Antonio Chirico è il nuovo chef di Dodici

C’è un nuovo nome d’eccellenza alla guida della cucina di Dodici, l’insegna ristorativa di Aversa che negli anni ha saputo costruire e consolidare una propria raffinata identità attraverso la valorizzazione del patrimonio gastronomico locale e una visione rigorosamente contemporanea della ristorazione. Si tratta dello chef Antonio Chirico, professionista chiamato a firmare il nuovo corso gastronomico del locale e a inaugurare l’attesissimo menu estivo.

Questo sodalizio nasce da un incontro naturale, maturo e affiatato tra due visioni che erano già da tempo in perfetto dialogo. La collaborazione, infatti, non prende vita oggi: Chirico ha già affiancato il ristorante in passato in veste di consulente strategico, e alcune delle sue felici intuizioni sono entrate stabilmente nella carta, diventando pilastri dell’offerta come lo Scarpariello rivisitato, oggi unanimemente considerato tra i piatti più rappresentativi e identitari di Dodici.

Filosofia di cucina: l’ingrediente al centro del racconto contemporaneo

La filosofia culinaria introdotta dal nuovo chef non stravolge, bensì rafforza e amplifica l’identità già straordinariamente solida di Dodici, una realtà imprenditoriale e gastronomica di primo piano che conta oggi un organico di oltre settanta professionisti. Al centro del manifesto programmatico di Chirico risiede una convinzione precisa e inderogabile: ogni singolo piatto deve nascere sempre da un ingrediente d’elezione, da una storia vissuta, da una memoria d’infanzia o da un elemento profondamente legato alle radici del territorio.

È proprio da questa scintilla ancestrale che prende forma il processo creativo dello chef. La tecnica culinaria, per quanto complessa ed evoluta, non è mai fine a se stessa, ma si trasforma nello strumento ideale per amplificare il racconto del piatto. Una narrazione che non si pone limiti geografici o culturali, ma che anzi attinge a piene mani da conoscenze, metodi d’avanguardia e suggestioni provenienti sia dal panorama nazionale che da quello internazionale, fondendo globale e locale in un’unica e coerente esperienza sensoriale.

“Per me è fondamentale conservare l’anima popolare della cucina, il valore profondo della convivialità e il rispetto assoluto per il prodotto, senza però mai rinunciare alla ricerca, alla tecnica e all’evoluzione contemporanea”, commenta lo chef Antonio Chirico. “Significa partire dalle radici storiche per costruire qualcosa di attuale, senza mai perdere l’autenticità originaria. La tradizione culinaria non è un museo immobile da venerare a distanza, ma un patrimonio vivo, dinamico, che può e deve essere reinterpretato mantenendo intatta la sua verità più profonda”.

Aversa: crocevia storico e fertile di contaminazioni culinarie

Questa visione d’avanguardia trova un terreno estremamente fertile ad Aversa, città caratterizzata da una storia unica e da molteplici contaminazioni culturali sedimentatesi nel corso dei secoli. Geograficamente integrata nella provincia di Caserta, ma storicamente e culturalmente legata a doppio filo a Napoli, Aversa è stata fino all’Unità d’Italia capoluogo di distretto della provincia napoletana. Ancora oggi, la città rappresenta uno dei principali punti di incontro e osmosi tra la cultura partenopea e quella della storica “Terra di Lavoro”.

Ci troviamo nel cuore di un territorio straordinariamente generoso e fecondo, identificato per secoli con il celebre toponimo di Campania Felix, che ha fatto dell’agricoltura d’eccellenza, della qualità assoluta delle materie prime e della sapiente semplicità contadina i propri inconfondibili tratti distintivi. In questo habitat ideale, le contaminazioni gastronomiche si sono sviluppate in modo del tutto naturale, dando vita a una tradizione colta e popolare al tempo stesso, capace di non separare mai il legame indissolubile che unisce la terra al piatto.

Il nuovo menu estivo: il dialogo continuo tra memoria e attualità

Il nuovo menu estivo concepito da Antonio Chirico si propone come il manifesto di questo dialogo continuo tra memoria storica e attualità. Il simbolo indiscusso di questa transizione è il Bucatino di DODICI “Lo Scarpariello Giallo”, una rilettura contemporanea di uno dei piatti più iconici della tradizione locale. Questa ricetta, oltre a possedere una chiara matrice napoletana, è profondamente radicata proprio ad Aversa, città che vanta una gloriosa e secolare tradizione calzaturiera.

Lo scarpariello

Lo Scarpariello nacque storicamente come una ricetta di recupero, preparata dalle mogli degli “scarpari” (i calzolai) utilizzando il sugo avanzato del pranzo domenicale, poi arricchito con formaggi e altri ingredienti spesso ricevuti come compenso per i lavori di riparazione delle calzature. Un piatto umile, semplice e squisitamente popolare, originariamente a base di pomodoro, formaggio grattugiato, peperoncino e basilico fresco, divenuto nel tempo un emblema del territorio. La versione firmata da Chirico conserva intatta l’anima autentica e la golosità della ricetta originale, ma la proietta in una dimensione di assoluta modernità ed eleganza grazie all’utilizzo esclusivo delle pacchetelle gialle del Vesuvio, capaci di conferire una spiccata freschezza, una raffinata acidità e una nuova, solare luminosità visiva al piatto.

Accanto a questa vera e propria dichiarazione d’intenti e d’identità, trovano spazio nel menu preparazioni studiate per raccontare la stagione estiva e la straordinaria ricchezza delle materie prime campane:

  • La Parmigiana Estiva con cuore di fiore di zucca: Una celebrazione della stagione calda in cui la struttura classica della parmigiana si alleggerisce, accogliendo la delicatezza e la fragranza del fiore di zucca.

  • Il filetto a cottura rosa: Un secondo di carne di impeccabile precisione tecnica, accompagnato da una ricca demi-glace agli aromi della “pizzaiola”, dove l’intensità della cucina classica internazionale incontra i profumi e i ricordi aromatici delle domeniche campane.

  • Il dessert Fragola & Limone con Yogurt: Un divertito e nostalgico omaggio in chiave d’alta pasticceria a uno dei gelati industriali su stecco più iconici, amati e rinfrescanti degli anni Novanta.

Antonio Chirico: dalla tradizione contadina alla tavola d’avanguardia: La Polacca Perduta

Non poteva mancare, infine, un colto e affettuoso ammiccamento alla tradizione dolciaria aversana con “La Polacca Perduta”, un dessert al cucchiaio che reinterpreta in chiave audace gli elementi dogmatici della celebre Polacca Aversana. L’impasto originario della polacca viene qui destrutturato e riproposto nella forma insolita di un pane in cassetta, successivamente ritagliato in regolari rettangoli. La forma evoca esplicitamente il ‘pain perdu’, storica ricetta di recupero della tradizione contadina internazionale, nata per nobilitare e dare nuova vita al pane raffermo.

Le fette così ottenute vengono immerse in una delicata miscela di latte e uova e poi sapientemente dorate in padella, fino a ottenere una consistenza irresistibile, piacevolmente croccante all’esterno e morbidissima, quasi fondente, al suo interno. Ad accompagnare questa base calda, lo chef ha studiato una sontuosa crema pasticcera alla vaniglia, amarene sciroppate, un crumble croccante agli agrumi e un gelato alla mandorla: elementi classici che completano il dessert, conferendogli un’identità profondamente personale, golosa e contemporanea.

L’avvento di Antonio Chirico segna dunque l’inizio di una nuova, entusiasmante fase per DODICI. Non si tratta di una rivoluzione distruttiva, bensì dell’evoluzione naturale e consapevole di un percorso d’eccellenza già brillantemente tracciato: un progetto gastronomico di ampio respiro che continua a eleggere il territorio come punto di partenza imprescindibile, per poi parlare un linguaggio gastronomico universale e contemporaneo, in cui memoria, tecnica, rispetto delle stagioni e identità convivono in modo armonico, autentico e moderno.

Antonio Chirico, l’identità di DODICI e la Squadra Oltre la Cucina

Il nome DODICI racchiude in sé una duplice e suggestiva simbologia: da un lato richiama lo scorrere dei dodici mesi dell’anno e l’indissolubile legame con i cicli della natura, della terra e delle stagioni; dall’altro omaggia storicamente i dodici conti normanni che guidarono le sorti della prima contea normanna dell’Italia meridionale, fondata proprio ad Aversa. Il locale continua così a raccontare un ciclo completo fatto di tempo, radici e trasformazioni.

Si tratta di un progetto che guarda fermamente al futuro senza mai dimenticare la propria storia, e che trova la sua vera forza non solo nella proposta gastronomica ed enologica, ma soprattutto nelle professionalità umane che animano la struttura e la rendono possibile ogni giorno.

A guidare la sala con impeccabile stile e competenza è Giancarlo Ferrandino, docente di enogastronomia e sommelier qualificato, che ha saputo plasmare un’accoglienza sartoriale e una proposta di abbinamenti vino-cibo di altissimo profilo. Giuseppe “Peppe” Girone rappresenta invece il punto di riferimento assoluto per l’universo della panificazione contemporanea e dell’arte della pizza, grazie a una costante ricerca tecnica capace di far dialogare virtuosamente la grande scuola napoletana con quella romana. Il coordinamento e la supervisione dell’intera customer experience sono infine affidati ad Antonio D’Alessio, Food & Beverage Manager e sommelier, che coordina l’esperienza complessiva del cliente attraverso una gestione manageriale attenta, moderna e focalizzata sulla selezione d’eccellenza e sulla formazione continua del personale di sala.