COCOMERO O ANGURIA: IL MITICO FRUTTO DELL’ESTATE

Dissetante, diuretico, dolce, da mangiarlo a morsi, fresco, in compagnia con la famiglia o gli amici, il cocomero è il frutto simbolo dell’estate, delle vacanze, delle giornate a mare, rilassanti e riposanti, adatto a contrastare la stanchezza e la caluria estiva di questi giorni. Cocomero ( in Italia meridionale) o anguria ( in Italia settentrionale) della famiglia delle Curbitacee (come il melone, il cetriolo) deriva dal termine latino “Cucumis citrullis” o dal greco angurion ( cetriolo).

Storia e curiosità

Proveniente dall’ Africa tropicale, è molto consumato nelle aree del Mediterraneo. Nell’ antichità era usato come alimento e medicinale. Esso veniva deposto nelle tombe dei faraoni come mezzo di sostentamento per la vita nell’ aldilà: una sorte di elisir di lunga vita. La mitica gelatina d’anguria piacque molto alla regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando I di Borbone, che assaggiandola esclamò: “superb, superb”, tanto da volerne ancora.

Tradizione

In Irpinia, e precisamente ad Altavilla Irpinia, ogni anno si rivive la tradizione del “palio dell’anguria” in onore di Costanza d’ Altavilla. Un tuffo nella storia dai connotati medievali. Si narra che Costanza e il suo seguito, in viaggio per Milano, fossero costretti a far sosta nel paese di Alta Cuda (odierna Altavilla) per un danno ad alcune carrozze. Il popolo si animò alla notizia dell’erede al trono e gli abitanti fecero a gara per portare alla regina Costanza ogni sorta di dono, la quale in segno di gratitudine istituì il palio, che avrebbe premiato una di quelle persone dimostratesi così cordiali

cocomero
Cocomero (o anguria)

Valori nutrizionali

Noi nutrizionisti lo consigliamo a tutti, in primis a bambini, adulti, sportivi soprattutto, in quanto evita i crampi muscolari. Contiene soprattutto acqua ( 90%), zuccheri ( 5%), vitamine, betacarotene, sali minerali (potassio, magnesio), il licopene nella polpa rossa. E’ a basso contenuto calorico ( 100g/16 cal) . In secondo luogo, depura l’organismo reintegrando le perdite di sudore con vitamine e sali minerali, combatte il calo di energia e la ritenzione idrica. L’ ideale è mangiarlo come spuntino o merenda o un paio d’ore dopo il pranzo.

In ogni caso, si sconsiglia di mangiarlo a fine pasto perché il suo alto contenuto idrico diluirebbe eccessivamente i succhi gastrici e renderebbe laboriosa la digestione. Terza cosa, ma molto importante, attenzione ai semi: masticarli potrebbe provocare fastidiosi dolori intestinali. In conclusione, può essere gustata anche come granita, gelato o succo. Inoltre contiene anche la citrullina, un amminoacido non essenziale dalle proprietà antiossidanti e vasodilatatorie nella parte bianca che viene scartata.

Succo di anguria: idratante, dissetante, ipocalorica e facile da preparare

Ingredienti:

cocomero 500 g

2 limoni

Foglioline di menta naturale

Ghiaccio

Attrezzi

Mixer o frullatori

Procedimento

Dopo aver eliminato la buccia, tagliare a pezzi l’ anguria fresca eliminando i semi. Frullarla fino a ottenere una parte di polpa . Unire il succo di un limone e mescolarlo. Versare nei bicchieri con abbondante ghiaccio. Aggiungere uno spicchio di limone e foglioline di menta per decorare. Berlo fresco al momento.

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Lo Scoiattolo ristorante e pizzeria in quel di Pimonte. Storia e filosofia.

A pochi passi dall’iconica Costiera Amalfitana, incastonata tra i Monti Lattari, c’è una piccola cittadina di nome Pimonte. Qui la terra è fertile e generosa, chi ci abita è qualcuno ben al di sopra del consueto cittadino consumatore; è in primis un produttore.

A Pimonte (dove il Km0 ha sempre rappresentato il punto di partenza e non quello di arrivo), da questa terra e dalla passione di Umberto Verdoliva, nasce nel 2006 “ Lo Scoiattolo ” ristorante e pizzeria sito in Via Municipio. Location accogliente, atmosfera armoniosa e gli occhi attenti di Umberto a dirigere la sala; in cucina invece è il giovanissimo figlio Antonio a mettere in pentola le tradizioni familiari. Se dovessimo riconoscere quelle che sono le chiavi alla base del successo de “Lo Scoiattolo”, bisognerebbe sicuramente fare un focus proprio sui protagonisti: Umberto che con il suo lavoro e l’esperienza ventennale ha reso possibile tutto ciò; Antonio che, oltre a cucinare, è uno studente in Scienze Gastronomiche pronto ad applicare tutte le conoscenze acquisite e, last but not least, Nonna Carmela: detentrice della memoria storica nonché responsabile dell’orto di famiglia.

Tasselli che si incastrano perfettamente concorrendo alla realizzazione di un leitmotiv ben preciso: la cucina vera e incontaminata, quella tradizionale che appartiene al popolo. Lo sfondo dei Monti Lattari ci suggerisce che a farla da padrone sono i prodotti tipici del territorio come le magnifiche provole di Agerola, il provolone del Monaco, pasta e vino di Gragnano, carni e salumi locali, ortaggi di stagione conditi con l’olio EVO di produzione propria tipico della zona (che trabocca di oliveti).       

Sono proprio padre e figlio ad occuparsi della accurata ricerca delle materie prime e dei prodotti tipici locali da offrire ai propri ospiti. Alla “regola” del Km0, infatti, sfuggono solo le carni bovine; provenienti dall’appennino ma anche da filiera inglese e francese. Gran parte dei tagli, in particolar modo questi ultimi, vengono frollati in appositi frigoriferi di stoccaggio per un periodo di 30-45 giorni in modo da essere servite al massimo della loro succosità. Tripudio papillare. Sarà proprio la carne, ben presto, protagonista nel menù de “Lo Scoiattolo” e con qualche ritocco sorprendente ne vedremo delle belle. Il tutto senza compromettere la loro identità casareccia, senza mai allentare il legame aderente con il territorio…innovare senza stravolgere sembrerebbe essere la filosofia dei Verdoliva.     

        

Umberto e figlio hanno tutto ben in mente a tal proposito; l’idea è quella di coinvolgere l’ospite in un’esperienza sensoriale a 360 gradi, un vero e proprio tour enogastronomico che partirà con la visita dell’orto. La terra di cui parlavamo, dalla quale tutto ha origine. Senza escludere la possibilità di raccogliere, insieme a Nonna Carmela, gli ortaggi che Antonio trasforma in ottimi contorni (da abbinare alle salsicce al sugo “come le ha sempre cucinate nonna”) o nella sontuosa Parmigiana di Melanzane; due madeleine per lui.                                           

Ma il percorso del gusto non finisce e ad essere degna di nota è anche la pizza, con un impasto ad alta idratazione e lievitato 48 ore. La specialità è imperdibile e si chiama proprio “Scoiattolo”: condita con pomodorini, mozzarella e, in uscita, pancetta paesana, scaglie di grana, noci di Sorrento, rucola e olio EVO di produzione propria.

Interessante la selezione di dolci, tutti rigorosamente home made! Qui il richiamo ai profumi della costiera è fortissimo ed inevitabile e quindi via di Delizia al limone e Ricotta e pera.

Tra le soste possibili, lungo il sentiero che porta in costiera, non mi era ancora capitato di visitare Pimonte. Se poi ci mettete la scoperta de “Lo Scoiattolo”…c’è da pentirsi di non averlo fatto prima!

Grande successo per “Aspettando…il mio San Marzano”, evento firmato Solania, azienda leader nel settore della trasformazione del pomodoro San Marzano, situata nell’area nocerino-sarnese.

Fulcro della serata la degustazione a “Villa Maria Grazia” a Sarno, immersa in ben sette ettari di filari di pomodoro San Marzano, laddove inizierà la raccolta a fine luglio. Tutti i presenti sono stati deliziati da uno straordinario Francesco Martucci, patron della pizzeria “I Masanielli” di Caserta, con assaggi di Margherita e “Amplificato di Provola e Pepe”.

Aspettando...il mio San Marzano

“L’importanza del San Marzano sulla pizza è fondamentale: la pizza è campana, dovrebbe avere obbligatoriamente il San Marzano” dichiara il nuovo brand ambassador Solania; “Inoltre è fondamentale far capire quello che noi facciamo sul nostro territorio e cosa ha da offrire in questo momento storico. Nonostante le avversità di questo periodo, il nostro territorio c’è e ci sarà ancora. Da qui la scelta di collaborare con Solania, una delle pochissime aziende che produce dalla A alla Z, dalla coltivazione alla conservazione del prodotto, che quest’anno è davvero straordinario”.

Un prodotto semplice e genuino come il pomodoro San Marzano ha trovato nelle sapienti mani di Martucci la sua esaltazione migliore, in un’esplosione di gusto e profumo, il tutto mantenendo integra la sua autenticità.

La location recentemente acquisita dal patron di Solania Giuseppe Napoletano, caratterizzata da una vista mozzafiato sul Vesuvio, è stata la cornice perfetta per suggellare ufficialmente la partnership triennale tra Solania e Martucci, al quale è stata dedicata un’etichetta personalizzata sui barattoli di pomodoro San Marzano Solania, così come è previsto dal progetto “Il mio San Marzano” che prevede la personalizzazione dell’etichetta e la scelta dell’appezzamento di terra.

L’evento è stato preceduto da una visita guidata nello stabilimento Solania, dove i giornalisti di settore hanno potuto osservare in prima persona la struttura e i macchinari atti alla lavorazione e alla trasformazione del pomodoro San Marzano dalla raccolta all’inscatolamento.

“La raccolta inizierà, secondo disciplinare, alla fine di Luglio” ha spiegato Giuseppe Napoletano, amministratore unico di Solania srl: “Abbiamo potenziato le linee di produzione, arrivando a un raddoppio della capacità produttiva per soddisfare anche il mercato retail e affermarci anche in paesi dell’Europa centrale, dove prevediamo un forte incremento di fatturato”, sottolineando con passione la sua presenza quotidiana tra i campi, e non dietro la scrivania del suo ufficio: non capo, ma leader della sua azienda, sempre in prima linea.

Si ritornerà tra metà e fine settembre in azienda per “Il mio San Marzano”, momento in cui ci sarà un grande evento in cui ci sarà la possibilità di scegliere il lotto di produzione e di osservare tutta la filiera di produzione nel pieno della sua attività da parte di chef, pizzaioli e ristoratori.

L’evento è stato curato da Renato Rocco direttore de “La Buona Tavola” Magazine.

In un mondo “dolce” dove a regnare sono gli uomini (Massari, Giorilli, Morandin, i campani Sal de Riso, ed Alfonso Pepe), si distingue una donna, maestra pasticciera di Battipaglia, Helga Liberto, che dopo anni di studio e tante prove scende anche lei in campo per candidarsi a Regina dei Panettoni. 

Sapore unico, odore inebriante, aspetto favoloso. Qual è il segreto dei suoi lievitati? “L’eccellenza delle materie prime”, risponde Helga, “albicocche pellecchielle e fico bianco di Prignano Cilentano a Presidio Slow Food, burro rigorosamente italiano, uova biologiche territoriali provenienti da galline nutrite esclusivamente con semi di lino che conferiscono al prodotto un apporto di Omega 3 superiore alla media”. 

È il dolce tipico di Natale, ma pochi conoscono la vera storia del Panettone”, prosegue Helga. Ha catturato la nostra curiosità. Affascinati, le chiediamo di saperne di più. 

Si narra che il Panettone sia nato alla corte di Ludovico il Moro, nella Milano del XV secolo. Era la Vigilia di Natale quando il cuoco ufficiale della famiglia Sforza bruciò inavvertitamente il dolce da servire al banchetto ducale. Per rimediare al peggio, Toni, lo sguattero che lavorava nelle cucine di corte, decise di utilizzare un panetto di lievito che aveva tenuto da parte per Natale. Lo lavorò aggiungendo farina, uova, uvetta, canditi e zucchero, ottenendo un impasto particolarmente soffice e lievitato. Il dolce fu così apprezzato dagli Sforza che decisero di chiamarlo “pan di Toni”. Fu così che nacque il Panettone”. 

Ma cosa rende speciali i panettoni di Helga Liberto? I nomi sono evocativi e deliziosi. L’impasto è soffice come nuvola ed umido al punto giusto, alveolato e leggero. La pellecchiella del Vesuvio candita a mano fa del panettone Nuvola del Vesuvio un’autentica leccornia. La variante Terra degli Alburni ha all’interno marrone di Serino IGP, rum e cioccolato a latte Domori, mentre la Carezza del Cilento ha come punta di diamante il fico bianco monnato di Prignano, Presidio Slow Food. “Il fico viene coltivato e preparato dalla famiglia di mio marito e mi ritengo fortunata ad avere una suocera che mi rifornisce di tali delizie”, confessa Helga. Profumo di bosco, invece, è un panettone artigianale con mirtilli, more, e fragoline a canditura morbida e glassatura di cioccolato Ruby. Basta un morso per sognare ad occhi aperti magiche distese fatate. 

Non ci resta che augurarvi buon Natale e buon Panettone a tutti. 

Marianna Somma

Corbella : Il regno di Giovanna Voria apre le porte ad un ricco calendario: tra passeggiate, laboratori e corsi di cucina

A 18 anni dalla sua nascita, Corbella è diventato un luogo magico. Da lì, la cuoca cilentana Giovanna Voria, dispensa una cucina che rispetta a pieno la filosofia delle tradizioni locali, partendo da un’agricoltura biologica che la vede impegnata direttamente nel lavoro dei campi.

Corbella

Il racconto quotidiano della sua esperienza di donna, cuoca, contadina, ambasciatrice del Cilento e della Dieta Mediterranea, paladina dei ceci di Cicerale, ma anche amica inseparabile di una volpe, affascina le migliaia di persone che la seguono.

Il suo è un messaggio semplice, le è stato tramandato da sua madre e dalle sue nonne tra i campi e i fornelli, e le è stato confermato dallo scienziato Jeremiah Stamler (successore di Ancel Keys) che definisce la sua “una cucina della salute”.

Un po’ stanca di allontanarsi dal suo Cilento e desiderosa di far conoscere questo territorio ancora autentico e ricco di risorse, Giovanna ha scelto di dar vita ad un ricco calendario per poter vivere il mondo di “Corbella”, che non è solo un agriturismo ma un microcosmo di esperienze.

Nella natura ancora selvaggia della campagna di Cicerale, suo paese natìo, la sua incessante attività tra campi, passeggiate a raccogliere i frutti della natura e preparazioni in cucina, sarà aperta a tutti in determinate domeniche e con specifici programmi.

Ho voglia di raccontare il mio mondo potendolo mostrare. Per anni ho girato continuamente a parlare di sana alimentazione, di biodiversità e a testimoniare l’importanza di cambiare rotta, ora spero che in molti abbiano voglia di venire a vedere con i propri occhi e a vivere con me domeniche semplici, ma ricche di condivisione, umanità e voglia di fare”.

“ Corbella Experience ” partirà domenica 13 ottobre e si concluderà in agosto, assicurando all’incirca un appuntamento al mese.

Di seguito le prime date:

Domenica 13 ottobre, ore 10

Passeggiata tra i boschi, con raccolta di frutti, erbe selvatiche e castagne

Preparazione live di una ricetta o una conserva

Pranzo a base di prodotti tipici locali stagionali e “fattarielli” attorno al camino

Domenica 17 novembre, ore 10

Passeggiata in campagna e raccolta di corbezzoli e melagrane

Preparazione live di una ricetta salata con melagrane

Pranzo a base di prodotti tipici locali stagionali e “fattarielli” attorno al camino

Domenica 8 dicembre, ore 10

Laboratorio di pasticceria tipica tradizionale e i “fattarielli” di Natale

Presentazione di Rosmarinonews.it e Video Story 10 anni con la giornalista gastronomica Antonella Petitti: “Buon compleanno Rosmarino: una storia di passione dalla terra al web

Pranzo conviviale a base di prodotti tipici locali di stagione e di ceci di Cicerale

Il costo delle domeniche in programma presso l’Agriturismo Corbella di Cicerale (SA), nel Cilento, è di 30 euro a persona (laboratorio, escursione, pranzo e bevande incluse). Tranne per il week-end di agosto (che include pernotto di sabato sera, cena, colazione, pranzo e corso di cucina) che ha un costo totale di 130 euro a persona, ma a scelta è possibile anche partecipare solo alle attività domenicali.

Il calendario si svolgerà come programmato solo al raggiungimento minimo di partecipanti per appuntamento: 20 persone. Chi acquista l’intero pacchetto di 10 appuntamenti riceverà in regalo un cesto con i prodotti tipici prodotti nell’Azienda Agricola Corbella.

 Per prenotazioni:

Agriturismo Corbella – Località Viscigline Val Corbella – Cicerale (SA)

0974.834511      335.1410567

info@agriturismocorbella.it

 

Ufficio Stampa

Rosmarino news

Gusto Italiano

Al via la seconda edizione a Salerno, la prossima a Milano

gusto italiano

Ritorna Gusto Italiano. Giunge alla seconda edizione l’evento dedicato alla promozione e alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche, agli artigiani e ai produttori di qualità, ai prodotti tipici della regione Campania e non solo, e più in generale alle materie prime locali.

La manifestazione, organizzata dal Claai presieduto da Gianfranco Ferrigno in collaborazione con il Movimento Turismo del Cioccolato e delle Eccellenze Italiane e Tanagro Legno Idea, si è svolta nei giorni dal 6 all’8 settembre a Salerno, in Piazza della Concordia.

Si è puntato per l’attesissimo evento sulla valorizzazione delle eccellenze dell’enogastronomia di tutta Italia. Salerno è stata la location di partenza per quest’edizione, che approderà poi a Milano nella prossima primavera.

Produttori, artigiani del gusto e chef che  hanno proposto interessanti show cooking, condotti dalla giornalista gastronomica Antonella Petitti, sono stati i protagonisti delle giornate di Gusto Italiano, dove largo spazio è stato concesso anche ai prodotti a marchio De.Co. (denominazione comunale) del nostro territorio e non solo, allo scopo di consentirne una valorizzazione maggiore ed una diffusione sempre più capillare.

Stands variopinti e gustosia hanno celebrato le migliori eccellenze del territorio italiano, con una particolare predilezione per le produzioni di qualità del Mezzogiorno.

Dai taralli pugliesi ai dolci siciliani al pan focaccia pugliese, passando per i salumi e formaggi di Norcia ed Amatrice, senza dimenticare alcuni tra i più rappresentativi sapori del territorio calabrese come la nduja, la liquirizia, i salumi, le mandorle e le conserve di pesce, ed i formaggi della Basilicata. E poi legumi, pasta e sottoli campani, il Tartufo dei Monti Picentini, la Nocciola Tonda di Giffoni Igp, la melenzana rossa di Rotonda Dop, uva e vino Mostino Calabrese.

E ancora, formaggi e salumi irpini, il pomodorino del piennolo del Vesuvio Dop e l’albicocca del Vesuvio, confetture e creme calabresi, miele ed olio pugliesi, alghe spiruline del Cilento, Carciofo Bianco ed olio del Tanagro, oltre ai legumi del Vallo di Diano. Intenso sarà il ciclo di appuntamenti con cui saranno valorizzate le eccellenze partecipanti a Gusto Italiano, e che attraverserà tutta la durata della manifestazione. Gli Stands sono rimasti aperti nelle giornate comprese tra venerdì e domenica, dalle 10 alle 24. Il taglio del nastro è avvenuto venerdì alle ore 12.

Venerdì 6 alle ore 19 il patron dell’azienda I Segreti del Tanagro Pietro D’Elia ha presentato il primo dei prodotti a denominazione comunale in rassegna, il peperone crusco di Teggiano.

Alle 20 è stata la volta dello show cooking dello chef Michele Di Martino di Casamare dal titolo “Povero Ricco con Tartufo”, a cura di Stagioni Picentine.

Sabato 7 alle 19 spazio alla presentazione della Mandorla De.Co. di Amendolara ed ai prodotti tipici del comune dell’Alto Jonio Calabrese a cura del primo cittadino Salvatore Antonio Ciminelli, mentre alle 20 è stato il turno del Tortino di Melanzana Rossa di Rotonda con caciocavallo podolico, la cui ricetta è stata presentata dall’Agriturismo Calivino di Rotonda.

Domenica 8 alle ore 20 l’appuntamento conclusivo è stato invece con il Carciofo Bianco del Tanagro e la sua Rete di Produttori: è stato presentato il piatto “Maialino farcito con patate, carciofi in crosta di pate’ del Bianco Tanagro con carciofino fritto”  a cura dello chef Vincenzo Citro del Ristorante La sfera di Baroni.

Successivamente è stato presentato il Liquore Carciofello e la Rete Produttori Carciofo Bianco del Tanagro.

 

UFFICIO STAMPA ROSMARINO NEWS

DA 2 AL 4 AGOSTO NEL BORGO DI LAPIO IN IRPINIA
LA DECIMA EDIZIONE DEL FIANO LOVE FEST

fiano

 

Un festival enogastronomico dedicato al FIano, uno dei vini più apprezzati dagli amanti del buon bere
Cena di beneficenza per Aisla con Rosanna Marziale, Marco Caputi, Claudio Lanuto, Gian Paolo Capaldo

Un festival enogastronomico, nella patria del Fiano di Avellino Docg, dedicato ad uno dei vini più apprezzati dagli amanti del buon bere. A ospitare la decima edizione del Fiano Love Fest , da venerdì 2 a domenica 4 agosto, sarà  il piccolo borgo di Lapio, che dista circa 20 chilometri dalla città di Avellino, e che sottolinea già nel nome il proprio legame con la viticoltura. Infatti, si ritiene che il toponimo Lapio, così come la stessa parola Fiano, prenda origine dal latino ‘apis’ (ape), termine che fa riferimento alle api che, attratte dalla dolcezza degli acini d’uva, attaccano da sempre in sciami il grappolo del vitigno apuano. Scopo del festival, valorizzare le eccellenze enogastronomiche di uno dei territori più ricchi del Sud Italia, mettendo in rete le aziende e creando così un circuito virtuoso in grado riaffermare l’importanza di un comparto fondamentale dell’economia irpina.

L’evento, organizzato dalla Pro Loco Lapiana in collaborazione con il Comune di Lapio  prevede, degustazioni guidate a cura di Slow Food di Avellino, banchi di assaggio a cura di Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) di Avellino. Tante le etichette proposte nella tre giorni: saranno presenti le bottiglie prodotte nelle cantine di Lapio FiladoroTenuta ScuottoRomano NicolaFeudo ApianoRocca del Principe e, da Montemiletto, Macchie Santa Maria, da Grottaminarda, Case d’Alto, da Taurasi, Antica Hirpinia. E, ancora, tanti stand enogastronomici dove poter gustare piatti tipici irpini, come: Agriturismo Anila – Lapio, Officina del Gusto – Lapio, Sapori di Mare ed Oltre – San Potito Ultra, Frantoio Nutile 1911 – Lapio, Dolcivendolo Past Art – Lapio e Officina del gelato – Fontanarosa. Non mancano visite al centro storico, come il trekking per i sentieri di Lapio a cura di Land of Hirpinia, musica live e una postazione astronomica per l’osservazione del cielo notturno. Imperdibile la degustazione guidata di Fiano di Avellino DOCG dell’Areale di Lapio a cura di Slow Food Avellino – Palazzo Filangieri Sabato 3 agosto ore 17.00, per info, costi e prenotazione (tel 3938822789; tel. 3490661438, E-mail fianolovefest@gmail.com).

L’edizione 2019 del Fiano Love Fest è, infatti, dedicata alla luna e all’ecosotenibilità, infatti saranno presenti le case dell’acqua fornite da Ultrafiltrazione Mose.

Domenica 4 agosto, alle ore 20,30, all’interno di Palazzo Filangieri, è in programma una cena di beneficenza parte del cui ricavato sarà devoluto ad AISLA, associazione che da più di 30 anni si muove attivamente su tutto il territorio nazionale a favore delle persone con SLA e delle loro famiglie. Saranno presenti gli chef Marco Caputi dal ristorante Maeba di Ariano Irpino, Claudio Lanuto dal Grand Hotel Convento di Amalfi, Gian Paolo Capaldo “The Rag”. La cena vede la collaborazionedi Davide Filadoro con la partecipazione di Joaquin Vini, Di Pietro SRL,PingBijoux, Forno a Legna Pompilio, Capobianco Wine & Co.

La cena vedrà la partecipazione straordinaria della chef  Rosanna Marziale (una stella Michelin) dal Ristorante Le Colonne Marziale di Caserta. Per info e prenotazione tel. 3938822789; tel. 3490661438, E-mail fianolovefest@gmail.com.

Le parole del sindaco di Lapio Trisa Lepore: “Fiano Love Fest to the moon guarda alla luna a 50 anni dalla sua conquista: la luna interrogata sempre dall’uomo e il silenzioso astro che guarda l’uomo, la terra e il suo operare. È  inscindibile il legame tra uomo e luna, tra luna e vino, con l’imbottigliamento scandito dalle fasi lunari. Il vino si impone, quindi, come nobile occasione per divulgare le bellezze e le ricchezze del nostro borgo, momento di fortissima inclusione ed aggregazione, di incontro per noi di Lapio e per i tanti avventori che potranno fruire della qualità delle nostre eccellenze, della nostra ospitalità, della nostra arte e cultura, della nostra storia.”
Lapio è un borgo a vocazione agricola con i suoi campi coltivati a vigneti e uliveti, tant’è vero che oltre a far parte dell’associazione nazionale Città del Vino, Lapio detiene anche lo status di Città dell’Olio e Città del Miele, grazie alla produzione dell’olio extravergine d’oliva Irpinia-Colline dell’Ufita (DOP) e di svariate tipologie di miele; è di pochi mesi fa infatti la notizia che vede un apicoltore di Lapio -Christian Mattei- protagonista dell’ International Honey Quality Competition, sede in cui consegue l’importante traguardo del che vede il proprio prodotto premiato come uno dei migliori mieli al mondo.
Va ricordato, inoltre, che a Lapio, il cui terroir è particolarmente vocato e incastonato in una posizione di dominio sulla Valle del Calore, è concessa, secondo disciplinare, sia la produzione del Fiano di Avellino Docg che quella del Taurasi Docg, due delle più prestigiose Docg del Sud Italia.

Programma:

Venerdì 2 agosto

ore 19.30 – apertura stand enogastronomici – centro storico

dalle ore 20.00 – banchi d’assaggio Fiano di Avellino DOCG a cura di ONAV Avellino – Palazzo Filangieri

dalle ore 20.00 – mostra ‘Premio Wine Ground Art Prize’ – Palazzo Filangieri

dalle ore 21.00 – Musica Live in 4 postazioni musicali

Sabato 3 agosto

ore 17.00 – degustazione guidata Fiano di Avellino DOCG Areale di Lapio a cura di Slow Food Avellino – Palazzo Filangieri

ore 19.30 – apertura stand enogastronomici – centro storico

dalle ore 20.00 – banchi d’assaggio Fiano di Avellino DOCG a cura di ONAV Avellino – Palazzo Filangieri

dalle ore 20.00 – mostra ‘Premio Wine Ground Art Prize’ – Palazzo Filangieri

dalle ore 21.00 – Musica Live in 4 postazioni musicali

domenica 4 agosto

ore 9.00 – Trekking per i sentieri di Lapio a cura di Land of Hirpinia

dalle ore 11.00 – apertura stand enogastronomici

dalle ore 11.00 – visite guidate al centro storico a cura del Prof. Fiorenzo Iannino (Presidente della Pro Loco  di San Mango sul Calore).

ore 19.30 – apertura stand enogastronomici – centro storico

dalle ore 20.00 – banchi d’assaggio Fiano di Avellino DOCG a cura di ONAV Avellino – Palazzo Filangieri

dalle ore 20.00 – mostra ‘Premio Wine Ground Art Prize’ – Palazzo Filangieri

ore 20.30 – Cena di beneficenza con la partecipazione straordinaria della Chef Rosanna Marziale – Palazzo Filangieri

dalle ore 21.00 – Musica Live in 4 postazioni musicali

Come raggiungerci: Dopo aver imboccato l’Uscita Avellino Est, proseguire in direzione dell’Ofantina (Statale 7 Bis)

Per Info e Prenotazioni: tel 3938822789; tel. 3490661438, E-mail fianolovefest@gmail.com

Per Info_Trekking: Tel 3203616149, FbLand_of_Hirpinia, Instagram: @landofhirpinia

UFFICIO STAMPA Roberta Raja


Ora il “guerriero” è online sull’e-commerce della Rete dei Produttori del carciofo bianco del Tanagro

Carciofo bianco

 E’ stata una stagione molto lunga, inusuale, visto il ritardo dovuto alle condizioni meteorologiche della primavera scorsa. Ma con il suo arrivo il carciofo bianco del Tanagro ha tenuto banco – sulle migliori tavole campane (e  non solo) – per circa due mesi.

Sono stati raccolti oltre 200 mila carciofi freschi quest’anno, un vero record per il nostro territorio ed il carciofo bianco. Oltre all’eccellenza di un prodotto di grande pregio, festeggiamo l’incremento della produzione di circa il 30 per cento”, commenta il presidente della Rete dei Produttori del carciofo bianco del Tanagro, Giuseppe Lupo.

E dopo il lavoro di campagna, l’impegno è passato nel laboratorio in cui – sotto un marchio unico – sono state realizzate le conserve a base di carciofo bianco: dai carciofini sott’olio al patè, passando per un prodotto dal grande fascino, ottimo come digestivo.

Il carciofello”, nato da un’idea di Nicolangelo Caggiano, è il liquore di fine pasto per eccellenza vista la presenza della cinarina, che rende i carciofi un toccasana naturale per la digestione.

L’e-commerce della Rete dei produttori  rappresenta di fatto una linea diretta con i coltivatori dell’areale della Valle del Tanagro.

All’indirizzo web Carciofobiancodeltanagro.shop o attraverso un gruppo WhatsApp al numero 375.5672597 è possibile assicurarsi una spesa senza alcuna intermediazione.

Un modo semplice e diretto per far arrivare a casa propria il prezioso carciofo bianco: di colore verde chiaro, senza spine, molto tenero e a tendenza dolce. Un dono che arriva chissà da dove e che ha trovato in 4 piccoli comuni della Valle del Tanagro il suo clima ideale.

 

La Rete dei Produttori 

11 i soci50 ettari nel comune di Auletta (SA) ed un unico marchio.

Sono stati Donatina Addesso, Vincenza D’Elia, Giuseppe Lupo, Nicola Perretta, Vincenzo Perretta, Virna Pessolano, Marianna De Paola, Marco Natiello, Domenico Cupo, Nicolangelo Caggiano e l’Azienda Agricola Scherzi di Grano ad aver dato vita alla Rete dei Produttori del Carciofo Bianco del Tanagro nel 2018 e ad essere i garanti dei prodotti dell’ecommerce Carciofobiancodeltanagro.shop.

Rosmarinonews.it – blogzine e comunicazione per il food

Ritorna il fantastico viaggio alla scoperta del Cilento con PostCardFrom,  guida turistica arrivata alla sua seconda edizione. Terra ricca di cultura, arte, storia, presidi. Terra viva e incontaminata, impreziosita dai suoi tanti paesi pregni di bellezza; piccoli centri che si affacciano sul mare o in aree interne poco note, ma ricche di beni da valorizzare. Così, da un’idea del giornalista enogastronomico Bruno Sodano (firma del Luciano Pignataro Wine Blog, Info Cilento e collaboratore della guida del Touring Club), nasce una Guida dedicata al Cilento che ha come obiettivo quello di raccontare non solo un territorio, ma tutti i meravigliosi prodotti che produce e che conserva da secoli. Ventidue Paesi, Presidi Slow Food, prodotti e tanti chef che hanno omaggiato la guida con gustose ricette utilizzando prodotti cilentani. Il tutto in 132 pagine con un’ouverture d’eccezione fatta dal giornalista enogastronomico Luciano Pignataroche qui ha le sue origini.  Decanta infatti, con lo stile inconfondibile del decano, quanto valore abbia lo stile di vita del Cilento, Patrimonio dell’Umanità.  E quanto questo sia la vera ricchezza di questi luoghi. 

PostCardFrom

Il viaggio, che inizia da Paestum fino e arriva a Scario, è ricco di foto e informazioni utili al turista. Un racconto di varie realtà che si schiuderanno con tutti i loro segreti allo al fine di far conoscere la vera essenza di questo ricchissimo territorio. Ovviamente anche tante informazioni sulla Dieta Mediterranea, stile alimentare e di vita che fu osservato nel Cilento dal fisiatra Ancel Keys 

La guida turistica territoriale ed enogastronomica è stata realizzata dall’Associazione NoProfit “Vivi il Territorio”; Coordinamento, cura dei testi e raccolta del materiale fatta da Bruno Sodano, parte grafica curata da Domenico GrottoliTruebag – www.truebag.it 

Il Progetto è stato Patrocinato dalla Regione Campania e dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e degli Alburni; Partner Perrella Distribuzione e SolaniaMain Sponsor Antonio AmatoLa guida sarà distribuita in modalità cartacea in tutto il territorio cilentano ed è disponibile il download gratuito del PDF direttamente dal sito www.postcardfrom.it 

BRUNO SODANO

vietri

A pochi passi dal centro di Vietri sul Mare, il primo borgo marinaro della Costiera Amalfitana, in un vicolo nascosto, custodito da palazzi con facciate caratteristiche, proprio dove anticamente si svolgeva il mercato del pesce, il pizzaiolo di Divina Vietri, Pietro D’Amico, porta in tavola il sapore del mare, quello della cucina tradizionale vietrese, quello della sua terra d’origine. 

La specialità di casa D’Amico è la pizza marinara. Un impasto tipicamente napoletano servito all’insegna di una cucina sperimentale raffinata, “con un sentore di mare, delicato, non troppo invadente, che si sente e non si sente, capace di convincere anche i più scettici” – dice Pietro.  

Un mix interessante di farine, che abbina a quelle tradizionali alcune varianti, sale e acqua sono gli ingredienti di un impasto “carico di aria”, alveolato, con un cornicione “sfogliato” al punto giusto ma soprattutto “alto” per effetto della quantità di acqua che evapora durante la cottura realizzata a temperature rigorosamente alte e in tempi rapidissimi. 

“La pizza è un prodotto artigianale e in quanto tale, non esce sempre uguale” – afferma il pizzaiolo di Divina Vietri – ma la lavorazione dell’impasto è meticolosa” – aggiunge. Il panetto viene lasciato maturare a lungo, per almeno 48 ore, e cresce a temperatura ambiente, il più tempo possibile, ovviamente tenendo sempre conto delle condizioni climatiche stagionali. Il risultato è “una pizza bella e buona perché artigianale, che è tutta un’altra storia; ma anche digeribile perché leggera”. 

“Mi sono azzardato a mettere il sapore del mare sulla pizza” – dice con un pizzico di orgoglio Pietro D’Amico, e afferma  Con le mie pizze marinare, io faccio territorio. Utilizzo solo il pesce fresco e selezionato del mio mare, le verdure coltivate dal contadino di fiducia e i prodotti locali lavorati e trasformati in modo artigianale. 

vietri

La Divina Vietri, omonima della pizzeria a cui tra l’altro ha dato il nome, è la pizza d’élite, la prima tra quelle gourmet, che è stata pensata per omaggiare la Costiera Amalfitana, soprannominata proprio “Divina” per le sue bellezze naturali e i suoi paesaggi pittoreschi. L’ingrediente principale di questa pizza marinara è ovviamente il polpo, prodotto tipico della tradizione culinaria vietrese, che qui viene proposto al carpaccio, tagliato a fette sottilissime e marinato con il limone e l’olio extra vergine di oliva; il gusto fresco del fior di latte locale si amalgama bene con la vellutata di patate al forno schiacciate che conferiscono all’impasto una maggiore morbidezza e un’elasticità molto apprezzata; i pomodorini rossi concedono la giusta dose di dolcezza e di particolare “croccantezza”. 

divina

Pietro D’Amico, pizzaiolo per passione, amante del buon cibo e buongustaio doc, ha portato nella sua pizzeria la cultura contemporanea della tartare di pesce, che si classifica tra le specialità di crudi più richieste, proponendo un sensazionale ossimoro culinario caldo freddo 

La 4 Gusti Marinari, sposa appieno la filosofia gastronomica del “potpourri”, un assortimento di assaggi sorprendentemente artistico: su ogni fetta di pizza vengono presentati i sapori e i profumi di un “gusto marinaro”.  Non solo il carpaccio di polpo condito alla vietrese, ma anche i cicinielli con quel sapore unico che si abbina bene a quello polposo e deciso dei pomodori secchi, il salmone dal gusto pieno che incontra quello piacevolmente pungente della rucola e la friabilità del grana padano, le alici di Cetara sott’olio, fresche e profumate disposte su un letto di ricotta di bufala stemperata che acquista, così, dolcezza e una giusta delicatezza. 

La Focaccia Divina, una pizza bianca dal sapore raffinato preparata con una freschissima tartare di tonno dalla consistenza vellutata, stracciata di bufala leggera e spumosa, quasi come una mousse, tarallo napoletano sbriciolato per insaporire con una nota crunch” e basilico fresco aggiunto a crudo.    

Tanta bontà, mista a ricercatezza, dedizione e competenza, non poteva non essere riconosciuta oltre che ben apprezzata. La pizza marinara di Pietro D’Amico, La Divina Vietri prima fra tutte, ha conquistato con il suo sapore di mare, semplice e autentico, non solo i palati più sopraffini ma anche il secondo posto al torneo di pizza nazionale P.I.A. 

 

Felicia Mercogliano

La XI edizione  di VisiTuscia ha presentato le analisi della SWG CST e GNAM GLAM elaborati per conto della Fipac-Confesercenti per un turismo rivolto agli “over 65” 

tuscia

Una ricerca dell’ Ipsos-Enit dice che in Italia un turista su due (48%) viaggia per il cibo, la cucina è il primo aspetto che viene associato all’Italia (è citato dal 23% degli intervistati). Dunque un’occasione di sviluppo per il nostro Paese è incrementare l’offerta enogastronomica.  

Il 2019 è stato dichiarato l’Anno del Turismo Lento o “Turismo slow” ovvero quel turismo che “promuove la qualità e l’esperienza contrapponendosi al turismo di massa, veloce e di consumo che poco valorizza le tipicità di un luogo”.  

Una nuova modalità di viaggiare, rispettosa dell’ambiente e molto attenta alle modalità: in particolare ai tempi, ai modi, ai luoghi, alle destinazioni, alle strutture dell’ospitalità, ai mezzi di trasporto. 

vincenzo peparello

È in questo clima che si inserisce la XI edizione di VisiTuscia 2019 in provincia di Viterbo, durante la quale sono state presentate le  analisi della SWG CST e GNAM GLAM elaborati per conto della Fipac-Confesercenti per un turismo rivolto agli “over 65”. «Il turismo lento – ha dichiarato Vincenzo Peparellopatron di VisiTuscia – nasce per valorizzare i territori italiani meno conosciuti dal turismo internazionale, o meglio dal “turismo di massa”, e rilanciarli in chiave sostenibile, favorendo esperienze di viaggio innovative. La Tuscia, la regione che oggi si identifica in massima parte con la Provincia di Viterbo, sembra poter dare le risposte più significative a queste esigenze. Attraversata dalla Via Francigena è in possesso di tutte quelle peculiarità per un turismo lento: laghi di Bolsena e di Vico; i monti Cimini; borghi medievali; riserve naturali come la Selva del Lamone, Monte Rufeno, Bracciano e Martignano; ferrovie storiche e treni d’epoca; per soggiornare vi sono numerosi Bed and Breakfast, agriturismi, dimore storiche, confortevoli piccoli alberghi e alberghi diffusi, in luoghi di grande interesse storico e paesaggistico. L’enogastronomia è poi una delle punte di diamante della Provincia di Viterbo e della Regione» conclude Peparello. In questa fortunata terra c’è di tutto e molto altro, è fondamentale coinvolgere le amministrazioni locali e non solo per far conoscere la Tuscia. Un turismo esperienziale in modo che i visitatori di un territorio non siano “solo turisti” ma desiderosi di vivere insieme agli abitanti del posto i luoghi che visitano, conoscere i prodotti enogastronomici ed artigianali, la natura e i monumenti dei centri storici con lo scopo di stabilire  una continuità di informazione a due vie tra il territorio e i turisti che dovranno in seguito essere informati degli eventi che si svolgeranno nei luoghi che hanno visitato. 

Bagnaia Villa Lante

Peparello fa eco Alessia Scali, manager della rete d’impresa Enjoy Viterbo, che afferma: «la rete d’impresa Enjoy Viterbo ha fortemente creduto in tale iniziativa che coincide pienamente con la strategia di marketing applicata dalla rete nel suo programma di attività, e pertanto ha deciso di aderire e collaborare a pieno titolo al VisiTuscia 2019». Il pregio della “rete” è proprio quello di instaurare una collaborazione tra cittadini, operatori e amministratori pubblici per condividere gli obiettivi comuni contribuendo all’innalzamento della qualità del territorio ed al miglioramento della comunicazione per far conoscere le peculiarità del territorio e gli eventi che sono programmati. 

A confortare la scelta degli organizzatori sono intervenute recentemente alcune indagini riguardanti il “Silver Tourism” ovvero quel particolare turismo che riguarda gli “over 65” tra le cui preferenze c’è proprio un turismo più attento ai luoghi e alle modalità del suo svolgersi. Si tratta di un segmento in forte crescita che nel 2030 raggiungerà in Europa i 140 milioni di turisti rispetto ai poco meno di 42 milioni di qualche anno fa. Solo quest’anno secondo le analisi della SWG CST e GNAM GLAM, elaborati per conto della Fipac-Confesercenti, i nostri connazionali, appartenenti a questa categoria, che andranno in vacanza nei mesi estivi saranno 7,5 milioni per un giro di affari di 5,8 miliardi di euro. È anche emerso che l’86% dei turisti si affida ad un tour operator oppure ad unagenzia di viaggi, pertanto VisiTuscia ha predisposto dei pacchetti di viaggio che verranno veicolati attraverso la stampa di settore e che costituiranno l’oggetto delle trattative che vedranno impegnati,  nel corso del Workshop itinerante dal 18 al 20 ottobre prossimo, gli operatori professionali della domanda e dell’offerta che promuovono un turismo particolarmente rivolto agli “over 65”. 

Il genere di vacanza desiderato dai silver tourist è: turismo genealogico (ricerca delle radici); viaggi intergenerazionali (condivisione); volunteer tourism (fare del bene); bucket list travel (almeno una volta nella vita); viaggi slow (in treno/crociere); salute e benessere (relax e cura); turismo educativo; viaggi misteriosi; avventure sos; viaggi per single; turismo culturale; turismo enogastronomico. 

I progressi della medicina e della farmacologia, insieme ad un migliore tenore e stile di vita, più attento all’alimentazione, magari improntata alla dieta mediterranea, hanno consentito di vivere meglio e non solo di più. Questa mutata condizione di vita ha portato ovviamente non alla scomparsa dei vecchi, ma a farli sempre più integrare nella vita moderna, indispensabili ai figli nonché ai nipoti sotto vari aspetti oltre a quello economico. Dunque dei veri nonni superstar 

La società moderna ha dovuto tener conto delle mutate esigenze di tale larga fetta di popolazione. Sembrerebbe che i termini “vecchiaia” e “anzianità” siano stati relegati nel lessico burocratese dell’INPS per indicare i vari tipi di pensione per i “diversamente giovani”. Si aprono quindi tante possibilità che un tempo non esistevano, a cominciare dalle offerte turistiche pensate proprio per loro. 

Palazzo_dei_Papi_Viterbo

Gli spot televisivi propongono spesso farmaci per alleviare i dolori, vitamine che danno vigore, bicchieri ricolmi di Meritene per far riacquistare la forma fisica, integratori e creme miracolose che dovrebbero ridare la virilità degli anni verdi. Per Vittorio Ferla, responsabile di Gnam Glam associazione per la promozione della cultura enogastronomica, la terza età è un momento di opportunità: « Noi parliamo di chi è nato negli anni CinquantaSessanta vivendo gli anni del boom economico dell’Occidente. In Europa un terzo è composto dagli over 60. In Italia già il 34% della popolazione è Silver. Invecchiare oggi non è più un tabù.  La seconda giovinezza per vivere a pieno la vita della terza età. Il meritato riposo dopo un periodo di lavoro intenso e recuperare il tempo perduto. Piero Angela ultranovantenne ancora conduce trasmissioni televisive.  turisti europei  over 60 che hanno viaggiato nel 2013 sono stati  il 47,1%. Il turista anziano è un cliente evoluto disponibile a spendere, che cerca prevenzione sanitaria e assicurativa nei luoghi che visita. È un cliente semidigitale, che quando giunge in un albergo ha necessità di raccontarsi e parlare con gli altri. Il turismo ha bisogno di promuovere la qualità e l’esperienza contrapponendosi al turismo di massa. Il turista over 60 è diventato un ambasciatore dell’arte, della cultura e dell’enogastronomia di cui va alla ricerca», ha concluso Ferla 

«La Silver Economy, nel mondo, vale circa 8mila miliardi. Un dato che dimostra come la popolazione più anziana sia sempre più una risorsa, capace di attivare ricchezze. Anche nel turismo, come confermano i dati della nostra indagine», spiega Sergio Ferrari, presidente di Fipac Confesercenti. 

 

Harry di Prisco 

Nuova tappa del nostro percorso del gusto: “La Terrazza del Seggio” di Gianfranco Marfella. Siamo nella provincia di Caserta, esattamente ad Aversa. Situato nel suo borgo antico, ubicato al primo piano di un palazzo interamente ristrutturato in chiave moderna, il locale si presenta molto ben curato ed arredato offrendo, nella bella stagione, anche il servizio sull’ampia e bella terrazza con vista sul Vescovado e che dà il nome al ristorante, circondata da piante e fiori curati.

Il patron Gianfranco, guru di sala che vanta un’esperienza trentennale nel settore della ristorazione, propone ai suoi clienti un’offerta gastronomica basata soprattutto sui piaterrazzatti della tradizione ben rivisitati, ‹‹la mia idea è quella di ridefinire i valori del territorio, cercando di mettere in pratica l’esperienza maturata in questi anni›› ci dice.

Serietà, professionalità ed umiltà sono le parole chiave di questa attività che rincorre una politica di marketing basata ‹‹sull’impegno verso i clienti, nel servizio e verso il cibo, rigorosamente preparato dallo chef con ingredienti sempre freschi e made in Campania››.

Dalla tradizionale napoletana pasta e patate con provola, alla genovese, allo spaghettone alla Nerano, ai secondi di pesce preparati con pescato locale, all’ottima scelta di carni pregiate, la “Terrazza” interpreta ed esalta sapientemente gli eccellenti prodotti del nostro territorio tanto da ‹‹poter sentire, fin dal primo assaggio, tutto il sapore autentico della terra campana››.

Se questo non bastasse, a fare l’en plein il “reparto” pizzeria. Ebbene sì, per chi proprio non riesce mai a rinunciarvi, la “Terrazza” propone anche un’ottima pizza tradizionale, cotta rigorosamente in forno a legna. ‹‹La tradizione classica›› – ci spiega Gianfranco – ‹‹è il nostro spirito guida anche in pizzeria, il cornicione deve essere alto e lo è grazie all’impasto a lunga lievitazione naturale››.

Accanto alle pizze tradizionali, la “Terrazza” sta sperimentando alcune proposte più “gourmet”. Tra queste, “la pizza della Terrazza” sintetizza perfettamente la filosofia di questa attività: passione, genuinità ed ingredienti locali esaltati nella loro semplicità. Il pesto di melanzane fatto in casa abbinato a pomodorini e provola trova il giusto equilibrio nella croccantezza dei pinoli in un’esplosione di gusto che lascia letteralmente a bocca aperta (ma a stomaco pieno)!

Marika Manna

spahettone

“ Cenando sotto un Cielo Diverso” getta le basi per la creazione di un laboratorio ludico – didattico per malati schizofrenici

cenando

 Il rispetto della diversità passa attraverso il buon gusto”: questo il claim della decima edizione di “ Cenando Sotto un Cielo Diverso”, evento di beneficenza che si è svolto domenica 30 giugno presso il Castello di Lettere. 130 professionisti dell’enogastronomia (chef, pizzaioli, pasticcieri, maestri panificatori, produttori) hanno allestito altrettante postazioni trasformando la roccaforte medievale in un borgo del gusto. Tra le proposte culinarie c’erano: piatti classici della tradizione napoletana come il “ciurillo imbuttunat e fritto” cucinato da “I dottori del fritto” (fiore di zucca fritto in olio extra vergine di oliva, imbottito con ricotta, basilico, provola di Agerola e ciccioli di maialino nero casertano); piatti tradizionali della regione Campania leggermente rivisti come gli spaghetti di riso alla Nerano (con fonduta di provolone del Monaco, cipolla rossa di Tropea caramellata e tartare di tonno, una ricetta dello chef Marco Nitride); la pizza nella sua versione più golosa, ovvero la montanara, che Aniello e Nicola Falanga hanno farcito con ricotta arricchita con gelsi e lavorata con menta, pepe e zeste di limoni del Vesuvio e spolverata con briciole di tarallo napoletano; pietanze dal profumo e dal sapore di mare come il salmone marinato allo zenzero con yogurt di bufala, aneto e lime, scarola riccia, ravanello e lampone, una ricetta dello chef Nunzio Spagnuolo al timone delle cucine del Rada di Positano; prodotti antichi come il “Panis Pompeii” di Carmelo Esposito, un pane dolce che veniva preparato dagli antichi romani per le occasioni importanti oppure mangiato a colazione; il cioccolato sottoforma di sofisticata pralina con ganache al nocino e ganache al cioccolato bianco racchiuse in un guscio fatto di cioccolato fondente e al caramello (la “Noce delle Streghe”, una creazione di Gianna Micco che si è classificata terza al concorso “Miglior pralina 2019”); la golosa torta del pasticciere Raffaele Caldarelli, una dolce miniatura del Castello di Lettere.
Tante le special guest intervenute all’evento, tra le quali: Luigi Libra, cantautore napoletano il cui primo disco “Terra Viva” è un inno alla “Campania Felix”; Luca Volpe, l’unico mentalista italiano ad essere riconosciuto a livello internazionale nonché volto televisivo di molti programmi in onda sulle reti Rai; Michele Selillo, promessa della musica napoletana reduce dalle partecipazioni come protagonista a spettacoli teatrali e musicali diretti e organizzati da Gianfranco Gallo (come ” Quartieri Spagnoli”) e a spettacoli e varietà dove si è esibito con nomi quali Caterina De Santis, Lucia Cassini, Saverio Mattei, Rosario Ferro e tanti altri; Nicola Coletta, modello e attore attualmente impegnato in un progetto radiofonico di Radio Studio Emme.
Quest’anno “ Cenando Sotto un Cielo Diverso” spegne 10 candeline – afferma Alfonsina Longobardi, ideatrice ed organizzatrice dell’evento -, in virtù di questa maturità anche l’obiettivo della manifestazione è diventato più importante: a partire da quest’edizione raccoglieremo i fondi necessari all’avvio di un laboratorio ludico – didattico per malati schizofrenici che sarà molto probabilmente allocato a Sant’Antonio Abate”.

Hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa: la show girl Ida Piccolo, che ha animato la serata intervistando ospiti e chef; il giornalista Antonio D’Addio in veste di direttore artistico; la delegazione campana della Fondazione Italiana Sommelier. Oltre all’associazione “Tra Cielo e Mare”, fondata da Alfonsina Longobardi, le atre associazioni coinvolte nel progetto sono: Disabili di Gragnano, L’Aliante, Abili alla Vita.

Il pomodorino del piennolo dal 12 al 14 ottobre sarà il re della tavola alla seconda edizione di Eruzioni del Gusto

piennolo

Il pomodorino del piennolo dop, specialità della terra vulcanica del Vesuvio, sarà il re della tavola nella seconda edizione di Eruzioni del Gusto in programma dal 12 al 14 ottobre 2019 al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa a Napoli, promossa da ORONERO – Dalle scritture del fuoco, associazione che favorisce lo scambio culturale tra i popoli per lo sviluppo economico pacifico, ponendo centralità a quelli che vivono nelle aree vulcaniche del pianeta.

Celebrato per le proprietà salubri (è ricco di vitamina C e antiossidanti), nella tre giorni di Pietrarsa sarà impiegato nelle degustazioni, su pasta e pizza, a tavola tra le tipicità dell’orto vesuviano insieme a melenzane, basilico o come condimento su piatti di pesce del Mar Mediterraneo.

 A corredo delle degustazioni, accompagnate da assaggi di vini delle terre vulcaniche, vi sarà anche un focus ad hoc sulle tecniche di lavorazione. Le bacche rosse, raccolte a grappolo intorno ad una corda grazie al lavoro di mani sapienti, ne conferiscono il nome di piennolo (pendolo), un vero e proprio grappolo che può essere appeso a balconi, cantine, luoghi freschi che ne consentono la conservazione inalterata del sapore anche nella stagione invernale. Musiche  di carattere etnico e contadino dedicate alla fertilità della terra, scandiranno la tre giorni di Pietrarsa e non mancherà un focus: ‘Il racconto del tamburo’ a cura di Eugenia Tamburri, esperta di musica etnica, che prevede un itinerario coreutico – musicale accompagnato da tammurriate e strumenti della tradizione vesuviana.

Gli incontri proseguiranno con un confronto tra buyer provenienti dall’estero che avranno l’opportunità di sperimentare sul campo le virtù del pomodorino e di saggiarne le qualità.

Cristina Leardi, presidente del Consorzio di tutela del pomodorino del piennolo del Vesuvio dop dice: ‘’Partecipare per il secondo anno consecutivo a Eruzioni del Gusto, promossa da Oronero, è per noi un motivo di vanto e di condivisione dei valori in campo e al contempo un’occasione per promuovere il territorio e rilanciare con forza le virtù di un prodotto famoso anche all’estero’’.

Non solo piennolo. Ad annunciare la propria partecipazione anche il Consorzio di tutela del Provolone del Monaco dop  rappresentato dal direttore scientifico Vincenzo Peretti che dice: ‘’Dai Monti Lattari il nostro prodotto ha raggiunto le tavole d’Italia e del mondo grazie alla qualità della materia prima, il latte di bovino agerolese e, soprattutto all’impegno di tante piccole aziende. Eruzioni del Gusto è un evento importante per promuovere e difendere  biodiversità e territorio’’ e poi l’Associazione per la valorizzazione della Colatura di Alici di Cetara dop rappresentata da Lucia Di Mauro  che aggiunge: ‘’Un liquido ambrato nato nelle nostre terre ed esportato nel mondo: inimitabile, uno dei punti di forza della cucina mediterranea’’. La colatura si potrà degustare  così come altri prodotti di eccellenza del nostro mare: previsto un focus che coinvolge Regione Campania e Fondazione Dohrn  su ‘Sostenibilità della pesca e lavorazione artigianale’. Conferma la propria partecipazione anche ilConsorzio di Tutela Limone Costa d’Amalfi igp il cui presidente Angelo Amato afferma: ‘’Un agrume che connota la Campania nel mondo oggi va rilanciato anche attraverso degustazioni nelle iniziative enogastronomiche di alto livello come questa’’.

 “Da Pietrarsa parte il rilancio del turismo enogastronomico anche attraverso degustazioni di vini che a partire dalle terre vulcaniche del Vesuvio, Etna, Campi Flegrei, Ischia, attraversando il Sannio, l’Irpinia e il Vulture raggiungerà l’Italia intera.  ‘’Sarà un’edizione all’insegna della sostenibilità – afferma Carmine Maione, presidente di Oronero –  tratteremo temi che riguardano i territori, la biodiversità, il mare, l’urbanistica ma anche la sostenibilità sociale e la cultura dell’ospitalità’’.

A prendere la scena sarà il cibo declinato attraverso le specialità delle cucine delle terre vulcaniche. Per questa seconda edizione Italia Power, gruppo per la fornitura di gas ed elettricità, specializzata nell’efficientamento energetico, allestirà nel sito museale un container restaurant comodo ed eco friendly, munito di autonoma energia elettrica, che vedrà studenti e cuochi affermati nel panorama nazionale cimentarsi in show coking con i prodotti delle terre vulcaniche.

Dal 12 al 14 ottobre saranno presenti, tra gli altri, la Regione Campania insieme ad altre Regioni italiane, la Camera di Commercio di Napoli, il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Laboratorio di Urbanistica e Pianificazione Territoriale sempre della Federico II, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, la Fondazione Dohrn, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio,  Slow Food Vesuvio e i presidi della Campania,  Certiquality, numerosi Enti di ricerca e Ordini professionali tra i quali quello dei Tecnologi alimentari di Lazio e Campania, i Consorzi di tutela dop, l’AIS Campania e naturalmente aziende del settore.

 

UFFICIO STAMPA ORO NERO 

san marzano

 

Molto spesso per consuetudine si è soliti definire “ San Marzano ” qualsiasi pomodoro pelato di forma allungata in scatola reperibile sugli scaffali dei supermercati in giro per il mondo. Tuttavia, l’unico vero pomodoro San Marzano è il “sarnese-nocerino”, cioè quello coltivato, prodotto, conservato e inscatolato nell’Agro Sarnese- Nocerino, che ha ottenuto il riconoscimento DOP dall’Unione Europea circa venti anni fa. Il presidente del Consorzio di Tutela del pomodoro San Marzano DOP, Fabio Grimaldi, adduce questo riconoscimento a una serie di fattori quali il metodo di coltivazione, cioè a filari su canne, i terreni fertili della zona, la presenza dell’intera filiera in un’area circoscritta che è appunto quella dell’Agro Sarnese-Nocerino. 

Quello del Consorzio è un lavoro certosino che comporta anche un lungo controllo perché un pomodoro possa definirsi DOP. Infatti, l’organismo di controllo, attraverso piani ben definiti, certifica i lotti di produzione del San Marzano DOP e chiaramente verifica che il disciplinare sia adeguatamente rispettato.

A seguito dei cambi repentini di stili di vita e delle abitudini di consumo dei prodotti alimentari, lo stesso disciplinare è in questo momento oggetto di forte revisione al fine di aggiornarlo ai tempi che corrono.  <<In cucina c’è sempre meno tempo>> sottolinea Fabio Grimaldi << per cui l’interesse dei consumatori è sempre più rivolto verso prodotti a più alto contenuto di servizio quindi verso quelli più facilmente utilizzabili. Ed è per questo che come consorzio stiamo pensando di rinnovare il disciplinare e prevedere anche dei prodotti non interi, cioè delle conserve di pomodori che possano essere di pronto utilizzo>>. 

Il consumatore odierno sente dunque l’esigenza di comprare un prodotto genuino e controllato, com’è sempre più attento alla certificazione di ciò che mangia. Il pomodoro San Marzano, che per sapore è unico, grazie all’implementazione di una nuova strategia operativa ha tutte le carte in regola per poter essere propinato già preparato, sminuzzato e pronto all’uso. Una innovazione importantissima che sembra essere il punto di partenza per raggiungere la richiesta continua del mercato.  

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=tdtqerw9vIw

 

Marika Manna

 

campi

“ Campi del Cilento – Mietitura 2019” è l’edizione annuale dell’iniziativa della Molini Pizzuti, azienda molitoria del salernitano, dedicata alla riscoperta e alla valorizzazione dei grani antichi del Cilento e alla promozione della linea di farine realizzate con essi.  

 L’evento si svolgerà il 1 luglio 2019 presso l’Azienda agricola “La Petrosa” di Ceraso, nel cuore del Cilento. Fulcro della giornata sarà la finale del contest internazionale “Campi del Cilento 2019”, con il confronto tra i 3 chef finalisti, scelti fra i 40 chef provenienti da tutto il mondo che avranno precedentemente inviato alla giuria il video di una loro ricetta. Ricetta consistente in un piatto di pasta fresca fatta a mano, preparato avendo a disposizione una “ingredient box” fatta di farine di grani antichi del Cilento (Carosella, Gentil Rosso e Senatore Cappelli) della Molini Pizzuti e altri prodotti tipici campani, offerti dall’azienda La Corvinia, con la possibilità per ciascuno chef di aggiungere un ingrediente tipico del territorio di appartenenza. I 3 chef finalisti del contest si cimenteranno nella medesima ricetta davanti ai partecipanti all’evento e una giuria qualificata, che selezionerà il piatto migliore, a cui sarà assegnato un premio finale. I tre finalisti sono Liu Ya Qi del ristorante Bella Vita di Shanghai, Guo Yanchen del ristorante la pizza di Pechino e Salvatore Sardo del ristorante Ronda Locatelli di Dubai. La giuria sarà composta da: Chef Cristian Torsiello Osteria Arbustico, Luigi Di Ruocco presidente dell’associzione cuochi Salernitani, Mariella Pizzuti della Molini Pizzuti, Valerio Calabrese presidente del Museo della dieta mediterranea, Enzo Inverso del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. 

 

Attraverso “Campi del Cilento – Mietitura 2019”, Molini Pizzuti rinnoverà ancora una volta il proprio impegno nella valorizzazione e nel recupero dei grani antichi, contribuendo a diffondere i potenziali vantaggi della loro reintroduzione nell’alimentazione quotidiana sia per il benessere delle persone sia per la tutela della biodiversità, dei piccoli produttori locali e delle antiche tradizioni contadine.  

 

Programma: 

 ore 18.00 Accoglienza presso azienda agricola “La Petrosa” di Ceraso (SA) 

ore 18.30 Dimostrazione di mietitura del grano  

ore 19.30 Inizio contest pasta fresca 

ore 20.30 Degustazione prodotti con farine di grani antichi del Cilento:  

Pizza fritta – Anotonio Morinelli 

Ammaccata Cilentana – Cristian Santomauro  

Pizza cilentana – Agostino Landi  

Dimostrazione pasta fresca – Chef Nicolino bosco  

pasta del pastificio “La Siciliana” 

Pane e biscotti – panificio e biscottificio fratelli Manganiello  

Ore 22.00 Premiazione contest pasta fresca  

 

Formaggi afrodisiaci, caviale del sale, šokol, maraschino e tanto altro ancora nella cucina dalmata 

La costa del mar Adriatico in Dalmazia, come ogni singola regione croata, ha la propria personalità culinaria. Nelle ricette si avverte sensibilmente l’influenza della cucina ungherese, viennese  e turca  presente nei piatti di carne e verdure e nelle specialità pasticcere  sino ai sapori mediterranei, risalenti ai  greci, romani e illirici. Un viaggio in Croazia non può prescindere da un viaggio attraverso i secoli ricchi di tradizione.  

La Dalmazia settentrionale occupa proprio la parte centrale dell’Adriatico croato. Le isole, la costa e la terraferma di questa regione offrono ciò per cui la cucina mediterranea è nota e apprezzata in tutto il mondo. Stimata dai medici, che hanno a cuore il mangiar sano; apprezzata dai più illustri gastronomi, sempre alla ricerca di sapori decisi e combinazioni piene d’armonia. 

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Nella regione di Zara troviamo, oltre che uno dei tramonti più spettacolari al mondo,  i due estremi contrapposti del Mediterraneo: da un lato, le pietraie carsiche brulle e assolate sulle quali sopravvivono soltanto le più resistenti piante medicinali dell’arcipelago delle isole Incoronate (Kornati), che costituiscono l’unico nutrimento per  pecore, capre, asini, selvaggina e api; dall’altro lato, le fertilissime pianure dei Ravni kotari, da cui proviene gran parte della produzione ortofrutticola venduta nei  mercati di tutta la Croazia. 

In un territorio con queste caratteristiche è nata la migliore visciola del mondo: la famosa marasca. Solo qui si poteva avere l’ispirazione giusta per creare la straordinaria ricetta del liquore Maraschino, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo come  il re dei liquori, noto per il suo caratteristico sapore dolce e il profumo aromatico. Originarie di Venezia, le Cenci si preparano nel periodo del carnevale. Si impasta la farina con due tuorli d’uova, un uovo intero, un cucchiaio di Maraschino, un po’ di sale. Quando la pasta diventa soffice viene tagliata a nastri sottili  e fatta friggere, vengono servite con lo zucchero a velo sparso sopra. 

In commercio si trovano tanti falsi ma  il Maraschino originale si produce soltanto a Zara, utilizzando le visciole marasca autoctone e seguendo alla lettera un procedimento che fu ideato dai monaci farmacisti del monastero dominicano di Zadar oltre tre secoli fa. La sede storica della fabbrica è sulla riva di Zara, ora chiusa, prossimamente dovrà essere trasformata in un Hotel di lusso. Nell’isola di Pag viene prodotto uno dei migliori formaggi pecorini del mondo, il Paski Sir. Con il termine pecorino si indica un formaggio prodotto con latte di pecora, il quale si differenzia da quello vaccino soprattutto per la percentuale di grasso e di caseina: più del doppio. 

pecorino Paski Sir dell'isola di Pag

Il paesaggio dominante di quest’isola alle porte della Dalmazia settentrionale è più lunare che marino e il suo famoso formaggio, per l’alta concentrazione di zinco, è un afrodisiaco molto potente.  

Altra caratteristica dell’isola sono le saline da cui si ricava il sale comune  e  il “Fior di Sale” chiamato anche il “caviale del sale”,  viene raccolto la mattina presto con reti molto sottili in piccole quantità, apprezzato dagli chef, non ha additivi ed è adatto alle diete con poco sodioha la forma di piccoli cristalli formati in modo naturale con un gusto delicato, poco più lieve del sale da cucina.  

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Spinti dai venti che calano impetuosi dal Velebit, è meglio fermarsi a Nin. La più antica città reale della Croazia qui si produce un insaccato che è una vera gemma gastronomica, lo šokol, la cui ricetta viene tramandata oralmente di generazione in generazione. La coppa del maiale viene lasciata marinare a lungo nel vino aromatizzato con spezie, noce moscata e pepe, poi affumicato Ogni anno a tale specialità viene dedicato un Festival a cui partecipano tutti i produttori della regione. 

 

Harry di Prisco 

morsiA Caserta, lungo il Viale dei Bersaglieri, in una zona residenziale ben servita, a pochi minuti dal centro della città e dalla famosissima Reggia, la pizzeria Morsi & Rimorsi apre le porte a chiunque voglia lasciarsi conquistare “al primo morso e senza provare alcun rimorso per non aver ceduto a qualche peccato di gola!”

“La pizza è un piatto povero, e non solo perché prima con pochi soldi si riusciva a comprarne una, nelle botteghe locali o dai venditori ambulanti che giravano per le strade, ma anche perché veniva preparata soltanto con acqua e farina, e poi condita con pochi ingredienti, semplici, come il pomodoro rosso e il fior di latte” – con queste parole, Giuseppe Casale, maestro pizzaiolo di Morsi & Rimorsi, definisce quella che oggi è diventata l’eccellenza gastronomica Made in Italy più amata al mondo.

“Noi di Morsi & Rimorsi” – aggiunge Giuseppe – “facciamo una pizza gourmand, ma rivisitata perché la prepariamo rinunciando ai prodotti già trasformati e preferendo solo quelli delle tradizioni culinarie, italiane, quindi, non solo campane”.

È proprio in questo modo che la novità, intesa come innovazione, incontra e rivitalizza la tradizione nazionale dei sapori e dei profumi delle antiche culture contadine.

Esempio lampante di questo insolito ma significativo accostamento è la Pizza Margherita “A Modo Nostro”, la prima di una “accurata” selezione della casa, realizzata con filetti di pomodoro fresco di raccolta  e “pacchetelle” di San Marzano DOP su una fonduta di fior di latte di Agerola, una spolverata di parmigiano reggiano DOP stagionato 24 mesi, clorofilla di basilico, da un colore brillante e un sapore delicatissimo, utilizzata per amalgamare tutti gli ingredienti e un filo di olio extra vergine di oliva di produzione locale come tocco finale.

A proposito di “odori “, un must have nella cucina di Morsi &Rimorsi, il maestro pizzaiolo afferma con orgoglio e anche un po’ emozionato: “Come il basilico, anche la menta e l’origano selvatico, il prezzemolo tritato, l’erba cipollina e il rosmarino non possono mai mancare sulle mie pizze perché come mi ha insegnato il Signor Chef, Antonino Cannavacciuolo, queste erbe aromatiche, profumatissime, valorizzano quegli ingredienti poveri ma ricchi di sapori e di storia, sfruttandoli appieno e conferendo loro un gusto fresco e un sapore giusto per cui il piatto diventa tutt’altro che banale”.

Ovviamente, in una cucina “profumatissima” come quella di Morsi & Rimorsi, non potevano di certo mancare le spezie, prima fra tutte la curcuma che viene utilizzata principalmente per realizzare l’impasto, cosiddetto “alternativo”, di una pizza speciale, dal sapore dolce-salato.

Un disco di pasta stesa viene inizialmente sottoposto ad una doppia cottura, prima fritto e poi “passato” in forno fino ad ottenere una doratura bella colorita anche per effetto della curcuma. morsi e rimorsiL’ingrediente principale di questa pizza è sicuramente la burrata di Andria, formaggio fresco a pasta filata che viene aggiunto a crudo così come la scarola riccia, croccante, condita solo con sale e olio, i pomodori secchi di produzione della casa, le alici di Cetara sfilettate e un crumble di olive nere caiatine, rinomato prodotto slow food del territorio campano. In questo caso, la curcuma non solo conferisce all’impasto un colore giallo sole ma, con il suo gusto piacevolmente pungente, contrasta la particolare sapidità di ingredienti quali i pomodori secchi e le alici, bilanciandola al sapore dolce e fresco della burrata.

“Anche la nostra pizza di battaglia, Omaggio a Sant’ Angelo, sposa la filosofia di tutelare e valorizzare i prodotti dei Presidi Slow Food e delle piccole produzioni locali di qualità, salvaguardando, così, la biodiversità agroalimentare a rischio di estinzione” – afferma Giuseppe Casale.

Il pistacchio di Bronte, prima ridotto in un sughetto fresco e aromatico poi utilizzato in granella, prodotto slow food, con il suo sapore puro, viene abbinato alla qualità inconfondibile della mortadella IGP Bologna e alla rusticità della stracciata di bufala, e quale nota vincente su questo pentagramma di sapori e colori, non potevano mancare il basilico fresco da un gusto forte e deciso e un filo di olio extra vergine di oliva, profumatissimo, aggiunto a crudo.

Passiamo ora all’impasto “classico” della pizza targata Morsi & Rimorsi, che è la vera testimonianza di quanto artigianale sia il prodotto sfornato ogni giorno per quella ricca platea di commensali incuriositi da piatti nuovi ma pur sempre preparati all’ombra della tradizione e delle tecniche di lavorazione intrise di storia vissuta e di esperienza.

Ciò che contraddistingue la “pizza brioche” di casa Morsi & Rimorsi – così la definisce il maestro pizzaiolo Giuseppe Casale –  è innanzitutto un mix di farine italiane di prima scelta, una doppio zero, raffinatissima, e una tipo 1 macinata a pietra, con germe di grano, che “da’ all’impasto una spinta in più, conferendogli più sapore e apportando un maggiore apporto proteico al piatto”. Non meno importanti sono, da una parte, un’alta idratazione, almeno al 70%, per cui l’impasto risulta composto da una quantità di acqua maggiore  rispetto a quella di farina, e da poco sale per conferire alla pizza leggerezza e una giusta sapidità. Dall’altra, una maturazione a basse temperature, compresa tra i 4-5°C , che dura  circa 12 ore “durante le quali” – aggiunge il maestro pizzaiolo – “i lieviti sono dormienti e l’impasto viene lasciato riposare, per acquisire dopo maggiore friabilità”, seguita poi da una lunga lievitazione di 20 ore, a temperatura ambiente, ma sempre monitorata, che garantisce la freschezza costante della pasta. “La cottura finale in un forno a legna”- ci tiene a precisare Giuseppe – “evita sicuramente di ottenere una pizza bassa come quella napoletana certificata STG, e l’effetto a canotto cioè con un cornicione molto pronunciato, come invece rivendicano i pizzaioli di ultima generazione”.

Non è un caso, dunque, che nel 2018 la pizzeria Morsi & Rimorsi si è annoverata tra quelle a Tre Spicchi premiate dal Gambero Rosso. Il maestro pizzaiolo, Giuseppe Casale, con poche e semplici parole ci spiega il perché, a suo avviso, di questo successo: “L’impasto che proponiamo ai nostri ospiti è diverso da quello degli altri, di solito la pasta della pizza si presenta come un prodotto quasi sempre uguale ad un altro; ma il nostro non lo è. E poi la nostra pizza è sempre saporita, perché viene condita con ingredienti freschi, di stagione e soprattutto genuini perché a km0, che danno quel tocco in più”, sprigionando, senza dubbio, tutte quelle qualità olfattive e sensoriali che conquistano al primo morso!

Nel weekend Eugenio Bennato e le Ebbanesis per Festa del Pane Canestrato a San Nicola la Strada, con laboratori, degustazioni, danze popolari. Stamane la presentazione del programma con Comune e Pro Loco presso l’enoteca Provinciale della Camera di Commercio di Caserta Presentata il 17 giugno, presso i locali dell’Enoteca Provinciale della Camera di Commercio di Caserta, la Festa del Pane Canestrato di San Nicola la Strada, una tradizione rinnovata negli anni grazie all’impegno della Pro Loco San Nicola la Strada retta dal presidente Carlo D’Andrea, con l’adesione dell’amministrazione comunale: quest’anno la Festa si avvale del contributo della Regione Campania attraverso il Programma Operativo Complementare (POC) Campania 2014-2020 eventi per la promozione turistica e la valorizzazione culturale dei territori, a testimoniare l’accresciuta importanza della tradizione nel panorama culturale della Campania. Per l’edizione di quest’anno che si svolgerà sabato e domenica  22 e 23 giugno presso la storica Villa Comunale Santa Maria delle Grazie, è previsto un ricco programma di laboratori, degustazioni e concerti. Nelle parole del Presidente D’Andrea il senso della festa popolare: “ Aver riportato da oltre un decennio la festa

Canestrato

all’attenzione dei sannicolesi serve soprattutto per ricordare e celebrare la tradizione del pane fatto in casa, che si metteva a crescere nelle piccole canestre di vimini, le cosiddette canestrelle. L’obiettivo principale è tramandare ai giovani e ai nuovi cittadini le nostre origini contadine, con al centro la semplicità dei cibi ed il lavoro nella canapicoltura che ha caratterizzato S.Nicola fino al dopoguerra, una tradizione che sarà presente alla festa, grazie al contributo dell’associazione Canapa Sativa Caserta di Umberto Riccio.  Il Pane canestrato,  prodotto tipico della cultura contadina  veniva cotto a legna nei forni nei vecchi cortili del borgo, di proprietà ed uso delle famiglie. Il giorno dedicato alla cottura del pane era di festa per la popolazione e coincideva spesso con il sabato. Il pane fresco e i “pezzi” che venivano conservati ed utilizzati nei giorni successivi portavano allegria e preparavano al giorno domenicale, sinonimo di pranzo domenicale, più abbondante del solito”.

Il Sindaco di San Nicola la Strada, Vito Marotta ha sottolineato come l’ottenimento di un finanziamento regionale per la festa, frutto in questi anni dell’abnegazione dei volontari della Pro Loco, riempie di orgoglio la comunità tutta e ci sprona a continuare le azioni sul recupero dell’identità cittadina, il sindaco ha voluto anche ringraziare l’ex assessore Vincenzo Mazzarella, protagonista della progettualità messa in campo e la consigliera delegata ai fondi europei Alessia Tiscione, nonchè  la Protezione Civile cittadina  per il suo immancabile contributo alla sicurezza delle manifestazioni. Presenti anche gli assessori Lucio Bernardo e Maria Natale, il consigliere comunale Giovanni Motta.

Nell’incontro, moderato dal direttore artistico Generoso Paolella, è intervenuto anche il Presidente della Camera di Commercio di Caserta Tommaso de Simone, che ha ricordato come il rinnovo delle tradizioni aiuta anche le produzioni tipiche di Terra di Lavoro ad affermarsi sul mercati. Il pane canestrato sarà servito, oltre che con lo zucchero, anche l’olio extravergine di Oliva proveniente dai Colli Tifatini, dall’ Oliva del Tifata, di recente riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale ( PAT) della Regione Campania, grazie anche alla scommessa di piccole aziende come “Olio et Amo”.

Questo il programma complessivo della festa che, come ha sostenuto Luca de Simone, dell’associazione di Danza tradizionale Radici, punta anche ad una valorizzazione delle musiche e dei canti della cultura della piana casertana, unita ai suoni di interpreti di grande rilievo come Eugenio Bennato, nell’ambito del progetto Forasona e delle Ebbanesis.

Sabato 22 Giugno 

ore 15:30 Apertura esposizione tematica degli antichi mestieri

ore 17:00 Apertura Stand Visite Guidate

ore 17:30 Laboratorio Dimostrativo di realizzazione del Pane Canestrato a cura della Pro  Loco San Nicola la Strada

ore 18.00 Laboratorio Dimostrativo di lavorazione della Canapa

ore 18:30 Laboratorio Danza Tradizionale Casertana

Ore 19.30 Degustazione Guidata del Pane Canestrato

Ore 20.30 Degustazione Prodotti Tipici

Ore 21.30 Presso l’Arena Comunale Ferdinando II Progetto Forasona con la partecipazione di  EUGENIO BENNATO

Domenica 23 Giugno

ore 15:30 Apertura esposizione tematica degli antichi mestieri

ore 17:00 Apertura Stand Visite Guidate

ore 17:30 Laboratorio Dimostrativo di realizzazione del Pane Canestrato a cura della Pro Loco San Nicola la Strada

ore 18.00 Laboratorio Dimostrativo di lavorazione della Canapa

ore 19.30 Degustazione Guidata del Pane Canestrato

ore 20.30 Degustazione Prodotti Tipici

ore 21.30 Presso l’Arena Comunale Ferdinando II  EBBANESIS ( Viviana e Serena) in Concerto

In entrambe le giornate dalle ore 18.00 alle 20.00 Animazione Teatrale itinerante a cura della Associazione Culturale 30 Allora.

Info point, stand enogastronomici e di artigianato in seta di San Leucio.

Il Luogo 

La Villa Comunale Santa Maria delle Grazie è un luogo di interesse storico e artistico del comune di San Nicola la Strada, situata nel vecchio giardino del Real Convitto – Orfanotrofio istituito dai Borbone nel 1837. La fontana situata nella Villa era committenza reale per una delle vasche di raccolta della cascata della Reggia di Caserta, lungo il percorso della grande vasca di Cerere e Atteone, ma non piacque al sovrano e quindi collocata in questo giardino. All’interno è presente un’Arena Comunale Borbonica dedicata a Ferdinando II capace di ospitare 400 spettatori.

https://www.panecanestrato.it

 

Ufficio stampa

CARLO SCATOZZA

malafemmenaAl civico 5, nei pressi della fontana monumentale di Piazza Umberto I, nel cuore del comune di Monteforte Irpino, nell’Avellinese, l’osteria ‘A Malafemmena propone ai suoi ospiti le specialità della cucina napoletana, che ogni giorno la chef Lia Maglione porta in tavola con soddisfazione.

Napoletana Doc, con un’esperienza decennale nella ristorazione alimentata da una passione per la cucina “lunga generazioni”, Lia prepara i piatti “antichi” della tradizione culinaria partenopea, quelli ricchi di sapori ma anche di storia come la pasta e fagioli e le alici fritte che cucina tutti i venerdì sera, volendo riprendere un’usanza tipica della sua terra d’origine.

Per non parlare degli spaghetti con alici e noci, un primo piatto antichissimo che solitamente veniva consumato durante la cena della vigilia di Natale da chi non era abbastanza ricco da potersi permettere di comprare pesce fresco, in particolare le vongole che venivano, così, egregiamente sostituite con ingredienti poveri ma piacevolissimi al gusto.

E la melanzana “a’ pullastiell”, indorata e fritta, poi farcita con provola e prosciutto cotto prima di essere di nuovo infarinata, passata nell’uovo con sale e parmigiano reggiano grattugiato e fritta ancora; insomma il più ricco e goloso tra gli antipasti di terra che la chef dell’osteria consiglia di gustare in abbinamento ad un buon Aglianico della casa o con il Taurasi Rubino Stellato Riserva dell’azienda vinicola “I Due Principati”.

La parola d’ordine a casa Maglione è una sola: ospitalità con la “o” maiuscola. “Chi viene a mangiare alla mia osteria, entra come cliente ed esce come a malafemmenaamico” – con queste parole descrive i suoi ospiti la padrona di casa.Lia Maglione non è semplicemente la chef dell’osteria ‘A Malafemmena ;  lei è soprattutto l’oste che accoglie i suoi commensali con cordialità, che quando le viene richiesto concede volentieri e con entusiasmo le sue ricette perché la sua più grande soddisfazione è far rivivere i sapori e i profumi della tradizione napoletana, appagando i palati di chi ne è alla costante ricerca.

“La migliore Genovese mai mangiata in assoluto, da un sapore dolce e con un profumo inconfondibile ”, così viene definito il piatto della casa, quello più richiesto, che la chef prepara utilizzando solo la cipolla ramata di Montoro, un altro ingrediente tradizionale dal gusto antico, che non può mai mancare nella cucina dell’osteria ‘A Malafemmena , insieme a tutti i prodotti acquistati nelle botteghe locali, dalla carne al pesce fresco, alla frutta e verdura.

La zuppa di verza, che dice Lia “deve essere bella tirata”, con cotechino, peperoncino e finocchietto “per rinfrescare e addolcire la piccantezza della spezia rossa”, rappresenta il giusto connubio tra tradizione e sperimentazione che la chef definisce “non troppo sofisticata”, preferendo dare ai suoi piatti un sapore forte, deciso.

Non a caso, alla domanda: “Se dovesse paragonare i suoi piatti ad un personaggio che ha fatto la storia della tradizione napoletana, quale sceglierebbe?” – Lia Maglione risponde senza alcuna esitazione  –  “Sophia Loren, perché è una donna forte e decisa proprio come la mia cucina.”

CimminoNata nel 2017 dall’idea imprenditoriale del giovane Luca Cimmino e sua sorella Rita, la pizzeria “ Cimmino ’s” pone le sue fondamenta nel comune di Marano della città metropolitana di Napoli. La Cimmino ’s è considerata un piccolo giovane gioiello della ristorazione locale che, con la sua politica aziendale fermamente convinta della ricerca continua di prodotti di eccellenza, si colloca come una delle pizzerie più apprezzate di sempre.

Il concept che sta alla base di Cimmino’s, che ha a cuore la scelta delle materie prime, per le quali ‹‹non badiamo a spese››, ma anche gli aspetti funzionali come ad esempio l’impiattamento, è stato inizialmente quello di coniugare la pizza d’asporto come prodotto di qualità e la comodità nella fruizione.

‹‹Partendo dalla selezione dei grani che compongono le nostre farine, tutte macinate a pietra e non raffinate industrialmente, fino al momento della consegna, facciamo il possibile per garantire le qualità organolettiche del prodotto›› ci spiega Luca Cimmino che per riuscire nel suo intento ha escogitato un piano infallibile: posizionare la pizza su un foglio di carta oleata molto poroso in grado di trattenere meglio l’umidità rilasciata e mantenere calore e il distacco con il cartone››. Importante elemento di differenziazione rispetto a tutti i competitors del settore e grazie al quale la Cimmino ’s riesce a posizionarsi con molto successo nelle prime scelte dei clienti. Tanto che a solo un anno dall’apertura, la Cimmino ’s si è trasformata inaugurando un locale piccolo ma accogliente da quaranta coperti e dallo stile provenzale. Con il restyling ‹‹abbiamo in mente un nuovo format, destinato a un segmento di nicchia, di persone che si intendano di pizza, ma anche di vino e birre artigianali, senza ovviamente abbandonare l’asporto››.

I clienti d’altro canto risultano essere piacevolmente sorpresi – come si evince dai vari like e commenti lasciati sulle pagine social della pizzeria –  dallo staff di Cimmino ’s  che con simpatia e cordialità ama comunicare la propria visione della pizza, dare loro informazioni in modo da guidarli a una scelta consapevole e non a una propinata di forza.

Ma soprattutto ciò che attrae i clienti è certamente la qualità delle materie prime utilizzate che, ci spiega il giovane pizzaiolo, ‹‹richiede a monte un’accurata selezione a partire dalla scelta dei grani, farine di media forza per creare il nostro impasto soffice, il cornicione alto ed alveolato come vuole la tradizione napoletana, ma anche dei prodotti per il topping delle pizze rigorosamente made in sud››. La promessa è l’alta digeribilità della pizza che dipende dalle tecniche di fermentazione e lievitazione  degli impasti: ‹‹i miei impasti indiretti lievitano a temperatura controllata per un minimo di 36 ore ad un massimo di 48 ore›› ci dice Luca sottolineando gli alti tempi di lievitazione che permettono alla sue pizze di “sciogliersi in bocca”.

cimminoDa pizzaiolo napoletano DOC, Luca consiglia di assaggiare la sua Margherita, perché ‹‹tutti la fanno, ma pochi sanno farla bene; infatti la Margherita è una delle pizze più difficili da realizzare, bisogna trovare il giusto equilibrio tra il pomodoro, il fior di latte, formaggio e basilico››. Lasciamo a lui ovviamente i segreti del mestiere. Consigliatissima anche “La Massimo”: base bianca con vellutata di pomodorino giallo, ricotta, acciughe e basilico. Una goduria per gli occhi e un piacere per il palato!

 

 

 

Marika Manna

 

 

 

PescatoMiglio zero, situato nell’antica Bacoli, affascinante città dei Campi Flegrei, è il ristorante dei giovanissimi fratelli Buonaiuto. Raffaele e Nino, rispettivamente chef e responsabile di sala, hanno scelto di mettere in campo competenze, esperienza e passione per la cucina, dando vita ad un locale che esprime la propria vocazione napoletana con un menù esclusivamente a base di pesce.

«Nato nel settembre 2018, il nostro ristorante vuole esprimere il legame forte con il territorio e in particolare con il mare e i prodotti ittici del nostro golfo. Per questo motivo abbiamo scelto di chiamare il locale Miglio zero . In agricoltura si sente parlare spesso di prodotti a km zero e noi, trattando esclusivamente pesce locale, abbiamo adottato il Miglio marino, questa unità di misura che, accostata allo zero, ci suggerisce l’obiettivo del ristorante, ovvero la lavorazione di un prodotto locale, che dal pescato arriva direttamente alla tavola».

L’intento dei fratelli Buonaiuto è quello di offrire al cliente un piatto di qualità che è garantita da una attenta selezione dei prodotti, tutti freschi di giornata e provenienti da aziende locali. « Miglio zero ha un menù esclusivamente a base di pesce e questo sancisce il legame stretto con il Golfo di Pozzuoli e l’intera area flegrea. Il nostro locale, dall’aspetto moderno, tiene conto della tradizione, del modo di cucinare il pesce alla napoletana, ma aggiunge un tocco di innovazione e di leggerezza, senza sfociare nel gourmet, perché la tradizione non deve scomparire dal nostro menù».

Miglio ZeroIl menù di Miglio zero , oltre alla classica scelta à la carte, propone vari assaggi di antipasti che cambiano periodicamente dal momento che il menù segue la stagionalità e il pescato del giorno. «Settimanalmente il menù ha delle modifiche, perché seguiamo ciò che il nostro mare ci offre. Quindi, a seconda del pescato del giorno, si va dalla ricciola alla cernia, dalla frittura di paranza al crudo o ai frutti di mare, dall’astice ai gamberi rossi».Raffaele Buonaiuto trasferisce al piatto il mondo del mare, i colori e i sapori partenopei a cui aggiunge un tocco di originalità. «Siamo molto fieri di aver introdotto gli Aperitivi all’aperto. Il nostro locale, all’ingresso, ha una zona che ospita una serie di divanetti dove il cliente può optare per un aperitivo a base di pesce. Finger vari,come gamberi in pasta kataifi o polpettine di risotto alla pescatora accompagnati da del buon prosecco per chi vuole mantenersi leggero e avere una alternativa alla classica cena. Nel settore della ristorazione siamo giovani, ma nel nostro lavoro ci mettiamo tutta la passione possibile per poter trasferire al cliente, attraverso un buon piatto, le migliori sensazioni e in primis quella dello stare bene mangiando».

Miglio zero è il luogo perfetto per trascorrere del tempo in compagnia con gli amici, per mangiare dell’ottimo pesce fresco nella suggestiva cornice del golfo di Pozzuoli.

RocherFrancesco D’Alena è il patron di Officina Bufala , l’azienda che nel comune di Giugliano produce dolci utilizzando il latte di bufala. La Campania ha una fortissima tradizione bufalina e l’intuizione di Francesco D’Alena di dar vita ad una produzione dolciaria utilizzando il latte di bufala e i suoi derivati, ovvero burro e ricotta, lo sta premiando. « Officina Bufala nasce nell’aprile 2017 con la prima presentazione al pubblico nel corso della fiera TuttoPizza, ma l’idea ha avuto un periodo di incubazione di qualche anno. Già producevamo pastiere e altri dolci, ma ad un certo punto abbiamo avuto l’intuizione di differenziare la produzione, seguendo quelle che sono le eccellenze del territorio e proprio su queste volevano catalizzare l’attenzione. È nata così l’idea di utilizzare il latte di bufala, poiché nessuno, fino a quel momento, aveva utilizzato un grasso simile nella lavorazione dolciaria».

Officina Bufala valorizza, infatti, un prodotto che a pieno titolo è considerato un’eccellenza campana. Conosciamo il latte di bufala per la magnifica mozzarella, ma D’Alena ci sta dimostrando che è possibile utilizzarlo per realizzare molto di più, diversificando la lavorazione di questo prodotto dalle straordinarie qualità e tra i più completi e nutrienti. Il latte bufalino, dal sapore naturalmente dolce, si presenta leggermente più opaco rispetto al latte di mucca, poiché è privo di carotenoidi, ma è molto ricco di calcio e di fosforo ed è naturalmente fortificato.  Nella lavorazione dei suoi dolci, insieme al latte, tra le materie prime Francesco D’Alena utilizza anche il burro e la ricotta bufalina. Il primo, dall’aroma delicato, ricorda il gusto leggero del latte fresco, lasciando al palato un leggero retrogusto di mandorla. La ricotta bufalina, dal colore bianco porcellana, invece è un prodotto dalle straordinarie qualità nutritive e organolettiche, dalle caratteristiche strutturali di cremosità e morbidezza.

«Sul mercato, quando abbiamo iniziato a pensare a questa nuova produzione, c’era carenza di panna e di ricotta di bufala, quindi nella produzione Pastieradolciaria è stato necessario reinventare un po’ il tutto per dar vita ai dolci e quindi a prodotti che ora sono fortemente territoriali. Questo è sancito anche dalla provenienza del latte di bufala che noi utilizziamo che proviene esclusivamente da allevamenti casertani. Di base quindi c’è la tradizione del gusto campano, a cui abbiamo dato un tocco moderno». Queste materie prime rendono i prodotti di Officina Bufala unici nel panorama dolciario. «La nostra produzione cerca di soddisfare tutte le esigenze. Partendo dalle Monoporzioni, come il fondente cuore Rocher, le Cheesecake, la Bufala di Stelle o la Caprese Bufalina, si arriva alla box di cannoli. Il cliente può scegliere di acquistare il cannolo, rigorosamente ripieno di ricotta di bufala, già pronto o in una box che contiene il necessario per la competa farcitura. Inoltre, può provare la Finger di Bufala, ovvero una piccola dolcezza colorata e gustosa, legata alla stagionalità, oppure i simpatici Barattobuù, ossia delicati strati di mousse combinati con gusti di ogni tipo nelle linee Fast e Limited Edition, legata quest’ultima a determinate festività dell’anno. Non può mancare la tradizionale Pastiera, ovviamente rivisitata. Così lavoriamo la pasta frolla con il burro di bufala; cuociamo il grano nel latte di bufala e usiamo la ricotta di bufala nel ripieno. Senza aromi artificiali, questa pastiera, a basso contenuto di zuccheri, rilascia al palato, in seconda battuta,il sapore delicato ma deciso del latte di bufala».

 

Officina BufalaDolcezze di Bufala è un viaggio nel gusto, attraverso il quale è possibile incontrare la storia e la tradizione del territorio campano, senza rinunciare all’innovazione, alla modernità e alle nuove richieste del consumatore moderno e non solo campano. Infatti, Officina Bufala ha importanti collaborazioni all’estero, in particolare a Parigi e a Malta e sta, ultimamente, allargando i propri orizzonti verso il mercato tedesco. Francesco D’Alena grazie alla sua conoscenza dei sapori e alla sua competenza nel saper giocare con gli abbinamenti, va oltre la classica dolcezza riuscendo a soddisfare tutti i palati, anche quelli più esigenti. Officina Bufala : un nome, una garanzia. Non vi resta che provare una bella (e buona) fetta di pastiera napoletana, rigorosamente al sapor di latte di bufala!

 

La Pizzeria ” Ciro Savarese – Anema & Pizza“, in Arzano (Napoli), è un moderno, accogliente e funzionale locale, facente parte del circuito “Associazione Verace Pizza Napoletana”, guidato da Ciro Savarese, talentuoso pizzaiolo già patron di “Ciro Savarese – Antica Pizzeria Napoletana” in Montecatini (Pistoia), presso l’omonimo Centro Commerciale Coop.

 

 

Location raffinata, frutto di un recente upgrade di livello datato Novembre 2018, il sodalizio arzanese risulta essere  caratterizzato da un allestimento estremamente curato, ove il comfort in sala è garantito inoltre dall’installazione di efficaci pannelli fonoassorbenti.

Per quanto la proposta gastronomica, in primis si ergono stuzzicanti gli antipasti, in continuo aggiornamento, frutto di una costante ricerca, così come la proposta di friggitoria classica napoletana, di produzione propria, un vero e proprio tripudio di crocchè, zeppoline, frittatine, rigorosamente declinata nell’utilizzo di una materia prima genuina e di qualità, non disdegnando tuttavia un pizzico di rivisitazione.

 

 

Le pizze,dal cornicione caratteristicamente pronunciato, risultano essere preparate secondo un format contemporaneo “gourmet”, concepite a partire da impasti a lunga maturazione frutto di un blend di farine personalizzate.  Le farciture, a partire dai grandi classici, risultano essere di matrice tendenzialmente territoriale, con una materia prima scelta, di qualità.

 

 

Iconica ed altamente rappresentativa risulta essere a tal proposito la “Quattro Formaggi Campana“, sapientemente farcita con formaggi rigorosamente campani, ottenuti da latte di mucca, bufala, pecora, capra, tra i quali spiccano senza dubbio due Presidi Slow Food, ovvero il Cacioricotta del Cilento ed il Conciato Romano, eccellenza della provincia casertana.

 

 

 

Non mancano inoltre vini, birre e distillati scelti, studiati per abbinamenti specifici, così come i gustosi dessert della casa, prelibati e genuini, nel solco dei must della tradizione, ovvero Caprese, Babà, Millefoglie.

 

Insomma un’offerta gastronomica di livello, proposte indubbiamente di qualità, ove tuttavia talento e professionalità risultano caratterizzare il sodalizio arzanese.

Concepita dalla personale ed instancabile esperienza  di Rocchina Adobbato, avvocato, imprenditrice ed  esperta di enogastronomia, titolare del B&B La Voce del Fiume – Dimora Storica di Charme, splendida dimora storica ottocentesca sita Borgo Medievale di Brienza (PZ), ai piedi del caratteristico Castello Caracciolo, si è posta all’attenzione di turisti ed addetti ai lavori la presentazione di Cioccocrusco , innovativo mix di cioccolato svizzero artigianale e Peperone Crusco IGP di Senise (PZ), ideato dall’imprenditore Antonio Cammarota, originario di Satranio di Lucania (PZ) ma da anni residente in Svizzera.

 

 

L’evento, allietato dall’ alternarsi di vari protagonisti della scena gastronomica lucana, ha visto in particolare la partecipazione della Lady Personal Chef Enza Crucinio, autrice di un vero e proprio tributo gastronomico alla Lucania, declinato in una serie di originali e gustosi dessert a base di cioccolato, Peperone Crusco e Pane di Matera IGP. La degustazione ha trovato poi degno accompagnamento con la deliziosa proposta in vini e distillati della sommelier AIS Lucia Telesca, ove questa caratteristica festa di benvenuto è stata inoltre accompagnata dall’interessante intervento di Raffaele Lopardo, biologo nutrizionista, il quale ha esplicato le caratteristiche nutrizionali del Peperone Crusco così come del cioccolato.

Nell’ ottica di una costante ricerca e promozione delle belle e buone realtà lucane, particolarmente significativa risulta essere stata l’organizzazione dell’evento in questione, ospitato presso La Voce del Fiume – Dimora Storica di Charme, una magnifica dimora storica sita nel comune lucano di Brienza (PZ) posta in un contesto fiabesco, ideale anche per interessanti ed esclusivi eventi culturali.

 

 

Il sodalizio burgentino si può fregiare del riconoscimento, oltre che di “Lonely Planet”, dell’autorevole “Guida Michelin” per l’anno 2019, conseguendo inoltre, grazie all’instancabile opera della giovane titolare, il Premio Thalia 2017, per il livello di accoglienza di qualità superiore raggiunto, sempre a misura del cliente. La rivista Gioia, nell’anno 2016, ha inserito “La Voce del Fiume” tra le 5 dimore storiche italiane assolutamente da non perdere.

 

 

 

“La Voce del Fiume”, facente parte dei circuiti Legambiente Turismo, Ecobnb, Viaggi Verdi, si erge quindi quale vero e proprio avamposto del turismo ecosostenibile, a partire dal recupero delle camere allo stato originale secondo un approccio di tipo conservativo con l’utilizzo di pietra locale, calce e vernici ecologiche, fino alla dotazione in pannelli solari, nell’ottica di un pieno risparmio energetico.

 

 

 

 

 

Il messaggio ecologista trova pertanto compimento nell’ utilizzo di saponi all’olio di oliva nelle linee di cortesia, così come di prodotti enogastronomici locali esclusivamente biologici (marmellate autoprodotte, estratti di frutta fresca, pani fatti in casa) rifugendo pertanto qualunque prodotto alimentare di origine industriale. Non manca infine per gli ospiti la possibilità di compiere autentiche escursioni turistiche nel pieno rispetto dell’ambiente circostante, da vivere rigorosamente in bici elettrica.

“La Voce del Fiume”  è un progetto d’amore nato dal sogno della titolare,  Rocchina Adobbato, oggi divenuto realtà. E’ un’impresa al femminile,  infatti il progetto viene portato avanti con il contributo della figlia Elvira studentessa universitaria di Scienze del turismo. E’ lei che ha scelto il nome del B&B e delle camere e ha contribuito a creare lo stile architettonico della dimora, nel rispetto del recupero conservativo e dei vincoli della Soprintendenza.

"Voce del Fiume"L’ossigeno del progetto è l’entusiasmo e l’amore per l’ospitalità “innata”  della  titolare che proviene da una famiglia numerosa e di umili origini,  padre panettiere, mamma casalinga, terza di cinque figlie, la sua casa era la “casa della condivisione”, sempre aperta ad amici e parenti. Dice Rocchina: “All’ora dei pasti c’era sempre qualcuno che si aggiungeva a tavola e si condivideva con gioia e amore.

Dalla mamma e dalla nonna ho imparato l’arte del fare in casa, come  le ricette dei dolci fatti in casa, dei biscotti, dello yogurt, delle confetture”. Il B&B “La Voce del Fiume” è un luogo dove si scopre il valore delle relazioni,  la titolare prepara e serve personalmente la colazione, con ingredienti  biologici, a Km zero,  con  prodotti che è possibile apprezzare durante la variegata bio-colazione e  negli aperitivi di benvenuto.

Rocchina Adobbato parla con gli ospiti,  organizza itinerari, suggerisce e prenota ristoranti, facilita gli accessi ai luoghi da visitare fornendo loro i ticket che evitano file e lunghe attese. Rocchina è  sempre disponibile a seguire e ad accompagnare gli ospiti alla scoperta del territorio. La struttura è ubicata in  posizione strategica, non lontana dai grandi attrattori culturali.

"Voce del Fiume"Vengono anche  effettuati laboratori esperienziali : della pasta fatta a mano, delle confetture, dei dolci tipici, delle conserve e speciali degustazioni di formaggi, salumi  e di altri prodotti tipici locali. Questo il messaggio ecologista del B&B: rispetto della natura e dell’ambiente ,  bike  elettriche a servizio degli ospiti, sapone artigianale a base di olio di olive nella linea di cortesia. Al bed & breakfast “La Voce del Fiume” , che fa parte  del circuito Legambiente turismo, Ecobnb,  il biologico rappresenta una scelta chiara di identità e di stile di vita: il concetto di biologico è associato al cibo e ai prodotti enogastronomici, ma anche ai materiali edili. L’utilizzo di pietra locale, calce e vernici ecologiche si sposa con la volontà di rispettare il più possibile la natura, di offrire agli ospiti ambienti ecosostenibili  e quindi di essere in perfetta sintonia con il paesaggio lucano circostante.

Il riutilizzo in modo originale di materiali e vecchi oggetti destinati ad altri utilizzi,  per creare elementi di arredo, è anch’esso parte integrante del progetto: vecchi piatti di porcellana trasformati in originali lampadari, scalette di legno di castagno in  pratici appendiabiti, vecchi tavolieri dove un tempo si impastava la pasta sono diventati scrivanie per le originalissime camere.

"Voce del Fiume"Nel contempo sono stati recuperati e riportate al loro originale splendore le antiche travi di duecento anni fa, la vecchia carta da parati, i vecchi pavimenti in tavolaccio o cotto, i vecchi infissi con scuretti e ferramenta originale. Travi e mattoni lasciati a vista, porte e finestre di legno restaurate e riportate all’antico splendore: tutto è stato fatto nel rispetto del contesto edilizio originario.

Si può dire che ogni mobile e ogni complemento d’arredo è un pezzo unico, frutto del lavoro e della maestria degli artigiani del ferro battuto e del legno del territorio e di artisti locali che si sono prestati a creare per il bed & breakfast piccole opere d’arte.

Travi e mattoni lasciati a vista, porte e finestre di legno restaurate e riportate all’antico splendore: tutto è stato fatto nel rispetto del contesto edilizio originario. Biologico è anche il sapone all’olio di oliva della linea di cortesia del bed & breakfast, parte integrante della linea cosmetica naturale a marchio “LAVOCE DEL FIUME” che utilizza i principi attivi dell’olio di oliva del territorio.

Queste le caratteristiche che  rendono unico il B&B “La Voce del Fiume”: la cultura dell’ospitalità e il calore dell’accoglienza; l’attenzione e la cura degli ospiti dall’arrivo alla partenza; un viaggio sensoriale fuori dal tempo; un luogo per conoscere la cultura lucana;  un luogo dove si vivono esperienze polisensorilai e si trasmettono tradizioni e valori antichi.

  Il Cellaio di Don Gennaro: luogo dell’anima

 

Il Cellaio di Don Gennaro sorge in località San Vito, territorio appartenente all’ amena cittadina di Vico Equense (Napoli), splendida località della Penisola Sorrentina peculiarmente situata tra il Golfo di Napoli, i Monti Lattari ed il Golfo di Salerno.

 

Si configura quale un caratteristico ristorantino, eredità di una tradizione familiare iniziata agli inizi del ‘900 con Don Gennaro Toscano, emigrato in America, poi rientrato in terra natia per dedicarsi alla terra ed alla ristorazione nel Cellaio, una vera e propria cantina scavata nella roccia.

 

 

 

 

L’interno si presenta intimo, raccolto ma decisamente accogliente, fine ed elegante, ben arredato e con una mise en place raffinata, ove è inoltre possibile godere, di una sistemazione fresca e decisamente gradevole nell’annesso giardino, una vera e propria oasi di pace, ideale per trascorrere piacevoli momenti nelle stagioni più calde.

 

 

 

 

 

 

Il sodalizio vicano, aderente all’ Alleanza dei Cuochi e dei Presidi Slow Food, propone piatti tradizionali della tradizione gastronomica campana, una cucina sincera, genuina ma comunque raffinata, un susseguirsi di preparazioni ed abbinamenti frutto di una radicata tradizione familiare e locale, attenti e rispettosi del territorio ma soprattutto della stagionalità della materia prima, accuratamente scelta e di altissima qualità.

 

A partire dal classico “Antipasto del Cellaio”, all’interno del menù trovano pertanto spazio primi piatti principalmente di mare, comprese paste fresche sapientemente fatte a mano.

 

 

 

Vengono inoltre accuratamente valorizzati ortaggi e verdure locali, vari Presidi Slow Food, senza dimenticare il pescato di alta qualità della zona, il tutto esaltato da un’ accurata carta dei vini, sapientemente predisposta da Franca Di Mauro, Sommelier e Donna del Vino.

 

 

Senza dubbio una cucina territoriale del Cuore, curata e di grande qualità, specchio di un’antica maestria, in luogo dell’Anima esaltato da un servizio attento e garbato.

 

 

Ristorante “Il Cellaio di Don Gennaro”

Via Raffaele Bosco 92, 80069, Vico Equense – Località San Vito (NA)

+39 081 879 87 13

Web: www.ilcellaiodidongennaro.it

Facebook: Il Cellaio Di Don Gennaro

 Assunta Pacifico: ‘A figlia d’o Marenaro

Il Ristorante-Pizzeria “’A Figlia d’ o Marenarodal 1955 è custode della tradizione culinaria partenopea, tenacemente guidato, in collaborazione con marito e figli, da Assunta Pacifico, figlia di Raffaele, detto “Papucc ‘O Marenaro”, suo maestro ed originariamente patron di un primo locale a Porta Capuana.

Al giorno d’oggi  questo luogo iconico della ristorazione partenopea, a conduzione familiare, sito nella centralissima Via Foria, è diventato famoso nel tempo per la speciale zuppa di cozze.
L’utilizzo di materie prime di alta qualità e la continua ricerca gastronomica tra tradizione e innovazione, rendono “’A Figlia d’ o Marenaro” una delle mete gastronomiche più gettonate della città di Napoli.

L’intero locale risulta caratterizzato all’ interno da un allestimento curato nei minimi dettagli, che trasuda storia in ogni angolo , con il cliente “coccolato” oltre che da uno staff attento e garbato, anche dalle simpatiche incursioni della signora Assunta, solita a girare tra i tavoli per stare a stretto contatto con i clienti in sala. L’obiettivo  di questo ristorante veracemente partenopeo risulta essere pertanto una proposta gastronomica di stampo mediterraneo, basata sulle classiche ricette napoletane reinventate con creatività.

Protagonista del menù è, ovviamente, la “Zuppa di Cozze”, caposaldo della tradizione partenopea ed iconicamente consumata nella giornata del Giovedì Santo, declinata in decine di varianti, preparazione “segreta” da “’A Figlia d’ o Marenaro”, ma comunque caratterizzata nella sua ricetta originale da pochi semplici ingredienti, tra i quali senza dubbio cozze, eventualmente con l’aggiunta di polpo ed altri molluschi, accompagnati dalle caratteristiche salse di pomodoro e peperoncino (o’ fort) e dalle freselle.

 

 

 

Presente la pizza, piatto ricco di storia e passione, fedele all’identità della tradizione partenopea, fatta di ingredienti semplici e naturali, disponibile comunque in numerose variazioni. Interessante la proposta del Panino di Mare” targato ‘a Figlia d”o Marenaro disponibile su richiesta.

 

 

 

 

Ristorante Pizzeria “‘A Figlia D’O Marenaro”

Via Foria 180/182, 80137. Napoli

+39  081 440 827

http://afigliadomarenaro.it/

https://www.facebook.com/AFigliaDoMarenaro/

Aperto tutti i giorni a pranzo ed a cena

 Pizzerie “Da Zero”: Cilento in tavola

Le pizzerie a marchio “Da Zero – Pizza e Territorio” hanno origine a Vallo della Lucania (SA), dall’esperienza e passione di Paolo De Simone, già gastronomo, insieme ai due fidati amici Giuseppe Boccia e Carmine Mainenti.

Il format proposto risulta essere una pizza a vocazione fortemente territoriale, declinata con una materia ricercata principalmente “Made in Cilento”, tra i quali vari Presidi Slow Food,  prodotti DOP e IGP locali, tale da proporre in carta un gran numero di impasti e farciture, ergendosi a vere e proprie realtà apripista dei produttori-fornitori prescelti, allo scopo di fornire un racconto culinario credibile delle realtà agro-gastronomiche del cilento.

Tutte le pizze sono preparate con una miscela di farine locali, provenienti da mulini autoctoni che utilizzano la macinatura a freddo, generando una farina decisamente “forte”  e digeribile, capace di dar vita ad impasti pregiati.

Tantissimi ospiti ne hanno già potuto saggiare la proposta fortemente autoctona, presso le tre realtà del marchio presenti oltre che presso il già citato avamposto di Vallo della Lucania (SA), anche ad Agropoli (SA) e Milano. Le pizzerie a marchio “Da Zero” possono essere  considerate già un punto di riferimento per gli oramai sempre più numerosi avventori alla ricerca di una “pizza d’autore”, da gustare in un  contesto moderno e accogliente, concreto e senza fronzoli.

Oltre alla classica margherita, indubbiamente rappresentativa, una delle specialità della casa, è la classica Pizza Cilentana, sapientemente preparata con soli pomodoro e cacioricotta di capra, presidio Slow Food (eventualmente accompagnata nel pieno rispetto della stagionalità da eccellenze locali quali i Fichi Bianchi del Cilento), emblema dell’essenzialità e della semplicità della Dieta Mediterranea, modello nutrizionale scoperto proprio in territorio cilentano dal biologo ed epidemiologo statunitense Ancel Benjamin Keys.

Buona la carta dei vini così come la selezione di birre artigianali, anche queste preferibilmente cilentane, ove inoltre sono disponibili per un dolce fine pasto vari dessert.

“Da Zero” propone una selezione gastronomica  legata alla stagionalità e alla territorialità, ove tuttavia cortesia,  organizzazione e passione risultano essere alla base del sodalizio di origine cilentano.

 

Pizzerie “Da Zero – Pizza e Territorio”

Vallo della Lucania (SA) – Agropoli (SA) -Milano

https://www.facebook.com/dazeroaltredici/

http://www.cominciadazero.com/

Food in tour- itinerari per tutti i gusti.

Domenica 18 marzo Terza Tappa per “Di Food in Tour-Itinerari per tutti i Gusti”. Alla ricerca di pietanze tipiche e beni culturali, percorrendo sentieri naturalistici a Castiglione del Genovesi

Il CTG Picentia di Salerno, PAMart e Cowotur sempre più soddisfatti della buona riuscita del progetto di promozione del territorio salernitano

Il progetto “Di Food in Tour” sta notevolmente crescendo e sta creando altissime aspettative nei visitatori che sempre più numerosi partecipano di buon grado agli itinerari culturali e per tutti i gusti.

Nell’anno del cibo italiano non a caso il gruppo di lavoro tutto al femminile che lo ha ideato, ha pensato bene di coniugare patrimonio enogastronomico e culturale,

favorendo la promozione del vasto territorio salernitano.

 

 

food in tour

 

 

 

Il CTG Gruppo Picentia rappresentato dalla Dott.ssa Mina Felici, lo Studio PAMart di Consulenza e Progettazione culturale della Dott.ssa Annamaria Parlato, storica dell’arte e giornalista enogastronomica, Cowotur-Travel Agency&Tour Operator a Mercatello della Dott.ssa Rosa Genovese, neo Presidente della Pro Loco di Castiglione del Genovesi, e la Dott.ssa Maria de Vita esperta di marketing territoriale, anche questa volta hanno dato vita ad un tour ricco di appuntamenti. Domenica 18 marzo alle ore 9:00 toccherà a Castiglione del Genovesi mostrare le sue tante bellezze ai visitatori. Grazie alla preziosa collaborazione della Pro Loco, che coordinerà le attività della giornata, due guide speciali accompagneranno i visitatori alla scoperta del piccolo comune dei Picentini: l’assessore e vicesindaco Ing. Carmine Siano  e il Sindaco in persona il Dott. Generoso Matteo Bottigliero, narratore ospitale.

 

Le due guide illustri approfondiranno nello specifico la storia dell’Abbazia benedettina di Maria SS. Tubenna e della Casa natale di Antonio Genovesi, teologo, filosofo-economista, sommo esponente dell’illuminismo partenopeo, al cui piano terra vi è ancora oggi la bottega del ciabattino, dove lavorava il padre dell’Abate. Pietanze tipiche e antiche a base dei prodotti stagionali dei Picentini, si degusteranno presso le realtà aderenti all’iniziativa, tra cui il Ristorante il Riccio, il Bar Bad Boys e la Pasticceria Pina, che illustreranno anche la storia dei prodotti e dei cibi del territorio. Una speciale navetta vintage, un maggiolino Volkswagen messo a disposizione da Wedding Store di Raffaele Novella, sarà a disposizione per coloro che saliranno sul Monte Tubenna. La Presidente CTG Picentia Mina Felici ha sottolineato: “L’itinerario dei Picentini ha fatto conoscere sia una storia poco nota ai più sia le singole specificità dei prodotti gastronomici locali, che grazie all’abilità di cuochi professionisti, si sono trasformate da pietanze antiche a pietanze rivisitate ma con ingredienti salernitani.

 

Il progetto potrà diventare in futuro, crescendo, un servizio turistico messo a disposizione per gli Enti locali della provincia di Salerno e non solo, ma anche uno strumento di impiego professionale per i giovani che decideranno di investire il proprio bagaglio di conoscenze sul territorio.Rosa Genovese, Presidente della Pro Loco ha aggiunto: “Già entusiasta delle prime due tappe del progetto di Food in Tour che ha coinvolto i Monti Picentini, intraprese alcuni mesi fa, da operatore turistico posso dire che si sta facendo un bel lavoro di squadra, per far conoscere e accrescere il valore di questo territorio, ancora poco noto, nonostante abbia molto da offrire. Questa terza tappa mi rende portavoce di un luogo a me caro per motivi affettivi ed inoltre essendo rappresentante della Pro Loco posso dire che stiamo muovendo passi nuovi per accrescere il benessere culturale e sociale del paese, facendo rete con Associazioni, Enti, privati, per promuovere Castiglione come una nuova meta turistica e luogo di gente ospitale.

 

Il 18 marzo sarà un primo esempio di un disegno di ampie vedute e ne approfitto anche per ringraziare la cittadinanza tutta e l’amministrazione comunale”. Infine il Sindaco Bottigliero soddisfatto ha ribadito: “Dallo svincolo autostradale di San Mango Piemonte, percorrendo la strada provinciale 105, in dieci minuti si arriva a Castiglione del Genovesi, paese antichissimo dove arte, cultura, solidarietà, accoglienza ed umiltà la fanno ancora da padrone. Ogni angolo del paese è storia: dall’Abbazia di Tubenna alla Chiesa del SS. Rosario, dalla Basilica di San Bernardino alla Casa natale del filosofo Antonio Genovesi. E se durante la passeggiata si avrà la possibilità di degustare anche del cibo, frutto anch’esso della nostra identità culturale, allora il turista rimarrà sorpreso per tanta ricchezza e bellezza presente su quel pezzo di terra”. Il Food Blog 2Ingredienti Arte&Cibo sarà Media Partner dell’iniziativa.

Il CTG (Centro Turistico Giovanile) è un’ Associazione nazionale senza scopo di lucro che promuove e realizza un progetto educativo e di formazione integrale della persona, attraverso momenti di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla concezione cristiana dell’uomo e della vita, nel servizio alle persone e al territorio. Agisce nell’ambito del turismo giovanile e sociale, della cultura e dei beni culturali, dell’ambiente e del tempo libero, avvalendosi del metodo dell’animazione e rivolgendosi a tutte le fasce di età, in particolare a quelle giovanili.

 

Nato nel 1949, il Ctg oggi si estende in tutta Italia con centinaia di realtà tra gruppi di base, circoli e centri  di vacanza in località di grande richiamo turistico e naturalistico, con una rete diffusa di comitati provinciali e di consigli regionali, coinvolgendo ogni anno nelle proprie attività  migliaia di persone. Il CTG è riconosciuto dal Ministero dell’Interno come Ente Nazionale con Finalità Assistenziali ed è altresì iscritto al Registro Nazionale delle Associazioni di promozione Sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ulteriore riconoscimento ufficiale come Associazione è quello concesso dalla CEI.

 

Per info e contatti:

 

CTG Gruppo Picentia-Mina Felici Presidente Picentia

 

 

ctgpicentia@gmail.com

+393497555596

 

 

PG FB www.facebook.com/CTGPICENTIA/

 

Prenotazioni:

 

info@difoodintour.it

www.difoodintour.it

Leguminosa 2018: mercoledì la conferenza stampa di presentazione

Sarà presentata presso il Sea Front Di Martino Pasta Bar, a Piazza Municipio l’edizione 2018 di Leguminosa, in programma a Napoli dal 9 all’11 marzo.

Mercoledì 21 febbraio alle ore 11,30 presso il Sea Front Di Martino Pasta Bar (Napoli, Piazza Municipio) presenteremo l’edizione 2018 di Leguminosa, in programma a Napoli, in Piazza Dante da venerdì 9 a domenica 11 marzo.

Alla Conferenza Stampa, coordinata da Massimo Fedele del nostro Ufficio Stampa, interverranno:

Giuseppe Orefice, Presidente Slow Food Campania

Filippo Diasco, Direttore Generale per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Regione Campania

Enrico Panini, Assessore al Bilancio, al Lavoro e alle Attività Economiche Comune di Napoli

Giuseppe Di Martino, Pastificio G. Di Martino

Aristide Valente, Alma Seges

Emilio Ferrara, Terra Orti

Mario Palma, Grano Chirico

Parteciperanno inoltre Serena Altieri, sviluppatrice LegumiNapp, app ufficiale di Leguminosa e, in rappresentanza degli espositori, le produttrici Giulia Antonuccio (Masseria della Contessa), Patrizia Coluccio (Valle Chiarelle) e Raffaella Irenze (Podere Malcadosa).

Nel corso dell’appuntamento di presentazione, il Sea Front Di Martino Pasta Bar proporrà un assaggio dell’Osteria della Pasta che sarà allestita nel corso di Leguminosa.

Leguminosa si realizza grazie al supporto della Regione Campania – Assessorato all’Agricoltura e al sostegno di Pastificio G. Di  Martino, Alma Seges, Terra Orti e Grano Chirico.

A Montoro la VI Assise regionale dei Presìdi
Slow Food Campania e Basilicata

Sabato 20 e domenica 21 gennaio tornano gli stati generali
dei Presìdi Slow Food di Campania e Basilicata

Sabato 20 e domenica 21 gennaio 2018 al Palazzo Macchiarelli di Montoro (AV) Slow Food Campania riunisce produttori dei Presìdi, responsabili regionali e nazionali di Slow Food e il Comitato Tecnico Scientifico dei Presìdi Slow Food Campania e Basilicata per la 6° Assise regionale dei Presidi Slow Food.

Obiettivo delle due giornate, che è organizzata ogni due anni, è fare il punto sui 29 Presìdi esistenti nelle due regioni (24 in Campania e 5 in Basilicata) e sugli 11 in fase di istituzione. Il progetto internazionale dei Presìdi Slow Food, cui l’Associazione ha dato vita nel 2000, è finalizzato a ricercare, tutelare e valorizzare quei modelli di agricoltura virtuosa replicabili ma a rischio d’estinzione per le difficoltà di posizionamento in un mercato sempre più globalizzante.

In Campania e Basilicata però i 29 presidi istituiti e quelli in fase di istituzione interessano oltre il 40% dei comuni delle due regioni. Secondo il Comitato Tecnico Scientifico dei Presìdi Slow Food, presieduto dal dott. Domenico Tosco:

«La piena valorizzazione dei prodotti tipici di qualità, per avere impatti economici significativi e duraturi, deve mirare alla conquista di spazi di mercato più ampi della dimensione meramente locale. Negli ultimi anni, anche in conseguenza delle crisi economiche, si sono moltiplicati gli esempi di un nuovo modo di fare agricoltura. I buoni risultati conseguiti contribuiscono ad incoraggiare i giovani ad occuparsi di un’attività che aveva perso ogni attrattività verso di essi».

I lavori del sabato avranno inizio alle 9,30 con l’introduzione a cura del Sindaco di Montoro Mario Bianchino, del Fiduciario Slow Food Avellino Carlo Iacoviello, del Consigliere Nazionale Slow Food Italia Lucio Napodano e di Speranza Marangelo, presidente della onlus “L’isola che c’è”, ente capofila del progetto “Itinera” che ha portato alla riqualificazione funzionale di Palazzo Macchiarelli.

A seguire, si svolgerà il primo tavolo di lavoro dedicato al ruolo dei Presìdi nelle realtà rurali mentre nel pomeriggio avranno luogo altri due tavoli di lavoro: il primo dedicato all’agricoltura contadina e alle aree di frontiera dello sviluppo rurale, l’altro finalizzato alla diffusione di una cultura dell’associazionismo partecipativo anche nell’ambito delle organizzazioni dei produttori dei Presìdi. A questi contribuiranno le relazioni introduttive affidate a Domenico Tosco e Gianni Cicia del Comitato Tecnico Scientifico dei Presìdi Slow Food Campania e Basilicata, Francesca Baldereschi, responsabile progetto Presìdi Slow Food Italia e Giuseppe Orefice, Presidente Slow Food Campania. La pausa pranzo sarà a cura dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi e dei Pizzaioli della Campania, con la partecipazione di Giuseppe Maglione della pizzeria “Daniele Gourmet” di Avellino; Antonio Petrone del ristorante “Pensando a te” di Baronissi (SA); Antonio Petrillo del ristorante “Corte dei Filangieri” di Candida (AV); Immacolata Savignano dell’agriturismo “Fontana Madonna” di Frigento (AV) e i prodotti dei Presìdi Slow Food di Campania e Basilicata.

La giornata della domenica registrerà inoltre gli interventi di Gaetano Pascale, Presidente Slow Food Italia e Vito Trotta, responsabile progetto Presìdi Slow Food Campania e Basilicata preceduti dalla lettura dei documenti emersi dai tavoli di lavoro e il racconto di alcune significative esperienze.

All’appuntamento parteciperanno, tra gli altri, dirigenti del Parco Nazionale del Vesuvio e Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Greener Italia, Consorzio Promos Ricerche, Libera Benevento, Coop. Sociale Al di là dei sogni, Civiltà contadina Melfi, Residenza Rurale Incartata, Azienda Barricella, Deafal Agricoltura Rigenerativa.

[Info e contatti:

info@slowfoodcampania.it

presidi@slowfoodcampania.it]

L’IRPINIA BRINDA AL RICONOSCIMENTO MINISTERIALE

AL CARCERE BORBONICO LE VOCI DEL CONSORZIO DI TUTELA DEI VINI

 

L’Irpinia brinda al riconoscimento ministeriale ottenuto dal Consorzio di Tutela dei Vini. “Libiamo ne’ lieti calici” è il titolo della serata di celebrazione in programma sabato 16 dicembre alle 16.30 nell’ex Carcere Borbonico (Sala Blu).

L’appuntamento rappresenta l’occasione per festeggiare l’importante traguardo raggiunto, ma anche per un confronto a più voci sugli obiettivi da centrare nei prossimi mesi per un’ulteriore crescita della filiera vitivinicola irpina.

L’evento è stato immaginato e organizzato in diversi momenti. Si parte con il racconto dei protagonisti del Consorzio che sarà aperto dai saluti del presidente della Provincia Domenico Gambacorta e moderato dal direttore del Mattino di Avellino Generoso Picone.

Sarà il presidente del Consorzio Stefano Di Marzo a illustrare le nuove sfide che attendono il Consorzio dopo l’approvazione del decreto ministeriale che ha attribuito all’ente l’incarico di svolgere le  funzioni di tutela, promozione, valorizzazione e informazione del consumatore “erga omnes” per le quattro denominazioni tutelate, e cioè Fiano di Avellino DOCG, Greco di Tufo DOCG, Taurasi DOCG e Irpinia DOC.

Un risultato fondamentale per una terra che vive di vino, ricercato dal Consorzio fin dalla sua nascita. E a rievocarlo saranno tutti i presidenti che si sono succeduti nell’arco della sua storia. Piero Mastroberardino ricorderà l’impegno e la lungimiranza dello scomparso padre Antonio, primo presidente dell’ente. Poi spazio agli interventi dei due ex presidenti Antonio Buono e Milena Pepe, intervallati da Daniela Mastroberardino, testimone della passione e del lavoro del fratello Lucio, scomparso alcuni anni fa, a servizio dell’Irpinia e del Consorzio.

La parola passerà poi agli imprenditori Antonio Capaldo e Carlo De Lisio, in rappresentanza rispettivamente dell’azienda più grande (Feudi San Gregorio) e quella più piccola (azienda De Lisio) del Consorzio. I due imprenditori racconteranno  l’Irpinia dei vini e le nuove sfide del Consorzio capace nel corso degli anni, grazie all’impegno e la passione di tutti i suoi oltre 530 soci, di rinsaldare lo spirito della filiera e della cooperazione in uno dei settori strategici della nostra economia.

Prima del cocktail, curato dall’Istituto “Manlio Rossi Doria” con una selezione di vini delle aziende associate, saranno le principali associazioni territoriali a raccontare il loro rapporto con l’Irpinia e il Consorzio. E’ il caso dei dirigenti scolastici Maria Teresa Cipriano (Istituto Alberghiero) e Pietro Caterini (Istituto Agrario), del presidente del Conservatorio “Cimarosa” Luca Cipriano e del fondatore del Corso dI laurea di Avellino in viticoltura ed enologia dell’università Federico II di Napoli Luigi Frusciante.

La serata di celebrazione del Consorzio di Tutela e dei vini irpini sarà conclusa dal concerto Ensemble Cimarosa.

[Fonte: Roberta Raja]

 

 

Il Maestro-Pizzaiolo Vito De Vita protagonista alla Piazza della Pizza all’evento Cheese di Bra con le farine dei Molini Riggi

Doppio appuntamento domenica 17 settembre per Vito De Vita, Maestro-Pizzaiolo della Scuola Napoletana Pizzaioli, responsabile tecnico ricerca e sviluppo area Pizza dell’azienda Molini Riggi e titolare con la moglie Helga Liberto di PizzaArt a Battipaglia.

Vito De Vita con Helga Liberto

Il primo alle 17,30 con “I Percorsi del Grano – Pizza Talk” durante il quale verrà presentato il nuovo blend di grani macinati a pietra di Molini Riggi con tre tipologie: Il “Perciasacchi”, un grano duro antico della Sicilia, il Maiorca, un grano tenero sempre siciliano e le crusche tostate.

Il secondo appuntamento alle ore 20:30 “Briganti si nasce- Storie di Pizza” tratterà delle tecniche di lievitazione, in cui verrà spiegato l’utilizzo del lievito madre nel processo d’ impasto con i grani antichi, sia teneri che duri.

Per Vito de Vita, uno dei fautori dell’apertura del progetto dell’Alleanza dei cuochi di Slow food ai pizzaioli, l’impegno è quello di lavorare anche con altri grani antichi siciliani il Russello e la Tuminia oltre che con grani moderni siciliani.

Ed in questo senso Molini Riggi garantisce la tracciabilità del prodotto combinata alla salubrità e all’eco-sostenibilità dell’intera filiera.

Grande soddisfazione per questa occasione di valorizzazione dei grani antichi siciliani! ha espresso Marco Riggi, responsabile vendite e marketing di Molini Riggi:

“Con Slow Food parteciperemo anche all’evento di Sementia che si terrà a Benevento e sul territorio di Guardia Sanframondi la prima settimana di ottobre. Sarà l’occasione per raccogliere le esperienze di agricoltori e mugnai campani, pugliesi e lucani. L’obiettivo è quello di creare un mix di farine moderne e antiche del Sud lavorate sia con mulini a pietra che a cilindri”.

Molini Riggi: Sito Web; Pagina Fb 

Vito de Vita e PizzArt: Pagina Fb 

La Buona Tavola: Pagina Fb 

CAUTANO (BN) IN FESTA DALL’8 AL 10 SETTEMBRE CON TABURNO EXPERIENCE LA PATATA INTERRATA

Show Cooking con tre testimonial della gastronomia campana:

Giuseppe Daddio, Sabatino Cillo e Raffaele D’Addio

La patata interrata e il suo antico rito di conservazione con i produttori delle Comunità del Cibo Slow Food, convegno di apertura e mercati della terra, prodotti tipici e artigianato locale, spettacoli musicali

Caserta, 28-08-2017. È tutto pronto per la prima edizione della manifestazione Taburno Experience La Patata Interrata che si terrà da venerdì 8 a domenica 10 settembre a Cautano in provincia di Benevento, organizzata dal Comune di Cautano, la Proloco Cepino – Prata Cautano, Slow Food Taburno con le Comunità del Cibo (Allevatori e Produttori del Taburno e Produttori della Patata Interrata) in collaborazione con il Forum Dei Giovani e il Servizio Civile Volontari.

 

 

L’evento, rivolto alla promozione e alla valorizzazione dell’intero comprensorio, dove protagonista indiscussa è la Patata Interrata, si svolgerà presso le due piazze, Vittorio Veneto e Principessa di Piemonte, del meraviglioso borgo Sannita.

L’occasione farà conoscere e gustare, nello spazio di un week-end, agli amanti del “turismo esperienziale”, foodies e slow-trotters il prodotto tipico, alimento vitale per la popolazione del Taburno, che costituisce la base di numerose ricette locali, alcune legate ai pasti che i contadini usavano recare con sé nei campi e, di entrare nel cuore di Cautano, un piccolo centro ricco di storia, di bellezze naturalistiche e paesaggistiche, tradizioni e costumi, dove pregiatissimi sono i marmi che furono utilizzati già dal Vanvitelli per la realizzazione di alcune sale della Reggia di Caserta.

La tre giorni che prevede un ricco programma di appuntamenti, prenderà il via venerdì 8 settembre con  il convegno di apertura che  avrà luogo presso Palazzo Caporaso alle ore 18, dove sul tema economico, sociale, nutrizionale e gastronomico del prodotto protagonista, saranno coinvolti: Gaetano Pascale (Presidente Nazionale Slow Food  Italia),  Giuseppe Daddio (Direttore e Maestro Chef Scuola “Dolce&Salato” di Maddaloni Ce), Luigi Coppola (Responsabile Dipartimento Scienza dell’Alimentazione dell’A.O. “Rummo” di Benevento), interventi preceduti dai saluti di Giuseppe Fuggi, sindaco di Cautano. A Moderare, Franco Buononato (Responsabile Redazione Il Mattino di Benevento).

Alle ore 20, in piazza Vittorio Veneto, lo show cooking di Sabatino Cillo (Cillo Grill & Barbecue House di Airola BN), stilista delle carni ed ambasciatore dei prodotti tipici del Taburno. Interpreta una delle più antiche ricette della terra Sannita: la trippa con le patate presentato dal direttore della “Gazzetta dei Sapori”, Roberto Esse. La serata terminerà alle ore 21,30 con l’esibizione del Gruppo Folk “Fortuna Folianensis”, Folklore… sotto la dormiente.

Sabato 9 settembre, si terrà un Press Tour “Taburno Experience” che vedrà la partecipazione di giornalisti che si occupano di enogastronomia, cultura e turismo. Alle ore 18 ci sarà l’apertura del Mercato della Terra in Piazza Principessa di Piemonte e alle 18:30 avverrà la Gara podistica “In Corsa…Sulla Dormiente” promossa dalla Ferraro Costruzioni con la collaborazione tecnica dell’ASD Amatori Podismo Benevento e dell’ASD “G. Gisoldi” di Cautano; premiazione ore 20,00. Sempre in piazza Principessa di Piemonte, alle 21,00 è previsto lo show cooking di Giuseppe Daddio, direttore e Maestro Chef della scuola “Dolce&Salato” di Maddaloni (CE). Interpreta: “Terra Nera”, patate e peperoni, ossia la concitazione dell’essenza di un alimento che ha sempre deliziato ricchi e poveri, elaborato da mani diverse per soddisfare le esigenze della quotidianità.  Presenta: Enzo Battarra, giornalista de “Il Mattino Caserta e Onda Web Tv”. Alle 22, l’esibizione dei  “JPeG” con: Cantautori dal mondo… sotto la dormiente.

La manifestazione terminerà domenica 10 settembre (piazza Principessa di Piemonte) alle 10 il Mercato della Terra e alle 16 la prima edizione de “ I Giochi della Tradizione” a cura del Forum dei Giovani di Cautano – Campo Sportivo; alle 18,30  lo Spazio Lettura “Leggimi perché…la tua voce è un sentiero che va verso il futuro” letture per bambini da 0 a 6 anni a cura dei volontari Nati per Leggere Campania; ancora, alle 20 lo show cooking di Raffaele D’Addio, Chef Patron de “Il Foro dei Baroni” di Puglianello (BN). Interpreta: “le patate al sugo con i fagioli”, un piatto rivisitato riprendendo le rotondità della cucina delle massaie dell’entroterra sannita. Presenta: Rosaria Castaldo, giornalista de “Il Corriere del Mezzogiorno”. Alle 21,30  lo spettacolo musicale “Appius EnsembleMandolini … sotto la dormiente.

Tutte le sere inoltre, sarà possibile degustare il prodotto tipico secondo la tradizione contadina degli agricoltori locali e sarà presente lo stand della Proloco Prata-Cepino.

Un week-end che permetterà dunque di coinvolgere i visitatori in un affascinante viaggio del gusto con la possibilità di scoprire l’antico rito di conservazione della patata interrata con i produttori delle Comunità del Cibo Slow Food, le tipicità della produzione artigianale e la bellezza del borgo di Cautano.

Taburno Experience la Patata Interrata

Dove:      Cautano (BN) Palazzo Caporaso – Piazza Vittorio Veneto – Piazza Principessa di Piemonte

Quando: Venerdì 8 settembre H.11.00 -> 24.00 (Palazzo Caporaso – Piazza Vittorio Veneto)

Sabato 9 settembre H.18.00 -> 24.00 (Piazza Principessa di Piemonte)

Domenica H.10.00 -> 24.00 (Piazza Principessa di Piemonte)

 

Per maggiori info contattare:

Proloco Cepino – Prata Cautano 328.1894486

Slow Food Taburno 338.1478725

 

Per il Press Tour:

Ufficio Stampa Antonella D’Avanzo

antonella.davanzo@yahoo.it

392.7677122

 

 

 

 

Cicerale capitale del Cilento per la Festa dei ceci: arti, cultura, musica, storia, leggende ed enogastronomia tipica

Per gli appassionati delle sagre genuine, la caratteristica “Festa dei ceci di Cicerale” è tra le massime espressioni del Cilento più autentico. Fino al 23 agosto con inizio alle ore 19,30, ecco la famosa tre giorni che si pone l’obiettivo di promuovere e valorizzare – insieme ed attraverso al rinomato e pregiato cece autoctono impiegato dai migliori cuochi internazionali – la storia, le arti, l’eno- gastronomia, le leggende, l’artigianato, fino all’aspetto sociale con la riscoperta dei mestieri di un tempo riproposti alla luce di uno sviluppo occupazionale per dare nuove opportunità ai giovani ed un’alternativa concreta all’emigrazione che sta man mano desertificando il Cilento interno.
La kermesse è a cura dell’attivissima  Pro Loco, presieduta dall’instancabile pluri-riconfermato Matteo Del Galdo, e dell’altrettanto attivo Comune di Cicerale, guidato dallo “storico” sindaco Francesco Carpinelli.
Gli antichi portoni ospitano gli immancabili e suggestivi appuntamenti con l’ arte, la cultura e il folklore, alla scoperta dei mestieri di una volta e della ricca storia e delle affascinanti leggende del borgo, e della zona, a partire da quelle legate all’antichissima Corbella di “Donna Sabella con le sue trentatré Castella” illustrata ai visitatori accolti con proverbiale ospitalità, attraverso racconti, proverbi e versi dei cantastorie ed i racconti degli esperti e degli anziani custodi di tanto sapere.
Mostre d’arte e quella animata degli “antichi mestieri”, figuranti nei costumi d’epoca, artigianato tipico, curiosità, prodotti alimentari di eccellenza, rappresentazioni in costume, antichi balli caratteristici e tanta buona musica popolare (Myosotis, Alina, Donnaluna ecc) per un ascolto piacevole e coinvolgimento dei tanti visitatori, puntualmente entusiasti. Grande coinvolgimento nelle tre serate. In degustazione le ricette tradizionali nelle quali è protagonista principale, un abbinamento appetitoso, il rinomato legume. Tanti ritmo con la musica popolare in varie postazioni del percorso.
Nelle strettissime e suggestive stradine del tipico borgo, illuminate dagli antichi lampioni, balli e canti, come tradizione. In programma brani tradizionali intonati e suonati da musicisti itineranti che arricchiranno con la loro voce, a partire dalle tipiche ballate cilentane.
Un’occasione davvero unica: notevole è la risonanza in tutti i comuni cilentani soprattutto grazie al significativo percorso culturale e culinario che la distingue e connota.
Dalle tradizionali lagane e ceci, alle frittelle con farina di ceci, ed alle tante altre gustosità “della nonna”, genuine e corroboranti, sane ed appetitose, per un menu dedicato al legume autoctono, dall’antipasto al dolce, al gelato, che prevede anche altre specialità per una scelta variegata e fruibile da tutti, accompagnato  dal generoso vino cilentano.
“Cucinato con passione, secondo tradizione, ed interpretato nelle più appetitose proposte e varianti, il nostro rinomato cece è il protagonista della caratteristica Festa in programma nella antica cittadina di Cicerale da stasera al 23 agosto. Un appuntamento di forte richiamo turistico per la sua particolarità e la gustosità dei piatti serviti nel suggestivo contesto del centro storico, nei cortili degli antichi palazzi nobiliari, tra essi, il cinquecentesco Palazzo Marchesale dei Primicile Carafa; la cappella di Santa Maria apparente della famiglia Marra; il Palazzo dei nobili di Sarluca, trucidati nel 1861 dopo l’unità d’Italia perché fedeli ai Borboni; la Cattedrale che nel 1800 sorse sulle rovine della antica cappella di San Giorgio.  Sono preziose testimonianze di un passato glorioso e custodi di tradizioni affascinanti ed uniche che connotano un territorio di grande bellezza, caratterizzato da una natura preponderante”. Matteo Del presenta la sua “creatura”, cresciuta negli anni e sempre più famosa e coinvolgente: un successo tutto cilentane e soprattutto ciceralese.
La Festa dei ceci rappresenta “uno dei massimi eventi che la gente del Cilento ed in particolare la ridente Cicerale, dalla proverbiale ospitalità, offra ai suoi graditi visitatori”, che qui vengono accolti in maniera genuina e sincera, proprio come nei tempi antichi.
Partecipa la cittadinanza intera, coinvolta a livello capillare; vede impiegati i giovani, accanto agli anziani, cultori della “Ciceralità”.
Questa edizione è connotata però da una grande assenza, quella di una vera e propria istituzione della Festa: Antonio Del Galdo, indimenticabile “pigiatore di uva” al quale va il pensiero e la riconoscenza di tutta la cittadinanza che lo ricorda con grande stima ed affetto. Antonio è sempre stato tra i più attivi ed appassionati sostenitori di questa riuscita ed apprezzata testimonianza cilentana che è la Festa dei ceci, fiore all’occhiello del territorio, che si distingue da tante altre sagre per l’autentica genuinità dei presupposti oltre che dell’ottimo cibo servito a prezzi veramente popolari.
Il cece di Cicerale si distingue per la polpa ricca e gustosa, ha proprietà fisiche ed organolettiche uniche che lo rendono top per qualità e gusto ed hanno determinato il riconoscimento quale Presidio Slow Food dal 2012. È tra le varietà considerate migliori al mondo, ricercato ed impiegato dai più famosi cuochi, simbolo della civiltà contadina ciceralese, emblematico della biodiversità campana, della sana alimentazione e della longevità che costituisce uno degli aspetti più significativi della Dieta Mediterranea, secondo l’Unesco, patrimonio dell’Umanità.
Particolarmente energetico e nutritivo, con grandi capacità diuretiche, dal colore dorato con una sfumatura nocciola chiaro, il cece ciceralese che dà il suo nome alla ridente cittadina, si distingue per il sapore più intenso ed appetitoso rispetto alle tante qualità di ceci comuni.
È contraddistinto da un basso contenuto in umidità che assicura un tempo di conservazione prolungato ed  in cottura si ingrossa notevolmente offrendo buondì un’ottima resa.
“Innanzitutto il nostro rinomato cece ed in generale le nostre produzioni agroalimentari tipiche costituiscono, insieme alle tante bellezze naturali, alla storia ed alle tradizioni di Cicerale, dei volani di sviluppo di primaria importanza per il nostro territorio – sottolinea il sindaco Francesco Carpinelli – Puntiamo su essi innanzitutto per ridare slancio alla nostra economia e recuperare le nostre preziose radici”.
La tradizionale Festa dei ceci vede capillarmente mobilitata l’intera cittadinanza, coordinata con estrema passione e professionalità dai componenti dalla Proloco, a partire dal direttivo tutto, guidata da Matteo Del Galdo, con il fattivo tesoriere Giovanni Gargaro, la vicepresidente Carmela Ferri ed i consiglieri Tolomeo Carmine e Antonio Marzocca.
All’opera i tanti collaboratori.
Agli stand: Gerarda e Paola Cafasso, Enza Del Galdo, Gianluigi Carpinelli, Rossella Corrente, Concetta Del Galdo, Pina Gargaro, Stefania Tesoniero, Giorgio Mollo, Angelo Pio Tesoniero, Domenica Lisa, Alberina Corrente, Davide Del Galdo, Domenico Manzo, Carmela Ferri.
Assistenza: Massimo e Francesco Belgrande, Giuseppe Coppola, Donato Tesoniero, Loris Torrusio, Daniele Palumbo ed i ragazzi Mina Giandonato e Stefano Fatima.
Ai fornelli: Lucia Valva, Celestina Ruggero, Maria Benedetta Coppola, Agostina Paladino, Anna e Carmine Gargano.
Rappresentazione antichi mestieri: Rosina e Swami Del Galdo, Antonietta Mottola, Giorgia e Giovanna Paladino, Vincenzo Pomposelli, Pasquale Cammarota, Lauretta Voria, Virginia Torrusio, Irene Russo.

Nasce in Terra di Lavoro Fresca24, il progetto realizzato da un team di imprenditori operante nel settore agroalimentare e della ristorazione da oltre 20 anni e che si pone l’obiettivo di costruire una rete reale che, con l’avallo e il supporto della ricerca scientifica, restituisca dignità a un territorio storicamente vocato alla produzione agroalimentare d’eccellenza.

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I campi di Fresca24 sono situati nel cuore delle fertilissime terre della Campania Felix. Tra questi, il campo sperimentale di Aversa, 16.000 mq a ridosso del centro città, in Via Nobel, aperto al pubblico, oltre che per l’acquisto diretto delle produzioni, anche per prendere visione dei parametri relativi alla coltivazione e seguire tutte le fasi di produzione e raccolta dei prodotti. A tale scopo, è stato tuttavia predisposto anche un servizio di monitoraggio costante dei campi attraverso telecamere disposte nell’intera area le quali trasmettono in diretta 24 ore su 24 sul sito web www.fresca24.it
Sia il campo di Aversa sia gli altri lotti di terreno situati nell’intera provincia di Caserta sono messi a coltura secondo un disciplinare di produzione messo a punto dall’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IPSP – CNR) affidato alla supervisione scientifica di Michelina Ruocco, agronomo, ricercatrice di III livello dell’Istituto e Professore di Patologia Vegetale. L’IPSP-CNR garantisce un’adeguata formazione degli agricoltori associati e dei tecnici aziendali con seminari periodici che comprendono attività dimostrativa in campo e lezioni teorico-pratiche.
Con Michelina Ruocco collabora un team di cui fa parte l’agronomo Mauro Senatore, Dottore di Ricerca in Valorizzazione e Gestione delle Risorse Agroforestali presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e fondatore di Antesia – Associazione Nazionale Tecnici e Specialisti in Agricoltura. A dirigere l’intero percorso di Fresca24 è invece un giovanissimo manager, Alfredo Martino, laureato in Economia ma proveniente da una famiglia il cui legame con la terra non è mai venuto a mancare.

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I prodotti Fresca24 saranno disponibili principalmente presso l’ortoNegozio allestito ad Aversa: qui il consumatore potrà scegliere il prodotto direttamente in campo, assistere alla sua raccolta e alla pulitura o addirittura ordinarlo quando questo non è ancora maturo, attendendo così il giusto tempo prima di gustarlo al meglio. Sarà tuttavia possibile anche acquistare i prodotti raccolti nelle 24 ore precedenti o effettuare un ordine direttamente online. Fresca24 sta inoltre realizzando accordi con una rete selezionata di operatori della ristorazione che si impegna a rispettare, attraverso le loro preparazioni, la grande qualità delle materie prime. I tempi della raccolta non saranno però dettati da logiche di marketing o dalla ricerca scientifica bensì individuati dalla più tradizionale sapienza contadina, incarnata da Gennaro Pezone, agricoltore per scelta e proveniente da una famiglia da sempre dedita al lavoro dei campi in provincia di Caserta.
Fresca24 si pone dunque l’obiettivo di custodire e valorizzare le storie di una terra di cui andare fieri, di produttori e scelte da sostenere con un consumo consapevole che contribuisca a restituire la giusta dignità a una terra ricca di biodiversità.
Fresca24: raccontato dalle voci dei protagonisti

Un team impegnato nell’agro-alimentare e nella ristorazione da oltre 20 anni, un giovanissimo manager laureato in Economia ma proveniente da una famiglia il cui legame con la terra non è mai venuto a mancare, un responsabile delle pratiche agricole, erede di generazioni di agricoltori di Terra di Lavoro e l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR. Sono questi i protagonisti del progetto Fresca24.
«I ricercatori dell’IPSP – dichiara Michelina Ruocco, supervisor scientifica del progetto per il CNR – ISTITUTO DI PROTEZIONE SOSTENIBILE DELLE PIANTE – seguono costantemente gli agricoltori ed i tecnici di Fresca24 per fare in modo che siano applicate le più moderne tecniche e metodologie di lotta biologica ed integrata, soprattutto favorendo l’uso e l’introduzione nei protocolli aziendali di insetti antagonisti e di microrganismi benefici con l’obiettivo di eliminare e ridurre al minimo l’uso di fitofarmaci di sintesi chimica per la difesa di ortaggi e frutta da fitofagi e patogeni».
«Il nostro progetto – racconta Alfredo Martino, manager di Fresca24 – si pone l’obiettivo di valorizzare la terra in cui viviamo attraverso un modello di coltivazione locale basato sui principi della condivisione, intesa come scambio di know how con i nostri partner e della partecipazione, ovvero il coinvolgimento degli agricoltori nella definizione dei sistemi di qualità alimentare. Solo così possiamo assicurare benefici sia ai contadini sia ai clienti, lavorando sulla stagionalità e raccogliendo i prodotti solo quando essi sono al giusto grado di maturazione, tali da giungere in tavola più buoni e nutrienti».
«L’agricoltura è un lavoro fisicamente molto faticoso, che ti costringe a rispettare non i tuoi ritmi, ma quelli delle piante che curi. – sottolinea Gennaro Pezone, a capo del team di agricoltori che cura gli orti di Fresca24 – Dalla sveglia all’alba fino al tramonto un grande carico di lavoro fisico fa sì che le giornate sembrino volare. Ma fare questo tipo di agricoltura è diverso, ti porta a sentirti una cosa sola con la natura. Seguirne le regole ti aiuta ad avvicinarti ai ritmi delle piante che coltivi e rende meno duro ogni sforzo. Quando arriva il momento del raccolto, poi, ritrovi quella fatica nei colori, nei profumi, nei sapori della nostra frutta, dei nostri ortaggi e delle nostre verdure. Più di tutto però ti senti ripagato dai sorrisi e dai complimenti di coloro che scelgono questi prodotti per il loro sapore, la loro qualità e la loro sicurezza».

Lunedì 24 Luglio Solania presenta “il Mio S. Marzano D.O.P.”

Show- cooking dello Chef Gianfranco Vissani.

 

Solania, azienda leader nel settore della trasformazione del pomodoro S. Marzano D.O.P. presenta il progetto: “il mio S. Marzano D.O.P.” sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino D.O.P.

Tale progetto prevede che pizzaioli e ristoratori possano scegliere l’appezzamento, il lotto di produzione e personalizzare l’etichetta della confezione di latta, con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

Solania si approvvigionerà del S. Marzano dalla cooperativa di agricoltori aderente alla sua rete di impresa, i cui soci avranno fatto richiesta di QR Code all’istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno.

Il programma prevede:

Alle ore 19:00 la visita ai campi di coltivazione con la presenza dei ricercatori del CNR: Barbara Nicolais e Rocco Di Prisco, che esporranno i risultati sulle più recenti pubblicazioni riguardo le proprietà del S. Marzano.

Alle ore 19:30 sarà possibile assistere ai processi di lavorazione e trasformazione del S. Marzano D.O.P.

Alle ore 20:00 avrà inizio la Grande Festa, con lo show-cooking di Gianfranco Vissani presentato da Luciano Pignataro, giornalista eno-gastronomico del Mattino e del Luciano Pignataro wine-food blog.

Foto Vissani con giacca da cuoco 2016

A fare gli onori di casa il Pizzaiolo-chansonnier Gianfranco Iervolino, reduce dai successi televisivi di Rai2, Giuseppe Vesi di Pizza Gourmet, vincitore del contest televisivo 4 ristoranti di Alessandro Borghese, lo chef Maurizio De Riggi, del Markus di San Paolo Belsito, esponente della F.I.C. Campania.

Per l’occasione si affiancheranno i Pizzaioli dell’Associazione Pizza Verace e del Dream-Team Perrella distributore del S. Marzano D.O.P. prodotto da Solania con il brand Napoletano, capitanati da Diego Vitagliano. In rappresentanza dell’A.P.C.I. Campania Alfonso Crisci di Taverna Vesuviana a San Gennaro Vesuviano e Antonio Arfè del Don Pedro della Maison Toledo di Pozzuoli. Lo chef Marco di Martino dello Sky Garden Club di Castellammare di Stabia e il pizzaiolo-chef Giuseppe Maglione di Daniele Gourmet ad Avellino, e gli chef dei Grani Helga Liberti e Vito De Vita.

La pizza fritta sarà interpretata da Aniello Falanga dell’Accademia di Terzigno, le pizze in teglia dal mastro fornaio Domenico Fioretti e il panino gourmet da Gianluca Ungaro di Ciacco&Bacco risto-burger di Gragnano.

Saranno altresì presenti Giuseppe Daddio e Aniello Di Caprio della scuola Dolce&Salato. I dolci saranno proposti da Carlo Cuofano, della Pasticceria Svizzera a Salerno, Anna Chiavazzo del Giardino di Ginevra a Casapulla e da Salvatore Gabbiano dalla Pasticceria Gabbiano di Pompei. Il sorbetto verrà offerto dalla Gelateria Lavezzi di Sarno.

I Partners tecnici dell’evento Perrella Distribuzione, pasta Il Mulino di Gragnano e Antica Maccheroneria, fior di latte e fior di fuscella della Latteria Sorrentina, mozzarella di bufala campana D.O.P. La Perla del Mediterraneo, vini Porto di Mola di Galluccio, olio Evo del Consorzio Colline Salernitane D.O.P. e Liquori di Gusta Campania.

Ad allietare la serata i maestri della musica classica napoletana Mario Maglione e Espedito de Marino.

Per i colleghi che vorranno aderire all’evento sarà attivato un servizio di navetta con partenza alle ore 17:30 da P.zza Municipio, ad angolo su Via Cristoforo Colombo, alle 17:45 Parcheggio Brin. Il ritorno è previsto per le ore 23:30.

Renato Rocco

Direttore Responsabile

Tel. 081 18701149

cell.3356555595

 

direzione@labuonatavola.org

 

www.labuonatavola.org

 

 

Angela Merolla

Direttore L’Arcimboldo

www.larcimboldo.it

 

cell.39+ 320861 9820

E-mail: meroangela@libero.it

La previsione del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, l’ente che vigila e promuove la grande doc pugliese più esportata all’estero

La previsione del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria

Si preannuncia un’ottima annata per il Primitivo di Manduria, carica di grado, corposità e struttura

Temperatura alte, lussureggiamento vegetativo, ottima formazione del grappolo con un anticipo di invaiatura. La vendemmia, stante l’attuale andamento climatico, si prevede anticipata di una settimana rispetto a l’ anno scorso

 

 

Si preannuncia un’ottima annata per il Primitivo di Manduria, tutta da degustare, carica di grado zuccherino; un 2017 da scrivere negli annuari  agronomici oltre che enologici.

La vendemmia, stante l’attuale andamento climatico caratterizzato da giornate di sole e alte temperature, si prevede anticipata di una settimana rispetto all’anno scorso.

Sono queste le primissime anticipazioni fornite dal Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, l’ente che vigila e promuove la grande doc pugliese più esportata all’estero e simbolo del made in Italy.

 acino

“Siamo fiduciosi e contenti per lo stato attuale dei nostri vigneti che ovunque si presentano con abbondanti esuberi fogliari. Le temperature in aumento hanno generato un lussureggiamento vegetativo che porterà un’alta gradazione. – dichiara soddisfatto Roberto Erario, presidente del ConsorzioAbbiamo avuto un inverno poco piovoso e molto freddo caratterizzato da eventi nevosi. Le temperature basse e la presenza di neve sul suolo e sulle piante hanno avuto un effetto sterilizzante sull’ambiente viticolo e hanno devitalizzato le fonti di inoculo che generano malattie. Nel complesso non ci sono state condizioni climatiche che hanno provocato infezioni e quelle lievi sono state controllate facilmente.

Anche se il germogliamento ad aprile ha subito ritardo, successivamente il primitivo ha recuperato alla grande perché le temperature hanno iniziato ad aumentare. A maggio si sono infatti registrati 20 gradi e, anche se si sono verificati eventi piovosi nella fase di  prefioritura, la probabilità di infezioni primarie non si sono realizzate perché l’elevata ventosità in seguito alla pioggia, ha asciugato la biomassa fogliare.

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A giugno il vigneto è stato caratterizzato dall’alleggagione (passaggio da fiore a frutto), abbiamo avuto una importante formazione del grappolo e un ingrossamento degli acini.

Le temperature medie hanno superato i 25 gradi anche con forte ventosità. Ricordo che l’areale di produzione del Primitivo di Manduria riguarda anche i comuni vicino al mare e le brezze marine hanno dato un contributo utilissimo nella formazione dei composti aromatici.

La vite tra maggio e giugno ha iniziato a correre, abbiamo avuto anche crescite giornaliere di 3 cm e quest’anno si sta notando una vegetazione più rigogliosa rispetto all’anno precedente. Questo è indice di qualità perché più foglie ci sono, maggiore è la capacità fotosintetica della pianta e quindi più numerosi saranno i fotosintetati e gli elaborati che andranno a costruire il grappolo, elaborati che verranno poi trasformati in zuccheri.

Attualmente stiamo assistendo ad un aumento  esponenziale delle temperature con soglie di 33 – 35 gradi che ha permesso uno sviluppo rigoglioso della pianta. Ora ci troviamo nella fase di invaiatura, cioè l’inizio della maturazione dei frutti, contraddistinto da un cambiamento di colore, ovvero l’acino dal verde diventa rosso rubino.

 

Insomma, questa annata sarà contraddistinta da un elevato grado zuccherino che darà un prodotto corposo, di struttura e dal profilo aromatico e polifenolico eccezionale, tipica espressione del Primitivo nell’area doc”.

 

Nasce “Piennolio”: il pomodorino del piennolo del Vesuvio incontra l’olio extravergine d’oliva del Cilento in un barattolo

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Due prodotti d’eccellenza, simboli di culture vicine ma diverse, due ingredienti che negli ultimi anni sono diventati i “must have” di chef e pizzaioli di grido: il pomodorino del piennolo del Vesuvio e l’olio extravergine di oliva del Cilento sono racchiusi in un barattolo sotto forma di “Piennolio”, un sugo pronto realizzato solo ed esclusivamente con l’85% di pomodoro e il 15% di olio.

TRECCELENZE-PRODOTTI-PIENNOLIOQuesta leccornia è solo una delle tante idee sviluppate dal team di Treccellenze, azienda fondata da giovani imprenditori campani che, provenienti da significative esperienze nel campo del food, hanno deciso di investire il loro know-how nella produzione di prodotti di eccellenza realizzati con ingredienti derivanti dalle loro terre di origine, ovvero il Parco Nazionale del Vesuvio e quello del Cilento.

Il pomodorino del piennolo del Vesuvio utilizzato per la produzione del “Piennolio” viene prodotto presso l’azienda “Rosso Vesuvio” di Salvatore Acampora, e confezionato poi – insieme all’olio extravergine d’oliva – in un piccolo laboratorio artigianale ubicato in un bellissimo borgo cilentano  (Piano Vetrale); ogni singolo barattolo viene minuziosamente controllato prima di essere messo in commercio.
Attualmente questo prodotto, oltre a campeggiare nelle dispende delle cucine dei migliori ristoranti, è acquistabile sull’e-commerce di Treccellenze:

 www.treccellenze.it.

Treccellenze:

Il catalogo dell’azienda comprende un’accurata selezione di prodotti, testati dai palati più esigenti, che sono alla portata di tutti per formati e prezzi. In particolare: il Piennolio (pomodorini del piennolo del Vesuvio e olio extravergine d’oliva del Cilento), il Ficoperto (fico bianco del Cilento avvolto con il cioccolato), Geppetto il finocchietto (liquore al finocchietto selvatico fresco), olio extravergine di oliva DOP (ottenuto dalla premitura di olive del Cilento, rigorosamente raccolte a mano e molite entro 48 ore), farine di grani antichi (farina semi integrale di grano tenero Gentil Rosso, farina integrale di grano tenero Carosella, farina di grano duro Senatore Cappelli), i Pastorelli (fragranti biscotti artigianali, preparati con la farina 00 di grano tenero Carosella e farciti con i gustosi fichi bianchi del Cilento

 

 

Nasce Fresca24 L’inaugurazione dell’ortoNegozio di Aversa mercoledì 12 luglio alle 19,00.

L’iniziativa è stata promossa da una rete d’imprenditori di Terra di Lavoro operante nel settore agroalimentare e della ristorazione da oltre 20.  La zona scelta per avviare il progetto è quella dell’aversano, dove è situato un campo sperimentale con un estensione di 16.000 mq a ridosso del centro città di Aversa. All’interno del campo sarà possibile l’acquisto diretto delle produzioni, oltre che per prendere visione dei parametri relativi alla coltivazione e seguire tutte le fasi di produzione e raccolta dei prodotti studiati grazie a un accordo con l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR

All’inaugurazione sarà possibile assistere alle ultime fasi di crescita di alcuni ecotipi vegetali particolarmente significativi e in grado di raccontare la Terra Felix:

  • Pomodoro ciliegino,
  • Peperoni e peperoncini,
  • Melanzane bianche,
  • Lunghe tonde e striate,
  • Zucchine,
  • Cipolle e lattughe.

18221686_1183778671731280_7276022213483745553_nSaranno inoltre raccolti i prodotti già pronti e posti in vendita unitamente a quelli provenienti dagli altri campi di Fresca24.

L’appuntamento del 12 luglio prevede una tradizionale festa in campagna in cui, oltre al buon cibo, ciascuno sarà invitato a cimentarsi in danze popolari sulle musiche dei Bottari di Macerata Campania.

In luogo dei fiori e dei regali però il team di Fresca24 chiede a chiunque voglia augurare prosperità al progetto di iniziare subito a prenderne parte, acquistando uno degli alberi da frutto presenti sul terreno di Aversa. L’acquirente potrà rendere identificabile e controllare il suo albero ogni volta che vorrà ma dovrà attendere per la raccolta il giusto tempo di maturazione.

 

 

Per ulteriori informazioni:
Fresca24

Recentibus Società Agricola srl via A. Gramsci, 12 | Napoli P.I. 08403951216

Via Nobel, 176 | 81031 Aversa CE +39 081 189 20667

info@fresca24.it | www.fresca24

Nasce il Presidio Slow Food
dell’Albicocca del Vesuvio

La presentazione martedì 11 luglio a San Sebastiano al Vesuvio

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Martedì 11 luglio alle ore 18,00 presso la sede della Protezione Civile in via Michele Capasso a San Sebastiano al Vesuvio (NA) si presenta il nuovo Presidio Slow Food dell’Albicocca del Vesuvio, la crisommola. Intervengono all’appuntamento, oltre ai produttori Mario Angrisani, Gaetano Romano e Vincenzo Egizio; il Presidente del Parco nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo; il Presidente Slow Food Campania e Basilicata, Giuseppe Orefice; il Presidente di Proodos, Mario Sicignano; la Fiduciaria Slow Food Vesuvio, Patrizia Spigno e il responsabile del progetto Presìdi Slow Food Campania e Basilicata e membro della Commissione Nazionale Biodiversità di Slow Food Italia, Vito Trotta.

Il percorso per l’istituzione del Presidio dell’albicocca del Vesuvio è stato attivato grazie alla sinergia di numerose forze. Esso rientra infatti nel progetto IPark presidio e cittadinanza, sostenuto da Prodos Consorzio di Cooperative Sociali e finanziato da Fondazione con il Sud. Il progetto ha come scopo la valorizzazione e la promozione del territorio all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio che è parte attiva di un insieme di iniziative. Partecipano al progetto, oltre a Proodos e Slow Food, la Coop. Alisei, l’Associazione Comunemente, la Protezione Civile “Save me”, l’Associazione “L’altra Napoli”, la Coop. Chiari di Bosco, il CNR – Istituto di Scienze dell’Alimentazione, i Comuni di Pollena Trocchia, San Sebastiano al Vesuvio, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, l’Istituto Comprensivo “Tenente Mario De Rosa” e “Vesuvio Natura da esplorare”.

«L’Italia è il principale produttore di albicocche – dichiara Vito Trotta – e nel Vesuviano insiste la maggiore estensione produttiva di questo frutto. L’albicocca del Vesuvio però non è una sola. Esistono infatti numerosi ecotipi storici che il progetto del Presidio Slow Food vuole sostenere, ponendosi al fianco dei piccoli produttori. L’azione messa in campo dal Presidio favorisce dunque il recupero della biodiversità ambientale a forte rischio d’estinzione creando le condizioni per favorire la nascita di un sistema di infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno che conduca allo sviluppo di un’economia sostenibile del territorio».

«L’albicocca è un frutto che appartiene storicamente all’area vesuviana – aggiunge Patrizia Spigno – in cui gli agricoltori sono fortemente specializzati in questo tipo di coltura. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, Slow Food Italia e la Condotta Slow Food Vesuvio miravano da tempo a questo progetto e siamo ora particolarmente contenti di celebrare la nascita del Presidio nell’ambito del progetto iPark che coinvolge una grande rete di associazioni: il fare squadra con Enti e associazioni è stato infatti fondamentale per passare dalla bellezza dei sogni alla concretezza dei fatti».

 

A margine dell’appuntamento di presentazione, sarà possibile degustare il prodotto fresco ma anche gustare alcuni piatti a base di albicocca preparati dal Ristorante La Lanterna di Somma Vesuviana e dalla Pizzeria Haccademia di Terzigno.

 

CAPRI, RELAIS MARESCA HA INAUGURATO LA SUA TERRAZZA SUL MARE

LO CHEF CORRADO PARISI PRESENTA IL MENU DELLA STAGIONE ESTIVA

 

Tra le proposte culinarie dell’isola, quest’anno se ne aggiunge una che si farà ricordare per eleganza e semplicità, valorizzazione della materia prima e per la sua tecnica raffinata. E’ la cucina dello chef siciliano Corrado Parisi, da oggi alla guida di Terrazza Maresca Restaurant, un piccolo gioiello sul mare, progettato dall’ architetto Marcella Canfora, dal quale abbracciare con lo sguardo l’intera Marina Grande.

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Terrazza Maresca Restaurant nasce da un’idea dell’imprenditrice Antonella Tizzano condivisa in pieno con i suoi soci del Hotel Relais Maresca: Paola De Angelis, Fabrizio Fiore e Gianluca Manto.

La Tizzano, insieme allo Chef Corrado Parisi, ha presentato nel corso della serata inaugurale, le portate più rappresentative del menu “A la Carte” e quelli di degustazione ideati per questa prima stagione estiva:

Maialino arrostito ma non arrostito,

Calandrata mantecata al basilico con ricotta di fuscello,

Baccalà mantecato con emulsione al pomodoro e mousse di fragole di bosco e pepe

Lecca Lecca del provolone del monaco.

 

La serata inaugurale ha dato inizio ad un’estate caprese all’insegna di una cucina raffinata ma 100% italiana e con un forte legame con i prodotti del territorio.

Ogni sera, la splendida Terrazza Maresca accoglierà un massimo di 50 ospiti per una cena intima, indimenticabile e su una vista mozzafiato.

 

Sono iniziate nella seconda decade di giugno le riprese di Cucinì, il documentario diretto dal regista Ciro Fabbricino e prodotto da Slow Food Napoli.

Napoletano, fotografo da sempre e poi videomaker, docente di tecniche di comunicazione audiovisiva in varie regioni italiane, Fabbricino ha all’attivo collaborazioni con numerose produzioni italiane sia in ambito televisivo sia in quello cinematografico. Pur prediligendo la narrazione documentaristica, diversi sono i cortometraggi da lui prodotti. L’ultima sua produzione, “Giostre”, ispirata alla chiusura del parco giochi Edenlandia in Napoli, è in fase di revisione e post-produzione.

 

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Il film Cucinì avrà una durata compresa tra i 60 e i 75 minuti e promette di restituire la misura di quanto nobile e profonda sia la storia del cibo a Napoli, compiendo un viaggio dentro i sapori, gli odori e i colori della tradizione gastronomica partenopea, attraverso lo sguardo di chi ha scelto di essere “un napoletano che cucina”.

Al centro del racconto ci sono cinque cuochi napoletani che raccontano il proprio percorso umano e professionale, aprendo le porte della loro passione e memoria, prima ancora che delle loro cucine. Le emozioni e le ricette di Mario Avallone, Raffaele Cardillo, Gena Iodice, Giuseppe Maiorano e Antonio Tubelli sono accompagnate dalle ricerche storiche di Giovanni Serritelli, a cui spetta il compito di tracciare un itinerario, attraverso i secoli, dell’arte culinaria napoletana. A coronare questo viaggio alla ricerca dell’identità gastronomica napoletana saranno le musiche di Giorgio Rizzo, i testi di Benedetta Palmieri, le letture recitate degli attori Antonio Casagrande ed Ilenia Incoglia e le riflessioni dell’antropologo Marino Niola.

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«L’idea alla base del film – spiega il regista Ciro Fabbricino – è quella di fornire allo spettatore gestualità e sapienze che hanno già visto nelle proprie case. Mi domando infatti come sia possibile che a parlare della ricchezza del cibo di Napoli sia solo la nota folkloristica di un accento campano di noti personaggi televisivi. Sono cresciuto a suon di pizze a portafoglio tra Port’Alba e i Tribunali e facendo colazione al mattino con le castagne lesse. Ed è questa Napoli, il cui cibo è popolare – come quello di strada e delle taverne – e nobilissimo – come quello dei monzù e dei ristoranti raffinati – che voglio riuscire a raccontare grazie a tutte le preziose collaborazioni intraprese». «Abbiamo sposato da subito il progetto propostoci da Ciro Fabbricino – racconta il Fiduciario Slow Food Napoli, Rino Silvestro. Riteniamo infatti che, in un momento come quello presente in cui tutti parlano di cibo, sia l’occasione buona affinché anche un’Associazione come la nostra, che da tre decenni è impegnata nella valorizzazione delle culture alimentari, faccia sentire la propria voce. Il rapporto tra noi e la regia è stato subito empatico, fondandosi sull’intelligenza affettiva che il Presidente internazionale di Slow Food, Carlo Petrini, sempre richiama come metodologia  per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi».

Cucinì, che sarà presentato nell’autunno 2017 negli eventi e nei circuiti dell’Associazione Slow Food oltre a essere iscritto ai principali Festival cinematografici nazionali, è sostenuto dal Pastificio G. Di Martino.

 

Nel nome della  “Dieta Mediterranea” ma senza dimenticare i piccoli peccati di gola, il maestro pizzaiolo Salvatore Staiano, sabato 1° luglio alle ore 12.00 presso la sua pizzeria “Le Antiche Cave 110 e Lode” (Vico Pigne 1) accanto al Museo Archeologico Nazionale, presenta la nuova pizza fritta per l’ Estate 2017, “Provola Pomodoro e Basilico”
 Pensando alla salutare “Dieta Mediterranea” senza dimenticare i piccoli peccati di gola, il maestro pizzaiolo Salvatore Staiano, sabato 1° luglio alle ore 12.00 presso la sua pizzeria “Le Antiche Cave 110 e Lode” (Vico Pigne 1) accanto al Museo Archeologico Nazionale, presenta la nuova pizza fritta per l’ Estate 2017, “Provola Pomodoro e Basilico”.

Salvatore Staiano foto 2 pizza fritta

Iamme ca se mangia e nun se pava! Gridava, fuori la sua bottega nel quartiere Materdei, il povero pizzaiolo protagonista dell’episodio “Pizze a credito” del celebre film del 1954 “L’Oro di Napoli” diretto da Vittorio De Sica e tratto dall’opera di Giuseppe Marotta e Cesare Zavattini. Una voce quella del malcapitato personaggio impersonato da Giacomo Furia, che diventando imprecazione interiore e sintomo di amore sofferente per l’irraggiungibile moglie pizzaiola tratteggiata dalla mitica Sofia Loren, consegnò di fatto alla popolarità, oltre all’antica usanza tutta napoletana della pizza fritta, quello che con il nome di pizza “Ogge a otto” fu uno dei primi esempi di credito al consumo. Altrettanto antica quanto la cugina al forno, la pizza fritta, a Napoli, ha da sempre rappresentato una sorta di panacea per i poveri tant’è che venduta a credito con il pagamento posticipato ad otto giorni ( da qui l’appellativo di oggi a otto) il fumante impasto imbottito di provola, cicoli, ricotta e pomodori, o semplicemente colmo di prova e pomodoro, appena prelevato dalla infuocata “tiella” ricolma d’olio, più d’una volta ha salvato dalla fame e dal freddo scugnizzi, faticatori e gente del popolo. Una pizza, quella fritta, che pur associandosi alla Napoli del vicolo, tuttavia, ha ben presto conquistato anche i palati meno avvezzi ai problemi economici, riscuotendo successo e popolarità ed insidiando con non pochi successi il primato delle vendite a sua maestà la “Margherita”. Attualmente a Napoli, mangiare la pizza fritta è davvero un fatto da intenditori ed estimatori e solo con un’oculata scelta ci si può recare nei locali giusti dove tra storia ed esperienze tramandate di padre in figlio la vera pizza fritta regna ancora sovrana. Tra i tanti locali che a Napoli si dedicano con successo alla lavorazione della pizza fritta, vi è accanto al Museo Archeologico Nazionale (Mann) in vico delle Pigne 1, la pizzeria “Le Antiche Cave 110 e Lode” di Salvatore Staiano. Un maestro pizzaiolo bravo e verace che rappresenta sicuramente uno di quei segnali positivi di una Napoli buona che lavora e produce nel segno della tradizione e delle proprie secolari specialità. 

Ammirando l’interno del locale “Le Antiche Cave 110 e Lode” che ripropone un pezzo di una Napoli d’altri tempi fatta di millenario tufo, con Salvatore si può godere di una pizza fritta straordinariamente gonfia di fierezza e bontà capace di conservare quell’antico gusto delle cose semplici e genuine di una città senza età ed ancora capitale nell’animo e nel cuore. 

 

Il Regno delle due Sicilie sbarca 
sull’isola azzurra
Da un’idea dell’imprenditrice Antonella Tizzano e dello chef Corrado Parisi, nasce a Capri Terrazza Maresca Restaurant
 Inaugurazione al tramonto sull’isola più bella del mondo.
A Capri, lunedì 3 luglio, alle 19.30 apre Terrazza Maresca Restaurant, una nuova location di eccellenza della cucina italiana.
 
Terrazza Maresca Restaurant è un’idea dell’imprenditrice Antonella Tizzano che, insieme allo Chef Corrado Parisi, ha realizzato un progetto che unisce un’esperienza culinaria unica all’interior design di lusso, e propone all’esclusivo pubblico di Capri una cucina gourmet terra mare inusuale e controcorrente.                                                               
ChefCorrado Parisi_9010Il menù, firmato da Corrado Parisi, contempla esclusivamente piatti italiani che miscelano semplicità, legame con il territorio, valorizzazione della materia prima e raffinata tecnica.
Su una delle terrazze più belle di Capri, all’esterno del Relais Maresca, lo chef Parisi, nato in Sicilia, cresciuto in Germania e con un’esperienza e una formazione internazionale, porta le tradizioni culinarie del “Regno delle due Sicilie” sull’isola azzurra. “È stata complicità al primo sguardo con Antonella, un incontro fortuito che ha portato alla nascita di questo nuovo concept restaurant. Siamo pronti per proporre, su questa straordinaria isola, un’esperienza culinaria unica e che difficilmente si potrà trovare altrove”.Imprenditrice Antonella Tizzano_Ideatrice del Concept Terrazza Marescar
Già nel settore da tempo, con due ristoranti a Cannes, in Costa Azzurra, Antonella Tizzano ha incontrato Parisi durante la kermesse gastronomica Festa a Vico.
Dall’ unione di queste due creatività, è nato il progetto del nuovo ristorante gourmet.  Tutte le materie prime utilizzate sono a Km 0, provenienti dal territorio, l’ispirazione della cucina è prevalentemente mediterranea e con una forte influenza siciliana.
L’inaugurazione della Terrazza Maresca Restaurant è fissata per lunedì 3 luglio alle ore 19.30.
Opening_TERRAZZA-MARESCA

Sono ben 27 i blogger vincitori del concorso The food Blog Award, indetto da Malvarosa FoodAgency, con tema “La Dieta Mediterranea” intesa come stile di vita e di alimentazione.

I giovani talenti, hanno avuto la possibilità di essere ospitati nel territorio campano per una quattro giorni di eventi e masterclass di cucina.

Domenica 30 ottobre è stata la volta dello chef Maurizio De Riggi, che ha celebrato con un brillante menù ad hoc per l’occasione il pomodoro San Marzano DOP, prodotto dall’Azienda Solania s.r.l., da sempre il pomodoro di qualità per eccellenza.

Questa azienda fonda la sua mission proprio sulla parola “genuino”, che letteralmente sta a significare “che non contiene sostanze estranee alla propria natura; non adulterato o sofisticato”.

Altro aspetto peculiare è la cura del prodotto dalla piantina, alla raccolta, alla trasformazione e alla messa in commercio, con un controllo di filiera e di tracciabilità che non hanno pari nel mondo delle società conserviere.

E’ da qui che nasce la filosofia dell’azienda, il proporre un pomodoro che una volta raccolto, selezionato, scottato e poi pelato, preservi le sue caratteristiche organolettiche grazie ad una specifica lavorazione, che ne rispetta la delicatezza.

Il sapore genuino, quindi, frutto di una selezione accurata delle materie prime e di un processo di trasformazione ancora vicino a quello artigianale, permette a Solania s.r.l. di offrire ai consumatori  un pomodoro salubre e di alta qualità.

Tra la rosa di prodotti dell’azienda annoveriamo il pomodoro San Marzano DOP, il pomodoro giallo pelato e i pomodorini datterini, sapientemente interpretati dallo chef De Riggi in occasione della sua masterclass sul San Marzano.

Mozzarellina di bufala, pomodoro alla camomilla e limone,  basilico e pesto di uvetta e capperi,

Tonno/gamberi con pomodoro pelato giallo, pesto di prezzemolo, barba di finocchi, sale scaglie e semi di chia.

Questa la proposta di Maurizio De Riggi.

Per l’occasione, inoltre, la presentazione di un’invenzione dello chef, lo “ Spaghetto 2.0.” : spaghetti all’ origano in zuppa fredda di san Marzano e spuma di ricotta.

Una lezione importante, un’attenzione all’educazione alimentare che oggi è sempre più perno di una sana alimentazione.

 

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