Gianfranco Iervolino porta avanti la tradizione della pizza napoletana nel suo ristorante 450°

Gianfranco Iervolino nasce a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, nel 1974. Dopo aver frequentato l’Istituto alberghiero, dove gode dell’insegnamento di alcuni grandi chef, come Andrea Cannavacciuolo, papà del notissimo Antonino, Gianfranco decide di partire. Vola alla volta dell’Inghilterra dove resta tre anni, coltivando nuove esperienze culinarie e imparando la lingua. Ma l’Italia chiama e Gianfranco torna per iniziare nuove sfide lavorative.

Prima le gestione di una pizzeria a Pompei, poi, passo dopo passo, la carriera decolla. Gianfranco, studia, si appassiona all’arte della pizza, elabora nuovi impasti, ha il desiderio di sperimentare e progredire. Quando viene scoperto dal giornalista Luciano Pignataro, caporedattore del “Mattino“, per Gianfranco inizia un precorso di grandi soddisfazioni lavorative. Vince numerosi premi: Premio Pizza Up 2012, Premio “Pizza dell’anno”, “Gambero Rosso 2014/2015“, Premio Tre Spicchi “Gambero Rosso 2015/2016“.

Vincenzo Iervolino partecipa a tantissime kermesse a livello internazionale come il “Salone del Gusto 2012″ di Sloow Food International e il “Taste of Roma 2015“. Tutte le migliori riviste di food parlano di lui ed è presente nelle più importanti guide del settore, dalla Guida del Gambero Rosso a quella del Touring Club. Dopo tanto studio e tanta esperienza, Gianfranco apre a Pomigliano d’Arco la sua pizzeria “450°”, nella quale celebra l’antica arte della pizza napoletana, la cui temperatura ottimale di cottura è nel nome stesso del locale.

Lo Chef Iervolino è un vulcano di idee, di entusiasmo e creatività. Nel suo locale si possono gustare dei fritti memorabili ed una vasta scelta di pizze, che restano nel solco della tradizione partenopea ma non disdegnano di guardare al futuro. Gli impasti sono leggeri, digeribili ma effettuati secondo l’originale ricetta di una volta. La sua pizzeria racconta perfettamente lo spirito col quale questo maestro della pizza si muove nel mondo dell’arte bianca. Glamour ed essenziali le sedute ed i tavoli, così come la “mise en place”, per regalare maggiore risalto alla cosa più importante: la pizza.

L’arte e la creatività

I fritti, la famosa “caprese destrutturata” che viene servita la bicchiere e le meravigliose pizze di mare, un’assoluta novità. Iervolino stravolge i condimenti, adoperando, ad esempio, il nero di seppia o i gamberi rossi di Mazara, abbinandoli a verdure di stagione. Come non citare, dunque, “La rana nera” pizza con un impasto al nero di seppia, provola di Agerola, gambero rosso di Mazara e olio extra vergine.

Spettacolare la montanara al nero di seppia, guarnita con stracciatella di bufala e un gambero crudo in cima, posato su di un letto di pappardelle di verdure di stagione. La pizzeria 450 Gradi è una vera e propria esperienza sensoriale imperdibile, perchè cattura il palato e la vista, con la sua originalità e la voglia di osare.

La grande maestria porta lo Chef Iervolino a diventare docente di pizza e ricerca del gusto presso “Il Gambero rosso” e di pizza gourmet nella scuola per professionisti “Dolce e salato” a Maddaloni. Gianfranco diventa anche un volto noto della televisione, accanto a Caterina Balivo, Serena Rossi e Bianca Guaccero che negli anni si succedono nella conduzione del fortunato programma Rai “Detto fatto”.

Parallelamente alla passione per la pizza, Gianfranco Iervolino coltiva il grande amore per la musica.

Frequenta la scuola per musicisti al centro culturale della canzone napoletana ed interpreta con passione i bani del grade maestro Serio Bruni, suonando la

chitarra ed il mandolino.

Questa enorme attitudine per la musica lo porta a partecipare a diverse programmi Mediaset, in qualità di cabarettista ed imitatore.

Un artista ecclettico, dunque, che lavora con versatilità, mettendo amore ed impegno in ogni attività.

450°” non è solo un ristorante… è un viaggio di scoperta di sapori ed emozioni.

450°

Via Giotto 2, 80038

Pomigliano d’Arco, Campania

Tel: 081 884 7592

Sito internet: http://www.gianfrancoiervolino.it/

Facebook: https://www.facebook.com/450gradipomigliano

 

.

Il Consorzio del Provolone del Monaco Dop al fianco del Turuziello. La brutta avventura occorsa all’azienda agricola di Massa Lubrense il Turuziello, danneggiata da un incendio,  deve essere dimenticata al più presto. Per fare questo Benedetto De Gregorioe la sua famiglia si sono rimboccate le maniche per recuperare al più presto i danni causati dall’incendio che ha danneggiato la struttura nei giorni scorsi.

Oggi la visita dei vertici del Consorzio del Provolone del Monaco Dop. Il presidente Giosuè De Simone e il direttore scientifico Vincenzo Peretti sono andati in visita alla struttura. Il caseificio aziendale della famiglia De Gregorio è uno degli storici produttori del formaggio stagionato più famoso della regione Campania.

“Abbiamo voluto fare sentire alla grande famiglia del Turuziello la vicinanza nostra e di tutti i consorziati” spiegano De Simone e Peretti.

Consorzio-provolone-del-monaco

“Fin dall’arrivo della brutta notizia che ha interessato questa struttura abbiamo cercato di pensare al modo migliore per essere concretamente al fianco di Benedetto De Gregorio. Considerato che nell’incendio purtroppo ha perso la vita anche degli animali, insieme ai consorziati abbiamo deciso di donare al Turuziello una bovina agerolese in lattazione. Un animale prezioso per chi produce il Provolone del Monaco Dop” concludono Peretti e De Simone.

Al Turuziello si lavora senza sosta. Da sempre la struttura di Schiazzano, una frazione di Massa Lubrense, è un punto di riferimento per i turisti soprattutto americani. Con l’avvicinarsi dei mesi più caldi dell’anno, si intensificherà il lavoro con i turisti e la struttura dovrà essere bella ed accogliente come da tradizione.  

Re Maurí è il Ristorante con Stella Michelin in cui ricercatezza e creatività figurano come protagoniste della cucina

La filosofia in cucina si deve ispirare ai colori, alla ricercatezza e alle emozioni “, questa è l’idea dell’arte culinaria da sempre coltivata dallo chef Lorenzo Cuomo, dal 2013 al timone di Re Mauri’, unico ristorante di Salerno che può fuorviarsi del prestigioso titolo di Stella Michelin, ottenuto proprio grazie allo Chef.

Re Maurì rappresenta la classe e l’eleganza non solo per la ricercatezza e la creatività dei suoi menù, ma anche per la location: un panorama mozzafiato sulla costiera amalfitana arrocato su un costone roccioso a Vietri sul Mare, nota proprio per la vivacità di colori legati alle sue ceramiche di fama internazionale.

La passione dello chef per il cibo e la ricercatezza

La mia storia professionale si può dire sia nata quasi per gioco o piuttosto curiosità. Avevo appena terminato la scuola media e dinanzi a me si poneva l’interrogativo di cosa fare del mio futuro. Benché avessi respirato sin da piccolo l’amore per la cucina, mio padre è stato chef del Grand Hotel Quisisana di Capri prima e dell’Hotel Santa Caterina di Amalfi poi, non è per seguire le orme paterne che ho intrapreso questo percorso. La spinta propulsiva è stata appunto la curiosità di poter dar vita a qualcosa di nuovo ed unico partendo da pochi semplici ingredienti. Iniziando così dall’Istituto Alberghiero di Salerno, sono entrato nelle cucine degli alberghi in giovanissima età e non ne sono più uscito. Da quel momento ho fatto di quella curiosità una passione, e di quella passione la mia vita” – afferma Cuomo.

“A19 anni – dice Cuomo – l’incontro con lo chef e scrittore Fabio Tacchella mi trasmette un elemento fondamentale: l’importanza dell’aspetto visivo e dell’estetica di un piatto“. Lo chef ha una cura attenta e meticolosa nella presentazione dei piatti, un’attenzione paragonabile a quella di un chirurgo all’opera che lo porta a finire le sue preparazioni “soltanto quando sono pienamente soddisfatto del risultato“. Questa ricerca della perfezione induce lo chef Cuomo, dapprima, ad immaginare il piatto mentalmente e successivamente a disegnarlo come un vero artista.

Dopodiché è la volta dell’elaborazione e dell’accostamento di sapori e della cura dell’aspetto artistico della mise en place: “La mia idea di cuoco è raccontata dal grande Gualtiero Marchesi: essere cuoco è un servizio, ed in quella divisa candida si individuano le caratteristiche essenziali della nostra funzione: onestà, pulizia e rispetto“. Rispetto prima di tutto per la materia prima che la natura quotidianamente ci offre e la profonda conoscenza di essa.

Il percorso professionale

Dopo aver frequentato la scuola alberghiera di Salerno, alternando con tenacia scuola e lavoro, a metà anni ’90 l’intraprendenza del giovane aspirante chef, lo porta ad inviare il suo curriculum vitae ai migliori ristoranti italiani. Parte poi per Verona, dove al seguito del gastronomo Tacchella comincia a specializzarsi per alcuni anni. Ma la sua voglia continua di eccellere in ogni singolo settore dell’arte culinaria e s specializza nell’arte pasticciera lavorando a Cast alimenti di Brescia per un anno e mezzo.

Arrivano anche i primi riconoscimenti al Mia di Rimini prima nel 2005 vincendo la medaglia d’oro in cucina artistica e poi nel 2006 vincendo l’oro assoluto. La sua professionalità lo porta a lavorare al fianco di Oliwer Gowlig, suo mentore insieme a Tacchella, nel prestigioso Hotel di lusso Capri Palace ad Anacapri.Prosegue poi la sua storia con ristoranti del calibro di Aimo e Nadia a Milano, al Trussardi La Scala con Andrea Berton, a San Cassiano alla Siriola sino a Pappacarbone a Cava de’ Tirreni con Rocco Iannone. Con quest’ultimo lo chef Cuomo ha imparato la sottile arte del levare, creando uno stile culinario essenzialista e meno costruito.

Una chiamata importante

E’ proprio da qui che parte il suo concept culinario che troviamo oggi da Re Mauri’ dove arrivò nel 2013 grazie ad Oliver Glowing. “Nel 2013 ebbi infatti la telefonata di Oliver Glowing per lavorare al Lloyd’s Baia Hotel: è nato così il Re Maurì, un ristorante dove ho messo l’anima e riversato il mio bagaglio di conoscenze, che unite al grande lavoro, dedizione e spirito di sacrificio, mi hanno portato a raggiungere, dopo solo un anno e mezzo, la mia prima Stella Michelin.“- conclude lo chef stellato.

Prosegue poi la sua storia con ristoranti del calibro di Aimo e Nadia a Milano, al Trussardi La Scala con Andrea Berton, a San Cassiano alla Siriola sino a Pappacarbone a Cava de’ Tirreni con Rocco Iannone. Con quest’ultimo lo chef Cuomo ha imparato la sottile arte del levare, creando uno stile culinario essenzialista e meno costruito. E’ proprio da qui che parte il suo concept culinario che troviamo oggi da Re Mauri’.

La filosofia in cucina

Io cucino quello che mangerei ed il mio punto di riferimento è Gualtiero Marchesi, ossia rigore nel servizio, conoscenza del territorio, conoscenza tecnica“. La cosa che mi entusiasma di più è trasformare e reinventare ogni singolo alimento, che sia un uovo o una semplice verdura, dopo numerose prove e sperimentazioni…“. Un sogno dello chef Cuomo è quello di poter scrivere un libro attraverso il quale poter condividere 30 anni di esperienze e di dedizione per la cucina. “Cavalli di battaglia?“- dice lo chef – “direi nessuno, perchè ogni giorno amo inventare un nuovo piatto, che rispecchi la mia continua ricerca della sperimentazione e la scoperta di nuovi accostamenti del gusto“.

Da Re Mauri’ quindi troveremo sempre e comunque una nuova proposta gourmet, che non rimane mai uguale a se stessa, simbolo inequivocabile di uno chef che può indubbiamente essere una delle nostre stelle culinarie non solo italiane, ma internazionali.

Re Mauri’

strada per Vietri sul Mare presso il Lloyd’s Baia Hotel (Sa)

089-7633687

Pranzo 12,30-14.30

Cena 19.30-23.00

Giovani chef preparano la vera pizza napoletana nei Campi Flegrei

La nostra storia inizia molti anni fa, quasi 7, quando io e il mio socio già lavoravamo insieme in diverse pizzerie di Napoli per imparare il mestiere da pizzaiolo“- esordisce così Raffaele Marigliano, che con l’amico e socio Giorgio Riccio, apre a Quarto, ridente cittadina dei Campli Flegrei, in Campania, il locale “Lievitum“.

“Lievitum” è un format di pizzeria napoletana che presta la massima attenzione alla qualità dei prodotti finiti. “Il locale è moderno, con 65 coperti, interno ed esterno, colorato, con le classiche icone di Napoli. Possiede un parato di oltre 5 metri dove si possono ammirare i veri volti di Napoli come Totò, Maradona, Sofia Loren e tanti altri” – afferma Raffaele.

“Lievitum” è, effettivamente, un inno alla napoletanità più verace. Un locale contemporaneo, allegro, nel quale, sui muri, sono raffigurati i volti più rappresentativi del capoluogo partenopeo.

Il menù, naturalmente, celebra Napoli con pizze e fritti di pregiata fattura. Le pizze non sono più di diciotto e tutto viene cucinato con prodotti di altissima qualità. Nel ristorante “Lievitum” si adoperano il pomodoro Solania, i latticini della Latteria Sorrentina e l’Olio Guglielmi, rigorosamente biologico. I clienti di “Lievitum” possono gustare una pizza che mixa tradizione e contemporaneità. Infatti, una miscela di farine di “tipo 0” e di “tipo 1”, così come la levitazione che va dalle 24 alle 36 ore, la rendono soffice, altamente digeribile e buonissima.

Raffaele e Giorgio amano lavorare prodotti a “Km 0” di presidi “slow food” e il menù cambia a seconda della stagione in corso: “Il nostro cavallo di battaglia è la frittatina carbonara che ci ha dato tantissime soddisfazioni; le persone vengono da diverse parti di Napoli per assaggiarla” – continua Raffale.

Questa è la riprova che da “Lievitum” non solo la pizza è la cifra distintiva del locale. Infatti, vasta è la scelta di fritti napoletani, rivisitati in chiave contemporanea: Polpettine di chianina con ragù napoletano, arancine di riso, montanarine e crocchè. Tutto è accompagnato da una ricca carta dei vini e da birre alla spina e artigianali.

Nuovi obiettivi

Il nostro obbiettivo è quello di creare lavoro e sviluppare il nostro brand“, dice Raffaele mostrando tutto l’entusiasmo di chi guarda dritto verso il futuro. “Abbiamo in mente tre aperture all’anno e cominceremo proprio da dove siamo nati con la nostra pizza, ovvero, Varcaturo. Ci espanderemo per tutto il territorio dei Campi Flegrei, il format è semplice e geniale“.

Dopo diversi mesi dall’apertura, l’avventura continua con il lancio di nuovo format di pizza napoletana “take away“. Lo scorso 22 marzo 2022, è stato inaugurato, infatti, il “take away” “Bellella” e nuove sfide sono pronte per il resto dell’anno.

“Lievutum” riceve riscontri entusiastici e conta sempre tanti avventori. Perchè la squadra giovane di questo locale, composta da ragazze e ragazzi di età inferiore ai 25 anni, ha fatto della pizza, e non solo, un’arte tutta da gustare.

Ristorante “Lievitum”

Corso Italia 65, 80010, Quarto (Napoli)

Tel: 081 1878 9054

Facebook: https://www.facebook.com/LievitumPizzeria/

Sito internet: https://www.lievitumpizzerianapoletana.com/

Instagram: LievitumPizzerianapoletana

.

Un nuovo locale

Una branca del food che sta prendendo piede negli ultimi tempi è lo street food gourmetcucina creativa. Nel caso di Aromi Bistrot, recente realtà nata nel cuore di Roma in Via Quattro Novembre presso Piazza Venezia. Questo concept trova una delle più innovative e sofisticate interpretazioni. Lo conferma Erica De Falco, gestore di questa deliziosa attività con il fidanzato Luca Longo: “Aromi Bistrot porta a Roma il fast food gourmet con la sua proposta agile e gustosa. Creatività ed originalità sono al primo posto, perchè un piatto non è solo cibo, ma anche colori e profumi che possono renderlo unico!“.

Ma Aromi Bistrot non è semplicemente uno street food gourmet – aggiunge la De Falco – ma anche un luogo dove rendere piacevole una pausa pranzo dal lavoro, un momento di relax dallo shopping o da una visita ad un museo“, complice la posizione privilegiata e strategica nella quale è situato.

Un’esperienza consolidata

La storia professionale di Erica e Luca racconta una grandissima preparazione: Luca classe 1995, originario di Castellamare di Strabia, dopo gli studi in giurisprudenza si specializza in digital marketing, che tanta importanza riveste attualmente per dare al meglio la visibilità ed il giusto ruolo a qualsiasi attività, e soprattutto alle nuove aperture.

Pausa-pranzo-aromi-bistrot

Lo street food gourmet Aromi Bistrot è quindi frutto dell’esperienza di un giovane imprenditore e dell’incontro fortunato con Erica, che già vanta di collaborazioni con Arcangelo Dandini e Fabio Di Felice, oltre che l’esperienza col Palazzo del Quirinale con l’executive chef Fabrizio Boca.”Aromi bistrot è un ambiente piccolo in cui però è grande la passione per la ricercatezza e la continua voglia di scoprire nuovi gusti e sapori, sempre all’ insegna della freschezza e della varietà del pescato del giorno“- dice Erica.

Lo street food gourmet Aromi Bistrot si basa su una proposta gastronomica fatta di piatti veloci di qualità. Possono essere gustati nel grazioso spazio interno arredato con cura o presi in delivery. É possibile gustare a proprio piacimento le 18 proposte offerte. “Il nostro punto di forza è la versatilità“- sottolinea Erica– perchè i piatti possono essere gustati comodamente seduti o, in modalità street food gourmet, mangiati camminando“.

L’attenzione per la natura al primo posto

Il packaging utilizzato è compostabile ed ecosostenibile. “Il locale è completamente plastic free e lo si può vedere anche dalla mise en place scelta per i tavoli dello spazio interno“- racconta Luca.

La proposta menù

Lo street food gourmet Aromi Bistrot vanta un menu che non ha eguali come originalità: il pesce viene quotidianamente pescato nel litorale romano, e viene lavorato poi da Erica in modo quanto più creativo e sorprendente. I deliziosi salumi di pesce sono uno dei cavalli di battaglia:la salsiccia di pesce in base al pescato del giorno o il prosciutto di ricciola si accompagnano a croccanti e accattivanti panini col polpo e il salmone o quello con la tartare di tonno e burrata, la frittura di calamaretti, i tortelli ripieni di gamberi, la millefoglie di patate, il salmone marinato al pepe e lime e tante altre imperdibili proposte..

AROMI BISTRO

VIA QUATTRO NOVEMBRE 138

aperto tutti i giorni dalle 12 alle 16,30,chiusura Lunedi’

Il matrimonio fra il sigillo di garanzia “Vero Filiera Sostenibile” e il Caciocavallo Podolico di Castelnuovo di Conza si avvia a festeggiare il secondo anniversario con un bilancio di crescita fortemente positivo. Allevamenti sempre più sostenibili, incremento della produzione e di conseguenza anche dei fatturati: numeri più che incoraggianti.

Il bollino “Vero-Filiera Sostenibile” nasce nel 2018 da una intuizione del professore Vincenzo Peretti della Federico II, esperto di biodiversità, produzioni tipiche e certificazioni nazionali e comunitarie e del consulente alle vendite e titolare di agenzia di distribuzione e rappresentanze di prodotti agroalimentari Giuseppe Di Bernardo.

Vogliamo un bollino Vero sempre più dalla parte della tradizione e del territorio” spiega Vincenzo Peretti che aggiunge: “Durante il percorso di Vero abbiamo avuto modo di osservare da vicino la presa di coscienza degli allevatori che stanno virando sempre di più verso la sostenibilità, rispettando al tempo stesso la tradizione delle loro piccole produzioni“.

Il Bollino Vero

Fra i prodotti che ha incrementato i numeri ed il fatturato grazie al progetto “Vero Filiera Sostenibile” è sicuramente il Caciocavallo Podolico. Ad illustrare questo primo piccolo miracolo del bollino c’è l’amministratore di Alimentale Giuseppe Di Bernardo: “Siamo sicuramente soddisfatti dell’accoglienza che questo prodotto ha avuto dal mercato. Il Bollino Vero gli ha dato la reputazione giusta per essere apprezzato anche dal punto di vista della filiera e della tracciabilità oltre che per l’indiscutibile gusto. Un fattore che chiaramente si è tradotto in un incremento di fatturato grazie al migliore posizionamento che sta trovando sul mercato”.

La produzione limitata e le caratteristiche sensoriali ne fanno un formaggio apprezzato e ricercato in Italia ed all’estero. Il bollino Vero ha attirato l’attenzione su questo prodotto come conferma il produttore Giovanni Cifrodelli: “Una scelta vincente. Abbiamo superato i vecchi problemi che avevamo per accedere al mercato e per il futuro non possiamo che migliorare ancora“.

Per il Bollino Vero, filiera sostenibile è tempo di guardare avanti: formaggi, salumi, miele i punti di partenza. Ma ci sono altre categorie che si sono fatte avanti per entrare a fare parte della famiglia e fra breve saranno annunciate interessanti novità.

Le aziende possono entrare a fare parte del progetto rispettando i criteri previsti. Ottenere il riconoscimento del prodotto vuole dire trarne anche i giusti benefici dalla vendita. Con l’ottenimento del sigillo di garanzia Vero viene introdotto anche un principio: la titolarità del marchio decade se l’impresa non rispetterà lo specifico disciplinare di produzione e questa è una ulteriore garanzia per il consumatore finale che troverà sullo scaffale sempre il meglio.

La pizzeria di Vito De Vita mette le proprie pareti a disposizione dei pittori locali per potersi far conoscere 

Quando si entra a PizzaArt sembra di essere immersi all’interno di una galleria d’arte. Infatti, Vito De Vita, patron della pizzeria racchiusa nel cuore della piana del Sele, ha scelto di arricchire le pareti del suo locale con i quadri dei pittori della zona.“Ho aperto questa pizzeria – racconta il patron – proprio per l’amore nei confronti della cucina. Questa passione affonda le proprie radici nelle ricette tradizionali della mia famiglia. Mia madre e i miei nonni sono stati i primi maestri, mi hanno, in un certo senso, formato e spinto a intraprendere questa strada. Così ho deciso nel 1999 di aprire la trattoria a Battipaglia, che negli anni ha visto la pizza diventare la vera protagonista del locale. Trasformandosi poi definitivamente in pizzeria”.

Le numerose esperienze vissute da Vito de Vita hanno arricchito il suo bagaglio professionale. Soprattutto, gli hanno permesso di esplorare, anche, mondi lontani da quello della ristorazione: dalla mostra del cinema di Venezia al festival di Roma. Fino alle esperienze televisive da Master pizza su Alice TV a Linea Verde. Avventure che il cuoco ha prontamente legato alla propria tradizione. Quello di tradizione, infatti, è un concetto radicato nella cucina di De Vita. Nella sua ottica, però, non è identificabile con un piatto o una ricetta. Significa, oltre al rispetto e l’esaltazione della materia prima, conservare e tramandare le ricette familiari. 

Quando il locale è stato trasformato da trattoria in pizzeria, dopo la ristrutturazione il suo patron vedendo le pareti spoglie ha deciso di mettertele disposizione degli artisti locali. La pizzeria è diventata, così, una vera e propria vetrina per gli artisti, con un continuo ricambio di quadri per dare la possibilità a più pittori di farsi conoscere. In questa ottica si iscrive, anche, la scelta di dare alle pizze il nome di pittori o di importanti opere d’arte. In questo modo, si passa dalla pizza Mondrian alla maya desnuda o maya vestita (quadri di Francisco Goya).

pizzart
Pizza Cavaliere Rosso: Morbido di Grana Padano, pesto di pomodorini secchi, noci, fior di latte e Speck

Pizze che si allontanano dalla classica partenopea, “ma si avvicinano – spiega De Vita – molto alla napoletana contemporanea, però, con una base leggermente più croccante. Utilizzo farine raffinate e un impasto indiretto basato su una tecnica mista con biga e fermentazione di cereali. Inoltre, ho deciso di introdurre anche elementi innovativi, come la scelta di impanare le pizze con fiocchi tostati di farro, di avena o di crusca a foglia larga. La più famosa è la pizza con impasto al croccante di farro condita, poi, con filetto di pomodoro San Marzano, alici di Cetara, olive leccino, capperi e basilico. Per quanto riguarda le materie prime utilizzate, l’area cilentana e soprattutto la piana del Sele sono ricche di grandi prodotti a partire dalla mozzarella di Bufala. Nonostante la ricchezza del nostro territorio, però ho scelto, anche, di utilizzare le eccellenze italiane come il grana padano DOP”. 

Vito de Vita- pizzart
Pizza con impasto al croccante di farro: pomodori San Marzano, alici di Cetara, olive leccino, capperi, aglio, origano e basilico

Le pizze di PizzaArt rispettano la tradizione e la stagionalità, integrando però qualche tocco personale e innovativo. Il prodotto che rappresenta al meglio l’idea di cucina di Vito De Vita è la pizza con i fiori di zucca. Una base di crema fatta con i fiori e poi, condita, all’uscita dal forno con i petali del fiore di zucca. Semplicità, tradizione e innovazione si sposano realizzando un connubio perfetto.

Un luogo alternativo per trascorrere i propri momenti di relax dinanzi a buoni piatti

Entrando dentro Goody 1976 ci si rende subito conto di stare in un posto unico, fuori da ogni concept tradizionale. Gli American Dinner statunitensi, luogo nei quali da sempre si è accoppiato il gusto di assaporare un buon hamburger e, in contemporanea, scegliere un disco jazz o rock, sono il punto di ispirazione di questo locale nel cuore della capitale.

Tra musica e pastrami

Giunti a Piazza del Popolo, tra le viuzze del quartiere flaminio, entriamo indietro nel tempo, esattamente a 45 anni fa. Goody 1976 è infatti uno dei negozi romani storici di dischi e vinili, oltre che tempio della musica per dj nazionali ed internazionali.

Frutto dell’idea di quattro soci, il negozio lascia ora spazio allo spazio culinario: Claudio Donato, titolare dello stesso negozio, Nanni Clerici (copropietario del Magik Bar, del Goa, e di Madeleine) Francesco Motta grande cultore dell’arte della farina in tutte le sue versioni, e Alberto Capanna (titolare dell’Italian Genius Academy e copropietario del Magik), hanno dato vita ad una realtà unica ed innovativa nel suo genere.

Goody 1976 propone tutto ciò che può soddisfare la voglia di American food, con una selezionata attenta ricerca dei prodotti. Il pastrami è fatto con la carne della nota macelleria Feroci, racchiudendo il gusto di un panino nella carne più ricercata della città; il tutto viene realizzato dallo chef argentino Emiliano Lopez, che guida la brigata. Il sandwich viene servito con un pane ai cereali fatto in casa, maionese homemade, cetriolini, pomodoro e lattuga, e accompagnato da patatine.

Proposte-goody-1976

Dalla colazione all’aperitivo un ventaglio di proposte

Goody 1976 si presenta come un locale diurno, da vivere dalla colazione alla prima serata, con proposte che vanno dal dolce al salato. Parola d’ordine è qui rappresentata da freschezza e genuinità. In base alla spesa del giorno infatti viene presentato ogni giorno un menu diverso. Per colazione fin dalle 7 vengono serviti croissants, pain au chocolat, e il classico maritozzo romano, tutto rigorosamente fatto in casa dalla pastrychef Giorgia Roscioli.

panini-goody

Varietà e combo originali

Si può inoltre scegliere la classica colazione all’americana con pancake, sciroppo d’acero, pane tostato, scrambled eggs and bacon, o la Rio con caffè, estratto, avocado toast, yogurt e granola. Non mancano i classici romani per il pranzo,come la gricia, l’amatriciana, e la carbonara. Non mancano le ormai richiestissime poke bowls ed il salmone alla plancha.

Goody 1976 mira a sorprenderci inoltre con delle serate dedicate al rock, al jazz, ai buoni dischi e gli eventi, tra un hamburgher ed un buon cocktail…Stay tuned…

GOODY 1976

Via Flaminia 23

068414533

apertura 7-21

Ristorante “Baia Blu”: un’esperienza gastronomica di prim’ordine valore aggiunto della Costa Smeralda

A Baja Sardinia, nel cuore della Costa Smeralda, in Sardegna, Micol Cantoni gestisce, insieme a sua madre Stefania, il ristorante “Baia Blu“. Micol è nata a Parma ma, di recente, ha ereditato l’attività gastronomica che suo padre Roberto e sua madre Stefania hanno creato nel 1985: “Mia madre Stefania e mio padre Roberto, nella metà degli anni 70, trascorrono una vacanza in Costa Smeralda e scatta un colpo di fulmine che stravolgerà le loro vite e la mia successivamente”.

“Baia Blu” sorge in una posizione suggestiva, perché si affaccia sulla piazzetta “Due Vele”, che è quella principale di Baja Sardinia. Da qui, ogni sera, è possibile ammirare tramonti romantici e indimenticabili. Il locale consta di tavoli dislocati sia all’interno che all’esterno nel dehors che guarda la spiaggia.

L’arredamento da noi scelto è classic, in legno di rovere, e ricorda lo stile marinaro che amiamo particolarmente. Spesso con mia madre ricerchiamo pezzi particolari d’arredamento per il locale, come il meraviglioso tappeto sardo tessuto a mano secondo la tradizione locale e le due teste di legno” afferma Micol con entusiasmo.

Filosofia culinaria

Al ristorante “Baia Blu”, l’obiettivo principale è quello di regalare agli ospiti un’esperienza convivale e culinaria di prim’ordine. “Baia Blu” propone una cucina mediterranea, puntando sulle specialità di pesce.

Le materie prime a cui ci si affida, vengono scelte selezionando, con estrema cura, tutti i fornitori. Una delle specialità della cucina sono, sicuramente, i tagliolini fatti in casa, all’astice.

Poiché lo chef, Giuseppe Botta, è di origine siciliana, i piatti presentano piacevoli contaminazioni con tipiche ricette sicule. Al “Baia Blu”, la pasta e i dolci sono realizzati seguendo i dettami della tradizione, anche se lo sguardo è sempre rivolto alla contemporaneità e al futuro: “Vogliamo crescere, metterci in discussione e percorrere sempre nuove strade” – continua Micol.

“Baia Blu” si apre al mondo, è un ristorante che cerca la commistione tra cucina e molte altre forme d’arte sul territorio: “Desideriamo creare collaborazioni con professionisti provenienti da diversi campi ed aprire le porte del nostro ristorante agli artisti locali, per unire la nostra passione della cucina, dell’artigianato e dell’arte declinate in tutte le sue forme” – afferma con passione la proprietaria.

Per pubblicizzare la propria attività, il ristorante “Baia Blu” si è sempre affidato al “passaparola”, nel quale Roberto e Stefania credevano molto. Oggi, però, Micol ha scelto di raccontare la storia di Baia Blu e della sua personale passione per l’enogastronomia, affidandosi al mondo digitale: “Ora, ne apprezzo le potenzialità non solo per narrarsi e narrare il proprio lavoro, ma voglio cogliere l’incredibile opportunità per fare rete e per creare sinergie creative con altri professionisti in diversi settori“.

Il ristorante “Baia Blu” è una vero gioiello gastronomico, vanto della Costa Smeralda. Se passate di lì, entrate!

Ristorante “Baia Blu

Piazza Due Vele
07021 Baja Sardinia SS
Telefono: 0789 9908

  

La Pasqua si colora di gusto con “Fermento”, la nuova linea di colombe artigianali e non solo firmate Helga Liberto, la Regina dei Lievitati

Si chiama “fermento” la nuova linea di prodotti artigianali della Chef Patissier Helga Liberto. Una proposta che prevede l’uso di cereali fermentati, da lei stessa elaborati, nel ruolo di starter abbinati al lievito madre.

Ciò comporta la possibilità di avere una morbidezza maggiore e una shelf-life più lunga: “normalmente un prodotto artigianale ha una shelf-life di 30 giorni che è quello che scrivo sul mio prodotto, ma in realtà la mia proposta, grazie appunto alla fermentazione, può arrivare anche a 60”

Fondamentale per la produzione delle sue creazioni è il lievito. Deve essere buono, curato per bene e, per questo motivo, la sua produzione deve avvenire almeno un mese e mezzo prima del periodo natalizio e di quello pasquale.

Ovviamente con un lievito buono si crea sempre un lievitato buono. Ma non è tutto. Alla base deve esserci un elemento che io utilizzo spesso nel mio laboratorio, ovvero, il ‘bilanciamento’. É, dunque, importante che ci sia un equilibrio tra gli ingredienti,  tra gli strumenti che si utilizzano. Importante è il fattore tempo e la capacità di riconoscere con i propri organi di senso un lievito fatto bene. É tutta una questione di equilibrio”. 

Personalmente salto questo processo nelle mie creazioni poiché utilizzo un lievito madre. Il mio lievito è sano e sempre in salute”. Per Helga, dunque, nell’elaborazione di un lievitato, e quindi del prodotto finale, deve esserci una relazione d’amore con il lievito, altrimenti non funziona. 

Ingredienti di eccellenza

Stagionalità e territorialità viaggiano insieme in questa realtà artigianale di Battipaglia. Infatti, Helga Liberto non manca di guardare al patrimonio agroalimentare del nostro territorio. Fa spesso riferimento ai prodotti dei presidi Slow Food con i quali crea preparazioni “hand made” per le sue prelibatezze, “come è accaduto per la ricotta vegetale” – afferma la Liberto. 

La maggior parte dei prodotti li creo con le mie mani come una ricotta vegetale che ho elaborato esclusivamente per un’amica che soffre di intolleranze. Per me, ogni giorno, nel mio laboratorio c’è una sfida a cui devo partecipare”- continua Helga.

La Regina dei Lievitati realizza le sue prelibatezze solo con materie prime d’eccellenza che, precedentemente, sono state studiate e monitorate. Il processo di selezione degli ingredienti è lungo e prevede un’impegno serio e scrupoloso: “Sono definita una capricciosa, sono selettiva, faccio controlli di qualità fino all’inverosimile. Le mie materie prime sono irreprensibili, mi piace spaziare ovunque”. 

Le proposte di Helga

È un esempio il Fico Bianco del Cilento, ingrediente che la Chef Patissier impiega nella Colomba Pasquale del Cilento. É il suo prodotto rappresentativo di origini cilentane. Un frutto di produzione della sua famiglia da molti anni e a cui è legata da un sentimento affettivo. All’interno della colomba il fico é stato abbinato con l’infusione di rum agricolo della Martinica e cioccolato Domori Venezuela Sur Del Lago 72: “È il lievitato del mio cuore. Il mio levitato più longevo“. 

colomba-pasquale-del-cilento

É quindi sempre alla ricerca di novità con la consapevolezza che quello che conta è soprattutto la fantasia, la creatività e la capacità di abbinare prodotti, che apparentemente sono improponibili. Come lo è stato con “La Sciantosa” la bontà che ha vinto come lievitato più innovativo d’Italia l’evento “Re Panettone”.

Colomba-la-sciantosa

Io in quell’impasto ho inserito tre cereali fermentati che sono il Tritordeum, la segale e l’orzo, che in un prodotto come il panettone non è una scelta comune. Poi ho aggiunto l’albicocca pellecchiella del Vesuvio ad un cremino al gianduia e per la glassa ho utilizzato farina di arachidi e semola di macinati Cappelli”

Particolari abbinamenti li troviamo in un’altra proposta presente nella linea “fermento”: Colomba Apogeo con Pistacchio di Bronte abbinato alla pasta di mandarino. Combinazione difficile da comprendere in un immaginario comune, ma che sorprende.

Colomba-apogeo-helga

Inoltre, con questa nuova linea, Helga Liberto ha cominciato a divertirsi anche con altri tipi di farine fermentate come quelle alla frutta. Queste, abbinate ai cereali fermentati mi permettono di ridurre lo zucchero e i grassi nell’impasto allungando la shelf-Life. Per questo motivo di questa linea fanno parte non solo i grandi lievitati ma c’è anche il pane, che può essere conservato fresco per 10 giorni, una focaccia e una brioche.

Il desiderio della Liberto era quello di sdoganare il concetto di panettone legato solo alla festività natalizia e poterlo cosi degustare tutto l’anno. Per questo motivo è già in cantiere l’apertura di un nuovo laboratorio destinato solo alla produzione di grandi lievitati che saranno prodotti tutto l’anno. 

‘Ieri, oggi, domani’ la trattoria-pizzeria di Pasquale Casillo dove viene reinterpretata la tradizione partenopea

Ieri, oggi, domani’ sorge dove un tempo si trovava il celebre ristorante ‘la Fila’. Locale, a pochi passi da Piazza Nazionale a Napoli, dove la signora Elvira proponeva ai propri ospiti i piatti tipici della tradizione mediterranea. Il piatto più rinomato del locale, però, era la pizza con il cornicione ripieno di ricotta. Lo storico ristorante è stato, poi, acquistato, ampliato e arredato da Pasquale Casillo che lo ha reso un vero e proprio set cinematografico.

Lo scopo di ‘Ieri, oggi, domani’ è quello di risvegliare l’anima artistica e culturale di Napoli, ormai sopita da tempo. Inoltre, attraverso il nome del locale si vuole celebrare l’omonimo film, vincitore del premio Oscar nel 1965, diretto da Vittorio De Sica e interpretato da Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Infatti, in tutta la pizzeria campeggiano le immagini dei tre attori. 

La filosofia di Pasquale Casillo

Ieri, oggi, domani è anche un monito che incarna, appieno, la filosofia di Pasquale Casillo. Il patron e lo chef, in perfetta sintonia, hanno deciso di proporre le ricette classiche (ieri), ma filtrate dalla ricerca delle migliori materie prime (oggi), principalmente a Km 0, e da presentazioni innovative (domani). 

“Noi prendiamo la tradizione – racconta il patron del locale – come punto di riferimento, ma la reinterpretiamo attraverso la nostra esperienza e originalità. La ricetta che meglio riesce a sintetizzare questa filosofia è la pasta e patate. Un piatto povero realizzato con pasta mista e patate, prodotti, storicamente, molto facili da reperire e poco costosi.

Oggi, molti ristoranti aggiungono la provola, ma noi ci rifacciamo alla tradizione e utilizziamo le scorze di parmigiano, come vuole la ricetta classica. Il tocco innovativo sta nella ricerca della materia prima e nell’impiattamento particolare. Infatti, la nostra pasta e patate, preparata con le patate interrate di Cautano e la cipolla di Montoro, viene servita in un pentolino di rame su fornello a gas affinché possa essere mantecato e leggermente affumicato, con legno di quercia, all’ultimo momento davanti ai commensali”.

Anche la pizza non è esente da questa reinterpretazione. Pasquale Casillo ha scelto di proporre l’originaria pizza napoletana a ruota di carretto, anche se il cornicione è meno pronunciato rispetto a quello tradizionale. L’aspetto immutabile, però, è la sofficità dell’impasto che sembra sciogliersi in bocca. 

“La nostra pizza – conclude il patron – rispecchia la tradizione, ma abbiamo cercato di raggiungere un compromesso con la modernità. Utilizziamo farine poco raffinate a basso contenuto di zuccheri, e un impasto con 36/48 ore di lievitazione diretta. La pizza ‘ieri, oggi, domani’, oltre a riprendere il nome del locale, ne racchiude tutta l’essenza: tradizione, ricerca e innovazione. Una pizza con mozzarella fior di latte, peperoni di Montecorvo, salsiccia rossa di Castelpoto, basilico, parmigiano reggiano, provola di Agerola e un giro d’olio extravergine d’oliva biologico”.

Francesco Scioscia chef e patron di Taberna Sciopà ha voluto realizzare un format in cui l’ospitalità e la convivialità fossero al primo posto

Taberna Sciopà è una vera e propria oasi che per qualche ora ti permette di dimenticare il mondo esterno e di vivere attimi di pura convivialità. Il nome del locale nasce dal connubio delle iniziali del cognome dello chef e patron Francesco Scioscia e dell’attuale amministratore Nunzio Pascarella

Un ambiente accogliente che abbraccia tutti, dalle coppie alle famiglie. “Vorrei ricreare – racconta lo chef – quell’atmosfera tipica dei pranzi di famiglia di quando ero bambino. Spegnevamo la TV e ci mettevamo tutti a tavola. Era un momento di pura convivialità che oggi i social ci hanno rubato. Per questo motivo, all’ingresso del locale, lo staff invita gli ospiti a non utilizzare i cellulari durante la cena. Vorrei che la tavola recuperasse quella convivialità che abbiamo perso e si nutrisse di quel brusio di fondo che non respinge, ma accoglie e invita al dialogo”.

Alla base della ristorazione c’è sempre l’accoglienza, ogni commensale si deve sentire a casa “per questo motivo – spiega Francesco Scioscia – utilizzo esclusivamente il termine ‘ospite’, perché privo di quella freddezza manageriale che invece potrebbe trascinare con sé la parola ‘cliente”. 

Taberna Sciopà sorge all’interno della location Luna di Miele Eventi. Due format tra loro distinti e differenti, ma che, in un certo senso, si abbracciano. Nel primo, grazie ad un numero di coperti ristretto, lo chef può giocare con la tradizione presentando piatti estrosi. Nel secondo, invece, dovendo cucinare per battesimi o eventi nuziali si è costretti a rimanere su menu più classici.

Non sono, però, mancati – continua lo chef – clienti che mi hanno chiesto piatti stravaganti. Infatti, per un matrimonio ho dovuto realizzare un menu particolare, tutto al contrario. Abbiamo servito il dolce come antipasto e l’antipasto come dessert, trasformando riso venere con seppie pomodorini in dessert”. 

taberna-sciopà

Giocare con a tradizione è la cifra stilistica di Francesco Scioscia. Lo chef, infatti, ritiene che le ricette debbano essere rispettate, ma anche interpretate partendo dalla storia e dall’esperienza di chi cucina il piatto. Per questo motivo nel ‘Carbonara day’ (il 6 aprile) il cuoco ha scelto di realizzare una carbonara provocatoria, aggiungendo alla ricetta classica un tocco personale.

Io – conclude lo chef – provengo dalla Basilicata, un territorio da sempre legato alla carne e ai prodotti della terra. Nonostante ciò, mi sono sempre trovato a mio agio con i prodotti di mare. Solo con questi ingredienti riesco a mettere nel piatto la mia idea di cucina. Proprio per questo motivo, per la mia carbonara sono partito dalla ricetta classica per poi, però, aggiungere il mio tocco: le cozze di Bacoli”. 

“Qvinto restaurant”: con Ivano Veccia a Roma si mangia una pizza ischitana “doc” che non si dimentica!

Io sono di Ischia, faccio il pizzaiolo da quando avevo 9 anni… nella mia famiglia ci tanto pizzaioli. Ho lavorato tanto tempo in diverse pizzerie e, in più, facevo anche il dj” afferma Ivano Veccia, il maestro della pizza napoletana. Non vi è presentazione migliore, per descrivere la passione che affonda le radici in un passato lontano.

Ivano Veccia coltiva la sua esperienza culinaria con incessante impegno e tanta creatività. Lavora alacremente, per vent’anni, in svariate pizzerie e solo nel 2018 comincia la sua avventura romana.

La storia di Roma è cominciata nell’estate del 2018. La signora Sabrina Corbo e il marito Pietro Saulli vennero apposta da Salina a Ischia per provare la mia pizza, che apprezzarono moltissimo. Dopo due mesi mi proposero l’avventura di “Qvinto Restaurant”. Quest’anno abbiamo ricevuto i tre spicchi da “Gambero Rosso” e ci siamo piazzati sedicesimi al “50 top Pizza”, vincendo il premio più ambito, “la pizza dell’ anno”, con la mia Capricciosa.”

Qvinto Restaurant“, di proprietà della signora Sabrina e di suo marito Pietro; Ivano Veccia ne gestisce la pizzeria. Il locale ed ha uno stile unico al mondo, con i suoi igloo e l’installazione, al piano di sopra, dell’Apollo della NASA, dentro al quale si può anche mangiare. Al piano di sopra vi è anche un’ulteriore sala, chiamata “The roof

Una location, dunque, in grande stile, dove ognuno può trovare il proprio spazio più congeniale. Qui, si possono gustare le specialità della cucina tradizionale romana, alle quali si aggiunge la famosa pizza di Ivano.

Lo chef sceglie personalmente i prodotti, privilegiando le piccole realtà artigianali e seguendo la stagionalità dei prodotti. Gli ingredienti devono essere eccellenti, come sottolinea Veccia: “Le verdure provengono da un’azienda agricola laziale, a parte i friarielli, che arrivano direttamente da Napoli, dato che nel Lazio non si trovano“. La proposta è variegata e il riscontro è davvero altissimo; infatti, il locale è sempre pieno e per il fine settimana occorre prenotare con largo anticipo.

Ivano accontenta ogni palato, anche quello più esigente, che non vuole badare a spese: “Abbiamo a menu anche pizze da 60 euro, con tartufo bianco d’Acqualagna o con il caviale di Beluga

L’obiettivo di “Qvinto Restaurant” è quello di fare sempre meglio, puntando altresì sulla sostenibilità “in toto”, non solo nelle scelta degli ingredienti, ma tenendo anche un occhio puntato sul discorso energetico, evitando sprechi; il locale è, infatti, dotato di pannelli fotovoltaici. Come ogni artista della cucina, anche Ivano Veccia ha le sue specialità preferite, che sono fiore all’occhiello del ristorante romano.

La mia pizza preferita rimane la la “Lasagna povera” che è una rivisitazione della Cosacca napoletana; ultimante, la pizza che mi ha dato più soddisfazione di tutte è la Capricciosa, vincitrice del premio “50 top”. Una Capricciosa insolita, fatta con il “piennolo” del Vesuvio, la crema di Parmigiano come base, il fiordilatte, i funghi pioppini e le olive “caiazzane”; all’uscita dal forno, vengono aggiunti il prosciutto arrosto di Cillo e i carciofi cotti sotto la cenere. Questa pizza è molto diversa da quella romana, preparata con il crudo e le uova, ed è più vicina a quella campana

“Qvinto Restaurant”, ha un’anima polifunzionale dato che è, al contempo, ristorante, pizzeria, braceria e lounge bar.

Un luogo, insomma, nel quale godere del piacere della cucina a 360°, tra pizze di prim’ordine e cucina romana “doc”, in un contesto che è tra i più belli d’Italia.

Qvinto Restaurant

Via delle Fornaci di Tor di Quinto, 10 00191 Roma.

Tel:  063332961

Per informazioni scrivi a info@qvintoroma.it.

Per prenotare il tuo evento scrivi a eventi@qvintoroma.it

La pizzaiola Roberta Esposito, pluripremiata con 3 spicchi Gambero Rosso e con il prestigioso premio “Pizza dell’anno” grazie alla sua Summer Light, è riuscita ad emergere grazie all’amore per il suo lavoro e alla sua costanza. Nel suo locale si vivono delle vere e proprie esperienze sensoriali che ci permettono di assaporare la genuinità dei prodotti locali.

Una passione nata quasi inconsapevolmente. Roberta Esposito è la regina del Ristorante-Pizzeria “La Contrada”, ad Aversa. Un susseguirsi di eventi fortuiti le ha permesso di emergere nel modo dei pizzaioli e di affermarsi con successo in questo settore.


A soli 13 anni i genitori di Roberta hanno rilevato il locale dove attualmente lavora con il fratello. Da quel momento, il destino ha tracciato per lei una strada che anno dopo anno le ha consentito di dar sfogo alla sua creatività e di far emergere la sua passione per il forno e per l’impasto della pizza. La sua visione di pizza, intesa come una vera e propria esperienza è ciò che l’ha spinta a coltivare la sua passione.


Tutto ciò che immagina, prova a trasformarlo in un’esperienza da far vivere ai propri clienti. Il progetto, nasce dapprima nella sua testa e successivamente, focalizzandosi sull’esplosività dei sapori e del gusto che immagina per quella pizza, sceglie i prodotti e si mette all’opera.

La scelta dei prodotti

Frutto di questo viaggio è sicuramente il progetto “Le 7 Margherite di Roberta” mirato ad omaggiare la Margherita e i diversi tipi di pomodoro che il nostro territorio offre. È un inno alla pizza per eccellenza, ad una pizza a cui Roberta ha voluto dare ancor più valore, offrendo diverse versioni, ben 7. L’obiettivo è far gustare ai suoi clienti le diverse qualità di pomodoro: dal pomodoro San Marzano, al pomodoro di Corbara, dai pomodori verdi di Sarno alle pacchetelle gialle del Vesuvio.


Con l’utilizzo dei giusti prodotti, anche la Margherita può trasformarsi in una pizza gourmet.

Prodotti che Roberta sceglie con cura. Infatti, è lei ad occuparsi a 360 gradi della pizzeria: dal menù all’impasto e alla scelta dei prodotti. Per le sue pizze, infatti, utilizza la Farina Petra Molino Quaglia, prodotti sempre freschi. Quando occorre, utilizza la tecnica del sottovuoto per la conservazione degli alimenti, in modo da evitare lo spreco alimentare. È molto attenta alla qualità dei prodotti: infatti La Contrada offre un Menù Classico e un Menù Speciale, quest’ultimo aggiornato in base alla stagionalità dei prodotti.

Premiata come Miglior Pizzaiolo Emergente con 3 spicchi Gambero Rosso, nel 2022 ha ricevuto il premio “Pizza dell’anno” con la sua Summer Light, una pizza creata per l’estate, con baccalà in olio cottura, rostì di patate, scarola saltata con uvetta e pinoli e hummus di ceci.

L’arma che le ha consentito di emergere in un panorama prettamente maschile è la costanza nel lavoro, tanta passione e soprattutto il desiderio di regalare esperienze ai propri clienti.

Con l’arrivo della primavera, Roberta pensa all’estate: il prossimo progetto è il menù estivo, con l’obiettivo di creare pizze leggere da gustare.

Una cucina stellata nel cuore del territorio casertano

La vivace tradizione culinaria della Campania non finisce mai di stupirci. Nel caso del ristorante Vairo del Volturno si arriva ad un espressione culinaria che non ha nulla da invidiare ai migliori ristoranti del panorama internazionale.

Il ristorante si trova nell’alto casertano, a Vairano Patenora, borgo sulla via francigena che tanta storia ha da raccontare, come la descrive il libro “Il castello e il borgo di Vairano Patenora” dello storico Adolfo Panarello, che viene dato agli ospiti che vanno a trascorrere un’ indimenticabile esperienza di gusto.

La storia del ristorante risale al lontano 1964, quando Renato Martino intraprende quest’avventura, proseguita poi dal nipote Renato, che ha preso le redini della cucina nel 1990, fuorviandosi dal 2007 al 2019 di una stella Michelin.

Dove tutto e cominciato

La passione di Renato per il cibo d’autore nasce una volta abbandonati gli studi di ragioneria, quando dapprima prende gli attestati presso la prestigiosa scuola di arti culinarie “Boscolo Etoile”e poi diventa sommelier professionista.

Lo chef ci tiene a sottolineare la sua natura da autodidatta. Il suo mantra è: “materia prima, tecnica, fantasia. Questa filosofia l’ha portato a crare dei piatti che racchiudono l’essenza di quello che possiamo definire: massima qualità ed identità territoriale“.

Quattro sono i menù che si possono degustare: “Colazione di Lavoro”,”Campagna”, “Menu pesce” e i “Classici”.

La maestria dello chef stellato viene trasferita in ogni suo piatto, per sottolineare e ricordare le proprie identità territoriali: i primi ci portano ai prodotti tipici del casertano; nasce così il risotto alla casertana con zafferano di terra di Lauro, ai Tortelli di maialino su crema di fagioli e mela annurca disidratata.

Si passa ai secondi di terra che rappresentano un unicum: l’agnello con le nocciole, il budino di caciocavallo al mosto di vino e il tortino ai fagioli cannellini. Ogni assaggio è una vera esperienza sensoriale.

Ma la dolce conclusione non è da meno: la cassata all’ amarena, la meringa all’ anice, la creme brulè: l’originalità la fa da padrone. Vairo del Volturno si conferma senza dubbio con la sua unità alla dedizione per la cucina come uno dei migliori ristoranti della Campania, ed oltre.

dolce-vairo-del-volturno

Vairo del Volturno

Indirizzo: Via IV novembre Vairano Patenora (CE)

chiusura: martedì intera giornata

Telefono: 0823 -643018

Una realtà elegante e raffinata che dopo Napoli ha conquistato anche Milano

L’ampia vetrata, che si affaccia su Piazza Vittoria, una delle più importanti di Napoli, e che permette di scorgere il mare, è il tratto distintivo di Terrazza Calabritto. L’ambizione di Enzo Politelli ha dato vita ad una nuova realtà elegante e raffinata che in pochi anni è riuscita a imporsi sulla scena della ristorazione partenopea. 

Terrazza Calabritto nasce nel 2001 quando il suo patron ha deciso di rilevare il bar Roof Garden, ospitato in un’ala del monumentale Palazzo Calabritto. L’impronta della nuova proprietà è visibile fin da subito a partire dal cocktail bar nel quale vengono servite delle reinterpretazioni dei classici drink. La grande trasformazione, però, avviene in cucina. Qui nascono piatti che uniscono i tradizionali sapori partenopei a impiattamenti e tecniche innovative realizzando, così, menu contemporanei e stagionali nei quali coesistono sentori di mare e terra.

Enzo Politelli, grazie all’ottimo lavoro svolto alla guida di Terrazza Calabritto, è riuscito a raggiungere numerosi traguardi. Degna di nota è, soprattutto, la nomina come Food&Beverage Manager in occasione delle olimpiadi di Rio 2016. Il suo compito è quello di selezionare i migliori prodotti, italiani e campani, per i pasti serviti agli ospiti di Casa Italia. 

Proprio questo incarico ha spinto Politelli a realizzare un nuovo progetto, ovvero portare la sua cucina partenopea a Milano. Nasce, così, nella città meneghina un omologo di Terrazza Calabritto. 

I due locali sono alimentati da una stessa anima, i piatti proposti sono gli stessi in entrambi i locali.

Proprio per mantenere una continuità tra i due ristoranti – racconta lo chef di Terrazza Calabritto Salvatore Gattorealizzo i piatti nel locale di Napoli, con le nostre materie prime, molte delle quali fornite dall’azienda Jamonita leader nel settore Ho.re.ca. Successivamente io o un mio collaboratore ci occupiamo di insegnare il piatto al team meneghino. Solo in questo modo riusciamo a portare i veri sapori della tradizione mediterranea a Milano”. 

Salvatore Gatto, ormai, è lo chef di Terrazza Calabritto da 4 anni. La sua carriera presso il locale di Politelli è iniziata nel 2006, ma nel 2010 ha deciso di viaggiare e fare esperienza presso ristoranti internazionali. Così, dopo aver lavorato in Spagna, Svizzera, Francia e Milano ha scelto di tornare a Napoli. Tra i piatti creati e proposti dallo chef i due che meglio incarnano la sua idea di cucina ed esprimono l’anima partenopea sono il tortello di cuore di pecora e scampi e il risotto con gamberi e seppie. 

I piatti dello chef

Il Tortello, è di colore giallo perché realizzato con soli tuorli d’uovo e un mix di farina e semola, farcito con un cuore di pecora, cipolla marinata e spadellata, per dare un leggero sentore affumicato, e scampi. Infine, il piatto è accompagnato da una purea di foie gras e da due salse: una agli scampi e una al prezzemolo. 

Tortelli al cuore di pecora e scampi

Il risotto, invece, è cotto con un brodo di acqua di frutti di mare e mantecato con un provolone irpino. Sopra al letto di riso vengono adagiati gamberi e seppie prima marinati in acqua di mare e lime e poi scottati. Infine, il piatto si chiude con una spolverata di crumble al nero di seppia, alga disidratata, foglioline di melissa e degli sconcigli di mare per dare, anche, un lieve sentore di terra e richiamare il continuo contrasto tra terra e mare che contraddistingue i menu di Terrazza Calabritto.

Risotto con gamberi e seppie

La cucina di Terrazza Calabritto rappresenta un vero trait d’union tra due tradizioni culinarie e città totalmente diverse tra loro. 

Un sogno realizzato

Il suono del ragù domenicale, l’odore della parmigiana, del polpo alla luciana, ci portano all’interno dell’avventura culinaria di “Benvenuti in casa“, una trattoria a conduzione familiare situata a Sorrento. Il ristorante “Benvenuti in casa”a Sorrento, nasce dal sogno di Schisano Gianfranco e dalle fantastiche abilità culinarie della chef. Dopo un lungo percorso di tradizione ed esercizio i due sono giunti a coronare il proprio lavoro dando vita al fantastico ristorante, che ripropone piatti della tradizione rivisitati in chiave contemporanea.

Tradizione e contemporaneità di Sorrento

Tradizione e contemporaneità fanno da sfondo all’esperienza culinaria del nostro locale”- afferma Gianfranco. Un menù ricco di tradizione che viene riadattato utilizzando le nuove formule come la cucina a bassa temperatura, la cucina a vapore ed altre tecniche.

Crudo-di-gamberi-rossi
Crudo di gamberi rossi di Mazara del Vallo, burrata, misticanza, arancia di Sorrento, cipolla rossa di tropea agrodolce

L’uso esclusivo di prodotti locali è l’elemento fondamentale del ristorante che punta alla “freschezza” della pietanza perciò, il menù, si restringe prediligendo alimenti di stagione. Si ripropongono la maggior parte delle paste fresche fatte in casa: cavatelli, gnocchi di patate. Tutti elementi che con il passare del tempo, il ristorante cerca di proteggere dall’oblio. La trattoria, da quando ha preso vita, si compone di due sale: una interna e una esterna. La prima ha venti posti, la seconda trenta.

baccala-di-ricotta
Baccala di ricotta di bufala e spinaci

L’agrume di Sorrento

Non poteva non mancare il protagonista della terra del Sorrento ovvero l’agrume. Perciò “Benvenuti in casa” propone una serie di piatti con protagonista il prodotto tipico della propria terra madre. L’agrume è inserito all’interno di molti piatti che il ristorante offre. “Ogni piatto che presentiamo nel nostro ristorante è pensato per creare un’emozione, partiamo da un ricordo passato e lo portiamo nel presente utilizzando nuove tecniche di cottura o semplicemente impiattandolo in chiave moderna quello che è certo è che ogni portata avrà un sapore intenso ed indimenticabile“.

benvenuti-in-cassa-a-sorrento

Ale’s pizza&food: quando la pizza coniuga tradizione e modernità

Ho cominciato a fare questo mestiere quando ero poco più che adolescente. Volevo qualche soldino… poi, però, è stato subito un colpo di fulmine“. Così, Alessandro Servidio comincia il racconto della sua vita lavorativa.

Mettere le mani in pasta è per lui fonte di gioia. Il lavoro è passione, perchè è bello poter “plasmare la materia viva“. Quando decide di aprire il suo locale “Ale’s pizza&food“, Alessandro lo fa perchè desidera avere qualcosa che sia soltanto suo. Il locale ha un’atmosfera calda, chi entra ha come la sensazione di sentirsi a casa. Il cliente vive emozioni gastronomiche di grande qualità e ricercatezza.

La filosofia di Alessandro, in cucina, come lui stesso afferma, “può essere rappresentata dall’espressione ‘la tradizione in cammino’”, che significa avere un sacrosanto rispetto per la tradizione gastronomica italiana“.

Insomma, Servidio fa tesoro di tutto ciò che ha imparato durante la sua vita professionale, tenendo sempre lo sguardo puntato verso il futuro della gastronomia.”Ale’s pizza&food” è un locale dallo stile semplice, moderno, giovane.

I coperti sono una quarantina e il servizio è sempre impeccabile. “Nel frattempo, però, sto lavorando alla ricerca di un locale più grande che avrà uno stile raffinato, ma comunque non freddo, né impersonale. In ogni mia creazione culinaria c’è un pezzo di me, una manifestazione della mia creatività e della mia personalità, idem nel locale che creerò.”

Alessandro-servidio

L’obiettivo di Alessandro Servidio è quello di soddisfare al meglio le esigenze di chi va a trovarlo nel suo locale. Una finalità, perseguita con tenacia e passione, studiando e aggiornandosi continuamente.

Le pizze sono quelle della tradizione, alle quali si aggiungono quelle gourmet, che Alessandro ama definire della “contemporaneità” o della “tradizione in cammino”. Le materie prime adoperate sono sempre e comunque di altissima qualità. I clienti appezzano entrambe le tipologie e sanno riconoscere la bontà della preparazione; amano, inoltre, la qualità degli ingredienti utilizzati.

Alessandro Servidio vince numerosi premi grazie alla sua cucina tradizionale e d’avanguardia al contempo. Da circa due anni affida la comunicazione esterna ad un professionista del settore. Come afferma lui stesso “mai come in questa fase storica è importante saper comunicare la propria passione e farlo bene“.

Le bella novità è che Alessandro Servidio è in fase di pre produzione con un format televisivo nel quale svelerà i segreti della sua cucina. Insomma, un artista della gastronomia che non si ferma mai.

Ale’s pizza&food

Via Jozef Wybicki, 32/B 42122 Reggio nell’Emilia, Emilia-Romagna

tel. 0522 455642

Instagram: http://instagram.com/ale_pizza_and_food

Facebook: https://www.facebook.com/Alespizzaefood

La tradizione per Fabio Russo rappresenta un punto di partenza per la creazione di piatti non convenzionali che mantengono i sapori classici

Un piatto o un ristorante non sono figli esclusivamente dello chef. L’esperienza ristorativa è resa possibile solo attraverso il lavoro di tutto il team. Un cliente può assaggiare il piatto del cuoco solo se l’intero gruppo collabora, dal commis in cucina al cameriere in sala. Il ristorante è come un orologio e funziona solo se gli ingranaggi si incastrano perfettamente tra loro; se ognuno compie perfettamente il proprio lavoro”. Così esordisce Fabio Russo, chef patron di Faru – Cucina d’autore, per spiegare la sua idea di ristorazione. 

Fari-cucina-dautore
Faru – Cucina d’Autore

Il locale di recente apertura rappresenta il coronamento del suo sogno. Dopo molti anni di gavetta in rinomati ristoranti italiani lo chef partenopeo è riuscito a dare vita a una realtà tutta sua. Il nome del locale Faru nasce dall’unione delle sillabe iniziali del nome e cognome dello chef patron. Fondamentale, però, è la scelta di non utilizzare la parola ristorante nell’insegna, ma “cucina d’autore”. “Con questo nome – continua Fabio Russo – ho voluto indicare libertà di movimento. È necessario sentirsi liberi di sperimentare senza preoccuparsi di uscire fuori dalle linee tracciate dal concetto di ristorazione. L’unico confine è il rispetto della materia prima e dei sapori della tradizione”. 

Lo chef gioca molto con la tradizione, perché la identifica come un qualcosa che deve essere rispettato, ma allo stesso tempo sfidato. “La mia cucina – spiega il cuoco – si fonda sulle ricette classiche e sul ricordo. Riprendo i piatti della tradizione cambiando l’aspetto, ma mantenendo intatti i sapori originari. Stravolgo le ricette classiche, ma ne lascio intatta l’essenza”. 

Queste reinterpretazioni riescono a rievocare le sensazioni delle ricette originali. Questo obiettivo è raggiunto efficacemente da “Come una parigiana”: un risotto che grazie ad una crema di melanzane, pomodoro, basilico fresco e stracciata di bufala riesce a trasmettere gli stessi umori e sapori della parmigiana. 

come-una-parmigiana
Come una parmigiana

Nei giorni di festa – racconta lo chef – sopra ogni tavola del sud non può mancare la parmigiana di melanzane, il tipico piatto di una domenica in famiglia. Come una parmigiana è un piatto presentato in modo non convenzionale con il quale, però, voglio rievocare quella convivialità tipica dei pranzi familiari. Tutti i miei piatti tentano, infatti, di evocare quei ricordi e sapori che appartengono alla mia storia e a quella di tutti”. 

Una parola a cui tiene molto lo chef è “inclusione”, il suo tentativo è stato quello di creare un menu per tutti. Infatti, quasi tutti i piatti sono gluten free. “Questa scelta nasce dalla volontà di non creare disuguaglianze e permettere anche ai celiaci di non dover chiedere delle modifiche o di dover per forza ordinare un menu a parte. Alcune persone che soffrono di celiachia mi hanno ringraziato perché per la prima volta non si sono sentite escluse, ma hanno potuto ordinare qualsiasi piatto avessero voluto”.

La tradizione familiare e l’innovazione culinaria

Sulle sponde della costa Adriatica che, in ogni suo angolo regala rivelazione culinarie di eccellenza, troviamo, Festa Restaurant, una giovane realtà gastronomica che ormai da qualche mese arricchisce il panorama ristorativo del fermano.

Il ristorante, nato ad Ottobre 2021 a Porto sant’Elpidio, porta con se una romantica storia familiare che vede il miscelarsi di idee di diverse generazioni che nel loro insieme maturano verso una proposta ristorativa moderna ed innovativa.

La storia vede come protagonisti Alessia, Jessica e Roberto, tre fratelli che, dopo aver gestito insieme allo zio Paolo uno stabilimento balneare, decidono di prendersi un periodo di pausa per riordinare le idee e cercare di intraprendere un percorso di rigenerazione culinaria.

E’ da un’attenta analisi dell’evoluzione del panorama ristorativo che insieme decidono di aprire Festa Restaurant, locale, che già dal nome, richiama l’identità di famiglia e la voglia di ripartire e regalare ai clienti un’atmosfera frizzante ed allegra.

Il ristorante, che in precedenza ospitava una pizzeria, viene preso in gestione e, dopo essere stato totalmente rivisitato, è oggi un ambiente fresco, lineare e di tendenza, dove tutto è curato nei minimi dettagli.

Le pareti interne color grigio intenso ben si sposano con le ampie vetrate dell’ingresso, le quali garantiscono un punto luce che permette di rimanere in contatto con l’esterno, garantendo un buon calore, dato anche dalla scelta dei tavoli in legno.

La cucina moderna di Festa Restaurant

La location moderna, è in linea con la proposta degustativa, in quanto la scelta del team è stata quella di proporre una cucina dal taglio moderno, che lavora sulle tecniche di cottura e sulla presentazione curata dei piatti, rimanendo però fedele alle materie prime della tradizione locale.

Affacciandosi sul mare, il menù è prettamente dedicato al pesce, ma ritroviamo anche delle pietanze vegetali che forniscono un’alternativa per il cliente. Nell’impostazione della carta troviamo sia la degustazione base pesce composta da cinque portate, che permette di conoscere a pieno i sapori e l’identità della cucina proposta, sia la semplice scelta alla carta.

Tutto quello che è inserito nel menù è rigorosamente frutto di studio pregresso che interseca un’attenta ricerca delle materie prime al giusto abbinamento dei singoli prodotti, garantendo un buon equilibrio gastronomico alle pietanze.

Infatti, partendo dai lievitati ad alta digeribilità, passando per la pasta all’uovo regina dei primi piatti, fino ad arrivare al dessert, tutto viene rigorosamente prodotto all’interno della cucina del ristorante, conferendo un’ulteriore originalità e tocco distintivo all’estro creativo della brigata.

La selezione di pietanze, che viene proposta e aggiornata sulla base dei prodotti stagionali, risulta ben strutturata, regalando due chicche gastronomiche da non perdere: alici croccanti ripiene di pancotto, prodotto tipico del mar Adriatico, e “come un moscow mule”, il raviolo di gamberi accompagnati da tartare di gamberi rossi di Mazara aromatizzati al moscow mule, che permettono nell’immaginario di gusto di provare la sensazione di bere un cocktail rinfrescante.

Se vorreste provare questa esperienza in prima persona, e conoscere una realtà innovativa a conduzione familiare dove vivere un’esperienza di gusto deliziosa in un’ambiente moderno, giovane e rilassante, non resta che riservare un tavolo da Festa Restaurant.

FESTA RESTAURANT

Contatti: 3519606683

Indirizzo: Via Canada, 10 – Porto Sant’Elpidio

Orario: 

Lun. – Dom. 19.30 – 23

Dom. 12.30 – 14.30

Mercoledì riposo settimanale

Facebook: FESTA Restaurant

Instagram: @festa.restaurant

Sito: www.festarestaurant.com

Dietro il successo di un grande uomo, c’è sempre una grande donna. Nel caso del ristorante Donna Luisella la parte maschile e femminile sono racchiuse nel carattere e nella caparbietà di un’unica travolgente personalità, quella di Luisa La Matta, in arte “donna Luisella”. Una delle tante donne che si è fatta da se, imprenditrice di se stessa. Insignita del prestigioso Leone d’oro per l’imprenditoria, della fascia dei Disciples d’escoffier – sezione Campania – e del riconoscimento Consulta Nazionale dell’Agricoltura, prestigioso riconoscimento come ambasciatrice dell’autentica tradizione culinaria partenopea.

Donna-Luisella-Napoli

La storia del ristorante inizia nel secolo scorso con nonna Luisella, che usava i prodotti della terra da lei coltivati, trasformandoli in impareggiabili e variegati fritti. L’arte della frittura non è cosa da poco: “dal tipo di olio utilizzato ai tempi di cottura, dalla qualità delle materie prime alla scelta degli accostamenti con saporite alici o succulenti formaggi. Tutto deve seguire un procedimento impeccabile“. Ed è questa opera certosina a dare un valore aggiunto ai piatti di Donna Luisella.

Il negozio per casalinghi di Corso Secondigliano è il punto di partenza di questa incredibile storia di cibo e passione. Nel 2011 da un semplice locale commerciale, si trasforma in ristorante – pizzeria “Benvenuti al Sud”, seguendo le orme della nonna. Oggi è arrivato al traguardo dei dieci anni di attività. Dopo il successo iniziale, “Benvenuti al Sud” raddoppia nel 2019, con una seconda sede a Lusciano, in provincia di Caserta.

Un locale nel quale la cucina napoletana fa da regina, oltre ad essere un’ accogliente location per grandi eventi. Nel 2017 nasce una chicca che spianerà le porte ad un futuro glorioso: di fronte al ristorante di Secondigliano nasce proprio “Donna Luisella. – pizza e fritti, un take away, gestito dalla figlia Federica, pronto a soddisfare tutte le esigenze del palato.

Supportata dal marito Claudio, e dai figli Mirko e Danilo Fusco, Luisa non ha intenzione di fermarsi e, dunque, porta avanti un percorso fatto di obiettivi importanti e definiti traguardi. I figli, inoltre, hanno intrapreso il lungo percorso dell’antica arte pizzaiola napoletana, con risultati di gran pregio, come la partecipazione al Pizza Expo di Las Vegas.

pizza-donna-luisella

La soddisfazione arriva nel 2021 quando Donna Luisella apre al borgo marinari a Napoli con l’intento di rappresentare la quintessenza di tutto ciò che ci aspetta dalla cucina partenopea. L’arredamento del ristorante è sinonimo della visione colorata del mondo tipica napoletana: l’azzurro del mare e il bianco della schiuma delle onde si mescolano creando alla vista una sensazione armonica dell’ambiente. Ed ovviamente i sapori che si portano in tavola sono quelli di casa.

In primo piano i grandi primi piatti della tradizione: pasta e fagioli, pasta e patate con la provola, genovese e ragù. Si passa poi all’elemento principe: il mare. Ed è qui che il ventaglio di scelte rende difficile la decisione per l’uno o l’altro piatti: dagli antipasti di pesce crudi e cotti, si passa poi ai primi classici ed ever green come spaghetti e vongole, linguine gamberi e zucchine, fino ad arrivare alle eccellenze più raffinate: linguine all’astice, bistecca di tonno, calamari in più versioni, ma anche il baccalà fritto, l’impepata di cozze e vongole.

dolce-donna-luisella

I dolci rappresentano la degna conclusione di un pranzo o una cena coccolati dalla brezza marina: dal classico tiramisù alla caprese, fino ad arrivare a una golosissima cheesecake che ci fanno entrare nella dimensione del sogno e ci danno dei veri e propri attimi di pura felicità.

Il carnevale è in arrivo, e nell’aria si sente già l’aroma inebriante di questa festa che celebra il colore, il divertimento e l’allegria coinvolgendo grandi e piccini. Un’ esplosione di maschere, abiti sfarzosi e stelle filanti stanno tornando a riempire di vita le vie cittadine. Tutto profuma di nuovo, di convivialità e voglia di stare insieme. Proprio durante il carnevale Roma offre con le sue pasticcerie migliori un ventaglio di scelte per tutti i gusti.

pasticcerie-di-roma

Il carnevale conquista il bancone della pasticceria Gruè, e lo fa attraverso un trionfo di fritti leggerissimi e golosi. Nel laboratorio di Marta Boccanera e Felice Venanzi la parola d’ordine è qualità, a partire dalle raffinate tecniche utilizzate per mettere a punto i dolci tradizionali. Via libera quindi a castagnole di tutti i tipi, ma anche frappe e ciambelline fritte.

Spazio anche ai churros, ai cupcake e ai biscotti decorati di D’Antoni, storica pasticceria a conduzione familiare del quartiere collatino, oltre che alle versioni originali dei classici fritti di carnevale. Un viaggio alla ricerca della tradizione francese sarà invece il carnevale di Madeleine, il bistrot di ispirazione parigina del quartiere Prati. Qui a farla da padrone saranno le castagnole ripiene, ma anche i bugnes, dolcetti tipici della zona di Lione, e le girelle fritte, arricchite con una goduriosa colata di burro fuso.

dolci-carnevale

Lo spirito di carnevale colora anche la panoramica terrazza Adèle Mixology Lounge, lo sky bar dell’Hotel Splendid Royal. Per dei spumeggianti festeggiamenti carnevaleschi, i barman di Adèle svelano agli appassionati di mixology quattro esclusive e colorate ricette dedicate al carnevale, ed ispirate ad Arlecchino, Colombina, Brighella e Pantalone.

pasticceria-roba

La tradizione è di casa da Regoli, una delle più antiche pasticcerie di Roma in zona piazza Vittorio, che da un secolo ci delizia col suo maritozzo, ma anche con frappe che con l’ occasione verranno farcite con cioccolato, pistacchio, ed altre golosità

marinari-roma

Alto must è la pasticceria Marinari, in piazza di Sant’Emerenziana, che alla famosa raffinatezza unirà col carnevale un tocco di creatività ed originalità con le sue cake dedicate all’occasione. Last but not least, Walter Musco Bompiani: un nome una garanzia di lunga annata, che ora ha tradotto i concetti artistici in forma”dolce”. Il nuovo brand si ripropone di stupire con gli accostamenti di sicura tradizione uniti a delle vere e proprie opere d’ arte, proprio in occasione delle festività carnascialesche.

Passione, territorio, storia e contemporaneità. Sono queste le parole che descrivono al meglio l’esperienza gastronomica proposta dal ristorante “La Corte degli Dei”, situato ad Agerola (NA).

All’interno del Palazzo Acampora, incastonato sopra l’alta costa d’Amalfi, si trova la suggestiva locanda. Un palazzo patrizio del XVIII secolo riqualificato attraverso l’apertura del ristorante che dimora al suo interno e di cui sfrutta stanze e corte. Da “La Corte degli Dei” la cucina è affidata alla Chef Petronilla Naclerio. Viaggiatrice e amante della cucina con il desiderio di voler unire le bellezze gastronomiche del suo territorio e le molteplici esperienze culinarie provate nei suoi innumerevoli viaggi.

Una sola parola: casa

“Casa” ad indicare l’atmosfera che la locanda vuole lasciare al commensale. Un sentimento creato dall’arredamento in stile patrizio e dall’uso di prodotti gastronomici tipici del territorio. Tra i più famosi ricordiamo, il baccalà, il pane biscottato di Agerola o il Pain Perdu. In particolare il baccalà è l’unico piatto di pesce proposto dal ristorante. Questa scelta deriva da un rispetto del territorio in cui il ristorante sorge. I piatti proposti nel menù sono il frutto di una fusione tra prodotti tipici e alcune meraviglie d’Europa.

Prodotti a Km 0

Il ristorante La corte degli Dei propone tutti piatti a km 0, adeguando le varie proposte culinarie alla stagionalità dei prodotti, coltivati direttamente nell’orto del ristorante. Tutti piatti freschi di raccolta che posso essere assaggiati dal cliente in una suggestiva corte circondata da viti. La location regala un’esperienza suggestiva attraverso l’architettura e le attrattive culinarie del territorio di Agerola.

Petronilla Naclerio

Nonostante i fermo covid, il ristorante non ha mai smesso di sognare grazie alla passione e la voglia di mettersi alla prova dello staff. Ogni volta il menù cambia, alla ricerca di nuove ricette suggestive. In altre parole una miscellanea di sapori, passioni e ricordi che creano sogni ed esperienze che il ristorante vuole lasciare al turista.

Nei pressi del centro storico di Napoli, passeggiando lungo le strade di San Gregorio Armeno e Via Duomo, si arriva ad un piccolo largo in cui sorge lo storico Archivio di Stato. E’ proprio qui, nell’antica Piazza della Sellaria o Piazza Archivio di Stato, che possiamo trovare un tipico locale di cucina partenopea, la cui dicitura “locanda” è sicuramente riduttiva: il Seggio del Popolo.

La scelta del nome è accurata e ben mirata: “L’obiettivo è rivolgersi al popolo, quel popolo che ha l’occasione di assaporare gli antichissimi sapori della vera arte culinaria partenopea, un’arte da tempo dimenticata“. Questo locale, dunque, rappresenta un vero luogo del gusto dove assaporare a tutto tondo i piatti della tradizione napoletana.

La Locanda nasce dall’idea di Ylenia Petrillo e Gigi Lista, compagni nella vita e nel lavoro: “Siamo stati sempre attivi sul territorio napoletano – racconta con passione ed orgoglio Ylenia – dando sempre particolare attenzione alla storia della nostra terra e dei nostri prodotti“. La realizzazione della locanda si è ispirata agli antichi sapori perduti della tradizione, con uno sguardo attento alla ricerca del prodotto ed alle piccole aziende presenti al sud, da cui i titolari prendono ogni singolo ingrediente.

Gigi-Lista-Locanda-seggio-del-popolo

Questi vengono poi elaborati in cucina seguendo le antiche istruzioni di un grande cuoco napoletano del 1800, Ippolito Cavalcanti. Nel ristorante si fa tradizione o, meglio ancora, si fa una cucina storica napoletana, seguendo alla lettera le antiche ricette tratte da “Cucina Teorico Pratica“.

Uno dei cavalli di battaglia è indubbiamente lo Scammaro (dal termine scammarare, cucinare senza grassi) antica ricetta di Ippolito Cavalcanti, riportata nel 1837 nel suo trattato. Si tratta di una pasta ben condita con i sapori dolci dei pinoli e dell’uvetta sultanina, a cui si aggiungono olive e capperi, che in periodo di Quaresima era rigorosamente vietata perchè considerata troppo “grassa”.

Altro pezzo forte sono le montanare, così chiamate perchè i contadini, nei momenti di pausa dal lavoro, erano abituati a mangiare pane con pomodoro e formaggio stagionato. Non mancano i sostanziosi secondi che scaldano il cuore e soddisfano il palato: salsiccia e patate, polpette al ragù, baccalà fritto e gli antipasti: “solo a Napul e sann’ fa”. Ancora, mozzarelle in carrozza, alici in tortiera, parmigiana di melanzane. Una vasta scelta a disposizione del cliente.

locanda del seggio

Il locale è veramente suggestivo e esclusivo rispetto ad una tipica trattoria napoletana. Infatti, il valore aggiunto della Locanda è il tempo dedicato alla letteratura ed ai simposi culinari in programma una volta a settimana dalle 18.00 alle 20.00, voluti dai due proprietari, che danno l’opportunità di nutrire non solo il palato, ma anche la propria mente.

primo piatto locanda del seggio

Locanda del Seggio del Popolo

piazzetta del Grande Archivio 8, Napoli

Marrangià, un pizzeria-ristorante che incarna appieno lo spirito e l’esperienza dello Chef Gianluca Lauro e della Maitre Maria Rosaria, compagni sul lavoro ma anche nella vita.

Il sodalizio incomincia dal 2020, quando insieme hanno deciso di dare vita a questa impresa. Gianluca e Maria Rosaria fanno coppia fissa da oltre 10 anni, da quando lui proprietario di una stazione di rifornimento nel Cilento incomincia a frequentare Maria ed in particolare il Ristorante della famiglia di lei a Novi Velia.

E lì inizia il percorso di Gianluca nel mondo dell’Enogastronomia prima come pizzaiolo e poi come cuoco fino alla chiamata a cui non si può rinunciare: lavorare con Gianfranco Vissani.

Il famoso cuoco di Baschi, che la televisione ha portato alla notorietà ben prima di Cannavacciuolo e Cracco grazie al risotto cucinato insieme all’allora leader della Sinistra Massimo D’Alema nella trasmissione Porta a Porta di Vespa, un giorno si reca in visita al Ristorante di famiglia nel Cilento e notando la capacità in sala di Maria le fa la proposta di trasferirsi in Umbria.

Pizza-in-ruoto-pizzeria-marrangià

Un’offerta da non poter rifiutare e che porta la coppia a seguire il team Vissani non solo in Umbria, ma anche in giro nelle varie consulenze che l’istrionico chef umbro aveva in Italia. La formazione del giovane chef è on the job e lo porta a spaziare come capo partita dai dolci ai primi, alle altre posizioni nella brigata.

Dopo oltre dieci anni di gavetta, la decisione di aprire un proprio locale dove mescolare le esperienze maturate, ma partendo dalle tradizioni familiari a cominciare dalla pizza in ruoto con quasi 72 ore di lievito-maturazione attraverso una biga al 30% cotta in un ruoto di rame antico. La cucina così come il topping delle pizze sono influenzati dalle materie tipiche del Cilento e pertanto spazia dal carciofo di Pertosa, al cece di Cicerale al fagiolo di Controne, al fico bianco del Cilento ecc. ecc. E candidano il locale ad entrare con tutti i crismi nella Guida e e nell’Alleanza dei cuoci e dei pizzaioli di Slow Fo

Anche l’interno del locale, ti fa sentire come a casa con la riproposizione, in un angolo della sala, di una cucina della nonna con i mobili in legno ed un angolo del fruttivendolo con le cassette poste sugli stand di ferro.

Ma ritornando al menù non si può non soffermarsi sui principali piatti proposti: risotto con crema di zucca, vongole e amaretto, spaghetti con zucchine e cozze e il “Raviolo di Genovese” con acqua di Cipolla. In alternativa è possibile ordinare il Marrangià Burger, panino con hamburger, cheddar, insalata, bacon croccante e salse. Si termina poi con i deliziosi dolci in cui Gianluca è veramente imbattibile.

Siamo nella Campania Felix a pochi chilometri dalla Reggia di Caserta in un paese, Macerata Campania, che mantiene ancora le caratteristiche agricole. E Luca Doro, un ragazzone che ha sposato una bella ragazza colombiana, che lo aiuta in pizzeria, è rimasto legato alle tradizioni contadine della sua terra che troviamo tutte nella sua pizza. Oltre alle farine nazionali mollite a pietra Luca ha dato vita con agricoltori locali a piantagioni di grani antichi che provvede poi a macinare in un piccolo molino, Mirra, nel beneventano.

L’amore per la sua terra lo ha portato a valorizzare i prodotti presidi Slow Food a cominciare dal Lupino Gigante di Vairano, la Cipolla di Alife e così via, tanto da farlo entrare di diritto nell’Alleanza dei Cuochi e dei Pizzaioli di Slow Food e pertanto anche nella omonima guida.

Una presenza che si sostanzia anche con la partecipazione agli incontri nazionali organizzato dall’associazione fondata da Carlin Petrin da Cheese Terra Madre a Bra e a Torino, per non parlare di Leguminosa che si tiene a Napoli.

Ma Luca Doro da un anno è diventato anche Ambasciatore del Gusto, l’associazione la cui presidente è Cristina Bowerman chef stellato Michelin di Roma che è protagonista all’estero dell’Enogastronomia italiana, soprattutto nella settimana di fine novembre, in cui nelle Ambasciate italiane e nei Centri di Cultura viene esaltata la nostra cucina.

Ma ritornando al locale Pizzeria Doro Gourmet di Macerata si nota subito l’attenzione per il Green. In sala si può notare un albero al centro di un tavolo di legno così come anche le altre suppellettili del locale. Ben due forni a legna ed uno a convenzione, 50 posti comodi ed uno sviluppo a breve di raddoppio grazie ai locali attigui che si sono liberati.

Pizza-pizzeria-doro

Carta dei vini e delle birre che possono soddisfare le esigenze di un cliente attento più alla sostanza che alla forma. I riconoscimenti non sono tardati ad arrivare infatti sono ben due gli spicchi di Gambero Rosso. Una tappa obbligata per i pizza lovers che potranno trovare una pizza non solo classica ma anche nel ruotiello e in pala proprio per continuare ancora la tradizione di famiglia.

“Cillo, pizzeria e friggitoria”: l’arte di preparare la vera pizza napoletana

Luca Cillo nasce a Benevento nel 1984 e, dopo alcune esperienze in cucina, inizia ad appassionarsi all’arte bianca. L’amore per la pizza Luca lo coltiva giorno dopo giorno, sin da ragazzo, facendo una ardua gavetta al fianco di pizzaioli della sua zona. Dopo una lunga esperienza e importanti sacrifici, nel 2019 rileva un locale antico nel centro di Benevento in cui esercita la sua “arte bianca” dandogli il nome di “Cillo pizzeria friggitoria“: “Da sempre ho prediletto la pizza napoletana, pur essendo di Benevento… ho sempre cercato di seguire la tradizione“.

Con la sua pizzeria, Luca Cillo cerca, sin da subito, di far conoscere la vera tradizione della pizza nel territorio in cui vive. Infonde, con maestria, la sua città con il profumo di Napoli. Una scommessa vinta in toto, anche perchè basata sullo studio costante.

Ciò su cui punta è la classica pizza fritta. Per Benevento, questa scelta è una vera novità, che riscuote immediatamente un grande successo. I clienti amano la pizza di Luca Cillo, in cui riconoscono due caratteristiche fondamentali: le ottime materie prime e la grande passione utile per realizzarla: “Da qualche anno ho introdotto la pizza fritta a Benevento (come da tradizione). L’ho proposta in varie versioni sia a battilocchio o cappello di pulcinella, oppure tonda a doppia chiusura. Le versioni sono varie : ricotta locale, provola di Agerola, pepe e cicoli di maiale pressati, oppure la versione col pomodoro San Marzano e aggiunta di Salame, la classica salsiccia e friarielli. Spesso però viene farcita, coi prodotti del territorio. La mia sfida, la mia prerogativa è quella di servire una pizza fritta altamente digeribile è asciutta”.

Nel 2019, Luca si aggiudica il quinto posto al campionato mondiale del pizzaiolo e il secondo posto al campionato nazionale “pizza doc”. Importanti soddisfazioni per questo giovane pizzaiolo che non ha mai avuto un Maestro, ma è sempre stato un autodidatta, un artigiano della panificazione che, sin dagli esordi, si è impegnato con dedizione estrema, senza alcun briciolo di presunzione.

I premi conquistati sono stati per lui un’occasione per fare grandi incontri in campo culinario. Infatti: “Nel 2021 ho avuto l’onore di affiancare il Grande Maestro Luciano Sorbillo al Tuff’OLIO, evento gastronomico organizzato da Angela Merolla

Un ragazzo, dunque, che non ama fermarsi. Ha voglia di imparare, di migliorare e superarsi. É sempre in sfida con se stesso: “Ad oggi so solo che non voglio fermarmi né fossilizzarmi. Infatti sto seguendo altri percorsi inerenti all’arte bianca, ampliando i miei studi e le mie conoscenze“.

Cillo, pizzeria e friggitoria

Via Capitano Pasquale De Juliis, 11,

Benevento, Campania

cell. 380 637 6196

Facebook: cillopizzeria

Passeggiando nel cuore di Napoli, poco distante dalla celebre via Chiaia, troviamo una via un po’ defilata: Santa Maria a cappella vecchia, piena di storie da raccontare. É proprio qui, che ci accoglie la calda e sofisticata atmosfera del ristorante stellato L’ Altro Coco Loco. Il ristorante accoglie in ambienti contemporanei molto ben curati. Ai fornelli vi è il titolare, lo chef Diego Nuzzo: la sua cucina parla prevalentemente di pesce e i suoi crudi sono tra i più richiesti.

locale-coco-loco
La location

Il ristorante nasce nel 1995: “Inizialmente era aperto soltanto a pranzo con un menu fisso da 13.000 lire“. Già all’ epoca la proposta culinaria si distingueva per i suoi piatti di crudi assieme al prosciutto spagnolo patanegra. A poco a poco la cucina si arricchisce di piatti, e contemporaneamente prende vita una discreta cantina, che con gli anni è diventata un vero e proprio punto di forza del ristorante. Da sempre lo chef Nuzzo punta “alla ricerca e alla qualità delle materie prime, quasi maniacale“.

funghi-trifolati-coco-loco
I porcini di stagione in chiave gourmet
pasta-crudo-di-mare-con-carciofi

Lo chef ha una passione innata per la cucina. “Ho frequentato dapprima l’istituto alberghiero, in seguito ho accresciuto il mio bagaglio di esperienze, in giro per il modo, fino ad arrivare al prestigioso titolo di ristorante stellato“.

I piatti sono sicuramente il modo migliore di raccontare questo ristorante unico e raffinato. Si parte dai primi che hanno costantemente un tocco di creatività uniti alla tradizione, come gli spaghettoni aglio e olio alla bottarga di muggine o la pasta al crudo di mare accostata al delicato sapore dei carciofi. Poi si passa al caldo sapore invernale dei tagliolini al tartufo bianco. La qualità delle materie prime regna sovrana.

Oltre agli innumerevoli crudi di pesce, dal trancio di spigola al forno con scarolina stufata, alla tartare di pesce bianco; gli amanti della carne non saranno delusi. Merita il filetto di Black Angus americano o australiano servito con contorno di funghi porcini alla brace, conditi con salse francesi aromatizzate. Una menzione particolare va poi alla carta dei vini, gestita con grande competenza e costantemente aggiornata.

spaghettoni-aglio-olio-bottarga
Un impiattamento impeccabile

La cucina è un trionfo di sapori di classe, e Diego è un proprietario impeccabile. É in grado di accogliere con estrema cordialità ogni commensale e soddisfare qualsiasi esigenza e richiesta. Sia la preparazione in cucina che l’estetica del piatto, rendono Coco Loco un punto di riferimento consolidato per un autentica esperienza gourmet napoletana.

Il gusto qui non è esclusivamente nei piatti, ma anche nell’arredo: lo dimostra il grande open space e l’ampio bar, in cui ci si può sedere anche solo per bere qualcosa o per un aperitivo. La sorprendente contro soffittatura è avvolta da piante rampicanti che fanno da contorno all’albero posto al centro della luminosa stanza principale.

L’Altro Coco Loco fa parte della selezione Michelin ed è stato insignito delle due Forchette Nere: ciò vuol dire che il comfort per l’accoglienza è veramente elevato.

L’ Altro coco Loco si trova i vicolo cappella Vecchia n 4

Aperto tutti i giorni per la cena e la domenica solo a pranzo

Per comprendere cos’è La Pizzetta by Pomorilla.it , è doveroso tornare indietro nel tempo di qualche anno e conoscere l’incipit di questa realtà gastronomica. Tutto ha inizio quando un gruppo di giovani marchigiani hanno la possibilità di rilevare nel centro storico di Cupra marittima una pizzeria a conduzione familiare e, spinti dalla loro voglia di mettersi in gioco, inaugurano Pomorilla.it.

Da questa prima realtà, in cui è possibile assaggiare la tradizionale pizza al piatto cotta al forno, nasce l’idea di creare un format adatto a tutti e ad ogni esigenza, dove il formato della classica pizza al piatto si trasforma in “Pizzetta“.

L’IDEA DI PIZZETTA

Ogni Pizzetta, ha un peso specifico di 75 grammi ed è caratterizzata da una forma irregolare che va a richiamare l’idea di artigianalità del prodotto. Ciò che però la rende unica, è l’impasto, che è realizzato partendo dalla scelta di farine prodotte da grano 100% italiano e da un’attenta fase di lievitazione e maturazione naturale.

Inoltre per garantire un’elevata digeribilità, questa viene fatta riposare per un totale di 50 ore prima di essere messa in commercio, regalando un’esperienza di gusto leggera e raffinata. La pizzetta, dunque, non è solo un business, ma una realtà in cui si respira la voglia di portare sul mercato un prodotto si standardizzato, ma di alta qualità, dove la scelta delle materie prime viene curata scrupolosamente per regalare al cliente un’esplosione di sapori stagionali.

LA PIZZETTA BY POMORILLA

Per realizzare questo sogno gastronomico e lanciare sul mercato la pizzetta, oltre alla sede del centro storico, viene preso in gestione un chiosco storico del litorale cuprense, in cui poter proporre il concetto small di pizza italiana: nasce così La Pizzetta by Pomorilla.it.

Il primo punto vendita è una sede estiva, dove si può degustare ad ogni ora del giorno la pizzetta che si preferisce, secondo un menù che segue rigorosamente la stagionalità del prodotto. Il successo di pizzetta, è sempre più incisivo, ed è per questo che si decide di investire e scommettere sull’apertura di un secondo punto vendita che si trova però nella città limitrofa di San Benedetto del Tronto.

Qui, a differenza delle altre realtà in cui “si giocava in casa”, la scommessa è quella di creare un’identità propria, un segno distintivo in cui la pizzetta possa fare da regina, e regalare una varietà gastronomica di livello. A differenza del chiosco di Cupra Marittima, dove ritroviamo un ambiente più spartano e tradizionale legato alla storicità del posto e alla realtà sbarazzina dell’ambiente marittimo, la location di San Benedetto del Tronto, è una realtà moderna, con un arredamento giovanile e fresco.

Anche le modalità di ordinazione all’interno delle due sedi sono differenti, infatti, mentre nel chiosco al mare troviamo il classico servizio al tavolo, dove il cameriere prende l’ordine; nella seconda sede, il cliente è totalmente autonomo e può scegliere le pietanze grazie ad un taccuino da consegnare in cassa.

Le proposte gastronomiche dei due punti sono invece similari, in quanto viene presentato un menù, momentaneamente, aggiornato due volte l’anno e a cui vengono affiancate delle pizzette speciali. In particolare, nella sede di San Benedetto del Tronto, è possibile assaggiare anche la pizzetta gluten free.

La pizzetta by Pomorilla.it non è però solo pizza, ed è per questo che è possibile trovare in degustazione una selezione di fritti misti marchigiani, dei panini artigianali e gli irresistibili maritozzi panna e cioccolato.

Non scontata è l’attenzione riservata al rispetto dell’ambiente, che viene salvaguardato grazie all’istallazione di forni elettrici per limitare l’emissione di anidride carbonica nell’aria, alla riduzione dello spreco alimentare in ambiente produttivo e all’utilizzo di materiale plastic free.

Dunque, se il vostro desiderio è sempre stato quello di assaggiare più gusti pizza contemporaneamente e non accontentarvi di una pizza al piatto mono gusto, che sia per un’aperitivo, per uno spuntino pre pranzo o una cena, vi consigliamo di non farvi sfuggire La Pizzetta by Pomorilla.it

Pomorilla.it

Corso Vittorio Emanuele II, 56 Cupra Marittima (AP)

tel. +39 0735 363017

Aperti dal mar. alla Dom. 17:30 – 21:30

La Pizzetta By Pomorilla

Via Nazario Sauro 48, Cupra Marittima (AP)

tel. +39 3490574877

Apertura estiva Maggio – Settembre

La pizzetta By Pomorilla

Via Walter Frau 2, San Benedetto del Tronto (AP)

tel. +39 0735326716

Aperti dal mar. alla Dom. 18:30 – 21:30

Ad Annunziata, una frazione di Massa Lubrense, si può godere di una perfetta vista sul Golfo di Napoli, sul mare azzurro e sui faraglioni di Capri.  Il borgo offre, oltre al caratteristico belvedere, deliziosi scorci dai quali si respira storia: un esempio è dato da Villa Murat, l’edificio seicentesco dal quale Gioacchino Murat diresse la riconquista di Capri contro gli Inglesi. È proprio in questa piccola frazione che è possibile provare una straordinaria esperienza culinaria, una fusione tra i frutti della terra e quelli del mare.

A guidare chiunque intenda intraprendere questo viaggio gastronomico è la Famiglia Mazzola: Tonino, pronto ad accogliere i clienti sempre col sorriso, insieme alle figlie Alessia e Amelia. Maria, la moglie di Tonino, è invece la padrona della cucina. Con sapienza e ricercatezza, Maria riesce ogni giorno a sfruttare nel modo migliore ciò che la terra e il mare hanno da offrire.

Con queste premesse e con 22 anni di esperienza nella ristorazione, il ristorante La Torre “One Fire” non può che rappresentare uno dei diamanti nel gioiello della Penisola Sorrentina. “One Fire” è anche il soprannome di Tonino, goliardicamente affibbiatogli da alcuni turisti americani per sottolineare l’estro e l’energia del ristoratore.

Energia che i genitori sono riusciti a trasmettere alle figlie Alessia e Amelia. “Loro sono nate con il ristorante – afferma mamma Maria – e noi viviamo per il ristorante. Amo trasmettere la passione alle mie figlie e anche ai giovani che vengono qui a fare esperienza.

Spazio ai sapori locali: nella cucina de La Torre si potranno trovare i cannelloni alla Massese, la parmigiana di melanzane dell’orto di nonno Liberato e il pescato del giorno. Freschezza e semplicità sono le parole d’ordine della cucina di Maria. Il menu segue la stagionalità, e grande spazio viene dato anche ai produttori dei Presidi Slow Food.

la-torre-one-fire-cannellonila-torre-cozzela-torre-pescato

La torre “One Fire” è inoltre dal 2019 presente all’interno della Guida Michelin come Bib Gourmand, il riconoscimento assegnato dalla prestigiosa guida a quei ristoranti in grado di offrire ai clienti un’ottima qualità al giusto valore: “Siamo stati i primi nella penisola sorrentina. – prosegue Maria – Per noi è importantissimo, perché offrire prodotti di qualità al giusto prezzo ci permette di accontentare tutti i clienti. Possiamo farlo perché siamo in famiglia e facciamo tutto noi, dall’antipasto al dolce passando per i liquori, che produciamo noi in base alla stagionalità.

L’esperienza che offre la Famiglia Mazzola è unica ma allo stesso tempo per tutti. Tradizione e semplicità si uniscono a qualità e freschezza, il tutto con una straordinaria vista sul Golfo di Napoli.

Ristorante La Torre “One Fire”

A Marechiaro, un piccolo borgo di Posillipo che costeggia il mare, si trova il ristorante Al Faretto – la terrazza sul mare. Il suo punto di forza, come espresso anche dal nome, è la terrazza dalla quale domina il Golfo di Napoli. 

Il locale storico della scena partenopea, rilevato da Giancarmine Cotugno nel 2018, oltre ad offrire uno scorcio che non stanca mai, propone una cucina di pesce contemporanea nella forma, ma dai sapori tradizionali. 

Al-faretto

Quando ho rilevato il locale – racconta l’attuale patron – ho deciso di ristrutturarlo totalmente nel tentativo di valorizzare al massimo la terrazza sul mare. La mia volontà è quella di proporre una cucina classica, mediterranea e stagionale, con pesce locale sempre fresco, ma impiattata in modo innovativo con emulsioni, creme e spume”. 

La contaminazione della tradizione da alcuni sprazzi di contemporaneità si nota, anche solo, leggendo il menu. Si passa dalla cacio e pepe con tartara di tonno al mix tra oriente e occidente nel tataki di tonno pinna gialla accompagnato da pane bao, cips di patate e fonduta di provola. Il piatto emblema del ristorante, però, a detta del proprietario stesso è lo spaghettone con polpa di riccio locale

Sempre a Marechiaro a pochi chilometri di distanza da Al faretto sorge Granfuoco l’altra creatura di Giancarmine Cotugno. In quest’ultimo viene offerto un menu esclusivamente di carne. 

Granfuoco-braceria

Al faretto – spiega Cotugno – è un ristorante storico, mentre Granfuoco rappresenta una nuova realtà a Marechiaro. Proporre un altro ristorante di pesce sarebbe stato controproducente. Per questo motivo ho voluto dare vita a una braceria. Inoltre, il locale sorge dove si trovava la macelleria di mio nonno paterno. La sua professione e la passione, che mi ha trasmesso, hanno avuto un ruolo determinante per l’apertura di Granfuoco”. 

L’obiettivo di Giancarmine Cotugno e del suo staff è sempre stato quello di realizzare un locale dall’atmosfera giovanile, “che offrisse agli abitanti di Posillipo la possibilità di poter gustare dell’ottima carne senza doversi spostare. Per questo motivo proponiamo una grandissima varietà di carni nazionali e internazionali“.

Si passa, infatti, dalla nostrana Giovenca Sannita alla conosciutissima Black Angus argentina, o ancora la Shimo, una frisona olandese, senza, però, tralasciare la celeberrima Wagyu Giapponese.

Al Faretto e Granfuoco sono come il sole e la luna, hanno due anime differenti, ma una stessa ideologia: rendere felice il cliente. Infatti, “la vera soddisfazione nel nostro mestiere – conclude il patron – è sentirsi dire da un cliente che si è trovato bene e tornerà”.

L’evoluzione della ristorazione a Pozzuoli

Poco distanti dalle meravigliose colline di Posillipo, si estende una zona della provincia napoletana, che nel corso degli ultimi anni ha acquistato sempre più glamour e visibilità: parliamo della bella Pozzuoli

La cittadina non è soltanto legata al fenomeno delle acque solfatare, ma è sempre più considerata dai napoletani come luogo per abitare lontano dal caos. Complice di questo stato di grazia sono le prelibatezze, soprattutto di pesce, che si possono assaporare e che inebriano il lungomare. 

Partecipa a questa rivalutazione del territorio anche Priò Restaurant, locale in cui amore e dedizione per il cibo sono elementi imprescindibili. Priò è un ristorante, che nasce un po’ per caso, quando Gennaro Priori insieme a suo fratello, decidono di affiancare alla loro azienda di trasporti nazionale, un’avventura gastronomica. L’intento era trasformare la loro passione per il buon cibo in una vera e propria realtà culinaria. 

Il locale, grazie all’impegno e alla loro voglia di realizzare questo sogno, viene inaugurato a Gennaio 2020 affidando la cucina allo Chef Christian Priori figlio di Gennaro e allo Chef Michele. Ma l’avvento della pandemia blocca la possibilità di farsi conoscere e mettersi in mostra.

Grazie però alla loro tenacia, i fratelli Priori, nell’aprile del 2021 ripartono. Lavorano instancabilmente, fino a realizzare la loro idea di cucina legata alle tradizioni locali e all’interpretazione dei singoli prodotti utilizzati per comporre pietanze di eccellenza.

L’innovazione tradizionale

La cucina del ristorante – sottolinea Christianè attenta alle tecniche di cottura e di presentazione delle pietanze, ciò nonostante, non si vuole dare al locale un’etichetta formale come quella della cucina gourmet, bensì trasmette un clima caldo ed accogliente simile a quello che si può ritrovare in un’osteria”. Prio’ Restaurant punta, infatti, al benessere del cliente, ed è per questo che la location non risulta eccessivamente formale, al fine di lasciare il ricordo piacevole dell’ambiente caldo e accogliente.

Il menù à la carte, base pesce, è aggiornato tre volte l’anno. Segue la stagionalità dei prodotti e, talvolta, in occasione di specifici eventi, sono proposti menù degustazione. Il pescato, rigorosamente del giorno è posto nell’acquario a vista creando un punto attrattivo per i clienti.

I piatti proposti sono pensati nel segno della tradizione. Utilizzano materie prime perlopiù locali, che vadano ad avvalorare la volontà di portare a tavola una cucina audace che si caratterizza per i sapori decisi. Quando il cliente assaggia una loro proposta, il suo palato deve sentire la delicatezza, la freschezza e la fragranza di ciò che sta assaggiando.

Creatività e ricerca rappresentano a tal proposito due elementi fondamentali, che permettono, grazie al meccanismo per prove ed errori, di raggiungere il giusto equilibrio di sapori che possano valorizzare la qualità indiscussa delle materie prime” – continua Christian. È proprio sulla qualità dei prodotti utilizzati che risiede parte della filosofia del ristorante. La scelta di ogni singolo prodotto, si assicura la qualità e ne verifica la provenienza certificata.

Tra i piatti più rappresentativi dell’idea di cucina troviamo il risotto alla pescatora: “ incarna un riassunto dei nostri sapori del territorio partenopeo”. Tra quelli più richiesti dai clienti: il raviolo dal cuore di bufala, al datterino giallo con tartare di gambero rosso di Mazara. “Piatto che rappresenta un gioco di sapori ben studiato. É bilanciata l’acidità del pomodoro, spinta del sapore del latte di bufala, con la dolcezza del gambero crudo”.

Spinti dall’ambizione personale, dunque, i fratelli Priori, vogliono rafforzare la loro identità ricercando nuove idee da personalizzare. “Vogliamo creare qualcosa che ci porti ad essere un ristorante ricercato e desiderato da tutti“- aggiunge lo Chef Michele. L’obiettivo è, tra qualche anno, di aprire una seconda sede a Napoli.

Dunqu,e per il momento, l’unico consiglio è quello di non farsi scappare questo ristorante e godersi la convivialità che il ristorante Priò porta con se.

Taverna Il Tiesto: la vera cucina del Sud pontino

Con Il Tiesto vogliamo riscoprire la cucina del Sud pontino, vogliamo riproporre i piatti tradizionali dei nostri nonni, vogliamo far incontrare i sapori di ieri con quelli di oggi“. Sono le parole di Edwin Palmaccio, comproprietario della Taverna Il Tiesto, situata nel quartiere storico di Sant’Erasmo, Formia, provincia di Latina, nel basso Lazio.

Le origini del nome

Per il nome abbiamo deciso di trarre ispirazione da un tipico piatto formiano, il Tiesto” – rivela Edwin Palmaccio. Il Tiesto è, infatti, un tipico piatto contadino, realizzato durante la Seconda guerra mondiale per sopperire alle gravose difficoltà economiche del periodo di guerra: uno strato di patate, pomodorini, melanzane e mezzi paccheri messi a crudo in forno. Il Tiesto diventa, pertanto, simbolo della taverna, volta a regalare, attraverso i suoi piatti, i valori della storia culinaria del luogo.

Taverna Il Tiesto, Largo S. Anna, 04023 Formia LT

Il percorso culinario

Il percorso culinario al Tiesto si concretizza come una viaggio nello spazio e nel tempo. Le tipicità stagionali del Sud pontino si uniscono ai più famosi piatti della tradizione romana. Saremo deliziati, infatti, dal loro reinterpretazione della salsiccia itrana. Viaggeremo con il loro fritto, panzarotto di patate alla formiana, peperone crusco di Senise DOP, pizzella al pomodoro San Marzano, pacchero fritto e calzoncino di broccoletti. Saremo stupiti dalla bontà della loro cacio e pepe e della loro carbonara. E non bisogna dimenticare il loro cavallo di battaglia per i primi: calamarata, pesto di pistacchi di Bronte, guanciale croccante e cranch di pane fritto.

Inoltre i proprietari del Tiesto Edwin e Selwin Palmaccio sono due ottime guide, consigliando al commensale la scelta più giusta per godere al meglio il percorso culinario nella tradizione del Sud Pontino.Consigliamo, infatti, di concludere l’esperienza con il nostro tiramisù al pistacchio, presentato nella moca. È un dolce rivisitato, secondo la ricetta segreta della nostra famiglia” – si confidano i due proprietari.

Tiramisù-taverna-tiesto
Tiramisù al pistacchio di Taverna Il Tiesto

Valori, tradizione, storia, gusto, bontà. I cinque motivi per venire qui, a Taverna Il Tiesto, in cui si riscopre la vera cucina del Sud pontino.

TAVERNA IL TIESTO

Largo S. Anna, 04023 Formia, Provincia di Latina, Lazio

3278879829

TITOLARI: EDWIN E SELWIN PALMACCIO

APERTO DAL VENERDÌ AL SABATO DALLE 19 ALLE 23.30 E LA DOMENICA DALLE 12 ALLE 15

Pagina Facebook: Taverna – Il tiesto

Pagina Instagram: taverna_il_tiesto

Il casatiello a Napoli è un rustico che simboleggia l’avvenuta resurrezione di Cristo. Infatti, lo troviamo, in qualità di protagonista, sulle tavole napoletane il Sabato Santo. Ma, il giovane chef Marco Iavazzo ha provato a sdoganare questa tradizione, sperimentando nuovi tipi di impasto, dando “nuova vita” a questa importante pietanza napoletana per proporla tutto l’anno. Nasce così il Casatiello Gourmet.

Il casatiello nasce dalla pasta del pane, ottenuta con la farina, l’acqua e il “criscito” (il lievito madre). Ha la forma di una grande ciambella, e viene farcito con salumi, formaggi e strutto.

In particolare, Marco Iavazzo, per il suo impasto utilizza, una biga al 40% di idratazione con farina di tipo 0 da 440W, ovvero, un pre fermento di 24 ore a temperatura ambiente. Mentre, per l’impasto totale, ha utilizzato una farina 270W macinata a pietra. Dopodiché la si sottopone a 6 ore di autolisi: “lo lascio maturare a temperatura ambiente, fino a raddoppiarne le dimensioni. Una volta fatto ciò lo rimetto sul tavolo e lo lavoro facendogli fare delle pieghe a quattro, dopodiché lo ripongo in frigorifero per 24/26 h“- afferma lo chef.

Casatiello-chef-Iavazzo

Di solito, come tanti piatti tipici partenopei, il casatiello è il frutto del riciclo di ingredienti non utilizzati. Ma, in questo caso, lo chef napoletano seleziona accuratamente i prodotti utilizzati. Infatti, pronto l’impasto, per quanto riguarda il casatiello classico, lo chef utilizza per la farcia salumi e formaggi rigorosamente campani: capocollo, salame prosciutto cotto, provolone, spolverata di parmigiano e pecorino, strutto e uova a crudo che cuoceranno in cottura.

Mentre in quello gourmet inserisce strutto, soffritto, blu di bufala, un erborino di grande pregio del Caseificio Aurora di Paolo Amato, spolverata di parmigiano e pasta a limone fatta a mano: “Faccio cuocere il limone in acqua con zucchero, per contrastare l’acidità del limone, e curcuma, con cui definisco il colore, e poi frullo tutto insieme. Dopodiché chiudo e lo metto nello stampo. Entrambi cuociono tra i 28 e i 30 minuti”.

Il lembo di terra che si estende lungo il confine tra la Campania e il Lazio e si adagia tra il monte Massico, il fiume Savone e le pendici del vulcano spento di Roccamonfina, viene denominato Ager Falernus. La prospera produzione di vino e i rigogliosi vitigni che abitano queste terre rimandano alla leggenda di Bacco e di Falernus.

Il dio dedito agli ozi, fingendosi un povero viandante, bussò alle porte di Falernus, un contadino del Massico. L’uomo lo accolse con ospitalità offrendogli cibo e bevande. In cambio di questo trattamento, Bacco decise di trasformare il latte in vino e ricoprì il terreno con floridi filari di viti. 

vitigni-villa-matilde
Vitigni Villa Matilde Avallone

Proprio su questo territorio sorge l’azienda vitivinicola di Villa Matilde Avallone, nata dalla passione dell’avvocato Francesco Paolo Avallone per il vino e per i racconti dei poeti latini Plinio, Virgilio, Marziale e Orazio che celebrano il prodotto di quelle uve: il Falerno. 

Oggi sono Maria Ida e Salvatore Avallone a portare avanti con dedizione il progetto realizzato da loro padre, riuscendo ad ampliare il territorio coltivato e ad estendersi anche nelle province di Benevento e Avellino. Il tutto, però, sempre con un occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente. La parola d’ordine della famiglia Avallone, infatti, è eco-sostenibilità.  Per questo motivo, nel 2009 è stato avviato il progetto emissione zero. L’obiettivo è minimizzare la diffusione di gas serra e produrre vini totalmente eco-compatibili.

Proprio dalle menti di Maria Ida e Salvatore nasce l’idea della serata del 15 dicembre. Evento nel quale viene proposto un perfetto connubio tra i vini di Villa Matilde e i piatti di Domenico Candela, chef napoletano del ristorante stellato ospitato nel celebre Grand Hotel Parker’s. Il cuoco Campano, prima di approdare al George Restaurant e tornare nella sua terra natale, ha vissuto numerose esperienze nazionali e internazionali. Un ruolo fondamentale nella sua formazione e nell’evoluzione della sua cucina lo ha assunto l’avventura francese presso il ristorante tristellato di Yannick Alléno

Lo chef partenopeo, infatti, ha preso il meglio dalla cucina d’oltralpe e lo ha fuso con la propria storia e tradizione. Ogni piatto rappresenta un viaggio in giro per il mondo, ma anche nei ricordi di ognuno. Nelle sue creazioni Candela gioca con gli aromi, i colori e le differenti consistenze cercando di sorprendere il cliente e riportare alla memoria e al cuore la gioia dei momenti dell’infanzia. 

La sala del George Restaurant, che accoglie gli ospiti per la serata organizzata da Villa Matilde, ha un’ampia vetrata dalla quale ammirare lo skyline di una suggestiva Napoli notturna, che con le sue luci delinea l’insenatura del Golfo. Durante la serata i piatti signature dello chef che hanno tracciato la storia del ristorante vengono sorretti dai vini prodotti dall’azienda della famiglia Avallone.

menù-george-restaurant-e-villa-matilde
Menu della serata

La cena si apre con delle piccole amouse-bouche accostate al Mata Bianco VSQ, uno spumante realizzato attraverso il metodo classico extrabrut. Un vino armonioso e fresco dalle note fruttate accompagnate da un lieve sentore di lieviti e di crosta di pane, perfetto per iniziare un pasto. 

Amos-bouche-george-restaurant
amouse-bouche con Mata Bianco VSQ, metodo classico extra brut
Mata Bianco VSQ

Il primo piatto 17 febbraio 2014 proviene dal menu degustazione spazio sensoriale. La volontà dello chef è quella di giocare con i sensi, i colori e le diverse consistenze. Il piatto, infatti, presenta una morbida scaloppina di Foie Gras con una leggera crosta superficiale, cilindri leggermente croccanti di zucca mantovana, una salsa alle 5 spezie e, infine, un’avvolgente crema di Kumquat. Il tutto accompagnato dal Falerno del Massico Doc 2008, prodotto nella Vigna Caracci della tenuta villa Matilda.

secondo-geroge-restaurant
17 febbraio 2014

Con i primi piatti Risotto e Mezzo Pacchero, colonne portanti del menù degustazione viaggio goloso, il cuoco cerca di far vivere al commensale un viaggio nel mediterraneo e in mete esotiche.

Il risotto viene mantecato con un succo fermentato di fichi d’India siciliani accompagnato da gamberi rossi, caprino e dragoncello con un impiattamento che sembra ispirato dai quadri di Jackson Pollok e dal celebre piatto del maestro Gualtiero Marchesi Dripping di pesceIl mezzo pacchero, invece, cotto in estrazione di scorfano è accompagnato da piccoli tranci dello stesso pesce e da un gel acidulo al tamarindo e alga nori

Entrambi i piatti sono affiancati dal Falerno del Massico Doc, un vino bianco dal colore giallo paglierino che riporta alla mente gli aromi di limone, mela, ananas ed eucalipto che si sposano al meglio con i sentori esotici e mediterranei di queste due creazioni. 

riso-gorge-restaurant
Risotto
Mezzo-naccherò-geroge-restaurant
Mezzo Naccherò
Vigna Caracci Falerno del Massico D. O. P. / Bianco

Di grande impatto visivo, anche, l’agnello. Per questo piatto è stata scelta una razza particolare di ovini denominata laticauda originaria della Campania, allevata allo stato semibrado e caratterizzata da una coda molto larga e pingue (da qui il nome: latis ‘larga’ e cauda ‘coda che funge da riserva di grasso e di acqua’). 

L’agnello è contornato da un ristretto di peperone bruciato, salsa di jalapeno fermentato e una bagna caoda di sardine affumicate. Questi gusti forti, ma equilibrati sono accompagnati da un rosso. Il Roccamofina Igp 2015 (Cecubo) vino dalle note fruttate (prugne, frutti di bosco, fichi e vaniglia) e dai preponderanti sentori di liquirizia e di tabacco. 

agnello-George-Restaurant
Agnello
scheda vino
Cecubo Roccamofina I. G. P. / Rosso

Lo stesso vino, che riporta un lieve sentore di fichi secchi e vaniglia, affianca egregiamente anche l’intermezzo Ricotta: una spuma di bufala con polline del Vesuvio e melassa di fichi che aprirà, poi, le porte al dolce.

ricotta
Ricotta

Il dessert, una chicca indimenticabile come specifica il suo nome, Souvenir inoubliable permette di compiere un vero e proprio viaggio tra la Francia e la Campania, i due amori dello chef Candela. Una tarte tatin di mela annurca con creme brûlée alla fava tonka, yogurt greco e gelato al fior di latte di capra dell’Irpinia

La Falanghina Roccamonfina Passito I.G.P del 2009 (Eleusi), con il suo colore ambrato, i dolci aromi floreali, di rosa e tuberosa, e le intense note di crema pasticcera riesce a sorreggere al meglio questo fine pasto e la piccola pasticceria. 

Souvenir inoubliable e piccola pasticceria
Souvenir inoubliable e piccola pasticceria
Scheda tecnica vino
Eleusi Falanghina Roccamonfina Passito I. G. P. / Bianco

“Da Pistritto” è la pizzeria che a Favara sforna tradizione e contemporaneità

Carmelo Pistritto inizia ad appassionarsi al mondo della pizza quando era solo un ragazzino: “La mia prima pizza, all’età di 11 anni, è stata un’esperienza intensa che mi è rimasta dentro, fino al punto da farmi scegliere di diventare un appassionato professionista della pizza“.

Suo padre, lo chef Michele, gli insegna ad impastare gli ingredienti base che poi Carmelo farà diventare strumenti al servizio della sua innata creatività. Una passione che, dunque, nasce in seno alla famiglia e che oggi Carmelo trasmette ai suoi figli, esortandoli ad apprendere l’arte e a conservarla per la vita futura.

La sua pizzeria, “Da Pistitto” nel centro storico di Favara, è fucina di meraviglie culinarie. Un luogo dallo stile minimale e contemporaneo ma accogliente al contempo, nel quale sentirsi a casa. Qui si sperimentano sempre nuove ricette e, ad oggi, sono ben 40 le ricette di pizza del menù. Tra queste ricordiamo, “Sicilia beddra“, in omaggio alla bellezza della terra di Carmelo, la Sicilia appunto.

Una pizza che è la sintesi perfetta delle bontà locali: stracciatella di bufala ragusana, salame al pistacchio ragusano, datterino giallo semisecco di Pachino, granella di pistacchio di Raffadali.

La cucina di Carmelo Pistritto è una continua sperimentazione, che spesso si basa anche sui suggerimenti dei clienti, dai quali lo chef ama farsi ispirare. Ed è proprio la passione e la voglia di rinnovarsi, giorno dopo giorno, che fanno arrivare Carmelo su tanti podi di contest enogastronomici, nazionali e intenzionali. Pistritto conquista diverse volte il podio dei Campionati regionali dedicati all’arte bianca. Vince il format televisivo “Il boss delle pizze” nel 2019 e poi ne diventa anche giudice.

Carmelo va anche a Sanremo e ne diventa il pizzaiolo ufficiale in occasione della 71° edizione: “Ho fatto degustare le mie pizze ai big dello spettacolo, è stata una splendida esperienza.”. Nel 2021 viene premiato come “Campione Mondiale di Pizza Bianca“.

Nella pizzeria “Da Pistritto” le materie prime, regionali, sono una garanzia di pregio e di freschezza. Nulla è lasciato al caso, nemmeno l’aspetto del digital marketing, curato in collaborazioni con esperti del campo gastronomico.

Tanti sono i progetti che bollono in pentola, che lo chef rivelerà a tempo debito: “Con i miei stimati colleghi daremo sfogo alla nostra creatività in un contesto che trasuda di arte e bellezza che esportiamo in tutto il mondo“. Un proposito che rivela tutto il grande amore che questo giovane chef dimostra nei confronti dell’arte culinaria.

Il ristorante – pizzeria – braceria “Essenza del Gusto, situato nel comune di Margliano, in provincia di Napoli è il gioiello della famiglia Giannattasio. Il locale nasce nel 2019, frutto di continue riflessioni e importanti sacrifici, avvenuti nel tempo, da parte dei due proprietari, Antonio Giannattasio e la moglie Alessandra Castaldo. Il loro obiettivo era mettersi definitivamente in gioco e creare qualcosa che potessero sentire proprio.

L’elemento fondamentale che ha permesso tutto ciò è stata l’autentica passione di Antonio per la cucina, nata un po’ per gioco con suo padre. Ha, infatti, frequentato l’Istituto Alberghiero L. De Medici fino al conseguimento del diploma. In quegli anni, il padre era molto attento alla sua istruzione e, come tutti i genitori, lo supportava e aiutava ad attraversare le fasi più ostiche della sua adolescenza: “Non smetterò mai di ringraziare mio padre per avermi indirizzato su questa strada. Ora che ho raggiunto il mio obiettivo capisco quanto lui sia stato importante per me e quanto sia fondamentale che io creda in me stesso e nella mia passione” – afferma Antonio.

I suoi sacrifici oggi sono ripagati. Mi accompagnava tutti i giorni a scuola e, nel pomeriggio, ai ristoranti, dove mettevo in pratica ciò che studiavo. Poi ho conseguito la patente di guida e ho cominciato ad assumermi le prime responsabilità“- ha continuato Giannattasio. Nel tempo, ha fatto sua una cucina creativa e post moderna, riuscendo a creare un connubio perfetto tra i piatti della tradizione campana e le nuove tendenze culinarie. “Sia nei modi che nella cucina mi sono sempre ispirato ad uno Chef, amico di vecchia data, e al tipo di cucina in cui lui era specializzato, ovvero, una cucina tradizionale rivisitata, sia per piatti a base di pesce che di carne” – ricorda con malinconia.

Il suo chef, che sapientemente ha saputo declinare i dettami di una tradizione secolare con innovazione ed estro, propone, dunque, piatti di terra e di mare cucinati con le migliori materie prime, come lo stoccafisso – lavorato a somma vesuviana – e i pomodorini del piennolo. Con questi due prodotti, amati molto da Antonio, nascono due piatti semplici, ma gustosi, della sua terra: paccheri con pomodorini e stoccafisso e stoccafisso in cassuola. Da Essenza del Gusto si può provare anche la calamarata allo scoglio, il turbante di spigola su ristretto allo zafferano o uno squisito baccalà fritto su gelè agrodolce di peperone. E se invece si vuole gustare il sapore puro del mare, è possibile optare per una grigliata di pesce arrostita su braci di legna. Ogni piatto è accompagnato da contorni studiati per esaltarne il sapore.


Per quanto riguarda la carne presente in menu proviene da ogni parte del mondo. É selezionata tra i migliori tagli in modo da creare pietanze uniche per sapore e consistenza frutto della commistione tra ingredienti naturali, locali e a km0. La scelta della materia prima è importante per i proprietari del ristorante, in quanto esprime l’amore e la passione che mettono nel loro lavoro, nella gestione del locale e nel desiderio di accontentare e stupire sempre la loro clientela

Unita a queste degustazioni dal profumo di mare e di terra, non può mancare un’ampia vetrina dedicata alle pizze, che si ispirano sia ai sapori classici partenopei, come la salsiccia e friarielli, sia alle sperimentazioni con aggiunte di gamberi e cozze. La pizza del Ristorante Pizzeria Braceria Essenza del Gusto viene impastata con le migliori farine presenti sul mercato: specialità del ristorante è la pizza di farina petra, adatta alla produzione di pane, dolci e di pizza in pala alla romana. Nel menu si propone, inoltre, la variante integrale e quella per celiaci. É possibile ordinarle anche comodamente da casa, grazie al servizio di asporto.

 

Questo piatto è nato nei Quartieri Spagnoli. Era preparato dalle mogli dei calzolai il lunedì, giorno di riposo dal lavoro. L’origine del nome deriva da “scarparo” (calzolaio) che nei tempi lontani era pagato dai clienti di allora con pezzetti di formaggio che lui metteva nella pasta col sugo avanzato del giorno prima e da qui il nome “scarpariello”, anche in considerazione del fatto che, con un sugo così gustoso, non può mancare la famosa “scarpetta”.

Praticamente era un baratto per chi non poteva permettersi di pagare con denaro. Ai tempi si preparava con il ragù avanzato della domenica ma, come ogni ricetta tradizionale, ci sono poi tantissime versioni. Negli anni a venire hanno iniziato a preparare questo piatto appositamente con pomodorini, così come ve lo propongo adesso. C’è chi usa pasta corta ma io preferisco i bucatini forse perché mi rievocano bei ricordi essendo il formato di pasta che mio nonno adorava!

Provatelo e non ve ne pentirete!

Ecco gli ingredienti per due persone per un bucatino allo scarpariello semplice e gustoso:

  • 200 gr di bucatini;
  • Un barattolo di pomodorini;
  • Uno spicchio di aglio;
  • Una cipolla grande;
  • Olio evo q.b.;
  • Un pizzico di sale;
  • Abbondante basilico fresco;
  • 50 gr di grana grattugiato;
  • 50 gr di pecorino grattugiato

Preparazione:

In una padella con olio evo far imbiondire la cipolla a listarelle e l’aglio (che deve essere tolto), unire i pomodorini e schiacciarli con una forchetta, aggiungere poco sale, abbondante basilico e la metà di entrambi i formaggi e lasciar cuocere. Far addensare un po’ il sugo per almeno 15 minuti a fiamma bassa.

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata in ebollizione, scolarla al dente e versarla in padella con il sugo e mantecare con il restante formaggio, quasi da farlo filare e servire caldo. Buon appetito!!

Se vi fa piacere seguitemi sulla mia pagina instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna) e sui social di https://www.facebook.com/labuonatavola.org e https://www.instagram.com/la.buona.tavola/

scarpariello
scarpariello


Non siamo sul lungomare di Vietri battuto da turisti in shorts e zoccoli, ma nel centro storico in una piazzetta rialzata rispetto al piano stradale e perciò non immediatamente individuabile.

La pizzeria-osteria Sesta Stazione deve il nome alla presenza dell’icona della Via Crucis, un percorso che si snoda lungo il centro storico della cittadina salernitana, rappresentante la Veronica che asciuga il volto a Gesù. É per questa presenza della stazione della Via Crucis che si definisce il destino del locale di Matteo Cardamome, un luogo dove trovare sollievo dal caos della città e dalle fatiche quotidiane, una carezza per l’anima e per il corpo proprio come il gesto della Veronica con il figlio di Dio.


Il comune denominatore dell’arredamento sono le mattonelle vietresi che impreziosiscono sia l’esterno che gli interni molto ben curati. E anche questa caratteristica non è dovuta al caso perché il forno dove oggi si sfornano le pizze era in realtà destinato alla cottura della ceramica. Ma la vera anima del locale è l’oste-pizzaiolo Matteo Cardamome, dal passato avventuroso in mare, i cui retaggi li porta ancora come segni distintivi sulla pelle, nei tatuaggi, e nell’abbigliamento, con un pantalone di mimetica.


Un personaggio del genere, a prima acchitto da sembrare burbero ma poi sciogliendosi sincero e spontaneo, non poteva non fare parte dell’Alleanza dei Cuochi e dei Pizzaioli di SlowFood, l’associazione che raggruppa gli addetti ai lavori che sono alla guida di un’Osteria aderente al circuito fondato in Campania dalla indimenticabile Rita Abbagnale e in Italia, ma ora in tutto il mondo, da Carlin Petrin.

Alleanza-slow-food


A farla da padrona nella cucina di Matteo è il mare con il pescato locale del giorno, di cui si occupa, memore del suo passato da sub professionista, personalmente, così come fa sempre in prima persona per l’ingrediente iconico della zona: la colatura di alici. Le verdure prettamente di stagione e a km zero accompagnano le pietanze in cui parla la grande qualità della materia prima. Impossibile non incominciare con un crostino di pane, burro e alici salate. Con un apposito cartello l’Oste ne rivendica addirittura la primogenitura.


Alici che trionfano nell’altro piatto iconico: la parmigiana di alici. Sempre realizzata in casa, la bottarga che insaporisce un’insuperabile pasta secca, quella del pastificio Vicedomini. Un carta dei vini ampia, territoriale in cui spiccano i vini naturali, in linea con la filosofia del locale. Un locale poliedrico dove poter degustare un’ottima pizza realizzata con farine non raffinate e con poche ma ben studiate farciture grazie all’utilizzo di prodotti presidi Slow Food.
Se avete un paio di ore a pranzo o a cena concedetevi una fermata alla Sesta Stazione, il capotreno Matteo vi farà salire a bordo e vi scarrozzerà in un percorso di degustazione verso sapori locali e genuini.

Quando si parla di Maranello il primo pensiero è quello dei rombi dei motori in Formula Uno. Ma, questa famosa cittadina del modenese, non richiama soltanto i sapori delle crescentine e dello gnocco fritto. La sorpresa che non ti aspetti viene dal sud, e si chiama pizza.

le pizze gourmet

A far conoscere l’originale tradizione napoletana in una zona nella quale le tavole vengono imbandite con bollito e tortellini è il maestro pizzaiolo e chef Gianni di Lella, che ci racconta con passione ed emozione la sua storia. Classe 1985, famiglia di origini napoletane non vicine al mondo della ristorazione, si trasferisce con i genitori in Emilia Romagna a soli quattro anni.

Il sogno del papà era infatti quello di aprire una pizzeria in un luogo che sa di lasagna e salde tradizioni culinarie. Nel 2011 nasce cosi’ La Bufala, la sfida che affronta la famiglia Di Lella per far parlare napoletano la cucina di Modena. Il primo anno è fatto di sacrifici: si vive e mangia nella piccola pizzeria da asporto. Il piccolo Gianni ben presto viene coinvolto in questa avventura, e crescendo si mette in gioco. Raggiunge brillanti risultati e premiazioni. Nel 2013 vince il primo campionato di pizza quasi per gioco, nel 2015 e 2016 vince due mondiali, compresa la collaborazione con Bottura.

le creazioni dello chef

Cinque anni fa conosce il fratello Richard, affermato chef a Londra, che gli dà una spinta morale ed affettiva. A seguire collabora con i più importanti chef stellati. Gianni pone la massima attenzione a spiegare ai clienti cos’è la bufala, i friarielli (rigorosamente preparati e surgelati a fresco da lui stesso) o il pomodoro San Marzano. Motivo di grande orgoglio è la parte dedicata alle pizze dolci. A conduzione familiare, formula che il maestro vuole mantenere, questo locale propone ricette tradizionali unite a novità assolute.

la tradizione

Nasce così “Era una lasagna“,ricordo d’infanzia, con bufala dop, ragù tradizionale emiliano e parmigiano regiano 60 mesi, ma anche accostamenti insoliti come la “Pizza sottobosco” a base di ragù di cervo, salmi’ di cinghiale e frutti di bosco.

Ed ecco poi il paradiso dei golosi come dolcissima conclusione: “Sicily” una pizza fritta con spolverata di zucchero e cannella, ricotta di pecora con scheggia di cannolo, granella di pistacchio del Bronte e zest di arancia e “Cocco Bello”,in onore delle spiagge romagnola, con gelato di cocco, passion fruit, mousse al cocco, meringa al cocco, acqua di ostrica e zest di lime. Le amarene in confettura e le creme sono rigorosamente homade:una tentazione solo a parlarne..

Tradizione,creatività, passione, gusto a tutto tondo senza limitazioni: questa è “La Bufala”.

Maranello

Piazza Giovanni Amendola 1/2 angolo via Tito Speri

0536-943661

Le frittelle salate, dette anche paste cresciute o zeppole di pasta cresciuta, che sono differenti dalle frittelle dolci tipiche veneziane del carnevale, sono invece un prodotto tipico napoletano di friggitoria. Queste palline vengono inserite in una pentola di olio alla giusta temperatura e tolte non appena salgono a galla.

Ci sono vari tipi di frittelle salate, dalle classiche a quelle più creative. Le classiche sono quelle con i fiori di zucca ormai tramandate da generazioni; mentre le altre sono state proposte in svariate versioni: con le alghe, con la salicornia, con le verdure. Insomma, sono una pietanza versatile che può scatenare la nostra fantasia e il nostro gusto. Una versione particolare può essere quella con i “cincinielli”, ovvero, bianchetti di mare. In quel caso, però, senza lievito né uova nell’impasto.

Oggi, invece, stando anche in tema di festività natalizie, ve le propongo con il baccalà. Un modo diverso per far mangiare questo buonissimo pesce anche ai bambini.

Ingredienti:

  • 350 gr di farina 00;
  • 200 gr di baccalà già ammollato;
  • Un uovo;
  • Un cucchiaino raso di lievito di birra in polvere;
  • Pepe q.b.;
  • Formaggio grattugiato;
  • Acqua tiepida q.b. (circa un bicchiere e mezzo);
  • Sale q.b.;
  • Una bottiglia di olio di semi per friggere.

Preparazione:

Prima di cominciare la preparazione mettere il baccalà in ammollo. Una volta fatto ciò pulirlo dalle spine, sbollentarlo e tagliarlo a pezzi. Dopodiché:

  • In una ciotola mettere la farina e il baccalà;
  • Aggiungere l’uovo, il lievito, il pepe, il formaggio grattugiato, acqua tiepida q.b. e quanta ne richiede l’impasto (con questa dose di farina solitamente un bicchiere e mezzo);
  • Mescolare fino ad ottenere un impasto morbido, ma non troppo liquido;
  • Regolare quindi anche di sale e lasciar lievitare l’impasto un’ora e mezza coperto da un panno;
  • Trascorso il tempo con piccoli pezzi di impasto formare delle palline e cuocerle in olio caldo;
  • Scolarle dall’olio in eccesso e servire calde

Ecco a voi la ricetta per gustare in modo alternativo il baccalà. Frittelle salate buone anche come aperitivo in compagnia di ospiti.

Per altre ricette, se vi fa piacere, continuatemi a seguire su questo sito https://labuonatavola.org sui social de La Buona Tavola e mia pagina Instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna).

I Re di Napoli propongono sapori partenopei per i piaceri della tavola a tutto tondo

La cucina di mare alla napoletana rappresenta l’elemento principe nel ristorante I Re di Napoli. Complice la vicinanza alla brezza marina, appena si arriva all’ingresso, si respirano i profumi intensi del pesce pescato di buon mattino. I sapori mediterranei e la freschezza delle materie prime la fanno da padrone.

Il filone gastronomico della tradizione, in questo caso, si associa ai delicatissimi crudi di pesce. I piatti riprendono anche le tradizioni asiatiche, tenendo però sempre ben stretto il legame con le tradizioni culinarie del sud Italia.

L’importanza per noi è la materia prima, la tecnica, il carattere” – racconta Mirco Martucci. La sua storia ha inizio nel 2013, quando trasforma il ristorante da semplice trattoria a ristorante gourmet. Sui tavoli dei clienti, si servono soltanto prodotti di altissima qualità, perchè sia lui che il socio Roberto Biscardi sono abituati a mangiare il meglio ed anche a casa mangiano sempre con passione e con gusto.

Pur nascendo come ristoratori e praticando la professione da 15 anni, precedentemente avevano altre attività come i pub. La loro esperienza ha, quindi, fatto si che entrambi avessero un’estrema conoscenza della qualità dei cibi e, di conseguenza, riescono a creare piatti degni dei palati più esigenti con grande creatività.

Spaghetti aglio e olio con tarallo e gambero rosso a crudo

Le proposte culinarie:

Oltre all’importante proposta culinaria come: spaghetti con vongole veraci, pasta alla Nerano, selezione di pesce cotto con diverse tecniche, conchiglie e frutti di mare, polpette di baccalà; da I Re di Napoli, è possibile accompagnare il pasto con un’ottima scelta di vini semplici, ma mai banali. Essendo però a Napoli, dinanzi al mare, con il vento tra i capelli e il sole che illumina il viso non può non esserci un menù riservato alla pizza.

Da I Re di Napoli, è possibile prenotare il tavolo, ma anche scegliere al momento dopo una passeggiata sul lungomare e alla scoperta della città. I Re di Napoli rappresenta la pausa più gradita avendo come punto di forza i sapori del pescato del giorno con una vista panoramica su uno degli scorci di mare che tutto il mondo invidia.

RISTORANTE PIZZERIA I RE DI NAPOLI

Indirizzo: Via partenope 9

Uno dei dolci tipici del Natale, soprattutto a Napoli, sono gli struffoli

Gli struffoli sono dei dolci tipici del periodo natalizio e della gastronomia meridionale, principalmente della cucina napoletana. Nonostante la loro tipicità, gli struffoli non sono stati inventati a Napoli, ma sono stati portati dai greci già ai tempi della Magna Grecia. Un’ipotesi più probabile sull’origine degli struffoli è di derivazione spagnola.

Esiste infatti, nella cucina andalusa, un dolce estremamente simile agli struffoli, il piñonate, che differisce dal dolce napoletano solo per la forma delle palline di pasta, che sono più allungate. La parentela tra struffoli e piñonate potrebbe risalire al lunghissimo periodo di vicereame spagnolo a Napoli.

Anche l’uso come dolce tipico natalizio, sembra essere relativamente recente, in quanto il ricettario del Crisci (1634) ne fa cenno ma non specificamente in relazione al pranzo di Natale. Da essi venne poi preso spunto per la creazione di altre ricette tipiche delle regioni italiane, come quella dei Sannacchiudere, variante degli struffoli napoletani tipica pugliese, per la precisione tarantina.

Di seguito tutti gli ingredienti utili per degli struffoli perfetti:

Ingredienti:

  • 300 gr di farina 00;
  • 3 uova;
  • 80 gr di olio di semi (più quello che occorre per friggere, circa una bottiglia);
  • 50 gr di zucchero;
  • Arancia o Limone;
  • Un cucchiaio di Lievito per dolci;
  • Sale q.b.;
  • Caffè di Vermut o creola per dolci;
  • Miele q.b.;

Preparazione:

  • In una ciotola mettere la farina, le uova, l’olio di semi, lo zucchero, la buccia grattugiata dell’arancia, il lievito, un pizzico di sale e la vermut o creola per dolci)
  • Mescolare insieme gli ingredienti e impastare il tutto per formare un panetto
  • Dal panetto staccare piccolo pezzi per formare delle piccole palline che andranno in una pentola con olio caldo alla temperatura adeguato
  • Una volta pronte le palline inserirle in numero di dieci per volta all’interno dell’olio
  • Toglierli dall’olio nel momento in cui vengono a galla per evitare che si brucino
  • Pogiarli su un panno di carta per far scorrere l’olio in eccesso e ricoprire di miele e di confettini colorati se si preferisce

Ricordate: se l’olio dovesse tendere a venire su buttare all’interno un tappo di sughero.

Ci sono anche versioni di struffoli dove, dopo la frittura, vengono solo cosparsi di zucchero a velo oppure, ancora, con del cioccolato sciolto.

Se vi fa piacere seguitemi sulla mia pagina instagram cuciniamo by Anna (le ricette di Anna).

Annamaria Leo

Enogastronomia: ovvero, coniugare la gastronomia, l’arte della cucina, con l’esperienza enologica. Con Don Lisandro Osteria Moderna, il locale di sobria eleganza al centro di Caserta, si coniuga alla perfezione le due parti di un perfetto percorso degustativo. Ciò, è stato possibile, grazie all’esperienza in campo enologico della famiglia Bosco, che con Almerigo prima e con Gabriella adesso hanno sviluppato la Cantina di Lisandro. Una bellissima realtà che oggi può vantare una produzione di quasi centomila bottiglie.

Gabriella, forte della sua formazione in materie economiche, dopo aver lanciato la dimora di Charme Antica Dimora Ai Lecci, si è tuffata in un’impresa ancora più ardua: dare vita ad un ristorante di fine-dining. L’ha fatto in una città che ha visto perdere l’ultima stella Michelin del territorio, quella di Rosanna Marziale de Le Colonne. Eppure, la provincia di Caserta, è ai primi posti al mondo nelle classifiche per la pizza. Probabilmente è un approccio imprenditoriale sbagliato a determinare questa debacle della ristorazione di qualità in provincia di Caserta, in una regione che è seconda solo alla ricca e popolosa Lombardia per numero di ristoranti stellati.

La sfida non sarà semplice per far quadrare i conti su 25 posti, ma le spalle sono forti così come l’entusiasmo di Gabriella Bosco che ci sta mettendo. E per riuscire nell’impresa, da ottobre, è ai fornelli Angelo Fabozzo, 36 anni con esperienze in brigate stellate fuori regione e poi ritornato nella sua terra natia. Territorialità per l’utilizzo dei prodotti della terra, spesso presidio Slow Food, ma anche alla carne della provincia di Benevento, e anche modernità nell’utilizzo con tecniche di cottura che ne esaltano i sapori.

Stagionalità rigorosamente rispettata con la zucca gialla napoletana, tartufo bianco del Molise Mozzarella di Bufala Campana Dop e con il mischiato delicato castagne di Roccamonfina, fagiolo cerato di Alice e tartufo uncinato del Matese. Di grande sapore il risotto alle erbe spontanee del Giardino Inglese, posto all’interno della Reggia di Caserta che è a pochi passi, combinato con il petto d’anatra, animale caro alla corte di Re Ferdinando, con un connubio borbonico perfetto sia etimologicamente che organoletticamente.

Di pregio la proposta di mare con l’utilizzo di gamberi del Tirreno e di caviale, ma trova spazio anche il pesce azzurro. La componente enologica del ristorante non è coperta solo dalle etichette di casa incentrate, esaltati dall’utilizzo dei vitigni autoctoni Pallagrello bianco con il Lancella e quello nero insieme con il Casavecchia nel Terzarulo, ma anche dalla gran parte delle case vitivinicole della provincia,che trovano posto nella cantina scavata nella pietra proprio sotto al ristorante. Un ristorante in cui finalmente si potrà fare un percorso degustativo cibo-vino completo ed esaustivo nella territorialità.

cartelletta-crema-lamponi
Tartelletta di frolla, crema e lamponi

Il Tortino dal cuore caldo è il dolce ideale per le giornate fredde, perché lo si prepara in anticipo e lo si cuoce al momento. É un piccolo piacere che racchiude un cuore caldo di cioccolato. Un dolce che fa gola a tutti, grandi e bambini. Semplice anche nella preparazione.

Quando volete preparare questo dolcetto sfizioso, l’unica attenzione da avere è il momento della cottura. In questo modo si evita di cuocere troppo o troppo poco e quando lo si sforma per non farlo rompere.

Ecco la ricetta per cucinarlo: Ingredienti per 8 tortini

  • 200 gr di cioccolato fondente, 200 gr di burro (più quello che occorre per imburrare i pirottini), 160 gr di zucchero,
  • 4 uova, 40 gr di farina 00 (più quella che occorre per infarinare gli stampini), un pizzico di lievito per dolci istantaneo, una bustina di vanillina, zucchero a velo quanto basta per spolverizzare.

Preparazione:

  • Sciogliere a bagnomaria il cioccolato insieme al burro e allo zucchero e, una volta che tutto sarà sciolto ed amalgamato, lasciarlo da parte ad intiepidire.
  • Imburrare ed infarinate bene 8 stampini alluminio (anche se sono quelli usa e getta) e tenere da parte.
  • Una volta che il cioccolato è tiepido, aggiungere le uova, una alla volta, facendo assorbire bene una prima di aggiungerne un’altra.
  • Aggiungere anche la farina, il lievito e la vanillina (in alternativa in questa fase si può aromatizzare a piacere, con cannella oppure arancia oppure peperoncino o ciò che più vi ispira) ed amalgamare tutto.
  • Versare quindi il composto negli stampini riempiendoli fino a metà, coprire con pellicola e lasciare in freezer per 4 ore (se fino al giorno dopo anche meglio).
  • Vanno poi tirati fuori dal freezer direttamente per cuocerli in forno.
  • Cuocere quindi in forno Statico già caldo a 220 gradi per circa 16 minuti.
  • Qui bisogna fare attenzione alla cottura in base al proprio forno e alla quantità con cui sono stati riempiti gli stampini.
  • Quando vedrete in superficie che i tortini iniziano leggermente ad avere delle piccole crepe allora saranno pronti. Altrimenti si rischia di avere un tortino troppo cotto anche all’interno e quindi senza cuore caldo.
  • Poi capovolgere gli stampini su un piatto da portata per sformare i tortini facendo attenzione a non romperli, spolverare con zucchero a velo e servire caldi.

Buona Appetito!!

Annamaria Leo

Se vi fa piacere seguitemi sulla mia pagina instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna).

Tortino-dal-cuore-caldo-annamaria-leo

Uno spettacolare scorcio sul golfo di Napoli è il biglietto da visita del ristorante pizzeria Cerasè di Vico Equense di Michele Cuomo. Il pizzaiolo vicano, innamorato della sua terra, fin da giovane si dedica alla cucina e alla gastronomia e nel 2006 dà vita a una realtà tutta sua: Cerasè

Ristorante-Cerasè
Ristorante Cerasè

Nel locale viene proposta, principalmente, una cucina a base di pesce, “la nostra volontà – spiega Michele Cuomo – è quella di portare in tavola materie prime del nostro Paese, ma dovendo soddisfare un grande quantità di clienti. Siamo costretti a rifornirci anche di prodotti esteri di prima qualità come calamari o gamberi argentini e non solo delle eccellenze del nostro territorio. Proprio per questo ho scelto di affiancare al menù cartaceo anche piatti del giorno, che cambiano in base al pescato quotidiano.Tra i piatti freschi che proponiamo si potrebbero trovare i paccheri con pomodorini e ricciola o una semplice, ma gustosa ricciola alla brace”. 

Ravioli-vongole-Cerasè
Ravioli e vongole

Accanto alle proposte di mare, non può mancare la tipica pizza al metro vicana. Cerasè, però, è principalmente un ristorante, per questo, la pizza, viene destinata, quasi solo, all’asporto. “Prepariamo – continua il pizzaiolo – un impasto diretto con una lievitazione che va dalle 8 alle 12 ore, solitamente si impasta la mattina per poi poter usare l’impasto la sera”. 

La passione di Michele Cuomo per la farina, gli impasti e la lievitazione, però, viene espressa appieno nel suo locale Pizza Therapy, aperto nel 2019. Da Pizza Therapy la pizza ha lo scopo di veicolare benessere, gioia, gusto, tradizione e cultura territoriale. Infatti, Pizza Therapy nasce dalla scommessa di portare a Vico Equense una pizza contemporanea che celebrasse la materia prima del territorio, attraverso l’uso esclusivo di prodotti a km 0. Dalla mozzarella delle colline vicane ai pomodori di Montechiaro senza tralasciare le noci o il celeberrimo provolone del monaco. 

Proprio per tener fede alla propria filosofia, ovvero, presentare una pizza stagionale e a Km 0, Cuomo ha scelto di creare per Pizza Therapy, un menù ristretto incentrato esclusivamente sulla pizza. Questo, però, cambia costantemente in base ai prodotti che la stagione propone, ovvero circa ogni quattro mesi. 

Tra le proprie pizze quelle che meglio incarnano l’ideologia del suo patron sono la Vico con fior di latte, crema di patate gialle, cips viola e patate bianche al forno aromatizzate e la Pizza Therapy con fior di latte, crema di scarola, tonno scottato, mandorle tostate e polvere di olive nere. Ma una delle pizze a cui Michele Cuomo tiene di più è quella creata dallo chef stellato Peppe Guida, patron dell’Antica Osteria Nonna Rosa, con Pomodoro S.Marzano, carpaccio di polipo, origano, bottarga, olive paesane e capperi, ciuffetti di scarola riccia e per concludere una grattugiata di buccia di limone.

Pizza-Peppe-Guida-Chef-Stellato
Pizza Peppe Guida Stella Michelin

La cucina stellata e la pizza – spiega Michele Cuomo – sono sempre stati considerati come due mondi tra loro lontani, il mio tentativo è quello di avvicinare queste realtà apparentemente distanti e mostrare come una pizza stellata sia possibile. Il modo di concepire e approcciarsi a una pizza è cambiato, dietro questo prodotto c’è la stessa ricerca e studio degli ingredienti che si trova dietro un piatto stellato. Per questo ho scelto di collaborare con i grandi chef del territorio per dare, così, vita a delle pizze gourmet. Dopo Peppe Guida collaborerà con noi Gennaro Esposito e spero di riuscire a coinvolgere, anche, Antonino Cannavacciulo”. 

Cerasè e Pizza Therapy incarnano le due anime di Michele Cuomo, il suo amore per il mare e i piatti di pesce e la pizza. 

Circondato dal verde delle erbe spontanee sorge, tra le montagne di Caggiano, le Grotticelle una struttura imponente con un ampio terrazzo dal quale si può, dall’alto, dominare la Val di Daino. Il patron de Le Grotticelle, Angelo Rumolo, cresce nella storica pizzeria di famiglia il Grotto Pizzeria Castello, situata nel centro di Caggiano, guardando il padre e lo zio maneggiare gli impasti. Nel 2018 la famiglia Rumolo ha deciso di ampliare la propria attività e dare vita a le Grotticelle, locale dove Angelo potesse, attraverso le proprie pizze, raccontare i prodotti e le tradizioni della sua terra natia. L’obiettivo: rispettare i sapori delle materie prime e i ritmi della natura.

Le Grotticelle

La stagionalità e il rispetto degli ingredienti, infatti, sono le fondamenta della sua filosofia e a riprova di questo c’è la sua passione per il foraging, ovvero la raccolta e l’utilizzo delle erbe spontanee. “Ho scelto – racconta il pizzaiolo – di usare quasi esclusivamente materie prime della mia terra, perché il territorio di Caggiano è ricco di prodotti autoctoni di alta qualità: nocciole, tartufi, castagne, funghi e una grande varietà di tipologie di cicoria. Molte volte proprio per mantenere l’integrità dei sapori e far conoscere il vero gusto di questi prodotti li lavoro il meno possibile o, se opportuno, li servo crudi. Inoltre, per garantire la stagionalità e per preservare la qualità e la freschezza delle materie prime ho scelto di inserire poche pizze all’interno del menù, ma che cambiano costantemente”. 

La qualità della pizza di Angelo Rumolo non è data solo dall’alto livello delle materie prime che utilizza, a partire dalla salsa di pomodoro fatta con i San Marzano dell’azienda di famiglia; o ancora, dai formaggi lavorati e affinati ad Altamura presso il caseificio Dicecca. Ma anche dalla cura e dall’attenzione che pone nei suoi impasti.

Le sue pizze, infatti, sono figlie di un mix di farine di grano nazionale e di grano locale, dell’utilizzo sia di lievito madre che di lievito di birra e, infine, di una lievitazione che non supera le 20 ore. Il vero segreto, però, è la cottura ad una temperatura relativamente bassa. Il forno non supera mai i 400 gradi. “La mia pizza – racconta il pizzaiolo – si discosta da quella classica napoletana a ruota di carretto, e si avvicina molto di più alla pizza napoletana contemporanea; infatti, ha un diametro di 32 centimetri e un cornicione molto alto; cerco di dare vita ad una pizza territoriale, molto croccante e con un’alveolatura accentuata”.

La Pizza Zammedda

Il legame profondo tra Angelo Rumolo e le tradizioni della propria terra emerge anche dalle pizze che propone. Ad esempio: la Zammedda (termine che indica la buccia di pomodoro). Sulla base viene adagiata una salsa di stracotto di pomodori freschi, fatta sia con la polpa che con la buccia del pomodoro. Successivamente si gratta sulla pizza un pecorino di almeno un anno di stagionatura, per poi mandarla in cottura.

Il risultato finale – spiega Angelo Rumolo – è una pizza molto simile alla cosacca, ma al contrario di quest’ultima nella Zammedda il pecorino viene cotto e non grattato sopra dopo la cottura, ma soprattutto uso una salsa grezza, perché amo il gioco di consistenze che si crea all’interno della bocca grazie alle differenti grandezze dei pezzi di pomodoro.

Attraverso questa pizza riesco a unire due tradizioni differenti: la pizza cosacca e la nostra salsa grezza di pomodoro”. Con la pizza Corla, invece, emerge il suo amore per il foraging e: una pizza a base bianca, con fior di latte e condita con la corla, una cicoria selvatica spadellata violentemente con olio e sale e poi posta sopra la pizza insieme a una pera fatta appassire nel forno a legna e delle fette di lardo. 

La Pizza Corla

Una ricetta semplice e molto veloce per un momento dolce, una merenda o fine pasto.

Le palline cocco e cioccolato sono così buone da creare dipendenza. Una tira l’altra! Se avete dei bambini in casa si divertiranno tantissimo nel preparare con voi queste palline. Ora vi scrivo qui di seguito la ricetta così potrete cimentarvi nel farle e trascorrere un pomeriggio diverso all’insegna della creatività e del gusto.

Ricetta:

Ingredienti per 15-16 palline

  • 10 cucchiai di cocco rapè grattugiato + quello che occorre per rotolarle dentro, 6 cucchiai di cacao amaro,
  • 10 cucchiai di zucchero, 4-5 cucchiai di latte.
  • Preparazione: in una ciotola mettere il cocco, il cacao amaro, lo zucchero e 4-5 cucchiai di latte ed amalgamare tutto, regolandosi con il latte.
  • Formare un impasto non troppo morbido.
  • Formare delle palline e passarle anche nel cocco grattugiato.
  • Lasciarle in frigo almeno 3 ore prima di servire.
  • Ancora più buone se vengono mangiate il giorno dopo!
ricetta-palline-di-cocco-e-cioccolato

Se questa ricetta ti è piaciuta visita la sezione dedicata e non dimenticare di seguirci su Facebook!

Primo passo verso le De.Co. di Valle Agricola. Il piccolo borgo del Matese ha accolto con entusiasmo l’interesse generato intorno alle denominazioni comunali dalla recente legge regionale, ed ha cominciato a muovere i primi passi per attribuire la denominazione alle eccellenze locali.
L’insediamento della commissione comunale, presieduta dal sindaco Rocco Landi, è stato il primo passo. “Per raggiungere questo obiettivo abbiamo individuato esperti del settore che aiuteranno il nostro progetto a crescere. Quasi tutti i prodotti arrivano dalla forte vocazione agricola del territorio oltre che dai gustosissimi taralli che hanno già conquistato una notevole fama“. 


Responsabile dell’Iter De.Co. è il professore Vincenzo Peretti della Federico II: “Valle Agricola è un territorio ricco di storia e di risorse. E’ il momento giusto per valorizzarle e renderle note al di là del loro territorio di appartenenza. Ci sono produzioni comunali interessanti che meritano la giusta vetrina al pari di quelle provenienti dall’agricoltura. Questa è l’occasione per accrescere l’interesse conducendole verso qualcosa di più importante dal punto di vista economico se colto dagli imprenditori locali nella maniera giusta“.

Alla riunione hanno preso parte anche gli altri membri dell’esecutivo: l’esperto agro-alimentare Nicola Landi, di recente autore proprio di un libro che mette in evidenza i legumi della zona. In commissione anche Stefania Izzo, Armando d’Amico, Costantino Leuci, Giovanni Ciorlano. La comunicazione è affidata al giornalista Roberto Esse.
Proficua la conclusione della prima riunione. “Abbiamo individuato -conclude il sindaco Rocco Landi- i primi prodotti comunali sui quali lavorare. Oltre al già citato tarallo locale, concentremo la nostra attenzione su:0 origano e finocchietto. Questi insieme ai pregiati legumi: lenticchia e ceci di Valle Agricola costituiscono un biglietto da visita ideale per presentare il territorio al resto del Paese“.


Valle Agricola è un borgo di antichissime origini, risalente al IV secolo a.C.. Il primo insediamento, in epoca etrusca, è individuato nell’ampio terrazzamento di San Nicandro. In epoca sannita era tappa obbligata per i pastori che provenivano dalla bassa valle del fiume Lete in direzione dei pascoli montani. Tale antica usanza è stata confermata dal ritrovamento di diverse tombe sannitiche.

L’attuale agglomerato urbano deriva proprio dal nucleo insediativo medievale, munito di torri che, unitamente alla conformazione del territorio, lo rendeva protetto dagli assalti bellici dell’epoca. In periodo tardo medievale se ne rafforzò il valore strategico con il posizionamento di torri di avvistamento e di difesa con le mura. Nel 1863 il tradizionale nome del borgo (Valle di Prata) fu mutato in quello attuale (Valle Agricola) e, nel 1874, fu avviata la costruzione di una strada per Ailano al fine di sostituire l’antica via che passava per Prata. Nel 1945 passò dalla provincia di Benevento a quella di Caserta .

Verona, 24 novembre 2021 – Prosegue anche per questo Natale la collaborazione tra i due importanti brand italiani. Il Panettone Melegatti al Caffè Borbone rappresenta una delle più interessanti novità dell’azienda dolciaria veronese. Soffice grazie all’originale Lievito Madre Melegatti 1894 il Panettone è impastato con la miscela nobile di Caffè Borbone e farcito con chunks di cioccolato belga fondente e crema di caffè.

É ricoperto di cioccolato bianco e decorato con deliziose mini praline croccanti ai cereali, frutto di un sapiente lavoro che ha alle spalle ben 127 anni di tradizione, quella che la Melegatti ha messo a disposizione degli italiani per addolcire tutti i momenti di festa.

Bicchierino-borbone-un-nuovo-modo-per-gustarsi-il-caffé

Il Panettone Melegatti impreziosito dal Caffè Borbone è una bontà che regala un’esperienza gustativa unica. Il famoso lievito madre e l’antica tradizione dolciaria che distingue Melegatti si unisce con il gusto, l’aroma e la persistenza dell’espresso napoletano targato Caffè Borbone. Un connubio fatto di passione per l’innovazione e di ricercato piacere nei nuovi sapori e nei nuovi gusti. 

Roberta Raja

Nel tempio milanese della carne lo Chef italo-americano Eugenio Roncoroni affianca un’inedita offerta vegan-friendly alla consueta selezione di tagli d’eccellenza e burger gourmand

Milano, 18 novembre 2021 – La stagione autunnale porta un menù ricco di novità per Al Mercato Steaks and Burgers: l’insegna milanese che celebra la grande tradizione della steakhouse americana accoglie nuove proposte vegetariane e vegan-friendly.

Il nuovo menù autunnale offre, tra i grandi classici d’ispirazione franco-americana, i ricercati tagli di carne e i piatti iconici che incarnano l’expertise dello Chef Eugenio Roncoroni, una selezione di portate principali che vedono protagoniste le verdure, sempre di stagione, cucinate con una speciale griglia a carbone, il kamado, che conferisce loro un particolare sapore affumicato.

I vegetali non assumono quindi il semplice ruolo di contorno, ma diventano i principali ingredienti di piatti elaborati e complessi, come ad esempio la zucca in tre versioni o i funghi alla brace con polenta concia, taleggio e infusione di olio e prezzemolo.

Un’altra grande innovazione all’interno dell’offerta gastronomica di Al Mercato Steaks and Burgers è l’alternativa vegan per tutta la sezione “Burgers” del menu. L’obiettivo principale è quello di tutelare la sostenibilità ambientale, offrendo ai consumatori una dieta flessibile, prodotti gustosi, sani e a basso impatto.

Si conferma anche nel menù autunnale la sezione “Steaks” con i pregiati tagli di Black Angus, il carré d’agnello e le sofisticate animelle, il tutto cotto rigorosamente alla brace e servito con pane casereccio e burro demi-sel.

“In questo menù autunnale la verdura, come accompagnamento alla carne ma anche come piatto principale, ha la sua massima espressione per il nostro stile di cucina. È stata  anche ampliata la selezione dei tagli di carne da allevamenti sostenibili e inserita una vasta gamma di antipasti, promuovendo alternative vegane, senza per questo snaturare la nostra identità“, ha dichiarato lo Chef Eugenio Roncoroni. Il nuovo menu autunnale sarà disponibile presso le due sedi di Al Mercato Steaks & Burgers, nella storica location di Via Sant’Eufemia 16 e in quella di Corso Venezia 18, o in modalità da asporto.

Alessia Rizzetto

“Di Food in Tour. Itinerari per tutti i Gusti”. Si parte dalla scoperta di San Cipriano Picentino, dei suoi monumenti e dei prodotti tipici

Il CTG Picentia di Salerno capofila del progetto Di Food in Tour, per la valorizzazione e promozione culturale ed enogastronomica del territorio salernitano

 

Il CTG (Centro Turistico Giovanile) è un’ Associazione nazionale senza scopo di lucro che promuove e realizza un progetto educativo e di formazione integrale della persona, attraverso momenti di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla concezione cristiana dell’uomo e della vita, nel servizio alle persone e al territorio. Agisce nell’ambito del turismo giovanile e sociale, della cultura e dei beni culturali, dell’ambiente e del tempo libero, avvalendosi del metodo dell’animazione e rivolgendosi a tutte le fasce di età, in particolare a quelle giovanili. Nato nel 1949, il Ctg oggi si estende in tutta Italia con centinaia di realtà tra gruppi di base, circoli e centri  di vacanza in località di grande richiamo turistico e naturalistico, con una rete diffusa di comitati provinciali e di consigli regionali, coinvolgendo ogni anno nelle proprie attività  migliaia di persone. Il CTG è riconosciuto dal Ministero dell’Interno come Ente Nazionale con Finalità Assistenziali ed è altresì iscritto al Registro Nazionale delle Associazioni di promozione Sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ulteriore riconoscimento ufficiale come Associazione è quello concesso dalla CEI. Il CTG Gruppo Picentia presieduto dalla Dott.ssa Mina Felici, ex funzionario della Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Avellino, in collaborazione con lo Studio PAMart di Consulenza e Progettazione culturale della Dott.ssa Annamaria Parlato, storica dell’arte e giornalista enogastronomica, e Cowotur-Travel Agency&Tour Operator a Mercatello della Dott.ssa Rosa Genovese, intende promuovere sull’esteso territorio campano itinerari per tutti i gusti.

L’Italia è certamente la prima nazione per varietà di offerta culturale, naturalistica, gastronomica, brassicola ed enologica grazie alla ricchezza e diversità di tradizioni regionali che da Nord a Sud sa offrire. E’ quindi il luogo ideale per gli appassionati di turismo enogastronomico. Il progetto “Di Food in Tour” nasce per favorire la conoscenza dei prodotti tipici direttamente sui luoghi di produzione, proponendo delle giornate didattiche che consentiranno ai partecipanti (sia tesserati che non) di scoprire borghi caratteristici spesso sconosciuti ma incantevoli e a pochi chilometri da casa. Il progetto vuole rivolgersi in particolare ai giovani, agli studenti ma anche alle famiglie che vogliono trascorrere momenti di piacevole arricchimento culturale. Si partirà alla scoperta di San Cipriano Picentino, di cui l’entusiasta amministrazione comunale ha concesso il patrocinio morale alla lodevole iniziativa. San Cipriano sarà il primo Comune dell’area dei Picentini ad essere esplorato, in seguito altri cinque appuntamenti arricchiranno l’offerta di promozione territoriale con altrettanti borghi e interessanti tappe brassicole e enogastronomiche. La Dott.ssa Mina Felici con entusiasmo ha spiegato: “Questo progetto è il punto di partenza di un sostanziale cambiamento. Mi auguro che in futuro anche gli Enti pubblici possano rendersi conto dell’importanza di questa iniziativa che si mette al servizio di un territorio, quale quell odella provincia di Salerno, ricco di risorse e bellezze culturali. La finalità del CTG è educare le persone ad un rapporto di responsabilità, autenticità e creatività nelle relazioni uomo-ambiente; aiutare a cambiare atteggiamenti stereotipati e negativi nei confronti di ambiente e cultura; suscitare l’amore per i luoghi dal punto di vista conoscitivo, estetico ed emozionale; sostenere e recuperare la funzione di evangelizzazione attraverso le opere d’arte sacra, significative non solo dal punto di vista estetico, ma anche catechetico e della fede; favorire l’integrazione delle persone con l’ambiente, in un approccio progressivo, dal contatto fisico, alla sua interpretazione ed eventuale cambiamento.” La Dott.ssa Adele Cavallo, Reponsabile provinciale dei CTG, ha aggiunto: “Un importante progetto, un altro significativo traguardo che si va ad unire ai tanti avviati sul nostro territorio, in ambito di Accoglienza e formazione rivolta alle scuole e alle famiglie, e che si collega all’attività di formazione degli Animatori Culturali Ambientali (ACA) del SISTEMANIMAZIONE nazionale del CTG”. Responsabile marketing del progetto è la Dott.ssa Maria De Vita. La visita istituzionale a cura del Dott. Maurizio Mele, esperto di cultura del territorio ed autore di numerose pubblicazioni cartacee di natura storica e archivistica, si concentrerà sulla storia delle frazioni di Vignale, Pezzano e Filetta, con i suoi monumenti archeologici, architettonici e storico artistici. Si proseguirà andando alla scoperta dei beni paesaggistici e quindi dei castagneti, fonte di ricchezza del territorio, così caro anche al poeta Jacopo Sannazaro, che descrisse nei suoi magnifici versi: “Vi è tra i monti una valle bellissima sulla quale sovrasta, ergendosi al cielo la rupe Cerreta”. Una degustazione di prodotti tipici a base di nocciole presso Villa Rizzo a cura dello staff del Resort&Spa e dello chef Riccardo Fasulo, di prelibatezze dolciarie della Pasticceria-Casa del Dolce di Alfredo Giannattasio e del famoso gelato artigianale del Cioffi Bar di Filetta, andranno a completare il ricco programma della giornata che vuole coniugare cibo e cultura. Il Food Blog 2Ingredienti Arte&Cibo sarà Media Partner dell’iniziativa.

Per info e contatti:

CTG Gruppo Picentia-Mina Felici Presidente Picentia

ctgpicentia@gmail.com

+393497555596

PG FB www.facebook.com/CTGPICENTIA/

Prenotazioni:

Cowotur-Rosa Genovese

cowotur@cowotur.it

www.cowotur.it

+390899849582

Il comune di Montella, inserito nella splendida cornice delle colline dell’Alta Valle del Fiume Calore, a circa 650 metri sul livello del mare, ospita l’Agriturismo Fattoria Rosabella.

Nata  nel 2009 dal sogno di alcuni giovani Irpini decisi a valorizzare le ricchezze gastronomiche, ambientali e artigianali della propria terra, Fattoria Rosabella si propone come una realtà casearia con un nuovo modo di vivere la natura e di gustare i prodotti tipici del territorio.

Oltre alla produzione di latticini e formaggi di alta qualità, lavorati esclusivamente con

il latte delle loro mucche, la Fattoria è concepita all’ interno del Bioparco Rosabella, dieci ettari di natura incontaminata in cui è possibile trascorrere giornate a stretto contatto con la ruralità dell’ambiente circostante.

Il Bioparco Rosabella, acquisito dall’omonima Azienda Agricola, si concede al turismo ecologico volto al rilancio dell’Irpinia e di coloro che credono nello sviluppo sostenibile delle proprie attività locali.

In posti come questo le antiche tradizioni agricole e pastorali sono ben radicate e costituiscono la ricchezza del territorio. Famoso è, ad esempio,  il tartufo nero, nonchè la Castagna di Montella, cui è riconosciuto il marchio IGP.

La filosofia della Fattoria si rifà ad una citazione di Ludwig Feuerbach: “L’uomo è ciò che mangia” e per tale ragione tra i prodotti di Fattoria Rosabella troviamo pasta fatta a mano con farine derivate da lavorazioni locali con sugo nel “tiano”, caciocavallo podolico impiccato, “asado irpino” , patate sotto la cenere (reminiscenze contadine con occhio alla tradizione germanica), vino biologico (aglianico naturalmente).

Oltre ai prodotti, originali sono le cosiddette “Giornate in Fattoria”, organizzate con passione e professionalità, che invitano gli ospiti a sperimentare percorsi studiati per qualsiasi esigenza. Tra le attività proposte troviamo il laboratorio di pasta fatta a mano, la possibilità di partecipare alla produzione dei formaggio, la visita all’allevamento, percorsi relax lungo la riva del fiume Calore Irpino, approfondimenti sulla castagna IGP di Montella dalla raccolta alla lavorazione, degustazione guidate di prodotti tipici all’interno delle aree attrezzate, escursioni alle cascate e alle sorgenti,la fattoria didattica per i più piccoli,e la possibilità pranzare con le specialità gastronomiche preparate dallo staff.

Le degustazioni proposte riguardano:

  • Confetture. A cura di Slow Food Condotta Avellino: Confetture dell’Azienda “Il poggio del picchio” di Aiello del Sabato al basilico e noci e melenzane e pistacchi di Bronte abbinate, rispettivamente, a latticino e formaggi più stagionati (pecorino e caciocavallo)
  • Formaggi. A cura dell’Onaf (www.onaf.it), guidata dalla Vice Presidente e Delegata Provinciale Maria Sarnataro: Caciocavallo stagionato 1 mese, pecorino stagionato 3 mesi e caciocavallo stagionato 24 mesi
  • Vini. A cura dell’Onav (www.onav.it), guidata dal Delegato Provinciale Sabino Spina: Cantina del Barone (Cesinali) Fiano di Avellino DOCG 2011, Fiano di Avellino DOCG 2011 particella 928; Il Canceliere (Montemarano): Gioviano Irpinia Aglianico DOC 2008, Nero Né Taurasi DOCG 2008

 

 

 

 

 

 

 

Nel cuore del quartiere più moderno di Napoli, il Vomero, c’è un pizzeria più rara che unica: Raro.

In nomen omen. Mai come in questo caso il significato che i latini davano come buon augurio si riflette sul concept di raro, belle e innovativa realtà nel cuore del quartiere più moderno e alto di Napoli, il Vomero. Raro, o per meglio definirsi, originale. E’ qui che il senso artistico e la cultura partenopea esplodono in molteplici sfumature:si ascoltano i versi di De Filippo sorseggiando un caffè con l’ antica moka napoletana, mentre di fronte ti imbatti nel cristo velato, la cui visione ultraterrena viene sdrammatizzata da uno scugnizzo che calcia un pallone di cuoio, appena uscito dai caratteristici quartieri spagnoli.

La cosa che salta immediatamente agli occhi degli avventori è la fedele ricostruzione di un “basso napoletano”,a piano terra,ricreato magistralmente dall’ artista Diego Loffredo,coadiuvato per i bassorilievi dall’ artosta Luigi Barricelli

Frutto delle menti imprenditoriali di Raffaele Di Bartolomeo e Fabio Addezio,la pizzeria nasce dalle ceneri di un luogo cult per i vomeresi:”L’arte della pizza”,in Via Santa Maria della Libera 5,frequentata abitualmente anche da Maradona; a quei tempi c’era lo storico pizzaiolo gennaro Esposito.

Passiamo poi all’ aspetto più strettamente godereccio e culinario.Qui le materie prime e la lievitazione lenta dettano legge;nulla è dato per scontato,tutte le pizze sono originali e gourmet(non tralasciando le classiche della tradizione napoletana,come la pizza ‘à rota).Le mani in pasta sono assegnate a marco biondi, esponente dell’ associazione verace Pizza napoletana.Il tutto accompagnato da una variegata scelta di birre e dolci fatti in casa.

Ed è proprio così: da raro ci si sente davvero a casa propria:luci soffuse,possibilità di distogliersi con letture e cultura(con le mostre d’ arte in programma)e,tra una chiacchera ed un’ altra,perdersi nei sapori dell’ autentica cucina del sud.Una chicca esclusiva è poi il delivery,anche in questo caso una”rarità”:i contenitori consegnati si possono mangiare,con un occhio attento e rispettoso dell’ ambiente…

Raro pizzeria

Via Santa maria della Libera 5

tel 08118241933

Saranno oltre sessanta i locali, tra trattorie, bistrot, locali storici e ristoranti stellati, in Penisola sorrentina, in Italia e nel mondo, a partecipare alla prima edizione del SorrentoGnocchiDay, in programma dal 7 al 10 ottobre.

Questo piatto iconico della città del Tasso, in cui sono racchiuse storia, maestria, cultura e territorialità, sarà proposto nei menù di decine di ristoranti locali, ma anche dislocati in Italia: da Padova a Ischia, passando per Marina di Pietrasanta, e in tante altre realtà sparse per il mondo, tra le altre: Dubai, Tulum, Leicester, Mykonos e Hong Kong. Chef italiani, al timone delle rispettive brigate internazionali, proporranno ai propri clienti gli Gnocchi, tradizionali o rivisitati.

Un piatto semplice, gli Gnocchi alla sorrentina, conosciuto in tutto il mondo e la cui ricetta classica recita: patate, farina, uova, fiordilatte, olio extra vergine d’oliva e un buon sugo di pomodoro.

In esclusiva per la stampa, giovedì 7 ottobre, ci sarà un’anteprima che coinvolgerà 10 chef campani, impegnati a proporre la propria interpretazione degli Gnocchi, qualcuno nella versione squisitamente tradizionale e qualcun altro introducendo delle rivisitazioni riguardanti la forma, la cottura, le consistenze o gli ingredienti.

I 10 chef che si confronteranno sulla Terrazza delle Sirene del Circolo dei Forestieri di Sorrento saranno: Mario Affinita, del Don Geppi di Sant’Agnello; Giuseppe Aversa, chef de Il Buco di Sorrento; Paolo Barrale dell’Aria Restaurant di Napoli; Pasquale De Simone del Ristorante ‘O Break del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo di Napoli; Domenico Iavarone  del Josè Restaurant  della Tenuta Villa Guerra di Torre del Greco; Andrea Napolitano del Ristorante NDRE’ di Sorrento; Marco Parlato, resident chef della Terrazza delle Sirene di Sorrento; Lino Scarallo di Palazzo Petrucci a Napoli e Giuseppe Stanzione del ristorante Glicine dell’Hotel Santa Caterina di Amalfi, tutti coordinati da Vincenzo Guarino, lo chef noto come “Cacciatore di stelle”, per la sua consolidata capacità di conquistare Stelle Michelin.

Quella del SorrentoGnocchiDay sarà anche l’occasione per presentare un dolce inedito, dedicato alla perla della Costiera sorrentina, da sempre musa di artisti, scrittori e musicisti. Per la prima edizione, sarà il maestro pasticcere napoletano Ciro Poppella, il padre dei Fiocchi di Neve, a proporre un nuovo dolce al caffè Illy che, a partire dall’8 ottobre, si potrà degustare in tutte le sue pasticcerie.

L’idea di istituire una celebrazione del piatto identitario di Sorrento che, studiato, reinterpretato e rivisitato, possa diventare un simbolo ancorato al passato ma proiettato, contemporaneamente, nel futuro, è stata di Carmen Davolo della Dieffe Comunicazione che, assieme a Vincenzo Guarino, e grazie alla collaborazione di Peppe Aversa, del ristorante stellato Il Buco di Sorrento, ha chiamato a raccolta decine e decine di chef in tutto in mondo.

Essenziali, per la realizzazione del SorrentoGnocchiDay, la collaborazione di: Mulino Caputoil Mulino di NapoliLatteria SorrentinaEzechiele – Le patate di Michele MocciaTorretta – Olio extravergine di olivaBanca di Credito PopolarePenisolaverde SpACristalleria Fratelli FumoWork Line divisee Divise&Divise –  abbigliamento professionale.

L’evento gode del patrocinio del Comune di Sorrento e di Federalberghi Penisola Sorrentina.

Sulla pagina Facebook “Sorrento Gnocchi Day” si trovano alcune delle interpretazioni proposte dagli chef nonché l’elenco completo dei ristoranti che hanno aderito all’iniziativa, comprese le scuole di cucina locali presso le quali saranno attivate le cooking classes, per imparare a cucinare dei perfetti Gnocchi alla sorrentina.

Dieffe Comunicazione

Il Blu Stone tra contrasti che sanno sorprendere.

E’ una cucina che sa sempre sorprendere quella del Blu Stone. Lo chef Alberto Amatruda, infatti, non fa segreto della sua voglia di sperimentare accostamenti arditi e di far viaggiare per il mondo tutti coloro che si accomodano alle tavole del suo locale, che sorge fronte mare, di fianco ad una struttura, il Towers Hotel, che rappresenta un esempio di archeologia industriale recuperato e riqualificato a destinazione turistica dopo un lungo e faticoso percorso prima burocratico e poi di ristrutturazione. Lo Stone, dopo una prima fase di “lancio” in cui si è distinto più per l’essere un locale notturno di punta nella zona che un eccellente ristorante, grazie alla guida dello chef Amatruda, stabiese ma reduce da una lunga esperienza in Costa d’Amalfi, è diventato col tempo certamente un promettente punto di riferimento alle porte della Penisola Sorrentina, che prova a spuntare con innovazione e creatività la competizione con importanti riferimenti stellati non distantissini da dove sorge.
E questa voglia di essere un indirizzo dirompente la si nota anche dal nuovo menú autunnale messo a punto proprio negli ultimi giorni, con cui lo chef Amatruda accompagnerà i suoi clienti sino alla chiusura stagionale della struttura. Rispetto alla carta estiva si nota ancor più la voglia di innovare, oltre a quella di staccarsi un po’ dalle consuetudini marinare che questo territorio generalmente offre, specie in indirizzi emergenti come quello di cui raccontiamo.
L’entrée, un tonno marinato a secco agli agrumi, lascia il segno, quasi a voler simboleggiare con la sua freschezza resa leggermente più autorevole dalla mostarda di fichi la transizione tra estate ed inverno.


Si passa poi agli antipasti, che strizzano l’occhio all’oriente: davvero buono lo scampo scottato con infuso di funghi shiitake, grue di cacao, melograno e spuma di patate al latte. Si passa poi al crudo di Ricciola con salsa ponzu, lampone fermentato con basilico e scalogno. Da manuale – ancor di più ora che ci stiamo avviando verso l’autunno – il mischiato delicato con fagioli tondini, dressing di erbe, totanetto scottato e polvere di peperone.

Più adatto a chi apprezza sapidità forti il risotto con aglio nero, fasolare e nduja: Calabria e Golfo di Napoli si fondono in una impegnativa ma piacevole armonia di sapori e consistenze.

Una chicca per gli amanti del baccalá la sua versione in olio cottura con limone e zenzero. Vera espressione del senso di rottura che vuole infondere lo chef é lo scalzato cotto neozelandese a bassa temperatura, con mela annurca, sedano, rapa e sfera di foie gras: un azzardo – ma piacevole al gusto – per viaggiare nel territorio più lontano geograficamente da quello in cui viviamo poterlo degustare di fronte alla sagoma imponente del Vesuvio.

Si chiude con un buona dessert: “A spasso nel bosco”: crema mousseline al bayleis e vaniglia, crumble al cacao e mousse al caffe, spugna al prezzemolo e carota al cioccolato.

La Repubblica Ceca è il paradiso dei gourmet e ovviamente la birra non è tutto. La cucina locale forse è un poco pesante, ma come resistere, tanto per la dieta c’è sempre tempo. Si inizia con la zuppa del giorno, la più famosa è quella con i canederli. Le specialità più ricercate invece sono il lombo di manzo alla panna e la carne di maiale arrosto. La cucina ceca è stata influenzata dai vari popoli con cui è venuta in contatto nel corso dei secoli, i piatti più conosciuti sono il gulasch (spezzatino, meno piccante che in Ungheria), il filetto di manzo con canederli (svíčková) o l’anatra arrosto con i crauti. La carne affumicata, spesso è servita come antipasto, il piatto di carne più diffuso è il maiale arrosto (vepřové), con contorni di crauti e gnocchi di pane o patate. Un piatto molto particolare è il formaggio fritto. Le porzioni nei ristoranti sono sempre abbondanti e i prezzi sono davvero molto bassi, una cena a base di carne e birra costerà alla fine quanto da noi una pizza.

La cucina ceca non è molto nota, tranne ovviamente il prosciutto di Praga e la birra, quella di qualità migliore  è di  Pilsen. Si dice che la birra di Pilsen sia il vero tesoro del Paese, ma in ogni regione della Boemia e della Moravia si trovano birre eccellenti e dal gusto originale. Da chiarire inoltre che come in Russia non conoscono quella che noi chiamiamo “insalata russa”, così i praghesi per il loro prosciutto non danno un appellativo preciso, anche se ottimo.

La cucina ceca nasconde in sé specialità come l’arrosto di maiale con canederli di diversi tipi e crauti, ma anche cialde di patate con spezie fritte nello strutto o canederli alla ricotta ripieni di frutta e cosparsi di burro fuso. Tra i piatti interessanti della cucina ceca ci sono anche piatti a base di verdure e legumi, carne di coniglio o selvaggina. Tra le specialità ceche figurano anche piatti senza carne, piatti dalla preparazione complessa, ma anche piatti che si possono facilmente replicare a casa per tutta la famiglia. Da non dimenticare le ottime salse e le zuppe. Si vanno diffondendo anche piatti vegetariani, vegan o per celiaci. Ottimi i piatti a base di pesce fresco d’acqua dolce.

E i dolci tradizionali? I dolci come i buchteln ripieni di powidl e le crostate, che i Cechi amano così tanto, i più diffusi sono le palačinky, che sono delle crepes ripiene di marmellata o cioccolato ricoperte di gelato e panna montata. Oltre lo strudel di mele tipico del Trentino Alto Adige e dell’Austria – anche se le sue origini sembrano risalgano ai turchi – sono da assaporare le torte eccellenti, come quella al miele con noci (medovník); canederli alla frutta; i tubetti di Hořice, che sono cialde arrotolate ripiene di crema; il pan di zenzero dolce di Pardubice, la cui ricetta è addirittura secolare; le orecchie di Štramberk, dal sapore speziato.

Quello che viene detto manicotto, venduto per la strada, invece non è un prodotto tipico. Da non dimenticare i liquori: l’Idromele, che si ottiene facendo fermentare il miele nell’acqua; lo Slivovitz, un’acquavite ricavata dalla fermentazione delle prugne; e il più tipico di tutti, la Becherovka, un liquore con gradazione alcolica del 38,5 %, prodotto con l’acqua termale di Karlovy Vary, risale al 1807. La ricetta segreta originale è un segreto di famiglia, preparata a base di erbe, è un digestivo ma ottimo anche per curare il mal di gola o il raffreddore. Come souvenir si possono acquistare le tradizionali cialde termali tipiche (lázeňské oplatky).

Harry di Prisco

La catena brianzola sbarca nella metropoli e inaugura in via Fiamma il suo quinto punto vendita portando con sé i sapori e lo stile di vita semplice e genuino della campagna

Milano, 21 settembre 2021 – Giovedì prossimo, 23 settembre, alle ore 19, in Via Galvano Fiamma 10, a Milano, Rosita Galletto e Birra inaugura il quinto locale del brand, operativo già da diversi anni nel territorio brianzolo. La nuova apertura ricalca la filosofia del marchio, che mira a diffondere con i suoi prodotti genuini l’amore per la buona tavola e per il mangiare sano e italiano.

Rosita Galletto e Birra nasce nel 2016 da un’idea di Maurizio Balboni e Rolando Alberti, storici imprenditori della ristorazione brianzola con all’attivo 10 insegne. L’approdo nel capoluogo lombardo, in particolare, si deve alla joint venture con Filippo Sironi e Gianmarco Venuto, nomi già noti nel panorama milanese in quanto fondatori de “Il Mannarino”, il format di successo della “macelleria di quartiere con cucina” attenta al benessere delle persone e degli animali. Rosita si fonda infatti su una proposizione semplice, gustosa e sostenibile: galletti cresciuti all’aria aperta nel verde delle fattorie della Vallespluga, in provincia di Sondrio, a ridosso delle Alpi, e nutriti con mangimi vegetali. La filiera garantita, corta e integrata, è alla base di un prodotto valido e buono che ha fidelizzato i clienti di Rosita, permettendo al brand di espandersi nel corso degli anni in Brianza fino ad approdare anche a Milano. I galletti, già ordinabili attraverso le principali piattaforme di delivery, possono essere finalmente degustati anche nel primo store fisico del capoluogo meneghino.

Il format di Rosita Galletto e Birra si ispira al vivere e mangiare semplice offrendo una valida soluzione per un’esperienza gastronomica comoda e rapida, ma anche gustosa e salutare, grazie agli ottimi valori nutrizionali della carne bianca del galletto, da mangiare rigorosamente con le mani per sentirsi un po’ bambini e apprezzare ancora di più i sapori e i profumi riscoprendo il piacere del cibo senza filtri, all’insegna della spontaneità. Apprezzato da grandi e piccini di tutto il mondo, il galletto è appunto il focus principale della proposta gastronomica di Rosita: cotto alla brace, speziato e leggermente piccante, accompagnato da verdure al forno o patate oppure ancora da un’insalata leggera. L’offerta di Rosita comprende anche una selezione di hamburger – di Fassona, vegetariano e di parti nobili del galletto -, una serie di taglieri con formaggi e salumi di produttori locali, baby menu e diversi dolci della tradizione. Ad accompagnare la proposta food particolarmente indicata è la Birra Rosita, di produzione propria, disponibile nelle versioni “non filtrata”, “rossa” e “8°”, caratterizzata quest’ultima dal colore oro intenso dato dal lento processo di cottura e caramellizzazione del mosto. Dal lunedì al venerdì è disponibile inoltre un business lunch estremamente conveniente, comprendente mezzo galletto con contorno, acqua o bibita o birra piccola e caffè.

Il punto vendita milanese di Rosita Galletto e Birra si inserisce nel panorama della ristorazione locale proponendo uno “street food” in chiave “urban” e accogliente, con biciclette e tavole da surf attaccate alle pareti, mattonelle rosse, luci al neon e box in legno con sedute in pelle rossa in stile pub americano per offrire la possibilità di mangiare in loco.

Ufficio stampa

Alessia Rizzetto & PR Communication

La Food Hall di Napoli Centrale apre oggi in esclusiva per i suoi frequentatori e per la Città tutta.

Il taglio del nastro questa mattina alla presenza di Alberto Baldan, Amministratore Delegato di Grandi Stazioni Retail, che ha simbolicamente riconsegnato lo spazio di stazione ai viaggiatori e alla Città.

Si tratta di un’area di oltre 4.000 metri quadrati dedicata al food, affacciata sui binari e completamente permeabile ai flussi.

L’intervento di restyling di Grandi Stazioni Retail ben si inserisce nell’effervescenza e nell’interesse che in questo momento è rivolto alla stazione di Napoli e ai suoi futuri sviluppi, come hub intermodale, porta della Regione e nuova area direzionale.

Punto focale dell’intervento, ideato dallo studio di architettura L22, è stata la trasformazione di questo grande volume in disuso da circa 20 anni in uno spazio aperto di connessione tra la stazione e Corso Novara, con la creazione di una nuova porta, un nuovo legame con la città, per combattere e allontanare il degrado.

Nel perimetro dello spazio sono ospitate le nuove attività di ristorazione.

Nel mezzo, ha ritrovato vita il grande lucernario progettato dall’architetto Nervi: una cascata di luce naturale che illumina e attira lo sguardo, uno sguardo verso il cielo impreziosito dalla presenza di un piccolo giardino pensile, anch’esso da tempo abbandonato, che ha ripreso vita grazie e alla ripiantumazione delle essenze originali.

E proprio in questa apertura di luce si rivela con pienezza l’architettura, avveniristica per l’epoca, della stazione.

In questa grande hall si affaccia il piano superiore, incorniciato dal lato binari da una splendida e inusuale vista del Vesuvio, e dall’altra sull’atrio e sullo skyline della Piazza Garibaldi.

I due piani della Food Hall sono collegati da scale mobili, ascensore e scale fisse, così da essere totalmente accessibili.

Grande attenzione è stata riservata al design, ai materiali, al risparmio energetico e al comfort acustico per fare della nuova Food Hall di Napoli Centrale un accogliente luogo di pausa, dove offrire un piacevole intervallo nel turbinio della stazione: un’esperienza non solo funzionale ma anche di convivialità.

Siamo felici dell’apertura del nuovo spazio – dichiara Alberto Baldan, Amministratore Delegato di Grandi Stazioni Retail SpA. – La Food Hall di Napoli Centrale dimostra che la stazione continua il suo percorso di cambiamento, per rispondere alle nuove esigenze dei viaggiatori, del quartiere e della Città. Non solo una vetrina di eccellenze locali e del buon mangiare, ma soprattutto un intervento che contribuisce ad unire, migliorare e sviluppare il tessuto urbano che la circonda. Nei progetti che stiamo realizzando a Napoli, Roma, Torino e Milano, la stazione non è più un edificio dedicato al viaggio ma è una rivoluzionaria funzione urbana”

La ristorazione che da oggi arricchisce l’offerta di stazione si differenzia tra i due livelli: veloce e di qualità al piano terra, più “slow” al piano superiore.

Un’offerta gastronomica varia e diversificata che si va ad aggiungere all’esistente e nata per incontrare le preferenze di tutti i segmenti di clientela, in ogni momento della giornata.

Tante eccellenze, locali e non: Al Dente, Bottega Prosecco, Billy Tacos, Cuori di Sfogliatella, Fresco, Il Vero bar del Professore, MammaMia, Mc Cafè, Mc Donald’s, Heineken Beers& Bar, Nonna Titti Road House, Scaturchio, ToastHouse.

Grazie a queste nuove aperture sono stati creati circa 200 nuovi posti di lavoro, una risorsa importante in questo momento per la Città a vantaggio del tessuto economico locale.

Fino al 30 settembre, la Food Hall sarà anche spazio espositivo: opere degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli (il murales PopNapoliPop); abiti ideati dai giovani stilisti e designer dell’Accademia della Moda Campana (realizzati con materiali riciclati: vetro, carta, fibre di legno, alluminio, fil di ferro, acciaio) e le opere dell’artista Giuseppe Tulino.

La nuova Food Hall sarà aperta tutti i giorni dalle 7 alle 22.

Arriva Fiberbianco, il panino che coniuga il gusto con la salute. Non una pubblicità ingannevole, ma il frutto di un lungo lavoro di ricerca per bilanciare: gusto, fibre e calorie del prodotto più facile da consumare durante l’arco della giornata.
Questo il piccolo segreto di Fiberbianco, il panino composto interamente da farina intera. L’unica farina non raffinata che conserva integre le parti nobili del chicco, assumendo così tutti i vantaggi di quella integrale.

A realizzare il prodotto è una storica azienda di Marano “Le vie del grano dal 1958”. L’intero processo è illustrato dal direttore tecnico Antonio Visconti che rivela: “Siamo riusciti a realizzare un panino che vanta caratteristiche migliori di quelli realizzati con la farina integrale. Non contiene lignina e risulta gradevole al palato”.
Il progetto “Farina Intera” è stato presentato all’Expo 2015 e poi sposato dall’azienda “Le vie del Grano”. La materia prima arriva, in esclusiva per la Campania, dal Molino Varvello per essere poi trasformata in panini fragranti.

Rispetto ad un comune pane integrale, in Fiberbianco sono presenti almeno il 20% in più di fibre. Altro aspetto da tener presente è quello relativo all’indice glicemico. Solo 41,8 contro i 70 detenuti normalmente dalla farina integrale. Ideale per i soggetti diabetici, ma più in generale per quelli che hanno la necessità di tenere l’alimentazione sotto controllo.
Il panino Fiberbianco è già presente nella grande distribuzione, vanta una shelflife di 12 giorni. Ma i vantaggi sono sono finiti: “Favorisce il senso di sazietà -spiega Antonio Visconti- e aiuta il normale funzionamento della funzione cerebrale. Insomma un vero toccasana per quanti non vogliono rinunciare al pane senza trascurare la salute”.

L’ultima differenza da non trascurare è quella della biodisponibilità. Entrando nel dettaglio Visconti conclude illustrando concetti scientifici: “La farina integrale ha la biodisponibilità di fibra solubile che viene assorbita dal consumatore solo nell’ultimo tratto dell’intestino crasso. Fiberbianco ne vanta un 20% in più e disponibili subito. Fin dalla bocca e quindi dalla fase di masticazione iniziamo ad assorbirle: meglio di quanto avviene con l’integrale”.
Lasciando la parte scientifica si passa a quella del gusto. Volendo preparare un gustoso panino basta riscaldarlo in forno a 180° per 8 o 10 minuti. Si ottiene una fragranza tanto superiore quanto indimenticabile.

Roberto Esse

A Casa Caldarelli, lo chef Vincenzo Pagano firma un menù autentico

A Casa Caldarelli ogni piatto è sempre quello giusto. Lo chef Vincenzo Pagano firma un menù che racconta, senza filtri, una terra piena di tradizioni culinarie autentiche. La cucina campana è una valida fonte di ispirazione e non solo, semplicemente, la principale; la cultura gastronomica napoletana, quella reale, rappresenta un indiscutibile punto di riferimento. Piatti classici, locali ma reinterpretati dalla libera creatività dello chef Vincenzo Pagano compongono una proposta genuina e allo stesso tempo rinomata per la sua evidente semplicità. Dalla selezione delle materie prime, la qualità degli ingredienti, ai sapori esclusivi dei piatti, Vincenzo Pagano porta in tavola la stagionalità rispettando l’origine e l’identità del cibo.

I rigatoni sono al ragù di carne di vitello; la salsa è a base di pomodorino giallo del Vesuvio. Il tartufo nero estivo in trucioli decora a crudo ma non eccessivamente; un dettaglio spumoso di caciocavallo podolico accompagna con un gusto stagionato assolutamente riconoscibile. Per questo primo piatto, lo chef Vincenzo Pagano sceglie di abbinare la pasta con il suo condimento in modo ordinato; pertanto i sapori sono serviti tutti nelle giuste proporzioni. L’alternativa è un ossimoro culinario che combina perfettamente l’essenzialità d’altri tempi con una versatilità contemporanea. La forma è quella del chicco di riso, ma in sostanza si tratta di semola di grano duro. Il risotto di pasta di Vincenzo Pagano viene mantecato con un liquido di funghi porcini che aggiunge una nota rustica, piena e soda molto apprezzata; il peperoncino verde di fiume in tripla consistenza, al naturale, in bottoni e in polvere, conferisce spessore a quest’altro primo piatto. La cucina di Casa Caldarelli ha una spiccata “personalità familiare”, d’altronde come poteva essere altrimenti. Non a caso, il tortello di pasta fresca è ripieno di ricotta, fresca, con un inconfondibile sapore maturo e una texture a tratti granulosa. Un ciuffo di zucchine San Pasquale in chips insaporisce con delicatezza e una leggera consistenza; gelèe di cipolla rossa di Tropea guarniscono in altezza.

La guancia di maialino risulta particolarmente tenera al taglio e molto gustosa al palato; il fondo di cottura denso e deciso rende succulento al punto giusto ogni singolo boccone. Cerchi concentrici di una patata viola acceso chiudono il piatto in modo scenografico; mentre una millefoglie squadrata di patate del Fùcino e provola di Agerola equilibra con una bontà tipica. La cucina locale e tradizionale di Vincenzo Pagano si evolve con i secondi piatti di carne soprattutto IGP: dalla chianina, la romagnola, alla bistecca di scottona marchigina del Sannio. Non mancano le specialità gastronomiche provenienti da tutta Europa e dal resto del mondo, quali l’entrecôte di manzo irlandese, la costata di rubia gallega, il wagyu o il kobe giapponese con un alto grado di marezzatura che le rende così pregiate. La cottura al josper evidenzia la “struttura sensoriale” della carne, certificandone la valutazione finale. La degustazione avviene al naturale; sale di Maldon in fiocchi e un filo di olio evo amplificano l’aroma intenso e persistente di una carne perfettamente arrostita. “Dalla cottura all’impiattamento, tutto ruota intorno alla tecnica” – dice Vincenzo Pagano, lo chef di Casa Caldarelli, e aggiunge – “Lo strumento essenziale per trasformare la materia prima in piatto finito è esattamente la tecnica, soprattutto quella all’avanguardia”.

Casa Caldarelli

Via Croce del Papa, 12/14 – 80035 Nola (Na)

081 1865 8578

A Le Fumarole di Iscia cibo gourmet e panorama mozzafiato

Ischia è da sempre considerata l’ “isola verde”:per la sua vegetazione,per la mescolanza di colori che la fanno accostare alle isole da sogno spesso immaginate col pensiero.In questo angolo di paradiso che ci invidia tutto il mondo,tra le numerose spiagge che si trovano nei diversi comuni ischitani,ci sta un angolo di relax e acque limpidissime:la spiaggia dei Maronti.Considerata una delle più esclusive e chic dell’ isola,meta di stazionamento delle barche in rada,accoglie un ristororante il quale più che un semplice luogo per fare sosta e rifocillarsi,diventa un’ esplosione di sapori ed allegria.

Complice di questa atmosfera unica la famiglia Di Meglio, ormai da anni conosciuta dall’ esclusiva clientela napoletana ed internazionale, che ci racconta la lunga storia delle Fumarole. Correva l’anno 1966, quando il nonno Nicola Di Meglio, ancora oggi titolare dell’attività, venne qui per la prima volta ,nella bellissima baia dei Maronti, zona Fumarole. Decise di tentare la fortuna ,investendo i suoi risparmi per acquistare alcuni lettini e qualche ombrellone.

Così iniziò la sua avventura qui,rendendosi conto con gli anni che le persone avevano bisogno di prendere una pausa dal sole,cercando un punto fresco per poter bere e mangiare qualcosa.

Fu così che decise di costruire un piccolo chioschetto in legno,dove iniziò a preparare insalatone e bruschette con i prodotti del suo orticello(ed ancora oggi tutte le verdure provengono dalle loro coltivazioni…);così nacque il ristorante Le Fumarole Da Nicola.Nel corso dell’ inverno però una forte mareggiata portò via il chioschetto così pazientemente creato,e fu così che prese la decisione di acquistare questa proprietà.

Con non pochi sacrifici,e facendo molti debiti decise dio costruire così il ristorante in muratura.Nel corso degli anni mise su famiglia con la nonna Silvana,la quale da sempre si è occupata della lavanderia,stirando le tovaglie e i tovaglioli con una maestria d’ altri tempi.Dopo poco nacquero in ordine Lucia,Salvatore,adele e Giorgio.I figli Salvatore e Giorgio fin da piccoli si sono presi cura del ristorante,dei danni delle mareggiate, dell’ orto, e soprattutto dei clienti tramandati dal padre,rendendo tutto sempre più bello ed elegante.

Le due sorelle Lucia ed Adele,invece,si sono prese cura fin da piccole della cucina,utilizzando i prodotti dell’ orto del nonno e creando un menu sempre più ricco,con alcuni piatti che nel tempo sono diventati famosi tra i numerosi clienti di tutto il mondo

Dalla parmigiana di melanzane arricchita da mozzarella campana dop che si scioglie come un vulcano all’ interno del ruoto,allo spaghetto ai tre pomodorini dei Maronti,al classico coniglio all’ ischitana,piatto icona dell’ isola, con pomodorini dolci e sugosi.

Ma dopo una mattinata in barca cosa c’ e’ di meglio di pesce freschissimo del giorno,e di piatti di crudi presentati magistralmente; il tutto innaffiato da vino bianco e caraffe di percoche,orgoglio del ristorante,e per i più esigenti e glamour da calici di prosecco e champagne.

Last but non least il trionfo di dolci fatti in casa:la crostatina alle fragoline di bosco con la marmellata fatta da loro,e i numerosi e freschissimi dolci del giorno.

Se pur nascoste in cucina,Luci e adele sono state il “cuore pulsante” di questo ristorante.In fine nel corso degli anni siamo arrivati noi nipoti,come sottolinea Giuseppe,i figli delle sorelle,Francesca,Raffaele,Nicola e Silvana.

Fin da piccoli sono cresciuti qui al ristorante giocando in riva al mare ,e poi piano piano ,fin da ragazzini, hanno iniziato a dare una mano , diventando col tempo un importante aiuto delle Fumarole.

Proveremo a tenere alto il nome e l’ immagine creati dai nostri nonni,dice orgoglioso Giuseppe,dalle nostre mamme e dai nostri zii,e magari un giorno proveremo ad aprire un altro Le Fumarole da Nicola in qualche parte del mondo.Infine sono arrivate le piccole di casa Roberta, Nicole, e Claudia, nelle quali vedono il futuro e il proseguimento di questo che,più che un ristorante, è il posto che tutti immagiamo e desideriamo ad occhi aperti.

orari:9:00-19:30

indirizzo:Spiaggia dei Maronti,zona Fumarole

telefono:081999780

Al piatto o al trancio, tonda, in pala e in teglia, Agostino Pagano è un cultore della pizza

“Dalla stesura del disco di pasta, la scelta degli ingredienti per la farcitura, fino alla cottura nel forno e alla presentazione finale, nessuna fase della preparazione di una buona pizza può e deve essere trascurata” – esordisce così Agostino Pagano, il primo pizzaiolo di Casa Caldarelli nonché il capo di tutta la squadra di pizzaioli impiegati nei vari locali del Gruppo, dislocati in alcune province della Campania. Con oltre due decenni di esperienza nel mondo dell’arte bianca, Agostino Pagano è un “cultore della pizza a tutto tondo”. Da circa cinque anni la pizza tonda al piatto, servita nei punti di ristoro e durante i servizi di ristorazione targati Caldarelli Dolce&Salato, porta la firma ormai riconoscibile di Agostino Pagano. Se la gastronomia napoletana detta le regole fondamentali per preparare una pizza di qualità, allora Agostino Pagano le rispetta tutte. La farina è di tipo “0” e con germe di grano vivo; l’impasto è idratato al 65-70%, la maturazione è buona e supera di gran lunga le 48 ore, la lievitazione è lenta e ovviamente naturale. “L’impasto della mia pizza è puntinato” – dice Agostino Pagano che continua – “Il cornicione è bello alto e ben alveolato”. Al primo morso si avverte immediatamente la morbidezza di un impasto leggero e digeribile; poi si aggiunge l’effetto crunch del cornicione cotto lentamente in un forno elettrico. “La tecnica è il punto di partenza” – ribadisce Agostino Pagano – “la stesura del panetto, ad esempio, avviene esclusivamente con le mani e dal centro verso l’esterno; in questo modo l’aria viene spinta letteralmente in direzione del bordo e il risultato finale è una pizza con un cornicione senza mollica ma pieno di buchi”. Dal sale vero marino a macina fine presidio slow food al pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino DOP, solo per citarne alcuni, gli ingredienti utilizzati da Agostino Pagano per farcire le sue pizze sono di alta qualità, certificati e garantiti.

La Margherita è una delle pizze classiche, quelle tipiche napoletane, che sono e saranno sempre il simbolo della cultura gastronomica partenopea e italiana; perciò questa pizza insieme alle altre rosse occupa un posto insostituibile nella proposta di Agostino Pagano. Alla base solo pomodori DOP della varietà San Marzano, pelati e schiacciati a mano; in superficie uno strato di provola affumicata di Agerola rigorosamente in fette; per finire una spolverata di pepe nero macinato fresco “che spezza con il suo aroma intenso la linea consistente del pomodoro” e una manciata abbondante di parmigiano reggiano che esalta, invece, un gusto pieno e corposo. Il profumo di questa pizza è familiare, il sapore è genuino e per questo onesto. Le pizze più richieste sono quelle speciali; quando è “elaborata e particolarmente articolata”, incuriosisce maggiormente il palato. La Nerano è una pizza bianca ricca di gusto “e anche di significato”. Per la base Agostino Pagano prepara una crema di zucchine dal sapore delicato, estivo; la consistenza è liscia e omogenea, il colore è brillante e davvero invitante. Prima della cottura, il disco di pasta viene cosparso con un fior di latte di Agerola tagliato a listarelle, fresche e succose. All’uscita “la composizione della pizza avviene a spicchi, e anche in altezza, direttamente su un tagliere in legno”. Un nido di chips di zucchine fritte viene adagiato in corrispondenza dell’angolo di ogni singolo spicchio; mentre fette di pancetta fresca arrotolate a mo’ di rose arricchiscono la farcitura con un tocco estetico. Bottoni spumosi di provolone del Monaco conferiscono rotondità al morso; lamelle di fiori di zucca disidratati e gelèe di cipolla rossa di Tropea alla julienne bilanciano le consistenze in modo decisivo. Le pizze di Agostino Pagano sono chiaramente zero waste; gli ingredienti della farcitura sono evidentemente gourmet. Il Gruppo Caldarelli, inoltre, propone al suo pubblico di buongustai un’alternativa irrinunciabile: la pizza in pala di cui Agostino Pagano è un valido intenditore e un attento promotore o anche la pizza in teglia altrettanto stimata e qualificata.

Casa Caldarelli

Via Croce del Papa, 12/14 – 80035 Nola (Na)

081 1865 8578

NORO : il ristorante gourmet sulle rampe Posillipo, ecco la sua storia e la filosofia in cucina.

E’ paradossalmente difficile in una colorata e consolidata realtà culinaria come quella partenopea riuscire a fondere cibi classici rivisitati nella più ricercata versione gourmet. Da NORO ristorante sorto al posto dello storico Sbrescia a rampe Posillipo, accade. Ci racconta la storia e la filosofia di questa importante e innovativa realtà a Napoli il deus ex machina e l’anima della brigata: la chef Gelsomina Manna.

Classe 1992,originaria di Pomigliano D’Arco, cominncia fin d piccola ad appassionarsi di sapori e gusti sentendo il profumo degli gnocchi al ragu’delladomenica sapientemente preparato dalla nonna,accompagnato dalle merende a base di profumatissime torte di mele della mamma.Tutto quello che veniva “impastato” incuriosiva la piccola Gelsomina,cosa che in reltà, ci confessa, non è cambiata nemmeno oggi…Vedere lavorare con le mani è per lei sempre un incanto!

A questo, che già da solo basterebbe,va aggiunto un uteriore elemento:il contatto con la natura,ereditato dal padre edalla sua passione per l’orto.Aveva solo 14 anni quando si dilettava in cucina tra impasti lievitati,primi piatti e torte mentre frequentava il liceo psicopedagogico.La piu’ grande soddisfazione della futura chef era la domenica,quando tutta la famiglia si riuniva ed assaggiava qualcosa di nuovo preparato da lei,e la sua felicità nel vedere apprezzato qualcosa che era stato creato e preparato da lei..

Dopo qualche anno inizia ad acquistare i primi libri di cucina amatoriale,arriva il diploma in ragioneria e decide di prendersi un anno di fermo per decidere quale strada intr:aprendere.Fortunatamente è poi venuto tutto da sè: si mette alla ricerca di una scuola di cucina ,e da lì è stato tutto in salita.in realtà la sua intenzione era di iscriversi al corso di pasticceria,ma dopo qualche settimana il suo professore gli consigliò di seguire anche quello di cucina.

Ricorda Gelsomina ancora il primo libro acquistato:” Oltre il fornello” del grande Marchesi.Letto più e più volte,è sempre come se fosse la prima..Durante il periodo di formazione muove i primi passi come stagista presso la struttura Napoli Mia con la chef Antonella Rossi,una donna per lei esemplare.Solo poco dopo è giunta l’ occasione di poter entrare della brigata di una dellòe strutture più ambite:Palazzo Petrucci,nella splendida location di Posillipo.

Con lo chef Lino Scarallo ha avuto l’ oppurtunità di diventare prima comis,e chef di pasticceria poi.Decide poi dopo qualche anno di lasciare uno dei ristoranti più belli di Napoli e sposa il progetto di Masseria Guida.Una realtà ai piedi del Vesuvio,immersa nel verde,che la Manna ha sempre considerato perfetta per lei e per la sua crescita professionale.In quell’ ambiente così caricoe vivido ha la possibilità di lasciarsi andare anche in cucina.Nonostante sia sempre stata un’ autodidatta,la sua” fame”noon si è mai placata:legge,studia,si informa tanto.Andare oltre: questo è il suo motto, sempre, e soprattutto nel lavoro.