Da Musto’s la pizza a metà strada tra tradizione innovazione

In questi giorni di ripartenza dopo il blocco causato dall’emergenza sanitaria, è necessario riprendere le energie e regalarci qualche momento di relax e, allora, perché non scegliere i borghi più caratteristici della nostra regione, culla di arte, cultura e forti tradizioni enogastronomiche? Oggi vi suggeriamo di recarvi a Sant’Antonio Abate, un meraviglioso comune in provincia di Napoli, scenario di numerosi set cinematografici, dove da tre anni si sta affermando la pizzeria Musto’s di Pietro Musto.

Il prodotto che Pietro Musto propone alla sua clientela è in linea con la tradizione pizzaiola napoletana, ma ad essa si aggiunge quella creatività tipica dei napoletani che da pochi semplici ingredienti sanno tirar fuori delle vere e proprie eccellenze.

La pizza che il patron di Musto’s propone è una via di mezzo tra la classica napoletana e la pizza detta a “canotto”, ovvero con il cornicione molto pronunciato. Questa scelta nasce dall’esperienza che negli anni Pietro Musto ha acquisito e che lo ha visto giovanissimo iniziare il suo percorso nel mondo della pizza. «Avevo circa quattordici anni quando ho iniziato a lavorare nel mondo della ristorazione, seguendo mio padre che lavorava in un importante locale napoletano. Allora, alternavo il lavoro con lo studio, ero iscritto all’Istituto alberghiero, e quando mi sono diplomato ho scelto di percorrere una strada tutta mia».

Pietro Musto sceglie di rompere il cordone ombelicale con la famiglia e per qualche anno si dedica al settore dolciario, per poi ritornare alla sua prima passione, ovvero la pizza. Così circa quattordici anni fa nasce il primo locale al Centro Direzionale di Napoli e da tre anni Musto’s apre a Sant’Antonio Abate.

In questa nuova avventura, una presenza importante è rappresentata dalla moglie Carmen D’Antuono, che lo sostiene e lo aiuta a ideare sempre nuovi menù. «Cambiamo il menù tre, quattro volte l’anno. Questo perché è necessario seguire la stagionalità dei prodotti e offrire ai clienti sempre nuovi abbinamenti.

Non mancano le pizze classiche per chi è affezionato alla tradizione, ma puntiamo molto su nuovi abbinamenti di gusto, per chi vuole lasciarsi stupire e osare anche a tavola». Tra le pizze che rappresentano di più il suo locale, c’è sicuramente la Musto’s, composta con datterino giallo, fior di latte di Agerola, pancetta giovane, pecorino, zest di limone, basilico, olio extravergine del Cilento, una pizza che ha presentato qualche anno fa ad un Campionato a Las Vegas.

Ma Pietro Musto è orgoglioso di due pizze in particolare. La prima è dedicata a sua figlia, ed è appunto la Sofia, con cornicione di crema di gorgonzola, melanzane a funghetto, salame piccante, mozzarella e in uscita basilico e pomodorino secco.

La seconda è la Kikketta, una pizza dolce con la quale ha vinto il VI Campionato Nazionale Pizza DOC a Nocera Inferiore nella categoria Pizza Dessert. «La Kikketta porta lo zampino anche di mia moglie. È una pizza fritta e poi ripassata al forno e farcita come un dolce. Essa rispecchia perfettamente le nostre due anime di pasticciere e pizzaiolo. In essa si coniugano la delicatezza della crema e la freschezza del limone, il profumo della menta, l’acidità e la passionalità dei frutti di bosco, infine un po’ di zucchero a velo, dolce e delicato».

Il periodo di lockdown ha fermato le attività di tutti i ristoratori, ma Pietro Musto non se ne è stato con le mani in mano e ha ripensato il suo locale, al quale sta apportando delle modifiche, come la cancellazione dal menù di alcuni formati di pizza come il ½ metro e il Panuozzo, per dare maggiore spazio alla pizza al piatto che gli sta dando grandi soddisfazioni e alle fritture di grande formato come il Crocchettone, il Timballo di Pasta e patate, il Supplì siciliano, le Montanarine e gli Straccetti di pizza conditi con i pomodorini.

Chi va da Musto’s trova un’atmosfera di grande familiarità: «Io amo molto dialogare con i miei clienti, girare tra i tavoli e raccogliere i loro pareri e, perché no, anche i loro suggerimenti. Ho sempre immaginato il mio locale come un luogo famigliare, in cui il cliente si sente a casa o tra amici».

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Amalia Vingione

Amalia Vingione è laureata in Lettere Moderne presso l’Università Federico II di Napoli e presso lo stesso Ateneo consegue la laurea specialistica in Filologia Moderna con indirizzo in Italianistica. Consegue un Master in Editoria e Comunicazione presso il Centro di Formazione Comunika di Roma. Attualmente lavora come Editor e Copywriter per diverse Case editrici e Giornali e si occupa di Comunicazione per enti e associazioni.
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