La leggenda dei maccheroni napoletani.

Le storie sono come il vento: una volta che soffia non si può fermare. Continua, arriva in luoghi lontani e porta con se i sussurri dei posti che ha visitato nel suo viaggio. Così anche le storie si trasformano, diventando a volte vere e proprie leggende. Una di queste riguarda i maccheroni napoletani.

Questa storia, riportata da Matilde Serao nella sua raccolta Leggende Napoletane, inizia nella Napoli medievale ai tempi di Federico II di Svevia. In questo periodo viveva nella città campana, in un povero edificio in via dei Cortellari, un mago di nome Chico che aveva unito le sue conoscenze magiche a quelle culinarie. Usciva poche volte dalla sua abitazione e quando lo faceva andava a raccoglie erbe e ingredienti che mischiava nel suo calderone. Nessuno sapeva cosa volesse creare e nessuno riusciva a strappargli neanche la più piccola informazione. Lui però non stava cercando di fare esperimenti esoterici, ciò che voleva creare era il piatto perfetto, i maccheroni.

Fatto sta che nello stesso edificio in cui viveva il mago risiedeva anche una donna chiamata Jovanella. Era incuriosita da ciò che stava facendo Chico e cercava in tutti i modi di scoprire cosa stesse combinando. Dopo vari tentativi riuscì nel suo intento. La donna aveva un marito di nome Giacomo che lavorava come sguattero alla corte di Federico II. Gli disse che aveva scoperto la ricetta per il piatto perfetto e che voleva portarlo all’attenzione del sovrano. Il marito fece spargere la voce che arrivò alle orecchie del re.

Jovanella venne così convocata per preparare questo piatto divino. Il sovrano rimase deliziato dai maccheroni e ricoprì la donna di ricchezza e fama. Il mago venne a sapere della notizia e di come la sua ricetta fosse stata rubata e sparì senza farsi più vedere. Jovanella visse nell’agio fino alla sua morte rivelando infine il torto che aveva fatto a Chico.

È molto probabile che la vera origine dei maccheroni sia siciliana, tuttavia è indiscusso che da tempo sono diventati un cibo amatissimo in tutta la Campania. La lavorazione e l’evoluzione di questa pasta è sempre stata parte della cultura gastronomica napoletana.

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Alberto Baccaro

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