In quel borgo irpino che separa i fiumi gemellari Calore e Sabato, attraversata la porta della terra, antico arco adiacente all’antica rocca, si entra in un’area davvero pittoresca e molto caratteristica.
Un po’ di storia
Siamo a Montemiletto, crocevia tra il Mar Tirreno e il Mare Adriatico, collegati dall’arteria autostradale Napoli-Canosa e dalla Via Nazionale delle Puglie, una cittadina posta sulle colline avellinesi da cui è possibile spaziare con lo sguardo fino al Sannio. Questa tranquilla cittadina, di poco più di 5000 abitanti, è sorta agli inizi del Medioevo, anche se il suo territorio è stato frequentato fin dalla Preistoria. Le prime fonti accertate su Montemiletto risalgono al XII secolo e, altrettanto noto, è che fu feudo dei Della Leonessa e dei De Tocco fino al 1806.

Varcata l’antico arco ci si ritrova proprio ai piedi del Castello Della Leonessa, nel rione dialettalmente definito ‘ncopp’a chiazza, ossia sopra la piazza Umberto I, e di fronte al ristorante Cannaruto, il cui nome fa venire, nomen omen, l’acquolina in bocca.
Il Cannaruto Mood a Montemiletto
Sorto appena qualche anno fa e incastonato nel centro storico di Montemiletto, il ristorante Cannaruto si presenta come una tipica osteria di paese, a partire dalla strutturazione degli ambienti, dalle simpatiche gigantografie di carte napoletane con vecchi detti in dialetto irpino e, naturalmente, dalla cucina locale, molto espressiva.

Dislocato in più ambienti, tra cui la sala principale piuttosto accogliente e calorosa, la vineria sottostante, più riservata e altrettanto spaziosa, e la terrazza all’aperto, ottima per le belle giornate, il ristorante Cannaruto narra storie di memoria e di una cucina di resilienza per il racconto di sapori che resistono grazie alla passione di Eustachio Frongillo, cuciniere e patron del locale.
Cannaruto e Tenuta Donna Elvira: connubio irpino perfetto!
E a proposito di resilienza l’occasione ha voluto che l’incontro dei sapori del Cannaruto Mood incontrasse i vini della Tenuta Donna Elvira che, per merito dell’affetto della famiglia Fink per l’Irpinia e Montemiletto, rappresenta una storia di radici che ritornano alla terra madre. I calici di vini autentici del territorio, frutto delle storiche cultivar viticole, da sempre allevate in provincia di Avellino, della perizia agronomica di Mirco Colella e della filosofia enologica di Arturo Erbaggio, hanno maritato la cucina di Eustachio, coadiuvato dal senso di ospitalità in sala della compagna, Anna Pugliese.

Un menu identitario, resiliente e gaudente
I salumi e i formaggi irpini della casa hanno visto l’abbinamento con l’Irpinia Falanghina Doc Spumante Brut del 2021 mentre, in successione, alle rape con la Pizza Jonna su crema di patate, guanciale, fili di peperoncino e vino cotto, il Fink Fiano di Avellino Docg del 20220 ha costituito il perfetto calice di accompagnamento. L’Aegidius Greco di Tufo Docg del 2021 è stato il vino bianco che ha tenuto testa ai Cicatielli Irpini con pomodorini secchi e alici, pesto di nocciola, mollica croccante, limone candito e olio al prezzemolo: un piatto decisamente molto più robusto e strutturato di quanto si possa immaginare, ma gustosissimo.

Lo spezzatino di Razza Podolica con cavolo nero, patate e caciocavallo abbrustolito, già tenerissimo di suo, ha finito col fondersi con i sorsi del Settemazze Aglianico Irpinia Doc del 2018, un rosso evoluto che qualitativamente è andato ben oltre la “media nazionale” di questa categoria. A completamento di un ricco e gustoso menu il dessert: la Cheese Copeto Cake, ossia la cheese cake scomposta al torrone, abbinata con le bollicine millesimate brut rosé del 2021, sempre di Tenuta Donna Elvira.
La serata ha lasciato decisamente un buonissimo ricordo: ciò grazie non soltanto al gusto delle pietanze, ma anche per il senso genuino dell’ospitalità e una filosofia convincente, orientata alla promozione del territorio, alla rivalutazione delle materie prime stagionali della subregione irpina e dei produttori locali. Proprio un perfetto connubio irpino!
Gaetano Cataldo
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