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Imprenditrici in rosso: Giannina Manfellotto, Marianna D’Auria, Maria D’Amico,  Diana Attianese

Fino agli anni ’60 la questione della relazione tra donne e uomini nei luoghi di lavoro era una non-issue. Era del tutto normale accettare acriticamente la cultura organizzativa maschile come norma, così radicata da non sentire il bisogno di tematizzarla. Rispetto a tale norma, le donne rappresentano l’eccezione. Da un po’ di tempo fortunatamente, grazie anche a una personale accettazione di sé, molte donne hanno costruito intorno alla loro passione la loro impresa. Queste di seguito sono le storie di quattro donne che attraverso le loro imprese raccontano loro stesse e che si può essere donna e professionista in un modo inedito.

Abbiamo chiesto alle protagoniste di raccontarci quanto sia difficile essere una donna imprenditrice, quanto delle loro aziende sia merito del loro sesto senso, cosa pensano dei lavori “gender oriented” e cosa significa essere una mamma in carriera. Questo è quello che ci hanno detto le imprenditrici in rosso.

Giannina Manfellotto alle pendici del Vesuvio ha dato vita insieme ai suoi fratelli a una piccola realtà “Terra Viva” che trasforma i frutti dei terreni di famiglia in conserve di altissima qualità. “Essere donna in un mondo imprenditoriale governato da uomini è molto difficile. C’è sempre una rivalità di genere per cui noi donne dobbiamo sgomitare, lottare, affannarci per raggiungere degli obiettivi concreti. Eppure, le imprese guidate da donne sanno avere successo e costruire valore economico e sociale al pari degli imprenditori uomini“.

Marianna D’Auria è la fondatrice di DAMA: un’azienda situata nella reggia di Quisisana dove si coltiva con cura lo stesso pomodorino che coltivavano i suoi antenati alla corte del Re Ferdinando di Borbone. “Sono determinata e testarda, ho le idee molto chiare. Il mio sesto femminile mi ha guidato verso la strada della rivalsa e mi ha portato davanti a importanti chef e imprenditori del food a cui ho donato i miei pomodori perché li testassero. Mi affido totalmente al mio senso nelle scelte lavorative“.

Maria D’Amico è la marketing manager della storica azienda italiana che dal 1968 opera nel settore food con rispetto della qualità e della tradizione. “Riguardo ai lavori gender oriented penso che queste distinzioni esistevano in passato. Non credo ci siano lavori adatti a uomini o a donne: ciò che conta sono i risultati. Ognuno dovrebbe poter svolgere l’attività lavorativa che preferisce e per la quale ha attitudini e passioni“.  

Infine, ma non per importanza,  Diana Attianese. Diana è una bambina nata in un campo di pomodoro San Marzano. Col tempo, riscopre un mondo desideroso di mangiare italiano e mette su una realtà tutta al femminile: ITALIANA VERA.Io sono una donna giovane, imprenditrice diventata mamma quando la mia azienda era all’inizio. Da quando sono diventata mamma ho dovuto imparare a dividere i miei impegni in un giusto equilibrio. Penso che chi crede che le cose non possano coesistere non ha una motivazione importante!

Passione, amore e rispetto per la propria terra, conoscenza e studio. Sono questi i segreti della grande leadership che queste donne hanno creato, cavalcando con intelligenza e intuito femminile la cresta dell’onda in un settore, quello agroalimentare, in cui il più delle volte è la presenza maschile a dettare le regole. Ma, con le donne in rosso, questo è tutto da vedere.

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Marika Manna

Vivo persa nei libri. Amo le parole. Perché hanno "un effetto magico. Nel senso che hanno la capacità di forgiare il pensiero degli uomini. Di condizionare i loro sentimenti. Di dirigere la loro volontà e le loro azioni". Amo anche i punti. Molto. Segnano la fine ma l'inizio di una nuova storia.

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