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Esperienza, tradizione, innovazione e passione

Esperienza, tradizione innovazione e passione. Sono queste le parole chiave che descrivono al meglio l’esperienza gastronomica offerta da Mario Severino, giovane maestro pizzaiolo dalle grandi ambizioni. L’entusiasmo e la dedizione per l’antica arte della pizza napoletana (dal 2017 inserita nella Lista dei patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO) traspaiono dalle stesse parole dell’intervistato.

Ho trent’anni e da almeno diciassette vivo in questo settore”- riferisce orgogliosamente Mario Severino, che non si è limitato alla sola pratica. “Ho studiato molto, specializzandomi in impasti indiretti ad alta idratazione”. La dimostrazione che la conoscenza delle più moderne tecniche di impasto, cottura e lavorazione delle materie prime sono ormai parte del bagaglio professionale di un buon pizzaiolo.

Officina-della-Pizza-di-Mario-Severino

Il Locale

Anche per questo, il locale inaugurato nel 2016 a Sarno dispone di ben tre forni di cui uno dedicato agli impasti senza glutine e con laboratorio dedicato. “L’Officina della Pizza”, sita al numero 84 di via Falciani, offre uno spazio di ben 140 metri quadri con annesso ampio esterno. Questo a tutto beneficio della clientela e dell’immagine che il locale e il suo titolare, da anni e con sacrificio, si stanno ritagliando con successo sul territorio.

All’Officina è possibile gustare sia una delicata pizza convenzionale che una croccante pizza in pala romana con sapori e combinazioni sempre nuovi e ricercati. Tradizione e innovazione possono coesistere senza scontrarsi proprio grazie allo studio e alla ricerca cui Severino si dedica tempo pieno insieme al suo staff.

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Marinara con pomodoro San Marzano DOP, basilico, aglio orsino e origano del territorio.

La nuova apertura

Ma le ambizioni di questo intraprendente maestro pizzaiolo non si fermano qui. Lo scorso 9 maggio è stata inaugurata una seconda Officina nel centro di Nocera Inferiore (in via Giovanni Papa XXIII). Viene quindi ampliata l’offerta che Mario Severino propone nell’agro nocerino-sarnese. Il progetto in questo caso offre delle novità rispetto a quello di Sarno: “Ho ideato un abbinamento tra cocktail e cibo per venire incontro alle esigenze dei clienti, proponendo simpatiche combinazioni tra diversi tipi di spritz e pizze”.

Una soluzione apparentemente semplice, ma in realtà molto efficace. Quando si parla di movida e flusso di pubblico si deve tener conto dei trend in modo da saperli intercettare. Spesso si è portati a “scegliere” tra la convivialità di un aperitivo e il sedersi a tavola per una buona pizza, escludendo una delle due cose. Ecco perché questi due mood a prima vista tanto distanti vengono proposti dal giovane imprenditore.

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L’ingresso della nuova sede di Nocera Inferiore pronto per l’inaugurazione.

Così i clienti possono passare insieme delle belle serate facendo aperitivo senza rinunciare ad un’ottima cena”. Tuttavia Severino precisa, giustamente, che protagonista resta sua maestà la pizza. “E’ sempre lei al centro del progetto, ma l’abbinamento proposto permette di offrire una nuova esperienza in più”.                 

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Gateau viola con panna fresca, fior di latte di vacca Jersey, purea di patate viola, salame spagnolo, pane panko, formaggio grattugiato, basilico e olio evo.

I social

Nonostante la collocazione geografica dei due locali, la clientela giunge da tutta la regione. Parte di questo successo è dovuto anche alla gestione dinamica dei social network, strumento indispensabile per farsi conoscere e interagire direttamente con il grande pubblico.

Gli account social delle due pizzerie sono un tripudio di colori, sapori e ingredienti che emergono quasi fisicamente delle tante foto e video postati. Basti solo dire che tra Facebook e Instagram si superano i ben 70mila followers.

Di recente l’Officina ha ricevuto anche una visita eccellente: l’allenatore di calcio Giuseppe Sannino. Il “mister” è conosciuto soprattutto per le esperienze con Siena, Palermo, Chievo Verona, Catania e Salernitana.

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L’allenatore Giuseppe Sannino insieme a Mario Severino.

Officina della Pizza

Via Paolo Falciani 84, 84087 Sarno (SA). Tel. 081 965235

Officina della Pizza (apertura nuova sede)

Via Papa Giovanni XIII, 84014 Nocera Inferiore (SA)

Zenit Cafè è il bar Pasticceria di Napoli ancorato alla tradizione ma in continua evoluzione

I quarant’anni di esperienza si sentono tutti nei sapori dello Zenit Cafè della famiglia Cantelmo. Il bar pasticceria si trova a Napoli, in Via Stadera 175 ed è un locale in continua evoluzione, giovane, sobrio. Il suo interno eclettico e la varietà di prodotti di pasticceria e drink lo rendono instagrammabile e ideale per ogni occasione.

Dedizione, abilità e famiglia

L’attività è stata inaugurata nei primi giorni di febbraio del 2020, ma nonostante il duro colpo della pandemia, la dedizione e la coesione della famiglia ha tenuto testa ai vari “apri e chiudi” dettati dalle normative anti-covid.

Partiamo dalle origini. La passione, i 4 decenni trascorsi nelle pasticcerie, le abilità del pasticciere Ortenzio Cantelmo, affiancato dai figli Gennaro e Noemi, pastrychef e bartender, hanno fatto sì che l’idea dello Zenit Cafè prendesse vita, sostanza e forma. Una forma curata nei minimi dettagli dallo studio di interior design e grafica Lhab Creativo di Napoli. Quest’ultimo si è occupato del progetto partendo dalla storia della famiglia, dal loro passato culinario e dalle prospettive future.

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Concetti che si riflettono nel nome stesso, Zenit, e nel logo. L’idea è quella di ambizione, di realizzazione del sogno di sviluppare la propria attività, vedendola crescere giorno dopo giorno: come il passaggio del sole nella posizione zenitale ed il suo arrivo all’altezza massima raggiungibile. Il riassunto è un design accogliente e accattivante, punto di forza per l’immagine identitaria e social del locale che diventa sfondo per la colazione, aperitivi ed eventi.

La qualità che punta in alto

Allo Zenit Cafè tutta la produzione pasticcera è propria ed è in sede. “La qualità dei prodotti e delle materie prime viene prima di tutto” – come affermano gli stessi Gennaro e Ortenzio Cantelmo, ciò porta ad avere prodotti sempre freschi e appena sfornati ogni volta.

Ma il clou arriva quando appena entrati, nell’area separata da grandi e comodi divani, attraverso il vetro del banco, salta subito all’occhio il ventaglio cromatico delle monoporzioni. Dalle più classiche al caffè, al tiramisù, alla frutta, alla più venduta come il croccante all’amarena, alle più innovative al Disaronno ed al basilico.

La chiave di volta è proprio racchiusa nella qualità della pasticceria e l’estro irrequieto e creativo dei Cantelmo, pronto alla sperimentazione. È proprio il caso delle monoporzioni: prodotti in costante ricerca, nella forma e nel sapore. Le idee sono tante e gli abbinamenti, i più svariati. I fratelli Gennaro e Noemi si confrontano, fanno prove su prove, assaggiano per creare e proporre gusti elaborati, palette di colori incredibili e accostamenti sempre nuovi, come mai assaporati prima.

Ortenizio Cantelmo
Zenit Cafè
Via Della Stadera 175, 80143, Napoli, Campania
Tel. 3475668308
Mail: zenitcafe2019@gmail.com


“Qvinto restaurant”: con Ivano Veccia a Roma si mangia una pizza ischitana “doc” che non si dimentica!

Io sono di Ischia, faccio il pizzaiolo da quando avevo 9 anni… nella mia famiglia ci tanto pizzaioli. Ho lavorato tanto tempo in diverse pizzerie e, in più, facevo anche il dj” afferma Ivano Veccia, il maestro della pizza napoletana. Non vi è presentazione migliore, per descrivere la passione che affonda le radici in un passato lontano.

Ivano Veccia coltiva la sua esperienza culinaria con incessante impegno e tanta creatività. Lavora alacremente, per vent’anni, in svariate pizzerie e solo nel 2018 comincia la sua avventura romana.

La storia di Roma è cominciata nell’estate del 2018. La signora Sabrina Corbo e il marito Pietro Saulli vennero apposta da Salina a Ischia per provare la mia pizza, che apprezzarono moltissimo. Dopo due mesi mi proposero l’avventura di “Qvinto Restaurant”. Quest’anno abbiamo ricevuto i tre spicchi da “Gambero Rosso” e ci siamo piazzati sedicesimi al “50 top Pizza”, vincendo il premio più ambito, “la pizza dell’ anno”, con la mia Capricciosa.”

Qvinto Restaurant“, di proprietà della signora Sabrina e di suo marito Pietro; Ivano Veccia ne gestisce la pizzeria. Il locale ed ha uno stile unico al mondo, con i suoi igloo e l’installazione, al piano di sopra, dell’Apollo della NASA, dentro al quale si può anche mangiare. Al piano di sopra vi è anche un’ulteriore sala, chiamata “The roof

Una location, dunque, in grande stile, dove ognuno può trovare il proprio spazio più congeniale. Qui, si possono gustare le specialità della cucina tradizionale romana, alle quali si aggiunge la famosa pizza di Ivano.

Lo chef sceglie personalmente i prodotti, privilegiando le piccole realtà artigianali e seguendo la stagionalità dei prodotti. Gli ingredienti devono essere eccellenti, come sottolinea Veccia: “Le verdure provengono da un’azienda agricola laziale, a parte i friarielli, che arrivano direttamente da Napoli, dato che nel Lazio non si trovano“. La proposta è variegata e il riscontro è davvero altissimo; infatti, il locale è sempre pieno e per il fine settimana occorre prenotare con largo anticipo.

Ivano accontenta ogni palato, anche quello più esigente, che non vuole badare a spese: “Abbiamo a menu anche pizze da 60 euro, con tartufo bianco d’Acqualagna o con il caviale di Beluga

L’obiettivo di “Qvinto Restaurant” è quello di fare sempre meglio, puntando altresì sulla sostenibilità “in toto”, non solo nelle scelta degli ingredienti, ma tenendo anche un occhio puntato sul discorso energetico, evitando sprechi; il locale è, infatti, dotato di pannelli fotovoltaici. Come ogni artista della cucina, anche Ivano Veccia ha le sue specialità preferite, che sono fiore all’occhiello del ristorante romano.

La mia pizza preferita rimane la la “Lasagna povera” che è una rivisitazione della Cosacca napoletana; ultimante, la pizza che mi ha dato più soddisfazione di tutte è la Capricciosa, vincitrice del premio “50 top”. Una Capricciosa insolita, fatta con il “piennolo” del Vesuvio, la crema di Parmigiano come base, il fiordilatte, i funghi pioppini e le olive “caiazzane”; all’uscita dal forno, vengono aggiunti il prosciutto arrosto di Cillo e i carciofi cotti sotto la cenere. Questa pizza è molto diversa da quella romana, preparata con il crudo e le uova, ed è più vicina a quella campana

“Qvinto Restaurant”, ha un’anima polifunzionale dato che è, al contempo, ristorante, pizzeria, braceria e lounge bar.

Un luogo, insomma, nel quale godere del piacere della cucina a 360°, tra pizze di prim’ordine e cucina romana “doc”, in un contesto che è tra i più belli d’Italia.

Qvinto Restaurant

Via delle Fornaci di Tor di Quinto, 10 00191 Roma.

Tel:  063332961

Per informazioni scrivi a info@qvintoroma.it.

Per prenotare il tuo evento scrivi a eventi@qvintoroma.it

‘A figlia d’‘o Marenaro è diventato un simbolo nella realtà ristorativa di Napoli. Tutto questo è stato possibile grazie al continuo impegno della sua patron Assunta Pacifico

In una delle vie storiche di Napoli, via Foria, che delimita il nucleo antico della città, sorge il ristorante storico ‘A figlia d’‘o Marenaro. A dirigere questo locale, ormai diventato una vera e propria istituzione della realtà ristorativa partenopea, c’è Assunta Pacifico. La patron incarna la vitalità della sua città, ma soprattutto l’emblema della donna forte che è riuscita, grazie alla sua tenacia, a portare avanti la tradizione della sua famiglia.

Il Locale – racconta Assunta Pacifico – nasce nell’immediato secondo dopoguerra, il paese era devastato e ridotto alla fame. Fu allora che mio padre si inventò il ‘carrettino’ per vendere, per strada a Porta Capuana, il brodo di polpo. In seguito, gli affari andarono sempre meglio. Riuscì, dapprima, ad aprirsi un chiosco e, infine, un ristorante, sempre lì a Porta Capuana. Poi, io l’ho spostato in via Foria.

 Erano anni duri, quindi era necessario che dessi una mano alla mia famiglia e, senza accorgermene, mi sono trovata coinvolta nel mondo della ristorazione. In questo modo la scelta di intraprendere la stessa strada dei miei genitori non è stata difficile. È avvenuto tutto in modo naturale: il talento puoi averlo oppure no, ma se hai la passione che ti illumina dentro, allora credo che si stia percorrendo la strada giusta”.

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A sette anni, quando i bambini devono fare i bambini, Donna Assunta era già adulta, pronta ad aiutare i genitori nella gestione del ristorante. Invece di giocare con le sue compagne, si metteva vicino alla madre e la assisteva nel lavaggio delle stoviglie e nell’apertura dei frutti di mare.

Quando si è piccoli non si riesce a comprendere la verità degli adulti, solo crescendo si capiscono determinate scelte e necessità. “Iniziare a lavorare – spiega Pacifico –  presto mi ha fatto crescere sicuramente prima. Mi sono sempre sentita come se mi fosse stata rubata l’infanzia, però con il tempo, ho compreso che era necessario aiutare i miei genitori”. 

La strada che ha reso grande ‘A figlia d’‘o Marenaro è stata sicuramente tortuosa. Ma le difficoltà non hanno impedito che questo locale diventasse un simbolo, “fondamentali – continua la patron – sono stati la passione e l’impegno che ci mettiamo tutti i giorni in una città difficile come Napoli”.

Ci vuole coraggio, Napoli spesso non ama i propri figli che hanno successo. Noi andiamo avanti comunque per la nostra strada con la missione di portare il buono di Napoli nel mondo. Questo è stato possibile soprattutto grazie al supporto della mia famiglia, che nella gestione del ristorante rappresenta un valore aggiunto. Senza il loro supporto, tutto questo non sarebbe esistito”.

Un ruolo determinante è assunto, anche, dal costante legame con la tradizione. “Per me tradizione – spiega la patron – significa non perdere le proprie radici. Soprattutto cercare di conservare, anzi custodire i sapori dei nostri antenati e proporli in chiave moderna, consapevoli dei tempi presenti”.

Questo legame viene mantenuto attraverso la presenza di piatti classici nel menu de ‘A figlia d’‘o Marenaro, ma sicuramente “il piatto – conclude Donna Assunta – che meglio può incarnare la storia del ristorante è la zuppa di cozze. Io, però, sono fortemente legata agli spaghetti alle vongole, un piatto che mio padre amava cucinare, restava una giornata intera in cucina per prepararlo, come diceva lui. E da lui, Papuccio ‘o Marenaro, che ho imparato i segreti della cucina de ‘A figlia d”o Marenaro.

Una realtà elegante e raffinata che dopo Napoli ha conquistato anche Milano

L’ampia vetrata, che si affaccia su Piazza Vittoria, una delle più importanti di Napoli, e che permette di scorgere il mare, è il tratto distintivo di Terrazza Calabritto. L’ambizione di Enzo Politelli ha dato vita ad una nuova realtà elegante e raffinata che in pochi anni è riuscita a imporsi sulla scena della ristorazione partenopea. 

Terrazza Calabritto nasce nel 2001 quando il suo patron ha deciso di rilevare il bar Roof Garden, ospitato in un’ala del monumentale Palazzo Calabritto. L’impronta della nuova proprietà è visibile fin da subito a partire dal cocktail bar nel quale vengono servite delle reinterpretazioni dei classici drink. La grande trasformazione, però, avviene in cucina. Qui nascono piatti che uniscono i tradizionali sapori partenopei a impiattamenti e tecniche innovative realizzando, così, menu contemporanei e stagionali nei quali coesistono sentori di mare e terra.

Enzo Politelli, grazie all’ottimo lavoro svolto alla guida di Terrazza Calabritto, è riuscito a raggiungere numerosi traguardi. Degna di nota è, soprattutto, la nomina come Food&Beverage Manager in occasione delle olimpiadi di Rio 2016. Il suo compito è quello di selezionare i migliori prodotti, italiani e campani, per i pasti serviti agli ospiti di Casa Italia. 

Proprio questo incarico ha spinto Politelli a realizzare un nuovo progetto, ovvero portare la sua cucina partenopea a Milano. Nasce, così, nella città meneghina un omologo di Terrazza Calabritto. 

I due locali sono alimentati da una stessa anima, i piatti proposti sono gli stessi in entrambi i locali.

Proprio per mantenere una continuità tra i due ristoranti – racconta lo chef di Terrazza Calabritto Salvatore Gattorealizzo i piatti nel locale di Napoli, con le nostre materie prime, molte delle quali fornite dall’azienda Jamonita leader nel settore Ho.re.ca. Successivamente io o un mio collaboratore ci occupiamo di insegnare il piatto al team meneghino. Solo in questo modo riusciamo a portare i veri sapori della tradizione mediterranea a Milano”. 

Salvatore Gatto, ormai, è lo chef di Terrazza Calabritto da 4 anni. La sua carriera presso il locale di Politelli è iniziata nel 2006, ma nel 2010 ha deciso di viaggiare e fare esperienza presso ristoranti internazionali. Così, dopo aver lavorato in Spagna, Svizzera, Francia e Milano ha scelto di tornare a Napoli. Tra i piatti creati e proposti dallo chef i due che meglio incarnano la sua idea di cucina ed esprimono l’anima partenopea sono il tortello di cuore di pecora e scampi e il risotto con gamberi e seppie. 

I piatti dello chef

Il Tortello, è di colore giallo perché realizzato con soli tuorli d’uovo e un mix di farina e semola, farcito con un cuore di pecora, cipolla marinata e spadellata, per dare un leggero sentore affumicato, e scampi. Infine, il piatto è accompagnato da una purea di foie gras e da due salse: una agli scampi e una al prezzemolo. 

Tortelli al cuore di pecora e scampi

Il risotto, invece, è cotto con un brodo di acqua di frutti di mare e mantecato con un provolone irpino. Sopra al letto di riso vengono adagiati gamberi e seppie prima marinati in acqua di mare e lime e poi scottati. Infine, il piatto si chiude con una spolverata di crumble al nero di seppia, alga disidratata, foglioline di melissa e degli sconcigli di mare per dare, anche, un lieve sentore di terra e richiamare il continuo contrasto tra terra e mare che contraddistingue i menu di Terrazza Calabritto.

Risotto con gamberi e seppie

La cucina di Terrazza Calabritto rappresenta un vero trait d’union tra due tradizioni culinarie e città totalmente diverse tra loro. 

Ale’s pizza&food: quando la pizza coniuga tradizione e modernità

Ho cominciato a fare questo mestiere quando ero poco più che adolescente. Volevo qualche soldino… poi, però, è stato subito un colpo di fulmine“. Così, Alessandro Servidio comincia il racconto della sua vita lavorativa.

Mettere le mani in pasta è per lui fonte di gioia. Il lavoro è passione, perchè è bello poter “plasmare la materia viva“. Quando decide di aprire il suo locale “Ale’s pizza&food“, Alessandro lo fa perchè desidera avere qualcosa che sia soltanto suo. Il locale ha un’atmosfera calda, chi entra ha come la sensazione di sentirsi a casa. Il cliente vive emozioni gastronomiche di grande qualità e ricercatezza.

La filosofia di Alessandro, in cucina, come lui stesso afferma, “può essere rappresentata dall’espressione ‘la tradizione in cammino’”, che significa avere un sacrosanto rispetto per la tradizione gastronomica italiana“.

Insomma, Servidio fa tesoro di tutto ciò che ha imparato durante la sua vita professionale, tenendo sempre lo sguardo puntato verso il futuro della gastronomia.”Ale’s pizza&food” è un locale dallo stile semplice, moderno, giovane.

I coperti sono una quarantina e il servizio è sempre impeccabile. “Nel frattempo, però, sto lavorando alla ricerca di un locale più grande che avrà uno stile raffinato, ma comunque non freddo, né impersonale. In ogni mia creazione culinaria c’è un pezzo di me, una manifestazione della mia creatività e della mia personalità, idem nel locale che creerò.”

Alessandro-servidio

L’obiettivo di Alessandro Servidio è quello di soddisfare al meglio le esigenze di chi va a trovarlo nel suo locale. Una finalità, perseguita con tenacia e passione, studiando e aggiornandosi continuamente.

Le pizze sono quelle della tradizione, alle quali si aggiungono quelle gourmet, che Alessandro ama definire della “contemporaneità” o della “tradizione in cammino”. Le materie prime adoperate sono sempre e comunque di altissima qualità. I clienti appezzano entrambe le tipologie e sanno riconoscere la bontà della preparazione; amano, inoltre, la qualità degli ingredienti utilizzati.

Alessandro Servidio vince numerosi premi grazie alla sua cucina tradizionale e d’avanguardia al contempo. Da circa due anni affida la comunicazione esterna ad un professionista del settore. Come afferma lui stesso “mai come in questa fase storica è importante saper comunicare la propria passione e farlo bene“.

Le bella novità è che Alessandro Servidio è in fase di pre produzione con un format televisivo nel quale svelerà i segreti della sua cucina. Insomma, un artista della gastronomia che non si ferma mai.

Ale’s pizza&food

Via Jozef Wybicki, 32/B 42122 Reggio nell’Emilia, Emilia-Romagna

tel. 0522 455642

Instagram: http://instagram.com/ale_pizza_and_food

Facebook: https://www.facebook.com/Alespizzaefood

Quando si parla di Maranello il primo pensiero è quello dei rombi dei motori in Formula Uno. Ma, questa famosa cittadina del modenese, non richiama soltanto i sapori delle crescentine e dello gnocco fritto. La sorpresa che non ti aspetti viene dal sud, e si chiama pizza.

le pizze gourmet

A far conoscere l’originale tradizione napoletana in una zona nella quale le tavole vengono imbandite con bollito e tortellini è il maestro pizzaiolo e chef Gianni di Lella, che ci racconta con passione ed emozione la sua storia. Classe 1985, famiglia di origini napoletane non vicine al mondo della ristorazione, si trasferisce con i genitori in Emilia Romagna a soli quattro anni.

Il sogno del papà era infatti quello di aprire una pizzeria in un luogo che sa di lasagna e salde tradizioni culinarie. Nel 2011 nasce cosi’ La Bufala, la sfida che affronta la famiglia Di Lella per far parlare napoletano la cucina di Modena. Il primo anno è fatto di sacrifici: si vive e mangia nella piccola pizzeria da asporto. Il piccolo Gianni ben presto viene coinvolto in questa avventura, e crescendo si mette in gioco. Raggiunge brillanti risultati e premiazioni. Nel 2013 vince il primo campionato di pizza quasi per gioco, nel 2015 e 2016 vince due mondiali, compresa la collaborazione con Bottura.

le creazioni dello chef

Cinque anni fa conosce il fratello Richard, affermato chef a Londra, che gli dà una spinta morale ed affettiva. A seguire collabora con i più importanti chef stellati. Gianni pone la massima attenzione a spiegare ai clienti cos’è la bufala, i friarielli (rigorosamente preparati e surgelati a fresco da lui stesso) o il pomodoro San Marzano. Motivo di grande orgoglio è la parte dedicata alle pizze dolci. A conduzione familiare, formula che il maestro vuole mantenere, questo locale propone ricette tradizionali unite a novità assolute.

la tradizione

Nasce così “Era una lasagna“,ricordo d’infanzia, con bufala dop, ragù tradizionale emiliano e parmigiano regiano 60 mesi, ma anche accostamenti insoliti come la “Pizza sottobosco” a base di ragù di cervo, salmi’ di cinghiale e frutti di bosco.

Ed ecco poi il paradiso dei golosi come dolcissima conclusione: “Sicily” una pizza fritta con spolverata di zucchero e cannella, ricotta di pecora con scheggia di cannolo, granella di pistacchio del Bronte e zest di arancia e “Cocco Bello”,in onore delle spiagge romagnola, con gelato di cocco, passion fruit, mousse al cocco, meringa al cocco, acqua di ostrica e zest di lime. Le amarene in confettura e le creme sono rigorosamente homade:una tentazione solo a parlarne..

Tradizione,creatività, passione, gusto a tutto tondo senza limitazioni: questa è “La Bufala”.

Maranello

Piazza Giovanni Amendola 1/2 angolo via Tito Speri

0536-943661

Quando si parla di lasagna, ci si riferisce in genere ad un assemblamento di prodotti in una teglia con cottura in forno. Che sia essa di pasta o di qualsiasi altro ingrediente è una bontà unica che mette d’accordo tutti. Solitamente quando si pensa alla lasagna si pensa sempre a qualcosa di impegnativo ma, in questo caso, vi propongo una lasagna con ingredienti “poveri” ma buonissimi.

Il protagonista principale di questa ricetta sono le patate. Questo tubero si affermò a partire dalla metà del XVIII secolo, quando il rapido incremento della popolazione in Europa, con l’aumento delle necessità di cibo, rese necessaria l’adozione di coltivazioni, come la patata e il mais, che avevano un rendimento maggiore rispetto ai cereali.

Inizialmente considerato un alimento povero fino a quando, all’inizio dell’Ottocento, ci si rese conto che la patata poteva essere utilizzata anche per preparazioni raffinate.

Ingredienti:

  • olio evo q.b.;
  • 2 cucchiai di pangrattato;
  • 100 ml di besciamella;
  • 3 patate grandi;
  • sale;
  • 50 gr di formaggio grattugiato;
  • una cipolla grande;
  • 200 gr di scamorza affumicata;
  • 60 gr di guanciale a cubetti;
  • 60 gr di olive miste tra nere e verdi denocciolate.

Preparazione:

In una pirofila da forno mettere alla base un filo di olio evo, un cucchiaio di pangrattato ed un po’ di besciamella, fare uno strato con delle fette di patate, regolare di sale e formaggio grattugiato, aggiungere la cipolla tagliata a rondelle, ancora un po’ di besciamella, la scamorza affumicata a fette, il guanciale a cubetti e le olive verdi e nere denocciolate. Coprire con un altro strato di fette di patate, sale, un filo di olio evo e l’altro cucchiaio di pangrattato.

Cuocere in forno a 200 gradi per 40/45 minuti. Servite calda.

Annamaria Leo

MICHELE CROCCIA, IL PIZZAIOLO 

Michele Croccia si definisce con orgoglio “un pizzaiolo contadino” e paragona la sua professione ad “un percorso sempre in salita”. Già dall’età di 17 anni, trascorre le sue vacanze estive nella località di Palinuro dove inizia a scoprire i segreti dell’arte bianca affiancando il pizzaiolo di turno. In soli 3 mesi, Michele “passa dal condimento, alla stesura della pizza”. Per Michele preparare la pizza “era quasi un gioco” perché si divertiva e lo faceva con spensieratezza.

Oggi Michele Croccia è Istruttore Scuola Italiana Pizzaioli ed è il referente per i corsi che si svolgono in Campania. Negli anni, Michele dà un valore aggiunto alla sua formazione, per rimanere aggiornato e sempre al passo coi tempi. Proprio per questo motivo frequenta numerosi corsi di specializzazione e master che gli consentono di acquisire una conoscenza versatile e competitiva sull’argomento pizza. Il 1997 è l’anno in cui Michele Croccia inaugura la sua pizzeria nel cuore del Cilento diventando così il pizzachef resident de La Pietra Azzurra

Michele Croccia

LA PIZZA DI MICHELE CROCCIA 

Michele Croccia fa la sua pizza con la pasta di riporto o “criscito”. L’impasto, di base, è quello tipico della pizza napoletana. Il metodo è indiretto; il pre impasto è una biga classica, lasciata fermentare per 18 h ad una temperatura di 16°-18°. L’idratazione è pari all’80% ca.; la farina è di tipo 1, grano 100% italiano.

Ogni panetto pesa 270 gr. La pizza di Michele Croccia non è “a canotto”; il cornicione è ben alveolato ma poco più alto di 2 cm. Per il condimento, solo presidi slow food “coltivati e trasformati secondo le ricette della tradizione”. La cottura è a legna, bastano 90/120 secondi a 380°/400° per ottenere una pizza facilmente masticabile e più digeribile. “La Tonnara” è la pizza con scarola fresca, alici “arreganate” e burrata di Sanza; all’uscita filetti di tonno del golfo di Policastro, in chiusura un filo di olio del Cilento.

“LA PIETRA AZZURRA”, PIZZERIA CILENTANA 

La Pietra Azzurra è il nome della pizzeria che Michele Croccia ha aperto nell’agosto del 1997 a Caselle in Pittari, in provincia di Salerno. Il simbolo di questo locale è proprio una lastra di pietra scovata per caso in un torrente. Oggi, quella lastra è ancora un tavolo, che Michele mostra con orgoglio, dove prendono posto circa 12 commensali. La pizzeria di Michele Croccia, si sviluppa su due livelli: una sala interna, al primo piano, e una terrazza da 30 coperti.

Il pubblico de La Pietra Azzurra è tendenzialmente giovane; ogni sera, a cena, 70-80 ospiti, di età compresa tra i 15 e i 50 anni, si accomodano per gustare la pizza di Michele. L’ultima ristrutturazione della pizzeria risale al 2016: il “legno vivo” dei tavoli e il colore bianco di una parte dell’arredamento abbinato alle tonalità neutre dei dettagli, caratterizzano un ambiente semplice, dall’aspetto pulito e funzionale, “non estremizzato”. 

Pizzeria di Michele Croccia nel Cilento

MICHELE CROCCIA 

339 231 6342 

Info@lapietraazzurra.it 

TITOLARE E PIZZAIOLO PIZZERIA – RISTORANTE LA PIETRA AZZURRA 

VIA CAPORRA, 64 – 84030 CASELLE IN PITTARI (SA) – CAMPANIA 

Facebook: Michele Croccia 

Instagram: crocciamichele 

Lunedì 30 dicembre 2021, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stata inaugurata la Mostra e presentato il libro dal titolo “Le ricette della tradizione. La Dieta Mediterranea, ideato e realizzato da Sole365 supermercati in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli studi di Napoli Federico II ed il Centro socio-educativo partenopeo La Casa dei Cristallini.

Il Vernissage della Mostra ha avuto inizio alle 15.00 con un caffè di benvenuto che ha reso possibile osservare i lavori prodotti dai laboratori sulle ricette della tradizione, selezionate tra quelle proposte dai collaboratori di Sole365, ed illustrate dai bambini de La Casa dei Cristallini.

Tutte sono rigorosamente accompagnate da didascalie informative redatte dai Professori Dipartimento di Agraria dell’Università degli studi di Napoli Federico II, Raffaele Sacchi, coordinatore del corso di Scienze Gastronomiche mediterranee e Paola Vitaglione docente di fisiologia.

Presentazione-libro

Ad aprire l’evento di presentazione del libro, assieme all’amministratore delegato di Sole365 Michele Apuzzo, il direttore del MANN Paolo Giulierini, il Rettore dell’Università degli studi di Napoli Federico II Matteo Lorito ed il direttore del Dipartimento di Agraria Danilo Ercolini.

Tema di riflessione del tavolo, il ruolo della Dieta Mediterranea e la necessità sempre più coinvolgente di promuovere questo patrimonio culturale immateriale dell’umanità, come sancito dall’Unesco nel 2010 e grande orgoglio del nostro territorio.


Gli interventi, di grande puntualità, hanno condiviso il focus sulla valorizzazione delle prescrizioni della celebre dieta per la diffusione di uno stile di vita sano, legato alla pratica di una corretta alimentazione e ai prodotti del nostro territorio, in un progetto più ampio che coinvolga le principali realtà locali in un network orientato alla creazione di opportunità, conoscenze e divulgazione.

La storia che lega Sole365 a questo tema è cominciata diversi anni fa e racconta un impegno, costante e appassionato, nel promuovere la cultura della sana alimentazione e il suo legame con il territorio. Come attori del processo che porta il cibo fino alla tavola dei consumatori, ci poniamo domande che riguardano sicuramente le pratiche condivise che affondano le radici nella tradizione, ma anche e soprattutto le nuove abitudini e le nuove realtà dell’alimentazione collettiva. Il nostro impegno si colloca anche in questa direzione: aprire il dibattito e guardare al futuro.” afferma Michele Apuzzo.

In piena sintonia, la successiva discussione attorno al progetto raccontato dalla giornata che ha visto gli interventi dei protagonisti: per Sole365 il direttore commerciale, Antonio Apuzzo, per Unina il Prof Raffaele Sacchi, coordinatore del corso di laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee di Unina e per la Casa dei Cristallini la coordinatrice Gina Buonsangue, i quali hanno raccontato le varie declinazioni del progetto durato un anno e raccontato nella mostra e nel libro.

Con la moderazione di Luciano Pignataro, ambasciatore della Dieta mediterranea e il contributo di Antonio Limone, Direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che ha sottolineato non solo l’opportunità di valorizzazione delle molte realtà del mezzogiorno che offrono peculiari tipicità,ma anche l’interesse a partecipare, come IZSM, alle possibili evoluzioni del progetto.

La connessione tra mondo dell’impresa, quello della ricerca e terzo settore, hanno dato vita ad una sinergia creativa ed innovativa senza precedenti, che fa strada nel contesto culturale attuale ed apre le porte a nuovi modi di comunicare il tema della corretta alimentazione e della Dieta Mediterranea.

La mostra resterà al terzo piano del Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 20 gennaio ed ospiterà due laboratori educativi a tema dieta mediterranea, che verranno promossi da Sole365 e realizzati a gennaio 2022 presso il MANN dall’artista Mary Cinque.

Sole365 è una catena di supermercati presente in tutta la Campania dal 2013, che oggi conta circa 70 punti vendita e più di 2000 dipendenti.Parte del gruppo Megamark, l’azienda di distribuzione più grande del sud Italia, socia del gruppo Selex e tra i primi gruppi Italiani della distribuzione organizzata, Sole365 è la prima realtà in tutto il meridione a proporre la filosofia dell’Every Day Low Price, garantendo quotidianamente ai propri clienti i prezzi più bassi del mercato per tutto l’anno. L’innovazione del modello nasce dall’obiettivo di valorizzare al massimo la centralità dell’esperienza di spesa del cliente, rispondendo in modo diretto ai suoi bisogni grazie ad un’ampia proposta che copre tutte le possibili esigenze d’offerta, di prezzo e di marca.
Per informazioni:
Dott.ssa Germana Milanese – Ufficio Comunicazione e Marketing germanamilanese@sole365.it
www.sole365.it

Propositi di crescita per il nuovo anno per il Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco Dop.L’attenzione agli allevamenti e alla sostenibilità intrapresa negli ultimi anni ha consentito di mettere sul mercato un prodotto in continua ascesa sia nel gusto che nella qualità. Fattori importanti per puntare a conquistare il favore di un pubblico sempre più ampio. 
“I numeri in crescita -spiega il direttore scientifico professor Vincenzo Peretti- ci danno l’opportunità di essere più presenti in mercati che vanno oltre la regione Campania. La presenza nella maggior parte dei menù proposti per Natale e Capodanno sono anche un importante indicatore sull’appeal del prodotto fra gli chef italiani”.

Sul fronte degli eventi c’è subito un’importante novità in agenda: nel 2022 si ricomincia dagli Stati Uniti d’America. L’ultimo grande evento prima della pandemia aveva visto il Provolone del Monaco protagonista fra gli emigranti di New York e Brandford, il 15 gennaio si riparte invece con due eventi in Florida curati da Vincenzo D’Antonio.

 “Abbiamo cominciato a concentrarci sui progetti per il futuro – spiega il presidente del Consorzio Giosuè De Simone – dopo l’assenza per pandemia il recente Gran Galà ha rappresentato la ripartenza di tutto il nostro mondo. Il Consorzio resta il punto di riferimento degli allevatori dell’area dop e dei produttori, una grande famiglia per fissare e raggiungere insieme traguardi sempre più ambiziosi”.

Sempre alta la lotta alla contraffazione: “Anche nel corso dei giorni che ci hanno condotti verso il Natale – concludono Peretti e De Simone – siamo stati costretti a segnalare a chi di competenza brutte storie di falsi ed imitazioni. Si cerca di creare confusione con prodotti che hanno assonanze nel nome e nelle forme al Provolone del Monaco Dop originale.

Ai consumatori raccomandiamo la massima attenzione e di consultare tutte le indicazioni che forniamo per non cadere vittime di chi cerca di lucrare in maniera disonesta su di un prodotto reso famoso dal lavoro dei nostri allevatori e dei nostri casari che non smetteremo mai di ringraziare”.

— 
Per informazioni Roberto Esse 339.35.96.743 esse.roberto.esse@gmail.com

Le frittelle salate, dette anche paste cresciute o zeppole di pasta cresciuta, che sono differenti dalle frittelle dolci tipiche veneziane del carnevale, sono invece un prodotto tipico napoletano di friggitoria. Queste palline vengono inserite in una pentola di olio alla giusta temperatura e tolte non appena salgono a galla.

Ci sono vari tipi di frittelle salate, dalle classiche a quelle più creative. Le classiche sono quelle con i fiori di zucca ormai tramandate da generazioni; mentre le altre sono state proposte in svariate versioni: con le alghe, con la salicornia, con le verdure. Insomma, sono una pietanza versatile che può scatenare la nostra fantasia e il nostro gusto. Una versione particolare può essere quella con i “cincinielli”, ovvero, bianchetti di mare. In quel caso, però, senza lievito né uova nell’impasto.

Oggi, invece, stando anche in tema di festività natalizie, ve le propongo con il baccalà. Un modo diverso per far mangiare questo buonissimo pesce anche ai bambini.

Ingredienti:

  • 350 gr di farina 00;
  • 200 gr di baccalà già ammollato;
  • Un uovo;
  • Un cucchiaino raso di lievito di birra in polvere;
  • Pepe q.b.;
  • Formaggio grattugiato;
  • Acqua tiepida q.b. (circa un bicchiere e mezzo);
  • Sale q.b.;
  • Una bottiglia di olio di semi per friggere.

Preparazione:

Prima di cominciare la preparazione mettere il baccalà in ammollo. Una volta fatto ciò pulirlo dalle spine, sbollentarlo e tagliarlo a pezzi. Dopodiché:

  • In una ciotola mettere la farina e il baccalà;
  • Aggiungere l’uovo, il lievito, il pepe, il formaggio grattugiato, acqua tiepida q.b. e quanta ne richiede l’impasto (con questa dose di farina solitamente un bicchiere e mezzo);
  • Mescolare fino ad ottenere un impasto morbido, ma non troppo liquido;
  • Regolare quindi anche di sale e lasciar lievitare l’impasto un’ora e mezza coperto da un panno;
  • Trascorso il tempo con piccoli pezzi di impasto formare delle palline e cuocerle in olio caldo;
  • Scolarle dall’olio in eccesso e servire calde

Ecco a voi la ricetta per gustare in modo alternativo il baccalà. Frittelle salate buone anche come aperitivo in compagnia di ospiti.

Per altre ricette, se vi fa piacere, continuatemi a seguire su questo sito https://labuonatavola.org sui social de La Buona Tavola e mia pagina Instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna).

Il concentrato vegetali: cos’è?

Il concentrato vegetale è una mescolanza di vitamine, di sali minerali, di antiossidanti fatte con verdure e ortaggi freschi e di stagione, a chilometro zero. Occorre una laboriosa, lunga e paziente preparazione fatta di ricerca, selezione e raccolta di preziose verdure e ortaggi nell’orto. Il concentrato vegetale è un semplice, sano e gustoso condimento usato sia per la preparazione di brodini, di minestre, di zuppe sia per condire i primi piatti di pasta, riso, carni rosse, bianche in pochissimo tempo. Il sapore è delicato e può essere arricchito al momento, secondo i gusti, con aggiunta di una patata e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva. Profumi e sapori inebriano le narici facendoci sentire a casa e scaldandoci il cuore.

Un’idea tutta geniale

Quella del concentrato vegetale nasce da un’idea tutta originale della signora Michelina Primavera , una maestra irpina che ispirandosi alle conserve di passate di pomodori ha studiato come metterlo in atto per arricchire le pietanze con verdure non reperibili nella stagione invernale e per fronteggiare il lungo freddo temendo lontano influenze e malanni. Una valida riuscita, un clamoroso successo. Facile da preparare, squisito e pronto all’ uso in pochissimo tempo anche per i pigri.

Il concentrato vegetale: preparazione

La preparazione ha inizio in estate verso agosto, settembre con una certosina raccolta di verdure e ortaggi freschi e di stagione dell’orto a chilometro zero: carote, cipolle, pomodori, sedano, zucchine, prezzemolo. Si procede all’accurato lavaggio sotto l’acqua corrente di ogni singola verdura per 3- 4 volte. Si lasciano sgocciolare. Ognuna di esse viene tagliata a pezzetti con un coltello. Intanto si mettono a cuocere tutte insieme le verdure in un capiente pentolone con un po d’acqua per almeno tre ore.

Una volta cotto si macinano nella macchinetta per il trita passata di pomodoro. Si aggiunge un po di sale. Segue il riempimento in barattoli di vetro precedentemente lavate e sterilizzate e poi l’imbottigliamento con tappi sigillati. Si posizionano i barattoli di vetro in un grande pentolone colmo d’acqua sul fuoco ricoperti con coperchio. Lasciare bollire per circa 30 minuti e attendere che raffreddino per poi conservarli in cantina negli scaffali pronti all’uso per tutto l’anno o più.

Le propietà nutrizionali del concentrato vegetale

Il concentrato vegetale è un alimento funzionale che contiene molte fibre, vitamina C, B, sali minerali (come potassio),antiossidanti.

I benefici del concentrato

Noi nutrizionisti consigliamo il concentrato vegetale a tutti: dai bambini, agli adulti, alle donne in gravidanza, in allettamento, agli anziani perchè è un mix di energie che fanno bene alla nostra salute: rafforzano il sistema immunitario, fanno bene all’ apparato gastro intestinale, allontanano e prevengono malanni e influenze,favorisce la motilità intestinale per chi è stitico, rilassa il sistema nervoso. Soprattutto per i bambini restii, inappetenti, scopritori di nuovi gusti, sapori è un intelligente invito a mangiare questo concentrato di verdure triturate, vario e colorato nel piatto. In caso di influenza il concentrato fa’ da tonico, idratante nel reintegrare le perdite con tosse e raffreddore, favorisce la sudorazione, combatte la disidratazione.

Ricetta: concentrato vegetale per brodino di minestrina ( equilibrato, genuino e nutriente)

un barattolo di concentrato vegetale

un cucchiaio di olio extravergine d’oliva

un pizzico di sale

30 g di pecorino o parmigiano reggiano

60 g di pastina

Procedimento:

Prendere una pentola e versarci il barattolo di concentrato vegetale con aggiunta di olio extravergine d’oliva, sale e un po di acqua. A bollitura aggiungere la pastina. Una volta volta cotto aggiungere una spolverata di formaggio grattugiato pecorino o parmigiano reggiano.

Insetti a pranzo: perchè ?

Sono più di 1.900 le specie di insetti commestibili. Si tratta di larve, vermi, termiti, cavallette, locustre, formiche, uova di formiche nere, scorpioni, cimici, grilli, tarantole, insetti. Una forma di sussistenza, di tradizione culinaria per molti popoli dell’Asia, dell’America Latina, dell’Australia, dell’Africa, della Nuova Zelanda, dell’Oceania, dell’America Centrale. Fonte proteica di alta qualità e come dicono molti esperti e ambientalisti rappresenterebbe una soluzione, un’alternativa sostenibile per soddisfare il fabbisogno alimentare alla crescente popolazione mondiale, alla scarsità delle terre coltivabili, al cambiamento climatico. Poi ci sono quelli nocivi e che non si possono mangiare come i topi, i funghi velenosi. In alcuni Paesi già ce li stanno facendo mangiare assistendo a molti programmi televisivi di show cooking. In altri restano ancora valutazioni e pregiudizi da superare. Per l’Occidente è un vero tabù, per molti c’è un’avversione.

Insetti a pranzo: entomofagia, una moda nutrizionale o una soluzione?

Per gli appassionati le cimici sanno di mela, alcune larve di falena hanno un sapore pungente, le formiche sono dolci, le lacustre di gambero. Crudi, fritti, lessi, arrostiti, sono a basso contenuto di grassi, di chitina, ricchi di vitamine, fibre, sali minerali e versatili per la preparazione di dolce e salato. Un cibo poco convenzionale, questo “novel food”, (nuovo alimento) soggetto a continue ricerche e controlli di cautela dalle autorità competenti. In Europa non è stata approvata la commercializzazione. Secondo la FAO allevando gli insetti si potrebbero convertire rifiuti organici come letame e scarti alimentari in proteine ad alta qualità nutrizionale. L’entomofagia, il nutrirsi di insetti, non è semplice curiosità nutrizionale, ma la soluzione per la sopravvivenza dei Paesi privi di altre proteine animali.

Gli insetti a pranzo o la celebre Dieta Mediterranea?

In molti Paesi dell’Italia,del Sud, della Campania, dove la Dieta Mediterranea è un vanto ricco di cultura, sapori, profumi, tradizione legata e radicata da sempre al territorio, l’idea di mangiare larve, grilli, cavallette al posto del pesce, delle uova, della carne, dei formaggi, dei salumi, non è certo popolare anche se in Sicilia vi è il Casu Marzu, il celebre formaggio con i vermi, morbido grazie alla colonizzazione delle larve di mosca casearia. Dunque il mangiare insetti è estranea alla nostra cultura. Secondo la maggior parte della popolazione non porterebbe mai a tavola la larva gialla della farina essiccata termicamente intera o sotto forma di farina. Per la cultura occidentale gli insetti pungono, ci danno fastidio, rendono le nostre notti insonne coi loro ronzii nelle orecchie, sono un tormento quando si insediano dentro le case dove ci vuole tempo e pazienza per mandarli via. Il solo pensiero che potrebbe diventare il cibo del futuro ci mette i brividi e il rifiuto. Ancorati da sempre diciamo fortemente sì alla nostra Dieta Mediterranea.

Gli insetti a pranzo: il parere dell’Efsa

Secondo l’Efsa (l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare) e gli esperti del mondo scientifico molte allergie alimentari sono collegate alle proteine, ai mangimi col glutine degli insetti, scatenando reazioni allergiche. Sempre secondo l’Efsa, si potrebbe consumare come insetto essiccato intero, come spuntino o come ingrediente in molti prodotti alimentari come polvere in molti biscotti, prodotti proteici o a base di pasta per l’allergia ai crostacei, ai molluschi, ai latticini, ci sarebbero gli allergici agli insetti.

Una delle maggiori preoccupazioni dell’opinione pubblica resta il rischio di trasmissioni di malattie legate al loro consumo. Prima di allevarli occorrerebbe preparare esperti, veterinari, come macellarli, emanare linee guida etiche, con rigorosi controlli di igiene e sicurezza per i cultori.

insetti-cibo-del-futuro

Il sushi: origini

Le origini del sushi risalgono al IV secolo quando in molte regioni del sud est asiatico si diffuse un metodo di conservazione del pesce. Il pesce veniva prima eviscerato, disposto a strati con sale alternato al riso cotto e tenuto pressato per qualche settimana. Questo processo di fermentazione provocava un aumento di acidità dell’ambiente in cui si trovava, da poterlo conservare anche per interi mesi. E’ una tecnica di conservazione detta Nazerushi attualmente molto apprezzato a Tokyo.

Cos’è il sushi?

Il sushi è un piatto tipico della cucina giapponese che utilizzano il riso orientale come ingrediente base, a cui vengono aggiunte uova, verdure, alghe, pesce. Da non confondere con il sashimi,a base di pesce crudo. Appare nei piatti disposti in piccoli rombi, ovali e cerchi disposti in fila disposti in piccole strisce di alghe o appoggiati su fette di pesce marinato, cotto o crudo. Ha conquistato il palato di molti italiani. Tanti sono i ristoranti giapponesi in Italia, nel sud. Ma attenzione a quelli che vanno sotto vari nomi: aperi-sushi, sushi-bar, suchi-restaurant, all you can eat,a prezzi fissi e bassi (circa 12- 20 euro),dove si mangia tanto, a volontà ,ma è di scarsa qualità.

Il sushi: valori nutrizionali

Si tratta di un piatto ben bilanciato e poco calorico (150 Kcal): le proteine delle uova e del pesce, le fibre della verdura, i carboidrati complessi del riso, gli omega 3, 6, lo iodio del pesce. Noi nutrizionisti lo consigliamo quasi a tutti, anche ai celiaci. Non possono mangiarlo, ma come gli altri alimenti crudi (la carne, le uova, i salumi), le donne in gravidanza, le persone immuno-compresse. Contiene antiossidanti contro i radicali liberi, la vitamina D, la vitamina B1, B2, B5, fluoro, calcio, fosforo.

Il sushi: i benefici

Il sushi fa bene al cuore, al sistema cardiovascolare, previene i tumori al seno, alla prostata, alle ovaie poiché contiene gli omega 3. E’ contro le infiammazioni.

Attenzione al pericoloso Anisakis simplex

Come ogni alimento o pesce crudo (molluschi, ricci di mare), il sushi può provocare infezioni e intossicazioni. I sintomi gastrointestinali dopo l’ingestione possono essere diarrea, dolori addominali, vomito. Più pericoloso è l’ingestione dell’Anisakis simplex, il verme che si trova nelle viscere del pesce. E’ la cottura che evita il rischio di infezione da Anisakis. Secondo il regolamento 853/2004, il rischio viene meno sottoponendo il pesce a una temperatura -20°C per almeno 24 ore. Attenzione al consumo di pesce crudo a casa e ai ristoranti.

Il sushi: cosa sapere per la sicurezza

Il sushi, se mal conservato, può rivelarsi dannoso per la salute. Dal punto di vita microbiologico, si creano dei batteri che metabolizzano l’istidina e l’istamina, sostanze che provocano allergie. Il cibo crudo deve essere preparato, lavorato e conservato bene per evitare contaminazioni con forti dolori addominali, reazioni allergiche. Senza un buon congelamento si rischiano di ospitare dentro il proprio stomaco la larva dell’Anisakis con tutta una serie di tossinfezioni. Occorre affidarsi a ristoranti di fiducia secondo standard di sicurezza, igiene, tracciabilità, qualità, individuati da tutta una serie di normative europee.

Nel cuore pulsante del salernitano c’è un’oasi del gusto: Campanvs. Il locale si i presenta alla vista già come un unicum in zona: location raffinata, spaziosa, accogliente. Un luogo ideale per i pranzi aziendali, per gli spazi esterni dove i bambini possono giocare e per gli arredi colorati.

Ad accoglierci c’è Fabiano Viscito, salernitano classe 1988, che ci racconta la sua storia:

Nato in una famiglia modesta, educato al sacrificio e ai sani valori, si avvicina al mondo della pizza all’età di 15 anni, in una piccola pizzeria. Qui il proprietario, ex pizzaiolo della storica pizzeria “Carminuccio a Mariconda” riesce a farlo innamorare della pizza napoletana e gli da le basi per intraprendere il suo percorso professionale.

Prendendo coscienza e conoscenza dell’arte della panificazione, Fabiano si specializza nella pizza tonda, nei vari impasti, nella pizza contemporanea ed in altri lievitati, come il pane al lievito madre o i dolci, in primis babà e panettoni. La pizza che maggiormente lo rappresenta è quella napoletana verace, con impasti diretti, basse idratazioni e lunghe lievitazioni a temperatura ambiente e lievito madre vivo.

Le sue esperienze si accrescono poi con il ruolo di aiuto cuoco a Villa Sethare’, collaborando in eventi e cerimonie con Nando Melileo, chef del ristorante Emozionando, che si distingue per la continua ricerca delle materie prime.

Frequentando negli anni vari seminari e formandosi come autodidatta, Viscito si forma ulteriormente su libri specializzati nella panificazione, in particolar modo quelli del maestro Piergiorgio Giorilli.

Fabiano Viscito oggi:

Oggi, lui stesso propone una versione personalizzata della pizza napoletana. Prevede impasti indiretti e farine naturali prive di additivi. Fabiano però è affascinato dal mondo della ristorazione a 360 gradi. Infatti, pur mantenendo fede alla sua identità di pizzaiolo, il suo sogno, è quello di aprire un ristorante pizzeria e da pochi mesi, insieme a Davide Martino – chef e amico d’infanzia – ha creato Campanvs.

Coadiuvato, dunque, dall’esperienza da chef di Davide – formatosi allo Stella Maris, ma anche in Spagna – Fabiano plasma il suo progetto culinario nel quale racchiude l’esperienza territoriale ed i piatti della tradizione in un format dinamico e moderno. L’intento è far conoscere una realtà gastronomica giovane e ambiziosa, con la sua esperienza e voglia di mettersi in gioco. CAMPANVS in questo senso si presenta come il simbolo dell’innovazione e del rispetto dei sapori tradizionali nella provincia salernitana.

CAMPANVS

Indirizzo: Piazzetta San Benedetto 2, Pontecagnano Faiano

Contatto telefonico: 338/9208724

Il Cenone della Vigilia di Natale: tra tradizione e squisitezze

Puntuali come ogni anno, come da tradizione, nelle case di ogni famiglia si assiste e si vive il fatidico cenone di Natale con presepi e/o alberi addobbati. Veniamo cullati dal calore familiare, delle stufe e dei camini. Un rito immancabile che si ripete sulle tavole imbandite di squisitezze e di incantevoli ornamenti impeccabili.

Il consiglio da nutrizionista a tavola per restare in forma:

Si aspetta un anno per poter festeggiare in famiglia, insieme agli amici, scambiandosi auguri, nuovi propositi tra brindisi, dolciumi, leccornie, lunghe e succulenti tavolate in questi meravigliosi e desiderati giorni di Festa. Per non sbilanciare bilance e bilanci calorici, come di consueto, consiglio sempre ai miei pazienti, che occorre lavorare bene prima, senza fretta e senza ansia, nel togliere i chili di grasso superflui.

In seguito, si potrà godere, restando in linea con l’equilibrio, di tutte le bontà a tavola, dagli antipasti ai dolci. Possiamo gestire il nostro equilibrio nelle cinque immancabili ricorrenze: la sera del cenone della vigilia di Natale, il giorno del Santo Natale, la sera del cenone di Capodanno, il giorno di Capodanno e l’Epifania.

Il segreto? Cercare di muovervi di più durante il giorno, prediligere più verdure, zuppe, minestroni, brodi vegetali, frutta e verdura fresca di stagione nei giorni successivi, assaggiare un dolcetto al giorno ma con giudizio.

Il cenone della Vigilia di Natale: già noto nella letteratura dell’Ottocento

Il celebre cuoco e letterato Ippolito Cavalcanti ne parlava nel suo “Trattato sulla cucina Teorica e Pratica” del 1837. Diceva: “Per la Vigilia de lo Santo Natale ce ne vonne vruoccoli (broccoli) suffritti co l’alice salata, vermicielli co la mollica de pane e vongolelle o pure zuffritti co l’alice salate,anguille fritte, ragoste vollute (bollite) co la sauza (salsa)de zuco (succo) de limone, e uoglio,(olio), cassuola de calamarielli e seccettelle,( seppioline),pasticcio di pesce, arrusto de capitone e struffoli”.

Il cenone della Vigilia di Natale: quali le squisite pietanze della tradizione?

Le pietanze non sono poi tanto cambiate dal 1800. La tradizione è sacra e va rispettata. Secondo quella campana, napoletana, il pesce e il baccalà la fanno da padrona. Il baccalà viene cucinato in tutte le salse: fritto, scaldato con l’olio extravergine d’oliva, al forno con patate, con i peperoni cruschi, ci sono poi gli antipasti con le alici marinate, le zeppoline, l’insalata di polpo, la pizza di scarole col ripieno di olive, capperi, acciughe, pinoli e uvetta.

Seguono i vermicelli con le vongole veraci, la frittura mista di gamberi e calamari rigorosamente fresca e fatta al momento per non perdere la croccantezza; calamari e seppioline in rosso, il capitone fritto o arrostito che profumano le cucine sino a notte fonda. Il tutto accompagnato da una ricca insalata di rinforzo con cavolfiore bollito, condito con olive nere e verdi, acciughe, pepaccelle, olio extravergine d’oliva locale e aceto.

Non possono mancare i contorni: friarielli ripassati in padella con aglio, olio e peperoncino o broccoli lessati e conditi con olio extravergine d’oliva e limone. Il tutto accompagnati da buon vino bianco, secco campano come la Falanghina, il Fiano, il Greco di Tufo, il Solopaca o di buona cantina locale. Sul finire una varietà di frutta secca ( noci, mandorle, nocciole della penisola sorrentina DOP, o locali, fichi secchi DOP del Cilento), la frutta fresca a base di agrumi, uva, mela annurca.

E dulcis in fundo i dolci tipici per eccellenza come gli struffoli (palline di pasta frolla ricoperti di miele),i mitici roccocò,(biscotti duri a base di mandorla a forma di ciambella), i mostacciuoli,( da mosto ricoperti di cioccolato), i torroni di Venticano e Grottaminarda, i susamielli,(dolci a base di mandorle a forma di S, detti così perchè una volta venivano cosparsi di sesamo), i buonissimi castagnacci ( con i marroni DOP di Montella) e il tradizionale panettone innaffiato da buon liquore digestivo, lo spumante e l’ immancabile caffè.

Ricetta: gli struffoli (il dolce della tradizione napoletana, semplici e gustosi)

Ingredienti:

500 g di farina O

3 uova intere

90 g burro

3 cucchiai di zucchero bianco

30 ml di rum o limoncello

la buccia di 1 limone di Sorrento o Amalfitano

un po di sale

300 g di miele di acacia o millefiori (locale, di buona qualità)

una manciata di frutta candita

zucchero colorato

1 litro di olio di semi di arachidi

Preparazione

Per l’impasto: su un piano di legno mescolare insieme alla farina setacciata un pizzico di sale, le uova, lo zucchero, il burro ammorbidito, tagliato a dadini, un po di rum o limoncello e la buccia di un limone grattugiato. Lavorare a lungo l’impasto fino ad ottenerlo morbido ed elastico. Avvolgere il tutto in una pellicola trasparente e metterla a riposare in frigo per un’ora o più. Trascorso il tempo, tagliarne una piccola parte, lavorarla con le mani creando un cilindro spesso e tagliarlo con un coltello creando piccoli rettangolini, palline di circa un cm di spessore.

Mettere a scaldare abbondante olio di semi in una padella a bordo alto. Una volta raggiunto la temperatura di 180°C friggere gli struffoli. Girarli e dopo circa un minuto cacciarli e porli in un piatto con carta assorbente. A parte in una padella mettere a scaldare il miele a bagnomari. Guarnire tutti gli struffoli con miele e zucchero colorato.

I Re di Napoli propongono sapori partenopei per i piaceri della tavola a tutto tondo

La cucina di mare alla napoletana rappresenta l’elemento principe nel ristorante I Re di Napoli. Complice la vicinanza alla brezza marina, appena si arriva all’ingresso, si respirano i profumi intensi del pesce pescato di buon mattino. I sapori mediterranei e la freschezza delle materie prime la fanno da padrone.

Il filone gastronomico della tradizione, in questo caso, si associa ai delicatissimi crudi di pesce. I piatti riprendono anche le tradizioni asiatiche, tenendo però sempre ben stretto il legame con le tradizioni culinarie del sud Italia.

L’importanza per noi è la materia prima, la tecnica, il carattere” – racconta Mirco Martucci. La sua storia ha inizio nel 2013, quando trasforma il ristorante da semplice trattoria a ristorante gourmet. Sui tavoli dei clienti, si servono soltanto prodotti di altissima qualità, perchè sia lui che il socio Roberto Biscardi sono abituati a mangiare il meglio ed anche a casa mangiano sempre con passione e con gusto.

Pur nascendo come ristoratori e praticando la professione da 15 anni, precedentemente avevano altre attività come i pub. La loro esperienza ha, quindi, fatto si che entrambi avessero un’estrema conoscenza della qualità dei cibi e, di conseguenza, riescono a creare piatti degni dei palati più esigenti con grande creatività.

Spaghetti aglio e olio con tarallo e gambero rosso a crudo

Le proposte culinarie:

Oltre all’importante proposta culinaria come: spaghetti con vongole veraci, pasta alla Nerano, selezione di pesce cotto con diverse tecniche, conchiglie e frutti di mare, polpette di baccalà; da I Re di Napoli, è possibile accompagnare il pasto con un’ottima scelta di vini semplici, ma mai banali. Essendo però a Napoli, dinanzi al mare, con il vento tra i capelli e il sole che illumina il viso non può non esserci un menù riservato alla pizza.

Da I Re di Napoli, è possibile prenotare il tavolo, ma anche scegliere al momento dopo una passeggiata sul lungomare e alla scoperta della città. I Re di Napoli rappresenta la pausa più gradita avendo come punto di forza i sapori del pescato del giorno con una vista panoramica su uno degli scorci di mare che tutto il mondo invidia.

RISTORANTE PIZZERIA I RE DI NAPOLI

Indirizzo: Via partenope 9

Nihon Restaurant, il locale di cucina fusion e contemporanea giapponese di Frattamaggiore, compie un anno. Il format è una vera e propria novità per i paesi della provincia di Napoli, dal restyling alla scelta degli ingredienti. Nihon propone un’esperienza ibrida ed esclusiva basata sul connubio tra prodotti nipponici e della cultura occidentale, frutto di intense esperienze da parte dello chef, che gli hanno permesso di acquisire una certa maturità nel campo.

Mi piace molto la parola Fusion. Vuol dire riunire in un tutto uno, vuol dire fondere insieme. Scomporre per ricomporre. Questa è la mia cucina” – afferma lo Chef Alessandro Bitani.

Lo scopo è quindi partire dalle basi della tradizione culinaria giapponese, ricavarne la sua filosofia e rinnovarla. In questo modo si da vita a qualcosa di nuovo, di bello, conferendo ai piatti gusto ed equilibrio. Particolare attenzione viene data all’ordine e alla disciplina per rendere omaggio ad una delle cucine più raffinate, semplici e saporite a livello mondiale, che coinvolge sia la vista che il gusto.

Entrando nel particolare, assolutamente da assaggiare sono gli Omakase, termine giapponese che significa “lascio a voi la scelta” o “mi fido di te”. In sostanza, quando si richiede un Omakase, lo chef preparerà di sua iniziativa e, secondo la sua creatività, varie proposte o un menù degustazione ad hoc per il cliente, in modo tale da presentare l’intero menù.

Una bella novità questa, che non esclude la possibilità di provare, in aggiunta, altre tipiche proposte della cucina giapponese come il filetto di salmone marinato in acqua di pomodoro, cipolla e zenzero accompagnato da salsa lemongrass e maionese giapponese. Oppure, i dolci, risultato perfetto della combinazione Oriente – Campania. Eleganza e raffinatezza. Sapori curati ed equilibrati, ingredienti accostati gli uni agli altri che mantengono il proprio sapore e la propria consistenza: si esaltano a vicenda, rimanendo inalterati.

Oltre alla proposta culinaria, il locale, dispone anche di una selezione di vini bianchi, bollicine, cocktail e distillati da abbinare alla scelta dei piatti. Vere e proprie sfumature di cucina nipponica e occidentale, dunque, che si riscontrano anche nell’ambiente del locale.

Si presenta moderno, fresco e minimal, gestito da uno staff di cucina e di sala molto giovane, under 30, come lo chef Alessandro Bitani e il direttore di sala Peppe Cortese.

Uno dei dolci tipici del Natale, soprattutto a Napoli, sono gli struffoli

Gli struffoli sono dei dolci tipici del periodo natalizio e della gastronomia meridionale, principalmente della cucina napoletana. Nonostante la loro tipicità, gli struffoli non sono stati inventati a Napoli, ma sono stati portati dai greci già ai tempi della Magna Grecia. Un’ipotesi più probabile sull’origine degli struffoli è di derivazione spagnola.

Esiste infatti, nella cucina andalusa, un dolce estremamente simile agli struffoli, il piñonate, che differisce dal dolce napoletano solo per la forma delle palline di pasta, che sono più allungate. La parentela tra struffoli e piñonate potrebbe risalire al lunghissimo periodo di vicereame spagnolo a Napoli.

Anche l’uso come dolce tipico natalizio, sembra essere relativamente recente, in quanto il ricettario del Crisci (1634) ne fa cenno ma non specificamente in relazione al pranzo di Natale. Da essi venne poi preso spunto per la creazione di altre ricette tipiche delle regioni italiane, come quella dei Sannacchiudere, variante degli struffoli napoletani tipica pugliese, per la precisione tarantina.

Di seguito tutti gli ingredienti utili per degli struffoli perfetti:

Ingredienti:

  • 300 gr di farina 00;
  • 3 uova;
  • 80 gr di olio di semi (più quello che occorre per friggere, circa una bottiglia);
  • 50 gr di zucchero;
  • Arancia o Limone;
  • Un cucchiaio di Lievito per dolci;
  • Sale q.b.;
  • Caffè di Vermut o creola per dolci;
  • Miele q.b.;

Preparazione:

  • In una ciotola mettere la farina, le uova, l’olio di semi, lo zucchero, la buccia grattugiata dell’arancia, il lievito, un pizzico di sale e la vermut o creola per dolci)
  • Mescolare insieme gli ingredienti e impastare il tutto per formare un panetto
  • Dal panetto staccare piccolo pezzi per formare delle piccole palline che andranno in una pentola con olio caldo alla temperatura adeguato
  • Una volta pronte le palline inserirle in numero di dieci per volta all’interno dell’olio
  • Toglierli dall’olio nel momento in cui vengono a galla per evitare che si brucino
  • Pogiarli su un panno di carta per far scorrere l’olio in eccesso e ricoprire di miele e di confettini colorati se si preferisce

Ricordate: se l’olio dovesse tendere a venire su buttare all’interno un tappo di sughero.

Ci sono anche versioni di struffoli dove, dopo la frittura, vengono solo cosparsi di zucchero a velo oppure, ancora, con del cioccolato sciolto.

Se vi fa piacere seguitemi sulla mia pagina instagram cuciniamo by Anna (le ricette di Anna).

Annamaria Leo

Lo stile liberty di Villa Zaccardi nel cuore di Monteverde con dettagli moderni e lussuosi e il Giano Bistrot, il ristorante con l’accogliente giardino e l’immancabile Roof garden coperto.

L’ideale per trascorrere i momenti indimenticabili delle feste Natalizie e rilassarsi dopo una giornata lungo le vie dello shopping romano
 Fabio e Alfredo Zaccardi nascono da una famiglia di ristoratori. Il primo ristorante, la Carovana, ancora oggi il loro orgoglio, lo apri il papà nel 1971.

Due anni fa Fabio e Alfredo decidono di intraprendere una nuova avventura, che si discosta un po’ dal concetto di ristorazione classica ma che senz’altro la comprende. Aprono la struttura ricettiva Villa Zaccardi, all’interno di una palazzina di tre piani in stile liberty risalente al 1920 e il suo bistrot Giano.

L’Hotel 4 stelle dispone di 41 camere suddivise tra standard, superior, due camere deluxe e una suite all’ultimo piano.



Il Giano Bistrot, un locale ricercato che richiama uno stile retrò ma con tocchi moderni e originali, è elegante ma al tempo stesso non impegnativo.

Il bistrot è sempre aperto sia per la clientela dell’hotel che per gli esterni e la cucina lavora tutto il giorno, dalla colazione alla cena, passando per l’immancabile aperitivo del cocktail bar, con una drink list molto ricca, dagli spritz ai gin tonic o champagne oggi richiestissimi dalla clientela.

Il bistrot è aperto a tutti, sette giorni su sette e da gennaio si arricchirà della nuova pasticceria artigianale anche per le colazioni più esigenti. Tutte le materie prime sono di altissima qualità, scelte e selezionate personalmente da Fabio e Alfredo forti della loro lunga esperienza nella ristorazione.
Entrando nel giardino rigoglioso e accogliente del Giano Bistrot si ha la netta sensazione di allontanarsi per un po’ dai rumori assordanti della città e l’ospite trova ad accoglierlo comodi divani e tavolini circondati da rigogliose piante. Sulla sinistra della corte si affaccia la hall dell’hotel e sulla destra si apre alla vista il cocktail bar dai colori blu e corallo. Proseguendo ci si imbatte nella prima sala sempre dai toni blu e dai tavoli fumè e salendo invece si arriva ad un grazioso roof garden riscaldato e coperto per un utilizzo sia d’estate che d’ inverno. Un esempio di stile per trascorrere momenti unici sia per chi vive in città che per chi arriva da fuori.
 
Il ristorante Giano Bistrot si compone di diversi ambienti, il giardino con una quarantina di posti, la sala interna con 26 posti, il primo piano con 45 posti e nella terrazza con un centinaio.
 
Il menù è particolare, con una scelta selezionata partendo proprio dalle materie prime e dalla loro provenienza. Per il pranzo la scelta è veloce, con pokè, hamburger di mare e di terra oppure tapas con gambero rosso e foie gras.
 
Durante tutto il giorno tiene banco la pasticceria con le monoporzioni come la “Bavarese al limone”, con pezzetti di limone e menta e la “Pera” una tartara di pera e mousse di ricotta.
 
Nell’orario dell’aperitivo ci si affida all’esperienza e al talento del grande barman Marco Ferretti che cura personalmente la selezione della drink list che i fratelli Zaccardi abbinano poi di volta in volta ai piatti.
 
La formula del Fish Bar è alla carta con un menù food e un menù drink accompagnati a sfiziosi snack con finger food, lavorati sempre dalla cucina, oltre ai cicchetti e alle tapas su ordinazione. Le proposte variano, mazzancolla impanata con un ketchup al mandarino, verdura in tempura, maritozzo salato molto particolare con burrata e tonno rosso. Plateau di cruditè, con ricci di mare e ostriche accompagnati da bollicine o drink sono i più apprezzati durante l’aperitivo.

La cena è principalmente a base di pesce anche se non mancano dei piatti di carne. Il pesce di mare e non di allevamento, viene selezionato personalmente da Fabio e Alfredo Zaccardi che almeno tre volte alla settimana partecipano alle aste di Fiumicino, Civitavecchia o Anzio.
 
Tra i primi piatti che compongono il menu c’è una vasta scelta di pasta fatta in casa, come i Tortelloni ripieni di Cernia al nero di seppia, gli Gnocchetti con gamberi rossi cotti e crudi, accompagnati dalla burrata di Andria e pistacchi, oppure le classiche Linguine all’Astice.
I secondi piatti sono più tradizionali, Caciucco, Spigola al forno al sale oppure la Ricciola con salsa mediterranea preparata dallo chef composta da pomodorini, capperi e olive taggiasche.
Il menu è alla carta oppure è possibile scegliere un percorso degustativo con sei portate e un dolce a concludere. La carta dei vini comprende 120 etichette, di varie regioni italiane e una selezione di 15 bottiglie provenienti dalla Francia, Spagna e California.
 
 
Una pagina dedicata spetta a Marco Ferretti che per il Giano Bistrot è il bar manager d’eccezione. Marco è romano e giovane e laureato in architettura. Ma da sempre è appassionato dell’hospitality e dell’hotellerie. Proprietario della rinomata scuola di bartender romana, Bartendenr’s Art, ha lavorato come capo barman per cinque anni al Rashomon club, ha girato discoteche nella Capitale e in famosi locali della Sardegna. Ha alle spalle consulenze importanti come quelle da Nojo a Ponte Milvio dove ha attivato e gestito la parte del cocktail bar. Nel frattempo, diventata anche brand ambassador del Jameson Irish Wisky e coltiva una lunga esperienza nel mondo degli spiritz extra-bancone. Con due soci crea our spitits cocktail, le boccette monodose pronte da bere. Attualmente sta collaborando anche con lo chef Gracco.
 
“Ho conosciuto Fabio e Alfredo Zaccardi, racconta Marco Ferretti, e ho deciso di prender parte al loro progetto. Mi sono occupato con grande passione del lancio della parte relativa al cocktail bar del Giano Bistrot. Sdoganando prima di tutto un retropensiero molto romano sull’aperitivi negli hotel e offrendo loro in prima battuta la qualità, abbiamo creato una prima drink list abbinando alcuni drink nella fattispecie champagne – cocktail ai crudi e ai piatti di pesce in generale. Stiamo introducendo anche i japanese – cocktail utilizzando alcune tipologie di gin giapponesi e di sakè. Mi piace sottolineare l’alta qualità a prezzi accessibili e onesti. E per finire riproporremo per l’inverno il whisky e soda list che rimane sempre adatto anche a un pubblico più internazionale. “
 
 
Giano Bistrot
Circonvallazione Gianicolense, 224, 00152 Roma RM
Tel. 339 112 7392
Aperto dalle 10.00 a mezzanotte

AVVICINARE LE PERSONE ALLA CULTURA GIAPPONESE ATTRAVERSO UN’ESPERIENZA GASTRONOMICA UNICA: 

AD AVELLINO NASCE BARA’ JAPANESE FUSION RESTAURANT

UN VIAGGIO TRA I SAPORI ORIENTALI CON PRODOTTI 

DI ALTISSIMA QUALITA’ E UN CONCEPT DA SCOPRIRE 

Dal bancone del sushichef con cucina a vista fino all’orto per la rotazione stagionale delle semine orientali diversificate. Trenta coperti per una dimensione intima 

e una interazione esclusiva tra cliente e menu

AVELLINO – Un’esperienza gastronomica unica al centro della città di Avellino: apre le sue porte Barà – Japanese Fusion Restaurant, realtà con un concept che mette al centro una interazione esclusiva tra cliente e menu, in un dinamico e continuo gioco di gusto e contrasti, con l’obiettivo di avvicinare le persone alla cultura giapponese. La serata inaugurale di Barà è in programma mercoledì 22 dicembre a partire dalle ore 20, quando i primi clienti si troveranno proiettati in un’esperienza inedita la cui parola chiave è ‘sorpresa’.

Imperdibile il menu degustazione Shiroi, un viaggio tra i sapori orientali in cui si dimenticano gli stereotipi legati alla cucina giapponese nel nostro Paese, con l’inserimento di prodotti italiani lavorati secondo la sapiente metodologia orientale, un fusion ragionato che segue la strada della sostenibilità. Tra le proposte inserite nel menu degustazione, “Com’è piccolo il mondo”, salmone norvegese con salsa kimizu orientale ai ricci di mare, rape in foglie e croccante salato alla quinoa, “Bis-Otto”, risotto in doppia cottura con gamberi rossi di Mazara, burro al miso bianco, estratto di tamarindo e pop corn, “La grande onda – Cibo su tela”, baccalà cotto in latte di cocco e zafferano, salsa pil pil all’alga spirulina, salicornia condita con aceto tosazu, uova di tobikko allo guzu.

Barà offre solo prodotti di altissima qualità partendo da materie prime di assoluta eccellenza fino alle verdure che nascono nell’orto nel ristorante: 15mila metri quadri di terreno a selezione naturale con quindici alberi da frutto, decine di tipologie di ortaggio di semina orientale accuratamente diversificata. L’orto permette una rotazione stagionale nel rispetto dei fondamentali della cultura gastronomica del Sol Levante e rappresenta una particolarità nella realtà della cucina orientale italiana, come il menu delle bevande, con la carta dei vini con un’accurata selezione di etichette provenienti da tutto il mondo, ampliata con la carta dei tè, delle birre e del nihonshu (sakè), in cui il fusion diventa protagonista anche nell’abbinamento bevanda – piatto. 

Tra gli spazi di assoluta novità che offre il ristorante Barà c’è il bancone con cucina a vista del sushichef che interagirà con il cliente durante la preparazione del sushi, nel pieno rispetto delle giuste temperature di riso e pesce, utilizzando il coltello takobiki forgiato artigianalmente con manico in legno di cedro. Una dimensione intima, quella di Barà, con 30 coperti che offrono la totale centralità al cliente, con piatti disegnati appositamente dall’artigiano Fabrizio Russo; a pranzo viene offerto il menu kaiseki in formato business lunch, un piatto completo su vassoio tradizionale giapponese, nel rispetto dei colori stagionale e delle varie metodologie di cottura, da degustare con i colleghi o durante un meeting di lavoro. 

Avellino è la città dove sono nato – racconta il sushichef e proprietario di Barà, Andrea Rullo – che ha radici profonde nella gastronomia e che ha bisogno dei suoi giovani e delle loro idee. Personalmente ho scelto di formarmi fuori, in Italia e all’estero, per poi ritornare in Irpinia con il mio bagaglio di esperienze. L’Irpinia è un posto perfetto per coltivare e innestare piante che sopportano il freddo e le temperature miti e da questo nasce l’esperimento dell’orto di Barà, ristorante fusion giapponese che vuole offrire una esperienza rilassante e giocosa nei profumi e sapori del territorio orientale, per scoprire gusti nuovi in un ambiente nel quale la creatività è sempre all’ordine del giorno”.

Barà – Japanese Fusion Restaurant si trova ad Avellino in via Circumvallazione, 271 (info e prenotazioni tel. 324.8376189 o 082.5463782, email barajapaneserestaurant@gmail.com). 

UFFICIO STAMPA

Barà Japanese Fusion Restaurant

Miriade & Partners

Tel. 329.9606793 – 392.0059528

ufficiostampa@miriadeweb.it 

Una piacevole pausa dai sapori mediterannei

Il nome è già un programma: il ristorante pizzeria – braceria Essenza del Gusto a Marigliano propone un’offerta che soddisfa le esigenze di ogni tipo di palato. In questo accogliente locale in provincia di Napoli, si parte alla scoperta dei sapori di terra e di mare. Deus ex machina è lo Chef Antonio Giannattasio, che insieme alla moglie Alessandra Castaldo, nel 2018, decide di mettersi in gioco aprendo un ristorante di sua proprietà.

La passione per la cucina dello Chef nasce un po’ per gioco, un po’ per scommessa: il papà fin dall’adolescenza lo sprona a frequentare l’istituto alberghiero De Medici e, commosso, dice: “ora, dovunque tu sia sarai orgoglioso di me“. Il giovane Chef, non ancora patentato, andava a scuola accompagnato dal papà per seguire le lezioni.

Gli antipasti di mare la fanno da padrone, e fanno da cornice a quello che si assaporerà dopo. Piatto principe è lo stoccafisso, che Giannattasio ripropone in un primo piatto unico: i paccheri con stoccafisso e pomodorini.

Unita a queste degustazioni dal profumo di mare, non può mancare un’ampia vetrina dedicata alle pizze, che si ispirano sia ai sapori classici partenopei, come la salsiccia e friarielli, sia alle aggiunte di gamberi e cozze. In occasione del Natale, il ristorante è già pronto per un capodanno coi fiocchi, con un menù da mille e una notte, e si presta perfettamente per pranzi e cene aziendali.

Ma, il più grande sogno dello Chef e proprietario Giannattasio, sarebbe passare alle figlie adolescenti la gestione del locale, infondendogli la sua passione e, perchè no, pensare di aprirne uno nuovo per il futuro.

ESSENZA DEL GUSTO

Indirizzo: Via 11 settembre 28 Marigliano (Na) nei pressi del Cis di Nola

Contatto telefonico: 0818856318

Lo chef Enzo Piedimonte, a Messina, si destreggia tra menù a base di pesce freschissimo e pizza di pregiata qualità

A Messina, da 14 anni, sul lungomare di Rodia, c’è lo chef pizzaiolo Enzo Piedimonte, napoletano ma messinese d’adozione, che lì da vita alla migliore pizza della tradizione napoletana.

Una commistione, dunque, di cucina tipica siciliana e di sapori partenopei che lo chef Piedimonte dirige con maestria.

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Proprio della pizza, Enzo Piedimonte, tecnico del “Molino Riggi“, mulino di grani antichi Siciliani, e responsabile area pizzeria al Sanremo, fa il suo capolavoro. Egli miscela tre tipi i farina con quella di grano duro e tenero. La lievitazione dura 48 ore e i gusti sono tra i più disparati, dato che i menù vengono cambiati 3 volte l’anno.

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I prodotti adoperati sono tra i più pregiati: pomodoro San Marzano Solania, di cui lo chef è ambasciatore per la Sicilia e le farine biologiche all’80%.

Il forno è rigorosamente a legna e cuoce la pizza a 370°, per un impasto che contiene il 70% di idratazione. “Fra 15 giorni uscirà anche una mia “ape pizza” che si chiamerà #apedautore #piedimonte1.0, i cui sponsor saranno il pomodoro Solania e il mulino Riggi. Con questo “ape” faremo solo eventi importanti e catering con pizze di un certo livello e un menù tutti gourmet” – afferma lo chef.

Mangiare al “Ritrovo La Scala” vuol dire affrontare un’esperienza sensoriale di prim’ordine. I sapori e profumi sono quelli della migliore tradizione culinaria della penisola. La Campania e la Sicilia si fondono in un tripudio di colori e ingredienti, tra pesce e pizza, simbolo indiscusso di bellezza culinaria.

La pizzeria Gorizia 1916, ormai, è radicata nella storia di Napoli e del quartiere Vomero. Il locale, ultracentenario,fa parte della memoria popolare e sono migliaia i racconti che le sue mura e la famiglia Grasso, i proprietari, possono narrare. La pizzeria nasce nel 1916 quando il nonno di Salvatore Grasso, il patron attuale, ha deciso di rilevare il Nuovo Vomero e ribattezzarla in Gorizia 1916, in onore dell’ingresso delle truppe italiane del battaglione Piave, del quale aveva fatto parte, nella città di Gorizia (avvenuto il 20 agosto 1916). 

Il segreto per gestire una pizzeria storica – racconta Salvatore Grasso – è quello di non cambiare mai e rimanere fedeli alla propria tradizione. Nel locale ho scelto di tenere le stesse mattonelle dell’epoca, e anche la nostra pizza è la tipica napoletana, l’unica differenza è l’utilizzo dei nuovi strumenti. Ormai la tecnologia è diventata fondamentale“.

Più di cinquant’anni fa esistevano solo due tipi di farine la nazionale e quella americana (la farina Manitoba). La capacità del pizzaiolo stava nel mescolare le due tipologie di farina e trovare il giusto equilibrio per dar vita a un impasto morbido che lievitasse nei tempi desiderati. “Oggi – continua Grasso – l’evoluzione dei mulini ha permesso la produzione di farine specifiche per ogni tipo di impasto. L’impastatrice e il frigorifero, invece, rendono possibile controllare sia la tenacia dell’impasto che i tempi di lievitazione. Eccetto questo particolare la mia pizza negli anni non è mai cambiata, mantiene sempre le stesse caratteristiche. Proprio come alcuni champagne della produzione Krug, proprio per questo motivo siamo stati insigniti del titolo di Krug Ambassador”. 

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Preparazioni per la serata di beneficenza con la partecipazione dello chef stellato Gennaro Esposito e Olivier Krug direttore della maison Krug

Nel 2016 Gorizia ha compiuto 100 anni. Il suo patron ha, così, deciso di creare l’unione pizzerie storiche napoletane – le centenarie, alla quale partecipano tutte le pizzerie con oltre cent’anni di storia e sempre gestite dalla stessa famiglia. Unione che ha insignito Salvatore Grasso del titolo di presidente. Il sogno di Salvatore è quello di realizzare un vero e proprio museo, nel quale raccontare la storia della pizza e delle pizzerie attraverso gli attrezzi del mestiere, dalla madia per impastare ai forni fino ad arrivare al computer, oggi fondamentale per gestire un locale.

Il computer – afferma il pizzaiolo – ormai, è importante quanto il forno. I camerieri con il palmare possono attraverso un click inviare l’ordinazione, riducendo così il rischio di perdere la comanda, e produrre il conto senza dover fare calcoli. Inoltre, sapere quasi immediatamente i piatti ordinati e, quindi, anche gli ingredienti utilizzati agevola l’inventario e permette di avvisare subito i fornitori

In onore del centenario il pizzaiolo ha deciso, anche, di creare una pizza che racchiudesse tutta la storia del locale: la 1916. Una pizza con una base di ricotta emulsionata, fiori di zucca, carciofi e, infine, all’uscita dal forno di una grattugiata di provolone del monaco. 

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La Pizza 1916

Questa pizza – spiega Salvatore Grasso – l’ho creata mettendo insieme gli ingredienti che hanno segnato la nostra storia. I fiori di zucca li ho scelti io. La ricotta, il salame e il provolone, invece, richiamano mio padre e la sua pizza ripiena. Infine, i carciofi portano il segno di mio nonno. In origine erano solamente tre le pizze proposte la marinara, la margherita e la ripiena. Un giorno Totò, cliente affezionato della pizzeria, chiese a mio nonno di fare una pizza differente aggiungendo i carciofi alla marinara. Nasce così la pizza Gorizia con filetti di pomodoro e carciofi”.

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Le pizze preferite di Salvatore Grasso sono, naturalmente, la 1916 e la Gorizia perché raccontano la tradizione della propria famiglia e del loro locale, ma ritiene che la storia della pizza sia rappresentata dalla marinara, una pizza con pochi ingredienti pomodoro, origano e olio, semplice solo in apparenza, ma che rivela la bravura del pizzaiolo.

Il forno della famiglia Colapicchioni è una vera istituzione per Roma e i romani. Dal 1934 in quel di Via Tacito (76-78) nel quartiere Prati i Colapicchioni, di generazione in generazione, sfornano pane, pizza, dolci e recuperano tradizioni spesso dimenticate come nel caso del Pangiall’Oro. “Non ho mai capito come fosse possibile che una città come Roma, che sulla sua storia millenaria ci ha costruito i fasti della città Caput Munti, abbia di contro completamente dimenticato di valorizzare il suo dolce di Natale”. 

A parlare è Angelo Colapicchioni, terza generazione di fornai della sua famiglia “Io sono nato a Roma, dove la mia famiglia si è trasferita negli anni 20. Mia nonna è stata una delle prime panificatrici dell’alto Lazio. Le mie radici affondano nella Sabina”. Angelo parla con trasporto, la storia della sua famiglia e del forno, dal 1934 ad oggi si sono fuse in un unico grande racconto “Sono nato tra la farina, il mio futuro professionale e non solo, era ovviamente scritto”. Quindi Angelo sin da giovanissimo si scopre inevitabilmente fornaio nel panificio di famiglia, legato profondamente al suo lavoro ma anche alla città che l’ha visto nascere e in cui il forno di via Tacito ha sempre lavorato alacremente. Ed è proprio l’amore verso la sua città ha spinto Angelo a cercare tra la storia di Roma trovando le origini di un dolce del periodo imperiale, la cui storia si perde nella notte dei tempi. Parliamo di una preparazione a base di miele, frutta secca; il primo a parlarne fu Marco Gavio Apicio nel suo “De Re Coquinaria”. Lo scrittore latino raccontava questo dolce facendo riferimento alle sue povere origini e che, come tantissime preparazioni che caratterizzano ancora oggi la cultura culinaria capitolina, era il frutto del recupero di scarti. Frutta secca, miele, in qualche occasione mosto d’uva il tutto impastato e cotto insieme al pane nei forni di terra cotta. Sempre la storia ci racconta che il pangiallo veniva realizzato nel periodo natalizio, per poi offrirlo in dono. Ma di fatto questa usanza è andata persa e solo la passione e l’intraprendenza di Angelo Colapicchioni hanno reso possibile il recupero di una ricetta storica, che però era ingiustificatamente caduta nel dimenticatoio. Il signor Colapicchioni si documenta, legge il De Coquinaria per capirne le origini, analizza gli ingredienti e poi nel 1977 decide di dare nuova vita a questo dolce: nasce il Pangiall’Oro del forno Colapicchioni. La ricetta è quella raccontata da Apicio nel 1° secondo d.c., Angelo l’ha perfezionata semplicemente scegliendo gli ingredienti migliori (le nocciole laziali, il pistacchio di Bronte, il miele biologico, frutta candita, cioccolato fondente, mandorle siciliane o pugliesi) rivestendo poi la pagnotta con un involucro a base di uova che conferisce al dolce quel colore dorato da cui ha origine il nome Pangiall’Oro che verrà brevettato nel 2002 visto il successo riscontrato presso la clientela. Angelo ci tiene a precisare che il dolce, anche se è profondamente legato alle festività natalizie, nel suo forno di via Tacito è sempre disponibile; del resto nel corso degli anni è diventato il prodotto di punta di Colapicchioni tanto da meritarsi una targa rossa con scritta dorata anche nell’altra sede di via Properzio. 


Il Pangiall’Oro è anche stato protagonista di interessanti “rivisitazioni” come quella nata grazie ad un sacchetto di pepe nero. Un giorno un amico andò a fargli visita nel laboratorio di via Tacito e oltre ai saluti gli portò un sacchetto del pregiato pepe malesiano. Angelo lo apre e… “E che ci dovrei fare con questo?!” il suo amico risponde “E’ del pepe nero malesiano di Sarawak. Inventa un dolce! Per te sarà facilissimo!”.

Comunque, per arrivare al sodo, grazie a quel sacchetto di pepe di Sarawak nasce il Pan Pepato Imperiale. In questa versione oltre evidentemente al pepe nero di Sarawak ci sono anche dei frutti esotici tipici malesiani come papaia, ananas e spezie come lo zenzero.  



Angelo Colapicchioni e Gianni Ruggiero
Storia di sogni autarchici e amicizia senza tempo

“Ero giovane e lavoravo al Simposio. Andavo tutti i giorni a comprare il pane al forno Colapicchioni di Via Properzio. Con Angelo ci fu subito feeling e spesso con la scusa del pane mi trattenevo qualche minuto in più per ascoltare i suoi aneddoti del passato e di questo Pangiall’Oro.” A parlare è Gianni Ruggiero, genovese trapiantato a Roma che dal 2015 è patron di Sogno Autarchico, un wine bar nel quartiere Prati rifugio di tanti romani amanti di posti autentici, sinceri e autarchici. Proprio come Gianni. 
“Nel 1963 comprai il locale di Via Properzio 23. Il lavoro andava bene e nel 1976 acquistai il panificio di via Tacito, sempre nel rione Prati in cui ero nato e cresciuto. Peraltro al terzo piano del palazzo al civico 27 di via Properzio, io ci sono nato!” ricorda Angelo Colapicchioni introducendo la sua amicizia, ormai storica, con Gianni. I casi e le parabole della vita sono tanti e imprevedibili infatti nel 2015 Angelo decide di chiudere quella prima sede e propone a Gianni di gestire il locale per aprire qualcosa di suo. E così fu. “Io devo molto ad Angelo, è un caro amico, una persona che mi ha dato fiducia. E’ suo il locale in cui sei anni fa ho aperto il mio Sogno Autarchico”. Un locale che pur rispecchiando moltissimo il carattere bonariamente tenebroso di Gianni, di fatto ha mantenuto la forma e l’arredamento di una volta. “Non ho mai pensato di togliere la scritta Angelo Colapicchioni e Pangiall’Oro. Innanzitutto perché ho i suoi prodotti in vendita nel mio locale e poi perché è bello dimostrare l’amicizia in tanti modi, anche conservando lo spazio a chi ha creduto in un progetto, anzi un sogno.” 

L’appuntamento


Ed è proprio nel nome di questa amicizia che Gianni Ruggiero ha deciso di celebrare nella sua enoteca il Pangiall’Oro e il Panpepato di Angelo Colapicchioni. La data da segnare in agenda è quella di giovedì 16 dicembre a partire dalle 19 da Sogno Autarchico. Ad accompagnare i dolci di Angelo Colapicchioni, ci saranno i vini dell’azienda Principe Pallavicini, storica azienda laziale che da 350 anni opera con professionalità per offrire a Roma un vino in grado di rappresentarla. Tra le tante referenze in produzione, giovedì 16 dicembre saranno presenti due etichette dell’azienda che si sposano perfettamente con le focacce, il Pangiall’Oro e il Panpepato Imperiale. Il Roma Doc Bianco, una malvasia puntinata in purezza e lo Stillato, un vino passito sempre da malvasia del Lazio. Vini che hanno riempito i calici del Vaticano e la Corona d’Inghilterra. Gianni Ruggiero ha scelto Principi di Pallavicini perché rappresenta Roma e gli ricorda anche la sua Genova Pegli e Villa Pallavicini, voluta tanto dal Marchese Ignazio Pallavicini. Sarà una serata in cui si berrà in compagnia di Angelo Colapicchioni Gianni Ruggiero ed il Dottor Senni che ci racconterà la tenuta e la storia di una delle più antiche famiglie nobili d’Italia, ci si farà gli auguri di Natale e si degusterà questi dolci romani fin troppo dimenticati facendoli conoscere a chi ancora non li ha mai assaggiati.

Contatti:
Sogno Autarchico

Via Properzio 23 Roma Quartiere Prati
Tel. 06/68801310

DUE CULTURE, DUE MONDI, UN’ANIMA SOLA 

Da un progetto di Mario Siano e Stefania Bifulco, nel 2019 nasce Nia Restaurant a Palma Campania, in provincia di Napoli. L’embrionale concetto del ristorante era quello di unire la passione tramandata di generazione in generazione per la cucina tradizionale napoletana, alla sapiente, metodica e accurata cucina giapponese di cui Mario è da sempre appassionato; ne danno prova i numerosi master e corsi di formazione con grandi maestri ai quali lo chef ed owner del ristorante ha partecipato, tra i quali figura il nome del famoso chef Hirohiko Shoda.
Dal 2019 sono cambiate tante cose. Nia, che porta il nome della nonna di Stefania, nonostante le sue radici profondamente legate alla tradizione, è in continua evoluzione.


Nell’ottobre 2021 il ristorante, infatti, riapre con un nuovo volto: un servizio da fine dining, elegante, ma allo stesso tempo amichevole e accogliente.
Due nuovi volti si inseriscono nell’universo Nia per rivoluzionarne l’assetto insieme a Mario e Stefania: Francesco Paolo Paradiso e Sarah Boccia. I due hanno un background che proviene dal mondo del bartending, partendo da cocktail bar, passando per un locale in proprio, fino ad arrivare in hotellerie 5* Luxury e ristoranti stellati, in Italia e all’estero, raggiungendo traguardi in campo manageriale.


I quattro, insieme, propongono al Nia Restaurant, un innovativo e sorprendente menù degustazione ad otto portare che viaggia contemporaneamente ad una linea di signature cocktails, nella quale proprio come nel menù, è possibile trovare non solo ingredienti e tecniche sia giapponesi che napoletane, ma soprattutto emozioni e ricordi in grado di instillare una forte connessione tra Nia e i suoi ospiti. Ed è proprio l’ospitalità a fare da sovrana nel modus operandi del team. Quando gli si domanda che tipologia di ristorante è Nia, loro rispondono: “OMAKASE!“, che letteralmente significa “mi fido di te”. 

Il loro obiettivo è di fare sentire gli ospiti a proprio agio come se fossero a casa, o perché no, a casa di un caro amico.

NIA RESTAURANT

Via Roma n.109

Palma Campania–NAPOLI

Tel: 081 1882 1400

Mobile : 351 691 5425

www.niarestaurant.it

Angela Merolla

Wine-Food Communication and Images

Il nuovo progetto gastronomico di Federico Iavicoli e Valerio Desantis porta in tavola una cucina in continua evoluzione
 Una cucina semplice, fresca e stagionale, senza compromessi nella scelta delle materie prime: è quella che si potrà gustare da Fuorinorma, il nuovo progetto imprenditoriale in ambito gastronomico da Federico Iavicoli e Valerio Desantis, che dopo una serie di collaborazioni di successo hanno deciso di affrontare una nuova ed intrigante sfida professionale aprendo a Roma un ristorante che sin dal nome promette di far scoprire una cucina “fuori dalla norma”. “Vogliamo proporre una cucina che possa rendere speciale l’esperienza dei nostri ospiti e che possa al tempo stesso migliorare la loro vita e la nostra, grazie ad una serie di scelte sostenibili e ad un rapporto tra qualità e prezzo con pochi eguali” dichiara Federico Iavicoli, che ha portato il suo talento nella cucina di Fuorinorma.
Ogni prodotto è preso direttamente dai produttori, senza alcun tipo di intermediario o distributore, seguendo le regole dettate dalla stagionalità. Pensiamo che questa sia la strada migliore per garantire la miglior esperienza possibile a tavola preservando degli standard di qualità e sostenibilità, anche economica” sottolinea Iavicoli, che per questa nuova avventura ha voluto una brigata tutta al femminile, capitanata da Daniela Miralda. Situato in via Giuseppe Giulietti 5, in zona Ostiense a pochi metri dalla fermata della Metro B Piramide, Fuorinorma può contare su 35 coperti nello spazio interno e 15 in quello esterno. Un locale caratterizzato dal bel giardino di alloro, dalla sala raffinata e informale e da un bancone che diviene il luogo ideale per uno stuzzichino e un buon bicchiere.

Valorizzare i prodotti locali, il territorio, lavorare con ciò che è materialmente disponibile in zona, interfacciandosi con i fornitori e i produttori vicini: questa la filosofia gastronomica di Fuorinorma, una scelta voluta e consapevole che consente di dar vita ad una cucina libera da sovrastrutture e che ha nella semplicità, nella freschezza e nell’intensità dei sapori i suoi punti di forza. Dalla pesca sostenibile ai prodotti di stagione, passando per carni scelte secondo un’unica regola: “La qualità della vita degli animali ha sempre la precedenza sulla tipologia di razza o di taglio, perché vogliamo valorizzare materie prime meno conosciute ma di grande valore”. Un approccio che si traduce in un menu snello con molti piatti vegetariani e varie proposte del giorno che permettono di portare in tavola una cucina in costante movimento.

In carta c’è spazio per piatti storici di Iavicoli come la “Cacio e Pepe sabbiosa” e per proposte intriganti come i “Filetti di triglia salsa di sedano rapa chips di carciofi e semi di aneto” o le “Crocchette di galletto al rosmarino”, le “Costolette di maiale morbide con verdure invernali” e il “Risotto ai funghi e mirtilli”, ma anche i “Tonnarelli con canocchie, pomodori alla vaniglia e arancia” e “Verde Acqua”, un piatto semplice (solo all’apparenza), dal gusto ricco e stratificato, un mix di verdure ed erbe acquaponiche (di The Circle Food), a cui vengono aggiunti fiocchi di sale e limoni fermentati. Interessante anche la proposta relativa al pranzo, valida dal lunedì al venerdì, con un menu che cambia ogni giorno, strutturato su 12 piatti salati e 1 dessert con un prezzo medio significativamente contenuto.

Da Fuorinorma è inoltre possibile anche bere bene grazie alla Carta dei vinistudiata con Stefania Vinciguerra e Riccardo Viscardi, una accurata selezione di circa 30 etichette, tutte appartenenti a produttori con i quali Iavicoli e Desantis hanno un contatto diretto. Nella carta, contraddistinta dalla presenza di un buon numero di vini naturali e dalla possibilità di poter degustare tutti i vini anche al calice, si può ritrovare la filosofia di Fuorinorma applicata anche al bere: ricerca di prodotti che possano sposare in maniera ideale i sapori della cucina, per creare un connubio unico!


 Contatti:


Fuorinorma
Via Giuseppe Giulietti 5 Roma
(+39) 0694366835
Info@ristorantefuorinorma.it

Il Miglior Panettone Innovativo di Re Panettone Napoli 2021 è il “Panconciato” della Pasticceria Cappiello

Il Miglior Panettone Innovativo di Re Panettone Napoli 2021 è  “Panconciato” della Pasticceria Cappiello di Santa Maria Capua Vetere, un lievitato salato con formaggio conciato romano, salsiccia di nero casertano e pomodoro San Marzano essiccato.  La giuria di esperti e critici composta da Antonio Tubelli cuoco e storico della cucina, i giornalisti Santa Di Salvo, Benedetta Gargano, Nunzia Clemente, Tommaso Luongo Delegato Ais Napoli e lo chef Lino Scarallo Stella Michelin di Palazzo Petrucci Napoli, ha valutato alla cieca le creazioni dei 14 pasticcieri presenti alla kermesse, con la collaborazione degli studenti dell’Istituto Alberghiero Elena di Savoia di Napoli. 

Il panettone di Michelangelo Cappiello è stato definito il più innovativo: “un vero panettone molto equilibrato e carico di qualità”. Secondo classificato “L’originale” della Pasticceria In Croissanteria Lab in provincia di Bergamo che ha presentato un panettone realizzato  solo con lievito madre senza canditi e uvetta, aromatizzato al limone; terzo classificato “Espresso Napoletano” di Giuseppe Mascolo della Pasticceria omonima di Visciano che si è distinto per un lievitato impastato con caffè espresso napoletano con in sospensione gocce di cioccolato. Ai tre vincitori va in premio un buono in merce offerto da Agrimontana, sponsor, insieme a Molino Dallagiovanna, della kermesse.

Continua fino a domani, nelle sale del Renaissance Naples Hotel Mediterraneo, la sesta edizione di Re Panettone Napoli il tradizionale appuntamento per degustare, conoscere e acquistare i migliori panettoni artigianali d’Italia e della Campania. In esposizione, degustazione e vendita le creazioni di quattordici pasticcieri provenienti da diverse regioni italiane, selezionati secondo regole rigorose nei mesi precedenti la manifestazione. Per la prima volta quest’anno accanto ai panettoni i pasticcieri propongono anche una selezione di altri dolci natalizi.

Ufficio stampa dipunto studio 081 681505 – www.dipuntostudio.it
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Il foodblogger InGordo il 15 dicembre presenta il suo libro “Fritti per le feste” al Cinquanta – Spirito Italiano con una degustazione di piatti e cocktail

Mercoledì 15 dicembre il libro “Fritti per le feste di Alessandro Tipaldi, ovvero il foodblogger InGordo, sarà presentato al Cinquanta – Spirito Italiano, il cocktail bar di via Trento a Pagani (SA) che sta rivoluzionando il concetto del bar di provincia.

La presentazione del libro, pubblicato da “Santelli Editore”, si terrà a partire dalle ore 20.00 con alla fine una degustazione finale di piatti realizzati da Alessandro “InGordo” Tipaldi assieme agli chef di Cinquanta sarà caratterizzata da:

  • ‘O pere e ‘o musso, piatto della tradizione rivisionato in stile “Cinquanta”;
  • Brioche burro e curry, con crudo di gamberi, zucca lunga napoletana e salsa Caesar;
  • Morsi & Rimorsi, ovvero una zeppolina di San Giuseppe con salsiccia e friarielli, una frittatina alla genovese di manzo, un croque monsieur con brie, prosciutto cotto, funghi e spuma di parmigiano;
  • Il padellino secondo InGordo, ovvero un omaggio al territorio dell’Agro nocerino sarnese con una polpetta, un patè di pomodoro arrostito e una fonduta di parmigiano;
  • La finta pesca di “Cinquanta”.

Per i cocktail, invece, il duo composto da Natale Palmieri e Alfonso Califano, le due anime del “Cinquanta – Spirito Italiano”, proporranno: 

  • It’s coming home, un drink in onore della vittoria dell’Italia agli Euro 2020, composto da: Tanqueray 10 al prezzemolo, Irish whiskey, bergamotto, limone ed estratto di friggitelli;
  • Negroni San, ovvero: Tanqueray 10, bitter Fusetti, Mancino Sakura Vermouth, sake infuso al miso;
  • Spirito Felix: Tanqueray 10, limoncello, infuso di pisto, limone, sciroppo di pomodorini corbarini;
  • 10 & Tonic: Tanqueray 10, acqua tonica e pompelmo. 

Una degustazione da non perdere.

Quello che sembra un semplice libro di ricette natalizie, infatti, nasconde ben altro. Dietro ogni piatto raccontato in ogni suo minimo particolare da InGordo, in realtà si nasconde una tappa, un percorso, una pagina importante della vita di Alessandro Tipaldi. 

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Più che il foodblogger InGordo è il farmacista Alessandro Tipaldi ad aprire le porte e il cuore sulla sua cucina più gustosa e scoppiettante, che trasuda olio, ricette di una vita e passione autentica. 

Fritti per le feste è il volume da leggere e regalare per imbandire una tavola piena di piatti da gustare in compagnia, per ritrovare quel calore che solo il buon cibo e una buona compagnia possono offrire.

Una serata intensa ed articolata che si svilupperà attorno al libro “Fritti per le feste” di Alessandro Tipaldi fino a soddisfare tutti i sensi dei presenti.

BTL Prod

Ufficio Stampa

Aldo Padovano

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a.padovano@btlprod.it

Quando il palato raggiunge lo stato della sublimazione raggiungere il massimo livello del gusto, della vista, dell’olfatto, dei sensi. É questo il principio cardine per far assurgere un ristorante alla categoria di “stellato“. Quando sedersi a tavola diventa un’esperienza inebriante ed indimenticabile, non soltanto per il mero piacere di mangiare, capiamo che siamo in un luogo presidio inscindibile della tanto agognata Guida Michelin, madre delle stelle.

A tal proposito, il panorama capitolino è uno dei più interessanti e consolidati, con una lista di location da sogno supportate dalla più alta ristorazione. Tre sono le categorie nelle quali posso essere suddivisi i ristoranti top romani:

  • un ristorante con tre stelle
  • due ristoranti a due stelle
  • i restanti 16 ad una sola e prestigiosissima stella

Vediamoli:

LA PERGOLA

Unico ristorante nella capitale con tre stelle Michelin, il tempio gastronomico di Heinz Beck è una delle mete più ambite dai food addicted dell’alta cucina. Famosi i fagotelli La Pergola, amati dai politici internazionali,o gli spaghetti cacio e pepe con gambero marinato al lime.Valore aggiuntivo fondamentale in questo caso è la vista mozzafiato del ristorante:un vero e proprio quadro di roma.

Indirizzo: Via Alberto Cadlolo 101

RISTORANTI 2 STELLE MICHELIN:

IL PAGLIACCIO

Il ristorante di Anthony Genovese resta dal 2009 l’unico due stelle della capitale. La cucina è spesso contaminata da sapori orientali, grazie allo chef la cui contaminazione è anche di origine familiare, essendo nato in Francia da genitori calabresi. Ovviamente (dal nome stesso del ristorante) predominano qui i colori, le forme e i sapori. Interessante anche la proposta di pasticceria, curata dalla pastry chef Dalila Salonia.

Via dei banchi vecchi 129

RISTORANTI 1 STELLA MICHELIN:

ACQUOLINA

Acquolina è il ristorante gourmet che si trova all’ interno dell’hotel The First Roma Arte. Base d’ ispirazione dello chef Daniele Lippi è il Mediterraneo: “un mare che da secoli unisce storie, popoli, e tradizioni diverse”. Il ristorante ha in cucina una brigata che propone una cucina d’autore: grande tecnica e piatti estremamente colorati, come lo spaghettone ricci e nduja o il fagottello con basilico, pecorino e gambero rosso.Parte importante è data alla mise en place, con tavoli ricercati che si adeguano perfettamente alla raffinatezza della location.

Indirizzo: Via del vantaggio 14

triglia pizzutella,uva ,durelli di pollo e tartufo

ALL’ORO

La cucina dello chef Riccardo di Giacinto è improntata sulla salda tradizione italiana rivisitata in chiave contemporanea; nascono così piatti come i cappelletti in brodo asciutto o l’agnello alla romana. Spazio anche alle materie prime vegetali, con una cucina strettamente dedicata.

Indirizzo: Via pisanelli, 25

AMINTA RESORT

Nel regno dello chef Marco Bottega predominano le materie prime a km zero. Complice la location(un relais immerso nella campagna romana), la spesa si fa direttamente nei cinquanta ettari dell’azienda agricola che la circonda. Tanta terra, come la “battuta di lepre ,erbe di campo e croccante di spezie”,o nel”filetto foie gras, manzo e purè di patate all’ olio extravergine d’oliva”.

Indirizzo: Via Trovano Genazzano

ANTONELLO COLONNA RESORT E SPA

Nel cuore dei castelli romani il resort è molton gettonato tra i clienti vip ed ospita matrimoni tra i personaggi dello spettacolo.Questa splendida cornice fa da sfondo ai suoi classici romani rivisitati, come il celebre “Negativo di carbonara“.

Indirizzo: Via di valle fredda , Labico

AROMA

Una cucina studiata per rivolgersi per rivolgersi ad un pubblico internazionale. Il ristorante si trova infatti all’ ultimo piano di palazzo Manfredi, cinque stelle di lusso. Nell’elegantissimo rooftop vista Colosseo il ristorante guidato dallo chef Giuseppe Di Iorio parla della grande tradizione DOP italiana:dai paccheri, alla cipolla giarratana, al risotto, e poi ostriche e provole.

Indirizzo: Via Labicana

ASSAJE

Quello di Assaje è stato sempre considerato un menu che si ispira ai sapori mediterranei; ultimamente si è però arricchito di contaminazioni del nord, come il risotto di zucca ed animelle, o la fonduta di provola affumicata. Il tutto è guidato dal giovane chef romano Lorenzo Di Gravio

Indirizzo: via Ulisse Aldovrandi 15)

BISTROT 64

Le origini giapponesi dello chef Noda Kotaro si notano chiaramente nella proposta di questo gastrobistrot. L’idea è quella di unire Oriente ed Occidente, cucina italiana e giapponese, ma alla fine il Giappone prevale più nella tecnica, mentre i piatti seguono la tradizione culinaria italiana.

Indirizzo: Via Guglielmo Calderini, 54

ENOTECA LA TORRE

All’interno della residenza di Anna Fendi Venturini la cucina è stata messa in mano a Domenico Stile,lo chef stellato più giovane della capitale. La sua è una proposta creativa e contemporanea, concept che si adatta perfettamente alle signore della moda padrone di casa.

Indirizzo: Via lungotevere delle armi

GLASS HOSTARIA

A guidare Glass c’è una delle donne più creative del panorama culinario italiano, Cristina Bowerman. Un po’ per pochi intenditori dalla pastina dell’infanzia al caviale di trota, una bellissima sala dal design moderno e caloroso.

Indirizzo: Via vicolo de’Cinque, 58

IDILYO BY APREDA

Il ristorante stella Michelin di Francesco Apreda a pochi passi dal pantheon spazia dal gusto orientale strizzando l’ occhio ai sapori mediterranei.Il tutto in una sala molto suggestiva che fa da cornice alla sua cucina.

Indirizzo: Via di Santa Chiara, 4

convivio troiani

IL CONVIVIO TROIANI

Cucina romana portata ai massimi livelli: è questo il convivio troiani. Qui si racconta la romanità, con un occhio alle mode come lo “show chef”, in cui lo chef davanti un massimo di 14 commensali su prenotazione prepara dal vivo i suoi piatti.

Indirizzo: Via vicolo dei soldati

IMAGO

La terrazza più bella di Roma, che racchiude un panorama a 360 gradi da godersi soprattutto a lume di candela , fa da sfondo ad una cucina d’eccezione; a guidarla è lo chef ndrea Antonini, il quale dà la massima priorità alle materie prime nazionali ed ai sapori dello stivale.

Indirizzo: La terrazza Via ludovisi, 49

Continuando con le terrazze, qui il nome la dice tutta.Eden, ed è proprio un paradiso. La cucina è guidata dallo chef Fabio Ciervo, la cui filosofia si basa su innovazione, benessere, gusto ed arte.La creatività si estrinseca nel raviolo ripieno di brodo bollito e rafano, unita all’ opulenza del risotto gran riserva col franciacorta. Menzione speciale per i dessert, curati dal campione mondiale di pasticceria Angelo Musa

IL TINO

A guidare il Nautilus lo chef Daniele Usai, punto di riferimento del litorale romano. La cucina è prevalentemente di mare; si va dai bottoncini ai gamberi rosa e zaifferano, agli originalissimi tortellini panna e prosciutto di tonno.

Indirizzo: Via monte cadria Fiumicino

MARCO MARTINI

Una cucina nitida, mai pasticciata:è questo il concept dello chef Marco Martini. I gusti sono decisi già a citarli: Fettuccina ripassata al ragù, pizza bianca e pistacchi, uno dei suoi piatti più iconici.

Indirizzo: Via viale aventino 121

PASCUCCI AL PORTICCIOLO

Il ristorante a basi di pesce dal tocco rigorosamente creativo:è guidato da Gianfranco Pascucci e Vanessa Melis,marito e moglie appassionati di cibo e dei sapori mediterranei a base di pesci con largo spazio alla creatività: il fusillo nero in un mare di plastica manda anche un grande messaggio rivolto al sociale.

Indirizzo: Viale traiano fiumicino

PER ME GIULIO TERRINON I

In questo caso lo chef si identifica col concept del ristorante:autoreferenziale ed appassionato di pesce, con il quale crea le più creative pietanze: carpaccio di scampi con foie gras o i crudi di mare.Vincente è la formula del “Tappo”,porzione degustazione con assaggi dello chef.

Indirizzo: Via vicolo del malpasso, 9

PIPERO

risotto burro e alici

Lo chef partenopeo Ciro Scamardella guida questo sofisticato ristorante.Le origini campane dello chef si fanno sentire, con la giusta contaminazione romanesca, come la carbonara di Pipero.

Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele, 250

TORDOMATTO

Il tordomatto è un piatto tipico laziale,fatto di un involtino di carne di cavallo cotto con grasso di prosciutto, ma in queesto caso il nome del locale deriva dal soprannome dello chef Adriano Baldassarre. Qui si mangia una cucina ricca di sapori e di gusto: Baldassarre, figlio di contadini, ha un profondo rispetto per le materie prime.Si va dai ravioli di trippa alla romana, al pollo con peperoni e salvia

Indirizzo: Via Pietro Giannone, 24

Enogastronomia: ovvero, coniugare la gastronomia, l’arte della cucina, con l’esperienza enologica. Con Don Lisandro Osteria Moderna, il locale di sobria eleganza al centro di Caserta, si coniuga alla perfezione le due parti di un perfetto percorso degustativo. Ciò, è stato possibile, grazie all’esperienza in campo enologico della famiglia Bosco, che con Almerigo prima e con Gabriella adesso hanno sviluppato la Cantina di Lisandro. Una bellissima realtà che oggi può vantare una produzione di quasi centomila bottiglie.

Gabriella, forte della sua formazione in materie economiche, dopo aver lanciato la dimora di Charme Antica Dimora Ai Lecci, si è tuffata in un’impresa ancora più ardua: dare vita ad un ristorante di fine-dining. L’ha fatto in una città che ha visto perdere l’ultima stella Michelin del territorio, quella di Rosanna Marziale de Le Colonne. Eppure, la provincia di Caserta, è ai primi posti al mondo nelle classifiche per la pizza. Probabilmente è un approccio imprenditoriale sbagliato a determinare questa debacle della ristorazione di qualità in provincia di Caserta, in una regione che è seconda solo alla ricca e popolosa Lombardia per numero di ristoranti stellati.

La sfida non sarà semplice per far quadrare i conti su 25 posti, ma le spalle sono forti così come l’entusiasmo di Gabriella Bosco che ci sta mettendo. E per riuscire nell’impresa, da ottobre, è ai fornelli Angelo Fabozzo, 36 anni con esperienze in brigate stellate fuori regione e poi ritornato nella sua terra natia. Territorialità per l’utilizzo dei prodotti della terra, spesso presidio Slow Food, ma anche alla carne della provincia di Benevento, e anche modernità nell’utilizzo con tecniche di cottura che ne esaltano i sapori.

Stagionalità rigorosamente rispettata con la zucca gialla napoletana, tartufo bianco del Molise Mozzarella di Bufala Campana Dop e con il mischiato delicato castagne di Roccamonfina, fagiolo cerato di Alice e tartufo uncinato del Matese. Di grande sapore il risotto alle erbe spontanee del Giardino Inglese, posto all’interno della Reggia di Caserta che è a pochi passi, combinato con il petto d’anatra, animale caro alla corte di Re Ferdinando, con un connubio borbonico perfetto sia etimologicamente che organoletticamente.

Di pregio la proposta di mare con l’utilizzo di gamberi del Tirreno e di caviale, ma trova spazio anche il pesce azzurro. La componente enologica del ristorante non è coperta solo dalle etichette di casa incentrate, esaltati dall’utilizzo dei vitigni autoctoni Pallagrello bianco con il Lancella e quello nero insieme con il Casavecchia nel Terzarulo, ma anche dalla gran parte delle case vitivinicole della provincia,che trovano posto nella cantina scavata nella pietra proprio sotto al ristorante. Un ristorante in cui finalmente si potrà fare un percorso degustativo cibo-vino completo ed esaustivo nella territorialità.

cartelletta-crema-lamponi
Tartelletta di frolla, crema e lamponi

Il Tortino dal cuore caldo è il dolce ideale per le giornate fredde, perché lo si prepara in anticipo e lo si cuoce al momento. É un piccolo piacere che racchiude un cuore caldo di cioccolato. Un dolce che fa gola a tutti, grandi e bambini. Semplice anche nella preparazione.

Quando volete preparare questo dolcetto sfizioso, l’unica attenzione da avere è il momento della cottura. In questo modo si evita di cuocere troppo o troppo poco e quando lo si sforma per non farlo rompere.

Ecco la ricetta per cucinarlo: Ingredienti per 8 tortini

  • 200 gr di cioccolato fondente, 200 gr di burro (più quello che occorre per imburrare i pirottini), 160 gr di zucchero,
  • 4 uova, 40 gr di farina 00 (più quella che occorre per infarinare gli stampini), un pizzico di lievito per dolci istantaneo, una bustina di vanillina, zucchero a velo quanto basta per spolverizzare.

Preparazione:

  • Sciogliere a bagnomaria il cioccolato insieme al burro e allo zucchero e, una volta che tutto sarà sciolto ed amalgamato, lasciarlo da parte ad intiepidire.
  • Imburrare ed infarinate bene 8 stampini alluminio (anche se sono quelli usa e getta) e tenere da parte.
  • Una volta che il cioccolato è tiepido, aggiungere le uova, una alla volta, facendo assorbire bene una prima di aggiungerne un’altra.
  • Aggiungere anche la farina, il lievito e la vanillina (in alternativa in questa fase si può aromatizzare a piacere, con cannella oppure arancia oppure peperoncino o ciò che più vi ispira) ed amalgamare tutto.
  • Versare quindi il composto negli stampini riempiendoli fino a metà, coprire con pellicola e lasciare in freezer per 4 ore (se fino al giorno dopo anche meglio).
  • Vanno poi tirati fuori dal freezer direttamente per cuocerli in forno.
  • Cuocere quindi in forno Statico già caldo a 220 gradi per circa 16 minuti.
  • Qui bisogna fare attenzione alla cottura in base al proprio forno e alla quantità con cui sono stati riempiti gli stampini.
  • Quando vedrete in superficie che i tortini iniziano leggermente ad avere delle piccole crepe allora saranno pronti. Altrimenti si rischia di avere un tortino troppo cotto anche all’interno e quindi senza cuore caldo.
  • Poi capovolgere gli stampini su un piatto da portata per sformare i tortini facendo attenzione a non romperli, spolverare con zucchero a velo e servire caldi.

Buona Appetito!!

Annamaria Leo

Se vi fa piacere seguitemi sulla mia pagina instagram cuciniamobyanna (le ricette di Anna).

Tortino-dal-cuore-caldo-annamaria-leo

Sarà come una sera a Napoli da Chiaja Pizzeria e friggitoria, nel cuore di Cosenza. Marco Tango PizzaChef e Luciano Sorbillo Special Guest propongono un’evento degustazione pizze, mercoledì 15 dicembre dalle ore 20.00 a Cosenza in via Montesanto 29.

Lasciati avvolgere dai profumi e sapori della cucina partenopea!

Arriva a Roma la ‘pizzeria di quartiere’ che propone un’esperienza gastronomica di qualità puntando su semplicità e gusto

Gli amanti della buona pizza hanno un nuovo indirizzo da segnare in agenda: Baccio e i gradini è la novità del quartiere Aventino a Roma, un moderno locale che richiama le atmosfere delle classiche pizzerie di quartiere, un luogo nel quale poter vivere un’esperienza gastronomica che unisce semplicità e gusto, divertimento e convenienza. Situata in via della Piramide Cestia 25, la pizzeria il cui nome omaggia la scalinata e i gradini della adiacente Via Baccio Pontelli, riferimento geografico per i residenti di zona, vuole essere la casa della buona pizza, di un prodotto realizzato con cura e competenza. Il progetto ideato da Fabio Spada, vedrà protagonista al forno il pizzaiolo Giovanni Lombardi con il suo impasto di ispirazione napoletana che punta sulla leggerezza per conquistare il palato degli appassionati della pizza.

Il locale, che può contare su 75 coperti negli spazi interni e 30 all’esterno, ha uno stile personale caratterizzato dalla presenza del legno quale elemento principale, e dalle cromie del grigio e del rosso (che richiama il logo dell’insegna) che si integrano con le sfumature di colore degli altri materiali. Un progetto stilistico curato da Valentina Fraschetti e da Materica Group che mette in luce la voglia di rendere accogliente lo spazio utilizzando elementi d’arredo ricercati con cura: dalle sedie colorate ai comodi divani, dalle belle scaffalature in legno alle lampade la cui luce rende suggestiva l’atmosfera. Al centro della grande sala interna è posizionato a vista il forno Valoriani, con pietra refrattaria, per poter assistere nel corso della cena allo spettacolo della preparazione delle pizze.

Conquistare il palato dei romani offrendo un’esperienza semplice e gustosa al tempo stesso, grazie ad una pizza leggera, ai golosi fritti ed al piacere di trascorrere una bella serata in una nuova pizzeria di quartiere: questo l’obiettivo del team di Baccio e i gradini. La proposta gastronomica della pizzeria poggia naturalmente sulle pizze, divise tra Classiche come la Marinara di Baccio (Salsa di pomodoro Datterino arrostito, pomodori ciliegino infornati, alici di Cetara, olive di Gaeta, crema di aglio e olio all’origano) e la Pizza Fritta (Ricotta di bufala campana, cicoli di maiale, provola dei Monti Lattari e pepe nero) e le Pizze Baccio tra cui la Pizza Ar Tonno (Ragù di tonno, pomodoro pelato italiano, pomodorini infornati, olio al prezzemolo) e la Quattro formaggi dell’Alchimista (Fiordilatte dei Monti Lattari, pecorino canestrato del Veio, toma veientana, robiola di mucca con composta di cipolla rossa servita a parte). Da provare inoltre la ricca Carta delle Margherite con ben 5 versioni della pizza più amata dai clienti.

Tra gli antipasti da non perdere i fritti classici come il Supplì al telefono, la Crocchetta, il Baccalà in pastella, e la Frittatina di pasta nella versione classica e alla Gricia, ma soprattutto la grande novità proposta da Baccio, i ‘Gradini’, una personale rivisitazione di Giovanni Lombardi della bruschetta: l’impasto della pizza viene cotto in forno, a vapore, e poi passato nel forno Valoriani. A cottura ultimata entrano in gioco i vari condimenti per creare la Prosciutto e Bufala (Bufala campana, prosciutto di Parma dop, olio EVO Frantoio del Veio), la Fagioli e Lardo (Fagioli in umido, lardo di nero lucano e olio al rosmarino) e la Cicoria (Cicoria ripassata, stracciata di bufala campana, alici di Cetara e olio al prezzemolo). La chiusura è naturalmente affidata alle proposte dolci, con le Torte da credenza (Caprese, Tenerina al cioccolato e Crostata) e le altre creazioni servite in raffinati barattoli.

Grande attenzione è dedicata all’offerta relativa al beverage, con la selezione di birre artigianali curata da Natural Born Drinkers che prevede ben 9 differenti birre in bottiglia e 3 alla spina. Il menu di Baccio e i gradini è disponibile anche in Delivery e Take Away, ed il locale è aperto dal martedì alla domenica dalle 19.30 ma la domenica si effettua anche il servizio del pranzo.

Contatti 

Baccio e i Gradini

Viale della Piramide Cestia, 25

Tel. + 39 351 8823737

Orari:

aperto tutti i giorni a cena, la domenica pranzo e cena. 

lunedì riposo.

CS Ufficio Stampa&Comunicazione Eleonora Siddi

Il sistema immunitario: cos’è?

Il nostro organismo è dotato di un efficiente sistema immunitario formato da cellule e molecole diverse che ci difendono contro le aggressioni esterne. Virus, batteri, funghi, cellule infettate da cellule tumorali. Le nostre difese immunitarie fanno da scudo protettivo e sono pronte ad intervenire in caso di emergenza per difendere l’organismo e mantenerlo integro e sano.

Quali sono le forme di difesa?

Il sistema immunitario, in caso di attacco, attua due forme di difesa: l’immunità innata e l’immunità adattativa. Limmunità innata, detta anche immunità naturale, è presente sin dalla nascita e comprende la pelle, le membrane mucose, le secrezioni salivari, che agiscono con rapidità contro l’agente estraneo riconosciuto come minaccia. Limmunità adattativa o immunità acquisita si sviluppa dopo la nascita, durante il primo anno di vita. E’ più veloce ed efficace rispetto a quella innata ed è mirata contro determinate sostanze estranee dette antigeni ad opera dei linfociti T e B.

Il sistema immunitario: gli effetti collaterali dal cibo spazzatura

Tutti sappiano che mangiare il cibo spazzatura, (junk food) non è una scelta salutare. Eppure il cibo da fast food (cibo veloce), fatto di patatine fritte, merendine, panini di McDonald’s pieni di grassi industriali, processati, di sale, di zuccheri raffinati, bibite gassate, è in continuo aumento soprattutto in questi tempi di pandemia. Esso è pericoloso. Può addirittura sovralimentare il covid-19. Secondo gli studi scientifici, mangiare cibo spazzatura ha un effetto nefasto sul nostro sistema immunitario. Provoca infiammazione proprio come quando un corpo viene aggredito da batteri, provocando malattie come il diabete 2, l’obesità, l’artrite, le malattie neurologiche, l’ipercolesterolemia, le malattie cardiovascolari.

Quali sono i cibi che aumentano e lo rafforzano?

Ogni giorno il nostro organismo è messo a dura prova. Subisce innumerevoli attacchi da parte di virus e batteri che lo indeboliscono. E’ essenziale avere un sistema immunitario forte ed efficiente per difenderci da malattie e infezioni, per affrontare periodi di stanchezza o debolezza. Occorre puntare su un’alimentazione mirata, sana, varia ed equilibrata, ancor più importante in questi tempi di pandemia, inserendo anche cibi pro-immunitari. Quali sono i cibi che possono darci una mano nella lotta contro le infiammazioni o le infezioni? Le verdure fresche e di stagione (catalogna, radicchio, cicoria, cavolo, cavolfiore, zucca, carote, peperoni, pomodori) perchè contengono vitamina C, beta -carotene, polifenoli, dalle proprietà anti-infiammatorie, antibatteriche.

La frutta fresca e di stagione (ribes, agrumi, kiwi) pieni di vitamina C che allontana raffreddori e influenze; aglio e cipolle (soprattutto crude) contengono zolfo come potenti antibatterici e disintossicanti. Ancora, olio extravergine d’oliva e frutta secca (ricchi di vitamina E, polifenoli) alleato contro l’invecchiamento, allontanano il rischio di insorgenze da malattie degenerative; il miele (un antibiotico naturale, disinfetta le vie respiratorie, previene la tosse, il mal di gola e il raffreddore); il cioccolato fondente (contiene antiossidanti che stimola i linfociti che potenziano le nostre difese immunitarie).

Yogurt e latte fermentato (migliora la flora batterica una vera barriera protettiva nell’intestino, spezie ed erbe aromatiche (il peperoncino, curry) contengono capsicina, più vitamina C degli agrumi, acetilsalicinico, un principio attivo anti-infiammatorio. Acqua e tisane soprattutto di echinacea (ricche di flavonoidi) aiuta a rafforzare il sistema immunitario; alimenti di origine animale (più pesce azzurro, ma anche carni bianche, uova, latticini) contengono zinco, selenio, vitamine del gruppo B che ci danno energia, zuppe, brodi vegetali, minestroni caldi, come fluidificanti per le vie respiratorie quando sono irritate.

Cibo più naturale, più sicuro e stile di vita più sano la sfida vincente

E’ necessario adesso, ora, prevenire con una corretta alimentazione fatta di cibo più naturale e sicuro e uno stile di vita più sano e movimentato a contatto con la natura. Variare con i prodotti della dieta mediterranea. Gustare di tutto con equilibrio e giudizio. Dormire bene e a sufficienza ( almeno 8 ore). Eliminare o allontanare stress, ansia, preoccupazioni, paure che indeboliscono lo stress immunitario lasciando spazio a risate, sorrisi, buon umore, gioia, buoni propositi, fare ciò che ci fa stare bene

Circondato dal verde delle erbe spontanee sorge, tra le montagne di Caggiano, le Grotticelle una struttura imponente con un ampio terrazzo dal quale si può, dall’alto, dominare la Val di Daino. Il patron de Le Grotticelle, Angelo Rumolo, cresce nella storica pizzeria di famiglia il Grotto Pizzeria Castello, situata nel centro di Caggiano, guardando il padre e lo zio maneggiare gli impasti. Nel 2018 la famiglia Rumolo ha deciso di ampliare la propria attività e dare vita a le Grotticelle, locale dove Angelo potesse, attraverso le proprie pizze, raccontare i prodotti e le tradizioni della sua terra natia. L’obiettivo: rispettare i sapori delle materie prime e i ritmi della natura.

Le Grotticelle

La stagionalità e il rispetto degli ingredienti, infatti, sono le fondamenta della sua filosofia e a riprova di questo c’è la sua passione per il foraging, ovvero la raccolta e l’utilizzo delle erbe spontanee. “Ho scelto – racconta il pizzaiolo – di usare quasi esclusivamente materie prime della mia terra, perché il territorio di Caggiano è ricco di prodotti autoctoni di alta qualità: nocciole, tartufi, castagne, funghi e una grande varietà di tipologie di cicoria. Molte volte proprio per mantenere l’integrità dei sapori e far conoscere il vero gusto di questi prodotti li lavoro il meno possibile o, se opportuno, li servo crudi. Inoltre, per garantire la stagionalità e per preservare la qualità e la freschezza delle materie prime ho scelto di inserire poche pizze all’interno del menù, ma che cambiano costantemente”. 

La qualità della pizza di Angelo Rumolo non è data solo dall’alto livello delle materie prime che utilizza, a partire dalla salsa di pomodoro fatta con i San Marzano dell’azienda di famiglia; o ancora, dai formaggi lavorati e affinati ad Altamura presso il caseificio Dicecca. Ma anche dalla cura e dall’attenzione che pone nei suoi impasti.

Le sue pizze, infatti, sono figlie di un mix di farine di grano nazionale e di grano locale, dell’utilizzo sia di lievito madre che di lievito di birra e, infine, di una lievitazione che non supera le 20 ore. Il vero segreto, però, è la cottura ad una temperatura relativamente bassa. Il forno non supera mai i 400 gradi. “La mia pizza – racconta il pizzaiolo – si discosta da quella classica napoletana a ruota di carretto, e si avvicina molto di più alla pizza napoletana contemporanea; infatti, ha un diametro di 32 centimetri e un cornicione molto alto; cerco di dare vita ad una pizza territoriale, molto croccante e con un’alveolatura accentuata”.

La Pizza Zammedda

Il legame profondo tra Angelo Rumolo e le tradizioni della propria terra emerge anche dalle pizze che propone. Ad esempio: la Zammedda (termine che indica la buccia di pomodoro). Sulla base viene adagiata una salsa di stracotto di pomodori freschi, fatta sia con la polpa che con la buccia del pomodoro. Successivamente si gratta sulla pizza un pecorino di almeno un anno di stagionatura, per poi mandarla in cottura.

Il risultato finale – spiega Angelo Rumolo – è una pizza molto simile alla cosacca, ma al contrario di quest’ultima nella Zammedda il pecorino viene cotto e non grattato sopra dopo la cottura, ma soprattutto uso una salsa grezza, perché amo il gioco di consistenze che si crea all’interno della bocca grazie alle differenti grandezze dei pezzi di pomodoro.

Attraverso questa pizza riesco a unire due tradizioni differenti: la pizza cosacca e la nostra salsa grezza di pomodoro”. Con la pizza Corla, invece, emerge il suo amore per il foraging e: una pizza a base bianca, con fior di latte e condita con la corla, una cicoria selvatica spadellata violentemente con olio e sale e poi posta sopra la pizza insieme a una pera fatta appassire nel forno a legna e delle fette di lardo. 

La Pizza Corla

Una ricetta semplice e molto veloce per un momento dolce, una merenda o fine pasto.

Le palline cocco e cioccolato sono così buone da creare dipendenza. Una tira l’altra! Se avete dei bambini in casa si divertiranno tantissimo nel preparare con voi queste palline. Ora vi scrivo qui di seguito la ricetta così potrete cimentarvi nel farle e trascorrere un pomeriggio diverso all’insegna della creatività e del gusto.

Ricetta:

Ingredienti per 15-16 palline

  • 10 cucchiai di cocco rapè grattugiato + quello che occorre per rotolarle dentro, 6 cucchiai di cacao amaro,
  • 10 cucchiai di zucchero, 4-5 cucchiai di latte.
  • Preparazione: in una ciotola mettere il cocco, il cacao amaro, lo zucchero e 4-5 cucchiai di latte ed amalgamare tutto, regolandosi con il latte.
  • Formare un impasto non troppo morbido.
  • Formare delle palline e passarle anche nel cocco grattugiato.
  • Lasciarle in frigo almeno 3 ore prima di servire.
  • Ancora più buone se vengono mangiate il giorno dopo!
ricetta-palline-di-cocco-e-cioccolato

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Borgo Petroro: alta ristorazione e benessere della mente

Presi dai ritmi forsennati della vita quotidiana, quante volte volte abbiamo pensato, lascio tutto e scappo via?

Oggi parliamo di un luogo in cui la parola d’ordine è relax. Relax inteso come benessere della mente e del corpo, unito al senso del gusto.

Borgo Petroro Country e Relais Restaurant, nasce nel cuore delle meravigliose colline Umbre a pochi chilometri da uno dei borghi più belli d’Italia, Todi. Quello che lascia senza fiato una volta arrivati a destinazione, è la vista mozzafiato che fa da sfondo come un quadro naturale all’ingresso. Chiudendo gli occhi, sembra di fare un tuffo nel Medioevo. Non si è in un hotel, ma in un villaggio con tanto di corte centrale, cantina, viuzze costellate di ciottoli ed aratri. Un vero e proprio luogo magico lontano dai fastidiosi rumori cittadini.

Lo stile interno del ristorante è particolare: arazzi e dipinti avvolgono il cliente in ogni singolo spazio. Il calore dei caminetti e gli ampi spazi con i divani, destinati alla conversazione, ci accolgono e ci coccolano. Le camere sono volutamente poche e ben studiate, dall’esposizione solare all’arredamento in legno di recupero, omaggiato all’artigianalità “made in Italy“: il relax ed il benessere mentale sono la priorità.

Dopo una giornata di passeggiate nel verde, alla scoperta dei borghi vicini, si è accolti da uno spazio riservato al benessere del corpo e della mente. L’idromassaggio e la sauna sono contornati da quadri e tappezzeria capaci di suscitare emozioni uniche.

IL BENESSERE PSICOFISICO NASCE DAL CIBO

Importanza fondamentale per una completa rigenerazione è ovviamente quella dedicata al senso del gusto. In questo caso, si parla di alta ristorazione dello Chef due stelle Oliver Glowig, approdato in Umbria per guidare il ristorante del Relais. Il talentuoso Chef, di origine tedesca, ma ormai da anni naturalizzato italiano, ha come principio ed ispirazione cardine l’eccellenza del territorio rivisitata con note di gusto degne della più alta cucina. Il ristorante, all’interno del castello, viene metaforicamente chiamato Locanda – chiamata Petreja in omaggio alla Gens Petreja, che nell’antica Roma risiedeva nel Castrum. Il senso della locanda è quello di accostare i sapori semplici di un tempo remoto a quelli della moderna ristorazione, fatta di variegate contaminazioni.

ALTA RISTORAZIONE E SAPORI DEL TERRITORIO NEI PIATTI

Il menù è concepito attraverso tre differenti percorsi di degustazione con dei piatti rappresentativi e specialità della locanda nati dalla costante connessione dello Chef col territorio, ed in cui si portano in auge prodotti ormai dimenticati. Lo Chef si innamora prima del luogo, poi dei suoi sapori e dei prodotti. Utilizza, infatti, soltanto materie prime. Ha lasciato qualche piatto già presente nel menù inserendone però altri che sono suoi figli diretti, come i bottoni con ortica, ricotta, lumache e salsa al Grechetto di Todi. Piatto importante è il piccione, diventato un punto di incontro e contrasto per tanti rappresentanti dell’alta ristorazione. Per quanto riguarda il dessert, vi è una proposta variegato, un vero e proprio angolo di dolci. Famosa è la “mela a sonagli”, dolce che riprende il semplice frutto rivisitato in tre diverse consistenze con biscotto friabile:

La visione di Gowlig si racchiude in queste parole, che sono per lui un dettame fondamentale: “abbinare i prodotti e non coprirli“.

  • VOCABOLO CASTELLO/LOCALITA’ PETRORO
  • TELEFONO:06059 TODI(PG)

Primo passo verso le De.Co. di Valle Agricola. Il piccolo borgo del Matese ha accolto con entusiasmo l’interesse generato intorno alle denominazioni comunali dalla recente legge regionale, ed ha cominciato a muovere i primi passi per attribuire la denominazione alle eccellenze locali.
L’insediamento della commissione comunale, presieduta dal sindaco Rocco Landi, è stato il primo passo. “Per raggiungere questo obiettivo abbiamo individuato esperti del settore che aiuteranno il nostro progetto a crescere. Quasi tutti i prodotti arrivano dalla forte vocazione agricola del territorio oltre che dai gustosissimi taralli che hanno già conquistato una notevole fama“. 


Responsabile dell’Iter De.Co. è il professore Vincenzo Peretti della Federico II: “Valle Agricola è un territorio ricco di storia e di risorse. E’ il momento giusto per valorizzarle e renderle note al di là del loro territorio di appartenenza. Ci sono produzioni comunali interessanti che meritano la giusta vetrina al pari di quelle provenienti dall’agricoltura. Questa è l’occasione per accrescere l’interesse conducendole verso qualcosa di più importante dal punto di vista economico se colto dagli imprenditori locali nella maniera giusta“.

Alla riunione hanno preso parte anche gli altri membri dell’esecutivo: l’esperto agro-alimentare Nicola Landi, di recente autore proprio di un libro che mette in evidenza i legumi della zona. In commissione anche Stefania Izzo, Armando d’Amico, Costantino Leuci, Giovanni Ciorlano. La comunicazione è affidata al giornalista Roberto Esse.
Proficua la conclusione della prima riunione. “Abbiamo individuato -conclude il sindaco Rocco Landi- i primi prodotti comunali sui quali lavorare. Oltre al già citato tarallo locale, concentremo la nostra attenzione su:0 origano e finocchietto. Questi insieme ai pregiati legumi: lenticchia e ceci di Valle Agricola costituiscono un biglietto da visita ideale per presentare il territorio al resto del Paese“.


Valle Agricola è un borgo di antichissime origini, risalente al IV secolo a.C.. Il primo insediamento, in epoca etrusca, è individuato nell’ampio terrazzamento di San Nicandro. In epoca sannita era tappa obbligata per i pastori che provenivano dalla bassa valle del fiume Lete in direzione dei pascoli montani. Tale antica usanza è stata confermata dal ritrovamento di diverse tombe sannitiche.

L’attuale agglomerato urbano deriva proprio dal nucleo insediativo medievale, munito di torri che, unitamente alla conformazione del territorio, lo rendeva protetto dagli assalti bellici dell’epoca. In periodo tardo medievale se ne rafforzò il valore strategico con il posizionamento di torri di avvistamento e di difesa con le mura. Nel 1863 il tradizionale nome del borgo (Valle di Prata) fu mutato in quello attuale (Valle Agricola) e, nel 1874, fu avviata la costruzione di una strada per Ailano al fine di sostituire l’antica via che passava per Prata. Nel 1945 passò dalla provincia di Benevento a quella di Caserta .

Apre in via Velletri un nuovo spazio dedicato alla cucina fusion per scoprire tutti i giorni, a pranzo e cena, i sapori d’Oriente

Un progetto gastronomico che unisce la cucina giapponese e l’accoglienza italiana, uno spazio elegante e originale nel quale scoprire proposte fusion, cocktail e buona musica. Apre a Roma Kong – wok & roll, la nuova sfida imprenditoriale di Massimo Maria Viola e Alessandro Cappellini del gruppo Foodprime, da anni in prima linea nel mondo della ristorazione con vari format di successo. Negli spazi di via Velletri 37 ha preso forma un ambiente ideato per rendere protagonista una cucina che unisce tecniche orientali e materie prime di qualità. Un restyling completo degli ambienti disponibili ha permesso di donare un’anima green ad un luogo ora caratterizzato da una atmosfera d’ispirazione nipponica, che può ospitare 60 coperti e che evidenzia uno stile minimal riscontrabile in ogni dettaglio, dagli arredi alla mise en place, passando per i materiali scelti e le cromie che rendono unico Kong.

Kong – wok & roll è l’evoluzione di un format ristorativo ideato lo scorso anno da Massimo Maria Viola, da anni nel mondo della ristorazione, dello spettacolo e dell’organizzazione di eventi: il progetto Sushi Kong, proposto nell’estate del 2020 negli spazi all’aperto di Villa Borghese e successivamente disponibile esclusivamente nella formula Delivery, si completa infatti grazie ad una location strategica che consentirà d’accogliere gli appassionati della cucina fusion. Viola, dopo aver creato realtà di successo quali Wizard Poké (presente a Roma e Torino) e Sushi Kong ha quindi voluto puntare su una forma più classica di ristorazione per consentire al progetto gastronomico di poter esprimere tutto il suo enorme potenziale.

Il connubio tra la tradizione culinaria giapponese e la qualità delle materie prime è valorizzato dal talento dello chef James Ryan Vinagrera che ha strutturato un menu che punta su tecnica e sapore. In carta c’è spazio per varie tipologie di portata, dagli Starter (tra cui Edamame, Lumpià e Tartare), Nigiri, Sashimi e Temaki, Noodles (con gamberi o vegetariani), Gunkan, i golosi Roll (con salmone, tonno e polpa di granchio) e degli imperdibili piatticome il Double Salmon (Tempura di salmone, mayo spicy, carpaccio di salmone esterno e salsa teriyaki), il Tuna Wacamole (Gambero in tempura, maionese spicy, carpaccio di tonno scottatoesterno e guacamole) e Angy (Gambero in tempura, philadelphia, avocado crunch fritto e salsa teriyaki).

Un menu unico per tutta la giornata arricchito a pranzo dalla formula “Lunch Wok”: una base di verdure a cui poter aggiungere noodles, riso bianco o riso nero, da poter completare con pollo, manzo, tonno, salmone o gamberoni. Un main course pratico e goloso per rendere speciale la pausa pranzo di chi vive o lavora in zona. La proposta gastronomica di Kong – wok & roll è accompagnata da una carta dei vini che annovera varie etichette, dai bianchi alle bollicine passando per gli champagne, e da una carta dei cocktail con un mix di miscelati classici ed altri realizzati con distillati giapponesi, preparati nel bel bancone posizionato all’entrata del locale.

Da Kong c’è anche un’altra protagonista, la musica: dalla appassionante playlist che farà da piacevole sottofondo nel corso della giornata e della sera, all’appuntamento settimanale con il Dj Set che renderà unica l’atmosfera del locale! Al piano superiore di Kong è stata infatti strutturata una vera e propria cabina di regia del suono, il cuore musicale del locale che può divenire la location ideale per eventi privati: il ristorante può essere infatti prenotato in esclusiva per party e ricorrenze. Kong – wok & roll, aperto tutti i giorni a pranzo e cena (chiuso solo la domenica a cena), è la nuova insegna di riferimento per gli amanti della cucina fusion, il luogo ideale per vivere una bellissima esperienza gastronomica tutta “wok & roll“.

Contatti
Kong – wok and roll

Via Velletri 39 – 00198 Roma

Tel. +39 06 57283 988 telefono

Aperto tutti i giorni a pranzo e a cena.

Donare una possibilità alle persone che, a causa dell’emergenza sanitaria o di qualsivoglia altra circostanza, hanno perso il proprio lavoro: è la finalità dell’iniziativa “Il miracolo della pizza”, promossa dalla Lamberti Food, azienda sita a Cava de’ Tirreni (Sa) interamente dedicata al settore Ho.Re.Ca., e rivolta a residenti nella provincia di Salerno disoccupati e/o inoccupati.

«Il nostro impegno – spiega Vincenzo Lamberti, Amministratore della Lamberti Food – è cercare di individuare pizzerie del territorio che potrebbero assumere entro Natale 2021, con regolare contratto di lavoro, i candidati selezionati. Solo in questo modo potrà concretizzarsi il nostro impegno per il sociale, ma soprattutto quello che abbiamo ribattezzato “Il miracolo della pizza”».

In tale prospettiva, nelle scorse settimane l’azienda dedita al mondo food ha aperto un’offerta di lavoro, rivolta a tutti i residenti nella provincia di Salerno, di età compresa tra i 30 ed i 50 anni, disoccupati e/o inoccupati. Dopo un’attenta selezione, sono stati individuati alcuni candidati, i quali dal 29 novembre al 3 dicembre 2021 prenderanno parte al “Corso base Pizzaiolo”, finanziato interamente dalla Lamberti Food ed organizzato in collaborazione con Scuola Italiana Pizzaioli presso Mediterranea Accademia del Gusto, sita in via Arte e Mestieri snc di Cava de’ Tirreni.

Durante questo corso gli aspiranti pizzaioli acquisiranno trucchi e segreti dell’arte della pizza, immergendosi in sessioni teoriche ed attività pratiche con Michele Croccia, Master Istruttore di Scuola Italiana Pizzaioli. Nella fase teorica apprenderanno caratteristiche e proprietà delle materie prime (come acqua, farina, lievito, sale, zucchero e cereali) e le principali metodologie di cottura della pizza mediante le più note attrezzature da lavoro (come forni elettrici, forni a legna e forni a gas, impastatrici e tavoli per le preparazioni). 

Nella sessione pratica, invece, si formeranno nella preparazione dell’impasto per pizza classica con l’impastatrice e nella preparazione dell’impasto per panetti, oltre che nella lavorazione e stesura dell’impasto e nella farcitura e cottura della pizza.

«Questa nostra iniziativa sociale – conclude Vincenzo Lambertivuole essere una risposta concreta alle esigenze delle persone del territorio che si trovano in difficoltà. Il nostro auspicio è che per questi aspiranti pizzaioli, una volta concluso il periodo di formazione, possano aprirsi le porte del mondo del lavoro, così da ottenere migliori prospettive di vita».

Per info e contatti

Lamberti Food Srl. Via Arte e Mestieri snc – 84013 Cava de’ Tirreni (Sa). Web: www.lambertifood.it – Email: servizi@lambertifood.it – Mobile: +39 375 535 0485

CS a cura di Ufficio Stampa MTN Company

La mela annurca: la regina delle mele Campana IGP, dai tanti benefici salutari

La mela annurca: tra etimologia e origini

Una mela al giorno toglie il medico di torno”. Così recita un antico proverbio molto attuale. Ebbene sì. Oramai è risaputo, che una mela al giorno fa bene alla nostra salute, tanto che, soprattutto la mela annurca – la regina delle mele – si è meritata la denominazione di IGP. E’ un frutto che si raccoglie in autunno e si può conservare per tutto l’anno. E’ originaria dell’Italia della Campania, tra Napoli, Caserta e Benevento. Il suo nome deriva in primis da “mela orcula” di epoca Romana, diventata poi orcola, anorcola e annorcola, derivante da una zona campana detta zona dell’Orco.

La mela annurca: varietà e peculiarità

La mela annurca Campana è un frutto dalla forma rotonda leggermente appiattita, di dimensioni piccole, con buccia liscia e cerosa, dal colore rosso vivo e brillante con sfumature di color arancione verso il picciolo. La polpa è di colore bianco candido, compatta, croccante, succosa e molto profumata. Due sono le varietà: la Sorgente, dall’aroma acidula e colore rosso striato di giallo-verde e la Caporale, più dolce e dal colore punteggiato di bianco. La peculiarità della mela annurca è che non matura sull’ albero ma sul suolo dopo essere stata raccolta acerba.

La mela annurca: la raccolta

Sapienti mani di agricoltori raccolgono le mele a mano prima della maturazione per evitare ammaccature. Le ripongono nei melai, su appositi teli di canapa o letti di paglia distesi sul terreno ed esposti al sole così da poter continuare la maturazione naturale fino a dicembre per poi essere presente sui mercati, esportata e degustata tutto l’anno. Il melaio ha la funzione di impedire alla mela annurca di marcire. Vengono continuamente girate a mano per meglio renderle rosse e mature da tutti i lati. Ed è proprio questa tecnica importante a rendere la mela annurca pregiata donandole un gusto e un profumo unico e raro.

É un nutraceutico dai tanti benefici

Noi nutrizionisti consigliamo a tutti di mangiare la mela annurca perchè, secondo recenti studi scientifici fatti al Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, contiene molti polifenoli, le procianidine, contro il colesterolo cattivo e la calvizie. Ha un alto contenuto di acqua, è ricca di vitamine (A,B,C,acido malico, acido ossalico), di minerali (potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo), di fibre, la pectina, soprattutto nella buccia utile al transito intestinale e alla digestione. E’ utile per chi soffre di eccessiva acidità gastrica o di reflusso gastro esofageo. Ha un basso apporto calorico in quanto contiene pochi zuccheri semplici anche per i diabetici.

E’ considerata un’importante nutraceutico perchè contiene sostanze efficaci con effetti benefici sulla nostra salute. Protegge l’apparato cardiovascolare e l’invecchiamento cellulare per il suo alto potere antiossidante. Il contenuto di acido ossalico pulisce la bocca e i denti rendendoli bianchi. Elimina l’acido urico e favorisce la diuresi; è un alleato contro i reumatismi. Fa bene anche a chi deve scendere di peso, a chi è a dieta, ma sempre in un equilibrato regime alimentare.

La mela annurca: in cucina

Quando andiamo ad acquistarle, le mele annurche devono presentarsi profumate e dal bel colore rosso uniforme, indice che è ben maturo.

La mela annurca è deliziosa mangiarla intera come frutto fresco durante lo spuntino o a merenda, dopo pranzo o dopo cena anche per favorire la digestione. Ottimo come decotto, per favorire un ottimale riposo notturno o come mela cotta anche con propietà lassative per chi è stitico. E’ indicata anche per preparare torte, ciambelle. Dalla mela annurca si ricava anche un eccellente liquore, marmellata o il succo di mela.

Ricetta: la torta di mela annurca ( semplice e nutriente)

500 g di farina di grano tenero

3-4 mele annurche IGP

200 g di zucchero

2 uova

una bustina di lievito per dolci

un bicchiere di latte

un bicchiere di olio extravergine d’oliva

Procedimento

In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero per almeno 15 minuti. Aggiungere l’ olio, il latte e la farina poca alla volta. Amalgamare bene gli ingredienti. Alla fine aggiungere il lievito per dolci. Dopo aver lavato accuratamente le mele annurche tagliarle a dadini e riporle nel composto. Mettere il tutto in una teglia con carta da forno. Ricoprire il tutto con strati di mela annurca tagliati a mezza luna. Infornare per 30 minuti a 180°C.

Le noci: il frutto

Le noci sono il frutto autunnale dell’albero di noce. Sono molto diffuse nel nostro bel Paese e nell’Italia meridionale. Celebri sono quelle di Avellino, dell’Irpinia, della Penisola Sorrentina, tanto da essere un presidio slow food. Prediligono le zone collinari e montuose. Dalle sfumature verdi, se fresche, a colorazione più scura, se mature e con successiva caduta dagli alberi. La parte commestibile si suddivide in due gherigli che ricordano il cervello umano. Sono dal sapore dolciastro e croccante.

La tra storia e il simbolo

A parlare in primis di noci, fu Plinio il Vecchio nel suo Naturali Historia. Affermava che la noce era simbolo di stabilità del matrimonio per la sua doppia protezione data al frutto dal guscio e il mallo. Furono i greci a importare l’albero di noce dall’Asia Minore in Europa. Nel VII secolo divenne famosa quella di Benevento, in Campania.

Le proprietà nutrizionali e benefiche

Le noci, tra i frutti secchi, fanno parte della nostra alimentazione sana ed equilibrata. Sono importanti per la nostra salute perchè contengono gli acidi grassi essenziali come gli omega tre e gli omega sei, necessari per il cervello, il cuore e il nostro apparato cardiocircolatorio. Contengono proteine, vitamine del gruppo B, sali minerali ( Mg, K, Ca, ), fibre, vitamina A, E, acido folico, antiossidanti che tengono sotto controllo i radicali liberi e l’invecchiamento cutaneo. Sono indispensabili per mantenere bassi i livelli di insulina a digiuno, il colesterolo cattivo, la pressione alta. Hanno propietà idratanti ed emollienti per la pelle e i capelli in quanto contengono oli. Sono energetici, un 8 noci circa 600 cal/100g, tant’è che noi nutrizionisti consigliamo di mangiarne circa 4,5 come spuntino.

Le controindicazioni

Chi non può mangiarle? Non possono mangiarle gli allergici, chi ha problemi di fegato, chi è affetto da gastroenterocoliti o ulcera gastrica duodenale.

Le noci in cucina

Le noci sono usate in cucina per preparare i primi piatti, i dolci, i biscotti, nelle insalate, nello yogurt. Con le noci è possibile ottenere il famoso nocino, un liquore dal sapore inconfondibile. Mentre con le foglie si ottiene un ottimo decotto curativo utili contro la gotta e l’obesità. Ad esempio: torta di noci

Ricetta:

ingredienti

4 uova medie

250 g di noci

200 g di zucchero

200 g burro

150 g amido di mais

1 bustina di lievito per dolci

Procedimento

Tritare le noci con 200 g di zucchero. A parte, bisogna sbattere il burro insieme allo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e schiumoso. Unire le uova una alla volta e poi aggiungere le noci tritate insieme allo zucchero, poi la maizena, infine il lievito per dolci. Infornare il tutto a 180°C per un’ora. 

Il boom continua: +10% nell’ultimo anno.

Toscana, Sicilia e Puglia le mete scelte dagli italiani sempre più in cerca di qualità e sostenibilità. Dopo il cibo locale, i mercati e i food truck al top delle preferenze.

 

Il rapporto

Il turismo enogastronomico piace. Anzi, piace sempre di più. Un italiano su tre ha svolto almeno un viaggio motivato dall’enogastronomia negli ultimi tre anni. Già si era toccato il 21%, come rilevato dal Food Travel Monitor 2016. Ma ora i turisti enogastronomici salgono al 30%. Un dato che dichiara il nuovo ruolo dell’enogastronomia, che da elemento ‘accessorio’ si è trasformata in una componente in grado di influenzare le scelte di viaggio. È una delle principali evidenze che emerge dal PRIMO RAPPORTO SUL TURISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO, studio che traccia un quadro sul settore e delinea le tendenze di un segmento in forte crescita in tutto il mondo. Sotto l’egida dell’Università degli studi di Bergamo e della World Food Travel Association, ha il patrocinio di Touring Club, Ismea Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork- TripAdvisor.

Roberta Garibaldi, esperta a livello nazionale ed internazionale di turismo enogastronomico, ha coordinato l’Osservatorio e ha promosso la ricerca, affermando: “Questo lavoro mette a fuoco un trend in forte ascesa. Risulta sempre più evidente come la gastronomia stia condizionando la scelta dei viaggi. Troviamo un rafforzamento su ogni fronte: ora gli italiani si muovono anche per cercare esperienze legate al cibo e al vino. Un atteggiamento sempre più simile a quello di molti stranieri”. Chiude il rapporto una sezione con il profilo del turista enogastronomico internazionale, la situazione nei principali Paesi del mondo e best practice estere.

L’enogastronomia, componente rilevante nelle scelte di viaggio degli italiani

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina commenta cosi: “C’è una domanda crescente di servizi per i turisti del cibo che va soddisfatta di più e meglio. È molto positiva la crescita dei viaggiatori che visitano i nostri territori alla scoperta delle ricchezze enogastronomiche. Serve ora aprirsi ancora di più, aggiungendo alla qualità e alla sostenibilità la parola multifunzionalità. La ricezione turistica, anche attraverso l’apertura delle strutture produttive ai visitatori, può diventare uno strumento essenziale per avvicinare produttori e consumatori, oltre che essere una voce di reddito aggiuntiva. Su questa strada dobbiamo fare di più a partire dalla formazione professionale. Abbiamo bisogno di professionisti del cibo, che sappiano interagire anche con i turisti e i buyer stranieri. Il nostro impegno andrà avanti, come dimostrato di recente anche dalle nuove regole dell’enoturismo, che oggi rappresenta una delle chiavi più avanzate dell’agroalimentare italiano”.

Il 63% dei turisti italiani valuta importante la presenza di un’offerta enogastronomica o di esperienze tematiche quando sceglie la meta del viaggio. Elementi imprescindibili sono qualità e sostenibilità, il tema green non è driver di scelta solo per le produzioni agroalimentari, ma anche per il 42% delle strutture ricettive e degli eventi.

In vacanza, essi manifestano il desiderio di conoscere e sperimentare l’enogastronomia in tutte le sue sfaccettature: durante la vacanza partecipano un’ampia varietà di esperienze, anche molto differenti tra loro. Le esperienze Food più popolari, dopo il mangiare piatti tipici del luogo in un ristorante locale (indicata dal 73% dei turisti), sono visitare un mercato con prodotti del territorio (70%) e comprare cibo da un food truck (59%). Forte è pure l’interesse verso il Beverage, non solo vino, ma anche birra localeNonostante l’interesse sia molto alto, il mercato mostra ancora ulteriori margini di crescita. Esiste un gap fra le esperienze desiderate ed effettivamente fruite, molto ampio nel caso di proposte quali andare alla scoperta di cibo con un esperto enogastronomico (40%) e partecipare ad un viaggio enogastronomico di più giorni organizzato da un’Agenzia di Viaggio o da un Tour Operator (36%).

Infine, gli italiani all’estero. Anche se desiderano conoscere le tradizioni culinarie del Paese in cui si recano, ci sono prodotti a cui non vorrebbero rinunciare: sono i grandi classici, pasta, pizza, vino italiano e caffè.

Toscana, destinazione “top” per gli italiani

infografica1La regione più desiderata dai turisti italiani è la Toscana, ma si riscontra un forte interesse per il Sud, in primis Sicilia e Puglia. Molte regioni hanno un potenziale inespresso e non vengono percepite come mete enogastronomiche rilevanti, nonostante siano ricche di eccellenze. Lombardia, Piemonte e Veneto, ad esempio, vantano un’offerta che in termini numerici si colloca immediatamente dietro alla Toscana. Emergono quindi opportunità di miglioramento nella visibilità di questi luoghi.

Il profilo del turista enogastronomico italiano

infografica2Roberta Garibaldi così sintetizza: “È un turista acculturato, con maggiore capacità e propensione alla spesa, che cerca nell’enogastronomia un’opportunità di conoscenza e contatto con la cultura di un territorio. Organizza il suo viaggio affidandosi al web, sia per raccogliere informazioni sia per prenotare le singole componenti del viaggio. Ma ha una propensione maggiore rispetto al turista generico alla prenotazione attraverso intermediari. Si sente più coinvolto, vuole sperimentare l’enogastronomia a 360°, affiancando spesso altre proposte attive. Preferisce percorsi misti, non monotematici: il turista del vino cerca anche ottime esperienze gastronomiche”.

L’offerta

I numeri del Bel Paese sono di tutto rispetto: 821 Indicazioni Geografiche Food & Wine, 586 ristoranti di eccellenza, 11.329 agriristori, 18.632 agriturismo con alloggio, 169 Strade del Vino e dei Sapori, 12.446 agriturismo che offrono proposte turistiche quali maneggio, escursioni guidate a piedi o in mountain bike, fattorie didattiche. A ciò si aggiungono una molteplicità di altre esperienze Food & Beverage, quali Musei del gusto, esperienze in cantina, eventi tematici e scuole di cucina. Il nostro Paese possiede un’offerta ricca e variegata, in grado di soddisfare la pluralità di esigenze del turista alla ricerca dei sapori locali. Ma come evidenzia Roberta Garibaldi “l’offerta italiana appare oggi a macchia di leopardo”, nel senso che, mentre la ristorazione risulta un settore evoluto ed organizzato, con un’ampia gamma di esperienze per ogni tipo di target, altre realtà come i caseifici, le cioccolaterie e i pastifici hanno limiti, anche legislativi, che frenano l’apertura al turismo. La Garibaldi sottolinea come sia importante incentivare una comunicazione sulla rete creando un’intermediazione turistica nazionale che faciliti la fruizione delle esperienze. L’Italia è il paese più desiderato come meta di viaggi proprio per il suo patrimonio enogastonomico ed è proprio nell’anno del cibo che, secondo Roberta Garibaldi, se ne dovrebbero valorizzare la qualità e la sostenibilità, considerando la maggiore consapevolezza del consumatore rispetto al passato.

Infine, aggiunge che “le nuove tecnologie stanno modificando profondamente la nostra esistenza: intelligenza artificiale, realtà virtuale ed aumentata, blockchain, e così via. Le possibili applicazioni per il comparto dell’industria del turismo enogastronomico sono innumerevoli. Tutto ciò contribuirà a rendere l’esperienza di vacanza più coinvolgente e immersiva, oltre che semplificare la vita del turista sia in fase di scelta della meta che nel corso del viaggio. La risorsa umana rimarrà comunque l’elemento centrale e richiederà nuove competenze trasversali e adeguata formazione, ad esempio gli hospitality manager per le aziende food and wine. Poi re-inventare l’enogastronomia locale: stimolare l’innovazione in ambito enogastronomico, ma al contempo salvaguardare l’autenticità di questo patrimonio sarà una delle sfide del futuro per le destinazioni turistiche che vogliono puntare su questo elemento per differenziarsi e trovare un vantaggio competitivo sul mercato. Turisti senior e Millennials, Paesi emergenti saranno i principali target di mercato a cui rivolgersi nei prossimi anni. Ciascuno di essi appare interessato alle proposte enogastronomiche nel corso del viaggio. Fondamentale sarò creare offerte targettizzate”.

Citazioni dagli esperti

Internazionali:

Erik Wolf: Direttore Esecutivo e fondatore della World Food Travel Association (USA)

“L’interesse verso tutto ciò che è legato al cibo rimane altissimo e non vi sono segnali di una diminuzione nel breve periodo. Il futuro appare quindi luminoso. Nuove opportunità si apriranno per gli operatori del settore, che dovranno valorizzare la componente enogastronomica, ad esempio attraverso lo storytelling o proposte specifiche”.

Patrick Torrent Queralt: Direttore del Catalan Tourist Board (Spagna)

“Nei prossimi anni sarà importante segmentare ulteriormente l’offerta per venire incontro alle nicchie di mercato emergenti: ad esempio, turisti della birra, enoturisti, turisti Slow Food … La promozione avverrà sempre più attraverso i social media, sui quali i turisti enogastronomici già sono soliti condividere le loro esperienze di viaggio”.

Nazionali:

Mauro Rosati: Direttore generale Fondazione Qualivita

“Le Denominazioni di Origine protetta (DOP) e le Indicazioni Geografiche Protette (IGP) sono veri ambasciatori del Made in Italy in tutto il mondo. Le iniziative realizzate nell’ambito delle denominazione di origine mancano ancora di un modello di sviluppo capace di sommare i diversi punti di forza dei distretti. Per sviluppare un’offerta che faccia davvero la differenza occorre costruire nuove relazioni tra i soggetti imprenditoriali e anche istituzionali di un’area”.

Marcantonio Ruisi: Professore e Chief del Contamination Lab dell’Università degli Studi di Palermo, Vice-presidente Società Italiana di Scienze del Turismo (SISTUR)

I festival gastronomici, consolidati nel tempo in territori ben determinati, esaltando in via esclusiva o prevalente produzioni e saperi locali, rappresentano oggi, i nuovi «monumenti» che una comunità riesce ad esprimere e realizzare. I festival intercettano un bisogno sempre più diffuso di turismo esperienziale capace di alimentare un engagement complesso.

Best practice

Il museo aziendale dedicato alla famosa Guinness, la cantina con il look rifatto da un grande archistar, il museo a Bordeaux con ingressi da capogiro, il mercato coperto rivoluzionario. Sono alcune proposte enogastronomiche nate recentemente in Europa, scelte dal gruppo formato da Roberta Garibaldi per la loro capacità di valorizzare e promuovere un territorio. Ad esse si aggiungono le buone pratiche indicate dagli esperti internazionali coinvolti nel rapporto. Tutti casi di eccellenza connotati dal forte legame tra enogastronomia, cultura e luoghi, dall’alto grado di innovazione e dall’abilità di attrarre turisti.

Catalunya

La regione spagnola vanta una grande tradizione enogastronomica, con tante produzioni agroalimentari di qualità. Per promuovere il ricco patrimonio, l’Agenzia Catalana del Turismo – braccio operativo nel settore turistico del governo regionale – ha sviluppato brand specifici, Enoturisme Catalunya e Experiències Gastronòmiques, e ha indetto per il 2016 l’Anno della gastronomia e dell’enoturismo, con oltre 150 iniziative di varia natura e un budget di oltre due milioni di euro. La Catalunya si è così aggiudicata il titolo di Regione europea della gastronomia 2016, catalunya.com.

Marqués de Riscal

Le linee impressionanti che sempre distinguono i progetti di Frank O. Gehry, uno degli architetti più famosi al mondo, si sono unite alla produzione vitivinicola. Fra le aziende più antiche della regione spagnola de La Rioja, il Marqués de Riscal è un’azienda rinomata a livello internazionale per l’alta qualità dei suoi vini. Con l’intervento di Gehry è nata la Ciudad del Vino, con uno spazio dedicato alla cultura del vino, ma anche un albergo di lusso e due ristoranti gourmet. Diventata in breve una delle maggiori attrazioni turistiche della regione, oggi contribuisce ad aumentare il numero di visitatori nelle cantine storiche dell’azienda e a far crescere la visibilità delle aree circostanti, marquesderiscal.com.

Guinness Storehouse

La maggiore attrazione turistica d’Irlanda. È il museo aziendale dell’omonima azienda produttrice di birra, visitata nel 2016 da oltre 1,6 milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Nel centro di Dublino, spicca con i suoi 7 piani e la forma di una pinta di birra. L’interno è altrettanto coinvolgente: pannelli informativi, locandine, fotografie, strumenti di produzione fanno scoprire la storia e il processo di produzione della Guinness, mentre esperienze olfattive, degustazioni e laboratori ne fanno apprezzare il gusto. Il segreto del suo successo sta anche nell’efficace comunicazione, con un sito completo di visita virtuale e la presenza sui social media, guinness-storehouse.com.

La Cité du Vin

Un edificio dalle linee morbide e sinuose per un museo interamente dedicato alla cultura del vino, nato a maggio 2016 a Bordeaux. Vanta numeri da capogiro ad un anno dalla sua apertura: 425 mila visitatori provenienti da oltre 150 Paesi, oltre 14 mila iscritti ai seminari di degustazione e scoperta, 70 eventi culturali con oltre 10 mila partecipanti, 80 mila coperti nel ristorante Le 7 e 50 mila nel wine bar Latitude 20. Fiori all’occhiello sono la forma originale che ricorda il vino in movimento in un bicchiere, disegnata dallo studio di architettura X-TU, e l’idea che la ispira: non solo un percorso permanente, ludico e originale, ma uno spazio pubblico con negozio, cantina, ristorante, passeggiata in riva al fiume, laciteduvin.com.

The Wild Atlantic Way

Con i suoi 1.600 chilometri la Wild Atlantic Way è una delle vie costiere più lunghe del mondo, dalla penisola di Inishowen, a nord, alla pittoresca cittadina di Kinsale, nella contea di Cork, a sud. Tra i tanti itinerari spicca Taste the Atlantic: A SeafoodJourney, percorso tematico dedicato alla scoperta dei sapori dell’oceano, tra ristoranti locali, aziende agricole, piccoli porti e camere di affumicatura del pesce. Un modo nuovo di scoprire questa parte del territorio irlandese, della sua cultura e delle sue tradizioni, coronato dal successo: il gradimento medio su TripAdvisor è il massimo, 5, thewildatlanticway.com.

The BelgianBeerRoutes

Da alcuni anni il Belgio si è mosso nella direzione del turismo della birra, sviluppando una serie di proposte per far conoscere la cultura brassicola della regione, dal 2016 inserita nell’elenco del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. The BelgianBeerRoutes offre percorsi che consentono di visitare i 225 birrifici delle principali birre belghe, oltre a bar, ristoranti, negozi specializzati, festival e musei tematici. È amata dal pubblico: il gradimento medio su TripAdvisor è il massimo, 5, belgianbeerroutes.com.

Les Sources de Caudalie

L’azienda Château Smith Haut Lafitte, tra i più antichi produttori della regione vinicola di Bordeaux, è un ottimo esempio di proposte accattivanti che mantengono il legame con il prodotto e il territorio. Tra i vigneti della tenuta sorge l’albergo 5 stelle Les Sources De Caudalie, dove il design degli esterni e degli interni, i servizi e le attività, riflettono la connessione con la cultura del vino. Oltre ai due ristoranti gourmet, Les Sources de Caudalie, è stata la prima struttura ad ospitare la Vinothérapie Spa: aperta nel 1999, propone trattamenti benessere basati sul vino e sull’uva, sources-caudalie.com.

Markthal

Un mercato coperto unico nel suo genere. Il Markthal, inaugurato nell’ottobre 2014 nello storico quartiere di Laurenskwartier, a Rotterdam, è sovrastato da un arco di 40 metri che ospita nelle sue “costole” 228 appartamenti. Disegnato dallo studio MVRDV, ha numeri di rilievo: 4.600 mq per i negozi, 1.600 mq per i ristoranti, 4 parcheggi sotterranei, 96 “bancarelle”, 20 negozi e ristoranti, prodotti provenienti da 176 Paesi. L’interno della volta è affrescato dall’immenso murale Cornucopia che rappresenta a grandi dimensioni i prodotti del mercato, mentre i fiori e gli insetti ricordano i pittori olandesi del XVII secolo. Grazie all’avveniristica architettura e alla straordinaria offerta di cibo, il Markthal è divenuto presto una delle attrazioni della città, visitato, ad un anno dalla sua apertura, da 8 milioni di persone, il doppio delle previsioni iniziali, markthalrotterdam.nl

Lousiana, USA

Secondo Erik Wolf, Direttore Esecutivo della World Food Travel Association, USA, una buona pratica si distingue non solo per la visibilità o i risultati conseguiti. Lo Stato della Louisiana ha saputo comprendere le specificità del turismo e dei turisti enogastronomici, pubblicando una buona guida sull’enogastronomia locale e sostenendo le realtà più piccole. Certo, le recenti difficoltà economiche hanno colpito anche la Louisiana e la città di New Orleans è stata devastata dall’uragano Katrina. Ma la promozione della cultura e delle tradizioni, anche enogastronomiche, è proseguita.

Il nuovo manifesto Nordic Food

Per Anne-Mette Hjalager, Professore all’University of Southern Denmark e Editor-in-Chief della rivista Journal of Gastronomyand Tourism, la rivoluzione della cucina nordica ha avuto avvio con il nuovo manifesto Nordic Food. Dieci principi che hanno influenzato l’agricoltura e il processo di produzione del cibo, creando nuovi concetti e una nuova immagine dei prodotti nordici negli altri Paesi.

Culinary Tourism Alliance’s Feast On

Trevor Benson, Direttore del Dipartimento Food Tourism Development & Innovation al Culinary Tourism Alliance, Canada, sostiene il programma che mira a identificare e premiare i ristoratori impegnati ad utilizzare prodotti coltivati, allevati o raccolti in Ontario. Ma non solo. Il Culinary Tourism Alliance’s Feast On intende educare turisti e locali, stimolandoli a scegliere tra i 100 ristoranti che offrono un’esperienza culinaria memorabile, basata su prodotti e ricette locali.

Il caso del Portogallo

Secondo Carlos Fernandes, Direttore del Corso di Laurea triennale in Turismo all’Istituto Politecnico de Viana do Castelo, il Portogallo ha condotto più iniziative a livello territoriale che nazionale. Per far rivivere l’enogastronomia locale e attrarre nuovi segmenti turistici si è adottata una prospettiva retro-innovativa, che valorizza le tradizioni culinarie innovandole. Nel Portogallo settentrionale vengono organizzate fiere enogastronomiche nei mesi invernali. Sono iniziative che coinvolgono altri settori, dall’ospitalità alla ristorazione alle attività collaterali, apportando benefici economici a tutto il territorio. Con altri risvolti positivi: si crea un ricordo duraturo, favorendo il ritorno, e si aumenta la visibilità delle produzioni locali, stimolandone l’acquisto una volta tornati a casa.

California DreamEater

Secondo Mattew J. Stone, Professore all’University of California, Chico, USA, la serie California DreamEater in onda sul canale YouTube di Visit Calfornia è un eccellente esempio di marketing applicato al turismo enogastronomico. Ogni video, di soli tre minuti, guida alla scoperta delle delizie enogastronomiche dello Stato, con una qualità comparabile a quella delle serie televisive. Un progetto coronato dal successo, con centinaia di migliaia di visualizzazioni.

 

 

[FONTE]

Ornella Gamacchio

333 9493621

Erika Del Largo

347 3825895

press@robertagaribaldi.it

 

Il Miso come espressione dell’Umami

“Umami”. Forse non tutti conoscono il significato di questa parola ma, sicuramente, sarà capitato a chiunque almeno una volta di avvertire la sensazione scatenata dal grido in coro delle papille gustative. Mangiare qualcosa che ti fa spalancare le palpebre e sorridere, come se aveste trovato qualcosa che cercavate da un po’. Pensate al pezzo di carne alla genovese che trovate tra i maccheroni o a quello di parmigiano che si stacca dalla pezza durante il taglio. Ecco, li mettete in bocca e la sensazione è proprio quella.

Umami è “il quinto gusto”: quel boccone che conservi alla fine, al centro del piatto, in una crosta. Insomma, tutto ciò che noi napoletani definiremo “sapurit”.

La cultura gastronomica infatti, porta l’uomo a spingersi alla ricerca di questo gusto e la chiave, spesso, sta nei condimenti. Perchè aggiungiamo condimento alle pietanze che prepariamo? Per il sapore, per esaltarne il gusto, praticamente per ottenere qualcosa che ancora non c’è. E noi lo vogliamo.

Per i più precisi, la definizione di Umami è quella di gusto sapido presente in alimenti come funghi, pomodori maturi e colatura di alici, oltre che formaggi stagionati o tagli di manzo più grassi e succulenti. Ma le origini del quinto gusto hanno radici ben più lontane e, più precisamente, asiatiche. Salsa di soia e Miso, infatti, sono gli alimenti che più di tutti rispecchiano questo caratteristico sapore. Due cibi dal potere comunicativo che le popolazioni orientali sono solite sacralizzare sin dalle loro più antiche tradizioni.

Basti pensare al Miso, divenuto uno dei simboli della cucina tradizionale orientale che però nacque da una necessità. La sua storia ha più di 2000 anni e inizia quando in Giappone approdarono i monaci buddisti che, partiti dalla Cina, portavano con se gli alimenti necessari alla sopravvivenza. Conservare alimenti deperibili a quel tempo era però difficilissimo (non esistevano i frigoriferi e neppure il Signor Pasteur). Dalla fermentazione di fagioli di Soia e cereali che si ritrovavano nacque il primo Miso. Un cibo vivo!  

Vivo proprio come circa i 2/3 delle cose che mangiamo ogni giorno; yogurt, vino, formaggi e molti altri cibi derivano infatti da un processo di fermentazione, come il Miso. La fermentazione conferisce ai cibi un profilo aromatico più intenso di quello del prodotto da cui derivano ma ha aspetti positivi ben più importanti.  I prodotti fermentati, ad esempio, sono più digeribili rispetto all’alimento di partenza in quanto con la fermentazione vengono “pre-digerite” molecole quali proteine, carboidrati e grassi (nel caso del Miso l’amido al suo interno viene trasformato in zuccheri più semplici e quindi facili da digerire). Questo processo è inoltre in grado di eliminare alcuni antinutrienti o sostanze che possono provocare intolleranze (come accade al lattosio nello Yogurt).

Possiamo ritenerci fortunati quando le tradizioni antiche giungono a noi, in questo caso è stato merito dei nipponici che non hanno smesso di fermentare fagioli di Soia tra le montagne e le isole del Sol Levante. La loro tecnica prevede la cottura al vapore della Soia che viene successivamente ridotta in pasta e unita al Koji  (riso con Aspergillus Oryzae, un fungo che cresce al suo interno ed ha buoni effetti sulla fermentazione) con aggiunta di sale che contribuisce al processo. Dopodichè viene pressato in botti di legno e lasciato riposare per un tempo variabile (che può andare da pochi mesi fino a diversi anni). Le diverse tipologie di Miso infatti, si distinguono anche in base al grado di fermentazione.                                

Il tempo gli dona il giusto sapore, il magico umami.

Quello che accade durante la maturazione di questo fantastico alimento è la nascita di colonie di microrganismi benefici (batteri probiotici) al suo interno: il Miso prende vita. Per nutrire il nostro colon infatti, oltre alle fibre, servono batteri vivi che definiamo “buoni”. Praticamente questi personaggi microscopici si attaccano alle pareti  del nostro epitelio intestinale e rilasciano sostanze utili a nutrirlo e a mantenerlo integro. Si prendono cura di lui che nemmeno il tuo migliore amico!

A grandi linee dunque, il Miso favorisce la regolarità intestinale migliorando il processo digestivo e contrastando il senso di “gonfiore”. Va però consumato con moderazione in quanto presenta un alto livello di sodio.

Per preservarne gli effetti benefici, è necessario aggiungerlo alle pietanze a fine cottura (le elevate temperature ne comprometterebbero i benefici in quanto i batteri buoni al suo interno sono sensibili al calore). Si può aggiungere alla classica zuppa ma vale la pena provarlo anche con ortaggi brasati, funghi e come insaporitore nelle salse; ricordando sempre di usarlo in maniera moderata e a temperature non troppo elevate.

Quindi, se mai doveste chiedervi perché aggiungere Miso ad una zuppa, la risposta è semplice: perché è buono.. e vivo!

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“ Insieme per il Dormitorio ”: nella  IV edizione raccolti 14 mila euro a favore della “Casa di Sant’Antonio”

Grande partecipazione alla quarta edizione dell’evento enogastronomico di beneficenza, “ Insieme per il Dormitorio ”. Grazie alla generosità delle aziende sostenitrici, dei ristoratori, dei pasticceri che hanno donato le loro pietanze e alle circa 1000 persone che hanno partecipato entusiaste alla serata, sono stati raccolti, al netto delle spese, 14.507,88 euro.

Una vastità di pietanze, ricche di colori e profumi hanno caratterizzato la serata conclusiva della manifestazione del 3 febbraio scorso, organizzata dalla Comunità interparrocchiale di Brusciano, con il sostegno del Parroco, don Salvatore Purcaro e l’immancabile collaborazione degli chef Gennaro Langellotti e Tommaso Foglia.

Una quarta edizione sempre in crescendo, che ha fatto registrare un sempre più apprezzamento ed interesse da parte di persone accorse anche da oltre i confini della Campania e una sempre maggior partecipazione da parte di strutture del variegato mondo dell’arte culinaria.

Suggestive ricette hanno allietato il palato dei presenti. Particolari e sfiziosi piatti dai sapori della Costiera Amalfitana, dell’Emilia Romagna, della Basilicata, della zona nolana – vesuviana, dell’ Irpinia sono stati i veri protagonisti della serata.

Entusiasta don Salvatore Purcaro dopo la conclusione della quarta edizione: “Siamo contenti di vedere come negli anni questo evento sia cresciuto, come sta a cuore sempre a più persone il motivo che ci spinge a fare tutto questo. L’emergenza abitativa può essere contrastata solo tirando su strutture che possano dare accoglienza, assistenza e supporto, e attraverso “Insieme per il Dormitorio” stiamo cercando di fare proprio questo. Con il gruzzoletto raccolto in questa edizione riusciremo a fare un importante passo in avanti nella ristrutturazione dei locali destinati a diventare la Casa di Sant’ Antonio. Ringrazio tutti coloro che ci sostengono dalla prima edizione, coloro che hanno preso parte alla serata per la prima volta, ringrazio la comunità interparrocchiale di Brusciano per la dedizione alla causa, le Associazioni del territorio per l’impegno e Gennaro e Tommaso che ormai fanno parte della nostra grande famiglia”.

Domenica 12 gennaio alla scoperta della Valle dell’Irno. “ Di Food in Tour ” farà tappa a Baronissi

Dopo i Picentini, il progetto nato nel novembre 2017, si occuperà della promozione e valorizzazione delle attrattive culturali ed enogastronomiche dell’Irno

Aria di novità nel 2020 per Di Food in Tour , il progetto nato dalla sinergia tra il Gruppo CTG Picentia di Salerno e lo Studio PAMart-ProgettazioneCulturale operativo in Costiera Amalfitana. La Presidente dell’Associazione di promozione sociale Mina Felici, la Vicepresidente Annamaria Parlato e la Dott.ssa Maria De Vita responsabile del marketing territoriale hanno scelto come comune capofila dell’Irno, Baronissi. La Presidente provinciale del CTG Adele Cavallo ha espresso il suo entusiasmo in merito, dichiarando: “Un nuovo successo per Di Food in Tour anche nel 2020. Dopo i Picentini con i quali abbiamo instaurato rapporti di collaborazione presenti e futuri sia nella formazione ACA che nella promozione turistica dei piccoli borghi, adesso toccherà alla Valle dell’Irno, con l’augurio di riuscire a portare i tanti turisti campani curiosi di conoscere le belle realtà salernitane”. Anche la Dott.ssa Mina Felici ha voluto esprimere un pensiero a riguardo: “La nostra è stata un’intuizione felice in anni non sospetti. Arte e Cibo oggi sono un binomio indissolubile e molte associazioni nel salernitano hanno preso spunto dal nostro progetto. A livello regionale e nazionale pare che questa sia diventata la priorità, e cioè la valorizzazione dei piccoli borghi e la promozione del turismo lento. Noi ci auguriamo che vengano stanziati fondi o emanati bandi rivolti alle associazioni a sostegno di simili iniziative.

Prodotti tipici

Forti delle esperienze pregresse, anche in questo territorio lasceremo e lanceremo un segnale fortissimo affinché ci sia il recupero di tutto ciò che è prezioso e che spesso viene dimenticato e trascurato ma che fa parte del nostro orgoglio e della nostra ricerca identitaria. Ci tengo a sottolineare che ci stiamo muovendo con le sole nostre forze e grazie all’impegno e alla preparazione delle nostre professioniste che lavorano in sinergia per la buona riuscita dei tour”. Il Comune di Baronissi con grande interesse si è reso disponibile a sposare l’iniziativa domenica 12 gennaio, così come la Pro Loco e le Associazioni culturali presenti sul territorio “Archeologando Intour” “Casa della Poesia” e “Tutti Suonati”. A dare il benvenuto ai visitatori il Sindaco Gianfranco Valiante, il consigliere comunale Giuseppe Pasquile, delegato alle politiche del turismo e la Presidente della Pro Loco Maria Picarone. Dopo la colazione offerta dalla Pro Loco, le visite alla Villa Romana di Sava, al Convento francescano della SS. Trinità con la sua mostra di presepi, al Museo FRAC per l’arte contemporanea con la mostra Object Rituels e alla Villa Comunale con le Luci dell’Irno-Costellazioni infinite e il presepe artistico del Maestro Mario Carotenuto arricchiranno culturalmente il percorso, mentre quelle alla Cantina Renato Cosimato e al Birrificio dei Bardi approfondiranno le tematiche enogastronomiche. Le degustazioni di prodotti tipici delle aziende del territorio al pomeriggio, il pranzo presso l’Agriturismo Nonno Carmine a base di ingredienti della tradizione contadina e un “caffè letterario” presso la sede della Casa della poesia per conoscerne le attività a livello internazionale, saranno nutrimento per le menti e i palati dei buongustai. Il Food Blog 2Ingredienti Arte&Cibo sarà media partner dell’evento.

Cantine

Il CTG (Centro Turistico Giovanile) è un’ Associazione nazionale senza scopo di lucro che promuove e realizza un progetto educativo e di formazione integrale della persona, attraverso momenti di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla concezione cristiana dell’uomo e della vita, nel servizio alle persone e al territorio. Agisce nell’ambito del turismo giovanile e sociale, della cultura e dei beni culturali, dell’ambiente e del tempo libero, avvalendosi del metodo dell’animazione e rivolgendosi a tutte le fasce di età, in particolare a quelle giovanili. Nato nel 1949, il Ctg oggi si estende in tutta Italia con centinaia di realtà tra gruppi di base, circoli e centri di vacanza in località di grande richiamo turistico e naturalistico, con una rete diffusa di comitati provinciali e di consigli regionali, coinvolgendo ogni anno nelle proprie attività migliaia di persone. Il CTG è riconosciuto dal Ministero dell’Interno come Ente Nazionale con Finalità Assistenziali ed è altresì iscritto al Registro Nazionale delle Associazioni di promozione Sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ulteriore riconoscimento ufficiale come Associazione è quello concesso dalla CEI. Il 2 marzo 2019 è stato stipulato un protocollo d’intesa con “I Borghi più belli d’Italia”, per valorizzare l’Italia e le sue bellezze e il 6 giugno 2019 con il MIBAC sull’educazione e formazione al patrimonio culturale.

Ufficio Stampa Annamaria Parlato

“ Cenando sotto un Cielo Diverso” getta le basi per la creazione di un laboratorio ludico – didattico per malati schizofrenici

cenando

 Il rispetto della diversità passa attraverso il buon gusto”: questo il claim della decima edizione di “ Cenando Sotto un Cielo Diverso”, evento di beneficenza che si è svolto domenica 30 giugno presso il Castello di Lettere. 130 professionisti dell’enogastronomia (chef, pizzaioli, pasticcieri, maestri panificatori, produttori) hanno allestito altrettante postazioni trasformando la roccaforte medievale in un borgo del gusto. Tra le proposte culinarie c’erano: piatti classici della tradizione napoletana come il “ciurillo imbuttunat e fritto” cucinato da “I dottori del fritto” (fiore di zucca fritto in olio extra vergine di oliva, imbottito con ricotta, basilico, provola di Agerola e ciccioli di maialino nero casertano); piatti tradizionali della regione Campania leggermente rivisti come gli spaghetti di riso alla Nerano (con fonduta di provolone del Monaco, cipolla rossa di Tropea caramellata e tartare di tonno, una ricetta dello chef Marco Nitride); la pizza nella sua versione più golosa, ovvero la montanara, che Aniello e Nicola Falanga hanno farcito con ricotta arricchita con gelsi e lavorata con menta, pepe e zeste di limoni del Vesuvio e spolverata con briciole di tarallo napoletano; pietanze dal profumo e dal sapore di mare come il salmone marinato allo zenzero con yogurt di bufala, aneto e lime, scarola riccia, ravanello e lampone, una ricetta dello chef Nunzio Spagnuolo al timone delle cucine del Rada di Positano; prodotti antichi come il “Panis Pompeii” di Carmelo Esposito, un pane dolce che veniva preparato dagli antichi romani per le occasioni importanti oppure mangiato a colazione; il cioccolato sottoforma di sofisticata pralina con ganache al nocino e ganache al cioccolato bianco racchiuse in un guscio fatto di cioccolato fondente e al caramello (la “Noce delle Streghe”, una creazione di Gianna Micco che si è classificata terza al concorso “Miglior pralina 2019”); la golosa torta del pasticciere Raffaele Caldarelli, una dolce miniatura del Castello di Lettere.
Tante le special guest intervenute all’evento, tra le quali: Luigi Libra, cantautore napoletano il cui primo disco “Terra Viva” è un inno alla “Campania Felix”; Luca Volpe, l’unico mentalista italiano ad essere riconosciuto a livello internazionale nonché volto televisivo di molti programmi in onda sulle reti Rai; Michele Selillo, promessa della musica napoletana reduce dalle partecipazioni come protagonista a spettacoli teatrali e musicali diretti e organizzati da Gianfranco Gallo (come ” Quartieri Spagnoli”) e a spettacoli e varietà dove si è esibito con nomi quali Caterina De Santis, Lucia Cassini, Saverio Mattei, Rosario Ferro e tanti altri; Nicola Coletta, modello e attore attualmente impegnato in un progetto radiofonico di Radio Studio Emme.
Quest’anno “ Cenando Sotto un Cielo Diverso” spegne 10 candeline – afferma Alfonsina Longobardi, ideatrice ed organizzatrice dell’evento -, in virtù di questa maturità anche l’obiettivo della manifestazione è diventato più importante: a partire da quest’edizione raccoglieremo i fondi necessari all’avvio di un laboratorio ludico – didattico per malati schizofrenici che sarà molto probabilmente allocato a Sant’Antonio Abate”.

Hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa: la show girl Ida Piccolo, che ha animato la serata intervistando ospiti e chef; il giornalista Antonio D’Addio in veste di direttore artistico; la delegazione campana della Fondazione Italiana Sommelier. Oltre all’associazione “Tra Cielo e Mare”, fondata da Alfonsina Longobardi, le atre associazioni coinvolte nel progetto sono: Disabili di Gragnano, L’Aliante, Abili alla Vita.

HospitalitySud: l’appuntamento rivolto all’hotellerie e l’extralberghiero.

A Salerno  la I° edizione di HospitalitySud:

l’unico appuntamento del Centro Sud dedicato alle forniture, ai servizi

e alla formazione per l’hotellerie e l’extralberghiero

Stazione Marittima, 21-22 marzo

La prima edizione di HospitalitySud, il Salone dedicato alle forniture, ai servizi e alla formazione per l’hotellerie e l’extralberghiero avrà luogo mercoledì 21 e giovedì 22 marzo a Salerno presso la prestigiosa location della Stazione Marittima di Zaha Hadid.

HospitalitySud, ideato e organizzato dalla Leader e promosso da Confcommercio Provincia di Salerno Federalberghi Salerno e Confindustria Salerno Gruppo Alberghi, Turismo e Tempo Libero, è l’unico appuntamento del Centro Sud Italia per gli operatori del mondo HoReCa, in particolare: hotel, resort, ville, dimore storiche, relais, country house, agriturismi, villaggi, camping, affittacamere, bed and breakfast, case vacanza, ostelli, centri benessere, terme, stabilimenti balneari.

I Visitatori avranno accesso GRATUITO (con la possibilità di registrarsi prima direttamente dal sito web www.hospitalitysud.it attraverso la piattaforma Eventbrite) al Salone Espositivo per incontrare le Aziende e ai Seminari di aggiornamento e di formazione e agli Incontri professionali su tematiche di interesse.

HospitalitySud

70 Espositori provenienti da 8 Regioni italiane (Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto) in rappresentanza dei seguenti settori merceologici: abbigliamento professionale; articoli cortesia, lavanderia, biancheria e accessori da tavola, da letto, per bagno; branding, brand reputation, customer relationship, marketing, comunicazione; certificazioni, consulenza strategica, formazione, offerte di lavoro; design e complementi d’arredo per interno e esterno; elettrodomestici, elettronica di consumo e climatizzazione; food & beverage; gestori telefonici, telefonia fissa e mobile, impianti audiovisivi; materiali per l’edilizia (ceramica, sanitari, vetro); OLTA On Line Travel Agencies e metamotori; piattaforme integrate con booking engine e CRO Central Reservation Office, revenue management; progettazione e realizzazione interni, riqualificazioni; servizi energetici; servizi finanziari e assicurativi; social media marketing; tecnologie hardware e software di gestione; web advertising, web marketing, web design.

Oltre 40 tra seminari di aggiornamento e incontri professionali a cura di Organizzazioni di Categoria (Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Federalberghi, Federterme), Espositori, Ordini Professionali della Provincia di Salerno (Architetti, Commercialisti e Ingegneri, con il rilascio di crediti formativi professionali) e la presentazione del libro “Il Cigno nero e il Cavaliere bianco. Diario italiano della grande crisi” a cura di Delia Agenzia Letteraria con l’intervento dell’autore Roberto Napoletano.

Saranno presenti le principali realtà del web quali Tripadvisor e le OLTA On Line Travel Agencies Airbnb, Expedia, HomeAway e prestigiosi relatori tra cui Renzo Iorio Chief Operating  Officer Accor Hotels Italy, Greece, Israel & Malta, Costanzo Jannotti Pecci Presidente Federterme, Marina Lalli Vice Presidente Vicario Federturismo Confindustria, Barbara Maria Casillo Direttore Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Alfonso Pecoraro Scanio Presidente Fondazione UniVerde.

Main partner dell’evento sono le aziende protagoniste delle consulenze alberghiere, del vetro, della croissanterie e del pomodoro San Marzano: Blastness, Palumbo Glass, Sammontana, Solania.

Il 2017 è stato un anno più che positivo per il turismo italiano con una crescita sostenuta sia degli arrivi (+5 milioni rispetto al 2016) che delle presenze turistiche (oltre 17 milioni in più) e con aumenti che hanno coinvolto tutte le tipologie di prodotto e di strutture ricettive: il comparto alberghiero ha segnato un +4,3% e l’extralberghiero +3,9%.

Per quanto riguarda il Sud Italia, nel 2017 è cresciuta la domanda turistica (+2,8%) e si sono registrati valori molto positivi per le imprese (+5,3%).

La prima edizione di HospitalitySud è stata presentata questa mattina presso la Sala del Gonfalone del Comune di Salerno.

Hospitalitysud

Il Fondatore e Direttore Ugo Picarelli: “L’industria turistica negli ultimi anni sta recuperando posizioni per flussi turistici e fatturato, anche in considerazione della propensione a investire nel settore e a riqualificare le strutture. Mentre nel comparto alberghiero si sta andando incontro a un posizionamento immobiliare e a un miglioramento organico delle location con investimenti nel restyling di camere e ambienti, anche grazie agli incentivi pubblici per le ristrutturazioni, l’extralberghiero con la sua diversificazione di offerta sta crescendo sempre più in termini di numeri e di attenzione da parte dei viaggiatori. Da questa premessa nasce HospitalitySud, che si pone l’obiettivo di soddisfare una conseguente maggiore richiesta di forniture e servizi da parte del mondo dell’ospitalità, in considerazione che dai dati Istat 2016 al Centro Sud (Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Molise, Puglia) risultano 6.825 hotel e 29.395 esercizi extralberghieri. In particolare, sempre al Sud, negli ultimi anni si è assistito dal 2012 a un aumento del 10% delle strutture extralberghiere e nella sola città di Napoli nel 2017 si sono investiti decine di milioni con 6 alberghi ristrutturati, 5 nuovi e 1 da rifare”.

Il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli: “Il Salone Hospitality Sud rappresenta un evento di grande rilevanza non solo per la nostra Città ma anche per il Centro Sud. Eventi come questo mirano alla sempre maggiore destagionalizzazione dell’offerta turistica. Hospitality Sud pone l’accento su una questione importante: la possibilità di un sistema che sia di supporto all’imprenditoria turistica, tentando di limitare gli aspetti organizzativi amatoriali, ma innalzandoli alla piena professionalità. I nostri imprenditori stanno svolgendo un ruolo trainante e hanno bisogno di supporto e di aiuto dal punto di vista logistico e organizzativo. Una piattaforma pensata proprio per questo potrà contribuire ad uno sviluppo sempre più crescente delle professionalità e dello sviluppo turistico”.

Il Direttore Confcommercio Provinicia Salerno Mariano Lazzarini: “Abbiamo accolto con grande favore questa iniziativa perché nel turismo crediamo fortemente, consapevoli che su esso bisogna tenere sempre alta l’attenzione. Quest’anno i dati sono tutti di segno positivo e HospitalitySud sarà certamente d’aiuto per conservarli o anche migliorarli”.

Il Presidente Federalberghi Salerno Giuseppe Gagliano: “Sono queste le iniziative che portano reale valore alla nostra provincia, perché la prima cosa da creare per ottenere un reale movimento turistico è la cultura dell’accoglienza.  Eventi di questo tipo creano un circolo virtuoso che eviterà agli operatori del settore costi di viaggio e di formazione in quanto eventi del genere ad oggi sono solo nel nord Italia. L’albergatore perfetto è l’albergatore perfettibile, quello che non smette mai di imparare”.

Il Presidente Gruppo Turismo e Alberghi di Confindustria Salerno Luigi Schiavo: “Con HospitalitySud Ugo Picarelli precorre i tempi. Mancava del tutto al Centro Sud un appuntamento di incontri tra le aziende e gli operatori del turismo e di formazione per i giovani che, anche se ancora a scuola, devono cominciare presto con serietà il lungo cammino di formazione necessario per lavorare negli hotel e nelle strutture ricettive in generale. HospitalitySud permetterà tutto questo, aiutando aziende e operatori a essere competitive e al passo con i tempi. Inoltre, offrirà un momento di confronto tra le regioni del Sud per cercare delle finalità comuni che rendano il turismo un settore vincente dell’economia”.

 

Per ulteriori informazioni: www.hospitalitysud.it

 

Il Progetto Ragù 7su7 

la riscoperta del patrimonio culturale e storico di Napoli 

Ieri nella splendida location di Palazzo Petrucci si è tenuta la conferenza stampa Ragù 7 su 7, un progetto dedicato ad uno dei piatti simbolo della gastronomia partenopea.

Ad intervenire l’assessore alla Regione per le pari opportunità e la formazione Chiara Marciani, che ha voluto ribadire l’importanza della formazione per i giovani nel settore ristorazione.

Francesca Marino e lo Chef Lino Scarallo

Francesca Marino e lo Chef Lino Scarallo

Successivamente prende la parola Francesca Marino, rappresentante della piattaforma My Social Recipeda tempo ormai punto di riferimento in Campania e non solo delle iniziative legate alla gastronomia del territorio, ci parla dell’ esigenza di concentrarsi non più solo sul mondo pizza ma di dare spazio e valore alla tradizione culinaria partenopea: ” Il ragù è un po’ come il sangue, ti scorre dentro” e  aggiunge  “il ragù è sicuramente un simbolo della tradizione e del patrimonio gastronomico e storico di un popolo che è quello napoletano”. 

Luciano Pignataro

Luciano Pignataro

Ad intervenire anche Luciano Pignataro, giornalista eno-gastronomico del Mattino e del LucianoPignataro WineandFoodblog , che  invita i partecipanti a riscoprire gli antichi valori nascosti delle piccole cose, come ad  esempio il ragù che, più di qualunque altro piatto , rappresenta il rapporto che la  città  di Napoli ha con le sue tradizioni culinarie.

Tra le aziende sponsor del progetto di valorizzazione Ragù 7su7 non poteva mancare Solania, azienda leader nella produzione del San Marzano D.O.P.. 

L’amministratore Giuseppe Napoletano nel manifestare il suo entusiasmo per il progetto aggiunge:” In occasione della celebrazione del ragù abbiamo voluto presentare una varietà di pomodoro, il Cru di Solania, un’eccellente produzione selezionata tra i comuni di S.Valentino e Sarno, un prodotto tipico e che parla del nostro territorio e che con uno speciale codice rimanda al lotto di produzione.

Solania è promotrice inoltre del progetto  il “Mio S. Marzano”, che nasce sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio San Marzano D.O.P. e prevede che i pizzaioli e i ristoratori possano scegliere il lotto di produzione e personalizzare l’etichetta della confezione di latta con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

La Buona Tavola.

 

La Vucciria al Sanremo Village con l’olio santagatese di Pettineo

Previsti fino a sabato, ogni giorno dalle 11 alle 13, alcuni cooking show, in diretta su Fashion Tv canale 143 del digitale terrestre

A Sanremo si gusterà olio siciliano. Fino al 10 febbraio, infatti, La Vucciria food concept, consorzio spontaneo che unisce alcune eccellenze enogastronomiche e artistiche del territorio siciliano, ideato dall’imprenditore Antonio Di Dio e dalla creativa Diana de Concini, sarà sponsor unico per l’olio al Sanremo Village, manifestazione collaterale al Festival della canzone italiana.

I cooking show con l’olio santagatese de La Vucciria al Sanremo Village
Il Sanremo Village è un talk show dove i principali interpreti del Festival saranno intervistati dallo scrittore e critico musicale Michele Monina. All’interno sono previsti alcuni cooking show, ogni giorno dalle 11 alle 13,  fino a sabato, in diretta su Fashion Tv canale 143 del digitale terrestre. Sono affidati ad alcuni chef che si esibiranno ai fornelli, tra cui la campana Helga LibertoVito De VitaDiego Ciraudo ed Enzo Piedimonte, maestro pizzaiolo napoletano ma messinese d’adozione che ha debuttato nello storico locale “La Regina Margherita” di Napoli e che dopo una lunga esperienza in Germania è approdato a Rodia, nel messinese. Fa parte dell’Accademia pizzaioli italiani ed annovera tanti riconoscimenti. Sua la scelta di condire le pizze e i piatti del Sanremo Village con l’olio santagatese, specialità del territorio di Pettineo.

Il ruolo del Comune di Pettineo ne La Vucciria al Sanremo Village
L’iniziativa è sponsorizzata da La Vucciria Food Concept, produttrice tra le altre cose di questa particolare cultivar, ed è realizzata in collaborazione col Comune di Pettineo, il sindaco Mimmo Ruffino, il presidente del consiglio comunale Gianfranco Gentile, la Scuola politica per il mezzogiorno e la Confcommercio Messina con Sabrina Assenzio. Sponsor per la parentesi moda, che avrà luogo durante la partecipazione di La Vucciria al Sanremo Village, è La Vie en rose di Patrizia e Stefania Di Dio.

Pettineo, comune in provincia di Messina, vanta gli ulivi secolari più antichi di tutta la Sicilia. La patrona è Santa Oliva e si festeggia il 5 maggio e in occasione della festività è stata avanzata l’ipotesi di fare adottare gli ulivi più vecchi ai distributori che, nel mondo, acquistano i prodotti a marchio La Vucciria.

Tag suggeriti: Festival di Sanremo, Sanremo Village, La Vucciria concept food, comune di Pettineo
chiave: La Vucciria al Sanremo Village


Antonio Di Dio e Diana De Concini idetori del brand La Vucciria

Lo chef Enzo Piedimonte al Sanremo Village con l’olio La Vucciria

Cooking Show al Sanremo Village con la Vucciria

 

Food in Tour

“Itinerari per tutti i Gusti”

Si riparte alla scoperta di San Mango Piemonte dal 28 Gennaio 

Il CTG Picentia di Salerno capofila del progetto, PAMart e Cowotur di nuovo insieme per la valorizzazione e promozione culturale ed enogastronomica del territorio salernitano.

Il CTG Gruppo Picentia presieduto dalla Dott.ssa Mina Felici, ex funzionario della Soprintendenza BAPPSAE di Salerno e Avellino, in collaborazione con lo Studio PAMart di Consulenza e Progettazione culturale della Dott.ssa Annamaria Parlato, storica dell’arte e giornalista enogastronomica, e Cowotur-Travel Agency&Tour Operator a Mercatello della Dott.ssa Rosa Genovese, intendono promuovere itinerari per tutti i gusti tra cultura e buon cibo, esplorando l’estesa provincia di Salerno. Responsabile marketing del progetto è la Dott.ssa Maria De Vita. Dopo l’enorme successo della prima tappa a San Cipriano Picentino lo scorso 26 novembre 2017, domenica 28 gennaio alle ore 9:00 questa volta si andrà alla scoperta di San Mango Piemonte, sotto il patrocinio morale dell’amministrazione comunale e della Pro Loco. 

San Mango Piemonte

Dell’antico e glorioso passato San Mango conserva pochi resti, se si escludono l’Eremo di San Magno incastonato nella roccia soprastante l’omonimo monte e meta del pellegrinaggio dei devoti del Santo Patrono di San Mango, e le tre chiese di Santa Maria a Corte (di cui la prima notizia risale al 1288 e in cui, dopo i recenti restauri, sono venuti alla luce testimonianze pittoriche di particolare interesse), di San Matteo ad Offiano (le cui origini risalgono al 1051 e che mostra ancora un bellissimo portale, in attesa di essere riaperto al culto), e San Nicola di Piedimonte (meglio conosciuta come chiesa di Sant’Antonio, edificata nel 1138 dal monaco Madelmo, più volte ristrutturata e riaperta al culto dopo il sisma del 1980, pur se priva dell’artistico altare in marmo opera del grande scultore napoletano Matteo Bottiglieri, nativo della vicina Castiglione).

La visita istituzionale del centro storico e delle chiese medievali sarà a cura della Pro Loco, grazie al prezioso intervento del Presidente Nicola Vitolo, esperto culturale del territorio. La Pro Loco di San Mango Piemonte  quale associazione di promozione sociale, propone, realizza e sostiene, sin dalla sua fondazione, attività a tutela e valorizzazione del patrimonio immateriale, ambientale, storico ed economico, concretizzandole con iniziative di particolare rilevanza socio culturale. Da ben ventotto anni l’associazione si è resa protagonista di contribuzioni alla rivalutazione delle eccellenze ambientali e naturali territoriali, alla sensibilizzazione di interventi progettuali a salvaguardia delle risorse culturali ed agroalimentari tipiche, allo sviluppo di un circuito turistico di “qualità” in senso lato, alla tutela di una identità socio-culturale implementando ed amplificando la conoscenza di luoghi, tradizioni e produzioni.

torta di mele annurche

Una particolare colazione sarà riservata ai partecipanti presso la Pasticceria San Magno, che si cimenterà nella realizzazione di specialità a base di mela annurca. Una degustazione di piatti tipici aventi tra gli ingredienti anche la mela, vanto del territorio, si terrà presso Tenuta D’Amore a cura dello staff del Resort&Spa e dello chef Lorenzo Iaquinandi. Nel pomeriggio un laboratorio didattico verterà sull’approfondimento della mela annurca e delle sue proprietà benefiche per la salute. Il Food Blog 2Ingredienti Arte&Cibo sarà Media Partner dell’iniziativa.

Il CTG (Centro Turistico Giovanile) è un’ Associazione nazionale senza scopo di lucro che promuove e realizza un progetto educativo e di formazione integrale della persona, attraverso momenti di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla concezione cristiana dell’uomo e della vita, nel servizio alle persone e al territorio. Agisce nell’ambito del turismo giovanile e sociale, della cultura e dei beni culturali, dell’ambiente e del tempo libero, avvalendosi del metodo dell’animazione e rivolgendosi a tutte le fasce di età, in particolare a quelle giovanili. Nato nel 1949, il Ctg oggi si estende in tutta Italia con centinaia di realtà tra gruppi di base, circoli e centri  di vacanza in località di grande richiamo turistico e naturalistico, con una rete diffusa di comitati provinciali e di consigli regionali, coinvolgendo ogni anno nelle proprie attività  migliaia di persone. Il CTG è riconosciuto dal Ministero dell’Interno come Ente Nazionale con Finalità Assistenziali ed è altresì iscritto al Registro Nazionale delle Associazioni di promozione Sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ulteriore riconoscimento ufficiale come Associazione è quello concesso dalla CEI.

Arriva a Napoli “OLD WILD WEST”

 
Giovedì 21 dicembre | Ore 11.30
 
A Napoli, all’interno del Cinema Metropolitan, in via Chiaia 149, arriva Old Wild West. La Burger&Steak House più amata d’Italia sarà presentata alla stampa con un press taste in programma giovedì 21 dicembre alle 11.30. Un’occasione, non solo per degustare e scoprire i prodotti genuini, ma anche per conoscere il format e chi lo gestirà in città: Giuseppe De Maria, con la giovane figlia Roberta.
[Fonte]
Francesca Scognamiglio Petino Alessandro Savoia

Dieta Mediterranea, Accademia  Medeaterranea  firma accordi con Università di Siena e dell’Aquila.

Al via Master in Food Retail Management con la Federico II di Napoli

Show cooking dello chef stellato Peppe Guida

Saranno siglati a Napoli, presso la sede dell’Accademia MedEATerranea,presso la mostra d’Oltremare – padiglione della Piscina – giovedì 16 novembre alle ore 16.30, gli accordi con le Università di Siena e dell’Aquila per sviluppare attività di formazione enogastronomica ,divulgazione e ricerca scientifica sulla dieta mediterranea. A seguire sarà presentato il Master in Food Retail Management sviluppato in partnership con il Dipartimento di Economia, Management ed Istituzioni dell’Università Federico II di Napoli.

“Si tratta – ha spiegato il Presidente dell’Accademia, Massimiliano Quintiliani – di due protocolli d’intesa per attività di Divulgazione e Comunicazione Scientifica firmati da Medeaterranea rispettivamente, con il Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’Università di Siena e con il Dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università dell’Aquila e dell’avvio di un Master di Alta Formazione destinato ai futuri manager della ristorazione”.

I protocolli saranno firmati alla presenza del professor Antonio Giordano Direttore Scientifico dell’Accademia Medeaterranea e guida dello Sbarro Health Research Organization presso la Temple University di Philadelphia.

A siglarli saranno il Professor Giuseppe Campiani per l’Università degli Studi di Siena e la Professoressa Annamaria Cimini per l’Univeristà dell’Aquila e da Massimiliano Quintiliani per Medeaterranea.

Il Master sarà invece presentato dalla Professoressa Adele Caldarelli Direttore del Demi (Dipartimento Economia, Management e Istituzioni dell’Ateneo Federiciano).

 

Seguirà show cooking dello chef stellato Peppe Guida, testimonial Divisione Enogastronomia dell’Accademia che preparerà un primo piatto legato alla valorizzazione della Dieta Mediterranea.

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La stampa e gli operatori dell’informazione sono invitati a partecipare alla degustazione e al cocktail che seguiranno la presentazione.

E’ necessario accreditarsi al seguente indirizzo: bccommunicationservices@gmail.com

 

 

Host 2017 e MET Bocconi svelano l’ospitalità di domani:

al Sud la tradizione si conferma fattore trainante

  • Un settore che vale 51 miliardi e conta 325 mila imprese, un settimo di tutto il fatturato UE
  • Esperienzialità, condivisione e innovazione sono le chiavi della ristorazione del futuro
  • 9 italiani su 10 cercano informazioni su Internet prima di scegliere un ristorante, circa il 60% considera le recensioni e oltre il 61% ama condividere in Rete l’esperienza
  • Il 74% dei consumatori preferisce insegne che sono presenti anche su Internet
  • I prodotti a denominazione di origine e la fama di meta enogastronomica trainano la ristorazione di qualità in Campania, con 258 ristoranti censiti nelle prime 3 guide (Michelin, Espresso, Gambero Rosso)

 

Napoli, 25 settembre 2017 – Un’autentica ambasciatrice dello stile di vita italiano basato sul bello, ben fatto e buono, grazie ai valori di autenticità e rispetto delle tradizioni che esprime. È il ruolo chiave dell’ospitalità italiana che emerge dalla ricerca Ristorazione, lusso e territorio: Drivers dell’italian way of living, promossa da HostMilano e condotta da Magda Antonioli Corigliano, Direttrice del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi, e Sara Bricchi, Ricercatrice MET Bocconi.

Sono in particolare il territorio – inteso non solo come paesaggio, ma anche come terroir per materie prime di qualità uniche –, la vocazione manifatturiera che combina cultura e saper fare e la creatività basata su elementi identitari i punti di forza, che, nel Mezzogiorno, vedono un particolare accento sulla tradizione.

Un’industria da 325mila imprese e 51 miliardi di euro di fatturato

Gli italiani mangiano sempre più fuori casa, oltre un terzo della spesa alimentare delle famiglie, circa il 35% pari a 75 miliardi di euro. Un dato che, a differenza dei consumi domestici, è rimasto stabile durante la crisi e ha ricominciato a crescere negli ultimi tre anni. E che si riflette nella densità unica al mondo delle imprese di ristorazione in Italia: sono oltre 325 mila, per oltre la metà (53,1%) ristoranti ma anche attività di ristorazione mobile, a conferma della crescita del fenomeno street food. A sua volta, il 64,3% di questi ultimi sono attività con somministrazione, pari a circa 111 mila imprese. La regione che concentra più ristoranti è la Lombardia (13.9%) seguita da Lazio (11.3%) e Campania (9,3%), podio che si ripete anche nello street food. Anche nel fuori casa, come nell’imprenditoria italiana in generale, dominano le PMI: il numero medio di dipendenti è 5,6 per un totale di 376 mila dipendenti (Fonte: FIPE, 2016).

Nel contesto europeo l’ospitalità italiana riveste un ruolo di primo piano. Con circa 51 miliardi di euro nel 2014, di cui il 40% riconducibile ai soli ristoranti, le imprese italiane rappresentano da sole quasi un settimo di tutto il fatturato del settore nella UE-28 (375 miliardi) e più di un decimo di tutto il valore aggiunto (18 miliardi di euro su 152), il 37,4% dovuto ai ristoranti. In Italia il settore è complessivamente cresciuto nel quinquennio 2008-2014 e le stime per il 2015 sono di un ulteriore aumento del 2,8% (Fonte: elaborazioni su dati Eurostat, 2016).

Le password per la ristorazione di domani: esperienze uniche, convivialità e condivisione

Una tendenza importante rilevata dalla ricerca è che anche i settori dell’ospitalità professionale e del food & beverage tendono a posizionarsi verso i segmenti premium, in risposta a consumi sempre più aspirazionali. Se anche il food e il vino e alcolici di lusso presentano un trend di crescita negli ultimi anni, con un +4% tra il 2015 ed il 2016, è però l’ospitalità a beneficiare maggiormente di questa evoluzione, con sempre più ristoranti d’eccellenza specializzati in un’offerta di nicchia rivolta a specifici segmenti di mercato: negli ultimi anni, a differenza della vendita diretta di prodotti enogastronomici di lusso, questi hanno visto un forte incremento e oggi, dei 45 miliardi di euro di fatturato del comparto F&B, il 46% si riferisce alla ristorazione (Fonte: Bain & Company e Fondazione Altagamma, 2016).

Mangiamo più sano e più veggie anche al ristorante, dunque, ma non rinunciamo ai piatti più legati al piacere della convivialità come primi e dessert. Il valore sociale nella scelta di “cosa” mangiamo e “come” lo mangiamo è infatti una delle costanti che emerge dalla ricerca (Fonte: FIPE, 2017).

Cambia anche il modo di scegliere dove mangiare: circa nove italiani su dieci cercano informazioni su Internet prima di recarsi in un nuovo locale (il 24% sempre, il 37,5% spesso e il 25,9% qualche volta), mentre solo il 7,9% lo fa raramente e il 4,6% non lo fa mai. Importanti nella scelta anche i giudizi online degli altri avventori: molto per il 23,5%, abbastanza per il 63,7% e poco o per nulla solo per il 12,8%. Le informazioni più ricercate online riguardano i prezzi (69%), le recensioni (60,3%) e il tipo di cucina (59,9%). Ricercati anche gli orari e giorni di apertura (53,8%) e la posizione del locale (43,8%). Ma la Rete è molto di più di una fonte di informazioni, è anche il luogo della condivisione dell’esperienza. L’aspetto social è sempre più rilevante per godere appieno della convivialità: il 61,1% condivide infatti per allegria, divertimento o per il puro gusto di farlo, mentre lo status è importante per il 28,2% e il 27,8% ama testimoniare la novità e le esperienze insolite (Fonte: TradeLab per Mixer, 2016). In questo quadro continua ad essere centrale il fattore umano, il rapporto diretto e spesso confidenziale con il ristoratore che è un altro “ingrediente segreto” nella ricetta di successo dell’ospitalità Italian style e contribuisce a creare quella “esperienza unica” nel quale il cliente si sente protagonista, consumaTTore anziché consumatore, e che gli fa preferire la convivialità ad altre in competizione nel comune segmento leisure, inteso come valorizzazione esperienziale del tempo libero. L’accoglienza e la gentilezza del personale sono infatti importanti per l’81,6% ma, a testimonianza della propensione italiana ad apprezzare la bellezza in ogni circostanza, il secondo fattore segnalato è la mise en place e presentazione dei piatti (51,2%) seguita dallo stile dell’arredo con il 44,4% (Fonte: TradeLab per Mixer, 2016).

Anche tecnologia e innovazione sono sempre più importanti per conquistare i consumatori più avvertiti e, in particolare, i millennial: dai menu-tablet che consentono di intrattenere i clienti in attesa del servizio ai metodi di pagamento tramite smartphone, sul front-end; ma anche, dietro le quinte in cucina, le nuove tecnologie del food equipment che permettono di creare ricette un tempo impensabili grazie a nuove modalità hi-tech di trattamento degli ingredienti, conservazione e cottura. In particolare, oggi non è più possibile separare il mondo reale dal digitale nei settori esperienziali come la ristorazione: Il 74% dei consumatori mostra fino al 40% di probabilità in più di acquistare da brand che definiscono chiaramente i loro valori anche attraverso i social media. Il 46% delle imprese che interagiscono sul web con i propri clienti riceve feedback mediamente più positivi e il 55% di queste sostiene che i social media abbiano contribuito ad aumentare il proprio business. Le tracce digitali lasciate dai consumatori consentono inoltre di mappare preferenze e comportamenti di consumo, anche in ottica di maggiore personalizzazione e arricchimento del servizio (Fonte: ILTM ed Euromonitor, 2015).

Napoli e la Campania: la tradizione guarda al futuro

Se la tecnologia è il driver delle nuove generazioni, qualità e tradizione rimangono centrali in modo trasversale ai target. In questo senso, in Italia un interessante caso studio è quello di Napoli e della Campania. Con le sue oltre 30mila imprese attive, la Campania è terza nel settore dei servizi di ristorazione, così come per la popolazione (terza regione più popolata dopo Lombardia e Lazio). Il settore è cresciuto nell’ultimo triennio di poco meno del 2,5% annuo e le imprese campane della ristorazione rappresentano circa il 10% del totale nazionale (Fonte: FIPE 2016). Senza contare prodotti iconici come pasta o pizza (per cui recentemente è stata avanzata anche una candidatura a patrimonio dell’umanità), la tradizione gastronomica campana è particolarmente ricca e ben riconoscibile. Numerose sono le produzioni che possono vantare una denominazione di origine (DOP, IGP, STG) ed altrettanti i piatti conosciuti ed imitati in ogni parte del mondo; questo contribuisce a caratterizzare ulteriormente il territorio e a rafforzare la reputazione della Campania, anche a livello internazionale, tanto in campo agroalimentare, quanto come meta di turismo enogastronomico.

Lo conferma anche la presenza di locali campani nelle tre guide più autorevoli, Guida Michelin, I Ristoranti d’Italia di Espresso e Ristoranti d’Italia di Gambero Rosso. Sugli 8.804 ristoranti censiti in Campania da FIPE sono 258 i locali citati: 59 in tutti e 3 i volumi, 59 solo su Michelin, 47 solo su Gambero Rosso e 44 su Espresso. Michelin è la guida che ne annovera il maggior numero (146, pari al 56,6%), di poco inferiori le altre due (Gambero Rosso 55,1%) ed Espresso 51,2%). Rispetto alla precedente indagine EBNT-FIPE del 2010 il numero complessivo di locali menzionati è rimasto pressoché stabile (256 quelli rilevati in precedenza). Sono 76 (pari al 29,5% di quelli considerati) i ristoranti che hanno ricevuto un riconoscimento da almeno una delle guide. Invece 33 (il 12,8%) hanno ricevuto un riconoscimento da tutte e tre le testate.

I ristoranti di qualità sono presenti in tutte le province campane — confermando la maggiore rilevanza di concept e prodotto offerto rispetto alla location –, ma si notano quattro aree dove questi si concentrano: le isole (Ischia, seguita da Capri e quindi Procida, oltre il 15,5%), seguite a pari merito dalla città di Napoli e dalla Costiera Amalfitana con il 14,3% e quindi dalla Costiera Sorrentina (12,4%) Nonostante la maggioranza sia costituita da ristoranti è interessante notare altre tipologie di locali, in particolare trattorie e pizzerie. Il forte legame con tradizione e territorio si nota anche nei menu: il 21,7% dei locali presentati offre infatti una cucina di tipo classico ed un altro 20,5% piatti della cucina campana. A cui vanno poi aggiunti un altro 20,5% di locali che presentano un menu in prevalenza a base di pesce ed un altro 14,7% che presenta una carta con piatti di cucina italiana.

In conclusione, la ricerca conferma che l’ospitalità è una componente chiave nel successo anche internazionale delle eccellenze italiane in chiave lifestyle e che agisce come fattore di sistema in sinergia con l’agroalimentare. Il sistema ospitalità-agroalimentare si distingue per una propensione molto forte a operare in un’ottica di filiera, coniugando la cura e l’unicità delle materie prime con un’industria del food equipment leader mondiale, fino al primato del design e della progettazione italiana nella capacità non solo di ideare nuovi concept, ma di sviluppare l’intero progetto in qualità di contractor, dalla forchetta all’arredo alla proposta culinaria.

 

Tutti gli aggiornamenti sono disponibili su:

sito web: www.host.fieramilano.it

Pagina  Facebook;: (clicca qui- @HostMilano),

hashtag: #Host2017.

 

                                        

4 anni per Rodolfo Sorbillo e la sua pizza napoletana 

A Salerno una storia di famiglia e di passione in chiave bio

Classe 1989 ed un DNA che non mente. Rodolfo Sorbillo, com’è successo a tutti nella sua famiglia, ha cominciato a mettere le mani in pasta in tenerissima età, aveva 5 anni.

Ricorda bene quel momento, un rito che si è consumato con gioia ed entusiasmo nella pizzeria “La Maga Circe” di suo zio Gigi Sorbillo a Mergellina.

Da allora non ha mai avuto dubbi, avrebbe fatto il pizzaiolo. E la sua mamma, Carolina, ha sempre avvallato con piacere quello che dapprima era il talento di un ragazzo ed oggi è una professione a cui si dedica con molta devozione.

E’ così che è nata a Salerno il 21 settembre 2013, in Corso Garibaldi 29la sua pizzeria napoletana, rappresentando il primo Sorbillo della quarta generazione.

Alle porte, dunque, il quarto compleanno che coinciderà con i grandi festeggiamenti del Santo Patrono della città: San Matteo.

Proprio in suo onore, ed eccezionalmente, soltanto dal 18 al 24 settembre sarà possibile ordinare un fuori menù che rappresenta da sempre questa festa: il panino con la milza, che – in questo caso – sarà servita in un fragrante panuozzo.

festeggiamenti per la pizzeria di Sorbillo

Per il 21 settembre, invece, i festeggiamenti si svolgeranno a pranzo e a cena. Per l’occasione tutti i commensali riceveranno a fine consumazione un goloso cup cake con una candelina, da spegnere con Rodolfo o da soli, magari con un bel selfie che renderà social una festa nella festa.

Una cinquantina di posti per un menù di impronta tradizionale. Una storia con lunghe radici, nata nel 1935 – in Via dei Tribunali a Napoli – con i bisnonni Luigi e Carolina.

Perchè se è vero che il mondo della pizza vive la sua grande rivoluzione, lui non ha dubbi

Resto ancorato alla tradizione di famiglia, seppure scelgo farine biologiche e prodotti a denominazione e Presidio Slow Food. Quello che mi è stato tramandato per me è prezioso e lo rinnovo tutti i giorni lavorando con passione alle mie pizze

Spiega Rodolfo.

D’altronde avendo cominciato giovanissimo, le strade che lo hanno portato ad apprendere i segreti di questo mestiere sono state molte. Dall’età di 14 anni e fino alla maggiore età negli orari extrascolastici ha lavorato nella sede storica dei suoi nonni in Via dei Tribunali 35 seguendo gli insegnamenti dei prozii Patrizio e Umberto, a 18 anni si trasferisce a Treviso andando a dar man forte a suo zio Giuseppe. Il ritorno a Napoli è accanto a Gino Sorbillo dove ha trascorso gli ultimi intensi mesi prima di decidere di dar vita ad una pizzeria tutta sua.

Anche qui l’impasto viene stagliato a mano ed è ottenuto con l’esclusivo utilizzo di farine biologiche di tipo 1 con l’aggiunta di lievito madre. La lievitazione minima di 24 ore garantisce un impasto leggero, soffice ed altamente digeribile.

Altro grande asso nella manica del giovane Sorbillo sono i fritti: dai crocchè agli arancini, passando per la golosa bontà delle frittatine realizzate con bucatini di Gragnano. Anche questa una produzione completamente artigianale, firmata da Rodolfo e dalla sua giovane squadra.

Fritti Sorbillo

 

Certamente in carta anche la pizza con il cornicione ripieno di ricotta di bufala poi guarnita con provola affumicata, rucola e scaglie di Parmigiano Reggiano, un must di famiglia anche questo. Straordinarie le foto che ritraggono un giovanissimo Umberto Agnelli a degustarla proprio da Rodolfo Sorbillo senior nel 1959.

E se i grandi pilastri vi appassionano, un altro capitolo lo riserva la pizza fritta in tre versioni, di cui la classica con i ciccioli di maiale, la ricotta fresca, la provola di bufala ed il pepe nero.

Non manca la birra con qualche etichetta artigianale e tra le bibite presenti anche le versioni bio per i più attenti. Qualche etichetta di vino, tra cui bio e senza solfiti, chiudendo sui dolci della casa con un particolare impasto al cacao ed i classici angioletti fritti serviti con creme di nocciola e pistacchio.

 

 

Pizzeria Sorbillo Carolina&Rodolfo

Corso Giuseppe Garibaldi, 29 – Salerno

089.2961874

info@sorbillosalerno.it

www.sorbillosalerno.it

Pagina FB @pizzeriasorbillosalerno

Pagina Instagram Pizzeria Sorbillo Salerno

 

 

 

 

In 80mila a Gragnano per la Festa della Pasta I.g.p.

Serviti 10mila primi piatti. Soddisfatti gli organizzatori.

Si è chiusa, a Gragnano, con un grande successo di pubblico la Festa della Pasta IGP “Pasta, amore e…pomodoro”: tra venerdì e sabato via Roma e piazza Amendola, luoghi dell’evento, sono state invase da un fiume di persone, appassionati del buon cibo e della bella musica.

In 80mila, secondo la Questura, hanno partecipato alla manifestazione che per due giorni ha reso la cittadina ai piedi dei Monti Lattari meta di visitatori provenienti da tutta la Campania.

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Gremita di pubblico la piazza dello show di Simone Schettino, dell’esibizione esclusiva del ballerino tedesco noto per lo spot della Tim, Sven Otten, per la prima volta in regione e quella che ha accolto tra balli e cori i ritmi afro-americani del maestro assoluto del groove Enzo Avitabile e dei suoi Bottari.

L’artista simbolo della contaminazione tra generi ha incantato il vasto pubblico con i suoi brani.

Sold out per gli stand che hanno ospitato i 12 chef del territorio coordinati da Alfonso Iaccarino, “Testimonial” della Pasta di Gragnano nel mondo. Sono stati circa 10mila i primi piatti serviti, 6500 nella sola serata di sabato.

Gettonatissime le ricette realizzate in esclusiva per la Festa. Nella prima giornata:  gli Spaghetti “Aglio e olio, pomodoro San Marzano e basilico” dello chef Alfonso Caputo, del ristorante stellato Taverna del Capitano della baia di Marina del Cantone e la “Pasta con fagioli arrecanati e nduja” di Mario Cinque, lo chef dello Yacht Club di Castellammare di Stabia, il Mischiato leggero con pomodori lampadina, raviulillo e friselle proposto da Andrea Napolitano del Bikini di Vico Equense o ancora la “Candela laccata di zuppa forte, yogurt di bufala e finocchietto” di Luigi Salomone di Piazzetta Milù della vicina Castellammare di Stabia,il “Sole nel Piatto” de Le Axidie di Vico Equense con lo chef Giacomo De Simone o la “Pasta al Pomo d’oro” dello chef Giulio Coppola della Galleria di Gragnano, discepolo di Cannavacciuolo e inserito nei Jeunes Restaurateurs  d’Italia.

Presi d’assalto anche ieri sera gli stand con i pentoloni  di Rigatoni alla Norma affumicati preparati con la maestria e la passione indiscussa di Peppe Guida, chef patron della stellata Osteria di Nonna Rosa di Vico Equense. Successo anche per la frittata di maccheroni con la pasta mischiata di Giovanni Sorrentino, dei Gerani di Santa Maria La Carità; la Pasta e patate “molto meglio il giorno dopo” di Vincenzo Vaccaro di Cucina 82 di Gragnano;  lo “Scamarro a sinistra” di Pasquale Torrente del Convento di Cetara; o i mezzi rigatoni con il Pomodoro lungo  giallo di Capaccio, spadino fresco, capperi disidratati e sfusato amalfitano di Michele De Leo  di Palazzo Avino di Ravello o ancora “O’ raù scarfato” di Vincenzo Maresca del Cellaio di Vico Equense.

Il grande classico della dieta Mediterranea, la pasta al pomodoro, si è dunque confermata il piatto preferito dagli italiani, sia nella versione tradizionale che nelle nuove proposte dei sei grandi chef che l’hanno reinterpretata  con le loro ricette che hanno utilizzato i diversi formati  di pasta dell’offerta Gragnanese IGP e pomodori dello straordinario paniere campano. Veri protagonisti dell’evento sono stati, dunque, gli undici pastifici del Consorzio che animano l’economia stessa di Gragnano, comune di circa 30mila abitanti conosciuto nel mondo proprio come la Città della Pasta : La Fabbrica della Pasta, Il Mulino di Gragnano, Pastificio D’Aragona, Pastificio D’Aniello, Antiche Tradizioni di Gragnano, Il Re della Pasta, Pastificio Massa, Oro di Gragnano, Cooperativa Pastai Gragnanesi, Pastificio Di Martino, Pastificio Dei Campi. La produzione della pasta è pari a 10mila quintali al giorno per un fatturato annuo di quasi 250 milioni di euro. Un mercato prevalentemente estero se si considera che il 70% della produzione è destinato all’estero, nei Paesi del Nord Europa, negli Stati Uniti, in Canada, Australia, in Corea, in Giappone. E Gragnano rappresenta il 5% della forza lavoro del settore in Italia.

Soddisfatti gli organizzatori. “Una festa – hanno commentato Giuseppe Di Martino e Maurizio Cortese, rispettivamente  Presidente e Direttore del Consorzio Pasta di Gragnano I.g.p. – di grande divertimento che è stata ispirata agli anni ’50 e al grande ottimismo della ripresa economica. Una manifestazione all’insegna della spensieratezza, della leggerezza, del gusto e della salute a tavola. Abbiamo aperto in questo modo una finestra su una realtà seria dell’economia della Campania. Ci fa piacere che i numeri ci abbiano dato ragione”.

Leggi gli altri articoli sull’evento: Apertura  della Festa di Gragnano

Pagina Fb: La Buona Tavola 

 

San Vitaliano, apre il “Salotto Fame”
C’è più gusto a stare insieme

 

Mercoledì 30 agosto a San Vitaliano (in via Nazionale delle Puglie, 1) – in provincia di Napoli –  si svolgerà l’inaugurazione di “Salotto Fame”: una hamburgeria – braceria che propone prodotti di qualità ottenuti con ingredienti naturali e abbinati a birre e vini italiani.

Come nel salotto di casa, considerato la stanza più importante dell’appartamento, dove si ricevono gli ospiti e ci si sofferma a parlare, Felice e Lucia (i proprietari) hanno inteso strutturare il loro locale in maniera tale da accogliere gli ospiti in un ambiente fresco, accogliente e moderno, riempendoli di attenzioni, come se fossero a casa di parenti o amici… Un concetto di ristorazione già noto agli habituè della vecchia sede del Fame, ubicata a Marigliano, che in soli tre anni si è accreditata come punto di riferimento degli “hamburger addicted” e, più in generale, dei buongustai.

Ormai l’american style ha sedotto gli italiani. Ma il cibo simbolo del fast food è stato contaminato dalla genuinità italiana ed è diventato un piatto buonissimo da mangiare. E’ divenuto dunque una pietanza prelibata da gustare in tanti modi, in maniera sana e fantasiosa.

bun americano

Innanzitutto tutte le componenti dei panini proposti nel “menews” del Fame (il menù è impostato come un giornale) sono all’insegna della massima qualità possibile e prodotti in totale autonomia con materie prime da ristorante stellato. Pane preparato giornalmente (bun americano con semi di sesamo e papavero), così come le salse fatte in casa e tutti i topping. La carne, in assoluto la protagonista, viene valorizzata da ingredienti di contorno di qualità inseriti nel panino con un senso logico e non “tanto per far scena”. Infine salse concentrate ed eseguite con rispetto, vere e proprie componenti nell’insieme, non i soliti “veicoli grassi” e poco più. Non mancano ovviamente gli special burger: come il “LovEster” (dedicato alla figlia dei proprietari)  – fatto con hamburger di Fassona piemontese da 200 gr, mezzo astice americano fresco, julienne di insalata icebearg, bacon croccante affumicato, smokey baconaise sause -, oppure il “Vesuvio” ottenuto con hamburger, composta di melenzane a funghetto con pacchetelle di pomodoro del piennolo dop, fior di latte di Agerola e guanciale di maialino nero. Altro “must eat” lo “Cherry” con hamburger, confettura di ciliegie, caciotta stracchinata, guanciale di maialino nero dei Nebrodi e rucola di campo… Il panino gourmet per eccellenza! Impossibile non trovare il panino del proprio cuore.
Altro “pezzo forte” del menews è la cheese cake, tipico dolce americano  rivisitato in chiave campana: viene fatto con la “lattica”, un formaggio innovativo prodotto da Francesco Savoia presso l’omonimo caseificio di Roccabascerana, ottenuto dal latte di vacca pezzata rossa; inoltre nel biscotto c’è un ingrediente  segreto, sempre legato ai sapori nostrani; tanti i topping con cui guarnirla ( frutti di bosco, caramello al burro salato, crema alla nocciola, crema  al pistacchio, crema al torroncino, etc.).

Insomma , sarà pure un locale dove trascorrere una serata, ma per qualche ora il Salotto Fame vi farà sentire davvero a casa!

 

Hashtag ufficiale: #SalottoFame

SALOTTO FAME
Via Nazionale delle Puglie, 1
San Vitaliano (Napoli)
Tel. 3331765836
Pagina Facebook: Salotto Fame Hamburgeria Braceria

Cicerale capitale del Cilento per la Festa dei ceci: arti, cultura, musica, storia, leggende ed enogastronomia tipica

Per gli appassionati delle sagre genuine, la caratteristica “Festa dei ceci di Cicerale” è tra le massime espressioni del Cilento più autentico. Fino al 23 agosto con inizio alle ore 19,30, ecco la famosa tre giorni che si pone l’obiettivo di promuovere e valorizzare – insieme ed attraverso al rinomato e pregiato cece autoctono impiegato dai migliori cuochi internazionali – la storia, le arti, l’eno- gastronomia, le leggende, l’artigianato, fino all’aspetto sociale con la riscoperta dei mestieri di un tempo riproposti alla luce di uno sviluppo occupazionale per dare nuove opportunità ai giovani ed un’alternativa concreta all’emigrazione che sta man mano desertificando il Cilento interno.
La kermesse è a cura dell’attivissima  Pro Loco, presieduta dall’instancabile pluri-riconfermato Matteo Del Galdo, e dell’altrettanto attivo Comune di Cicerale, guidato dallo “storico” sindaco Francesco Carpinelli.
Gli antichi portoni ospitano gli immancabili e suggestivi appuntamenti con l’ arte, la cultura e il folklore, alla scoperta dei mestieri di una volta e della ricca storia e delle affascinanti leggende del borgo, e della zona, a partire da quelle legate all’antichissima Corbella di “Donna Sabella con le sue trentatré Castella” illustrata ai visitatori accolti con proverbiale ospitalità, attraverso racconti, proverbi e versi dei cantastorie ed i racconti degli esperti e degli anziani custodi di tanto sapere.
Mostre d’arte e quella animata degli “antichi mestieri”, figuranti nei costumi d’epoca, artigianato tipico, curiosità, prodotti alimentari di eccellenza, rappresentazioni in costume, antichi balli caratteristici e tanta buona musica popolare (Myosotis, Alina, Donnaluna ecc) per un ascolto piacevole e coinvolgimento dei tanti visitatori, puntualmente entusiasti. Grande coinvolgimento nelle tre serate. In degustazione le ricette tradizionali nelle quali è protagonista principale, un abbinamento appetitoso, il rinomato legume. Tanti ritmo con la musica popolare in varie postazioni del percorso.
Nelle strettissime e suggestive stradine del tipico borgo, illuminate dagli antichi lampioni, balli e canti, come tradizione. In programma brani tradizionali intonati e suonati da musicisti itineranti che arricchiranno con la loro voce, a partire dalle tipiche ballate cilentane.
Un’occasione davvero unica: notevole è la risonanza in tutti i comuni cilentani soprattutto grazie al significativo percorso culturale e culinario che la distingue e connota.
Dalle tradizionali lagane e ceci, alle frittelle con farina di ceci, ed alle tante altre gustosità “della nonna”, genuine e corroboranti, sane ed appetitose, per un menu dedicato al legume autoctono, dall’antipasto al dolce, al gelato, che prevede anche altre specialità per una scelta variegata e fruibile da tutti, accompagnato  dal generoso vino cilentano.
“Cucinato con passione, secondo tradizione, ed interpretato nelle più appetitose proposte e varianti, il nostro rinomato cece è il protagonista della caratteristica Festa in programma nella antica cittadina di Cicerale da stasera al 23 agosto. Un appuntamento di forte richiamo turistico per la sua particolarità e la gustosità dei piatti serviti nel suggestivo contesto del centro storico, nei cortili degli antichi palazzi nobiliari, tra essi, il cinquecentesco Palazzo Marchesale dei Primicile Carafa; la cappella di Santa Maria apparente della famiglia Marra; il Palazzo dei nobili di Sarluca, trucidati nel 1861 dopo l’unità d’Italia perché fedeli ai Borboni; la Cattedrale che nel 1800 sorse sulle rovine della antica cappella di San Giorgio.  Sono preziose testimonianze di un passato glorioso e custodi di tradizioni affascinanti ed uniche che connotano un territorio di grande bellezza, caratterizzato da una natura preponderante”. Matteo Del presenta la sua “creatura”, cresciuta negli anni e sempre più famosa e coinvolgente: un successo tutto cilentane e soprattutto ciceralese.
La Festa dei ceci rappresenta “uno dei massimi eventi che la gente del Cilento ed in particolare la ridente Cicerale, dalla proverbiale ospitalità, offra ai suoi graditi visitatori”, che qui vengono accolti in maniera genuina e sincera, proprio come nei tempi antichi.
Partecipa la cittadinanza intera, coinvolta a livello capillare; vede impiegati i giovani, accanto agli anziani, cultori della “Ciceralità”.
Questa edizione è connotata però da una grande assenza, quella di una vera e propria istituzione della Festa: Antonio Del Galdo, indimenticabile “pigiatore di uva” al quale va il pensiero e la riconoscenza di tutta la cittadinanza che lo ricorda con grande stima ed affetto. Antonio è sempre stato tra i più attivi ed appassionati sostenitori di questa riuscita ed apprezzata testimonianza cilentana che è la Festa dei ceci, fiore all’occhiello del territorio, che si distingue da tante altre sagre per l’autentica genuinità dei presupposti oltre che dell’ottimo cibo servito a prezzi veramente popolari.
Il cece di Cicerale si distingue per la polpa ricca e gustosa, ha proprietà fisiche ed organolettiche uniche che lo rendono top per qualità e gusto ed hanno determinato il riconoscimento quale Presidio Slow Food dal 2012. È tra le varietà considerate migliori al mondo, ricercato ed impiegato dai più famosi cuochi, simbolo della civiltà contadina ciceralese, emblematico della biodiversità campana, della sana alimentazione e della longevità che costituisce uno degli aspetti più significativi della Dieta Mediterranea, secondo l’Unesco, patrimonio dell’Umanità.
Particolarmente energetico e nutritivo, con grandi capacità diuretiche, dal colore dorato con una sfumatura nocciola chiaro, il cece ciceralese che dà il suo nome alla ridente cittadina, si distingue per il sapore più intenso ed appetitoso rispetto alle tante qualità di ceci comuni.
È contraddistinto da un basso contenuto in umidità che assicura un tempo di conservazione prolungato ed  in cottura si ingrossa notevolmente offrendo buondì un’ottima resa.
“Innanzitutto il nostro rinomato cece ed in generale le nostre produzioni agroalimentari tipiche costituiscono, insieme alle tante bellezze naturali, alla storia ed alle tradizioni di Cicerale, dei volani di sviluppo di primaria importanza per il nostro territorio – sottolinea il sindaco Francesco Carpinelli – Puntiamo su essi innanzitutto per ridare slancio alla nostra economia e recuperare le nostre preziose radici”.
La tradizionale Festa dei ceci vede capillarmente mobilitata l’intera cittadinanza, coordinata con estrema passione e professionalità dai componenti dalla Proloco, a partire dal direttivo tutto, guidata da Matteo Del Galdo, con il fattivo tesoriere Giovanni Gargaro, la vicepresidente Carmela Ferri ed i consiglieri Tolomeo Carmine e Antonio Marzocca.
All’opera i tanti collaboratori.
Agli stand: Gerarda e Paola Cafasso, Enza Del Galdo, Gianluigi Carpinelli, Rossella Corrente, Concetta Del Galdo, Pina Gargaro, Stefania Tesoniero, Giorgio Mollo, Angelo Pio Tesoniero, Domenica Lisa, Alberina Corrente, Davide Del Galdo, Domenico Manzo, Carmela Ferri.
Assistenza: Massimo e Francesco Belgrande, Giuseppe Coppola, Donato Tesoniero, Loris Torrusio, Daniele Palumbo ed i ragazzi Mina Giandonato e Stefano Fatima.
Ai fornelli: Lucia Valva, Celestina Ruggero, Maria Benedetta Coppola, Agostina Paladino, Anna e Carmine Gargano.
Rappresentazione antichi mestieri: Rosina e Swami Del Galdo, Antonietta Mottola, Giorgia e Giovanna Paladino, Vincenzo Pomposelli, Pasquale Cammarota, Lauretta Voria, Virginia Torrusio, Irene Russo.

Stella si nasce o si diventa?

“I sensi sono gli strumenti che ci permettono di scoprire il mondo, di conoscere e imparare, di sognare”

Ed è il “Sensi Restaurant” dell’Hotel Residence, splendido palazzo nobiliare a pochi metri dalla celebre Cattedrale di Amalfi, che lunedì 21 agosto ospiterà alle ore 20.30 l’evento

Stella si nasce o si diventa?”.

L’evento organizzato da Angela Merolla, con l’eccezionale partecipazione dello Chef stellato Paolo Gramaglia, patron del President di Pompei; estro, tecnica, filosofia e passione daranno al Sensi la risposta alla domanda che ha ispirato il nome della serata.

– Chef Gramaglia: “Il successo della gastronomia è nella tradizione, basta solo saperla interpretare senza nostalgia”.

Alessandro Tormolino chef resident del “Sensi” per l’occasione, dividerà la sua cucina con tre colleghi, per realizzare ognuno una portata alla quale sarà abbinato un vino.

Il Panettiello e i panini ai cereali del Mastro panificatore Filippo Cascone accompagneranno le portate, concludendo con il raffinato dessert del Maestro pasticcere Alfonso Pepe e AmaRè, la nuova proposta della Distilleria Petrone.

 

Gli Chef:

Alessandro Tormolino – Sensi Restaurant – Amalfi SA

Giuseppe Sorrentino –Consultant chef

Aniello Visone – Consultant chef

Stefano Parrella – Osteria La Lanterna – Mugnano del Cardinale AV

Menu:

Aperitivo di benvenuto al “Sensi Restaurant”

 

Chef Giuseppe Sorrentino

“Sapori nudi e crudi”

Tartare di vitello su caponatina di melanzane e la sua cialda, salsa di bufala, colatura di alici.

Carpaccio di manzo su insalatina e germogli, polvere di frutta secca, spugna al basilico e pomodorini marinati ai lamponi. 

Chef Aniello Visone

“Madonite a spasso”

Lumache in verdurine miste 

Chef Stefano Parrella

“Sensazioni di Moscioli alla finta brace”

Spaghetti, moscioli, cenere di cozze, smeraldi di limone

Chef Alessandro Tormolino

“Sandwich di pesce bandiera”

Con gelato di alghe, caviale di lumaca, maionese di placton 

Mastro panificatore Domenico Fioretti – Carinaro CE

Pre-dessert – “Tozzetti Amalfitani”

Maestro pasticcere Alfonso Pepe – Pagani SA

Dessert – “Amalfi …..i sapori della Costiera”

Distilleria Petrone – Mondragone CE

“AmaRè” – Amaro di erbe, piante e agrumi provenienti dall’orto botanico della Reggia di Caserta

 

Vini in abbinamento:

 Argillae – Orvieto

“Spumante Brut” Metodo Martinotti – 100%Chardonnay 2016

Casa Setaro – Trecase NA

“Caprettone” Spumante Metodo Classico – Vendemmia 2014  Sboccatura 2017

Cantina Di Lisandro – Caiazzo CE

“Lancella” Pallagrello Bianco- Terre del Volturno IGP – 2016

Cantine Cennerazzo  – Torrioni AV

“Sphera” Greco di Tufo DOCG – 2015

Tenuta Cavalier Pepe – Luogosano AV

“Vela Vento Vulcano” Irpinia Rosato DOC – 2016

 

Partener:

Pastificio Arte & Pasta – Boscoreale NA

Linea Blu CSM – Centro Spedizioni Molluschi  – Lettere NA

La Lumaca Madonita  – Campofelice di Roccella PA

La Stella delle Carni- Sant’Antonio Abate NA

 

Ticket di partecipazione: euro 70 (vini inclusi)

Prezzo per la sola giornata promozionale
Ingresso solo su prenotazione

Info e prenotazioni:

“Sensi Restaurant” Hotel Residence

Via Pietro Comite n.4 Amalfi SA

Tel. 089 87 11 83

L’Associazione  TRA CIELO E MARE in collaborazione con AUMM AUMM 2.0 patrocinate dal COMUNE DI LETTERE

PRESENTANO:

 “ Notte al Castello sotto un cielo di stelle”

che si terrà presso il Castello Medioevale di Lettere  il 25 Agosto 2017  p.v. alle ore 20,00.

L’evento enogastronomico volto a valorizzare le bellezze paesaggistiche – enogastronomiche culturali  e storiche, dei dei Monti Lattari, prevede l’apertura della serata con una sfilata di Moda, che metterà in luce alcune Aziende produttrici del nostro territorio, si proseguirà con un percorso di degustazione che vedrà impegnati importanti chef, pasticceri e produttori che hanno partecipato alla rinomata kermesse “ CENANDO SOTTO UN CIELO DIVERSO” .

Il tutto allietato da una musica live-dance e tante bollicine. Quindi non solo Food ma anche Fashion Style e Glamour, per una serata indimenticabile.

Sponsor della serata la Cantina”  POGGIO DELLE BACCANTI”  di Sant’Antonio  Abate che delizierà i palati con l’ultima creazione “ SFIZ AND SODA” e tante bollicine.

Ecco alcuni degli chef protagonisti della serata:

GABRIELE MARTINELLI  (I Machiavelli – Pompei-), MARIO POLLIO ( Pasta è…  Sant’Agata sui due golfi-), ENRICO RUIGGIERO   (Ristorante  Caupona  – Pompei -)  GIAN MARCO CARLI ( Crudo Fish Lounge  – Pompei -) LUIGI SORRENTINO ( Agriturismo  La casa del ghiro – Pimonte -) UMBERTO VENTRIGLIA ( Personal chef  – Alife ) UMBERTO AVITABILE ( Wolf Irish Pub – Pompei-) NANDO Melileo  ( Pasticificio Cuomo  – Gragnano) FILIPPO CASCONE  (Panificio Cascone – Lettere-), GENNARO PELUSO (CARILLO&PELUSO Italian  Delicius  -POMPEI-)  FRANCESCO LASTRA (Laboratorio  Lastra  –Pompei -)  BAR -Pasticceria  NOBILE  (  C.Mare di stabia)  FRANCESCO VARNELLI  ( Hermes Caffe’ – Pompei-)

Caseificio : Latterie Gargiulo ( Gragnano)

Pastifici presenti : Pasticio Cuomo ( Gragnano)  Pastificio Cavalier Vicinanza ( Gragnano)

Ingresso 15 euro  5 degustazioni 1  calice di bollicine.

INFO:

alfonsinalongobardi@yahoo.it  

Alfonsina Longobardi  333.3455623

Gabriele Omobono      333.8282709

Sfogliatelle, Sfogliacampanelle e Babà a portata di click

E’ online www.sfogliacampanella.it, il primo e-commerce di sfogliatelle, sfogliacampanelle e babà

La Sfogliacampanella, il dolce due in uno (una sfogliatella con il cuore di babà) ideato da Vincenzo Ferrieri, patron della pasticceria Sfogliatelab, leccornia tanto apprezzata dai napoletani e dai turisti che la degustano presso l’omonimo store di San Biagio dei Librai o presso la storica pasticceria di piazza Garibaldi (Napoli), è diventata anche il nome del dominio del primo e-commerce di sole sfogliatelle e babà lanciato in Italia. Su www.sfogliacampanella.it sono acquistabili le sfogliacampanelle in tutti i gusti, il classico babà napoletano, le sfogliatelle dolci (disponibili in 11 gusti: frutti di bosco, mandorla, bacio, ricotta e pere,  limoncello, pistacchio, albicocca, arancia, nocciola, oreo e, ovviamente, quella classica), e le sfogliatelle salate (disponibili in 7 varianti: provola e melanzane, provola e peperoni, provola e zucchine, ricotta e salame, salsicce e friarielli, scarola e provola, soffritto). Il servizio è garantito nei giorni lavorativi. Le consegne avvengono in 24 ore. Gli ordini avviati nel fine settimana vengono smistati il lunedì successivo.

La Sfogliacampanella

Non è una sfogliatella, non è un babà, né tanto meno un dolce alla ricotta. Una ricetta rimasta per quasi un secolo nella memoria di una storica famiglia di pasticceri partenopei, i Ferrieri, torna a vivere. La sintesi della tradizione pasticcera del capoluogo campano si chiama “Sfogliacampanella”, un dolce che non finisce mai di stupire con i suoi tre strati di gusto: presenta all’esterno la sfogliata a pasta riccia e dentro, avvolto in un cuore di cioccolato e in una raffinata mousse a base di ricotta, il babà in versione mignon. Sembra facile ma non lo è. Il segreto è nella crema di ricotta miscelata. Un dolce che invita chi lo assaggia a prendersi del tempo, obbliga i golosi a concedersi diversi momenti di piacere assaporando la tradizione che lo accompagna e – magari – cercando di indovinare la sua antica e preziosa ricetta.

sfogliacampanella cocco

 

Se oggi questo dolce speciale, con oltre 100 anni di storia alle spalle, è tornato finalmente in commercio lo si deve solo a Vincenzo Ferrieri, titolare del marchio SfogliateLab, esponente di una famiglia di maestri pasticcieri.

 
Da ragazzo ho sempre avuto la passione per la pasticceria creativa  – spiega Vincenzo Ferrieri – .  Con la Sfogliacampanella vogliamo ricalcare la tradizione culinaria della sfogliatella e dare avvio a un nuovo rito del piacere, portandolo in giro partendo ovviamente da Napoli”.

 

sfogliacampanella fragola

La Sfogliacampanella è oggi degustabile in 13 diverse declinazioni: classica, al caffè, al croccantino, al panettone, al pistacchio, all’arancia, al cioccolato bianco, al gusto bacio, e nelle versioni estive al limone, alla pesca, ai frutti di bosco, al cocco e alla fragola. Ed, infine, un “must eat” dell’estate 2017 è la sfogliacampanella – gelato disponibile in diversi gusti (la farcitura di ricotta è sostituita con un buonissimo gelato artigianale)

 

 

 

“Mangiamo con i contadini”

Percorso gastronomico nella tradizione aulettese

XVI edizione

In contemporanea “Viaggio intorno alla musica popolare” 

13/14 agosto  2017

Centro Storico – AULETTA (SALERNO)

 

Il borgo di Auletta conosce bene il valore dell’accoglienza ed ama narrare il suo grande patrimonio di tradizioni, sapori e folklore.

Tra gli eventi che ogni anno popolano le sue strade e le sue piccole piazze vi è il percorso gastronomico “Mangiamo con i contadini” che quest’anno ha raggiunto la XVI edizione.

Alle porte del Ferragosto, il 13 ed il 14 agosto, due serate dedicate al buon cibo ed alla musica – a partire dalle ore 20 –  in un periodo importante per un luogo che si colora del ritorno degli emigranti, di parenti ed amici, lontani per buona parte dell’anno.

Usanze, costumi, tradizioni e gastronomia della civiltà contadina: questi gli ingredienti principali. Nel corso delle due serate si potranno degustare presso le antiche “masserie” ottimi piatti poveri, gli stessi che si usavano preparare e mangiare solo nei giorni di festa, con metodi e tecniche di una volta, ma soprattutto usando ingredienti locali che conferiscono alle vivande quel gusto unico e indimenticabile.

Non mancheranno – tra le altre cose – il fagiolo bianco Tondino, la pizza chiena e la carne di maiale servita con le patate ed i peperoni fritti.

Posto d’onore, naturalmente, per il carciofo bianco del Tanagro che sarà possibile ritrovare nell’antipasto come sott’olio ed anche in crema, servita con il caciocavallo impiccato.

Manifesto Viaggio musica popolare

E proprio come si faceva una volta le occasioni speciali erano sempre infiocchettate dalla musica popolare che, quest’anno, sarà la protagonista di una sorta di evento nell’evento: “Viaggio intorno alla musica popolare”. Centrali i suoni ipnotici e coinvolgenti della zampogna e della ciaramella che guideranno i numerosi balli popolari.La manifestazione, organizzata e ideata dalla Pro Loco di Auletta, vedrà i volontari allegramente vestiti in abiti tradizionali, contribuendo a creare un’atmosfera unica.

Gli anni passano e i volontari della Pro Loco di Auletta contribuiscono a rafforzare l’identità rurale della nostra comunità. Non vogliamo dimenticare ma rafforzarci, partendo da ciò che siamo stati: contadini felici di una vita fatta di sacrifici, ma anche di momenti di convivialità sinceri e ricchi di partecipazione”, spiega il presidente della Pro Loco Giuseppe Lupo.

E’ questo che ci piace trasmettere ogni anno, in un evento che celebra l’importanza della memoria e della condivisione. Il nostro buon cibo, schietto e sincero, e la nostra musica popolare, simbolo della cultura contadina e voce che racconta ancora oggi storie e vicende significative”.

Durante la manifestazione sarà possibile visitare la mostra fotografica dedicata ai grandi terremoti d’Italia all’interno dell’incantevole Complesso Monumentale dello Jesus che – per l’occasione – sarà completamente illuminato lungo la facciata. A cura della Fondazione MIDA, la mostra sarà gestita dai volontari della Pro Loco di Auletta.

Presso la sede ufficiale dell’associazione, proprio accanto allo Jesus, sarà possibile visionare ed acquistare il ricettario “A tavola col guerriero” a cura della giornalista gastronomica Antonella Petitti, interamente dedicato al carciofo bianco del Tanagro.

Al suo interno la storia di questo importante ortaggio locale, le sue peculiarità e le ricette degli agricoltori locali e degli chef che più si sono appassionati a questa varietà.

 

 

Ingresso libero e gratuito

Degustazioni con ticket

 

Pro Loco Auletta

tel e fax 0975/392366

Infoline 380/1863475

prolocoauletta@tiscali.it

www.biancotanagro.com

La pizza si inforna nel container:

ecco la nuova idea di Johnny Take Uè 

Il vano merci si tramuta in pizzeria itinerante grazie alla joint venture con Ape Street Fooding

 

Da vano per trasporto merci a vera e propria pizzeria. Questa è il nuovo utilizzo dei container che, grazie alla joint venture di Johnny Take Uè di Giovanni Kahn della Corte e Ape Street Fooding di Gianni Garofalo, da oggi sforneranno pizze della tradizione napoletana. Una pizzeria itinerante che può far leva sul forno elettrico di nuova generazione che mantiene 480 gradi costanti proprio come uno a legna.

IL FORNO COLORATO. Forno che è elegantemente arricchito, così come tutti quelli a marchio Johnny, di un rivestimento con tappi colorati di bottiglie di ferro grazie all’artista Luigi Masecchia di Ttappost, progetto artistico, sociale ed ecologico, che coinvolge ragazzi diversamente abili o appartenenti a categorie svantaggiate che si occupano della selezione e trasformazione dei tappi rispettando il loro tempo attraverso delle donazioni economiche o di attività creative insieme.

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PIZZAIOLO A VISTA E TAVOLINI ALL’ESTERNO. E poi il pizzaiolo che lavora a vista dietro al vetro con l’impastatrice al coperto. Tavolini ed una tenda elettrica con fari a led che consente ai clienti di consumare all’esterno. Tutto il personale è formato nel laboratorio di Johnny Take Uè, pizzeria e cucina d’eccellenza al Corso Vittorio Emanuele di Napoli, flagShip del network.

L’ESORDIO. Questo innovativo format ha fatto il suo esordio nel McArthurGlen Serravalle Designer Outlet (Alessandria). Prossime installazioni in Austria, Dubai, Tel Aviv. Le novità di Johnny Take Uè non terminano qui perché martedì 22 agosto in Viale Regina Margherità a 1 Milano, aprirà un nuovo locale con 80 coperti sempre caratterizzato dall’Apecar all’interno.

 

Grande successo di Solania per la presentazione del progetto

Il mio S. Marzano D.O.P.

Lo chef Vissani e i pizzaioli, i ristoratori e i pasticceri della Campania uniti per la valorizzazione dell’Oro rosso dell’agro nocerino-sarnese.

 

È stata una grande festa di “matrimonio” quella tenutasi lunedì 24 luglio presso l’azienda Solania, storico marchio leader nel settore della trasformazione del pomodoro S. Marzano D.O.P.

Si il matrimonio tra il pomodoro più famoso e coltivato in Campania e il mondo delle pizzerie e dei ristoratori in generale. Ad officiare questo rito culinario è stato chiamato uno dei “Cardinali” della cucina italiana, Gianfranco Vissani.

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L’istrionico chef di Baschi si è prodotto in una serie di proposte d’interpretazione del S. Marzano D.O.P. con una panzanella, uno spaghetto di Gragnano, un gelato ed altre sorprese che non hanno mancato di affascinare il mondo dei gourmand.

NapolitanoL’evento è stata l’occasione per presentare il progetto: “il Mio S. Marzano D.O.P.”, che nasce sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino D.O.P., e prevede che pizzaioli e ristoratori possano scegliere l’appezzamento di terra ed il lotto di produzione e finanche personalizzare l’etichetta della confezione di latta, con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

Ciò è reso possibile dal fatto che Solania è una delle poche aziende del settore che controlla tutta la filiera dal seme alla coltivazione, alla trasformazione e finanche la distribuzione.

La cooperativa di agricoltori aderente alla sua rete d’impresa, Solanacea 2.0, ha tra l’altro fatto richiesta di assegnazione del QR Code all’istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno per i prodotti coltivati, in modo da poterne garantire la tracciabilità.

Oltre a Gianfranco Vissani hanno fatto gli onori di casa il Pizzaiolo-chansonnier Gianfranco Iervolino, reduce dai successi televisivi di Rai2, Giuseppe Vesi di Pizza Gourmet, vincitore del contest televisivo 4 ristoranti di Alessandro Borghese e lo chef Maurizio De Riggi, del Markus di San Paolo Belsito, esponente della F.I.C. Campania.

Per l’occasione a questi si sono affiancati i Pizzaioli dell’Associazione Pizza Verace, di cui Solania è partner ufficiale, e del Dream-Team Perrella distributore del S. Marzano D.O.P. prodotto da Solania con il brand Napoletano, capitanati da Diego Vitagliano.

In rappresentanza della prestigiosa associazione di chef stellati EuroToque ha partecipato Alfonso Crisci, patron di Taverna Vesuviana a San Gennaro Vesuviano e adesso impegnato a Nola con la pizzeria gourmet Metamorsi e nel Cilento con il ristorante di mare Annalì.

il dessert proposto dallo chef Gianfranco Vissani

il dessert proposto dallo chef Gianfranco Vissani

l’Associazione Professionale Cuochi Italiani, è stata rappresentata da Antonio Arfè, della storica gastronomia di Chiaia, oggi impegnato al Don Pedro della Maison Toledo di Pozzuoli.

Protagonisti con le loro proposte a base sempre di S.Marzano D.O.P. lo chef Marco di Martino dello Sky Garden Club di Castellammare di Stabia, il pizzaiolo-chef Giuseppe Maglione di Daniele Gourmet ad Avellino, e gli chef dei Grani Helga Liberti e Vito De Vita.

La pizza fritta è stata interpretata da Aniello Falanga dell’Accademia di Terzigno, il rustico dal mastro fornaio Domenico Fioretti e il panino gourmet da Gianluca Ungaro di Ciacco&Baccoristo-burger di Gragnano.

Anche la scuola Dolce&Salato di Maddaloni di Giuseppe Daddio e Aniello Di Caprio con i loro allievi sono stati protagonisti per la valorizzazione dell’oro rosso dell’agro nocerino-sarnese con una proposta dolce e una salata.

Non si poteva non finire con i dolci proposti da Carlo Cuofano, della Pasticceria Svizzera a Salerno, Anna Chiavazzo del Giardino di Ginevra a Casapulla e da Salvatore Gabbiano dalla Pasticceria Gabbiano di Pompei, il sorbetto dalla Gelateria Lavezzi di Sarno.

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il dessert proposto dalla pasticceria Svizzera

È stata la festa dell’agroalimentare campano, perché al San Marzano D.O.P. è stata affiancata la pasta con Il Mulino di Gragnano e L’Antica Maccheroneria, il fior di latte e il fior di fuscella della Latteria Sorrentina, la mozzarella di bufala campana D.O.P. della La Perla del Mediterraneo, i prodotti del mare con IASA, vini della Campania con le aziende Porto di Mola di Galluccio e Selezione Catering, l’olio Evo del Consorzio Colline Salernitane D.O.P. e i Liquori di Gusta Campania.

Ma il San Marzano è stato protagonista anche con le creme per il viso e per il corpo che sono state messe a punto dai ricercatori del CNR Barbara Nicolais e Rocco Di Prisco autori del prestigioso lavoro scientifico sulle proprietà antitumorali del prodotto nocerino-sarnese.

E la festa è stata tale anche grazie alle melodie della musica classica napoletana interpretata dai maestri Mario Maglione e Espedito de Marino.

 

NOTE DI GUSTO AL POMIGLIANO JAZZ IN CAMPANIA 2017

 

Con Note di Gusto ritorna puntuale l’appuntamento di Pomigliano Jazz con il buon cibo, che anche in questa XXII edizione metterà insieme le tante, diverse, molteplici energie della Comunità del Territorio del Vesuvio.

In collaborazione con le condotte Slow Food Vesuvio e Agro Nolano, ad ogni concerto gli agricoltori campani proporranno i loro prodotti, che saranno “interpretati” da cuochi e pizzaioli del circuito Slow Food. Tra riscoperta della tradizione, innovazione e fantasia, i percorsi enogastronomici presenteranno ad un pubblico sempre più vasto la biodiversità agroalimentare dei nostri territori, per sottolineare (e preservare) l’importanza di un’identità agricola strettamente legata alla storia ed allo sviluppo dei comuni che cingono il vulcano.

I giorni del Pomigliano Jazz saranno così l’occasione per assaggiare i gustosi prodotti campani (e conoscere spesso direttamente i produttori) e riscoprire insoliti formaggi, i tradizionali pomodorini vesuviani “del piennolo”, il pomodoro san marzano (il re dei pomodori), gli ortaggi  – tra i quali primeggia la saporita “papaccella” – cereali e grani antichi; e poi l’immancabile pizza, sia al forno che fritta, e la birra artigianale prodotta sul Vesuvio…

Ad ogni concerto sarà presente uno spazio Mercato, in cui i contadini racconteranno e venderanno le proprie produzioni, e uno spazio Osteria, con degustazioni proposte da chef campani, e lo Street Food di territorio, secolare tradizione napoletana, ormai diffusa in tutta la Campania.

Nello programma sono previsti laboratori del gusto, visite in aziende agricole e la presenza di agricoltori ad ogni concerto, che metteranno in mostra i prodotti della loro terra e racconteranno la storia delle loro famiglie, da decenni dedite ad una agricoltura tradizionale e sostenibile nel rispetto dell’ambiente. Sono loro i veri custodi del territorio, ne garantiscono la cura e preservano il futuro.

 

Programma:

Il 27 Luglio ai Conetti Vulcanici di Pollena Trocchia ore 21 concerto Rava –Herbert – Guidi Trio. Per Note di Gusto lo street food del ristorante Cieddì di Portici dell’Alleanza Slow Food, la cucina tra orto e mare intorno al Vesuvio.  l’Azienda Agricola Giolì racconta la grande tradizione del pomodorino del piennolo del Vesuvio, sia rosso che giallo

 

Venerdì 28 Luglio Parco delle Acque Pomigliano d’Arco ore 21 CHANO DOMINGUEZ Flamenco Quartet. Per Note di Gusto  Marco e Giuseppe De Luca di Sciuè il Panino Vesuviano di Pomigliano d’Arco interpretano la cucina napoletana in un panino. La loro è una impresa di giovani che sta raccogliendo grandi consensi grazie all’alta qualità dei prodotti utilizzati. Porta avanti la memoria contadina di Pomigliano d’Arco l’azienda agricola Bruno Sodano, il re della papaccella napoletana – dagli orti del Vesuvio l’azienda agricola Porricelli .  In abbinamento le birre artigianali Vesuvius.

 

Sabato 29 Luglio Parco delle Acque Pomigliano d’Arco ANTONELLI-MESSINA-RICCI Feat. GIANNI VALENTINO | Rapsodie electrofisiche. Torna protagonista la pizza napoletana con il bellissimo forno Scugnizzo di Izzo Forni e la maestria di Aniello Falanga pizzeria Haccademia . Aniello è pizzaiolo dell’Alleanza Slow Food a Terzigno ed ha conquistato i Due Spicchi Gambero Rosso. Ancora lo street food del ristorante Cieddì di Portici dell’Alleanza Slow Food, la cucina tra orto e mare intorno al Vesuvio. Nell’area agricola incontriamo la coop Siani: i ragazzi di radio Siani la Radio della Legalità sono diventati produttori del Pizzino Vesuviano, il pomodorino del Vesuvio coltivato su un bene confiscato alla camorra ad Ercolano. Torna protagonista l’agricoltura buona, pulita e giusta con l’Azienda Agricola Mini Bio di Nicola Migliaccio che nell’areale aversano produce cereali e grani antichi italiani, In abbinamento le birre artigianali Vesuvius.

 

Domenica 30 Luglio Parco delle Acque Pomigliani d’Arco ore 21 FRANCESCO NASTRO solo piano A Note di Gusto Aniello Falanza pizzeria Haccademia pizza fritta e i fritti della tradizione napoletana preparati in diretta. Fritto e mangiato sul posto per la gioia dei palati più golosi. Al Forno Scugnizzo c’è la pizzaiola Paola Cappuccio della pizzeria Pizza Verace Portici con la tradizione della pizza napoletana.  Dagli orti vesuviani i piennoli rossi e gialli di Pierfrancesco Ammendola l’Orto di Nonno Luigi a San Giuseppe.  In abbinamento le birre artigianali Vesuvius.

 

Mercoledì 2 Agosto Basiliche Paleocristiane di Cimitile ROBERT GLASPER EXPERIMENT | ArtSciencecon Note di Gusto pizza fritta e i fritti dorati napoletani di Aniello Falanga pizzeria Haccademia Si frigge live e si gusta con passione. Lo chef Maurizio De Riggi ristorante Markus di San Paolo Bel Sito è atteso ogni anno a Note di Gusto per la sua abilità nel raccontare i prodotti campani secondo idee e tecniche di alta cucina. Ancora il Pizzino vesuviano della Coop. Siani il pomodorino del Vesuvio coltivato su un terreno confiscato alla camorra ad Ercolano. Dai fertili campi di Brusciano l’Azienda Agricola Vincenzo Egizio specializzata nella papaccella napoletana, tipica di questo territorio, e di moltissime varietà orticole e frutticole storiche locali della Comunità del Territorio del Vesuvio.

 

Giovedì 3 Agosto Anfiteatro Romano di Avella FRANCESCO D’ERRICO Quintet | Gesualdo. Per Note di Gusto la cucina terragna dello chef Giovanni Arvonio del ristorante Taberna del Principe di Sirignano, un ritorno graditissimo ed atteso al Pomigliano Jazz. Grani antichi, canapa, cereali e tanto altro con l’azienda agricola Mini Bio di Nicola Migliaccio dall’agro aversano, un territorio che è tornato ad investire felicemente nell’agricoltura.

 

Venerdì 4 Agosto Terzigno Museo Emblema ore 21 ENRICO PIERANUNZI con MARCO ZURZOLO e ROSARIO GIULIANI

 Con Note di Gusto Sfogliacampanella, la sfogilata riccia dolce e salata che sta facendo impazzire Napoli. Oltre alle classiche sfogliate ricce, la rinomata pasticceria si è inventata delle interpretazioni golosissime da gustare sia in versione dolce che salata.

Il profumo ed il sapore del pane da grani tradizionali italiani di Aniello Falanga pizzaiolo dell’Alleanza Slow Food, pizzeria Haccademia a Terzigno. Un buon caffè ci sta sempre bene, Torrefazione artigianale Campana di Torre Annunziata. L’Associazione Donne di Terra con Libera Feola contadina vesuviana.

 

Sabato 5 Agosto centro storico di Sirignano ore 21 GIANLUCA PETRELLA – EIVIND AARSET – MICHELE RABBIA Trio. A Note di Gusto la cucina golosa e tradizionale di Giuseppe Caramiello Hosteria Le Gourmet di Sperone. I pomodorini del piennolo del Vesuvio rossi e gialli di Gaetano Romano e le sue imperdibili confetture della Comunità del Territorio del Vesuvio.

Domenica 6 agosto Agosto | VesuvioCratere del Vesuvio | concerto al tramonto

PAOLO FRESU & DANIELE DI BONAVENTURA “Vesuvio in Maggiore” 

 

I piatti e le pizze e gli street food sono preparati con OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA TORRETTA dai colli di Salerno e POMODORO SAN MARZANO SOLANIA s.r.l.

Note di Gusto torna al Pomigliano Jazz per la quarta volta grazie ai partners

Solania pomodoro san marzano –  Olio Torretta –  Izzo Forni –  Pasticceria SfogliteLab – Sciuè il Panino Vesuviano – Pizzeria Haccademia – Birrificio Artigianale Vesuvius  – Radio Siani la Radio della Legalità.

#pjazz2017 #notedigusto2017 @NotediGustoaPomiglianoJazzinCampania

Lunedì 24 Luglio Solania presenta “il Mio S. Marzano D.O.P.”

Show- cooking dello Chef Gianfranco Vissani.

 

Solania, azienda leader nel settore della trasformazione del pomodoro S. Marzano D.O.P. presenta il progetto: “il mio S. Marzano D.O.P.” sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino D.O.P.

Tale progetto prevede che pizzaioli e ristoratori possano scegliere l’appezzamento, il lotto di produzione e personalizzare l’etichetta della confezione di latta, con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

Solania si approvvigionerà del S. Marzano dalla cooperativa di agricoltori aderente alla sua rete di impresa, i cui soci avranno fatto richiesta di QR Code all’istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno.

Il programma prevede:

Alle ore 19:00 la visita ai campi di coltivazione con la presenza dei ricercatori del CNR: Barbara Nicolais e Rocco Di Prisco, che esporranno i risultati sulle più recenti pubblicazioni riguardo le proprietà del S. Marzano.

Alle ore 19:30 sarà possibile assistere ai processi di lavorazione e trasformazione del S. Marzano D.O.P.

Alle ore 20:00 avrà inizio la Grande Festa, con lo show-cooking di Gianfranco Vissani presentato da Luciano Pignataro, giornalista eno-gastronomico del Mattino e del Luciano Pignataro wine-food blog.

Foto Vissani con giacca da cuoco 2016

A fare gli onori di casa il Pizzaiolo-chansonnier Gianfranco Iervolino, reduce dai successi televisivi di Rai2, Giuseppe Vesi di Pizza Gourmet, vincitore del contest televisivo 4 ristoranti di Alessandro Borghese, lo chef Maurizio De Riggi, del Markus di San Paolo Belsito, esponente della F.I.C. Campania.

Per l’occasione si affiancheranno i Pizzaioli dell’Associazione Pizza Verace e del Dream-Team Perrella distributore del S. Marzano D.O.P. prodotto da Solania con il brand Napoletano, capitanati da Diego Vitagliano. In rappresentanza dell’A.P.C.I. Campania Alfonso Crisci di Taverna Vesuviana a San Gennaro Vesuviano e Antonio Arfè del Don Pedro della Maison Toledo di Pozzuoli. Lo chef Marco di Martino dello Sky Garden Club di Castellammare di Stabia e il pizzaiolo-chef Giuseppe Maglione di Daniele Gourmet ad Avellino, e gli chef dei Grani Helga Liberti e Vito De Vita.

La pizza fritta sarà interpretata da Aniello Falanga dell’Accademia di Terzigno, le pizze in teglia dal mastro fornaio Domenico Fioretti e il panino gourmet da Gianluca Ungaro di Ciacco&Bacco risto-burger di Gragnano.

Saranno altresì presenti Giuseppe Daddio e Aniello Di Caprio della scuola Dolce&Salato. I dolci saranno proposti da Carlo Cuofano, della Pasticceria Svizzera a Salerno, Anna Chiavazzo del Giardino di Ginevra a Casapulla e da Salvatore Gabbiano dalla Pasticceria Gabbiano di Pompei. Il sorbetto verrà offerto dalla Gelateria Lavezzi di Sarno.

I Partners tecnici dell’evento Perrella Distribuzione, pasta Il Mulino di Gragnano e Antica Maccheroneria, fior di latte e fior di fuscella della Latteria Sorrentina, mozzarella di bufala campana D.O.P. La Perla del Mediterraneo, vini Porto di Mola di Galluccio, olio Evo del Consorzio Colline Salernitane D.O.P. e Liquori di Gusta Campania.

Ad allietare la serata i maestri della musica classica napoletana Mario Maglione e Espedito de Marino.

Per i colleghi che vorranno aderire all’evento sarà attivato un servizio di navetta con partenza alle ore 17:30 da P.zza Municipio, ad angolo su Via Cristoforo Colombo, alle 17:45 Parcheggio Brin. Il ritorno è previsto per le ore 23:30.

Renato Rocco

Direttore Responsabile

Tel. 081 18701149

cell.3356555595

 

direzione@labuonatavola.org

 

www.labuonatavola.org

 

 

Angela Merolla

Direttore L’Arcimboldo

www.larcimboldo.it

 

cell.39+ 320861 9820

E-mail: meroangela@libero.it

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