Lo Scoiattolo ristorante e pizzeria in quel di Pimonte. Storia e filosofia.

A pochi passi dall’iconica Costiera Amalfitana, incastonata tra i Monti Lattari, c’è una piccola cittadina di nome Pimonte. Qui la terra è fertile e generosa, chi ci abita è qualcuno ben al di sopra del consueto cittadino consumatore; è in primis un produttore.

A Pimonte (dove il Km0 ha sempre rappresentato il punto di partenza e non quello di arrivo), da questa terra e dalla passione di Umberto Verdoliva, nasce nel 2006 “ Lo Scoiattolo ” ristorante e pizzeria sito in Via Municipio. Location accogliente, atmosfera armoniosa e gli occhi attenti di Umberto a dirigere la sala; in cucina invece è il giovanissimo figlio Antonio a mettere in pentola le tradizioni familiari. Se dovessimo riconoscere quelle che sono le chiavi alla base del successo de “Lo Scoiattolo”, bisognerebbe sicuramente fare un focus proprio sui protagonisti: Umberto che con il suo lavoro e l’esperienza ventennale ha reso possibile tutto ciò; Antonio che, oltre a cucinare, è uno studente in Scienze Gastronomiche pronto ad applicare tutte le conoscenze acquisite e, last but not least, Nonna Carmela: detentrice della memoria storica nonché responsabile dell’orto di famiglia.

Tasselli che si incastrano perfettamente concorrendo alla realizzazione di un leitmotiv ben preciso: la cucina vera e incontaminata, quella tradizionale che appartiene al popolo. Lo sfondo dei Monti Lattari ci suggerisce che a farla da padrone sono i prodotti tipici del territorio come le magnifiche provole di Agerola, il provolone del Monaco, pasta e vino di Gragnano, carni e salumi locali, ortaggi di stagione conditi con l’olio EVO di produzione propria tipico della zona (che trabocca di oliveti).       

Sono proprio padre e figlio ad occuparsi della accurata ricerca delle materie prime e dei prodotti tipici locali da offrire ai propri ospiti. Alla “regola” del Km0, infatti, sfuggono solo le carni bovine; provenienti dall’appennino ma anche da filiera inglese e francese. Gran parte dei tagli, in particolar modo questi ultimi, vengono frollati in appositi frigoriferi di stoccaggio per un periodo di 30-45 giorni in modo da essere servite al massimo della loro succosità. Tripudio papillare. Sarà proprio la carne, ben presto, protagonista nel menù de “Lo Scoiattolo” e con qualche ritocco sorprendente ne vedremo delle belle. Il tutto senza compromettere la loro identità casareccia, senza mai allentare il legame aderente con il territorio…innovare senza stravolgere sembrerebbe essere la filosofia dei Verdoliva.     

        

Umberto e figlio hanno tutto ben in mente a tal proposito; l’idea è quella di coinvolgere l’ospite in un’esperienza sensoriale a 360 gradi, un vero e proprio tour enogastronomico che partirà con la visita dell’orto. La terra di cui parlavamo, dalla quale tutto ha origine. Senza escludere la possibilità di raccogliere, insieme a Nonna Carmela, gli ortaggi che Antonio trasforma in ottimi contorni (da abbinare alle salsicce al sugo “come le ha sempre cucinate nonna”) o nella sontuosa Parmigiana di Melanzane; due madeleine per lui.                                           

Ma il percorso del gusto non finisce e ad essere degna di nota è anche la pizza, con un impasto ad alta idratazione e lievitato 48 ore. La specialità è imperdibile e si chiama proprio “Scoiattolo”: condita con pomodorini, mozzarella e, in uscita, pancetta paesana, scaglie di grana, noci di Sorrento, rucola e olio EVO di produzione propria.

Interessante la selezione di dolci, tutti rigorosamente home made! Qui il richiamo ai profumi della costiera è fortissimo ed inevitabile e quindi via di Delizia al limone e Ricotta e pera.

Tra le soste possibili, lungo il sentiero che porta in costiera, non mi era ancora capitato di visitare Pimonte. Se poi ci mettete la scoperta de “Lo Scoiattolo”…c’è da pentirsi di non averlo fatto prima!

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Umberto Esposito

Nato nel mito della cucina di nonna, mi sono avvicinato al cibo consapevolmente, guardandoci attraverso fino alle origini. Osservo il mondo attraverso le materie prime che ci offre, analizzando la congiuntura che esiste tra uomo e cibo. Quella congiuntura ha un solo nome: cultura
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