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Arte, archeologia industriale,
produzioni agricole autoctone e piatti tipici a Giffoni Valle Piana

Il CTG Picentia di Salerno, PAMart e Cowotur dopo la pausa estiva fanno visita al
Comune dei Picentini conosciuto nel mondo per il “Giffoni Experience”

Quinta tappa di “Di Food in Tour”, questa volta a Giffoni Valle Piana, sarà diversa dal solito, favorirà la promozione di beni culturali poco noti ai più e incuriosirà con la sua gastronomia e la visita dal vivo nei luoghi preposti alle produzioni agricole autoctone come l’oleificio e il torronificio.

Giffoni Valle Piana comune dei Picentini, famoso nel mondo per il Giffoni Experience” alias Giffoni Film Festival e la nocciola IGP, sarà il luogo ideale per promuovere un turismo lento, sostenibile ed alternativo.

Da Food in TourIl progetto “Di Food in Tour” tutto al femminile promosso dal CTG Gruppo Picentia e rappresentato dalla Dott.ssa Mina Felici e dalla Dott.ssa Adele Cavallo Consigliere nazionale CTG, dallo Studio PAMart di Consulenza e Progettazione culturale della Dott.ssa Annamaria Parlato, storica dell’arte e giornalista enogastronomica, da Cowotur-Travel Agency&Tour Operator a Mercatello della Dott.ssa Rosa Genovese, Presidente della Pro Loco di Castiglione del Genovesi, e dalla Dott.ssa Maria de Vita esperta di marketing territoriale, è notevolmente cresciuto sul territorio senza contributo alcuno, avvalendosi della partecipazione di tanti salernitani incuriositi dalle bellezze di cui sono circondati a pochi chilometri da casa e di cui spesso ignorano l’esistenza.

 Giffoni Valle Piana, antico paese nella provincia di Salerno, si compone di 16 frazioni (Curti, Curticelle, Santa Caterina, Sovvieco, Pozzarolo, San Giovanni, Chiaravallisi, Catelde, Chieve, Gaia, Vassi, Mercato, Terravecchia, Ornito, Santa Maria a Vico e Sardone) e ha un clima, generalmente dolce, immerso in uno scenario incantevole. Il turista che giunge in questa tranquilla e ridente cittadina, percorrendo la strada provinciale di Salerno, può venire a contatto con un patrimonio archeologico e paesaggistico di inestimabile valore.

Terravecchia è la frazione più panoramica e carica di storia, con viuzze strette e caratteristiche. La passeggiata nel bel Comune dei Picentini, si avvarrà dell’accoglienza dell’amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Antonio Giuliano, con la collaborazione del Vicesindaco Angela-Maria Mele e dell’Assessore alla Valorizzazione Patrimonio Artistico e Culturale Maria Cianciulli, e avrà inizio dopo una particolare colazione proprio dal trecentesco Convento di San Francesco per ammirarne tutto lo splendore.

Da Food in TourLa Pro Loco rappresentata dal Prof.Claudio Mancino, sarà la promotrice di un particolare percorso, pezzo forte del tour, ovvero della visita alla Miniera di ittiolo (unguento che si ottiene dagli scisti bituminosi e che viene utilizzato ancora oggi per la sua azione antisettica) e del suo piccolo Museo, reperto di archeologia industriale nel cuore del Parco Regionale dei Monti Picentini. Subito dopo aver esplorato la miniera, un “aperiolio” e una sosta all’oleificio Terre Picentine servirà per osservare dal vivo e carpire i segreti della raccolta e della lavorazione delle olive da cui ricavare il prezioso succo biondo, alla base di una sana e corretta alimentazione, nonché simbolo della Dieta Mediterranea.

Un ristoro a base di pietanze tipiche come il “raviolo alla nocciola” sarà servito alla Locanda Al Castello, nel borgo medievale di Terravecchia, avamposto romano che divenne poi insediamento longobardo. Le notizie storiche e storiografiche del sito, nel primo pomeriggio, saranno illustrate dalla Presidentessa dell’Associazione culturale “Borgo Terravecchia” Nicoletta Lamberti. Una piacevole pausa al Torronificio Brancaccio con degustazione della famosa “coccarda di nocciole” andrà a chiudere la giornata. Il Food Blog 2Ingredienti Arte&Cibo, sarà Media Partner dell’iniziativa.

Da Food in TourIl CTG (Centro Turistico Giovanile) è un’ Associazione nazionale senza scopo di lucro che promuove e realizza un progetto educativo e di formazione integrale della persona, attraverso momenti di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla concezione cristiana dell’uomo e della vita, nel servizio alle persone e al territorio. Agisce nell’ambito del turismo giovanile e sociale, della cultura e dei beni culturali, dell’ambiente e del tempo libero, avvalendosi del metodo dell’animazione e rivolgendosi a tutte le fasce di età, in particolare a quelle giovanili. Nato nel 1949, il Ctg oggi si estende in tutta Italia con centinaia di realtà tra gruppi di base, circoli e centri  di vacanza in località di grande richiamo turistico e naturalistico, con una rete diffusa di comitati provinciali e di consigli regionali, coinvolgendo ogni anno nelle proprie attività migliaia di persone. Il CTG è riconosciuto dal Ministero dell’Interno come Ente Nazionale con Finalità Assistenziali ed è altresì iscritto al Registro Nazionale delle Associazioni di promozione Sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ulteriore riconoscimento ufficiale come Associazione è quello concesso dalla CEI.

Per info e contatti:

CTG Gruppo Picentia-Mina Felici Presidente Picentia

ctgpicentia@gmail.com

+393497555596

PG FB www.facebook.com/CTGPICENTIA/

Prenotazioni:

info@difoodintour.it

www.difoodintour.it

  Da Food in Tour

Fonte [2Ingredienti Arte&Cibo ]

A Montoro la VI Assise regionale dei Presìdi
Slow Food Campania e Basilicata

Sabato 20 e domenica 21 gennaio tornano gli stati generali
dei Presìdi Slow Food di Campania e Basilicata

Sabato 20 e domenica 21 gennaio 2018 al Palazzo Macchiarelli di Montoro (AV) Slow Food Campania riunisce produttori dei Presìdi, responsabili regionali e nazionali di Slow Food e il Comitato Tecnico Scientifico dei Presìdi Slow Food Campania e Basilicata per la 6° Assise regionale dei Presidi Slow Food.

Obiettivo delle due giornate, che è organizzata ogni due anni, è fare il punto sui 29 Presìdi esistenti nelle due regioni (24 in Campania e 5 in Basilicata) e sugli 11 in fase di istituzione. Il progetto internazionale dei Presìdi Slow Food, cui l’Associazione ha dato vita nel 2000, è finalizzato a ricercare, tutelare e valorizzare quei modelli di agricoltura virtuosa replicabili ma a rischio d’estinzione per le difficoltà di posizionamento in un mercato sempre più globalizzante.

In Campania e Basilicata però i 29 presidi istituiti e quelli in fase di istituzione interessano oltre il 40% dei comuni delle due regioni. Secondo il Comitato Tecnico Scientifico dei Presìdi Slow Food, presieduto dal dott. Domenico Tosco:

«La piena valorizzazione dei prodotti tipici di qualità, per avere impatti economici significativi e duraturi, deve mirare alla conquista di spazi di mercato più ampi della dimensione meramente locale. Negli ultimi anni, anche in conseguenza delle crisi economiche, si sono moltiplicati gli esempi di un nuovo modo di fare agricoltura. I buoni risultati conseguiti contribuiscono ad incoraggiare i giovani ad occuparsi di un’attività che aveva perso ogni attrattività verso di essi».

I lavori del sabato avranno inizio alle 9,30 con l’introduzione a cura del Sindaco di Montoro Mario Bianchino, del Fiduciario Slow Food Avellino Carlo Iacoviello, del Consigliere Nazionale Slow Food Italia Lucio Napodano e di Speranza Marangelo, presidente della onlus “L’isola che c’è”, ente capofila del progetto “Itinera” che ha portato alla riqualificazione funzionale di Palazzo Macchiarelli.

A seguire, si svolgerà il primo tavolo di lavoro dedicato al ruolo dei Presìdi nelle realtà rurali mentre nel pomeriggio avranno luogo altri due tavoli di lavoro: il primo dedicato all’agricoltura contadina e alle aree di frontiera dello sviluppo rurale, l’altro finalizzato alla diffusione di una cultura dell’associazionismo partecipativo anche nell’ambito delle organizzazioni dei produttori dei Presìdi. A questi contribuiranno le relazioni introduttive affidate a Domenico Tosco e Gianni Cicia del Comitato Tecnico Scientifico dei Presìdi Slow Food Campania e Basilicata, Francesca Baldereschi, responsabile progetto Presìdi Slow Food Italia e Giuseppe Orefice, Presidente Slow Food Campania. La pausa pranzo sarà a cura dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi e dei Pizzaioli della Campania, con la partecipazione di Giuseppe Maglione della pizzeria “Daniele Gourmet” di Avellino; Antonio Petrone del ristorante “Pensando a te” di Baronissi (SA); Antonio Petrillo del ristorante “Corte dei Filangieri” di Candida (AV); Immacolata Savignano dell’agriturismo “Fontana Madonna” di Frigento (AV) e i prodotti dei Presìdi Slow Food di Campania e Basilicata.

La giornata della domenica registrerà inoltre gli interventi di Gaetano Pascale, Presidente Slow Food Italia e Vito Trotta, responsabile progetto Presìdi Slow Food Campania e Basilicata preceduti dalla lettura dei documenti emersi dai tavoli di lavoro e il racconto di alcune significative esperienze.

All’appuntamento parteciperanno, tra gli altri, dirigenti del Parco Nazionale del Vesuvio e Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Greener Italia, Consorzio Promos Ricerche, Libera Benevento, Coop. Sociale Al di là dei sogni, Civiltà contadina Melfi, Residenza Rurale Incartata, Azienda Barricella, Deafal Agricoltura Rigenerativa.

[Info e contatti:

info@slowfoodcampania.it

presidi@slowfoodcampania.it]

Una nuova era per l’Archivio Storico di Napoli

È uno dei locali più frequentati di Napoli, un progetto giovane con alle spalle una storia lunga più di duecento anni durante i quali napoletani e non, più o meno famosi, hanno occupato i tavoli e goduto della cucina borbonica. Per l’Archivio Storico, un posto di grande atmosfera i cui arredi rimandano alla storia di Napoli, in particolare al tempo dei Borbone, inizia una nuova era. Lo spiega Luca Iannuzzi, patron dell’Archivio, imprenditore che ha deciso di investire nella rinascita della cultura borbonica, prima con la realizzazione di questo premium bar e poi nella sua recente evoluzione in ristorante: “Veicolare questo genere di cultura attraverso il cibo – dice – è l’obiettivo che anima l’Archivio Storico dal 2013, anno della sua nascita”. “Napoli aveva bisogno di una location d’eccellenza, di prestigio, ma alla portata da tutti – continua -. Un posto che facesse sentire importante chi vi entra”. Un locale come l’Archivio Storico.

archivio storico- pietanze Archivio PIATTI 2°giorno - Ph.Paola Tufo (78) Archivio PIATTI 1°giorno - Ph.Paola Tufo (20)

L’atmosfera è quella da club tipica dei locali esclusivi delle capitali europee, la cucina tradizionale ma rivisitata in chiave contemporanea. Gli ingredienti utilizzati sono prodotti naturali; completamente banditi i semilavorati . Ogni mese viene proposto un “temporary dish” che resta in carta solo per 30 giorni. Le ricette dei monzù sono state attualizzate dallo chef Roberto Lepre sia nel processo produttivo di manipolazione degli ingredienti sia in ottemperanza alle attuali norme HACCP. Ad esempio gli “uermiculi aglio e uoglie” (ovvero gli “spaghetti aglio e olio), la cui ricetta fu descritta nel trattato “Cucina Teorico Pratica” di Ippolito Cavalcanti (1837), appellati anche come “Vermicelli alla Borbonica” perché furono il piatto d’eccellenza per l’utilizzo della forchetta a quattro rebbi inventata dal ciambellano di Ferdinando IV di Borbone per raccogliere e gustare la pasta “aglio e uoglie”, sono reinterpretati da Roberto Lepre come “Spaghetti aglio, olio e peperoncino, battuto di dentice al limone e clorofilla di prezzemolo a velo”. Ancora, i Polipetti alla Luciana, un piatto di origini antichissime, così chiamato perché una volta i polpi erano pescati dai pescatori del Borgo Marinari di Santa Lucia e cucinati seguendo un procedimento molto particolare (ovvero venivano tagliati a pezzi grossolani e cotti lentamente nel loro liquido in una casseruola di terracotta, senza mai aggiungere acqua né aprire il coperchio), nel menù dell’Archivio si trasformano in “Moscardini alla Luciana, cracker croccante del suo nero su spuma di ceci di Cicerale”. Tra le proposte del ristorante non potevano ovviamente mancare altri piatti cult della cucina napoletana, come la parmigiana, la genovese, il sartù, il soffritto… E, dulcis in fundo, il babà, protagonista indiscusso della pasticceria napoletana, oggi presentato ai “commensali” dell’Archivio Storico in una nuova versione – arricchita con crema alla vaniglia bourbon e amarena – che prende il nome di “Lazzarone” (così come veniva appellato il re Ferdinando IV).

Archivio Storico Via Alessandro Scarlatti 30, Napoli http://www.archiviostorico.com
Inizia davvero una nuova era per il locale vomerese. Prossimamente sarà aperta la caffetteria dell’Archivio Storico , dove si potranno acquistare e degustare sul posto i dolci dell’epoca borbonica. Dolci che sono già pronti per essere spediti in tutto il mondo: l’imprenditore Luca Iannuzzi ha già pronto il progetto di una filiera produttiva che consentirà ai piatti della cucina borbonica di valicare i confini campani e, perché no, italiani. Ma le novità non finiscono qui. A breve in altri quartieri della città apriranno i battenti “Estratti di trattoria Borbonica”, locali che proporranno solo piatti borbonici rivisitati.

Archivio Storico via Alessandro Scarlatti, 30 – Napoli

www.archiviostorico.com

FB: @archiviostoriconapoli

IG: Archivio Storico Napoli

Host 2017 e MET Bocconi svelano l’ospitalità di domani:

al Sud la tradizione si conferma fattore trainante

  • Un settore che vale 51 miliardi e conta 325 mila imprese, un settimo di tutto il fatturato UE
  • Esperienzialità, condivisione e innovazione sono le chiavi della ristorazione del futuro
  • 9 italiani su 10 cercano informazioni su Internet prima di scegliere un ristorante, circa il 60% considera le recensioni e oltre il 61% ama condividere in Rete l’esperienza
  • Il 74% dei consumatori preferisce insegne che sono presenti anche su Internet
  • I prodotti a denominazione di origine e la fama di meta enogastronomica trainano la ristorazione di qualità in Campania, con 258 ristoranti censiti nelle prime 3 guide (Michelin, Espresso, Gambero Rosso)

 

Napoli, 25 settembre 2017 – Un’autentica ambasciatrice dello stile di vita italiano basato sul bello, ben fatto e buono, grazie ai valori di autenticità e rispetto delle tradizioni che esprime. È il ruolo chiave dell’ospitalità italiana che emerge dalla ricerca Ristorazione, lusso e territorio: Drivers dell’italian way of living, promossa da HostMilano e condotta da Magda Antonioli Corigliano, Direttrice del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi, e Sara Bricchi, Ricercatrice MET Bocconi.

Sono in particolare il territorio – inteso non solo come paesaggio, ma anche come terroir per materie prime di qualità uniche –, la vocazione manifatturiera che combina cultura e saper fare e la creatività basata su elementi identitari i punti di forza, che, nel Mezzogiorno, vedono un particolare accento sulla tradizione.

Un’industria da 325mila imprese e 51 miliardi di euro di fatturato

Gli italiani mangiano sempre più fuori casa, oltre un terzo della spesa alimentare delle famiglie, circa il 35% pari a 75 miliardi di euro. Un dato che, a differenza dei consumi domestici, è rimasto stabile durante la crisi e ha ricominciato a crescere negli ultimi tre anni. E che si riflette nella densità unica al mondo delle imprese di ristorazione in Italia: sono oltre 325 mila, per oltre la metà (53,1%) ristoranti ma anche attività di ristorazione mobile, a conferma della crescita del fenomeno street food. A sua volta, il 64,3% di questi ultimi sono attività con somministrazione, pari a circa 111 mila imprese. La regione che concentra più ristoranti è la Lombardia (13.9%) seguita da Lazio (11.3%) e Campania (9,3%), podio che si ripete anche nello street food. Anche nel fuori casa, come nell’imprenditoria italiana in generale, dominano le PMI: il numero medio di dipendenti è 5,6 per un totale di 376 mila dipendenti (Fonte: FIPE, 2016).

Nel contesto europeo l’ospitalità italiana riveste un ruolo di primo piano. Con circa 51 miliardi di euro nel 2014, di cui il 40% riconducibile ai soli ristoranti, le imprese italiane rappresentano da sole quasi un settimo di tutto il fatturato del settore nella UE-28 (375 miliardi) e più di un decimo di tutto il valore aggiunto (18 miliardi di euro su 152), il 37,4% dovuto ai ristoranti. In Italia il settore è complessivamente cresciuto nel quinquennio 2008-2014 e le stime per il 2015 sono di un ulteriore aumento del 2,8% (Fonte: elaborazioni su dati Eurostat, 2016).

Le password per la ristorazione di domani: esperienze uniche, convivialità e condivisione

Una tendenza importante rilevata dalla ricerca è che anche i settori dell’ospitalità professionale e del food & beverage tendono a posizionarsi verso i segmenti premium, in risposta a consumi sempre più aspirazionali. Se anche il food e il vino e alcolici di lusso presentano un trend di crescita negli ultimi anni, con un +4% tra il 2015 ed il 2016, è però l’ospitalità a beneficiare maggiormente di questa evoluzione, con sempre più ristoranti d’eccellenza specializzati in un’offerta di nicchia rivolta a specifici segmenti di mercato: negli ultimi anni, a differenza della vendita diretta di prodotti enogastronomici di lusso, questi hanno visto un forte incremento e oggi, dei 45 miliardi di euro di fatturato del comparto F&B, il 46% si riferisce alla ristorazione (Fonte: Bain & Company e Fondazione Altagamma, 2016).

Mangiamo più sano e più veggie anche al ristorante, dunque, ma non rinunciamo ai piatti più legati al piacere della convivialità come primi e dessert. Il valore sociale nella scelta di “cosa” mangiamo e “come” lo mangiamo è infatti una delle costanti che emerge dalla ricerca (Fonte: FIPE, 2017).

Cambia anche il modo di scegliere dove mangiare: circa nove italiani su dieci cercano informazioni su Internet prima di recarsi in un nuovo locale (il 24% sempre, il 37,5% spesso e il 25,9% qualche volta), mentre solo il 7,9% lo fa raramente e il 4,6% non lo fa mai. Importanti nella scelta anche i giudizi online degli altri avventori: molto per il 23,5%, abbastanza per il 63,7% e poco o per nulla solo per il 12,8%. Le informazioni più ricercate online riguardano i prezzi (69%), le recensioni (60,3%) e il tipo di cucina (59,9%). Ricercati anche gli orari e giorni di apertura (53,8%) e la posizione del locale (43,8%). Ma la Rete è molto di più di una fonte di informazioni, è anche il luogo della condivisione dell’esperienza. L’aspetto social è sempre più rilevante per godere appieno della convivialità: il 61,1% condivide infatti per allegria, divertimento o per il puro gusto di farlo, mentre lo status è importante per il 28,2% e il 27,8% ama testimoniare la novità e le esperienze insolite (Fonte: TradeLab per Mixer, 2016). In questo quadro continua ad essere centrale il fattore umano, il rapporto diretto e spesso confidenziale con il ristoratore che è un altro “ingrediente segreto” nella ricetta di successo dell’ospitalità Italian style e contribuisce a creare quella “esperienza unica” nel quale il cliente si sente protagonista, consumaTTore anziché consumatore, e che gli fa preferire la convivialità ad altre in competizione nel comune segmento leisure, inteso come valorizzazione esperienziale del tempo libero. L’accoglienza e la gentilezza del personale sono infatti importanti per l’81,6% ma, a testimonianza della propensione italiana ad apprezzare la bellezza in ogni circostanza, il secondo fattore segnalato è la mise en place e presentazione dei piatti (51,2%) seguita dallo stile dell’arredo con il 44,4% (Fonte: TradeLab per Mixer, 2016).

Anche tecnologia e innovazione sono sempre più importanti per conquistare i consumatori più avvertiti e, in particolare, i millennial: dai menu-tablet che consentono di intrattenere i clienti in attesa del servizio ai metodi di pagamento tramite smartphone, sul front-end; ma anche, dietro le quinte in cucina, le nuove tecnologie del food equipment che permettono di creare ricette un tempo impensabili grazie a nuove modalità hi-tech di trattamento degli ingredienti, conservazione e cottura. In particolare, oggi non è più possibile separare il mondo reale dal digitale nei settori esperienziali come la ristorazione: Il 74% dei consumatori mostra fino al 40% di probabilità in più di acquistare da brand che definiscono chiaramente i loro valori anche attraverso i social media. Il 46% delle imprese che interagiscono sul web con i propri clienti riceve feedback mediamente più positivi e il 55% di queste sostiene che i social media abbiano contribuito ad aumentare il proprio business. Le tracce digitali lasciate dai consumatori consentono inoltre di mappare preferenze e comportamenti di consumo, anche in ottica di maggiore personalizzazione e arricchimento del servizio (Fonte: ILTM ed Euromonitor, 2015).

Napoli e la Campania: la tradizione guarda al futuro

Se la tecnologia è il driver delle nuove generazioni, qualità e tradizione rimangono centrali in modo trasversale ai target. In questo senso, in Italia un interessante caso studio è quello di Napoli e della Campania. Con le sue oltre 30mila imprese attive, la Campania è terza nel settore dei servizi di ristorazione, così come per la popolazione (terza regione più popolata dopo Lombardia e Lazio). Il settore è cresciuto nell’ultimo triennio di poco meno del 2,5% annuo e le imprese campane della ristorazione rappresentano circa il 10% del totale nazionale (Fonte: FIPE 2016). Senza contare prodotti iconici come pasta o pizza (per cui recentemente è stata avanzata anche una candidatura a patrimonio dell’umanità), la tradizione gastronomica campana è particolarmente ricca e ben riconoscibile. Numerose sono le produzioni che possono vantare una denominazione di origine (DOP, IGP, STG) ed altrettanti i piatti conosciuti ed imitati in ogni parte del mondo; questo contribuisce a caratterizzare ulteriormente il territorio e a rafforzare la reputazione della Campania, anche a livello internazionale, tanto in campo agroalimentare, quanto come meta di turismo enogastronomico.

Lo conferma anche la presenza di locali campani nelle tre guide più autorevoli, Guida Michelin, I Ristoranti d’Italia di Espresso e Ristoranti d’Italia di Gambero Rosso. Sugli 8.804 ristoranti censiti in Campania da FIPE sono 258 i locali citati: 59 in tutti e 3 i volumi, 59 solo su Michelin, 47 solo su Gambero Rosso e 44 su Espresso. Michelin è la guida che ne annovera il maggior numero (146, pari al 56,6%), di poco inferiori le altre due (Gambero Rosso 55,1%) ed Espresso 51,2%). Rispetto alla precedente indagine EBNT-FIPE del 2010 il numero complessivo di locali menzionati è rimasto pressoché stabile (256 quelli rilevati in precedenza). Sono 76 (pari al 29,5% di quelli considerati) i ristoranti che hanno ricevuto un riconoscimento da almeno una delle guide. Invece 33 (il 12,8%) hanno ricevuto un riconoscimento da tutte e tre le testate.

I ristoranti di qualità sono presenti in tutte le province campane — confermando la maggiore rilevanza di concept e prodotto offerto rispetto alla location –, ma si notano quattro aree dove questi si concentrano: le isole (Ischia, seguita da Capri e quindi Procida, oltre il 15,5%), seguite a pari merito dalla città di Napoli e dalla Costiera Amalfitana con il 14,3% e quindi dalla Costiera Sorrentina (12,4%) Nonostante la maggioranza sia costituita da ristoranti è interessante notare altre tipologie di locali, in particolare trattorie e pizzerie. Il forte legame con tradizione e territorio si nota anche nei menu: il 21,7% dei locali presentati offre infatti una cucina di tipo classico ed un altro 20,5% piatti della cucina campana. A cui vanno poi aggiunti un altro 20,5% di locali che presentano un menu in prevalenza a base di pesce ed un altro 14,7% che presenta una carta con piatti di cucina italiana.

In conclusione, la ricerca conferma che l’ospitalità è una componente chiave nel successo anche internazionale delle eccellenze italiane in chiave lifestyle e che agisce come fattore di sistema in sinergia con l’agroalimentare. Il sistema ospitalità-agroalimentare si distingue per una propensione molto forte a operare in un’ottica di filiera, coniugando la cura e l’unicità delle materie prime con un’industria del food equipment leader mondiale, fino al primato del design e della progettazione italiana nella capacità non solo di ideare nuovi concept, ma di sviluppare l’intero progetto in qualità di contractor, dalla forchetta all’arredo alla proposta culinaria.

 

Tutti gli aggiornamenti sono disponibili su:

sito web: www.host.fieramilano.it

Pagina  Facebook;: (clicca qui- @HostMilano),

hashtag: #Host2017.

 

                                        

Avella (Avellino), 23-24 Settembre 2017
“PANE, AMMORE E TARANTELLA”:
ARTE, SPETTACOLI, CULTURA ED ENOGASTRONOMIA

NELLA SPLENDIDA CITTÀ D’ARTE DELLA CAMPANIA
SUL PALCO DI AVELLA (AVELLINO) ANCHE ALFIO ANTICO, TRA I PRINCIPALI INTERPRETI EUROPEI DELLA TAMMORRA

AVELLA (AVELLINO) – Torna con una nuova edizione l’evento “Pane, Ammore e Tarantella”, che nel 2016 ha animato le serate del Mandamento e che chiude gli appuntamenti estivi per cominciare quelli autunnali. Sabato 23 e domenica 24 settembre il centro storico di Avella (Avellino), una delle città d’arte più affascinanti della Campania, si anima con momenti dedicati all’arte, agli spettacoli, alla cultura e all’enogastronomia, con gruppi itinerantivisite guidate ai siti storici ed archeologici e momenti di riflessione, sotto la direzione artistica di Roberto D’Agnese per Omast Eventi.

Sabato 23 settembre si comincia alle ore 20 con il “rito del pane”: il sindaco di Avella Domenico Biancardi, insieme al presidente dell’Associazione “Pane Ammore e Tarantella”Mariangela Sorice, divideranno una pagnotta di pane da distribuire ai presenti, usanza di un tempo prima dell’inizio alla cena. A seguire sul palco saliranno gli Officina Zoè, gruppo di musica popolare originario del Salento, impegnato nell’interpretazione e nel riadattamento dei brani musicali della tradizione salentina e nella composizione di nuovi brani secondo i medesimi canoni, con la presenza speciale di Luca Rossi, artista dalle collaborazioni prestigiose come Teresa De Sio, Enzo Avitabile, Nuova Compagnia di Canto Popolare e tanti altri. I Vico animeranno il secondo palco, mentre la musica itinerante sarà affidata a Gli Stornellatori Romani e la musica argentina de La Murga.

Domenica 24 settembre si comincia già a pranzo con la possibilità di assaggiare piatti e prodotti tipici e, alle ore 16, lezione di tarantella. Alle ore 18 convegno e, a seguire, cominceranno gli spettacoli musicali con i Rareca AnticaAlfio Antico e Ivan Romano e, nei vicoli del centro storico, I cantori campani e la musica argentina de La Murga.

Rareca Antica nascono nel febbraio del 2008 dalla comune passione per la cultura e l’identità della tradizione divulgata ed espressa nel canto, nella musica e nella danzaDopo anni di partecipazione alle feste tradizionali, di frequentazione di riti e cerimonie tradizionali, di raccolta e apprendimento sul campo della tradizione musicale e dei “suoni” nostri, di impegno in molte formazioni e gruppi importanti dell‘area campana, il gruppo si è ritrovato insieme nel progetto di riproposizione e divulgazione del repertorio, in primis, vesuviano, campano e del Sud Italia, con gli strumenti della tradizione: la voce, l’organetto, la chitarra battente, il mandolino la ciaramella, la zampogna, i flauti, la tammorra, il tamburello, le castagnette.

Ospite d’onore è senza dubbio Alfio Antico, cantautore e percussionista italiano, tra i maggiori interpreti europei della tammorra. Erede autentico e diretto della tradizione musicale popolare, Alfio Antico è considerato uno dei tamburellisti che più ha rivoluzionato la tecnica della tammorra. Musica, poesia e azione scenica sono protagonisti dei suoi brani, con una sonorità mediterranea di diretta ispirazione dalla tradizione popolare. Infine Ivan Romano, con le sue ballate folk che rapiscono per la loro peculiarità: personaggi stravaganti, momenti di convivialità ed interazioni autentiche seguono un filo conduttore ben preciso, quello dell’amore per la propria terra, dove la musica diviene il pretesto per disegnarne il profilo identitario e sociale. Una miscellanea di musiche popolari, ritmi latini ed ispirazioni tanghere percorrono la nuova opera dell’artista irpino, a rimarcare il mood “latin folk cantautorale” che è andato via via a definirsi durante la sua carriera. Durante i due giorni sarà possibile effettuare visite guidate per il pubblico presso i siti archeologici (Anfiteatro Romano, tombe romane, Palazzo Ducale e Chiese del centro storico – per info e prenotazioni – tel. 380.4309703).

“Pane Ammore e Tarantella – spiega il direttore artistico Roberto D’Agnese – è un evento nel quale si è sperimentato un modello riuscito di coinvolgimento della comunità che ritrova coesione e voglia di partecipare per esprimere e far conoscere al meglio le peculiarità del territorio. Avella racchiude in sé elementi che la rendono fortemente connotata, dalla produzione gastronomica, in primis la nocciola, fino allo straordinario patrimonio archeologico. Tutti elementi che ne fanno una città d’Arte in piena regola, amata dai suoi cittadini e soprattutto dai giovani. Qui, come in altri comuni dell’Irpinia, sono le giovani generazioni a portare avanti la custodia delle tradizioni e gli eventi di un territorio, ed è su di loro che ogni amministrazione deve investire per coinvolgere la popolazione nella sua interezza. Chi verrà ad Avella troverà dunque un grande clima di festa ed un’offerta artistica di assoluta qualità, da Officina Zoè fino ad Alfio Antico sul fronte musicale, fino alle visite ai siti archeologici e la musica che proviene dai cortili delle abitazioni, una delle caratteristiche di quest’area dell’Irpinia. Tutti elementi per scoprire, in occasione di pane, Ammore e Tarantella, un territorio di grande valore”.

“La macchina organizzativa è partita ormai da tempo – dice Mariangela Sorice, Presidente dell’Associazione Pane, Ammore e Tarantella – per far rivivere nei quartieri di Avella una festa che riporti alla luce tradizioni e storia, che si sposi perfettamente con gastronomia, musica e soprattutto con le nuove generazioni. Un villaggio che mette insieme passioni e divertimento, gusto e cultura. Una festa realizzata dai giovani e dedicata a tutta la famiglia, grazie alle attività rivolte ai bambini, come laboratori, stage e lezioni di tarantella. Inizieremo con il rito del pane in segno di condivisione e amore, per poi valorizzare la nocciola, l’eccellenza di Avella che ci permette di essere conosciuti in tutto il mondo e che è il cavallo di battaglia del territorio. Vi sarà un tuffo nelle tradizioni anche culinarie: all’interno degli stand saranno preparati al momento piatti tipici con la nocciola e si realizzerà il torrone come veniva fatto una volta”.

 

Per informazioni:

www.paneammoretarantella.it

Il 24, 25 e 26 agosto torna (come ogni anno) – a Roccagloriosa in Cilento – la rassegna cultural-gastronomica “La Rocca delle Arti”.

Il paese, che vanta la presenza sul territorio dei Lucani già dal VI-V sec. a. C., diventa nei tre giorni della manifestazione un itinerario alla scoperta dell’arte e del gusto.

La Rocca delle Arti è una delle più importanti manifestazioni del cartellone estivo cilentano. Il successo dell’evento è dovuto soprattutto agli intrattenimenti di ogni genere che allietano le serate del 24-25-26 agosto>> così afferma Mirko Grizzuti, Presidente della Proloco di Roccagloriosa.

Musica popolare, rappresentazioni teatrali, mostre di pittura, di scultura, di fotografia saranno i protagonisti della tre giorni cilentana. I vicoli del centro storico saranno decorati con allestimenti preparati impiegando per la maggior parte materiali riciclati nel il rispetto dell’ambiente.

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Le novità di quest’anno saranno il laboratorio di ceramica al tornio (come si faceva un tempo) a cura di Domenico Pepe e gli interventi di piccolo restauro della cappella di San Giuseppe a cura di Francesco Bortone e Daniela Gazzineo.

Dal punto di vista dell’arte gastronomica ci saranno le seguenti attività laboratoriali:

  • Alla scoperta dei mieli del Cilento (con Francescoantonio Cavalieri e l’associazione Apicoltori Provincia di Salerno)
  • Alla scoperta degli oli di Nicolangelo Marsicani con la partecipazione di Maria Manuela Russo, Rosalba Trama e Piero Matarazzo.

Il pubblico oltre a poter partecipare ad uno spazio laboratoriale dedicato all’arte (Installazione artistica tela d’autore) ed uno incentrato sul gioco (Giocastorie. Principi e Principesse), vivrà un viaggio nel tempo grazie al laboratorio narrazioni e personaggi storici. Il primo giorno si terrà una narrazione intitolata: “Sulla macchina del tempo: la cucina nel Medioevo”. Il secondo giorno, invece, le narrazioni riguarderanno le scoperte del medioevo.Il terzo giorno gli artisti si concentreranno principalmente sulla magia nel Medioevo.

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Soddisfatta dell’evento anche l’Amministrazione comunale, infatti, così afferma Speranza Gerundo, Presidente del Consiglio Comunale: <<Siamo giunti ormai all’ottava edizione dell’evento che è un appuntamento fisso per i cittadini di Roccagloriosa e per quelli del comprensorio. La manifestazione come di consueto si svolgerà nel centro storico e per consentire visitatori di poter accedere comodamente all’area della manifestazione ci sarà un servizio bus navetta gratuito dai parcheggi situati in zona Laura /San Cataldo verso il centro storico di Rocca>>

Cosa Vedere:

Il Museo custodisce reperti archeologici lucani risalenti al IV e al III sec. a.C., rinvenuti durante diverse campagne di scavo all’interno dell’abitato e delle necropoli, resti che testimoniano la vita del sito fino ad età tardo imperiale e medievale, sono, anche, conservati interessantissimi corredi funerari, manufatti in oro, argento e bronzo e gioielli in oro di straordinario valore e manifattura, come la collana con pendenti ed il bracciale intrecciato con serpenti.

Cosa Mangiare:

Il torroncino di Roccagloriosa, detto anche Torroncino degli Sposi. Si tratta di una specialità ideata dalle donne del borgo: un tempo, lo stesso, veniva preparato e offerto in occasione dei banchetti matrimoniali, quando era ancora consuetudine che si svolgessero in casa.