Viaggio in Lucania, parte II. Val d’Agri, Matera, Metaponto, Venosa: tra storia, arte e archeologia, Aglianico e olio di olive Majatica, formaggio canestrato e fagioli di Sarconi.
Lasciate le suggestive Dolomiti Lucane, ci dirigiamo verso la Val d’Agri attraversando paesaggi frastagliati, colline e massicce montagne dove è facile avvistare specie protette quali il lupo appenninico, l’aquila reale, il falco pellegrino, il gatto selvatico, la martora, lo scoiattolo. Viggiano è sede pontificia,fin dall’antichità è il centro più importante della valle e, nonostante lo scempio causato dallo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio, mantiene inalterate le sue tradizioni: dal culto della madonna nera, protettrice della Lucania (sopravvivenza della pagana Magna Mater), all’arte musicale dell’arpa tramandata nella Dimora della Musica, incantevole conservatorio e museo ospitato nella storica Villa San Felice da poco restaurata. Chi preferisce l’atmosfera degli antichi borghi montani e delle case in pietra può alloggiare al B&b Antico, gestito dal sig. Giuseppe col tipico garbo dei vecchi gentiluomini della Magna Grecia. Nelle vicinanze la vasta area archeologica di Grumentum, non distante dal lago Pertusillo, e Sarconi, celebre per i suoi fagioli Igp (da acquistare direttamente presso l’azienda agricola Belisario, dove la simpaticissima Elisabetta ci ha anche omaggiato di ottimi ceci). Andando verso Moliterno, gradevole sosta culinaria al ristorante Eco Del Fiume, dove si potrà gustare il baccalà nelle più disparate ricette spendendo 38 euro per un pasto completo in due, vino locale compreso. Moliterno ha un impianto urbanistico medievale ed è dominata dall’imponente castello normanno, le cui grotte sono luogo di stagionatura di una eccellenza casearia dal rigido disciplinare, il canestrato di Moliterno, che prevede l’uso di latte di capra e di pecora ma, secondo il selezionatore di formaggi Giuseppe Casini (presso Mircantella, in Via Petruccelli della Gattina) originariamente prevedeva anche l’uso di latte vaccino di razza podolica. Casini ci ha messo in guardia dal falso canestrato – marchiato Moliterno – in commercio nella grande distribuzione, in realtà prodotto in Sardegna; dunque è essenziale farselo spedire direttamente dalla Lucania.

Superata una stretta gola – che taglia una montagna con cuspidi rocciose che ricordano l’Arizona – si giunge a Missanello, antico borgo medievale abbarbicato intorno al castelletto normanno (di proprietà della famiglia Bernardi), dal cui terrazzamento si può ammirare il panorama incontaminato della valle sottostante. Questo borgo è noto per la coltivazione di una particolare oliva, la Majatica, dalla quale si ricava un olio molto dolce, profumato, con un grado di acidità tra i più bassi in assoluto e che abbiamo potuto acquistare ad appena 7 euro al litro, imbottigliato dall’Oleificio Claps. Poco distante, Roccanova è tappa obbligata per degustare il Grottino, vino da uve sangiovese, malvasia, cabernet, che prende il nome dalle grotte naturali nelle quali è invecchiato e che ha da poco ha ottenuto il riconoscimento della doc; uno dei produttori storici, il maestro Vincenzo Chiaradìa, ci ha guidato in una visita culminata nella degustazione di un rosso di buon corpo e struttura.

Ripresa la statale della Val d’Agri, in direzione Aliano (dove fu confinato Carlo Levi, che qui trasse ispirazione per il suo Cristo si è fermato a Eboli) fare attenzione ad un piccolo e sbiadito cartello in legno che indica il bosco dei Calanchi, un percorso ad anello che attraversa una vallata arcaica caratterizzata da bianche dune d’argilla plasmate dagli agenti atmosferici, da migliaia di pinnacoli naturali e profondi canyon e che ricorda i paesaggi della Cappadocia. Non distante il paese medievale di Craco, abbandonato nel 1969 a seguito di frane (possibile solo la visita guidata indossando un casco protettivo) i cui panorami unici – a precipizio dalla torre normanna – si sono prestasti quale scenografia di famosi film come La Passione di Cristo di Mel Gibson e La Lupa di Lavia, solo per citarne alcuni. Di fronte alla chiesa di San Nicola, durante le rivolte legittimiste post unitarie, furono fucilati una ventina di patrioti che la storia scritta dai vincitori definì briganti. Poco distante si può salire in auto fino alla parte più antica di Tursi, sovrastata dalla Rabatana (dall’arabo rabat, borgo fortificato), un intricato dedalo di casupole, vicoli, grotte, precipizi e archi scavati nell’argilla abitato fin dalla preistoria.

Tra i calanchi e le strette vallate della Basentana si giunge a Matera, già capitale europea della cultura. Ci si lasci guidare dalla suggestione dei Sassi, palcoscenico di una intensa vita culturale, delle imprese di James Bond e delle scene pasoliniane del Vangelo secondo Matteo. Dovremmo dedicare pagine e pagine per descrivere la bellezza struggente dei luoghi, delle testimonianze artistiche, storiche, architettoniche, antropologiche di una città che merita di esser vissuta con lentezza, di giorno e di notte. Strategica la posizione dell’Hotel San Domenico, un moderno 4 stelle le cui luculliane colazioni – un insieme raffinato di dolci e rustici preparati artigianalmente, oltre a frutta di stagione ed un ottimo caffè – valgono il prezzo assai conveniente che abbiamo ottenuto prenotando tramite un network tedesco al quale si accede utilizzando la piattaforma Trivago. Dalle scalette di piazza Vittorio Veneto si scende alla 19° Buca, un ristorante scavato nel tufo nel quale campeggia l’imponente mole dell’antica cisterna; ottima la cucina, in particolare i cruschi ripieni di burrata poggiati su di una purea di verdure, ma purtroppo disastrosa la lentezza del servizio. Perfetto invece Stano, il miglior ristorante della città secondo il programma di Alessandro Borghese, dove abbiamo apprezzato una delicata crema di fave con cicoria, cipolle fritte e peperone crusco, uno strepitoso agnello in crosta di pane con fondo bruno, il complesso Aglianico del Vulture “Verbo” della Cantina di Venosa (70 euro in due).
Una incursione meritano i sette torrioni del castello del Malconsiglio di Miglionico – teatro della sanguinaria congiura dei baroni contro il Re di Napoli (1485), conclusasi con l’uccisione dei congiurati – e i rioni Dirupo e Terravecchiadi Pisticci, dominata dalla bella architettura littoria della torre dell’acquedotto.
Non si può non deviare verso la costa jonica, a Metaponto, quantomeno per ammirare al tramonto il Tempio delle Tavole Palatine, dedicato ad Hera – Giunone, e immaginare di incontrarvi il vecchio Pitagora. Inaspettata la gradevole cena di pesce presso il pur modesto ristorante Il Guerriero, non distante dal museo archeologico di Matapontum. (2, continua)
Giuseppe Marro
Redazione La Buona Tavola
Ultimi post di Redazione La Buona Tavola (vedi tutti)
- Amalfi tra Gusto e Stelle: il successo del quattro mani con Carlo Fiamma e Alessandro Tormolino - 23 Marzo 2026
- Eccellenza a Seiano: Il successo dell’evento “Intrecci” con Saporì, i fratelli Tutino e Cantine Olivella - 20 Marzo 2026
- “Campania Felix” di Antonio Arfè: La Rivoluzione Salata della Colomba - 19 Marzo 2026