Domenica 17 ottobre, evento cicloturistico, tra bellezze architettoniche ed enogastronomiche

Un’insolita full immersion nel cuore dell’Irpinia, per tutti gli amanti della bici e del buon vino. Sarà Lapio, antico borgo in provincia di Avellino, a dare il via, domenica 17 ottobre, a “Fiano in Bike”, evento che punta a far conoscere al meglio le tante bellezze e le specialità della zona.

Il raduno è previsto per le 9 in piazza Sant’Antonio, dove i partecipanti avranno modo di conoscersi e di ritirare le e-bike a noleggio.

Alla 9.30, si parte. L’“inebriante” tour guidato, si svilupperà lungo un percorso di circa 16 km, facilmente percorribili per gli appassionati di bici, ed attraverserà, oltre al borgo di Lapio, le principali vie del Fiano, pregiato vino DOCG tipico dell’avellinese, toccando, in 10 tappe, numerosi punti di interesse storico, paesaggistico e culturale.

Previsto intorno alle 12.30, l’arrivo alla cantina Rocca del Principe di Lapio, per un gustoso aperitivo e la visita all’azienda vitivinicola, mentre il tour si concluderà alle 13.30, con il rientro al borgo.  

L’evento cicloturistico, alla scoperta delle bellezze architettoniche ed enogastronomiche irpine, avrà una durata complessiva (soste comprese) di 4 ore e vede come partner: Land_of_Hirpinia, Linea Bici, Lapio Experience, Rocca del Principe, Comune di Lapio e Spazio cultura.

Quota di partecipazione: 10 euro; noleggio bike 20 euro con prenotazione obbligatoria.

Per info e prenotazioni

Enrico 320 3614149

Ciriaco 377 7089233

Marcello 392 7619715 

Roberta Raja

NAPOLI, 21 SET –  Con la presentazione della ‘Guida catalogo delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania 2020-2021’ si è conclusa la terza edizione di Eruzioni del Gusto’, l’evento sul turismo enogastronomico dei territori vulcanici promosso dall’associazione culturale ORONERO – Dalle scritture del fuoco al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa. Il volume, giunto alla ottava edizione, è stato realizzato dalla Regione Campania in collaborazione con la sezione campana dell’Associazione Italiana Sommelier e racchiude un patrimonio unico delle nostre terre, il vino: dalle bottiglie del Vesuvio a quelle dei Campi Flegrei e dell’isola di Ischia passando per l’Irpinia, il Casertano e il Sannio fino alla zona di Costa d’Amalfi e del Cilento. Di facile consultazione, la guida catalogo è rivolta a operatori della filiera enologica ma anche ad appassionati di vino desiderosi di scoprire nuove aziende in Campania. A introdurre le linee generali, la presidente AIS Campania Nicoletta Gargiulo, il capo panel Franco De Luca e Luciano D’Aponte responsabile produzioni agroalimentari Regione Campania, Carmine Maione presidente di ORONERO.

Il vino, risorsa della Campania che lotta tra lo stop dovuto alla pandemia e i cambiamenti climatici, ma potente risorsa capace di sfidare i mercati esteri. Molto partecipato, nel pieno rispetto delle norme anticovid, il momento di degustazione di oltre 400 tipologie di vini di circa 180 aziende campane: nei calici bollicine, bianchi, rosati, rossi.

Il vino, ma anche la Pasta di Gragnano Igp, la ricotta di bufala campana Dop, mozzarella di bufala campana Dop, Pomodorino del piennolo del Vesuvio Dop, Provolone del Monaco Dop, Colatura di alici di Cetara Dop: prodotti unici della Campania che richiamano appassionati della buona tavola e sempre più turisti. ‘’L’enogastronomia ha un ruolo centrale nel nuovo piano regionale per il Turismo, che punta a una accoglienza più organizzata e coinvolge in misura maggiore le aree interne. Un settore che è la sintesi delle eccellenze ambientali e delle risorse umane del nostro territorio e comprende perfettamente le rinnovate esigenze di un turismo sicuro, sostenibile e ecocompatibile. La nostra cultura enogastronomica è oggi protagonista nell’attrarre flussi turistici in tutte le stagioni’’ ha detto il direttore generale Politiche Culturali e Turismo Regione Campania Rosanna Romano.

‘’Una manifestazione che intercetta flussi turistici in ascesa, che si distingue per il suo modo concreto di ripensare lo sviluppo. Una sede prestigiosa, quella del Museo di Pietrarsa, che indica le nuove prospettive di crescita nella zona est di Napoli. Una storia carica di suggestioni, materiali e immateriali. Queste peculiarità consentono a Eruzioni del Gusto di offrirsi al partenariato pubblico come una opportunità’’, dice l’assessore al Turismo della Regione Campania, Felice Casucci.

Per il direttore Agenzia Campania Turismo Luigi Raia: ‘’I prodotti campani rappresentano spesso il modo migliore per alimentare e diffondere l’immaginario turistico della regione. La promozione e il marketing territoriale non possono prescindere dall’esaltazione dei sapori di una alimentazione sana e gustosa che rappresenta, al contempo, il nostro migliore spot e la più efficace misura della qualità dell’offerta turistica della Campania’’.

‘’Eventi come Eruzioni del Gusto sono fondamentali per comunicare al mondo la qualità dei nostri prodotti agroalimentari sotto un unico brand ‘Campania’. Nel futuro, chi mangia e beve campano dovrà essere consapevole della eccezionalità dei prodotti della nostra terra. Siamo la patria della Dieta Mediterranea, non intesa soltanto come stile di vita, ma come declinazione di identità e qualità del cibo. E’ il momento giusto per consolidare la sinergia tra l’assessorato all’Agricoltura e tutti i soggetti che, in questo senso, contribuiscono a fare sistema. Stiamo lavorando, anche grazie alle risorse della nuova programmazione dei fondi europei, al raggiungimento di questo obiettivo’’, ha aggiunto  l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania, Nicola Caputo.

‘’La Campania si candida ad essere una vetrina internazionale dell’enoturismo’’ ha detto il presidente di ORONERO, Carmine Maione ‘’E’ un progetto ambizioso ma  è una nave che è salpata tre anni fa e, con un pizzico di orgoglio, sappiamo dove vogliamo condurre questa nave. Non possiamo condurla da soli perché è un viaggio che dovrà necessariamente avvenire con tutti i compagni di viaggio e quindi con i ministeri, con la Regione Campania, con i centri di ricerca e università di Napoli Federico II, con tutti i produttori e consorzi di filiera campani, tutti i consorzi dei vini, della colatura di alici, della mozzarella, del pomodoro e tanti altri. Questo lungo e affascinante viaggio che coinvolge tante altre regioni italiane, il prossimo anno sarà internazionale con paesi vulcanici stranieri come Giappone, Nuova Zelanda, i paesi del Sud America, Nord Europa in un grande villaggio universale delle terre e dei popoli vulcanici del pianeta’’.

A Eruzioni del gusto i casari filano dal vivo: ad un folto pubblico, mani esperte hanno mostrato ‘sul campo’ le tecniche di lavorazione del Provolone del Monaco Dop. E ancora, show cooking a cura dell’Unione Regionale Cuochi della Campania, Associazione Provinciale Cuochi Napoli e Dipartimento Solidarietà Emergenze della Campania. Tra gli interventi quello di Roberto Rosati, Presidente Nazionale del Dipartimento Solidarietà ed Emergenze della FIC. In cucina Fofò Ferriere ‘maestro del pomodoro’ e Pasquale Palamaro, chef stellato a Ischia che da tre anni fa cucina di mare, lavora la carne del pesce come fosse carne di maiale, stagionata e insaccata.

Agli ospiti ha offerto un assaggio di spaghetti all’olio con uova del tonno al posto delle uova del riccio, coadiuvato dagli alunni dell’Istituto alberghiero Cavalcanti di Napoli. A coordinare gli show cooking  Ludovico D’Urso.

Dalla tavola al lavoro scientifico. Tra i protagonisti,  nella quattro giorni a Pietrarsa, Giampietro Comolli Presidente dell’Osservatorio Economico Vini d’Italia che in più momenti ha affrontato in maniera completa il tema del vino nei vari aspetti, dalle proprietà organolettiche a quelle legate all’alimentazione.

Un convegno ha fatto il punto sull’accordo di rete per la promozione della biodiversità Campana – Progetto ABC, un altro a cui hanno partecipato anche docenti dell’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’ sullo Sviluppo della competitività degli olii extravergine di oliva che ha visto gli interventi di Teresa Del Giudice, docente Economia ed Estimo rurale Università di Napoli Federico II e Responsabile scientifico del progetto, Raffaele Sacchi, docente Scienze e tecnologie alimentari Dipartimento di Agraria Università di Napoli Federico II, Giovanni Cicia, docente Economia ed Estimo Rurale Università di Napoli Federico II.

Nell’ambito del convegno c’è stata la Premiazione delle aziende partecipanti al concorso degli Olii EVO della Campania – Premio Extra Campania Edizione 2021.

A seguire il FEAMP Regione Campania ha evidenziato le buone pratiche di successo delle Aree Marine Protette della Campania: Maurizio Simeone ha parlato dell’area del Parco sommerso di Gaiola, Antonino Miccio di quella del Regno di Nettuno. Esperti del Cnr e  associazione Asset hanno relazionato su dieta iposodica: sale marino.

Due focus, rispettivamente sul vino greco e i monasteri napoletani tra XI e XV secolo e l’altro dal caffè verde all’espresso.

Presenti i Consorzi di tutela Dop, il Consorzio tutela vini del Vesuvio, Consorzio tutela vini del Sannio, Vitica Caserta, Consorzio tutela vini d’Irpinia, Consorzio Vita Salernum Vites.

L’evento è patrocinato dal Ministero della Cultura, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Regione Campania, Ais, Enit- Agenzia Nazionale del Turismo, Fondazione FS, altre regioni, i comuni di Napoli, Portici, Ercolano, Pollica, Pompei, ENEA, oltre a Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, Ingv, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Stazione Zoologica Napoli Anton Dohrn, Wine Business, Fondazione Dohrn, e altri istituti di ricerca scientifica, Centro Musa, Federdoc, Ovse, Ceves, Osservatorio spumanti d’Italia, Odaf Napoli, Città del Vino, Mavv, Certiquality, Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Istituto tutela sale alimentare italiano, Film Commission Regione Campania, Ospitalia, Amira, Odg, associazioni e ordini professionali, tra i quali i Tecnologi Alimentari e Agronomi Forestali. L’evento è stato certificato da Bureau Veritas per il pieno rispetto delle misure di prevenzione al covid.

Ufficio stampa Oronero

Austero e severo, lo sterminator Vesevo impera su Napoli con imponenza. Il Vesuvio affascina, ma incute anche paura. In realtà, la stessa lava – che ha seppellito Pompei – ha fatto la fortuna del territorio vesuviano, che impera su uno dei terreni più fertili al mondo. Le eruzioni avvenute nel corso dei secoli hanno, infatti, dato vita a un substrato generoso di minerali prezioso per l’agricoltura. Non a caso, lungo le pendici del vulcano campano, si trovano eccellenze uniche, come il pomodoro del piennolo, l’albicocca e, soprattutto, vigneti di vitigni ancestrali, che caratterizzano un territorio tanto impervio quanto materno.

L’unica pecca? La mancanza di sostanza organica. Carenza, cui il giovane enologo partenopeo, Antonio Giugliano, deus ex machina insieme a Marika Vallefuoco di Cantina Maranto, hanno cercato di porre rimedio ricorrendo per la loro cantina a una strategia naturale: l’utilizzo di lombrichi che ad ogni latitudine creano un prezioso humus, ricco di sostanze organiche e acidi umici,in grado di favorire l’incremento strutturale del suolo e l’assimilazione di macroelementi essenziali, come l’azoto.

Per riuscire nell’intento, Giugliano ha da poco avviato l’allevamento domestico di una lombricaia. D’altronde l’humus, concime organico particolarmente usato in agricoltura biologica, è ricco di enzimi ed auxine: sostanze provenienti dall’intestino dei lombrichi, che stimolano la crescita naturale delle piante. Una bella intuizione, quella dei due giovani imprenditori: utilizzare tecnologie moderne, seppur disposti ad osservare retaggi antichi, nel rispetto della tradizione, della natura e della sostenibilità. Giovani fortemente legati al territorio, sempre più “imprenditori e multitasking”, che hanno scelto la campagna proponendo una nuova visione della figura dell’agricoltore.

Terreni sabbiosi, con ceneri molto fini e particolarmente permeabili, rappresentano le condizioni ideali per ottenere uve di qualità e le peculiarità del suolo influenzano inevitabilmente il carattere del vino, dando vita ai cosiddetti: volcanic wine, ricchi di fosforo, magnesio e potassio, elementi che donano ai vini complessità, sapidità, mineralità ed acidità. Inoltre, le escursioni termiche di questi terreni ne favoriscono anche le componenti aromatiche. Dunque, i volcanic wine risultano freschi e di ottima beva, dal gusto ricco ed equilibrato. In più, le caratteristiche sabbiose del suolo, dovute a ceneri e lapilli, facilitano la penetrazione delle radici delle piante in profondità, rendendo impossibile la sopravvivenza di parassiti dannosi, come la fillossera.

Un substrato ideale per accogliere vita ma che, come dicevamo, ha un limite. I terreni del Vesuvio, infatti, all’insegna soprattutto di cenere e lapilli, hanno una natura sabbiosa, che regala al vino caratteristiche organolettiche e sensazioni uniche, come profumo e mineralità, ma sono poveri di sostanza organica ed estremamente permeabili all’acqua. Caratteristica, quest’ultima, che determina l’assenza di un macroelemento essenziale come l’azoto, di facile lisciviazione, specialmente nei suoli sabbiosi. Un “ostacolo”, che Antonio Giugliano ha bypassato, grazie alla lombricaia: si deve anche a questa innovativa intuizione la nascita del primo vino di Cantina Maranto: il Piedirosso “Millennial”, il rosso dedicato alla cosiddetta “generazione Y”.

Roberta Raja

All’ombra del Vesuvio nasce l’Azienda Agricola Bosco de’ Medici, che porta avanti una tradizione vitivinicola secolare

All’ombra del Vesuvio, nella terra che fu di grandi popoli e nobili dinastie, sorge l’Azienda Agricola Bosco de’ Medici, che con dedizione cura i vigneti dal 1996, anche se la sua storia è molto più antica. Infatti, nel 1567, un ramo della nota famiglia Medici si trasferì nel Regno di Napoli. Luigi de’ Medici, allora Primo Ministro del Regno, affidò al nipote prediletto Giuseppe de’ Medici il compito di elevare la qualità dei vini di famiglia.

La nascita dell’Azienda

Nel 1996, le famiglie Palomba e Monaco hanno deciso di condividere la passione del nonno Raffaele per i terreni e i vigneti del Vesuvio. Dopo il ritrovamento di un “termine” di confine in pietra su cui è scolpita una lettera “M” con sopra una corona, si è scoperta l’antica proprietà del vigneto, così è nata l’azienda che oggi ricorda gli antichi fasti della più importante famiglia della Firenze del Rinascimento.

Un’eredità importante che l’azienda ha raccolto e portato avanti con dedizione negli anni, curando i terreni e producendo uve pregiate che, dalla vendemmia 2014, ha deciso di vinificare in proprio. Nascono così vini pregiati, come il Lacryma Christi, che è destinato alla valorizzazione dell’IGT Pompeiano presentando come vino di punta un rosso “Pompeii” che rende omaggio alla famosa città romana distrutta dall’eruzione del 79dC.

I vigneti

“Solo da una grande uva può nascere un grande vino”, questo è un po’ il motto dell’Azienda Bosco de’ Medici, che oggi possiede vigneti di altissima qualità. “I vigneti, suddivisi in vari appezzamenti, si trovano nei comuni di Terzigno, Boscoreale e Pompei e sono tutti coltivati con vitigni autoctoni allevati con tecnica a spalliera e a tendone. Piedirosso, Aglianico, Falanghina e Coda di Volpe (detta anche “Caprettone”) sono le varietà che produciamo e che meglio rappresentano l’essenza del nostro territorio”. I vigneti sono “La rotonda”, il principale e il più esteso, dove si coltiva l’uva Piedirosso.

Nel comune di Terzigno c’è il vigneto del “Colonnello”, dove la coltivazione si concentra soprattutto sulla Coda di Volpe. Completano le coltivazioni il vigneto del “Vecchio Casale”, nel comune di Boscoreale, dove prevalgono le coltivazioni di Piedirosso ed Aglianico con tecnica a spalliera. Nel comune di Pompei c’è poi il piccolo vigneto “Pompeii”. D’impianto recente, è collocato al confine con gli Scavi della città antica, a pochi metri dall’Anfiteatro romano. Un luogo suggestivo ed unico al mondo, dove sorseggiando un buon vino potrete passeggiare nella storia.

I vini

Grazie all’unicità dei terreni, di origine vulcanica e quindi particolarmente sabbiosi e ricchi di minerali, la gran parte delle viti è a “piede franco”, perché immune al parassita della fillossera, e in molti casi ha un’età che supera il secolo di vita. Da questi vigneti nascono dei vini unici e pregiati che vanno dal Pompeii – Pompeiano rosso I.G.T. al Lavaflava, un Lacryma Christi del Vesuvio bianco D.O.C., passando per il Dressel 19.2, un Pompeiano bianco I.G.T. e l’Agathos, un Pompeiano rosso I.G.T.

Pompeii – Pompeiano rosso I.G.T.

Questo vino, Piedirosso 100%, ricorda i piccoli frutti di bosco e ciliegia, accompagnano i marker tipici del Piedirosso: geranio ed iris. Al palato è dotato di toni femminili e di una dorsale acido-sapida che nell’immaginario richiama alle lande vulcaniche. Perfetto con Formaggi pecorini e caprini di media stagionatura. Abbinabile anche con un buon ragù di carne o con il classico soffritto napoletano. La vendemmia si applica nella prima decade di ottobre e la raccolta è manuale con accurata selezione delle uve. La fermentazione a temperatura controllata con macerazione pellicolare di 10 giorni e fermentazione malolattica in inox. L’affinamento è in botti di inox con passaggio in legno (tonneau).

Lavaflava – Lacryma Christi del Vesuvio bianco D.O.C

Questo vino, da uve Caprettone e Falanghina, si presenta dalle note acerbe di frutta e fiori freschi distese su un letto di sentori pirici. Il palato è stimolato da una importante spinta acido-sapida. Ottimo come accompagnamento all’aperitivo. Da servire anche con Soppressata di Gioi o una Cacioricotta Cilentana. Perfetto con pasta o riso in preparazione con crostacei o frutti di mare. La vendemmia per questo vino avviene a fine settembre e la raccolta è manuale anche in questo caso con accurata selezione delle uve. Pressatura diretta di uve intere, mentre l’affinamento è di 6 mesi su fecce fini, in inox.

Agathos – Pompeiano rosso I.G.T.

L’Agathos, in forma di serpente, è una divinità protettrice dei vigneti, protagonista di molti affreschi pompeiani, che dà il nome a questo vino, prodotto da una selezione dei migliori grappoli di Piedirosso 100% dell’Azienda Bosco de’ Medici. Ne deriva un nettare vulcanico, dall’elegante effusione magmatica di sensazioni e sapori. Naso di estrema eleganza. Frutti di bosco si accompagnano a note di rosa nera e viola. Palato morbido e persistente. Da abbinare a stracotti e carni rosse. La raccolta delle uve avviene nella prima decade di ottobre. La raccolta è manuale con accurata selezione delle uve. La fermentazione è a temperatura controllata, mentre la macerazione pellicolare è di 10 giorni e la fermentazione malolattiva avviene in inox. Segue l’affinamento per 12 mesi in tonneau di rovere.

Madre Terra , neonato rosè beneaugurante, inno alla Donna e all’Estate. Un vino “limited edition” 100% Aglianico, firmato Cantina Aminea

Si scrive “Madre Terra”, si legge primo rosato doc firmato Cantina Aminea, azienda vinicola irpina, a conduzione familiare, dalla gestione tutta al femminile. Ed è proprio pensando alle donne, che ha preso forma e gusto questo beneaugurante Aglianico 100%, in edizione limitata (solo 1.300 le bottiglie previste). 

Un vino profumato, fresco e fragrante, che vanta un color rosa cerasuolo intenso, caratterizzato da sfumature di mirto e pepe nero con ricordi di fragola, ciliegie e melagrana.

Ed è proprio la presenza della melagrana a rendere ancor più speciale questo Irpinia rosato doc 2020. Oltre a donare sapore, i suoi grani “prodigiosi” simboleggiano, infatti, abbondanza, fertilità, benessere ed energia. 

Insomma, “Madre Terra” si può considerare un porte-bonheur da bere a tutti gli effetti, da regalare a chi si vuol bene o a se stessi, magari, per brindare all’inizio dell’Estate o a un nuovo progetto. Una chicca da sorseggiare in riva al mare per un aperitivo al tramonto, a una cenetta romantica o tra amici.    

E particolare è anche la coloratissima etichetta, che richiama la donna. In particolar modo, la Madre, simbolo di fecondità e fonte di nuova vita.  Un’immagine, che ricongiunge la donna con la Terra, con protagonista un corpo femminile stilizzato fatto di fiori e piante in piena fioritura. 

“Madre Terra”, prodotto a Montemarano, nel cuore dell’Irpinia,  è un vino scorrevole al palato e coerente con l’olfatto, di buona persistenza e gradevolmente sapido nel retrogusto. Perfetto per accompagnare aperitivi e piatti a base di pesce e crostacei, ma ottimo, da abbinare anche alla pizza. 

Nel cuore del Sannio si erge l’azienda di Capolino Perlingieri che ha fatto della coltivazione biologica il proprio fiore all’occhiello.

L’azienda Capolino Perlingieri nasce nel 2003, quando Alexia Capolino Perlingieri decide di lasciare la caotica Milano e il suo lavora di investment banker per dar vita ad un’azienda che non aveva nulla a che fare con la sua attività, ma lo aveva con le sue radici. 

La nascita dell’Azienda

“Nel 2003 ho lasciato Milano e il lavoro per riprendere un’attività, oramai interrotta, che per mio nonno e mia madre era stata poco più di un hobby: il vino”. Così Alexia Capolino Perlingieri racconta la nuova vita e aggiunge: “Dall’ultima vendemmia di mia madre, nel 1987, il mondo era cambiato e quello enologico non faceva eccezione. Così sono ripartita da zero, o quasi. Ho acquistato nuovi terreni, ripiantato quelli obsoleti, costruito una moderna cantina, selezionato un enologo con cui condividessi la mia idea di vino, e affiancato gli operai nel lavoro in campagna per capirne dinamiche e complessità”.

L’Azienda oggi

Prende vita così l’azienda e un sogno che oggi conta dodici ettari di vigneto e cinque di uliveto in agricoltura biologica. L’azienda si trova nel Sannio, un territorio fortemente rurale dove i vigneti e gli uliveti dominano sulle altre coltivazioni. L’azienda si trova ai piedi degli Appennini, al confine tra Campania, Puglia e Molise. “Ho scommesso sul patrimonio di varietà autoctone campane – scrive Alexia Capolino Perlingieri – perché credo che la peculiarità di un territorio sia la sua ricchezza. Soprattutto in un mondo globale”.

I prodotti biologici e la mission

I nostri vini, così come olii extravergini – racconta Capolino Perlingieri – provengono solo da uve e olive di produzione aziendale e con il processo produttivo che seguiamo, possiamo garantire la qualità e la coerenza nel tempo di ogni singola bottiglia”. I vigneti, in particolare, si trovano nel territorio di Solopaca e la forma di allevamento è il guyot, singolo o doppio. La caratteristica della produzione aziendale è sicuramente il biologico. “Ritengo che evitare di usare prodotti di sintesi o l’irrigazione forzata – dice Alexia Capolino Perlingieri – permetta di ottenere frutti più sani e buoni e quindi anche minore necessità di intervento in sede di trasformazione dell’uva in vino”. La mission aziendale, racconta Capolino Perlingieri, “è produrre vini dal gusto autentico e senza estremismi. Per questo motivo i miei vini sono filtrati, utilizzo lieviti selezionati, aggiungo solfiti nella misura minima necessaria e non cercherò di convincervi che un difetto sia invece da intendersi come una caratteristica distintiva”.

I vini

L’azienda produce sette etichette e l’ultimo nato in casa Capolino Perlingieri è un IGT Campania Aglianico, che esula dal tradizionale metodo di lavorazione delle lunghe estrazioni, legno, tannini evidenti e alto contenuto alcolico. “Col Brizio – dice Alexia – ho voluto stravolgere la tradizione, ringiovanendo il vitigno e le sue modalità di consumo. Ecco allora un Aglianico succoso ed invitante, tannino morbido, vinificato in acciaio per un consumo immediato anche fuori dai pasti e indirizzato ad un pubblico giovane. Il nome Brizio è un omaggio alla mia bisnonna materna, Carolina Brizio, grazie alla quale oggi posso abitare il meraviglioso Casino Brizio”.

Brizio – IGT Campania Aglianico

Questo vino nasce da uve Aglianico 100% coltivate su un terreno sabbioso con medio scheletro su un impianto guyot singolo. La raccolta è manuale durante la seconda decade di Settembre, previa vendemmia verde a Luglio. La vinificazione avviene attraverso la selezione degli acini, fermentazione a temperatura controllata in acciaio con fallature manuali giornaliere e pressatura soffice. Segue l‘elevazione in acciaio per 8 mesi, l’affinamento in bottiglia per almeno 3 mesi, mentre l’invecchiamento da bere preferibilmente tra i 3 e 36 mesi dall’imbottigliamento. Questo vino si presenta di colore rosso rubino con note violacee, un profumo di viola, prugna e visciola matura, mentre al palato il gusto, con buona acidità, è armonioso ed equilibrato tra struttura e morbidezza.

Preta – IGT Campania Falanghina

Il Preta è una Falanghina 100%, il cui nome significa “pietra” ed evoca la caratteristica del terreno di provenienza del vino. “Nella mia interpretazione – dice Alexia – questo vino è senza fronzoli, pulito, diretto, lavorato solo in acciaio e col minimo intervento in cantina. La sua immediatezza si presta sia in abbinamento con piatti a base di pesce che da aperitivo”. Raccolta delle uve è manuale e avviene durante l’ultima decade di Settembre, previa vendemmia verde a Luglio. La vinificazione previa selezione degli acini è seguita da una breve macerazione pellicolare e dalla successiva pressatura soffice. Chiarifica per decantazione naturale e la fermentazione è a temperatura controllata con lieviti selezionati. Senza fermentazione malolattica. Batonnage delle fecce fini per 3 mesi. L’elevazione è in acciaio per 8 mesi e l’affinamento in bottiglia per almeno 3 mesi. Segue l’invecchiamento da bere preferibilmente tra i 6 e 24 mesi dall’imbottigliamento. Il presta si presenta di colore giallo paglierino con riflessi verdi. Al naso presenta un profumo fine, fruttato con sentori di frutti bianchi, verdi, cedro, bergamotto e mela. Il gusto suggerisce la buona struttura integrata da un volume che si equilibra in una fresca acidità, con un retrogusto fruttato lungo e persistente con buona sapidità.

Talento – Sannio Aglianico DOC

Questo vino dalla maturazione tardiva, dalla buccia sottile e la sensibilità all’oidio rendono l’Aglianico un vitigno difficile da lavorare. Per questo dice Alexia Capolino Perlingieri “il Talento è il nostro fiore all’occhiello, viene prodotto solo nelle annate che permettono maturazioni chimiche e fenoliche ottimali”. Le uve sono 100% Aglianico coltivate a guyot singolo su terreno argilloso vulcanico. La raccolta è manuale tra la prima e la seconda decade di Ottobre, previa vendemmia verde ad Agosto. La vinificazione tavolo di selezione degli acini, mentre fermentazione è a temperatura controllata in tini di legno di Allier da 50 hl, con follature manuali giornaliere. Non viene effettuata alcuna pressatura. Sono presenti lieviti indigeni e fermentazione malolattica. L’elevazione si ha in tonneaux di rovere francese per 24 mesi e l’affinamento in bottiglia per almeno 24 mesi, seguito da un invecchiamento da 2 a 15 anni dall’imbottigliamento. Il Talento si presenta dal colore rosso rubino scuro con note violacee, mentre il profumo è di viola, prugna e sottobosco speziato. Al palato il gusto evoca tannini soffici, note di cuoio, liquirizia e cioccolato.

La Fattoria Pagano porta avanti la tradizione del vino Falerno, uno dei più apprezzati e conosciuti in epoca romana

La Fattoria Pagano è un’azienda vitivinicola sita nel comune di Carinola, in provincia di Caserta, ma che ha alle spalle un’antica tradizione nell’ambito della coltivazione della vite e della produzione del vino. Il fiore all’occhiello del territorio è il Falerno, un vino antichissimo e particolarmente apprezzato dai Romani. Sulla scia di questa tradizione e spinti dal desiderio di far conoscere al mondo il Falerno del Massico, nasce l’azienda di Angelo Pagano.

La Fattoria Pagano

Angelo Pagano racconta come è nata la sua azienda, alla cui base c’è la passione per la vinificazione e il forte legame con il territorio e la sua storia millenaria. “L’azienda nasce nel 2001 da un’idea di mio padre, Antonio Pagano, ovvero far conoscere al mondo il Falerno del Massico. Non tutti, infatti, sanno che questo vino è il discendente del celebre vino romano Falernum, ritenuto tra i migliori rossi in assoluto dagli imperatori e dai Patrizi di Roma”. In seguito alla caduta dell’Impero romano, racconta Pagano, si persero le tracce di questo vino, la cui riscoperta si verifica nel XIX secolo quando si iniziò a produrre di nuovo nell’area del Monte Massico questo vino, “ma è negli ultimi 40 anni – dice Pagano – che alcuni produttori del territorio hanno deciso di recuperare la grande tradizione riproponendo un vino che potesse richiamare alla memoria il famoso nettare dei tempi degli Antichi Romani”.

La mission e i vigneti

La Fattoria Pagano si è posta l’obiettivo di riscoprire un grande terroir e un vino che oggi si pone a pieno diritto tra le migliori eccellenze dell’enologia campana. “La nostra azienda – dice Angelo Pagano – è suddivisa in due aree territoriali diverse: il Casertano e l’Irpinia. Nel Casertano i nostri vigneti si estendono su due terrazzamenti in una frazione del comune di Carinola. Si alternano vigne di Aglianico, Piedirosso e Falanghina piantate negli anni 2002, 2003 e 2004 accanto alle preesistenti vigne antiche che producono da oltre 70 anni varietà locali di uva a bacca bianca e a bacca rossa”. L’altitudine, la presenza del terreno vulcanico di Roccamonfina e la vicinanza al mare creano un equilibrio geo-climatico fondamentale per la produzione dei nostri vini. “In Irpinia, invece, coltiviamo due varietà autoctone, che integrano la gamma dei nostri prodotti: Greco di Tufo e Fiano di Avellino. Le aree vitate sono rispettivamente Tufo e Lapio, località di eccellenza per la produzione dei due vini bianchi”.

I vini

La Fattoria Pagano ha undici etichette di vini che vanno dal Falerno del Massico DOC al Fiano di Avellino, passando per il Greco di Tufo, l’Aglianico e la Falanghina. Ogni bottiglia ha un nome particolare, che ricorda il legame con il territorio di riferimento e la sua storia identitaria. Così troviamo l’Angelus, il Pectus o il Fabula, proprio su quest’ultimo, Angelo Pagano scrive: “il nostro Falerno del Massico bianco riporta sull’etichetta tale scritta: Minister vetuli puer Falerni inger mi calices amariores. Riprende l’episodio in cui Catullo discute col giovane coppiere: vuole vino più forte e meno annacquato, desiderando distinguersi dai bevitori più accorti o dai sobri, lasciando a loro il compito di bere l’acqua”.

Fabula Falerno del Massico Bianco DOC

Il vino Fabula è un Falerno del Massico bianco DOC ottenuto da uve 100% Falanghina. Le viti sono allevate a Guyot e l’affinamento avviene per quattro mesi in bottiglia. Le viti sono allevate alle pendici del Vulcano di Roccamonfina. Presenta luminose tonalità di giallo paglierino, profumi di fiori di campo, note variegate di frutti agrumati, e al palato si presenta anche vellutato e persistente.

Angelus Falerno del Massico Rosso DOC

Angelus è un Falerno del Massico rosso DOC derivante da uve 80% Aglianico Taurasi e 20% Piedirosso. Le viti sono allevate a cordone speronato, mentre l’affinamento avviene prima per 18 mesi in barriques e poi per altri 24 mesi in bottiglia. Angelus è un vino dal colore rubino intenso, come i profumi che emana: sentori variegati e dolci. È un rosso dalla struttura solida: caldo, secco e morbido, dal piglio fresco e minerale.

Greco di Tufo DOCG

Il Greco di Tufo DOCG è un vino bianco ottenuto da uve Greco 100%. Presenta un colore giallo paglierino, caratterizzato da una profonda mineralità fusa con note di agrumi e mandorla amara. Pieno e fresco al palato. Le viti sono allevate attraverso la tecnica a Guyot e l’affinamento avviene per due mesi in bottiglia

Le Cantine De Angelis dal 1936 uniscono alla sapienza del passato la moderna evoluzione della mentalità enologica per produrre vini di altissima qualità.

Sorrento è una delle città più belle, affascinanti e suggestive del golf di Napoli. Essa è la sintesi perfetta di mare, terra, fertilità, enogastronomia, in cui preponderante è coltivazioni di vigneti e di agrumeti. Ed è proprio in questa terra calda e accogliente che sorge la cantina della famiglia De Angelis che in questi luoghi risiede ormai da generazioni. L’azienda De Angelis è stata fondata nel 1936 da Raffaele De Angelis, il cui lavoro è stato accolto poi dai suoi figli Gioacchino ed Aniello. Oggi, l’azienda è gestita da Raffaella De Angelis, che rappresenta la terza generazione, la quale con passione e riconoscenza continua a portare avanti un lavoro, basata sulla valorizzazione dei vini propri della costiera e sull’esportazione all’estero, soprattutto Stati Uniti e Germania.

La produzione

L’azienda De Angelis, grazie anche alla preziosa collaborazione dell’enologo Angelo Valentino, si dedica ogni anno alla produzione di vini con la denominazione DOC e IGT, che si caratterizzano per l’utilizzo esclusivo di vitigni autoctoni come aglianico, piedirosso, coda di volpe e falanghina. L’azienda, che affianca alla sapienza del passato le moderne tecnologie, produce circa 250.000 bottiglie vinificando uve provenienti sia da vigneti di proprietà sia fornite da altri coltivatori della zona. L’affinamento dei vini avviene in parte nei serbatoi di acciaio, in parte in barriques per i vini rossi o in bottiglia per i bianchi. In particolare, il Nero del Tasso si affina nelle botti francesi per 12 mesi, a cui seguono altri 12 di affinamento in bottiglia, mentre il Bianco del Tasso si caratterizza per l’assemblaggio delle varie tipologie dopo 12 mesi dalla vendemmia.

I vini

L’azienda De Angelis produce vini IGT, ovvero vini la cui produzione avviene nella rispettiva indicazione geografica e le uve da cui è ottenuto provengono per almeno l’85% esclusivamente da tale zona, con indicate le caratteristiche organolettiche. Tra i vini IGT si annoverano la Falanghina, l’Aglianico, il Bianco del Tasso e Il Nero del Tasso. Invece, sono i cinque i vini che si fregiano della denominazione di vini DOC e sono: Lacrima Christi del Vesuvio Rosso; Lacrima Christi del Vesuvio Bianco; Lacrima Christi del Vesuvio Rosato; Sorrento Bianco; Sorrento Rosso.

Nero del Tasso IGT

Il Nero del Tasso nasce da uve 100% aglianico. La fermentazione si svolge con macerazione per circa 18 giorni, a temperatura controllata, mentre l’affinamento per 12 mesi in barriques nuove e di secondo passaggio, 12 mesi in bottiglia. Questo vino si presenta di colore rosso rubino intenso con sfumature violacee. Il profumo è molto intenso e decisamente fruttato, con sentori di mora, mirtillo e ribes, speziato con netti riferimenti alla liquirizia, al cacao ed alla vaniglia. Al palato presenta un gusto secco, caldo, dotato di buona tannicità, in un contesto di spiccata morbidezza, corpo particolarmente pieno ed ottima persistenza aromatica intensa.

Sorrento bianco IGT

Il Sorrento bianco è realizzato da uve 80% greco e 20% falanghina. La vinificazione di queste uve avviene attraverso pressatura soffice, defecazione statica a freddo e la fermentazione del mosto avviene per circa 20 giorni in serbatoi di acciaio a temperatura controllata. L’affinamento si ottiene in serbatoi di acciaio inossidabile per alcuni mesi fino all’imbottigliamento. Questo vino è di colore giallo paglierino e il suo profumo è delicatamente fruttato e floreale. Al palato si presenta secco, abbastanza caldo, appena morbido, ben strutturato, abbastanza intenso e con una discreta persistenza aromatica.

Lacrima Christi del Vesuvio Rosato

Il Lacrima Christi del Vesuvio Rosato si ottiene da uve 60% piedirosso, 30% aglianico e 10% sciascinoso. La vinificazione avviene tramite macerazione per circa 48 ore con successiva fermentazione a temperatura controllata. L’affinamento, invece, è per 3 mesi in serbatoio e circa 3 mesi in bottiglia. Il colore di questo vino è rosa cerausolo, mentre il profumo è molto fruttato e floreale con intensi sentori di lampone. Il gusto è secco, caldo, decisamente morbido, di corpo, con una notevole persistenza aromatica.

Galardi è l’azienda che esprime tutte le caratteristiche dell’antica Terra di Lavoro attraverso vini e prodotti d’eccellenza.

L’Azienda Galardi nasce nel 1991 dalla comune passione per la campagna e le attività agricole di Dora e Maria Luisa con Arturo, Roberto e Francesco che hanno deciso di dar vita alla produzione di un vino di grande qualità. Alla base di questo progetto c’è il sogno di rinnovare l’antica tradizione dei nobili vitigni campani. L’azienda è posta nel comune di Sessa Aurunca, nella caratteristica frazione di San Carlo, alle pendici del Vulcano spento di Roccamonfina. Dal 2018 entra in azienda Allegra Selvaggi, la figlia di Maria Luisa e Roberto, ed è proprio lei a raccontare come l’azienda abbia affrontato questo difficile periodo. “L’Azienda, nonostante questo periodo storico, ha continuato a lavorare, a produrre e a mettere in campo nuovi progetti. Una flessione si è registrata con le esportazioni all’estero, ma siamo certi che tutto ritornerà presto alla normalità”.

Il territorio

Proprio le peculiari caratteristiche del territorio vulcanico danno ai vini dell’Azienda Galardi delle peculiarità uniche. I vigneti sono inseriti in un’incantevole cornice di boschi di castagno che si alternano sulle pendici del vulcano di Roccamonfina offrendo una straordinaria occasione di incontro con la natura. Inoltre, l’Azienda Galardi ha scelto di intraprendere la strada dell’agricoltura biologica, come forma d’amore e attenzione per il territorio e la clientela, dando vita ad un prodotto di alta qualità. Il forte legame con il territorio è messo in evidenza dalle stesse bottiglie, le cui etichette riportano un’antica mappa di Terra di Lavoro, risalente al ‘700, la quale riproduce la zona dell’Italia meridionale durante il Regno delle Due Sicilie chiamata appunto Terra di Lavoro.

I vini dell’Azienda Galardi

Terra di Lavoro

L’Azienda Galardi produce dal 1994 il Terra di Lavoro, un vino che esprime il suo miglior risultato nelle annate generose di sole e di scarse precipitazioni. Il 2010 e il 2008 rappresentano tra i migliori esempi di Terra di Lavoro sino ad oggi prodotti. Il Terra di Lavoro è caratterizzato da una lunga evoluzione: “Terra di Lavoro è un vino di grande struttura e prestigio realizzato dalla sapiente miscela di Aglianico e Piedirosso, affinato in barriques nuove di rovere per dodici mesi. Nel 1994 la prima vendemmia avvenne su meno di un ettaro. Siamo oggi arrivati ad una superficie vitata di 10 ettari”.

Le annate che vanno dal 1994 ad oggi hanno visto un crescendo costante nell’attenzione degli esperti e del pubblico, dando all’azienda grandi soddisfazioni. Il colore è cupo ma con intensi e brillanti riflessi violetti. Al naso risulta compatto, ma ha bisogno di un tempo per esprimersi. “Quando è il tempo giusto abbiamo un cupo mirtillo, una foglia di eucalipto, una radice di liquirizia. In bocca le sensazioni del vino in evoluzione: un granitico sorso di frutto polposo che non lascia spazio ad altro per un lungo tempo. Poi una appena acerba ciliegia nera, il carico acido dei frutti di bosco, e una sapida gratificante sensazione vinosa”.

Allegra Selvaggi – Azienda Galardi

Terra di Rosso 2017

Nel 2017, invece, grazie anche al lavoro di Riccardo Cotarella, enologo di grande valore particolarmente sensibile al recupero e alla valorizzazione dei vini del Meridione, prende vita Terra di Rosso, un vino che ha dato all’Azienda delle grandi soddisfazioni. Si tratta di un vino prodotto da uve 100% Piedirosso, perfetto da bere giovane per la carica giusta di tannini morbidi e sottili. È un vino pieno di gusto e fruttuosità, la ciliegia in prima linea. Il colore è un rubino intenso e vivace violaceo sull’unghia. Una vena vegetale di freschezza.

“Si beve e si lascia bere – ci dice Allegra Selvaggi – perché questa è la sua caratteristica principe e quindi sarà facile portarlo a tavola e da autentico campano che è, imprescindibile sarà il suo abbinamento con la pizza (margherita e marinara), ottimo anche sulle zuppe di pesce e le carni bianche, i piatti tipici della tradizione partenopea tra cui anche il ragù. È, però, anche vino pieno, dalle sensazioni aromatiche persistenti e lunghe che mostrano quanto le cure in vinificazione non deludono in termini di spessore e profondità delle sensazioni che un vino di qualità deve avere”.

Gli altri prodotti

L’Azienda Galardi non produce solo vino, ma anche olio e grappa. Coniugando antico e moderno, l’olio extravergine di oliva “Fontana Galardi” viene ottenuto dalla molitura di “cultivar” sessana, leccino e frantoio, raccolte a mano alla giusta maturazione e attentamente trasformate con metodi che, nel rispetto del frutto, ne esaltano il livello qualitativo ed organolettico. Per quanto riguarda la grappa, invece proporre in distilleria le vinacce del Terra di Lavoro è stato un passo semplice e naturale.

Nasce così una grappa morbida e avvolgente dall’impronta radicalmente mediterranea. “Le nostre vinacce – racconta Allegra Selvaggi – affidate al Maestro Distillatore Giovanni La Fauci, vengono distillate lentamente. Il distillato è lasciato in affinamento per 6/8 mesi in contenitori di acciaio inox e successivamente diluito con acqua, raccolta ad una fonte di montagna, per portarlo così alla gradazione voluta”.

Casa Setaro: Vesuvio, nasce il primo dosaggio zero da uva caprettone. E’ pietrafumante brut nature 48 mesi.

Nasce il primo Dosaggio Zero da uva Caprettone sul Vesuvio: si chiama “Pietrafumante” ed è firmato Casa Setaro. L’azienda vesuviana di Massimo Setaro è stata pioniere della spumantizzazione in Metodo Classico sul vulcano: non era mai stato prodotto uno spumante méthode champenoise 48 mesi sui lieviti con quest’uva a bacca bianca autoctona del Vesuvio, che è stata riconosciuta ufficialmente nel registro nazionale delle varietà della vite come vitigno da vino solo nel 2014. Questo è accaduto anche attraverso il forte impegno profuso da Casa Setaro. 

Già il padre di Massimo, “don Vincenzo”, aveva condotto una viticoltura di salvaguardia del Caprettone, che in passato è stato sempre confuso con il Coda di Volpe e usato perlopiù come uva per tagliare la Falanghina. Un taglio adoperato da molti per dar vita al Lacryma Christi del Vesuvio Doc. Prese le redini dell’azienda nel 2004, la scelta di Massimo Setaro è stata da subito orientata alla vinificazione in purezza di questo vitigno: il suo Munazei bianco Lacryma Christi del Vesuvio Doc come il Pietrafumante Metodo Classico e anche il suo progetto in anfora Aryete Vesuvio Doc prevedono tutti l’utilizzo di questo monovitigno. Un modo per mostrare, nel tempo e con il tempo, il comportamento del Caprettone, raccontarne le sfaccettature e le potenzialità: “è un’uva difficile da lavorare ma una volta capita, regala grandissima soddisfazione spiega Massimo Setaro al battesimo del primo Dosaggio Zero mai presentato in terra vesuviana -, offrendo sapidità, profondità e verticalità inaspettate”. 

La presentazione si è tenuta lunedì 15 febbraio a Terrazza Calabritto, ristorante partenopeo sito nella centralissima piazza Vittoria e guidato da Enzo Politelli, con un percorso di 4 portate pensate per accompagnare questo esclusivo prodotto. A fare da padrino, il giornalista e critico enogastronomico Luciano Pignataro, che ha ammirato il lavoro svolto negli anni da Massimo Setaro, osservando come abbia raggiunto una maturità enologica con questo “Pietrafumante” Brut Nature millesimato 2016. “Quando parliamo di spumantizzare, la mente volge subito ad altre aree della Penisola – osserva Pignataro in apertura -, e ci sorprendiamo quando un produttore riesce a dimostrare che si può fare un prodotto del genere anche qui, a Sud, sul Vesuvio. Un plauso alla caparbietà di Massimo e alla continua ricerca per migliorarsi”. 
Ad ogni sorso, Pietrafumante Brut Nature ci ricorda di essere nato su un vulcano, ma non solo: le vecchie vigne, a piede franco e molte prefillossera, della famiglia Setaro risalgono i terreni sabbiosi nelle contrade di Bosco del Monaco e Tirone della Guardia, aree già testimoni dell’antica memoria vignaiola del piccolo comune di Trecase. Questo  Dosage Zéro coinvolge l’olfatto con profumi agrumati che ritornano coerentemente al palato per avvolgerlo e invogliarlo a sorseggiare nuovamente. Dalla freschezza verticale con intensi accenti salati, è un piccolo gioiello. Una bollicina unica nel suo genere. L’Edizione zero, come riportato nel suo collarino, è possibile acquistarla in cantina (45€ con cassetta di legno) o attraverso il wine shop Casa Setaro (www.casasetaro.it).

Ufficio Stampa: Annacarla Tredici

Terre D’Aione è l’azienda della famiglia Carpenito, che produce vini dal 1867. La sostenibilità tra le priorità aziendali.

La storia di Terre D’Aione coincide con la storia della famiglia Carpenito, che dal 1867 ha dato vita ad una lunga e intensa attività di viticultori. Da sei generazioni, la famiglia Carpenito coltiva la propria terra sulle colline del Tufo, in Irpinia. Dal 2006 Angelo Carpenito, insieme alla moglie Lia e al cognato Raffaele Izzo, decide di tenere per sé le pregiate uve delle loro tenute, fino a quel momento conferite ai grandi produttori della zona. Nasce così l’Azienda vinicola Terre d’Aione, seguendo il sogno di Pellegrino, padre di Angelo.

Terre d’Aione

Il nome dell’azienda deriva da Turris Aionis, ovvero la torre di Aione, un principe longobardo, le cui gesta Pellegrino Carpenito amava raccontare ai suoi bambini. “Il nome dell’azienda vinicola è dunque un omaggio al ricordo d’infanzia che lega il frutto del lavoro in vigna e in cantina alla storia di famiglia e a quella dei luoghi”. L’azienda si trova a Tufo, un comune nella provincia di Avellino, il cui territorio è da sempre vocato alla produzione di vini di alta qualità. L’azienda possiede 12 ettari vitati in frazione San Paolo in Tufo, che grazie alla particolare posizione collinare e alle caratteristiche del suolo, ricco di minerali, danno vita ad un vino dalle caratteristiche uniche.

La cantina e la barricaia

Nella cantina dell’Azienda Terre d’Aione, l’esperienza si fonde con l’impiego delle tecnologie più moderne e le tecniche più avanzate in campo enologico, mentre la barricaia “è il luogo in cui si dà spazio alla lentezza”, il cui si fa scorrere il tempo e dove il vino riposa in legni attentamente selezionati.

Sostenibilità aziendale

La sostenibilità è una delle priorità dell’azienda Terre D’Aione. Per la famiglia Carpenito è fondamentale che la propria produzione abbia il minimo impatto ambientale: “La cura delle terre è ispirata dagli antichi insegnamenti familiari: banditi i diserbanti, la coltivazione viene effettuata con la vangatura subito dopo la vendemmia e comunque entro la primavera”. A questo si aggiunge la potatura e la raccolta delle uve eseguite esclusivamente a mano, mentre la concimazione è organica.

Greco di Tufo D.O.C.G.

Questo vino, da uve 100% Greco di Tufo, è prodotto su un terreno argilloso-farinacea con consistenti venature solfuree. Le uve vengono raccolte e selezionate esclusivamente a mano. I grappoli interi subiscono una pressatura soffice e una rimozione naturale delle fecce. La fermentazione avviene in serbatoi di acciaio a una temperatura controllata di 16-18°C. Successivamente il vino sosta in acciaio, per circa 3 mesi, per poi essere imbottigliato. Questo vino si abbina bene con i crudi di mare, zuppe e grigliate di pesce, formaggi erborinati e semi stagionati. Ideale anche in abbinamento a primi piatti a base di carni bianche, mozzarella di bufala e verdure.

Aglianico Campania I.G.T.

Aglianico Campania I.G.T. Nasce da uve 100% Aglianico. Dopo la diraspatura e pigiatura a uve intere e macerazione con le bucce, per alcuni giorni con rimontaggi giornalieri fino alla svinatura e la fermentazione del mosto in recipienti di acciaio inox per circa 5-6 giorni e dopo la fermentazione alcolica si passa ai serbatoi di acciaio per 12 mesi. L’Aglianico dell’azienda Terre d’Aione è uno dei migliori vini da accompagnamento per gli arrosti. Ideale anche per i primi piatti della cucina mediterranea, per la cacciagione e i formaggi stagionati.

Taurasi D.O.C.G.

Taurasi D.O.C.G. è un vino da uve 100% Aglianico. Questo vino viene prodotto su un terreno argilloso soprattutto nelle zone di Montemarano. Le uve vengono raccolte e selezionate a mano e avviate alla diraspatura e alla pigiatura. Il mosto viene poi fatto fermentare in contenitori di acciaio a temperatura controllata e fatto macerare sulle bucce per 15 giorni con 5 rimontaggi al giorno. Segue poi la maturazione in barriques di rovere francese per circa 18 mesi con ulteriore affinamento in bottiglia di 24 mesi. Il Taurasi DOCG si abbina perfettamente con le carni rosse, brasati, selvaggina, formaggi molto stagionati e piatti a base di spezie e tartufi.

Gli altri vini

Oltre a questi tre vini, Terre D’Aione produce un Campania Aglianico Rosato da uve 100% Aglianico, Campania Falanghina IGT 100% Falanghina e un Fiano d’Avellino 100%.

Il Muscadet, Un vino che può  far concorrenza ai più prestigiosi Cru francesi

Vicino all’oceano il vigneto si estende dalle rive della Loira a nord della Vandea con 11.500 ettari, il vigneto di Nantes è il più grande orto vinicolo della Valle della Loira

La Francia è confinata ed è stata costretta a fermarsi «Ed è proprio in questo momento che dobbiamo preparare nuove idee di comportamento»  questo quanto ha affermato Frédéric Meyer,

il direttore  di Atout France per l’Italia, l’Agenzia per lo sviluppo turistico della Francia.

Ora che la primavera è alle porte  è bello  sognare un viaggio a Nantes, città  verde e sostenibile, regno del  Muscadet, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, vino bianco per eccellenza, presente nei menù dei più grandi ristoranti internazionali  che viene esportato in più di 93 paesi. Il celebre vino viene prodotto su di una superfice di 8.000  ettari e in più di 450 tenute nell’estrema parte occidentale dei vigneti della Valle della  Loire, terza grande regione vitivinicola francese  DOC (Denominazione di Origine Controllata). Il vitigno del Muscadet è antico e la sua origine si perde nella notte dei tempi, potrebbe essere apparso fin dal XVI secolo sulle sponde della Loira, la presenza nelle abbazie della regione testimonia legami tra la Valle della  Loire e la Borgogna.

Un percorso turistico consentirà di andare alla scoperta del Muscadet nei luoghi d’origine, si potrà far tappa nelle cantine e ristoranti immersi nelle vigne per gustare i prodotti tipici accompagnati da questo vino. Il termine Muscadet deriva dal suo sapore “muschiato” poiché viene vinificato “sulle fecce” , un metodo particolare di affinamento dopo la fermentazione, il vino viene lasciato riposare sulle proprie fecce fino al momento in cui viene messo in bottiglia. La definizione “su lieviti”, che segna l’identità della denominazione, indica che il vino al momento della vinificazione è stato in contatto  per  sei mesi con i depositi naturali di lievito. Sono proprio questi lieviti carichi di sali minerali che gli conferiscono il suo aspetto perlato e fruttato. Conosciuto inizialmente come un vino novello, la maggior parte dei viticultori producono oggi dei Muscadet da selezione che sorprendono i conoscitori.  Il Muscadet  è stato da sempre l’accompagnamento ideale da degustare con le ostriche, da qualche anno ormai ha innalzato le sue soglie di qualità. Nel 2011 l’INAO (Istituto Nazionale dell’Origine e della Qualità) ha riconosciuto i tre primi cru comunali: Gorges, Clisson e Le Pallet. Nel 2019 si sono aggiunti: Monnières Saint-Fiacre, Goulaine, Château-Thébaud e Mouzillon-Tillières. Quattro altri sono in attesa: Champtoceaux, la Haye Fouassière, Vallet e Côtes de Grandlieu. Tra breve questa serie costituirà il team degli 11.

 Vini di corpo, con freschezza e vivacità, bouquet di fiori bianchi e dalle note burrate. Sono a pieno diritto dei grandi vini locali tipici  da conservare ma che possono anche essere gustati dopo due anni di vinificazione. Perfetti per un turismo slow gli itinerari fra i vigneti, verso Clisson e i vigneti del Muscadet.  Un nuovo percorso ciclabile di 10 chilometri da Nantes a Vertou è la prima tappa del “Viaggio nei Vigneti”, un itinerario stradale di 100 chilometri attraverso le vigne, lungo le rive dei fiumi Sèvre e Maine. Questo è solo uno dei motivi per programmare già da ora un viaggio a Nantes da fare in seguito, una città che ha tanto da offrire, una città sostenibile e creativa con un variegato percorso culturale e innovativo.

Per maggiori informazioni:

www.nantes-tourisme.com – www.levoyageanantes.fr

Crediti foto: Christophe Bornet by Kristo

Harry di Prisco

L’Azienda Carputo, nel cuore dei Campi Flegrei, produce i vini della tradizione partenopea, che custodiscono tutti i sapori e gli odori del territorio.

A Quarto, in provincia di Napoli, sorge l’Azienda Carputo, che dal 1995 porta avanti l’antica arte della vinificazione. L’Azienda si trova nel cuore dell’area flegrea, presso la famosa collina di Viticella, dove si coltivano uve famose e pregiate come Falanghina e Piedirosso. La mission dell’Azienda Carputo, attraverso un severo e continuo controllo della qualità e della produzione, mira alla realizzazione di vini di qualità, che le fanno occupare un posto di rilievo nella sfera enologica europea.

Vini Carputo

I vini

Anche se l’Azienda Carputo ha un ricco carnet di vini e di etichette estremamente interessanti. Tra queste spiccato Collina Viticella, una Falanghina dei Campi Flegrei V.Q.P.R.D. Dop, il cui nome deriva dalla zona di coltivazione delle sue uve. Il clima, il terreno e la cura che l’azienda mette nella coltivazione e nella realizzazione dei vini, contribuiscono a realizzare un prodotto di qualità e unico nel suo genere. In ogni bottiglia e in ogni tipologia di vino si assaporano i profumi e i sentori di una terra da sempre votata alla produzione vinicola.

Etalon

Tra i tanti vini che l’Azienda Carputo produce si annoverano l’Etalon, un Aglianico Campania I.G.P. Si tratta di un vino rosso derivante da uve Irpine 100% aglianico. Questo vino si caratterizza per la sua naturale fermentazione con invecchiamento di otto mesi in botti di ciliegio e castagno e ulteriori sei mesi in bottiglia. La presenza del tufo, nel quale sono ricavate le cantine Carputo, garantisce a questo grande vino umidità e temperatura costanti durante tutto il periodo di riposo.

Azienda Carputo

Ardore – Penisola Sorrentina D.O.P.

L’Ardore è un vino rosso prodotto da uve pregiate provenienti dalle colline del Gragnano. Questo vino si presenta frizzante al palato e caratterizzato dai dolci e avvolgenti profumi della frutta rossa. Il suo gusto fresco si abbina bene ai piatti della tradizione partenopea. Per gustarne in pieno le sue note morbide ed eleganti, va servito ad una temperatura di 12/13°.

Amaltea – Campania Piedirosso rosato

L’Amaltea nasce dalle antiche uve Piedirosso. Questo vino, le cui uve non sono lasciate a macerare sulle proprie bucce, si caratterizza per i dolci sentori di frutti rossi. Grazie al suo gusto fresco e a note morbide ed eleganti, questo vino si abbina perfettamente a piatti di pesce.

Gli altri vini

Tanti altri sono i vini prodotto dall’Azienda Carputo. Tra questi si citano il Piedirosso Campi Flegrei D.o.p., un vino rosso ottenuto dalla premitura di uve omonime, la Falanghina Campania frizzante I.G.P., un vino a fermentazione naturale, adatto ad accompagnare la pizza e i formaggi. Aglianico Campania I.G.P., un vino di colore rosso carico adatto alle carni rosse e alle minestre.

Lapilli – Falanghina Spumante metodo Charmat

Gli altri prodotti

L’Azienda Carputo, oltre ai vini, produce anche spumanti e grappe. Tra gli spumanti ci sono il Millenium, ovvero una Falanghina Spumante Brut con due anni di lavorazione. Poi c’è il Lapilli, una Falanghina Spumante metodo Charmat: “Il metodo e la fermentazione naturale a temperatura controllata, permettono una presa di spuma particolare, adatta alle caratteristiche che la falangina presenta. Tale lavorazione dà origine a uno spumante di grande qualità, dal fine perlage e dal bouquet ricco e fragrante. Una perfetta armonia tra sensazioni fruttate e sapore asciutto, tra intensità e freschezza”.

Le grappe

Tra le grappe dell’Azienda Carputo si annoverano la Grappa di Piedirosso Barricata, un “distillato di vinacce di Pèr ‘e palummo ottenuto a bagnomaria con sistema discontinuo, riposa per alcuni mesi, prima dell’imbottigliamento in piccole barriques di rovere francese” e la Grappa di Falanghina, unica nel suo genere. Questa grappa è ottenuta dalla distillazione a bagnomaria di vinacce di uva Falanghina con sistema discontinuo.

 Maddaloni, Caserta: Al Ritrovo degli Amici

A Maddaloni, una delle cittadine più popolose della provincia di Caserta, la Pizzeria “Al Ritrovo degli Amici” offre ai propri clienti una pizza soffice, leggera, saporita, connubio decisamente azzeccato tra un impasto lievitato naturalmente e prodotti semplici, genuini e di qualità.

Questo sodalizio a conduzione tendenzialmente familiare presenta una gustosa varietà di pizze, concepita dalla maestria del pizzaiolo di casa Michele Tramontano, una vera e propria esperienza gastronomica multi-sensoriale, pienamente godibile in gusto ed estetica.

Il locale, recentemente rinnovato, si presenta caldo ed accogliente, dall’allestimento curato e concreto, il tutto esaltato da un servizio gentile e cordiale.
L’intento è quello di presentare una proposta di stampo innovativo ma adatta a tutti, nel pieno rispetto della tradizione.

“Al Ritrovo degli Amici” può essere pertanto considerato già un punto di riferimento non solo per gli abitanti della provincia casertana, ma anche per gli oramai sempre più cultori della pizza rivisitata.

Oltre alle preparazioni classiche, Pizza Fritta, Margherita, Marinara, disponibile anche la leggendaria  “Cosacca”, concepita storicamente quale “pizza dei poveri e dei pizzaioli”, un misto tra le due preparazioni più semplici, con pomodoro e formaggio in sostituzione della mozzarella.

Numerose le proposte innovative, in chiave principalmente “gourmet”, ideali anche per i palati più esigenti, tale da essere disponibili in carta un gran numero di farciture, tra le quali è da segnalare la preparazione a base di Tonno di Cetara, Mozzarella di Bufala, Pomodorini rossi e gialli.

Menzione speciale va inoltre alle proposte “special”, comprendenti “Bon Bon” e “Rotolini” di pizza da farcire a propria scelta, oltre a sfiziosi panini.

In conclusione, buona la selezione di bevande così come quella dei dessert, tra i quali spiccano le varianti “dolci” della pizza, per un dolcissimo fine pasto, in un contesto accogliente dover poter sempre passare delle ottime serate in compagnia, grazie anche ai numerosi eventi musicali organizzati in loco.

Pizzeria “Al Ritrovo degli Amici”

Via Emanuele Campolongo, 141, 81024, Maddaloni (Caserta)

+39 333 523 23 89

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Il ristorante ” Taverna Vesuviana“, dopo i successi conseguiti nella sede originaria di San Gennaro Vesuviano (Napoli), a partire da Gennaio 2019 accoglie i propri clienti in una location situata nel caratteristico centro storico di Nola (Napoli), cittadina in posizione strategica rispetto a tutti i capoluoghi della regione Campania, pertanto facilmente raggiungibile.

Il sodalizio guidato dallo Chef Patron Alfonso Crisci, coadiuvato da uno staff di livello composto tra gli altri dal Sous Chef Paolo Cece, dal maître Gianluigi Ercole, si presenterà al pubblico in una rinnovata veste, una struttura su due livelli, caratterizzata da una cucina a vista di circa 80 mq, oltre che da un caratteristico spazio esterno che renderà la proposta gastronomica gourmet di casa piacevolmente fruibile anche durante la stagione estiva, il tutto impreziosito da una carta dei vini di livello internazionale, curata personalmente nei minimi dettagli dalla consorte Carmela Simonetti, sommelier AIS – Associazione Italiana Sommelier.

Raggiunto telefonicamente, Alfonso Crisci ha affermato come la sua cucina sia da ritenere “ricercata, gourmet, rispettosa del territorio vesuviano, per me una vera e propria mappa, ma ovviamente aperta alle innovazioni tecniche in grado di sprigionare il massimo potenziale delle ricette classiche della tradizione”.

Un continuo e costante percorso di studio e ricerca quindi, che ha visto lo Chef Crisci a Girona, Copenaghen, Zurigo oltre che da Norbert Niederkofler, tappe che sicuramente si rifletteranno nel rinnovato itinerario gastronomico della “Taverna Vesuviana”. “Il mio punto di riferimento”, spiega Crisci è indubbiamente ” Chef Andreas Caminada, dal momento che rispecchia il mio modo di fare maniacale ma allo stesso tempo attento al rapporto umano con il proprio staff, soprattutto con i più giovani, ma anche con i clienti.

“Il mio cavallo da battaglia è da considerare sicuramente il baccalà, dal momento che ne seguiamo totalmente la preparazione tale da sceglierne poi a seconda della preparazione il punto di sale adatto”, ove tuttavia, interrogato sulla proposta dolce tiene a citare il caratteristico babà “preparato con lievito madre, servito in sala dal nostro maître con una bagna calda al rum ed ai chiodi di garofano, farcito con una crema all’azoto a -180°C”.

L’azienda Di Meo, nel cuore dell’Irpinia, produce raffinati vini da collezione, a cui si affiancano grappe, liquori e distillati altrettanto pregiati.

L’azienda Di Meo nasce all’inizio degli anni ’80, grazie alla passione dei fratelli Erminia, Generoso e Roberto Di Meo, che rilevano la storica azienda agricola dei genitori Vittorio e Alessandrina.

Fratelli Di Meo

L’azienda Di Meo

L’azienda è situata a pochi chilometri da Avellino, nel comune di Salza Irpina e ciò che subito colpisce il visitatore è il panorama naturalistico, fatto di lievi e ventilati declivi collinari, sui quali spicca un elegante Casino di caccia del ‘700, di proprietà, un tempo, dei principi Caracciolo. Oggi, l’azienda è gestita da Roberto, enologo e responsabile commerciale, e da Generoso, promotore di “Di Meo Vini ad Arte”, un progetto di valorizzazione e diffusione nel mondo del patrimonio culturale irpino e campano.

La mission

L’azienda Di Meo è la sintesi perfetta tra territorio, storia e innovazione. Infatti, la mission dell’azienda Di Meo è stata, fin dagli inizi, quella di dar vita a vini partendo dalle varietà autoctone più diffuse in Irpinia. Tra queste ci sono il Fiano, il Greco, l’Aglianico e la Coda di volpe. Accanto a questo non può mancare la valorizzazione del ricco patrimonio di tradizioni culturali di cui la zona è ricca. Nel 1986 si ottengono dai vigneti precedentemente impiantati, i primi vini e da allora inizia la grande avventura dell’Azienda Di Meo.  

La cantina

La cantina Di Meo è una struttura moderna e funzionale, con impianti ed attrezzature di ultima generazione, in cui avviene la lavorazione e la movimentazione dei vini. Qui avvengono le pressature soffici, per estrarre il più possibile la parte aromatica e tutte le fasi di lavorazione che rendono i vini Di Meo unici. Per dare una maggiore connotazione territoriale al prodotto l’azienda Di Meo ha scelto di limitare l’uso dei solfiti, mentre sono stati isolati dei lieviti specifici del Fiano e dell’Aglianico. I serbatoi in puro acciaio inox sono utilizzati per i lunghi affinamenti dei vini bianchi della Linea Tempo. Molto affascinante è la bottaia, in cui sono presenti botti, tonneau e barriques di rovere francese di Allier per l’affinamento del Fiano e dell’Aglianico.

I prodotti

La produzione vitivinicola dell’azienda Di Meo è divisa da due linee “Tradizione” e “Tempo” con 15 etichette. Tradizione è la linea Classica, in cui rientrano i vini monovitigno simbolo dell’Irpinia ed “espressioni immediate del terroir e dell’annata”. Le Riserve fanno parte della Linea Tempo: “una sfida aperta e continua alle potenzialità di affinamento del Fiano principalmente, e delle altre varietà autoctone che hanno reso famoso questo territorio in tutto il mondo”. A queste due linee se ne affianca una terza che, come ha spiegato Roberto Di Meo è dedicata all’arte e dunque prevede due vini da collezione: “Hamilton” e “Vino Blu”.

Fiano di Avellino D.O.C.G.

Il Fiano di Avellino D.O.C.G. è prodotto da uve Fiano 100% su un terreno prevalentemente argilloso e con impianto a spalliera con potatura a Guyot. La raccolta manuale che avviene nella prima decade di ottobre, mentre la fermentazione in vasche di acciaio inox a temperatura controllata avviene per circa 3 mesi in acciaio, a cui segue l’affinamento di circa 3 mesi in bottiglia. Questo vino si presenta dal colore giallo paglierino e al naso è molto intenso: prevalgono le note fruttate di pesca, litchi e agrumi, unitamente ad una lieve traccia minerale. Equilibrato ed elegante al palato, di facile beva e notevole persistenza. È perfetto con il gateau di patate, i ravioli ricotta e spinaci e con l’orata al cartoccio.

Don Generoso Campania Rosso I.G.T.

Don Generoso, dal nome del nonno dei fratelli Di Meo, è un pregiato blend prodotto con uve 80% Aglianico e 20% Piedirosso, provenienti da uno storico vigneto irpino di fine ‘800. È un vino da invecchiamento, prodotto solo in alcune annate ed in quantità limitate. L’allevamento delle viti avviene attraverso la tecnica starzeta con potatura a candelabro, mentre la raccolta si effettua manualmente nella prima decade di novembre. La vinificazione prevede la macerazione sulle bucce ad una temperatura di circa 28°C per 25-30 giorni. Alla svinatura segue la fermentazione malolattica, quindi il passaggio in legno per 18 mesi, con un conclusivo affinamento in bottiglia di 18 mesi. Questo vino si presenta con una veste rubino, sfumato ai bordi, con profumi scuri: ciliegia nera, susina, dattero, poi sensazioni di salamoia e profondi toni di torrefazione. Ha una gradevole tannicità, con una decisa spinta fresco-sapida e lunga persistenza. Si abbina con le pappardelle al ragù di cinghiale, con le cime di rapa con salsiccia e le costolette d’agnello.

Hamilton Taurasi Riserva D.O.C.G.

Il Taurasi Riserva Hamilton del 2007 è un vino da collezione, prodotto da uve 100% Aglianico su un terreno in prevalenza argilloso e ricco di scheletro. La forma di allevamento è a spalliera con potatura a cordone speronato. La raccolta manuale avviene nella prima decade di novembre. Successivamente avviene la macerazione sulle bucce ad una temperatura di circa 28°C per 25-30 giorni, durante i quali vengono eseguiti periodicamente rimontaggi e délestages. Alla svinatura segue la fermentazione malolattica e il passaggio in legno per 24 mesi, con un conclusivo affinamento in bottiglia di 12-24 mesi. Questo vino si presenta di color rosso rubino tendente al granato, profuma di more, di gelso nero, di eucalipto e di humus; in fondo, percezioni di spezie e tabacco. Sapido e fresco al palato, tannino vellutato ed un intenso finale su toni di cenere. Si abbina bene con l’anatra all’arancia, il filetto in crosta e il gulasch ungherese.

Gli altri prodotti

“L’azienda Di Meo – spiega Roberto Di Meo – lavora a 360° avendo al centro sempre il vino, ma ci dedichiamo anche ai liquori, che sono una tradizione familiare. Le grappe e i distillati sono, invece, una mia passione, anche se non siamo in un’area che ha una forte tradizione in tal senso”. Ai vini, così, si affianca una limitata, ma ricercata produzione di Grappe di Singolo Vitigno (Fiano, Greco e Aglianico), a cui si aggiunge un Brandy con 25 anni di invecchiamento e due Liquori della tradizione familiare: il “Ratafià di Nonna Erminia”, un raffinato mix di erbe e Aglianico, e lo “Schiaccianoci”, un’originale rivisitazione del famoso liquore Nocino.

A Boscotrecase sorge l’Azienda Sorrentino, la cui produzione di vini biologici del Vesuvio affonda le radici nel lontano ‘800.

La storia dell’Azienda Sorrentino sorge a Boscotrecase, in provincia di Napoli, e affonda le sue radici nel lontano ’800, quando agli avi della famiglia hanno dato vita ad una realtà che prosegue ancora oggi con la terza generazione composta dai fratelli GiuseppeBenny e Maria Paola, i quali lavorano seguendo a loro volta le orme dei genitori Paolo e Angela.

L’Azienda Sorrentino

Per i membri della famiglia Sorrentino, nonna Benigna è un esempio di passione, laboriosità e amore per la terra e per il vino.  Tutto è iniziato con la gestione del ‘moggio’ di proprietà in cui sono stati conservati tutti i vitigni autoctoni a piede franco e tante altre varietà di frutta e ortaggi, che oggi rappresentano i tesori dell’azienda. I figli e i nipoti di Nonna Benigna continuano sulla strada già solcata, ma dando all’azienda un nuovo assetto, espandendo il comparto viticolo negli anni ’90 e intraprendono l’enoturismo.

La filosofia dell’azienda

La filosofia dell’azienda Sorrentino si basa sulla conservazione e consolidamento delle radici antiche, a cui si è aggiunta la capacità di sperimentare nuovi progetti e l’introduzione di apparati innovativi. Un esempio è rappresentato dall’Aglianico Pompeiano, denominato “Don Paolo”, che si caratterizza per il suo raro equilibrio enologico, un equilibrio costituita da una “meticolosa cura nella coltura della vite ed un lavoro impeccabile in cantina”. L’innovazione e lo stare al passo con i tempi è l’altro pilastro aziendale. Tecniche di vinificazione tradizionale convivono con quelle moderne, così come la raccolta manuale dell’uva e la scientificità dei trattamenti. A fare da collante a tutto questo c’è la passione per la propria terra e per il vino biologico.

Il Biologico

Alla base della produzione Sorrentino c’è il rispetto per l’ambiente e la terra, perché solo così si possono ottenere prodotti sani. Per questo motivo l’azienda Sorrentino si è indirizzata sulla coltivazione bio dei vigneti. “La conduzione biologica si propone di non sconvolgere o di ricostruire gli equilibri naturali ma di conservarli e rispettarli. Usare quantitativi sempre più limitati di risorse limitando sempre più l’impatto su di esse

Le Uve

Il lavoro di recupero della varietà unito al suolo vulcanico vesuviano hanno permesso all’azienda Sorrentino di coltivare, sui 35 ettari di proprietà, varietà autoctone: CaprettoneFalanghinaCatalanescaPiedirosso e Aglianico . “L’accurata selezione e specializzazione dei siti di coltivazione delle uve, i terrazzamenti e l’orientamento dei filari, i sistemi di potatura ed allevamento specifici per ogni varietà e per il tipo di vino da produrre, le rese equilibrate e giuste per ciascuna tipologia di vino conducono ad importanti livelli qualitativi della materia prima. A questi, si associano il lavoro impeccabile in cantina e i periodi di affinamento che complessano e rendono armonico un vino vesuviano pur non essendo d’annata”.

Le linee e il Lacryma Christi

L’azienda Sorrentino produce tre linee di vini: Classica (biologica), selezione Crù Prodivi e quella Bollicine. Al centro della produzione aziendale c’è il pregiato Lacryma Christi, il vino vesuviano le cui origini si perdono nella notte dei tempi. La linea Bollicine nasce dall’innovazione e dalla sperimentazione aziendale che hanno dato origine al DòRè, unico e primo spumante Lacryma Christi del Vesuvio totalmente elaborato sul Vesuvio a cui ha fatto seguito anche uno spumante rosato ottenuto da uve Piedirosso. La linea Crù Prodivi rappresenta in pieno la filosofia aziendale, poiché “esalta le potenzialità viticole ed enologiche delle varietà vesuviane attraverso meticolose scelte dei tempi e delle tecniche di coltivazione, di vinificazione e di affinamento”. I vini di questa linea sono il frutto di un’accurata selezione delle uve di specifici vigneti, da cui derivano il Don PaoloVigna LapilloCatalò e Frupa. La linea Classica dei Vini Biologici si contraddistingue sostanzialmente per utilizzo di uve da agricoltura biologica a cui si associano tecniche che conducono a vini che esprimono il terroir nel migliore dei modi. L’introduzione del favino, assicura l’alimentazione del vigneto e ne garantisce tutte le proprietà. Di questa linea fanno parte cinque vini realizzati con uve autoctone in purezza.

DòRè

Il DòRè Lacryma Christi del Vesuvio è un vino bianco spumante DOC, derivante a uve 90% Coda di Volpe (Caprettone) e 10% Falanghina coltivate con sistema a pergola e Guyot e raccolte a mano. La vinificazione avviene in acciaio con rifermentazione in autoclave (metodo charmat lungo 8 mesi – Brut).

‘Benita 31’ Caprettone Vesuvio

Il Benita 31 è un Caprettone Vesuvio Doc – Bio Organic, il cui nome è in onore della nonna. Questo vino è un Caprettone 100% allevato su terreno vulcanico-sabbioso con sistema Guyot. La vendemmia avviene manualmente a metà settembre, mentre la vinificazione in acciaio.

‘Vigna Lapillo’ Lacryma Christi del Vesuvio DOC

Il Vigna Lapillo è un vino bianco derivante da Coda di Volpe 80% (Caprettone) e Falanghina20%. Le uve sono alevate su un terreno vulcanico-sabbioso e il sistema di allevamento è a doppio Guyot, collocato a circa 500 m. s.l.m. La vendemmia si effettua manualmente a fine settembre, mentre ala vinificazione è in acciaio e l’affinamento prosegue per 8 mesi.

La Tenuta Sorrentino

La famiglia Sorrentino, come ci ha raccontato Giuseppe, è piena di idee e risorse innovative. Infatti, da poco tempo è nato, all’interno della tenuta, un agriturismo dove è possibile soggiornare tra uliveti e vigneti millenari nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, dove oltre a godere di un piacevole relax, si possono anche visitare le cantine e assaporarne i deliziosi vini prodotti, approfittando di un semplice wine tour con degustazione o di esperienze più articolate e coinvolgenti.

La Tenuta Scuotto produce i suoi vini nel cuore dell’Irpinia, nei territori del Lapio. In ogni bottiglia il desiderio di cooperazione tra uomo e natura.

La Tenuta Scuotto sorge nel cuore dell’Irpinia e proprio il territorio ha ispirato il capostipite della famiglia Scuotto, il sig. Edoardo a porre le basi di quella che oggi è una delle realtà vitivinicole più interessanti della Campania.

La storia

A parlarcene è il figlio del sig. Eduardo, Adolfo: «La passione per il vino ed il desiderio di cooperazione uomo-natura hanno spinto mio padre Eduardo ad insediarsi nella terra irpina. L’innato spirito imprenditoriale, l’indispensabile e l’atavica ricerca dell’eccellenza hanno plasmato la fisionomia dell’azienda, trasformandola, nel tempo, in un importante e riconosciuto progetto vitivinicolo. Così nel 2008 nasce l’azienda Tenuta Scuotto, dove un teamdi professionisti, insieme a scelte imprenditoriali coraggiose, ha dato vita ad un progetto importante nel territorio del Lapio».

La fisionomia dell’azienda

Adolfo Scuotto ci racconta l’azienda che oggi dirige: «Lo spirito è stato fin da subito quello di presentarsi al pubblico degli appassionati con prodotti “differenti”, ovvero prodotti che fossero l’espressione più fedele del terroir, ma che allo stesso tempo ne restituissero, in degustazione, un’identità unica». Ogni aspetto della produzione Scuotto, infatti, è stato improntato al rispetto per il territorio, elemento fondamentale per chi vuole mantenere il legame con il territorio, ma evitando ogni forma di omologazione. Questo non significa rifiutare la propria identità, ma dare a quest’ultima caratteristiche proprie. La tenuta Scuotto pone al centro della propria filosofia, innanzitutto, quantità limitate per garantire la massima cura su ogni prodotto, poi una vendemmia selettiva eseguita rigorosamente a mano. Queste sono solo alcune delle scelte poste alla base della conduzione aziendale.

La mission

La mission della Tenuta Scuotto ha un obiettivo ben preciso: provare a trasferire un messaggio attraverso il proprio stile. Adolfo Scuotto è convinto che il vino è in grado di trasmettere un messaggio e di rappresentare uno stile di vita, le cui caratteristiche sono: audacia, integrità e l’idea che i “sogni” si possono realizzare. Adolfo Scuotto ne è certo: «Quando ci si crede fino in fondo e non si è disposti a vendere o a svendere i sogni e per realizzarli sono necessari: rispetto e appartenenza, natura e sperimentazione, preparazione e amore, umiltà ed entusiasmo».

Premi e riconoscimenti

In brevissimo tempo, dal 2008 in poi, la produzione Scuotto è stata un successo dietro l’altro, ricevendo numerosi riconoscimenti e premi. Nel 2010 per la sua prima annata di Fiano di Avellino ottiene il riconoscimento di Doppia Corona Vini Buoni d’Italia. Non mancano i riconoscimenti internazionali: Decanter ed il Concorso Mondiale di Bruxelles assegnavano medaglie d’oro e d’argetno al Fiano “Oi nì” ed al “Taurasi”. Inoltre, guide prestigiose come quella dell’AIS hanno inserito il vino dell’azienda tra i migliori 30 della Campania, mentre per il Fiano di Avellino 2019 l’Azienda ottiene i 3 bicchieri del Gambero Rosso.

La Produzione

L’Azienda Scuotto produce annualmente tra le 60.000 e le 70.000 bottiglie. Tra i vini si ricordano: Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Aglianico, Falanghina, “Oi nì”, Taurasi D.o.c.g., REDO, Stilla Maris, Malgrè. Vediamone tre nel dettaglio.

Vini Tenuta Scuotto

Redo i. g. p.

Il Redo nasce da uve 100% Aglianico di Taurasi. La produzione avviene attraverso raccolta e selezione dei grappoli più maturi, diraspatura senza pigiatura, fermentazione con lieviti indigeni a temperatura di 22/25 gradi per circa 18 giorni, alla svinatura il vino viene trasferito direttamente in barrique nuove, dove finisce la fermentazione e svolge la malolattica. Dopo circa 8 mesi in legno, viene imbottigliato senza filtrazione e né refrigerazione. L’affinamento avviene per tre mesi in bottiglia. Alla vista questo vino si presenta di color rosso rubino intenso con riflessi violacei. Il profumo è quello di frutta fresca e confettura: more, ribes, amarene, ciliegie. Al palato si presenta secco, caldo e morbido con una buona concentrazione di tannini finemente fusi. Avvolgente con una lunga persistenza aromatica. Si abbina bene con formaggi stagionati, carni succulente e soprattutto con amici e affetti più cari.

Fiano di Avellino d.o.c.g

Questo vino nasce da uve 100% Fiano. La tecnologia di produzione impone che le uve siano state raccolte nella terza decade di ottobre. La pressatura soffice e la decantazione statica precedono l’inizio della fermentazione alcolica a temperatura controllata di circa 12°C, al termine della quale il vino è rimasto a contatto con le fecce fini per circa 2 mesi. L’affinamento avviene in bottiglia per 6 mesi. Il Fiano di Avellino si presenta di colore giallo paglierino con riflessi dorati. Il suo profumo è particolarmente fruttato e floreale, molto intenso con sentori di albicocca secca, magnolia, ananas, nocciola tostata, evidenzia sentori di frutta esotica e ginestra. Con l’invecchiamento prevalgono i sentori minerali di idrocarburi e nocciola tostata. Il gusto è secco, caldo, morbido, di buon corpo, con una adeguata freschezza e forte persistenza aromatica che amplifica le note percepite all’olfatto.

Oi nì i.g.p.

L’Oi nì è un 100% Fiano. Questo vino viene prodotto quando le uve di Fiano sono state raccolte nella terza decade di ottobre e la pressatura soffice ha preceduto l’inizio della fermentazione alcolica con lieviti indigeni in botti ovali di 25 hl a temperatura controllata di circa 7°C, al termine della quale il vino è rimasto a contatto con le fecce fini per circa 12 mesi. L’evoluzione del vino è infine completata con un ulteriore affinamento di 6 mesi in bottiglia. Il colore di questo vino è giallo paglierino con riflessi dorati, mentre il profumo risulta particolarmente fruttato e floreale, molto intenso con sentori di pesca, rosa, miele, albicocca secca, magnolia, ananas, finocchio selvatico, nocciola tostata, canditi e ginestra. Al palato è secco, caldo, morbido, di gran corpo, con una adeguata freschezza e forte persistenza aromatica che amplifica le note percepite all’olfatto.

Gianfranco Iervolino, forgiato da un intenso e variegato percorso lavorativo di successo, che lo ha visto prima  protagonista tra Caserta ed Aversa, dopo i successi ivi conseguiti, a partire dal Febbraio 2018 accoglie i propri clienti in un locale tutto suo, ovvero  “450° Gradi – Pizza e Fritti“, sito nella vivace location di Pomigliano d’Arco.

Volto noto della tv, Iervolino è noto anche per le sue doti di chansonnier, ove parallelamente alla sua professione, si cimenta da sempre con il repertorio classico della tradizione musicale napoletana, tale da vantare apprezzate performances canore, con vari passaggi televisivi sulle reti Mediaset.

450° Gradi – Pizza e Fritti” si presenta pertanto quale un locale luminoso ed accogliente, dall’ arredamento concreto e senza fronzoli, a tema dominante bianco con caratteristici inserto in rosso.

Particolarmente curato risulta essere l’allestimento, con posate e tovagliato da vero e proprio ristorante, essendo banditi bicchieri di plastica e tovaglioli di carta. Pizzaioli a vista, viene proposto un servizio in sala cordiale, gentile e premuroso.

Il format proposto risulta essere una quello di una ristorazione di estrema qualità, che a partire da impasti caratteristicamente a lunga levitazione, altamente digeribili, concepiti a partire da un blend di farine personalizzate, accompagna i clienti di volta in volta in un percorso gastronomico fedele alla stagionalità della materia prima, pizza e fritti di alto rango, a base dei migliori prodotti disponibili sul mercato, frutto di una continua e personale ricerca.

Al di là del classico binomio “pizza-birra”, particolare attenzione risulta essere dedicata alla carta dei vini, ove inoltre sono disponibili per un dolce fine pasto vari dessert.

450° Gradi – Pizza e Fritti” si erge pertanto quale avamposto della ristorazione di qualità, un contesto  caldo e concreto, ove i clienti possono respirare davvero aria di casa, vivendo un’esperienza gastronomica di livello, potendo godere anche delle performances musicali del poliedrico professionista Iervolino.

La Cantina del Vulcano è l’azienda vitivinicola della famiglia Rianna, che da quattro generazioni produce i vini delle migliori uve vesuviane.

La famiglia Rianna, proprietaria della Cantina del Vulcano, da quattro generazioni produce vini vesuviani. L’esperienza e la competenza, insieme ad una produzione di uve DOP del Vesuvio, rendono i vini de La Cantina del Vulcano l’espressione più sincera della produzione vinicola campana. A tutto ciò si aggiunge l’innovazione che accompagna e rende più forte e stabile una tradizione, che è possibile ritrovare nei sentori dei vini prodotti dalla famiglia Rianna.

Il territorio

La Cantina del Vulcano si trova a Somma Vesuviana e sorge su terreni resi fertili nei millenni dalle numerose eruzioni vulcaniche. Le speciali caratteristiche del terreno vesuviano contribuiscono a dare alle coltivazioni, e al vino in particolare, delle note uniche e irripetibili. Questo territorio, inoltre, si caratterizza per la coltivazione di uve di grandissima qualità, perfette sia per produrre diverse varietà di vini, tutti marchi DOC, DOCG, IGP ed IGT. Le terre vesuviane sono ricche in potassio, fosforo, ferro e silice che danno ai vini specifiche caratteristiche organolettiche. In questa scia di tradizione e innovazione, volta ad esaltare i sapori e gli odori di un territorio millenario, si è fatta strada l’azienda vitivinicola della famiglia Rianna, che in ogni bottiglie mette storia, passione, identità e rispetto per il territorio.

I vini e le uve

La Cantina del Vulcano, come è stato detto, produce vini esclusivamente legati al territorio vesuviano. Tra questi troviamo il Lacryma Christi Bianco, ottenuto da Coda di Volpe in purezza con gradazione alcolica del 13°.Questo vino viene utilizzato anche per produrre uno spumante e un vino liquoroso. Il Lacryma Christi Rosso è prodotto con Piedirosso in purezza con gradazione alcolica del 13°, mentre l’Aglianico Pompeiano rosso proviene da uve Aglianico dal gusto persistente con gradazione alcolica del 12°. La famiglia Rianna produce anche un vino Falanghina Pompeiano, ottenuto da uve di Falanghina dal gusto fresco con una gradazione minima del 12°.
Infine, abbiamo il Catalanesca del Monte Somma Bianco, prodotto da uva catalanesca in purezza, un vitigno a buccia bianca importato nel 1450 da Alfonso I d’Aragona, utilizzato anticamente come uva da tavola e per la produzione di vino locale. Dalla stessa uva si ricava anche un particolare passito. A tutto questo, si aggiungono le varianti frizzanti. Questa vasta gamma di vini esprime tutta la cultura e il gusto del buon bere campano e vesuviano in particolare.

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Doc

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Doc de La Cantina del Vulcano è prodotto da uve Piedirosso e/o Per e’ Palummo 100%. La vinificazione di questo vino avviene per macerazione della vinaccia con 3 follature giornaliere e a temperatura max di 22 °C e la svinatura dopo 6-7 giorni. L’affinamento avviene in acciaio con successivo passaggio in legno. L’imbottigliamento in preevacuazione. Questo vino si presenta di colore rosso rubino carico. Al gusto è lungo, vellutato, caldo e armonico. Il profumo è deciso con caratteristiche della frutta rossa vesuviana, sentori evidenti, ma piacevoli, di speziato.

Vini La Cantina del Vulcano

Carlina Catalanesca del Monte Somma Bianco Igp

Altra etichetta de La Cantina del Vulcano è Carlina Catalanesca del Monte Somma Bianco Igp è prodotto da uve 100% Catalanesca. La vinificazione avviene attraverso pressatura soffice con pneumopressa. Seguono raffreddamento, chiarifica e filtrazione dei mosti, fermentazione a temperatura controllata 16/18 °C. L’affinamento in acciaio termocondizionato (max 18°C). Questo vino è di colore giallo paglierino tenue. Al palato risulta asciutto deciso, pieno e vellutato con una buona persistenza. Al naso, invece, si sentono sfumature di frutta fresca a pasta bianca con particolari profumi fruttati e floreali.

Don Giovanni Rosso Frizzante Pompeiano Igt

Don Giovanni Rosso Frizzante Pompeiano Igt è il terzo vino che vi presentiamo de La Cantina del Vulcano. Si tratta di un vino prodotto da uve 100% Piedirosso. Per quanto riguarda la tecnica di vinificazione questo vino chiarifica e filtrazione con rifermentazione avvengono in autoclave per la presa di spuma, mentre l’affinamento avviene per un mese in bottiglia. Questo vino è di colore rosso rubino; il gusto risulta rotondo e persistente, mentre il profumo è quello tipico della frutta rossa. Si abbina bene ai piatti della cucina napoletana.

 

Da Gigione” propone una cucina caratteristicamente basata su una varietà di preparazioni della carne, panini “equilibrati” composti secondo un’architettura “on top” – ovvero non semplicemente a strati ma bensì a partire direttamente dalla base di pane, a mò di vera e propria pietanza da portata, dando quindi massimo risalto alla carne ed ai vari contorni – ma anche sfiziosi antipasti, hamburger, tagliate e crudi, comprese pietanze per celiaci, serviti in diverse forme secondo la fantasia degli chef di casa, epicentro di un progetto gastronomico di successo.

 

 

Il tutto nasce dalla storica esperienza della famiglia Cariulo, custode addirittura da ben cinque generazioni dei segreti della lavorazione di carni di qualità, fieramente italiane, a filiera chiusa e controllata, con il patron Luigi detto “Gigione”, che ancora oggi si occupa dell’intero ciclo vitale dei capi di bestiame, dalla selezione fino alla macellazione, coadiuvato in questa avventura di successo dalla moglie Antonietta Cesario, sapiente custode dei tanti contorni e cibi pronti proposti.

 

 

Innovativo format familiare, “based in” Pomigliano d’Arco, ove i tre figli Gennaro, Raffaele e Alberto a partire dal 2013 ideano e portano avanti in primis la transizione di “Da Gigione” da semplice macelleria a vera e propria hamburgheria take-away (oggi sita in Via Passariello 65) dallo stile allegro e pop, all’insegna di coloratissime mucche in vetroresina a dimensione naturale, una vera e propria “Cow Parade”, per poi bissare nel 2015 con l’apertura di una seconda location, braceria funzionale, accogliente e moderna (sita in Via Roma 307).

Da Gigione” tuttavia non è sinonimo unicamente di carni, salumi e panini di qualità, selezionati in maniera maniacale sul mercato nazionale tra Presidi Slow Food, prodotti DOP ed IGP, con qualche concessione estera sui formaggi , ove particolare attenzione è data anche alla proposta “beverage” che accompagna panini e piatti del menu di Da Gigione con una carta molto ricca, ben assortita e sempre in evoluzione, il meglio del marcato nazionale ed internazionale.

In particolare ad un’amplissima carta dei vini, con oltre cinquecento etichette, con alcuni di questi vini, a rotazione, disponibili al calice grazie al sistema Enomatic – che permette di mantenere inalterate le qualità organolettiche del vino una volta aperta la bottiglia – corrisponde una vasta scelta di birre artigianali, con oltre duecento etichette sia italiane che straniere, con dieci birre alla spina che cambiano di frequente.

 

Puntando sulla genuinità e sulla qualità, “Da Gigione si erge quale un vero e proprio palcoscenico ove vanno in scene numerose variazioni gastronomiche sul tema, un incastro di profumi, sapori, arte e fantasia, frutto di un progetto imprenditoriale coraggioso e di successo.

 

Fotografo: Alberto Blasetti 

Sciue’: Il Panino Vesuviano”, sito in Pomigliano d’Arco, è il progetto dei fratelli Giuseppe e Marco De Luca, inspirati in questa avventura gastronomica dal padre Giuseppe De Luca, già stimato professionista, con oltre venticinque anni d’esperienza nel settore della ristorazione, ideatori inoltre di “Sciue’- Pizza In Teglia“, spin- off dedito alla pizza in teglia di tradizione romana, anch’esso situato nel centro pomiglianese.

Insignito del prestigioso premio “Best Project 2018”, indetto da Archilovers, piattaforma internazionale che premia ogni anno un progetto architettonico, si erge tra i 500 locali più belli al mondo, ove l’idea del Bilodunk Studio di Nola si è distinta quale efficace connubio di estetica, creatività e funzionalità. Si tratta di un vero e proprio “Burger Store” dove gustare panini “gourmet” a vocazione fortemente territorialeuna filosofia che mira sì ad offrire alla clientela ricette ricercate, affidandosi tuttavia ad una materia prima essenzialmente campana,Presidi Slow Food,  prodotti DOP e IGP, tra i quali sono da menzionare senza dubbio l’Antico pomodoro Napoli ed il San Marzano DOP, il Conciato Romano di Manuel Lombardi, la Cipolla di Alife di Antonietta Melillo.

Un territorio incontaminato, una grande passione e l’amore per la propria terra sono gli elementi che hanno dato vita all’Azienda vitivinicola di Luigi Maffini.

Nel cuore del Cilento, un territorio in provincia di Salerno, nasce l’azienda vitivinicola di Luigi Maffini. Si tratta di una realtà giovane e intraprendente, ma con alle spalle già cinquanta anni di produzione. L’azienda è diretta da Luigi Maffini, laureato in Scienze agrarie e specializzato in Scienze viticole ed enologiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e da sua moglie Raffaella Gallo, laureata in Scienze agrarie presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

L’azienda Luigi Maffini

Questa realtà imprenditoriale muove i primi passi agli inizi degli anni ’70 quando si dà vita al primo vigneto, da cui venne, in breve tempo, la prima vendemmia. La storia di questa azienda nasce quasi per gioco e per gustare il vino in famiglia e tra gli amici. Ma nel 1996, con il Kratos, la produzione inizia ad acquistare un aspetto differente e a diventare una sfida imprenditoriale, in cui si rappresentava la genuinità di un territorio pressoché incontaminato. Attualmente i vini di Luigi Maffini provengono dalle uve di due vigneti e sono il frutto di una produzione che si basa sul rispetto dei principi dell’agricoltura biologica.

I vigneti

I vigneti dell’azienda Maffini, con le loro oltre 50000 viti, sono due: quello storico di Castellabate vicino al mare e quello di Giungano in collina. Nel vigneto di Castellabate, ubicato in località Cenito, si produce Fiano e Aglianico. Dall’impianto del Fiano del 1972 nasce il Passito e il Kratos, dagli altri più recenti nasce anche il Cenito. A Giungano, un piccolo comune del Cilento, in località Denazzano, si produce il Fiano per la produzione del Pietraincatenata e l’Aglianico per la produzione del Kleos ed in parte per il Denazzano.

I vini Maffini

Nella produzione Maffini si annoverano sei etichette di vini. Tra questi troviamo il Cenito, il Pietraincatenata e il Kleos, ma anche il Kratos – Igt Paestum Fiano, un vino dal colore giallo paglierino intenso, che ricorda al naso la frutta esotica e si presenta al palato per il suo sapore morbido ed equilibrato. Il Denazzano Igt Paestum è invece un rosato che ricorda delicati frutti rossi accompagnati da sentori floreali di rose. Si presenta al palato con una buona acidità ed una notevole persistenza. Il Passito Igt Paestum è un Fiano dal colore oro brillante, che ricorda il profumo di fichi secchi e uva appassita. Il suo sapore dolce e persistente si presenta con lungo finale di nocciola tostata, datteri ed albicocche secche.

Luigi Maffini

CENITO Doc Cilento Aglianico

Il Cenito Doc Cilento è un vino 100% Aglianico, la cui vinificazione dura per 10-15 giorni in fermentini di acciaio inox ad una temperatura di fermentazione 25°c. L’affinamento si realizza in barriques di rovere nuove e di primo passaggio per 18 mesi. Questo vino si presenta di colore rosso rubino intenso e al naso evoca note di ribes, more e cacao. Al palato è denso con una struttura tannica morbida e ha un finale lungo con sentori di spezie, nocciola tostata e liquirizia.

PIETRAINCATENATA Doc Cilento Fiano

Il Pietraincatenata Doc Cilento è un vino 100% Fiano. La vinificazione avviene con pressatura soffice delle uve seguita da fermentazione a temperatura controllata in barriques nuove. La temperatura di fermentazione è tra i 16° e 18°c, mentre l’affinamento avviene in barriques per circa 4 mesi. Questo vino si presenta di colore giallo oro e al palato morbido e denso. Al naso emana un odore complesso di frutta esotica, canditi e albicocche secche. Il suo finale lungo ricorda eleganti note di mandorla tostata, menta e fiori di campo.

KLEOS Igt Paestum Aglianico

Il Kleos Igt Paestum è prodotto da uve 100% Aglianico, la cui vinificazione dura 6 giorni in fermentini di acciaio inox ad una temperatura di fermentazione di 25°c. L’affinamento avviene in barriques di rovere di II e III passaggio. Alla vista questo vino appare di colore rosso rubino con riflessi violacei. L’odore ricorda le ciliegie e la confettura di ribes. Il gusto, invece, è morbido con note speziate ed un finale fresco e persistente.

Quale tipologia di vino è più adatto ad accompagnare il torrone? Ma soprattutto è un abbinamento perfetto o un connubio forzato?

Il torrone, pietanza prediletta soprattuto a Novembre e Dicembre, racchiuso in un’aurea leggendaria che va indietro nel tempo fino agli antichi romani e ai popoli del bacino del Mediterraneo. Un dolce originariamente dalla consistenza dura ma che col tempo si è lasciato ammorbidire e che, attualmente, è possibile trovare in gusti differenti: mandorle, nocciole, al cioccolato, al limone, al pistacchio.

Il torrone è un dolce che campeggia sulle tavole italiane soprattutto nel periodo natalizio: un ottimo fine pasto o un perfetto intermezzo, tra una chiacchierata e l’altra, da offrire agli ospiti. E se vi dicessimo che potete abbinare al torrone anche un buon bicchiere di vino? Certo, per alcuni potrebbe sembrare un azzardo ma, seguendo delle piccole regole, vi accorgerete che è possibile abbinare il torrone al vino per concordanza.

Torrone e vino: quale scegliere?

Se volete abbinare il vino al torrone, sappiate che vale una regola universale: i vini passiti dolci e aromatici rappresentano il connubio perfetto con il torrone. Infatti, qualsiasi vino “classico” non potrebbe reggere la carica zuccherina del torrone che, allora, necessita di un abbinamento per concordanza: cioè a “pietanza” dolce si abbina vino dolce!

Dunque, ai torroni con frutta secca, come le mandorle o le nocciole, abbina il Vinsanto: morbido e corposo con qualche nota balsamica. Ai torroni ricoperti di cioccolato potrete abbinare un vino rosso aromatizzato alla china, al rabarbaro e genziana: vini del genere sono ideali per torroni così ricchi che necessitano di un sorso corposo. Se, invece, preferite il nostro torrone aromatizzato al limoncello non sarà il caso di scegliere alcun tipo di vino, il connubio vino-limone è troppo forzato: prediligente il limoncello, dove ritroverete la concordanza gustativa non solo nella dolcezza ma anche nell’ingrediente principale utilizzato.

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LA NUOVA IDEA GREEN DI CAFFÈ BORBONE: BICCHIERI COMPOSTABILI E PALETTE IN LEGNO DI BETULLA BIODEGRADABILI
PER UN’ESPERIENZA SEMPRE PIÙ ECOSOSTENIBILE

A poche settimane del conseguimento del premio “Crescita e Sostenibilità” arriva il Kit “Accessori Compostabili”

Caffè Borbone, azienda napoletana, attiva nel business della torrefazione e commercializzazione del caffè in grani e monoporzionato, specializzazione per la quale si attesta tra i primi palyer del mercato italiano con le cialde e le capsule compatibili, continua il suo percorso in nome dell’ecostenibilità, mostrandosi sempre più alla ricerca di soluzioni che rispettino l’ambiente. Dopo le tante iniziative legate alla ecosostenibilità che hanno decretato l’assegnazione del premio “Crescita e Sostenibilità” attribuito dalla giuria di “Eccellenze d’Impresa” Caffè Borbone lancia  il Kit composto da bicchieri compostabili e palette in legno di betulla biodegradabili, un set di accessori a impatto ambientale “zero” che rende 100% green il rito di “prendere un caffè”.

Una visione, quella green che è scritta nel dna del concept aziendale, e che non può prescindere da un processo virtuoso di ricerca&sviluppo foraggiato da una costante proiezione verso il futuro. Due concetti, quello della naturalità e quello dell’innovazione, che viaggiano di pari passo, trovando nella sinergia il miglior modo di esprimersi. Proprio grazie al binomio innovazione-ecosostenibilità e in nome di una costante visione green tanti progetti sono stati i realizzati, ma quello di maggiore successo è sicuramente la cialda compostabile,che oltre a donare un caffè di altissima qualità preserva il pianeta, grazie all’utilizzo di materiali completamente smaltibili nell’umido e ideali per la trasformazione in compost. La cialda ha la certificazione CiC (Consorzio Compostatori Italiani), una garanzia di qualità che si basa sul principio d’idoneità alla compostabilità. Inoltre, l’azienda si rivolge a forniture locali per il packaging, secondo una quota stabilita e rispettata annualmente al fine di limitare le emissioni di CO2 conseguenti al trasporto.


L’attenzione di Caffè Borbone rivolta alla salvaguardia dell’ambiente si estende fino alla scelta del packaging esterno,  proprio per questo motivo, ha siglato un accordo con i fornitori dei materiali legati al packaging. Il packaging firmato Borbone è certificato dalla Ong internazionale Forest Stewardship Council (FSC). La certificazione ha come scopo la gestione sostenibile delle foreste e la tracciabilità dei prodotti da esse derivate. Il logo di FSC garantisce che il prodotto sia realizzato con materie prime derivanti da foreste correttamente gestite secondo i dogmi dei due principali standard: gestione forestale e catena di custodia.

Caffè Borbone S.r.l. è un’azienda napoletana fondata da Massimo Renda nel 1996, attiva nel business della torrefazione, produzione e commercializzazione di cialde compatibili e capsule. La società è il terzo player in Italia dopo Lavazza e Nespresso nell’ambito del caffè porzionato e tra i primi produttori del mercato delle capsule compatibili. Grazie alla lungimiranza di Massimo Renda, l’azienda, che agli albori era a carattere familiare, passa in poco tempo a competere tra le prime posizioni del mercato. Nel 2018 Massimo Renda decide di farsi affiancare da Italmobiliare, la più grande “investment holding” italiana, con l’obiettivo di assicurare all’azienda una visione a lungo termine. Quest’operazione ha permesso a Caffè Borbone di diventare un’azienda con una governance strutturata in grado di supportare impegnativi e ambiziosi piani di sviluppo. Caffè Borbone di recente è risultato “Il vincitore assoluto” nell’ambito della competizione “Eccellenze d’Impresa”, conseguendo anche il premio “Crescita e sostenibilità”.

La Pizzeria ” Ciro Savarese – Anema & Pizza“, in Arzano (Napoli), è un moderno, accogliente e funzionale locale, facente parte del circuito “Associazione Verace Pizza Napoletana”, guidato da Ciro Savarese, talentuoso pizzaiolo già patron di “Ciro Savarese – Antica Pizzeria Napoletana” in Montecatini (Pistoia), presso l’omonimo Centro Commerciale Coop.

Location raffinata, il sodalizio arzanese risulta essere  caratterizzato da un allestimento estremamente curato, ove il comfort in sala è garantito inoltre dall’installazione di efficaci pannelli fonoassorbenti.

Per quanto la proposta gastronomica, in primis si ergono stuzzicanti gli antipasti, in continuo aggiornamento, frutto di una costante ricerca, così come la proposta di friggitoria classica napoletana, di produzione propria, un vero e proprio tripudio di crocchè, zeppoline, frittatine, rigorosamente declinata nell’utilizzo di una materia prima genuina e di qualità, non disdegnando tuttavia un pizzico di rivisitazione.

Le pizze,dal cornicione caratteristicamente pronunciato, risultano essere preparate secondo un format contemporaneo “gourmet”, concepite a partire da impasti a lunga maturazione frutto di un blend di farine personalizzate.  Le farciture, a partire dai grandi classici, risultano essere di matrice tendenzialmente territoriale, con una materia prima scelta, di qualità.

Iconica ed altamente rappresentativa risulta essere a tal proposito la “Quattro Formaggi Campana“, sapientemente farcita con formaggi rigorosamente campani, ottenuti da latte di mucca, bufala, pecora, capra, tra i quali spiccano senza dubbio due Presidi Slow Food, ovvero il Cacioricotta del Cilento ed il Conciato Romano, eccellenza della provincia casertana.

Non mancano inoltre vini, birre e distillati scelti, studiati per abbinamenti specifici, così come i gustosi dessert della casa, prelibati e genuini, nel solco dei must della tradizione, ovvero Caprese, Babà, Millefoglie.

Insomma un’offerta gastronomica di livello, proposte indubbiamente di qualità, ove tuttavia talento e professionalità risultano caratterizzare il sodalizio arzanese.

L’azienda Terredora-Di Paolo nasce da una importante tradizione familiare, in cui si coniugano amore per il territorio e passione per la vinificazione.

Fra le incantevoli colline d’Irpinia, tra le Valli del Sabato e del Calore, sorge l’azienda vitivinicola Terredora-Di Paolo-Di Paolo, che con i suoi 200 ettari di coltivazione è tra le principali aziende del Sud Italia. Daniela Mastroberardino ci ha raccontato l’azienda e i vini con grande passione trasporto, facendo emergere la vocazione di una attività che, anche attraverso le stesse denominazioni, racconta le innumerevoli sfumature di cui si caratterizza il territorio.

La storia

L’azienda e cantina Terredora ha alle spalle una storia nata nel 1978, quando il capostipite della famiglia, Walter Mastroberardino, iniziò a portare in giro per l’Italia i vini che produceva nell’azienda di famiglia. Nel 1994 Walter scelse di creare una propria azienda e iniziare un nuovo percorso insieme ai figli Daniela, Lucio e Paolo. Nasce così Terredora-Di Paolo, il cui nome è scelto da Walter ispirato dal nome della moglie Dora Di Paolo, che lo ha sempre sostenuto. Con la cantina prende vita uno spazio dedicato alla vinificazione dell’uva e a tutti i processi produttivi. Dal 1994 l’azienda Terredora-Di Paolo cresce sempre di più, ottenendo grandi e prestigiosi risultati.

Il territorio e i vigneti

I vigneti Terredora-Di Paolo crescono in un territorio collinare circondato da boschi, castagneti e faggi secolari, e caratterizzato da un clima caldo, asciutto e ventilato da cui i vini Terredora prendono la loro spiccata personalità. “I vigneti aziendali sono, infatti, nelle aree d’Irpinia più vocate per la produzione di vini di grande pregio e rappresentano la sintesi dell’appassionata ricerca tra rispetto e valorizzazione del territorio e del legame indissolubile tra ambiente, vitigno, clima e intervento dell’uomo”. I vigneti coltivati sono il Fiano di Avellino, il Taurasi, la Falanghina, Coda di Volpe e Aglianico.

La cantina

La cantina Terredora si trova a Serra di Montefusco, in provincia di Avellino. La scelta di costruire in questo luogo la cantina è stata condizionata dalla presenza delle varie tenute di famiglia in diversi comuni, Santa Paolina, Montefusco, Montemiletto, Montefalcione, Lapio, tutti contigui l’uno all’altro. Le tenute creano una sorta di “strada del vino fra gli areali delle tre DOCG irpine: Greco di Tufo, Taurasi e Fiano di Avellino”.

I vini Terredora

I vini

L’azienda Terredora produce una vasta gamma di vini, che vanno dalle Grandi Riserve alle Selezioni, dai Classici alle Ricercatezze, esprimendo al massimo le caratteristiche del territorio tra tradizione e innovazione. Tra i vini più interessanti si annoverano nella grande Riserva il Campore, un Fiano di Avellino D.O.C.G., tra le riserve il Corte di Giso, un aglianico Irpinia D.O.C., il Pago dei Fusi, un Taurasi D.O.C.G. e il Loggia della serra, Greco di Tufo D.O.C.G.. Tra i Classici, non mancano il Bianco e il Rosso Terredora e il Vesuvio bianco e rosso, ovvero Lacryma Christi del vesuvio D.O.C.. Tra le ricercatezze si citano il Passito e la Grappa. In questa categoria, anche se non è un vino, rientra anche l’olio extravergine d’oliva, che l’azienda produce grazie agli uliveti che incorniciano i vigneti. Sono tantissimi i vini prodotti da questa azienda e sarebbe difficile descriverli tutti, ma nel dettaglio ve ne mostriamo tre.

Riserva CampoRe – Taurasi D.O.C.G

Il Taurasi CampoRe – Taurasi D.O.C.G appartiene alla categoria Gran Riserva ed è prodotto con uve 100% Aglianico. Le uve, meticolosamente selezionate nelle sole annate più favorevoli, vengono sottoposte a macerazione a temperatura controllata a 28°C per 12-14 giorni. Maturato in piccoli fusti di rovere francese per 30 mesi, si affina in bottiglia per almeno 3-4 anni. Il vino si presenta di colore rubino intenso con riflessi granati. Al naso offre un bouquet ampio e complesso con note di ciliegia, frutti di bosco, sentori speziati di viola, tabacco e note minerali. Pieno e austero, vellutato e giustamente tannico, al palato si caratterizza con note di prugna, amarena e pepe nero. La notevole struttura lo rende particolarmente longevo. Si abbina bene alle carni rosse, alla cacciagione ai piatti a base di tartufo e formaggi stagionati.

Ex cinere resurgo – Fiano di Avellino D.O.C.G.

L’Ex cinere resurgo – Fiano di Avellino D.O.C.G. è un vino 100% Fiano. Questo vino nasce dalla vinificazione con macerazione a freddo delle uve raccolte nella prima decade di ottobre, a cui segue la fermentazione a temperatura controllata del mosto decantato a freddo e accorto affinamento su fecce fini per diversi mesi. Si presenta di colore giallo paglierino intenso con eleganti e complessi profumi di frutti maturi e fiori, tra cui sentori di pera, albicocca, agrumi, nocciola tostata, acacia, biancospino e miele. Il sapore è di grande persistenza aromatica, corpo pieno, morbido ed equilibrato, ed evolve positivamente negli anni. Si abbina bene con gli aperitivi, i frutti di mare e piatti a base di pesce.

Terre degli Angeli – Greco di tufo D.O.C.G.

Terre degli Angeli è un vino proveniente da uve 100 % Greco. La tecnica di produzione di questo vino si caratterizza per la vinificazione con macerazione a freddo delle uve raccolte nella prima metà di ottobre, a cui segue la fermentazione a temperatura controllata del mosto decantato a freddo e accorto affinamento su fecce fini per qualche mese. Il vino si presenta di colore giallo paglierino intenso e con eleganti profumi fruttati di mela, pesca, albicocca e lievi note vegetali. Morbido al palato, ha ottima acidità ed elegante struttura, con sensazioni che ricordano frutti maturi e sentori di mandorla amara; evolve positivamente negli anni. Ideale con primi piatti importanti, crostacei, piatti di pesce anche alla griglia, mozzarella di bufala, pollame e piatti freddi.

Consorzio tutela Vini d’Irpinia, approvazione modifiche disciplinari.

Nella Gazzetta Ufficiale del 26 ottobre 2020 sono stati pubblicati i decreti del 13 ottobre 2020 con cui il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha approvato le modifiche ordinarie ai disciplinari di produzione dei vini a DOCG “Taurasi”, “Greco di Tufo” e “Fiano di Avellino”.  Tra le modifiche vi sono quelle che introducono per i due bianchi di pregio irpini la categoria “Riserva” ed anche la riserva per lo “spumante di Greco di tufo”, menzione questa notoriamente già detenuta dal rosso “Taurasi”.

Le modifiche si applicano alle giacenze di prodotti provenienti dalle vendemmie 2019 e precedenti, nonché a quelle successive a partire dal 1° novembre di ogni anno, per un tempo di affinamento non inferiore ai dodici mesi, e aventi i requisiti stabiliti dal disciplinare allegato al provvedimento legislativo.

Per lo Spumante di Greco di Tufo DOCG Riserva, il prodotto deve essere ottenuto ricorrendo esclusivamente alla pratica della rifermentazione in bottiglia secondo il metodo classico.

 La domanda di modifica dei disciplinari fu presentata tre anni or sono per il tramite della Regione Campania su istanza del Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia, in conformità con la procedura prevista dal decreto ministeriale 7 novembre 2012.

Le modifiche di competenza nazionale sono state in questa tornata approvate, mentre quelle di rilievo comunitario proseguiranno l’iter secondo prassi.

Membri del Consiglio di Amministrazione e soci del Consorzio si sono impegnati, anche con la collaborazione della Regione Campania,affinché si conseguisse questo importante risultato, che premia in particolare la straordinaria longevità dei nostri due bianchi, al fine di rafforzare la percezione dei valori della filiera vitivinicola irpina.

Il Consorzio auspica che questo primo obiettivo, in uno con gli sforzi che gli operatori irpini compiono quotidianamente a sostegno e nel nome del prestigio delle nostre produzioni, contribuisca ad accrescere la reputazione e il valore dei vini d’Irpinia, soprattutto in un momento così delicato e incerto.

Ogni sforzo compiuto in questi anni, d’altronde, è stato convergente verso il primario obiettivo di favorire lo sviluppo di un’agricoltura attenta alla qualità e autenticità delle produzioni e alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, nel nome di un’Irpinia sana e vera.

In tale direzione proseguirà anche in futuro l’azione strategica del nostro sodalizio.

Ufficio Stampa: Roberta Raja

Playa Lounge bar di Romialdo Scotto di Carlo

A chi non piace poter bere un buon drink sulla spiaggia, guardando il mare che brilla sotto i raggi del sole? Che sia d’estate o d’autunno questa affascinante visione conquista sempre i cuori più romantici.

Romualdo Scotto Di Carlo lo sapeva bene quando quattro anni fa ha voluto trasformare un piccolo bar degli anni sessanta in un punto di relax dove si possono gustare cocktail di prima qualità contemplando le onde che bagnano la spiaggia.

“In questi ultimi anni abbiamo apportato diverse modifiche alla struttura”, racconta Romualdo, “In questo modo lo abbiamo reso un ambiente moderno, rinnovando l’ambiente e ampliando gli spazi”.

La location è molto suggestiva su una spiaggia nei pressi di Monte di Procida quasi immacolata dove ci si può rilassare senza essere disturbati dai rumori della vita cittadina. Il bar accoglie i clienti con un punto all’aperto abbellito con piante tropicali e un panorama mozzafiato che permette di vedere il mare al tramonto in tutto il suo splendore.

“Il nostro forte sono gli aperitivi. Gli spritz sono i padroni indiscussi del bancone e cerchiamo di offrire sempre una vasta scelta. Negroni, Martini e altri grandi classici sono tutti interpretati in maniera innovativa. Tra questi abbiamo lo spritz alla Falagnina dei Campi Flagrei che è il vino DOC della nostra zona. Questo ci ha permesso così di usare un prodotto del territorio per creare qualcosa di nuovo.”

La Campania è quindi un altro ingrediente essenziale dei cocktails che si trovano a La Playa, basti anche pensare a una loro versione del Negroni che hanno modificato utilizzando il liquore Strega e l’Aglianico d’Irpigna della Sertura.

Un’altra piccola chicca che hanno creato sono stati dei drink che prendono spunto dai grandi classici del cinema. Un esempio è il film Jurassic World al quale hanno abbinato la loro versione del Margarita.

Tanti sono anche i progetti che li hanno coinvolti per sostenere il territorio. Tra questi l’organizzazione di concerti per far conoscere le band e i gruppi musicali della zona.

Ma l’iniziativa più interessante della Playa Lounge Bar è stata quella di associare i loro drink ai ristoranti locali abbinandoli con i loro piatti. Un progetto ambizioso e interessante vorrebbero portare avanti in futuro, quando questo clima di terrore sarà finito e le persone potranno nuovamente camminare e bere in libertà.

Alla Tenuta Augustea, l’azienda vitivinicola della famiglia Nocerino, da un secolo si producono vini nella migliore tradizione vesuviana.

Alle pendici del Monte Somma, nel meraviglioso scenario del comune di Somma Vesuviana, si trova l’azienda vitinvinicola Tenuta Augustea della famiglia Nocerino, che da tre generazioni porta avanti la produzione di un vino di eccellenza. Oggi a capo dell’azienda c’è Marco Vincenzo Nocerino e accanto a lui ci sono validi collaboratori che portano avanti la produzione aziendale, assicurando una crescita costante ed una presenza sempre più prestigiosa e capillare sul territorio.

La varietà di uva

La particolarità del terreno vulcanico rende la coltivazione dei vigneti unica e le uve ricevono da esso una serie di caratteristiche che si trasferiscono poi al vino, rendendolo veramente eccezionale. Tra le qualità di vigneti coltivati nei sette ettari della Tenuta Augustea spiccano la Catalanesca, tipica del Monte Somma, il Piedirosso, l’Aglianico Pompeano e il famoso Lacryma Christi.

La vendemmia di quest’anno, ci ha raccontato Marco Vincenzo Nocerino, sta dando grandi soddisfazioni e ci si aspetta nuovamente un ottimo vino, sperando che le condizioni legate alla crisi sanitaria migliorino, facendo ritornare tutto alla normalità nel più breve tempo possibile.

La Tenuta Augustea

La Tenuta Augustea della famiglia Nocerino è una realtà in cui passione, tecnica ed esperienze tramandate in cento anni di storia si fondono insieme, dando vita ad una gamma di vini dalla spiccata personalità. I vini della famiglia Nocerino sono la sintesi perfetta non solo di tradizione e modernità, ma anche di qualità e sicurezza. La coltivazione dei vigneti e la produzione dei vini si inseriscono in un percorso millenario, in cui vige il rispetto per la tradizione con uno sguardo attento al futuro.

Quietum Vesuvio Aglianico DOP

Il Quietum è un vino rosso di uve 100% Aglianico con fermentazione in acciaio. Questo vino si presenta di colore rosso intenso, mentre al naso si caratterizza per profumi che richiamano il legno di castagno. Al gusto ha una nota tannica raffinata e si abbina perfettamente a tutti i tipi di carne.

Crucem Lacryma Christi

Il Crucem è un Lacryma Christi del Vesuvio Dop, che la Tenuta Augustea produce nelle varianti rosso, bianco e rosato. Il rosso si presenta dal colore rosso intenso. Al naso ricorda le fragranze della mora e della ciliegia. Al palato, invece, risulta equilibrato, avvolgente, morbido con una buona acidità. Il bianco, oltre all’armonia, offre al palato un gusto morbido e asciutto, perfetto sui piatti di mare e sugli antipasti. Infine, il rosato, che portato al naso esplode nel profumo tipico di un frutto rosso. Al palato si caratterizza per la sua dolcezza e freschezza molto equilibrate.

Tenuta Augustea : Catalunae Catalanesca del Monte Somma IGP

Il Catalunae è un vino bianco di uva 100% Catalanesca con fermentazione in acciaio. Di colore giallo paglierino e si caratterizza per i profumi nitidi e puliti, che ricordano alcuni frutti come l’albicocca. Il sapore è armonioso e morbido con un buon equilibrio. Servito alla temperatura di 8-10° C, si esalta con i piatti di pesce come il baccalà, i crostacei e i frutti di mare.

Lignum Falanghina pompeano IGP

Il Lignum è un vino bianco 90% Falanghina e 10% Coda di Volpe con fermentazione in vasca. Si presenta con un colore giallo paglierino tenue. Al naso ha un sentore che richiama la frutta delle colline vesuviane. Al gusto risulta un vino fresco con un’ampia acidità. Si sposa magnificamente con i piatti a base di pesce.

Gli altri vini

I vini della Tenuta Augustea non finiscono qui. Nella vasta produzione troviamo anche il Callidus Coda di Volpe Pompeana IGP, l’Hicarnus Vesuvio Caprettone DOP e il Gaius Pompeano rosso frizzante.


NOVITÀ DI CAFFÉ  BORBONE
LA CAPSULA CHE ASSICURA IL PROFUMO E L’AROMA DEL CAFFÈ APPENA TOSTATO CON IL CONFEZIONAMENTO IN ASSENZA DI OSSIGENO

Aroma e gusto sono le caratteristiche che rendono il vero espresso napoletano unico e riconoscibile ovunque. Inebriarsi, ogni mattina con il profumo del caffè appena tostato non ha prezzo, un piacere al quale gli amanti del caffè non saranno costretti a rinunciare grazie al confezionamento in assenza di ossigeno, che non solo garantisce sicurezza e integrità del prodotto da un punto di vista igienico, ma consente anche di mantenere più a lungo fragranza e aroma.

La porzione di caffè custodita all’interno della sua confezione e della capsula , grazie al confezionamento in assenza di ossigeno, evita la volatilizzazione degli aromi, preservandoli. Le molecole odorose, una volta a contatto con l’aria, quindi, all’apertura dell’involucro, sprigioneranno tutta la loro fragranza. 

“Il profumo del caffè emoziona come il gusto, ma arriva prima” questo è l’incipit del nuovo spot di Borbone, in onda sulle principali reti nazionali,  che racconta le virtù del prodotto, offrendo una chiave di lettura più smart, che affianca lo stile emozionale usato abitualmente da Borbone per raccontare i macro-valori del brand: innovazione, sostenibilità e tradizione. 

Quello di dare valore alla tradizione raccontando i valori dell’espresso napoletano, grazie ad un percorso virtuoso fatto di ricerca e innovazione,
è un tema portante di Caffè Borbone, e proprio il confezionamento ne è un esempio emblematico, perché assicura l’integrità di aroma e gusto, restituendo alla tradizione il proprio valore primario, attraverso la tecnologia.

Caffè Borbone S.r.l. è un’azienda napoletana fondata da Massimo Renda nel 1996, attiva nel business della torrefazione, produzione e commercializzazione di cialde compatibili e capsule. La società è il terzo player in Italia dopo Lavazza e Nespresso nell’ambito del caffè porzionato e tra i primi produttori del mercato delle capsule compatibili.

Grazie alla lungimiranza di Massimo Renda, l’azienda, che agli albori era a carattere familiare, passa in poco tempo a competere tra le prime posizioni del mercato. Nel 2018 Massimo Renda decide di farsi affiancare da Italmobiliare, la più grande “investment holding” italiana, con l’obiettivo di assicurare all’azienda una visione a lungo termine.

Quest’operazione ha permesso a Caffè Borbone di diventare un’azienda con una governance strutturata in grado di supportare impegnativi e ambiziosi piani di sviluppo. Caffè Borbone di recente è risultato “Il vincitore assoluto” nell’ambito della competizione “Eccellenze d’Impresa”, conseguendo anche il premio “Crescita e sostenibilità”.

Ufficio stampa: Roberta Raja

Nel cuore dell’Irpinia sorge l’azienda vitivinicola Fonzone Caccese e precisamente a Paternopoli, dove produce tra i vini il Taurasi Riserva, il suo fiore all’occhiello.

Le Mattine Irpinia Falanghina DOC

L’intera provincia di Avellino è ricca di colline e montagne, fiumi e laghi, che, insieme alla una bassa densità abitativa, favoriscono da sempre la coltivazione delle viti e in particolar modo di varietà pregiate come Aglianico, Fiano, Greco, Falanghina e Coda di Volpe.

L’azienda Fonzone Caccese nasce nel 2005, quando Lorenzo Fonzone Caccese scelse, con la famiglia, di dar vita ad una realtà imprenditoriale, la quale esprimesse i valori e le eccellenze del territorio. Nasce così un’azienda moderna, che «vanta dodici ettari di Aglianico, dai quali si producono Irpinia Aglianico DOC, Irpinia DOC Campi Taurasini e, dalla porzione più alta del vigneto, Taurasi DOCG Riserva. Completano la superficie vitata della tenuta, inoltre, i vigneti di Fiano e Falanghina, destinati alla produzione di Irpinia DOC».

Una cantina moderna

La cantina dell’azienda si presenta come un ambiente dal design moderno, il cui progetto è firmato dallo studio Sifola & Sposato Architetti, alla cui base c’è l’interesse di far coesistere la tradizione di un territorio e lo sviluppo tecnologico. «La cantina, prossima ai vigneti, è di circa 2000 mq ed è quasi del tutto ipogea, questo garantisce alla stessa di mimetizzarsi nel paesaggio, ma anche di sfruttare quei fattori naturali necessari alla lavorazione delle uve e all’affinamento del vino».

Gli altri ambienti

L’azienda si caratterizza per altri ambienti fondamentali per la produzione. Oltre alla cantina, al pian terreno c’è una zona interamente destinata alla vinificazione, all’affinamento e allo stoccaggio dei vini. Poi ci sono la Bottiglieria e Barricaia: la prima è una sala molto suggestiva e realizzata completamente in materiali moderni. La seconda è accoglie barriques di rovere francese ordinatamente disposte su una struttura in acciaio, contenente piccoli sassi che contribuiscono a mantenere costante l’umidità.

Infine, ci sono i vigneti, dove tutto ha inizio e che per la particolare posizione in collina, garantiscono una perfetta crescita delle piante. Tra i vigneti principali si ricordano quelli presenti a Lapio e a Santa Paolina, località dove si producono rispettivamente le due DOCG Fiano di Avellino e Greco di Tufo, ma anche il Fiano, che si trova in Contrada Arianiello.

La cantina

Fonzone Caccese e la sua produzione ecosostenibile

La produzione dell’azienda è molto attenta alla protezione ambientale e percorre la strada di una viticoltura sostenibile. Per questo motivo, grande attenzione viene data alle pratiche agricole ed enologiche. Non vengono usati diserbanti e «la difesa fitopatologica è in accordo con i criteri di lotta integrata, con la massima attenzione per la corretta distribuzione dei principi attivi utilizzati». Inoltre, «per favorire il più possibile la biodiversità nel vigneto e per migliorare la struttura del suolo, lo spazio interfilare è gestito con la tecnica dell’inerbimento di piante spontanee. L’equilibrio tra leguminose, graminacee ed altre specie è regolato con gli sfalci, mentre viene monitorato di anno in anno lo spettro floristico del prato».

Inoltre, Amedeo De Palma, direttore commerciale dell’Azienda, ci ha detto che dallo scorso anno, in collaborazione con Luca D’Attona, enologo di fama nazionale, si è intrapreso un percorso di conversione al biodinamico e uno di nuovi affinamenti in orci, anfore e grandi botti. «Questo nuovo modo di produrre vino è un modo per guardare al futuro, ma con un occhio sempre rivolto al passato».

I vini : Scorzagalline Taurasi Riserva DOCG

Questo vino, che prende nome dalla Contrada Scorzagalline, nel comune di Paternopoli. Cosa importante che Amedeo De Palma tiene a indicare è che la cantina non produce il Taurasi, ma esclusivamente il Taurasi Riserva 48 mesi. Questo significa che il vino è prodotto solo nelle annate vocate e in una tiratura limitata di 3000 bottiglie. Ora, ad esempio, è in commercio il Taurasi Riserva del 2013. «Il Taurasi Riserva, ci spiega De Palma, è un vino importante per l’intero Sud Italia e noi lo consideriamo un vero e proprio ambasciatore».

Il vino si presenta dal colore rosso rubino brillante, mentre il profumo è di grande complessità e finezza, con intense note di frutta a bacca nera e fiori secchi, alle quali si accompagnano sentori terziari quali tabacco, cuoio, liquirizia e sandalo. Al palato si presenta avvolgente, intenso e persistente, di elegante struttura. Si abbina bene con i primi piatti strutturati, carni arrosto, selvaggina.

Vigneto Fonzone

Fonzone Caccese: le Mattine Irpinia Falanghina DOC

Le Mattine, il cui nome deriva dal nome della contrada in cui sono coltivate le sue uve, è una Falanghina in purezza di vendemmia tardiva. «Le uve di questo vino – ci spiega sempre De Palma – provengono da Paternopoli, territorio votato ai rossi, ma che con i bianchi ci dà emozioni veramente importanti. Questa Falanghina fa macerazione in anfora per 3, 15 e 6 mesi e poi viene assemblata con una parte in acciaio. Anche di questo vino la produzione è limitata, parliamo di 6-7000 bottiglie a seconda della vendemmia. Le mattine è un vino che ha una bella acidità, una interessante personalità».

Questo vino si presenta del colore giallo paglierino intenso con riflessi verdi. I profumi ricordano gli aromi della mela gialla matura, la polpa di pesca bianca, fiori di ginestra ed un leggero accento agrumato. Al palato si caratterizza per la sua rotondità, l’equilibrio ed il sapore che ricorda la pasticceria secca. Gli abbinamenti migliori sono con il ragù di carni bianche ei formaggi stagionati.

Fiano di Avellino DOCG

Dopo la raccolta delle sue uve, la fermentazione del Fiano di Avellino DOC è condotta a basse temperature e si protrae per circa un mese. Il vino è poi affinato in acciaio per cinque mesi, con bâtonnage periodici. Il colore di questo vino è giallo paglierino con riflessi verdolini. Il suo profumo è caratterizzato da delicate essenze floreali e fruttate, che ricordano gli agrumi, la zagara, il tiglio e la pasta di mandorle. Al palato è fresco ed equilibrato, viscoso e molto persistente. È ideale per aperitivi di mare, ostriche, piatti di pesce, verdure alla griglia.

Fonzone Caccese: la vendemmia 2020

L’azienda Fonzone Caccese è attualmente impegnata nella vendemmia che Amedeo De Palma ci cide procedere molto bene: «la vendemmia, come quella dello scorso anno, sta andando veramente bene. Abbiamo già iniziato con i bianchi, con il Fiano in particolare. Nelle uve raccolte stiamo riscontrando delle belle concentrazioni, delle belle acidità e un buon grado zuccherino. Questa vendemmia ha tutte quelle caratteristiche che ci rendono veramente contenti».

Dal 3 all’11 ottobre al via la terza edizione della Milano Wine Week con cui ripartirà ufficialmente la rosa degli eventi milanesi dopo la pausa imposta dalla pandemia.

Milano riparte, torna ad essere palcoscenico nazionale ed internazionale di eventi fashion e gourmet. Riparte e lo fa dalla Milano Wine Week, la settimana dedicata alla promozione e al rilancio del settore vitivinicolo.

Nove giorni, dal 3 all’11 ottobre, durante cui un programma ricco di eventi si snoderà tra Milano e altre città di 7 paesi importanti per l’export del vino. Operatori del settore, buyers e pubblico saranno a contatto, rispettando tutte le normative vigenti, con le aziende vitivinicole.

Una Milano Wine Week inedita, trasformata e potenziata che cavalca l’onda dell’epoca digital con il chiaro obiettivo di offrire uno strumento potente che possa connettere tutti gli attori della filiera, da monte a valle. Nasce quindi la prima Digital Wine Fair, la piattaforma digitale che permette l’incontro tra cantine, aziende, buyers di tutto il mondo offrendo un momento di dialogo, promozione e networking. Masterclass, Walk-Around tasting, ShowCooking e Wine Pairing, Forum e meeting B2B: questo e molto altro animerà il primo evento internazionale del 2020 interamente dedicato al mondo del vino.

Una manifestazione che partirà dal cuore di Milano, i luoghi della ristorazione, che permetterà al pubblico vivere un’esperienza sensoriale a 360°.

Dunque, il mondo del vino non può ripartire se non ha al suo fianco quello della ristorazione e viceversa. Produttori vinicoli e grandi protagonisti della cucina saranno in scena insieme per risollevare le sorti dei rispettivi settori. Tra i protagonisti dell’evento, ci saranno anche chef del calibro di Cedroni, Oldani, Negrini, Berton e Roncoroni.  Nonostante il futuro riservi delle incognite, gli chef lanciano segnali d’ottimismo. La Milano Wine Week è occasione feconda ed imperdibile per degustare i vini nel loro momento di maturità e, per gli chef, di abbinare cibi che possano accordarsi armoniosamente con essi.

Più che di ripartenza potremmo parlare di una nuova partenza, soprattutto per il settore food e beverage che più di tutti ha risentito degli eventi drammatici che abbiamo vissuto. Una nuova ripartenza è possibile: le aziende, le realtà enogastronomiche, sapranno venirne fuori rinnovate nello spirito. È bene che la macchina degli eventi riparta ed è bene che lo faccia Milano con manifestazioni del genere: puntando al cuore (e alla pancia) degli italiani.

IL CAPPUCCINO BENEAUGURALE DI Caffè KAMO PER IL NUOVO ANNO SCOLASTICO

Countdown per l’inizio del nuovo anno scolastico in Campania, mai tanto atteso come in questa occasione poiché considerato dall’opinione pubblica come un segnale di buon auspicio per il territorio al fine di un “ritorno alla normalità” post emergenza Covid 19.

Caffè Kamo cappuccino

Il brand Caffè Kamo, puntualmente attento alla mutevolezza dei tempi ed agli accadimenti del quotidiano, ha inteso dedicare agli studenti della scuola media e superiore un cappuccino ad hoc quale gustosa bevanda, fonte di energia e di vitalità. In linea con il progetto di Projeko, azienda titolare del brand Rodolfo Migliaccio, il creativo proprietario di Argentina Caffè, rinomato punto situato ad Ercolano, (Napoli)  ha confezionato “Freddoloso”, un goloso cappuccino, composto da caffè freddo e crema al caffè,  completato da una gustosa schiuma di latte freddo. A tal fine sono state utilizzate: la Miscela di caffè in grani e la Crema. Presso Argentina Caffè è possibile acquistare anche i prodotti della linea Kamo “A casa”, ovvero le lattine di caffè macinato Kamo Tolima 100% Arabica e Kamo Deca.

Press Office

MARIDI COMMUNICATION

Maridì Vicedomini

Mob. 3382259860

E-mail: maridyvicedomini@gmail.com

Sulle falde del Vesuvio si produce il Lacryma Christi, un antichissimo vino introdotto dai Greci. Oggi a produrlo c’è la famiglia Russo.

Alle pendici del Vesuvio, nel comune di Trecase c’è la Cantina del Vesuvio della famiglia Russo, nata a metà del secolo scorso. I primi passi iniziano nel 1930, ma è nel 1948, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che Giovanni Russo, sceglie di porre le fondamenta di quella che diventerà una realtà importante per la produzione del vino partenopeo. In questa avventura, in cui il commercio del vino si faceva a bordo dei cavalli, Giovanni non è solo. Con lui c’è il figlio Maurizio, che da semplice “operaio” è diventato produttore e imprenditore e la tradizione continua in famiglia, poiché con lui c’è il figlio Giovanni e l’intera famiglia.

L’eredità

Ed è proprio Giovanni Russo che ci ha raccontato la passione e l’importanza di questo lavoro: «Essere nato in una famiglia di viticoltori, che produce vino dal 1930 vuol dire per me portare avanti con passione una tradizione che ho nel sangue. Oggi più che mai ciò che fa la differenza nel mercato odierno è la qualità supportata da conoscenza e passione da parte del produttore».  Per Giovanni è fondamentale il legame con il consumatore, che deve andare oltre la semplice vendita: «il rapporto produttore-consumatore è diventato più che mai base delle nuove dinamiche di mercato. Infatti, la nostra azienda, che è specializzata in Enoturismo e fa di questo canale di vendita quello principale, è fortemente legata all’accoglienza ed il rapporto con i visitatori e gli appassionati di vino è l’elemento principale».

Il marchio BIO

Nel 1996, Maurizio Russo sceglie di convertire la produzione esclusivamente al biologico, optando per una concimazione del terreno sabbioso-vulcanico solo con concimi organici e trattando l’uva con il rame e lo zolfo. Così la produzione ha ottenuto la certificazione necessaria per applicare all’etichetta il marchio BIO. «La nostra azienda produce solo ed esclusivamente “Lacryma Christi del Vesuvio DOC“. Tutta la produzione è biologica certificata dall’ICEA a livello internazionale».

Importante è che il vino prodotto da Cantina del Vesuvio non contiene solfiti. In questo è chiara la mission dell’azienda: guardare lontano nella produzione e commercializzazione, mantenendo il legame stretto con il territorio. Per questo motivo la famiglia Russo ha deciso di non distribuire il vino in ristoranti e negozi, ma di vendere esclusivamente in cantina le sue bottiglie.

Lacryma Christi – Rosato – di Cantina del Vesuvio

Il vino

In ogni bottiglia di vino che Cantina del Vesuvio produce si respira la storia e la tradizione di un territorio e degli elementi naturali che la caratterizzano. La terra è quella del Vesuvio, un terreno lavico che si sviluppa su sedici ettari, ma c’è anche l’uomo e il lavoro. Il primo è rappresentato dalla famiglia Russo, che è erede di una tradizione vitivinicola forte ed importante. Il secondo è il lavoro, duro, costante e attento necessario per rendere ogni produzione e ogni bottiglia un prodotto unico. 

Il vigneto e le uve

I vitigni che si sviluppano sulle falde del Vesuvio, per le caratteristiche del terreno, scuro e poroso, hanno un’ottima crescita. Le uve coltivate sono il Caprettone per il Lacryma Christi Bianco e il Piedirosso, in particolare nelle qualità Per e Palumm, per il Lacryma Christi Rosato e Rosso. «I nostri vini bianchi, rosati e rossi – ci spiega Giovanni Russo – sono divisi in due categorie, così come regolato dal disciplinare del VESUVIO DOP, ovvero la categoria Classica e quella Superiore. La differenza dei Superiori rispetto i classici sta nella selezione in vigna al momento della raccolta di uve più mature, le quali determinano caratteristiche più spiccate ed un grado alcolico più elevato rispetto ai vini classici».

Lacryma Christi di Cantina del Vesuvio

Lacryma Christi

Il Lacryma Christi è il vino tipico delle pendici vesuviane, noto fin dall’antichità, è realizzato con uve auctone del Vesuvio. Sono tre le tipologie di Lacryma Christi che Russo produce. Il primo è il Lacryma Christi Bianco dal colore giallo paglierino più o meno carico, con riflessi dorati. Il vino si presenta dal profumo gradevolmente vinoso, ricorda la ginestra vesuviana. Il sapore è secco e leggermente acidulo, con un aroma fruttato-floreale di notevole persistenza aromatica. Il secondo è il Lacryma Christi Rosso dal colore rosso rubino e dal profumo gradevole di frutta rossa e spezie; il sapore è secco e corposo. Il terzo è il Lacryma Christi Rosato, che si presenta dal colore rosato più o meno intenso. Il profumo è gradevole e conserva l’aroma fruttato del rosso, mentre il sapore risulta asciutto e armonico.

Il Passito e lo Spumante

Nella produzione di Cantina del Vesuvio c’è anche il Passito Pompeiano IGT, un vino bianco dolce. La sua dolcezza deriva dai procedimenti di disidratazione. L’essiccazione dura circa cinquanta giorni, che fa perdere all’uva il 40% del suo peso. Il risultato è un vino delizioso e perfetto per accompagnare il dessert. Oltre al Passito, la produzione si fregia di due spumanti, il Rosé Capafresca Extradry e il Rosé Extradry Capafresca Black Label. «Il passito – racconta Giovanno Russo – nasce dall’appassimento al sole di uve Caprettone e Falanghina 50%+50%, è un prodotto che produciamo per il terzo anno ed è stato un successo inaspettato. Ne produciamo circa 600 bottiglie ogni anno. Gli spumanti invece sono entrambi 100% aglianico, metodo Charmat long, il cui affinamento in autoclave è di circa 12 mesi».

Il consiglio

La Cantina del Vesuvio della famiglia Russo è molto di più di una produzione, essendo molto attenta alla valorizzazione del territorio offre itinerari che soddisfano il palato e rinvigoriscono l’animo. A chi non conosce la loro produzione, Giovanni Russo consiglia il Lacryma Christi del Vesuvio Rosato DOC, «un vino che riesce ad esprimere freschezza e mineralità, offrendo al palato una descrizione del territorio vulcanico dal quale proviene». L’invito che Russo fa a chi non conosce Cantina del Vesuvio è quello di «prendere parte alle degustazioni che ogni giorno offriamo agli appassionati. Non c’è modo migliore di conoscere un territorio suggestivo come il nostro, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio a ridosso del meraviglioso Golfo di Napoli».

NASCE IL LIQUORE DI SAN GENNARO L’ULTIMA CREAZIONE DI LUISA MATARESE IDEATRICE DEL BRAND “ ALMA DE LUX ”

IL 19 SETTEMBRE LA BOTTEGA DEL GUSTO DI SAN GIORGIO A CREMANO (NA) APRE AL PUBBLICO PER LA DEGUSTAZIONE DEDICATA A SAN GENNARO

Liquore Nero come la lava solidificata, Liquore Rosso come il sangue e Liquore Giallo per omaggiare “Faccia Gialla”

Ogni anno, tutta Napoli il 19 settembre è con il fiato sospeso in attesa che San Gennaro, patrono della città, faccia “il miracolo”. La tradizione di attendere che il sangue di San Gennaro si liquefaccia è molto antica, infatti, il prodigioso evento si ripete dal 16 dicembre del 1631, giorno in cui i napoletani chiesero a San Gennaro di scongiurare una violentissima eruzione del Vesuvio che minacciava di raggiungere la città, il quale non disattese le aspettative.

San Gennaro è dunque un’icona, un eroe che protegge la nostra città e per questo va celebrato. Luisa Matarese, ideatrice e cuore pulsante di “Alma De Lux” un laboratorio artigianale che produce liquori in un mix unico di passione, genuinità, sapori e, soprattutto, stile, dedica all’amatissimo “Faccia Gialla” una linea di liquori unica. Tre eleganti e gustosi liquori potranno essere degustati il 19 settembre dalle 10.00 alle 13.00 (per orario extra anche su appuntamento) presso la bottega de Lux a San Giorgio a Cremano (NA) in via Giuseppe di Vittorio n°9, un omaggio che Alma De Lux dedica agli appassionati del gusto e delle cose belle, in generale.

La bottiglia dalle sembianze di San Gennaro, con tanto di busto e copricapo sono un inno al patrono della città di Napoli. Lo stesso busto che nel 1631 fermò miracolosamente la lava che stava per distruggere la città. Il tappo a forma di “mitra” contenente il liquore simboleggia l’ampolla che contiene il sangue di San Gennaro, lo scrigno osservato da tutti i fedeli al Duomo di Napoli in attesa che il sangue si sciolga.

Dietro la bottiglia dalle sembianze di San Gennaro si cela una scelta accuratissima di aromi e spezie pregni di simbologia.

Il liquore nero è un concentrato di liquirizia purissima, talmente materica e opulenta che sembra quasi si possa masticare, rappresenta la lava, la stessa lava che il 16 dicembre del 1631, ormai alle porte della città stava per distruggere Napoli, è cosa nota che la lava fu fermata da San Gennaro.  

Il liquore rosso, come il sangue che simboleggia il miracolo è un concentrato di cannella, speziata e profumata capace di risvegliare i sensi. Si racconta, a tal proposito, che i napoletani portarono in processione le ampolle del sangue con il busto del Santo Protettore al ponte dei Granili, l’attuale ponte della Maddalena. Il sangue si sciolse e il magma si arrestò improvvisamente risparmiando la città.

Il liquore giallo, l’originale Camolime, un misto di camomilla e lime, è invece un omaggio al celebre pseudonimo di San Gennaro, “FacciaGialla” nomignolo utilizzato dai partenopei veraci che si rifanno bonariamente al colore bronzeo del volto della statua portata in processione.


I liquori Alma De Lux sono figli di un’idea, che ha messo insieme l’autenticità della sostanza con l’originalità della forma: l’autenticità dei sapori di una terra incontaminata racchiusi nell’originalità di bottiglie, tanto eleganti da trasformarsi anche in regali di grande pregio. Luisa Matarese, l’ideatrice e “anima” di Alma De Lux, colei che con cura, attenzione e trasporto va alla ricerca della materia prima migliore (piante, radici, frutti) per trasformarle e combinarle in prodotti artigianali unici: oltre quaranta gusti, tra cui  liquori al Cigarro, pomodoro del piennolo, chinalime, zafferano, curcuma, bacche di goji , zenzero, e tanti altri elisir del gusto…

Ufficio stampa: Roberta Raja

Salvatore Martusciello ci presenta il suo vino frutto di passione, tradizione e amore per il territorio.

Parlare di vino in Campania significa raccontare la storia millenaria di una terra sul cui profilo si stagliano chiaramente i filari dei vitigni più famosi al mondo. In Campania e in particolar modo nei Campi Flegrei e nell’Agro Aversano la coltivazione dell’uva ha radici antichissime, che risalgono alla cultura greco-romana. Quel sapere non è andato perduto e oggi è più che rappresentato da tante produzioni di eccellenza. Una di queste è quella di Salvatore Martusciello, dove i vini ci parlano di “persistenza” in un tempo presente permeato dall’effimero.

“Quando ho iniziato nel 1991, insieme alla mia famiglia – ci racconta Martusciello – la Campania del vino non era quella di oggi. Le aziende si contavano sulle dita delle mani, non c’era l’attenzione di oggi. I nostri vini non erano ancora così conosciuti ed apprezzati, non esisteva un mercato di riferimento al quale rivolgersi, la ristorazione regionale e nazionale era restia a inserire i vini campani nelle loro carte. Quindi, paradossalmente, per chi come me ha contributo e partecipato al rinascimento del vino campano, nonostante, nel frattempo, le aziende siano decuplicate, così come anche i vini, è più semplice e stimolante essere oggi sul mercato rispetto a prima”.

Salvatore Martusciello e sua moglie Gilda

La storia

Bere vino, oggi, significa fare una esperienza sensoriale, che si fissa nella memoria tramandando così, di generazione in generazione, odori, sapori, colori che da secoli fanno parte della nostra identità. Il vino è, innazitutto, identità, ma anche testimonianza diretta di una tradizione autentica.

“Da 30 anni, produco vini in aree fortemente vocate e di grande storia e tradizione per la produzione di vino ma allo stesso tempo sono anche aree dove la viticoltura ha delle caratteristiche quasi eroiche perché difficili da condurre e da salvaguardare. A persistere non sono solo i vini che produco ma anche il mio impegno nei confronti di questi territori che si è ulteriormente rafforzato quando io e mia moglie Gilda, nel 2015, abbiamo deciso di far nascere la nostra piccola azienda che oggi porta il mio nome”.

Alle spalle Salvatore Martusciello ha anche una tradizione familiare forte. Dopo la chiusura delle cantine familiari Grotte del Sole di Quarto, insieme alla moglie Gilda, ha voluto continuare la produzione, perché non può immaginare una vita senza il vino. Avere questi legami per Martusciello rappresenta “una grande responsabilità per il contributo che sono stati in grado di dare anche in ambito istituzionale. A mio zio Gennaro Martusciello si deve il contributo alla stesura della gran parte dei disciplinari Doc della nostra regione e a mia madre l’aver guidato – la prima volta per una donna produttrice del sud Italia – l’Associazione Nazionale delle Donne del vino.  La mia scelta di continuare a produrre vino è nata proprio dalla passione che hanno saputo trasmettermi”.

Trentapioli – Asprino d’Aversa doc

Oggi, Salvatore Martusciello produce cinque vini, che si dice essere vini “minori”, poiché si tratta di vini di nicchia, “ancora poco conosciuti anche dagli addetti del settore e, dunque, a definirli minori potrebbe essere chi ancora oggi per una serie di ragioni non ha ancora avuto modo di visitare le vigne ed i territori a cui fanno riferimento e di conoscerne e approfondire la storia, unica, che si portano dietro”. Ma Salvatore Martusciello ha saputo dare il giusto posto ad un prodotto che merita un posto d’onore tra i vini più pregiati.

I vini

Tra i suoi vini si annovera l’Ottouve Gragnano. Il Gragnano della Penisola Sorrentina doc è per antonomasia il vino rosso della città di Napoli ed è considerato il miglior abbinamento con la verace pizza napoletana. É un vino rosso vivace – con sentori di viola, fragola, rosa e lampone – che va servito freddo. Il nome Ottouve è un omaggio ai molteplici vitigni autoctoni che storicamente concorrevano ed in parte ancora concorrono alla produzione del Gragnano: il piedirosso, l’aglianico, lo sciascinoso, la suppezza, la castagnara, l’olivella, la sauca, la surbegna.

Ottouve Gragnano

Tra i rossi c’è anche il Settevulcani – Piedirosso dei Campi Flegrei. È una delle varietà più antiche della Campania e il suo nome deriva dal colore e dalla forma del raspo che in vendemmia diventando di colore rossastro ricordano i ‘piedi’ del colombo. Il Piedirosso dei Campi Flegrei si caratterizza per i suoi profumi di piccoli frutti rossi e tra questi la mora, la marasca e la ciliegia.

Lo spumante

L’Italia è la patria dello spumante e per questo motivo Salvatore Martusciello ha scelto di produrre il Trentapioli – Asprinio Spumante. Si tratta di uno spumante prodotto con metodo Martinotti brut millesimo 2015, rigorosamente da vigneti ad alberata, ed è unico nel suo genere. Il nome di questo spumante nasconde una curiosità. Esso deriva della scala utilizzata per salire sull’alberata, alta 15 metri e formata da circa 30 pioli. Per le peculiarità uniche del vitigno, il Trentapioli può essere degustato anche a distanza di diversi anni.

Tra i vini di Salvatore Martusciello vanno menzionati anche il Settevulcani – Falanghina dei Campi Flegrei e l’ Ottouve Lettere, le cui caratteristiche permettono di accompagnare un’altra eccellenza campana, ovvero la pizza, e i piatti della tradizione partenopea.

Salvatore Martusciello non ha un vino preferito, perché li ama tutti indistintamente: “Non è una frase fatta, poiché ne valuto soprattutto le storie, la fatica, i sacrifici e i percorsi non solo produttivi che mi legano da decenni ad ognuno di loro. Posso dire però di avere, in generale, una certa simpatia per le bollicine”.

DALLA REGIONE NON È PERVENUTA ALCUNA RISPOSTA ALLE TANTE RICHIESTE AVANZATE  DAI PRESIDENTI DEI CINQUE CONSORZI DI TUTELA VINO DELLA CAMPANIA PER DIFENDERE UN SETTORE LASCIATO SOLO DAVANTI ALLE CONSEGUENZE ECONOMICHE LEGATE AL COVID-19

Dal mondo del vino campano si sollevano perplessità e malumori per il silenzio assordante del Governo regionale, più volte chiamato in campo per ascoltare le esigenze degli attori della filiera e programmare azioni a difesa di un settore importante, che si trova a fare i conti anche con le emergenze legate al Coronavirus. Si tratta di un silenzio che si protrae da mesi. Un’assenza di confronto – e quindi di progettualità – che di certo non ha aiutato e non aiuta l’intero comparto vitivinicolo che, dalla scorsa primavera, avverte l’esigenza di una seria programmazione per il rilancio di un settore profondamente segnato dalle conseguenze economiche legate alla pandemia.

Era il 10 aprile quando i rappresentanti dei cinque Consorzi –  Cesare Avenia (Consorzio di Tutela del vino Caserta), Stefano Di Marzo (Consorzio Tutela Vini d’Irpinia), Andrea Ferraioli (Consorzio Vita Salernum Vites), Ciro Giordano (Consorzio Tutela Vini Vesuvio) e Libero Rillo (Sannio Consorzio Tutela Vini) – indirizzarono all’attenzione del presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e del  consigliere del presidente all’agricoltura, Nicola Caputo, una missiva contenente le proposte avanzate per il contrasto degli effetti dell’epidemia ‘Covid-19’.

In sostanza, si condensava in 14 punti una serie di interventi urgenti e indifferibili (a livello europeo, nazionale e regionale), allo scopo di consentire la tenuta del comparto e per continuare a operare e a effettuare investimenti. A quella missiva è seguita, in data 4 maggio, una conference call con il presidente della Commissione agricoltura, Maurizio Petracca e, due giorni dopo, quella con la presenza dell’onorevole Caputo.  A distanza di tre settimane, alla data del 28 maggio, una nuova conference call con il presidente della Commissione agricoltura.

L’11 giugno, poi, è stata la volta dell’invio del Progetto ‘Made in Campania’, un piano straordinario di promozione “istituzionale” per rilanciare l’immagine e la reputazione del comparto agroalimentare campano e del turismo enogastronomico nei confronti dell’HoReCa e GdO campana per rilanciare i consumi regionali: un programma di interventi dal valore di 26 milioni euro, prontamente reperibili dalle risorse relative ai programmi finanziati dall’Unione Europea.

Dieci giorni dopo, alla data del 22 giugno, i rappresentanti dei Consorzi di tutela vini della Campania hanno poi  indirizzato –  sempre all’attenzione del presidente De Luca e, per conoscenza, all’onorevole Caputo – una proposta di modifica dell’articolo 5 (quello relativo alla vendemmia verde) dello schema del Decreto Ministeriale per la riduzione rese, mirata a mitigare conseguenze gravi per la filiera anche in prossimità dell’epoca vendemmiale (che è ormai giunta).

Infine, alla data del 23 giugno, una nuova comunicazione (identici i destinatari) con la richiesta di intervento nell’ordinamento regionale campano, con l’emanazione di un regolamento applicativo delle nuove disposizioni statali in materia di disciplina dell’enoturismo.

Alla luce di tutti questi lunghi silenzi, il 30 luglio scorso i presidenti dei Consorzi hanno richiesto un incontro urgente al presidente De Luca. Ennesimo appello rimasto inevaso.

Un silenzio assordante e preoccupante nel momento in cui è già partita l’operazione del taglio dei grappoli per una vendemmia che solleva preoccupazioni nonostante la quantità e la qualità della produzione. Preoccupazioni che riguardano l’intera “Cantina Italia” che – come fotografato dal rapporto presentato Assoenologi, Ismea e Uiv – non è mai stata così piena: 38,5 milioni di ettolitri nelle botti e nelle vasche, una mega scorta cresciuta del 60% in soli 5 anni. A questa scorta si andranno ad aggiungere i 47,2 milioni di ettolitri previsti in questa raccolta (-1% rispetto all’anno scorso).

Dati che consentiranno all’Italia di mantenere il primato mondiale della produzione, staccando ancora una volta i francesi e gli spagnoli, ma che non rendono solo felici, considerato che nella prima metà dell’anno, per la prima volta da vent’anni a questa parte, l’export ha fatto un passo indietro del 4%. Un dato che penalizza non poco i vini della Campania che, negli ultimi anni, avevano incrementato la propria capacità di penetrazione dei mercati esteri, segnando balzi in avanti addirittura a tre cifre.

Un comparto importante dell’economia regionale, quello del vino, che si trova a fare i conti con le conseguenze di un’emergenza sanitaria ed economica planetaria, difficile da affrontare anche per il silenzio assordante che si registra da parte di chi dovrebbe ascoltare le esigenze per poter programmare interventi efficaci, capaci di dare risposte concrete ad un settore che in questi ultimi anni ha contribuito in modo sostanzioso alla crescita del brand Campania. 

Ufficio stampa SannioDop

Martedì 4 agosto all’Enosteria Tagè di Taurasi parte il corso di I°livello per ASSAGGIATORE con ONAV AVELLINO 

Iscrizioni aperte fino al 1 settembre

Parte il corso di Assaggiatore di Vino di I° livello di Onav Avellino il prossimo martedì 4 agosto alle ore 19.15 presso l’Enosteria Tagè, di Tauarsi, in via Municipio, per il primo incontro a cura del Delegato Giuseppe Iannone e del Consiglio di delegazione a cui faranno seguito 2 serate speciali l’11 ed il 18 agosto. Sarà possibile comunque iscriversi al corso fino all’1 settembre con possibilità di recuperare la lezione ed i momenti di approfondimento.

Per partecipare al corso di assaggiatore di primo livello non sono necessarie competenze pregresse, ma solo tanta voglia d’imparare i segreti che sottendono una corretta degustazione del vino.
Il corso ha l’obiettivo di fornire ai discenti le basi per degustare e valutare correttamente un vino, ma soprattutto rappresenta un punto d’incontro intorno cui costruire insieme una condivisa cultura del vino, facendo leva sulla comune passione per il buon bere.

Notizie sul corso di Assaggiatore di primo livello:

Il Corso si sviluppa in 14 lezioni teorico-pratiche della durata di circa 2 ore ciascuna, articolate in due momenti, uno teorico, volto ad affrontare differenti focus didattici, ed uno pratico, in cui si da spazio ad una condivisa analisi sensoriale, assaggiando ad ogni incontro 3 vini.  Complessivamente saranno degustati oltre 50 Vini.  Sono previsti inoltre approfondimenti e visite presso aziende.

Fin dal primo incontro, sarà possibile approcciarsi all’analisi sensoriale cimentandosi nella prova pratica sia di olfazione di differenti aromi sia di degustazione di differenti soluzioni, cercando, così, di costruire insieme i presupposti per una corretta degustazione.Dopo le 14 lezioni è prevista la sessione d’esame con una prova teorica ed una pratica di degustazione. Il corso è aperto a tutti, anche a chi è privo di qualsiasi esperienza!


PER INFO E ISCRIZIONI DEL CORSO:
Giuseppe Iannone, Delegato Provinciale: 342 0494288
Simona Beccaro, Segretaria: 338 3880000

Ufficio stampa: Roberta Raja

Giovedì 9  luglio alle ore 19.30  continuano gli eventi di narrazione enogastronomica RipartiamoRosè presso la terrazza del  ristorante Pane&Acqua Bistrot Napoletano di San Leucio di Caserta.

RipartiamoRosè  vuole approfondire  i vini rosati della Campania  che possono ben accompagnare i piatti della nostra tradizione estiva o  gli aperitivi e gli antipasti delle sere nella bella stagione; al mare, in collina o in città. L’evento degustativo è svolto insieme ai produttori, a partire dalla narrazione delle loro realtà aziendale e dei propri territori d’origine.

Come nel primo evento, tutto verrà svolto nel pieno rispetto delle norme in vigore anticovid e  sarà aperto ai primi 40 prenotati, con tavolini distanziati ben oltre un metro. Oltre ai produttori sono previsti gli interventi del giornalista enogastronomico Carlo Scatozza e del Sommelier Salvatore Landolfo. Intrattenimento  musicale a cura dello chansonnier Peppe Licciardi.

RipartiamoRosè : ecco i vini del secondo appuntamento

I 5 vini in degustazione sono, per questo secondo appuntamento, espressione di  ben 4 diverse province della Campania:

 Dal  Sannio e segnatamente da Foglianise ci sarà il rosato di Cantine del Taburno, da Trecase, alle  pendici del Vesuvio arriveranno le produzioni in rosa di Casa Setaro, mentre dal cuore dell’Irpinia doc sarà protagonista la Cantina Borgodangelo, la Terra di Lavoro presenzierà  con l’areale del Falerno grazie a Regina Viarum da Falciano del Massico e a   Sclavia, che nel piccolo centro trebulano di   Liberi produce il rosato di Casavecchia.

In degustazione  5  aspetti di rosato:   

  • Munazei- Vesuvio Doc  Lacryma Christi Rosato-Casa Setaro
  • Albarosa -Aglianico del Taburno DOCG -Cantina del Taburno
  • Petali -Roccamonfina IGP Rosato Primitivo-Regina Viarum
  • Sciròcco- IGP Terre del Volturno Casavecchia Rosato – Sclavia
  • Borgodangelo-Irpinia Rosato Doc – Borgodangelo

In abbinamento, serviti al tavolo in monoporzione, gli antipasti del Pane&Acqua Bistrot Napoletano, dal tagliere di salumi e formaggi alle alici ripiene, provola, scapece di zucchine a doppia consistenza  fino alla montanara classica e alla montanara con salmone cotto a freddo con burrata e lime.

Ingresso esclusivamente su prenotazione ( max gruppi di 4 prenotabili insieme) al numero 3317422774   fino ad esaurimento posti al costo di € 10 a persona.  Per coloro che sceglieranno dopo di  restare a cena, sconto 10 € dal conto finale.

Pane&Acqua Bistrot SS87, 63,  Caserta.

Ufficio Stampa Carlo Scatozza

“#Iorestoacasa” è l’hashtag del tempo del Coronavirus, al fine di sollecitare le coscienze di tutti i popoli ad evitare di avere qualunque tipo di contatto sociale per evitare il dramma del contagio. Ed ecco che anche l’attività dei professionisti e degli imprenditori si adegua necessariamente a questa situazione di emergenza, prediligendo, laddove è possibile, una forma di lavoro digitale, ovvero   lo smart working.

Il lavoro da casa ha comunque tempi precisi da rispettare ed anche in questo caso, i coffee break sono più che mai necessari per staccare per qualche minuto la spina e riprendere poi il lavoro ancora più carichi e di conseguenza più produttivi

Come vivere al meglio la pausa caffè in smart working? Ecco qualche piccolo consiglio suggerito direttamente dagli specialisti del team di Kamo.

1.      Quale caffè scegliere: caffè in cialda o caffè con la moka? La prima tipologia è consigliata a chi preferisce fare una pausa veloce e simile a quella dell’ufficio: con pochi e semplici gesti l’espresso sarà pronto.

Quello confezionato con la classica moka è perfetto invece per chi intende gustare questo momento con più calma e tranquillità; ad esempio, è consigliato se si è in attesa di un’e-mail o di una lunga call conference.

Poiché le pause caffè in modalità smart working saranno sicuramente più di due si possono scegliere entrambe… in momenti diversi!

2.      L’importanza della location: gli esperti psicologi consigliano di vivere la pausa caffè in un ambiente diverso rispetto a quello in cui si lavora per avere un reale break timeQuindi, proprio come accade in ufficio, anche a casa si suggerisce di allontanarsi dalla postazione di lavoro per qualche minuto per recarsi in un altro ambiente e gustare un buon caffè, per poi ritornarci con una marcia in più.

3.      Meglio un caffè in compagnia: a casa non ci sono i colleghi con cui scambiare quattro chiacchiere e con i quali potersi confrontare su una tematica lavorativa; anche in questo caso il pc ci viene incontro dando la possibilità di realizzare delle call  conference gustando ognuno al proprio posto un aromatico caffè. 

Buon smart working a tutti, in compagnia di Caffè Kamo!

Ufficio Stampa

Maridì Vicedomini

Nasce Fravort Doppio Mosto — Prodotta dal Birrificio Fratelli Perrella, in Valsugana — la birra artigianale italiana a bassa fermentazione e a basso impatto glicemico con brevetto JAX+ (di proprietà di Heallo, startup del settore agrifood) che contribuisce a ridurre l’aumento del glucosio nel sangue dopo i pasti.

Si tratta della prima applicazione di questo brevetto ad un prodotto di consumo e la peculiarità di questa birra è di essere addizionata con fibre ricavate da trebbie esauste, opportunamente trattate, che la rendono più leggera e digeribile soprattutto se abbinata alla classica pizza. Test clinici indipendenti hanno dimostrato una riduzione effettiva del 42% della risposta glicemica rispetto a una birra normale, senza alterazioni di gusto o profumo.

Anche secondo l’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) l’estrazione della fibra solubile “arabinoxilano” contribuisce a ridurre l’aumento del glucosio nel sangue dopo i pasti.

Lo scopo ultimo del brevetto, e dunque della sua applicazione alla birra Fravort, è quello di dare un contributo alla lotta alle malattie cardiache, il diabete e le sindromi metaboliche.

La birra è già disponibile presso la rete vendita e negli esercizi serviti da Perrella Distribuzione.

www.perrellasrl.it

www.fravort.it

Ufficio Stampa Domenico Catapano


Al suo interno  i vini piwi e quelli ricavati da vigneti a piede franco… Una sfida al cambiamento climatico!

Il vino proposto dice molto della personalità di un ristorante, capace di trasformare un pasto in un percorso memorabile. La nuova carta dei vini di Archivio Storico, locale napoletano tutto progettato sulla storia dei Borbone, redatta da Tommaso Luongo (sommelier e presidente della delegazione napoletana dell’Associazione Italiana Sommelier) con il team di Archivio Storico, guidato dal patron Luca Iannuzzi, è frutto di una riflessione comune su temi contemporanei  – come il cambiamento climatico – coniugati ovviamente al concept del locale. Un assortimento ampio, ben illustrato dalla competenza del sommelier in sala,  e un’identità  – nei singoli vini – che prescinde da premi e riconoscimenti.  

La nuova carta è un file aperto e condiviso, dichiaratamente in divenire… “Non l’unica possibile – sottolinea Tommaso -,ma pensata per rispondere ai macro cambiamenti in corso. Le etichette proposte sono tracce legate alla nostra idea contemporanea del vino”. “L ’Archivio Storico è un posto dove ho sempre voluto fare innovazione e creare sinergie tra i vari settori – dichiara Luca Iannuzzi -. La nostra carta dei vini era borbonica e meridionale, ma grazie a Tommaso Luongo ci siamo aperti al mondo, come fecero all’epoca i Borbone”.

Una mappa corposa, che si muove tra storia e geografia, con paesaggi che dalla Campania raggiungono tutto il mondo, con una particolare attenzione nei confronti della Francia (sezione declinata in un’unica fascia di prezzo, ma molto esaustiva per i terroir proposti); spicca la selezione dedicata allo champagne e quella con protagonisti i vini della Borgogna.

La proposta di etichette  è il risultato  di anni di appassionata ricerca. Ecco perché a vini rinomati sono affiancate chicche enoiche. Un esempio? I vini Piwi (dal tedesco pilzwiderstandfähige), dei vini super-bio frutto di incroci tra varietà diverse, anche extra europee. I vitigni Piwi sono più resistenti ai maggiori nemici della vigna: oidio, botrite, ma anche temperature rigide o piogge abbondanti. Tutto ciò li rende anche naturalmente più sostenibili, in quanto riduce la necessità di effettuare trattamenti in vigna. Una attenzione particolare è stata poi dedicata ai vini ricavati da vigneti a piede franco, caratterizzati dal profondo legame con la storia e con il territorio.  Provengono infatti da vigne secolari che, per caratteristiche peculiari, hanno resistito all’attacco parassitario della fillossera, laddove tutto il mondo ha risolto con l’innesto a piede americano.

I prezzi, ovviamente, riflettono l’esclusività del luogo e della cucina. Altro merito è quello di poter degustare i vini sia in bottiglia sia al calice, perfino gli champagne, addirittura le etichette più blasonate.

Insomma, quella di Tommaso e Luca è una proposta avvincente che promette a breve percorsi esperienziali dalle diverse configurazioni: abbinamenti a tema, verticali, focus territoriali.

Ufficio Stampa Grazia Guarino

  Il Cellaio di Don Gennaro: luogo dell’anima

 

Il Cellaio di Don Gennaro sorge in località San Vito, territorio appartenente all’ amena cittadina di Vico Equense (Napoli), splendida località della Penisola Sorrentina peculiarmente situata tra il Golfo di Napoli, i Monti Lattari ed il Golfo di Salerno.

 

Si configura quale un caratteristico ristorantino, eredità di una tradizione familiare iniziata agli inizi del ‘900 con Don Gennaro Toscano, emigrato in America, poi rientrato in terra natia per dedicarsi alla terra ed alla ristorazione nel Cellaio, una vera e propria cantina scavata nella roccia.

 

 

 

 

L’interno si presenta intimo, raccolto ma decisamente accogliente, fine ed elegante, ben arredato e con una mise en place raffinata, ove è inoltre possibile godere, di una sistemazione fresca e decisamente gradevole nell’annesso giardino, una vera e propria oasi di pace, ideale per trascorrere piacevoli momenti nelle stagioni più calde.

 

 

 

 

 

 

Il sodalizio vicano, aderente all’ Alleanza dei Cuochi e dei Presidi Slow Food, propone piatti tradizionali della tradizione gastronomica campana, una cucina sincera, genuina ma comunque raffinata, un susseguirsi di preparazioni ed abbinamenti frutto di una radicata tradizione familiare e locale, attenti e rispettosi del territorio ma soprattutto della stagionalità della materia prima, accuratamente scelta e di altissima qualità.

 

A partire dal classico “Antipasto del Cellaio”, all’interno del menù trovano pertanto spazio primi piatti principalmente di mare, comprese paste fresche sapientemente fatte a mano.

 

 

 

Vengono inoltre accuratamente valorizzati ortaggi e verdure locali, vari Presidi Slow Food, senza dimenticare il pescato di alta qualità della zona, il tutto esaltato da un’ accurata carta dei vini, sapientemente predisposta da Franca Di Mauro, Sommelier e Donna del Vino.

 

 

Senza dubbio una cucina territoriale del Cuore, curata e di grande qualità, specchio di un’antica maestria, in luogo dell’Anima esaltato da un servizio attento e garbato.

 

 

Ristorante “Il Cellaio di Don Gennaro”

Via Raffaele Bosco 92, 80069, Vico Equense – Località San Vito (NA)

+39 081 879 87 13

Web: www.ilcellaiodidongennaro.it

Facebook: Il Cellaio Di Don Gennaro

 Studenti in vigna per raccogliere, vendemmiare e valorizzare l’Uva di Sabato

ansenum

Procedono i lavori del Progetto ANSENUM (acronimo di “Antichi Semi Nuovi Mercati”) finalizzato alla reintroduzione in agricoltura di vecchie colture, aggiornandone le metodologie di coltivazione, al fine di scansarne la scomparsa, ottimizzare i terreni in cui esse attecchiscono meglio e creare, infine, occupazione nel comparto agricolo campano attraverso la loro immissione sul mercato. Lunedì 28 ottobre gli alunni dell’Istituto “Marco Pollione Vitruvio” di Castellammare di Stabia, precisamente quelli delle classi ad indirizzo agrario, hanno raccolto presso l’azienda agricola “Abbazia di Crapolla” (ubicata a Vico Equense) 100 kg di Uva di Sabato, una delle prime colture che il progetto ANSENUM si prefigge di recuperare e promuovere. La vinificazione è avvenuta nella stessa giornata presso l’Istituto e, successivamente,  il mosto è stato affidato  alla prof.ssa  Angelita Gambuti del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II. Il vino ricavato sarà utilizzato per eventi di animazione territoriale, altro obiettivo di ANSENUM. Infatti un’altra mission del progetto consiste nell’acquisizione di elementi  per costruire azioni di animazione a favore delle aziende agricole e attività di comunicazione rivolte a stake holder locali e a consumatori finali.
Le aziende finora coinvolte hanno compilato una scheda tipo sia per l’Uva di Sabato che per il pomodoro Corbarino  al fine di stabilire le caratteristiche vegetali del genotipo. Verranno poi approfondite le caratteristiche colturali tradizionali e attuali del genotipo e gli effetti sull’ambiente.

Il progetto ANSENUM è stato condiviso dall’Associazione Turistica  “Pro Loco di Vico Equense” (ente capofila), dal Parco Regionale dei Monti Lattari (che abbraccia l’intera penisola sorrentino‐amalfitana), da altri enti locali, dal prof. Antonino De Nicola della Società dei Naturalisti in Napoli, dalla Regione Campania e dal Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II. Decine le aziende campane partner dell’iniziativa oggi impegnate nel recupero di antiche coltivazioni e dei terreni ove queste venivano effettuate al fine di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura.
Tali enti ed aziende hanno organizzato dei laboratori di approfondimento presso “Le Domeniche in Castagna” che si terranno a Monte Faito fino al 7 novembre.

ANSENUM è stato finanziato con i fondi psr Regione Campania 2014-2020 (tipologia d’intervento 16.5.1 “Azioni congiunte per la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento ad essi e per pratiche ambientali in corso”).

 

Grazia Guarino

 Palapizza: il palazzo della pizza

PalaPizza – Il Palazzo della Pizza nasce nel 2009 a Frattamaggiore (Napoli), grazie alla volontà ed alla passione di Enrico Di Pietro, titolare e Maestro Pizzaiolo, tra i protagonisti del record della pizza più lunga del mondo, erede di una radicata tradizione familiare nel campo della ristorazione d’eccellenza.

 

 

Situato in uno stiloso palazzo antico, una location unica nel suo genere, il PalaPizza si presenta quale un locale ampio, accogliente, caratterizzato da un arredamento elegante, essenziale, dotato anche di un gradevole dehors, tale da essere adatto ad eventi e cerimonie.

 

Il sodalizio frattese si erge pertanto fedele alla tradizione culinaria partenopea, senza disdegnare un tocco di originalità ed innovazione, tale da presentare in carta una gran varietà di impasti e di farciture, con una particolare attenzione rivolta ad esigenze alimentari particolari.

 

 

 

Per quanto riguarda gli antipasti, oltre al classico tagliere tutto da gustare ricco dii eccellenti salumi e formaggi, svetta senza dubbio la proposta di friggitoria, rigorosamente artigianale, declinata nell’utilizzo di una materia prima genuina e di qualità.

 

 

Tra arancini e crocchè, questi ultimi preparati anche nell’interessante variante alla patata viola, si arriva alle frittatine, il vanto del PalaPizza, disponibili in versione classica  a base di carne tritata, provola e piselli, così come in elaborazioni a base di melanzane, peperoni, salsiccia e “friarielli”.

 

Per quanto riguarda invece le pizze, la Margherita, simbolo dell’arte del pizzaiolo napoletano, risulta essere declinata nell’utilizzo di prodotti esclusivamente d’eccellenza, ovvero Pomodoro San Marzano DOP, Fior di Latte di Agerola, basilico ed olio EVO.

 

 

Indubbiamente rappresentativa la Montegrappa, il personale omaggio di Enrico Di Pietro alla cittadina di Frattamaggiore, sapientemente farcita con vellutata di zucca, Provola di Agerola, schiacciata di patate, pancetta croccante, basilico ed olio EVO.

 

 

In conclusione, non mancano gradevoli dessert, per un dolce fine pasto.

Insomma una proposta gastronomica concreta, basata su lavoro ed innovazione, esaltata da un servizio cordiale, puntuale, preciso.

 

 

 

PalaPizza – Il Palazzo della Pizza

Via Vittoria, 36, 80027, Frattamaggiore (Napoli)

+ 39 081 832 20 40

Facebook: PalaPizza – Il Palazzo della Pizza

 

 

 Cieddì: ristorante tra mare e Vesuvio

Cieddì, ristorante tra il mare ed il Vesuvio, sorge a Portici (Napoli) presso l’esclusiva dependance di Villa Pagliano, antico edificio borbonico dotato di uno storico giardino- agrumeto, all’interno del quale si erge il Vesuvi’Orto, orto biologico caratteristicamente realizzato in loco, fonte di squisite verdure ed erbe aromatiche utilizzate poi in cucina.

L’interno si presenta fine, accogliente, elegante, ma allo stesso tempo informale, ben arredato e con una mise en place estremamente curata.

 

 

Decisamente suggestivi sia la cantina, ben fornita ed opportunamente attrezzata per la degustazione in loco, così come l’annesso wine bar, indirizzato ad una proposta più informale, da accompagnare magari con un ottimo vino o con una birra artigianale.

 

Inoltre è possibile fruire di una sistemazione fresca ed amena nello spazioso giardino, ideale per trascorrere piacevoli serate primaverili ed estive.

Il sodalizio porticese, aderente all’ Alleanza dei Cuochi e dei Presidi Slow Food, propone una cucina semplice, genuina ma estremamente raffinata, realizzata con materie prime del territorio Vesuviano.

 

La proposta gastronomica dello chef Nunzio Spagnuolo, allievo del compianto Maestro Gualtiero Marchesi, risulta essere di alta qualità per tecnica e materia prima impiegata , legata sì alla tradizione vesuviana ma tendente all’innovazione senza incorrere in contaminazioni eccessive.

 

 

 

A partire da gradevoli antipasti, da accompagnare magari con pani e grissini autoprodotti, non mancano ovviamente i primi piatti, tra i quali spiccano stuzzicanti “Spaghettoni con calamari e peperoni“.

 

 

Nel pieno rispetto della stagionalità della materia prima, puntando decisamente su genuinità e qualità, il menù propone inoltre numerose  variazioni, sia di carne che di pesce, quest’ultimo disponibile in tutta una serie di varianti, compresi squisiti crudi.

 

 

Non mancano ovviamente i dessert comprendenti proposte classiche della tradizione napoletana, tra i quali si erge tuttavia una special edition, un omaggio a Gualtiero Marchesi, ovvero un “Lingotto di cioccolato gianduia 24 carati“.

 

 

Un contesto insomma caldo ed elegante, ove il cliente, coccolato da un servizio galante, cortese e professionale, può sentirsi davvero a casa propria, vivendo un’esperienza gastronomica memorabile, potendo godere anche di interessanti momenti musicali ivi organizzati.

 

 

Ristorante Cieddì

Via Salvatore Pagliano 5, 80055, Portici (Napoli)

+39 081 775 25 02

Web: www.ristorantecieddi.it

Facebook: Cieddì Ristorante

Aperto dal  Lunedì al Sabato sia a pranzo che a cena.
Domenica solo a pranzo.

Bistrot del Mare-San Pietro: sapori a picco sul mare

Il Ristorante – “Bistrot del Mare – San Pietro” dei fratelli Mariano ed Antonio Panariello sorge presso San Pietro a Calastro, uno dei più suggestivi scorci della città vesuviana, nelle vicinanze della zona portuale, direttamente sull’arenile.

Si configura come un bistrot informale, ove sperimentare una cucina di pesce estremamente versatile, valorizzata da una materia prima sempre fresca e di altissima qualità. Numerosi commensali ne hanno già potuto saggiare l’offerta culinaria, facilitati anche dai numerosi eventi culturali ospitati, tutti volti alla valorizzazione e promozione dei prodotti locali.

L’intero locale risulta contraddistinto da un panorama incantevole, con grandi vetrate che permettono l’accesso ad una caratteristica terrazza panoramica, il tutto completato da un allestimento, curato nei minimi dettagli, ispirato interamente al contesto marino.

Il “Bistrot del Mare – San Pietro” presenta, inoltre, un lungo corridoio d’ingresso allestito a mò di cantina. L’obiettivo del sodalizio corallino risulta essere pertanto una continua ricerca delle migliori materie prime così come dei migliori abbinamenti, finalizzata alla creazione di piatti gustosi, mai banali.

Indubbiamente rappresentativa, protagonista della proposta corallina, risulta essere la “frittura di pesce con l’antica ricetta dei Pescatori Torresi”; stuzzicanti i crudi così come la sempre in auge grigliata di mare.

Tra i primi piatti, interessante la rivisitazione dell’amatriciana a base di gamberi, così come la “Pasta alla Nerano”, un classico della cucina campana, a base di zucchine.

Presente la pizza secondo tradizione, con qualche variante legata al concept marinaro del locale. Iconico il baccalà, servito appena scottato con Pomodorino Giallo del Vesuvio su un crumble di basilico e limone.

In conclusione, ottima la selezione di birre artigianali così ampia si presenta la carta di vini nazionali ed internazionali.

Dunque uno spazio giovane, versatile, informale, ove sperimentare una cucina basata sull’evoluzione delle ricette classiche, esaltata anche a livello visivo da impiattamenti di livello, il tutto da gustare da una terrazza sul mare mozzafiato.

 

 

 

Ristorante “San Pietro – Bistrot del Mare

Via Calastro 14, 80059, Torre del Greco (NA)

+39 081 890 92 92

Sempre aperto a pranzo ed a cena.

CORSO DEDICATO AGLI AROMI DEL VINO E LIGHT DINNER DA VANILLA WINE&RESTAURANT SUL LUNGOMARE DI CASTELLAMMARE DI STABIA

Vanilla Wine&Restaurant

Giovedì 24 ottobre alle ore 20.30 al Vanilla Wine&Restaurant (Corso Garibaldi 70, Castellammare di Stabia) continua il ciclo di appuntamenti dedicato all’approccio del vino firmato Vanilla Wine&Restaurant, il quale dedica un appuntamento al mese per scoprire tutti i segreti legati all’affascinante mondo del vino. Giovedì 24 ottobre l’incontro sarà rivolto all’analisi sensoriale. L’appuntamento è alle ore 20.30 per l’aperitivo-cocktail di benvenuto, a seguire il corso di approccio al vino e il laboratorio sensoriale, dopo il corso segue il light dinner conviviale.

Un viaggio esplorativo nell’affascinante mondo dei profumi, dei sapori e dei colori del vino. Si scoprirà in che forma i cinque sensi lavorano per raccontarci il vino, come interpretare i segnali che ci sono inviati dai sensi per poi tradurli e raccontare agli altri le nostre sensazioni.
In questo primo corso introduttivo, saranno misurate le capacità sensoriali degli ospiti con dei test divertenti, come il riconoscimento al buio di specifici aromi, inoltre saranno degustati vini dalle diverse caratteristiche aromatiche.

A seguire Light Dinner a cura di Vanilla Wine&Restaurant con il seguente menu_
Antipasto ‘Mini tartare di salmone e tonno’, Spaghettone di Gragnano con alici e pane
 atterrato Secondo, Filetto di branzino in crosta di patate con crema di asparagi e piccoli buffet di dolci. Vini in abbinamento a cura di Vanilla Wine&Restaurant.

Per info e prenotazioni_E-mail vanillawine70@gmail.com; Tel. 3518806095; Fb: Vanilla_Wine&Restaurant

 

Ufficio Stampa

Roberta Raja

 Assunta Pacifico: ‘A figlia d’o Marenaro

Il Ristorante-Pizzeria “’A Figlia d’ o Marenarodal 1955 è custode della tradizione culinaria partenopea, tenacemente guidato, in collaborazione con marito e figli, da Assunta Pacifico, figlia di Raffaele, detto “Papucc ‘O Marenaro”, suo maestro ed originariamente patron di un primo locale a Porta Capuana.

Al giorno d’oggi  questo luogo iconico della ristorazione partenopea, a conduzione familiare, sito nella centralissima Via Foria, è diventato famoso nel tempo per la speciale zuppa di cozze.
L’utilizzo di materie prime di alta qualità e la continua ricerca gastronomica tra tradizione e innovazione, rendono “’A Figlia d’ o Marenaro” una delle mete gastronomiche più gettonate della città di Napoli.

L’intero locale risulta caratterizzato all’ interno da un allestimento curato nei minimi dettagli, che trasuda storia in ogni angolo , con il cliente “coccolato” oltre che da uno staff attento e garbato, anche dalle simpatiche incursioni della signora Assunta, solita a girare tra i tavoli per stare a stretto contatto con i clienti in sala. L’obiettivo  di questo ristorante veracemente partenopeo risulta essere pertanto una proposta gastronomica di stampo mediterraneo, basata sulle classiche ricette napoletane reinventate con creatività.

Protagonista del menù è, ovviamente, la “Zuppa di Cozze”, caposaldo della tradizione partenopea ed iconicamente consumata nella giornata del Giovedì Santo, declinata in decine di varianti, preparazione “segreta” da “’A Figlia d’ o Marenaro”, ma comunque caratterizzata nella sua ricetta originale da pochi semplici ingredienti, tra i quali senza dubbio cozze, eventualmente con l’aggiunta di polpo ed altri molluschi, accompagnati dalle caratteristiche salse di pomodoro e peperoncino (o’ fort) e dalle freselle.

 

 

 

Presente la pizza, piatto ricco di storia e passione, fedele all’identità della tradizione partenopea, fatta di ingredienti semplici e naturali, disponibile comunque in numerose variazioni. Interessante la proposta del Panino di Mare” targato ‘a Figlia d”o Marenaro disponibile su richiesta.

 

 

 

 

Ristorante Pizzeria “‘A Figlia D’O Marenaro”

Via Foria 180/182, 80137. Napoli

+39  081 440 827

http://afigliadomarenaro.it/

https://www.facebook.com/AFigliaDoMarenaro/

Aperto tutti i giorni a pranzo ed a cena

(B) Mc Cool’s Pub: Burger&Beef Bar

 Il Burger & Beef Bar(B) Mc Cool’s Pub” sorge presso il quartiere Vomero di Napoli quale innovativo locale, recentemente rinnovato, dove sperimentare un’ottima selezione di carni studiata appositamente dal noto esperto Sabatino Cillo, che comprende Bufala, Maiale Nero Casertano, Mucca Podolica.

(B) Mc Cool’s Pub si staglia nel già ricco panorama di public house partenopeo con una particolare attenzione al panino “gourmet”, esaltato dall’utilizzo di una materia prima di qualità, tra cui formaggi dal sapore unico, da accompagnare sorseggiando una gustosa birra, approfittando della grande varietà disponibile.
Sono tanti i clienti che hanno apprezzato il pub (B) Mc Cool’s classificandolo come uno dei ritrovi più in voga del contesto del Vomero nonostante la forte concorrenza della zona.

 

 

Il concept del locale riprende il colore Black, che caratterizza l’intero arredamento, il tutto completato da un allestimento in pieno stile liberty curato nei minimi dettagli. ll (B) Mc Cool’s presenta inoltre un’ulteriore sala esterna, con l’obiettivo di offrire un ambiente sempre accogliente e  dove poter trascorrere delle piacevoli serate, godendo delle attenzioni di uno staff sempre attento alle esigenze dei clienti, che avranno l’opportunità di assaporare piatti dagli abbinamenti saporiti.

Come ogni public house che si rispetti, interessanti le diverse preparazioni delle classiche patate, un must have del locale; tra le diverse salse di accompagnamento, estremamente intriganti la “tartara” e la salsa “harissa“.

 

La carne è uno degli elementi di punta del pub, protagonista principale delle pietanze del menù. Il cliente potrà scegliere tra diversi pani , tra cui spicca il Bun soffice al sesamo e il pane casereccio morbido, farciti in maniera originale grazie anche alla sapiente guida dello chef  Venerando Valastro che, a cadenza regolare, propone piatti in edizione limitata.

Il menù birra è ampio e variegato, presentando scelte internazionali e artigianali del territorio; inoltre è presente anche una proposta cocktail.
Il (B) Mc Cool’s Pub  non manca di una proposta dessert a coronamento di una serata piacevolmente gustosa da passare in compagnia

 

 

 

(B) Mc Cool’s Pub: Burger & Beef Bar

Via Vincenzo D’Annibale 1, 80129, Napoli

+39 081 020 2922

https://www.facebook.com/mccoolspub/

http://www.mccools.it/index.html

 

Tenuta

A Terzigno, nel meraviglioso Parco Nazionale del Vesuvio, sorge la Tenuta Le Lune del Vesuvio, quattro ettari di verde a circa 300 metri sul livello del mare, quartier generale a difesa dei prodotti tipici tradizionali Vesuviani”. La Tenuta nasce da una passione familiare, che da tre generazioni produce vino sulle pendici del vulcano, e da un sogno che ora è diventato realtà. A raccontarci la sua storia è il Patron Andrea Forno «Il mio percorso di studi in Economia si è concluso con una tesi di laurea in Marketing nel settore dei vini. Il lavoro di tesi fu pubblicato da Luigi Veronelli, che mi offrì la possibilità di frequentare un Master presso la Fondazione Veronelli. In quell’occasione ho potuto visitare importanti realtà vitivinicole della Toscana e della Franciacorta ed allora è nata l’idea di costruire, a partire dalla nostra produzione di vino, qualcosa di bello. A condividere questa mia passione c’era mio fratello Salvatore, con il quale iniziai la ricerca di un luogo nel quale avremmo potuto valorizzare i nostri vini, ma anche i prodotti del territorio. Dopo diverse valutazioni individuammo quella che oggi è la Tenuta Le lune del Vesuvio» 

Tenuta

La Struttura offre una gamma di servizi che soddisfa il turismo più esigente, ma anche e soprattutto quello enogastronomico. La presenza di un ristorante a km 0 garantisce un menù di qualità, che segue la stagionalità e offre squisiti prodotti coltivati nel fertilissimo terreno vulcanico. «Abbiamo scelto di dare particolare attenzione al turista italiano e straniero, attraverso percorsi guidati alla scoperta dei nostri prodotti. Chi viene alla Tenuta può visitare l’orto, i vigneti e la cantina, può usufruire del maneggio e ovviamente può fermarsi presso il nostro ristorante per degustare le eccellenze del territorio e del Vesuvio, come i famigerati pomodori piennolo, con i quali facciamo un tradizionale spaghetto al pomodoro, l’olio extra vergine di oliva e ovviamente il vino». Il vino è sicuramente il prodotto di punta della Tenuta e Andrea Forno ne parla con tutto l’orgoglio partenopeo: «Produciamo in primis Lacryma Christi del Vesuvio bianco, rosso e rosato in acciaio, ma abbiamo anche una riserva che ha fatto legno; il Piedirosso in purezza e il Coda di Volpe in purezza; oltre a questi produciamo una Falanghina, un Aglianico e uno Spumante di Falanghina. Abbiamo recuperato vitigni antichi e acquistato nuovi vigneti per la produzione di uva autoctona. Alle persone che vengono a trovarci offriamo molto di più. Infatti, oltre alla presenza di una casa vacanze, dove le famiglie possono soggiornare, organizziamo visite enogastronomiche e diverse iniziative che hanno lo scopo di valorizzare i prodotti e questa terra tanto martoriata».  

Lacryma Christi

Nella Tenuta è presente una Fattoria didattica che ha aderito al progetto Fattorie didattiche campane” approvato dalla Regione Campania per stabilire un connubio tra il mondo agricolo e quello scolastico. L’obiettivo è riavvicinare i giovani d’oggi a quelle esperienze passate e sconosciute alla maggior parte di loro, partendo dalla scoperta dei vigneti, alle attività in vigna, alla raccolta dell’uva alla sua vinificazione, fino alle varie fasi della filiera, che termina con l’etichettatura delle bottiglie. 

 Andrea Forno è un vulcano di idee, ama il suo lavoro e ama trasmettere la sua passione attraverso eventi che richiamano tantissimi partecipanti, come la Vendemmia dei bambini e un Corso di avvicinamento al vino, che lo scorso anno è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier. La “Tenuta Le lune del Vesuvio” è un vero paradiso dove è possibile vivere la bellezza del Vesuvio sia dal punto di vista del territorio che da quello enogastronomico. Tutti i sensi sono appagati, grazie ad uno scenario mozzafiato, che garantisce una esperienza indimenticabile. 

 

ACCADEMIA TRUCILLO PALCOSCENICO DELLE PRIME SELEZIONI DEI CAMPIONATI SCA 2020

La prima tappa delle selezioni per i Campionati italiani 2020 organizzati da Sca Italy (Specialty Coffee Association) l’associazione di settore che promuove in tutto il mondo la cultura del caffè di qualità, sarà Accademia Trucillo.
Nei giorni 10, 11 e 12 settembre i talenti italiani del mondo della caffetteria e del bartending affronteranno le gare per aggiudicarsi il posto per le finali nazionali di ciascuna categoria che si svolgeranno, come ogni anno, in occasione del Sigep di Rimini in programma a gennaio 2020.
«Il caffè è un universo molto dinamico – racconta Antonia Trucillo, Responsabile Marketing e Accademia Trucillo, Trainer AST e Q Grader – che vogliamo raccontare attraverso una serie di appuntamenti, incontri creativi anche con altri settori. Questo evento nasce per coinvolgere gli addetti ai lavori ma anche gli amanti di questa straordinaria bevanda».

ECCO IL PROGRAMMA DELLE TRE GIORNATE CON INGRESSO LIBERO DALLE 9 ALLE 18
Martedì 10 settembre: selezioni Barista
Mercoledì 11 settembre: selezioni Latte Art e Coffee in good spirits
Giovedì 12 settembre: selezioni Brewers

TRUCILLO EXPERIENCE OLTRE LE SELEZIONI Le competizioni saranno l’occasione per aprire le porte dell’intero stabilimento: dal coffee lounge al laboratorio, dall’Accademia al coffee shop, tutte le aree della sede Trucillo saranno aperte per permettere agli ospiti di conoscere da vicino le attività in cui la torrefazione è impegnata ogni giorno. Workshops e degustazioni saranno tenuti da esperti di fama internazionale e sarà possibile visitare la produzione.
LA SCUOLA DE CAFFÈ PIÙ ANTICA DEL SUD ITALIA Accademia Trucillo mette a disposizione un’aula di circa 250 mq con 7 postazioni bar complete dove potersi esercitare. È scuola itinerante, organizza la formazione direttamente nel bar ed è Punto di Formazione Permanente dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè. Inoltre è centro di formazione per il Coffee Diploma System SCA, il sistema didattico dello Specialty Coffee Association.
«Accademia Trucillo è condivisione, cultura, esperienza. Un progetto sempre in evoluzione, che da 20 anni si rinnova e si struttura in base ai trend del mercato – spiega Antonia Trucillo – ci abbiamo creduto allora e oggi raccogliamo i frutti di un successo che ci inorgoglisce».
A questo link è possibile scaricare il calendario didattico del II semestre 2019!
PER INFORMAZIONI Accademia Trucillo c/o Cesare Trucillo SPA Via Cappello Vecchio, 4 – Zona Industriale 84131 Salerno – Italia. www.trucillo.it;  089 301696 – accademia@trucillo.it.

UFFICIO STAMPA
SILVIA DE CESARE

FIANO LOVE FEST, EVENTO ‘PLASTIC FREE’ PER LA CANTINA DI ANGELO SILANO 

Fiano Love Fest

 

È tutto pronto per la decima edizione del ‘ Fiano Love Fest ’. L’evento enograstronomico che da venerdì a domenica 4 agosto farà rinascere il centro storico del Comune di Lapio. L’edizione 2019 è dedicata alla luna e all’ecosotenibilità, ed è per questo che il viticultore Angelo Silano ha deciso di evitare l’utilizzo della plastica durante i giorni della festa per lanciare un segnale forte nel processo di affermazione della cultura ‘plastic free’ nelle nostre vite. Si tratta di un piccolo, ma importante primo passo portato avanti dall’azienda agricola biologica ‘Feudo Apiano’ e dalla vineria ‘Aperifiano’. Questa tre giorni sarà un evento nel rispetto dell’ambiente, tutte le forniture saranno compostabili e biodegradabili, per evitare danni al territorio e al contempo, diffondere la cultura del riciclo delle materie. 
I vini bio del viticultore Angelo Silano si potranno degustare presso lo stand ‘Feudo Apiano’ in piazza Sant’Antonio (all’ingresso del paese) e presso la vineria ‘Aperifiano’, in via Roma. Da una selezione di Fiano DOCG all’Aglianico DOC, dal Taurasi Riserva 2009 a uno spumante di Fiano metodo classico, e anche un passito di Fiano. Ma non è tutto: cocktail alcolici o analcolici classici o rivisitati, bevande alla frutta e finger food di qualità, tutto rigorosamente biologico. 
Il marchio Feudo Apiano infatti, nasce a Lapio nel 2011, ma in realtà la passione e la gestione dei vigneti da parte della famiglia Silano si tramanda da ben tre generazioni. A seguire sia la parte agronomica che quella enologica è il giovane Angelo Silano, classe 1984, dottore agronomo, enotecnico e tecnologo alimentare. «Da anni le nostre vigne seguono una conduzione naturale – sottolinea l’agronomo Angelo Silano – non usiamo pesticidi, stimoliamo la biodiversità ed operiamo secondo le regole dell’ecosostenibilità e dell’agricoltura biologica. Questa sensibilità ci imponeva un’azione anche sul tema della plastica. La nostra azienda guarda a un futuro diverso con un grande rispetto per la terra e per l’ambiente».

UFFICIO STAMPA 
ROSY CEFALO

 

CALICI DI STELLE:  TAPPA IN IRPINIA

LA CANTINA “TERRE D’AIONE” OSPITA DEGUSTAZIONI, GASTRONOMIA  

E OSSERVAZIONE DELLE STELLE  

IN CUCINA GENA IODICE, TRA LE PROTAGONISTE DI “CUOCHI D’ITALIA” 

calici di stelle

Notte di vino, note di stelle: in una delle notti più magiche dell’annoTerre D’Aione organizza ” Calici di Stelle “, evento promosso dal Movimento Turismo del VinoDomenica 4 agosto a Tufo (Avellino), nel cuore dell’Irpinia, la cantina ospiterà una delle iniziative più attese da operatori e soprattutto wine lovers, che avranno la possibilità di degustare tutti i vini della gamma in una cornice unica. ”Calici di Stelle” comincerà da Terre D’Aione dalle ore 19 circa, con la visita al vigneto e alla cantina, alla scoperta dell’azienda Terre D’Aione e della storia dei viticoltori Carpenito, dalla vendemmia fino ai processi di vinificazione e affinamento.  

 A seguire spazio alla gastronomia d’eccellenza con una speciale cena in terrazza sotto le stelle, immersi nei vigneti, con quattro isole food dedicate alla gastronomia d’eccellenza a cura della Chef Gena Iodice, tra le protagoniste di “Cuochi d’Italia”, trasmissione condotta da Alessandro Borghese, in onda anche sulla Rai a “Geo&Geo, ai fornelli della Compagnia del Ragù – Ristorante “La Marchesella”tra le migliori osterie d’Italia per Slow Food. A fare da cornice l’osservazione delle stelle. I biglietti sono acquistabili anche su Eventbrite (www.eventbrite.it). Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare i numeri 0825998353, 3381509696 oppure via email all’indirizzosegreteria@terredaione.it o andare sul sito www.terredaione.it. 

UFFICIO STAMPA TERRE D’AIONE

DA 2 AL 4 AGOSTO NEL BORGO DI LAPIO IN IRPINIA
LA DECIMA EDIZIONE DEL FIANO LOVE FEST

fiano

 

Un festival enogastronomico dedicato al FIano, uno dei vini più apprezzati dagli amanti del buon bere
Cena di beneficenza per Aisla con Rosanna Marziale, Marco Caputi, Claudio Lanuto, Gian Paolo Capaldo

Un festival enogastronomico, nella patria del Fiano di Avellino Docg, dedicato ad uno dei vini più apprezzati dagli amanti del buon bere. A ospitare la decima edizione del Fiano Love Fest , da venerdì 2 a domenica 4 agosto, sarà  il piccolo borgo di Lapio, che dista circa 20 chilometri dalla città di Avellino, e che sottolinea già nel nome il proprio legame con la viticoltura. Infatti, si ritiene che il toponimo Lapio, così come la stessa parola Fiano, prenda origine dal latino ‘apis’ (ape), termine che fa riferimento alle api che, attratte dalla dolcezza degli acini d’uva, attaccano da sempre in sciami il grappolo del vitigno apuano. Scopo del festival, valorizzare le eccellenze enogastronomiche di uno dei territori più ricchi del Sud Italia, mettendo in rete le aziende e creando così un circuito virtuoso in grado riaffermare l’importanza di un comparto fondamentale dell’economia irpina.

L’evento, organizzato dalla Pro Loco Lapiana in collaborazione con il Comune di Lapio  prevede, degustazioni guidate a cura di Slow Food di Avellino, banchi di assaggio a cura di Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) di Avellino. Tante le etichette proposte nella tre giorni: saranno presenti le bottiglie prodotte nelle cantine di Lapio FiladoroTenuta ScuottoRomano NicolaFeudo ApianoRocca del Principe e, da Montemiletto, Macchie Santa Maria, da Grottaminarda, Case d’Alto, da Taurasi, Antica Hirpinia. E, ancora, tanti stand enogastronomici dove poter gustare piatti tipici irpini, come: Agriturismo Anila – Lapio, Officina del Gusto – Lapio, Sapori di Mare ed Oltre – San Potito Ultra, Frantoio Nutile 1911 – Lapio, Dolcivendolo Past Art – Lapio e Officina del gelato – Fontanarosa. Non mancano visite al centro storico, come il trekking per i sentieri di Lapio a cura di Land of Hirpinia, musica live e una postazione astronomica per l’osservazione del cielo notturno. Imperdibile la degustazione guidata di Fiano di Avellino DOCG dell’Areale di Lapio a cura di Slow Food Avellino – Palazzo Filangieri Sabato 3 agosto ore 17.00, per info, costi e prenotazione (tel 3938822789; tel. 3490661438, E-mail fianolovefest@gmail.com).

L’edizione 2019 del Fiano Love Fest è, infatti, dedicata alla luna e all’ecosotenibilità, infatti saranno presenti le case dell’acqua fornite da Ultrafiltrazione Mose.

Domenica 4 agosto, alle ore 20,30, all’interno di Palazzo Filangieri, è in programma una cena di beneficenza parte del cui ricavato sarà devoluto ad AISLA, associazione che da più di 30 anni si muove attivamente su tutto il territorio nazionale a favore delle persone con SLA e delle loro famiglie. Saranno presenti gli chef Marco Caputi dal ristorante Maeba di Ariano Irpino, Claudio Lanuto dal Grand Hotel Convento di Amalfi, Gian Paolo Capaldo “The Rag”. La cena vede la collaborazionedi Davide Filadoro con la partecipazione di Joaquin Vini, Di Pietro SRL,PingBijoux, Forno a Legna Pompilio, Capobianco Wine & Co.

La cena vedrà la partecipazione straordinaria della chef  Rosanna Marziale (una stella Michelin) dal Ristorante Le Colonne Marziale di Caserta. Per info e prenotazione tel. 3938822789; tel. 3490661438, E-mail fianolovefest@gmail.com.

Le parole del sindaco di Lapio Trisa Lepore: “Fiano Love Fest to the moon guarda alla luna a 50 anni dalla sua conquista: la luna interrogata sempre dall’uomo e il silenzioso astro che guarda l’uomo, la terra e il suo operare. È  inscindibile il legame tra uomo e luna, tra luna e vino, con l’imbottigliamento scandito dalle fasi lunari. Il vino si impone, quindi, come nobile occasione per divulgare le bellezze e le ricchezze del nostro borgo, momento di fortissima inclusione ed aggregazione, di incontro per noi di Lapio e per i tanti avventori che potranno fruire della qualità delle nostre eccellenze, della nostra ospitalità, della nostra arte e cultura, della nostra storia.”
Lapio è un borgo a vocazione agricola con i suoi campi coltivati a vigneti e uliveti, tant’è vero che oltre a far parte dell’associazione nazionale Città del Vino, Lapio detiene anche lo status di Città dell’Olio e Città del Miele, grazie alla produzione dell’olio extravergine d’oliva Irpinia-Colline dell’Ufita (DOP) e di svariate tipologie di miele; è di pochi mesi fa infatti la notizia che vede un apicoltore di Lapio -Christian Mattei- protagonista dell’ International Honey Quality Competition, sede in cui consegue l’importante traguardo del che vede il proprio prodotto premiato come uno dei migliori mieli al mondo.
Va ricordato, inoltre, che a Lapio, il cui terroir è particolarmente vocato e incastonato in una posizione di dominio sulla Valle del Calore, è concessa, secondo disciplinare, sia la produzione del Fiano di Avellino Docg che quella del Taurasi Docg, due delle più prestigiose Docg del Sud Italia.

Programma:

Venerdì 2 agosto

ore 19.30 – apertura stand enogastronomici – centro storico

dalle ore 20.00 – banchi d’assaggio Fiano di Avellino DOCG a cura di ONAV Avellino – Palazzo Filangieri

dalle ore 20.00 – mostra ‘Premio Wine Ground Art Prize’ – Palazzo Filangieri

dalle ore 21.00 – Musica Live in 4 postazioni musicali

Sabato 3 agosto

ore 17.00 – degustazione guidata Fiano di Avellino DOCG Areale di Lapio a cura di Slow Food Avellino – Palazzo Filangieri

ore 19.30 – apertura stand enogastronomici – centro storico

dalle ore 20.00 – banchi d’assaggio Fiano di Avellino DOCG a cura di ONAV Avellino – Palazzo Filangieri

dalle ore 20.00 – mostra ‘Premio Wine Ground Art Prize’ – Palazzo Filangieri

dalle ore 21.00 – Musica Live in 4 postazioni musicali

domenica 4 agosto

ore 9.00 – Trekking per i sentieri di Lapio a cura di Land of Hirpinia

dalle ore 11.00 – apertura stand enogastronomici

dalle ore 11.00 – visite guidate al centro storico a cura del Prof. Fiorenzo Iannino (Presidente della Pro Loco  di San Mango sul Calore).

ore 19.30 – apertura stand enogastronomici – centro storico

dalle ore 20.00 – banchi d’assaggio Fiano di Avellino DOCG a cura di ONAV Avellino – Palazzo Filangieri

dalle ore 20.00 – mostra ‘Premio Wine Ground Art Prize’ – Palazzo Filangieri

ore 20.30 – Cena di beneficenza con la partecipazione straordinaria della Chef Rosanna Marziale – Palazzo Filangieri

dalle ore 21.00 – Musica Live in 4 postazioni musicali

Come raggiungerci: Dopo aver imboccato l’Uscita Avellino Est, proseguire in direzione dell’Ofantina (Statale 7 Bis)

Per Info e Prenotazioni: tel 3938822789; tel. 3490661438, E-mail fianolovefest@gmail.com

Per Info_Trekking: Tel 3203616149, FbLand_of_Hirpinia, Instagram: @landofhirpinia

UFFICIO STAMPA Roberta Raja

 “Te le do io le bollicine” brinda alla vita

L’evento si svolgerà il 22 luglio al Nabilah

nabilah

Si trova sempre una ragione per brindare”: lo canta Ligabue in una sua canzone e lo conferma una ricerca scientifica condotta dalla Reading University, che ha concluso che bere fino a tre flûte di bollicine a settimana contribuisce al benessere del cuore (riduce l’ipertensione e protegge il sistema cardiovascolare) e influisce sulle funzioni cognitive, contrastando il calo fisiologico della memoria dovuto all’invecchiamento cerebrale, sia normale che anomalo. Tutto merito dei composti fenolici derivanti dalle uve usate per la produzione di champagne e spumanti che hanno una funzione antiossidante e agiscono sui segnali che controllano l’apprendimento, alterando favorevolmente alcune proteine legate alla memorizzazione dei ricordi. Dunque, quale miglior contesto se non un party per brindare alla vita con un buon calice? L’occasione giusta potrebbe essere l’undicesima edizione di “Te le do io le bollicine“, evento che si svolgerà lunedì 22 luglio (a partire dalle ore 19:30) al Nabilah (ubicato in via Spiaggia Romana, 15 – Bacoli).

Piatti d’autore e bollicine: questi i protagonisti della serata che ogni anno viene organizzata dal Nabilah e dall’Associazione Italiana Sommelier (delegazione di Napoli). Ai primi ci penseranno decine di chef di rinomata professionalità, anche stellati (tra questi Luciano Villani di Acquapetra Resort & Spa, Angelo Carannante di Caracol, Lino Scarallo di Palazzo Petrucci, e Marianna Vitale di Sud Ristorante), che cucineranno live. Le bollicine, italiane e non,  saranno degustabili ai banchi d’assaggio. Tante infine le postazioni food con le migliori firme del panorama gastronomico campano e italiano (antipasti, primi, secondi, pizza, panini, ostriche, formaggi e salumi).
Renderà ancora più frizzante la serata l’intrattenimento musicale in puro stile Nabilah.
La collaborazione del Nabilah con l’AIS dura da anni, attraverso questo evento raccontiamo lo stato dell’arte del settore – dichiara Luca Iannuzzi, general manager del club -. Questa sarà un’edizione speciale in quanto il 2019 è un anno d’oro per gli spumanti prodotti in Italia, che ha dimostrato di essere un territorio con una vocazione unica e straordinaria per creare bollicine di eccellenza. Perciò abbiamo strizzato un occhio alle aziende campane ed italiane“.
Te le do io le bollicine è un appuntamento ormai fisso per i sommelier partenopei e non solo”, spiega Tommaso Luongo, delegato Ais di Napoli. “Per questa edizione abbiamo in serbo tante novità e, oltre agli immancabili banchi di degustazione classici, dedicheremo spazio alle bollicine ‘Made in Campania’ e a quelle prodotte da vitigni autoctoni italiani. Inoltre, come di consueto, consegneremo i diplomi ai neo sommelier che si sono diplomati nel corso dell’anno, per concludere in bellezza le attività del 2019 e prepararci a un 2020 altrettanto spumeggiante” conclude.

Per info e biglietti: https://www.facebook.com/events/2105903129532276/

UFFICIO STAMPA 

Maria Consiglia Izzo

# OFF2019 , TUTTI I PARTECIPANTI 

ECCO CHEF, PRODUTTORI E PIZZAIOLI PRESENTI

Castello Medìceo di Ottaviano (Na)– 14 e 15 luglio 2019

Sono 200, tra chef, pizzaioli, pasticcieri, panificatori e produttori, i partecipanti alla quarta edizione dell’ OFF2019 (Ottaviano Food Festival). Ciascuna serata vedrà infatti la presenza di 100 stand che formeranno un vero e proprio itinerario di gusto tra le prelibatezze del Vesuvio.  L’apertura ufficiale è fissata per le ore 20.30 del 14 al Castello Medìceo, quando i 13 ragazzi dell’Associazione Arcobaleno Vesuviano che ha promosso l’evento insieme al loro Presidente, Francesco Carbone, al  Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo e al Sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, taglieranno simbolicamente il nastro. Già dalle 19, ancor prima che gli chef si mettano ai fornelli, sarà però possibile accedere a Palazzo: saranno attive, infatti, le postazioni per ricevere gli accreditati alla masterclass su “Il vino dei territori vulcanici”, alla quale parteciperanno, coordinati dal giornalista Luciano PignataroErnesto La Matta, delegato AIS per i Comuni Vesuviani e Ciro Giordano, Presidente Consorzio Tutela Vini Vesuvio. Dalle 19.30, invece, saranno accolte le autorità accreditate. Oltre 50mila le pietanze che saranno servite nel corso della due giorni del Vesuvio che sarà l’occasione per degustare, tutte insieme e in due giorni di grande festa, le eccellenze vinicole ed agroalimentari del territorio. Interessante anche il programma delle masterclass dedicate innanzitutto ai vini vulcanici ma anche agli abbinamenti di bianchi, rossi e rosati di quest’area con le preparazioni di chef e maestri pizzaioli. Musica live e spettacoli animeranno il percorso che porterà dall’ingresso del Castello fino alle sale superiori e alle stalle: domenica sera si esibiranno i Soul Six mentre lunedì sarà la volta di Domenico Iervolino, il cantautore ottavianese reso famoso da The Voice. Una rassegna che si fonda sul buon cibo e sul divertimento ma che ha due obiettivi prioritari: fare del bene a bambini meno fortunati e all’ambiente. I proventi di una manifestazione interamente plastic free, saranno destinati all’“Associazione SOS Santobono”, a “La Bottega dei Semplici Pensieri” e a “Le Fate di Arianna”: tutte operano, ciascuna con la propria peculiarità, in favore dei piccoli e dei disabili.

I biglietti potranno essere acquistati direttamente alle casse all’ingresso del Castello Medìceo oppure, sin da ora, nei punti di prevendita ufficiali: Centro Nuego (Ottaviano), Ka.Da.Vé (Sant’Anastasia), Pizzeria Fratelli Grassia (San Giuseppe Vesuviano), Mamma Elena (San Giuseppe Vesuviano). E’ inoltre attiva la piattaforma web dell’Associazione SOS Santobono e il servizio online di Consegnam.

Il ticket di ingresso giornaliero all’ OFF2019 che darà diritto ad un’offerta no limits è proposto a 20 euro. Per seguire entrambe le giornate di evento, si potrà usufruire di una scontistica di 10 euro: il biglietto per la due giorni costa infatti 30 euro invece di 40. Un’attenzione particolare è riservata alle famiglie: i bambini pagano solo 10 euro e i più piccoli (fino a un metro e 20 di altezza entrano gratis).

Per raggiungere il castello è stato predisposto un servizio di trasporto gratuito da e per piazza Giovanni XXIII (ex piazza Mercato). Le navette sono state messe a disposizione dall’Ucsa (Ufficio comunale sostenibilità ambientale).

Per scoprire i partecipanti e le modalità clicca qui.

OFF2019

UFFICIO STAMPA 

BC COMMUNICATION 

“GRECO WINE COCKTAIL”, L’EVENTO DEDICATO ALLA MIXOLOGY AL BAROQ ART BISTROT CON IL GRECO DI TUFO DOCG DI CANTINE DI MARZO

Giovedì 11 luglio alle ore 19 aperitivo-cocktail a piazza Vittoria, Napoli

cocktail

La ‘mixology’, l’arte della preparazione di cocktail e drink innovativi con tecniche sempre più raffinate, sarà protagonista dell’evento in programma giovedì 11 luglio alle ore 19.00 al Baroq Art Bistrot, in Piazza Vittoria, 6 a Napoli.

I cocktail, “di Marzo spritz”, il “TUFO 75” ed il “Floridita Anni Venti” saranno preparati con uno dei vini più rinomati ed apprezzati in Campania: il Greco di Tufo docg di Cantine di Marzo.

Il “di Marzo spritz” è un cocktail a base di Greco di Tufo con sciroppo di fiori di sambuco, nocillo, liquore al pino mugo ed altri aromi, il “Floridita”, twist classico , con rum bianco , limone, lime e  sciroppo di orzata, mentre il “TUFO 75” è a base di Anni Venti ed albicocca.

cocktail

Ad accompagnare i cocktail realizzati dal mixologist del Baroq, una selezione di finger food offerti dal Baroq. A seguire la cena degustazione a cura del Baroq che prevede tre proposte culinarie abbinate ai vini cru, fiori all’occhiello di Cantine di Marzo.

Il Greco di Tufo Docg prodotto da Ferrante di Somma è il frutto di un lavoro di ricerca e specializzazione che punta ad esaltare tutte le sfumature del vitigno e, non ultima, la sua versatilità. Infatti, le Cantine di Marzo vantano il primato di aver prodotto il primo Greco di Tufo Spumante DOCG Metodo Classico Brut – Anni Venti. Oltre al Greco di Tufo docg linea classica, l’azienda propone tre cru, prodotti che rispecchiano peculiari caratteristiche di tre siti specifici afferenti alla piccola denominazione Greco di Tufo Docg e che comprende solo 8 paesi.

cocktail

Proprio per esaltare le peculiarità dei tre cru di Greco di Tufo, fiori all’occhiello dell’azienda Cantine di Marzo, a seguire è proposta una cena degustazione (facoltativa e con obbligo di prenotazione) con tre proposte una vegetariana, una di mare e l’altra di terra, pietanze alle quali saranno abbinati i tre cru di Cantine di Marzo: Ortale Cru 2017, Laure Cru 2017, e solo per l’occasione sarà dedicata ai clienti l’apertura di una Magnum 2016 Colle Serrone.

 

Il menu degustazione prevede:

Spumetta di zucchine con salsa allo zafferano, piatto freddo, vegetariano

In abbinamento Ortale 2017

Humburger di ricciola con carote al peperoncino

In abbinamento Laure 2017

Filetto di maiale, in salsa di alici di Cetara e patate con prezzemolo

In abbinamento Colle Serrone Magnum 2016

Le tre proposte gastronomiche all’insegna della tradizione classica napoletana sono state ideate dall’ultimo dei monsu napoletaniAntonio Tubelli e dalla Executive Chef Carmela Sabato

Una liason perfettamente in linea con il concept del Baroq, bistrot e lounge bar, spazio, in cui antico e moderno coesistono e confluiscono nella ricerca delle origini della qualità e del valore della tradizione squisitamente napoletana. Ben s’inserisce, in questo contesto, di arte, cultura gastronomica e non solo, la Cantina Di Marzo, storica cantina di Tufo, patria del Greco di Tufo docg, diretta da Ferrante di Somma, da sempre impegnato nella ricerca delle origini di uno dei vitigni più affascinanti del panorama viticolo campano. Infatti, l’azienda è riconosciuta all’unanimità come simbolo di eccellenza da winelovers e tecnici del settore per la produzione di Greco di Tufo Docg.

Una serata che vuole coniugare la gastronomia ed il buon bere con l’arte e gli esclusivi quadri figli del Barocco napoletano, tra le mura dell’antico Palazzo De Majo, fregiate dalla pietra lavica e il tufo giallo, ennesimo punto d’incontro tra questi due mondi che collimano in nome del buon bere.

UFFICIO STAMPA 

ROBERTO RAJA

franciacortaPalazzo Petrucci è stata la location di gran classe che ha ospitato il Festival itinerante del Franciacorta a Napoli. Un evento che ha chiamato a raccolta 31 aziende e oltre 60 etichette per accogliere wine lovers e appassionati, sempre più curiosi e desiderosi di conoscere e approfondire il gusto del Franciacorta, declinato nelle sue diverse tipologie.  

L’idea di organizzare Festival itineranti per presentare il meglio del Franciacorta su diverse piazze italiane viene dal duro lavoro di squadra magistralmente coordinato da un Consorzio tra i più efficaci in Italia, nato il 5 marzo del 1990 a Corte Franca che oggi conta 116 associati, con lo scopo di garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione del vino 

<<Per la Franciacorta un ritorno a Napoli dove avevamo organizzato un evento analogo nel 2014, e ne siamo molto soddisfatti. Un territorio, quello del Sud, dove le nostre bollicine riscuotono un grande successo soprattutto nell’alta ristorazione – ha commentato Silvano Brescianini presidente del Consorzio di Franciacorta – i produttori trovano riscontro sui mercati e questo è un obiettivo importante>>. 

Inoltre, il presidente ha tenuto a precisare che <<Con 2/3 dei vigneti del territorio a conduzione biologica, la Franciacorta è una delle prime Denominazione a livello internazionale per quota di viticoltura bio e questa tendenza è in continuo aumento, di pari passo alla sensibilità dei produttori verso questo tema>>: un concetto che sottolinea come la produzione del vino lombardo sia spinta da un forte senso etico.  

La kermesse partenopea si è svolta con pranzo e degustazione per la stampa nella prima fase e, a seguire, la “Franciacorta Experience” durante la quale il grande pubblico ha potuto gustare l’eccellenza di Franciacorta in abbinamento alla cucina di Palazzo Petrucci e alle pizze di Giuseppe Pignalosa. La cucina di Palazzo Petrucci ha accompagnato il percorso di degustazione con dei piatti in perfetta armonia con lo stile ricercato dell’evento proponendo ad esempio una sofisticata quenelle di patata all’extravergine con perlage di tartufo.  E per un abbinamento più “popolare” con le pizze della tradizione napoletana: una margherita e una pizza Nerano.  

Il format proposto ha infatti avuto l’obiettivo di coinvolgere e trasmettere al pubblico di consumatori la versatilità di Franciacorta, creando il binomio perfetto con la gastronomia campana in un contesto glamour. Così le varianti del vino più famoso d’Italia, dal bianco al rosé al satèn,  hanno ulteriormente confermato di essere i compagni ideali per brindisi importanti ma anche per quelli più ordinari.  

La vista mare, il Vesuvio sullo sfondo, Palazzo Petrucci con la sua cucina sembrano quindi aver creato il giusto connubio con il “nettare di bacco” più celebre d’Italia.

Marika Manna

Per celebrare “Sannio Falanghina”, Capitale europea del Vino 2019, è stato istituito un premio speciale per le migliori Falanghine.

vinoLa Città di Benevento ospita la premiazione della XVIII Concorso Enologico Internazionale Città del Vino (International Wine City Challenge 2019).

Nel corso della cerimonia – in programma oggi, lunedì 24 giugno alle ore 11, presso la Rocca dei Rettori, sede della Provincia di Benevento – sarà assegnato anche un premio speciale per le migliori Falanghine sannite, istituito per celebrare “Sannio Falanghina”, Capitale europea del Vino 2019.

Il concorso enologico delle Città del Vino ha una caratteristica esclusiva: i premi sono destinati allazienda vitivinicola e al sindaco del relativo Comune, a confermare ancora una volta il forte legame che esiste tra vino e territorio. Il concorso itinerante, nato nel 2000, si propone di valorizzare ogni anno una diversa destinazione enoturistica.

L’Associazione Città del Vino ha voluto premiare anche quei vini che si sono distinti nell’ambito dei riconoscimenti speciali: premio “La Selezione del Sindaco” ai migliori vini delle aziende cooperative; premio “Forum Spumanti” del Comune di Valdobbiadene ai migliori spumanti Metodo Classico e Metodo Martinotti; premio “Mondo Merlot del Comune di Aldeno (Trento)premio “Sannio Falanghina – Città europea del Vino 2019.
È siciliano il miglior vino del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino, che si è svolto a Frascati dal 30 maggio al 2 giugno: lo Zhara Passito 2017 IGP Terre Siciliane dell’Azienda Principe di Corleone di Monreale (Palermo), che ha ottenuto 94/100. Condivide il primato con un vino liquoroso portoghese: il Moscatel Roxo Superior 2010 di Casa Ermelinda Freitas di Setúbal, sempre con 94/100.

Da record i numeri del concorso: 1.250 vini iscritti, provenienti da circa 500 aziende italiane e straniere. In questa edizione non sono state assegnate Medaglie d’Argento, a dimostrazione della qualità dei vini in concorso. Marsala è la città che ottiene più premi in assoluto: 11 medaglie (10 oro, 1 gran oro).

Alla premiazione, tra gli altri, parteciperanno anche il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, il presidente della Provincia di Benevento, Antonio Di Maria, il presidente dell’Associazione nazionale Città del Vino, Floriano Zambon, ed il presidente dell’Associazione Città del Bio, Antonio FerrentinoTra gli invitati, anche il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, i parlamentari ed i sindaci delle Città del Vino coinvolti nel progetto Sannio Falanghina.

PREMIO SPECIALE “SANNIO FALANGHINA – CITTÀ EUROPEA DEL VINO 2019”

Gran Medaglia d’Oro 

Castelle Az. Agr. di Sagnella Maria Pina, Passito di Falanghina 2014 Beneventano IGP  Castelvenere

 

Medaglia d’Oro 

Azienda Il Poggio, Falanghina del Sannio 2018 Torrecuso

Castelle Az. Agr. di Sagnella Maria Pina:Falanghina del Sannio 2018 e Kydonia 2016 Falanghina del Sannio DOP Vendemmia Tardiva Castelvenere

Rossovermiglio Az. Agr. Verlingieri P., Centogiorni 2017 Falanghina del Sannio Passito Dop  Paduli 

Fattoria Ciabrelli, Alexia 2017 Falanghina del Sannio DOP – Castelvenere 

La GuardienseSenete 2018 Falanghina del Sannio Dop  Guardia Sanframondi 

Terre Stregate di Iacobucci CarloSvelato 2018 Falanghina del Sannio DOP  Guardia Sanframondi 

Masseria Vigne VecchieSecutor 2018 Falanghina del Sannio  Solopaca 

Azienda Agricola De Fortuna, 4 Moggi 2018 Falanghina del Sannio DOP – Frasso Telesino 

Az. Agr. Fontanavecchia di Libero Rillo, Taburno Falanghina del Sannio 2018  Torrecuso

 

Medaglia d’Argento 

Cantina di Solopaca Soc. Coop.Falanghina del Sannio VSQ Brut 2018  Solopaca 

Cantina del Taburno del C.A.P di Benevento,Falanghina del Sannio 2018 Taburno  Foglianise 

La Fortezza Soc. Agr., Taburno Falanghina del Sannio 2018  Torrecuso

Torre del Pagus di Rapuano Giovanni, Macére 2018 Taburno Falanghina del Sannio DOP  Paupisi

Azienda Agricola Meoli, Krai Falanghina del Sannio DOP 2018 – Dugenta 

Sebastianelli Silvio, Falanghina del Sannio 2018 Guardia Sanframondi

Cantine Fontana delle Selve, Falanghina del Sannio 2018  Castelvenere 

Bicu de Fremundi di Colangelo Alfonso, Limata Falanghina del Sannio DOP 2018 – Guardia Sanframondi Vinicola del Sannio, Natadivina Falanghina del Sannio DOP 2018  Benevento 

Terre d’Aglianico, Ebe Taburno Falanghina del Sannio DOP 2018 – Torrecuso 

Az. Agr. Osvaldo Petrucciano, Il Bianco della Badessa Falanghina del Sannio DOP 2017 – Benevento 

Cantine Iannella Antonio, Taburno Falanghina del Sannio 2018 Euforia Falanghina del Sannio Spumante Extra Dry DOP 2018 – Torrecuso 

Az. Agr. Pietrefitte, Taburno Falanghina del Sannio 2018  Torrecuso

Rossovermiglio dell’Az. Agricola Verlingieri PierantonioFrenesìa Falanghina del Sannio DOPSpumante Falanghina del Sannio DOP 2017 – Paduli

Az. Agricola Grillo Mariamichela, Falanghina del Sannio DOP 2017  Castelvenere 

Soc. Agricola Santimartini, Ciesco della Mirella Falanghina del Sannio DOP 2018 – Solopaca 

Az. Agr. Serra degli Ilici di Michele Sauchella,Falanghina del Sannio 2018 Taburno – Vitulano 

Azienda Agricola ScompiglioFalanghina del Sannio DOP 2017  Castelvenere.

 LA PRIMA MEDAGLIA D’ORO

La prima Medaglia d’Oro in assoluto è per un vino bianco: assegnata ad un’azienda portoghese, Apoio Produtores Vinho Verde con il vinOpção Azal 2018 DOC Vinhos Verdes, che ha ottenuto 91.20/100. Segue, con analogo punteggio, l’Azienda Terzoni Claudio Società Agricola S.S. La Conchiglia di Vernasca (Piacenza) con Sensazioni d’Inverno le Virtù del Poggio 2014 Passito DOC Colli Piacentini Malvasia di Candia.

 IL MIGLIOR VINO ROSSO

Miglior vino rosso è un grande vitigno autoctono del sud, il Tintilia del Molise DOC 2015 Herero.16 della omonima azienda Herero di Campobasso, mentre il miglior vino bianco italiano è il Nassa Doc Sicilia 2018 della Società Agricola Pacos Vini Cantina Ramaddini di Pachino (Siracusa).

 GLI SPUMANTI PIÙ IN ALTO

Il miglior spumante bianco è il Prosecco Conegliano Valdobbiadene DOCG Extra Dry “De Toni” 2018 Azienda Lorenzon di Ponte di Piave (Treviso). Il miglior rosso con le bollicine è il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Amabile DOP 2018 di Corte Manzini (Castelvetro di Modena, Modena). Il miglior rosé spumante viene dalla Germania e, in particolare, dall’Azienda St. Laurentius Sekt: è lo Spätburgunder Rosé Brut Cuvée Nadine 2016.

 IL ROSATO PIÙ AMATO  

Il miglior rosato fermo è il Rosé Valle d’Aosta 2018 dell’Azienda Agricola Le Grain di Claudio Berthod, con sede a Saint Pierre (Aosta)Il miglior vino di MondoMerlot è dell’Agraria Riva del Garda che ha presentato il Créa 2015 Trentino DOC (Gran Medaglia d’Oro).

 TANTI I VITIGNI AUTOCTONI 

I vitigni autoctoni più rappresentati: per i bianchi, glera, moscati, malvasie, albarola, cannellino, trebbiano, nosiola, greco, vermentino, minutolo, fiano, grillo, incrocio manzoni, falanghina; per i rossi, sangiovese, nebbiolo, negramaro, primitivo, montepulciano, gaglioppo, aglianico, lambruschi, barbera, raboso, camaiola del Sannio beneventano, lagrein, cagnulari, merlot, pinot nero, sirah. Tra i rossi, da segnalare la grande novità della camaiola, vitigno del Sannio.

 LE REGIONI D’ORO

Le Regioni d’oro sono Veneto, Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana. La regione italiana più rappresentata è il Veneto con 268 vini; segue la Campania con 131, sospinta da molti vini a base di falanghina, in considerazione della Città europea del Vino 2019 che è, appunto, rappresentata dai Comuni del distretto Sannio Falanghina. La Campania totalizza 30 Medaglie dOro, poco meno del 30% dei vini presentati. Unottima media.

 LA SORPRESA DELLA CAMAIOLA

A proposito di Sannio, oltre ai tanti vini bianchi premiati, a base falanghina, insieme ai rossi a base di aglianico, va sottolineato il successo della camaiola, vitigno a bacca rossa autoctono, conosciuto come barbera del Sannio, che sta sempre più acquisendo importanza. Lo testimoniano le 2 Medaglie d’Oro assegnate alla camaiola 2017 dell’Azienda Agricola Simone Giacomo e alla barbera del Sannio DOP 2017 dell’Azienda Agricola Castelle di Maria Pina Sagnella, entrambe di Castelvenere.

 I GRANDI VINI DELLE COOP

Il nome “La Selezione del Sindaco” indentifica un premio speciale, assegnato ai migliori vini delle aziende cooperative: la Cooperativa Frentana di Rocca San Giovanni (Chieti) riceve il premio per il miglior vino da vitigno autoctono con il rosso “Panarda” 2014 Montepulciano d’Abruzzo Riserva DOC. La Cooperativa Agicola St. Isidro Pegões di Setúbal vince il premio per la coop che ha ottenuto il maggior numero di vini premiati e l’altra coop portoghese Adega de Palmela, con il Moscatel de Setúbal 10 Anos, vino liquoroso, il premio “La Selezione del Sindaco” al miglior vino in assoluto di azienda cooperativa.

Il premio BioDiVino, assegnato a cura dell’Associazione nazionale Città del Vino, ha conferito complessivamente 24 Medaglie d’Oro e 52 Medaglie d’Argento.

Infine, il Forum Spumanti del Comune di Valdobbiadene premia il Migliore Spumante Metodo Classico(Medaglia d’Oro 88.60) della Società Agricola Fratelli Biagi di Colonnella (Teramo), che ha presentato il “Martina Biagi” 2014 Spumante Brut Metodo Classico IGT Abruzzo, ed il Miglior Spumante Metodo Martinotti (91/100), sempre Medaglia d’Oro, dell’Azienda Lorenzon s.r.l. di Ponte di Piave (Treviso), che ha presentato “De Toni” Prosecco Spumante Conegliano Valdobbiadene DOCG Extra Dry 2018.


Ufficio Stampa
Antonello De Nicola

C’era una volta a Solofra, nel cuore dell’Irpinia, un vecchio casale di caccia abbandonato. Un luogo fiabesco in pietra che ha conquistato Michele Punzo, il quale con lungimiranza lo ha trasformato nel “The Tales Pub”, il pub delle favole appunto.

Meta gastronomica per tutti gli intenditori di ottima carne, birra artigianale, panini gourmet e piatti della tradizione campana, il The Tales è molto più di un pub: un luogo in cui, più che piatti, si vendono vere e proprie esperienze di gusto esaltate dalla qualità e ricercatezza degli ingredienti esclusivamente locali.

Punto di ritrovo di famiglie e amici, il The Tales <<non è propriamente un pub>> ci dice il patron Michele <<perché, oltre ai panini, uno dei punti forti del nostro menù è la carne alla brace, di alta qualità e ricercata tra le migliori al mondo>>.

pub

 

Principali ingredienti dei piatti, infatti, sono la genuinità e la qualità dei prodotti sottoposti a una selezione più che severa e tutti lavorati nella cucina da esperti cuochi. Michele Punzo punta tutto sul gusto utilizzando eccellenze unicamente dell’Irpinia come la cipolla ramata di Montoro, il caciocavallo podolico, gli ortaggi di Gaetano, uno dei contadini di paese che ogni mattina porta verdure fresche e di stagione al locale.

 

frittura

 

Chi passa in questo fairy place non può non provare le piccole perle del menu: le polpette, un must disponibile in tantissime varianti: di mallone, di broccoli e salsiccia, di melanzana, classica. Ad accompagnare una cucina di eccellenza, le birre artigianali altrettanto degne di essere annoverate tra le prelibatezze del pub. Tra le best sicuramente la Maes Pils belga, le due bulldog, sia la Lager che la Ale, la Beamish Staut e la birra del mese: <<ogni mese proponiamo una birra artigianale, selezionata tra le migliori sul mercato. Questo è il mese della Hopus, una 8.3°, una doppio malto chiara ottima da abbinare alla brace>> – spiega Michele Punzo.

pub

Alla domanda cosa consiglierebbe di provare ad un nuovo cliente, Michele non ha dubbi e risponde <<sicuramente la brace, una “marchigiana” la cui carne è tenera, di ottimo sapore, dall’elevato contenuto proteico e dai bassi livelli di colesterolo. È molto magra rispetto ad altre carni e contiene una percentuale minore di acidi grassi saturi>> a cui certamente abbinerebbe <<una Maes belga, con gradazione bassa di 5.2 %, una pils dorata, al gusto di frutta dal sapore puro e leggero con un piccolo tasto d’amarezza>>.

Il The Tales Pub, il pub che racconta storie, quelle buone, offrendo garanzia di qualità e affidabilità dei prodotti che risulta essere il valore aggiunto che fa la differenza in un luogo in cui l’atmosfera familiare e incantata, unità all’esperienza magistrale di Michele Punzo, mette tutti d’accordo, anche Biancaneve e la strega!

Marika Manna 

DOPO IL SUCCESSO DELLA FESTA DELLA CILIEGIA, GRAGNANO ENOGASTRONOMICA CONTINUA CON “GRAGNANO DA BERE” 

Sabato 22 e domenica 23 giugno, a Piazza Marconi e Via Marianna Spagnuolo, “Gragnano da Bere”, una due giorni focalizzata sul Gragnano con degustazioni di vino accompagnato da assaggi di pasta e tante altre specialità enogastronomiche del territorio

 gragnano enogastronomica«Abbiamo dato il via a Gragnano Enogastronomica, iniziativa fortemente voluta dall’amministrazione comunale, con la Festa della Ciliegia ed è già tutto pronto per il prossimo weekend dedicato ad un’altra specialità del territorio: il vino di Gragnano, vino di semplice beva ma affascinante e capace di raccontare una storia ed un terroir fantastico», queste le parole del Sindaco di Gragnano Paolo Cimmino.

Sabato dalle ore 18 alle ore 20 si terrà il convegno: “Vivere vis sanus, Graniani pocula bibe”, presso il Chiostro Sant’Agostino (nei pressi di Piazza San Leone, Gragnano). Interverranno ospiti illustri: il Sindaco Comune di Gragnano Dott. Paolo Cimmino, il Presidente Nazionale “Fondazione Italiana Sommelier” Franco Maria Ricci, il Docente Fondazione Italiana Sommelier Paolo Lauciani, il Docente Fondazione Italiana Sommelier Luciano Mallozzi, il Dirigente Scolastico Maria Masella, il Wine maker Vincenzo Mercurio, il Presidente Fondazione Italiana Sommelier per la Campania Veronica Iannone. A moderare, la giornalista Marianna Ferri.

A seguire show cooking di Davide Civitiello, Ambasciatore della Pizza Napoletana nel Mondo,  di Rossopomodoro con la pizza fritta: ben due gusti, quello classico (ricotta e cicoli); ed un secondo con pepe, pomodoro e basilico.

La partecipazione è su accredito e vedrà il coinvolgimento di giornalisti di settore, produttori, buyers italiani ed esteri oltre alla gradita presenza dei cittadini. A seguire “Incontri DiVini” condotto da Gianni Simioli ed esibizione della Sassinfunky Street Band.

Domenica sono previsti due seminari: il primo dalle ore 16 “Facciamo la storia del Vino” nel Chiostro Sant’Agostino (nei pressi di Piazza San Leone, Gragnano), per 100 bambini delle scuole elementari di Gragnano. A condurre la Presidente Fondazione Italiana Sommelier per la Campania Veronica Iannone ed il docente Fondazione Italiana Sommelier Luciano Mallozzi. Il secondo dalle ore 19 “Il seducente piacere della semplicità” condotto dalla Presidente Fondazione Italiana Sommelier per la Campania Veronica Iannone ed il Docente Fondazione Italiana Sommelier Paolo Lauciani, nel Chiostro Sant’Agostino (nei pressi di Piazza San Leone, Gragnano), per 80 persone, previa registrazione. A seguire Gragnano accoglierà Teresa Iorio, Pluricampionessa del Mondo  nel 2015 per la Pizza Napoletana SGT e nel 2017 per la Pizza Fritta. In degustazione, durante il suo show cooking, la Femmena e Fritta. Canti e balli popolari ed artisti di strada renderanno unica e suggestiva la serata.

Dalle ore 19,30 spettacolo “Bianche Presenze”, bianche farfalle, eteree, eleganti, accompagnate da angeli bianchi in frac trasformano la città in un luogo magico, lontano dal tempo. Figure che danzano, volano, stupiscono e attraverso piccola pirotecnica renderanno le strade un posto surreale. Dalle ore 22 Ciccio Merolla in concerto.

Tanti anche i produttori che saranno presenti nel fine settimana nel Chiostro: Sigaro Toscano, Amaro Del Rosso, Terre Pompeiane, Brown Spirits Distilleria Italiana Dal 1969, Antiche Fattorie Templari.

Dalle ore 20,30, sabato e domenica, a Piazza Marconi e via Marianna Spagnuolo degustazioni di vino accompagnate da assaggi di pasta e tante altre specialità enogastronomiche del territorio grazie alla collaborazione con l’Associazione “Tra cielo e mare” della dott.ssa, psicologa, sommelier ed esperta di food & beverage, Alfonsina Longobardi.

L’evento vedrà, inoltre, la partecipazione di: Filippo Cascone del panificio Cascone, Angri; Alfonso Scarica di Casa Scarica Cooking Class, Gragnano;Massimiliano Malafronte panificio Malafronte, Gragnano; Pastificio Faella, Gragnano; O’ Presidente, Gragnano. E tanti altri ancora.

Aziende vinicole partecipanti: Mariano Sabatino, Poggio delle Baccanti, Vinicola La Mura, Cantine Balestrieri, Cantine Federiciane, Salvatore Martusciello.

 

Ufficio Stampa Allegra Ammirati 

coceNasce da qualche mese a San Sebastiano al Vesuvio, alle falde del grande vulcano, una struttura elegante e dall’interessante design, con spazi distinti che accolgono Ristorante-Pizzeria-Coctelleria e Tapas bar:  COCE La fucina del vulcano. 

La leggenda racconta che il dio Vulcano, nella sua fucina, forgiasse armi per gli dei e per gli eroi.
COCE nella sua fucina, forgia sapori nuovi, per difendere il valore del territorio e creare piatti leggendari. In questo impegnativo progetto ai fuochi sono impegnati gli chef Antonio Borriello e Fabio Ometo che utilizzano i loro ingredienti preferiti, ovvero passione per il territorio campano, creatività, correttezza, etica e solidarietà.

La loro è una cucina che sceglie di custodire la memoria della cultura e delle origini partenopee e di nutrire, privilegiando materie prime sane, nel rispetto del lento scorrere delle stagioni. Una cucina anche in grado di innovare, creando grandi piatti adatti alla vita dei nostri giorni. Inoltre al COCE, la grande selezione di carni da tagli pregiati, terrà viva la fucina i fuochi dello spazio braceria. Per il piacere dei migliori abbinamenti, un’ampia selezione di vini nazionale ed internazionali completa l’armonia della proposta ristorativa del COCE.

E con l’estate gli chef Borriello e Ometo forgeranno sapori ed emozioni.

 

Di seguito i loro piatti….

Degustazione di Tartare

Tartare di Tonno rosso con cremoso di peperoncini verdi di fiume, Tartare di Gambero viola con emulsione al passion fruit

Tartare di Ricciola con salsa di peperoni arrosto

 

Il Crudo Imperiale

Tartare di Tonno rosso, Tartare di Gambero viola, Tartare di Ricciola, Scampi, Gamberoni, Julienne  di Calamari

Carpaccio di Pescato, Ostriche e Tartufi

 

pesce servito crudo, come da regolamenti vigenti, viene abbattuto a-24° per 24ore.

 

Baccalà Morro Grimsey

In tempura di ceci e finocchietto su salsa alla Puttanesca

 

Alici con crema di bufala

Ai sentori della costiera con salsa di zucchine alla scapece

 

 

Vedi Napoli e poi…

Sformatino di zucchine, scamorza, pomodorini,

grana e salsa al basilico

Piccolo gattoncino di patata Ricciona napoletana con salsa al provolone del monaco

Millefoglie Caprese con Bufala Aversana e pomodori di Sorrento

 

PRIMI

La Zuppa di Pesce XXL

Scorfano, Gallinella, Triglia, Scampo, Mazzancolle e Tartufi

 

Non chiamatemi Raviolo….

Bottoncini farciti ricotta e limone di Sorrento con crema di zucchine, gambero rosso, burrata e olio limonato

Le Bavette Gragnanesi

con Cannelli paesani ed emulsione di ricci di mare

 

Le Fettuccelle di grano duro

Astice e pomodorini del piennolo

 

Il Risotto

con crema di papaccelle, salsiccia di maialino,

olive nere e finocchietto

 

Lo Spaghettone

Cacio, Pepe e Piennolo

 

SECONDI

Il nostro Pescato

secondo disponibilità del mercato

Per le preparazioni di pesci e crostacei lo Chef consiglia: Guazzetto, Agrumi, Scottato, Crosta di sale, al Vapore, cartoccio, gratinato

 

 

Calamari Triglie e Gamberi

Fritti con cipolla stufata al vino rosso e arancia candita

 

DESSERT

Mezza Sfera fondente con cuore di cassata

Il Babà Napoletano cuore di bufala e frutti di bosco

Cremoso ai tre cioccolati

Tartelletta alle fragoline con crema al passito polvere di cocco e menta

Bouquet di frutti di stagione

 

PER INFO E PRENOTAZIONI:

COCE

Piazzale della Repubblica N.5

San Sebastiano al Vesuvio NAPOLI

TEL. 081 1819 5206

 

Wine-food communication and images

Angela Merolla

Golfo Beer Festival : La birra protagonista nei giorni 21, 22 e 23 giugno 2019

 

golfo beer festivalReduce dal grande successo dello scorso anno, il Golfo Beer Festival è pronto a ritornare nel bellissimo centro storico di Policastro Bussentino, in provincia di Salerno.

La kermesse, che si svolgerà a settembre, mette al centro la birra e le sue caratteristiche qualitative e allo stesso tempo vuole lanciare un forte messaggio: bere in maniera responsabile per evitare i problemi legati all’abuso scorretto di alcol.

In attesa di conoscere nei prossimi mesi i dettagli della manifestazione, Policastro, dal 21 al 23 giugno, ospiterà una ricca anteprima che offrirà al pubblico un assaggio dell’evento ideato ed organizzato da Davide Mega con il patrocinio del Comune di Santa Marina e il supporto di tante attività commerciali del Golfo di Policastro.

Una tre giorni in cui Piazza Duomo si trasformerà in un vero e proprio palcoscenico per stand gastronomici, prodotti di eccellenza, artisti di strada, giovani cantanti emergenti e spettacoli tradizionali e culturali.

Oltre alla tanta birra, si potranno degustare diverse specialità come wurstel e crauti, caciocavallo impiccato, pizza fritta cilentana, ciauredda, salsiccia, stinco di maiale, patatine fritte e dolci fatti a mano.

Novità di quest’anno è “l’angolo delle eccellenze”, cioè uno spazio dedicato alle aziende della Campania che si contraddistinguono per l’elevata qualità dei loro prodotti.

golfo beer festivalAd aprire le tre serate, ci sarà il cantautore di Scario Lorenzo Florio e il suo gruppo “I Naviganti” costituito esclusivamente da ragazzi della zona. Il 21 giugno si riscopriranno le origini attraverso pizziche, tarantelle, tammurriate, polke e serenate del gruppo musicale popolare “Kiepò”.

Il 22, invece, approderà sul palco, Michele Roscica, l’uomo orchestra partenopeo capace di suonare 12 strumenti contemporaneamente.

Infine, il 23 si esibirà il vincitore della III edizione del “Cantabimbo” a cui seguirà il concerto del gruppo di musica etnico-popolare “I Bottari e i Briganti degli Alburni”.  La conduzione delle tre serate, con inizio alle ore 20.30, sarà affidata alla giornalista Katia Santillo.  “ Con il Golfo Beer Festival voglio unire più persone possibili, soprattutto i giovani di oggi e allo stesso tempo far conoscere e rivivere il nostro caratteristico centro storico, tra il fascino dei vicoli romani ed il suggestivo Duomo. Abbiamo bisogno di conoscere il nostro territorio a 360 gradi ed eventi simili contribuiscono a farlo.

Grazie a chi ci ha ripagato del nostro impegno, venendo lo scorso anno e speriamo di fare di più quest’anno. Perciò, vi aspettiamo tutti!” dichiara Davide Mega, organizzatore dell’evento.

 

Vincenza Alessio

Ufficio Stampa “Golfo Beer Festival”

 

Sembrerebbe improbabile coniugare il cibo di qualità e un locale frequentato dal “popolo della notte”. Improbabile, non impossibile. È “bastato” per riuscire nell’intento, infatti, organizzare una cena stellata a quattro mani al “Post – Aperitif Club” di Coroglio, a Napoli a ridosso di Capo Possilipo.

Se Chris Martin cantava in una celebre canzone dei Coldplay alla donna amata  “sei un cielo pieno di stelle perché illumini il mio cammino”,  due sono gli chef che hanno illuminato la serata dell’evento “A table full of Stars”, organizzato da “Che Gusto!”: Roberto Auricchio la cui esperienza lavorativa si è matura al fianco di numerosi chef detentori di stelle Michelin e Luigi Salomone che, guidando “Piazzetta Milù” dal 2015 al 2018, ha guadagnato la sua prima stella Michelin.

Un evento questo che ha inteso dimostrare come cucina di qualità e musica da discoteca possano legarsi perfettamente e diventare un habitus condivisibile dai più.

qualitàIl Post si è rivelato essere il luogo perfetto per questo “tavolo pieno di stelle”  e si è confermato un esempio virtuoso di come il triangolo buona cucina-discoteca-bar sia una fusione positiva che può essere una valida alternativa per rilassarsi, bere cocktail di qualità, mangiar bene e chiacchierare con gli amici davanti al lungomare di Posillipo, con sottofondo di musica live.

La cena a quattro mani ha previsto che i due chef si alternassero nella realizzazione dei piatti, dai toni fusion, che sapientemente realizzati hanno convito tutti i presenti alla serata. Ad attendere gli ospiti, un aperitivo finger di benvenuto, gustato rigorosamente in piedi come da format del locale, con più “portate”: dal branzino teriyaki con pesca e burrata dello chef Salomone, al polpo con cocco e lime di Auricchio, passando all’ostrica alla vodka, pomodoro e anguria di Salomone, al tonno e fresella di Auricchio per finire con del salmone condito con panna acida, melone, gin e mandorle a opera di Salomone e con Fish&Chips di Auricchio.

Al tavolo, il proseguimento della cena stellata. L’antipasto, a opera dello chef stellato Luigi Salomone, concepito come un cocktail a base di gamberi, fragole e puntarelle ha anticipato la sua pasta e piselli rivisitata con latte affumicato, seppie e alghe. Esempi di come tradizione e sperimentazione siano sempre un’accoppiata vincente se saggiamente combinate.

qualitàLo chef Salomone ha poi lasciato “i ferri del mestiere” al suo collega e amico Luigi Auricchio che per gli ospiti ha proposto secondo e dessert. Da una parte, la tradizione napoletana ha sposato la cucina esotica con del pesce spigola condito con scarola, yogurt di bufala e tè nero; dall’altra, l’anima del cocktail bar è venuta fuori grazie alla mojito cheesecake, un dolce al cucchiaio con sentori di alcool e menta.

Educare le persone a questo genere di scelte o anche solo invitare a provare non è cosa semplice, dal momento che la presenza di stelle Michelin fa pensare a costi esorbitanti. Ebbene, gli organizzatori hanno tentato, riuscendo, di dar prova del contrario: si può infatti mangiare dell’ottimo cibo in una location “easy peasy”  a prezzi contenuti. E “A table full of stars” ne è prova certa.

 

Marika Manna

malafemmenaAl civico 5, nei pressi della fontana monumentale di Piazza Umberto I, nel cuore del comune di Monteforte Irpino, nell’Avellinese, l’osteria ‘A Malafemmena propone ai suoi ospiti le specialità della cucina napoletana, che ogni giorno la chef Lia Maglione porta in tavola con soddisfazione.

Napoletana Doc, con un’esperienza decennale nella ristorazione alimentata da una passione per la cucina “lunga generazioni”, Lia prepara i piatti “antichi” della tradizione culinaria partenopea, quelli ricchi di sapori ma anche di storia come la pasta e fagioli e le alici fritte che cucina tutti i venerdì sera, volendo riprendere un’usanza tipica della sua terra d’origine.

Per non parlare degli spaghetti con alici e noci, un primo piatto antichissimo che solitamente veniva consumato durante la cena della vigilia di Natale da chi non era abbastanza ricco da potersi permettere di comprare pesce fresco, in particolare le vongole che venivano, così, egregiamente sostituite con ingredienti poveri ma piacevolissimi al gusto.

E la melanzana “a’ pullastiell”, indorata e fritta, poi farcita con provola e prosciutto cotto prima di essere di nuovo infarinata, passata nell’uovo con sale e parmigiano reggiano grattugiato e fritta ancora; insomma il più ricco e goloso tra gli antipasti di terra che la chef dell’osteria consiglia di gustare in abbinamento ad un buon Aglianico della casa o con il Taurasi Rubino Stellato Riserva dell’azienda vinicola “I Due Principati”.

La parola d’ordine a casa Maglione è una sola: ospitalità con la “o” maiuscola. “Chi viene a mangiare alla mia osteria, entra come cliente ed esce come a malafemmenaamico” – con queste parole descrive i suoi ospiti la padrona di casa.Lia Maglione non è semplicemente la chef dell’osteria ‘A Malafemmena ;  lei è soprattutto l’oste che accoglie i suoi commensali con cordialità, che quando le viene richiesto concede volentieri e con entusiasmo le sue ricette perché la sua più grande soddisfazione è far rivivere i sapori e i profumi della tradizione napoletana, appagando i palati di chi ne è alla costante ricerca.

“La migliore Genovese mai mangiata in assoluto, da un sapore dolce e con un profumo inconfondibile ”, così viene definito il piatto della casa, quello più richiesto, che la chef prepara utilizzando solo la cipolla ramata di Montoro, un altro ingrediente tradizionale dal gusto antico, che non può mai mancare nella cucina dell’osteria ‘A Malafemmena , insieme a tutti i prodotti acquistati nelle botteghe locali, dalla carne al pesce fresco, alla frutta e verdura.

La zuppa di verza, che dice Lia “deve essere bella tirata”, con cotechino, peperoncino e finocchietto “per rinfrescare e addolcire la piccantezza della spezia rossa”, rappresenta il giusto connubio tra tradizione e sperimentazione che la chef definisce “non troppo sofisticata”, preferendo dare ai suoi piatti un sapore forte, deciso.

Non a caso, alla domanda: “Se dovesse paragonare i suoi piatti ad un personaggio che ha fatto la storia della tradizione napoletana, quale sceglierebbe?” – Lia Maglione risponde senza alcuna esitazione  –  “Sophia Loren, perché è una donna forte e decisa proprio come la mia cucina.”

GRECO DI TUFO, ORO D’IRPINIA 

Greco-di-TufoIl prossimo 14 Giugno 2019, ore 17.30, la ProLoco Planca, membro di Città del Vino, Pres. Pasquale Cecere, presenterà la seconda edizione di GRECO DI TUFO , ORO d’IRPINIA” , presso i propri locali del Comune di Chianche (AV), via Roma 54,  evento dedicato alla valorizzazione, promozione e comunicazione del Greco di Tufo DOCG e delle eccellenze del suo territorio, circoscritto, da disciplinare, ai Comuni di: Montefusco, Petruro Irpino, Santa Paolina, Chianche, Torrioni, Altavilla Irpina, Prata Principato Ultra e Tufo, da cui il vitigno prende il nome. Doc dal 1970 e DOCG nel 2003, dal bel giallo paglierino intenso fino al dorato, armonioso, particolarmente sapido, con caratteristiche note ammandorlate, il Greco di Tufo è un vino talmente prezioso ed elegante in colore, profumi e finezza, da conquistare, già nell’antichità, come riportato da Virgilio, Catone, Columella e Marrone, i banchetti più esclusivi ed i palati più esigenti! Plinio il Vecchio scrisse addirittura che “in verità, il vino Greco era così pregiato, che nei banchetti veniva versato solo una volta”!

L’evento, pensato in maniera itinerante, ogni anno, a rotazione tra gli otto Comuni interessati, segue il solco definito giuridicamente dal Testo Unico 238/16 che ha riconosciuto vino, vite e territori vinicoli come “patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e culturale (art.1)”, un vero e proprio manifesto politico, che eleva vino, vite e territorio a patrimonio culturale italiano.
Nell’occasione, sarà presentato “Strada dei vigneti del Greco di Tufo DOCG”, un progetto promosso dalla Pro Loco Planca, con l’ausilio del dott. Teobaldo Acone, Ambasciatore dell’Associazione Nazionale Città del Vino ed in collaborazione con la Giornalista d.ssa Carmen Guerriero, che modererà l’incontro.
Nel segno delle linee guida tracciate dall’Associazione Nazionale Città del Vino, ove la tutela della qualità dei prodotti (vino e produzioni tipiche locali) e dei territori (ambiente, paesaggio, qualità della vita), la loro valorizzazione e promozione sono i presupposti imprescindibili per ogni possibile politica di crescita e sviluppo, il progetto mira alla realizzazione di una nuova destinazione enoturistica, fondata sulla riscoperta del territorio, attraverso itinerari, “Strade” ed esperienze legate all’enogastronomia, paesaggi, cultura, storia ed anche spiritualità di piccoli borghi, luoghi storici, musei, cantine, residenze antiche, castelli, trattorie, ristoranti, piccole aziende di prodotti artigianali, con una logica di programmazione e di condivisione con i principali attori del mercato italiano.
La novità rispetto ad altri itinerari di connessione è nel fatto che questa “Strada” sarà anche una leva che permetterà di strutturare una filiera enoturistica, attraverso la realizzazione di un partenariato ad hoc, in cui best practices, rete di attori coinvolti, Statuto del paesaggio, percorsi sono i capisaldi per costruire una valida ed efficace destinazione enoturistica del Greco di Tufo DOCG e rilanciare, sinergicamente, Irpinia, prodotti e produttori, nel panorama dei territori eccellenti mondiali.
In quest’ottica, all’interno del progetto de qua, è stata concepita anche l’istituzione di un Premio “Eccellenze d’IRPINIA”, teso, di anno in anno, ad individuare le realtà produttive locali che, con il loro impegno e dedizione, contribuiscono alla promozione e valorizzazione di cultura, tradizioni, “saperi e sapori” del territorio della DOCG Greco di Tufo. Quest’anno la Giuria ha individuate due attività ristorative, una ricettiva ed un’azienda agricola che, nel corso dell’evento, riceveranno il premio di Eccellenza.
Il dott. Paolo Benvenuti, Direttore dell’Associazione Nazionale Città del Vino, sarà presente all’evento e consegnerà gli attestati di partecipazione al Concorso enologico internazionale Città del Vino alle seguenti aziende vitivinicole: Colli di Lapio di Romano Clelia, Sanpaolo di Claudio Quarta Vignaiolo, Agricola Bellaria, Antica Hirpinia Srl, Az. Agricola Case d’Alto di Claudio De Luca e Az. Agricola Colline del Sole. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.
Greco di TufoIl giorno successivo, 15 Giugno, dalle ore 15,00, negli stessi locali della Pro Loco, si svolgeranno, su prenotazione ed a pagamento ( per info e costi, Corrado Planca officialprolocoplanca@gmail.com), turni, a rotazione, di degustazioni guidate di Greco di Tufo DOCG di otto diverse cantine locali, a cura della FISAR, Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori, partner dell’evento, con servizio tecnico del Sommelier Delegato Avellino Luciano Colucci e relazione dell’enologo dott. Gerardo Perillo, un’occasione preziosa per consentire al pubblico di conoscere le diverse espressioni della raffinata eleganza del Greco. In abbinamento, alcuni prodotti tipici del territorio.
L’evento è organizzato in partnership per la comunicazione con Mondo in Tasca, Magazine di Turismo e Cultura del Viaggiare e patrocinato da Regione Campania, Provincia di Avellino, Camera di Commercio di Avellino, Ente Provinciale del Turismo Avellino, Associazione Nazionale Città del Vino, Comune di Chianche, UNPLI, Fisar e PMI International, Confederazione Internazionale delle piccole e medie imprese nel Mondo.

 

 

 

Carmen Guerriero

 

Tenuta Riccardi Toscanelli presenta “ CUORE PERDUTO ” il suo vino rosso.

Elegante espressione toscana, nelle migliori enoteche Campane.

Vini“Elisa Toscanelli, la signora della vigna, perse il ciondolo a forma di cuore, regalatole dal suo amato. Non fu più ritrovato. Si narra che sia finito in un tino e che possa trovarsi in una bottiglia di vino. Per questa ragione nasce “ Cuore Perduto ”.

Il fascino di una storia riportata in un’antica pergamena, un racconto che ha il potere di far sognare a occhi aperti.

A Pontedera in provincia di Pisa si estende Tenuta Riccardi Toscanelli con la sua imponente villa settecentesca, l’immenso parco e le vigne che morbide si adagiano su questo lembo di campagna toscana.

Nadia Carolina Negro è lei l’anima di Tenuta Riccardi Toscanelli, la produttrice che dai vigneti di Sangiovese, Canaiolo, Merlot,Syrah, Viognier e Vermentino, ha dato vita a sei etichette, ognuna con una propria personalità.

I vini Tenuta Riccardi Toscanelli in commercio dal 2015,vantano una linea di punta:

Cuore Perduto, Cuor Rosè e Occhi Verdi.

CUOR ROSE’- da uve Canaiolo 100%

Esprime la piacevolezza dei profumi di fragola selvatica e sottobosco, vino di buona freschezza con finale morbido, ben bilanciato e persistente.

OCCHI VERDI – da uve Viognier 100%

Si presenta giallo paglierino dai riflessi verdognoli, al naso note di frutta gialla, al gusto fresco e avvolgente al tempo stesso.

Ogni vino la sintesi del vigneto, del lavoro scrupoloso, dalla pianta alla bottiglia.

Ma Cuore Perduto è il vino che Nadia ha immaginato e poi fortemente voluto come una vera promessa d’amore,  una liaison che fosse per sempre.

CUORE PERDUTO, blendda uve Sangiovese, Merlot e Syrah; vino elegante, rubino vivace, porta i profumi intensi della frutta rossa polposa. Si lascia apprezzare per il sorso avvolgente, la freschezza e il tannino fine, la chiusura   morbida e piacevolmente persistenteriportaal palato il frutto promesso al naso.

Cuore PerdutoCuore Perduto , vino toscano che ad ogni sorso lascia immaginare splendori e amori passati, la sua beva corroborante dona allo spirito nuove emozioni.

Riconoscimenti ottenuti da Cuore Perduto :

– ConcoursMondial De Bruxelles 2016  Medaglia Argento

– “Pisano più schietto”  2017

– Decanter 2018  Medaglia Bronzo

– “Pisano più schietto”  2018

 

PER INFO E CONTATTI:

Tenute Riccardi Toscanelli
di Fattorie Toscane Sas di Nadia Negro & C.

Via della Cava 1 – 56025 Pontedera (PI)
Tel. + 39 0587 52534 – Cell. + 39 335 7884749

 

 

COMUNICAZIONE STAMPA E SOCIAL

Angela Merolla

All’alberghiero di Pozzuoli manifestazione conclusiva di “ Scuola Viva ”

con la “School Beer”

Scuola VivaGiovedì 30 maggio (ore 20) si terrà l’evento conclusivo dei progetti “ Scuola Viva ” che si sono svolti nell’Ipseoa Petronio di Pozzuoli. L’evento si terrà nei locali dell‘Istituto in via Matilde Serao, nel quartiere Monterusciello.

Il progetto “ Scuola Viva ”, alla sua terza annualità, ha come intento generale interventi volti a rafforzare la relazione tra scuola, territorio, imprese e cittadini trasformando le scuole in luoghi d’incontro e favorendo l’integrazione nella didattica tradizionale di esperienze positive acquisite con il coinvolgimento delle famiglie e delle aziende, in linea con la programmazione del POR Campania FSE 2014/2020.

Gli alunni dell’alberghiero di Pozzuoli hanno portato avanti, con l’aiuto dei docenti e degli esperti, un modulo relativo alla produzione della birra artigianale. Il modulo Intitolato “Cheers!” – esclamazione anglosassone che invita ed un brindisi solitamente fatto con un boccale di birra – si è svolto nei locali dell’istituto ed è stato dedicato a tutti coloro che vogliono muovere i primi passi nell’affascinante mondo della birra.

Gli obbiettivi sono stati quelli di conoscere i processi fondamentali per avvicinarsi con maggior consapevolezza al processo produttivo; l’utilizzo delle materie prime e di attrezzature per la produzione di un prodotto che è sempre più presente nella ristorazione moderna. Il corso ha coinvolto un gruppo di 24 allievi appartenenti classi terze, quarte e quinte dell’indirizzo di “Enogastronomia” e “Sala e Vendita”. Il gruppo di partecipanti ha eseguito interamente -, coadiuvati del mastro birraio Bruno Indiveri dell’azienda “Birrificio Partenopeo” e del docente Sandro Barletta – tutto il processo produttivo per la preparazione di una birra artigianale. Il prodotto ottenuto dopo circa tre mesi di meticolosa preparazione sarà offerto agli ospiti della manifestazione. Le birre prodotte saranno degustate insieme alle pizze preparate dal corso “Pizzaioli… alla riscossa”. Gli allievi oltre ad offrire agli ospiti dei prodotti artigianali di qualità daranno informazioni sui vantaggi e i pericoli derivanti dal consumo di questo prodotto.

“La nostra scuola – dichiara il dirigente scolastico, professor Filippo Monaco – con questi progetti,  con le attività curriculari ed extracurriculari si prefigge di raggiungere gli obiettivi di una scuola professionale che accompagna alla crescita dei nostri giovani per avviarli al mondo del lavoro. Stavolta abbiamo puntato sulla formazione nel settore della birra e della pizza. Si tratta di due settori importanti dell’enogastronomia che se da un lato hanno radici nella tradizione, dall’altro, richiedono competenze e innovazione continue. I nostri percorsi formativi hanno l’intento di sviluppare nei nostri ragazzi creatività e know how”.

 

Ciro Biondi

Quarto appuntamento di “  Esperienze Borboniche ”

L’Estate dei Borbone

 

Esperienze Borboniche cap.4L’ultimo appuntamento della kermesse “  Esperienze Borboniche  ” , che si svolgerà il giorno 30 maggio (alle ore 20:30) presso l’Archivio Storico (ristorante e premium bar ubicato a Napoli, in via Scarlatti, 30) sarà dedicato all’ “Estate dei Borbone”.
Lo scopo della kermesse ” Esperienze Borboniche ” –  incentrata sulla cultura borbonica, e sul cibo e le bevande di cui i reali andavano ghiotti – è raccontare attraverso quattro eventi serali agli ospiti dell’Archivio le curiosità inerenti una delle dinastie più importanti che hanno regnato in Italia, ovvero i Borbone: l’argomento del primo appuntamento è stato l’amore al tempo del Regno delle Due Sicilie, con il conseguente racconto delle coppie più belle che hanno caratterizzato il regno; il tema che ha animato il secondo appuntamento è consistito nel racconto delle regine appartenenti alla dinastia che hanno fatto la storia di Napoli; il terzo appuntamento è stato infine incentrato sui primati del Regno. Il quarto appuntamento sarà dedicato alle residenze estive dei Borbone, le location ove re e regine amavano trascorrere il periodo estivo e dedicarsi al loro passatempo preferiti.  A tali racconti saranno abbinati dei piatti che lo chef stellato Pasquale Palamaro ha studiato perché le ricette oppure gli ingredienti alla loro base sono connessi a tali residenze, ovvero: “Il Falconiere” (spigola fritta, ravanello marinato, fiori e zucchine); “Un calamaro per una Genovese” (spaghetto mantecato con genovese di calamaro); Crepinette di vitello, zafferano, provola e pinoli; “Alì Babbà” (babà al rum e crema al cardamomo). Le quattro residenze ad essi accostate sono: la Reggia di Quisisana, il Palazzo Reale di Ischia, la Reggia di Caserta e la Reggia di Portici.

A tali piatti saranno abbinati tre vini prodotti nei Campi Flegrei (territorio molto apprezzato dai Borbone per le delizie che offriva ed offre ancor’oggi), prodotti dall’azienda Carputo che saranno introdotti da Tommaso Luongo dell’AIS Napoli: “Lapilli”, una Falanghina extra dry metodo charmant; una Falanghina Campi Flegrei D.O.P.; e un Piedirosso Campi Flegrei D.O.P. Infine, Salvatore D’Anna – bar manager dell’Archivio – presenterà un nuovo cocktail: un “Negroni all’aria di mare”, una rivisitazione di un evergreen della miscelazione all’italiana. Lo stile della ricetta resta intatto: uno spirito botanico, un vermouth, un liquore d’aperitivo e un bitter. La particolarità è che è bianco, diversamente dal canonico rosso. Nel corso della cena sarà servito colmato da “aria di mare”…

 

Guarino Grazia

” Gragnano Enogastronomica” : Tre weekend dedicati alle eccellenze del territorio.

Protagonisti saranno la ciliegia di Castello, il vino ed il panuozzo!

Gragnano Enogastronomica“ Gragnano Enogastronomica” è un’iniziativa che dà continuità ad innumerevoli manifestazioni svolte negli anni precedenti e rivolte proprio alla valorizzazione del territorio e del prodotto. L’obiettivo è mettere in risalto la sinergia esistente tra il vino di Gragnano , le eccellenze enogastronomiche dei Monti Lattari, come il Panuozzo e la Ciliegia di Castello; la ricchezza culturale, storica e paesaggistica rappresentata dalle numerose tele di prestigiosi artisti, chiese di rilevanza architettonica e percorsi turistico-naturalistici presenti nel territorio gragnanese da oltre 500 anni.

La Città della Pasta, prodotto trainante nel mondo, è diventata un punto di riferimento enogastronomico in Europa e la promozione di tanti altri prodotti consacrerà ancor di più la città di Gragnano come fiore all’occhiello di città enogastronomica della Regione Campania.

“Gragnano Enogastronomica” non sarà solo un evento ludico, ma aiuterà a riscoprire le specialità del territorio grazie anche alla partecipazione di importanti chef ed esperti sommelier. Non mancheranno artisti di strada, canti, balli e rappresentazioni popolari che creeranno una cornice unica regalando serate suggestive.

Tre weekend per degustare, ma anche visitare vigneti e piantagioni di ciliegi. 

Si partirà sabato 15 e domenica 16 con la “Festa della Ciliegia”: la Ciliegia di Castello è tra i più famosi prodotti del territorio gragnanese e viene coltivata in collina a partire da un’altitudine di 200 metri sul livello del mare. Il frutto, nell’anno 2018, è stato oggetto del Disciplinare di produzione della Denominazione Comunale «Ciliegia di Castello». Visite guidate presso le piantagioni di ciliegi, tour nella Valle dei Mulini e al Borgo di Castello/Aurano, degustazione delle ciliegie e di tutti i prodotti realizzati con esse.

Sabato 22 e domenica 23 si continuerà con “Gragnano da bere”: visite guidate presso i vigneti e le cantine, convegni e seminari che vedranno il coinvolgimento di esperti del settore, giornalisti e produttori. Momenti dedicati anche ai bambini per trasmettere la storia del vino. Ed ancora, degustazioni di prelibatezze preparate dagli chef più importanti del comprensorio.

Il terzo ed ultimo fine settimana, sabato 29 e domenica 30, sarà dedicato al “Festival del Panuozzo”: prodotto inventato a Gragnano alla fine degli anni 80’. Già negli anni precedenti gli operai dei pastifici alla fine dei turni si recavano nei forni del pane per farsi preparare una palata già cotta tra sugna e cigoli e poi passata nel forno. Fu così che nacque il famoso panuozzo di Gragnano rivisitato con l’impasto della pizza e farcito con i prodotti locali. Durante le due giornate ci saranno interessantissimi seminari sull’arte della panificazione ed incontri con i produttori delle materie prime per il panuozzo. In serata degustazione del panuozzo grazie alle tante pizzerie che stupiranno il pubblico con i diversi gusti proposti.

Allegra Ammirati

DOMENICA IN … Cantina Tagliafierro

Domenica 26 maggio alle ore 11.00 si terrà la presentazione di Cantina Tagliafierro e dei suoi vini di Tramonti, alla stampa specializzata. L’appuntamento è  in un contesto unico e speciale, dove le viti crescono fra rocce disposte a pergolati su fazzoletti di terra mista di sabbia, lapilli e argilla.Un luogo che ancora preserva viti a piedefranco e laddove è possibile ammirare piante secolari, dal grosso tronco nodoso, quasi delle sculture tra cielo e mare.

Con la prima vendemmia nel 2015 nasce a Tramonti Cantina Tagliafierro, dall’impegno di Raffaele Tagliafierro, erede della tradizione di famiglia, ovvero quella di produrre uve e vino. Passione che Raffaele ha trasmesso anche alla sua giovane moglie Valentina, dedita ad accogliere enoturisti nella loro cantina tra le vigne.

Quattro etichette da blend di uve autoctone, Tintore, Piedirosso e Sciascinoso a bacca rossa, Falanghina, Pepella e Biancolella a bacca bianca, una produzione di 15.000 bottiglie l’anno, per scelta vincolata alla quantità di uve prodotte unicamente sui terreni aziendali in fase di conversione al sistema biologico. Mentre in cantina Raffaele sperimenta vinificazioni senza aggiunta di solfiti.

Raffaele e Valentina Tagliafierro apriranno le porte della loro Cantina, un percorso itinerante che ha inizio in vigna e si conclude a tavola con i prodotti e piatti tipici locali in abbinamento alle quattro etichette di Cantina Tagliafierro. Una degustazione guidata all’approfondimento di questi vini, dei vitigni che li hanno generati  e del meraviglioso territorio di Tramonti.

Di seguito i vini in degustazione:

Tredici annata 2017

Uvaggio: Pepella-Biancazita-Falanghina

Thesauri rosato Dop Costa d’Amalfi

annata 2017- Uvaggio Tintore-Piedirosso

Tramunte

Tramonti RossoDop Costa d’Amalfi

annata 2017-Uvaggio: Tintore-Piedirosso

  •  Tagliafierro Riserva

Tramonti RossoDopCosta d’Amalfi
annata 2015-Uvaggio: Tintore-Piedirosso

 

La partecipazione è solo su invito

Cantina Tagliafierro -Via San Sebastiano, 8 Tramonti SA

 

Comunicazione stampa e social

Angela Merolla

XV Edizione ricca di contenuti: dall’importanza del servizio a quella del design e della sostenibilità

Si scaldano i motori per la XV edizione di VitignoItalia, il Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani in programma a Napoli, da domenica 19 a martedì 21 maggio, all’interno dei suggestivi spazi di Castel dell’Ovo. Entrato di diritto nell’elenco delle kermesse a tema vino più importanti della Penisola, VitignoItalia quest’anno potrà vantare la partecipazione di ben 280 aziende vinicole provenienti dal Nord al Sud dello Stivale, per un totale di oltre 2.500 etichette presenti in degustazione, mettendo in evidenza l’alta qualità e la diversità del ricco panorama ampelografico nazionale.

A fare da capofila sarà la copiosa compagine campana, composta da circa 80 produttori, in rappresentanza di una regione sempre più sugli scudi dal punto di vista enologico, capace ogni anno di aggiungere nuove interessanti realtà a quelle storiche e affermate, alzando, di stagione in stagione, la propria asticella qualitativa, anche grazie all’impegno dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania. Significativa in particolare la collaborazione con le Camere di Commercio di Avellino e Benevento, che consentirà di avere sul posto 44 cantine (22 ciascuna) provenienti da due dei terroir più vocati d’Italia, ovvero l’Irpinia e il Sannio.

“Una partecipazione folta e omogena – sottolinea Maurizio Teti, direttore di VitignoItalia – che evidenzia il legame creato in questi anni tra la fiera e la base produttiva regionale. Liaison resa ancora più salda dall’intervento di istituzioni, come appunto le due Camere di Commercio citate, che sulla nostra manifestazione puntano giudicandola un palcoscenico privilegiato per la promozione dei vini e delle aziende. A testimonianza di quanto detto, tra l’altro, vi è anche quest’anno la presenza di circa 35 buyer internazionali che, oltre a partecipare ai consueti B2B e walk around tasting in fiera, saranno ospiti di Educational Tour in Irpinia, nelle cantine cooperative del beneventano, nei territori del Vesuvio e dei Campi Flegrei.”

E, a proposito di Campania, proprio durante le giornate di VitignoItalia si svolgerà la competizione per l’assegnazione del titolo di “Miglior Sommelier della Campania 2019”. Una gara serrata che prevede, lunedì 20 maggio, alle ore 14.30, le prime selezioni (non aperte al pubblico) e, alle 17.30, le prove conclusive (aperte al pubblico), in cui i quattro concorrenti semifinalisti si sfideranno senza esclusioni di “calici” per contendersi l’ambito titolo e l’assegno di 1.000 euro messo a disposizione dall’Associazione Italiana Sommelier Campania. La proclamazione del vincitore ci sarà alle ore 20.00 e si concluderà con la degustazione “Le sei anime del Sangiovese in Toscana”, guidata dal Miglior Sommelier d’Italia 2018 Simone Loguercio assieme al neo eletto campione campano.

Proprio l’importanza del servizio sarà uno dei temi di forza di questa edizione. VitignoItalia infatti ospiterà “Emergente Sala”, la competizione annuale dedicata ai migliori maître e responsabili di sala under 30. L’appuntamento, ideato da Lorenza Vitali e Luigi Cremona, è divenuto un punto di riferimento per chi opera nel settore e si articola in molteplici eventi che durante l’anno coinvolgono diverse città italiane, selezionando i candidati che poi si affronteranno nella finalissima di Roma. Castel Dell’Ovo sarà dunque lo scenario di una delle tappe del prestigioso contest per il quale i concorrenti si sfideranno tra prove sia pratiche che teoriche.

Altro importante e originale contenuto verrà dall’Ordine degli Architetti di Napoli, che ha deciso di fornire il proprio patrocinio alla manifestazione, sottolineando così la sinergia venutasi a creare tra progettisti e aziende vinicole. È ormai da diversi anni infatti che quest’ultime si sono avvicinate al mondo del design, dall’interesse per le etichette firmate alla progettazione di cantine e spazi per la produzione e l’ospitalità. Anche architetti molto noti, a volte vere e proprie archistar, si sono cimentati in progettazioni per aziende vinicole di calibro internazionale. Al fine di rafforzare questo connubio dunque, l’Ordine svolgerà un lavoro di sensibilizzazione all’interno della fiera, mettendo in mostra nei propri spazi alcuni casi studio di cantine d’autore.

Da quest’anno inoltre VitignoItalia guarda anche alla responsabilità sociale e alla sostenibilità in campo vitivinicolo e fa squadra con CSRMed, il Salone Mediterraneo della Responsabilità Sociale, proprio con l’obiettivo di valorizzare l’impegno delle aziende aderenti alla manifestazione verso queste due tematiche, oggi fondamentali per il comparto. Due, in particolare, le iniziative che debutteranno nell’edizione di quest’anno nell’ambito del neo progetto PRess4Wine: il Premio VitignoItalia per l’innovazione Responsabile, su cui si accenderanno i riflettori a chiusura della tre giorni con l’assegnazione dei riconoscimenti per le categorie Ambiente, Territorio e Capitale Umano, e il Premio speciale “Comunicare la Responsabilità, la Responsabilità di comunicare”.

Infine molto appetibile per i tutti i winelover sarà la possibilità di acquistare online, al momento dell’assaggio, alcuni dei vini presenti grazie al media partner Enosocial. L’innovativa App per smartphone e tablet che consentirà agli appassionati di avere a casa, con un semplice clicknbuy®, le etichette più apprezzate delle cantine aderenti all’iniziativa.

 

VitignoItalia si svolge con il patrocinio di Comune di Napoli, Unioncamere Campania, ISMEA, Ordine degli Architetti di Napoli e in collaborazione con Regione Campania, Camera Commercio di Avellino, Camera di Commercio di Benevento, ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Main sponsor: Unicredit, Pastificio Di Martino, Kimbo, Caputo, Fiart Rent, Solania.
I calici per le degustazioni nel corso del salone sono forniti da VDGLASS.

 

VITIGNOITALIA, XV Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani
Castel dell’Ovo, via Eldorado 3, Napoli
Domenica 19, lunedì 20 e martedì 21 maggio 2019
Dalle ore 15.00 alle ore 22.00
Prezzi: domenica € 30, lunedì e martedì € 25 (prevendita on-line domenica € 25, lunedì e martedì € 20)
www.vitignoitalia.it – Tel. 0814104533 – segreteria@vitignoitalia.eu

 

Ufficio Stampa
MG LOGOS

Rafforzata l’attività di vigilanza e tutela nei confronti della grande doc pugliese 

Primitivo di Manduria, il Consorzio blocca i falsi in Italia, Cile e Portogallo

Nel 2018 cresce la produzione del 15%: 15 milioni di litri per 20 milioni di bottiglie

La strategia di attacco messa in atto dal Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria per tutelare la grande doc pugliese nei Paesi internazionali, incassa risultati importanti: lo stop a marchi ingannevoli in Italia, Cile e Portogallo. Attualmente è in fase di trattativa l’opposizione di etichette in Sud Africa, Germania e Francia.

“Proprio perché è così amato all’estero il Primitivo di Manduria è il prodotto sul quale maggiormente si possono concentrare fenomeni di imitazione – afferma Mauro di Maggio, presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria – Una situazione alla quale abbiamo risposto ampliando la vigilanza e tutela anche in vista della sua crescita di produzione. Da una parte stiamo operando al livello internazionale per bloccare i marchi ingannevoli di Primitivo di Manduria e, dall’altra, stiamo prelevando i campioni dalla grande distribuzione per analizzarli in laboratorio e verificare se ci siano incongruenze con il nostro disciplinare. Tra i vari parametri, inoltre, teniamo sotto controllo anche il prezzo a scaffale, che è un indicatore assai diretto di eventuali anomalie e irregolarità su cui intervenire. L’anno scorso per queste attività abbiamo speso circa 70 mila euro”.

 

Nel 2018 si sono prodotti circa 15 milioni di litri che equivalgono a quasi 20 milioni di bottiglie con un fatturato complessivo intorno ai 120 milioni di euro. Un aumento del 15% rispetto al 2017. L’export rappresenta il 70% della produzione.

Proprio in vista di questa crescita, il Consorzio di Tutela ha riconfermato la convenzione con gli agenti vigilatori per il triennio 2019 – 2021 aumentando del 30% le azioni ispettive che riguarderanno anche gli spacci, la vendita al dettaglio e anche il controllo in internet.

Le attività degli agenti vigilatori riguarderanno anche le visite extranazionali in Germania e nei Paesi scandinavi, costi a carico del Consorzio di Tutela spesi grazie ai contributi riscossi con la funzione ErgaOmnes.

“Si tratta di un impegno consistente – sottolinea di Maggio– e ringrazio tutte le aziende che destinano le loro risorse alla nostra attività di difesa. La vigilanza è un settore chiave della nostra missione e l’aumento del numero di verifiche è frutto di una chiara volontà di offrire sempre più garanzie ai consumatori su un prodotto che ha proprio nella qualità il suo punto di forza. Purtroppo la contraffazione, come succede per molti marchi made in Italy, è un nemico pericolosissimo perché inganna il consumatore e colpisce le aziende serie e sane e tutto questo non deve accadere”.

In 3 anni il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria si è battuto contro le imitazioni e le contraffazioni nei confronti della doc vincendo 6 cause in Italia, 1 in Spagna, 1 in Cile, 1 in Cina, 1 in Portogallo ed eliminando dal mercato internazionale 4 marchi con dicitura Unione Europea.

Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria

Il Consorzio di Tutela del Primitivodi Manduria è nato nel 1998 e ha ottenuto il riconoscimento legislativo nel 2002. Lasua produzione è suddivisa in Primitivo di Manduria Dop,Primitivo di Manduria Dop Riserva ePrimitivo di Manduria Dolce Naturale Docg.

Il Consorzio ha ottenuto dal Ministro delle Politiche Agricole e Forestali l’attribuzione in via esclusiva dell’incarico di coordinare le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, vigilanza, informazione del consumatore e cura generale degli interessi: ecco il riconoscimento “Erga Omnes”per il Primitivo di Manduria Doc e peril Primitivo di Manduria Dolce Naturale Docg. Attraverso questo strumento, tre agenti vigilatori, in qualità di pubblici ufficiali e in collaborazione con l’Istituto Centrale Qualità Repressione e Frodi, potranno effettuare controlli anche sui vini già posti a scaffale, per tutelare il consumatore e i produttori da irregolarità o anomalie relative al prodotto che non rispetta i dettami del Disciplinare di produzione.

Oggi il Consorzio di Tutela è composto da 52 aziende che vinificano ed imbottigliano e da oltre 900 viticoltoriSono circa 3.140 ettarii vigneti che costituiscono la denominazione del Primitivo di Manduria e 18 i comuni tra Taranto e Brindisi che producono Primitivo di Manduria. 

www.consorziotutelaprimitivo.com

Ufficio stampa

Daniela Fabietti

3351979415

Ancora aperte le iscrizioni al corso di wine business aperto a laureati e diplomati


IL CORSO DI PERFEZIONAMENTO UNIVERSITARIO DEDICATO AGLI OPERATORI DEL COMPARTO
VTIVINICOLO MA ANCHE AI MENO ESPERTI CHE SOGNANO DI LAVORARE NEL MONDO DEL VINO

 

TUTTE LE INFORMAZIONI PER ISCRIVERSI ENTRO IL 17.05.2019

Manca davvero poco per l’attesissima Ottava Edizione del Corso di Perfezionamento
Universitario e Aggiornamento Culturale in “Wine Business”
 dell’Università degli Studi di Salerno che vede come termine ultimo per le iscrizioni il 17 maggio 2019. (Per info e iscrizioni: winebusiness@unisa.it- www.winebusiness.unisa.it –FB_winebusiness).

Il corso di perfezionamento dedicato al mondo del vino, diretto dal Prof.Giuseppe Festa
inizierà il 7 giugno alle ore 15.00 , 
nella sede storica che ha visto susseguirsi le 7 edizioni precedenti al Campus di Fisciano, presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche.


Il corso, diventato un vero must in Campania per gli operatori attualmente impegnati nel comparto vitivinicolo (ai fini di un miglioramento della propria qualificazione professionale), ma anche per chi sogna di lavorare nel mondo del vino -pur non avendo ancora acquisito tutte le competenze– ai fini della gestione dell’impresa vitivinicola e dei progetti wine-based (consulenza amministrativa fiscale e direzionale, formazione, eventi, ecc.), così come docenti presso le Scuole Secondarie Superiori professionalmente interessati alle materie economico/aziendali afferenti al comparto vitivinicolo.
Il corso si prefigge di formare figure professionali esperte in economia, amministrazione, management, marketing e comunicazione delle iniziative imprenditoriali nel comparto vitivinicolo.

Il Corso di Perfezionamento Universitario e Aggiornamento Culturale in “Wine Business” all’Università degli Studi di Salerno è aperto a laureati (che conseguiranno il titolo di Corso di Perfezionamento Universitario) e diplomati (che conseguiranno il titolo di Corso di Aggiornamento Culturale), purché in possesso di adeguata esperienza nel mondo del vino.

 

Come si svolge il corso e modalità d’iscrizione:

Della durata complessiva di 100 ore, il Corso si svilupperà in 20 lezioni, ciascuna della durata di 5 ore, presso l’Università degli Studi di Salerno o, per particolari esigenze didattiche, anche in ambienti esterni all’Università (anche in occasione di visite aziendali). Ogni lezione vedrà la partecipazione di un docente, di un’azienda vitivinicola chiamata a illustrare la propria storia imprenditoriale e di un sommelier/degustatore/assaggiatore.
Anche nell’Ottava Edizione del Corso ci sarà l’analisi, svolta in ogni lezione a cura di Slow Food Campania e Basilicata, delle principali caratteristiche delle più importanti e più diffuse cucine/gastronomie del mondo, allo scopo di agevolare l’abbinamento cibo-vino e di conseguenza facilitare i percorsi d’internazionalizzazione delle vendite dei vini italiani. Il Corso, a meno di diverse necessità didattiche, avrà inizio il giorno 07.06.2019 (venerdì, in orario 15:00-20:00). La domanda di pre-iscrizione dovrà essere prodotta nel rispetto dei termini e dei criteri indicati nel bando (telematica per il Corso di Perfezionamento Universitario e cartacea per il Corso di Aggiornamento Culturale), entro il 17.05.2019. La quota d’iscrizione al Corso è di 600,00 €.

Collaborazioni e partnership:

Il Corso sarà svolto in collaborazione con numerosi e importanti partner: Osservatorio dell’Appennino Meridionale (Consorzio tra Regione Campania e Università degli Studi di Salerno), FISAR – Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori – Delegazione SalernoFondazione Italiana Sommelier – Campania, ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino – ItaliaSES – Scuola Europea Sommelier – Italia, Slow Wine Campania e Basilicata , Associazione Nazionale “Città del Vino”Associazione Nazionale “Donne del Vino”Consorzio Tutela Vini d’IrpiniaSannio Consorzio Tutela ViniConsorzio Tutela Vini Campi Flegrei Ischia e CapriConsorzio Tutela Vini VesuvioConsorzio Vita Salernum VitesMovimento Turismo del Vino – CampaniaAssoEnologi – CampaniaFederazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Campania, Ordine dei Tecnologi Alimentari di Campania e Lazio, Vitigno ItaliaInternational Academy of Sensory Analysis, Rete Destinazione Sud, Associazione Universitaria UniSapori e numerosi altri enti istituzionali del mondo del vino a livello nazionale e internazionale, tra cui l’EuroMed Research Business Institute con il “Wine Business Research Interest Committee” (coordinato dal Prof. Giuseppe Festa). Dal 2019 è attiva la Partnership anche con Formamentis – In Cibum, per accompagnare gli Allievi del Corso di “Wine Business” nel mondo delle professioni nel comparto vitivinicolo e agroalimentare, soprattutto in contesti a elevata innovazione (anche con incubazione, avvio e accelerazione d’impresa).

Per informazioni e iscrizioni: winebusiness@unisa.it – www.winebusiness.unisa.it – www.facebook.com/winebusiness

 

Ufficio Stampa:

Roberta Raja

“Ciak Irpinia”, tutto pronto per la terza edizione

I VINI IRPINI DI SCENA ALLA DOGANA DEI GRANI DI ATRIPALDA

Degustazioni, seminari e incontri: appuntamento il 18 maggio in Campania

Alla scoperta dei vini Doc e Docg della verde Irpinia

È iniziato il conto alla rovescia per la terza edizione di “Ciak Irpinia”, l’evento di settore organizzato dal Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia con il patrocinio del Comune di Atripalda, della Provincia di Avellino e del Gal Irpinia-Sannio.

L’appuntamento, aperto all’intera filiera vitivinicola, è per sabato 18 maggio alla Dogana dei Grani di Atripalda.

Attraverso la degustazione dei vini della vendemmia appena conclusa e l’incontro tra stampa specializzata, produttori ed esperti,saranno analizzati i caratteri territoriali e l’evoluzione negli stili dei vini Doc e Docg della provincia di Avellino e le principali tendenze di settore.

In vetrina, le eccellenze vitivinicole dell’Irpinia: Fiano di Avellino Docg, Greco di Tufo Docg, Taurasi Docg e i vini della denominazione Irpinia Doc, in particolare Irpina Aglianico, Irpinia Coda di Volpe e Irpinia Falanghina.

L’appuntamento ha inizio il 17 maggio con un evento al Sorbo Lab a Sorbo Serpico, organizzato per le sole aziende partecipanti a Ciak Irpinia 2019 e patrocinato dal Gal Irpinia Sannio.

Il 18 maggio il Consorzio Tutela Vini D’Irpinia apre le porte per una sessione di degustazione alla cieca riservata a esperti nazionali e internazionali di settore, che valuteranno le peculiarità dei vini irpini offrendo alla commissione tecnica territoriale un punto di vista diverso sulle eccellenze irpine.

La giornata continua con seminari aperti alla stampa e apertura dei banchi d’assaggio, con una prima sessione dedicata alla stampa accreditata, e infine, con l’apertura ad appassionati e addetti ai lavori del mondo enologico campano.

Più nel dettaglio, il ricco e articolato il programma della giornata di Sabato 18 maggio, alla Dogana dei Grani di Atripalda:

In mattinata si comincia con il tasting seminar riservato a un gruppo di esperti esteri e nazionali, del settore enologico,cheavrà il compito di degustare e valutare i vini selezionati in precedenza dalla Commissione Tecnica Territoriale presieduta dal Professore Luigi Moio.

Alle 13.30 è in programma una sessione di approfondimento e confronto tra tecnici, esperti del territorio vitivinicolo irpino e comunicatori di rilievo del panorama nazionale e internazionale che condivideranno le loro impressioni con la Commissione Territoriale. Durante questa sessione scaturirà il “Vintage Rating” e saranno dunque presentate le valutazioni sull’ultima vendemmia della Commissione Tecnica Territoriale composta da una selezione di enologi operanti sul territorio irpino. L’incontro è aperto alla stampa che potrà richiedere l’accredito a: press@consorziovinidirpinia.it.

Nel pomeriggio si aprono i banchi d’assaggio delle aziende: dalle 15.00 alle 16.30 il walkaround Tasting é dedicato alla stampa che avrà in precedenza richiesto all’accredito a:press@consorziovinidirpinia.it.

La manifestazione prosegue dalle 16.30 alle 20.30 con apertura ai winelover e professional, che potranno accreditarsi scrivendo afabiotroiano@guyotmedia.it;Tel. 3337978799.

Il presidente del Consorzio di Tutela Stefano Di Marzo –dichiara- “In pochi anni, Ciak Irpinia” è diventato un punto di riferimento per operatori e appassionati di vino. Non possiamo che essere soddisfatti della risposta convinta ed entusiasta del territorio che conferma la volontà condivisa di operare in filiera. Un obiettivo perseguito sempre con grande attenzione e passione dal nostro Consorzio per l’Irpinia. Sono già una sessantina le aziende che hanno aderito alla terza edizione della kermesse vitivinicola. Numeri destinati ad aumentare nei prossimi giorni, in vista dell’attesissimo taglio del nastro. “La manifestazione rappresenta una straordinaria occasione di confronto sulle produzioni locali, sempre più protagoniste sui mercati internazionali” –precisa- Di Marzo.

“Ciak Irpinia” non nasce per stilare classifiche dei vini prodotti dalle singole aziende, ma per approfondire la conoscenza dell’areale irpino e analizzare i cambiamenti in corso, da un punto di vista enologico, vitivinicolo ed economico.

 

IL PROGRAMMA

Programma 18 Maggio – Dogana dei Grani di Atripalda

Degustazione a cura della commissione di esperti

13.30 – 14.15 – Sessione di approfondimento: presentazione di lavori della Commissione Tecnica Territoriale.

14.15 – 15.00 – Vintage Rating: dibattito tra tecnici, giornalisti e produttori
**l’evento è aperto alla stampa. Per accredito scrivere a: press@consorziovinidirpinia.it)

15.00 -16.30 – WalkaroundTasting: apertura dei banchi d’assaggio dedicato alla stampa.

Per accredito: press@consorziovinidirpinia.it)

16.30 – 20.30 – WalkaroundTasting: apertura dei banchi d’assaggio dedicato a winelover e professional. Per accredito: fabiotroiano@guyotmedia.it; Tel. 3337978799)

 

Per info sull’evento info@consorziovinidirpinia.it; Tel 3420494288, Fb Ciak Irpinia, Instagram Ciakirpinia
Relazioni Stampa
press@consorziovinidirpinia.itRoberta Raja Tel.3898570397

Comunicazione a cura di comunicazione@guyotmedia.it.

 

Ufficio Stampa:

Roberta Raja

Due giornate di approfondimento enologico, masterclass

e degustazioni con la Vinoway Wine Selection 2019

2800 etichette in gara, cento aziende provenienti da tutta Italia

e una straordinaria selezione con circa duecento vini ai banchi d’assaggio

7 e 8 maggio a Castello Monaci di Salice Salentino

 

Puglia, Salice Salentino. Tutto pronto per la Vinoway Wine Selection 2019, rassegna delle migliori produzioni enologiche e agroalimentari italiane selezionate dagli esperti del magazine che dà il nome all’evento.

Appuntamento il 7 e 8 maggio prossimi, come di consueto a Castello Monaci di Salice Salentino, per il prestigioso appuntamento ideato ed organizzato da Davide Gangi, presidente dell’associazione culturale Vinoway Italia, con due giorni di approfondimenti per gli addetti ai lavori, ma non solo, e di degustazione con la straordinaria selezione dei banchi d’assaggio: oltre 100 le aziende presenti, provenienti da tutta Italia e circa 200 i vini in degustazione ai banchi d’assaggio.

 

Giornata clou l’8 maggio: alle 10.30 il convegno sui temi “Come è cambiata la comunicazione del vino nell’era del social media network?” e “Il global warming può cambiare la viticoltura e mettere in pericolo le nostre autoctonie?” che vedrà la presenza di produttori, istituzioni, giornalisti nazionali e internazionali.

 

Alle ore 15.30 la masterclass dedicata ai vini che hanno raggiunto un punteggio pari o superiore ai 93/100, che saranno svelati e premiati la sera prima.  La masterclass sarà occasione per conoscere i produttori, che parteciperanno raccontando la loro storia e presentando il loro vino.

Tutti i vini presenti alla manifestazione saranno visibili sul sito vinoway.com

 

Dalle ore 16.30 alle 23.00 i banchi d’assaggio, in collaborazione con AIS Puglia, con i migliori vini e prodotti gastronomici selezionati da Vinoway. Insieme alle etichette selezionate, si potranno degustare i piatti degli chef Alessandra Civilla e Alfredo De Luca e i prodotti di: Masseria 5 Santi, Conserve Vizzino, L’Orecchietta di Guagnano, Donna Oleria, Mocavero Salumi, Panificio Il Fornaio, Specialità dolciarie di Giovanni Venneri, Acqua Orsini.

 

Il 7 maggio, invece, l’appuntamento dedicato agli addetti ai lavori con la cena durante la quale verranno premiati i vini più votati degli esperti del magazine, che hanno degustato più di 2800 vini selezionandone uno per categoria, ma anche gli enologi e gli esperti di comunicazione distintisi nel settore enologico.

 

Link evento: https://vinoway.com/backstage/item/7445-vinoway-wine-selection-2019-ritorna-l%E2%80%99evento-pi%C3%B9-glamour-del-vino.html

 

Link bigliettihttps://www.eventbrite.it/e/biglietti-vinoway-wine-selection-8-maggio-castello-monaci-salice-salentino-le-60343821996?fbclid=IwAR322SgwRmnKgvUyFbJPn66ddsnzlRM1UdHXE7KKlUjpS_ExB-Vsahtulq8

 

Ingresso: €20,00 comprensivo di sacca + bicchiere + food; Link online con sconto di €5,00

Masterclass + Ingresso: €45,00 ; Ingresso a Castello Monaci libero; ingresso vietato ai minori di 18 anni.

 

Info segreteria di Vinoway: 3519975501

 

Ufficio Stampa:

Rosaria Bianco

“Montefalco nel Bicchiere”:

OGNI SABATO DEGUSTAZIONI PRESSO IL CONSORZIO

PER GUIDARE TURISTI, OPERATORI E APPASSIONATI

ALLA SCOPERTA DEI VINI ESPRESSIONE DEL TERRITORIO

IN UNO DEI BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

 

MONTEFALCO (PERUGIA) – “Montefalco nel bicchiere” per scoprire le eccellenze vitivinicole attraverso un percorso sensoriale da vivere in uno dei borghi più belli d’Italia. L’iniziativa, dedicata a turisti, operatori e appassionati che faranno tappa nel comune umbro, è promossa dal Consorzio Tutela Vini Montefalco e si terrà fino ad ottobre. Ogni sabato, infatti, alle ore 17, per la durata di un’ora, presso la sede del Consorzio in Piazza del Comune, sarà possibile partecipare ad una degustazione guidata da un esperto sommelier di quattro vini prodotti nel territorio di Montefalco. Si tratta di un’occasione utile per poter approfondire lo straordinario legame che esiste tra questa terra e i suoi vini. Grazie alla guida di esperti sommelier, infatti, ogni sabato, fino al 26 ottobre 2019, sarà possibile degustare un vino bianco – tra Montefalco Bianco, Trebbiano Spoletino e Montefalco Grechetto – un Montefalco Rosso, e il Montefalco Sagrantino sia nella versione secca che passita.

 

L’iniziativa, dopo il successo che già ha fatto registrare, ritorna e si rinnova per rinsaldare il collegamento tra Montefalco e le eccellenze produttive legate all’enologia, quella ricchezza vitivinicola che è parte integrante del paesaggio di Montefalco e che rappresenta un pezzo della bellezza di questo spicchio di territorio umbro. “Montefalco nel bicchiere” celebra, quindi, la qualità produttiva che nasce da questo territorio, un binomio di grande fascino e grande suggestione, già espresso a Vinitaly con il tema “Montefalco, terra per il vino”, che trova la sua massima espressione nel bicchiere. Per info e prenotazioni: tel. 0742/379590 oppure inviare una mail a info@consorziomontefalco.it.

 

 

UFFICIO STAMPA

Consorzio Tutela Vini Montefalco

Miriade & Partners

Tel. 392.9866587 – 329.9606793

E-mail: ufficiostampa@miriadeweb.it

Si espande e viaggia tra le note come un refrain la nuova apertuta a Napoli: Riff, locale a degustazione musicale

Nel cuore del quartiere Chiaia, più precisamente in Via Giuseppe Martucci 87, giovedì 14 Marzo 2019 inaugura il Riff. Il Riff nasce dalla voglia di mettersi in gioco, dall’energia di una famiglia, i cui componenti hanno unito le forze per giungere alla realizzazione di un progetto innovativo. L’idea
nasce, probabilmente, in una calda giornata d’estate, quando Andrea Giannino, titolare e barman del Riff, coinvolge la mamma Emanuela, il papà Roberto e la sorella Alessia, in un’avventura, che mai nessuno avrebbe immaginato di intraprendere.

Il Riff non è il solito baretto, ma un lounge bar pensato ad hoc per rispondere alle esigenze di un pubblico giovane, sempre più attento alla qualità delle materie prime. L’idea è quella di unire la passione per il “bere bene” e la musica. A partire dal nome: il riff infatti è una frase musicale che si ripete di frequente all’interno di una composizione. E il nome del locale è inciso all’interno di un plettro musicale, divenuto il logo del locale stesso. Ogni dettaglio è pensato per rievocare la buona musica di un tempo. I particolari del Riff sono frutto dell’estro creativo di Roberto, padre di Andrea: dal sottobicchiere al menù, dall’insegna ai quadretti. In quello che è il contesto musicale del locale, lo stile industrial è l’elemento che calza a pennello.

Ci si dimentica per un momento di essere a Napoli e con la fantasia ci si ritrova in una vecchia fabbrica americana degli anni ’50, riadattata a bar.
Lampade vintage a sospensione, mattoncini, tubi dell’acqua che fuoriescono dalle mura: questi sono solo alcuni dei tratti distintivi di questo stile. Al Riff in questa atmosfera un po’ retrò, sarà possibile sorseggiare cocktail e vini di qualità, accompagnati da taglieri e stuzzichini vari, con un piacevole sottofondo musicale.
Giovedì 14 marzo l’inaugurazione sarà aperta al pubblico con uno special price: cocktail + shot 5 euro, accompagnato da un free buffet.

 

Ufficio stampa:

Kama Communication

Presso la splendida location dell’Hotel Villa Gabrisa a Positano, incastonato nel meraviglioso contesto della Costiera Amalfitana, lunedì 18 marzo ore 20.00, si terrà “POSITANO-LA SERA DEI BIANCHI BENDATI”, ovvero una degustazione alla cieca di 6 vini provenienti da due regioni italiane. La serata ideata e organizzata da Angela Merolla si svolgerà rigorosamente alla cieca, senza rivelare la regione, la cantina produttrice, il vitigno e l’annata dei vini posti in degustazione, questo per rendere l’esame organolettico più oggettivo possibile, evitando di condizionare i giudizi dei degustatori.

Poco distanti dal mare di Positano, i vini saranno serviti con etichette e bottiglie bendate, una lettura intrigante quanto affascinante, per una serata finalizzata all’approfondimento di terroir e uve diverse tra loro.  Sarà valutato ogni vino da un punto di vista visivo, olfattivo, gusto-olfattivo, dando un voto finale e suggerendone l’abbinamento cibo. Solo a degustazione ultimata si renderanno noti i nomi dei vini e delle aziende produttrici, insieme alle informazioni tecniche di ogni etichetta. La degustazione dei vini include un percorso gastronomico di alta qualità.

— CANTINE

Villa Venier – Treviso TV www.villavenier.com

Gianni Tessari – Roncà VR www.giannitessari.wine

Tenuta Cavalier Pepe – Luogosano AV www.tenutacavalierpepe.it

Az.Vitivinicola Nardone Nardone – Pietradefusi AV www.nardonenardone.it

Cantine Fontanarosa – Frasso Telesino BN www.cantinefontanarosa.it

— PARTNER FOOD:

 Pizzeria Opera – Faiano SA
Tris fritti Opera:
Frittatina di pasta con carciofi
Crocchè di patate viola
Arancino classico 

Jamonita – Nocera Inferiore SA
Tris di formaggi campani: Formaggio di capra stagionato 6 mesi; Formaggio di pecora stagionato 12 mesi; Blu di Bufala 

DiVin Baguette – Maiori SA
Baguette Delicato: Provola fresca di Tramonti , filetto di alici sott’olio, pomodorini gialli Solania, zeste di limone e olio aromatizzato al limone 

Tenuta Celentano – Nocera Inferiore SA
In degustazione: Olio extravergine d’oliva Dop Colline Salernitare  

Azienda Solania – Nocera Inferiore SA
Pomodorini gialli 

Apicoltura Mattei di Cristian Mattei – Lapio AV
In degustazione: Miele da metodi biologici

Panificio Filippo Cascone – Lettere
Pane Cafone da lievito madre-3 impasti con lievitazione di 58 ore
Grissini alle olive verdi cilentane e olio evo

Il Gusto della Costa – Positano SA
Limoncello
Confettura di cipolle di Tropea
Confettura di fichi di Praiano

EVENTO SU INVITO 

Hotel Villa Gabrisa
Via Pasitea, 223
Positano
www.villagabrisa.it

Ufficio stampa:
Angela Merolla
Email: meroangela@libero.it

Sabato 16 febbraio la premiazione della 14° edizione del premio brassicolo più importante in Italia.

Quale sarà il miglior birrificio artigianale?

Quasi duemila birre in concorso per 327 produttori: +20% rispetto al 2018.

Il binomio Unionbirrai – Italian Exhibition Group si conferma un successo.

 

Rimini, 5 febbraio 2019 – Sale l’attesa per Beer Attraction (Fiera di Rimini, 16-19 febbraio), la manifestazione leader in Italia per le specialità birrarie e le birre artigianali. E cresce l’attesa per uno dei suoi eventi principali: la 14° edizione della Birra dell’anno, il premio brassicolo più importante d’Italia, organizzato da Unionbirrai, insieme a Italian Exhibition Group. La premiazione è prevista sabato 16 febbraio alle 14, presso la Beer Arena della Fiera di Rimini (pad. C3).

41 le categorie in gara, che verranno valutate da una giuria internazionale che comprende il gotha degli intenditori europei e Usa.

Quasi duemila le birre iscritte (1994, per la precisione) presentate da 327 produttori, con un +20% rispetto al 2018. Gli oltre 100 giurati lavoreranno ‘alla cieca’, senza conoscere il nome della birra e del produttore. Tra le birre iscritte si conferma il primato delle American Pale Ale e India Pale Ale, che rappresentano circa il 10% delle iscrizioni.

IEG BEER ATTRACTION

Novità 2019 il boom di iscrizioni per le Brut IPA, birre di uno stile ancora poco comune, caratterizzate da una decisa luppolatura e una carbonazione elevata. La loro spiccata secchezza può ricordare la bevibilità di uno champagne o di uno spumante.

Si conferma il ritorno di interesse dei mastri birrai italiani per le basse fermentazioni, produzioni semplici solo all’apparenza: il loro perfetto equilibrio può essere infatti facilmente messo a repentaglio dal minimo errore nel processo di birrificazione.

Grande spazio è stato dato anche all’uso di ingredienti locali, come cereali innovativi, frutta, miele e castagne del territorio di appartenenza dei birrifici, che denotano un grande legame dei birrai con la loro terra e l’unicità delle birre prodotte, capaci di raccogliere una tradizione tutta italiana.

Il premio decreterà le cinque migliori birre artigianali per ogni categoria, riservando il podio alle prime tre classificate e un’eventuale menzione d’onore per la quarta e quinta classificate.

Il titolo di Birrificio dell’Anno andrà al produttore con la maggiore sommatoria di punteggi tra le sue birre in concorso meglio posizionate.

Ufficio Stampa
Italian Exhibition Group 

KBirr microbirrificio napoletano sposa la creatività dei bambini de La Casa dei Cristallini del Rione Sanità, l’associazione nata nel 2002 per offrire accoglienza pomeridiana e attività formative e ricreative a circa 50 bambini e ragazzi tra i 6 e i 15 anni.  I ragazzi del laboratorio artistico Magnà – gli ingredienti giusti– nato nell’ambito dell’associazione – hanno disegnato nove etichette per la birra Natavota, la bionda lager artigianale Kbirr.

Dalla fantasia dei bambini sono nate libere interpretazioni di San Gennaro, il santo Patrono dei napoletani a cui KBirr ha dedicato la sua prima birra: Natavota che in gergo significa un’altra volta in riferimento al miracolo del sangue che si ripete ogni volta.

La sagoma di San Gennaro con la tradizionale mitria … viene riproposta in diverse forme e colori. 

I bambini hanno utilizzato diversi mezzi espressivi: dalla pittura ad acrilico al collage offrendo un caleidoscopio di immagini che spaziano dal figurativo onirico al concettuale, tutte originalissime. 

Un progetto creativo che conferma l’impegno di Fabio Ditto, fondatore e manager di KBirr, per il sociale e la sua volontà di sostenere e dare voce all’arte sul territorio nelle sue più svariate forme. <La fantasia dei bambini mi ha sorpreso ed emozionato per la semplicità evocativa, la gioiosità del segno, l’impeto delle dita nel colore>, ha commentato Fabio Ditto. 

A seguire i ragazzi nel progetto e nella manualità sono state l’artista Lucia Schettino, l’art director Ilaria Grimaldi da sempre alla ricerca di soluzioni grafiche in grado di facilitare la diffusione commerciale del linguaggio espressivo infantile. <Ne sono venute fuori figure e segni che ci confermano la creatività e l’intuitività sorprendente delle quali sono capaci i bambini>, ha spiegato  Gina Bonsangue de La Casa dei Cristallini. Le nove etichette saranno utilizzate per una tiratura limitata di Natavota KBirr: 2000 bottiglie.  

KBirr è la prima birra fatta a Napoli con metodo artigianale, non filtrata e non pastorizzata, dedicata alla cultura napoletana non solo gastronomica. Sono cinque le etichette in produzione: Natavota, Jattura, Paliat, Cuore di Napoli e l’ultima nata Natavota Red. Nel nome e nell’immagine evocano icone e usanze tipicamente partenopee, da San Gennaro al corno scaramantico, senza mai cadere nell’olografia più banale; sono state pensate per esaltare piatti e ricette della tradizione napoletana, dalla pizza all’impepata di cozze. 

 

Ideato da Assunta D’Urzo e Mary Cinque, Magnà – gli ingredienti giusti è il laboratorio di disegno alimentare che accompagna i piccoli della Sanità nello studio degli ingredienti stagionali, delle tradizioni alimentari tipiche della Campania con la guida della giornalista enogastronomica Monica Piscitelli che ha saputo coinvolgere i protagonisti della scena enogastronomica italiana come nel caso di KBirr. 

 

 

KBirr è un progetto di Fabio Ditto ed è distribuita da Loco for Drinklocofordrink.it

 

ufficio stampa dipunto studio  www.dipuntostudio.it 

Scopri il mondo del vino e diventa sommelier
inizio della lezione il 25 febbraio ore 20:30 con la “Scuola Europea Sommelier”
presso l’enoteca Vini Divini “Officina dei Sapori”

Lunedì 25 febbraio alle ore 20:30, presso l’Enoteca Vini Divini “Officina dei Sapori”, nel cuore dei Campi Flegrei, parte il Corso di 1° livello a cura della ‘Scuola Europea Sommelier” per diventare esperto sommelier. Il corso è articolato in dodici incontri dedicati alla vitivinicoltura, all’enologia, alla tecnica di degustazione e conservazione del vino, con un’introduzione al mondo della birra e dei distillati. L’ultima lezione prevede la visita in un’azienda vitivinicola campana, dove i corsisti avranno l’opportunità di visitare i vigneti, la cantina e la sede della vinificazione nonché di degustare i vini dell’azienda. Gli appuntamenti hanno cadenza settimanale: tutti i lunedì, dal 25 febbraio per 12 settimane.

L’obiettivo della” Scuola Europea Sommelier” – Campania è quello di insegnare l’arte enogastronomica in modo semplice, attraverso la didattica e la presenza  ai corsi di formazione, organizzati e condotti dalla “Scuola Europea Sommelier”.
L’iscrizione al corso permette ai partecipanti di diventare socio, entrando a far parte di un mondo straordinario e affascinante, ricco di storia e di cultura. Un mondo che seduce per l’incredibile simbiosi che da sempre unisce l’uomo alla vite e, quindi, al vino.

Il Programma: le funzioni e la figura del Sommelier, Viticoltura, Tecnica di degustazione visiva, Tecnica di degustazione olfattiva, Tecniche di degustazione Gustativa, Enologia – la vinificazione, Enologia – Spumantizzazione e vini speciali, i vini naturali e i vini bio, birre e distillati da altri cereali, altri distillati, cenni di abbinamento cibo – vino, test di autovalutazione e visita in azienda.

Le iscrizioni sono aperte:
lunedì 25 febbraio 2019 presso l’enoteca Vini Divini Officina dei Sapori, dove è previsto un acconto di 150 euro con saldo entro la sesta lezione. Il costo intero del corso (primo livello) è di 450 euro.

Per iscrizioni e informazioni:
Tiziana De Maro – Direttrice del corso
Tel 081 /7671202, Cell 338/5290333
E-mail 
tizianademaro@alice.it
Indirizzo: via dell’Epomeo n° 459, Soccavo – Napoli

 

Ufficio Stampa
Roberta Raja

Archivio Storico: Ensemble nel solco dei Borboni

Il Ristorante – Premium Bar “Archivio Storico” si erge quale storico salotto partenopeo, amato dai più soprattutto per la ricercatezza della caratteristica bar room, tale da conseguire il secondo posto nazionale (categoria Cocktail Bar dell’Anno – Premio Nardini) al “Barawards 2018″, il premio che mira alla valorizzazione delle eccellenze dell’ospitalità Made in Italy, promosso da Bargiornale, Ristoranti, Dolcegiornale e Webar.

 

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone che mangiano e cibo

 

Tale location di ispirazione borbonica nasce dalla personale esperienza di Luca Iannuzzi, già stimato General Manager del Beach Club “Nabilah”, tra l’altro “Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio“, assistito fin dall’inizio di quest’avventura da uno staff di livello.

 

 

 

 

Oltre ad ergersi quale bar room di successo, dove poter saggiare il format della Mixology di tendenza, a cura del Bar Manager di casa Salvatore D’Anna, vera e propria ricerca mirata alla creazione di originali e numerosi cocktail e bevande alcoliche, Archivio Storico è diventato a tutti gli effetti un ristorante incentrato sulla cucina borbonica, tale da ricevere anche la visita dei principi Carlo e Camilla di Borbone, i quali oltre ivi festeggiare il loro 20° anniversario di matrimonio, hanno fregiato il sodalizio vomerese della “Medaglia d’Argento al Valor Civile” della casata borbonica, per la sapiente opera di comunicazione e divulgazione culturale profusa.

 

Nell’ ottica di una costante ricerca storico – gastronomica, alla riscoperta di gusti, sapori e profumi di un tempo, particolarmente significativa risulta essere stata, a partire dal 13 Dicembre l’organizzazione del ciclo di eventi “Esperienze Borboniche”, kermesse nel corso della quale si potranno gustare pietanze reinterpretate dallo Chef Stellato Pasquale Palamaro, Chef Resident presso il Ristorante Indaco dell’ Albergo della Regina Isabella a Ischia, che definisce la sua cucina “tendenzialmente di mare, tale da cercare di lavorare il pesce allo stesso modo della carne, privilegiando cotture rapide, ricercando prodotti poco utilizzati che magari richiedono un lavoro più certosino, tra le quali le alghe”.

 

La kermesse vedrà, con cadenza mensile, ad opera di Chef Palamaro, il concepimento di veri e propri tributi ai piatti della cucina borbonica, proposti in versione classica così come in forma di rivisitazione, abbinati ogni volta, a cura dell’Associazione Italiana Sommelier, a vini di pregio, senza dimenticare l’accostamento con i ricercati cocktail di casa.

 

 

 

 

 

 

Il primo appuntamento della kermesse è stato declinato nella preparazione di un “timballo di bucatini alla cerino”, sia in versione classica che moderna, un piatto estremamente complesso, opulento, a detta dello Chef “sintesi della cucina di francese di una volta, con un estremo rigore architettonico, farcito con salsa besciamella, funghi, tartufo e vari tipi di carne bianche e rosse”. La serata ha trovato poi degno accompagnamento con un pregiato “Bourgogne Rouge Volnay 2015 , Domaine Glantenay“, con il Resident Bar Manager Salvatore D’Anna che per l’occasione ha messo a punto il “Match”, cocktail caratteristicamente ottenuto tramite estrazione ed infusione del brodo di pollo, carne bianca presente anche nella preparazione dei bucatini.

 

La kermesse “Esperienze Borboniche”  è da ritenersi pertanto un vero, autentico, ritorno al passato, in bilico tra ricerca storico-gastronomica, intuizione e tradizione, esaltazione delle autentiche radici culturali meridionali. Insomma un ensemble che vedrà talentuosi professionisti, estremamente innamorati del proprio lavoro, mettersi in gioco, in un contesto accogliente dover poter sempre vivere esperienze di livello, tra le quali senza dubbio i due menù, uno di terra ed uno di mare, ovviamente di ispirazione borbonica, concepiti dallo stesso Chef Palamaro, il quale in qualità di consulente ha redatto una proposta gastronomica “nel pieno rispetto delle ricette originali, adattate ovviamente all’epoca moderna in leggerezza e presentazione estetica”.

Agorà Morelli, location di gran fascino ricavata nella monumentale grotta del Chiatamone, antico collegamento dalla Reggia al porto di Napoli, lunedì 29 ottobre ore 21.30 ospiterà un eccezionale evento, il cui protagonista sarà il Gin Puerto de Indias.

Agorà MorelliLa serata organizzata dalla Luigi Castaldi Group S.r.l. esclusivista del marchio Puerto de Indias in Campania, vuole far conoscere il Gin Puerto de Indias, arrivato in Italia solo quest’anno pur essendo il 9° Gin al mondo come numero di bottiglie vendute.

La voce guida di Massimo Leone di Radioemme accompagnerà l’evento, che prevede proiezione di slide informative sul Gin Puerto de Indias e nella parte centrale della serata una gara tra tre Bar Tender che aggiudicherà il titolo di Brand Ambassador Puerto de Indias.

Un ricco buffet realizzato dal Ristorante D’Angelo sarà a disposizione degli ospiti i quali potranno degustare i cocktail preparati dai Bar Tender.

Musica, buon cibo e Gin Puerto de Indias, per un’eccezionale serata su invito, riservata a proprietari di Lounge Bar, discoteche o distributori di spirits.

 

 

Agorà MorelliAgorà Morelli

Via Domenico Morelli, 61/A

Napoli

 

Luigi Castaldi Group S.r.l.

Via Michelangelo, 10

Casoria NA

Oltre 94 le etichette in degustazione per esplorare l’unico metodo classico di montagna

Due giorni interamente dedicati alle bollicine Trentodoc , con degustazioni guidate e percorsi di approfondimento: in risposta al crescente interesse emerso a livello nazionale per il marchio collettivo Trentodoc , domenica 21 ottobre dalle 14 alle 20 e lunedì 22 ottobre dalle 10.30 alle 14.30, l’Istituto Trento Doc porta a Napoli l’unico metodo classico di montagna.

TrentodocL’evento – che si svolgerà presso l’Eurostars Hotel Excelsior, via Partenope 48, Lungomare Caracciolo- sarà l’occasione per sommelier, ristoratori ma anche appassionati, di conoscere in modo approfondito il metodo classico trentino e di degustare 94 etichette prodotte da 29 case spumantistiche, esplorandone lo stile, le caratteristiche e l’identità territoriale di questo vino. Durante la giornata di domenica, si svolgeranno percorsi di degustazione guidata e seminari di approfondimento dedicati a Trentodoc, che saranno condotti da Maurizio Dante Filippi, Miglior Sommelier AIS 2016, e da Roberto Anesi, Miglior Sommelier AIS 2017.

“Trentodoc in città a Napoli – commenta Enrico Zanoni, Presidente dell’Istituto Trento Doc – rappresenta uno degli appuntamenti più significativi del 2018. All’evento di Napoli parteciperanno delegazioni AIS provenienti da Puglia, Calabria e Molise, regioni che dimostrano un crescente interesse verso i nostri prodotti, alimentando, quindi, quel percorso di crescita che il marchio e la produzione Trentodoc hanno avuto in questi anni”.

TrentodocProveniente da vitigni coltivati a diverse altitudini e fino a 900 m.s.l.m., Trentodoc è il metodo classico tra i primi al mondo e primo in Italia ad aver ricevuto la Denominazione di Origine Controllata. Oggi sono 51 le grandi case spumantistiche trentine e le piccole realtà artigianali riunite nell’Istituto Trento Doc e produttrici di un vino modulato da un territorio ideale, caratterizzato da forti escursioni termiche che favoriscono il mantenimento dell’acidità e di un buon equilibro complessivo.

Uvaggi selezionati di Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e Meunier forgiano caratteristiche distintive che rendono questo metodo classico un prodotto unico sia per il suo bouquet aromatico che per il suo perlage, ottenuto da un’attenta rifermentazione in bottiglia e dal contatto prolungato con i lieviti. L’eccellenza territoriale e l’impegno nella tutela e nella valorizzazione delle bollicine di montagna da parte delle case produttrici si riflettono nell’eleganza e nella raffinatezza distinguibili in ogni calice Trentodoc.

Teresa Caniato

Con dimostrazione del sabrage, l’arte dei Sommelier Sciabolatori

all’Enoteca Vini Divini in via dell’Epomeo 459 Soccavo il 21 Ottobre ore 19:00 Evento Aperto al Pubblico

È a suon di bollicine che l’Enoteca Vini Divini inaugura un nuovo progetto, il wine bar l’ Officina dei Sapori , a Soccavo, in via dell’Epomeo 459.

Officina dei SaporiChe non ci sia modo migliore di accogliere le belle novità con le bollicine è risaputo, ancora meglio se stappate con la sciabola, sotto il tocco di un sommelier esperto dell’arte del Sabrage.

Non solo bollicine, ma anche tanto vino e mescita di birra artigianale, domenica 21 ottobre ore 19, per festeggiare l’inaugurazione dell’Officina dei Sapori, un momento aperto a tutti, da condividere, sicuramente, con gli amici affezionati dell’enoteca Vini Divini e winelovers.

Cos’è l’ Officina dei Sapori ?

Officina dei SaporiÈ l’evoluzione naturale di un progetto dedito da oltre 10 anni a divulgare la passione e la cultura del buon bere e del buon mangiare. Infatti, dopo anni a contatto con il pubblico l’enoteca Vini Divini cambia veste e debutta con l’Officina dei Sapori con la volontà di offrire ai propri clienti un servizio più ampio dove trascorrere serate in compagnia e uscire dal binomio vino-cibo.

«Un progetto che era in cantiere da anni e che oggi prende vita, in linea con la nostra missione e che vede come priorità quella di divulgare l’amore per il vino attraverso una selezione variegata ma che ha sempre anteposto la promozione del territorio e della tipicità», afferma Tiziana De Maro, Delegata dei Campi Flegrei della Scuola Europea Sommelier e Relatrice, nonché attiva Donna del Vino. Un progetto al passo con i tempi che vede nella realizzazione anche il coinvolgimento di un team giovanissimo che condivide la passione per il vino e la volontà di perseguire la stessa strada dei genitori, ossia Tiziana De Maro e Vincenzo Colimoro, storici proprietari dell’enoteca.

 

Officina dei SaporiLa selezione proposta, dalla giovane Linda sommelier, sciabolatrice ed esperta di birre, Luigi anch’esso sommelier e barman e dal giovane chef Rosario Senese, prevede un’attenta selezione di vini soprattutto campani, ma anche grandi classici dell’enologia nazionale ed internazionale, birre artigianali, cocktail, aperitivi e prodotti tipici ascrivibili alla grande gastronomia campana. Non potevano mancare all’appello gli squisiti salumi di Norcia, ‘nduja calabrese, formaggi toscani, sott’oli tipici della tradizione campana e carpacci di carne e pesce. Non mancano sfiziosi dessert, a cura dello chef, da accompagnare con un passito o un buon distillato.

 

L’ Officina dei Sapori è un progetto che contempla la promozione dell’enogastronomia a 360°, un momento di relax da condividere con chi si ama, senza rinunciare all’amore per i buoni prodotti.

 

Per Info: Tiziana De Maro 338 5290333, mail:

Indirizzo: via dell’Epomeo 459 Soccavo, tel. 0817671202  

Roberta Raja

Festa della Vendemmia: Riviviamo l’antico rito della Vendemmia nella patria del Fiano di Avellino Docg. Benvenuto con merenda contadina ore 9:00 nell’antico borgo di Lapio
e per gli sportivi il percorso alternativo di trekking ore 8:30 in piazza S.Antonio

Festa della VendemmiaIl 7 ottobre a Lapio di buon mattino si celebra la Festa della Vendemmia, un antico rito contadino  che per fortuna stenta a morire e che rivive nei piccoli distretti viticoli di tutta la Campania.
Quale luogo migliore se non Lapio, piccolo borgo che dista solo 25 km dalla città di Avellino e che sottolinea già nel nome il proprio legame con la viticoltura. Infatti, si ritiene che il toponimo Lapio, così come la stessa parola Fiano, prenda origine dal latino ‘apis’ (ape) il termine fa riferimento alle api che, attratte dalla dolcezza degli acini d’uva, attaccano da sempre in sciami il grappolo del vitigno apuano.
E così, il paese fa festa rievocando la tradizione con una giornata dedicata al territorio e ai prodotti che la terra offre essendo il terroir di Lapio particolarmente fertile e incastonato in una posizione di dominio sulla Valle del Calore. S’inizia dando il Benvenuto agli ospiti con la merenda contadina al centro della città alle ore 9:00. Tante le attività che mirano a rinsaldare il legame un po’ sopito con la natura come la passeggiata ecologica che termina con il fatidico taglio dell’uva con accompagnamento musicale.

Invece, per gli amanti dello sport è previsto un percorso alternativo che prevede l’emozionante trekking in vigna. Il raduno è alle 8.30 in Piazza Sant’Antonio, punto di partenza per giungere ai vigneti di Fiano Areale con mezzi autonomi. Il percorso è di Livello E, cioè diEscursionismofacile. Il terreno potrebbe essere, in alcuni tratti, scivoloso e in altri particolarmente ventilato. Si consiglia, dunque, l’utilizzo di scarpe da trekking e un abbigliamento comodo, munirsi di acqua e uno spuntino. Sono previste strutture adibite al cambio muniti di docce. Il percorso è 10 Km e dura circa quaattro ore. È gradita la Prenotazione al numero 3203616149, oppure su Fb: Land_of_Hirpinia.

Festa della VendemmiaDurante la giornata è possibile usufruire del menù turistico a 15 euro presso i ristoranti convenzionati della zona: Officina del Gusto, Templa Mentis, Fattoria Maria Petrillo, Agriturismo Anila oppure godere degli ottimi aperitivi presso il locale Aperifiano. In pomeriggio, dopo un momento dedicato a compiacere la creatività dei più piccoli con la premiazione del concorso “Un disegno per…conoscere i vigneti di Lapio” si rivive il momento più magico e conviviale della vendemmia, la pigiaturacon i piedi al suono di musica e balli folkloristici. A completare la giornata un laboratorio tecnico a cura di Onav AvellinoOrganizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, che istruiranno i curiosi all’assaggio del mosto. Alle 20:00, Lapio dà il via alla folkloristica Festa in Paese al ritmo di musica popolare e alla presenza di stand con prodotti tipici della tradizione lapiana.

Programma:

Ore 9: 00 Benvenuto con merenda contadina, Corso Umberto I°

Ore 10:00 Passeggiata ecologica verso i vigneti (aperta a tutti, percorso facile)

Ore 11:00Vendemmia e raccolta dell’uva con accompagnamento musicale

Ore 13:00 Pranzo libero a cura dei ristoranti convenzionati in paese (Menù turistico € 15,00)

Ore 15:00 Premiazione I° Concorso “Un disegno per…conoscere i vigneti di Lapio”

a cura dell’Amministrazione Comunale (Piazza Filangieri)

Laboratori e Attività ludico-creative con merende bio e animazione a cura dell’associazione “Piccole Pesti”

Ore 17:00 Pigiatura in maniera tradizionale dell’uva accompagnata da balli e intrattenimento musicale (Piazza Filangieri)

Ore 18:00 Degustazione dell’uva di Lapio e del mosto fiore a cura dell’Onav Avellino (Cortile di Palazzo Filangieri)

Ore 20:00 Festa in Paese allestita con stand caratteristici dei prodotti tipici di Lapio

Lapio è un borgo a vocazione agricola con i suoi campi coltivati a vigneti e uliveti, tant’è vero che oltre a far parte dell’associazione nazionale Città del Vino, Lapio detiene anche lo status di Città dell’Olio e Città del Miele, grazie alla produzione dell’olio extravergine d’oliva Irpinia-Colline dell’Ufita (DOP) e delle varietà di miele millefiori e d’acacia. Va ricordato, inoltre, che a Lapio è concessa, secondo disciplinare, sia la produzione del Fiano di Avellino Docg che quella del Taurasi Docg, due delle più prestigiose Docg del Sud Italia.

Si ringrazia la Regione Campania (Poc 2014-2020) -La Misericordia di Lapio – Pro Loco di Lapio. Le aziende coinvolte: Azienda Agricola Filadoro, Colli di Lapio, Rocca del Principe Winery, Azienda Agricola Femia, Feudo Apiano, Azienda Agricola Romano e Tenuta Scuotto.

 

Come raggiungerci: Dopo aver imboccato l’Uscita Avellino Est, proseguire in direzione dell’Ofantina (Statale 7 Bis) – A causa di un’interruzione sul percorsoseguire il percorso alternativo all’Uscita Candida con direzione Chiusano-Lapio

 

Per Info e Prenotazioni: www.comune.lapio.av.it , Enrico Lepore: 3203616149 Luana Mottola:3490661438 Ciriaco Palmariello:3777089233

Per Info_Trakking: Tel 3203616149, FbLand_of_Hirpinia, Istagram: @landpfhirpinia

Info e Prenotazioni_Ristoranti Convenzionati: Officina del Gusto tel. 3386908358, Templa Mentis tel.3404942857, Fattoria Maria Petrillo tel. 3394753881, Agriturismo Anila tel. 3936370190 Aperifiano tel. 3206921024. 

Quattro generazioni di Vignaioli da sempre presenti nella terra delle sirene

L’estate è arrivata ed il Gragnano va bevuto freddo!

Martedì 10 Luglio, nell’incantevole Tenuta Verdoliva ai confini tra Gragnano e Castellammare di Stabia, torna ancora più ricca di novità la kermesse “Stabia Wine Event”. Presente tra le 30 aziende scelte per la serata, anche, Cantine Iovine dal 1890. Per l’occasione, Aniello Iovine enologo della Cantina, presenterà in degustazione: 
IovineTerra del Gragnano: le cui uve provengono dai vigneti presenti nei terrazzamenti di Pimonte, a 400 metri sul mare, dove il microclima è particolarissimo grazie all’elevata escursione termica giorno-notte. Al palato è appagante, vivace, rotondo e di elegante morbidezza.
Piedirosso Pompeiano 1890 I.G.T.: le cui uve, localmente chiamate “per ‘e palummo” per la forma e per il colore del raspo che assomiglia al piede del colombo, sono vinificate in purezza. Un vino di eccellente qualità già noto ai tempi dell’antica Roma. Dal colore rosso purpureo e dai sentori di frutta a bacca rossa, al gusto risulta rotondo con note di uva matura e ciliegia.
 
Pompeiano bianco bollicine: nasce dalla vinificazione delle uve Falanghina e Greco che tradizionalmente si coltivano nel territorio di Gragnano. Con la rifermentazione in autoclave esaltiamo, poi, la tipicità del bianco Pompeiano tradizionalmente frizzante.
Falanghina Pompeiana 1890: i vigneti di provenienza sono compresi nel territorio collinare che si estente dal cratere del Vesuvio alle colline dei Monti Lattari. Vino di grande tradizione e importanza, la Falanghina, presenta un colore paglierino e sentori di frutta a pasta gialla.
Iovine è la più antica famiglia produttrice di vini, con vigneti che si estendono sul territorio della Penisola Sorrentina.
L’attento mercato enologico colloca Iovine all’apice dei produttori campani e tutto ciò si è reso possibile grazie alla scrupolosa conduzione familiare, alla passione ed all’esperienza vissuta in un clima familiare di sincera spontaneità.
Prodotti controllati e selezionati caratterizzano la produzione vinicola aziendale di Cantine Iovine dal 1890. Aperta alle sfide del mercato globale puntando sulla qualità del prodotto, i vini Iovine sono presenti alle più importanti fiere di settore e possono vantare un palmares di premi e attestati a garanzia della qualità dei propri vini. Nel 2007 vengono inseriti nella lista Top Hundred Golosaria dei 100 migliori vini italiani per il Penisola Sorrentina Lettere 2006.
Allegra Amirati

Asini a tutta Birra: birra, palio e buon cibo
dal 6 all’8 luglio a Santa Maria la Carità

Asini a tutta BirraUn evento decisamente alternativo quello organizzato dalla Pro Loco di Santa Maria la Carità in occasione dell’attesissimo “Palio del Ciuccio”, appuntamento storico del Luglio Sammaritano: si tratta di “Asini a tutta Birra”, kermesse dedicata agli amanti del luppolo che si svolge contemporaneamente al Torneo delle Contrade.

Dal 6 all’8 luglio dopo la gara tra le contrade, sarà possibile degustare diverse tipologie di birra – da quelle artigianali (a quelle fregiate da marchi internazionali – abbinate ovviamente a tantissime proposte gastronomiche (soprattutto specialità locali). Le serate saranno allietate da interventi di famosi artisti come il live del cantante Gnut oppure lo show del musicista e poeta Francesco Di Bella.

La birra è la bevanda fermentata più antica bevuta dall’uomo e, grazie alle sue importanti proprietà nutritive, è una delle bevande più diffuse e sorseggiate al mondo. E’ infatti definita “pane liquido” in quanto gli ingredienti di partenza sono gli stessi del pane e perché, possedendo meno etanolo rispetto alle altre bevande alcoliche ed essendo meno calorica, è considerata un vero e proprio alimento.

Asini a tutta Birra     Asini a tutta Birra

L’evento “Asini a tutta Birra” sarà inaugurato con una gara gastronomica durante la quale le contradaiole si sfideranno in una gara a suon di mestoli. Nella mattinata di domenica 8 luglio, ultimo giorno della kermesse, si svolgerà il momento “A colazione con gli asini” durante il quale i più piccoli saranno coinvolti in attività ludico – ricreative. Il tutto culminerà in serata (alle ore 21) con il Palio, preceduto dal sontuoso Corteo storico medievale.

Altri appuntamenti del Luglio Sammaritano sono la “Sagra della Melanzana” dal 20 al 23 luglio e il talent show “The Dreamers”, che si svolgerà domenica 29 luglio, evento dedicato a giovani talenti emergenti.

Birrifici artigianali presenti

– BELLA ‘MBRIANA di Nocera Inferiore

– BIRRIFICIO FLEGREO di Napoli

– BREW INN di Fisciano

– AF BIRRA di Nocera Inferiore

– BIRRIFICIO IL CHIOSTRO di Nocera Inferiore

Esiste una regola per cui quando un Post ha colpito l’attenzione di chi lo legge bisogna vistarlo con un “mi piace”, commentarlo e condividerlo. Condividere vuol dire investire tempo e risorse in qualcosa che piace, da porre poi sotto l’ala protettiva dei social. Quid pro quo. Dare per avere. Il resto è spam!

Il “Post” nasce per l’appunto dal desiderio  dei componenti dello staff “Drop” di  condividere con un “pubblico di fiducia” le loro esperienze esotiche,  viaggi verso nuovi sapori, colori e ingredienti scoperti nei posti più inconsueti del mondo. Racconti di straordinarie avventure in un piatto e in un bicchiere. Perciò i giovani imprenditori hanno investito su questa nuova location ubicata nella splendida cornice di Coroglio, che condensa cibo di qualità, eventi e professioni creative – senza distanziarsi dall’idea di “performance club” che perseguono da sempre.

PostIl locale ha aperto i battenti da pochi giorni e già vanta migliaia di presenze serali e un cartellone di eventi degno di essere paragonato ai migliori club e locali legati alla movida napoletana.

Vasta l’offerta enogastronomica tra spuntini, aperitivi, cena e dopo cena: il tutto ispirato alla formula spagnola delle “tapas”, ovvero assaggi di cibo locale accompagnati da una vasta scelta di cocktail, pregiati vini e gustose  birre. Non solo buon cibo e meravigliosi drink, ma anche live, momenti d’incontro, appuntamenti culturali, degustazioni ed eventi.

Tra i piatti forti del “Post” ce ne sono alcuni molto legati alla tradizione gastronomica partenopea come la  “Parmigiana”, altri “american style” come il “Bun con Pulled Pork”, ed alcune simpatiche rivisitazioni come la “Seppia alla puttanesca”… Ampio spazio è stato dato nel menù alla cucina vegetariana e a quella vegana. Tutte le pietanze sono preparate dallo chef Marco Iavazzo  come “Spagna docet”, ovvero utilizzando ingredienti legati alla produzione alimentare mediterranea. Le tapas possono essere degustate singolarmente (per soddisfare i languorini) oppure attraverso menù degustazione capaci di ppagare anche gli appetiti più voraci. Ogni tapas può essere potenzialmente accompagnata da un “post alcolico” preparato dagli esperti del bar catering “40 volumi” Carmine Nasti e Viviana Garofalo: bevande che parlano di avventura e meraviglia (come i drink ispirati al Vecchio Mondo),  audaci cocktail che si ispirano all’Oriente, altri distintivi e originali che evocano il Nuovo Mondo… E poi ci sono i post alcolici dei poeti, come quello dedicato a Fernando Pessoa che scriveva: “Datemi libri, frutta, un bicchiere di porto, un buon clima e un po’ di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco, e sarò felice”.

PostLo chef – Marco Iavazzo
Noi siamo la storia, le nostre tradizioni sono all’origine di tutto quanto ci accade. Quelle culinarie, nello specifico, seguono di pari passo gli usi, i costumi, le mode… Marco Iavazzo, giovanissimo chef napoletano ai fornelli del “Post – Aperitif Club”, in questo ambiente nuovo e contemporaneo prepara insalate, panini, piatti “espressi”, tutti in formato tapas: leggeri, golosi, moderni e – allo stesso tempo – fatti con prodotti di altissima qualità, secondo stagionalità e come vuole la tradizione napoletana. La sua è una cucina che invita a mangiare bene e contaminata da influenze “fusion” di sapori e ingredienti dal mondo.
Nel curriculum di Marco tra le tante esperienze – tutte di altissimo livello – ci sono quelle con gli stellati Andrea Ribaldone, Matteo Baronetto, Nino Di Costanzo, Paolo Barrale… Insomma, basta scegliere istintivamente uno dei suoi piatti per essere poi in grado di aggiungere un post “di gusto” alla propria storia!

Pagina Facebook da taggare in eventuali vostri post: https://www.facebook.com/post.aperitifclub/

Hashtag ufficiali: #Post #PostDinner #PostWork #PostMidnight

Grande successo per la presentazione alla stampa di BradoPizza, il nuovo tassello del mosaico che si inserisce all’interno del format già di successo del ristorante, braceria e hamburgeria del locale di Antonio Monda e Stefano Cervone a Castello di Cisterna, diventato un punto di riferimento importante per i buongustai.

BradoPizza

 

Durante l’evento il giornalista enogastronomico e Vicepresidente dell’ “Accademia dei Baccalajuoli” Tommaso Esposito, ha conferito la medaglia di Baccalajuolo allo chef Luigi Russo de “La Lanterna” di Somma Vesuviana per la realizzazione di una pizza con il baccalà affumicato, mentre il  gagliardetto dell’ “Accademia dei Baccalajuoli” ai due titolari di BradoPizza, Antonio Monda e Stefano Cervone.

È intervenuto alla serata anche Giuseppe Sorrentino, della casa vitivinicola Sorrentino Vini, che ha illustrato le caratteristiche dei vini degustati come accompagnamento alla cena: “Vigna Lapillo Bianco”, “Vigna Lapillo Rosso” e il vino biologico “Lacryma Christi Rosso”.

 

 

Ecco il menù che è stato proposto per l’evento:

Polpetta al Sugo: polpette al sugo di S. Marzano D.O.P., mozzarella vaccina di Alvignano, basilico, olio evo.
Porchetta: provola vaccina di Alvignano, squacquerone, porchetta, crocchè, olio evo.
Genovese: cipolla, gamboncello, spolverata di pecorino bagnolese in uscita, olio evo.
Ortica: stracciata di bufala, crema di ortica, ciauscolo marchigiano D.O.P., olio evo.
Soffritto: zuppa forte, ciuffi di ricotta Bagnolese, olio evo

A concludere la cena, Panna Cotta con latte nobile dell’Appennino Meridionale con una marmellata di albicocche Pellecchielle del Vesuvio.

 

BradoPizza          BradoPizza

Brado : Via Cosimo Miccoli, Castello di Cisterna, Campania
tel: 081 803 11 80
Facebook: link
Instagram: link

Prosegue l’evento dedicato al meglio dell’enogastronomia.

Decine gli appuntamenti tra winetasting, alta cucina e degustazioni esclusive di eccellenze italiane e internazionali

Prosegue per tutta la settimana, fino a domenica 24 giugno, la quindicesima edizione di Vinòforum Lo Spazio del Gusto. Negli ampi spazi di Lungotevere Maresciallo Diaz (Zona Farnesina) appassionati e addetti ai lavori troveranno ancora oltre 500 aziende vitivinicole e 2.500 etichette in degustazione.

Sempre possibile partecipare alle cene esclusive con chef e maestri pizzaioli di livello internazionale o a uno agli innumerevoli incontri dedicati non solo ai grandi vini, ma anche ai distillati, all’olio extravergine, ai cocktail e al mondo dell’enogastronomia tout court.

Ecco tutti gli appuntamenti previsti da lunedì 18 a giovedì 21 giugno.

Dai temporary restaurant di Cucine a Vista usciranno i piatti d’autore firmati dagli stellati Maurizio e Sandro Serva de La Trota (18 e 19 giugno), Gianfranco Pascucci di Pascucci al Porticciolo (18 giugno), Massimo Viglietti dell’Enoteca Achilli al Parlamento (18 e 19 giugno), Giuseppe Di Iorio di Aroma (18 e 19 giugno), Davide Pezzuto di D.One (18 e 19 giugno), Heinz Beck de La Pergola (20 giugno), Adriano Baldassarre del Tordomatto (dal 19 al 22 giugno), Kotaro Noda di Bistrot 64 (dal 20 al 22 giugno), Roberto Rosso de Il Silene (21 e 22 giugno), Daniele Usai de Il Tino (dal 20 al 22 giugno), Riccardo Di Giacinto di All’Oro (dal 20 al 22 giugno). Sempre possibile degustare, per un food pairing di tutto rispetto gli Champagne Dom Pérignon, Krug, Veuve Clicquot, Moët Chandon, Ruinart e gli Estates & Wines di The Moët Hennessy Wine Division.

Senza sosta le attività della Vinòforum Academy. Nello spazio Enoteche, lunedì 18 giugno, l’enoteca Cantina Castrocielo presenta la Top Tasting “Lo Champagne della Maison Diogène Tissier & Fils”; martedì 19, con Castello Bonomi e la conduzione di Roberto Paladin, in scena “L’evoluzione del Franciacorta”; mercoledì 20 “Il Gaillac ancestrale e la Loira secondo Chateau De Passavant. Cameo Di Domaine De La Viaudière” by Magazzino Scipioni. In programma ancora i seminari sull’extravergine all’interno dell’Oleoteca, realizzata con la collaborazione di Oleonauta e la guida di Simona Cognoli: lunedì 18, con Fèlsina, “Al pari del vino, l’essenza verde come valore e filosofia del territorio” degustazione guidata da Giuseppe Mazzocolin; martedì 19, con Colle Nobile, “Lo studio dei monovarietali al centro della produzione aziendale”; mercoledì 20, con Olio Traldi, “La Tuscia: terra etrusca custode di una storia olivicola millenaria”; giovedì 21, con OlioCRU, “Ricerca e innovazione aziendale: dall’olio ai prodotti PreBiò”. E nel Salotto dei Distillatiproseguono le masterclass con gli esperti di Whisky Italy: lunedì 18 è il turno del “Whisky Giapponese”; martedì 19, “Scotch Whisky: viaggio nei territori del Whisky più amato al mondo”; mercoledì 20 “Whisky e Vino: la magia dell’affinamento in botte”; giovedì 21, “Pairing Whisky & Ostriche”.

Vinòforum

Tanti gli incontri e i personaggi noti del mondo enogastronomico nella Wine & Gourmet Arena: lunedì 18, con Noi Di Sala e Intrecci, “L’arte della sala dalla voce di grandi esperti”; martedì 19, “L’Italia si tinge di rosato, con 8 vini uniti dalle mani dell’enologo Luca D’Attoma”; mercoledì 20, con Excellence Food Innovation, “Una serata tra i grandi chef: 4 cooking show a quattro mani tra tecnica, spettacolo e innovazione”; giovedì 21, l’AGIVI – Associazione dei Giovani Vinicoli Italiani – si presenta al pubblico di Vinòforum.

Proseguono le cene a quattro mani di Maestri in Cucina – format nato dalla collaborazione tra Vinòforum e Ferrarelle – con grandi chef e maestri pizzaioli protagonisti di incontri golosi e intriganti (con posti limitati e solo su prenotazione). Lunedì 18 giugno “on stage” Pietro Parisi con Giuseppe Casale e Vincenzo Mirra (Era Ora); martedì 19 sarà il turno di Mirko Campoli (Osteria 140) e Alessio Rovetta (Sette Ponti); mercoledì 20 quello di Angelo Lebiu (Le Due Torri) e Fioravante Annunziata (I Magnifici); mentre giovedì 21 tra forno e fornelli ci saranno Danilo Vagurno (Verace) e Giorgio Caruso (Lievità). Per tutte le cene abbinamenti studiati ad hoc con i vini di una delle cantine presenti a Vinòforum.

Grandi ospiti anche in ambito mixology, nel colorato stand dell’Alchemiq Bar, dove, insieme al barman resident Mirko Cagnazzo, ci saranno: lunedì 18, Davide Diaferia (Club Derrière); martedì 19, Mario Farulla (Baccano); mercoledì 20, Francesco De Nicola (Sottobanco); giovedì 21 giugno, Nicola Mangiacapra (Antiquario).

 

Fonte [Mglogos]

Mercoledì 27 giugno 2018 – ore 19.30, Palazzo Patrucci, Via Posillipo 16/c, Napoli

Alta cucina, musica e performing art al tramonto per l’happening “ Sunset Malandrino a Palazzo Petrucci ”, in programma mercoledì 27 giugno, dalle ore 19.30, su una delle più belle terrazze di Napoli con vista mozzafiato sulla baia di Posillipo.

        Sunset Malandrino               Sunset Malandrino

La serata, organizzata da Visivo Comunicazione, aprirà la stagione del “ Malandrino ”, il nuovo lounge club sul mare di Palazzo Petrucci, uno spazio elegante dal design contemporaneo, con una grande postazione cucina firmata KitchenAid, dove si esprimerà l’estro dello chef Stellato Lino Scarallo con uno show cooking dei suoi piatti più celebri in versione finger food, accompagnati dalle bollicine delle Cantine Sorrentino.

Lo chef Scarallo condurrà gli ospiti in un viaggio tra i sapori della sua cucina creativa, alla scoperta dei piatti che hanno fatto storia nel suo percorso professionale, a partire dalla famosa lasagnetta di mozzarella di bufala e crudo di gamberi, fino ad arrivare alla stratificazione di pastiera.

Da buoni napoletani non poteva mancare una degustazione a base di pizza a cura di Palazzo Petrucci Pizzeria, costola del ristorante, situata nel cuore di Napoli, in Piazza San Domenico Maggiore, ai forni Davide Ruotolo che proporrà una selezione di pizze gourmet, accompagnate dalle birre artigianali Karma.

Sunset MalandrinoSulla terrazza esterna, che affaccia sull’incantevole Palazzo Donn’Anna, si esibiranno in una performance live di “Lollipop Lyra” le acrobate della compagnia Aerial District, un mix tra danza e circo nero in versione aerea.

Note “stellari” con la selezione musicale dal sound sofisticato e all’avanguardia a cura di Lunare Project e performing art con Weronique che realizzerà un bodypainting ispirato alla leggendaria sirena Partenope, fondatrice di Napoli. I quattro livelli di Palazzo Petrucci saranno l’incantevole scenario di un happening consacrato alla bellezza e al buon gusto.

 

 

Sunset MalandrinoInformazioni: https://bit.ly/2LMhaNW

Pagina evento Facebook: https://bit.ly/2Jn6wR0

Ennesima conferma per il Cycas Café Restaurant di Bacoli (Na), inserito anche per il 2018 dalla nota guida  “Gambero Rosso” tra i “Bar d’Italia 2018”.

Luigi Scamardella: «Questo riconoscimento sottolinea il continuo impegno e la costante passione che mettiamo nel nostro lavoro».

Unico dell’intera area flegrea, il Cycas è stato inserito tra i 1300 locali più amati dagli italiani



«Un posto ideale, curato, sullo sfondo di un’atmosfera più che piacevole, per fermarsi, in compagnia di amici, in coppia o con la famiglia, a prendere qualcosa godendo della vista del lago e della tranquillità che offre, due punti forti a cui aggiungere anche la possibilità di cenare con vini e cibo di qualità».

Esordisce così la rinomata guida “Gambero Rosso” dei “Bar d’Italia 2018”, esaminando e recensendo il Cycas Café Restaurant di Bacoli (Via Miliscola 13) in provincia di Napoli, inserito tra i 1300 locali più amati dagli italiani, oramai da anni ai vertici delle guide per la straordinaria eccellenza nella preparazione delle colazioni, oltre che nei magnifici aperitivi e nell’esclusivo ristorante.

Il Cycas Cafè Restaurant è l’unico locale dell’intera zona flegrea scelto ed inserito da “Gambero Rosso”, con il massimo dei punteggi, come punto di riferimento del panorama campano e non solo. «Un riconoscimento di caratura internazionale che va a sottolineare ancora una volta, anche nel 2018, il rilievo che la nostra attività riesce a mantenere e valorizzare anno dopo anno», afferma il titolare Luigi Scamardella.

Locale del respiro internazionale e sofisticato in riva al Lago Miseno di Bacoli, il Cycas (www.cycas.it) è un ambiente unico, elegante e minimale composto da diverse anime: un moderno lounge bar, con svariate proposte di caffetteria, cocktail, soft drink, aperitivi, birre, frutta, yogurt e the; una rinomata pasticceria, con golosissimi dolci, tra cui l’inimitabile specialità “Fetta al latte”, esclusiva delizia di propria produzione; una gelateria di riconosciuta qualità, che ha sede anche al Centro Commerciale Campania di Marcianise (Ce), la quale affianca alle tradizionali coppe e coni, i gelati al piatto ed i drink cocktail; un meraviglioso ristorantino con prodotti genuini e di qualità, sapori di terra e di mare, eccellenze gastronomiche e prelibatezze del territorio campano.

Ed ancora. Il Cycas è anche cornice di moltissimi eventi feste private, come compleanni, lauree, addii al nubilato e al celibato, sfilate di moda, cerimonie, meeting e party esclusivi, e pure location dove trascorrere una serata tra amici o in coppia all’insegna del buon gusto e divertimento con gruppi musicali live music.

Queste le anime che fanno di Cycas Cafè & Restaurant un locale dalla personalità prorompente, dove il tocco di raffinata modernità si sposa sapientemente con l’atmosfera fiabesca del Lago Miseno.

Per info e contatti:
Cycas, via Miliscola 13, Bacoli (Na)

+39 0815231660;

– info@cycas.it

– www.cycas.it

– https://www.facebook.com/cycascafe/ 

Continua Tufo Experience, il format dedicato alle eccellenze del territorio irpino
L’enoteca Divino presenta un Tuffo nel Passato: il Greco di Tufo e il Baccalà 2.0

Il 22 giugno voce al territorio: il Greco di Tufo Docg abbinato al ‘Pesce di Montagna’ a cura di Onav Avellino

Continua Tufo Experience, il 22 giugno ore 19.30 presso l’Enoteca Divino, nel cuore di Tufo, nodo nevralgico della produzione di uno dei vini bianchi più rinomati in Italia.

Tufo ExperienceTre i Greco di Tufo Docg protagonisti dell’evento abbinati, sapientemente dalla squadra di Onav Avellino, ad altrettanti finger food a base di baccalà, il ‘Pesce di Montagna’ per eccellenza, consumato storicamente nell’entroterra campano. L’evento vuole celebrare il legame imprescindibile che il territorio conserva con la cultura enogastronomica.

E, nel contempo,  porre l’accento su come determinati abbinamenti nati da retaggi antichi riescano ad adattarsi alle nuove tendenze gastronomiche, così come a quelle enologiche, conservando vivo il legame con il territorio.

In provincia di Avellino, il baccalà rappresenta uno dei piatti tipici della cucina contadina. Grazie alla salagione, che ne consente la conservazione per lungo tempo, è uno dei pochi prodotti ittici che non è prerogativa esclusiva delle realtà costiere.

Dunque, la possibilità di conservarlo per lungo tempo, prima dell’avvento dei frigoriferi, ha permesso al baccalà di vincere le ‘lunghe distanze’ e di presenziare sulle tavole della cucina contadina.

Tufo Experience

 

Tante sono le ricette tipiche tramandate come il Baccalà alla Pertecaregna e il Baccalà con Patate e Sedano (accio e patane) e che sono giunte intatte ai giorni nostri.

C’è anche da dire che la straordinaria versatilità culinaria del baccalà ha favorito un’eccellente commistione con i prodotti della terra ma anche, nei tempi moderni, un perfetto adattamento alle nuove tendenze alimentari che tendono ad eleborazioni più raffinate e fashion.

 

 

Il Programma:
Arrivo Ore 19:30 presso l’Enoteca Divino a Tufo, via Stazione n°10. Presentazione a cura del delegato Onav Avellino Giuseppe Iannone sul Greco di Tufo Docg: il legame con il territorio e con i piatti della tradizione contadina, caratteristiche di abbinamento del Greco con le varie interpretazioni del baccalà proposte nei finger.

La gastronomia e la cultura enoica sono due fenomeni che vanno di pari passo e gli abbinamenti tradizionali, nascono per caso, dato che i prodotti sono  reperibili nello setsso territorio.

In memoria delle antiche tradizioni e in nome delle nuove tendenze gastronomiche vi proponiamo delle rivisitazioni di baccalà in abbinamento al vitigno che storicamente è presente nell’areale tufese, il celebre Greco di Tufo che ha acquisito la Docg nel 2003.

Gli abbinamenti proposti:

Greco di Tufo Docg 2017 Terre D’Aione in abbinamento a
Baccalà alla Pertecaregna e Peperone Crusco mantecato con Ricotta di Montella


Raone – Greco di Tufo Docg 2016 Azienda Agricola Torricino
in abbinamento a  
Baccalà con la Brunoise di Patate Sedano Croccante e Finocchi con riduzione di Greco

Sphera- Greco di Tufo Docg 2016 Cantine Cennerazzo in abbinamento a
Baccalà in Tempura su Purea di Fagioli Quarantini

Siamo sicuri che il carattere sapido e la forte personalità del Greco di Tufo riuscirà a tenere testa al pesce di montagna per eccellenza sfoggiando un’alleanza convincente che ammalierà i nostri ospiti.

I produttori delle aziende vitivinicole partecipanti racconteranno il proprio vino e commenteranno l’abbinamento con il finger.
A seguire una serata buffet con postazione dei vini delle aziende.

Costo a persona: 25 euro (20 euro per i soci Onav)


Per Info:
Info@divinoenotecatufo.com |Tel. 3336639556
Giuseppe Iannone Delegato Onav|Tel. 3420494288;
Veronica Freda Segreteria|Tel. 3477965495.
L’Enoteca Divino si trova in Via Stazione n°10, 83010 Tufo (Av).
*La prenotazione è obbligatoria.

Presentati i cinque cocktail che saranno serviti alla 72a edizione del Premio Strega, il prossimo 5 luglio a Roma.
Tra i finalisti il barman napoletano Ugo Acampora

 

Sono stati presentati nomi, ricette e libri a cui si sono ispirati dei cinque cocktail del Premio Strega Mixology. Novità assoluta del format, la possibilità, per i cinque barman di servire i propri cocktail originali agli oltre mille partecipanti della settantaduesima edizione del Premio Strega letterario, che si terrà giovedì 5 luglio 2018, a Roma,nella consueta, splendida, cornice del Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Tra i cinque finalisti, il barman napoletano Ugo Acampora del Twins, cocktail, wine, coffee cocktail bar di Napoli, che si è ispirato al libro Il desiderio di essere come tutti, di Francesco Piccolo, Einaudi, vincitore Premio Strega 2014 per creare il cocktail Testa Dura, composto da 4,5 cl di Liquore Strega, 1,5 cl di Amaro Braulio, 1,5 cl di Sherbet limoni e camomilla home made, 1,5 cl di succo di limone e 3 cl di ginger beer.

La preparazione del cocktail prevede di versare tutti gli ingredienti, eccetto la ginger beer, in un boston shaker. Shakerare per 10 secondi poi versare il tutto in una mug e colmare con ghiaccio a cubi, per terminare il drink con fill di ginger beer e con la guarnizione di un ciuffo di menta fresca e una rondella di lime disidratato.

Premio Strega“Tradurre un libro in cocktail – sottolinea Ugo Acampora – è stata secondo me la ricerca più curiosa è stimolante che abbia mai fatto! Io per il cocktail Testa Dura ho tratto ispirazione dal libro “Il desiderio di essere come tutti”, di Francesco Piccolo per parla del passato e del presente, dell’eterna lotta che vede l’uomo alla ricerca di assomigliare a qualcuno o a qualcosa. Una testardaggine che ho tradotto in dialetto beneventano, in “cap e mul” ovvero “testa d’asino” o “testa dura”. Da qui sono passato per associazione mentale al classico drink “Moscow Mule” è stato un lampo: cambiando gli ingredienti della ricetta base, sostituendo la vodka con il liquore Strega e l’amaro Braulio e il succo di lime con succo di limone, con l’aggiunta di uno sciroppo di limoni e camomilla, ingrediente caratteristico del Liquore Strega e una spruzzata di ginger beer. Un drink semplice, facilmente replicabile , fresco e servito in una mug accattivante!”. 

 

Classe 1988, Ugo Acampora gestisce con i fratelli a Piazza Sannazzaro a Napoli il Twins cocktail-wine-coffee cocktail bar. Ha iniziato la sua carriera lavorativa nel mondo della ristorazione dopo aver conseguito il diploma di scuola alberghiera nell’istituto I.P.S.S.A.R di Vico Equense. Per oltre dieci anni lavora in giro per l’Italia e da un’esperienza estiva in un Grand Hotel a 5 stelle di Capri come bar back, inizia a coltivare la sua passione per il bartending. Nel 2013 inizia la sua prima esperienza formativa, all’interno dell’FBS di Napoli, dove inizia a muovere i miei primi passi tra tin, mixing glass e tantissime ricette. Poco dopo si trasferirà a Roma per approfondire conoscenze ed esperienze, con successive iscrizioni a corsi di formazioni come quella di Bar Manager dell’FBS di Roma, merceologico della Whisky school di Whisky & Co. Ha frequentato gli Educational Program del Jerry Thomas speakeasy di Roma. Nella capitale diventa vice barmanager del Ristorante & cocktail bar Baccano, nei pressi della Fontana di Trevi. La sua parola d’ordine è sperimentazione, in una costante ricerca di ispirazioni alla vita quotidiana, ai viaggi e i libri.

 

Premio StregaPiù di 200 le ricette giunte da tutta Italia, oltre il 10 percento delle quali provenienti da barlady, con un sostanziale incremento della partecipazione femminile: la storica azienda Strega Alberti Benevento richiedeva ricette originali a tecnica libera con almeno 3 cl di Liquore Strega e ispirate a uno dei 71 libri vincitori delle passate edizioni del Premio Strega.

Gli altri quattro drink – tra questi la creazione di una barlady – sono: Ancora una volta (Liquore Strega, Tanqueray Ten Gin, succo di limone, honey mix Dzenevrà e foglie di menta) di Jonathan Bergamasco del Caffè Imperiale di Vercelli, ispirato a La strada per Roma, di Paolo Volponi, Einaudi, vincitore Premio Strega 1991; Ottovolante (Liquore Strega, Vermouth al Pop Corn homemade, Fernet, ginger ale e twist d’arancia) di Gianluca Di Giorgio del Bocum Mixology di Palermo, ispirato a Vita, di Melania Gaia Mazzucco, Rizzoli, vincitore Premio Strega 2003; Cosmo Stregato (Liquore Strega, Vodka Torrone Mix, succo di limone, spuma di bacche e fiori di sambuco con yuzu) di Solomiya Grytsyshyn del Chorus Cafè di Roma, ispirato a Microcosmi, di Claudio Magris, Garzanti, vincitore Premio Strega 1997  e Il compositore stregato (Liquore Strega, whisky torbato, succo di limone, uovo aromatizzato, acqua sciroppata camomilla e menta, grattata di noce moscata) di Edoardo Nervo del Les Rouges di Genova, ispirato a I bei momenti, di Enzo Siciliano, Mondadori, vincitore Premio Strega 1998.

Il Liquore Strega

Nel lontano 1860 nasce in Campania, a Benevento, lo stabilimento in cui ancora oggi si produce il liquore Strega. Lo Strega é un prodotto completamente naturale ottenuto dalla distillazione di circa 70 tra erbe e spezie, provenienti da varie parti del mondo. Con le sue intense note aromatiche, con il suo inconfondibile profumo, questo liquore crea, con gli altri ingredienti, un sorprendente contrasto fra elementi speziati ed erbacei, corposi e leggeri, senza perderne l’anima raffinata.

Per maggiori informazioni

stregamixology@strega.it
www.facebook.com/StregaAlberti/

Cantina La Barbera inaugura il ciclo di incontri dedicati alla mixology

Con “Cocktail Experience” prepari tu il tuo cocktail.

Mercoledì 6 giugno alle 19.30  si parte con la Polinesia alla scoperta del TIKI

 

Una serata unica nel suo genere quella a cura di Cantina La Barbera, in via Morghen 36/A al Vomero che avrà luogo Mercoledì 6 giugno alle 19.30. Il titolo dell’evento ‘Cocktail Experience: una serata dall’altra parte del bancone’chiarisce il focus dell’eventoil pubblico sarà al centro dell’attenzione e potrà preparare autonomamente i cocktails grazie al kit di “attrezzi del mestiere” e alla guida esperta di Marco Parrella, specialista in Mixology.

Cantina La BarberaL’incontro è orientato alla scoperta e alla conoscenza dei distillati, ognuno con storia e curiosità, e i trucchi per operare una giusta miscelazione. Con l’avvio dell’estate si inizierà a parlare di Polinesia e quindi del TIKI.

A questo primo appuntamento seguiranno una serie di incontri dedicati al bere miscelato in compagnia dei rinomati ambassador della formazione su cocktail e spirits.

In collaborazione con Toobar, un punto di riferimento dello scenario napoletano del mondo del bar.
La parte teorica sarà a cura del barmanager Marco Parrella, esperto di mixology” e creatore di concept bar a Napoli  che affiancherà il bartender Dario Guida, vincitore uscente dell’ultima competizione partenopea BAR ITALIA LAB con in drink “Another Drink in the Wall” (Un altro drink nel muro) con: Barmaster Gin, Amaro Montenegro, Dry Curaçao e succo fresco di Pompelmo Rosa. A settembre lo ritroveremo nel team Bonaventura Maschio/MixingHeart a Rimini.

In abbinamento ai drink che saranno preparati finger food ad opera dello chef di Cantina la Barbera che unirà una Polinesia da bere alla buona tavola.

 

Cantina La Barbera

 

I cocktail che saranno preparati sono:

  • Mai Tai: Jamaican Rum, Martinique Rum, Fresh Lime Juice, Orgeat, Dry Curaçao, Angostura bitters
  • Don’s special Daiquiri: Jamaican Rum, Cuban Rum, Passion Fruit Syrup, Honey Mix, Lime Juice
  • Daiquiri: Cuban White Rum, Lime Juice, Powered Sugar
  • Zombie: Gold Cuban Rum, Dark Jamaican Rum, Lime Juice, Donn’s mix (Premix di succo di pompelmo giallo e Sciroppo di cannella), Granatina, Pernod o Assenzio, Angostura bitters

 

 

 

L’evento è su prenotazione.
Il costo della serata è di 40€
Per info e prenotazioni: Cantine La Barbera 081-2292357