food-security

Di sicurezza alimentare si parla ovunque, nei più diversi contesti. Di sicurezza alimentare sono pieni i Forum, i Convegni, i Seminari e i Summit sul Cibo. Il 7 giugno si ricorda la Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare (World Food Safety Day). É stata istituita nel 2018 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di accrescere l’importanza della sicurezza alimentare per proteggere la salute dei consumatori.   Ma in sostanza di cosa si tratta?  Che cosa intendiamo con l’espressione sicurezza alimentare ?

La distinzione del concetto deriva dalla lingua inglese, che distingue tra una prima accezione (food safety), relativa alla sicurezza come igiene e salubrità dell’alimento, e una seconda (food security), che guarda alla sicurezza alimentare come sicurezza degli approvvigionamenti di cibo.

I due profili si distinguono anche per la differente nitidezza della disciplina: per la prima accezione si ritrova una dettagliata e articolata normativa a livello nazionale (sin dalla previsione della tutela costituzionale dell’art 32 Cost) e a livello europeo (dalla fine degli anni ’80, con copiosa produzione di regole nel corso del decennio successivo fino al reg. CE 178/2002 che all’art 14 ha segnato l’architrave dell’intero sistema di tutela del consumatore di prodotti alimentari).

Per la seconda accezione (food security), invece, la risalente previsione a livello internazionale (la Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo del 1948 all’art 25.1; il Patto ONU del 1966 all’art 11.1. E soprattutto la Dichiarazione FAO del 1996 che del diritto al cibo ha specificato quattro profili: Aivability, Access, Utilization, Stability), il riconoscimento in circa 100 Carte costituzionali nel mondo e la previsione tra gli obiettivi della Politica Agricola Comunitaria (art 39 TFUE) in combinato disposto con gli obiettivi di coesione sociale, economica e territoriale (art 174 TFUE). Appaiono ancor oggi insufficienti a superare la dimensione della mera affermazione di principio, risultando incapaci di tradursi in un vero e proprio diritto soggettivo al cibo, giuridicamente azionabile da parte di ogni individuo.

Cosa ne scaturisce per la sicurezza alimentare?

Ne viene che se, da un lato, la produzione, la detenzione, la manipolazione il commercio di alimenti sono oggetto di una disciplina dettagliata ispirata al principio di precazione al fine di tutelare la salute umana; dall’altro, non appare ancora raggiunto l’obiettivo di un diritto al cibo inteso come accesso per tutti al cibo adeguato, sufficiente e corrispondente alle tradizioni culturali della popolazione di cui si fa parte, in vista di una vita psichica e fisica, individuale e collettiva, priva di angoscia, soddisfacente e degna.

Più di recente, da oltreoceano, sono arrivate le definizioni di sicurezza alimentare anche come food defence (la sicurezza degli alimenti contro contaminazioni a scopi politici o terroristici) e come food health (l’assenza di prodotti di sintesi che non rappresentano un ottimale apporto nutrizionale). Ancora, un’ulteriore dimensione della sicurezza alimentare in termini di equa distribuzione (crocevia fra food security e food safety) è stata individuata nell’utilizzo razionale ed efficace delle risorse alimentari contro lo spreco. Infine, la sicurezza alimentare diviene “cultura” e come tale entra nel Sistema Alimentare Europeo (Reg UE 2021/382), riconosciuta come requisito normativo e quindi non più solo volontario, con lo scopo di aumentare la consapevolezza e migliorare il comportamento dei dipendenti delle aziende alimentari.

Tanta, troppa sicurezza alimentare ? Non è finita qua….

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Giovanna Sangiuolo

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