L’Arte presa per la gola, a Roma i racconti di arte, cibo e letteratura al Mercato Centrale di Termini

L’Arte presa per la gola è un invito ad attivare i sensi e ad immergersi in una narrazione che attinge da novelle, vite di santi e re, romanzi, documenti d’archivio, opere d’arte, storie di chef e delle loro invenzioni dal mondo antico alla contemporaneità.

Ogni incontro è approfondito dall’analisi di opere d’arte (mosaici, affreschi, dipinti, sculture, incisioni) che illustrano il racconto attraverso una selezione iconografica legata alla tavola e agli alimenti.

Accompagna il percorso una selezione di testi critici e letterari che lasciano spazio all’immaginazione, perché anche l’immaginario fa parte della realtà.


TERZO INCONTRO DOPPIO GIOCO

Maccheroni e pomodori, Un abbinamento di successo, quadri in tavola è in programma mercoledì 28 febbraio 2024 alle ore 19.


Un piatto di maccheroni al pomodoro spiega la nostra identità nazionale, ma occorre ripercorrere
la storia per risalire alle origini di questi due ingredienti, per capire la strada che hanno fatto e come
sono cambiati attraverso incontri e contaminazioni spesso imprevedibili.


DOPPIO GIOCO L’Arte presa per la gola

Maccheroni e pomodori. Un abbinamento di successo: quadri in tavola, terzo
incontro del ciclo di conferenze L’ Arte presa per la gola, vuole essere un racconto che partendo dal
mondo greco e arabo arriva fino all’affermazione internazionale del mito dei maccheroni al
pomodoro.

Una narrazione che individua vari periodi storici e li esplora sotto l’aspetto, storico,
gastronomico, iconografico e letterario, al fine di restituire la ricchezza e la varietà di influenze,
culture e suggestioni che legano indissolubilmente i cibi al tessuto del territorio.


La prima menzione della pasta essiccata e della sua preparazione proviene dalla descrizione della
Sicilia tramandata da Idrisi, geografo di Ruggero II e autore del celebre Libro di Ruggero, pubblicato
nel 1154.

Nel testo, Idrisi attribuisce a Trabia, una città a 30 Km da Palermo, la fabbricazione di una
pasta a forma di fili modellata manualmente, chiamati successivamente vermicelli e poi spaghetti,
che l’autore definiva nella sua lingua d’origine, l’arabo, con il termine generico di “itriyya”, che a sua
volta deriva dal termine greco “itrion” e significa “pasta secca tirata e filiforme”.

Dalla Sicilia la pasta essiccata venne trasportata con navi in abbondanti quantità per tutta l’area del Mediterraneo sia musulmano che cristiano. Verso la fine del XII secolo i vermicelli siciliani arrivarono ad Amalfi, a Napoli e poi a Salerno.

Secoli dopo, Pulcinella fu un grande interprete del rituale dei vermicelli, per la cui lunghezza era obbligato a mangiarli inclinando la testa all’indietro, come racconta anche il dipinto di Michele Cammarano.


Nel ‘600, la consumazione di alimenti a base di cereali divenne un modo per sopperire
all’aumento del costo della carne e alla crisi orticola dovuta a pestilenze e carestie.

Dalla minestra a base di verdure e carne, si passò al consumo dei maccheroni che nel Settecento divennero il piatto nazionale, sia tra il popolo che presso la corte borbonica.

La pasta veniva cotta e mangiata per strada, come raccontavano i viaggiatori stranieri che giungevano a Napoli per il Grand Tour, perché la maggior parte delle abitazioni erano troppo piccole e affollate per potere ospitare una cucina.


Successivamente, accanto al calderone della pasta venne aggiunto un tegame con la salsa di
pomodoro e, dopo l’Unità d’Italia, il cliente poteva scegliere per due soldi una porzione di
maccheroni bianchi e con tre soldi una porzione alla “Garibaldi”: maccheroni rossi come la camicia
dell’eroe dei due mondi.

Il successo di questo cibo, che rivoluzionò completamente le abitudini gastronomiche dei napoletani, i quali da “mangiafoglie” divennero “mangiamaccheroni”, fu rappresentata da molti artisti in quadri, incisioni, guaches. Tra i più famosi si ricorda la tela di Micco Spadaro intitolata Maccaronaro.


Alla narrazione sulla pasta si affianca e si alterna un percorso storico e culturale di uno dei più
antichi alimenti prodotti della terra e della creatività umana: il pomodoro.

Storia e storie di una bacca dalle forme rotonde, oblunghe e multiformi, che parla di conquista, emigrazione, contaminazione, carestie, fame, nutrimento per poveri e ricchi, tra scienza, medicina, arte e
letteratura.

Il pomodoro arrivò in Italia nel XVI secolo, passando per la Spagna, portato dai
conquistadores di ritorno dal Messico che volevano mostrare in patria quali frutti meravigliosi
crescessero in quelle terre lontane.

Il nome indigeno era “tomatle” e si ritrova nella terminologia francese di “tomate”, spagnola “tomate” e inglese di “tomato”. In italiano invece è rimasta la vecchia definizione di “pomo d’oro”, richiamandosi al colore originario del frutto che era più piccolo e di colore giallo-dorato.

Inizialmente, in Europa il pomodoro veniva utilizzato nei giardini come pianta ornamentale o
medicinale. A Versailles Luigi XIV, il Re Sole coltivava le piante nei suoi giardini e li esibiva agli ospiti
come esotiche rarità provenienti dal Nuovo Mondo.

I primi ad utilizzare il pomodoro in cucina furono la Spagna e il Regno di Napoli, associandolo ai maccheroni e alla pizza. Infatti, le prime tele con raffigurazioni di pomodori sono firmate da pittori spagnoli a partire dal XVI secolo, tra cui Esteban Murillo e Louis Melendez.

In seguito, il frutto venne rappresentato sui banchi di scene di Mercato dai pittori fiamminghi e italiani. In riferimento all’arte contemporanea, anche Picasso, Gauguin e Soutine, raffigurano frutti rossi succosi nelle lore opere.

Infine, l’idea di condire i Maccheroni con i pomodori, pur avendo origini popolari, è da attribuire
a Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, che nel 1839 pubblicò la ricetta dei “Vermicelli co’ lo
pommodoro” nel suo celebre trattato intitolato Cucina teorico pratica.

Dall’Ottocento la Pasta diva e il Re Pomodoro sono diventati gli ingredienti fondamentali della gastronomia mediterranea edell’identità culinaria italiana.


Dibattito d’arte, aperitivo e menù degustazione 25 euro


Menù degustazione ispirato al tema della serata:
Rigatoni alla salsa di pomodoro preparati allo Spazio Fare
Tagliere di salumi
Pizza bianca e rossa
Scarola ripassata
Vino, Prosecco e acqua.
Per partecipare all’incontro è consigliabile la prenotazione: segreteria@arteindiretta.it
info.roma@mercatocentrale.it
Parcheggio:
Il Mercato Centrale Roma ha stretto una convenzione con il Parkin’Station Roma Termini in Via
Marsala 33. È possibile avere uno sconto presentandosi all’infopoint del Mercato Centrale con il
ticket del parcheggio. La tariffa auto sosta oraria per ogni ora o frazione è di 1,90€.


Il prossimo e quarto incontro si terrà giovedì 21 marzo ore 19.00
Il MITO. A tavola senza l’imperatore. L’epopea napoleonica nell’arte e nella cucina.

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