Coronavirus e ristorazione: cosa fare quando finirà?

Coronavirus e ristorazione. Tutti chiedono quando finirà questo blocco delle attività di ristorazione? Quando potremo riaprire? Probabilmente non prima di fine aprile inizio maggio e comunque gradualmente, con limitazioni spazio/temporali.
Sì, ma quanti riapriranno? Coloro che avranno a disposizione un piccolo capitale e potranno fronteggiare i primi ordini necessari alla riapertura, dato che molti distributori non faranno credito. Vorranno essere pagati allo scarico, come avviene per i cash&Carry, o addirittura all’ordine!
Chi non riaprirà? Chi già si sosteneva a stento, procrastinando le scadenze e avendo debiti con fornitori.
Se anche dovesse trovare i soldi per saldare o almeno tamponare i distributori (che faranno cartello, cioè si coalizzeranno per rubarsi i clienti marci) la ripartenza non gli darà quel minimo di spinta per risollevarsi.
Sia ben chiaro, nulla sarà come prima! Psicologicamente ed economicamente.
Psicologicamente:perché cambierà l’approccio delle persone alle uscite, non si uscirà in gruppi e ci saranno più problemi a frequentare i locali più gettonati.Si preferirà il delivery?Non so!mica uscivamo per sfamarci?
Uscivamo per stare in compagnia, per provare quella pizza o quel piatto, per vedere un locale o un posto bello.
Il delivery toglie tutta la poesia!
Sarà perché io considero l’asporto solo quando gioca il Napoli ,per guardare la partita in famiglia o con gli amici.
E poi c’è il fattore economico. Chi e quante volte si potrà permettere il benessere di una volta.
Le famiglie ed i giovani avranno altre priorità piuttosto che la pizza, non tanto per il sabato sera ,ma anche per gli altri giorni della settimana. Perché sia ben chiaro, un locale non si mantiene sull’incasso del sabato sera se non riesce a coprire le spese con gli introiti realizzati durante il resto della settimana.Il sabato dovrebbe essere il giorno del guadagno.
Allora che fare?
Purtroppo vedo solo un campo, affine a quello del delivery, in cui tanti cuochi e addetti alla ristorazione potrebbero essere impegnati: la preparazione di piatti pronti o semi pronti.
E pertanto cibi cotti e abbattuti e vaso-cotture.
Non so se si affermeranno le dark Kitchen, cioè quelle cucine dedite al solo delivery e non visibili al pubblico. L’insegna, il sapere chi fa la pizza o il panino da noi è ancora molto importante.
L’altro campo che sta funzionando e funzionerà anche dopo questo periodo di pandemia, è quello dell’agroalimentare in conserva.
Tutto quello che viene coltivato da noi in Campania è eccezionale e viene apprezzato all’estero.
Sott’olio, sotto sale, al naturale. Pomodori, ortaggi, verdure, legumi, frutta. E poi c’è il vino, l’olio, i succhi, le acque.
Poi per chi volesse proprio cambiare vita:l’agricoltura e l’allevamento di bestiame .Pecore, capre, mucche e bufale che producono latte con il quale realizzare formaggi di varia stagionatura e di facile commercializzazione in tutto il mondo.Oppure l’allenamento di suini di razza autoctona per la realizzazione di salumi.
Dopo carestie e pestilenze c’è stata una altra strada, più dolorosa che ha contraddistinto la vita dei nostri avi dall’Ottocento in poi: l’emigrazione.
In questo caso però non andremmo via con la scatola di cartone e nient’altro, ma con un titolo di studio di diploma o laurea.
Oppure con un sapere, un mestiere, come nel caso della ristorazione che contraddistingue chef, pizzaioli, maitre, camerieri.
Si dirà : “anche all’estero ci saranno i problemi causati dal maledetto virus”.
Si, ma all’estero i governi sanno attrarre e lusingare chi vuole fare ed investire. Si dirà: “molti Paesi chiuderanno le frontiere”.
Ma ci saranno anche Paesi, penso all’Australia, alla Nuova Zelanda, al Canada, al SudAfrica, ma anche alle Tigri del FarEast che farebbero ponti d’oro per i nostri Maestri della Ristorazione.
Vorrei tanto che questo incubo finisse e ci svegliassimo tutti, come abbiamo sempre fatto dopo aver tirato fino a tardi con amici e colleghi, dopo aver mangiato e bevuto ad libitum.
Ma se così non fosse, allora vorrei credere a quella favoletta, ripetutaci ossessivamente nel 2008 (in occasione del crollo dell’economia in tutto il mondo ), che in cinese “Crisi” significhi Opportunità.

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Marianna Somma

Foodblogger & copywriter, testarda e lunatica. Partenopea d'origine, ma cosmopolita nella vita. Innamorata della pizza in tutte le sue forme.
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