Lo stand della Regione Calabria, presente all’ultima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo a Napoli, è stata una vetrina ricca di stimoli interessanti, come i paesaggi e i sapori tipici della punta dello stivale. La Calabria ha mostrato un ritratto di se ricco di cultura e amore per il territorio. Valori trasmessi attraverso messaggi di bellezza, come il repertorio gastronomico dello chef Dino Cauteruccio e l’interessante realtà del Peperoncino Festival.

L’evento enogastronomico di Diamante, comune del cosentino che ospita l’importante manifestazione, ha riscosso un notevole successo sul pubblico attirato dallo stand della Calabria. “Il Peperoncino Festival è una manifestazione che unisce arte, cultura ed enogastronomia – ha spiegato Enzo Monaco – è un evento che da ben 27 anni continua a promuovere l’immagine enogastronomica della Calabria, basata sul peperoncino ed altre eccellenze”. Il Peperoncino di Diamante è declinato nelle varie pietanze proposte nell’ambito del Peperoncino Festival ed è il prodotto tipico più rappresentativo della Calabria. Un vero unicum per qualità e sapore. “È un ortaggio che nasce in un territorio prossimo al mare, in un microclima caratterizzato da alte temperature in estate, mitigato dal soffio dei venti” ha spiegato lo Chef Dino Cauteruccio.

La Calabria non è solo peperoncino, dal punto di vista gastronomico, ma è anche terra di tante altre nicchie di prodotti che allevatori e chef riportano in auge. Chef Dino Cauteruccio con il suo racconto coinvolge in un tour per tutta la Calabria, i prodotti tipici che utilizza sono legati a precisi territori famosi anche per il turismo. Un esempio è rappresentato dal Filettuccio di Nerello Silano Calabria, un’eccellenza apprezzata per la consistenza particolarmente tenera della carne. Lo chef prosegue nell’elenco dei prodotti citando il tartufo del Parco Nazionale del Pollino, il riso della Piana di Sibari, il broccolo nero, la provola silana e l’olio evo del territorio.

Lo chef portavoce della Calabria enogastronomica a Napoli, ha tenuto a precisare per i prodotti elencati che “sono piccole produzioni di nicchia, chef e produttori cooperano insieme affinché questi tesori enogastronomici non vadano mai perduti e possa crescere il loro prestigio venendo esportati anche all’estero”. Ad esprimere il concetto di territorialità sono i piatti che lo chef propone nelle manifestazioni a cui partecipa, come lo sformatino di patata silana, utilizzato per contorno del Filettuccio di Nerello. “Una ricetta che sto portando avanti  nell’ambito di un progetto con la Regione Calabria e l’Associazione Cuochi Cosentini, è il fusillo con il broccolo nero e soffritto di peperoncino e aglio”.

Con Enzo Monaco abbiamo approfondito la realtà del Peperoncino Festival, un evento che dà visibilità agli chef del panorama gastronomico italiano, in qualità di interpreti del Peperoncino di Diamante. “La Borsa Mediterranea del Turismo è stata occasione per riaffermare il legame che la Calabria stringe con Napoli – ha spiegato il direttore artistico di Peperoncino Festival – il peperoncino è un prodotto che accomuna la tradizione gastronomica napoletana con quella calabrese, è un esempio l’impepata di cozze. Celebre pietanza partenopea che viene insaporita con il peperoncino, lo stesso ortaggio a Napoli è anche un simbolo legato al folklore” ha precisato Monaco.

“Un altro punto di contatto fra Napoli e Calabria è rappresentato da Alfonso Iaccarino – afferma l’art director di Peperoncino Festival – lo chef napoletano, Infatti, è il presidente di giuria del prestigioso Premio Principe Gourmet, che viene assegnato all’interprete vincitore del festival”. Ogni anno a settembre si rinnova l’appuntamento con il Peperoncino Festival, che vede Diamante affermare la sua capacità di attrazione per i professionisti dell’alta cucina e diffondere una valenza culturale di richiamo per il turismo nel territorio calabrese.

 

 

Osteria La Pignata a Bracigliano ha ospitato la presentazione del libro “La Cipolla Ramata di Montoro nelle ricette del cuore”, a cura di Andrea De Simone. Messaggi di buona e sana alimentazione hanno catturato l’attenzione dei presenti, con protagonista la Cipolla di Montoro: tema cardine della serata.

“Ci troviamo in un territorio abbracciato dai Monti Picentini e dall’Agro Nocerino Sarnese – si apprende dal patron dell’Osteria Gerardo Figlioliala nostra proposta gastronomica si basa su una cucina di terra che rispetta la stagionalità dei prodotti e riflette la biodiversità presente nella Valle dell’Irno, dove abbiamo la fortuna di essere situati”.

 

 

“Con questo libro voglio comunicare la mia passione per il buon cibo – è intervenuto Andrea De Simone – mi piace cucinare per la mia famiglia, per i miei figli e per i miei amici”. Un atto di amore per l’autore del libro, quello della cucina, a cui si dedica con passione e creatività utilizzando i prodotti del territorio di Bracigliano. De Simone ha invitato a riflettere sul lavoro dei contadini e dei produttori locali, impegnati a valorizzare pregiate nicchie di prodotti come la Cipolla di Montoro.

“Se ci fosse più rete fra i portatori di interesse, sarebbe più facile creare dei circuiti validi per attirare il turismo enogastronomico. L’Italia è una terra ricca di borghi legati a un prodotto tipico, sarebbe un successo proseguire in questa strada”. Il direttore del nostro magazine Renato Rocco ha moderato i discorsi dei relatori. A dare lustro alla serata, la presenza del giornalista Alfonso Sarno, che ha descritto la cipolla come un ortaggio che di solito non manca in dispensa se non in situazioni di ristrettezza. La giornalista Nunzia Gargano si è lasciata trasportare dai ricordi della sua infanzia, raccontando il legame della cipolla al periodo estivo, quando si è soliti consumare piatti freschi.

Agli interventi dei relatori hanno fatto seguito i piatti dei padroni di casa: Gerardo Figliolia e sua moglie Mafalda Amabile hanno declinato la Cipolla ramata di Montoro in piatti succulenti e in linea con la filosofia gastronomica casereccia dell’Osteria. I commensali sono rimasti stupiti dalle candele alla genovese, il primo piatto celebre della tradizione campana è stato apprezzato per la carne particolarmente tenera e la callosità della pasta.

Il dessert ha messo d’accordo tutti con la torta di gallette: il biscotto da latte ha racchiuso a sandwich una freschissima crema pasticcera. Dagli antipasti al dolce, l’esperienza di gusto nell’Osteria La Pignata è stata una riscoperta di sapori sinceri. Gli stessi che dal 2003, anno di fondazione di Osteria “La Pignata”, continuano a rendere riconoscibile lo stile in cucina di Gerardo e di sua moglie.

 

 

La Regione Basilicata è approdata a Napoli in occasione dell’ultima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo, l’evento dedicato ai professionisti del turismo e dell’ospitalità che si è svolto lo scorso weekend. È emersa un’Italia ricca di nuovi modelli turistici,  incoraggiati dalle risorse culturali e da un patrimonio storico che invogliano a vivere la vacanza come un’esperienza viva e carica di emozioni.

Anche l’enogastronomia è un traino importante per il sistema turistico in Italia, lo dimostra l’esperienza lucana presentata da Rocchina Adobbato nel suo stand della Basilicata. “Matera è stato il nostro fiore all’occhiello – ha spiegato la direttrice del B&B “La Voce Del Fiume“, dimora di storica di charme – ma abbiamo guidato i visitatori a conoscere anche attrazioni turistiche alternative”. La Regione Basilicata ha fatto breccia nei visitatori della fiera-evento per le opportunità di turismo esperienziale possibili nel suo territorio, molte di queste a contatto con l’enogastronomia locale.

“Nella nostra realtà di ospitalità a Brienza, antico e interessante borgo della provincia di Potenza, gli ospiti possono cimentarsi in alcuni antichi mestieri – spiega Adobbato – tra questi il laboratorio di pasta fatta a mano, guidati dalle signore del posto, sapienti artigiane”. Altri laboratori a carattere gastronomico, organizzati nella dimora di charme, mettono in contatto gli ospiti con gli chef del territorio. “Insieme ai tutor di cucina, i turisti hanno modo di calarsi nella cultura gastronomica lucana, con la realizzazione di un piatto tipico” ha spiegato Rocchina Addobbato.

Gli ospiti del B&B “La Voce del Fiume” fanno una colazione tipica con biscotti da latte, yogurt artigianale e tante altre specialità della nonna che li riporta indietro nel tempo. “Mi piace trasmettere il lato salutistico del cibo – conferma Adobbato – la colazione che offriamo è genuina e sana, composta delle sole materie prime del territorio”.

Attraverso un percorso fatto di comunicazione e immagini, Rocchina Adobbato è riuscita a trasmettere ai visitatori il valore autentico della vacanza in Basilicata, di cui la Dimora di Charme è un avamposto perfetto. Equidistante dalla Grotta di Pertosa, dal Ponte alla Luna e dal Volo dell’Angelo, tre siti di un circuito turistico interessante, il B&B di Brienza è il luogo ideale per entrare a contatto con la cultura e gli ambienti dell’antica civiltà contadina lucana.

 

A scuola di olio evo: vince la finalissima l’Istituto Alberghiero Marconi

A SORRENTO LA GARA CONCLUSIVA NELL’AMBITO DEL PREMIO NAZIONALE SIRENA D’ORO

Iniziativa di Coldiretti e Aprol Campania per formare i futuri chef sul Re della Dieta Mediterranea

SORRENTO – Sono i futuri chef dell’Istituto Alberghiero Marconi di Vairano Patenora ad aggiudicarsi la finale regionale di “A Scuola di Olio Evo”, progetto di promozione e valorizzazione del re della Dieta Mediterranea promosso da Coldiretti e Aprol Campania nell’ambito del premio internazionale Sirena d’Oro di Sorrento. Dopo un percorso di formazione e altrettante gare interne, sei Istituti di eccellenza campani si sono affrontati in una avvincente gara che ha messo in seria difficoltà la giuria, dato l’altissimo livello dei lavori proposti. Ogni team di studenti ha abbinato al proprio piatto oli DOP e BIO partecipanti al Sirena d’Oro. Ai paccheri fritti dell’Istituto Cavalcanti di Napoli era abbinato l’olio DOP Colline Teatine dell’azienda Masciantonio (Chieti). Per il raviolo con la borragine selvatica dell’Istituto Ferrari di Battipaglia c’era l’olio Intini BIO di Alberobello (Bari). Nel raviolo ripieno all’olio dell’Istituto Cappello di Piedimonte Matese (Ce) c’era il DOP Cilento Ramarà dell’azienda Piero Matarazzo di Perdifumo (Salerno). Al baccalà in olio cottura dell’Istituto Marconi di Vairano Patenora (Caserta) era abbinato il Donato Conserva BIO di Modugno (Bari). Per il budino all’olio dell’Istituto Le Streghe di Benevento è stato scelto la DOP Irpinia Colline dell’Ufita del frantoio Fam di Venticano (Avellino). Infine, per il gelato all’extravergine dell’Istituto Rossi Doria di Avellino in abbinamento la DOP Irpinia Colline dell’Ufita del frantoio Fontana Madonna di Frigento (Avellino).

A coordinare la giuria c’era Maria Luisa Ambrosino, capo panel della Camera di Commercio di Napoli, affiancata dal presidente di Aprol Campania Francesco Acampora, dall’agrichef napoletano Raffaele Caccioppoli, dal giornalista Francesco Pascuzzo, dalla dirigente dell’Istituto San Paolo di Sorrento Paola Cuomo e dalla docente Maria Alessandra Balduccini. Il direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda ha portato il saluto dell’organizzazione ed illustrato le ragioni di un’idea-progetto che nasce dalla collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, puntando a creare interazioni e collaborazioni tra mondo agricolo e istituti di formazione superiore.

 

Il team vincitore dell’Istituto Marconi di Vairano Patenora era composto dagli studenti Luigi Di Fusco, Alessio Galardo, Chiara De Lisi e Alberto Zonfegna. Per l’Istituto Cavalcanti di Napoli hanno partecipato gli studenti Alessio Spavone, Giovanni Ozzella, Vincenzo Oliviero, Giovanni Volpe, Ciro Scognamiglio. L’Istituto Le Streghe di Benevento era presente con il team delle studentesse Maria Antonietta Coletta, Rosa Maria Piazza, Carmela D’Alessio, Alessandra Guglielmucci, Giuseppina Checola. Per il Manlio Rossi Doria Di Avellino hanno partecipato gli studenti Elio Porcaro, Andrea Dello Buono, Mario Raduazzo, Kevin Speranza, Antonio Giorgio. Dal Ferrari di Battipaglia ha partecipato la squadra degli studenti con Mattia Capozzoli, Rosaria Servillo, Ilaria Mirra, Rosa Borriello. Per l’Istituto Cappello di Piedimonte Matese hanno partecipato gli studenti Mattia La Vecchia, Payam Ataeefar, Mario D’Agostino, Benito De Nicolais, Elisa La Gala.

 

UFFICIO STAMPA E RELAZIONI ESTERNE

Nicola De Ieso – COLDIRETTI CAMPANIA

Mithos, il Vero sapore made in Calabria

La cultura gastronomica calabrese sposa il progetto Vero-Filiera Sostenibile attraverso uno dei prodotti che meglio racconta la tradizione della tavola della punta dello Stivale ovvero il Mithos. Non una leggenda, ma una realtà concreta ideata da Enzo Vinci, titolare della Mediolat (presente sul mercato con il marchio Borgo dei Vinci dal 2000), che ha racchiuso in un unico prodotto due simboli della cultura gastronomica calabrese: la ‘Nduja di Spilinga ed il Pecorino del Monteporo. Nasce così il Mithos, frutto del connubio tra il celeberrimo insaccato e l’aromatico pecorino, entrambi originari della medesima terra.

Più di un formaggio, più di un salume.

L’ingresso nel progetto voluto dal professore Vincenzo Peretti della Federico II e dal consulente gastronomico Giuseppe Di Bernardo che spende parole importanti: “Si può tagliare, spalmare oppure degustare così com’è. Riesce ad accontentare veramente tutti. Dalla tavola delle famiglie, al fast-food fino allo street food. Emana sapori, racconta il territorio attraverso la tradizione. Di Mithos ne posso parlare soltanto in maniera entusiastica”.

Viene spesso utilizzato come componente principale di ricercati antipasti, risulta essere un ottimo ingrediente per guarnire bruschette, piadine e toast accompagnandosi con un delizioso calice di vino rosso o con una birra ambrata dal corpo medio ed un aroma leggermente amarognolo”.

La storia. Controverse e dibattute sono le origini della ‘nduja la quale secondo un filone di studiosi venne introdotto nel lontano 1500 dagli Spagnoli, mentre un’altra fazione lega le sue radici alla figura del re Gioacchino Murat.

Stesso riferimento storico per il formaggio pecorino, il quale viene menzionato nel trattato di G. Barrio “De Antichitate et situ Calabria” e ritrovato in molte documentazioni risalenti al 1759 nelle quali viene descritta “l’arte di trasformare il latte per un formaggio dai dettagli interessanti”.

La scheda del prodotto. Il Mithos si presenta agli occhi dei suoi consumatori con una forma cilindrica dalle facce piane dal diametro oscillante tra i 7 ed i 12 cm, superficie laterale leggermente convessa e dall’aspetto rugoso. Colore giallo paglierino. Cuore morbido e compatto, stuzzicante al palato che lascia nel retrogusto un piacevole sapore piccante. La sua produzione vanta una filiera selezionatissima che parte da una materia prima a km 0.

Preparazione. Dopo la fase di pastorizzazione e il successivo ottenimento della cagliata avviene la messa in forma, momento nel quale avviene l’aggiunta delle fettine di ‘Nduja. Dopo un breve stoccaggio in cella di stufatura, viene lasciato riposare in camera fredda per un giorno, a cui seguirà la salatura a secco. In base alla pezzatura desiderata si richiede una stagionatura che si aggira tra i quindici ed i venti giorni.

 

Ufficio Stampa:

Roberto Esse

 

Mercoledì 10 aprile (primo piano Padiglione 10) un viaggio olfattivo tra terra e mare

Il terroir del Primitivo di Manduria in degustazione al Vinitaly 

Nello stand istituzionale del Consorzio di Tutela (Padiglione 11, isola B2) dal 7 al 10 aprile, inoltre, in degustazione oltre 70 etichette della più importante doc pugliese.

 Punterà sul proprio terroir il Primitivo di Manduria durante la 53° edizione del Vinitaly.

Una grande degustazione organizzata dal Consorzio di Tutela che metterà in mostra il potenziale e la versatilità del rosso più famoso di Puglia. L’appuntamento, in programma mercoledì 10 aprile alle ore 11 (primo piano Padiglione 10), sarà condotto dal giornalista Marco Sabellico insieme a Mauro di Maggio, presidente del Consorzio di Tutela e Giuseppe Cupertino, presidente Fondazione Italiana Sommelier di Puglia.

 

Un vero e proprio viaggio olfattivo in territorio legato sia alla terra e che al mare dove il Primitivo assimila i profumi e i sapori delle diverse connotazioni climatiche. E saranno le piccole e grandi aziende a raccontarlo con il fascino della loro diversità.

Per partecipare alla degustazione guidata di mercoledì 10 aprile è necessaria la prenotazione scrivendo alla email comunicazione@consorziotutelaprimitivo.com, oppure in fiera, ci si può rivolgere direttamente al Padiglione 11, isola B2.

 

Allo stand istituzionale del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria sarà inoltre possibile degustare, dal 7 al 10 aprile, una ricca selezione di oltre 70 etichette di Primitivo di Manduria dop, Primitivo di Manduria Riserva e Primitivo di Manduria Docg Dolce naturale.

 

 

“Dietro ogni etichetta c’è un mondo enologico importante – dichiara il presidente del Consorzio di Tutela Mauro di Maggio – quello del Primitivo di Manduria che ormai identifica in modo preciso un territorio, un metodo di produzione, una cultura e un vino. Terreni, clima, qualità delle uve e lavoro degli uomini sono elementi che valorizzano la nostra doc in continua crescita. Un’area di oltre 3mila ettari di vigneti, suddivisi in 18 comuni tra Taranto e Brindisi che ha raggiunto la piena maturità produttiva e commerciale e guarda al futuro sempre più con ottimismo”.

 

La notorietà la crescita sono registrate nel mercato internazionale.

Dati 2018

Oggi Il Primitivo di Manduria è la doc pugliese che rientra nella Top five dei vini più esportati. Venti milioni le bottiglie prodotte di cui il 70% è destinato all’estero. Il Consorzio attualmente conta 50 soci e circa 1000 viticoltori.

Nel 2018 il Primitivo di Manduria ha prodotto 20 milioni di bottiglie per un fatturato di circa 120 milioni di euro.

Un aumento del 15% rispetto al 2017 che conferma ancora una volta il primato della grande doc nei maggiori mercati del mondo.

 

 

 

 

 

Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria 

Oggi il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria lega, sostiene e valorizza tutto questo territorio. Raduna una squadra di 50 cantine con oltre mille viticoltori ed è chiamata a tutelare questa grande denominazione d’origine protetta che, ormai da alcuni anni, si è affermata tra gli estimatori ed è ormai diffusa a livello mondiale. Compito è anche la salvaguardia e la rivalutazione del territorio paesaggistico come i vigneti ad alberello, esempi di antichissima tradizione vitivinicola pugliese.

La denominazione del Primitivo di Manduria comprende una superficie totale di 3.140 ettari e sono 18 i comuni tra Taranto e Brindisi che producono la grande doc.

Il Consorzio di Tutela del Primitivodi Manduria è nato nel 1998 con una partenza di dieci aziende tra cooperative e private e ha ottenuto il riconoscimento legislativo nel 2002. L’aerale riguarda 18 comuni tra  Taranto e Brindisi e la sua produzione è suddivisa in Primitivo di Manduria DopPrimitivo di Manduria Dop Riserva (deve fare un affinamento di 24 mesi, con almeno 9 in legno) e  Primitivo di Manduria Dolce Naturale Docg (prima Docg riconosciuta in Puglia – 2011 – ed è vinificato dopo appassimento su pianta o su graticci).

 

www.consorziotutelaprimitivo.com

 

Ufficio Stampa:

Daniela Fabietti

A Castellammare di Stabia con la sesta edizione del Mediterranean Cooking Congress avviato il recupero del Borgo dei Naviganti, ripristinate le antiche sorgenti termali e via al contest Marevivo per “Cucinare la Medusa”.

 

Il recupero dell’antico Borgo dei Naviganti di Castellammare di Stabia e la candidatura al Ministero delle 28 sorgenti stabiesi. Parte da qui la prima tappa del Mediterranean Cooking Congress 2019, evento di marketing territoriale giunto alla sesta edizione e organizzato dalla società By Tourist.

Informare, promuovere, tutelare sono le linee guida di una manifestazione che ogni anno punta la propria attenzione verso una materia prima del Mediterraneo, per scoprire territori e mettere in campo progetti di marketing, avviandone il recupero e la promozione internazionale. Ed in questo modo, step by step, alimentare il Mediterraneo da una costa all’altra. Focus 2019 sono l’acqua e la pesca. E il viaggio ha avuto inizio a Castellammare di Stabia, dove è stato realizzato in sinergia con il Comune, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, la Capitaneria di Porto e gli imprenditori del centro storico stabiese il recupero dell’antico Borgo dei Naviganti e delle fonti di via Duilio, nella zona adiacente lo stabilimento della Fincantieri.

“Grazie alla sinergia con la By Tourist, al progetto Mediterranean Cooking Congress e agli imprenditori di via Duilio, siamo riusciti a recuperare un’area abbandonata da anni – commenta soddisfatto il sindaco di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino – Bagni pubblici ripristinati, le antiche fonti recuperate, strade e aiuole bonificate e segnaletica orizzontale ripristinata. Ma la vera soddisfazione è la riapertura delle Antiche Terme con le 28 sorgenti al pubblico e la candidatura delle nostre acque al Ministero come Patrimonio Naturale dell’Umanità”.

A supportare il percorso numerosi imprenditori, enti ed associazioni: Lega Navale Stabia, Circolo Nautico Stabia, Associazione Marevivo, Propeller Club, Area Marina Protetta di Punta Campanella, Banchina Porto Salvo, Chalet Maria Rosaria, Mare Vivo Restaurant, l’Istituto Alberghiero “Viviani” di Castellammare di Stabia, Gico Grandi Impianti e Cucine, Stabia Main Port, Luise Group, Oceano Mare Group, Pastificio Artigianale Leonessa, Mennella, I Sapori di Corbara, GMA Specialità, Scugnizzo Napoletano, Associazione Pizza Napoletana Gourmet, Biancaffe’, Associazione Italiana Sommelier della Campania, Consorzio Tutela Vini del Vesuvio e l’associazione CPS stabiese. 

“Il recupero e la promozione di questo luogo storico di Castellammare di Stabia, definito Quartiere Acqua della Madonna per la presenza appunto delle 28 sorgenti tra cui lacqua della Madonna, detta anche dei naviganti, è stato possibile soprattutto grazie alla collaborazione dei cittadini del posto, residenti, associazioni ed operatori del mare che con noi e il Comune hanno lavorato in strada in prima linea per mesi, bonificando la zona e rendendola nuovamente fruibile a visitatori e turisti – illustra Luisa Del Sorbo, ideatrice del Mediterranean Cooking Congress e manager della società By Tourist  È un’operazione sana di marketing territoriale ben riuscita, che passa per le sorgenti per arrivare al mare e continuare il nostro viaggio, che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi su Venezia e Taormina, per poi navigare verso la Grecia, continuando ad accendere i riflettori sul tema della pesca sostenibile e sulla risorsa Acqua per alimentare il Mediterraneo. Il grazie più grande va agli amici chef che ogni anno contribuiscono a presentare piatti per supportare il nostro percorso dal punto di vista tecnico. Nel caso di acqua e pesca presentando appunto ricette, utilizzando le acque di Stabia per l’impasto del pane o diversificando l’utilizzo delle materie primecucinando ad esempio pesce povero,salvaguardando quindi quelle specie già troppo sfruttate, come il tonno o il cefalo”.

A supportare l’iniziativa, conclusasi con la due giorni dello scorso fine settimana a Castellammare di Stabia tra cooking show e laboratori sulle materie prime (grano, olio, acqua e pomodorini). Sono intervenuti infatti numerosi chef stellati italiani: Mauro Uliassi, 3 stelle Michelin di SenigalliaVincenzo Guarino, 1 stella Michelin del Mandarin Hotel del Lago di ComoPietro D’Agostino, 1 stella Michelin di La Capinera di TaorminaNino Di Costanzo, 2 stelle Michelin del Danì Maison di Ischia; Domenico Iavarone, già in guida Michelin del Josè Restaurant di Torre del Greco; Alfonso Porpora del brand innovativo Pastabar Leonessa dell’Interporto di NolaDomenicoDe Gregorio, chioccola d’oro Slow Food dLo Stuzzichino di Sant’Agata sui due GolfiGennaro Esposito, 2 stelle Michelin de La Torre del Saracino di Vico Equense; Maicol Izzo, 1 stella Michelin di Piazzetta Milù di Castellammare di Stabia, Nunzio Spagnuolo del ristorante Rada di Positano e Vincenzo Del Sorbo del Pompei Magno di Pompei. Tanti i protagonisti del mondo del Food, dal mondo dell’editoria con la scrittrice Cinzia Scaffidi e la giornalista Santa Di Salvo, al mondo dei profumi con Hilde Soliani, l’artista dell’Olfatto e del Gusto; dai laboratori tecnici sul Grano che Cresce con il metodo nobile con Oscar Leonessa, Roberto Rubino e Fosca Tortorelli, ai percorsi sensoriali sulla pizza con l’Associazione Pizza Napoletana Gourmet coordinati da Michele Armano del Gambero Rosso in sinergia con Cristina Basso, esperta di Gluten Free, Salvatore Kosta, esperto di idratazione degli impasti, la famiglia Acciaio, fondatrice dell’Associazione, e Giancarlo Panico, vicepresidente dell’Associazione. Non sono mancati momenti dedicati allo spettacolo con il giornalista Giuseppe Giorgio e l’attrice Nunzia Schiano. I focus su birre in purezza con il Bier Sommelier Gilberto Acciaio e Antonio Maturo del pub stabiese Maracanà. E infine dolci sapori e assaggi per i più piccoli con il latte di mandorla di Mennella, il Pann di Bufala di Anna Chiavazzo dIl Giardino di Ginevra e i progetti Alimentari per i bambini della giornalista Rosaria Castaldo. 

“Ringraziamo i colleghi giornalisti che hanno partecipato e che continueranno a seguirci nelle prossime tappe – spiegano Bianca D’Antonio e Filomena Petrella, del team tecnico organizzativo del Mediterranean Cooking Congress – ricordiamo che è possibile registrarsi fin da ora per il prossimo viaggio,inviando un’email a info@cookingcongress.come aderire alla raccolta fondi per l’Associazione Marevivo e la promizione dei progetti per la tutela del mare”.

Tra i giornalisti in prima linea: Enzo Vizzari, direttore di Le Guide ai Ristoranti di L’Espresso, Fausto Arrighi già direttore per 23 anni della Guida Michelin, Eduardo Raspelli di Mela Verde, Gabriele Principato di Il Corriere della Sera, Alessandra Natali di TvCaffe’24, Nerina di Nunzio di Food Confidential e La7, Aniello Sammarco dell’Ansa, Dario Sautto della rivista 30Nodi e tanti altri esperti di mare e di Gusto. 

E in questo scenario di festa e condivisione di buoni sapori e’ stata avviata la raccolta fondi che continuerà nei prossimi mesicon cene conviviali stelle coste italiane e con un contest innovativo dedicato alla Medusa. Grazie infatti alla sinergia avviata negli ultimi anni tra Associazione Marevivo, CNRISPA e lo chef stellato Gennaro Esposito, la Medusa oggi rientra tra gli alimenti ufficiali ministeriali; quindi comparirà ufficialmente nei menù italiani. A tale riguardo sarà realizzata una pubblicazionecon i suggerimenti degli chef su ricette ed ingredienti da abbinare a questo alimento ricco di proteine. Le ricette vanno inviate all’Associazione Marevivo per la pubblicazione sul suo istituzionale www.marevivo.it e sui siti www.gustomediterraneo.it e www.cookingcongress.com. Tra le tante ricette, i referenti di Marevivo ne selezioneranno alcune per una pubblicazione europea su come cucinare la Medusa.

“La Medusa, che ancora non fa parte della nostra tradizione culinaria, è un cibo prelibato in altri Paesi, soprattutto in quelli Orientali. Marevivo, già nel 2013, attraverso il progetto La Tavola Blu finanziato dal Ministero dell’Ambiente, lanciò la sfida, raccolta dal famoso chef Gennaro Esposito che durante un cooking show preparò un piatto a base di meduse – racconta Rosalba Giugni, Presidente Nazionale dell’Associazione Marevivo – Dagli studi del nostro vicepresidente decano, il professorFerdinando Boero, Professore di Zoologia all’Università Federico II di Napoli, insieme al professor Stefano Piraino dell’Università del Salento e la dottoressa Antonella Leone del CNR-ISPA, sono emerse le ragioni del proliferare di questi organismi in quasi tutti i mari del mondo. Le meduse tropicali arrivano in Mediterraneo a causa dell’aumento della temperatura, facilitate dall’allargamento del Canale di Suez. In generale, però, è la sovrapesca a determinare l’aumento di questi esseri gelatinosi. Le larve e gli stadi giovanili dei pesci, proprio come le meduse, mangiano plancton. Se peschiamo troppi pesci, diminuiscono anche le loro larve e rimane più plancton per le meduse, che di conseguenza aumentano”. 

Il consumo di meduse a scopi alimentari potrebbe dunque determinare un riequilibrio e mitigare la moltiplicazione delle meduse. Da qui il progetto: “Diamo una mano, mangiamole anche noi!”.

“Questi esseri gelatinosi ed eleganti sono ricchi di proteine e collagene – spiega Gennaro Esposito, chef 2 stelle Michelin dLa Torre del Saracino di Vico Equense – elementi preziosi per la dieta umana. Come la cappella del fungo porcino, così la testa della medusa, che ha la stessa forma, potrebbe diventare un dono prelibato offerto dallaNatura”.

E dal 2019 la Medusa rientra tra gli alimenti ufficialmente riconosciuti dal Ministero e per promuoverne l’utilizzo si è svolto il contest di Marevivo con il Mediterranean Cooking Congress “Cucina la Medusa”, lanciando un appello a tutti coloro che si vogliano cimentare nella sperimentazione di ricette culinarie, con lobiettivo di arricchire di gusto e bellezza di questo alimento. Si potranno mandare foto e ricette del piatto all’Associazione Marevivo che ne farà un ebook da divulgare.

Intanto il team della By Tourist si prepara ai prossimi appuntamenti del Med Cooking: a settembre a Venezia per un press tour tra gli ecosistemi di questo affascinante arcipelago, in Grecia per un fam Trip e infine in Sicilia 28/29/30 ottobre per navigare sullo Stretto di Messina con tappa a Taormina e sulle vie dell’Etna con 10 chef di diverse Nazioni del Mediterraneo. 

Per registrarsi e ricevere il programma inviare email a info@cookingcongress.com

MEDITERRANEAN COOKING CONGRESS

www.cookingcongress.com 

info@cookingcongress.com 

Instagram – MedCookingCongress

Twitter – Med_Cooking_Congress

Facebook – Mediterranean Cooking Congress

 

Ufficio Stampa:

Luisa Del Sorbo

IL SOGNO DI MASANIELLO

Nel bellissimo scenario della Costiera Amalfitana, precisamente a Maiori, sul corso principale dove scorre il Rheginna Maior, il Ristorante “Masaniello”ospiterà mercoledì 3 aprile alle ore 20.00 una serata evento dal nome “IL SOGNO DI MASANIELLO”, organizzata da Angela Merolla ed interamente dedicata alla scoperta del nuovo menù primavera-estate.

Sorto tra le mura di un’antica cantina, il ristorante “Masaniello” dei fratelli Vincenzo e Pasquale Cerchia è il tipico ristorante che ti aspetti di trovare a pochi passi dal mare, dove il benvenuto è dato dall’accattivante esposizione di pesce fresco di giornata, posto a vista in una piccola barca di pescatori, proprio all’ingresso del locale.

Il ristorante con l’angolo pizzeria, lascia all’avventore l’alternativa alla cucina di mare dei fratelli Cerchia.

 

 

 

 

MenùIL SOGNO DI MASANIELLO”

Aperitivo finger food

Sandwich di salmone e burrata di bufala campana

Baccalà in tempura di riso al nero di seppia e carciofi in doppia consistenza

Tartine con ricotta tramontina, salumi e formaggi Vino in abbinamento

Bollicine “Alta Costa -Tenuta San Francesco”

Entreè

Trancio di pizza (impasto a lenta lievitazione con germe di grano “Molino Braga”)guarnita con Polipo e Limone IGP Costa d’Amalfi

Birra in abbinamento

Birra al sentore di Limone di“Birra Ravello Amalfi Coast”

Antipasto

Gambero Rosso di Mazara del Vallo al naturale, gel di frutto della passione e croccante di cocco

Vino in abbinamento

Tramonti Bianco “Tenuta SanFrancesco”

Primo

Pasta “Cuomo” mischiata con patate ai sapori di mare e Limone IGP Costa d’Amalfi

Vino in abbinamento

Tramonti Rosato “Tenuta San Francesco”

Secondo

Secondo: Filetto di Orata gratinato con melanzane e acqua di mozzarella

Vino in abbinamento

Tramonti Rosso “Tenuta San Francesco”

Dessert

La mia delizia al limone

In abbinamento

Grappa “Tenuta San Francesco”

 

 Per info e prenotazioni:

Via Casale dei Cicerali-Maiori SA

 

Telefono: 089 877671

Mobile: 389 994 78 48

 

Ufficio Stampa:

Angela Merolla

HoReCoast, il 2 e 3 aprile torna in Costiera Amalfitana la fiera-evento dedicata ai professionisti del mondo Horeca

Ritorna in Costiera Amalfitana l’appuntamento con HoReCoast, la fiera-evento dedicata a professionisti ed operatori del mondo Horeca. La manifestazione si svolgerà il 2 e 3 aprile 2019 al Pietra di Luna Hotel di Maiori (Sa). Spazi espositivi, convegni, show cooking, cooking match tra gli chef della Federazione Italiana Cuochi, laboratori dedicati al food, alla pizza ed alla preparazione di cocktail, workshop ed il 43° Concorso regionale A.I.B.E.S. Campania nel ricco cartellone dell’iniziativa, che ospiterà illustri relatori, tra cui Sal De Riso e Rino Genovese, giornalista di Rai 3. Per partecipare è possibile registrarsi gratuitamente su www.horecoast.it

Martedì 2
 e mercoledì 3 aprile 2019, al Pietra di Luna Hotel di Maiori (Sa), sito in via G. Capone 27, nell’incantevole scenario della Costiera Amalfitana, si terrà la sesta edizione di HoReCoast, la fiera-evento rivolta a professionisti ed operatori del mondo Horeca,  promossa dalle aziendeLamberti Food De Luca – Attrezzature per la ristorazione, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione integrata MTN Company.

Martedì 26 marzo 2019 la kermesse è stata presentata presso la Sala Conferenza della Camera di Commercio di Salerno, sita in via Gen. Clark 19/21. Hanno partecipato: Pietro De Luca, Responsabile Divisione Ristorazione dell’azienda De Luca; Vincenzo Lamberti, Amministratore dell’azienda Lamberti Food; Carmine D’Alessio, Ceo & Founder dell’agenzia di comunicazione integrata MTN Company; Luigi Vitiello, Presidente dell’Unione Regionale Cuochi della Campania; Luigi Di Ruocco, Presidente dell’Associazione Cuochi Salernitani; Luigi Gargiulo, Fiduciario della sezione A.I.B.E.S. Campania.

Oltre 60 aziende food e no food, laboratori dedicati al food, alla pizza ed alla preparazione di cocktailconvegniworkshopshow cookingcooking match regional-nazionale tra gli chef della Federazione Italiana Cuochi, il 43° Concorso regionale A.I.B.E.S. Campania e tanti ospiti di prestigio nel ricco programma della manifestazione itinerante, prima e vera occasione di incontro-confronto tra gli operatori dell’Horeca del Mezzogiorno d’Italia.

«Ad HoReCoast ogni anno, dal 2014, albergatori, titolari, direttori, gestori di strutture ricettive, responsabili Food & Beverage, ristoratori, professionisti, aspiranti professionisti dell’ospitalità, chef, barmen, pasticceri, pizzaioli, gelatieri, panificatori e tutte le professionalità del settore hanno l’opportunità di innescare attività di sinergia e collaborazione, oltre che di usufruire di un percorso professionale completo», ha spiegato Pietro De Luca.

«L’evento è pensato come un progetto itinerante, fatto per scoprire ogni anno nuovi luoghi e vuole essere punto di incontro tra professionisti del settore – ha aggiunto Vincenzo Lamberti – Dopo Amalfi (2014), Vietri sul Mare (2015), Battipaglia (2016), Salerno (2017) e Sorrento (2018), per la sesta edizione la location scelta è Maiori, in Costiera Amalfitana: il 2 e 3 aprile 2019 tutti i player del settore Horeca, all’interno del Pietra di Luna Hotel, potranno visitare gli spazi espositivi di più di 60 aziende nazionali ed internazionali, confrontarsi con le principali associazioni di categoria e seguire interventi di rinomati esperti del settore».

Parteciperanno ai convegni della sesta edizione, in rigoroso ordine di intervento: Antonio Amato, delegato Associazione Italiana Sommelier della Costa d’Amalf, nonché maitre e sommelier professionista (“Viaggio esperienziale attraverso i vitigni ‘minori’ campani” – 2 aprile ore 10.00); Rino Genovese, giornalista di Rai 3; Gennaro Pisacane, Presidente del Consorzio Turistico Amalfi di Qualità; Orlando Paciello, presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Salerno; Luigi Schiavo, Presidente Gruppo Alberghi, Turismo e Tempo Libero Confindustria Salerno; chefRaffaele Vitale, già stella Michelin (“Il territorio si racconta attraverso il food” – 2 aprile ore 15.30); Sal De Riso, maestro pasticciere, e Salvatore Aceto, consigliere Slow Food Costa d’Amalfi (“La Divina, testimonianze di eccellenza” – 3 aprile ore 10.00); Maria Sarnataro, vice presidente nazionale dell’ONAF (“L’analisi sensoriale del formaggio” – 3 aprile ore 15.30). Ed ancora, tra le tante personalità di prestigio interverranno ad HoReCoast i Maestri Pizzaioli Graziano Bertuzzo e Michele Croccia della Scuola Italiana Pizzaioli e Danny Del Monaco, presidente e fondatore dell’Italian Barman Style, nonché art director e docente presso “Cocktail in the world mixology”. Prevista, inoltre, la collaborazione con l’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Pantaleone Comite” di Maiori, con gli studenti che saranno coinvolti in attività di accoglienza, ristorazione e sala.

Come da tradizione, ad HoReCoast ci sarà ovviamente spazio anche per gli show cooking ed il cooking match (a cura dell’Unione Regionale Regionale Cuochi Campania, presieduta dal prof. Luigi Vitiello, in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi e l’Associazione Cuochi Salernitani, guidata dal prof. Luigi Di Ruocco). Novità assoluta dell’edizione 2019 di HoReCoast, invece, saranno il 43° Concorso regionale A.I.B.E.S. Campania, che vedrà barman, capibarman e aspiranti barman sfidarsi nell’elaborazione di intriganti cocktail, i laboratori dedicati alla pizzae quelli dedicati alla preparazione di cocktail.

Durante gli show cooking, ribattezzati quest’anno “Food Lab”, diversi chef di cucina presenteranno prodotti ed attrezzature per la ristorazione, raccontando caratteristiche e funzionalità sulle attrezzature presentate ed anche ricette, aneddoti, trucchi e curiosità su piatti che verranno subito dopo assaggiati. Saranno ospiti ad HoReCoast, in ordine di intervento, gli chef: Erny LombardoBruno RuggieroPaolo RossettiDanilo Angè Marco Pascazio.

Riservato a chef commis di cucina iscritti e selezionati dalle associazioni provinciali di appartenenza (Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno, Sorrento, Stabiese-Equana-Monti Lattari, Torre del Greco Area Vesuviana-Strianese), ed anche agli iscritti alla Federazione Italiana Cuochi di tutte le regioni, il cooking match quest’anno avrà una dimensione più ampia: si porrà, infatti, come concorso regionale-nazionale di cucina (IV^ EDIZIONE TROFEO HORECOAST) ed avrà come titolo “Cuochi…custodi  biodiversità! Cibosofia racconto meraviglioso in un piatto tra storia, cultura e tradizioni di un territorio e del suo popolo”. Finalità del concorso regionale-nazionale sarà quella di stimolare la creatività dei cuochi e dei giovani che si approcciano nel mondo della cucina, promuovendo in particolar modo la “cucina nel rispetto delle biodiversità e nella cultura delle tradizioni enogastronomiche“, prevedendo l’utilizzo di prodotti e generi alimentari che mettono in risalto tali aspetti, nonché il rispetto nutrizionale del piatto.

Quanto alle novità dell’edizione 2019, martedì 2 aprile al Pietra di Luna Hotel si svolgerà il 43° Concorso regionale A.I.B.E.S. Campania (associazione di barmen professionisti nata il 21 Settembre 1949 e riconosciuta con decreto ministeriale dal Consiglio dei Ministri, DPCM del 16/07/1998), nell’ambito del quale aspiranti barmen, barmen e capi barmen si cimenteranno nell’elaborazione di diverse tipologie di cocktail. Sia il che il 3 aprile, invece, contemporaneamente a tutti gli appuntamenti sin qui esposti, avranno luogo anche le altre novità di questa edizione di HoReCoast: i“Pizza Lab” ed i “Mixology Lab”.

Quanto ai “Pizza Lab” si tratterà di vere e proprie dimostrazioni live con maestri pizzaioli referenti aziendali che presenteranno tecniche, prodotti ed attrezzature di lavorazione, facendo poi assaggiare ai partecipanti le varie pizze realizzate. I laboratori della giornata di martedì 2 aprile saranno tutti a cura della Scuola Italiana Pizzaioli, che dal 1988 organizza, con un approccio serio e professionale, corsi per pizzaioli in tutta Italia affiancando alla parte pratica anche quella teorica. Nello specifico, saranno i maestri pizzaioli Graziano Bertuzzo e Michele Croccia, rispettivamente Responsabile Area Tecnica e Master Istruttore PFC della Scuola Italiana Pizzaioli, a gestire gli appuntamenti della giornata. L’indomani, mercoledì 3 aprile, ci sarà in mattinata il “Live Pizza Show”, con le telecamere di Canale 21 che trasmetteranno in diretta il laboratorio di Michele Croccia (Maestro pizzaiolo della Scuola Italiana Pizzaioli) e Nicola Demo (tecnico pizzaiolo dell’azienda Le 5 Stagioni). Altri due appuntamenti si terranno, poi, nel pomeriggio, di cui uno dedicato all’abbinamento “vino e pizza”. I “Mixology Lab”, invece, saranno sia momenti di presentazione di prodotti ed attrezzature per la realizzazione di bevande sia di preparazione di diverse tipologie di cocktailMartedì 2 aprile si alterneranno alcuni referenti aziendali, che presenteranno prodotti e soluzioni per i vari momenti della giornata (breakfast, aperilunch, aperidinner). Ci sarà, inoltre, occasione di assistere alla performance di Danny Del Monaco, presidente e fondatore dell’Italian Barman Style, nonché art director e docente presso “Cocktail in the world mixology”. Tutti gli appuntamenti del “Mixology Lab” del 3 aprile, invece, saranno a cura dell’A.I.B.E.S. Campania.

Il programma completo della manifestazione è consultabile sul sito web www.horecoast.it, dove è anche possibile registrarsi gratuitamente per visitare tutti gli spazi espositivi ed assistere ai diversi appuntamenti in cartellone il 2 e 3 aprile 2019 al Pietra di Luna Hotel di Maiori.

Promosso dalle aziende Lamberti Food e De Luca – Attrezzature per la ristorazione, in collaborazione con l’agenzia di comunicazione integrata MTN CompanyHoReCoast gode del patrocinio di: Consiglio Regionale della Campania, Città di Maiori, Camera di Commercio di Salerno, Confindustria Salerno, Federazione Italiana Cuochi, Unione Regionale Cuochi della Campania, Associazione Cuochi Salernitani, ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi), AIS (Associazione Italiana Sommelier), Slow Food Costa d’Amalfi, A.I.B.E.S. (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori), A.M.I.R.A. (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti ed Alberghi), A.D.A. Campania (Associazione Direttori d’Albergo)  e Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Pantaleone Comite” di Maiori. Radio CRC radio ufficiale della manifestazione.

Per info e contatti:
Segreteria Organizzativa HoReCoast, tel. 089.3122124-125 (MTN Company) – www.horecoast.it – info@horecoast.it – www.facebook.com/Horecoast

Ufficio Stampa:

MTN Company

A Battipaglia, un’interessante realtà produttiva incentrata sui grandi lievitati. È il progetto della chef patissier Helga Liberto. Già nota per aver partecipato a programmi di ambito enogastronomico, la ex docente di chimica battipagliese conduce nella sua città un piccolo impero basato su eccellenti panettoni, colombe e briosche. La pregiata linea porta il nome della sua ideatrice e può definirsi come il proseguimento “dolce” dell’esperienza di PizzaArt. Progetto “salato” a cura del pizzaiolo Vito De Vita, marito di Helga Liberto.

Compare lei tra i grandi nomi che costellano il panorama dei grandi lievitisti italiani: insieme per costruire valore attorno alla tradizione italiana dei lievitati, tra i quali rientra il celebre panettone. Gli estimatori della specialità di origine milanese vedono in Helga Liberto una capace interprete. Il dolce più rappresentativo del Natale è infatti un cavallo di battaglia per la produzione firmata Helga Liberto.

La sua attività è dettata dall’amore per il lievito, aspetto che ricollega Liberto a interessi del passato come la chimica, materia che ha insegnato in qualità di docente. “Mi definisco una lievitista quando mi chiedono di parlare della mia professionalità – spiega la Liberto – l’aspetto che trovo più affascinante del mio mestiere è il lievito madre, con esso condivido una forte rapportualità”. Tra i prodotti che sposano la naturalezza del lievito madre c’è sicuramente il Pandeipani. “È una specialità che produco tre volte alla settimana e viene commercializzata presso PizzaArt a Battipaglia e in alcuni punti vendita di prodotti gastronomici di nicchia”, ha spiegato Helga.

Stagionalità e territorialità viaggiano insieme in questa realtà artigianale di Battipaglia, Helga Liberto non utilizza prodotti che non siano offerti dal territorio della ricca Campania Felix. Antico nome con cui è conosciuta la Campania per la sua ricchezza spontanea di prodotti. “Tutto quello che realizzo è frutto del lavoro che porto avanti nel mio laboratorio adiacente a PizzaArt, il locale che gestisce mio marito” afferma l’artista battipagliese del panettone. Il concetto di produzione propria si estende alla trasformazione di ogni singolo ingrediente, come avviene per alcuni frutti che Helga sceglie per condire le sue specialità. Il Fico Bianco del Cilento è sottoposto a canditura morbida secondo un procedimento artigianale. Il Presidio Slow Food conferisce il tema della territorialità alla Colomba Cilentana, specialità che Helga Liberto propone durante il periodo di Pasqua.

Solo con uova freschissime e creme artigianali Helga Liberto realizza le sue prelibatezze. Il massimo di questo concetto è raggiunto dalla linea di colombe fresche che la stessa ideatrice raccomanda di consumare entro dieci giorni. Si tratta di quattro golose versioni del dolce pasquale, aventi come tema un dolce della pasticceria internazionale. Helga stuzzica la nostra immaginazione elencandoci le versioni: Torroncino, Tiramisù, Foresta Nera (rivisitazione dell’omonima torta) e Agrumata, che propone un omaggio agli agrumi della Costiera Amalfitana.

 

Nasce la Pizza Giancarlo Siani Coop.

“L’antica pizzeria da Michele in The World” e la Cooperativa Sociale G. Siani insieme, ad aprile, per la pizza della legalità 

I valori dell’antimafia incontrano farina, acqua e lievito in una pizza che si potrà gustare ad aprile nelle sedi di Roma, Firenze, Milano, Londra e Barcellona de “L’Antica Pizzeria da Michele in The World”

Ingrediente principale la tenacia di chi non solo resiste nel proprio territorio, ma lo vive e ne coltiva le potenzialità: la pizza Giancarlo Siani Coop. è la specialità creata da “L’antica pizzerie da Michele in the World con la Giancarlo Siani Cooperativa Sociale per il mese di aprile.

Tradizione e innovazione, gastronomia e recupero sociale, beni confiscati, informazione, antimafia e territorio, questi sono i valori da cui prende vita una pizza speciale, da provare in cinque sedi, Roma, Firenze e Milano in Italia e nei punti internazionali di Londra e Barcellona, dell’Antica Pizzeria da Michele – Da Michele in the World, solo per il mese di aprile 2019.

L’impasto classico della pizzeria di Forcella accoglie il sapore dei “Pizzini Vesuviani – Pizzo Sano”, il pomodorino del ‘piennolo’ coltivato alle falde del Vesuvio, “Riccia San Vito” rosso e “Giagiù” giallo dal nome ‘evocativo’. “L’idea è di riappropriarsi di una parola storpiata dalle mafie, mutuandola da una pratica negativa utilizzata dalla camorra per approvvigionamento illecito di denaro nei confronti degli operatori economici, il racket, che comunemente viene chiamato “Pizzo” – spiega Giuseppe Scognamiglio, Presidente della Cooperativa Sociale G. Siani-. La volontà è di ribaltare il concetto, partendo da una città che si è ribellata ai signori del pizzo attraverso il riutilizzo sociale di beni confiscati alla camorra e la produzione di un pomodoro unico nel suo genere che, tra le sue peculiarità, presenta un prolungamento della bacca chiamato, in gergo, pizzo”.

Tempo fa sono stato a Radio Siani per registrare un’intervista con Marina Alaimo ed Emma Di Lorenzo – spiega Alessandro Condurro, A.D. di “Michele in the world” assieme a Daniela Condurro– In quella occasione  ho conosciuto Giuseppe Scognamiglio, Enzo Savarese e tutti i ragazzi della Cooperativa Siani. Abbiamo parlato a lungo e sono rimasto piacevolmente colpito da ciò che fanno, dalla passione, il cuore e l’entusiasmo che ci mettono.  Portare un messaggio di legalità e gioia in una terra martoriata che è, di per sè, qualcosa che non può non essere magnificato e agevolato. Questo è il nostro piccolo contributo per aiutare questi ragazzi coraggiosi, affinché continuino la loro opera. E poi, al di là di tutta la retorica, il pomodoro del piennolo prodotto da loro è un’eccellenza assoluta“.

Nella pizza Giancarlo Siani Coop., due eccellenze “Made in Italy” del sud della penisola che si incontrano per esportare i valori, insieme con i sapori e le eccellenze enogastronomiche, di una regione come la Campania, territorio ricco di opportunità e speranze per il presente, prima ancora che per il futuro.

 

Da Michele in the World (MITW)
Il brand Da Michele è noto a livello internazionale, per la ricercatezza e la fedeltà alla tradizione con cui si approccia alla nobile arte della pizza. La Famiglia Condurro, che ha fatto della passione e della dedizione al lavoro una filosofia di vita, si pone dal 1870 un grande obiettivo: trasmettere a tutti gli appassionati il gusto ineguagliabile della pizza “così come deve essere”, nelle sue classiche varianti di Margherita e Marinara.

L’assidua, quotidiana affluenza di migliaia di clienti stranieri, insieme alla fama della pizzeria in tutto il mondo hanno guidato la decisione della famiglia di esportare genuinità e gusto dei loro prodotti, ideando nel 2012 il progetto Da Michele in the World. Una mission che fa confluire lo spirito della Tradizione con quello dell’Innovazione, proponendo il prodotto di qualità tipico del brand in una chiave interpretativa customizzata per le esigenze territoriali e culturali del paese a cui si rivolge. Fondamentale, per la garanzia della qualità e il successo legati al nome Da Michele, sono l’accurata ricerca e selezione dei partner internazionali, con i quali Michele in the World condivide il percorso di costruzione del progetto internazionale. Scelta e monitoraggio dei fornitori, spedizioni aeree bisettimanali, ricerca e promozione di nuovi prodotti tramite operazioni di marketing territoriale mirato sono il fulcro dell’attività del dipartimento internazionale di Michele in the World, guidato dagli amministratori Daniela Condurro, Alessandro Condurro. Qualità, professionalità, condivisione, amore per il proprio lavoro sono gli ingredienti principali di un progetto che porta nel mondo 150 anni di Storia, Tradizione e pura Passione.

Giancarlo Siani Cooperativa Sociale e Radio Siani 

La Cooperativa Sociale Giancarlo Siani nasce nel Marzo del 2012. È il frutto di una gestazione durata diversi anni e maturata attraverso l’impegno quotidiano profuso in attività di volontariato. Le sedi sono in beni confiscati alla camorra, già luogo di nascita del progetto “Radio Siani – web radio della legalità, anticamorra e denuncia sociale”. La radio, come la cooperativa, è intitolata al giornalista Giancarlo Siani, ucciso sotto casa all’età di 26 anni. “Comunica, Denuncia, Partecipa” è il motto dell’emittente web, informazione libera, recupero sociale, diffusione della cultura della legalità, i valori che la guidano. Un microfono aperto, per tutte quelle voci che per troppo tempo sono state lasciate fuori dal coro, censurate, sovrastate.

Il portale www.radiosiani.com, oltre a essere un veicolo comunicativo e d’informazione, è anche uno strumento d’incontro per tante persone che condividono un percorso e le idee che ne rappresentano la base.

La Cooperativa opera nel settore della comunicazione, della gestione e del riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, dell’attività socio-assistenziale e turistico-culturale e dell’agricoltura e dell’apicoltura sociale.

Il settore di agricoltura e apicoltura sociale è curato da un team di esperti che, al suo interno, presenta diverse professionalità, tra cui agronomi e tecnologi alimentari provenienti dalla Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli. Com questa istituzione universitaria con è stata stipulata una convenzione per dare continuità ad un lavoro, in ottica di rete, finalizzato allo studio, alla ricerca e al monitoraggio delle colture vesuviane e la loro biodiversità, attraverso l’applicazione delle antiche e tradizionali tecniche di coltivazione.

Il progetto nasce per la volontà della Cooperativa Sociale Giancarlo Siani di realizzare al suo interno un settore dedicato all’agricoltura sociale, a partire dal riutilizzo di beni confiscati alla camorra e dal rinserimento lavorativo di categorie protette. 

Le attività agricole e di fattoria didattica sono svolte in un fondo confiscato alla camorra di circa un ettaro, dove vengono svolte utilizzate le antiche e tradizionali tecniche di coltivazione. Tra le principali produzioni figura il pomodoro del piennolo, l’antico e caratteristico prodotto che cresce soltanto alle pendici del Vesuvio, coltivato attraverso pratiche e tecniche di agricoltura biologica e naturale. Il processo di produzione e la filiera di trasformazione delle cultivar di pomodoro del “Piennolo” vengono effettuati con tecniche biologiche ed ecosostenibili, salvaguardando e conservando le caratteristiche organolettiche del prodotto fresco. Il confronto dell’esperienza della Cooperativa con la curiosità, sia dei ragazzi che delle persone adulte, è finalizzato alla valorizzazione e alla riscoperta dei principi basilari del consumo consapevole, buono e giusto, nonché alla conservazione e alla salvaguardia delle tradizioni, preservando lo stato di salute del territorio, delle biodiversità, delle tipicità locali e delle specie autoctone. L’imperativo è sostenere e migliorare sistemi produttivi di agricoltura sociale, naturale e biologica. Per questo motivo la Cooperativa ha ritenuto strategico, ai fini sociali e culturali, avviare, in un fondo confiscato alla camorra, una fattoria didattica come luogo di cultura e formazione, di incontro e partecipazione, di studio e ricerca, allo scopo di sensibilizzare e recuperare dignità, storia e valori di un territorio complesso e martoriato dalla camorra come quello della città di Ercolano, che per anni è stata la principale piazza di spaccio di droghe in Italia e dove tutti erano costretti a pagare il racket.

 

Ufficio Stampa:

Emma Di Lorenzo

“Sud & Champagne”: fiumi di vini pregiati e di visitatori al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Il Club Excellence, quest’oggi, ha portato in quel di Pietrarsa l’eccellenza dei vini e dei distillati pregiati. L’imponente Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa ha ospitato gli stand di 15 importatori tra i più importanti a livello internazionale e 75 aziende del settore. Distributori e importatori insieme per far conoscere vini e champagne, riempiendo flute e decantando profumi e caratteristiche. Un successo annunciato che ha trovato un importante riscontro nei tantissimi visitatori, armati di borsetta e calice targati Club X, i quali hanno assaggiato le migliori selezioni dell’uno e dell’altro. L’evento è stato aperto da un ospite d’eccezione, il noto giornalista televisivo Emilio Fede. Presente, inoltre, il primo cittadino di Portici, il Sindaco Vincenzo Cuomo.

L’Emilio nazionale ha brindato con il Presidente del Club Excellence, Massimo Sagna, e ha rilasciato dichiarazioni di apprezzamento su questa speciale giornata: «Qui al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa c’è cultura, storia e lavoro: questo evento sarebbe dovuto durare per giorni e giorni. E’ davvero bello, in un posto, tra l’altro, romantico. Io sono siciliano di origine, ma vivo e brindo napoletano: si beve bene in Campania. Brindiamo metaforicamente a questi treni, ripercorriamo la storia del nostro Paese».

Il Presidente Sagna ha, quindi, aggiunto: «Ho avuto l’occasione di organizzare questa degustazione in un posto incredibile, che non conoscevo, di una bellezza mozzafiato. Il nostro Club è formato da 15 soci, importatori, distributori, piccole realtà italiane che distribuiscono piccole realtà sia italiane che estere. Ciò comporta necessariamente, in un mondo dominato da multinazionali, prodotti di alta qualità. In questi stand ci sono, principalmente, prodotti del Meridione: abbiamo importato il Madeira».

Bere male accorcia la vita, bere bene rende felici.

 

Ufficio Stampa:

Francesca Flavio

Giovedì 28 marzo alla storica “Enoteca Paradiso” di Benevento

TAPPA DEL MATRIMONIO DI GUSTO TRA ‘VINIBUONI D’ITALIA’ E ‘SALUMI LEVONI’

Alla presenza del curatore nazionale Mario Busso sarà presentata la guida

edita dal Touring Club Italiano e dedicata ai vini ottenuti dai vitigni autoctoni

L’appuntamento è fissato nell’accogliente cornice dell’Enoteca Paradiso di Benevento (viale Mellusi, 90), che dal lontano 1973 rappresenta un sito unico per gli appassionati di vino della terra sannita. Il locale condotto da Antonio Paradiso ospiterà giovedì 28 marzo (a partire dalle ore 19) una delle tappe che sta facendo conoscere in tutta Italia il connubio tra ‘Vinibuoni d’Italia’, la guida edita dal Touring Club Italiano e dedicata esclusivamente ai vini prodotti da vitigni autoctoni, e Salumi Levoni, marchio che è da sempre sinonimo di tradizione, gusto e qualità. All’evento parteciperanno anche Mario Busso e Pasquale Carlo, rispettivamente curatore nazionale e curatore regionale della guida ‘Vinibuoni d’Italia’.

Per meglio esplorare le eccellenze norcine della Levoni insieme ai suoi lettori, ‘Vinibuoni d’Italia’ ha realizzato nell’edizione 2019 un progetto che evidenzia come i salumi abbinati a un calice di vino costituiscano il fondamento dello spuntino, nonché vanto della nostra identità agroalimentare. Il progetto ha preso il via in questo mese di marzo e prevede la collaborazione di enoteche e luoghi del culto gastronomico distribuiti sul territorio nazionale, perché unitamente al vino, le scelte gastronomiche ricadono su prodotti pregiati del paniere agroalimentare tipico e specifico dei territori della Penisola.

Gli esercizi scelti ospitano appuntamenti in cui verrà presentata la guida e in concomitanza gli ospiti avranno la possibilità di degustare un tagliere di salumi Levoni abbinato con un vino che rappresenta uno dei partner ideali, il Lambrusco, che sarà presentato nelle sue varie declinazioni. Pane, salame e vino, è infatti un tris sempre perfetto, per un veloce spuntino, per una merenda, per un aperitivo o un’apericena e in molteplici altre occasioni. Questo affresco tipico italiano ha percorso la storia ed è giunto a noi intramontabile, proponendosi in chiave contemporanea con tutta la sua attualità, perché la cultura gastronomica di oggi e l’evoluzione del gusto stanno ritrovando nelle cose semplici e tradizionali la loro vera carica innovativa.

‘Enoteca Paradiso’ si trasformerà così in un punto di incontro e una sosta d’obbligo dove degustare un tagliere di specialità Levoni abbinate al Lambrusco declinato nelle tipologie che di volta in volta lo rendono uguale e proteiforme nei tanti vestiti che indossa.

L’iniziativa si concretizza grazie alla collaborazione di Levoni, del Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, del Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi, del Consorzio Vini Reggiani e del Consorzio Vini Mantovani.

La pizza è frutto di lavoro artigianale e sinonimo di stile di vita italiano per il pizzaiolo Vito De Vita, fondatore di Pizza Art a Battipaglia. Questa destinazione per buongustai offre l’occasione per vivere l’arte, della pizza e non solo.“Il format nasce dall’esigenza di ospitare alcune opere pittoriche di affermati artisti locali” spiega il maestro pizzaiolo. Da Pizza Art gli ospiti entrano in contatto con l’arte pittorica, data la location tappezzata di quadri d’autore, mentre gustano un prodotto di farina che riscopre le origini del grano italiano.

“Il nostro impasto per la pizza giunge a compimento dopo una lunga maturazione – afferma il patron di Pizza Art – a questo principio uniamo l’utilizzo dei grani antichi. Preserviamo l’integrità di queste preziose materie prime scegliendo di collaborare con molini tradizionali a pietra”. Le varietà di grano italiano sono selezionate e seguite lungo la filiera fino alla realizzazione del prodotto finito, nella filosofia di PizzaArt. È questo il concetto di arte bianca che il maestro pizzaiolo De Vita ama trasmettere agli avventori del suo locale, con la qualità del suo disco di pasta.

Chi sceglie Pizza Art per gustare una buona pizza, sposa anche il territorio campano per la territorialità delle materie prime.”Dopo aver lavorato con i grani antichi siciliani, oggi siamo trattiamo solo grani campani – spiega il pizzaiolo – seguiamo la filiera di una varietà di grano diffusa nel territorio salernitano, si tratta della Saragolla: uno dei primi grani coltivati in Italia”.

Nel progetto Pizza Art l’arte bianca raggiunge guizzi di creatività con l’impasto integrale abbinato a fiocchi croccanti di farro, avena e crusca. “Si tratta di tre varianti che hanno in comune un vantaggio nutrizionale, in quanto ricchi in fibre, sali minerali e alta digeribilità”. Le pizze di Vito De Vita sono un omaggio alle eccellenze agroalimentari italiane, ma c’è una specialità che più di tutte racconta la filosofia di Pizza Art: si tratta della Cavaliere Rosso.“Ha un impasto realizzato con il croccante di farro, fondente di Grano Padano Dop, mozzarella di Bufala Campana Dop, pesto di pomodoro San Marzano essiccato e noci”, ha spiegato Vito De vita. “Completano il piatto le fette di speck del Trentino aggiunte in uscita, per conferire alla pizza una nota di sapore affumicato” ha proseguito il maestro pizzaiolo. La Cavaliere rosso è la pizza che più rappresenta l’identità gastronomica di Pizza Art perchè “identifica il mio modus operandi gastronomico – afferma De Vita – abbraccia il territorio italiano utilizzando le eccellenze alimentari del Bel Paese” ha proseguito il patron di PizzaArt, fiero del concetto che il suo prodotto è in grado di trasmettere.

Fiore Bianco è il locale in via Arenaccia a Napoli che propone un assaggio di Londra per il suo stile industrial. La location è ricca di richiami ai bistrot della capitale inglese. Il suo cuore però è napoletano, a confermarlo è una proposta gastronomica incentrata sulla pizza napoletana, interpretata con un pizzico di intrigante novità.

La tradizione legata al piatto partenopeo per eccellenza viene seguita con passione da uno staff giovane e competente, animato dall’ entusiasmo di portare a Napoli un prodotto nuovo e in grado di trasmettere emozioni. “Vogliamo rinnovare l’amore per la pizza a Napoli – spiega Fabiano Roberto, pizzaiolo e titolare di Fiore Bianco – facciamo in modo che la pizza non si estingua, dandole quel pizzico di innovazione in grado di suscitare desiderio e scoperta”.

Fabiano Roberto e Dario Viscardi sono i due giovani e brillanti imprenditori del settore pizzeria che hanno dato vita al progetto Fiore Bianco. Insieme amano il prodotto che creano e lo trasmettono ogni giorno ai loro clienti con la qualità della pizza. Coinvolti in un progetto che mantiene vivo il concetto gastronomico del disco di pasta napoletano, i due ragazzi uniscono le loro forze con il proprio background di esperienze per creare un prodotto che riesce a distinguersi e a stupire il palato.

Fabiano ha intrapreso la carriera di pizzaiolo dopo aver maturato esperienza in cucina, perciò possiede la conoscenza dei prodotti di cucina sotto l’aspetto organolettico e dei tempi di cottura. Dario Cage invece è figlio di una lunga generazione di panificatori. La sua famiglia gli ha trasmesso l’amore per l’arte bianca, che lui ha portato avanti applicandola alla pizza. Insieme creano un’esplosione di qualità per il loro prodotto, bravi e affiatati come sono. “Bastano tre elementi per creare un’esplosione di sapore” spiega Dario Viscardi. Il pizzaiolo ha dimostrato questo concetto nella ricetta di pizza con radicchio semi caramellizzato, gorgonzola dolce, riduzione di melograno con succo di mela e limone. Il tocco finale è stato dato dalle foglie di melissa.

Da Fiore Bianco il pubblico ha la possibilità di riscoprire la pizza sotto un aspetto inedito. Alcuni impasti sono prova della visione a tratti visionaria di Dario Viscardi, che propone panetti alternativi come quello alla rapa rossa e Campari. Il suo estro si unisce alla sapienza gastronomica che ha acquisito sul campo lavorando insieme al suo collega Fabiano Roberto, che ogni giorno accosta il mondo della cucina a quello della pizza.

 

 

Ultimi giorni per partecipare al contest Pomorosso d’Autore – Sani e Mediterranei promosso da MySocialRecipe e La Fiammante per promuovere la cucina della salute e del benessere.

C’è tempo fino a domenica 31 marzo, alle ore 18, per partecipare alla quarta edizione contest Pomorosso d’Autore di MySocialRecipe e La Fiammante –  marchio di punta di una filiera etica certificata ed eccellenza conserviera a Buccino (SA) – che quest’anno accende i riflettori sul valore nutrizionale della buona cucina, condensato nel titolo “Sani e Mediterranei”, che è anche lo storico payoff dell’azienda.

Pomorosso d’Autore – Sani e Mediterranei perché oggi più che mai la cucina migliore è legata al benessere, alla salute e alla prevenzione. Bando alla mortificante “cucina del senza”, largo alla bellezza di piatti sani e, insieme, appetitosi! Cerchiamo ricette accessibili, piatti POP, perché la salute riguarda tutti e tutti – rustici o raffinati, ricchi o poveri, esperti o neofiti – “siamo quello che mangiamo”.

Per partecipare al contest è necessario registrare gratuitamente su MySocialRecipe, entro le ore 18,00 di domenica 31 marzo RICETTE ORIGINALI che impieghino POMODORO IN CONSERVA quale INGREDIENTE PRINCIPALE: sono ammesse tutte le varietà (Tondo, S. Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino, Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, Corbarino, Pachino, Pomodorino Giallo, ecc.) e tutte le tipologie di lavorazione, purché in conserva (al naturale, passata, polpa, pelato, ecc.).

Ai finalisti la straordinaria opportunità di partecipare al “Viaggio del Pomodoro”, un itinerario dai campi alle cucine alla scoperta dell’universo dell’oro rosso italiano, tra antichi tesori da riscoprire e avanguardie del gusto, con le ricerche condotte dall’Università “Federico II” di Napoli.

Due le CATEGORIE di accesso al contest: CUOCHI e PROFESSIONISTI – FOODBLOGGER e APPASSIONATI che si sfideranno lungo due percorsi paralleli, che porteranno i finalisti di entrambe le categorie alla finale.

Due le FASI web del contest con un limite massimo di 2 RICETTE ORIGINALI per ogni partecipante, sia nella prima che nella seconda fase, e l’obbligo di esprimersi in 1 ricetta dolce e 1 ricetta salata.

Al termine della PRIMA FASE sarà effettuata la prima selezione delle 40 migliori proposte: 20 per la categoria CUOCHI e PROFESSIONISTI + 20 per la categoria FOODBLOGGER e APPASSIONATI.

Mercoledì 10 aprile 2019 saranno annunciate le 40 ricette prescelte con i nomi degli autori che potranno accedere alla seconda fase del contest. Essi riceveranno, entro una settimana dalla comunicazione, una fornitura di conserve di pomodoro La Fiammante necessaria alla elaborazione di (massimo) 2 nuove ricette originali (obbligatoriamente 1 dolce e 1 salata) valide per la SECONDA FASE del contest che inizia lunedì 29 aprile e si conclude mercoledì 29 maggio 2019 (alle 13:00).

Come nella prima fase, le ricette partecipanti dovranno essere caricate e certificate (gratuitamente) tramite la piattaforma MySocialRecipe.com.

Mercoledì 12 giugno 2019: la Giuria proclamerà i 10 finalisti (5 nella categoria CUOCHI e PROFESSIONISTI + 5 nella categoria FOODBLOGGER e APPASSIONATI) che avranno l’opportunità di partecipare al Viaggio del Pomodoro 2019.

Il vincitore assoluto per la categoria CUOCHI e PROFESSIONISTI e il vincitore assoluto per la categoria FOODBLOGGER e APPASSIONATI saranno scelti mediante una GARA di cucina estemporanea nel corso del tour dedicato ai 10 finalisti.

Da non perdere l’occasione del “PORTA UN AMICO”: tra gli iscritti che avranno invitato un amico ad iscriversi al contest sarà estratto a sorte in DIRETTA Facebook il fortunato che, indipendentemente dal punteggio ottenuto, avrà la possibilità di partecipare al Viaggio del Pomodoro assieme ai finalisti e ai giurati.

Coerentemente con il focus della quarta edizione del contest, l’equilibrio nutrizionale della ricetta si aggiunge ai criteri di valutazione: un punteggio “bonus” assegnato da Francesca Marino andrà a sommarsi ai giudizi ottenuti in Giuria dalle ricette.

La Giuria è presieduta da Luigi Franchi (fotografo, giornalista di enogastronomia, direttore di “Sala & Cucina”) e composta da Christian Torsiello (enfant prodige campano, chef stellato Osteria Arbustico di Paestum), Lara De Luna (giornalista Repubblica Sapori),Francesca Marino (biologa nutrizionista, giornalista, Ceo di Mysocialrecipe), Riccardo Melillo (graphic and food photographer, Italia a Tavola), Shamira Gatta (food e travel blogger, vincitrice uscente del Pomorosso d’autore – In sugo veritas nella categoria Foodblogger e Appassionati) e Fabio Gallo (cuoco pluripremiato, vincitore uscente del Pomorosso d’autore – In sugo veritas nella categoria Cuochi e Professionisti).

Media Partner dell’iniziativa Luciano Pignataro WineBlog, Italia a Tavola.

 

Ufficio Stampa:

MySocialRecipe

 

 

Formidable è un autentico pub irlandese situato nel cuore di Aversa, nato nel 2017 grazie all’idea imprenditoriale di Alberto Flagiello. Giovane ristoratore che ha voluto portare nella sua città la cultura della public house. Per la sua proposta gastronomica, Formidabile è la destinazione per gli amanti della succulenta hamburger e, da pochi mesi, anche per gli estimatori della pizza.

“Siamo nati nel 2017 come hamburgeria e braceria – spiega il patron del Formidable – il progetto Formidable è partito con la realizzazione di un percorso enogastronomico dove la qualità delle carni fosse al pari livello della proposta beverage, in particolare della birra”. “A questa formula iniziale abbiamo assemblato la pizzeria, per venire in contro alla fascia di clienti che chiedevano di provare una buona pizza nel nostro locale”, ha proseguito Alberto Flagiello.

Il food accompagnato da una bevuta di qualità.

Da Formidable la qualità delle birre è di casa. La bevanda che solitamente accompagna la degustazione della pizza o di ottimi hamburger viene selezionata fra le migliori del panorama brassicolo. Il pub di Aversa sceglie la linea di birre Baladin per l’abbinamento alla proposta del food, mentre in collaborazione con un birrificio artigianale di Nocera Inferiore, produce la birra Formidable. Alberto Flagiello la consiglia per la sua corposità: “è un’ottima belgian Ale doppio malto” precisa il ristoratore. Un’alleata perfetta per il gusto dei panini realizzati dallo chef Gennaro Corbi. Uno di questi è “Il Mitico”, un concentrato di eccellenze tipiche. Consiste in un fragrante pane casereccio che racchiude un hamburger di maialino nero casertano, patate al forno, provola e friarielli.

Durante la nostra esperienza da Formidable la creatività dello chef ha dato il meglio di se incontrando i prodotti di alta cucina della ditta Jamonita. Noi abbiamo provato “Il Campano”: un panino artigianale con hamburger di maialino nero casertano, formaggio “Blu di Bufala”, guanciale di maialino nero, granella di pistacchio e fette di pomodoro di Sorrento.

Anche “Il Superbo” ci ha presi per la gola con il suo tripudio di eccellenze. Pane artigianale con bresaola IGP, burrata, pomodorino giallo e pesto di bambù.

La pizza è un prodotto gustoso e pensato per essere estremamente digeribile, grazie alla competenza del pizzaiolo Salvatore Imparato, che effettua un impasto a doppia lievitazione. Tra le sue specialità “La Contadina”: pizza farcita con Fior di Latte, pomodorino giallo, capocollo di maialino nero e scaglie di ricotta salata.

Da Formidable, un personale competente e cordiale accoglie gli ospiti in un ambiente informale ma curato nei dettagli e nella scelta delle cromie pastello. Tutto questo rende il Formidable il luogo ideale per trascorrere una serata all’insegna della qualità del cibo, prodotto con materie prime del territorio campano, e di un’ottima compagnia.

 

 

 

 

Città Europea del Vino 2019, Felicori: “L’Italia risorge investendo sulla bellezza del paesaggio”

Il sindaco di Guardia Sanframondi Floriano Panza: “Rappresenta lo spirito e le potenzialità del brand, puntiamo sul marketing territoriale”

Conferita a Guardia Sanframondi l’onorificenza di “Ambasciatore della Falanghina nel mondo” a Mauro Felicori che, incarnando lo spirito e le potenzialità del brand, contribuirà a sviluppare azioni di marketing territoriale, legate alla componente vitivinicola ed alla internazionalizzazione.
“Oggi iniziamo un percorso strategico di promozione – afferma Mauro Felicori – lanciando un messaggio all’Italia intera: il nostro Paese risorge valorizzando i beni culturali, promuovendo la bellezza del paesaggio, investendo in agricoltura. Questa Valle esprime una formidabile unione di valori positivi, come il clima favorevole, la suggestione del paesaggio, l’onesta della gente che lavora la terra, il senso di appartenenza della comunità, le eccellenze storiche e culturali, la tutela delle tradizioni. I turisti arrivano in Campania per visitare siti come la Reggia di Caserta o per partecipare ad eventi come il Ravello Festival ma poi vogliono anche mangiar bene, degustare i prodotti del territorio, visitare i borghi e scoprire le tradizioni tipiche”.

Un importante riconoscimento, dunque, che premia l’attività di promozione del territorio svolta dal manager negli ultimi anni ed il grande contributo offerto all’implementazione del comparto turistico in Campania.
“Abbiamo deciso di conferire l’onorificenza a Mauro Felicori – spiega Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi – per aver mostrato sempre estrema attenzione al Sannio, nella sua visione strategica, e alla Valle Telesina, tanto da aver avuto l’intuizione di sviluppare un’offerta turistica collettiva. Da direttore della Reggia di Caserta ed esperto di marketing territoriale, Felicori ha offerto un prezioso contributo all’implementazione del comparto turistico ed alla riscoperta delle bellezze della Campania, svolgendo una incessante opera di valorizzazione ed offrendo una visibilità mediatica al nostro patrimonio materiale, immateriale, demoetnoantropologico ed enogastronomico. E’ riuscito ad instillare in tutti noi un sentimento comune di orgoglio locale e la voglia di rinascita di un territorio da troppo tempo sopita. Una visione lungimirante – conclude – che ora trasferirà ad agronomi, produttori vitivinicoli, enologi, tecnici ambientali, ricercatori ed esperti di marketing e comunicazione, che si avvarranno della sua esperienza anche nell’ambito del progetto BioWine di Sannio Falanghina”.

La Regione punta a creare nel Sannio un polo di altissima formazione per l’agricoltura.
“Il ruolo dei Comuni sarà decisivo – precisa Erasmo Mortaruolo, delegato per la Città europea del Vino 2019 dal governatore Vincenzo De Luca – è arrivato il momento di diventare un modello di buone pratiche, puntando sul paesaggio e sulle eccellenze del territorio. Ieri a Milano abbiamo presentato le iniziative organizzate per Vinitaly dalla Regione Campania ed i numerosi eventi dedicati a Sannio Falanghina. Puntiamo a raccontare il territorio ma la proposta che deve accompagnare il 2019 è guardare in prospettiva. In un mondo globale, dobbiamo riprendere a correre investendo in sostenibilità, innovazione e rinnovamento nell’agricoltura e, soprattutto, candidandoci a diventare un polo di altissima formazione”.

Un binomio vincente, quello tra Felicori e la Falanghina, ed un percorso a tappe iniziato nel 2017 con la firma del protocollo tra Reggia di Caserta e 16 Comuni della Valle, che ha consentito che il monumento diventasse il perno centrale dei rapporti con il territorio, in una visione del tutto nuova del valore dei beni culturali, e che si costruisse una offerta turistica autenticamente innovativa ed integrata, anche se legata ad antiche tradizioni.
Nel 2018, in occasione del lancio della piattaforma dei “Word Heritage Journeys of Europe”, che la Commissione Europea ha generato per incanalare i flussi turistici provenienti dal nord America e dalla Cina verso i siti europei di maggior pregio, si è colta direttamente l’efficacia della strategia: i confini non si limitano alla Reggia di Caserta ma la promozione riguarda l’immenso patrimonio artistico e produttivo del territorio casertano e beneventano, compresa Guardia Sanframondi, con particolare riferimento al turismo esperienziale legato al patrimonio enogastronomico, al “Food and Wine Experience” e alle tradizioni identitarie locali.

 

Ufficio Stampa:

Antonello De Nicola

La Città della Pizza 2019: Maestri pizzaioli e grandi chef danno spettacolo. 

A completare la ricchissima offerta dell’evento, ecco i “Maestri in Cucina Ferrarelle”: pranzi e cene a 4 e 6 mani per celebrare l’incontro della pizza con l’alta gastronomia.

A La Città della Pizza arrivano i “Maestri in Cucina Ferrarelle”, spettacolari e golosi incontri che vedono protagonisti, insieme, maestri pizzaioli e grandi chef. Un plus di livello che va ad aggiungersi alla già ricchissima offerta della terza edizione dell’evento organizzato da Vinòforum in collaborazione con Ferrarelle, in programma a Roma da venerdì 12 a domenica 14 aprile presso gli oltre 5.000mq di Ragusa Off (via Tuscolana, 179).

Quattro gli appuntamenti – disponibili solo su prenotazione e dedicati a chi è in cerca di un’esperienza unica – durante i quali l’arte della pizza incontrerà quella dell’alta cucina, in un gioco di contaminazioni che non mancherà di sorprendere i partecipanti.

“Ferrarelle è Main Partner de La Città della Pizza dalla sua prima edizione: un evento che ci permette di rafforzare con soddisfazione il lavoro che stiamo facendo nel mondo della pizza di qualità e dell’alta ristorazione”, sottolinea Laurea Montella, Event Manager Ferrarelle.

Ecco dunque l’elenco dei pranzi e delle cene a 4, e per la prima volta anche a 6 mani, in scena durante La Città della Pizza 2019.
Venerdì 12 aprile, alle ore 20.30, aprono le danze il maestro pizzaiolo napoletano Giuseppe Vesi, della pizzeria Pizza Gourmet (NA), e Paolo Trippini, chef umbro del ristorante Trippini di Civitella del Lago (TR).
Tutta campana è invece la coppia che si esibirà sabato 13, alle ore 13.30, ovvero Vincenzo Esposito della pizzeria Carmnella (NA) e Fabio Vorraro, chef del Mamma Elena Restaurant di San Giuseppe Vesuviano (NA).
Alle ore 20.30 la tradizione di Salvatore Grasso, di Pizzeria Gorizia 1916, storica insegna partenopea, sposerà il talento del giovane Mattia Filosa, del ristorante Civico 57 di Formia (LT).
Domenica 14 aprile, alle ore 13.30, gran chiusura affidata all’estro e alla tecnica di Ciro Scamardella, chef stellato di Pipero a Roma, Diego Vitagliano, nome emergente del panorama napoletano con la sua pizzeria 10 Diego Vitagliano, e Salvatore Di Matteo, maestro pizzaiolo di Di Matteo (NA), altra insegna mitica di Via dei Tribunali.

Per rendere il tutto ancora più esclusivo, ogni portata verrà abbinata a un calice di Champagne Ruinart Rosé, un blend – tra gli Chardonnay Premier Cru della Côte de Blancs e il Pinot Noir Premier Cru della Montagne de Reims e della Valle della Marne – elegante e raffinato, firmato dalla più antica Maison de Champagne, per l’appunto Ruinart.

“Intrigante, esotico, audace e inaspettato: è questo ciò che caratterizza lo Champagne Ruinart Rosé che, pensato in abbinamento alla pizza gourmet, la massima espressione italiana dello street food di alta qualità, è in grado di invitare gli ospiti a intraprendere un indimenticabile viaggio nel gusto”, racconta Silvia Rossetto, Senior Brand Manager Ruinart.

E, come detto, quello di “Maestri in Cucina Ferrarelle” è un format che completa un programma quanto mai fitto e gustoso, che vedrà la partecipazione di circa 50 tra i migliori pizzaioli del Paese.

A partire ovviamente dalle “case”, le 12 pizzerie giornaliere in grado di offrire, durante tutto l’evento, oltre 100 pizze differenti (comprese le gluten free), insieme a un’ampia proposta di “fritti all’italiana”. In abbinamento la possibilità di scegliere tra le birre artigianali firmate Baladin e i vini biologici marchigiani dell’Azienda Vitivinicola Ciù Ciù.

Sul fronte workshop, previsti interessanti incontri tematici sui trend della pizza (per addetti ai lavori), che vedranno protagoniste figure di spicco del panorama nazionale. Dalla teoria si passa invece alla pratica con i laboratori di “lezioni di pizza”, aperti al pubblico e guidati da grandi maestri pizzaioli. Spazio anche per i più piccoli con i divertenti ed educativi “Kids Lab”, realizzati anche quest’anno grazie alla collaborazione con Boing (canale 40 del DTT) e Cartoonito (canale 46 del DTT) e dedicati appunto ai bambini dai 4 ai 12 anni.

 

COLPO D’OCCHIO – LA CITTÀ DELLA PIZZA 2019
LOCATION: Ragusa Off – Via Tuscolana, 179 – Roma
GIORNI E ORARI DI APERTURA: Venerdì 12 aprile ore 18.00 – 24.00 / sabato 13 aprile ore 11.00 – 24.00 /
domenica 14 aprile ore 11.00 – 23.00
Ingresso gratuito.
Per tutte le info e le prenotazioni www.lacittadellapizza.it

 

Ufficio Stampa:

MG Logos Communication Agency

 

 

DEGUSTI’- Ottava Tappa al Bakery Noschese

DEGUSTI’ il tour degustativo enogastronomico per eccellenza, promosso dalla Luigi Castaldi Group S.r.l., terrà l’ottava tappa giovedì 28 marzo alle ore 20.30 presso il Bakery Noschese a Pontecagnano Faiano.

Bakery Noschese è un luogo sospeso, un locale gentile, dove è di casa l’accoglienza e la scelta di materie prime per una deliziosa pausa pranzo, una cena occasionale o per feste private e catering professionale.

Bakery Noschese è la storia di 50 anni di cura e passione per il pane, tramandata di padre in figlio in una bottega artigianale dove si concentravano odori e fragranze di lieviti e farine. Da questa esperienza, nasce una visione moderna di bakery,  grazie soprattutto al  sapiente uso di lieviti naturali e grani antichi per la lavorazione di pani e pizze.

 

Ed è qui che farà tappa Degustì, il viaggio dedicato agli amanti del buon cibo e dei prodotti di qualità, da scoprire, assaporare, promuovere e valorizzare.

Degustì dà agli ospiti la possibilità di votare con un “like“ il prodotto proposto dalla Luigi Castaldi Group durante la serata, in quanto il  locale fornirà ai partecipanti un cavalierino da tavolo dotato di codice QR con rimando diretto alla pagina su cui votare.

In questa tappa la Luigi Castaldi Group ha selezionato due aziende con le sue eccellenze, ovvero i pomodori “Di Mè” e i vini della cantina “Colli della Murgia”.

 

DiMè:

Linea biologica di conserve di pomodoro, un ventaglio delle cultivar più pregiate del territorio campano coltivate nel comprensorio dell’oasi del WWF del Sele Tanagro, all’interno di un sito nei comuni di Campagna e Serre in provincia di Salerno,  una grande isola verde le cui caratteristiche naturali, nel tempo, si sono mantenute pressoché inalterate.  “Dal seme alla conserva” è escluso qualsiasi tipo di sofisticazione o alterazione chimica e fisica, garantendo al consumatore l’esperienza unica dell’incontro tra sapori naturali e integrità del prodotto, per una sicurezza alimentare assoluta.

 

Colli della Murgia”:

Azienda vitivinicola che sorge in un territorio dalle caratteristiche uniche, all’interno di una sorta di riserva naturale, il Bosco Difesa Grande, nel territorio di Gravina in Puglia. Inoltre il terreno calcareo e le importanti escursioni termiche caratterizzano in maniera determinante i vini che l’azienda produce.

 

Menù Panificio Noschese:

Montanarina con pomodorini gialli Di Mè e acciughe  di Sciacca

Trancio pizza in teglia con crema di ceci e pomodorini gialli Di Mè

Colli della Murgia”:

Erbaceo Bianco Igp Puglia vino biologico certificato da blend di uve Fiano Minutolo e Greco

 

Bruschetta di pane di semola a lievito naturale, con Pacchetelle Di Mè

Trancio pizza napoletana con pomodorini di Dulcisio Di Mè

Colli della Murgia”:

Tufjano Bianco Igp Puglia vino biologico certificato da uve Fiano Minutolo

 

Provolone con grissini,  crackers e pinzimonio mediterraneo

Trancio pizza scarpariello con pomodoripelati Di Mè

Colli della Murgia”:

Sellaia Rosato Igp Pugliavino biologico certificato da uve Primitivo

 

Ragù napoletano con candele spezzate

Colli della Murgia”:

SymbolPrimitivo Igp Puglia vino biologico certificato

Colomba Pasquale ArtigianaleNoschese

“Cantina Colle Ciocco”-Sagrantino di Montefalco

 

Panificio Noschese

Corso Italia, 133
Pontecagnano Faiano SA

 

Luigi Castaldi Group S.r.l. da oltre 40 anni nella distribuzione Food&Beverage:

1970 Apre al Centro Storico di Napoli

1990 Crescita del portafoglio clienti con nuova sede a Casoria

1998 Si amplia con deposito di 40.000 mq

2002 Sede di Pontecagnano specializzandosi in birra alla spina

2013 Sede di Tramonti per la Costiera Amalfitana

Dal 2013 Inizia il Business nel ramo spirits, vini, spumanti ed alimentari

In corso Prossima apertura a Cava De’ Tirreni come distributore presso i pdv e Cash&Carry specializzato Ho.Re.Ca

 

Luigi Castaldi Group S.r.l.

Via Michelangelo, 10

Casoria NA

Telefono081 758 8830

 

Ufficio stampa:

Angela Merolla

La Primavera dei Borbone
Il terzo appuntamento di “Esperienze Borboniche” sarà dedicato alla stagione della rinascita

La cucina e la natura sono strettamente legate: l’interesse per la cucina non deve mai superare il rispetto per il cibo, e dunque per i frutti che la natura offre solo in determinati periodi dell’anno. Era questa una regola “aurea” per i monzù, ovvero i cuochi dei Re, che utilizzavano ortaggi, verdure, agrumi e altri frutti raccolti principalmente nei giardini dei palazzi di corte.

Le delizie destinate alle tavole dei Re allietavano gli ospiti durante i ricevimenti grandiosi e le spettacolari feste a cui partecipavano personaggi illustri che hanno fatto la storia del Regno di Napoli, che con i Borbone ha dunque vissuto una vera e propria rinascita.

I sovrani erano ghiotti di asparagi, piselli, fave, fragole, limoni… Sono questi gli ingredienti dei piatti che compongono il menù che lo chef stellato Pasquale Palamaro ha pensato per il terzo capitolo di “Esperienze Borboniche” che si svolgerà il 27 marzo presso l’”Archivio Storico” (ristorante e premium bar ubicato in via Scarlatti, 30 – Napoli). In terzo appuntamento della kermesse – incentrata sulla cultura borbonica, e sul cibo e le bevande di cui i reali andavano ghiotti – è dunque dedicato alla Primavera e ai suoi buoni frutti, Le pietanze che saranno servite nel corso della serata sono dunque un inno alla cultura borbonica e alla stagione appena iniziata: gamberi e asparagi fritti; sartù di riso primaverile; crostata con fior di ricotta, fragole e limone. A tali ricette saranno abbinati un cocktail floreale preparato dal bar manager della struttura, Salvatore D’Anna (il “Floridiana – Sanmartino”), e due vini dell’azienda “Vitematta” (il “59 Vitematta”soumante metodo Martinotti Aglianico rosè, e “Il Principe”, un Asprinio spumante Metodo Classico).

La scaletta dell’evento prevede l’intervento di Salvatore Lanza dell’Associazione Culturale Neoborbonica (che parlerà dei primati del Regno delle Due Sicilie), dello chef Pasquale Palamaro, del bar manager Salvatore D’Anna, e di Tommaso Luongo dell’AIS Napoli, che introdurrà a sua volta l’intervento dei rappresentanti dell’azienda Vitematta che racconteranno la storia della cooperativa da cui la cantina ha avuto origine che ha l’obiettivo di contribuire all’emancipazione sociale e lavorativa del territorio casertano attraverso la cura e l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati nel settore dell’agricoltura e della vinificazione.

Per info e prenotazioni

375 6089682

Ufficio Stampa:

Grazia Guarino

Da Anema & Pizza, locale a Frattamaggiore, la pizza è frutto di lavoro artigianale e di ricerca degli ingredienti di alta qualità, in grado di assicurare un prodotto sorprendente per il palato. Tutto questo grazie al lavoro di Luca Piscopo, maestro pizzaiolo di lunga data. Ha mosso i suoi primi passi davanti al bancone di lavoro da quando aveva solo 13 anni. Oggi, un ragazzo adulto e consapevole del suo percorso svolto, concentra la sua creatività nel progetto Anema & Pizza, con il quale trasmette tutto l’amore che è necessario per creare un buon disco di pasta.

“Il concetto di Anema e Pizza trasmette un messaggio di grande impegno quotidiano, dove non mancano l’amore e la passione. Per la nostra pizza mettiamo l’anima ogni giorno” afferma Luca Piscopo. Un piatto culturalmente prezioso come la pizza, nel locale di Luca Piscopo trova la sua dimensione innovativa senza essere privato della sua identità partenopea.

Salutare, gustosa ed equilibrata, la creazione di Luca Piscopo.

“Per l’impasto utilizziamo una farina di tipo 0 che trattiene le sostanze nobili come le fibre e le proteine – spiega Piscopo –  lavoriamo anche con un blend di farina di tipo 0 e con un 20% di tipo 1″.

“Ci piace fare in modo che la pizza sia un prodotto gustoso e salutare, per questo gli dedichiamo tutto il tempo necessario perchè sia digeribile, grazie a una maturazione di 48 ore e una lievitazione di 12” ha proseguito il maestro pizzaiolo.

Per la farcia della pizza Luca Piscopo effettua un’ accurata selezione degli ingredienti, che impiega rispettando l’equilibrio tra i sapori. Per questo la filosofia di Anema e Pizza è realizzare un trionfo di delizie sulla pizza. Il pizzaiolo di Frattamaggiore ha dato sfoggio del suo talento con la ” Pizza Pata Negra”. Prende il nome dal pregiato prosciutto crudo spagnolo che condisce questa specialità, insieme ad altre prelibatezze, fornite dal distributore Jamonita. Fra queste, la Mozzarella di Bufala Campana Dop, il pomodorino giallo del Vesuvio e il Pecorino Bagnolese. Un’altra ricetta che ha preso forma sulla pizza sapientemente realizzata da Luca Piscopo è la “Jamonita”, prende il nome dall’azienda fornitrice del prosciutto artigianale al tartufo, che Piscopo ha scelto per condire questa specialità. Oltre al prosciutto, anche il Provolone del Monaco, la crema di noci, i gherigli di noci e la provola, su questa pizza in omaggio all’azienda di alti cibi di Nocera Inferiore.

La location di Anema e Pizza si distingue per un’atmosfera elegante e al contempo rassicurante. Le sale si presentano ricercate per i dettagli dei coperti, accoglienti per i toni caldi che seguono le gradazioni di marrone, poetiche per gli acquerelli paesaggistici sulle pareti. Tra i materiali predomina il legno, elemento che richiama la tradizione partenopea dell’ambiente familiare. “Abbiamo scelto un compact di oggetti in legno perchè il più adatto a rappresentare un ambiente caldo – ha spiegato il pizzaiolo Luca Piscopo – l’ideale atmosfera dove gustare una buona pizza”. 

 

Dai Langella, famiglia di pizzaioli la cui tradizione risale al periodo del Dopoguerra, assaggiare la pizza equivale ad apprezzare valori di artigianato e arte gastronomica. “La pizza rivela la passione del pizzaiolo: se egli ha lavorato con amore, al primo morso si scoprono sensazioni che coinvolgono l’olfatto, il gusto e persino il cuore” ha spiegato Giuseppe Langella. Titolare del ristorante pizzeria Langella A Mergellina, in viale Antonio Gramsci a Napoli.

La pizzeria continua ad essere gestita a conduzione familiare: si porta avanti la passione per l’arte bianca ereditata dalle precedenti generazioni. “Tutto ha avuto inizio quando il mio bisnonno ha smesso di pescare per intraprendere il mestiere di pizzaiolo” ha spiegato Giuseppe Langella. “La seconda generazione, con mio nonno, ha dimostrato di avere la passione per la ristorazione nel sangue: la pizzeria per la prima volta conosceva anche la realtà del ristorante e del bar” ha proseguito il pizzaiolo. È da allora che la famiglia ha continuato a portare avanti il progetto della pizzeria in affiancamento alla ristorazione, a cui oggi si aggiunge la paninoteca.

Langella marchio storico. Dal 2016 a Mergellina.

L’attuale punto vendita del marchio Langella ha solo tre anni di attività nel contesto Liberty di Mergellina. “Nel 2016 abbiamo aperto questa nuova sede, a pochi passi da Mergellina – ha spiegato Giuseppe Langella – aprire nella nota zona di Napoli è stato come uscire allo scoperto. Prima eravamo nel popolare quartiere San Giovanni”.

Il concetto che definisce lo stile di Langella a Mergellina è sostanzialmente tradizionale: si evoca un’atmosfera familiare e un’offerta gastronomica pensata per incontrare un pubblico eterogeneo. “Poichè ci troviamo in una zona molto frequentata, anche dai turisti, cerchiamo di interpretare la tradizione con semplicità – ha spiegato Giuseppe Langella – la nostra cucina spazia fra le ricette più celebri della gastronomia italiana, come la pasta alla Carbonara o gli Spaghetti alla Pescatora”. Comune denominatore di ogni pietanza sono i prodotti campani: “Il nostro semplice spaghetto al pomodorino del Piennolo del Vesuvio spiega la nostra passione per i prodotti di qualità che esaltano un concetto classico di piatto” conferma Langella.

Oltre a deliziare il palato degli avventori con una pizza tradizionale e che sprigiona deliziosi profumi, anche nella apprezzata versione gluten free, i Langella sono abili “nel far sentire i clienti coccolati e a stretto contatto con la famiglia di ristoratori” ha affermato il pizzaiolo. Ospitalità calorosa e offerta gastronomica sempre attenta alla qualità, sono un’esperienza costante nella pizzeria Langella.

 

 

 

 

 

Oikos, cocktail e solidarietà: al Riff la raccolta fondi per dare un’auto ai bambini della casa famiglia

Giovedì 21 marzo prossimo, a partire dalle ore 19.00, la movida del centro di Napoli si veste di solidarietà.

 

Il Riff (via Giuseppe Martucci, 87), giovane locale diventato subito riferimento della night-life partenopea, apre le sue porte alla campagna #accompagniamoli, attiva sulla piattaforma di crowdfunding sociale Meridonare, che ha come obiettivo quello di donare un nuovo mezzo di trasporto ai ragazzi ospiti della casa famiglia Oikos, attiva nella periferia occidentale napoletana.

Per i suoi venti anni di attività, difatti, la struttura ha chiesto aiuto al gran cuore dei partenopei per poter sostituire il mezzo vetusto che attualmente i volontari utilizzano per accompagnare i piccoli ospiti – che vengono da storie di disagio, violenza e conflitti familiari – nelle normali attività: andare a scuola, a calcetto, dal dottore, in giro. Per dare loro, in estrema sintesi, una vita normale.

In tanti hanno risposto all’appello su https://www.meridonare.it/progetto/accompagniamoli. Ma c’è bisogno di un ultimo sforzo. Il Riff ha risposto con entusiasmo, e nella serata di giovedì per ogni cocktail consumato donerà un euro al progetto. Non solo, ma a disposizione degli avventori ci sarà il totem di Meridonare per la raccolta in loco.

“Siamo felicissimi – spiega la coordinatrice di Casafamiglia Oikos Michela Peluso – della risposta dei napoletani. Per 20 anni abbiamo lavorato senza far rumore per la collettività: scoprire che quando abbiamo chiesto una mano ce l’hanno allungata in tanti, tra cui il Riff, è una cosa che ci riempie il cuore. Sono cose del genere che ci spingono a continuare in questa direzione”.

Andrea Giannino, titolare del Riff, afferma: “Abbiamo deciso di sposare questa causa, perché ci teniamo che i piccoli ospiti della casa famiglia vivano una vita normale. Pensiamo che sia nel diritto dei bambini andare a scuola, svolgere attività ludiche o semplicemente fare una passeggiata. Proprio per questo motivo vogliamo dare una mano nella raccolta fondi e ci auguriamo con tutto il cuore che l’obiettivo venga raggiunto”.

Ufficio Stampa:

Enrico Parolisi

Appuntamento il 23 marzo alle 10:30 per la passeggiata fotografica con Igers Napoli a Piazza dei Martiri.

A SEGUIRE ESPOSIZIONE DA UMBERTO RISTORANTE DELLE FOTO PIÙ BELLE DEL CHALLENGE FOTOGRAFICO DEDICATO AL QUARTIERE CHIAIA

 

Si è concluso il challenge fotografico “Raccontiamo il Quartiere Chiaia di Napoli su Instagram” organizzato da Umberto Ristorante in collaborazione con Igers Napoli, che ha registrato in soli due mesi la pubblicazione di oltre 400 foto scattate da fotografi professionisti, appassionati e da semplici cultori del bello, veicolate su Instagram.

A conclusione di questa bella iniziativa il 23 marzo alle ore 10:30 la community ‘Igers Napoli’ organizza un instameet, ossia, una vera e propria passeggiata fotografica con foto analogiche, condivisa tra persone appassionate di fotografia. L’appuntamento è a Piazza dei Martiri ed è aperto a tutti, cultori dell’arte fotografica o ai semplici curiosi che vorranno, insieme agli Igers Napoli, rubare gli scatti di un quartiere dinamico e sempre in movimento come quello di Chiaia.

La passeggiata si concluderà a pranzo al Ristorante Umberto, dove Massimo di Porzio e Raffaele Monaco (Igers Napoli) presenteranno le nove immagini più rappresentative del quartiere che saranno esposte all’interno delle sale dello storico ristorante di Chiaia, per tutto il fine settimana.

All’instameet saranno presenti: Pietro Contaldo (Presidente Igers Italia) e Laura Gargiulo, le menti del blog Foodtellers, un progetto di risonanza nazionale che racconta attraverso il buongusto, sia esso rappresentato da un racconto scritto o da un’immagine suggestiva, le storie più affascinanti che ruotano intorno al mondo della cucina.

A termine dell’incontro, Umberto Ristorante, onorerà gli ospiti con l’aperitivo napoletano per eccellenza: pizza a portafoglio l’indiscussa regina dello street food e Asprino d’Aversa spumante, per brindare al successo del connubio arte/gastronomia.

 

La mission del challenge: La cucina ha tutto un altro sapore se sradicata dal luogo in cui nasce, perché è parte stessa di quel luogo, figlia delle dinamiche popolari che si sono susseguite per anni, giunte a noi e sublimate, oggi, nella parola tradizione.

Proprio da questa riflessione nasce Chiaia’s Challenge, il challenge fotografico indetto dagli Igers Napoli, community partenopea che ha lo scopo di promuovere Napoli, attraverso la fotografia, in ogni sua declinazione. L’iniziativa vede protagonista anche Umberto, il Ristorante storico di Via Alabardieri, noto per la capacità di onorare la tradizione, da oltre cento anni, riuscendo sempre a riflettere la modernità, ma anche per il ruolo che investe in qualità di grande promotore del territorio e aggregatore sociale.

Ufficio Stampa:

Roberta Raja

Benessere animale, Coldiretti Campania: In Pagamento 12,5 mln.

LA REGIONE CAMPANIA SBLOCCA LE RISORSE DELLA MISURA 14 DEL PSR

La delibera sull’accelerazione, fortemente voluta da Coldiretti Campania, porta a casa i primi effetti: la Regione sblocca le risorse relative alla misura 14 del PSR. Dagli uffici dell’Assessorato all’Agricoltura la principale organizzazione agricola ha appreso il via libera al pagamento di 12,5 milioni di euro destinati al sostegno delle aziende zootecniche. La misura mira a promuovere la diffusione di tecniche e metodiche di allevamento finalizzate a migliorare le condizioni di salute e benessere degli animali. È calcolata in base ai costi aggiuntivi e/o al mancato guadagno sostenuti o subìti dagli allevatori che si impegnano ad applicare negli allevamenti quanto previsto dalla misura. Hanno diritto al sostegno gli allevatori che dimostrano il possesso della stalla e delle pertinenti strutture di allevamento e che dimostrano di aderire agli impegni della misura con almeno 10 UBA (unità bovino adulto) appartenenti alla stessa specie (5 UBA per gli allevamenti ricadenti nelle macroaree C o D o comunque nelle zone svantaggiate).

“Si mettono in circolo finalmente risorse utili – commenta Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania – che aiutano un comparto strategico per l’economica della Campania. Intorno alla zootecnia si sviluppano prodotti di assoluta eccellenza e che sono bandiere del made in Italy nel mondo. Se pensiamo solo alla mozzarella di bufala campana Igp o al vitellone bianco dell’Appennino centrale Igp, si comprende quanto è alta la posta in gioco per il comparto dell’allevamento. Per questo motivo auspichiamo che l’accelerazione possa riuscire a pagare anche l’overbooking”.

“Dopo molte sollecitazioni della nostra organizzazione – sottolinea Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – si mettono in circolo risorse molto attese dagli allevatori. Ringraziamo il presidente Vincenzo De Luca e il capo della segreteria Franco Alfieri per aver tenuto fede ad un impegno che aveva preso per rispondere a questa esigenza. Da parte nostra prosegue l’impegno incessante per spingere l’attuazione efficace del programma di sviluppo rurale. Le imprese agricole riescono ad essere performanti se i fondi europei arrivano in tempi sostenibili”.

 

Ufficio Stampa:

Nicola De Ieso

“Biodiversità: prima, vera”, contadini 4.0 in cattedra alla Federico II

WORKSHOP CON DIPARTIMENTO SOCIOLOGIA E COLDIRETTI/CAMPAGNA AMICA

Ai Giardini di Santa Chiara c’è anche la Festa degli Alberi con il Comune di Napoli

Accademia e mondo rurale si incontrano a Napoli il 21 marzo 2019 per parlare di biodiversità, storytelling del cibo e tutela del territorio. L’iniziativa dal titolo “Biodiversità: prima, vera” vede la collaborazione tra il Dipartimento di Sociologia dell’Università Federico II, Coldiretti Campania e fondazione Campagna Amica, con la partecipazione di Comune di Napoli, Fondazione UniVerde e Osservatorio Giovani.

 

Il primo giorno di primavera si apre con il workshop “La biodiversità nel piatto”, a cura di Coldiretti Donne Impresa Campania, che si terrà alle ore 10 presso la Sala della II Municipalità di Napoli in piazza Dante. Ospite del confronto sull’origine degli alimenti anche l’organizzazione Soroptimist C&C Aversa, Caserta, Napoli, Salerno. Alle 11, a seguire, spazio al confronto sul tema “Aree rurali e valore del tempo”, a cura dell’ATG Lavoro alle Donne dell’Alta Irpinia. Relaziona Teresa Boccia, docente Università Federico II.

La giornata del 21 marzo coincide anche con la “XIX Festa degli Alberi nelle Scuole”, istituita nel 2000 da un decreto ministeriale per favorire la diffusione del verde pubblico e coincidente con la Giornata Internazionale delle Foreste. Alle ore 12 – presso i Giardini del Monastero di Santa Chiara – Comune di Napoli, Coldiretti e fondazione UniVerde metteranno a dimora piante della macchia mediterranea. Partecipano gli alunni dell’Istituto Comprensivo Statale Confalonieri, Francesco Chirico, presidente II Municipalità di Napoli, Ciro Borriello, assessore al Verde urbano e allo sport del Comune di Napoli, Alfonso Pecoraro Scanio, presidente fondazione UniVerde e già ministro dell’Agricoltura, Carmelo Troccoli, direttore generale Fondazione Campagna Amica, Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale Coldiretti. Seguirà la solenne benedizione di Padre Vincenzo Palumbo, guardiano Monastero di Santa Chiara

A partire dalle ore 14 si aprirà il collegamento in diretta con F2 RADIO LAB, la web radio dell’Ateneo Federico II di Napoli, con interviste ai protagonisti della giornata e confronto con gli studenti universitari. Si terrà alle ore 15 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Sociali, in via vico Monte di Pietà 1 (traversa via San Biagio dei Librai), il workshop sul tema “Lo storytelling del cibo, l’Atlante della Biodiversità di Campagna Amica“, con la presentazione per la prima volta in una sede accademica della pubblicazione realizzata da Coldiretti e dedicata al ruolo dei contadini nella salvaguardia del patrimonio agroalimentare italiano. Interverranno Stefano Consiglio, direttore del Dipartimento di Scienze Sociali – Università di Napoli Federico II, Enrica Amaturo, presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS), Alex Giordano, docente di Comunicazione, marketing e pubblicità – Università di Napoli Federico II, Alfonso Pecoraro Scanio, presidente comitato scientifico fondazione Campagna Amica, Carmelo Troccoli, direttore generale fondazione Campagna Amica, Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale Coldiretti. Introduce e modera Lello Savonardo, coordinatore scientifico Osservatorio Giovani – Università di Napoli Federico II. Sono previste le testimonianze di giovani imprenditori agricoli con storie di successo legate a prodotti della biodiversità. L’evento si inserisce nel ciclo di seminari Bit Generation promosso dall’Osservatorio Giovani.

Ufficio Stampa:

Nicola De Ieso

 

Città europea del vino 2019, il Sud riparte da “Sannio Falanghina” e Matera.

Il programma prevede 120 eventi: il 25 marzo la capitale europea del vino incontrerà la capitale europea della cultura

Entra nel vivo la macchina organizzativa di Sannio Falanghina “Città europea del Vino 2019”, il prestigioso riconoscimento assegnato al territorio beneventano da Recevin, la rete delle 800 Città del Vino presenti in 11 Paesi europei.
Il 25 marzo, a Matera, la capitale europea del vino incontrerà la capitale europea della cultura per presentare il progetto “BioWine”, asset portante e fondante del dossier inviato a Bruxelles a supporto della candidatura.

Ad un mese di distanza dalla cerimonia ufficiale di investitura, che ha segnato il passaggio di testimone dalle cittadine portoghesi di Torres Vedras e Alenquer, il Sannio è pronto a seguire il percorso tracciato nel 2016 dalle terre del Prosecco Superiore DOCG Conegliano-Valdobbiadene e a raccogliere la sfida: promuovere la cultura del vino e realizzare una filiera vitivinicola innovativa, condividendo uno statuto del Paesaggio rurale per valorizzare il territorio e disciplinare l’uso degli spazi interni.

“Il nostro obiettivo – spiega Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi – è adottare un Piano regolatore comune in tutti i territori di Sannio Falanghina, progettando un paesaggio armonioso e tutelando i nostri centri urbani ma soprattutto stimolando il senso di appartenenza ad una comunità. Il titolo di Città europea del Vino rappresenta una opportunità straordinaria per rafforzare la nostra reputazione a livello internazionale, promuovere le eccellenze, attrarre turisti e favorire uno sviluppo economico sostenibile anche per i giovani che vogliono restare nel Sannio. Abbiamo già definito il programma con gli eventi, a partire dalla partecipazione a Vinitaly e dalla presentazione del testimonial europeo e del manifesto ufficiale firmato dall’artista Mimmo Paladino”.

Per capire ancora meglio l’importanza dell’iniziativa, basta vedere le cifre di Sannio Falanghina: 12 mila ettari di vigneto, la più estesa area vitivinicola in Campania; 3 denominazioni di origine ed 1 indicazione geografica per più di 60 tipologie di vini; il 50%dell’intera produzione vitivinicola regionale, con oltre la metà del vino campano tutelato da denominazioni di origine; 900 ettari di vigne specializzate solo a Castelvenere (il 60% della superficie totale), il territorio più vitato della Campania e tra i più vitati d’Italia; 10 mila aziende impegnate nella produzione di uva; oltre 100 aziende che vinificano ed etichettano; 160 cantine con circa 2.500 lavoratori, senza considerare l’indotto; 2 milioni di euro destinati alla promozione, oltre agli investimenti già annunciati dal governatore Vincenzo De Luca; 1 sfilata dei carri realizzati ogni anno a Solopaca con i primi chicchi d’uva della stagione; 120 abitazioni già acquistate da turisti stranieri nel borgo di Guardia Sanframondi (provenienti da Scozia, Stati Uniti e Canada); la più importante realtà cooperativa della Campania ed una delle principali del Mezzogiorno, la Guardiense, con 1.000 soci, circa 140 mila ettolitri di vino prodotti annualmente, 5 milioni di bottiglie vendute in Italia e nei principali mercati internazionali. E non solo.

In programma oltre 120 eventi in 365 giorni – tra degustazioni, convegni tematici, manifestazioni culturali ed enogastronomiche – e la partecipazione a Parigi alla settimana dedicata alla cucina italiana. I prossimi impegni: 23 marzo – Guardia Sanframondi, cerimonia e nomina del testimonial europeo; 23 marzo – Spazio Campania (Milano), presentazione del progetto Sannio Falanghina e delle iniziative previste dalla Regione Campania a Vinitaly; 25 marzo – Matera, presentazione del progetto “BioWine” della Città europea del Vino 2019; 7-10 aprile – Vinitaly (Verona), presentazione del manifesto ufficiale firmato da Mimmo Paladino.
Proprio in occasione di Vinitaly, la più grande manifestazione dedicata al mondo del vino, Sannio Falanghina sarà protagonista nel padiglione della Regione Campania e nel padiglione del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo.

“Il governo regionale – afferma Erasmo Mortaruolo, consigliere regionale e delegato del presidente De Luca per Sannio Falanghina – sta lavorando per predisporre uno specifico Programma operativo complementare come valido contributo per elevare l’asticella organizzativa delle iniziative più importanti. Stiamo lavorando a pieno ritmo per il definitivo rilancio del comparto enologico facendo leva su tutti gli strumenti finanziari a disposizione con un obiettivo ben preciso: rafforzare la nostra presenza sul mercato nazionale ed internazionale. Ho voluto che si costituisse un tavolo permanente con tutti gli attori della Città europea del Vino, insieme alla Direzione regionale per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, finalizzato a mettere in piedi una progettualità di sistema ed elaborare dei contributi specifici per costruirvi le linee caratterizzanti della programmazione 2021-2027”.

Un vero e proprio distretto del vino, dunque, che comprende 23 territori sanniti e rappresenta la locomotiva del vino campano: i 6 Comuni che hanno sostenuto la candidatura (Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca, Torrecuso e Benevento) ed i 17 Comuni che hanno deciso di aderire all’associazione Città del Vino (Telese, Montesarchio, Dugenta, Amorosi, Bonea, Campoli del Monte Taburno, San Lorenzo Maggiore, Melizzano, San Lorenzello, Faicchio, San Lupo, Cerreto, Vitulano, Frasso Telesino, Paupisi, Foglianise, Ponte), oltre alla Provincia di Benevento.

 

Ufficio Stampa:

Antonello De Nicola

Alla pasticceria Sparaco di Castel Morrone a San Giuseppe la zeppola è fritta e al forno in un’escalation di sapori fra tradizione ed innovazione.

Castel Morrone, 17 marzo 2019.  Se la festa degli innamorati ha il suo “bacio”, la festa della donna la sua mimosa, il 19 marzo una data in cui si celebrano due festività importanti, San Giuseppe e la festa del papà, vuole assolutamente la sua zeppola. È un dolce che riempie di gusto la bocca ad ogni morso, una nuvola a base di pasta choux, farcita con crema pasticcera e decorata con una succosa amarena sciroppata, fritta secondo la tradizione e al forno per chi vuole scegliere la versione light e secondo alcuni nasce a Napoli, nel convento di S.Gregorio Armeno, secondo altri in quello di Santa Patrizia. Ma c’è anche chi ne attribuisce l’invenzione alle monache della Croce di Lucca o a quelle dello Splendore.

A Castel Morrone, la pasticceria Sparaco che opera nella stessa sede da più di trent’anni al civico 1 di via Taverna, un laboratorio artigianale guidato da Guido Sparaco, il giovane e talentuoso pastry chef che sta portando in alto il nome di Castel Morrone a manifestazioni  di settore  in giro per l’Italia con il suo “Ficus” e  diverse creazioni fatte di ricerca e territorialità, per questa festa del papà propone, oltre alla tradizione, anche le varianti al forno, ben dieci gusti diversi dove la pasta bignè è morbida e fragrante al punto giusto.

Si parte dunque con la fritta con una vellutata e avvolgente crema pasticcera, amarene rosse, quelle di qualità e una spolverata di zucchero a velo a cui aggiunge le speciali dal formato medio al gusto cioccolato fondente, pralinato di nocciola e pistacchio. Ancora, caffè, chantilly, noce e miele, la novità 2018 che torna anche quest’anno, una zeppola dedicata interamente a Castel Morrone, nata proprio per valorizzare alcune produzioni di cui il territorio è ricco e, per finire, zuppa inglese, torroncino per i più golosi cocco e nutella e per gli amanti della frutta c’è anche la versione a fragola.

Un tripudio di sapori che le parole non riescono a descrivere: ci si ritrova rapiti da un’escalation di dolcezza e delicatezza a partire dal boccone mignon fino al formato più grande.

La Pasticceria Nicola e Guido Sparaco (Unica Sede) è a Castel Morrone (CE) in via Taverna, N. 1 Tel. 0823. 399017

Il Prosciutto crudo di Paolo Tanara si fregia del bollino “Vero-Filiera Sostenibile”.

Il progetto “Vero-Filiera Sostenibile” si arricchisce con un pezzo da novanta nel mondo della gastronomia Made in Italy. Il “Patto di Langhirano” ha sancito ufficialmente l’ingresso nel progetto della prestigiosa azienda “Prosciuttificio Tanara Giancarlo Spa”, una delle regine del prosciutto crudo italiano.

Una selezione del famoso “Parma” potrà fregiarsi del bollino di garanzia “Vero” per i prodotti alimentari che superano uno specifico controllo di origine e qualità, nato da un’idea del professore Vincenzo Peretti e dell’esperto vendita agroalimentare Giuseppe Di Bernardo. Paolo Tanara racconta con entusiasmo il percorso culminato nel “Patto di Langhirano”: “Noi da sempre siamo stati interessati alle collaborazioni e alle sinergie con chi vuole difendere una certa qualità oltre che ai concetti di tradizione e localismi nella produzione di eccellenza. Abbiamo sposato questa iniziativa di Vero-Filiera Sostenibile perché crediamo in un prodotto originale, tradizionale e autentico che deriva da suino italiano allevato ed alimentato secondo quella tradizione che ha fatto grande i prodotti dell’agroalimentare nazionale. Ora vogliamo presentarlo al meglio mettendo la nostra storica esperienza al servizio di questo progetto in cui credo fermamente”.

Un nome importante quello di Tanara, leader della città più importante della produzione del Parma: “Rappresentiamo, senza falsa modestia, un’eccellenza di quella che è l’arte di Langhirano di fare il prosciutto crudo al naturale. Utilizzando cosce di suino nazionale e solo sale. Tanta passione, tanto tempo per avere un prodotto cento per cento naturale che fortunatamente è apprezzato e consumato in tutto il mondo”.

Una storia che parte da lontano. Paolo Tanara ricorda: “Ha preso il via con mio papà Giancarlo più di 65 anni fa. Siamo un’azienda storica di Langhirano. Anche grazie a lui questo centro è diventato famoso nel mondo per la produzione di prosciutti artigianali e di quelli stagionati. Ancora oggi cerchiamo di replicare con la stessa attenzione, la stessa cura e la stessa passione la produzione del nostro prosciutto crudo stagionato qui a Langhirano, sfruttando un’arte ormai centenaria”.

La grande novità è una sinergia per migliorare anche il Prosciutto Crudo prodotto in Campania, come racconta lo stesso Paolo Tanara: “Nelle prossime settimane sperimenteremo anche delle cosce provenienti dalla regione Campania.  Si tratta di un progetto sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II e servirà per caratterizzare sempre di più un prodotto legato a un determinato territorio”.

Una filiera garantita, con un bollino che ne sancisce definitivamente la qualità: “In questo progetto –conclude Tanara- si parla di filiera garantita con suini nazionali di almeno nove mesi di vita prima della macellazione che siano stati allevati con una alimentazione controllata. Le cosce devono avere un peso minimo di 13 chili e la stagionatura deve arrivare almeno a 15 mesi proprio per poter sviluppare quegli aromi e quei profumi che caratterizzano un prosciutto di alta qualità fatto con l’arte salumiera di Langhirano, non accettiamo compromessi. Per ottenere la  marchiatura personalizzata Vero che garantisce al consumatore il rispetto di questi obblighi che ci siamo imposti”.

Ufficio Stampa:

Roberto Esse

Al Vomero, in via Cimarosa, Osteria Partenope ha ospitato il primo appuntamento con Adunanza Deliziosa”. L’iniziativa gastronomica nata da un’ idea di Fabio Messina: titolare del ristorante di pesce dalla scenografia intima e familiare. “È stata una serata a base di abbinamenti arditi – ha spiegato il patron di Osteria Partenopea – una cena non convenzionale rispetto al panorama culinario usuale”. Dal menu della serata si è potuto constatare un “polpo marinato all’ouzo su yogurt di capra”, uno dei piatti protagonisti dell’evento.

 

Nel polpo all’ouzo è presente la voglia di sperimentare con abbinamenti nuovi, in grado di “creare scompiglio”, ma allo stesso tempo trasferire un concetto di ricercatezza. Si caratterizza per questi aspetti per la cucina di Marco Iavazzo, chef di Osteria Partenope. “Con un formidabile curriculum alle spalle, lo chef formula una cucina in linea con il nostro concetto di ristorante” ha spiegato Fabio Messina. “Osteria Partenopea si identifica in una cucina marinara. Rimaniamo nel solco della tradizione proponendo piatti a base di materie prime locali” ha proseguito Messina. Nonostante l’imprinting della tradizione, “Osteria Partenope non rinuncia ad affinarsi sotto il profilo gastronomico, cercando nuove possibilità di contaminazione con la cucina internazionale”.

L’evento gastronomico, intitolato Adunanza Deliziosa, è stato occasione per conoscere Mandrarossa. Un’interessante realtà viti-vinicola siciliana che, lo scorso 13 marso, ha portato i colori e i profumi dell’isola nella scena di Osteria Partenope. “La nostra azienda si focalizza su un concetto di tradizione legato alla Sicilia del vino, ma guarda anche ai vitigni internazionali” spiega Salvatore Palomba, responsabile di Mandrarossa. “Il nostro team svolge un lavoro certosino nel ricercare i vitigni più adatti a sposare il territorio e il microclima della Sicilia” ha proseguito Palomba. È un esempio il Santannella, un blend di Fiano e Chenin de Blanc.

“Rispetto al vitigno campano, il nostro Fiano nasce nel territorio calcareo della Sicilia, per questo presenta maggiore struttura e pienezza al sorso” spiega Salvatore Palomba. “Fiano e Chenin Blanc, vitigno francese dalle caratteristiche più delicate, insieme danno vita a un vino di carattere come il Santannella bianco: accompagnamento ideale per le portate di Adunanza Deliziosa” conferma Fabio Messina soddisfatto del lavoro svolto.

 

12, 13 e 14 aprile 2019 – presso il “Ragusa Off” (Via Tuscolana, 179), a Roma

A LA CITTÀ DELLA PIZZA
TUTTI A SCUOLA DAI GRANDI MAESTRI PIZZAIOLI

Nello spazio workhsop e laboratori una full immersion nel goloso mondo della pizza, tra impasti, cotture, topping e abbinamenti.

Un ricchissimo calendario di workshop e laboratori in grado di soddisfare tutte le esigenze e le curiosità del pubblico di appassionati e di addetti ai lavori. Questo è quanto si prepara ad andare in scena, insieme alle oltre 120 ricette di pizza e stuzzicanti proposte food, nello spazio convegnistico della terza edizione de La Città della Pizza, manifestazione organizzata da Vinòforum in collaborazione con Ferrarelle, in programma a Roma da venerdì 12 a domenica 14 aprile presso gli oltre 5.000mq di Ragusa Off (via Tuscolana, 179).

Molti gli argomenti sotto i riflettori: dalla sempre viva attenzione per gli impasti alla cura per i topping, senza dimenticare l’importanza degli abbinamenti che fanno ormai parte dell’offerta delle migliori pizzerie dello Stivale. In sintesi un viaggio attraverso i trend in continua ascesa e le certezze ormai conseguite.

Partendo dai workshop (riservati agli addetti ai lavori), ecco quindi tutti gli appuntamenti, giorno dopo giorno:
Venerdì 12 aprile, alle ore 17.00 apertura in grande stile, con la partecipazione straordinaria del maestro pizzaiolo Franco Pepe (Pepe in Grani), per “Pizza full experience”. Un excursus sugli aspetti nutrizionali della pizza, sempre più sotto la lente di ingrandimento per i pizzaioli alla ricerca del giusto equilibrio tra gusto e salute.
Alle ore 19.00 si prosegue parlando di “Pizza e cocktail”. Un fenomeno in continua espansione, tanto che il birrificio Baladin, pioniere del movimento artigianale nella Penisola, nel 2018 ha creato il Beermouth, uno spirit nato dall’unione di una birra di grande personalità e struttura con una miscela di 13 erbe botaniche tradizionali. Il Beermouth sarà alla base di un cocktail creato in onore dei 100 anni del Negroni; in abbinamento Salvatore Salvo (Pizzeria Francesco&Salvatore Salvo) proporrà una pizza fritta studiata ad hoc. Il workshop vedrà la partecipazione di Teo Musso(Baladin).
Sabato 13, alle ore 11.30, il buongiorno è “scrocchiarello” con “Pizza romana: alle origini di uno stile”. Passato, presente e futuro della pizza capitolina, dagli storici forni di quartiere agli impasti contemporanei con topping gourmet. A partecipare saranno le diverse anime del panorama romano: il precursore Giancarlo Casa (La Gatta Mangiona), l’innovatore Gabriele Bonci (Pizzarium), l’inventore del mitico trapizzino Stefano Callegari (Sforno e Tonda), le nuove leve Francesco Arnesano(Lievito), Fabrizio Franco e Omar Abdel Fattah (Pane e Tempesta); in questo contesto una delle voci sarà rappresentata anche da Confesercenti Nazionale con l’Associazione Panificatori.
Alle ore 17.15 si cercherà di dare una risposta all’interessante quesito “Cosa significa pizza di territorio?”. A spiegare vantaggi e svantaggi del fare la pizza fuori dalle grandi città saranno Salvatore Gatta (Fandango), Paolo De Simone (Da Zero), Angelo Rumolo (Pizzeria Castello).
Altro tema di sicuro interesse è quello che riguarda il modo migliore per concludere una serata in pizzeria, tra pizze dolci e dessert al cucchiaio, tradizione e sperimentazione. Alle ore 18.30 ecco dunque “La pasticceria in pizzeria”. A discuterne saranno un grande pasticcere italiano e due pizzaioli dal passato “dolce”, Fabio Ciriaci (Gusto Madre Alba) e Luigi Cippitelli (Pizzeria Luigi Cippitelli), a riprova del fatto che pizzeria e pasticceria (entrambe discipline dell’arte bianca) hanno molto in comune.
L’ultima giornata di lavori, domenica 14 aprile, si apre alle ore 12.00 con “L’ondata veneta continua?”. In Veneto si è sviluppato un nuovo modo di concepire e fare la pizza, distaccandosi dalla tradizione napoletana. Ne parlano e ne indagano il futuro due grandi rappresentanti, con due stili differenti: Renato Bosco (Saporè) e Denis Lovatel (Da Ezio).
Chiusura, alle ore 17.00, affidata a “La pizza vegetariana”. Quello del vegetarianesimo è senza ombra di dubbio un trend in continua espansione e il mondo vegetale sta entrando con forza sempre maggiore anche nelle pizzerie. Tra i più attivi su questo fronte ci sono sicuramente due tra i maggiori esponenti di Roma e Napoli: Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati) e Ciro Salvo (50 Kalò).

Ma, La Città della Pizza sarà per tutti gli appassionati anche un’occasione straordinaria per carpire i segreti dei migliori maestri pizzaioli d’Italia. Grazie ai laboratori infatti, i pizza lover potranno seguire in prima persona, con le mani in pasta, i preziosi consigli dei professionisti.
Si parte venerdì 12 aprile, alle ore 19.00, con “Pizza in teglia” e a salire in cattedra sarà proprio il re della pizza al taglio, Gabriele Bonci.
Sabato 13, alle ore 13.30, al via l’utilissimo corso “La Pizza di Casa”, durante il quale Marzia Buzzanca (Percorsi di Gusto), spiegherà come fare ad ottenere una pizza gustosa e perfetta anche nel forno di casa.
Alle ore 16.15, con Davide Fiorentini (O’ Fiore Mio), si va a scuola di “Topping”. Alla ricerca dei condimenti, semplici o più ricercati, in grado di rendere speciale ogni pizza. L’eccellenza del Made in Italy sarà protagonista del laboratorio con il Prosciutto di San Daniele Dop.
Alle ore 19.00 i fun della “versione croccante” potranno prendere appunti durante il lab “Impasto per la pizza romana” a dirigere i lavori i romani veraci Jacopo Mercuro e Mirko Rizzo (180g Pizzeria Romana).
E, a proposito di “Impasti”, l’appuntamento imperdibile, domenica 14 aprile, alle ore 12.00, è con Francesco Martucci (I Masanielli), caposcuola della nouvelle vague casertana.
Alle ore 13.30, si riparte da “Il Pane”, sorta di primo amore per molti pizzaioli, proprio come per Renato Bosco (Saporè).
Alle 15.00 riflettori puntanti su “Il pomodoro”, ingrediente principe della pizza. A indicare la via per il migliore utilizzo possibile sarà Roberta Esposito (La Contrada).
Alle ore 16.30 Pasqualino Rossi (Elite) guida i presenti nel mondo de “La pizza nel ruoto”, altro fenomeno in fermento. A fare da sparring partner i formaggi selezionati dall’Onaf.
Si chiude, alle ore 18.00, ancora con i “Topping” e il grande maestro dei condimenti Edoardo Papa (In Fucina), che condurrà i più appassionati in un percorso di aromi e sapori, scegliendo tra materie prime d’eccellenza, tra le quali non mancherà il Prosciutto di San Daniele Dop.

E se gli adulti saranno impegnati nelle “lezioni di pizza”, i più piccoli non resteranno certo a guardare. Pensati per loro sono infatti i divertenti ed educativi “Kids Lab”, realizzati anche quest’anno grazie alla collaborazione con Boing (canale 40 del DTT) e Cartoonito (canale 46 del DTT) e dedicati appunto ai bambini dai 4 ai 12 anni.

“Un’offerta convegnistica e didattica – sottolinea Emiliano De Venuti, CEO di Vinòforum e ideatore de La Città della Pizza – quanto mai ricca e varia. La manifestazione, infatti, rimane a tutti gli effetti un momento essenziale di incontro per gli addetti ai lavori, che in questi tre giorni trovano la nostra iniziativa un ideale palcoscenico di confronto.” 

Infine, in attesa di scoprire i protagonisti di “Maestri in Cucina”, ovvero i grandi chef e i maestri pizzaioli autori dei pranzi e delle cene a quattro mani (con posti limitati), ecco ricapitolati tutti i nomi dei pizzaioli presenti nelle “case” durante la tre giorni de La Città della Pizza 2019:

Ciro Salvo, 50 Kalò, categoria “Napoletana” // Napoli
Pier Daniele Seu, Seu Pizza Illuminati, categoria “All’Italiana” // Roma
Giuseppe Pignalosa, Le Parule, categoria “Napoletana” // Ercolano (NA)
Davide Fiorentini, ‘O Fiore Mio, categoria “A degustazione” // Faenza (RA)
Rosario Ferraro, L’Antica Pizzeria da Michele, categoria “Napoletana” // Napoli
Carlo Sammarco, Carlo Sammarco Pizzeria 2.0, categoria “Napoletana” // Aversa (CE)
Filomena Palmieri, Pizzeria Da Filomena, categoria “Al Taglio” // Castrovillari (CS)
Mirko Rizzo e Jacopo Mercuro, 180g Pizzeria Romana, categoria “Romana” // Roma
Ciccio Vitiello, Casa Vitiello, categoria “Napoletana” // Tuoro (CE)
Giancarlo Casa, La Gatta Mangiona, categoria “All’Italiana” // Roma
Carmine Donzetti, Pizza & Fritti, categoria “Fritta” // Casandrino (NA)
Francesco Arnesano, Lievito, categoria “Al Taglio” // Roma
Lello Ravagnan, Grigoris, categoria “All’Italiana” // Mestre (VE)
Fabio e Michele Tramontano, Al ritrovo degli amici, categoria “Fritta” // Maddaloni (CE)
Tommaso Vatti, La Pergola, categoria “A degustazione” // Radicondoli (SI)
Marco Rufini, Casale Rufini, categoria “All’Italiana” // Gallicano nel Lazio (RM)
Vincenzo Esposito, Carmnella, categoria “Napoletana” // Napoli
Denis Lovatel, Da Ezio, categoria “A degustazione” // Alano di Piave (BL)
Sami El Sabawy, La Pianetta, categoria “Romana” // Fiumicino (RM)
Giuseppe Maglione, Daniele Gourmet, categoria “All’Italiana” // Avellino
Angelo Greco e Giuseppe Furfaro, Trianon, categoria “Napoletana” // Napoli
Alessandro Coppari, Mezzo Metro, categoria “All’Italiana” // Senigallia (AN)
Ivano Veccia, Qvinto, categoria “Napoletana” // Roma
Angelo Tantucci, Capriccio, categoria “All’Italiana” // Monsano (AN)
Errico Porzio, Pizzeria Porzio, categoria “Napoletana” // Napoli
Matteo Aloe, Berberè, categoria “All’Italiana” // Bologna
Valentino Tafuri, 3 Voglie, categoria “All’Italiana” // Battipaglia (SA)
Roberto Orrù, Sa Scolla, categoria “All’italiana” // Baradili (OR)
Salvatore Santucci, Ammaccàmm, categoria “Napoletana” // Pozzuoli (NA)
Mario Panatta e Sara Longo, Pizza Chef, categoria “Al taglio” // Roma

Isabella De Cham, Isabella De Cham Pizza Fritta, categoria “Fritta” // Napoli
Angelo Pezzella, Angelo Pezzella Pizzeria Con Cucina, categoria “Napoletana” // Roma

Francesco Di CeglieIl Monfortino, categoria “Napoletana” // Caserta

Diego Vitagliano e Sara Palmieri, 10 Diego Vitagliano, “Senza glutine” // Napoli
Alessio Mattaccini, Spiazzo, “Fritti all’Italiana” // Roma
Marco e Antonio Pellone – Ciro Pellone Pizzeria, “Fritti all’Italiana” // Napoli
Martino Bellincampi, Pastella, “Fritti all’Italiana” // Roma

 

COLPO D’OCCHIO – LA CITTÀ DELLA PIZZA 2019
LOCATION: Ragusa Off – Via Tuscolana, 179 – Roma
GIORNI E ORARI DI APERTURA: Venerdì 12 aprile ore 18.00 – 24.00 / sabato 13 aprile ore 11.00 – 24.00 /
domenica 14 aprile ore 11.00 – 23.00
Ingresso gratuito.
Per tutte le info e le prenotazioni www.lacittadellapizza.it

Ufficio Stampa:

MG Logos

 

La cultura napoletana incontra quella spagnola a Pomigliano D’Arco: il risultato è Nadrid – Pizza y Tapas. Un format di cucina fusion che porta a tavola il bagaglio gastronomico di due realtà lontane ma con diversi punti di contatto. “Nadrid nasce dalla voltà di riscoprire le radici storiche di Napoli. È stata capitale del Regno delle Due Sicilie, dove per secoli hanno governato i re di Spagna della dinastia dei Borbone” ha spiegato Carmine Montella, il titolare della pizzeria ispano-napoletana.

Un legame celebrato attraverso il “food”.

Si tratta di una realtà gastronomica molto giovane, Nadrid ha infatti aperto nell’ottobre del 2018. Solo cinque mesi di attività ma carichi di energia, grazie a un ristoratore giovane e pieno di entusiasmo per il suo progetto. Carmine Montella ha lavorato nella ristorazione a Madrid e a Barcellona, dove ha potuto di innamorarsi della cucina e del modo di vivere alla spagnola. “Prima di aprire questo format a Pomigliano D’Arco, ho gestito un ristorante di cucina spagnola – spiega Montella – paella e tapas erano all’ordine del giorno”.

“Il concetto della pizzeria ispano-napoletana è celebrare il gusto del più tipico dei piatti partenopei, la pizza, e dei celebri antipasti della cucina spagnola, le tapas” ha spiegato il pizzaiolo di Nadrid, Armando Califano. Pizza e tapas, nella realtà di Nadrid, è un binomio che richiama subito il matrimonio tra la cucina spagnola e quella napoletana: insieme per dare vita a una tavola gustosa e ricca di prodotti di alta qualità.

“Nella nostra filosofia di pizzeria non concepiamo il gourmet, inteso come stravolgimento dell tradizione – spiega Carmine Montella – ma solo l’incontro delle tipicità artigianali e agroalimentari dei due Paesi portavoce del nostro progetto, la Spagna e l’Italia con la città di Napoli”. Pizzeria Nadrid propone due modi di trasmettere il concetto di tradizione: uno in chiave partenopea e l’altro è prettamente fusion.“Nel menu proponiamo una selezione di pizze storiche, fra queste vanno citate la Marinara, la Cosacca e lo Scarpariello” spiega Carmine Montella. “C’è poi un menu in cui la pizza diventa supporto per sfiziose ricette. Ricordiamo la Pizza Nadrid, dove abbiamo una Pacchetella del Piennolo Dop, un Pomodorino giallo del Vesuvio, una Mozzarella di Bufala Dop e un pregiato Jamon Iberico” ha proseguito il titolare di Nadrid.

 

 

Anche l’arredamento rispecchia il progetto di unire la cultura spagnola e napoletana in un “fusion” di successo: “Lo stile di Nadrid è decisamente industrial – spiega Montella – pareti con mattonelle bianche, richiami alla fabbrica e tavoli di marmo sono richiami alla tradizionale pizzeria napoletana. I quadri di Carlo III e Filippo V rappresentano il legame che Napoli ha con la Spagna”.

 

 

 

Anche noi della Buona Tavola abbiamo voluto dedicare un focus sulla pasta e i falsi miti che spesso accompagnano l’alimento principe della cucina italiana. Fra questi, quello secondo cui la pasta mangiata di sera sarebbe fonte di calorie nemiche per la dieta. Per evitare che le false credenze influenzino il nostro stile di vita, abbiamo ascoltato il parere della nutrizionista Francesca Marino. Con l’esperta abbiamo approfondito “in pillole” l’argomento della pasta, vasto e pieno di variabilità a seconda dei casi presi in considerazione.

Alimento semplice e sano, fonte di energia.

“Grazie alla sua composizione di semola di grano duro e acqua, la pasta può definirsi un prodotto assolutamente naturale e semplice – spiega la dottoressa Marino – ha la proprietà di mantenere attivo il nostro metabolismo”.

La pasta rientrebbe dunque  fra i cibi “amici” del nostro benessere: “composta dal 70% di carboidrati complessi, dal 13% di proteine e pochissimi grassi, la pasta ci fornisce l’energia di cui abbiamo bisogno per affrontare la giornata” conferma la nutrizionista. La dottoressa Marino ha utilizzato una metafora di effetto per trasferirci il valore nutrizionale della pasta. “Una legna per il camino: è così che la pasta funziona per organismo umano”. Un sollievo ascoltare queste notizie per noi appassionati di cultura enogastronomica.

Della pasta apprendiamo che si tratta di un alimento buono e completo, che acquista carattere con il giusto condimento“È ottimale l’accompagnamento della pasta alle verdure, al pesce e ai legumi: insieme formano un piatto completo a livello di proteine e di fibre” prosegue Marino.

I falsi miti legati alla pasta. Tutta una questione di dosi.

“Perché la pasta non diventi nemica della dieta, occorre prestare attenzione alle dosi e al condimento – raccomanda la Marino – è preferibile condire con parsimonia se si tratta di parmigiano e altri tipi di formaggi”. “In presenza di buona salute la pasta è un alimento positivo. Ha un basso indice glicemico, giova al cuore ed evita il rischio cardiovascolare” conferma la nutrizionista.

Il “mito” secondo cui la pasta farebbe ingrassare la sera, stando alle pillole di informazione della dottoressa Marino, è falso. Anzichè addossare tutte le responsabilità alla pasta, si dovrebbe ragionare su un’alimentazione varia e distribuita nei tre pasti canonici della giornata. Magari accompagnati da due spuntini: uno durante la mattina e uno al pomeriggio. “Si dovrebbe mangiare poco e spesso” conferma Marino.

Un altro punto a favore per la pasta “è la sua proprietà di conciliare il sonno e diminuire lo stress”, beneficio che si riscontra proprio con l’assunzione a cena dell’alimento. In altre parole si parla di uno stato di benessere dovuto alla serotonina contenuta nell’amido della pasta. “La serotonina è l’ormone del buon umore, frutto di una sintesi del glucosio che è presente nell’amido. Quest’ultimo è un fondamentale carboidrato della pasta” precisa la nutrizionista, premurosa nel guidarci attraverso le virtù nutrizionali della pasta.

 

 

 

“Quando un cliente si complimenta per la bontà di un piatto, gli rivelo un semplice segreto – spiega lo chef Felice Di Bonito – bastano poche e buone materie prime per fare la differenza in cucina”. Territorialità e stagionalità sono i valori cardine per la Cantina dell’Abbazia, ristorante situato in località San Martino. Frazione di Pozzuoli incastonata nel paesaggio dei Campi Flegrei.

Il piccolo borgo vanta una tradizione millenaria per la viticoltura e la produzione di ortofrutta, aspetti che spiegano l’impegno dello chef Di Bonito nel premiare le bontà agroalimentari del territorio. “Valorizzare i prodotti a chilometro zero significa non solo realizzare piatti di qualità, ma anche sostenere il lavoro di tanti agricoltori che producono in funzione delle stagioni” ha spiegato lo chef alla guida della Cantina dell’Abbazia.

Gastronomia legata alla vita di campagna.

La cucina del ristorante propone un ritorno alle origini per il palato degli ospiti, merito dello chef Felice Di Bonito che della tradizione fa il suo punto di forza.  Rispetto all’attuale orientamento di molti chef, che puntano alle novità, lo chef di Pozzuoli si distingue per un certo anticonformismo. “In un periodo in cui tutti puntano all’innovazione, io cerco di riscoprire sempre di più i sapori del passato” spiega lo chef. Di Bonito proviene da una cultura gastronomica ben consolidata in famiglia: fra i suoi partenti, macellai e ristoratori di fama del panorama della ristorazione a Pozzuoli.

“Il filo conduttore dei miei piatti è una memoria genetica legata alle usanze gastronomiche del passato” spiega lo chef. “Nella mia famiglia era abitudine tramandare i piatti poveri della tradizione: spesso erano composti dai tagli meno nobili della macelleria ma acquisivano nobiltà grazie al saper fare di chi li trasformava” ha proseguito Di Bonito. La trippa al sugo, ottenuta dal quinto quarto dell’animale, o la zuppa forte detta anche soffritto, testimoniano la volontà dello chef di riportare in auge una cultura agricola che si è andata a perdere.

“La nostra cultura nasce a contatto con la campagna, è questo il messaggio che mi piace trasmettere ai miei ospiti” ha confermato lo chef alla guida di Cantina dell’Abbazia. Un legame culturale e affettivo al territorio che, nella cucina dello chef  Di Bonito, si esprime in piatti che ricordano una gastronomia ingegnosa, creata a partire da ingredienti poveri. A questa filosofia si aggiunge l’estro creativo dello chef, che interpreta la tradizione in chiave attuale: “Il mio repertorio si rivolge a chi conserva la memoria del passato e a chi vuole apprenderla” afferma Di Bonito. Nelle sue parole, l’obiettivo di promuovere alcune ricette del passato presso le nuove generazioni.

“Adunanza Deliziosa – Reati con gusto” è la nuova idea di Fabio Messina, figlio d’arte della gastronomia partenopea da ben tre generazioni. Tutto parte dal suo sogno originale: intercettare i desideri culinari delle persone, regalando un momento di gusto indimenticabile.

Questo format gastronomico, richiamando ironicamente il reato di “radunata sediziosa”, vuole condurre i partecipanti in un percorso di degustazioni fuori dai soliti schemi. Anzi, per dirla con l’articolo penale del reato da cui prende nome: “diretto a provocare pubblico scompiglio”.

Per la prima serata, in programma mercoledì 13 marzo ore 20:30, il complice di “reato” è l’azienda siciliana Mandrarossa Wines: la cena si articolerà attraverso cinque portate, ognuna abbinata a un vino della cantina sicula, che attestano il fil rouge tematico di ogni appuntamento, ossia sarà un’interpretazione della generosità del mare, la freschezza della brezza marina e le carezze del sole sul golfo di Napoli.

Tutto sarà condito da riflessi di contaminazione gastronomica.

La partecipazione prevede un limite posti di 35 persone.

Partner dell’evento: Casolaro Hotellerie SpA Divise & Divise – Abbigliamento Professionale

Cena degustazione completa di vini: 50 euro a persona

Per info e prenotazione (obbligatoria):
0815584006

SAN GIORGIO A CREMANO: A VILLA BRUNO  UN CONVEGNO SUI DISTURBI ALIMENTARI CON LA SCRITTRICE IMMA VENTURO

“Saziare la bulimia. Diario sincero del mio percorso di cura”: questo il titolo del libro che sarà presentato – martedì 16 aprile a partire dalle ore 18:00 (ingresso gratuito) – presso la Biblioteca di Cultura Vesuviana Sac. Giovanni Alagi, presso Villa Bruno, in via Cavalli di Bronzo 20, a San Giorgio a Cremano (NA). Il luogo è facilmente raggiungibile anche in Circumvesuviana in quanto è a pochi metri dalla Stazione “San Giorgio Cavalli di Bronzo”.

La presentazione avverrà nell’ambito di un Convegno sui disturbi alimentari organizzato dall’Associazione culturale CamCampania per la Scrittrice Imma Venturo, che – insieme alla sua compagna di percorso Cristina Asquino (che racconterà la propria esperienza) – con questa iniziativa, intende sensibilizzare gli “addetti ai lavori” su un tema tanto delicato ma non adeguatamente affrontato, ovvero quello dei disturbi alimentari, e lo fa tramite un atto di coraggio, che è consistito nel racconto sincero di ciò che ha rappresentato per lei la lotta alla bulimia: ce ne parlerà, il 16 aprile, all’interno di un convegno al quale prenderanno parte esperte del settore: Dott.ssa Vania Costa, psicologa e psicoterapeuta; Dott.ssa Assunta Romano, biologa nutrizionista. Modera la Dott.ssa Francesca Andreoli, giornalista.

L’Ufficio Stampa è a cura della Dott.ssa Palma Emanuela Abagnale, Direttore Responsabile della rivista CamCampania, che promuove le risorse del territorio: umane, artistiche, culturali, ambientali ed enogastronomiche, tramite la comunicazione integrata e l’organizzazione di eventi a tema, come quello in questione che, non a caso, si svolge all’interno di un luogo dal fascino antico: Villa Bruno, villa vesuviana sita in via Cavalli di Bronzo a San Giorgio a Cremano, che da tempo è il centro culturale di San Giorgio, ospitando concerti, manifestazioni ed il premio Troisi, dedicato ai giovani comici. Ospita inoltre molti uffici comunali ed è sede di varie associazioni. Dal 2002 è anche sede della biblioteca comunale, sulla base di una cospicua donazione fatta dal cav. Giacinto Fioretti, che ne ha anche curato la sistemazione. È quindi conosciuta come “Palazzo della Cultura Vesuviana”.

L’evento è patrocinato moralmente dal Comune di San Giorgio a Cremano e dalla Cooperativa sociale che gestisce la Biblioteca ospitante, Sire Coop.

Media Partner dell’evento è invece l’Associazione culturale CamCampania (www.camcampania.it).

IMMA VENTURO è nata a Napoli nel 1979 e vive ora a Thun, in Svizzera. Tra le sue più grandi passioni la lettura e la scrittura, che la hanno accompagnata nel percorso per sconfiggere la bulimia. Ha cominciato a scrivere un diario, dal dicembre 2001 al dicembre 2002, per mettere nero su bianco i propri stati d’animo, in un periodo in cui credeva che la sua vita non avesse più senso.

“Quello che oggi presento, con forza ed orgoglio, come il mio libro – ha affermato la scrittrice durante un’intervista – è il diario che mi ha, in un certo senso, tenuto compagnia quando sono stata ricoverata in un centro per DCA di Potenza.                                        

Considerato che nel corso degli anni ho avuto varie ricadute, negli ultimi mesi ho deciso di voler star bene una volta per tutte e, nel febbraio del 2018, ho ripreso in mano la mia vita ed il mio diario, che ho voluto trasformare in un libro. Il mio intento è quello di porre maggiormente l’attenzione sui DCA (disturbi del comportamento alimentare) perché sono delle malattie subdole, che entrano silenziosamente ed in punta di piedi nella vita delle persone e le divorano prima che se ne accorgano. I motivi possono essere diversi, e possono dipendere dal tipo di rapporto che si ha con la propria madre e dalle violenze psicologiche subite durante l’infanzia e l’adolescenza. Con le mie iniziative, col mio racconto, voglio lanciare un messaggio a chi soffre di DCA: non sei sola, non sei solo, e non devi vergognarti, piuttosto chiedi aiuto a chi può capirti.”

Ufficio stampa:

Palma Emanuela Abagnale

Si espande e viaggia tra le note come un refrain la nuova apertuta a Napoli: Riff, locale a degustazione musicale

Nel cuore del quartiere Chiaia, più precisamente in Via Giuseppe Martucci 87, giovedì 14 Marzo 2019 inaugura il Riff. Il Riff nasce dalla voglia di mettersi in gioco, dall’energia di una famiglia, i cui componenti hanno unito le forze per giungere alla realizzazione di un progetto innovativo. L’idea
nasce, probabilmente, in una calda giornata d’estate, quando Andrea Giannino, titolare e barman del Riff, coinvolge la mamma Emanuela, il papà Roberto e la sorella Alessia, in un’avventura, che mai nessuno avrebbe immaginato di intraprendere.

Il Riff non è il solito baretto, ma un lounge bar pensato ad hoc per rispondere alle esigenze di un pubblico giovane, sempre più attento alla qualità delle materie prime. L’idea è quella di unire la passione per il “bere bene” e la musica. A partire dal nome: il riff infatti è una frase musicale che si ripete di frequente all’interno di una composizione. E il nome del locale è inciso all’interno di un plettro musicale, divenuto il logo del locale stesso. Ogni dettaglio è pensato per rievocare la buona musica di un tempo. I particolari del Riff sono frutto dell’estro creativo di Roberto, padre di Andrea: dal sottobicchiere al menù, dall’insegna ai quadretti. In quello che è il contesto musicale del locale, lo stile industrial è l’elemento che calza a pennello.

Ci si dimentica per un momento di essere a Napoli e con la fantasia ci si ritrova in una vecchia fabbrica americana degli anni ’50, riadattata a bar.
Lampade vintage a sospensione, mattoncini, tubi dell’acqua che fuoriescono dalle mura: questi sono solo alcuni dei tratti distintivi di questo stile. Al Riff in questa atmosfera un po’ retrò, sarà possibile sorseggiare cocktail e vini di qualità, accompagnati da taglieri e stuzzichini vari, con un piacevole sottofondo musicale.
Giovedì 14 marzo l’inaugurazione sarà aperta al pubblico con uno special price: cocktail + shot 5 euro, accompagnato da un free buffet.

 

Ufficio stampa:

Kama Communication

Presso la splendida location dell’Hotel Villa Gabrisa a Positano, incastonato nel meraviglioso contesto della Costiera Amalfitana, lunedì 18 marzo ore 20.00, si terrà “POSITANO-LA SERA DEI BIANCHI BENDATI”, ovvero una degustazione alla cieca di 6 vini provenienti da due regioni italiane. La serata ideata e organizzata da Angela Merolla si svolgerà rigorosamente alla cieca, senza rivelare la regione, la cantina produttrice, il vitigno e l’annata dei vini posti in degustazione, questo per rendere l’esame organolettico più oggettivo possibile, evitando di condizionare i giudizi dei degustatori.

Poco distanti dal mare di Positano, i vini saranno serviti con etichette e bottiglie bendate, una lettura intrigante quanto affascinante, per una serata finalizzata all’approfondimento di terroir e uve diverse tra loro.  Sarà valutato ogni vino da un punto di vista visivo, olfattivo, gusto-olfattivo, dando un voto finale e suggerendone l’abbinamento cibo. Solo a degustazione ultimata si renderanno noti i nomi dei vini e delle aziende produttrici, insieme alle informazioni tecniche di ogni etichetta. La degustazione dei vini include un percorso gastronomico di alta qualità.

— CANTINE

Villa Venier – Treviso TV www.villavenier.com

Gianni Tessari – Roncà VR www.giannitessari.wine

Tenuta Cavalier Pepe – Luogosano AV www.tenutacavalierpepe.it

Az.Vitivinicola Nardone Nardone – Pietradefusi AV www.nardonenardone.it

Cantine Fontanarosa – Frasso Telesino BN www.cantinefontanarosa.it

— PARTNER FOOD:

 Pizzeria Opera – Faiano SA
Tris fritti Opera:
Frittatina di pasta con carciofi
Crocchè di patate viola
Arancino classico 

Jamonita – Nocera Inferiore SA
Tris di formaggi campani: Formaggio di capra stagionato 6 mesi; Formaggio di pecora stagionato 12 mesi; Blu di Bufala 

DiVin Baguette – Maiori SA
Baguette Delicato: Provola fresca di Tramonti , filetto di alici sott’olio, pomodorini gialli Solania, zeste di limone e olio aromatizzato al limone 

Tenuta Celentano – Nocera Inferiore SA
In degustazione: Olio extravergine d’oliva Dop Colline Salernitare  

Azienda Solania – Nocera Inferiore SA
Pomodorini gialli 

Apicoltura Mattei di Cristian Mattei – Lapio AV
In degustazione: Miele da metodi biologici

Panificio Filippo Cascone – Lettere
Pane Cafone da lievito madre-3 impasti con lievitazione di 58 ore
Grissini alle olive verdi cilentane e olio evo

Il Gusto della Costa – Positano SA
Limoncello
Confettura di cipolle di Tropea
Confettura di fichi di Praiano

EVENTO SU INVITO 

Hotel Villa Gabrisa
Via Pasitea, 223
Positano
www.villagabrisa.it

Ufficio stampa:
Angela Merolla
Email: meroangela@libero.it

“Aeffe Beer Day”

 

28 marzo 2019, dalle ore 9 alle 17

Birrificio Artigianale Aeffe – Nocera inferiore (SA)

 Ingresso libero e gratuito

 

Un mondo sempre in fermento, e non solo per via della produzione. La birra artigianale campana cresce, cambia, migliora. Un divenire che necessita di fermarsi a riflettere, almeno una volta all’anno e di certo assieme a tutti gli attori del settore.

Ne sono convinti Arturo Spinelli e Ferdinando Di Landro, fondatori ed animatori del Birrificio Artigianale Aeffe, di recente trasferitosi a Nocera Inferiore. E’ lì che, all’interno del nuovo stabilimento di oltre mille metri, hanno pensato di accogliere il primo “Aeffe Beer Day”.

Nome che fa rima con “birthday”, di conseguenza con festa, condivisione, ma anche “riflessione aperta”.

L’appuntamento è per il prossimo 28 marzo, a partire dalle ore 9 e fino alle ore 17. Una intera giornata in cui lo stabilimento aprirà le porte ad esperti, addetti ai lavori e semplici appassionati, affinché si possa discutere di birra artigianale in maniera corale e scambiarsi, informalmente, pareri e consigli.

A vivacizzarla una serie di “musicisti liberi” che faranno comparse improvvise, mentre a coordinare i diversi momenti ci sarà la food writer Antonella Petitti.

Si partirà da una cotta pubblica, spiegata e seguita meticolosamente dai mastro birrai Salvatore Arnese e Francesco Maiorano, che servirà non solo a mostrare il lavoro che c’è dietro ad una birra ma segnerà la nascita di un nuovo prodotto Aeffe.

Si tratta  di una Session Saison che sarà vestita con un’etichetta speciale disegnata proprio utilizzando la birra, firmata dall’artista laziale Ugo Art, anch’essa svelata nell’occasione.

Durante la giornata si alterneranno interventi autorevoli, tra cui quello del degustatore Alfonso Del Forno, coordinatore di Unionbirrai e presidente dell’Associazione Nonsologlutine Onlus, e di Ciro Tortora, tecnico della Soltar Chimica.

L’ingresso è libero e gratuito ma necessita di prenotazione tramite e-mail all’indirizzo info@afbirra.it, segnalando indicativamente la fascia oraria prescelta.

 

PROGRAMMA

Ore 9_Benvenuto

Ore 9:30_Inizio cotta pubblica

con i mastro birrai Salvatore Arnese e Francesco Maiorano

Ore 10:30_Presentazione nuovo prodotto della Session Saison

Ore 11:30_ La Birra artigianale in Campania: lo stato dell’arte!

con Alfonso Del Forno, degustatore e beer writer

Ore 13_Colazione con degustazione di “Birra Margherita” (weiss, strong e belgian ale)

Ore 15_La produzione di birra casalinga: gli aspetti tecnici

con i mastro birrai Salvatore Arnese e Francesco Maiorano

Ore 16_Elemento fondamentale: la sanificazione

con Ciro Tortora della Soltar Chimica

Ore 16:30_ Presentazione etichetta Aeffe realizzata con la birra e firmata dall’artista Ugo Art

Ore 17_Saluti

con Ferdinando Di Landro e Arturo Spinelli

La giornata sarà coordinata e condotta dalla food writer Antonella Petitti

 

Birrificio Artigianale Aeffe

Via S. D’Alessandro, 43 | Nocera Inferiore (SA)

info +39 0815162434

www.afbirra.it

Pagina Fb:  Aeffe Birra

Pagina Instagram: Birrificio Aeffe

 

Ufficio stampa:

Redazione Rosmarinonews.it

L’11 marzo alla Dolce & Salato la presentazione del libro di Luciano Pignataro

“La pizza. Una storia contemporanea”.

 La tradizione della pizza e la sua evoluzione.

Una storia contemporanea, così viene definita la pizza nel volume omonimo edito da Hoepli del giornalista Luciano Pignataro firma del Mattino di Napoli, autore di numerose pubblicazioni e di uno dei blog più accreditati del panorama enogastronomico italiano. Più che un libro è un vero e proprio manuale che racconta per la prima volta in modo autorevole, il percorso storico e contemporaneo della pizza, un atlante storico e geografico che accompagna il lettore tra le diverse versioni di questo piatto, una riflessione appassionata e competente tra impasti, lievitazioni e cotture. La presentazione lunedì 11 marzo alle ore 18 presso la scuola Dolce & Salato che ha sede a Maddaloni (CE) in via Forche Caudine n. 141, fondata e diretta dai maestri chef Giuseppe Daddio e Aniello di Caprio.

 

Per discutere di tradizione e di evoluzione, quest’ultima avvenuta grazie all’apertura alla formazione, quindi allo studio teorico e pratico di una eccellenza che parte da Napoli e fa il giro del mondo, non poteva che essere il prestigioso ente casertano, punto di riferimento da oltre vent’anni nel settore del cibo, primo nel centro Sud-Italia. La Dolce & Salato è il luogo dove regna conoscenza, mestiere, etica professionale, accoglienza.

 

Con l’autore, Luciano Pignataro, dialogheranno: Gennaro Famiglietti, Console Onorario di Bulgaria e presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale; Catello Maresca, magistrato alla Direzione  Nazionale Antimafia e cofondatore dell’Associazione Arte e Mestiere che si occupa di tramandare antichi mestieri della tradizione partenopea e formare al lavoro i ragazzi, in particolare quelli provenienti da famiglie in condizioni di disagio socio-economico; il gastronomo campano Giustino Catalano e il maestro lievitista di fama internazionale, Piergiorgio Giorilli che tratterà l’aspetto tecnico-evolutivo del mondo pizza. A dare il benvenuto, Giuseppe Daddio direttore di Dolce & Salato e a coordinare gli interventi, il giornalista Franco Buononato.

 

Al termine della presentazione ci sarà un assaggio delle pizze di Luigi Castaldo e Antonio Ferraiuolo, i dolci degli allievi dell’istituto di formazione guidati dal maestro Di Caprio.

 

Inoltre, partner dell’evento saranno: Ferrarelle, birra Saint John, Lattai Ponticorvo, Trippicella, Pandiseta di Daniele Landolfi.

 

Ufficio stampa:

Antonella D’Avanzo

 

“Positano – la sera dei bianchi bendati”

Presso la splendida location dell’Hotel Villa Gabrisa a Positano, incastonato nel meraviglioso contesto della Costiera Amalfitana, lunedì 18 marzo ore 20.00, si terrà “POSITANO-LA SERA DEI BIANCHI BENDATI”, ovvero una degustazione alla cieca di 6 vini provenienti da due regioni italiane.

La serata ideata e organizzata da Angela Merolla si svolgerà rigorosamente alla cieca, senza rivelare la regione, la cantina produttrice, il vitigno e l’annata dei vini posti in degustazione, questo per rendere l’esame organolettico più oggettivo possibile, evitando di condizionare i giudizi dei degustatori.

Poco distanti dal mare di Positano, i vini saranno serviti con etichette e bottiglie bendate,una lettura intrigante quanto affascinante, per una serata finalizzata all’approfondimento di terroir e uve diverse tra loro.  Sarà valutato ogni vino da un punto di vista visivo, olfattivo, gusto-olfattivo, dando un voto finale e suggerendone l’abbinamento cibo.

Solo a degustazione ultimata si renderanno noti i nomi dei vini e delle aziende produttrici, insieme alle informazioni tecniche di ogni etichetta.

La degustazione dei vini include un percorso gastronomico di alta qualità.

CANTINE

Villa Venier – Treviso TV
www.villavenier.com

Gianni Tessari-Roncà VR

www.giannitessari.wine

Tenuta Cavalier Pepe – Luogosano AV

www.tenutacavalierpepe.it

Az.VitivinicolaNardoneNardone-Pietradefusi AV
www.nardonenardone.it

Cantine Fontanarosa – Frasso Telesino BN

www.cantinefontanarosa.it

 

 

PARTNER FOOD:

 

Pizzeria Opera – Faiano SA

Tris fritti Opera:

Frittatina di pasta con carciofi

Crocchè di patate viola

Arancino classico

 

Jamonita – Nocera Inferiore SA

Tris di formaggi campani:

Formaggio di capra stagionato 6 mesi

Formaggio di pecora stagionato 12 mesi

Blu di Bufala

 

DiVin Baguette – Maiori SA

Baguette Delicato:

Provola fresca di Tramonti , filetto di alici sott’olio, pomodorini gialli Solania, zeste di limone e olio aromatizzato al limone

 

Tenuta Celentano – Nocera Inferiore SA

In degustazione:

Olio extravergine d’oliva Dop Colline Salernitare

 

Azienda Solania – Nocera Inferiore SA

Pomodorini gialli

 

Apicoltura Mattei di Cristian Mattei – Lapio AV

In degustazione:

Miele da metodi biologici

 

Panificio Filippo Cascone – Lettere

Pane Cafone da lievito madre-3 impasti con lievitazione di 58 ore

Grissini alle olive verdi cilentane e olio evo

 

Il Gusto della Costa – Positano SA

Limoncello

Confettura di cipolle di Tropea

Confettura di fichi di Praiano

EVENTO SU INVITO

 

Hotel Villa Gabrisa

Via Pasitea, 223

Positano

www.villagabrisa.it

 

Ufficio stampa:

Angela Merolla

Email: meroangela@libero.it

Mobile: 320 861 98 20

 

 

 

Arte dell’ospitalità e della cucina, insieme per offrire un’esperienza di benessere per lo spirito e di gusto per il palato.  Succede al Baroq Art Bistrot, ubicato nella elegante cornice di Piazza Vittoria a Napoli. Il format è ambientato in una galleria d’arte: i dipinti del Barocco napoletano incontrano il progetto di gastronomia storica a cura dello Chef Antonio Tubelli, considerato l’ultimo dei monzù.

“Era un’autorità gastronomica presso l’aristocrazia campana. Il monzù godeva di uno status prestigioso poiché rappresentava una figura di fiducia per il sovrano” spiega Antonio Tubelli con grande competenza storica. “Un cuoco di corte che lavorava affinché il re godesse di buona salute” ha proseguito lo chef.

Un raffinato lavoro di interpretazione di culture e ricerca delle migliori materie prime da trasformare in piatti perfetti, alla stregua di opere d’arte del gusto. Questi i tratti distintivi del monzù. In altre parole “era il gastronomo di fiducia della nobiltà durante il Regno delle Due Sicilie. Si potrebbe pensare al monzù come a uno chef executive di nostri tempi – conferma Tubelli – era un abile governatore della cucina”.

I fasti del passato vengono riportati in auge nel Baroq Art Bistrot, grazie alla cucina d’autore dello chef Antonio Tubelli. “Effettua un lavoro di ricerca e recupero degli ingredienti storicamente legati al territorio campano – spiega il titolare Roberto Gargano – materie prime come la torzella, un’antica varietà di cavolo a foglia larga, e il peperone crusco dell’Irpinia”. Tra i piatti che rispolverano gli antichi ricettari di cucina partenopea, il celebre Scammaro. Il piatto è un’eredità della sapienza gastronomica di Ippolito Cavalcanti, uno dei massimi esponenti della cucina tradizionale partenopea. Consistente in pasta bollita e poi fritta e condita, questo capostipite dei primi piatti napoletani era consumato durante i giorni di Quaresima. Tra gli ingredienti non è infatti previsto nessun ingrediente di carne, ma il suo gusto ingannava il divieto di mangiare ricco.

“Allo chef Tubelli riconosciamo la capacità di contestualizzare i piatti storici partenopei alla nostra epoca” afferma Roberto Gargano. È un esempio lo Scammaro di linguine alle olive di Gaeta, capperi acciughe e pecorino: la storica ricetta, nelle mani dello chef Antonio Tubelli, prende seconda vita con ingredienti gustosi. Il concetto di miniatura artistica viene applicato in cucina, con i Miniati. Raffinate mini porzioni che ripropongono il Bonbon di Salsiccia e Friarielli, il già citato Scammaro e la zuppa di lenticchie e castagne.

“Baroq è un bistrot a 360° – spiega il titolare Roberto Gargano – offriamo servizio di caffetteria, sala da tè, american bar e ristorazione con lo chef Tubelli. Il cliente che sceglie di trascorrere un momento di relax al Baroq Art Bistrot entra a contatto con un affascinante contesto d’arte, dove poter ammirare i bozzetti del Seicento Napoletano”. Arte e gusto si fondono sapientemente al Baroq: il benessere dell’ospite è studiato nei dettagli in questo interessante format del centro di Napoli.

 

 

 

“La qualità nel panino, dalla materia prima dell’hamburger alle verdure dei contorni, giustifica gli otto euro del nostro prodotto” spiega Vincenzo Cènnamo, titolare di Pop Burger. Il locale si focalizza sull’offerta di un cibo veloce di qualità: il concetto di fast food americano è riproposto in versione gourmet. L’hamburger di marchigiana e prodotti locali del napoletano, come il pomodoro di Sorrento, riscrivono la storia del panino americano nel burger restaurant di Ponticelli, zona di Napoli.

“Pop Burger nasce in una zona popolare del capoluogo campano – spiega il titolare Vincenzo Cènnamonel quartiere Ponticelli abbiamo voluto proporre un panino dal concetto popolare ma anche moderno, che rispecchiasse lo stile della pop art”. Sono molti i richiami al movimento artistico degli anni Sessanta, come i colori brillanti che decorano gli interni, per un’estetica briosa e insolita dalla tradizionale.

“L’obiettivo del format, incentrato sulla hamburgeria, è rivolgersi a un pubblico medio alto, in grado di apprezzare le qualità di un buon panino”, le parole di Vincenzo Cènnamo. “Pop Burger si propone come luogo dove trascorrere una serata in compagnia e all’insegna del gusto per le prelibatezze – ha proseguito il patron di Pop Burger – i nostri panini seguono alti standard di qualità per i prodotti che usiamo”.

Lo stile del locale è in linea con quello delle paninoteche americane: arredamento essenziale e spiccato senso dello spazio, grazie a un ambiente ampio e confortevole. Tra i colori prevale il verde e il marrone chiaro del legno, insieme per un interessante contrasto fra avanguardia e tradizione. Un piccolo telecomando definisce l’esperienza del cliente al Pop Burger: “L’avventore sceglie il suo panino dal menù e alla cassa indica il prodotto. Gli viene dato un dispositivo che vibra quando l’ordine è pronto” spiega Cènnamo.

Il piatto forte degno di essere considerato “PopBuon”, come cita il motto del locale, è il Panino Pop Burger: prende il nome dalla casa e racchiude un’hamburger di marchigiana, bacon croccante , cheddar, cipolla croccante, insalata iceberg, pomodoro di Sorrento, salsa barbecue e senape. Un caleidoscopio di gusti vario come i colori della Pop Art.

 

Il magazine di informazione enogastronomica La Buona Tavola ha incontrato i protagonisti del gruppo La Piccola Napoli. Progetto che vede uniti i  pizzaioli napoletani nell’amore per la tradizione partenopea legata alla pizza. Dai progetti di beneficenza ai record da guinness dei primati, La Piccola Napoli è una realtà che non smette di fare notizia per le opere in cui è impegnata. Fra queste il lancio della pizza su pallone aerostatico, che è arrivata a raggiungere la stratosfera.

“L’impresa è stata tentata per la volta a Londra nel 2016, dove fallì a causa di un errore tecnico – racconta Bernardo D’Annolfoquest’anno ho voluto riprovare la sfida in Belgio, dove vivo e lavoro da ormai due anni” ha proseguito il pizzaiolo. “L’impresa è andata a buon fine, la prima pizza napoletana ha raggiunto un’altitudine di oltre 35.000 metri a bordo di un pallone adatto alla nostra impresa. Il risultato si è potuto osservare al rientro del pallone e del dispositivo che permetteva di riprendere ogni momento dell’esperienza ad alta quota compiuta dalla nostra pizza”.

La realtà Piccola Napoli, fatti e protagonisti.

L’intervista è proseguita con l’intervento di Paco Linus, il fondatore del gruppo La Piccola Napoli, che ha espresso il suo entusiasmo per l’operazione “Pizza nello Spazio” portata a compimento dal suo compagno d’avventura Bernardo D’Annolfo. “Appena ho saputo della notizia ho chiamato Bernardo per complimentarmi con lui. Parlo e mi emoziono ancora per quello che ha fatto”, le parole del maestro pizzaiolo Linus. La parola è passata all’altro protagonista dell’esperienza con La Piccola Napoli, Enzo Fiore. Trattasi del titolare della pizzeria O’Curniciello nei pressi di Piazza Nazionale a Napoli, il locale che si ispira alla tradizione e al folklore partenopeo, eleggendo il cornetto a simbolo della pizzeria. Fiore ha parlato di altre esperienze grandiose realizzate nell’ambito del Gruppo La Piccola Napoli. “In Svizzera, nella località Paradiso, abbiamo realizzato la pizza fritta più lunga al mondo, di oltre 7 metri” afferma Enzo Fiore. “Abbiamo anche conseguito il guinness world record di quasi undicimila pizze”.

Nel gruppo La Piccola Napoli la cultura legata alle tradizioni del buon cibo partenopeo non dimentica di fare del bene al prossimo. “Stiamo lavorando su un evento di beneficienza, vogliamo che il nostro guadagno sia non solo economico ma anche di tipo umanitario. Per questo parte dei proventi saranno devoluti a favore dei più bisognosi” ha proseguito il titolare di pizzeria O’ Curniciello. Il Gruppo La Piccola Napoli è anche trampolino di lancio per tanti nuovi talenti del panorama gastronomico a Napoli. “Ci sono tanti piccoli Maradona nascosti che non si espongono, noi li aiutiamo ad emergere” ha affermato Paco Linus. La Piccola Napoli fa in modo che i ragazzi diventino imprenditori di se stessi con la loro arte bianca e siano consapevoli del valore che aggiungono alla realtà sociale partenopea.

 

Per festeggiare i suoi 35 anni di attività l’Associazione Verace Pizza Napoletana organizza a Napoli, dall’8 al 10 luglio 2019 presso la sede di Capodimonte, la sua convention internazionale, che si profila come una grande occasione di incontro e di confronto per i soci dell’AVPN, i media e gli operatori del settore.

PREMESSA

La manifestazione sarà animata da competizioni e da convegni di approfondimento su prodotti ed ingredienti, nonché da momenti di incontro tra gli addetti ai lavori. Al ricco programma di iniziative della convention si aggiungeranno le visite guidate ad alcuni dei luoghi più suggestivi e interessanti della città, e numerosi momenti dedicati a degustazioni enogastronomiche.

LE OLIMPIADI

Evento clou della convention saranno le “Olimpiadi della Pizza Napoletana”, un concorso internazionale, che vedrà come protagonista la Vera Pizza. I concorrenti potranno destreggiarsi non solo con margherita e marinara, ma anche con altri tipi di pizza, utilizzando ingredienti a propria scelta, purché non in contrasto con le regole della gastronomia partenopea.

Cinque, in particolare, le discipline in gara:
1) Pizza Napoletana Classica (secondo antica tradizione)
2) Pizza Gourmet (innovazione della tradizione secondo il disciplinare AVPN)
3) Pizza senza Glutine
4) Pizza Fritta
5) Mastunicola (disco di pasta con strutto o olio extravergine, basilico, cacio e pepe). A cui si aggiunge una categoria speciale per gli «Under 35»

LE OLIMPIADI

Alla competizione gareggeranno pizzaioli provenienti da tutto il mondo; pertanto, oltre alla premiazione delle singole discipline, alle fine dell’evento si procederà anche alla premiazione della nazione che avrà ottenuto il maggiore punteggio complessivo.
Possono partecipare alle Olimpiadi: gli associati e i pizzaioli iscritti all’Albo e quelli presentati da un’azienda partner o da un’azienda/pizzeria affiliata.
Una categoria speciale «Under 35» consentirà di competere anche alle pizzerie non affiliate.

WITH US

Durante le Olimpiadi si terrà un convegno per valorizzare l’arte del pizzaiuolo napoletano, in collaborazione con l’Unesco, che l’ha dichiarata a novembre del 2017 patrimonio immateriale dell’Umanità. Slow Food interverrà all’evento con una rappresentanza dei presidi nazionali ed internazionali prevalentemente utilizzati sulla pizza. L’Associazione Italiana Sommelier realizzerà, nell’arco della tre giorni, percorsi guidati di degustazione insieme ad incontri e dibattiti sul corretto abbinamento Pizza – Vino. L’Università Federico II svolgerà seminari scientifico-divulgativi di
approfondimento sui processi di lavorazione della pizza napoletana e sulle materie prime della filiera.

IL PROGRAMMA

Lunedì 8 Luglio

ore 10,00 – Registrazione partecipanti
ore 11,00 – Meeting di presentazione dei lavori e saluto delle istituzioni
ore 13,00 – Accensione dei Forni Olimpici e buffet di benvenuto
ore 15,00 – Inizio competizioni Olimpiche con il 1° turno per impasto a mano
discipline: pizza classica, per gourmet e mastunicola.

Martedì 9 Luglio

ore 8,00 – Inizio 2° turno per impasto a mano (pizza classica, per gourmet e mastunicola)
ore 11,00 – Concorso: valutazione concorrenti 1° turno
ore 14,30 – Workshop aziendali a cura dei produttori presenti
ore 15,30 – Seminari e degustazioni in collaborazione con Slow Food e AIS
ore 16,00 – Concorso: valutazione concorrenti 2° turno
– Inizio 3° turno per impasto a mano (pizza fritta e pizza senza glutine).

IL PROGRAMMA

Mercoledì 10 Luglio

ore 9,00 – Concorso: valutazione concorrenti 3° turno (pizza fritta e pizza senza glutine)
ore 14,00 – Buffet con degustazione di pizze napoletane
ore 16,00 – Meeting internazionale e convention AVPN
Presentazione dell’aggiornamento del Disciplinare Internazionale
ore 20,00 – “Pizza con le Stelle”
Evento celebrativo della pizza napoletana con la partecipazione di personaggi
e VIP del mondo dello spettacolo, della cultura e della gastronomia che si
esibiranno e si cimenteranno in divertenti performance affiancati ciascuno da
un maestro pizzaioli dell’AVPN.
ore 21,00 – Serata di gala
ore 22,30 – Premiazione finale delle varie discipline e della nazione vincitrice.

Ufficio stampa:

Gianluca Liccardo

marketing manager 

m | +39.3356894346

 

 

LA CITTÀ DELLA PIZZA 2019:
PER TRE GIORNI ROMA DIVENTA LA CAPITALE DELLA PIZZA
CON I MIGLIORI INTERPRETI D’ITALIA

Programma straordinario per la terza edizione:
presenti circa 50 tra i migliori pizzaioli d’Italia con oltre 100 golosissime pizze differenti;
focus su abbinamenti e materie prime,
imperdibili incontri a quattro mani con grandi chef.
Grande attenzione per convegni e laboratori,
con uno spazio speciale riservato ai più piccoli.
Aperte le iscrizioni per “Stand Up Pizza”.

L’attesa sta per finire, da venerdì 12 a domenica 14 aprile va in scena a Roma La Città della Pizza 2019 – format ideato da Vinòforum e realizzato con la collaborazione di Ferrarelle – il più importante evento dedicato al prodotto simbolo del Bel Paese. Dopo l’enorme successo delle prime due edizioni, ad ospitare la manifestazione sarà una location tutta nuova, la più grande della Capitale, con oltre 6.000 mq in un unico ambiente: stiamo parlando di “Ragusa Off” di via Tuscolana 179, finita di ristrutturare da pochissimo.

Ed è qui che si alterneranno i migliori pizzaioli d’Italia, rappresentanti delle diverse scuole dal Nord al Sud dello Stivale e selezionati dal team di autori composto da Emiliano De Venuti, ideatore de La Città della Pizza e CEO di Vinòforum, dai giornalisti Luciano Pignataro, Luciana Squadrilli, Tania Mauri e dal maestro pizzaiolo Stefano Callegari. I criteri per la selezione sono stati, come ogni anno, quelli enunciati nel “manifesto” dell’evento (www.lacittadellapizza.it/il-manifesto), ovvero passione, qualità, ricerca, cura e attenzione per tutte le fasi della produzione. In prima fila ci saranno le cosiddette “case”, le 12 pizzerie suddivise nelle categorie “Napoletana”, “All’italiana”, “A degustazione”, “Romana”, “Al taglio”, “Fritta” e “Senza Glutine”. Le case proporranno un menù composto da tre diversi tipi di pizza: margherita o marinara, un cavallo di battaglia e una special edition creata appositamente per l’evento, per un totale quindi di oltre 100 pizze differenti fatte da ben 34 maestri pizzaioli.
Alle case della pizza si aggiungerà una postazione speciale dedicata ai “Fritti all’italiana”, che vedrà un interprete diverso per ogni giornata.
Per ogni pizza ci sarà un abbinamento da sperimentare, a partire da quelli con la Birra Artigianale firmata Baladin e i vini biologici marchigiani dell’Azienda Vitivinicola Ciù Ciù.

Ma non finisce certo qui. Ricchissima è infatti l’offerta convegnistica della manifestazione, con workshop e incontri tecnici dedicati all’evoluzione della pizza, alle nuove tendenze e, più in generale, all’eccellenza agroalimentare; a partecipare saranno alcuni grandi nomi dell’arte della pizza insieme a diversi addetti ai lavori. Ampio spazio anche ai laboratori per grandi e piccini: dai divertenti ed educativi “Kids Lab”, realizzati anche quest’anno grazie alla collaborazione con Boing(canale 40 del DTT) e Cartoonito (canale 46 del DTT) e dedicati ai bambini dai 4 ai 12 anni; fino al palcoscenico di “A Scuola di Pizza”, dove gli adulti potranno imparare tutti i segreti su impasti, cotture e condimenti insieme ai grandi maestri pizzaioli.
Non mancherà poi un’area riservata alle “Materie prime”, con focus sui principali ingredienti della pizza: farina, pomodoro, mozzarella e olio extravergine di oliva che in questa edizione vedrà la partecipazione di importanti aziende produttrici, degustazioni guidate e incontri tematici.
La Città della Pizza darà spazio anche a tutti quegli ingredienti d’eccellenza che rappresentano il topping perfetto nei menu di tante pizzerie: dal Prosciutto di San Daniele Dop, rappresentato dal Consorzio, alle conserve di Casa Marrazzo, passando per i Tartufi, il Caviale, le Alici, il Tonno e la Mortadella di Bologna Igp.

Riflettori puntati per scoprire i protagonisti di “Maestri in Cucina”: pranzi e cene a quattro mani, organizzati con Ferrarelle e disponibili solo su prenotazione, che vedono la partecipazione straordinaria di maestri pizzaioli e grandi chef, stellati e non. Un’esperienza unica, resa ancora più esclusiva dagli abbinamenti con lo Champagne Rosé firmato Ruinart, la più antica Maison de Champagne.

Dopo il successo dello scorso anno, si riaprono le selezioni per “Stand Up Pizza”, il palcoscenico, organizzato con la collaborazione di Pizza On The Road e riservato a tutti quei pizzaioli, nuovi talenti o esperti artigiani, che desiderano entrare a far parte de La Città della Pizza. Al centro della sfida di quest’anno, l’ingrediente, tipico del proprio territorio di provenienza o al quale si è particolarmente legati. Quest’ultimo, utilizzato in ogni sua parte, riducendo al minimo gli sprechi, dovrà essere il principale protagonista della pizza proposta. Per partecipare basta inviare una mail, entro il 15 marzo, a pizza2019@lacittadellapizza.it, indicando la ricetta della pizza e raccontando l’utilizzo dell’ingrediente. I pizzaioli selezionati saranno invitati a presentare la loro pizza il 13 e il 14 aprile alla presenza degli autori de La Città della Pizza, giornalisti sede esperti. La pizza vincitrice del contest consentirà al pizzaiolo di partecipare alla prossima edizione de La Città della Pizza.

La Città della Pizza 2019 amplia sempre più i propri contenuti di valore dedicando un palcoscenico importante a “Emergente Pizza Chef” e “Emergente Chef d’Italia” format firmato dai giornalisti Luigi Cremona e Lorenza Vitali. A sfidarsi per ottenere la qualificazione alla finale nazionale in programma ad ottobre, saranno in questo caso gli “emergenti” del Centro-Sud (under 30 per gli chef e under 35 per i pizzaioli).

“Ci piace sottolineare – dichiara Emiliano De Venuti ideatore della manifestazione e CEO di Vinòforum – come soltanto dopo due anni La Città della Pizza sia diventata un appuntamento fondamentale sia per gli operatori che per gli appassionati. Merito certamente del format inclusivo che soddisfa sia le esigenze di business degli addetti al settore e delle aziende partecipanti, sia le esigenze di formazione ed intrattenimento del vasto pubblico di consumatori e appassionati della pizza”.

Ecco tutti i protagonisti, impegnati nelle “case”, de La Città della Pizza 2019:
Ciro Salvo, 50 Kalò, categoria “Napoletana” // Napoli
Pier Daniele Seu, Seu Pizza Illuminati, categoria “All’Italiana” // Roma
Giuseppe Pignalosa, Le Parule, categoria “Napoletana” // Ercolano (NA)
Davide Fiorentini, ‘O Fiore Mio, categoria “A degustazione” // Faenza (RA)
Rosario Ferraro, L’Antica Pizzeria da Michele, categoria “Napoletana” // Napoli
Carlo Sammarco, Carlo Sammarco Pizzeria 2.0, categoria “Napoletana” // Aversa (CE)
Filomena Palmieri, Pizzeria Da Filomena, categoria “Al Taglio” // Castrovillari (CS)
Mirko Rizzo e Jacopo Mercuro, 180g Pizzeria Romana, categoria “Romana” // Roma
Ciccio Vitiello, Casa Vitiello, categoria “Napoletana” // Tuoro (CE)
Giancarlo Casa, La Gatta Mangiona, categoria “All’Italiana” // Roma
Carmine Donzetti, Pizza & Fritti, categoria “Fritta” // Casandrino (NA)
Francesco Arnesano, Lievito, categoria “Al Taglio” // Roma
Lello Ravagnan, Grigoris, categoria “All’Italiana” // Mestre (VE)
Fabio e Michele Tramontano, Al ritrovo degli amici, categoria “Fritta” // Maddaloni (CE)
Tommaso Vatti, La Pergola, categoria “A degustazione” // Radicondoli (SI)
Marco Rufini, Casale Rufini, categoria “All’Italiana” // Gallicano nel Lazio (RM)
Vincenzo Esposito, Carmnella, categoria “Napoletana” // Napoli
Denis Lovatel, Da Ezio, categoria “A degustazione” // Alano di Piave (BL)
Sami El Sabawy, La Pianetta, categoria “Romana” // Fiumicino (RM)
Giuseppe Maglione, Daniele Gourmet, categoria “All’Italiana” // Avellino
Angelo Greco e Giuseppe Furfaro, Trianon, categoria “Napoletana” // Napoli
Alessandro Coppari, Mezzo Metro, categoria “All’Italiana” // Senigallia (AN)
Ivano Veccia, Qvinto, categoria “Napoletana” // Roma
Angelo Tantucci, Capriccio, categoria “All’Italiana” // Monsano (AN)
Errico Porzio, Pizzeria Porzio, categoria “Napoletana” // Napoli
Matteo Aloe, Berberè, categoria “All’Italiana” // Bologna
Valentino Tafuri, 3 Voglie, categoria “All’Italiana” // Battipaglia (SA)
Roberto Orrù, Sa Scolla, categoria “All’italiana” // Baradili (OR)
Salvatore Santucci, Ammaccàmm, categoria “Napoletana” // Pozzuoli (NA)
Mario Panatta e Sara Longo, Pizza Chef, categoria “Al taglio” // Roma
Diego Vitagliano e Sara Palmieri, 10 Diego Vitagliano, “Senza glutine” // Napoli
Alessio Mattaccini, Spiazzo, “Fritti all’Italiana” // Roma
Marco e Antonio Pellone – Ciro Pellone Pizzeria, “Fritti all’Italiana” // Napoli
Martino Bellincampi, Pastella, “Fritti all’Italiana” // Roma

 

COLPO D’OCCHIO – LA CITTÀ DELLA PIZZA 2019
LOCATION: Ragusa Off – Via Tuscolana, 179 – Roma
GIORNI E ORARI DI APERTURA: Venerdì 12 aprile ore 18.00 – 24.00 / sabato 13 aprile ore 11.00 – 24.00 /
domenica 14 aprile ore 11.00 – 23.00
Ingresso gratuito.
Per tutte le info e le prenotazioni www.lacittadellapizza.it

Ufficio stampa:

MG Logos di Stefano Carboni

 

A Palma Campania, in provincia di Napoli, un locale dove legno e dettagli eleganti entrano in armonia. È il ritratto della Pizzeria Jolly, progetto del maestro pizzaiolo Gennaro Catapano. Le pizze sono proposte in chiave gourmet, ma non dimenticano le origini della tradizione partenopea. “Il format, nato nel 2008, è partito con la proposta di una pizza di tipo tradizionale, solo in seguito al cambiamento del menù è stata introdotta una filosofia di ricerca nell’abbinamento dei gusti. Ho così iniziato a prendere suggerimenti dagli chef, entro spesso in contatto con la loro cultura gastronomica” ha spiegato il pizzaiolo Catapano.

L’arte bianca di Gennaro Catapano si affida ai prodotti di prima qualità, selezionati insieme ai migliori distributori del territorio. Fra questi l’azienda Jamonita di Nocera Inferiore, che propone prelibatezze con cui creare vere e proprie ricette da unire al disco di pasta. Pesti, battuti e sughi che esprimono la freschezza della materia prima condiscono la pizza della pizzeria Jolly.

L’esperienza gourmet prende forma sulla pizza.

Gennaro Catapano mette in atto il suo bagaglio di esperienza realizzando creazioni gastronomiche formato pizza. La pizza Zia Lucia ha una vellutata di zucca, capocollo di maialino nero casertano e fili di peperoncino.

Il cornicione della pizza è alto e ben alveolato, l’impasto è morbido. Caratteristiche che il pizzaiolo consegue con un composto al 30 % di biga: tecnica di panificazione ormai diffusa presso i pizzaioli, che permette di ottenere risultati di buona lievitazione e digeribilità. “Utilizzo la farina di tipo zero del Molino Vigevano, è una linea che mi garantisce una buona stabilità e non risente dei cambiamenti climatici” ha piegato Gennaro Catapano. “È un prodotto in linea con lo standard di qualità nella pizza che mi impegno a offrire ogni giorno” ha proseguito il pizzaiolo.

L’alta qualità dell’impasto è frutto di esperienza e passione del pizzaiolo. “Durante gli anni di studio alla scuola alberghiera ho iniziato a lavorare nel fine settimana come cameriere. Mi affacciavo sempre in pizzeria per osservare il lavoro dei pizzaioli e, quando era possibile, chiedevo di provare a mettere le mani nell’impasto” racconta Catapano ricordando la sua gavetta.

Pesto di bambù, salsa tartufata, battuto di zucca sono alcuni dei prodotti scelti da Jamonita, che compongono il topping della pizza.

Tavoli in legno noce scuro hanno una mise en place moderna e sofisticata: le tovagliette e i portaposate sono in similpelle nera con dettagli oro, come il marchio della pizzeria. La Pizzeria Jolly è il posto ideale per entrare a contatto con la cultura gourmet della pizza.

 

Al via a Lecce dal 15 al 17 aprile 2019 

FoodExp, il primo congresso dedicato 

ai luoghi e ai cuochi che cambiano il mondo

Dal nord Europa alla Sicilia, sul palco i #FoodChangers 

visioni della cultura enogastronomica in grado di incidere sulla vita dei territori

 Celebri come popstar. Carismatici come rockers. Arringano le folle, lanciano parole d’ordine, dettano la linea. La cucina è il centro di gravità permanente per mezzo della quale i cuochi veicolano messaggi che vanno oltre i fatti alimentari, incidendo nella quotidianità dei territori e sulla vita del pianeta. E saranno i #FoodChangers, i luoghi e i cuochi che cambiano il mondo, i protagonisti dell’edizione numero due di FoodExp · food life experience, evento aperto al pubblico dedicato alla ristorazione, alla cucina e all’hospitality d’autore che si terrà a Lecce dal 15 al 17 aprile 2019 nella dimora quattrocentesca Torre del Parco, monumento-simbolo della città.

VISIONI

Per l’edizione 2019 FoodExp amplia le proprie prospettive senza cambiare pelle, osando in profondità e puntando dritto al cuore della questione: e il cuore non è il cibo, il cibo è lo strumento. Non lo spettacolo esausto dei cooking show, ma storie, visioni e metodi applicati da cuochi, sommelier, produttori di cibo e di vino in grado di spingere il cuore oltre il perimetro del proprio ristorante e del peculiare interesse imprenditoriale, spingendo sul tasto della crescita collettiva, della ricerca che svela i luoghi a se stessi, creando nuovi paradigmi, costruendo comunità e rinsaldando i legami sociali. Segnando una tappa ulteriore nella traiettoria ideale che unisce la lotta allo spreco e all’insicurezza alimentare di Food for soul di Massimo Bottura e Lara Gilmore, alle ricerche per proteggere la foresta amazzonica e le popolazioni indigene di Mater Initiative con Virgilio Martinez. Cook the mountain a Cookin’Med, i progetti messi in opera da Norbert Niederkofler in Alta Badia e da Pino Cuttaia in Sicilia, i cuochi-custodi della montagna e del mare. FoodExp vuole essere il punto di raccordo di tutte le buone pratiche gastronomiche, rilanciando le parole d’ordine di una comunità planetaria che muove i passi nella stessa direzione, tentando di trasformare il mondo in un posto più ospitale, e più felice.

 

FOODCHANGERS

Aimo Moroni (Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano), ovvero il padre putativo di tutte le materie prime di memoria contadina e marinara, elevate al rango dell’alta cucina. Corrado Assenza (Caffè Sicilia, Noto – Siracusa), il pasticciere resiliente che ha riscritto la storia della pasticceria utilizzando gli zuccheri della frutta e della verdura, demolendo i confini fra dolce e salato. Riccardo Canella David Zilber (Noma, Copenaghen), braccio destro e sinistro di Renè Redzepi nella ricerca della New nordic cuisine, la cucina che non c’era e che oggi dialoga alla pari, in termini di fama, con la Dieta Mediterranea. Franco Pepe (Pepe in grani, Caiazzo), ha riscritto la storia della pizza traguardandola nel futuro anteriore, capitanando la rinascita di un piccolo paese del Sud. Josko Gravner (Gravner vini, Oslavia – Gorizia), è il profeta del vino naturale, vinifica in recipienti di terracotta interrati, un processo di ritrovata osmosi naturale tra terra e uva, fra vignaiolo e natura. Vincenzo Donatiello (Piazza Duomo, Alba – Cuneo) voce della cucina di Enrico Crippa, già Miglior Sommelier Junior d’Italia, dal 2013 nella casa nobile della famiglia Ceretto: il primo ingresso lo ha fatto che aveva 28 anni, “prova provata che la ristorazione è il regno della meritocrazia”. I giovani protagonisti del rinascimento della cucina calabrese, lavorano into the wild e hanno spazzato via i luoghi comuni che inchiodano la Calabria a ‘nduja e soppressata, ovvero Nino Rossi (Qafiz, Santa Cristina d’Aspromonte – Reggio Calabria), Antonio Biafòra (Biafora, San Giovanni in Fiore – Cosenza), Caterina Ceraudo (Dattilo, Strongoli – Crotone), Luca Abbruzzino (Cava cuculera nobile – Catanzaro) Valentino Palmisano (Vespasia di Palazzo Seneca, Norcia – Perugia), il cuoco-simbolo della ricostruzione di Norcia dalle macerie del terremoto. Gli autori della nuova trattoria italiana, prezzi pop, grandi materie prime, sala capace di narrare la cucina e la religione dell’ospitalità, quella che faceva grandi le insegne e gli osti di una volta: Diego Rossi (Trippa, Milano), Francesco Barreca e Marco Baccanelli (Mazzo, Roma), i fratelli Vincenzo e Francesco Montaruli (Mezza Pagnotta, Ruvo di Puglia – Bari).

LE ALTRE SEZIONI

Un segmento cruciale di FoodExp è dedicato all’ospitalità e alla formazione. Parleremo di hospitality management con gli uomini e le donne a capo delle migliori strutture ricettive in Italia e nel mondo. In cattedra saliranno i docenti delle scuole di formazione professionale dedicate al personale di sala e d’albergo, dove si allevano i professionisti dotati dello human touch che fa la vera differenza nell’ospitalità. Il Premio emergente organizzato in collaborazione con Witaly sarà dedicato invece ai più giovani: gli under trenta di Puglia si cimenteranno nelle prove delle sezioni Chef emergente, Pizza chef emergente ed Emergente sala. I tre vincitori parteciperanno di diritto alle finali nazionali.

FoodExp è un evento aperto al pubblico ideato e organizzato da Sinext di Giovanni Pizzolante in collaborazione con la giornalista Sonia Gioia. 

Informazioni:

Giovanni Pizzolante 348.2712176

Sonia Gioia 392.2156074

Facebook: www.facebook.com/foodexp.lifexperience

 

Ufficio stampa:

Daniela Fabietti

 

La Fattoria degli Esposti presenta “Varchetella”

Prodotti Artigianali della Tradizione Partenopea

 La Fattoria degli Esposti, in via dei Tribunali 57, Napoli, è un Panificio e Tarallificio di alta qualità, dove Maurizio Esposito e Fabiana Noviello, marito e moglie trasmettono nel lavoro quotidiano, tutta l’armonia professionale, che si trasforma in deliziosi manicaretti della tradizione partenopea con lievitazione naturale. Fondamentale il lievito madre, dai grandi risultati, soprattutto per le pizze, con una variegata scelta: patate, pomodorini, scarola, peperoni ecc, latradizionale pizza rustica o le deliziose graffe, oltre all’assortimento di prodotti secchi, come i taralli ‘nzogna e pepe” (taralli sugna e pepe)”, i roccocò, i taralli dolci nasprati al gusto pistacchio, limone, cacao e peperoncino, i biscotti con cioccolato, i deliziosi arrotale e vinnele (arrotolali e vendili).

Un percorso di qualità che conduce alle ricette ideate da Maurizio Esposito, come la nuovissima “Varchetella”, che racchiude in un impasto semplice e genuino lievitato naturalmente una farcitura di fonduta alla birra con polpette e taralli sbriciolati, declinata poi in altre cinque varianti per assecondare tutti i gusti: con pasta e patate, soffritto napoletano, salsicce e friarielli, fagioli alla messicana e fagioli e scarole. Sopra due vele di pane oltre a guarnire la Varchetella, aiutano anche nella degustazione, in packaging adeguato e una forchettina rigorosamente in legno.

Una ricetta nuova, che prende spunto dalla tradizione, ma riesce ad essere innovativa, assecondando la curiosità del gusto in continua evoluzione. Soprattutto, il ruolo del “lievito madre”, detto anche lievito naturale o pasta acida, che richiede pazienza, tempo, ed esperienza e dove spesso sono necessari più tentativi per ottenere un buon risultato; va “accudito”, rinfrescato e controllato. Ma la differenza è sostanziale, infatti il pane fatto con il lievito madre anziché con il lievito di birra ha diversi pregi: migliori caratteristiche organolettiche e sviluppo del prodotto, maggiore digeribilità e conservabilità.  E qui l’esperienza di Maurizio Esposito, fondatore del panificio, la fa da padrona, infatti dopo aver lavorato nei più grandi panifici di Napoli, insieme alla moglie Fabiana, decide di aprire il panificio e tarallificio Fattoria degli Esposti. Prima solo laboratorio e forno per il pane adesso anche negozio aperto al pubblico take away, ma anche con saletta di degustazione, dove assaporare la produzione di taralli, dolci, biscotti, torte, pagnottiello Napoletano ed altre bontà. L’attaccamento alla genuinità dei prodotti in tutta la produzione, ha fatto della fattoria degli Esposti, un punto di riferimento, ed una tappa dove gustare la tradizione napoletana, soprattutto per i tanti turisti assetati di napoletanità che passano in via dei Tribunali. Ancora oggi, è un lavoro lento e di pazienza, il pane, i taralli e le pizze sono frutto di un procedimento di qualità ed i sapori finali sono sempre quelli di una realizzazione artigianale, di chi ha scelto come filosofia aziendale di lavorare sempre con prodotti sani.

 

Ufficio stampa:

Annalisa Tirrito

Il cliente è protagonista della sua esperienza culinaria nella Pizzeria Spicchi d’Autore, realtà enogastronomica napoletana presente nel territorio con tre sedi. Nel locale del Vomero, gestito da Loredana D’Angelo, è possibile personalizzare la propria pizza con quattro gusti. Un concetto di pizza diverso, che permette a Spicchi D’autore di distinguersi nel panorama della ristorazione partenopea. L’idea di base che caratterizza questo format incentrato sulla pizza non è venuta meno durante la serata in partnership con Biancobaccalà, il ristorante guidato da Nino De Filippo che diffonde la cultura del mangiare bene a base di baccalà.

Baccalà Day, punto d’incontro fra pizza e baccalà

In occasione del Baccalà Day le pizze di Spicchi d’Autore hanno incontrato il gusto e freschezza del baccalà di Nino De Filippo, patron di Biancobaccalà. Una cena che ha unito due importanti realtà di ristorazione all’insegna dell’amore per la buona cucina e l’entusiasmo di sperimentare nuovi abbinamenti.

“Durante il Baccalà Day è stato possibile degustare una pizza a due gusti, concetto che sposa la nostra filosofia della pizza” ha spiegato Loredana D’Angelo. “Abbiamo ricevuto ottimi riscontri per la pizza con i gusti che hanno dato lustro alla serata: Biancobaccalà e Bianco Chips” ha proseguito la D’Angelo.

Stando alla descrizione, il primo è un topping rosso con sugo di pomodoro e tocchetti di baccalà. “Si è deciso di chiamarlo Biancobaccalà per la qualità di freschezza e colore bianco del prodotto” ha spiegato la titolare del Spicchi d’Autore. La seconda ricetta, anch’essa creata a quattro mani dalla pizzeria del Vomero e Biancobaccalà, è stata la Bianco Chips. “Questa specialità prende il nome da un prodotto già presente nel menù di Spicchi d’Autore. Sono le chips di baccalà. Una rivelazione di gusto e successo presso il pubblico dei giovani” ha spiegato Loredana D’Angelo.

 

La pizza Bianco Chips, che prende il nome dalla ricetta, ha una base con Fior di Latte, pesto di pistacchio di Bronte, sfoglie di baccalà e chips di baccalà. Anche gli antipasti hanno fatto la loro parte di qualità: ad aprire le danze della serata sono stati gli arancini di riso venere e baccalà e le polpette di baccalà. Anche la cucina nipponica ha incontrato la gastronomia partenopea con baccalà, dando vita al sashimi e alla tartare.

Il progetto Spicchi d’Autore si focalizza sulla ricerca dei prodotti a chilometro zero e sulle farine di qualità che garantiscono prodotti altamente digeribili. “Su questi elementi riceviamo sempre un buon feedback dalla nostra clientela, che ci sceglie per serate all’insegna del gusto per i buoni piatti” ha confermato Loredana D’Angelo.

“Ho setacciato l’intero vesuviano per comporre la grammatica della mia cucina, fatta di ingredienti selezionati e a chilometro zero” ha spiegato il pizzaiolo chef Luigi Cippitelli, titolare dell’omonima pizzeria a San Giuseppe Vesuviano. La selezione di pizze proposta in questo locale sulle pendici del Vesuvio concentra tutta la passione che Cippitelli ha per il mondo della cucina. “Ho frequentato la scuola alberghiera e ho lavorato come cuoco durante le stagioni” ha spiegato lo chef pizzaiolo. “Ho maturato in seguito la passione per il prodotto pizza, per il quale oggi dedico il massimo del mio impegno, ma l’impronta del cuoco che è in me mi accompagna sempre” ha proseguito.

Colore, freschezza e croccantezza dei prodotti in ogni pizza.

Si spiega così un concetto di pizza in costante rapporto con gli ingredienti e i metodi di cottura tipici della cucina. “C’è una pizza che rappresenta al meglio il tipo di prodotto che mi piace trasmettere.

Si chiama la Pizza Pezzente – racconta il pizzaiolo – prende il nome dalla salsiccia di Somma Vesuviana che utilizzo nel condimento. Questa specialità di pizza ha una base bianca con provola affumicata, scarola riccia bianca, fettine del salame pezzente e pomodorino del Piennolo del Vesuvio”.

La “Pezzente”, che Luigi Cippitelli ama definire una ricetta, termine che prende in prestito dal gergo della cucina, riassume un po’ la visione di pizzeria che il cuoco pizzaiolo realizza nel suo locale. “Gli ingredienti che impiego nel topping sono cucinati a parte, saltati in padella in modo da risaltare i colori vivi, i sapori e la croccantezza dei prodotti” tiene a precisare il titolare della pizzeria Luigi Cippitelli.

Il pizzaiolo e ideatore di questa destinazione per veri buongustai della pizza, si definisce un ambasciatore della “tradizione contadina vesuviana”. “Le mie specialità si basano sui raccolti storici del territorio interno al Vesuvio” afferma Cippitelli. “Dal buon olio extravergine d’oliva che prendo a Terzigno, agli insaccati che compro nella Macelleria Agricola di Somma Vesuviana, il mio lavoro si compone di tutte le eccellenze gastronomiche dei paesi limitrofi a San Giuseppe Vesuviano, dove ha sede la mia pizzeria”.

La conoscenza approfondita dell’arte bianca permette al pizzaiolo di ottimizzare l’impasto di farina per svariati utilizzi. “Un approccio anti spreco alla cucina, guidato sempre dalla qualità dei prodotti” spiega il titolare della pizzeria a San Giuseppe Vesuviano. “Dal primo piatto al dolce, tutto può nascere da un panetto di pasta che avanza” afferma così il suo concetto di riutilizzo in cucina. Un modus operandi di cui va fiero e che gli permette di ottenere il meglio da ingredienti semplici in vista di ogni progetto di pietanza.

 

 

Il 14 marzo torna “BeCheffy”
Con Paolo Barrale il secondo appuntamento di Social cooking per conoscere i segreti e le cucine dei grandi chef.

Il 14 marzo alle 18.00 a Caserta Vecchia, presso il ristorante Gli Scacchi, torna un nuovo appuntamento di BeCheffy, il progetto di Ciro Antinolfi che mette insieme lezioni di cucina, socialità reale e cene negli spazi eccellenti della Campania e dell’intera Penisola.
Questa volta è il turno di uno chef d’eccezione come Paolo Barrale in una location d’eccezione, uno dei baluardi gastronomici della Campania Felix, regno di Marilena Giuliano e Gino Della Valle. Sarà possibile cucinare con lui un menù del quale sarà possibile fare tesoro per il pranzo di Pasqua: antipasto di uovo, cipolla e guanciale; il “raviolo aperto” ovvero la lasagna secondo Paolo; l’agnello con carciofi, menta e pecorino.

È il primo appuntamento con i corsi “All Stars” di BeCheffy, in cui appunto sarà possibile seguire una lezione e apprendere i segreti di chef stellati.

Paolo Barrale per 15 anni è stato punta di diamante del ristorante Marennà (stella Michelin dal 2009) dell’azienda vitivinicola Feudi San Gregorio, è docente ALMA (La Scuola Internazionale di Cucina Italiana), l’istituzione guidata dal 2002 dal Maestro Gualtiero Marchesi. Il menù d’eccezione pensato per gli appassionati di BeCheffy, sarà un viaggio alla scoperta della sua filosofia di cucina, fatta di esaltazione delle materie prime con semplicità ma grande tecnica. Dichiara Barrale: «La mia filosofia è quella di creare un legame inscindibile tra territorio e creatività senza eccessive manipolazioni e commistioni tra gli ingredienti, che devono essere sempre veri e naturali»
Durante la serata, ad accompagnare i piatti, ci saranno vini della cantina Ale.P.a.

BeCheffy è la grande community dei “cuochi per passione”, di coloro che amano la cucina e vogliono imparare divertendosi i segreti degli chef. BeCheffy intende essere una piattaforma digitale multicanale che, partendo dalla Campania, mette in rete i migliori chef e i produttori delle eccellenze agroalimentari e vitivinicole italiane accomunati dalla volontà di diffondere e contaminare i consumatori con la propria esperienza legata alla dieta mediterranea e ai prodotti eccellenti del nostro territorio nazionale.

Fanno già parte della squadra di BeCheffy gli chef Gianluca D’Agostino, Pasquale Palamaro, Ciro Scamardella, Alfonso Crisci, Francesco Fusco, Maurizio De Riggi e Anna Chiavazzo.

Chi è Paolo Barrale

Il risalto della materia prima nella sua naturalezza. Filosofia alimentare cara allo chef Paolo Barrale, che tratta con rispetto i prodotti che utilizza evitando di “manipolarli” troppo. Sostenitore di una cucina che riduce le distanze geografiche fra nord e sud, lo chef propone spesso repertori gastronomici ricchi di influenze culturali diverse. Siciliano di origine e campano di adozione, Barrale è docente ALMA (alta formazione internazionale) e il presidente dell’associazione CHIC. L’acronimo di Charming Italian Chef racchiude il concetto di ricercatezza del termine “CHIC”, il gruppo riunisce i migliori cuochi italiani nel nome della cultura del buon cibo, italiano e di qualità.

Il territorio, risorsa e fonte di ispirazione.

Paolo Barrale è stato per 15 anni alla guida del ristorante Marennà, di pertinenza della prestigiosa azienda vinicola Feudi di San Gregorio; una realtà immersa nel verde del paesaggio irpino, che dal 2009 è stato insignito della famigerata stella Michelin.

In questo territorio apprezzato per scenari naturali e microclima favorevole, Barrale esprime la sua vocazione di ricerca per i buoni prodotti locali. Salubrità e freschezza sono alla base di pietanze in equilibrio tra modernità e tradizione. La cucina di Paolo Barrale è un linguaggio sempre aggiornato che dialoga con il passato, arricchito dai ricordi della sua infanzia in Sicilia.

Una cucina fatta di territorialità e contrasti sorprendenti.

L’affetto per la terra di origine e il contatto con una realtà lavorativa importante a Roma, determinano un bagaglio di conoscenze composito nella figura di Paolo Barrale. Notevole è la sua capacità di accostare gli ingredienti in funzione della cultura alimentare mediterranea e di un’innovazione che non stravolge ma reinterpreta la tradizione. Il riso al nero, seppie, piselli, cocco e mandarini è un omaggio alla Sicilia e ai suoi prodotti più gustosi. Un gioco di equilibri che lo chef racconta in questo piatto permettendo l’incontro fra universo dolce e salato.

Barrale si definisce una personalità energica, dato l’ampio spettro di situazioni in cui è impegnato. Nella veste di docente “stellato”, lo chef impiega il meglio del suo sapere per trasmettere ai suoi allievi l’amore per la propria cultura gastronomica regionale. Punto di partenza per progettare piatti innovativi e dalla creatività sempre vivace. Oltre a comporre sapori che stuzzicano il palato, Barrale è un abile comunicatore di valori e consigli per una cucina che stupisce con semplicità e punta all’essenza delle materie prime.

Cantina Ale.P.a. Società Agricola

L’intuizione è donna. Trasformare una residenza di campagna in azienda vinicola, questa è stata l’illuminazione di Paola Riccio, fondatrice della Cantina AlePA, il cui carattere d’amazzone la rende l’anima della tenuta. Una donna tenace, volitiva, che ha fatto della vigna e dell’agro caiatino la sua vita. L’Azienda nasce negli anni ’80 per produzione familiare e vengono impiantate 4 tipologie di uve, precisamente Aglianico e Cabernet come uve a bacca rossa, mentre per quelle a bacca bianca si impiantano Falanghina e Greco. Una tenuta di famiglia, una casa di campagna che è cantina e sede di tutte le prove di vinificazione. Nei primi anni 2000, Paola Riccio iniziò a condurre l’azienda di famiglia per darle nuovo slancio. Per onorare la vocazione del territorio introdusse fra i vitigni allevati il Pallagrello, il vitigno autoctono dell’area caiatina, un raro biotipo che esiste sia a bacca bianca che a bacca rossa, da prima affiancandolo a quelli già coltivati e successivamente riconvertendo parte del vigneto storico. Il suo focus è oggi la coltivazione e la vinificazione del Pallagrello bianco, di cui propone diverse versioni, ma vengono ancora prodotti dal vigneto storico, Falanghina, Greco e Cabernet Sauvignon. Il sistema agricolo è da sempre attento all’esigenza di avere un impatto ambientale minimo, e negli ultimi anni si è arrivati ad eliminare completamente tutti i prodotti di sintesi e a svolgere la lotta contro gli infestanti della vite con il solo uso di zolfo e rame, va da sé che non si usano diserbanti e pesticidi, che le legature vengono fatte con materiale vegetale e si concima con sovescio e letame. In cantina l’intervento enologico si limita a favorire e a coadiuvare il naturale svolgimento della fermentazione utilizzando gli accorgimenti tecnici indispensabili. Il tempo è il maggior alleato, L’attenzione è all’ottenimento di vini con tenori di solfiti residui bassissimi, (non più di 70 mg/lt per i bianchi), quanto più integri possibile, fortemente varietali ed espressivi del territorio.

Per saperne di più: www.becheffy.com
Su Facebook e Instagram: BeCheffy

Ufficio Stampa

Antonio Puzzi
nio@becheffy.com
[+39] 347 5650976

Antonio Benforte
antoniobenforte@gmail.com
[+39] 339 8877884

Al “Silenzio Cantatore” approda lo chef Gian Marco Carli de “Il Principe” di Pompei.

EVENTI ESCLUSIVI E RICERCATEZZA NEL FOOD PER VIVERE UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE.

“Marì’, dint’ ‘o silenzio, silenzio cantatore, nun te dico parole d’ammore, ma t’ ‘e ddice stu mare pe’mmé”.

Come poter dimenticare l’invenzione poetica di Bovio “Silenzio Cantatore” che descrive un singolare paesaggio napoletano, immobile e quasi emblematico.

Proprio come nella canzone, fra il mare, la luna ed il misterioso silenzio, sulle colline di San Pietro (Piano di Sorrento) si trova il “Silenzio Cantatore”, location tra le più belle della Costiera Amalfitana.

Mercoledì 6 marzo, dalle 13 alle 16, Open day “Silenzio Cantatore” con la partnership del ristorante gourmet dal 1986 “Il Principe di Pompei” guidato dallo chef Gianmarco Carli.

Per l’occasione, gli ospiti verranno accolti con un Welcome Cocktail Buffet preparato dallo chef Carli.

Your Wedding in The experience of Ulisse Odissey!

 

Il Silenzio Cantatore affaccia sull’arcipelago Li Galli offrendo, così, ai suoi ospiti l’esperienza di poter rivivere ma sopratutto ammirare gli scogli accanto ai quali, probabilmente, navigò la svelta vela quadrata greca, con Ulisse legato all’albero dai compagni per non cedere al canto mortale delle Sirene.

Nulla è lasciato al caso, ogni particolare è studiato per garantire un’eccellente guest experience facendone godere l’incantevole scenografia naturale grazie al panorama paradisiaco.

 

Una location adattabile, grazie agli spazi all’aperto ed al chiuso, per qualsiasi occasione: wedding, cerimonie, convegni, defileè di moda, shooting.

 

Tanti sono i progetti futuri ed è questo il motivo per il quale nasce la collaborazione con lo chef Gian Marco Carli che ne curerà l’aspetto gastronomico durante le serate esclusive che si terranno al Silenzio Cantatore, rispettando la territorialità e lo spirito del luogo.

Il viale d’ingresso accompagna gli ospiti nell’accogliente sala d’aspetto, ma la struttura presenta numerosi luoghi di ritrovo: uno spazio all’aperto, un privè ed anche una saletta. Le sale possono accogliere fino a 120 persone.

A completare la ricca offerta è l’esclusiva spiaggia privata che consente anche l’ormeggio delle barche per gli attesi ospiti della struttura.

L’Avv. Achille Morabito, proprietario della struttura, ha ricreato un luogo raffinato ed elegante in cui estraniarsi dalla quotidianità curandone tutti i dettagli in maniera impeccabile.

Alcune notizie storiche riguardanti la location:

Il “Silenzio Cantatore” venne costruito negli anni ’30 su ordine di un nobile francese che, durante una tenuta di caccia, si innamorò perdutamente di una giovane artista che, prima di esibirsi al Teatro San Carlo di Napoli, decise di regalarsi qualche giorno in Costiera. Proprio perché non andasse perso il luogo in cui conobbe quella che poi sarebbe diventata sua moglie, il nobile decise di edificare, su quei colli, un luogo di ritrovo per giovani amanti, intellettuali ed artisti che trovavano in quella fusione di colori, aromi e sensazioni la fonte della loro ispirazione e concentrazione.

Silenzio Cantatore

Via Meta-Amalfi, 101 Colli di San Pietro

Piano di Sorrento

Napoli

http://www.silenziocantatore.it

 

Ufficio Stampa

Allegra Ammirati

GRANDE SUCCESSO AL VOMERO PER IL CARNEVALE NAPOLETANO

Napoli, 5 marzo – Grande successo per la prima edizione del Carnevale Napoletano che ha “colorato” per cinque giorni le strade del Vomero. La kermesse, organizzata da D2 Eventi con il patrocinio del Comune di Napoli, della Quinta Municipalità, di ScegliNapoli e Casartigiani, ha registrato la soddisfazione di tutti gli operatori coinvolti.
“La prima edizione del Carnevale Napoletano tenutasi sul territorio della Municipalità 5 – dichiara il presidente Paolo De Luca – può essere considerata una ottima base dalla quale partire per le edizioni a venire. Buone la qualità delle iniziative e le modalità di proposta, buoni i riscontri ricevuti dalla cittadinanza. Tanti i bimbi, in maschera e non, che hanno partecipato, con i propri genitori, in allegria e con gioia a questi cinque giorni di festa. Questo era lo spirito e l’obiettivo dell’iniziativa che crediamo di aver raggiunto”. “Siamo già al lavoro – affermano i responsabili della D2 Eventi – per costruire il format della prossima edizione. Il grande successo ottenuto quest’anno ci incoraggia a proporre per il 2020 una kermesse ancora più ricca e coinvolgente per il territorio”.
Ufficio Stampa
Carmine Bonanni

Una ristorazione scandita sulla stagionalità dei prodotti, capace sorprendere con selezioni di pizze sempre nuove. È il concetto di pizzeria di Emanuele Marigliano, titolare della Pizzeria Da Salvatore inaugurata a Lusciano lo scorso 24 febbraio. Marigliano già da quattro anni è stato alla guida della sua precedente sede a Parete. “I lunghi tempi di attesa per i clienti e l’esiguo numero di posti a sedere mi hanno portato a scegliere un ambiente più grande e confortevole. Così ho scelto Lusciano per la mia nuova apertura”. Le parole del pizzaiolo e titolare di Pizzeria Da Salvatore.

Il locale per molti aspetti è un omaggio al papà di Emanuele Marigliano: ne porta il nome, Salvatore, e rievoca una caratteristica ambientazione marinara. Predominano i toni del blu in diversi dettagli dell’ambiente, fra cui il forno, che spicca per le sue brillanti sfumature del mare. “Mio padre lavorava nel porto di Napoli” spiega il patron di pizzeria Da Salvatore, è presto detta l’ispirazione agli elementi del mare.

Sotto il profilo dell’offerta gastronomica lo staff del locale effettua un’accurata scelta dei menù, pensati per incontrare le esigenze e gusti del pubblico. Un reparto della cucina è esclusivamente dedicato alla preparazione delle pietanze gluten free. Per gli amanti del tradizionale fritto partenopeo, invece, non manca un menù dedicato alla pizza fritta.

Emanuele Marigliano propone ben quattro versioni dell’apprezzato calzone da mangiare caldo. “Realizziamo la pizza fritta classica, la napoletana e la fritta di mare: riempita con baccalà in cassuola, scarole saltate in padella, polvere  di olive nere e capperi di salina”. Descrive così le sue prelibatezze il pizzaiolo Marigliano, anticipando le sensazioni di gusto per chi lo andrà a trovare nel suo locale a Lusciano. La quarta pizza fritta si chiama Terra Mia: “ha un ripieno di gustoso ragù napoletano” precisa il titolare della pizzeria di Lusciano.

Grande attenzione viene posta agli abbinamenti cibo-bevanda nella Pizzeria Da Salvatore. Lo spiega un menù creato ad hoc per permettere di apprezzare le specialità locali e territoriali. “Una saletta del ristorante, che si aggiunge ad un ambiente di 130 posti, è destinata alle serate degustazione” spiega Marigliano. “Uno spazio a cui dedichiamo la possibilità di gustare un menù di 4 pizze, 3 fritti e una montanarina dolce”. Quest’ultima giunge a completare la serata come una vera ciliegina sulla torta: “è una montanara con crema di pere, cialda di cioccolato fondente, cioccolato fuso e nota alcolica dato dall’aggiunta di un bicchierino di rhum. Le bevande giocano un ruolo importante nel definire l’esperienza di degustazione, che sono scelte in associazione alle pietanze” ha confermato il pizzaiolo.

Partito da Scampia con tanta passione per il mondo della pizza, dopo tante esperienze di lavoro e di imprenditore di locale tutto suo, arriva a coronare il sogno di una pizzeria a misura del suo progetto. Uno spazio adeguato a rappresentare la sua vocazione all’ospitalità e alla preparazione di pizze innovative, che mantengono il cuore antico della tradizione.

 

 

L’8 marzo parte “Un treno per l’Irpinia”, un viaggio tra Avellino, Lapio e Lioni.

CONTINUA L’IMPEGNO DEL COMUNE DI LAPIO ALLA SCOPERTA DELLE ECCELLENZE GASTRONOMICHE E DELLE BELLEZZE PAESAGGISTICHE DEL TERRITORIO 

L’8 marzo 2019, il Comune di Lapio, patria del raffinato Fiano di Avellino Docg, rinsalda la collaborazione già consolidata con – il treno storico della tratta Avellino/Rocchetta – aderendo al progetto dedicato alla Giornata Internazionale della Donna, che si impegna per l’affermazione sociale e professionale della donna.

La giornata prevede tre eventi che avranno luogo nelle stazioni di Avellino, Lapio e Lioni, fermate della linea storico-turistica Avellino-Rocchettaprogetto di rivalutazione del territorio promosso dalla Fondazione FS Italiane, in collaborazione con la Regione Campania e l’Associazione InLocoMotivi.

Dopo la sosta, prevista alle ore 9:00 ad Avellino, dedicata alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, il treno fa tappa a Lapio alle ore 11.38 per il secondo evento “Sosta del Buongusto” presso il Palazzo Filangieri, antico palazzo nobiliare di rara bellezza e dall’inestimabile valore architettonico, nel borgo di Lapio.

L’incontro, incentrato sulla degustazione delle eccellenze vitivinicole del territorio, con particolare attenzione al Fiano di Avellino Docg, fiore all’occhiello della produzione lapiana, vedrà la presenza dell’imprenditoria femminile irpina specializzata nel campo vitivinicolo, e della partecipazione dell’associazione “Le Donne del Vino”.
Un’importante occasione, quindi, per visitare e apprezzare le bellezze di Lapio, un borgo a vocazione agricola, crivellata da rigogliosi vigneti e uliveti. Pertanto, Lapio, oltre a far parte dell’associazione nazionale Città del Vino, detiene anche lo status di Città dell’Olio e Città del Miele, grazie alla produzione dell’olio extravergine d’oliva Irpinia-Colline dell’Ufita (DOP) e delle varietà di miele millefiori e d’acacia. Va ricordato, inoltre, che a Lapio è concessa, secondo disciplinare, sia la produzione del Fiano di Avellino Docg che quella del Taurasi Docg, due delle più prestigiose Docg del Sud Italia.

 

 

L’evento è patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Campania e dall’Osservatorio sul Fenomeno della Violenza sulle Donne, in collaborazione con i Comuni di Avellino, Lapio e Lionil’Associazione Nazionale Le donne del VinoIn_Loco_Motivi, le associazioni di volontariato AmdosAmos e Noi in rosaColdiretti e il Gal “I Sentieri del Buon vivere”.

Per info e prenotazioni:
InLocoMotivi – Tel. 331 1085593

Ufficio Stampa:

Roberta Raja

Bianco Tanagro: dal 27 al 1° maggio nel borgo di Auletta

Dieci anni di valorizzazione e promozione del carciofo bianco del Tanagro.

 

Tornerà a fine aprile, come d’abitudine, l’appuntamento con Bianco Tanagro: festival dedicato al carciofo bianco del Tanagro ed al suo territorio. Un’edizione importante, quella alle porte, che celebrerà il decennale della kermesse.

L’inaugurazione, prevista il 27 aprile alle ore 17, darà il via alle innumerevoli attività che compongono il fitto programma di Bianco Tanagro, nato da un’idea di Giuseppe Lupo e organizzato da sempre dalla Pro Loco di Auletta.

Dieci anni fa non potevo immaginare saremmo arrivati a questo punto, eravamo mossi dal desiderio di fare qualcosa per il nostro territorio e dare una speranza ai nostri giovani, e – anche se la strada è ancora lunga – penso che possiamo dire di esserci riusciti. Siamo orgogliosi, soddisfatti ma anche pronti a migliorare sempre di più”, racconta Lupo.

Dallo scorso anno il festival ha azzerato la presenza di plastica ed ha lanciato le family bag per portare a casa ciò che non è stato consumato ai tavoli. Dunque sostegno all’ambiente e lotta aperta allo spreco alimentare. Nelle cucine, come sempre, ci saranno i contadini di Auletta che producono il carciofo bianco e proporranno il proprio prodotto, declinandolo nelle ricette locali e della tradizione.

Centrali le “Tabernae Parlanti”, ovvero i salotti gastronomici condotti dalla giornalista gastronomica Antonella Petitti, dove ogni giorno si alterneranno esperti del settore, chef, pasticceri, pizzaioli, sommelier e rappresentanti istituzionali.

L’obiettivo è accendere i riflettori sulla versatilità del carciofo bianco, nonché continuare a riflettere su quanto sia possibile fare per favorire la crescita sostenibile dei piccoli centri d’entroterra e della loro agricoltura familiare.

Di grande impatto, da qualche anno, il contemporaneo “Bianco Festival” che si svolge in maniera itinerante tra le strade di Auletta e che lì porta i migliori artisti di strada.

A ricevere l’ormai ambito “Carciofo d’Oro” quest’anno saranno gli inquilini di Casa Surace, i quali hanno promesso di mettersi ai fornelli e raccontare “a modo loro” la straordinarietà del “guerriero” dal cuore tenero.

 

Ufficio Stampa

Rosmarinonews.it

 

Un lavoro a quattro mani che approfondisce e analizza la società partenopea attraverso la gastronomia. “La Cucina di Napoli“, a cura delle autrici Lydia Capasso e Maria Teresa Di Marco, è l’opera letteraria presentata lo scorso giovedì 28 febbraio, nella Sala Rari del Palazzo Reale a Napoli. Una cornice imponente, ma anche colta e raffinata, ideale location per la presentazione di un libro che sonda Napoli nella sua dimensione più autentica.

“A Napoli il cibo è un’esperienza ricca di profumi, come quello del ragù che si diffonde per i vicoli” si ascolta dall’intervento di Lydia Capasso. “Il cibo è nelle parole delle persone, è argomento prima di essere pietanza da gustare” ha proseguito la scrittrice.

Progetto ricco di testimonianze storiche.

“Il libro racconta, attraverso le esperienze dei personaggi di famiglia, la questione antropologica dei napoletani” spiega Lydia Capasso. “Sono passati da essere chiamati mangiafoglie a mangia maccheroni”. 

In La Cucina di Napoli si trovano tracce di storia enogastronomica, con la descrizione di piatti che evocano la tradizione culinaria partenopea: divisa fra repertorio di cucina popolare e raffinatezza della cultura gastronomica di derivazione borbonica.

“Sono presenti annotazioni storiche di cucina – conferma la Capasso – si possono riscoprire fonti sullo Scarpariello, un piatto ormai quasi sconosciuto”.”È un raro prodotto di equilibrio – ha proseguito l’autrice del libro – tra foto belle ma non invadenti, parte storica e annotazioni personali”.

Il libro si inserisce in un progetto di raccolta di racconti, una collana di libri che ripercorre le cucine regionali d’Italia. “In questo libro abbiamo fatto tappa in Campania, concentrandoci su Napoli  e lavorando sui suoi aspetti legati all’enogastronomia”, ha affermato Maria Teresa Di Marco.

Quest’opera letteraria, che riunisce fonti di testimonianze e scatti della Napoli più autentica, si propone di studiare e raccontare i rituali della società partenopea nei suoi aspetti legati al cibo. Rito è la parola chiave per interpretare diversi passaggi presenti nel libro che testimoniano come “A Napoli si cucina di più che a Milano. Il cibo si consuma in famiglia e per questo è considerato un rituale” ha spiegato Lydia Capasso. “Il libro invita a riflettere sulla scansione dell’anno in funzione dei piatti tipici. Sono esempio la lasagna e il migliaccio nel periodo di Carnevale” ha proseguito l’autrice.

“L’opera si divide in due sezioni – spiega Maria Teresa Di Marco – la prima è dedicata alla tradizione della gastronomia partenopea, la seconda si focalizza sulle rivisitazioni”. Tra presente e passato della cucina, questo reportage su Napoli instaura con il lettore spunti interessanti per avvicinarsi alla cucina in modo competente e mai banale. La Cucina di Napoli è uno sguardo attento e dedicato sulla cultura partenopea, dove il cibo gioca un ruolo importante.

 

 

 

La passione per il mondo della pizza ha una connotazione di attenta ricerca nell’ Officina della Pizza: locale a Sarno, in provincia di Salerno. L’autore di questo progetto è il giovane pizzaiolo Mario Severino che, a soli 26 anni, esprime tutto il suo entusiasmo nella realizzazione di pizze innovative, la cui bontà viene dettata dal suo estro creativo. “Il cliente che sceglie Officina della Pizza per trascorrere una serata, gusta un prodotto con le caratteristiche del mio personale concetto di arte bianca” afferma Severino.

Esaltazione del gusto negli abbinamenti.

Il pizzaiolo Mario Severino, che fa del suo mestiere un’arte, crede nell’esaltazione del sapore degli ingredienti che compongono il topping della pizza. Il fondatore di Officina della Pizza è solito preparare un prodotto con base di Fior di Latte, su cui poggiano ingredienti di prima qualità.

Abbiamo adottato il bambù tra gli ingredienti per la pizza – spiega Mario Severino mentre presenta la sua specialità – con il suo gusto delicato si sposa bene con il prosciutto cotto artigianale aromatizzato al tartufo”. La filosofia che guida il progetto di Mario Severino si basa su creatività e intraprendenza nella scoperta di gusti e abbinamenti nuovi.

La mission del progetto di arte bianca firmato Officina della Pizza si focalizza sulla ricerca di impasti di qualità, come quello realizzato con il prefermento solido, detto anche biga. Il pizzaiolo Mario Severino struttura su questo tipo di impasto il suo prodotto di farina, che risponde agli standard di elevata fragranza e morbidezza della pasta. Le pizze realizzate da Mario Severino esaltano il concetto di qualità nell’abbinamento dei prodotti. “Da circa dieci mesi abbiamo stretto la nostra collaborazione con Jamonita, i cui prodotti ci permettono di esprimere al meglio il carattere innovativo della pizza” spiega Mario Severino.

La realtà Jamonita. Una finestra sulla gastronomia italiana.

Le due realtà enogastronomiche, Officina della Pizza e Jamonita, lavorano insieme nella valorizzazione del territorio dell’Agro Nocerino Sarnese. Utilizzano i prodotti a chilometro zero di questa porzione di Campania. “Ci troviamo nel territorio del pomodoro San Marzano – spiega Mario Severino – sul fronte della gastronomia valorizziamo l’economia locale con utilizzo dei prodotti a chilometro zero”.

L’azienda Jamonita, storica realtà di distribuzione di prodotti alimentari di alta qualità, si propone come vetrina assortita dei migliori prodotti del panorama enogastronomico italiano. È da qui che Mario Severino attinge per “accendere il motore della sua creatività “. “Dalla mortadella IGP di Bologna al prosciutto crudo di Parma, fino alla bresaola IGP: sono questi i prodotti che trovano armonia di gusto nelle mie pizze” afferma soddisfatto Severino.

Officina della Pizza nasce come laboratorio di qualità per la pizza. Il luogo che solitamente si associa alla riparazione delle auto è metafora di instancabile lavoro sulla qualità dell’impasto e abbinamento degli ingredienti. “Da piccolo avevo la passione per i motori, trasferitami da mio padre che aveva un’officina” afferma Mario Severino, spiegando le origini del nome della sua pizzeria. “Crescendo ho maturato la passione per la pizza, in questo settore ho trasferito tutta l’energia che occorre nel portare avanti un’officina” ha proseguito il giovane pizzaiolo di Sarno.

 

A Salerno un angolo di atmosfera mediterranea che richiama, nei colori e nella calorosa accoglienza, l’affascinante isola di Capri. È proprio l’isola del Golfo di Napoli a dare il nome al ristorante pizzeria ubicato in via Torrione, nel cuore della bellissima città di mare. “Siamo a pochi passi dal Grande Hotel e dai punti nevralgici per il movimento di turisti a Salerno – ha spiegato Umberto Scermino, titolare del ristorante pizzeria Capriproponiamo un’offerta basata sulle specialità del fritto, della pizzeria e della ristorazione”.

Creatività ed equilibrio scandiscono ogni piatto.

La massima qualità dei prodotti coaudiuva ogni giorno la creatività dello chef Raffaele Iaccio e del pizzaiolo Raffaele Trenga. Entrambi sono impegnati nel definire l’esperienza culinaria per l’ospite che sceglie il ristorante pizzeria Capri, sia a pranzo che a cena.

Le pizze omaggiano i prodotti tipici pregiati della tradizione campana. Filosofia che si riscontra nella pizza Bagnolese.

La Bagnolese è un’interpretazione gourmet della classica pietanza partenopea. Ha un impasto ben lievitato. Per il topping sono stati scelti prodotti di eccellenza, come la passata di pomodorino giallo, capocollo di maialino nero e scaglie di pecorino di Bagnoli Irpino, da cui prende il nome la specialità.

In cucina lo chef Raffaele Iaccio è solito effettuare un’operazione molto professionale. Si tratta dell’allacciatura, che lo chef ha eseguito sul lardo di maialino nero, lo stesso che è andato a comporre la linguina allardata. Questo primo piatto rivela equilibrio nei sapori, valore che lo chef non perde mai di vista nel suo lavoro. “È un piatto essenzialmente dolce, dove prevale il gusto del lardo di maialino nero – spiega Iaccio – per armonizzarlo ho dovuto aggiungere l’elemento acidulo del pomodorino del Vesuvio . La mia cucina si compone degli elementi che danno equilibrio al piatto” ha proseguito lo chef.

Design e cucina interpretano Capri.

Cucina e pizzeria, in questa realtà dove prevale un design artistico, non sono due ambienti a sè stanti ma bensì comunicanti. Chef e pizzaiolo svolgono il loro lavoro in un contesto open space, che non li divide dalla sala degli ospiti. “La continuità fra pizzeria e cucina non è casuale – spiega lo chef Raffaele Iaccio – è funzionale a permettere un lavoro creativo basato sulle materie prime fresche e stagionali. Collaboro con i ragazzi della pizzeria, adoperiamo spesso prodotti cucinati per il topping delle pizze” ha proseguito.

Spiccato senso artistico caratterizza la scelta dell’arredamento di interni. “L’architetto Domenico Manzone ci ha suggerito l’ispirazione caprese per questa nostra avventura nella ristorazione” ha affermato il titolare Umberto Scermino.

Lo stile mediterraneo delle maioliche si riscontra anche nei sapori proposti dallo chef e dal pizzaiolo. “Abbiamo scelto uno staff capace di interpretare il nostro concetto di ristorazione” afferma con soddisfazione il ristoratore Scermino.