Nella splendida cornice del Grand Hotel Angiolieri, sospesa tra il blu del mare e il profilo del Vesuvio, si è celebrato con immenso entusiasmo un incontro in grado di ridefinire i confini dell’arte bianca. Il format “Intrecci”, ospitato da Saporì – Pizza e Qualcos’altro, ha dato infatti vita ad una serata in cui la tecnica e il cuore hanno saputo mettere al centro del tavolo una collaborazione d’eccezione tra mondi squisiti e apparentemente distanti.
Intrecci tra Maestri: Ruota di Carro e Padellino Gourmet
Il fulcro dell’evento è stato il dialogo creativo tra i fratelli Ciro e Antonio Tutino della pizzeria BRO e il team resident di Saporì. Da un lato, l’eredità storica dei Tutino ha portato a Seiano la leggendaria “ruota di carro” di Piazza Mercato. Una pizza stesa con maestria fino a debordare dal piatto, sottile e verace. Dall’altro, Fernando Speranza ha risposto con la modernità delle sue pizze in pala e al padellino, caratterizzate da un crunch inconfondibile e un’idratazione all’80%.
Sotto la supervisione dello Chef Fabrizio De Simone (del ristorante Michelin L’Accanto), i due stili si sono fusi in un percorso degustativo unico:
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La Tradizione Evoluta: I fratelli Tutino hanno incantato con la “Mamma ‘o Carmne”, un assoluto di carciofi tra crema e griglia, e “L’Attore Romano”, una margherita sofisticata giocata su quattro diverse cotture del pomodoro.
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Il Contrasto Contemporaneo: Fernando Speranza ha stupito con una Pala Romana guarnita con spuma di patate e porchetta, seguita da una Doppia Cottura con crema di piselli e guanciale croccante.

saporì per un’esperienza a quattro mani tra eccellenze del gusto e visioni gastronomiche.
A coordinare questa eccellente “regia del gusto” Fabio Di Santo. Mente, ma anche braccio, che ha saputo guidare la sala rendendo tangibile la passione che anima il progetto Saporì.

L’Anima del Vulcano: Per Intrecci anche il Tocco di Cantine Olivella
Se la pizza è stata la protagonista, il vino è stato il compagno di viaggio ideale. Ad accompagnare ogni morso è intervenuto Ciro Giordano, anima di Cantine Olivella e presidente del Consorzio Vini del Vesuvio.
Il percorso enologico ha celebrato la mineralità e la forza del territorio vulcanico:
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L’Innovazione: L’apertura è stata affidata a un elegante Metodo Classico 36 mesi, un blend di uve autoctone (Catalanesca, Caprettone e Piedirosso) capace di pulire il palato con la sua spiccata nota sapida.
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I Monovitigni: La degustazione è poi proseguita con le etichette storiche della cantina — Emblema, Lacat e Viped— tre espressioni in purezza che hanno esaltato la complessità dei topping gourmet.
La serata si è conclusa con un brindisi che ha sancito il successo di questo “intreccio”. Una dimostrazione effettiva di come la collaborazione tra grandi professionisti possa trasformare una cena in un racconto indimenticabile del territorio campano.
Redazione La Buona Tavola
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