STEFANO DE MARTINO PRESENTA IL NUOVO MENU DELLA COSACCA

La Cosacca

Sabato 7 dicembre alle ore 13.00 presso la pizzeria La Cosacca in Via Lepanto 271/273 a Pompei, Stefano De Martino presenterà alla stampa il rinnovato menù autunno-inverno. L’evento è organizzato da Renato Rocco, direttore de LaBuonaTavola Magazine, che insieme a giornalisti ed esperti del settore testerà il banco d’assaggio.

Il menù del pranzo prevede un’entrée composto da una frittatina classica napoletana e la degustazione di quattro pizze:

  1. #LaPizzaDiDeMartino con crema di friarielli, fior di latte di Agerola, Lardo di maialino nero, tarallo sbriciolato e fili di peperoncino;
  2. La Cipolla Barricata composta da vellutata di cipolle ramate di Montoro sfumate con grappa barricata, fior di latte di Agerola, pancetta croccante di maialino nero e fonduta di formaggi stagionati;
  3. La Buona Tavola con crema di papaccelle, fior di latte di Agerola, tuorlo d’uovo fritto, scaglie di Cacioricotta cilentana e basilico cristallizzato;
  4. La Cosacca 2.0 con emulsione di pomodorini del Piennolo DOP, formaggio di pecora stagionato alle vinacce, pomodorini gialli del Piennolo DOP e basilico.

Terminano il percorso d’assaggio i dolci della rinomata pasticceria di Napoli Poppella.
La Cosacca arriva a Pompei portando con sé esperienza ed estro nella convinzione che rispettare la tradizione sia garanzia di bontà e gusto. Situata al ridosso del centro di Pompei, la pizzeria è punto di ritrovo non solo per i tanti giovani che affollano le vie della cittadina ma anche per chi, attirati dalle bellezze del Santuario e degli scavi romani, vuole concludere il suo itinerario con un’intensa esperienza culinaria.

Stefano De Martino, giovane ma già esperto pizzaiolo, sforna una pizza friabile e fragrante, altamente digeribile grazie a un impasto indiretto composto da un bland di farina tipo 0 al 90% e tipo 1 al 10, biga al 90%, poolish al 10%. Grazie all’alta idratazione pari al 70%, De Martino porta in tavola un prodotto dall’ottima struttura che rende facile la masticazione.

 

Ufficio Stampa LaBuona Tavola

Se dicessimo “50 sfumature” siamo sicuri che pensereste immediatamente a Christian Grey o ai colori grigio, rosso e nero oppure che nella vostra mente risuonino le note di “Love me like you do”. Eppure, oggi qualcos’altro occupa i ripiani di tutti i punti Feltrinelli d’Italia. Parliamo sì di un libro ma qui l’unica stanza del piacere è una cucina. “50 sfumature di Baccalà” è il titolo della raccolta di ricette di Antonio Peluso, chef casertano, che con lungimiranza ha cavalcato l’onda di riscoperta di questo ingrediente adeguandolo perfettamente ai sapori dei tempi moderni.

E se sociologi di tutto il mondo battono sul declino della crossmedialità in favore di una comunicazione sempre più transmediale, Antonio Peluso è il perfetto esempio di come questa, per una parte dell’Italia, funzioni ancora. Dai menù delle sue tre “Locande del Baccalà”, sparse sul territorio campano, ai social, dalle divise dei collaboratori alle pareti dei locali, fino ad arrivare a questo ricettario, tutto – ma proprio tutto – parla di baccalà tanto che Antonio è oramai riconosciuto come “il re del baccalà”.

Il libro, nelle parole del suo autore, nasce dall’esigenza di rispondere sia alle domande di chi è passato alle Locande del Baccalà, sia per quanti non hanno avuto il piacere di assaggiare questi piatti nei ristoranti e desiderano replicare esattamente le stesse ricette stando comodamente ai propri fornelli. Grazie a questo libro il gusto sarà appagato da ricette minuziosamente scelte e spiegate in modo semplice e la curiosità sarà soddisfatta grazie agli aneddoti e alle pagine di informazione di ampio respiro presenti all’interno. Non un ricettario usuale quindi, ma diverso, eterogeneo che rispecchia perfettamente l’animo eclettico di Antonio Peluso.

Ma la sua avventura con il baccalà non si esaurisce nelle pagine di questa raccolta perché, come accennato, Antonio Peluso è il patron di ben tre “Locande del Baccalà”: a Marcianise, a Salerno e la new entry Cava de Tirreni. Un’osteria, un bistrot vista mare e una friggitoria stile “fish and chips” londinese, legate indissolubilmente da un unico filo rosso. Punti di riferimento per chi ama il baccalà ma anche luoghi in cui vivere un’esperienza di gusto nuova per chi cerca nel cibo una filosofia del piacere come autenticità dell’essere, le locande esaltano il baccalà in tutte le sue declinazioni, colori, sapori e profumi. Dai fritti alle preparazioni classiche ai carpacci per chi entra in questi templi del gusto c’è davvero il rischio di innamorarsi di un prodotto preparato in tutte le “salse”.

Il baccalà, il pesce povero che diventa chic. È questa la filosofia che ha ispirato la raccolta di Antonio Peluso, che con un ironico gioco di parole si autodefinisce uno “chef scellato”. Per i non partenopei, “scella” è la versione dialettale di “ala” ed è il modo in cui viene identificata la metà parte del baccalà aperto, la famosa “scell ‘e baccalà”. Qualsiasi sia il modo in cui lo si chiami, è cosa certa che il baccalà da Nord a Sud, da Vicenza, alle Marche, fino in Calabria, passando per Napoli, dove fu importato grazie all’intensa attività portuale che favoriva i collegamenti con i mercati del Nord, è un alimento che unisce l’Italia e ne segna la storia culinaria. Un ingrediente dotato di particolari caratteristiche che lo rendono versatile in cucina, adattandosi a antipasti, primi piatti e secondi, persino alla pizza fritta, ma anche dagli alti valori nutrizionali che lo rendono il pesce magro per eccellenza.

Marika Manna

Se vi piacciono le atmosfere da osteria, ma con un tocco di modernità dovete andare dall’oste Luigi Manzilli, presso la sua Taverna Neapolis a Marano di Napoli. Luigi Manzilli è un appassionato oste, come ama definirsi, e un esperto sommelier, che ha intrapreso la sua avventura nella ristorazione nel lontano 1999. «Prima di dedicarmi alla ristorazione, lavoravo come barista, ma ad un certo punto si è iniziata a concretizzare la voglia di cambiare attività e di seguire una idea che condividevo con mia sorella Carmela, ovvero quella di far nascere un locale, che portasse in tavola “la cucina di mammà”. Tuttavia, agli inizi la Taverna Neapolis si è affermata soprattutto come pizzeria, riscuotendo un notevole successo, che ancora oggi non sembra scemare. Ma man mano che progredivamo, diventava sempre più forte il desiderio di occuparci anche della cucina secondo le ricette della tradizione casalinga».

TavernaNeapolis

Luigi Manzilli mette entusiasmo e convinzione nelle sue parole e racconta con trasporto di sé, della sua esperienza e delle persone che lo circondano. «I primi anni della Taverna Neapolis sono all’insegna della pizza, ma poi il desiderio di portare in tavola il piatto che mangiavamo da bambini è diventato realtà. Per diciotto anni ha cucinato mia sorella Carmela, che io definisco una chef casalinga, proprio perché ha saputo riproporre quei sapori, che oggi possono risultare perduti. Oggi Carmela non cucina più e si occupa di altro all’interno dello staff, ma io posso ritenermi fortunato, poiché ho due chef, Gaetano e Gianni, e un pizzaiolo, Nicola, che mi danno grandi soddisfazioni. Per me sono degli eroi!». Luigi Manzilli non nasconde di essere orgoglioso del suo staff, ma soprattutto ci tiene a sottolineare la grande complicità che si è instaurata tra gli chefs e i pizzaioli. Sono tutti ragazzi giovanissimi, come giovane è l’intero personale, e tra loro c’è sintonia, aiuto e sostegno, caratteristiche che oggigiorno non sono del tutto scontate.

Tavernaneapolis2

Taverna Neapolis è la casa della tradizione culinaria, Ragù e Genovese la fanno da padroni, e un posto d’eccezione è riservato al Crocché Maxi, ovvero un “panzerottone” di circa 30 cm, che da vent’anni padroneggia nel menù. Luigi Manzilli nel 2017 ha acquisito il diploma di Sommeleir, ma la sua conoscenza dei vini inizia almeno dieci anni prima e questa sua passione verso il mondo del vino lo accompagna sempre, anche quando deve consigliare un vino al cliente. «Presso Taverna Neapolis abbiamo vini di tracciabilità regionale. Ogni piatto è accompagnato da un vino specifico che ne esalta il sapore, ma oltre a questo sono convinto che l’abbinamento del vino con il piatto non deva soddisfare solo il palato. Il piatto e il vino che lo accompagna devono comunicare altre caratteristiche e raccontare una storia e un territorio». Questo rispetto e questa voglia di raccontare un luogo si ritrovano anche nelle pizze, le quali seguono la stagionalità e i suggerimenti che arrivano direttamente dal contadino.

«Per le pizze seguiamo molto i prodotti di stagione. Le melanzane non sono un prodotto che normalmente si trova tutto l’anno, come la zucca la si può trovare solo per due mesi all’anno, quindi le pizze seguono ciò che la stagione ci offre. Fortunatamente non siamo in un grande centro urbano e questo favorisce il contatto diretto e continuo con il contadino. Certamente lo stare in periferia, ci penalizza per altri aspetti, ma mi posso ritenere fortunato e soddisfatto di quanto realizzato fino ad ora». Nonostante i successi e i pareri positivi dei clienti, il patron di Taverna Neapolis non si ritiene “arrivato”. Luigi Manzilli continua a studiare per conoscere nuovi sapori e questo suo desiderio di conoscere lo ha spinto a dedicare un angolo del suo locale ai diversi sapori regionali, formaggi tipici e genuini di tutta Italia. La pizza sicuramente resta per Taverna Neapolis un piatto identitario, perché attraverso di essa si possono comunicare valori, sentimenti, cultura e tradizioni e all’insegna della tradizione non può mancare nel menù di Taverna Neapolis la Pizza DOC, ovvero una semplicissima margherita con fette di mozzarella di Bufala, che viene condita direttamente al tavolo e in virtù di tutto questo Luigi Manzilli ci dice perché bisogna andare nel suo locale: «Taverna Neapolis è il luogo dove la cucina tipica napoletana, la ricerca continua di materie prime e la stagionalità dei prodotti danno vita ad un menù dinamico e sempre propositivo. Una pizza eccellente ed una carta dei vini regionale ben assortita completano la nostra offerta».

Amalia Vingione

A pochi passi da via Marina di Varcaturo, la strada che ospita i lidi e i locali più in voga del litorale giuglianese, si trova il ristopub Locos , in spagnolo ‘i pazzi’. Siamo, appunto, a Varcaturo, frazione di Giugliano, comune di Napoli, in via Ripuaria 306b. Il locale è spazioso e moderno, con possibilità di mangiare sia all’interno che all’esterno.

Locos

Nel 2016 Pasquale Barbieri, napoletano DOC e titolare del locale, nonché chef, dopo tante esperienze lavorative sia in Italia che all’estero – anche in cucine stellate ed alberghi di una certa importanza (come ad esempio l’hotel Romeo di Napoli) – ha deciso di scommettere sulla sua terra. E’ da questa pazza scommessa d’amore che nasce il ristopub Locos, con un’eccellente selezione di panini, alcuni gourmet. “Noi oggi siamo un ristopub pizzeria” racconta il titolare, Pasquale: All’inizio eravamo solamente ristopub. Dopo un anno e mezzo di attività, su richiesta specifica dei clienti che mi chiedevano di poter mettere la mia abilità sulla scelta dei prodotti e degli abbinamenti anche a servizio della regina della tradizione napoletana, la pizza, ho deciso di trasformare il locale anche in una pizzeria”.

Pizzeria Locos
E’ così che nel settembre 2018 Locos si trasforma. E’ da allora che in cucina si lavora a quattro mani: “la nostra forza è il connubio e la collaborazione tra chef e pizzaiolo”, afferma orgogliosamente lo chef. E’ risaputo infatti che la riuscita di una buona pizza è data dalla sapiente combinazione di impasto e associazione degli ingredienti utilizzati: mentre Angelo cura l’impasto (che è un impasto diretto con una lievitazione di 36 ore), Pasquale si occupa degli abbinamenti dei prodotti, per lo più selezionati tra le eccellenze del territorio campano: la pizza più richiesta è infatti la Cantini, con crema di friarielli (verdura tipica campana), porchetta d’Ariccia, provola e scaglie di grana padano.

 

Locos
Non solo l’impasto della pizza ma anche quello dei panini è artigianale: i panini del Locos sono stati selezionati, da esperti del settore, per gareggiare in numerosi concorsi tra cui ‘panino artista 2019’ e ‘burgher battle 2019’. L’orgoglio del menu è il Locos, che non per niente porta il nome del locale: hamburger di scottona 220gr, scamorza, prosciutto cotto piastrato, crocchè di patate e fonduta di formaggio. La varietà del menu, che include anche piatti gluten-free, rende questo locale adatto a grandi e piccini, a palati semplici e raffinati, insomma, ce n’è per tutti i gusti.. non resta che prendere forchetta e coltello e darsi da fare!

Livia Giordano

Vesuvius Cloud: a Taste of Christmas

Panettone is a traditional Italian Christmas cake. Helga Liberto, the cake maker of Chef dei Grani from Battipaglia, has just presented one her masterful takes on this timeless classic. One of many interpretations, because the Panettone has been declined in countless variations, and the challenge is of course to try to innovate the recipe while being mindful of tradition. A daunting task if you ask me, because a successful recipe should be simple and captivating, adding a personal touch to a cake that has already been perfected over years of cooking history. And don’t forget that Italians are extremely touchy and distrustful of anyone who tries to mess with tradition.

Helga Liberto

However there is some space for innovation. One of the key ingredients of Panettone is candid fruit, something that people here have mixed feelings about. The other thing that has to be perfectly right is texture. The cake should be soft and light, resembling a very tall muffin, but more spongy. Forever a devoted Chef, Helga Liberto has patiently studied and created her own Lievito Madre, sourdough, to ensure her cakes may rise naturally and slowly, over many hours. Once baked the texture is so light that she has called it Nuvola, Cloud.

Nuvola

To make it unique Helga has resorted to one of the things that make Italy such a beautiful country: Territory. We are blessed with extreme bio-diversity, each local area has its own peculiar produce that can be found nowhere else. Thus the key ingredient of her Nuvola del Vesuvio is the famous Pellecchiella Apricot from – you guessed it – Mount Vesuvius. This very tasty apricot, sought after by jam makers like a precious jewel, is part of the Slow Food Presidia. It gives Helga’s creation that personal, delicate forget-me-not flavour. Orange zest, candid lemon and orange peel, honey, raisins and vanilla complete the picture giving each slice of the cake a balanced bouquet of delicate aromas.

Eating a slice for breakfast really does remind me of the delicate flight of a butterfly, framed by soft clouds with Vesuvius in the background. The apricot, honey and raisins blended smoothly leaving me with an overall sense of well-rounded sweetness, quite a pleasant surprise. Will you have time to savour it after Christmas dinner, with the kids dying to open their presents and aunts and uncles wanting another slice?

Side story

Getting the cake home before tasting it was a challenge in itself. The packaging is so elegant, that at first it reminded me of a posh handbag. I had to defend it from many beady eyes along the way. Especially those of my local baker, who has a keen eye for quality and a real passion for handcrafted Panettone. She was quick to read the ingredients and grasp the meaning of this dreamlike Vesuvius Cloud.

Sean Grant Altamura 

Immaginate di poter andare a Capri senza bisogno di prendere l’aliscafo. Immaginate un luogo che ti richiami alla mente lo sciabordio delle onde e i colori dell’isola più famosa al mondo. Non è un sogno, ma la descrizione di una splendida pizzeria gioiello situata nel cuore di Castellamare di Stabia, a due passi dal mare che da poco tempo ha un’appendice a Torre Annunziata. Romantiche nel nome e nello stile: così potremmo definire le Pizzerie Capri Blu, dove tutto ma proprio tutto ricorda l’isola campana. L’atmosfera è magica, quasi onirica. I colori bianco e blu dei locali richiamano immediatamente quelli delle onde e della schiuma del mare. La “C” di Capri dell’insegna, a forma di mezzaluna blu, lascia sognare ad occhi aperti romantiche passeggiate al chiaro di luna sull’isola caprese.

Il titolare della pizzeria, Francesco Matrone, ha voluto ricreare nel suo locale la “Dolce Vita caprese” in tutti i suoi dettagli: dalla riproduzione a misura d’uomo della mitica Piazzetta, luogo tanto amato dai vip quanto dai turisti, a quella dei Bagni di Tiberio, al soffitto a volta che ricorda la celebre Grotta Azzurra, sino al limoneto del locale di Torre Annunziata, un cameo al famoso “Da Paolino Restaurant” di Capri.

Capri Blu

Non solo l’aria caprese si respira nella Pizzeria, ma anche quella napoletana. Basta alzare la testa dal piatto per vedere i panni stesi a un finto balcone e sentirsi immediatamente catapultati nei vicoli di Napoli. La pizza di Capri Blu è spettacolare non solo nell’aspetto estetico, ma anche nel sapore. In una frase: bella da vedere (e fotografare), buona da mangiare. Nessun canotto (pizza di nuova generazione dal cornicione estremamente alveolato), nessun disco da 45 giri (avete presente la pizza a ruoto di carro?), ma una bella e sana pizza napoletana di quelle che riempiono il piatto: un piacere per gli occhi e per il palato. Impasto morbido e fragrante, abbondanza di ingredienti e varietà di scelta. Una pizza tipica napoletana, ma dalle ambizioni gourmet. Ambizioni evidenti su un menù talmente ricco che non sai che scelta intraprendere. Perché sulla carta le scelte eccellenti sono numerose. Per chi non vuole optare per la semplice Marinara o la classica regina Margherita o per una bella salsiccia e friarielli, può scegliere una pizza napoletana gourmet. Dalla “Campagnola” con crema di noci, speck Alto Adige, funghi champignon trifolati alla “Deva” con crema di noci, gorgonzola, provolone del Monaco e gherigli di noci, dalla “Vellutata” con vellutata di zucca, provola di Agerola, funghi porcini trifolati e pancia magra alla “Bologna” con mortadella, crema di pistacchio e scaglie di parmigiano, dall’“Ariccia” con porchetta di Ariccia, patate al forno e provola alla “Carciofina” con carciofini arrostiti, pancetta e scaglie di provolone di Monaco. Ce n’è per tutti i gusti.

In attesa della pizza, c’è anche chi si intrattiene godendosi una bella montanarina o un “cuoppo” di frittura mista. È dal 28 novembre 2015 “Capri blu”è un brand della ristorazione, ma non solo, che delizia i suoi clienti provenienti da ogni parte del mondo. “Abbiamo contribuito a migliorare il richiamo turistico delle due cittadine rivierasche vesuviane”, ha spiegato Francesco Matrone, segno evidente di come sia importante oggi investire nel mondo food e ancor più nel turismo enogastronomico. “Le persone hanno fame di esperienze food & wine e sia Castellammare che Torre sono tra i paesi più appetibili a livello internazionale soprattutto perché la nostra è una delle aree portuali più attive della costa campana in termini sia di commercio che di imbarcazioni turistiche”, prosegue il titolare.Per chi ancora non lo sapesse, il turismo ha preso una svolta decisamente “foodie”. Quanti di voi scelgono la meta di vacanza in base a quello che offre il luogo dal punto di vista enogastronomico? Oltre il 50% dei turisti mondiali, secondo le statistiche. Il cibo è vissuto come esperienza da condividere, attraverso la quale entrare in contatto con un luogo, in un modo più desiderabile e immediato di attività legate al patrimonio storico e artistico.

Ecco perché la Pizzeria Capri Blu da anni offre ai suoi clienti (turisti e non) un’esperienza culinaria intensa in un ambiente suggestivo, caratterizzato da un’accoglienza calorosa e familiare offerta da uno staff giovane ma capace. Non vi resta che gustare un’ottima pizza nella speciale ambientazione caprese di questa splendida pizzeria napoletana a Castellamare di Stabia a due passi dal mare.

Marianna Somma

Lo chef stellato Domenico Iavarone ospite al secondo appuntamento della rassegna “5 Senses Dinner”

Cena a quattro mani con lo chef Gustavo Milione al Via Porto Bistrot, domani alle 20.30. Il Via Porto Bistrot di Salerno diventa nuovamente palcoscenico di una cena indimenticabile organizzata in occasione della rassegna “5 Senses Dinner” in cui chef stellati preparano piatti prelibati accompagnando il talentuoso chef del locale, Gustavo Milione.Il secondo appuntamento è previsto per domani alle ore 20.30 e promette di offrire ai propri ospiti una cena che sorprenderà piacevolmente per la delicatezza, l’armonia, la ricercatezza delle materie prime e gli accostamenti. Un percorso, quindi, che sarà capace di conquistare i palati dei commensali suscitando emozioni come solo le grandi firme della cucina sanno fare. Dopo il grande successo della prima cena, che ha visto la partecipazione di Paolo Gramaglia, chef e patron del ristorante stella Michelin “President” di Pompei, ora sarà la volta di Domenico Iavarone, chef dal grande talento che vanta al suo attivo ben due stelle Michelin ottenute presso il ristorante “Maxi” di Vico Equense e, lo scorso 6 novembre, presso il “Josè Restaurant” di Torre del Greco.La cena di martedì sarà, quindi, un’occasione per festeggiare questa radiante e fresca conquista che si aggiungerà anche alla grande soddisfazione di tutto lo staff di Via Porto Bistrot inserito da pochi giorni nella Guida Michelin 2020Lo chef Iavarone è un vero e proprio professionista che stimo molto. Il suo approccio al cibo è estremamente professionale e la sua idea di gastronomia è molto vicina alla mia. Infatti, i piatti che porteremo in tavola saranno il risultato di una vera e propria fusione di intenti, conoscenze ed esperienze, pensata per far vivere agli ospiti un viaggio di piacere tra i sapori e le tradizioni della Campania. Una cena in cui utilizzeremo prodotti tipici e piatti in grado di raccontare la storia, i colori e anche le voci del nostro territorio in chiave moderna». Spiega lo chef Gustavo Milione.Una cena mediterranea, quindi, rigorosamente a quattro mani che, esaltando il territorio, sarà solida base e grande fonte d’ispirazione per un menù che ne celebrerà le eccellenze con piatti studiati partendo dalle migliori materie prime lavorate con maestria, in grado di regalare autentiche emozioni.Il Via Porto Bistrot, infatti, è indubbiamente l’indirizzo per chi ama la cucina di eccellenza in cui anche la location fa la sua parte: nessun trucco e inganno, ma solo l’incantesimo derivato da un luogo che risplende di magia dove i clienti hanno modo di sperimentare l’ospitalità e la preziosità gastronomica. Pochi coperti ma tanta qualità, come spiega Rossella Salvati, co-proprietaria e maître di sala del locale:«Siamo sicuri di regalare ai commensali una serata ricca di emozioni nella quale gli chef ci porteranno in un viaggio legato alla memoria e alla storia locale. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di creare un’atmosfera speciale, lontano dal tran tran quotidiano, offrendo un’esperienza sensoriale a tutto tondo in cui tradizione e innovazione si fondono perfettamente».Il prossimo evento della rassegna “5 Senses Dinner” si terrà martedì 17 dicembre e vedrà la partecipazione dello chef Crescenzo Scotti che ha conquistato la stella Michelin al ristorante Il Cappero del Terasia Resort di Vulcano.

Ufficio Stampa

Ilaria Cuomo

” Cenando sotto un cielo diverso (on the road) “, cene d’autore e di beneficenza presso Villa Domi l’1 dicembre e tenuta San Domenico il 12 dicembre

cenando sotto un cielo diverso

E’ previsto per domenica 1 dicembre l’appuntamento che vede all’opera più di 80 chef presso le stanze di una delle più belle ville napoletane, ovvero Villa Domi: un evento di beneficenza che sarà animato da chef stellati (hanno già dato conferma della loro presenza Ciro Sicignano, Domenico Stile, Gianluca D’Agostino), cuochi di accalorato livello, pasticcieri, maestri panificatori, pizzaioli, produttori locali, cantine vinicole, bar tender, aziende agroalimentari d’eccellenza… Sarà possibile passeggiare nelle sale della Villa godendo delle sue bellezze architettoniche ed assaporando le leccornie preparate dagli chef presso le varie postazioni allestite, tutti piatti studiati con un ingrediente principale di partenza: la gioia di donare a chi è meno fortunato di noi! Come di consuetudine, l’edizione internale di “ Cenando sotto un Cielo Diverso ” prevede anche lo svolgimento di un galà di beneficenza che si terrà il 12 dicembre presso un’altra bellissima location, ubicata nel casertano, ovvero Tenuta San Domenico. In questa occasione, oltre a un parterre artistico d’eccezione che animerà la serata, saranno protagonisti ai fornelli: gli chef stellati Danilo Di Vuolo, Giuseppe Aversa, Michele de Blasio, Michele De Leo e Raffaele Vitale; i maestri panificatori Domenico Fioretti e Filippo Cascone; e il pastry chef Marco Aliberti.

“ Cenando sotto un Cielo diverso ” è un evento con una triplice finalità: beneficenza, valorizzazione del territorio, e corretta comunicazione dei suoi prodotti (e, dunque, della buona cucina ad essi direttamente legata). Esso coinvolge – in qualità di protagonisti ai fornelli – cuochi, pizzaioli, pasticceri, produttori del territorio campano e non (tutti di acclarata professionalità, alcuni chef stellati che intervengono in qualità di special guest), aziende (che, oltre a condividere le finalità dell’evento, sfruttano l’occasione per tessere rapporti con gli altri soggetti coinvolti), personaggi del mondo dello spettacolo vicini al concetto di “beneficenza”, operatori della comunicazione, e migliaia di persone che intervengono all’iniziativa per far del bene e mangiare bene.
Il progetto a monte della kermesse è stato ideato dalla dott.ssa Alfonsina Longobardi – psicologa, sommelier ed esperta di food & beverage – che ha voluto coniugare il suo impegno nel sociale alla sue competenze nel mondo del food. A monte della macchina organizzativa c’è l’Associazione “Tra cielo e mare” fondata dalla dott.ssa Longobardi nel marzo 2013: tale ente opera a sostegno delle persone con disagi psichici e di altra natura; altra finalità del sodalizio è quella di avvicinare le persone cosiddette “normali” a persone che purtroppo vivono situazioni di disagio, abbattendo la barriera della “paura” che è causa dell’incomunicabilità; l’ultimo obiettivo dell’Associazione consiste nella valorizzazione del territorio campano, sia delle sue bellezze che del suo potenziale umano (perciò l’evento si tiene in luoghi di interesse storico – culturale e perciò coinvolge chef e produttori, in primis campani) che dei suoi prodotti.
La prima edizione di “Cenando sotto un Cielo diverso” si è svolta nel 2014 presso il Castello Medioevale di Lettere, incastrato nell’incantevole cornice dei Monti Lattari. L’evento ogni anno ha registrato un consenso sempre maggiore: oggi è divenuto uno degli appuntamenti legati al mondo della beneficenza e a quello dell’enogastronomia più grandi del centro – sud Italia.

Due le mission della prossima edizione dell’evento: raccogliere denaro necessario all’acquisto di giochi da donare durante il periodo natalizio ai bambini ospedalizzati presso il Santobono Pausilipon (obiettivo ormai storico dell’edizione invernale di “Cenando sotto un Cielo Diverso”) e presso l’ospedale Monaldi, e il prosieguo della raccolta fondi per la costituzione di un laboratorio ludico didattico per persone affette da sindromi schizofreniche.

A partire da questa edizione l’associazione “Tra Cielo e Mare” si avvale anche dell’affiancamento del dott.  Ciro Langella, ricercatore  in ambito medico nel campo della Nutraceutica – ossia del food quale principale arma di prevenzione e salute -, e ideatore e fondatore del progetto SANA FOOD (realizzato nel 2017),  la prima rete di  aziende alimentari di eccellenza italiane, di operatori del food (chef, mense, nutrizionisti, etc.),  e di istituzioni pubbliche e private (università, strutture sanitarie, scuole, realtà legate al benessere e allo sport, etc.) che hanno come obiettivo comune la costituzione di un paniere di “alimenti per la salute”. Perché la cucina italiana è anche uno strumento di “health prevention” , ovvero di prevenzione della salute.

Altra novità di quest’anno sarà un momento dedicato all’arte, che si svolgerà l’1 dicembre,  con protagonista Davide Montuori, noto writer napoletano, che realizza quadri utilizzando le mille sfumature del vino. L’artista realizzerà un quadro in estemporanea e metterà all’asta le sue  prime opere realizzate in wine art. Il ricavato sarà devoluto per gli scopi sociali dell’evento di beneficenza. Banditore d’eccezione sarà l’attrice Annalisa Insardà, nota per il suo impegno nel settore antimafia.

Testimonial della kermesse sono  Floriana Messina – ex concorrente del Grande Fratello, ed oggi presentatrice, influencer, e nominata dai tifosi napoletani madrina della loro squadra del cuore – e l’attore Francesco Albanese. Durante le due serate interverranno numerosi personaggi legati mondo della musica e dello spettacolo, come il cantautore Michele Selillo ed il modello e attore Nicola Coletta.

Pagina Facebook: http://bit.ly/2QKSfzT

Evento Facebook: http://bit.ly/2s6VUxH

Lista chef aderenti: http://bit.ly/345FZ0M

Ufficio Stampa

Grazia Guarino

HELGA LIBERTO PRESENTA A RE PANETTONE

“PASSEGGIATA CILENTANA”

Domenica 24 novembre alle ore 18.30 al Grand Hotel Parker’s  in Corso Vittorio Emanuele a Napoli,  Helga Liberto , maestra pasticciera, Chef dei Grani di Battipaglia, darà prova della sua esperienza e creatività in una golosa esibizione live intitolata “Passeggiata Cilentana”. L’appuntamento si inserisce nella quinta edizione di RE PANETTONE®, l’ormai tradizionale evento sui lievitati che ha come protagonista il panettone artigianale presentato in infinite varianti.

Passeggiata Cilentana” sarà un dolce momento in cui assaporare il territorio campano nella sua naturalità, una prova d’artista in cui verrà sottolineato l’aspetto artigianale del panettone realizzato senza additivi, conservanti e scorciatoie produttive. In particolare, la ricetta prevede quello che Helga Liberto ha chiamato “RiPanettone”: il riciclo di un panettone artigianale con miele pregiato di Alicanto, una pianta tipica cilentana, con retrogusto di fragola passita e fico bianco con glassatura di cioccolato fondente.  La scelta di abbinare il fico all’Alicanto è dettata dal fatto che la fioritura, la maturazione e la produzione dei due prodotti avviene nello stesso periodo dell’anno. L’accenno di cremosità sarà dato da un ingrediente molto caro alla lievitista perché proveniente dalla sua terra, la Piana del Sele: la ricotta di bufala.

In occasione dell’evento, i panettoni in degustazione giudicati dalle due giurie, tecnica e pubblico, targati Helga Liberto saranno:

  1. Il Tradizionale, panettone artigianale con uvetta e scorza d’arancia
  2. Carezza del Cilento, panettone artigianale con fico bianco monnato di Prignano Cilento, Presidio Slow Food, confusione di rum agricolo e glassatura di cioccolato Domori Sur del Lago

Il banco d’assaggio durante la due giorni, oltre ai due precedenti, vedrà la presenza anche di altre eccellenze:

  1. Nuvola del Vesuvio, panettone artigianale con arance candite, uvetta australiana 7 corone e Albicocca Pellecchiella del Vesuvio, Presidio Slow Food
  2. Terra degli Alburni, panettone artigianale con Marrone di Serino IGP, pasta di caffè con glassatura di cioccolato a latte Equador Domori
  3. Profumo di bosco, panettone artigianale con mirtilli, more, e fragoline a canditura morbida e glassatura di cioccolato Ruby

Ingredienti di qualità quelli che Helga Liberto utilizza nei suoi lievitati: albicocche pellecchiele e fico bianco di Prignano Cilentano a Presidio Slow Food, burro rigorosamente italiano, uova biologiche territoriali provenienti da galline nutrite esclusivamente con semi di lino che conferiscono al prodotto un apporto di Omega 3 superiore alla media. La Chef dei Grani sceglie i suoi ingredienti in un territorio circoscritto in cui proliferano materie prime d’eccellenza che risultano essere l’asso nella manica di una profonda conoscitrice di grani e farine che riesce con il suo estro a produrre un lievitato in cui ogni senso è appagato: dal sapore unico, dall’odore inebriante, dall’aspetto gradevole.

Villaricca è la patria del tipico Pane di Penecuocolo, che affonda le sue radici in una antica tradizione di panificatori, tradizione che ancora oggi mantiene intatta la sua lavorazione. Nella terra dell’impasto di eccellenza non poteva mancare la vera pizza napoletana e a proporcela è la Pizzeria Primicerio di Gennaro Primicerio. Il locale è nato da poco più di un anno, ma Gennaro Primicerio non è uno sprovveduto alle prime armi; alle spalle ha una lunga attività nel campo della ristorazione. 

Primicerio

«Mio padre ha sempre avuto una grande passione per la cucina e questa passione lo spinse ad aprire un ristorante-pizzeria. Di conseguenza io mi sentivo quasi obbligato moralmente ad “imparare il mestiere” e con il tempo mi sono appassionato a questo lavoro, che non manca di soddisfazioni». Oggi, Gennaro Primicerio non lavora più nel ristorante del padre, avendo scelto di intraprendere una strada tutta sua. «Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di intraprendere una carriera tutta mia, così pensai di aprire una pizzeria d’asporto. Nel frattempo, mi sono sposato ed è nato mio figlio Salvatore, che è praticamente cresciuto nella pizzeria ed è diventato il mio braccio destro. Infatti, è accanto a me come pizzaiolo. Essendosi avviato in questo percorso, ho scelto di ampliare l’attività e di aprire una pizzeria con posti a sedere»

Pizza Primicerio

La Pizzeria Primicerio è diventato un marchio registrato, che accoglie i suoi clienti nuovi e affezionati in un locale molto grande, moderno e ospitale con musica soft che rende piacevole la degustazione delle pietanze. La Pizzeria Primicerio è una realtà giovane con una tradizione ben salda alle spalle, ma presenta una certa attenzione alla novità e all’innovazione. «Amo proporre la pizza dall’impasto diretto, il quale è l’unico, secondo me, che dà il vero sapore della pizza napoletana. Poi sono amante della pizza “canotto” e perché sia così le do almeno trentasei ore di lievitazione con una idratazione un po’ più alta. L’innovazione è però la nostra firma. Proponiamo pizze classiche per i clienti affezionati alla tradizione, ma ci esprimiamo al meglio anche con le pizze gourmet». La Pizzeria Primicerio è tra le prime ad aver inserito nel menù la pizza Genovese, che è un cavallo di battaglia del locale per il suo gusto deciso che unisce tradizione e innovazione. Non mancano pizze dai gusti più delicati, come la Duchessa con vellutate di piselli, pomodorini gialli del piennolo, bacon croccante e scaglie di Parmigiano Reggiano all’uscitaIl menù prevede altre due pizze molto interessanti: la Barese, con vellutata di broccoli baresi, salsiccia con finocchietto tagliata a coltello e provola di Agerola; la Primicerio che da un lato è un ripieno classico napoletano e dall’altro è ricoperta metà di salsiccia e friarielli e metà margherita alla siciliana con melanzane a funghetti. Poi c’è lMaremma con vellutata di patate, porchetta di Ariccia, provola di Agerola, parmigiano e olio evo. 

Frittura Primicerio

Chi non vuole mangiare la pizza, può scegliere nel menù delle fritture una Fritturina artigianale all’italiana. «Questo piatto è prodotto direttamente da noi. Si tratta di un misto per due persone in cui portiamo sempre la tradizione in tavola: due crocché, due arancini, due frittatine, polenta, verdure pastellateTutto è fatto come da tradizione, ma c’è sempre un tocco di innovazione. Infatti, dei due prodotto proposti uno è realizzato secondo tradizione e l’altro invece è una variante da noi inventata. C’è, quindi, la classica frittatina con carne macinata e piselli, il classico crocché con pepe, salame e provola, l’arancino rosso con carne macinata e piselli, mentre gli altri elementi variano sempre. Per esempio, l’arancino lo possiamo fare con i broccoli, i peperoni e lo stesso discorso è con la frittatina. In tutto mettiamo la fantasia, che è un elemento fondamentale per chi fa questo tipo di lavoro»Gennaro Primicerio non è solo pizzaiolo, ma è anche un docente presso il Centro Servizi e Formazione e istruttore della Scuola Tecnicamente Pizza e tecnico del Molino Magri e il suo motto è qualitàtrasparenza e leggerezza” tra innovazione e tradizione.

Amalia Vingione

In una delle location più prestigiose di Napoli, con la suggestiva vista che da Via Toledo si apre sul Teatro San Carlo e si perde, attraversando Piazza del Plebiscito, fino al mare, in Via Chiaia 260 apre il Garò firmato da Paolo Gramaglia.

Un nuovo, raffinato ed elegante ristorante dello chef  di Pompei che, da mercoledì 20 novembre, inaugura la sua seconda dimora gastronomica in Campania, a Napoli, in un progetto condiviso con le famiglie Sergio e Rosati.

Gramaglia

Napoletano di nascita, pompeiano di adozione, Gramaglia è assolutamente entusiasta di questa nuova avventura, che si aggiunge alla solida realtà del President.

“Pompei è casa madre – dice chef Paolo – lì brilla la mia stella Michelin, io, però, sono napoletano di nascita e aprire il Garò per me è un’emozione unica. Ho viaggiato e viaggio per conoscere le cucine del mondo come fa uno chef, cosicché lo spazio non abbia più il tempo; poi, un caffè ha cambiato “la mia velocità” e mi sono accorto “di essere tornato a casa”………da lì il passo è stato breve, è nato il Garò!

 

Campionato Nazionale di  Pasticceria degli Istituti Alberghieri d’Italia

Il 19, 20 e 21 novembre presso l’Istituto “A. Tilgher” il campionato nazionale

30 le scuole in gara provenienti da tutta l’Italia

La FIPGC in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Istituto Superiore “A. Tilgher” di Ercolano (NA) organizza il terzo Campionato Nazionale di  Pasticceria degli Istituti Alberghieri d’Italia, che si svolgerà il 19, 20 e 21 novembre 2019 presso la sede del succitato istituto.

Queste manifestazioni rappresentano l’occasione perfetta per mettere alla prova il talento e la creatività dei migliori pasticceri e  cake designer del nostro paese – afferma il Dirigente scolastico, il Prof. Giuseppe Montella -. I partecipanti saranno messi a dura prova,  dovranno realizzare delle vere e proprie opere  d’arte che saranno valutate anche nel più piccolo dettaglio: dalle tecniche utilizzate agli ingredienti, dalla pulizia del piano di lavoro utilizzato al tempo impiegato per assemblarle”.

30 saranno gli istituti alberghieri in gara, provenienti da tutte le regioni d’Italia. La manifestazione nasce e diventa sempre più un motivo di confronto e di crescita professionale grazie all’idea e al continuo impegno di Maurizio Santilli, professore di Termoli oggi referente internazionale per la divulgazione dell’arte pasticcera negli istituti scolastici del settore. La giuria sarà formata da un rappresentante del MIUR, nella persona della dott.ssa Carla Galdino, e da quattro professionisti del settore: il campione del mondo di pasticceria Matteo Cutolo, la responsabile nazionale del comparto “Cake design” della FIPGC Cinzia Lotti, il campione Italiano di pasticceria Gianluca Cecere, e l’avv. Raffaele Cardillo  chef de  “Il ristorantino dell’avvocato ” (già presidente regionale dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani).  Durante la tre giorni sarà presente anche il presidente della FIPGC,  Roberto Lestani, perno principale attorno al quale gravitano tutte le attività della Federazione.

Il Campionato  Nazionale di Pasticceria ha lo scopo di valorizzare la professionalità acquisita grazie allo studio e le capacità  metodologiche degli allievi provenienti dagli Istituti alberghieri Italiani – spiega il prof. Roberto Marotta, vicepreside dell’Istituto – , ovviamente il tutto contestualizzato alla pasticceria Italiana e a quella internazionale. E’ un’occasione di scambio finalizzata alla crescita, all’innovazione e soprattutto al confronto”.
Le regole a monte della competizione prevedono che l’Istituto vincitore si aggiudicherà la gestione del  Campionato per l’anno successivo. Infatti nella seconda edizione ad aggiudicarsi il premio  “Campionato Italiano di Pasticceria 2018” è stato l’Istituto Superiore “A. Tilgher”; i campioni in carica sono Cristian Beducci e Simona Liberini.

Questo evento è un’occasione di crescita professionale per i ragazzi che vi partecipano e per tutti coloro che li hanno affiancati durante le dure ore di allenamento presso i laboratori delle loro scuole”, conclude il Campione del Mondo di pasticceria Matteo Cutolo, della storica pasticceria “Generoso” .

 

UFFICIO STAMPA

GRAZIA GUARINO

Sapori Autentici 

Territori di biodiversità e saper fare 22, 23 e 24 novembre 2019 – Casalbuono (SA)

Tre giorni di degustazioni e workshop accenderanno i riflettori su Casalbuono , piccolo borgo del Vallo di Diano, noto per i suoi eccezionali fagioli. Da venerdì 22 a domenica 24 novembre si susseguiranno una serie di appuntamenti, con l’obiettivo di rilanciare i prodotti tipici locali, al fine di dare speranza e futuro a chi porta avanti queste produzioni agricole.

“Sapori Autentici”, organizzato e promosso dalla Pro Loco e dal Comune di Casalbuono , nasce dalla volontà di un gruppo di amici innamorati del proprio territorio, intenzionati a creare una rete di distribuzione e commercializzazione che sostenga i produttori, di conseguenza l’economia agricola locale.

Conosciamo le difficoltà strutturali di una piccola comunità come la nostra, che soffre delle condizioni in cui versano tutti i piccoli comuni d’entroterra. Ma siamo convinti che partendo dalla qualità dei nostri prodotti e con la volontà di fare squadra, si possa riuscire a creare una filiera comprensoriale del gusto, che raggiunga tutti i consumatori attenti e desiderosi di portare in tavola prodotti tradizionali e genuini”, commenta il referente dell’iniziativa Italo Bianculli.

Ben 7 le varietà di fagioli (di cui due Presidi Slow Food: i Sant’Anter e i Panzariedd) presenti a Casalbuono, dimostrazione pratica della ricca biodiversità locale. Comune a tutte loro è un gusto delicato ed una buccia particolarmente sottile, condizione che assicura un’alta digeribilità.

Accanto a loro, tra gli altri, la famosa polvere di peperone dolce, ingrediente segreto delle zuppe di fagioli nonché degli insaccati.

 

IL PROGRAMMA

Ø Venerdì 22 novembre 2019

Ore 17:30 Auditorium “Massimo Troisi” di Casalbuono

Presentazione dell’iniziativa e del progetto “Sapori Autentici”

Saluti: Carmine Adinolfi (sindaco di Casalbuono), Giuseppe Viola (presidente Pro Loco Casalbuono)

Interventi: Italo Bianculli (referente iniziativa), Luciano Pignataro (giornalista e scrittore), Antonio Briscione (presidente Riserve Naturali Foce Sele Tanagro e Monti Eremita Marzano), Tommaso Pellegrino (presidente PNCVDA)

Modera: Angelo Raffaele Marmo (giornalista e vice direttore Quotidiano Nazionale)

Ore 20:30 Ristorante Villa Cosilinum di Padula

Cena “Le eccellenze del Vallo di Diano in degustazione”

Prenotazione obbligatoria fino al raggiungimento del numero consentito (0975.778615 – 340.8588994)

 

Sabato 23 novembre 2019

Ore 10:30 Castello Baronale di Casalbuono

Concorso Gastronomico “Fagioli di Casalbuono e dintorni”

Show Cooking e degustazione con lo chef Franco Marino (tra i protagonisti della trasmissione tv La Prova del cuoco) e le migliori promesse della cucina degli Istituti Alberghieri

Presenta: Antonella Petitti (giornalista e fondatrice del blogzine Rosmarinonews.it)

Ore 12:30 Castello Baronale

Premiazione del Concorso

 

Domenica 24 novembre 2019

Centro Polifunzionale Giovanni Paolo II di Casalbuono

“Il pranzo della domenica” a cura della Pro Loco Casalbuono

Festa di Comunità a base di fagioli ed altre eccellenze del territorio

 

UFFICIO STAMPA

Rosmarinonews

Ad Avellino, in Via dei Due Principati, a pochi passi dal centro, in uno dei quartieri più popolati della città, la pizza ha un sapore nuovo, a metà strada fra tradizione e modernità. La pizzeria Pomodoro offre da sempre ai suoi clienti una pizza da asporto dal gusto impeccabile, anche se negli ultimi tempi il servizio a tavola, richiestissimo, si è aggiunto con successo alle proposte dell’attività. Le pizze preparate ogni giorno e con estrema dedizione da Andrea Orlando, sono decisamente “speciali”, perché il tocco personale del pizzaiolo incontra, con estrema semplicità, la freschezza e la genuinità dei prodotti locali.

Pomodoro

“Preparo un impasto diretto lungo 24 ore” – dice il pizzaiolo della pizzeria Pomodoro, e aggiunge – “La massa deve lievitare ben due volte prima di essere infornata, tenendo sempre sotto controllo la temperatura e stagliando l’impasto solo durante la seconda fase di realizzazione del panetto, che deve essere rigorosamente di 280 gr ca. per garantire l’alta digeribilità della pizza”.

“La farina utilizzata è il frutto di una miscelazione tutta personale” – afferma Andrea Orlando – “Ne scelgo soltanto due tipologie, prediligendo l’alta qualità dei Molini Pizzuti che conferisce alla mia pizza il vero gusto della tradizione napoletana”.

“La mia pizza è buona e bella, e si mangia già con gli occhi: croccante all’esterno e morbida all’interno” – con queste parole Andrea, il pizzaiolo, descrive le sue pizze “novità”, da quella più richiesta “Cacio, pepe e lime” a quella più innovativa “Siciliana 2.0”, passando per l’originalissima “Nerano”. La prima, ideale per soddisfare l’appetito di chi è alla ricerca di un gusto deciso ma particolare, viene condita con crema di cacio locale stagionato tra i 12 e i 36 mesi e fiordilatte che conferisce una piacevole consistenza alla base del topping; all’uscita fanno sicuramente la differenza il pepe nero macinato al momento, che rende la pizza profumata al punto giusto, e le zeste di lime che lasciano quel retrogusto in grado “di pulire la bocca”.

Pomodoro

La seconda pizza invece, amatissima da chi vuole sperimentare nuovi sapori ma senza rinunciare troppo a quelli tradizionali, viene servita con le classiche melanzane “a funghetto” unite, prima dell’ingresso nel forno, a fette di fiordilatte, non manca il tradizionale pesto alla siciliana a base di ricotta, pomodorino rosso semidry, dolce e polposo, parmigiano grattugiato fresco e il tocco finale del pepe nero macinato a cui si aggiungono, poi a crudo, scaglie di cacioricotta salata e mandorle tostate per un sapore corposo ma alternativo.

Nerano

La terza pizza è quella scelta da chi preferisce un gusto delicato come quello delle zucchine presentate in due varianti, una profumatissima velluta di base che accoglie croccanti chips e all’uscita scaglie di caciocavallo che donano all’impasto una sensazione gustativa leggermente aromatica.

“Il dettaglio sulla pizza conta moltissimo” – dice Andrea Orlando – “La scelta dell’olio, ad esempio, che aggiungo su ogni pizza a crudo, all’uscita dal forno, è importantissima. Non a caso, utilizzo un olio adatto esclusivamente alla preparazione della pizza, preferendo quello dal sapore forte, che pizzica, perché in questo modo tutti gli ingredienti vengono esaltati al punto giusto”.

I numerosi clienti della pizzeria Pomodoro di Avellino, ogni volta che vogliono, ricevono “coccole” di gusto e consigli genuini su come soddisfare il proprio desiderio di appetito: la parola d’ordine è semplicemente “Assaggiare”!

Felicia Mercogliano

 

 

CINEVINO : VENERDÌ 8 ALLE 20.30 IL PRIMO APPUNTAMENTO
In abbinamento alla commedia “Saint Amour” le Cantine Fina di Marsala

Immagini e nettari, parole e profumi. Riparte al Marte Mediateca Arte Eventi di Cava dei Tirreni “ Cinevino ”, il cineforum ispirato al nettare degli Dei: il vino.
Da un concept di Giuseppe Di Agostino, il polo culturale metelliano ripropone al suo affezionato pubblico l’appuntamento che unisce cinema e degustazione dei prodotti delle più importanti case vinicole italiane. A differenza delle precedenti edizione, quest’anno tutte le pellicole saranno a tema vino.
Si parte venerdì 8 novembre alle 20.30. Il primo appuntamento è con le Cantine Fina di Marsala. In degustazione: il Perricone un rosso Terre Siciliane IGP e il Kiké, un Traminer Aromatico con il corpo di un Sauvignon Blanc. Nel cuore della Sicilia, a pochi passi da Marsala, i vini Fina, hanno il gusto della passione e di quell’uva frutto di una terra amata e combattuta – che viene sapientemente elevata a vino, grazie alla dedizione del lavoro in vigna. Hanno il calore familiare e l’esperienza di chi il vino lo ha sempre fatto e lo ha sempre saputo raccontare, ed è in questo modo che si trasmette il carattere ereditato dal territorio e l’armonia degli uomini che quotidianamente ricercano l’eccellenza. La cantina Fina ha tre linee che sono: Vini Rossi, Vini Bianchi e i Liquorosi. “Carattere” è la parola d’ordine di Bruno Fina e dei suoi figli.
In visione “Saint Amour”, una commedia dolce-amara del 2016, diretto da Benoît Delépine, Gustave de Kervern, con Gérard Depardieu e Benoît Poelvoorde. Ogni anno, Bruno, un demotivato allevatore di bestiame, partecipa al Salone dell’Agricoltura di Parigi. Quest’anno suo padre Jean lo accompagna: vuole finalmente vincere la competizione grazie al loro toro Nebuchadnezzar e convincere Bruno a prendere le redini della fattoria di famiglia. Padre e figlio si mettono in viaggio alla scoperta di cantine vinicole. Durata 101 minuti.
«Il rilancio della rassegna avrà una grande importanza nella programmazione eventi – dichiara Maria Lamberti già Developer Manager di Lamberti Design, ora A.U. della Marte srl – perché rappresenta la perfetta fusione tra cultura, cinematografica ed enogastronomica, e intrattenimento».
Cinque in tutto gli appuntamenti di Cinevino (8 e 22 novembre, 6 e 20 dicembre, 3 gennaio) con le prestigiose cantine che faranno conoscere e degustare i loro prodotti. Indicazioni sull’origine dei vitigni e sulla storia e le varie tecniche produttive, utili ad un consumo più consapevole di una bevanda complessa e ricca di suggestioni. Nell’elegante cornice delle sale Spaces del Marte un esperto enologo guiderà i partecipanti in un viaggio tra sapori inebrianti e, stuzzicati da prodotti gastronomici di qualità, potranno anche immergersi nella visione di pellicole selezionate sul tema del vino.
LA STORIA DI CINEVINO. La rassegna conta molte edizioni ed una grande partecipazione di pubblico ed il coinvolgimento di moltissime aziende importanti come Cottanera, Feudi di San Gregorio, Mastroberardino. L’avvolgente sala Spaces pronta ad accogliere oltre cento spettatori comodamente seduti su pregevoli poltrone rosse, l’deale per offrire una serata inebriante in tutti i sensi.

UFFICIOI STAMPA

SILVIA DE CESARE

 

Block Boutique Bar, quando il locale è una galleria e la drink list un catalogo d’arte
Giovedì 7 novembre il vernissage della mostra di Luigi Tirino e la presentazione della drink list ispirata alle sue opere

Giovedì 7 novembre, a partire dalle ore 19, Fabrizio Masecchia presenterà la nuova drink list del “ Block Boutique Bar ”. I signature del “terzo volume” della carta traggono ispirazione dalle sculture dell’artista Luigi Tirino, le cui opere rimarranno in esposizione presso il locale per tutta la stagione. Dunque nella suggestiva cornice del boutique bar ubicato a Pozzuoli a pochi passi dal mare, precisamente in via Matteotti 72, giovedì prossimo si svolgerà un vero e proprio vernissage.  In tale occasione saranno serviti i drink studiati e realizzati ad hoc dal bartender giramondo Fabrizio,  col supporto di Remo ed Alessandro: sono loro tre, giovani intraprendenti dalle personalità eclettiche,  i fondatori di questo locale contraddistinto da un ambiente intimo e non convenzionale, un punto di ritrovo perfetto per trasformare il brindisi in un’esperienza unica fatta di sapori inediti e profumi inebrianti.

Il Block è un bar d’autore, un boutique bar, che si caratterizza per la sua unicità: nello stile, nel servizio, nell’offerta di craft cocktails, spesso rivisitazioni di grandi classici. Gli infusi, gli shrubs, i sodati, gli sciroppi utilizzati nei cocktail in carta sono tutti homemade e privi di coloranti alimentari. Il locale inoltre è “zero waste”, ovvero non produce rifiuti in quanto questi vengono utilizzati come “materie seconde”; ad esempio, ponendo particolare attenzione alle  temperature di decadimento del prodotto, la frutta viene essiccata e ne viene utilizzato quindi prima il succo e poi le bucce così da annullare gli sprechi.

Amiamo tutte le forme dell’arte, da quella ‘solida’ a quella ‘liquida’, perciò abbiamo deciso di abbinarle attraverso i nostri menù – spiegano i proprietari del Block -. Diamo spazio a chi ha la nostra stessa passione, mettendo a disposizione di coloro che vogliono esporre le loro opere non solo gli ambienti del nostro bar, ma anche le pagine del nostro menù”.

 

Ufficio Stampa

Grazia Guarino

Questo pomeriggio, alle ore 18, il seicentesco Castello Santa Caterina a Pollena Trocchia, ospiterà il grande evento d’intronizzazione dei Discepoli d’Auguste Escoffier – associazione internazionale con delegazioni in tutto il mondo e ben 40mila iscritti – che diffonde attivamente i principi del “re dei cuochi” e ne ricorda l’opera. ‬La suggestiva struttura, château de charme, accoglierà i massimi maestri della cucina fedeli ai dettami del più grande cuoco di tutti i tempi. Ci saranno i vertici internazionali dei Disciples d’Escoffier, provenienti innanzitutto da Francia e Svizzera, nazionali e delle varie regioni italiane, incominciando da Campania, Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia. Rappresentanti di rilievo della Eno-Gastronomia, della Cultura, del Giornalismo, dell’Imprenditoria, dell’Arte, quali ospiti d’onore. Saranno inoltre presenti Fic e Apci.
Tra i 52 chef, nuovi Disciples, che hanno passato l’attenta  selezione: Michele Di Filippo, chef veterano, tra i più famosi della Costa Crociere – oltre 15 anni in navigazione all’attivo con il massimo gradimento dei crocieristi – ed apprezzato executive in eccellenti ristoranti esteri, prioritariamente in Giappone, quale esponente della Cucina Mediterranea; Valerio Giuseppe Mandile, per quanto giovane, noto e talentuoso “figlioccio d’arte” del massimo chef pluristellato Ernesto Iaccarino a capo del Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui Due Golfi (prima location ristorativa di lusso d’Italia e tra le massime del Pianeta, a giudizio della clientela mondiale), già sous chef al Don Alfonso di Toronto in Canada, Dal Cavaliere a Monaco di Baviera – preferito dal massimo chef austriaco Eckart Witzigmann – e al Rada del celeberrimo Music on the Rocks di Positano. Poi, Salvatore Starita de La Scialuppa, baluardo della Cucina marinara partenopea che punta sul pescato fresco preparato secondo tradizione. Luisa La Matta, chef patron di Donna Luisella e Benvenuti al Sud, ristoranti caratterizzati dalle tipicità “terra e mare” identificative della Campania, declinate sia secondo le ricette storiche che nelle versioni attuali, comunque rispettose delle origini.Quattro le Fasce blu, honoris causa: andranno ad Alberto Alovisi, infaticabile direttore del giornale online Terronian Magazine; al noto ristoratore Mario Leonessa, all’imprenditore Francesco D’Alterio; la quarta sarà consegnata, a sua insaputa, ad un artista che riceverà pure la dedica di un nuovo dolce, creato per l’occasione dai Discepoli della Campania, che verrà degustato a fine serata dai presenti. Lo stesso Escoffier omaggiò con la delizia pasticciera Pesca Melba, Nellie Melba, famosa cantante lirica dell’epoca.
L’esclusiva convention viene organizzata ogni due anni per ufficializzare le nuove nomine dei migliori chef accuratamente selezionati in base ai curricula, alla filosofia d’impostazione lavorativa e di vita, al rispetto dei dettami di Escoffier che ispirano l’attività dell’Associazione internazionale. Èorganizzata dalla Delegazione campana che detiene il primato per maggiori iscritti, presieduta dal cav. Nicola Di Filippo. Al suo fianco, i proff. Ciro Campanile, vicepresidente, Serafino Buonfiglio, consigliere, e il segretario Concetta Bianco, che presenterà l’evento.In programma, vari momenti dedicati alla Cucina, a partire dalle ore 10, con la 1a edizione del Concorso Alberghiero in onore di Auguste Escoffier, al quale prenderanno parte gli istituti Cavalcanti, Striano, Elena di Savoia, De Gennaro, San Paolo, Pantaleo, Carmine Russo Cicciano, Tognazzi. Gli allievi dovranno dare prova delle proprie competenze e abilità. Organizzata dall’Istituto Graziani insieme alla Delegazione campana dei Discepoli, avrà Assunta Pacifico, A Figlia dò Marenaro, quale madrina.
Alle ore 20,30, gran galà con aperitivo, concerto e cena servita con vari intermezzi, a cura dello chef resident Giovanni Moselli. Parteciperanno tra gli altri, il presidente della Regione Borgogna, Mario Vino; il segretario generale francese dell’Associazione Disceples Escoffier, Bernard Jaunet; il presidente nazionale per l’Italia, cav. Francesco Ammirati con il segretario nazionale Antonio Torcasso. Lo stilista di Alta Moda Mimmo Tuccillo; il soprano Paola Francesca Natale – accompagnata dal maestro Enzo Amato; la giornalista Santa Di Salvo riceverà la penna d’oro e verranno riconosciuti per merito i ragazzi degli Istituti alberghieri impegnati nella competizione gastronomica, guidati dal vicepresidente Campanile e dal prof. Buonfiglio.
Questi i nomi dei nuovi Discepoli: Nicola Altavilla, Armando Amoruso, Mariana Antonecchia, Angelo Berardi, Romeo Campagna, Gianluca Campagnuolo, Carmelo Cannizzi, Giovanni Cascella, Antonio Coletta, Felicetta Silvana Colucci, Giovanna Costanzo, Ciro De Falco, Pietro Del Gaudio, Tommaso De Rosa, Michele Di Donato, Michele Di Filippo, Giuseppe Di Napoli, Antonio Di Somma, Nicola D’Urso, Antonio Esposito, Roberto Esposito, Giuseppe Fasulo, Biagio Federico, Carlo Finucci, Vincenzo Florio, Rocco Giubileo, Michele Grande, Rafael Ingenito, Luisa La Matta, Giovanni Lenza, Ciro Leone, Valerio Giuseppe Mandile, Giuseppe Moschiano, Giovanni Moselli, Adolfo Nappi, Mario Ognissanti, Piera Parisi, Pasquale Pelosi, Antonio Pontillo, Ubaldo Pucillo, Nicola Radesca, Arnaldo Renatti, Giovanni Rovai, Armando Santoriello, Giuseppe Scarlatto, Antonio Sorrentino, Giuseppe Sorrentino, Salvatore Starita, Castrese Taglialatela, Salvatore Taglialatela, Carlo Verde, Fabrizia Ventura.
TERESA LUCIANELLI

A Marano in provincia di Napoli, dal 2016, c’è un locale che si ispira alla tradizione non solo culinaria, ma anche dialettale. Infatti, il locale si chiama Mazz e Panell, come un diffuso detto popolare, e nasce da un’idea del suo patron Patrizio De Biase. Patrizio De Biase è giovane, ma ha tanta esperienza maturata alle spalle. Nato come pizzaiolo e formatosi nelle migliori pizzerie partenopee, da oltre un decennio è anche imprenditore di sé stesso.

 

Prima di Marano, De Biase aveva un locale di successo nel prestigioso quartiere Vomero di Napoli, ma ad un certo punto ha scelto di intraprendere una nuova strada. «Il locale a Marano è nato poco più di tre anni fa. Prima avevo un’altra pizzeria al Vomero, ma lì non riuscivo ad esprimermi completamente come pizzaiolo. Scelsi, così, di cambiare e di creare un mio brand personale». Patrizio De Biase ha in sé l’impetuosità giovanile e un vortice di idee che, solo grazie ad un locale “fatto su misura”, è riuscito a mettere in pratica. «Volevo creare qualcosa che rispecchiasse al cento per cento la mia personalità e il mio modo di vedere la ristorazione e il mondo della pizza e che fosse la sintesi perfetta tra tradizione e originalità. Con il locale di Marano ciò si è reso possibile e rispetto al passato mi sento più libero di esprimere la mia creatività, di sperimentare e innovare. Nell’ambito della ristorazione questi sono aspetti importanti, perché se da un lato la clientela si affeziona al locale, dall’altro vuole anche la novità ed essere stupita».

Mazz e panell propone pizze e fritti, ma anche la tradizionale cucina partenopea: «Da noi è possibile mangiare una pizza leggera e morbida, con un cornicione lievemente pronunciato, realizzata con ingredienti di grande qualità, perché ritengo che usare sempre i prodotti migliori sia doveroso e segno di rispetto nei confronti del cliente. Per la cucina siamo pienamente nella tradizione napoletana. Il nostro cavallo di battaglia è la Genovese, ma è possibile provare anche gli altri piatti partenopei proprio come li realizzavano le nostre nonne. Tra questi spiccano la Pasta e patate e il Ragù napoletano».

 

Per Patrizio Be Biase le cose belle sono quelle della tradizione, ma non manca l’innovazione. Questo equilibrio tra vecchio e nuovo è espresso al meglio nelle pizze e nei fritti. Al cliente che per la prima volta va nel suo locale, Patrizio propone la pizza Mortadellina con pistacchio e mortadella, oppure una pizza per metà ripiena con ricotta e salame e per metà farcita con rucola, prosciutto cotto, pomodorini e provola. Non mancano pizze più sofisticate, come quelle con il Baccalà alla siciliana, ovvero con olive, capperi e pinoli e ora che l’inverno si sta per avvicinare ritorna una variante della pizza fritta che ha avuto un grande successo, ovvero la Pizza fritta con il soffritto. «La nostra è la rassicurante cucina della mamma e della nonna. Quella cucina fatta di profumi e sapori di una volta che per mancanza di tempo e ritmi di vita sempre più incessanti non riusciamo più a replicare nelle nostre case. Nulla è cambiato rispetto al sapore di una volta».

 

Da Mazz e Panell il cliente trova una location che garantisce piacevolezza e relax. Dai colori chiari e rilassanti il locale offre un’ampia sala interna e un dehors esterno riparato dalla vista esterna. «Da noi è possibile trascorrere una piacevole serata o poter festeggiare un avvenimento in compagnia dei propri cari e degli amici. Il personale è cordiale e disponibile ad accogliere tutte le esigenze dei clienti ed è sempre a disposizione per risolvere ogni problematica e ogni desiderio».

Il cliente non deve fare altro che andare da Mazz e Panell per provare le specialità dell’ampio menù, perché come dice Patrizio De Biase: «è necessario che i clienti vengano da noi per vedere se diciamo la verità, poiché l’ultima parola è a loro che spetta».

 

Amalia Vingione

Giovedì 7 novembre al Palazzo di Città di Nocera Inferiore si presenta il VI Campionato Nazionale Pizza DOC

La conferenza stampa di presentazione del VI Campionato Nazionale Pizza DOC si terrà giovedì 7 novembre alle ore 11.00 presso il Palazzo di Città di Nocera Inferiore, in piazza Armando Diaz, alla presenza del sindaco nocerino Manlio Torquato e dell’assessore alle politiche dello sviluppo Antonio Franza.

A moderare la conferenza stampa di presentazione sarà il giornalista Renato Rocco.

L’evento, invece, si terrà lunedì 11 e martedì 12 novembre al Consorzio di Bonifica del Sarno di Nocera Inferiore, sito in via Atzori. Organizzata dalla società “Giaccoli & partners”, l’evento dedicato al mondo pizza è patrocinata dalla Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Nocera Inferiore, da ConfCommercio Campania, Anicav e da molteplici associazioni di pizzaioli di tutto il territorio nazionale.

Un evento che ogni anno si afferma sempre più globale e popolare. L’anno scorso il Campionato Nazionale Pizza DOC ha registrato: più di 350 pizzaioli concorrenti provenienti da tutta Italia con iscritti provenienti anche dall’Inghilterra, Irlanda, Spagna, Germania, Austria, Slovenia, Croazia ed altri Paesi europei ed extra continentali; oltre 30 aziende settoriali che hanno esposto i propri prodotti all’interno dell’area Expo; circa 2500 presenze durante l’evento.

Per i vincitori delle varie categorie del VI Campionato Nazionale Pizza Doc ci sarà in palio un montepremi di 5000 euro in prodotti e servizi offerti dagli sponsor. Ci saranno anche concorrenti dall’estero, che si contenderanno il titolo “Pizza DOC in the World – Miglior Pizzaiolo Italiano nel Mondo”.

Partner dell’evento saranno aziende leader del settore, tra le quali Molino Caputo, Latteria Sorrentina, Pelati Ciao, Solania, D’Amico, Forni Reppuccia, Mecnosud, Perrella, Caldo Pellet, Carbone Conserve e tante altre aziende che andranno a coprire l’area EXPO.

Più di 100 giudici tra maestri pizzaioli, chef stellati, esperti del settore, giornalisti e quest’anno anche tanti food blogger, tra i quali si segnala la presenza di Vincenzo Falcone, tra i primi 5 foodblogger d’Italia e creatore del fortunatissimo food brand “Delicious”. Presente anche Francesco Martucci, al primo posto della guida “50 Top Pizza 2019” con la sua pizzeria “I Masanielli”.

Un parterre di giudici d’altissimo livello che siederà in giura per valutare le oltre 1500 pizze che saranno sfornate in due giorni di gara. Presidente di giuria sarà Barbara Guerra, ideatrice e curatrice della guida 50 Top Pizza e “LSDM”. Direttore tecnico del progetto sarà Marco Di Pasquale, maestro pizzaiolo de “Il Giardino degli Dei” di Salerno. Testimonial d’eccezione sarà Angioletto Tramontano de “O’Sarracino” di Nocera Inferiore, una delle tre migliori pizzerie d’Italia secondo Trip Advisor.  Ospiti d’onore della kermesse saranno personalità di spicco dell’universo pizza come la “Unione Pizzerie Storiche Napoletane “Le centenarie”, con don Antonio Starita, che guida l’associazione; Alessandro Condurro della pizzeria “Da Michele” di Napoli; gli associati del Gruppo La Piccola Napoli guidati da Paco Linus; i pizzaioli della nuova generazione, come Salvatore Lioniello, Raffaele Bonetta, Vincenzo Capuano, Pier Daniele Seu e tanti altri ospiti di spessore in via di definizione.

Official Media Partner della manifestazione saranno: Alice Tv, che realizzerà una puntata ad hoc sulla sesta edizione del Campionato; TeleNuova; YouFoodTv; Luciano Pignataro – Wine & Food Blog, uno dei primi food blog creati in Italia fondato dal giornalista del quotidiano “Il Mattino” Luciano Pignataro; Radio Base; Di Testa e Di Gola; The Way Magazine; La Buona Tavola di Renato Rocco; Italia Foodball Club Tv; Calabria Food Porn; Pizza Napoletana.Per evitare di influenzare le votazioni, anche al VI Campionato Nazionale Pizza DOC i giudici non vedranno chi elabora il prodotto prima di aver votato la pizza. Al via del direttore di gara, il pizzaiolo preparerà la sua pizza, dopodiché essa verrà mostrata alla giuria da nostri collaboratori. I giudici assegneranno un punteggio da 30 a 100, basando la loro valutazione su due principi: Gusto, Cottura e Aspetto. Il voto sarà espresso in maniera elettronica.Possono partecipare tutti i pizzaioli/le appartenenti a qualsiasi associazione, che abbiano compiuto 14 anni di età. Ben 12 le categorie a cui possono iscriversi i partecipanti del VI Campionato Nazionale Pizza DOC:

  • Pizza Classica, ovvero la pizza specialità del concorrente;
  • Pizza Margherita DOC, anche senza rispettare il disciplinare STG;
  • Pizza Gourmet, usando anche impasti alternativi;
  • Pizza in Teglia, divisa in “Teglia Classica”, “Pizza in Pala” oppure “Pinsa Romana”;
  • Pizza senza Glutine;
  • Pizza Fritta;
  • Pizza più larga;
  • Free style;
  • Pizza a due;
  • Pizza dessert;
  • Fritti;
  • Categoria Juniores con il premio “Marco Agnello”, riservata agli iscritti di età compresa tra i 14 ed i 21 anni, salvo esplicita richiesta del concorrente di partecipare anche alle categorie adulte.

Oltre ai premi di categoria, tanti altri sono quelli previsti dall’organizzazione. Il Campione Nazionale Pizza DOC 2019 sarà eletto tra il primo classificato della pizza classica e pizza margherita, in funzione di chi ottiene il punteggio più alto. Poi saranno assegnati: il premio “Pizza DOC in the World – Made In Nuceria” riservato ai concorrenti provenienti dall’estero; “Miglior Pizzaiola DOC 2019”; il “Premio Giudici di Forno”; il premio “Pizzaiolo Emergente 2019”; il premio “Miglior Pizzaiolo Giuria Popolare”; il “Premio FoodBlogger”. Ancora pochi i posti disponibili per partecipare al VI Campionato Nazionale Pizza DOC e scoprire chi sarà l’erede di Luigi Greco, vincitore della quinta edizione.

 

Per maggiori informazioni:

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www.campionatonazionalepizzadoc.it

081.5141416 – 339.5688563

info@giaccoli.it

Contatti Ufficio Stampa

Aldo Padovano

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ufficiostampa@campionatonazionalepizzadoc.it

Si chiama “ inDISPENSAbile ” è la nuova linea di conserve di Eccellenze Nolane

Si parte il 7 novembre con la valorizzazione di Torzella e Broccolo dell’Olio

indispensabile

Parte con la valorizzazione della Torzella e del Broccolo dell’Olio, ” inDISPENSAbile “, la nuova linea di conserve di Eccellenze Nolane, la cooperativa agricola presieduta da Giovanni Trinchese che si dedica alle coltivazione di ortaggi e verdure derivanti da semi antichi autoctoni del territorio senza l’uso di diserbanti né additivi chimici, tutelando le api e la biodiversità, rispettando l’ambiente.

Una mission che ora approda anche al settore delle conserve artigianali: a Nola, in via Mario De Sena 230 , tutti i giorni arriva il raccolto dei campi eubiotici di Cimitile e Camposano e, a mano, si lavano, si tagliano e si invasettano i prodotti della terra. “Ciò consente – spiega Trinchese – di realizzare conserve con prodotti freschissimi, appena tagliati e a chilometro zero e di mantenerne intatti sapore e proprietà nutritive tutto l’anno. Stagionalità significa consumare prodotti colti in quel periodo o conservati con le giuste procedure e idonei standard qualitativi nel periodo di riferimento, ossia secondo natura. Il laboratorio abbina tecniche artigianali, sapori antichi e ricette tradizionali alla sicurezza alimentare”.

A tenere a battesimo “inDISPENSAbile” sarà un convegno aperto dal padrone di casa, il presidente della cooperativa Eccellenze Nolane Giovanni Trinchese, al quale parteciperanno, tra gli altri, il Direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno, Antonio Limone, il professor Ettore Varricchio, docente di Qualità e Tecniche di Produzioni Alimentari, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie di Unisannio, i sindaci di Nola e di Camposano, Gaetano Minieri e Francesco Barbato, il vicesindaco della Città Metropolitana Francesco Iovino. All’incontro, introdotto e moderato dalla giornalista Brunella Cimadomo, sarà presente inoltre, il pizzaiolo più bravo del mondo secondo Gambero Rosso, Ciro Iovine di Song e Napule che è giunto da New York già oggi per raccogliere personalmente e seguire il processo di conservazione della torzella. Il suo intento è quella di portare in America gli autentici sapori di Napoli, come già sta facendo da tempo con gli Antichi Pomodori di Napoli. Il progetto di comunicazione è seguito da Bc Communication: “siamo partiti – spiegano i responsabili – dal concetto mettere in Dispensa, proprio come si faceva una volta. La dispensa era proprio il mobile o l’ambiente in cui si conservavano le provviste ma è anche il luogo destinato alla vendita, come in questo caso, di prodotti alimentari”.

Faranno parte della nuova linea “inDISPENSAbile”,  tutte le cultivar derivanti da semi antichi autoctoni come la zucca lunga di Napoli, la papaccella, le melanzane (Cima di Viola, Tonda di Scafati e a Grappolo), la portulaca e tantissimi altri ortaggi e verdure coltivati senza l’uso di additivi chimici o sostanze dannose,.

Le stesse conserve così come i prodotti freschi potranno essere acquistati direttamente nello store di via Mario De Sena, 230 o degustati nel vicino Agriturismo di Città.

 

UFFICIO STAMPA

BC COMMUNICATION

“ Diverse ”

La biodiversità è femmina

PRESENTAZIONE

Venerdì 15 novembre, ore 18

Museo Vivente della Dieta Mediterranea

Pollica | Cilento

14 donne, 13 storie, 12 mesi che raccontano di buona agricoltura, attenzione e difesa della biodiversità, di un Cilento che si contraddistingue per storie ricche di passione e di forza.Sono loro le protagoniste di “ Diverse | La biodiversità è femmina ”, calendario per il nuovo anno alle porte ideato dalla cuoca cilentana Giovanna Voria e realizzato dalla redazione del blogzine di gastronomia, agricoltura e turismo Rosmarinonews.it. L’anteprima si terrà a Pollica, nel Cilento, in occasione del decimo anniversario dall’iscrizione della Dieta Mediterranea nella lista UNESCO dei Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità.L’appuntamento è al Museo Vivente della Dieta Mediterranea, venerdì 15 novembre, alle ore 18. Vi prenderanno parte, tra gli altri, tutte le protagoniste del calendario, le coordinatrici ed il sindaco di Pollica, Stefano Pisani.L’ambasciatrice del Cilento e della Dieta Mediterranea ha così realizzato un sogno che da tempo coccolava e che ha raccolto il consenso del Parco Nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni e del Museo Vivente della Dieta Mediterranea.

Negli anni tante volte mi è capitato di pensare che fosse tempo di fare un calendario a dovere! Ho cominciato quando ancora Corbella non c’era e – lavorando in un ambiente maschile – vedevo circolare ogni fine anno calendari dedicati a donne generose e poco coperte. Non era perbenismo inutile, è che ogni volta nella mia testa girava una voce: vi farei vedere io quali sono le vere donne! Ho conosciuto la fatica della terra, la passione per la cucina, la tenerezza dell’amore per la natura: le mie nonne, mia madre, la mia famiglia. E’ nato così “Diverse”, perché la prima edizione del calendario di cui mi faccio promotrice è dedicato alla biodiversità, ma anche all’essere donne che rappresentano storie diverse, che conoscono il valore della diversità e non ne sono spaventate. Un messaggio culturale, un valore che condivido con chi ha aderito al progetto e ha scelto di essere ritratta in un momento di lavoro, vicino al prodotto che la rappresenta, a quella biodiversità che ogni giorno salviamo dall’oblio.  In un mondo che ci vuole omologati, su tavole che hanno gli stessi profumi e gli stessi sapori, noi lottiamo affinché le singole identità e le differenze continuino ad avere spazio e futuro”, spiega Giovanna Voria.

A coordinare il progetto, realizzato con le fotografie di Carlo Cavaliere, è stata la giornalista gastronomica Antonella Petitti, da anni impegnata a raccontare il Cilento, le storie di imprenditoria familiare che la caratterizzano e a valorizzare la biodiversità che la rende una terra unica. Tra i tanti prodotti di eccellenza anche 4 Presidi Slow Food: il cacioricotta di capra del Cilento, le alici di Menaica, i ceci di Cicerale e le olive Salella ammaccate.

Diverse è un contenitore che mette insieme ingredienti rari e preziosi: la passione per il proprio lavoro, la forza e la cocciutaggine nel perseverare in un settore difficile, l’amore verso la natura e le radici. E’ stato stimolante poter raccogliere le loro storie, metterle insieme ed etichettarle con un termine che all’inizio ha spaventato un po’. Ma noi siamo donne consapevoli del fatto che sono le differenze a darci valore, la diversità non ci spaventa, anzi. Infatti, assieme alla biodiversità, vogliamo che passi un messaggio culturale importante: senza diversità non ci sarebbe vita, dobbiamo aprirci agli altri, alle cose, alle influenze. Ciò non significa perdere la propria identità, tutt’altro!”, racconta Antonella Petitti.

LE PROTAGONISTE. Filomena Tomasco dell’Agriturismo I Moresani di Casalvelino con il suo cacioricotta di capra, Silvia Chirico di Tenuta Chirico di Ascea con la sua mozzarella nella mortella, Donatella Marino del laboratorio Alici di Menaica di Castellabate con le sue alici, Isabella Gregorio e Silvia Ragazzoni dell’Azienda Agricola Magarìe di San Giovanni a Piro con le loro erbe spontanee ed officinali, Maria Rina del ristorante Il Ghiottone di Policastro con il suo pesce azzurro, Claudia Mitidieri della Cooperativa Sociale Terra di Resilienza di Caselle in Pittari con il suo grano, Gerarda Merola dell’Agriturismo Isca delle Donne di Palinuro con le sue antiche conserve, Anna Nigro di Anna dei Sapori di Castelnuovo Cilento con i suoi fichi Dottato, Rosa Pepe dell’omonima azienda agricola di Castel San Lorenzo con il suo vino, Gabriella Mazziotti dell’Agriturismo Al Sentiero di Pollica con il suo olio e le olive Salella ammaccate, Francesca Romano di Monterberry di Monte San Giacomo con le sue patate di montagna ed Angela Ronca de La Bottega delle Api di Cava de’Tirreni con il suo miele e le arnie tra Giungano e Cicerale.

Ufficio Stampa a cura di Rosmarinonews.it

 Studenti in vigna per raccogliere, vendemmiare e valorizzare l’Uva di Sabato

ansenum

Procedono i lavori del Progetto ANSENUM (acronimo di “Antichi Semi Nuovi Mercati”) finalizzato alla reintroduzione in agricoltura di vecchie colture, aggiornandone le metodologie di coltivazione, al fine di scansarne la scomparsa, ottimizzare i terreni in cui esse attecchiscono meglio e creare, infine, occupazione nel comparto agricolo campano attraverso la loro immissione sul mercato. Lunedì 28 ottobre gli alunni dell’Istituto “Marco Pollione Vitruvio” di Castellammare di Stabia, precisamente quelli delle classi ad indirizzo agrario, hanno raccolto presso l’azienda agricola “Abbazia di Crapolla” (ubicata a Vico Equense) 100 kg di Uva di Sabato, una delle prime colture che il progetto ANSENUM si prefigge di recuperare e promuovere. La vinificazione è avvenuta nella stessa giornata presso l’Istituto e, successivamente,  il mosto è stato affidato  alla prof.ssa  Angelita Gambuti del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II. Il vino ricavato sarà utilizzato per eventi di animazione territoriale, altro obiettivo di ANSENUM. Infatti un’altra mission del progetto consiste nell’acquisizione di elementi  per costruire azioni di animazione a favore delle aziende agricole e attività di comunicazione rivolte a stake holder locali e a consumatori finali.
Le aziende finora coinvolte hanno compilato una scheda tipo sia per l’Uva di Sabato che per il pomodoro Corbarino  al fine di stabilire le caratteristiche vegetali del genotipo. Verranno poi approfondite le caratteristiche colturali tradizionali e attuali del genotipo e gli effetti sull’ambiente.

Il progetto ANSENUM è stato condiviso dall’Associazione Turistica  “Pro Loco di Vico Equense” (ente capofila), dal Parco Regionale dei Monti Lattari (che abbraccia l’intera penisola sorrentino‐amalfitana), da altri enti locali, dal prof. Antonino De Nicola della Società dei Naturalisti in Napoli, dalla Regione Campania e dal Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II. Decine le aziende campane partner dell’iniziativa oggi impegnate nel recupero di antiche coltivazioni e dei terreni ove queste venivano effettuate al fine di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura.
Tali enti ed aziende hanno organizzato dei laboratori di approfondimento presso “Le Domeniche in Castagna” che si terranno a Monte Faito fino al 7 novembre.

ANSENUM è stato finanziato con i fondi psr Regione Campania 2014-2020 (tipologia d’intervento 16.5.1 “Azioni congiunte per la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento ad essi e per pratiche ambientali in corso”).

 

Grazia Guarino