Il 10 ed 11 agosto si terranno due serate sul tema cocktail e pizza presso la pizzeria “Da Cicchetto”

Cocktail e pizza Da Cicchetto. Uno dei binomi gastronomici più “in” – e al contempo divergenti – del momento approda anche nella piccola ma meravigliosa Sicignano, nel cuore degli Alburni, e lo fa in chiave squisitamente territoriale

Il 10 e l’11 Agosto, infatti, saranno le occasioni per dare il via, con due piacevoli serate, alla nuova iniziativa frutto della sinergia tra la Pizzeria “da Cicchetto” e il cocktail bar “La Rotonda“: i saperi dell’arte bianca di Francesco Di Rosa e l’estro del bar tender e imprenditore Andrea Giglio hanno, infatti, dato vita ad una nuova simbiosi, unica ed inconfondibile, di sapori ed aromi

Quattro saranno i cocktail presentati e proposti, proprio a partire dalle due serate, che avranno luogo presso la Pizzeria “Da Cicchetto”, nel centro di Sicignano degli Alburni: molto semplici da replicare con preparazioni home-made, saranno il frutto dell’incontro tra le creatività dei due giovani sicignanesi.

I drink, non troveranno soltanto, infatti, spazio nelle due serate di presentazione, ma diventeranno parte integrante della carta della pizzeria “Da Cicchetto”.

Gin tonic” con olio d’oliva e basilico, “Americano” aromatizzato al rosmarino, “Paloma” al pepe rosa, ed un grande classico, peraltro amatissimo dagli appassionati di drink, ovvero l’Hugò, saranno i protagonisti del nuovo menù della pizzeria sicignanese, che punterà ad accompagnarli con le sue proposte di pizza più “innovative”, incluse nella sezione “La nostra evoluzione” (di seguito passate in rassegna insieme ai loro ingredienti): “Sicilia bedda (Crema di datterino giallo, stracciatella di bufala campana, tartara di gambero rosso del mediterraneo, granella di pistacchio, olio extravergine basilico), “Un gambero a Trastevere”, (Fior di latte, crema cacio e pepe, in uscita tartare di gambero rosso e tartufo fresco),  “Un monaco a Nerano” (crema di zucchine home made, in uscita stracciatella di bufala, guanciale, provolone del Monaco), “Quanto sei bella Roma” (Fior di latte, guanciale di maiale contadino locale ,tuorlo d’uovo biologico marinato, fonduta cacio e pepe con pecorino romano dop stagionato , olio extravergine d’oliva basilico), “Panormo” (fior di latte, porcini, fonduta di provola affumicata, tartufo fresco, olio evo basilico), “Mortadella” (fior di latte, pesto di basilico, in uscita mortadella, granella di pistacchio, olio evo, basilico), “Tentazione 2.0” (datterino giallo in crema, salsiccia locale a punta di coltello, porcini , stracciatella di bufala, olio evo, basilico), “Valtellina” (crema di parmigiano reggiano/in uscita rose di bresaola, pomodorino ciliegino semidry , emulsione di rucola aromatizzata al limone, olio evo, basilico), “Cetara” (crema di datterino giallo, alici di Cetara, chips olive taggiasche, polvere di capperi , olio evo, basilico), “Genovese” (Fiordilatte, pesto di basilico, pomodorino datterino rosso semidry, guanciale contadino locale, olio evo , basilico), “Trentino” (crema di provola affumicata, in uscita tartara di scottona, pomodorino giallo e rosso semidry, polvere di pistacchio, burratina di bufala, olio evo, basilico), “Evoluzione nonna Maria” (Fiordilatte, datterino giallo in crema, pomodorino ciliegino semidry, crudo di Parma doppia corona, burratina di bufala), “Il tonno è tornato” (datterino giallo in crema, in uscita stracciatella di bufala, tartare di tonno rosso, chips d’olive). 

Un latticino made in Italy e un mercato asiatico che sembrano apparentemente antitetici. In realtà, è proprio dalla curiosità reciproca che può nascere una migliore comunicabilità. Il riferimento è alla celebre mozzarella di bufala campana Dop e all’affascinante Giappone.  

Nella sua semplicità la mozzarella di bufala può dare vita ad una infinità di ricette

Una mozzarella dal grande potenziale

Come recita il sito web dedicato, quella di bufala campana è l’unica mozzarella in commercio a potersi fregiare del riconoscimento europeo Dop. In quanto tale, è un prodotto tutelato dall’Unione europea. Si tratta di un grande traguardo per un territorio come quello campano, ricco tradizioni enogastronomiche ma spesso oggetto di tristi dinamiche politiche, sociali e, nei casi peggiori, criminali.

La sana filiera agroalimentare può essere un trampolino di lancio per molti giovani. Gli esempi in tal senso non mancano e sorgono dalla sinergia tra sostegno pubblico alle politiche agricole e voglia di innovazione. Anche un settore come quello caseario, talvolta visto come “analogico”, può sfruttare le nuove frontiere del business e del marketing digitale.

Non ultimo è lo sforzo che gli imprenditori dell’agroalimentare campano stanno mettendo in campo nella green economy, adottando soluzioni aventi ricadute positive anche a livello sociale e ambientale. Secondo l’ultimo rapporto GreenItaly della fondazione Symbola e di Unioncamere la Campania è la seconda regione per eco-investimenti, distanziata solo dalla Lombardia.

L’APE tra UE-Giappone e l’export italiano

Il Giappone rappresenta la terza economia mondiale per PIL. La mozzarella di bufala campana Dop è l’unico latticino del Meridione presente nell’elenco dei prodotti tutelati dall’APE (l’Accordo di partenariato economico tra Ue e Giappone). Questo accordo è entrato in vigore il 1° febbraio 2019 e prevede alcune facilitazioni degli scambi commerciali tra l’UE e il mercato nipponico.

Vengono eliminate molte barriere tariffarie, per semplificare l’import-export, e si garantiscono dei principi reciproci in materia di apertura su determinati mercati e sulla concorrenza. In particolare, tra le garanzie riconosciute dall’APE emerge il rinforzo della tutela della proprietà intellettuale in Giappone e la protezione delle indicazioni geografiche, così come stabilite dalle Istituzioni europee.

Il mercato giapponese

La produzione agroalimentare giapponese non soddisfa da sola la domanda nazionale, coprendo poco più del 40%. Il Giappone è quindi costretto ad importare massicciamente e in tal senso il made in Italy è riuscito a ritagliarsi una propria nicchia. Di seguito al boom economico e all’apertura degli anni Cinquanta, il mercato giapponese iniziò ad abituarsi alla presenza di prodotti stranieri, esplosi negli anni Ottanta con la globalizzazione. Il cambio delle abitudini di consumo gastronomico ha portato benefici anche al made in Italy; basti pensare che negli ultimi anni tra i formaggi più apprezzati in Giappone vi sono il Grana, il Pecorino e l’Asiago.  

La grande versatilità della mozzarella come ingrediente le ha permesso di penetrare nella quotidianità estera, Giappone compreso, tramite altre “vie”. Pizza in primis, ma anche negli hamburger e con i mozzarella sticks.  

Come si esporta la mozzarella in Giappone

Innanzitutto, è necessario un certificato veterinario per l’esportazione di latte e prodotti a base di latte, che in Italia è in vigore dal Giugno 2020. Inoltre, bisogna avere un’approfondita conoscenza logistica perché spesso una delle maggiori difficoltà risulta proprio questa. Anche in Giappone, ovviamente, la GDO si snocciola su più livelli, dagli importatori ai grossisti e fino alla clientela finale, che va dai professionisti (ristoratori, supermercati e commercianti vari) ai normali consumatori.

L’impresa esportatrice dovrà predisporre la documentazione necessaria in aggiunta al certificato (pro-forma invoice, packing list, etc.). Per beneficiare del regime tariffario previsto dall’APE sarà indispensabile dimostrare l’origine europea (nel caso, italiana) del prodotto esportato. Questa fase è possibile grazie alla registrazione al sistema REX (Sistema degli esportatori registrati), da richiedere tramite PEC allegando il modulo di domanda 22-06 BIS all’ufficio doganale di competenza. Quest’ultimo, dopo aver effettuato le dovute verifiche, fornirà un apposito numero REX che andrà poi inserito in ogni documentazione commerciale.

La trafila necessaria dalla produzione in Italia alla consegna in Giappone fa sì che il prezzo finale sia più alto rispetto ad altri prodotti simili. I giapponesi, però, sono abituati a standard di un certo livello quando si parla di made in Italy, senza contare che anche l’e-commerce agroalimentare sta crescendo; una grande opportunità per gli esportatori italiani.

Francesco Gallifuoco è al timone della pizzeria Franco Gallifuoco da tantissimi anni. Sin dalla tenera età di 7 anni, Francesco nutre la sua passione e la sua curiosità di scoprire l’arte della pizza e dell’impastare. Osserva il padre e ne ruba i segreti fino a quando, a causa della sua scomparsa, è quasi costretto a trasformare repentinamente quella che è una semplice passione in una professione. Verso i 17 anni, infatti, diventa il principale responsabile del locale e si rende conto che la sua passione è diventata realtà. Da quel momento, si è catapultato in quella dimensione e l’ha fatta sua, trasformando la struttura del locale, la cucina e ampliando la sala.

Il suo obiettivo si fa sempre più nitido: offrire qualcosa di diverso ai passanti che ogni giorno affollano la Stazione Centrale di Napoli. Infatti, il locale si trova in una posizione strategica, a pochi metri dalla stazione.

L’obiettivo è migliorarsi

Lo step successivo è nato dall’esigenza di migliorarsi giorno dopo giorno partendo dalla scelta e la selezione dei prodotti. Francesco, infatti, ha attivato un vero e proprio percorso di ricerca che mira a salvaguardare la tradizione campana. Allo stesso tempo cerca di stare sempre al passo con i tempi. Oggigiorno, troviamo prodotti e verdure che sono reperibili tutto l’anno, anche se alcuni prodotti in particolare, come i fiori di zucca, nonostante le tecniche di conservazione, devono essere necessariamente comprati nel periodo giusto.

Nonostante ciò, data la posizione del locale, la pizzeria Franco Gallifuoco è spesso affollata da turisti che, noncuranti della stagione in cui si trovano, chiedono pizze prettamente “invernali” durante il periodo estivo.

E Francesco grazie all’aiuto di due amici chef, Paolo Barrale e Simone Profeta, è riuscito a trovare il giusto compromesso, riadattando i menù per accontentare i clienti, senza però perdere di vista la qualità dei prodotti.

La pizza di Franco Gallifuoco è una pizza che tecnicamente si può definire napoletana nel diametro. Cornicione pronunciato, ma la differenza o il tocco in più è data dalla farina di tipo 0 con germogli di grano scelta da Francesco per dare un tocco deciso all’impasto e creare un prodotto leggero e profumato leggermente diverso da quella che è la classica pizza napoletana.

La specialità sono le grotte

La specialità della pizzeria Franco Gallifuoco è un’idea nata da Francesco. Nasce dall’amore verso i ripieni e dalla voglia di creare un prodotto simbolo che lo contraddistinguesse nel mondo dei pizzaioli. Sviluppata grazie all’aiuto di Carlo Cuomo, la persona di fiducia che lo segue a 360 gradi, e a Laura Gambacorta, le Grotte di Franco sono una vera e propria rivoluzione nel panorama dei ripieni.

Nascono dalla necessità e dal desiderio di Francesco di mangiare e assaporare un ripieno che non appesantisca, ma che consenta al cliente di sedersi a tavola e gustare un antipasto, una Grotta e infine anche un dolce senza la sensazione di sentirsi sazi e soddisfatti. Il segreto sta nella cottura e nello sfruttare i vapori che si creano all’interno del ripieno, non essendo bucato come il classico ripieno napoletano.

Grazie ai due amici chef ha reso le Grotte il simbolo della sua pizzeria ed esistono tantissime varietà. Dalle ricette napoletane, riadattate per essere assaporate con la pizza, a versioni più americane come la Grotta con il Pulled Pork o la Grotta con le Jacked Potatoes.

Proprio grazie a un target di clienti misto, la scelta del menù è stata studiata e adattata a tutti i tipi di esigenze. Le Grotte hanno riscontrato molto successo. Il pubblico più giovane ha scoperto il ripieno, il pubblico adulto l’ha riscoperto in una versione più leggera.

Il punto di forza della Pizzeria Franco Gallifuoco è l’unione. Francesco, infatti, crede fermamente nella cooperazione proprio perché le idee non nascono mai da una sola mente, ma dal confronto.

Tra i progetti futuri c’è la voglia di farsi conoscere anche fuori dalla Campania e di aprire una nuova sede in una zona diversa di Napoli.

Corrado Alfano propone una pizza dall’equilibrio ideale tra gusto e tradizione napoletana

Vengo dalla gavetta, ho iniziato 37 anni fa in una pizzeria storica. Il locale l’ho aperto 4 mesi fa, a Volla, con tutta tutta la famiglia” – ci tiene subito a sottolineare Corrado Alfano, napoletano di nascita. Per il suo locale sceglie un nome decisamente impegnativo “PiGreco“. L’intento è quello di voler sottolineare la precisione matematica che esiste nel rapporto tra il gusto e la più antica tradizione in fatto di “arte bianca”.

In “PiGreco” è lampante lo studio, appassionato e fantasioso, di Alfano. Qui, la modernità va a braccetto con lo sguardo rivolto ad un passato che è bacino di sapori e profumi che non si dimenticano. Il locale è in stile classico e moderno al contempo. Possiede un ampio dehor, dall’arredo essenziale e curato.

Il menù è stagionale, perché “PiGreco” ama offrire ai suoi ospiti prodotti sempre freschi. “PiGreco offre solo pizze e fritti. Gli impasti sono realizzati con farine “0” e tipo “1” precisa Corrado Alfano.

“PiGreco” punta sulla semplicità, rifugge l’enfasi. Questo locale è il sogno realizzato, quello coltivato da una vita, che Alfano realizza grazie alla collaborazione preziosa di tutta la famiglia, in primis dei figli. Alla domanda se vi siano degli obiettivi nell’immediato futuro, Alfano risponde: “Difficile stabilirlo. È ancora tutto in continua evoluzione“. I propositi sono tanti e ogni giorno la sfida è quella di realizzare la pizza più buona, colorata e accurata.

La matematica delle pizze

“PiGreco” è un’avvenuta imprenditoriale di prim’ordine. Dopo una vita trascorsa come pizzaiolo dipendente, Corrado Alfano decide che è arrivato il momento di far conoscere la sua idea di pizza. Un prodotto artigianale, legato al glorioso passato della napoletanità, ma nel quale si riconosce, al primo morso, la costante ricerca matematica di bellezza, equilibrio, gusto.

Una pizza curata in ogni minimo dettaglio, che diventa esperienza sensoriale a 360°. Un cornicione alveolato, materie prime di eccelsa qualità e una lievitazione leggera: ecco le cifre distintive. La pizza di Corrado Alfano è morbida, profumata ed è accessibile a qualunque tasca. I costi sono contenuti, perchè la pizza è un diritto di tutti.

E allora via libera con la pizza salsiccia e friarielli, con crema di friarielli e ricotta o con la pizza “Tradizione evolutiva“, con crema di parmigiana e stracciatella di bufala campana.”Oltre alla pizza classica, in menù abbiamo anche quella al padellino“- ci tiene a sottolineare Alfano, facendo riferimento a quelle pizze realizzate con impasti ad alta idratazione, che prevedono farine poco raffinate e crusca.

Con “PiGreco”, Corrado Alfano vince su tutti fronti.

PiGreco Pizzeria a Volla
via Famiglietti, 6
Tel 081 399 9233 – 334 945 9834
Aperto a pranzo e cena, domenica solo sera
Chiuso lunedì

Sito internet:

Facebook: https://www.facebook.com/pigrecopizzeria

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In questa ottica, infatti, si inserisce la scelta di utilizzare un mix di farine di tipo 0 e di tipo 2, affinché proprio quest’ultima possa rimandare all’odore e al sapore del pane, richiamando il suo passato da panettiere

Il primo amore di Daniele Cianca è stato la panificazione, infatti, fino all’età di 20 anni ha lavorato come panettiere, ma un’intolleranza al glutine gli ha dato la possibilità di scoprire un’altra passione quella per la pizza che coltiva, ormai, da 15 anni. Uno dei suoi primi impieghi è stato a Formia, la sua città natale, presso l’Antica Pizzeria Ciro di Giorgio Moffa dove ha appreso i segreti della pizza napoletana.

Cianca ha svolto il corso da istruttore presso l’accademia pizza DOC, senza però svolgere l’apprendistato di 6 mesi fornito dalla stessa struttura, poiché ha scelto di partecipare al Pizza Talent Show, lo show televisivo incentrato interamente sulla pizza. Qui Cianca ha conosciuto Fabio Sociani, uno degli organizzatori del talent, con il quale ha iniziato a collaborare dando vita a delle video-lezioni per il progetto impastatori italiani ethical division. Questo progetto si propone di formare professionisti nei vari settori della ristorazione attraverso corsi di lievitazione, panificazione e pasticceria. 

La pizza

Il tentativo di Daniele Cianca è quello di proporre una pizza che possa descrivere la storia e le emozioni del pizzaiolo. In questa ottica, infatti, si inserisce la scelta di utilizzare un mix di farine di tipo 0 e di tipo 2, affinché proprio quest’ultima possa rimandare all’odore e al sapore del pane, richiamando il suo passato da panettiere.

Il legame tra la pizza e la storia del pizzaiolo emerge, anche, dalla scelta di utilizzare molti prodotti del territorio dall’agro-pontino, la sua terra natia, come il pomodoro giallo di Sperlonga o la bufala di Formia, senza però rinunciare alle altre eccellenze italiane come la cipolla di tropea o la provola di Agerola. Nel locale di Cianca convivono sia le pizze gourmet, come quella dedicata alla sua primogenita con pesto di basilico, provola di Agerola, patate cotte al forno a legna e pomodorino secco, che le pizze classiche come la margherita che rappresenta il suo punto di partenza nel mondo dell’arte bianca. 

Dove nasce

Nel 2019 a Fondi, uno dei comuni del territorio dell’agro-pontino, sorge il pub-pizzeria Besìa. Il nome particolare, dall’eco spagnoleggiante, nasce dall’unione delle iniziali della figlia e della nipote del suo patron, rispettivamente, Beatrice e Asia.

Da Besìa non si vuole proporre solo una pizza gourmet, ma un prodotto che, attraverso la continua ricerca di materie prime di qualità e lo studio delle diverse tecniche di cottura, potesse esprimere le sensazioni e gli stati d’animo del pizzaiolo.

Inizialmente, Cianca ha iniziato utilizzando i prodotti di tutta Europa, ma l’emergenza sanitaria gli ha permesso di acquisire una nuova consapevolezza dandogli l’impulso a celebrare e a promuovere le eccellenze italiane e, soprattutto, quelle del suo territorio, arricchendo le sue pizze con molti prodotti a km 0. Proprio da questa nuova consapevolezza è nata la pizza condita con alcune delle eccellenze italiane con capocollo di Martina Franca, crema di radicchio dell’azienda Demetra, confettura di cipolle di tropea e infine si chiude la pizza con il montasio, formaggio veneto, a scaglie. 

Ripercorriamo le vecchie tradizioni, con uno dei piatti più amati

La parmigiana di melanzane è uno dei piatti tradizionali più antichi e amati del nostro paese, ma rivendica le sue antiche origini da regioni come: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Gli ingredienti sono molto semplici ed è proprio la semplicità a farne un piatto popolare e a dargli quel tocco di dolcezza che ogni domenica riunisce le nostre famiglie italiane.

La parmigiana di melanzane: profumo di tradizione

Sarà capitato a tutti o alla maggior parte dei lettori di camminare per le strade dei borghi della nostra città o in qualche vicoletto del nostro paese e d’improvviso essere colpiti dal delizioso profumo dei piatti cucinati. A volte è possibile sentire l’odore del ragù o quello leggero della frittura. A volte è possibile sentirli entrambi, soprattutto, quando qualcuno sta cucinando la parmigiana di melanzane, che spesso, fa da contorno alle nostre tavole. Un vero e proprio profumo di tradizione

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Gli ingredienti della parmigiana di melanzane e la sua preparazione

Gli ingredienti della parmigiana di melanzane, sono ingredienti poveri, come d’altronde tutta la cucina partenopea: melanzane, passata di pomodoro, fior di latte e Parmigiano Reggiano. La preparazione è molto semplice:

  • Cominciamo dal sugo unendo sedano, carote e cipolle alla passata di pomodoro. Facciamola cuocere a fuoco dolce per circa un’ora.
  • Dopodiché pulire e tagliare le melanzane e friggerle in olio già caldo (170°).
  • Tagliare a dadolini il fior di latte. Come ultimo step abbiamo la composizione.
  • Formiamo il primo strato disponendo le fette di melanzane al meglio, versiamo il sugo come primo strato e poi i cubetti di fior di latte con una spolverata di parmigiano.
  • Ricominciano da capo fino al termine degli ingredienti. Una volta composta la nostra creatura, mettiamo in forno a 200° per 30 minuti.

Ora non basta che aspettare. Buon appetito!

Il pizzaiolo Luca Viggiano, a Pignataro Maggiore (Ce), conquista tutti con la sua pizzeria “Aromé”, di altissima qualità

Ho iniziato a lavorare a 14 anni come aiutante nella brigata di cucina di un ristorante che aveva anche un forno delle pizze, e lì ho capito che quella sarebbe stata la mia strada“. Così esordisce Luca Viggiano, pizzaiolo della pizzeria “Aromé“, che a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, realizza pizze che son diventate un biglietto da visita di grande pregio.

L’amore e la passione sono sicuramente tra gli ingredienti principali della storia di Viggiano. Questi, poi, non rinuncia a tornare nel suo paese Natale per percorrere la strada del successo. “Dopo il servizio miliare, ho intrapreso l’arte del pizzaiolo, facendo esperienze in vari locali della provincia di Caserta. Lavorando con amore e passione, sono riuscito ad avere la prima affermazione professionale in un locale di Capua, realizzando una pizza capace di attrarre clienti da tutta la provincia di Caserta, da Napoli e dall’intera regione“.

Dopo l’esperienza di Capua, Luca si mette in proprio e nel suo paese apre un pizzeria da asporto che riscuote immediatamente un enorme successo. Un’avventura durata vent’anni che gli regala molte soddisfazioni. Ma la pizza da asporto è solo un primo passo, troppo limitante nel rapporto con i clienti, perchè Luca possa ritenersi completamente soddisfatto.

La svolta

Dunque, nel settembre del 2020 arriva la svolta: Viggiano apre una pizzeria che comprende anche il servizio al tavolo. Finalmente, giunge la possibilità di percorrere nuove strade. Comincia un periodo di sperimentazione, di studio, che lo portano ad affinare le tecniche del mestiere.

Luca impara a conoscere le materie prime e l’uso delle diverse farine: “Ho imparato l’utilizzo ottimale dei prefermenti biga e poolish, per ottenere un impasto particolarmente leggero, tale da stimolare l’interesse di alcuni produttori di farine specializzati in materie prime per le pizze“. L’esperienza accumulatasi in questi anni di apprendimento e di sperimentazione continua, rendono la sua pizza assai “personale”. Non casualmente il mio locale a Pignataro Maggiore ha come nome “Aromé”, che significa “da me”, nel dialetto del posto“.

La pizza di “Aromé” è leggera, digeribile, fatta con materie prime accuratamente selezionate, come, ad esempio, farine non trattate con pesticidi e macinate a freddo. I condimenti sono tutti fatti a mano e, dunque, assolutamente genuini. “Attualmente, invece, sto sperimentando alcune tecniche di impasto che sfruttano la gelatinizzazione degli amidi e ottimizzano l’uso del lievito madre“. Insomma, Luca Viggiano non smette mai di mettersi alla prova, per mantenere alta la reputazione della sua pizza, che ormai è rinomata e apprezzata.

Chi mangia la pizza da “Aromé” lo fa entrando in un locale caratteristico, dal piglio rustico, che possiede anche un bel giardino interno.

Il personale è gentile ed accogliente. Il clienti possono, inoltre, gustare birre e vini che sono il risultato di un’attenta selezione e che valorizzano il vero fiore all’occhiello del locale: la pizza

“Aromé”. Un’esperienza culinaria che non si dimentica, quella della pizzeria di Luca Viggiano. Un percorso di gusto e di emozione, fatto di equilibrio tra i sapori e di materie prima di altissimo profilo. A Pignataro Maggiore, la pizza si chiama ” Aromé”.

Pizzeria “Aromé”

Via Vittorio Emanuele 3, n.28, 81052 Pignataro Maggiore CE

Telefono: 331 595 1389

Sito internet: https://arome-pizzarestaurant.business.site/?utm_source=gmb&utm_medium=referral

Facebook: Aromé

Al ristorante L’Amo di Caserta è possibile mangiare il pescato del giorno come mai provato prima

Di ristoranti dove mangiare buon pesce a Caserta e provincia ce ne sono. Non tutti garantiscono grande varietà, alta qualità e possibilità di ordinare tutto il menù con il pescato del giorno. L’Amo è il locale ideale per tutti coloro che amano mangiar bene, in un ambiente curato e familiare.

La materia prima proposta nelle pietanze dallo Chef De Lucia è freschissima ogni giorno, proponendo alla clientela un’offerta food davvero ricercata e con accostamenti e contrasti particolari.

Scopriamo l’idea della ristorazione “L’Amo”

Abbiamo intervistato il proprietario Rosario Rondinone per saperne di più..

In che hanno avete aperto la vostra attività? Da quanto tempo siete nella ristorazione/cucina)?

L’attività è stata aperta l’8 Marzo 2019, un iniziativa importante che ci ha portati ad immense soddisfazioni. Un anno dopo siamo stati chiusi causa Covid, un periodo tragico dove ogni speranza e sacrifico sembrava persa. Dopo 1 anno e mezzo di zona gialla, arancione e rossa a partire dal 26 Aprile 2021 abbiamo intrapreso la rotta verso la luce anche grazie al nostro chef Carmine De Lucia.

Da un anno a questa parte non ci siamo mai fermati, abbiamo fatto tantissime cose soprattutto delle serate importanti che hanno visto coinvolti anche i nostri clienti di sempre, serate come ad esempio: “Stasera Cucino Io”, “Amici ed Artisti” e “L’Amozzarella”.

Sono ben 30 anni che convivo nel mondo della ristorazione, dopo importanti esperienze all’estero (anche da imprenditore). Decisi di tornare a Caserta prima per aprire il famosissimo “Bar Boys” in Piazza Cattaneo e poi il bellissimo ristorante “L’Amo Racconti di Mare”, dove ogni cliente viene coccolato per qualsiasi richiesta.

Nel vostro ristorante qual è l’idea di ristorazione?

Un idea innovativa ma allo stesso tempo tradizionale, con la ricerca di materie prime e soprattutto fresche. Proponiamo sempre il pescato del giorno, una volta a settimana vado al mercato ittico di Napoli, perché quando il cliente viene da noi, deve assaporare il vero sapore del mare ovviamente con le giuste tecniche di cottura il prodotto viene esaltato.

Oltre alle materie prime, abbino anche degli ottimi vini nazionali, perché ad accompagnare un buon piatto c’è bisogno anche di un buon bicchiere di vino.

Quante persone e chi ti accompagna in questa avventura di ristorazione? Quanti coperti riuscite ad avere?

Il nostro staff è composto da 7 persone, compreso io e la mia compagna, perché dobbiamo essere i primi a lavorare e portare il buon esempio ai nostri dipendenti.

In cucina gestisce il nostro giovane chef Carmine De Lucia, che insieme alla sua brigata riesce sempre a soddisfare i palati dei nostri clienti sperimentando e ricercando i prodotti stagionali, sono contento e fortunato ad avere uno staff così preparato che ogni giorno da sempre il massimo per il nostro ristorante.

Il ristorante ha una capienza interna di 40 coperti, aprendo anche la terrazza fuori al ristorante ci estendiamo fino a 60 coperti.

Scopriamo il menù e gli ingredienti proposti dal ritorante “L’Amo”

Quali sono i piatti che propone il vostro menù? Quali sono gli ingredienti che mette in risalto la vostra ristorazione?

Il menù è basato sull’innovazione ma anche sulla tradizione, perché quella non va mai dimenticata.

Lavoriamo molto sui prodotti innovativi sia ittici che naturali ad esempio: ostriche oro, gambero rosso di Mazara del Vallo D.O.P, gambero blu Caledonia, ombrina e tonno locale. Come prodotti naturali usiamo anche l’aglio nero, katsuobushi, lemon grass, pomodori del piennolo D.O.P e tanti altri prodotti.

Abbiamo dei piatti molto innovativi sul nostro menù alla carta. Abbiamo una ricerca del prodotto e un’innovazione delle tecniche di cotture come ad esempio: cottura a bassa temperatura, essicazione e olio cottura. Ovviamente prepariamo anche piatti della tradizione come vi dicevo prima con il pescato del giorno, come ad esempio: zuppa di cozze, insalata di mare, frittura di pesce, grigliata di pesce e proponiamo anche un antipasto trittico con ricette tradizionali.

Nel menù risaltiamo e valorizziamo anche i prodotti agroalimentari d’eccellenza come i prodotti D.O.P e I.G.P che trovate nel nostro ristorante e per i vini i marchi D.O.C e D.O.C.G.

Oltre alla vasta e ampia scelta dei prodotti non può mancare il pescato del giorno, che è il simbolo del nostro ristorante perché è giusto che il cliente che viene nel nostro ristorante ha la possibilità di mangiare il pesce fresco come ad esempio: la bistecca di tonno, spigola, orata, ombrina, pesce spada e tante varie tipologie di pesci azzurri.

Qual è il vostro punto forte/piatto forte?

Il piatto forte che non è mai stato cambiato da quando abbiamo aperto è la Genovese di Tonno. I clienti ritornano a posta per mangiarla, perché ci raccontano che una volta assaggiata è difficile dimenticata. Viene preparata con tonno e cipolle di solito cuoce anche per 6 ore a fuoco lento. Usiamo la candela del pastificio di Gragnano, e viene impiattata con spuma di provola, katsuobushi (tonno essiccato), tonno crudo.

il-pescato-La-Genovese-di-Mare

Inoltre un altro punto forte è la cucina a vista (senza veli), chi lavora in questo settore ed ha un livello di professionalità alto lavora sempre come se fosse in onda sotto i riflettori. Nel nostro ristorante abbiamo voluto evidenziare il lavoro della nostra cucina e dei nostri ragazzi per valorizzare l’impegno che ogni giorno mettono in cucina e nei piatti che realizzano.

Cosa ritrova in voi la clientela che viene a pranzare/cenare nel vostro locale?

Tantissima ospitalità e professionalità, oltre ovviamente alla simpatia del nostro staff che da il massimo su ogni cosa che fa. I clienti ritornano spesso per assaggiare i nostri piatti, e le nostre materie prime all’Amo si mangia e si beve solo la qualità.

Alcuni dei nostri piatti con il pescato del giorno


L’AMO – Racconti di Mare e Marinai

Indirizzo: Via Pietro Mascagni, 10A – 81100 Caserta

Tel: 0823 183 3626

E-mail: amoraccontidimare@gmail.com

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Se ricerchi l’impasto della pizza innovativo e leggero, lo puoi trovare da Fonderì Pizza Glamour. La pizzeria situata a Napoli, al confine tra i quartieri del Vomero e Fuorigrotta, in Via Michelangelo da Caravaggio, in una zona dove sono presenti altre pizzerie affermate.

Il fondatore Domenico Sottolano con il supporto del pizzaiolo Carmine Pellone e da altri giovani che compongono lo staff, hanno deciso di “fondare” una pizzeria che in un ambiente raffinato ed elegante proponga prodotti tradizionali rivisitati.

Al centro del menù di Fonderì Pizza Glamour c’è l’impasto. É possibile trovare varie tipologie di impasti con diversi gradi di lievitazione e cotture.

Abbiamo aperto l’attività lo scorso 8 dicembre. Questo è il progetto di una vita in cui crediamo molto. Abbiamo scelto uno staff preparato ripartito tra pizzeria sala e cucina“. Definita la parte strutturale ed organizzativa, il passo successivo è stato definire il menù. La proposta di Fonderì rispecchia la filosofia dei proprietari: “Il nostro menù è improntato sulla tradizione e l’innovazione. Ma oltre alla pizza napoletana, trattiamo anche altri tipi di impasti, diciamo che facciamo più un lavoro da laboratorio”.

Ma cosa si intende per lavoro da laboratorio?

“L’impasto classico della pizza è il prodotto principale ma realizziamo anche: la ciabatta, padellino multicereali cotto al vapore, pizza in pala, bun, babà padellino, padellino gluten free e pane cafone solo con lievito madre”.

Il punto forte è il fatto di aver dato hai clienti unalternativa alla classica pizza napoletana con prodotti innovativi, in varie consistenze, apprezzata dai clienti. A livello di topping il cavallo di battaglia di Fonderì è la Provolone del Monaco, composta da: base provolone del monaco, piennolo giallo e sbriciolata di salsiccia. All’uscita si aggiunge: chips di melanzane e pesto di basilico


Fonderì Pizza Glamour

Indirizzo: Via Michelangelo da Caravaggio, 52 – 80126 Napoli

Tel: 0813183439

E-mail: fonderinapoli@gmail.com

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L’executive Chef della pizzeria ‘Fratelli di pizza’ di Pavia, conquista il nord con la tradizione partenopea

Quella di Mario Stasio e della sua passione per la pizza è una storia che arriva da lontano. “Siamo nel campo della ristorazione da sempre. Mio padre, lo Chef Pasquale, che era un “giramondo”, nel 1958 si trasferì in Sud Africa dove entrò a far parte di un progetto di ristorazione che coinvolse diversi italiani, i quali portarono l’eccellenza del nostro paese nel continente africano“.

Fu Salvatore, fratello di Mario, a ricevere per primo gli insegnamenti del genitore. Poi, la passione arrivò fino a Mario, che, sin da bambino si dilettava nella preparazione di dolci, aiutando la madre. La svolta arrivò però nel 1982, quando, nel periodo dei mondiali di calcio che videro l’Italia vittoriosa, il fratello Salvatore aprì il primo ristorate in Germania, a Mönchengladbach.

Mario, appena quindicenne, lo seguì, insieme al padre. Da quel momento, gli Stasio aprirono diversi ristoranti: due a Napoli, uno in Sardegna e, poi a Pavia.

Nella città lombarda, nacque un piccolo ristorante gourmet, e fu grazie a quella esperienza che crebbe la voglia di espandersi e di “brandizzare” la storia e gli insegnamenti che discendono dal padre Pasquale. “Era il 2018, in una festa privata, dove ero a capo Chef del servizio di catering, conobbi un costruttore, rinomato nel pavese. Costui, entusiasta del servizio, decise di avanzare una proposta: si concretizzò così il progetto “Fratelli di pizza“.

Oggi “Fratelli di pizza” è un marchio registrato che vanta oltre al locale madre, sito a Pavia, anche locali a Napoli e presto un altro nel centro storico di Pavia e a Torino. L’obiettivo di “Fratelli di pizza” è quello di accontentare ogni tipo di palato. Per tale ragione, la carta delle pizze è divisa in due parti: le classiche rinomate e le pizze belle.

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In ogni caso, la voglia di sperimentare è sempre la cifra distintiva che sta alla base del lavoro dell’executive chef Mario Stasio. Nulla è lasciato al caso. Gli ingredienti sono di prim’ordine, le farine sono solo quelle a marchio Fratelli di pizza, brevetto del Mulino Varvello, che realizza una miscela di farine a basso indice glicemico.

In Fratelli di pizza non si gusta solo la pizza, appunto, ma anche tante specialità, assolutamente stagionali. Pesce fresco, carne altamente selezionata, dolci e tutto ciò che il cliente possa desiderare.

Siamo riusciti a creare una clientela fedelissima, in molti casi sfociata in amicizia“- specifica con orgoglio chef Mario. Nonostante il periodo difficile causato dalla pandemia di “Covid 19”, “Fratelli di pizza” non si è perso d’animo e ha continuato al lavorare alacremente.

Durante il Covid, abbiamo rivalutato il delivery, provando a coccolare i nostri clienti anche a distanza. Ancora oggi il servizio di delivery è attivo solamente la sera dalle 19 alle 20:30. Non ci affidiamo ad agenzie esterne, preferiamo avere un volto riconoscibile sempre, anche dal cliente che decide di mangiare comodamente a casa”.

Professionalità, entusiasmo, materie prima di altissima qualità, gentilezza e affidabilità. Fratelli di pizza è tutto questo e molto altro ancora.

Tanti sono i progetti futuri ma alla domanda se vi sia un patto preferito, Mario Stasio, risponde senza esitazione: “Potrà sembrare banale, ma il nostro piatto preferito sarà quello che progetteremo, perché da noi la fantasia non ha freni e non si ferma. Possiamo comunque darvi un’idea citandovi l’ultima novità, un bauletto di pasta fresca, ripieno di cioccolato ruby e gorgonzola, abbinato ad una salsa di melanzane e pomodorino giallo in acqua di mare, con peperoncino rosso. Ma accontentiamo anche la stragrande maggioranza delle persone, con il nostro cavallo di battaglia, lo “spaghettone di Gragnano ai sapori di scoglio“.

“Fratelli di Pizza” è in continua evoluzione, tra sapori che miscelano l’amore per la tradizione alla voglia di sperimentare. Una passione che si tramanda da padre in figlio, che travalica le generazioni. “Mi piacque talmente tanto mettere le mani in pasta, da bambino, che ancora oggi, all’età di 55anni, la giacca da cuoco mi fa da seconda pelle” – afferma Mario Stasio e non vi può essere presentazione più appropriata del proprio instancabile e bellissimo lavoro.

Fratelli di pizza

Via dei Livelli, Snc, 27016 Sant’Alessio con vialone PV

Telefono: 0382 185 9885

Sito internet: https://fratellidipizza1958.it/

Facebook: https://www.facebook.com/fratellidipizzapavia


Enrico Maria Lombardi e suo cugino Carlo Alberto rappresentano la quinta generazione di pizzaioli e insieme gestiscono la pizzeria di famiglia Lombardi dal 1892

Per poter gestire un locale devi saper svolgere qualsiasi mansione”. Queste sono le parole che il padre di Enrico Maria Lombardi ha rivolto a suo figlio nel momento in cui ha iniziato a lavorare nella pizzeria di famiglia. 

Per poter far si che un meccanismo funzioni alla perfezione ogni ingranaggio deve incastrarsi perfettamente con l’altro e per farli combaciare è necessario conoscerli alla perfezione. Infatti, “all’inizio – racconta il pizzaiolo –mi occupavo delle mansioni più umili. Dopo molti anni di gavetta nella pizzeria di famiglia, però, sono riuscito a raggiungere la cucina e il forno. Solo conoscendo ogni ruolo si può capire come agire, gestire e diventare un punto di riferimento per il team”. 

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Enrico Maria Lombardi e Carlo Alberto gestiscono la pizzeria storica Lombardi dal 1892

Enrico Maria Lombardi e suo cugino Carlo Alberto continuano a tramandare la lunga tradizione di famiglia e rappresentano la quinta generazione di piazzaioli. Adesso sono loro a gestire la storica pizzeria di famiglia: la Pizzeria Lombardi dal 1892. “Io e mio cugino – spiega Enrico – siamo la quinta generazione di pizzaioli, per me intraprendere questa strada non è stata una scelta, ma il naturale fluire della mia vita. Quando ho finito le scuole superiori avrei voluto iniziare l’università, ma ho capito che il mio destino sarebbe stato qui alla Pizzeria Lombardi per continuare la tradizione della mia famiglia”. 

La pizzeria, ormai, è parte integrante della storia gastronomica di Napoli, di generazione in generazione vengono tramandate le ricette di famiglia. Nonostante il menù sia composto da patti storici, non manca l’innovazione. La parola d’ordine di Enrico Maria Lombardi, infatti, è ricerca. “La nostra pizza – continua il pizzaiolo – non si discosta molto dalla classica napoletana. Proponiamo una pizza con un cornicione pronunciato e morbido, ma, al tempo stesso, cambiamo spesso farine proprio per adeguarci alla modernità. Il nostro segreto è continuare sempre a sperimentare, evolverci rimanendo fedeli alla nostra tradizione”.

Le proposte

La proposta delle pizze è molto varia accanto alle tradizionali si possono trovare delle pizze alternative realizzate con i prodotti di stagione. La Pizzeria Lombardi dal 1892 si è specializzata principalmente sulle creme. Per questo motivo ha scelto di proporre delle pizze speciali con basi di creme vegetali, come la pizza Zia Carmela: alla base si trova una crema di zucchine affiancata, poi, da petali di zucchine, pomodorini, fior di latte con, infine, l’aggiunta, fuori dal forno, di ricotta di bufala e scaglie di parmigiano.

Il locale non è specializzato solo in pizze, ma propone anche ricette della tradizione mediterranea, la loro specialità è il tianiello: non un semplice piatto ma un mosaico di colori e di gusto. “Questo piatto – conclude Lombardi – è un monumento della nostra pizzeria, una pietanza che celebra il mare. Il tianiello è un piatto molto simile alla zuppa di pesce, ma gli ingredienti vengono saltati in padella e non lessati. Il tocco finale è rappresentato dall’aggiunta di crostini di pane cafone fritto”. 

La Pizzeria Pasida – ‘gloria al gusto’ o meglio Pa.Si.Da, il nome del locale è dato dalle prime sillabe dei nomi dei fondatori: Pasquale, Simone, Dario, l’idea nasce dalla rivalsa personale dei tre fratelli originari del territorio acerrano. Essi hanno deciso insieme di intraprendere questa nuova sfida con il supporto di uno staff composto da 16 giovani provenienti dalle stesse zone territoriali.

La sfida impostata dai ragazzi è stata quella di aprire, in una zona periferica della città di Acerra, un’attività di ristorazione che racchiudesse al proprio interno sia un servizio bar/lounge bar, sia un servizio di ristorante/pizzeria.

Il payoff dell’attività è ‘gloria al gusto‘, non solo al gusto del cibo offerto, ma anche al gusto dell’arredo. Ampi spazi, colori eleganti, ottime finiture che dal pavimento al soffitto danno a questo locale un aspetto elegante e raffinato. La presenza di più sale divise: sala lounge bar, sala interna ristorante e sala esterna (chiusa e climatizzata), permette al Pasida di offrire un servizio diversificato per un totale di 150/160 coperti.

La cucina del Pasida enfatizza la ricerca delle materie prime del territorio, utilizzando sia prodotti che ricette del territorio campano e non. Pochi ingredienti, ricette semplici e gusto riconoscibile. Per quanto riguarda la proposta, Pasida offre ai clienti l’opportunità di poter scegliere più piatti: dalla tradizionale pizza (anche gourmet) con fritti oppure primi piatti, secondi e dolci del noto pasticciere Sal de Riso.

Il tutto racchiuso in un locale raffinato, moderno e confortevole. Ad accompagnare questo ambiente un servizio attento con un personale qualificato e un servizio moderno ed efficiente.

PASIDA Pizzeria

Indirizzo: Via Giovanni Paolo II 86, Acerra, 80011

SitoWeb/Menù: https://pasida.orderin.it/

Telefono: 081 314 5175

Just Eat: https://www.justeat.it/restaurants-pasida-pizzeria-acerra

Uber Eats: https://www.ubereats.com/it/store/pasida-pizzeria

Agostino Coppola, l’international maître de O’ Sbarazzino, ha raccontato come è nata in lui la passione per la mise en place e come fare per migliorare l’ospitalità italiana 

La sala e la cucina sono due mondi differenti tra loro, ma con l’obiettivo comune di rendere indimenticabile l’esperienza del cliente. Due mondi slegati il cui unico trait d’union è il maître, figura che domina la sala e mantiene un costante contatto con la cucina. Nel ristorante O’ Sbarazzino a vegliare sulla sala e a raccontare i piatti ai clienti c’è l’international maître Agostino Coppola.

Agostino Coppola maître de O’ Sbarazzino

Quando ero piccolo – spiega il maître – restavo incantato a guardare mio nonno apparecchiare. Lui lavorava come cameriere sulla ‘Tirrenia’ e quando, durante i pranzi in famiglia, preparava la mise en place rimanevo incantato a guardarlo. Quel momento ha segnato, per sempre, il mio destino. È stato lui il mio primo maestro, poi, attraverso lo studio, i corsi e l’esperienza ho affinato le mie capacità”. Agostino Coppola ha iniziato questo mestiere da giovanissimo lavorando sia per ristoranti esclusivamente per cerimonie che per locali più intimi con un menu alla carta. Fondamentale per la sua formazione è stata, anche, l’esperienza stellata presso il ristornate interno all’Hotel Capo La Gala

Adesso, però, il maître ha scelto di fermarsi da O’ Sbarazzino, una giovane startup con due locali, uno a Ercolano e l’altro a Torre del greco. Qui, in un clima di totale sinergia tra la sala, la cucina e la proprietà, si tenta di creare un perfetto connubio di gusto e ospitalità. “Ogni piatto – narra il maître – è in continua evoluzione. La cucina è sempre pronta ad ascoltare i consigli della mia brigata e dei clienti. Grazie a questo clima di collaborazione, siamo riusciti a dare vita ad abbinamenti tra piatti e cocktail, ma anche a pietanze che richiamano la cultura del posto dal dessert dedicato a ‘La Ginestra’ di Leopardi alle pizze legate alle due città che ci ospitano”.

La parola chiave, però, di Coppola è ospitalità, far sentire il cliente a casa è un obbligo. Per questo motivo, un cameriere non deve solo recitare la scheda tecnica di un piatto, ma deve saperlo raccontare e, soprattutto, deve essere in grado di capire subito il cliente, solo così potrà consigliarlo al meglio. “L’accoglienza e l’attenzione al commensale – sottolinea Coppola – è la prima cosa che insegno ai miei studenti. Per questo motivo insieme ad altri miei colleghi, ho scelto di realizzare N.O.I (Nuova Ospitalità Italiana). Un’associazione grazie alla quale entriamo nelle scuole alberghiere italiane e insegniamo le fondamenta dell’accoglienza. L’ospitalità deve essere insegnata nelle scuole, solo così possiamo migliorare la situazione ristorativa italiana”.

Il ristorante dei cibi e del bere delle terre borboniche

Gli inglesi la chiamano “Serendipity”, il fatto di scoprire qualcosa che, in realtà, non si stava cercando e di rimanerne positivamente impressionato. E così é andata anche nel nostro caso.
Era un tranquillo venerdì sera, uggioso, ma c’era quella voglia di provare qualche nuovo posto, di vivere qualche nuova esperienza culinaria memorabile. Si sa che a noi foodlovers questo è quel tipo di cose che ci dà linfa vitale. Lasciandoci guidare solo dall’istinto, ci siamo imbattuti in Cibarè, un ristorantino intimo, raccolto, quasi un gioiello nascosto, che parla a gran voce di Napoli e Napoletanità. Ma non solo. Ripercorre in un viaggio storico culinario l’antico legame tra Napoli e la Sicilia. Racconta, attraverso la voce dei piatti, la storia dell’antico Regno delle due Sicilie. Pertanto, sulla carta troverete tanti rimandi anche alla cucina Sicula. Benvenuti nel Regno delle due cucine, a portata di palato!

Cibaré si trova a via Medina 62, a Napoli, e pur non essendo con molti coperti ed essendo aperto non da tantissimo tempo, riesce a colpirti con tutti i sensi: appena entri, ascolti musica classica di repertorio napoletano. Con la vista vaghi sulle vedute antiche di Napoli riportate nei quadri che addobbano la sala; i profumi di cucina, buona e sana, ti colpiscono e infine è il turno del gusto.

Bè, non rimarrete delusi. Si può scegliere tra primi, secondi di carne e pesce, mescolando Napoletanità e Sicilianità. Io vi consiglio la “Nerano“, una spaghettata condita da crema di zucchine e provolone del monaco, che vi lascerà senza parole. Amalgamata perfettamente, “sciugliariella”, come diremmo a Napoli, ovvero cremosissima.


Come secondo, ci siamo spostati più verso la Sicilia e siamo andati di involtini di pesce spada ripieni di mollica e formaggio su crema di melanzane con olive e capperi al profumo di mentuccia e già l’ aspetto, riportato in foto, è indicativo della bontà e della freschezza dei prodotti usati.
Il servizio, gentilissimo e attento, e prezzi sicuramente abbordabili hanno reso la nostra scoperta “casuale” davvero unica!

Contatti:

Via Medina, 62, 80133 Napoli

081 551 0901

info@cibarenapoli.it

Serena Criscuolo

Gianfranco Iervolino porta avanti la tradizione della pizza napoletana nel suo ristorante 450°

Gianfranco Iervolino nasce a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, nel 1974. Dopo aver frequentato l’Istituto alberghiero, dove gode dell’insegnamento di alcuni grandi chef, come Andrea Cannavacciuolo, papà del notissimo Antonino, Gianfranco decide di partire. Vola alla volta dell’Inghilterra dove resta tre anni, coltivando nuove esperienze culinarie e imparando la lingua. Ma l’Italia chiama e Gianfranco torna per iniziare nuove sfide lavorative.

Prima le gestione di una pizzeria a Pompei, poi, passo dopo passo, la carriera decolla. Gianfranco, studia, si appassiona all’arte della pizza, elabora nuovi impasti, ha il desiderio di sperimentare e progredire. Quando viene scoperto dal giornalista Luciano Pignataro, caporedattore del “Mattino“, per Gianfranco inizia un precorso di grandi soddisfazioni lavorative. Vince numerosi premi: Premio Pizza Up 2012, Premio “Pizza dell’anno”, “Gambero Rosso 2014/2015“, Premio Tre Spicchi “Gambero Rosso 2015/2016“.

Vincenzo Iervolino partecipa a tantissime kermesse a livello internazionale come il “Salone del Gusto 2012″ di Sloow Food International e il “Taste of Roma 2015“. Tutte le migliori riviste di food parlano di lui ed è presente nelle più importanti guide del settore, dalla Guida del Gambero Rosso a quella del Touring Club. Dopo tanto studio e tanta esperienza, Gianfranco apre a Pomigliano d’Arco la sua pizzeria “450°”, nella quale celebra l’antica arte della pizza napoletana, la cui temperatura ottimale di cottura è nel nome stesso del locale.

Lo Chef Iervolino è un vulcano di idee, di entusiasmo e creatività. Nel suo locale si possono gustare dei fritti memorabili ed una vasta scelta di pizze, che restano nel solco della tradizione partenopea ma non disdegnano di guardare al futuro. Gli impasti sono leggeri, digeribili ma effettuati secondo l’originale ricetta di una volta. La sua pizzeria racconta perfettamente lo spirito col quale questo maestro della pizza si muove nel mondo dell’arte bianca. Glamour ed essenziali le sedute ed i tavoli, così come la “mise en place”, per regalare maggiore risalto alla cosa più importante: la pizza.

L’arte e la creatività

I fritti, la famosa “caprese destrutturata” che viene servita la bicchiere e le meravigliose pizze di mare, un’assoluta novità. Iervolino stravolge i condimenti, adoperando, ad esempio, il nero di seppia o i gamberi rossi di Mazara, abbinandoli a verdure di stagione. Come non citare, dunque, “La rana nera” pizza con un impasto al nero di seppia, provola di Agerola, gambero rosso di Mazara e olio extra vergine.

Spettacolare la montanara al nero di seppia, guarnita con stracciatella di bufala e un gambero crudo in cima, posato su di un letto di pappardelle di verdure di stagione. La pizzeria 450 Gradi è una vera e propria esperienza sensoriale imperdibile, perchè cattura il palato e la vista, con la sua originalità e la voglia di osare.

La grande maestria porta lo Chef Iervolino a diventare docente di pizza e ricerca del gusto presso “Il Gambero rosso” e di pizza gourmet nella scuola per professionisti “Dolce e salato” a Maddaloni. Gianfranco diventa anche un volto noto della televisione, accanto a Caterina Balivo, Serena Rossi e Bianca Guaccero che negli anni si succedono nella conduzione del fortunato programma Rai “Detto fatto”.

Parallelamente alla passione per la pizza, Gianfranco Iervolino coltiva il grande amore per la musica.

Frequenta la scuola per musicisti al centro culturale della canzone napoletana ed interpreta con passione i bani del grade maestro Serio Bruni, suonando la

chitarra ed il mandolino.

Questa enorme attitudine per la musica lo porta a partecipare a diverse programmi Mediaset, in qualità di cabarettista ed imitatore.

Un artista ecclettico, dunque, che lavora con versatilità, mettendo amore ed impegno in ogni attività.

450°” non è solo un ristorante… è un viaggio di scoperta di sapori ed emozioni.

450°

Via Giotto 2, 80038

Pomigliano d’Arco, Campania

Tel: 081 884 7592

Sito internet: http://www.gianfrancoiervolino.it/

Facebook: https://www.facebook.com/450gradipomigliano

 

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Il Consorzio del Provolone del Monaco Dop al fianco del Turuziello. La brutta avventura occorsa all’azienda agricola di Massa Lubrense il Turuziello, danneggiata da un incendio,  deve essere dimenticata al più presto. Per fare questo Benedetto De Gregorioe la sua famiglia si sono rimboccate le maniche per recuperare al più presto i danni causati dall’incendio che ha danneggiato la struttura nei giorni scorsi.

Oggi la visita dei vertici del Consorzio del Provolone del Monaco Dop. Il presidente Giosuè De Simone e il direttore scientifico Vincenzo Peretti sono andati in visita alla struttura. Il caseificio aziendale della famiglia De Gregorio è uno degli storici produttori del formaggio stagionato più famoso della regione Campania.

“Abbiamo voluto fare sentire alla grande famiglia del Turuziello la vicinanza nostra e di tutti i consorziati” spiegano De Simone e Peretti.

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“Fin dall’arrivo della brutta notizia che ha interessato questa struttura abbiamo cercato di pensare al modo migliore per essere concretamente al fianco di Benedetto De Gregorio. Considerato che nell’incendio purtroppo ha perso la vita anche degli animali, insieme ai consorziati abbiamo deciso di donare al Turuziello una bovina agerolese in lattazione. Un animale prezioso per chi produce il Provolone del Monaco Dop” concludono Peretti e De Simone.

Al Turuziello si lavora senza sosta. Da sempre la struttura di Schiazzano, una frazione di Massa Lubrense, è un punto di riferimento per i turisti soprattutto americani. Con l’avvicinarsi dei mesi più caldi dell’anno, si intensificherà il lavoro con i turisti e la struttura dovrà essere bella ed accogliente come da tradizione.  

Re Maurí è il Ristorante con Stella Michelin in cui ricercatezza e creatività figurano come protagoniste della cucina

La filosofia in cucina si deve ispirare ai colori, alla ricercatezza e alle emozioni “, questa è l’idea dell’arte culinaria da sempre coltivata dallo chef Lorenzo Cuomo, dal 2013 al timone di Re Mauri’, unico ristorante di Salerno che può fuorviarsi del prestigioso titolo di Stella Michelin, ottenuto proprio grazie allo Chef.

Re Maurì rappresenta la classe e l’eleganza non solo per la ricercatezza e la creatività dei suoi menù, ma anche per la location: un panorama mozzafiato sulla costiera amalfitana arrocato su un costone roccioso a Vietri sul Mare, nota proprio per la vivacità di colori legati alle sue ceramiche di fama internazionale.

La passione dello chef per il cibo e la ricercatezza

La mia storia professionale si può dire sia nata quasi per gioco o piuttosto curiosità. Avevo appena terminato la scuola media e dinanzi a me si poneva l’interrogativo di cosa fare del mio futuro. Benché avessi respirato sin da piccolo l’amore per la cucina, mio padre è stato chef del Grand Hotel Quisisana di Capri prima e dell’Hotel Santa Caterina di Amalfi poi, non è per seguire le orme paterne che ho intrapreso questo percorso. La spinta propulsiva è stata appunto la curiosità di poter dar vita a qualcosa di nuovo ed unico partendo da pochi semplici ingredienti. Iniziando così dall’Istituto Alberghiero di Salerno, sono entrato nelle cucine degli alberghi in giovanissima età e non ne sono più uscito. Da quel momento ho fatto di quella curiosità una passione, e di quella passione la mia vita” – afferma Cuomo.

“A19 anni – dice Cuomo – l’incontro con lo chef e scrittore Fabio Tacchella mi trasmette un elemento fondamentale: l’importanza dell’aspetto visivo e dell’estetica di un piatto“. Lo chef ha una cura attenta e meticolosa nella presentazione dei piatti, un’attenzione paragonabile a quella di un chirurgo all’opera che lo porta a finire le sue preparazioni “soltanto quando sono pienamente soddisfatto del risultato“. Questa ricerca della perfezione induce lo chef Cuomo, dapprima, ad immaginare il piatto mentalmente e successivamente a disegnarlo come un vero artista.

Dopodiché è la volta dell’elaborazione e dell’accostamento di sapori e della cura dell’aspetto artistico della mise en place: “La mia idea di cuoco è raccontata dal grande Gualtiero Marchesi: essere cuoco è un servizio, ed in quella divisa candida si individuano le caratteristiche essenziali della nostra funzione: onestà, pulizia e rispetto“. Rispetto prima di tutto per la materia prima che la natura quotidianamente ci offre e la profonda conoscenza di essa.

Il percorso professionale

Dopo aver frequentato la scuola alberghiera di Salerno, alternando con tenacia scuola e lavoro, a metà anni ’90 l’intraprendenza del giovane aspirante chef, lo porta ad inviare il suo curriculum vitae ai migliori ristoranti italiani. Parte poi per Verona, dove al seguito del gastronomo Tacchella comincia a specializzarsi per alcuni anni. Ma la sua voglia continua di eccellere in ogni singolo settore dell’arte culinaria e s specializza nell’arte pasticciera lavorando a Cast alimenti di Brescia per un anno e mezzo.

Arrivano anche i primi riconoscimenti al Mia di Rimini prima nel 2005 vincendo la medaglia d’oro in cucina artistica e poi nel 2006 vincendo l’oro assoluto. La sua professionalità lo porta a lavorare al fianco di Oliwer Gowlig, suo mentore insieme a Tacchella, nel prestigioso Hotel di lusso Capri Palace ad Anacapri.Prosegue poi la sua storia con ristoranti del calibro di Aimo e Nadia a Milano, al Trussardi La Scala con Andrea Berton, a San Cassiano alla Siriola sino a Pappacarbone a Cava de’ Tirreni con Rocco Iannone. Con quest’ultimo lo chef Cuomo ha imparato la sottile arte del levare, creando uno stile culinario essenzialista e meno costruito.

Una chiamata importante

E’ proprio da qui che parte il suo concept culinario che troviamo oggi da Re Mauri’ dove arrivò nel 2013 grazie ad Oliver Glowing. “Nel 2013 ebbi infatti la telefonata di Oliver Glowing per lavorare al Lloyd’s Baia Hotel: è nato così il Re Maurì, un ristorante dove ho messo l’anima e riversato il mio bagaglio di conoscenze, che unite al grande lavoro, dedizione e spirito di sacrificio, mi hanno portato a raggiungere, dopo solo un anno e mezzo, la mia prima Stella Michelin.“- conclude lo chef stellato.

Prosegue poi la sua storia con ristoranti del calibro di Aimo e Nadia a Milano, al Trussardi La Scala con Andrea Berton, a San Cassiano alla Siriola sino a Pappacarbone a Cava de’ Tirreni con Rocco Iannone. Con quest’ultimo lo chef Cuomo ha imparato la sottile arte del levare, creando uno stile culinario essenzialista e meno costruito. E’ proprio da qui che parte il suo concept culinario che troviamo oggi da Re Mauri’.

La filosofia in cucina

Io cucino quello che mangerei ed il mio punto di riferimento è Gualtiero Marchesi, ossia rigore nel servizio, conoscenza del territorio, conoscenza tecnica“. La cosa che mi entusiasma di più è trasformare e reinventare ogni singolo alimento, che sia un uovo o una semplice verdura, dopo numerose prove e sperimentazioni…“. Un sogno dello chef Cuomo è quello di poter scrivere un libro attraverso il quale poter condividere 30 anni di esperienze e di dedizione per la cucina. “Cavalli di battaglia?“- dice lo chef – “direi nessuno, perchè ogni giorno amo inventare un nuovo piatto, che rispecchi la mia continua ricerca della sperimentazione e la scoperta di nuovi accostamenti del gusto“.

Da Re Mauri’ quindi troveremo sempre e comunque una nuova proposta gourmet, che non rimane mai uguale a se stessa, simbolo inequivocabile di uno chef che può indubbiamente essere una delle nostre stelle culinarie non solo italiane, ma internazionali.

Re Mauri’

strada per Vietri sul Mare presso il Lloyd’s Baia Hotel (Sa)

089-7633687

Pranzo 12,30-14.30

Cena 19.30-23.00

I sapori autentici della Calabria protagonisti delle pizze di Alessandro Viscomi

Alessandro Viscomi è un calabrese DOC, caparbio e generoso, animato da una grande passione: quella per la pizza. Il paesaggio, il clima, gli odori del territorio hanno influenzato notevolmente l’essenza delle sue creazioni che risultano essere sempre il riflesso del mare e della collina.

Non nasce pizzaiolo ma lo diventa frequentando corsi base, masterclass e corsi di specializzazioni sulle varie tipologie d’impasto e di pizza culminando la sua preparazione professionale con l’attestato di Istruttore dell’Accademia Pizza Doc. Oggi, infatti, grazie a ormai un’esperienza ventennale al banco, garantisce a quanti passano per la sua pizzeria un’autentica esperienza di gusto. 

La pizza firmata Alex Viscomi è frutto di un metodo indiretto con biga al 50% e di una idratazione la cui percentuale varia dal 70% al 73%. Si presenta con un cornicione alveolato, a canotto, fragrante e scioglievole allo stesso tempo che, ad ogni morso, regala tutti i veri sapori di Calabria

Attraverso le sue pizze il pizzaiolo calabrese vuole promuovere una nuova idea di gastronomia, basata sulla conoscenza e il rispetto delle materie prime, sulla riscoperta delle tradizioni e delle eccellenze locali, sugli ingredienti e sui sapori autentici che tornano ad essere i protagonisti. Vasta è la scelta degli ingredienti locali, freschissimi e di altissima qualità, personalmente selezionati per il topping. 

Nonostante il suo essere calabrese la sua pizza preferita è ovviamente la Margherita, simbolo di tradizione.

L’apertura della sua pizzeria

Con sudore e sacrificio finalmente apre un suo locale, una creatura da accudire come fosse un figlio. La Alex Viscomi Pizzeria si trova a Satriano Marina in via Russomanno 22/23 in provincia di Catanzaro. Il locale presenta la formula bistrot con numerosi posti a sedere, sia indoor che outdoor. L’arredamento semplice ma di gusto suggerisce un luogo intimo e riservato in cui la pizzeria a vista regala l’esperienza unica di poter assistere alla preparazione della pizza, un luogo ideale per trascorrere una piacevole serata tra amici o con la famiglia, ma anche per eventi o per un romantico tête-à-tête.

Nel suo locale, Alessandro Viscomi accoglie i clienti in un ambiente familiare dove ospitalità, amicizia, cortesia e buona cucina si rivelano i tratti caratteristici del posto. 

Instagram: ubossdapizza

Facebook: Alessandro Viscomi profilo e pagina professionale

Indirizzo: Alex Pizzeria, via Russomanno 22-23- Satriano Marina (CZ)

Giovani chef preparano la vera pizza napoletana nei Campi Flegrei

La nostra storia inizia molti anni fa, quasi 7, quando io e il mio socio già lavoravamo insieme in diverse pizzerie di Napoli per imparare il mestiere da pizzaiolo“- esordisce così Raffaele Marigliano, che con l’amico e socio Giorgio Riccio, apre a Quarto, ridente cittadina dei Campli Flegrei, in Campania, il locale “Lievitum“.

“Lievitum” è un format di pizzeria napoletana che presta la massima attenzione alla qualità dei prodotti finiti. “Il locale è moderno, con 65 coperti, interno ed esterno, colorato, con le classiche icone di Napoli. Possiede un parato di oltre 5 metri dove si possono ammirare i veri volti di Napoli come Totò, Maradona, Sofia Loren e tanti altri” – afferma Raffaele.

“Lievitum” è, effettivamente, un inno alla napoletanità più verace. Un locale contemporaneo, allegro, nel quale, sui muri, sono raffigurati i volti più rappresentativi del capoluogo partenopeo.

Il menù, naturalmente, celebra Napoli con pizze e fritti di pregiata fattura. Le pizze non sono più di diciotto e tutto viene cucinato con prodotti di altissima qualità. Nel ristorante “Lievitum” si adoperano il pomodoro Solania, i latticini della Latteria Sorrentina e l’Olio Guglielmi, rigorosamente biologico. I clienti di “Lievitum” possono gustare una pizza che mixa tradizione e contemporaneità. Infatti, una miscela di farine di “tipo 0” e di “tipo 1”, così come la levitazione che va dalle 24 alle 36 ore, la rendono soffice, altamente digeribile e buonissima.

Raffaele e Giorgio amano lavorare prodotti a “Km 0” di presidi “slow food” e il menù cambia a seconda della stagione in corso: “Il nostro cavallo di battaglia è la frittatina carbonara che ci ha dato tantissime soddisfazioni; le persone vengono da diverse parti di Napoli per assaggiarla” – continua Raffale.

Questa è la riprova che da “Lievitum” non solo la pizza è la cifra distintiva del locale. Infatti, vasta è la scelta di fritti napoletani, rivisitati in chiave contemporanea: Polpettine di chianina con ragù napoletano, arancine di riso, montanarine e crocchè. Tutto è accompagnato da una ricca carta dei vini e da birre alla spina e artigianali.

Nuovi obiettivi

Il nostro obbiettivo è quello di creare lavoro e sviluppare il nostro brand“, dice Raffaele mostrando tutto l’entusiasmo di chi guarda dritto verso il futuro. “Abbiamo in mente tre aperture all’anno e cominceremo proprio da dove siamo nati con la nostra pizza, ovvero, Varcaturo. Ci espanderemo per tutto il territorio dei Campi Flegrei, il format è semplice e geniale“.

Dopo diversi mesi dall’apertura, l’avventura continua con il lancio di nuovo format di pizza napoletana “take away“. Lo scorso 22 marzo 2022, è stato inaugurato, infatti, il “take away” “Bellella” e nuove sfide sono pronte per il resto dell’anno.

“Lievutum” riceve riscontri entusiastici e conta sempre tanti avventori. Perchè la squadra giovane di questo locale, composta da ragazze e ragazzi di età inferiore ai 25 anni, ha fatto della pizza, e non solo, un’arte tutta da gustare.

Ristorante “Lievitum”

Corso Italia 65, 80010, Quarto (Napoli)

Tel: 081 1878 9054

Facebook: https://www.facebook.com/LievitumPizzeria/

Sito internet: https://www.lievitumpizzerianapoletana.com/

Instagram: LievitumPizzerianapoletana

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Un nuovo locale

Una branca del food che sta prendendo piede negli ultimi tempi è lo street food gourmetcucina creativa. Nel caso di Aromi Bistrot, recente realtà nata nel cuore di Roma in Via Quattro Novembre presso Piazza Venezia. Questo concept trova una delle più innovative e sofisticate interpretazioni. Lo conferma Erica De Falco, gestore di questa deliziosa attività con il fidanzato Luca Longo: “Aromi Bistrot porta a Roma il fast food gourmet con la sua proposta agile e gustosa. Creatività ed originalità sono al primo posto, perchè un piatto non è solo cibo, ma anche colori e profumi che possono renderlo unico!“.

Ma Aromi Bistrot non è semplicemente uno street food gourmet – aggiunge la De Falco – ma anche un luogo dove rendere piacevole una pausa pranzo dal lavoro, un momento di relax dallo shopping o da una visita ad un museo“, complice la posizione privilegiata e strategica nella quale è situato.

Un’esperienza consolidata

La storia professionale di Erica e Luca racconta una grandissima preparazione: Luca classe 1995, originario di Castellamare di Strabia, dopo gli studi in giurisprudenza si specializza in digital marketing, che tanta importanza riveste attualmente per dare al meglio la visibilità ed il giusto ruolo a qualsiasi attività, e soprattutto alle nuove aperture.

Pausa-pranzo-aromi-bistrot

Lo street food gourmet Aromi Bistrot è quindi frutto dell’esperienza di un giovane imprenditore e dell’incontro fortunato con Erica, che già vanta di collaborazioni con Arcangelo Dandini e Fabio Di Felice, oltre che l’esperienza col Palazzo del Quirinale con l’executive chef Fabrizio Boca.”Aromi bistrot è un ambiente piccolo in cui però è grande la passione per la ricercatezza e la continua voglia di scoprire nuovi gusti e sapori, sempre all’ insegna della freschezza e della varietà del pescato del giorno“- dice Erica.

Lo street food gourmet Aromi Bistrot si basa su una proposta gastronomica fatta di piatti veloci di qualità. Possono essere gustati nel grazioso spazio interno arredato con cura o presi in delivery. É possibile gustare a proprio piacimento le 18 proposte offerte. “Il nostro punto di forza è la versatilità“- sottolinea Erica– perchè i piatti possono essere gustati comodamente seduti o, in modalità street food gourmet, mangiati camminando“.

L’attenzione per la natura al primo posto

Il packaging utilizzato è compostabile ed ecosostenibile. “Il locale è completamente plastic free e lo si può vedere anche dalla mise en place scelta per i tavoli dello spazio interno“- racconta Luca.

La proposta menù

Lo street food gourmet Aromi Bistrot vanta un menu che non ha eguali come originalità: il pesce viene quotidianamente pescato nel litorale romano, e viene lavorato poi da Erica in modo quanto più creativo e sorprendente. I deliziosi salumi di pesce sono uno dei cavalli di battaglia:la salsiccia di pesce in base al pescato del giorno o il prosciutto di ricciola si accompagnano a croccanti e accattivanti panini col polpo e il salmone o quello con la tartare di tonno e burrata, la frittura di calamaretti, i tortelli ripieni di gamberi, la millefoglie di patate, il salmone marinato al pepe e lime e tante altre imperdibili proposte..

AROMI BISTRO

VIA QUATTRO NOVEMBRE 138

aperto tutti i giorni dalle 12 alle 16,30,chiusura Lunedi’

Il matrimonio fra il sigillo di garanzia “Vero Filiera Sostenibile” e il Caciocavallo Podolico di Castelnuovo di Conza si avvia a festeggiare il secondo anniversario con un bilancio di crescita fortemente positivo. Allevamenti sempre più sostenibili, incremento della produzione e di conseguenza anche dei fatturati: numeri più che incoraggianti.

Il bollino “Vero-Filiera Sostenibile” nasce nel 2018 da una intuizione del professore Vincenzo Peretti della Federico II, esperto di biodiversità, produzioni tipiche e certificazioni nazionali e comunitarie e del consulente alle vendite e titolare di agenzia di distribuzione e rappresentanze di prodotti agroalimentari Giuseppe Di Bernardo.

Vogliamo un bollino Vero sempre più dalla parte della tradizione e del territorio” spiega Vincenzo Peretti che aggiunge: “Durante il percorso di Vero abbiamo avuto modo di osservare da vicino la presa di coscienza degli allevatori che stanno virando sempre di più verso la sostenibilità, rispettando al tempo stesso la tradizione delle loro piccole produzioni“.

Il Bollino Vero

Fra i prodotti che ha incrementato i numeri ed il fatturato grazie al progetto “Vero Filiera Sostenibile” è sicuramente il Caciocavallo Podolico. Ad illustrare questo primo piccolo miracolo del bollino c’è l’amministratore di Alimentale Giuseppe Di Bernardo: “Siamo sicuramente soddisfatti dell’accoglienza che questo prodotto ha avuto dal mercato. Il Bollino Vero gli ha dato la reputazione giusta per essere apprezzato anche dal punto di vista della filiera e della tracciabilità oltre che per l’indiscutibile gusto. Un fattore che chiaramente si è tradotto in un incremento di fatturato grazie al migliore posizionamento che sta trovando sul mercato”.

La produzione limitata e le caratteristiche sensoriali ne fanno un formaggio apprezzato e ricercato in Italia ed all’estero. Il bollino Vero ha attirato l’attenzione su questo prodotto come conferma il produttore Giovanni Cifrodelli: “Una scelta vincente. Abbiamo superato i vecchi problemi che avevamo per accedere al mercato e per il futuro non possiamo che migliorare ancora“.

Per il Bollino Vero, filiera sostenibile è tempo di guardare avanti: formaggi, salumi, miele i punti di partenza. Ma ci sono altre categorie che si sono fatte avanti per entrare a fare parte della famiglia e fra breve saranno annunciate interessanti novità.

Le aziende possono entrare a fare parte del progetto rispettando i criteri previsti. Ottenere il riconoscimento del prodotto vuole dire trarne anche i giusti benefici dalla vendita. Con l’ottenimento del sigillo di garanzia Vero viene introdotto anche un principio: la titolarità del marchio decade se l’impresa non rispetterà lo specifico disciplinare di produzione e questa è una ulteriore garanzia per il consumatore finale che troverà sullo scaffale sempre il meglio.

La pizzeria di Vito De Vita mette le proprie pareti a disposizione dei pittori locali per potersi far conoscere 

Quando si entra a PizzaArt sembra di essere immersi all’interno di una galleria d’arte. Infatti, Vito De Vita, patron della pizzeria racchiusa nel cuore della piana del Sele, ha scelto di arricchire le pareti del suo locale con i quadri dei pittori della zona.“Ho aperto questa pizzeria – racconta il patron – proprio per l’amore nei confronti della cucina. Questa passione affonda le proprie radici nelle ricette tradizionali della mia famiglia. Mia madre e i miei nonni sono stati i primi maestri, mi hanno, in un certo senso, formato e spinto a intraprendere questa strada. Così ho deciso nel 1999 di aprire la trattoria a Battipaglia, che negli anni ha visto la pizza diventare la vera protagonista del locale. Trasformandosi poi definitivamente in pizzeria”.

Le numerose esperienze vissute da Vito de Vita hanno arricchito il suo bagaglio professionale. Soprattutto, gli hanno permesso di esplorare, anche, mondi lontani da quello della ristorazione: dalla mostra del cinema di Venezia al festival di Roma. Fino alle esperienze televisive da Master pizza su Alice TV a Linea Verde. Avventure che il cuoco ha prontamente legato alla propria tradizione. Quello di tradizione, infatti, è un concetto radicato nella cucina di De Vita. Nella sua ottica, però, non è identificabile con un piatto o una ricetta. Significa, oltre al rispetto e l’esaltazione della materia prima, conservare e tramandare le ricette familiari. 

Quando il locale è stato trasformato da trattoria in pizzeria, dopo la ristrutturazione il suo patron vedendo le pareti spoglie ha deciso di mettertele disposizione degli artisti locali. La pizzeria è diventata, così, una vera e propria vetrina per gli artisti, con un continuo ricambio di quadri per dare la possibilità a più pittori di farsi conoscere. In questa ottica si iscrive, anche, la scelta di dare alle pizze il nome di pittori o di importanti opere d’arte. In questo modo, si passa dalla pizza Mondrian alla maya desnuda o maya vestita (quadri di Francisco Goya).

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Pizza Cavaliere Rosso: Morbido di Grana Padano, pesto di pomodorini secchi, noci, fior di latte e Speck

Pizze che si allontanano dalla classica partenopea, “ma si avvicinano – spiega De Vita – molto alla napoletana contemporanea, però, con una base leggermente più croccante. Utilizzo farine raffinate e un impasto indiretto basato su una tecnica mista con biga e fermentazione di cereali. Inoltre, ho deciso di introdurre anche elementi innovativi, come la scelta di impanare le pizze con fiocchi tostati di farro, di avena o di crusca a foglia larga. La più famosa è la pizza con impasto al croccante di farro condita, poi, con filetto di pomodoro San Marzano, alici di Cetara, olive leccino, capperi e basilico. Per quanto riguarda le materie prime utilizzate, l’area cilentana e soprattutto la piana del Sele sono ricche di grandi prodotti a partire dalla mozzarella di Bufala. Nonostante la ricchezza del nostro territorio, però ho scelto, anche, di utilizzare le eccellenze italiane come il grana padano DOP”. 

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Pizza con impasto al croccante di farro: pomodori San Marzano, alici di Cetara, olive leccino, capperi, aglio, origano e basilico

Le pizze di PizzaArt rispettano la tradizione e la stagionalità, integrando però qualche tocco personale e innovativo. Il prodotto che rappresenta al meglio l’idea di cucina di Vito De Vita è la pizza con i fiori di zucca. Una base di crema fatta con i fiori e poi, condita, all’uscita dal forno con i petali del fiore di zucca. Semplicità, tradizione e innovazione si sposano realizzando un connubio perfetto.

Un luogo alternativo per trascorrere i propri momenti di relax dinanzi a buoni piatti

Entrando dentro Goody 1976 ci si rende subito conto di stare in un posto unico, fuori da ogni concept tradizionale. Gli American Dinner statunitensi, luogo nei quali da sempre si è accoppiato il gusto di assaporare un buon hamburger e, in contemporanea, scegliere un disco jazz o rock, sono il punto di ispirazione di questo locale nel cuore della capitale.

Tra musica e pastrami

Giunti a Piazza del Popolo, tra le viuzze del quartiere flaminio, entriamo indietro nel tempo, esattamente a 45 anni fa. Goody 1976 è infatti uno dei negozi romani storici di dischi e vinili, oltre che tempio della musica per dj nazionali ed internazionali.

Frutto dell’idea di quattro soci, il negozio lascia ora spazio allo spazio culinario: Claudio Donato, titolare dello stesso negozio, Nanni Clerici (copropietario del Magik Bar, del Goa, e di Madeleine) Francesco Motta grande cultore dell’arte della farina in tutte le sue versioni, e Alberto Capanna (titolare dell’Italian Genius Academy e copropietario del Magik), hanno dato vita ad una realtà unica ed innovativa nel suo genere.

Goody 1976 propone tutto ciò che può soddisfare la voglia di American food, con una selezionata attenta ricerca dei prodotti. Il pastrami è fatto con la carne della nota macelleria Feroci, racchiudendo il gusto di un panino nella carne più ricercata della città; il tutto viene realizzato dallo chef argentino Emiliano Lopez, che guida la brigata. Il sandwich viene servito con un pane ai cereali fatto in casa, maionese homemade, cetriolini, pomodoro e lattuga, e accompagnato da patatine.

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Dalla colazione all’aperitivo un ventaglio di proposte

Goody 1976 si presenta come un locale diurno, da vivere dalla colazione alla prima serata, con proposte che vanno dal dolce al salato. Parola d’ordine è qui rappresentata da freschezza e genuinità. In base alla spesa del giorno infatti viene presentato ogni giorno un menu diverso. Per colazione fin dalle 7 vengono serviti croissants, pain au chocolat, e il classico maritozzo romano, tutto rigorosamente fatto in casa dalla pastrychef Giorgia Roscioli.

panini-goody

Varietà e combo originali

Si può inoltre scegliere la classica colazione all’americana con pancake, sciroppo d’acero, pane tostato, scrambled eggs and bacon, o la Rio con caffè, estratto, avocado toast, yogurt e granola. Non mancano i classici romani per il pranzo,come la gricia, l’amatriciana, e la carbonara. Non mancano le ormai richiestissime poke bowls ed il salmone alla plancha.

Goody 1976 mira a sorprenderci inoltre con delle serate dedicate al rock, al jazz, ai buoni dischi e gli eventi, tra un hamburgher ed un buon cocktail…Stay tuned…

GOODY 1976

Via Flaminia 23

068414533

apertura 7-21

Ristorante “Baia Blu”: un’esperienza gastronomica di prim’ordine valore aggiunto della Costa Smeralda

A Baja Sardinia, nel cuore della Costa Smeralda, in Sardegna, Micol Cantoni gestisce, insieme a sua madre Stefania, il ristorante “Baia Blu“. Micol è nata a Parma ma, di recente, ha ereditato l’attività gastronomica che suo padre Roberto e sua madre Stefania hanno creato nel 1985: “Mia madre Stefania e mio padre Roberto, nella metà degli anni 70, trascorrono una vacanza in Costa Smeralda e scatta un colpo di fulmine che stravolgerà le loro vite e la mia successivamente”.

“Baia Blu” sorge in una posizione suggestiva, perché si affaccia sulla piazzetta “Due Vele”, che è quella principale di Baja Sardinia. Da qui, ogni sera, è possibile ammirare tramonti romantici e indimenticabili. Il locale consta di tavoli dislocati sia all’interno che all’esterno nel dehors che guarda la spiaggia.

L’arredamento da noi scelto è classic, in legno di rovere, e ricorda lo stile marinaro che amiamo particolarmente. Spesso con mia madre ricerchiamo pezzi particolari d’arredamento per il locale, come il meraviglioso tappeto sardo tessuto a mano secondo la tradizione locale e le due teste di legno” afferma Micol con entusiasmo.

Filosofia culinaria

Al ristorante “Baia Blu”, l’obiettivo principale è quello di regalare agli ospiti un’esperienza convivale e culinaria di prim’ordine. “Baia Blu” propone una cucina mediterranea, puntando sulle specialità di pesce.

Le materie prime a cui ci si affida, vengono scelte selezionando, con estrema cura, tutti i fornitori. Una delle specialità della cucina sono, sicuramente, i tagliolini fatti in casa, all’astice.

Poiché lo chef, Giuseppe Botta, è di origine siciliana, i piatti presentano piacevoli contaminazioni con tipiche ricette sicule. Al “Baia Blu”, la pasta e i dolci sono realizzati seguendo i dettami della tradizione, anche se lo sguardo è sempre rivolto alla contemporaneità e al futuro: “Vogliamo crescere, metterci in discussione e percorrere sempre nuove strade” – continua Micol.

“Baia Blu” si apre al mondo, è un ristorante che cerca la commistione tra cucina e molte altre forme d’arte sul territorio: “Desideriamo creare collaborazioni con professionisti provenienti da diversi campi ed aprire le porte del nostro ristorante agli artisti locali, per unire la nostra passione della cucina, dell’artigianato e dell’arte declinate in tutte le sue forme” – afferma con passione la proprietaria.

Per pubblicizzare la propria attività, il ristorante “Baia Blu” si è sempre affidato al “passaparola”, nel quale Roberto e Stefania credevano molto. Oggi, però, Micol ha scelto di raccontare la storia di Baia Blu e della sua personale passione per l’enogastronomia, affidandosi al mondo digitale: “Ora, ne apprezzo le potenzialità non solo per narrarsi e narrare il proprio lavoro, ma voglio cogliere l’incredibile opportunità per fare rete e per creare sinergie creative con altri professionisti in diversi settori“.

Il ristorante “Baia Blu” è una vero gioiello gastronomico, vanto della Costa Smeralda. Se passate di lì, entrate!

Ristorante “Baia Blu

Piazza Due Vele
07021 Baja Sardinia SS
Telefono: 0789 9908

  

La Pasqua si colora di gusto con “Fermento”, la nuova linea di colombe artigianali e non solo firmate Helga Liberto, la Regina dei Lievitati

Si chiama “fermento” la nuova linea di prodotti artigianali della Chef Patissier Helga Liberto. Una proposta che prevede l’uso di cereali fermentati, da lei stessa elaborati, nel ruolo di starter abbinati al lievito madre.

Ciò comporta la possibilità di avere una morbidezza maggiore e una shelf-life più lunga: “normalmente un prodotto artigianale ha una shelf-life di 30 giorni che è quello che scrivo sul mio prodotto, ma in realtà la mia proposta, grazie appunto alla fermentazione, può arrivare anche a 60”

Fondamentale per la produzione delle sue creazioni è il lievito. Deve essere buono, curato per bene e, per questo motivo, la sua produzione deve avvenire almeno un mese e mezzo prima del periodo natalizio e di quello pasquale.

Ovviamente con un lievito buono si crea sempre un lievitato buono. Ma non è tutto. Alla base deve esserci un elemento che io utilizzo spesso nel mio laboratorio, ovvero, il ‘bilanciamento’. É, dunque, importante che ci sia un equilibrio tra gli ingredienti,  tra gli strumenti che si utilizzano. Importante è il fattore tempo e la capacità di riconoscere con i propri organi di senso un lievito fatto bene. É tutta una questione di equilibrio”. 

Personalmente salto questo processo nelle mie creazioni poiché utilizzo un lievito madre. Il mio lievito è sano e sempre in salute”. Per Helga, dunque, nell’elaborazione di un lievitato, e quindi del prodotto finale, deve esserci una relazione d’amore con il lievito, altrimenti non funziona. 

Ingredienti di eccellenza

Stagionalità e territorialità viaggiano insieme in questa realtà artigianale di Battipaglia. Infatti, Helga Liberto non manca di guardare al patrimonio agroalimentare del nostro territorio. Fa spesso riferimento ai prodotti dei presidi Slow Food con i quali crea preparazioni “hand made” per le sue prelibatezze, “come è accaduto per la ricotta vegetale” – afferma la Liberto. 

La maggior parte dei prodotti li creo con le mie mani come una ricotta vegetale che ho elaborato esclusivamente per un’amica che soffre di intolleranze. Per me, ogni giorno, nel mio laboratorio c’è una sfida a cui devo partecipare”- continua Helga.

La Regina dei Lievitati realizza le sue prelibatezze solo con materie prime d’eccellenza che, precedentemente, sono state studiate e monitorate. Il processo di selezione degli ingredienti è lungo e prevede un’impegno serio e scrupoloso: “Sono definita una capricciosa, sono selettiva, faccio controlli di qualità fino all’inverosimile. Le mie materie prime sono irreprensibili, mi piace spaziare ovunque”. 

Le proposte di Helga

È un esempio il Fico Bianco del Cilento, ingrediente che la Chef Patissier impiega nella Colomba Pasquale del Cilento. É il suo prodotto rappresentativo di origini cilentane. Un frutto di produzione della sua famiglia da molti anni e a cui è legata da un sentimento affettivo. All’interno della colomba il fico é stato abbinato con l’infusione di rum agricolo della Martinica e cioccolato Domori Venezuela Sur Del Lago 72: “È il lievitato del mio cuore. Il mio levitato più longevo“. 

colomba-pasquale-del-cilento

É quindi sempre alla ricerca di novità con la consapevolezza che quello che conta è soprattutto la fantasia, la creatività e la capacità di abbinare prodotti, che apparentemente sono improponibili. Come lo è stato con “La Sciantosa” la bontà che ha vinto come lievitato più innovativo d’Italia l’evento “Re Panettone”.

Colomba-la-sciantosa

Io in quell’impasto ho inserito tre cereali fermentati che sono il Tritordeum, la segale e l’orzo, che in un prodotto come il panettone non è una scelta comune. Poi ho aggiunto l’albicocca pellecchiella del Vesuvio ad un cremino al gianduia e per la glassa ho utilizzato farina di arachidi e semola di macinati Cappelli”

Particolari abbinamenti li troviamo in un’altra proposta presente nella linea “fermento”: Colomba Apogeo con Pistacchio di Bronte abbinato alla pasta di mandarino. Combinazione difficile da comprendere in un immaginario comune, ma che sorprende.

Colomba-apogeo-helga

Inoltre, con questa nuova linea, Helga Liberto ha cominciato a divertirsi anche con altri tipi di farine fermentate come quelle alla frutta. Queste, abbinate ai cereali fermentati mi permettono di ridurre lo zucchero e i grassi nell’impasto allungando la shelf-Life. Per questo motivo di questa linea fanno parte non solo i grandi lievitati ma c’è anche il pane, che può essere conservato fresco per 10 giorni, una focaccia e una brioche.

Il desiderio della Liberto era quello di sdoganare il concetto di panettone legato solo alla festività natalizia e poterlo cosi degustare tutto l’anno. Per questo motivo è già in cantiere l’apertura di un nuovo laboratorio destinato solo alla produzione di grandi lievitati che saranno prodotti tutto l’anno. 

‘Ieri, oggi, domani’ la trattoria-pizzeria di Pasquale Casillo dove viene reinterpretata la tradizione partenopea

Ieri, oggi, domani’ sorge dove un tempo si trovava il celebre ristorante ‘la Fila’. Locale, a pochi passi da Piazza Nazionale a Napoli, dove la signora Elvira proponeva ai propri ospiti i piatti tipici della tradizione mediterranea. Il piatto più rinomato del locale, però, era la pizza con il cornicione ripieno di ricotta. Lo storico ristorante è stato, poi, acquistato, ampliato e arredato da Pasquale Casillo che lo ha reso un vero e proprio set cinematografico.

Lo scopo di ‘Ieri, oggi, domani’ è quello di risvegliare l’anima artistica e culturale di Napoli, ormai sopita da tempo. Inoltre, attraverso il nome del locale si vuole celebrare l’omonimo film, vincitore del premio Oscar nel 1965, diretto da Vittorio De Sica e interpretato da Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Infatti, in tutta la pizzeria campeggiano le immagini dei tre attori. 

La filosofia di Pasquale Casillo

Ieri, oggi, domani è anche un monito che incarna, appieno, la filosofia di Pasquale Casillo. Il patron e lo chef, in perfetta sintonia, hanno deciso di proporre le ricette classiche (ieri), ma filtrate dalla ricerca delle migliori materie prime (oggi), principalmente a Km 0, e da presentazioni innovative (domani). 

“Noi prendiamo la tradizione – racconta il patron del locale – come punto di riferimento, ma la reinterpretiamo attraverso la nostra esperienza e originalità. La ricetta che meglio riesce a sintetizzare questa filosofia è la pasta e patate. Un piatto povero realizzato con pasta mista e patate, prodotti, storicamente, molto facili da reperire e poco costosi.

Oggi, molti ristoranti aggiungono la provola, ma noi ci rifacciamo alla tradizione e utilizziamo le scorze di parmigiano, come vuole la ricetta classica. Il tocco innovativo sta nella ricerca della materia prima e nell’impiattamento particolare. Infatti, la nostra pasta e patate, preparata con le patate interrate di Cautano e la cipolla di Montoro, viene servita in un pentolino di rame su fornello a gas affinché possa essere mantecato e leggermente affumicato, con legno di quercia, all’ultimo momento davanti ai commensali”.

Anche la pizza non è esente da questa reinterpretazione. Pasquale Casillo ha scelto di proporre l’originaria pizza napoletana a ruota di carretto, anche se il cornicione è meno pronunciato rispetto a quello tradizionale. L’aspetto immutabile, però, è la sofficità dell’impasto che sembra sciogliersi in bocca. 

“La nostra pizza – conclude il patron – rispecchia la tradizione, ma abbiamo cercato di raggiungere un compromesso con la modernità. Utilizziamo farine poco raffinate a basso contenuto di zuccheri, e un impasto con 36/48 ore di lievitazione diretta. La pizza ‘ieri, oggi, domani’, oltre a riprendere il nome del locale, ne racchiude tutta l’essenza: tradizione, ricerca e innovazione. Una pizza con mozzarella fior di latte, peperoni di Montecorvo, salsiccia rossa di Castelpoto, basilico, parmigiano reggiano, provola di Agerola e un giro d’olio extravergine d’oliva biologico”.

Francesco Scioscia chef e patron di Taberna Sciopà ha voluto realizzare un format in cui l’ospitalità e la convivialità fossero al primo posto

Taberna Sciopà è una vera e propria oasi che per qualche ora ti permette di dimenticare il mondo esterno e di vivere attimi di pura convivialità. Il nome del locale nasce dal connubio delle iniziali del cognome dello chef e patron Francesco Scioscia e dell’attuale amministratore Nunzio Pascarella

Un ambiente accogliente che abbraccia tutti, dalle coppie alle famiglie. “Vorrei ricreare – racconta lo chef – quell’atmosfera tipica dei pranzi di famiglia di quando ero bambino. Spegnevamo la TV e ci mettevamo tutti a tavola. Era un momento di pura convivialità che oggi i social ci hanno rubato. Per questo motivo, all’ingresso del locale, lo staff invita gli ospiti a non utilizzare i cellulari durante la cena. Vorrei che la tavola recuperasse quella convivialità che abbiamo perso e si nutrisse di quel brusio di fondo che non respinge, ma accoglie e invita al dialogo”.

Alla base della ristorazione c’è sempre l’accoglienza, ogni commensale si deve sentire a casa “per questo motivo – spiega Francesco Scioscia – utilizzo esclusivamente il termine ‘ospite’, perché privo di quella freddezza manageriale che invece potrebbe trascinare con sé la parola ‘cliente”. 

Taberna Sciopà sorge all’interno della location Luna di Miele Eventi. Due format tra loro distinti e differenti, ma che, in un certo senso, si abbracciano. Nel primo, grazie ad un numero di coperti ristretto, lo chef può giocare con la tradizione presentando piatti estrosi. Nel secondo, invece, dovendo cucinare per battesimi o eventi nuziali si è costretti a rimanere su menu più classici.

Non sono, però, mancati – continua lo chef – clienti che mi hanno chiesto piatti stravaganti. Infatti, per un matrimonio ho dovuto realizzare un menu particolare, tutto al contrario. Abbiamo servito il dolce come antipasto e l’antipasto come dessert, trasformando riso venere con seppie pomodorini in dessert”. 

taberna-sciopà

Giocare con a tradizione è la cifra stilistica di Francesco Scioscia. Lo chef, infatti, ritiene che le ricette debbano essere rispettate, ma anche interpretate partendo dalla storia e dall’esperienza di chi cucina il piatto. Per questo motivo nel ‘Carbonara day’ (il 6 aprile) il cuoco ha scelto di realizzare una carbonara provocatoria, aggiungendo alla ricetta classica un tocco personale.

Io – conclude lo chef – provengo dalla Basilicata, un territorio da sempre legato alla carne e ai prodotti della terra. Nonostante ciò, mi sono sempre trovato a mio agio con i prodotti di mare. Solo con questi ingredienti riesco a mettere nel piatto la mia idea di cucina. Proprio per questo motivo, per la mia carbonara sono partito dalla ricetta classica per poi, però, aggiungere il mio tocco: le cozze di Bacoli”. 

“Qvinto restaurant”: con Ivano Veccia a Roma si mangia una pizza ischitana “doc” che non si dimentica!

Io sono di Ischia, faccio il pizzaiolo da quando avevo 9 anni… nella mia famiglia ci tanto pizzaioli. Ho lavorato tanto tempo in diverse pizzerie e, in più, facevo anche il dj” afferma Ivano Veccia, il maestro della pizza napoletana. Non vi è presentazione migliore, per descrivere la passione che affonda le radici in un passato lontano.

Ivano Veccia coltiva la sua esperienza culinaria con incessante impegno e tanta creatività. Lavora alacremente, per vent’anni, in svariate pizzerie e solo nel 2018 comincia la sua avventura romana.

La storia di Roma è cominciata nell’estate del 2018. La signora Sabrina Corbo e il marito Pietro Saulli vennero apposta da Salina a Ischia per provare la mia pizza, che apprezzarono moltissimo. Dopo due mesi mi proposero l’avventura di “Qvinto Restaurant”. Quest’anno abbiamo ricevuto i tre spicchi da “Gambero Rosso” e ci siamo piazzati sedicesimi al “50 top Pizza”, vincendo il premio più ambito, “la pizza dell’ anno”, con la mia Capricciosa.”

Qvinto Restaurant“, di proprietà della signora Sabrina e di suo marito Pietro; Ivano Veccia ne gestisce la pizzeria. Il locale ed ha uno stile unico al mondo, con i suoi igloo e l’installazione, al piano di sopra, dell’Apollo della NASA, dentro al quale si può anche mangiare. Al piano di sopra vi è anche un’ulteriore sala, chiamata “The roof

Una location, dunque, in grande stile, dove ognuno può trovare il proprio spazio più congeniale. Qui, si possono gustare le specialità della cucina tradizionale romana, alle quali si aggiunge la famosa pizza di Ivano.

Lo chef sceglie personalmente i prodotti, privilegiando le piccole realtà artigianali e seguendo la stagionalità dei prodotti. Gli ingredienti devono essere eccellenti, come sottolinea Veccia: “Le verdure provengono da un’azienda agricola laziale, a parte i friarielli, che arrivano direttamente da Napoli, dato che nel Lazio non si trovano“. La proposta è variegata e il riscontro è davvero altissimo; infatti, il locale è sempre pieno e per il fine settimana occorre prenotare con largo anticipo.

Ivano accontenta ogni palato, anche quello più esigente, che non vuole badare a spese: “Abbiamo a menu anche pizze da 60 euro, con tartufo bianco d’Acqualagna o con il caviale di Beluga

L’obiettivo di “Qvinto Restaurant” è quello di fare sempre meglio, puntando altresì sulla sostenibilità “in toto”, non solo nelle scelta degli ingredienti, ma tenendo anche un occhio puntato sul discorso energetico, evitando sprechi; il locale è, infatti, dotato di pannelli fotovoltaici. Come ogni artista della cucina, anche Ivano Veccia ha le sue specialità preferite, che sono fiore all’occhiello del ristorante romano.

La mia pizza preferita rimane la la “Lasagna povera” che è una rivisitazione della Cosacca napoletana; ultimante, la pizza che mi ha dato più soddisfazione di tutte è la Capricciosa, vincitrice del premio “50 top”. Una Capricciosa insolita, fatta con il “piennolo” del Vesuvio, la crema di Parmigiano come base, il fiordilatte, i funghi pioppini e le olive “caiazzane”; all’uscita dal forno, vengono aggiunti il prosciutto arrosto di Cillo e i carciofi cotti sotto la cenere. Questa pizza è molto diversa da quella romana, preparata con il crudo e le uova, ed è più vicina a quella campana

“Qvinto Restaurant”, ha un’anima polifunzionale dato che è, al contempo, ristorante, pizzeria, braceria e lounge bar.

Un luogo, insomma, nel quale godere del piacere della cucina a 360°, tra pizze di prim’ordine e cucina romana “doc”, in un contesto che è tra i più belli d’Italia.

Qvinto Restaurant

Via delle Fornaci di Tor di Quinto, 10 00191 Roma.

Tel:  063332961

Per informazioni scrivi a info@qvintoroma.it.

Per prenotare il tuo evento scrivi a eventi@qvintoroma.it

La pizzaiola Roberta Esposito, pluripremiata con 3 spicchi Gambero Rosso e con il prestigioso premio “Pizza dell’anno” grazie alla sua Summer Light, è riuscita ad emergere grazie all’amore per il suo lavoro e alla sua costanza. Nel suo locale si vivono delle vere e proprie esperienze sensoriali che ci permettono di assaporare la genuinità dei prodotti locali.

Una passione nata quasi inconsapevolmente. Roberta Esposito è la regina del Ristorante-Pizzeria “La Contrada”, ad Aversa. Un susseguirsi di eventi fortuiti le ha permesso di emergere nel modo dei pizzaioli e di affermarsi con successo in questo settore.


A soli 13 anni i genitori di Roberta hanno rilevato il locale dove attualmente lavora con il fratello. Da quel momento, il destino ha tracciato per lei una strada che anno dopo anno le ha consentito di dar sfogo alla sua creatività e di far emergere la sua passione per il forno e per l’impasto della pizza. La sua visione di pizza, intesa come una vera e propria esperienza è ciò che l’ha spinta a coltivare la sua passione.


Tutto ciò che immagina, prova a trasformarlo in un’esperienza da far vivere ai propri clienti. Il progetto, nasce dapprima nella sua testa e successivamente, focalizzandosi sull’esplosività dei sapori e del gusto che immagina per quella pizza, sceglie i prodotti e si mette all’opera.

La scelta dei prodotti

Frutto di questo viaggio è sicuramente il progetto “Le 7 Margherite di Roberta” mirato ad omaggiare la Margherita e i diversi tipi di pomodoro che il nostro territorio offre. È un inno alla pizza per eccellenza, ad una pizza a cui Roberta ha voluto dare ancor più valore, offrendo diverse versioni, ben 7. L’obiettivo è far gustare ai suoi clienti le diverse qualità di pomodoro: dal pomodoro San Marzano, al pomodoro di Corbara, dai pomodori verdi di Sarno alle pacchetelle gialle del Vesuvio.


Con l’utilizzo dei giusti prodotti, anche la Margherita può trasformarsi in una pizza gourmet.

Prodotti che Roberta sceglie con cura. Infatti, è lei ad occuparsi a 360 gradi della pizzeria: dal menù all’impasto e alla scelta dei prodotti. Per le sue pizze, infatti, utilizza la Farina Petra Molino Quaglia, prodotti sempre freschi. Quando occorre, utilizza la tecnica del sottovuoto per la conservazione degli alimenti, in modo da evitare lo spreco alimentare. È molto attenta alla qualità dei prodotti: infatti La Contrada offre un Menù Classico e un Menù Speciale, quest’ultimo aggiornato in base alla stagionalità dei prodotti.

Premiata come Miglior Pizzaiolo Emergente con 3 spicchi Gambero Rosso, nel 2022 ha ricevuto il premio “Pizza dell’anno” con la sua Summer Light, una pizza creata per l’estate, con baccalà in olio cottura, rostì di patate, scarola saltata con uvetta e pinoli e hummus di ceci.

L’arma che le ha consentito di emergere in un panorama prettamente maschile è la costanza nel lavoro, tanta passione e soprattutto il desiderio di regalare esperienze ai propri clienti.

Con l’arrivo della primavera, Roberta pensa all’estate: il prossimo progetto è il menù estivo, con l’obiettivo di creare pizze leggere da gustare.

Marco Papa, con la sua pizzeria, porta in Liguria la tradizione della vera pizza napoletana. Sapori, profumi e passioni partenopei conquistano Chiavari e Sestri Levante

Marco Papa è un siciliano doc, preveniente da Catania. Da appassionato dell’Arte Bianca, scopre pian piano il suo amore per la pizza napoletana e decide di dedicarsi allo studio e alla preparazione di quest’ultima.

La passione per la pizza lo porta a frequentare diverse Masterclass nel mondo dell’Arte Bianca: “Il mio obbiettivo è quello di fare della mia pizzeria la migliore in Liguria ed entrare nel circuito 50 top pizza” – afferma con entusiasmo. La pizza di Marco Papa è una pizza leggera e digeribile, grazie al sapiente uso dei prefermenti e alla lunga levitazione.

Nel 2021 Marco Papa diventa istruttore ufficiale dall’Accademia Nazionale Pizza Doc, un riconoscimento che ha valenza mondiale. “Nella mia carriera ho eseguito diverse Masterclass nel mondo della pizza napoletana con i migliori maestri pizzaioli, da Salvatore Lionello a Raffaele Bone, da Alessandro Lo stocco a Pier Giorgio Giorilli… la mia passione mi ha guidato sino a qui“.

Pizze e topping

Anche sugli impasti c’è uno studio approfondito, i prodotti sono sempre ricercati affinché il risultato finale diventi una vera e propria esperienza sensoriale, che sappia sorprendere ogni volta.

Curo molto l’impasto, cerco di raggiungere un effetto finale di scioglievolezza al morso di profumo e di digeribilità. Utilizziamo una selezione di farine: farina di tipo 1,1 e farina di tipo 2 e anche una piccola percentuale di grani antichi provenienti dalla mia terra che è la Sicilia“. Le pizze che negli ultimi anni spopolano nel ristorante di Marco Papa sono quelle gourmet, come la pizza Alba.

Queste specialità constano di una doppia lievitazione e poi vengono cotte al vapore e al forno. Per ciò che concerne i topping, questi vengono studiati nei minimi dettagli in collaborazione con chef famosi, come ad esempio, Alessandro Dentone. “Non posso dire di avere una pizza più venduta delle altre. Le pizze quelle Gourmet non sono tantissime; si tratta di otto/ nove pizze, tutte egualmente apprezzate dai miei clienti. Una delle più rinomate è la mia “Norma” dell’Etna”.

Quest’ultima prevede una base di pomodoro in tre consistenze, dato che vi sono tre diverse consistenze di pomodoro: passata, pelato e pomodorino. “Il pomodoro viene cotto a bassa temperatura per circa 16 ore”. La pizza “Norma” possiede una guarnizione realizzata con provola dei Nebrodi (che è presidio “slow food”) e fiordilatte della latteria sorrentina. In uscita arrivano la melanzana fritta, la ricotta salata dei Nebrodi e pomodorino di piennolo conft fatto realizzato dallo chef.

Il nostro ristorante serve principalmente pizza; gli impasti sono curati nei minimi particolari; per i nostri hamburger, prevediamo pane fatto in casa”. Per ciò che concerne, invece, la selezione dei prodotti, il ristorante di Marco Papa effettua un’accurata selezione di prodotti con presidio “slow food” della Liguria e della Sicilia, sua terra natia.

Il menù del locale è stagionale e viene mutato ogni tre mesi. In questo modo, i clienti gustano momenti culinari sempre diversi ed equilibrati. Così, Marco Papa porta a Chiavari la bellezza della pizza partenopea : “Il riscontro del pubblico è molto soddisfacente. Aprendo a Chiavari, si può dire che abbiamo conquistato la popolazione ma dobbiamo andare ben oltre il paese” si prefigge lo chef.

Il progetto

Come tutti i grandi chef, anche Marco Papa coltiva il suo progetto più ambizioso, il sogno che deve diventare realtà.

Riuscirò a portare i nostri piatti ed i nostri lievitati ad essere i migliori sul mercato. Oggi, punto ad un impasto con grani antichi siciliani, note di crusca. Ambisco alla scioglievolezza al morso, ai profumi e alla digeribilità. Tutto questo deve portarci ad essere fra le migliori pizzerie napoletane contemporanee“.

Tradizione, innovazione, studio assiduo, passione: questi sono gli ingredienti della cucina di Marco Papa. Un’esperienza sensoriale, che riesce a coinvolgere anche i palati più esigenti. A Chiavari, la pizza napoletana spopola e la pizzeria di Marco Papa è fiore all’occhiello, che coniuga mirabilmente gusto e tradizione.

Marco Papa Pizzeria & La Casa dell’Hamburger

Corso Valparaiso, 34, 16043 Chiavari GE

Telefono: 0185 694072

Sito internet: https://amavery.com/menu/marco-papa/140/?vm=T

Facebook: https://www.facebook.com/marcopapapizza/?ref=page_internal

Una cucina stellata nel cuore del territorio casertano

La vivace tradizione culinaria della Campania non finisce mai di stupirci. Nel caso del ristorante Vairo del Volturno si arriva ad un espressione culinaria che non ha nulla da invidiare ai migliori ristoranti del panorama internazionale.

Il ristorante si trova nell’alto casertano, a Vairano Patenora, borgo sulla via francigena che tanta storia ha da raccontare, come la descrive il libro “Il castello e il borgo di Vairano Patenora” dello storico Adolfo Panarello, che viene dato agli ospiti che vanno a trascorrere un’ indimenticabile esperienza di gusto.

La storia del ristorante risale al lontano 1964, quando Renato Martino intraprende quest’avventura, proseguita poi dal nipote Renato, che ha preso le redini della cucina nel 1990, fuorviandosi dal 2007 al 2019 di una stella Michelin.

Dove tutto e cominciato

La passione di Renato per il cibo d’autore nasce una volta abbandonati gli studi di ragioneria, quando dapprima prende gli attestati presso la prestigiosa scuola di arti culinarie “Boscolo Etoile”e poi diventa sommelier professionista.

Lo chef ci tiene a sottolineare la sua natura da autodidatta. Il suo mantra è: “materia prima, tecnica, fantasia. Questa filosofia l’ha portato a crare dei piatti che racchiudono l’essenza di quello che possiamo definire: massima qualità ed identità territoriale“.

Quattro sono i menù che si possono degustare: “Colazione di Lavoro”,”Campagna”, “Menu pesce” e i “Classici”.

La maestria dello chef stellato viene trasferita in ogni suo piatto, per sottolineare e ricordare le proprie identità territoriali: i primi ci portano ai prodotti tipici del casertano; nasce così il risotto alla casertana con zafferano di terra di Lauro, ai Tortelli di maialino su crema di fagioli e mela annurca disidratata.

Si passa ai secondi di terra che rappresentano un unicum: l’agnello con le nocciole, il budino di caciocavallo al mosto di vino e il tortino ai fagioli cannellini. Ogni assaggio è una vera esperienza sensoriale.

Ma la dolce conclusione non è da meno: la cassata all’ amarena, la meringa all’ anice, la creme brulè: l’originalità la fa da padrone. Vairo del Volturno si conferma senza dubbio con la sua unità alla dedizione per la cucina come uno dei migliori ristoranti della Campania, ed oltre.

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Vairo del Volturno

Indirizzo: Via IV novembre Vairano Patenora (CE)

chiusura: martedì intera giornata

Telefono: 0823 -643018

Una realtà elegante e raffinata che dopo Napoli ha conquistato anche Milano

L’ampia vetrata, che si affaccia su Piazza Vittoria, una delle più importanti di Napoli, e che permette di scorgere il mare, è il tratto distintivo di Terrazza Calabritto. L’ambizione di Enzo Politelli ha dato vita ad una nuova realtà elegante e raffinata che in pochi anni è riuscita a imporsi sulla scena della ristorazione partenopea. 

Terrazza Calabritto nasce nel 2001 quando il suo patron ha deciso di rilevare il bar Roof Garden, ospitato in un’ala del monumentale Palazzo Calabritto. L’impronta della nuova proprietà è visibile fin da subito a partire dal cocktail bar nel quale vengono servite delle reinterpretazioni dei classici drink. La grande trasformazione, però, avviene in cucina. Qui nascono piatti che uniscono i tradizionali sapori partenopei a impiattamenti e tecniche innovative realizzando, così, menu contemporanei e stagionali nei quali coesistono sentori di mare e terra.

Enzo Politelli, grazie all’ottimo lavoro svolto alla guida di Terrazza Calabritto, è riuscito a raggiungere numerosi traguardi. Degna di nota è, soprattutto, la nomina come Food&Beverage Manager in occasione delle olimpiadi di Rio 2016. Il suo compito è quello di selezionare i migliori prodotti, italiani e campani, per i pasti serviti agli ospiti di Casa Italia. 

Proprio questo incarico ha spinto Politelli a realizzare un nuovo progetto, ovvero portare la sua cucina partenopea a Milano. Nasce, così, nella città meneghina un omologo di Terrazza Calabritto. 

I due locali sono alimentati da una stessa anima, i piatti proposti sono gli stessi in entrambi i locali.

Proprio per mantenere una continuità tra i due ristoranti – racconta lo chef di Terrazza Calabritto Salvatore Gattorealizzo i piatti nel locale di Napoli, con le nostre materie prime, molte delle quali fornite dall’azienda Jamonita leader nel settore Ho.re.ca. Successivamente io o un mio collaboratore ci occupiamo di insegnare il piatto al team meneghino. Solo in questo modo riusciamo a portare i veri sapori della tradizione mediterranea a Milano”. 

Salvatore Gatto, ormai, è lo chef di Terrazza Calabritto da 4 anni. La sua carriera presso il locale di Politelli è iniziata nel 2006, ma nel 2010 ha deciso di viaggiare e fare esperienza presso ristoranti internazionali. Così, dopo aver lavorato in Spagna, Svizzera, Francia e Milano ha scelto di tornare a Napoli. Tra i piatti creati e proposti dallo chef i due che meglio incarnano la sua idea di cucina ed esprimono l’anima partenopea sono il tortello di cuore di pecora e scampi e il risotto con gamberi e seppie. 

I piatti dello chef

Il Tortello, è di colore giallo perché realizzato con soli tuorli d’uovo e un mix di farina e semola, farcito con un cuore di pecora, cipolla marinata e spadellata, per dare un leggero sentore affumicato, e scampi. Infine, il piatto è accompagnato da una purea di foie gras e da due salse: una agli scampi e una al prezzemolo. 

Tortelli al cuore di pecora e scampi

Il risotto, invece, è cotto con un brodo di acqua di frutti di mare e mantecato con un provolone irpino. Sopra al letto di riso vengono adagiati gamberi e seppie prima marinati in acqua di mare e lime e poi scottati. Infine, il piatto si chiude con una spolverata di crumble al nero di seppia, alga disidratata, foglioline di melissa e degli sconcigli di mare per dare, anche, un lieve sentore di terra e richiamare il continuo contrasto tra terra e mare che contraddistingue i menu di Terrazza Calabritto.

Risotto con gamberi e seppie

La cucina di Terrazza Calabritto rappresenta un vero trait d’union tra due tradizioni culinarie e città totalmente diverse tra loro. 

Un sogno realizzato

Il suono del ragù domenicale, l’odore della parmigiana, del polpo alla luciana, ci portano all’interno dell’avventura culinaria di “Benvenuti in casa“, una trattoria a conduzione familiare situata a Sorrento. Il ristorante “Benvenuti in casa”a Sorrento, nasce dal sogno di Schisano Gianfranco e dalle fantastiche abilità culinarie della chef. Dopo un lungo percorso di tradizione ed esercizio i due sono giunti a coronare il proprio lavoro dando vita al fantastico ristorante, che ripropone piatti della tradizione rivisitati in chiave contemporanea.

Tradizione e contemporaneità di Sorrento

Tradizione e contemporaneità fanno da sfondo all’esperienza culinaria del nostro locale”- afferma Gianfranco. Un menù ricco di tradizione che viene riadattato utilizzando le nuove formule come la cucina a bassa temperatura, la cucina a vapore ed altre tecniche.

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Crudo di gamberi rossi di Mazara del Vallo, burrata, misticanza, arancia di Sorrento, cipolla rossa di tropea agrodolce

L’uso esclusivo di prodotti locali è l’elemento fondamentale del ristorante che punta alla “freschezza” della pietanza perciò, il menù, si restringe prediligendo alimenti di stagione. Si ripropongono la maggior parte delle paste fresche fatte in casa: cavatelli, gnocchi di patate. Tutti elementi che con il passare del tempo, il ristorante cerca di proteggere dall’oblio. La trattoria, da quando ha preso vita, si compone di due sale: una interna e una esterna. La prima ha venti posti, la seconda trenta.

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Baccala di ricotta di bufala e spinaci

L’agrume di Sorrento

Non poteva non mancare il protagonista della terra del Sorrento ovvero l’agrume. Perciò “Benvenuti in casa” propone una serie di piatti con protagonista il prodotto tipico della propria terra madre. L’agrume è inserito all’interno di molti piatti che il ristorante offre. “Ogni piatto che presentiamo nel nostro ristorante è pensato per creare un’emozione, partiamo da un ricordo passato e lo portiamo nel presente utilizzando nuove tecniche di cottura o semplicemente impiattandolo in chiave moderna quello che è certo è che ogni portata avrà un sapore intenso ed indimenticabile“.

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Ale’s pizza&food: quando la pizza coniuga tradizione e modernità

Ho cominciato a fare questo mestiere quando ero poco più che adolescente. Volevo qualche soldino… poi, però, è stato subito un colpo di fulmine“. Così, Alessandro Servidio comincia il racconto della sua vita lavorativa.

Mettere le mani in pasta è per lui fonte di gioia. Il lavoro è passione, perchè è bello poter “plasmare la materia viva“. Quando decide di aprire il suo locale “Ale’s pizza&food“, Alessandro lo fa perchè desidera avere qualcosa che sia soltanto suo. Il locale ha un’atmosfera calda, chi entra ha come la sensazione di sentirsi a casa. Il cliente vive emozioni gastronomiche di grande qualità e ricercatezza.

La filosofia di Alessandro, in cucina, come lui stesso afferma, “può essere rappresentata dall’espressione ‘la tradizione in cammino’”, che significa avere un sacrosanto rispetto per la tradizione gastronomica italiana“.

Insomma, Servidio fa tesoro di tutto ciò che ha imparato durante la sua vita professionale, tenendo sempre lo sguardo puntato verso il futuro della gastronomia.”Ale’s pizza&food” è un locale dallo stile semplice, moderno, giovane.

I coperti sono una quarantina e il servizio è sempre impeccabile. “Nel frattempo, però, sto lavorando alla ricerca di un locale più grande che avrà uno stile raffinato, ma comunque non freddo, né impersonale. In ogni mia creazione culinaria c’è un pezzo di me, una manifestazione della mia creatività e della mia personalità, idem nel locale che creerò.”

Alessandro-servidio

L’obiettivo di Alessandro Servidio è quello di soddisfare al meglio le esigenze di chi va a trovarlo nel suo locale. Una finalità, perseguita con tenacia e passione, studiando e aggiornandosi continuamente.

Le pizze sono quelle della tradizione, alle quali si aggiungono quelle gourmet, che Alessandro ama definire della “contemporaneità” o della “tradizione in cammino”. Le materie prime adoperate sono sempre e comunque di altissima qualità. I clienti appezzano entrambe le tipologie e sanno riconoscere la bontà della preparazione; amano, inoltre, la qualità degli ingredienti utilizzati.

Alessandro Servidio vince numerosi premi grazie alla sua cucina tradizionale e d’avanguardia al contempo. Da circa due anni affida la comunicazione esterna ad un professionista del settore. Come afferma lui stesso “mai come in questa fase storica è importante saper comunicare la propria passione e farlo bene“.

Le bella novità è che Alessandro Servidio è in fase di pre produzione con un format televisivo nel quale svelerà i segreti della sua cucina. Insomma, un artista della gastronomia che non si ferma mai.

Ale’s pizza&food

Via Jozef Wybicki, 32/B 42122 Reggio nell’Emilia, Emilia-Romagna

tel. 0522 455642

Instagram: http://instagram.com/ale_pizza_and_food

Facebook: https://www.facebook.com/Alespizzaefood

La tradizione per Fabio Russo rappresenta un punto di partenza per la creazione di piatti non convenzionali che mantengono i sapori classici

Un piatto o un ristorante non sono figli esclusivamente dello chef. L’esperienza ristorativa è resa possibile solo attraverso il lavoro di tutto il team. Un cliente può assaggiare il piatto del cuoco solo se l’intero gruppo collabora, dal commis in cucina al cameriere in sala. Il ristorante è come un orologio e funziona solo se gli ingranaggi si incastrano perfettamente tra loro; se ognuno compie perfettamente il proprio lavoro”. Così esordisce Fabio Russo, chef patron di Faru – Cucina d’autore, per spiegare la sua idea di ristorazione. 

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Faru – Cucina d’Autore

Il locale di recente apertura rappresenta il coronamento del suo sogno. Dopo molti anni di gavetta in rinomati ristoranti italiani lo chef partenopeo è riuscito a dare vita a una realtà tutta sua. Il nome del locale Faru nasce dall’unione delle sillabe iniziali del nome e cognome dello chef patron. Fondamentale, però, è la scelta di non utilizzare la parola ristorante nell’insegna, ma “cucina d’autore”. “Con questo nome – continua Fabio Russo – ho voluto indicare libertà di movimento. È necessario sentirsi liberi di sperimentare senza preoccuparsi di uscire fuori dalle linee tracciate dal concetto di ristorazione. L’unico confine è il rispetto della materia prima e dei sapori della tradizione”. 

Lo chef gioca molto con la tradizione, perché la identifica come un qualcosa che deve essere rispettato, ma allo stesso tempo sfidato. “La mia cucina – spiega il cuoco – si fonda sulle ricette classiche e sul ricordo. Riprendo i piatti della tradizione cambiando l’aspetto, ma mantenendo intatti i sapori originari. Stravolgo le ricette classiche, ma ne lascio intatta l’essenza”. 

Queste reinterpretazioni riescono a rievocare le sensazioni delle ricette originali. Questo obiettivo è raggiunto efficacemente da “Come una parigiana”: un risotto che grazie ad una crema di melanzane, pomodoro, basilico fresco e stracciata di bufala riesce a trasmettere gli stessi umori e sapori della parmigiana. 

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Come una parmigiana

Nei giorni di festa – racconta lo chef – sopra ogni tavola del sud non può mancare la parmigiana di melanzane, il tipico piatto di una domenica in famiglia. Come una parmigiana è un piatto presentato in modo non convenzionale con il quale, però, voglio rievocare quella convivialità tipica dei pranzi familiari. Tutti i miei piatti tentano, infatti, di evocare quei ricordi e sapori che appartengono alla mia storia e a quella di tutti”. 

Una parola a cui tiene molto lo chef è “inclusione”, il suo tentativo è stato quello di creare un menu per tutti. Infatti, quasi tutti i piatti sono gluten free. “Questa scelta nasce dalla volontà di non creare disuguaglianze e permettere anche ai celiaci di non dover chiedere delle modifiche o di dover per forza ordinare un menu a parte. Alcune persone che soffrono di celiachia mi hanno ringraziato perché per la prima volta non si sono sentite escluse, ma hanno potuto ordinare qualsiasi piatto avessero voluto”.

La tradizione familiare e l’innovazione culinaria

Sulle sponde della costa Adriatica che, in ogni suo angolo regala rivelazione culinarie di eccellenza, troviamo, Festa Restaurant, una giovane realtà gastronomica che ormai da qualche mese arricchisce il panorama ristorativo del fermano.

Il ristorante, nato ad Ottobre 2021 a Porto sant’Elpidio, porta con se una romantica storia familiare che vede il miscelarsi di idee di diverse generazioni che nel loro insieme maturano verso una proposta ristorativa moderna ed innovativa.

La storia vede come protagonisti Alessia, Jessica e Roberto, tre fratelli che, dopo aver gestito insieme allo zio Paolo uno stabilimento balneare, decidono di prendersi un periodo di pausa per riordinare le idee e cercare di intraprendere un percorso di rigenerazione culinaria.

E’ da un’attenta analisi dell’evoluzione del panorama ristorativo che insieme decidono di aprire Festa Restaurant, locale, che già dal nome, richiama l’identità di famiglia e la voglia di ripartire e regalare ai clienti un’atmosfera frizzante ed allegra.

Il ristorante, che in precedenza ospitava una pizzeria, viene preso in gestione e, dopo essere stato totalmente rivisitato, è oggi un ambiente fresco, lineare e di tendenza, dove tutto è curato nei minimi dettagli.

Le pareti interne color grigio intenso ben si sposano con le ampie vetrate dell’ingresso, le quali garantiscono un punto luce che permette di rimanere in contatto con l’esterno, garantendo un buon calore, dato anche dalla scelta dei tavoli in legno.

La cucina moderna di Festa Restaurant

La location moderna, è in linea con la proposta degustativa, in quanto la scelta del team è stata quella di proporre una cucina dal taglio moderno, che lavora sulle tecniche di cottura e sulla presentazione curata dei piatti, rimanendo però fedele alle materie prime della tradizione locale.

Affacciandosi sul mare, il menù è prettamente dedicato al pesce, ma ritroviamo anche delle pietanze vegetali che forniscono un’alternativa per il cliente. Nell’impostazione della carta troviamo sia la degustazione base pesce composta da cinque portate, che permette di conoscere a pieno i sapori e l’identità della cucina proposta, sia la semplice scelta alla carta.

Tutto quello che è inserito nel menù è rigorosamente frutto di studio pregresso che interseca un’attenta ricerca delle materie prime al giusto abbinamento dei singoli prodotti, garantendo un buon equilibrio gastronomico alle pietanze.

Infatti, partendo dai lievitati ad alta digeribilità, passando per la pasta all’uovo regina dei primi piatti, fino ad arrivare al dessert, tutto viene rigorosamente prodotto all’interno della cucina del ristorante, conferendo un’ulteriore originalità e tocco distintivo all’estro creativo della brigata.

La selezione di pietanze, che viene proposta e aggiornata sulla base dei prodotti stagionali, risulta ben strutturata, regalando due chicche gastronomiche da non perdere: alici croccanti ripiene di pancotto, prodotto tipico del mar Adriatico, e “come un moscow mule”, il raviolo di gamberi accompagnati da tartare di gamberi rossi di Mazara aromatizzati al moscow mule, che permettono nell’immaginario di gusto di provare la sensazione di bere un cocktail rinfrescante.

Se vorreste provare questa esperienza in prima persona, e conoscere una realtà innovativa a conduzione familiare dove vivere un’esperienza di gusto deliziosa in un’ambiente moderno, giovane e rilassante, non resta che riservare un tavolo da Festa Restaurant.

FESTA RESTAURANT

Contatti: 3519606683

Indirizzo: Via Canada, 10 – Porto Sant’Elpidio

Orario: 

Lun. – Dom. 19.30 – 23

Dom. 12.30 – 14.30

Mercoledì riposo settimanale

Facebook: FESTA Restaurant

Instagram: @festa.restaurant

Sito: www.festarestaurant.com

Dietro il successo di un grande uomo, c’è sempre una grande donna. Nel caso del ristorante Donna Luisella la parte maschile e femminile sono racchiuse nel carattere e nella caparbietà di un’unica travolgente personalità, quella di Luisa La Matta, in arte “donna Luisella”. Una delle tante donne che si è fatta da se, imprenditrice di se stessa. Insignita del prestigioso Leone d’oro per l’imprenditoria, della fascia dei Disciples d’escoffier – sezione Campania – e del riconoscimento Consulta Nazionale dell’Agricoltura, prestigioso riconoscimento come ambasciatrice dell’autentica tradizione culinaria partenopea.

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La storia del ristorante inizia nel secolo scorso con nonna Luisella, che usava i prodotti della terra da lei coltivati, trasformandoli in impareggiabili e variegati fritti. L’arte della frittura non è cosa da poco: “dal tipo di olio utilizzato ai tempi di cottura, dalla qualità delle materie prime alla scelta degli accostamenti con saporite alici o succulenti formaggi. Tutto deve seguire un procedimento impeccabile“. Ed è questa opera certosina a dare un valore aggiunto ai piatti di Donna Luisella.

Il negozio per casalinghi di Corso Secondigliano è il punto di partenza di questa incredibile storia di cibo e passione. Nel 2011 da un semplice locale commerciale, si trasforma in ristorante – pizzeria “Benvenuti al Sud”, seguendo le orme della nonna. Oggi è arrivato al traguardo dei dieci anni di attività. Dopo il successo iniziale, “Benvenuti al Sud” raddoppia nel 2019, con una seconda sede a Lusciano, in provincia di Caserta.

Un locale nel quale la cucina napoletana fa da regina, oltre ad essere un’ accogliente location per grandi eventi. Nel 2017 nasce una chicca che spianerà le porte ad un futuro glorioso: di fronte al ristorante di Secondigliano nasce proprio “Donna Luisella. – pizza e fritti, un take away, gestito dalla figlia Federica, pronto a soddisfare tutte le esigenze del palato.

Supportata dal marito Claudio, e dai figli Mirko e Danilo Fusco, Luisa non ha intenzione di fermarsi e, dunque, porta avanti un percorso fatto di obiettivi importanti e definiti traguardi. I figli, inoltre, hanno intrapreso il lungo percorso dell’antica arte pizzaiola napoletana, con risultati di gran pregio, come la partecipazione al Pizza Expo di Las Vegas.

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La soddisfazione arriva nel 2021 quando Donna Luisella apre al borgo marinari a Napoli con l’intento di rappresentare la quintessenza di tutto ciò che ci aspetta dalla cucina partenopea. L’arredamento del ristorante è sinonimo della visione colorata del mondo tipica napoletana: l’azzurro del mare e il bianco della schiuma delle onde si mescolano creando alla vista una sensazione armonica dell’ambiente. Ed ovviamente i sapori che si portano in tavola sono quelli di casa.

In primo piano i grandi primi piatti della tradizione: pasta e fagioli, pasta e patate con la provola, genovese e ragù. Si passa poi all’elemento principe: il mare. Ed è qui che il ventaglio di scelte rende difficile la decisione per l’uno o l’altro piatti: dagli antipasti di pesce crudi e cotti, si passa poi ai primi classici ed ever green come spaghetti e vongole, linguine gamberi e zucchine, fino ad arrivare alle eccellenze più raffinate: linguine all’astice, bistecca di tonno, calamari in più versioni, ma anche il baccalà fritto, l’impepata di cozze e vongole.

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I dolci rappresentano la degna conclusione di un pranzo o una cena coccolati dalla brezza marina: dal classico tiramisù alla caprese, fino ad arrivare a una golosissima cheesecake che ci fanno entrare nella dimensione del sogno e ci danno dei veri e propri attimi di pura felicità.

Il carnevale è in arrivo, e nell’aria si sente già l’aroma inebriante di questa festa che celebra il colore, il divertimento e l’allegria coinvolgendo grandi e piccini. Un’ esplosione di maschere, abiti sfarzosi e stelle filanti stanno tornando a riempire di vita le vie cittadine. Tutto profuma di nuovo, di convivialità e voglia di stare insieme. Proprio durante il carnevale Roma offre con le sue pasticcerie migliori un ventaglio di scelte per tutti i gusti.

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Il carnevale conquista il bancone della pasticceria Gruè, e lo fa attraverso un trionfo di fritti leggerissimi e golosi. Nel laboratorio di Marta Boccanera e Felice Venanzi la parola d’ordine è qualità, a partire dalle raffinate tecniche utilizzate per mettere a punto i dolci tradizionali. Via libera quindi a castagnole di tutti i tipi, ma anche frappe e ciambelline fritte.

Spazio anche ai churros, ai cupcake e ai biscotti decorati di D’Antoni, storica pasticceria a conduzione familiare del quartiere collatino, oltre che alle versioni originali dei classici fritti di carnevale. Un viaggio alla ricerca della tradizione francese sarà invece il carnevale di Madeleine, il bistrot di ispirazione parigina del quartiere Prati. Qui a farla da padrone saranno le castagnole ripiene, ma anche i bugnes, dolcetti tipici della zona di Lione, e le girelle fritte, arricchite con una goduriosa colata di burro fuso.

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Lo spirito di carnevale colora anche la panoramica terrazza Adèle Mixology Lounge, lo sky bar dell’Hotel Splendid Royal. Per dei spumeggianti festeggiamenti carnevaleschi, i barman di Adèle svelano agli appassionati di mixology quattro esclusive e colorate ricette dedicate al carnevale, ed ispirate ad Arlecchino, Colombina, Brighella e Pantalone.

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La tradizione è di casa da Regoli, una delle più antiche pasticcerie di Roma in zona piazza Vittorio, che da un secolo ci delizia col suo maritozzo, ma anche con frappe che con l’ occasione verranno farcite con cioccolato, pistacchio, ed altre golosità

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Alto must è la pasticceria Marinari, in piazza di Sant’Emerenziana, che alla famosa raffinatezza unirà col carnevale un tocco di creatività ed originalità con le sue cake dedicate all’occasione. Last but not least, Walter Musco Bompiani: un nome una garanzia di lunga annata, che ora ha tradotto i concetti artistici in forma”dolce”. Il nuovo brand si ripropone di stupire con gli accostamenti di sicura tradizione uniti a delle vere e proprie opere d’ arte, proprio in occasione delle festività carnascialesche.

Passione, territorio, storia e contemporaneità. Sono queste le parole che descrivono al meglio l’esperienza gastronomica proposta dal ristorante “La Corte degli Dei”, situato ad Agerola (NA).

All’interno del Palazzo Acampora, incastonato sopra l’alta costa d’Amalfi, si trova la suggestiva locanda. Un palazzo patrizio del XVIII secolo riqualificato attraverso l’apertura del ristorante che dimora al suo interno e di cui sfrutta stanze e corte. Da “La Corte degli Dei” la cucina è affidata alla Chef Petronilla Naclerio. Viaggiatrice e amante della cucina con il desiderio di voler unire le bellezze gastronomiche del suo territorio e le molteplici esperienze culinarie provate nei suoi innumerevoli viaggi.

Una sola parola: casa

“Casa” ad indicare l’atmosfera che la locanda vuole lasciare al commensale. Un sentimento creato dall’arredamento in stile patrizio e dall’uso di prodotti gastronomici tipici del territorio. Tra i più famosi ricordiamo, il baccalà, il pane biscottato di Agerola o il Pain Perdu. In particolare il baccalà è l’unico piatto di pesce proposto dal ristorante. Questa scelta deriva da un rispetto del territorio in cui il ristorante sorge. I piatti proposti nel menù sono il frutto di una fusione tra prodotti tipici e alcune meraviglie d’Europa.

Prodotti a Km 0

Il ristorante La corte degli Dei propone tutti piatti a km 0, adeguando le varie proposte culinarie alla stagionalità dei prodotti, coltivati direttamente nell’orto del ristorante. Tutti piatti freschi di raccolta che posso essere assaggiati dal cliente in una suggestiva corte circondata da viti. La location regala un’esperienza suggestiva attraverso l’architettura e le attrattive culinarie del territorio di Agerola.

Petronilla Naclerio

Nonostante i fermo covid, il ristorante non ha mai smesso di sognare grazie alla passione e la voglia di mettersi alla prova dello staff. Ogni volta il menù cambia, alla ricerca di nuove ricette suggestive. In altre parole una miscellanea di sapori, passioni e ricordi che creano sogni ed esperienze che il ristorante vuole lasciare al turista.

Nei pressi del centro storico di Napoli, passeggiando lungo le strade di San Gregorio Armeno e Via Duomo, si arriva ad un piccolo largo in cui sorge lo storico Archivio di Stato. E’ proprio qui, nell’antica Piazza della Sellaria o Piazza Archivio di Stato, che possiamo trovare un tipico locale di cucina partenopea, la cui dicitura “locanda” è sicuramente riduttiva: il Seggio del Popolo.

La scelta del nome è accurata e ben mirata: “L’obiettivo è rivolgersi al popolo, quel popolo che ha l’occasione di assaporare gli antichissimi sapori della vera arte culinaria partenopea, un’arte da tempo dimenticata“. Questo locale, dunque, rappresenta un vero luogo del gusto dove assaporare a tutto tondo i piatti della tradizione napoletana.

La Locanda nasce dall’idea di Ylenia Petrillo e Gigi Lista, compagni nella vita e nel lavoro: “Siamo stati sempre attivi sul territorio napoletano – racconta con passione ed orgoglio Ylenia – dando sempre particolare attenzione alla storia della nostra terra e dei nostri prodotti“. La realizzazione della locanda si è ispirata agli antichi sapori perduti della tradizione, con uno sguardo attento alla ricerca del prodotto ed alle piccole aziende presenti al sud, da cui i titolari prendono ogni singolo ingrediente.

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Questi vengono poi elaborati in cucina seguendo le antiche istruzioni di un grande cuoco napoletano del 1800, Ippolito Cavalcanti. Nel ristorante si fa tradizione o, meglio ancora, si fa una cucina storica napoletana, seguendo alla lettera le antiche ricette tratte da “Cucina Teorico Pratica“.

Uno dei cavalli di battaglia è indubbiamente lo Scammaro (dal termine scammarare, cucinare senza grassi) antica ricetta di Ippolito Cavalcanti, riportata nel 1837 nel suo trattato. Si tratta di una pasta ben condita con i sapori dolci dei pinoli e dell’uvetta sultanina, a cui si aggiungono olive e capperi, che in periodo di Quaresima era rigorosamente vietata perchè considerata troppo “grassa”.

Altro pezzo forte sono le montanare, così chiamate perchè i contadini, nei momenti di pausa dal lavoro, erano abituati a mangiare pane con pomodoro e formaggio stagionato. Non mancano i sostanziosi secondi che scaldano il cuore e soddisfano il palato: salsiccia e patate, polpette al ragù, baccalà fritto e gli antipasti: “solo a Napul e sann’ fa”. Ancora, mozzarelle in carrozza, alici in tortiera, parmigiana di melanzane. Una vasta scelta a disposizione del cliente.

locanda del seggio

Il locale è veramente suggestivo e esclusivo rispetto ad una tipica trattoria napoletana. Infatti, il valore aggiunto della Locanda è il tempo dedicato alla letteratura ed ai simposi culinari in programma una volta a settimana dalle 18.00 alle 20.00, voluti dai due proprietari, che danno l’opportunità di nutrire non solo il palato, ma anche la propria mente.

primo piatto locanda del seggio

Locanda del Seggio del Popolo

piazzetta del Grande Archivio 8, Napoli

Marrangià, un pizzeria-ristorante che incarna appieno lo spirito e l’esperienza dello Chef Gianluca Lauro e della Maitre Maria Rosaria, compagni sul lavoro ma anche nella vita.

Il sodalizio incomincia dal 2020, quando insieme hanno deciso di dare vita a questa impresa. Gianluca e Maria Rosaria fanno coppia fissa da oltre 10 anni, da quando lui proprietario di una stazione di rifornimento nel Cilento incomincia a frequentare Maria ed in particolare il Ristorante della famiglia di lei a Novi Velia.

E lì inizia il percorso di Gianluca nel mondo dell’Enogastronomia prima come pizzaiolo e poi come cuoco fino alla chiamata a cui non si può rinunciare: lavorare con Gianfranco Vissani.

Il famoso cuoco di Baschi, che la televisione ha portato alla notorietà ben prima di Cannavacciuolo e Cracco grazie al risotto cucinato insieme all’allora leader della Sinistra Massimo D’Alema nella trasmissione Porta a Porta di Vespa, un giorno si reca in visita al Ristorante di famiglia nel Cilento e notando la capacità in sala di Maria le fa la proposta di trasferirsi in Umbria.

Pizza-in-ruoto-pizzeria-marrangià

Un’offerta da non poter rifiutare e che porta la coppia a seguire il team Vissani non solo in Umbria, ma anche in giro nelle varie consulenze che l’istrionico chef umbro aveva in Italia. La formazione del giovane chef è on the job e lo porta a spaziare come capo partita dai dolci ai primi, alle altre posizioni nella brigata.

Dopo oltre dieci anni di gavetta, la decisione di aprire un proprio locale dove mescolare le esperienze maturate, ma partendo dalle tradizioni familiari a cominciare dalla pizza in ruoto con quasi 72 ore di lievito-maturazione attraverso una biga al 30% cotta in un ruoto di rame antico. La cucina così come il topping delle pizze sono influenzati dalle materie tipiche del Cilento e pertanto spazia dal carciofo di Pertosa, al cece di Cicerale al fagiolo di Controne, al fico bianco del Cilento ecc. ecc. E candidano il locale ad entrare con tutti i crismi nella Guida e e nell’Alleanza dei cuoci e dei pizzaioli di Slow Fo

Anche l’interno del locale, ti fa sentire come a casa con la riproposizione, in un angolo della sala, di una cucina della nonna con i mobili in legno ed un angolo del fruttivendolo con le cassette poste sugli stand di ferro.

Ma ritornando al menù non si può non soffermarsi sui principali piatti proposti: risotto con crema di zucca, vongole e amaretto, spaghetti con zucchine e cozze e il “Raviolo di Genovese” con acqua di Cipolla. In alternativa è possibile ordinare il Marrangià Burger, panino con hamburger, cheddar, insalata, bacon croccante e salse. Si termina poi con i deliziosi dolci in cui Gianluca è veramente imbattibile.

Siamo nella Campania Felix a pochi chilometri dalla Reggia di Caserta in un paese, Macerata Campania, che mantiene ancora le caratteristiche agricole. E Luca Doro, un ragazzone che ha sposato una bella ragazza colombiana, che lo aiuta in pizzeria, è rimasto legato alle tradizioni contadine della sua terra che troviamo tutte nella sua pizza. Oltre alle farine nazionali mollite a pietra Luca ha dato vita con agricoltori locali a piantagioni di grani antichi che provvede poi a macinare in un piccolo molino, Mirra, nel beneventano.

L’amore per la sua terra lo ha portato a valorizzare i prodotti presidi Slow Food a cominciare dal Lupino Gigante di Vairano, la Cipolla di Alife e così via, tanto da farlo entrare di diritto nell’Alleanza dei Cuochi e dei Pizzaioli di Slow Food e pertanto anche nella omonima guida.

Una presenza che si sostanzia anche con la partecipazione agli incontri nazionali organizzato dall’associazione fondata da Carlin Petrin da Cheese Terra Madre a Bra e a Torino, per non parlare di Leguminosa che si tiene a Napoli.

Ma Luca Doro da un anno è diventato anche Ambasciatore del Gusto, l’associazione la cui presidente è Cristina Bowerman chef stellato Michelin di Roma che è protagonista all’estero dell’Enogastronomia italiana, soprattutto nella settimana di fine novembre, in cui nelle Ambasciate italiane e nei Centri di Cultura viene esaltata la nostra cucina.

Ma ritornando al locale Pizzeria Doro Gourmet di Macerata si nota subito l’attenzione per il Green. In sala si può notare un albero al centro di un tavolo di legno così come anche le altre suppellettili del locale. Ben due forni a legna ed uno a convenzione, 50 posti comodi ed uno sviluppo a breve di raddoppio grazie ai locali attigui che si sono liberati.

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Carta dei vini e delle birre che possono soddisfare le esigenze di un cliente attento più alla sostanza che alla forma. I riconoscimenti non sono tardati ad arrivare infatti sono ben due gli spicchi di Gambero Rosso. Una tappa obbligata per i pizza lovers che potranno trovare una pizza non solo classica ma anche nel ruotiello e in pala proprio per continuare ancora la tradizione di famiglia.

“Cillo, pizzeria e friggitoria”: l’arte di preparare la vera pizza napoletana

Luca Cillo nasce a Benevento nel 1984 e, dopo alcune esperienze in cucina, inizia ad appassionarsi all’arte bianca. L’amore per la pizza Luca lo coltiva giorno dopo giorno, sin da ragazzo, facendo una ardua gavetta al fianco di pizzaioli della sua zona. Dopo una lunga esperienza e importanti sacrifici, nel 2019 rileva un locale antico nel centro di Benevento in cui esercita la sua “arte bianca” dandogli il nome di “Cillo pizzeria friggitoria“: “Da sempre ho prediletto la pizza napoletana, pur essendo di Benevento… ho sempre cercato di seguire la tradizione“.

Con la sua pizzeria, Luca Cillo cerca, sin da subito, di far conoscere la vera tradizione della pizza nel territorio in cui vive. Infonde, con maestria, la sua città con il profumo di Napoli. Una scommessa vinta in toto, anche perchè basata sullo studio costante.

Ciò su cui punta è la classica pizza fritta. Per Benevento, questa scelta è una vera novità, che riscuote immediatamente un grande successo. I clienti amano la pizza di Luca Cillo, in cui riconoscono due caratteristiche fondamentali: le ottime materie prime e la grande passione utile per realizzarla: “Da qualche anno ho introdotto la pizza fritta a Benevento (come da tradizione). L’ho proposta in varie versioni sia a battilocchio o cappello di pulcinella, oppure tonda a doppia chiusura. Le versioni sono varie : ricotta locale, provola di Agerola, pepe e cicoli di maiale pressati, oppure la versione col pomodoro San Marzano e aggiunta di Salame, la classica salsiccia e friarielli. Spesso però viene farcita, coi prodotti del territorio. La mia sfida, la mia prerogativa è quella di servire una pizza fritta altamente digeribile è asciutta”.

Nel 2019, Luca si aggiudica il quinto posto al campionato mondiale del pizzaiolo e il secondo posto al campionato nazionale “pizza doc”. Importanti soddisfazioni per questo giovane pizzaiolo che non ha mai avuto un Maestro, ma è sempre stato un autodidatta, un artigiano della panificazione che, sin dagli esordi, si è impegnato con dedizione estrema, senza alcun briciolo di presunzione.

I premi conquistati sono stati per lui un’occasione per fare grandi incontri in campo culinario. Infatti: “Nel 2021 ho avuto l’onore di affiancare il Grande Maestro Luciano Sorbillo al Tuff’OLIO, evento gastronomico organizzato da Angela Merolla

Un ragazzo, dunque, che non ama fermarsi. Ha voglia di imparare, di migliorare e superarsi. É sempre in sfida con se stesso: “Ad oggi so solo che non voglio fermarmi né fossilizzarmi. Infatti sto seguendo altri percorsi inerenti all’arte bianca, ampliando i miei studi e le mie conoscenze“.

Cillo, pizzeria e friggitoria

Via Capitano Pasquale De Juliis, 11,

Benevento, Campania

cell. 380 637 6196

Facebook: cillopizzeria

Passeggiando nel cuore di Napoli, poco distante dalla celebre via Chiaia, troviamo una via un po’ defilata: Santa Maria a cappella vecchia, piena di storie da raccontare. É proprio qui, che ci accoglie la calda e sofisticata atmosfera del ristorante stellato L’ Altro Coco Loco. Il ristorante accoglie in ambienti contemporanei molto ben curati. Ai fornelli vi è il titolare, lo chef Diego Nuzzo: la sua cucina parla prevalentemente di pesce e i suoi crudi sono tra i più richiesti.

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La location

Il ristorante nasce nel 1995: “Inizialmente era aperto soltanto a pranzo con un menu fisso da 13.000 lire“. Già all’ epoca la proposta culinaria si distingueva per i suoi piatti di crudi assieme al prosciutto spagnolo patanegra. A poco a poco la cucina si arricchisce di piatti, e contemporaneamente prende vita una discreta cantina, che con gli anni è diventata un vero e proprio punto di forza del ristorante. Da sempre lo chef Nuzzo punta “alla ricerca e alla qualità delle materie prime, quasi maniacale“.

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I porcini di stagione in chiave gourmet
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Lo chef ha una passione innata per la cucina. “Ho frequentato dapprima l’istituto alberghiero, in seguito ho accresciuto il mio bagaglio di esperienze, in giro per il modo, fino ad arrivare al prestigioso titolo di ristorante stellato“.

I piatti sono sicuramente il modo migliore di raccontare questo ristorante unico e raffinato. Si parte dai primi che hanno costantemente un tocco di creatività uniti alla tradizione, come gli spaghettoni aglio e olio alla bottarga di muggine o la pasta al crudo di mare accostata al delicato sapore dei carciofi. Poi si passa al caldo sapore invernale dei tagliolini al tartufo bianco. La qualità delle materie prime regna sovrana.

Oltre agli innumerevoli crudi di pesce, dal trancio di spigola al forno con scarolina stufata, alla tartare di pesce bianco; gli amanti della carne non saranno delusi. Merita il filetto di Black Angus americano o australiano servito con contorno di funghi porcini alla brace, conditi con salse francesi aromatizzate. Una menzione particolare va poi alla carta dei vini, gestita con grande competenza e costantemente aggiornata.

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Un impiattamento impeccabile

La cucina è un trionfo di sapori di classe, e Diego è un proprietario impeccabile. É in grado di accogliere con estrema cordialità ogni commensale e soddisfare qualsiasi esigenza e richiesta. Sia la preparazione in cucina che l’estetica del piatto, rendono Coco Loco un punto di riferimento consolidato per un autentica esperienza gourmet napoletana.

Il gusto qui non è esclusivamente nei piatti, ma anche nell’arredo: lo dimostra il grande open space e l’ampio bar, in cui ci si può sedere anche solo per bere qualcosa o per un aperitivo. La sorprendente contro soffittatura è avvolta da piante rampicanti che fanno da contorno all’albero posto al centro della luminosa stanza principale.

L’Altro Coco Loco fa parte della selezione Michelin ed è stato insignito delle due Forchette Nere: ciò vuol dire che il comfort per l’accoglienza è veramente elevato.

L’ Altro coco Loco si trova i vicolo cappella Vecchia n 4

Aperto tutti i giorni per la cena e la domenica solo a pranzo

Per comprendere cos’è La Pizzetta by Pomorilla.it , è doveroso tornare indietro nel tempo di qualche anno e conoscere l’incipit di questa realtà gastronomica. Tutto ha inizio quando un gruppo di giovani marchigiani hanno la possibilità di rilevare nel centro storico di Cupra marittima una pizzeria a conduzione familiare e, spinti dalla loro voglia di mettersi in gioco, inaugurano Pomorilla.it.

Da questa prima realtà, in cui è possibile assaggiare la tradizionale pizza al piatto cotta al forno, nasce l’idea di creare un format adatto a tutti e ad ogni esigenza, dove il formato della classica pizza al piatto si trasforma in “Pizzetta“.

L’IDEA DI PIZZETTA

Ogni Pizzetta, ha un peso specifico di 75 grammi ed è caratterizzata da una forma irregolare che va a richiamare l’idea di artigianalità del prodotto. Ciò che però la rende unica, è l’impasto, che è realizzato partendo dalla scelta di farine prodotte da grano 100% italiano e da un’attenta fase di lievitazione e maturazione naturale.

Inoltre per garantire un’elevata digeribilità, questa viene fatta riposare per un totale di 50 ore prima di essere messa in commercio, regalando un’esperienza di gusto leggera e raffinata. La pizzetta, dunque, non è solo un business, ma una realtà in cui si respira la voglia di portare sul mercato un prodotto si standardizzato, ma di alta qualità, dove la scelta delle materie prime viene curata scrupolosamente per regalare al cliente un’esplosione di sapori stagionali.

LA PIZZETTA BY POMORILLA

Per realizzare questo sogno gastronomico e lanciare sul mercato la pizzetta, oltre alla sede del centro storico, viene preso in gestione un chiosco storico del litorale cuprense, in cui poter proporre il concetto small di pizza italiana: nasce così La Pizzetta by Pomorilla.it.

Il primo punto vendita è una sede estiva, dove si può degustare ad ogni ora del giorno la pizzetta che si preferisce, secondo un menù che segue rigorosamente la stagionalità del prodotto. Il successo di pizzetta, è sempre più incisivo, ed è per questo che si decide di investire e scommettere sull’apertura di un secondo punto vendita che si trova però nella città limitrofa di San Benedetto del Tronto.

Qui, a differenza delle altre realtà in cui “si giocava in casa”, la scommessa è quella di creare un’identità propria, un segno distintivo in cui la pizzetta possa fare da regina, e regalare una varietà gastronomica di livello. A differenza del chiosco di Cupra Marittima, dove ritroviamo un ambiente più spartano e tradizionale legato alla storicità del posto e alla realtà sbarazzina dell’ambiente marittimo, la location di San Benedetto del Tronto, è una realtà moderna, con un arredamento giovanile e fresco.

Anche le modalità di ordinazione all’interno delle due sedi sono differenti, infatti, mentre nel chiosco al mare troviamo il classico servizio al tavolo, dove il cameriere prende l’ordine; nella seconda sede, il cliente è totalmente autonomo e può scegliere le pietanze grazie ad un taccuino da consegnare in cassa.

Le proposte gastronomiche dei due punti sono invece similari, in quanto viene presentato un menù, momentaneamente, aggiornato due volte l’anno e a cui vengono affiancate delle pizzette speciali. In particolare, nella sede di San Benedetto del Tronto, è possibile assaggiare anche la pizzetta gluten free.

La pizzetta by Pomorilla.it non è però solo pizza, ed è per questo che è possibile trovare in degustazione una selezione di fritti misti marchigiani, dei panini artigianali e gli irresistibili maritozzi panna e cioccolato.

Non scontata è l’attenzione riservata al rispetto dell’ambiente, che viene salvaguardato grazie all’istallazione di forni elettrici per limitare l’emissione di anidride carbonica nell’aria, alla riduzione dello spreco alimentare in ambiente produttivo e all’utilizzo di materiale plastic free.

Dunque, se il vostro desiderio è sempre stato quello di assaggiare più gusti pizza contemporaneamente e non accontentarvi di una pizza al piatto mono gusto, che sia per un’aperitivo, per uno spuntino pre pranzo o una cena, vi consigliamo di non farvi sfuggire La Pizzetta by Pomorilla.it

Pomorilla.it

Corso Vittorio Emanuele II, 56 Cupra Marittima (AP)

tel. +39 0735 363017

Aperti dal mar. alla Dom. 17:30 – 21:30

La Pizzetta By Pomorilla

Via Nazario Sauro 48, Cupra Marittima (AP)

tel. +39 3490574877

Apertura estiva Maggio – Settembre

La pizzetta By Pomorilla

Via Walter Frau 2, San Benedetto del Tronto (AP)

tel. +39 0735326716

Aperti dal mar. alla Dom. 18:30 – 21:30

A Marechiaro, un piccolo borgo di Posillipo che costeggia il mare, si trova il ristorante Al Faretto – la terrazza sul mare. Il suo punto di forza, come espresso anche dal nome, è la terrazza dalla quale domina il Golfo di Napoli. 

Il locale storico della scena partenopea, rilevato da Giancarmine Cotugno nel 2018, oltre ad offrire uno scorcio che non stanca mai, propone una cucina di pesce contemporanea nella forma, ma dai sapori tradizionali. 

Al-faretto

Quando ho rilevato il locale – racconta l’attuale patron – ho deciso di ristrutturarlo totalmente nel tentativo di valorizzare al massimo la terrazza sul mare. La mia volontà è quella di proporre una cucina classica, mediterranea e stagionale, con pesce locale sempre fresco, ma impiattata in modo innovativo con emulsioni, creme e spume”. 

La contaminazione della tradizione da alcuni sprazzi di contemporaneità si nota, anche solo, leggendo il menu. Si passa dalla cacio e pepe con tartara di tonno al mix tra oriente e occidente nel tataki di tonno pinna gialla accompagnato da pane bao, cips di patate e fonduta di provola. Il piatto emblema del ristorante, però, a detta del proprietario stesso è lo spaghettone con polpa di riccio locale

Sempre a Marechiaro a pochi chilometri di distanza da Al faretto sorge Granfuoco l’altra creatura di Giancarmine Cotugno. In quest’ultimo viene offerto un menu esclusivamente di carne. 

Granfuoco-braceria

Al faretto – spiega Cotugno – è un ristorante storico, mentre Granfuoco rappresenta una nuova realtà a Marechiaro. Proporre un altro ristorante di pesce sarebbe stato controproducente. Per questo motivo ho voluto dare vita a una braceria. Inoltre, il locale sorge dove si trovava la macelleria di mio nonno paterno. La sua professione e la passione, che mi ha trasmesso, hanno avuto un ruolo determinante per l’apertura di Granfuoco”. 

L’obiettivo di Giancarmine Cotugno e del suo staff è sempre stato quello di realizzare un locale dall’atmosfera giovanile, “che offrisse agli abitanti di Posillipo la possibilità di poter gustare dell’ottima carne senza doversi spostare. Per questo motivo proponiamo una grandissima varietà di carni nazionali e internazionali“.

Si passa, infatti, dalla nostrana Giovenca Sannita alla conosciutissima Black Angus argentina, o ancora la Shimo, una frisona olandese, senza, però, tralasciare la celeberrima Wagyu Giapponese.

Al Faretto e Granfuoco sono come il sole e la luna, hanno due anime differenti, ma una stessa ideologia: rendere felice il cliente. Infatti, “la vera soddisfazione nel nostro mestiere – conclude il patron – è sentirsi dire da un cliente che si è trovato bene e tornerà”.

L’evoluzione della ristorazione a Pozzuoli

Poco distanti dalle meravigliose colline di Posillipo, si estende una zona della provincia napoletana, che nel corso degli ultimi anni ha acquistato sempre più glamour e visibilità: parliamo della bella Pozzuoli

La cittadina non è soltanto legata al fenomeno delle acque solfatare, ma è sempre più considerata dai napoletani come luogo per abitare lontano dal caos. Complice di questo stato di grazia sono le prelibatezze, soprattutto di pesce, che si possono assaporare e che inebriano il lungomare. 

Partecipa a questa rivalutazione del territorio anche Priò Restaurant, locale in cui amore e dedizione per il cibo sono elementi imprescindibili. Priò è un ristorante, che nasce un po’ per caso, quando Gennaro Priori insieme a suo fratello, decidono di affiancare alla loro azienda di trasporti nazionale, un’avventura gastronomica. L’intento era trasformare la loro passione per il buon cibo in una vera e propria realtà culinaria. 

Il locale, grazie all’impegno e alla loro voglia di realizzare questo sogno, viene inaugurato a Gennaio 2020 affidando la cucina allo Chef Christian Priori figlio di Gennaro e allo Chef Michele. Ma l’avvento della pandemia blocca la possibilità di farsi conoscere e mettersi in mostra.

Grazie però alla loro tenacia, i fratelli Priori, nell’aprile del 2021 ripartono. Lavorano instancabilmente, fino a realizzare la loro idea di cucina legata alle tradizioni locali e all’interpretazione dei singoli prodotti utilizzati per comporre pietanze di eccellenza.

L’innovazione tradizionale

La cucina del ristorante – sottolinea Christianè attenta alle tecniche di cottura e di presentazione delle pietanze, ciò nonostante, non si vuole dare al locale un’etichetta formale come quella della cucina gourmet, bensì trasmette un clima caldo ed accogliente simile a quello che si può ritrovare in un’osteria”. Prio’ Restaurant punta, infatti, al benessere del cliente, ed è per questo che la location non risulta eccessivamente formale, al fine di lasciare il ricordo piacevole dell’ambiente caldo e accogliente.

Il menù à la carte, base pesce, è aggiornato tre volte l’anno. Segue la stagionalità dei prodotti e, talvolta, in occasione di specifici eventi, sono proposti menù degustazione. Il pescato, rigorosamente del giorno è posto nell’acquario a vista creando un punto attrattivo per i clienti.

I piatti proposti sono pensati nel segno della tradizione. Utilizzano materie prime perlopiù locali, che vadano ad avvalorare la volontà di portare a tavola una cucina audace che si caratterizza per i sapori decisi. Quando il cliente assaggia una loro proposta, il suo palato deve sentire la delicatezza, la freschezza e la fragranza di ciò che sta assaggiando.

Creatività e ricerca rappresentano a tal proposito due elementi fondamentali, che permettono, grazie al meccanismo per prove ed errori, di raggiungere il giusto equilibrio di sapori che possano valorizzare la qualità indiscussa delle materie prime” – continua Christian. È proprio sulla qualità dei prodotti utilizzati che risiede parte della filosofia del ristorante. La scelta di ogni singolo prodotto, si assicura la qualità e ne verifica la provenienza certificata.

Tra i piatti più rappresentativi dell’idea di cucina troviamo il risotto alla pescatora: “ incarna un riassunto dei nostri sapori del territorio partenopeo”. Tra quelli più richiesti dai clienti: il raviolo dal cuore di bufala, al datterino giallo con tartare di gambero rosso di Mazara. “Piatto che rappresenta un gioco di sapori ben studiato. É bilanciata l’acidità del pomodoro, spinta del sapore del latte di bufala, con la dolcezza del gambero crudo”.

Spinti dall’ambizione personale, dunque, i fratelli Priori, vogliono rafforzare la loro identità ricercando nuove idee da personalizzare. “Vogliamo creare qualcosa che ci porti ad essere un ristorante ricercato e desiderato da tutti“- aggiunge lo Chef Michele. L’obiettivo è, tra qualche anno, di aprire una seconda sede a Napoli.

Dunqu,e per il momento, l’unico consiglio è quello di non farsi scappare questo ristorante e godersi la convivialità che il ristorante Priò porta con se.

Il casatiello a Napoli è un rustico che simboleggia l’avvenuta resurrezione di Cristo. Infatti, lo troviamo, in qualità di protagonista, sulle tavole napoletane il Sabato Santo. Ma, il giovane chef Marco Iavazzo ha provato a sdoganare questa tradizione, sperimentando nuovi tipi di impasto, dando “nuova vita” a questa importante pietanza napoletana per proporla tutto l’anno. Nasce così il Casatiello Gourmet.

Il casatiello nasce dalla pasta del pane, ottenuta con la farina, l’acqua e il “criscito” (il lievito madre). Ha la forma di una grande ciambella, e viene farcito con salumi, formaggi e strutto.

Il casatiello di Marco Iavazzo

In particolare, Marco Iavazzo, per il suo impasto utilizza, una biga al 40% di idratazione con farina di tipo 0 da 440W, ovvero, un pre fermento di 24 ore a temperatura ambiente. Mentre, per l’impasto totale, ha utilizzato una farina 270W macinata a pietra. Dopodiché la si sottopone a 6 ore di autolisi: “lo lascio maturare a temperatura ambiente, fino a raddoppiarne le dimensioni. Una volta fatto ciò lo rimetto sul tavolo e lo lavoro facendogli fare delle pieghe a quattro, dopodiché lo ripongo in frigorifero per 24/26 h“- afferma lo chef.

Casatiello-chef-Iavazzo

Di solito, come tanti piatti tipici partenopei, il casatiello è il frutto del riciclo di ingredienti non utilizzati. Ma, in questo caso, lo chef napoletano seleziona accuratamente i prodotti utilizzati. Infatti, pronto l’impasto, per quanto riguarda il casatiello classico, lo chef utilizza per la farcia salumi e formaggi rigorosamente campani: capocollo, salame prosciutto cotto, provolone, spolverata di parmigiano e pecorino, strutto e uova a crudo che cuoceranno in cottura.

Mentre in quello gourmet inserisce strutto, soffritto, blu di bufala, un erborino di grande pregio del Caseificio Aurora di Paolo Amato, spolverata di parmigiano e pasta a limone fatta a mano: “Faccio cuocere il limone in acqua con zucchero, per contrastare l’acidità del limone, e curcuma, con cui definisco il colore, e poi frullo tutto insieme. Dopodiché chiudo e lo metto nello stampo. Entrambi cuociono tra i 28 e i 30 minuti”.

Il lembo di terra che si estende lungo il confine tra la Campania e il Lazio e si adagia tra il monte Massico, il fiume Savone e le pendici del vulcano spento di Roccamonfina, viene denominato Ager Falernus. La prospera produzione di vino e i rigogliosi vitigni che abitano queste terre rimandano alla leggenda di Bacco e di Falernus.

Il dio dedito agli ozi, fingendosi un povero viandante, bussò alle porte di Falernus, un contadino del Massico. L’uomo lo accolse con ospitalità offrendogli cibo e bevande. In cambio di questo trattamento, Bacco decise di trasformare il latte in vino e ricoprì il terreno con floridi filari di viti. 

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Vitigni Villa Matilde Avallone

Proprio su questo territorio sorge l’azienda vitivinicola di Villa Matilde Avallone, nata dalla passione dell’avvocato Francesco Paolo Avallone per il vino e per i racconti dei poeti latini Plinio, Virgilio, Marziale e Orazio che celebrano il prodotto di quelle uve: il Falerno. 

Oggi sono Maria Ida e Salvatore Avallone a portare avanti con dedizione il progetto realizzato da loro padre, riuscendo ad ampliare il territorio coltivato e ad estendersi anche nelle province di Benevento e Avellino. Il tutto, però, sempre con un occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente. La parola d’ordine della famiglia Avallone, infatti, è eco-sostenibilità.  Per questo motivo, nel 2009 è stato avviato il progetto emissione zero. L’obiettivo è minimizzare la diffusione di gas serra e produrre vini totalmente eco-compatibili.

Proprio dalle menti di Maria Ida e Salvatore nasce l’idea della serata del 15 dicembre. Evento nel quale viene proposto un perfetto connubio tra i vini di Villa Matilde e i piatti di Domenico Candela, chef napoletano del ristorante stellato ospitato nel celebre Grand Hotel Parker’s. Il cuoco Campano, prima di approdare al George Restaurant e tornare nella sua terra natale, ha vissuto numerose esperienze nazionali e internazionali. Un ruolo fondamentale nella sua formazione e nell’evoluzione della sua cucina lo ha assunto l’avventura francese presso il ristorante tristellato di Yannick Alléno

Lo chef partenopeo, infatti, ha preso il meglio dalla cucina d’oltralpe e lo ha fuso con la propria storia e tradizione. Ogni piatto rappresenta un viaggio in giro per il mondo, ma anche nei ricordi di ognuno. Nelle sue creazioni Candela gioca con gli aromi, i colori e le differenti consistenze cercando di sorprendere il cliente e riportare alla memoria e al cuore la gioia dei momenti dell’infanzia. 

La sala del George Restaurant, che accoglie gli ospiti per la serata organizzata da Villa Matilde, ha un’ampia vetrata dalla quale ammirare lo skyline di una suggestiva Napoli notturna, che con le sue luci delinea l’insenatura del Golfo. Durante la serata i piatti signature dello chef che hanno tracciato la storia del ristorante vengono sorretti dai vini prodotti dall’azienda della famiglia Avallone.

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Menu della serata

La cena si apre con delle piccole amouse-bouche accostate al Mata Bianco VSQ, uno spumante realizzato attraverso il metodo classico extrabrut. Un vino armonioso e fresco dalle note fruttate accompagnate da un lieve sentore di lieviti e di crosta di pane, perfetto per iniziare un pasto. 

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amouse-bouche con Mata Bianco VSQ, metodo classico extra brut
Mata Bianco VSQ

Il primo piatto 17 febbraio 2014 proviene dal menu degustazione spazio sensoriale. La volontà dello chef è quella di giocare con i sensi, i colori e le diverse consistenze. Il piatto, infatti, presenta una morbida scaloppina di Foie Gras con una leggera crosta superficiale, cilindri leggermente croccanti di zucca mantovana, una salsa alle 5 spezie e, infine, un’avvolgente crema di Kumquat. Il tutto accompagnato dal Falerno del Massico Doc 2008, prodotto nella Vigna Caracci della tenuta villa Matilda.

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17 febbraio 2014

Con i primi piatti Risotto e Mezzo Pacchero, colonne portanti del menù degustazione viaggio goloso, il cuoco cerca di far vivere al commensale un viaggio nel mediterraneo e in mete esotiche.

Il risotto viene mantecato con un succo fermentato di fichi d’India siciliani accompagnato da gamberi rossi, caprino e dragoncello con un impiattamento che sembra ispirato dai quadri di Jackson Pollok e dal celebre piatto del maestro Gualtiero Marchesi Dripping di pesceIl mezzo pacchero, invece, cotto in estrazione di scorfano è accompagnato da piccoli tranci dello stesso pesce e da un gel acidulo al tamarindo e alga nori

Entrambi i piatti sono affiancati dal Falerno del Massico Doc, un vino bianco dal colore giallo paglierino che riporta alla mente gli aromi di limone, mela, ananas ed eucalipto che si sposano al meglio con i sentori esotici e mediterranei di queste due creazioni. 

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Risotto
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Mezzo Naccherò
Vigna Caracci Falerno del Massico D. O. P. / Bianco

Di grande impatto visivo, anche, l’agnello. Per questo piatto è stata scelta una razza particolare di ovini denominata laticauda originaria della Campania, allevata allo stato semibrado e caratterizzata da una coda molto larga e pingue (da qui il nome: latis ‘larga’ e cauda ‘coda che funge da riserva di grasso e di acqua’). 

L’agnello è contornato da un ristretto di peperone bruciato, salsa di jalapeno fermentato e una bagna caoda di sardine affumicate. Questi gusti forti, ma equilibrati sono accompagnati da un rosso. Il Roccamofina Igp 2015 (Cecubo) vino dalle note fruttate (prugne, frutti di bosco, fichi e vaniglia) e dai preponderanti sentori di liquirizia e di tabacco. 

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Agnello
scheda vino
Cecubo Roccamofina I. G. P. / Rosso

Lo stesso vino, che riporta un lieve sentore di fichi secchi e vaniglia, affianca egregiamente anche l’intermezzo Ricotta: una spuma di bufala con polline del Vesuvio e melassa di fichi che aprirà, poi, le porte al dolce.

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Ricotta

Il dessert, una chicca indimenticabile come specifica il suo nome, Souvenir inoubliable permette di compiere un vero e proprio viaggio tra la Francia e la Campania, i due amori dello chef Candela. Una tarte tatin di mela annurca con creme brûlée alla fava tonka, yogurt greco e gelato al fior di latte di capra dell’Irpinia

La Falanghina Roccamonfina Passito I.G.P del 2009 (Eleusi), con il suo colore ambrato, i dolci aromi floreali, di rosa e tuberosa, e le intense note di crema pasticcera riesce a sorreggere al meglio questo fine pasto e la piccola pasticceria. 

Souvenir inoubliable e piccola pasticceria
Souvenir inoubliable e piccola pasticceria
Scheda tecnica vino
Eleusi Falanghina Roccamonfina Passito I. G. P. / Bianco

“Da Pistritto” è la pizzeria che a Favara sforna tradizione e contemporaneità

Carmelo Pistritto inizia ad appassionarsi al mondo della pizza quando era solo un ragazzino: “La mia prima pizza, all’età di 11 anni, è stata un’esperienza intensa che mi è rimasta dentro, fino al punto da farmi scegliere di diventare un appassionato professionista della pizza“.

Suo padre, lo chef Michele, gli insegna ad impastare gli ingredienti base che poi Carmelo farà diventare strumenti al servizio della sua innata creatività. Una passione che, dunque, nasce in seno alla famiglia e che oggi Carmelo trasmette ai suoi figli, esortandoli ad apprendere l’arte e a conservarla per la vita futura.

La sua pizzeria, “Da Pistitto” nel centro storico di Favara, è fucina di meraviglie culinarie. Un luogo dallo stile minimale e contemporaneo ma accogliente al contempo, nel quale sentirsi a casa. Qui si sperimentano sempre nuove ricette e, ad oggi, sono ben 40 le ricette di pizza del menù. Tra queste ricordiamo, “Sicilia beddra“, in omaggio alla bellezza della terra di Carmelo, la Sicilia appunto.

Una pizza che è la sintesi perfetta delle bontà locali: stracciatella di bufala ragusana, salame al pistacchio ragusano, datterino giallo semisecco di Pachino, granella di pistacchio di Raffadali.

La cucina di Carmelo Pistritto è una continua sperimentazione, che spesso si basa anche sui suggerimenti dei clienti, dai quali lo chef ama farsi ispirare. Ed è proprio la passione e la voglia di rinnovarsi, giorno dopo giorno, che fanno arrivare Carmelo su tanti podi di contest enogastronomici, nazionali e intenzionali. Pistritto conquista diverse volte il podio dei Campionati regionali dedicati all’arte bianca. Vince il format televisivo “Il boss delle pizze” nel 2019 e poi ne diventa anche giudice.

Carmelo va anche a Sanremo e ne diventa il pizzaiolo ufficiale in occasione della 71° edizione: “Ho fatto degustare le mie pizze ai big dello spettacolo, è stata una splendida esperienza.”. Nel 2021 viene premiato come “Campione Mondiale di Pizza Bianca“.

Nella pizzeria “Da Pistritto” le materie prime, regionali, sono una garanzia di pregio e di freschezza. Nulla è lasciato al caso, nemmeno l’aspetto del digital marketing, curato in collaborazioni con esperti del campo gastronomico.

Tanti sono i progetti che bollono in pentola, che lo chef rivelerà a tempo debito: “Con i miei stimati colleghi daremo sfogo alla nostra creatività in un contesto che trasuda di arte e bellezza che esportiamo in tutto il mondo“. Un proposito che rivela tutto il grande amore che questo giovane chef dimostra nei confronti dell’arte culinaria.

Il ristorante – pizzeria – braceria “Essenza del Gusto, situato nel comune di Margliano, in provincia di Napoli è il gioiello della famiglia Giannattasio. Il locale nasce nel 2019, frutto di continue riflessioni e importanti sacrifici, avvenuti nel tempo, da parte dei due proprietari, Antonio Giannattasio e la moglie Alessandra Castaldo. Il loro obiettivo era mettersi definitivamente in gioco e creare qualcosa che potessero sentire proprio.

L’elemento fondamentale che ha permesso tutto ciò è stata l’autentica passione di Antonio per la cucina, nata un po’ per gioco con suo padre. Ha, infatti, frequentato l’Istituto Alberghiero L. De Medici fino al conseguimento del diploma. In quegli anni, il padre era molto attento alla sua istruzione e, come tutti i genitori, lo supportava e aiutava ad attraversare le fasi più ostiche della sua adolescenza: “Non smetterò mai di ringraziare mio padre per avermi indirizzato su questa strada. Ora che ho raggiunto il mio obiettivo capisco quanto lui sia stato importante per me e quanto sia fondamentale che io creda in me stesso e nella mia passione” – afferma Antonio.

I suoi sacrifici oggi sono ripagati. Mi accompagnava tutti i giorni a scuola e, nel pomeriggio, ai ristoranti, dove mettevo in pratica ciò che studiavo. Poi ho conseguito la patente di guida e ho cominciato ad assumermi le prime responsabilità“- ha continuato Giannattasio. Nel tempo, ha fatto sua una cucina creativa e post moderna, riuscendo a creare un connubio perfetto tra i piatti della tradizione campana e le nuove tendenze culinarie. “Sia nei modi che nella cucina mi sono sempre ispirato ad uno Chef, amico di vecchia data, e al tipo di cucina in cui lui era specializzato, ovvero, una cucina tradizionale rivisitata, sia per piatti a base di pesce che di carne” – ricorda con malinconia.

I prodotti di Antonio

Il suo chef, che sapientemente ha saputo declinare i dettami di una tradizione con innovazione ed estro, propone piatti di terra e di mare cucinati con le migliori materie prime. Parliamo dello stoccafisso – lavorato a somma vesuviana – e i pomodorini del piennolo. Con questi due prodotti, amati molto da Antonio, nascono due piatti semplici, ma gustosi, della sua terra. Paccheri con pomodorini e stoccafisso e stoccafisso in cassuola. Da Essenza del Gusto si può provare anche la calamarata allo scoglio, il turbante di spigola su ristretto allo zafferano o uno squisito baccalà fritto su gelè agrodolce di peperone. E se invece si vuole gustare il sapore puro del mare, è possibile optare per una grigliata di pesce arrostita su braci di legna. Ogni piatto è accompagnato da contorni studiati per esaltarne il sapore.


Per quanto riguarda la carne presente in menu proviene da ogni parte del mondo. É selezionata tra i migliori tagli in modo da creare pietanze uniche per sapore e consistenza con ingredienti naturali, locali e a km0. La scelta della materia prima è importante per i proprietari del ristorante, in quanto esprime l’amore e la passione che mettono nel loro lavoro. Con desiderio di accontentare e stupire sempre la loro clientela

Unita a queste degustazioni dal profumo di mare e di terra, non può mancare un’ampia vetrina dedicata alle pizze. Si ispirano sia ai sapori classici partenopei, come la salsiccia e friarielli, sia alle sperimentazioni con aggiunte di gamberi e cozze. La pizza del Ristorante Pizzeria Braceria Essenza del Gusto viene impastata con le migliori farine presenti sul mercato: specialità del ristorante è la pizza di farina petra, adatta alla produzione di pane, dolci e di pizza in pala alla romana. Nel menu si propone, inoltre, la variante integrale e quella per celiaci. É possibile ordinarle anche comodamente da casa, grazie al servizio di asporto.

 

Questo piatto è nato nei Quartieri Spagnoli. Era preparato dalle mogli dei calzolai il lunedì, giorno di riposo dal lavoro. L’origine del nome deriva da “scarparo” (calzolaio) che nei tempi lontani era pagato dai clienti di allora con pezzetti di formaggio che lui metteva nella pasta col sugo avanzato del giorno prima e da qui il nome “scarpariello”, anche in considerazione del fatto che, con un sugo così gustoso, non può mancare la famosa “scarpetta”.

Praticamente era un baratto per chi non poteva permettersi di pagare con denaro. Ai tempi si preparava con il ragù avanzato della domenica ma, come ogni ricetta tradizionale, ci sono poi tantissime versioni. Negli anni a venire hanno iniziato a preparare questo piatto appositamente con pomodorini, così come ve lo propongo adesso. C’è chi usa pasta corta ma io preferisco i bucatini forse perché mi rievocano bei ricordi essendo il formato di pasta che mio nonno adorava!

Provatelo e non ve ne pentirete!

Ecco gli ingredienti per due persone per un bucatino allo scarpariello semplice e gustoso:

  • 200 gr di bucatini;
  • Un barattolo di pomodorini;
  • Uno spicchio di aglio;
  • Una cipolla grande;
  • Olio evo q.b.;
  • Un pizzico di sale;
  • Abbondante basilico fresco;
  • 50 gr di grana grattugiato;
  • 50 gr di pecorino grattugiato

Preparazione:

In una padella con olio evo far imbiondire la cipolla a listarelle e l’aglio (che deve essere tolto), unire i pomodorini e schiacciarli con una forchetta, aggiungere poco sale, abbondante basilico e la metà di entrambi i formaggi e lasciar cuocere. Far addensare un po’ il sugo per almeno 15 minuti a fiamma bassa.

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata in ebollizione, scolarla al dente e versarla in padella con il sugo e mantecare con il restante formaggio, quasi da farlo filare e servire caldo. Buon appetito!!

Se vi fa piacere seguitemi sulla mia pagina instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna) e sui social di https://www.facebook.com/labuonatavola.org e https://www.instagram.com/la.buona.tavola/

scarpariello
scarpariello


Non siamo sul lungomare di Vietri battuto da turisti in shorts e zoccoli, ma nel centro storico in una piazzetta rialzata rispetto al piano stradale e perciò non immediatamente individuabile.

La pizzeria-osteria Sesta Stazione deve il nome alla presenza dell’icona della Via Crucis, un percorso che si snoda lungo il centro storico della cittadina salernitana, rappresentante la Veronica che asciuga il volto a Gesù. É per questa presenza della stazione della Via Crucis che si definisce il destino del locale di Matteo Cardamome, un luogo dove trovare sollievo dal caos della città e dalle fatiche quotidiane, una carezza per l’anima e per il corpo proprio come il gesto della Veronica con il figlio di Dio.


Il comune denominatore dell’arredamento sono le mattonelle vietresi che impreziosiscono sia l’esterno che gli interni molto ben curati. E anche questa caratteristica non è dovuta al caso perché il forno dove oggi si sfornano le pizze era in realtà destinato alla cottura della ceramica. Ma la vera anima del locale è l’oste-pizzaiolo Matteo Cardamome, dal passato avventuroso in mare, i cui retaggi li porta ancora come segni distintivi sulla pelle, nei tatuaggi, e nell’abbigliamento, con un pantalone di mimetica.


Un personaggio del genere, a prima acchitto da sembrare burbero ma poi sciogliendosi sincero e spontaneo, non poteva non fare parte dell’Alleanza dei Cuochi e dei Pizzaioli di SlowFood, l’associazione che raggruppa gli addetti ai lavori che sono alla guida di un’Osteria aderente al circuito fondato in Campania dalla indimenticabile Rita Abbagnale e in Italia, ma ora in tutto il mondo, da Carlin Petrin.

Alleanza-slow-food


A farla da padrona nella cucina di Matteo è il mare con il pescato locale del giorno, di cui si occupa, memore del suo passato da sub professionista, personalmente, così come fa sempre in prima persona per l’ingrediente iconico della zona: la colatura di alici. Le verdure prettamente di stagione e a km zero accompagnano le pietanze in cui parla la grande qualità della materia prima. Impossibile non incominciare con un crostino di pane, burro e alici salate. Con un apposito cartello l’Oste ne rivendica addirittura la primogenitura.


Alici che trionfano nell’altro piatto iconico: la parmigiana di alici. Sempre realizzata in casa, la bottarga che insaporisce un’insuperabile pasta secca, quella del pastificio Vicedomini. Un carta dei vini ampia, territoriale in cui spiccano i vini naturali, in linea con la filosofia del locale. Un locale poliedrico dove poter degustare un’ottima pizza realizzata con farine non raffinate e con poche ma ben studiate farciture grazie all’utilizzo di prodotti presidi Slow Food.
Se avete un paio di ore a pranzo o a cena concedetevi una fermata alla Sesta Stazione, il capotreno Matteo vi farà salire a bordo e vi scarrozzerà in un percorso di degustazione verso sapori locali e genuini.

Quando si parla di Maranello il primo pensiero è quello dei rombi dei motori in Formula Uno. Ma, questa famosa cittadina del modenese, non richiama soltanto i sapori delle crescentine e dello gnocco fritto. La sorpresa che non ti aspetti viene dal sud, e si chiama pizza.

le pizze gourmet

A far conoscere l’originale tradizione napoletana in una zona nella quale le tavole vengono imbandite con bollito e tortellini è il maestro pizzaiolo e chef Gianni di Lella, che ci racconta con passione ed emozione la sua storia. Classe 1985, famiglia di origini napoletane non vicine al mondo della ristorazione, si trasferisce con i genitori in Emilia Romagna a soli quattro anni.

Il sogno del papà era infatti quello di aprire una pizzeria in un luogo che sa di lasagna e salde tradizioni culinarie. Nel 2011 nasce cosi’ La Bufala, la sfida che affronta la famiglia Di Lella per far parlare napoletano la cucina di Modena. Il primo anno è fatto di sacrifici: si vive e mangia nella piccola pizzeria da asporto. Il piccolo Gianni ben presto viene coinvolto in questa avventura, e crescendo si mette in gioco. Raggiunge brillanti risultati e premiazioni. Nel 2013 vince il primo campionato di pizza quasi per gioco, nel 2015 e 2016 vince due mondiali, compresa la collaborazione con Bottura.

le creazioni dello chef

Cinque anni fa conosce il fratello Richard, affermato chef a Londra, che gli dà una spinta morale ed affettiva. A seguire collabora con i più importanti chef stellati. Gianni pone la massima attenzione a spiegare ai clienti cos’è la bufala, i friarielli (rigorosamente preparati e surgelati a fresco da lui stesso) o il pomodoro San Marzano. Motivo di grande orgoglio è la parte dedicata alle pizze dolci. A conduzione familiare, formula che il maestro vuole mantenere, questo locale propone ricette tradizionali unite a novità assolute.

la tradizione

Nasce così “Era una lasagna“,ricordo d’infanzia, con bufala dop, ragù tradizionale emiliano e parmigiano regiano 60 mesi, ma anche accostamenti insoliti come la “Pizza sottobosco” a base di ragù di cervo, salmi’ di cinghiale e frutti di bosco.

Ed ecco poi il paradiso dei golosi come dolcissima conclusione: “Sicily” una pizza fritta con spolverata di zucchero e cannella, ricotta di pecora con scheggia di cannolo, granella di pistacchio del Bronte e zest di arancia e “Cocco Bello”,in onore delle spiagge romagnola, con gelato di cocco, passion fruit, mousse al cocco, meringa al cocco, acqua di ostrica e zest di lime. Le amarene in confettura e le creme sono rigorosamente homade:una tentazione solo a parlarne..

Tradizione,creatività, passione, gusto a tutto tondo senza limitazioni: questa è “La Bufala”.

Maranello

Piazza Giovanni Amendola 1/2 angolo via Tito Speri

0536-943661

Le frittelle salate, dette anche paste cresciute o zeppole di pasta cresciuta, che sono differenti dalle frittelle dolci tipiche veneziane del carnevale, sono invece un prodotto tipico napoletano di friggitoria. Queste palline vengono inserite in una pentola di olio alla giusta temperatura e tolte non appena salgono a galla.

Ci sono vari tipi di frittelle salate, dalle classiche a quelle più creative. Le classiche sono quelle con i fiori di zucca ormai tramandate da generazioni; mentre le altre sono state proposte in svariate versioni: con le alghe, con la salicornia, con le verdure. Insomma, sono una pietanza versatile che può scatenare la nostra fantasia e il nostro gusto. Una versione particolare può essere quella con i “cincinielli”, ovvero, bianchetti di mare. In quel caso, però, senza lievito né uova nell’impasto.

Oggi, invece, stando anche in tema di festività natalizie, ve le propongo con il baccalà. Un modo diverso per far mangiare questo buonissimo pesce anche ai bambini.

Ingredienti:

  • 350 gr di farina 00;
  • 200 gr di baccalà già ammollato;
  • Un uovo;
  • Un cucchiaino raso di lievito di birra in polvere;
  • Pepe q.b.;
  • Formaggio grattugiato;
  • Acqua tiepida q.b. (circa un bicchiere e mezzo);
  • Sale q.b.;
  • Una bottiglia di olio di semi per friggere.

Preparazione:

Prima di cominciare la preparazione mettere il baccalà in ammollo. Una volta fatto ciò pulirlo dalle spine, sbollentarlo e tagliarlo a pezzi. Dopodiché:

  • In una ciotola mettere la farina e il baccalà;
  • Aggiungere l’uovo, il lievito, il pepe, il formaggio grattugiato, acqua tiepida q.b. e quanta ne richiede l’impasto (con questa dose di farina solitamente un bicchiere e mezzo);
  • Mescolare fino ad ottenere un impasto morbido, ma non troppo liquido;
  • Regolare quindi anche di sale e lasciar lievitare l’impasto un’ora e mezza coperto da un panno;
  • Trascorso il tempo con piccoli pezzi di impasto formare delle palline e cuocerle in olio caldo;
  • Scolarle dall’olio in eccesso e servire calde

Ecco a voi la ricetta per gustare in modo alternativo il baccalà. Frittelle salate buone anche come aperitivo in compagnia di ospiti.

Per altre ricette, se vi fa piacere, continuatemi a seguire su questo sito https://labuonatavola.org sui social de La Buona Tavola e mia pagina Instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna).

I Re di Napoli propongono sapori partenopei per i piaceri della tavola a tutto tondo

La cucina di mare alla napoletana rappresenta l’elemento principe nel ristorante I Re di Napoli. Complice la vicinanza alla brezza marina, appena si arriva all’ingresso, si respirano i profumi intensi del pesce pescato di buon mattino. I sapori mediterranei e la freschezza delle materie prime la fanno da padrone.

Il filone gastronomico della tradizione, in questo caso, si associa ai delicatissimi crudi di pesce. I piatti riprendono anche le tradizioni asiatiche, tenendo però sempre ben stretto il legame con le tradizioni culinarie del sud Italia.

L’importanza per noi è la materia prima, la tecnica, il carattere” – racconta Mirco Martucci. La sua storia ha inizio nel 2013, quando trasforma il ristorante da semplice trattoria a ristorante gourmet. Sui tavoli dei clienti, si servono soltanto prodotti di altissima qualità, perchè sia lui che il socio Roberto Biscardi sono abituati a mangiare il meglio ed anche a casa mangiano sempre con passione e con gusto.

Pur nascendo come ristoratori e praticando la professione da 15 anni, precedentemente avevano altre attività come i pub. La loro esperienza ha, quindi, fatto si che entrambi avessero un’estrema conoscenza della qualità dei cibi e, di conseguenza, riescono a creare piatti degni dei palati più esigenti con grande creatività.

Spaghetti aglio e olio con tarallo e gambero rosso a crudo

Le proposte culinarie:

Oltre all’importante proposta culinaria come: spaghetti con vongole veraci, pasta alla Nerano, selezione di pesce cotto con diverse tecniche, conchiglie e frutti di mare, polpette di baccalà; da I Re di Napoli, è possibile accompagnare il pasto con un’ottima scelta di vini semplici, ma mai banali. Essendo però a Napoli, dinanzi al mare, con il vento tra i capelli e il sole che illumina il viso non può non esserci un menù riservato alla pizza.

Da I Re di Napoli, è possibile prenotare il tavolo, ma anche scegliere al momento dopo una passeggiata sul lungomare e alla scoperta della città. I Re di Napoli rappresenta la pausa più gradita avendo come punto di forza i sapori del pescato del giorno con una vista panoramica su uno degli scorci di mare che tutto il mondo invidia.

RISTORANTE PIZZERIA I RE DI NAPOLI

Indirizzo: Via partenope 9

Uno dei dolci tipici del Natale, soprattutto a Napoli, sono gli struffoli

Gli struffoli sono dei dolci tipici del periodo natalizio e della gastronomia meridionale, principalmente della cucina napoletana. Nonostante la loro tipicità, gli struffoli non sono stati inventati a Napoli, ma sono stati portati dai greci già ai tempi della Magna Grecia. Un’ipotesi più probabile sull’origine degli struffoli è di derivazione spagnola.

Esiste infatti, nella cucina andalusa, un dolce estremamente simile agli struffoli, il piñonate, che differisce dal dolce napoletano solo per la forma delle palline di pasta, che sono più allungate. La parentela tra struffoli e piñonate potrebbe risalire al lunghissimo periodo di vicereame spagnolo a Napoli.

Anche l’uso come dolce tipico natalizio, sembra essere relativamente recente, in quanto il ricettario del Crisci (1634) ne fa cenno ma non specificamente in relazione al pranzo di Natale. Da essi venne poi preso spunto per la creazione di altre ricette tipiche delle regioni italiane, come quella dei Sannacchiudere, variante degli struffoli napoletani tipica pugliese, per la precisione tarantina.

Di seguito tutti gli ingredienti utili per degli struffoli perfetti:

Ingredienti:

  • 300 gr di farina 00;
  • 3 uova;
  • 80 gr di olio di semi (più quello che occorre per friggere, circa una bottiglia);
  • 50 gr di zucchero;
  • Arancia o Limone;
  • Un cucchiaio di Lievito per dolci;
  • Sale q.b.;
  • Caffè di Vermut o creola per dolci;
  • Miele q.b.;

Preparazione:

  • In una ciotola mettere la farina, le uova, l’olio di semi, lo zucchero, la buccia grattugiata dell’arancia, il lievito, un pizzico di sale e la vermut o creola per dolci)
  • Mescolare insieme gli ingredienti e impastare il tutto per formare un panetto
  • Dal panetto staccare piccolo pezzi per formare delle piccole palline che andranno in una pentola con olio caldo alla temperatura adeguato
  • Una volta pronte le palline inserirle in numero di dieci per volta all’interno dell’olio
  • Toglierli dall’olio nel momento in cui vengono a galla per evitare che si brucino
  • Pogiarli su un panno di carta per far scorrere l’olio in eccesso e ricoprire di miele e di confettini colorati se si preferisce

Ricordate: se l’olio dovesse tendere a venire su buttare all’interno un tappo di sughero.

Ci sono anche versioni di struffoli dove, dopo la frittura, vengono solo cosparsi di zucchero a velo oppure, ancora, con del cioccolato sciolto.