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Martedì 30 giugno alle ore 20.00 si è tenuta la presentazione agli operatori dell’informazione del ristorante Bianco specialità baccalà pesce e… in Via Circumvallazione Esterna n°5, Arzano (NA).


La cena è stata presentata dal giornalista enogastronomico Renato Rocco direttore de La Buona Tavola Magazine, ed è stata curata dallo chef Alfonso De Filippo, che per l’occasione ha proposto alcuni dei piatti presenti nel menù del suo ristorante.
Alfonso De Filippo, giovane e talentuoso chef resident di “Ristorante Bianco, specialità baccalà, pesce e…”, è l’erede della famiglia De Filippo, baccalajuoli dal 1971.

Lo chef Alfonso De Filippo


“Tutti i nostri piatti mirano a valorizzare un prodotto, il baccalà, che fino a qualche decennio fa era considerato un piatto povero” ci spiega Alfonso De Filippo, soprannominato “De Filippo Baccalacciuolo”. Piatti della cucina tradizionale napoletana rivisitati in maniera “chic”, come si può notare dalle foto che seguono.

La cena è iniziata con un antipasto misto composto da: polpetta di baccalà, rocher di baccalà e pizza fritta “Sanità”: un incontro tra cucina classica e moderna.

Antipasto con pizza fritta, polpetta e rocher di baccalà con zeppoline


Non solo baccalà ma anche specialità di pesce: infatti come primi, gli ospiti hanno potuto provare la Genovese di baccalà e un risotto al nero di seppia e gamberi di Mazara.

Genovese di Baccalà
Risotto al nero di seppia e gamberi di Mazara


Stesso discorso per i secondi piatti: la prima portata, “Il Salutista”, è il piatto ideale per chi desidera mangiare con leggerezza senza rinunciare al gusto. Come seconda portata di pesce, lo chef ha pensato ad una millefoglie di orata.

“Il salutista”
Millefoglie di orata


Per concludere in dolcezza ma sempre in tema, De Filippo ha stupito i presenti con la millefoglie scomposta di baccalà, un dolce di primo impatto azzardato ma che infine rivela un sapore piacevole e delicato.

Millefoglie di baccalà

Infine è intervenuto il Presidente dell’Accademia Partenopea del Baccalà Toti Lange per insignire lo chef De Filippo con un riconoscimento da parte dell’Accademia stessa.

Lo chef Alfonso De Filippo col papà Nino e Toti Lange

L’evento è stato curato dall’agenzia di comunicazione e marketing La Buona Tavola Magazine.

A Napoli i ritmi della Settimana Santa sono scanditi da riti sacri e riti profani: ogni partenopeo sa che ci sono tradizioni culinarie legate alla celebrazione della Pasqua che vanno religiosamente rispettate. La tradizione vuole che il giovedì santo venga servito a tavola un menù a base di pesce (protagonista indiscussa è la zuppa di cozze), mentre il venerdì si dovrebbe digiunare (o quantomeno tenersi leggeri). Il sabato santo è la giornata durante la quale nelle cucine partenopee ci si dedica alla preparazione delle pietanze del pranzo del giorno successivo, la domenica di Pasqua!

Il tradizionale menù pasquale prevede un antipasto di affettati misti (la cosiddetta “fellata”),  una deliziosa minestra chiamata maritata (dato che la carne “sposa” le verdure in un gustoso connubio d’amore), l’agnello con i piselli (che simboleggia il sacrificio di Cristo) e, dulcis in fundo, l’immancabile pastiera! Esatto, non ho accennato al tortano, la tradizionale ciambella rustica salata che mette d’accordo grandi e piccini, ma solo perché intendo regalarvi l’intera ricetta originale napoletana.

Il tortano: la ricetta

Ingredienti per la pasta:                                      

300 g di farina                                                     

20 g di lievito                                                     

100 g di sugna                                                    

Poco sale                                                               

Abbondante pepe                                                  

50 g di parmigiano grattugiato                          

Ingredienti per il ripieno:

60 g di formaggio svizzero

100 g di provola affumicata

60 g di provolone

100 g di salame

2 uova sode

Preparazione

Dopo aver stemperato il lievito in acqua fredda, impastatelo con un po’ di farina, fatene un panetto e lasciatelo crescere, coperto, per almeno mezz’ora. Disponete la farina a fontana e ponetevi al centro la sugna, il sale, il pepe, il panetto cresciuto, il parmigiano e, aiutandovi con acqua tiepida, mescolate fino ad ottenere una pasta morbida che lavorerete con forza per una decina di minuti, battendola sul tavolo.

Fate crescere in una terrina coperta, in un luogo tiepido, per un paio d’ore o almeno fino a quando la pasta non avrà raddoppiato di volume. Tagliate il formaggio svizzero, la provola affumicata, il provolone, il salame a dadini e le uova in sei spicchi ognuno. Mescolate tutto meno le uova. Quando la pasta sarà cresciuta, sgonfiatela battendo con le mani e stendetela dello spessore di un centimetro.

Disponete su tutta la superficie in modo uniforme il ripieno e aggiungete gli spicchi di uova a distanza regolare e arrotolate con delicatezza la pasta, il più strettamente possibile. Ungete di sugna uno stampo largo con il buco centrale e disponetevi il rotolo di pasta a ciambella, unendone bene le estremità e rimettetelo a crescere in un luogo tiepido coprendolo con un panno.

Quando il tortano avrà lievitato (occorreranno almeno altre due ore) infornatelo a forno moderato (180 gradi circa) per un’ora. I formaggi suggeriti per il ripieno possono essere variati a seconda del gusto personale di ognuno: c’è chi al provolone preferisce il provolone piccante e chi al formaggio svizzero preferisce il pecorino, e c’è anche chi, assieme al salame e alle uova, nel ripieno mette i napoletanissimi (e buonissimi) cicoli, a voi la scelta!

Per chi se lo stesse chiedendo, la differenza fra il tortano e il casatiello sta nel fatto che mentre nel casatiello sono aggiunte uova sode nell’impasto e uova crude e intere in superficie, dove sono tenute ben salde da pezzi di pasta disposti a croce, nel tortano queste si inseriscono già sode a spicchi solo nell’impasto.

Per altre ricette, visita la sezione dedicata. Se questa ti è piaciuta condividila sui tuoi social e seguici su Facebook!

Mozzarè Casearia per il sociale

Gli imprenditori campani si dimostrano sempre più solidali in un periodo d’emergenza economica come quello che la Campania e l’Italia tutta sta affrontando.

Parte oggi infatti, fino a sabato 11 Aprile, l’iniziativa benefica “Mozzarè Casearia per il sociale” ideata da Giovanni Palmentieri e Gianluca Loreto, proprietari di Mozzarè Casearia. Questa si inserisce nella più ampia rete di iniziative di beneficenza promosse da “Uniti per la Campania”. Il giovane imprenditore campano, grazie alle collaborazioni di esponenti di altre aziende del settore agroalimentare, la Caritas, la Protezione Civile e l’Associazione “Colora il Corona”, distribuirà nella provincia di Napoli 300 pacchi di “spesa solidale” ad altrettante famiglie che hanno risentito maggiormente della crisi e che vedranno arrivare sulle proprie tavole generi alimentari d’ogni tipo.

<<Una comunità è tale se in un momento difficile come quello che stiamo affrontando sa dimostrarsi coesa e capace di porgere una mano laddove ce n’è bisogno. Grazie alle tante aziende amiche che mi hanno sostenuto, il progetto ha preso forma in pochissimo tempo perché, si sa, solo uniti si va più lontano>> ha  dichiarato Giovanni Palmentieri.

Sono tanti e importanti i gesti di solidarietà arrivati dal mondo enogastronomico ed agroalimentare. In queste settimane, abbiamo infatti assistito a una vera e propria “corsa alla beneficenza”. A colpire sono i gesti di chi, come quello di Giovanni Palmentieri, fa il possibile per aiutare, donando ciò che produce. Sono iniziative come queste che fanno bene al cuore e fanno ben sperare a una ripresa migliore, non solo economica, ma umana.

Per altre buone storie clicca qui!

Pastiera Chirico Challange

Sa di buono, ma non solo. Sa di dolce, di calore di casa, di condivisione, di mani che lavorano… insieme. Questi ingredienti, mescolati con quelli del dolce forse più amato dagli italiani, sicuramente dai napoletani, hanno dato spunto all’iniziativa PASTIERA CHIRICO CHALLENGE.

Dolce partenopeo per eccellenza ma sdoganato nei forni di tutta Italia e proposto come re indiscusso della tavola nel giorno di Pasqua, la pastiera è protagonista di un challenge dai contorni sociali più che social.

Nato con l’intento di cogliere l’occasione di questa ritrovata intimità familiare, all’interno del calore domestico raccogliendo la sfida di eseguire la ricetta con prodotti Chirico e partendo già con un vantaggio: se preparata con il kit preparato Chirico la ricetta diventa ancora più semplice e facile da eseguire, senza pericolo di cadere nell’errore per via delle voci fuorvianti “un pizzico di”, “quanto basta” etc.

Del resto a garantirne il successo del #PASTIERACHIRICOCHALLENGE ci ha pensato la sua più autorevole autrice, la signora Annnamaria Chirico in persona. Muniti di mestolo e ciotola, chiunque è invitato a partecipare e a far entrare Chirico all’interno della propria cucina avviando un network che permette di restare a casa ma insieme, cimentandosi nella propria personale interpretazione della ricetta a pochi giorni dalla Pasqua 2020, senza nessun vincolo se non il rispetto ossequioso della tradizione, come spiegato sulla latta di grano cotto.

Un’iniziativa che ha raccolto entusiasmo e intrattenimento, fattori divenuti prioritari oggi, e che documenta anche la trasversalità generazionale attorno a cui ruota questo dolce, impastato nelle cucine fumose delle nonne e in viaggio nel tempo fino ad oggi, sfornato in spazi moderni e hi-tech dove giovani esecutrici o esecutori si rivelano nuovi adepti della pastiera.

Determinante è poi il risvolto simbolico che da sempre caratterizza questo dolce e che oggi assume un valore speciale, il concetto di rinascita e speranza proprio della Festa a cui viene da sempre abbinato: la Pasqua cristiana. Così per ciascun partecipante al challenge la formula sarà: #iorestoacasa e preparo la pastiera mettendoci tutto l’amore possibile.

WEBMINAR CON ANNAMARIA CHIRICO

A conclusione del #PASTIERACHIRICOCHALLENGE e a dare ancor di più una connotazione sociale all’iniziativa lanciata dall’azienda Chirico, il 10 aprile verrà proposto un  Webminar. Sulla piattaforma della scuola di cucina Toffini Academy sarà possibile assistere live dalle ore 16.30 alla preparazione della pastiera seguendo tutti i passaggi svolti dalle abili mani di Annamaria Chirico così da poterne rubare i segreti e provare a farla insieme a lei. Su IG @granochirico e sulla pagina Facebook aggiornamento e spiegazioni per battere il record della ricetta più popolosa del mondo, quella con più persone coinvolte.

Alle creazioni sarà dato ancora maggior risonanza attraverso la piattaforma di ricette professionali www.MYSOCIALRECIPE.COM, dove ciascun utente potrà registrare la ricetta della propria Pastiera realizzata con Grano Chirico per certificare la propria capacità e condividere la propria tradizione.

Ufficio Stampa

Cristiana Giornado

Il Presidente della Regione Campania vietando solo nella nostra regione la consegna di cibo pronto e pizze sta distruggendo uno dei pochi comparti che funzionava.
Non si capisce perché solo in Campania vige questo divieto mentre in tutta Italia, anche a Milano e in Lombardia, ciò sia permesso. Addirittura in Puglia, Calabria e Sicilia e certamente queste regioni non stanno meglio di noi.

Consentire il delivery, cioè la consegna a casa del cibo, non l’asporto che determinerebbe file ed assembramenti (perché poi si possano fare per il supermercato e per la posta me lo dovete spiegare), permetterebbe ad un intero settore – quello dell’enogastronomia – di poter avere una boccata di ossigeno per i tanti piccoli ristoranti e pizzerie, quelli che lavorano prevalentemente con le consegne o hanno pochi tavoli o sono a conduzione familiare.

Anche per le pizzerie più grandi e blasonate questo periodo servirebbe a potersi aprire ad un mondo, quello del delivery e poi in futuro quello dell’asporto, che sarà sempre più importante nella voce del fatturato.
Logicamente si riattiverebbe il mondo delle forniture, i distributori ed i produttori di farina, pomodoro, latticini, olio, etc. Da non sottovalutare poi i riders che una volta erano ragazzi ma adesso sono padri di famiglia senza altri redditi.

Il vantaggio di poter usufruire di questo servizio è anche per i tanti anziani e le tante famiglie che potendoselo ancora permettere si concedono un qualcosa di diverso dal solito (per quanto ci vuoi mettere d’impegno non riuscirai mai a fare una pizza napoletana con il forno di casa!)

Impedirlo si dà anche un messaggio culturale sbagliato: i milanesi sono puliti e lo possono fare, mentre i campani sono zozzoni e non gli è consentito!

Il mondo della ristorazione cambierà, ricorrendo sempre di più alla consegna e mandare un messaggio di non affidabilità nei confronti della ristorazione campana ci darà un handicap ben superiore rispetto agli oltre due mesi di stop. I piccoli usciranno con le ossa rotte, mentre i grandi gruppi McDonalds e BurgerKings saranno sempre più forti, anche perché potranno ricevere dalla casa madre americana un’iniezione di marketing e comunicazione, grazie ai soldi stanziati dal Governo americano, che i nostri pizzaioli se la immaginano solamente.

Ma come si fa a essere così ciechi? Ah scusate dimenticavo…siamo sempre quelli che nel 1860 aprirono le porte ad un esercito invasore che ci depredò di soldi e mezzi, deportando migliaia di uomini e chiudendo le scuole.
La storia si ripete diceva Vico. Ma maledetto sia colui che non ne trae insegnamento.

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Renato Rocco

Dal 9 al 15 marzo nei migliori ristoranti e trattorie di Napoli una risposta in sicurezza e nel rispetto delle norme previste dal governo  

7su7 Ragu&Genovese, iniziativa promossa da Luciano Pignataro WineBlog e Mysocialrecipe, piattaforma di deposito ricette ideata dalla nutrizionista Francesca Marino, dal 9 al 15 marzo, celebrerà i piatti più amati e conosciuti della cucina tradizionale napoletana, in oltre 60 locali di Napoli e provincia.

Una terza edizione che si preannuncia ancora più ricca di ricette da scoprire e gustare, non solo nelle trattorie e ristoranti partenopei, ma anche nelle caratteristiche località della provincia che hanno conservato ancor più la tradizione di questi piatti che, da sempre, evocano il focolare domestico, il calore degli affetti, una domenica passata in famiglia o in allegra compagnia degli amici. 

Una risposta nel rispetto dell’ultimo decreto del governo che ha consentito ai locali pubblici di restare aperti osservando delle prescrizioni di buon senso. 

Vivere le settimane del Coronavirus in sicurezza, ma anche con la gioia di una serata in compagnia di un ragù o di una genovese! 

La presentazione ufficiale alla stampa, prevista martedì 10 marzo alle ore 11 presso il ristorante stellato Palazzo Petrucci, sarà tenuta dal giornalista enogastronomico Luciano Pignataro e dalla nutrizionista Francesca Marino, moderati da Santa Di Salvo. Per la prima volta, Giovanna Voria dell’Agriturismo Corbella, Liliana Lombardi dell’agriturismo Le Campestre di Castel di Sasso, e Carmela Abate di Zi Teresa, prepareranno le paste fresche della tradizione da abbinare a Ragù e Genovese. 


Grande entusiasmo da parte dei ristoratori aderenti all’iniziativa, che in questi giorni hanno dato sfogo alla loro creatività registrando più di 100 ricette di Ragù e Genovese su Mysocialrecipe.com, e che si preparano ad offrire ai propri clienti dei menù a tema ideati per l’occasione e tante iniziative particolari, dalla social dinner al cabaret, da letture impegnate a serate musicali. 

Ad aprire la settimana di “ 7su7 Ragù e Genovese ” sarà un’iniziativa a scopo benefico, giunta alla VI edizione, “Un angelo tra le stelle”, organizzata dalla Onlus Progetto Abbracci di Claudio e Giovanna Zanfagna che si terrà il 9 marzo, presso il Ristorante Zì Teresa.  

Nel corso della settimana sono previste due masterclass di approfondimento, solo su invito: 

·       “Le forme del Pane per il Ragù”, l’11 marzo presso il ristorante Zi Teresa. In collaborazione con l’Associazione dei Panettieri e con Santa di Salvo, si cercherà di capire quale pane è il più adatto per fare la scarpetta. 

·       “Quale pasta per Ragu&Genovese”, il 13 marzo presso il Sea Front Pasta Bar Di Martino.  Con Albert Sapere si capirà quale è la migliore trafila di pasta da usare nel ragù e nella genovese.

Gli sponsor dell’iniziativa 7su7 sono:Adhoc Cash&Carry con le sue carni pregiate, Pastificio Di MartinoMolino Caputo, La Fortezza ViniSolania, il Consorzio del Parmigiano Reggiano DOP, Pentole Agnelli distribuito da Caros, e l’Associazione di produttori di olio Aprol Campania. I partner sono l’associazione Euro-Toques, e la scuola Dolce&Salato. Mediapartner Italia a Tavola e La Buona Tavola. 

Ufficio Stampa MySocialRecipe

Argomento principale, motivo di litigio, dubbio amletico.. “Dove ceniamo stasera?” è uno di quei messaggi che intasa le chat di gruppo su Whatsapp dal venerdì alla domenica.

Sarà che a Napoli ci insegnano a vedere il pasto come un momento di condivisione e riunione; ogni scusa è buona per incontrarsi e parlare del più e del meno con le persone a cui teniamo. Allora ok, andiamo a cena: ma cosa mangiamo nella “Napoli by night“? E dove?

Le alternative sono veramente numerose e per tutti i gusti! Innanzitutto provate a dividere le vostre preferenze in macrocategorie. Sicuramente dopo un po’ otterrete le fazioni “Pizza”, “Panino”, “Sushi”, “Carne”. Se siete curiosi e aperti a tutto (ma soprattutto delle buone forchette) sarà facile giungere ad un compromesso ed eccovi dunque alla scelta del locale.

Napoli by night

Per gli ultimi romantici, quelli fedeli alla pizza per intenderci, c’è l’imbarazzo della scelta: siamo a Napoli e sarebbe assurdo il contrario. Tradizionale o gourmet, la pizza è la scelta che più spesso riesce a far felici tutti ed oltre ai nomi più noti (‘Da Michele’, ‘Sorbillo’, ‘Starita’, ‘Di Matteo’, ‘Gorizia’) ci sono tanti maestri pizzaioli che hanno scritto il proprio nome nella “Hall of Fame” della categoria. Alcuni esempi sono ’50 Kalò’, ‘La Notizia’, ‘Acunzo’, ‘Gaetano Genovesi’, ‘Spicchi d’Autore’, ‘Vesi’, ’10 Diego Vitagliano’, ‘Carmnella’, ‘Regina Margherita’, ‘Vincenzo Capuano’. Per il ripieno fritto da non perdere ‘Isabella De Cham’, ‘La Masardona’, ‘La figlia del presidente’, ‘De Figliole’ e ‘Zia Esterina Sorbillo’.

Non molto diverso il discorso per gli appassionati del panino, una scelta che è ormai un “must” tra le offerte enogastronomiche di qualsiasi posto e Napoli, chiaramente, non si fa trovare impreparata. Hamburger succulenti, salsicce a punta di coltello, pollo fritto, burger vegetali e salse gustose regnano all’interno dei soffici “Bun” che sono sempre più spesso realizzati con innovativi impasti home-made. Potrete gustarne di diversi, dai più sofisticati a quelli di dimensioni importanti: quindi non appesantitevi a pranzo o durante l’aperitivo! Innovative le proposte di Egidio Cerrone (aka ‘Puokemed’) nel suo ‘Puok Burger Store’, ormai un vero e proprio santuario del panino a Napoli che ottiene da sempre i consensi di tutti, e di Mario Tortora con la sua ‘Paninomacelleria’. Entrambi sono take-away. Se invece volete gustare il vostro panino stando più comodi in un locale, magari sorseggiando una buona birra artigianale, allora scegliete i gustosi panini di ‘12 Morsi’, ‘Bun House’, ‘L’Oca Nera’, ‘Penny Black’ e ‘Herr Daniel’. Qualità in cucina e cura delle location.

Per chi invece volesse rinunciare ai carboidrati ma non al gusto, le opzioni non mancano. Partendo dalle numerose offerte delle bracerie (o per meglio dire “Steak House”) fino ad arrivare a quella più fresca ed orientale dei sushi e noodles Bar. I templi della carne sono locali dallo stile variabile, talvolta rustico talvolta ricercato e moderno. L’elemento comune tuttavia è uno solo: la griglia rovente, cuore di qualsiasi braceria che si rispetti.  Anche in questo caso si distinguono alcuni nomi eccellenti come ‘Braceria Pastore’, ‘Agribraceria Fattoria Carpineto’, ‘Griglieria Zio Jack’, ‘Meatin’ e ‘Cantina La Barbera’. Per chi preferisce la cucina asiatica allora spazio a nigiri, sashimi, uramaki, ramen, bao e chi più ne ha più ne metta. Da provare ’Osushi’, ‘Omu’, ‘Hachi’, ‘Iki’, ‘Otoro’ per il sushi;  ‘Ramen Shifu’ e ‘Staj Noodle Bar’ per il ramen e i soffici bao.

Napoli by night

Queste sono solo alcune tra le alternative migliori che potrete trovare nella “Napoli by night” se decideste di andare a cena fuori, ma sono tutte da provare e quindi siate curiosi e buon appetito!

Umberto Esposito

Cosa spinge un ragazzo a spostarsi dalla sua terra, Napoli, alla vicina provincia di Salerno? L’amore? Forse o, almeno, nella maggior parte dei casi è così. A spingere Angelo Pierno è stata sì una femmina ma dai toni più caldi, più tonda e decisamente più saporita: la pizza. Ebbene sì, Angelo Pierno è il pizzaiolo e il patron di O’Napulitan che nel 2018 da Napoli arriva a Nocera Inferiore per dare forma al suo sogno. Durante una chiacchierata mi ha raccontato un po’ di sé e della sua passione per l’arte bianca.

Quando gli ho chiesto perché avesse scelto questo nome per la sua pizzeria mi ha detto “vengo da Napoli e per la famiglia della mia fidanzata, specialmente per suo padre Marcello, sono sempre stato “’o napulitan”. Mi piaceva perché rendeva onore alle mie radici ed era molto identitario: perciò l’ho scelto. Perché sono io”.

<<L’esperienza che mi ha segnato professionalmente è di sicuro l’expo 2015 di Milano insieme a RossoPomodoro che mi ha dato la possibilità di stare a contatto con i grandi professionisti del settore. E ringrazio infinitamente Ciro Lentino, maestro pizzaiolo, che mi ha seguito condividendo la stessa passione dopo quest’esperienza>>. Traspare molta emozione dalle sue parole custodi di un ricordo speciale che gli ha permesso di esprimere sé stesso attraverso quello che sa fare. A confermare “fai il lavoro che ti piace e non lavorerai mai un giorno della tua vita”.

Ma il napoletano ci tiene a sottolineare i suoi influssi “professionali”:  <<Io, da grande, volevo fare il pizzaiolo e Mimmo Comune, pizzaiolo anche lui, che lavorava nel ristorante-pizzeria di Gianluca Papa, a cui devo tanto, mi ha iniziato a questo lavoro fornendomi le conoscenze utili >>. Segno di grande gratitudine verso i suoi maestri.

<<Sono sempre stata affascinato dalla maestria degli altri pizzaioli, fin da piccolo quando insieme ai miei genitori mangiavo la pizza a Napoli>>. La dedizione e la passione con cui le mani si mischiano all’impasto, l’amore con cui è trattato ogni ingrediente, come un pittore dipinge la sua tela, Angelo Pierno decora le sue pizze con estro e cura. Il suo impasto, tradizionale e digeribile al 100%, è frutto di una lunga lievitazione  temperatura ambiente e di una maturazione ad ambiente controllato. Il risultato è una pizza idratata, leggera, cotta a 400°/450° per massimo 90 secondi, come tradizione vuole con ingredienti <<tutti campani>>.

Tra le pizze più amate va annoverata la “Nocina” con crema di noci, provola di Agerola, funghi porcini, salsiccia e granella di noci. Ma anche la “Paradiso”, per gli amanti del cornicione ripieno, con porcini, fior di latte di Agerola, salsiccia e cornicione ripieno di purè. Ma da buon napoletano, Angelo ha inserito nel menù la vera pizza fritta, quella napoletana, con cicoli e ricotta . Rivoluzionaria ed esclusiva.

E se è vero che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, lo è anche per Angelo che ha accanto Cornelia Pennino, fidanzata e maga dei fritti che ogni giorno delizia i palati più esigenti con le sue varianti di frittatine: da quella napoletana con piselli, prosciutto cotto, besciamella e mozzarella, alla più particolare mortadella e pistacchio, passando per quella con pasta e patate, provola e pancetta. Fritti a regola d’arte per chi non si accontenta della pizza e vuole iniziare con un classico.

La nostra chiacchierata è finita con una semplice domanda: Angelo, qual è il tuo motto? E lui, dopo una simpatica risata, fiero e orgoglioso mi ha risposto: <<Se non è napoletana che pizza è?>>. Non possiamo che dargli ragione.

Per chi vuole un’esperienza di gusto “napoletana” in provincia di Salerno la tappa (principalmente d’asporto ma con dei posti a sedere grazie a una struttura riscaldata) è Via Giovanni Falcone 79, Nocera Inferiore. Per chi invece vuole stare comodamente a casa e abita in zona, ma anche nei paesi limitrofi di Nocera, il numero da contattare è 3382647329.

Marika Manna

A pochi passi dal centro di Napoli e dalle sue bellezze storico-artistiche si trova Nanà , pizzeria e trattoria di Silvio Zigarelli. Posizione strategica e vincente, vista l’immediata vicinanza al Tribunale e al Centro Direzionale di Napoli, nonché a due passi dalla stazione centrale.Un locale ampio, luminoso, accogliente, che ti invade di mille profumi ancor prima di varcare l’ingresso. Un lungo banco pizza e una cucina a vista colpiscono immediatamente l’occhio di chi entra per la prima volta da Nanà , provocando un piacevole impatto visivo che già stimola l’appetito. L’atmosfera accogliente unita alla squisita cortesia dello staff rendono la sosta da Nanà piacevole oltre che gustosa; il personale saprà consigliarvi e guidarvi durante la vostra permanenza in sala, soddisfando sempre le vostre esigenze.

L’offerta del menù è varia ed accattivante: dagli antipasti agli sfizi, dai primi ai secondi (sia di terra che di mare), dalle pizze classiche alle gourmet, arrivando ai dolci, avrete solo l’imbarazzo della scelta, oltre che la necessità di ritornare a provare le varie leccornie proposte.

Gli antipasti e i fritti sono stati recentemente arricchiti da Silvio, introducendo una varietà di golosi “padellini” da gustare in attesa della pizza. Polpettine di manzo fritte con cheddar, con fonduta di cacio e pepe, al ragù, ma non solo; fritto misto, crocchè farciti e frittatine di pasta sia classiche che ricoperte da fonduta di cacio e pepe.

Le pizze rappresentano un vero e proprio connubio tra tradizione e innovazione: alla classica proposta fedele alle pizze evergreen, come ad esempio la margherita, la marinara e capricciosa, troverete in menù una proposta “gourmet”, con topping più elaborati ma sempre attenti alla stagionalità delle materie prime. Inoltre ogni mese potrete gustare una fuori menù, secondo fantasia del pizzaiolo: questo mese, ad esempio, è stata protagonista “A pizza e’ mammà”, con crema di friarielli e polpette al ragù.

La cucina, verace e tradizionale, è curata e supervisionata con grande maestria dalla madre di Silvio, ed è per questo che è possibile gustare piatti dai sapori autentici come quelli homemade. Dalle classiche minestre alla napoletana, come  pasta e patate, alle proposte più ricercate come i piatti a base di pesce, Nanà soddisfa qualsiasi palato; non a caso il locale ben si presta favorevolmente anche per feste ed eventi privati, proprio grazie alla variegata proposta gastronomica.

Che sia un pranzo di lavoro o una cena di piacere, Nanà si rivela essere la tappa ideale ed irrinunciabile per gli amanti della cucina verace tipica napoletana.

Ersilia Cacace

 “Dopo le feste di Natale mi metto a dieta” e invece il Carnevale è già alle porte e, insieme con lui, le Chiacchiere ! Non importa quale sia il nome con cui siete soliti chiamarla (gale, cenci, bugie, frappe, stracci)  questa prelibatezza carnevalesca metterà alla prova i vostri buoni propositi..
Già gli antichi romani, per accompagnare la celebrazione dei Saturnali, erano soliti preparare un dolce a base di uova e farina, fritto nel grasso di maiale e chiamato ‘frictilia’. La leggenda napoletana, invece, vuole che una delle regine di casa Savoia amasse chiacchierare e intrattenersi a lungo con i suoi ospiti ma che un giorno, tra una chiacchiera e l’altra, le fosse venuta fame. La consorte del re chiese al cuoco di corte di preparare un dolce veloce e gustoso e così nacquero le Chiacchiere, un dolcetto essenziale, facile e veloce da preparare.

A Napoli in questo periodo c’è aria di festa: tra un travestimento e una manciata di coriandoli non c’è partenopeo che non abbia sgranocchiato una Chiacchiera.. se anche a voi è venuto un certo appetito, correte a controllare di avere gli ingredienti giusti in dispensa!

Ingredienti: (dosi per 12 persone)

300 gr di farina 00’

60 gr di zucchero

2 uova

1 scorza di limone

Olio di oliva q.b.

Olio di semi q.b.

Zucchero a velo q.b.

Sale q.b.

Preparazione:

La prima cosa da fare è creare un impasto con tutti gli ingredienti, amalgamandoli con cura. Dopo aver lavorato l’impasto per almeno una decina di minuti è bene farlo riposare per un paio d’ore, avvolto nella pellicola trasparente. L’impasto sarà così pronto per essere steso: la ricetta della tradizione partenopea prevede che dalla sfoglia vengano tagliate tante formine rettangolari con il bordo dentellato, alle quali bisognerà fare due piccoli tagli al centro per evitare che, una volta fritte, le Chiacchiere si gonfino eccessivamente. A questo punto è il momento di tuffare i dolcetti nell’olio, che precedentemente avremo fatto riscaldare: infine lasciatele asciugare su della carta assorbente e, non appena saranno fredde, decoratele con una pioggia di zucchero a velo.

Livia Giordano

Si respira aria di novità a Villaricca! Infatti, è da pochi mesi che ha aperto una nuova pizzeria, o meglio un’officina della pizza. Stiamo parlando di 380° Officine della pizza, la pizzeria che vi offre qualcosa in più. La prima cosa che ci ha incuriosito è stato proprio il nome del locale, che è stato ideato dal suo proprietario, Adriano Cascella, che ci ha raccontato come è nato il suo progetto. «Il locale è nato nel mese di ottobre del 2019, ma il progetto risale a diverso tempo prima. Già da un anno e mezzo avevo in mente di dar vita a questo locale, che con il passare dei mesi, un po’ alla volta, si è concretizzato».

Adriano Cascella è un giovane creativo, che proviene dal mondo dell’arredamento e l’esperienza maturata in questo settore gli ha permesso di mettere insieme diversi aspetti, al fine di realizzare un locale dal design moderno e accogliente. Adriano Cascella non si è fermato solo a questo, ma ha pensato veramente a tutto, nel tentativo di offrire al cliente un’esperienza che lo potesse soddisfare a 360°, anzi è meglio dire a 380°. «Seguendo una passione personale per il mondo della ristorazione e della pizza, ho pensato di ideare un locale che desse al cliente un qualcosa in più ed è così che è nato il nome “ 380° ”. Con quei venti gradi in più intendo offrire una esperienza completa con dei valori aggiunti: prodotti di qualità, un servizio professionale, una pizza dalle caratteristiche uniche, di alta digeribilità, birre mesciate in un determinato modo, al fine di offrire al cliente il meglio sotto tutti i punti di vista. Il nome, infine, fa riferimento anche ai gradi associabili alla temperatura del forno in cui sono cotte le pizze. Di conseguenza ho disegnato e realizzato il logo e tutto il resto è venuto da sé».

In questa avventura, Adriano Cascella non è solo, con lui ci sono il suo socio Salvatore Di Stasio e il giovane pizzaiolo Simone De Gregorio. «Quando ho dovuto pensare al pizzaiolo, ho scelto subito Simone, un ragazzo di cui ho profonda stima sia dal punto di vista personale che professionale».

Ed è proprio Simone che ci racconta il menù e le pizze che più di tutte ama realizzare, frutto di un percorso di studio attento e impegnativo: «Le pizze che trovate sul nostro menù soddisfano anche il cliente più esigente. I sapori sono equilibrati, con un topping per tutti i gusti. Il prodotto punta ovviamente all’alta digeribilità». Simone De Gregorio ha fatto la gavetta, partendo da lavapiatti lui ha raggiunto il grado di pizzaiolo e la sua pizza il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione. «Avendo frequentato sia la vecchia che la nuova scuola della pizza, sono riuscito a realizzare un prodotto tutto mio, frutto di studio e di molti giorni passati ad impastare».

Tra le pizze che ci ha descritto c’è la Zafferano, ovvero una selezione di zafferano gold, salame tipo Napoli, Provolone del monaco Consorzio Dop, provola e basilico. Poi ci sono le pizze ideate con Adriano Cascella, tra queste la Sunday, realizzata con ragù napoletano cotto per otto ore, stracciata di bufala aversana, pesto di basilico, che dà alla pizza un sapore importante, provola e Parmigiano trenta mesi. Fra pochi giorni sarà presentata una nuova pizza in onore della classica Margherita, ma l’innovazione è l’elemento più importante. Adriano Cascella ci ha svelato alcuni degli ingredienti, ovvero pomodoro San Marzano giallo, provola di Agerola, pesto di basilico artigianale, scaglie di Parmigiano trenta mesi. E se non volete la pizza, potete sempre optare per un ricco tagliere di affettati e formaggi o per la friggitoria con i classici prodotti della tradizione ma rivisitati in chiave moderna, esaltando così il gusto di arancini, crocché e frittatine. A 380° Officine della pizza ce n’è veramente per tutti i gusti!

Amalia Vingione

La Stella Michelin Angelo Carannante in una serata evento con Luca Doro

Lunedì 24 Febbraio alle 20.00 la Pizzeria Doro Gourmet in Via Trieste 54 a Macerata Campania ( Ce) ospita lo Chef Stellato Angelo Carannante del ristorante Caracol di Bacoli, per una serata a quattro mani con il Pizzaiolo Luca Doro. Saranno create 3 pizze inprima assoluta, con divagazioni flegree e della piana campana,  grazie  all’ideazione della stella Michelin; un evento per approfondire gusti, impasti, topping, della filosofia del movimento della Pizza Gourmet che incontra la professionalità e l’estro dei grandi Chef premiati dalla Guida più famosa al mondo. In abbinamento alle pizze i grandi vini di Cantina Bianchini Rossetti di Carinola, a rendere speciale una serata da ricordare, anche per l’incontro con prodotti dalla grande storia che saranno oggetto, insieme ad altri, delle preparazioni, come il Pomodoro Cannellino Flegreo Cuma Doro, coltivato nei pressi dell’Acropoli di Cuma.

A condurre l’evento i giornalisti enogastronomici Carlo Scatozza e Floriana Schiano Moriello.

Menù

Aperitivo di Benvenuto Finger  di Cannellino Flegreo al cucchiaio

Asprinio Spumante Brut I Borboni

4 pizze, di cui 3  inedite in degustazione  ispirate alle creazioni stellate e che saranno

1 Alleanza

2 Terra e Mare

3 Baccalà, Friarielli, Perle di Tartufo

4 Pizzaiola

Dolce : Pannacotta al mandarino flegreo

In abbinamento :

             Falerno del Massico Bianco Dop  1880 2017 Bianchini Rossetti

             Falerno del Massico Rosso Dop Selezione Personale della  

              Proprietà Bianchini Rossetti Magnum 2016

Evento a numero chiuso, costo € 35.  Info e prenotazione 0823693157

Chef Angelo Carannante, 1 stella Michelin, è nato a Napoli nell’agosto del 1979. Successivamente agli studi presso l’Istituto Alberghiero di Pozzuoli, si è trasferito nella capitale dove ha lavorato presso Antonello Colonna (1* Michelin) ed il Ristorante del RADISSON BLU ES ROME – Design & SPA Hotel 5*.

Ha perfezionato la sua tecnica frequentando corsi di cucina creativa con i F.lli Cerea (2* Michelin) e Vincenzo Camerucci (1* Michelin), ritornato in Campania, collaborando con Giuseppe D’Addio della scuola “Dolce e Salato”.

Nel 2011 è approdato al Ristorante Marennà (1* Michelin) lavorando come Sous-Chef sotto la direzione di Paolo Barrale, ma è in Costiera Sorrentina che ha avuto modo di trarre maggiore ispirazione per la definizione dell’identità mediterranea della sua attuale cucina; ha infatti ricoperto il ruolo di Executive Sous-Chef del Ristorante Terrazza Bosquet dell’intramontabile Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, acquisendo nel 2013 con Luigi Tramontano 1* Michelin. E’ Chef resident del Ristorante Caracol di Bacoli del gruppo Laringe.

Luca Doro nasce a Macerata Campana nel 1981. Sin da bambino si appassiona all’arte della pizza e della panificazione grazie a sua nonna e a sua madre. Guidato da grandissimo entusiasmo, nel 2001 decide di aprire la sua prima pizzeria d’asporto a Marcerata Campania.Luca impara e scopre che non serve soltanto un disco di pasta ben lievitato, la giusta qualità del pomodoro o una mozzarella dop per realizzare una vera pizza Napoletana, ma anche tanto cuore e passione, tanta formazione anche grazie all’Alleanza Cuochi e Pizzaioli Slow Food, di cui è parte e al Mulino Quaglia Farine Petra, di cui è selected partner.

Il confronto con altri operatori pizzaioli e i suoi viaggi a Londra, Amsterdam, Svizzera, New York e Colombia gli fa comprendere che è ugualmente importante innovarsi e stare sempre al passo per poter offrire un prodotto di eccellenza. Dall’agosto 2018 apre la Pizzeria Doro Gourmet, destinazione ormai affermata nel ricco panorama campano,  che in poco tempo entra nella Guida Osterie d’Italia Slow Food e nella Guida Il Golosario di Gatti e Massobrio.

Ufficio Stampa Carlo Scatozza

In Via Partenope, una delle più calpestate strade della città di Napoli, nell’antico quartiere San Ferdinando, di fronte l’imponente Castel dell’Ovo che sovrasta con riconosciuta solennità il panorama marino e sotto lo sguardo placido della vivace isola di Capri, la tradizione della “buona cucina partenopea” si amalgama, e non senza una grande maestria, con una tradizione di famiglia di tutto rispetto.

Nel 1995, dalla sapiente fusione di due storiche esperienze culinarie che hanno segnato, e continuano a farlo tutt’oggi, la storia del patrimonio gastronomico italiano, “Zi Teresa” e “Giuseppone a Mare”, nasce uno dei più noti marchi della ristorazione campana, Antonio&Antonio. “Questo lavoro bisogna sentirlo e amarlo più di ogni altra cosa” – dice con istintiva fierezza Antonio Della Notte, uno dei due componenti della “coppia omonima” che anima il lungomare napoletano. L’amore incondizionato e la dedizione assoluta per il proprio mestiere giustificano una soddisfacente riconoscibilità coltivata nel tempo, e mai abbandonata.

“Trasformiamo con semplicità i nostri prodotti d’eccezione, soprattutto quelli che provengono dalla Campania e dai buoni mari italiani”- continua Antonio Della Notte. Il pomodoro, quello del Piennolo del Vesuvio, dolce e con un retrogusto acidulo al punto giusto, è il leitmotiv culinario presente in tutti i piatti della cucina di Antonio&Antonio, perché considerato la nota indispensabile “che esalta tutti gli altri sapori”. Non a caso, l’oro rosso della civiltà mediterranea rappresenta il prodotto tipico dell’agricoltura campana, ma anche il re del classico e intramontabile “spaghetto alle vongole, rigorosamente locali, quelle di alta qualità”, utilizzate sia nella versione bianca sia in quella rosè, il primo piatto di mare di eccellenza della tradizione partenopea che viene condito con un buon olio extra vergine di oliva e una spolverata di prezzemolo fresco.

Non meno richiesta dagli ospiti di Antonio&Antonio è la zuppa a base di pesce fresco e frutti di mare, un piatto unico e ovviamente semplice ma ricco di sapore. “Serviamo ad ogni persona non meno di 2 kg delle migliori prelibatezze dei nostri mari” – ribadisce con un pizzico di orgoglio Antonio Della Notte, che aggiunge – “La nostra zuppa di pesce è speciale perché la prepariamo proprio come si faceva una volta, ed è soprattutto completa perché utilizziamo tutti gli ingredienti che servono dal calamaro, il polipetto verace, le mazzancolle, il coccio, la lucerna, il grongo e l’anguilla, alle cozze, le vongole nostrane, i taratufi”.

Per la gioia dei più golosi e in alternativa a quella salata di mare, Antonio&Antonio propone la zuppa inglese alla napoletana, un dolce al cucchiaio, delicato ma molto gustoso, a base di “Pan di Spagna bagnato, crema gialla, l’amarena di qualità e uno strato di meringa che viene spalmata sulla superficie di questa delizia prima di essere infornata; il risultato è un dessert dal cuore morbido ma croccante all’esterno”.

“La Marinara, è la pizza che più mi rappresenta, perché è  anche quella che amo più mangiare” – continua Antonio – “Le farine, quelle utilizzate da sempre, il pomodoro San Marzano passato, l’olio extra vergine di oliva che non deve mai mancare, l’origano selvatico e l’aglio sono senza ombra di dubbio la testimonianza della semplicità, quella dei sapori più genuini, quella che ci contraddistingue da sempre”.

“L’ingrediente speciale della nostra cucina è sicuramente la brezza marina che con il suo profumo inconfondibile da’ più gusto ai nostri piatti, quelli che serviamo sempre con professionalità, un’altra delle nostre importanti caratteristiche” – ribadisce Antonio Della Notte, che sottolinea con naturale consapevolezza – “Da noi, ogni commensale si sente a proprio agio perché trova la familiarità e il calore umano della propria casa e la semplicità della propria cucina; quella stessa semplicità che oggi ci ha permesso di raggiungere dei buoni risultati, di cui tra l’altro siamo molto fieri e per i quali dobbiamo ringraziare i nostri padri che ci hanno tramandato la loro arte, proprio quella che oggi stiamo trasmettendo ai nostri figli”.

Felicia Mercogliano

Patrizio De Biase&Salvatore Di Maio

Una serata all’insegna della pizza contemporanea quella organizzata da Patrizio De Biase, Marco Tango e Salvatore Di Maio che Martedì 18 febbraio al ristorante e pizzeria “Mazz e Panell” presenteranno i loro cavalli di battaglia. Interessanti spunti di riflessione verranno da esperti di food, giornalisti e specialisti del settore che prenderanno parte all’evento. Il patron Patrizio De Biase ospiterà i suoi colleghi in una serata degustazione con focus sull’unica pietanza che unisce tutti dall’Europa all’America: la pizza.

Parteciperanno all’evento i membri del Gruppo La Piccola Napoli, capeggiata da Paco Linus ed Enzo Fiore.

Start 19.30

Ristorante e Pizzeria Mazz e Panell –

Marco Tango

Via Giordano Bruno 7 – Marano di Napoli

Tel 0817427932

Marika Manna

Un appuntamento che si rinnova, quello del Caffè Kamo con gli “innamorati del caffè” nel giorno di San Valentino, il Santo dell’amore! Stante il grande successo riscosso nel 2019, Caffè Kamo  lancia nuovamente l’iniziativa di premiare i suoi affezionati coffee loversin questa ricorrenza che rappresenta per il brand stesso una dataspeciale, vantando tra i suoi valori fondanti proprio l’amore e la passione…per il caffè!

San Valentino sarà anche quest’anno celebrato in maniera originale da Caffè Kamo, con un regalo alle coppie che venerdì 14 febbraio inizieranno la giornata da perfetti amanti del caffè.

Basterà scegliere due colazioni con espresso e/o cappuccino Kamo accompagnati da altrettanti croissant e brioche, per ricevere due esclusive tazze in vetro con piattino.

Allo slogan di “Kamo, che amore!” le coppie potranno così farsi conquistare da un espresso avvolgente, o da un cremoso cappuccino, insieme alle specialità di cornetteria dei nostri punti Kamo, vivendo così un’intensa coffee experience.

E non è tutto: coloro che condivideranno sui social post e storie della dolce colazione potranno diventare protagonisti dei canali Kamo ufficiali, menzionando @caffekamo con l’hashtag #kamosanvalentino2020.

I punti Kamo aderenti all’iniziativa si trovano a Napoli, Caserta e rispettive province:

Napoli:

Caffetteria Le Circle Via Ferdinando del Carretto 47

Bar California Via Napoli Roma 14

Napoli Vomero/Colli Aminei:

El Divino- Via Cilea 41

JammCafè- Via Belvedere 134/136/138

La Piazzetta- Via Pietravalle 25/27

Provincia di Napoli:

G&G Oil and Food– Tangenziale di Napoli KM.2.500 Pozzuoli (Na)

Argentina Caffè– Via Panoramica 306 Ercolano (Na)

Green Bar– Via Silvestre 10 Casandrino (Na)

Caserta e provincia:

Caffetteria Acquaviva– Via Acquaviva 30-32 Caserta

Whoop Via delle Mimose 11- Castelvolturno (Ce)

PRESS OFFICE: MARIDI’ COMMUNICATION

MaridìVicedomini

Mob: 338/2259860 – 333 /9921506

Mail: : maridyvicedomini@gmail.com

A Napoli, in una delle strade principali, quella intitolata al primo re d’Italia, Corso Vittorio Emanuele, la cui progettazione ha rappresentato una tappa importante nella storia topografica della “Napoli nobilissima”, lungo lo splendido tratto panoramico che lambisce la collina del Vomero,  l’Antica Forneria Molettieri da circa sessant’anni inebria il popolo napoletano con il profumo del suo pane appena sfornato, quello tanto amato, che sa di buono e di antiche tradizioni.

“ Molettieri, il più bravo dei panettieri” – inizia così la storia di Rodolfo, artigiano del pane, semplicemente con una rima composta tra i banchi di scuola, quando da piccolo scoprì che “dopo Carosello, andavano tutti a dormire tranne suo padre perché, invece, si recava nel panificio di famiglia dove faceva il pane per tutta la notte”.

“Faccio il pane con le mani” – dice Rodolfo Molettieri – “Lo preparo ogni giorno con un lievito madre antichissimo, che ha più di cento anni, e uso tecniche ereditate da mio padre, che è stato il mio grande maestro”.“Le sensazioni che mi regala il mio lavoro non sono sempre le stesse. Questo mestiere mi ha letteralmente formato, sia come panettiere che come uomo. Oggi posso dire di essere diventato uno degli ingredienti di ciò che preparo” – da queste parole si evince tutta la passione ma soprattutto l’emozione che Rodolfo prova ogni volta che prepara il “suo” pane.

Nella Forneria Molettieri si utilizzano solo grani antichi, quelli coltivati dai contadini “virtuosi” che assecondano il ciclo biologico del grano stesso rispettando il naturale processo di produzione della terra. Il prodotto “appena sfornato” sarà non solo più leggero e digeribile ma, inevitabilmente, più sano e genuino perché ricco delle principali proprietà nutrizionali che rimangono inalterate durante la lavorazione e perché caratterizzato da un più equilibrato rapporto tra presenza di amido e di glutine che ne garantisce la qualità sopraffina e una pregiatezza assoluta.

“Il pane ha un importante valore sociale proprio perché riveste un ruolo fondamentale nella formazione del genere umano ed è ormai diventato parte integrante della vita di ognuno di noi” – afferma con orgoglio Rodolfo Molettieri che riconosce e sottolinea “il peso” storico e culturale di un bene da tutelare, per non dimenticare le proprie origini e quelle di ciò che mangiamo.

Non a caso sono stati scelti due nomi fortemente simbolici,  tratti dalla mitologia, per identificare due diverse tipologie di pane, particolarissime, ognuna caratterizzata da profumi e sapori inconfondibili. Da una parte, la greca Demetra, così è stato denominato il pane preparato con lievito naturale al mosto d’uva che Rodolfo Molettieri impasta con farina integrale grossa macinata a pietra, un vino Aglianico dal gusto complesso ma elegante, le pregiate noci di Sorrento, la varietà  più diffusa in Campania e più apprezzata in Italia per il suo aroma intenso e assai gradevole, i semi di lino e di girasole, i cosiddetti “semi della salute”, che conferiscono una consistenza piacevole a questo pane che ha “una voluminosità sufficiente e una crosta poco friabile”. Dall’altra, la romana Cerere, questo è il nome dato al pane realizzato con lievito naturale alle prugne provenienti da Paestum e impastato dalle mani esperte di Rodolfo con farina di quattro varietà di grani antichi, autoctoni della Sicilia, e birra fermentata che garantisce, insieme alla pruina presente nelle prugne, un pane “abbastanza voluminoso con una crosta particolarmente accentuata”.

La bontà del pane di casa Molettieri deriva anche dall’utilizzo di un ingrediente speciale, non convenzionale e per questo originalissimo: l’acqua di mare. Il pane così prodotto non è solo “buonissimo perché diversamente sapido” ma favorisce anche un’artigianalità “sostenibile” che utilizza “una grande risorsa, un bene gratuito, a disposizione di tutti”.

Non solo pane, nella Forneria Molettieri ma anche “omaggi”, come le Valentine, una novità “bella e buona” che Rodolfo ha ideato pensando a sua figlia di nome Valentina. Biscotti di pasta frolla ripieni di golosa crema gianduia, un “piccolo boccone” friabile ma dal cuore morbido realizzati con un “burro vegano” che Rodolfo Molettieri prepara personalmente con acqua di mare, un mix di oli vegetali, quello di oliva e di riso, e il classico burro di cacao puro.

A proposito di golosità, tradizione e condivisione è doveroso citare il pane ai frutti mediterranei ribattezzato “pane della felicità” che viene realizzato con farina di grano arso, particolarmente rustica, i deliziosi datteri di Gerico, i fichi moscioni del Cilento, dal sapore semplice, dolce, antico, il noto cioccolato di Modica IGP e la migliore mandorla della Sicilia, quella di Avola. Il risultato è un percorso plurisensoriale senza pari, tra l’utilizzo di prodotti tipici e l’accostamento di sapori autentici.

“Il mio pane, prima di diventare tale, è figlio di un pensiero. La professione che esercito è paragonabile all’amore che si prova per una donna, quella che ti lascia inevitabilmente delle sensazioni, dei colori e dei profumi” – queste sono le parole di un uomo autentico che crede fortemente nei veri valori della vita e che ogni giorno prepara pillole di poesia culinaria con l’obiettivo di condividere un’emozione sana e di qualità.

Felicia Mercogliano

Promotrice accanita dell’antichissima arte bianca made in Naples, erede di due generazioni di pizzaioli doc, vincitrice del titolo di campionessa mondiale di pizza fritta, Carmela Iorio porta avanti con immenso orgoglio una lunga tradizione di famiglia.  

Oggi, Carmela gestisce, nella città di Melito, la pizzeria che un tempo apparteneva al suo amato padre, quella dove ha ricevuto tutti gli insegnamenti che le hanno permesso di aggiudicarsi, inaspettatamente, un premio tanto ambito. “Quando mi sono resa conto di aver vinto, il cuore mi è saltato in gola e il mio primo pensiero è andato a mio padre” – afferma emozionatissima e con estrema umiltà la campionessa mondiale di pizza fritta, che aggiunge – “Sono nata tra le pizze, ogni giorno le preparo sempre alla stessa maniera con tanta passione e dedizione”. 

Carmela Iorio

“La mia pizza fritta è innanzitutto saporita, dorata al punto giusto e, diversamente dalle altre, si presenta asciutta”- così Carmela Iorio definisce la sua famosa mezzaluna. L’impasto è ovviamente quello tradizionale, che suo padre, e ancora prima suo nonno, preparava per i suoi clienti affezionati: semplicemente farina tipo 00, acqua, lievito, sale; una tecnica di lavorazione diretta con una lievitazione lunga 8-10 ore e una idratazione al 65%. Il ripieno, autentico e genuino, fa sicuramente la differenza: la ricotta fresca rigorosamente di bufala, la provola di Agerola, i cosiddetti “ciccioli”, la vera particolarità della pizza fritta, il noto pomodoro San Marzano Dop e l’insostituibile tocco finale del pepe nero macinato. La cottura, l’ultima fase della preparazione della pizza fritta, avviene esclusivamente nella classica “tiella” e solo con olio di semi di girasole e di mais. Il risultato è una mezzaluna fritta, gonfia e dorata, da gustare con soddisfazione ad ogni morso perché ricca di un ripieno “completo” di sapori tradizionali e di profumi appetibili, ma soprattutto verace.  

Carmela Iorio prepara le sue pizze con prodotti di alta qualità, preferendo quelli tipicamente locali “di cui conosce già il sapore” e che trova solo nelle botteghe di fiducia. “Prima di proporre una nuova pizza ai mie clienti, la assaggio personalmente” – dice Carmela, che aggiunge – “Mi innamoro dei sapori e poi delizio, con le mie sperimentazioni casalinghe, anche i miei commensali”.  

Pizza Fritta

La pizzeria Iorio oltre alla sua specialità, la pizza fritta con il ripieno classico, sempre apprezzatissimo, propone anche la variante rustica preparata con provola di Agerola e scarole insaporite con capperi, olive e acciughe; non manca la versione decisamente succulenta condita con il “soffritto di maiale tagliato a coltello” e cotto alla napoletana; e per chi ama gli accostamenti culinari  più stravaganti ma altrettanto originali, c’è la fritta fantasy con pomodorini rossi, provola, ciccioli e rucola, dal sapore fresco e indubbiamente creativo. 

Nella pizzeria di Carmela la tradizione di famiglia incontra sicuramente l’innovazione per soddisfare anche i palati più esigenti, ma una cosa è certa niente viene lasciato al caso. “Il dettaglio conta fin troppo per me”- afferma la pizzaiola napoletana, e continua – “Sono una perfezionista, conto ogni singolo cicciolo perché il ripieno della mia pizza fritta deve essere proporzionato all’impasto, il pepe distribuito equamente, il cornicione chiuso bene e la cottura finale deve essere sempre perfetta”. 

“Sin da piccola amavo mangiare la pizza e, allo stesso tempo, guardare mio padre mentre la preparava” – dice  Carmela Iorio, che proprio a suo padre, il suo maestro, ha voluto dedicare una delle sue pizze speciali, non a caso ribattezzata con il suo nome “Carmine”.  

“La pizza del cuore” di Carmela Iorio viene cotta nel forno a legna e preparata con provola di Agerola, guanciale di maiale dal sapore consistente particolarmente caratteristico e, all’uscita, fette di caciotta brigante dal gusto intenso e deciso.  

“La pizza Carmine, parla di mio padre, lo rappresenta, perché la condisco con i prodotti che piacevano a lui ed è saporita, proprio come era mio padre” – aggiunge la famosa pizzaiola che con la sua arte “bianca” ha testimoniato e testimonia al mondo intero la napoletanità di qualità, quella del buon cibo, degli antichi mestieri della tradizione e dei sentimenti veri.  

Felicia Mercogliano

Se vi piacciono le atmosfere da osteria, ma con un tocco di modernità dovete andare dall’oste Luigi Manzilli, presso la sua Taverna Neapolis a Marano di Napoli. Luigi Manzilli è un appassionato oste, come ama definirsi, e un esperto sommelier, che ha intrapreso la sua avventura nella ristorazione nel lontano 1999. «Prima di dedicarmi alla ristorazione, lavoravo come barista, ma ad un certo punto si è iniziata a concretizzare la voglia di cambiare attività e di seguire una idea che condividevo con mia sorella Carmela, ovvero quella di far nascere un locale, che portasse in tavola “la cucina di mammà”. Tuttavia, agli inizi la Taverna Neapolis si è affermata soprattutto come pizzeria, riscuotendo un notevole successo, che ancora oggi non sembra scemare. Ma man mano che progredivamo, diventava sempre più forte il desiderio di occuparci anche della cucina secondo le ricette della tradizione casalinga».

TavernaNeapolis

Luigi Manzilli mette entusiasmo e convinzione nelle sue parole e racconta con trasporto di sé, della sua esperienza e delle persone che lo circondano. «I primi anni della Taverna Neapolis sono all’insegna della pizza, ma poi il desiderio di portare in tavola il piatto che mangiavamo da bambini è diventato realtà. Per diciotto anni ha cucinato mia sorella Carmela, che io definisco una chef casalinga, proprio perché ha saputo riproporre quei sapori, che oggi possono risultare perduti. Oggi Carmela non cucina più e si occupa di altro all’interno dello staff, ma io posso ritenermi fortunato, poiché ho due chef, Gaetano e Gianni, e un pizzaiolo, Nicola, che mi danno grandi soddisfazioni. Per me sono degli eroi!». Luigi Manzilli non nasconde di essere orgoglioso del suo staff, ma soprattutto ci tiene a sottolineare la grande complicità che si è instaurata tra gli chefs e i pizzaioli. Sono tutti ragazzi giovanissimi, come giovane è l’intero personale, e tra loro c’è sintonia, aiuto e sostegno, caratteristiche che oggigiorno non sono del tutto scontate.

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Taverna Neapolis è la casa della tradizione culinaria, Ragù e Genovese la fanno da padroni, e un posto d’eccezione è riservato al Crocché Maxi, ovvero un “panzerottone” di circa 30 cm, che da vent’anni padroneggia nel menù. Luigi Manzilli nel 2017 ha acquisito il diploma di Sommeleir, ma la sua conoscenza dei vini inizia almeno dieci anni prima e questa sua passione verso il mondo del vino lo accompagna sempre, anche quando deve consigliare un vino al cliente. «Presso Taverna Neapolis abbiamo vini di tracciabilità regionale. Ogni piatto è accompagnato da un vino specifico che ne esalta il sapore, ma oltre a questo sono convinto che l’abbinamento del vino con il piatto non deva soddisfare solo il palato. Il piatto e il vino che lo accompagna devono comunicare altre caratteristiche e raccontare una storia e un territorio». Questo rispetto e questa voglia di raccontare un luogo si ritrovano anche nelle pizze, le quali seguono la stagionalità e i suggerimenti che arrivano direttamente dal contadino.

«Per le pizze seguiamo molto i prodotti di stagione. Le melanzane non sono un prodotto che normalmente si trova tutto l’anno, come la zucca la si può trovare solo per due mesi all’anno, quindi le pizze seguono ciò che la stagione ci offre. Fortunatamente non siamo in un grande centro urbano e questo favorisce il contatto diretto e continuo con il contadino. Certamente lo stare in periferia, ci penalizza per altri aspetti, ma mi posso ritenere fortunato e soddisfatto di quanto realizzato fino ad ora». Nonostante i successi e i pareri positivi dei clienti, il patron di Taverna Neapolis non si ritiene “arrivato”. Luigi Manzilli continua a studiare per conoscere nuovi sapori e questo suo desiderio di conoscere lo ha spinto a dedicare un angolo del suo locale ai diversi sapori regionali, formaggi tipici e genuini di tutta Italia. La pizza sicuramente resta per Taverna Neapolis un piatto identitario, perché attraverso di essa si possono comunicare valori, sentimenti, cultura e tradizioni e all’insegna della tradizione non può mancare nel menù di Taverna Neapolis la Pizza DOC, ovvero una semplicissima margherita con fette di mozzarella di Bufala, che viene condita direttamente al tavolo e in virtù di tutto questo Luigi Manzilli ci dice perché bisogna andare nel suo locale: «Taverna Neapolis è il luogo dove la cucina tipica napoletana, la ricerca continua di materie prime e la stagionalità dei prodotti danno vita ad un menù dinamico e sempre propositivo. Una pizza eccellente ed una carta dei vini regionale ben assortita completano la nostra offerta».

Amalia Vingione

A pochi passi da via Marina di Varcaturo, la strada che ospita i lidi e i locali più in voga del litorale giuglianese, si trova il ristopub Locos , in spagnolo ‘i pazzi’. Siamo, appunto, a Varcaturo, frazione di Giugliano, comune di Napoli, in via Ripuaria 306b. Il locale è spazioso e moderno, con possibilità di mangiare sia all’interno che all’esterno.

Locos

Nel 2016 Pasquale Barbieri, napoletano DOC e titolare del locale, nonché chef, dopo tante esperienze lavorative sia in Italia che all’estero – anche in cucine stellate ed alberghi di una certa importanza (come ad esempio l’hotel Romeo di Napoli) – ha deciso di scommettere sulla sua terra. E’ da questa pazza scommessa d’amore che nasce il ristopub Locos, con un’eccellente selezione di panini, alcuni gourmet. “Noi oggi siamo un ristopub pizzeria” racconta il titolare, Pasquale: All’inizio eravamo solamente ristopub. Dopo un anno e mezzo di attività, su richiesta specifica dei clienti che mi chiedevano di poter mettere la mia abilità sulla scelta dei prodotti e degli abbinamenti anche a servizio della regina della tradizione napoletana, la pizza, ho deciso di trasformare il locale anche in una pizzeria”.

Pizzeria Locos
E’ così che nel settembre 2018 Locos si trasforma. E’ da allora che in cucina si lavora a quattro mani: “la nostra forza è il connubio e la collaborazione tra chef e pizzaiolo”, afferma orgogliosamente lo chef. E’ risaputo infatti che la riuscita di una buona pizza è data dalla sapiente combinazione di impasto e associazione degli ingredienti utilizzati: mentre Angelo cura l’impasto (che è un impasto diretto con una lievitazione di 36 ore), Pasquale si occupa degli abbinamenti dei prodotti, per lo più selezionati tra le eccellenze del territorio campano: la pizza più richiesta è infatti la Cantini, con crema di friarielli (verdura tipica campana), porchetta d’Ariccia, provola e scaglie di grana padano.

 

Locos
Non solo l’impasto della pizza ma anche quello dei panini è artigianale: i panini del Locos sono stati selezionati, da esperti del settore, per gareggiare in numerosi concorsi tra cui ‘panino artista 2019’ e ‘burgher battle 2019’. L’orgoglio del menu è il Locos, che non per niente porta il nome del locale: hamburger di scottona 220gr, scamorza, prosciutto cotto piastrato, crocchè di patate e fonduta di formaggio. La varietà del menu, che include anche piatti gluten-free, rende questo locale adatto a grandi e piccini, a palati semplici e raffinati, insomma, ce n’è per tutti i gusti.. non resta che prendere forchetta e coltello e darsi da fare!

Livia Giordano

” Cenando sotto un cielo diverso (on the road) “, cene d’autore e di beneficenza presso Villa Domi l’1 dicembre e tenuta San Domenico il 12 dicembre

cenando sotto un cielo diverso

E’ previsto per domenica 1 dicembre l’appuntamento che vede all’opera più di 80 chef presso le stanze di una delle più belle ville napoletane, ovvero Villa Domi: un evento di beneficenza che sarà animato da chef stellati (hanno già dato conferma della loro presenza Ciro Sicignano, Domenico Stile, Gianluca D’Agostino), cuochi di accalorato livello, pasticcieri, maestri panificatori, pizzaioli, produttori locali, cantine vinicole, bar tender, aziende agroalimentari d’eccellenza… Sarà possibile passeggiare nelle sale della Villa godendo delle sue bellezze architettoniche ed assaporando le leccornie preparate dagli chef presso le varie postazioni allestite, tutti piatti studiati con un ingrediente principale di partenza: la gioia di donare a chi è meno fortunato di noi! Come di consuetudine, l’edizione internale di “ Cenando sotto un Cielo Diverso ” prevede anche lo svolgimento di un galà di beneficenza che si terrà il 12 dicembre presso un’altra bellissima location, ubicata nel casertano, ovvero Tenuta San Domenico. In questa occasione, oltre a un parterre artistico d’eccezione che animerà la serata, saranno protagonisti ai fornelli: gli chef stellati Danilo Di Vuolo, Giuseppe Aversa, Michele de Blasio, Michele De Leo e Raffaele Vitale; i maestri panificatori Domenico Fioretti e Filippo Cascone; e il pastry chef Marco Aliberti.

“ Cenando sotto un Cielo diverso ” è un evento con una triplice finalità: beneficenza, valorizzazione del territorio, e corretta comunicazione dei suoi prodotti (e, dunque, della buona cucina ad essi direttamente legata). Esso coinvolge – in qualità di protagonisti ai fornelli – cuochi, pizzaioli, pasticceri, produttori del territorio campano e non (tutti di acclarata professionalità, alcuni chef stellati che intervengono in qualità di special guest), aziende (che, oltre a condividere le finalità dell’evento, sfruttano l’occasione per tessere rapporti con gli altri soggetti coinvolti), personaggi del mondo dello spettacolo vicini al concetto di “beneficenza”, operatori della comunicazione, e migliaia di persone che intervengono all’iniziativa per far del bene e mangiare bene.
Il progetto a monte della kermesse è stato ideato dalla dott.ssa Alfonsina Longobardi – psicologa, sommelier ed esperta di food & beverage – che ha voluto coniugare il suo impegno nel sociale alla sue competenze nel mondo del food. A monte della macchina organizzativa c’è l’Associazione “Tra cielo e mare” fondata dalla dott.ssa Longobardi nel marzo 2013: tale ente opera a sostegno delle persone con disagi psichici e di altra natura; altra finalità del sodalizio è quella di avvicinare le persone cosiddette “normali” a persone che purtroppo vivono situazioni di disagio, abbattendo la barriera della “paura” che è causa dell’incomunicabilità; l’ultimo obiettivo dell’Associazione consiste nella valorizzazione del territorio campano, sia delle sue bellezze che del suo potenziale umano (perciò l’evento si tiene in luoghi di interesse storico – culturale e perciò coinvolge chef e produttori, in primis campani) che dei suoi prodotti.
La prima edizione di “Cenando sotto un Cielo diverso” si è svolta nel 2014 presso il Castello Medioevale di Lettere, incastrato nell’incantevole cornice dei Monti Lattari. L’evento ogni anno ha registrato un consenso sempre maggiore: oggi è divenuto uno degli appuntamenti legati al mondo della beneficenza e a quello dell’enogastronomia più grandi del centro – sud Italia.

Due le mission della prossima edizione dell’evento: raccogliere denaro necessario all’acquisto di giochi da donare durante il periodo natalizio ai bambini ospedalizzati presso il Santobono Pausilipon (obiettivo ormai storico dell’edizione invernale di “Cenando sotto un Cielo Diverso”) e presso l’ospedale Monaldi, e il prosieguo della raccolta fondi per la costituzione di un laboratorio ludico didattico per persone affette da sindromi schizofreniche.

A partire da questa edizione l’associazione “Tra Cielo e Mare” si avvale anche dell’affiancamento del dott.  Ciro Langella, ricercatore  in ambito medico nel campo della Nutraceutica – ossia del food quale principale arma di prevenzione e salute -, e ideatore e fondatore del progetto SANA FOOD (realizzato nel 2017),  la prima rete di  aziende alimentari di eccellenza italiane, di operatori del food (chef, mense, nutrizionisti, etc.),  e di istituzioni pubbliche e private (università, strutture sanitarie, scuole, realtà legate al benessere e allo sport, etc.) che hanno come obiettivo comune la costituzione di un paniere di “alimenti per la salute”. Perché la cucina italiana è anche uno strumento di “health prevention” , ovvero di prevenzione della salute.

Altra novità di quest’anno sarà un momento dedicato all’arte, che si svolgerà l’1 dicembre,  con protagonista Davide Montuori, noto writer napoletano, che realizza quadri utilizzando le mille sfumature del vino. L’artista realizzerà un quadro in estemporanea e metterà all’asta le sue  prime opere realizzate in wine art. Il ricavato sarà devoluto per gli scopi sociali dell’evento di beneficenza. Banditore d’eccezione sarà l’attrice Annalisa Insardà, nota per il suo impegno nel settore antimafia.

Testimonial della kermesse sono  Floriana Messina – ex concorrente del Grande Fratello, ed oggi presentatrice, influencer, e nominata dai tifosi napoletani madrina della loro squadra del cuore – e l’attore Francesco Albanese. Durante le due serate interverranno numerosi personaggi legati mondo della musica e dello spettacolo, come il cantautore Michele Selillo ed il modello e attore Nicola Coletta.

Pagina Facebook: http://bit.ly/2QKSfzT

Evento Facebook: http://bit.ly/2s6VUxH

Lista chef aderenti: http://bit.ly/345FZ0M

Ufficio Stampa

Grazia Guarino

Campionato Nazionale di  Pasticceria degli Istituti Alberghieri d’Italia

Il 19, 20 e 21 novembre presso l’Istituto “A. Tilgher” il campionato nazionale

30 le scuole in gara provenienti da tutta l’Italia

La FIPGC in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Istituto Superiore “A. Tilgher” di Ercolano (NA) organizza il terzo Campionato Nazionale di  Pasticceria degli Istituti Alberghieri d’Italia, che si svolgerà il 19, 20 e 21 novembre 2019 presso la sede del succitato istituto.

Queste manifestazioni rappresentano l’occasione perfetta per mettere alla prova il talento e la creatività dei migliori pasticceri e  cake designer del nostro paese – afferma il Dirigente scolastico, il Prof. Giuseppe Montella -. I partecipanti saranno messi a dura prova,  dovranno realizzare delle vere e proprie opere  d’arte che saranno valutate anche nel più piccolo dettaglio: dalle tecniche utilizzate agli ingredienti, dalla pulizia del piano di lavoro utilizzato al tempo impiegato per assemblarle”.

30 saranno gli istituti alberghieri in gara, provenienti da tutte le regioni d’Italia. La manifestazione nasce e diventa sempre più un motivo di confronto e di crescita professionale grazie all’idea e al continuo impegno di Maurizio Santilli, professore di Termoli oggi referente internazionale per la divulgazione dell’arte pasticcera negli istituti scolastici del settore. La giuria sarà formata da un rappresentante del MIUR, nella persona della dott.ssa Carla Galdino, e da quattro professionisti del settore: il campione del mondo di pasticceria Matteo Cutolo, la responsabile nazionale del comparto “Cake design” della FIPGC Cinzia Lotti, il campione Italiano di pasticceria Gianluca Cecere, e l’avv. Raffaele Cardillo  chef de  “Il ristorantino dell’avvocato ” (già presidente regionale dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani).  Durante la tre giorni sarà presente anche il presidente della FIPGC,  Roberto Lestani, perno principale attorno al quale gravitano tutte le attività della Federazione.

Il Campionato  Nazionale di Pasticceria ha lo scopo di valorizzare la professionalità acquisita grazie allo studio e le capacità  metodologiche degli allievi provenienti dagli Istituti alberghieri Italiani – spiega il prof. Roberto Marotta, vicepreside dell’Istituto – , ovviamente il tutto contestualizzato alla pasticceria Italiana e a quella internazionale. E’ un’occasione di scambio finalizzata alla crescita, all’innovazione e soprattutto al confronto”.
Le regole a monte della competizione prevedono che l’Istituto vincitore si aggiudicherà la gestione del  Campionato per l’anno successivo. Infatti nella seconda edizione ad aggiudicarsi il premio  “Campionato Italiano di Pasticceria 2018” è stato l’Istituto Superiore “A. Tilgher”; i campioni in carica sono Cristian Beducci e Simona Liberini.

Questo evento è un’occasione di crescita professionale per i ragazzi che vi partecipano e per tutti coloro che li hanno affiancati durante le dure ore di allenamento presso i laboratori delle loro scuole”, conclude il Campione del Mondo di pasticceria Matteo Cutolo, della storica pasticceria “Generoso” .

 

UFFICIO STAMPA

GRAZIA GUARINO

I Grandi Chef al Pizza Village: dopo Gennaro Esposito partecipano Niko Romito e Alfonso Iaccarino

Nel weekend sul palco di RTL 102.5 Anastasio, Mahmood e Fred De Palma. Domenica derby all’Ippodromo

Sono bastati solo 20 secondi e 76 centesimi al pizzaiolo napoletano Giuseppe Crapetti, della pizzeria Fermento, per realizzare la pizza margherita e vincere, anche quest’anno, il contest Pizza più veloce indetto da Trenitalia al Napoli Pizza Village.

Napoli Pizza Village

Si conferma dunque pizzaiolo più veloce, per il secondo anno consecutivo, Giuseppe Crapetti che ha superato Silvio Zingarella, pizzeria Nanà (24”,19) e Luigi Petrone, pizzeria Vesuvio (26”,18). Premiato sul palco del Napoli Pizza Village da Serafino Lo Piano, responsabile vendite Alta Velocità e Media & Lunga Percorrenza di Trenitalia, al vincitore è andata la maglia del giocatore del Napoli calcio, Dries Mertens e due biglietti dello stadio San Paolo per assistere a due partite casalinghe del Napoli in campionato.

Intanto al food festival sul lungomare, che chiuderà domenica 22, si susseguono le presenze anche di chef stellati come: Gennaro Esposito, Niko Romito edAlfonso Iaccarino, a dimostrazione del valore gastronomico raggiunto dal disco di pasta più noto al mondo.

La pizza, infatti, continua a suscitare grande interesse e non solo tra i visitatori ma persino tra i grandi chef. Dopo la partecipazione dello stellato Gennaro Esposito, al Napoli Pizza Village sono in arrivo altri nomi illustri della cucina nazionale. In terrazza Ferrari, sabato alle 21.30, per il premio“Costantino Cutolo Street Art Festival”con Lino Cutolo (Compagnia Mercantile d’Oltremare-Ciao Pomodoro), interverrà lo chef abruzzese Niko Romito.

Domenica, invece, in occasione degli incontri NPV d’Essai, ma sempre nell’area esclusiva terrazza Ferrari, alle 18.30, ci sarà Alfonso Iaccarino, chef e titolare del noto ristornate stellato Don Alfonso a Sant’Agata sui Due Golfi, che parteciperà al convegno dal titolo: Cucina&Pizza.

Domenica, grazie all’accordo siglato tra il gruppo Oramata, che organizza il Napoli Pizza Village,eIppodromi Partenopei, accesso gratuito al92° Derby Italiano del Trotto memorial Luciano De Crescenzo. ,

A coloro che in settimana hanno acquistato un menù del food festival è stato consegnato un coupon per accedere liberamente, domenica 22 settembre dalle ore 18.00, all’Ippodromo di Agnano di Napoli.

Il Palco di RTL 102.5 presenterà ancora grandi ospiti nel weekend conclusivo della manifestazione. Sabato alle 21.30 toccherà al campano Anastasio mentre domenica salirà sul palco il vincitore del festival di Sanremo 2019 Mahmood ed a seguire il rapper Fred De Palma.

SABATO 21 SETTEMBRE

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invito) NPV d’EssaiPizza Donnaconduce Nerina Di Nunzio (Food Confidentialcon Sara Palmieri (10 Diego Vitagliano)Marzia de Rinaldi (Casa De Rinaldi)

NPV Classlezioni di pizza di Rossopomodoro con:

18.30Vincenzo Capuano (Pizzeria Vincenzo Capuano) – 21.00Stefano Guerin (SG Diet Molino Caputo)

20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invitoPizza Tourconducono Federico De Cesare Viola e Luciana Squadrilli (Food & Wine Italia)con  Ciro Oliva (Concettina Ai Tre Santi),Corrado Scaglione (Enosteria LipenJacopo Mercuro), Mirko Rizzo (180 g Pizzeria Romana)

21:30Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) Riunione giuria assegnazione premio “Costantino Cutolo Street Art Festival”con Lino Cutolo (Compagnia Mercantile d’Oltremare-Ciao Pomodoro) e lo chef Niko Romito.

21:30sul palco NPV– ANASTASIO – diretta in radiovisione su RTL 102,5 – a seguire Luca Rossi Tammorra Set – Il cantante Francesco Da Vinci – Lo youtuber Diego Laurenti in Iutubber live – Ivano 127 Rosso & il suo ospite speciale Vale Lambo – Il trapper Coco – La partecipazione eccentrica di Lisa “ subrettina” Fusco.

 

DOMENICA 22 SETTEMBRE

19.00Palco – Premiazione Rossopomodoro e premiazione delContest Costantino Cutolo Street Art Festival 

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invito) NPV d’Essai– Cucina&Pizzaconduce Eleonora Cozzellacon Franco Pepe (Pepe In Grani) Alfonso Iaccarino |(Don AlfonsoAntonello Maietta (presidente AIS nazionale)

18:30NPV Classlezioni di pizza di Rossopomodoro con Teresa Iorio (Le figlie di Iorio e Rossopomodoro)

21:30sul palco NPV– MAHMOOD /FRED DE PALMA – diretta in radiovisione su RTL 102,5a seguire i trapper Peppe Soks, Samurai Jay – Il cantante Mr HYDE con ospite Gianluca Capozzi – Blair

 

Ufficio Stampa

KUHNE & KUHNE

MANGIAFOGLIA: APERITIVO PER BRINDARE AL NUOVO RESTYLING DEL RISTORANTE 

TANTE NOVITÀ DA FESTEGGIARE INSIEME AGLI AMICI DI MANGIAFOGLIA
IL 18 SETTEMBRE ALLE 19.30 IN VIA CARDUCCI N° 32

Mangiafoglia

Mercoledì 18 settembre alle ore 19,30 brindisi di riapertura al Ristorante Mangiafoglia aperto a tutti gli amici di Mangiafoglia. Un nuovo restyling per il locale di via Carducci 32 a Napoli, nel cuore del quartiere Chiaia, pronto a rilanciare la filosofia che ha fatto di Mangiafoglia un punto di riferimento irrinunciabile per chi coltiva la passione per la cucina di qualità, attraverso l’utilizzo dei migliori prodotti presenti nel panorama gastronomico nazionale ed estero, rispettando i tempi e la stagionalità degli ingredienti.

Esaltare la cucina napoletana con influenze mediterranee e abbracciare la filosofia di una cucina salutare, leggera e di classe sono i punti di forza dello  chef Costanza Fara. Oggi tutto questo incontra la creatività della chef Costanza Fara, dalla origini sarde, che interpreta i piatti della tradizione napoletana in una chiave tutta da scoprire.

Tra le novità del menù, il tagliere di formaggi che comprende varie tipologie di formaggio, a partire da un gusto fresco e delicato tipico della ricotta di capra, per finire con un gusto più deciso e piccante tipico dei formaggio erborinati. Il tagliere prevede quattro diverse tipologie di latte: caprino, ovino, pecorino e vaccino. La selezione di tali formaggi consentirà al degustatore una notevole esperienza sia olfattiva che gustativa.

Tra le novità è da segnalare l’antipasto di mare secondo il pescato del giorno, il millefoglie carasau con carpaccio di tonno affumicato, la lattica di pezzata rossa e misticanza di verdure, l’uovo livornese croccante con lamelle di tartufo e salsa, la tempura di verdure con salsa agrodolce.

I primi piatti lasciano spazio alla creatività della chef sardo-napoletana. C’è la fregula allo scoglio, gli spaghetti con colatura di alici di Cetara, pomodorini datterini e noci, i ravioli di ricotta e spinaci con salsa di pomodorini confit e robiola di capra, gli spaghetti al nero di seppia con zucchine, bottarga e muggine affumicato di Cabras, la pasta e patate con provolone del Monaco e patata viola Bayard.

Passiamo ai secondi piatti. Si va dall’insalata tiepida di polpo su cremina di patate allo zafferano alle pepite di baccalà accompagnate da salsa, dalla sinfonia dell’orto alle entrecote, fino al filetto di spigola con asparagi e patate.

Il porceddu sardo, assecondando le origini della chef, sarà disponibile su prenotazione (almeno 24 ore prima).

I dolci, tutti di produzione propria, offrono ai Mangiafoglia la possibilità di spaziare dal classico all’innovativo: seadas con miele di castagnoscomposta di frutta con crema chantilly al limonecannolo cilentano con crema chantilly al limone, cioccolato e pistacchiosorbetto alla fruttasoffice al limone e mandorle e tagliata di frutta.

Una cucina che si basa su verdure, cereali, pesce e olio di oliva è una cucina completa che può far fronte al fabbisogno energetico di un individuo, proprio come accadeva nel 1500 quando i Mangiafoglia sono riusciti con la sola presenza delle brassicacee a sostentare intere generazioni. Non a caso una cucina ricca e variegata a base di verdura, cereali e olio di oliva è alla base del principio alimentare della Dieta Mediterranea. Quello del Ristorante Mangiafoglia è un racconto giornaliero che vive di retaggi e tradizioni declinati in una chiave moderna e che ammette commistioni con altre culture. Un luogo in cui Napoli rivive in ogni gesto, dalla mise en place al servizio, ma soprattutto in una cucina capace di riproporre la tradizionale gastronomia partenopea con l’ausilio delle più attuali tecniche di preparazione in cucina e con l’idea che la cucina di qualità non debba per forza ritenersi elitaria.
Diventare un “Mangiafoglia” significa prendersi cura di sé ed esaltare il piacere della lentezza.

 

Per info_Indirizzo: Via Giosuè Carducci n°32, 80121 Napoli (NA)
Sito: www.mangiafoglia.it Tel.081 414631 E-Mail: info@mangiafoglia.it
Social: Mangiafoglia

UFFICIO STAMPA

Roberta Raja

Prima serata della nona edizione del Napoli Pizza Village che parte con la marcia giusta, illuminata da una meravigliosa luna rossa e che ha già accolto migliaia di persone. Il sindaco Luigi de Magistris ha di fatto inaugurato l’evento, tagliando una pizza, un ciack per lo spettacolo più bello del mondo che dura 10 giorni e che celebra il cibo più internazionale, made in Naples.

Napoli Pizza Village

Sul palco Clementino ha debuttato accolto da migliaia di fan, in diretta in radiovisione su RTL 102.5. Dallo stesso palco gli organizzatori hanno comunicato la notizia dell’annullamento dell’esibizione di Arisa prevista per questa sera, a causa di un piccolo incidente che l’ha costretta a cancellare tutte le date dei prossimi giorni. Nell’augurarle buona fortuna e un arrivederci sul palco del Napoli Pizza Village è stato annunciato l’arrivo dei Tiromancino che suoneranno questa sera e l’attesa partecipazione di Enzo Gragnaniello.

Tantissimi gli eventi in calendario fino a domenica 22 settembre, oltre la possibilità di degustare la pizza, con workshop, convegni, incontri e spettacoli, grazie all’organizzazione di Oramata Grandi Eventi che lunedì 16 presenterà la partecipazione di Napoli Pizza Village a New York, prevista per ottobre, in occasione dei festeggiamenti del Columbus Day 2019.

 

Questo il programma di LUNEDÌ 16 SETTEMBRE

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito)

“Appuntamenti di Gusto: Fiordilatte Vs Mozzarella di bufala”promosso da Latteria Sorrentina,

in collaborazione con Scatti di Gusto– Ospiti Gino Sorbillo, Francesco Martucci e Franco Amodio.

 

NPV Class lezioni di pizza di Rossopomodoro con:

ore 18.30Andrea Cozzolino (Senza Wellness Foods) ore 21.00 Salvatore Lioniello (Pizzeria Da Lioniello)

19:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) – Convegno: “Il turismo enogastronomico a Napoli e le eccellenze del territorio” in collaborazione con la Fondazione Univerde –presieduta dall’on. A.Pecoraro Scanio.

 

19:00Area Ospitalità – Evento “Napoli Pizza Village VS New York Pizza Festival 2019” Protagonisti: Antimo Caputo (Mulino Caputo), Claudio Sebillo e Alessandro Marinacci (Oramata Grandi Eventi), Fred Mortati (presidente Pizza Academy Foundation che organizza il festival a New York) con una delegazione composta da 30 trend setter Usa

 

ore 20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) NPV d’Essai –  Pizza Senza, conducono Federica Gentile  RTL 10’2,5 e Nunzia Marciano Canale 8 conDavide Civitiello(Rosso Pomodoro), Renata Sitko (Villa Giovanna, Ottaviano), Guglielmo Vuolo (4°-Napoli) e Maurizio Filippi (Miglior Sommelier d’Italia 2016)

 

ore 21:00 sul palco NPVThe Kolors-Elodie-diretta in radiovisione su RTL 102,5

a seguire 80’S PIZZA STYLE: la serata tributo agli anni ’80 con Milena Setola (tributo agli Wham) – Federico di Napoli (da Made in Sud) con l’omaggio ad Alan Sorrenti e la partecipazione straordinaria di Tony Esposito

Tutte le info su www.pizzavillage.it

Uffiio Stampa KUHNE&KUHNE

 

Napoli Pizza Village: Il programma del weekend di sabato 14 e domenica 15 settembre

Napoli Pizza Village

Primo weekend per il Napoli Pizza Village 2019 col debutto di una cassa dedicata alla criptovaluta. Sarà il primo evento della città, in accordo con il Comune di Napoli, in cui sarà possibile acquistare anche in bit-coin il ticket menù, che costa 12 euro e comprende 1 pizza, 1 bibita, caffè, dolce o gelato.

L’accesso al Napoli Pizza Village e ai concerti, invece, è gratuito.  Ci sono 45 pizzerie (compresa una per celiaci) pronte a offrire 4 tipi di pizza: Margherita, Marinara, Specialità della Casa e Pizza Ferrarini al prosciutto cotto.

Costa, invece, 20 euro, una lezione di pizza al NPV Class. L’importo sarà devoluto ad un fondo per borse di studio del MIP, Metropolitan Istitute of Pizza. Gli “alunni”, in cambio, oltre ad imparare a fare la pizza in casa, riceveranno un attestato, il kit per preparare la pizza, grembiule e cappellino da pizzaiolo (si prenota su www.pizzavillage.it).

Rossopomodoro, che cura spazio NPV Class, ha affidato le prime due lezioni di pizza, nel giorno di apertura, a due grandi Maestri Pizzaioli internazionali: l’artista della Pizza Gino Sorbillo e il campione del Mondo 2013, Davide Civitiello, mentre domani arriva da New York Roberto Caporuscio, il pizzaiolo di Kestè e Vincenzo Iannucci. Domenica salgono “in cattedra” Simone Fortunato (pizzeria Diaz) e Pino Celio (Lucignolo Bella Pizza).

Questo il programma del weekend:

 

SABATO 14 SETTEMBRE

ore 18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) – “Appuntamenti di Gusto: Il Dolce in Pizzeria” promosso da Latteria Sorrentina in collaborazione con Scatti di Gusto– Ospiti Marco Infante, Gianluca Ranieri e Davide Civitiello.

NPV Class lezioni di pizza di Rossopomodoro con:

ore 18.30Roberto Caporuscio (Kestè New York) ore 21.00 con Vincenzo Iannucci (Molino Caputo)

ore 20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) NPV d’Essai – Pizza Memories 

conduce Sara De Bellis – Mangia e Bevicon Alfredo Forgione e Antonio Troncone (Trattoria Fresco) – Giuseppe Di Meglio (Luise), ospite Germano Bellavia di  Un Posto al Sole

21:30sul palco NPVArisa e Alfa– diretta in radiovisione su RTL 102,5

a seguire la straordinaria partecipazione di Enzo Gragnaniello, Ciccio Merolla che presenta il suo nuovo album fusion e I rapper Oyoshe e DopeOne.

DOMENICA 15 SETTEMBRE

NPV Class lezioni di pizza con:

ore 18.30Simone Fortunato (Pizzeria Diaz) – ore 21.00Pino Celio (Pizzeria Licignolo Bella Pizza)

ore 20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) NPV d’Essai – I Maestri e Margherita conduce Fulvio Giuliani, RTL 102,5con Salvatore Salvo (Salvo Pizzeria, San Giorgio), Renato Bosco (Saporè, Verona), Gennarino Esposito (Torre del Saracino, Vico Equense), Marcello Lunelli (spumanti Ferrari, Trento), Roberto Anesi (Miglior sommelier d’Italia 2017) eAntonello Maietta, (presidente AIS nazionale).

ore 21:00 sul palco NPVAchille Lauro e Joey-diretta in radiovisione su RTL 102,5

 a seguire a partecipazione straordinaria di Rocco Hunt – I cantautori Livio Cori e Nello Daniele – I trapper Jay-Lillo, Colza, Plug

Tutte le info su www.pizzavillage.it

Ufficio stampa KUHNE

Napoli Pizza Village: Il programma della giornata di apertura

Oggi, venerdì 13, alle 18.00,  saranno già accesi tutti i 50 forni del Napoli Pizza Village sul Lungomare partenopeo che si spegneranno il 22 settembre prossimo.

Non saranno 10 giorni di solo pizza ma anche di spettacoli, musica, cultura e confronto. Le aree del Pizza Class (come fare la pizza in casa) NPV KIDS( dedicate ai bambini) inizieranno a lavorare dalle 19.00. Inaugurata la terrazza Ferrari con il primo incontro del NPV d’Essai, mentre il taglio del nastro del villaggio con le autorità è fissata alle 20.30 e dalle 21,30 il palco accoglierà il primo artista in radiovisione su RTL 102.5, Clementino.

Questo il programma:

VENERDI’ 13 SETTEMBRE

18:00 Area Ospitalità – Rotonda Diaz Convegno: “Valorizzazione del riconoscimento Unesco” in collaborazione con Fondazione Univerde presieduta dall’on. A.Pecoraro Scanio.

– Inaugurazione Mostra fotografica Campagna #PizzaUnesco.

19:00 Area eventi Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) – “Appuntamenti di Gusto: Fuscella & Ricotta”

promosso da Latteria Sorrentina in collaborazione con Scatti di Gusto – Ospiti Teresa Iorio e Pasquale Gueli.

20.00 Terrazza Ferrari -NPV D’essai – “PopPizza Largo alle Periferie. Quanto conta avere la pizzeria di riferimento sotto casa?” conduce Nio Puzzicon Raf Bonetta, Vincenzo Angillotti, Vincenzo Esposito

20:15 Inaugurazione del Napoli Pizza Village con il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e la presenza delle  autorità – Ingresso lato Mergellina.

20.30 palco – Clementino a seguire Il cantautore Tommaso Primo – Il rapper Pepp-oh – L’ironico della canzone napoletana Ernesto a Foria and Friends- Ivan Granatino.

Napoli Pizza Village

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Ufficio Stampa KUHNE

A Baiano, un paesino in provincia di Avellino, in una valle sormontata dalle vette Avellane e dalla cima del Partenio, a ridosso del bosco di Arciano, nello storico “rione d’e Vesune, in quella che un tempo era conosciuta come Via Tufo, Ciro Casale, giovanissimo pizzaiolo racconta la sua storia di “passione e mestiere” attraverso la sua pizza che ha ribattezzato, con fierezza, dello “star bene a tavola”. 

ciro

Ho deciso di fare questo mestiere non per scelta ma per esigenze di vita” – dice Ciro Casale, e continua – “Mi sono affezionato a quello che oggi è il mio lavoro studiando da autodidatta e facendo esperienze lavorative all’estero che mi hanno permesso di specializzarmi direttamente sul campo”.  

La mia personale avventura è iniziata in quella che definisco, con affetto, una piccola bottegatra l’altro ancora esistente,  dove un tempo preparavo solo pizze da asporto” – afferma Ciro che proprio così, con estrema umiltà, si è presentato qualche anno fa agli abitanti dell’Irpinia. 

Oggi, Ciro Casale accoglie i suoi numerosi ospiti in un ambiente moderno dalle linee semplici e pulite, il luogo ideale dove poter gustare non la classica pizza napoletana ma una rivisitazione assolutamente personale della stessa in chiave contemporanea. 

“La mia pizza ispira fiducia e piace ai miei clienti proprio per questo; ogni giorno la preparo con coscienza gastronomica perché scelgo solo ingredienti di qualità, dalla farina che utilizzo per fare l’impasto, quella del Molino Vigevano,  ai prodotti con cui la condisco” – afferma il pizzaiolo della pizzeria Pulcinella. 

Una lunga e lenta lievitazione caratterizza un impasto preparato con la biga al 30% e farine lasciate precedentemente in ammollo secondo la tecnica dell’autolisi. Il risultato è un panetto liscio, morbido ed elastico al punto giusto, ma soprattutto profumato e con una lunga shelf-life che gli consente di conservare la qualità iniziale e di mantenere inalterate tutte le proprietà organolettiche che lo contraddistinguono. 

All’uscita dal forno, la pizza di Ciro Casale non presenta il solito cornicione pronunciato, propriamente detto “a canotto”, una moda”, questa, ormai a cui il pizzaiolo di casa Casale rinuncia volentieri, preferendo una pizza anche imperfetta nella sua forma ma ben stesa e condita con un ricco topping, “perché la gente vuole mangiare una pizza piena” – aggiunge Ciro. 

ripieno

Non a caso, la pizza fritta con ripieno alla genovese è tra le proposte culinarie più apprezzate della pizzeria di Ciro. La ricca e gustosa farcitura di questo calzone, fragrante all’esterno e morbido all’interno, caratterizza questa specialità che stuzzica immediatamente l’appetito. La cipolla ramata di Montorodolce e profumata, e il muscolo di scottona dell’Irpinia, tenero e succulento, sono gli ingredienti principali di questa pizza: il ripieno viene lasciato sobbollire piano piano  per ore e durante la lunga e lenta fase di cottura viene sfumato con un buon vino rosso locale. “Prima di chiudere la pizza” – dice Ciro, il pizzaiolo – “aggiungo scaglie di provolone del Monaco, con il suo gusto piacevolmente piccante,  e pezzi di provola affumicata, perché il dettaglio fa sempre la differenza, ogni giorno e soprattutto in pizzeria”.  

Sono attento a tutto dal topping che scelgo per condire la pizza, alla sua presentazione nel piattoalla temperatura a cui la porto in tavola perché niente di tutto ciò va trascurato o sottovalutato, se vuoi offrire una pizza di qualità”. 

Le pizze di Ciro Casale, infatti, sono tutte “studiate ma non elaborate” perché il suo intento è quello di realizzare “una pizza accessibile in termini di gustocosì da soddisfare le esigenze di ogni palato”. “Gli ingredienti utilizzati sono semplici, poco trasformati  e soprattutto  locali, come il pomodoro aeroponicoin particolare il pizzutello, una varietà tipica della zona irpina  privo di nichel, perché richiede un ridotto fabbisogno di acqua, e ricco di polifenoli o anche il prosciutto Ciarcia, dal sapore inconfondibile, dolce e aromaticocon quel giusto filo di grasso che fa la differenza”. 

Nella pizzeria Pulcinella i sapori tipici della tradizione culinaria campana convivono con la ricerca di prodotti nuovi ed originali, che Ciro seleziona accuratamente, sperimentando di persona i vari abbinamenti gastronomici e le diverse combinazioni di gusti, prima ancora di proporli ai suoi commensali. Primo fra tutti, l’aglio orsino, noto per essere un antimicotico naturale e molto più digeribile rispetto all’aglio comune, uno degli ingredienti che Ciro Casale utilizza sulla sua Marinara del Partenio, una pizza rossa condita con pomodorino corbarino semisecco reidratato dalle importanti proprietà antiossidanti insieme alle acciughe di Cetara, freschissime e ricche di omega 3 e giusto un pizzico di mozzarella, per conferire alla pizza un sapore ancora più intenso e consistente. 

margherita

La pizzeria Pulcinella è evidentemente il risultato di un percorso di vita non solo professionale che Ciro Casale, ha intrapreso, giovanissimo, con tenacia e forza d’animo. “Ho rischiato, ma alla fine ho vinto!” – dice Ciro con orgoglio, parole che possono sicuramente confermare tutti coloro che ogni giorno si siedono nella sua pizzeria con la promessa di ritornarci. 

 

Felicia Mercogliano 

 

La dieta mediterranea : Pietrarsa, dal 12 al 14 ottobre focus sulla gastronomia dei territori vulcanici e i grandi vini italiani, tra i protagonisti Merano WineFestival e Cittaslow International

 I prodotti della dieta mediterranea , patrimonio immateriale dell’umanità, saranno al centro della seconda edizione di Eruzioni del Gusto, evento enogastronomico dei territori vulcanici, dedicato alla sostenibilità, in programma dal 12 al 14 ottobre 2019 al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa a Napoli, promosso da ORONERO – Dalle scritture del fuoco, associazione che favorisce lo scambio culturale tra i popoli per lo sviluppo economico pacifico, ponendo centralità a quelli che vivono nelle aree vulcaniche del pianeta. Accanto alle degustazioni di cibi mediterranei e agli assaggi di grandi vini vulcanici dal Vesuvio all’Etna dal Vulture a Soave, ai focus sull’enoturismo e i beni culturali, docenti e scienziati analizzeranno nelle tavole rotonde i prodotti che rendono unica la nostra dieta esportata ormai in tutto il mondo, le ricadute sull’organismo e i benefici. Si va dall’esame della materia prima al prodotto finito che giunge sulle tavole agli effetti benefici su salute e longevità delle persone. L’evento patrocinato dal Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, dalla Regione Campania e da numerosi Comuni ed Enti di ricerca, è infatti  patrocinato anche da Cittaslow International, la rete mondiale delle città del buon vivere con Slow Food, e come luogo simbolo a Pietrarsa ci sarà la città di Pollica che con il Cilento è una delle sette comunità emblematiche della dieta mediterranea individuate in sede di dichiarazione Unesco. E proprio nel Cilento, nel borgo marinaro di Pioppi, ha vissuto lo scienziato statunitense Ancel Keys, che ha scoperto il legame diretto tra regime alimentare e patologie cardiovascolari esaltando le virtù della dieta mediterranea.

Pasta, pane, ortaggi di stagione e legumi, formaggi, e tantissimi altri prodotti di eccellenza dei territori italiani potranno essere degustati negli spazi allestiti negli eleganti saloni del museo tra le locomotive che hanno fatto la storia delle ferrovie italiane. Tra questi prodotti anche la mozzarella di bufala campana Dop, pomodorino del piennolo del Vesuvio Dop, provolone del Monaco Dop, limoni della Costa di Amalfi Igp e quella sorrentina, colatura di alici di Cetara, fagioli di Sarconi Igp, pecorino canestrato di Moliterno Igp, olio d’oliva di Aliano e del Cilento. Una ricca esposizione di prodotti  resi unici grazie alla generosità delle terre vulcaniche, al lavoro e alle mani sapienti dei contadini e dei trasformatori che nel tempo hanno saputo conservarli e renderli preziosi. Naturalmente non mancherà la pizza e la straordinaria arte dei pizzaiuoli napoletani patrimonio dell’Unesco. 

Dalla tavola all’arte e al turismo. Nella tre giorni le città di Pompei, Ercolano, Stabia, Pozzuoli, Portici, l’antica Oplontis e Napoli con il Golfo che le abbraccia saranno al centro di un focus che punta a rilanciarne il turismo e l’ospitalità dei territori vulcanici, anche attraverso itinerari enogastronomici e a generare così un nuovo indotto economico.

Protagonisti a Pietrarsa anche i territori vulcanici della Sicilia e della Basilicata con il Vulture, la Val d’Agri e Matera Capitale europea della Cultura 2019. Assieme al cibo i vini che rendono particolari questi territori occuperanno un posto di primo piano tra degustazioni e focus di natura scientifica a cura del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con i docenti del Dipartimento di Medicina della Federico II si discuterà invece dell’importanza del bere consapevole e del valore del vino nella dieta. La Fondazione Dohrn si occuperà delle aree vulcaniche sommerse e curerà gli aspetti della pesca sostenibile, l’Istituto Zooprofilattico di sicurezza alimentare.

Il presidente di ORONERO, Carmine Maione dice: ‘’Per la prima volta i territori vulcanici del nostro Paese fanno rete e si danno appuntamento per promuovere insieme al mondo della ricerca scientifica il valore culturale e sociale e confrontarsi sull’opportunità che una tale ricchezza rappresenta per lo sviluppo economico sostenibile”. 

L’evento è patrocinato da: Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, la Regione Campania e altre Regioni italiane, Comune di Napoli, comuni vesuviani e molti comuni italiani tra i quali Matera Capitale europea della Cultura 2019, il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Laboratorio di Urbanistica e Pianificazione Territoriale sempre della Federico II, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, la Fondazione Dohrn, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Cittaslow International, Slow Food Vesuvio e i presidi della Campania, Certiquality, numerosi Enti di ricerca e Ordini professionali tra i quali quello dei Tecnologi alimentari di Lazio e Campania e l’Ordine degli Agronomi Forestali di Napoli, le Camere di Commercio, Gourmet’s International organizzatrice del Merano WineFestival, l’AIS Campania e l’AIS Comuni Vesuviani.

Ass. ORONERO | www.oronero.net | segreteria@oronero.net | uffciostampa@oronero.net

Ufficio stampa Oronero

pizzeria ferrilloSituata nel cuore del quartiere Vomero di Napoli, la “Pizzeria Ferrillo Ai Piani Alti” vanta una tradizione secolare fatta di profumi e sapori intramontabili. Cuore pulsante di questa attività è Maurizio Ferrillo, patron e mastro pizzaiolo che con la sua esperienza ventennale propone ai clienti un’offerta gastronomica varia: dalle pizze gourmet cotte in forno a legna alle bontà della friggitoria partenopea preparate con passione e professionalità.  

pizzeria ferrillo fr

<<Tutte le grandi maratone cominciano con dei piccoli passi. Infatti, io ho iniziato come fattorino di Pizzazzà per poi rilevare la pizzeria del mio maestro nel 1999>> ci dice soddisfatto Maurizio Ferrillo che ci tiene a precisare <<Pizzazzà è stata la prima pizzeria d’asporto a Napoli>>. Diverse riconoscenze vanta il patron di Pizzeria Ferrillo a cui è stato conferito l’attestato di maestro artigiano della regione Campania in aggiunta a quello di maestro accademico dell’INP (Istituto Nazionale Pizzaioli). Inoltre, impartisce lezioni come maestro accademico della “Multicenter school” nei corsi di formazione riconosciuti dalla regione per le giovani nuove promesse dell’arte bianca.  

La tradizione in Pizzeria Ferrillo si sposa perfettamente con l’inventiva, la creatività e la sperimentazione. Ai piatti classici infatti viene aggiungo un quid, il giusto per esaltare il gusto senza mai scostarsi troppo dalla ricetta originale utilizzando ingredienti sempre freschi e di provenienza italiana. Infatti, la dispensa della pizzeria offrepomodoro Gustarosso qualità superiordatterino giallo San Marzano, provolone del monaco DOP, pancetta al pepe nero valdostana, pistacchio di Bronte, Mortadella Bolognese IGP e tanto altro.  

bronte

La lunga esperienza di Maurizio gli permette di <<cavalcare l’onda della modernità rispettando la tradizione partenopea, perché non si può dimenticare la scuola dalla quale si proviene>> sottolinea il patron. Infatti, le ricette sempre in continua evoluzione, accostamenti nuovi, senza mai tralasciare la tradizione sono i leit motiv principali dell’attività. 

Bianca, rossa, tonda, a metro, tradizionale o gourmet. È sempre lei la regina delle tavole partenopee: la pizza. E la pizzeria Ferrillo la prepara esclusivamente con un impasto diretto e uno a doppia levitazione che permette di mantenere fragranza e morbidezza anche per quella d’asporto. <<Dal momento che una pizza trasportata perde quasi sempre il 30% di qualità, ci siamo dotati di box appositamente studiati, con carta stagnola all’interno e dei fori, per ovviare il problema della condensa>> racconta Maurizio che riesce in ogni caso a proporre un prodotto qualitativamente eccellente per la sua clientela affezionata e fidelizzata, suo chiodo fisso.  

La parola d’ordine quindi è solo una: qualità. Maurizio infatti seleziona personalmente i prodotti utilizzati nel suo laboratorio del gusto per fare della pizza una vera e propria esperienza sensoriale che trova nella freschezza del pomodoro, della mozzarella, dei salumi un unicum 

arcobaleno

Grazie alla varietà delle pizze presenti sul menu, ogni palato è soddisfatto. Infatti, tra le specialità di Pizzeria Ferrillo: La “Mamma Stefania”, registrata su MySocialRecipe, condita con olio e pomodoro con cornicione di ricotta, all’uscita mozzarella da 250 gr in quattro spicchi, olio a crudo e basilico; la “Bronte”, che ha riscosso notevole successo al Pizza Festival di Verona: mortadella, crema di pistacchio di Bronte e granella di pistacchio; la “Arcobaleno”: pomodorino giallo e rosso, mozzarella di bufala campana DOP, all’uscita pancetta e granella e per ultima, ma non meno importante, la “Fiorita”: fiori di zucca, ricotta, provola e all’uscita pancetta.  

La Pizzeria Ferrillo <<nel nome della buona tradizione napoletana e di ricette in continua evoluzione assicura la soddisfazione di ogni buongustaio>>. A voi l’ardua scelta di decidere quale pizza preferite!  

CHIUSA LA FASE WEB DEL CONTEST # PIZZAWARD. ECCO I NUOVI TREND DEL MONDOPIZZA: TRADIZIONALE O INNOVATIVA, MA CON PRODOTTI TIPICI LOCALI, E ATTENZIONE ALL’AMBIENTE.

AL VIA IL 1° VIDEOCONTEST SULLA PIZZA

pizzAward

Chiusa la fase web della quarta edizione del contest internazionale # pizzAward di MySocialRecipe, che come ogni anno rivela i trend del mondo pizza. Si registra un  ritorno alla tradizione, esaltando le tipicità locali. Tendenza non solo italiana, ma internazionale, come la pizza dal Kazakistan che vede tra gli ingredienti principali l’acqua dei monti del Caucaso, il fiordilatte di Amalty, e un mix di pomodori locali.
In Italia, da Nord a Sud, trionfa la classica mozzarella di bufala campana, assieme ad altri ingredienti, quali il fiordilatte di Agerola, le tante varietà di pomodoro, i tartufi, le alici di Menaica, ed anche burrata e stracciatella pugliesi, pistacchio di Bronte, speck trentino, Gorgonzola, Pecorino, Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, guanciale di Amatrice, proprio per ricordare e rivendicare l’eccellenza dei tanti prodotti nostrani.
E così i maestri pizzaioli propongono le loro creazioni originali o le rivisitazioni delle pizze più tradizionali, con una grande attenzione alla scelta ed alla qualità degli ingredienti per dare vita ad un prodotto eccellente, e sempre più attento all’ambiente.
Qualità ottenuta attraverso una ricerca accurata delle farine per gli impasti, ma soprattutto dalla scelta di prodotti tipici del territorio di provenienza, che diventano quindi il nuovo leitmotiv, ed un richiamo forte alle origini, sia nelle pizze più tradizionali che in quelle più innovative.
Una competizione che si gioca a colpi di impasti sempre più ricercati, ingredienti di qualità, uniti a creatività e competenza, che saranno ora valutati dalla giuria di giornalisti enogastronomici ed esperti del settore, composta da: Anna Scafuri (giornalista RAI)che torna a ricoprire il ruolo di presidente, e con lei Giuseppe Cerasa (Le guide Repubblica), Alessandro Circiello (chef della FIC e personaggio televisivo), Patrizio Roversi (conduttore televisivo) e Scott Wiener (foodblogger USA).

I dieci finalisti, le cinque migliori proposte tra le pizze ispirate alla tradizione e le cinque migliori proposte tra le pizze di innovazione, si scontreranno in una gara live il 26 novembre a Napoli per scegliere la migliore interpretazione della tradizione e la pizza più originale del 2019.
E non finisce qui, infatti a partire dal 1 agosto e fino al 31 agosto 2019, parte il primo “videocontest # pizzAward” ed i pizzaioli da tutto il mondo avranno l’opportunità di assicurarsi un invito per la serata finale del contest pubblicando sul proprio profilo Facebook un video dal tema “La mia pizza in 30sec”, taggando mysocialrecipe con hashtag #pizzAward2019.

L’iniziativa è sostenuta da La Fiammante, Scugnizzonapoletano, Adhoc cash&carry, Sorì, Molino Caputo, San Benedetto, Olitalia e il Consorzio del Parmigiano-Reggiano Dop.
Mediapartner Alice TV, Il Mattino, LucianoPignataro Wine Blog, Italia a Tavola, Pizza&Core e Ristonews, Sala&Cucina.
Partner del contest sono Event Planet food, e AIS Associazione Italiana Sommelier, CuArtigiana, la Scuola Dolce&Salato e Castaldi Group.

Per info: contest@mysocialrecipe.com

 

Ufficio Stampa 
press@mysocialrecipe.com

www.mysocialrecipe.com 

A Fico Eataly World  i pizzaioli del Napoli Pizza Village 

hanno unito l’Italia con la “Pizza da Guinness”

Fico

 Bologna, 27 luglio 2019 –  La pioggia non ha fermato la sfida che 30 pizzaioli, partiti da Napoli, hanno affrontato e realizzato a Fico Eataly World di Bologna, grazie all’esperienza del Napoli Pizza Village, il miglior food festival al mondo, che quest’anno si svolge sul lungomare partenopeo dal 13 al 22 settembre.

Ci cono volute sessanta braccia esperte e forti per impastare, stendere, condire, infornare e servire la “Pizza da guinness” lunga 500 metri che ha unito tutti i sapori d’Italia grazie ai  prodotti tipici di 20 regioni italiane.

Nel parco del cibo più grande del mondo la pizza è stata preparata su 270 tavoli e cucinata in due grandi forni a legna “mobili” che, partendo dalle estremità del lunghissimo nastro di pasta, hanno cotto la pizza ad una velocità di circa 120 metri all’ora.

I maestri pizzaioli,  tra cui anche10 giovani talenti under 30 scelti da Rossopomodoro, hanno utilizzato una lista degli ingredienti da record: 500 chili di farina del Molino Caputo, leader mondiale nella produzione di farina per pizzeria, 400 di pomodoro Ciao, 500 di fiordilatte Latteria Sorrentina, 10 chili di basilico, 50 litri di olio extravergine di oliva Olitalia e più di 50 altri ingredienti tipici, alla base dei condimenti più golosi e particolari messi a disposizione da D’Amico e  Robo, usati come fantasiosi topping per impreziosire il prelibato cibo da record.

Soddisfatto di questa nuova impresa, Claudio Sebillo, founder di Oramata Grandi Eventi, società che organizza Napoli Pizza Village:

“Dopo aver realizzato il Guinness della pizza più lunga al mondo nel 2016, abbiamo accettato con grande soddisfazione questa nuova sfida con Fico Eataly World per produrre la Pizza da Guinness. Una pizza che unisce l’Italia, esaltando il lavoro dei pizzaioli napoletani ma anche quello delle tipicità alimentari italiane. Nella logica del Napoli Pizza Village questo a Fico è un evento rappresentativo tra gli addetti ai lavori e del prodotto pizza nel mondo”

 La pizza con la sua la spettacolare sequenza di ricette è stata servita fino a tarda sera, al pubblico, che ha affollato il Parco del Cibo per assistere alla particolarissima preparazione.

Ufficio Stampa KUHNE & KUHNE

 Il 23 luglio nel Teatro Mercadante di Napoli in scena la cerimonia di premiazione delle migliori 50 pizzerie d’Italia e del mondo. 

50 top pizza 2019 anteprima premi speciali: Pier Daniele Seu, Denis Lovatel e Sara Palmieri si aggiudicano i riconoscimenti vegano, compatibilità ambientale e gluten free. Presentano la serata Fatima Trotta e Paolo Notari 

Anteprima premi speciali a carattere etico:  

Pier Daniele Seu, Denis Lovatel e Sara Palmieri  si aggiudicano i riconoscimenti vegano, compatibilità ambientale e  gluten free 

 L’attesa sta per finire. Martedì 23 luglio, nello storico e suggestivo Teatro Mercadante di Napoli (sito in Piazza Municipio), andrà in scena la cerimonia di premiazione delle migliori 50 pizzerie d’Italia e del mondo. La serata sarà l’atto conclusivo della cavalcata 2019 di 50 Top Pizza, la prima e più importante guida on-line di settore giunta quest’anno alla sua terza edizione. 

Ad essere giudicato, in completo anonimato dagli ispettori della guida, è stato il progetto pizzerie in toto, quindi non solo la qualità della pizza e degli altri prodotti proposti, ma l’insieme dei servizi offerti al cliente, la sala, l’ambiente, la carta delle birre, dei vini e degli oli.  

salire sul palco del Mercadante, per ricevere tre importanti riconoscimenti, saranno sicuramente Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati – Roma), premiato per la Migliore Pizza Vegana (crucifere, crema di senape e nocciole)Sara Palmieri (10 Diego Vitagliano – Napoli) aggiudicatasi il Premio D’Amico per la Migliore Proposta Gluten Free, e Denis Lovatel (Ezio – Alano di Piave, BL), a cui va il Premio S. Pellegrino Innovazione e Sostenibilità. 

Riflettori puntati anche sulle pizzerie del “resto del mondo”. A Napoli infatti verranno premiati anche i migliori locali di Africa, Asia, Oceania, Sud America, Brasile e Giappone. Riconoscimenti anche all’insegna che propone la Migliore Pizza in Stile Napoletano nel Mondo (Italia esclusa) e alla pizzeria distintasi per la Valorizzazione del Made in Italy. Un focus su ciò che accade al di là dei nostri confini che quest’anno è stato ancor più attento grazie ai due spin off, con rispettivi ranking, riguardanti i continenti Europa e Nord America. A piazzarsi sui gradini più alti del podio sono stati, per 50 Top Europe50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria London, e, per 50 Top North AmericaRazza Pizza Artigianale (Jersey City, New Jersey – USA), del pizzaiolo Dan Richer. Entrambi i vincitori, già annunciati nelle scorse settimane a Milano e New York, saranno presenti alla cerimonia in scena nel Teatro Mercadante.  

“Sarà come ormai di consueto – sottolineano i tre curatori del progetto editoriale, Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere – una grande festa della pizza. Un momento atteso, emozionante per noi quanto per i pizzaioli. Al di là dei singoli premi questa cerimonia vuole riconoscere e porre in evidenza il grande lavoro svolto da tutti gli addetti ai lavori. Un movimento che negli ultimi anni è riuscito a operare, compatto, in direzione di un miglioramento qualitativo che appare oggi lampante e che riguarda l’intero territorio nazionale e non solo, come testimoniato dagli enormi passi in avanti fatti dalle pizzerie di tutto il mondo”. 

A condurre la serata del 23 luglio saranno Paolo Notari e, novità di quest’anno, Fatima Trotta, conduttrice della trasmissione Made in Sud. Sarà possibile seguire la diretta dell’evento, a partire dalle ore 20.15, sul sito web www.50toppizza.it e sui canali social di 50 Top Pizza, FineDiningLovers e Luciano Pignataro Wine Blog.    

 I principi di 50 Top Pizza: https://www.50toppizza.it/i-nostri-principi/ 

50 top

Partners dell’iniziativa:  

Pastificio Di Martino, S.Pellegrino & Acqua Panna, Consorzio di Tutela del Prosecco DOCOlitalia, D’Amico, Birrificio Valsugana, Fior d’Agerola, Solania, Kimbo, Mandara, Scugnizzo Napoletano. 

Ufficio Stampa: Mg Logos 

 

Atmosfera familiare e piatti tipici sono le due caratteristiche principali de Il ritrovo degli amici di Pasquale Poerio a Marano di Napoli, un ristorante-pizzeria che con il tempo ha saputo trovare la propria specificità, tutta indirizzata ai sapori tipici del territorio. 

ritrovo

«Il ristorante, come attività di famiglia, esiste da 1981. Dal 2003, però, io e mio padre abbiamo deciso di dar vita ad una nuova realtà imprenditoriale, al fine di esprimere al meglio l’idea che ognuno aveva di ristorazione. Così ci siamo messi in proprio ed è nato Il ritrovo degli amici, un locale che è una via di mezzo tra il classico e il moderno, dove tutti possono trovarsi e ritrovarsi davanti ad un buon piatto» 

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Sono proprio la cucina dei piatti tipici a riempire il menù, di cui si occupa lo chef Luigi Poerio. «In cucina c’è mio padre, Luigi, che è uno chef di vecchio stampo. Lui ama proporre al cliente il piatto tradizionale, semplice e gustoso. Spesso si pensa che sia facile cucinare i piatti tradizionali, ma non è così. Devi conoscere il prodotto che vai a cucinare, altrimenti lo rovini. Prendiamo, ad esempio, lo spaghetto con le vongole, che insieme al pacchero ai frutti di mare, è il piatto che mio padre preferisce di più realizzare. Se non sai dosare bene gli ingredienti, se non conosci i tempi di cottura dei singoli elementi e, aggiungo, se non hai la passione vera per la cucina non potrai mai realizzare un piatto di qualità. Il rischio, nel momento in cui vai a fare nuove combinazioni di gusto, è di perdere il sapore autentico e verace, tradendo quella che poi è la nostra idea di piatto».

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Il ritrovo degli amici, oltre che ristorante, è anche pizzeria e ad occuparsi delle pizze è proprio Pasquale Poerio, il quale ha scelto, negli ultimi tempi, di intraprendere una nuova strada. «Da diversi mesi stiamo facendo un nuovo impasto, molto più leggero, che realizziamo attraverso un prefermento di ventiquattr’ore, il quale viene poi rimpastato. Questo permette al prodotto finale di acquistare una caratteristica fondamentale per la pizza: l’alta digeribilità. Un esempio è la Gennarì, una pizza leggera e semplice in cui gli ingredienti, prosciutto cotto, salame, carciofini, provola e pepe, ovviamente bianca senza pomodoro, si combinano perfettamente senza annullarsi l’uno con l’altro». Pasquale Poerio parla in maniera entusiasta del percorso compiuto fino ad oggi ed iniziato in tenera età, quando da bambino girava tra i tavoli del locale. Oggi ha raggiunto importanti traguardi, tra cui secondo classificato al TuttoPizza 2019 nella categoria Trofeo a squadre 5 spicchi. Il ritrovo degli amici è un locale dall’imprinting giovane, in cui il cliente ritorna perché qui trova uno staff affiatato e disponibile, un ambiente accogliente, dove le famiglie possono trascorrere gradevoli serate in compagnia degli amici. In particolare Pasquale Poerio ci tiene a precisare che il suo ristorante è un luogo perfetto per le famiglie perché «abbiamo realizzato una sala baby con animazione il sabato e la domenica, al fine di far godere la serata ai genitori e, allo stesso tempo, far divertire i bambini». 

Il ritrovo degli amici è dunque, come dice il motto del ristorante, un posto da provare e da non lasciare andare mai!”. 

 

Amalia Vingione

franciacortaPalazzo Petrucci è stata la location di gran classe che ha ospitato il Festival itinerante del Franciacorta a Napoli. Un evento che ha chiamato a raccolta 31 aziende e oltre 60 etichette per accogliere wine lovers e appassionati, sempre più curiosi e desiderosi di conoscere e approfondire il gusto del Franciacorta, declinato nelle sue diverse tipologie.  

L’idea di organizzare Festival itineranti per presentare il meglio del Franciacorta su diverse piazze italiane viene dal duro lavoro di squadra magistralmente coordinato da un Consorzio tra i più efficaci in Italia, nato il 5 marzo del 1990 a Corte Franca che oggi conta 116 associati, con lo scopo di garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione del vino 

<<Per la Franciacorta un ritorno a Napoli dove avevamo organizzato un evento analogo nel 2014, e ne siamo molto soddisfatti. Un territorio, quello del Sud, dove le nostre bollicine riscuotono un grande successo soprattutto nell’alta ristorazione – ha commentato Silvano Brescianini presidente del Consorzio di Franciacorta – i produttori trovano riscontro sui mercati e questo è un obiettivo importante>>. 

Inoltre, il presidente ha tenuto a precisare che <<Con 2/3 dei vigneti del territorio a conduzione biologica, la Franciacorta è una delle prime Denominazione a livello internazionale per quota di viticoltura bio e questa tendenza è in continuo aumento, di pari passo alla sensibilità dei produttori verso questo tema>>: un concetto che sottolinea come la produzione del vino lombardo sia spinta da un forte senso etico.  

La kermesse partenopea si è svolta con pranzo e degustazione per la stampa nella prima fase e, a seguire, la “Franciacorta Experience” durante la quale il grande pubblico ha potuto gustare l’eccellenza di Franciacorta in abbinamento alla cucina di Palazzo Petrucci e alle pizze di Giuseppe Pignalosa. La cucina di Palazzo Petrucci ha accompagnato il percorso di degustazione con dei piatti in perfetta armonia con lo stile ricercato dell’evento proponendo ad esempio una sofisticata quenelle di patata all’extravergine con perlage di tartufo.  E per un abbinamento più “popolare” con le pizze della tradizione napoletana: una margherita e una pizza Nerano.  

Il format proposto ha infatti avuto l’obiettivo di coinvolgere e trasmettere al pubblico di consumatori la versatilità di Franciacorta, creando il binomio perfetto con la gastronomia campana in un contesto glamour. Così le varianti del vino più famoso d’Italia, dal bianco al rosé al satèn,  hanno ulteriormente confermato di essere i compagni ideali per brindisi importanti ma anche per quelli più ordinari.  

La vista mare, il Vesuvio sullo sfondo, Palazzo Petrucci con la sua cucina sembrano quindi aver creato il giusto connubio con il “nettare di bacco” più celebre d’Italia.

Marika Manna

A Fico Eataly World 30 pizzaioli per la “Pizza da Guinness” tutti i gusti

napoli pizza villageDue gli impegni che precedono il Napoli Pizza Village dal 13 al 22 settembre 2019. Domani, giovedì 20 giugno prenderà il via il contest per scegliere le ultime due pizzerie che faranno parte del grande team che animerà quest’anno l’evento sul lungomare partenopeo, mentre 30  pizzaioli napoletani si stanno già preparando per realizzare a Bologna la “Pizza da Guinness” organizzata da Fico Eataly World e Napoli Pizza Village, alla fine di luglio.

Il pubblico dei social per 30 giorni,  dal 20 giugno al 20 luglio, potrà indicare le due pizzerie, tra le dieci in gara, che completeranno la griglia delle partecipanti all’evento, attraverso il contest NPV We Want You  che si disputerà sulla pagina Facebook del @ NapoliPizzaVillage.

Tra i candidati 5  strutture commerciali sono napoletane e altrettante della provincia. Sarà una lotta all’ultimo like per decretare le vincitrici che si affiancheranno sul lungomare con le pizzerie più antiche e famose del territorio.

Intanto trenta maestri pizzaioli napoletani si preparano per andare a Bologna, il 27 luglio, per realizzare la “Pizza da Guinness”. L’appuntamento, che si svolgerà nel Parco del Cibo del capoluogo emiliano, è stato organizzato da FICO Eataly World di Bologna e Napoli Pizza Village , con la collaborazione di alcuni prestigiosi partner tra i quali Mulino Caputo, leader mondiale nella produzione di farina per pizzerie eRossopomodoro, il gruppo napoletano che gestisce anche la pizzeria di FICO.

La nuova impresa gastronomica, che mira a realizzare 500 metri di pizza con le ricette caratteristiche di tutte le regioni, celebrerà la biodiversità del nostro Paese, la passione e la ricerca degli ingredienti, con una pizza che unisca tutta la Penisola. A partire dagli ingredienti di base (farina, pomodoro pelato di Napoli Ciao, fiordilatte fresco per pizza Latteria Sorrentina ed olio), a FICO Eataly World i maestri pizzaiuoli produrranno 100 mt di pizza margherita tipica della tradizione partenopea e 400 metri di pizza con ricette di 20 regioni. Per stenderla si utilizzeranno 270 tavoli e per cuocerla saranno all’opera due speciali forni “mobili” che permetteranno al pubblico di assaggiarla appena sfornata.

Tra le tipicità 20 metri di pizza con ingredienti dop e tradizionali: sarda con Bottarga, valdostana con Fontina e Lard d’Arnad, trentina con Speck, siciliana con Pachino e Tonno, friulana con formaggio Montasio e ancora, pugliese con Cipolla di Acquaviva e Burrata, emiliana con Mortadella, calabrese con Nduja e poi veneta con Radicchio e molisana con caciocavallo di Agnone.

 

Ufficio Stampa

Kuhne&Kuhne

Festival delle Due Sicilie: sabato 15 e domenica 16 a Quarto

Presentazione del “Grande libro del regno delle Due Sicilie”

Il Festival delle Due Sicilie si terrà Sabato 15 e domenica 16 giugno a Quarto (Napoli). La location che ospiterà l’evento è il Centro Regina Pacis in via Plino il Vecchio, 14.

FestivalIl programma. Sabato 15 (ore 19) convegno e presentazione del libro “Il Grande libro del Regno delle due Sicilie” a cura di Carlo Capezzuto; interverranno Fiore Marro, Alberto Petillo e Nando Dicè, ospite dell’evento anche l’autore del libro della cucina del regno delle due Sicilie “La minestra è maritata. Ritratto storico della gastronomia meridionale” del professore Gennaro Avano. Segue 20:30 lo spettacolo teatrale “’O Luciano d’o Rre” interpretato dall’attore Angelantonio Aversana e il concerto musicale dei Suol Palco con la musica e canti popolari e inoltre le canzoni del maestro Peppe De Rosa.

Domenica 16 giugno (ore 19) spettacolo teatrale “’O Vico” di Dario Caramente è Angelantonio Aversana seguirà il concerto dei Soul Palco con musica e canzoni popolari a cura di Fabio Viglione. Testimonial della manifestazione l’attore Antonio Fiorillo, interprete tra l’altro della commedia teatrale “Briganti e Brigantesse” tratto dal da un testo di Fiore Marro.

Piatti tipici del Sud Italia preparati dal Ristorante “Il rusticano”, pizze cotte nel forno a legna, panini, graffe e cornetti del Caffè Serapide Quarto, vendita di prodotti locali della Macelleria Gaspare Cerqua. Mercatino di prodotti artigianali e prodotti tipici campani, siciliani, calabresi e pugliesi.

Nei due giorni attività per bambini e gonfiabili a cura de “la Pantera Rosa”. Inoltre, torneo di burraco, serata dancing, karaoke.

Evento organizzato dalla Cooperativa Regina Pacis e dall’associazione Events Art San Carlo di Enzo Geri.

L’intero ricavato sarà devoluto a favore delle attività del Centro educativo Diocesano Regina Pacis

Ingresso gratuito. Info: 370.3217033 – 320.4647744

 

Ciro Biondi 

Solo il nome invoglia ad accostarsi alla buona cucina e alle tradizioni gastronomiche campane, Favorite è il format di ristorazione inaugurato nell’ottobre 2017 da Gianni Liccardi e da sua moglie Maria. Specializzato nelle creazioni di pizza napoletana, questa meta per gourmet della buona tavola si trova a Calvizzano, comune situato a nord di Napoli. Che il capoluogo campano sia indiscussa capitale della pizza è risaputo, ma forse non tutti sanno che Favorite è il posto in cui il celebre piatto tricolore è studiato nei dettagli per offrirsi al cliente nel modo più fragrante e gustoso possibile; lo conferma il patron e maestro pizzaiolo Liccardi. <<Tecnica e gusto per i buoni abbinamenti sono aspetti che non possono mancare nella pizza firmata ‘Favorite’ – conferma il pizzaiolo – il prodotto viene attentamente curato dalla maturazione dell’impasto alla cottura in forno fino all’impiattamento, che non manca di stupire il cliente con un tocco scenografico>>.

Favorite

Frittura all’Italiana by ‘Favorite’

Gianni Liccardi è un sostenitore della tradizione pizzaiola napoletana, lo spiega la sua attività di istruttore presso l’Associazione Verace Pizza Napoletana e Accademia Pizzaioli, dove tramanda la nobile arte bianca ai suoi allievi. Chi impara il mestiere di pizzaiolo affidandosi ai consigli del Patron di Favorite non manca di affacciarsi a una realtà lavorativa fatta di sacrifici ma anche di numerose soddisfazioni, due facce della stessa medaglia per questo antico mestiere. << Come per tanti  lavori anche il pizzaiolo inizia dalla gavetta per esordire nell’attività – spiega Liccardi – io stesso ho iniziato come aiuto pizzaiolo, imparando a conoscere i vari aspetti del mestiere come il forno, i giusti tempi di cottura per la pizza e le tecniche per un buon impasto>>. Da oltre trent’anni Gianni Liccardi lavora nel settore gastronomico, dapprima come cuoco e, successivamente, come professionista dell’arte bianca: il suo background di cucina sopravvive nelle creazioni di farina grazie ad abbinamenti sempre nuovi e sfiziosi.

Crema di zucca e crema di pistacchi sono alcune chicche del gusto che Liccardi cita tra le sue specialità per la pizza, rigorosamente preparate artigianalmente. Il concetto del buon “fatto in casa” si estende anche agli antipasti, magistralmente preparati dalla signora Maria: una specialità tutta da provare è un classico della frittura all’italiana, la mozzarella in carrozza, rivisitata con panatura di cornflakes. Con la riapertura del locale a gennaio 2019 si è completato il cerchio della conduzione familiare: ad accompagnare Gianni e Maria nel lavoro in pizzeria ci sono la loro figlia Daniela e il suo compagno Giovanni Pezzella, pizzaiolo dell’Associazione Verace Pizza Napoletana e braccio destro di Gianni in quanto eccellente fornaio.

 

XV Edizione ricca di contenuti: dall’importanza del servizio a quella del design e della sostenibilità

Si scaldano i motori per la XV edizione di VitignoItalia, il Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani in programma a Napoli, da domenica 19 a martedì 21 maggio, all’interno dei suggestivi spazi di Castel dell’Ovo. Entrato di diritto nell’elenco delle kermesse a tema vino più importanti della Penisola, VitignoItalia quest’anno potrà vantare la partecipazione di ben 280 aziende vinicole provenienti dal Nord al Sud dello Stivale, per un totale di oltre 2.500 etichette presenti in degustazione, mettendo in evidenza l’alta qualità e la diversità del ricco panorama ampelografico nazionale.

A fare da capofila sarà la copiosa compagine campana, composta da circa 80 produttori, in rappresentanza di una regione sempre più sugli scudi dal punto di vista enologico, capace ogni anno di aggiungere nuove interessanti realtà a quelle storiche e affermate, alzando, di stagione in stagione, la propria asticella qualitativa, anche grazie all’impegno dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania. Significativa in particolare la collaborazione con le Camere di Commercio di Avellino e Benevento, che consentirà di avere sul posto 44 cantine (22 ciascuna) provenienti da due dei terroir più vocati d’Italia, ovvero l’Irpinia e il Sannio.

“Una partecipazione folta e omogena – sottolinea Maurizio Teti, direttore di VitignoItalia – che evidenzia il legame creato in questi anni tra la fiera e la base produttiva regionale. Liaison resa ancora più salda dall’intervento di istituzioni, come appunto le due Camere di Commercio citate, che sulla nostra manifestazione puntano giudicandola un palcoscenico privilegiato per la promozione dei vini e delle aziende. A testimonianza di quanto detto, tra l’altro, vi è anche quest’anno la presenza di circa 35 buyer internazionali che, oltre a partecipare ai consueti B2B e walk around tasting in fiera, saranno ospiti di Educational Tour in Irpinia, nelle cantine cooperative del beneventano, nei territori del Vesuvio e dei Campi Flegrei.”

E, a proposito di Campania, proprio durante le giornate di VitignoItalia si svolgerà la competizione per l’assegnazione del titolo di “Miglior Sommelier della Campania 2019”. Una gara serrata che prevede, lunedì 20 maggio, alle ore 14.30, le prime selezioni (non aperte al pubblico) e, alle 17.30, le prove conclusive (aperte al pubblico), in cui i quattro concorrenti semifinalisti si sfideranno senza esclusioni di “calici” per contendersi l’ambito titolo e l’assegno di 1.000 euro messo a disposizione dall’Associazione Italiana Sommelier Campania. La proclamazione del vincitore ci sarà alle ore 20.00 e si concluderà con la degustazione “Le sei anime del Sangiovese in Toscana”, guidata dal Miglior Sommelier d’Italia 2018 Simone Loguercio assieme al neo eletto campione campano.

Proprio l’importanza del servizio sarà uno dei temi di forza di questa edizione. VitignoItalia infatti ospiterà “Emergente Sala”, la competizione annuale dedicata ai migliori maître e responsabili di sala under 30. L’appuntamento, ideato da Lorenza Vitali e Luigi Cremona, è divenuto un punto di riferimento per chi opera nel settore e si articola in molteplici eventi che durante l’anno coinvolgono diverse città italiane, selezionando i candidati che poi si affronteranno nella finalissima di Roma. Castel Dell’Ovo sarà dunque lo scenario di una delle tappe del prestigioso contest per il quale i concorrenti si sfideranno tra prove sia pratiche che teoriche.

Altro importante e originale contenuto verrà dall’Ordine degli Architetti di Napoli, che ha deciso di fornire il proprio patrocinio alla manifestazione, sottolineando così la sinergia venutasi a creare tra progettisti e aziende vinicole. È ormai da diversi anni infatti che quest’ultime si sono avvicinate al mondo del design, dall’interesse per le etichette firmate alla progettazione di cantine e spazi per la produzione e l’ospitalità. Anche architetti molto noti, a volte vere e proprie archistar, si sono cimentati in progettazioni per aziende vinicole di calibro internazionale. Al fine di rafforzare questo connubio dunque, l’Ordine svolgerà un lavoro di sensibilizzazione all’interno della fiera, mettendo in mostra nei propri spazi alcuni casi studio di cantine d’autore.

Da quest’anno inoltre VitignoItalia guarda anche alla responsabilità sociale e alla sostenibilità in campo vitivinicolo e fa squadra con CSRMed, il Salone Mediterraneo della Responsabilità Sociale, proprio con l’obiettivo di valorizzare l’impegno delle aziende aderenti alla manifestazione verso queste due tematiche, oggi fondamentali per il comparto. Due, in particolare, le iniziative che debutteranno nell’edizione di quest’anno nell’ambito del neo progetto PRess4Wine: il Premio VitignoItalia per l’innovazione Responsabile, su cui si accenderanno i riflettori a chiusura della tre giorni con l’assegnazione dei riconoscimenti per le categorie Ambiente, Territorio e Capitale Umano, e il Premio speciale “Comunicare la Responsabilità, la Responsabilità di comunicare”.

Infine molto appetibile per i tutti i winelover sarà la possibilità di acquistare online, al momento dell’assaggio, alcuni dei vini presenti grazie al media partner Enosocial. L’innovativa App per smartphone e tablet che consentirà agli appassionati di avere a casa, con un semplice clicknbuy®, le etichette più apprezzate delle cantine aderenti all’iniziativa.

 

VitignoItalia si svolge con il patrocinio di Comune di Napoli, Unioncamere Campania, ISMEA, Ordine degli Architetti di Napoli e in collaborazione con Regione Campania, Camera Commercio di Avellino, Camera di Commercio di Benevento, ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Main sponsor: Unicredit, Pastificio Di Martino, Kimbo, Caputo, Fiart Rent, Solania.
I calici per le degustazioni nel corso del salone sono forniti da VDGLASS.

 

VITIGNOITALIA, XV Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani
Castel dell’Ovo, via Eldorado 3, Napoli
Domenica 19, lunedì 20 e martedì 21 maggio 2019
Dalle ore 15.00 alle ore 22.00
Prezzi: domenica € 30, lunedì e martedì € 25 (prevendita on-line domenica € 25, lunedì e martedì € 20)
www.vitignoitalia.it – Tel. 0814104533 – segreteria@vitignoitalia.eu

 

Ufficio Stampa
MG LOGOS

Al via, dal 6 maggio, la prima fase del Napoli Wine Challenge, il concorso aperto a tutti i brand che partecipano al salone. La finale in programma domenica 19 maggio.


VITIGNOITALIA 2019: 
DAL 19 AL 21 MAGGIO L’ITALIA DEL VINO 
SBARCA A NAPOLI

PER LA XV EDIZIONE CASTEL DELL’OVO SI PREPARA A OSPITARE 280 AZIENDE DA TUTTA LA PENISOLA CON OLTRE 2.500 ETICHETTE IN DEGUSTAZIONE. 
ATTESI 35 BUYER DA 20 PAESI E 5 GIORNALISTI INTERNAZIONALI

VitignoItalia si prepara a brindare ai suoi primi 15 anni. Dal 19 al 21 maggio, infatti, il Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani taglia il traguardo della XV edizione e per l’occasione festeggia anche l’ulteriore crescita del brand, forte di un nuovo assetto societario collaudato e di una partecipazione sempre più marcata di operatori esteri e aziende top. Saranno 280, in particolare, le grandi e piccole cantine dello Stivale che animeranno il maestoso Castel dell’Ovo di Napoli, in rappresentanza delle migliori espressioni vitivinicole del panorama nazionale, con oltre 2.500 etichette in degustazione. In testa la Campania, caratterizzata quest’anno da una nutrita delegazione di aziende provenienti dal territorio Sannio Falanghina, proclamata Città Europea del Vino 2019. A fare da trait d’union, come da tradizione, la qualità, la biodiversità e il business, tratti distintivi della manifestazione, diventata ormai uno degli appuntamenti a tema vino più significativi del Mezzogiorno e della Penisola. Immancabile, accanto ai tasting per il pubblico, il ricco cartellone di eventi, tra workshop e seminari, guidati da alcuni dei più importanti esponenti del settore.

“L’edizione 2019 – spiega Maurizio Teti, direttore di VitignoItalia – rappresenta un traguardo storico e soprattutto un momento decisivo per sancire l’escalation che stiamo vivendo in questi ultimi anni. Di edizione in edizione, infatti, richiamiamo a Napoli un numero crescente di produttori, buyer, giornalisti ed esperti, sia dall’Italia che dall’estero, ma anche appassionati e semplici curiosi. Ciò a dimostrazione di un format vincente, capace di stare al passo con i tempi per intercettare i trend del settore, gli interessi e i gusti del pubblico di riferimento. Una continua evoluzione, dunque, che si affianca ad un percorso orientato da sempre sulla qualità e sulla volontà di valorizzare il meglio del made in Italy enoico, legato indissolubilmente al piacere, alla cultura e agli affari. Proprio l’impronta business oriented e dal respiro internazionale, quest’anno, sarà caratterizzata dalla presenza di 35 buyer qualificati in arrivo da 20 Paesi, tra cui Usa, Cina, Russia, Hong Kong e Svezia, e di 5 giornalisti esteri, selezionati e invitati in collaborazione con l’Agenzia ICE”.

Per loro sono già in programma numerosi incontri B2B e walk around tasting all’interno di Castel dell’Ovo, per favorire lo scambio diretto con i produttori in un’ottica di promozione mirata in mercati chiave per l’export del vino italiano. Ma l’attività di incoming guarda anche al ‘fuori salone’ con un educational tour che toccherà tutte le cinque province della Campania e le sue più importanti zone di produzione, già a partire dai due giorni precedenti la manifestazione.

Si svolgerà invece nella giornata di apertura di VitignoItalia, domenica 19 maggio, la finalissima della terza edizione del “Napoli Wine Challenge”, che premierà i migliori vini in gara per ognuna delle cinque categorie previste (rossi, bianchi, rosati, spumanti e dolci). La prima fase del concorso – realizzato in collaborazione con Luciano Pignataro Wine Blog e Doctorwine e aperto a tutte le aziende che aderiscono alla kermesse partenopea – si svolgerà dal 6 al 13 maggio con l’assaggio dei quattro campioni proposti da ciascuna delle cantine partecipanti. Sarà una valutazione, in forma rigorosamente anonima, che vedrà a lavoro una prestigiosa giuria composta da giornalisti esperti, sommelier e operatori nazionali e internazionali, chiamati a selezionare le 50 top referenze che si contenderanno la vittoria e che saranno premiate nel corso di una seduta pubblica e trasmessa in streaming.

E se da una parte VitignoItalia svela già le prime delle novità per il 2019, ampliando i giorni di permanenza a Napoli della delegazione di buyer esteri e spostando la finale del Napoli Wine Challenge nella giornata di apertura del salone, dall’altra conferma anche per la XV edizione uno dei suoi punti saldi: la scelta del maestoso Castel dell’Ovo come teatro d’eccezione, tra terra e mare. Emblema della città, questa rocca è uno degli edifici più celebri dell’epoca Svevo-Normanna e il castello più antico di Napoli, in grado di offrire ai visitatori una splendida vista sul golfo e un’esperienza di degustazione indimenticabile.

VitignoItalia si svolge con il patrocinio di Comune di Napoli, Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, ISMEA, Ordine degli Architetti di Napoli e in collaborazione con Regione Campania, Unioncamere Campania, Camera Commercio di Avellino, Camera di Commercio di Benevento, ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Main sponsor: Unicredit, Pastificio Di Martino, Kimbo, Caputo, Fiart Rent, Solania.
Media partner: Enosocial.
I calici per le degustazioni nel corso del salone sono forniti da VDGLASS.

VITIGNOITALIA, XV Salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani
Castel dell’Ovo, via Eldorado 3, Napoli
Domenica 19, lunedì 20 e martedì 21 maggio 2019
Dalle ore 15.00 alle ore 22.00
Prezzi: domenica € 30, lunedì e martedì € 25 (prevendita on-line domenica € 25, lunedì e martedì € 20)
www.vitignoitalia.it – Tel. 0814104533 – segreteria@vitignoitalia.eu

 

Ufficio Stampa:

MG Logos Communication Agency

Nel quartiere Barra di Napoli la pizzeria trattoria Gianmarco Castello è un apprezzato punto di riferimento per gli estimatori della tradizionale pizza napoletana. Il locale di via Volpicelli prende il nome dal suo fondatore, pizzaiolo di lunga data. Negli anni Novanta, quando era giovanissimo, Gianmarco Castello ha iniziato a viaggiare per lavoro, mosso dalla passione per l’arte bianca.

Una vocazione che egli scopre di avere all’età di 12 anni. “Sono rimasto affascinato dalle gesta del pizzaiolo quando ero un ragazzino, durante l’inaugurazione di una pizzeria del Vomero. Da quell’occasione è scattata in me la curiosità di provare a creare una pizza con le mie mani” ha spiegato il pizzaiolo imprenditore.

Per diverso tempo Giammarco Castello è stato identificato come “il pizzaiolo di Luna Rossa“, pseudonimo che gli deriva dalla pizzeria take away che ha fondato nel 2005 a San Giovanni Teduccio. Il 2014 è l’anno di una nuova era per l’imprenditore della pizza, che lascia esperienza della pizzeria d’asporto per sposare un concetto di accoglienza per l’ospite.

La tradizione di Via dei Tribunali approda nel quartiere Barra

“La Pizzeria Trattoria Gianmarco Castello offre un’esperienza attorno al prodotto pizza – spiega il pizzaiolo imprenditore – l’attuale punto vendita si distingue per la bontà delle materie prime, per il gusto di una pizza di concezione tradizionale e per la cordialità dei collaboratori di sala che svolgono un servizio sempre impeccabile”.

Il locale di via Volpicelli predilige un concetto tradizionale per la pizza. La celebre pietanza partenopea viene proposta nel classico stile a “ruota di carro”, detto anche di Via dei Tribunali, la strada delle storiche pizzerie di Napoli. Anche l’offerta della ristorazione rispetta i codici storici della gastronomia partenopea, con piatti che si possono definire dei senza tempo del gusto. La pasta patate e provola come anche la pasta e fagioli alla napoletana, sono l’essenza di una cucina tipica portata avanti dalla famiglia Castello.

La margherita con la Mozzarella di Bufala è pura goduria per il palato. “L’ usanza di schiacciare a mano i pomodori in scatola ci permette di non disperdere l’amaro dai semini, in questo modo otteniamo una salsa di pomodoro dal gusto equilibrato” spiega Gianmarco Castello. Non mancano le nuove proposte come la pizza con la crema di carciofi, mozzarella di Bufala, scaglie di parmigiano e pepe. La quintessenza del gusto viene raggiunta con la Pizza a Stella: cinque punte che racchiudono ognuna un ripieno diverso dall’altra. La stagione calda viene accolta con una pizza speciale: il disco di pasta viene farcito con tutti gli ingredienti freschi per insalata. È in cantiere il progetto di aprire, sotto il nome di Gianmarco Castello, una nuova pizzeria dall’anima gourmet, una realtà che promette di svilupparsi sulla massima ricerca delle materie prime, come la farina, vero sinonimo di qualità della pizza.

Napoli ha celebrato “Sua maestà la pastiera”: in 400 a Palazzo Caracciolo
Quindici tra i migliori pasticcieri della Campania hanno fatto assaggiare le loro proposte tra innovazione e tradizione.

Un omaggio al dolce pasquale per eccellenza, un grande successo per la prima edizione di “Sua maestà la pastiera” all’Hotel Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel. Più di 400 visitatori hanno passeggiato tra i sentieri più dolci della cultura napoletana, per un pomeriggio che ha coinvolto i migliori maestri pasticcieri della Campania che hanno fatto assaggiare le loro proposte di pastiera tra innovazione e tradizione. Il live show cooking dello chef Umberto Zimbaldi ha offerto, inoltre, uno spazio dove è stato possibile apprendere tutti i segreti per cucinare una pastiera perfetta. L’evento, nato da un’idea del manager Marco Zuppetta con il giornalista Alessandro Savoia, è stato ripreso dalle telecamere di Rai1 per “La Vita in Diretta” con un collegamento curato da Raffaella Longobardi.

Gli ospiti hanno avuto la possibilità di inebriarsi tra i sapori più veri della cultura gastronomica napoletana, ammirando “Sua maestà la pastiera” partendo dal suo vestito classico fino alle innovazioni che i maestri pasticcieri hanno introdotto nel corso del tempo. Un grande successo reso tale, naturalmente, dalla partecipazione dei migliori maestri pasticcieri della Campania. Una passeggiata per incontrare Leopoldo che senza distaccarsi dalla tradizione, oltre alla classica ha presentato anche la pastiera senza glutine. Di Costanzo, ideatore di una pastiera nata dalla fusione di tre ricette diverse. E poi Ranieri e la sua splendida quadrata “27” aggiungendo un ingrediente in più. Una proposta innovativa quella di Zio Rocco Lab Store per la prima colazione. Così come quella di Poppella con la sua pastiera fredda dal sapore inebriante, così come quella classica. Ancora Capriccio e il suo Babàstiera, mixando i sapori di due dolci top della cucina partenopea. Di Dato che dalla tradizione ha saputo far nascere sapori particolari e prelibati. Cuori di Sfogliatella con la sfogliatella-pastiera e la pastiera fredda. Ecco, dunque, Volpe e la sua idea rivisitata, elegante al gusto naturale con una crema all’arancio.Capparelli in una versione nuova ma sempre ancorata ai sapori storici. La Delizia di Antonio Di Rosa in versione classica, da semifreddo e senza glutine. Pesce e la sua idea all’avanguardia senza dimenticare i sapori della tradizione. Colmayer, spettacolare nella sua pastiera arricchita con aromi particolari e affiancate dai via col vento, Carbone e la sua idea di pastiera al cioccolato da gustare in tutto il suo brio. Il tutto assaporando anche il caffè di Gambrinus che ha presentato una pastiera maxi da 10 chili rispettando in pieno la tradizione partenopea.

 

Ufficio Stampa:

Fabrizio Meglio

La pizzeria Giallo Datterino è una pizzeria dall’imprinting moderno a Villaricca, nel napoletano, frutto di un progetto di tre fratelli che credono nel valore di una buona pizza, pietanza simbolo della gastronomia partenopea. Giallo Datterino è un format gastronomico creato da Ciro, Antonio e Marco Spinelli: «Abbiamo creduto fortemente in questo progetto che ci identifica con la nostra terra. Abbiamo voluto rimanere qui dove siamo nati, anche se inizia a maturarsi in noi l’idea di andare oltre i confini della Campania”.

Una lunga esperienza, unita alla passione per il piatto italiano forse più famoso del mondo, ha reso Giallo Datterino una delle pizzerie più frequentate del comune di Villaricca. Avendo come ispirazione la famosa citazione del giornalista e scrittore amalfitano Gaetano Afeltra, che descrive la pizza come alimento povero e nobile allo stesso tempo, frutto dell’abilità di mani solerti, alimento che evoca simbologie e ritualità, Giallo Datterino gioca con la tradizione, rimescola le carte e dà un volto nuovo ad un piatto dal gusto intramontabile. Ingredienti scrupolosamente selezionati e di prima qualità, come il pregiato pomodoro datterino, che ha ispirato il nome stesso del locale, ma anche la famosa provola di Agerola per citare un altro ingrediente prelibato, impreziosiscono il ricco menù pizza che spazia dalla classica margherita alle pizze gourmet.

Per Ciro il pizzaiolo, “lo scopo principale di Giallo Datterino è quello di stuzzicare la fantasia del cliente e di sollecitare i palati più esigenti e pronti a sperimentare nuovi abbinamenti”. La Sapori di bosco, la Pistacchiata, la Tammasiello, la Porchettona e la Genovese sono solo alcune delle pizze che è possibile degustare, ma è la tipica Fratelli Spinelli, il fiore all’occhiello del menù.  Tra i suoi ingredienti il pomodorino del Piennolo, il pomodoro datterino e la provola di Agerola. I fratelli Spinelli amano sperimentare con nuove combinazioni di gusti e proporre sulla pizza anche la crema di zucca, la crema di basilico e prodotti come il pistacchio. Questi e molti altri ingredienti, come la mozzarella di bufala, sono solo alcuni dei sapori che, nel giusto equilibrio, vengono combinati in un impasto morbido e leggero.

Gli ampi locali, con un numero totale di 220 posti, sono adatti a famiglie e comitive. Il comfort del posto, insieme alla cortesia del personale, permette di gustare la pizza e gli altri piatti del menù in un’atmosfera calda e accogliente. I fratelli Spinelli hanno pensato proprio a tutti, anche a chi desidera provare l’esperienza di gusto firmata Giallo Datterino a casa propria, offrendo un pratico servizio di consegna pizze a domicilio.

 

Il Ristorante Al 53 è un’autentica istituzione del gusto a Napoli, storicamente nota per attirare i cultori della verace cucina napoletana. Situato nella storica Piazza Dante, contesto vibrante di vita cittadina e a pochi passi dai punti nevralgici per il turismo, il ristorante ha recentemente spento 94 candeline dense di storia, di appassionato lavoro e di cultura gastronomica diffusa attraverso piatti prelibati.

Di strada ne ha percorsa dal 1925 ad oggi, questo autentico regno del gusto. Lo conferma orgogliosamente il patron Angelo Martino: «Il locale nasce come una sorta di cantina. I miei antenati, che erano commercianti di scarpe, ne hanno fatto un punto di ristoro per accogliere amici e parenti. Con il tempo il locale, da realtà intima e familiare che era, ha preso le sembianze di una vera e propria attività di ristorazione” afferma il ristoratore. “L’attività agli esordi non aveva la pretesa di essere un ristorante a tutti gli effetti, ma solo un luogo di appoggio per quanti cercavano, dopo la giornata di lavoro, un posto dove poter riposare e rifocillarsi. Dopo un controllo da parte dell’ufficio annona del comune di Napoli, poichè l’attività era priva di una vera vocazione commerciale, fu multata. Sul verbale di multa, non avendo un nome di riferimento, venne identificata come “al 53””.

 

Per diverso tempo il numero civico ha identificato il ristorante nell’immaginario collettivo, finchè poi è diventato il nome ufficiale dell’attività, ovvero ristorante Al 53. In questo tipico ristorante il cliente viene accolto in un ambiente familiare dove ospitalità, amicizia, cortesia e buona cucina si rivelano i tratti caratteristici del posto. Una peculiarità della proposta gastronomica è l’“antipasto organizzato”: “in passato il concetto di antipasto, almeno a Napoli, era differente da quello odierno” ha spiegato Angelo Martino. “Si trattava di entità autonome, più vicine a contorni che al concetto moderno di antipasto. Per la prima volta Al 53 l’antipasto assume una fisionomia differente, una pietanza vera e propria che anticipa il primo, la quale racchiude un insieme di cibi come verdure, frittate o fritture in un equilibrio di gusto e di sapori ben calibrati” conferma il patron di Ristorante Al 53.

L’antipasto organizzato è senza dubbio il piatto che distingue il ristorante Al 53, un concetto gastronomico che riguarda solo poche realtà di ristorazione. Angelo Martino non preconfeziona l’esperienza di gusto. Alla base del suo lavoro, infatti, c’è la volontà di assecondare al momento il gusto e il piacere dell’ospite, il quale può orientarsi tra piatti di terra e di mare, tra le diverse varianti di baccalà, sauté di polipo, ma anche di carne. Verace, in tutto questo, il legame con Napoli. Essendo ubicato presso una delle piazze più rappresentative della città, il ristorante Al 53 non può non prescindere dalla napoletanità e dalla tradizione di una cucina dai sapori corposi. Di questo Angelo Martino va fiero e non cela alcune perplessità verso i ristoranti stellati:”La caratteristica del mio ristorante è quella di servire un piatto, che forse, non è bello esteticamente. Cucinato ancora con la “cucchiarella” e non con il bisturi. Il mio è un piatto che arriva al cliente caldo, ancora fumante, in cui c’è l’equilibrio giusto tra prezzo e qualità, in cui è possibile trovare i prodotti veri del territorio, che valutiamo personalmente e che non tradiscono il volto di una città e di una tradizione millenaria”. Nel ristorante Al 53 si mantiene intatta una cucina sincera composta da ingredienti genuini e profumi che appartengono ai ricordi dei pranzi in famiglia. Solo da Angelo Martino è possibile riviverli, in un ambiente altrettanto caloroso e familiare.

A Pianura, precisamente in Via Vicinale San Donato, la Pescheria Di Napoli è un punto di riferimento campano ed italiano per la cucina verace di mare. Giuseppe Di Napoli è stato uno dei primi ideatori di questa nuova tipologia di offerta culinaria: “Il progetto partì ben 6 anni fa, ero in viaggio a Londra e rimasi colpito da alcune macellerie che si trasformavano in veri e propri pub la sera, pensai quindi di rivoluzionare a 360 gradi la mia pescheria”.

Un’idea imprenditoriale di successo, che gli ha permesso di raggiungere traguardi importanti, come quello ottenuto su Tripadvisor, ‘Certificato d’eccellenza 2017-18’, primo in Italia nella speciale classifica che rapporta qualità e prezzo dei ristoranti. Una vera e propria ‘oasi di periferia’che oggi è in grado di richiamare un folto numero di clienti, un risultato non prevedibile agli albori di questa avventura: “Tutto dipende dalla nostra genuinità – afferma con fierezza il buon Giuseppe – i clienti acquistano fiducia in noi, una volta ottenuta difficilmente possono perderla, in queste condizioni trovarsi sul lungomare o Pianura cambia poco”.

 

Già, perché il signor Di Napoli è in grado di offrire il massimo della freschezza a prezzi contenuti: “Io posso farlo – spiega – tutto ciò che porto a tavola proviene dalla mia pescheria, a ‘chilometro zero’, non ho spese eccessive e posso offrire allo stesso tempo la massima qualità del prodotto. Tutto a 25 euro: 10 antipasti, 2 primi piatti e una frittura di gamberi, alici e paranza, vino e acqua compresi. Con un plus di 5 euro inoltre, il cliente ha la possibilità di assaggiare i nostri crudi”.

Nella risto pescheria, locale di tendenza che arricchisce di novità il panorama della ristorazione a Napoli, l’offerta gastronomica è ricca e variegata. In grado di spaziare dai fantasiosi primi piatti ai secondi, più classici, della cucina partenopea: “Il piatto di cui andiamo più fieri è la genovese di mare, le nostre mamme usavano la carne, noi con cozze, polipo e calamari – un procedimento diviso in più passaggi, aggiunge – facciamo cuocere la cipolla per 7-8 ore, passiamo poi alla materia marina, prima il polipo che richiede più tempo, le cozze e in seguito i calamari trasformando questo sugo in una vera e propria crema”. Materie prime fresche, un servizio confortevole e di qualità, il tutto condito dall’estrema simpatia di un titolare in grado di coinvolgere qualsiasi tipo di clientela, benvenuti alla Pescheria Di Napoli.

 

A Piazza Carità, a pochi passi dalla centralissima Via Toledo e dal caratteristico contesto dei Quartieri Spagnoli, il ristorante pizzeria Mattozzi è il punto di riferimento per chi vuole entrare in contatto con la verace cultura partenopea, provando l’imbarazzo della scelta di fronte a un menu ricco di prelibatezze tipiche. I piatti proposti racchiudono un denso valore storico. Aspetto che fa di questo ristorante una gustosa attrattiva per i turisti e, per i napoletani, una conferma della bontà storicamente conosciuta della cucina campana.

Per essere incentrato sui sapori tipici e per la sua attività che inizia nel 1833, questo ristorante è segnalato come uno dei Locali Storici d’Italia. Il forno a legna posto all’ingresso del locale, con il tipico aspetto decorato a mosaico, e altri richiami alla napoletanità come i grappoli di pomodori del Piennolo, sono dettagli che attribuiscono al Mattozzi la valenza di patrimonio storico – culturale.

“Mattozzi” perpetua la tradizione gastronomica napoletana.

Paolo Surace, titolare del Mattozzi e figlio di una lunga generazione di ristoratori per passione, descrive il suo ambito lavorativo come un capitolo di storia napoletana, fatto dell’artigianalità dei pizzaioli che lavorano per mantenere viva la tradizione.“Le mani dei pizzaioli napoletani, con il loro saper fare, sono diventate patrimonio immateriale dell’Unesco come tutti sappiamo – ha spiegato Paolo Surace – per il disciplinare che codifica la pizza nelle sue caratteristiche del cornicione alveolato alto 2 cm e i prodotti di eccellenza con cui è nata, come la mozzarella di Bufala Campana e l’olio extravergine di oliva, è un piatto che non si reinventa perchè è scritto nella tradizione” ha proseguito Surace.

Il successo di Mattozzi è nato dall’incontro tra la famiglia di ristoratori il cui nome viene conservato per il ristorante e Alfredo Surace. Capostipite della generazione che, con il nipote Paolo, continua mantenere vivo il prestigio culturale della gastronomia napoletana.

“Mio nonno Alfredo ha iniziato a lavorare come capo cameriere presso il primo ristorante aperto dai Mattozzi a Piazza Borsa – ha spiegato Paolo Surace – la sua intraprendenza gli ha permesso in seguito di prendere in gestione l’attuale locale di Piazza Carità, fondandolo come secondo punto vendita negli anni Cinquanta”. La passione per la ristorazione è stata tramandata alla seconda generazione con Raffaele Surace, che ha avuto il merito di fondare l’Associazione Verace Pizza Napoletana nel 1984. Progetto che difende la partenità napoletana della vera pizza e ne perpetua la tradizione formando nuove generazioni di pizzaioli. Oggi la gestione del ristorante in Piazza Carità è nelle mani del bravissimo Paolo Surace, che accoglie gli ospiti con cordialità e gentilezza. Abile nello spiegare i piatti proposti dalla casa, Paolo riesce sempre a indirizzare verso la giusta scelta per un’esperienza di gusto soddisfacente.

La pasta patate e provola, tradizionale piatto filante, è un capolavoro del gusto che coinvolge i sensi. La pizza margherita è un omaggio alla tradizione per il suo impasto fragrante e il contrasto fra il gusto acidulo del pomodoro San Marzano con il profumo della Mozzarella di Bufala Campana, che si può descrivere solo assaggiandola. A completare l’opera una generosa aggiunta di foglie di basilico che rende ogni spicchio completo di tutti i componenti della pizza. L’offerta del ristorante è un repertorio tipico che invoglia a prendere parte al tradizionale stile di vita partenopeo, con lo “Spaghetto alla Poveriello“, “un’aglio olio e peperoncino completato dall’ aggiunta di un uovo all’occhio di bue” spiega Surace. Completano il menù altri classici della cucina partenopea come la pasta fagioli e cozze, gli gnocchi alla sorrentina e lo spaghetto al pomodoro. Altri spunti per apprezzare l’offerta gastronomica del Mattozzi sono classici della cucina nazionale come le fettuccine alla bolognese, il minestrone, le lasagne al forno e gli Spaghetti alla Carbonara.

 

 

Lo stand della Regione Calabria, presente all’ultima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo a Napoli, è stata una vetrina ricca di stimoli interessanti, come i paesaggi e i sapori tipici della punta dello stivale. La Calabria ha mostrato un ritratto di se ricco di cultura e amore per il territorio. Valori trasmessi attraverso messaggi di bellezza, come il repertorio gastronomico dello chef Dino Cauteruccio e l’interessante realtà del Peperoncino Festival.

L’evento enogastronomico di Diamante, comune del cosentino che ospita l’importante manifestazione, ha riscosso un notevole successo sul pubblico attirato dallo stand della Calabria. “Il Peperoncino Festival è una manifestazione che unisce arte, cultura ed enogastronomia – ha spiegato Enzo Monaco – è un evento che da ben 27 anni continua a promuovere l’immagine enogastronomica della Calabria, basata sul peperoncino ed altre eccellenze”. Il Peperoncino di Diamante è declinato nelle varie pietanze proposte nell’ambito del Peperoncino Festival ed è il prodotto tipico più rappresentativo della Calabria. Un vero unicum per qualità e sapore. “È un ortaggio che nasce in un territorio prossimo al mare, in un microclima caratterizzato da alte temperature in estate, mitigato dal soffio dei venti” ha spiegato lo Chef Dino Cauteruccio.

La Calabria non è solo peperoncino, dal punto di vista gastronomico, ma è anche terra di tante altre nicchie di prodotti che allevatori e chef riportano in auge. Chef Dino Cauteruccio con il suo racconto coinvolge in un tour per tutta la Calabria, i prodotti tipici che utilizza sono legati a precisi territori famosi anche per il turismo. Un esempio è rappresentato dal Filettuccio di Nerello Silano Calabria, un’eccellenza apprezzata per la consistenza particolarmente tenera della carne. Lo chef prosegue nell’elenco dei prodotti citando il tartufo del Parco Nazionale del Pollino, il riso della Piana di Sibari, il broccolo nero, la provola silana e l’olio evo del territorio.

Lo chef portavoce della Calabria enogastronomica a Napoli, ha tenuto a precisare per i prodotti elencati che “sono piccole produzioni di nicchia, chef e produttori cooperano insieme affinché questi tesori enogastronomici non vadano mai perduti e possa crescere il loro prestigio venendo esportati anche all’estero”. Ad esprimere il concetto di territorialità sono i piatti che lo chef propone nelle manifestazioni a cui partecipa, come lo sformatino di patata silana, utilizzato per contorno del Filettuccio di Nerello. “Una ricetta che sto portando avanti  nell’ambito di un progetto con la Regione Calabria e l’Associazione Cuochi Cosentini, è il fusillo con il broccolo nero e soffritto di peperoncino e aglio”.

Con Enzo Monaco abbiamo approfondito la realtà del Peperoncino Festival, un evento che dà visibilità agli chef del panorama gastronomico italiano, in qualità di interpreti del Peperoncino di Diamante. “La Borsa Mediterranea del Turismo è stata occasione per riaffermare il legame che la Calabria stringe con Napoli – ha spiegato il direttore artistico di Peperoncino Festival – il peperoncino è un prodotto che accomuna la tradizione gastronomica napoletana con quella calabrese, è un esempio l’impepata di cozze. Celebre pietanza partenopea che viene insaporita con il peperoncino, lo stesso ortaggio a Napoli è anche un simbolo legato al folklore” ha precisato Monaco.

“Un altro punto di contatto fra Napoli e Calabria è rappresentato da Alfonso Iaccarino – afferma l’art director di Peperoncino Festival – lo chef napoletano, Infatti, è il presidente di giuria del prestigioso Premio Principe Gourmet, che viene assegnato all’interprete vincitore del festival”. Ogni anno a settembre si rinnova l’appuntamento con il Peperoncino Festival, che vede Diamante affermare la sua capacità di attrazione per i professionisti dell’alta cucina e diffondere una valenza culturale di richiamo per il turismo nel territorio calabrese.

 

 

Dai Langella, famiglia di pizzaioli la cui tradizione risale al periodo del Dopoguerra, assaggiare la pizza equivale ad apprezzare valori di artigianato e arte gastronomica. “La pizza rivela la passione del pizzaiolo: se egli ha lavorato con amore, al primo morso si scoprono sensazioni che coinvolgono l’olfatto, il gusto e persino il cuore” ha spiegato Giuseppe Langella. Titolare del ristorante pizzeria Langella A Mergellina, in viale Antonio Gramsci a Napoli.

La pizzeria continua ad essere gestita a conduzione familiare: si porta avanti la passione per l’arte bianca ereditata dalle precedenti generazioni. “Tutto ha avuto inizio quando il mio bisnonno ha smesso di pescare per intraprendere il mestiere di pizzaiolo” ha spiegato Giuseppe Langella. “La seconda generazione, con mio nonno, ha dimostrato di avere la passione per la ristorazione nel sangue: la pizzeria per la prima volta conosceva anche la realtà del ristorante e del bar” ha proseguito il pizzaiolo. È da allora che la famiglia ha continuato a portare avanti il progetto della pizzeria in affiancamento alla ristorazione, a cui oggi si aggiunge la paninoteca.

Langella marchio storico. Dal 2016 a Mergellina.

L’attuale punto vendita del marchio Langella ha solo tre anni di attività nel contesto Liberty di Mergellina. “Nel 2016 abbiamo aperto questa nuova sede, a pochi passi da Mergellina – ha spiegato Giuseppe Langella – aprire nella nota zona di Napoli è stato come uscire allo scoperto. Prima eravamo nel popolare quartiere San Giovanni”.

Il concetto che definisce lo stile di Langella a Mergellina è sostanzialmente tradizionale: si evoca un’atmosfera familiare e un’offerta gastronomica pensata per incontrare un pubblico eterogeneo. “Poichè ci troviamo in una zona molto frequentata, anche dai turisti, cerchiamo di interpretare la tradizione con semplicità – ha spiegato Giuseppe Langella – la nostra cucina spazia fra le ricette più celebri della gastronomia italiana, come la pasta alla Carbonara o gli Spaghetti alla Pescatora”. Comune denominatore di ogni pietanza sono i prodotti campani: “Il nostro semplice spaghetto al pomodorino del Piennolo del Vesuvio spiega la nostra passione per i prodotti di qualità che esaltano un concetto classico di piatto” conferma Langella.

Oltre a deliziare il palato degli avventori con una pizza tradizionale e che sprigiona deliziosi profumi, anche nella apprezzata versione gluten free, i Langella sono abili “nel far sentire i clienti coccolati e a stretto contatto con la famiglia di ristoratori” ha affermato il pizzaiolo. Ospitalità calorosa e offerta gastronomica sempre attenta alla qualità, sono un’esperienza costante nella pizzeria Langella.

 

 

 

 

 

Si espande e viaggia tra le note come un refrain la nuova apertuta a Napoli: Riff, locale a degustazione musicale

Nel cuore del quartiere Chiaia, più precisamente in Via Giuseppe Martucci 87, giovedì 14 Marzo 2019 inaugura il Riff. Il Riff nasce dalla voglia di mettersi in gioco, dall’energia di una famiglia, i cui componenti hanno unito le forze per giungere alla realizzazione di un progetto innovativo. L’idea
nasce, probabilmente, in una calda giornata d’estate, quando Andrea Giannino, titolare e barman del Riff, coinvolge la mamma Emanuela, il papà Roberto e la sorella Alessia, in un’avventura, che mai nessuno avrebbe immaginato di intraprendere.

Il Riff non è il solito baretto, ma un lounge bar pensato ad hoc per rispondere alle esigenze di un pubblico giovane, sempre più attento alla qualità delle materie prime. L’idea è quella di unire la passione per il “bere bene” e la musica. A partire dal nome: il riff infatti è una frase musicale che si ripete di frequente all’interno di una composizione. E il nome del locale è inciso all’interno di un plettro musicale, divenuto il logo del locale stesso. Ogni dettaglio è pensato per rievocare la buona musica di un tempo. I particolari del Riff sono frutto dell’estro creativo di Roberto, padre di Andrea: dal sottobicchiere al menù, dall’insegna ai quadretti. In quello che è il contesto musicale del locale, lo stile industrial è l’elemento che calza a pennello.

Ci si dimentica per un momento di essere a Napoli e con la fantasia ci si ritrova in una vecchia fabbrica americana degli anni ’50, riadattata a bar.
Lampade vintage a sospensione, mattoncini, tubi dell’acqua che fuoriescono dalle mura: questi sono solo alcuni dei tratti distintivi di questo stile. Al Riff in questa atmosfera un po’ retrò, sarà possibile sorseggiare cocktail e vini di qualità, accompagnati da taglieri e stuzzichini vari, con un piacevole sottofondo musicale.
Giovedì 14 marzo l’inaugurazione sarà aperta al pubblico con uno special price: cocktail + shot 5 euro, accompagnato da un free buffet.

 

Ufficio stampa:

Kama Communication

“La qualità nel panino, dalla materia prima dell’hamburger alle verdure dei contorni, giustifica gli otto euro del nostro prodotto” spiega Vincenzo Cènnamo, titolare di Pop Burger. Il locale si focalizza sull’offerta di un cibo veloce di qualità: il concetto di fast food americano è riproposto in versione gourmet. L’hamburger di marchigiana e prodotti locali del napoletano, come il pomodoro di Sorrento, riscrivono la storia del panino americano nel burger restaurant di Ponticelli, zona di Napoli.

“Pop Burger nasce in una zona popolare del capoluogo campano – spiega il titolare Vincenzo Cènnamonel quartiere Ponticelli abbiamo voluto proporre un panino dal concetto popolare ma anche moderno, che rispecchiasse lo stile della pop art”. Sono molti i richiami al movimento artistico degli anni Sessanta, come i colori brillanti che decorano gli interni, per un’estetica briosa e insolita dalla tradizionale.

“L’obiettivo del format, incentrato sulla hamburgeria, è rivolgersi a un pubblico medio alto, in grado di apprezzare le qualità di un buon panino”, le parole di Vincenzo Cènnamo. “Pop Burger si propone come luogo dove trascorrere una serata in compagnia e all’insegna del gusto per le prelibatezze – ha proseguito il patron di Pop Burger – i nostri panini seguono alti standard di qualità per i prodotti che usiamo”.

Lo stile del locale è in linea con quello delle paninoteche americane: arredamento essenziale e spiccato senso dello spazio, grazie a un ambiente ampio e confortevole. Tra i colori prevale il verde e il marrone chiaro del legno, insieme per un interessante contrasto fra avanguardia e tradizione. Un piccolo telecomando definisce l’esperienza del cliente al Pop Burger: “L’avventore sceglie il suo panino dal menù e alla cassa indica il prodotto. Gli viene dato un dispositivo che vibra quando l’ordine è pronto” spiega Cènnamo.

Il piatto forte degno di essere considerato “PopBuon”, come cita il motto del locale, è il Panino Pop Burger: prende il nome dalla casa e racchiude un’hamburger di marchigiana, bacon croccante , cheddar, cipolla croccante, insalata iceberg, pomodoro di Sorrento, salsa barbecue e senape. Un caleidoscopio di gusti vario come i colori della Pop Art.

 

Un lavoro a quattro mani che approfondisce e analizza la società partenopea attraverso la gastronomia. “La Cucina di Napoli“, a cura delle autrici Lydia Capasso e Maria Teresa Di Marco, è l’opera letteraria presentata lo scorso giovedì 28 febbraio, nella Sala Rari del Palazzo Reale a Napoli. Una cornice imponente, ma anche colta e raffinata, ideale location per la presentazione di un libro che sonda Napoli nella sua dimensione più autentica.

“A Napoli il cibo è un’esperienza ricca di profumi, come quello del ragù che si diffonde per i vicoli” si ascolta dall’intervento di Lydia Capasso. “Il cibo è nelle parole delle persone, è argomento prima di essere pietanza da gustare” ha proseguito la scrittrice.

Progetto ricco di testimonianze storiche.

“Il libro racconta, attraverso le esperienze dei personaggi di famiglia, la questione antropologica dei napoletani” spiega Lydia Capasso. “Sono passati da essere chiamati mangiafoglie a mangia maccheroni”. 

In La Cucina di Napoli si trovano tracce di storia enogastronomica, con la descrizione di piatti che evocano la tradizione culinaria partenopea: divisa fra repertorio di cucina popolare e raffinatezza della cultura gastronomica di derivazione borbonica.

“Sono presenti annotazioni storiche di cucina – conferma la Capasso – si possono riscoprire fonti sullo Scarpariello, un piatto ormai quasi sconosciuto”.”È un raro prodotto di equilibrio – ha proseguito l’autrice del libro – tra foto belle ma non invadenti, parte storica e annotazioni personali”.

Il libro si inserisce in un progetto di raccolta di racconti, una collana di libri che ripercorre le cucine regionali d’Italia. “In questo libro abbiamo fatto tappa in Campania, concentrandoci su Napoli  e lavorando sui suoi aspetti legati all’enogastronomia”, ha affermato Maria Teresa Di Marco.

Quest’opera letteraria, che riunisce fonti di testimonianze e scatti della Napoli più autentica, si propone di studiare e raccontare i rituali della società partenopea nei suoi aspetti legati al cibo. Rito è la parola chiave per interpretare diversi passaggi presenti nel libro che testimoniano come “A Napoli si cucina di più che a Milano. Il cibo si consuma in famiglia e per questo è considerato un rituale” ha spiegato Lydia Capasso. “Il libro invita a riflettere sulla scansione dell’anno in funzione dei piatti tipici. Sono esempio la lasagna e il migliaccio nel periodo di Carnevale” ha proseguito l’autrice.

“L’opera si divide in due sezioni – spiega Maria Teresa Di Marco – la prima è dedicata alla tradizione della gastronomia partenopea, la seconda si focalizza sulle rivisitazioni”. Tra presente e passato della cucina, questo reportage su Napoli instaura con il lettore spunti interessanti per avvicinarsi alla cucina in modo competente e mai banale. La Cucina di Napoli è uno sguardo attento e dedicato sulla cultura partenopea, dove il cibo gioca un ruolo importante.

 

 

 

“Riportiamo a tavola la carne genuina e saporita come una volta” (Luigi Santoro)

La qualità delle materie prime è una priorità indiscussa da Bufalo Birr: locale a Quarto specializzato nella preparazione delle migliori carni campane ed altre eccellenze provenienti da tutta Europa. Luigi Santoro ci tiene a identificare il suo locale con il nome di steakhouse. Dicitura ben più internazionale di braceria e concentra tutta la passione del patron Luigi per questa branca del settore gastronomico, che si focalizza sulle buone e succulenti carni.

Il locale nasce con l’obiettivo di capovolgere il concetto di fast food, spesso associato agli hamburger e altre specialità di carne. La steakhouse di Quarto, dalla sua fondazione, si propone di offrire il meglio della macelleria locale e internazionale ai buongustai di carne nel territorio campano. Per realizzare questa impostazione centrata sulla qualità, Santoro è partito dal riflettere sul suo amore per i prodotti di Bufala Campana, come la celebre mozzarella di filiera controllata.

Bufalo Birr agli esordi del progetto.

“Tutto è nato da una sensazione” afferma il patron di BufaloBirr. “Ho pensato, se il latte di bufala permette di ottenere un prodotto famoso e richiesto come la mozzarella, allora anche la carne del bovino campano potrà riscuotere lo stesso successo”, spiega Santoro.

L’intuizione si è rivelata ricca di spunti avvincenti per l’imprenditore di Quarto, che ha deciso di focalizzare il suo impegno nel settore della carne. Al principio della sua esperienza con BufaloBirr, Santoro ha approfondito le caratteristiche del bufalo campano studiandone lo stile di vita e il libero movimento che gli è necessario per una crescita sana.

Per puntare sulla massima qualità Santoro intuì che era necessario coinvolgere nel progetto una persona a stretto contatto gli animali. Un esperto che potesse fornirgli una consulenza sulla materia prima da scegliere per la propria attività. Scelse così di affidarsi al suo amico allevatore Bruno, conoscitore delle razze bovine più pregiate e dei tagli più apprezzati del panorama gastronomico.

Dalla carne di Bufalo Campano IGP a quella di qualità Pata Negra, dalla manzetta Mazury al Suino Agro Nocerino. Sono alcune delle varietà presenti in menù da Bufalo Birr grazie all’esperienza di Bruno, assunto da Luigi Santoro come selezionatore di carni. Una professionalità ancora poco diffusa nel settore della ristorazione. “Nel mondo delle carni allevate al pascolo – afferma Santoro – il selezionatore è una figura indispensabile ma così ovvia che nessuno gli attribuisce abbastanza merito”.

Il selezionatore, professionista della qualità.

È un settore di grande competenza quello della selezione di carni e il lavoro è scandito da grande passione per le varietà più interessanti. “Non esiste un pezzo di carta che certifica l’abilità di selezionatore – spiega il titolare di Bufalo Birr – ma solo i complimenti da parte dei selezionatori più esperti”. “Anche a me, dopo tanta esperienza nella selezione di carne, hanno attribuito il riconoscimento” ha affermato Santoro.

Pur non essendoci “un’università di selezionatore”, questo mestiere da modo di acquisire un bagaglio di competenze molto specifiche che, unite alle qualità imprenditoriali, formano un profilo professionale completo per il settore gastronomico. Nel caso di Luigi Santoro, queste credenziali gli permettono di lavorare ogni giorno nel rispetto della qualità di carne “genuina e saporita come quella di una volta”. “Il mio obiettivo è offrire un’esperienza unica ad ogni bistecca servita” afferma Santoro. L’esperienza di gusto, da Bufalo Birr, è integrata con prodotti che compensano l’alimentazione con sostanze che forniscono acqua e idratazione. “Frutta e ortaggi a km 0  garantiscono benessere ed esperienza culinaria di qualità”.

 

Vincenzo Capuano, Maestro Pizzaiolo classe ’89, forgiato da un percorso lavorativo internazionale di successo, che lo ha visto protagonista a New York, Barcellona, Copenaghen, oltre che in  Islanda, Algeria, dopo i successi conseguiti nella sede di Piazza Vittoria, Napoli, a partire dal Dicembre  2018 accoglie i propri clienti in una seconda sede, nella centralissima Via Roma in Pompei (Napoli), meta turistica tra le più gettonate.

 

Interprete della Pizza Napoletana Contemporanea, dopo un’accurata ricerca storica, ha voluto omaggiare la cittadina vesuviana realizzando una pizza con un blend di farine multicereali, sapientemente condita con Cavolo, Fior di Fuscella e Garum-Colatura d’Alice.

 

 

Già stimato influencer, tra i più attivi nella città partenopea, presenza fissa nella trasmissione Detto Fatto di RaiDue, Capuano recentemente è stato insignito del “Premio Di Martino” per la Migliore Comunicazione Web e Social 2018, nell’ambito dei premi 50 Top Pizza, organizzati dalla prima guida online delle migliori pizzerie in Italia e nel mondo.

Numerosi, per il talento partenopeo, i piazzamenti di prestigio nelle competizioni di settore, tra i quali citare senza dubbio la vittoria del XIII Campionato Mondiale del Pizzaiuolo 2014 – Trofeo Caputo, categoria RossoPomodoro, il secondo posto nella categoria Specialità Tradizionale Garantita così come il riconoscimento internazionale conseguito all’ International Pizza Challenge di Las Vegas.

 

 

 

Particolare risulta essere per CapVin, come noto nel mondo web-social, l’attenzione alla proposta di friggitoria, rigorosamente declinata nell’utilizzo di una materia prima genuina e di qualità, non disdegnando tuttavia un pizzico di innovazione.

 

 

Tra “montanare” e “frittatine“, si arriva al caratteristico “crocchè“, presentato in una versione contemporanea 2.0 a base di patata allo zafferano, sapientemente farcito con Prosciutto Cotto Affumicato, Mozzarella di Bufala, il tutto accompagnato da una panatura a base di mandorle e Panko, variante giapponese del nostro pangrattato, a base di pane bianco.

 

 

 

Per quanto riguarda invece le pizze, il format proposto risulta essere una pizza rispettosa della tradizione ma dalla connotazione fortemente contemporanea, dal cornicione caratteristicamente pronunciato ed alveolato, disponibile in un gran numero di impasti e farciture, un vero tripudio di pizze classiche, proposte special, pizze fritte, a base di vari Presidi Slow Food,  prodotti DOP e IGP.

 

 

 

 

 

Insomma  la “buona storia” di un giovane talento partenopeo, erede di una famiglia di pizzaioli giunta alla terza generazione, che dopo anni da vero e proprio “globetrotter”” ha avuto il coraggio di fare il percorso inverso, decidendo di investire, non solo economicamente, nella propria città di origine.

Napoli è una città ricca di risorse artistiche e culturali, questo è risaputo. Anche la gastronomia gioca un ruolo fondamentale in questo senso: “la pizza è sicuramente il piatto più rappresentativo del capoluogo campano, ma anche il ragù possiede caratteristiche peculiari, da essere degno di attenzione” spiega Angelo Ranieri, titolare del ristorante pizzeria Totò Sapore.

Il ragù napoletano segue una ricetta precisa, non è possibile derogare alcune regole di cucina per comporlo correttamente: “occorre il pomodoro pelato, la carne mista, la cipolla per il soffritto e soprattutto tanta pazienza per assecondare i tempi di lenta cottura” spiega Ranieri.

Il tradizionale sugo di carne è molto apprezzato nel ristorante Totò Sapore e rispecchia la volontà del ristoratore di mantenere intatta la tradizione napoletana nella sua cucina. Un’arte che Angelo Ranieri ha appreso sin da giovanissimo quando muoveva i suoi primi passi nel lavoro in gastronomia: “il ristorante è nato con tutto il mio impegno 12 anni fa – spiega – ma la passione per la cucina e l’arte bianca l’ho acquisita da piccolissimo, quando giocavo a preparare i panetti di pasta”.

Totò Sapore

La pizza Margherita di Totò Sapore

Il ristorante è situato in viale Antonio Gramsci, a pochi passi dalla elegante Piazza Sannazzaro e il Lungomare Caracciolo: una zona strategica dove poter ammirare l’architettura liberty degli edifici e apprezzare la tradizione gastronomica del capoluogo campano in tappe d’obbligo per il buon cibo, come il locale di Angelo Ranieri.

Sapori sinceri e autentici sono la cifra stilistica di Totò Sapore. Capace interprete della gastronomia tradizionale sia di terra che di mare, Ranieri svela che la sua genovese – sugo di cipolla e carne tra i più identitari di Napoli – è un concentrato di sensazioni che bisogna provare almeno una volta. Non è un caso se la genovese è una specialità per cui Totò Sapore è conosciuto e apprezzato. Questo sugo da il meglio di se con i mezzanelli, un tipico formato di pasta: due specialità che insieme formano un piatto molto richiesto dal menù del ristorante.

Tra le pietanze di mare si citano gli spaghetti alle vongole e le linguine al cartoccio: lo spaghetto piatto viene insaporito con frutti di mare, gamberetti, scampi, polipo e pomodorino del Piennolo. L’amore per la tradizione prosegue nei prodotti di arte bianca come la pizza: “farina di tipo 0 e di tipo 1 danno vita all’impasto” spiega Angelo Ranieri. Aggiunge poi “il disco di pasta, secondo il nostro concetto di lavorazione, ha un bordo di 3 cm e un diametro di 33”. 

L’ambientazione è accogliente e presenta un’estetica tradizionale, il percorso tematico centrato sulla cultura e usanze partenopee continua sullo stile del servizio: alcune pietanze vengono servite direttamente nei pentolini, per richiamare un’atmosfera accogliente e familiare. Una costante sono i sapori di piatti intramontabili come pasta patate e provola, che Angelo Ranieri menziona tra i piatti più apprezzati dalla sua clientela.

 

 

 

 

“Per ogni posto del mondo la cucina è il più affascinante indicatore delle tradizioni, usi e costumi della popolazione locale” spiega Carlo Capuano, ristoratore e proprietario del Sartù: luogo di ricerca nella combinazione di ingredienti legati alle stagioni e al territorio campano. Il ristorante del quartiere Vomero di Napoli propone un’esperienza esclusiva attraverso piatti legati alla tradizione o nati ex novo grazie all’estro dello chef.

Il nome Sartù deriva da un piatto storico della tradizione culinaria partenopea, testimonianza di come Napoli sia stata terra di dominazioni anche dal punto di vista gastronomico. “Il piatto da cui deriva il nome del locale è stato preparato per la prima volta dai monsù – ha spiegato il ristoratore – erano abili cuochi francesi che cucinavano per la nobiltà napoletana. Con il Sartù riuscirono a fare apprezzare il riso, solitamente conosciuto come alimento poco appetitoso”. La cultura culinaria francese è stata determinante nel capovolgere l’idea sul riso,  alimento degno di poca considerazione a Napoli: “il cereale era spesso associato a un cibo della guarigione contro malesseri vari, il capoluogo campano inoltre è storicamente legato alla pasta”.

Sartù

Sartù di riso bianco

Sartù è un marchio che racchiude la passione di Capuano nel rispolverare piatti dal valore storico culturale nati a Napoli: “la tradizione è un punto di partenza importante per la cucina di Sartù – spiega il ristoratore – sui piatti del passato rimaniamo fedeli ai testi di Vincenzo Corrado, Ippolito Cavalcanti e Jeanne Carola Francesconi”. Si tratta di importanti autori del Novecento che hanno raccolto esperienze di vita gastronomica dai banchetti e le cucine più prestigiose presso la corte napoletana.

Capuano prosegue “insieme al modello classico di cucina concepiamo una tipologia di nuova concezione”. Una curiosità legata al locale del Vomero è un’atmosfera rilassante, aspetto che rende il Sartù un posto di destinazione per i clienti che vogliono vivere un’esperienza culinaria di qualità in un contesto di musica selezionata: “musica classica e jazz animano le serate nel mio ristorante” conferma Carlo Capuano.

La cucina nuova a cui faceva accenno Carlo Capuano è l’elaborazione di un linguaggio attuale, attraverso piatti che sono frutto di sperimentazione e passione per le buone materie prime fresche di raccolta: si tratta dei bottoni ripieni di coniglio in salsa alla puttanesca e le linguine con fegato di polpo e caffè.

Il quartiere Vomero con il ristorante Sartù vive la possibilità di ripercorrere le proprie radici gastronomiche grazie a “piatti creati in una maniera storicamente corretta” e, al contempo, apprezzare che la cucina sia in movimento, un repertorio in grado di guardare verso nuove possibilità di abbinamenti.

 

 

 

“Wapo è collegato a un concetto di benessere – spiega il ristoratore Mario Rubinoprivilegiamo la cottura a vapore e prodotti senza glutine per un concetto di cucina leggera e salutare, che non rinuncia a offrire la qualità del gusto”. È il concetto di ristorazione che Rubino ha impresso nel suo ristorante ricco di contaminazioni, il Wapo Natural Food: un ponte culturale tra mediterraneo e oriente che si ritrova nei sapori proposti.

“Per i nostri ravioli al vapore prepariamo una sfoglia di pasta di riso che riempiamo con i tre principali sughi napoletani: il ragù, la genovese e la puttanesca” spiega il proprietario del ristorante sito al Vomero, raccontando come questo primo piatto possieda caratteristiche asiatiche, come la metodologia di cottura e la pasta di riso, mentre il ripieno è un concentrato di cultura gastronomica partenopea.

Ravioli

Ravioli “Napoli/Pechino andata & ritorno”

La territorialità è un valore molto presente nella cucina del ristorante, non solo da un punto di vista culturale di alcuni preparazioni fedeli alla cucina partenopea, ma anche nell’utilizzo di materie prime strettamente regionali: “acquistando alcune nicchie di prodotti cerco di valorizzare il lavoro delle piccole aziende che compongono il tessuto produttivo della Campania – spiega Rubino – questa regione inoltre dispone di una vasta biodiversità alimentare, è da qui che attingo per offrire il meglio dei prodotti ai clienti del mio ristorante”.

Rubino parla fiero dei prodotti tradizionali campani che condiscono di sapori autentici la sua cucina: nella tavola del Wapo non manca il friariello del Vesuvio, la ricotta di bufala, il pomodorino del Piennolo e il maialino nero casertano. Persino l’acqua è oggetto di attenta ricerca: “l’acqua di Telese è l’unica acqua imbottigliata del ristorante – conferma – ha origine da una sorgente del beneventano; il suo iniziale odore di zolfo spiega la provenienza da un territorio di origine vulcanica, è depurativa per il fegato e assicura proprietà benefiche per la pelle”. Si tratta di un prodotto esclusivo e rappresenta un’eccezione rispetto all’acqua comune, che viene servita depurata grazie a un apposito impianto : “è la bevanda essenziale che non può mancare nell’ accompagnamento ai pasti, è un’imposizione concepire di pagarla” spiega Mario Rubino.

Un riferimento alla biodiversità delle materie prime si riscontra anche nella struttura del locale. Tante tipologie di legno si possono distinguere nella sala: “spesso si vede il legno pitturato, io ho scelto di scommettere sulla qualità di questo materiale e le sue varietà più belle e pregiate”, ha spiegato Rubino.

interni

Gli interni lignei del Wapo – natural food

Il legno è presente anche sul soffitto, strutturato in modo da attutire il brusio che di solito si genera nei locali molto frequentati: “lamelle in legno rompono l’onda sonora, permettendo agli ospiti di apprezzare un ambiente vivibile e curato nei minimi dettagli” conferma il proprietario del ristorante. La passione di Rubino per il mondo del cibo e la gastronomia ha i tratti di una vera vocazione: “ho sempre sognato di dedicarmi al prossimo preparandogli da mangiare – spiega – sono un medico con la passione per la cucina, aprire questo ristorante è stato come realizzare un sogno nel cassetto: posso misurare le mie capacità grazie ai clienti che assaggiano i miei piatti. È il mio narcisismo culinario” prosegue il ristoratoreDalla cucina priva di glutine alle cotture salubri, fino all’ambientazione ricca di richiami all’oriente, il ristorante del Vomero unisce questi punti di forza per realizzare una realtà all’insegna del buon cibo e del relax.

La pizza è un alimento globale e che a tavola mette d’accordo tutti” si apprende da Gennaro Tommasino, ristoratore e pizzaiolo che porta avanti la gestione del ristorante Bellini, locale situato in pieno centro storico a Napoli. Si trova a pochi metri da piazza Bellini, luogo da cui il ristorante prende il nome: “siamo nell’epicentro di una zona molto turistica di Napoli e ricca di luoghi di interesse culturale – spiega Tommasino – come il Museo Nazionale Archeologico”.

Bellini

Ritratto del centro storico all’entrata del Bellini

La posizione nel cuore del centro storico di Napoli è un aspetto di valore per il ristorante: la zona è ricca di edifici storici, nella piazza su cui da affaccio il ristorante pizzeria si apprezza il valore antico del capoluogo campano.  Fondato nel 1946, nello stesso posto dove sorge oggi, il Bellini ha contribuito a consolidare la fama della pizza napoletana nel centro storico della città.

Gennaro Tommasino rappresenta la terza generazione della famiglia di ristoratori: porta avanti con passione la buona cucina partenopea nel suo ristorante, una particolare attenzione è dedicata alle caratteristiche mantenute inalterate della pizza. Dal racconto di Gennaro Tommasino si apprende che è una pietanza che rimane ferma nei suoi metodi e qualità dell’ impasto. Il piatto di origine partenopea mantiene vivo il valore della tradizione nel ristorante.

“L’impasto che adoperiamo per la nostra pizza è ottenuto con il metodo indiretto – spiega il ristoratore – procedura classica che da sempre eseguiamo con farina doppio zero”. “Il risultato è un panetto di pasta chiaro, non rincorriamo le mode di ricerca sugli ingredienti per impasti speciali” ha proseguito Tommasino.

Chi realizza la pizza dovrebbe tenere a mente i requisiti di bontà del prodotto: “è giusto che ci sia un seguito alla tradizione con le nuove proposte – spiega il ristoratore – a patto che non si dimentichi la concezione del gusto eccedendo nella sperimentazione”.

Margherita Bellini

La Margherita del Bellini

Non tutti gli impasti, infatti, si prestano a essere conditi con ingredienti e abbinamenti troppo innovativi: “la base della pizza deve entrare in armonia con gli ingredienti che compongono il topping – spiega il proprietario del Bellini, e conferma – il cliente deve sapere quello che sta mangiando”.

La tradizione è sinonimo di continuità per l’identità della gastronomia napoletana: le certezze sulla preparazione della classica pizza sono la lievitazione a 24 ore, un impasto chiaro ottenuto con farina bianca, il cornicione ben alveolato e la digeribilità. Sono dunque ammessi ingredienti nuovi in pizzeria, a patto che siano compatibili con un impasto semplice e non troppo rivisitato: si ottiene così un prodotto in grado di mantenere inalterate le sue caratteristiche di gusto.

 

Mangiafoglia : Aperitivo aperto a tutti per l’inaugurazione di Vini&Olii il temporary shop dedicato al Natale
Aperto tutto il mese dicembre compreso le domeniche e la vigilia di Natale

Natale è alle porte e il Ristorante Mangiafoglia lancia un graditissimo invito aperto a tutti, il giorno 1 dicembre: la presentazione di Vini&Olii, il nuovo Temporary Shop che sarà inaugurato da un aperitivo offerto ad amici, ma anche a semplici curiosi che vorranno partecipare a questo evento e ‘avere un assaggio’ dei prodotti presenti nel Temporary Shop che sarà aperto a pertire dal 3 Dicembre durante tutto il periodo natalizio tutti i giorni (comprso la domenica dalle ore 10:30-14:30 /16:30- 19:30 e il 24 dicembre fino alle ore 17:00) per offrire ai clienti affezionati di Mangiafoglia la possibilità di acquistare una confezione o un cesto natalizio che contenga i pregevoli prodotti gastronomici selezionati dal patron del ristorante napoletano.

L’aperitivo offerto a tutti gli amici o anche ai semplici curiosi, a bese dei prodotti dell’azienda Gustose Delicatezze prevede: crostini burro e bottarga, tartine con salmone scozzese affumicato, crostino acciughe del mare Cantabrico,

bottarga macinata con pane carasau su insalata di sedano, biscottini papassini, aguglie botakarra del mar Cantabrico condito con l’olio dell’azienda Molisana Di Vito.
In abbinamento i vini dell’azienda Rossovermiglio, di Cantina De Gaeta e lo spumante Frenesia.

Per info e prenotazioni_Indirizzo: Via Giosuè Carducci n°32, 80121 Napoli (NA)
Sito: www.mangiafoglia.it Tel.081 414631 E-Mail: info@mangiafoglia.it
Social: Mangiafoglia

La pizza non ha bisogno di grande ricerca nelle tipologie di grani utilizzati, ma solo di lunga e paziente maturazione dell’impasto, poco lievito e prodotti freschi e genuini della regione: questo il concetto di lavoro nel settore dell’arte bianca secondo Enzo Fiore, titolare del ristorante pizzeria ‘O Curniciello di Napoli. Un prodotto di farina che non segue le mode, ma solo il valore di un impasto appreso lungo il percorso professionale, in grado di garantire un disco di pasta dal cornicione alto e vuoto all’interno.

cornicione

Dettaglio del cornicione alto e vuoto

Il nome del ristorante pizzeria stringe un rapporto interessante con la tradizione e il folklore del capoluogo campano: ‘O Curniciello in napoletano identifica il cornetto portafortuna di colore rosso in grado di allontanare il malocchio – secondo le proprietà che gli sono attribuite – ma soprattutto riprende la forma del peperoncino rosso piccante. Un ortaggio simbolo della cucina mediterranea che, nella tradizione culinaria napoletana, trova posto in diverse pietanze : “il peperoncino aggiunge un tocco di sapore inconfondibile a diversi piatti, come anche alla nostra pizza Il Solespiega il ristoratore – si tratta di una specialità di farina con otto punte che ricrea la forma di un sole”.

Dalla spiegazione del pizzaiolo imprenditore si ottiene l’idea di una pietanza ricca: il cornicione accoglie ripieno di ricotta di bufala, ingrediente che spiega la decisa identità partenopea del piatto. “Al centro un sottile strato di salsa alla zucca – spiega lasciando immaginare il giallo acceso tipico dell’ortaggio – tra gli altri prodotti ci sono funghi porcini, provola e scaglie di parmigiano”. Il piccante conferito dal peperoncino giustifica il nome della specialità di pizza: “la spezia mediterranea conferisce calore al gusto, richiamando la potenza del sole” afferma Enzo Fiore.

Il locale è molto rinomato anche sul fronte della cucina, il luogo in cui Enzo Fiore ha conosciuto l’amore per il mestiere alle prese con fornelli, farina e bighe di impasto per la pizza: “all’età di undici anni mio padre mi mise di fronte a una sfida più grande di me, dovevo aiutarlo ad arrostire 130 gamberi durante la preparazione del banchetto di un matrimonio”. La difficile situazione per il giovane Enzo alle prime armi in cucina, si era rivelata una vocazione per il lavoro nel settore della ristorazione.

Un piatto che rappresenta un’eredità di famiglia è lo Squaquecchia: il nome deriva da un soprannome del suo inventore, il rinomato chef napoletano Armando Fiore – nonchè padre di Enzo – considerato il piatto preferito del celebre calciatore Diego Armando Maradona, mantiene un fascino misterioso perchè non sono ancora stati svelati tutti i suoi ingredienti. “Le dico solo che si tratta di un bucatino con pesto di basilico, prezzemolo, sedano e pomodori del piennolo, ma c’è ancora qualche segreto legato al piatto che rimane un brevetto di famiglia”, spiega il titolare del ristorante ‘O Curniciello.

Sacrificio, passione e spirito di squadra sono vitali per chi conduce un’attività basata sulla qualità quotidiana dei prodotti: “se il locale ha raggiunto un certo successo è dovuto al supporto morale e psicologico che ho ricevuto da mia moglie”, spiega il ristoratore. “Grazie a lei il mio entusiasmo verso questa avventura rimane sempre acceso, riesco a credere con vigore in tutto quello che faccio per la mia attività” ha proseguito Enzo Fiore, segno che un clima disteso ma sempre unito e pronto al sostegno reciproco è un elemento fondamentale per il buon andamento di un ristorante.

 

 

 

 

Domenica 28 ottobre il talk “Il maiale e la sua identità culturale: dal Medioevo alla società contemporanea”
Sarà presentato il panino democratico dall’anima partenopea: salame Napoli, zucca e friarielli

L’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani (IVSI) partecipa come partner alla nona edizione di Cibo a Regola d’Arte, evento food del Corriere della Sera che si terrà il 27 e 28 ottobre a Napoli nell’esclusiva cornice di Museo Pignatelli. L’IVSI sarà presente all’interno della manifestazione – che ha come tema il “cibo democratico” – per celebrare i salumi e la carne suina che democratici lo sono per eccellenza.

L’Istituto Valorizzazione Salumi ItalianiLuca Govoni – Docente di Storia della cucina e gastronomia ad ALMA, domenica 28 ottobre, alle 12.00, spiegherà il motivo di questa affermazione partendo proprio dall’identità italiana della cucina. “Un tempo – spiega Govoni – i valori simbolici di ogni preparazione erano basati sostanzialmente sulla combinazione di utilità e scarsità. Quest’oggi la paura della privazione ha lasciato spazio a questioni di quantità e qualità, benanche sostenibilità, tipicità o località.

In questa caotica torre di Babele gastronomica i prodotti si mescolano e si accostano secondo nuove regole che la stessa società ha fatto proprie solo con il beneficio del tempo. Così il detto medievale “del maiale non si butta via niente”, generato da ovvie necessità, pare più che mai attuale in virtù di quei nuovi principi che sorreggono – fortunatamente – i valori propri di una nuova società contemporanea”.

Luca Govoni sarà affiancato in questa chiacchierata da Daniele Reponi, maestro di panini gourmet, che per l’occasione presenterà due “panini democratici”: uno dall’anima partenopea, con Salame Napoli, zucca e friarielli, l’altro invece con la mortadella, il pomodoro semi-secco ai capperi e il miele. “Il panino è un ottimo esempio di democrazia perché per essere perfetto deve esserci equilibrio e armonia tra gli ingredienti. E se dovesse mancare questo equilibrio a favore di un gusto piuttosto che un altro, il panino non si potrebbe dire ben riuscito” afferma Reponi.

ISTITUTO VALORIZZAZIONE SALUMI ITALIANI (IVSI) L’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani opera dal 1985 con lo scopo di favorire la conoscenza dei salumi tipici e di diffondere una corretta informazione sui valori nutrizionali e sugli aspetti culturali, produttivi e gastronomici di questi prodotti. Sul territorio nazionale l’Istituto Valorizzazione Salumi Italiani ha promosso pubblicazioni editoriali, ricerche di mercato, indagini scientifiche ed altre iniziative ed eventi rivolti ai mass media, opinion leader, comunità scientifica e al vasto pubblico dei consumatori. All’estero sono stati realizzati programmi di promozione dei salumi in Francia, Germania, Belgio, Regno Unito, Svezia, Finlandia, Russia, Brasile, Canada, Stati Uniti, Corea del Sud, Hong Kong e Giappone.

In cucina lo chef Marco De Cesare e al forno il Maestro Umberto Salvo
Tra i piatti forti del locale il soffritto di polpo e la pasta e patate
mantecata con provola in una forma di formaggio.

Andare a pranzo o a cena in un posto che è sia pizzeria che ristorante e addirittura effettua servizio da asporto a qualcuno potrà sembrare un’”azione ardita” in quanto, nonostante i buoni propositi e la buona volontà, non tutti i locali che offrono così tanti servizi sono in grado di concretizzarli a dovere. Non è il caso del ristorante pizzeria Amabile, hub del gusto ubicato a Cercola (in provincia di Napoli).

AmabilePatron del locale lo chef Marco de Cesare, che dopo numerose esperienze fatte nelle cucine di importanti ristoranti collocati lungo lo stivale e all’estero, ha deciso di mettere su un ristorante tutto suo e per la ‘direzione’ del forno (e la condivisione del progetto societario) si è avvalso della figura del maestro pizzaiolo Umberto Salvo, che in tema di impasti la sa lunga…

Minimo comune denominatore sia dei piatti che delle pizze che vengono servite ai tavoli di ‘Amabile’ : la creatività. I piatti della tradizione vengono rivisitati in chiave moderna e presentati in modo elegante senza sacrificare la qualità e la schiettezza degli ingredienti, la semplicità delle preparazioni e la quantità delle porzioni (dunque gli appetiti più voraci non rischiano di rimanere insoddisfatti).

AmabileNe sono un esempio il soffritto di polpo, una creazione dello chef proprietario del locale che sta riscuotendo molti consensi. Il polpo viene cucinato così come vengono cucinate le frattaglie di maiale che si utilizzano per preparare il soffritto classico. Altro ”piatto forte” del menù di Amabile: la pasta e patate mantecata con provola davanti agli ospiti del ristorante in una forma di formaggio infuocata!

In sala viene inscenato un vero e proprio spettacolo culinario: prima di servirla nei piatti, la pasta viene fatta mantecare nella forma di parmigiano per farla insaporire alla perfezione.

Il mio obiettivo è stupire gli ospiti del mio locale con piatti semplici: non utilizzo procedimenti “devastanti” o ricette azzardatissime – spiega lo chef Marco De Cesare -, semplicemente tengo ad avere in credenza prodotti strettamente legati al territorio, e mi avvalgo delle stesse tecniche e degli strumenti di cottura cari ai nostri avi. La cucina flambé è una di queste tecniche: essa, definita anche cucina di sala, consiste nell’elaborare piatti davanti ai clienti fiammeggiandoli con un liquido alcolico e una fiamma viva. Una tecnica molto utilizzata in passato (risale alla fine dell’800) che purtroppo oggi sta scomparendo”.

AmabileTra le pizze gourmet non si può non degustare la ‘Cetara’ con fiori di zucca, stracciata di bufala, alici di Cetara, olive di Gaeta. La stessa creatività impiegata nella cernita e nell’assemblaggio degli ingredienti per la farcitura delle pizze viene utilizzata per la preparazione delle montanare, degli sfizi e degli antipasti (ad esempio le verdure e i totani grigliati con riduzione di aceto sono un’esplosione di gusto). Dulcis in fundo, è il caso di dirlo, i dessert che vengono serviti accompagnati da una zolletta di zucchero (ovviamente flambé).

 

RISTORANTE AMABILE
Via Europa, 30/32
Cercola (NA)
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/amabile.cercola/

Dal Cristo Velato alla Pizza del Ristorante Umberto insieme a Massimo Di Porzio, “cicerone” per un giorno

I famosi giudici di Masterchef AustraliaMatt Preston, Gary Mehigan, George Calombaris sono arrivati nel pomeriggio di domenica a Napoli per una visita di piacere. Un tour gastronomico e culturale della città in compagnia di due ciceroni d’eccezione,Massimo Di Porzio e Chris Young del “Cafe Di Stasio” di Melbourne.

Prima tappa, la Pizzeria centenaria Mattozzi a piazza Carità dove Lello e Paolo Surace hanno fatto provare agli chef australiani una buonissima pizza verace, a seguire non poteva mancare l’assaggio di una Pizza Fritta realizzata a regola d’arte, da Gennaro Luciano della Pizzeria Port’alba che ha stupito i suoi speciali avventori con la ‘montanara’ nelle versioni: fritta e al forno.

Dopo le foto con i fan, la giornata è proseguita verso i decumani, con la visita a San Lorenzo Maggiore e la suggestiva Napoli Sotterranea. Dolce la sosta, per un babà, da “Salvatore Capparelli”, per poi raggiungere il Cristo Velato, degustare il ‘ministeriale’ da Scaturchio ed una sfogliatella terminando con il caffè al Gran Caffè Gambrinus. Il tour gastronomico è continuato con un aperitivo serale al “Barcadero” nel Borgo Marinari. I giudici hanno cenato dallo Storico Ristorante Umberto optando per un’insalata ai quattro pomodorini campani, la “Pizza scarpariello”, e la Genovese in abbinamento al vinoTresinus dell’azienda agricola San Giovanni e Furore Rosso di Marisa Cuomo. La serata si è conclusa con un brindisi ‘al ‘nucillo’ e con la promessa di portare un po’ di Napoli nel format australiano.

Ottaviano: Domenica 30 Settembre al Castello Mediceo si riaprono le porte del gusto


Dopo il successo delle passate edizioni, torna ad Ottaviano OFF.

 

L’Ottaviano Food Festival , festival del gusto giunto al terzo anno, patrocinato dal Comune di Ottaviano e dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, é un evento che intende promuovere e valorizzare le eccellenze e le tradizioni agroalimentari ed enogastronomiche del territorio vesuviano
e regionale.

La manifestazione, curata dall’executive chef Alfonso Crisci patron di Taverna Vesuviana e dall’Associazione Culturale Arcobaleno Vesuviano, aprirà le sue porte domenica 30 settembre alle ore 19:00.

All’interno del Castello Mediceo di Ottaviano, oggi presidio di legalità e bellezza in quanto bene confiscato alla camorra e dal 1995 nella gestione del Comune di Ottaviano oltreche’ sede dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, oltre 70 chef tra stellati ed emergenti, accompagneranno i visitatori in un vero e proprio percorso del gusto.

Tante le novità di quest’anno a partire dalla location. Dopo l’inaugurazione del piano nobile avvenuta lo scorso dicembre infatti, la manifestazione si svilupperà su tutti i due livelli del castello.

Particolare quest’anno, l’area showcooking che vedrà la possibilità per i visitatori di poter assaggiare le pietanze preparate. Oltre ai già confermati Fausto Arrighi (ex direttore della guida Michelin) con Annamaria Farina, ai bistellati Sandro e Maurizio Serva, all’eclettico Don Pasta e allo chef Alfonso Crisci moderati dal giornalista Marco Lombardi, piacevoli e sorprendenti incursioni si prevedono sul palcoscenico.

Chef, showcooking, beverage, degustazioni ed esposizioni per una serata assolutamente imperdibile in cui resta invariato il legame gusto e cuore.
Il ticket di ingresso alla manifestazione, pari a 20 euro, da diritto di accesso con possibilità di degustazione fino ad esaurimento disponibilità.

CHEF A CORTE
1) Alfonso Crisci taglia – Taverna Vesuviana (San Gennaro Vesuviano)
2) Fabiana Scarica Vincitrice di TOP CHEF ITALIA 2017– Villa Chiara Orto e Cucina (Vico
Equense)
3) Gioacchino Nocera – In Cucina con Gioacchino/ Bosco De’ Medici Winery (Pompei)
4) Raffaele e Gabriele Cardillo– Il ristorantino dell’avvocato (Napoli)
5) Antonio Arfè– Gastronomia Arfè antica tradizione partenopea (Napoli)
6) Michele Mazzola – Locanda Rei (Sant’Agnello)
7) Francesco Franzese L Alex Pochynok L – Roji (Nola)
8) Angelo Borghese – Osteria Al Paese (Nocera Inferiore)
9) Gabriele Martinelli – Grand Hotel Cocumella (Sorrento)
10) Agostino Malapena – Ristorante Costanzo (Aversa)
11) Mario Pollio – Pasta e… (Sant’Agata sui due golfi)
12) Marco Del Sorbo – Terrazza Fiorella (Massa Lubrense)
13) Gennaro Caggiano – Metamorsi (Nola)
14) Parrella Stefano – Osteria la lanterna (Roccarainola)
15) Riccardo Faggiano – Evù (Vietri sul mare)
16) Fioravante Iovine – Garum(Pompei)
17) Marco C. Merola (Caserta)
18) Marco Caputi – Maeba (Ariano Irpino)
19) Salvatore Piccolo – Locanda Mariacarolì (Sant’Anastasia)
20) Marco Di Martino – Archivio Storico (Napoli)
21) Antonio Borrelli – Salotto Comfort Food(Nocera Inferiore)
22) Giovanni Mariconda – Degusta (Avellino)
23) Consiglia Caliendo e Luigi Russo – La Lanterna (Somma Vesuviana)
24) Antonio Morinelli –Suscettibile (Pioppi)
25) Stefano Cavaliere e Gianluca D’Uva – Alici come prima (Cetara)
26) Tommaso di Palma – Galà Eventi (Napoli)
27) Anton Fernando – Misaki (Pompei)
28) Raffaele Cariulo – Gigione (Pomigliano D’Arco)
29) Antonio Petrone – Pensando a Te (Baronissi)
30) Alfonso Pepe- Pane e Acqua Bistrot (Caserta)
31) Francesco Pucci – La Riggiola (Napoli)
32) Nunzio Annunziata – Hotel Delfino/ Ristorante Marea
33) Michele Grande – La Bifora (Bacoli)
34) Giovanni Arvonio – Taberna del Principe
35) Antonio Putignano– Ristorante Arlù
36) Alessandro Bargelletti – Sheraton Parco De’ Medici
37) Antonio Tecchia– Il San Cristoforo/ Line (Ercolano)
38) Gian Marco Carli– Il Principe (Pompei)
39) Gioacchino Vorraro e Fabio Vorraro – Mamma Elena (San Giuseppe Vesuviano)
40) Antonio La Marca e Emanuele Coppola – Il Falangone (San Giuseppe Vesuviano)
41) Luigi Coppola – Tenuta Duca Marigliano Boutique Hotel e Restaurant (Paestum)
42) Alessandro La Marca – Ti Cucino (Nola)
43) Matteo Cardamone – Osteria Mediterranea Sesta Stazione (Vietri sul mare)
44) Gianluca Ungaro – Ciacco e Bacco Ristoburger (Gragnano)
45) Alfonso Miranda – Tenuta Romano (Nola)
46) Nunzio Spagnuolo – Cieddì
47) Alberto Fortunato – La Bettola del Gusto (Pompei)
48) Aniello Falanga – Haccademia (Terzigno)
49) Antonio Esposito e Ciro Leone – I dottori del fritto (Napoli)
50) Bruno Iacente – Summa Terra
51) Yuri Buono – Vincanto (Pompei)
52) Giuseppe Romano – Me Restaurant(Vibo Valentia)
53) Giorgio Vitello – Acqua e Sale (Scafati)
54) Domenico Iavarone – Josè Restaurant (Torre Del Greco)
55) Vincenzo Noviello – Le Lune ( Pompei)
56) Ciro De Simone – Ristorante Il (Marina di Seiano)
57) Cinzia Fumagalli Vincitrice TOP CHEF CUP 2018
58) Salvatore Tecchia e Tufano Giuseppe – Gusto e Arte (Ottaviano)
59) Luciano Criscuolo – Kadavè (Sant’Anastasia)
60) Valeria Marfelli – Bistrot Zì Rosa (Sant’Anastasia)
61) Francesco Sodano – Casa a tre pizzi (Napoli)

STELLE AL CASTELLO
1)Peppe Aversa – Il Buco (Sorrento)
2)Peppe Stanzione – Le Trabe ( Capaccio)
3) Giuseppe Di Iorio – Aroma Restaurant (Roma)
4) Luigi Salomone – Piazzetta Milù (Castellammare di Stabia)
5) Luciano Villani – AcquaPetra & Spa (Telese Terme)

AREA SHOWCOOKING
Fausto Arrighi (ex direttore Guida Michelin) ed Annamaria Farina
Chef Sandro e Maurizio Serva – Ristorante La Trota (Rivodutri)
Chef Alfonso Crisci – Ristorante Taverna Vesuviana (San Gennaro Vesuviano)
Don Pasta
e………………………………..
AREA BEVERAGE

1) Consorzio Tutela vini del Vesuvio e Consorzio Tutela vini Campi Flegrei, Ischia e Capri in
collaborazione con AIS Comuni Vesuviani
2) Perrella Distribuzione
3) Ferrarelle spa

AREA DEGUSTAZIONI
1) Auricchio
2) Olearia Duraccio
3) Mignon
4) La Cantina del Parco
5) Maestro Panificatore Massimiliano Malafronte
6) Maestro Panificatore Filippo Cascone
7) Maestro Panificatore Domenico Fioretti
8) Panificio Pathos
9) Panificio Sciusciante
10) Donna Sofia
11) Consorzio di Tutela Pomodorino del Piennolo del Vesuvio Dop
12) Azienda Agricola Paragano
13) Libera Feola

AREA ESPOSITIVA
1) Eccellenze Campane
2) Villeroy e Boch
3) Casolaro
4) Il Camice
5)Slow Food
6) Iervolino Istituti Scolastici e Istituto Paritario Luigi Stefanini
7) La Bottega dei Semplici Pensieri
8) Madema
MEDIA PARTNER
Radio Punto Zero
AMICI DEL CUORE
La Bottega dei semplici pensieri

Ricetta da archivio storico: il “baccalà alla cannaruta”

“I clienti vengono a mangiare da noi per entrare in un contesto di storia borbonica, riscoprendo le origini della cucina tradizionale partenopea” ha affermato Rosario Capasso, titolare del ristorante 800 Borbonico a Somma Vesuviana. “Il locale è nato come un progetto quattro anni fa: era un pub pizzeria di mia proprietà – ha spiegato Capasso – che avevo dato in gestione e poi ho ripreso, conferendogli un’identità storico culturale sulle origini di Napoli e della sua tradizione culinaria”. 

Le specialità del ristorante sono la lavorazione del baccalà e dello stoccafisso, prodotti che provengono dai mari del Nord Europa ma che, per tradizione, vengono importati a Somma Vesuviana, caratterizzando molto la gastronomia dei paesi vesuviani. “In passato – ha spiegato Capasso – i commercianti locali di Somma ottenevano il miglior merluzzo per stoccafisso da importatori che provenivano da fuori, da località del Nord Italia”. Buona parte dell’enogastronomia napoletana deve al Vesuvio il successo dei suoi prodotti, dal vitigno autoctono Lacryma Christi, ai pomodori del Piennolo del Vesuvio, storicamente conosciuti per il metodo di essiccazione a grappolo nelle case ai piedi del vulcano spento, fino al baccalà. Il pesce scandinavo è così presente nella cucina napoletana perchè, come spiega l’esperienza di 800 Borbonico, deriva da un’usanza dei cuochi presso la corte dei Borboni di prepararlo in occasione delle cene più importanti.

Dietro i buonissimi piatti della tradizione c’è il talento del giovane chef Antonio Autiero: “è un ragazzo di grande talento – spiega Capasso – svolge con passione il suo lavoro in cucina e non manca mai di sincerarsi affichè i suoi piatti siano stati apprezzati dai clienti, ogni giudizio per lui è motivo di miglioramento. Insieme stiamo facendo crescere il progetto di 800 Borbonico”. Autiero è uno chef di 24 anni “nonostante la sua giovane età, ha grande sensibilità per la riscoperta della tradizione in cucina, proponendola con impiattamenti originali: non manca mai un suo tocco personali nei piatti” precisa il titolare. Lo chef di 800 Borbonico ha maturato esperienza nella lavorazione del baccalà e stoccafisso, “è specializzato in questo tipo di preparazioni che, sin da quando abbiamo aperto, trattiamo nel nostro ristorante” spiega con orgoglio Capasso.

Dolce risveglio

Pastiera in barattolo “Dolce risveglio”

Tra le specialità proposte, il “baccalà alla cannaruta“: “un piatto tipico borbonico – spiega il titolare Capasso – si tratta di una genovese di baccalà condita con cipolla di Tropea, capperi, olive, noci e pinoli”. Una ricca interpretazione del merluzzo essiccato che deriva dagli archivi storici della cucina borbonica. Una curiosità su questo piatto è che la polpa di baccalà viene sfumata con la Falanghina del Vesuvio dell’azienda Tenuta Augustea,vino che trattiene le caratteristiche di mineralità e moderata sapidità, ideale per essere accompagnato a un pesce dal gusto ricco come il baccalà.

Rosario Capasso spiega l’usanza della salsa “genovese” alla napoletana: “pezzi di carne di manzo che avanzavano in cucina, venivano uniti in cottura insieme alla cipolla. Noi riproponiamo questa antica usanza della gastronomia di terra con la polpa di baccalà, per condire le candele di Gragnano, pasta cilindrica spezzata a mano”. Un’ altra specialità dello chef Autiero è lo stoccafisso condito con olive, capperi e pomodori del Piennolo del Vesuvio.

Capasso tiene a sottolineare che anche il dessert, da 800 Borbonico, è momento per gustare specialità dolci di grande creatività dello chef: la pastiera in barattolo, chiamata “Dolce risveglio”, è una versione scomposta del tradizionale dolce napoletano. Creazione esclusiva dello chef Autiero, l’impasto di grano viene servito in un boccaccio per essere gustato con il cucchiaino. Sulla superficie del dolce, un velo caramellato ottenuto con fiamma per flambè. Un’altra specialità dolce sono i cupolotti di pannacotta ripieni con confettura di albicocche del Vesuvio, una raffinata interpretazione di un dolce tipico vesuviano, preparato con ingredienti del fertile territorio locale.

 

 

L’amore per la pizza porta Fabio Caracino, creatore del disco di pasta a Napoli in via Udalrigo Masoni, a concepire un prodotto da consumare nell’intimità di casa: pizzeria La Bufalina è nata nel 2009 come punto di riferimento in zona per il take away della pizza, poi ingrandendo il locale ho pensato di dare vita a un’osteria in cui si potesse mangiare un buon prodotto di arte bianca insieme a una gustosa gastronomia”.

Pizzeria La Bufalina, come si intuisce dal nome, ha il suo comune denominatore nell’aggiunta di mozzarella di bufala campana DOP, prodotto certificato dalla Comunità Europea che ha identificato nella regione Campania una zona geografica in cui si eseguono, per tradizione, gli stessi procedimenti di lavorazione per un prodotto caseario succulento e dal marcato gusto di latte. “A Napoli, come un po in tutta la Campania, ogni mio collega pizzaiolo ha la sua scuola di pensiero sul modo di concepire il condimento della pizza: c’è chi utilizza la classica fior di latte di Agerola e me che, quasi sempre, impiego mozzarella di bufala campana DOP. Esistono diverse interpretazioni del disco di pasta, purchè sia un buon prodotto”, assicura il pizzaiolo e titolare della pizzeria.

“La bontà è l’unica regola che invoglia i napoletani, ma anche i turisti, a uscire di casa per mangiare la pizza”, questa una regola semplice ma sempre valida suggerita dal Fabio Caracino, utile a perpetuare una tradizione alimentare che arriva a noi dal XIX secolo, quando per la prima volta si capì che da un supporto per cibo creato con farina e acqua, si potesse ottenere un disco di pasta degno di importanza per la cultura gastronomica italiana. La composta di pomodoro rossa, che conferisce il classico aspetto del tricolore italiano insieme al basilico e alla mozzarella, lascia spazio al pomodoro datterino giallo e alla crema di zucca nella pizza di Caracino, conferendo alla pietanza colori solari e vivaci. Il gusto è più delicato e tendente all’agrodolce grazie alla qualità di pomodori gialli maturati al sole.

Pizzeria La Bufalina propone uno stile di pizza speciale per creatività dei condimenti: Fabio Caracino utilizza molto le creme, come quella composta di zucca, buonissima insieme alla provola e alla salsiccia sbriciolata per condire “La zucca”, una specialità di pizza molto richiesta nel periodo estivo. Molto interessante anche la crema ai funghi porcini, che dà carattere alla pizza con bresaola e grana aggiunte in uscita.

“Gli ingredienti sono tutti del territorio, sposiamo la filosofia della filiera a corto raggio” tiene a precisare il pizzaiolo. “Per il mio lavoro mi approviggiono da aziende locali del napoletano, fra cui farine del Mulino Caputo e le passate di pomodoro dell’azienda campana La Torrente, facciamo rete per garantire un prodotto di qualità”.

 

Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab (la “fabbrica delle sfogliatelle” ubicata a Napoli da cui partono ogni giorno migliaia di dolci destinati in tante località del mondo) ha ideato un nuovo dolce, che si candida ad essere il goloso tormentone dell’estate 2018: si tratta della “Sfogliata fredda”, una sfogliatella scomposta (gli ingredienti sono gli stessi del dolce napoletano più apprezzato al mondo) che è dotata di una forma ed una consistenza diverse, ovvero si presenta come una torta tonda (sia in formato monoporzione che in formato classico) e va consumata fredda (quindi va conservata in frigo come se fosse un gelato).

La base di questa nuova delizia è composta da Pan di Spagna ricoperto da uno strato di ricotta aromatizzato agli agrumi; seguono uno strato si sfogliata sbriciolata, un altro strato di ricotta, i canditi e un secondo strato croccante… Dulcis in fundo, una sfogliatella classica in versione mignon culmina questo nuovo capolavoro di bontà!

La sfogliatella è nata intorno al 1600 nel monastero di Santa Rosa (tra Furore e Conca dei Marini). La leggenda narra che una suora addetta alla cucina si accorse che era avanzata un po’ di semola cotta nel latte, così vi aggiunse della frutta secca, del liquore al limone e lo zucchero e realizzò un gustoso ripieno.

Preparò quindi due sfoglie di pasta per contenerlo. Infine, per conferire al dolce un aspetto caratteristico, plasmò la sfoglia dandole la forma di un cappuccio di monaca e infornò il tutto. Nacque così la Santarosa, la cui ricetta fu tenuta segreta fino all’’800 quando una suora la rivelò al suo amante pasticciere.

Ricalcare la tradizione culinaria della sfogliatella e, attraverso la sua rivisitazione, catalizzare l’attenzione dei più giovani sui prodotti tipici della gastronomia campana e dissuaderli, dunque, dal consumo di junk food”, queste le due intenzioni che animano il piglio creativo di Vincenzo Ferrieri.

Video tutorial della Sfogliata fredda (linkabile): https://www.youtube.com/watch?v=9r1_gkaW6Uk

 

Grazia Guarino

La pizzeria più grande del mondo apre domani  per 10 giorni, sei ore al giorno con oltre 500 pizzaiuoli al lavoro e circa 100 artisti sul palco a condire il tutto con musica e cabaret. 

Apre oggi la pizzeria più grande del mondo, sul Lungomare tra i più spettacolari del pianeta, il Napoli Pizza Village. All’ottava edizione il numero di persone al lavoro perché tutto riesca bene, cresce sempre più.  Nei dieci giorni e per 6 ore al giorno si alterneranno ai forni sistemati in uno spazio lungo quasi 1.200 metri  600 pizzaiuoli e sarà possibile assaggiare ben 50 specialità di pizza  inedite create  appositamente per l’ottava edizione del Napoli Pizza Village.

Si comincia con le pizze, ma si prosegue con la cultura, la medicina e la musica. Nel convegno di apertura che si terrà alla Rotonda Diaz, alle ore 18.00, grazie alla Fondazione Pascale, si presenta lo studio realizzato per la pizza pascalina, che previene i tumori e che è possibile assaggiare al NPV.

Ogni sera alle 19.30 nell’ambito del NPV d’Essai si terranno incontri con grandi maestri pizzaiuoli e blogger. Il primo è con Ciro Oliva e Giulia Nekorkina del blog Scattidigusto che si confronteranno sull’evoluzione della pizza fritta e proporranno impasti alternativi e inedite farciture di alta qualità, le caratteristiche della rinnovata regina dello street food partenopeo.

Cominciano anche le lezioni di pizza al NPV Class con in cattedra, o meglio ai forni, Davide Civitiello di Rossopomodoro alle ore 19.00 e Salvatore Lionello della Pizzeria da Lionello alle ore 21.00, che insegneranno  non solo come preparare l’impasto ma anche come condire e cuocere la pizza  con il forno di casa in modo che abbia lo stesso sapore che ha in pizzeria.

Napoli Pizza Village

Radio RTL 102,5, presente con lo spettacolare track alla rotonda Diaz, trasmetterà i suoi programmi da Napoli per 10 ore al giorno, con ospiti che si avvicenderanno in tutte le trasmissioni.

E poi il palco, curato nel suo calendario dalla prima radio d’Italia, sul quale domani salirà la prima star, Fabrizio Moro, che ha vinto il Festival di Sanremo 2018 in coppia con Ermal Meta (ospite lo scorso anno sul palco di NPV) con il pezzo “ Non mi avete fatto niente”.

Fino al 10 giugno il palco del Napoli Pizza Village sarà calcato da oltre 100 artisti e il 1° giugno  debutteranno  la popolare cantante Ida Rendano, il rapper napoletano Lucariello, la vincitrice dell’ultima edizione di “The Voice of Italy” Maryam Tancredi, Daniele Decibel Bellini, voce ufficiale dello Stadio San Paolo, che presenterà la sua prima esperienza discografica e infine l’attore comico Gennaro Scarpato.

Tra le novità che gli organizzatori propongono quest’anno anche una soluzione per favorire la mobilità sostenibile e l’accessibilità all’area della manifestazione grazie ad ANM e Assessorato alla Mobilità che hanno istituito un servizio bus-navetta di collegamento tra il parcheggio Brin e il lungomare. Il servizio è attivo tra le 18:00 e le 01:00 di tutti i giorni dell’evento e consente di raggiungere il Lungomare all’altezza di piazza Vittoria con il bus della linea 154 in circa 15 minuti.

Coloro che decideranno di parcheggiare nella struttura ANM di via Brin posta alle porte orientali della città, e utilizzeranno la navetta, oltre a contribuire al mancato congestionamento del centro città, beneficeranno di una tariffa integrata sosta+bus fino a 4 persone in a/r al costo di appena 7 Euro.

In più, ai primi 200 visitatori che giornalmente esibiranno alla cassa del Napoli Pizza Village, il voucher rilasciato al parcheggio, sarà regalato un coupon per una pizza margherita e una bibita a scelta tra acqua e cola da 20 cl da utilizzare in una delle pizzerie che partecipano alla manifestazione entro il 31 dicembre 2018.

 Per informazioni e per acquistare il ticket menu on line www.pizzavillage.it

Migliaia di prenotazioni online e grande attesa per Tuttopizza tra gli operatori del settore

Apre il 21 maggio alla Mostra d’Oltremare di Napoli la terza edizione di Tuttopizza, il salone internazionale dedicato agli operatori del mondo ho.re.ca (Hotellerie-Restaurant-Catering) specializzati nel ramo pizzeria.

La fiera, che si è affermata nelle precedenti edizioni per essere il più importante B2B di settore d’Italia, quest’anno ha registrato il tutto esaurito: molti espositori sono già in lista d’attesa per l’edizione 2019. Record di iscritti anche per le gare in programma e migliaia di visitatori del settore già prenotati online: l’expò rappresenta oggi l’opportunità per fornitori di materie prime , semilavorati, attrezzature, impianti, accessori e servizi di mostrare i propri prodotti e le ultime novità proprio ai potenziali clienti cioè a imprenditori del settore,pizzaioli e ristoratori in primis .

Oltre ad essere la principale piazza di incontro tra produttori e buyers, TuttoPizza è anche l’occasione per discutere dei principali argomenti di un mondo in evoluzione e che quest’anno è anche forte del riconoscimento Unesco per quel bene immateriale che è l’arte dei pizzaiuoli napoletani.

Un evento in cui si susseguiranno seminari, masterclass, incontri di confronto e aggiornamento professionale.

“Obiettivi principali della fiera – dicono  Sergio Miccù, presidente dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e Raffaele Biglietto di TicketLab, ideatori dell’evento organizzato dalla Squisito Eventi – sono valorizzare i prodotti italiani destinati alla produzione della pizza, fornire alle aziende un’opportunità di promozione e commercializzazione, offrire agli operatori del settore uno spazio di incontro per ricercare informazioni e acquistare prodotti e servizi, promuovere l’aggiornamento professionale, l’innovazione, la tecnologia di produzione e la sperimentazione, diffondere la conoscenza di servizi offerti da Istituzioni e associazioni in grado di migliorare, facilitare e sviluppare la figura del pizzaiolo e le sue attività, abbinare il più grande evento internazionale professionale della pizza alla città di Napoli”.

Oltre 112 le aziende in mostra in 7.200 metri quadri espositivi. Saranno presenti i produttori di materie prime come farine, sfarinati, pomodori, olio e tutto ciò che serve alla preparazione della pizza; di conserve alimentari, mozzarella e derivati, acqua, birra e bevande per pizzerie; di software dedicati; di forni, frigoriferi, banchi lavoro, impastatrici, attrezzature da banco, contenitori, piatti e stoviglie; di accessori come tovagliati nonché di arredi e frigovetrine.

Nell’ambito della fiera si svolgerà il Trofeo Tuttopizza, l’unica  competizione a squadre per pizzerie, associazioni e catene in franchising. Un concorso che quest’anno raddoppia. Oltre alla gara riservata a team composti da 5 persone (quattro pizzaioli e un portavoce) di scena il 22 maggio alla Mostra d’Oltremare, quest’anno, si svolgerà infatti una competizione dedicata al Gluten free: il 23 maggio, nel Padiglione 2, i partecipanti di ogni compagine (stavolta composta da due pizzaioli) saranno giudicati da una giuria tecnica per l’impasto, la cottura e l’abbinamento degli ingredienti. La competizione è a tema libero e prevede la realizzazione di 2 pizze a squadra in 10-15 minuti massimo.

Si tratta di una novità assoluta nella quale credono grandi marchi che attualmente stanno già scommettendo sul senza glutine. Il trofeo Tuttopizza Gluten Free mette in palio per le prime tre squadre classificate forniture e premi delle aziende sponsor. In particolare, della Birra Peroni senza glutine garantita dal marchio Spiga Barrata dell’AIC (Associazione Italiana Celiachia) e dal Mulino Caputo che ha realizzato la farina FioreGlut prodotto dedicato proprio agli impasti senza glutine con granulometria calibrata.

Il Trofeo Tuttopizza Gluten free si affianca al Trofeo Tuttopizza che quest’anno vedrà in gara circa 20 squadre. A giudicare i concorrenti sarà una giuria tecnica che valuterà per ciascuna pizza:  presentazione, gusto, cottura e abbinamento degli ingredienti. La competizione è a tema libero e prevede la realizzazione di 2 pizze a squadra in 20-30 minuti massimo. Alla squadra prima classificata andrà un premio da 1000 euro, alla seconda 500 euro ed alla terza 250 euro.

Nel corso di Tuttopizza previste Masterclass di pizzaioli di fama ed emergenti con show cooking su impasti, farciture, utilizzo di farine speciali e realizzazione di pizze fantasiose e gourmet.

L’apertura è fissata alle ore 11 del 21 maggio con l’inaugurale taglio del nastro. A seguire, nella sala convegni, saranno forniti alla stampa i dati economici specifici sui consumi e sull’andamento del settore pizza raccolti dalla Cna per conto di Tuttopizza.

Tra le novità di quest’anno la 1° Convention Nazionale del Pizzaiuolo: “Passato, Presente e Futuro della pizza, dei pizzaioli, delle pizzerie e dei consumi”.

Alla convention interverranno: associazioni di categoria, rappresentanti delle Istituzioni, manager dell’industria, imprenditori del settore della distribuzione di prodotti Food&Beverage, pizzaioli.

Ma la giornata forse più attesa da pizzaioli e appassionati è quella del 23 maggio quando dalle 17 in poi l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e Rosso Pomodoro si cimenteranno nel tentativo di realizzare la Pizza fritta più lunga del mondo e di entrare così nel Guinness World Record in un evento che vedrà impegnati 50 pizzaioli

L’ingresso è gratuito per la fiera ma riservato agli operatori di settore. La partecipazione al tentativo di Guinness World Record, invece, è aperta a tutti: residenti e turisti appassionati di pizza.

I principali appuntamenti in programma:

 

Lunedì 21

11,30  taglio del nastro e apertura della rassegna nella sala convegni. Sarà presentato il Rapporto pizza con dati sul settore a cura del Centro studi Cna Alimentare per Tuttopizza

13,30 sala convegni: convegno sul tema “L’arte del pizzaiuolo napoletano: lo stato dell’arte 6 mesi dopo il riconoscimento UNESCO”

16,30 sala convegni Gli ingredienti economici giusti per una pizzeria di successo: start-up, controllo di gestione e opportunità di finanziamento agevolato. A Cura dell’Unione Giovani Dottori commercialisti di Napoli

 

Martedì 22

Ore 11 Convention nazionale del pizzaiuolo  organizzata da Mondo Pizza Service -confronto tra associazioni di categoria, rappresentanti delle Istituzioni, manager dell’industria, imprenditori del settore della distribuzione di prodotti Food&Beverage, pizzaioli.

“Passato, Presente e Futuro della pizza, dei pizzaioli, delle pizzerie e dei consumi”.

Al termine, festeggiamenti per i 20 anni dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani

Ore 10 – 18 III edizione Trofeo Tuttopizza

 

Mercoledì 23

Ore 11 Seminario a cura del Dipartimento di Agraria

Dalle 10 alle 17 Trofeo Tuttopizza senza glutine

Dalle 15 alle 17 Elementi tour

Ore 14 Convention 2018 Gruppo Sebeto

Ore 17 Pizza fritta da Guinness World Record – evento APN e Rossopomodoro – (L’EVENTO E’ AD INGRESSO LIBERO)

Alex Frezza ritorna all’Archivio Storico per una nuova tappa dello “Strega Tour”

“Il Carditello”, “Lo Splendore” e il “Forestiero”: tre nuovi cocktail dedicati allo splendore della Napoli borbonica

Alex Frezza, pluripremiato bar tender e mixologist, ritorna dopo quasi tre anni all’Archivio Storico, premium bar napoletano da pochi mesi divenuto anche ristorante di cucina borbonica, per una serata d’eccezione facente parte del programma della kermesse “Strega Tour”.

Alex Frezza

Alex Frezza

L’evento si svolgerà giovedì 1 marzo, a partire dalle ore 21. Alex, che è stato il bar manager ed ideatore – insieme al patron Luca Iannuzzi – del particolare format del bar del famoso locale di via Scarlatti ed anima dello stesso durante i suoi primi due anni di vita, proporrà una drink list composta da tre cocktail aventi tra gli ingredienti lo storico liquore “made in Campania”: “Il Carditello”,“Lo Splendore” e il “Forestiero”.

Tre nomi legati alla storia dei Borbone: il primo ricorda la Reggia di Carditello, una bellissima tenuta ubicata in provincia di Caserta appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie; “Lo Splendore” è un inno alla Napoli borbonica, una metropoli moderna e innovativa; il “Forestiero” – rappresentato nel presepe borbonico – è il napoletano stesso che, davanti alle bellezze di Napoli, rimane estasiato.

Strega è un liquore a base di erbe prodotto dal 1860 dalla Strega Alberti di Benevento. Il suo colore giallo è dato dallo zafferano. E’ composto da 70 erbe, fra cui la menta e il finocchio.

Alexander Frezza classe ’77,  lavora nel campo dell’ospitalità dall’etá di 15 anni. Nel 2007 – insieme ai i soci Francesco Cappuccio, Luigi Pignatelli e Vincenzo Cardone – avvia “Bar in Movimento cocktail catering”. E’ stato il cuore pulsante del bar dell’Archivio Storico dalla sua nascita fino al 2015, anno in cui ha aperto un cocktail bar tutto suo.

L’Archivio Storico, locale che dal 2013 caratterizza le serate dei napoletani con iniziative culturali e ottimi vini e cocktail, da qualche mese non è più soltanto un premium bar, ma è diventato a tutti gli effetti un ristorante: nelle sue nuove cucine vengono preparati i piatti  raffinati degni dei gran signori di una volta, recuperati dai ricettari dell’epoca dei Borbone.  La drink list del locale è un mix equilibrato di abbinamenti storici, cammei d’italianità e spudorate personalizzazioni dell’Archivio, dedicate ovviamente alla storia partenopea. Nelle cinque sale, ognuna abbinata ad un Borbone, sono presenti elementi  d’arredo che rimandano al Regno delle due Sicilie.

HASHTAG UFFICIALI:

#archiviostorico #alexfrezza #liquorestrega #stregatour #stregacocktail #napoli 

Il maestro pizzaiolo Salvatore Vesi.

Nuovo look: per la sede di via San Biagio dei Librai.

La pizzeria Vesi di via San Biagio dei Librai si rifa il look. Un restyling conforme all’ ormai grande successo dovuto alle performances di Salvatore Vesi, maestro pizzaiolo, che incanta e, soprattutto, ingolosisce, con le sue creazioni culinarie.

Salvatore Vesi

Un impegno che gli viene costantemente riconosciuto grazie ai tanti premi incassati, non ultimo quello del Provolone del Monaco, che lo ha insignito perché è risultato tra i pizzaioli che utilizzano il famoso formaggio nella sua versione originale, e pregiata, avendo, tra l’altro, dedicato al prodotto, una pizza ad hoc.

L’appuntamento, dedicato alla stampa  per la presentazione del nuovo locale e delle nuove gustosissime pizze, si è tenuto ieri  22 febbraio, alle 12.30 presso la sede di via San Biagio dei Librai, 115 , e la sera per il pubblico.

la pizza : O' cappiello e' totò

la pizza : O’ cappiello e’ totò

Giornalisti e tecnici hanno avuto modo di assaporare, nel locale rinnovato, dopo quasi vent’anni dalla prima inaugurazione, tutte le succulente pizze e preparazioni di Salvatore Vesi, maestro pizzaiolo che rappresenta Napoli e il suo prodotto principe, alla clientela nazionale e internazionale, che sceglie ed apprezza la qualità di Vesi.

Una qualità che si gusta nel menu dove ogni prodotto è scelto con cura  per ottenere un caleidoscopio di sapori.

“La qualità resta sempre la stessa di sempre – sottolinea Vesi – i nostri clienti ci scelgono proprio per quello. Abbiamo solo voluto rendere la nostra sede di San Biagio più confortevole”.

Il Progetto Ragù 7su7 

la riscoperta del patrimonio culturale e storico di Napoli 

Ieri nella splendida location di Palazzo Petrucci si è tenuta la conferenza stampa Ragù 7 su 7, un progetto dedicato ad uno dei piatti simbolo della gastronomia partenopea.

Ad intervenire l’assessore alla Regione per le pari opportunità e la formazione Chiara Marciani, che ha voluto ribadire l’importanza della formazione per i giovani nel settore ristorazione.

Francesca Marino e lo Chef Lino Scarallo

Francesca Marino e lo Chef Lino Scarallo

Successivamente prende la parola Francesca Marino, rappresentante della piattaforma My Social Recipeda tempo ormai punto di riferimento in Campania e non solo delle iniziative legate alla gastronomia del territorio, ci parla dell’ esigenza di concentrarsi non più solo sul mondo pizza ma di dare spazio e valore alla tradizione culinaria partenopea: ” Il ragù è un po’ come il sangue, ti scorre dentro” e  aggiunge  “il ragù è sicuramente un simbolo della tradizione e del patrimonio gastronomico e storico di un popolo che è quello napoletano”. 

Luciano Pignataro

Luciano Pignataro

Ad intervenire anche Luciano Pignataro, giornalista eno-gastronomico del Mattino e del LucianoPignataro WineandFoodblog , che  invita i partecipanti a riscoprire gli antichi valori nascosti delle piccole cose, come ad  esempio il ragù che, più di qualunque altro piatto , rappresenta il rapporto che la  città  di Napoli ha con le sue tradizioni culinarie.

Tra le aziende sponsor del progetto di valorizzazione Ragù 7su7 non poteva mancare Solania, azienda leader nella produzione del San Marzano D.O.P.. 

L’amministratore Giuseppe Napoletano nel manifestare il suo entusiasmo per il progetto aggiunge:” In occasione della celebrazione del ragù abbiamo voluto presentare una varietà di pomodoro, il Cru di Solania, un’eccellente produzione selezionata tra i comuni di S.Valentino e Sarno, un prodotto tipico e che parla del nostro territorio e che con uno speciale codice rimanda al lotto di produzione.

Solania è promotrice inoltre del progetto  il “Mio S. Marzano”, che nasce sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio San Marzano D.O.P. e prevede che i pizzaioli e i ristoratori possano scegliere il lotto di produzione e personalizzare l’etichetta della confezione di latta con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

La Buona Tavola.

Il Clubino

Il Demiurgo

Intra Moenia Editore

presentano 

Napoli con gli occhi di Caravaggio 

Al Clubino la teatralizzazione del volume

di Francesco De Core e Sergio Siano 

Venerdì 23 Febbraio ore 21

Via Luca Giordano 73 – Napoli

Arte, fotografia, letteratura, teatro ed enogastronomia. Sono gli ingredienti di “Napoli con gli occhi di Caravaggio” l’evento organizzato Venerdì 23 febbraio alle 21 dal circolo culturale napoletano “Il Clubino” (Via Luca Giordano 73).

Al centro della serata la ‘teatralizzazione” del volume di Francesco De Core e Sergio Siano “Con gli occhi di Caravaggio” (Intra Moenia Editore). Un esperimento originale che porterà per la prima volta in scena con l’interpretazione dell’attore Franco Nappi il diario romanzato del giornalista Francesco De Core che ricostruisce e racconta i due periodi napoletani di Caravaggio.

La flagellazione di Cristo nella foto di Sergio Siano

La flagellazione di Cristo nella foto di Sergio Siano

Michelangelo Merisi ebbe per Napoli un trasporto viscerale – scrive De Core nel volume – operando in una città dalle contraddizioni vertiginose, dove ricchezza e povertà hanno convissuto, e ancora convivono, negli spazi stretti dei vicoli, nelle chiese, negli ospedali e nei palazzi oppure a due passi dal mare”.

Un caleidoscopio di emozioni che rivivranno in scena con la voce narrante di De Core e l’interpretazione teatrale di Franco Nappi, fondatore de “Il Demiurgo” una delle più apprezzate compagnie teatrali italiane nel settore della narrazione teatrale dei siti culturali. “Dalla penna raffinata di Francesco De Core – anticipa Nappi – emerge un Caravaggio perennemente teso tra il genio e la dannazione che, grazie ad un’accattivante narrazione in prima persona, come fosse un diario svelato al pubblico e ai lettori, mette a nudo la parte più intima della sua anima e si presta in modo perfetto a questo avvincente esperimento di teatralizzazione”. Suggestiva scenografia dello spettacolo saranno le fotografie di Sergio Siano che nel testo accompagnano il diario di Caravaggio per illustrare tutte le emozioni del suo viaggio tra i quartieri di Napoli.

Sergio Siano e Francesco De Core

Sergio Siano e Francesco De Core

Lo spettacolo (10 euro il prezzo d’ingresso) sarà preceduto da un angolo del gusto, a cura della chef Claudia D’Eustacchio, che sarà dedicato alla tradizione enogastronomica napoletana. Dopo lo spettacolo il dibattito su “Cinema, letteratura e teatro per raccontare Napoli”. Insieme con gli autori discuteranno il giornalista Roberto Conte, project manager del Festival della Letteratura nel segno del Mito “La memoria degli Elefanti”, l’architetto Teresa Tauro, presidente dell’Associazione “Napoli Pitagorica” e l’italianista Paola Villani, docente di Letteratura di viaggio all’Università Suor Orsola Benincasa.

 

Per info e contatti:

Dott. Roberto Conte

Mail: roberconte@gmail.com

A Napoli a villa Domi il 21 Febbraio  

L’Amore L’ilt

Sarà Alessia Fabiani, ex letterina, oggi apprezzata attrice di teatro e mamma amorevole di due splendidi gemelli Kim e Keira, la testimonial della nuova edizione de “L’Amore è “, il charity gala promosso da Maridì Communication, atto a sostenere il Progetto “Ludoteca” dell’Istituto Pascale di Napoli, destinato all’accoglienza ed all’intrattenimento dei bambini, figli di amici e parenti dei pazienti ricoverati.

Reduce dal successo ottenuto in teatro quale protagonista di “Ti presento mio fratello” una commedia tutta napoletana accanto a Stefano Sarcinelli e Peppe Quintale con la regia di Peppe Miale, la Fabiani è puntualmente sensibile alle istanze dei più bisognosi, soprattutto dei bambini più disagiati.

Accanto a lei, Nelson, già premiato come autore dei testi della colonna sonora del film “Ammore e Malavita”, attualmente in nomination al David di Donatello come Migliore Canzone Originale per il brano “Bang, Bang”,l’attore, produttore Marzio Honorato e l’”enfant prodige” Elena Foresta della scuola “Lavorart” di Gragnano (NA) co-protagonista nel film per la Tv “In punta di piedi” del maestro Alessandro D’Alatri.

Ad aprire la serata, in omaggio all’”Amore”, il fashion show del maestro Bruno Caruso che presenterà una capsule delle sue esclusive creazioni “Haute Couture” e della “Bride Collection”, seguito dal defilè del maestro pellicciaio Umberto Antonelli che proporrà un’anteprima della prossima collezione Autunno/Inverno 2018/19 dei suoi capi pregiati dalle nuance brillanti ed i tagli originali.

Molto atteso il debutto in passerella di “Citarelli” shoes, un’azienda leader da oltre 20 anni nel mondo delle calzature ed accessori in pelle che vanterà una testimonial d’eccezione, Federica Citarelli, giovanissima e rampante aspirante fotomodella, per lasciare poi la scena ad una fashion food surprice curata da una “regista per una sera”: la dottoressa Matilde De Tommasis farmacista da più generazioni che, affiancata dal biologo nutrizionista Vincenzo De Honestis, illustrerà agli ospiti tutti i segreti alimentari  per una forma fisica perfetta ed una corretta “prevenzione”.  Ampio spazio alla cura del benessere psico-fisico dell’individuo con gli innovativi strumenti idonei ad arginare  l’handicap della sordità, quali le protesi acustiche miniaturizzate digitali realizzate e proposte da Otofarma SPA nella persona dell’AD  Giovanna Incarnato Bartolomucci, le ultime tecniche più efficaci e sempre  meno invasive  della chirurgia plastica del “Mago del bisturi”  Ivan La Rusca ed i “Pacchetti Beauty & Health” offerti dal Centro Estetico “Claia” , situato in pieno centro Vomero .

In scena anche  il Food & Beverage con gli attesissimi show cooking dei maestri pasticcieri Gerardo Di Dato e Carmine Carrelli,  gli “Sfizi di pizza” confezionati al momento della storica azienda “Da Pasqualino” al Borgo Loreto, nel cuore di Napoli antica rappresentata da Lella Gallifuoco, Campionessa mondiale di pizza fritta in tandem con la sorella Linda, “Artist pizzaiola” che per l’occasione si esibirà nella esecuzione di una pizza ispirata al tema dell’amore e, dulcis in fundo, un suggestivo viaggio nella degustazione della nuova linea Cialde del Caffè Kamo articolata in quattro selezionatissime miscele, Kamo Tulima, Kamo Tambora, Kamo Fuego, ispirate alla denominazione di noti vulcani del mondo  accanto alla miscela Kamo Deca che esula dalla logica dei vulcani. Da menzionare, tra i partner dell’evento anche la Banca Stabiese, “Banca Etica per eccellenza” sempre vicina alle iniziative ed ai progetti a sfondo sociale, soprattutto  della LILT NAPOLI.   Gran finale con dinner buffet e sax live.

 

Info:

Maridì Communication : Maridì Vicedomini
Mail
maridyvicedomini@gmail.com
www.maridicommunication.it  

ALLA PIZZERIA TRIANON DI NAPOLI
APPUNTAMENTO  A TAVOLA CON IL PORCO

 

Mercoledì 21 febbraio alle ore  20:00 alla Pizzeria Trianon di Napoli un nuovo appuntamento con il fortunato format Pizziamoci un libro , nato dalla felice partnership tra la storica pizzeria e Rogiosi Editore, durante il quale i partecipanti possono gustare pizza e bibita e assistere alla presentazione dei libri della più accurata selezione della casa editrice.

La presentazione vedrà protagonista la divertentissima Trilogia del Porco di Renato Salvetti. Nel  tempio della pizza si parlerà quindi di ricette a base di maiale presentate dalla giornalista Eloisa Crocco: la trilogia infatti comprende i libri A Tavola con il Porco,  Aggiungi un Porco a Tavola  e Porco e i suoi Fratelli.. Al termine, al prezzo simbolico di 10 euro il pubblico potrà gustare pizza, bibita e portare a casa un libro. Chi poi fosse interessato anche agli altri due volumi della trilogia potrà acquistarli sempre al prezzo di 5 euro l’uno.

IL TRIANON

La pizzeria Trianon da Ciro prende il nome dal  famoso teatro  in cui si  esibivano personaggi come Totò, Macario e Nino Taranto. Dopo lo spettacolo gli attori venivano tutti a gustare le pizze in quella che  non a caso è  considerata la pizzeria degli artisti. Il locale si sviluppa su tre piani, ognuno con il proprio forno , e nasce in un periodo storico a cavallo tra le due guerre mondiali; per sfamare il popolo  viene creata la pizza “a ruota di carretta”, con circa 35 cm di diametro, in grado di soddisfare l’appetito di un’intera giornata. In carta oggi campeggiano, oltre alla Margherita e Marinara, anche molte varianti: con fiordilatte,  con mozzarella di bufala campana dop, con filetto di pomodoro, con uova, con funghi, alla romana, con prosciutto e funghi, con panna, con salsiccia e friarielli, con salsiccia e funghi . E poi la Gran Trianon da otto gusti, che non è mai la stessa, perché fatta con i prodotti freschi di stagione. Tutti gli ingredienti sono a marchio Dop e provenienti dal territorio, fatta eccezione per i salumi. L’impasto ha una lievitazione di circa 12  ore.

Il Trianon oggi è anche a Salerno in piazza Flavio Gioia e a Sorrento.

Nelle sedi Trianon non esistono giorni di chiusura, le pizzerie sono sempre sempre aperte, a pranzo e a cena.

-Note sui libri e sull’autore-

La trilogia comprende i libri A Tavola con il Porco,  Aggiungi un Porco a Tavola  e Porco e i suoi Fratelli.  Le ricette, comprendono primi  e secondi piatti a base di carne di maiale per adulti e bambini. Ma ci sono anche sezioni per i palati hard con titoli come L’avvelenata, L’indigeribile, L’impepata di maiale, Zuppa con la botta al fegato, Passatone d’aglio. L’autore, Renato Salvetti, nasce come autore. Vincitore di un concorso letterario della Rogiosi, ha curato per la casa editrice il libro Siamo tutti colpevoli e ha pubblicato i suoi primi racconti nelle raccolte Dieci monete d’oro e Sette delitti a suon di tango (in quest’ultima ha inserito anche alcune sue canzoni in un CD allegato). Oltre alla Trilogia del Porco, è autore anche di un romanzo giallo, Doppio giallo sotto un cielo azzurro, con il quale ha vinto numerosi premi letterari.

DA BIOESSERÌ BRERA
ARRIVA LA PIZZA DEI FRATELLI SALVO

Lunedì 19 febbraio una nuova serata all’insegna della pizza d’autore

Milano, 8 febbraio 2018 – Bioesserì Brera, ristorante biologico nel cuore di Milano, ospita lunedì 19 febbraio l’ultimo appuntamento con le Tavole di Identità Golose.

Per la prima volta, Francesco e Salvatore Salvo della pizzeria di San Giorgio a Cremano arrivano nel capoluogo meneghino per proporre un menù unico grazie a una attenta selezione delle loro gustosissime pizze.

Pizzaioli da tre generazioni, i fratelli Salvo sono innovatori che si muovono all’interno della tradizione partenopea, puntando sugli impasti, la scelta delle farine e dei condimenti. Protagonista il meglio del proprio territorio per raccontare l’eccellenza locale e accompagnare in un viaggio alla riscoperta di sapori mai dimenticati.

Il menù della serata prevede 5 pizze per una degustazione di uno dei piatti più popolari e amati al mondo fatto di semplicità e memoria. Si parte dalle 4 a opera dei fratelli Salvo e si finisce con una di Federico Della Vecchia, chef resident di Bioesserì
Cosacca (Fratelli Salvo)

Cosacca

Cosacca

E’ una pizza nata prima della Margherita. Fu inventata a Napoli nel 1844, in occasione della visita alla Corte dei Borboni dello zar di Russia Nicola I: sopra la base di pomodoro, i pizzaioli napoletani la arricchirono con cacio grattugiato, riproduzione della neve russa. Su del pomodoro di Corbara, i Salvo aggiungeranno pecorino a latte crudo, stagionato per un anno, di Bagnoli irpino.

Pizza al pomodoro (Fratelli Salvo)

6 pomodori lavorati ognuno in modo diverso:: pomodoro di Corbara, San Marzano in acqua e sale, datterino confit, pomodoro affumicato, pomodoro grigliato e piennolo marinato. Una prelibatezza nata da una collaborazione con lo chef Salvatore Bianco del Comandante di Napoli.

‘Nduja e Verzin (Fratelli Salvo)

Nduja_e_Verzin

Nduja_e_Verzin

In carta da 6 anni è una delle loro pizze più apprezzate. Originale, estrosa, una sintesi di stagionalità e praticità. Verzin è un formaggio erborinato da latte vaccino dell’affinatore Beppino Occelli.

Pizza fritta (Fratelli Salvo)
Piatto storico della cucina napoletana con pomodoro giallo del Vesuvio di San Nicola dei Miri. Per bilanciare la dolcezza, un’aggiunta di scaglie di mozzarella di bufala di Barlotti.

La degustazione si chiude con lo chef di Bioesserì Federico Della Vecchia che propone la Pizza di kamut con pomodoro conciato e piacentinu ennese allo zafferano.

Per dessert, Frittelle alla grappa, uvetta e pinoli con crema pasticciera alla vaniglia.

Ad accompagnare la serata le bollicine Blanc de BlancsRosé de Noirs dei friulani di Villa Parens, prodotti dalla forte identità, che solo il Collio sa dare. Una cantina che valorizza la storia, il territorio per regalare un’esperienza di gusto inimitabile.

Costo della serata: 40 euro

Per info e prenotazioni: Ristorante Bioesserì 0289071052 

Per info. e Contatti Ufficio Stampa

Erika Del Largo – erikadellargo7@gmail.com – 347.3825895

Elisabetta Bastianello  –  info@prb-cuman.it – 02.8357320

About Bioesserì – Via  Fatebenefratelli 2 Milano

Bioesserì è un concept Restaurant certificato del mondo biologico presente a Milano e Palermo. Un’oasi di gusto e benessere frutto dell’idea di Vittorio e Saverio Borgia, due fratelli originari del capoluogo siciliano, con studi alla Bocconi il primo e al Politecnico il secondo.

Bioesserì è un luogo sempre aperto che accoglie in ogni momento della giornata. Dalla colazione fino alla cena passando per il pranzo e l’aperitivo, da Bioesserì è possibile gustare menù che esaltano l’intensità dei sapori integri, attraverso la ricerca e la selezione di materie prime rigorosamente bio, completati da pizze realizzate con farine di farro e kamut. I piatti proposti sono concepiti per offrire una cucina sana, corretta e di alto valore nutrizionale che si rifà alla tradizione italiana rivisitata in chiave moderna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pasticceria Seccia presenta l’evento “Chiacchierando ai Quartieri”

in anteprima l’aperisciù

“Chiacchierando ai Quartieri” è il primo evento dell’anno per la storica Pasticceria dei Quartieri e inaugurerà una lunga serie di appuntamenti impostati sul binomio arte e cibo, città e dolci tradizionali, visite e passeggiate tra i vicoli e le strade degli antichi alloggi delle truppe spagnole, fotografia d’autore e pasticceria napoletana.

pasticceria seccia

In questa cornice si inserisce infatti, nel pomeriggio dell’8 febbraio, la piccola esposizione fotografica dal titolo “Mitoraj a Pompei, volti e maschere senza tempo” delle fotografe Lidia De Campora e Francesca Cilento: due scatti che ritraggono, da angolature diverse, una delle tante sculture ospitate nel sito archeologico patrimonio dell’Umanità tra 2016 e 2017.

Sarà inoltre presentato alla stampa invitata e ai partecipanti il gioiello di Casa Seccia, un dolce unico a Napoli, che evoca le isole dei Caraibi al primo assaggio: gli Aperisciù, bignè rivestiti di craquelin e ripieni di crema al gusto di mojitopina colada e daiquiri.

l'aperisciu

Un tripudio di dolcezze, un’esplosione di sapori in cui la pasta choux rappresenta la città di Napoli, il craquelin è l’innovazione artigianale fatta di mandorle e nocciole, mentre le creme cocktail ci portano direttamente a Cuba e ai colori della sua bandiera. Un vessillo caro a Diego Armando Maradona, icona assoluta nei quartieri spagnoli e a cui fu dedicato il dolce dal pasticciere Francesco Seccia, in occasione della visita del calciatore al San Carlo per la cittadinanza onoraria.

Ai presenti sarà consegnato l’hashtag ufficiale dell’Aperisciù su post-it e ognuno sarà invitato a scattare foto o farsi un selfie con l’hashtag del bignè “latinoamericano” nel corso della serata, postandolo sulla nostra pagina Facebook, twittandola a  @secciadolcezze, linkandola su Instagram a @seccia_dolcezze_napoletane, o inviandola al nostro indirizzo Google Mail: pasticceriaseccia66@gmail.com.

Saranno pubblicate poi successivamente in album su Flickr, Facebook, e le più professionali singolarmente su 500px.

Una gara fotografica amatoriale che continua infatti anche dopo, sulle orme del famoso film francese “Il favoloso mondo di Amelie”, in cui il nano giramondo si faceva ritrarre davanti a monumenti o paesaggi di ogni continente per poi “spedire” la polaroid al papà di Amelie. Noi ci accontentiamo di Napoli e delle sue bellezze, e contiamo sull’estro di fotoamatori e appassionati che dovranno scattare con smartphone, tablet o reflex la foto di un panorama, di una chiesa, di una fontana o di un palazzo antico partenopeo con l’hashtag in primo piano su un qualsiasi supporto. La foto più bella, a nostro insindacabile giudizio, diventerà la copertina delle nostre pagine social dopo il 31 maggio, termine ultimo per aderire all’iniziativa “Aperisciù in città”.

Scattate, postate e scrivete #aperisciù!

Successo per il Gran Galà organizzato dalla BC Communication

Attilio Albachiara: “ora cabina di regia per le scelte future”

Una serata di festa, all’insegna della gioia per il riconoscimento dell’Unesco dell’arte del pizzaiuolo come patrimonio immateriale dell’umanità ma anche di serio confronto sulle strategie per il futuro, quella che si è tenuta presso il Ristorante dell piscina della Mostra d’Oltremare di Napoli. Il primo Galà del pizzaiuolo – organizzato da Brunella Cimadomo per BC Communication e promosso da Attilio Albachiara, presidente dell’Associazione Mani d’oro – è andato oltre i canoni di una serata conviviale grazie ai propositi che tutti gli attori di questo composito mondo hanno avuto modo di esprimere. L’amore per la pizza, alimento più diffuso al mondo, e simbolo identitario di un popolo, è riuscito a mettere insieme associazioni di pizzaiuoli, istituzioni, imprenditori impegnati, ciascuno per proprio ruolo, a immaginare quale possa essere, da oggi in poi, il futuro del pizzaiuolo. Il dibattito è ruotato intorno al trinomio arte, mestiere, professione.

“Sono commosso e felice – ha detto Attilio Albachiara, presidente dell’Associazione Mani d’Oro, ideatore  e promotore del Gran Galà del pizzaiuolo – di aver visto riuniti tutti insieme, in occasione del Gran Galà del Pizzaiuolo, Antonio Pace, Presidente Associazione Verace Pizza, Sergio Miccù, Associazione Pizzaiuoli Napoletani (rappresentato da Umberto Fornito e Raffaele Biglietto), Antonio Starita, dell’Unione pizzerie storiche – Centenarie.

Ci siamo interrogati con assoluta libertà, grazie all’organizzazione della Bc Communication,  sul nostro futuro.

Per me l’obiettivo è semplice ma difficile al tempo stesso: dare valore alla nostra categoria. Credo sia giunto il momento di discutere delle modalità, di condividere le scelte.  Sarei contento se dal gran Galà della Mostra d’Oltremare derivasse una cabina di regia. Questo metterebbe tutti noi nelle condizioni di lavorare meglio”.

“Il Galà del pizzaiuolo è servito – ha dichiarato Brunella Cimadomo, che ha curato l’evento organizzato dalla Bc Communication – a tracciare una linea di confine tra il pre e il post Unesco. Siamo soddisfatti di aver potuto offrire un’occasione di confronto ai principali attori del mondo pizza finalizzata alla crescita della consapevolezza della forza di un comparto. Un ringraziamento sentito ai tantissimi pizzaiolo presenti, a tutte le Associazioni, alle istituzioni e agli imprenditori che hanno partecipato”
 

Antonio Pace, presidente Associazione Verace Pizza Napoletana

“Fare la pizza è sempre stata un’arte. Era un mestiere, oggi professione. Un riconoscimento maggiore di quello dell’Unesco non si sarebbe potuto ottenere. Ora non si devono vanificare gli sforzi compiuti. Quando nel 1989 abbiamo scritto il disciplinare della pizza lo abbiamo fatto con i docenti dell’Università Federico II. Oggi serve non un certificato di crescita ma di operatività. Non dobbiamo, però, montarci la testa. Dobbiamo aumentare la professionalità dei singoli e valorizzare le produzioni di eccellenza. Quello che conta non è che un pizzaiuolo sia napoletano di nascita ma che usi il “metodo napoletano” per fare la pizza”.

Antonio Starita, Unione Pizzerie Storiche – Le Centenarie

“Il pizzaiuolo deve restare pizzaiuolo. Io vedo in giro molti giovani pizzaioli che si fanno fare tante foto con le loro pizze e le mandano in giro. Il segreto del pizzaiuolo è di saper fare pizze in modo veloce e preciso. Il valore di questo mestiere è nella rapidità. Se la pizza deve migliorare ciò deve accadere fuori Napoli dove devono imparare a lavorare in modo tale da poter offrire alle famiglie la possibilità di mangiare, e bene, la pizza anche 2 o 3 volte la settimana”.

In rappresentanza di Sergio Miccù, presidente Associazione PIzzaiuoli Napoletani, sono intervenuti il suo vice, Umberto Fornito, e Raffaele Biglietto

Umberto Fornito: “L’arte del pizzaiuolo deve essere insegnata nelle scuole. Lo Stato, con il ministero dell’Istruzione deve riconoscere il ruolo del pizzaiuolo. E può farlo inserendo nei corsi delle scuole alberghiere la qualifica di diploma di ’addetto ai servizi di pizzeria’. Non ci si può più inventare pizzaioli. Servono serietà e professionalità. Parallelamente bisogna far sostenere un esame a chi già esercita la professione”.

Raffaele Biglietto:

“Qualche settimana fa, su iniziativa di Sergio Miccù, abbiamo avanzato una segnalazione all’Accademia della Crusca per annoverare nella lingua italiana la parola ’pizzaiuolo” e non quella finora considerata di ’pizzaiolo’. Una decisione presa proprio dopo il riconoscimento dell’Unesco”.

Ernesto Quintiliani, Accademia Medeaterrranea

“La pizza è un elemento significativo della Dieta Mediterranea. In Accademia ne curiamo la formazione a cominciare dalle giovani generazioni”.

Istituzioni

Luigi de Magistris, sindaco di Napoli

Franco Alfieri, Capo Segreteria Politica del presidente Vincenzo De Luca

“La Regione Campania è la prima in Italia per numero di prodotti alimentari tipici protetti: un dato quantomai significativo in questo 2018 che è l’anno del cibo italiano nel mondo. Oltre 500 tra D.O.P., I.G.P., S.T.G.

Il nostro obiettivo è di farli conoscere sempre di più agli altri, diffonderli per l’elevato livello di qualità. La Regione riconosce, in questo, il ruolo importantissimo degli imprenditori della ristorazione in genere e delle pizzerie”.

Raffaele Borriello, direttore generale Ismea

“Questa vittoria è frutto di un gioco di squadra ottenuto a tutti i livelli: istituzionale, associazionistico, di categoria. Una conquista che dimostra l’enorme potenziale di sviluppo che il mondo che ruota intorno alla pizza consente di ottenere. La sfida del 2018, allora, sarà quella di portare a Napoli, a mangiare la vera pizza, il maggior numero di persone da ogni parte del mondo”.

Antonio Limone, direttore Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno

“La pizza è il nostro cibo identitario, la nostra migliore prelibatezza. Questo risultato è stato raggiunto con grande fatica. Le potenzialità del settore sono enormi soprattutto se si saprà puntare su un’adeguata formazione, su una conoscenza seria del prodotto e delle tecniche di realizzazione”.

Donatella Chiodo, presidente della Mostra d’Oltremare di Napoli

“La Mostra d’Oltremare è una location di eccellenza per prodotti di eccellenza. Noi vogliamo lavorare sulle filiere. Proponiamo una lettura trasversale che, quindi, considera importante la formazione. Anche rispetto all’ospitalità di eventi fieristici, noi daremo sempre spazio a eventi che esaltino questa professione”.

Giuseppe Oliviero, vice presidente nazionale Cna

“Ci impegneremo ancora di più perché si riconosca al pizzaiuolo la qualifica di maestro artigiano e non di semplice somministratore di cibo. Quello della pizza e dei pizzaiuoli è un comparto che già oggi vanta livelli di fatturato notevoli e, di conseguenza, potenzialità per lo sviluppo dell’occupazione. Siamo disponibili a lavorare con la Regione Campania perché l’aspetto artigianale della pizza non ci venga scippato da altri territori”.

Bartolomeo Amidei, senatore primo firmatario proposta di legge per l’istituzione dell’albo professionale dei pizzaioli

“Il riconoscimento Unesco ci mette davanti a una scommessa, quella che spinge moltissime persone a recarsi nei luoghi che hanno meritato l’imprimatur di patrimonio dell’umanità. In questo caso in luoghi dove il cibo eccelle. La vera pizza si mangia solo a Napoli”.

Per le istituzioni, presente anche Flavia Sorrentino, delegata del Sindaco De Magistris all’Autonomia della città.

Imprenditori

Riccardo Agugiaro, Agugiaro & Figna – Farina 5 stagioni

“Il riconoscimento Unesco è una gratificazione immensa per i pizzaiuoli napoletani. Se la meritano. Ora bisogna puntare su qualcosa che vada oltre. Bisogna insistere per il riconoscimento da parte del governo italiano dei diritti e doveri del pizzaiuolo. Bisogna che vengano definiti in modo formale, vengano codificati perché sia data loro una effettiva dignità. Per far questo servirà un’unità a livello nazionale che vada ben oltre i confini campani. Un’unità che cominci da quella delle associazioni di pizzaiuoli che li rappresentano e di tutto il mondo industriale da sempre impegnato per sostenere le loro attività e che sostiene la loro causa”.

Ferdinando Marana, Marana Forni

“A gennaio 2016 abbiamo lanciato una tipologia di forno realizzato ad hoc per i pizzaiuoli napoletani, su richiesta di Attilio Albachiara. Si tratta di Napulé, un forno fisso, alimentato a legna o a gas, la cui caratteristica primaria è nella capacità produttiva in costanza di cottura”.

Francesco Franzese, La Fiammante

“La nostra azienda, nata negli anni ’50, ha recuperato quelle coltivazioni che rischiavano di andare perdute: quella del Piennolo, del pomodoro San Marzano. Negli anni siamo riusciti a esportare le eccellenze del territorio in 54 paesi. Negli ultimi 5 anni siamo passati dal 7 al 35% in termini di esportazione”.

Domenico Raia, Raia Horeca

“La nostra azienda, specializzata nel beverage, è in grado di distribuire prodotti necessari all’attività dei pizzaiuoli 24 ore su 24. La nostra filosofia aziendale è quella di puntare sull’informazione del consumatore”.

Vincenzo Borrelli – amministratore SIRE

“Il riconoscimento dell’Unesco ci spinge a tutelare un’arte, e un mestiere, che devono diventare una vera disciplina professionale attraverso l’alta formazione che sia riconosciuta dagli Enti e dai Ministeri. Questo riconoscimento deve essere un punto di partenza e non di arrivo. Nel futuro dei pizzaioli vedo l’opportunità di mettere insieme associazioni e categorie in modo tale che si possa organizzare un tavolo di coordinamento da cui vengano fuori le linee guida per l’alta formazione”.

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Fotogallery completa sulla pagina FB “BC Communication Services”

Ufficio stampa:
Daniela Quaranta
BC COMMUNICATION SERVICES SRLS
bccommunication.it
392.6686262 – 081.19203633

Arriva a Napoli “OLD WILD WEST”

 
Giovedì 21 dicembre | Ore 11.30
 
A Napoli, all’interno del Cinema Metropolitan, in via Chiaia 149, arriva Old Wild West. La Burger&Steak House più amata d’Italia sarà presentata alla stampa con un press taste in programma giovedì 21 dicembre alle 11.30. Un’occasione, non solo per degustare e scoprire i prodotti genuini, ma anche per conoscere il format e chi lo gestirà in città: Giuseppe De Maria, con la giovane figlia Roberta.
[Fonte]
Francesca Scognamiglio Petino Alessandro Savoia

L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie”

Appuntamento lunedì 18 dicembre 2017 ore 11.00 al Gran Caffè Gambrinus con L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie” per presentare il nuovo Calendario 2018 “Napoli ieri e oggi”.
L’iniziativa è mirata ad una raccolta fondi da destinare alla Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori. Sezione di Napoli interverranno Prof. Adolfo D’Errico Gallipoli, presidente della Lilt Sezione Napoli, i rappresentanti de “Le Centenarie” maestri pizzaioli Antonio Starita (presidente dell’Unione “Le Centenarie” ), Gennaro Luciano, Giorgio Moffa, Salvatore Antonio Grasso, Antonio Pace, Lello e Paolo Surace, Massimo Di Porzio, Alessandro Condurro, Enrico e Carlo Alberto Lombardi, Antonio e Vincenzo Paolo Capasso.

L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie”, sempre nel segno di una pizza sinonimo di storia, tradizione ed espressione popolare e nella fierezza della recente consacrazione Unesco, presenta, lunedì 18 dicembre alle ore 11.00, al Gran Caffe Gambrinus, il suo nuovo “Calendario 2018”. Con il titolo “Napoli ieri e oggi”, la pubblicazione ha come finalità benefica la raccolta fondi per la Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori. Sezione di Napoli. Voluto dallo storico sodalizio “Le Centenarie” che ha sostenuto con entusiasmo l’idea originaria portata avanti dai maestri pizzaioli Gennaro Luciano e Giorgio Moffa, il calendario che gode anche del supporto dei partner “Polselli”, “Gustarosso” ed “Antica Pizzeria Port’Alba 1738”, intende rappresentare il simbolo di una passione e di un’arte non a caso dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Alla presentazione felicemente ospitata nello storico locale della Famiglia Sergio, oltre al professore Adolfo D’Errico Gallipoli, presidente della Lilt Sezione Napoli, interverranno i maestri pizzaoli rappresentanti de “Le Centenarie” Antonio Starita (presidente dell’Unione) Gennaro Luciano, Giorgio Moffa, Salvatore Antonio Grasso, Antonio Pace, Lello e Paolo Surace, Massimo Di Porzio, Alessandro Condurro, Enrico e Carlo Alberto Lombardi e Antonio e Vincenzo Paolo Capasso. Ad essere racchiuse nel calendario con le fotografie di Gennaro Giorgio, secoli di storia per dieci pizzaioli “Centenari” che con le loro pizze diventano l’emblema di antiche sapienze e nobili virtù. “In sequenza mensile, dieci maestri del cerchio di farina più famoso del mondo che anche con il colorito almanacco si pongono festosamente al cospetto di una Napoli senza età. Diffondendo nel tempo ciò che lo stesso popolo partenopeo ha creato con i sentimenti dell’anima, la sapienza della mente e la forza delle mani, i dieci paladini di una tradizione secolare, portano avanti il vessillo di una storia che continua, si evolve e si rigenera. Immagini per dodici mesi divise tra i grandi fasti del passato e la realtà del presente di una Partenope immortale, per segnare la strada di chiunque nel nome di una leggenda chiamata “pizza” considera la città di Napoli uno scrigno di magia, di segreti e di generose bontà. Con le fotografie che parlano di storia, di bellezze architettoniche e naturali ed ancora, di pizze intese come l’espressione di una tradizione che si aggiorna e si rinnova, i dieci “Centenari” dell’Unione Pizzerie Storiche Napoletane, si proiettano in uno spazio fatto di sapere e passione con l’antica e saggia consapevolezza che senza passato non ci potrà mai essere futuro”. Per la realizzazione del calendario: concept e testi Giuseppe Giorgio, foto e digital image processing Gennaro Giorgio, progetto grafico Gennaro Apicella.

[fonte]
 Giuseppe Giorgio giornalista professionista

 

Capodanno 2018 al Sensi Restaurant

Sapori, eleganza, atmosfera, musica e spettacolo di fuochi d’artificio da ammirare dalla terrazza sul mare, gli elementi vincenti del Capodanno al Sensi Restaurant di Amalfi.
La cena, raffinata ed originale, proposta dall’Executive Chef Alessandro Tormolino vedrà alternarsi piatti della tradizione e pietanze gourmet.

Sensi Restaurant ad Amalfi, per dare il benvenuto al nuovo anno.

Menu
Pizza di scarola,
crostino di burro alici e limone,
focaccia al vapore con salmone e alghe

Gambero in tagliatella di calamaro,
mandorla salata, friariello e colatura di alici,
gelé di pompelmo

Baccalà croccante,
salsa di topinambur alla vaniglia and chips,
cremoso di papacella

Risotto con carciofo arrostito,
scampo affumicato al profumo di lime

Bottoni di broccoli e burrata
su guazzetto di frutti di mare allo zenzero

San Pietro con salsa di scarola,
crema di fagioli cannellini e aglio nero

Rollatina di pan panettone, mandarino, cioccolato fondente,
sorbetto di melograno e Pernod

ABBINAMENTO VINI:
Prosecco Brut Gorio · Magnum · Malibran
Verdicchio di Matelica · Magnum · 2015 Collestefano
Ribolla Gialla · Magnum · 2016 I Clivi
Greco di Tufo DOCG · Magnum · 2015 Bambinuto
Champagne Brut Reserve · Magnum · Hugues Godme

La serata avrà inizio alle ore 20,00
Costo: € 150 a persona incluso vini abbinati

Adatto ai bambini
Info line e prenotazioni :
Tel. 089.871183 – 3382760040

 

[Fonte] 

Angela Merolla

meroangela@libero.it

Cell. 320 861 98 20

 

I Grani antichi siciliani sposano i dolci della tradizione Napoletana.

Sabato 16 Dicembre alle ore 10:30 presso la chiesa di S. Giovanni a Carbonara, nell’omonima strada del centro storico di Napoli, verranno presentati i dolci della tradizione partenopea realizzati dalla pasticceria Il Capriccio di Raffaele Capparelli.

I dolci tipici natalizi: Susamiello, Roccocò, Struffoli e Raffiolo, saranno realizzati con i grani antichi siciliani dell’Azienda Molini Riggi di Caltanissetta.

San Giovanni a Carbonara

 

L’evento vedrà come ospite d’onore Amedeo Colella, storico della Napoletanità, che presenterà la mappa del centro storico di Napoli, dove erano situati i laboratori conventuali in cui venivano anticamente realizzati i dolci che poi sono entrati a far parte della tradizione dolciaria della città.

A Seguire Raffaele Capparelli illustrerà la metodologia di preparazione dei dolci natalizi con le tecniche adottate da oltre 100 anni dalla nota pasticceria il Capriccio.

L’incontro terminerà con una visita al complesso monumentale della Chiesa S. Giovanni a Carbonara, uno degli esempi più rappresentativi del gotico napoletano, con un excursus sulle sue origini e sul suo valore artistico e culturale

Per info e accrediti:

Renato Rocco

Cell: 3356555595

E-Mail: direzione@labuonatavola.org

Rosaria Castaldo

Cell: 335 41 19 36

E-Mail: erre.castaldo@gmail.com

 

Napoli Pizza Village & Friends Special Edition 

celebra il riconoscimento UNESCO 

 Il 14 dicembre pizza gratis per tutti in Piazza del Gesù a Napoli

 con centinaia di pizzaiuoli e amici per festeggiare il successo

Napoli 7 dicembre  2017 – La pizza in piazza, giovedì 14 Dicembre con Napoli Pizza Village per festeggiare l’Arte del pizzaiuolo napoletano riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.

Dalle 11 alle 15 in piazza Del Gesù a Napoli si festeggia la nomina della Commissione Unesco riunita in Corea del Sud assegnata nella notte del 6 dicembre con l’evento Napoli Pizza Village & Friends per l’Unesco – Special Edition, ideata e promossa da Napoli Pizza Village, con il Patrocinio del Comune di Napoli e della Fondazione Univerde.

Pizza gratis per tutti per celebrare e festeggiare con centinaia di pizzaioli, tutti coloro che hanno contribuito al successo e i forni della più celebre e grande manifestazione dedicata alla pizza napoletana.

Proprio dal Napoli Pizza Village è partito, infatti, nel 2014 il percorso per il riconoscimento di quest’arte grazie alla proposta fatta agli organizzatori da Alfonso Pecoraro Scanio per iniziare la raccolta delle firme che è proseguita in tutto il mondo, arrivando in tre anni ad un totale 2 milioni si sottoscrizioni.

“Quando Alfonso Pecoraro Scanio, proprio tra i tavoli del Napoli Pizza Village, annunciò l’avvio della petizione, abbiamo deciso di sostenere questa avventura, non immaginando che il percorso sarebbe stato così ricco di soddisfazioni – affermano Claudio Sebillo ed Alessandro Marinacci, ideatori ed organizzatori di Napoli Pizza Village – Siamo così orgogliosi di questa vittoria che speriamo di festeggiare con tutta Napoli lo storico risultato con un evento gratuito aperto a tutti dove protagonisti saranno ancora una volta i pizzaiuoli per i quali abbiamo ottenuto questo importante riconoscimento internazionale”.

I festeggiamenti cominciano già oggi, ma una cosa è certa, continueranno almento fino alla prossima edizione del Napoli Pizza Village, in programma dall’1 al 10 giugno 2018, sul Lungomare Caracciolo di Napoli.

[fonte: kűhne Press]

BEREBENE 2018

I migliori vini qualità/prezzo sotto i tredici euro premiati dal Gambero Rosso Napoli,

Palazzo Caracciolo, 24 novembre ore 19.00

Città del gusto Napoli Gambero Rosso celebra venerdì 24 novembre dalle ore 19.00, presso Palazzo Caracciolo – storica dimora ottocentesca sita in via Carbonara 112, Napoli – l’uscita della 28° edizione della guida BEREBENE 2018 con una serata speciale dedicata alla migliore produzione italiana che merita di essere scoperta. La guida BEREBENE del Gambero Rosso continua a premiare le etichette con prezzo al di sotto dei 13 euro ed il miglior rapporto qualità/prezzo d’Italia. Sono 773 le proposte segnalate quest’anno con l’obiettivo di divulgare la cultura di come sia sempre più facile reperire grandi vini a prezzi più che ragionevoli. La missione della guida è la divulgazione anche di piccole e piccolissime realtà che restituiscono il profilo di un’Italia enoica varia e interessante, tutta da degustare e conoscere. Oltre 50 le etichette in degustazione fra cui i premi speciali BEREBENE 2018 per una degustazione dedicata alla Italia da bere. L’ evento atteso prevede un Wine Tasting dedicato agli addetti ai lavori alle ore 18.00 mentre dalle ore 19.00 le porte di Palazzo Caracciolo accoglieranno il pubblico di appassionati. La selezione degli “ottimi vini, sotto i tredici euro” sarà abbinata a specialità culinarie, pensate in un percorso tra dolce e salato per soddisfare occhi e palato con alcuni protagonisti importanti, selezionati sul territorio regionale e non solo, testimoni di una cucina tipica del mangiar bene. Il Consorzio di tutela della Finocchiona IGP per la prima volta a Napoli, si farà portavoce di un’antica perla della gastronomia toscana la finocchiona IGP; un salume che vanta secoli di storia e tradizione, passione e dedizione artigiana. Prodotta con i migliori tagli selezionati, la finocchiona IGP potrà essere degustata in purezza e con abbinamenti innovativi. Tripparia, nuovo concept gastronomico ideato e supervisionato dallo chef Vincenzo Russo è il tempio della trippa, un altro ingrediente povero, legato alla tradizione partenopea. Per il pubblico di Berebene lo Chef Russo proporrà tipicità tradizionali della cucina napoletana. Il lievito madre, le farine semintegrali e tutta la fragranza della panetteria SoulCrumbs di Napoli saranno invece protagonisti di un interessante percorso multisensoriale fra pani, biscotti, freselle e tutti i prodotti di punta.

Città del gusto Napoli Interporto Campano di Nola – 80035 Nola (NA) Tel. 081 3119800 – email eventi.na@cittadelgusto.it

www.gamberorosso.it

Una novità per il territorio napoletano è “O’ Cuzzetiello” (pron. “Cuzztiell”). Un originale concept con uno dei cibi più gustosi e più amati dal popolo partenopeo, il cuzzetiello che esce dalle solide mura casalinghe e viene proposto nella variante “Street Food”…. Si mangia rigorosamente con le mani, dopo essere stato riempito con ciò che si desidera… e durante l’evento si degusteranno due varianti diverse e gustosissime. E per concludere la serata il dolce percorso con la più Alta Pasticceria Natalizia e non del Maestro Andrea Pansa dell’omonima pasticceria di Amalfi (SA) meta ormai consacrata di gourmet e appassionati provenienti da tutto il mondo alla ricerca dei grandi classici della tradizione amalfitana delizierà il pubblico dell’evento. Partner tecnico della serata è Leonardo, un punto di riferimento da quasi vent’anni nel settore della stampa digitale di altissima qualità. L’ampia gamma di materiali e supporti, unita ad uno sguardo costante rivolto al futuro, permette di rispondere efficacemente alle esigenze degli utenti. Le aziende aderenti ad oggi presentate ai banchi di assaggio curati dalla prestigiosa associazione della AIS Campania, garanzia di professionalità ed esperienza, sono le seguenti:

DONNA FUGATA TENUTA SCUOTTO LIBRANDI LE CANTINE DI FIGARO FERGHETTINA CANTINE TORA CASALE DEL GIGLIO PIOVENE PORTO GODI CASCINA FONTANA TORRE FAVARA AMARANO CANTINA DEL TABURNO D’AMBRA VINI D’ISCHIA FONTANAVECCHIA D’ANTICHE TERRE CANTINE ASTRONI SANT PAUL BASILISCO FILADORO LA PIETRA DI TOMMASONE CITRA SCLAVIA SALVATORE MARTUSCIELLO

Città del gusto Napoli Interporto Campano di Nola – 80035 Nola (NA) Tel. 081 3119800 – email eventi.na@cittadelgusto.it
ANTONIO CAGGIANO COLOMBAIO DI SANTA CHIARA NIFO SARRAPOCHIELLO TERRE STREGATE CANTINE FEDERICIANE MONTELEONE I FAVATI FONZONE CANTINE DEL NOTAIO

Berebene Venerdì 24 novembre, dalle ore 19.00. Napoli, Palazzo Caracciolo, via Carbonara 112 Prezzo del biglietto 25 € Prezzo Soci AIS e Wine Club 20.00 €

Per info. e prenotazioni:

Città del gusto Napoli

Tel. 0813119800/13 – 338.169.17.87

Email napoli@cittadelgusto.it – eventi.na@cittadelgusto.it

UN NUOVO APPUNTAMENTO CON PIZZA IN GIALLO AL TRIANON

VERRÀ CANTANDO IL SANGUE 

di Vittorio Del Tufo – Rogiosi Editore 

GIOVEDÌ 23 NOVEMBRE ORE 19:30 – PIZZERIA TRIANON DA CIRO – VIA PIETRO COLLETTA 44-46  NAPOLI

Napoli, 15 novembre 2017 .  Ancora un appuntamento con la cultura alla Pizzeria Trianon di Napoli. Giovedì 23 novembre, a partire dalle 19.30, nei locali della storica pizzeria di Via Pietro Colletta, avrà luogo il secondo appuntamento con Pizza in giallo – l’iniziativa nata in collaborazione con la casa editrice Rogiosi – durante il quale sarà presentato il libro di Vittorio del Tufo Verrà Cantando il Sangue. Ne parleranno con l’autore la giornalista Elena Scarici e l’editore Rosario Bianco. Al termine della presentazione, il pubblico potrà gustare una pizza e una bibita e portare a casa il libro: il tutto al prezzo simbolico di 10 euro.

La s.v. è invitata

Simonetta de Chiara Ruffo

Ufficio Stampa Pizzeria Trianon

Simonettadechiara@gmail.com – 3343195127

 

IL TRIANON

La pizzeria Trianon da Ciro prende il nome dal  famoso teatro,  in cui si  esibivano personaggi come Totò, Macario e Nino Taranto. Dopo lo spettacolo gli attori venivano tutti a gustare le pizze in quella che  non a caso è  considerata la pizzeria degli artisti. Il locale si sviluppa su tre piani, ognuno con il proprio forno , e nasce in un periodo storico a cavallo tra le due guerre mondiali; per sfamare il popolo, quindi,  viene creata la pizza “a ruota di carretta”, con circa 35 cm di diametro, in grado di soddisfare l’appetito di un’intera giornata. In carta oggi campeggiano, oltre alla pizza Margherita e Marinara, anche molte varianti: con fiordilatte,  con mozzarella di bufala campana dop, con filetto di pomodoro, con uova, con funghi, alla romana, con prosciutto e funghi, con panna, con salsiccia e friarielli, con salsiccia e funghi . E poi la Gran Trianon da otto gusti e che non è mai la stessa, perché fatta con i prodotti freschi di stagione. Tutti gli ingredienti sono a marchio Dop e provenienti dal territorio, fatta eccezione per i salumi. L’impasto ha una lievitazione di circa  ore.  Il Trianon oggi è anche a Salerno in piazza Flavio Gioia, e a Sorrento. Nelle sedi Trianon non esistono giorni di chiusura, le pizzerie sono sempre sempre aperte, a pranzo e a cena.

 

IL LIBRO

 

Napoli,1389. Un monaco alchimista, Mercurio, viene barbaramente assassinato dopo aver consegnato un’ampolla agli emissari di un potente e ignoto committente: è l’inizio di una catena di eventi che culminerà negli incredibili accadimenti del 17 agosto di quello stesso anno. Napoli,1986. Il corpo di uno scienziato milanese, Piergiorgio Sarubbi, viene trovato privo di vita tra le sterpaglie dell’ospedale Policlinico. Morte accidentale oppure omicidio? Il giovane cronista Andrea Moussanet, “aspirante abusivo” in un grande quotidiano del Sud, comincia a indagare quasi per caso, imbattendosi in una trama ricca di suspense. Qual è il filo rosso sangue che lega, a distanza di secoli, le due vicende?

 

L’AUTORE

Vittorio Del Tufo,  giornalista, vive e lavora a Napoli. Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1990. Già vincitore del “Premio Cronista” della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, si è aggiudicato, nel 2009, il premio “Cosimo Fanzago”, assegnato ogni anno a chi si adopera in favore della città. Capo cronista de Il Mattino dal 2008 al 2011, continua la sua opera nel maggior quotidiano del Meridione come componente dell’ufficio dei redattori capo. Da Verrà cantando il sangue, suo primo romanzo, pubblicato nel 2012, è stato tratto un corto premiato al Festival del Cinema di Venezia nel 2013. Nel 2015 Vittorio Del Tufo ha pubblicato, sempre per Rogiosi, Trentaremi. Storie di Napoli magica, con fotografie di Sergio Siano.

 

 

 

 

 

Una nuova era per l’Archivio Storico di Napoli

È uno dei locali più frequentati di Napoli, un progetto giovane con alle spalle una storia lunga più di duecento anni durante i quali napoletani e non, più o meno famosi, hanno occupato i tavoli e goduto della cucina borbonica. Per l’Archivio Storico, un posto di grande atmosfera i cui arredi rimandano alla storia di Napoli, in particolare al tempo dei Borbone, inizia una nuova era. Lo spiega Luca Iannuzzi, patron dell’Archivio, imprenditore che ha deciso di investire nella rinascita della cultura borbonica, prima con la realizzazione di questo premium bar e poi nella sua recente evoluzione in ristorante: “Veicolare questo genere di cultura attraverso il cibo – dice – è l’obiettivo che anima l’Archivio Storico dal 2013, anno della sua nascita”. “Napoli aveva bisogno di una location d’eccellenza, di prestigio, ma alla portata da tutti – continua -. Un posto che facesse sentire importante chi vi entra”. Un locale come l’Archivio Storico.

archivio storico- pietanze Archivio PIATTI 2°giorno - Ph.Paola Tufo (78) Archivio PIATTI 1°giorno - Ph.Paola Tufo (20)

L’atmosfera è quella da club tipica dei locali esclusivi delle capitali europee, la cucina tradizionale ma rivisitata in chiave contemporanea. Gli ingredienti utilizzati sono prodotti naturali; completamente banditi i semilavorati . Ogni mese viene proposto un “temporary dish” che resta in carta solo per 30 giorni. Le ricette dei monzù sono state attualizzate dallo chef Roberto Lepre sia nel processo produttivo di manipolazione degli ingredienti sia in ottemperanza alle attuali norme HACCP. Ad esempio gli “uermiculi aglio e uoglie” (ovvero gli “spaghetti aglio e olio), la cui ricetta fu descritta nel trattato “Cucina Teorico Pratica” di Ippolito Cavalcanti (1837), appellati anche come “Vermicelli alla Borbonica” perché furono il piatto d’eccellenza per l’utilizzo della forchetta a quattro rebbi inventata dal ciambellano di Ferdinando IV di Borbone per raccogliere e gustare la pasta “aglio e uoglie”, sono reinterpretati da Roberto Lepre come “Spaghetti aglio, olio e peperoncino, battuto di dentice al limone e clorofilla di prezzemolo a velo”. Ancora, i Polipetti alla Luciana, un piatto di origini antichissime, così chiamato perché una volta i polpi erano pescati dai pescatori del Borgo Marinari di Santa Lucia e cucinati seguendo un procedimento molto particolare (ovvero venivano tagliati a pezzi grossolani e cotti lentamente nel loro liquido in una casseruola di terracotta, senza mai aggiungere acqua né aprire il coperchio), nel menù dell’Archivio si trasformano in “Moscardini alla Luciana, cracker croccante del suo nero su spuma di ceci di Cicerale”. Tra le proposte del ristorante non potevano ovviamente mancare altri piatti cult della cucina napoletana, come la parmigiana, la genovese, il sartù, il soffritto… E, dulcis in fundo, il babà, protagonista indiscusso della pasticceria napoletana, oggi presentato ai “commensali” dell’Archivio Storico in una nuova versione – arricchita con crema alla vaniglia bourbon e amarena – che prende il nome di “Lazzarone” (così come veniva appellato il re Ferdinando IV).

Archivio Storico Via Alessandro Scarlatti 30, Napoli http://www.archiviostorico.com
Inizia davvero una nuova era per il locale vomerese. Prossimamente sarà aperta la caffetteria dell’Archivio Storico , dove si potranno acquistare e degustare sul posto i dolci dell’epoca borbonica. Dolci che sono già pronti per essere spediti in tutto il mondo: l’imprenditore Luca Iannuzzi ha già pronto il progetto di una filiera produttiva che consentirà ai piatti della cucina borbonica di valicare i confini campani e, perché no, italiani. Ma le novità non finiscono qui. A breve in altri quartieri della città apriranno i battenti “Estratti di trattoria Borbonica”, locali che proporranno solo piatti borbonici rivisitati.

Archivio Storico via Alessandro Scarlatti, 30 – Napoli

www.archiviostorico.com

FB: @archiviostoriconapoli

IG: Archivio Storico Napoli

Cucinì

un film di Ciro Fabbricino

Italia, 2017 – Documentario, 65’

 

PRIMA PROIEZIONE PUBBLICA

Mercoledì 15 novembre | ore 18,00

NAPOLI, Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore

Sala Sisto V | Piazza S. Gaetano, 316

Intervengono il regista, la crew e i protagonisti del film e inoltre, per la produzione, Giosuè Silvestro, Fiduciario Slow Food Napoli.

In chiusura dell’evento, i cuochi protagonisti del film proporranno in degustazione alcune loro ricette.

Per le esigenze del Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore, è necessario accredito entro lunedì 13 novembre all’indirizzo info@slowfoodcampania.it

Protagonisti

Mario Avallone, cuoco

Raffaele Cardillo, cuoco

Gena Iodice, cuoca

Giuseppe Maiorano, cuoco

Antonio Tubelli, cuoco

Maria Pia Fornaro, cuoca di casa

Renato Carpentieri, voce narrante

Antonio Casagrande, attore

Lello Ferraro, musicista

Giovanni Serritelli, storico

Sceneggiatura

Ciro Fabbricino, Giosuè Silvestro con letture tratte da Matilde Serao, Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani, Pablo Neruda, Benedetta Palmieri

 

Musiche

Tema sonoro originale scritto ed eseguito da Giorgio Rizzo

 

Crew

Flo Valoroso (operatore di ripresa), Giacomo Vitiello (fonico di presa diretta), Enzo Russo (elettricista), Antonio Petito (assistente set), Luca Fanelli (riprese aeree), Gigetto Dattolico (backstage), Ciro Fabbricino (direttore della fotografia)

 

Montaggio

Ciro Fabbricino, Flo Valoroso

Studi di registrazione

Nemesi Music Studio, Orangework studio

 

Credits

Il film è prodotto da Slow Food Napoli in collaborazione con Area Immagini & Racconti ed è realizzato con il contributo del Pastificio “G. di Martino”.

La pellicola gode del Patrocinio del Comune di Napoli.

La produzione ringrazia: Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore, La Neapolis Sotterrata, Di Virgilio arte presepiale, Antica forneria Molettieri, Mercato Ittico di Pozzuoli, Corbarì, Olio Pregio

 

Produttore esecutivo

Giosuè Silvestro (Slow Food Napoli)

 

Coordinamento

Emilia Lombardi

 

Comunicazione

Antonella Mignacca (Into The Food)

Massimo Fedele (Slow Food Campania)

Ufficio Stampa

Antonio Puzzi (Slow Food Campania)

info@slowfoodcampania.it | 347.5650976

Note di regia

Cucinì restituisce la misura di quanto nobile e profonda sia la storia del cibo a Napoli, compiendo un viaggio dentro i sapori, gli odori e i colori della tradizione gastronomica partenopea, attraverso lo sguardo di chi ha scelto di essere “un napoletano che cucina”. Al centro del racconto ci sono cinque cuochi napoletani che raccontano il proprio percorso umano e professionale, aprendo le porte della loro passione e memoria, prima ancora che delle loro cucine. Le loro emozioni e ricette sono accompagnate dalle ricerche storiche con cui si traccia un itinerario, attraverso i secoli, dell’arte culinaria napoletana.

Il regista

Ciro Fabbricino è napoletano, fotografo da sempre e poi videomaker, docente di tecniche di comunicazione audiovisiva in varie regioni italiane, ha all’attivo collaborazioni con numerose produzioni italiane sia in ambito televisivo sia in quello cinematografico.

VI Edizione- Open Art Awards.

Creativi di Domani premiano i Creativi di Oggi.

OPENART (istituto che da 18 anni svolge a Napoli, via Pessina 90 corsi di grafica pubblicitaria, web e comunicazione visiva), organizza la sesta edizione di  “OPENARTAWARD – PREMIO ALLA PUBBLICITA”, concorso internazionale riservato alle aziende che operano nel settore della comunicazione e del marketing.
Premio di altissimo livello; possiamo affermare, senza alcun timore di smentita, che OPENART AWARD è l’unico premio in Italia ad avere una valenza “istituzionale” in quanto è l’unico ad aver ottenuto i patrocini di enti quali: Commissione Europea, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Campania, Comune di Napoli, Camera di Commercio, ASSOCOM e UNICOM (le più importanti associazioni di categoria) ed insignita dalla  medaglia del Presidente della Repubblica.
Sono partner dell’edizione 2017: La Buona Tavola Magazine, NapoliFilmFestival, Artisti In Vetrina, cartiere FEDRIGONI, arti grafiche THERAPOINT, SecretStyle Magazine, Radio Punto Nuovo, Cinemaitaliano.info, IVO digital provider, Federazione Italiana Beach Soccer.
La giuria del concorso (unico premio del settore ad avere questa specificità) è costituita per intero da studenti dei corsi di grafica e comunicazione visiva dell’istituto OPENART!!! Questa caratteristica del premio crea un ponte concreto tra il mondo della formazione ed il mondo del lavoro dando così la possibilità nostri studenti di toccare con mano il lavoro dei professionisti e nel contempo consente a quest’ultimi di testare la propria creatività comunicativa su un campione molto particolare ed attento alle evoluzioni delle tendenze della grafica e della comunicazione, quale è, appunto, quello degli allievi dei corsi di grafica e comunicazione visiva.
Quest’anno la serata finale della manifestazione con la cerimonia di premiazione si svolge l’11 novembre presso le sale dell’institute Français “Grenoble” di Napoli. Sarà anche allestita una mostra con l’esposizione dei lavori finalisti del premio.
Presenterà la cerimonia di premiazione l’attrice Kiara Tomaselli.
I numeri di questa edizione:
Lavori in Concorso: 822
Agenzie partecipanti – 109 15 dall’estero, 28 sono quelle della nostra regione, 66 quelle provenienti dal resto d’Italia)
Brand rappresentati: 564
Queste sono invece le suddivisioni delle categorie a cui verranno assegnati i premi (3 per ogni categoria: 1°, 2° e 3° premio)
• logos
• print advertising
• outdoor
• social marketing
• no-profit
• integrated marketing communication
• web & multimedia
• packaging
• label
• direct marketing
• corporate video
• video adv
• motion graphics ads
Saranno inoltre assegnati una serie di premi “speciali” messi a disposizione dagli sponsor. Il nostro Magazine,  in qualità di sponsor dell’ evento, occupandosi della valorizzazione dell’enogastronomia e dei prodotti agroalimentari, ha coinvolto alcune delle eccellenze del territorio Campano per il Buffet di benvenuto agli ospiti. in particolare sono stati coinvolti: Caffè Amoy, Cuori di Sfogliatella, Latteria Sorrentina, Antica forneria Molettieri, Pizzeria 1000 Gourmet.

 

L’Archivio Storico riscopre la cucina borbonica
Il premium bar di via Scarlatti 30 inaugura le nuove cucine con un menù che ricorda i fasti dei borboni

Onde nasce il sapor delle vivande? “Chi sa l’indole, e la natura dell’uomo, con difficoltà, può definire onde nasce il sapor delle vivande. Tutto può accadere, e da tutto ciò può derivare, ma il più delle volte il sapor delle vivande nasce dalla facoltà naturale. Per intender questa, che io intendo verità, bisogna permettere che il corpo umano secondo sentimento e la struttura si avvicini a diverse sensazioni ed emozioni a capir che una vivanda sia eccellente per il suo gusto”.
“Il Cuoco Galante – Corrado ed. del 1793”

L’Archivio Storico, locale di via Scarlatti (zona Vomero) che dal 2013 caratterizza le serate dei napoletani abbinando ad ottimi vini e cocktail iniziative culturali ed eventi di spessore, non è più soltanto un premium bar ma diventa a tutti gli effetti un ristorante: nelle sue nuove cucine vengono preparati piatti raffinati recuperati dai ricettari dell’epoca dei Borbone – scritti dai Monzù (così un tempo venivano definiti i grandi cuochi provenienti da Parigi per rendere gourmet la cucina popolare partenopea) – e che oggi vengono preparati – e reinterpretati – dallo chef Roberto Lepre coadiuvato da una brigata d’eccezione.
Un esempio è la Parmigiana di melanzane, la cui prima testimonianza storica è contenuta nel “Cuoco Galante” (1733) di Vincenzo Corrado (cuoco al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700) – che secondo il ricettario veniva preparata con le melanzane o le zucchine fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro, e infine ripassate in forno – nelle cucine dell’Archivio si trasforma in “Melanzane alla parmigiana in vasocottura”.
Il Gattò, sformato di patate che fu introdotto nel Regno delle Due Sicilie grazie ai cuochi francesi chiamati nel Reame di Napoli dalla regina Maria Carolina in occasione delle proprie nozze (1768), diventa “Aria di patata al pepe sichuan, fonduta di Provolone del Monaco, croccante di salame e briciole di pane raffermo”. I “uermiculi aglio e uoglie” (ovvero gli “spaghetti aglio e olio), la cui ricetta fu descritta nel trattato “Cucina Teorico Pratica” di Ippolito Cavalcanti (1837), appellati anche come “Vermicelli alla Borbonica” perché furono il piatto d’eccellenza per l’utilizzo della forchetta a quattro rebbi inventata dal ciambellano di Ferdinando IV di Borbone per raccogliere e gustare la pasta “aglio e uoglie”, sono reinterpretati da Roberto Lepre come “Spaghetti aglio, olio e peperoncino, battuto di dentice al limone e clorofilla di prezzemolo a velo”. Ancora, i Polipetti alla Luciana, un piatto di origini antichissime, così chiamato perché una volta i polpi erano pescati dai pescatori del Borgo Marinari di Santa Lucia e cucinati seguendo un procedimento molto particolare (ovvero venivano tagliati a pezzi grossolani e cotti lentamente nel loro liquido in una
Archivio Storico Via Alessandro Scarlatti 30, Napoli http://www.archiviostorico.com
casseruola di terracotta, senza mai aggiungere acqua né aprire il coperchio), nel menù dell’Archivio si trasformano in “Moscardini alla Luciana, cracker croccante del suo nero su spuma di ceci di Cicerale”.
Tra le proposte del ristorante non potevano ovviamente mancare altri piatti cult della cucina napoletana, come la genovese, il sartù, il soffritto e tanti altri.
Un viaggio nella storia della cucina napoletana in cui il babà è protagonista indiscusso: il dolce che – non tutti sanno – affonda le sue radici in Polonia (il “babka ponczowa” era un dessert a lievitazione naturale), poi importato in Francia dallo zar polacco Stanislao Lesczynski lì in esilio – fu reinterpretato dai pasticceri parigini ed oggi presentato ai “commensali” dell’Archivio Storico in una nuova versione – arricchita con crema alla vaniglia bourbon e amarena – che prende il nome di “Lazzarone” (così come veniva appellato il re Ferdinando IV).

babà lazzarone

babà lazzarone

“L’Archivio Storico è un omaggio alla gloria della Napoli che fu – spiega Luca Iannuzzi, patron dell’Archivio Storico e Cavaliere di Merito del Sacro Militare ordine costantiniano di San Giorgio di Napoli -. Le cinque sale principali sono dedicate ai cinque Re delle Due Sicilie (Carlo, Ferdinando, Francesco I, Ferdinando II e Francesco II) e alle rispettive Regine. Ci sono immagini che rappresentano i momenti salienti della vita del Regno e una serie di ‘punti di vista’ (culturali, storici, antropologici e ora anche gastronomici) omessi dalla storiografia negli ultimi 150 anni”.

Hashtag ufficiali: #archivistorico #lazzarone
Archivio Storico via Alessandro Scarlatti, 30 – Napoli
www.archiviostorico.com FB: @archiviostoriconapoli IG: Archivio Storico Napoli

5 Novembre ore 20:00 – Apre le porte del gusto 1000 Gourmet.

1000 Gourmet- Logo

Domenica 5 Novembre 2017 ore 20 a Via S. Pasquale 51, Napoli, apre la Pizzeria 1000 Gourmet.
La pizzeria, che prende il posto di uno dei più celebri locali della movida partenopea “La Scalinaletella”, si caratterizza per una proposta di grande qualità sia per la tipologia di pizze proposte che per l’eleganza e la raffinatezza del servizio.
Boiserie, specchi ed elementi cromati fanno da cornice ai 70 posti interni,30 invece i posti previsti in esterno sotto confortevoli gazebi che potranno accogliere l’area fumatori.
Le pizze sono tutte realizzate con farine non raffinate di tipo 2 e con l’utilizzo di ingredienti per la farcitura che rappresentano il meglio della produzione artigianale campana, per lo più D.O.P. e dei Presidi Slow Food.
Una chicca è rappresentata dagli impasti alle noci, al limone, al cacao.
Particolare attenzione è stata dedicata ai celiaci e pertanto si possono scegliere pizze ,dolci e finanche birre rigorosamente gluten free.
Ad accompagnare la proposta della pizzeria le fritture classiche napoletane, i taglieri con varie tipologie di formaggio ovino, caprino e vaccino.
Ampia la proposta di birre, sia alla spina che in bottiglia, tutte rigorosamente artigianali campane o di Presidio Slow Food.
Così come ampia e sempre centrata sulla Campania la cantina con tutte le tipologie di vitigno rappresentate da quelle dei Campi Flegrei e del Vesuvio,  a quelle del Beneventano e dell’ Avellinese per finire alla Costa d’Amalfi e al Cilento.
“Abbiamo voluto realizzare un posto elegante nel salotto della città con una proposta enogastronomia che rappresentasse il meglio della nostra regione” affermano i due giovani imprenditori dell’iniziativa Vittorio Ferraro e Michele Imparato.

in ordine da sinistra: Michele imparato, Giuseppe Maglione, Vittorio Ferraro

in ordine da sinistra: Michele imparato, Giuseppe Maglione, Vittorio Ferraro

A capo del progetto Giuseppe Maglione chef-pizzaiolo patron del ristorante Daniele Gourmet ad Avellino, le cui origini familiari affondano le radici nel centro storico di Napoli con la bisnonna e la nonna che proponevano le pizze fritte da asporto.
Per Giuseppe Maglione è :”un orgoglio ritornare a Napoli dove la storia della mia famiglia ha avuto inizio, proponendo uno stile di pizza che sia rispettoso del territorio ,ma che vada incontro anche ai nuovi gusti e alle nuove esigenze del consumatore che chiede maggiore digeribilità ed attenzione all’uso di ingredienti salubri senza conservanti.”

Sito: www.1000gourmet.it
Fb: @1000gourmet

38 chef campani nominati “Disceples d’Auguste Escoffier”
La Campania si attesta come la Regione con il maggior numero di Discepoli di Escoffier in Italia

 

Non solo stelle, cappelli , forchette, e chi più ne ha più ne metta: i riconoscimenti per gli chef non sono esclusivamente legati alle guide… Ne esiste uno in particolare, ovvero quello rappresentato dalla Fascia dell’Ordine di Auguste Escoffier, che è una delle massime onorificenze cui ambiscono i professionisti del settore enogastronomico.
Il 24 ottobre sono stati ammessi nella prestigiosa istituzione ben 38 nuovi discepoli di Escoffier fra chef di cucina, ristoratori, pasticceri, e docenti di Istituti Alberghieri provenienti da tutta la Campania.

La cerimonia di intronizzazione si è svolta nelle sontuose sale del Castello di Limatola (Benevento) seguita da una raffinata cena, i cui piatti sono stati egregiamente eseguiti dallo chef resident della struttura, Giuseppe Spina, e dallo chef pasticcere Federico Sorrentino.

Per l’ammissione dei nuovi iscritti all’ “Ordre International des Disceples d’Auguste Escoffier” sono state vagliate esclusivamente candidature di alto profilo, di cuochi che vantano nel proprio curriculum professionale importanti successi o affermazioni in note competizioni di cucina.

I nuovi discepoli hanno giurato “di trasmettere, servire e onorare la cucina, la sua cultura e la sua continua evoluzione”. Tale riconoscimento valorizza la competenza dei qualificati professionisti cui viene riconosciuto, e rappresenta un’efficace opportunità di promozione della loro immagine. Ecco i nomi dei nuovi Discepoli nominati alla presenza del Segretario Generale Internazionale Bernard Louis Januet: Salvatore Abbruzzese; Luigi Barone; Donatella Bova; Alfonso Caccavale; Ciro Campanile; Eduardo   Cavallo; Alfonso Celio; Giovanni Cirelli; Andrea Contaldo; Davide Corsini; Antonio De Angelis; Salvatore De Rinaldi; Vincenzo De Rosa; Simone De Stefano; Antonio Della Valle; Giuliano Di Lauro; Clemente Gaeta; Linda Gallifuoco; Raffaella Gallifuoco; Raffaele Guarracino; Gena Iodice; Ciro Maiorano ; Armando Manzo; Giovanni Marino; Gennaro Mastantuoni; Pasquale Masullo; Giovanni Morra; Carmela Polito; Antimo Puca; Andrea Ruocco; Maria Antonietta Santoro; Mattia Sarnataro; Giancarlo Siena ; Domenico Tesone; Alessandro Turtoro; Antonio Venturoli; Giuseppe Zaccaria; Bruno Stippe.

auguste escoffier

Sono tre, infine, i nuovi  “Amici di Escoffier”: la proprietaria dell’incantevole struttura che ha ospitato l’evento, Pina Martone; Emilio Giugliano,  gestore dell’antico ristorante “Mimì alla ferrovia”;  e la project manager di Napoliprogress nonché esperta di enogastronomia (è suo il progetto della scuola di cucina “Mise en place”) Romina Sodano, che ha fatto anche gli onori di casa e presentato la consegna degli importanti riconoscimenti.

Hanno contribuito all’organizzazione dell’evento: il Panificio “Dolce Pane” di Sant’Anastasia (NA); l’industria carni “Gargiulo”; la “Porchetta D’Alterio” di Ariccia; i prodotti di “Carmeniello U Mozzarellaro” di Brezza (CE); “Pastantica” di Antonio Prevete di Cimitile (NA);  l’inconfondibile Nucillo artigianale “’E Curti” di Sant’Anastasia; i Confetti e il Cioccolato “Papa”; la Pasticceria e Cioccolateria “Capriccio” (che ha offerto la bellissima torta recante il volto di Auguste Escoffier); l’agenzia di comunicazione Napoliprogress; e l’azienda “Goeldlin” che da sempre veste gli chef più blasonati. I vini serviti dai sommelier di rappresentanza della FISAR (delegazione Napoli e Comuni Vesuviani condotta da Anita Mercogliano) durante la cena sono: la Falanghina spumantizzata “Bomba d’Amore” dell’azienda vinicola Annarumma di Boscoreale; i vini del marchio di controllo Du Pont de Nemours Italiana S.r.l. “Falerno del Massico”, “IGT Campania Rosso – Serena”,  “IGT Roccamonfina Rosso – Fiona”; i vini  “Greco di Tufo” e “Taurasi” dell’azienda Calafè (rappresentata nell’ambito dell’evento dall’enologa Anna Russo).

Il vertice campano dell’Ordine Internazionale dei Discepoli di Auguste Escoffier, nelle persone del presidente Nicola Di Filippo e del segretario del sodalizio Felice Franzese, si dichiara soddisfatto per l’importante risultato raggiunto: nonostante la “corsa” alle guide e ai programmi televisivi stia prendendo il sopravvento negli ultimi anni, il fatto che così tanti chef siano stati nominati Discepoli di Escoffier lascia presagire che l’attenzione alla buona cucina rimane comunque alta, soprattutto in Campania, regione che si attesta come la più feconda di Discepoli.

Notizie trasmesse dall”Ufficio Stampa di ” Napoliprogress

 

 

COMUNICATO STAMPA

Conferenza stampa di presentazione Campionato Nazionale Pizza D.O.C

Venerdì 20 ottobre si presenterà la quarta edizione del Campionato Nazionale Pizza DOC. A partire dalle 11:00 presso la sala giunta del comune di San Valentino Torio, evento organizzato da “E20in – Eventi e Comunicazione” e da “Giaccoli – Consulenza aziendale e marketing”.

La rassegna si terrà lunedì 23 e martedì 24 ottobre presso l’Arena Macchè di San Valentino Torio (SA). Direttore tecnico del progetto sarà Angioletto Tramontano, maestro pizzaiolo della pizzeria “O’Sarracino”. Oltre 300 pizzaioli italiani iscritti al Campionato, ma non mancano concorrenti provenienti dal resto d’Europa e dall’America. L’evento è patrocinato dal Comune San Valentino Torio (SA) – Giovani Imprenditori Salerno Regione Campania.
Ospiti della kermesse saranno personalità di spicco del mondo pizza, come: “Le Centenarie”, rappresentati da don Antonio Starita, Alessandro Condurro della pizzeria “Da Michele”, Grasso, di Napoli, Luciano Sorbillo, Teresa Iorio, Attilio Albachiara, Luigi e Vincenzo Capuano, Sergio Miccù Presidente dell’ APN, Alfredo Folliero, Pasqualino Rossi,Diego Viola, Fabio Cristiano e tanti altri maestri pizzaioli d’eccezione oltre a food blogger e tanti altri ospiti del mondo pizza.
Sono previsti circa 300 pizzaioli provenienti da tutta Italia (con inoltre una rappresentanza dall’estero – Polonia, Ucraina, Stati Uniti). La quarta edizione del Campionato Nazionale Pizza DOC avrà una giuria nascosta. Per evitare di influenzare le votazioni, i giudici non vedranno chi elabora il prodotto prima di aver votato la pizza. Saranno gli allievi dell’IPSAR “Domenico Rea” di Nocera Inf.re (SA) a consegnare la pizza al tavolo dei giudici. Per tutte la competizioni, tranne la gara di abilità pizza più larga, il concorrente utilizzerà i propri prodotti, il proprio impasto. Al via del direttore di gara, il pizzaiolo avrà a disposizione 5 minuti per preparare la sua pizza, dopodiché essa verrà mostrata alla giuria da nostri collaboratori. I giudici assegneranno un punteggio da 50 a 95, basando la loro valutazione su tre principi: Gusto, Cottura, Presentazione:
Saranno ben 12 le categorie a disposizione dei concorrenti, i quali potranno scegliere anche la tipologia di forni e le attrezzature, con le quali poter gareggiare: Pizza Margherita DOC; Pizza Classica, ovvero la pizza specialità del concorrente con cui si valuterà l’innovazione nell’impasto e negli ingredienti, pizza con prodotti tipici reperibili in un determinato periodo dell’anno; Pizza in pala; Pizza senza Glutine; Pizza più larga; Free style; Pizza Romana; Pizza Fritta; Categoria Juniores, riservata ai ragazzi dai 14 ai 20 anni; Categoria Associazioni; Pizza a “DUE”.
A tutti i partecipanti sarà conferito un attestato di partecipazione ed un kit di partecipazione, con prodotti tipici e gadgets. Ai vincitori di ogni singola categoria sarà garantito un premi, una coppa ed una medaglia. Per i pizzaioli provenienti dall’estero è riservato il trofeo “Nuceria Pizza International”.

Per maggiori informazioni:

www.facebook.com/campionatopizzadoc

www.campionatonazionalepizzadoc.it

Contatti: 081.5141416 – 339.5688563

ufficiostampa@campionatonazionalepizzadoc.it

info@giaccoli.it

“LA PSICOLOGIA DEL CONSUMO PER LE AZIENDE ENOGASTRONOMICHE”

Workshop di approfondimento- Come capire i clienti acquisiti e potenziali?

25 settembre, Eccellenze Campane, via Brin 69, Napoli

                                                 

Tra i quesiti ai quali si risponderà durante il workshop: 

Come acquista, ma soprattutto, come sceglie il consumatore? Tra i quesiti ai quali si risponderà durante  “La psicologia del consumo per le aziende enogastronomiche”, ideato da Lorella di Porzio, Delegata de Le Donne del Vino della Campania, in programma il 25 settembre (dalle 16.00 alle 20:00) ad Eccellenze Campane, in via Brin 69, Napoli.

Un argomento attualissimo che coinvolge, non solo, enoteche, ristoranti e luoghi gourmet, ma in modo specifico anche addetti ai lavori come i sommelier. Un momento di confronto, utile anche a testare nuove idee imprenditoriali, nel settore enogastronomico.                                                                                           

L’obiettivo del workshop, che parte dal presupposto che l’enogastronomia italiana sta raggiungendo livelli di specializzazione e di eccellenza sempre più alti, è fornire a chi opera nel settore, tutti gli strumenti utili per essere sempre più competitivi.

In questo scenario, solo chi riesce a capire cosa vuole davvero il consumatore e ad intercettare i suoi reali bisogni, può sperare di raggiungere il successo ed emergere nel’ arena competitiva.
Nel corso del seminario si risponderà a questi quesiti, focalizzando l’attenzione su come soddisfare i desideri e i bisogni del cliente, ancora prima che questi si manifestino, in modo da avere clientela sempre soddisfatta, e quindi, fedele.

A tal proposito Lorella Di Porzio dichiara- “L’enogastronomia è un caposaldo della nostra cultura, un elemento trainante della nostra economia nazionale ed un settore in forte espansione. Proprio per l’importanza che essa sta sempre più acquisendo, nasce l’esigenza di saper promuovere e valorizzare l’attività delle aziende che operano in questo settore.

Oggi, più che mai, è importante per le aziende del comparto eno-gastronomico definire una propria strategia di marketing, utilizzando tutti i canali della comunicazione, per avere la visibilità necessaria e raggiungere i potenziali clienti.”

La direzione del seminario è affidata alla Dott.ssa Carla Cavallo, ricercatrice di Economia Agraria all’Università Federico II di Napoli, esperta in marketing agroalimentare e comportamento del consumatorelaureata all’Università di Wageningen, in Olanda (la prima università al mondo come importanza nel settore agroalimentare, come attesta la nota classifica National Taiwan Ranking).

“Il vero giudice che determina il successo del mercato – precisa la Cavallo –  è il consumatore, quindi risulta prioritario conoscere il suo punto di vista e non rincorrere spasmodicamente le mode o agognare ad una perfezione tecnica dell’offerta, trascurando il punto di vista di chi è fruitore di un prodotto”.

Programma Workshop

Introduzione marketing e domanda del consumatore

  • Posizionamento e marketing
  • La domanda per i prodotti agro-alimentari

Comportamento del consumatore

  • Il processo di percezione
  • Il processo di scelta
  • Aspettative vs. soddisfazione

Segmentazione dei consumatori: Posizionamento e Differenziazione

  • Il mercato di riferimento
  • Come individuare i segmenti di consumatori
  • Come indirizzare promozioni dettagliate

 

Ore 18,00 Coffee Break

 

Ruolo del contesto di vendita nelle decisioni (marketing sensoriale)

Etichette e elementi visivi

Altri elementi (uditivi, olfattivi, ecc.)

Disposizione del punto vendita e assortimento

Posizionamento dei prodotti e strategie di prezzo

Definire il prodotto (Attributi dei prodotti: di ricerca, di esperienza e di credenza)
Definire la distribuzione

Definire il prezzo

Definire la promozione

Il marketing in pratica

Il marketing dei prodotti agro-alimentari

 

Per partecipare è necessario prenotare il biglietto su www.eventbrite.it

alla voce ‘Psicologia del Consumo’
Per info: campania@ledonnedelvino.com,

FB: Le Donne del Vino della Campania,

Instagram: Donne del Vino Campania @DDVCampania,

Segreteria Organizzativa Donne del Vino Campania: Roberta Raja, tel. 3898570397

DEGUSTAZIONI, GASTRONOMIA, MUSICA E WINE TOUR.

PROTAGONISTA UNA DELLE DENOMINAZIONI PIÙ’ RAPPRESENTATIVE D’ITALIA,

IL GRECO DI TUFO DOP 

TUFO (AVELLINO) – Nel cuore dell’areale del Greco di Tufo, il grande vino bianco irpino diviene protagonista assoluto di uno degli eventi più attesi in Campania: da giovedì 7 a domenica 10 settembre il centro storico di Tufo, in provincia di Avellino, celebrerà la sua denominazione Greco di Tufo D.O.P. , tra le più rappresentative a livello nazionale e tra le più apprezzate sui mercati internazionali, in occasione della 33esima edizione del Tufo Greco Festival.

L’evento, promosso dal Comune di Tufo e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POC 2014-2020 (linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”), si svilupperà in quattro giorni di degustazioni, laboratori, musica, spettacoli, visite in cantina, tour teatralizzati, storytelling e wine trekking: un evento culturale a tutto tondo dove territorio, storia, tradizione ed eccellenze enogastronomiche creeranno la sinergia perfetta per raccontare il fascino dell’entroterra campano.

Il motore della rassegna sarà un vero e proprio “sistema dell’areale del Greco di Tufo”, costituito dall’eccellenza vitivinicola in sé ma anche dal patrimonio ambientale ed aziendale: le cantine che hanno costruito l’economia del territorio ed i siti di interesse storico-culturale divenuti simbolo del suggestivo paese irpino. Gli attori principali saranno le aziende appartenenti al Consorzio Terre di Tufo, custodi di alcune delle più affascinanti vigne della verde Irpinia: Cantine dell’Angelo, Cantine Di Marzo, Distilleria Carpenito, Cennerazzo, Colline del Sole, D’Aione, Le Otto Terre, Monte Gloria, Tenuta Russo Bruno, Torricino, a cui si aggiunge per l’occasione l’azienda Sanpaolo. Ricco ed articolato il programma dei 4 giorni: si inizia giovedì 7 settembre presso il Castello Longobardo, con il convegno inaugurale sulle “Prospettive di sviluppo dell’enoturismo nel territorio del Greco di Tufo”, al quale seguirà una degustazione delle etichette più rappresentative delle cantine partecipanti. Si entrerà nel vivo della rassegna con appuntamenti diurni che scandiranno tutte le giornate della manifestazione. Enoappassionati provenienti da tutta la Campania saranno coinvolti in suggestivi tour di wine trekking curati dalla sezione di Avellino del CAI (Club Alpino Italiano), visite presso le aziende vitivinicole del Consorzio Terre di Tufo e, ancora, storytelling tra le eccellenze del luogo, con visite guidate e teatro itinerante lungo le vie del centro storico ed iniziative per i più piccoli. Non mancheranno approfondimenti per gli operatori e gli opinion leader del settore vitivinicolo: tasting professionali e degustazioni guidate destinate ai cultori della denominazione Greco di Tufo DOP, curati da autorevoli giornalisti enogastronomici con il supporto tecnico dei sommelier dell’AIS Campania (Associazione Italiana Sommelier): sabato 9 settembre alle ore 18 in programma il laboratorio guidato da Paolo De Cristofaro, mentre domenica 10 settembre, sempre alle ore 18 presso il Castello Longobardo, sarà la volta di Luciano Pignataro. Spazio inoltre allo spettacolo e alla musica della tradizione d’autore, sotto la direzione artistica di Roberto D’Agnese, esperto di arti popolari irpine e campane. Durante gli appuntamenti serali, infatti, Piazza Umberto I e l’Anfiteatro della Villa Comunale diverranno palcoscenici ideali sui quali si avvicenderanno alcuni dei gruppi più rappresentativi del panorama folk campano: Baccanali’s, Sancto Ianne, Gli Stornellatori, Luca Rossi, Voci del Sud, I Vico. Un cast artistico di pregio, che vuole suggellare il legame che la manifestazione ha da sempre avuto con le melodie della tradizione, specchio di un territorio e del suo incanto, a cui si aggiunge il teatro itinerante della compagnia teatrale Clan H e gli One Man Band.

Il programma completo con le modalità per prenotazioni e informazioni su www.tufogrecofestival.it e sulle pagine e i profili Facebook, Instagram e Twitter dell’evento.

Per Ulteriori informazioni.

www.tufogrecofestival.it

info@tufogrecofestival.it

Facebook: @tufogrecofestival

Instagram: Tufo Greco Festival

Twitter: Tufo_Festival

Tel. 347.9904955

 

Il 30 agosto apre a Napoli, in zona Fuorigrotta,  “Mr Panuozzo”, un nuovo punto di riferimento per i buongustai napoletani e non. Il locale è gestito da Salvatore Di Napoli, veterano della ristorazione (da oltre 30 anni è “con le mani in pasta”) e da suo figlio Daniele. Grazie alla loro abilità si potranno gustare panuozzi, panozzetti (lunghi 25 cm, la metà del panuozzo classico, destinati al consumo per una sola persona) e panini fragranti e soffici, mai  pesanti (perché l’impasto viene ben lievitato ed idratato, come vuole la tradizione gragnanese), farciti con prodotti di altissima qualità, nominati e assemblati in modo tale da celebrare la cultura, le tradizioni, il folklore napoletano (c’è, ad esempio, il panino intitolato ad Eduardo De Filippo, quello dedicato a Pino Daniele, a Vincenzo Salemme, a Biagio Izzo, a Pulcinella, a Massimo Troisi). Il tutto “condito” da un servizio di sala accogliente, divertente, “poco  convenzionale” e gratuito! Il personale “urla” le ordinazioni in cucina, parla napoletano, si esibisce in divertenti sketch e parodie, e in alcune sere ci scappa anche uno “spettacolino”… Magari qualche intervento di Carmine Migliaccio, giovane youtuber e rapper giuglianese, meglio conosciuto come “Carolina”, che attraverso la sua ironia e il suo talento analizza la società moderna realizzando divertenti video che gli hanno fatto guadagnare centinaia di migliaia di follower sui social.

Anche i nomi di alcuni panuozzi fanno ridere, come “Il Porcellino” (il classico panuozzo con porchetta, provola e patatine) o “Il Ricottaro” (con ricotta, pepe, porchetta e provola).

1 PANINO CARULINA, IL PANINO PREFERITO DI CARMINE MIGLIACCIO, DOPPIO HAMBURGER 150GR DELLA CASA, PROSCIUTTO COTTO, SOTTILETTA E PATATINE FRITTE.

Il panuozzo
Nato a Gragnano, il panuozzo è una delle eccellenze gastronomiche “made in Campania” più particolari. Si tratta di un panino realizzato con la pasta della pizza e preparato al forno in due fasi: dopo una prima cottura viene tagliato, farcito e nuovamente infornato, per ottenere un prodotto morbido e fragrante. Ideale per un pasto veloce ed economico, ad esempio una pausa dal lavoro, una merenda o una cena informale.
A Napoli lo si può gustare da Mr Panuozzo, moderna insegna che lo propone in quaranta versioni (che diventano centinaia se si considera che i diversi ingredienti possono essere assemblati a piacimento), tutte accomunate dai sapori veraci e dall’utilizzo di prodotti artigianali italiani (campani soprattutto).

Mr Panuozzo – Don Salvatore 1968
Il brand è stato lanciato il 18 marzo 2015 con l’apertura del primo punto vendita in via Cavalleggeri d’Aosta, al civico 44. Il 30 agosto sarà festeggiata l’apertura del nuovo punto vendita al civico 44 di via Filippo Illuminato (in zona Fuorigrotta): un sogno per Don Salvatore che – innamorato della terra che dal 1968 lo ha visto nascere, crescere a maturare – ha voluto creare uno spazio che la ricordasse in toto.
Abbiamo messo su un concept che esalta la napoletanità in tutte le sue forme“, spiega il figlio Daniele.
Il nuovo locale avrà circa 40 posti a sedere.
Fra i panuozzi best seller della “casa” il “Mr Chianina” (con hamburger di chianina 180 gr, provola e patatine) e il “Mr Black” (con hamburger di maialino nero 180 gr, provola e patatine). Tra le tante proposte c’è anche il panuozzo vegetariano farcito con melanzane, provola e friarielli. Ad affiancarlo ricette interessanti e audaci come il “Mr Mammàpanuozzo Mr Mammà

con parmigiana, provola e polpette. Le carni utilizzate (porchetta, salsicce, pollo, hamburger fatti in casa con carni di chianina, scottona, maialino nero casertano, etc.) per comporre panuozzi e panini sono tutte certificate. Le polpette sono preparate dalla nonna di Daniele (ovvero la mamma di Don Salvatore) secondo un’antica ricetta che viene tramandata da generazioni e che custodisce gelosamente. La parmigiana al ragù, proposta tra i contorni oppure come “sfizio”, è invece preparata – sempre come vuole la tradizione napoletana – dalla mamma di Daniele e, quindi, moglie di don Salvatore, il quale – tra l’altro – è anche pasticcere, quindi delizia i suoi clienti con dolci sempre nuovi (non mancano mai cheese cake e profitteroles, i suoi preferiti).

 

Hashtag ufficiali: #donsalvatore #mrpanuozzo

 

Mr Panuozzo Pub
via Filippo Illuminato, 42 – 44
Napoli (zona Fuorigrotta)
Tel. 0810361462
Pagina Facebook e profilo Instagram: Mr Panuozzo Pub

 

Sfogliatelle, Sfogliacampanelle e Babà a portata di click

E’ online www.sfogliacampanella.it, il primo e-commerce di sfogliatelle, sfogliacampanelle e babà

La Sfogliacampanella, il dolce due in uno (una sfogliatella con il cuore di babà) ideato da Vincenzo Ferrieri, patron della pasticceria Sfogliatelab, leccornia tanto apprezzata dai napoletani e dai turisti che la degustano presso l’omonimo store di San Biagio dei Librai o presso la storica pasticceria di piazza Garibaldi (Napoli), è diventata anche il nome del dominio del primo e-commerce di sole sfogliatelle e babà lanciato in Italia. Su www.sfogliacampanella.it sono acquistabili le sfogliacampanelle in tutti i gusti, il classico babà napoletano, le sfogliatelle dolci (disponibili in 11 gusti: frutti di bosco, mandorla, bacio, ricotta e pere,  limoncello, pistacchio, albicocca, arancia, nocciola, oreo e, ovviamente, quella classica), e le sfogliatelle salate (disponibili in 7 varianti: provola e melanzane, provola e peperoni, provola e zucchine, ricotta e salame, salsicce e friarielli, scarola e provola, soffritto). Il servizio è garantito nei giorni lavorativi. Le consegne avvengono in 24 ore. Gli ordini avviati nel fine settimana vengono smistati il lunedì successivo.

La Sfogliacampanella

Non è una sfogliatella, non è un babà, né tanto meno un dolce alla ricotta. Una ricetta rimasta per quasi un secolo nella memoria di una storica famiglia di pasticceri partenopei, i Ferrieri, torna a vivere. La sintesi della tradizione pasticcera del capoluogo campano si chiama “Sfogliacampanella”, un dolce che non finisce mai di stupire con i suoi tre strati di gusto: presenta all’esterno la sfogliata a pasta riccia e dentro, avvolto in un cuore di cioccolato e in una raffinata mousse a base di ricotta, il babà in versione mignon. Sembra facile ma non lo è. Il segreto è nella crema di ricotta miscelata. Un dolce che invita chi lo assaggia a prendersi del tempo, obbliga i golosi a concedersi diversi momenti di piacere assaporando la tradizione che lo accompagna e – magari – cercando di indovinare la sua antica e preziosa ricetta.

sfogliacampanella cocco

 

Se oggi questo dolce speciale, con oltre 100 anni di storia alle spalle, è tornato finalmente in commercio lo si deve solo a Vincenzo Ferrieri, titolare del marchio SfogliateLab, esponente di una famiglia di maestri pasticcieri.

 
Da ragazzo ho sempre avuto la passione per la pasticceria creativa  – spiega Vincenzo Ferrieri – .  Con la Sfogliacampanella vogliamo ricalcare la tradizione culinaria della sfogliatella e dare avvio a un nuovo rito del piacere, portandolo in giro partendo ovviamente da Napoli”.

 

sfogliacampanella fragola

La Sfogliacampanella è oggi degustabile in 13 diverse declinazioni: classica, al caffè, al croccantino, al panettone, al pistacchio, all’arancia, al cioccolato bianco, al gusto bacio, e nelle versioni estive al limone, alla pesca, ai frutti di bosco, al cocco e alla fragola. Ed, infine, un “must eat” dell’estate 2017 è la sfogliacampanella – gelato disponibile in diversi gusti (la farcitura di ricotta è sostituita con un buonissimo gelato artigianale)

 

 

 

50 TOP PIZZA VIAGGIA VERSO LA FINALISSIMA DEL 20 LUGLIO 

LA GUIDA ON LINE RIDISEGNA LA MAPPA DELLA PIZZA ITALIANA 

LA CAMPANIA CONFERMA LA SUA LEADERSHIP MA ALLE SUE SPALLE TANTE SORPRESE. LOMBARDIA E TRENTINO ALTO ADIGE AI VERTICI DELLE CLASSIFICHE REGIONALI

 

Prosegue il conto alla rovescia verso il 20 luglio, giorno in cui, negli splendidi scenari di Castel dell’Ovo, verranno svelate le migliori pizzerie dello Stivale secondo 50 Top Pizza, la prima guida on line interamente dedicata al prodotto più iconico del Bel Paese. Una classifica stilata in forma anonima da ben 100 ispettori che hanno visitato migliaia di locali, valutandoli sulla base della qualità e della ricerca ma anche del servizio, dell’arredamento, della carta dei vini e delle birre.

Il progetto, edito da Formamentis e curato da Luciano Pignataro, giornalista enogastronomico, e da Barbara Guerra e Albert Sapere, ideatori de Le Strade della Mozzarella (LSDM), è ormai entrato nella fase calda: proprio in questi giorni infatti, con cadenza quotidiana, il sito www.50toppizza.com continua con il suo countdown, ormai entrato nella lista delle migliori cento. E, pur non anticipando ovviamente i nomi dei locali ancora in lizza, l’organizzazione è già da ora in grado di fornire alcuni dati interessanti.

A livello regionale, come da molti ipotizzato, spicca la Campania, terra d’elezione della pizza, che guida il gruppo con ben 23 locali nei primi 100. A comporre il podio due regioni che, nell’immaginario collettivo, non fanno certo della pizza un cavallo di battaglia. Stiamo parlando della Lombardia (13) e del Trentino Alto Adige (10). Subito a ruota, staccati di un’incollatura, un agguerrito gruppetto di inseguitori: Veneto e Toscana ex aequo (9), così come Lazio e Puglia (8).

“Una classifica che testimonia di una qualità diffusa – sottolinea Giuseppe Melara, Direttore di Formamentis – che va da nord a sud. Considerate che, secondo le nostre proiezioni, sono ben 15 le regioni rappresentate nelle posizioni di eccellenza. Un risultato interessante da analizzare, in attesa, evidentemente, di scoprire il 20 luglio le migliori pizzerie del nostro Paese”.

Intanto il 30 giugno, a New York sono state svelate le migliori pizzerie fuori da confini italiani; in gara, nella sezione internazionale di 50 Top Pizza, 7 stili di pizza differenti, divisi in 5 continenti.

Sono iniziate nella seconda decade di giugno le riprese di Cucinì, il documentario diretto dal regista Ciro Fabbricino e prodotto da Slow Food Napoli.

Napoletano, fotografo da sempre e poi videomaker, docente di tecniche di comunicazione audiovisiva in varie regioni italiane, Fabbricino ha all’attivo collaborazioni con numerose produzioni italiane sia in ambito televisivo sia in quello cinematografico. Pur prediligendo la narrazione documentaristica, diversi sono i cortometraggi da lui prodotti. L’ultima sua produzione, “Giostre”, ispirata alla chiusura del parco giochi Edenlandia in Napoli, è in fase di revisione e post-produzione.

 

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Il film Cucinì avrà una durata compresa tra i 60 e i 75 minuti e promette di restituire la misura di quanto nobile e profonda sia la storia del cibo a Napoli, compiendo un viaggio dentro i sapori, gli odori e i colori della tradizione gastronomica partenopea, attraverso lo sguardo di chi ha scelto di essere “un napoletano che cucina”.

Al centro del racconto ci sono cinque cuochi napoletani che raccontano il proprio percorso umano e professionale, aprendo le porte della loro passione e memoria, prima ancora che delle loro cucine. Le emozioni e le ricette di Mario Avallone, Raffaele Cardillo, Gena Iodice, Giuseppe Maiorano e Antonio Tubelli sono accompagnate dalle ricerche storiche di Giovanni Serritelli, a cui spetta il compito di tracciare un itinerario, attraverso i secoli, dell’arte culinaria napoletana. A coronare questo viaggio alla ricerca dell’identità gastronomica napoletana saranno le musiche di Giorgio Rizzo, i testi di Benedetta Palmieri, le letture recitate degli attori Antonio Casagrande ed Ilenia Incoglia e le riflessioni dell’antropologo Marino Niola.

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«L’idea alla base del film – spiega il regista Ciro Fabbricino – è quella di fornire allo spettatore gestualità e sapienze che hanno già visto nelle proprie case. Mi domando infatti come sia possibile che a parlare della ricchezza del cibo di Napoli sia solo la nota folkloristica di un accento campano di noti personaggi televisivi. Sono cresciuto a suon di pizze a portafoglio tra Port’Alba e i Tribunali e facendo colazione al mattino con le castagne lesse. Ed è questa Napoli, il cui cibo è popolare – come quello di strada e delle taverne – e nobilissimo – come quello dei monzù e dei ristoranti raffinati – che voglio riuscire a raccontare grazie a tutte le preziose collaborazioni intraprese». «Abbiamo sposato da subito il progetto propostoci da Ciro Fabbricino – racconta il Fiduciario Slow Food Napoli, Rino Silvestro. Riteniamo infatti che, in un momento come quello presente in cui tutti parlano di cibo, sia l’occasione buona affinché anche un’Associazione come la nostra, che da tre decenni è impegnata nella valorizzazione delle culture alimentari, faccia sentire la propria voce. Il rapporto tra noi e la regia è stato subito empatico, fondandosi sull’intelligenza affettiva che il Presidente internazionale di Slow Food, Carlo Petrini, sempre richiama come metodologia  per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi».

Cucinì, che sarà presentato nell’autunno 2017 negli eventi e nei circuiti dell’Associazione Slow Food oltre a essere iscritto ai principali Festival cinematografici nazionali, è sostenuto dal Pastificio G. Di Martino.

Le Gourmet rivolte a chi non si accontenta dei soliti accostamenti culinari, e dulcis in fundo, è il caso di dirlo, Giri di Pasta dolci.

Dal nome forse un po’ ambizioso ma perfettamente in linea con il concept del locale, il Sancta Sanctorum è molto più di un ristorante.
Sviluppato su tre piani, ognuno dedicato ad uno specifico format enogastronomico, il locale si configura come un vero e proprio polo del gusto: cocktail bar, ristorante gourmet e champagneria.
Il progetto nato dall’intuizione di due giovani imprenditori partenopei, Stefano Parisio e Anteo Letticinio, annovera alla guida della proposta gastronomica del ristorante lo chef bistellato Michelin Francesco Sposito, della celebre Taverna Estia di Brusciano.
Sposito, che si è detto entusiasta di prendere parte ad un progetto così «innovativo», ha curato sia i menu sia la selezione della brigata chiamata a realizzarli, che vede come executive Raffaele Dell’Aria, originario di Quarto, classe 1988, cresciuto proprio alla Taverna Estia. Lo affiancano due under 30 alla pasticceria: Francesco Angri e Andrea Crembiale.
Al civico 16c di via Filangieri, in uno splendido palazzo stile liberty, da un portone di vetro oscurato si può avere accesso a questo nuovo tempio del gusto. Al piano terra è cocktail bar con un menu di crudi e una drink list curata dall’Antiquario, uno dei punti di riferimento del buon bere della città.
Il colore dominante è il blu, dei divani e delle pareti, scelto dall’architetto Gian Barbato che ha firmato ristrutturazione e interni.
Salendo la preziosa scala liberty che si trova all’interno, si può raggiungere il primo piano dedicato al ristorante gourmet: trentasei coperti, poltrone e tavoli realizzati su disegno, ampie finestre affacciate sulla strada.
La proposta gastronomica è decisamente di contaminazione, fusion come si suol dire, che intreccia  i sapori del mediterraneo con più di qualche influenza orientale. Pesce freschissimo e di prima qualità del Mare Nostrum e carne bovina dell’Appennino marchigiano sono i punti di forza che caratterizzano il menu, nel quale specialmente i primi spiccano per originalità.
Al terzo ed ultimo piano, sul tetto della città, la champagneria, un luogo intimo e suggestivo. Appena venti i coperti per una riservata esperienza direttamente sotto le stelle.

Le etichette in carta sono oltre 300, nazionali ed estere, e sono affidate ad una giovane sommelier Manuela De Francesco.
In sala c’è Danilo Cortimiglia, altro nome di esperienza malgrado i suoi trent’anni.
Un concept decisamente interessante, insomma, per chi sa godere dei piaceri del cibo e del buon bere. Uno scrigno del buon gusto, nel cuore di uno quartieri più belli di Napoli, dove godere di un‘esperienza unica, intima e di grande qualità.

Nell’elegante e prestigiosa cornice di Palazzo Salerno, sede del Comando delle Forze Armate del Sud Italia, martedì 20 dicembre si è tenuta la cena di gala dedicata alle pietanze dei Borbone.

Abbiamo ricostruito l’atmosfera di corte non solo attraverso il menù proposto, che è stato realizzato seguendo alla lettera le ricette dei due sommi cuochi ottocenteschi, Vincenzo Corrado e Ippolito Cavalcanti, ma anche attraverso elementi scenici di ricostruzione storica.

Il menù della serata è stato a base di:

Trionfo di Carditello: Mozzarella di Bufala Campana DOP mozzata a mano, fior di ricotta, burrata, affumicato di bufala, provolone di bufala. 

Torta Rustica  “alla Cavalcanti”

Sartù alla Vincenzo Corrado

Baccalà alla Marinata, ricetta di Ippolito Cavalcanti.

Lonza di Vitello alla genovese

Dolci dei Borbone: Pastiera Maria Teresa, Babà Re Stanislao, Sfogliatella Borbonica 

Vini:  Piedirosso e Falangina di Cantine Farro. 

Ad allietare la degustazione un pianista ha proposto melodie dell’epoca; la serata è stata costellata di figuranti in abiti storici che hanno regalato agli ospiti quell’idea di vita ottocentesca che animava ai tempi le meravigliose sale di Palazzo Salerno, cosi chiamato perché appartenente al Principe di Salerno di Borbone, figlio di Ferdinando.

In esposizione riproduzioni di gioielli dell’epoca di Giuseppe Piscopo per STAR CORAL GIOIELLI  che hanno contribuito alla narrazione di un periodo storico che non solo ha fondato le meraviglie architettoniche e artistiche del nostro territorio, ma ha posto in largo anticipo le basi della dieta mediterranea, valorizzando e promuovendo le caratteristiche delle nostre produzioni agroalimentari.

 

I partners che hanno contribuito alla realizzazione e alla buona riuscita della serata sono stati:

Cantine Farro

Antica Forneria Molettieri

Antica Pasticceria Armando Scaturchio

Tenuta Pavoncelli

Caseificio La Marchesa

Caffè Borbone

Giuseppe Piscopo Star Coral Gioielli

 

Atmosfera familiare da Mario Lombardi, patron di Cap’alice, una eno-osteria napoletana che fa del vino il centro intorno al quale gravitano il pescato di mergellina e la cucina napoletana.

L’osteria ha un’offerta che varia ogni giorno a seconda di quello che il mare riesce ad offrire rielaborata dal giovane chef Luca De Castrisi, che propone a pranzo e a cena piatti diversi, o gustose piccole prelibatezze per accompagnare un tranquillo aperitivo a base di vino.

La carta di questi utlimi, infatti, è molto ricca e propone una selezione molto accurata effettuata personalmente dall’oste.

Cap’alice diventa quindi, un luogo riconosciuto e ricordato per la bontà delle pietanze offerte e soprattutto per  la possibilità di poter scegliere tra una speciale gamma di vini.

Il calore dell’ambiente è stato reso ancor più vivido dai profumi e dai sapori sprigionati nella degustazione del Greco di Tufo di Cantine Bambinuto di Marilena Aufiero e il Fiano di Vigna della Congregazione di Villa Diamante.

A presentarli la brava giornalista-sommelier Marina Alaimo accompagnata da un conversatore piacevole come Giuseppe Giorgio che ha illustrato il rapporto tra cibo e spettacolo.

Cantine Bambinuto si trova a Santa Paolina nel cuore storico di produzione del greco di Tufo, i vigneti sono, invece, nel territorio maggiormente vocato. La proprietaria Marilena ha deciso di concentrare la sua produzione in questo vino bianco irpino, che si distingue per esuberanza e particolarità. Il vigneto si estende per 6 ettari e si trova tra i 450 e i 500 metri di altitudine. La capacità produttiva di questo bianco locale è di 25.000 bottiglie.

Villa Diamante, fondata da  Antoine Gaita è, invece, a Montefredane. Si estende per 35 ettari e la sua posizione, 400 metri sul livello del mare, risulta fondamentale per la bontà del vino. Difatti, le escursioni termiche dal giorno alla notte sono molto intense e contribuiscono a rendere il fiano Vigna della Congregazione molto fine.

Oggi l’azienda è guidata direttamente da Diamante, a seguito della recente scomparsa di Antoine, portavoce esemplare del fiano di Montefredane nel mondo, riconoscibile per il suo gusto deciso.

La serata si è conclusa con la degustazione di un signor risotto alla zucca lunga con croccante di carciofi e un baccalà che si mangiava con il grissino.