Metodo Cilento, il libro di Luciano Pignataro e Giancarlo Vecchio che svela i cinque segrete dei centenari.

Slow è diventato il mantra del 2020-21, la stagione della pandemia. In un mondo che andava a ritmi sempre più veloci, il virus ci ha costretti in casa, ci ha imposto ritmi più blandi, ci ha tenuti ancorati alle nostre comunità, ai nostri affetti, ai nostri congiunti. Nel libro di Luciano Pignataro e Giancarlo Vecchio “Metodo Cilento i Cinque segreti dei Centenari” il leit motiv è il cuoncio-cuoncio, che non è solo la definizione di lento-lento nella lingua dei nostri nonni, ma una vera filosofia di vita che nelle civiltà contadine viene portata avanti da millenni e che determina, insieme ad altri fattori, la longevità delle popolazioni cilentane.

Si quelle studiate da Ancel Keys e dalla moglie nella seconda metà del’900 e che hanno portato a far assurgere la “Dieta Mediterranea” quale Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco. È qui sta il primo segreto:l’alimentazione. Un’ alimentazione con prodotti a km 0 o addirittura a Metro 0, coltivati senza l’apporto della chimica, con un grande apporto di fibre, frutta, pesce e cereali non permette lo sviluppo di quei radicali liberi che determinano lo sviluppo delle neoplasie. Se poi ci mettiamo la combinazione con un’attività fisica moderata che sviluppa quella serie di endorfine e di ormoni attivatori del sistema immunitario abbiamo il secondo segreto. Perciò una sana alimentazione combinata ad un’attività fisica e completata da un adeguato riposo, terzo segreto, determinano la formula vincente per arrivare ad una vita centenaria.

È fino a qui erano “tre segreti” che conoscevamo già conoscevamo si direbbe e allora perché dov’è la novità? Per l’insegnamento che ci deriva dagli altri 2 insegnamenti,il primo dei quali è “essere parte di una comunità”. Quest’aspetto della comunità, di un insieme di relazioni affettive, amicali, lavorative, sociali, politiche che nei piccoli centri della nostra penisola, ma soprattutto al Sud, sono molto forti, rafforzano la tempra e la capacità di superare le difficoltà, la morte delle persone amate, la perdita di lavoro e degli affetti.I nonni dei paesini del Cilento, ma anche quelli delle migliaia di piccoli comuni con meno di 5000 abitanti sono i nonni di tutti, sono parte integrante della comunità che ha un sindaco-capofamiglia, un prete tuttofare, il farmacista-stregone, il medico polispecialista e poche altre figure di riferimento.

Come è diversa la vita in città, in megalopoli in cui non è infrequente leggere di anziani trovati morti in casa dopo giorni e giorni. Con i giovani che preferiscono imbambolarsi sui social, dopo Facebook è arrivato Instagram basato per lo più sulle immagini e adesso abbiamo Tik Tok peggio ancora, e non vanno a far visita ad un parente ad un nonno, ad uno zio. Ma è il quinto segreto quello più spiazzante, perché viene da un giornalista che è stato da giovane un attivista comunista, non proprio un classico baciapile: la spiritualità, in particolare il senso di comunità che si crea nei pellegrinaggi e durante le feste patronali. Se in Spagna hanno il cammino di Compostela, in Cilento abbiamo il circuito delle 7 sorelle, cioè le sette chiese dedicate alla Madonna a cominciare da quella che è sulla sommità del monte più alto della Campania: il Gelbison. “Trovarsi in processione -dice Luciano Pignataro- rinsalda i ranghi della comunità e rinnova il patto di solidarietà e mutuo soccorso tra chi vi partecipa. È una sorta di assicurazione sulla vita”.

Ma c’è un metodo Cilento che possiamo fare/portare a casa nostra? Certamente, perché Luciano Pignataro ci lascia “le tavole” delle ricette tipiche di questo luogo magico: tra queste ricordo, la maracucciata realizzata con un legume povero e autoctono, le paddoccole di Rofrano, lo stufato di bufalo all’aglicone del Cilento. Ogni libro è un arricchimento del proprio sapere, e questo di Luciano Pignataro e Giancarlo Vecchio, che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare negli anni della mia tesi sperimentale al CNR, ci lascia le chiavi per il nostro benessere psico-fisico che poi è anche in gran parte, la felicità. Dobbiamo essere noi a coglierle, anche se per una sola ora al giorno nella nostra vita frenetica.

Renato Rocco

The following two tabs change content below.
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *