Articoli

Domenico Candela  del George del Grand Hotel Parker’s a Festa a Vico per “Una promessa è una promessa” evento riservato a soli 10 giovani chef tra i più promettenti della scenario nazionale.

 Martedì 4 giugno ore 12.15

Chef Domenico CandelaDomenico Candela  chef del George, il fine dining restaurant del Grand Hotel Parker’s di Napoli, sarà a Festa a Vico per il pranzo “Una promessa è una promessa” riservato a soli 10 giovani chef tra i più promettenti dello scenario nazionale. Un appuntamento tra i più esclusivi della celebre kermesse cultural gastronomica ideata e curata da Gennaro Esposito, Due Stelle Michelin.
Martedì 4 giugno, dalle ore 12.15, nelle cucine della Torre del Saracino di Seiano, i migliori giovani talenti della cucina italiana si confronteranno tra loro ai fornelli: ogni chef invitato preparerà un piatto che più lo rappresenta e in sala ci saranno solo giornalisti del settore.

Domenico Candela presenta “Ghiandola” Animella di vitello cotta in estrazione di gamberi rossi di Mazara, barba di frate e dashi agrumato. Il piatto sarà accompagnato dal Falerno del Massico Rosso DOP 2014 di Villa Matilde Avallone, l’azienda della famiglia Avallone che è anche proprietaria dello storico cinque stelle L napoletano.

Domenico Candela , classe ’86, napoletano, è da gennaio 2018 lo Chef del nuovo George del Grand Hotel Parker’s di Napoli. Rigore, estro creativo, stile elegante di formazione d’Oltralpe e piena padronanza delle tecniche sono le carte vincenti di una cucina che si muove tra materie prime del territorio e ingredienti internazionali. Cresciuto in Italia al fianco di grandi chef stellati del calibro di Antonio Guida al Ristorante Il Pellicano di Port’Ercole, di Stefano Mazzone al Grand Hotel Quisisana di Capri, di Nigro Damiano nelle cucine dell’Hotel 5 stelle L Relais Villa d’Amelia di Cuneo, di Enrico Bartolini del Ristorante Devero a Cavenago di Brianza, Candela completa la sua formazione in Francia dove entra a far parte prima della brigata di Alain Solivérès, Due Stelle Michelin, presso il Relais & Châteaux Le Taillevent Restaurant a Parigi e successivamente al Relais & Châteaux Pavillion Ledoyen Alléno, sempre a Parigi, sotto la guida dello Chef Yannich Alléno, Tre Stelle Michelin. 

Ufficio Stampa Di Punto studio

L’idea di Antonio Di Sieno, macellaio 3.0 che coniuga la tradizione con l’innovazione

Nell’immaginario comune la Simmental è una carne in scatola, in pochi sanno che si tratta di una razza di bovino originaria della valle Simme in Svizzera. Oggi Simmental diventa un hamburger grazie ad Antonio Di Sieno, giovane macellaio 3.0 che coniuga la tradizione con l’innovazione.

«Cercavo una mucca da lavorare per un nuovo hamburger – racconta Di Sieno, quarta generazione di macellai – prediligo le carni più mature, non mi piace macellare carni giovani, e mi sono imbattuto nella Simmental». Questa razza produce latte fino a 3-4 anni, per poi passare in stalla all’ingrasso per altri 12-18 mesi nel benessere totale per poi essere macellati quindi a fine carriera. «È una carne matura che ha fatto una vita naturale, non allevamento intensivo, ti da una carne di qualità superiore con appropriate tecniche post macellazione, frollatura, maturazione a secco».

L’hamburger è un preparato, tra i più richiesti oggi dalle casalinghe per i tempi veloci di cottura, che permette di utilizzare tutti i tagli della carne anche quelli meno nobili. «È chimica, scienza. La ricetta per un hamburger sembra facile. Pochi ingredienti come carne, verdura e pane, et voilà. In realtà è tutto molto complesso da realizzare, in quanto devono essere soddisfatte alcune caratteristiche: non restringersi in cottura, mantenere un buon livello di liquidi, rimanere compatti durante la cottura. Per far sì che questo avvenga le ricette sono composte da blend di carni differenti. Il tutto senza dimenticare l’efficacia sotto al palato».

E così la nuova creatura del macellaio, noto anche come “Trippicella”, è composta da 8 tagli anatomici diversi di tre razze di animale: i quattro tagli coscia della Simmental; la pancia della manzetta prussiana per bilanciare il grasso, il reale della manzetta prussiana e del maiale nero per renderlo succoso e morbido, e dare una tonalità di colore; infine il lardo affumicato di maiale nero per compattare ed esaltare il sapore. «Ho utilizzato la manzetta per bilanciare la marezzatura, essendo più grassa della coscia della Simmental, e il colore, essendo più rossa. Il maiale invece mi fa da collante ed esalta il sapore».

Di Sieno presenterà l’hamburger di Simmental domenica 3 giugno nell’ambito di Festa a Vico, dove è stato selezionato per il secondo anno consecutivo tra i migliori macellai. 

LA STORIA. La storia di Trippicella inizia alla fine degli anni ‘30, a Pollena Trocchia, un paesino a 15 chilometri da Napoli. Antonietta e zia Mariuccia sono state le matriarche. Macellavano e vendevano le carni che producevano in autonomia, fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale. Con Antonio figlio di Antonietta è nato anche il soprannome “Trippicella”, la trippa e le frattaglie sono state alimenti fondamentali nel dopoguerra, da qui il nome. Negli anni ’60 con Enzo, il figlio di Antonio, inizia la terza generazione di Trippicella. Questi insegna al figlio Antonio a lavorare la carne, a trattarla con rispetto, ed a capire il cliente. Antonio però è un ribelle, e non si accontenta di seguire solo gli insegnamenti del padre, inizia così a cercare la sua strada. Ad Antonio piace la carne saporita, quella che diventa esperienza per il palato. Un pizzico di megalomania lo fanno un uomo alla ricerca dell’eccellenza, così approfondisce la professione del macellaio, incontrando quelli più bravi, cercando le tecniche più raffinate perché come dice sempre la carne non è necessaria, per questo deve essere sublime.

Domenica 3 giugno “Professori all’Università”

 

I grandi chef d’Italia incontrano la storia della pizza. Festa a Vico celebra i 50 anni di Pizza a Metro – L’Università della Pizza, autentica istituzione del territorio capace di rappresentare a livello mondiale una delle maggiori svolte nel mondo della pizza: l’introduzione di un nuovo modo di preparare l’impasto e di servire il prodotto finale.

Una rivoluzione che, per ironia della sorte, coincide proprio con il ’68.

 

A spegnere le candeline, insieme alla famiglia Dell’Amura, ossia agli eredi di Gigino, saranno ben 50 chef stellati guidati da Gennarino Esposito, due stelle Michelin della Torre del Saracino di Seiano, per l’eccezionale evento “I Professori all’Univesità” che si svolgerà domenica 3 giugno, proprio nello storico locale di Pizza a Metro, in corso Giovanni Nicotera a Vico Equense.

La serata si inquadra nell’ambito della sedicesima edizione di Festa a Vico e l’incasso sarà devoluto in beneficenza a favore delle onlus selezionate per questa edizione dagli organizzatori. Ha già garantito la partecipazione, insieme a Gennarino Esposito, Antonino Cannavacciuolo.

Con loro: Alberto Annarumma, Silvia Baracchi, Paolo Barrale, Salvatore Bianco, Marco Bottega, Cristina Bowerman, Graziano Caccioppoli, Stefano Ciotti, Lorenzo Cogo, Lorenzo Cuomo, Gianluca D’Agostino, Umberto De Martino, Rocco De Santis, Giovanni De Vivo, Patrizia Di Benedetto,Danilo Di Vuolo, Paolo Gramaglia, Nicola Gronchi, Vincenzo Guarino, Giuseppe Guida,Domenico Iavarone, Franco Madama, Raffaele Lenzi, Rosanna Marziale, Ivan Milani, Antonino Montefusco, Luigi Nastri, Fabio Pesticcio, Domenico Pichini, Errico Recanati, Gennaro Russo, Luigi Salomone, Domingo Schingaro, Giuseppe Stanzione, Domenico Stile,Fabrizio Tesse,Pasquale Torrente,Cristian Torsiello, Cristoforo Trapani, Daniele Usai,Claudio Vicina,Ilario Vinciguerra,Marianna Vitale.

 

Gli chef, divisi in cinque squadre, prepareranno piatti stellati per circa 400 persone che avranno preventivamente acquistato il ticket da 150 euro che darà diritto anche all’ingresso ad una seconda serata che si svolgerà in estate e che si inquadra sempre nei festeggiamenti per il 50esimo del locale.

A mezzanotte, per la grande festa del mezzo secolo di Pizza a Metro, si apriranno le porte a tutti gli altri chef che hanno partecipato alla festa nelle strade della città e saranno sfornati 50 metri di pizza con 50 tipi di condimento diverso. A fare gli onori di casa sarà il direttore della struttura, Giovanni Rivieccio, affermato manager del settore wine and food che affianca la famiglia nella gestione aziendale.

Una operazione resa possibile dal maestro pizzaiolo Raimondo Cinque, coordinatore di una brigata di 12 persone e dagli imprenditori che hanno voluto suggellare questa importante data, come Francesco Franzese de La Fiammante:

“E’ la festa di un territorio. Pizza a Metro non è un locale qualsiasi. E’ la storia della città di Vico ed è la storia della pizza. Non potevamo mancare a un evento che ricorda innanzitutto la genialità imprenditoriale di Gigino che non solo inventò la pizza a metro ma addirittura riuscì a brevettarla il 4 settembre del ’59. Un prodotto capace di mantenere inalterata, in mezzo secolo di storia, la sua originalità e capacità distintiva. Siamo felici che Pizza a Metro abbia scelto La Fiammante, un’azienda che da sempre promuove il valore socio culturale e, dunque, identitario del cibo, tutelando il lavoro contadino grazie ad accordi diretti e relazioni autentiche con la parte agricola. Persone, famiglie che conosciamo personalmente e che fanno la storia della nostra terra, esattamente come la famiglia Dell’Amura”. 

Il ricavato dei biglietti venduti sarà interamente devoluto in beneficenza.

Per prenotazioni: 081.8798309 – 081.8798426