Origini e simbolo del pomodoro

Quando si parla di pomodoro non si può non parlare di Italia e di Dieta Mediterranea. Diffuso in tutto il mondo ma originario dal Sud America fu importato in Europa come pianta ornamentale per la presenza di solanina, (una sostanza ritenuta all’ epoca velenosa e dannosa per l’ uomo) successivamente vennero scoperte le sue proprietà nutritive. Solo nell ‘500 arriva in Italia, particolarmente nel Sud per il clima favorevole, i pomi d’oro – con riferimento alle mele d’oro che crescevano da un albero del leggendario giardino delle Esperidi – sono simbolo di amore e fecondità.

A sentire Vincenzo Corrado, nel  trattato gastronomico de il “Cuoco Galante” scrive: “Varie e gustosissime vivande si possono fare dei pomidoro; ed infinite conditure col sugo loro si prestano alle carni, ai pesci, all’ uova, alle paste e alle erbe; onde con ragione da un eccellente cuoco furon li pomodoro chiamati gustosi bocconi, e salsa universale.”

Rito e tradizione

Appartenente al genere della Solanacee, ovvero “lenire, curare,” ( Solanum Lycopersicum = pesca del lupo) come le patate, le melanzane, i peperoni, dalle molteplici varietà, il pomodoro è un bene prezioso che arricchisce gli orti e i terrazzi di città. La pianta raggiunge i due metri d’ altezza e necessita di sostegni.

In seguito a continue cure e attenzioni del sapiente lavoro di agricoltori cominciano a essere coltivati all’aria aperta senza diserbanti, antigrittogamici a partire da maggio per poi essere colti a mano ben rossi e maturi alla luce del sole. E  come da rito e tradizione, soprattutto nel nostro Sud Italia, essere pronti alla spremitura tra agosto e settembre dopo accurate scelte e operazioni di cottura e sterelizzazione per diventare passata di concentrato di pomodoro tanto buona da leccarsi i baffi o essiccati a grappolo sui soffitti per essere conservato in barattoli di vetro per tutto l’anno portandoci il ricordo e il sapore dell’ estate senza tempo.

Quali le virtù salutari? Da cosa ci proteggono?

Questo prestigioso prodotto contiene maggiormente acqua ma anche vitamine del gruppo B, C e acido folico, il B-carotene, un precursore della vitamina A  per l’ abbronzatura,  sali minerali come fosforo e magnesio per il sistema nervoso, il potassio per prevenire i crampi soprattutto d’ estate, antiossidanti, maggiormente il licopene, un carotenoide che si sprigiona soprattutto se il pomodoro viene cotto proteggendo gli uomini  dai tumori alla prostata e prevenendo i disturbi cardiovascolari. Sono ipocalorici ( 20 kcal/ 100 g), amici della linea, sazianti e digeribili. Riequilibrano il ph, attenuano l’ acidità favorendo la digestione. Sono alleati dei vasi, proteggono l’ apparato cardio circolatorio.

Allergie e controindicazioni

Lo possono mangiare tutti o quasi tutti tranne chi è allergico al nichel, con sintomi di rossore, prurito, bruciore, vomito, stanchezza o chi soffre di acidità di stomaco, di gastrite, di reflusso gastroesofageo.

Il pomodoro a tavola…

Che sia S. Marzano, pachino, datterino, ciliegino, come protagonista delle tavole si presta a molte ricette: dall’ affettato crudo su bruschette, freselle, insalate, caprese, pizza, condite con olio extra vergine d’ oliva  o cotto per preparare ragù, condire la pasta, i vermicelli come ne “Il trattato di cucina teorica e pratica” di Ippolito Cavalcanti  del 1800 o i secondi di carne, di pesce, le zuppe.

Dunque è proprio ora,  d’estate, il periodo ideale per gustarli nella sua interezza e polposità. Attenzione quando si trovano tutto l’anno nei supermercati, tutti uguali e lucidi. O sono di serra o provenienti dalla Cina, dall’ estero, senza sapore, senza odore, trattati con prodotti chimici industriali che fanno male alla nostra salute.

La ricetta di oggi è :

Vermicelli al filetto di pomodoro

Ingredienti per 5 persone

  • 500 g di pomodori pelati DOP maturi e polposi dell’ orto
  • 3 spicchi d’aglio
  • 1 dl e 1/2 di olio extravergine d’oliva
  • foglie di basilico fresco
  • sale se occorre
  • 500 g di vermicelli

Preparazione

Fate rosolare l’aglio nell’olio extravergine d’oliva, quando questo sarà imbiondito unite i pomodori pelati. Lasciate cuocere per 30 minuti. A cottura ultimata completate la salsa con il basilico. Lasciate ancora un minuto sul fuoco e quindi aggiustate di sale. Lessate la pasta al dente in abbondante acqua bollente e quindi conditela gustandola in compagnia. Equilibrata, nutriente e saziante.

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Ricetta originale dell’Umbria dei crostini alla spoletina

Chiudete gli occhi e immaginate grandi spazi a cielo aperto, fiumi, montagne e piccoli sentieri da percorrere nel silenzio della natura. Nel Cuore verde d’Italia potrete vivere la prossima tappa del nostro viaggio in giro per l’Italia. Siamo in Umbria la cui cultura culinaria affonda le radici nella civiltà degli umbri e dei romani. Fondata su una lunga tradizione, si tratta di una cucina semplice, con lavorazioni in genere non troppo elaborate, che esaltano in modo netto i sapori delle materie prime.

Come descrivere questa meravigliosa terra? La ricetta che abbiamo scelto mixa i sapori del mare con i sapori della terra: ecco a voi i crostini alla spoletina.

Crostini alla spoletina: ingredienti

  • 100 g di tartufo nero
  • 2 filetti d’acciuga o pasta d’acciuga
  • 1 spicchio d’aglio
  • 20 g di burro
  • 1/2 limone
  • olio
  • pane casereccio

Procedimento

Spazzolate bene i tartufi per eliminare ogni residuo di terra, passate sulla superficie un panno umido, grattugiateli e pestateli nel mortaio con lo spicchio d’aglio tritato. Trasferite il composto in una ciotola e amalgamatelo con i filetti d’acciuga spezzettati o con alcuni centimetri di pasta d’acciuga, il burro, succo di limone e due giri d’olio versato a filo, mescolate fino a ottenere una specie di crema e mantenetela tiepida appoggiando la ciotola su un pentolino colmo d’acqua calda. Distribuite il composto sulle fettine di pane abbrustolito. Servite subito. Un antipasto gustoso e facile da preparare che amerete.

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Ricetta pennette al salmone affumicato e pepe rosa.

Il salmone è forse il pesce più facile da cucinare e piace veramente a tutti, sia ai grandi che ai piccini. Oggi vi proponiamo un primo piatto molto veloce, perfetto per chi non ha molto tempo per cucinare o per una pausa pranzo di pochi minuti.

Ingredienti per 4 persone:

  • Pennette rigate 360 g
  • Salmone affumicato 150 g. ca
  • Aglio uno spicchio
  • Panna da cucina 200 ml
  • Vino bianco ½ bicchiere
  • Pepe rosa q.b.
  • Sale fino q.b.
  • Olio evo q.b.
  • Burro 25 g

Procedimento per le pennette rigate al salmone

In una padella abbastanza grande sciogliete il burro e la stessa quantità di olio. Aggiungete uno spicchio di aglio e fate rosolare a fiamma moderata. Aggiungete il salmone affumicato tagliato a pezzetti. Aggiustate di sale e aggiungete il pepe rosa in grani. Fate rosolare per qualche minuto finché il salmone non avrà cambiato colore. In genere il salmone non ha bisogno di una lunga cottura. Sfumate con il vino bianco e fate evaporare. Una volta sfumato il vino aggiungete la panna da cucina e fate cuocere per qualche minuto. Nel frattempo cuocete la pasta, scolatela al dente e continuate la cottura in padella per uno-due minuti al massimo. A questo punto non vi resta che impiattare e servire.

Consigli:

Potete sostituire il vino con del cognac o eliminarlo per rendere il piatto adatto ai bambini.

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Ricetta della panada sarda con bietole e acciughe. Ingredienti e procedimento della pasta violata.

La Sardegna : custode di tesori di inestimabile valore naturale e straordinaria bellezza. Spiagge da sogno, colori e profumi della vegetazione mediterranea. Il nostro viaggio virtuale ci porta proprio qui, nel luogo dall’eterogeneità culturale più originale del Paese.

La cucina sarda è molto varia ed è basata su ingredienti semplici e originali, derivati sia dalla tradizione pastorale e contadina, che da quella marinara. Varia da zona a zona non solo nel nome delle pietanze ma anche nei componenti utilizzati.

Questa volta, ho scelto per voi un piatto tipico davvero originale: la panada di bietole e acciughe! La panada è una torta salata costituita da un involucro di pasta violata al cui interno sono contenuti carne o pesce, verdure e altri condimenti. Dal momento che anche la pasta violata è una ricetta a sé, vi lascerò anche la ricetta originale per realizzarla che ho avuto da una mia cara amica sarda.

Panada di bietole e acciughe: la ricetta

Ingredienti per la pasta violata

  • 2kg di farina
  • 200g di strutto
  • Un pizzico di sale
  • Acqua tiepida

Per il ripieno

  • 600g di bietola
  • 8 acciughe sott’olio
  • Uno spicchio d’aglio
  • Olio EVO
  • Peperoncino q.b.
  • Sale q.b.

Procedimento

Per la pasta violata:

Disporre su di un piano la farina a fontana, spolverare con un pizzico di sale, aggiungere l’acqua tiepida e infine lo strutto. Lavorare fino ad ottenere un composto omogeneo sodo ed elastico. Far riposare per 15 minuti prima di stenderlo con il mattarello. Intanto preparare il ripieno

Per le panadas di bietole e acciughe

Passati 15 minuti, tirate la sfoglia con il mattarello e formare due dischi. Con il primo disco foderare il fondo di una teglia rotonda, farcire con la bietola precedentemente bollita, aglio, peperoncino, acciughe sminuzzate e aggiustare di sale. Ricoprire con il secondo disco di pasta, chiudere i due dischi arrotolando i bordi come a formare una corona. Cuocere in forno a 250° per circa 20 minuti, fino a quando sarà dorata. Servire fredda.

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La ricetta che vi proponiamo oggi unisce mare e terra ed è perfetta sia fredda che calda. Il mix delle verdure rende questo piatto bello a vedersi in termini di colori e piacevole in termini di gusto. L’aggiunta del tonno, inoltre, fornisce la giusta corposità al tutto, dando la possibilità di assaporare un piatto che potrebbe essere benissimo considerato un piatto unico. Ideale per la stagione estiva e per le vostre scampagnate in montagna, è facilissimo da fare e richiede poco tempo di realizzazione. Ecco a voi le Caserecce tonno e verdure.

Ingredienti per 4 persone:

  • 1 peperone giallo
  • 2 zucchine medie
  • 2 carote medie
  • Tonno all’olio di oliva o al naturale
  • ½ cipolla media
  • Peperoncino piccante a piacere
  • Olio evo q. b.
  • Sale q. b.
  • Caserecce 360 gr

Procedimento:

Lavate e tagliate le verdure: i peperoni a striscioline, mentre le zucchine e le carote a pezzetti. In una pentola antiaderente tagliate finemente la cipolla e coprite il fondo della pentola con l’olio. Unite le verdure, salate a piacere e aggiungete il peperoncino (non troppo per non coprire gli altri sapori). Irrorate con un bicchiere di acqua e fare cuocere a fuoco moderato coprendo con un coperchio. Quando le verdure saranno cotte, togliete il coperchio e fate evaporare la restante acqua. Una volta evaporata l’acqua, spegnete la fiamma e aggiungete il tonno. Ora fate cuocere le caserecce e, una volta scolate, conditele con le verdure e il tonno. Fate raffreddare girando di tanto in tanto, oppure servite il piatto caldo.

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La Basilicata, un tempo Lucania, è una regione caratterizzata da tanti piccoli paesi, borghi e centri rurali. Ed è proprio la Basilicata la tappa del nostro giro d’Italia in 20 ricette. Le ricette più comuni, passando da una zona all’altra, da un paese all’altro assumono connotazioni differenti, e vengono realizzate con materie prime differenti. Tra le specialità che chi arriva in questa piccola terra deve assolutamente provare c’è il baccalà alla lucana: un piatto in cui la delicatezza del baccalà incontra la croccantezza di un altro prodotto tipico della zona, il peperone crusco. A seconda delle zone chiamato pupacc’, p’pruss, puparul’o pap’rign. Si tratta di peperoni rossi lunghi, messi ad essiccare per un lungo periodo e pronti all’uso fritti o ridotti in polvere per insaporire salsicce e salumi tipici, ma non solo. Assaggiate questo piatto e ne resterete stupiti.

Baccalà alla lucana: la ricetta

Ingredienti (dosi per 4 persone)

  • 1 kg di baccalà già ammollato
  • 70 g circa di peperoni cruschi
  • un po’ di prezzemolo fresco
  • uno o due spicchi di aglio
  • peperoncino rosso piccante (opzionale)
  • olio d’oliva extra vergine dal gusto intenso q.b.
  • sale q.b.

Procedimento

Lavate il baccalà e tagliatelo a pezzi (per questa ricetta, come tutte le altre, vi consigliamo il baccalà commercializzato da Unifrigo Gadus SPA).

Cuocete il baccalà gettandolo in acqua bollente salata per 10/15 minuti. Pulite i peperoni cruschi usando uno strofinaccio asciutto senza bagnarli e, usando un coltello affilato o delle forbici,  eliminate la parte iniziale dei peperoni, apriteli per il lungo ed eliminate poi tutti i semini. Tagliate i peperoni a pezzi e metteteli da parte. Tritate aglio, prezzemolo e peperoncino e tenete da parte.

Scolate il baccalà  e fatelo intiepidire. Pulite il baccalà eliminando le lische e la pelle e disponetelo in un piatto da portata concavo. Fate scaldare abbondante olio d’oliva extra vergine in una padella. Gettate i peperoni nell’olio caldo e fateli soffriggere molto molto rapidamente per farli diventare secchi e croccanti. Versate il contenuto della padella, cioè i peperoni fritti e l’olio, sul baccalà.

Completate con il trito di prezzemolo, aglio e peperoncino e servite. Un piatto antico grazie al quale riscoprire i sapori d’un tempo passato. Vi aspettiamo venerdì per una nuova succulenta ricetta.

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Tra tutte le versioni dell’origine del nome, quella che preferisco è sicuramente “terra che fa sorgere il bello”, la Calabria. Dal greco kalon-bryon, la Calabria è un territorio fertile e costituisce la punta del nostro Stivale. Per quanto riguarda il nostro viaggio nello specifico, c’è da dire che quella calabrese è una cucina povera, di origine contadina, con numerosi piatti fortemente legati alle ricorrenze religiose e che essa non è uniforme nelle sue province. Le sue produzioni culinarie, infatti, non sono omogenee, risentendo della antica divisione tra Calabria Citeriore e Calabria Ulteriore. Sono poche le pietanze che si possono trovare in tutte le attuali cinque province come ad esempio lo stoccafisso.  

Proprio lo stoccafisso è l’ingrediente scelto per la ricetta di oggi. Ecco a voi lo stoccafisso alla cittanovese.

Stoccafisso e baccalà

Anche se baccalà e stoccafisso derivano dallo stesso pesce –  cioè il merluzzo caratterizzato da carne bianca e da un gusto delicato – non sono lo stesso prodotto.  La differenza tra i due c’è ed è notevole.

La materia prima è la stessa ma è il metodo di conservazione a cambiare: il baccalà è conservato sotto sale, lo stoccafisso è essiccato. Entrambi sono il prodotto di antichi metodi di lavorazione e conservazione che conferiscono un gusto e una consistenza unici rispetto al pesce fresco, ma si tratta comunque di due cose diverse.

Stoccafisso alla cittanovese: la ricetta

Cittanova è un paese nella provincia di Reggio Calabria che domina dall’alto la piana di Gioia Tauro. La specialità di questa zona è lo stoccafisso che viene preparato in diversi modi. La ricetta di oggi è alquanto insolita, perché è caratterizzata dal connubio di due ingredienti provenienti da due mondi diversi: il mare e la terra, ovvero lo stoccafisso e i fagioli borlotti. La ricetta originale prevede che lo stoccafisso venga tenuto a bagno per circa tre giorni, cambiando l’acqua tre quattro volte al giorno, ma il risultato sarà ottimo lo stesso comprando lo stocco già ammollato e opportunamente sciacquato.

Ingredienti per 4 persone

  • 800 g di stoccafisso già ammollato
  • 300 g di pomodori secchi
  • 500 g di fagioli borlotti cotti
  • 2 acciughe dissalata
  • 2 spicchi d’aglio
  • Una cipolla piccola
  • 1 peperoncino
  • 1 foglia d’alloro
  • Sale, Olio Evo, Vino bianco Q.B.

Stocco alla cittanovese: procedimento

Far rinvenire i pomodori secchi in acqua bollente, scolarli, asciugarli e tenerli da parte. Mettere in un tegame l’aglio, due bicchieri d’acqua, la foglia di alloro e quando bolle versarci lo stocco facendo bollire per circa 15 minuti. Scolarlo, farlo intiepidire, spellarlo e togliere le spine, almeno quelle più grandi. Ridurlo in pezzi  e lasciarlo da parte. In una padella soffriggere nell’olio evo aglio e cipolla tritati insieme, dopo pochi minuti unire le acciughe. Far rosolare, quindi aggiungere i pomodori secchisfumare con il vino bianco far insaporire per una decina di minuti; quindi aggiungere i fagioli ed il peperoncino. Coprire col coperchio e dopo circa cinque minuti tuffare lo stocco. Continuare fino a cottura ultimata del pesce. Servire caldo.

Per questa ricetta, consigliamo di utilizzare i prodotti di Unifrigo Gadus SPA, leader nella commercializzazione di baccalà, stoccafisso, acciughe di prima scelta. Check al sito qui!  

Se questa ricetta vi è piaciuta, condividetela sui social e non dimenticate di leggere le altre! Intanto, “zaino in spalla” si parte per la prossima meta. A venerdì prossimo.

Il Molise esiste, sì. È la regione italiana più piccola tra quelle a statuto ordinario (la Valle D’Aosta infatti è la più piccola in assoluto) ma ricca di tradizioni e una cultura gastronomica varia. Ed è questa la prossima tappa del nostro giro d’Italia in 20 ricette. Vantando prodotti agroalimentari tradizionali, il Molise ha una lunga lista di ricette che contempla ingredienti di tutto rispetto: pasta, pane, salumi, formaggi, pesce.

Una delle ricette che più mi ha colpito è “ Crioli con noci e baccalà”, una specialità tipica soprattutto delle zone interne delle province di Campobasso e Isernia. I crioli, per chi non ne conoscesse l’esistenza, sono un tipo di pasta fresca lunga all’uovo, una via di mezzo tra i tagliolini e gli spaghetti alla chitarra.

In questa ricetta vengono conditi con un sugo saporito base di gherigli di noci e baccalà precedentemente lessato e sfogliato. 

Ingredienti

  • 900 g di crioli freschi
  • 400 g di baccalà già ammollato
  • 250 g di gherigli di noci
  • 1 spicchio d’aglio
  • olio EVO
  • pecorino grattugiato
  • sale e pepe

Procedimento per i crioli noci e baccalà

Per prima cosa eliminate la pellicina dei gherigli delle noci che essendo amarognola trasferirebbero l’amaro a tutta la preparazione. Per fare questo, portate a bollore dell’acqua in un pentolino, immergete i gherigli di noci per qualche secondo, scolateli e spellateli.

Tagliate il baccalà a tocchetti (come sempre abbiamo utilizzato quello di altissima qualità distribuito da Unifrigo, azienda leader nella distribuzione di merluzzo essiccato e salato) avendo cura di eliminare pelle e lische. Scottatelo per un paio di minuti in acqua bollente, scolatelo tenendo da parte una tazza di acqua di cottura del pesce.

Rosolate con dell’olio d’oliva uno spicchio d’aglio, aggiungete i gherigli di noci tritati grossolanamente e tostate per un minuto. Aggiungete il baccalà sfogliato e insaporite con del pepe nero. Aggiungere qualche cucchiaio di acqua di cottura del pesce, regolare di sale (non esagerate!) e cuocere in crioli in acqua leggermente salata per qualche minuto.

A questo punto mantecare nella salsa di baccalà e noci. A piacere, una spolverata di pecorino grattugiato e di pepe nero. 

I crioli noci e baccalà sono pronti per essere serviti. Un piatto facile da preparare che non richiede cotture lunghe, saporito per via delle caratteristiche del baccalà e croccante grazie alle noci rosolate.

 Il nostro viaggio in Molise finisce così, con una forchettata di crioli. Dove ci porterà il nostro viaggio virtuale? Rimanete sintonizzati per scoprirlo! Al prossimo venerdì. Intanto condividete questo articolo se vi è piaciuto, date un’occhiata alle altre ricette e seguiteci su Facebook!

credits photo: ricettegourmet.

I peperoni sono tra gli ortaggi che meglio rappresentano i mesi estivi. Sono ricchi di sali minerali, come il magnesio, il potassio, il ferro, il calcio e contengono una quantità di vitamina c di gran lunga superiore agli agrumi. Inoltre, fanno bene ai muscoli e aiutano l’organismo a resistere alle infezioni. Queste sono solo alcune delle proprietà di questo ortaggio gustoso e presente in tantissime delle nostre ricette.

Oggi vi proponiamo i Peperoni in agrodolce, un contorno veloce ed economico, ottimo per ogni tipo di carne, sia bianca che rossa, e perfetto per farcire piadine, tramezzini e panini per i vostri momenti di festa.

Ingredienti per 2 persone:

  • 2 peperoni medi rossi
  • Olio evo
  • 1 cucchiaino da tè di zucchero
  • ½ bicchiere circa di aceto di vino rosso
  • Sale q.b.

Procedimento per i peperoni

Lavate i peperoni, puliteli eliminando i semi e tagliateli a listarelle non molto sottili. In una padella antiaderente di circa 24 cm versate l’olio fino a coprire il fondo e aggiungete i peperoni precedentemente tagliati. Aggiustate di sale e coprite con un coperchio. Avviate la cottura a fuoco moderato ricordandovi di girare i peperoni di tanto in tanto. Quando stanno per terminare la cottura, aggiungete lo zucchero, girando per qualche minuto. A questo punto aggiungete l’aceto e fate evaporare per il tempo necessario. Una volta spenta la fiamma, fate raffreddare i peperoni, che avranno prodotto una salsetta a cui non potrete resistere. Potete conservali in frigo per qualche giorno… se mai dovessero avanzare!

Alcuni suggerimenti:

Valutate bene la quantità di aceto da utilizzare, mezzo bicchiere potrebbe essere troppo se il volume dei peperoni si riduce di molto. Inoltre, per l’aceto sarebbe meglio procurarsi l’aceto biologico, quello dei nostri nonni per intenderci. Quest’ultimo esalterà maggiormente l’agrodolce di questo contorno. Lo stesso discorso di quantità vale per lo zucchero, valuterete se aggiungere un cucchiaino raso o più abbondante di zucchero.

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Molti di noi sono abituati a mangiare il baccalà soprattutto nelle feste natalizie, come vuole la tradizione, ma perché non gustarlo in qualsiasi stagione? L’estate si avvicina e con essa la voglia di piatti freschi, ma ugualmente gustosi. Perché non deliziarci di questa gustosa pietanza anche quando il sole caldo domina la nostra tavola? Magari in versione finger food per arricchire saporiti buffet di mare e per stupire i commensali. Insomma, se amiamo così tanto il suo sapore perché rinunciare al baccalà in estate? Da altro canto fa anche bene alla nostra salute, perché fonte di proteine ma anche di fosforo, lisina, Omega-3, Omega-6, Omega-9 e vitamina A, ma è povero di grassi. Perfetto per chi desidera mantenere uno stile di vita sano e un’alimentazione genuina. Ecco 5 ricette per gustarvi il baccalà in estate.

Baccalà all’insalata

Ingredienti: baccalà, olive verdi, olive nere, olio, limone, prezzemolo
Procedimento: lessare il baccalà in acqua bollente per 12 minuti e far raffreddare. Impiattare aggiungendo le olive bianche e nere e condire con un filo d’olio, limone e prezzemolo.

baccalà in estate

Crocché di baccalà

Ingredienti: baccalà, patate, provola affumicata, friarielli, Parmigiano Reggiano, uova, olio, pepe, sale, aglio, pangrattato
Procedimento: lessare le patate, sbucciarle e schiacciarle con uno schiacciapatate. Dopo aver cucinato il baccalà, sminuzzarlo a mano aggiungendo le patate. Dopo aver preparato i friarielli, tagliarli finemente ed aggiungerli al composto già preparato in precedenza insieme a sale, pepe, uova, provola a cubetti e parmigiano. Creare un composto omogeneo. Formate le crocchette ed impanatele. Friggetele in abbondante olio di semi. Asciugate olio in eccesso. I vostri crocché sono pronti per essere gustati.

baccalà in estate

Spaghetti vongole e baccalà

Quanto amiamo i frutti di mare e i primi piatti freschi in estate?

Ingredienti: baccalà, vongole veraci, spaghetti, pomodorini datterini, aglio, peperoncino, vino bianco
Procedimento: in una padella far rosolare aglio, olio, peperoncino e baccalà tagliato a pezzetti ed aggiungere i pomodorini tagliati a filetti. In un’altra padella far soffriggere olio, aglio, vongole sfumando con il vino bianco. Nel frattempo cuocere gli spaghetti. Unire il sugo delle vongole e quello del baccalà con gli spaghetti.

Baccalà in estate

Baccalà alla griglia con limone

Ingredienti: baccalà, rosmarino, limoni, olio Evo, prezzemolo

Procedimento: Per il pinzimonio emulsionare il succo di 2 limoni con 8 cucchiai di olio Evo ed aggiungere un po’ di prezzemolo tritato. Spennellare i pezzi di baccalà con Olio Evo e cospargerli di rosmarino. Scaldare una griglia e cuocere il baccalà 6 minuti per lato ricoprendolo di carta stagnola. A fine cottura, cospargere il baccalà con il pinzimonio di limone.

baccalà in estate

Involtino di zucchine ripieno di mousse di baccalà

Ingredienti per la mousse: baccalà, patate, latte, olio Evo, aglio, sale e pepe q.b., aglio

Ingredienti per gli involtini: zucchine grandi, sale, granella di pistacchio

Procedimento: sciacquare le zucchine, rimuovere le estremità e tagliare a fette sottili. Grigliarle per 3 minuti per lato. Tagliare a pezzi il baccalà e cuocerlo in una pentola con il latte, aglio e pepe. Mentre il baccalà cuoce, lessare le patate in acqua salata, spellarle e schiacciarle con uno schiacciapatate. Una volta cotto, scolate il baccalà. Adagiare su in tagliare le zucchine raffreddate e con l’aiuto di un cucchiaio spalmare la mousse di baccalà ed avvolgere gli involtini. Ricoprire gli involtini con granella di pistacchio.

baccalà

Credits photo: Antonio Peluso 50 Sfumature di Baccalà

Per queste ricette abbiamo utilizzato il baccalà Unifrigo.

Se ti sono piaciute le nostre ricette, scoprine altre nella sezione del nostro Magazine dedicata alle ricette.

Quando si visita la città eterna, sono principalmente tre i piatti che più vi verranno proposti nelle trattorie romane: carbonara, amatriciana e cacio e pepe. Altro piatto molto gettonato è la gricia, una pseudo carbonara senza uova, altrettanto buona e saporitissima. Ma perché aspettare di fare una gita fuori porta, se possiamo realizzare questo piatto a casa nostra?

Preparare questo piatto è davvero semplicissimo, non solo per i procedimenti (pochi e rapidi) ma anche per l’esigua quantità di ingredienti necessari! Ma non dilunghiamoci oltre, passiamo subito alle cose serie! Vi. lasciamo di seguito la lista degli ingredienti e il procedimento; accendiamo i fornelli!

INGREDIENTI per 4 persone (tempo di preparazione: 20 minuti ca.)

  • 400g spaghetti
  • 200g pecorino romano
  • pepe nero in grani pestato (2 cucchiai)
  • sale q.b.
cacio e pepe di Fiaschetteria Pistoia
Cacio e pepe di Fiaschetteria Pistoia (foto di @mslindsays)

CACIO E PEPE: ECCO IL PROCEDIMENTO

Per preparare una cacio e pepe come Dio comanda dovrete partire dal pepe, che deve essere rigorosamente in grani. Raccogliete i grani di pepe in un mortaio e pestateli con il pestello con energia e con un movimento rotatorio più che verticale. Il pepe sarà pronto quando sarà ridotto in una polvere grezza. Trasferite il pepe pestato in una padella molto ampia che successivamente dovrà contenere anche tutta la pasta per terminare la cottura. Accendete il fuoco e lasciate tostare il pepe.

Nel frattempo portate ad ebollizione una pentola d’acqua, aggiungete del sale grosso; quando l’acqua sarà pronta immergiamo gli spaghetti. Dopo un paio di minuti di cottura della pasta, quando nell’acqua inizierà ad affiorare la schiumetta bianca che altro non è che l’amido, trasferite un paio di mestoli d’acqua bollente della pentola nella padella con il pepe e lasciate che il pepe si sciolga leggermente.

Ora è il momento del pecorino ( noi abbiamo usato il pecorino bagnolese acquistato su Terra di Sapori): riunite il pecorino in una ciotola di vetro e aggiungete poca acqua per volta fino a che non otteniate una sorta di pasta consistente. Noi abbiamo usato pecorino romano al 100%, chi non amasse il sapore troppo forte del pecorino potrà smezzarlo con il parmigiano grattugiato (anche se si travisa un po’ il senso e le origini della cacio e pepe). L’importante è che il parmigiano sia anch’esso abbastanza stagionato poiché se troppo fresco, tenderà a filare e impastarsi nel momento in cui andrete ad unire la pasta per mantecare il piatto. A due minuti prima del termine della cottura, scolate gli spaghetti e trasferiteli nella padella con il pepe; concludete la cottura degli spaghetti aggiungendo, se necessario, un altro mestolo di acqua di cottura per amalgamare meglio il piatto.

A cottura al dente degli spaghetti, spostate la padella dal fuoco e lasciate intiepidire giusto qualche istante. Quindi aggiungete il composto di pecorino e fate mantecare saltando gli spaghetti e smuovendoli velocemente. Vedrete che quasi subito si formerà una bella cremina, che avvolgerà i vostri spaghetti in modo omogeneo.

A questo punto non vi resta che servire la cacio e pepe nei piatti, ancora ben calda e cremosa nonché bella carica di pepe.

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Ersilia Cacace

Continua il nostro viaggio all’insegna del buon cibo della nostra bella Italia. Chiudete gli occhi e partite insieme a noi con la mente verso una nuova terra, compresa tra il medio Adriatico e l’Appenino centrale. Parliamo dell’Abruzzo che, pur potendo essere considerato centrale dal punto di vista geografico, è storicamente, culturalmente, economicamente e in gran parte anche linguisticamente legato al Mezzogiorno d’Italia.

L’isolamento che per secoli ha caratterizzato la regione ha fatto sì che quest’ultima abbia mantenuto un’arte culinaria varia ed indipendente. Anche la cucina abruzzese, divisa fra “sapori di terra” e “sapori di mare”, rispecchia le due anime della regione, conservando ricette e tradizioni contadine, pastorali e marinare.

Il piatto che abbiamo scelto come simbolo di questa regione è un primo: fettuccine all’abruzzese.

Abruzzo: la ricetta delle fettuccine

La ricetta delle fettuccine all’abruzzese è perfetta per chi vuole portare a tavola un primo piatto facile e di gran gusto. Questa ricetta regionale è così tanto diffusa da essere conosciuta anche in altre regioni italiane.  Questa è una versione fedele all’originale.

Ingredienti

  • FETTUCCINE FRESCHE 500 g
  • PANCETTA  80 g
  • PECORINO ROMANO 50 g
  • CIPOLLA 1
  • PREZZEMOLO 1 ciuffo
  • BASILICO 4 foglie
  • OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA (EVO) 4 cucchiai da tavola
  • SALE q.b.
  • PEPE NERO q.b.

Procedimento delle fettuccine d’ Abruzzo

Preparate un battuto con la pancetta e la cipolla. Per questa ricetta abbiamo utilizzata una pancetta arrotolata che potete trovare sull’e-shop Terra di Sapori, arriva direttamente a casa in completa sicurezza un prodotto di prima qualità.

Trasferite il battuto in una padella insieme a tre cucchiai d’olio (anche per l’olio abbiamo utilizzato un extravergine d’oliva di Terra di Sapori) e fatelo soffriggere.

Unite, quindi, il prezzemolo ed il basilico tritati finemente; regolate di sale e pepe. Durante la cottura irrorare di tanto in tanto il sughetto con poca acqua o brodo.

Intanto, lessate le fettuccine, scolatele e trasferitele nella padella insieme al condimento e amalgamate il tutto. Spolverizzate le fettuccine con il pecorino e portate in tavola. Ed ecco un primo piatto buono e soprattutto economico. Il che non guasta mai.

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La tipica colazione italiana odora di caffè e ha il sapore del cornetto. C’è chi lo preferisce al cioccolato, chi alla crema e chi è amante della marmellata di stagione. Quale che sia il gusto che preferite sono pronta a scommettere che almeno una volta siete andati al bar, avete ordinato e, ahimè, vi hanno risposto che  proprio quello che cercavate era già finito! Ho indovinato? Lo so, capita a tutti. Fortunatamente la soluzione è semplice: basta farli in casa ! La preparazione non è delle più veloci (bisogna contare almeno quattro ore da quando si inizia a lavorare a quando potremo sfornare il nostro dolcetto preferito) ma, soprattutto in questo periodo, vale la pena sporcarsi le mani e mantenersi attivi cimentandosi in questa nuova, gustosissima, sfida!

Quando la vostra casa si riempirà dello stesso odore della vostra pasticceria preferita mi ringrazierete..

Ingredienti:

 

Per l’Impasto:

  • 300 gr. di farina manitoba
  • 250 gr. farina 00
  • 200 ml acqua
  • 120 ml di latte
  • 100 gr. di zucchero
  • 40 gr. burro
  • 1 tuorlo
  • 10 gr di lievito di birra fresco (o 3 gr. di lievito di birra secco)

Per la sfogliatura:

  • 200 gr. burro

Per spennellare:

–       50 ml. di latte

–       1 tuorlo

Per guarnire:

–       Zucchero a velo q.b. per spennellare:

Procedimento:

Per il lievitino:

Come prima cosa mescolate in una ciotola la farina e la farina manitoba. Dal totale delle farine mettete da parte 150 gr. di prodotto. Sciogliete in acqua leggermente tiepida il lievito di birra fresco (se utilizzate quello secco riattivatelo con un cicchiaio di acqua tiepida e un pizzico di zucchero) e poi aggiungete questo “composto” ai 150 gr. di farina messi da parte. Impastate fino ad ottenere un impasto morbido e un po’ appiccicoso e lasciate lievitare il tutto per un ora circa.

Per l’impasto:

Prendete il panetto lievitato, mettetelo nell’impastatrice e unite il tuorlo.  Fatelo assorbire dall’impasto e unite i 40 grammi di burro e lo zucchero impastando per 5 minuti.  Unite la restante farina e il latte a poco a poco fino a che otterrete un impasto liscio, omogeneo e filamentoso: ci vorranno circa 10 minuti. Coprite e lasciate lievitare per due ore fino a che sarà raddoppiato di volume.

La sfogliatura:

Quando l’impasto sarà lievitato sgonfiatelo leggermente con le mani e create un rettangolo su un piano da lavoro infarinato. Prendete il burro per la sfogliatura dal frigo e mettetelo tra due fogli di carta da forno. Stendete il burro con il mattarello in modo da renderlo sottile. Poi stendete il burro sul rettangolo di impasto lasciando liberi i bordi. A questo punto prendete il bordo basso della sfoglia e portatelo al centro. Fate lo stesso procedimento portando la parte alta della sfoglia al centro. Chiudete l’impasto imburrato con pellicola trasparente e fate riposare il frigo per 30 minuti circa.

Trascorso questo tempo riprendete l’impasto imburrato e stendetelo nuovamente con il mattarello tra due fogli di carta forno. Piegate nuovamente il bordo basso della sfoglia al centro e lo stesso con il bordo alto come avete fatto prima, avvolgete in pellicola trasparente e rimettetelo in frigo per 15 minuti.

Ripetete nuovamente questo procedimento per la terza volta.

I cornetti:

Dopo aver atteso altri 15 minuti di riposo in frigo riprendete l’impasto, stendetelo con il mattarello e con un coltello e create tanti triangoli. Praticate un taglio sul lato corto del triangolo, vi aiuterà a fare i cornetti sfogliati di forma perfetta. Arrotolate i cornetti sfogliati, metteteli su un tegame con carta forno e fateli lievitare per due ore circa. Trascorso il tempo di lievitazione spennellateli con latte e un tuorlo sbattuti.

Cottura:

Cuocete i cornetti sfogliati in forno preriscaldato statico a 170 gradi per venti minuti circa fino: alla fine dovranno essere gonfi e dorati.

Sfornate i cornetti, fateli raffreddare e cospargeteli di zucchero a velo.

A questo punto sono pronti per essere farciti con marmellata, nutella o anche crema pasticcera. Invece di usare lo zucchero a velo potete spennellarli di albume e cospargerli di zucchero semolato prima di infornarli.

Un consiglio da amica? I vostri cornetti possono essere congelati sia crudi che cotti, pronti da infornare per la prossima colazione!

Livia Giordano

Il periodo che stiamo vivendo ci ha privato del piacere di trascorrere una giornata in compagnia degli amici, ma non per questo dobbiamo rinunciare alle buone abitudini. Per questo motivo abbiamo pensato di suggerirvi un menù completo e facile da realizzare per il prossimo 25 aprile.

25 Aprile : l’aperitivo

L’Aperitivo è diventato un appuntamento imperdibile, che può essere realizzato in tantissimi modi. Con i taglieri di salumi e formaggi potete anche sostituire l’antipasto con l’aperitivo, ma se non volete rinunciare nemmeno all’antipasto, potete realizzare dei semplici ma gustosi tramezzini al salmone accompagnati da un cocktail frizzante.

Ingredienti:

  • Insalata lattuga 30
  • 2 Pomodori grandi
  • Pane per tramezzini 180 g (si consiglia quello a fette grandi da tagliare dopo la farcitura)
  • Salmone affumicato a fette 120 g
  • Maionese 70 g circa

Procedimento:

Adagiate le fette di pane su un tagliere e spalmatele di maionese.Adagiate le fette di salmone affumicato, poi l’insalata e il pomodoro. Potete aggiungere a piacere un l’uovo sodo tagliato a fette o del formaggio fresco spalmabile al posto della maionese. A questo punto chiudete con l’altra fetta di pane e avvolgete nella pellicola trasparente. Fate riposare tutto per un’ora. Toglietelo qualche minuto prima di servirlo a tavola, dopo averlo tagliato a piacimento. Potete, inoltre, realizzare più strati a seconda del vostro gusto. 

Per il cocktail vi diamo la ricetta IBA del famoso Spritz.

Per realizzarlo servono i seguenti ingredienti:

  • 9 cl di prosecco;
  • 6 cl di Aperol;
  • q.b. di seltz/soda
  • ghiaccio a cubetti

Procedimento:

Versate il vino in un bicchiere old-fashioned in cui avrete precedentemente messo del ghiaccio. Aggiungete, in ordine, aperol, prosecco e infine soda. Guarnite il bicchiere con una fettina d’arancia o limone.

25 Aprile : il primo

Per il primo piatto vi proponiamo le Pasta con crema di zucchine e tonno.

Ingredienti per due persone:

  • 190 g di pasta nel formato che gradite (potete anche usare pasta fresca)
  • 100 g di tonno sott’olio
  • 2 zucchine
  • Cipolla q.b.
  • Olio evo
  • Sale e pepe q.b.
  • brodo vegetale q.b.
  • Parmigiano grattugiato q. b.

Preparazione:

Tritate finemente la cipolla, quindi mettetela in una padella con l’olio. Scegliete una padella che vi permetta di padellare la pasta al termine. Iniziate la cottura a fiamma moderata. Fate soffriggere la cipolla e non appena sarà dorata unite le zucchine precedentemente tagliate a cubetti e lasciatele saltare a fiamma vivace per qualche minuto. Aggiungete un mestolino di brodo vegetale ben caldo, coprite con un coperchio e fate cuocere a fiamma moderata per circa 10-15 minuti così da rendere le zucchine morbide. Non dimenticate di regolate di sale e di pepe.

Lasciate intiepidire le zucchine e a questo punto frullatele con un frullatore ad immersione per dar vita alla crema. Potete aggiungere del Parmigiano grattugiato oppure noci o pinoli. Nel frattempo avrete cotto la pasta. Avete due possibilità. La prima è ripassare in padella la pasta su cui avrete versato la crema, ma non dimenticate di aggiungere un filo di olio se la padella dovesse risultare troppo asciutta. Nel secondo caso saltate questo passaggio in padella e condite la pasta appena scolata con la vostra crema ancora tiepida. Potete, inoltre, lasciare da parte delle zucchine a pezzetti per decorare il piatto. Al termine mescolate con il tonno. Potete sostituire il tonno con del bacon saltato in padella.

25 Aprile : il secondo

Per il secondo piatto restiamo sul pesce e vi consigliamo del Salmone alla griglia.

Ingredienti per due persone:

  • 2 tranci di salmone fresco
  • 1 cipollotto fresco
  • Olio evo
  • Vino bianco q.b (in media ½ bicchiere a trancio)
  • Timo e alloro in rametti
  • Sale fino q.b.
  • Pepe rosa in grani

Procedimento:

Prima di passare alla cottura è necessario marinare il salmone che avrete precedentemente pulito. In un contenitore a chiusura ermetica tagliate il cipollotto e aggiungete olio, vino bianco, il timo e l’alloro. Mescolate il tutto e adagiatevi i tranci di salmone con tutta la pelle e rigirandoli bene nella salsa. Chiuso il contenitore lasciatelo in frigorifero per 45 minuti circa e poi continuando la marinatura per altri 15 minuti fuori dal frigorifero.

A questo punto i tranci sono pronti per la cottura, che avverrà a fuoco sostenuto su una griglia (o piastra) preriscaldata. Scolate i tranci e adagiateli sulla piastra calda dalla parte della pelle. Fate cuocere per qualche minuto per lato. Aggiustate di sale e una volta impiattato il salmone aggiungete il pepe, qualche fogliolina di timo e inumidite con un po’ dell’olio della marinata.

Per contorno, si abbina molto bene al salmone qualsiasi tipo di verdura, ma vi consigliamo delle Zucchine saltate in padella, che sono facili da realizzare ed economiche. Tra l’altro le avrete già acquistate per il primo piatto.

Ingredienti per due persone:

  • 3 zucchine medie
  • 1 spicchio di aglio
  • Olio evo
  • Sale q.b.
  • Prezzemolo tritato q.b.

Procedimento:

Lavate accuratamente le zucchine e tagliatele a rondelle abbastanza sottili. Fatele saltare in padella con l’olio e l’aglio a fuoco moderato. Fate cuocere per circa 15 minuti coprendo la padella con un coperchio. Per girare le zucchine usate una paletta così da evitare che si possano rompere. Una volta terminata la cottura aggiungete il prezzemolo tritato o la menta se preferite. Servitele tiepide, ma saranno buone anche fredde.

La Frutta

Dopo il secondo, non possono mancare la frutta e il dessert. Alla classica macedonia con gelato sostituite degli Spiedini di frutta di stagione, ma il consiglio che vi diamo è quello di spruzzarli con del limone per evitare che la frutta precedentemente tagliata possa annerire e con dello zucchero a velo, che stempererà l’acidità del limone o l’asprezza di alcuni frutti.

Il Dessert

Essendo piena primavera, evitiamo dolci con creme troppo pesanti e dalla realizzazione elaborata. Vi consigliamo di realizzare una semplice e veloce Cheesecake fredda.

Ingredienti per stampo apribile di 22 cm

Per la base

  • 250 g di biscotti digestive
  • 125 g di burro

Per il ripieno

  • 750 g di formaggio fresco tipo Philadelphia
  • 170 ml di panna fresca
  • 80 g di zucchero semolato
  • una bacca di vaniglia
  • gelatina alimentare

Per la copertura

  • 250 g di confettura a piacere
  • qualche goccia di succo di limone
  • mezzo bicchiere di acqua

Procedimento:

La prima cosa da realizzare è la base, tritando i biscotti finemente con un mixer. Una volta tritati amalgamateli con il burro fuso. Disponete il composto nello stampo apribile, coprendo fondo e livellandolo bene. Riponetelo in frigorifero fino al momento di comporre il dolce. Ora mettete in ammollo la gelatina in acqua fredda per circa 10 minuti.

A parte montate il formaggio fresco con lo zucchero e 150 g di panna. Aggiungete i semi di vaniglia e mescolate fino a ottenere un composto omogeneo. I 20 g di panna restante scaldatela in una casseruola, unite la gelatina ben strizzata e mescolate per farla sciogliere. Fate raffreddare e aggiungetela al composto di formaggio fresco che avete preparato, stando attenti che il tutto risulti ben amalgamando. Versate il tutto sulla base di biscotti, livellate e ponete in frigorifero per almeno 4 ore.

Trascorso questo tempo scaldate la marmellata (lamponi, ciliegie o quella che vi piace) in un pentolino con il mezzo bicchiere di acqua e il succo di limone. Lasciatela intiepidire e distribuitela sulla superficie del dolce. Ponete nuovamente in frigorifero. Dopo un’ora circa la vostra cheesecake sarà pronta per essere servita.

Non ci resta che augurarvi un Buon 25 aprile a tavola! Scopri tutte le altre ricette e seguici su Facebook!

La crepe alla crema di nocciole è uno dei dolcetti più amati sia dai grandi che dai più piccini. Le sere d’estate, soprattutto, sono caratterizzate tra chi consuma il classico cornetto di notte e chi opta invece per una crêpe ripiena di una dolce e calda crema alle nocciole.

Ma come si preparano? Noi vi lasciamo la ricetta, voi mettetela in pratica e fateci sapere se vi hanno soddisfatto! Gli ingredienti che vi lasciamo qui di seguito sono per circa 6 crepe; ovviamente sta a voi raddoppiare o dimezzare le dosi, a seconda della quantità di crepe che volete preparare! Inoltre, per chi non preferisse la crema alle nocciole, si può optare per una qualsiasi crema o marmellata a vostro piacere!

INGREDIENTI x 6 persone

– 100 gr di farina

– 250 ml di latte

– 1 uovo ntero

– 1 tuorlo

– 20 gr di burro

PER FARCIRE

– crema spalmabile alle nocciole q.b. (suggeriamo la crema alle nocciole Noccioro o la linea Creams Selection di Sodano, due eccellenze campane)

PER CONDIRE

– zucchero a velo q.b.

crepe alla crema di nocciole di @vale_incucina
crepe alla crema di nocciole di @vale_incucina

Crepe alla crema di nocciole: procedimento

In una terrina mettete l’uovo intero e il tuorlo, lavorateli con la frusta, unitevi poco a poco la farina setacciata diluendola con il latte. Lavorate il tutto fino a ottenere una pastella completamente liscia e omogenea. Lasciate riposare per circa un’ora in frigorifero.

Scaldate una padella antiaderente, ungetela con il burro fuso, versate un mestolo di composto roteando la padella in modo che la pastella si distribuisca uniformemente formando un sottile velo.

Fate asciugare le crepe a fuoco moderato, rigiratele con una spatola e fatele asciugare anche dall’altra parte. Procedete fino a esaurimento della pastella. 

Spalmate le crepe con con la crema alle nocciole, poi potete richiuderle come meglio preferite! Alcui preferiscono arrotolarle, altri invece optano per la classica forma a portafoglio, piegandole in due o quattro parti, spolverizzatele di zucchero a velo e servitele ben calde.

Se la ricetta vi è piaciuta, lasciateci un commento! Tutte le altre ricette sono consultabili nella nostra rubrica La Buona Ricetta!

Negli ultimi decenni sembrano essere aumentati i casi di intolleranze alimentari. In realtà ad aumentare è stata la precisione della diagnosi. Tra le intolleranze più diffuse c’è sicuramente quella al glutine, ovvero ad un insieme di sostanze azotate che si formano nell’impasto con l’acqua e la farina di alcuni cereali tra i quali avena, frumento e farro.

Sappiamo bene che la dieta mediterranea ha molti piatti derivati dalla lavorazione delle farine, che i celiaci in particolare devono assolutamente evitare, ma non per questo non possono godere di un piatto gustoso. La diffusione, anche nella grande distribuzione, di farine, pasta e derivati senza glutine ha sicuramente migliorato la possibilità di variare il proprio menù quotidiano.

Anche le pizzerie e i ristoranti si sono organizzati con menù dedicati. Però, in questi giorni di quarantena non è possibile uscire o cenare in un ristorante e allora vi suggeriamo il modo per fare in casa una pizza senza glutine come quella della vostra pizzeria di fiducia.

La ricetta della pizza senza glutine

Ingredienti:

25 g di sale fino

8 g di lievito

1 kg circa di farina senza glutine

30 g circa di olio evo

800 g di acqua

Procedimento:

Per realizzare la pizza senza glutine è necessario seguire degli accorgimenti essendo l’impasto meno elastico rispetto a quello realizzato con le farine normali. Si consiglia l’uso della planetaria, ma si può impastare anche a mano con un po’ più di energia.

In una planetaria versate la farina e man mano che il gancio della planetaria agisce aggiungete l’acqua. Quando l’impasto inizierà ad amalgamarsi, unite il lievito e il sale precedentemente sciolti in un po’ di acqua. Solo in ultimo aggiungete l’olio.

Lasciate agire la planetaria aumentando un po’ la velocità. Quando l’impasto risulterà omogeneo, adagiatelo su un ripiano e ricavatene dei panetti di circa 300 g l’uno. A questo punto avvolgente i panetti nella pellicola trasparente, ma prima spennellate la superficie con un po’ di olio così vi sarà facile staccarli successivamente. Fate riposare i panetti in frigo per 24 ore alla temperatura di 4°. Una volta estratti i panetti dal frigo stendeteli con le mani molto delicatamente. L’impasto è meno elastico rispetto alla pizza tradizionale, quindi tende a rompersi.

Questo è l’impasto base, non vi resta che cuocerlo in forno preriscaldato per circa 20 minuti, controllando la cottura. È possibile farcire la pizza come meglio si desidera, ma noi vi suggeriamo una variante molto estiva. Una volta cotta la pizza, estraetela dal forno e copritela con Mozzarella di Bufala a fette, Pomodorini Piennolo, Basilico, scaglie di Parmigiano Reggiano e Olio evo. Se amate i gusti più decisi, potete aggiungere della Rucola o del buon Pesto alla Genovese. Buon appetito!

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E’ arrivata la primavera, il caldo è alle porte e con lui il dolce simbolo dell’estate, un’invenzione tutta italiana conosciuta e apprezzata in tutto il mondo…il gelato !

Vi è già venuta voglia di mangiarne un po’? Tranquilli, prepararlo in casa non è difficile e se non avete a disposizione una gelatiera non preoccupatevi, non ce l’ho neanch’io! L’unico attrezzo di cui avrete bisogno è un classico mixer o anche un semplice frullatore a immersione.

Non puoi dire di conoscere qualcuno se non sai qual è il suo gusto di gelato preferito ma la miscela base del gelato artigianale (che ora impareremo a preparare) è uguale per tutti ed è composta da una base di latte, zucchero e panna.

Ingredienti per 10 persone:

500 ml di panna

400 ml di latte

200 g di zucchero semolato

Procedimento per il gelato fatto in casa

Versate in una casseruola lo zucchero e aggiungete il latte e la panna a filo mescolando il composto con un cucchiaio o un mestolo di legno. Mettete il tutto sul fuoco  avendo cura di tenere la fiamma bassa e facendo attenzione a non bollirne il contenuto: l’obiettivo è semplicemente sciogliere lo zucchero. Spegnete il fuoco e filtrate aiutandovi con un colino, poi fate raffreddare e quando sarà freddo mettete il tutto in frigorifero. 

Dopo circa un’ora riprendete il composto e, per fargli incorporare aria e farlo diventare cremoso, versate la miscela in un contenitore alto e frullatelo con un frullatore a immersione o delle fruste elettriche. Il composto non si monterà ma risulterà spumoso in superficie. A questo punto trasferite il tutto in una pirofila o in un contenitore basso di acciaio e mettetelo nel congelatore. Lasciatelo riposare per una mezz’oretta e poi mescolatelo con un cucchiaio.

Lasciatelo nuovamente a riposare in frezeer per un’altra mezz’ora e ripetete quest’operazione almeno 4/5 volte prima di servire il gelato. Il trucco per fare in casa un gelato morbido e gustoso è proprio la mantecatura! Mi raccomando, mescolate a intervalli regolari e usando il cucchiaio solo dall’esterno verso l’interno.Una volta ottenuta la miscela di base potrete sbizzarrirvi e creare tutti i gusti che preferite.

Per fare il gelato al cioccolato basterà aggiungere qualche cucchiaino di cacao e mescolare il composto. Per fare il gelato a stracciatella basterà aggiungere del cioccolato fondente a scaglie.Potete aggiungere crema o granella di nocciole, crema al pistacchio, biscotti sbriciolati, cioccolato bianco in scaglie, frutta a pezzi, frutta frullata.

N.b. Per preparare il gelato alla frutta la frutta va lavata, pulita, tagliata a pezzetti e ridotta in polpa, aiutandoti magari con un mixer oppure cotta su fiamma su bassa insieme ad un po’ di zucchero e poi amalgamata alla base dopo averla raffreddata a dovere.. Avete già fatto spazio in freezer? 

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Oggi vi spieghiamo come fare la pasta fresca all’uovo fatta in casa, una vera prelibatezza. Con questa ricetta potete preparare tagliatelle, ravioli e tanti altri tipi di pasta come lasagne, cannelloni e tortellini. Fare la pasta in casa è molto più semplice di quanto comunemente si crede. Servono pochi ingredienti (che tra l’altro trovate facilmente nella vostra dispensa). Questa ricetta non solo è saporita, ma vi darà grandi soddisfazioni. Scopriamo insieme come prepararla!

Ingredienti

  • 3 uova
  • 300 gr di farina 00

Tempi di preparazione

20 minuti

Procedimento

Per preparare la pasta all’uovo fatta in casa mettiamo la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettiamone da parte un poco, circa 20 – 30 gr, per non rischiare che il nostro impasto venga troppo duro e difficilmente lavorabile. Rompiamo le uova con una forchetta al centro della farina. Poi aggiungiamo un pizzico di sale e un cucchiaio di olio extra vergine d’oliva. I puritani non mettono l’olio, ma se lo utilizziamo l’impasto sarà più morbido e facile da stendere con il mattarello. Sbattiamo le uova, facendole assorbire dalla farina a poco a poco. Quando il composto non sarà più liquido impastiamo energicamente finché non otterremo una pasta omogenea, liscia ed elastica. Disponiamola all’interno di un sacchetto di plastica per alimenti ben chiuso. Lasciamolo riposare per almeno 1 ora a temperatura ambiente.

Pasta fresca all'uovo fatta in casa, ricetta semplice e gustosa

Per le pappardelle: stendiamo la pasta, prendiamo una di impasto ed la adagiamo sulla spianatoia. Infariniamola leggermente avvolgendola su se stessa. Con un coltello affilato tagliamo delle strisce di 2-3 cm di larghezza. In questo modo otterremo tante rondelle. Le facciamo asciugare e formiamo con le mani tanti nidi che disporremo su dei vassoi di legno.

Per le tagliatelle: procediamo come per le pappardelle ma tagliamo delle strisce di circa 5-8 mm.

Per le lasagne: prendiamo la sfoglia rettangolare e disponiamo sulla spianatoia appena infarinata. Poi la suddividiamo in rettangoli delle stesse dimensioni utilizzando una rotella tagliapasta liscia.

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La cheesecake alle fragole senza cottura è un dolce fresco e delizioso, realizzato con una base di biscotti e una crema di formaggio, zucchero, panna e una copertura di fragole fresche. Una ricetta semplice ma vincente, ideale anche come torta per un’occasione speciale: per la farcitura noi abbiamo preparato una delicata gelèe, ma potete guarnirla anche semplicemente con delle fragole fresche. Ecco come realizzare, in pochi e semplici passaggi, questa deliziosa e spumosa cheesecake di fragole fredda.

DOSE PER UNO STAMPO A CERNIERA DI 24 CM DI DIAMETRO

  • BISCOTTI SECCHI (TIPO DIGESTIVE) 250 gr
  • BURRO FUSO 130 gr
  • FORMAGGIO CREMOSO (TIPO PHILADELPHIA) 500 gr • 750 kcal
  • PANNA DA MONTARE 200 ml • 335 kcal
  • ZUCCHERO A VELO VANIGLIATO 120 gr • 79 kcal
  • COLLA DI PESCE 10 gr

PER LA GUARNIZIONE

  • FRAGOLE 250 gr • 79 kcal
  • ZUCCHERO 60 gr • 600 kcal
  • COLLA DI PESCE 6 gr
  • SUCCO DI LIMONE 2-3 cucchiai • 29 kcal
cheesecake alle fragole
Cheesecake alle fragole di Ersilia Cacace

CHEESECAKE ALLE FRAGOLE: PROCEDIMENTO

Cominciate con la preparazione della base: passate i biscotti nel mixer fino a ridurli in polvere. Unite il burro fuso e mescolate bene. Schiacciate bene il composto sul fondo di una tortiera a cerniera, aiutandovi col il dorso di un cucchiaio, e mettete in frigo per almeno mezz’ora.

Passate ora alla realizzazione della crema: ammorbidite il formaggio cremoso con le fruste elettriche, e lavorate con zucchero a velo vanigliato, setacciato con un colino, fino ad ottenere un composto liscio. Sistemate la colla di pesce in una ciotola con acqua fredda per una decina di minuti, fino ad ammorbidirla. In un pentolino scaldate 3 cucchiai di panna, aggiungete la colla di pesce ben strizzata e mescolate per pochi secondi, finchè non sarà completamente sciolta. Una volta intiepidito, aggiungete il tutto alla crema di formaggio e mescolate con le fruste. Infine unite a mano la panna montata, incorporandola con una spatola e con movimenti dal basso verso l’alto.

Tirate fuori dal frigo la base e versateci sopra la crema, livellatela bene e fate riposare in frigo per almeno 5-6 ore. 

Per il gelèe alle fragole mettete in ammollo la colla di pesce in acqua fredda. Sistemate le fragole tagliate in un pentolino con zucchero e succo di limone; lasciar cuocere a fuoco lento per 5 minuti. Frullate il composto nel mixer così da realizzare una purea. Rimettete il composto sul fuoco e aggiungete la colla di pesce strizzata, mescolando il tutto per bene. Lasciate intiepidire e versatela sulla torta fino a coprire tutta la superficie: conservate in frigo per almeno 4 ore.

La vostra cheesecake alle fragole è pronta per essere gustata!

Potete trovare tutte le altre ricette qui

C’è una cosa che dopo Pasqua dura in eterno: il cioccolato delle uova. Quante volte l’abbiamo tenuto in frigo o in freezer per mesi e mesi? E quante volte ci siamo ripromessi di non finire nella stessa situazione? Sappiate che un rimedio c’è ed è quello di utilizzare il cioccolato avanzato per fare dolci, mousse e creme.

Ecco tre ricette facili e veloci per dei fine pasto golosi, dolci sfizi o merende gustose.

Torta con cioccolato alle nocciole

Avete ricevuto una di quelle uova buonissime di cioccolato al latte e nocciole? Vi segnaliamo la ricetta di una torta squisita.

Ingredienti

  • 100 g burro
  • 100 g zucchero
  • 1 bustina di lievito
  • 1 bustina di vanillina
  • 2 uova
  • 130 g farina per dolci
  • 50 ml latte
  • 100 g di scaglie di cioccolata con le nocciole
  • 50 g cioccolata fondente

Procedimento

In una ciotola, mescolare zucchero e uova e montarli finché il composto diventa spumoso. Nel frattempo sciogliere il burro a bagno maria. Dopo aggiungere al composto la farina, il lievito, la vanillina precedentemente setacciati e il burro fuso. Continuare a montare finché non saranno amalgamati perfettamente, poi aggiungere il latte. Sciogliere a bagno maria i due tipi di cioccolato e aggiungerli al composto. Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata. Cuocere per 45 minuti in forno preriscaldato a 140°.

Crema pasticcera

Se il vostro preferito è l’uovo al cioccolato fondente, adorerete questa ricetta. La crema pasticcera al cioccolato è una ricetta di base che, a differenza della crema pasticcera classica, prevede aggiunta di cacao e di cioccolato fondente, alla fine. Potete utilizzarla con farcia per il pan di spagna, o aggiungerci della panna montata per ottenere una mousse al cioccolato, ma vi assicuro che anche mangiata a cucchiaiate è squisita!

Ingredienti

  • 500 ml di latte
  • 2 tuorli
  • 60 g di farina
  • 25 g di cacao
  • 100 g di zucchero
  • 100 g di cioccolato fondente

Procedimento

In un pentolino lavorare tuorli e zucchero. Aggiungere farina e cacao setacciati, e se necessario un pochino di latte. Lavorare il tutto. Aggiungere il latte a filo, sempre mescolando con una frusta. Sul fuoco cuocere a fiamma bassa per 5-10 minuti, fino a che la crema non si sarà addensata. Spegnere ed aggiungere il cioccolato fondente. Mescolare e fare sciogliere del tutto. Trasferire in un piatto da portata e coprire con pellicola a contatto. Una volta che sarà raffreddata del tutto, mettere un’ora in frigo prima di utilizzare la crema.

Cubotti di cioccolato al latte

Per par condicio vi lasciamo anche una ricetta in cui utilizzare il cioccolato al latte delle uova di Pasqua che farà letteralmente impazzire i più piccoli.

Ingredienti

  • 100 g cioccolato al latte (si può utilizzare anche il fondente)
  • 20 g Latte
  • 1 cucchiaio Miele
  • 130 g Biscotti secchi

Procedimento

Tagliare a pezzi il cioccolato delle uova di Pasqua e posizionarlo in una ciotola. Unire il latte e il miele. Sciogliere il composto a bagnomaria, oppure, nel microonde per circa 50 secondi. Al termine, mischiare il composto con un cucchiaio per amalgamare bene gli ingredienti. Tritare i biscotti secchi e versare su di essi il composto a base di cioccolato. Mescolare. Versare il composto in una pirofila rettangolare coperta con carta forno. Compattare bene con le mani. Far raffreddare in frigo per circa 15 minuti. Una volta raffreddata, tagliare i cubotti e cospargere di zucchero a velo.

Oltre ai chili in eccesso, la Pasqua ci ha lasciato qualcosa di ben più delizioso: pezzi e pezzi di cioccolato avanzati dalle uova di Pasqua. Ora sapete cosa farne.

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In primavera, ma in particolare modo anche a Pasqua, la pizza rustica napoletana fa parte dell’abbondante menu delle festività.

La pizza rustica viene preparata con una pasta a base di farina lievito e acqua, che dovrà lievitare a lungo prima di poter essere stesa sulla spianatoia. Successivamente viene divisa in 2 dischi, dei quali uno andrà sul fondo di una tortiera per essere ricoperto da una farcitura a base di formaggio, uova, scamorze affettate e salsiccia sbriciolata, e l’altro ricoprirà il tutto.

La pizza rustica richiede un tempo di preparazione davvero molto breve ed è davvero molto semplice da preparare! La ricetta che di seguito vi lasciamo è ideale per 6 persone.

INGREDIENTI PER LA PIZZA RUSTICA

500 gr di farina 00

30 gr di lievito di birra

2 cucchiai di olio extravergine di oliva

1 uovo

20 gr di strutto

1/2 tazza di latte

PER FARCIRE

300 gr di mozzarella

150 gr di pecorino

50 gr di prosciutto crudo

50 gr di capicollo

2 salsicce

2 uova

sale q.b.

Pizza rustica napoletana – Foto Instagram: @nosharazzi
Pizza rustica napoletana – Foto Instagram: @nosharazzi

PIZZA RUSTICA: PROCEDIMENTO

Preparare la pasta: versare la farina sulla spianatoia, fare la fontana e sbriciolare al centro il lievito. Impastare unendo il latte tiepido, salare e aggiungere l’olio per ottenere un impasto morbido. Dopo aver ben lavorato la pasta, fame una palla e lasciarla riposare un paio d’ore avvolta in un telo.

Preparare il ripieno: Sbattere le uova e mescolarvi il pecorino grattugiato; affettare le scamorze e sbriciolare le salsicce privandole della pelle (per questo ripieno abbiamo utilizzato i salumi Ciarcia acquistati sul sito www.terradisapori.it). Riprendere la pasta, lavorarla ancora per qualche istante e poi stenderne con il matterello due terzi circa in forma di sfoglia sottile. Ungere una tortiera con lo strutto, foderarla con il disco di sfoglia in modo da coprire perfettamente il fondo e i bordi.

Distribuire sul fondo della tortiera, foderata con la pasta, la miscela di uova e pecorino grattugiato, quindi alternare le fettine di scamorza, le salsicce sbriciolate, le fette di prosciutto e dì lonza fino a riempire per due te&rz i abbondanti la tortiera.

Ricavare dalla rimanente pasta un disco dello stesso diametro della tortiera, appoggiarlo sul ripieno e ripiegare le sfoglie verso l’interno. Unire insieme le due sfoglie (quella sotto e quella sopra) pizzicandole intorno ai bordi. Pennellare la superficie con il tuorlo d’uovo sbattuto, quindi mettete a cuocere la pizza in forno a 180° C per 40 minuti circa.

Per ridurre i tempi di preparazione potete anche preparare la pasta un giorno prima dell’uso e conservarla in frigorifero avvolta in pellicola trasparente.

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Ersilia Cacace

A Napoli i ritmi della Settimana Santa sono scanditi da riti sacri e riti profani: ogni partenopeo sa che ci sono tradizioni culinarie legate alla celebrazione della Pasqua che vanno religiosamente rispettate. La tradizione vuole che il giovedì santo venga servito a tavola un menù a base di pesce (protagonista indiscussa è la zuppa di cozze), mentre il venerdì si dovrebbe digiunare (o quantomeno tenersi leggeri). Il sabato santo è la giornata durante la quale nelle cucine partenopee ci si dedica alla preparazione delle pietanze del pranzo del giorno successivo, la domenica di Pasqua!

Il tradizionale menù pasquale prevede un antipasto di affettati misti (la cosiddetta “fellata”),  una deliziosa minestra chiamata maritata (dato che la carne “sposa” le verdure in un gustoso connubio d’amore), l’agnello con i piselli (che simboleggia il sacrificio di Cristo) e, dulcis in fundo, l’immancabile pastiera! Esatto, non ho accennato al tortano, la tradizionale ciambella rustica salata che mette d’accordo grandi e piccini, ma solo perché intendo regalarvi l’intera ricetta originale napoletana.

Il tortano: la ricetta

Ingredienti per la pasta:                                      

300 g di farina                                                     

20 g di lievito                                                     

100 g di sugna                                                    

Poco sale                                                               

Abbondante pepe                                                  

50 g di parmigiano grattugiato                          

Ingredienti per il ripieno:

60 g di formaggio svizzero

100 g di provola affumicata

60 g di provolone

100 g di salame

2 uova sode

Preparazione

Dopo aver stemperato il lievito in acqua fredda, impastatelo con un po’ di farina, fatene un panetto e lasciatelo crescere, coperto, per almeno mezz’ora. Disponete la farina a fontana e ponetevi al centro la sugna, il sale, il pepe, il panetto cresciuto, il parmigiano e, aiutandovi con acqua tiepida, mescolate fino ad ottenere una pasta morbida che lavorerete con forza per una decina di minuti, battendola sul tavolo.

Fate crescere in una terrina coperta, in un luogo tiepido, per un paio d’ore o almeno fino a quando la pasta non avrà raddoppiato di volume. Tagliate il formaggio svizzero, la provola affumicata, il provolone, il salame a dadini e le uova in sei spicchi ognuno. Mescolate tutto meno le uova. Quando la pasta sarà cresciuta, sgonfiatela battendo con le mani e stendetela dello spessore di un centimetro.

Disponete su tutta la superficie in modo uniforme il ripieno e aggiungete gli spicchi di uova a distanza regolare e arrotolate con delicatezza la pasta, il più strettamente possibile. Ungete di sugna uno stampo largo con il buco centrale e disponetevi il rotolo di pasta a ciambella, unendone bene le estremità e rimettetelo a crescere in un luogo tiepido coprendolo con un panno.

Quando il tortano avrà lievitato (occorreranno almeno altre due ore) infornatelo a forno moderato (180 gradi circa) per un’ora. I formaggi suggeriti per il ripieno possono essere variati a seconda del gusto personale di ognuno: c’è chi al provolone preferisce il provolone piccante e chi al formaggio svizzero preferisce il pecorino, e c’è anche chi, assieme al salame e alle uova, nel ripieno mette i napoletanissimi (e buonissimi) cicoli, a voi la scelta!

Per chi se lo stesse chiedendo, la differenza fra il tortano e il casatiello sta nel fatto che mentre nel casatiello sono aggiunte uova sode nell’impasto e uova crude e intere in superficie, dove sono tenute ben salde da pezzi di pasta disposti a croce, nel tortano queste si inseriscono già sode a spicchi solo nell’impasto.

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Pasqua è una festività golosa: tra uova di cioccolato di ogni tipo e gustosissime colombe candite c’è da prepararsi a cambiare il buco alla cintura. Sulle tavole (e nel cuore) dei napoletani il posto d’onore spetta però alla pastiera, la tradizionale torta di pasta frolla dall’impasto a base di ricotta, frutta candita, zucchero, uova e grano.

La pastiera tra mito e storia

L’origine di questa delizia affonda le sue radici nel mito: la leggenda narra che il popolo napoletano volle portare in dono alla sirena Partenope un paniere contenente farina, ricotta, uova, grano,  fiori di arancio e zucchero, per ringraziarla di aver scelto il golfo di Napoli come dimora. Lei, commossa, mescolò insieme i doni ricevuti creando questo dolce unico.

La pastiera così come la conosciamo oggi nacque probabilmente nel XVI secolo nel convento napoletano di san Gregorio Armeno, grazie ad una suora che decise di cimentarsi nella preparazione di un dolce in grado di associare il simbolismo cristiano di ingredienti come le uova e il grano al profumo dei fiori d’arancio del giardino conventuale.  

La pastiera napoletana è un dolce tanto buono che pare che perfino l’ombrosa regina Maria Teresa D’Austria, “la regina che non rideva mai”, consorte di Ferdinando II di Borbone, si fosse lasciata sfuggire un godurioso sorriso dopo un assaggio di torta. “Se per far sorridere mia moglie ci vuole la pastiera sono in un bel guaio” commentò il re, aggiungendo che avrebbe dovuto aspettare un anno (cioè la successiva Pasqua) per vederla sorridere di nuovo.

La ricetta

Qualche consiglio prima di accingervi a preparare la pastiera: assicuratevi di avere il tradizionale ruoto di latta alto 4 cm che si usa quasi esclusivamente per questo dolce, pensate che a Napoli il dolce si presenta a tavola con tutto il ruoto e così viene venduta anche in pasticceria; assicuratevi poi di aver comprato il grano già “bagnato”,oppure se preferite comprarlo in chicchi ricordatevi di tenerlo a bagno in acqua fredda per almeno una quindicina di giorni (cambiando di tanto in tanto l’acqua).

Basterà poi sgocciolarlo e pesarlo prima di cuocerlo. Anche l’acqua di fiori d’arancio può essere comprata già preparata: c’è chi allunga l’essenza oleosa e analcolica ai fiori d’arancio con un po’ d’acqua e chi invece sostiene che sia meglio usare le fialette d’essenza senza allungarle (regolatevi in base a quanto vi piace l’odore e il sapore d’arancio!)

Ingredienti:

Per la pasta:                                                                   

Farina 400 g                                                            

Sugna 200 g                                                              

Zucchero 200 g                                                       

Rossi d’uovo n. 4       

Per il ripieno :

Ricotta 240 g

Zucchero 170 g.

Tuorli n. 3

Albumi n. 2

1 fialetta d’essenza di fiori d’aranzio

Cedro candito 20 g

Scorzette d’arancio candite 20 g

Cocozzata 20 g

Un pizzico di cannella in polvere                                      

Per cuocere il grano:                                                   

Grano bagnato 200 g                                                                

Latte 3 ½ decilitri                                                         

La buccia di mezza arancia fresca

Una noce di sugna

Un cucchiaino di zucchero

Una bustina di vaniglia

Procedimento

Il giorno precedente a quello della confezione della pastiera fate cuocere nel latte grano, buccia d’arancio, sugna, zucchero e vaniglia, a fuoco basso e per diverse ore (almeno 4) finché il grano non sia leggermente sfatto e aperto e il latte evaporato, così che il tutto risulti denso e cremoso.

Il giorno successivo fate la pasta frolla (trovate la ricetta qui ) e mettetela a riposare. Passate la ricotta al setaccio facendola cadere in una terrina abbastanza grande. Aggiungete 170 g di zucchero e, con un mestolo, lavoratela per 6 o 7 minuti. Incorporatevi poi, sempre lavorando, i rossi d’uovo ad uno ad uno.

Il grano, l’acqua di fiori d’arancio (la quantità di quest’ultima dipende dall’intensità del suo profumo e dal vostro gusto: cominciante quindi a versarne soltanto la metà, e poi a composto ultimato lo proverete e, se il gusto sarà debole, e se vi piace, ne aggiungerete dell’altra, tenendo presente che con la cottura, il profumo in parte svanisce) la cannella, i vari canditi tagliati a minuscoli dadi, e in ultimo le chiare montate a neve.

Stendente i due terzi della pasta frolla  piuttosto sottilmente su di un foglio di carta oleata (toglierete poi la carta delicatamente dopo aver messo la pasta nel ruoto), foderatene un ruoto di 24 o 25 cm di diametro, e versatevi il composto. Col resto della pasta frolla fate delle strisce larghe 2 cm e disponetele a griglia sulla pizza, in maniera da avere dei rombi nei quali il ripieno sia scoperto.

Cuocete a forno dolce per un’ora o più. Il ripieno deve quasi completamente asciugarsi e rassodarsi e la pasta frolla dev’essere bionda. Lasciate raffreddare la pastiera e, senza sformarla, spolveratela di zucchero velo.
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Credit foto: www.casecosi.com

Livia Giordano

In cucina il termine lievito indica qualsiasi microrganismo o sostanza chimica in grado di far aumentare il volume di un impasto grazie alla produzione di anidride carbonica.

Esistono diversi tipi di lievito: il lievito madre,  il lievito di birra, il cremor tartaro, il bicarbonato d’ammonio, il bicarbonato di sodio e altri.

L’emergenza coronavirus ha reso il lievito più utilizzato dagli italiani, il lievito di birra, quasi introvabile. Gli scaffali dei supermercati sono vuoti e pare che dovremmo rassegnarci a rinunciare alla pizza o al pane fatto in casa per un po’ di tempo. Scherziamo, ovviamente.

Se avete trovato gli scaffali dell’alimentari sprovvisti, non disperate! Potete fare tranquillamente il lievito di birra in casa e anzi, dovreste, dal momento che questo piccolo tesoro può avere molteplici utilizzi.

Il lievito di birra è chiamato così perché un tempo veniva ricavato dai residui della fermentazione della birra. Oltre ad essere impiegato nella lievitazione di molti prodotti alimentari da forno (pane, pizza, focacce, piadine, panzerotti) e dolci (ciambelle, muffins e torte) viene spesso assunto come  integratore sotto forma di pastiglie, capsule o tavolette per le sue numerose proprietà benefiche.

Proprietà benefiche del lievito

Scopriamole insieme: questo tipo di lievito è ricco di nutrienti come potassio, calcio, fosforo, magnesio, ferro e vitamine del gruppo B, soprattutto B1 e B12. 

E’ noto per i benefici che apporta al fegato, esercitando una vera e propria azione depurativa che rende l’organo più sano e funzionale. Offre un sostegno anche all’attività dell’intestino grazie alla presenza di fermenti che aiutano il ripristino della flora batterica e facilitano il transito intestinale.

Avete mai sentito parlare dello shampoo con la birra per schiarire i capelli? Lasciate perdere.
Se volete veramente una chioma folta e splendente valutate di assumere il lievito di birra, magari a scaglie, per insaporire per zuppe e insalate: questo tipo di alimento, infatti, previene la caduta dei capelli e contribuisce anche a rafforzare le unghie.

I benefici non finiscono qui: spesso i dermatologi ne consigliano l’assunzione dal momento che elimina l’eccesso di sebo dalle pelli grasse, prevedendo acne e dermatiti.

Vi è venuta voglia di farlo in casa? Tranquilli, è semplicissimo: correte a controllare di avere tutto l’occorrente.

Ingredienti

( panetto da 25 g)

50 ml. di birra

½  cucchiaino di zucchero

½ cucchiaio di farina 00

**Vi consiglio di usare una birra artigianale, non filtrata e non pastorizzata. Si trovano facilmente anche in supermercati e discount, basta dare uno sguardo alle etichette!

Procedimento

Agitate bene la birra prima di utilizzarla in modo che i lieviti in essa contenuti non restino sul fondo della bottiglia. Prendete una ciotolina e mescolate la birra con lo zucchero e con la farina. La pastella così ottenuta dovrà riposare al caldo per  un’intera nottata.

Al mattino seguente, se i lieviti contenuti nella birra avranno fatto bene il proprio lavoro, il lievito di birra sarà pronto e ve ne accorgerete perché il volume della pastella sarà aumentato e avrà raggiunto, nella ciotola, un livello più alto rispetto al giorno precedente.
Il lievito di birra fatto in casa, al contrario di quello acquistato al supermercato, non necessita di essere sciolto in acqua né di riposo per l’attivazione: è già pronto.
Aggiungetelo  pure direttamente agli altri ingredienti del vostro impasto!

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Livia Giordano

Da sempre gli gnocchi alla sorrentina rappresentano la cucina italiana in tutto il mondo. Infatti è davvero difficile nono trovarli in un qualsiasi menù di un qualunque ristorante in ogni angolo del mondo. Il loro successo deriva sicuramente dalla semplicità del piatto abbinato a sapori mediterranei che ben rappresentano la nostra terra. Al primo assaggio, chiunque può catapultarsi improvvisamente, almeno con la fantasia, nella nostra bella Italia e sognare, un giorno, di venire a mangiarli qui, accomodandosi ad uno dei nostri ristoranti.

Preparare gli gnocchi alla sorrentina in casa è davvero molto semplice, tant’è vero che si sono sviluppati addirittura dei modi di dire legati a questo piatto. Basti pensare alla famosissima frase con cui abbiamo intitolato l’articolo, “giovedì gnocchi!”, oppure alla frase proverbiale “ridi, ridi, che mamma ha fatto gli gnocchi!”. Ebbene, stupiamo noi le nostre mamme, oppure approfittiamone per condividere del tempo assieme ai fornelli, dilettandoci a preparare gli gnocchi alla sorrentina insieme!

INGREDIENTI PER GLI GNOCCHI

  • 1 kg patate rosse
  • 1 uovo
  • 300 gr di farina
  • semola q.b.
  • sale fino q.b.

INGREDIENTI PER IL SUGO

  • 600 gr di passata di pomodoro
  • 1 spicchio d’aglio
  • foglie di basilico
  • sale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

PER CONDIRE

  • 250 gr di mozzarella o fior di latte
  • 100 gr di parmigiano grattugiato
gnoocchi alla sorrentina

PROCEDIMENTO

Iniziamo dalle patate: dopo averle ben lavate per eliminare terriccio residuo, le mettiamo a scaldare in una pentola con acqua per circa 30 minuti. Per controllare se siano scaldate, proviamo ad infilare una forchetta in una patata e vedremo se è morbida e quindi cotta. Intanto prepariamo il sugo: in una pentola versiamo un filo d’olio, lo spicchio d’aglio, la passata di pomodoro e un pizzico di sale. Aggiungiamo le foglie di basilico e copriamo, lasciando cuocere per circa 30 minuti.

Prendiamo le patate scolate e pelate, disponiamo la farina a fontana su una spianatoia e schiacciamo le patate al centro, ancora calde. Versiamo l’uovo e il sale sulle patate e impastiamo il tutto velocemente. Una volta ottenuto un impasto omogeneo e compatto, copriamo con un canovaccio asciutto e pulito. Mettiamo a bollire in un tegame capiente l’acqua per cuocere gli gnocchi e saliamo quando bolle; intanto preleviamo man a mano una porzione di impasto e la lavoriamo, realizzando delle striscette di impasto dalle quali tagliare gli gnocchi, avendo cura si spolverizzare un po’ di semola sulle strisce per evitare che appiccichino. Se preferite, potete rigare gli gnocchi con i rebbi della forchetta o con un rigagnocchi.

FASE FINALE: GNOCCHI ALLA SORRENTINA IN FORNO!

Una volta saliti a galla, scolate gli gnocchi (piccolo suggerimento: aggiungiamo un filo d’olio all’interno dell’acqua di cottura, in modo tale da evitare che gli gnocchi si attacchino durante la cottura!) e adagiamo un primo strato in un tegame, dove avremo messo precedentemente un po’ di sugo.

Distribuiamo la mozzarella a cubetti e una spolverata di parmigiano, dunque proseguiamo con un altro strato di gnocchi. Una volta terminato questo procedimento, inforniamo il tegame in forno statico a 250 gradi in modalità grill per 5 minuti.

I vostri gnocchi alla sorrentina sono pronti! Lasciateci un commento per farci sapere se vi sono piaciuti!

Ersilia Cacace

www.labuonatavola.org

Sicuramente la Nutella fatta in casa non ha lo stesso sapore di quella originale, ma è più salutare (non contiene assolutamente olio di palma) ed ha lo stesso profumo intenso di nocciole. Perfetta per colazione da spalmare sulle fette biscottate o sul pane, ma anche da mangiare golosamente con il cucchiaino.

La Nutella è la passione di tutti, grandi e piccini. Non conosce mai crisi, è universalmente apprezzata. Esiste una ricetta immodificabile (contenente anche il famoso e non salutare olio di palma). Per cercare di spodestarla il trono la Barilla ha lanciato qualche tempo fa anche la Crema Pan di Stelle, altrettanto buona e senza olio di palma, ma ad un prezzo maggiore della concorrente. Ma la Nutella non solo non ha perso clienti, ma li ha addirittura triplicati lasciando sul mercato quest’anno i famosi (e spesso introvabili) Nutella biscuits, squisiti biscotti a base di pasta frolla con un goloso ripieno di Nutella. Come resistere?

Il risultato di questa ricetta che vi proponiamo è una crema super goduriosa e saporitissima che amerete al primo assaggio. Perfetta anche come merenda per i più piccini perché senza conservanti né coloranti. Non vi resta che provare!

Ingredienti

80 gr di nocciole sgusciate e spellate
5 gr di cacao amaro
30 gr di zucchero di canna
25 ml di olio di semi
2 gocce di essenza di vaniglia
150 gr di cioccolato al latte

nutella fatta in casa

Procedimento

Per prima cosa tostiamo le nocciole in un pentolino e di tanto in tanto giriamole. Dopo qualche minuto sul fuoco, quando sono ancora bollenti e fumanti, mettiamolo nel mixer e frulliamole bene. Ogni tanto spegniamo il mixer e puliamo con la spatola i bordi del contenitore per raccogliere i pezzetti di nocciole. Dopo 5 minuti le nocciole iniziano a rilasciare il loro olio e si crea una pasta molto densa. Quando la crema è pastosa al punto giusto aggiungete zucchero e frullate per 3 minuti circa. Mettete il composto in una ciotola ed aggiungete il cacao poi amalgamate bene bene. Il prossimo step è di aggiungere l’olio a filo e l’essenza di vaniglia. Nel frattempo sciogliete sul fuoco a fiamma viva in un pentolino il cioccolato a latte. Quando risulta completamente fuso, aggiungetelo a filo al vostro composto denso. Mescolate bene bene con una spatola fino ad ottenere una crema omogenea e densa. Mettete la crema di nocciole in un vasetto in vetro coperto e chiuso e riponetelo in frigo per 2/3 ore. Una volta raggiunta la consistenza desiderata, potete uscirla da frigo e riporla in dispensa.

La vostra Nutella fatta in casa è pronta per essere gustata!

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Il pane è uno degli alimenti più diffusi e consumati in Italia e in questi giorni di permanenza forzata in casa è sicuramente, insieme alla pizza, il cibo di cui più sentiamo la mancanza. Eravamo abituati a comprarlo fresco dal panettiere ogni mattina e adesso ci troviamo, all’improvviso, ad avere difficoltà a reperirlo giornalmente.

 C’è chi si è rassegnato e ha deciso di sostituirlo con il pancarrè  o con crostini, craker  e grissini ma, non temete, un’altra soluzione c’è ed è letteralmente a portata di mano!

Pronti ad impastare? Da buona napoletana ho deciso di cimentarmi nella preparazione del tipico pane cafone, innamorata come sono della sua mollica alta e della crosta spessa e croccante. Il segreto di questo tipo di pane è la lunga lievitazione: la cosa migliore è impastare il pane il giorno prima e lasciarlo poi lievitare un’intera notte prima di cuocerlo!

Per preparare il pane cafone c’è bisogno di realizzare tre diversi impasti (se avete poco tempo optate per la versione con il lievito di birra che trovate scorrendo in fondo alla pagina)

Ingredienti per il pane

Per il primo impasto:

Lievito madre 70 g

Farina 0 80 g

Acqua a temperatura ambiente 50 ml

Per il secondo impasto:

Farina 0 90 g

Acqua a temperatura ambiente 50 ml

Per l’impasto finale:

Semola di grano duro rimacinata 400 g

Acqua a temperatura ambiente 550 ml

Sale fino 25 g

Farina 0 450 g

Procedimento

Prendete 70 gr di lievito madre e ponetelo in una ciotola insieme all’acqua. Sciogliete il lievito con le mani  e quindi unite la farina 0 a pioggia e poi impastate fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo, da modellare a forma di pallina. Lasciate lievitare questo primo impasto per almeno 3 ore in una ciotola leggermente infarinata, coperta da uno straccio o da una pellicola, in un posto tiepido. Va bene anche il forno spento  ancora caldo. L’impasto avrà finito di lievitare quando il volume iniziale sarà raddoppiato.

Secondo impasto

Procediamo ora con il secondo impasto: in una ciotola più grande sciogliete l’impasto precedente con 50 ml d’acqua, aggiungete la farina 0 e impastate il tutto. Riponete anche quest’impasto a lievitare una ciotola coperta e in luogo caldo/tiepido. Quando anche quest’impasto sarà lievitato sarà il momento della fase finale: pronti ad impastare? Aggiungete metà dei 550 ml di acqua per sciogliere l’impasto e poi, mentre impastate, unite la farina a pioggia, un cucchiaio alla volta, alternando alla farina la restante acqua (in cui avrete disciolto il sale). Versate poi l’impasto ben morbido sulla spianatoia leggermente infarinata: dovrete dargli delle pieghe per rinforzarlo in modo che la lievitazione si sviluppi verso l’alto.

Infine allungate un po’ l’impasto con le mani, dandogli forma rettangolare, quindi rivoltate il primo lato verso il centro e fate lo stesso anche con l’altro, sovrapponendolo. Girate il panetto, allungatelo un po’ e rifate le pieghe come prima, ripiegando i lati verso il centro.

Lasciate riposare l’impasto per una mezz’oretta. Trascorso questo tempo operate le pieghe nuovamente, come già illustrato, e lasciate ancora riposare. A questo punto se volete ottenere due filoncini dividete l’impasto in due parti uguali, con i quali potrete formare due pagnotte o due filoni. Se preferite potete anche ricavare una pagnotta unica.

Procedete in questo modo per i filoni: impastate leggermente un pezzo, raccogliendo i lati verso il centro, appiattitelo leggermente e quindi  arrotolate il panetto su se stesso partendo da un lato, schiacciando con le dita verso il basso e arrotolandolo fino alla fine. Pizzicate con le dita il lembo superiore del filone per far aderire la pasta ed ecco pronto il primo filoncino, procedete nella stessa maniera sopra descritta anche con il secondo pezzo di impasto (se volete invece una pagnotta, piegate i due lembi del filone al di sotto ed arrotondate l’impasto).

Impasto finale

Per i due filoncini prendete ora una teglia da forno e rivestitela con due canovacci puliti, sistemati uno accanto all’altro e ben piegati in modo da creare un divisorio al centro, ben infarinati con la semola. Adagiate i filoni ognuno su di un canovaccio e spolverizzateli con abbondante semola e richiudete i lembi dei canovacci per coprire i pani. Coprite la teglia con pellicola trasparente (non troppo stretta, altrimenti non ci sarà spazio per la lievitazione) oppure infilatela in un capiente sacchetto per alimenti.  Il pane cafone dovrà lievitare per 8-10 ore (il tempo di una bella nottata di sonno!)

Trascorso questo tempo, i filoni saranno ben gonfi e pronti per la cottura. Riscaldate il forno statico a 240 ° lasciando all’interno la leccarda su cui cuoceranno i filoni (si consiglia, per chi la possiede, di porre una pietra refrattaria sul fondo del forno al posto della leccarda), che dovrà essere ben calda. Se avete un forno ventilato, impostate la temperatura a 220 °. Afferrando i lembi del canovaccio, rovesciate un filone alla volta su di un foglio di carta da forno: non toccate troppo il pane altrimenti si sgonfierà!

Operate, con un coltello a lama liscia e ben affilato, delle incisioni diagonali (potete anche non inciderlo se preferite). Fate scivolare la carta da forno sulla leccarda molto calda e prima di infornare il pane spruzzate con un vaporizzatore nel forno dell’acqua fredda, per 3-4 volte. In alternativa al vaporizzatore potete mettere sul fondo del forno una teglia contenente 3-4 cubetti di ghiaccio. Infornate il pane e rispruzzate ancora dell’acqua per 3-4 volte. Infornate il pane a 1/3 dell’altezza del forno (quindi piuttosto in basso) e lasciate cuocere il pane per circa 20 minuti in forno statico (in ventilato per 30 minuti).

Dopo questo tempo, abbassate la temperatura a 200° (180° se ventilato) e continuate la cottura per un’altra ventina di minuti. Una volta cotto, estraete il pane e posizionatelo a raffreddare su di una gratella. Dopo tanto lavoro il vostro pane cafone è pronto, complimenti!

Pane con lievito di birra

Se invece volete preparare il pane cafone con il lievito di birra passate direttamente all’impasto con le due farine (0 e semola rimacinata di grano duro) : così facendo salterete i primi due passaggi: vi basterà  impastare le farine con 600 ml di acqua, il sale e un cubetto di lievito di birra fresco da 25 gr. (o una bustina di lievito di birra disidratato da 7 gr.). Una volta ottenuto un impasto liscio ed elastico e formati i filoni questi dovranno lievitare per circa due ore.
La cottura resta quella della ricetta precedente!

Se questa ricetta ti è piaciuta, scopri tutte le altre qui!

Livia Giordano

Cosa c’è di meglio di un bel piatto di carbonara? Si tratta di un piatto tipico della tradizione culinaria romana, adatto a grandi e piccini, e ampiamente apprezzato in tutto il mondo. Ma è sempre stata così come la conosciamo oggi la ricetta della carbonara? 

La prima testimonianza di questo goloso piatto risale al 1773 al ricettario del napoletano Vincenzo Corrado “Il cuoco galante”. La seconda testimonianza è il ricettario di Ippolito Cavalcanti sempre del 1700. In entrambi i casi l’uovo è utilizzato come addensante della pasta. L’utilizzo del guanciale come condimento della carbonara è molto più recente, risale al 1949 nell’opera di Ada Boni “Il piccolo talismano della felicità”. La consacrazione della ricetta a livello nazionale avviene nel 1960 con Luigi Carnacina e il suo ricettario “La grande cucina”.  

Ingredienti 

  • 4 uova 
  • 200 gr di guanciale 
  • 100 gr di pecorino 
  • 350 gr di spaghetti 
  • Sale q.b. 
  • Pepe q.b. 

Preparazione 10 min 

Cottura 15 min 

Totale 25 min 

Procedimento carbonara ricetta

Per prima cosa prendete il guanciale e tagliatelo a listarelle. Prendete una padella antiaderente abbastanza ampia e fate rosolare il guanciale bene bene a fiamma bassa.  

In una ciotola rompete le uova e aggiungete pecorino grattugiato, sale e pepe e sbattete tutto energicamente.  

Nel frattempo cuocete gli spaghetti in abbondante acqua bollente e scolarteli al dente.  

Conservate un mestolo d’acqua della pasta da usare successivamente. 

Spegnete la fiamma ed aggiungete l’uovo battuto e il pecorino. 

Girare energeticamente la pasta con uovo battuto e pecorino. Se risulta troppo secca aggiungere il mestolo d’acqua messo prima da parte. 

La vostra carbonara è servita! 

carbonara ricetta

Finta Carbonara  

La finta carbonara è una delle varianti più famose della carbonara classica. È chiamata così perché è una carbonara senza uova. Come viene condita allora la pasta? Semplice: con guanciale, ricotta e curcuma al posto dell’uovo. La sensazione alla vista e all’assaggio è proprio quella di mangiare la classica carbonara. Tra preparazione e cottura vi occorrono in totale 20 minuti. Un primo piatto quindi semplice e veloce. Provare per credere! 

Varianti della carbonara 

Con o senza panna? Quante volte vi siete chiesti se nella carbonara ci vuole o meno la panna? Nella ricetta classica tradizionale della carbonara non è presente la panna, ma sono tantissime le persone che la usano. Vi sono persino chef che la consigliano la carbonara con panna in quanto più saporita e golosa.  

Aglio o cipolla? Cosa ci vuole nella carbonara? Anche in questo caso il dilemma è presente e la disputa accesa. Né aglio né cipolla senza la versione originale in quanto è un piatto già forte di suo come sapore deciso e intenso.  

Parmigiano o pecorino? La carbonara è originaria del Lazio. Il formaggio tipico della zona è il pecorino. Quindi la risposta è il pecorino. Quindi il parmigiano che è un formaggio padano non è adatto per la carbonara. A detta di molti chef però va aggiunto il parmigiano per dare un tocco più raffinato al piatto.  

Ricordate però sempre la regola fondamentale: la carbonara si fa lontano dal fuoco. Perché? Semplice: per non trovarsi una frittata di bacon e uova.  

Marianna Somma

La marmellata d’arancia homemade

Cesare anni fa mangiava chili di marmellata per sopperire alla mancanza della donna amata. Se Cremonini combatteva così la nostalgia, come potremmo noi vincere la noia dello stare obbligatoriamente in casa? È proprio ascoltando le note di “Marmellata #25” che mi è venuta l’idea: preparare una marmellata, in casa ovviamente. Con la benedizione di Cesare.

Prima di iniziare, un appunto. Anzi una chiarificazione su due termini che (a molti sembrerà strano!) non sono intercambiabili: marmellata e confettura. Ebbene perché utilizzare due parole diverse per significare una sola cosa? Ergo, sono due cose diverse. In particolare, la marmellata è quella fatta esclusivamente con gli agrumi, presenti per almeno il 20% del totale. Mentre la confettura riguarda invece gli altri frutti, in misura di almeno il 35% del totale (45% per le confetture “extra”).

Quale agrume scegliere? Seguite il vostro gusto o quello che avete in casa. Personalmente, adoro il sapore acidulo dell’arancia.

Tutto quello che vi serve è: 2kg di arance, zucchero in proporzione e pazienza per le 12 ore di ammollo di cui necessita la frutta. Suggerisco una buona dose di musica, Cremonini naturalmente. Risolverete tutto in 5 passaggi.

  • Lavate le arance, bucherellatele con i rebbi di una forchetta e tenetele a  bagno per 12 ore in un grande recipiente ricoperte d’acqua.
  • Asciugatele, sbucciatele e conservate la buccia di tre arance eliminando con un coltellino la sottostante pellicina bianca. Tagliate le bucce a striscioline sottilissime, cuocetele per 3-4 minuti in acqua a leggero bollore.
  • Pesate le arance sbucciate, tagliatele a fettine ed eliminate i semi.
  • Mettetele in una casseruola aggiungendo uguale peso di zucchero. Portate a bollore a fuoco moderato, cuocete lentamente senza aggiungere acqua, mescolando spesso per circa un’ora o fino a quando lo zucchero comincia a filare.
  • Unite le striscioline d’arancia, cuocetele sempre mescolando per circa 2-3 minuti. Versate la marmellata ancora calda nei barattoli di vetro, chiudeteli ermeticamente e capovolgeteli fino a quando saranno freddi. Conservateli al fresco. Prima di aprirli controllate che si sia formato il vuoto.

La marmellata d’arance è molto semplice da preparare ed è perfetta per essere spalmata sul pane, a colazione o merenda, ma anche per farcire torte. Due soli ingredienti, arance e zucchero, per conservare a lungo tutto il sapore e l’aroma di questo agrume tanto profumato quanto buono. Parola di Cesare.

Se questa ricetta vi è piaciuta, scoprite qui tutte le altre!

Marika Manna

Il Danubio rustico, per chi non l’avesse mai mangiato, è una torta di pasta brioche fatta di tante brioscine attaccate fra loro. Qualcuno la chiama anche “brioche di pizzico” perché appunto ci si serve “pizzicando” una brioscina. Può essere servito sia come di accompagnamento a un aperitivo (leggi anche il nostro articolo sull’Aperitivo fai da te), come secondo piatto o come piatto unico a cena. Il tempo di preparazione non è particolarmente lungo: impiegherete circa due ore più il tempo di lievitazione. Ma passiamo subito alla ricetta!

Danubio rustico con semi di papavero
Danubio rustico con semi di papavero

INGREDIENTI

  • 500 gr di farina
  • 4 uova
  • 1 cubetto di lievito di birra
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 100 gr di burro
  • 1 cucchiaio e mezzo di zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 200 gr di prosciutto cotto a cubetti (o salame)
  • 200 gr di formaggio a dadini tipo emmenthal, fontina o altro a seconda del gusto

PREPARAZIONE DEL DANUBIO RUSTICO

Sbriciolate in una ciotola il lievito con mezzo cucchiaio di zucchero, poi con 1/2 bicchiere di latte tiepido amalgamate il lievito con un po’ di farina, quanto basta per ottenere una pallina. Lasciate lievitare per circa 30 minuti.

Intanto in una ciotola mettete il burro fuso freddo, 3 uova, il cucchiaio di zucchero, il sale e mescolate con la pallina che avete fatto lievitare. Trasferite l’impasto sulla spianatoia e con il resto della farina impastate molto bene il tutto, sbattendo la pasta e lavorando con forza per circa 10-15 minuti, formate una palla e fatela lievitare coperta per circa 2 ore.

Riprendete la pasta, lavoratela un po’ e poi formate circa 20 palline, spianatele con le dita ottenendo dei dischetti, farcite ogni dischetto con un po’ di prosciutto e un po’ di formaggio a dadini. Chiudete ogni dischetto e date ad ognuno una forma sferica. Imburrate e infarinate una teglia di 30-32 cm, mettete le palline con la chiusura sotto ad una distanza di circa 1 cm l’una dall’altra perché cuocendo si attaccheranno. Dopodiché fate lievitare ancora per circa un’ora. Sbattete l’uovo rimasto con un cucchiaio di latte e un pizzico di sale e spennellate la superficie. Cuocete in forno preriscaldato a 180°-200° per circa 30 minuti.

Il vostro Danubio rustico è pronto! Potete fare diverse varianti con i salumi e i formaggi che preferite; inoltre, per chi preferisce una variante più semplice e veloce, si più evitare di fare le singole palline ed optare per un grande rustico a sfoglia unica!

Ersilia Cacace

www.labuonatavola.org

Photo credit: www.fidelityhouse.eu

Il 19 Marzo è un giorno speciale per tutti i Giuseppe e per tutti i papà. Must di quest’occasione, immancabile sulle tavole campane, una dolce leccornia, sono le cosiddette “ zeppole di san Giuseppe”. Non fatevi ingannare dal nome, questo dolce non ha origine nel comune di San Giuseppe Vesuviano: le varie ipotesi sull’origine di questa delizia rimandano ai conventi napoletani di San Gregorio Armeno, dello Splendore o della Croce di Lucca.

La nascita delle zeppole è avvolta dalla leggenda e c’è chi addirittura racconta che San Giuseppe, per mantenere Maria e Gesù, affiancò al mestiere di falegname quello di friggitore e venditore di frittelle. A Napoli, per devozione verso il santo,  si è sviluppata la tradizione degli ‘zeppolari di strada’,  pasticceri che usavano esibirsi pubblicamente nell’arte della frittura vendendo le zeppole calde, appena uscite dalla friggitrice.

Anche Goethe, in visita nel capoluogo partenopeo, scrisse:  “Oggi era la festa di S. Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli cioè venditori di pasta fritta: sulle soglie delle case, grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati e i garzoni friggevano ciambelle da offrire ai passanti… ”.

Pronti per prepararle insieme?

Ingredienti

Per la pasta:                                                                                             Per la crema:

300 gr. di farina                                                                                   2 ½ decilitri di latte

Tanti bicchieri d’acqua quanti ne sono quelli di farina                  2 Rossi d’uovo

Un pizzico di sale                                                                                100 gr. di zucchero

5 rossi d’uovo                                                                                      30 gr. di amido

2 chiare d’uovo                                                                                    Una fettina di buccia di limone

Una casseruola piena di sugna (o di olio)                                            150 gr. di confettura d’amarena

Procedimento

Misurate la farina con un bicchiere e versate un eguale numero di bicchieri di acqua in una casseruola col manico: aggiungete il sale, mettete al fuoco, e, quando l’acqua comincerà a fare le bollicine ( attenzione: non deve bollire) di un colpo aggiungete la farina setacciata rigirando continuamente con un mestolo di legno. Sempre lavorandola, fate cuocere la pasta finchè non si stacchi dalla casseruola e non resti attaccata in un sol blocco al mestolo.

Trasferitela allora su di un piano unto di olio e battetela con il mattarello affinchè finchè non sarà intiepidita. Cominciate quindi a lavorarla con le mani incorporandovi uno alla volta i rossi d’uovo, i due bianchi e continuate a lavorarla finché le bolle che si saranno formate, nel rompersi sotto la pressione delle mani, non faranno un caratteristico rumore.

N.B.: il rigirare la pasta sul fuoco richiede una certa forza e una notevole fatica. Se nella prima parte della cottura si userà una robusta frustina elettrica di metallo la fatica verrà alleviata.

Fate riposare la pasta bignè per 30 minuti. Prendete una siringa da pasticceria con uno schermo a forma di stella che abbia un’apertura di 3 cm di diametro (se disponesse soltanto di uno schermo più stretto invece di fare un solo giro di pasta fatene  due a spirale, cominciando dal centro) fatevi colare dentro una parte della pasta e premete questa su un piattino da caffè unto di olio, dandole la forma di una ciambella di circa 10 cm di diametro con un piccolissimo buco.

Di regola queste squisite ciambelle andrebbero fritte nella sugna, ma personalmente ritengo sia preferibile friggerle nell’olio che lascia minor sapore di grasso. Ricordate che per la loro buona riuscita è essenziale che le zeppole nuotino nel grasso.  E’ quindi necessario friggerle in un recipiente alto almeno 12 o 13 cm pieno d’olio. Riempite una casseruola di olio che farete riscaldare moderatamente, calatevi quindi una zeppola alla volta (anche di più se la casseruola è larga) e fatele cuocere a fuoco moderato finché non sia divenuta gonfia.

A questo punto alzate il fuoco, fatela colorire e poi sgocciolatela bene e premetela su di una carta assorbente. Fate attenzione che l’olio non sia troppo caldo quando vi calate una nuova zeppola perché ne rovinereste la cottura. Fritte tutte le zeppole, spolveratele di zucchero a velo e guarnitele al centro con un mucchietto di crema sormontata da due o tre grandi di amarena in confettura. Si mangiano fredde. C’è chi le cuoce al forno ma fritte sono, chiaramente, molto più buone.

Per la crema

Mettete in una casseruola i rossi d’uovo e lo zucchero e con un mestolo di legno rigirate con forza sempre nello stesso senso finchè il composto non sia divenuto chiaro e soffice.  Diluite l’amido con poco latte, versatelo nelle uova, e sempre mescolando, aggiungete un po’ per volta il resto del latte.

Ponetevi dentro la buccia di limone, mettete la casseruola su fuoco moderato e fate addensare la crema rigirandola sena interruzione e sempre nello stesso senso finchè non sia abbastanza consistente. Togliete poi subito la buccia di limone. Si può rimpiazzare l’amido con fecola di patate.

Buon appetito a tutti e tanti auguri ai Giuseppe e ai papà!

Se questa ricetta ti è piaciuta, non perdere tutte le altre!

Livia Giordano

Avreste mai pensato di preparare la pizza napoletana a casa vostra?

Durante questi ultimi giorni ci troviamo di fronte ad uno stop forzato, che ci permette di trascorrere più tempo in casa con i nostri cari. Ci sembra un’ottima idea quella di approfittarne per metterci ai fornelli e trascorrere con golosità questi momenti! Uno dei piatti ai quali noi italiani non sappiamo rinunciare è la pizza: un must have del weekend, che per alcuni rappresenta il pasto ideale anche a colazione! Ebbene, è arrivato il momento di sperimentare: vi lasciamo qui di seguito una ricetta molto semplice e veloce per preparare la pizza napoletana direttamente a casa vostra.

INGREDIENTI per 4 persone (circa 2 teglie)

  • 500 gr di farina di grano tenero tipo 00
  • 300 ml di acqua
  • 20 gr di lievito
  • 15 gr di sale
  • 4 cucchiai di olio evo
mani di un bambino che impastano la pizza

PROCEDIMENTO

Prendete una scodella abbastanza profonda, versate la farina, sbriciolate il lievito e aggiungete l’acqua un po’ per volta. Dopo una prima impastata, di almeno 10 minuti, aggiungete il sale e l’olio, e continuate energicamente per altri 15 minuti. Il risultato dovrà essere una pasta liscia e compatta.

Dividete il composto in 2 panetti e riponeteli in 2 scodelle, entrambe ben sigillate da pellicola trasparente (o coperte da un panno umido); riponete in un luogo asciutto e possibilmente tiepido (ad esempio all’interno del forno leggermente riscaldato) e lasciate riposare per almeno 3 ore.

Estraete i panetti dalle ciotole e lavorateli uno alla volta. Potete decidere di stenderli o su un piano infarinato o direttamente nella teglia precedentemente oleata. Una volta steso l’impasto, potete procedere alla farcitura che desiderate, ad esempio una Margherita. In questo caso vi serviranno: pomodoro, mozzarella, sale, olio e basilico. La mozzarella potrete tagliarla a cubetti qualche ora prima di condire la pizza, e riporla in frigo in un colino. Questo vi permetterà di eliminare i residui liquidi in eccesso. Il pomodoro invece andrà leggermente salato prima di stenderlo sull’impasto. Vi consigliamo una passata o, ancor meglio, un pomodoro pelato, ad esempio il San Marzano, ideale per la pizza napoletana. Aggiungete qualche fogliolina di basilico e fate un piccolo giro d’olio prima di infornare.

Infornate la pizza in forno preriscaldato a 250° per circa 15 minuti. Se avete optato per una margherita, vi sveliamo un altro piccolo trucco: aggiungete la mozzarella a metà cottura per preservarne la consistenza! All’uscita, aggiungete le foglie di basilico rimaste e un filo d’olio a crudo, che esalta i sapori.

La vostra pizza napoletana è pronta! Fateci sapere se la ricetta vi è piaciuta! Potrete taggarci nei vostri post o nelle vostre stories Instagram e Facebook utilizzando il tag @la.buona.tavola e l’hashtag #labuonatavola

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Ersilia Cacace

 “Dopo le feste di Natale mi metto a dieta” e invece il Carnevale è già alle porte e, insieme con lui, le Chiacchiere ! Non importa quale sia il nome con cui siete soliti chiamarla (gale, cenci, bugie, frappe, stracci)  questa prelibatezza carnevalesca metterà alla prova i vostri buoni propositi..
Già gli antichi romani, per accompagnare la celebrazione dei Saturnali, erano soliti preparare un dolce a base di uova e farina, fritto nel grasso di maiale e chiamato ‘frictilia’. La leggenda napoletana, invece, vuole che una delle regine di casa Savoia amasse chiacchierare e intrattenersi a lungo con i suoi ospiti ma che un giorno, tra una chiacchiera e l’altra, le fosse venuta fame. La consorte del re chiese al cuoco di corte di preparare un dolce veloce e gustoso e così nacquero le Chiacchiere, un dolcetto essenziale, facile e veloce da preparare.

A Napoli in questo periodo c’è aria di festa: tra un travestimento e una manciata di coriandoli non c’è partenopeo che non abbia sgranocchiato una Chiacchiera.. se anche a voi è venuto un certo appetito, correte a controllare di avere gli ingredienti giusti in dispensa!

Ingredienti: (dosi per 12 persone)

300 gr di farina 00’

60 gr di zucchero

2 uova

1 scorza di limone

Olio di oliva q.b.

Olio di semi q.b.

Zucchero a velo q.b.

Sale q.b.

Preparazione:

La prima cosa da fare è creare un impasto con tutti gli ingredienti, amalgamandoli con cura. Dopo aver lavorato l’impasto per almeno una decina di minuti è bene farlo riposare per un paio d’ore, avvolto nella pellicola trasparente. L’impasto sarà così pronto per essere steso: la ricetta della tradizione partenopea prevede che dalla sfoglia vengano tagliate tante formine rettangolari con il bordo dentellato, alle quali bisognerà fare due piccoli tagli al centro per evitare che, una volta fritte, le Chiacchiere si gonfino eccessivamente. A questo punto è il momento di tuffare i dolcetti nell’olio, che precedentemente avremo fatto riscaldare: infine lasciatele asciugare su della carta assorbente e, non appena saranno fredde, decoratele con una pioggia di zucchero a velo.

Livia Giordano

Archivio Storico: Ensemble nel solco dei Borboni

Il Ristorante – Premium Bar “Archivio Storico” si erge quale storico salotto partenopeo, amato dai più soprattutto per la ricercatezza della caratteristica bar room, tale da conseguire il secondo posto nazionale (categoria Cocktail Bar dell’Anno – Premio Nardini) al “Barawards 2018″, il premio che mira alla valorizzazione delle eccellenze dell’ospitalità Made in Italy, promosso da Bargiornale, Ristoranti, Dolcegiornale e Webar.

 

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone che mangiano e cibo

 

Tale location di ispirazione borbonica nasce dalla personale esperienza di Luca Iannuzzi, già stimato General Manager del Beach Club “Nabilah”, tra l’altro “Cavaliere di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio“, assistito fin dall’inizio di quest’avventura da uno staff di livello.

 

 

 

 

Oltre ad ergersi quale bar room di successo, dove poter saggiare il format della Mixology di tendenza, a cura del Bar Manager di casa Salvatore D’Anna, vera e propria ricerca mirata alla creazione di originali e numerosi cocktail e bevande alcoliche, Archivio Storico è diventato a tutti gli effetti un ristorante incentrato sulla cucina borbonica, tale da ricevere anche la visita dei principi Carlo e Camilla di Borbone, i quali oltre ivi festeggiare il loro 20° anniversario di matrimonio, hanno fregiato il sodalizio vomerese della “Medaglia d’Argento al Valor Civile” della casata borbonica, per la sapiente opera di comunicazione e divulgazione culturale profusa.

 

Nell’ ottica di una costante ricerca storico – gastronomica, alla riscoperta di gusti, sapori e profumi di un tempo, particolarmente significativa risulta essere stata, a partire dal 13 Dicembre l’organizzazione del ciclo di eventi “Esperienze Borboniche”, kermesse nel corso della quale si potranno gustare pietanze reinterpretate dallo Chef Stellato Pasquale Palamaro, Chef Resident presso il Ristorante Indaco dell’ Albergo della Regina Isabella a Ischia, che definisce la sua cucina “tendenzialmente di mare, tale da cercare di lavorare il pesce allo stesso modo della carne, privilegiando cotture rapide, ricercando prodotti poco utilizzati che magari richiedono un lavoro più certosino, tra le quali le alghe”.

 

La kermesse vedrà, con cadenza mensile, ad opera di Chef Palamaro, il concepimento di veri e propri tributi ai piatti della cucina borbonica, proposti in versione classica così come in forma di rivisitazione, abbinati ogni volta, a cura dell’Associazione Italiana Sommelier, a vini di pregio, senza dimenticare l’accostamento con i ricercati cocktail di casa.

 

 

 

 

 

 

Il primo appuntamento della kermesse è stato declinato nella preparazione di un “timballo di bucatini alla cerino”, sia in versione classica che moderna, un piatto estremamente complesso, opulento, a detta dello Chef “sintesi della cucina di francese di una volta, con un estremo rigore architettonico, farcito con salsa besciamella, funghi, tartufo e vari tipi di carne bianche e rosse”. La serata ha trovato poi degno accompagnamento con un pregiato “Bourgogne Rouge Volnay 2015 , Domaine Glantenay“, con il Resident Bar Manager Salvatore D’Anna che per l’occasione ha messo a punto il “Match”, cocktail caratteristicamente ottenuto tramite estrazione ed infusione del brodo di pollo, carne bianca presente anche nella preparazione dei bucatini.

 

La kermesse “Esperienze Borboniche”  è da ritenersi pertanto un vero, autentico, ritorno al passato, in bilico tra ricerca storico-gastronomica, intuizione e tradizione, esaltazione delle autentiche radici culturali meridionali. Insomma un ensemble che vedrà talentuosi professionisti, estremamente innamorati del proprio lavoro, mettersi in gioco, in un contesto accogliente dover poter sempre vivere esperienze di livello, tra le quali senza dubbio i due menù, uno di terra ed uno di mare, ovviamente di ispirazione borbonica, concepiti dallo stesso Chef Palamaro, il quale in qualità di consulente ha redatto una proposta gastronomica “nel pieno rispetto delle ricette originali, adattate ovviamente all’epoca moderna in leggerezza e presentazione estetica”.

TorronellaTorronella – A Napoli mangiare il dolce a fine pasto è un dovere oltre che un piacere. Ce ne è uno per ogni ricorrenza, felice o meno che sia… C’è la classica “guantiera” di dolcini, che solitamente si acquista la domenica e si consuma a fine pranzo; c’è la pastiera, dolce che scandisce le festività pasquali, ma che i napoletani amano mangiare anche in altri periodi felici dell’anno; gli struffoli, di cui a Natale i partenopei fanno incetta; le chiacchiere che si sgranocchiano a Carnevale… E c’è il “torrone dei morti”, un dolce tipico che si prepara in tutta la Campania in occasione della ricorrenza di Ognissanti e della commemorazione dei defunti.

Una golosità a base di cioccolato e diversi ripieni morbidi e golosi. La novità di quest’anno, griffata “Vincenzo Ferrieri”, è il torrone alla sfogliatella ottenuto con crema di cioccolato bianco, cannella, arancia (sia sotto forma di aromi che candita) e, ovviamente, la classica sfoglia che racchiude il goloso ripieno della “riccia”  napoletana.

Questa ghiotta novità è disponibile (in edizione limitata) presso la pasticceria SogliateLab (piazza Garibaldi, 82/84 – Napoli).

 

Maria Consiglia Izzo

Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab (la “fabbrica delle sfogliatelle” ubicata a Napoli da cui partono ogni giorno migliaia di dolci destinati in tante località del mondo) ha ideato un nuovo dolce, che si candida ad essere il goloso tormentone dell’estate 2018: si tratta della “Sfogliata fredda”, una sfogliatella scomposta (gli ingredienti sono gli stessi del dolce napoletano più apprezzato al mondo) che è dotata di una forma ed una consistenza diverse, ovvero si presenta come una torta tonda (sia in formato monoporzione che in formato classico) e va consumata fredda (quindi va conservata in frigo come se fosse un gelato).

La base di questa nuova delizia è composta da Pan di Spagna ricoperto da uno strato di ricotta aromatizzato agli agrumi; seguono uno strato si sfogliata sbriciolata, un altro strato di ricotta, i canditi e un secondo strato croccante… Dulcis in fundo, una sfogliatella classica in versione mignon culmina questo nuovo capolavoro di bontà!

La sfogliatella è nata intorno al 1600 nel monastero di Santa Rosa (tra Furore e Conca dei Marini). La leggenda narra che una suora addetta alla cucina si accorse che era avanzata un po’ di semola cotta nel latte, così vi aggiunse della frutta secca, del liquore al limone e lo zucchero e realizzò un gustoso ripieno.

Preparò quindi due sfoglie di pasta per contenerlo. Infine, per conferire al dolce un aspetto caratteristico, plasmò la sfoglia dandole la forma di un cappuccio di monaca e infornò il tutto. Nacque così la Santarosa, la cui ricetta fu tenuta segreta fino all’’800 quando una suora la rivelò al suo amante pasticciere.

Ricalcare la tradizione culinaria della sfogliatella e, attraverso la sua rivisitazione, catalizzare l’attenzione dei più giovani sui prodotti tipici della gastronomia campana e dissuaderli, dunque, dal consumo di junk food”, queste le due intenzioni che animano il piglio creativo di Vincenzo Ferrieri.

Video tutorial della Sfogliata fredda (linkabile): https://www.youtube.com/watch?v=9r1_gkaW6Uk

 

Grazia Guarino

La pasticceria borbonica diventa esperienziale
L’Archivio Storico propone una linea di dolci da assemblare a mangiare a casa 

Il dolce non è più solo un fine pasto, ma è un modo per iniziare con positività il nuovo giorno, un energetico intermezzo di una mattinata o di un pomeriggio di lavoro, o un piacevole  epilogo di giornata. Perciò Luca Iannuzzi, patron dell’Archivio Storico, famoso premium bar napoletano che da poco è divenuto anche ristorante con menù incentrato esclusivamente sulla cucina borbonica, ha pensato di rendere alcuni dolci della tradizione napoletana  – ovvero pastiera e babà – accessibili a tutti e in qualsiasi momento della giornata.
L’arte pasticcera è una scienza esatta, fatta di ingredienti insostituibili e accuratamente ponderati, di equilibrio tra sapori, ma soprattutto di un’accurata manualità e tecnica. Così i singoli ingredienti si trasformano in un artistico dolce attraverso procedimenti che, leggermente modificati, oggi consentono di far arrivare la pastiera e il babà in qualsiasi parte del mondo, e – addirittura –  interessare chi riceve una di queste leccornie al processo creativo delle stesse in quanto coinvolto nella loro guarnizione finale… Perché è importante valorizzare chi consuma il dolce prima ancora di chi lo fa! Il dolce rappresenta da sempre un momento di festa, solo un buon dessert può regalare attimi di estasi al cervello di chi lo mangia, e se quest’ultimo è coinvolto anche nella fase di assemblaggio del dolce, il piacere dura più a lungo e coinvolge tutti i sensi: l’olfatto che viene maggiormente sollecitato grazie all’utilizzo le salse che serviranno a guarnire il dolce (già presenti nella confezione che viene consegnata al consumatore); l’udito, il tatto e la vista che vengono chiamati in causa nel momento in cui il consumatore apre la confezione in cui è contenuto il dessert; ed – ovviamente – il gusto, che sarà soggetto a sensazioni ampliate dall’intervento degli altri quattro sensi.

Pastiera con salsa al mandarino

Pastiera al mandarino

Pastiera al mandarino

Sebbene la ricchezza degli ingredienti e la complessità dei sapori sembrano richiamare lo stile la cucina di corte, sembra che la ricetta della pastiera affondi le sue radici nel mito pagano di epoca romana o forse addirittura greca della sirena Partenope, che aveva scelto di dimorare nel Golfo di Napoli da cui si spandeva la sua voce melodiosa e dolcissima. Per ringraziarla si celebrava un misterioso culto durante il quale la popolazione portava alla sirena sette doni: la farina, simbolo di ricchezza; la ricotta, simbolo di abbondanza; le uova, che richiamano la fertilità; il grano cotto nel latte, a simboleggiare la fusione di regno animale e vegetale; i fiori d’arancio (o di altri agrumi, visto che la diffusione delle arance in quell’epoca era molto limitato in Europa,) profumo della terra campana; le spezie, omaggio di tutti i popoli; e lo zucchero, per celebrare la dolcezza del canto della sirena. Partenope gradì tali doni e li mescolò creando questo dolce molto apprezzato.
Un’altra teoria fa discendere l’origine della ricetta al tempo delle celebrazioni per il ritorno della primavera, quando le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l’uovo, simbolo della vita nascente, poi diventato “rinascita” e Resurrezione con il cristianesimo. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe derivare invece dal pane di farro delle nozze romane, dette per questo “confarreatio”. Un’altra ipotesi fa invece risalire la pastiera alle focacce rituali dell’epoca di Costantino, derivati dall’offerta di latte e miele che i catecumeni ricevevano durante il battesimo nella notte di Pasqua.

Il Lazzarone: babà classico con crema alla vaniglia, bourbon e amarena

Le origini di questo dolce simbolo di Napoli sono legate a  un dessert originario della Polonia (“babka ponczowa”). La leggenda narra infatti che questo delizioso dolce sia stato inventato per caso dallo zar polacco Stanislao Lesczynski agli inizi del XVIII secolo. Si racconta che il sovrano non gradisse particolarmente il kugelhupf, un dolce tipico polacco che egli trovava troppo asciutto. Stanco che gli venisse servito come dessert, lo prese e lo scagliò dall’altra parte della tavola, proprio dove si trovava una bottiglia di rhum. Così facendo, il liquore finì per inzuppare il dolce, inebriando la stanza con un profumo così intenso che lo zar volle assaggiarlo, innamorandosene. Lo zar lo chiamò “Alì Babà” in onore di uno dei personaggi di “Le mille e una notte”, opera che lui adorava leggere. Quando lo zar fu detronizzato, fu esiliato in Francia grazie alla sua parentela con Luigi XV. Qui il dolce da lui tanto amato fu rivisitato grazie alla maestria dei pasticceri parigini, nasce così il “babà”. Il famoso dessert a forma di fungo arrivò a Napoli per merito dei “monsù”, i cuochi francesi al servizio delle nobili famiglie partenopee. I pasticceri napoletani trasformarono il suo nome in “babbà”.

Tutti i dolci sopra menzionati possono essere acquistati presso l’Archivio Storico oppure si possono ordinare attraverso Moovenda (www.moocenda.com).
La cucina borbonica

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È estate e noi di Buona tavola vogliamo deliziarvi con questa magnifica creazione firmata Anna Chiavazzo, de il Giardino di Ginevra.  Un dolce fresco delicato e gustoso.

Ecco a voi la ricetta:

Beata gioventù

Ingredienti per la cheesecake:

Gr 900 di ricotta di bufala

Gr 350 di zucchero

Gr 15 di gelatina sciolta in 150 gr di panna calda

Ingedienti biscotto integrale:

Gr 500 farina integrale petra 5

Gr 250 di burro

Gr 150 di zucchero di canna

Gr 100 di tuorli

Gr 5 di sale

ajaxmail (1)Procedimento :

Sabbiare nel cutter , velocemente,burro farina zucchero e sale, inserire per ultimi i tuorli, compattare velocemente, e lasciare riposare una notte in frigo a 4 °, il giorno dopo , ripassare poco alla volta l’impasto nel cutter ed ottenere una massa sbriciolata mettere il tutto su una teglia rivestita di carta forno ed abbattere a meno 10°, cuocere in forno a 170° per 25 minuti,i una volta freddo inserire in un  cerchio con diametro 26, e compattare bene.

Preparare la cheesecake, in planetaria con la frusta, far girare ricotta e zucchero, per ultima inserire la gelatina fatta precedentemente ommorbidire in  acqua freddda, e sciolta nella panna calda, lasciare omoggenizzare il tutto e versare nel cerchio con il fondo di frolla integrale, abbattere velocemente a +4° e lasciare riposare tutta la notte, sformare e decorare a piacere con frutra fresca di stagione e ciuffetti di cheesecake profumata alla vaniglia.

Anna Chiavazzo -Il Giardino di Ginevra, Artigiana per Passione, Maestra Pasticciera per Indole e Professione: Attenta ricercatrice delle materie prime, meticolosa nello studio di antiche ricette e riscoperta di sapori genuini. L’Artigiana Anna Chiavazzo, originaria di Caserta (fortemente influenzata dalle tradizioni calabresi perché ha vissuto lì per un lungo periodo dell’infanzia), è la Maestra Pasticciera fondatrice de Il Giardino di Ginevra, che ha conquistato gli appassionati del gusto, deliziando i palati con ricette esclusive, che esaltano le tipicità locali.

Da qui la creazione di: PannDiBufala, con l’utilizzo di panna di latte di bufala campana.

PANDIBUFALA

La Campania è la terra in cui, da secoli, si allevano le bufale di “razza mediterranea italiana”, dal cui latte deriva una delle principali eccellenze della nostra gastronomia: la Mozzarella di Bufala Campana DOP.

Gran parte delle rinomate proprietà organolettiche di questo formaggio derivano proprio dai complessi aromi contenuti nel latte, e soprattutto nella panna di cui questo latte è ricco.

Grazie alla collaborazione con il Consorzio di Tutela, il Giardino di Ginevra ha realizzato uno speciale panettone, in cui il burro è stato integralmente sostituito dalla panna fresca di bufala. Per esaltare al massimo gli aromi, nella ricetta del Pan(n)dibufala è stata eliminata la frutta candita ed è stata notevolmente ridotta la percentuale di zucchero. Se ne è ottenuto un impasto profumato, soffice e bilanciato, che ha consentito di realizzare un panettone particolarmente adatto ad essere servito sia in mise dolce che salata, per dar vita ad abbinamenti sorprendenti e delicati, con i tanti prodotti di qualità che il territorio campano è capace di esprimere.

Altra peculiarità de “Il Giardino di Ginevra” è di certo legata ai Presidi Canditi che richiamano in modo creativo le tradizioni territoriali come la Pigna di Tarallo. La canditura è un metodo di conservazione mediante immersione in uno sciroppo di zucchero i prodotti ottenuti mediante canditura si chiamano canditi. Nel processo di canditura, per osmosi viene ridotto il contenuto in acqua della frutta e il contenuto in zucchero viene gradualmente portato a più di 70%. La canditura artigianale lenta e senza aggiunta di alcun tipo di additivo, ha la peculiarità di ottenere un prodotto che conserva: fragranza, aromi originali e una parte di vitamine. La scelta di candire particolari tipologie di prodotto, è dettata dalla volontà di innovazione e dal legame forte con il territorio, gli accostamenti alle preparazioni salate, formaggi arrosti o ad esempio al baccalà danno vita a creazioni dalla forte identità e dai sapori unici. Altri abbinamenti da prediligere in combinazione a candito sono quelli fatti col cioccolato, ricavato dalle fave di cacao criollo. La Carta dell’orto candito prevede: Pappaccella Napoletana, presidio sloowfood; Pomodorini rossi del vesuvio; Cipolla Di Alife; Pomodorini Gialli da serbo giangiu.

presidicanditi

Il laboratorio di Il Giardino di Ginevra è a Casapulla, a pochi chilometri dall’uscita autostradale di Caserta Nord. Ci sono inoltre numerosi punti vendita, dove poter assaggiare le ricette di Anna Chiavazzo, locali che hanno vetrine personalizzate in varie regioni di Italia e dove è possibile scegliere tra i dessert dei menù firmati Anna Chiavazzo.

Buon Appetito.

per info e contatti:

info@ilgiardinodiginevra.it  – www.ilgiardinodiginevra.it

Natale da sempre è associato ai dolci. Ma quali erano i dolci del passato ed in particolare quelli legati al periodo in cui hanno regnato i Borbone nel Regno delle Due Sicilie?

E’ grazie alle due pubblicazioni del Frate Vincenzo Corrado detto il Cuoco Galante dall’opera omnia  e a “Il Credenziere di Buon Gusto” , primo trattato sulla pasticceria napoletana che possiamo avere un’idea delle ricette dell’epoca e dei prodotti agroalimentari che venivano utilizzati.

Ed infatti nel Cuoco Galante nel capitolo I del Trattato XI ritroviamo l’antesignana della pastiera : La Torta di Frumento.

Ammollito bene il frumento in acqua,e cotto in brodo di cappone e freddato,si mescolerà con panna di latte,gialli d’uova ,giulebbe,cedro pesto e sciolto con acqua di fiori d’aranci,un senso d’ambra,ed acqua di cannella. Si metterà nella cassa di pasta,la quale si compirà a strisce, e si farà cuocere.

Da notare due particolarità: l’uso dell’ambra che veniva raccolta sin dall’antichità sulle spiagge dell’Atlantico e utilizzata come fissante per preparare profumi ed in gastronomia e la mancanza della ricotta che ritroveremo invece nella ricetta di Ippolito Cavalcanti tratto dalla Cucina Teorico-Pratica.

Prendi una misura di grano bianco il migliore, ben pulito,e ben spugnato lo farai cuocere moltissimo con acqua,e raffreddato lomescerai con libbre cinque e mezzo di ottima ricotta ,che non abbia nessuna parte sierosa,ci porrai libbre due e once nove di zucchero fiorettato, una libbra di cocozzea candita in fettoline,mezza libra di cedro candito ancor così ,numero venti di tuorli d’ovi freschi,e mezza quarta d’oncia di ottima cannella pesta.Farai intanto una pastaccia,ammassata con acqua,ovi, ed un tantin tantino di sugna,la fatigherai ben bene,la levigherai della spessezza di uno scudo,e ne farai una fodera in un ruoto espressamenteper le pastiere verniciato di sugna ,ci verserai la composizione ed al di sopra con la pasta medesima ci farai una graticola con delle strisce di pasta e così la fari cuocere al forno, servendola calda.

Nello stesso capitolo troviamo i Bignè all’Innumerabile precursori  degli struffoli:

Sbattute bene con un frullo le uova in un vase,e condite di sale,si verseranno nel fior fi farina,col quale ben manegiato,se ne formerà una soda pasta,dalla quale ,riposata per qualche tempo ,se ne formeranno tanti maccaroncini,che tagliati in piccolissimi pezzi,come a pallini,ed infarinati per non farli attaccare,si friggeranno in strutto ,e cotti si legheranno con mele purificato, e si serviranno con zucchero polverizzato.

Scorzette candite di cedro, arancia e cocozzata,diavolilli e cannellini all’anice completano la ricetta oggi utilizzate nelle case ed in pasticceria..

E la Torta alla Palermitana può essere considerata la madre della Cassata?

Pesta la Ricotta di Vacca ,poi bagnata con acqua di fior di aranci ,passata per setaccio e condita di zucchero,arancizucca,e cedro canditi,marmellata di fior di boragine,e pistacchi a filetti.Si metterà nella cassa di pasta senza coprirla d’altra pasta ,ma polverata di zucchero sopra ,si farà cuocere e si servirà lavorata di aranci,cedro ,zucca e pistacchi canditi.

Da notare l’uso della marmellata di fior di boragine che dà un senso amaro al dolce.Presso la civiltà romana era normalmente considerata un antidoto alla tristezza ed essa veniva comunemente mesciuta assieme al vino per potenziarne il naturale effetto rilassante e rallegrante. “Euphrosinum” veniva chiamata da Plinio il Vecchio, il quale asseriva che essa rendesse euforici, felici e contenti.

Altri dolci della tradizione natalizia sono i mostaccioli di cui sempre attraverso il Cuoco Galante abbiamo la ricetta,che manca del mosto d’uva da cui il nome trae origine.

prendesi libre tre di zucchero grasso,libre due e mezza di farina di grano,once due di cannella,uno di garofani, ed una di noce moscata, tutto in polvere e mescolata ogni cosa si unirà con acqua calda formandone uno solo pastume,che s lascerà fermentare,involto in un panno,per due giorni.

Dopo si dimenerà ,ed in pezzi ridotto se ne formeranno i mostaccioletti in quella figura che si vogliono,ma nella grossezza però d’un mezzo dito.Si faranno cuocere sopra sfoglie di rame con farina sotto,ad un giusto grado di forno e cotti se le darà il naspro di cannella ,ed in stufa si faranno asciugare

Altra versione quella che oggi apprezziamo al cioccolato o imbottiti grazie all’aggiunta nell’impasto di marmellata di cedro mescolata con quella di zucca, e di melone e con la cottura se le darà il naspro di pistacchi.

Ma non c’è Mostacciolo senza Raffiolo,di qui la ricetta:

Sei once di zucchero fino in polvere mescolato ,e dimenato ben bene con sei gialli d’uova,montate aggiungendoci pure due once d’amido in polvere.Dopo su la carta a cucchiarate si disporranno,e polverati di zucchero si faranno cuocere ,e si serviranno con naspro di limone o pur ,senza.

Nella versione composti con aggiunta di cannella e vainiglia ,ben polverata,e dopo cotti si serviranno con naspo di cannella ,ed anasini sopra.

Nell aversione imbottiti si aggiunge marmellata d’uova e se le dà il naspro di aranci di portogallo

Un dolce che si trova tutto l’anno è il Babà che nasce da una intuizione non si sa quanto voluta o dovuta al caso del Re polacco Stanislao Lekzinsky che abituato a mangiare un indigestokugelopf, mezzo panettone e mezzo brioche,lobagna con il madeira. Quando il babà arriva a Parigi al seguito del detronizzato Stanislao subisce le influenze esotiche di moda all’epoca e viene bagnato con il rhum e perde  la cannella come ingrediente.

Arriva a Napoli grazie alle sorelle Maria Antonietta e Maria Carolina che avevano sposato rispettivamente Luigi XVI e Ferdinando IV diventato poi Ferdinando I Delle Due Sicilie ma è con i Messieur, che i napoletani storpieranno in Monsù ,cuochi d’oltralpe che cacciati dalle case nobiliari francese dai protagonisti  della Rivoluzione che troveranno  sia sotto i Borbone che sotto Murat le porte aperte delle più belle ville e palazzi del Regno di Napoli che diventerà il protagonista della pasticceria.

Ma a Napoli al liquore proveniente dai Caraibi vengo ancor più esaltate le note agrumate,di arancio e limone ,perde i canditi e assume la forma di oggi di dolce da passeggio oltre a raddoppiare le b come avviene spesso nella lingua napoletana e diventare Babbà.

Oggi come allora è attuale il pensiero del Cuoco Galante:

Siccome l’occhio, per non annoiarsi,cerca sempre nuovi oggetti, vaghe vedute e brillanti interruzioni, così il palato, per allettarsi, e per soddisfarsi, brama essere titillato dalla imbadigione di gustose, dipiacevoli, e di nuove vivande. 

 

 

 

Foto dal libro “Vincenzo Corrado il  Cuoco Galante” di Giorgia Chiatto e Lejla Mancusi Sorrentino. Malvarosa Editore

 

 

La proposta di oggi è la pizza Petalosa, un’invenzione del pizzaIolo de “Pizzeria La Chamade” di Licola (NA) Valerio di Vaio, che prevede una composizione di margheritine sul top e uso di petali di mozzarella di bufala dop.

Ingredienti per 1 persona

Farina Petra 3
Pomodoro San Marzano Dop
Petali di mozzarella di bufala Dop
Olio Pregio Dop
Sale integrale artigianale della Riserva del Mare di Trapani famiglia Culcasi di Salina
Basilico fresco

Preparazione

Per l’ impasto per 4 persone
Farina Petra 3 1 kg
1 g di lievito secco
600 g di acqua
20 g di sale
Lasciare riposare 4 ore a temperatura ambiente, 24 ore in frigo, altre 4 ore fuori.
Stendere l’ impasto.

Per il top (ingredienti per singola pizza)
100 g di pomodoro San Marzano dop
160 g di mozzarella di bufala campana dop in petali da 10 g
Foglie di basilico
Sale integrale della Riserva del mare di Trapani
Un filo di olio Pregio Dop

 

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