Incarnazione della cucina del sud intrisa di visceralità e sentimento, Gennaro Esposito porta avanti la sua personale opera di diffusione di un concetto di cucina che sta a metà tra ieri e domani.
Non c’è altra spiegazione: Cristo dev’essersi fermato a Vico Equense lasciando una manciata di stelle destinate a essere giganti rosse e a brillare per sempre nel panorama gastronomico italiano.
Proprio qui, incarnazione della cucina del sud intrisa di visceralità e sentimento, Gennaro Esposito porta avanti la sua personale opera di diffusione di un concetto di cucina che sta a metà tra ieri e domani perché “nel mio mestiere dimenticare le proprie origini è un peccato mortale, un gesto di superbia che preclude anche la possibilità di scoperte future”.

L’ultimo martedì, nonché ultimo giorno, del mese di marzo del 1970 sotto al primo segno di fuoco del calendario, Gennaro Esposito apre gli occhi a un mondo inconscio di avere tra le braccia quello che, da lì a “qualche” anno, sarebbe stato uno degli chef stellati più apprezzati, un punto di riferimento per la cucina italiana.
Indole guerriera, grande forza interiore, contagiosa carica vitale e dinamicità, i tratti distintivi di questo ragazzone che ha dovuto affrontare “un mondo vero, quello della cucina, che ti pone dinanzi ai tuoi limiti ma anche ai tuoi meriti” risollevandosi in fretta, aggiustandosi la toque, dopo un ostacolo. Perché di strada Gennaro Esposito ne ha fatta, puntando alle stelle e riuscendo ad afferrarne due, di quelle Michelin. Entrambe nel suo ristorante Torre del Saracino a Vico Equense dove la cucina è fatta di contrasti armoniosi: stagionalità e territorio, fantasia e ricerca, mare e montagna, dove lo studio della tradizione alimenta inesauribile la creativa contemporaneità dei piatti che raccontano “storie vere di esperienze vissute e regalate agli altri e che coincidono esattamente con la mia filosofia di cucina e con il mio tratto distintivo”.
La cucina
Una cucina sana basata su prodotti genuini, freschi e di grande qualità lavorati cercando di ridurre al minimo l’utilizzo di strumenti che snaturano l’identità del cibo e soprattutto una cucina “che sappia divertire, creativa al punto giusto ma capace di donare spunti di tradizione meravigliosamente nostalgici ed evocativi dei nostri particolari ricordi”. Punta tutto sulla memoria olfattiva e gustativa, Gennaro Esposito che dall’altro capo della cornetta riesce a raccontare la sua visione del cibo così semplicemente da infondere in chi scrive la sensazione di comprendere esattamente ciò che la sua cucina esprime, pur non avendo mai avuto il piacere di assaporare una sua creazione.
Se si potesse riavvolgere il nastro come in una delle vecchie cassette da walkman, vi racconterei di come Gennaro Esposito è arrivato esattamente al qui ed ora della sua vita. Ma, immaginate di poterlo fare.

Chi è Gennaro Esposito?
Prima delle stelle Michelin, prima di Junior Masterchef Italia, prima di Cuochi d’Italia, prima della Torre del Saracino, Gennaro Esposito era semplicemente un ragazzo con in tasca il sogno della ristorazione. Appassionato, curioso e innovativo, figlio del suo tempo, Gennarino, come si è soliti chiamarlo, viaggia in lungo e in largo facendo tesoro di esperienze di inestimabile valore accanto a nomi noti del mondo gastronomico. Ma, si sa, per un Napoletano il richiamo del mare è così forte da straziare l’anima, così forte che senti le onde nello stomaco che creano vortici di vuoto e raramente chi non appartiene al mare può capirlo. E allora cosa fai? Torni, semplicemente. E col senno di poi, Gennaro Esposito può dire di aver fatto la scelta giusta perché, forse, le più grandi vittorie gliele ha regalate la terra sua.

Gennaro Esposito all’estero
Sentimentalismi e patriottismi a parte, lo chef stellato riesce con successo ad anticipare le evoluzioni del mondo gastronomico misurandosi, da anni, anche con la ristorazione internazionale replicando il concept della sua cucina anche a Ibiza, Londra e Milano dove esporta la sua visio mundi e la integra perfettamente con la modernità dei posti più cool d’Europa, assecondando i suoi principi di rigore culinario, attenzione ai dettagli (fuori e dentro la cucina), creatività e stagionalità.
Il futuro della cucina post covid
Ma, nel 2020 anche un grande chef come Gennaro Esposito ha dovuto fare i conti con la partita a scacchi più dura dell’epoca post moderna, il Covid. Una crisi sanitaria enorme da cui ne è derivata una economica di portata biblica che ha mischiato i pezzi dello scacchiere mondiale e che ha messo a dura prova il comparto ristorativo. Anche quello stellato. Nelle parole di Gennaro Esposito sul futuro della cucina si evince la sua credenza in un eterno ritorno: “la cucina del futuro, sono sicuro, partirà dal passato annientando le logiche neonate di delivery e cibi pronti. La cucina è un’esperienza sensoriale a 360°, non è mai solo il piatto. C’è tutto quel mondo paratestuale – se consideriamo il piatto come un libro da leggere – fatto del servizio, del godere di un ambiente conviviale dinanzi al mare. Un’esperienza impossibile da riprodurre in vaschetta”. Una visione ciclica e positiva che vede la cucina, intesa come la summa di tanti pezzi di cose, ritornare a brillare perché “le persone costrette in casa hanno compreso che la cucina regala tutta una serie di piaceri di cui si ha bisogno ora più che mai”.

Dunque, qual è il futuro della sua cucina? Chiedo allo stellato. “La mia cucina partirà dal passato, incarnerà i valori, le tradizioni, i pilastri della nostra cultura in proposte che sapranno essere l’emblema di un passato che ritorna e vive nel presente attualizzandolo”.
Prima di lasciare il mio interlocutore ai suoi impegni di personaggio televisivo, gli chiedo – forse un po’ sfacciatamente – di dedicarmi un piatto. Ride bonariamente e ammette di non poterlo fare, e non per chissà quale ragione, semplicemente perché “dovrei almeno vederla”. Quindi, ancora una volta grazie Covid: diversamente, adesso scriverei il nome del mio personale piatto stellato a firma di Gennaro Esposito.
Marika Manna
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