Giuseppe Vesi “Trattoria Pizzeria”, all’ombra degli alberi del Vomero: una storia scritta tra radici e vette

La pizza di Giuseppe Vesi non è soltanto una specialità da assaporare, ma una storia da leggere tra i profumi del forno, la memoria dei vicoli e il respiro della terra. Oggi, in via Luca Giordano 162, al Vomero, la sua «Trattoria Pizzeria» trova dimora tra gli alberi superstiti dell’antica collina, quasi a voler legare il destino di un uomo alle radici di un territorio e al raggiungimento delle vette più alte.

Per comprendere il cammino di Giuseppe bisogna però risalire tre generazioni. Nato nella Sanità, riceve dalla famiglia paterna l’eredità delle botteghe, dove il nonno lavorava come pizzaiolo, in un’epoca nella quale il mestiere era considerato umile e il posto fisso rappresentava l’ambizione più sicura. Il padre, pur scegliendo un impiego stabile, continuava a preparare pizze nei fine settimana, portando con sé il figlio tra i forni del centro storico. Dalla famiglia materna, invece, Giuseppe eredita il rapporto con la campagna: un terreno collinare alle spalle dell’attuale metropolitana del Frullone, tra ciliegi e animali da cortile, dove apprende il valore della materia prima genuina.

A vent’anni apre la prima pizzeria in via Bellini, seguita da quelle di via Tribunali e San Biagio dei Librai, avviate con i fratelli, ancora oggi alla guida degli indirizzi storici. Ma il tempo, per chi osserva il proprio mestiere con inquietudine creativa, non rimane mai immobile.

La pizza di Giuseppe Vesi non è soltanto una specialità da assaporare, ma una storia da leggere tra i profumi del forno, la memoria dei vicoli e il respiro della terra. Oggi, in via Luca Giordano 162, al Vomero, la sua «Trattoria Pizzeria» trova dimora tra gli alberi superstiti dell'antica collina, quasi a voler legare il destino di un uomo alle radici di un territorio e al raggiungimento delle vette più alte. Per comprendere il cammino di Giuseppe bisogna però risalire tre generazioni. Nato nella Sanità, riceve dalla famiglia paterna l'eredità delle botteghe, dove il nonno lavorava come pizzaiolo, in un'epoca nella quale il mestiere era considerato umile e il posto fisso rappresentava l'ambizione più sicura. Il padre, pur scegliendo un impiego stabile, continuava a preparare pizze nei fine settimana, portando con sé il figlio tra i forni del centro storico. Dalla famiglia materna, invece, Giuseppe eredita il rapporto con la campagna: un terreno collinare alle spalle dell'attuale metropolitana del Frullone, tra ciliegi e animali da cortile, dove apprende il valore della materia prima genuina. A vent'anni apre la prima pizzeria in via Bellini, seguita da quelle di via Tribunali e San Biagio dei Librai, avviate con i fratelli, ancora oggi alla guida degli indirizzi storici. Ma il tempo, per chi osserva il proprio mestiere con inquietudine creativa, non rimane mai immobile. La nascita della pizza gourmet: un'idea coniata e registrata da Vesi Circa quindici anni fa, le pizze classiche iniziano a non bastargli più. Margherita, marinara, ripieni e quattro formaggi cedono il passo alla ricerca di nuovi equilibri. Nasce così, a viale Michelangelo, «Giuseppe Vesi Pizza Gourmet & Aperitif», un progetto nel quale prende forma anche l'espressione «pizza gourmet», coniata da Giuseppe oltre vent'anni fa e successivamente registrata come marchio. Una scelta destinata a suscitare discussioni, poiché innovare la tradizione napoletana significa spesso affrontare lo sguardo severo di chi considera ogni cambiamento una rinuncia al passato. Una trasmissione televisiva dedicata proprio al confronto tra tradizione e innovazione porta Vesi all'attenzione nazionale, suscitando interesse anche tra operatori giunti dall'estero per comprendere quella nuova direzione. Dietro il nome, tuttavia, non vi è una semplice operazione commerciale, ma oltre vent'anni di studio: farine da grani italiani biologici, varietà antiche, biga, poolish, lievito madre e prefermenti, in alternativa all'impasto diretto allora prevalente. Un percorso che oggi molti rivendicano di aver seguito per primi, ma che solo Giuseppe può datare con certezza, avendo per primo coniato l'espressione e registrato il marchio. Una ricerca sviluppata anche attraverso la collaborazione con Slow Food, scegliendo oli da cultivar di nicchia, conciato romano, pomodorino del piennolo, all'epoca Presidio, e San Marzano acquistato direttamente dai produttori. Una filiera corta nella quale il grano italiano biologico rappresenta una scelta di qualità, anche quando comporta un costo maggiore per il consumatore. Da Napoli a Roma e Milano: l'espansione del marchio Vesi Il progetto approda poi in via Luca Giordano, dove la «Giuseppe Vesi Trattoria Pizzeria» unisce pizza, cucina e aperitivo. La proposta si estende anche a Roma, con «Vulcano» a Ponte Milvio, dedicato alla cucina romana, e a Milano, con la «Locanda degli Arcimboldi», dove convivono pizza e gastronomia napoletana. La pizza al Vomero: menu, gusti e proposta gastronomica Al Vomero, la pizza si presenta in un disco di circa 280 grammi, sottile, dal bordo appena accennato e dalla grande scioglievolezza, tanto ampio da debordare dal piatto. Accanto alla Margherita con provola, San Marzano DOP, provola a lenta maturazione, Parmigiano Reggiano DOP e basilico, arrivano le Special Gourmet e i ripieni, tra cui quello alla scarola con fiordilatte di Agerola, capperi, olive nere e pinoli. Una carta di circa trenta gusti, completata da montanare, crocché, fiori di zucca e frittatine. La vicinanza al museo di San Martino e la presenza di numerosi B&B rendono il Vomero un crocevia tra residenti e turisti: capitava così che i gruppi in visita, cercando anche un primo piatto oltre alla pizza, sfuggissero al locale per mancanza di alternative. Da qui la decisione di ampliare l'offerta con la cucina dello chef aversano Luigi Gerbino: pasta e patate con la provola, gnocchi alla sorrentina, parmigiana di melanzane, genovese, diventata un piccolo caso sui social, scarpariello, polpette al pomodoro, filetti, tagliate, galletto e parmigiano. Un investimento che, a un anno di distanza, si è rivelato decisamente vincente. L'area bar propone pizza fritta e una carta di circa sessanta gin, abbinati a cinque o sei toniche. Un'organizzazione affidata a professionisti, tra direttore-barman e chef dedicato, consente a Giuseppe di concentrarsi sulla pizza e sul rinnovamento stagionale del menu. Pizza senza glutine a Napoli: il primato della famiglia Vesi La storia della famiglia comprende anche un importante capitolo dedicato al senza glutine. Nel locale di via Tribunali nasce, per iniziativa del fratello, un laboratorio completamente separato, con forno e friggitoria dedicati, riconosciuto dall'Associazione Italiana Celiachia. Una scelta originata da un caso familiare di intolleranza e sviluppata quando il tema era ancora poco conosciuto. Al Vomero permane l'attenzione agli impasti gluten free, ma per chi necessita di un percorso interamente separato, la sede storica di via Tribunali rimane il riferimento più indicato. C'è poi un terzo primato, meno noto ma altrettanto riconosciuto: secondo il consorzio di riferimento, fu proprio la famiglia Vesi a introdurre sulla pizza un'erba selvatica raccolta personalmente in campagna, oggi non più utilizzabile con quelle modalità per le norme sulla tracciabilità. E appartiene alla tradizione familiare anche l'abbinamento della pizza a un vino specifico, acquistato direttamente da una piccola produttrice della Costiera Amalfitana, quando il prezzo era ancora lontano da quello raggiunto oggi. Una storia di famiglia che continua: da Giuseppe a Simone Vesi In fondo, la vicenda di Giuseppe Vesi è l'incontro tra la pizza dei vicoli e la terra della masseria, tra il sapere urbano e la cultura contadina. Per lui, l'amore per il mestiere conta più dei tecnicismi, perché una pizza non si racconta soltanto attraverso l'idratazione o la lievitazione, ma attraverso la storia che porta in tavola. Oggi, accanto a Giuseppe, cresce il figlio Simone, quarta generazione della famiglia. E mentre il forno continua a trasformare farina, acqua e fuoco in memoria da gustare, la tradizione dei Vesi rinnova la propria promessa: restare fedele alle radici senza rinunciare al domani. Perché la pizza, quando appartiene davvero alla storia di un uomo, non finisce mai nel piatto: continua a vivere nelle mani di chi la impasta e negli occhi di chi, dopo averla assaggiata, ne riconosce l'anima.

La nascita della pizza gourmet: un’idea coniata e registrata da Vesi

Circa quindici anni fa, le pizze classiche iniziano a non bastargli più. Margherita, marinara, ripieni e quattro formaggi cedono il passo alla ricerca di nuovi equilibri. Nasce così, a viale Michelangelo, «Giuseppe Vesi Pizza Gourmet & Aperitif», un progetto nel quale prende forma anche l’espressione «pizza gourmet», coniata da Giuseppe oltre vent’anni fa e successivamente registrata come marchio.

Una scelta destinata a suscitare discussioni, poiché innovare la tradizione napoletana significa spesso affrontare lo sguardo severo di chi considera ogni cambiamento una rinuncia al passato. Una trasmissione televisiva dedicata proprio al confronto tra tradizione e innovazione porta Vesi all’attenzione nazionale, suscitando interesse anche tra operatori giunti dall’estero per comprendere quella nuova direzione.

Dietro il nome, tuttavia, non vi è una semplice operazione commerciale, ma oltre vent’anni di studio: farine da grani italiani biologici, varietà antiche, biga, poolish, lievito madre e prefermenti, in alternativa all’impasto diretto allora prevalente. Un percorso che oggi molti rivendicano di aver seguito per primi, ma che solo Giuseppe può datare con certezza, avendo per primo coniato l’espressione e registrato il marchio. Una ricerca sviluppata anche attraverso la collaborazione con Slow Food, scegliendo oli da cultivar di nicchia, conciato romano, pomodorino del piennolo, all’epoca Presidio, e San Marzano acquistato direttamente dai produttori. Una filiera corta nella quale il grano italiano biologico rappresenta una scelta di qualità, anche quando comporta un costo maggiore per il consumatore.

Da Napoli a Roma e Milano: l’espansione del marchio Vesi

Il progetto approda poi in via Luca Giordano, dove la «Giuseppe Vesi Trattoria Pizzeria» unisce pizza, cucina e aperitivo. La proposta si estende anche a Roma, con «Vulcano» a Ponte Milvio, dedicato alla cucina romana, e a Milano, con la «Locanda degli Arcimboldi», dove convivono pizza e gastronomia napoletana.

Giuseppe Vesi Trattoria Pizzeria al Vomero: la storia del pizzaiolo che ha coniato la "pizza gourmet", tra tradizione, ricerca e senza glutine.
Giuseppe Vesi Trattoria Pizzeria al Vomero

La pizza al Vomero: menu, gusti e proposta gastronomica

Al Vomero, la pizza si presenta in un disco di circa 280 grammi, sottile, dal bordo appena accennato e dalla grande scioglievolezza, tanto ampio da debordare dal piatto. Accanto alla Margherita con provola, San Marzano DOP, provola a lenta maturazione, Parmigiano Reggiano DOP e basilico, arrivano le Special Gourmet e i ripieni, tra cui quello alla scarola con fiordilatte di Agerola, capperi, olive nere e pinoli. Una carta di circa trenta gusti, completata da montanare, crocché, fiori di zucca e frittatine.

La vicinanza al museo di San Martino e la presenza di numerosi B&B rendono il Vomero un crocevia tra residenti e turisti: capitava così che i gruppi in visita, cercando anche un primo piatto oltre alla pizza, sfuggissero al locale per mancanza di alternative. Da qui la decisione di ampliare l’offerta con la cucina dello chef aversano Luigi Gerbino: pasta e patate con la provola, gnocchi alla sorrentina, parmigiana di melanzane, genovese, diventata un piccolo caso sui social, scarpariello, polpette al pomodoro, filetti, tagliate, galletto e parmigiano. Un investimento che, a un anno di distanza, si è rivelato decisamente vincente.

Giuseppe Vesi Trattoria Pizzeria al Vomero: la storia del pizzaiolo che ha coniato la "pizza gourmet", tra tradizione, ricerca e senza glutine.
Giuseppe Vesi

L’area bar propone pizza fritta e una carta di circa sessanta gin, abbinati a cinque o sei toniche. Un’organizzazione affidata a professionisti, tra direttore-barman e chef dedicato, consente a Giuseppe di concentrarsi sulla pizza e sul rinnovamento stagionale del menu.

Pizza senza glutine a Napoli: il primato della famiglia Vesi

La storia della famiglia comprende anche un importante capitolo dedicato al senza glutine. Nel locale di via Tribunali nasce, per iniziativa del fratello, un laboratorio completamente separato, con forno e friggitoria dedicati, riconosciuto dall’Associazione Italiana Celiachia. Una scelta originata da un caso familiare di intolleranza e sviluppata quando il tema era ancora poco conosciuto. Al Vomero permane l’attenzione agli impasti gluten free, ma per chi necessita di un percorso interamente separato, la sede storica di via Tribunali rimane il riferimento più indicato.

C’è poi un terzo primato, meno noto ma altrettanto riconosciuto: secondo il consorzio di riferimento, fu proprio la famiglia Vesi a introdurre sulla pizza un’erba selvatica raccolta personalmente in campagna, oggi non più utilizzabile con quelle modalità per le norme sulla tracciabilità. E appartiene alla tradizione familiare anche l’abbinamento della pizza a un vino specifico, acquistato direttamente da una piccola produttrice della Costiera Amalfitana, quando il prezzo era ancora lontano da quello raggiunto oggi.

Una storia di famiglia che continua: da Giuseppe a Simone Vesi

In fondo, la vicenda di Giuseppe Vesi è l’incontro tra la pizza dei vicoli e la terra della masseria, tra il sapere urbano e la cultura contadina. Per lui, l’amore per il mestiere conta più dei tecnicismi, perché una pizza non si racconta soltanto attraverso l’idratazione o la lievitazione, ma attraverso la storia che porta in tavola.

Oggi, accanto a Giuseppe, cresce il figlio Simone, quarta generazione della famiglia. E mentre il forno continua a trasformare farina, acqua e fuoco in memoria da gustare, la tradizione dei Vesi rinnova la propria promessa: restare fedele alle radici senza rinunciare al domani. Perché la pizza, quando appartiene davvero alla storia di un uomo, non finisce mai nel piatto: continua a vivere nelle mani di chi la impasta e negli occhi di chi, dopo averla assaggiata, ne riconosce l’anima.