Il Rinascimento Irpino a Tenuta Donna Elvira

Tenuta Donna Elvira, situata a Montemiletto in Irpinia, rappresenta uno dei modelli più evoluti di viticoltura contemporanea in Campania. L’azienda unisce la valorizzazione dei vitigni autoctoni millenari a una gestione agronomica guidata innovativa, ridefinendo il concetto di “enologia delle radici“.

Il Terroir di Montemiletto e la Visione di Tenuta Donna Elvira

Il borgo irpino di Montemiletto sorge su una dorsale collinare a circa 450 metri di altitudine, dominando le valli dei fiumi Calore e Sabato. Il paesaggio, sorvegliato dal monumentale Castello della Leonessa, è caratterizzato da suoli argilloso-calcarei originatisi dal parziale disfacimento di marne e arricchiti da depositi vulcanici millenari scaturiti dalle storiche eruzioni del Vesuvio e del Vulture.

In questo contesto si sviluppa la storia della tenuta:

L’emigrazione: Negli anni ’50, Elvira lascia Montemiletto per trasferirsi a Londra, dove sposa l’austriaco Arturo Fink.

La fondazione: Nel 2010, il figlio Tony Fink acquista i primi terreni in Contrada Isca delle Noci, precisamente in Località Grottoni, avviando un’opera di bonifica dai massi vulcanici per impiantare i vigneti e costruire la cantina con le pietre autoctone emerse dallo scasso.

La filosofia: il progetto non è un semplice “turismo delle radici“, ma una vera e propria enologia del ritorno, capace di trasferire l’autenticità territoriale su palcoscenici internazionali. La cantina è stata anche selezionata tra le dodici eccellenze italiane per celebrare il 215° Anniversario della Liberazione del Messico presso l’Ambasciata del Messico a Roma.

Il Team di Tenuta Donna Elvira

La conduzione aziendale riflette una doppia anima, divisa tra la City londinese e i filari campani:

Sara Fink: Figlia di Tony e attuale titolare, guida lo sviluppo strategico e l’identità globale del marchio.

Mirco Colella: Agronomo e responsabile aziendale, cura l’equilibrio biologico dei circa 10 ettari vitati.

Arturo Erbaggio: Enologo, orientato a micro-vinificazioni di precisione in purezza che escludono manipolazioni invasive e valorizzano l’acidità naturale dei vitigni.

La struttura della cantina adotta un’architettura ipogea e interrata, progettata per integrarsi perfettamente nel profilo collinare. Garantendo al contempo un isolamento termico naturale che riduce drasticamente l’impronta energetica durante le fasi di affinamento e stoccaggio.

Agricoltura 4.0: Il Living Lab Agritech 

Tenuta Donna Elvira esclude l’utilizzo di diserbanti, insetticidi e concimi di sintesi, ma il vero pilastro della sua resilienza è l’alleanza con la ricerca scientifica. Dal 2023, la tenuta ospita un campo sperimentale avanzato denominato “Viticoltura 4.0 e Resilienza Climatica – Il Living Lab Agritech per la valorizzazione dell’Aglianico”.  condotto in sinergia con il CNR-ISAFOM e l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

L’infrastruttura tecnologica nei vigneti prevede:

Sensori IoT e Stazioni Agro-meteo: Monitorano in tempo reale l’umidità e la conducibilità del suolo a differenti profondità, i flussi microclimatici e il potenziale idrico fogliare (stress della pianta).

Algoritmi Predittivi: Elaborano i dati per mappare l’andamento delle patologie fungine e ottimizzare i trattamenti biologici preventivi.

Irrigazione Goccia a Goccia di Precisione: Attivata solo sulla base delle reali necessità fisiologiche della vite per contrastare i picchi di calore estivi, salvaguardando le riserve idriche e preservando la freschezza aromatica dei grappoli.

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Gaetano Cataldo

Salernitano del 74', precisamente di Castel San Giorgio. Nel bagaglio non gli manca mai il sestante e un cavatappi: ha trascorsi da navigante, con all'attivo 13 giri del mondo ed assaggia professionalmente il vino da almeno un ventennio. Quindi, grazie a un mestiere ha visitato un sacco di Paesi e con l’altro ha imparato a gustarne sapori, differenze e sfumature, incarnando, traducendo e stabilendo la relazione tra il Vino e il Mare, ben prima che fosse coniato il termine “underwaterwine”. È giornalista pubblicista, F&B manager, assaggiatore tecnico di salumi, idro-sommelier e docente della Scuola Italiana Sake, primo ad aver enunciato, con dettagliate motivazioni,la compatibilità tra il fermentato di riso e la Dieta Mediterranea. Ha fondato Identità Mediterranea nel 2016, piccola associazione di cultura con la quale ha creato, assieme a Roberto Cipresso, il famoso Mosaico per Procida, prima bottiglia a celebrare un capitale italiana della cultura, poi l'ha portata un attimo al Papa, citandogli Giordano Bruno, ed è stato nominato miglior sommelier dell'anno al Merano Wine Festival nel 2022. Non contento ha reso Mosaico per Procida vino della trascendenza e lo ha donato a San Gennaro. Insomma, non è proprio uno che se ne sta col calice in mano.