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Il pizzaiolo Luca Viggiano, a Pignataro Maggiore (Ce), conquista tutti con la sua pizzeria “Aromé”, di altissima qualità

Ho iniziato a lavorare a 14 anni come aiutante nella brigata di cucina di un ristorante che aveva anche un forno delle pizze, e lì ho capito che quella sarebbe stata la mia strada“. Così esordisce Luca Viggiano, pizzaiolo della pizzeria “Aromé“, che a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, realizza pizze che son diventate un biglietto da visita di grande pregio.

L’amore e la passione sono sicuramente tra gli ingredienti principali della storia di Viggiano. Questi, poi, non rinuncia a tornare nel suo paese Natale per percorrere la strada del successo.”Dopo il servizio miliare, ho intrapreso l’arte del pizzaiolo, facendo esperienze in vari locali della provincia di Caserta. Lavorando con amore e passione, sono riuscito ad avere la prima affermazione professionale in un locale di Capua, realizzando una pizza capace di attrarre clienti da tutta la provincia di Caserta, da Napoli e dall’intera regione“.

Dopo l’esperienza di Capua, Luca si mette in proprio e nel suo paese apre un pizzeria da asporto che riscuote immediatamente un enorme successo. Un’avventura durata vent’anni che gli regala molte soddisfazioni. Ma la pizza da asporto è solo un primo passo, troppo limitante nel rapporto con i clienti, perchè Luca possa ritenersi completamente soddisfatto.

La svolta

Dunque, nel settembre del 2020 arriva la svolta: Viggiano apre una pizzeria che comprende anche il servizio al tavolo. Finalmente, giunge la possibilità di percorrere nuove strade. Comincia un periodo di sperimentazione, di studio, che lo portano ad affinare le tecniche del mestiere.

Luca impara a conoscere le materie prime e l’uso delle diverse farine: “Ho imparato l’utilizzo ottimale dei prefermenti biga e poolish, per ottenere un impasto particolarmente leggero, tale da stimolare l’interesse di alcuni produttori di farine specializzati in materie prime per le pizze“. L’esperienza accumulatasi in questi anni di apprendimento e di sperimentazione continua, rendono la sua pizza assai “personale”. Non casualmente il mio locale a Pignataro Maggiore ha come nome “Aromé”, che significa “da me”, nel dialetto del posto“.

La pizza di “Aromé” è leggera, digeribile, fatta con materie prime accuratamente selezionate, come, ad esempio, farine non trattate con pesticidi e macinate a freddo. I condimenti sono tutti fatti a mano e, dunque, assolutamente genuini. “Attualmente, invece, sto sperimentando alcune tecniche di impasto che sfruttano la gelatinizzazione degli amidi e ottimizzano l’uso del lievito madre“. Insomma, Luca Viggiano non smette mai di mettersi alla prova, per mantenere alta la reputazione della sua pizza, che ormai è rinomata e apprezzata.

Chi mangia la pizza da “Aromé” lo fa entrando in un locale caratteristico, dal piglio rustico, che possiede anche un bel giardino interno.

Il personale è gentile ed accogliente. Il clienti possono, inoltre, gustare birre e vini che sono il risultato di un’attenta selezione e che valorizzano il vero fiore all’occhiello del locale: la pizza

“Aromé”. Un’esperienza culinaria che non si dimentica, quella della pizzeria di Luca Viggiano. Un percorso di gusto e di emozione, fatto di equilibrio tra i sapori e di materie prima di altissimo profilo. A Pignataro Maggiore, la pizza si chiama ” Aromé”.

Pizzeria “Aromé”

Via Vittorio Emanuele 3, n.28, 81052 Pignataro Maggiore CE

Telefono: 331 595 1389

Sito internet: https://arome-pizzarestaurant.business.site/?utm_source=gmb&utm_medium=referral

Facebook: Aromé

A Trentola un Ristorante Pizzeria ed una Pizzeria Ristorante

Questa volta ci troviamo presso la “La Rosa Pizza e Cucina” di Trentola Ducenta. Il nome già dice tanto, ma a parlarcene meglio è il pizzaiolo Enzo Bastelli. Il nome è legato alle origini dell’intorno del locale. Il ristorante pizzeria, nato un po’ per gioco dall’idea della famiglia Fabozzi, si racconta fosse dirimpettaio di un roseto e da lì La Rosa. Pizza e Cucina è il sottotitolo del grande tema principale: quello di portare innovazione ed una nuova visione unitaria tra cucina e pizzeria, i due nuclei su cui si declinano i piatti.

Essere fuori dagli schemi come filosofia

Enzo Bastelli, proveniente da una famiglia di panificatori legatissimi alla tradizione, figlio e nipote d’arte ha preferito distinguersi. Ha iniziato questo mestiere giovanissimo, circa 22 anni fa, a Napoli nella pizzeria di suo zio.

La proposta del settore pizza è duplice: la classica ruota di carro e la pizza al padellino. La prima nasce dal preimpasto biga, preparato 24 ore prima, grossolano, viene aggiunto poi all’impasto per conferire leggerezza, aroma, consistenza e morbidezza alle pizze. Quella al padellino, col medesimo impasto, ma più idratato, con aggiunta di olio e semola, si presenta tonda, ma un po’ più alta, come una pizza da teglia, ed è cotta, appunto, nei padellini a 220-230°C.

Accanto alla proposta della pizzeria c’è la cucina di Maddalena Capasso, che ci porta a tavola i piatti della tradizione, rielaborati, in pieno stile La Rosa. Spaghettoni, bucatini e calamarata, con una marcia in più, data dalla preparazione e riformulazione degli ingredienti.

Ma non è ancora finita, a completare il ventaglio alimentare presente a La Rosa, ci sono i Pizzamburger, impasto dei bun preparati dalle mani esperte del pizzaiolo Bastelli con i topping più svariati: hambuger di scottona, di pollo, polpo o salmone. Per non parlare dei dolci, gli antipasti e i gelati firmati Pina Molitierno. Un menù da leggere con molta attenzione.

Non si butta via niente, nemmeno i ricordi

Ritornando alle pizze, alla domanda come nascessero le sue creazioni, le sue combinazioni di ingredienti, ci risponde dicendo che ama giocare con i ricordi. I gusti, che rimangono nella memoria a lungo termine, sono le note con cui scrive la sua musica. Una melodia dallo spartito eco-friendly: il pensiero base è che in cucina non si butta via nulla, anche le bucce, con grande cura, vengono utilizzate per creare piatti irresistibili.

Ci racconta, dunque, della pizza Purple: crema di patata viola agli agrumi, polpo cotto a bassa temperatura e poi ripassato in padella e pesca in osmosi di Asprinio d’Aversa, tutte le componenti che ricordano il polpo con le patate e la pesca percoca affogata nel vino bianco. Nome, Purple, che tra l’altro mantiene la radice partenopea del polpo, quindi Purpo e quella britannica e cromatica del viola della patata. Il segreto dei nomi delle pizze, è sistentizzato con “me li sogno la notte”.

Un altro esempio è la sua Parmigggiana, e la terza G non è un errore. Crema di melanzane cotte al vapore con buccia croccante, provola, pepe di Sichuan, chutney di pomodoro San Marzano, basilico cristallizzato e parmiggiano in cialda.

Ed ancora la Scarpariello, la sua pizza preferita, fritta e ripassata al forno, con ragù di pomodoro dattalo insaporito con pepe di Cayenna, brunoise di pomodoro nero, formaggio nero del Montale a scaglie, caviale di basilico, ricavato dalla clorofilla dello stelo della pianta ed olio evo..

Insomma colori essenziali, rielaborati, cotti e mangiati, che riportano alla luce tracce dei sapori passati.

La Rosa Pizza e Cucina

Via Nunziale S. Antonio, 94, 81038 Trentola-Ducenta (CE)

Instagram: larosa_pizzaecucina

tel. 3928662899

Nonostante i soli 28 anni Simone De Gregorio ha esperienza da vendere. Da oltre un decennio lavora nel mondo della ristorazione e con orgoglio si definisce della “vecchia guardia”. Il suo non è un successo costruito da un giorno all’altro, ma è frutto di tanti sacrifici e forte determinazione.

La storia di Simone

Sono nato a Napoli e cresciuto a Giugliano. Porto con me la formazione della cucina napoletana. Ho ricoperto tanti ruoli in questo settore compreso il lavapiatti. Mi sono dedicato con impegno sia alla cucina che in pizzeria, imparando direttamente sul campo”. Il contesto geografico in cui Simone è cresciuto purtroppo non è noto per offrire molte possibilità ai giovani, ma questo non lo ha fermato.

Crescere in queste zone a volte vuol dire essere attratti dal mondo della malavita e dai soldi facili. Sono situazioni particolari per chi ha alle spalle dei valori sani e genuini. Mi sono sempre rifiutato di intraprendere quella strada e anzi, ho fatto mille sacrifici per vivere solo del mio mestiere”. Simone racconta anche con affetto degli sforzi del padre operaio per mandare avanti la famiglia in maniera onesta e dignitosa.          

Quella di Simone De Gregorio non è solo una storia di dedizione e amore per il territorio. Il suo è un esempio per tutti quei giovani che hanno timore di investire in un ambito che oggi vive un suo momento d’oro. La fatica che il giovane pizzaiolo ha alle spalle è tanta, ma da solo è riuscito ad affermarsi in un settore altamente competitivo e oggi raccoglie le meritate soddisfazioni.

“La Bolla”, a pochi passi dalla Reggia di Caserta

Il locale sta avendo un riscontro che cresce ogni giorno. L’obiettivo è proporre un nuovo modo di vivere la pizza casertana in una zona densa di eccellenze. È una sfida che il nostro staff può affrontare con entusiasmo e serietà”. Simone, infatti, è responsabile sia del lato ristorante che della pizzeria presso “La Bolla”, non distante dalla Reggia di Caserta. Questa pizzeria, aperta appena un anno fa, è parte dell’hotel Villa Maria Cristina, struttura dotata di 18 camere. Il proprietario è Nicola De Matteo che possiede anche il ristorante Zest di Caiazzo.  

Simone ha mosso i primi passi in una paninoteca del napoletano lavorando alla piastra. Il suo talento fu notato dalla pizzeria di fronte che volle assumerlo e iniziarlo a questo percorso. Altra esperienza rilevante è quella nella celebre via San Gregorio Armeno a Napoli dove ha imparato a gestire importanti volumi di clientela. 

Pizze con colori vivaci e ingredienti di qualità

Passando al cuore dell’offerta gastronomica, le pizze prodotte da Simone De Gregorio sono un trionfo di profumi e colori. Coniugare la cultura casertana e napoletana è stato un azzardo vincente: “Il cornicione è simil-casertano e il resto si ispira alla vera pizza di Napoli. La clientela nota questa particolarità e l’apprezza”. Oltre alle pizze tradizionali vi sono moltissime gourmet (comprese pizze dolci). 

L’impasto usato prevede una tecnica ideata dallo stesso pizzaiolo consistente nel protrarsi di fermentazione e lievitazione per 36 ore a prodotto finito. Sono sette le farine utilizzate partendo da una forza elevata e finendo con una forza minore. Tra le pizze spicca la Tre Agrumi composta da una base di ricotta di pecora e di cioccolato stemperata da mandarino, arancia e limone. Molto interessanti anche la “Bona sì Forte no, la Paprika Amore & Fantasia, la Assoluto di zucca, la Profondo Sud e la Oltre la Marinara”. Gli ingredienti spaziano dal San Marzano alla mozzarella di bufala, dalle olive di Caiazzo alla crema di friarielli fino al macinato di bovino del Sannio.     

L’avventura di Simone continua…

Per il futuro l’ambizioso pizzaiolo ha in mente di portare La Bolla ancora più in alto. “Posso solo dire che non abbiamo intenzione di fermarci. La risposta del pubblico ci riempie di orgoglio e dobbiamo continuare”. Un progetto simile prevede un incremento dello staff, il che permette di investire sulle maestranze del territorio. “Non è semplice imporsi coi grandi nomi del settore presenti a Caserta e provincia, ma anche noi possiamo ritagliarci il nostro successo”. A breve il locale offrirà un cocktail bar con nuove proposte e interazioni tra aperitivo e pizzeria.        

La Bolla anche grazie a Simone ha ottenuto ben due spicchi Gambero Rosso e il 95° posto al mondo secondo la classifica 50 Top Pizza. Di recente il giovane è stato insignito della targa “pizzaiolo emergente 2022” di WITALY e ha partecipato al salone internazionale TuttoPizza.

Simone mostra le sue capacità durante un evento a tema

La Bolla

Via Acquaviva 24 (traversa via Archivio), 81100, Caserta; tel. 393 8519393.

Se ricerchi l’impasto della pizza innovativo e leggero, lo puoi trovare da Fonderì Pizza Glamour. La pizzeria situata a Napoli, al confine tra i quartieri del Vomero e Fuorigrotta, in Via Michelangelo da Caravaggio, in una zona dove sono presenti altre pizzerie affermate.

Il fondatore Domenico Sottolano con il supporto del pizzaiolo Carmine Pellone e da altri giovani che compongono lo staff, hanno deciso di “fondare” una pizzeria che in un ambiente raffinato ed elegante proponga prodotti tradizionali rivisitati.

Al centro del menù di Fonderì Pizza Glamour c’è l’impasto. É possibile trovare varie tipologie di impasti con diversi gradi di lievitazione e cotture.

Abbiamo aperto l’attività lo scorso 8 dicembre. Questo è il progetto di una vita in cui crediamo molto. Abbiamo scelto uno staff preparato ripartito tra pizzeria sala e cucina“. Definita la parte strutturale ed organizzativa, il passo successivo è stato definire il menù. La proposta di Fonderì rispecchia la filosofia dei proprietari: “Il nostro menù è improntato sulla tradizione e l’innovazione. Ma oltre alla pizza napoletana, trattiamo anche altri tipi di impasti, diciamo che facciamo più un lavoro da laboratorio”.

Ma cosa si intende per lavoro da laboratorio?

“L’impasto classico della pizza è il prodotto principale ma realizziamo anche: la ciabatta, padellino multicereali cotto al vapore, pizza in pala, bun, babà padellino, padellino gluten free e pane cafone solo con lievito madre”.

Il punto forte è il fatto di aver dato hai clienti unalternativa alla classica pizza napoletana con prodotti innovativi, in varie consistenze, apprezzata dai clienti. A livello di topping il cavallo di battaglia di Fonderì è la Provolone del Monaco, composta da: base provolone del monaco, piennolo giallo e sbriciolata di salsiccia. All’uscita si aggiunge: chips di melanzane e pesto di basilico


Fonderì Pizza Glamour

Indirizzo: Via Michelangelo da Caravaggio, 52 – 80126 Napoli

Tel: 0813183439

E-mail: fonderinapoli@gmail.com

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L’executive Chef della pizzeria ‘Fratelli di pizza’ di Pavia, conquista il nord con la tradizione partenopea

Quella di Mario Stasio e della sua passione per la pizza è una storia che arriva da lontano. “Siamo nel campo della ristorazione da sempre. Mio padre, lo Chef Pasquale, che era un “giramondo”, nel 1958 si trasferì in Sud Africa dove entrò a far parte di un progetto di ristorazione che coinvolse diversi italiani, i quali portarono l’eccellenza del nostro paese nel continente africano“.

Fu Salvatore, fratello di Mario, a ricevere per primo gli insegnamenti del genitore. Poi, la passione arrivò fino a Mario, che, sin da bambino si dilettava nella preparazione di dolci, aiutando la madre. La svolta arrivò però nel 1982, quando, nel periodo dei mondiali di calcio che videro l’Italia vittoriosa, il fratello Salvatore aprì il primo ristorate in Germania, a Mönchengladbach.

Mario, appena quindicenne, lo seguì, insieme al padre. Da quel momento, gli Stasio aprirono diversi ristoranti: due a Napoli, uno in Sardegna e, poi a Pavia.

Nella città lombarda, nacque un piccolo ristorante gourmet, e fu grazie a quella esperienza che crebbe la voglia di espandersi e di “brandizzare” la storia e gli insegnamenti che discendono dal padre Pasquale. “Era il 2018, in una festa privata, dove ero a capo Chef del servizio di catering, conobbi un costruttore, rinomato nel pavese. Costui, entusiasta del servizio, decise di avanzare una proposta: si concretizzò così il progetto “Fratelli di pizza“.

Oggi “Fratelli di pizza” è un marchio registrato che vanta oltre al locale madre, sito a Pavia, anche locali a Napoli e presto un altro nel centro storico di Pavia e a Torino. L’obiettivo di “Fratelli di pizza” è quello di accontentare ogni tipo di palato. Per tale ragione, la carta delle pizze è divisa in due parti: le classiche rinomate e le pizze belle.

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In ogni caso, la voglia di sperimentare è sempre la cifra distintiva che sta alla base del lavoro dell’executive chef Mario Stasio. Nulla è lasciato al caso. Gli ingredienti sono di prim’ordine, le farine sono solo quelle a marchio Fratelli di pizza, brevetto del Mulino Varvello, che realizza una miscela di farine a basso indice glicemico.

In Fratelli di pizza non si gusta solo la pizza, appunto, ma anche tante specialità, assolutamente stagionali. Pesce fresco, carne altamente selezionata, dolci e tutto ciò che il cliente possa desiderare.

Siamo riusciti a creare una clientela fedelissima, in molti casi sfociata in amicizia“- specifica con orgoglio chef Mario. Nonostante il periodo difficile causato dalla pandemia di “Covid 19”, “Fratelli di pizza” non si è perso d’animo e ha continuato al lavorare alacremente.

Durante il Covid, abbiamo rivalutato il delivery, provando a coccolare i nostri clienti anche a distanza. Ancora oggi il servizio di delivery è attivo solamente la sera dalle 19 alle 20:30. Non ci affidiamo ad agenzie esterne, preferiamo avere un volto riconoscibile sempre, anche dal cliente che decide di mangiare comodamente a casa”.

Professionalità, entusiasmo, materie prima di altissima qualità, gentilezza e affidabilità. Fratelli di pizza è tutto questo e molto altro ancora.

Tanti sono i progetti futuri ma alla domanda se vi sia un patto preferito, Mario Stasio, risponde senza esitazione: “Potrà sembrare banale, ma il nostro piatto preferito sarà quello che progetteremo, perché da noi la fantasia non ha freni e non si ferma. Possiamo comunque darvi un’idea citandovi l’ultima novità, un bauletto di pasta fresca, ripieno di cioccolato ruby e gorgonzola, abbinato ad una salsa di melanzane e pomodorino giallo in acqua di mare, con peperoncino rosso. Ma accontentiamo anche la stragrande maggioranza delle persone, con il nostro cavallo di battaglia, lo “spaghettone di Gragnano ai sapori di scoglio“.

“Fratelli di Pizza” è in continua evoluzione, tra sapori che miscelano l’amore per la tradizione alla voglia di sperimentare. Una passione che si tramanda da padre in figlio, che travalica le generazioni. “Mi piacque talmente tanto mettere le mani in pasta, da bambino, che ancora oggi, all’età di 55anni, la giacca da cuoco mi fa da seconda pelle” – afferma Mario Stasio e non vi può essere presentazione più appropriata del proprio instancabile e bellissimo lavoro.

Fratelli di pizza

Via dei Livelli, Snc, 27016 Sant’Alessio con vialone PV

Telefono: 0382 185 9885

Sito internet: https://fratellidipizza1958.it/

Facebook: https://www.facebook.com/fratellidipizzapavia


Il racconto di un uomo, la sua passione ed il suo motto

Francesco Rocco, Napoli, classe 1986, ispirato dal fratello maggiore, entra a far parte di questo mondo ventuno anni fa. Giovanissimo inizia a scrivere la sua storia di mastro pizzaiolo, a piccoli passi, come nel suo stile, anno dopo anno. Da portapizze nelle pizzerie vicino casa passando ai forni di quelle partenopee più rinomate fino a Dubai, dove ha vissuto e lavorato per due anni, prima di tornare in patria. Ci racconta soddisfatto del proprio percorso che continua tutt’oggi, le vicissitudini e del caso fortuito e fortunato che gli ha messo davanti la possibilità di stabilirsi a Casoria, nel 2015, nel locale dove attualmente c’è la sua pizzeria. Locale che, tra l’altro, aveva subito, in precedenza, la chiusura di ben due gestioni di pizzerie, ma a Francesco piacciono le sfide.

Francesco Rocco non è conosciuto solo nel quartiere di Arpino, ma la sua fama lo ha portato anche nelle zone limitrofe, per la pizza, per la bontà d’animo e la sua simpatia. Durante il primo lockdown, anno 2020, periodo di chiusura di tutte le attività, ha aderito alla campagna social #iocucinoacasa condividendo sui social network, video e segreti preziosi da pizzaiolo professionista. Spiegava come preparare gli impasti, la lievitazione e le ricette, così come le avrebbe preparate lui. Tutto questo per intrattenere, condividere la sua arte, mangiare insieme e rubare un sorriso a chi era chiuso in casa, diventando tanto virale da finire su la Repubblica.

La semplicità vince sempre su tutto

La sua pizza nasce dalla pura tradizione napoletana, ma segnando ogni piatto con la sua firma di gusto. Gli ingredienti sono di prima qualità perché sempre freschi e soprattutto a kilometro zero: “la semplicità vince su tutto, sempre”. Francesco ricorda che “non è importante fare un piatto colorito e dal costo elevato, la qualità viene alla luce dalla maestria di combinare pochi ingredienti”. Non a caso le sue pizze preferite sono la Cosacca e la Bufalina Diversa: la prima con olio, pomodoro, abbondante formaggio e basilico fresco a crudo, la seconda con olio e.v.o., mozzarella di Bufala, grana e pomodori del piennolo del Vesuvio.

Gli abbinamenti degli ingredienti sono figli del caso, degli assaggi e dell’esperienza e come lui stesso ci ripete: ” prova, riprova e la dieta non inizia mai!”

Nel suo menù i nomi delle pizze sono in napoletano e vengono dal panorama della tradizione e dalla sua vita. Alcuni di essi legati alla sua famiglia sono Anita, Diego e Re Carmine, dedicate alla sua compagna di vita ed ai suoi figli. Vi consigliamo di leggere gli ingredienti per comprenderne la bontà. Inoltre ci sono Pizze p’a’ stagione, Pizze ca’ pummarola e senza Pummarola, fritti, saltimbocca e tanto altro, tutto nel menù.

Le novità e le soddisfazioni

La grande novità della Pizzeria Francesco Rocco è arrivata lo scorso 25 aprile. Dopo alcuni mesi di cantiere, c’è stata la re-inaugurazione del locale, un evento di degustazione che non ci siamo persi. Un ampliamento che ha ridisegnato completamente l’immagine, i colori e gli interni della pizzeria. Un evento dove abbiamo assaggiato le new entry. La nuova ri-apertura ha allargato il menù portando taglieri di salumi e formaggi, bruschette, vini e birre artigianali e alla spina. Un locale nuovo di zecca, ampio, colorato. Un punto focale per il quartiere e per chi lo abita che, talvolta, lo raggiunge a piedi. Arrivarci è facile, si trova in Via Benedetto Croce 135/C a Casoria Arpino.

Francesco termina l’intervista col sorriso e col suo slogan “Non fare lo sciocco, scegli Rocco!“.

Pizzeria Francesco Rocco

Via Benedetto Croce 135/C, Arpino, Casoria (NA)

Telefono: 08119363189

Instagram Pizzeria Francesco Rocco

Facebook Pizzeria Francesco Rocco

Da Nupoke il menù è una raccolta di luoghi dove s’è lasciato il palato

La semplicità dell’essenziale, pareti bianche e legno chiaro a listelli, piante a foglia larga un po’ ovunque e vimini dal soffitto. Questo è il timbro stilistico di NuPoke, un locale nel centro direzionale di Napoli, che, anche se non sembra, visto il nome, non parla solo hawaiano.
Il suo nome completo è Nupoke Asia in Naples e nasce proprio dalle emozioni e dai sapori dei tanti viaggi in Asia, di Stefano, il titolare del ristorante, e i suoi amici soci. Ed è proprio Stefano a parlarcene, partendo dal suo background culinario, i viaggi, le amicizie fino ad arrivare alle esperienze che vuole proporre al pubblico.

Già socio del ristorante SalumeriaUpnea e proprietario dell’agenzia per eventi privati MusicPlant, durante i suoi viaggi si è innamorato della cultura e dalla cucina asiatica, tanto da volerla importare. La scelta della location è stata ardua, ma poi si è pensato al centro direzionale. Luogo giovane, di passaggio, contorno architettonico spettacolare. Inizialmente si sono imbattuti, però, nei problemi di incuria. Rimboccate le maniche si è riqualificato lo spazio esterno, ripulendo e rinverdendo, realizzando un angolo green, dov’è possibile mangiare e rilassarsi.

Per chi non conoscesse ancora il poke, è uno dei piatti principali della cucina hawaiana, a base di riso, pesce crudo o pollo, servito come antipasto o portata principale. All’interno della bowl, il poke, è accompagnato da molti condimenti come frutta esotica e di stagione, verdure, legumi asiatici, semi e salse.

Parola chiave: selezione

A cavallo tra un osteria giapponese, cinese, thai e vietnamita, Nupoke propone una gamma ben selezionata di pietanze dal continente asiatico senza scendere a compromessi. Partendo dagli ingredienti: i piatti sono preparati affinché abbiano lo stesso sapore provato in Oriente. Tutto in nome dell’autenticità della cultura asiatica e la sua qualità. Il menù conta sei poke dagli ingredienti già stabiliti, ma dà la possibilità di comporre infinite combinazioni a proprio gusto.

Accanto il poke, si possono assaggiare vari piatti provenienti dal Giappone, Cina, e Vietnam. Primi fra tutti gli onigiri, i ravioli gyoza, il finger food indiano samosa, il pollo fritto giapponese karaage, poi noodles e, a rotazione, zuppe giapponesi e vietnamite.

Se ancora non conoscete il poke o avete la curiosità di assaggiare piatti asiatici questo è il posto ideale dove fermarsi. L’atmosfera, i sapori e i colori degli ingredienti freschi faranno il resto.

Nupoke, Asia in Naples

Centro Direzionale Isola A7, Via Giovanni Porzio, 4, 80143 Napoli (NA)

Telefono: 081/5625394

Instagram: nupoke_napoli

Il ristorante dei cibi e del bere delle terre borboniche

Gli inglesi la chiamano “Serendipity”, il fatto di scoprire qualcosa che, in realtà, non si stava cercando e di rimanerne positivamente impressionato. E così é andata anche nel nostro caso.
Era un tranquillo venerdì sera, uggioso, ma c’era quella voglia di provare qualche nuovo posto, di vivere qualche nuova esperienza culinaria memorabile. Si sa che a noi foodlovers questo è quel tipo di cose che ci dà linfa vitale. Lasciandoci guidare solo dall’istinto, ci siamo imbattuti in Cibarè, un ristorantino intimo, raccolto, quasi un gioiello nascosto, che parla a gran voce di Napoli e Napoletanità. Ma non solo. Ripercorre in un viaggio storico culinario l’antico legame tra Napoli e la Sicilia. Racconta, attraverso la voce dei piatti, la storia dell’antico Regno delle due Sicilie. Pertanto, sulla carta troverete tanti rimandi anche alla cucina Sicula. Benvenuti nel Regno delle due cucine, a portata di palato!

Cibaré si trova a via Medina 62, a Napoli, e pur non essendo con molti coperti ed essendo aperto non da tantissimo tempo, riesce a colpirti con tutti i sensi: appena entri, ascolti musica classica di repertorio napoletano. Con la vista vaghi sulle vedute antiche di Napoli riportate nei quadri che addobbano la sala; i profumi di cucina, buona e sana, ti colpiscono e infine è il turno del gusto.

Bè, non rimarrete delusi. Si può scegliere tra primi, secondi di carne e pesce, mescolando Napoletanità e Sicilianità. Io vi consiglio la “Nerano“, una spaghettata condita da crema di zucchine e provolone del monaco, che vi lascerà senza parole. Amalgamata perfettamente, “sciugliariella”, come diremmo a Napoli, ovvero cremosissima.


Come secondo, ci siamo spostati più verso la Sicilia e siamo andati di involtini di pesce spada ripieni di mollica e formaggio su crema di melanzane con olive e capperi al profumo di mentuccia e già l’ aspetto, riportato in foto, è indicativo della bontà e della freschezza dei prodotti usati.
Il servizio, gentilissimo e attento, e prezzi sicuramente abbordabili hanno reso la nostra scoperta “casuale” davvero unica!

Contatti:

Via Medina, 62, 80133 Napoli

081 551 0901

info@cibarenapoli.it

Serena Criscuolo

Gianfranco Iervolino porta avanti la tradizione della pizza napoletana nel suo ristorante 450°

Gianfranco Iervolino nasce a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, nel 1974. Dopo aver frequentato l’Istituto alberghiero, dove gode dell’insegnamento di alcuni grandi chef, come Andrea Cannavacciuolo, papà del notissimo Antonino, Gianfranco decide di partire. Vola alla volta dell’Inghilterra dove resta tre anni, coltivando nuove esperienze culinarie e imparando la lingua. Ma l’Italia chiama e Gianfranco torna per iniziare nuove sfide lavorative.

Prima le gestione di una pizzeria a Pompei, poi, passo dopo passo, la carriera decolla. Gianfranco, studia, si appassiona all’arte della pizza, elabora nuovi impasti, ha il desiderio di sperimentare e progredire. Quando viene scoperto dal giornalista Luciano Pignataro, caporedattore del “Mattino“, per Gianfranco inizia un precorso di grandi soddisfazioni lavorative. Vince numerosi premi: Premio Pizza Up 2012, Premio “Pizza dell’anno”, “Gambero Rosso 2014/2015“, Premio Tre Spicchi “Gambero Rosso 2015/2016“.

Vincenzo Iervolino partecipa a tantissime kermesse a livello internazionale come il “Salone del Gusto 2012″ di Sloow Food International e il “Taste of Roma 2015“. Tutte le migliori riviste di food parlano di lui ed è presente nelle più importanti guide del settore, dalla Guida del Gambero Rosso a quella del Touring Club. Dopo tanto studio e tanta esperienza, Gianfranco apre a Pomigliano d’Arco la sua pizzeria “450°”, nella quale celebra l’antica arte della pizza napoletana, la cui temperatura ottimale di cottura è nel nome stesso del locale.

Lo Chef Iervolino è un vulcano di idee, di entusiasmo e creatività. Nel suo locale si possono gustare dei fritti memorabili ed una vasta scelta di pizze, che restano nel solco della tradizione partenopea ma non disdegnano di guardare al futuro. Gli impasti sono leggeri, digeribili ma effettuati secondo l’originale ricetta di una volta. La sua pizzeria racconta perfettamente lo spirito col quale questo maestro della pizza si muove nel mondo dell’arte bianca. Glamour ed essenziali le sedute ed i tavoli, così come la “mise en place”, per regalare maggiore risalto alla cosa più importante: la pizza.

L’arte e la creatività

I fritti, la famosa “caprese destrutturata” che viene servita la bicchiere e le meravigliose pizze di mare, un’assoluta novità. Iervolino stravolge i condimenti, adoperando, ad esempio, il nero di seppia o i gamberi rossi di Mazara, abbinandoli a verdure di stagione. Come non citare, dunque, “La rana nera” pizza con un impasto al nero di seppia, provola di Agerola, gambero rosso di Mazara e olio extra vergine.

Spettacolare la montanara al nero di seppia, guarnita con stracciatella di bufala e un gambero crudo in cima, posato su di un letto di pappardelle di verdure di stagione. La pizzeria 450 Gradi è una vera e propria esperienza sensoriale imperdibile, perchè cattura il palato e la vista, con la sua originalità e la voglia di osare.

La grande maestria porta lo Chef Iervolino a diventare docente di pizza e ricerca del gusto presso “Il Gambero rosso” e di pizza gourmet nella scuola per professionisti “Dolce e salato” a Maddaloni. Gianfranco diventa anche un volto noto della televisione, accanto a Caterina Balivo, Serena Rossi e Bianca Guaccero che negli anni si succedono nella conduzione del fortunato programma Rai “Detto fatto”.

Parallelamente alla passione per la pizza, Gianfranco Iervolino coltiva il grande amore per la musica.

Frequenta la scuola per musicisti al centro culturale della canzone napoletana ed interpreta con passione i bani del grade maestro Serio Bruni, suonando la

chitarra ed il mandolino.

Questa enorme attitudine per la musica lo porta a partecipare a diverse programmi Mediaset, in qualità di cabarettista ed imitatore.

Un artista ecclettico, dunque, che lavora con versatilità, mettendo amore ed impegno in ogni attività.

450°” non è solo un ristorante… è un viaggio di scoperta di sapori ed emozioni.

450°

Via Giotto 2, 80038

Pomigliano d’Arco, Campania

Tel: 081 884 7592

Sito internet: http://www.gianfrancoiervolino.it/

Facebook: https://www.facebook.com/450gradipomigliano

 

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Neapolis, il racconto di chi porta la cucina greca a Napoli

La prima Trattoria greca a Napoli, questo è Neapolis. Ce la racconta Lucia Russo, una dei due attuali titolari. La location si trova nel centro storico, in Via Giovanni Paladino 22, in posizione non molto esposta, ma appena dentro c’è un menù tutto da assaggiare.

La sua storia inizia nel 1998 dopo un viaggio in Grecia, durante il quale, coloro che sarebbero poi diventati i quattro fondatori, si innamorarono del Gyros. Il Gyros è uno dei piatti tipici della tradizione ellenica a base di carne di maiale. La sua cottura avviene su di uno spiedo verticale sul quale sono infilzate delle fettine di carne precedentemente marinate con spezie e aromi. A prima vista, sembra kebab, ma non è così. Il Gyros, ancora diffusissimo in Grecia, è diventato punto di partenza per questa avventura culinaria che dura da più di vent’anni.

Genuinità, prodotti tipici e creatività

La passione che contraddistingue questo locale si manifesta nelle parole e nella carriera di Lucia, prima cliente, poi dipendente ed ora titolare della Trattoria: “una definizione che nasce dalla genuinità degli ingredienti, dall’atmosfera informale propria del locale e dal modus operandi dello staff“.

Le materie prime vengono tutte importate dalla Grecia, dai formaggi agli alcolici, tranne la carne che è italiana, questo per garantirne sempre la freschezza. Inoltre, la marinatura della carne, la preparazione del gyros stesso, della moussaka, delle salse e dei dolci sono tutte operazioni fatte in loco. E proprio per quanto riguarda la moussaka e le salse tzatziki, tirokafteri, Lucia, ci rivela che è lei a prepararle personalmente e che le ricette, proprie della tradizione, restano un segreto di famiglia.

La portata di punta del Neapolis resta però il Pita Gyros: carne di maiale, salse, a scelta tra tzatziki, tirokafteri e yogurt, cipolla, pomodori e patatine fritte, tutto avvolto in una pita greca. Consiglio per un abbinamento, sicuramente una birra greca.

Insomma cucina greca tipica, ma lasciando comunque spazio alla creatività per accontentare tutti i palati. All’interno del menù si possono leggere, infatti, pite e piatti per clienti che amano la carne e per chi è vegetariano, insalate e polpettine di carne, formaggi o di verdure. Dulcis in fundo e non è un modo di dire, due dolci allo yogurt greco: una cheesecake fatta in casa ed uno yogurt col miele.

Neapolis, in pieno centro storico di Napoli, la locanda dove la cucina greca tradizionale incontra la creatività partenopea.

Neapolis Specialità Greche

Via Giovanni Paladino 22, Napoli

0815515584

Zenit Cafè è il bar Pasticceria di Napoli ancorato alla tradizione ma in continua evoluzione

I quarant’anni di esperienza si sentono tutti nei sapori dello Zenit Cafè della famiglia Cantelmo. Il bar pasticceria si trova a Napoli, in Via Stadera 175 ed è un locale in continua evoluzione, giovane, sobrio. Il suo interno eclettico e la varietà di prodotti di pasticceria e drink lo rendono instagrammabile e ideale per ogni occasione.

Dedizione, abilità e famiglia

L’attività è stata inaugurata nei primi giorni di febbraio del 2020, ma nonostante il duro colpo della pandemia, la dedizione e la coesione della famiglia ha tenuto testa ai vari “apri e chiudi” dettati dalle normative anti-covid.

Partiamo dalle origini. La passione, i 4 decenni trascorsi nelle pasticcerie, le abilità del pasticciere Ortenzio Cantelmo, affiancato dai figli Gennaro e Noemi, pastrychef e bartender, hanno fatto sì che l’idea dello Zenit Cafè prendesse vita, sostanza e forma. Una forma curata nei minimi dettagli dallo studio di interior design e grafica Lhab Creativo di Napoli. Quest’ultimo si è occupato del progetto partendo dalla storia della famiglia, dal loro passato culinario e dalle prospettive future.

locale-zenit-cafè

Concetti che si riflettono nel nome stesso, Zenit, e nel logo. L’idea è quella di ambizione, di realizzazione del sogno di sviluppare la propria attività, vedendola crescere giorno dopo giorno: come il passaggio del sole nella posizione zenitale ed il suo arrivo all’altezza massima raggiungibile. Il riassunto è un design accogliente e accattivante, punto di forza per l’immagine identitaria e social del locale che diventa sfondo per la colazione, aperitivi ed eventi.

La qualità che punta in alto

Allo Zenit Cafè tutta la produzione pasticcera è propria ed è in sede. “La qualità dei prodotti e delle materie prime viene prima di tutto” – come affermano gli stessi Gennaro e Ortenzio Cantelmo, ciò porta ad avere prodotti sempre freschi e appena sfornati ogni volta.

Ma il clou arriva quando appena entrati, nell’area separata da grandi e comodi divani, attraverso il vetro del banco, salta subito all’occhio il ventaglio cromatico delle monoporzioni. Dalle più classiche al caffè, al tiramisù, alla frutta, alla più venduta come il croccante all’amarena, alle più innovative al Disaronno ed al basilico.

La chiave di volta è proprio racchiusa nella qualità della pasticceria e l’estro irrequieto e creativo dei Cantelmo, pronto alla sperimentazione. È proprio il caso delle monoporzioni: prodotti in costante ricerca, nella forma e nel sapore. Le idee sono tante e gli abbinamenti, i più svariati. I fratelli Gennaro e Noemi si confrontano, fanno prove su prove, assaggiano per creare e proporre gusti elaborati, palette di colori incredibili e accostamenti sempre nuovi, come mai assaporati prima.

Ortenizio Cantelmo
Zenit Cafè
Via Della Stadera 175, 80143, Napoli, Campania
Tel. 3475668308
Mail: zenitcafe2019@gmail.com


“Qvinto restaurant”: con Ivano Veccia a Roma si mangia una pizza ischitana “doc” che non si dimentica!

Io sono di Ischia, faccio il pizzaiolo da quando avevo 9 anni… nella mia famiglia ci tanto pizzaioli. Ho lavorato tanto tempo in diverse pizzerie e, in più, facevo anche il dj” afferma Ivano Veccia, il maestro della pizza napoletana. Non vi è presentazione migliore, per descrivere la passione che affonda le radici in un passato lontano.

Ivano Veccia coltiva la sua esperienza culinaria con incessante impegno e tanta creatività. Lavora alacremente, per vent’anni, in svariate pizzerie e solo nel 2018 comincia la sua avventura romana.

La storia di Roma è cominciata nell’estate del 2018. La signora Sabrina Corbo e il marito Pietro Saulli vennero apposta da Salina a Ischia per provare la mia pizza, che apprezzarono moltissimo. Dopo due mesi mi proposero l’avventura di “Qvinto Restaurant”. Quest’anno abbiamo ricevuto i tre spicchi da “Gambero Rosso” e ci siamo piazzati sedicesimi al “50 top Pizza”, vincendo il premio più ambito, “la pizza dell’ anno”, con la mia Capricciosa.”

Qvinto Restaurant“, di proprietà della signora Sabrina e di suo marito Pietro; Ivano Veccia ne gestisce la pizzeria. Il locale ed ha uno stile unico al mondo, con i suoi igloo e l’installazione, al piano di sopra, dell’Apollo della NASA, dentro al quale si può anche mangiare. Al piano di sopra vi è anche un’ulteriore sala, chiamata “The roof

Una location, dunque, in grande stile, dove ognuno può trovare il proprio spazio più congeniale. Qui, si possono gustare le specialità della cucina tradizionale romana, alle quali si aggiunge la famosa pizza di Ivano.

Lo chef sceglie personalmente i prodotti, privilegiando le piccole realtà artigianali e seguendo la stagionalità dei prodotti. Gli ingredienti devono essere eccellenti, come sottolinea Veccia: “Le verdure provengono da un’azienda agricola laziale, a parte i friarielli, che arrivano direttamente da Napoli, dato che nel Lazio non si trovano“. La proposta è variegata e il riscontro è davvero altissimo; infatti, il locale è sempre pieno e per il fine settimana occorre prenotare con largo anticipo.

Ivano accontenta ogni palato, anche quello più esigente, che non vuole badare a spese: “Abbiamo a menu anche pizze da 60 euro, con tartufo bianco d’Acqualagna o con il caviale di Beluga

L’obiettivo di “Qvinto Restaurant” è quello di fare sempre meglio, puntando altresì sulla sostenibilità “in toto”, non solo nelle scelta degli ingredienti, ma tenendo anche un occhio puntato sul discorso energetico, evitando sprechi; il locale è, infatti, dotato di pannelli fotovoltaici. Come ogni artista della cucina, anche Ivano Veccia ha le sue specialità preferite, che sono fiore all’occhiello del ristorante romano.

La mia pizza preferita rimane la la “Lasagna povera” che è una rivisitazione della Cosacca napoletana; ultimante, la pizza che mi ha dato più soddisfazione di tutte è la Capricciosa, vincitrice del premio “50 top”. Una Capricciosa insolita, fatta con il “piennolo” del Vesuvio, la crema di Parmigiano come base, il fiordilatte, i funghi pioppini e le olive “caiazzane”; all’uscita dal forno, vengono aggiunti il prosciutto arrosto di Cillo e i carciofi cotti sotto la cenere. Questa pizza è molto diversa da quella romana, preparata con il crudo e le uova, ed è più vicina a quella campana

“Qvinto Restaurant”, ha un’anima polifunzionale dato che è, al contempo, ristorante, pizzeria, braceria e lounge bar.

Un luogo, insomma, nel quale godere del piacere della cucina a 360°, tra pizze di prim’ordine e cucina romana “doc”, in un contesto che è tra i più belli d’Italia.

Qvinto Restaurant

Via delle Fornaci di Tor di Quinto, 10 00191 Roma.

Tel:  063332961

Per informazioni scrivi a info@qvintoroma.it.

Per prenotare il tuo evento scrivi a eventi@qvintoroma.it

Una realtà elegante e raffinata che dopo Napoli ha conquistato anche Milano

L’ampia vetrata, che si affaccia su Piazza Vittoria, una delle più importanti di Napoli, e che permette di scorgere il mare, è il tratto distintivo di Terrazza Calabritto. L’ambizione di Enzo Politelli ha dato vita ad una nuova realtà elegante e raffinata che in pochi anni è riuscita a imporsi sulla scena della ristorazione partenopea. 

Terrazza Calabritto nasce nel 2001 quando il suo patron ha deciso di rilevare il bar Roof Garden, ospitato in un’ala del monumentale Palazzo Calabritto. L’impronta della nuova proprietà è visibile fin da subito a partire dal cocktail bar nel quale vengono servite delle reinterpretazioni dei classici drink. La grande trasformazione, però, avviene in cucina. Qui nascono piatti che uniscono i tradizionali sapori partenopei a impiattamenti e tecniche innovative realizzando, così, menu contemporanei e stagionali nei quali coesistono sentori di mare e terra.

Enzo Politelli, grazie all’ottimo lavoro svolto alla guida di Terrazza Calabritto, è riuscito a raggiungere numerosi traguardi. Degna di nota è, soprattutto, la nomina come Food&Beverage Manager in occasione delle olimpiadi di Rio 2016. Il suo compito è quello di selezionare i migliori prodotti, italiani e campani, per i pasti serviti agli ospiti di Casa Italia. 

Proprio questo incarico ha spinto Politelli a realizzare un nuovo progetto, ovvero portare la sua cucina partenopea a Milano. Nasce, così, nella città meneghina un omologo di Terrazza Calabritto. 

I due locali sono alimentati da una stessa anima, i piatti proposti sono gli stessi in entrambi i locali.

Proprio per mantenere una continuità tra i due ristoranti – racconta lo chef di Terrazza Calabritto Salvatore Gattorealizzo i piatti nel locale di Napoli, con le nostre materie prime, molte delle quali fornite dall’azienda Jamonita leader nel settore Ho.re.ca. Successivamente io o un mio collaboratore ci occupiamo di insegnare il piatto al team meneghino. Solo in questo modo riusciamo a portare i veri sapori della tradizione mediterranea a Milano”. 

Salvatore Gatto, ormai, è lo chef di Terrazza Calabritto da 4 anni. La sua carriera presso il locale di Politelli è iniziata nel 2006, ma nel 2010 ha deciso di viaggiare e fare esperienza presso ristoranti internazionali. Così, dopo aver lavorato in Spagna, Svizzera, Francia e Milano ha scelto di tornare a Napoli. Tra i piatti creati e proposti dallo chef i due che meglio incarnano la sua idea di cucina ed esprimono l’anima partenopea sono il tortello di cuore di pecora e scampi e il risotto con gamberi e seppie. 

I piatti dello chef

Il Tortello, è di colore giallo perché realizzato con soli tuorli d’uovo e un mix di farina e semola, farcito con un cuore di pecora, cipolla marinata e spadellata, per dare un leggero sentore affumicato, e scampi. Infine, il piatto è accompagnato da una purea di foie gras e da due salse: una agli scampi e una al prezzemolo. 

Tortelli al cuore di pecora e scampi

Il risotto, invece, è cotto con un brodo di acqua di frutti di mare e mantecato con un provolone irpino. Sopra al letto di riso vengono adagiati gamberi e seppie prima marinati in acqua di mare e lime e poi scottati. Infine, il piatto si chiude con una spolverata di crumble al nero di seppia, alga disidratata, foglioline di melissa e degli sconcigli di mare per dare, anche, un lieve sentore di terra e richiamare il continuo contrasto tra terra e mare che contraddistingue i menu di Terrazza Calabritto.

Risotto con gamberi e seppie

La cucina di Terrazza Calabritto rappresenta un vero trait d’union tra due tradizioni culinarie e città totalmente diverse tra loro. 

Ale’s pizza&food: quando la pizza coniuga tradizione e modernità

Ho cominciato a fare questo mestiere quando ero poco più che adolescente. Volevo qualche soldino… poi, però, è stato subito un colpo di fulmine“. Così, Alessandro Servidio comincia il racconto della sua vita lavorativa.

Mettere le mani in pasta è per lui fonte di gioia. Il lavoro è passione, perchè è bello poter “plasmare la materia viva“. Quando decide di aprire il suo locale “Ale’s pizza&food“, Alessandro lo fa perchè desidera avere qualcosa che sia soltanto suo. Il locale ha un’atmosfera calda, chi entra ha come la sensazione di sentirsi a casa. Il cliente vive emozioni gastronomiche di grande qualità e ricercatezza.

La filosofia di Alessandro, in cucina, come lui stesso afferma, “può essere rappresentata dall’espressione ‘la tradizione in cammino’”, che significa avere un sacrosanto rispetto per la tradizione gastronomica italiana“.

Insomma, Servidio fa tesoro di tutto ciò che ha imparato durante la sua vita professionale, tenendo sempre lo sguardo puntato verso il futuro della gastronomia.”Ale’s pizza&food” è un locale dallo stile semplice, moderno, giovane.

I coperti sono una quarantina e il servizio è sempre impeccabile. “Nel frattempo, però, sto lavorando alla ricerca di un locale più grande che avrà uno stile raffinato, ma comunque non freddo, né impersonale. In ogni mia creazione culinaria c’è un pezzo di me, una manifestazione della mia creatività e della mia personalità, idem nel locale che creerò.”

Alessandro-servidio

L’obiettivo di Alessandro Servidio è quello di soddisfare al meglio le esigenze di chi va a trovarlo nel suo locale. Una finalità, perseguita con tenacia e passione, studiando e aggiornandosi continuamente.

Le pizze sono quelle della tradizione, alle quali si aggiungono quelle gourmet, che Alessandro ama definire della “contemporaneità” o della “tradizione in cammino”. Le materie prime adoperate sono sempre e comunque di altissima qualità. I clienti appezzano entrambe le tipologie e sanno riconoscere la bontà della preparazione; amano, inoltre, la qualità degli ingredienti utilizzati.

Alessandro Servidio vince numerosi premi grazie alla sua cucina tradizionale e d’avanguardia al contempo. Da circa due anni affida la comunicazione esterna ad un professionista del settore. Come afferma lui stesso “mai come in questa fase storica è importante saper comunicare la propria passione e farlo bene“.

Le bella novità è che Alessandro Servidio è in fase di pre produzione con un format televisivo nel quale svelerà i segreti della sua cucina. Insomma, un artista della gastronomia che non si ferma mai.

Ale’s pizza&food

Via Jozef Wybicki, 32/B 42122 Reggio nell’Emilia, Emilia-Romagna

tel. 0522 455642

Instagram: http://instagram.com/ale_pizza_and_food

Facebook: https://www.facebook.com/Alespizzaefood

Danilo e Mirco Fusco, pizzaioli di nuova generazione

Tutti noi siamo ormai abituati ad associare la frase “Benvenuti al Sud” al famoso film con Alessandro Siani, che ha raccontato le bellezze del meridione e la nostalgia di doverlo abbandonare per lavoro. Ma c’è chi ha vissuto una storia molto simile sulla propria pelle riuscendo tuttavia a coronarla con un lieto fine: si tratta dei gemelli pizzaioli Danilo e Mirco Fusco.

I due fratelli Fusco amano definirsi “pizzaioli di nuova generazione”. Infatti, non hanno portato avanti l’attività di famiglia, ma ne hanno creata una ex novo. Danilo Fusco racconta: “non siamo figli d’arte, infatti abbiamo iniziato da soli, con l’aiuto dei nostri genitori, e poi i risultati sono arrivati pian piano grazie a tanti sacrifici e duro lavoro”.

Nel 2010 io e mio fratello eravamo impiegati delle Poste Italiane a Milano”- continua Danilo – “a scadenza di contratto ci siamo fatti una domanda: cosa faremo una volta tornati a Napoli? Abbiamo quindi deciso di aprire una pizzeria. Siccome era uscito nelle sale un film che rispecchiava la nostra storia abbiamo deciso che il nome sarebbe stato il titolo di quel film, Benvenuti al Sud ”.

Mirco e Danilo Fusco, armati di molto coraggio e determinazione, riconvertono quindi la precedente attività commerciale paterna ed aprono una prima pizzeria a Secondigliano.  

Il loro impasto per la pizza presenta una doppia lavorazione: la prima di sera e la seconda dopo 12 ore di riposo. La mattina successiva, infatti, si procede alla formazione dei panetti (il cosiddetto staglio) e alla seconda lievitazione  (l’appretto) che dura per altre 7-8 ore. A quel punto l’impasto è pronto.

L’attività dei gemelli Fusco ha riscosso un notevole successo, al punto da spingerli ad inaugurare nel 2018 una ulteriore sede a Lusciano, nell’agro aversano (provincia di Caserta).  Questa pizzeria dispone di ben 300 coperti e 4 forni, compreso quello dedicato alle pizze senza glutine.

Ma la scelta non è limitata alle pizze: è infatti possibile scegliere tra primi piatti tipici della zona, antipasti e dolci, in grado di soddisfare anche il palato più esigente.

Ma quando si sono resi conto di essere davvero riusciti a realizzare il proprio sogno?

È ancora Danilo a rispondere: “Dopo  qualche anno, vedendo l’incremento costante dei clienti che apprezzavano il nostro lavoro. Oggi sono orgoglioso di avere con me una squadra di ragazzi giovani che mi aiutano a portare avanti la mia tipologia di pizza napoletana

I fratelli Fusco quindi grazie ad una una generosa dose di passione, una spolverata di determinazione ed una manciata di dedizione, accoglienza ed entusiasmo, sono riusciti a diventare veri e propri ambasciatori delle eccellenze gastronomiche del territorio. 

Il prossimo obiettivo è aprire una pizzeria napoletana all’estero. “Consiglio ai ragazzi di lavorare sodo per raggiungere i propri obiettivi , di qualunque settore lavorativo si tratti”, conclude Danilo.

Pizzeria Benvenuti al Sud

Viale della Libertà, 47 – Aversa Sud (Lusciano) (CE)

Tel. 081/0148764

Corso Secondigliano, 144 – Napoli

Tel. 0810148764

“Cillo, pizzeria e friggitoria”: l’arte di preparare la vera pizza napoletana

Luca Cillo nasce a Benevento nel 1984 e, dopo alcune esperienze in cucina, inizia ad appassionarsi all’arte bianca. L’amore per la pizza Luca lo coltiva giorno dopo giorno, sin da ragazzo, facendo una ardua gavetta al fianco di pizzaioli della sua zona. Dopo una lunga esperienza e importanti sacrifici, nel 2019 rileva un locale antico nel centro di Benevento in cui esercita la sua “arte bianca” dandogli il nome di “Cillo pizzeria friggitoria“: “Da sempre ho prediletto la pizza napoletana, pur essendo di Benevento… ho sempre cercato di seguire la tradizione“.

Con la sua pizzeria, Luca Cillo cerca, sin da subito, di far conoscere la vera tradizione della pizza nel territorio in cui vive. Infonde, con maestria, la sua città con il profumo di Napoli. Una scommessa vinta in toto, anche perchè basata sullo studio costante.

Ciò su cui punta è la classica pizza fritta. Per Benevento, questa scelta è una vera novità, che riscuote immediatamente un grande successo. I clienti amano la pizza di Luca Cillo, in cui riconoscono due caratteristiche fondamentali: le ottime materie prime e la grande passione utile per realizzarla: “Da qualche anno ho introdotto la pizza fritta a Benevento (come da tradizione). L’ho proposta in varie versioni sia a battilocchio o cappello di pulcinella, oppure tonda a doppia chiusura. Le versioni sono varie : ricotta locale, provola di Agerola, pepe e cicoli di maiale pressati, oppure la versione col pomodoro San Marzano e aggiunta di Salame, la classica salsiccia e friarielli. Spesso però viene farcita, coi prodotti del territorio. La mia sfida, la mia prerogativa è quella di servire una pizza fritta altamente digeribile è asciutta”.

Nel 2019, Luca si aggiudica il quinto posto al campionato mondiale del pizzaiolo e il secondo posto al campionato nazionale “pizza doc”. Importanti soddisfazioni per questo giovane pizzaiolo che non ha mai avuto un Maestro, ma è sempre stato un autodidatta, un artigiano della panificazione che, sin dagli esordi, si è impegnato con dedizione estrema, senza alcun briciolo di presunzione.

I premi conquistati sono stati per lui un’occasione per fare grandi incontri in campo culinario. Infatti: “Nel 2021 ho avuto l’onore di affiancare il Grande Maestro Luciano Sorbillo al Tuff’OLIO, evento gastronomico organizzato da Angela Merolla

Un ragazzo, dunque, che non ama fermarsi. Ha voglia di imparare, di migliorare e superarsi. É sempre in sfida con se stesso: “Ad oggi so solo che non voglio fermarmi né fossilizzarmi. Infatti sto seguendo altri percorsi inerenti all’arte bianca, ampliando i miei studi e le mie conoscenze“.

Cillo, pizzeria e friggitoria

Via Capitano Pasquale De Juliis, 11,

Benevento, Campania

cell. 380 637 6196

Facebook: cillopizzeria

“Da Pistritto” è la pizzeria che a Favara sforna tradizione e contemporaneità

Carmelo Pistritto inizia ad appassionarsi al mondo della pizza quando era solo un ragazzino: “La mia prima pizza, all’età di 11 anni, è stata un’esperienza intensa che mi è rimasta dentro, fino al punto da farmi scegliere di diventare un appassionato professionista della pizza“.

Suo padre, lo chef Michele, gli insegna ad impastare gli ingredienti base che poi Carmelo farà diventare strumenti al servizio della sua innata creatività. Una passione che, dunque, nasce in seno alla famiglia e che oggi Carmelo trasmette ai suoi figli, esortandoli ad apprendere l’arte e a conservarla per la vita futura.

La sua pizzeria, “Da Pistitto” nel centro storico di Favara, è fucina di meraviglie culinarie. Un luogo dallo stile minimale e contemporaneo ma accogliente al contempo, nel quale sentirsi a casa. Qui si sperimentano sempre nuove ricette e, ad oggi, sono ben 40 le ricette di pizza del menù. Tra queste ricordiamo, “Sicilia beddra“, in omaggio alla bellezza della terra di Carmelo, la Sicilia appunto.

Una pizza che è la sintesi perfetta delle bontà locali: stracciatella di bufala ragusana, salame al pistacchio ragusano, datterino giallo semisecco di Pachino, granella di pistacchio di Raffadali.

La cucina di Carmelo Pistritto è una continua sperimentazione, che spesso si basa anche sui suggerimenti dei clienti, dai quali lo chef ama farsi ispirare. Ed è proprio la passione e la voglia di rinnovarsi, giorno dopo giorno, che fanno arrivare Carmelo su tanti podi di contest enogastronomici, nazionali e intenzionali. Pistritto conquista diverse volte il podio dei Campionati regionali dedicati all’arte bianca. Vince il format televisivo “Il boss delle pizze” nel 2019 e poi ne diventa anche giudice.

Carmelo va anche a Sanremo e ne diventa il pizzaiolo ufficiale in occasione della 71° edizione: “Ho fatto degustare le mie pizze ai big dello spettacolo, è stata una splendida esperienza.”. Nel 2021 viene premiato come “Campione Mondiale di Pizza Bianca“.

Nella pizzeria “Da Pistritto” le materie prime, regionali, sono una garanzia di pregio e di freschezza. Nulla è lasciato al caso, nemmeno l’aspetto del digital marketing, curato in collaborazioni con esperti del campo gastronomico.

Tanti sono i progetti che bollono in pentola, che lo chef rivelerà a tempo debito: “Con i miei stimati colleghi daremo sfogo alla nostra creatività in un contesto che trasuda di arte e bellezza che esportiamo in tutto il mondo“. Un proposito che rivela tutto il grande amore che questo giovane chef dimostra nei confronti dell’arte culinaria.

MICHELE CROCCIA, IL PIZZAIOLO 

Michele Croccia si definisce con orgoglio “un pizzaiolo contadino” e paragona la sua professione ad “un percorso sempre in salita”. Già dall’età di 17 anni, trascorre le sue vacanze estive nella località di Palinuro dove inizia a scoprire i segreti dell’arte bianca affiancando il pizzaiolo di turno. In soli 3 mesi, Michele “passa dal condimento, alla stesura della pizza”. Per Michele preparare la pizza “era quasi un gioco” perché si divertiva e lo faceva con spensieratezza.

Oggi Michele Croccia è Istruttore Scuola Italiana Pizzaioli ed è il referente per i corsi che si svolgono in Campania. Negli anni, Michele dà un valore aggiunto alla sua formazione, per rimanere aggiornato e sempre al passo coi tempi. Proprio per questo motivo frequenta numerosi corsi di specializzazione e master che gli consentono di acquisire una conoscenza versatile e competitiva sull’argomento pizza. Il 1997 è l’anno in cui Michele Croccia inaugura la sua pizzeria nel cuore del Cilento diventando così il pizzachef resident de La Pietra Azzurra

Michele Croccia

LA PIZZA DI MICHELE CROCCIA 

Michele Croccia fa la sua pizza con la pasta di riporto o “criscito”. L’impasto, di base, è quello tipico della pizza napoletana. Il metodo è indiretto; il pre impasto è una biga classica, lasciata fermentare per 18 h ad una temperatura di 16°-18°. L’idratazione è pari all’80% ca.; la farina è di tipo 1, grano 100% italiano.

Ogni panetto pesa 270 gr. La pizza di Michele Croccia non è “a canotto”; il cornicione è ben alveolato ma poco più alto di 2 cm. Per il condimento, solo presidi slow food “coltivati e trasformati secondo le ricette della tradizione”. La cottura è a legna, bastano 90/120 secondi a 380°/400° per ottenere una pizza facilmente masticabile e più digeribile. “La Tonnara” è la pizza con scarola fresca, alici “arreganate” e burrata di Sanza; all’uscita filetti di tonno del golfo di Policastro, in chiusura un filo di olio del Cilento.

“LA PIETRA AZZURRA”, PIZZERIA CILENTANA 

La Pietra Azzurra è il nome della pizzeria che Michele Croccia ha aperto nell’agosto del 1997 a Caselle in Pittari, in provincia di Salerno. Il simbolo di questo locale è proprio una lastra di pietra scovata per caso in un torrente. Oggi, quella lastra è ancora un tavolo, che Michele mostra con orgoglio, dove prendono posto circa 12 commensali. La pizzeria di Michele Croccia, si sviluppa su due livelli: una sala interna, al primo piano, e una terrazza da 30 coperti.

Il pubblico de La Pietra Azzurra è tendenzialmente giovane; ogni sera, a cena, 70-80 ospiti, di età compresa tra i 15 e i 50 anni, si accomodano per gustare la pizza di Michele. L’ultima ristrutturazione della pizzeria risale al 2016: il “legno vivo” dei tavoli e il colore bianco di una parte dell’arredamento abbinato alle tonalità neutre dei dettagli, caratterizzano un ambiente semplice, dall’aspetto pulito e funzionale, “non estremizzato”. 

Pizzeria di Michele Croccia nel Cilento

MICHELE CROCCIA 

339 231 6342 

Info@lapietraazzurra.it 

TITOLARE E PIZZAIOLO PIZZERIA – RISTORANTE LA PIETRA AZZURRA 

VIA CAPORRA, 64 – 84030 CASELLE IN PITTARI (SA) – CAMPANIA 

Facebook: Michele Croccia 

Instagram: crocciamichele 

Lunedì 30 dicembre 2021, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stata inaugurata la Mostra e presentato il libro dal titolo “Le ricette della tradizione. La Dieta Mediterranea, ideato e realizzato da Sole365 supermercati in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli studi di Napoli Federico II ed il Centro socio-educativo partenopeo La Casa dei Cristallini.

Il Vernissage della Mostra ha avuto inizio alle 15.00 con un caffè di benvenuto che ha reso possibile osservare i lavori prodotti dai laboratori sulle ricette della tradizione, selezionate tra quelle proposte dai collaboratori di Sole365, ed illustrate dai bambini de La Casa dei Cristallini.

Tutte sono rigorosamente accompagnate da didascalie informative redatte dai Professori Dipartimento di Agraria dell’Università degli studi di Napoli Federico II, Raffaele Sacchi, coordinatore del corso di Scienze Gastronomiche mediterranee e Paola Vitaglione docente di fisiologia.

Presentazione-libro

Ad aprire l’evento di presentazione del libro, assieme all’amministratore delegato di Sole365 Michele Apuzzo, il direttore del MANN Paolo Giulierini, il Rettore dell’Università degli studi di Napoli Federico II Matteo Lorito ed il direttore del Dipartimento di Agraria Danilo Ercolini.

Tema di riflessione del tavolo, il ruolo della Dieta Mediterranea e la necessità sempre più coinvolgente di promuovere questo patrimonio culturale immateriale dell’umanità, come sancito dall’Unesco nel 2010 e grande orgoglio del nostro territorio.


Gli interventi, di grande puntualità, hanno condiviso il focus sulla valorizzazione delle prescrizioni della celebre dieta per la diffusione di uno stile di vita sano, legato alla pratica di una corretta alimentazione e ai prodotti del nostro territorio, in un progetto più ampio che coinvolga le principali realtà locali in un network orientato alla creazione di opportunità, conoscenze e divulgazione.

La storia che lega Sole365 a questo tema è cominciata diversi anni fa e racconta un impegno, costante e appassionato, nel promuovere la cultura della sana alimentazione e il suo legame con il territorio. Come attori del processo che porta il cibo fino alla tavola dei consumatori, ci poniamo domande che riguardano sicuramente le pratiche condivise che affondano le radici nella tradizione, ma anche e soprattutto le nuove abitudini e le nuove realtà dell’alimentazione collettiva. Il nostro impegno si colloca anche in questa direzione: aprire il dibattito e guardare al futuro.” afferma Michele Apuzzo.

In piena sintonia, la successiva discussione attorno al progetto raccontato dalla giornata che ha visto gli interventi dei protagonisti: per Sole365 il direttore commerciale, Antonio Apuzzo, per Unina il Prof Raffaele Sacchi, coordinatore del corso di laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee di Unina e per la Casa dei Cristallini la coordinatrice Gina Buonsangue, i quali hanno raccontato le varie declinazioni del progetto durato un anno e raccontato nella mostra e nel libro.

Con la moderazione di Luciano Pignataro, ambasciatore della Dieta mediterranea e il contributo di Antonio Limone, Direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che ha sottolineato non solo l’opportunità di valorizzazione delle molte realtà del mezzogiorno che offrono peculiari tipicità,ma anche l’interesse a partecipare, come IZSM, alle possibili evoluzioni del progetto.

La connessione tra mondo dell’impresa, quello della ricerca e terzo settore, hanno dato vita ad una sinergia creativa ed innovativa senza precedenti, che fa strada nel contesto culturale attuale ed apre le porte a nuovi modi di comunicare il tema della corretta alimentazione e della Dieta Mediterranea.

La mostra resterà al terzo piano del Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 20 gennaio ed ospiterà due laboratori educativi a tema dieta mediterranea, che verranno promossi da Sole365 e realizzati a gennaio 2022 presso il MANN dall’artista Mary Cinque.

Sole365 è una catena di supermercati presente in tutta la Campania dal 2013, che oggi conta circa 70 punti vendita e più di 2000 dipendenti.Parte del gruppo Megamark, l’azienda di distribuzione più grande del sud Italia, socia del gruppo Selex e tra i primi gruppi Italiani della distribuzione organizzata, Sole365 è la prima realtà in tutto il meridione a proporre la filosofia dell’Every Day Low Price, garantendo quotidianamente ai propri clienti i prezzi più bassi del mercato per tutto l’anno. L’innovazione del modello nasce dall’obiettivo di valorizzare al massimo la centralità dell’esperienza di spesa del cliente, rispondendo in modo diretto ai suoi bisogni grazie ad un’ampia proposta che copre tutte le possibili esigenze d’offerta, di prezzo e di marca.
Per informazioni:
Dott.ssa Germana Milanese – Ufficio Comunicazione e Marketing germanamilanese@sole365.it
www.sole365.it

Le frittelle salate, dette anche paste cresciute o zeppole di pasta cresciuta, che sono differenti dalle frittelle dolci tipiche veneziane del carnevale, sono invece un prodotto tipico napoletano di friggitoria. Queste palline vengono inserite in una pentola di olio alla giusta temperatura e tolte non appena salgono a galla.

Ci sono vari tipi di frittelle salate, dalle classiche a quelle più creative. Le classiche sono quelle con i fiori di zucca ormai tramandate da generazioni; mentre le altre sono state proposte in svariate versioni: con le alghe, con la salicornia, con le verdure. Insomma, sono una pietanza versatile che può scatenare la nostra fantasia e il nostro gusto. Una versione particolare può essere quella con i “cincinielli”, ovvero, bianchetti di mare. In quel caso, però, senza lievito né uova nell’impasto.

Oggi, invece, stando anche in tema di festività natalizie, ve le propongo con il baccalà. Un modo diverso per far mangiare questo buonissimo pesce anche ai bambini.

Ingredienti:

  • 350 gr di farina 00;
  • 200 gr di baccalà già ammollato;
  • Un uovo;
  • Un cucchiaino raso di lievito di birra in polvere;
  • Pepe q.b.;
  • Formaggio grattugiato;
  • Acqua tiepida q.b. (circa un bicchiere e mezzo);
  • Sale q.b.;
  • Una bottiglia di olio di semi per friggere.

Preparazione:

Prima di cominciare la preparazione mettere il baccalà in ammollo. Una volta fatto ciò pulirlo dalle spine, sbollentarlo e tagliarlo a pezzi. Dopodiché:

  • In una ciotola mettere la farina e il baccalà;
  • Aggiungere l’uovo, il lievito, il pepe, il formaggio grattugiato, acqua tiepida q.b. e quanta ne richiede l’impasto (con questa dose di farina solitamente un bicchiere e mezzo);
  • Mescolare fino ad ottenere un impasto morbido, ma non troppo liquido;
  • Regolare quindi anche di sale e lasciar lievitare l’impasto un’ora e mezza coperto da un panno;
  • Trascorso il tempo con piccoli pezzi di impasto formare delle palline e cuocerle in olio caldo;
  • Scolarle dall’olio in eccesso e servire calde

Ecco a voi la ricetta per gustare in modo alternativo il baccalà. Frittelle salate buone anche come aperitivo in compagnia di ospiti.

Per altre ricette, se vi fa piacere, continuatemi a seguire su questo sito https://labuonatavola.org sui social de La Buona Tavola e mia pagina Instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna).

I Re di Napoli propongono sapori partenopei per i piaceri della tavola a tutto tondo

La cucina di mare alla napoletana rappresenta l’elemento principe nel ristorante I Re di Napoli. Complice la vicinanza alla brezza marina, appena si arriva all’ingresso, si respirano i profumi intensi del pesce pescato di buon mattino. I sapori mediterranei e la freschezza delle materie prime la fanno da padrone.

Il filone gastronomico della tradizione, in questo caso, si associa ai delicatissimi crudi di pesce. I piatti riprendono anche le tradizioni asiatiche, tenendo però sempre ben stretto il legame con le tradizioni culinarie del sud Italia.

L’importanza per noi è la materia prima, la tecnica, il carattere” – racconta Mirco Martucci. La sua storia ha inizio nel 2013, quando trasforma il ristorante da semplice trattoria a ristorante gourmet. Sui tavoli dei clienti, si servono soltanto prodotti di altissima qualità, perchè sia lui che il socio Roberto Biscardi sono abituati a mangiare il meglio ed anche a casa mangiano sempre con passione e con gusto.

Pur nascendo come ristoratori e praticando la professione da 15 anni, precedentemente avevano altre attività come i pub. La loro esperienza ha, quindi, fatto si che entrambi avessero un’estrema conoscenza della qualità dei cibi e, di conseguenza, riescono a creare piatti degni dei palati più esigenti con grande creatività.

Spaghetti aglio e olio con tarallo e gambero rosso a crudo

Le proposte culinarie:

Oltre all’importante proposta culinaria come: spaghetti con vongole veraci, pasta alla Nerano, selezione di pesce cotto con diverse tecniche, conchiglie e frutti di mare, polpette di baccalà; da I Re di Napoli, è possibile accompagnare il pasto con un’ottima scelta di vini semplici, ma mai banali. Essendo però a Napoli, dinanzi al mare, con il vento tra i capelli e il sole che illumina il viso non può non esserci un menù riservato alla pizza.

Da I Re di Napoli, è possibile prenotare il tavolo, ma anche scegliere al momento dopo una passeggiata sul lungomare e alla scoperta della città. I Re di Napoli rappresenta la pausa più gradita avendo come punto di forza i sapori del pescato del giorno con una vista panoramica su uno degli scorci di mare che tutto il mondo invidia.

RISTORANTE PIZZERIA I RE DI NAPOLI

Indirizzo: Via partenope 9

Conferma per l’azienda napoletana, specializzata nella produzione di macchine per caffè espresso a cialde, valutata da 300 giudici

Ennesimo riconoscimento per Didiesse, azienda napoletana, specializzata nella produzione di macchine per caffè espresso a cialde, che si è appena aggiudicata, anche per l’edizione 2022, il Quality Award: prestigioso premio che vede, come giudici, consumatori reali. 

Ancora una volta, le ormai iconiche Frog e Didì, fiori all’occhiello del marchio, si riconfermano così, macchine d’eccellenza, scelte da fruitori, sempre più attenti non solo all’aroma del caffè, ma anche alla sostenibilità.  

La cerimonia di premiazione si è tenuta a Milano, martedì 14 dicembre, negli spazi dello storico Palazzo Barozzi. A ritirare il premio, durante la cena di gala, Fulvio Di Santo, direttore commerciale di Didiesse nonché proprietario del brand con Massimo Renda, fondatore di Caffè Borbone. A tal proposito -dichiara- “Questo ennesimo riconoscimento – dichiara di Santo – ci gratifica e ci spinge a fare sempre meglio, portando avanti con fierezza la nostra filosofia, che punta sulla qualità dei prodotti con un occhio sempre più attento all’ambiente.” 

Praticità, design, efficienza e compattezza, le altre caratteristiche delle macchine Didiesse, vincitrici nella loro categoria, dagli standard altissimi ed interamente realizzate in Campania.

Il Premio Quality Award è unico nel suo genere in Italia, perché coinvolge realmente i consumatori attraverso esperienze sensoriali complete, che hanno visto per l’occasione, 300 giudici in target, selezionati da laboratori indipendenti specializzati, testare in modalità blind le macchine, senza conoscerne la marca, esprimendo un giudizio di soddisfazione.   

Una piacevole pausa dai sapori mediterannei

Il nome è già un programma: il ristorante pizzeria – braceria Essenza del Gusto a Marigliano propone un’offerta che soddisfa le esigenze di ogni tipo di palato. In questo accogliente locale in provincia di Napoli, si parte alla scoperta dei sapori di terra e di mare. Deus ex machina è lo Chef Antonio Giannattasio, che insieme alla moglie Alessandra Castaldo, nel 2018, decide di mettersi in gioco aprendo un ristorante di sua proprietà.

La passione per la cucina dello Chef nasce un po’ per gioco, un po’ per scommessa: il papà fin dall’adolescenza lo sprona a frequentare l’istituto alberghiero De Medici e, commosso, dice: “ora, dovunque tu sia sarai orgoglioso di me“. Il giovane Chef, non ancora patentato, andava a scuola accompagnato dal papà per seguire le lezioni.

Gli antipasti di mare la fanno da padrone, e fanno da cornice a quello che si assaporerà dopo. Piatto principe è lo stoccafisso, che Giannattasio ripropone in un primo piatto unico: i paccheri con stoccafisso e pomodorini.

Unita a queste degustazioni dal profumo di mare, non può mancare un’ampia vetrina dedicata alle pizze, che si ispirano sia ai sapori classici partenopei, come la salsiccia e friarielli, sia alle aggiunte di gamberi e cozze. In occasione del Natale, il ristorante è già pronto per un capodanno coi fiocchi, con un menù da mille e una notte, e si presta perfettamente per pranzi e cene aziendali.

Ma, il più grande sogno dello Chef e proprietario Giannattasio, sarebbe passare alle figlie adolescenti la gestione del locale, infondendogli la sua passione e, perchè no, pensare di aprirne uno nuovo per il futuro.

ESSENZA DEL GUSTO

Indirizzo: Via 11 settembre 28 Marigliano (Na) nei pressi del Cis di Nola

Contatto telefonico: 0818856318

La pizzeria Gorizia 1916, ormai, è radicata nella storia di Napoli e del quartiere Vomero. Il locale, ultracentenario,fa parte della memoria popolare e sono migliaia i racconti che le sue mura e la famiglia Grasso, i proprietari, possono narrare. La pizzeria nasce nel 1916 quando il nonno di Salvatore Grasso, il patron attuale, ha deciso di rilevare il Nuovo Vomero e ribattezzarla in Gorizia 1916, in onore dell’ingresso delle truppe italiane del battaglione Piave, del quale aveva fatto parte, nella città di Gorizia (avvenuto il 20 agosto 1916). 

Il segreto per gestire una pizzeria storica – racconta Salvatore Grasso – è quello di non cambiare mai e rimanere fedeli alla propria tradizione. Nel locale ho scelto di tenere le stesse mattonelle dell’epoca, e anche la nostra pizza è la tipica napoletana, l’unica differenza è l’utilizzo dei nuovi strumenti. Ormai la tecnologia è diventata fondamentale“.

Più di cinquant’anni fa esistevano solo due tipi di farine la nazionale e quella americana (la farina Manitoba). La capacità del pizzaiolo stava nel mescolare le due tipologie di farina e trovare il giusto equilibrio per dar vita a un impasto morbido che lievitasse nei tempi desiderati. “Oggi – continua Grasso – l’evoluzione dei mulini ha permesso la produzione di farine specifiche per ogni tipo di impasto. L’impastatrice e il frigorifero, invece, rendono possibile controllare sia la tenacia dell’impasto che i tempi di lievitazione. Eccetto questo particolare la mia pizza negli anni non è mai cambiata, mantiene sempre le stesse caratteristiche. Proprio come alcuni champagne della produzione Krug, proprio per questo motivo siamo stati insigniti del titolo di Krug Ambassador”. 

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Preparazioni per la serata di beneficenza con la partecipazione dello chef stellato Gennaro Esposito e Olivier Krug direttore della maison Krug

Nel 2016 Gorizia ha compiuto 100 anni. Il suo patron ha, così, deciso di creare l’unione pizzerie storiche napoletane – le centenarie, alla quale partecipano tutte le pizzerie con oltre cent’anni di storia e sempre gestite dalla stessa famiglia. Unione che ha insignito Salvatore Grasso del titolo di presidente. Il sogno di Salvatore è quello di realizzare un vero e proprio museo, nel quale raccontare la storia della pizza e delle pizzerie attraverso gli attrezzi del mestiere, dalla madia per impastare ai forni fino ad arrivare al computer, oggi fondamentale per gestire un locale.

Il computer – afferma il pizzaiolo – ormai, è importante quanto il forno. I camerieri con il palmare possono attraverso un click inviare l’ordinazione, riducendo così il rischio di perdere la comanda, e produrre il conto senza dover fare calcoli. Inoltre, sapere quasi immediatamente i piatti ordinati e, quindi, anche gli ingredienti utilizzati agevola l’inventario e permette di avvisare subito i fornitori

In onore del centenario il pizzaiolo ha deciso, anche, di creare una pizza che racchiudesse tutta la storia del locale: la 1916. Una pizza con una base di ricotta emulsionata, fiori di zucca, carciofi e, infine, all’uscita dal forno di una grattugiata di provolone del monaco. 

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La Pizza 1916

Questa pizza – spiega Salvatore Grasso – l’ho creata mettendo insieme gli ingredienti che hanno segnato la nostra storia. I fiori di zucca li ho scelti io. La ricotta, il salame e il provolone, invece, richiamano mio padre e la sua pizza ripiena. Infine, i carciofi portano il segno di mio nonno. In origine erano solamente tre le pizze proposte la marinara, la margherita e la ripiena. Un giorno Totò, cliente affezionato della pizzeria, chiese a mio nonno di fare una pizza differente aggiungendo i carciofi alla marinara. Nasce così la pizza Gorizia con filetti di pomodoro e carciofi”.

Salvatore-Grasso-Gorizia

Le pizze preferite di Salvatore Grasso sono, naturalmente, la 1916 e la Gorizia perché raccontano la tradizione della propria famiglia e del loro locale, ma ritiene che la storia della pizza sia rappresentata dalla marinara, una pizza con pochi ingredienti pomodoro, origano e olio, semplice solo in apparenza, ma che rivela la bravura del pizzaiolo.

DUE CULTURE, DUE MONDI, UN’ANIMA SOLA 

Da un progetto di Mario Siano e Stefania Bifulco, nel 2019 nasce Nia Restaurant a Palma Campania, in provincia di Napoli. L’embrionale concetto del ristorante era quello di unire la passione tramandata di generazione in generazione per la cucina tradizionale napoletana, alla sapiente, metodica e accurata cucina giapponese di cui Mario è da sempre appassionato; ne danno prova i numerosi master e corsi di formazione con grandi maestri ai quali lo chef ed owner del ristorante ha partecipato, tra i quali figura il nome del famoso chef Hirohiko Shoda.
Dal 2019 sono cambiate tante cose. Nia, che porta il nome della nonna di Stefania, nonostante le sue radici profondamente legate alla tradizione, è in continua evoluzione.


Nell’ottobre 2021 il ristorante, infatti, riapre con un nuovo volto: un servizio da fine dining, elegante, ma allo stesso tempo amichevole e accogliente.
Due nuovi volti si inseriscono nell’universo Nia per rivoluzionarne l’assetto insieme a Mario e Stefania: Francesco Paolo Paradiso e Sarah Boccia. I due hanno un background che proviene dal mondo del bartending, partendo da cocktail bar, passando per un locale in proprio, fino ad arrivare in hotellerie 5* Luxury e ristoranti stellati, in Italia e all’estero, raggiungendo traguardi in campo manageriale.


I quattro, insieme, propongono al Nia Restaurant, un innovativo e sorprendente menù degustazione ad otto portare che viaggia contemporaneamente ad una linea di signature cocktails, nella quale proprio come nel menù, è possibile trovare non solo ingredienti e tecniche sia giapponesi che napoletane, ma soprattutto emozioni e ricordi in grado di instillare una forte connessione tra Nia e i suoi ospiti. Ed è proprio l’ospitalità a fare da sovrana nel modus operandi del team. Quando gli si domanda che tipologia di ristorante è Nia, loro rispondono: “OMAKASE!“, che letteralmente significa “mi fido di te”. 

Il loro obiettivo è di fare sentire gli ospiti a proprio agio come se fossero a casa, o perché no, a casa di un caro amico.

NIA RESTAURANT

Via Roma n.109

Palma Campania–NAPOLI

Tel: 081 1882 1400

Mobile : 351 691 5425

www.niarestaurant.it

Angela Merolla

Wine-Food Communication and Images

Il Miglior Panettone Innovativo di Re Panettone Napoli 2021 è il “Panconciato” della Pasticceria Cappiello

Il Miglior Panettone Innovativo di Re Panettone Napoli 2021 è  “Panconciato” della Pasticceria Cappiello di Santa Maria Capua Vetere, un lievitato salato con formaggio conciato romano, salsiccia di nero casertano e pomodoro San Marzano essiccato.  La giuria di esperti e critici composta da Antonio Tubelli cuoco e storico della cucina, i giornalisti Santa Di Salvo, Benedetta Gargano, Nunzia Clemente, Tommaso Luongo Delegato Ais Napoli e lo chef Lino Scarallo Stella Michelin di Palazzo Petrucci Napoli, ha valutato alla cieca le creazioni dei 14 pasticcieri presenti alla kermesse, con la collaborazione degli studenti dell’Istituto Alberghiero Elena di Savoia di Napoli. 

Il panettone di Michelangelo Cappiello è stato definito il più innovativo: “un vero panettone molto equilibrato e carico di qualità”. Secondo classificato “L’originale” della Pasticceria In Croissanteria Lab in provincia di Bergamo che ha presentato un panettone realizzato  solo con lievito madre senza canditi e uvetta, aromatizzato al limone; terzo classificato “Espresso Napoletano” di Giuseppe Mascolo della Pasticceria omonima di Visciano che si è distinto per un lievitato impastato con caffè espresso napoletano con in sospensione gocce di cioccolato. Ai tre vincitori va in premio un buono in merce offerto da Agrimontana, sponsor, insieme a Molino Dallagiovanna, della kermesse.

Continua fino a domani, nelle sale del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo, la sesta edizione di Re Panettone Napoli il tradizionale appuntamento per degustare, conoscere e acquistare i migliori panettoni artigianali d’Italia e della Campania. In esposizione, degustazione e vendita le creazioni di quattordici pasticcieri provenienti da diverse regioni italiane, selezionati secondo regole rigorose nei mesi precedenti la manifestazione. Per la prima volta quest’anno accanto ai panettoni i pasticcieri propongono anche una selezione di altri dolci natalizi.

Ufficio stampa dipunto studio 081 681505 – www.dipuntostudio.it
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Enzo De Paolis, nella sua pizzeria “Marinà” a Marano, esalta la tradizione della pizza napoletana

«La vera pizza è alimento, simbolo e rito. Nasce povera. Si fa con le mani e con la sola abilità delle palme» – affermava Gaetano Afeltra, il celebre giornalista amalfitano. Enzo De Paolis, giovane ristoratore campano, lo sa bene.

Enzo, classe 1988, subisce il fascino indiscusso della ristorazione sin da bambino. A 13 anni, infatti, comincia a lavorare come cameriere in una pizzeria del Vomero e successivamente diventa fornaio. Subito dopo la maturità, Enzo decide di trasferirsi a Milano ed è nel capoluogo meneghino che, nel 2009, ad appena 19 anni, inizia la sua avventura come pizzaiolo. A Milano, vive stabilmente per cinque anni. Qui, migliora la sua formazione professionale e comprende quanto sia grande la voglia di dedicarsi anima e corpo a questo lavoro.

Resta solo una cosa da fare, raccogliere un’altra sfida, assolutamente imprescindibile: tornare nella città natale, Marano, in provincia di Napoli.

Nasce, dunque, la pizzeriaMarinà”: la pizzeria che esalta la tradizione della pizza napoletana. Qui, Enzo vuole continuare un percorso lavorativo fatto di passione, dopo anni di indubbi sacrifici. Basare la sua idea sull’innovazione e sulla contemporaneità.

Il sogno che diventa realtà

Marinà” è il sogno che si tramuta in realtà dopo l’esperienza lavorativa che lo ha portato in giro lungo la penisola. Per Enzo De Paolis questo lavoro è pura passione, è vita in ogni sua potente espressione. La pizza di “Marinà” è un’esperienza sensoriale di prim’ordine, leggera e fragrante. Lievita 48 ore ed è realizzata con materie prime di eccellente qualità. La pizza di “Marinà” viene cotta in maniera diversa a seconda se la consumazione avvenga a casa propria o nel locale. Se da asporto, infatti, la pizza vien cotta a circa 450°; se consumata in sala, il forno raggiunge massimo i 360°, affinché la pasta possa asciugarsi in maniera ottimale.

Orgoglioso di esser tornare a casa afferma: “ho aperto nel pieno centro storico di Marano perché amo l’antichità, mi fa tornare alle mie origini. Nella mia pizzeria troverete un’accoglienza familiare, un servizio cordiale e la varietà delle pizze sia tradizionali che innovative, il tutto creato attraverso l’elaborazione di una materia prima scelta e ricercata, con l’obiettivo di soddisfare i miei clienti dandogli la sensazione di sentirsi come a casa loro, che gusterà solo prodotti di qualità”.

Un amore a prima vista, quello di Giovanni Senese per la pizza. Classe 1985, originario di Mergellina, Giovanni già da ragazzino resta affascinato dall’arte bianca e dal settore della ristorazione in generale. A soli quattordici anni, dopo la scuola non calciava un pallone con i suoi coetanei, ma si affaccia al mondo della ristorazione come accoglienza nello storico locale del lungomare Caracciolo “Antonio & Antonio”, di proprietà dello zio Antonino Della Notte. Un mondo che inizialmente lo affascina, ma che non gli si addice, passando così ad aiuto cameriere al pass della pizzeria. Ed è lì che nasce l’amore per la pizza. Numerose esperienze in diverse pizzerie della metropoli partenopea, dove, tra una pizza e l’altra, conosce la sua futura moglie, colei che tutt’oggi lo affianca nel sogno di una vita: una pizzeria tutta sua.

Quest’ultima, però, non nella sua Napoli bensì a Sanremo: due città così lontane ma al tempo stesso così vicine tra loro, accomunate da elementi simbolo per entrambe: mare, sole, fiori, musica, ma soprattutto terre accoglienti e calorose, di cui Giovanni si sente figlio devoto.

Giovanni Senese, il pizzaiolo napoletano che ha conquistato la città della musica “a suon di pizza” con lo sguardo oltre la tradizione

La sorte lo ha portato a Sanremo, in Liguria, dopo un lungo peregrinare non solo oltre i confini campani ma anche nazionali, arrivando a lavorare ed offrire consulenze anche in Germania. Ed è proprio di ritorno dalla Germania verso Napoli che coglie, per puro caso, un’offerta di lavoro che lo trattiene per tre anni nella città della musica. Dopodiché, la svolta: la decisione di aprire un suo locale, dove poter mettere in pratica tutto ciò che la lunga e tosta gavetta gli aveva permesso di imparare. Una pizza napoletana che sa andare “oltre la tradizione”, così Gianni ama definire il suo concept di pizza. Un impasto diretto, che quindi richiama la “vecchia scuola”, con in aggiunta una percentuale di biga (30%), quel tocco di novità che gli permette di ottenere una pizza maggiormente digeribile, risultati ottenuti anche grazie ad un master conseguito con Piergiorgio Giorilli.

Giovanni Senese
Giovanni Senese

Ha le idee chiare Giovanni Senese, sempre con lo sguardo rivolto all’innovazione, alla continua ricerca di nuovi prodotti ed eccellenze. Maniacale ricercatore di abbinamenti fuori dal comune per realizzare i suoi topping, motivo per cui abbina la sua esperienza allo studio della cucina, anch’essa non lasciata al caso. Da qui la passione costante nel collaborare con diversi chef, tra i quali, prossimamente, lo chef stellato Vincenzo Guarino.

Da sempre affascinato dal mondo dell’agricoltura, Giovanni desidera offrire ai suoi clienti un prodotto quanto più naturale possibile. Motivo per cui si prende cura di un orto, supportato da un’azienda specializzata, capace di coprire ben il 90% di tutta la produzione necessaria per la realizzazione delle sue pizze, seguendo naturalmente l’alternarsi delle stagioni. In menù non troveremo mai fuori stagione una salsiccia e friarielli, che viene sostituita ad esempio con cime di rapa, salsiccia di Bra e mandorle tostate. Al tempo stesso persegue una verace tradizionalità: sulla capricciosa, ad esempio, troverete anche capperi e acciughe, così come vuole la vera ricetta tradizionale.

Pizza emblematica è la “Orto sinergico”, che riflette il principio secondo cui le diverse varietà di piante tenute a coltura lavorano per l’appunto in sinergia tra loro, crescendo e nutrendosi in un circolo virtuoso che genera la vita e la storia di una nuova pizza: crema di zucchine, il cavolo viola, lo scalogno in agrodolce, i cubetti di patate cotte compensano armonicamente le foglie di topinambur e il gel di rapa rossa.

Giovanni Senese pizza "Orto sinergico"
“Orto sinergico”

Per tutto ciò che il suo orto non riesce a coprire, Giovanni ricerca personalmente prodotti DOP e d’eccellenza, non solo campani ma anche della sua seconda casa, la Liguria.

Tra i vari progetti in cantiere, la realizzazione di olio Evo a marchio Senese, realizzato con le olive di produzione propria, ed un angolo del suo locale dedicato alla vendita al dettaglio dei prodotti del suo orto. In ultimo ma non ultimo, un nuovo menù dedicato all’abbinamento pizza-vino.

Giovanni Senese non ha semplicemente sdoganato la pizza napoletana a Sanremo: chi avrà modo di provarla assaporerà non solo un po’ di Napoli, ma vivrà un’appassionante food experience.

Carbonà: il nuovo format di Bruno Sculli ispirato alla cucina romana a Napoli. A tu per tu con l’ideatore.

Quante volte abbiamo pensato “oggi ho voglia di Carbonara”? Difficile però, soprattutto da qualche mese a questa parte, spostarsi per una trasferta trasteverina. 

Ecco come nasce l’idea originale e vincente di Bruno Sculli, da sempre all’avanguardia per quanto riguarda le nuove tendenze culinarie. Appassionato di food fin dall’adolescenza, Bruno ha la prima esperienza nella ristorazione nel 2004, quando a soli diciannove anni apre un localino in provincia di Napoli; era una piccola paninoteca di soli 25 metri quadri, lavoro svolto al banco verso l’esterno. Era il primo format del genere per quei tempi, e in provincia!

Una mente che ha sempre guardato al panorama internazionale e alle nuove tendenze, senza mai perdere di vista il legame con la sua terra.Fu subito un successo.Bruno replica la formula in diversi comuni,fino alla crisi del 2008,che lo costrinse a chiuderne e a venderne diversi,fino a tornare da dove era partito.A seguire la svolta:sua l’idea sette anni fa,nel 2014,di credere nelle potenzialità dei panini di qualità e nello street food con un format innovativo.

Nasce così Mastergrill,il primo vero antesignano del food porn con un occhio di riguardo alle materie prime e all’ eccellenza dei prodotti.Era in quegli davvero il pioniere di un nuovo concetto di food porn di qualità,e i numeri gli diedero ragione:alla pizza a portafoglio e il crocchè mangiato per strada si aggiungono i suoi  panini gourmet.Lo spirito imprenditoriale di Sculli è sempre in continua ricerca di innovazione,enel 2016 a  torna alla pizza campana e le sue potenzialità,aprendo ad Aversa “Pizza Canotto” in collaborazione col maestro pizzaiolo Carlo Sanmarco dopo aver passato insieme nottate insonni a progettare, contattato e poi conosciuto nel suo locale di famiglia di piazza Garibaldi.Il 2020 era nato con l’ idea di un’osteria romana in Campania,già era pronto il locale e i lavori in corso e poi…il buio.

Lockdown e tutti a casa. Il locale opzionato fu perso, ma non la volontà di realizzare il progetto. Trova finalmente la location adatta (proprio di fronte Mastergrill a Villaricca..il destino)per realizzare un’idea che già da tempo gli frullava nella testa: la cucina romana trapiantata in Campania. Ispirato dal king della Carbonara Luciano Monosilio Carbonà’, la prima vera osteria romana in Campania, tra aperture e chiusure (incluso il secondo lockdown di ottobre), fa il soldout in pieno agosto, forte dei suoi piatti della tradizione rivisitati con prodotti DOP campani:si va dalla amatriciana con la stracciatella di bufala giocando sulla burrosità del prodotto lattiero caseario e in antitesi la consistenza dei salumi, ai tonnarelli cacio e pepe fatti con un pastificio originale campano con la loro cremosità che invita subito alla tentazione del bis, senza mai dimenticare il “principe” guanciale scrocchiarello e le uova esclusivamente biologiche.

A seguire i grandi classici della tradizione all’ ombra del Colosseo: coda alla vaccinara condita con abbondanti rigatoni (a roma se magna così,come direbbe sora Lella…), trippa alla romana fatta con pregiata e morbida carne, gli immancabili carciofi fritti col loro odore pregnante( e per una volta ci perdiamo nella voglia di fritto) e la versione carciofi alla giudia…la scelta è ardua. Ma la voglia di innovazione è ancora tanta:a breve,entro maggio, potremo gustare anche la corposità della cucina emiliana nel nuovissimo ristorante “Il bolognese Hosteria Tipica”..e non è detto che le new entry finiscano qui.

Per altre buone storie clicca qui.

Carbonà: corso Europa 460 Villaricca

Telefono Carbonà :08118753168

Take Away Vomero via Bernini 40

Bolognese:Viale Gramsci 60 Aversa

 

Vincenzo Capuano, Maestro Pizzaiolo classe ’89, forgiato da un percorso lavorativo internazionale di successo, che lo ha visto protagonista a New York, Barcellona, Copenaghen, oltre che in  Islanda, Algeria, dopo i successi conseguiti nella sede di Piazza Vittoria, Napoli, a partire dal Dicembre  2018 accoglie i propri clienti in una seconda sede, nella centralissima Via Roma in Pompei (Napoli), meta turistica tra le più gettonate.

 

Interprete della Pizza Napoletana Contemporanea, dopo un’accurata ricerca storica, ha voluto omaggiare la cittadina vesuviana realizzando una pizza con un blend di farine multicereali, sapientemente condita con Cavolo, Fior di Fuscella e Garum-Colatura d’Alice.

 

 

Già stimato influencer, tra i più attivi nella città partenopea, presenza fissa nella trasmissione Detto Fatto di RaiDue, Capuano recentemente è stato insignito del “Premio Di Martino” per la Migliore Comunicazione Web e Social 2018, nell’ambito dei premi 50 Top Pizza, organizzati dalla prima guida online delle migliori pizzerie in Italia e nel mondo.

Numerosi, per il talento partenopeo, i piazzamenti di prestigio nelle competizioni di settore, tra i quali citare senza dubbio la vittoria del XIII Campionato Mondiale del Pizzaiuolo 2014 – Trofeo Caputo, categoria RossoPomodoro, il secondo posto nella categoria Specialità Tradizionale Garantita così come il riconoscimento internazionale conseguito all’ International Pizza Challenge di Las Vegas.

 

 

 

Particolare risulta essere per CapVin, come noto nel mondo web-social, l’attenzione alla proposta di friggitoria, rigorosamente declinata nell’utilizzo di una materia prima genuina e di qualità, non disdegnando tuttavia un pizzico di innovazione.

 

 

Tra “montanare” e “frittatine“, si arriva al caratteristico “crocchè“, presentato in una versione contemporanea 2.0 a base di patata allo zafferano, sapientemente farcito con Prosciutto Cotto Affumicato, Mozzarella di Bufala, il tutto accompagnato da una panatura a base di mandorle e Panko, variante giapponese del nostro pangrattato, a base di pane bianco.

 

 

 

Per quanto riguarda invece le pizze, il format proposto risulta essere una pizza rispettosa della tradizione ma dalla connotazione fortemente contemporanea, dal cornicione caratteristicamente pronunciato ed alveolato, disponibile in un gran numero di impasti e farciture, un vero tripudio di pizze classiche, proposte special, pizze fritte, a base di vari Presidi Slow Food,  prodotti DOP e IGP.

 

 

 

 

 

Insomma  la “buona storia” di un giovane talento partenopeo, erede di una famiglia di pizzaioli giunta alla terza generazione, che dopo anni da vero e proprio “globetrotter”” ha avuto il coraggio di fare il percorso inverso, decidendo di investire, non solo economicamente, nella propria città di origine.

La pizza di Gennaro Tommasino “esce fuori dagli schemi napoletani”

GENNARO TOMMASINO, IL PIZZAIOLO
Gennaro Tommasino rappresenta la terza generazione di un’antica famiglia di pizzaioli, attiva nel napoletano sin dal 1946. All’età di 15 anni, Gennaro inizia la sua esperienza nel mondo dell’arte bianca facendo “la gavetta” nel locale di famiglia: prima suo nonno poi suo padre, gli insegnano tutto sugli impasti e sulla pizza napoletana. Nel 2018, Gennaro diventa socio ordinario dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e associato del Gruppo la Piccola Napoli; quello fu l’anno del primo Guinness World Record raggiunto insieme agli altri piazzaioli del GPN, a Lugano, con 10.170 pizze preparate in 15 ore. Il 2019, è l’anno del secondo record mondiale con 10.893 pizze sfornate in 13 ore, questa volta a Torre Annunziata. Intanto, Gennaro Tommasino consegue, all’Accademia Nazionale Pizza DOC, il titolo di Maestro Istruttore Pizzaiolo. Oggi, Gennaro ha 46 anni ed è il titolare del ristorante pizzeria “Bellini”, dove prepara la pizza napoletana proprio come gli hanno insegnato i suoi predecessori.


LA PIZZA DI GENNARO TOMMASINO
La pizza di Gennaro Tommasino “ha un’anima di grano ma talvolta esce fuori dagli schemi napoletani”. Il lievito di birra essiccato “è più gestibile in termini di shelf-life”. L’impasto indiretto lievita per almeno 12 ore; segue una maturazione di altre 24 ore. L’idratazione varia tra il 60% e il 67%. La farina è di tipo 0 e con germe di grano vivo, che rilasciano un sentore caratteristico durante la masticazione. Il cornicione è “poco più pronunciato di quello della classica pizza a ruota di carro”; l’alveolatura è consistente. Il topping è stagionale. La cottura è a legna. #FACITEBRAV è il nome della pizza hashtaggata. L’impasto base è quello di una focaccia condita solo a crudo, con datterino giallo e rosso, carpaccio di pesce spada affumicato, mozzarella di bufala aversana, pepe rosa, parmigiano grattugiato e olio evo umbro.

RISTORANTE PIZZERIA “BELLINI”
Il ristorante pizzeria di Gennaro Tommasino si trova a Napoli in Via Santa Maria di Costantinopoli, nei pressi di piazza Bellini; da qui deriva il nome del locale. Si tratta di un’attività inaugurata il primo sabato di maggio del 1946; i titolari di allora erano i nonni paterni di Gennaro, che gestivano una tipica trattoria napoletana a carattere familiare dove servivano il noto “cartoccio di linguine ai frutti di mare”. Negli anni, il “Bellini” inizia a proporre una “ristorazione più sofisticata” con tanto di brigata al seguito, sia in cucina che in sala; anche l’ambiente viene rimodernato e in un perfetto stile shabby, che sostituisce quello classico di un arredamento in legno. Le due sale interne ospitano fino a 70 persone; nella verandina esterna trovano posto circa 27 commensali. Al “Bellini”, i turisti mangiano la pizza al forno e al piatto; ma anche fritta e “a portafoglio” magari all’impiedi.

GENNARO TOMMASINO
320 0320016
gennibellini2016@gmail.com

TITOLARE E PIZZAIOLO RISTORANTE PIZZERIA “BELLINI”
VIA SANTA MARIA DI COSTANTINOPOLI, 79/80 80138 – NAPOLI (CAMPANIA)
Facebook: Gennaro Tommasino
Instagram: gennarotomm

Argomento principale, motivo di litigio, dubbio amletico.. “Dove ceniamo stasera?” è uno di quei messaggi che intasa le chat di gruppo su Whatsapp dal venerdì alla domenica.

Sarà che a Napoli ci insegnano a vedere il pasto come un momento di condivisione e riunione; ogni scusa è buona per incontrarsi e parlare del più e del meno con le persone a cui teniamo. Allora ok, andiamo a cena: ma cosa mangiamo nella “Napoli by night“? E dove?

Le alternative sono veramente numerose e per tutti i gusti! Innanzitutto provate a dividere le vostre preferenze in macrocategorie. Sicuramente dopo un po’ otterrete le fazioni “Pizza”, “Panino”, “Sushi”, “Carne”. Se siete curiosi e aperti a tutto (ma soprattutto delle buone forchette) sarà facile giungere ad un compromesso ed eccovi dunque alla scelta del locale.

Napoli by night

Per gli ultimi romantici, quelli fedeli alla pizza per intenderci, c’è l’imbarazzo della scelta: siamo a Napoli e sarebbe assurdo il contrario. Tradizionale o gourmet, la pizza è la scelta che più spesso riesce a far felici tutti ed oltre ai nomi più noti (‘Da Michele’, ‘Sorbillo’, ‘Starita’, ‘Di Matteo’, ‘Gorizia’) ci sono tanti maestri pizzaioli che hanno scritto il proprio nome nella “Hall of Fame” della categoria. Alcuni esempi sono ’50 Kalò’, ‘La Notizia’, ‘Acunzo’, ‘Gaetano Genovesi’, ‘Spicchi d’Autore’, ‘Vesi’, ’10 Diego Vitagliano’, ‘Carmnella’, ‘Regina Margherita’, ‘Vincenzo Capuano’. Per il ripieno fritto da non perdere ‘Isabella De Cham’, ‘La Masardona’, ‘La figlia del presidente’, ‘De Figliole’ e ‘Zia Esterina Sorbillo’.

Non molto diverso il discorso per gli appassionati del panino, una scelta che è ormai un “must” tra le offerte enogastronomiche di qualsiasi posto e Napoli, chiaramente, non si fa trovare impreparata. Hamburger succulenti, salsicce a punta di coltello, pollo fritto, burger vegetali e salse gustose regnano all’interno dei soffici “Bun” che sono sempre più spesso realizzati con innovativi impasti home-made. Potrete gustarne di diversi, dai più sofisticati a quelli di dimensioni importanti: quindi non appesantitevi a pranzo o durante l’aperitivo! Innovative le proposte di Egidio Cerrone (aka ‘Puokemed’) nel suo ‘Puok Burger Store’, ormai un vero e proprio santuario del panino a Napoli che ottiene da sempre i consensi di tutti, e di Mario Tortora con la sua ‘Paninomacelleria’. Entrambi sono take-away. Se invece volete gustare il vostro panino stando più comodi in un locale, magari sorseggiando una buona birra artigianale, allora scegliete i gustosi panini di ‘12 Morsi’, ‘Bun House’, ‘L’Oca Nera’, ‘Penny Black’ e ‘Herr Daniel’. Qualità in cucina e cura delle location.

Per chi invece volesse rinunciare ai carboidrati ma non al gusto, le opzioni non mancano. Partendo dalle numerose offerte delle bracerie (o per meglio dire “Steak House”) fino ad arrivare a quella più fresca ed orientale dei sushi e noodles Bar. I templi della carne sono locali dallo stile variabile, talvolta rustico talvolta ricercato e moderno. L’elemento comune tuttavia è uno solo: la griglia rovente, cuore di qualsiasi braceria che si rispetti.  Anche in questo caso si distinguono alcuni nomi eccellenti come ‘Braceria Pastore’, ‘Agribraceria Fattoria Carpineto’, ‘Griglieria Zio Jack’, ‘Meatin’ e ‘Cantina La Barbera’. Per chi preferisce la cucina asiatica allora spazio a nigiri, sashimi, uramaki, ramen, bao e chi più ne ha più ne metta. Da provare ’Osushi’, ‘Omu’, ‘Hachi’, ‘Iki’, ‘Otoro’ per il sushi;  ‘Ramen Shifu’ e ‘Staj Noodle Bar’ per il ramen e i soffici bao.

Napoli by night

Queste sono solo alcune tra le alternative migliori che potrete trovare nella “Napoli by night” se decideste di andare a cena fuori, ma sono tutte da provare e quindi siate curiosi e buon appetito!

Umberto Esposito

Martedì 30 giugno alle ore 20.00 si è tenuta la presentazione agli operatori dell’informazione del ristorante Bianco specialità baccalà pesce e… in Via Circumvallazione Esterna n°5, Arzano (NA).


La cena è stata presentata dal giornalista enogastronomico Renato Rocco direttore de La Buona Tavola Magazine, ed è stata curata dallo chef Alfonso De Filippo, che per l’occasione ha proposto alcuni dei piatti presenti nel menù del suo ristorante.
Alfonso De Filippo, giovane e talentuoso chef resident di “Ristorante Bianco, specialità baccalà, pesce e…”, è l’erede della famiglia De Filippo, baccalajuoli dal 1971.

Lo chef Alfonso De Filippo


“Tutti i nostri piatti mirano a valorizzare un prodotto, il baccalà, che fino a qualche decennio fa era considerato un piatto povero” ci spiega Alfonso De Filippo, soprannominato “De Filippo Baccalacciuolo”. Piatti della cucina tradizionale napoletana rivisitati in maniera “chic”, come si può notare dalle foto che seguono.

La cena è iniziata con un antipasto misto composto da: polpetta di baccalà, rocher di baccalà e pizza fritta “Sanità”: un incontro tra cucina classica e moderna.

Antipasto con pizza fritta, polpetta e rocher di baccalà con zeppoline


Non solo baccalà ma anche specialità di pesce: infatti come primi, gli ospiti hanno potuto provare la Genovese di baccalà e un risotto al nero di seppia e gamberi di Mazara.

Genovese di Baccalà
Risotto al nero di seppia e gamberi di Mazara


Stesso discorso per i secondi piatti: la prima portata, “Il Salutista”, è il piatto ideale per chi desidera mangiare con leggerezza senza rinunciare al gusto. Come seconda portata di pesce, lo chef ha pensato ad una millefoglie di orata.

“Il salutista”
Millefoglie di orata


Per concludere in dolcezza ma sempre in tema, De Filippo ha stupito i presenti con la millefoglie scomposta di baccalà, un dolce di primo impatto azzardato ma che infine rivela un sapore piacevole e delicato.

Millefoglie di baccalà

Infine è intervenuto il Presidente dell’Accademia Partenopea del Baccalà Toti Lange per insignire lo chef De Filippo con un riconoscimento da parte dell’Accademia stessa.

Lo chef Alfonso De Filippo col papà Nino e Toti Lange

L’evento è stato curato dall’agenzia di comunicazione e marketing La Buona Tavola Magazine.

Pasquale Vitiello racconta la storia della pizza classica napoletana

PASQUALE VITIELLO, IL PIZZAIOLO
Pasquale Vitiello, non ancora adolescente, si innamora della professione che oggi esercita con orgoglio e assoluta dedizione. Inizia a lavorare come pizzaiolo già all’età di 11 anni e senza sentirne alcun peso, anzi. Quel periodo della sua vita, segna l’inizio di una lunga “gavetta”: in giro tra le pizzerie e a stretto contatto con i pizzaioli di Napoli, la sua amatissima città, “impara il mestiere”. Nel 2012 diventa il titolare di una nuova apertura firmata “Antica Pizzeria Nennella dal 1930”, inaugurando così un’altra sede proprio a ridosso dei Quartieri Spagnoli. Intanto, tra un corso di formazione sull’autolisi e un altro sui pre-impasti, nel 2017 si aggiudica il 3° posto al IV Campionato Nazionale Pizza Doc di San Valentino Torio, nel cuore dell’Agro Nocerino Sarnese, portando in gara la sua pizza Margherita, una delle più apprezzate.

LA PIZZA DI PASQUALE VITIELLO
La pizza di Pasquale Vitiello è semplicemente la pizza classica napoletana, quella verace. Farina 00 e lievito di birra fresco, sono gli ingredienti principali di un impasto preparato secondo il metodo diretto; l’idratazione è pari al 66% e le ore di lievitazione sono almeno 16. Ogni panetto pesa circa 280 gr. Il cornicione risulta “bello alveolato” ed è alto 1 cm e mezzo oppure 2. Per il topping, Pasquale utilizza solo prodotti tipici campani, il fior di latte di Agerola, e materie prime fresche, come il pomodorino giallo e quello rosso da cui ricava anche delle salse altrettanto genuine. La SCARPARIELLO è la pizza, cotta rigorosamente in un forno a legna, condita con pomodorino rosso fresco saltato in padella, bocconcini di provola di bufala campana, una spolverata di parmigiano, foglie di basilico e un giro di olio evo all’uscita. Già al primo morso, “la sensazione di freschezza è immediata; questa pizza è piena di succo, proprio per questo è molto piacevole da mangiare”.

ANTICA PIZZERIA NENNELLA DAL 1930
Nennella è quel nomignolo, preso in prestito dal dialetto napoletano, che dal 1930 risuona indisturbato nei vicoli del centro storico di Napoli. Tra qualche anno, l’Antica Pizzeria Nennella celebrerà il suo centenario, e diventerà una delle “pizzerie storiche” della città partenopea. Nei Quartieri Spagnoli, in Via Santa Caterina da Siena, Pasquale Vitiello gestisce da 9 anni una saletta fronte strada, con 20 posti a sedere, dove si può mangiare una buona pizza napoletana, verace, anche “al tavolo”; la conduzione familiare del piccolo locale rappresenta il valore aggiunto di un ambiente dove si respira “l’aria di casa”. Durante la bella stagione, all’esterno della pizzeria vengono apparecchiati altri tavoli per un totale di 10 sedute, che si aggiungono a quelle interne. Nel pubblico di Pasquale Vitiello ci sono sicuramente i giovani, quelli della nuova generazione digitale ma soprattutto i fedelissimi, ormai cresciuti, di Nennella e della sua pizza.

PASQUALE VITIELLO

340 9903532

vitiellopasquale75@yahoo.it

TITOLARE E PIZZAIOLO ANTICA PIZZERIA NENNELLA DAL 1930

VIA SANTA CATERINA DA SIENA, 82 – 80132 NAPOLI (NA) – CAMPANIA

Facebook: Pasquale Nennella Vitiello

Instagram: vitiello_pasquale17

Mozzarè Casearia per il sociale

Gli imprenditori campani si dimostrano sempre più solidali in un periodo d’emergenza economica come quello che la Campania e l’Italia tutta sta affrontando.

Parte oggi infatti, fino a sabato 11 Aprile, l’iniziativa benefica “Mozzarè Casearia per il sociale” ideata da Giovanni Palmentieri e Gianluca Loreto, proprietari di Mozzarè Casearia. Questa si inserisce nella più ampia rete di iniziative di beneficenza promosse da “Uniti per la Campania”. Il giovane imprenditore campano, grazie alle collaborazioni di esponenti di altre aziende del settore agroalimentare, la Caritas, la Protezione Civile e l’Associazione “Colora il Corona”, distribuirà nella provincia di Napoli 300 pacchi di “spesa solidale” ad altrettante famiglie che hanno risentito maggiormente della crisi e che vedranno arrivare sulle proprie tavole generi alimentari d’ogni tipo.

<<Una comunità è tale se in un momento difficile come quello che stiamo affrontando sa dimostrarsi coesa e capace di porgere una mano laddove ce n’è bisogno. Grazie alle tante aziende amiche che mi hanno sostenuto, il progetto ha preso forma in pochissimo tempo perché, si sa, solo uniti si va più lontano>> ha  dichiarato Giovanni Palmentieri.

Sono tanti e importanti i gesti di solidarietà arrivati dal mondo enogastronomico ed agroalimentare. In queste settimane, abbiamo infatti assistito a una vera e propria “corsa alla beneficenza”. A colpire sono i gesti di chi, come quello di Giovanni Palmentieri, fa il possibile per aiutare, donando ciò che produce. Sono iniziative come queste che fanno bene al cuore e fanno ben sperare a una ripresa migliore, non solo economica, ma umana.

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Pastiera Chirico Challange

Sa di buono, ma non solo. Sa di dolce, di calore di casa, di condivisione, di mani che lavorano… insieme. Questi ingredienti, mescolati con quelli del dolce forse più amato dagli italiani, sicuramente dai napoletani, hanno dato spunto all’iniziativa PASTIERA CHIRICO CHALLENGE.

Dolce partenopeo per eccellenza ma sdoganato nei forni di tutta Italia e proposto come re indiscusso della tavola nel giorno di Pasqua, la pastiera è protagonista di un challenge dai contorni sociali più che social.

Nato con l’intento di cogliere l’occasione di questa ritrovata intimità familiare, all’interno del calore domestico raccogliendo la sfida di eseguire la ricetta con prodotti Chirico e partendo già con un vantaggio: se preparata con il kit preparato Chirico la ricetta diventa ancora più semplice e facile da eseguire, senza pericolo di cadere nell’errore per via delle voci fuorvianti “un pizzico di”, “quanto basta” etc.

Del resto a garantirne il successo del #PASTIERACHIRICOCHALLENGE ci ha pensato la sua più autorevole autrice, la signora Annnamaria Chirico in persona. Muniti di mestolo e ciotola, chiunque è invitato a partecipare e a far entrare Chirico all’interno della propria cucina avviando un network che permette di restare a casa ma insieme, cimentandosi nella propria personale interpretazione della ricetta a pochi giorni dalla Pasqua 2020, senza nessun vincolo se non il rispetto ossequioso della tradizione, come spiegato sulla latta di grano cotto.

Un’iniziativa che ha raccolto entusiasmo e intrattenimento, fattori divenuti prioritari oggi, e che documenta anche la trasversalità generazionale attorno a cui ruota questo dolce, impastato nelle cucine fumose delle nonne e in viaggio nel tempo fino ad oggi, sfornato in spazi moderni e hi-tech dove giovani esecutrici o esecutori si rivelano nuovi adepti della pastiera.

Determinante è poi il risvolto simbolico che da sempre caratterizza questo dolce e che oggi assume un valore speciale, il concetto di rinascita e speranza proprio della Festa a cui viene da sempre abbinato: la Pasqua cristiana. Così per ciascun partecipante al challenge la formula sarà: #iorestoacasa e preparo la pastiera mettendoci tutto l’amore possibile.

WEBMINAR CON ANNAMARIA CHIRICO

A conclusione del #PASTIERACHIRICOCHALLENGE e a dare ancor di più una connotazione sociale all’iniziativa lanciata dall’azienda Chirico, il 10 aprile verrà proposto un  Webminar. Sulla piattaforma della scuola di cucina Toffini Academy sarà possibile assistere live dalle ore 16.30 alla preparazione della pastiera seguendo tutti i passaggi svolti dalle abili mani di Annamaria Chirico così da poterne rubare i segreti e provare a farla insieme a lei. Su IG @granochirico e sulla pagina Facebook aggiornamento e spiegazioni per battere il record della ricetta più popolosa del mondo, quella con più persone coinvolte.

Alle creazioni sarà dato ancora maggior risonanza attraverso la piattaforma di ricette professionali www.MYSOCIALRECIPE.COM, dove ciascun utente potrà registrare la ricetta della propria Pastiera realizzata con Grano Chirico per certificare la propria capacità e condividere la propria tradizione.

Ufficio Stampa

Cristiana Giornado

Il Presidente della Regione Campania vietando solo nella nostra regione la consegna di cibo pronto e pizze sta distruggendo uno dei pochi comparti che funzionava.
Non si capisce perché solo in Campania vige questo divieto mentre in tutta Italia, anche a Milano e in Lombardia, ciò sia permesso. Addirittura in Puglia, Calabria e Sicilia e certamente queste regioni non stanno meglio di noi.

Consentire il delivery, cioè la consegna a casa del cibo, non l’asporto che determinerebbe file ed assembramenti (perché poi si possano fare per il supermercato e per la posta me lo dovete spiegare), permetterebbe ad un intero settore – quello dell’enogastronomia – di poter avere una boccata di ossigeno per i tanti piccoli ristoranti e pizzerie, quelli che lavorano prevalentemente con le consegne o hanno pochi tavoli o sono a conduzione familiare.

Anche per le pizzerie più grandi e blasonate questo periodo servirebbe a potersi aprire ad un mondo, quello del delivery e poi in futuro quello dell’asporto, che sarà sempre più importante nella voce del fatturato.
Logicamente si riattiverebbe il mondo delle forniture, i distributori ed i produttori di farina, pomodoro, latticini, olio, etc. Da non sottovalutare poi i riders che una volta erano ragazzi ma adesso sono padri di famiglia senza altri redditi.

Il vantaggio di poter usufruire di questo servizio è anche per i tanti anziani e le tante famiglie che potendoselo ancora permettere si concedono un qualcosa di diverso dal solito (per quanto ci vuoi mettere d’impegno non riuscirai mai a fare una pizza napoletana con il forno di casa!)

Impedirlo si dà anche un messaggio culturale sbagliato: i milanesi sono puliti e lo possono fare, mentre i campani sono zozzoni e non gli è consentito!

Il mondo della ristorazione cambierà, ricorrendo sempre di più alla consegna e mandare un messaggio di non affidabilità nei confronti della ristorazione campana ci darà un handicap ben superiore rispetto agli oltre due mesi di stop. I piccoli usciranno con le ossa rotte, mentre i grandi gruppi McDonalds e BurgerKings saranno sempre più forti, anche perché potranno ricevere dalla casa madre americana un’iniezione di marketing e comunicazione, grazie ai soldi stanziati dal Governo americano, che i nostri pizzaioli se la immaginano solamente.

Ma come si fa a essere così ciechi? Ah scusate dimenticavo…siamo sempre quelli che nel 1860 aprirono le porte ad un esercito invasore che ci depredò di soldi e mezzi, deportando migliaia di uomini e chiudendo le scuole.
La storia si ripete diceva Vico. Ma maledetto sia colui che non ne trae insegnamento.

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Renato Rocco

Dal 9 al 15 marzo nei migliori ristoranti e trattorie di Napoli una risposta in sicurezza e nel rispetto delle norme previste dal governo  

7su7 Ragu&Genovese, iniziativa promossa da Luciano Pignataro WineBlog e Mysocialrecipe, piattaforma di deposito ricette ideata dalla nutrizionista Francesca Marino, dal 9 al 15 marzo, celebrerà i piatti più amati e conosciuti della cucina tradizionale napoletana, in oltre 60 locali di Napoli e provincia.

Una terza edizione che si preannuncia ancora più ricca di ricette da scoprire e gustare, non solo nelle trattorie e ristoranti partenopei, ma anche nelle caratteristiche località della provincia che hanno conservato ancor più la tradizione di questi piatti che, da sempre, evocano il focolare domestico, il calore degli affetti, una domenica passata in famiglia o in allegra compagnia degli amici. 

Una risposta nel rispetto dell’ultimo decreto del governo che ha consentito ai locali pubblici di restare aperti osservando delle prescrizioni di buon senso. 

Vivere le settimane del Coronavirus in sicurezza, ma anche con la gioia di una serata in compagnia di un ragù o di una genovese! 

La presentazione ufficiale alla stampa, prevista martedì 10 marzo alle ore 11 presso il ristorante stellato Palazzo Petrucci, sarà tenuta dal giornalista enogastronomico Luciano Pignataro e dalla nutrizionista Francesca Marino, moderati da Santa Di Salvo. Per la prima volta, Giovanna Voria dell’Agriturismo Corbella, Liliana Lombardi dell’agriturismo Le Campestre di Castel di Sasso, e Carmela Abate di Zi Teresa, prepareranno le paste fresche della tradizione da abbinare a Ragù e Genovese. 


Grande entusiasmo da parte dei ristoratori aderenti all’iniziativa, che in questi giorni hanno dato sfogo alla loro creatività registrando più di 100 ricette di Ragù e Genovese su Mysocialrecipe.com, e che si preparano ad offrire ai propri clienti dei menù a tema ideati per l’occasione e tante iniziative particolari, dalla social dinner al cabaret, da letture impegnate a serate musicali. 

Ad aprire la settimana di “ 7su7 Ragù e Genovese ” sarà un’iniziativa a scopo benefico, giunta alla VI edizione, “Un angelo tra le stelle”, organizzata dalla Onlus Progetto Abbracci di Claudio e Giovanna Zanfagna che si terrà il 9 marzo, presso il Ristorante Zì Teresa.  

Nel corso della settimana sono previste due masterclass di approfondimento, solo su invito: 

·       “Le forme del Pane per il Ragù”, l’11 marzo presso il ristorante Zi Teresa. In collaborazione con l’Associazione dei Panettieri e con Santa di Salvo, si cercherà di capire quale pane è il più adatto per fare la scarpetta. 

·       “Quale pasta per Ragu&Genovese”, il 13 marzo presso il Sea Front Pasta Bar Di Martino.  Con Albert Sapere si capirà quale è la migliore trafila di pasta da usare nel ragù e nella genovese.

Gli sponsor dell’iniziativa 7su7 sono:Adhoc Cash&Carry con le sue carni pregiate, Pastificio Di MartinoMolino Caputo, La Fortezza ViniSolania, il Consorzio del Parmigiano Reggiano DOP, Pentole Agnelli distribuito da Caros, e l’Associazione di produttori di olio Aprol Campania. I partner sono l’associazione Euro-Toques, e la scuola Dolce&Salato. Mediapartner Italia a Tavola e La Buona Tavola. 

Ufficio Stampa MySocialRecipe

Cosa spinge un ragazzo a spostarsi dalla sua terra, Napoli, alla vicina provincia di Salerno? L’amore? Forse o, almeno, nella maggior parte dei casi è così. A spingere Angelo Pierno è stata sì una femmina ma dai toni più caldi, più tonda e decisamente più saporita: la pizza. Ebbene sì, Angelo Pierno è il pizzaiolo e il patron di O’Napulitan che nel 2018 da Napoli arriva a Nocera Inferiore per dare forma al suo sogno. Durante una chiacchierata mi ha raccontato un po’ di sé e della sua passione per l’arte bianca.

Quando gli ho chiesto perché avesse scelto questo nome per la sua pizzeria mi ha detto “vengo da Napoli e per la famiglia della mia fidanzata, specialmente per suo padre Marcello, sono sempre stato “’o napulitan”. Mi piaceva perché rendeva onore alle mie radici ed era molto identitario: perciò l’ho scelto. Perché sono io”.

<<L’esperienza che mi ha segnato professionalmente è di sicuro l’expo 2015 di Milano insieme a RossoPomodoro che mi ha dato la possibilità di stare a contatto con i grandi professionisti del settore. E ringrazio infinitamente Ciro Lentino, maestro pizzaiolo, che mi ha seguito condividendo la stessa passione dopo quest’esperienza>>. Traspare molta emozione dalle sue parole custodi di un ricordo speciale che gli ha permesso di esprimere sé stesso attraverso quello che sa fare. A confermare “fai il lavoro che ti piace e non lavorerai mai un giorno della tua vita”.

Ma il napoletano ci tiene a sottolineare i suoi influssi “professionali”:  <<Io, da grande, volevo fare il pizzaiolo e Mimmo Comune, pizzaiolo anche lui, che lavorava nel ristorante-pizzeria di Gianluca Papa, a cui devo tanto, mi ha iniziato a questo lavoro fornendomi le conoscenze utili >>. Segno di grande gratitudine verso i suoi maestri.

<<Sono sempre stata affascinato dalla maestria degli altri pizzaioli, fin da piccolo quando insieme ai miei genitori mangiavo la pizza a Napoli>>. La dedizione e la passione con cui le mani si mischiano all’impasto, l’amore con cui è trattato ogni ingrediente, come un pittore dipinge la sua tela, Angelo Pierno decora le sue pizze con estro e cura. Il suo impasto, tradizionale e digeribile al 100%, è frutto di una lunga lievitazione  temperatura ambiente e di una maturazione ad ambiente controllato. Il risultato è una pizza idratata, leggera, cotta a 400°/450° per massimo 90 secondi, come tradizione vuole con ingredienti <<tutti campani>>.

Tra le pizze più amate va annoverata la “Nocina” con crema di noci, provola di Agerola, funghi porcini, salsiccia e granella di noci. Ma anche la “Paradiso”, per gli amanti del cornicione ripieno, con porcini, fior di latte di Agerola, salsiccia e cornicione ripieno di purè. Ma da buon napoletano, Angelo ha inserito nel menù la vera pizza fritta, quella napoletana, con cicoli e ricotta . Rivoluzionaria ed esclusiva.

E se è vero che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, lo è anche per Angelo che ha accanto Cornelia Pennino, fidanzata e maga dei fritti che ogni giorno delizia i palati più esigenti con le sue varianti di frittatine: da quella napoletana con piselli, prosciutto cotto, besciamella e mozzarella, alla più particolare mortadella e pistacchio, passando per quella con pasta e patate, provola e pancetta. Fritti a regola d’arte per chi non si accontenta della pizza e vuole iniziare con un classico.

La nostra chiacchierata è finita con una semplice domanda: Angelo, qual è il tuo motto? E lui, dopo una simpatica risata, fiero e orgoglioso mi ha risposto: <<Se non è napoletana che pizza è?>>. Non possiamo che dargli ragione.

Per chi vuole un’esperienza di gusto “napoletana” in provincia di Salerno la tappa (principalmente d’asporto ma con dei posti a sedere grazie a una struttura riscaldata) è Via Giovanni Falcone 79, Nocera Inferiore. Per chi invece vuole stare comodamente a casa e abita in zona, ma anche nei paesi limitrofi di Nocera, il numero da contattare è 3382647329.

Marika Manna

A pochi passi dal centro di Napoli e dalle sue bellezze storico-artistiche si trova Nanà , pizzeria e trattoria di Silvio Zigarelli. Posizione strategica e vincente, vista l’immediata vicinanza al Tribunale e al Centro Direzionale di Napoli, nonché a due passi dalla stazione centrale.Un locale ampio, luminoso, accogliente, che ti invade di mille profumi ancor prima di varcare l’ingresso. Un lungo banco pizza e una cucina a vista colpiscono immediatamente l’occhio di chi entra per la prima volta da Nanà , provocando un piacevole impatto visivo che già stimola l’appetito. L’atmosfera accogliente unita alla squisita cortesia dello staff rendono la sosta da Nanà piacevole oltre che gustosa; il personale saprà consigliarvi e guidarvi durante la vostra permanenza in sala, soddisfando sempre le vostre esigenze.

L’offerta del menù è varia ed accattivante: dagli antipasti agli sfizi, dai primi ai secondi (sia di terra che di mare), dalle pizze classiche alle gourmet, arrivando ai dolci, avrete solo l’imbarazzo della scelta, oltre che la necessità di ritornare a provare le varie leccornie proposte.

Gli antipasti e i fritti sono stati recentemente arricchiti da Silvio, introducendo una varietà di golosi “padellini” da gustare in attesa della pizza. Polpettine di manzo fritte con cheddar, con fonduta di cacio e pepe, al ragù, ma non solo; fritto misto, crocchè farciti e frittatine di pasta sia classiche che ricoperte da fonduta di cacio e pepe.

Le pizze rappresentano un vero e proprio connubio tra tradizione e innovazione: alla classica proposta fedele alle pizze evergreen, come ad esempio la margherita, la marinara e capricciosa, troverete in menù una proposta “gourmet”, con topping più elaborati ma sempre attenti alla stagionalità delle materie prime. Inoltre ogni mese potrete gustare una fuori menù, secondo fantasia del pizzaiolo: questo mese, ad esempio, è stata protagonista “A pizza e’ mammà”, con crema di friarielli e polpette al ragù.

La cucina, verace e tradizionale, è curata e supervisionata con grande maestria dalla madre di Silvio, ed è per questo che è possibile gustare piatti dai sapori autentici come quelli homemade. Dalle classiche minestre alla napoletana, come  pasta e patate, alle proposte più ricercate come i piatti a base di pesce, Nanà soddisfa qualsiasi palato; non a caso il locale ben si presta favorevolmente anche per feste ed eventi privati, proprio grazie alla variegata proposta gastronomica.

Che sia un pranzo di lavoro o una cena di piacere, Nanà si rivela essere la tappa ideale ed irrinunciabile per gli amanti della cucina verace tipica napoletana.

Ersilia Cacace

 “Dopo le feste di Natale mi metto a dieta” e invece il Carnevale è già alle porte e, insieme con lui, le Chiacchiere ! Non importa quale sia il nome con cui siete soliti chiamarla (gale, cenci, bugie, frappe, stracci)  questa prelibatezza carnevalesca metterà alla prova i vostri buoni propositi..
Già gli antichi romani, per accompagnare la celebrazione dei Saturnali, erano soliti preparare un dolce a base di uova e farina, fritto nel grasso di maiale e chiamato ‘frictilia’. La leggenda napoletana, invece, vuole che una delle regine di casa Savoia amasse chiacchierare e intrattenersi a lungo con i suoi ospiti ma che un giorno, tra una chiacchiera e l’altra, le fosse venuta fame. La consorte del re chiese al cuoco di corte di preparare un dolce veloce e gustoso e così nacquero le Chiacchiere, un dolcetto essenziale, facile e veloce da preparare.

A Napoli in questo periodo c’è aria di festa: tra un travestimento e una manciata di coriandoli non c’è partenopeo che non abbia sgranocchiato una Chiacchiera.. se anche a voi è venuto un certo appetito, correte a controllare di avere gli ingredienti giusti in dispensa!

Ingredienti: (dosi per 12 persone)

300 gr di farina 00’

60 gr di zucchero

2 uova

1 scorza di limone

Olio di oliva q.b.

Olio di semi q.b.

Zucchero a velo q.b.

Sale q.b.

Preparazione:

La prima cosa da fare è creare un impasto con tutti gli ingredienti, amalgamandoli con cura. Dopo aver lavorato l’impasto per almeno una decina di minuti è bene farlo riposare per un paio d’ore, avvolto nella pellicola trasparente. L’impasto sarà così pronto per essere steso: la ricetta della tradizione partenopea prevede che dalla sfoglia vengano tagliate tante formine rettangolari con il bordo dentellato, alle quali bisognerà fare due piccoli tagli al centro per evitare che, una volta fritte, le Chiacchiere si gonfino eccessivamente. A questo punto è il momento di tuffare i dolcetti nell’olio, che precedentemente avremo fatto riscaldare: infine lasciatele asciugare su della carta assorbente e, non appena saranno fredde, decoratele con una pioggia di zucchero a velo.

Si respira aria di novità a Villaricca! Infatti, è da pochi mesi che ha aperto una nuova pizzeria, o meglio un’officina della pizza. Stiamo parlando di 380° Officine della pizza, la pizzeria che vi offre qualcosa in più. La prima cosa che ci ha incuriosito è stato proprio il nome del locale, che è stato ideato dal suo proprietario, Adriano Cascella, che ci ha raccontato come è nato il suo progetto. «Il locale è nato nel mese di ottobre del 2019, ma il progetto risale a diverso tempo prima. Già da un anno e mezzo avevo in mente di dar vita a questo locale, che con il passare dei mesi, un po’ alla volta, si è concretizzato».

Adriano Cascella è un giovane creativo, che proviene dal mondo dell’arredamento e l’esperienza maturata in questo settore gli ha permesso di mettere insieme diversi aspetti, al fine di realizzare un locale dal design moderno e accogliente. Adriano Cascella non si è fermato solo a questo, ma ha pensato veramente a tutto, nel tentativo di offrire al cliente un’esperienza che lo potesse soddisfare a 360°, anzi è meglio dire a 380°. «Seguendo una passione personale per il mondo della ristorazione e della pizza, ho pensato di ideare un locale che desse al cliente un qualcosa in più ed è così che è nato il nome “ 380° ”. Con quei venti gradi in più intendo offrire una esperienza completa con dei valori aggiunti: prodotti di qualità, un servizio professionale, una pizza dalle caratteristiche uniche, di alta digeribilità, birre mesciate in un determinato modo, al fine di offrire al cliente il meglio sotto tutti i punti di vista. Il nome, infine, fa riferimento anche ai gradi associabili alla temperatura del forno in cui sono cotte le pizze. Di conseguenza ho disegnato e realizzato il logo e tutto il resto è venuto da sé».

In questa avventura, Adriano Cascella non è solo, con lui ci sono il suo socio Salvatore Di Stasio e il giovane pizzaiolo Simone De Gregorio. «Quando ho dovuto pensare al pizzaiolo, ho scelto subito Simone, un ragazzo di cui ho profonda stima sia dal punto di vista personale che professionale».

Ed è proprio Simone che ci racconta il menù e le pizze che più di tutte ama realizzare, frutto di un percorso di studio attento e impegnativo: «Le pizze che trovate sul nostro menù soddisfano anche il cliente più esigente. I sapori sono equilibrati, con un topping per tutti i gusti. Il prodotto punta ovviamente all’alta digeribilità». Simone De Gregorio ha fatto la gavetta, partendo da lavapiatti lui ha raggiunto il grado di pizzaiolo e la sua pizza il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione. «Avendo frequentato sia la vecchia che la nuova scuola della pizza, sono riuscito a realizzare un prodotto tutto mio, frutto di studio e di molti giorni passati ad impastare».

Tra le pizze che ci ha descritto c’è la Zafferano, ovvero una selezione di zafferano gold, salame tipo Napoli, Provolone del monaco Consorzio Dop, provola e basilico. Poi ci sono le pizze ideate con Adriano Cascella, tra queste la Sunday, realizzata con ragù napoletano cotto per otto ore, stracciata di bufala aversana, pesto di basilico, che dà alla pizza un sapore importante, provola e Parmigiano trenta mesi. Fra pochi giorni sarà presentata una nuova pizza in onore della classica Margherita, ma l’innovazione è l’elemento più importante. Adriano Cascella ci ha svelato alcuni degli ingredienti, ovvero pomodoro San Marzano giallo, provola di Agerola, pesto di basilico artigianale, scaglie di Parmigiano trenta mesi. E se non volete la pizza, potete sempre optare per un ricco tagliere di affettati e formaggi o per la friggitoria con i classici prodotti della tradizione ma rivisitati in chiave moderna, esaltando così il gusto di arancini, crocché e frittatine. A 380° Officine della pizza ce n’è veramente per tutti i gusti!

Amalia Vingione

La Stella Michelin Angelo Carannante in una serata evento con Luca Doro

Lunedì 24 Febbraio alle 20.00 la Pizzeria Doro Gourmet in Via Trieste 54 a Macerata Campania ( Ce) ospita lo Chef Stellato Angelo Carannante del ristorante Caracol di Bacoli, per una serata a quattro mani con il Pizzaiolo Luca Doro. Saranno create 3 pizze inprima assoluta, con divagazioni flegree e della piana campana,  grazie  all’ideazione della stella Michelin; un evento per approfondire gusti, impasti, topping, della filosofia del movimento della Pizza Gourmet che incontra la professionalità e l’estro dei grandi Chef premiati dalla Guida più famosa al mondo. In abbinamento alle pizze i grandi vini di Cantina Bianchini Rossetti di Carinola, a rendere speciale una serata da ricordare, anche per l’incontro con prodotti dalla grande storia che saranno oggetto, insieme ad altri, delle preparazioni, come il Pomodoro Cannellino Flegreo Cuma Doro, coltivato nei pressi dell’Acropoli di Cuma.

A condurre l’evento i giornalisti enogastronomici Carlo Scatozza e Floriana Schiano Moriello.

Menù

Aperitivo di Benvenuto Finger  di Cannellino Flegreo al cucchiaio

Asprinio Spumante Brut I Borboni

4 pizze, di cui 3  inedite in degustazione  ispirate alle creazioni stellate e che saranno

1 Alleanza

2 Terra e Mare

3 Baccalà, Friarielli, Perle di Tartufo

4 Pizzaiola

Dolce : Pannacotta al mandarino flegreo

In abbinamento :

             Falerno del Massico Bianco Dop  1880 2017 Bianchini Rossetti

             Falerno del Massico Rosso Dop Selezione Personale della  

              Proprietà Bianchini Rossetti Magnum 2016

Evento a numero chiuso, costo € 35.  Info e prenotazione 0823693157

Chef Angelo Carannante, 1 stella Michelin, è nato a Napoli nell’agosto del 1979. Successivamente agli studi presso l’Istituto Alberghiero di Pozzuoli, si è trasferito nella capitale dove ha lavorato presso Antonello Colonna (1* Michelin) ed il Ristorante del RADISSON BLU ES ROME – Design & SPA Hotel 5*.

Ha perfezionato la sua tecnica frequentando corsi di cucina creativa con i F.lli Cerea (2* Michelin) e Vincenzo Camerucci (1* Michelin), ritornato in Campania, collaborando con Giuseppe D’Addio della scuola “Dolce e Salato”.

Nel 2011 è approdato al Ristorante Marennà (1* Michelin) lavorando come Sous-Chef sotto la direzione di Paolo Barrale, ma è in Costiera Sorrentina che ha avuto modo di trarre maggiore ispirazione per la definizione dell’identità mediterranea della sua attuale cucina; ha infatti ricoperto il ruolo di Executive Sous-Chef del Ristorante Terrazza Bosquet dell’intramontabile Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, acquisendo nel 2013 con Luigi Tramontano 1* Michelin. E’ Chef resident del Ristorante Caracol di Bacoli del gruppo Laringe.

Luca Doro nasce a Macerata Campana nel 1981. Sin da bambino si appassiona all’arte della pizza e della panificazione grazie a sua nonna e a sua madre. Guidato da grandissimo entusiasmo, nel 2001 decide di aprire la sua prima pizzeria d’asporto a Marcerata Campania.Luca impara e scopre che non serve soltanto un disco di pasta ben lievitato, la giusta qualità del pomodoro o una mozzarella dop per realizzare una vera pizza Napoletana, ma anche tanto cuore e passione, tanta formazione anche grazie all’Alleanza Cuochi e Pizzaioli Slow Food, di cui è parte e al Mulino Quaglia Farine Petra, di cui è selected partner.

Il confronto con altri operatori pizzaioli e i suoi viaggi a Londra, Amsterdam, Svizzera, New York e Colombia gli fa comprendere che è ugualmente importante innovarsi e stare sempre al passo per poter offrire un prodotto di eccellenza. Dall’agosto 2018 apre la Pizzeria Doro Gourmet, destinazione ormai affermata nel ricco panorama campano,  che in poco tempo entra nella Guida Osterie d’Italia Slow Food e nella Guida Il Golosario di Gatti e Massobrio.

Ufficio Stampa Carlo Scatozza

In Via Partenope, una delle più calpestate strade della città di Napoli, nell’antico quartiere San Ferdinando, di fronte l’imponente Castel dell’Ovo che sovrasta con riconosciuta solennità il panorama marino e sotto lo sguardo placido della vivace isola di Capri, la tradizione della “buona cucina partenopea” si amalgama, e non senza una grande maestria, con una tradizione di famiglia di tutto rispetto.

Nel 1995, dalla sapiente fusione di due storiche esperienze culinarie che hanno segnato, e continuano a farlo tutt’oggi, la storia del patrimonio gastronomico italiano, “Zi Teresa” e “Giuseppone a Mare”, nasce uno dei più noti marchi della ristorazione campana, Antonio&Antonio. “Questo lavoro bisogna sentirlo e amarlo più di ogni altra cosa” – dice con istintiva fierezza Antonio Della Notte, uno dei due componenti della “coppia omonima” che anima il lungomare napoletano. L’amore incondizionato e la dedizione assoluta per il proprio mestiere giustificano una soddisfacente riconoscibilità coltivata nel tempo, e mai abbandonata.

“Trasformiamo con semplicità i nostri prodotti d’eccezione, soprattutto quelli che provengono dalla Campania e dai buoni mari italiani”- continua Antonio Della Notte. Il pomodoro, quello del Piennolo del Vesuvio, dolce e con un retrogusto acidulo al punto giusto, è il leitmotiv culinario presente in tutti i piatti della cucina di Antonio&Antonio, perché considerato la nota indispensabile “che esalta tutti gli altri sapori”. Non a caso, l’oro rosso della civiltà mediterranea rappresenta il prodotto tipico dell’agricoltura campana, ma anche il re del classico e intramontabile “spaghetto alle vongole, rigorosamente locali, quelle di alta qualità”, utilizzate sia nella versione bianca sia in quella rosè, il primo piatto di mare di eccellenza della tradizione partenopea che viene condito con un buon olio extra vergine di oliva e una spolverata di prezzemolo fresco.

Non meno richiesta dagli ospiti di Antonio&Antonio è la zuppa a base di pesce fresco e frutti di mare, un piatto unico e ovviamente semplice ma ricco di sapore. “Serviamo ad ogni persona non meno di 2 kg delle migliori prelibatezze dei nostri mari” – ribadisce con un pizzico di orgoglio Antonio Della Notte, che aggiunge – “La nostra zuppa di pesce è speciale perché la prepariamo proprio come si faceva una volta, ed è soprattutto completa perché utilizziamo tutti gli ingredienti che servono dal calamaro, il polipetto verace, le mazzancolle, il coccio, la lucerna, il grongo e l’anguilla, alle cozze, le vongole nostrane, i taratufi”.

Per la gioia dei più golosi e in alternativa a quella salata di mare, Antonio&Antonio propone la zuppa inglese alla napoletana, un dolce al cucchiaio, delicato ma molto gustoso, a base di “Pan di Spagna bagnato, crema gialla, l’amarena di qualità e uno strato di meringa che viene spalmata sulla superficie di questa delizia prima di essere infornata; il risultato è un dessert dal cuore morbido ma croccante all’esterno”.

“La Marinara, è la pizza che più mi rappresenta, perché è  anche quella che amo più mangiare” – continua Antonio – “Le farine, quelle utilizzate da sempre, il pomodoro San Marzano passato, l’olio extra vergine di oliva che non deve mai mancare, l’origano selvatico e l’aglio sono senza ombra di dubbio la testimonianza della semplicità, quella dei sapori più genuini, quella che ci contraddistingue da sempre”.

“L’ingrediente speciale della nostra cucina è sicuramente la brezza marina che con il suo profumo inconfondibile da’ più gusto ai nostri piatti, quelli che serviamo sempre con professionalità, un’altra delle nostre importanti caratteristiche” – ribadisce Antonio Della Notte, che sottolinea con naturale consapevolezza – “Da noi, ogni commensale si sente a proprio agio perché trova la familiarità e il calore umano della propria casa e la semplicità della propria cucina; quella stessa semplicità che oggi ci ha permesso di raggiungere dei buoni risultati, di cui tra l’altro siamo molto fieri e per i quali dobbiamo ringraziare i nostri padri che ci hanno tramandato la loro arte, proprio quella che oggi stiamo trasmettendo ai nostri figli”.

Felicia Mercogliano

Patrizio De Biase&Salvatore Di Maio

Una serata all’insegna della pizza contemporanea quella organizzata da Patrizio De Biase, Marco Tango e Salvatore Di Maio che Martedì 18 febbraio al ristorante e pizzeria “Mazz e Panell” presenteranno i loro cavalli di battaglia. Interessanti spunti di riflessione verranno da esperti di food, giornalisti e specialisti del settore che prenderanno parte all’evento. Il patron Patrizio De Biase ospiterà i suoi colleghi in una serata degustazione con focus sull’unica pietanza che unisce tutti dall’Europa all’America: la pizza.

Parteciperanno all’evento i membri del Gruppo La Piccola Napoli, capeggiata da Paco Linus ed Enzo Fiore.

Start 19.30

Ristorante e Pizzeria Mazz e Panell –

Marco Tango

Via Giordano Bruno 7 – Marano di Napoli

Tel 0817427932

Marika Manna

Un appuntamento che si rinnova, quello del Caffè Kamo con gli “innamorati del caffè” nel giorno di San Valentino, il Santo dell’amore! Stante il grande successo riscosso nel 2019, Caffè Kamo  lancia nuovamente l’iniziativa di premiare i suoi affezionati coffee loversin questa ricorrenza che rappresenta per il brand stesso una dataspeciale, vantando tra i suoi valori fondanti proprio l’amore e la passione…per il caffè!

San Valentino sarà anche quest’anno celebrato in maniera originale da Caffè Kamo, con un regalo alle coppie che venerdì 14 febbraio inizieranno la giornata da perfetti amanti del caffè.

Basterà scegliere due colazioni con espresso e/o cappuccino Kamo accompagnati da altrettanti croissant e brioche, per ricevere due esclusive tazze in vetro con piattino.

Allo slogan di “Kamo, che amore!” le coppie potranno così farsi conquistare da un espresso avvolgente, o da un cremoso cappuccino, insieme alle specialità di cornetteria dei nostri punti Kamo, vivendo così un’intensa coffee experience.

E non è tutto: coloro che condivideranno sui social post e storie della dolce colazione potranno diventare protagonisti dei canali Kamo ufficiali, menzionando @caffekamo con l’hashtag #kamosanvalentino2020.

I punti Kamo aderenti all’iniziativa si trovano a Napoli, Caserta e rispettive province:

Napoli:

Caffetteria Le Circle Via Ferdinando del Carretto 47

Bar California Via Napoli Roma 14

Napoli Vomero/Colli Aminei:

El Divino- Via Cilea 41

JammCafè- Via Belvedere 134/136/138

La Piazzetta- Via Pietravalle 25/27

Provincia di Napoli:

G&G Oil and Food– Tangenziale di Napoli KM.2.500 Pozzuoli (Na)

Argentina Caffè– Via Panoramica 306 Ercolano (Na)

Green Bar– Via Silvestre 10 Casandrino (Na)

Caserta e provincia:

Caffetteria Acquaviva– Via Acquaviva 30-32 Caserta

Whoop Via delle Mimose 11- Castelvolturno (Ce)

PRESS OFFICE: MARIDI’ COMMUNICATION

MaridìVicedomini

Mob: 338/2259860 – 333 /9921506

Mail: : maridyvicedomini@gmail.com

A Napoli, in una delle strade principali, quella intitolata al primo re d’Italia, Corso Vittorio Emanuele, la cui progettazione ha rappresentato una tappa importante nella storia topografica della “Napoli nobilissima”, lungo lo splendido tratto panoramico che lambisce la collina del Vomero,  l’Antica Forneria Molettieri da circa sessant’anni inebria il popolo napoletano con il profumo del suo pane appena sfornato, quello tanto amato, che sa di buono e di antiche tradizioni.

“ Molettieri, il più bravo dei panettieri” – inizia così la storia di Rodolfo, artigiano del pane, semplicemente con una rima composta tra i banchi di scuola, quando da piccolo scoprì che “dopo Carosello, andavano tutti a dormire tranne suo padre perché, invece, si recava nel panificio di famiglia dove faceva il pane per tutta la notte”.

“Faccio il pane con le mani” – dice Rodolfo Molettieri – “Lo preparo ogni giorno con un lievito madre antichissimo, che ha più di cento anni, e uso tecniche ereditate da mio padre, che è stato il mio grande maestro”.“Le sensazioni che mi regala il mio lavoro non sono sempre le stesse. Questo mestiere mi ha letteralmente formato, sia come panettiere che come uomo. Oggi posso dire di essere diventato uno degli ingredienti di ciò che preparo” – da queste parole si evince tutta la passione ma soprattutto l’emozione che Rodolfo prova ogni volta che prepara il “suo” pane.

Nella Forneria Molettieri si utilizzano solo grani antichi, quelli coltivati dai contadini “virtuosi” che assecondano il ciclo biologico del grano stesso rispettando il naturale processo di produzione della terra. Il prodotto “appena sfornato” sarà non solo più leggero e digeribile ma, inevitabilmente, più sano e genuino perché ricco delle principali proprietà nutrizionali che rimangono inalterate durante la lavorazione e perché caratterizzato da un più equilibrato rapporto tra presenza di amido e di glutine che ne garantisce la qualità sopraffina e una pregiatezza assoluta.

“Il pane ha un importante valore sociale proprio perché riveste un ruolo fondamentale nella formazione del genere umano ed è ormai diventato parte integrante della vita di ognuno di noi” – afferma con orgoglio Rodolfo Molettieri che riconosce e sottolinea “il peso” storico e culturale di un bene da tutelare, per non dimenticare le proprie origini e quelle di ciò che mangiamo.

Non a caso sono stati scelti due nomi fortemente simbolici,  tratti dalla mitologia, per identificare due diverse tipologie di pane, particolarissime, ognuna caratterizzata da profumi e sapori inconfondibili. Da una parte, la greca Demetra, così è stato denominato il pane preparato con lievito naturale al mosto d’uva che Rodolfo Molettieri impasta con farina integrale grossa macinata a pietra, un vino Aglianico dal gusto complesso ma elegante, le pregiate noci di Sorrento, la varietà  più diffusa in Campania e più apprezzata in Italia per il suo aroma intenso e assai gradevole, i semi di lino e di girasole, i cosiddetti “semi della salute”, che conferiscono una consistenza piacevole a questo pane che ha “una voluminosità sufficiente e una crosta poco friabile”. Dall’altra, la romana Cerere, questo è il nome dato al pane realizzato con lievito naturale alle prugne provenienti da Paestum e impastato dalle mani esperte di Rodolfo con farina di quattro varietà di grani antichi, autoctoni della Sicilia, e birra fermentata che garantisce, insieme alla pruina presente nelle prugne, un pane “abbastanza voluminoso con una crosta particolarmente accentuata”.

La bontà del pane di casa Molettieri deriva anche dall’utilizzo di un ingrediente speciale, non convenzionale e per questo originalissimo: l’acqua di mare. Il pane così prodotto non è solo “buonissimo perché diversamente sapido” ma favorisce anche un’artigianalità “sostenibile” che utilizza “una grande risorsa, un bene gratuito, a disposizione di tutti”.

Non solo pane, nella Forneria Molettieri ma anche “omaggi”, come le Valentine, una novità “bella e buona” che Rodolfo ha ideato pensando a sua figlia di nome Valentina. Biscotti di pasta frolla ripieni di golosa crema gianduia, un “piccolo boccone” friabile ma dal cuore morbido realizzati con un “burro vegano” che Rodolfo Molettieri prepara personalmente con acqua di mare, un mix di oli vegetali, quello di oliva e di riso, e il classico burro di cacao puro.

A proposito di golosità, tradizione e condivisione è doveroso citare il pane ai frutti mediterranei ribattezzato “pane della felicità” che viene realizzato con farina di grano arso, particolarmente rustica, i deliziosi datteri di Gerico, i fichi moscioni del Cilento, dal sapore semplice, dolce, antico, il noto cioccolato di Modica IGP e la migliore mandorla della Sicilia, quella di Avola. Il risultato è un percorso plurisensoriale senza pari, tra l’utilizzo di prodotti tipici e l’accostamento di sapori autentici.

“Il mio pane, prima di diventare tale, è figlio di un pensiero. La professione che esercito è paragonabile all’amore che si prova per una donna, quella che ti lascia inevitabilmente delle sensazioni, dei colori e dei profumi” – queste sono le parole di un uomo autentico che crede fortemente nei veri valori della vita e che ogni giorno prepara pillole di poesia culinaria con l’obiettivo di condividere un’emozione sana e di qualità.

Felicia Mercogliano

Promotrice accanita dell’antichissima arte bianca made in Naples, erede di due generazioni di pizzaioli doc, vincitrice del titolo di campionessa mondiale di pizza fritta, Carmela Iorio porta avanti con immenso orgoglio una lunga tradizione di famiglia.  

Oggi, Carmela gestisce, nella città di Melito, la pizzeria che un tempo apparteneva al suo amato padre, quella dove ha ricevuto tutti gli insegnamenti che le hanno permesso di aggiudicarsi, inaspettatamente, un premio tanto ambito. “Quando mi sono resa conto di aver vinto, il cuore mi è saltato in gola e il mio primo pensiero è andato a mio padre” – afferma emozionatissima e con estrema umiltà la campionessa mondiale di pizza fritta, che aggiunge – “Sono nata tra le pizze, ogni giorno le preparo sempre alla stessa maniera con tanta passione e dedizione”. 

Carmela Iorio

“La mia pizza fritta è innanzitutto saporita, dorata al punto giusto e, diversamente dalle altre, si presenta asciutta”- così Carmela Iorio definisce la sua famosa mezzaluna. L’impasto è ovviamente quello tradizionale, che suo padre, e ancora prima suo nonno, preparava per i suoi clienti affezionati: semplicemente farina tipo 00, acqua, lievito, sale; una tecnica di lavorazione diretta con una lievitazione lunga 8-10 ore e una idratazione al 65%. Il ripieno, autentico e genuino, fa sicuramente la differenza: la ricotta fresca rigorosamente di bufala, la provola di Agerola, i cosiddetti “ciccioli”, la vera particolarità della pizza fritta, il noto pomodoro San Marzano Dop e l’insostituibile tocco finale del pepe nero macinato. La cottura, l’ultima fase della preparazione della pizza fritta, avviene esclusivamente nella classica “tiella” e solo con olio di semi di girasole e di mais. Il risultato è una mezzaluna fritta, gonfia e dorata, da gustare con soddisfazione ad ogni morso perché ricca di un ripieno “completo” di sapori tradizionali e di profumi appetibili, ma soprattutto verace.  

Carmela Iorio prepara le sue pizze con prodotti di alta qualità, preferendo quelli tipicamente locali “di cui conosce già il sapore” e che trova solo nelle botteghe di fiducia. “Prima di proporre una nuova pizza ai mie clienti, la assaggio personalmente” – dice Carmela, che aggiunge – “Mi innamoro dei sapori e poi delizio, con le mie sperimentazioni casalinghe, anche i miei commensali”.  

Pizza Fritta

La pizzeria Iorio oltre alla sua specialità, la pizza fritta con il ripieno classico, sempre apprezzatissimo, propone anche la variante rustica preparata con provola di Agerola e scarole insaporite con capperi, olive e acciughe; non manca la versione decisamente succulenta condita con il “soffritto di maiale tagliato a coltello” e cotto alla napoletana; e per chi ama gli accostamenti culinari  più stravaganti ma altrettanto originali, c’è la fritta fantasy con pomodorini rossi, provola, ciccioli e rucola, dal sapore fresco e indubbiamente creativo. 

Nella pizzeria di Carmela la tradizione di famiglia incontra sicuramente l’innovazione per soddisfare anche i palati più esigenti, ma una cosa è certa niente viene lasciato al caso. “Il dettaglio conta fin troppo per me”- afferma la pizzaiola napoletana, e continua – “Sono una perfezionista, conto ogni singolo cicciolo perché il ripieno della mia pizza fritta deve essere proporzionato all’impasto, il pepe distribuito equamente, il cornicione chiuso bene e la cottura finale deve essere sempre perfetta”. 

“Sin da piccola amavo mangiare la pizza e, allo stesso tempo, guardare mio padre mentre la preparava” – dice  Carmela Iorio, che proprio a suo padre, il suo maestro, ha voluto dedicare una delle sue pizze speciali, non a caso ribattezzata con il suo nome “Carmine”.  

“La pizza del cuore” di Carmela Iorio viene cotta nel forno a legna e preparata con provola di Agerola, guanciale di maiale dal sapore consistente particolarmente caratteristico e, all’uscita, fette di caciotta brigante dal gusto intenso e deciso.  

“La pizza Carmine, parla di mio padre, lo rappresenta, perché la condisco con i prodotti che piacevano a lui ed è saporita, proprio come era mio padre” – aggiunge la famosa pizzaiola che con la sua arte “bianca” ha testimoniato e testimonia al mondo intero la napoletanità di qualità, quella del buon cibo, degli antichi mestieri della tradizione e dei sentimenti veri.  

Felicia Mercogliano

Se vi piacciono le atmosfere da osteria, ma con un tocco di modernità dovete andare dall’oste Luigi Manzilli, presso la sua Taverna Neapolis a Marano di Napoli. Luigi Manzilli è un appassionato oste, come ama definirsi, e un esperto sommelier, che ha intrapreso la sua avventura nella ristorazione nel lontano 1999. «Prima di dedicarmi alla ristorazione, lavoravo come barista, ma ad un certo punto si è iniziata a concretizzare la voglia di cambiare attività e di seguire una idea che condividevo con mia sorella Carmela, ovvero quella di far nascere un locale, che portasse in tavola “la cucina di mammà”. Tuttavia, agli inizi la Taverna Neapolis si è affermata soprattutto come pizzeria, riscuotendo un notevole successo, che ancora oggi non sembra scemare. Ma man mano che progredivamo, diventava sempre più forte il desiderio di occuparci anche della cucina secondo le ricette della tradizione casalinga».

TavernaNeapolis

Luigi Manzilli mette entusiasmo e convinzione nelle sue parole e racconta con trasporto di sé, della sua esperienza e delle persone che lo circondano. «I primi anni della Taverna Neapolis sono all’insegna della pizza, ma poi il desiderio di portare in tavola il piatto che mangiavamo da bambini è diventato realtà. Per diciotto anni ha cucinato mia sorella Carmela, che io definisco una chef casalinga, proprio perché ha saputo riproporre quei sapori, che oggi possono risultare perduti. Oggi Carmela non cucina più e si occupa di altro all’interno dello staff, ma io posso ritenermi fortunato, poiché ho due chef, Gaetano e Gianni, e un pizzaiolo, Nicola, che mi danno grandi soddisfazioni. Per me sono degli eroi!». Luigi Manzilli non nasconde di essere orgoglioso del suo staff, ma soprattutto ci tiene a sottolineare la grande complicità che si è instaurata tra gli chefs e i pizzaioli. Sono tutti ragazzi giovanissimi, come giovane è l’intero personale, e tra loro c’è sintonia, aiuto e sostegno, caratteristiche che oggigiorno non sono del tutto scontate.

Tavernaneapolis2

Taverna Neapolis è la casa della tradizione culinaria, Ragù e Genovese la fanno da padroni, e un posto d’eccezione è riservato al Crocché Maxi, ovvero un “panzerottone” di circa 30 cm, che da vent’anni padroneggia nel menù. Luigi Manzilli nel 2017 ha acquisito il diploma di Sommeleir, ma la sua conoscenza dei vini inizia almeno dieci anni prima e questa sua passione verso il mondo del vino lo accompagna sempre, anche quando deve consigliare un vino al cliente. «Presso Taverna Neapolis abbiamo vini di tracciabilità regionale. Ogni piatto è accompagnato da un vino specifico che ne esalta il sapore, ma oltre a questo sono convinto che l’abbinamento del vino con il piatto non deva soddisfare solo il palato. Il piatto e il vino che lo accompagna devono comunicare altre caratteristiche e raccontare una storia e un territorio». Questo rispetto e questa voglia di raccontare un luogo si ritrovano anche nelle pizze, le quali seguono la stagionalità e i suggerimenti che arrivano direttamente dal contadino.

«Per le pizze seguiamo molto i prodotti di stagione. Le melanzane non sono un prodotto che normalmente si trova tutto l’anno, come la zucca la si può trovare solo per due mesi all’anno, quindi le pizze seguono ciò che la stagione ci offre. Fortunatamente non siamo in un grande centro urbano e questo favorisce il contatto diretto e continuo con il contadino. Certamente lo stare in periferia, ci penalizza per altri aspetti, ma mi posso ritenere fortunato e soddisfatto di quanto realizzato fino ad ora». Nonostante i successi e i pareri positivi dei clienti, il patron di Taverna Neapolis non si ritiene “arrivato”. Luigi Manzilli continua a studiare per conoscere nuovi sapori e questo suo desiderio di conoscere lo ha spinto a dedicare un angolo del suo locale ai diversi sapori regionali, formaggi tipici e genuini di tutta Italia. La pizza sicuramente resta per Taverna Neapolis un piatto identitario, perché attraverso di essa si possono comunicare valori, sentimenti, cultura e tradizioni e all’insegna della tradizione non può mancare nel menù di Taverna Neapolis la Pizza DOC, ovvero una semplicissima margherita con fette di mozzarella di Bufala, che viene condita direttamente al tavolo e in virtù di tutto questo Luigi Manzilli ci dice perché bisogna andare nel suo locale: «Taverna Neapolis è il luogo dove la cucina tipica napoletana, la ricerca continua di materie prime e la stagionalità dei prodotti danno vita ad un menù dinamico e sempre propositivo. Una pizza eccellente ed una carta dei vini regionale ben assortita completano la nostra offerta».

Amalia Vingione

A pochi passi da via Marina di Varcaturo, la strada che ospita i lidi e i locali più in voga del litorale giuglianese, si trova il ristopub Locos , in spagnolo ‘i pazzi’. Siamo, appunto, a Varcaturo, frazione di Giugliano, comune di Napoli, in via Ripuaria 306b. Il locale è spazioso e moderno, con possibilità di mangiare sia all’interno che all’esterno.

Locos

Nel 2016 Pasquale Barbieri, napoletano DOC e titolare del locale, nonché chef, dopo tante esperienze lavorative sia in Italia che all’estero – anche in cucine stellate ed alberghi di una certa importanza (come ad esempio l’hotel Romeo di Napoli) – ha deciso di scommettere sulla sua terra. E’ da questa pazza scommessa d’amore che nasce il ristopub Locos, con un’eccellente selezione di panini, alcuni gourmet. “Noi oggi siamo un ristopub pizzeria” racconta il titolare, Pasquale: All’inizio eravamo solamente ristopub. Dopo un anno e mezzo di attività, su richiesta specifica dei clienti che mi chiedevano di poter mettere la mia abilità sulla scelta dei prodotti e degli abbinamenti anche a servizio della regina della tradizione napoletana, la pizza, ho deciso di trasformare il locale anche in una pizzeria”.

Pizzeria Locos
E’ così che nel settembre 2018 Locos si trasforma. E’ da allora che in cucina si lavora a quattro mani: “la nostra forza è il connubio e la collaborazione tra chef e pizzaiolo”, afferma orgogliosamente lo chef. E’ risaputo infatti che la riuscita di una buona pizza è data dalla sapiente combinazione di impasto e associazione degli ingredienti utilizzati: mentre Angelo cura l’impasto (che è un impasto diretto con una lievitazione di 36 ore), Pasquale si occupa degli abbinamenti dei prodotti, per lo più selezionati tra le eccellenze del territorio campano: la pizza più richiesta è infatti la Cantini, con crema di friarielli (verdura tipica campana), porchetta d’Ariccia, provola e scaglie di grana padano.

Locos
Non solo l’impasto della pizza ma anche quello dei panini è artigianale: i panini del Locos sono stati selezionati, da esperti del settore, per gareggiare in numerosi concorsi tra cui ‘panino artista 2019’ e ‘burgher battle 2019’. L’orgoglio del menu è il Locos, che non per niente porta il nome del locale: hamburger di scottona 220gr, scamorza, prosciutto cotto piastrato, crocchè di patate e fonduta di formaggio. La varietà del menu, che include anche piatti gluten-free, rende questo locale adatto a grandi e piccini, a palati semplici e raffinati, insomma, ce n’è per tutti i gusti.. non resta che prendere forchetta e coltello e darsi da fare!

” Cenando sotto un cielo diverso (on the road) “, cene d’autore e di beneficenza presso Villa Domi l’1 dicembre e tenuta San Domenico il 12 dicembre

cenando sotto un cielo diverso

E’ previsto per domenica 1 dicembre l’appuntamento che vede all’opera più di 80 chef presso le stanze di una delle più belle ville napoletane, ovvero Villa Domi: un evento di beneficenza che sarà animato da chef stellati (hanno già dato conferma della loro presenza Ciro Sicignano, Domenico Stile, Gianluca D’Agostino), cuochi di accalorato livello, pasticcieri, maestri panificatori, pizzaioli, produttori locali, cantine vinicole, bar tender, aziende agroalimentari d’eccellenza… Sarà possibile passeggiare nelle sale della Villa godendo delle sue bellezze architettoniche ed assaporando le leccornie preparate dagli chef presso le varie postazioni allestite, tutti piatti studiati con un ingrediente principale di partenza: la gioia di donare a chi è meno fortunato di noi! Come di consuetudine, l’edizione internale di “ Cenando sotto un Cielo Diverso ” prevede anche lo svolgimento di un galà di beneficenza che si terrà il 12 dicembre presso un’altra bellissima location, ubicata nel casertano, ovvero Tenuta San Domenico. In questa occasione, oltre a un parterre artistico d’eccezione che animerà la serata, saranno protagonisti ai fornelli: gli chef stellati Danilo Di Vuolo, Giuseppe Aversa, Michele de Blasio, Michele De Leo e Raffaele Vitale; i maestri panificatori Domenico Fioretti e Filippo Cascone; e il pastry chef Marco Aliberti.

“ Cenando sotto un Cielo diverso ” è un evento con una triplice finalità: beneficenza, valorizzazione del territorio, e corretta comunicazione dei suoi prodotti (e, dunque, della buona cucina ad essi direttamente legata). Esso coinvolge – in qualità di protagonisti ai fornelli – cuochi, pizzaioli, pasticceri, produttori del territorio campano e non (tutti di acclarata professionalità, alcuni chef stellati che intervengono in qualità di special guest), aziende (che, oltre a condividere le finalità dell’evento, sfruttano l’occasione per tessere rapporti con gli altri soggetti coinvolti), personaggi del mondo dello spettacolo vicini al concetto di “beneficenza”, operatori della comunicazione, e migliaia di persone che intervengono all’iniziativa per far del bene e mangiare bene.
Il progetto a monte della kermesse è stato ideato dalla dott.ssa Alfonsina Longobardi – psicologa, sommelier ed esperta di food & beverage – che ha voluto coniugare il suo impegno nel sociale alla sue competenze nel mondo del food. A monte della macchina organizzativa c’è l’Associazione “Tra cielo e mare” fondata dalla dott.ssa Longobardi nel marzo 2013: tale ente opera a sostegno delle persone con disagi psichici e di altra natura; altra finalità del sodalizio è quella di avvicinare le persone cosiddette “normali” a persone che purtroppo vivono situazioni di disagio, abbattendo la barriera della “paura” che è causa dell’incomunicabilità; l’ultimo obiettivo dell’Associazione consiste nella valorizzazione del territorio campano, sia delle sue bellezze che del suo potenziale umano (perciò l’evento si tiene in luoghi di interesse storico – culturale e perciò coinvolge chef e produttori, in primis campani) che dei suoi prodotti.
La prima edizione di “Cenando sotto un Cielo diverso” si è svolta nel 2014 presso il Castello Medioevale di Lettere, incastrato nell’incantevole cornice dei Monti Lattari. L’evento ogni anno ha registrato un consenso sempre maggiore: oggi è divenuto uno degli appuntamenti legati al mondo della beneficenza e a quello dell’enogastronomia più grandi del centro – sud Italia.

Due le mission della prossima edizione dell’evento: raccogliere denaro necessario all’acquisto di giochi da donare durante il periodo natalizio ai bambini ospedalizzati presso il Santobono Pausilipon (obiettivo ormai storico dell’edizione invernale di “Cenando sotto un Cielo Diverso”) e presso l’ospedale Monaldi, e il prosieguo della raccolta fondi per la costituzione di un laboratorio ludico didattico per persone affette da sindromi schizofreniche.

A partire da questa edizione l’associazione “Tra Cielo e Mare” si avvale anche dell’affiancamento del dott.  Ciro Langella, ricercatore  in ambito medico nel campo della Nutraceutica – ossia del food quale principale arma di prevenzione e salute -, e ideatore e fondatore del progetto SANA FOOD (realizzato nel 2017),  la prima rete di  aziende alimentari di eccellenza italiane, di operatori del food (chef, mense, nutrizionisti, etc.),  e di istituzioni pubbliche e private (università, strutture sanitarie, scuole, realtà legate al benessere e allo sport, etc.) che hanno come obiettivo comune la costituzione di un paniere di “alimenti per la salute”. Perché la cucina italiana è anche uno strumento di “health prevention” , ovvero di prevenzione della salute.

Altra novità di quest’anno sarà un momento dedicato all’arte, che si svolgerà l’1 dicembre,  con protagonista Davide Montuori, noto writer napoletano, che realizza quadri utilizzando le mille sfumature del vino. L’artista realizzerà un quadro in estemporanea e metterà all’asta le sue  prime opere realizzate in wine art. Il ricavato sarà devoluto per gli scopi sociali dell’evento di beneficenza. Banditore d’eccezione sarà l’attrice Annalisa Insardà, nota per il suo impegno nel settore antimafia.

Testimonial della kermesse sono  Floriana Messina – ex concorrente del Grande Fratello, ed oggi presentatrice, influencer, e nominata dai tifosi napoletani madrina della loro squadra del cuore – e l’attore Francesco Albanese. Durante le due serate interverranno numerosi personaggi legati mondo della musica e dello spettacolo, come il cantautore Michele Selillo ed il modello e attore Nicola Coletta.

Pagina Facebook: http://bit.ly/2QKSfzT

Evento Facebook: http://bit.ly/2s6VUxH

Lista chef aderenti: http://bit.ly/345FZ0M

Ufficio Stampa

Grazia Guarino

Campionato Nazionale di  Pasticceria degli Istituti Alberghieri d’Italia

Il 19, 20 e 21 novembre presso l’Istituto “A. Tilgher” il campionato nazionale

30 le scuole in gara provenienti da tutta l’Italia

La FIPGC in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Istituto Superiore “A. Tilgher” di Ercolano (NA) organizza il terzo Campionato Nazionale di  Pasticceria degli Istituti Alberghieri d’Italia, che si svolgerà il 19, 20 e 21 novembre 2019 presso la sede del succitato istituto.

Queste manifestazioni rappresentano l’occasione perfetta per mettere alla prova il talento e la creatività dei migliori pasticceri e  cake designer del nostro paese – afferma il Dirigente scolastico, il Prof. Giuseppe Montella -. I partecipanti saranno messi a dura prova,  dovranno realizzare delle vere e proprie opere  d’arte che saranno valutate anche nel più piccolo dettaglio: dalle tecniche utilizzate agli ingredienti, dalla pulizia del piano di lavoro utilizzato al tempo impiegato per assemblarle”.

30 saranno gli istituti alberghieri in gara, provenienti da tutte le regioni d’Italia. La manifestazione nasce e diventa sempre più un motivo di confronto e di crescita professionale grazie all’idea e al continuo impegno di Maurizio Santilli, professore di Termoli oggi referente internazionale per la divulgazione dell’arte pasticcera negli istituti scolastici del settore. La giuria sarà formata da un rappresentante del MIUR, nella persona della dott.ssa Carla Galdino, e da quattro professionisti del settore: il campione del mondo di pasticceria Matteo Cutolo, la responsabile nazionale del comparto “Cake design” della FIPGC Cinzia Lotti, il campione Italiano di pasticceria Gianluca Cecere, e l’avv. Raffaele Cardillo  chef de  “Il ristorantino dell’avvocato ” (già presidente regionale dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani).  Durante la tre giorni sarà presente anche il presidente della FIPGC,  Roberto Lestani, perno principale attorno al quale gravitano tutte le attività della Federazione.

Il Campionato  Nazionale di Pasticceria ha lo scopo di valorizzare la professionalità acquisita grazie allo studio e le capacità  metodologiche degli allievi provenienti dagli Istituti alberghieri Italiani – spiega il prof. Roberto Marotta, vicepreside dell’Istituto – , ovviamente il tutto contestualizzato alla pasticceria Italiana e a quella internazionale. E’ un’occasione di scambio finalizzata alla crescita, all’innovazione e soprattutto al confronto”.
Le regole a monte della competizione prevedono che l’Istituto vincitore si aggiudicherà la gestione del  Campionato per l’anno successivo. Infatti nella seconda edizione ad aggiudicarsi il premio  “Campionato Italiano di Pasticceria 2018” è stato l’Istituto Superiore “A. Tilgher”; i campioni in carica sono Cristian Beducci e Simona Liberini.

Questo evento è un’occasione di crescita professionale per i ragazzi che vi partecipano e per tutti coloro che li hanno affiancati durante le dure ore di allenamento presso i laboratori delle loro scuole”, conclude il Campione del Mondo di pasticceria Matteo Cutolo, della storica pasticceria “Generoso” .

 

UFFICIO STAMPA

GRAZIA GUARINO

I Grandi Chef al Pizza Village: dopo Gennaro Esposito partecipano Niko Romito e Alfonso Iaccarino

Nel weekend sul palco di RTL 102.5 Anastasio, Mahmood e Fred De Palma. Domenica derby all’Ippodromo

Sono bastati solo 20 secondi e 76 centesimi al pizzaiolo napoletano Giuseppe Crapetti, della pizzeria Fermento, per realizzare la pizza margherita e vincere, anche quest’anno, il contest Pizza più veloce indetto da Trenitalia al Napoli Pizza Village.

Napoli Pizza Village

Si conferma dunque pizzaiolo più veloce, per il secondo anno consecutivo, Giuseppe Crapetti che ha superato Silvio Zingarella, pizzeria Nanà (24”,19) e Luigi Petrone, pizzeria Vesuvio (26”,18). Premiato sul palco del Napoli Pizza Village da Serafino Lo Piano, responsabile vendite Alta Velocità e Media & Lunga Percorrenza di Trenitalia, al vincitore è andata la maglia del giocatore del Napoli calcio, Dries Mertens e due biglietti dello stadio San Paolo per assistere a due partite casalinghe del Napoli in campionato.

Intanto al food festival sul lungomare, che chiuderà domenica 22, si susseguono le presenze anche di chef stellati come: Gennaro Esposito, Niko Romito edAlfonso Iaccarino, a dimostrazione del valore gastronomico raggiunto dal disco di pasta più noto al mondo.

La pizza, infatti, continua a suscitare grande interesse e non solo tra i visitatori ma persino tra i grandi chef. Dopo la partecipazione dello stellato Gennaro Esposito, al Napoli Pizza Village sono in arrivo altri nomi illustri della cucina nazionale. In terrazza Ferrari, sabato alle 21.30, per il premio“Costantino Cutolo Street Art Festival”con Lino Cutolo (Compagnia Mercantile d’Oltremare-Ciao Pomodoro), interverrà lo chef abruzzese Niko Romito.

Domenica, invece, in occasione degli incontri NPV d’Essai, ma sempre nell’area esclusiva terrazza Ferrari, alle 18.30, ci sarà Alfonso Iaccarino, chef e titolare del noto ristornate stellato Don Alfonso a Sant’Agata sui Due Golfi, che parteciperà al convegno dal titolo: Cucina&Pizza.

Domenica, grazie all’accordo siglato tra il gruppo Oramata, che organizza il Napoli Pizza Village,eIppodromi Partenopei, accesso gratuito al92° Derby Italiano del Trotto memorial Luciano De Crescenzo. ,

A coloro che in settimana hanno acquistato un menù del food festival è stato consegnato un coupon per accedere liberamente, domenica 22 settembre dalle ore 18.00, all’Ippodromo di Agnano di Napoli.

Il Palco di RTL 102.5 presenterà ancora grandi ospiti nel weekend conclusivo della manifestazione. Sabato alle 21.30 toccherà al campano Anastasio mentre domenica salirà sul palco il vincitore del festival di Sanremo 2019 Mahmood ed a seguire il rapper Fred De Palma.

SABATO 21 SETTEMBRE

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invito) NPV d’EssaiPizza Donnaconduce Nerina Di Nunzio (Food Confidentialcon Sara Palmieri (10 Diego Vitagliano)Marzia de Rinaldi (Casa De Rinaldi)

NPV Classlezioni di pizza di Rossopomodoro con:

18.30Vincenzo Capuano (Pizzeria Vincenzo Capuano) – 21.00Stefano Guerin (SG Diet Molino Caputo)

20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invitoPizza Tourconducono Federico De Cesare Viola e Luciana Squadrilli (Food & Wine Italia)con  Ciro Oliva (Concettina Ai Tre Santi),Corrado Scaglione (Enosteria LipenJacopo Mercuro), Mirko Rizzo (180 g Pizzeria Romana)

21:30Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) Riunione giuria assegnazione premio “Costantino Cutolo Street Art Festival”con Lino Cutolo (Compagnia Mercantile d’Oltremare-Ciao Pomodoro) e lo chef Niko Romito.

21:30sul palco NPV– ANASTASIO – diretta in radiovisione su RTL 102,5 – a seguire Luca Rossi Tammorra Set – Il cantante Francesco Da Vinci – Lo youtuber Diego Laurenti in Iutubber live – Ivano 127 Rosso & il suo ospite speciale Vale Lambo – Il trapper Coco – La partecipazione eccentrica di Lisa “ subrettina” Fusco.

 

DOMENICA 22 SETTEMBRE

19.00Palco – Premiazione Rossopomodoro e premiazione delContest Costantino Cutolo Street Art Festival 

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invito) NPV d’Essai– Cucina&Pizzaconduce Eleonora Cozzellacon Franco Pepe (Pepe In Grani) Alfonso Iaccarino |(Don AlfonsoAntonello Maietta (presidente AIS nazionale)

18:30NPV Classlezioni di pizza di Rossopomodoro con Teresa Iorio (Le figlie di Iorio e Rossopomodoro)

21:30sul palco NPV– MAHMOOD /FRED DE PALMA – diretta in radiovisione su RTL 102,5a seguire i trapper Peppe Soks, Samurai Jay – Il cantante Mr HYDE con ospite Gianluca Capozzi – Blair

 

Ufficio Stampa

KUHNE & KUHNE

MANGIAFOGLIA: APERITIVO PER BRINDARE AL NUOVO RESTYLING DEL RISTORANTE 

TANTE NOVITÀ DA FESTEGGIARE INSIEME AGLI AMICI DI MANGIAFOGLIA
IL 18 SETTEMBRE ALLE 19.30 IN VIA CARDUCCI N° 32

Mangiafoglia

Mercoledì 18 settembre alle ore 19,30 brindisi di riapertura al Ristorante Mangiafoglia aperto a tutti gli amici di Mangiafoglia. Un nuovo restyling per il locale di via Carducci 32 a Napoli, nel cuore del quartiere Chiaia, pronto a rilanciare la filosofia che ha fatto di Mangiafoglia un punto di riferimento irrinunciabile per chi coltiva la passione per la cucina di qualità, attraverso l’utilizzo dei migliori prodotti presenti nel panorama gastronomico nazionale ed estero, rispettando i tempi e la stagionalità degli ingredienti.

Esaltare la cucina napoletana con influenze mediterranee e abbracciare la filosofia di una cucina salutare, leggera e di classe sono i punti di forza dello  chef Costanza Fara. Oggi tutto questo incontra la creatività della chef Costanza Fara, dalla origini sarde, che interpreta i piatti della tradizione napoletana in una chiave tutta da scoprire.

Tra le novità del menù, il tagliere di formaggi che comprende varie tipologie di formaggio, a partire da un gusto fresco e delicato tipico della ricotta di capra, per finire con un gusto più deciso e piccante tipico dei formaggio erborinati. Il tagliere prevede quattro diverse tipologie di latte: caprino, ovino, pecorino e vaccino. La selezione di tali formaggi consentirà al degustatore una notevole esperienza sia olfattiva che gustativa.

Tra le novità è da segnalare l’antipasto di mare secondo il pescato del giorno, il millefoglie carasau con carpaccio di tonno affumicato, la lattica di pezzata rossa e misticanza di verdure, l’uovo livornese croccante con lamelle di tartufo e salsa, la tempura di verdure con salsa agrodolce.

I primi piatti lasciano spazio alla creatività della chef sardo-napoletana. C’è la fregula allo scoglio, gli spaghetti con colatura di alici di Cetara, pomodorini datterini e noci, i ravioli di ricotta e spinaci con salsa di pomodorini confit e robiola di capra, gli spaghetti al nero di seppia con zucchine, bottarga e muggine affumicato di Cabras, la pasta e patate con provolone del Monaco e patata viola Bayard.

Passiamo ai secondi piatti. Si va dall’insalata tiepida di polpo su cremina di patate allo zafferano alle pepite di baccalà accompagnate da salsa, dalla sinfonia dell’orto alle entrecote, fino al filetto di spigola con asparagi e patate.

Il porceddu sardo, assecondando le origini della chef, sarà disponibile su prenotazione (almeno 24 ore prima).

I dolci, tutti di produzione propria, offrono ai Mangiafoglia la possibilità di spaziare dal classico all’innovativo: seadas con miele di castagnoscomposta di frutta con crema chantilly al limonecannolo cilentano con crema chantilly al limone, cioccolato e pistacchiosorbetto alla fruttasoffice al limone e mandorle e tagliata di frutta.

Una cucina che si basa su verdure, cereali, pesce e olio di oliva è una cucina completa che può far fronte al fabbisogno energetico di un individuo, proprio come accadeva nel 1500 quando i Mangiafoglia sono riusciti con la sola presenza delle brassicacee a sostentare intere generazioni. Non a caso una cucina ricca e variegata a base di verdura, cereali e olio di oliva è alla base del principio alimentare della Dieta Mediterranea. Quello del Ristorante Mangiafoglia è un racconto giornaliero che vive di retaggi e tradizioni declinati in una chiave moderna e che ammette commistioni con altre culture. Un luogo in cui Napoli rivive in ogni gesto, dalla mise en place al servizio, ma soprattutto in una cucina capace di riproporre la tradizionale gastronomia partenopea con l’ausilio delle più attuali tecniche di preparazione in cucina e con l’idea che la cucina di qualità non debba per forza ritenersi elitaria.
Diventare un “Mangiafoglia” significa prendersi cura di sé ed esaltare il piacere della lentezza.

 

Per info_Indirizzo: Via Giosuè Carducci n°32, 80121 Napoli (NA)
Sito: www.mangiafoglia.it Tel.081 414631 E-Mail: info@mangiafoglia.it
Social: Mangiafoglia

UFFICIO STAMPA

Roberta Raja

Prima serata della nona edizione del Napoli Pizza Village che parte con la marcia giusta, illuminata da una meravigliosa luna rossa e che ha già accolto migliaia di persone. Il sindaco Luigi de Magistris ha di fatto inaugurato l’evento, tagliando una pizza, un ciack per lo spettacolo più bello del mondo che dura 10 giorni e che celebra il cibo più internazionale, made in Naples.

Napoli Pizza Village

Sul palco Clementino ha debuttato accolto da migliaia di fan, in diretta in radiovisione su RTL 102.5. Dallo stesso palco gli organizzatori hanno comunicato la notizia dell’annullamento dell’esibizione di Arisa prevista per questa sera, a causa di un piccolo incidente che l’ha costretta a cancellare tutte le date dei prossimi giorni. Nell’augurarle buona fortuna e un arrivederci sul palco del Napoli Pizza Village è stato annunciato l’arrivo dei Tiromancino che suoneranno questa sera e l’attesa partecipazione di Enzo Gragnaniello.

Tantissimi gli eventi in calendario fino a domenica 22 settembre, oltre la possibilità di degustare la pizza, con workshop, convegni, incontri e spettacoli, grazie all’organizzazione di Oramata Grandi Eventi che lunedì 16 presenterà la partecipazione di Napoli Pizza Village a New York, prevista per ottobre, in occasione dei festeggiamenti del Columbus Day 2019.

 

Questo il programma di LUNEDÌ 16 SETTEMBRE

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito)

“Appuntamenti di Gusto: Fiordilatte Vs Mozzarella di bufala”promosso da Latteria Sorrentina,

in collaborazione con Scatti di Gusto– Ospiti Gino Sorbillo, Francesco Martucci e Franco Amodio.

 

NPV Class lezioni di pizza di Rossopomodoro con:

ore 18.30Andrea Cozzolino (Senza Wellness Foods) ore 21.00 Salvatore Lioniello (Pizzeria Da Lioniello)

19:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) – Convegno: “Il turismo enogastronomico a Napoli e le eccellenze del territorio” in collaborazione con la Fondazione Univerde –presieduta dall’on. A.Pecoraro Scanio.

 

19:00Area Ospitalità – Evento “Napoli Pizza Village VS New York Pizza Festival 2019” Protagonisti: Antimo Caputo (Mulino Caputo), Claudio Sebillo e Alessandro Marinacci (Oramata Grandi Eventi), Fred Mortati (presidente Pizza Academy Foundation che organizza il festival a New York) con una delegazione composta da 30 trend setter Usa

 

ore 20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) NPV d’Essai –  Pizza Senza, conducono Federica Gentile  RTL 10’2,5 e Nunzia Marciano Canale 8 conDavide Civitiello(Rosso Pomodoro), Renata Sitko (Villa Giovanna, Ottaviano), Guglielmo Vuolo (4°-Napoli) e Maurizio Filippi (Miglior Sommelier d’Italia 2016)

 

ore 21:00 sul palco NPVThe Kolors-Elodie-diretta in radiovisione su RTL 102,5

a seguire 80’S PIZZA STYLE: la serata tributo agli anni ’80 con Milena Setola (tributo agli Wham) – Federico di Napoli (da Made in Sud) con l’omaggio ad Alan Sorrenti e la partecipazione straordinaria di Tony Esposito

Tutte le info su www.pizzavillage.it

Uffiio Stampa KUHNE&KUHNE

 

Napoli Pizza Village: Il programma del weekend di sabato 14 e domenica 15 settembre

Napoli Pizza Village

Primo weekend per il Napoli Pizza Village 2019 col debutto di una cassa dedicata alla criptovaluta. Sarà il primo evento della città, in accordo con il Comune di Napoli, in cui sarà possibile acquistare anche in bit-coin il ticket menù, che costa 12 euro e comprende 1 pizza, 1 bibita, caffè, dolce o gelato.

L’accesso al Napoli Pizza Village e ai concerti, invece, è gratuito.  Ci sono 45 pizzerie (compresa una per celiaci) pronte a offrire 4 tipi di pizza: Margherita, Marinara, Specialità della Casa e Pizza Ferrarini al prosciutto cotto.

Costa, invece, 20 euro, una lezione di pizza al NPV Class. L’importo sarà devoluto ad un fondo per borse di studio del MIP, Metropolitan Istitute of Pizza. Gli “alunni”, in cambio, oltre ad imparare a fare la pizza in casa, riceveranno un attestato, il kit per preparare la pizza, grembiule e cappellino da pizzaiolo (si prenota su www.pizzavillage.it).

Rossopomodoro, che cura spazio NPV Class, ha affidato le prime due lezioni di pizza, nel giorno di apertura, a due grandi Maestri Pizzaioli internazionali: l’artista della Pizza Gino Sorbillo e il campione del Mondo 2013, Davide Civitiello, mentre domani arriva da New York Roberto Caporuscio, il pizzaiolo di Kestè e Vincenzo Iannucci. Domenica salgono “in cattedra” Simone Fortunato (pizzeria Diaz) e Pino Celio (Lucignolo Bella Pizza).

Questo il programma del weekend:

 

SABATO 14 SETTEMBRE

ore 18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) – “Appuntamenti di Gusto: Il Dolce in Pizzeria” promosso da Latteria Sorrentina in collaborazione con Scatti di Gusto– Ospiti Marco Infante, Gianluca Ranieri e Davide Civitiello.

NPV Class lezioni di pizza di Rossopomodoro con:

ore 18.30Roberto Caporuscio (Kestè New York) ore 21.00 con Vincenzo Iannucci (Molino Caputo)

ore 20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) NPV d’Essai – Pizza Memories 

conduce Sara De Bellis – Mangia e Bevicon Alfredo Forgione e Antonio Troncone (Trattoria Fresco) – Giuseppe Di Meglio (Luise), ospite Germano Bellavia di  Un Posto al Sole

21:30sul palco NPVArisa e Alfa– diretta in radiovisione su RTL 102,5

a seguire la straordinaria partecipazione di Enzo Gragnaniello, Ciccio Merolla che presenta il suo nuovo album fusion e I rapper Oyoshe e DopeOne.

DOMENICA 15 SETTEMBRE

NPV Class lezioni di pizza con:

ore 18.30Simone Fortunato (Pizzeria Diaz) – ore 21.00Pino Celio (Pizzeria Licignolo Bella Pizza)

ore 20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) NPV d’Essai – I Maestri e Margherita conduce Fulvio Giuliani, RTL 102,5con Salvatore Salvo (Salvo Pizzeria, San Giorgio), Renato Bosco (Saporè, Verona), Gennarino Esposito (Torre del Saracino, Vico Equense), Marcello Lunelli (spumanti Ferrari, Trento), Roberto Anesi (Miglior sommelier d’Italia 2017) eAntonello Maietta, (presidente AIS nazionale).

ore 21:00 sul palco NPVAchille Lauro e Joey-diretta in radiovisione su RTL 102,5

 a seguire a partecipazione straordinaria di Rocco Hunt – I cantautori Livio Cori e Nello Daniele – I trapper Jay-Lillo, Colza, Plug

Tutte le info su www.pizzavillage.it

Ufficio stampa KUHNE

Napoli Pizza Village: Il programma della giornata di apertura

Oggi, venerdì 13, alle 18.00,  saranno già accesi tutti i 50 forni del Napoli Pizza Village sul Lungomare partenopeo che si spegneranno il 22 settembre prossimo.

Non saranno 10 giorni di solo pizza ma anche di spettacoli, musica, cultura e confronto. Le aree del Pizza Class (come fare la pizza in casa) NPV KIDS( dedicate ai bambini) inizieranno a lavorare dalle 19.00. Inaugurata la terrazza Ferrari con il primo incontro del NPV d’Essai, mentre il taglio del nastro del villaggio con le autorità è fissata alle 20.30 e dalle 21,30 il palco accoglierà il primo artista in radiovisione su RTL 102.5, Clementino.

Questo il programma:

VENERDI’ 13 SETTEMBRE

18:00 Area Ospitalità – Rotonda Diaz Convegno: “Valorizzazione del riconoscimento Unesco” in collaborazione con Fondazione Univerde presieduta dall’on. A.Pecoraro Scanio.

– Inaugurazione Mostra fotografica Campagna #PizzaUnesco.

19:00 Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) – “Appuntamenti di Gusto: Fuscella & Ricotta”

promosso da Latteria Sorrentina in collaborazione con Scatti di Gusto – Ospiti Teresa Iorio e Pasquale Gueli.

20.00 Terrazza Ferrari -NPV D’essai – “PopPizza Largo alle Periferie. Quanto conta avere la pizzeria di riferimento sotto casa?” conduce Nio Puzzicon Raf Bonetta, Vincenzo Angillotti, Vincenzo Esposito

20:15 Inaugurazione del Napoli Pizza Village con il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e la presenza delle  autorità – Ingresso lato Mergellina.

20.30 palco – Clementino a seguire Il cantautore Tommaso Primo – Il rapper Pepp-oh – L’ironico della canzone napoletana Ernesto a Foria and Friends- Ivan Granatino.

Napoli Pizza Village

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Ufficio Stampa KUHNE

A Baiano, un paesino in provincia di Avellino, in una valle sormontata dalle vette Avellane e dalla cima del Partenio, a ridosso del bosco di Arciano, nello storico “rione d’e Vesune, in quella che un tempo era conosciuta come Via Tufo, Ciro Casale, giovanissimo pizzaiolo racconta la sua storia di “passione e mestiere” attraverso la sua pizza che ha ribattezzato, con fierezza, dello “star bene a tavola”. 

ciro

Ho deciso di fare questo mestiere non per scelta ma per esigenze di vita” – dice Ciro Casale, e continua – “Mi sono affezionato a quello che oggi è il mio lavoro studiando da autodidatta e facendo esperienze lavorative all’estero che mi hanno permesso di specializzarmi direttamente sul campo”.  

La mia personale avventura è iniziata in quella che definisco, con affetto, una piccola bottegatra l’altro ancora esistente,  dove un tempo preparavo solo pizze da asporto” – afferma Ciro che proprio così, con estrema umiltà, si è presentato qualche anno fa agli abitanti dell’Irpinia. 

Oggi, Ciro Casale accoglie i suoi numerosi ospiti in un ambiente moderno dalle linee semplici e pulite, il luogo ideale dove poter gustare non la classica pizza napoletana ma una rivisitazione assolutamente personale della stessa in chiave contemporanea. 

“La mia pizza ispira fiducia e piace ai miei clienti proprio per questo; ogni giorno la preparo con coscienza gastronomica perché scelgo solo ingredienti di qualità, dalla farina che utilizzo per fare l’impasto, quella del Molino Vigevano,  ai prodotti con cui la condisco” – afferma il pizzaiolo della pizzeria Pulcinella. 

Una lunga e lenta lievitazione caratterizza un impasto preparato con la biga al 30% e farine lasciate precedentemente in ammollo secondo la tecnica dell’autolisi. Il risultato è un panetto liscio, morbido ed elastico al punto giusto, ma soprattutto profumato e con una lunga shelf-life che gli consente di conservare la qualità iniziale e di mantenere inalterate tutte le proprietà organolettiche che lo contraddistinguono. 

All’uscita dal forno, la pizza di Ciro Casale non presenta il solito cornicione pronunciato, propriamente detto “a canotto”, una moda”, questa, ormai a cui il pizzaiolo di casa Casale rinuncia volentieri, preferendo una pizza anche imperfetta nella sua forma ma ben stesa e condita con un ricco topping, “perché la gente vuole mangiare una pizza piena” – aggiunge Ciro. 

ripieno

Non a caso, la pizza fritta con ripieno alla genovese è tra le proposte culinarie più apprezzate della pizzeria di Ciro. La ricca e gustosa farcitura di questo calzone, fragrante all’esterno e morbido all’interno, caratterizza questa specialità che stuzzica immediatamente l’appetito. La cipolla ramata di Montorodolce e profumata, e il muscolo di scottona dell’Irpinia, tenero e succulento, sono gli ingredienti principali di questa pizza: il ripieno viene lasciato sobbollire piano piano  per ore e durante la lunga e lenta fase di cottura viene sfumato con un buon vino rosso locale. “Prima di chiudere la pizza” – dice Ciro, il pizzaiolo – “aggiungo scaglie di provolone del Monaco, con il suo gusto piacevolmente piccante,  e pezzi di provola affumicata, perché il dettaglio fa sempre la differenza, ogni giorno e soprattutto in pizzeria”.  

Sono attento a tutto dal topping che scelgo per condire la pizza, alla sua presentazione nel piattoalla temperatura a cui la porto in tavola perché niente di tutto ciò va trascurato o sottovalutato, se vuoi offrire una pizza di qualità”. 

Le pizze di Ciro Casale, infatti, sono tutte “studiate ma non elaborate” perché il suo intento è quello di realizzare “una pizza accessibile in termini di gustocosì da soddisfare le esigenze di ogni palato”. “Gli ingredienti utilizzati sono semplici, poco trasformati  e soprattutto  locali, come il pomodoro aeroponicoin particolare il pizzutello, una varietà tipica della zona irpina  privo di nichel, perché richiede un ridotto fabbisogno di acqua, e ricco di polifenoli o anche il prosciutto Ciarcia, dal sapore inconfondibile, dolce e aromaticocon quel giusto filo di grasso che fa la differenza”. 

Nella pizzeria Pulcinella i sapori tipici della tradizione culinaria campana convivono con la ricerca di prodotti nuovi ed originali, che Ciro seleziona accuratamente, sperimentando di persona i vari abbinamenti gastronomici e le diverse combinazioni di gusti, prima ancora di proporli ai suoi commensali. Primo fra tutti, l’aglio orsino, noto per essere un antimicotico naturale e molto più digeribile rispetto all’aglio comune, uno degli ingredienti che Ciro Casale utilizza sulla sua Marinara del Partenio, una pizza rossa condita con pomodorino corbarino semisecco reidratato dalle importanti proprietà antiossidanti insieme alle acciughe di Cetara, freschissime e ricche di omega 3 e giusto un pizzico di mozzarella, per conferire alla pizza un sapore ancora più intenso e consistente. 

margherita

La pizzeria Pulcinella è evidentemente il risultato di un percorso di vita non solo professionale che Ciro Casale, ha intrapreso, giovanissimo, con tenacia e forza d’animo. “Ho rischiato, ma alla fine ho vinto!” – dice Ciro con orgoglio, parole che possono sicuramente confermare tutti coloro che ogni giorno si siedono nella sua pizzeria con la promessa di ritornarci. 

 

Felicia Mercogliano 

 

La dieta mediterranea : Pietrarsa, dal 12 al 14 ottobre focus sulla gastronomia dei territori vulcanici e i grandi vini italiani, tra i protagonisti Merano WineFestival e Cittaslow International

 I prodotti della dieta mediterranea , patrimonio immateriale dell’umanità, saranno al centro della seconda edizione di Eruzioni del Gusto, evento enogastronomico dei territori vulcanici, dedicato alla sostenibilità, in programma dal 12 al 14 ottobre 2019 al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa a Napoli, promosso da ORONERO – Dalle scritture del fuoco, associazione che favorisce lo scambio culturale tra i popoli per lo sviluppo economico pacifico, ponendo centralità a quelli che vivono nelle aree vulcaniche del pianeta. Accanto alle degustazioni di cibi mediterranei e agli assaggi di grandi vini vulcanici dal Vesuvio all’Etna dal Vulture a Soave, ai focus sull’enoturismo e i beni culturali, docenti e scienziati analizzeranno nelle tavole rotonde i prodotti che rendono unica la nostra dieta esportata ormai in tutto il mondo, le ricadute sull’organismo e i benefici. Si va dall’esame della materia prima al prodotto finito che giunge sulle tavole agli effetti benefici su salute e longevità delle persone. L’evento patrocinato dal Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, dalla Regione Campania e da numerosi Comuni ed Enti di ricerca, è infatti  patrocinato anche da Cittaslow International, la rete mondiale delle città del buon vivere con Slow Food, e come luogo simbolo a Pietrarsa ci sarà la città di Pollica che con il Cilento è una delle sette comunità emblematiche della dieta mediterranea individuate in sede di dichiarazione Unesco. E proprio nel Cilento, nel borgo marinaro di Pioppi, ha vissuto lo scienziato statunitense Ancel Keys, che ha scoperto il legame diretto tra regime alimentare e patologie cardiovascolari esaltando le virtù della dieta mediterranea.

Pasta, pane, ortaggi di stagione e legumi, formaggi, e tantissimi altri prodotti di eccellenza dei territori italiani potranno essere degustati negli spazi allestiti negli eleganti saloni del museo tra le locomotive che hanno fatto la storia delle ferrovie italiane. Tra questi prodotti anche la mozzarella di bufala campana Dop, pomodorino del piennolo del Vesuvio Dop, provolone del Monaco Dop, limoni della Costa di Amalfi Igp e quella sorrentina, colatura di alici di Cetara, fagioli di Sarconi Igp, pecorino canestrato di Moliterno Igp, olio d’oliva di Aliano e del Cilento. Una ricca esposizione di prodotti  resi unici grazie alla generosità delle terre vulcaniche, al lavoro e alle mani sapienti dei contadini e dei trasformatori che nel tempo hanno saputo conservarli e renderli preziosi. Naturalmente non mancherà la pizza e la straordinaria arte dei pizzaiuoli napoletani patrimonio dell’Unesco. 

Dalla tavola all’arte e al turismo. Nella tre giorni le città di Pompei, Ercolano, Stabia, Pozzuoli, Portici, l’antica Oplontis e Napoli con il Golfo che le abbraccia saranno al centro di un focus che punta a rilanciarne il turismo e l’ospitalità dei territori vulcanici, anche attraverso itinerari enogastronomici e a generare così un nuovo indotto economico.

Protagonisti a Pietrarsa anche i territori vulcanici della Sicilia e della Basilicata con il Vulture, la Val d’Agri e Matera Capitale europea della Cultura 2019. Assieme al cibo i vini che rendono particolari questi territori occuperanno un posto di primo piano tra degustazioni e focus di natura scientifica a cura del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con i docenti del Dipartimento di Medicina della Federico II si discuterà invece dell’importanza del bere consapevole e del valore del vino nella dieta. La Fondazione Dohrn si occuperà delle aree vulcaniche sommerse e curerà gli aspetti della pesca sostenibile, l’Istituto Zooprofilattico di sicurezza alimentare.

Il presidente di ORONERO, Carmine Maione dice: ‘’Per la prima volta i territori vulcanici del nostro Paese fanno rete e si danno appuntamento per promuovere insieme al mondo della ricerca scientifica il valore culturale e sociale e confrontarsi sull’opportunità che una tale ricchezza rappresenta per lo sviluppo economico sostenibile”. 

L’evento è patrocinato da: Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, la Regione Campania e altre Regioni italiane, Comune di Napoli, comuni vesuviani e molti comuni italiani tra i quali Matera Capitale europea della Cultura 2019, il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Laboratorio di Urbanistica e Pianificazione Territoriale sempre della Federico II, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, la Fondazione Dohrn, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Cittaslow International, Slow Food Vesuvio e i presidi della Campania, Certiquality, numerosi Enti di ricerca e Ordini professionali tra i quali quello dei Tecnologi alimentari di Lazio e Campania e l’Ordine degli Agronomi Forestali di Napoli, le Camere di Commercio, Gourmet’s International organizzatrice del Merano WineFestival, l’AIS Campania e l’AIS Comuni Vesuviani.

Ass. ORONERO | www.oronero.net | segreteria@oronero.net | uffciostampa@oronero.net

Ufficio stampa Oronero

pizzeria ferrilloSituata nel cuore del quartiere Vomero di Napoli, la “Pizzeria Ferrillo Ai Piani Alti” vanta una tradizione secolare fatta di profumi e sapori intramontabili. Cuore pulsante di questa attività è Maurizio Ferrillo, patron e mastro pizzaiolo che con la sua esperienza ventennale propone ai clienti un’offerta gastronomica varia: dalle pizze gourmet cotte in forno a legna alle bontà della friggitoria partenopea preparate con passione e professionalità.  

pizzeria ferrillo fr

<<Tutte le grandi maratone cominciano con dei piccoli passi. Infatti, io ho iniziato come fattorino di Pizzazzà per poi rilevare la pizzeria del mio maestro nel 1999>> ci dice soddisfatto Maurizio Ferrillo che ci tiene a precisare <<Pizzazzà è stata la prima pizzeria d’asporto a Napoli>>. Diverse riconoscenze vanta il patron di Pizzeria Ferrillo a cui è stato conferito l’attestato di maestro artigiano della regione Campania in aggiunta a quello di maestro accademico dell’INP (Istituto Nazionale Pizzaioli). Inoltre, impartisce lezioni come maestro accademico della “Multicenter school” nei corsi di formazione riconosciuti dalla regione per le giovani nuove promesse dell’arte bianca.  

La tradizione in Pizzeria Ferrillo si sposa perfettamente con l’inventiva, la creatività e la sperimentazione. Ai piatti classici infatti viene aggiungo un quid, il giusto per esaltare il gusto senza mai scostarsi troppo dalla ricetta originale utilizzando ingredienti sempre freschi e di provenienza italiana. Infatti, la dispensa della pizzeria offrepomodoro Gustarosso qualità superiordatterino giallo San Marzano, provolone del monaco DOP, pancetta al pepe nero valdostana, pistacchio di Bronte, Mortadella Bolognese IGP e tanto altro.  

bronte

La lunga esperienza di Maurizio gli permette di <<cavalcare l’onda della modernità rispettando la tradizione partenopea, perché non si può dimenticare la scuola dalla quale si proviene>> sottolinea il patron. Infatti, le ricette sempre in continua evoluzione, accostamenti nuovi, senza mai tralasciare la tradizione sono i leit motiv principali dell’attività. 

Bianca, rossa, tonda, a metro, tradizionale o gourmet. È sempre lei la regina delle tavole partenopee: la pizza. E la pizzeria Ferrillo la prepara esclusivamente con un impasto diretto e uno a doppia levitazione che permette di mantenere fragranza e morbidezza anche per quella d’asporto. <<Dal momento che una pizza trasportata perde quasi sempre il 30% di qualità, ci siamo dotati di box appositamente studiati, con carta stagnola all’interno e dei fori, per ovviare il problema della condensa>> racconta Maurizio che riesce in ogni caso a proporre un prodotto qualitativamente eccellente per la sua clientela affezionata e fidelizzata, suo chiodo fisso.  

La parola d’ordine quindi è solo una: qualità. Maurizio infatti seleziona personalmente i prodotti utilizzati nel suo laboratorio del gusto per fare della pizza una vera e propria esperienza sensoriale che trova nella freschezza del pomodoro, della mozzarella, dei salumi un unicum 

arcobaleno

Grazie alla varietà delle pizze presenti sul menu, ogni palato è soddisfatto. Infatti, tra le specialità di Pizzeria Ferrillo: La “Mamma Stefania”, registrata su MySocialRecipe, condita con olio e pomodoro con cornicione di ricotta, all’uscita mozzarella da 250 gr in quattro spicchi, olio a crudo e basilico; la “Bronte”, che ha riscosso notevole successo al Pizza Festival di Verona: mortadella, crema di pistacchio di Bronte e granella di pistacchio; la “Arcobaleno”: pomodorino giallo e rosso, mozzarella di bufala campana DOP, all’uscita pancetta e granella e per ultima, ma non meno importante, la “Fiorita”: fiori di zucca, ricotta, provola e all’uscita pancetta.  

La Pizzeria Ferrillo <<nel nome della buona tradizione napoletana e di ricette in continua evoluzione assicura la soddisfazione di ogni buongustaio>>. A voi l’ardua scelta di decidere quale pizza preferite!  

CHIUSA LA FASE WEB DEL CONTEST # PIZZAWARD. ECCO I NUOVI TREND DEL MONDOPIZZA: TRADIZIONALE O INNOVATIVA, MA CON PRODOTTI TIPICI LOCALI, E ATTENZIONE ALL’AMBIENTE.

AL VIA IL 1° VIDEOCONTEST SULLA PIZZA

pizzAward

Chiusa la fase web della quarta edizione del contest internazionale # pizzAward di MySocialRecipe, che come ogni anno rivela i trend del mondo pizza. Si registra un  ritorno alla tradizione, esaltando le tipicità locali. Tendenza non solo italiana, ma internazionale, come la pizza dal Kazakistan che vede tra gli ingredienti principali l’acqua dei monti del Caucaso, il fiordilatte di Amalty, e un mix di pomodori locali.
In Italia, da Nord a Sud, trionfa la classica mozzarella di bufala campana, assieme ad altri ingredienti, quali il fiordilatte di Agerola, le tante varietà di pomodoro, i tartufi, le alici di Menaica, ed anche burrata e stracciatella pugliesi, pistacchio di Bronte, speck trentino, Gorgonzola, Pecorino, Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, guanciale di Amatrice, proprio per ricordare e rivendicare l’eccellenza dei tanti prodotti nostrani.
E così i maestri pizzaioli propongono le loro creazioni originali o le rivisitazioni delle pizze più tradizionali, con una grande attenzione alla scelta ed alla qualità degli ingredienti per dare vita ad un prodotto eccellente, e sempre più attento all’ambiente.
Qualità ottenuta attraverso una ricerca accurata delle farine per gli impasti, ma soprattutto dalla scelta di prodotti tipici del territorio di provenienza, che diventano quindi il nuovo leitmotiv, ed un richiamo forte alle origini, sia nelle pizze più tradizionali che in quelle più innovative.
Una competizione che si gioca a colpi di impasti sempre più ricercati, ingredienti di qualità, uniti a creatività e competenza, che saranno ora valutati dalla giuria di giornalisti enogastronomici ed esperti del settore, composta da: Anna Scafuri (giornalista RAI)che torna a ricoprire il ruolo di presidente, e con lei Giuseppe Cerasa (Le guide Repubblica), Alessandro Circiello (chef della FIC e personaggio televisivo), Patrizio Roversi (conduttore televisivo) e Scott Wiener (foodblogger USA).

I dieci finalisti, le cinque migliori proposte tra le pizze ispirate alla tradizione e le cinque migliori proposte tra le pizze di innovazione, si scontreranno in una gara live il 26 novembre a Napoli per scegliere la migliore interpretazione della tradizione e la pizza più originale del 2019.
E non finisce qui, infatti a partire dal 1 agosto e fino al 31 agosto 2019, parte il primo “videocontest # pizzAward” ed i pizzaioli da tutto il mondo avranno l’opportunità di assicurarsi un invito per la serata finale del contest pubblicando sul proprio profilo Facebook un video dal tema “La mia pizza in 30sec”, taggando mysocialrecipe con hashtag #pizzAward2019.

L’iniziativa è sostenuta da La Fiammante, Scugnizzonapoletano, Adhoc cash&carry, Sorì, Molino Caputo, San Benedetto, Olitalia e il Consorzio del Parmigiano-Reggiano Dop.
Mediapartner Alice TV, Il Mattino, LucianoPignataro Wine Blog, Italia a Tavola, Pizza&Core e Ristonews, Sala&Cucina.
Partner del contest sono Event Planet food, e AIS Associazione Italiana Sommelier, CuArtigiana, la Scuola Dolce&Salato e Castaldi Group.

Per info: contest@mysocialrecipe.com

 

Ufficio Stampa 
press@mysocialrecipe.com

www.mysocialrecipe.com 

A Fico Eataly World  i pizzaioli del Napoli Pizza Village 

hanno unito l’Italia con la “Pizza da Guinness”

Fico

 Bologna, 27 luglio 2019 –  La pioggia non ha fermato la sfida che 30 pizzaioli, partiti da Napoli, hanno affrontato e realizzato a Fico Eataly World di Bologna, grazie all’esperienza del Napoli Pizza Village, il miglior food festival al mondo, che quest’anno si svolge sul lungomare partenopeo dal 13 al 22 settembre.

Ci cono volute sessanta braccia esperte e forti per impastare, stendere, condire, infornare e servire la “Pizza da guinness” lunga 500 metri che ha unito tutti i sapori d’Italia grazie ai  prodotti tipici di 20 regioni italiane.

Nel parco del cibo più grande del mondo la pizza è stata preparata su 270 tavoli e cucinata in due grandi forni a legna “mobili” che, partendo dalle estremità del lunghissimo nastro di pasta, hanno cotto la pizza ad una velocità di circa 120 metri all’ora.

I maestri pizzaioli,  tra cui anche10 giovani talenti under 30 scelti da Rossopomodoro, hanno utilizzato una lista degli ingredienti da record: 500 chili di farina del Molino Caputo, leader mondiale nella produzione di farina per pizzeria, 400 di pomodoro Ciao, 500 di fiordilatte Latteria Sorrentina, 10 chili di basilico, 50 litri di olio extravergine di oliva Olitalia e più di 50 altri ingredienti tipici, alla base dei condimenti più golosi e particolari messi a disposizione da D’Amico e  Robo, usati come fantasiosi topping per impreziosire il prelibato cibo da record.

Soddisfatto di questa nuova impresa, Claudio Sebillo, founder di Oramata Grandi Eventi, società che organizza Napoli Pizza Village:

“Dopo aver realizzato il Guinness della pizza più lunga al mondo nel 2016, abbiamo accettato con grande soddisfazione questa nuova sfida con Fico Eataly World per produrre la Pizza da Guinness. Una pizza che unisce l’Italia, esaltando il lavoro dei pizzaioli napoletani ma anche quello delle tipicità alimentari italiane. Nella logica del Napoli Pizza Village questo a Fico è un evento rappresentativo tra gli addetti ai lavori e del prodotto pizza nel mondo”

 La pizza con la sua la spettacolare sequenza di ricette è stata servita fino a tarda sera, al pubblico, che ha affollato il Parco del Cibo per assistere alla particolarissima preparazione.

Ufficio Stampa KUHNE & KUHNE

 Il 23 luglio nel Teatro Mercadante di Napoli in scena la cerimonia di premiazione delle migliori 50 pizzerie d’Italia e del mondo. 

50 top pizza 2019 anteprima premi speciali: Pier Daniele Seu, Denis Lovatel e Sara Palmieri si aggiudicano i riconoscimenti vegano, compatibilità ambientale e gluten free. Presentano la serata Fatima Trotta e Paolo Notari 

Anteprima premi speciali a carattere etico:  

Pier Daniele Seu, Denis Lovatel e Sara Palmieri  si aggiudicano i riconoscimenti vegano, compatibilità ambientale e  gluten free 

 L’attesa sta per finire. Martedì 23 luglio, nello storico e suggestivo Teatro Mercadante di Napoli (sito in Piazza Municipio), andrà in scena la cerimonia di premiazione delle migliori 50 pizzerie d’Italia e del mondo. La serata sarà l’atto conclusivo della cavalcata 2019 di 50 Top Pizza, la prima e più importante guida on-line di settore giunta quest’anno alla sua terza edizione. 

Ad essere giudicato, in completo anonimato dagli ispettori della guida, è stato il progetto pizzerie in toto, quindi non solo la qualità della pizza e degli altri prodotti proposti, ma l’insieme dei servizi offerti al cliente, la sala, l’ambiente, la carta delle birre, dei vini e degli oli.  

salire sul palco del Mercadante, per ricevere tre importanti riconoscimenti, saranno sicuramente Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati – Roma), premiato per la Migliore Pizza Vegana (crucifere, crema di senape e nocciole)Sara Palmieri (10 Diego Vitagliano – Napoli) aggiudicatasi il Premio D’Amico per la Migliore Proposta Gluten Free, e Denis Lovatel (Ezio – Alano di Piave, BL), a cui va il Premio S. Pellegrino Innovazione e Sostenibilità. 

Riflettori puntati anche sulle pizzerie del “resto del mondo”. A Napoli infatti verranno premiati anche i migliori locali di Africa, Asia, Oceania, Sud America, Brasile e Giappone. Riconoscimenti anche all’insegna che propone la Migliore Pizza in Stile Napoletano nel Mondo (Italia esclusa) e alla pizzeria distintasi per la Valorizzazione del Made in Italy. Un focus su ciò che accade al di là dei nostri confini che quest’anno è stato ancor più attento grazie ai due spin off, con rispettivi ranking, riguardanti i continenti Europa e Nord America. A piazzarsi sui gradini più alti del podio sono stati, per 50 Top Europe50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria London, e, per 50 Top North AmericaRazza Pizza Artigianale (Jersey City, New Jersey – USA), del pizzaiolo Dan Richer. Entrambi i vincitori, già annunciati nelle scorse settimane a Milano e New York, saranno presenti alla cerimonia in scena nel Teatro Mercadante.  

“Sarà come ormai di consueto – sottolineano i tre curatori del progetto editoriale, Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere – una grande festa della pizza. Un momento atteso, emozionante per noi quanto per i pizzaioli. Al di là dei singoli premi questa cerimonia vuole riconoscere e porre in evidenza il grande lavoro svolto da tutti gli addetti ai lavori. Un movimento che negli ultimi anni è riuscito a operare, compatto, in direzione di un miglioramento qualitativo che appare oggi lampante e che riguarda l’intero territorio nazionale e non solo, come testimoniato dagli enormi passi in avanti fatti dalle pizzerie di tutto il mondo”. 

A condurre la serata del 23 luglio saranno Paolo Notari e, novità di quest’anno, Fatima Trotta, conduttrice della trasmissione Made in Sud. Sarà possibile seguire la diretta dell’evento, a partire dalle ore 20.15, sul sito web www.50toppizza.it e sui canali social di 50 Top Pizza, FineDiningLovers e Luciano Pignataro Wine Blog.    

 I principi di 50 Top Pizza: https://www.50toppizza.it/i-nostri-principi/ 

50 top

Partners dell’iniziativa:  

Pastificio Di Martino, S.Pellegrino & Acqua Panna, Consorzio di Tutela del Prosecco DOCOlitalia, D’Amico, Birrificio Valsugana, Fior d’Agerola, Solania, Kimbo, Mandara, Scugnizzo Napoletano. 

Ufficio Stampa: Mg Logos 

 

Atmosfera familiare e piatti tipici sono le due caratteristiche principali de Il ritrovo degli amici di Pasquale Poerio a Marano di Napoli, un ristorante-pizzeria che con il tempo ha saputo trovare la propria specificità, tutta indirizzata ai sapori tipici del territorio. 

ritrovo

«Il ristorante, come attività di famiglia, esiste da 1981. Dal 2003, però, io e mio padre abbiamo deciso di dar vita ad una nuova realtà imprenditoriale, al fine di esprimere al meglio l’idea che ognuno aveva di ristorazione. Così ci siamo messi in proprio ed è nato Il ritrovo degli amici, un locale che è una via di mezzo tra il classico e il moderno, dove tutti possono trovarsi e ritrovarsi davanti ad un buon piatto» 

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Sono proprio la cucina dei piatti tipici a riempire il menù, di cui si occupa lo chef Luigi Poerio. «In cucina c’è mio padre, Luigi, che è uno chef di vecchio stampo. Lui ama proporre al cliente il piatto tradizionale, semplice e gustoso. Spesso si pensa che sia facile cucinare i piatti tradizionali, ma non è così. Devi conoscere il prodotto che vai a cucinare, altrimenti lo rovini. Prendiamo, ad esempio, lo spaghetto con le vongole, che insieme al pacchero ai frutti di mare, è il piatto che mio padre preferisce di più realizzare. Se non sai dosare bene gli ingredienti, se non conosci i tempi di cottura dei singoli elementi e, aggiungo, se non hai la passione vera per la cucina non potrai mai realizzare un piatto di qualità. Il rischio, nel momento in cui vai a fare nuove combinazioni di gusto, è di perdere il sapore autentico e verace, tradendo quella che poi è la nostra idea di piatto».

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Il ritrovo degli amici, oltre che ristorante, è anche pizzeria e ad occuparsi delle pizze è proprio Pasquale Poerio, il quale ha scelto, negli ultimi tempi, di intraprendere una nuova strada. «Da diversi mesi stiamo facendo un nuovo impasto, molto più leggero, che realizziamo attraverso un prefermento di ventiquattr’ore, il quale viene poi rimpastato. Questo permette al prodotto finale di acquistare una caratteristica fondamentale per la pizza: l’alta digeribilità. Un esempio è la Gennarì, una pizza leggera e semplice in cui gli ingredienti, prosciutto cotto, salame, carciofini, provola e pepe, ovviamente bianca senza pomodoro, si combinano perfettamente senza annullarsi l’uno con l’altro». Pasquale Poerio parla in maniera entusiasta del percorso compiuto fino ad oggi ed iniziato in tenera età, quando da bambino girava tra i tavoli del locale. Oggi ha raggiunto importanti traguardi, tra cui secondo classificato al TuttoPizza 2019 nella categoria Trofeo a squadre 5 spicchi. Il ritrovo degli amici è un locale dall’imprinting giovane, in cui il cliente ritorna perché qui trova uno staff affiatato e disponibile, un ambiente accogliente, dove le famiglie possono trascorrere gradevoli serate in compagnia degli amici. In particolare Pasquale Poerio ci tiene a precisare che il suo ristorante è un luogo perfetto per le famiglie perché «abbiamo realizzato una sala baby con animazione il sabato e la domenica, al fine di far godere la serata ai genitori e, allo stesso tempo, far divertire i bambini». 

Il ritrovo degli amici è dunque, come dice il motto del ristorante, un posto da provare e da non lasciare andare mai!”. 

 

Amalia Vingione

franciacortaPalazzo Petrucci è stata la location di gran classe che ha ospitato il Festival itinerante del Franciacorta a Napoli. Un evento che ha chiamato a raccolta 31 aziende e oltre 60 etichette per accogliere wine lovers e appassionati, sempre più curiosi e desiderosi di conoscere e approfondire il gusto del Franciacorta, declinato nelle sue diverse tipologie.  

L’idea di organizzare Festival itineranti per presentare il meglio del Franciacorta su diverse piazze italiane viene dal duro lavoro di squadra magistralmente coordinato da un Consorzio tra i più efficaci in Italia, nato il 5 marzo del 1990 a Corte Franca che oggi conta 116 associati, con lo scopo di garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione del vino 

<<Per la Franciacorta un ritorno a Napoli dove avevamo organizzato un evento analogo nel 2014, e ne siamo molto soddisfatti. Un territorio, quello del Sud, dove le nostre bollicine riscuotono un grande successo soprattutto nell’alta ristorazione – ha commentato Silvano Brescianini presidente del Consorzio di Franciacorta – i produttori trovano riscontro sui mercati e questo è un obiettivo importante>>. 

Inoltre, il presidente ha tenuto a precisare che <<Con 2/3 dei vigneti del territorio a conduzione biologica, la Franciacorta è una delle prime Denominazione a livello internazionale per quota di viticoltura bio e questa tendenza è in continuo aumento, di pari passo alla sensibilità dei produttori verso questo tema>>: un concetto che sottolinea come la produzione del vino lombardo sia spinta da un forte senso etico.  

La kermesse partenopea si è svolta con pranzo e degustazione per la stampa nella prima fase e, a seguire, la “Franciacorta Experience” durante la quale il grande pubblico ha potuto gustare l’eccellenza di Franciacorta in abbinamento alla cucina di Palazzo Petrucci e alle pizze di Giuseppe Pignalosa. La cucina di Palazzo Petrucci ha accompagnato il percorso di degustazione con dei piatti in perfetta armonia con lo stile ricercato dell’evento proponendo ad esempio una sofisticata quenelle di patata all’extravergine con perlage di tartufo.  E per un abbinamento più “popolare” con le pizze della tradizione napoletana: una margherita e una pizza Nerano.  

Il format proposto ha infatti avuto l’obiettivo di coinvolgere e trasmettere al pubblico di consumatori la versatilità di Franciacorta, creando il binomio perfetto con la gastronomia campana in un contesto glamour. Così le varianti del vino più famoso d’Italia, dal bianco al rosé al satèn,  hanno ulteriormente confermato di essere i compagni ideali per brindisi importanti ma anche per quelli più ordinari.  

La vista mare, il Vesuvio sullo sfondo, Palazzo Petrucci con la sua cucina sembrano quindi aver creato il giusto connubio con il “nettare di bacco” più celebre d’Italia.

Marika Manna

A Fico Eataly World 30 pizzaioli per la “Pizza da Guinness” tutti i gusti

napoli pizza villageDue gli impegni che precedono il Napoli Pizza Village dal 13 al 22 settembre 2019. Domani, giovedì 20 giugno prenderà il via il contest per scegliere le ultime due pizzerie che faranno parte del grande team che animerà quest’anno l’evento sul lungomare partenopeo, mentre 30  pizzaioli napoletani si stanno già preparando per realizzare a Bologna la “Pizza da Guinness” organizzata da Fico Eataly World e Napoli Pizza Village, alla fine di luglio.

Il pubblico dei social per 30 giorni,  dal 20 giugno al 20 luglio, potrà indicare le due pizzerie, tra le dieci in gara, che completeranno la griglia delle partecipanti all’evento, attraverso il contest NPV We Want You  che si disputerà sulla pagina Facebook del @ NapoliPizzaVillage.

Tra i candidati 5  strutture commerciali sono napoletane e altrettante della provincia. Sarà una lotta all’ultimo like per decretare le vincitrici che si affiancheranno sul lungomare con le pizzerie più antiche e famose del territorio.

Intanto trenta maestri pizzaioli napoletani si preparano per andare a Bologna, il 27 luglio, per realizzare la “Pizza da Guinness”. L’appuntamento, che si svolgerà nel Parco del Cibo del capoluogo emiliano, è stato organizzato da FICO Eataly World di Bologna e Napoli Pizza Village , con la collaborazione di alcuni prestigiosi partner tra i quali Mulino Caputo, leader mondiale nella produzione di farina per pizzerie eRossopomodoro, il gruppo napoletano che gestisce anche la pizzeria di FICO.

La nuova impresa gastronomica, che mira a realizzare 500 metri di pizza con le ricette caratteristiche di tutte le regioni, celebrerà la biodiversità del nostro Paese, la passione e la ricerca degli ingredienti, con una pizza che unisca tutta la Penisola. A partire dagli ingredienti di base (farina, pomodoro pelato di Napoli Ciao, fiordilatte fresco per pizza Latteria Sorrentina ed olio), a FICO Eataly World i maestri pizzaiuoli produrranno 100 mt di pizza margherita tipica della tradizione partenopea e 400 metri di pizza con ricette di 20 regioni. Per stenderla si utilizzeranno 270 tavoli e per cuocerla saranno all’opera due speciali forni “mobili” che permetteranno al pubblico di assaggiarla appena sfornata.

Tra le tipicità 20 metri di pizza con ingredienti dop e tradizionali: sarda con Bottarga, valdostana con Fontina e Lard d’Arnad, trentina con Speck, siciliana con Pachino e Tonno, friulana con formaggio Montasio e ancora, pugliese con Cipolla di Acquaviva e Burrata, emiliana con Mortadella, calabrese con Nduja e poi veneta con Radicchio e molisana con caciocavallo di Agnone.

 

Ufficio Stampa

Kuhne&Kuhne

Festival delle Due Sicilie: sabato 15 e domenica 16 a Quarto

Presentazione del “Grande libro del regno delle Due Sicilie”

Il Festival delle Due Sicilie si terrà Sabato 15 e domenica 16 giugno a Quarto (Napoli). La location che ospiterà l’evento è il Centro Regina Pacis in via Plino il Vecchio, 14.

FestivalIl programma. Sabato 15 (ore 19) convegno e presentazione del libro “Il Grande libro del Regno delle due Sicilie” a cura di Carlo Capezzuto; interverranno Fiore Marro, Alberto Petillo e Nando Dicè, ospite dell’evento anche l’autore del libro della cucina del regno delle due Sicilie “La minestra è maritata. Ritratto storico della gastronomia meridionale” del professore Gennaro Avano. Segue 20:30 lo spettacolo teatrale “’O Luciano d’o Rre” interpretato dall’attore Angelantonio Aversana e il concerto musicale dei Suol Palco con la musica e canti popolari e inoltre le canzoni del maestro Peppe De Rosa.

Domenica 16 giugno (ore 19) spettacolo teatrale “’O Vico” di Dario Caramente è Angelantonio Aversana seguirà il concerto dei Soul Palco con musica e canzoni popolari a cura di Fabio Viglione. Testimonial della manifestazione l’attore Antonio Fiorillo, interprete tra l’altro della commedia teatrale “Briganti e Brigantesse” tratto dal da un testo di Fiore Marro.

Piatti tipici del Sud Italia preparati dal Ristorante “Il rusticano”, pizze cotte nel forno a legna, panini, graffe e cornetti del Caffè Serapide Quarto, vendita di prodotti locali della Macelleria Gaspare Cerqua. Mercatino di prodotti artigianali e prodotti tipici campani, siciliani, calabresi e pugliesi.

Nei due giorni attività per bambini e gonfiabili a cura de “la Pantera Rosa”. Inoltre, torneo di burraco, serata dancing, karaoke.

Evento organizzato dalla Cooperativa Regina Pacis e dall’associazione Events Art San Carlo di Enzo Geri.

L’intero ricavato sarà devoluto a favore delle attività del Centro educativo Diocesano Regina Pacis

Ingresso gratuito. Info: 370.3217033 – 320.4647744

 

Ciro Biondi 

Solo il nome invoglia ad accostarsi alla buona cucina e alle tradizioni gastronomiche campane, Favorite è il format di ristorazione inaugurato nell’ottobre 2017 da Gianni Liccardi e da sua moglie Maria. Specializzato nelle creazioni di pizza napoletana, questa meta per gourmet della buona tavola si trova a Calvizzano, comune situato a nord di Napoli. Che il capoluogo campano sia indiscussa capitale della pizza è risaputo, ma forse non tutti sanno che Favorite è il posto in cui il celebre piatto tricolore è studiato nei dettagli per offrirsi al cliente nel modo più fragrante e gustoso possibile; lo conferma il patron e maestro pizzaiolo Liccardi. <<Tecnica e gusto per i buoni abbinamenti sono aspetti che non possono mancare nella pizza firmata ‘Favorite’ – conferma il pizzaiolo – il prodotto viene attentamente curato dalla maturazione dell’impasto alla cottura in forno fino all’impiattamento, che non manca di stupire il cliente con un tocco scenografico>>.

Favorite

Frittura all’Italiana by ‘Favorite’

Gianni Liccardi è un sostenitore della tradizione pizzaiola napoletana, lo spiega la sua attività di istruttore presso l’Associazione Verace Pizza Napoletana e Accademia Pizzaioli, dove tramanda la nobile arte bianca ai suoi allievi. Chi impara il mestiere di pizzaiolo affidandosi ai consigli del Patron di Favorite non manca di affacciarsi a una realtà lavorativa fatta di sacrifici ma anche di numerose soddisfazioni, due facce della stessa medaglia per questo antico mestiere. << Come per tanti  lavori anche il pizzaiolo inizia dalla gavetta per esordire nell’attività – spiega Liccardi – io stesso ho iniziato come aiuto pizzaiolo, imparando a conoscere i vari aspetti del mestiere come il forno, i giusti tempi di cottura per la pizza e le tecniche per un buon impasto>>. Da oltre trent’anni Gianni Liccardi lavora nel settore gastronomico, dapprima come cuoco e, successivamente, come professionista dell’arte bianca: il suo background di cucina sopravvive nelle creazioni di farina grazie ad abbinamenti sempre nuovi e sfiziosi.

Crema di zucca e crema di pistacchi sono alcune chicche del gusto che Liccardi cita tra le sue specialità per la pizza, rigorosamente preparate artigianalmente. Il concetto del buon “fatto in casa” si estende anche agli antipasti, magistralmente preparati dalla signora Maria: una specialità tutta da provare è un classico della frittura all’italiana, la mozzarella in carrozza, rivisitata con panatura di cornflakes. Con la riapertura del locale a gennaio 2019 si è completato il cerchio della conduzione familiare: ad accompagnare Gianni e Maria nel lavoro in pizzeria ci sono la loro figlia Daniela e il suo compagno Giovanni Pezzella, pizzaiolo dell’Associazione Verace Pizza Napoletana e braccio destro di Gianni in quanto eccellente fornaio.

XV Edizione ricca di contenuti: dall’importanza del servizio a quella del design e della sostenibilità

Si scaldano i motori per la XV edizione di VitignoItalia, il Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani in programma a Napoli, da domenica 19 a martedì 21 maggio, all’interno dei suggestivi spazi di Castel dell’Ovo. Entrato di diritto nell’elenco delle kermesse a tema vino più importanti della Penisola, VitignoItalia quest’anno potrà vantare la partecipazione di ben 280 aziende vinicole provenienti dal Nord al Sud dello Stivale, per un totale di oltre 2.500 etichette presenti in degustazione, mettendo in evidenza l’alta qualità e la diversità del ricco panorama ampelografico nazionale.

A fare da capofila sarà la copiosa compagine campana, composta da circa 80 produttori, in rappresentanza di una regione sempre più sugli scudi dal punto di vista enologico, capace ogni anno di aggiungere nuove interessanti realtà a quelle storiche e affermate, alzando, di stagione in stagione, la propria asticella qualitativa, anche grazie all’impegno dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania. Significativa in particolare la collaborazione con le Camere di Commercio di Avellino e Benevento, che consentirà di avere sul posto 44 cantine (22 ciascuna) provenienti da due dei terroir più vocati d’Italia, ovvero l’Irpinia e il Sannio.

“Una partecipazione folta e omogena – sottolinea Maurizio Teti, direttore di VitignoItalia – che evidenzia il legame creato in questi anni tra la fiera e la base produttiva regionale. Liaison resa ancora più salda dall’intervento di istituzioni, come appunto le due Camere di Commercio citate, che sulla nostra manifestazione puntano giudicandola un palcoscenico privilegiato per la promozione dei vini e delle aziende. A testimonianza di quanto detto, tra l’altro, vi è anche quest’anno la presenza di circa 35 buyer internazionali che, oltre a partecipare ai consueti B2B e walk around tasting in fiera, saranno ospiti di Educational Tour in Irpinia, nelle cantine cooperative del beneventano, nei territori del Vesuvio e dei Campi Flegrei.”

E, a proposito di Campania, proprio durante le giornate di VitignoItalia si svolgerà la competizione per l’assegnazione del titolo di “Miglior Sommelier della Campania 2019”. Una gara serrata che prevede, lunedì 20 maggio, alle ore 14.30, le prime selezioni (non aperte al pubblico) e, alle 17.30, le prove conclusive (aperte al pubblico), in cui i quattro concorrenti semifinalisti si sfideranno senza esclusioni di “calici” per contendersi l’ambito titolo e l’assegno di 1.000 euro messo a disposizione dall’Associazione Italiana Sommelier Campania. La proclamazione del vincitore ci sarà alle ore 20.00 e si concluderà con la degustazione “Le sei anime del Sangiovese in Toscana”, guidata dal Miglior Sommelier d’Italia 2018 Simone Loguercio assieme al neo eletto campione campano.

Proprio l’importanza del servizio sarà uno dei temi di forza di questa edizione. VitignoItalia infatti ospiterà “Emergente Sala”, la competizione annuale dedicata ai migliori maître e responsabili di sala under 30. L’appuntamento, ideato da Lorenza Vitali e Luigi Cremona, è divenuto un punto di riferimento per chi opera nel settore e si articola in molteplici eventi che durante l’anno coinvolgono diverse città italiane, selezionando i candidati che poi si affronteranno nella finalissima di Roma. Castel Dell’Ovo sarà dunque lo scenario di una delle tappe del prestigioso contest per il quale i concorrenti si sfideranno tra prove sia pratiche che teoriche.

Altro importante e originale contenuto verrà dall’Ordine degli Architetti di Napoli, che ha deciso di fornire il proprio patrocinio alla manifestazione, sottolineando così la sinergia venutasi a creare tra progettisti e aziende vinicole. È ormai da diversi anni infatti che quest’ultime si sono avvicinate al mondo del design, dall’interesse per le etichette firmate alla progettazione di cantine e spazi per la produzione e l’ospitalità. Anche architetti molto noti, a volte vere e proprie archistar, si sono cimentati in progettazioni per aziende vinicole di calibro internazionale. Al fine di rafforzare questo connubio dunque, l’Ordine svolgerà un lavoro di sensibilizzazione all’interno della fiera, mettendo in mostra nei propri spazi alcuni casi studio di cantine d’autore.

Da quest’anno inoltre VitignoItalia guarda anche alla responsabilità sociale e alla sostenibilità in campo vitivinicolo e fa squadra con CSRMed, il Salone Mediterraneo della Responsabilità Sociale, proprio con l’obiettivo di valorizzare l’impegno delle aziende aderenti alla manifestazione verso queste due tematiche, oggi fondamentali per il comparto. Due, in particolare, le iniziative che debutteranno nell’edizione di quest’anno nell’ambito del neo progetto PRess4Wine: il Premio VitignoItalia per l’innovazione Responsabile, su cui si accenderanno i riflettori a chiusura della tre giorni con l’assegnazione dei riconoscimenti per le categorie Ambiente, Territorio e Capitale Umano, e il Premio speciale “Comunicare la Responsabilità, la Responsabilità di comunicare”.

Infine molto appetibile per i tutti i winelover sarà la possibilità di acquistare online, al momento dell’assaggio, alcuni dei vini presenti grazie al media partner Enosocial. L’innovativa App per smartphone e tablet che consentirà agli appassionati di avere a casa, con un semplice clicknbuy®, le etichette più apprezzate delle cantine aderenti all’iniziativa.

 

VitignoItalia si svolge con il patrocinio di Comune di Napoli, Unioncamere Campania, ISMEA, Ordine degli Architetti di Napoli e in collaborazione con Regione Campania, Camera Commercio di Avellino, Camera di Commercio di Benevento, ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Main sponsor: Unicredit, Pastificio Di Martino, Kimbo, Caputo, Fiart Rent, Solania.
I calici per le degustazioni nel corso del salone sono forniti da VDGLASS.

 

VITIGNOITALIA, XV Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani
Castel dell’Ovo, via Eldorado 3, Napoli
Domenica 19, lunedì 20 e martedì 21 maggio 2019
Dalle ore 15.00 alle ore 22.00
Prezzi: domenica € 30, lunedì e martedì € 25 (prevendita on-line domenica € 25, lunedì e martedì € 20)
www.vitignoitalia.it – Tel. 0814104533 – segreteria@vitignoitalia.eu

 

Ufficio Stampa
MG LOGOS

Al via, dal 6 maggio, la prima fase del Napoli Wine Challenge, il concorso aperto a tutti i brand che partecipano al salone. La finale in programma domenica 19 maggio.


VITIGNOITALIA 2019: 
DAL 19 AL 21 MAGGIO L’ITALIA DEL VINO 
SBARCA A NAPOLI

PER LA XV EDIZIONE CASTEL DELL’OVO SI PREPARA A OSPITARE 280 AZIENDE DA TUTTA LA PENISOLA CON OLTRE 2.500 ETICHETTE IN DEGUSTAZIONE. 
ATTESI 35 BUYER DA 20 PAESI E 5 GIORNALISTI INTERNAZIONALI

VitignoItalia si prepara a brindare ai suoi primi 15 anni. Dal 19 al 21 maggio, infatti, il Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani taglia il traguardo della XV edizione e per l’occasione festeggia anche l’ulteriore crescita del brand, forte di un nuovo assetto societario collaudato e di una partecipazione sempre più marcata di operatori esteri e aziende top. Saranno 280, in particolare, le grandi e piccole cantine dello Stivale che animeranno il maestoso Castel dell’Ovo di Napoli, in rappresentanza delle migliori espressioni vitivinicole del panorama nazionale, con oltre 2.500 etichette in degustazione. In testa la Campania, caratterizzata quest’anno da una nutrita delegazione di aziende provenienti dal territorio Sannio Falanghina, proclamata Città Europea del Vino 2019. A fare da trait d’union, come da tradizione, la qualità, la biodiversità e il business, tratti distintivi della manifestazione, diventata ormai uno degli appuntamenti a tema vino più significativi del Mezzogiorno e della Penisola. Immancabile, accanto ai tasting per il pubblico, il ricco cartellone di eventi, tra workshop e seminari, guidati da alcuni dei più importanti esponenti del settore.

“L’edizione 2019 – spiega Maurizio Teti, direttore di VitignoItalia – rappresenta un traguardo storico e soprattutto un momento decisivo per sancire l’escalation che stiamo vivendo in questi ultimi anni. Di edizione in edizione, infatti, richiamiamo a Napoli un numero crescente di produttori, buyer, giornalisti ed esperti, sia dall’Italia che dall’estero, ma anche appassionati e semplici curiosi. Ciò a dimostrazione di un format vincente, capace di stare al passo con i tempi per intercettare i trend del settore, gli interessi e i gusti del pubblico di riferimento. Una continua evoluzione, dunque, che si affianca ad un percorso orientato da sempre sulla qualità e sulla volontà di valorizzare il meglio del made in Italy enoico, legato indissolubilmente al piacere, alla cultura e agli affari. Proprio l’impronta business oriented e dal respiro internazionale, quest’anno, sarà caratterizzata dalla presenza di 35 buyer qualificati in arrivo da 20 Paesi, tra cui Usa, Cina, Russia, Hong Kong e Svezia, e di 5 giornalisti esteri, selezionati e invitati in collaborazione con l’Agenzia ICE”.

Per loro sono già in programma numerosi incontri B2B e walk around tasting all’interno di Castel dell’Ovo, per favorire lo scambio diretto con i produttori in un’ottica di promozione mirata in mercati chiave per l’export del vino italiano. Ma l’attività di incoming guarda anche al ‘fuori salone’ con un educational tour che toccherà tutte le cinque province della Campania e le sue più importanti zone di produzione, già a partire dai due giorni precedenti la manifestazione.

Si svolgerà invece nella giornata di apertura di VitignoItalia, domenica 19 maggio, la finalissima della terza edizione del “Napoli Wine Challenge”, che premierà i migliori vini in gara per ognuna delle cinque categorie previste (rossi, bianchi, rosati, spumanti e dolci). La prima fase del concorso – realizzato in collaborazione con Luciano Pignataro Wine Blog e Doctorwine e aperto a tutte le aziende che aderiscono alla kermesse partenopea – si svolgerà dal 6 al 13 maggio con l’assaggio dei quattro campioni proposti da ciascuna delle cantine partecipanti. Sarà una valutazione, in forma rigorosamente anonima, che vedrà a lavoro una prestigiosa giuria composta da giornalisti esperti, sommelier e operatori nazionali e internazionali, chiamati a selezionare le 50 top referenze che si contenderanno la vittoria e che saranno premiate nel corso di una seduta pubblica e trasmessa in streaming.

E se da una parte VitignoItalia svela già le prime delle novità per il 2019, ampliando i giorni di permanenza a Napoli della delegazione di buyer esteri e spostando la finale del Napoli Wine Challenge nella giornata di apertura del salone, dall’altra conferma anche per la XV edizione uno dei suoi punti saldi: la scelta del maestoso Castel dell’Ovo come teatro d’eccezione, tra terra e mare. Emblema della città, questa rocca è uno degli edifici più celebri dell’epoca Svevo-Normanna e il castello più antico di Napoli, in grado di offrire ai visitatori una splendida vista sul golfo e un’esperienza di degustazione indimenticabile.

VitignoItalia si svolge con il patrocinio di Comune di Napoli, Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, ISMEA, Ordine degli Architetti di Napoli e in collaborazione con Regione Campania, Unioncamere Campania, Camera Commercio di Avellino, Camera di Commercio di Benevento, ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Main sponsor: Unicredit, Pastificio Di Martino, Kimbo, Caputo, Fiart Rent, Solania.
Media partner: Enosocial.
I calici per le degustazioni nel corso del salone sono forniti da VDGLASS.

VITIGNOITALIA, XV Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani
Castel dell’Ovo, via Eldorado 3, Napoli
Domenica 19, lunedì 20 e martedì 21 maggio 2019
Dalle ore 15.00 alle ore 22.00
Prezzi: domenica € 30, lunedì e martedì € 25 (prevendita on-line domenica € 25, lunedì e martedì € 20)
www.vitignoitalia.it – Tel. 0814104533 – segreteria@vitignoitalia.eu

 

Ufficio Stampa:

MG Logos Communication Agency

Nel quartiere Barra di Napoli la pizzeria trattoria Gianmarco Castello è un apprezzato punto di riferimento per gli estimatori della tradizionale pizza napoletana. Il locale di via Volpicelli prende il nome dal suo fondatore, pizzaiolo di lunga data. Negli anni Novanta, quando era giovanissimo, Gianmarco Castello ha iniziato a viaggiare per lavoro, mosso dalla passione per l’arte bianca.

Una vocazione che egli scopre di avere all’età di 12 anni. “Sono rimasto affascinato dalle gesta del pizzaiolo quando ero un ragazzino, durante l’inaugurazione di una pizzeria del Vomero. Da quell’occasione è scattata in me la curiosità di provare a creare una pizza con le mie mani” ha spiegato il pizzaiolo imprenditore.

Per diverso tempo Giammarco Castello è stato identificato come “il pizzaiolo di Luna Rossa“, pseudonimo che gli deriva dalla pizzeria take away che ha fondato nel 2005 a San Giovanni Teduccio. Il 2014 è l’anno di una nuova era per l’imprenditore della pizza, che lascia esperienza della pizzeria d’asporto per sposare un concetto di accoglienza per l’ospite.

La tradizione di Via dei Tribunali approda nel quartiere Barra

“La Pizzeria Trattoria Gianmarco Castello offre un’esperienza attorno al prodotto pizza – spiega il pizzaiolo imprenditore – l’attuale punto vendita si distingue per la bontà delle materie prime, per il gusto di una pizza di concezione tradizionale e per la cordialità dei collaboratori di sala che svolgono un servizio sempre impeccabile”.

Il locale di via Volpicelli predilige un concetto tradizionale per la pizza. La celebre pietanza partenopea viene proposta nel classico stile a “ruota di carro”, detto anche di Via dei Tribunali, la strada delle storiche pizzerie di Napoli. Anche l’offerta della ristorazione rispetta i codici storici della gastronomia partenopea, con piatti che si possono definire dei senza tempo del gusto. La pasta patate e provola come anche la pasta e fagioli alla napoletana, sono l’essenza di una cucina tipica portata avanti dalla famiglia Castello.

La margherita con la Mozzarella di Bufala è pura goduria per il palato. “L’ usanza di schiacciare a mano i pomodori in scatola ci permette di non disperdere l’amaro dai semini, in questo modo otteniamo una salsa di pomodoro dal gusto equilibrato” spiega Gianmarco Castello. Non mancano le nuove proposte come la pizza con la crema di carciofi, mozzarella di Bufala, scaglie di parmigiano e pepe. La quintessenza del gusto viene raggiunta con la Pizza a Stella: cinque punte che racchiudono ognuna un ripieno diverso dall’altra. La stagione calda viene accolta con una pizza speciale: il disco di pasta viene farcito con tutti gli ingredienti freschi per insalata. È in cantiere il progetto di aprire, sotto il nome di Gianmarco Castello, una nuova pizzeria dall’anima gourmet, una realtà che promette di svilupparsi sulla massima ricerca delle materie prime, come la farina, vero sinonimo di qualità della pizza.

Napoli ha celebrato “Sua maestà la pastiera”: in 400 a Palazzo Caracciolo
Quindici tra i migliori pasticcieri della Campania hanno fatto assaggiare le loro proposte tra innovazione e tradizione.

Un omaggio al dolce pasquale per eccellenza, un grande successo per la prima edizione di “Sua maestà la pastiera” all’Hotel Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel. Più di 400 visitatori hanno passeggiato tra i sentieri più dolci della cultura napoletana, per un pomeriggio che ha coinvolto i migliori maestri pasticcieri della Campania che hanno fatto assaggiare le loro proposte di pastiera tra innovazione e tradizione. Il live show cooking dello chef Umberto Zimbaldi ha offerto, inoltre, uno spazio dove è stato possibile apprendere tutti i segreti per cucinare una pastiera perfetta. L’evento, nato da un’idea del manager Marco Zuppetta con il giornalista Alessandro Savoia, è stato ripreso dalle telecamere di Rai1 per “La Vita in Diretta” con un collegamento curato da Raffaella Longobardi.

Gli ospiti hanno avuto la possibilità di inebriarsi tra i sapori più veri della cultura gastronomica napoletana, ammirando “Sua maestà la pastiera” partendo dal suo vestito classico fino alle innovazioni che i maestri pasticcieri hanno introdotto nel corso del tempo. Un grande successo reso tale, naturalmente, dalla partecipazione dei migliori maestri pasticcieri della Campania. Una passeggiata per incontrare Leopoldo che senza distaccarsi dalla tradizione, oltre alla classica ha presentato anche la pastiera senza glutine. Di Costanzo, ideatore di una pastiera nata dalla fusione di tre ricette diverse. E poi Ranieri e la sua splendida quadrata “27” aggiungendo un ingrediente in più. Una proposta innovativa quella di Zio Rocco Lab Store per la prima colazione. Così come quella di Poppella con la sua pastiera fredda dal sapore inebriante, così come quella classica. Ancora Capriccio e il suo Babàstiera, mixando i sapori di due dolci top della cucina partenopea. Di Dato che dalla tradizione ha saputo far nascere sapori particolari e prelibati. Cuori di Sfogliatella con la sfogliatella-pastiera e la pastiera fredda. Ecco, dunque, Volpe e la sua idea rivisitata, elegante al gusto naturale con una crema all’arancio.Capparelli in una versione nuova ma sempre ancorata ai sapori storici. La Delizia di Antonio Di Rosa in versione classica, da semifreddo e senza glutine. Pesce e la sua idea all’avanguardia senza dimenticare i sapori della tradizione. Colmayer, spettacolare nella sua pastiera arricchita con aromi particolari e affiancate dai via col vento, Carbone e la sua idea di pastiera al cioccolato da gustare in tutto il suo brio. Il tutto assaporando anche il caffè di Gambrinus che ha presentato una pastiera maxi da 10 chili rispettando in pieno la tradizione partenopea.

 

Ufficio Stampa:

Fabrizio Meglio

La pizzeria Giallo Datterino è una pizzeria dall’imprinting moderno a Villaricca, nel napoletano, frutto di un progetto di tre fratelli che credono nel valore di una buona pizza, pietanza simbolo della gastronomia partenopea. Giallo Datterino è un format gastronomico creato da Ciro, Antonio e Marco Spinelli: «Abbiamo creduto fortemente in questo progetto che ci identifica con la nostra terra. Abbiamo voluto rimanere qui dove siamo nati, anche se inizia a maturarsi in noi l’idea di andare oltre i confini della Campania”.

Una lunga esperienza, unita alla passione per il piatto italiano forse più famoso del mondo, ha reso Giallo Datterino una delle pizzerie più frequentate del comune di Villaricca. Avendo come ispirazione la famosa citazione del giornalista e scrittore amalfitano Gaetano Afeltra, che descrive la pizza come alimento povero e nobile allo stesso tempo, frutto dell’abilità di mani solerti, alimento che evoca simbologie e ritualità, Giallo Datterino gioca con la tradizione, rimescola le carte e dà un volto nuovo ad un piatto dal gusto intramontabile. Ingredienti scrupolosamente selezionati e di prima qualità, come il pregiato pomodoro datterino, che ha ispirato il nome stesso del locale, ma anche la famosa provola di Agerola per citare un altro ingrediente prelibato, impreziosiscono il ricco menù pizza che spazia dalla classica margherita alle pizze gourmet.

Per Ciro il pizzaiolo, “lo scopo principale di Giallo Datterino è quello di stuzzicare la fantasia del cliente e di sollecitare i palati più esigenti e pronti a sperimentare nuovi abbinamenti”. La Sapori di bosco, la Pistacchiata, la Tammasiello, la Porchettona e la Genovese sono solo alcune delle pizze che è possibile degustare, ma è la tipica Fratelli Spinelli, il fiore all’occhiello del menù.  Tra i suoi ingredienti il pomodorino del Piennolo, il pomodoro datterino e la provola di Agerola. I fratelli Spinelli amano sperimentare con nuove combinazioni di gusti e proporre sulla pizza anche la crema di zucca, la crema di basilico e prodotti come il pistacchio. Questi e molti altri ingredienti, come la mozzarella di bufala, sono solo alcuni dei sapori che, nel giusto equilibrio, vengono combinati in un impasto morbido e leggero.

Gli ampi locali, con un numero totale di 220 posti, sono adatti a famiglie e comitive. Il comfort del posto, insieme alla cortesia del personale, permette di gustare la pizza e gli altri piatti del menù in un’atmosfera calda e accogliente. I fratelli Spinelli hanno pensato proprio a tutti, anche a chi desidera provare l’esperienza di gusto firmata Giallo Datterino a casa propria, offrendo un pratico servizio di consegna pizze a domicilio.

 

Il Ristorante Al 53 è un’autentica istituzione del gusto a Napoli, storicamente nota per attirare i cultori della verace cucina napoletana. Situato nella storica Piazza Dante, contesto vibrante di vita cittadina e a pochi passi dai punti nevralgici per il turismo, il ristorante ha recentemente spento 94 candeline dense di storia, di appassionato lavoro e di cultura gastronomica diffusa attraverso piatti prelibati.

Di strada ne ha percorsa dal 1925 ad oggi, questo autentico regno del gusto. Lo conferma orgogliosamente il patron Angelo Martino: «Il locale nasce come una sorta di cantina. I miei antenati, che erano commercianti di scarpe, ne hanno fatto un punto di ristoro per accogliere amici e parenti. Con il tempo il locale, da realtà intima e familiare che era, ha preso le sembianze di una vera e propria attività di ristorazione” afferma il ristoratore. “L’attività agli esordi non aveva la pretesa di essere un ristorante a tutti gli effetti, ma solo un luogo di appoggio per quanti cercavano, dopo la giornata di lavoro, un posto dove poter riposare e rifocillarsi. Dopo un controllo da parte dell’ufficio annona del comune di Napoli, poichè l’attività era priva di una vera vocazione commerciale, fu multata. Sul verbale di multa, non avendo un nome di riferimento, venne identificata come “al 53””.

 

Per diverso tempo il numero civico ha identificato il ristorante nell’immaginario collettivo, finchè poi è diventato il nome ufficiale dell’attività, ovvero ristorante Al 53. In questo tipico ristorante il cliente viene accolto in un ambiente familiare dove ospitalità, amicizia, cortesia e buona cucina si rivelano i tratti caratteristici del posto. Una peculiarità della proposta gastronomica è l’“antipasto organizzato”: “in passato il concetto di antipasto, almeno a Napoli, era differente da quello odierno” ha spiegato Angelo Martino. “Si trattava di entità autonome, più vicine a contorni che al concetto moderno di antipasto. Per la prima volta Al 53 l’antipasto assume una fisionomia differente, una pietanza vera e propria che anticipa il primo, la quale racchiude un insieme di cibi come verdure, frittate o fritture in un equilibrio di gusto e di sapori ben calibrati” conferma il patron di Ristorante Al 53.

L’antipasto organizzato è senza dubbio il piatto che distingue il ristorante Al 53, un concetto gastronomico che riguarda solo poche realtà di ristorazione. Angelo Martino non preconfeziona l’esperienza di gusto. Alla base del suo lavoro, infatti, c’è la volontà di assecondare al momento il gusto e il piacere dell’ospite, il quale può orientarsi tra piatti di terra e di mare, tra le diverse varianti di baccalà, sauté di polipo, ma anche di carne. Verace, in tutto questo, il legame con Napoli. Essendo ubicato presso una delle piazze più rappresentative della città, il ristorante Al 53 non può non prescindere dalla napoletanità e dalla tradizione di una cucina dai sapori corposi. Di questo Angelo Martino va fiero e non cela alcune perplessità verso i ristoranti stellati:”La caratteristica del mio ristorante è quella di servire un piatto, che forse, non è bello esteticamente. Cucinato ancora con la “cucchiarella” e non con il bisturi. Il mio è un piatto che arriva al cliente caldo, ancora fumante, in cui c’è l’equilibrio giusto tra prezzo e qualità, in cui è possibile trovare i prodotti veri del territorio, che valutiamo personalmente e che non tradiscono il volto di una città e di una tradizione millenaria”. Nel ristorante Al 53 si mantiene intatta una cucina sincera composta da ingredienti genuini e profumi che appartengono ai ricordi dei pranzi in famiglia. Solo da Angelo Martino è possibile riviverli, in un ambiente altrettanto caloroso e familiare.

A Pianura, precisamente in Via Vicinale San Donato, la Pescheria Di Napoli è un punto di riferimento campano ed italiano per la cucina verace di mare. Giuseppe Di Napoli è stato uno dei primi ideatori di questa nuova tipologia di offerta culinaria: “Il progetto partì ben 6 anni fa, ero in viaggio a Londra e rimasi colpito da alcune macellerie che si trasformavano in veri e propri pub la sera, pensai quindi di rivoluzionare a 360 gradi la mia pescheria”.

Un’idea imprenditoriale di successo, che gli ha permesso di raggiungere traguardi importanti, come quello ottenuto su Tripadvisor, ‘Certificato d’eccellenza 2017-18’, primo in Italia nella speciale classifica che rapporta qualità e prezzo dei ristoranti. Una vera e propria ‘oasi di periferia’che oggi è in grado di richiamare un folto numero di clienti, un risultato non prevedibile agli albori di questa avventura: “Tutto dipende dalla nostra genuinità – afferma con fierezza il buon Giuseppe – i clienti acquistano fiducia in noi, una volta ottenuta difficilmente possono perderla, in queste condizioni trovarsi sul lungomare o Pianura cambia poco”.

 

Già, perché il signor Di Napoli è in grado di offrire il massimo della freschezza a prezzi contenuti: “Io posso farlo – spiega – tutto ciò che porto a tavola proviene dalla mia pescheria, a ‘chilometro zero’, non ho spese eccessive e posso offrire allo stesso tempo la massima qualità del prodotto. Tutto a 25 euro: 10 antipasti, 2 primi piatti e una frittura di gamberi, alici e paranza, vino e acqua compresi. Con un plus di 5 euro inoltre, il cliente ha la possibilità di assaggiare i nostri crudi”.

Nella risto pescheria, locale di tendenza che arricchisce di novità il panorama della ristorazione a Napoli, l’offerta gastronomica è ricca e variegata. In grado di spaziare dai fantasiosi primi piatti ai secondi, più classici, della cucina partenopea: “Il piatto di cui andiamo più fieri è la genovese di mare, le nostre mamme usavano la carne, noi con cozze, polipo e calamari – un procedimento diviso in più passaggi, aggiunge – facciamo cuocere la cipolla per 7-8 ore, passiamo poi alla materia marina, prima il polipo che richiede più tempo, le cozze e in seguito i calamari trasformando questo sugo in una vera e propria crema”. Materie prime fresche, un servizio confortevole e di qualità, il tutto condito dall’estrema simpatia di un titolare in grado di coinvolgere qualsiasi tipo di clientela, benvenuti alla Pescheria Di Napoli.

 

A Napoli i ritmi della Settimana Santa sono scanditi da riti sacri e riti profani: ogni partenopeo sa che ci sono tradizioni culinarie legate alla celebrazione della Pasqua che vanno religiosamente rispettate. La tradizione vuole che il giovedì santo venga servito a tavola un menù a base di pesce (protagonista indiscussa è la zuppa di cozze), mentre il venerdì si dovrebbe digiunare (o quantomeno tenersi leggeri). Il sabato santo è la giornata durante la quale nelle cucine partenopee ci si dedica alla preparazione delle pietanze del pranzo del giorno successivo, la domenica di Pasqua!

Il tradizionale menù pasquale prevede un antipasto di affettati misti (la cosiddetta “fellata”),  una deliziosa minestra chiamata maritata (dato che la carne “sposa” le verdure in un gustoso connubio d’amore), l’agnello con i piselli (che simboleggia il sacrificio di Cristo) e, dulcis in fundo, l’immancabile pastiera! Esatto, non ho accennato al tortano, la tradizionale ciambella rustica salata che mette d’accordo grandi e piccini, ma solo perché intendo regalarvi l’intera ricetta originale napoletana.

Il tortano: la ricetta

Ingredienti per la pasta:                                      

300 g di farina                                                     

20 g di lievito                                                     

100 g di sugna                                                    

Poco sale                                                               

Abbondante pepe                                                  

50 g di parmigiano grattugiato                          

Ingredienti per il ripieno:

60 g di formaggio svizzero

100 g di provola affumicata

60 g di provolone

100 g di salame

2 uova sode

Preparazione

Dopo aver stemperato il lievito in acqua fredda, impastatelo con un po’ di farina, fatene un panetto e lasciatelo crescere, coperto, per almeno mezz’ora. Disponete la farina a fontana e ponetevi al centro la sugna, il sale, il pepe, il panetto cresciuto, il parmigiano e, aiutandovi con acqua tiepida, mescolate fino ad ottenere una pasta morbida che lavorerete con forza per una decina di minuti, battendola sul tavolo.

Fate crescere in una terrina coperta, in un luogo tiepido, per un paio d’ore o almeno fino a quando la pasta non avrà raddoppiato di volume. Tagliate il formaggio svizzero, la provola affumicata, il provolone, il salame a dadini e le uova in sei spicchi ognuno. Mescolate tutto meno le uova. Quando la pasta sarà cresciuta, sgonfiatela battendo con le mani e stendetela dello spessore di un centimetro.

Disponete su tutta la superficie in modo uniforme il ripieno e aggiungete gli spicchi di uova a distanza regolare e arrotolate con delicatezza la pasta, il più strettamente possibile. Ungete di sugna uno stampo largo con il buco centrale e disponetevi il rotolo di pasta a ciambella, unendone bene le estremità e rimettetelo a crescere in un luogo tiepido coprendolo con un panno.

Quando il tortano avrà lievitato (occorreranno almeno altre due ore) infornatelo a forno moderato (180 gradi circa) per un’ora. I formaggi suggeriti per il ripieno possono essere variati a seconda del gusto personale di ognuno: c’è chi al provolone preferisce il provolone piccante e chi al formaggio svizzero preferisce il pecorino, e c’è anche chi, assieme al salame e alle uova, nel ripieno mette i napoletanissimi (e buonissimi) cicoli, a voi la scelta!

Per chi se lo stesse chiedendo, la differenza fra il tortano e il casatiello sta nel fatto che mentre nel casatiello sono aggiunte uova sode nell’impasto e uova crude e intere in superficie, dove sono tenute ben salde da pezzi di pasta disposti a croce, nel tortano queste si inseriscono già sode a spicchi solo nell’impasto.

Per altre ricette, visita la sezione dedicata. Se questa ti è piaciuta condividila sui tuoi social e seguici su Facebook!

A Piazza Carità, a pochi passi dalla centralissima Via Toledo e dal caratteristico contesto dei Quartieri Spagnoli, il ristorante pizzeria Mattozzi è il punto di riferimento per chi vuole entrare in contatto con la verace cultura partenopea, provando l’imbarazzo della scelta di fronte a un menu ricco di prelibatezze tipiche. I piatti proposti racchiudono un denso valore storico. Aspetto che fa di questo ristorante una gustosa attrattiva per i turisti e, per i napoletani, una conferma della bontà storicamente conosciuta della cucina campana.

Per essere incentrato sui sapori tipici e per la sua attività che inizia nel 1833, questo ristorante è segnalato come uno dei Locali Storici d’Italia. Il forno a legna posto all’ingresso del locale, con il tipico aspetto decorato a mosaico, e altri richiami alla napoletanità come i grappoli di pomodori del Piennolo, sono dettagli che attribuiscono al Mattozzi la valenza di patrimonio storico – culturale.

“Mattozzi” perpetua la tradizione gastronomica napoletana.

Paolo Surace, titolare del Mattozzi e figlio di una lunga generazione di ristoratori per passione, descrive il suo ambito lavorativo come un capitolo di storia napoletana, fatto dell’artigianalità dei pizzaioli che lavorano per mantenere viva la tradizione.“Le mani dei pizzaioli napoletani, con il loro saper fare, sono diventate patrimonio immateriale dell’Unesco come tutti sappiamo – ha spiegato Paolo Surace – per il disciplinare che codifica la pizza nelle sue caratteristiche del cornicione alveolato alto 2 cm e i prodotti di eccellenza con cui è nata, come la mozzarella di Bufala Campana e l’olio extravergine di oliva, è un piatto che non si reinventa perchè è scritto nella tradizione” ha proseguito Surace.

Il successo di Mattozzi è nato dall’incontro tra la famiglia di ristoratori il cui nome viene conservato per il ristorante e Alfredo Surace. Capostipite della generazione che, con il nipote Paolo, continua mantenere vivo il prestigio culturale della gastronomia napoletana.

“Mio nonno Alfredo ha iniziato a lavorare come capo cameriere presso il primo ristorante aperto dai Mattozzi a Piazza Borsa – ha spiegato Paolo Surace – la sua intraprendenza gli ha permesso in seguito di prendere in gestione l’attuale locale di Piazza Carità, fondandolo come secondo punto vendita negli anni Cinquanta”. La passione per la ristorazione è stata tramandata alla seconda generazione con Raffaele Surace, che ha avuto il merito di fondare l’Associazione Verace Pizza Napoletana nel 1984. Progetto che difende la partenità napoletana della vera pizza e ne perpetua la tradizione formando nuove generazioni di pizzaioli. Oggi la gestione del ristorante in Piazza Carità è nelle mani del bravissimo Paolo Surace, che accoglie gli ospiti con cordialità e gentilezza. Abile nello spiegare i piatti proposti dalla casa, Paolo riesce sempre a indirizzare verso la giusta scelta per un’esperienza di gusto soddisfacente.

La pasta patate e provola, tradizionale piatto filante, è un capolavoro del gusto che coinvolge i sensi. La pizza margherita è un omaggio alla tradizione per il suo impasto fragrante e il contrasto fra il gusto acidulo del pomodoro San Marzano con il profumo della Mozzarella di Bufala Campana, che si può descrivere solo assaggiandola. A completare l’opera una generosa aggiunta di foglie di basilico che rende ogni spicchio completo di tutti i componenti della pizza. L’offerta del ristorante è un repertorio tipico che invoglia a prendere parte al tradizionale stile di vita partenopeo, con lo “Spaghetto alla Poveriello“, “un’aglio olio e peperoncino completato dall’ aggiunta di un uovo all’occhio di bue” spiega Surace. Completano il menù altri classici della cucina partenopea come la pasta fagioli e cozze, gli gnocchi alla sorrentina e lo spaghetto al pomodoro. Altri spunti per apprezzare l’offerta gastronomica del Mattozzi sono classici della cucina nazionale come le fettuccine alla bolognese, il minestrone, le lasagne al forno e gli Spaghetti alla Carbonara.

 

 

Lo stand della Regione Calabria, presente all’ultima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo a Napoli, è stata una vetrina ricca di stimoli interessanti, come i paesaggi e i sapori tipici della punta dello stivale. La Calabria ha mostrato un ritratto di se ricco di cultura e amore per il territorio. Valori trasmessi attraverso messaggi di bellezza, come il repertorio gastronomico dello chef Dino Cauteruccio e l’interessante realtà del Peperoncino Festival.

L’evento enogastronomico di Diamante, comune del cosentino che ospita l’importante manifestazione, ha riscosso un notevole successo sul pubblico attirato dallo stand della Calabria. “Il Peperoncino Festival è una manifestazione che unisce arte, cultura ed enogastronomia – ha spiegato Enzo Monaco – è un evento che da ben 27 anni continua a promuovere l’immagine enogastronomica della Calabria, basata sul peperoncino ed altre eccellenze”. Il Peperoncino di Diamante è declinato nelle varie pietanze proposte nell’ambito del Peperoncino Festival ed è il prodotto tipico più rappresentativo della Calabria. Un vero unicum per qualità e sapore. “È un ortaggio che nasce in un territorio prossimo al mare, in un microclima caratterizzato da alte temperature in estate, mitigato dal soffio dei venti” ha spiegato lo Chef Dino Cauteruccio.

La Calabria non è solo peperoncino, dal punto di vista gastronomico, ma è anche terra di tante altre nicchie di prodotti che allevatori e chef riportano in auge. Chef Dino Cauteruccio con il suo racconto coinvolge in un tour per tutta la Calabria, i prodotti tipici che utilizza sono legati a precisi territori famosi anche per il turismo. Un esempio è rappresentato dal Filettuccio di Nerello Silano Calabria, un’eccellenza apprezzata per la consistenza particolarmente tenera della carne. Lo chef prosegue nell’elenco dei prodotti citando il tartufo del Parco Nazionale del Pollino, il riso della Piana di Sibari, il broccolo nero, la provola silana e l’olio evo del territorio.

Lo chef portavoce della Calabria enogastronomica a Napoli, ha tenuto a precisare per i prodotti elencati che “sono piccole produzioni di nicchia, chef e produttori cooperano insieme affinché questi tesori enogastronomici non vadano mai perduti e possa crescere il loro prestigio venendo esportati anche all’estero”. Ad esprimere il concetto di territorialità sono i piatti che lo chef propone nelle manifestazioni a cui partecipa, come lo sformatino di patata silana, utilizzato per contorno del Filettuccio di Nerello. “Una ricetta che sto portando avanti  nell’ambito di un progetto con la Regione Calabria e l’Associazione Cuochi Cosentini, è il fusillo con il broccolo nero e soffritto di peperoncino e aglio”.

Con Enzo Monaco abbiamo approfondito la realtà del Peperoncino Festival, un evento che dà visibilità agli chef del panorama gastronomico italiano, in qualità di interpreti del Peperoncino di Diamante. “La Borsa Mediterranea del Turismo è stata occasione per riaffermare il legame che la Calabria stringe con Napoli – ha spiegato il direttore artistico di Peperoncino Festival – il peperoncino è un prodotto che accomuna la tradizione gastronomica napoletana con quella calabrese, è un esempio l’impepata di cozze. Celebre pietanza partenopea che viene insaporita con il peperoncino, lo stesso ortaggio a Napoli è anche un simbolo legato al folklore” ha precisato Monaco.

“Un altro punto di contatto fra Napoli e Calabria è rappresentato da Alfonso Iaccarino – afferma l’art director di Peperoncino Festival – lo chef napoletano, Infatti, è il presidente di giuria del prestigioso Premio Principe Gourmet, che viene assegnato all’interprete vincitore del festival”. Ogni anno a settembre si rinnova l’appuntamento con il Peperoncino Festival, che vede Diamante affermare la sua capacità di attrazione per i professionisti dell’alta cucina e diffondere una valenza culturale di richiamo per il turismo nel territorio calabrese.

 

 

Dai Langella, famiglia di pizzaioli la cui tradizione risale al periodo del Dopoguerra, assaggiare la pizza equivale ad apprezzare valori di artigianato e arte gastronomica. “La pizza rivela la passione del pizzaiolo: se egli ha lavorato con amore, al primo morso si scoprono sensazioni che coinvolgono l’olfatto, il gusto e persino il cuore” ha spiegato Giuseppe Langella. Titolare del ristorante pizzeria Langella A Mergellina, in viale Antonio Gramsci a Napoli.

La pizzeria continua ad essere gestita a conduzione familiare: si porta avanti la passione per l’arte bianca ereditata dalle precedenti generazioni. “Tutto ha avuto inizio quando il mio bisnonno ha smesso di pescare per intraprendere il mestiere di pizzaiolo” ha spiegato Giuseppe Langella. “La seconda generazione, con mio nonno, ha dimostrato di avere la passione per la ristorazione nel sangue: la pizzeria per la prima volta conosceva anche la realtà del ristorante e del bar” ha proseguito il pizzaiolo. È da allora che la famiglia ha continuato a portare avanti il progetto della pizzeria in affiancamento alla ristorazione, a cui oggi si aggiunge la paninoteca.

Langella marchio storico. Dal 2016 a Mergellina.

L’attuale punto vendita del marchio Langella ha solo tre anni di attività nel contesto Liberty di Mergellina. “Nel 2016 abbiamo aperto questa nuova sede, a pochi passi da Mergellina – ha spiegato Giuseppe Langella – aprire nella nota zona di Napoli è stato come uscire allo scoperto. Prima eravamo nel popolare quartiere San Giovanni”.

Il concetto che definisce lo stile di Langella a Mergellina è sostanzialmente tradizionale: si evoca un’atmosfera familiare e un’offerta gastronomica pensata per incontrare un pubblico eterogeneo. “Poichè ci troviamo in una zona molto frequentata, anche dai turisti, cerchiamo di interpretare la tradizione con semplicità – ha spiegato Giuseppe Langella – la nostra cucina spazia fra le ricette più celebri della gastronomia italiana, come la pasta alla Carbonara o gli Spaghetti alla Pescatora”. Comune denominatore di ogni pietanza sono i prodotti campani: “Il nostro semplice spaghetto al pomodorino del Piennolo del Vesuvio spiega la nostra passione per i prodotti di qualità che esaltano un concetto classico di piatto” conferma Langella.

Oltre a deliziare il palato degli avventori con una pizza tradizionale e che sprigiona deliziosi profumi, anche nella apprezzata versione gluten free, i Langella sono abili “nel far sentire i clienti coccolati e a stretto contatto con la famiglia di ristoratori” ha affermato il pizzaiolo. Ospitalità calorosa e offerta gastronomica sempre attenta alla qualità, sono un’esperienza costante nella pizzeria Langella.

 

 

 

 

 

Si espande e viaggia tra le note come un refrain la nuova apertuta a Napoli: Riff, locale a degustazione musicale

Nel cuore del quartiere Chiaia, più precisamente in Via Giuseppe Martucci 87, giovedì 14 Marzo 2019 inaugura il Riff. Il Riff nasce dalla voglia di mettersi in gioco, dall’energia di una famiglia, i cui componenti hanno unito le forze per giungere alla realizzazione di un progetto innovativo. L’idea
nasce, probabilmente, in una calda giornata d’estate, quando Andrea Giannino, titolare e barman del Riff, coinvolge la mamma Emanuela, il papà Roberto e la sorella Alessia, in un’avventura, che mai nessuno avrebbe immaginato di intraprendere.

Il Riff non è il solito baretto, ma un lounge bar pensato ad hoc per rispondere alle esigenze di un pubblico giovane, sempre più attento alla qualità delle materie prime. L’idea è quella di unire la passione per il “bere bene” e la musica. A partire dal nome: il riff infatti è una frase musicale che si ripete di frequente all’interno di una composizione. E il nome del locale è inciso all’interno di un plettro musicale, divenuto il logo del locale stesso. Ogni dettaglio è pensato per rievocare la buona musica di un tempo. I particolari del Riff sono frutto dell’estro creativo di Roberto, padre di Andrea: dal sottobicchiere al menù, dall’insegna ai quadretti. In quello che è il contesto musicale del locale, lo stile industrial è l’elemento che calza a pennello.

Ci si dimentica per un momento di essere a Napoli e con la fantasia ci si ritrova in una vecchia fabbrica americana degli anni ’50, riadattata a bar.
Lampade vintage a sospensione, mattoncini, tubi dell’acqua che fuoriescono dalle mura: questi sono solo alcuni dei tratti distintivi di questo stile. Al Riff in questa atmosfera un po’ retrò, sarà possibile sorseggiare cocktail e vini di qualità, accompagnati da taglieri e stuzzichini vari, con un piacevole sottofondo musicale.
Giovedì 14 marzo l’inaugurazione sarà aperta al pubblico con uno special price: cocktail + shot 5 euro, accompagnato da un free buffet.

 

Ufficio stampa:

Kama Communication

“La qualità nel panino, dalla materia prima dell’hamburger alle verdure dei contorni, giustifica gli otto euro del nostro prodotto” spiega Vincenzo Cènnamo, titolare di Pop Burger. Il locale si focalizza sull’offerta di un cibo veloce di qualità: il concetto di fast food americano è riproposto in versione gourmet. L’hamburger di marchigiana e prodotti locali del napoletano, come il pomodoro di Sorrento, riscrivono la storia del panino americano nel burger restaurant di Ponticelli, zona di Napoli.

“Pop Burger nasce in una zona popolare del capoluogo campano – spiega il titolare Vincenzo Cènnamonel quartiere Ponticelli abbiamo voluto proporre un panino dal concetto popolare ma anche moderno, che rispecchiasse lo stile della pop art”. Sono molti i richiami al movimento artistico degli anni Sessanta, come i colori brillanti che decorano gli interni, per un’estetica briosa e insolita dalla tradizionale.

“L’obiettivo del format, incentrato sulla hamburgeria, è rivolgersi a un pubblico medio alto, in grado di apprezzare le qualità di un buon panino”, le parole di Vincenzo Cènnamo. “Pop Burger si propone come luogo dove trascorrere una serata in compagnia e all’insegna del gusto per le prelibatezze – ha proseguito il patron di Pop Burger – i nostri panini seguono alti standard di qualità per i prodotti che usiamo”.

Lo stile del locale è in linea con quello delle paninoteche americane: arredamento essenziale e spiccato senso dello spazio, grazie a un ambiente ampio e confortevole. Tra i colori prevale il verde e il marrone chiaro del legno, insieme per un interessante contrasto fra avanguardia e tradizione. Un piccolo telecomando definisce l’esperienza del cliente al Pop Burger: “L’avventore sceglie il suo panino dal menù e alla cassa indica il prodotto. Gli viene dato un dispositivo che vibra quando l’ordine è pronto” spiega Cènnamo.

Il piatto forte degno di essere considerato “PopBuon”, come cita il motto del locale, è il Panino Pop Burger: prende il nome dalla casa e racchiude un’hamburger di marchigiana, bacon croccante , cheddar, cipolla croccante, insalata iceberg, pomodoro di Sorrento, salsa barbecue e senape. Un caleidoscopio di gusti vario come i colori della Pop Art.

 

Un lavoro a quattro mani che approfondisce e analizza la società partenopea attraverso la gastronomia. “La Cucina di Napoli“, a cura delle autrici Lydia Capasso e Maria Teresa Di Marco, è l’opera letteraria presentata lo scorso giovedì 28 febbraio, nella Sala Rari del Palazzo Reale a Napoli. Una cornice imponente, ma anche colta e raffinata, ideale location per la presentazione di un libro che sonda Napoli nella sua dimensione più autentica.

“A Napoli il cibo è un’esperienza ricca di profumi, come quello del ragù che si diffonde per i vicoli” si ascolta dall’intervento di Lydia Capasso. “Il cibo è nelle parole delle persone, è argomento prima di essere pietanza da gustare” ha proseguito la scrittrice.

Progetto ricco di testimonianze storiche.

“Il libro racconta, attraverso le esperienze dei personaggi di famiglia, la questione antropologica dei napoletani” spiega Lydia Capasso. “Sono passati da essere chiamati mangiafoglie a mangia maccheroni”. 

In La Cucina di Napoli si trovano tracce di storia enogastronomica, con la descrizione di piatti che evocano la tradizione culinaria partenopea: divisa fra repertorio di cucina popolare e raffinatezza della cultura gastronomica di derivazione borbonica.

“Sono presenti annotazioni storiche di cucina – conferma la Capasso – si possono riscoprire fonti sullo Scarpariello, un piatto ormai quasi sconosciuto”.”È un raro prodotto di equilibrio – ha proseguito l’autrice del libro – tra foto belle ma non invadenti, parte storica e annotazioni personali”.

Il libro si inserisce in un progetto di raccolta di racconti, una collana di libri che ripercorre le cucine regionali d’Italia. “In questo libro abbiamo fatto tappa in Campania, concentrandoci su Napoli  e lavorando sui suoi aspetti legati all’enogastronomia”, ha affermato Maria Teresa Di Marco.

Quest’opera letteraria, che riunisce fonti di testimonianze e scatti della Napoli più autentica, si propone di studiare e raccontare i rituali della società partenopea nei suoi aspetti legati al cibo. Rito è la parola chiave per interpretare diversi passaggi presenti nel libro che testimoniano come “A Napoli si cucina di più che a Milano. Il cibo si consuma in famiglia e per questo è considerato un rituale” ha spiegato Lydia Capasso. “Il libro invita a riflettere sulla scansione dell’anno in funzione dei piatti tipici. Sono esempio la lasagna e il migliaccio nel periodo di Carnevale” ha proseguito l’autrice.

“L’opera si divide in due sezioni – spiega Maria Teresa Di Marco – la prima è dedicata alla tradizione della gastronomia partenopea, la seconda si focalizza sulle rivisitazioni”. Tra presente e passato della cucina, questo reportage su Napoli instaura con il lettore spunti interessanti per avvicinarsi alla cucina in modo competente e mai banale. La Cucina di Napoli è uno sguardo attento e dedicato sulla cultura partenopea, dove il cibo gioca un ruolo importante.

 

 

 

“Riportiamo a tavola la carne genuina e saporita come una volta” (Luigi Santoro)

La qualità delle materie prime è una priorità indiscussa da Bufalo Birr: locale a Quarto specializzato nella preparazione delle migliori carni campane ed altre eccellenze provenienti da tutta Europa. Luigi Santoro ci tiene a identificare il suo locale con il nome di steakhouse. Dicitura ben più internazionale di braceria e concentra tutta la passione del patron Luigi per questa branca del settore gastronomico, che si focalizza sulle buone e succulenti carni.

Il locale nasce con l’obiettivo di capovolgere il concetto di fast food, spesso associato agli hamburger e altre specialità di carne. La steakhouse di Quarto, dalla sua fondazione, si propone di offrire il meglio della macelleria locale e internazionale ai buongustai di carne nel territorio campano. Per realizzare questa impostazione centrata sulla qualità, Santoro è partito dal riflettere sul suo amore per i prodotti di Bufala Campana, come la celebre mozzarella di filiera controllata.

Bufalo Birr agli esordi del progetto.

“Tutto è nato da una sensazione” afferma il patron di BufaloBirr. “Ho pensato, se il latte di bufala permette di ottenere un prodotto famoso e richiesto come la mozzarella, allora anche la carne del bovino campano potrà riscuotere lo stesso successo”, spiega Santoro.

L’intuizione si è rivelata ricca di spunti avvincenti per l’imprenditore di Quarto, che ha deciso di focalizzare il suo impegno nel settore della carne. Al principio della sua esperienza con BufaloBirr, Santoro ha approfondito le caratteristiche del bufalo campano studiandone lo stile di vita e il libero movimento che gli è necessario per una crescita sana.

Per puntare sulla massima qualità Santoro intuì che era necessario coinvolgere nel progetto una persona a stretto contatto gli animali. Un esperto che potesse fornirgli una consulenza sulla materia prima da scegliere per la propria attività. Scelse così di affidarsi al suo amico allevatore Bruno, conoscitore delle razze bovine più pregiate e dei tagli più apprezzati del panorama gastronomico.

Dalla carne di Bufalo Campano IGP a quella di qualità Pata Negra, dalla manzetta Mazury al Suino Agro Nocerino. Sono alcune delle varietà presenti in menù da Bufalo Birr grazie all’esperienza di Bruno, assunto da Luigi Santoro come selezionatore di carni. Una professionalità ancora poco diffusa nel settore della ristorazione. “Nel mondo delle carni allevate al pascolo – afferma Santoro – il selezionatore è una figura indispensabile ma così ovvia che nessuno gli attribuisce abbastanza merito”.

Il selezionatore, professionista della qualità.

È un settore di grande competenza quello della selezione di carni e il lavoro è scandito da grande passione per le varietà più interessanti. “Non esiste un pezzo di carta che certifica l’abilità di selezionatore – spiega il titolare di Bufalo Birr – ma solo i complimenti da parte dei selezionatori più esperti”. “Anche a me, dopo tanta esperienza nella selezione di carne, hanno attribuito il riconoscimento” ha affermato Santoro.

Pur non essendoci “un’università di selezionatore”, questo mestiere da modo di acquisire un bagaglio di competenze molto specifiche che, unite alle qualità imprenditoriali, formano un profilo professionale completo per il settore gastronomico. Nel caso di Luigi Santoro, queste credenziali gli permettono di lavorare ogni giorno nel rispetto della qualità di carne “genuina e saporita come quella di una volta”. “Il mio obiettivo è offrire un’esperienza unica ad ogni bistecca servita” afferma Santoro. L’esperienza di gusto, da Bufalo Birr, è integrata con prodotti che compensano l’alimentazione con sostanze che forniscono acqua e idratazione. “Frutta e ortaggi a km 0  garantiscono benessere ed esperienza culinaria di qualità”.

Napoli è una città ricca di risorse artistiche e culturali, questo è risaputo. Anche la gastronomia gioca un ruolo fondamentale in questo senso: “la pizza è sicuramente il piatto più rappresentativo del capoluogo campano, ma anche il ragù possiede caratteristiche peculiari, da essere degno di attenzione” spiega Angelo Ranieri, titolare del ristorante pizzeria Totò Sapore.

Il ragù napoletano segue una ricetta precisa, non è possibile derogare alcune regole di cucina per comporlo correttamente: “occorre il pomodoro pelato, la carne mista, la cipolla per il soffritto e soprattutto tanta pazienza per assecondare i tempi di lenta cottura” spiega Ranieri.

Il tradizionale sugo di carne è molto apprezzato nel ristorante Totò Sapore e rispecchia la volontà del ristoratore di mantenere intatta la tradizione napoletana nella sua cucina. Un’arte che Angelo Ranieri ha appreso sin da giovanissimo quando muoveva i suoi primi passi nel lavoro in gastronomia: “il ristorante è nato con tutto il mio impegno 12 anni fa – spiega – ma la passione per la cucina e l’arte bianca l’ho acquisita da piccolissimo, quando giocavo a preparare i panetti di pasta”.

Totò Sapore

La pizza Margherita di Totò Sapore

Il ristorante è situato in viale Antonio Gramsci, a pochi passi dalla elegante Piazza Sannazzaro e il Lungomare Caracciolo: una zona strategica dove poter ammirare l’architettura liberty degli edifici e apprezzare la tradizione gastronomica del capoluogo campano in tappe d’obbligo per il buon cibo, come il locale di Angelo Ranieri.

Sapori sinceri e autentici sono la cifra stilistica di Totò Sapore. Capace interprete della gastronomia tradizionale sia di terra che di mare, Ranieri svela che la sua genovese – sugo di cipolla e carne tra i più identitari di Napoli – è un concentrato di sensazioni che bisogna provare almeno una volta. Non è un caso se la genovese è una specialità per cui Totò Sapore è conosciuto e apprezzato. Questo sugo da il meglio di se con i mezzanelli, un tipico formato di pasta: due specialità che insieme formano un piatto molto richiesto dal menù del ristorante.

Tra le pietanze di mare si citano gli spaghetti alle vongole e le linguine al cartoccio: lo spaghetto piatto viene insaporito con frutti di mare, gamberetti, scampi, polipo e pomodorino del Piennolo. L’amore per la tradizione prosegue nei prodotti di arte bianca come la pizza: “farina di tipo 0 e di tipo 1 danno vita all’impasto” spiega Angelo Ranieri. Aggiunge poi “il disco di pasta, secondo il nostro concetto di lavorazione, ha un bordo di 3 cm e un diametro di 33”. 

L’ambientazione è accogliente e presenta un’estetica tradizionale, il percorso tematico centrato sulla cultura e usanze partenopee continua sullo stile del servizio: alcune pietanze vengono servite direttamente nei pentolini, per richiamare un’atmosfera accogliente e familiare. Una costante sono i sapori di piatti intramontabili come pasta patate e provola, che Angelo Ranieri menziona tra i piatti più apprezzati dalla sua clientela.

 

 

 

 

“Per ogni posto del mondo la cucina è il più affascinante indicatore delle tradizioni, usi e costumi della popolazione locale” spiega Carlo Capuano, ristoratore e proprietario del Sartù: luogo di ricerca nella combinazione di ingredienti legati alle stagioni e al territorio campano. Il ristorante del quartiere Vomero di Napoli propone un’esperienza esclusiva attraverso piatti legati alla tradizione o nati ex novo grazie all’estro dello chef.

Il nome Sartù deriva da un piatto storico della tradizione culinaria partenopea, testimonianza di come Napoli sia stata terra di dominazioni anche dal punto di vista gastronomico. “Il piatto da cui deriva il nome del locale è stato preparato per la prima volta dai monsù – ha spiegato il ristoratore – erano abili cuochi francesi che cucinavano per la nobiltà napoletana. Con il Sartù riuscirono a fare apprezzare il riso, solitamente conosciuto come alimento poco appetitoso”. La cultura culinaria francese è stata determinante nel capovolgere l’idea sul riso,  alimento degno di poca considerazione a Napoli: “il cereale era spesso associato a un cibo della guarigione contro malesseri vari, il capoluogo campano inoltre è storicamente legato alla pasta”.

Sartù

Sartù di riso bianco

Sartù è un marchio che racchiude la passione di Capuano nel rispolverare piatti dal valore storico culturale nati a Napoli: “la tradizione è un punto di partenza importante per la cucina di Sartù – spiega il ristoratore – sui piatti del passato rimaniamo fedeli ai testi di Vincenzo Corrado, Ippolito Cavalcanti e Jeanne Carola Francesconi”. Si tratta di importanti autori del Novecento che hanno raccolto esperienze di vita gastronomica dai banchetti e le cucine più prestigiose presso la corte napoletana.

Capuano prosegue “insieme al modello classico di cucina concepiamo una tipologia di nuova concezione”. Una curiosità legata al locale del Vomero è un’atmosfera rilassante, aspetto che rende il Sartù un posto di destinazione per i clienti che vogliono vivere un’esperienza culinaria di qualità in un contesto di musica selezionata: “musica classica e jazz animano le serate nel mio ristorante” conferma Carlo Capuano.

La cucina nuova a cui faceva accenno Carlo Capuano è l’elaborazione di un linguaggio attuale, attraverso piatti che sono frutto di sperimentazione e passione per le buone materie prime fresche di raccolta: si tratta dei bottoni ripieni di coniglio in salsa alla puttanesca e le linguine con fegato di polpo e caffè.

Il quartiere Vomero con il ristorante Sartù vive la possibilità di ripercorrere le proprie radici gastronomiche grazie a “piatti creati in una maniera storicamente corretta” e, al contempo, apprezzare che la cucina sia in movimento, un repertorio in grado di guardare verso nuove possibilità di abbinamenti.

 

 

 

“Wapo è collegato a un concetto di benessere – spiega il ristoratore Mario Rubinoprivilegiamo la cottura a vapore e prodotti senza glutine per un concetto di cucina leggera e salutare, che non rinuncia a offrire la qualità del gusto”. È il concetto di ristorazione che Rubino ha impresso nel suo ristorante ricco di contaminazioni, il Wapo Natural Food: un ponte culturale tra mediterraneo e oriente che si ritrova nei sapori proposti.

“Per i nostri ravioli al vapore prepariamo una sfoglia di pasta di riso che riempiamo con i tre principali sughi napoletani: il ragù, la genovese e la puttanescaR