Certe serate non si limitano a riempire una sala, riescono a lasciare il segno e, soprattutto, una profumatissima scia. Proprio come è accaduto mercoledì 18 febbraio, alle ore 20; quando la terrazza vista mare di Saporì Pizza e Qualcos’Altro, all’interno dell’elegante Grand Hotel Angiolieri di Seiano, ha saputo trasformarsi in un palcoscenico gastronomico di identità, tecnica e saporiti “Intrecci“.
Carmine Pellone, anima di Fonderì Pizza Glamour, in un riuscitissimo incontro a quattro mani con Fernando Speranza, pizzaiolo resident di Saporì e lo chef Fabrizio De Simone del ristorante L’Accanto, segnalato dalla guida MICHELIN, ha saputo infatti coniugare, anzi, intrecciare il suo stile con quello tipico di Saporì e, come se non bastasse, anche con le meraviglie in calice di Casa Setaro, l’azienda vitivinicola sul Vesuvio di Massimo Setaro.
L’apertura della serata, ma anche quella del nuovo ciclo “Intrecci“, è stata dunque affidata a un antipasto che ha saputo immediatamente dichiarare le intenzioni della serata: il gusto totale. Con un cubo croccante cacio e pepe, uno scrigno dorato in grado di racchiudere cremosità e carattere, il primo boccone è riuscito quindi a preparare il palato con decisione e garbo alla grande serata.

Saporì e Fonderì: quando l’intreccio diviene golosa esperienza
Con la “Rinforzo contemporaneo”, invece, la prima pizza napoletana ha saputo raccontare territorio e tecnica. Vellutata di cavolfiore, fior di latte delle colline vicane, baccalà cotto a bassa temperatura, scarola saltata alla napoletana, crema di papaccelle e cavolfiore croccante; il tutto in un equilibrio raffinato tra dolcezza, sapidità e in uno splendido abbinamento con lo Spumante Metodo Classico di Caprettone Pietrafumante, capace di sostenere e slanciare ogni sfumatura con elegante verticalità.

Con la “Ciabatta mare e terra” al carbone vegetale, poi, il dialogo si è fatto ancora più intenso: mozzarella di bufala, pomodoro San Marzano dop semidry, alici del Cantabrico, zest di limone e origano. Un incontro, in pratica, tra profondità marina e freschezza agrumata, accompagnato dal Lacryma Christi del Vesuvio doc Munazei Bianco che ne ha saputo esaltare ancor di più la componente sapida con finezza minerale.

Con una nota ancora più avvolgente, la “Pere e Gorgonzola”, pizza in pala ai multicereali con fior di latte delle colline vicane, gorgonzola, pere marinate agli agrumi, zenzero, noci e miele di castagno, è stato invece servito un perfetto equilibrio tra dolcezza e piccantezza, tra cremosità e croccantezza, sostenuto dal Vesuvio Caprettone doc Aryete, vino di struttura e personalità. Squisita anche in versione gluten free.
Applausi convinti anche per il “Partenopeo”, il padellino fritto e ripassato in forno con genovese di salsiccia, provola delle colline vicane, cime di friarielli a crudo, chips di patate e fonduta di Provolone del Monaco dop. Una vera dichiarazione d’amore alla tradizione napoletana, intensa, opulenta, generosa e resa ancor più vibrante dal Piedirosso del Vesuvio doc Fuocoallegro.

Dulcis in fundo
Chiusura dolce con pasticciotto crema e amarena, carezza finale che ha riportato tutti a un ricordo familiare, semplice solo in apparenza, in realtà perfettamente coerente con il filo conduttore della serata, identità e memoria.
Quando la pizza si fa racconto colto e popolare al contempo
Il successo, dunque, è stato evidente! nella sala gremita, nei brindisi che si susseguivano, nell’entusiasmo palpabile di un pubblico consapevole di vivere un momento saporito e speciale. Determinante, in tutto questo, la regia di Fabio Disanto, il responsabile di Saporì, il custode di un luogo che continua a distinguersi per la capacità di coniugare alta qualità e autentica accoglienza.
Sulla terrazza affacciata sul mare della Penisola Sorrentina, la pizza si è fatta racconto colto e popolare insieme, tecnica e sentimento, innovazione e radice. E quando accade questo, il successo non è un dettaglio, è una naturale conseguenza di un meraviglioso intreccio.

Redazione La Buona Tavola
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