La celiachia: che cos’è ?

La celiachia è una malattia autoimmune, tipica dell’ apparato digerente, la forma più grave dell’ intolleranza al glutine che distrugge i villi intestinali creando malassorbimento dei nutrienti. Scoperta in Olanda dopo la seconda guerra mondiale, i medici notarono che alcuni disturbi erano dovuti alla reintroduzione di farine e pane nell’ alimentazione. La molecola responsabile era il glutine o gliadina,(colla) una molecola tossica contenuta nel grano, orzo, avena, kamut, farro, segale. Il glutine è una sostanza che fa da legante in molti preparati come il pane, pizza, dolci, salumi.

La celiachia: intolleranza al glutine o allergia?

Si parla di allergia quando la reazione è immediata con manifestazione di foruncoli, asma, orticaria, ecc… Mentre se la sensibilità è posticipata si parla di intolleranza al glutine e la reazione può manifestarsi nel giro di tre giorni con gonfiore, gas intestinale, insonnia, emicrania, stanchezza, ecc…. .Alcuni possono essere intolleranti senza saperlo, in modo asintomatico.

La celiachia: come si fa una diagnosi?

La diagnosi di celiachia si fa con un’ analisi del sangue per la ricerca di anticorpi antigliadina, antiendomisio, antitransglutaminasi oppure mediante biopsia al duodeno ( intestino). E’ importante farsi seguire da specialisti in campo nutrizionale perchè se si continua a mangiare glutine dopo aver riscontrato un’ intolleranza si rischia di sviluppare sinanche un tumore intestinale.

La celiachia: quali i rimedi

La celiachia essendo una malattia autoimmune, coinvolge il sistema immunitario che scatena una reazione a livello intestinale provocando la distruzione dei villi. Se non è trattata adeguatamente con una dieta senza glutine, la celiachia può essere causa di molte malattie come tumori, osteoporosi, tiroiditi, diabete 2 e altro. L’unico trattamento è l’ eliminazione totale del glutine dagli alimenti a vita. Eliminare dunque pane, pasta, pizza, seitan, birra, couscous, e tanti altri alimenti. Sono concessi riso, manioca, amaranto, grano saraceno, miglio, quinoa, carne, pesce, uova, latte, formaggi, verdure, caffè, legumi, funghi, vino. Occorre leggere sempre le etichette privi di glutine per gli allergici o gli intolleranti e dotarsi di utensili personalizzati in cucina per evitare contaminazioni.

La celiachia: tra i sintomi la stanchezza

Uno dei segni della celiachia è la stanchezza nei bambini, negli adulti. Ma anche diarrea, vomito, gonfiore addominale, dimagrimento, arresto della crescita, anemia sideropenica.

L’alimentazione nei bambini

Si, è proprio così. Una alimentazione inizia sin da bambino per un’efficace e duratura crescita psicofisica, per un sano e normale sviluppo nello svolgimento delle quotidiane attività. In questa fase, deve essere assicurata una corretta crescita, evitando diete insufficienti, restrizioni che possono sfociare in malnutrizione o diete eccessive che possono portare a problemi di obesità, ipercolesterolemia, diabete 2, ipertensione, sindrome metabolica.

Noi nutrizionisti siamo concordi nel dire che occorre prevenire l’insorgenza di malattie, dei disturbi del comportamento alimentare facendo una corretta e sana educazione alimentare, facendosi seguire e supportare da specialisti in campo della nutrizione in collaborazione con i genitori.

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Alimentazione corretta sin dalla gravidanza. Perchè ?

Una sana e bilanciata alimentazione è importante sin dalla gravidanza, con tutti i nutrienti di cui necessita un organismo in via di sviluppo, anche nello sviluppare il gusto nel bambino e per predisporre a un primo approccio con il cibo.

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Allattamento al seno: fondamentale, perchè?

Molto importante è anche l’allattamento al seno materno fino ai sei mesi. L’allattamento al seno sembra controllare l’uso di un ormone, la grelina, che genera aumento di appetito, peso e obesità. L’uso sempre più frequente di latti in formula, aumenta il rischio di sviluppare obesità in età adulta anche perchè attiva la grelina. Inoltre, con un costante allattamento al seno materno, la madre rappresenta il perno delle scelte e abitudini alimentari dei bambini.

L’alimentazione scorretta nei bambini: quali gli errori

  • Una non o scarsa colazione
  • Uno scarso uso di frutta e verdura
  • Una non regolarità nei pasti
  • Un’ insufficiente o scarsa attività fisica
  • Porzioni esagerare e caloriche
  • Monotonie nei cibi
  • Non varietà

Uso di alimenti e bevande modificate ricchi di zuccheri raffinati, grassi, condimenti

L’alimentazione dei bambini: tra varietà e movimento

Consiste nell’introito quotidiano di tutti i macro e i micronutrienti che si trovano in tutti i gruppi alimentari della piramide alimentare della Dieta Mediterranea. Sì alla pasta, al pane, al riso, ai cereali, alle fibre, alle proteine, ai grassi essenziali, alle vitamine, ai sali minerali. Il tutto con equilibrio, variando nei colori. Con occhio alla quantità e alla qualità.

Iniziando da una energetica e nutriente buona colazione fatta di buon latte vaccino con una porzione di cereali o una fetta di dolce o pane e marmellata, uno yogurt o una frutta o una spremuta di frutta durante lo spuntino.

Un pranzo equilibrato fatto di cereali (pasta o riso) unito a tante verdure colorate o legumi con una porzione di secondo di pesce azzurro prevalentemente, ma anche carni bianche e rosse, sempre accompagnate da buone porzioni di verdure e frutta e una cena con un secondo a base di proteine di pesce o uova o carni o formaggi con una fettina di pane accompagnati da verdure e frutta.

Poi tanto movimento, attività fisica tutti i giorni all’aria aperta. Sole. Bere tanta acqua fino a 2 L di acqua al giorno. I cibi devono essere semplici, non troppo abbondanti, calorici, zuccherini con eliminazione di grassi saturi, idrogenati, industriali. Rispettare la regolarità degli orari.

Un alimento antico

Il miele è un alimento naturale, antico, usato già dai nostri antenati che lo raccoglievano dagli alveari di api selvatiche. L’apicoltura è stata praticata dagli Egizi nel III millennio a.C. Le api rivestono un compito importante in agricoltura.

Scarsa produzione. Cause?

Da qualche anno in tutto il mondo stiamo assistendo alla morìa delle api con disastrose conseguenze sulla diminuita produttività. Quali le cause? Le cause sono legate all’ uso di pesticidi, ai cambiamenti climatici. Le api sono importanti non solo come melliferi ovvero come produttori di miele ma anche come impollinatrici di raccolto.

Dalle api alla produzione

Le api raccolgono il nettare dei fiori e gli enzimi della saliva delle api. Scompongono lo zucchero in glucosio e fruttosio che si riversa nei favi per nutrire l’alveare nel periodo invernale. L’eccesso di acqua evapora grazie all’ aria messa in circolo dalle api con le ali. Ne deriva un liquido appiccicoso e denso che è il miele. Una volta estratto dall’ alveare il miele si presenta grezzo ed è filtrato per rimuovere la cera. A questo punto può essere riscaldato e messo nei vasetti come miele trasformato.

Valori nutrizionali e i benefici

É molto dolce, formato principalmente da zuccheri semplici (glucosio e fruttosio) ma anche da acqua e piccole percentuali di sali minerali, vitamine, polifenoli, flavonoidi, acido formico ( azione batteriostatica). Le calorie provengono da un’ alimentazione sana e naturale. Noi nutrizionisti consigliamo di consumare il miele a bambini, dal terzo anno di età,( perchè il miele può contenere spore del Clostridium Botulinum con gravi infezioni batteriche), agli adulti, agli anziani a partire dalla prima colazione perchè fa bene al cervello, per chi si sente stanco. E’ usato per anni nella medicina tradizionale come antinfiammatorio,antibatterico, antibiotico naturale, come sedativo contro la tosse. E’ ricco di polifenoli nel rallentare il processo di invecchiamento cellulare. Ha propietà antistress, energizzanti e calmanti. E’ usato anche nella cosmetica.

Come riconoscere quello di qualità?

Per riconoscere un miele buono, di qualità dobbiamo leggere bene le etichette. Esse devono essere non lunghe, leggibili, non contenere sofisticazioni, sostanze inquinanti ma provenienti da fiori poco trattati come il tiglio o il castagno. Occorre poi la tracciabilità, e saperlo riconoscere dal sapore.

Il miele e lo zucchero a confronto

Il miele, rispetto allo zucchero, contiene fruttosio, glucosio, prebiotici, vitamine e sali minerali mentre lo zucchero è costituito da saccarosio. Ha un potere dolcificante maggiore dello zucchero. Ha un indice glicemico più basso rispetto allo zucchero, a lento rilascio, buono per i diabetici o sportivi, ma sempre con parsimonia. Il miele, dunque, essendo un alimento nutritivo è migliore dello zucchero.

Ce n’è per tutti i gusti

Esistono oltre 300 tipi diversi di miele che differiscono per colore, sapore. C’è una varietà di scelta, dal millefiori, acacia, castagno, tiglio, eucaliptus, trifoglio. Il miele può essere grezzo o trasformato.

Il suo uso in cucina

É un ottimo sostitutivo dello zucchero, usato per dolcificare bevande come camomilla, tisane, the. Ottimo a colazione o come spuntino aggiunto ai cereali, yogurt, oppure abbinato a un buon formaggio a pranzo o a cena. Meglio scegliere quello biologico, locale, senza trattamenti o lavorazioni termici con indicazione di miele italiano o provenienza europea (UE).

Ricetta: biscotti al miele

Ingredienti:

200 g farina 00

1 uovo

80 g di zucchero semolato

50 g di miele locale

50 g di burro

2 g di lievito per dolci

½ cucchiaino di cannella per dolci

Procedimento

In una ciotola aggiungere farina, uovo e zucchero, burro. Poi aggiungere mezzo cucchiaino di cannella. Impastare con le mani fino ad ottenere una consistenza compatta e uniforme. Lasciare riposare in frigorifero per 30 min. Stendere la frolla con il matterello. Ritagliare i biscotti con stampi di forme e metterli in una teglia con carta da forno. Cuocerlo in forno preriscaldato a 180°C per 10 min circa.

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Il cervello: fisiologia e struttura

La struttura del cervello è simile agli altri mammiferi anche se tre volte più grande. La parte più sviluppata è la corteccia cerebrale, sede del linguaggio e delle funzioni intellettive. Esso è il centro di controllo di tutte le funzioni del nostro corpo, tra cui le attività psichiche, sensoriali, motorie, il pensiero, l’ apprendimento, il linguaggio e tanto altro. Secondo gli studi scientifici le cellule neurali sono in continuo rinnovarsi e rigenerarsi.

Il cervello invecchiato: quali le cause

Molti sono i fattori che causano l’invecchiamento cellulare: il patrimonio genetico, il vissuto, le perdite, i successi, le malattie, i traumi subiti, le paure, l’ambiente familiare. I nemici dei neuroni sono i radicali liberi, molecole che si formano nel corpo duranti i processi cellulari. Molti malattie neurodegenerative come l’arteriosclerosi, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson sono anche dovuti all’ossidazione.

Invecchiamento cerebrale: quali i fattori che lo indeboliscono?

I fattori che possono portare a un declino cerebrale sono: uno stile di vita non sano, lo stress, l’ ansia, le preoccupazioni, l’eccesso di alcool, il fumo di sigaretta, le droghe, alcuni farmaci, la carenza di sonno.

Come mantenere un cervello giovane?

Anche il cervello, come tutti gli organi può essere soggetto ad usura col tempo. Già all’età di 30 anni il cervello umano va in apoptosi, morte cellulare programmata. E’ possibile mantenere attivo e giovane il cervello con uno stile di vita sano, un’alimentazione equilibrata,un esercizio fisico e mentale. Con due parole la Dieta Mediterranea. Secondo alcuni esperti per salvaguardare i neuroni è necessario ridurre lo stress ossidativo causato dai radicali liberi.

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Cervello giovane: quali i fattori positivi?

Il sonno. Durante la notte il cervello spurga le informazioni inutili accumulate durante il giorno ed elabora e filtra tutto ciò che ha incamerato. Chi dorme bene rafforza le proprie difese e ha una maggiore lucidità mentale, una migliore qualità di vita e si ammala meno rispetto a chi è insonne. C’è anche una correlazione tra buona salute del cuore e giovinezza del cervello.

Il cervello intatto: quante ore di sonno?

Il bisogno di sonno è personale, varia da soggetto a soggetto. Una persona che dorme molte ore ma non qualitativamente soddisfatta è paragonabile a un insonne. Chi dorme poco ma non ha disturbi durante il giorno è un breve dormitore.

L’attività fisica come toccasano per la mente

Mens sana in corpore sano”. Già i Romani ritenevano che il sistema più efficace per mantenere integro e sano il cervello era il movimento. In realtà il movimento è un toccasano anche per combattere lo stress. Secondo i ricercatori del Beckman Institute (Usa), per mantenere il cervello giovane basta una breve ma regolare e costante passeggiata con andatura preferita. Mentre si cammina è come se si ripulisse la mente da tante cose inutili che la ingombrano e lo stressano. E’ come se si meditasse, si sogna, si fanno progetti, si attivano gli ormoni della felicità. Quindi da nutrizionista consiglio almeno mezz’ora di camminata al giorno a passo veloce tutti i giorni.

Svago e buonumore: i veri alleati del cervello giovane

Il nostro cervello necessita di stimoli e piaceri. Fare anche qualcosa che ci fanno stare bene, dedicarsi ad attività ricreative.

Per un cervello sano e giovane quale alimentazione?

Noi siamo ci che mangiamo” Un cervello per essere sano deve nutrirsi bene di alimenti sani. Per una mente lucida occorre oltre a un buon e appagante sonno notturno, il movimento, anche un’ alimentazione sana e nutritiva. Non inquinare il cervello con cibi grassi, pesanti, zuccheri nocivi. La buona nutrizione è fondamentale sin dall’ infanzia per un buono sviluppo cognitivo. E’ importante ridurre le calorie a pasto, un’ alimentazione leggera, completa ed equilibrata, fornirsi di antiossidanti, di vitamina C, B, E, polifenoli, sali minerali nel menù giornaliero. Bere tanta acqua fino a due litri al giorno.

Il cece di Cicereale: tra proverbi e provenienza.

“Terra que cicera aliit”, ( terra che nutre i ceci), così recita un antico proverbio, ad indicare che questo legume, il cece, ha trovato un territorio di elezione a Cicereale, nell’ incantevole Cilento.

I ceci di Cicereale sono dei legumi provenienti dall’Asia Occidentale arrivati in Occidente moltissimi anni fa. Sono una piccola pianta che non hanno bisogno di acqua durante la coltivazione. La loro coltivazione è molto diffusa nei paesi d’origine: Pakistan, India, Cina.

I ceci di Cicereale: peculiarità e presidio Slow food

I ceci di Cicereale sono una varietà piccola e rotonda di colore bianco con sfumature di nocciola chiaro e dal sapore intenso. Hanno una buona resa tanto che durante la cottura si ingrossano. Il cece di Cicereale è il più diffuso al Sud. Coltivati secondo metodi naturali tanto da avere il presidio slow food. Una volta maturato il seme, le piante oramai secche, vengono estirpate. Posizionate e ricoperte su sacchi di iuta sono lasciate ad asciugare finchè non sono pronte per essere abbattute con grandi bastoni di legno separando i baccelli. Segue la sgranatura fatta a mano.

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I ceci di Cicereale: qulità nutritive e benefici

I ceci sono legumi molto energetici ( 100g/150 Kcal circa) e un ottimo nutrimento tanto da essere definiti “la carne dei poveri “in alternativa alla carne vera e propria, alimento raro e costoso un tempo. Tipici della tradizionale dieta mediterranea, i ceci di Cicereale contengono proteine, amminoacidi essenziali ( triptofano, lisina, isoleucina),carboidrati, soprattutto amido, vitamina C, B, folati, sali minerali, potassio, ferro, fosforo, magnesio, manganese. Contengono zuccheri come raffinosio, ciceritolo, stachiosio, sostanze fermentate dal nostro microbiota intestinale con produzione di idrogeno,metano, anidride carbonica. Noi nutrizionisti lo consigliamo a tutti dai bambini, agli adulti. Fanno bene ai diabetici ad effetto ipoglicemizzante. Sono sazianti per l’elevato contenuto in proteine e fibre.

I ceci: controindicazioni

Un elevato contenuto di oligosaccaridi nei ceci può contenere controindicazioni come gonfiore, dolore addominale.

I ceci in cucina

I ceci si prestano a tante succulenti e versatili ricette: dalla pasta con i ceci, alle zuppe ai dolci

Ricetta: lagane e ceci

200 g di lagane ( tagliatella a mano tagliata irreglarmente)

uno spicchio di aglio

un pizzico di peperoncino

un po di prezzemolo

100 g di ceci secchi

un cucchiaio di olio extravergine d’oliva

Preparazione

Mettere a bollire abbondante acqua in una pentola con un po di sale. A parte soffriggere l’aglio con l’ olio extra vergine d’oliva e immettere i ceci precedentemente bolliti e cotti a parte.Una volta cotte le lagane immergerle nel preparato con i ceci, amalgamare il tutto e aggiungere il prezzemolo tritato.

Le lunghe e belle Feste natalizie sono giunte al termine. Il richiamo ai pasti luculliani e i fuori pasto sono stati per molti di noi irresistibili. Non ci siamo fatti mancare proprio nulla. Come da tradizione, dalla Vigilia di Natale all’Epifania sian passati da una tavola all’altra tra numerosi brindisi, abbondanti squisitezze di torroni, struffoli, panettone, dolci vari, roccocò, pranzi e cene succulenti e interminabili. Ora è tempo di fare i conti con la bilancia per togliere quei chili di troppo accumulatati anche con la sedentarietà.

Cosa accade al nostro corpo quando si mangia troppo?

Quando si mangia tanto e senza muoversi poi, si formano dei veri e propri intasamenti col rischio di infiammare la mucosa intestinale con colon irritabile. Per lo stomaco si creano i succhi gastrici come reazione alla grande quantità di cibo con acidità di stomaco, crampi. Seguono meteorismo, gonfiore, stanchezza, pesantezza, aumento di peso.

Come porre rimedio a tutto ciò? Ecco semplici ed efficaci consigli nutrizionali

Dobbiamo riprendere da dove avevamo lasciato prima delle Feste natalizie

Impegnandoci un po in più, collaborando con tenacia e determinazione e facendoci seguire da specialisti nel campo della nutrizione,dell’alimentazione in professionali controlli e supervisioni continue. Ecco semplici ed efficaci consigli nutrizionali per rimetterci in forma dopo le caloriche Feste:

  • Occorre riprendere il sano stile di vita e alimentare fatto di piatti semplici, naturali, con pochi ingredienti;
  • Più zuppe di legumi, minestroni, brodi vegetali caldi, pesce azzurro, verdure alternate al riso, alla pasta, alla carne;
  • Iniziare la giornata con una completa ed equilibrata colazione;
  • Masticare i cibi lentamente;
  • No all’alcool, alle bevande gassose e zuccherine;
  • Meno condimenti;
  • No alla sedentarietà;
  • Sì alle verdure fresche e di stagione (finocchi, lattuga, cavoli, broccoli);
  • Sì alla frutta fresca e di stagione: le cinque porzioni al giorno alleate della nostra salute tra agrumi, mele, kiwi;
  • No ai dolci;
  • No ai digiuni: inutili e dannosi per il metabolismo;
  • Più movimento costante e graduale tutti i giorni;
  • Fare tisane calde drenanti e diuretiche a base di finocchietto, tarassaco, cardo, con un cucchiaino di buon miele d’api locali per depurarsi

Il concentrato vegetali: cos’è?

Il concentrato vegetale è una mescolanza di vitamine, di sali minerali, di antiossidanti fatte con verdure e ortaggi freschi e di stagione, a chilometro zero. Occorre una laboriosa, lunga e paziente preparazione fatta di ricerca, selezione e raccolta di preziose verdure e ortaggi nell’orto. Il concentrato vegetale è un semplice, sano e gustoso condimento usato sia per la preparazione di brodini, di minestre, di zuppe sia per condire i primi piatti di pasta, riso, carni rosse, bianche in pochissimo tempo. Il sapore è delicato e può essere arricchito al momento, secondo i gusti, con aggiunta di una patata e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Profumi e sapori inebriano le narici facendoci sentire a casa e scaldandoci il cuore.

Un’idea tutta geniale

Quella del concentrato vegetale nasce da un’idea tutta originale della signora Michelina Primavera , una maestra irpina che ispirandosi alle conserve di passate di pomodori ha studiato come metterlo in atto per arricchire le pietanze con verdure non reperibili nella stagione invernale e per fronteggiare il lungo freddo temendo lontano influenze e malanni. Una valida riuscita, un clamoroso successo. Facile da preparare, squisito e pronto all’ uso in pochissimo tempo anche per i pigri.

Il concentrato vegetale: preparazione

La preparazione ha inizio in estate verso agosto, settembre con una certosina raccolta di verdure e ortaggi freschi e di stagione dell’orto a chilometro zero: carote, cipolle, pomodori, sedano, zucchine, prezzemolo. Si procede all’accurato lavaggio sotto l’acqua corrente di ogni singola verdura per 3- 4 volte. Si lasciano sgocciolare. Ognuna di esse viene tagliata a pezzetti con un coltello. Intanto si mettono a cuocere tutte insieme le verdure in un capiente pentolone con un po d’acqua per almeno tre ore.

Una volta cotto si macinano nella macchinetta per il trita passata di pomodoro. Si aggiunge un po di sale. Segue il riempimento in barattoli di vetro precedentemente lavate e sterilizzate e poi l’imbottigliamento con tappi sigillati. Si posizionano i barattoli di vetro in un grande pentolone colmo d’acqua sul fuoco ricoperti con coperchio. Lasciare bollire per circa 30 minuti e attendere che raffreddino per poi conservarli in cantina negli scaffali pronti all’uso per tutto l’anno o più.

Le propietà nutrizionali del concentrato vegetale

Il concentrato vegetale è un alimento funzionale che contiene molte fibre, vitamina C, B, sali minerali (come potassio),antiossidanti.

I benefici del concentrato

Noi nutrizionisti consigliamo il concentrato vegetale a tutti: dai bambini, agli adulti, alle donne in gravidanza, in allettamento, agli anziani perchè è un mix di energie che fanno bene alla nostra salute: rafforzano il sistema immunitario, fanno bene all’ apparato gastro intestinale, allontanano e prevengono malanni e influenze,favorisce la motilità intestinale per chi è stitico, rilassa il sistema nervoso. Soprattutto per i bambini restii, inappetenti, scopritori di nuovi gusti, sapori è un intelligente invito a mangiare questo concentrato di verdure triturate, vario e colorato nel piatto. In caso di influenza il concentrato fa’ da tonico, idratante nel reintegrare le perdite con tosse e raffreddore, favorisce la sudorazione, combatte la disidratazione.

Ricetta: concentrato vegetale per brodino di minestrina ( equilibrato, genuino e nutriente)

un barattolo di concentrato vegetale

un cucchiaio di olio extravergine d’oliva

un pizzico di sale

30 g di pecorino o parmigiano reggiano

60 g di pastina

Procedimento:

Prendere una pentola e versarci il barattolo di concentrato vegetale con aggiunta di olio extravergine d’oliva, sale e un po di acqua. A bollitura aggiungere la pastina. Una volta volta cotto aggiungere una spolverata di formaggio grattugiato pecorino o parmigiano reggiano.

Insetti a pranzo: perchè ?

Sono più di 1.900 le specie di insetti commestibili. Si tratta di larve, vermi, termiti, cavallette, locustre, formiche, uova di formiche nere, scorpioni, cimici, grilli, tarantole, insetti. Una forma di sussistenza, di tradizione culinaria per molti popoli dell’Asia, dell’America Latina, dell’Australia, dell’Africa, della Nuova Zelanda, dell’Oceania, dell’America Centrale. Fonte proteica di alta qualità e come dicono molti esperti e ambientalisti rappresenterebbe una soluzione, un’alternativa sostenibile per soddisfare il fabbisogno alimentare alla crescente popolazione mondiale, alla scarsità delle terre coltivabili, al cambiamento climatico. Poi ci sono quelli nocivi e che non si possono mangiare come i topi, i funghi velenosi. In alcuni Paesi già ce li stanno facendo mangiare assistendo a molti programmi televisivi di show cooking. In altri restano ancora valutazioni e pregiudizi da superare. Per l’Occidente è un vero tabù, per molti c’è un’avversione.

Insetti a pranzo: entomofagia, una moda nutrizionale o una soluzione?

Per gli appassionati le cimici sanno di mela, alcune larve di falena hanno un sapore pungente, le formiche sono dolci, le lacustre di gambero. Crudi, fritti, lessi, arrostiti, sono a basso contenuto di grassi, di chitina, ricchi di vitamine, fibre, sali minerali e versatili per la preparazione di dolce e salato. Un cibo poco convenzionale, questo “novel food”, (nuovo alimento) soggetto a continue ricerche e controlli di cautela dalle autorità competenti. In Europa non è stata approvata la commercializzazione. Secondo la FAO allevando gli insetti si potrebbero convertire rifiuti organici come letame e scarti alimentari in proteine ad alta qualità nutrizionale. L’entomofagia, il nutrirsi di insetti, non è semplice curiosità nutrizionale, ma la soluzione per la sopravvivenza dei Paesi privi di altre proteine animali.

Gli insetti a pranzo o la celebre Dieta Mediterranea?

In molti Paesi dell’Italia,del Sud, della Campania, dove la Dieta Mediterranea è un vanto ricco di cultura, sapori, profumi, tradizione legata e radicata da sempre al territorio, l’idea di mangiare larve, grilli, cavallette al posto del pesce, delle uova, della carne, dei formaggi, dei salumi, non è certo popolare anche se in Sicilia vi è il Casu Marzu, il celebre formaggio con i vermi, morbido grazie alla colonizzazione delle larve di mosca casearia. Dunque il mangiare insetti è estranea alla nostra cultura. Secondo la maggior parte della popolazione non porterebbe mai a tavola la larva gialla della farina essiccata termicamente intera o sotto forma di farina. Per la cultura occidentale gli insetti pungono, ci danno fastidio, rendono le nostre notti insonne coi loro ronzii nelle orecchie, sono un tormento quando si insediano dentro le case dove ci vuole tempo e pazienza per mandarli via. Il solo pensiero che potrebbe diventare il cibo del futuro ci mette i brividi e il rifiuto. Ancorati da sempre diciamo fortemente sì alla nostra Dieta Mediterranea.

Gli insetti a pranzo: il parere dell’Efsa

Secondo l’Efsa (l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare) e gli esperti del mondo scientifico molte allergie alimentari sono collegate alle proteine, ai mangimi col glutine degli insetti, scatenando reazioni allergiche. Sempre secondo l’Efsa, si potrebbe consumare come insetto essiccato intero, come spuntino o come ingrediente in molti prodotti alimentari come polvere in molti biscotti, prodotti proteici o a base di pasta per l’allergia ai crostacei, ai molluschi, ai latticini, ci sarebbero gli allergici agli insetti.

Una delle maggiori preoccupazioni dell’opinione pubblica resta il rischio di trasmissioni di malattie legate al loro consumo. Prima di allevarli occorrerebbe preparare esperti, veterinari, come macellarli, emanare linee guida etiche, con rigorosi controlli di igiene e sicurezza per i cultori.

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Il sushi: origini

Le origini del sushi risalgono al IV secolo quando in molte regioni del sud est asiatico si diffuse un metodo di conservazione del pesce. Il pesce veniva prima eviscerato, disposto a strati con sale alternato al riso cotto e tenuto pressato per qualche settimana. Questo processo di fermentazione provocava un aumento di acidità dell’ambiente in cui si trovava, da poterlo conservare anche per interi mesi. E’ una tecnica di conservazione detta Nazerushi attualmente molto apprezzato a Tokyo.

Cos’è il sushi?

Il sushi è un piatto tipico della cucina giapponese che utilizzano il riso orientale come ingrediente base, a cui vengono aggiunte uova, verdure, alghe, pesce. Da non confondere con il sashimi,a base di pesce crudo. Appare nei piatti disposti in piccoli rombi, ovali e cerchi disposti in fila disposti in piccole strisce di alghe o appoggiati su fette di pesce marinato, cotto o crudo. Ha conquistato il palato di molti italiani. Tanti sono i ristoranti giapponesi in Italia, nel sud. Ma attenzione a quelli che vanno sotto vari nomi: aperi-sushi, sushi-bar, suchi-restaurant, all you can eat,a prezzi fissi e bassi (circa 12- 20 euro),dove si mangia tanto, a volontà ,ma è di scarsa qualità.

Il sushi: valori nutrizionali

Si tratta di un piatto ben bilanciato e poco calorico (150 Kcal): le proteine delle uova e del pesce, le fibre della verdura, i carboidrati complessi del riso, gli omega 3, 6, lo iodio del pesce. Noi nutrizionisti lo consigliamo quasi a tutti, anche ai celiaci. Non possono mangiarlo, ma come gli altri alimenti crudi (la carne, le uova, i salumi), le donne in gravidanza, le persone immuno-compresse. Contiene antiossidanti contro i radicali liberi, la vitamina D, la vitamina B1, B2, B5, fluoro, calcio, fosforo.

Il sushi: i benefici

Il sushi fa bene al cuore, al sistema cardiovascolare, previene i tumori al seno, alla prostata, alle ovaie poiché contiene gli omega 3. E’ contro le infiammazioni.

Attenzione al pericoloso Anisakis simplex

Come ogni alimento o pesce crudo (molluschi, ricci di mare), il sushi può provocare infezioni e intossicazioni. I sintomi gastrointestinali dopo l’ingestione possono essere diarrea, dolori addominali, vomito. Più pericoloso è l’ingestione dell’Anisakis simplex, il verme che si trova nelle viscere del pesce. E’ la cottura che evita il rischio di infezione da Anisakis. Secondo il regolamento 853/2004, il rischio viene meno sottoponendo il pesce a una temperatura -20°C per almeno 24 ore. Attenzione al consumo di pesce crudo a casa e ai ristoranti.

Il sushi: cosa sapere per la sicurezza

Il sushi, se mal conservato, può rivelarsi dannoso per la salute. Dal punto di vita microbiologico, si creano dei batteri che metabolizzano l’istidina e l’istamina, sostanze che provocano allergie. Il cibo crudo deve essere preparato, lavorato e conservato bene per evitare contaminazioni con forti dolori addominali, reazioni allergiche. Senza un buon congelamento si rischiano di ospitare dentro il proprio stomaco la larva dell’Anisakis con tutta una serie di tossinfezioni. Occorre affidarsi a ristoranti di fiducia secondo standard di sicurezza, igiene, tracciabilità, qualità, individuati da tutta una serie di normative europee.

Il Cenone della Vigilia di Natale: tra tradizione e squisitezze

Puntuali come ogni anno, come da tradizione, nelle case di ogni famiglia si assiste e si vive il fatidico cenone di Natale con presepi e/o alberi addobbati. Veniamo cullati dal calore familiare, delle stufe e dei camini. Un rito immancabile che si ripete sulle tavole imbandite di squisitezze e di incantevoli ornamenti impeccabili.

Il consiglio da nutrizionista a tavola per restare in forma:

Si aspetta un anno per poter festeggiare in famiglia, insieme agli amici, scambiandosi auguri, nuovi propositi tra brindisi, dolciumi, leccornie, lunghe e succulenti tavolate in questi meravigliosi e desiderati giorni di Festa. Per non sbilanciare bilance e bilanci calorici, come di consueto, consiglio sempre ai miei pazienti, che occorre lavorare bene prima, senza fretta e senza ansia, nel togliere i chili di grasso superflui.

In seguito, si potrà godere, restando in linea con l’equilibrio, di tutte le bontà a tavola, dagli antipasti ai dolci. Possiamo gestire il nostro equilibrio nelle cinque immancabili ricorrenze: la sera del cenone della vigilia di Natale, il giorno del Santo Natale, la sera del cenone di Capodanno, il giorno di Capodanno e l’Epifania.

Il segreto? Cercare di muovervi di più durante il giorno, prediligere più verdure, zuppe, minestroni, brodi vegetali, frutta e verdura fresca di stagione nei giorni successivi, assaggiare un dolcetto al giorno ma con giudizio.

Il cenone della Vigilia di Natale: già noto nella letteratura dell’Ottocento

Il celebre cuoco e letterato Ippolito Cavalcanti ne parlava nel suo “Trattato sulla cucina Teorica e Pratica” del 1837. Diceva: “Per la Vigilia de lo Santo Natale ce ne vonne vruoccoli (broccoli) suffritti co l’alice salata, vermicielli co la mollica de pane e vongolelle o pure zuffritti co l’alice salate,anguille fritte, ragoste vollute (bollite) co la sauza (salsa)de zuco (succo) de limone, e uoglio,(olio), cassuola de calamarielli e seccettelle,( seppioline),pasticcio di pesce, arrusto de capitone e struffoli”.

Il cenone della Vigilia di Natale: quali le squisite pietanze della tradizione?

Le pietanze non sono poi tanto cambiate dal 1800. La tradizione è sacra e va rispettata. Secondo quella campana, napoletana, il pesce e il baccalà la fanno da padrona. Il baccalà viene cucinato in tutte le salse: fritto, scaldato con l’olio extravergine d’oliva, al forno con patate, con i peperoni cruschi, ci sono poi gli antipasti con le alici marinate, le zeppoline, l’insalata di polpo, la pizza di scarole col ripieno di olive, capperi, acciughe, pinoli e uvetta.

Seguono i vermicelli con le vongole veraci, la frittura mista di gamberi e calamari rigorosamente fresca e fatta al momento per non perdere la croccantezza; calamari e seppioline in rosso, il capitone fritto o arrostito che profumano le cucine sino a notte fonda. Il tutto accompagnato da una ricca insalata di rinforzo con cavolfiore bollito, condito con olive nere e verdi, acciughe, pepaccelle, olio extravergine d’oliva locale e aceto.

Non possono mancare i contorni: friarielli ripassati in padella con aglio, olio e peperoncino o broccoli lessati e conditi con olio extravergine d’oliva e limone. Il tutto accompagnati da buon vino bianco, secco campano come la Falanghina, il Fiano, il Greco di Tufo, il Solopaca o di buona cantina locale. Sul finire una varietà di frutta secca ( noci, mandorle, nocciole della penisola sorrentina DOP, o locali, fichi secchi DOP del Cilento), la frutta fresca a base di agrumi, uva, mela annurca.

E dulcis in fundo i dolci tipici per eccellenza come gli struffoli (palline di pasta frolla ricoperti di miele),i mitici roccocò,(biscotti duri a base di mandorla a forma di ciambella), i mostacciuoli,( da mosto ricoperti di cioccolato), i torroni di Venticano e Grottaminarda, i susamielli,(dolci a base di mandorle a forma di S, detti così perchè una volta venivano cosparsi di sesamo), i buonissimi castagnacci ( con i marroni DOP di Montella) e il tradizionale panettone innaffiato da buon liquore digestivo, lo spumante e l’ immancabile caffè.

Ricetta: gli struffoli (il dolce della tradizione napoletana, semplici e gustosi)

Ingredienti:

500 g di farina O

3 uova intere

90 g burro

3 cucchiai di zucchero bianco

30 ml di rum o limoncello

la buccia di 1 limone di Sorrento o Amalfitano

un po di sale

300 g di miele di acacia o millefiori (locale, di buona qualità)

una manciata di frutta candita

zucchero colorato

1 litro di olio di semi di arachidi

Preparazione

Per l’impasto: su un piano di legno mescolare insieme alla farina setacciata un pizzico di sale, le uova, lo zucchero, il burro ammorbidito, tagliato a dadini, un po di rum o limoncello e la buccia di un limone grattugiato. Lavorare a lungo l’impasto fino ad ottenerlo morbido ed elastico. Avvolgere il tutto in una pellicola trasparente e metterla a riposare in frigo per un’ora o più. Trascorso il tempo, tagliarne una piccola parte, lavorarla con le mani creando un cilindro spesso e tagliarlo con un coltello creando piccoli rettangolini, palline di circa un cm di spessore.

Mettere a scaldare abbondante olio di semi in una padella a bordo alto. Una volta raggiunto la temperatura di 180°C friggere gli struffoli. Girarli e dopo circa un minuto cacciarli e porli in un piatto con carta assorbente. A parte in una padella mettere a scaldare il miele a bagnomari. Guarnire tutti gli struffoli con miele e zucchero colorato.

Le crucifere: cosa sono?

Appartengono alle brassicacee ( dal genere botanico brassica) o crucifere, dette così sono perchè possiedono fiori con quattro petali disposti a croce, i broccoli,i cavolfiori,i broccoletti di bruxelles,le rape, il cappuccio, le cime di rapa, il cavolo,il cavolo verza. Si tratta di verdure invernali con effetti decisamente positivi per la nostra salute.

Le crucifere: valori nutrizionali

Le crucifere hanno un basso apporto calorico ( 100g forniscono 27 calorie), utili a chi deve perdere peso, sempre in un equilibrato regime alimentare. Sono ricche di acqua, di fibre, di minerali, (calcio),di acido folico, vitamina A,C, K, antiossidanti come i carotenoidi che impedisce a stomaco e a intestino di convertire nitriti e nitrati in nitrosammine, composti cancerogeni. Contengono isotiocianati, tra cui il sulforafano, composti aromatici contenenti zolfo, responsabili del tipico odore sprigionato da questi ortaggi durante la cottura con attività antitumorali Altri fenoli come gli indoli con presenza in azoto responsabili dell’odore pungente durante la cottura. Altri composti fenolici sono la quercitina.

Le crucifere: benefici

Preziose per il nostro benessere, le crucifere rafforzano il sistema immunitario,le funzionalità intestinali,combattono i malanni stagionali, le malattie degenerative, come cancro e patologie cardiovascolari. Fanno bene alla vista, alle ossa e alla pelle.

Le crucifere: controindicazioni

Vanno limitate a chi soffre di pressione bassa,in caso di gastrite, di colon irritabile per la quantità delle fibre insolubili che sì, se consumati in eccesso può determinare problemi Un consumo eccessivo può provocare meteorismo, gas intestinale. Chi soffre di ipotiroidisdmo,

Le crucifere: quando andiamo a fare la spesai

Quando si va a fare la spesa occorre verificare che il prodotto sia fresco, e le infiorescenze ben sode e ben compatte.gestivi.

Le crucifere in cucina

Le crucifere sono ottime lessate e condite con olio extravergine d’oliva e aceto o limone, come contorni, in unione con la pasta, il risotto o per farcire torte salate. Meglio non eccedere con i tempi di cottura per evitare che le sostanze nutritive si disperdono nell’ acqua di cottura.

Ricetta: baccalà con cavolfiore ( equilibrato, nutriente, facile da preparare)

Ingredienti

baccalà

2 cavolfiori

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

1 spicchio di aglio

Procedimento

Dopo aver messo a bollire il cavolfiore, in una padella, a parte far imbiondire leggermente l’ aglio con l’olio extravergine d’oliva,e immergervi il cavolfiore lasciando insaporire a fiamma bassa e aggiungendo un bicchiere di acqua di cottura del cavolo. A parte, in una padella far rosolare il baccalà con dell’ olio extravergine d’oliva in entrambi i lati. Una volta cotto impiattare con aggiunta del cavolfiore e del prezzemolo tritato.

Il sistema immunitario: cos’è?

Il nostro organismo è dotato di un efficiente sistema immunitario formato da cellule e molecole diverse che ci difendono contro le aggressioni esterne. Virus, batteri, funghi, cellule infettate da cellule tumorali. Le nostre difese immunitarie fanno da scudo protettivo e sono pronte ad intervenire in caso di emergenza per difendere l’organismo e mantenerlo integro e sano.

Quali sono le forme di difesa?

Il sistema immunitario, in caso di attacco, attua due forme di difesa: l’immunità innata e l’immunità adattativa. Limmunità innata, detta anche immunità naturale, è presente sin dalla nascita e comprende la pelle, le membrane mucose, le secrezioni salivari, che agiscono con rapidità contro l’agente estraneo riconosciuto come minaccia. Limmunità adattativa o immunità acquisita si sviluppa dopo la nascita, durante il primo anno di vita. E’ più veloce ed efficace rispetto a quella innata ed è mirata contro determinate sostanze estranee dette antigeni ad opera dei linfociti T e B.

Il sistema immunitario: gli effetti collaterali dal cibo spazzatura

Tutti sappiano che mangiare il cibo spazzatura, (junk food) non è una scelta salutare. Eppure il cibo da fast food (cibo veloce), fatto di patatine fritte, merendine, panini di McDonald’s pieni di grassi industriali, processati, di sale, di zuccheri raffinati, bibite gassate, è in continuo aumento soprattutto in questi tempi di pandemia. Esso è pericoloso. Può addirittura sovralimentare il covid-19. Secondo gli studi scientifici, mangiare cibo spazzatura ha un effetto nefasto sul nostro sistema immunitario. Provoca infiammazione proprio come quando un corpo viene aggredito da batteri, provocando malattie come il diabete 2, l’obesità, l’artrite, le malattie neurologiche, l’ipercolesterolemia, le malattie cardiovascolari.

Quali sono i cibi che aumentano e lo rafforzano?

Ogni giorno il nostro organismo è messo a dura prova. Subisce innumerevoli attacchi da parte di virus e batteri che lo indeboliscono. E’ essenziale avere un sistema immunitario forte ed efficiente per difenderci da malattie e infezioni, per affrontare periodi di stanchezza o debolezza. Occorre puntare su un’alimentazione mirata, sana, varia ed equilibrata, ancor più importante in questi tempi di pandemia, inserendo anche cibi pro-immunitari. Quali sono i cibi che possono darci una mano nella lotta contro le infiammazioni o le infezioni? Le verdure fresche e di stagione (catalogna, radicchio, cicoria, cavolo, cavolfiore, zucca, carote, peperoni, pomodori) perchè contengono vitamina C, beta -carotene, polifenoli, dalle proprietà anti-infiammatorie, antibatteriche.

La frutta fresca e di stagione (ribes, agrumi, kiwi) pieni di vitamina C che allontana raffreddori e influenze; aglio e cipolle (soprattutto crude) contengono zolfo come potenti antibatterici e disintossicanti. Ancora, olio extravergine d’oliva e frutta secca (ricchi di vitamina E, polifenoli) alleato contro l’invecchiamento, allontanano il rischio di insorgenze da malattie degenerative; il miele (un antibiotico naturale, disinfetta le vie respiratorie, previene la tosse, il mal di gola e il raffreddore); il cioccolato fondente (contiene antiossidanti che stimola i linfociti che potenziano le nostre difese immunitarie).

Yogurt e latte fermentato (migliora la flora batterica una vera barriera protettiva nell’intestino, spezie ed erbe aromatiche (il peperoncino, curry) contengono capsicina, più vitamina C degli agrumi, acetilsalicinico, un principio attivo anti-infiammatorio. Acqua e tisane soprattutto di echinacea (ricche di flavonoidi) aiuta a rafforzare il sistema immunitario; alimenti di origine animale (più pesce azzurro, ma anche carni bianche, uova, latticini) contengono zinco, selenio, vitamine del gruppo B che ci danno energia, zuppe, brodi vegetali, minestroni caldi, come fluidificanti per le vie respiratorie quando sono irritate.

Cibo più naturale, più sicuro e stile di vita più sano la sfida vincente

E’ necessario adesso, ora, prevenire con una corretta alimentazione fatta di cibo più naturale e sicuro e uno stile di vita più sano e movimentato a contatto con la natura. Variare con i prodotti della dieta mediterranea. Gustare di tutto con equilibrio e giudizio. Dormire bene e a sufficienza ( almeno 8 ore). Eliminare o allontanare stress, ansia, preoccupazioni, paure che indeboliscono lo stress immunitario lasciando spazio a risate, sorrisi, buon umore, gioia, buoni propositi, fare ciò che ci fa stare bene

Il cioccolato: la bevanda al cacao degli dei

Il cacao proviene dalle Americhe. Furono i Maya, gli Aztechi i primi consumatori. Il nome scientifico della pianta di cacao è Theobroma cacao, bevanda degli dei.

Cacao o cioccolato: non facciamo confusione

Occorre distinguere tra cacao e cioccolato per non andare in confusione; il cacao è la polvere estratta dalle fave di cacao che serve a preparare la cioccolata con altri ingredienti come il burro di cacao, zucchero.

Ce n’è per tutti gusti: quale scegliere e perchè?

Tante sono le varietà del cioccolato, dal latte al fondente al bianco alle nocciole, al peperoncino. Affinchè un cioccolato risulta di buona qualità è necessario vedere sia la percentuale della polvere di cacao che del burro di cacao, che va dal 70% al 100%. Il peggiore e più calorico ( 600Kcal/100g) è quello bianco perhè ricco di zuccheri, di burro di cacao, di latte e con per niente polvere di cacao. Segue il cioccolato latte perchè ricco di latte e di zuccheri. Il migliore è quello fondente, dall’ 80% di polvere di cacao in poi. Più il cioccolato è amaro più è sinonimo di efficacia e di buona qualità.

Le proprietà nutrizionali e i benefici del cioccolato

Immancabile soprattutto in questi giorni di Festa, il cioccolato mette d’accordo tutti. Secondo gli studi scientifici, si è visto che 100 g di cacao contengono 10 g di polifenoli(antiossidanti),tantissimi, che sono protettivi nei confronti del cuore, fluidificano il sangue, impediscono l’ossidazione del colesterolo cattivo (LDL). Buono per gli anemici, gli sportivi. Contiene la caffeina, la teobromina, come antidepressivi, aiutano a formare la serotonina,un neurotrasmettitore che ci dà tranquillità. Contiene grassi, ferro, magnesio, potassio, ( soprattutto quello fondente). Non c’è un’ ora migliore per assumere il cioccolato. E’ adatto a tutte le ore. Noi nutrizionisti consigliamo di mangiare 20- 30 g ( 2 quadratini) di cioccolato fondente ad alta percentuale di polvere di cacao ( 80% in poi) non tutti i giorni ma 3- 4 volte a settimana. Se molto amara anche tutti i giorni. Occorre scegliere quello buono, di qualità, meglio se artigianale, facendo attenzione anche alla quantità e alla tracciabilità.

A chi è controindicato il cioccolato?

Devono fare attenzione chi ha problemi di reflusso gastroesofageo, di insonnia, di gastrite, gli allergici, chi soffre di emicranie, essendo un vasocostrittore

Il cioccolato crea dipendenza?

Crea una sana dipendenza dal gusto soprattutto nelle donne per tirarsi sù, per dare energia.

Il cioccolato in cucina

Il cioccolato si presta a mille ricette in cucina. Per farcire torte, ciambelle, pandori,combinati con torroni, i celebri mostaccioli natalizi. E’gustosa e dà piacere berla calda, soprattutto in questo periodo freddo. Oppure unito allo yogurt. Ottima come merenda anche col pane come si faceva una volta.

La mela annurca: la regina delle mele Campana IGP, dai tanti benefici salutari

La mela annurca: tra etimologia e origini

Una mela al giorno toglie il medico di torno”. Così recita un antico proverbio molto attuale. Ebbene sì. Oramai è risaputo, che una mela al giorno fa bene alla nostra salute, tanto che, soprattutto la mela annurca – la regina delle mele – si è meritata la denominazione di IGP. E’ un frutto che si raccoglie in autunno e si può conservare per tutto l’anno. E’ originaria dell’Italia della Campania, tra Napoli, Caserta e Benevento. Il suo nome deriva in primis da “mela orcula” di epoca Romana, diventata poi orcola, anorcola e annorcola, derivante da una zona campana detta zona dell’Orco.

La mela annurca: varietà e peculiarità

La mela annurca Campana è un frutto dalla forma rotonda leggermente appiattita, di dimensioni piccole, con buccia liscia e cerosa, dal colore rosso vivo e brillante con sfumature di color arancione verso il picciolo. La polpa è di colore bianco candido, compatta, croccante, succosa e molto profumata. Due sono le varietà: la Sorgente, dall’aroma acidula e colore rosso striato di giallo-verde e la Caporale, più dolce e dal colore punteggiato di bianco. La peculiarità della mela annurca è che non matura sull’ albero ma sul suolo dopo essere stata raccolta acerba.

La mela annurca: la raccolta

Sapienti mani di agricoltori raccolgono le mele a mano prima della maturazione per evitare ammaccature. Le ripongono nei melai, su appositi teli di canapa o letti di paglia distesi sul terreno ed esposti al sole così da poter continuare la maturazione naturale fino a dicembre per poi essere presente sui mercati, esportata e degustata tutto l’anno. Il melaio ha la funzione di impedire alla mela annurca di marcire. Vengono continuamente girate a mano per meglio renderle rosse e mature da tutti i lati. Ed è proprio questa tecnica importante a rendere la mela annurca pregiata donandole un gusto e un profumo unico e raro.

É un nutraceutico dai tanti benefici

Noi nutrizionisti consigliamo a tutti di mangiare la mela annurca perchè, secondo recenti studi scientifici fatti al Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, contiene molti polifenoli, le procianidine, contro il colesterolo cattivo e la calvizie. Ha un alto contenuto di acqua, è ricca di vitamine (A,B,C,acido malico, acido ossalico), di minerali (potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo), di fibre, la pectina, soprattutto nella buccia utile al transito intestinale e alla digestione. E’ utile per chi soffre di eccessiva acidità gastrica o di reflusso gastro esofageo. Ha un basso apporto calorico in quanto contiene pochi zuccheri semplici anche per i diabetici.

E’ considerata un’importante nutraceutico perchè contiene sostanze efficaci con effetti benefici sulla nostra salute. Protegge l’apparato cardiovascolare e l’invecchiamento cellulare per il suo alto potere antiossidante. Il contenuto di acido ossalico pulisce la bocca e i denti rendendoli bianchi. Elimina l’acido urico e favorisce la diuresi; è un alleato contro i reumatismi. Fa bene anche a chi deve scendere di peso, a chi è a dieta, ma sempre in un equilibrato regime alimentare.

La mela annurca: in cucina

Quando andiamo ad acquistarle, le mele annurche devono presentarsi profumate e dal bel colore rosso uniforme, indice che è ben maturo.

La mela annurca è deliziosa mangiarla intera come frutto fresco durante lo spuntino o a merenda, dopo pranzo o dopo cena anche per favorire la digestione. Ottimo come decotto, per favorire un ottimale riposo notturno o come mela cotta anche con propietà lassative per chi è stitico. E’ indicata anche per preparare torte, ciambelle. Dalla mela annurca si ricava anche un eccellente liquore, marmellata o il succo di mela.

Ricetta: la torta di mela annurca ( semplice e nutriente)

500 g di farina di grano tenero

3-4 mele annurche IGP

200 g di zucchero

2 uova

una bustina di lievito per dolci

un bicchiere di latte

un bicchiere di olio extravergine d’oliva

Procedimento

In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero per almeno 15 minuti. Aggiungere l’ olio, il latte e la farina poca alla volta. Amalgamare bene gli ingredienti. Alla fine aggiungere il lievito per dolci. Dopo aver lavato accuratamente le mele annurche tagliarle a dadini e riporle nel composto. Mettere il tutto in una teglia con carta da forno. Ricoprire il tutto con strati di mela annurca tagliati a mezza luna. Infornare per 30 minuti a 180°C.

Le noci: il frutto

Le noci sono il frutto autunnale dell’albero di noce. Sono molto diffuse nel nostro bel Paese e nell’Italia meridionale. Celebri sono quelle di Avellino, dell’Irpinia, della Penisola Sorrentina, tanto da essere un presidio slow food. Prediligono le zone collinari e montuose. Dalle sfumature verdi, se fresche, a colorazione più scura, se mature e con successiva caduta dagli alberi. La parte commestibile si suddivide in due gherigli che ricordano il cervello umano. Sono dal sapore dolciastro e croccante.

La tra storia e il simbolo

A parlare in primis di noci, fu Plinio il Vecchio nel suo Naturali Historia. Affermava che la noce era simbolo di stabilità del matrimonio per la sua doppia protezione data al frutto dal guscio e il mallo. Furono i greci a importare l’albero di noce dall’Asia Minore in Europa. Nel VII secolo divenne famosa quella di Benevento, in Campania.

Le proprietà nutrizionali e benefiche

Le noci, tra i frutti secchi, fanno parte della nostra alimentazione sana ed equilibrata. Sono importanti per la nostra salute perchè contengono gli acidi grassi essenziali come gli omega tre e gli omega sei, necessari per il cervello, il cuore e il nostro apparato cardiocircolatorio. Contengono proteine, vitamine del gruppo B, sali minerali ( Mg, K, Ca, ), fibre, vitamina A, E, acido folico, antiossidanti che tengono sotto controllo i radicali liberi e l’invecchiamento cutaneo. Sono indispensabili per mantenere bassi i livelli di insulina a digiuno, il colesterolo cattivo, la pressione alta. Hanno propietà idratanti ed emollienti per la pelle e i capelli in quanto contengono oli. Sono energetici, un 8 noci circa 600 cal/100g, tant’è che noi nutrizionisti consigliamo di mangiarne circa 4,5 come spuntino.

Le controindicazioni

Chi non può mangiarle? Non possono mangiarle gli allergici, chi ha problemi di fegato, chi è affetto da gastroenterocoliti o ulcera gastrica duodenale.

Le noci in cucina

Le noci sono usate in cucina per preparare i primi piatti, i dolci, i biscotti, nelle insalate, nello yogurt. Con le noci è possibile ottenere il famoso nocino, un liquore dal sapore inconfondibile. Mentre con le foglie si ottiene un ottimo decotto curativo utili contro la gotta e l’obesità. Ad esempio: torta di noci

Ricetta:

ingredienti

4 uova medie

250 g di noci

200 g di zucchero

200 g burro

150 g amido di mais

1 bustina di lievito per dolci

Procedimento

Tritare le noci con 200 g di zucchero. A parte, bisogna sbattere il burro insieme allo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e schiumoso. Unire le uova una alla volta e poi aggiungere le noci tritate insieme allo zucchero, poi la maizena, infine il lievito per dolci. Infornare il tutto a 180°C per un’ora. 

Dieta mediterranea e longevità

E’scientificamente provato che la dieta ideale è quella “Mediterranea”, quella dei nostri avi e che davvero fanno i centenari di Ogliasta. Non quella istituzionalizzata e sponsorizzata dagli interessi del marketing e delle multinazionali. A confermarlo sono stati molti studiosi e scienziati di tutto il mondo.Un esempio Ancel keys, biologo statunitense che, negli anni ’50  si stabilì con sua moglie Margareth a Pioppi nel Cilento, per studiare i benefici della dieta mediterranea e le malattie cardiovascolari della popolazione del luogo. Oggi, tra i tanti altri, c’è  il noto  professore di epidemiologia e nutrizione dell’ Università di Harward, Walter Willet.

Dieta mediterranea e  longevità: è Ogliastra tra le aree blu ad avere il primato

Secondo gli ultimi studi e  ricerche in campo si è affermato che l’Ogliastra,  nel cuore della Sardegna orientale, è una delle otto zone blu con il più alto numero di centenari al mondo ad essere eternamente sani. C’è persino una piazza dedicata alla longevità.

La Dieta mediterranea: in cosa consiste?

La dieta mediterranea, dal greco, diaita, è uno stile di vita che comprende di tutto nell’ alimentazione di tutti i giorni. Un’alimentazione sana e varia con più frutta e verdura fresca e di stagione, a chilometro zero,più legumi, più cereali, più pesce azzurro dei nostri mari. Ma anche le uova, la pasta, il riso,i formaggi. Gli animali da cortile, la carne rossa e i dolci occasionalmente. Come condimento l’olio extra vergine d’oliva. Tanti colori, profumi e sapori. Tanto movimento e lo stare all’aria aperta a contatto con la natura. Una dieta equilibrata e gustosa.

La longevità dipende dall’alimentazione? Qual’ è il segreto?

A Ogliastra , sono concentrati ultra novantenni che hanno portato ricercatori, nutrizionisti, giornalisti, scienziati di tutto il mondo a incontrare questi testimoni viventi, nati poco dopo la prima guerra mondiale a interrogarli su una semplice domanda fondamentale nell’ infanzia e cioè :“cosa li cucinavano le loro madri”. La  risposta è stata: “ tutto, ma  molto minestrone”.  Il minestrone della longevità, cosi definita, è stata una ricetta copiata in tutto il mondo. E’ un piatto “ povero”, in quanto comprende un 15 ,16 varietà di verdure. Non è semplice prepararlo. Occorre  tempo. Un tre, quattro ore di cottura. La longevità dipende allora dall’ alimentazione? I geni contano solo per un 25%, perché per il restante 75%, il merito della longevità è dovuto ad un’ alimentazione naturale,quella della tradizione, fatta di prodotti dell’orto autoprodotti, non trattati, senza la chimica. Più frutta e verdura fresca e di stagione, a chilometro zero,legumi, cereali, un’attività fisica , allo stile di vita a contatto con l’ aria aperta, alla socialità.

Gli ultracentenari di Ogliastra: ci raccontano

Gli ultracentenari di Ogliastra ci raccontano che con il loro duro lavoro di contadini, fatto prevalentemente di agricoltura e pastorizia sin dall’ età di 11 anni, percorrevano un 15 chilometri al giorno per almeno 25 anni per spostarsi da una parte all’ altra del paese. Ancora oggi continuano ad andare ogni giorno nell’orto, dai propri figli, dai propri parenti condividendo anche una vita sociale. Qui c’è un forte senso di comunità che perdura,di umanità e forte collaborazione garantito dai familiari e dai vicini di casa.

Gli ultracentenari: mangiano la carne, i dolci?

Dicono che la carne  e i dolci, come un tempo, preferiscono mangiarla quasi mai o una tantum, quando è festa o nelle grandi occasioni.

Dieta mediterranea e obesità: un paradosso incredibile

Noi che siamo patria della Dieta Mediterranea, nata in Campania tra Napoli e il Cilento, siamo ad avere il primato per l’obesità soprattutto infantile. Incredibile. Quali le cause? Un’ alimentazione non sana e scorretta fatta di un eccesso di sale, di zuccheri, di grassi industriali, di bibite gassate che provocano malattie cardiovascolari, diabete, infarti, ictus.

Quali le soluzioni da prendere per contrastare l’ emergente fenomeno dell’ obesità globale?

Occorrerebbe fare la vera dieta mediterranea e vivere mediterraneo con la ricerca dei prodotti locali sani, naturali, non trattati, di stagione e a chilometro zero già dalla tenera età. Fare  educazione alimentare che inizi nelle famiglia e prosegue nelle scuole, nelle Università, nelle ristorazioni, negli ospedali.

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Anche i nutrizionisti dicono “no” all’algoritmo del nutri-score in difesa della nostra dieta mediterranea.

Il Nutri-score: che cos’è?

Il nutri-score è un sistema di etichettatura nutrizionale a colori, molto discussa nell’Unione Europea, che penalizzerebbe i nostri prodotti agroalimentari,di eccellenza. E’ stato ideato dalla Francia, anche se cominciano a essere dubbiosi anche loro. Le multinazionali, come Francia e Germania, trarrebbero grande vantaggio dal nutri-score. Ogni alimento avrebbe un colore che viene assegnato in base al contenuto di zuccheri,di grassi e di sale in 100 grammi. Così un prodotto di colore verde è più sano di un prodotto di colore rosso. Risulterebbero danneggiati i nostri prodotti made in Italy, come l’olio extravergine d’oliva, base della dieta mediterranea, il parmiggiano reggiano, che rischiano il colore rosso ( ovvero non sano, non nutriente), mentre i cibi spazzatura, ad esempio le patatine fritte, la coca-cola, ricchi di grassi, di sale, di zucchero potrebbero avere il verde ( indicatore di nutriente e sano).

Nutrizionisti, governi, gruppi industriali dicono no

Numerosi sono i nutrizionisti, i gruppi industriali,le associazioni di agricoltori europei e molti governi che con forza dicono “no secco” all’ algoritmo del nutri-score. Perchè? Perchè è un meccanismo che non informa e non tutela il consumatore. Anzi privilegia il cibo spazzatura, ricco di grassi, di sali, di zuccheri, dannoso e pericoloso per la nostra salute e tra i responsabili del sovrappeso e dell’ obesità globale. E’ contro quei sani e i coretti principi della nostra dieta mediterranea, definita persino dall’Unesco:“patrimonio immateriale dell’umanità”, che è costituita da alimenti nutritivi,sicuri, stagionali, imitati e invidiati in tutto il mondo come già scrivo nel mio “Elogio del cibo e della Dieta Mediterranea”, controcorrente edizione

Il nutri-score: quali i rischi se venisse approvato?

Lo scopo delle multinazionali sta nell’omologazione,nella standardizzazione del cibo,senza sapore, senza odori, senza qualità organolettiche. Per loro, sia il cibo sano e nutriente che quello non sano stanno sullo stesso piano senza distinzione. Così i consumatori non sono liberi di scegliere tra il cibo di qualità e quello scadente. Saranno condizionati nelle scelte da un colore selezionato dalle multinazionali e non dalle autentiche caratteristiche nutrizionali e/o organolettiche. Una cosa inammissibile in Italia, che è il Paese che vanta più di cinquemila prodotti di eccellenza,con la maggiore biodiversità. Noi vogliamo più consapevolezza per quello che consumiamo con etichettature veritiere e non fuorvianti come potrebbero essere quelle del nutri-score.

L’algoritmo del nutri-score: perchè privileggerebbe più il cibo spazzatura?

L’algoritmo del nutri-score è un sistema ingannevole per i cittadini e il consumatore. Non c’è un criterio giusto e scientifico. E’ tutta una questioni di interessi delle multinazionali. Esso privileggerebbe più il cibo spazzatura, in seguito a un analisi dei contenuti di zucchero, di sale, di grasso, presi singolarmente senza essere inseriti in consumi in termini di dieta. Quindi un prodotto di scarsa qualità, non nutriente prevarrebbe sui nostri prodotti sani. Una cosa inaccettabile.

Il nutri-score: occore più tutela per i nostri prodotti made in Italy, di eccellenza

Il nutri-score è un qualcosa di grave per il nostro Paese”: così ha esordito il premier Draghi. E’ proprio così. Abbiamo bisogno di etichettature che ci diano informazioni più chiare sui nostri prodotti agroalimentari. Più tutela, più sicurezza e più tracciabilità. In gioco c’è la nostra salute.

Una dura battaglia da vincere

Al fianco della bella Italia ci sono,fortunatamente, altri sei, sette Paesi ( come la Spagna,la Francia addirittura) grintosi nel combattere questa dura battaglia contro il nutri-score che condiziona e non informa. Un’alleanza che cresce sempre di più a discapito del cibo spazzatura. Perchè non dimentichiamo: “la dieta mediterranea con i prodotti dell’ Italia, del Sud, è la sfida vincente del locale nei confronti del globale.

No al nutri-score: il cibo è anche cultura, storie e identità

Il cibo è anche storia, cultura, identità. E’ un elemento determinante della nostra civiltà, ricca di tradizione, di memoria. L’ alimentazione è una scienza a tutti gli effetti. Non a caso all’ Università si studiano materie come la chimica degli alimenti, i cibi contaminati, le tossinfezioni alimentari, la sicurezza alimentare, l’ igiene degli alimenti, ecc…. . La cultura dell’alimentazione è alla base della salute.

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Di tradizionesecolare, dedita all’ allevamento e alla pastorizia, il fare salsiccia e sopressata è un’ arte in quel del vallo di Diano e degli Alburni. Tra i monti,colline e uliveti campane, in una natura incontaminata nel parco del Cilento, alle pendici del monte Cervati. Cura, passione, amore nel solco della tradizione. Vivi e pieni sono valori della civiltà contadina.

Salsiccia e sopressata: lavorazione a mano

Le carni suine provenienti da allevamenti locali, controllati che si alimentano di prodotti agricoli come i cereali senza ogm. Gli insaccati si ricavano dalla spalla, dal lombo, dalla pancetta, dal prosciutto. Dopo l’ asciugatura e la stagionatura in cantina di 30-40 giorni circa, grazie a un clima invernale favorevole di freddo, segue la conservazione del prodotto, come da tradizione, sotto olio o sotto grasso in barattoli di vetro o di terracotta. Sono prodotti tutto l’ anno ad eccezione dei periodi estivi.

Salsiccia e sopressata: peculiarità

La peculiarità della salsiccia e della sopressata da insaccare è la selezione e la laboriosa e meticolosa lavorazione di carni suine a mano. Senza additivi, conservanti e insaporitori. Dai sapori sani e genuini come una volta. Di colore rosso all’interno e all’esterno con visibili pezzi di lardo. Sentori gradevoli di spezie. Un cibo raro di lodevoli qualità tanto da essere un presidio slow food.

Salsiccia e sopressata: qualità nutrizionali e benefici

Questi salumi contengono principalmente proteine ad alto valore biologico e grasso anche pregiato. Acqua, sodio, fosforo, calcio, potassio, ferro, vitamine del gruppo B, i giusti nitriti e nitrati ( antiossidanti e conservanti).Noi nutrizionisti li consigliamo quasi a tutti ma con moderazione, una volta a settimana. Non possono esagerare chi ha problemi di colesterolo alto,di ipertensione. Sconsigliato a chi ha la gotta, alle donne in gravidanza.

Quanti modi da gustare

Piccante, dolce, salamini, pancetta, sono esportati in tutto il mondo. Gli affettati, protagonisti di tante ricette, possono essere degustati come spuntino pomeridiano, aperitivo tra amici, antipasti conviviali.

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Gli oli: quali scegliere per una sana e buona frittura

La frittura: un metodo di cottura

La frittura è un metodo di cottura che molto spesso è considerata poco salutare per due motivi principalmente: per l’ elevata temperatura che si raggiunge con la cottura e per la presenza del grasso dove si frigge. La frittura è saporita, ma dobbiamo fare attenzione ai radicali liberi che si sviluppano con la cottura ad alte temperature.

La frittura: quali alimenti friggere

Tutti i cibi possono farsi un bagno nella frittura: dal pesce, alla carne, alla pasta cresciuta, alle verdure, ai tuberi. Secondo alcuni studi scientifici, per alcuni tipi di alimenti come il carciofo, la cicoria, le patate, i broccoletti, la frittura può aumentare il potere antiossidante; ovvero alcuni nutrienti in questi alimenti possono godere del privilegio attraverso questo metodo di cottura.

La frittura: quante volte al mese è consigliata?

Noi nutrizionisti consigliamo di fare le fritture due – tre volte al mese per una persona sana. Per una cottura meno dannosa, si consiglia dapprima quei grassi con meno acidi grassi insaturi, con doppi legami. Meno doppi legami ci sono, più liberano radicali liberi. In secondo luogo, il punto di fumo: prima si raggiunge il punto di fumo più si sprigionano delle sostanze tossiche come l’acroleina.

La frittura: quali oli utilizzare e perchè?

Il migliore olio per friggere è quello extravergine d’oliva con pochi acidi polinsaturi rispetto agli oli di arachidi, di girasole, anche se il punto di fumo è basso e mantiene il punto di cottura. No al burro, anche se ha i grassi saturi, meno dannosi, ma ha un punto di fumo molto basso perchè contiene l’acqua che favorisce l’ idrolisi del glicerolo e la comparsa dell’acroleina, sostanza cancerogena. L’olio di semi di girasole, di mais, di arachidi e altri, sono leggeri perchè dovuti ai processi di lavorazione: sono decolorati, raffinati, deodorati. Ma dal punto di vista calorico tutti gli oli hanno le stesse calorie ( 9 Kcal per grammo).

La frittura: a chi è sconsigliata?

Si sconsiglia la frittura agli anziani, ai fumatori, perchè la frittura aumenta il potere ossidativo, a chi soffre di patologie come il colesterolo alto, il reflusso gastroesofageo, di obesità.

La frittura: quando si raggiunge il punto di fumo?

Il punto di fumo si raggiunge quando la pentola inizia a fumare, si forma l’ acreolina, una sostanza tossica.

La frittura: come scegliere l’olio quando si va a fare la spesa

Quando andiamo a fare la spesa, occorre prestare attenzione a tre cose fondamentali: alle etichette, al prezzo e al sapore. Sugli scaffali dei negozi e dei supermercati c’è una grande varietà dei prezzi. Il mio consiglio è evitare di acquistare gli oli con prezzi inferiori ai sette euro. Acquistarli dai contadini di fiducia che coltivano le olive senza pesticidi e li raccolgono a mano. Se il sapore sà di piccante è indice di qualità. Vuol dire che quell’ olio è stato estratto correttamente secondo la giusta temperatura.

Una frittura sana: regole in cucina

Una buona e dorata impanatura, con farina, pane grattugiato o pastella, conferisce croccantezza che non è solo un aspetto gastronomico che dà sapore ma funge anche da isolante al cibo che stiamo per friggere impedendo ai grassi di penetrarvi dentro. Occorre attendere che l’ olio raggiunge la giusta temperatura per iniziare a fare una sana e buona frittura e una volta fritto, far assorbire i cibi su carta assorbente, mangiare al momento buttando via quell’ olio. Poi ci sono le friggitrici ad aria che utilizzano poco o niente olio per una sana frittura. Dunque, se fatta con equilibrio e con le giuste accortezze noi possiamo gustare di una piacevole e gustosa frittura.

Ricetta ( alici fritte ) facile , economiche e nutrienti

300 g di alici fresche dei nostri mari

farina

olio extravergine d’oliva

prezzemolo

limone

Procedimento

Dopo avere pulito e lavato bene le alici sotto acqua corrente spinandole ed eliminando la testa e le interiora, aprirle. Lasciarle asciugare su carta assorbente. Bagnarle prima nella farina, poi nell’ uovo sbattutto con del prezzemolo tagliato finemente e infine nel pane grattugiato. Intanto in una padella antiaderente portare a temperatura l’olio extravergine d’oliva e friggere circa 3 minuti per lato. Tirare le alici su dall’ olio una volta fritti e lasciarle asciugare su carta assorbente. Mangiarle calde con delle gocce di limone.

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Rimedi naturali, sano stile di vita e dieta mediterranea per prevenire o ridurre i dolori infiammatori

L’infiammazione: cos’è? Infiammazione cronica e acuta: differenze

L’ infiammazione è un disturbo, una reazione che si manifesta in seguito a un contatto con un agente irritante, con un microorganismo nocivo o un danno a un tessuto. Quando la zona del corpo si sfiamma, si sgonfia tornando alla normalità siano in un’infiammazione acuta. Talvolta lo stato infiammatorio è continuo, non si spegne completamente e resta attivo;parliamo di infiammazione cronica. E’ molto pericolosa, asintomatica che può sfociare in malattie pericolosi. E’ chiamata “il killer silenzioso”, causa di molte malattie diffuse e gravi come ictus, infarti, ipertensione, diabete mellito, aterosclerosi.

L’infiammazione: quali le cause, i fattori scatenanti

Un’alimentazione sbilanciata e ricca di farine raffinate, di zuccheri, di grassi saturi,di cibi industriali, pieni di additivi, coloranti,depositano nel nostro corpo le tossine che stimolano per reazione gli ormoni infiammatori creando una flogosi permanente. Anche l’obesità, il sovrappeso, causati da diete scorrette e la sedentarietà sono fattori che promuovono gli stati infiammatori cronici. Gli adipociti, le cellule adipose, producono delle citochine proinfiammatorie che accendono focolai focolai nel corpo. Ci sono anche lo stress cronico, l’ eccessiva attività fisica, i virus, i batteri, le intolleranze, le allergie.

L’ infiammazione: occorre depurare l’ intestino

La sensazione di benessere parte dall’ intestino. Già gli antichi sapevano che un intestino pulito e attivo è preventivo contro l’ infiammazione. Un’ evacuazione regolare, tutti i giorni elimina le scorie metaboliche evitando che queste finiscono nel colon, l’ ultimo tratto dell’ intestino. Occorre correggere la disbiosi intestinale dovuta ad un’ alterazione della flora batterica che si presenta con stipsi, diarrea, fermentazione, con una corretta e sana alimentazione. Nutrire e rinforzare il microbioma intestinale, ovvero i batteri buoni che popolano il nostro intestino.

L’ infiammazione: quali i rimedi naturali?

Dobbiamo ricorrere ai farmaci solo in caso di necessità e sempre sotto consiglio medico. Si può, in alternativa, ricorrere a rimedi naturali che riequilibrano e contrastano le infiammazioni acute e croniche senza effetti collaterali. Come? Noi nutrizionisti consigliamo di ricorrere ad una corretta alimentazione e ad un sano stile di vita fatto di una dieta varia, equilibrata ,semplice, naturale basata su alimenti che proteggono le mucose. Preferire cibi freschi e di stagione. Più vegetali, più frutta, più pesce azzurro, più farinacei integrali, olio extravergine d’oliva, frutta secca, spezie. Più antiossidanti, omega 3, vitamina C, fibre. Bere tanta acqua naturale fino a due litri al giorno. Fare movimento costante e graduale.

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Le castagne IGP di Montella: tra i prodotti d’eccellenza dell’ Italia meridionale

Le castagne: tra tradizione e leggende

Le castagne sono i frutti prelibati tipici dell’autunno.Secondo la tradizione, in Italia, le castagne vengono raccolte a mano, tra settembre e novembre, camminando per i lunghi e ampi castagneti. Per secoli le castagne, in alternativa ai cereali, al pane di segale, erano la base alimentare dei poveri nei periodi di carestia, per il basso costo, l’alta reperibilità, l’elevato potere nutritivo. Si narra che gli uomini della montagna, esasperati dalla scarsità di cibo, decisero di scendere a valle dove tanti e fecondi erano i frutti della terra. E’tradizione assistere di questi periodi, per le contrade, per gli angoli delle strade dei paesi del profondo Sud,come Montella, Lioni, l’ alta Irpinia, il casertano, ai profumi e ai suoni delle mitiche caldarroste fumanti diventate DOP e IGP.

Le castagne: famiglia e origine

Della specie Castanea Sativa, le castagne appartengono alla famiglia delle Fagacae insieme alle querce e ai faggi. Originarie dell’ Asia Minore, furono introdotte dai Romani in Europa Occidentale. E’ un albero longevo,alto dai 15 ai 20 metri fino ai 30 metri. La fioritura inizia tra inizio giugno e metà luglio in funzione della latitudine e delle condizioni stagionali. I frutti, detti acheni, sono tre dentro un riccio spinoso. La buccia delle castagne è di colore marrone scuro con all’ interno una polpa dalle straordinarie propietà nutritive.

Castagni e marroni: sono la stessa cosa?

No. Castagne e marroni anche se sono simili non sono la stessa cosa. Non è solo una questione di gusto, ma anche di forme, di colore della buccia e di dimensione.La prima differenza è che mentre le castagne sono il frutto di una pianta selvatica cresciuta spontaneamente in natura, invece, dagli innesti, incroci e potature, sono nate le cultivar nuove detti marroni.Il riccio della castagna ne contiene sette, quello dei marroni tre. La buccia delle castagne è di colore bruno scuro a differenza dei marroni marrone chiara con striature. La pellicola delle castagne è più dura e difficile da rimuovere a differenza dei marroni.

Le castagne IGP di Montella: peculiarità

Ci troviamo lungo l’Appennino Avellinese, in Alta Irpinia, nel profondo Sud Italia. Terra di tradizioni, di sapori, di colori e di lavoro. Già nel 571 d.C., fu emanata la prima legge per la tutela di questa eccezionale coltura, considerata all’ epoca una preziosa risorsa per le sue caratteristiche organolettiche e il gusto unico e inconfondibile. Di forma rotondeggiante,con buccia di color marrone scuro e leggera pelosità. La polpa è bianca dal sapore dolce e croccante. Ottima per essere arrostita ma anche per preparare creme e dolci.

Le castagne: valori nutrizionali

Le castagne sono un concentrato di carboidrati complessi, fibre, sali minerali, ferro, acido folico, fosforo e fonte di vitamine del gruppo B. Danno energia, sono utili per fronteggiare stress e stanchezza. Sono contro l’anemia, la stitichezza. Potenziano l’ attenzione e la memoria, contrastano il colesterolo cattivo. Non contengono glutine per cui possono essere consumate dai celiaci. Sono sconsigliate a chi soffre di diabete, di colite, di obesità. Le castagne fresche sono un po caloriche ( 160 Kcal/100g) ed energetiche, indicate per gli sportivi. Sono utili anche in caso di inappetenza o per un’alimentazione ricostituente.

Le castagne: in cucina

Le castagne sono versatili in tante ricette dolci o salate. Sono ottime se cotte sul fuoco ( le celebri caldarroste) o nel forno. Ma anche bollite con foglie di alloro ( sono meno caloriche) per circa un’ora o a pranzo o a ceno o come spuntino. Dalle castagne si possono ottenere le farine per preparare dolci, ( classico il marrons glcaès, il castagnaccio), polente, zuppe. Le foglie di castagno sono usate in infusione per curare tosse e bronchiti.

Ricetta: Il castagnaccio ( dolce di un’antica tradizione)

Ingredienti:

300 g di farina di castagna

4 cucchiai di zucchero

1 bicchiere di acqua

uvetta

pinoli

2 cucchiai di olio extravergine di oliva

Procedimento

Mescolare gli ingredienti suddetti, e versarli in una teglia. Decorare la superficie con altri pinoli, uvetta. Infornare a 180°C per circa 30 minuti.

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I loti o cachi: i frutti prelibati dell’ autunno dalle benefiche propietà nutrizionali

La storia

Originari della Cina e provenienti dall’ Asia orientale, i loti o comunemente cachi, sono frutti coltivati nel nostro Paese con cultivar che si sono ben adattate alle condizioni pedoclimatiche. Le prime coltivazioni di cachi in Italia risalgono ai primi del ‘900.

Varietà

I loti sono i frutti tipici dell’ autunno. L’albero, Diospyros cachi, ovvero cibo degli dei, appartiene alla famiglia delle Ebenacee. Il frutto, il loto, è di colore arancione. Esistono varietà come cachi comuni ( dalla polpa dolce, morbida e cremosa) e cachi mela (dal sapore vanigliato e polpa soda e croccante).

La raccolta

L’ autunno è la stagione della raccolta. I loti possono essere raccolti sugli alberi anche acerbi e fatti maturare poi lentamente in casa, vicino a delle mele o delle pere per velocizzare la maturazione in quanto rilasciano l’ etilene. Una volta maturi, vanno consumati subito perchè si conservano per pochi giorni.

I loti: valori nutrizionali e benefici

Noi nutrizionisti consigliamo i loti ai bambini, agli sportivi, agli adulti, agli anziani perchè sono energizzanti e rimineralizzanti. Contengono fibre,acqua, un’ alta concentrazione di potassio,di magnesio, di beta-carote,di vitamina C,di zuccheri. Contengono le catechine, un antiinfiammatorio. Sono diuretici,lassativi per la fibra insolubile. Fanno bene al cervello,alla vista, combattono i radicali liberi, sono un toccasano per gli anemici, rafforzano il sistema immunitario, sono contro i dolori mestruali.Poichè contengono gli zuccheri,sono un po calorici (200g/200 Kcal). Si sconsigliano ai diabetici, a chi ha problemi di sovrappeso, di obesità, di colite. Se mangiati acerbi possono curare la stipsi. Sono il frutto ideale per affrontare la stanchezza fisica e mentale, tipica del cambio di stagione. Hanno propietà antiacide, contro l’ acidità dei succhi gastrici. Sono indicati per chi soffre di gastrite,di reflusso gastroesofageo. Vanno sempre consumati maturi e meglio se di mattina per il giusto carico energetico.

In Cucina

I loti possono essere mangiati a colazione, a spuntino o a merenda, interi come frutta o come dessert; per preparare marmellate da spalmare su fette biscottate, fette di pane o per farcire crostate. Sono gustosi, ma, come in ogni cosa, è buona regola l’equilibrio.

Ricetta: marmellata d cachi fatti in casa

1 kg di cachi

300 g di zucchero

1 limone e mezzo

Procedimento

Una volta lavati e spellati i loti, marinarle con zucchero e limone per circa 30 minuti. Il tempo che i loti si addensano sul fuoco, circa 30 minuti, ed ecco pronta per essere riversata nei vasetti di vetro chiusi ermeticamente e fatti bollire. Può essere conservata per tutto l’ anno.

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Con l’arrivo dell’autunno nascono i funghi, vero oro dei boschi. Ma attenzione a quelli velenosi: ecco i consigli.

I funghi: un regno a parte

Appartenente al Regno dei funghi, quest’ultimi sono attraenti e temibili allo stesso tempo per il veleno letale che contengono. Quelli che a noi interessano sono i funghi commestibili ( macromiceti) ricchi di nutrienti e fitonutrienti.Sono dei parassiti di piante e animali che si nutrono di sostanze organiche. Sono privi di clorofilla.

I funghi: specie e curiosità

Formati dal corpo fruttifero, dal micelio, dalle ife, ogni fungo produce miliardi di spore. Già i greci e i romani utilizzavano i funghi sia a scopo alimentare che medicinale. Se ne conoscono più di un migliaio di specie di funghi. Da sempre i più conosciuti sono i porcini,sia con il cappello rosso che bianco o nero. Poi ci sono gli champignon, gli ovuli, il gallinaccio, la spugnola,il tartufo nero, bianco, i chiodini, la manina, l prataiolo. I più pericolosi appartengono alla famiglia delle Amanite. Ci vuole buon fiuto e tanta pazienza nella raccolta. Occorre anche il patentino per la sicurezza.

I funghi: differenza tra selvatico e coltivato

Mentre i funghi selvatici vengono raccolti nei boschi di querce, di castagne, in aperta natura, quelli coltivati sono alla penombra di serre.Tra i funghi coltivati, la varietà piu’ presente è il prataiolo o lo champignon,( fungo di campagna). Noi nutrizionisti consigliamo quelli selvatici, ma occorre essere esperti a seperli riconoscere.

I funghi: valori nutrizionali

I funghi secchi o freschi contengono per circa il 90% acqua, fibre,vitamina del gruppo B, acido folico, B-glucano, vitamina B12, minerali come tanto potassio, selenio ( utile nella formazione degli ormoni tiroidei), ferro, rame, manganese, fosforo. Contengono antiossidanti, la chitina ( una fibra anti stipsi), l’ eritadenina, un amminoacido che abbassa i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue. Sono a bassissimo contenuto calorico( 25cal/100g). Combattono nervosismo e aggressività, grazie al triptofano, un amminoacido precursore della serotonina, un neurotrasmettitore con propietà di dare serenità e favorire il sonno. Rinforzano il sistema immunitario. Andare a funghi non è solo un piacevole passatempo, fa bene alla salute, rilassa la mente ed è un preludio alle gioie del palato. E’ un nutraceutico. E’ un diuretico e un lassativo.

Controindicazioni

Noi nutrizionisti sconsigliamo un consumo frequente ed eccessivo per il contenuto di micosina, una sostanza di difficile digestione. Sconsigliati a chi soffre di patologie al fegato, calcoli renali, gotta.

Uso in cucina

Ricetta: tagliatelle ai porcini ( equilibrata, sana e gustosa)

Prima di cucinarli, è consigliabile farli controllare da un esperto micologo per essere sicuri da evitare pericolose intossicazioni o avvelenamenti mortali. Si possono mangiare crudi o cotti come contorni di insalate, o secondi piatti di carne, di pesce o come condimenti di primi piatti come la pasta o il risotto .

500 g di tagliatelle fatte in casa

200 grammi di funghi porcini freschi

2 cucchiaia di olio extravergine d’oliva

uno spicchio d’ aglio e cipolla

una manciata di prezzemolo

40 g di pecorino o parmigiano reggiano grattugiato

Procedimento

Far bollire l’ acqua. Dopo aver lavato bene i funghi farli soffriggere in una padella con uno spicchio d’aglio e della cipolla tritata finemente per circa 10 minuti. Farli cuocere aggiungendo dell’ acqua di cottura. Una volta cotte le tagliatelle fatte in casa, immergerle nel preparato di funghi e amalgamare bene a fuoco vivo per circa 3 minuti. A fuoco spento mettere il prezzemolo tritato e una spolverata di formaggio grattugiato.

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Il finocchio tra storia e curiosità

La storia del finocchio risale a tempi antichissimi.Conosciuto soprattutto per il suo uso alimentare e curativo. Già Plinio ci parla del finocchio come ottimo rimedio per curare la vista e mantenersi giovani. Nell’ antica Roma i gladiatori si nutrivano di finocchi per accrescere il loro vigore e coraggio.

Peculiarità

Foeniculum vulgare è la pianta di finocchio, una pianta erbacea mediterranea appartenente alla famiglia delle Apiaceae. La sua peculiarità è l’avere una consistente aroma grazie alla presenza di anetolo, un’ essenza usata per la preparazione di liquori come la sambuca. Di colore bianco, dal sapore dolce e una consistenza croccante risulta gradevole al palato.

Il finocchio: finocchio selvatico e finocchio coltivato

Le varietà appartenenti alla stessa famiglia, sono due: quella selvatica ( o finocchietto) cresce in modo spontaneo ed è usato come pianta aromatica, e quella coltivata dal sapore più dolce e meno pungente di quello selvatico. Secondo l’ antica saggezza contadina, i semi di finocchio vanno seminati nell’ orto a luna calante nel mese di luglio, pronti a crescere sane per durare tutto l’ inverno.

Il finocchio: la coltivazione

La coltivazione del finocchio risale al 1500.Il finocchio ama un’ inverno mite. Soffre le gelate. Ci sono i finocchi precoci che si raccolgono dopo 70 – 80 giorni dal trapianto e quelle tardive, che impiegano anche 5-6 mesi per maturare. Cresce in terreni argillosi, fini, sabbiosi, limosi, ovvero in zone rialzate senza ristagni.

Il finocchio: valori nutrizionali e benefici

Il finocchio ha un basso contenuto calorico (circa 9 Kcal/100g ) tanto che noi nutrizionisti lo consigliamo ad libitum a chi deve perdere peso. E’ ricco di fibre, di acqua, di sali minerali ( calcio, potassio, fosforo), utile per rinforzare le ossa, prevenire i crampi, la stanchezza. Contiene la vitamina A (per proteggere la pelle, regolare il funzionamento di retina, vita), la vitamina B, per il corretto funzionamento del cervello, l’apparato circolatorio, la vitamina C per rafforzare il sistema immunitario. Grazie al potassio fa bene al cervello, in quanto facilita la trasmissione degli impulsi nervosi aumentandone l’ossigenazione. E’ un diuretico, elimina le tossine. Contiene fitoestrogeni, un equilibrante naturale dei livelli di ormone femminile utile nello stimolare la produzione del latte, nell’ alleviare i sintomi della menopausa. I suoi frutti, detti semi, contengono un olio dolce, l’ anetolo, e il fenicone, una sostanza amara. Contiene flavonoidi per le propietà antiossidanti. E’ grazie a queste sostanze che dipende l’azione stimolante della verdura sulla motilità dello stomaco e dell’ intestino. E’ utile nel contrastare il gonfiore, la pesantezza addominale, la flatulenza, il meteorismo, le eruttazioni. Migliora le funzionalità epatiche. E’ contro la gotta, l’ inappetenza. Favorisce il senso di sazietà.

Il finocchio: in cucina

Il finocchio può essere consumato crudo o cotto. E’ utilecome tisana, decotto, infusi. Come pinzimonio per insalate, gratinati, come condimenti a zuppe, minestre, secondi piatti. I semi di finocchio sono usati per aromatizzare e conservare i salumi.

Ricetta: finocchi gratinati ( un contorno facile, gustoso anche per chi deve scendere di peso)

2-3 finocchi coltivati nell’ orto

1 scamorza

un po di pane grattuggiato

timo, salvia, origano (q.b.)

un cucchiaio di olio extravergine d’oliva

Procedimento

Dopo aver lavato bene i finocchi, tagliarli a fettine sottili e in una pirofila insaporirli con una leggera impanatura di pangrattato, scamorza tagliata a fettine, timo, salvia, origano e olio extravergine d’ oliva.

Cuocere in forno a 180°C per circa 20 minuti.

Per gli intolleranti al lattosio aggiungere la scamorza delattosata e per gli intolleranti al glutine usare il pan grattato senza glutine.

Il rientro dalle vacanze: consigli nutrizionali per ritornare in forma per un benessere totale

Dopo i tanti gelati, ghiaccioli per combattere la calura estiva, gli aperitivi e i drink analcolici in spiaggia, le birre per l’ arsura, i pranzi, le sontuose cene, le grigliate sotto le stelle in compagnia di amici, è giunto il momento di correre ai ripari rimettendosi in forma e facendosi seguire da specialisti in campo dell’ alimentazione, della nutrizione seguendo una dieta depurativa, uno stile alimentare sano ed equilibrato, quale la dieta mediterranea. Il ritorno dalle vacanze porta con sé oltre ai chili di troppo anche un po’ di nostalgia. Allora è bene distrarsi e distogliersi vivendo e facendosi cullare dai piacevoli ricordi estivi.

Come ritornare in forma? Consigli nutrizionali ed errori da non fare per il rientro dalle vacanze

Noi nutrizionisti siamo lieti di dare dei semplici e utili consigli da fare quotidianamente, senza stress e senza ansia per chi vuole ripristinare quel peso forma perso durante le vacanze restando con il buon umore e il sorriso sulle labbra.

Trovare una regolarità nei pasti

  • Attivare l’equilibrio metabolico
  • No agli aperitivi, ai cibi grassi, calorici, ricchi di condimenti, pieni di zuccheri
  • Non avere l’ ossessione di pesarsi continuamente sulla bilancia
  • Iniziare la giornata con unla buona prima colazione a base di yogurt o una tazza di latte parzialmente scremato con cereali integrali o due fette biscottate con un velo di marmellata
  • Fare i due pasti principali ( pranzo e cena) con carboidrati complessi ( pasta, riso), proteine ( carne, legumi), con tanta verdura fresca e di stagione limitando le quantità
  • Fare piatti cucinati con ingredienti semplici
  • Evitare bevande gassate e zuccherine
  • Fare gli spuntini con la frutta fresca e di stagione
  • Fare movimento, attività fisica costante e graduale anche tutti i giorni
  • Scendere la massa grassa, il gonfiore accumulato in questi mesi di stasi e di relax
  • Non avere fretta di perdere peso; il tutto con serenità, equilibrio e nei giusti tempi
  • Bere tanta acqua fino a due litri al giorno per depurare e drenare
  • Non scaricare le diete da internet, fai da te o passate dall’ amico; sono inefficaci
  • Dormire bene durante la notte per circa otto ore
  • Continuare a praticare gli hobby nel tempo libero

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L’aglio dell’ Ufita: un antico prodotto dal presidio slow food

L’aglio dell’ Ufita: peculiarità

Coltivato e prodotto nella Valle dell’ Ufita, in Irpinia, una valle situata nell’ Appennino Campano, in provincia di Avellino tra Flumeri, Sturno, Grottaminarda, qui è stata selezionata una varietà di aglio bianco, di dimensioni medio-piccole, ricca di allicina ( un composto solforganico) e dalle tuniche di colore violaceo che prende il nome di aglio dell’ Ufita. Ottenuto dai semi o prodotto in aziende o ditte sementiere locali, l’ aglio dell’ Ufita ha la peculiarità di avere i “bulbilli” di forma irregolare: allungata,affusolata e convessa. Presenta un’ l’aroma e un sapore unico, intenso, con la piccantezza per la presenza dell’ allicina tanto da essere un prodotto dal Presidio Slow Food.

L’aglio dell’ Ufita: tradizione e tecnica di coltivazione a mano

Appartenente alla famiglia delle Alliaceae, la tecnica di coltivazione, invariata nel tempo, è rimasta fedele alla tradizione, come una volta, tanto da essere tramanda fino ad oggi: vi è un’ accurata selezione dei bulbilli, i migliori, con la semina da fine dicembre a gennaio ( a volte anche febbraio-marzo), la sarchiatura a mano con l’ eliminazione delle piante spontanee, la raccolta a mano ( tra metà maggio e giugno), la ripulitura a mano dal terriccio e dalle foglie superflue, l’ asciugatura, l’ essiccatura all’ ombra per circa due mesi e l’ intrecciatura, (volgarmente la mitica ‘nzerta r’aglio) pronta per poter essere esportata e venduta in tutta Italia, in tutto il mondo. Le prime coltivazioni di aglio risalgono all’ epoca degli antichi romani.

L’aglio dell’ Ufita: caratteristiche nutrizionali e benefici

L’aglio è un potente farmaco naturale. Le caratteristiche pedo climatiche del territorio irpino con terreni fertili, tra il sabbioso e l’ argilloso, ricco in micronutrienti minerali, consentono di ottenere un prodotto dalle lodevoli qualità organolettiche e ad elevato contenuto di allicina, il principio attivo responsabile del forte odore e utile nel controllo del colesterolo e dalle propietà antisettiche e antimicrobiche. Contiene anche le vitamine i sali minerali, gli oli essenziali, contro l’ innalzamento dei livelli glicemici, la pressione alta, i reumatismi, previene i tumori. Si possono trovare anche sottoforma di integratori. Noi nutrizionisti sconsigliato l’ uso di aglio a chi soffre di ulcera gastrica,di infiammazione dello stomaco, di reflusso gastroesofageo; per chi è intollerante all’ aglio e per chi assume antiaggreganti e anticoagulanti. Provoca alitosi soprattutto se mangiato a crudo che può essere eliminato con un po’ di succo di limone o fogliolina di menta fresca.

L’aglio dell’ Ufita: in cucina

Molto apprezzato nella cucina irpina e non solo, anche nei ristoranti, nelle pizzerie, negli agriturismi di tutta Italia e di tutto il mondo, l’aglio dell’ Ufita è l’ ingrediente principe di alcune pietanze. Tipiche del luogo sono le celebri preparazioni come: “la frittata d’ aglio fresco”, “la ciambuttella di peperoni e verdure tipiche irpine,( pomodori, basilico)”, “gli spaghetti alla chitarra (del pastificio Armando del luogo) con aglio e peperoncino”, “la bruschetta”, “la pizza”, “l’ insalata di pomodori”.

Ricetta: spaghetti alla chitarra, aglio, olio e peperoncini ( semplice, facile e gustoso)

500 g di spaghetti alla chitarra ( Pastificio Armando)

5- 6 spicchi d’ aglio dell’ Ufita

4 cucchiai d’ olio extravergine d’oliva

poco sale

un peperoncino piccante

Procedimento

Mettere a bollire abbondante acqua in una pentola. A parte in una padella lasciare imbiondire gli agli con l’olio e il peperoncino. Una volta cotti gli spaghetti alla chitarra, scolarli al dente e immetterli nel condimento con l’olio. Girare per farli insaporire e impiattare.

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La frutta fresca della bella stagione: propietà nutrizionali e benefici

La frutta estiva: quale ?

E’ proprio in questa calda stagione che la natura generosa ci regala una preziosa frutta piena di gusto, nutrienti, vitamine, sali minerali, antiossidanti. Le elevate temperature, molto spesso anche ricche di umidità, ci fanno sudare e così si perdono sali minerali. E’ necessario reintrodurre le perdite oltre che con l’ acqua anche con vitamine e sali minerali come magnesio, potassio, proveniente da frutta fresca, di stagione, ricca di colori, di sapori, di succo. Sì ai melone, alle angurie,alle pesche, alle albicocche, ai fichi, alle pere, ai gelsi, alle more, ai frutti di bosco, alle nespole, alle fragole, alle ciliegie,ai kiwi, alle ananas, alle uve.

Frutta fresca: valori nutrizionali e benefici

Noi nutrizionisti consigliamo di mangiare le cinque porzioni al giorno di frutta fresca e di stagione raccomandate dalla Dieta Mediterranea. In momenti diversi della giornata, come spuntini, dopo i pasti. Intera, frullata. Meglio scegliere quella naturale, non trattata, a chilometro zero, che matura sugli alberi, alla luce del sole, perchè piena di vivide qualità organolettiche e nutritive. E’ benefica per l’ apparato cardiovascolare, il processo digestivo, l’ ipertensione, contro la ritenzione idrica. Con il giusto equilibrio si può assaggiare di tutto variando. E’ rinfrescante, è dissetante e idrata il nostro organismo arricchendolo di vitamine A, C e di sali minerali. Non fà ingrassare se mangiata con giudizio.

La frutta : come e dove acquistarla

Dobbiamo fare attenzione quando andiamo a comprare la frutta. Molto spesso, soprattutto quella dei supermercati, proviene da paesi esteri; è trattata, piena di pesticidi, di antigrittogamici, fatta maturare in serre o conservata in celle frigorifere. Per poter giungere le nostre tavole deve percorrere tanti chilometri rivelandosi antinutriente, non fresca, fuori stagione. Il mio consiglio da nutrizionista è rivolgersi ai mercatini autogestiti, ai fruttivendoli o ai contadini di fiducia. Saperla riconoscere ad occhio, dai sapori veri, autentici. Escludere quelli tutti uguali, dai colori brillanti, lucidi, sono trattati e privi di gusto.

La frutta ai pasti: si o no?

La frutta fa bene in ogni momento della giornata. Mangiarla a fine pasto non crea nessun problema. A meno che non si soffre di gonfiore, meteorismo, è consigliabile dopo circa due ore. Occorre non esagerare con le quantità. Il rilascio degli zuccheri, del fruttosio, è più lento se a stomaco pieno rispetto allo stomaco vuoto.

Macedonia di frutta fresca ( Ricetta estiva, sana e facile )

1 kiwi

1 fetta di anguria

1 fetta di melone

1 pesca

4 acini di uva

Dopo aver lavato con cura la frutta, in una ciotola tagliare a cubetti i kiwi, la fetta di anguria, di melone, la pesca, l’ uva. Irrorare il tutto con il succo di un limone e mescolare. Coprire con una pellicola trasparente, riporlo in frigorifero per circa un’ ora e mangiarlo fresco.

Il pomodorino del piennolo tra storia e leggenda

Il pomodorino del piennolo o Lycopersicon esculentum è uno dei prodotti più antichi e tipici dell’ agricoltura campana, napoletana tanto da essere un presidio slow food. E’ fortemente rappresentato nella scena del presepe napoletano. Si narra che il suo colore rosso fuoco sia opera del vulcano, in quanto le sue radici si nutrono della stessa lava del Vesuvio. Furono importati dagli spagnoli, dall’ America del Sud in Europa durante la seconda metà del 1500.

Il pomodorino del piennolo: peculiarità e coltivazione a mano secondo tradizione

Prodotti in terreno vulcanico ricchi di minerali e baciati da raggiante sole mediterraneo, i pomodorini del piennolo si coltivano secondo un metodo tradizionale con sostegni di paletti di legno per evitare che le bacche tocchino a terra. Di peso di circa 25-30 gr, i pomodorini del piennolo sono di forma rotonda con un pizzo all’ estremità.

Il pomodorino del piennolo: varietà e origini

La varietà è detta del “piennolo” perchè, secondo una tecnica di conservazione, si formano i “piennoli”,cioè i pendoli, ovvero i grappoli interi che secondo il disciplinare sono raccolti tra luglio e agosto e sistemati su un filo di canapa legato a cerchio a formare un grappolo per poi essere conservati in luoghi asciutti e ventilati. Si dice che, secondo un’antica usanza, i pomodorini venissero raccolti e legati con gli spaghi ai balconi delle case contadine come pendoli, da qui il nome “piennolo”. Oppure sembra che il vicerè peruviano donò i pomodori al Re Ferdinando IV per farli coltivare nelle zone più fertili del Regno di Napoli.

Il pomodorino del piennolo: propietà organolettiche e nutrizionali

Di polpa rossa soda e compatta, il pomodorino del piennolo ha la peculiarità di essere rivestito di buccia spessa e consistente dal sapore dolce con retrogusto acidulo per la concentrazione di zuccheri e sali minerali. Contiene il licopene, un antiossidante che protegge dai radicali liberi, migliora la salute del cuore e la vitamina A, C, i sali minerali come calcio, fosforo, potassio.

Il pomodorino del piennolo: in cucina

Mangiato fresco al momento o durante tutto l’ anno anche come conserva per la peculiare caratteristica di conservazione.

Dal sapore unico e inconfondibile è insostituibile cotto con la pizza, la pasta, le bruschette, i secondi a base di pesce, di carne.

Ricetta vermicelli e pomodorini del piennolo dop ( equilibrata, sana e gustosa)

500g di vermicelli

uno spicchio di aglio

300 g di pomodorini del piennolo dop

basilico q.b.

due cucchiai di olio extra vergine d’oliva

Procedimento

Mettere a bollire l’acqua. In una pentola a parte soffriggere per 2-3 minuti lo spicchio d’ aglio in olio extra-vergine d’oliva e immetterci i pomodorini del piennolo e basilico. Farli cuocere per circa 20 minuti. Calare la pasta al dente e immetterla nella pentola col preparato.

Gli alimenti efficaci per combattere la calura e in linea con il benessere

L’eccessiva afa e l’ intenso caldo di questi giorni associato spesso ad elevata umidità hanno il potere di toglierci le forze,di non farci riposare bene di notte, di abbatterci ritrovandoci con continui bagni di sudore. Il sudore è tra le cause di perdita di sali minerali da reintrodurre con alimenti sani, leggeri e nutrienti.

Alimeni contro la calura: Quali le categorie a ricihio disidratazione

Anziani, bambini, persone con problemi metabolici, coloro che fanno un’ intensa attività fisica sono a rischio dispendio energetico e disidratazione poiché, non avvertendo lo stimolo della sete, non introducono adeguate quantità di liquidi. Soprattutto per gli anziani, dal momento che si potrebbero avere problemi di masticazione, è necessario aumentare l’ apporto proteico con legumi, latte, yogurt, derivati del latte o carni bianche ( anche frullate) in quanto più digeribili.

Alimenti contro la calura: I principi di una corretta alimentazione

I principi di una corretta e sana alimentazione valgono sia d’ inverno che d’ estate. Il caldo porta a una diminuzione di sete e di fame. Un pericolo da non correre per non imbattersi in debolezze e carenze nutrizionale.

I bambini: quali gli alimenti utili anche per evitare il rischio sovrappeso, obesità?

Tenere sotto controllo un’ alimentazione sana e bilanciata anche per i bambini a rischio obesità è fondamentale. Granite, gelati alla frutta, pizza, vanno bene a merenda, purchè non tutti i giorni facendo attenzione alle porzioni e alla qualità. Il mio consiglio è evitare la panna, le salse e i cibi grassi, le bibite dolci e gassate. Fare tanto movimento, attività fisica in acqua, giocando all’ aperto, camminando a passo sostenuto.

Quali gli alimenti idonei contro la calura per difenderci dal troppo caldo: consigli da nutrizionista

Occorrono poche e semplici regole per combattere la disidratazione e la spossatezza anche in vacanza. Si consiglia di:

– Scegliere cibi come: yogurt, formaggi, latte. Sono ricchi di calcio, un minerale che mantiene

la temperatura ottimale del corpo con poca sudorazione;

  • Per gli intolleranti al lattosio scegliere cibi senza lattosio;
  • Evitare i grassi (contro il sudore e l’ aumento di peso)
  • Preferire come grasso buono, l’ olioextravergine d’oliva ricco di antiossidanti
  • Evitare cibi e bevande calde, poco appetibili;
  • Preferire cibi e bevande a temperatura ambiente o poco refrigerati togliendo il calore al corpo umano evitando che si alzi molto;
  • Mangiare tanta frutta e verdura fresca e di stagione, le cinque porzioni;
  • Preferire pomodori, cetrioli, lattuga, insalata, zucchine, carote, fiori di zucca, melanzane e frutta come anguria, pere, mele, melone, cantalupe, percoche ricche di acqua e vitamine, sali minerali, antiossidanti che ci proteggono la pelle e reintegrano le perdite di sali minerali;
  • Sì a macedonie, frullati o centrifugati di frutta e verdura, ma attenzione alla quantità ( gli zuccheri) e alla qualità;-
  • Sì a uova, pesce azzurro, salmone, manzo magro, contengono le vitamine del gruppo B contro la sudorazione e rafforzano il sistema immunitario;
  • Bere tanta acqua potabile o medio mineralizzata fino a 2 litri al giorno, a sorsetti;
  • Fare spuntini o merende a base di frutta secca come mandorle, noci, ricchi di magnesio per il buon funzionamento metabolico e nervoso;
  • Fare attenzione ai cibi e alle bevande fredde, un effetto rinfrescante con un sollievo iniziale momentaneo ma di breve durata in quanto potrebbe portare a indigestione;
  • Preferire la cottura a vapore, al forno, alla griglia;
  • Ridurre i consumi di alcolici e superalcolici ( vino, birra, liquori ), optando verso sera quando la temperatura esterna non è troppo calda, in quanto l’ etanolo, l’ alcool è un vasodilatatore.
  • Preferire insalate fresche, a chilometro zero, variando nei colori
  • Fare attività fisica all’ esterno nella prima mattinata o nel tardo pomeriggio evitando le ore calde del giorno;
  • Fare un’ alimentazione sana, varia, gustosa ed equilibrata

La pesca : il tonificante frutto estivo

La pesca: appartenenza e varietà

La pesca è il tipico frutto di questa stagione estiva. C’è l’ imbarazzo della scelta: bianche, gialle, dal presidio slow food. L’albero di pesco,( Prunus persica) appartiene alla famiglia delle Rosacee. Le pesche si dividono in spicche o spaccarelle ( il nocciolo si spacca senza difficoltà dalla polpa gialla) e duracine ( il nocciolo si stacca dalla polpa bianca). Le varietà principali della pesca duracina sono: “Fior di maggio”, “Veronesi”. In molte regioni di Italia si coltivano le percoche, di polpa gialla e carnosa e buccia di colore variabile dal verde al giallo.

Valori nutrizionali

Noi nutrizionisti consigliamo di mangiare la pesca o percoca o noce pesca dopo i pasti principali o come spuntini perchè contiene acqua, gli antiossidanti come il beta carotene, la luteina, sali minerali come il potassio, la vitamina C nella polpa. Nella buccia ci sono i composti fenolici che riducono il colesterolo cattivo. E’ a basso contenuto calorico, a basso indice glicemico indicato anche per i diabetici, gli ipertesi. Ma sempre con equilibrio. E’ ad azione diuretica e depurativa, adatta a combattere la calura estiva e la disidratazione. Stimola le funzionalità epatiche e renali. E’ facilmente digeribile e le fibre regolano la motilità intestinale, adatte in caso di stitichezza. Non possono mangiarle i bambini nei primi mesi di vita perchè può scatenare crisi allergiche. Va consumata con moderazione per chi soffre di ulcera duodenale. La pesca non va associata all’acqua, si potrebbe avere un’ indigestione

La pesca in cucina

La pesca va colta quando è profumata e matura. Da consumare preferibilmente fresca.

La pesca si presta come marmellata, dolci, gelati, succhi. Ottime per la decorazione di torte, soprattutto sciroppate, per la preparazione di cocktail.

Ricetta: succo di frutta alla pesca ( dissetante, fresco, nutriente)

Pesche o percoche 2 kg

Un limone

Procedimento:

Lavare bene le pesche, sbucciarle e togliere il nocciolo. Tagliarle a fettine. In una pentola capiente versare l’acqua, lo zucchero e le pesche. Una volta che bollono spremervi il limone. Mescolare il tutto e da quando bolle lasciarle cuocere per 10 minuti e con un mixer a immersione frullare il composto fino a diventare liquido. Versare il liquido nelle bottiglie di vetro sterelizzato, chiudere bene i tappi e lasciarli raffreddare. Per conservare a lungo il succo bollire le bottiglie a bagnomaria.

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Occhio alle etichette per una spesa sana e consapevole

Ingredienti sani: come riconoscerli

Una corretta alimentazione è necessaria per uno stato di buona salute. Una sana nutrizione, completa e bilanciata insieme all’attività fisica solo le colonne del benessere psico-fisico. Come dimostrano molti studi scientifici, insieme evitano, prevengono e curano molti disturbi come l’ obesità, il colesterolo alto, la pressione alta, il diabete, le malattie degenerative e varie forme tumorali. Mentre una squilibrata e scorretta alimentazione con cibi grassi, zuccherini e salati, additivi, conservanti, coloranti, edulcoranti possono provocare malattie. Oggi come oggi, è difficile saper scegliere in modo consapevole i cibi più sani e sicuri per la nostra salute. Tanti sono i prodotti industriali, globalizzati, artefatti, pubblicizzati dalle ingannevoli pubblicità. Molte volte il gusto manipolato e addomesticato ai sapori più invitanti sono ingannati da additivi che rendono gradevole il cibo di bassa qualità. Basta leggere bene le etichette, pochi e semplici ingredienti, la provenienza, la data di produzione e di scadenza, eventuali allergeni, presenza di ogm.

Cibo sicuro: cos’è?

Sono sicuri tutti quei cibi che non provocano danni alla salute, che non sono contaminate da sostanze nocive. L’etichetta è il mezzo utile per comprare senza farci condizionare dalla fretta, dalla marca.

Cibi arricchiti, funzionali: sono utili?

Sugli scaffali dei negozi troviamo maggiormente cibi potenziati o funzionali. Si tratta di alimenti con effetti benefici su uno o più funzioni dell’ organismo per migliorare lo stato di salute o ridurre il rischio di malattie. Sono desinate a persone sane che vogliono restare in salute. Ad esempio l’ effetto benefico delle fibre alimentari sull’ elevato colesterolo nel sangue o le fibre dei cereali sulle funzionalità e regolarità intestinali. Una dieta a ridotto consumo di sodio ( sale) aiuta a regolarizzare la pressione arteriosa.

Consigli per una spesa consapevole

Bisogna scegliere i cibi necessari, di qualità e nella giusta quantità.

Da nutrizionista, consiglio di:

-fornirsi di una lista delle cose utili e primarie da comprare dopo aver pianificato il menù settimanale;

– andare a fare la spesa a stomaco pieno per non incorrere in acquisti inutili e dannosi;

– puntare dritti a ciò che occorre, senza lasciarci guidare da slogan ingannevoli;

– leggere bene e tutte le etichette: sono la carta di identità del cibo;

-attenzione alle offerte (come ad esempio paghi 2 prendi 3, sconto del 50%…, una confezione in omaggio),.. non sempre sono un buon affare. Basta chiedersi: “davvero questo alimenti mi occorre?” “E’ realmente buono? Se la risposta è si lo compro altrimenti no;

– andare a fare la spesa con i figli piccoli può rivelarsi un’ impresa difficile perchè i prodotti, spesso dannosi, sono collocati alla loro altezza e verso le casse;

– attenzione ad acquistare la frutta e la verdura non di stagione, tutta uguale, perchè proveniente da serra, dall’ estero, non a chilometro zero e quindi per niente nutritivi, gustosi e freschi.

– scegliere frutta e verdura fresca dal fruttivendolo o dai mercatini autogestiti di fiducia vicini , così come il pesce e la carne.

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Il melone: tra curiosità e simbolo

Il melone (Cucumis melo), appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee come il cetriolo, il cocomero, le zucchine, cresce bene nei terreni soleggiati e alle alte temperature. Proveniente dalle zone aride subtropicali è giunto nella zona del Mediterraneo intorno al I sec a.C. E’ simbolo di fecondità per la presenza di numerosi semi. Gli antichi romani amavano gustarlo e molto apprezzato dall’ imperatore Diocleziano che emise come decreto una tassa sui meloni

Il melone: un frutto delicato per tutte le stagioni

Il melone è un frutto molto delicato che deve essere fatto maturare a temperatura ambiente. Molte sono le varietà suddivise in estive e invernali. Di estivo c’è il melone retato dalla scorza suddivisa da coste in una fitta reticolatura e il cantalupo con costolatura appena accennata e con polpa arancio e succulenta. Invece tra le varietà invernali ( tra settembre e novembre) la più diffusa è il melone verde con scorza liscia che va dal verde al giallo e polpa verdastra molto zuccherina.

Il melone: proprietà nutrizionali

Esso è il frutto estivo per eccellenza. Dissetante e rinfrescante. Voluminoso dalla forma ovale o tondeggiante con buccia esterna che protegge la polpa succosa e profumata e che racchiude al suo interno numerosi semi. Preziosa fonte di antiossidanti, vitamine ( beta carotene, vitamina C, B),sali minerali, (calcio, fosforo, potassio) stimola la melanina, alleato della vista, potenzia il sistema immunitario e nutre la pelle. Contiene un’elevata quantità di acqua ( circa il 90%) contro la ritenzione idrica. Noi nutrizionisti lo consigliamo a tutti, dai bambini agli adulti e anche a chi segue un regime alimentare perchè a basso contenuto calorico.

In cucina

Come frutta dopo i pasti o come spuntino o merenda, a pezzi o frullato, soprattutto dopo aver fatto sport. Abbinato al prosciutto crudo come antipasto fornisce oltre che proteine anche un mix di sali minerali ( calcio, ferro, fosforo, magnesio, potassio). Una volta tagliato va mangiato o conservato in frigorifero per pochissimi giorni.

Frullato al melone bianco ( rinfrescante, nutriente ed estivo)

2 fette di melone bianco

2 fette di pesca

1 bicchiere di latte

Per prepararlo bastano una centrifuga e pochi e semplici ingredienti ( melone bianco, pesca e latte).

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Il gelato: un alimento da gustare con consapevolezza

Che cos’è il gelato?

Simbolo dell’ estate, anche se viene considerato più un dissetante che un alimento, il gelato nutre l’organismo dando i principi nutritivi facilmente digeribili e assimilabili. Può essere apprezzato a merenda o introdotto una tantum nella dieta giornaliera come pasto sostitutivo integrandolo con l’ aggiunta di uno-due frutti, poiché non è un alimento completo, tale da apportare tutti i nutrienti che non devono mai mancare ad ogni pasto in un regime equilibrato di proteine, lipidi e grassi. Abbinato sempre a movimento, esercizio fisico.

Artigianale o industriale?

Dobbiamo distinguere un gelato artigianale da quello industriale dai metodi di preparazione e dagli ingredienti. Quello artigianale, di qualità è composto da semplici ingredienti e materie prime fresche, sane, sicure ( ad esempio latte fresco, panna fresca, frutta fresca) senza additivi, edulcoranti e coloranti che nutrono. Per renderlo solido, pastoso c’è bisogno del congelamento e del mescolamento degli ingredienti. Viene incorporata aria che dona morbidezza e cremosità. Un buon gelato non deve farti sentire sete dopo averlo mangiato. Invece,quello industriale, contiene latte in polvere, grassi come oli vegetali ( di cocco, di palma, ecc,) additivi, coloranti, tanti zuccheri aggiunti, emulsionanti aromi e stabilizzatori che alterano la linea e il gusto. E’ più soffice e voluminoso perchè contiene più aria. Meglio scegliere quelli allo yogurt o alla frutta, fonte di antiossidanti, vitamine, minerali.

Come prepararlo in casa

Il gelato può essere preparato anche in casa. Occorrono pochi ingredienti e di qualità come frutta fresca e di stagione, latte e una macchina da gelato

Valori nutrizionali

Il gelato alla crema contiene panna, uova, latte ( 220 Kcal circa /100 g). E’più calorico di quello alla frutta ( 160 Kcal/100 g) che contiene acqua, zucchero e polpa di frutta. Il gelato non fa ingrassare se mangiato con moderazione. E’ necessario non eccedere e non far diventare questo piacere un’ abitudine. Il gelato fa bene a tutti, ai bambini, agli adulti, agli sportivi e a chi sta seguendo un regime alimentare. Lo possono gustare anche gli intolleranti al lattosio ( optando per quelli alla frutta o senza latte e derivati), i celiaci, (gelati senza glutine) i diabetici, ma con buon senso. Noi nutrizionisti consigliamo un buon gelato artigianale o preparato in casa alla frutta.

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Il gelso: famiglia e provenienza

Il gelso, appartenente alla famiglia delle Moraceae, dal latino mora= ritardo ( per il tardivo risveglio primaverile rispetto agli altri alberi), si classifica in due specie: Morus alba, ( gelso bianco) e Morus Nigra ( gelso nero). Si narra che sia stato il gelso nero il primo ad essere adattato e coltivato dai greci e dai romani per i suoi frutti sia per scopi alimentari che per scopi medicinali. Fu introdotto verso il XII secolo da monaci italiani di ritorno dai loro viaggi di evangelizzazione in Asia. E’ una pianta che cresce su ogni tipo di terreno, dal sabbioso all’ argilloso, adattandosi bene alle condizioni pedoclimatiche e si è diffuso per l’ impiego tradizionale delle sue fogli come alimento del baco da seta. Già Ovidio, nelle Matamorfosi, riprese l’ antico mito di Piramo e Tisbe, secondo cui i frutti di gelso si sarebbero tinti del sangue di due giovani innamorati, che erano soliti incontrarsi sotto la grande ombra del gelso dai frutti bianchi come la neve. La chioma densa e foglie verde scuro e lucide. Il frutto dal sapore dolciastro, matura tra giugno e luglio.

Il gelso bianco: valori nutrizionali ed effetti benefici

Il frutto del gelso contiene flavonoidi e antocianosidi ad azione antiossidante contro l’ invecchiamento cellulare. E’ ipocalorico e contiene vitamina A, C, sali minerali. Tra gli effetti benefici del gelso ci sono: quello lassativo, diuretico e antidiabetico. Anche la pianta ha importanti propietà antibatteriche. Le foglie di gelso, sotto forma di infuso, sono efficaci contro il diabete e, dotate di propietà diuretiche, combattono mal di gola e tosse. Noi nutrizionisti li consigliamo anche per chi deve perdere i chili di troppo ma sempre in un regime alimentare seguito e controllato.

I gelsi : uso in cucina

Le bacche di gelso possono essere consumate sia fresche che essiccate. Sono usate per preparare granite, sorbetti, gelati, creme, confetture. Ottimi come spuntini anche aggiunti a yogurt.

Marmellata di gelsi

Ingredienti:

1Kg di gelsi

300 g di zucchero

succo di limone

Procedimento

Dopo aver eliminato il picciolo dai gelsi e lavato delicatamente, mettere i frutti in una pentola aggiungendo dello zucchero e del succo di limone. Mettere la pentola sul fuoco e far cuocere a fiamma moderata finchè la marmellata non avrà raggiunto la giusta consistenza. Mescolare per evitare che si attacchi sul fondo. Verso fine cottura frullare il tutto con un frullatore a immersione per pochi secondi e continuare la cottura. Versare la marmellata in barattoli sterelizzati. Chiudere ermeticamente e conservare in luogo fresco e asciutto.

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Quali i cibi sì per una tintarella sana, uniforme e duratura: tutto quello che devi sapere.

L’abbronzatura: che cos’è?

Anche quando si parla di abbronzatura entra in gioco l’alimentazione. L’abbronzatura è uno scudo naturale, una difesa del nostro corpo per proteggerci dai raggi solari. La pelle contiene i melanociti, ovvero le cellule specializzate che sollecitate dalle radiazioni UV producono quantità di melanina, il pigmento responsabile del colore degli occhi, dei capelli e della pelle. Un’ aumentata sintesi di melanina porta ad un oscuramento della pelle e quindi ad un’abbronzatura. Quando ci si espone al sole il consiglio è oltre a quello di proteggere la nostra pelle con creme protettive e solari anche quello di alimentarci bene sin da dentro.

Quali i cibi sì per una sana e duratura tintarella?

Quelli che stimolano la produzione di melanina, in grado di neutralizzare la produzione di radicali liberi prevenendo l’invecchiamento cutaneo e quelli che mantengono la giusta idratazione. Anche se la quantità di melanina è già determinata geneticamente, esistono alcuni principi nutritivi nella frutta e verdura fresca e di questa stagione, a chilometro zero, ricca di acqua, vitamine e sali minerali necessari per sopperire alle perdite con il sudore. Noi nutrizionisti consigliamo cibi che sono alla base della piramide alimentare della Dieta Mediterranea( come carote, cavoli, spinaci, zucca, pomodori, albicocche, pesche, meloni) che stimolano la produzione di melanina e favoriscono l’abbronzatura per la quantità di beta carotene, un carotenoide, di colore giallo, rosso e arancione, il precursore della vitamina A. Ma anche prezzemolo, broccoli,peperoni, pompelmi, limoni,kiwi, ciliegie, fragole, arance, ricchi di Vitamina C che proteggono la pelle dai danni provocati dal sole e producono collagene. La pelle, così, risulterà più protetta, più compatta, più sana e più luminosa. Sì anche agli omega 3 e omega 6, gli acidi grassi essenziali contenuti nel pesce azzurro, nella frutta secca, nell’olio extravergine d’oliva, che proteggono l’apparato cardiovascolare dando anche una corretta formazione dei melanociti per la melanina, per un’abbronzatura più rapida e intensa, potenziando la produzione di collagene. Infine, ma non meno importante, bere tanta, tanta acqua fino ai due litri e mezzo al giorno, per reidratarsi e abbronzarsi in modo più omogeneo. Una pelle secca tende facilmente ad arrossarsi e a sfaldarsi.

Consigli per una tintarella ottimale

Per prepararci bene ad una tintarella ottimale il mio consiglio da nutrizionista è quello di seguire un’alimentazione sana e controllata tutto l’anno facendo un carico di tutti i nutrienti secondo la stagionalità. Per i pigri e i ritardatari cominciare in primavera verso marzo-aprile.

Consigli nutrizionali se si resta l’intera giornata in spiaggia:

  • Sì ai cibi leggeri e nutrienti, senza sale.
  • Nella pausa pranzo mangiare un piatto unico o un’ insalata di riso o di pasta con abbondante verdura fresca e di stagione e frutta
  • Oppure un panino integrale con proteine di carne bianca (es. pollo),o bresaola o fior di latte o mozzarella con tantissime verdure (cetrioli, sedano, lattuga, finocchi, pomodori carote) e frutta
  • Frutta fresca e di stagione a pezzi, centrifugata o frullata negli spuntini.
  • Idratarsi spesso con acqua, tisane, succhi di frutta naturale tra un libro e un bagno
  • Fare movimento anche in acqua nelle ore meno calde della giornata proteggendosi sempre con protezioni solari.

Ricetta: insalata di riso per 4 persone

Un piatto unico, semplice, estivo, nutriente ed equilibrio che rientra tra i cibi perfetti per una tintarella.

300g di riso parboiled o integrale

160 g di tonno sgocciolato

4 uova sode

4 cucchiaia di olio extravergine d’oliva

Pomodori o pomodorini, mais, olive, cetrioli (a piacere)

Procedimento


Cuocere il riso in abbondante acqua. A parte preparare l’insalata di pomodori, uova sode tagliati a cubetti, tonno, mais, cetrioli, olive senza noccioli. Non appena il riso è cotto, scolarlo e immergerlo nel preparato di verdure, amalgamando bene i sapori. Dopo averlo fatto raffreddare a temperatura ambiente per circa un’ ora riporlo in frigorifero per almeno due ore prima di gustarla.

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Le ciliegie tra tradizione, mitologia, valori nutrizionali, produzioni e uso in cucina.

Le ciliegie: famiglia delle Rosacee

Le cèrase, in volgare, o ciliegie, sono un frutto tipico di questa bella stagione. Molto attese e desiderate perchè tra i più buoni e i più belli. Rosse, tonde, polpose, tenere e croccanti, vanno dal colore rosso brillante a un rosso scuro. Tanto perfette da avere il pregio di non essere riprodotte in serra o non essere modificate biologicamente. Se colte direttamente dall’ albero, senza pesticidi, antigrittogamici, siamo ben sicuri di portare al palato un prodotto pieno di preziose qualità.La pianta di ciliegio, Prunus Avium, o ciliegio selvatico, appartenente alla famiglia delle Rosacee,comincia a fiorire in primavera, ed è presente nel bacino del Mediterraneo. Si distinguono due specie: il prunus cerasus (più aspre, come le amarene, le marasche e le visciole) e il prunus avium ( più rosse e più dolci come le tenerine, i duroni).

Le ciliegie: tra proverbi, mitologia e tradizione

Recita un antico proverbio: “se ciliegie mangerai, tre doni ne avrai”, mangiare ciliegie monta lo stomaco, il nocciolo toglie la pietra e la polpa genera abbondante sangue.

E lo sanno bene i contadini, che da sempre, si arrampicano su lunghe scale per raccogliere questi gioielli della natura per tutto maggio e giugno. Un frutto celebrato in letteratura, in molte poesie, canzoni come in “Era de maggio”, (S. di Giacomo), “La collina dei ciliegi”, (L. Battisti). Nella mitologia greca, le ciliegie erano sacre a Venere in quanto i suoi frutti portavano fortuna alle persone innamorate.

Virtù nutrizionali

Non se ne possono proprio fare a meno; le ciliegie piacciono proprio a tutti, dai più grandi a i più piccoli. L’una tira l’ altra. Noi nutrizionisti le consigliamo perchè fanno bene in quanto contengono molta acqua, zuccheri, fibre, vitamina C, molti flavonoidi, gli antociani, responsabili del colore rosso, gli antiossidanti, che prevengono la fragilità capillare, contrastano i radicali liberi, rallentano il processo di invecchiamento cellulare, combattono le cistiti e infiammazioni dell’ apparato biliare. Hanno un’ azione dissetante, lassativa, saziano lo stomaco e sedano lo stimolo della fame.Non sono caloriche ( 100 g circa 38 Kcal). Se mangiate a digiuno, circa una ventina, depurano e disintossicano l’ organismo.

Produzione

La Campania è la maggiore produttrice di ciliegie, seguita dalla Puglia, dal Veneto, dall’ Emilia Romagna e dalla Sicilia

Le ciliegie: in cucina

Le ciliegie sono un prezioso frutto usato in cucina per ottenere confetture, ( conserve tutto l’ anno), liquori , preparare crostate, torte, dolci, gelati o semplicemente mangiati come frutta frasca dopo pranzo, cena o spuntini.

Ricetta: marmellata di ciliegie

– un cesto di ciliegie (colte a mano sull’ albero)

-100 g zucchero

Procedimento:

Raccogliere le ciliegie fresche, integre, lavarle bene con abbondante acqua e dopo averle asciugate,eliminare noccioli e piccioli. Mettere in un pentolone con lo zucchero e farle cuocere lentamente per circa due ore girandole di volta in volta. Passare la confettura con un passaverdure.Versare la confettura in barattoli di vetro precedentemente lavati. Avvitare i barattoli sanificati che con il calore si creerà il sottovuoto per poterlo conservare a lungo. Gustarla su crostate, fette di pane o fette biscottate.

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Il provolone del Monaco un prodotto campano e presidio slow food tra storia, tradizione, produzione, caratteristiche organolettiche e uso in cucina.

Provolone del Monaco : storia

Il Provolone del Monaco nasce in Campania, precisamente nell’area dei Monti Lattari, ad Agerola, nella Penisola Sorrentina, da sempre nota per la bontà dei suoi formaggi. La sua produzione risale al 1700. Il nome è legato ai casari che sbarcavano all’alba nel porto di Napoli, capitale del Regno delle due Sicilie, con il loro carico di provoloni provenienti dalle varie località della penisola sorrentina. Per proteggersi dal freddo e dall’umidità, erano soliti coprirsi con un mantello di tela di sacco, simile al saio indossato dai monaci. Determinante fu l’opera dei Borboni, che favorirono il miglioramento genetico dei tipi allevati attraverso lavori di incrocio dagli ottimi risultati. Di particolare importanza è stato il certosino lavoro di Avitabile, militare di ventura, che, attraverso gli incroci di meticci di Bruna e Podolica con la razza Jersey ottene esemplari di una nuova razza, l’Agerolese.

Provolone del Monaco: tra tipicità e tradizione

Il “Provolone del Monaco DOP” è prodotto con latte proveniente, per almeno il 20%, da bovini di tipo Agerolese e nella quota restante (80%) da bovini di razze diverse (Frisona, Brunalpina, Pezzata Rossa, Jersey, Podolica e Meticci locali). E’ la materia prima che viene sapientemente trasformata dalle abili mani dei casari che custodiscono gelosamente i segreti della lavorazione di un tempo tramandandola di generazione in generazione. Particolare è il microclima che si ritrova negli ambienti di lavorazione e di stagionatura. È proprio l’insieme di queste caratteristiche allevatoriali ( bovini che pascolano liberamente all’aria aperta cibandosi di erbe aromatiche ) e di trasformazione, inserite in un ambiente così variegato, che contribuisce a conferire un profumo, un’ aroma e un sapore intenso unico.

Provolone del Monaco: arte nella produzione

La tecnica di produzione di questo formaggio è molto antica e laboriosa. Viene lavorato il latte crudo di ogni singola mungitura o di due mungiture successive e si mescola col caglio di capretto. Dalla coagulazione del latte crudo, si ottiene la cagliata, che viene rotta fino alla dimensione di piccoli grani, impiegando la “sassa” un utensile di legno, dopodiché si passa alle operazioni successive di scottatura e filatura. La filatura è complessa e richiede l’intervento di due persone. Raggiunto la consistenza desiderata, si effettua la formatura della pasta che può essere a pera o a cilindro. I formaggi ottenuti sono legati in coppie e appesi su apposite incastellature, dove sono lasciati stagionare, a temperature di asciugamento tra gli 8 e i 15 °C per un periodo non inferiore ai sei mesi. Segue la salamoia, l’asciugatura e la stagionatura in cantine per un periodo che oscilla da 4 a 18 mesi. A già nove mesi il prodotto raggiunge la sua eccellenza, con la buccia che di mese in mese tende a scurirsi fino a raggiungere la tipica colorazione di nocciole mature.

Provolone del Monaco: caratteristiche nutrizionali e organolettiche

Il “Provolone del Monaco DOP” è un formaggio semiduro a pasta filata, stagionato, prodotto esclusivamente con latte crudo.Le caratteristiche distintive del Provolone del Monaco DOP sono:
– una forma di melone leggermente allungato, con un peso minimo di 2,5 kg ed uno massimo di 8 Kg;
– una crosta sottile di colore giallognolo, quasi liscia, con leggere insenature longitudinali in corrispondenza dei legacci di rafia usati per il sostegno a coppia che suddividono il provolone in un minimo di 6 facce;
– una stagionatura di almeno sei mesi, con una resa massima di 9 kg per ettolitro di latte trasformato;
– una pasta di colore crema con toni giallognoli, elastica, compatta, uniforme e senza sfaldature, morbida e con tipiche occhiature (a «occhio di pernice»);

– solo latte di vacca Agerolese
– un contenuto in grasso sulla sostanza secca non inferiore al 40,5%;
– un sapore dolce e butirroso ed un leggero e piacevole gusto piccante.

Noi nutrizionisti lo consigliamo a tutti dai bambini agli adulti, in un regime dietetico equilibrato perchè ricco di calcio, proteine e sali minerali.

Provolone del Monaco: in cucina

Tante le ricette, dalla tipica “pasta e patate”, agli antipasti, alle farciture di panini abbinato a un buon Aglianico Taurasi o Campi Flegrei Piedirosso.

Ricetta: paccheri di Gragnano con melanzane e Provolone del Monaco

400 g di Paccheri

300 g di pomodorini freschi di orto

3 melanzane

150 g di provolone del Monaco

1 spicchio di aglio

2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

Foglie di basilico fresco

Procedimento:

Dopo aver lavato le melanzane, tagliarle a tocchetti e friggerle in abbondante olio extravergine d’ oliva. Farle scolare in un contenitore con carta assorbente. Intanto mettere a bollire l’ acqua per la pasta . A parte cuocere per circa 15 minuti i pomodorini con olio e aglio. Aggiungere le melanzane e finirle di far cuocere a fiamma bassa per altri 10 minuti circa. Scolare la pasta al dente e versarla nel preparato con melanzane e pomodorini. Amalgamare il tutto a fuoco basso per circa un minuto con provolone del Monaco tagliato a dadini.

Il fagiolo di Controne: caratteristiche, semina e raccolta valori nutrizionali, benefici per la salute e uso in cucina.

Il fagiolo di Controne: caratteristiche

Ciò che ha reso famoso Controne, un paese dell’ entroterra del Sud, nel Cilento, in Campania, è il fagiolo. Un legume che si è adattato nei secoli alla coltivazione in quest’ area grazie al microclima ideale e al terreno ricco di acqua proveniente dalle sorgenti degli Alburni. Il fagiolo di Controne, fiore all’ occhiello tipico del Cilento, tanto da essere un presidio Slow Food, è piccolo, di forma tondeggiante, ovoidale, contenuto nei baccelli dai semi bianchi. Caratteristico è il sapore unico, la buccia molto sottile, altamente digeribile che non richiede ammollo e tempi lunghi. E poi è di facile cottura mantenendosi integro.

Il fagiolo di Controne: tradizione che si tramanda

La tradizione di coltivare i tipici fagioli a Controne, si tramanda da centinaia di anni e tante sono le varietà coltivate dai contadini del luogo: il fauciariello ( forma a falce), il minichella, il suscella, ( tutte dal colore terreo e con piccole striature).

Il fagiolo di Controne: semina e raccolta

Il fagiolo di Controne è tardivo, si semina tra la prima e la seconda decade di luglio e si raccoglie a novembre, anche mese della sagra in paese, dove si possono degustare piatti tipici della zona preparati con il candido fagiolo.

Il fagiolo: valori nutrizionali e benefici per la salute

Il fagiolo è un ottima fonte di fibre e proteine vegetali, ( anche per vegetariani e vegani),di amminoacidi essenziali, che dobbiamo assumerli tramite l’alimentazione e affinchè riesca nella sua complementarietà nutrizionale, occorre abbinarlo ai cereali ( la pasta o riso e fagioli). Contiene anche carboidrati, vitamine, sali minerali ( potassio, fosforo, magnesio, vitamina C, B3, folati). Fa bene a chi soffre di diabete, di colesterolo alto,è adatto a chi è a dieta.

Il fagiolo di Controne: in cucina

Il fagiolo di Controne lo si può gustare in tanti modi: come primo piatto, insieme ai cereali (riso o pasta) o làgane e fagioli ( pasta in casa), come secondo ( la fresella condita con olio extravergine d’ oliva) o la zuppa di fagioli ( bianco o rosso) con o senza scarola. Conservato secco lo si può mangiare tutto l’ anno

Ricetta: pasta e fagioli di Controne

300 g di pasta a tubetti

200 g di fagioli secchi di Controne

un cucchiaio di olio extravergine d’ oliva

due spicchi di aglio irpino

tre cucchiai di passata di pomodoro

Procedimento

Mettere in ammollo con acqua fredda i fagioli secchi per circa 10 ore. Eliminare l’ acqua dell’ ammollo e cuocerli in abbondante acqua per almeno 30 minuti. A parte imbiondire i due spicchi di aglio con olio extravergine per circa 3 minuti, mettere la passata di pomodoro e aggiungere i fagioli cotti. Aggiungere un po d’ acqua e una volta che viene a bollire aggiungere i tubetti. Cuocere per circa 5 minuti aggiungendo l’ acqua calda di volta in volta. Mangiarla calda e al dente d’inverno e fresca d’ estate.

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Albicocca Pellecchiella: origini, valori nutrizionali di un’eccellenza tutta Vesuviana.

L’albicocca Pellecchiella Vesuviana: provenienza e origini greche

L’ albicocco, Armenica Vulgaris, famiglia delle Rosacee, è una specie di origini antichissime, proveniente dalla Cina. Fu introdotta in Italia,nel mediterraneo e nella zona vesuviana dai Romani. Della presenza della pianta di albicocco alle pendici del Vesuvio se ne trova documentazione già negli scritti di Plinio il Vecchio ( I sec. d.C.). Nel ‘500 nella : “Suae villae Pomarium”, opera dello scienziato napoletano Gian Battista della Porta, si parla di una coltivazione intensiva nell’ area vesuviana e divide le albicocche in due grandi gruppi, le Bericocche di forma tonda, dalla polpa bianca, molle e aderente al nocciolo e le Chrisomele ( dal greco chrisomelos,mela d’oro, e divenuto poi nel dialetto napoletano chrisommole, da cui albicocche ), più pregiate, colorate e con la polpa non aderente al nocciolo.

L’albicocca Vesuviana: quante le varietà? E quali?

Con la denominazione di “Albicocca Vesuviana”, vengono indicate circa 100 varietà ( cultivar) antiche, autoctone, frutto di una selezione mendeliana. L’area di produzione coincide con il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Tanti sono i nomi attribuitegli come: Pellecchiella, Boccuccia Spinosa, Boccuccia Liscia,Fracasso, Portici, Vitillo, Palummella, Ceccona, Taviello, San Francesco, Setacciara, ecc, testimonianza di un’ intensa selezione fatta nei secoli, da contadini vesuviani. A distinguere le varietà sono, oltre alle dimensioni e alla levigatezza della buccia, anche le qualità organolettiche come l’ aroma agro-amarognolo del Vitillo, ad esempi. Le caratteristiche comuni sono la polpa gialla zuccherina, il profumo forte, il colore giallo-aranciato della buccia con sovrapposizioni di rosso sfumato o punteggiato.

L’albicocca Pellecchiella IGP Vesuviana: caratteristiche e peculiarità

L’ albicocca “Pellecchiella”, così chiamata perchè, come dice il nome, ha una pelle,una buccia facilmente separabile dalla polpa. La particolarità di questa variante sta nell’ intensità del profumo, nel colore dei frutti tendente al giallo, nel sapore molto dolce e succoso e nelle dimensioni grandi. La polpa è compatta e succosa. Considerata una delle migliori, è ideale per confetture, sciroppi e succhi. E’ un frutto di eccellenza tanto da essere un Presidio Slow Food

Le crisommole: i frutti di albicocca tipici del vesuviano

La Crisommole sono i frutti più coltivati nell’ area vesuviana. Qui la natura del fertilissimo terreno vulcanico ricco in minerali e potassio risulta favorevole per questo tipo di coltura conferendo ai frutti un sapore unico e caratteristico.

L’albicocca PellecchiellaVesuviana: valori nutrizionali e benefici

L’ albicocca è ricca di principi nutritivi come le fibre, l’ acqua, la vitamina A, (il beta carotene), il licopene,un antiossidante che contrasta il colesterolo cattivo e i radicali liberi della pelle, i sali minerali ( come potassio, fosforo, ferro, calcio, più nella cultivar Pellecchiella per le caratteristiche pedo-climatiche). Fà bene a chi sta seguendo una dieta, un regime alimentare, ( 100g / 48 calorie), a chi è iperglicemico, agli anemici, agli sportivi, agli stitici. Dai noccioli di albicocche si estrae anche un olio molto usato nella cosmesi.

L’albicocca Pellecchiella vesuviana: maturazione, raccolta e produzione

Le albicocche, coltivate con metodo lento e tradizionale, cominciano a maturare sulla pianta in questo mese di maggio per essere raccolte manualmente a partire dalla metà di giugno fino a luglio e poi gustate fresche nella loro interezza. L’albicocca Pellecchiella Vesuviana è molto richiesta dai mercati e dalle industrie di trasformazione per produrre sciroppi, nettari, confetture, succhi, canditi, pasticceria.

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Le fave: cosa sono, curiosità, valori nutrizionali, controindicazioni.

Le fave: cosa sono

Le fave sono dei legumi provenienti da una pianta erbacea annuale. Appartiene alla famiglia delle leguminose detta Vicia Faba. La pianta delle fave, produce dei baccelli contenenti all’ interno fave. Originarie dell Asia, dell’ area del Mediterraneo, sono consumate nelle regioni del sud Italia come Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna. Già conosciute ai tempi dell’ antica grecia, non mancavano mai sulle tavole dei Romani. Cibo dei poveri, per il suo contenuto proteico e il prezzo economico. Secondo una tradizione popolare, trovare un baccello con sette semi di fava porterebbe fortuna.

Le fave: valori nutrizionali

Le fave contengono molte propietà nutritive come le fibre,le proteine, il fosforo, il potassio, il ferro, i sali minerali e una notevole quantità di vitamine A, K, i folati, soprattutto se mangiate crude, in quanto la cottura ne distrugge alcuni componenti. Non sono caloriche ( circa 80 Kcal/100g ). Diverse sono le varietà che si distinguono in base alle dimensioni, al colore ( verde, viola, rossiccia). Noi nutrizionisti consigliamo di mangiarle anche a chi è a dieta, a chi deve perdere peso,sia secche, più caloriche, ( durante tutto l’ anno) che fresche, crude o cotte , soprattutto le primizie tenere propie di questa stagione primaverile perchè ricche di qualità organolettiche. Contrastano le malattie cardiovascolari, la stitichezza, la ritenzione idrica, il colesterolo cattivo, stimolano le difese immunitarie. Danno un senso di sazietà per il contenuto di fibre. Sono utili prima e durante la gravidanza, perchè ricche di acido folico per evitare le malformazioni della spina bifida del feto, regolano l’ assorbimento degli zuccheri nel sangue evitando i picchi glicemici.

Controindicazioni

Non può mangiare le fave chi soffre di favismo, un difetto genetico dell’enzima glucosio 6 fosfato deidrogenasi, presente nei globuli rossi. Chi ha carenza di quest’enzima, quando ingerisce le fave ha una distruzione dei globuli rossi e quindi un’ anemia emolitica con colorazione giallastra della pelle. E’ sconsigliato agli allergici, a chi soffre di diarrea poiché hanno anche effetti lassativi.

Le fave in cucina

Cotte insieme alla pasta o ad altri cereali, da sole come contorno, come vellutate, oppure secche accompagnate da buon pecorino locale. Se secche, meglio tenerle in ammollo in acqua per 12 ore prima di cuocerle per circa 2 ore. Dalla farina di fave si può usare per gli impasti di pane o pane mescolata ad altre farine.

Oggi parliamo di OGM ovvero organismi geneticamente modificati attraverso tecniche biotecnologiche. Ecco cosa devi sapere.

L’uomo è ciò che mangia. E’ l’ affermazione di L. Feuerbach intesa non solo nei suoi aspetti materiali ma anche psicologici e culturali. Oggi viviamo in un mondo sempre più globalizzato, con alimenti diversi e talora molto pericolosi soggetti ad un frenetico processo di trasformazione: dalla mucca pazza alla pecora Dolly, dall’ uso smodato della chimica agli alimenti OGM .

Gli OGM: cosa sono? Lo scopo

Gli ogm sono gli organismi geneticamente modificati attraverso tecniche biotecnologiche. Consiste nel modificare, manipolare il patrimonio genetico degli esseri viventi ( piante, animali o batteri) alterandolo la loro natura, introducendo transgeni, cioè frammenti di DNA provenienti da altre specie. Lo scopo è quello do ottenere batteri, animali o piante in grado di produrre farmaci o sostanze utili all’ alimentazione umana o aumentare le dimensioni dei frutti, modificandone il gusto, i sapori, accrescendo la produzione, ottenendo animali più grandi o più piccoli per usarli o come cibo o come cavie di laboratorio.

Gli OGM: come riconoscerli?

Gli ogm sono sempre indicati con una sigla sulle etichette degli ingredienti. C’è una legge che permette di introdurre materie prime geneticamente modificate fino a un quantitativo dello 0,9% per singolo ingrediente.

Gli ogm: i sostenitori e gli oppositori

Quello sugli ogm è un tema molto dibattuto a livello scientifico, sociale, ecologico, culturale, agricolo, storico, economico. La nostra gran Madre Terra ci offre una miriade di prodotti diversi che crescono sani, all’ aria aperta, alla luce del sole.

In agricoltura, il dibattito sugli ogm divide l’ opinione pubblica. Ci sono i sostenitori che sostengono che queste coltivazioni possono migliorare la sostenibilità dell’ agricoltura e la sicurezza alimentare garantendo cibo per tutti anche in risposta ai cambiamenti climatici. Dall’ altra gli oppositori che affermano che possono provocare danni sugli ecosistemi, sulla salute dell’ uomo e degli animali.

Gli organismi geneticamente modificati in agricoltura

Fino ad oggi sono state sperimentate molte varietà di piante ogm con caratteristiche diverse: resistenza ai parassiti, ecc… . Le piante attualmente in commercio si possono suddividere in due gruppi:

  • ogm resistenti a un diserbante : che sopravvivono al diserbante glifosato per eliminare le erbacee
  • -ogm resistenti ai parassiti: piante non attaccate dai parassiti perchè nel loro patrimonio genetico è inserito il gene di un batterio innocuo nell’ uomo e tossica per per il parassita.

Quali sono i rischi maggiori

  • rischi per l’ ambiente: destabilizzare l’ equilibrio ecologico con problemi di biodiversità)l’ uso di piante resistenti ai diserbanti provoca un loro aumento con effetti ambientali come l’ inquinamento delle falde acquifere, la contaminazione del suolo, l’ aumento dei residui di diserbanti nei prodotti agricoli, lo sviluppo di piante infestanti,
  • rischi per la salute: sviluppo di reazioni allergiche o effetti tossici
  • rischi economici sociali: aumento del prezzo dei semi costosi per per le popolazioni dei paesi più poveri.
  • rischi di contaminazione genetica: le piante ogm potrebbero incrociarsi con specie vegetali locali e con coltivazioni non ogm nelle vicinanza

Dunque per pensare bene, dormire bene, dobbiamo mangiare bene, cibi più naturali, più sani, senza chimica, ogm dal sapore autentico, con valori nutrizionali e qualità organolettiche che fanno bene alla nostra salute.

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Obesità e Covid-19, esiste una correlazione pericolosa, vari elementi di rischio per l’ aggravamento di infezione.

L’ obesità è una malattia, un’ epidemia che interessa tutto il mondo. Secondo l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, l’ obesità e il sovrappeso sono condizioni di anormale o eccessivo accumulo di grasso corporeo con rischi per la salute.

L’obesità: che cos’è? Cause e rimedi

Le cause dell’ obesità sono varie: fattori biologici, psicologici, socio ambientali, squilibrio tra eccesso di assunzione calorica a discapito del dispendio energetico, ovvero si mangia di più e male e si è sedentari. Un problema accentuato soprattutto in questi due anni a causa del lockdown forzato da pandemia. L’ obesità interessa tutte le fasce d’età, donne, uomini, con una netta prevalenza nei bambini e negli adolescenti soprattutto nell’ Italia meridionale, in Campania, a Napoli. Un paradosso incredibile, là dove è nata la Dieta Mediterranea ed è famosa in tutto il mondo anche per essere preventiva di molte malattie, quali l’obesità, il diabete, l’ipertensione, le malattie del cuore, del fegato, del rene.

Coronavirus: che cos’è?

I coronavirus sono una vasta famiglia di virus a RNA che somigliano a una corona al microscopio elettronico. Causano l’ attuale epidemia, che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus-2 (Sars- CoV-2). Il nuovo coronavirus, responsabile del Covid-19, è strettamente correlato al Sars- CoV-2.

Quali i sintomi da coronavirus?

Febbre, tosse, difficoltà respiratorie, insufficienza renale, polmoniti, sindrome respiratoria grave e morte nei casi più gravi.

Coronavirus come si trasmette ?

Da persona a persona dopo un contatto stretto con un paziente infetto attraverso la saliva, starnuti, tosse, le mani contaminate, occhi.

Obesità e covid-19

Secondo gli ultimi dati scientifici e il parere di medici, c’è una forte correlazione tra Obesità e Covid-19: infatti, le persone affette da obesità anche lieve sono maggiormente a rischio di sviluppare forme di SARS-CoV-2. Perchè? Perchè i pazienti obesi hanno una serie di fattori che predispongono alle infezioni soprattutto virali respiratori, come l’ indebolimento della risposta immunitaria,l’ infiammazione cronica con l’ aumento di citochine, molecole infiammatorie, l’ alterazioni delle funzioni polmonari, l’ insufficienza respiratoria, il diabete di tipo 2, lo scompenso cardiaco, che, in casi estremi, possono portare fino alla morte. Nel paziente obeso, c’è un’elevata espressione nel tessuto adiposo del recettore per l’ enzima 2 di conversione dell’ angiotensina attraverso cui il coronavirus penetra nelle cellule. Inoltre l’ eccessivo aumento della massa grassa a livello dell’ addome e del torace fa sì che i polmoni non siano in grado di riempirsi in maniera adeguata rendendo difficile la respirazione.

Covid e alimentazione

Una corretta nutrizione e un’ adeguata assunzione di Vit. D giocano un ruolo fondamentale nel migliorare la risposta immunitaria anche per i malati di Covid-19 ricoverati in terapia intensiva. Bisogna tenere sotto controllo il peso corporeo cambiando lo stile di vita nutrendoci in modo sano, semplice, vario ed equilibrato come ci insegna la nostra celebre e validata Dieta Mediterranea. Più frutta e verdura fresca e di stagione, più pesce, più cereali integrali, da associare anche ai legumi, pasta, pane, riso, uova , formaggi magri. Idratarsi bevendo sino a 2 L di acqua al giorno.Mantenersi attivi psicologicamente e fisicamente con una regolare e graduale attività fisica, facendo almeno 30 minuti al giorno di camminata a passo sostenuto.

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E’ giunto il momento di depurarsi dopo le feste pasquali: ecco alcuni consigli nutrizionali per tornare in forma e smaltire le scorie.

Dopo i sontuosi pranzi (e cene) del periodo pasquale, è giunto il momento di ricorrere ai ripari mettendoci a dieta per smaltire il grasso accumulato e tornare in forma. Statisticamente è stato visto che con il casatiello, la pastiera, le uova di cioccolato, si rischia di prendere fino a due chili di troppo. Ecco dunque che dobbiamo riprendere in mano quel regime alimentare sano ed equilibrato per ritornare in forma e smaltire le scorie accumulate.

Consigli nutrizionali per ritornare in forma e smaltire le scorie accumulate

  • Iniziare la giornata con una prima colazione a base di un bicchiere di spremuta di arance o una tazza di latte p. s. più due fette biscottate con un velo di marmellata di agrumi o ciliegie o amarene o frutti di bosco, mirtilli ( senza zuccheri aggiunti , additivi e basso contenuto calorico)
  • No agli alimenti raffinati ( indeboliscono il nostro organismo e alcuni sono ad alto indice glicemico) e si ai cibi integrali( più ricchi di fibre e sazianti)
  • Frutta e verdura fresca e di stagione,crude o cotte soprattutto a foglie verdi (cicoria, erbetta, lattuga, spinaci, broccoli, cavolo nero, ricchi di vitamine, sali minerali, antiossidanti, fibre, non danno calorie, saziante)
  • Albume per gli amminoacidi che attivano il metabolismo ed è saziante
  • A pranzo alternare tra una porzione di un primo piatto con verdure o pomodoro o pesce e zuppe di legumi o minestrone di verdure, più contorno di verdure più una fettina di pane integrale, più un frutto
  • A cena alternare un secondo piatto a base di carne bianca magra o pesce azzurro più contorno/i di verdure più una fettina di pane, più un frutto
  • A merenda alternare tra frutta fresca o secca o un pezzetto di uova di cioccolato (come rimanenze pasquali) in due fettine di pane di 60 g, soprattutto per i bambini in fase di crescita
  • Piatti semplici evitando cibi precotti e in scatola, ricchi di sale, grassi, calorie
  • Bere tanta acqua fino a 2,5 L al giorno a sorsetti e oligominerale, (detossifinante, depurativa, non ha calorie)
  • Fare tisane detossificanti, sgonfianti e purificanti a base di finocchietto
  • Fare tanto movimento, attività fisica graduale e costante
  • Dormire a sufficienza e bene: circa 8 ore durante la notte
  • No a sentimenti spiacevoli e negativi come stress, ansia, paura, collera

Insalatona di verdura fresca e di stagione ( ricetta detossificante e depurativa)

  • 1 carota
  • 1 cipolla (ramata di Montoro)
  • 2 filetti di tonno ( anche in barattolo di vetro)
  • 1-2 cespi di lattuga
  • 1- 2 finocchi
  • erbetta ( quanto basta)
  • 1- 2 sedani
  • 1 cucchiaio di olio extra-vergine d’oliva
  • 1 fetta di pane integrale g 60

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Protagoniste delle tavole pasquali, le uova sono un alimento dal notevole valore biologico. In questo articolo vi sveliamo caratteristiche nutrizionali, miti da sfatare e quali sono le migliori. Alla fine, una ricetta tipica della Pasqua.

Tra i tanti alimenti, le uova sono le protagoniste principali delle tavole pasquali. Secondo la tradizione, il venerdì santo, i bambini usavano portare le uova in chiesa per farle benedire per poi o portarle in casa o distribuirle ai poveri. Come elevato concentrato di nutrienti, sostiene e nutre anche un nuovo organismo fino alla schiusa con fuoriuscita di un pulcino. Un lavoro complesso e di pazienza ma di straordinaria meraviglia della natura. Fortunatamente ancora oggi, nell’ entroterra campana, in Irpinia, ci sono persone che con passione infinita si dedicano all’ agricoltura, all’allevamento anche di galline che razzolano all’aria aperta, alla luce del sole, cibandosi di alimenti naturali (grano, erba) per ricavarne uova genuine, dai sapori e proprietà organolettiche eccellenti.

Le uova: proprietà nutrizionali

Alimento di notevole valore biologico, per le proteine di elevata qualità, l’uovo è presente sia nell’ alimentazione della nostra dieta mediterranea che di molte culture.

E’ molto ricco di nutrienti ma non è completo in quanto povero di fibre, carboidrati e vitamina C. Mediamente pesa circa 50-60 grammi e più di 1/3 è dato dal tuorlo ( la parte centrale, gialla, 80-90 kcal). Quest’ultimo contiene grassi, vitamine liposolubili ( retinolo, carotenoidi, vitamina A, E, D), il colesterolo per un 5% dei grassi (un uovo medio 160 mg, se consideriamo che la dose consigliata sono 300mg /die). Discreto è il contenuto di proteine, gli amminoacidi essenziali (metionina e cisteina) inferiore rispetto all’albume ( la parte esterna, bianca) con un’ elevata presenza di leucina, colina, acqua, vitamina B2 e tracce di minerali come il sodio e il potassio.

Il colore giallo – arancio del tuorlo è indice della presenza di antiossidanti (carotenoidi), di un’ alimentazione naturale della gallina, del razzolare all’ aria aperta. L’albume contiene l’avidina, un antinutriente se viene consumato a crudo, che legandosi alla biotina (una proteina del gruppo B) ne riduce l’assorbimento della vitamine B e dell’ albume. E’ il calore, la cottura, che denaturando le proteine dell’uovo, rende disponibile le vitamine nel nostro organismo. Costano poco e fanno bene a tutti, dai bambini,(dopo il primo anno di età per evitare eventuali allergie), per lo sviluppo del sistema nervoso, agli adulti, agli anziani, agli sportivi. Noi nutrizionisti consigliamo di mangiarne 4 -5, due volte a settimana in sostituzione di un secondo piatto. Sodo è più digeribile ( dopo 2 ore) della frittata (dopo 4 ore). Non può mangiarle chi ha i calcoli alla colecisti.

L’uovo non fa male al fegato; non è utile a chi soffre di anemia; non è difficile da digerire.

Le uova: quando andiamo a fare la spesa e conservazione

Il nostro consiglio da nutrizionisti è quello di acquistare da contadini di fiducia o mercatini autogestiti. Prediligete uova locali, naturali, sicure, non trattate, freschissime (dal 3° al 9° giorno dalla deposizione), provenienti da galline che razzolano all’ aperto e si nutrono di cibi naturali. Occhio alla tracciabilità quando si va al supermercato. Attenzione al rischio Salmonella, un batterio che potrebbe nascondersi sul guscio provocando la salmonellosi. Per riconoscere se un uovo è fresco, una volta immerso in acqua, non deve galleggiare. Meglio conservarle sul ripiano intermedio del frigorifero ( 3- 4°C) e non per lungo tempo.

L’uovo: in cucina

Svariati sono i modi di cuocere le uova, almeno cento: sode, alla coque, in camicia, a frittata.

Ricetta tradizionale: il Casatiello napoletano

Ingredienti

  • 600 g di farina 0
  • 300 ml di acqua
  • 25 g lievito di birra
  • 220 g strutto
  • 100 g di pecorino locale o altro formaggio stagionato
  • 200 g di salame napoletano o nostrano
  • 200 g provolone semi piccante locale
  • pepe
  • 5-6 uova per decorare

Preparazione per la pasta di pane

Impastare la farina con 50 g di strutto, acqua tiepida, sale, fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Far lievitare per circa tre ore l’impasto ottenuto in un recipiente coperto con una pellicola per alimenti. Quando l’ impasto è cresciuto metterlo su un piano di lavoro, stenderlo e farcirlo con pepe, salame, formaggio tagliato a cubetti. Fare diverse pieghe a libro e a ogni piega inserire parte della farcitura.Tra una piega e l’ altra far riposare l’ impasto per circa 5 minuti. Prendere un pezzo d’ impasto. Tenerlo da parte per fare delle striscioline sulle uova alla fine. Ultima spalmata di strutto e aggiungere salame e formaggio. Arrotolare la pasta su se stessa come un salame. Ungere uno stampo con il buco al centro, sistemarvi il rotolo dentro unendo bene le due estremità e farlo rilievitare per altre 3-4 ore circa coperto con un canovaccio. Lavare bene il guscio delle uova per andare a decorare il rustico. Disporre le punte delle uova verso il centro dello stampo.Con l’ impasto tenuto da parte fare delle striscioline da disporre poi a croce su ciascun uovo. Spennellare il casatiello con con un tuorlo d’uovo. Infornare a 180°C per circa un’ora. Gustare tiepido. Si conserva bene per 3- 4 giorni ben chiuso in pellicola per alimenti.

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I limoni tra curiosità, virtù, proprietà nutrizionali, consigli e uso in cucina. Non perdere la ricetta finale.

Origine dei limoni

Il limone (citrus limon), è un albero da frutto appartenente alla famiglia della Rutaceae. Un ibrido tra cedro e lime, fu scoperto in Cina, India e Indocina per le sue proprietà tonificanti, antireumatiche e antisettiche. Già Teofrasto, allievo di Aristotele e fondatore della fitoterapia, parla delle proprietà terapeutiche del limone. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia narra di un potente antidoto verso alcuni veleni al punto che Nerone diventò un accanito consumatore per paura di un suo possibile avvelenamento. Furono gli Arabi poi a diffonderlo per tutto il Mediterraneo.

Virtù e proprietà nutrizionali

Il limone è principalmente ricco di acido ascorbico o vitamina C ma anche di potassio, calcio, magnesio, acido citrico e acqua. Una carenza di vitamina C provoca lo scorbuto o morbo dei marinai, una malattia che provoca affaticamento, emorragie, ricorrenti, caduta di capelli e denti. Virtù molto apprezzata dai marinari che ne soffrivano, non potendone fare un uso a causa dei loro lunghi viaggi e permanenze in mare. Noi nutrizionisti lo consigliamo a tutti. Considerato un superfood, il limone può essere consumato tutti i giorni in quanto fa bene alla digestione (contrasta l’ acidità di stomaco), al sistema immunitario, ai vasi sanguigni, alle ossa, al collagene. Previene i calcoli renali, è contro la stipsi. Fa bene a chi soffre del piede d’atleta massaggiandolo con del succo di limone, è efficace per le ferite che sanguinano in quanto disinfetta e coagula il sangue, per chi ha l’ alito cattivo, per le diarree, per curare gengiviti, laringiti, tosse e raucedine meglio se abbinato a un po di miele locale. Una goccia di olio di limone in un bicchiere di acqua è un antinfiammatorio e decongestionante.

Non può consumarlo chi soffre di gastrite, esofagite da reflusso.

I limoni in cucina: la ricetta

Mille sono gli usi di quest’agrume profumato: dalla buccia al prezioso succo. Usato per preparare i dolci, per le confetture, come bevanda insieme all’ acqua, per preparare il tè o i liquori fatti in casa. Ma anche per condire insalate, verdure, primi piatti o secondi a base di pesce o carne in quanto fa assorbire meglio il ferro soprattutto per gli anemici. C’è chi usa mettere la buccia di limone anche nel caffè per aromatizzarlo. Essendo la vitamina C termolabile (ovvero la cottura distrugge la vitamina C) è meglio utilizzarla a crudo.

Vermicelli, tonno e succo di limone ( equilibrato, semplice e gustoso)

Un primo piatto equilibrato, semplice e gustoso.

Ingredienti per 5

  • 400 g di vermicelli
  • 5 tranci di tonno o fresco o in vetro
  • prezzemolo
  • due spicchi di aglio
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’ oliva
  • un limone IGP della Costiera Amalfitana

Preparazione

Portare a bollore una pentola con abbondante acqua e un cucchiaio di sale. A parte in una padella fare imbiondire i due spicchi d’aglio con dell’ olio extravergine d’oliva e scottare i tranci di tonno per 5 minuti. A fuoco spento spolverare con del prezzemolo tritato e aggiungere il succo di limone. Scolare la pasta al dente e mantecare nella pentola con il tonno.

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Le patate: origine e famiglia

Un tempo alimento base per il popolo, le patate sono un tubero appartenenti alla famiglia delle Solanacee ( Solanum tuberosum L.) come i pomodori, i peperoni, le melanzane. Originarie del Perù, del Messico, del Cile, furono fatte conoscere da Antoine Parmentier, un agronomo francese che alla fine del ‘700 le fece accettare dal re Luigi XVI. Dalla Francia si diffusero in tutta Europa e nel mondo in generale.

Le varietà

Tante sono le varietà: a pasta gialla ( più indicate per friggere) bianca,( più ricche di acqua, assorbono più grassi durante la cottura) rossa, viola, americane, novelle, arricchite di selenio e iodio.

Cosa contengono? Chi può mangiarle?

Le patate fanno parte della nostra Dieta Mediterranea e contengono sali minerali, come il potassio principalmente, il sodio, la fibra alimentare, le vitamine del gruppo B, l’ amido, uno zucchero complesso come quello della pasta, dei legumi, anche se se ne differenziano da quest’ultimi perchè quello della patata è gelificante. Le bucce contengono potassio, fibre, vitamina C, l’acido clorogenico, un polifenolo, fibra per il benessere intestinale. Le proprietà nutritive ed organolettiche della patata dipendono anche dal terreno in cui vengono coltivate ricco di azoto, di calcio, di magnesio. Noi nutrizionisti le consigliamo a tutti, ai bambini, agli adulti, agli sportivi a chi è a dieta ma sempre in un regime alimentare equilibrato. Anche i diabetici possono mangiarle ma senza esagerare una volta settimana per non squilibrare la glicemia dal momento che la patata è ad elevato indice glicemico. Poichè non contengono glutine possono mangiarli anche i celiaci. 100 grammi contengono 77 calorie. Le patate da sole non fanno ingrassare. Il tutto dipende da come sono cotte e come sono abbinate. Noi consigliamo di mangiarle al posto della pasta in una porzione di 300- 400 grammi ( hanno 3- 4 g di fibra)

Le patate: i benefici

Le patate sono diuretiche, contengono gli antiossidanti contro l’ invecchiamento cellulare, contro la cellulite, contro la stanchezza. Hanno una doppia funzione, sono utili contro la diarrea se bollite e soprattutto se insieme alle carote e contro la stipsi. Fanno bene agli ipertesi, ai cardiopatici per il contenuto di potassio che lavora bene sul muscolo cardiaco.

Meglio a pranzo o a cena?

Noi consigliamo di mangiarle sia a pranzo che a cena un due- tre volte a settimana in condizioni normali. A pranzo se si deve fare un lavoro fisico o intellettuale, in quanto danno un’energia pronta e a lento rilascio. Se, invece, vogliamo mangiarle la sera meglio intorno alle ore 19:00 per poterle digerire prima di andare a letto.

Le patate in cucina: come abbinarle?

Vanno bene lesse, al forno, bollite, fritte in buon olio extra vergine d’oliva. Mai crude perchè contengono la solanina, una sostanza che può essere dannosa per la nostra salute. Meglio cotte e mangiate per godere appieno delle proprietà organolettiche, come contorno insieme al tonno, al pesce, alla carne, alle verdure, alle insalate, lattuga ricche d’ acqua. Se vogliamo far perdere l’ amido basta lasciarle tagliate in ammollo in acqua per 24 ore. Come conservarle per trovarle integre? Le patate si conservano coperte e al buio per evitare che nascano i germogli, diventano verdi, ricchi di solanina, sostanza nociva da eliminare.

Ricetta: gnocchi di patate fatti in casa

Piatto unico, semplice e nutriente.

Ingredienti per 6 persone

  • 1 kg di patate a pasta bianca di orto
  • 300g di farina di grano duro
  • un pizzico di sale

Preparazione

Una volta cotte, schiacciare bene le patate con una forchetta o uno schiacciapatate. Rovesciare le patate sul piano di lavoro, allargarle con una forchetta e lasciarle raffreddare. Mettere un pizzico di sale. Aggiungere la farina poca alla volta all’ impasto. Stendere con il matterello con uno spessore di circa un cm. Con un coltello fare le strisce e arrotolare a mano ogni striscia. Con un coltello tagliarli leggermente in diagonale tutti insieme a tocchettini. Metterli in un vassoio e cospargere un po di farina per evitare che si attacchino. A questo punto sono pronti per cuocerli in una pentola di acqua bollente con un po di sale.

A parte in un’altra pentola preparare il sugo a base di pomodoro. Una volta cotti per circa 15 minuti condire gli gnocchi con la salsa di pomodoro, formaggio grattugiato pecorino o scamorza o provola. Impiattare e gustare.

Tutto quello che c’è da sapere su magnesio e potassio: cosa sono? Quali benefici apportano al nostro organismo? La parola dell’esperta.

Il magnesio: che cos’è? Quali benefici?

Il magnesio ( Mg), detto anche “sale inglese” o “sale di Epsom”, conosciuto già nel ‘700 per le sue proprietà lassative, è un sale minerale come il potassio, ovvero un principio nutritivo senza energia. E’ un oligo-elemento presente in piccole quantità (mg) negli alimenti ma non per questo meno importante degli altri. E’ molto abbondante nel nostro organismo. Noi nutrizionisti lo consigliamo ai bambini, agli adulti, agli anziani, agli sportivi soprattutto durante i mesi caldi impegnati in sforzi e sottoposti a frequenti e abbondanti sudorazioni. Utile per il corretto funzionamento dell’ apparato circolatorio, tiene bassa la pressione arteriosa, regola il battito cardiaco, previene il diabete, riduce i disturbi mestruali nelle donne, allevia i disturbi della menopausa, mantiene giovani le ossa, cervello e muscoli riducendo crampi e lombalgie, abbassa il colesterolo e i grassi nel sangue. Combatte anche lo stress, la cellulite, i gonfiori, le allergie e le infiammazioni favorendo la produzione di anticorpi e stimolandone l’ attività. Interviene, inoltre, nella coagulazione del sangue, coopera per il trasporto di sodio e potassio attraverso la membrana plasmatica.

Il potassio: quali i benefici nel nostro organismo?

Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di potassio per vivere. Esso contribuisce a regolare il pH del sangue, ha un effetto stimolante sui reni, è necessario per il funzionamento dei muscoli ed è fondamentale per mantenere il normale ritmo cardiaco. Favorisce l’ attività digestiva e intestinale. E’ indispensabile per la trasmissione degli impulsi nervosi e per la regolazione dell’ equilibrio idrico, contrasta la ritenzione idrica. Aiuta ad eliminare gli eccessi di sodio e a regolarizzare la pressione arteriosa, migliora il tono dell’ umore, allevia i reumatismi, l’ artrosi, l’ artrite, la gotta.

Potassio e magnesio: un’azione combinata è ancora più efficace

Potassio e magnesio sono strettamente legati tra di loro. Devono essere in sinergia e in equilibrio per mantenere in salute il nostro organismo. Presi insieme combattono e sanano alcuni squilibri e disturbi come la stipsi, l’ insonnia, l’emicrania, la depressione, il nervosismo, la stanchezza cronica, i dolori muscolari. Servono anche per reidratare e stimolare la diuresi. Una loro carenza può essere dovuta ad un’ attività fisica molto intensa, a errori alimentari, a malnutrizione, ad alcolismo, a diarrea. Negli ultimi anni si è fatto ricorso all’ uso degli integratori alimentari per contrastare malesseri, disturbi, malattie. Bisogna fare attenzione all’ uso e all’ abuso degli integratori in quanto essi devono integrare con una supplementazione un’ eventuale carenza del minerale e non sostituire un regime alimentare sano ed equilibrato che va fatto sempre sotto controllo e prescrizione specialistica.

Il magnesio: in quali alimenti si trova?

Il magnesio lo troviamo negli alimenti di origine vegetale come le verdure a foglia verde (spinaci, friarielli,bietole), nella frutta secca, nei cereali integrali, nei legumi (soprattutto secchi, i fagioli cannellini), nelle spezie sia fresche che essiccate (basilico, prezzemolo, dragoncello, aneto,zafferano), nei semi di zucca, nel cioccolato fondente, nelle acque minerali. Per mantenere in salute il nostro organismo, in linea generale, perchè dipende dall’ età, dal sesso, da situazioni personalizzate, ne dobbiamo assumere ogni giorno circa un 400 mg negli adulti.

E il potassio?

Il potassio (K) si trova maggiormente negli ortaggi e nei vegetali come le barbabietole, le banane, il succo fresco di arancia, le patate, i cereali integrali, l’ aglio, i fichi, i datteri, la frutta secca, le albicocche. In linea generale dobbiamo assumerne circa 3.500 mg negli adulti, ma dipende dall’ età, dal sesso e dalla situazione personale. Una carenza di magnesio ( ipomagnesiemia) e di potassio (ipokaliemia) può portare a stanchezza, debolezza muscolare, battito cardiaco rallentato, costipazione, irritabilità, insufficienza renale.

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Come abbinare gli alimenti? Ecco le combinazioni alimentari vincenti per restare in forma, per perdere peso e per ridurre i picchi glicemici.

E’ scientificamente provato che per dimagrire bene occorre controllare non solo la quantità e la qualità degli alimenti ma anche saperli abbinare. Quando mangiamo i vari ingredienti di un piatto introduciamo nel nostro organismo non un singolo alimento ma la combinazione dei diversi cibi.

La varietà delle possibili combinazioni aumenta ancor più se nell’arco della giornata consumiamo più di un pasto. Poichè ogni singolo nutriente per poter essere ben assimilato dal nostro organismo necessita dell’azione di specifici enzimi, gli abbinamenti sbagliati possono ostacolare i processi digestivi e metabolici provocando gonfiori, sovrappeso, pesantezza. Il pasto deve essere sano ed equilibrato tra i vari componenti affinché fornisca le sostanze necessarie al corpo senza appesantirlo.

Una buona dieta è vincente se riesce nei singoli piatti e nell’ arco della giornata a trovare la giusta e personalizzata combinazione di tutti i nutrienti necessari a un corpo funzionante.

Abbinare gli alimenti: come perdere peso in modo giusto?

I migliori abbinamenti per la digestione, il metabolismo e la linea sono quelli tra verdure e carboidrati ( es. pasta o riso e verdure) oppure verdure e proteine ( es. carne o pesce e verdure) perchè forniscono fibre e sono i costituenti per la massa magra. Ma vanno bene anche:

  • formaggi + verdure
  • legumi + verdure
  • frutta fresca e di stagione o a fine pasto o lontano dai pasti ( a tolleranza individuale)

Quali le combinazioni per chi ha i picchi glicemici ?

Per chi ha i picchi glicemici alti, sono consigliabili carboidrati integrali abbinati alle verdure per le fibre che abbassano l’indice glicemico ( ad es. pasta o riso integrale più verdure) oppure proteine vegetali come i legumi, (es. la zuppa di fagioli) oppure i secondi di proteine di carne o pesce sempre abbinati alle verdure.

Come dimagrire con gusto senza mettere peso: consigli

Ecco i consigli dei nutrizionisti:

  • Fare i 5 pasti al giorno (colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena) iniziando da una buona prima colazione
  • Mangiare, in linea generale, di tutto: pasta, carne, riso, verdure e frutta fresca e di stagione, pesce azzurro, zuppe di legumi, uova, latte e derivati, dolci
  • Cucinare in modo semplice con cottura a vapore, al forno e di tanto in tanto anche fare la frittura purché utilizziate un buon olio EVO
  • Fare uso di erbe aromatiche e spezie
  • Bere almeno 2 litri di acqua al giorno a sorsetti
  • Fare movimento, attività fisica costante e graduale anche tutti i giorni

Abbinare gli alimenti: ricetta delle orecchiette e cime di rapa

Una ricetta completa, semplice ed equilibrata quella delle orecchiette e cime di rapa.

Ingredienti per 5 persone

  • 300 g di cime di rapa
  • 500 g di orecchiette fatte in casa
  • 200 g di salsiccia magra di manzo
  • due cucchiai di olio extra vergine d’ oliva
  • uno spicchio d’ aglio
  • mezzo bicchiere di vino bianco

Preparazione

Portare una pentola piena d’acqua a ebollizione, calare le cime di rapa precedentemente lavate. A metà cottura calare anche la pasta. A parte, in una padella, soffriggere per pochi minuti l’aglio e sbriciolare la salsiccia che andrà sfumata con mezzo bicchiere di vino bianco. Non appena la pasta sarà al dente spostare il tutto nella padella con il preparato. Mantecare e impiattare. A piacere, utilizzare del peperoncino.

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Lo strutto, un grasso animale per anni bistrattato perché considerato nocivo per la salute, negli ultimi tempi sembra essere ritornato con forza all’interno della piramide alimentare trovando finalmente posto per una sua rivincita. Ma di che cosa si tratta? Innanzitutto facciamo chiarezza tra strutto e sugna. Sono entrambi grassi di origine animale provenienti dal maiale. […]

Gli agrumi: un carico di vitamina C , indispensabile per il benessere del nostro organismo. Storia, benefici, proprietà nutrizionali, quando e come consumarli.

Appartenenti alla famiglia delle Rutaceae e al genere Citrus, sembra che il limone sia il primo agrume conosciuto e coltivato sin dal VII sec. a.C. nell’ attuale Iran e poi arrivato in Grecia ad opera di Alessandro Il Grande. Furono gli Ebrei a usare per primi i frutti di quest’agrume e a contribuire alla sua diffusione nel bacino del Mediterraneo fino ad alcune regioni del Sud Italia, tra cui Calabria e Sicilia, nel I secolo d.C. Mentre il mandarino arriva in Sicilia come albero ornamentale più tardi. Un proverbio dice che l’ arancia è oro al mattino, argento a pranzo e piombo alla sera. Infatti viene sconsigliata di mangiarla di sera soprattutto per chi soffre di reflusso gastroesofageo o di esofagite, in quanto il contenuto di acido ascorbico dell’arancia potrebbe più facilmente risalire quando si va a letto. E’ una vitamina idrosolubile, si scioglie in acqua, è molto sensibile alla luce, al calore e all’ aria. Poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarla, dobbiamo assumerla dagli alimenti ( frutta e verdura fresca e di stagione).

Gli agrumi: benefici e proprietà nutrizionali

Già l’ uso della vitamina C ad alte dosi  fu sperimentato in campo medico e con grande successo da Klenner e Pauling, due medici americani, con  azione protettiva in fase di contagio e  poi  per curare anche diverse malattie, tra cui la poliomelite, molto diffusa negli anni ’90 e altre patologie soprattutto da infezioni e da intossicazioni. Noi nutrizionisti consigliamo di mangiare gli agrumi  quasi a tutti, dai bambini agli anziani, dagli sportivi ai fumatori, nei soggetti con patologie da carenza, con patologie del tratto gastroenterico, di malassorbimento, nei processi di infiammazione, nei casi di vaginite, tranne per chi soffre di bruciore di stomaco o di gastrite per il contenuto in acido citrico e soprattutto in questa stagione invernale che  madre natura generosamente ci offre fino a marzo. Quindi arance bianche o rosse (quest’ultime più ricche di antociani, antiossidanti, protettive sul Dna, le membrane cellulari ), mandaranci, limoni, cedri, pompelmo, più mandarini (per il loro autentico sapore, l’ intenso profumo, la consistenza fresca e turgida al tatto, la loro longevità, meno zuccherine per diabetici) che clementine, (un ibrido con semi e più dolce per i diabetici), perché contengono la vitamina C , una risorsa nutrizionale molto importante, indispensabile e dalle tantissime funzioni: è antivirale, antibatterico, protettivo contro tossine, antiossidante, contro i radicali liberi, per la sintesi del collagene, dando elasticità alla pelle, rende il ferro presente nelle carni, più assorbibile dal nostro intestino, combatte e cura i malanni influenzali, i raffreddori, previene le  malattie degenerative gravi come il tumore, è  contro le gengiviti, l’ asma, le  artriti, rafforza il sistema immunitario. Anche la buccia degli agrumi contiene antiossidanti e oli essenziali che fanno bene al tratto respiratorio, al fegato, ma meglio scegliere quelle non trattate con cere, pesticidi, chimica.

Gli agrumi: quanto e quando consumarle

Il mio consiglio è preferire quelle di giardino, sorrentine, della Costiera Amalfitana o tarocche siciliane, naturali, colte direttamente dagli alberi, non trattate, senza pesticidi, anticrittogamici, dai profumi e sapori unici, inconfondibili. In linee generali, consigliamo una, due arance o  tre -quattro mandarini al giorno, (dipende anche dalla tolleranza individuale ), a chilometro zero, intere ( meglio per le fibre solubile e insolubile che abbassano l’ indice glicemico per i diabetici) o come spremute, a colazione, come spuntini o a fine pasti principali. Ad esempio per rendere meglio assimilabile il ferro, soprattutto per gli anemici, consigliamo di mangiarli  dopo la carne o i legumi o spremere il limone sulle carni, insalate, verdure. Un eccesso di vitamina C non può farci male perché viene eliminata con le urine, ma una sua carenza, invece, provoca una malattia della pelle, lo scorbuto, ( da qui il nome di acido ascorbico o vitamina C) con screpolature, tagli, secchezza, durezza, diffusasi, all’ epoca, soprattutto tra i marinai che, durante i lunghi viaggi  in mare, non avevano accesso alla frutta fresca.

Agrumi o integratori?

In persone sane o  sportivi, noi nutrizionisti consigliamo di nutrirsi assumendo la vitamina C direttamente dagli agrumi che non dagli integratori alimentari perché, secondo innumerevoli studi scientifici, si è visto ad es. che nell’ arancia, oltre alla vitamina C ci sono tanti altri polifenoli che insieme danno un beneficio potenziato al nostro organismo  che con un singolo nutriente (l’ integratore) non ci sarebbe.

Gli agrumi in cucina

Degli agrumi non si butta nulla: dalla polpa del frutto alla buccia, usati  per fare dolci, marmellate, condire o irrorare insalate, pietanze di pesce, di carne, i primi piatti,  per ricavarne i succhi, con spremute, estratti,meglio dei centrifugati che, lavorando a basse temperature, preservano i polifenoli,  gli antiossidanti. Usati anche come bevande dissetanti come le  profumate aranciate, che consigliamo di berle al momento per non perdere le qualità organolettiche o i piacevoli liquori, come il celebre Limoncello di Sorrento o di Amalfi.

Ricetta con gli agrumi: una spremuta o un estratto con polpa ( per le fibre) di tre arance di giardino, sorrentine o della costiera Amalfitana o tarocche siciliane.

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Parliamo con l’ideatore e coordinatore del progetto “EcoFoodFertility” Luigi Montano, UroAndrologo ospedaliero dell’ ASL di Salerno, esperto in Patologia Ambientale ed attuale Presidente Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana e con Amalia Buono Biologa e collaboratrice del dott. Luigi Montano.

Il progetto di ricerca scientifica “EcoFoodFertility”, tocca uno dei problemi attuali come il declino della fertilità soprattutto maschile. Lo chiediamo meglio a Luigi Montano.

Dice Luigi Montano: “noi oggi non dobbiamo fare altro che resistere all’ impatto ambientale. Il progetto di ricerca EcoFoodFertility,  apparte la valutazione degli indicatori più precoce di danno valutabile a livello del liquido seminale, punta a sostenere modelli di resilienza ambientale, come resistere all’ impatto attraverso anche l’ agricoltura e gli alimenti bio. Nei nostri corpi troviamo diossina, PCP e metalli pesanti, chi più, chi meno”.

Il Progetto EcoFoodFertility: illustrazione sui  dati e i sui risultati  della ricerca scientifica di Luigi Montano e i suoi collaboratori

“Il Progetto di ricerca EcoFoodFertility è” dice Luigi Montano “valutazione degli indici precoci di danno attraverso la valutazione del liquido seminale. Non andiamo più a valutare gli indici di mortalità attraverso registri tumori, ma cerchiamo di andare a valutare alla base, gli organi spia, la tiroide, l’apparato riproduttivo femminile e soprattutto maschile. Valutati gli indici di rischio ecco la possibile soluzione o modulazione del danno e quindi l’ agricoltura bio per detossificare dagli inquinanti ambientali. Quindi un nuovo concetto della Dieta Mediterranea e dello stesso biologico.

Abbiamo finito un progetto di ricerca finanziato dal Ministero della Salute su circa 350 ragazzi di 3 aree d’ Italia ( Brescia, Valle del Sacco, Terra dei Fuochi). Abbiamo fatto al tempo 0 gli esami tossicologici, li abbiamo divisi in due gruppi, un gruppo d’intervento con Dieta Mediterranea e con una buona parte di prodotti bio e un altro gruppo di controllo. I risultati, dopo 4 mesi, hanno dimostrato che chi ha avuto e chi ha fatto un intervento nutrizionale ha migliorato tutti gli indici di fertilità e oltretutto ci sono stati risultati molto interessanti sulla maggiore escrezione di metalli tossici. Stiamo concludendo altri esami su IPA, PCB e altre sostanze”.

Quali sono stati i livelli di contaminati nel sangue e nel seme umano nelle tre aree? Risultati del progetto ( Asl Salerno- Ministero Salute)

 “Abbiamo analizzato i dati di Brescia, Valle del Sacco, Terra dei Fuochi. I risultati dimostrano che i bresciani stanno molto peggio di quelli della Terra dei Fuochi. Mentre forse, in Terra dei Fuochi, c’è un numero eccessivo di idrocarburi policiclici aromatici, oltre a un eccesso di metalli tossici. Abbiamo comparato una famiglia bio con una rappresentante, la mamma di una zona che vive ad alto impatto ambientale, ad Avellino, rispetto a famiglie che vivono in zone a basso impatto ambientale. Si presuppone che la signora e i suoi bambini che vivono nella zona ad alto impatto ambientale assumono una maggiore concentrazione di inquinanti. Abbiamo comparato i suoi valori, IPA, PCB, PCB-DIOXIN LIKE e anche metalli con gli altri. Si e’ visto che c’è un significativo abbassamento dei livelli della sua famiglia rispetto agli altri. Si è visto i valori di chi mangia biologico da 12 anni rispetto invece a chi mangia il convenzionale. E ancora abbiamo preso la famiglia bio con i ragazzi di Brescia, 20 anni di età, e vediamo già le differenze: gli IPA erano completamente assenti nella famiglia bio, e i PCB erano vasti rispetto agli altri  e  la comparazione tra quella famiglia e i ragazzi di Brescia di 20 anni. I livelli bassissimi di metalli pesanti rispetto agli altri”.

Quali sono gli effetti degli inquinanti e dei fitonutrienti?

“Gli inquinanti inducono stress ossidativo” dice Luigi Montano “e con tutta la cascata che ne deriva determina malattie cronico- degenerative. Per contrastare i proossidanti degli inquinanti bisogna agire con gli antiossidanti, con tutte le sostanze che ritroviamo nei fitonutrienti e in particolare più ricchi nel mondo bio. Stress ossidativo indotto da cattiva alimentazione, ambiente che si riequilibra con gli antiossidanti e come i prodotti bio hanno una concentrazione di queste sostanze maggiori rispetto al convenzionale”.

Progetto “EcoFoodFertility BioDetox”: qual è l’ obiettivo primario del progetto? C’è una speranza per le persone che vivono in aree ad alto impatto ambientale? Se si come? Ce lo illustra più chiaramente Amalia Buono, biologa e collaboratrice del dott. Luigi Montano

Dice Amalia Buono, “Il progetto si occuperà di reclutare famiglie localizzate in aree ad alto impatto ambientale d’ Italia”.

L’obiettivo primario del progetto è quello di dimostrare che c’è una speranza per tutte queste persone che vivono in aree altamente contaminate, ad alto impatto ambientale.  Mangiando alimenti biologici e biodinamici riescono a ridurre non solo l’ eposizione ai pesticidi e a tutte le sostanze chimiche di sintesi che purtroppo sono impiegate normalmente nell’ agricoltura convenzionale, ma di aumentare le capacità di difesa detossificanti dell’ organismo, in grado di neutralizzare e favorire l’ eliminazione delle sostanze chimiche, tossiche dall’organismo.

Inquinanti ambientali che ormai ritroviamo dovunque, in atmosfera, nei suoli e nelle acque sia superficiali che profonde. Ci sarà una campagna di comunicazione volta a sensibilizzare le famiglie che saranno reclutate in questo importantissimo progetto, per altro il primo al mondo che sarà finanziato dalle principali aziende biologiche e  biodinamiche italiane. Si sceglieranno famiglie che vivono in queste aree ad alto impatto ambientale che presentano almeno 3 o 4 componenti.

Queste famiglie non devono avere patologie cronico-degenerative, non devono avere malattie conclamate e non devono essere fumatori. Ci sarà un gruppo di controllo, di famiglie selezionate con gli stessi criteri , che non mangeranno biologico e biodinamico ma purtroppo i prodotti convenzionati. Queste famiglie reclutate mangeranno per 3 mesi soltanto biologico e biodinamico; gli arriveranno i pacchi a casa distribuiti direttamente dalla EcornNaturaSì, la principale azienda distributrice di prodotti biologici e biodinamici in Italia. Il mio compito sarà quello di seguire queste famiglie. Verranno effettuate una serie di analisi prima dell’ intervento nutrizionale e dopo. Si valuteranno le concentrazioni di vari inquinanti chimici, tra cui i metalli pesanti, i pesticidi, le diossine, gli idrocarburi policiclici aromatici e i policlorobifenili. Si vedrà nel corso di questi 3 mesi quali saranno i cambiamenti attuati grazie all’ alimentazione biologica e biodinamica. E’ il primo passo importante di prevenzione primaria e pre-primaria per famiglie che vivono in aree ad alto impatto ambientale.

L’ alimentazione biologica e biodinamica non è una moda del momento, per me,  ed è molto di più di uno stile di vita, è una necessità, è l’unico mezzo che io ho a disposizione per proteggere la salute della mia famiglia, dei miei bambini e per tutelare e salvaguardare l’ ambiente e la biodiversità. E’ una scelta maturata in seguito ad un evento anche molto drammatico per me, perchè ho avuto un aborto spontaneo alla 12 settimana. Da quel momento ho cominciato a studiare, a documentarmi, a capire quello che io mettevo nel piatto, quello che davo da mangiare ai miei figli, la tossicità dei prodotti e dall’ oggi al domani decisi di cambiare tutto, buttai tutto quello che avevo a casa  e passai all’ alimentazione biologica e biodinamica e non ho più lasciato per nessun motivo. Il futuro del pianeta per sfamare miliardi di persone che vivono oggi è soltanto l’ agricoltura biologica e l’ agricoltura biodinamica. I governi dovrebbero investire nel cibo biologico e biodinamico perchè dovrebbe essere un diritto fondamentale dell’ uomo poter accedere a cibo sano, nutriente e privo di pesticidi ”.

Progetto EcoFoodFertility “MedBioDetox”: la rivincita degli alimenti biologici, biodinamici della Dieta Mediterranea con uno stile di vita più sano

Mangiare tanto e male fa ammalare. L’ alimentazione, se sicura e ben impostata, contribuisce allo stato di benessere psico-fisico, rafforza il nostro organismo, previene e combatte le malattie, ci dà l’energia necessaria a un buon funzionamento. Se è squilibrata può provocare una serie di malattie sempre in continuo aumento: cronico-degenerative, cardio-circolatorie, dismetaboliche, obesità, diabete, colesterolo alto, tiroide, malattie dell’apparato riproduttivo ed infertilità.

Dobbiamo nutrirci meglio, scegliendo con consapevolezza i nostri alimenti, partendo dalla nostra celebre Dieta Mediterranea, la dieta dei nostri avi, che consiglio ai miei pazienti e che abbraccia un progetto di ricerca molto innovativo: EcoFoodFertiliy MedBioDetox, “Dieta Mediterranea con i prodotti Biologici e Biodinamici per contrastare gli effetti degli inquinanti ambientali sulla salute generale e riproduttiva.

Un progetto di ricerca presentato ad ottobre 2020 al Salone Internazionale del Biologico e Naturale (SANA) di Bologna nell’ ambito della sezione di Rivoluzione Bio che può rappresentare una vera e propria svolta per lo sviluppo su scala planetaria del biologico e del biodinamico e della stessa dieta mediterranea che viene interpretata in chiave di “Resilienza Ambientale”, quindi, di come a tavola sia possibile, con una scelta consapevole, non solo difendere la propria salute riproduttiva e generale dagli inquinanti, ma anche sostenere pratiche agroecologiche che rispettano la biodiversità territoriale e l’ ambiente in toto.

Tale progetto non è altro che la seconda fase, quella volta a individuare i sistemi per migliorare la fertilità maschile e a contrastare gli inquinanti ambientali, di un progetto “madre” multidisciplinare di biomonitoraggio umano in corso non solo in Italia, denominato EcoFoodFertility (clicca qui per il sito) ideato e coordinato dal dott. Luigi Montano, UroAndrologo ospedaliero dell ‘ASL di Salerno, esperto in Patologia Ambientale ed attuale Presidente Nazionale della Società Italiana di Riproduzione Umana.

In particolare già lo studio FAST (Fertilità, Ambiente, Alimentazione, Stile di Vita), sempre coordinato  dal dott. Luigi Montano e finanziato dal Ministero della Salute all’ ASL Salerno, svolto in collaborazione con l’ Istituto Superiore di Sanità, l’ Università di Brescia, il CNR di Avellino, l’ ENEA di Casaccia, l’ Università di Milano e Napoli Federico II, ha dimostrato con un  trial clinico randomizzato, il primo al mondo realizzato su 400 giovani maschi sani, non fumatori, l’ efficacia della dieta mediterranea con alcuni prodotti BIO nel migliorare tutti gli indici di fertilità maschile e favorire le difese disintossicanti da inquinanti ambientali, i cui dati sono in via di pubblicazione su riviste internazionali peer-reviewed.

Inoltre, un recente studio pilota del gruppo di ricerca EcoFoodFertility, appena concluso, ha dimostrato tassi di contaminazione per metalli pesanti nel sangue, urine e  capelli e di IPA ( Idrocarburi Policiclici Aromatici), PCB (Policlorobifenili) e PCB diossino-simili nel sangue significativamente più bassi in una famiglia che si alimenta da 10 anni con prodotti biologici e biodinamici e residente stabilmente in un’area ad alto impatto ambientale rispetto ad altre famiglie che si alimentano in modo convenzionale e residenti in aree a basso impatto ambientale. A seguito di queste esperienze progettuali è stata individuata ,per seguire le famiglie da reclutare a livello nazionale, un Trial Clinico Randomizzato da svolgersi in 5 aree d’ Italia con EcoFoodFertility MedBioDetox, la dr.ssa Amalia Buono, biologa della Rete Nazionale del Progetto di ricerca EcoFoodFertility, in qualità di esperta in biologico e biodinamico.

EcoFoodFertility: qual è l’obiettivo del progetto?

obiettivo del progetto EcoFoodFertility è quello di applicare un modello di intervento nutrizionale e uno stile di vita più sano basato sulla Dieta Mediterranea con prodotti rigorosamente biologici, biodinamici per il quale è stato coniato l’hashtag #CONILBIOMIDIFENDO. L’intervento nutrizionale comprenderà principalmente: ortaggi e vegetali di stagione, locali, a chilometro zero, come i pomodori San Marzano, le crucifere ( la torzella napoletana, il cavolo, i broccoli, la verza), la zucca, i finocchi, pochissimi latticini e carni, ma anche  i grani antichi, i legumi, e comunque tutti quei cibi ricchi di polifenoli e altri composti altamente antiossidanti e con importante azione detossificante, antinfiammatoria, volti a contrastare gli effetti degli inquinanti ambientali chimici che si trovano nell’ atmosfera, nei suoli, nelle acque superficiali e profonde (diossine, pesticidi, sottoprodotti di rifiuti, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili, sostanze chimiche di sintesi, particolato ultrafine) e anche quelli fisici da campi elettromagnetici ( bonifica dell’ uomo inquinato). Tali insulti ambientali danno, in primis, alterazioni della funzione dell’ apparato riproduttivo maschile che, secondo gli studi del progetto, è un sistema Organo-Sentinella e, quindi, prima spia dei danni non solo alla fertilità, ma anche alla salute generale della popolazione soprattutto per quella che vive nelle aree più a rischio come in Terra dei Fuochi (Campania), Taranto, Brescia, Valle del Sacco (nel Lazio), Modena, Priolo, Milazzo ed altre aree dove si sta avviando il progetto di ricerca.

Il nuovo orizzonte della Dieta Mediterranea è l’agricoltura bio con alimenti biologici e biodinamici per la Salute nostra e dell’Ambiente.

Alimenti e agricoltura bio, biodinamica, convenzionale: cosa sono, caratteristiche.

Secondo l’Ifoam ( International Federation of Organic Agricolture Movement) , “l’ agricoltura biologica  è un metodo di coltivazione che comprende tutti i sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti in modo socialmente ed economicamente sano; dal punto di vista ambientale essa riduce drasticamente l’ impiego di fertilizzanti, di pesticidi e di medicinali chimici di sintesi. Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la resistenza alle malattie”.  La parola biodinamica, invece, che deriva dal greco “bio” ( vita) e “dyn” ( forza), applicata all’agricoltura  e all’allevamento vuol dire lavorare con le forze o i processi della vita in sintonia con la natura e seguendo i cicli lunari sia per la semina che per i lavori nei campi. L’ agricoltura biodinamica si oppone all’ uso degli OGM (organismi geneticamente modificati), dei pesticidi, dei fertilizzanti, in agricoltura, in allevamento e nelle trasformazioni alimentari offrendo prodotti qualitativamente e nutrizionalmente migliori rispetto a quelli che provengono dall’ agricoltura convenzionale: i terreni sono dotati di una migliore qualità biologica e fisica anche grazie agli scarti di piante e di animali che fertilizzano naturalmente il suolo rendendolo più ricco di sostanze nutritive. Una simbiosi in termini di vita e di nutrimento tra le piante, i terreni, gli animali, l’uomo e l’ambiente. Mentre per “agricoltura convenzionale” s’intende un metodo di coltivazione che fa uso di prodotti chimici per la difesa e la concimazione delle piante.

Mangiamo più bio, più naturale, più biodinamico: meno rischi per la nostra salute e per l’ambiente

Se vogliamo stare bene, vivere bene e più a lungo, crescere bene, riprodurci naturalmente, pensare bene, dormire bene, stare in forma, preservare l’integrità psico-fisica, prevenire e combattere le malattie, avere un corpo umano funzionante, essere autonomi e autosufficienti, dobbiamo nutrirci bene, prevenire mangiando bene. Come? Con gusto: più cibo biologico, più naturale, più sano, più biodinamico, più sicuro. Mangiare secondo la cucina di una volta e come si sta facendo nuovamente adesso: una cucina semplice, che rispetta gli ingredienti di stagione, della nostra terra, a chilometro zero, più ricca di qualità nutritive, antiossidanti, vitamine, sali minerali, che crescono e maturano all’aria aperta, alla luce del sole.

Oggi, più che mai, siamo sempre più assediati da cibo spazzatura (junk food), globalizzato, industrializzato, standardizzato, artefatto, manipolato, contaminato, modificato, anche nel nostro amato Sud, patria della Dieta Mediterranea. Incredibile. È cibo ricco di zuccheri, sale, grassi, additivi, conservanti, coloranti, tossine, OGM. Sono di scarsa qualità, ad alto contenuto calorico, non nutrono,sono dannosi per la nostra salute e per l’ambiente e prende sempre di più la gente povera, di bassa cultura, con slogan o martellanti pubblicità molte delle volte ingannevoli, disinformanti. I nostri mari, le nostre terre, i nostri terreni, li stanno sempre più avvelenando e rendendo sterili con diserbanti, concimi chimici, pesticidi, metalli pesanti, fitofarmaci, scorie tossiche, rifiuti. Dove vanno a finire?  Vanno a finire nelle falde acquifere, dalle falde acquifere alle piante, alle coltivazioni, alla frutta, agli ortaggi, agli erbivori, ai pesci, fino ad arrivare ai vertici della catena alimentare, all’ uomo. Quali sono le conseguenze? Un cibo “impazzito”, senza sapore, senza odore, senza qualità organolettiche, senza principi nutritivi come ad es. la cicoria che non sa di niente, i limoni che non hanno più il sapore acidulo, le carni con gli antibiotici, i pesci non più dei nostri mari e ricchi di mercurio, i polli alla diossina, i grani, la frutta, la verdura, gli ortaggi con pesticidi, anticrittogamici, chimica industriale. I rischi sull’ alimentazione e sulla salute sono all’ ordine del giorno e molte volte non si ha nemmeno la tracciabilità. Dunque il buon cibo come medicina, come diceva già il celebre Ippocrate, (V sec a.C.) in: “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il tuo cibo”. Noi biologi, nutrizionisti, medici, lo ripetiamo spesso.

Agricoltura bio e prodotti: come riconoscerli e come sceglierli?

Dobbiamo investire sulla spesa, sulla salute, sull’ambiente. Dobbiamo fare attenzione alle truffe, alle frodi quando andiamo a fare la spesa. Molti sono i prodotti spacciati per “bio”. Occorre saperli riconoscere ad occhio, dai sapori, dai profumi unici. Leggere bene le etichette, la provenienza, la tracciabilità, che siano senza pesticidi, senza eccesso di nitriti, di nitrati, di conservanti e contenere semplici e pochi ingredienti corrispondenti al prodotto. Più gli ingredienti sono lunghi e più quel prodotto è da scartare. Dobbiamo recuperare la nostra sovranità agroalimentare anche contro i trattati transatlantici ( es. il CETA ) mettendo  in rete le risorse agroalimentari o andando direttamente dai produttori locali, contadini onesti, mercatini autogestiti, gruppi di consumo a filiera corta, che combattono contro l’ omologazione e la monocultura e che ci procurano i prodotti  secondo natura, secondo stagione, integri, sicuri, della nostra terra, freschi, a chilometro zero, non trattati, senza l’ uso di pesticidi, di fertilizzanti chimici, di fitofarmaci, di anticrittogamici, contro le storture e le nocività della globalizzazione. L’ agricoltura, quella biologica, biodinamica è vita. Tutto ha origine lì: la vita nasce dalla terra, viviamo grazie alla terra su questa terra.

I cibi biologici: le cotture più adatte per i benefici salutari

Per mantenere integre le qualità nutritive, antiossidanti e organolettiche occorre saper cucinare bene e con metodi adatti i cibi biologici. Sì alla cottura a vapore o in padella, lenta, per le verdure, gli ortaggi; sì al forno, alla piastra, eseguite con attenzione, per le carni bianche o i tranci di pesce.  Vanno consumati al momento o in brevissimo tempo dalla raccolta soprattutto per frutta e verdura.

Noi vogliamo terreno sano, cibo sano, popolazione sana

Essere più attenti e consapevoli a ciò che si mangia è necessario per stare bene, per sentirci in forma. La salute e l’ambiente sono un bene prezioso che vanno salvaguardati. Il cibo sano è essenziale per la vita come l’aria che respiriamo. Non ne possiamo fare a meno. Oggi, come non mai, c’è una straordinaria riscoperta per il cibo sicuro, sano, genuino, perchè siamo sull’ orlo del baratro, sotto i colpi delle multinazionali. Dobbiamo ritornare ad una terra più genuina, a un’aria più salubre, agli orti biologici, in una sola parola ad un’ agricoltura biodinamica come si sta facendo in alcune zone dell’ Italia, del nostro Sud e lo stanno facendo proprio i giovani. È una necessità. La nostra è un’agricoltura di eccellenza. Occorre una buona educazione alimentare, una corretta e professionale informazione, che inizi nelle famiglie e continui con le famiglie in loco, nelle scuole, nelle Università, negli ospedali, nelle mense, nelle ristorazioni, dove imperversano i cibi della globalizzazione. Occorre, infine, quotidianamente vigilare a tutti i livelli: produttori, consumatori, giornalisti, studiosi, nutrizionisti, biologi, medici, scienziati, università, mondo agricolo. Noi vogliamo terreno sano, ambiente sano, cibo sano e popolazione sana. Perché non dimentichiamo, la Dieta Mediterranea, con i prodotti biologici, naturali, biodinamici, è la sfida del locale nei confronti del globale.

Crucifere: perchè sono chiamate così?

Chiamate anche Brassicaceae per la disposizione dei loro fiori a quattro petali a forma di croce, le Crucifere sono una famiglia di ortaggi e di verdure tipiche dell’inverno che comprendono cavoli (nero, viola, bianco), cavolfiori, ravanelli, broccoli, crescioni, cavoletti di Bruxelles, verze e cime di rapa.

Valori nutrizionali e controindicazioni delle Crucifere

Già da Ippocrate erano considerati elisir di lunga vita perché erano ortaggi dalle mille proprietà benefiche per la nostra salute. Oggi , a dare conferma con diversi studi scientifici, si è visto che gli ortaggi appartenenti alla famiglia delle Crucifere contengono molta acqua, fibre, micronutrienti (potassio, calcio, fosforo, acido folico, vitamina, A, C ) e sostanze preziose per la nostra salute come il sulforafano (antiossidante) e i glucosinolati, potenti antitumorali del colon.

Inoltre, sono antinfiammatori , prevengono le malattie cardiovascolari, abbassano la pressione e combattono i malanni stagionali. Sono detti anche ortaggi gozzigeni perché causano una ridotta produzione di ormoni tiroidei. Hanno un basso apporto calorico ( 100g di broccoli/27calorie) e sono sazianti. Li possono mangiare tutti tranne chi soffre di ipotiroidismo o di gozzo perché le sostanze goitrine in esse contenute ostacolano l’assorbimento dello iodio; da limitare, invece, per chi soffre di gastrite o colon irritabile a causa delle fibre insolubili che possono essere fermentate dai nostri batteri intestinali provocando problemi digestivi, meteorismo, gas e gonfiore intestinale.

Le Crucifere in cucina

Noi nutrizionisti consigliamo di acquistarli freschi dai fruttivendoli di fiducia e in questa stagione per godere di tutte le proprietà organolettiche e nutrizionali facendo attenzione che le infiorescenze siano ben sode e compatte. Si possono consumare almeno tre- quattro volte a settimana cuocendole al vapore o scottandole in padella senza prolungare di molto i tempi di cottura per evitare la perdita di vitamina C. Vanno bene come contorni con succo di limone o accoppiate ai primi piatti di pasta o di riso per abbassare anche il carico glicemico. Non associateli ai latticini, ai legumi perché l’abbinamento potrebbe causare gonfiore e meteorismo. A causa del tipico odore forte e pungente che sprigiona quando si cucinano verze, broccoli e broccoli per l’ elevato contenuto di zolfo, non è tanto gradito ai bambini per i quali consigliamo di cucinarli e poi frullarli.

Ricetta: cavatelli con cime di rapa

Uno degli ortaggi appartenenti alla famiglia delle Crucifere sono le cime di rapa. Oggi, infatti, vi lasciamo la ricetta di un piatto buonissimo e semplice da realizzare: i cavatelli con le cime di rapa.

Ingredienti ( per 5 persone)

  • 400g di cavatelli fatti a mano
  • 800 g di cime di rapa fresche di orto
  • due spicchi di aglio
  • un peperone crusco
  • 5 cucchiai di olio extravergine d’oliva

Per la pasta

  • 400g di farina
  • un bicchiere di acqua tiepida
  • un pizzico di sale

Procedimento per l’impasto

Prendere 400 g di farina e creare la tipica “fontana” su una base di lavoro e mettere un bicchiere di acqua tiepida e un pizzico di sale. Lavorarla bene a mano fino a ad amalgamare tutti gli ingredienti. Procedere con un coltello al taglio della pasta ricavando dei pezzi fusiformi che verranno affusolati dallo sfregamento congiunto delle mani sulla pasta. Poi con la pressione dell’indice e del medio delle dita della mano incavare la pasta per ottenere il rinomato cavatiello.

Procedimento per la cottura

In una pentola portare a bollore un litro e mezzo di acqua. A ebollizione, immergere le cime di rapa precedentemente lavate bene. Dopo 15- 20 minuti dalla cottura immergere nella stessa acqua di cottura i cavatelli e girare con un mestolo. A parte, in una padella, far soffriggere gli spicchi di aglio con olio extravergine d’oliva e il peperone crusco per 5-6 minuti. A cottura definitiva della pasta con le cime di rapa scolarli e immergerli nella padella con il preparato di aglio, olio e peperone. Girare quanto basta e impiattare godendo in compagnia di un eccezionale e gustoso piatto tipico.

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Melagrana: storia, leggende e benefici nutrizionali di un frutto antico. Alla fine dell’articolo anche una gustosissima ricetta.

Storia, miti e leggende

Coltivato ovunque dall’ India fino a tutto il Mediterraneo è conosciuto in Sud America grazie ai colonizzatori spagnoli. Sacro a Venere e a Giunone, secondo i Greci l’albero di melograno nacque dal sangue di Bacco scosso dalla passione per Venere.

Simbolo di amore, fortuna, vitalità, legame coniugale, abbondanza e rinascita, nell’ antica Roma le spose erano solite intrecciare i loro capelli con rami di melograno come simbolo di ricchezza e fertilità. I Babilonesi mangiavano i chicchi di melograno prima di una battaglia per rinvigorirsi. Nella Bibbia frutti, semi e fiori erano simbolo di amore, vitalità e fecondità. In Italia era già conosciuto sin dai tempi di Catone che parla dell’ uso dei frutti acerbi e della loro preparazione per espellere la tenia: “tenias purgate et lumbricos”.

La melagrana tra arte e letturatura

Ha ispirato poeti come Carducci, pittori, scultori come Botticelli che per la sua “Madonna della melograno” raffigura i semi, ben visibili nel frutto aperto in mano alla Madonna che rappresenterebbe il sangue versato di Gesù per salvare l’ umanità. Si possono ammirare a Pompei le straordinarie raffigurazioni delle melagrane nella casa di Adone ferito, nella piccola casa di Castore e Polluce o al Museo Nazionale nel Mosaico della Causa del Fauno.

Origine del nome e tradizione

Il termine melagrana deriva dal latino malum (mela ) gratum ( con semi). Secondo la tradizione contadina, i frutti del melograno venivano regalati a Natale per consumarli la notte di San Silvestro perché portavano prosperità e fortuna per il nuovo anno. Molte sono le aree vocate alla coltura nel Mezzogiorno grazie anche agli aspetti pedoclimatici.

Valori nutrizionali

Appartenente all’ ordine delle Myrtales, famiglia delle Punicaceae, il melograno presenta delle radici fittonanti, ramificate e fiori grandi e vistosi. Frutto tipico autunnale, bello e vigoroso, dal picciolo a forma di corona, dai grani rossi interi color rosso rubino, contiene magnesio, zinco, ferro, rame, potassio, fosforo, vitamina A, B, C.
Le sue proprietà benefiche sono conosciute sin dall’ antichità. Noi nutrizionisti lo consigliamo perchè è ricco di antiossidanti. Fa bene al cuore, alle arterie e protegge l’apparato gastroenterico. Funzionale alla coagulazione del sangue, contiene acido ellagico, un antiossidante dalle proprietà antitumorali e, inoltre, è un potente antinfiammatorio. Il succo rafforza il sistema immunitario e riequilibra gli ormoni della menopausa. Grazie alle sue caratteristiche antibiotiche e antivirali, la melagrana è un vero toccasana.

Uso in cucina della melagrana

Una volta raccolti dalla pianta, i frutti si conservano naturalmente senza perdere la loro qualità per due o tre mesi. Possono essere trasformate in succo, rinfrescante e diuretico, i chicchi possono essere aggiunti a saporite insalate o usati come ingrediente principali di dolci e torte. Infine, non per importanza, potrete prepare un decotto con foglie fresche o secche.

Ricetta con melagrana

Oggi vi proponiamo un centrifugato di succo di melagrana che ha proprietà dissetanti, antiossidanti, antivirale e antibatterico. Tutto quello che dovrete fare è centrifugare (con apposita centrifuga per melagrana) il frutto e sorseggiarlo come spuntino nell’arco della giornata.

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Funghi: storia, proprietà nutrizionali e benefici per la salute. Alla fine dell’articolo anche una ricetta amatissima: tagliatelle ai funghi porcini.

Storia

La parola fungo è antichissima. Nell’antica Roma se ne consumavano grandi quantità, soprattutto secchi. In passato si essiccavano al fuoco dopo averli tagliati a fette e infilzati con tralci di giunco in ghirlande per poi essere vendute al mercato. Amati e temuti perchè velenosi, provocavano intossicazione che conducevano alla morte come fu quella dell’ imperatore Tiberio Claudio, avvelenato con boleti velenosi dalla moglie Agrippina così come ci racconta Plinio il Vecchio (I sec. d. C.). A parlarci delle ricette sui funghi fu Marco Gavio Apicio nel suo De re coquinaria. Posto d’onore sulle mense degli antichi Egizi e Babilonesi. Teofrasto, allievo e successore di Aristotele, ne fa l’elogio e dall’ Ellade arriva poi a Roma dove viene esaltato da letterati come Giovenale, Plurarco e Orazio.

Appartenenza al Regno

Funghi o miceti appartengono a un Regno Proprio, quello dei Funghi, come le muffe, i lieviti, ( una sola cellula); sono organismi eterotrofi, unicellulari e pluricellulari, non in grado di fare fotosintesi e auto sostentarsi ma si nutrono di sostanze morte in decomposizione oppure sono parassiti o simbionti con altri organismi viventi. Si trovano nei boschi, soprattutto dopo una breve pioggia. Sono pregiati e rinomati quelli dell’entroterra campana, come Montella, Bagnoli e tante altre zone del’ Alta Irpinia. Commestibili ne sono un migliaio tra porcini, ovuli, chiodini, champignon, tartufo bianco o nero ( quest’ultimo molto pregiato, costoso, esportato e usato nelle cucine di tutto il mondo). Attenzione a non scambiarli con quelli velenosi, colpiscono reni e fegato provocando la morte. Per raccoglierli è necessario avere le giuste competenze certificate e farli riconoscere presso strutture sanitarie competenti del territorio.

Valori nutrizionali

I funghi contengono molta acqua , fibre e proteine, pochi carboidrati,B -glucani pochi grassi, alimento che nutre e sazia senza apportare molte calorie ( 100 g/20 calorie), fonte di vitamina B12 ( ottimo per i vegani), rame, potassio che controbilancia il troppo sodio delle nostre diete. Ricchi di fotocomposti, antiossidanti ( glutatione e B- glucani), antinfiammatori, anticoagulanti con attività fibrinolitica, fluidificano il sangue prevenendo la formazione di coaguli.

Poiché contengono molte purine devono essere consumati con moderazione da coloro che sono a rischio di gotta e calcolosi renale urica. Esaltano la sapidità delle nostre preparazioni culinarie. Rafforzano il sistema immunitario, abbassano il colesterolo.

I funghi in cucina

Padroni indiscussi delle tavole autunnali sono molto versatili in cucina. Secchi, freschi, sott’olio in conserva ( un pò più calorici) si associano bene alla pasta, alla polenta o come secondi o contorni dando sapore e poi saziano.
Uno dei piatti più amati a base di funghi è sicuramente un primo ovvero le tagliatelle ai funghi porcini: un piatto unico ed equilibrato. Ecco la ricetta.

Ingredienti

  • Tagliatelle di grano duro
  • funghi porcini locali
  • uno spicchio d’ aglio
  • due cucchiai di olio extra vergine d’oliva
  • prezzemolo

Procedimento

Fai imbiondire un aglio con dell’olio in una padella, poi far saltare i funghi precedentemente tagliati. A parte cuocere la pasta in abbondante acqua bollente. Non appena al dente, scolarli nella pentola con i funghi e mantecare con del prezzemolo tritato fresco.

L’olio: storia, cultura, mito, tradizione e benefici nutrizionali.

“Olea prima omnium arborum est”. L’olivo è il primo fra tutti gli alberi. Così diceva Columella.

Storia e origini

Il termine oliva deriva dal greco “κολυμβάω” ( nuotare) o dal latino “colymbades”, perchè la preparazione per le olive in salamoia richiedeva molti lavaggi. La comparsa dell’olio in Italia avvenne a partire dal VIII secolo a.C. quando la Grecia colonizzò l’ Italia Meridionale.

Seguì poi un periodo di decadenza, a causa della caduta dell’ Impero Romano e invasioni barbariche, che colpì anche la diffusione del nostro olio di oliva. Il rilancio definitivo del prestigioso olio d’oliva avvenne quando i mercanti veneziani insieme a quelli fiorentini e genovesi lo importarono in Oriente e nell’Europa del Nord.

Di origini molte antiche, i primi oli risalgono a più di 7.000 anni fa. Le prime piante sono cresciute nelle zone del Mediterraneo. Furono i Greci a diffonderla in tutta la Magna Grecia e a sperimentare i primi frantoi e le prime tecniche di produzione dell’olio d’oliva ancora oggi in uso in molte zone seguiti poi dai romani.

Miti e simboli dell’olio

Secondo il mito, l’olio si definisce extra- vergine perché donato agli uomini da una vergine, la dea Atena, figlia di Zeus. Fu Zeus a dare un ramoscello di ulivo a sua figlia come il dono più utile da offrire all’umanità.

Il ramoscello fu portato nel becco di una colomba per annunciare a Noè la fine del diluvio.

Simbolo di pace e di prosperità per cristiani, ebrei e musulmani, l’ ulivo è parte inconfondibile del paesaggio agrario dell’ Italia del sud: campano, siciliano, sardo, toscano, pugliese. Simbolo della nostra cultura e alimento cardine della nostra Dieta Mediterranea, è sempre stato un alimento sano e completo, apprezzato da sempre, immancabile nell’ alimentazione dei contadini insieme ad altri cibi altrettanto sazianti e ricchi di energia ( pane, formaggio e lardo).

Diceva Ancel Keys, un noto biologo e fisiologo statunitense stabilitosi a Pioppi nel cilentano durante gli anni ’50, che mangiare bene voleva dire stare bene e che tre erano le cose fondamentali: avere il mare di fronte casa, l’ulivo dietro casa e il pane sfornato nel forno a legna di casa.

Tradizione

La pianta di ulivo si è adattata da sempre bene alle diverse condizioni climatiche e morfologiche del terreno dell’Italia del Sud. Immense distese di uliveti millenari, longevi e sempreverdi, aprono scenari a paesaggi. Veri monumenti della natura.

L’olio d’oliva, altra eccellenza della Campania, rappresenta per tradizione alimentare e legame al territorio uno dei prodotti fondamentali dell’agricoltura la cui pianta vegeta nel bacino del Mediterraneo da secoli. E’ propio in questo periodo autunnale ( da novembre a dicembre) che, come un rito che si tramanda di generazione in generazione, gli agricoltori provvedono alla raccolta mano delle olive che hanno raggiunto il massimo delle dimensioni e il giusto punto di inolizione, cioè il massimo del contenuto di antiossidanti e delle proprietà organolettiche.

Pronte poi per essere molite nei frantoi locali a pietra o a cilindri da cui si ricava il prezioso olio extravergine d’oliva, un liquido dal colore giallo – verde. Rispettato e protetto non solo da quella cultura contadina che da sempre ha capito il suo grande valore economico e nutrizionale ma anche oggi fortunatamente dalle giovani generazioni.

Ogni regione d’ Italia presenta le sue caratteristiche peculiari che vanno dal sapore fruttato intenso con tipiche note piccanti, amare, carciofo, peperone verde, tracce erbacee di menta e sedano.

Olio e ulivo: benefici nutrizionali per la salute

“Olea Europaea” è il nome scientifico dell’ulivo e tante sono le sue varietà che vanno dal ravece DOP ( il più diffuso soprattutto in paesi dell’alta e bassa Irpinia come Flùmeri denominata città dell’ olio ) all’ ogliarola, olivella soprattutto in Campania, all’ascolana, a quelle famose di Gaeta e dai colori che vanno dal verde, nero, violaceo, bianco ( in Calabria).

Le sue propietà salutistiche si conoscono sin dall’antichità con Ippocrate che consigliava il succo di olive fresche per curare le malattie mentali e gli impacchi di olive macerate per guarire le ulcere.

Noi nutrizionisti lo consigliamo a tutti: bambini, donne, adulti, anziani perchè è uno dei migliori grassi per l’alimentazione umana. Considerato un nutraceutico a metà strada tra alimento e medicinale grazie al suo equilibrio in acidi grassi prevalentemete monoinsaturi ( acido oleico) e in piccola parte polinsaturi, riduce il rischio di trombosi, delle malattie cardiovascolari abbassando il colesterolo cattivo ( LDL) e alzando quello buono ( HDL).

Contiene clorofilla, carotenoidi, fibre e vitamina A, E, che aiutano a mantenere la pelle morbida ed elastica, polifenoli , oleuropeina, antiossiadanti. E’ molto digeribile, aiuta le funzionalità epatiche e intestinali, l’ assorbimento delle vitamine liposolubili, rallenta l’ invecchiamento osseo e cellulare, protegge i lipidi di membrana dall’ ossidazione.

Per usufruire di tutte le sue proprietà e benefici è meglio usarlo a crudo. E’ anche uno dei migliori grassi per la cottura ad alta temperatura, per la frittura e la panificazione al posto di altri oli o grassi tropicali ricchi di acidi grassi saturi pericolosi per il nostro sistema cardiovascolare.

Le calorie sono le stesse degli altri, circa 90 calorie ogni 10 g ma è bene inserirlo in tutte le diete anche ipocaloriche. Il suo sapore intenso permette di usarne poco e quindi ridurne le calorie. E se quando lo degustiamo da crudo ci prende un pizzicorino alla gola, questo è un segnale positivo, indice di presenza di polifenoli, di una sostanza preziosa, che non può che fare bene al nostro organismo e alle arterie.

All’ aumentare del grado di maturità aumenta il grado di dolcezza dell’olio. Attenzione alle contraffazioni, alle frodi, alle imitazioni che ci sono in giro, perchè c’è olio e olio, anche proveniente dall’ estero: come gli oli lampanti o di basso costo che sono da evitare in quanto risultanti da miscugli di oli di seconda scelta e dannosi per la nostra salute.

Olio: uso in cucina e non solo

Ma cosa c’è di più divino dell’olio extravergine d’oliva per arricchire e insaporire le pietanze? Si accompagna bene come condimento per eccellenza a ogni piatto e ci diversifica da tutti gli altri paesi del mondo.

E’ un esaltatore sano e genuino anche su una semplice fetta di pane, eccezionale sia per far acquisire sapore agli altri ingredienti durante la cottura di pietanze sia per friggere dal momento che mantiene un alto punto di fumo ma sempre con parsimonia, dal momento che 1 grammo di olio equivale a 9 kcal.

In passato era usato come medicamento e componente di cosmetici per creme ed unguenti per massaggiare la pelle o il corpo.

Le castagne caratterizzano da sempre la produzione agricola italiana. In molte delle nostre regioni, come Campania, Toscana, Calabria, Emilia Romagna, si tramanda di generazione in generazione il rito della raccolta a mano, nel periodo autunnale, delle castagne grazie alle quali si preparano infinite ricette.

La castagna è un frutto appartenente alla famiglia delle Fagaceae. La specie più diffusa è la Castanea sativa, che nasce nei boschi, da alberi di castagno selvatico a una certa altitudine, oltre gli 800 metri. Sono circondate da un involucro, il riccio: una spinosa protezione che, raggiunta la maturità, si stacca dal ramo liberando il frutto. Tuttavia, non tutte le castagne sono commestibili come l’ ippocastano selvatico. Il marrone, il più prelibato, da cui derivano i dolcissimi marron glaces, è la varietà di colore più chiaro e forma diversa, presenta una pellicina interna (episperma), più facile da rimuovere e più dolce rispetto alla castagna.

Valori nutrizionali delle castagne

Le castagne sono ricchissime di acqua e di carboidrati e per questo motivo hanno un altissimo potere saziante, con poche proteine e per niente grassi: ( 160 calorie/100g = a 60 grammi di pane). Regolano l’intestino, sono ricche in vitamine, sali minerali (calcio, fosforo, magnesio) e sono senza glutine, e per questo, adatte anche ai celiaci. Le possono mangiare chi ha il colesterolo alto, mentre devono fare attenzione i diabetici, gli obesi, perché sono molto dolci o chi ha problemi di colite. Noi nutrizionisti, in condizioni normali, consigliamo di mangiarle 4- 5 come spuntino o a pranzo o a cena come zuppe in aggiunta a ortaggi e verdure, sempre in un regime equilibrato.

Come si riconosce una castagna buona quando si va a fare la spesa?


Sicuramente dall’aspetto: la castagna deve essere integra, soda, corposa, dal colore omogeneo senza pori (indice della presenza di parassiti). Attenzione anche all’origine: ad esempio, quelle importate dalla Cina o altri paesi Europei potrebbero presentare il cinipide (o vespa cinese), un parassita che ha provocato circa due anni fa la comparsa di ingrossamenti vistosi su germogli e foglie del castagno.
Prediligete le DOP e le IGP come la nostra castagna IGP di Montella, in Campania, nel cuore dell’Alta Irpinia.

Come conservarle?

Le castagne sterilizzate ci danno garanzia e si possono conservare più a lungo di quelle fresche che invece vanno mangiate al momento altrimenti ammuffiscono e perdono di qualità organolettiche.

Uso in cucina

La castagna è un prodotto versatile. Si può mangiare fresca, bollita sbucciata, ben cotta con foglie di alloro o essiccata- Dalla castagna si ricava la farina per fare il pane o i dolci o come castagnacci, o il montblanc. Oggi, vi lascio la ricetta di un dolce squisito: il castagnaccio.

Ricetta

  • 300 g di farina di castagne
  • una tazza di latte
  • 2 cucchiai di olio d’oliva
  • 1 tazza d’acqua
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • scorza di un’arancia grattugiata
  • una manciata di pinoli
  • una manciata di uva passa

Far rinvenire l’uvetta in acqua tiepida, setacciare e versare in una terrina la farina di castagne, lo zucchero, un cucchiaio di olio, e il latte a poco a poco. Girare con un cucchiaio di legno, unire anche l’ acqua in modo da ottenere una pasta fluida e liscia. Aggiungere uva passa, scorza di arance, pinoli. Amalgamare bene tutti gli ingredienti con cura. Imburrare una teglia di almeno 2 cm, versarvi il composto e infornarlo in forno caldo di 100°C per circa un’ora

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La zucca: storia, origini, uso in cucina, proprietà nutrizionali e ricetta della vellutata.

Storia e origini della zucca

Originaria dell’ America Centrale nel XVI secolo, la zucca è prodotta in Europa e in Italia. Coltivata e conosciuta dai popoli più antichi come Egizi, Greci, Romani, Arabi, era usata non solo in campo alimentare ma una volta svuotata anche come contenitore di latte, di sale.

Uso in cucina

Appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, come il cetriolo e il cocomero, la zucca è un ortaggio tipico della stagione autunnale, da settembre a novembre, dal colore arancio intenso e sapore dolce.

Di forma grande (globosa a turbante, allungata o appiattita) e dai colori, a seconda delle varietà, dal giallo fino al verde all’esterno con buccia liscia o rugosa dura e resistente, in cucina è molto utilizzata. Può essere servita a tavola come insalata, arrostita come contorno o diventare ingrediente principe di zuppe, vellutate o straordinari risotti oppure ripieno di dolci prelibati come crostate, strudel o sfoglie, ma anche come succo, durante lo spuntino, da centrifugare sia polpa che semi.

Proprietà nutrizionali della zucca

La zucca contiene:

  • b-carotene, pro vitamina A, il carotenoide che dà il colore arancione, fondamentale per le difese, per contrastare l’arrivo delle malattie virali da raffreddamento e previene le malattie dell’occhio.
  • acqua fino al 94%
  • pochi zuccheri e molte fibre
  • vitamina C, potassio, fosforo, calcio, fitosteroli, cucurbitina (quest’ultima nei semi di zucca)

Noi nutrizionisti la consigliamo a tutti: agli sportivi, ai bambini, agli anziani, agli adulti. Devono fare attenzione i diabetici perché è dolce. Questo ortaggio è, inoltre, a basso contenuto calorico, ha proprietà antiossidanti, diuretiche, previene le disfunzioni delle vie urinarie, riequilibra la flora intestinale, è un antinfiammatorio naturale, vermifuga.

Ricetta: vellutata di zucca

Una ricetta facile, delicata e gustosa: la vellutata di zucca.

Ingredienti

  • 300 g di zucca di orto
  • Una patata media
  • Una carota
  • Uno/ due cucchiai di olio extra- vergine d’oliva
  • 500 ml di acqua
  • due fette di pane arrostite

Procedimento

Sbucciate e tagliate la patata, la carota e la zucca e ponetele insieme in una pentola. Coprite le verdure con l’acqua e lasciate cuocere sul gas con coperchio per circa 30 minuti. A cottura ultimata, condite con un filo d’olio, frullate il tutto con un frullatore ad immersione fino ad ottenere una crema omogenea e vellutata. Voilà il piatto è pronto.

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Rito, mito, proprietà nutrizionali e come scegliere l’uva.

E’ tempo di vendemmia. Il suo fascino non tramonta mai. I meravigliosi vigneti colorati e profumati si spogliano oramai di uva dopo un anno grazie alle sapienti mani e al duro lavoro dei produttori. L’odore del mosto pervade le strade, i vicoli, le contrade di paesi e le campagne.

Rito e tradizioni

Raccogliere l’uva a mano, maturata alla luce del sole dai tralci di vite per poi trasformarla in vino, un tempo pigiata a piedi nudi, è un rito antico che si tramanda da secoli, di generazione in generazione in tutta Italia e nel nostro amato e profondo Sud, ricco di saperi e tradizioni di quella cultura e saggezza popolare. Il tutto in un clima conviviale fatto di festa e gioiosità.

Storia e miti sull’uva

Originaria del Mar Caspio e diffusasi in Occidente più di 3.000 anni fa, l’uva è il frutto della Vitis vinifera. Sin dall’antichità, la vendemmia è stata celebrata con banchetti e feste nell’antica Roma in onore di Bacco, o Dioniso per i Greci, dio del vino e dell’estasi. Simbolo di vita, abbondanza, prosperità .

La trasformazione dell’uva in vino è dovuta alla fermentazione alcolica del mosto, grazie ai lieviti naturali come si legge nei celebri versi del grande Dante Alighieri in Guarda “Il calor del sol che si fa vino, giunto al’ omor che della vite cola ( Purgatorio, XXV,77-78)”

Proprietà nutrizionali dell’uva

L’uva è un frutto policromo infatti la troviamo nelle varianti bianca, rossa, rosata, nera ma anche un frutto che ha diverse destinazioni: da vino, da tavola, uva passa (essiccata) con semi e senza semi, dai tanti sapori e varietà. Contiene tanta acqua ma anche zuccheri (glucosio e fruttosio), fibre nella buccia, molti sali minerali, soprattutto potassio, ferro e manganese, vitamine A e B. Ottima come drenante, depurativa, detossificante, è ricca di antiossidanti, antocianine, flavonoidi, polifenoli, rosveratrolo ( nella buccia degli acini d’uva rossa) dalle propietà antiossidanti contro i radicali liberi e antiinfiammatorie, buona per il sistema cardiovascolare e rinforza le difese immunitarie.

E’ poco calorica: circa 60 cal /100g. Noi nutrizionisti la consigliamo a tutti, bambini, donne, adulti, anziani, sportivi sia come frutta dopo i pasti principali, sia come spuntini, dopo averla lavata bene sotto acqua corrente per eliminare eventuali presenze di polvere, sia come un buon bicchiere di vino dall’ Aglianico, al Fiano al Taurasi al Greco di Tufo e tanti altri a seconda dei gusti ,da bere a tavola ma con moderazione. Il tutto variando con altri frutti e sempre in un regime alimentare bilanciato. Essendo un lassativo, se mangiata in abbondanza provoca peristalsi intestinale portando a diarrea, flatulenza, crampi addominali. Devono fare attenzione i diabetici per gli zuccheri ad alto indice glicemico, chi soffre di diverticolosi per la presenza dei semi, chi ha problemi di colon, colite, per la presenza della buccia. Fa bene agli ipertesi, chi soffre di emorroidi, a chi ha problemi di stipsi, di vista, di retinopatia spesso causata da chi soffre di diabete. In più dai semi si ricava l’ olio di vinaccia. Un antiossidante utilizzato in cosmesi sulla pelle e capelli come emolliente e cicatrizzante.

Come scegliere l’uva?

Ad occhio facendo attenzione all’ aspetto degli acini che devono essere ben maturi e non molli o ammuffiti, di colore uniforme e ben attaccato al raspo. Può essere conservata a temperatura ambiente fresca (purché non sia calda) o in frigorifero per pochi giorni.

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Storia della pizza

Cibo universale, dal successo planetario, la pizza è per eccellenza simbolo di Napoli, del Sud e dell’ Italia in generale. Secondo un antico proverbio napoletano, di origine popolare, nasce come pane dei poveri, pasto frugale ed economico fatto di un pugno di farina mescolata ad acqua, insaporita con olio o sugna e cotta la forno. Saporita e nutriente da consumare anche a volo per strada, fatta di una sfoglia sottile di pasta lievitata con sopra quel poco che c’era disponibile al momento, quanto bastava per insaporirla: aglio, origano, pomodori, formaggio, lardo, due pesciolini. All’ inizio non c’era il pomodoro. Arriva in Europa con la scoperta dell’ America. Occorrono ben due secoli prima che si diffonda nel colorare di rosso la cucina mediterranea. Alessandro Dumas nel Corricolo (il diario del suo viaggio napoletano, 1835) descrive la pizza come il nutrimento invernale dei lazzaroni. Il lazzarone mangia solo due cose: la pizza d’ inverno e il cocomero d’estate.

Quando nasce la vera pizza napoletana?

Dobbiamo tornare indietro all’ epoca dei Fenici, Romani e Greci dove compare per la prima volta un disco di pasta cresciuta, farcito di ingredienti prima della cottura in forno. Pizza deriva dal greco, plakous (piatto), placenta, la focaccia dell’Antica Roma ; o dal latino pinsare, ( pestare, pigiare). Nella Napoli spagnola del 1600 era parte degli usi della gastronomia popolare, ma senza pomodoro. Protagonista non solo delle nostre tavole ma anche di famosi film come in “Miseria e Nobiltà”, “L’oro di Napoli” di Vittorio de Sica dove Sophia Loren vende la pizza cresciuta fritta, come ancora oggi, in padelloni di olio bollente allestiti per strada, davanti alle porte di casa. Oggi, per molte vie e vicoli di Napoli è tanto di moda la pizza a portafoglio, perchè pratica, da mangiare a volo mentre si passeggia ed economica, accessibile a tutti.

Per fare una buona pizza occorrono: ingredienti semplici e di qualità, dunque farina di grani autoctoni, acqua , poco sale, lievito ( meglio se il criscito o pasta madre, perchè più digeribile). Farla lievitare per almeno 6 ore, cuocerla nel forno a legn e poi tanto amore e passione. Dunque fare la pizza è una vera arte tanto che si parla di arte dei pizziuoli napoletani come un patrimonio non solo gastronomico ma anche culturale del paese. Uno dei prodotti made in Italy esportati in tutto il mondo.

Curiosità

Celebrata nelle canzoni, in letteratura, nel cinema, come Salvatore Di Giacomo, Aurelio Fierro, Gabriele D’Annunzio con la famosa canzone A Vucchella. Scrive Francesco De Boucard negli Usi e costumi di Napoli e contorni ( 1858): “La pizza non si trova nel Vocabolario della Crusca perchè si fa col fiore di farina e perchè è una specialità dei napoletani, anzi della città di Napoli” .

Valori nutrizionali

E’ un piatto unico e completo di carboidrati, grassi e proteine principalmente che rispetta i canoni della Dieta Mediterranea. Mediamente un 100 g di pizza Margherita apportano circa 300 kcal. Noi nutrizionisti la consigliamo a tutte le generazioni, una volta a settimana a pranzo o a cena anche a chi è celiaco, la pizza senza glutine. Ma attenzione perchè se viene fatta male, non ben lievitata o cotta poco può risultare davvero indigesta, con gonfiori di stomaco.

Dunque cosa importante affinchè una pizza riesca leggera e nutriente sono gli ingredienti di qualità, il tipo di farina proveniente da frumento tenero e possibilmente autoctono macinato a pietra, l’impasto con lievito madre lievitato a lungo ( il tempo è fondamentale per la digeribilità).

Le farine variano per composizione chimica, forza (W) e valori energetici e vanno dallo 00 ( raffinate) alla 0, 1,2 e integrale. La forza (W) è importante in quanto è la capacità di assorbire i liquidi durante l’ impastamento. Più la farina è forte, dal valore W elevato, più la maglia glutinica che si formerà durante la fase di impastamento tenderà ad essere più resistente. Maggiore è la resistenza della maglia glutinica più essa tratterrà l’ anidride carbonica formatasi durante il processo di lievitazione tale da garantire un prodotto perfetto nel’ aspetto e nel gusto.

Il consiglio di noi nutrizionisti è quello di utilizzare farine selezionate, meglio non raffinate, per l’ elevato indice glicemico soprattutto per i diabetici ma orientarsi verso quelle 0, perchè scarsamente proteiche per una maggiore elasticità nell’impasto oppure 1, 2 o integrali per il maggiore contenuto di vitamine,(niacina, tiamina), sali minerali ( potassio, calcio) e fibre alimentari.

Quando si mangia la pizza napoletana è come se si rinnovasse un rito sacro. Tanti sono gli abbinamenti e l’ armonia dei sapori da accontentare proprio tutti.

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Il formaggio: storia, mitologia, valori nutrizionali, come scegliere quello buono. Una ricetta che piace a tutti: l’insalata caprese con mozzarella DOP.

Scrive Italo Calvino nel suo “Palomar” “…..Dietro ogni formaggio c’è un pascolo d’un diverso verde sotto un diverso cielo: prati incrostati di sale che le maree depositano ogni giorno in Normandia; prati fioriti e profumati d’ aromi di sole ventoso in Provenza; ci sono diversi armenti con le loro stabulazioni e transumanze; ci sono segreti di lavorazione tramandati nei secoli….”.

E’ proprio così. Un impasto di sapienza, territorio tradizione e leggende che giunge sulle nostre tavole a fette o in forme. Dal greco formòs, il paniero dove la cagliata, separata dal siero, prendeva la forma. Formaticum nel tardo latino medievale, era il cacio messo in forma. Durante il medioevo, il formaggio era considerato nocivo e pericoloso per la scarsa digeribilità.

Già Plinio II il Vecchio definisce il Caciocavallo DOP , produzione tipica di tutto il Sud, cibo delicatissimo.

Storia del formaggio

 Sembrerebbe che siano stati i pastori a inventare il formaggio circa 18 mila anni fa quando popolavano la Mesopotamia. Alcuni studiosi ritengono che i tartari, i tibetani e i persiani furono i primi a cimentarsi strutturalmente nell’arte casearia, ma non esistono fonti documentati che lo attestino.  Fu nel 5 mila a.C. che in Italia si diffuse l’allevamento di ovini e caprini.

Il formaggio in mitologia e letteratura

A sentire Omero, Zeus fu nutrito con latte e formaggi di capra dell’ Amaltèa. Il formaggio mescolato all’ olio d’oliva, frutta, miele e farina era per gli atleti olimpionici, fonte principale di energia. Secondo fonti storiche gli antichi erano amanti del latte caprino, seguita dalla ricotta con miele ed erbe.

Columella nel “De Re Rustica” descrive metodi di preparazione che non si discostano da quelli applicati nei moderni caseifici.

Tanti i gusti, le forme e i sapori

Fresco, stagionato c’è n’è per tutti i gusti. Dal Caciocavallo, un formaggio semiduro a pasta filata esclusivamente con latte intero di vacca dal sapore aromatico, tendenzialmente dolce da giovane fino a piccante a maturazione avanzata, al pecorino DOP con latte di pecora dal sapore dolce intenso e leggermente piccante. E poi ancora il cacioricotta, a quella fresca la mozzarella DOP campana, dal latte di bufala o crudo di vacca, la ricotta ( ovvero cotta due volte), ricavata dalla bollitura del siero dopo l’ estrazione della cagliata, dal colore bianco e sapore delicato, alla provola, fior di latte. Fortunatamente nel Sud, nell’ Italia in generale esistono ancora i casari, i veri artigiani del formaggio, che con tenacia, passione e gesti rituali che si tramandano di generazione in generazione producono dei formaggi dalle forme e sapori inconfondibili che sanno di genuino.

Come scegliere un buon formaggio?

Ad occhio,dalle caratteristiche della crosta che deve essere priva di spaccature valutando le qualità olfattive e gustative. Il colore omogeneo che ci dà indicazione dal tipo di latte, dall’ alimentazione del bestiame che deve essere di foraggi all’ aperto.

Valori nutrizionali

Contengono acqua , soprattutto i freschi, ma anche proteine, minerali (calcio, fosforo, zinco ) e vitamine ( A, B12) che fanno bene alle ossa, alla nutrizione dei bambini, donne, adulti e anziani. Il contenuto di grasso cambia in rapporto al tipo di formaggio. Per quelli magri come mozzarella di mucca, fior di latte ( meno del 20% dei grassi), E’ molto energetico, 100 g apportano mediamente 300 Kcal. Le proteine sono altamente digeribili grazie all’ idrolisi delle caseine. Il lattosio, presente in soluzione nel siero, è contenuto solo in piccole quantità. Ecco perchè chi è intollerante al lattosio tollera bene i formaggi. Si abbina bene al pane, alla pasta, al riso o come legante per molte pietanze. Considerati un secondo piatto noi nutrizionisti consigliamo di consumarli 2 volte a settimana.

Gli stagionati e i semistagionati sono un po pesanti per le elevate quantità di proteine, grassi saturi, colesterolo, sodio. Devono fare attenzione gli ipertesi. Mentre i freschi, (mozzarella,fior di latte Sgt con latte di mucca) si caratterizzano per l’ elevato contenuto di acqua circa il 60%, il colore bianco latte per la presenza dei fermenti lattici vivi, il basso contenuto di lattosio, ricchi in calcio. Secondo gli studi scientifici dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II, la mozzarella di bufala campana dop oltre alle propietà nutrizionali avrebbe effetti benefici in quanto contiene un peptide ( proteina) che rigenera e protegge l’ epitelio intestinale migliorandone la funzionalità. Il suo latte è più digeribile per il basso contenuto di lattosio e colesterolo, il moderato apporto di grassi e più ricco di proteine ad elevato valore biologico di quello del latte vaccino che consente alla mucosa intestinale di ricrescere.

Ricetta Insalata Caprese con mozzarella di bufala Campana D.O.P

  • 5 pomodori maturi S.Marzano a chilometro zero
  • 100 g di mozzarella di bufala campana Dop
  • un pizzico di origano
  • uno spicchio d’ aglio
  • un cucchiaio di olio extra-vergine d’oliva

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E dopo quegli aperitivi e gelati in più in spiaggia, i rilassanti cocktail, le belle, lunghe e piacevoli tavolate all’ aperto, sotto gli alberi, i gazebi o le stelle in compagnia di amici, è proprio giunto il momento di prendersi cura di se stessi, del proprio benessere, perdendo quei chili di troppo che si sono accumulati grazie alla dieta mediterranea.

Consigli nutrizionali e Dieta Mediterranea

Come?

Il mio consiglio da nutrizionista è : evitare di fare le diete delle pillole, tanto propinate dalle pubblicità e per lo più nocive per la nostra salute, le diete fai da te, scaricate da internet, confezionate e pronte o passate dall’ amico, solo per fare in fretta. Specialisti dell’ alimentazione, della nutrizione, con tenacia, passione e professionalità possono supportarvi e seguirvi a tutto campo in tutto il percorso nutrizionale personalizzato, tale da farvi raggiungere gli obiettivi prefissati nei tempi giusti, senza ansia, senza stress.

La nemica della dieta è proprio la fretta. Il dimagrimento facile non esiste. Lo ripeto spesso ai miei pazienti e lo dico anche in uno dei capitoli del mio “Elogio del cibo e della Dieta Mediterranea”, Controcorrente Edizioni. E’ importante. Dunque, per raggiungere il peso forma occorre perdere il giusto peso o meglio la massa grassa e mantenere la massa magra gradualmente e lentamente. No ai sette chili in sette giorni.

E allora? Cosa fare?

Ritornare, per molti, a seguire la dieta, interrotta a causa della giusta e rilassata pausa estiva. Dìaita alla greca, ovvero stile di vita, che a che fare con la qualità della vita, il modo di vivere sano, vario e bilanciato, evitando le cattive abitudini alimentari e comportamentali.

Quindi no agli zuccheri, ai grassi, al sale, all’ abuso di alcolici, superalcolici, alle bibite gassate e zuccherine piene di coloranti, di uso comune soprattutto nei bambini, che fanno male all’ organismo. Io consiglierei la Dieta Mediterranea, nata qui in Campania tra Napoli e il Cilento, propriamente a Pioppi, perchè è una dieta includente, dove si mangia di tutto. Ovviamente dipende dai casi. Sì alla pasta, pane, riso, carni bianche, rosse, uova, legumi, latte, più pesce, frutta, verdure, fresca, di stagione e a chilometro zero. Da consumare chi tutti i giorni, chi una volta a settimana, chi occasionalmente, chi una volta al mese con attenzione alla qualità e alla quantità e alla sicurezza. E’ varia, equilibrata, ricca di sapori e colori. Valida scientificamente, tanto che l’ OMS l’ ha definita uno de regimi nutrizionali più salutari. E’ adatta a tutti e preventiva di molte malattie.

Distribuzione dei pasti nella giornata

Iniziare da un’ equilibrata e sana prima colazione a base di latte e fette biscottate con marmellata, seguiti da uno spuntino ( a scelta tra un frutto di stagione o un bicchiere di spremuta di frutto a piacere o uno yogurt), il pranzo ( a base di carboidrati o proteine vegetali o animali come carne o pesce sempre accompagnati da contorni di verdure e un frutto) , uno spuntino pomeridiano ( a base di un frutto, di uno yogurt, o di un pezzetto di dolce possibilmente artigianale o di buona pasticceria) e la cena ( a base di legumi o carne o pesce accompagnati sempre da contorni di verdura e un frutto). Cercando di rispettare gli orari senza saltarli. Poi bere tanta acqua fino a 2 litri al giorno e a sorsetti accompagnati da un buon bicchiere di vino aglianico di cantine locali. Fare tanto movimento anche solo camminando a passo sostenuto, andando in bicicletta, facendo gli addominali o nuoto . E poi dormire e riposare bene la notte almeno otto ore al giorno , facendo trascorrere circa due ore di tempo dopo la cena in modo da far favorire la digestione.

E allora non perdiamo più tempo. Non ci resta che iniziare ora , perchè la salute è importante e come tale va salvaguardata.

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Pasta: storia, tradizione, valori nutrizionali, ricetta


Storia e origini della pasta

Proveniente dal grano o dal frumento ( lat. Triticum), la pasta è un cereale di antica coltura che da sempre rappresenta la principale fonte di carboidrati nella Dieta Mediterranea. Furono i Greci, gli Etruschi, i Romani, gli Arabi a produrre e a consumare i primi tipi di pasta fresca.

La prima sfoglia risale alla civiltà greca ( I millennio a.C.). Da làganon ( in greco), citazione di Aristofane, ovvero “foglio grande e piatto, di pasta tagliate a striscia” a laganun ( in latino) citato anche da Cicerone e Orazio nei suoi scritti, e di uso ancora oggi nel nostro Sud Italia, fino al termine di uso moderno, ( lasagna), “sfoglia di pasta imbottita di carne cotta nel forno”. Secondo la leggenda fu Marco Polo di ritorno dalla Cina (1295) ad aver introdotto la pasta in Occidente.

Le sue origini sono antichissime sin dall’ età del neolitico ( 8000 a.C.) quando l’uomo cominciò la coltivazione dei cereali per poi macinarli, impastarli con acqua e cuocerli o seccarli al sole per poterli conservare a lungo. Cibo dei poveri, acquista tanta dignità da entrare nel quarto libro del De re Coquinaria del grande Apicio dove ne descrive minuziosamente i condimenti. In seguito a una gravissima carestia scoppiata nel Regno di Napoli ( XVII sec.) per una mala amministrazione spagnola, la pasta diventa cibo di massa per necessità. Più economica del pane e della carne grazie all’invenzione di strumenti ( la gramola, il torchio) che resero più pratica e veloce la diffusione.


Cultura e tradizione

Cibo universale, gli italiani si riconosceranno come “mangia maccheroni”. Simbolo di tradizione e semplicità, già i nostri avi , cultori della Dieta Mediterranea, facevano la pasta in casa, lavorata a mano con farina i cui chicchi di diversi tipi di cereali provenivano da grani antichi e autoctoni senza OGM ( organismi geneticamente modificati) e coltivati secondo il metodo biologico, macinati a pietra, essiccati all’ aria.

Fortunatamente in alcune zone dell’ Italia del Sud la lavorazione della pasta resiste ancora e si tramanda da generazione in generazione. Esempi come la pasta IGP di Gragnano con trafilatura in bronzo. Fare la pasta è una vera arte dietro c’è la cultura,la passione, la sapienza, la fatica dell’ uomo. Oggi c’è una straordinaria riscoperta per il cibo sicuro poiché stiamo sull’ orlo del baratro, sotto i colpi delle multinazionali.

La pasta si trova ovunque. Ma dobbiamo fare attenzione sempre a quello che scegliamo perché “noi siamo ciò che mangiamo” e dobbiamo avere la consapevolezza di ciò che mangiamo perché il cibo deve nutrire e non riempire il sacchetto.

Perché c’è pasta e pasta: un conto è mangiare fusilli provenienti da grani modificati geneticamente, coltivati da un’altra parte del mondo come il Canada, in modo intensivo, con pesticidi, il glifosato che è cancerogeno, fa male alla salute nostra e della gran Madre Terra, con metodi industriali di essiccazione veloce; un conto è mangiare fusilli ottenuti da grani antichi originali del nostro Sud , esistenti realmente in natura con metodi tradizionali, prodotti da aziende artigianali con metodo di essiccazione di 24 ore, perché più equilibrati nutrizionalmente per la presenza di glutine a bassa concentrazione (Come ne parlo nel mio libro: “Elogio del cibo e della Dieta Mediterranea”, edizione Controcorrente).

Valori nutrizionali della pasta

Noi nutrizionisti la consigliamo a tutti ai bambini, agli adulti , agli anziani , agli sportivi, a chi segue le diete nelle adeguate proporzioni, in quanto devono coprire il fabbisogno calorico giornaliero del 55- 60% con una media di 70 grammi a testa, poi dipende dai casi, dall’ età, dal peso, dalle eventuali patologie, sfatando così il mito che i carboidrati facciano ingrassare.

Ciò che fanno ingrassare sono i condimenti grassi e le quantità. Essa contiene amido, proteine, vitamine del gruppo B, fibre, sali minerali ( soprattutto l’ integrale). Dà energia. Riduce l’ indice glicemico per i diabetici e dà un senso di sazietà ( se è integrale). Non la possono mangiare i celiaci o chi ha la sensibilità al glutine i quali devono attenersi per tutta la vita ai prodotti senza glutine.

Può essere mangiata anche di sera, due ore prima di andare a dormire, ma non per gli obesi, i sovrappeso o i diabetici, in quanto , secondo le recenti scoperte scientifiche, riduce lo stress e facilita il sonno grazie al triptofano, un amminoacido precursore della serotonina che regola l’ umore e la melatonina, regolatore del sonno.

La pasta in Cucina

Occorrono pochi e semplici ingredienti: farina di semola o grano duro, possibilmente di grani locali, senza pesticidi, acqua e poco sale. Pratica e accessibile a tutti, è la regina dei nostri piatti. Ce n’è per tutti i gusti: secca, fresca, all’uovo, dietetica, integrale, di soia,senza glutine, alla vinaccia di Taurasi, in provincia di Avellino, ( quest’ultima, secondo un recente studio dell’ Università Federico II di Napoli, pubblicato su Nutrients e Frontiers, ricco di rosveratrolo e catechine farebbe bene al cuore, al sistema vascolare).

Di varie forme: lunga, corta, speciale, liscia, rugosa. Si presta a mille ricette, dalle più semplici alle più elaborate come la lasagna o pasta al forno, il timballo di maccheroni ( le cui origini risalgono al XIV sec. di tradizione gastronomica napoletana). Può essere consumata calda o fredda, condita con il pomodoro, il pesce, le verdure o in bianco con un buon olio extravergine d’oliva, o ancora con i legumi un esempio la famosa pasta e fagioli , nutrizionalmente bilanciato con un adeguato apporto proteico per tutti.

Cotta al forno o bollita in abbondante acqua bollente e mangiata al dente e al momento perché più digeribile e per godere appieno di tutte le sue qualità nutrizionali e organolettiche. Quando andiamo a fare la spesa investiamo sulla salute e facciamo attenzione alla provenienza, alla tracciabilità, che a volte sono illeggibili, ingannevoli, poco trasparenti, incomprensibili o lunghe.

Ricetta : Linguine e cozze

Ingredienti per 5 persone

  • 1 kg di cozze pescate nei nostri mari
  • 500 g di linguine
  • 2 spicchi di aglio
  • polpa di pomodoro (di orto) quanto basta
  • un ciuffo di prezzemolo
  • un pizzico di sale
  • olio extra vergine d’ oliva


Procedimento

Prendere le cozze da un pescivendolo di fiducia. Una volta pulite, lavarle e metterle in una pentola con il coperchio e lasciarle per qualche minuto finché non si aprono. Sgusciarle. Intanto in un’ altra padella preparare il sughetto di pomodoro, dunque mettere olio, aglio, un po di prezzemolo tritato e peperoncino ( se volete) . Lasciarlo soffriggere per qualche minuto fino a far imbiondire l’ aglio dopodiché mettete la polpa di pomodoro e farla cuocere per 15 minuti circa aggiungendo un po di acqua delle cozze. Poi aggiungere le cozza sgusciate e intanto cuocere la pasta in acqua bollente aggiungendo anche l’ acqua delle cozze. Una volta scolate le linguine al dente , farle finire di cuocere nella pentola con sughetto di cozze e aggiungere un po di prezzemolo a crudo. Eccezionale, semplice e nutriente.

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Mito e leggenda

Originari dell’ Asia Minore, i fichi sono di antichissima coltivazione. Furono i Fenici a diffonderli nelle isole del Mediterraneo, in Portogallo e in Francia. Appartenente alla famiglia delle Moraceae e al genere Ficus, l’albero cresce nei climi temperati.

Il fico, sia come albero sia come frutto, è simbolo di vita, forza, conoscenza, fecondità e abbondanza. Si narra che quando i frutti sono immangiabili o sterili sono simbolo di maledizione. Erano doni degli dei per gli antichi. L’ albero era sacro ad Atene, dea della saggezza, e a Priapo, dio della fertilità greco-romana.

Un’altra leggenda vuole che a luna crescente le coppie sterili erano soliti staccare due foglie da un albero riponendole sotto i cuscini perchè si pensava che avesse il potere di far arrivare i figli. Inoltre, l’ albero di fico rappresenta il popolo di Israele amato da Dio. Stare sotto il fico è simbolo di pace e beatitudine, così come lo era anche per Adamo ed Eva prima di spostarsi sotto un altro albero.

Già Catone e Varrone narrano che i fichi essiccati erano usati nel Cilento e nella Lucania come base alimentare della manodopera impiegata nei lavori dei campi. Nel “Quaterno doganale delle marine del Cilento” (1486) è documentata l’ esistenza di una fiorente attività di produzione e commercializzazione di fichi secchi arrivati sui mercati italiani come alimento di pregio.

Propietà nutrizionali dei fichi

Ricchi di vitamine A, B1,B2,B6 C, D, e Sali minerali , (potassio, ferro, calcio), per chi soffre di stanchezza, e di fibre, tra cui la lignina, quadruplicate soprattutto se è essiccato, sono adatti per la nutrizione dell’ adulto, del bambino e degli sportivi.

Definiti siconi ( dal greco sycon) infruttescenze carnose, una volta mature assumono la forma di piccole pere ricche di zucchero. Li possono mangiare tutti, chi ha problemi di stitichezza (soprattutto se secchi) ma attenzione a chi è obeso o in sovrappeso, ai diabetici, con moderazione, in quanto ipercalorici. Le foglie di fico erano usate in passato come tisane contro i raffreddori, per le sue qualità terapeutiche efficaci contro le malattie cardiovascolari, per curare la tosse, il mal di denti. Ancora oggi noi nutrizionisti li consigliamo anche a chi è a dieta, chi ha problemi di stitichezza, ma sempre in un equilibrato regime alimentare.

Tradizione ed eccellenza


Il Cilento, terra incantata, mare meraviglioso da bandiera blu, borghi interni affascinanti, culla della civiltà greca. E’ proprio lì nella patria della Dieta Mediterranea e della longevità, nel parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano, Alburni, da Paestum fino al Bussento che nasce uno dei prodotti tipici genuini, pregiati più apprezzati e rinomati in Italia e all’ estero. Una vera eccellenza. E’ il “Fico Bianco DOP” del Cilento, cultivar Dottato, un ecotipo selezionato e diffuso proprio in quella terra.

Introdotto dai coloni greci, lo si riconosce dalle caratteristiche uniche, dal diametro piccolo, dalla buccia verde chiaro con polpa giallo -ambrato dai piccolissimi semi. Molto digeribile. Si narra che molti matrimoni siano nati da un’ antica tradizione dove le donne che lavoravano i fichi mettevano un bigliettino con i loro dati all’ interno dei fichi. Da sempre alimento base per le popolazioni locali da pane dei poveri, quando scarseggiava il cibo, ad alimento pregiato da consumare soprattutto a Natale, sono diventati fonte di reddito per i contadini grazie all’ abbondanza e alla possibilità di consumarlo tutto l’anno.

Essiccati a fine estate naturalmente al sole e all’ aria pura per 10 – 15 giorni senza bucce su vassoi di legno o di canne intrecciate e girati a mano uno ad uno in modo che il sole possa baciare ogni parte tale da far perdere umidità, è grazie alla secolare tenacia e capacità di produttori dei cilentani se ancora oggi disponiamo di un prodotto dalle lodevoli qualità organolettiche. Grazie anche alle peculiarità pedoclimatiche, all’ ambiente di coltivazione, all’ azione mitigatrice del mare, al terreno fertile, alla barriera posta dalla catena degli Appenini alle freddi correnti invernali da nord – ovest.

Una volta essiccato è tagliato a metà e farcito con scorze di limone, mandorle anch’esse locali e coperto con l’ altra metà del fico pronti per essere infornati. Una volta sfornati dorati vengono disposti ancora caldi in grandi vasi di terracotta con foglie di alloro chiusi ermeticamente o sciroppati per poi essere commercializzati in cesti fatti a mano o con due stecche. La pianta di fico millenaria, come l‘ ulivo, caratterizzano il paesaggio rurale del Cilento, simbolo della civiltà di un popolo. Sempre più rari e ricercati anche per gli alti costi di preparazione.

I fichi in cucina

Fioroni o primaticci ( giugno-luglio), forniti (agosto -settembre), tardivi ( ottobre) dalle diverse varietà, dimensioni, colori che vanno dal giallo al viola scuro, vengono raccolti rigorosamente a mano per essere mangiati con gusto sia freschi nel breve periodo, sia essiccati, farciti con mandorle, noci, nocciole o immersi nel cioccolato o nel rhum e conservati per l’intero inverno. Raggiunta la pienezza del tasso zuccherino, il frutto va raccolto a mano per non rovinarlo e per dare il meglio nelle ricette. Ottima conservata come marmellata, per farcire crostate, dolci, torte.
Ricetta facile, nutriente e gustosa.


Crostata con marmellata di Fichi Bianchi DOP del Cilento
Ingredienti per la pasta frolla
350 g di farina 0
150 g di zucchero
180 g di burro
2 uova di galline fresche
150 g di marmellata di fichi
1 cucchiaino di cannella


Procedimento
Aggiungere la cannella alla farina, poi il burro e lo zucchero. Iniziare a lavorarla fino ad ottenere un composto bricioloso. Aggiungere le uova e continuare a impastare. Avvolgerla in una pellicola e farla riposare in frigorifero per circa un’oretta. Trascorso il tempo toglierla dal frigo, stenderla a mano con un matterello e metterlo in uno stampo imburrato. Immergere la marmellata di fichi e coprirla con delle strisce della restante pasta frolla. Infornarla a 180 ° C per 30 minuti in forno ventilato.

COCOMERO O ANGURIA: IL MITICO FRUTTO DELL’ESTATE

Dissetante, diuretico, dolce, da mangiarlo a morsi, fresco, in compagnia con la famiglia o gli amici, il cocomero è il frutto simbolo dell’estate, delle vacanze, delle giornate a mare, rilassanti e riposanti, adatto a contrastare la stanchezza e la caluria estiva di questi giorni. Cocomero ( in Italia meridionale) o anguria ( in Italia settentrionale) della famiglia delle Curbitacee (come il melone, il cetriolo) deriva dal termine latino “Cucumis citrullis” o dal greco angurion ( cetriolo).

Storia e curiosità

Proveniente dall’ Africa tropicale, è molto consumato nelle aree del Mediterraneo. Nell’ antichità era usato come alimento e medicinale. Esso veniva deposto nelle tombe dei faraoni come mezzo di sostentamento per la vita nell’ aldilà: una sorte di elisir di lunga vita. La mitica gelatina d’anguria piacque molto alla regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando I di Borbone, che assaggiandola esclamò: “superb, superb”, tanto da volerne ancora.

Tradizione

In Irpinia, e precisamente ad Altavilla Irpinia, ogni anno si rivive la tradizione del “palio dell’anguria” in onore di Costanza d’ Altavilla. Un tuffo nella storia dai connotati medievali. Si narra che Costanza e il suo seguito, in viaggio per Milano, fossero costretti a far sosta nel paese di Alta Cuda (odierna Altavilla) per un danno ad alcune carrozze. Il popolo si animò alla notizia dell’erede al trono e gli abitanti fecero a gara per portare alla regina Costanza ogni sorta di dono, la quale in segno di gratitudine istituì il palio, che avrebbe premiato una di quelle persone dimostratesi così cordiali

cocomero
Cocomero (o anguria)

Valori nutrizionali

Noi nutrizionisti lo consigliamo a tutti, in primis a bambini, adulti, sportivi soprattutto, in quanto evita i crampi muscolari. Contiene soprattutto acqua ( 90%), zuccheri ( 5%), vitamine, betacarotene, sali minerali (potassio, magnesio), il licopene nella polpa rossa. E’ a basso contenuto calorico ( 100g/16 cal) . In secondo luogo, depura l’organismo reintegrando le perdite di sudore con vitamine e sali minerali, combatte il calo di energia e la ritenzione idrica. L’ ideale è mangiarlo come spuntino o merenda o un paio d’ore dopo il pranzo.

In ogni caso, si sconsiglia di mangiarlo a fine pasto perché il suo alto contenuto idrico diluirebbe eccessivamente i succhi gastrici e renderebbe laboriosa la digestione. Terza cosa, ma molto importante, attenzione ai semi: masticarli potrebbe provocare fastidiosi dolori intestinali. In conclusione, può essere gustata anche come granita, gelato o succo. Inoltre contiene anche la citrullina, un amminoacido non essenziale dalle proprietà antiossidanti e vasodilatatorie nella parte bianca che viene scartata.

Succo di anguria: idratante, dissetante, ipocalorica e facile da preparare

Ingredienti:

cocomero 500 g

2 limoni

Foglioline di menta naturale

Ghiaccio

Attrezzi

Mixer o frullatori

Procedimento

Dopo aver eliminato la buccia, tagliare a pezzi l’ anguria fresca eliminando i semi. Frullarla fino a ottenere una parte di polpa . Unire il succo di un limone e mescolarlo. Versare nei bicchieri con abbondante ghiaccio. Aggiungere uno spicchio di limone e foglioline di menta per decorare. Berlo fresco al momento.

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Origini e storia dei peperoni

Derivanti dalla parola latina capsa (scatola) o dalla parola greca kapto, mordere avidamente, i peperoni o peperoncini, originari del Sud-America, furono introdotti in Europa dagli Spagnoli nel ‘500 dopo la scoperta dell’America. Coltivati da secoli in tutto il mondo dall’ Europa alla Cina, al Perù, appartengono al genere Capsicum e alla famiglia delle Solanacee (come le patate, le melanzane). Che siano peperoni o peperoncini dalle diverse varietà, forme e colori, dall’allungata, tonda, quadrangolare, dal verde al giallo al rosso, sono coltivati da virtuosi contadini con saggezza e dedizione continua, abbellendo gli orti di tutta l’Italia, del Sud. Maturano in estate tra giugno e luglio e per crescere e svilupparsi hanno bisogno di terreni fertili, clima caldo e tanto sole.

Curiosità della gastronomia storica


Già Vincenzo Corrado definisce questo ortaggio come cibo rustico. Nell’800 i peperoni sottaceto finiscono sulle tavole di Napoleone, dell’ imperatore d’Austria e il re di Napoli.

Valori nutrizionali


Contengono maggiormente acqua e vitamina C più degli agrumi che rafforzano il nostro sistema immunitario. Anche fibra nella buccia, sali minerali ( potassio, magnesio, zinco) e altre vitamine come il B- carotene, soprattutto i gialli e i rossi, fanno bene alla vista, i flavonoidi, sostanze antiossidanti che proteggono la pelle dai danni ossidativi. Contrastano il colesterolo cattivo, sono antiinfiammatori, antibatterici, antitumorali, antidiabetici, analgesici soprattutto per il contenuto in caspaicina, una sostanza che dà piccantezza e che in elevate quantità può risultare tossica. Rafforzano i vasi sanguigni, sono diuretici e dissetanti per combattere l’afa e la caluria estiva. Sono lassativi per chi soffre di stitichezza. Noi nutrizionisti li consigliamo maggiormente agli adulti perchè danno senso di sazietà, sono ipocalorici, ottimali per chi sta seguendo uno stile alimentare. Controindicazioni
Un consumo eccessivo provoca irritazione alle mucose intestinali, indigestione,pesantezza.Quindi non possono mangiarli chi ha problemi di gastrite, di ulcere, di reflusso gastroesofageo, di emorroidi. E per chi ha problemi di gonfiore addominale meglio eliminare la buccia. Come in tutte le cose, occorre sempre la moderazione. Non possono mangiarli i piccoli soprattutto se piccanti.


Uso e consumo in cucina


Piccanti o dolci sono il simbolo della cucina mediterranea. Possono essere mangiati crudi in pinzimonio per condire insalate o cotti al forno, grigliati, ripieni, gratinati, fritti ( i deliziosi frigitelli) in buon olio extravergine d’oliva come contorni ai secondi di carne, di pesce o antipasti o accompagnati alla pasta. Possono essere conservati come spezie o tagliati a fette in barattoli di vetro per tutto l’anno o ancora essiccati al sole ( i mitici cruschi croccanti della tradizionale cucina meridionale campana, lucana, calabrese) per portarsi il sapore autentico ell’ estate per tutto l’ inverno.


Ricetta Peperoni ‘mbuttunati’ ( peperoni imbottiti)

Tipica della tradizionale cucina meridionale, sono gustosi, con ingredienti semplici, dell’ orto e a chilometro zero.

Ingredienti per 5 persone

  • 5 peperoni grandi freschi dell’ orto
  • 5 fette di pane raffermo casereccio con lievito madre
  • 150 g olive nere di Gaeta denocciolate
  • 1 cucchiaio di capperi
  • 2 spicchi d’ aglio
  • 3 acciughe o tonno g 125
  • 50 grammi di formaggio pecorino grattugiato
  • 60 g di pan grattato
  • origano di montagna
  • 3- 4 pomodori rossi dell’ orto
  • olio extravergine d’oliva
  • un pizzico di sale


Preparazione per l’ imbottitura


Tagliare a piccoli pezzi la mollica di pane raffermo e unire le olive denocciolate, l’aglio, i pomodori tagliuzzati, il tonno o le acciughe, i capperi, l’ olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale, l’origano, il formaggio pecorino grattugiato. Amalgamare il tutto con le mani affinchè tutti i sapori prendano consistenza. Intanto tagliare il peperone dalla parte alta in modo da togliere il cappelletto che servirà poi per coprirlo, pulire di semi per prepararlo all’ imbottitura con il suddetto preparato. Una volta pronti immetterli in una teglia e infornarli a 180 °C per 30 minuti oppure friggerli in buon olio extravergine d’oliva.

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Storia ed etimologia della melanzana

Il termine melanzana deriva dal latino “ malum insanum” ( mela insana) modificata poi in melanzana per il contenuto in solanina, una sostanza tossica che mangiata cruda e in elevate quantità provoca disturbi gastrointesinali e danni al sistema nervoso.
Apprezzata dagli arabi sin dall’ antichità che la fecero conoscere agli spagnoli, originaria della Cina e dell’ India che la usavano come ingrediente di bellezza, oggi la melanzana è coltivata negli orti e terrazzi di tutta l’ Italia.

Per secoli, in Europa veniva utilizzata come ornamento perchè si riteneva che mangiarla provocasse alito cattivo , pazzie, lebbra e persino tumori. Nella medicina popolare africana, invece, si riteneva fosse d’aiuto per curare epilessia e convulsioni.
Consigliati sin dal 1560 dal celebre medico e naturalista senese Mattioli, i frutti sono delle grandi bacche carnose, dalle forme e colori diversi vanno dall’ allungata e viola alla chiara e rotonda.

Proprietà nutrizionali


Della famiglia delle Solanacee ( Solanum melongena) come i peperoni, le patate e i peperoni, hanno un sapore deciso e inconfondibile. Sono ipocaloriche ( 15 cal/100g) , ma se fritte aumentano di 150 cal per l’ olio assorbito. Contengono potassio, magnesio, acqua, fibre, antiossidanti, antocianine, vitamina B, C, acido folico. Noi nutrizionisti le consigliamo nei regimi alimentari equilibrati e soprattutto in questa stagione estiva per le sue proprietà organolettiche e di freschezza

Controindicazione: contiene la solanina, una sostanza tossica contenuta nella polpa cruda che si elimina con la cottura.

Proprietà terapeutiche


Le melanzane curano le patologie della circolazione del sangue, la fragilità capillare, sono diuretiche, ostacolano l’invecchiamento cellulare, riducono il colesterolo, regolarizzano e stimolano l’ attività del fegato, del pancreas e dell’ intestino. Sono diuretiche, drenanti, lassative, sazianti

Come cucinarle?


Bollite, ripiene, trifolate, al forno, indorate e fritte, grigliate e condite con erbe aromatiche sono molto utilizzate nella cucina mediterranea. Si accompagnano bene come contorni ai secondi di carne, pesce o come piatti unici, la tradizionale pasta alla siciliana o parmigiana di melanzane.

Ricetta Parmigiana di melanzana

Un piatto unico, mediterraneo, appetitoso.

Ingredienti:

  • 1 kg di melanzane fresche dell’ orto
  • 500g di conserva di passata di pomodoro
  • foglie di basilico
  • 1-2 spicchi di aglio
  • parmigiano reggiano grattugiato
  • olio extravergine d’ oliva per friggere

Procedimento:
Disidratare con sale fino le melanzane tagliate a fette in modo che rilasciano acqua da eliminare e risultino morbide per poi andarle a friggere in olio bollente extravergine d’ oliva. In una pentola a parte preparare il sugo con conserva di passata di pomodoro, foglie di basilico, spicchio d’ aglio.
In una teglia da forno antiaderente effettuare uno primo strato di melanzane, coprirle con fior di latte tagliata a pezzetti, sugo, spolverata di parmigiano reggiano grattugiato. Fare gli strati fino a terminare tutte le melanzane. Cuocere la parmigiana in forno per 30 minuti a 180 °C.

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Zucchine e fiori di zucca. Storia, famiglia di appartenenza e consigli utili. Tutto quello che c’è da sapere su quest’ortaggio.

La storia delle zucchine

Conosciuta in Italia già ai tempi dei Romani come zucchetta ( Lagenaria Vulgaris) per le sue piccole dimensioni, dobbiamo aspettare la scoperta dell’America per conoscerla più grande. Giunta dal Messico e coltivata in molte varietà dagli Aztechi già 3.000 anni fa. Alimento ideale per i maiali, furono i contadini a individuarle come cibo per gli umani

Famiglia di appartenenza

Che siano fiori di zucca o zucchine vanno bene entrambi. Basta saperli distinguere. Appartenenti alla famiglia di Cucurbitacee, (della stessa famiglia del cetriolo, l’ anguria) amano il clima mite, l’ esposizione al sole e i terreni ricchi di sostanza organica. Quelli di zucchine sono più appuntite e colorate di arancio, mentre quelle di zucca più profumate. Dalla stessa pianta rampicante nascono fiori maschi e femmine ma è dalla femmina che si sviluppa il frutto, la zucchina, fecondata in seguito a impollinazione del fiore maschio trasportato dal vento o da insetti. Ben attaccato all’ ovario il fiore femminile ha il pistillo senza polline a differenza di quello maschile il cui stame è coperto di polline. Di forma allungata o tondeggiante, dalla buccia che va dal colore verde chiaro a verde- scuro e polpa di colore bianco con semi di piccole dimensioni. Sono facili da coltivare anche nel proprio orto o sui terrazzi, balconi.

Quando vanno raccolti i fiori di zucca?

Vanno raccolti in questa stagione, d’ estate, all’ alba, prestissimo per poi richiudersi dopo pochissime ore. La natura è fascinosa e spettacolare.

La tempistica è importante per la raccolta e il consumo .

Cosa contengono nutrizionalmente?

Sono ricchi di acqua, fibre, antiossidanti, carotenoidi, sali minerali, B- carotene, luteina.

Indicazioni terapeutiche

Sono diuretiche, lassative, ipocaloriche, fanno bene a chi ha problemi di stitichezza, a chi deve scendere di peso, sempre in un regime alimentare equilibrato, chi ha infiammazioni urinarie, ai diabetici. Rallentano l’ invecchiamento della pelle.

Come acquistarli?

Quando si acquistano dal fruttivendolo o dai mercatini autogestiti, le corolle devono presentarsi di un giallo vivido, brillante, con superficie uniforme e leggermente schiuse nella parte finale. Se le corolle sono avvizzite, le punte arricciate, incollate, scartatele. Non sono fresche. E poi vanno cucinate in giornata e mangiate al momento per gustare tutte le sue propietà.

Come cucinarli?

La morte dei fiori di zucca sono in pastella e fritti in abbondante olio extravergine d’oliva bollente. Ma anche ripiene al forno o come condimento per la pasta insieme allo speck. Le zucchine, meglio se tenere, bollite, grigliate, a frittata, trifolate, indorate e fritte, si prestano bene come contorni, la tradizionale ricetta alla scapece, per accompagnare secondi di pesce o carne o insieme alla pasta, il riso.

Ricetta tipica napoletana

Zucchine alla scapece

Ingredienti per le zucchine alla scapece

  • 1 kg di zucchine dell’ orto
  • olio extra-vergine d’oliva ( quanto basta)
  • 1- 2 tazzine aceto di vino bianco
  • foglioline di menta a piacere
  • 2 spicchi di aglio
  • un pizzico di sale

Procedimento per le zucchine alla scapece

Tagliare le zucchine a rondelle sottili dopo averle lavate bene sotto acqua corrente. Friggerle in olio extravergine d’oliva.

Intanto a parte preparare una marinatura con aceto, olio, menta, spicchi di aglio tagliati a pezzetti

Non appena diventano dorate scolare le zucchine fritte e condirle in un piatto con la marinatura preparata precedentemente. Mescolare delicatamente e lasciar riposare per almeno un’ ora prima di mangiarle

Curiosità sulle zucchine

Di origini antichissime, il cui piatto è citato anche in “Un turco napoletano” famoso film di Totò. Il termine scapece  sembrerebbe avere due origini: o dalla formula contatta latina “ex Apicio”, letteralmente “da parte di”, “secondo” Apicio (autore del “De re coquinaria” , il primo trattato di gastronomia/libro di ricette oppure dalla porola spagnola “escabeche“, termine che indica in cucina qualsiasi cosa sia condita con una marinata all’aceto.

E’ semplice, pratico, fresco e gustoso.

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È vero che mangiare frutta e verdura fanno bene all’organismo? Se sì, perchè?

Si. È vero. Il caldo di questi giorni molto spesso ci porta stanchezza, sudorazione con perdite di vitamine, sali minerali, cali di pressioni. Per ovviare a tutto questo la natura generosa ci offre i suoi meravigliosi prodotti della terra pieni di fibre, vitamine ( B-carotene, C, gruppo B), fruttosio, antiossidanti, carotenoidi, sali minerali, oligoelementi ( potassio, magnesio, calcio, fosforo, selenio, zinco…) venendoci incontro anche nel reintegrare le perdite e nell’ idratarci.

Questi alimenti preziosi svolgono un’azione preventiva nei confronti dell’ invecchiamento della pelle, dei tumori soprattutto al colon, aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, regolano la pressione sanguigna, controllano i livelli di glicemia nel sangue, saziano, aiutano a controllare il peso corporeo soprattutto per le fibre.

Noi nutrizionisti consigliamo di assumere 30g al giorno di fibre tra solubili ( mele, agrumi, fagiolini, piselli) e insolubili ( es frutta secca, verdura) anche contro la stitichezza. Con moderazione e gradualmente per chi ne assume poche o per niente o chi soffre di sindrome da colon irritabile per non incorrere in eccesso di produzione di gas intestinali, con meteorismo, flatulenza. Una loro carenza nell’ alimentazione provoca stipsi, emorroidi, malattie intestinali.

Tranne per gli allergici

Non possono assaporare le ciligie, le fragole, le percoche, le pesche, chi è allergico. Si tratta di una reazione del sistema immunitario, diversa dall’ intolleranza, con una sintomatologia che si scatena nel giro di pochi minuti o due ore dall’ assunzione degli allergeni ( alimenti) liberando l’ istamina e apportando a seconda dei casi sintomi gastrointestinali (come mal di pancia, diarrea) , mal di testa, prurito, bruciore o shock anafilattico nei casi più gravi.

Ma attenzione ai veleni nel piatto e alla tracciabilità

Molte volte dietro le benefiche sostanze nutritive si possono nascondere i pesticidi, gli antigrittogamici, il glifosato, ovvero sostanze chimiche usate in agricoltura, sui terreni per eliminare gli insetti, le erbacce, le muffe, i funghi dal frutto o dalla pianta impedendo che si rovinino i raccolti. Sono dannosi per la nostra salute con il rischio di contrarre anche tumori, soprattutto se usati in eccesso e prolungato nel tempo.

Il cibo deve essere sicuro. I consigli che posso darvi da nutrizionista per cercare di limitare l’ esposizione ai residui di questi veleni sono quelli di coltivarli secondo i principi dell’ agricoltura naturale, il chilomentro zero, come si sta facendo in alcune zone del nostro Sud e lo stanno facendo proprio i giovani che combattono contro l’ omologazione e la monocoltura.

E’ una necessità. Lavare più volte e bene frutta e verdura con acqua e bicarbonato lasciandoli a bagno per almeno 10 minuti. Controllare la tracciabilità, la provenienza. Cercare di rivolgersi a contadini, agricoltori, mercatini autogestiti di fiducia quando si va ad acquistarli accertandosi che siano quanto più possibili naturali, non trattati. E poi i colori e i sapori devono essere quelli veri, naturali.

Non tutti uguali,giganteschi, trasgenici, ovvero modificati geneticamente, lucidi o come le fragole o le melanzane d’estate che si trovano a Natale o tutto l’ anno come vuole la globalizzazione o l’ economia del profitto. Vuol dire che o sono di serra o provenienti dall’ estero pieni di veleni chimici, dannosi per la nostra salute, per apparire tutti intatti e affrontare migliaia di chilometri prima di arrivare a noi senza sapori o senz’ anima. Dobbiamo amare e rispettare la nostra Gran Madre Terra e la terra in generale, perchè tutto nasce dalla terra, la vita, viviamo grazie alla terra su questa terra.

Le 5 porzioni della Piramide Alimentare della Dieta Mediterranea

Noi nutrizionisti consigliamo a tutti, bambini, anziani, donne, donne in gravidanza, in allattamento, donne in menopausa, uomini, sportivi di mangiare ogni giorno molta frutta e verdura fresca e di stagione, a chilometro zero.

Le tanto raccomandate 5 porzioni alla base della Piramide Alimentare della nostra dieta mediterranea da ripartire tra spuntini e dopo pranzo e cena variando, in linee generali, tra un frutto singolo coma una mela, una pesca, una percoca, un’ arancia , un kiwi,una banana, una fetta di ananas, due albicocche, due fichi, due prugne, a 150 g tra mirtilli, frutti di bosco, more, amarene, per la frutta e insalatone di ortaggi e verdure come fagiolini, cetrioli, pomodori, pomodorini, bietole, rucola, lattuga, fiori di zucca, zucchine, melanzane. Il tutto sempre in un regime alimentare equilibrato.

Mille modi per assaporarla?

Che sia fresca, essiccata, frullata, centrifugata, come macedonia, succo, marmellata, confettura o intera, la frutta possiamo gustarla da sola o spezzettata nello yogurt o per preparare dolci come anche le verdure o gli ortaggi vanno bene come contorno o per condire la pasta, il riso, la carne, il pesce o per farcire pizza, rustici purché sia di stagione, locale, a chilometro zero per godere di tutti i suoi principi nutritivi e se ne faccia un uso quotidiano.

Occorre variare e senza esagerare soprattutto per quella secca, essiccata ( mandorle, noci,uva passa, prugne, fichi secchi) e un po’ zuccherina ( fichi, prugne) in quanto calorica, può trasformarsi in grassi di deposito o compromettere la salute per i diabetici.

Ricetta del giorno: estratti di frutta e verdura

  • 3 fette di anguria
  • 3 pesche
  • 1 pezzetto di zenzero

oppure

  • 2 carote
  • 3 mele
  • 1 limone
  • 1 sedano

Dissetante, nutriente, rinfrescante. Facili da preparare e da bere al momento.

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Origini e simbolo del pomodoro

Quando si parla di pomodoro non si può non parlare di Italia e di Dieta Mediterranea. Diffuso in tutto il mondo ma originario dal Sud America fu importato in Europa come pianta ornamentale per la presenza di solanina, (una sostanza ritenuta all’ epoca velenosa e dannosa per l’ uomo) successivamente vennero scoperte le sue proprietà nutritive. Solo nell ‘500 arriva in Italia, particolarmente nel Sud per il clima favorevole, i pomi d’oro – con riferimento alle mele d’oro che crescevano da un albero del leggendario giardino delle Esperidi – sono simbolo di amore e fecondità.

A sentire Vincenzo Corrado, nel  trattato gastronomico de il “Cuoco Galante” scrive: “Varie e gustosissime vivande si possono fare dei pomidoro; ed infinite conditure col sugo loro si prestano alle carni, ai pesci, all’ uova, alle paste e alle erbe; onde con ragione da un eccellente cuoco furon li pomodoro chiamati gustosi bocconi, e salsa universale.”

Rito e tradizione

Appartenente al genere della Solanacee, ovvero “lenire, curare,” ( Solanum Lycopersicum = pesca del lupo) come le patate, le melanzane, i peperoni, dalle molteplici varietà, il pomodoro è un bene prezioso che arricchisce gli orti e i terrazzi di città. La pianta raggiunge i due metri d’ altezza e necessita di sostegni.

In seguito a continue cure e attenzioni del sapiente lavoro di agricoltori cominciano a essere coltivati all’aria aperta senza diserbanti, antigrittogamici a partire da maggio per poi essere colti a mano ben rossi e maturi alla luce del sole. E  come da rito e tradizione, soprattutto nel nostro Sud Italia, essere pronti alla spremitura tra agosto e settembre dopo accurate scelte e operazioni di cottura e sterelizzazione per diventare passata di concentrato di pomodoro tanto buona da leccarsi i baffi o essiccati a grappolo sui soffitti per essere conservato in barattoli di vetro per tutto l’anno portandoci il ricordo e il sapore dell’ estate senza tempo.

Quali le virtù salutari? Da cosa ci proteggono?

Questo prestigioso prodotto contiene maggiormente acqua ma anche vitamine del gruppo B, C e acido folico, il B-carotene, un precursore della vitamina A  per l’ abbronzatura,  sali minerali come fosforo e magnesio per il sistema nervoso, il potassio per prevenire i crampi soprattutto d’ estate, antiossidanti, maggiormente il licopene, un carotenoide che si sprigiona soprattutto se il pomodoro viene cotto proteggendo gli uomini  dai tumori alla prostata e prevenendo i disturbi cardiovascolari. Sono ipocalorici ( 20 kcal/ 100 g), amici della linea, sazianti e digeribili. Riequilibrano il ph, attenuano l’ acidità favorendo la digestione. Sono alleati dei vasi, proteggono l’ apparato cardio circolatorio.

Allergie e controindicazioni

Lo possono mangiare tutti o quasi tutti tranne chi è allergico al nichel, con sintomi di rossore, prurito, bruciore, vomito, stanchezza o chi soffre di acidità di stomaco, di gastrite, di reflusso gastroesofageo.

Il pomodoro a tavola…

Che sia S. Marzano, pachino, datterino, ciliegino, come protagonista delle tavole si presta a molte ricette: dall’ affettato crudo su bruschette, freselle, insalate, caprese, pizza, condite con olio extra vergine d’ oliva  o cotto per preparare ragù, condire la pasta, i vermicelli come ne “Il trattato di cucina teorica e pratica” di Ippolito Cavalcanti  del 1800 o i secondi di carne, di pesce, le zuppe.

Dunque è proprio ora,  d’estate, il periodo ideale per gustarli nella sua interezza e polposità. Attenzione quando si trovano tutto l’anno nei supermercati, tutti uguali e lucidi. O sono di serra o provenienti dalla Cina, dall’ estero, senza sapore, senza odore, trattati con prodotti chimici industriali che fanno male alla nostra salute.

La ricetta di oggi è :

Vermicelli al filetto di pomodoro

Ingredienti per 5 persone

  • 500 g di pomodori pelati DOP maturi e polposi dell’ orto
  • 3 spicchi d’aglio
  • 1 dl e 1/2 di olio extravergine d’oliva
  • foglie di basilico fresco
  • sale se occorre
  • 500 g di vermicelli

Preparazione

Fate rosolare l’aglio nell’olio extravergine d’oliva, quando questo sarà imbiondito unite i pomodori pelati. Lasciate cuocere per 30 minuti. A cottura ultimata completate la salsa con il basilico. Lasciate ancora un minuto sul fuoco e quindi aggiustate di sale. Lessate la pasta al dente in abbondante acqua bollente e quindi conditela gustandola in compagnia. Equilibrata, nutriente e saziante.

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Estate, voglia di mare…ecco i consigli su come nutrirci anche per la tintarella

Siamo nel pieno della bella stagione. Le scottanti temperature di questi giorni possono arrecarci disidratazione, stanchezza, calo di pressione associandosi spesso, soprattutto nelle donne, a ritenzione idrica e gonfiore alle gambe e alle caviglie. Viene meno la voglia di mangiare e di cucinare optando il più delle volte per i fast food,  i pasti veloci, come la  pizza senza disdegnare neanche i panini. E’ importante, soprattutto d’ estate, che l’ alimentazione sia sana, varia ed equilibrata per un benessere psico – fisico.  Non a caso la natura ci offre in questo periodo alimenti ricchi in  fibre, vitamine, sali minerali, antiossidanti, per sostenerci e fronteggiare le perdite dei liquidi con la sudorazione.

E ALLORA QUALI I CONSIGLI ?

Più frutta e verdura fresca e di stagione a chilometro zero, locale. Le cinque porzioni al giorno tanto raccomandate dalla Piramide Alimentare della nostra Dieta Mediterranea. Dunque sì alle ciliegie, a kiwi, lamponi,  mirtilli,  frutti di bosco, amarene,  ananas, pompelmi, arance, albicocche, fichi, banane,  meloni, anguria, pesche, percoche, carote, fiori di zucca fagiolini, zucchine, melanzane, pomodori, insalata, peperoni.

COSA CONTENGONO? DA COSA CI PROTEGGONO?

Contengono vitamina C, flavonoidi , magnesio, potassio, calcio, beta carotene, un precursore della vitamina A. Soprattutto la frutta e la  verdura di colore giallo – arancione, rosso ( melone, carote, anguria, albicocche, pesche, ciliegie, mirtilli,  prugne) hanno un’azione benefica contro le rughe, l’invecchiamento cellulare e gli eritemi. Inoltre, proteggono la pelle dal danno ossidativo e dai raggi ultravioletti favorendo un’abbronzatura più omogenea, rafforzano il sistema immunitario. Non meno importante: dissetano e saziano.

E ANCORA….

Il segreto è nutrirsi bene, facendo i 5 raccomandati 5 pasti al giorni. Iniziate facendo il pieno di energia grazie a una buona prima colazione a base di latte, cereali, fette biscottate con marmellate di frutta locali, senza additivi e senza conservanti. Oppure, potreste optare per una porzione di dolce artigianale o di buona pasticceria.

La colazione deve essere seguita da spuntini o merende che aiutano a non arrivare affamati duranti i pasti principali, a base di frutta fresca e di stagione, anche frullata, centrifugata, a macedonia, senza aggiunta di alcool, che essendo  un vasodilatatore favorisce la sudorazione. Oppure un buon gelato artigianale o bruschetta con pomodori e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva.

E per pranzo e cena? Per questi, optate per una buona base di carboidrati, proteine, grassi buoni, fibre, quindi cereali, pasta, riso, legumi,  uova, carni magre. Ma anche pesce azzurro dei nostri mari, conditi con spezie, erbe aromatiche e accompagnato sempre da contorni di insalatone, verdure crude, cotte, grigliate secondo il proprio gusto in quanto favoriscono meglio la  digestione e un frutto.

Il tutto cucinato in modo semplice e con le giuste combinazioni per far assimilare all’ organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno per stare in forma. Basta solo organizzarsi. Ultimo consiglio importantissimo: ricordate di bere tanta acqua fino a 2 litri al giorno anche con aggiunta di limone, a sorsetti senza aspettare che vi sia lo stimolo della sete soprattutto nei bambini e negli anziani alternando con un bicchiere di vino buono, locale, ma con moderazione.

Altri consigli? Fare movimento, attività fisica costante e graduale nuotando, con lunghe passeggiate o corsette in spiaggia respirando iodio benefico per la tiroide, irrorandoci dei raggi del sole che ci infondono vitamina (ormone) D  che previene l’osteoporosi, evitando di esporci nelle  ore più calde della giornata, (dalle 11:30 alle 16:30 ) e munendoci di copricapi, protezioni per la pelle. Tutto questo non fa che bene alla mente, al corpo e allo spirito.

Tra i consigli del buon essere anche la ricetta della settimana: provate questa insalatona!

Insalatona alla Mediterranea

Ingredienti:

  • 120 g di mozzarella o fior di latte
  • 100 g di tonno
  • un uovo sodo
  • 4 olive verdi
  • 200 g radicchio, foglie di insalata verde o mista (tenera) 
  • 2 carote
  • 8 pomodorini
  • due cetrioli
  • fagiolini, peperoni rossi (q.b.)
  • una cipolla
  • un cucchiaio di olio extravergine d’ oliva
  • aceto o limone
  • un pizzico di sale
  • 70 g di pane integrale o semintegrale di grani antichi

Semplice, pratica, nutriente ed equilibrata.

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Sin dai tempi del paleolitico il consumo del pesce, del pesce azzurro di origine popolare e la pesca di mare hanno sempre rappresentato la base di sopravvivenza per molti popoli del Mediterraneo, dai Fenici, ai Greci, dagli Etruschi ai Romani.

Non a caso i ricchi romani, mangiatori di pesce di mare, erano soliti costruirsi piscine all’ interno dello loro sontuose ville per l’ allevamento di triglie, murene e altri pesci pregiati. Alimento cardine della nostra Dieta Mediterranea, dalle tante propietà nutrizionali eppure non se consuma tanto. Molteplici sono le specie, le varietà: dal pesce dalle carni rosse ( salmone, triglia, scorfano), bianche (merluzzo, baccalà, orata,cernia..) e azzurro.

Il consiglio dei nutrizionisti

Bisogna solo saper scegliere. Noi nutrizionisti consigliamo principalmente il pesce azzurro ( così chiamato dal colore della pelle e del ventre che va dall’ argenteo ai riflessi azzurri o verdi) di piccola taglia, meno inquinato, di stagione, fresco, dei nostri mari, con le pinne e le branchie dunque alici, sardine, aringhe, sgombro,palamita, sarde, pesce bandiera o spatola, suro, lampuga, costardella, alaccia, aguglia, almeno 4 volte a settimana.

Questi tipi di pesce fanno bene alla nostra salute. Contengono le proteine ad alto valore biologico:

  • gli amminoacidi essenziali con funzione plastica per le membrane delle nostre cellule, EPA E DHA,
  • gli acidi grassi buoni, i poliinsaturi,
  • gli omega 3 più del pesce di taglia grande ( pesce spada, tonno) e dei crostacei, che il nostro organismo non sintetizza.

Benefici del pesce azzurro

Secondo gli studi scientifici il pesce azzurro ha numerosi benefici. Vediamoli schematicamente. Innanzitutto, i pesci che appartengono al cosiddetto pesce azzurro sono alleati fidati:

  • del cuore e dei vasi, perchè prevengono le malattie cardiovascolari
  • del cervello, soprattutto per il feto delle donne in gravidanza
  • della vista e della massa muscolare

Inoltre:

  • fanno bene a chi soffre di colesterolo e trigliceridi alti
  • contro l’ Alzhaimer
  • spengono le infiammazioni e stimolano le difese immunitarie.

Ancora sono ricchi di vitamina A che previene i tumori soprattutto del colon. Di iodio, che attiva la tiroide del metabolismo utile soprattutto per le donne in menopausa, i sali minerali come fosforo, sodio, potassio, calcio. E poi è gustoso,costa poco ed è accessibile a tutti…

Ma anche i prodotti ittici, della pesca, come molluschi, mitili, cozze, vongole, ostriche, crostacei con basso contenuto di grassi e soprattutto ricchi di ferro per chi soffre di anemia, i pesci di taglia grande come il pesce spada, il salmone, il tonno due volte a settimana perchè anche se contengono vitamina A, vitamina D, vitamina E benefici per la vista, per la crescita delle ossa sono accumulatori di metalli pesanti come il piombo o il mercurio potenzialmente tossico soprattutto per le donne in gravidanza.

Fa bene ai bambini, agli adulti, agli anziani, agli sportivi, alle donne, a chi è a dieta, perchè è digeribile, magro, masticabile, non fa ingrassare; ad eccezione del capitone ( 250 calorie/100g) il suo apporto calorico varia ad esempio dalle 75 calorie /100g ( merluzzo) alle 180 calorie/100g ( per il salmone).

Le allergie

Attenzione agli allergici ai crostacei, ai molluschi, per la produzione dell’ istamina. Provoca prurito, gonfiore, crisi asmatica o schock anafilattico nei più sensibili. Quando lo mangiamo crudo o poco cotto come i mitili ( cozze, vongole, ostriche) ,essendo dei filtratori, si potrebbe andare incontro al rischio di contrarre infezioni batteriche o virali come l’ epatite A.

Sconsigliato, dunque, soprattutto per chi soffre di disturbi al fegato, per chi ha un sistema immunitario alterato, oppure il sushi, per il rischio dell’ Anisakis, un microorganismo, un parassita, che si annida nei pesci con il rischio di attraversare il nostro intestino che è possibile asportare solo con un intervento chirurgico. E’ importante l’ abbattitura nelle 24 ore per portarlo a O °C e poi surgelarlo o congelarlo per poterlo mangiare crudo in sicurezza.

Occhio, dunque, alla provenienza e alla tracciabilità, alla conservazione, alle frodi quando lo mangiamo o andiamo a fare la spesa, anche per evitare che possa innescarsi la sindrome sgombroide, un’ intossicazione da ingestione di istamina prodotta dall’ alimento deteriorato, una sostanza che si trova principalmente nello sgombro ( da qui il nome), ma anche nel tonno, sarde, acciughe, con sintomi di nausea,vomito,diarrea, mal di pancia, mal di testa, congiuntive arrossate,bruciore.

Pesce azzurro: la tracciabilità prima di tutto

E’ sempre bene acquistare il pesce dei nostri mari, nelle pescherie di fiducia, assicurandoci che sia fresco e di buona qualità. Come? Controllando che siano presenti le etichette sulle cassette, che siano tenuti in vetrinette refrigerate poggiate su ghiaccio, ( temperatura prossima allo 0°C), valutando le qualità organolettiche, dall’ odore di mare di salsedine gradevole e delicato, diffidando se c’è sentore di ammoniaca, dagli occhi vivi e sporgenti, con colore brillante, pinne e coda integre, interno branchie con traccie di sangue, squame ben aderenti al corpo e non sollevate, gusci trasparenti di un colore rosa per i gamberi freschi,senza additivi per migliorare colore e aspetto, dopo una leggera pressione con le dita la sua carne deve ritornare nella posizione iniziale, compatta ed elastica, piacevole alla vista, e poi va consumato in giornata.

Che sia pescato, congelato, surgelato ( soprattutto il merluzzo, la sogliola, la platessa) l’ importante è che sia eseguita correttamente la catena del freddo quando lo si pesca sulle navi e poi lo si porta sulle nostre tavole effettuando una rapida eviscerazione, pulizia e congelazione per evitare processi di decomposizione dannosi per la nostra salute.

Inoltre si presta a mille ricette come antipasto, primi piatti, secondi, contorni caldi o freddi. Cotto a vapore, lesso, al cartoccio al forno, alla griglia, con spezie, erbe aromaiche e perchè no anche fritto in un buon olio extravergine d’oliva una tantum. Il tutto sempre accompagnato da contorni di verdure fresche e di stagione e irrorato da limone. Dunque più se ne mangia, meglio è. Occorre variare, per sentirci sani e in perfetta salute.

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