‘A figlia d’‘o Marenaro

‘A figlia d’‘o Marenaro è diventato un simbolo nella realtà ristorativa di Napoli. Tutto questo è stato possibile grazie al continuo impegno della sua patron Assunta Pacifico

In una delle vie storiche di Napoli, via Foria, che delimita il nucleo antico della città, sorge il ristorante storico ‘A figlia d’‘o Marenaro. A dirigere questo locale, ormai diventato una vera e propria istituzione della realtà ristorativa partenopea, c’è Assunta Pacifico. La patron incarna la vitalità della sua città, ma soprattutto l’emblema della donna forte che è riuscita, grazie alla sua tenacia, a portare avanti la tradizione della sua famiglia.

Il Locale – racconta Assunta Pacifico – nasce nell’immediato secondo dopoguerra, il paese era devastato e ridotto alla fame. Fu allora che mio padre si inventò il ‘carrettino’ per vendere, per strada a Porta Capuana, il brodo di polpo. In seguito, gli affari andarono sempre meglio. Riuscì, dapprima, ad aprirsi un chiosco e, infine, un ristorante, sempre lì a Porta Capuana. Poi, io l’ho spostato in via Foria.

 Erano anni duri, quindi era necessario che dessi una mano alla mia famiglia e, senza accorgermene, mi sono trovata coinvolta nel mondo della ristorazione. In questo modo la scelta di intraprendere la stessa strada dei miei genitori non è stata difficile. È avvenuto tutto in modo naturale: il talento puoi averlo oppure no, ma se hai la passione che ti illumina dentro, allora credo che si stia percorrendo la strada giusta”.

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A sette anni, quando i bambini devono fare i bambini, Donna Assunta era già adulta, pronta ad aiutare i genitori nella gestione del ristorante. Invece di giocare con le sue compagne, si metteva vicino alla madre e la assisteva nel lavaggio delle stoviglie e nell’apertura dei frutti di mare.

Quando si è piccoli non si riesce a comprendere la verità degli adulti, solo crescendo si capiscono determinate scelte e necessità. “Iniziare a lavorare – spiega Pacifico –  presto mi ha fatto crescere sicuramente prima. Mi sono sempre sentita come se mi fosse stata rubata l’infanzia, però con il tempo, ho compreso che era necessario aiutare i miei genitori”. 

La strada che ha reso grande ‘A figlia d’‘o Marenaro è stata sicuramente tortuosa. Ma le difficoltà non hanno impedito che questo locale diventasse un simbolo, “fondamentali – continua la patron – sono stati la passione e l’impegno che ci mettiamo tutti i giorni in una città difficile come Napoli”.

Ci vuole coraggio, Napoli spesso non ama i propri figli che hanno successo. Noi andiamo avanti comunque per la nostra strada con la missione di portare il buono di Napoli nel mondo. Questo è stato possibile soprattutto grazie al supporto della mia famiglia, che nella gestione del ristorante rappresenta un valore aggiunto. Senza il loro supporto, tutto questo non sarebbe esistito”.

Un ruolo determinante è assunto, anche, dal costante legame con la tradizione. “Per me tradizione – spiega la patron – significa non perdere le proprie radici. Soprattutto cercare di conservare, anzi custodire i sapori dei nostri antenati e proporli in chiave moderna, consapevoli dei tempi presenti”.

Questo legame viene mantenuto attraverso la presenza di piatti classici nel menu de ‘A figlia d’‘o Marenaro, ma sicuramente “il piatto – conclude Donna Assunta – che meglio può incarnare la storia del ristorante è la zuppa di cozze. Io, però, sono fortemente legata agli spaghetti alle vongole, un piatto che mio padre amava cucinare, restava una giornata intera in cucina per prepararlo, come diceva lui. E da lui, Papuccio ‘o Marenaro, che ho imparato i segreti della cucina de ‘A figlia d”o Marenaro.

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Matteo Cicarelli

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