Una realtà enogastronomica a Napoli di successo che ,per scelta o per caso ,non ha avuto il meritato risalto mediatico è sicuramente Antonio La Trippa trattoria e pizzeria.
Eppure il suo patron ,Pino Bozza, ha avuto più volte i riflettori accesi su di se per vicende personali che lo hanno visto protagonista, sui media nazionali, prima di un acceso scontro con un consigliere regionale e poi per un tentativo di rapina conclusosi con il suo ferimento ,per fortuna solo al piede.
Un locale di successo deve le sue fortune non al caso ,non al fato ma alla capacità imprenditoriale del suo creatore, e sicuramente Pino Bozza è un self Made man di successo.


Ma allora si potrebbe dire perché non si è mai parlato di lui in questa veste, di Re Mida della ristorazione napoletana e si è preferito invece calcare il lato scandalistico di alcuni episodi della sua vita personale e professionale?
Una parte della responsabilità è sicuramente del personaggio Bozza che ha costruito intorno a se l’immagine del bello ,ricco e maledetto senza curarsi della sua proiezione esterna di imprenditore di successo, anzi rifuggendola. E perché?Per la presenza di un demone, di un tarlo che lo ha condizionato per gran parte della sua vita:la droga.
Ne parliamo adesso perché Pino da oltre due anni ,dopo una permanenza in una comunità terapeutica in Toscana di quasi un anno, ne è uscito. È “pulito” ,come si dice in gergo, ed ha lanciato la sua sfida a Napoli ,ma anche a Salerno ,e prossimamente a Roma.


Si ,perché se tutto nasce dal successo del primo locale totalmente suo “Antonio La Trippa” alla traversa di Via Michele Pietravalle ,le dimensioni imprenditoriali si sono allargate al Vomero ,a via Cilea, con “Il cortile di Antonio La Trippa ” in società con un noto imprenditore dell’abbigliamento napoletano con negozi proprio sulla strada, a Via Parthenope, la vetrina di Napoli ,mentre già dal 2017 è nel centro storico di Salerno.
Se un personaggio del genere fosse nato a Milano,siamo sicuri,che già sarebbe stato fagocitato dallo show-biz internazionale del food ed avrebbe fatto parlare di se spiccando il volo per Ibiza,Montecarlo,Dubai.


Ma anche partendo da Napoli ,se non avesse avuto “la scimmia sulla schiena”,dal celebre romanzo di William Burroughs, avrebbe potuto creare una catena di ristoranti e pizzerie come hanno fatto i suoi colleghi, il compianto Geppy Marotta con Fratelli La Bufala e Franco Manna con Rossopomodoro.
Non lo ha fatto perché la sua vita era talmente condizionata da quella polverina bianca che :”avrei deluso i miei interlocutori, non potendo rispettare un appuntamento, non potendo garantire una continuità “.
Ecco se gli fosse data l’opportunità di parlare nelle scuole, ai giovani, del perché non “conviene” drogarsi ,Pino Bozza sarebbe un testimonial perfetto.
“Rifarei tutto quello che ho fatto, ma la droga no” adesso afferma con orgoglio. E non abbiamo difficoltà a credergli visto che le sue passioni sono donne e motori.

Ma il fiuto, quello sano ,quello imprenditoriale non quello “pippaiolo”, Pino lo ha sempre avuto.
Da quando incominciando come semplice porta pizza , diventa pizzaiolo e poi direttore di un locale Napoli Napoli, fino a che decide di prenderne la gestione ed in tre anni ne decuplica il fatturato.A quel punto è pronto a creare il locale tutto suo “Antonio La Trippa”, dal famoso personaggio di Totó nel film “Gli Onorevoli” ,ed è ,anche qua, un successo senza precedenti con file di decine persone in attesa di entrare in un locale che non si trova né nel centro storico battuto da turisti e universitari ,nè sul lungomare preso d’assalto nei giorni di sole e caldo, ma in una traversa di un quartiere di palazzoni celebrati nel famoso film di Rosi “Le mani sulla città” ,stretto nella morsa di traffico e di dolore della zona ospedaliera di Napoli.Una comitiva o una coppia che decida di mangiare al ristorante e si dà appuntamento in zona ospedaliera, dico ospedaliera, ed il termine fa paura anche prima dell’avvento del Covid ,deve essere solo ben motivata.


È allora vediamo nel dettaglio di spiegare le chiavi del successo di questo locale che poi il Bozza ha reso format.
Ambiente caldo come se fosse la cucina di tua nonna ,con la tovaglia a quadrettini, la sedia di legno, gli utensili alle pareti,la bottiglia d’acqua della fontana ,in questo caso depurata, corredata di bustina dell’idrolitina per creare l’effervescenza ,molto in voga negli anni 60-70 ,così come riconducibile a quegli anni è il vino servito in una caraffa di vetro con affianco la bottiglia di gassosa rigorosamente Arnone, il secchiello di alluminio con la cucchiarella di legno per potersi servire da tianielli di alluminio, una sontuosa pasta alla genovese con otto ore di cottura e l’utilizzo delle cipolle di Montoro, o dal pentolino di rame la lardiata o ancora gli antipasti della casa ispirati alla tradizione culinaria napoletana arrivata a noi grazie all’opera di Ippolito Cavalcanti,duca di Buonvicino, “Cucina teorico-pratica”, in particolare la seconda edizione del 1839 con la sua appendice “Cusina casarinola co la lengua napolitana “.


E allora abbiamo i fritti misti con la ricotta e la mozzarella in carrozza , ceci e baccalá, la polpetta nel ragù che ha pappuliato tante ore tanto da assumere un colore scuro, il baccalá fritto e così via.Aggiungi dei secondi classici come la frittura di gamberi e calamari o un simpatico spiedino di mozzarella di bufala e baccalà ,sempre se ci arrivi a ordinare questa portata dopo la sfilza di antipasti ed i succitati primi. Coloro che invece vanno di fretta possono sempre gustare una pizza ,con impasto diretto e a breve tempo di lievito-maturazione con cornicione basso ,cotta in forno rigorosamente a legna , nel pieno rispetto dello stile della tradizione di Via Tribunali. Se poi per tutto questo ben di Dio spendi mediamente 25 euro è anche automatico il successo e la fila fuori al locale.


Pino Bozza può essere tranquillamente definito il Monzù degli anni 2000 che viaggia in Ferrari ,che ha avuto una vita genio e sregolatezza ,ma che riesce a donare ai suoi clienti il confort food che tutti noi ricerchiamo dopo aver provato la cucina gourmet, quella fine dining degli stellati o il modaiolo sushi.
Per Pino Bozza vale la massima di Nietzsche:”Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti.Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili.Le rarità ai rari”

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