Barcellona, la città catalana delle meraviglie gastronomiche

Uno dei tanti motivi per cui la Spagna è tra le mete preferite dagli italiani è certamente l’affinità culinaria e culturale. Barcellona, soprattutto per la vicinanza e per l’offerta di compagnie aeree low cost, è forse la destinazione spagnola in assoluto più gettonata nel nostro paese. Arte, cultura e storia così come spiagge, movida e divertimento. Andiamo a conoscere meglio le curiosità a tavola della caliente città e qualcosa in più sulla sua “personalità”.      

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La paella è per antonomasia il tipico piatto spagnolo. Ma la cucina locale è ricca e buona quanto quella italiana

La cucina di Barcellona 

Ovviamente la prima cosa che qualsiasi turista mangia a Barcellona è l’immancabile paella. Quest’ultima però non è sempre la stessa in tutta la Spagna: come accade nei paesi con tradizioni gastronomiche secolari e strutturate, ne esistono molte versioni. Quella offerta in città, naturalmente, non può prescindere dai frutti di mare. Parliamo della stupefacente paella de marisco con cozze, calamari, gamberi e scampi o anche con vongole e granchi. A seconda dell’offerta di pescato del momento, la ricetta può variare da zona a zona. Ciò che conta, invece, è il sapore unico di un piatto servito in un tripudio di odori e colori e spesso in grande quantità. Viene usato per la paella classica il riso con lo zafferano e, in altre città spagnole, vengono aggiunti al piatto carne, pollo o verdure a seconda della cultura locale.

Anche se la paella è di origine valenciana, il successo di questo piatto lo ha resto diffuso in tutta la Spagna, portando ogni area della nazione a svilupparne le proprie variante, proprio come per la pizza napoletana e poi italiana. Ad ogni modo, squisiti in terra spagnola e non fa eccezione la città catalana, sono i salumi. Come non parlare dello spettacolare jamón, forse l’unico caso in questo settore gastronomico in cui i prodotti italiani hanno una concorrenza reale in tema di gusto, tradizione e sapore. Il prosciutto iberico è caratterizzato dal sapore dolciastro, dal colore scuro e dalla consistenza più densa rispetto a quelli italiani. A Barcellona si può gustare praticamente ovunque il noto jamón ibérico de bellota (o anche pernil ibèric) che talvolta accompagna le tipiche tapas con un buon bicchiere di sangria.

Celeberrima è la crema catalana, spesso servita anche nei locali italiani come dessert. In patria è chiamata anche crema de Saint Josep perché viene preparata in occasione della Festa di San Giuseppe, il 19 marzo. Croccante e cremosa allo stesso tempo, la crema in questione rappresenta metaforicamente al meglio la Catalogna, terra di passione e ribellione come poche altre al mondo. Come accade per molti piatti di grande fama anche le origini della crema catalana sono incerte. Essa potrebbe essere una derivazione di una crema dolce inglese, ma leggenda vuole che la crema tipica della regione spagnola nasca in un convento di monache.   

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L’inconfondibile crema catalana servita in monoporzione di terracotta

Barcelona, ​​més que una ciutat

La Rambla, la Sagrada Familia, Parc Güell, Parc de Montjuïc, il barrio gotico, gli edifici progettati dal genio di Gaudí sparsi per la città, il Museo Picasso e fino al più moderno Camp Nou. Barcellona è ormai una città cosmopolita e che ha vissuto un’autentica rinascita socioculturale a partire dagli anni Novanta. Meta di tanti studenti e lavoratori italiani, si stima che i nostri connazionali in Spagna siano oltre 350mila (dati 2020) di cui 25mila nella città catalana (dati 2016).

Le cose da vedere e vedere a Barcellona sono tante e fin troppo note. Vediamo invece alcune attrazioni meno conosciute e altrettanto meritevoli di una visita.

  • Palau de la Música Catalana: noto principalmente per l’architettura interna ed esterna e aperto ai visitatori tutto l’anno.
  • Il Parco Labirinto d’Horta: antico e grande giardino pubblico da ben nove ettari.
  • Museu nacional d’art de Catalunya (MNAC): uno dei musei più spettacolari e grandi di Spagna. Situato sulla collina del Montjuïc ospita una delle collezioni di arte romanica più importanti del mondo.
  • Museo del Cioccolato: consigliato soprattutto ai bambini per la presenza di percorsi ludici e per conoscere i processi di preparazione.
  • Museo Egizio: anche Barcellona ha un suo museo con le meraviglie dell’Antico Egitto e di tutto rispetto. Si trova in una traversa della centralissima Passeig de Gràcia, in Carrer València.
  • Poble Espanyol: anch’esso situato sul Montjuïc è un museo a cielo aperto interessante per gli appassionati di architettura locale.
  • L’ex ospedale de Sant Pau: struttura imponente e Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 1997, ricco di decorazioni con mosaici e maioliche. Si trova nel quartiere Guinardò.

La questione catalana

Ampiamente nota è la “questione catalana”, ossia l’atavica rivendicazione di maggiore autonomia, se non totale indipendenza, dalla monarchia spagnola. Nel 2017 le vicende catalane furono sotto i riflettori del mondo per il discusso referendum, mai autorizzato dallo Stato, per votare sull’indipendenza della regione. Il voto riscosse un enorme successo di affluenza registrando un “sì” poco oltre il 90% nonostante gli scontri con la polizia inviata da Madrid, i tafferugli e le discordanti reazioni interne e internazionali. Di lì a poco venne persino annunciata la nascita di una Repubblica catalana ma la reazione del governo e le dichiarazioni di incostituzionalità del Tribunale costituzionale fecero naufragare l’intero progetto.

Quando nasce però questo forte sentimento indipendentista catalano (comune anche ad altre regioni spagnole)? Tradizionalmente le origini dell’acredine col governo centrale vengono fatte risalire alla ribellione avutasi tra il 1640 e 1652 e che caratterizzarono, insieme ad altre rivolte in Spagna e in tutta Europa, l’intero Seicento. In quell’occasione, sinteticamente, il ministro plenipotenziario Conte-duca Olivares inviò un nutrito contingente di soldati al confine con la Francia per difendere il territorio spagnolo, ma la soldatesca vessò senza remore la popolazione locale. Razzie, violenze e depredazioni esasperarono i contadini e la povera gente che nel giorno del Corpus domini si ribellò con estrema rabbia. Soldati, ufficiali, uomini di potere e altre figure legate al governo trovarono la morte a colpi di falce.

Bon cop de falç! (Buon colpo di falce!). Questo è il tema centrale di Els Segadors (i mietitori), ancora oggi l’inno ufficiale della Catalogna. Il testo racconta proprio di quell’epoca di soprusi subiti dalla popolazione e di come essa si rivoltò orgogliosamente. In ogni caso, la rivolta fu domata da Madrid in un bagno di sangue, ma l’eco di quello scontro ha infiammato le coscienze per i secoli a venire. Per l’appunto, la Diada Nacional de Catalunya (il giorno “nazionale”) celebra non una vittoria, ma una sconfitta. L’11 settembre 1714, con la caduta di Barcellona ad opera delle truppe reali di Filippo V di Borbone, vengono meno per sempre l’autonomia e la fierezza del Principato catalano, da allora “ridotto” a semplice parte dello Stato spagnolo e costretta ad adattarsi gradualmente ad usi e costumi della Castiglia.  

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Mario Rafaniello

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