La prima cosa che colpisce del ristorante-pizzeria di Felice Franzese posto nel piccolo paesino di Saviano, in provincia di Napoli, è il nome: Vito#mastupito. Questo deriva principalmente dal nome del padre del proprietario (Vito) e dalla sensazione di stupore che si vuole suscitare nel cliente attraverso la qualità della pizza e dei prodotti, quasi esclusivamente biologici e del territorio campano, e gli abbinamenti proposti tra pizza e cocktail. A guidare il ristorante-pizzeria c’è Felice Franzese, un barman, che ha deciso di chiudere il suo bar, aperto nel 2010, e di dare vita, nella stessa via, alla nuova realtà di Vito#mastupito.

“Nonostante abbiamo deciso di proporre piatti anche da ristorante – racconta Felice Franzese – puntiamo principalmente sulla pizza e sull’abilità del nostro pizzaiolo Ciro Sasso. Inoltre, un aspetto particolare della nostra pizzeria è l’accostamento tra la pizza e il beverage, ascoltiamo molto i gusti del cliente e cerchiamo così di creare un connubio tra gli ingredienti della pizza e quelli dei cocktail o dei vini. Il fil rouge che lega i drink alla piazza è la stagionalità”. Infatti, proprio, per perseguire la freschezza e la stagionalità non si trova una carta fissa, il menu varia continuamente e il proprietario, insieme al proprio entourage, cerca di approvvigionare giornalmente la dispensa, in modo tale da preservare la freschezza degli ingredienti. I prodotti che vengono proposti sono principalmente campani, ma non mancano le eccellenze del territorio italiano: i salumi della Filiera di parma; i pomodori, le passate, i pelati, i pomodorini del piennolo e il datterino giallo in conserva dell’azienda salernitana La Fiammante e i prodotti d.o.p dell’azienda napoletana Latteria Sorrentina tra i quali non possono mancare il fior di latte e la provola di Agerola. 

Anche solo ascoltando i nomi delle pizze emerge una connessione con la tradizione e la cultura del piccolo paesino che ospita Vito#mastupito. Infatti, le pizze richiamano sia i rioni storici che i personaggi e le figure più importanti del paese, come la pizza Tommassoni, che prende il nome da una famosa masseria di Saviano, con pistacchi di bronte, grana padano 24 mesi, fior di latte di agerola, olio e basilico. Nonostante il menu cambi in continuazione molte pizze ormai sono talmente radicate nel locale, che ne sono diventate l’emblema, e non si possono eliminare dal menu. Una di queste è la pizza con patate viola e i tentacoli di polpo. Il successo di Vito#mastupito si deve molto alla sua pizza e di conseguenza al suo pizzaiolo Ciro Sasso. 

Ciro Sasso, nonostante venisse da una famiglia di panificatori, non aveva mai pensato a una carriera in pizzeria. “Nel 2001 – racconta il pizzaiolo – ho vinto un concorso dell’esercito italiano e ho deciso, così, di arruolarmi. Mi sono trasferito a Padova presso il comando generale artiglieria ed è proprio qui che nasce la mia storia come pizzaiolo. Ho vissuto molto poco la vita militare perché dopo l’addestramento, proprio per la mia tradizione familiare, sono stato segnalato per lavorare presso il bunker-pizzeria. Grazie a questa esperienza nasce la passione per la pizza e, anche, il mio lavoro”. Ciro Sasso è un pizzaiolo molto eclettico, non ha un solo stile, infatti, la propria filosofia si sposa appieno con quella di Vito#mastupito, perché la presenza di un menu variabile gli permette anche di sperimentare molto. La sua pizza viene creata a partire da un blend di farine 0 e 00, ma spesso il pizzaiolo crea impasti alternativi aggiungendo cereali, grano arso o segale. Questo è possibile anche grazie all’aver creato una clientela su prenotazione che permette quindi di scegliere, in base alle loro preferenze, che tipo di impasto utilizzare, per quanto riguarda, invece, la lievitazione Sasso lavora con i prefermenti e il suo impasto lievita, inizialmente, per 12 ore e poi matura per circa 16 ore.

Anche solo guardando le pizze che vengono proposte emerge subito l’attenzione che viene posta sull’aspetto visivo. “Mi piace molto giocare con i colori – spiega il pizzaiolo – i miei abbinamenti, infatti, si basano esclusivamente su due aspetti: gusto e sapore. Proprio per questo mi piace molto giocare con il pomodoro, uno degli ingredienti più versatili cromaticamente e, di conseguenza, la pizza che meglio rappresenta la mia cucina è la marina con quattro tipologie di  pomodoro, che mi permette così di creare un connubio tra diverse intensità di colore e di sapore”. 

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Matteo Cicarelli

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