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Vesevus de Gustibus: appuntamento a San Giuseppe Vesuviano e Massa di Somma

Vesevus de gustibus : Appuntamento venerdì 6 e sabato 7 dicembre 2019 con la rassegna dedicata al gusto e alla musica

San Giuseppe Vesuviano e Massa di Somma saranno i due comuni che ospiteranno le prossime tappe di “ Vesevus de Gustibus – le arti, i sapori, le tradizioni”, l’iniziativa promossa dalla Città Metropolitana di Napoli con il Parco Nazionale del Vesuvio, il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, i comuni del Parco Nazionale del Vesuvio, la Fondazione Cives che gestisce il Museo archeologico virtuale e gli istituti alberghieri dell’area vesuviana.

Venerdì 6 dicembre 2019 appuntamento a San Giuseppe Vesuviano dove, a partire dalle ore 19.00 in Piazza Garibaldi, si esibiranno gli alunni della sezione musicale dell’Isis Rosmini di Palma Campania. Dopo il concerto è prevista la degustazione curata dagli alunni dell’Istituto Alberghiero “De’ Medici” di Ottaviano.

Sabato 7 dicembre 2019, sempre a partire dalle ore 19.00, Vesevus de Gustibus farà tappa a Massa di Somma. Protagonisti, in questa occasione, a Palazzo Capracotta (via Marini), gli alunni del Liceo Musicale di Sant’Antimo; a seguire, spazio al “gusto” con le proposte culinarie dell’Istituto Alberghiero “Tilgher” di Ercolano.

“Continuano i nostri appuntamenti con Vesevus de Gustibus in giro per il 13 comuni del Parco Nazionale del Vesuvio – spiega Michele Maddaloni, consigliere della Città Metropolitana di Napoli, delegato al Parco del Vesuvio e promotore del progetto. Ancora una volta protagonisti saranno gli alunni degli istituti superiori della Città Metropolitana di Napoli che avranno l’opportunità di potersi confrontare con la realizzazione di un evento che, complice il clima natalizio, regala un’emozione ancora più grande”.

Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

Ufficio stampa dell’evento

Claudia Clemente e Gennaro Carotenuto

Ad Avellino, in Via dei Due Principati, a pochi passi dal centro, in uno dei quartieri più popolati della città, la pizza ha un sapore nuovo, a metà strada fra tradizione e modernità. La pizzeria Pomodoro offre da sempre ai suoi clienti una pizza da asporto dal gusto impeccabile, anche se negli ultimi tempi il servizio a tavola, richiestissimo, si è aggiunto con successo alle proposte dell’attività. Le pizze preparate ogni giorno e con estrema dedizione da Andrea Orlando, sono decisamente “speciali”, perché il tocco personale del pizzaiolo incontra, con estrema semplicità, la freschezza e la genuinità dei prodotti locali.

Pomodoro

“Preparo un impasto diretto lungo 24 ore” – dice il pizzaiolo della pizzeria Pomodoro, e aggiunge – “La massa deve lievitare ben due volte prima di essere infornata, tenendo sempre sotto controllo la temperatura e stagliando l’impasto solo durante la seconda fase di realizzazione del panetto, che deve essere rigorosamente di 280 gr ca. per garantire l’alta digeribilità della pizza”.

“La farina utilizzata è il frutto di una miscelazione tutta personale” – afferma Andrea Orlando – “Ne scelgo soltanto due tipologie, prediligendo l’alta qualità dei Molini Pizzuti che conferisce alla mia pizza il vero gusto della tradizione napoletana”.

“La mia pizza è buona e bella, e si mangia già con gli occhi: croccante all’esterno e morbida all’interno” – con queste parole Andrea, il pizzaiolo, descrive le sue pizze “novità”, da quella più richiesta “Cacio, pepe e lime” a quella più innovativa “Siciliana 2.0”, passando per l’originalissima “Nerano”. La prima, ideale per soddisfare l’appetito di chi è alla ricerca di un gusto deciso ma particolare, viene condita con crema di cacio locale stagionato tra i 12 e i 36 mesi e fiordilatte che conferisce una piacevole consistenza alla base del topping; all’uscita fanno sicuramente la differenza il pepe nero macinato al momento, che rende la pizza profumata al punto giusto, e le zeste di lime che lasciano quel retrogusto in grado “di pulire la bocca”.

Pomodoro

La seconda pizza invece, amatissima da chi vuole sperimentare nuovi sapori ma senza rinunciare troppo a quelli tradizionali, viene servita con le classiche melanzane “a funghetto” unite, prima dell’ingresso nel forno, a fette di fiordilatte, non manca il tradizionale pesto alla siciliana a base di ricotta, pomodorino rosso semidry, dolce e polposo, parmigiano grattugiato fresco e il tocco finale del pepe nero macinato a cui si aggiungono, poi a crudo, scaglie di cacioricotta salata e mandorle tostate per un sapore corposo ma alternativo.

Nerano

La terza pizza è quella scelta da chi preferisce un gusto delicato come quello delle zucchine presentate in due varianti, una profumatissima velluta di base che accoglie croccanti chips e all’uscita scaglie di caciocavallo che donano all’impasto una sensazione gustativa leggermente aromatica.

“Il dettaglio sulla pizza conta moltissimo” – dice Andrea Orlando – “La scelta dell’olio, ad esempio, che aggiungo su ogni pizza a crudo, all’uscita dal forno, è importantissima. Non a caso, utilizzo un olio adatto esclusivamente alla preparazione della pizza, preferendo quello dal sapore forte, che pizzica, perché in questo modo tutti gli ingredienti vengono esaltati al punto giusto”.

I numerosi clienti della pizzeria Pomodoro di Avellino, ogni volta che vogliono, ricevono “coccole” di gusto e consigli genuini su come soddisfare il proprio desiderio di appetito: la parola d’ordine è semplicemente “Assaggiare”!

Felicia Mercogliano

 

 

Ad Ercolano, uno dei tredici comuni situati nell’area naturale del Parco Nazionale del Vesuvio, proprio in una delle strade che conduce direttamente al cratere del vulcano, sulla salita di Via San Vito, in un ambiente piacevolmente familiare, O’ Sbarazzino è immerso in un accogliente giardino dove lo stile rustico incontra quello elegante con estrema semplicità dove Ilaria Cozzolino da circa tre anni racconta ai suoi ospiti la sua filosofia del “mangiare bene”. 

O' Sbarazzino

“O’ Sbarazzino nasce quasi per scherzo” – dice Ilaria, la titolare della pizzeria – “Ho voluto semplicemente realizzare un progetto personale, anche se non appartengo ad una famiglia di ristoratori con esperienza nel settore”. 

“Il mio obiettivo è quello di trasmettere ai miei clienti la passione per il buon cibo, che io e la mia famiglia portiamo avanti con orgoglio da anni” – continua la giovane imprenditrice. 

O’ Sbarazzino, era il soprannome del nonno di Ilaria, “un tipo allegro, che cantava sempre e che dava, per questo, armonia”. “Quando ho deciso di aprire la pizzeria, mi sono lasciata ispirare da mio nonno e dal suo carattere festoso e vivace”- aggiunge Ilaria. Non a caso la parola d’ordine in casa Cozzolino è proprio “armonia”, quella che si respira “durante il momento della cena” ma anche quella che a tavola mette d’accordo i profumi e i sapori della pizza targata O’ Sbarazzino. 

“La pizza che proponiamo ai nostri commensali ha proprio il gusto che piace a me e alla mia famiglia” – afferma Ilaria, e continua – “Questo è un modo per distinguerci dalla massa perché, non solo trasmettiamo la nostra passione per il buon cibo, ma offriamo proprio quello che mangiamo noi e che ci piace di più”. 

Da O’ Sbarazzino, la pizza ha un sapore diverso, non convenzionale e lontano da quello della classica tradizione napoletana: si utilizza solo farina integrale macinata a pietra o addirittura integrale al 100% proprio perché “ha un altro gusto rispetto a quello della tipologia 0 o doppio 0 che utilizzano gli altri”; l’impasto viene lasciato lievitare a lungo con l’aggiunta di poco sale. “Non voglio creare qualcosa di nicchia”- aggiunge la titolare della pizzeria – “Il mio intento è semplicemente valorizzare i prodotti della mia terra, esaltandone soprattutto la qualità che da’ un valore aggiunto al mio paese”. 

Alle parole di Ilaria, si aggiungono quelle di Agostino Coppola, il Maître di Sala della pizzeria O’ Sbarazzino – “Noi puntiamo alla tutela della territorialità, mettendo in evidenza i prodotti locali; solo così riusciremo a fare la differenza”. 

O' Sbarazzino

La pizza Agrodolce non è “la solita pizza”. Il gusto dolce e corposo dei fichi caramellati si abbina perfettamente a quello acre e acerbo al punto giusto dei pomodori verdi, il tutto viene arricchito con il sapore deciso della provola di Agerola e, in aggiunta, fette di lardo pancettato aromatizzato al basilico.  

Poi c’è la pizza O’ Sbarazzino, “genuina, buona e saporita” perché dal gusto ricco ma equilibrato, quella che ha “un po’ di tutto” dal pesto alle noci, con il suo sapore intenso e vellutato, alla provola di Agerola, i funghi porcini dal profumo inconfondibile, il lardo pancettato e, all’uscita, rucola fresca di raccolta, scaglie di parmigiano reggiano e gherigli di noce. 

“Che bella pizza!” – con questa espressione i numerosi ospiti che ogni giorno si siedono nel giardino di O’ Sbarazzino, svelano storie di gusti e di sapori di qualità, descrivendo un’armonia culinaria tra la tradizione di famiglia e l’innovazione non convenzionale che fa sempre la differenza. 

 

Felicia Mercogliano

 

Nel cuore dell’Irpina, nell’antica città di Avellino, Il Gusto di Giovanni Calderisi propone una cucina basata sulla tradizione e sull’eccellenza gastronomica. Nato circa tre anni fa, Il Gusto si è affermato sul territorio, divenendo punto di riferimento culinario. «Il Gusto nasce – racconta il patron – nel novembre 2016, assecondando la forte passione che la mia famiglia ha verso la cucina. Inoltre, uno dei miei figli allora frequentava l’alberghiero e l’idea di aprire un locale rappresentava anche un’opportunità lavorativa per i miei figli. Eravamo nuovi nel settore, ma questa passione era così forte che ha reso possibile la realizzazione di un progetto diverso. Volevamo proporre al cliente una pizzeria e un ristorante diversi dal solito. Volevamo, e ci siamo riusciti, un locale basato sulle eccellenze del territorio e su prodotti di assoluta qualità, cucinati con gusto».

gusto

Il gusto è la mission del locale, sul gusto si basa tutto, tant’è che Giovanni Calderisi ha scelto di ispirarsi ad esso per individuare il nome del suo locale. Il piatto forte che Il Gusto propone è sicuramente la pizza, di cui Calderisi ha individuato le proprietà e le caratteristiche principali. «La nostra pizza ha una serie di caratteristiche uniche, che combinate insieme danno un prodotto di qualità. La nostra pizza ha una lunga maturazione, con una media di almeno 48 ore. Ovviamente è fondamentale la farina. Usiamo farine tipo 1 e tipo 0 macinate a pietra, che danno alla pizza il giusto sapore e leggerezza». Ne risulta una dalla spiccata digeribilità, ma sono molte altre le caratteristiche che il patron de Il Gusto ha elencato:« la nostra pizza non appesantisce, non gonfia; ha un giusto cornicione, soffice e vuoto e poi il topping dà alla pizza, che si presenta abbastanza grande con un diametro di 33 cm, il tocco finale».

Il menù offre una vasta scelta di pizze, accontenta tutti i gusti e segue la stagionalità dei prodotti. «Abbiamo nel menù una quarantina di pizze, ma ogni tre, quattro mesi le cambiamo; qualcuna la eliminiamo, qualcun’altra la integriamo per seguire i prodotti di stagione. Da una settimana circa, per questo inizio di autunno, abbiamo inserito una quindicina di pizze nuove. Tra le tante realizziamo pizze con il tartufo, con i porcini, con le patate e con le verdure o pizze che richiamano i piatti della cucina tradizionale, come L’Amatriciana».

La tradizione non manca, è alla base di molti piatti presenti nel menù e su tutto spicca la Pizza con la Scarola, «con la scarola saltata in padella, come da tradizione irpina, le noci, l’uvetta, i capperi, le olive di Gaeta e le acciughe. Con la scarola facciamo anche i vari ripieni. Un’altra pizza che ci rappresenta molto è L’imbarazzante, una pizza creata da noi, formata da patate avezzane, tartufo di Bagnoli Irpino, provola di Agerola, salsiccia fresca nostrana, basilico e olio evo». La pizza deve accontentare tutti i palati e per questo da Il gusto, il venerdì e il sabato, è anche possibile trovare un’alternativa al classico impasto:« Creiamo un impasto, seppur in quantità limitata, composto da multicereali, ovvero da una farina integrale con tredici cereali all’interno. Invece dei classici cinque, ne inseriamo tredici, di cui sei a semi interi». Ciò che fa la differenza, e Giovanni Calderisi ci tiene a sottolinearlo, sono i prodotti di qualità e l’olio rigorosamente a crudo su tutte le pizze in uscita.

gusto fritturina

Qualità che si conferma anche sui fritti e sulla cucina:« Le Montanare, ovvero pizze fritte, sono un altro prodotto che ci contraddistingue. Abbiamo però realizzato una variante. Esse vengono ripassate in forno per una maggiore croccantezza. Così è nata una linea di Montanare ripassate al forno farcite con ragù napoletano rigorosamente fatto da noi, con la genovese o i “friarielli” saltati. Il nostro fritto è unico, perché facciamo tutto noi giornalmente, dai crocchè di patate agli arancini, dalle frittatine di pasta alle varie pizze fritte, dalle marmellate ai dolci. Preferiamo realizzare i prodotti internamente il più possibile, così da assicurare qualità e gusto».

La qualità contraddistingue anche il menù cucina, che è prettamente mediterraneo. «Tutti i giorni, oltre alla possibilità di scegliere à la carte, proponiamo a pranzo, soprattutto per chi lavora in zona, la scelta tra due primi e due secondi, alternando piatti di carne e di pesce. Sono sempre piatti diversi e non mancano le prelibatezze, come un ottimo baccalà cucinato in tutte le maniere, ma anche taglieri vari e un’eccellente scelta di carne per tagliata o alla brace. Ovviamente anche la cucina segue la stagionalità».

E per i più golosi il Gusto propone un’ampia scelta di dolci: «Realizziamo internamente anche i dolci, per i quali abbiamo una notevole selezione che va dal classico tiramisù alla cheesecake, dalla mouse ai cannoli con la ricotta di pecora di Bagnoli. E poi abbiamo, in esclusiva ad Avellino, il famoso Roccobabbà di Emilio, la pasticceria famosa in tutta Italia per la produzione di questo dolce prelibato». Insomma, da Il Gusto ce n’è per “tutti i gusti” e grazie alla cortesia e alla gentilezza di tutto lo staff, il cliente troverà un bel locale, tranquillo, familiare dove potersi rilassare, decidere con serenità cosa mangiare tra pizzeria e cucina, esclusivamente all’insegna della qualità.

 

Amalia Vingione

Domenica 6 ottobre 2019  alle ore 20.00  in Via Alfredo Nobel n.3 ad Aversa in provincia di Caserta, si terrà l’inaugurazione di Pizza Cloud®, la pizzeria del maestro pizzaiolo Salvatore Impero.

Pizza Cloud®

Pizza Cloud® è il nome della pizzeria, espressione della pura fusione tra pizza napoletana e gourmet , di uno stile di vita che porta a valorizzare l’alta qualità della  materia prima, dagli impasti agli ingredienti che guarniscono le pizze del maestro.

Pizza Cloud® è un format brevettato da Salvatore Impero, che prevede un impasto con una miscela di farine macinate a pietra e una lievi-maturazione che va dalle 48 alle 96 ore alla temperatura controllata di +2°.

Un impasto particolarmente ruffiano al palato, tanto da entusiasmare chi lo degusta e  che da origine ad un nuovo concetto di Pizza firmato Salvatore Impero.

Pizza Cloud® “Non è la solita Pizza” – tiene a precisare Impero- raccoglie anni di esperienza, la passione che porto per quest’arte bianca, la continua voglia di interpretarla e nel contempo custodirla preziosa. La pizzeria Pizza Cloud®- continua il maestro pizzaiolo- è dedicata ai cultori della buona pizza, degli abbinamenti con i migliori vini  o con l’artigianale Birra del Borgo, che ci seguirà in questa nuova avventura”.

Pizza Cloud® si vestirà di uno stile caldo contemporaneo, 100 coperti circa a disposizione dei clienti, con un ricco e interessante menù dove spicca la selezione degli ingredienti tra le migliori materie prime, inoltre quotidianamente saranno sempre disponibili tre tipi di impasti distinti: farina Farro Monococco, Multicereali e un Blend personale realizzato con farine semi integrali macinate a pietra.

La pizzeria vi aspetta eccezionalmente da LUNEDI’ 7 OTTOBRE, poi contemplerà i seguenti giorni e orari di apertura:

-Dal martedì al sabato ore 12.30-15.00/19.30-24.00

-La domenica aperti solo di sera dalle 19.30- 24.00

-Lunedì giorno di chiusura settimanale

 UFFICIO STAMPA

Angela Merolla

I Grandi Chef al Pizza Village: dopo Gennaro Esposito partecipano Niko Romito e Alfonso Iaccarino

Nel weekend sul palco di RTL 102.5 Anastasio, Mahmood e Fred De Palma. Domenica derby all’Ippodromo

Sono bastati solo 20 secondi e 76 centesimi al pizzaiolo napoletano Giuseppe Crapetti, della pizzeria Fermento, per realizzare la pizza margherita e vincere, anche quest’anno, il contest Pizza più veloce indetto da Trenitalia al Napoli Pizza Village.

Napoli Pizza Village

Si conferma dunque pizzaiolo più veloce, per il secondo anno consecutivo, Giuseppe Crapetti che ha superato Silvio Zingarella, pizzeria Nanà (24”,19) e Luigi Petrone, pizzeria Vesuvio (26”,18). Premiato sul palco del Napoli Pizza Village da Serafino Lo Piano, responsabile vendite Alta Velocità e Media & Lunga Percorrenza di Trenitalia, al vincitore è andata la maglia del giocatore del Napoli calcio, Dries Mertens e due biglietti dello stadio San Paolo per assistere a due partite casalinghe del Napoli in campionato.

Intanto al food festival sul lungomare, che chiuderà domenica 22, si susseguono le presenze anche di chef stellati come: Gennaro Esposito, Niko Romito edAlfonso Iaccarino, a dimostrazione del valore gastronomico raggiunto dal disco di pasta più noto al mondo.

La pizza, infatti, continua a suscitare grande interesse e non solo tra i visitatori ma persino tra i grandi chef. Dopo la partecipazione dello stellato Gennaro Esposito, al Napoli Pizza Village sono in arrivo altri nomi illustri della cucina nazionale. In terrazza Ferrari, sabato alle 21.30, per il premio“Costantino Cutolo Street Art Festival”con Lino Cutolo (Compagnia Mercantile d’Oltremare-Ciao Pomodoro), interverrà lo chef abruzzese Niko Romito.

Domenica, invece, in occasione degli incontri NPV d’Essai, ma sempre nell’area esclusiva terrazza Ferrari, alle 18.30, ci sarà Alfonso Iaccarino, chef e titolare del noto ristornate stellato Don Alfonso a Sant’Agata sui Due Golfi, che parteciperà al convegno dal titolo: Cucina&Pizza.

Domenica, grazie all’accordo siglato tra il gruppo Oramata, che organizza il Napoli Pizza Village,eIppodromi Partenopei, accesso gratuito al92° Derby Italiano del Trotto memorial Luciano De Crescenzo. ,

A coloro che in settimana hanno acquistato un menù del food festival è stato consegnato un coupon per accedere liberamente, domenica 22 settembre dalle ore 18.00, all’Ippodromo di Agnano di Napoli.

Il Palco di RTL 102.5 presenterà ancora grandi ospiti nel weekend conclusivo della manifestazione. Sabato alle 21.30 toccherà al campano Anastasio mentre domenica salirà sul palco il vincitore del festival di Sanremo 2019 Mahmood ed a seguire il rapper Fred De Palma.

SABATO 21 SETTEMBRE

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invito) NPV d’EssaiPizza Donnaconduce Nerina Di Nunzio (Food Confidentialcon Sara Palmieri (10 Diego Vitagliano)Marzia de Rinaldi (Casa De Rinaldi)

NPV Classlezioni di pizza di Rossopomodoro con:

18.30Vincenzo Capuano (Pizzeria Vincenzo Capuano) – 21.00Stefano Guerin (SG Diet Molino Caputo)

20:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invitoPizza Tourconducono Federico De Cesare Viola e Luciana Squadrilli (Food & Wine Italia)con  Ciro Oliva (Concettina Ai Tre Santi),Corrado Scaglione (Enosteria LipenJacopo Mercuro), Mirko Rizzo (180 g Pizzeria Romana)

21:30Terrazza Ferrari (accesso solo su invito) Riunione giuria assegnazione premio “Costantino Cutolo Street Art Festival”con Lino Cutolo (Compagnia Mercantile d’Oltremare-Ciao Pomodoro) e lo chef Niko Romito.

21:30sul palco NPV– ANASTASIO – diretta in radiovisione su RTL 102,5 – a seguire Luca Rossi Tammorra Set – Il cantante Francesco Da Vinci – Lo youtuber Diego Laurenti in Iutubber live – Ivano 127 Rosso & il suo ospite speciale Vale Lambo – Il trapper Coco – La partecipazione eccentrica di Lisa “ subrettina” Fusco.

 

DOMENICA 22 SETTEMBRE

19.00Palco – Premiazione Rossopomodoro e premiazione delContest Costantino Cutolo Street Art Festival 

18:00Area eventi Terrazza Ferrari (accesso su invito) NPV d’Essai– Cucina&Pizzaconduce Eleonora Cozzellacon Franco Pepe (Pepe In Grani) Alfonso Iaccarino |(Don AlfonsoAntonello Maietta (presidente AIS nazionale)

18:30NPV Classlezioni di pizza di Rossopomodoro con Teresa Iorio (Le figlie di Iorio e Rossopomodoro)

21:30sul palco NPV– MAHMOOD /FRED DE PALMA – diretta in radiovisione su RTL 102,5a seguire i trapper Peppe Soks, Samurai Jay – Il cantante Mr HYDE con ospite Gianluca Capozzi – Blair

 

Ufficio Stampa

KUHNE & KUHNE

Tenuta

A Terzigno, nel meraviglioso Parco Nazionale del Vesuvio, sorge la Tenuta Le Lune del Vesuvio, quattro ettari di verde a circa 300 metri sul livello del mare, quartier generale a difesa dei prodotti tipici tradizionali Vesuviani”. La Tenuta nasce da una passione familiare, che da tre generazioni produce vino sulle pendici del vulcano, e da un sogno che ora è diventato realtà. A raccontarci la sua storia è il Patron Andrea Forno «Il mio percorso di studi in Economia si è concluso con una tesi di laurea in Marketing nel settore dei vini. Il lavoro di tesi fu pubblicato da Luigi Veronelli, che mi offrì la possibilità di frequentare un Master presso la Fondazione Veronelli. In quell’occasione ho potuto visitare importanti realtà vitivinicole della Toscana e della Franciacorta ed allora è nata l’idea di costruire, a partire dalla nostra produzione di vino, qualcosa di bello. A condividere questa mia passione c’era mio fratello Salvatore, con il quale iniziai la ricerca di un luogo nel quale avremmo potuto valorizzare i nostri vini, ma anche i prodotti del territorio. Dopo diverse valutazioni individuammo quella che oggi è la Tenuta Le lune del Vesuvio» 

Tenuta

La Struttura offre una gamma di servizi che soddisfa il turismo più esigente, ma anche e soprattutto quello enogastronomico. La presenza di un ristorante a km 0 garantisce un menù di qualità, che segue la stagionalità e offre squisiti prodotti coltivati nel fertilissimo terreno vulcanico. «Abbiamo scelto di dare particolare attenzione al turista italiano e straniero, attraverso percorsi guidati alla scoperta dei nostri prodotti. Chi viene alla Tenuta può visitare l’orto, i vigneti e la cantina, può usufruire del maneggio e ovviamente può fermarsi presso il nostro ristorante per degustare le eccellenze del territorio e del Vesuvio, come i famigerati pomodori piennolo, con i quali facciamo un tradizionale spaghetto al pomodoro, l’olio extra vergine di oliva e ovviamente il vino». Il vino è sicuramente il prodotto di punta della Tenuta e Andrea Forno ne parla con tutto l’orgoglio partenopeo: «Produciamo in primis Lacryma Christi del Vesuvio bianco, rosso e rosato in acciaio, ma abbiamo anche una riserva che ha fatto legno; il Piedirosso in purezza e il Coda di Volpe in purezza; oltre a questi produciamo una Falanghina, un Aglianico e uno Spumante di Falanghina. Abbiamo recuperato vitigni antichi e acquistato nuovi vigneti per la produzione di uva autoctona. Alle persone che vengono a trovarci offriamo molto di più. Infatti, oltre alla presenza di una casa vacanze, dove le famiglie possono soggiornare, organizziamo visite enogastronomiche e diverse iniziative che hanno lo scopo di valorizzare i prodotti e questa terra tanto martoriata».  

Lacryma Christi

Nella Tenuta è presente una Fattoria didattica che ha aderito al progetto Fattorie didattiche campane” approvato dalla Regione Campania per stabilire un connubio tra il mondo agricolo e quello scolastico. L’obiettivo è riavvicinare i giovani d’oggi a quelle esperienze passate e sconosciute alla maggior parte di loro, partendo dalla scoperta dei vigneti, alle attività in vigna, alla raccolta dell’uva alla sua vinificazione, fino alle varie fasi della filiera, che termina con l’etichettatura delle bottiglie. 

 Andrea Forno è un vulcano di idee, ama il suo lavoro e ama trasmettere la sua passione attraverso eventi che richiamano tantissimi partecipanti, come la Vendemmia dei bambini e un Corso di avvicinamento al vino, che lo scorso anno è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier. La “Tenuta Le lune del Vesuvio” è un vero paradiso dove è possibile vivere la bellezza del Vesuvio sia dal punto di vista del territorio che da quello enogastronomico. Tutti i sensi sono appagati, grazie ad uno scenario mozzafiato, che garantisce una esperienza indimenticabile. 

 

Nonna Ma'

A Frattamaggiore, in provincia di Napoli, c’è la pizzeria “ Nonna Ma’ ” di Mimmo D’Agostino. Da Nonna Ma’ è possibile degustare una pizza eccellente e questo perché a realizzarle c’è Corrado Alfano, un “vecchio” pizzaiolo – vecchio solo di esperienza sia ben chiaro il quale ha saputo con gli anni affinare la tecnica fino a diventare un riferimento sia per la pizza che per i pizzaioli più giovani. «Sono pizzaiolo da 35 anni. Ho iniziato questo mestiere a dodici anni, lavorando in una pizzeria storica di Napoli. Ho fatto la gavetta, quella vera, quella “scopa e paletta” per intenderci. Ho fatto esperienza con grandi piazzaioli del passato, appartenuti alla vecchia guardia». Corrado viene dalla vecchia scuola di pizzaioli, una lunga, ma necessaria gavetta, che tuttavia gli ha permesso di imparare alla perfezione questo mestiere. Non deve essere stato facile crescere in un ambiente in cui, un tempo, le procedure di impasto e le dosi dei vari ingredienti restavano segrete e non erano condivise dai vecchi pizzaioli gelosi dei propri segreti e dove il “ragazzo” rimaneva sempre il garzone di bottega e non sempre aveva la possibilità di evolvere in quest’arte. Ad un certo punto Corrado Alfano, ricco del bagaglio di esperienze acquisite, decide di continuare a studiare per migliorarsi: «Così ho iniziato a studiare, a capire i vari processi che si creano quando noi impastiamo. Oggi faccio una pizza, che se si può dire, è l’evoluzione della tradizione. La mia pizza si caratterizza per un impasto a lunga lievitazione, ha la giusta idratazione e una grandissima digeribilità e leggerezza. La mia pizza si caratterizza per il suo cornicione pronunciato, che praticamente si presenta vuoto e non come un ammasso di impasto».

cornicione

Da tre anni Corrado lavora da Nonna Ma’ e parla di questa collaborazione in termini entusiastici, sia per il rapporto umano e di amicizia che si è creato con il patron Mimmo D’Agostino sia per il percorso lavorativo intrapreso. «Scegliendo di lavorare con la pizzeria Nonna Ma’ ho scelto anche di sposarne in pieno il progetto, che mi sta dando non poche soddisfazioni. Qui ho modificato quasi radicalmente tutto il menù pizza. Ovviamente in questo non sono mai solo, ma al mio fianco c’è sempre Mimmo D’Agostino. Da Nonna Ma’ io mi occupo delle pizze e Mimmo, invece, è il cervello per quanto riguarda la sala e il rapporto con il cliente. Abbiamo un ottimo legame lavorativo. Posso dire che io non sono nulla senza di lui e lui non è nulla senza di me». Corrado Alfano è uno sperimentatore, si diverte a creare continuamente nuovi abbinamenti, ma sempre con coerenza e senza strafare. «Con la mia pizza mi piace proporre equilibrio, coerenza, senza creare shock o fare cose eclatanti. Per esempio, abbino la cipolla di tropea con la pancetta, ma non con i formaggi stagionati che vanno su altre pizze. Ogni mese faccio, inoltre, un paio di pizze nuove che sono sul menù solo per quel mese. Poi una cosa che mi diverte molto è dedicare una pizza, di volta in volta, ad un amico pizzaiolo o comunque al mondo food. È una cosa che faccio con piacere, per amicizia e senza invidia o presunzione». Per Corrado Alfano fare il pizzaiolo va oltre la realizzazione di una buona pizza, fare il pizzaiolo significa anche abbattere le barriere della concorrenza, delle invidie ed essere un buon maestro. «Imposto i miei rapporti professionali in maniera del tutto amichevole. Non c’è alcuna forma di rivalità. Sono sempre aperto al confronto e allo scambio reciproco di informazioni. Tutti i giorni ricevo messaggi di giovani pizzaioli, e non solo, che mi chiedono consigli e suggerimenti. A volte il rapporto di amicizia diventa tale che si va oltre il rapporto lavorativo, ma raggiunge la sfera personale e umana. Questo aspetto del mio lavoro mi piace molto e mi gratifica non poco». Se si è alla ricerca di una pizza leggera e dal sapore semplice, allora quella di Corrado Alfano è l’ideale: «dico, parafrasando oscar Wilde, che i sapori semplici sono il rifugio delle persone complicate. Per questo motivo cerco di proporre, a chi viene a mangiare la mia pizza per la prima volta da Nonna Ma’, un prodotto che sia il meno elaborato possibile, quindi una margherita o una pizza con pomodorino datterino rosso, mozzarella di bufala e olio evo. Oltre a questo il cliente trova un ambiente familiare, alla mano, che punta più alla sostanza che all’apparenza». Da Nonna Ma’, la pizza è buona senza fronzoli! 

Amalia Vingione 

Atmosfera familiare e piatti tipici sono le due caratteristiche principali de Il ritrovo degli amici di Pasquale Poerio a Marano di Napoli, un ristorante-pizzeria che con il tempo ha saputo trovare la propria specificità, tutta indirizzata ai sapori tipici del territorio. 

ritrovo

«Il ristorante, come attività di famiglia, esiste da 1981. Dal 2003, però, io e mio padre abbiamo deciso di dar vita ad una nuova realtà imprenditoriale, al fine di esprimere al meglio l’idea che ognuno aveva di ristorazione. Così ci siamo messi in proprio ed è nato Il ritrovo degli amici, un locale che è una via di mezzo tra il classico e il moderno, dove tutti possono trovarsi e ritrovarsi davanti ad un buon piatto» 

ritrovo

 

Sono proprio la cucina dei piatti tipici a riempire il menù, di cui si occupa lo chef Luigi Poerio. «In cucina c’è mio padre, Luigi, che è uno chef di vecchio stampo. Lui ama proporre al cliente il piatto tradizionale, semplice e gustoso. Spesso si pensa che sia facile cucinare i piatti tradizionali, ma non è così. Devi conoscere il prodotto che vai a cucinare, altrimenti lo rovini. Prendiamo, ad esempio, lo spaghetto con le vongole, che insieme al pacchero ai frutti di mare, è il piatto che mio padre preferisce di più realizzare. Se non sai dosare bene gli ingredienti, se non conosci i tempi di cottura dei singoli elementi e, aggiungo, se non hai la passione vera per la cucina non potrai mai realizzare un piatto di qualità. Il rischio, nel momento in cui vai a fare nuove combinazioni di gusto, è di perdere il sapore autentico e verace, tradendo quella che poi è la nostra idea di piatto».

ritrovo

Il ritrovo degli amici, oltre che ristorante, è anche pizzeria e ad occuparsi delle pizze è proprio Pasquale Poerio, il quale ha scelto, negli ultimi tempi, di intraprendere una nuova strada. «Da diversi mesi stiamo facendo un nuovo impasto, molto più leggero, che realizziamo attraverso un prefermento di ventiquattr’ore, il quale viene poi rimpastato. Questo permette al prodotto finale di acquistare una caratteristica fondamentale per la pizza: l’alta digeribilità. Un esempio è la Gennarì, una pizza leggera e semplice in cui gli ingredienti, prosciutto cotto, salame, carciofini, provola e pepe, ovviamente bianca senza pomodoro, si combinano perfettamente senza annullarsi l’uno con l’altro». Pasquale Poerio parla in maniera entusiasta del percorso compiuto fino ad oggi ed iniziato in tenera età, quando da bambino girava tra i tavoli del locale. Oggi ha raggiunto importanti traguardi, tra cui secondo classificato al TuttoPizza 2019 nella categoria Trofeo a squadre 5 spicchi. Il ritrovo degli amici è un locale dall’imprinting giovane, in cui il cliente ritorna perché qui trova uno staff affiatato e disponibile, un ambiente accogliente, dove le famiglie possono trascorrere gradevoli serate in compagnia degli amici. In particolare Pasquale Poerio ci tiene a precisare che il suo ristorante è un luogo perfetto per le famiglie perché «abbiamo realizzato una sala baby con animazione il sabato e la domenica, al fine di far godere la serata ai genitori e, allo stesso tempo, far divertire i bambini». 

Il ritrovo degli amici è dunque, come dice il motto del ristorante, un posto da provare e da non lasciare andare mai!”. 

 

Amalia Vingione

In provincia di Salerno e precisamente a Cava de’ Tirreni, antica città ricca di rievocazioni storiche, è possibile trovare una pizzeria dal sapore squisitamente contadino. Stiamo parlando di Nonna Nannina, pizzeria contadina. A raccontarci la sua storia è Nausica Ronca, che con il resto della famiglia sta rendendo la pizzeria un fiore all’occhiello del territorio.

« Nonna Nannina non è un nome di finzione. La nostra pizzeria nasce grazie alla nostra nonna, che oggi ha novant’anni. È lei che ci ha indicato la strada e ci ha insegnato l’arte della panificazione e a riconoscere i vari prodotti. Ancora oggi, nonostante l’età, nonna Nannina va in campagna, coltiva la terra e produce prodotti sani e di qualità».

Anna Milito, conosciuta da tutti come Nonna Nannina , è una donna semplice, di altri tempi, instancabile, che incarna la saggezza della cultura contadina. «Quando andavamo al mercato a prendere le verdure, lei ci sgridava se ciò che prendevamo non erano prodotti di stagione e ci diceva di osservare il suo orto, se quei prodotti erano assenti significava che non erano di stagione, invitandoci quindi a non acquistarli. Così facendo ci ha insegnato anche la stagionalità. Per questo motivo le abbiamo dedicato il nome dell’attività, a cui abbiamo aggiunto la specifica di “contadina”, perché nonna Nannina è sempre stata una contadina e questa è la nostra impronta sia per come cuciniamo i nostri prodotti, secondo le ricette della nonna, sia per il prodotto stesso».

Nausica Ronca è entusiasta del prodotto che offrono al cliente e sempre in maniera entusiasta parla della scelta fatta, una scelta che va nella direzione della cucina contadina, della semplicità e del gusto vero e tradizionale.

Nonna Nannina 2

«La cucina contadina dà alla pizza, come valore aggiunto, sicuramente il sapore. Oggi viviamo in un mondo senza sapore, perché spesso tutto viene modificato geneticamente. Pensiamo, ad esempio, al fatto che mangiamo hamburger che sanno di carne, ma non sono fatti di carne mentre il nostro cervello è stato bombardato dalle grandi catene multinazionali che non fanno altro che mettere prodotti nei barattoli. Basta aprire un barattolo e farcire la pizza, ma quello non è gusto. Nel corso di una importante fiera a Milano feci assaggiare del tonno artigianale e tutti rimasero stupiti del fatto che sapesse di pesce. Ecco, questo ci suggerisce come si sia perso nel tempo il vero sapore dei cibi».

Nonna Nannina , pizzeria contadina è un locale a conduzione familiare, dove come colonna portante c’è questa donna forte e saggia, la cui eredità è stata raccolta dai nipoti e da Nausica.

«La pizzeria è a gestione familiare. Ognuno ha un ruolo specifico, lavorando così in perfetta sinergia. Mio marito, Pasquale Bisogno, si occupa della pizza e della ricerca dei prodotti, essendo un gastroscout; io mi occupo della “cucinella” di Nonna Nannina, dove trasformo i prodotti di stagione in piatti che siano allo stesso tempo semplici e di gusto. Daniele, il fratello di mio marito, si occupa della gestione dell’impasto e del forno, quindi è in continuo movimento per imparare nuove tecniche di impasto. Infine, la sorella di Pasquale si occupa di tutto il lato contabile e della cassa. Quindi tutte queste competenze, messe insieme, riescono a creare qualcosa di bello, dove nessuno prevale e l’unione familiare risulta importante».Nonna Nannina

Il menù di Nonna Nannina non può, dunque, non essere lo specchio di una cucina semplice, in cui è possibile ritrovare i sapori di una volta. Così come è proposto in quella che è la pizza che più la rappresenta:« La pizza che ci ha caratterizzato e che abbiamo chiamato proprio “Nonna Nannina” è una pizza molto semplice, fatta con una base di pesto artigianale, pomodorini e grana padano. Tre elementi soltanto, perché siamo convinti che il gusto viene dato dalla semplicità. Noi sottraiamo invece di aggiungere. Questa ovviamente è la nostra scelta, ovvero far assaggiare ai clienti un prodotto molto semplice perché da noi si trova la semplicità e non piatti articolati».

Da Nonna Nannina ci si prende cura non solo del palato, ma anche del corpo. È necessario, dice Nausica Ronca, invitare le persone a porsi qualche domanda quando si siedono a tavola. «Cerchiamo di capire se ciò che mangiamo è solo gusto o anche salute e quindi se quello che stiamo mangiando ci fa anche bene e ci fa vivere di più. Impariamo a mangiare non solo attraverso un portafoglio, ma attraverso soprattutto le vere esigenze del nostro organismo. Chiediamoci cosa stiamo mangiando e non se è buono o cattivo. A tavola iniziamo a parlare un po’ della nostra salute».

L’invito, dunque, è quello di soffermarsi su gusto e salute, un binomio imprescindibile che da Nonna Nannina , pizzeria contadina è possibile ritrovare in ogni piatto.

Amalia Vingione 

 

Nuova tappa del nostro percorso del gusto: “La Terrazza del Seggio” di Gianfranco Marfella. Siamo nella provincia di Caserta, esattamente ad Aversa. Situato nel suo borgo antico, ubicato al primo piano di un palazzo interamente ristrutturato in chiave moderna, il locale si presenta molto ben curato ed arredato offrendo, nella bella stagione, anche il servizio sull’ampia e bella terrazza con vista sul Vescovado e che dà il nome al ristorante, circondata da piante e fiori curati.

Il patron Gianfranco, guru di sala che vanta un’esperienza trentennale nel settore della ristorazione, propone ai suoi clienti un’offerta gastronomica basata soprattutto sui piaterrazzatti della tradizione ben rivisitati, ‹‹la mia idea è quella di ridefinire i valori del territorio, cercando di mettere in pratica l’esperienza maturata in questi anni›› ci dice.

Serietà, professionalità ed umiltà sono le parole chiave di questa attività che rincorre una politica di marketing basata ‹‹sull’impegno verso i clienti, nel servizio e verso il cibo, rigorosamente preparato dallo chef con ingredienti sempre freschi e made in Campania››.

Dalla tradizionale napoletana pasta e patate con provola, alla genovese, allo spaghettone alla Nerano, ai secondi di pesce preparati con pescato locale, all’ottima scelta di carni pregiate, la “Terrazza” interpreta ed esalta sapientemente gli eccellenti prodotti del nostro territorio tanto da ‹‹poter sentire, fin dal primo assaggio, tutto il sapore autentico della terra campana››.

Se questo non bastasse, a fare l’en plein il “reparto” pizzeria. Ebbene sì, per chi proprio non riesce mai a rinunciarvi, la “Terrazza” propone anche un’ottima pizza tradizionale, cotta rigorosamente in forno a legna. ‹‹La tradizione classica›› – ci spiega Gianfranco – ‹‹è il nostro spirito guida anche in pizzeria, il cornicione deve essere alto e lo è grazie all’impasto a lunga lievitazione naturale››.

Accanto alle pizze tradizionali, la “Terrazza” sta sperimentando alcune proposte più “gourmet”. Tra queste, “la pizza della Terrazza” sintetizza perfettamente la filosofia di questa attività: passione, genuinità ed ingredienti locali esaltati nella loro semplicità. Il pesto di melanzane fatto in casa abbinato a pomodorini e provola trova il giusto equilibrio nella croccantezza dei pinoli in un’esplosione di gusto che lascia letteralmente a bocca aperta (ma a stomaco pieno)!

spahettone

morsiA Caserta, lungo il Viale dei Bersaglieri, in una zona residenziale ben servita, a pochi minuti dal centro della città e dalla famosissima Reggia, la pizzeria Morsi & Rimorsi apre le porte a chiunque voglia lasciarsi conquistare “al primo morso e senza provare alcun rimorso per non aver ceduto a qualche peccato di gola!”

“La pizza è un piatto povero, e non solo perché prima con pochi soldi si riusciva a comprarne una, nelle botteghe locali o dai venditori ambulanti che giravano per le strade, ma anche perché veniva preparata soltanto con acqua e farina, e poi condita con pochi ingredienti, semplici, come il pomodoro rosso e il fior di latte” – con queste parole, Giuseppe Casale, maestro pizzaiolo di Morsi & Rimorsi, definisce quella che oggi è diventata l’eccellenza gastronomica Made in Italy più amata al mondo.

“Noi di Morsi & Rimorsi” – aggiunge Giuseppe – “facciamo una pizza gourmand, ma rivisitata perché la prepariamo rinunciando ai prodotti già trasformati e preferendo solo quelli delle tradizioni culinarie, italiane, quindi, non solo campane”.

È proprio in questo modo che la novità, intesa come innovazione, incontra e rivitalizza la tradizione nazionale dei sapori e dei profumi delle antiche culture contadine.

Esempio lampante di questo insolito ma significativo accostamento è la Pizza Margherita “A Modo Nostro”, la prima di una “accurata” selezione della casa, realizzata con filetti di pomodoro fresco di raccolta  e “pacchetelle” di San Marzano DOP su una fonduta di fior di latte di Agerola, una spolverata di parmigiano reggiano DOP stagionato 24 mesi, clorofilla di basilico, da un colore brillante e un sapore delicatissimo, utilizzata per amalgamare tutti gli ingredienti e un filo di olio extra vergine di oliva di produzione locale come tocco finale.

A proposito di “odori “, un must have nella cucina di Morsi &Rimorsi, il maestro pizzaiolo afferma con orgoglio e anche un po’ emozionato: “Come il basilico, anche la menta e l’origano selvatico, il prezzemolo tritato, l’erba cipollina e il rosmarino non possono mai mancare sulle mie pizze perché come mi ha insegnato il Signor Chef, Antonino Cannavacciuolo, queste erbe aromatiche, profumatissime, valorizzano quegli ingredienti poveri ma ricchi di sapori e di storia, sfruttandoli appieno e conferendo loro un gusto fresco e un sapore giusto per cui il piatto diventa tutt’altro che banale”.

Ovviamente, in una cucina “profumatissima” come quella di Morsi & Rimorsi, non potevano di certo mancare le spezie, prima fra tutte la curcuma che viene utilizzata principalmente per realizzare l’impasto, cosiddetto “alternativo”, di una pizza speciale, dal sapore dolce-salato.

Un disco di pasta stesa viene inizialmente sottoposto ad una doppia cottura, prima fritto e poi “passato” in forno fino ad ottenere una doratura bella colorita anche per effetto della curcuma. morsi e rimorsiL’ingrediente principale di questa pizza è sicuramente la burrata di Andria, formaggio fresco a pasta filata che viene aggiunto a crudo così come la scarola riccia, croccante, condita solo con sale e olio, i pomodori secchi di produzione della casa, le alici di Cetara sfilettate e un crumble di olive nere caiatine, rinomato prodotto slow food del territorio campano. In questo caso, la curcuma non solo conferisce all’impasto un colore giallo sole ma, con il suo gusto piacevolmente pungente, contrasta la particolare sapidità di ingredienti quali i pomodori secchi e le alici, bilanciandola al sapore dolce e fresco della burrata.

“Anche la nostra pizza di battaglia, Omaggio a Sant’ Angelo, sposa la filosofia di tutelare e valorizzare i prodotti dei Presidi Slow Food e delle piccole produzioni locali di qualità, salvaguardando, così, la biodiversità agroalimentare a rischio di estinzione” – afferma Giuseppe Casale.

Il pistacchio di Bronte, prima ridotto in un sughetto fresco e aromatico poi utilizzato in granella, prodotto slow food, con il suo sapore puro, viene abbinato alla qualità inconfondibile della mortadella IGP Bologna e alla rusticità della stracciata di bufala, e quale nota vincente su questo pentagramma di sapori e colori, non potevano mancare il basilico fresco da un gusto forte e deciso e un filo di olio extra vergine di oliva, profumatissimo, aggiunto a crudo.

Passiamo ora all’impasto “classico” della pizza targata Morsi & Rimorsi, che è la vera testimonianza di quanto artigianale sia il prodotto sfornato ogni giorno per quella ricca platea di commensali incuriositi da piatti nuovi ma pur sempre preparati all’ombra della tradizione e delle tecniche di lavorazione intrise di storia vissuta e di esperienza.

Ciò che contraddistingue la “pizza brioche” di casa Morsi & Rimorsi – così la definisce il maestro pizzaiolo Giuseppe Casale –  è innanzitutto un mix di farine italiane di prima scelta, una doppio zero, raffinatissima, e una tipo 1 macinata a pietra, con germe di grano, che “da’ all’impasto una spinta in più, conferendogli più sapore e apportando un maggiore apporto proteico al piatto”. Non meno importanti sono, da una parte, un’alta idratazione, almeno al 70%, per cui l’impasto risulta composto da una quantità di acqua maggiore  rispetto a quella di farina, e da poco sale per conferire alla pizza leggerezza e una giusta sapidità. Dall’altra, una maturazione a basse temperature, compresa tra i 4-5°C , che dura  circa 12 ore “durante le quali” – aggiunge il maestro pizzaiolo – “i lieviti sono dormienti e l’impasto viene lasciato riposare, per acquisire dopo maggiore friabilità”, seguita poi da una lunga lievitazione di 20 ore, a temperatura ambiente, ma sempre monitorata, che garantisce la freschezza costante della pasta. “La cottura finale in un forno a legna”- ci tiene a precisare Giuseppe – “evita sicuramente di ottenere una pizza bassa come quella napoletana certificata STG, e l’effetto a canotto cioè con un cornicione molto pronunciato, come invece rivendicano i pizzaioli di ultima generazione”.

Non è un caso, dunque, che nel 2018 la pizzeria Morsi & Rimorsi si è annoverata tra quelle a Tre Spicchi premiate dal Gambero Rosso. Il maestro pizzaiolo, Giuseppe Casale, con poche e semplici parole ci spiega il perché, a suo avviso, di questo successo: “L’impasto che proponiamo ai nostri ospiti è diverso da quello degli altri, di solito la pasta della pizza si presenta come un prodotto quasi sempre uguale ad un altro; ma il nostro non lo è. E poi la nostra pizza è sempre saporita, perché viene condita con ingredienti freschi, di stagione e soprattutto genuini perché a km0, che danno quel tocco in più”, sprigionando, senza dubbio, tutte quelle qualità olfattive e sensoriali che conquistano al primo morso!

Felicia Mercogliano 

CampisiSe vi capitasse di fare un viaggio in Francia, magari nel circondario di Bordeaux, per l’esattezza a Cestas nel dipartimento della Gironda e voleste ritrovare il sapore di Napoli, una tappa del gusto obbligatoria è il piccolo ristorante italiano “A Tavola” del giovane Nicolò Campisi, napoletano DOC naturalizzato francese. Pasticceria francese e cucina italiana si sono felicemente incontrate in un piccolo locale con cucina a vista che ricalca la convivialità dei ristoranti tipicamente napoletani.

Con la volontà ardente di chi ha solo vent’anni ma crede nei propri sogni, Nicolò è partito per la Francia e qui <<ho lavorato duro prima di poter aprire un ristorante tutto mio>>, dice. La cucina poi è stata galeotto tra lui e Kenza, sua socia e compagna di vita, che è l’anima dolce e francese del ristorante.

Nicolò CampisiUn piccolo gioiello nel cuore della Francia con lo spirito napoletano. Nicolò infatti sottolinea <<la tradizione della mia terra è alla base delle ricette che propongo ogni settimana nel mio ristorante, seguo la filosofia della cucina napoletana, voglio che le persone conoscano me attraverso i piatti. Penso che la cucina sia lo strumento più vero per far sentire tutto quello che ho vissuto>>. Nel senso di apprendere attraverso i sensi, ricevere un’impressione sensoriale e prenderne coscienza. E cos’è la cucina, se non questo?

L’anima italiana di questo ristorante non riguarda solo la provenienza del giovane Nicolò ma anche quella degli ingredienti che utilizza: <<quasi tutte le materie prime che utilizzo sono italiane grazie a dei grossisti che, lavorando direttamente con l’Italia, riescono a far arrivare un camion ogni settimana>> per garantire prodotti qualitativamente eccellenti ai clienti.

La qualità degli ingredienti si evince dal menù, infatti trattando esclusivamente prodotti stagionali esso non è mai fisso, cambia in funzione del mercato, tanto che <<le persone che ci scelgono conoscono cosa proponiamo nel momento in cui si siedono, non troveranno oggi quello che hanno mangiato ieri>>, ci dice Nicolò che ci tiene a sottolineare come questa sia una scelta ottimale per non utilizzare prodotti surgelati.

A tavolaMa ciò che occupa uno spazio speciale nel cuore di Nicolò, da buon napoletano, è sicuramente la pizza. <<In pieno stile napoletano, l’impasto delle mie pizze lievita naturalmente da un minimo di 18 ore a un massimo di 48 ore. Utilizzo farina 100% italiana dei Molini Agugiaro&Figna, in particolare la cinque stagioni blu con una forza W290-300 e la cinque stagioni rossa più forte da W390. La mescidanza di queste mi permette di avere un impasto come quello dettato dalla tradizione napoletana che rende le pizze alte, soffici e ariose>>.

Nonostante la mancanza di un forno a legna, Nicolò riesce comunue, grazie ad un forno elettrico, a garantire le stesse temperature e prestazioni di uno tradizionale. Se non nel forno, ritroviamo la “napoletanità” negli ingredienti della pizza, soprattutto in quella a cui Nicolò è più affezionato perché porta il nome del ristorante: la “A tavola” farcita alla base con pomodoro San Marzano e mozzarella fior di latte e all’uscita con rucola, prosciutto di Parma DOP, mozzarelline e pomodorini freschi. Il modo più genuino per sentire Napoli…in un morso!

“A Tavola”, un piccolo ristorante in cui trovare i sapori locali e quelli italiani. Una cucina 100 % homemade che si serve di prodotti sempre freschi, un menù che si evolve ogni giorno per un pranzo pieno di gusto, un caldo aperitivo o una cena gourmet preparata sott’occhi e…con accento napoletano!

Marika Manna

Gennaro Barbato e la tradizione in cucina

La TerrazzaRicordi, profumi e sapori si incontrano su una terrazza che dà su una delle piazzette più antiche di Casoria. La neo-nata “La Terrazza Pizzeria & Trattoria” è il luogo perfetto in cui poter gustare la pizza autentica napoletana e i sapori della tipica cucina “della nonna”. L’attività, venuta al mondo dall’idea imprenditoriale di Gennaro Barbato , opera con professionalità e competenza al servizio della clientela e propone, a pranzo e cena, piatti della tradizione gastronomica locale, preparati con ingredienti dalla qualità indiscutibile.

<<Volevo creare un punto di riferimento per i clienti in cui poter vivere, assaggiando i miei piatti, un viaggio temporale e sensoriale che li riportasse al tavolo delle loro nonne>> e per rendere il suo sogno più reale, Gennaro Barbato ha scelto una location molto particolare:  all’interno di un palazzo storico, una rampa di scale porta alla graziosa pizzeria-trattoria in una terrazza che può ospitare fino a 55 persone.

Il tipo di ristorazione proposta guarda dunque al passato, le ricette sono, infatti, esattamente identiche a quelle antiche – frutto di 15 giorni di test – dalle materie prime, alla preparazione, alle ore di cottura. Ad esempio, uno dei cavalli di battaglia è la genovese preparata con cipolla ramata, pasta nel formato candela e tempi di cottura molto lunghi con un’attenzione particolare a tutto ciò che sta attorno alla pietanza: piatti rigorosamente in porcellana dipinta a mano.

Le nonne, si sa, ci vedono sempre “sciupati” ed è per questo che <<noi vogliamo che il piatto sia “scostumato”>> dice Barbato, intendendo l’abitudine di sua nonna – ma quella di tutti – di riempire abbondantemente i piatti così che le persone possano andare via con la pancia bella piena, soprattutto i professionisti che si fermano per il business lunch << a cui offriamo una pausa pranzo ricca, gustosa e conveniente>>.

 

impasto

<<Per quanto riguarda le pizze, utilizziamo la farina del Mulino Caputo che garantisce elevate prestazioni e risultati di altissima qualità; il nostro impasto biga, partendo da una base di lievitazione di 24 ore fino ad un massimo di 36, rende le nostre pizze estremamente soffici e altamente digeribili tanto che potreste tranquillamente mangiarne due>> come vuole d’altronde il dettame napoletano. Una delle idee innovative di questo giovane imprenditore è “la pizza del mese”: maggio è il mese della “Pizza col baccalà”, un accostamento nuovo e temerario ma che, siamo certi, non deluderà nemmeno i palati più raffinati.

Assolutamente da non perdere sono “I primi della nonna”: pasta e patate con provola , ziti al ragù napoletano, la genovese, linguine alla puttanesca con variante acciughe, fusilloni zucchine e gamberi. Tutte pietanze che vi porteranno indietro nel tempo a quando le vostre nonne vi accoglievano in casa con un bel piatto di pasta “scostumato”.

 

Domenica 14 aprile a Sant’Anastasia

Degustazione guidata dalle uova alle colombe con Carmine Leonessa di Pasticceria Giulia.
Dalla tradizione alla creatività, dalle uova alla colomba, domenica 14 Aprile Carmine Leonessa della Pasticceria Giulia di Sant’Anastasia celebra la Pasqua in grande stile. Partirà infatti alle ore 11 la presentazione di dolci bontà all’insegna della festività alle porte e la degustazione guidata con il Maestro Pasticciere Roberto Ruggiero, che ha ormai avviato le danze per la nuova linea pasticceria della casa, che già sta conquistando da settimane la clientela introducendo il menù delle sfogliatelle.
“Per l’occasione – spiega Carmine Leonessa, patron di Pasticceria Giulia – abbiamo invitato anche il Priore del Santuario della Madonna dell’Arco, per condividere con dolcezza la Santa Domenica delle Palme”.
Ufficio Stampa:
Luisa Del Sorbo

“Sua Maestà la pastiera”, il dolce pasquale celebrato a Palazzo Caracciolo

Lunedì 15 aprile dalle ore 18 i migliori pasticcieri della Campania faranno assaggiare le loro proposte tra innovazione e tradizione

Tra innovazione e tradizione, una passeggiata tra i sentieri più dolci della cultura napoletana per arrivare a celebrare una regina. Lei, il dolce per eccellenza, ancor più nel periodo pasquale: “Sua Maestà la pastiera”Lunedì 15 aprile dalle ore 18 alle 21 all’Hotel Palazzo Caracciolo MGallery by Sofitel (via Carbonara, 112 – Napoli) i migliori pasticcieri della Campania faranno assaggiare le loro proposte di pastiera.
Un dolce unico, storico per la cultura partenopea e che proprio nel mito di Partenope affonda le sue radici. Il culto vorrebbe che la popolazione, per ringraziare la sirena di aver scelto il Golfo di Napoli per spandere la sua voce dolce e melodiosa, gli avesse un giorno portato sette doni: la farina simbolo di ricchezza, la ricotta per richiamare l’abbondanza, le uova per la fertilità, il grano cotto nel latte a simboleggiare la fusione del regno animale con quello vegetale, i fiori d’arancio profumo delle terre campane, le spezie omaggio di tutti e lo zucchero per celebrare la dolcezza del canto della sirena. Partenope secondo il mito gradì i doni e mescolò il tutto dando vita al dolce sarà celebrato nel salotto buono della città di Napoli.
I grandi protagonisti dell’evento saranno Leopoldo, Di Costanzo, Ranieri, Cannavino, Poppella, Capriccio, Di Dato, Cuori di Sfogliatella, Volpe, Capparelli, La Delizia, Pesce, Colmayer e Carbone e Gambrinus che offrirà anche caffè davanti ai quali i visitatori potranno riflettere sulla miglior pastiera della giornata. Questi i nomi che delizieranno con assaggi coloro che parteciperanno a questa saporita passeggiata tra i sentieri di “Sua maestà la pastiera”, con possibilità per i visitatori anche di acquistare prodotti. Il live show cooking dello chef resident Umberto Zimbaldi offrirà, inoltre, anche uno spazio dove si potrà apprendere tutti i segreti per cucinare una pastiera perfetta.

 

Ufficio Stampa:

Alessandro Savoia

Alla pasticceria Sparaco di Castel Morrone a San Giuseppe la zeppola è fritta e al forno in un’escalation di sapori fra tradizione ed innovazione.

Castel Morrone, 17 marzo 2019.  Se la festa degli innamorati ha il suo “bacio”, la festa della donna la sua mimosa, il 19 marzo una data in cui si celebrano due festività importanti, San Giuseppe e la festa del papà, vuole assolutamente la sua zeppola. È un dolce che riempie di gusto la bocca ad ogni morso, una nuvola a base di pasta choux, farcita con crema pasticcera e decorata con una succosa amarena sciroppata, fritta secondo la tradizione e al forno per chi vuole scegliere la versione light e secondo alcuni nasce a Napoli, nel convento di S.Gregorio Armeno, secondo altri in quello di Santa Patrizia. Ma c’è anche chi ne attribuisce l’invenzione alle monache della Croce di Lucca o a quelle dello Splendore.

A Castel Morrone, la pasticceria Sparaco che opera nella stessa sede da più di trent’anni al civico 1 di via Taverna, un laboratorio artigianale guidato da Guido Sparaco, il giovane e talentuoso pastry chef che sta portando in alto il nome di Castel Morrone a manifestazioni  di settore  in giro per l’Italia con il suo “Ficus” e  diverse creazioni fatte di ricerca e territorialità, per questa festa del papà propone, oltre alla tradizione, anche le varianti al forno, ben dieci gusti diversi dove la pasta bignè è morbida e fragrante al punto giusto.

Si parte dunque con la fritta con una vellutata e avvolgente crema pasticcera, amarene rosse, quelle di qualità e una spolverata di zucchero a velo a cui aggiunge le speciali dal formato medio al gusto cioccolato fondente, pralinato di nocciola e pistacchio. Ancora, caffè, chantilly, noce e miele, la novità 2018 che torna anche quest’anno, una zeppola dedicata interamente a Castel Morrone, nata proprio per valorizzare alcune produzioni di cui il territorio è ricco e, per finire, zuppa inglese, torroncino per i più golosi cocco e nutella e per gli amanti della frutta c’è anche la versione a fragola.

Un tripudio di sapori che le parole non riescono a descrivere: ci si ritrova rapiti da un’escalation di dolcezza e delicatezza a partire dal boccone mignon fino al formato più grande.

La Pasticceria Nicola e Guido Sparaco (Unica Sede) è a Castel Morrone (CE) in via Taverna, N. 1 Tel. 0823. 399017

La Fattoria degli Esposti presenta “Varchetella”

Prodotti Artigianali della Tradizione Partenopea

 La Fattoria degli Esposti, in via dei Tribunali 57, Napoli, è un Panificio e Tarallificio di alta qualità, dove Maurizio Esposito e Fabiana Noviello, marito e moglie trasmettono nel lavoro quotidiano, tutta l’armonia professionale, che si trasforma in deliziosi manicaretti della tradizione partenopea con lievitazione naturale. Fondamentale il lievito madre, dai grandi risultati, soprattutto per le pizze, con una variegata scelta: patate, pomodorini, scarola, peperoni ecc, latradizionale pizza rustica o le deliziose graffe, oltre all’assortimento di prodotti secchi, come i taralli ‘nzogna e pepe” (taralli sugna e pepe)”, i roccocò, i taralli dolci nasprati al gusto pistacchio, limone, cacao e peperoncino, i biscotti con cioccolato, i deliziosi arrotale e vinnele (arrotolali e vendili).

Un percorso di qualità che conduce alle ricette ideate da Maurizio Esposito, come la nuovissima “Varchetella”, che racchiude in un impasto semplice e genuino lievitato naturalmente una farcitura di fonduta alla birra con polpette e taralli sbriciolati, declinata poi in altre cinque varianti per assecondare tutti i gusti: con pasta e patate, soffritto napoletano, salsicce e friarielli, fagioli alla messicana e fagioli e scarole. Sopra due vele di pane oltre a guarnire la Varchetella, aiutano anche nella degustazione, in packaging adeguato e una forchettina rigorosamente in legno.

Una ricetta nuova, che prende spunto dalla tradizione, ma riesce ad essere innovativa, assecondando la curiosità del gusto in continua evoluzione. Soprattutto, il ruolo del “lievito madre”, detto anche lievito naturale o pasta acida, che richiede pazienza, tempo, ed esperienza e dove spesso sono necessari più tentativi per ottenere un buon risultato; va “accudito”, rinfrescato e controllato. Ma la differenza è sostanziale, infatti il pane fatto con il lievito madre anziché con il lievito di birra ha diversi pregi: migliori caratteristiche organolettiche e sviluppo del prodotto, maggiore digeribilità e conservabilità.  E qui l’esperienza di Maurizio Esposito, fondatore del panificio, la fa da padrona, infatti dopo aver lavorato nei più grandi panifici di Napoli, insieme alla moglie Fabiana, decide di aprire il panificio e tarallificio Fattoria degli Esposti. Prima solo laboratorio e forno per il pane adesso anche negozio aperto al pubblico take away, ma anche con saletta di degustazione, dove assaporare la produzione di taralli, dolci, biscotti, torte, pagnottiello Napoletano ed altre bontà. L’attaccamento alla genuinità dei prodotti in tutta la produzione, ha fatto della fattoria degli Esposti, un punto di riferimento, ed una tappa dove gustare la tradizione napoletana, soprattutto per i tanti turisti assetati di napoletanità che passano in via dei Tribunali. Ancora oggi, è un lavoro lento e di pazienza, il pane, i taralli e le pizze sono frutto di un procedimento di qualità ed i sapori finali sono sempre quelli di una realizzazione artigianale, di chi ha scelto come filosofia aziendale di lavorare sempre con prodotti sani.

 

Ufficio stampa:

Annalisa Tirrito

Circondato dalla natura e dai padiglioni di fieno, il ristorante pizzeria Batti la Paglia è un luogo dove provare a vivere un ritorno alle origini. Questa caratteristica vale sia per l’ambientazione piena di richiami al mondo campestre che per la cucina: un repertorio scandito dai prodotti naturali del territorio. Ubicato nel Cilento, poco distante dal comune di Battipaglia, il ristorante si caratterizza all’interno per un’estetica essenziale, dove è il legno a predominare insieme alle piastrelle dai tipici disegni delle ceramiche campane.

La pizza del Batti la Paglia, prodotto denso di artigianalità

Il locale si fa apprezzare per la qualità delle sue pizze, proposte secondo una versione aggiornata della classica pietanza partenopea. Pur lavorando con “un impasto diretto, lo stesso che permette di conseguire un prodotto pizza secondo tradizione”, come affermato dal pizzaiolo Fabiano Viscito, preponderante è l’attenzione verso le materie prime.

Ogni prodotto è accuratamente selezionato e risponde alle nuove esigenze di gusto del pubblico. “Il cliente è cambiato – afferma Fabiano Viscito – ha imparato a riconoscere i prodotti di qualità ed è in grado di generare cultura attorno al cibo. Un aspetto positivo dato che si diffonde una consapevolezza su quelli che sono i prodotti e cibi di qualità” ha proseguito il pizzaiolo di Batti la Paglia.

Dal punto di vista operativo dell’ arte bianca, secondo la prospettiva del pizzaiolo Viscito, è un mestiere intriso di artigianalità. “Si sperimenta un continuo confronto con le proprie capacità e il percorso di lavoro svolto. Il mondo della pizza ti fa comprendere che la vera sfida è con se stessi – ha affermato il pizzaiolo di Batti la Paglia – ogni giorno è fatto di nuovi obiettivi per raggiungere la massima qualità del prodotto”.

I primi piatti di uno chef di eccezione. Pura riscoperta del gusto

Da Batti la Paglia si percepisce una passione speciale da parte di tutto lo staff per il lavoro in ristorazione. In cucina, lo chef Alessandro Serafino mette in campo la sua passione per i primi piatti, che li interpreta con prodotti di eccellenza. Serafino utilizza la linea di pasta trafilata in bronzo di Antica Maccheroneria. Prodotto artigianale del distributore Jamonita, che lo chef esalta nelle sue preparazioni.

Uno dei cavalli di battaglia in cucina, dello chef del Batti la Paglia, è il pacchero ai pomodorini firmati L’Orto di Lucia e cacioricotta di Fattoria San Vito. Un altro piatto di successo dello chef Serafino è il risotto con taleggio di bufala, peperone crusco e germogli di piselli. Comune denominatore di questi piatti sono i prodotti forniti dalla storica azienda di distribuzione alimentari Jamonita, punto di riferimento per molti ristoratori campani.

Il ristorante pizzeria Batti la Paglia esprime la sua ospitalità cordiale e professionale in un ambiente di design all’avanguardia. L’esperienza viene resa ancor più speciale grazie a una cucina che risalta il vero gusto dei prodotti. Un’organizzazione capace di sorprendere il palato dei suoi ospiti in tutti i momenti della giornata.

 

 

 

 

 

La Pizza è un cibo di cultura: “In essa, tutto il legame con il mio territorio”. (Giovanni Russo)

Nella Pizzeria La Famiglia, a Casapulla in provincia di Caserta, tutto è studiato per ricreare un’ambientazione luminosa e accogliente, adatta a far sentire l’ospite coccolato e protagonista di un’esperienza di qualità. In questa tappa gastronomica il clima familiare del locale passa anche dai sapori di pietanze tradizionali, che vengono sapientemente adattate ai concetti di gusto del presente. “L’obiettivo è far passare dalle ricette il nostro legame con il territorio, un valore a cui crediamo molto”, ha spiegato il pizzaiolo Giovanni Russo, titolare de La Famiglia.

Questo punto di riferimento per gli amanti della buona cucina è stato recentemente ampliato e oggetto di restyling. Un rinnovo che ha beneficiato all’estetica del posto e alla sua funzionalità: spazi maggiori hanno reso più agevole il lavoro degli addetti di sala. “Nella vecchia sede disponevamo di 35 coperti, il locale era più raccolto e spesso si verificava un veloce ricambio di persone. Situazione che metteva sotto stress l’organizzazione dello staff”, ha spiegato Giovanni Russo. Il risultato ottenuto con il nuovo look del locale è “un posto comodo in termini di servizio, spazio e comodità, il locale fa apprezzare dagli ospiti per il suo design moderno”, conferma il titolare della pizzeria.

La tradizione non è solo uno stile che richiama il passato, ma un linguaggio che esprime amore verso la propria terra, sotto l’aspetto della posizione geografica, della biodiversità dei prodotti e delle usanze. La pizza che produce Giovanni Russo rivela questi aspetti di tradizione, dato l’utilizzo di materie prime stagionali e la caratteristica gestualità del pizzaiolo napoletano che Russo esercita nel suo lavoro.

La figura del pizzaiolo è depositaria di una conoscenza culturale legata al disco di pasta. “La stesura della pasta con il gesto dello schiaffo è un momento tipico di quest’arte” spiega Giovanni Russo. Per il titolare della pizzeria di Casapulla l’arte bianca è una passione che è nata in gioventù: a soli dodici anni iniziava ad apprendere il mestiere presso il suo maestro. “Dal mio mentore ho appreso tutti gli aspetti pratici di questo lavoro – spiega Russo – gestire l’impasto, il forno e i tempi di cottura”. Tutti questi momenti compongono il mosaico della professionalità del pizzaiolo.

Giovanni Russo lavora nel rispetto del valore storico del piatto partenopeo: egli propone le intramontabili Margherita, Napoletana, Marinara e Cosacca. Riferendosi a quest’ultima, Russo spiega che si tratta di una pizza molto antica. “La Cosacca viene condita con pomodoro, olio, pecorino e scaglie di parmigiano” afferma.

Il valore simbolico della pizza e il ruolo del pizzaiolo, che porta avanti questa creazione, permettono di comprendere l’interessante settore dell’arte bianca. Pur essendo un ambasciatore della tradizione, la figura del pizzaiolo si sta evolvendo. “Con la nostra professionalità dimostriamo che siamo dei professionisti – spiega Giovanni Russo – chi svolge questo mestiere è in grado non solo di stendere la pasta ma di comunicare gli aspetti più affascinanti del territorio in cui opera, attraverso l’utilizzo di materie prime locali e di qualità”.

 

 

 

 

La pizza è un alimento globale e che a tavola mette d’accordo tutti” si apprende da Gennaro Tommasino, ristoratore e pizzaiolo che porta avanti la gestione del ristorante Bellini, locale situato in pieno centro storico a Napoli. Si trova a pochi metri da piazza Bellini, luogo da cui il ristorante prende il nome: “siamo nell’epicentro di una zona molto turistica di Napoli e ricca di luoghi di interesse culturale – spiega Tommasino – come il Museo Nazionale Archeologico”.

Bellini

Ritratto del centro storico all’entrata del Bellini

La posizione nel cuore del centro storico di Napoli è un aspetto di valore per il ristorante: la zona è ricca di edifici storici, nella piazza su cui da affaccio il ristorante pizzeria si apprezza il valore antico del capoluogo campano.  Fondato nel 1946, nello stesso posto dove sorge oggi, il Bellini ha contribuito a consolidare la fama della pizza napoletana nel centro storico della città.

Gennaro Tommasino rappresenta la terza generazione della famiglia di ristoratori: porta avanti con passione la buona cucina partenopea nel suo ristorante, una particolare attenzione è dedicata alle caratteristiche mantenute inalterate della pizza. Dal racconto di Gennaro Tommasino si apprende che è una pietanza che rimane ferma nei suoi metodi e qualità dell’ impasto. Il piatto di origine partenopea mantiene vivo il valore della tradizione nel ristorante.

“L’impasto che adoperiamo per la nostra pizza è ottenuto con il metodo indiretto – spiega il ristoratore – procedura classica che da sempre eseguiamo con farina doppio zero”. “Il risultato è un panetto di pasta chiaro, non rincorriamo le mode di ricerca sugli ingredienti per impasti speciali” ha proseguito Tommasino.

Chi realizza la pizza dovrebbe tenere a mente i requisiti di bontà del prodotto: “è giusto che ci sia un seguito alla tradizione con le nuove proposte – spiega il ristoratore – a patto che non si dimentichi la concezione del gusto eccedendo nella sperimentazione”.

Margherita Bellini

La Margherita del Bellini

Non tutti gli impasti, infatti, si prestano a essere conditi con ingredienti e abbinamenti troppo innovativi: “la base della pizza deve entrare in armonia con gli ingredienti che compongono il topping – spiega il proprietario del Bellini, e conferma – il cliente deve sapere quello che sta mangiando”.

La tradizione è sinonimo di continuità per l’identità della gastronomia napoletana: le certezze sulla preparazione della classica pizza sono la lievitazione a 24 ore, un impasto chiaro ottenuto con farina bianca, il cornicione ben alveolato e la digeribilità. Sono dunque ammessi ingredienti nuovi in pizzeria, a patto che siano compatibili con un impasto semplice e non troppo rivisitato: si ottiene così un prodotto in grado di mantenere inalterate le sue caratteristiche di gusto.

 

Una ristorazione che si evolve sui passi dei mutamenti storici della società, segno di una filosofia aziendale in continua ricerca dei gusti e delle attese della clientela: si tratta del ristorante Le Due Palme di Agnano, negli anni Ottanta era punto di riferimento per le importanti ricorrenze e per gli amanti dei cibi di tendenza. “Un’epoca in cui era status symbol recarsi in un posto per mangiare il miglior pesce fresco. La gastronomia di mare era indispensabile per creare un passaparola positivo sul nostro ristorante”, racconta Irene, ristoratrice alla seconda generazione dello storico locale.

La capacità di adattarsi alle tendenze gastronomiche è tuttora viva nel clima produttivo del ristorante: “proponiamo una cucina mediterranea radicata al territorio, molto attenta agli attuali standard di materie prime” spiega Fabio Infimo, il secondo titolare del Le due Palme. “Nel settore ristorativo non si sta mai fermi creativamente, si fa in modo che la tradizione possa allargare i suoi orizzonti e si faccia ricerca di prodotti nuovi”, continua il figlio della titolare.

Il ristorante di Agnano si focalizza su un’offerta di specialità di mare, approvvigionata con prodotti di prima scelta: il baccalà insieme ai friarielli condisce gli straccetti di pasta fresca, “un piatto simbolo della nostra volontà di essere moderni ma al contempo fedeli alla tradizione – spiega il giovane ristoratore – facciamo in modo che il cliente possa vivere un’esperienza gastronomica di qualità ma familiare”.

 

Sul fronte dell’arte bianca, una specialità da provare è la Pizza Nonna Anna: un calzone al forno ripieno con scarole stufate e insaporite con provola, uva passa e pinoli. La pietanza prende il nome dalla capostipite della famiglia di ristoratori da cui è partita l’iniziativa di dare vita al ristorante, negli anni Settanta: “in quegli anni abbiamo iniziato la nostra esperienza con la voglia di metterci in gioco e con la grande passione per la cucina di mia madre – spiega la titolare Irene – polli al forno squisiti, cannelloni e gnocchi sono un ricordo indelebile che richiamano un’atmosfera di famiglia”, sono queste pietanze che hanno segnato gli inizi di attività del ristorante.

Oggi il ristorante Le Due Palme propone un menu di carne e pesce, tutte le preparazioni avvengono nel rispetto di ottime materie prime e specialità regionali di qualità: “nel nostro ristorante arriva la carne chianina dalla Toscana, le olive all’ascolana artigianali, il formaggio di Fossa di Sogliano D.O.P – spiega la signora Irene – il pesce continua a richiamare la nostra clientela fidelizzata con prodotti ittici freschissimi”. Molto apprezzati i pesci una volta ritenuti più “poveri” ma ricchi in sapore e nutrienti come il pesce azzurro, “le alici le proponiamo ripiene per rimanere fedeli ai nostri standard di cucina di livello, anche il pesce bandiera viene rivisitato dai nostri chef nella millefoglie – spiega Irene – vengono alternati strati di pesce con fette di zucchina e provola“.

La qualità e genuinità dei prodotti, la creazioni di piatti in grado di raccontare la tradizione gastronomica locale sono punti cardine per il Due Palme Ristorante. Mantiene intatta la sua identità di luogo di aggregazione, eredità acquisita dagli anni Cinquanta quando era luogo di svago prediletto dall’alta società napoletana, porta avanti una passione per la cucina nata in famiglia e poi sperimentata per un vasto pubblico.

 

 

Dal 7 al 9 settembre, workshop culinario, degustazioni,
laboratorio sensoriale e mercato della terra

Il suggestivo borgo di Cautano (BN) – famoso anche per i pregiatissimi marmi che furono utilizzati dal Vanvitelli per la realizzazione di alcune sale della Reggia di Caserta – ospiterà, dal 7 al 9 settembre, l’evento Taburno Experience che propone a foodies, slow-trotters ed amanti del turismo esperienziale, l’occasione di conoscere e gustare la patata interrata di montagna, alimento anticamente vitale per la popolazione del Taburno ed ingrediente base di numerose ricette locali.

Un percorso cibo-memoria con i produttori delle Comunità del Cibo Slow Food e le tipicità della produzione artigianale, che permetterà di coinvolgere i visitatori in un affascinante viaggio del gusto per valorizzare il tradizionale rito della patata interrata: dopo essere state raccolte con la prima luna calante di settembre, le patate si ripongono sotto strati di foglie di felce e terreno a copertura della fossa, lungo i cigli che consentono lo scorrimento dell’acqua nel sottosuolo.

 

Un’antica tecnica di conservazione, dunque, che consente alle patate di montagna di superare le rigide temperature invernali, maturando sotto terra ed arricchendosi di sali minerali e particolari proprietà nutritive, come risulta dalla ricerca condotta dal dipartimento di Scienza dell’Alimentazione dell’azienda ospedaliera “Rummo” di Benevento, sotto la guida del dott. Francesco Coppola, già oggetto di due tesi di laurea.

Alla manifestazione, organizzata da Comune di Cautano e Slow Food Taburno – grazie alla Regione Campania, nell’ambito del POC 2014-2020, in collaborazione con le Comunità del Cibo (allevatori e produttori del Taburno e produttori della patata interrata) e con il patrocinio morale dell’Ente Parco Regionale del Taburno-Camposauro e del Consorzio Gal Taburno – parteciperanno anche i rappresentanti istituzionali di diversi Paesi, con Polonia, Slovenia, Cipro, Svezia e Ungheria che hanno già aderito.

Il programma (vedi allegato) è particolarmente ricco e prevede, tra i numerosi appuntamenti, convegno e workshop culinario a cura di Giuseppe Daddio (direttore e maestro chef scuola “Dolce&Salato” di Maddaloni) ed in collaborazione con Sabatino Cillo (“Cillo Grill & Barbecue House” di Airola, stilista delle carni ed ambasciatore dei prodotti tipici del Taburno), che interpreteranno in chiave moderna le ricette con la patata interrata (venerdì 7 settembre), laboratorio sensoriale (sabato 8), tour tra le eccellenze storiche, artistiche, gastronomiche, paesaggistiche e mercato della terra (domenica 9), con musica, stand enogastronomici e degustazioni ogni giorno. In particolare, per il tour in programma domenica 9 settembre, è previsto anche un servizio navetta con partenza alle ore 8 dal parcheggio BRIN di Napoli e alle ore 8.30 dalla stazione ferroviaria di Caserta (ore 9.30 arrivo a Cautano).

 

L’antico rito della patata di montagna interrata

In tutto il comprensorio del Taburno, la patata coltivata è quella di montagna. Caratteristico è il suo metodo di conservazione: l’interramento.

 

Un antico rito che consiste nello scavo di buche nel terreno di media/alta montagna, della profondità di circa 1-1,5 metri, in ognuna delle quali i tuberi (circa 3 o 4 quintali), raccolti con la prima luna calante di settembre, si ripongono protetti da strati di foglie di felce e da terreno a copertura della fossa, lungo i cigli che consentono lo scorrimento dell’acqua nel sottosuolo.

 

Molti contadini, per motivi pratici, interravano i tuberi vicino alle loro case facendo attenzione a mimetizzare bene il nascondiglio per evitare di essere derubati.

 

Un metodo risalente probabilmente al periodo del Brigantaggio, recuperato grazie alla volontà e all’impegno di Slow Food e di Giovanni Auriemma (Azienda agrituristica Tasso del Taburno), responsabile della Comunità del Cibo patata interrata di montagna del Taburno, nata nel 2010.

 

Progetto che ha consentito l’avvio di un percorso di restituzione di dignità e consapevolezza ai produttori divenuti sempre più numerosi.

 

Taburno Experience: Programma edizione 2018

Un week-end che permetterà di coinvolgere i visitatori in un affascinante viaggio del gusto con la possibilità di scoprire l’antico rito di conservazione della patata interrata con i produttori delle Comunità del Cibo Slow Food, le tipicità della produzione artigianale e la bellezza del borgo di Cautano.

 

  • venerdì 7 settembre: ore 10 convegno di apertura con la presenza delle delegazioni straniere che avrà luogo presso la sala consiliare. P.zza Vittorio Veneto ore 18 apertura manifestazione con produttori. Ore 20,00 Workshop culinario a cura di Giuseppe Daddio (Direttore e Maestro Chef Scuola “Dolce&Salato” di Maddaloni Ce) in collaborazione con Sabatino Cillo (Cillo Grill & Barbecue House di Airola BN), stilista delle carni ed ambasciatore dei prodotti tipici del Taburno. Ore 21 con l’esibizione del Gruppo Mediterranea Sound di Erasmo Petringa.

 

  • sabato 8 settembre: ore 16 produttori in p.zza con percorsi di degustazione di preparati tipici. Ore 17 laboratorio sensoriale a cura di slow Food Condotta Taburno. Ore 18.30 “Sport Tour… sulla Dormiente” a cura dell’ASD “G. Gisoldi” di Cautano, segue premiazione ore 20. P.zza Principessa di Piemonte ore 21,30 concerto con l’esibizione de “La banda Adriatica”.

 

  • domenica 9 settembre: ore 9 Tour Taburno Experience “Cautano e le sue eccellenze: storia, arte, artigianato, paesaggio”. Ore 11 p.zza Principessa di Piemonte il Mercato della Terra e alle 17 laboratorio di degustazione a cura di Slow Food. Ore 21,30 concerto dei Trementisti.

 

*Tutte le sere degustazioni tematiche e di prodotti tipici.

 

 

Direttore Artistico

Alois Grassani, nato a Bressanone, ha vissuto a lungo a Bologna. E’ noto per essere amico fraterno di Lucio Dalla, suo autore e musicista. E’ esperto di alimentazione naturale terapeutica e terapie naturali. Studioso della neobiotica che egli definisce “un’alimentazione per la vita, grazie a una visione nuova ed antica, che si avvale di antichissimi e moderni insegnamenti”, nonché di eubiotica. Promotore di vari movimenti e di migliaia di iniziative per la Vita Naturale, in tutta Italia e all’estero. Insegnante, terapeuta, e conferenziere internazionale. Membro Italiano della International Researchers’ Society (New Delhi e Srinagar). È presidente e fondatore del Centro Artistico Ecologico Erehwon.

 

 

Organizzazione

Comune di Cautano e Slow Food Taburno con le Comunità del Cibo (allevatori e produttori del Taburno e produttori della patata interrata) ed il patrocinio morale dell’Ente Parco Regionale del Taburno – Camposauro e del Consorzio Gal Taburno, in collaborazione con ASD Gianluca Gisoldi.

Location: Cautano (BN), piazze Vittorio Veneto e Principessa di Piemonte, oltre alle sedi aziendali dei produttori coinvolti.

 

Taburno Experience: Tour domenica 9 settembre 2018*

Bus:

  • Ore 8 parcheggio BRIN, Napoli;
  • Ore 8.30 stazione ferroviaria Caserta;
  • Ore 9.30 arrivo a Cautano.

 

Programma:

  • Ore 10 partenza da piazza Vittorio Veneto di Cautano per visita guidata con navetta e tour sul Taburno: Belvedere, Cappella di S. Rocco, notizie storiche sul territorio;
  • Ore 10.30 arrivo in montagna per l’esperienza dell’escavo e raccolta della patata, rappresentazione della preparazione delle buche per il successivo interramento delle stesse;
  • Sosta alla Piana di Prata, per godere, immersi nel verde, di una ricca colazione contadina ed incontro con uno dei produttori di Grani Antichi;
  • Segue, “degustando nei vigneti” con passeggiata nei vigneti di Aglianico e Falanghina ed incontro con il produttore: spiegazione delle tecniche di lavorazione della vigna e, al termine, degustazione guidata dei vini della cantina;
  • Ritorno in piazza Principessa di Piemonte (Cacciano) con percorso guidato tra i banchetti dei produttori, visita e degustazione;
  • Ore 17 laboratorio didattico sulla Birra Artigianale a cura di Slow Food con la partecipazione di “Birrificio42”.

*Si chiede la massima puntualità e si consiglia di indossare scarpe comode e giacca a vento.

 

 

Ragù Simposyum.

L’incontro sul ragù che parte da un mito e viaggia attraverso la Campania 

Venerdì 2 marzo 2018, alle ore 12,00, presso l’Aula Magna di Eccellenze Campane, si terrà l’incontro laboratorio “Ragù Simposyum”.

L’evento si svolge all’interno della Manifestazione “Ragù 7 su 7” organizzata dal giornalista enogastronomico e scrittore Luciano Pignataro in collaborazione con la d.ssa nutrizionista Francesca Marino, ideatrice e fondatrice del sito My Social Recipe.

“Ragù 7 su 7” è il primo evento che celebra uno dei piatti simbolo della cucina napoletana. Per 7 giorni sarà infatti possibile mangiare questa pietanza secondo l’interpretazione familiare, culturale e tecnica di 40 locali ubicati nella città di Napoli, dalle osterie e trattorie sino ai ristoranti e cucine stellate.

Ciascuno con la propria matrice di partenza e la propria interpretazione di ragù.

Celebrato da Edoardo e narrato da molti scrittori, anche non napoletani, il Ragù napoletano “è una cosa seria” per i partenopei e oggetto di accese discussioni tra massaie e talvolta intere famiglie.

Proprio partendo da questa variegata diversità che la ricetta incontra nella stessa città cui le sono attribuiti i natali, il Laboratorio Ragù Simposyum si prefigge di narrare il ragù partenopeo e i tagli di carne utili a confezionarne uno a regola d’arte e i ragù “degli altri”, ossia di tutti quelli che per tradizione hanno traslato nelle proprie aree geografiche adattandolo alle materie prime disponibili o sacrificabili.

A guidare il laboratorio ci saranno Giustino Catalano e Marco Contursi, entrambi appassionati della cucina e da molti anni impegnati nel campo gastronomico, ciascuno per propria attività. A coadiuvarli nel “duro lavoro” ci sarà il Macellaio Sabatino Cillo che dalla sua sede originaria di Airola ha ad oggi anche due punti vendita presso Eccellenze Campane a Napoli e a Milano, che ha fornito ampia disponibilità e supporto per la realizzazione dell’evento.

Si partirà da quale carne è idonea per un buon ragù napoletano e successivamente in una narrazione anche e soprattutto sensoriale si degusteranno il ragù di braciola di locena, quello di braciola di capra, il ragù castelpotano, quello con le allodole e il “cuta cuta” calitrano. In chiusura ci sarà l’assaggio del Ragù di Sabatino Cillo risultato in un panel test alla cieca del Gambero Rosso il migliore d’Italia.

Lo scopo è sempre quello di dimostrare come un grande piatto possa subire anche radicali trasformazioni a seconda dei luoghi nei quali viene preparato senza fuoriuscire dalla nostra regione.

I posti sono riservati su accredito alla stampa e a food blogger. Si raccomanda la massima puntualità

[Per info e prenotazioni]

dalle 10 alle 19

Anna Orlando

Catalano Consulting Srls

339-2276836

Giri di Pasta: l’innovativo locale dal centro storico approda anche al Vomero. 

 

La tradizione della pasta napoletana e della dieta mediterranea rivisitata in golose monoporzioni gourmet e solo con ingredienti tipici del territorio campano.

“Giri di Pasta” il 2 marzo inaugura a Napoli il suo secondo locale. Dopo l’apertura avvenuta con successo poco più di un anno fa nel centro storico, in via dei Tribunali 73, l’innovativo format delle frittate di pasta approda in via Bernini 12, nel cuore del quartiere Vomero.

“Giri di Pasta” è l’unico in Italia a riproporre la tradizione culinaria tipicamente napoletana in una chiave del tutto moderna. Non si tratta della frittata impanata e fritta, ma di quella “spadellata” che le mamme e le nonne napoletane sono solite preparare. Le ricette tradizionali sono rielaborate e gli abbinamenti studiati per ogni tipo di pubblico. Potrete scegliere infatti tra le frittatine classiche, quelle gourmet o le special.

Giri di pasta apre al Vomero

Che siate vegetariani, celiaci o vegani, da “Giri di Pasta” il vostro palato avrà solo l’imbarazzo della scelta. E anche i nomi vi divertiranno nell’ eleggere la vostra frittatina preferita. La “Scugnizza”, con salsiccia campana e pomodorini del piennolo del Vesuvio; la “Scostumata”, con salsiccia di maiale nero casertano, funghi porcini di Roccamonfina e vino rosso Aglianico; la “Ruffiana”, con polpettine di carne al sugo, caciocavallo di Sorrento a pasta filata e basilico; la “Pescatrice”, con gamberetti saltati, crema di zucchine e prezzemolo; la “Libera” con pasta di ceci, noci, tofu, pomodorini del piennolo del Vesuvio e basilico.

Per l’inaugurazione del nuovo locale al Vomero, i titolari hanno pensato ad una frittata ad hoc, la “Sciantosa”, assolutamente particolare: sarete deliziati dal ragù napoletano, olive nere di Gaeta e capperi. Che vogliate fare un break o sedervi per un gustoso aperitivo, da “Giri di Pasta” troverete la location giusta.

Aperitivo con la frittatina di pasta

Aperitivo con la frittatina di pasta

Gustare una frittata è un po’ come sedersi a tavola con tutta la famiglia riunita. Ecco perché è un locale pensato sia per un aperitivo con gli amici sia per un pranzo o una cena. “Giri di Pasta” al Vomero sarà aperto fino a tarda notte per offrire frittate “notturne” agli amanti della movida.

E se non avete voglia di uscire, le vostre frittate arriveranno a domicilio in massimo 15 minuti in qualunque zona di Napoli. L’obiettivo è promuovere l’identità di una città che cresce, di una Napoli che allarga i suoi confini e promuove le sue eccellenze, non dimenticando però le proprie tradizioni. L’attaccamento al territorio, ai suoi prodotti tipici, sono tra i punti principali della filosofia del format, che predilige infatti ingredienti di altissima qualità e a km 0, come la pasta di Gragnano, i pomodorini del Piennolo, la ricotta di Montoro, i funghi porcini di Roccamonfina, i limoni di Sorrento, e per finire il nostro vino rosso Aglianico. “Giri di Pasta” ha vinto “Mangia e bevi 2017”, il premio riservato alle eccellenze campane, come miglior format innovativo. “Siamo orgogliosi e soddisfatti della riuscita di questo format e abbiamo intenzione di esportare le nostre tradizioni napoletane anche in altre zone d’Italia e, perché no, in Europa”, dichiarano Dario Savarese e Eduardo Manco, i due giovani titolari.

Ci sono ben 15 diversi gusti da scegliere, che aspettate a provarli?

SAVE THE DATE 2 marzo alle 18:30 Aperipasta

Giri di Pasta, via Bernini 12

www.giridipasta.it

www.facebook.com/giridipasta-vomero

W.I.P.

Canzoni da Gustare

 

Work in Progress da cui l’acronimo W.I.P. è il nome del pizza e cucina di Nocera Inferiore, nato da un’idea di Domenico Fortino e Lorenzo Oliva, che lunedì 22 gennaio ha ospitato un’insolita cena “Canzoni da Gustare”, organizzata in collaborazione con Angela Merolla.

Ad opera del patron Domenico Fortino gli interessanti impasti per le pizze:

Impasto farina Tipo 0 100% naturale Molino Braga con 12 ore di lievimaturazione.

Impasto farina semintegrale Tipo 1 Petra 3 Molino Quaglia con 36 ore di lievimaturazione.

Impasto farina Tipo 1 + farina di amaranto Molino Braga con 60 ore circa di lievimaturazione.

E’ intervenuto il Dott. Rosario Calvanese nutrizionista, per spiegare le proprietà delle farine utilizzate per gli impasti.

Lunedì, il team W.I.P. composto da due pizzaioli Aniello Eulogio, Riccardo Faiella e dagli chef Alfonso Rega, Carmine Di Dato, ha realizzato una cena articolata tra pizze e piatti tradizionali partenopei, ma quali sono state?

Considerando che il menù nasce dall’ispirazione di 5 canzoni e che ognuna corrisponde ad una pietanza, le 5 portate non sono state rivelate, per cui un incontro al buio, ma c’è da fidarsi è stata una sorpresa tutta W.I.P.

Segue il menù proposto.

 

Menù: Canzoni da Gustare

I titolari: Domenico Fortino (specializzato in impasti per la pizza), Lorenzo Oliva.

Entrè

Canzone abbinata: Napule

W.I.P.Tortino di melenzane e ricotta, coulis di pomodoro San Marzano

In abbinamento:

Cantine Annarumma – Boscoreale NA

“Bomba D’amore” Falanghina brut – vino spumantizzato

 

Canzone abbinata: ‘A città ‘e Pullicenella

W.I.P.Lo scarpariello

In abbinamento:

Birra italiana di alta qualità artigianale del gruppo Perrella:

Fravort Fresh Beer da Bassa fermentazione

 

Canzone abbinata: Fatte ‘na pizza

W.I.P.Pizza  Margherita con pomodoro San Marzano Solania e Fior d’Agerola, da Impasto farina Tipo 0 100% naturale Molino Braga con lievimaturazione di 12 ore

In abbinamento:

Birra italiana di alta qualità artigianale del gruppo Perrella:

Fravort Fresh Beer da Bassa fermentazione

 

Pizza pomodoro giallo Solania, pesto alla trapanese, culatello di Venticano, noci e squacquerone, da Impasto farina semintegrale Tipo 1 Petra 3 Molino Quaglia con 36 ore di lievimaturazione

In abbinamento:

Birra italiana di alta qualità artigianale del gruppo Perrella:

Fravort Fresh Beer da Bassa fermentazione

 

Focaccia datterino Solania, ragù di braciola e scaglie di Provolone del Monaco, da Impasto farina Tipo 1 + farina di amaranto Molino Braga con 60 ore circa di lievimaturazione.

In abbinamento:

Birra italiana di alta qualità artigianale del gruppo Perrella:

Fravort Triple Speciale da Alta fermentazione

 

Canzone abbinata: Don Raffaè – Clementino

W.I.P.Dolce – Sinfonia di pomodoro e lampone

Amaro Amarè – Distilleria Petrone

 

 

 

 

 

In abbinamento:

Cantine Annarumma – Boscoreale NA

“Bomba D’amore” Falanghina brut – vino spumantizzato

Birra italiana di alta qualità artigianale:

Fravort Fresh Beer da Bassa fermentazione

Fravort Triple Speciale da Alta fermentazione

Amaro Amarè – Distilleria Petrone

Partner:

Cantine Annarumma – Boscoreale NA

Azienda Solania – Nocera Inferiore SA

Tenuta Celentano Olio extravergine d’oliva Dop Colline Salernitare  – Nocera Inferiore SA

Fior d’Agerola– Agerola NA

Pastificio Vicidomini – Castel San Giorgio SA

Perrella Service – San Valentino Torio – SA

Molino Braga – Brescia

Molino Quaglia   – Padova

Panificio Giorgio – Angri

Distilleria Petrone – Mondragone CE

 

 

[FONTE]

Angela Merolla

Cell.320861 98 20

meroangela@libero.it

Sono aperte dal 20 dicembre 2017 le iscrizioni a Carmela Ricett’
il social contest enogastronomico di Osteria da Carmela

La ricetta vincitrice verrà inserita nel menù 2018 di Osteria da Carmela e giudicata da una giuria di esperti del settore

Parte il 20 dicembre 2017 Carmela Ricett’, il social contest enogastronomico dell’Osteria da Carmela, il ristorante in via Conte di Ruvo 11/12 nel centro storico di Napoli, che si pone l’obiettivo di esaltare i valori e la creatività dell’enogastronomia campana.
Il contest è aperto a tutti, dagli 8 anni in su.

Sono ammessi anche i professionisti della ristorazione, purché partecipino in qualità di persone fisiche. Le ricette finaliste verranno valutate da una giuria di esperti il 25 febbraio 2018, presso la sede Osteria da Carmela, in via Conte di Ruvo 11/12, Napoli.

Carmela Ricett’ consiste nell’ideazione di una ricetta originale o nella rielaborazione di una preesistente, magari dimenticata, purché tipica della tradizione campana.
Saranno premiate originalità, creatività, estetica, la capacità di esaltare i singoli sapori, realizzabilità e il rispetto dei valori concettuali espressi nella mission del contest, che vede come obiettivo la magnificazione e la promozione della cucina campana.

Osteria da carmela

Osteria da carmela

La ricetta sarà inizialmente inserita sul portale www.osteriadacarmela.it. Successivamente sarà pubblicata sulla pagina ufficiale Facebook di Osteria da Carmela.

A cadenza settimanale, lo Staff di Osteria da Carmela registrerà, fino ad un massimo di 10 ricette -quelle che avranno ricevuto più “like”- all’interno della piattaforma online www.mysocialrecipe.com, la prima piattaforma di registrazione e certificazione delle ricette, attraverso un sistema di marcatura temporale europea Infocert con validità ventennale.

Tra le 5 ricette finaliste, verrà decretata da una giuria composta da esperti del settore gastronomico la vincitrice: la premiazione avverrà durante un evento che si svolgerà il 25 febbraio 2018.
La ricetta vincitrice sarà pubblicata sul sito internet e sulla pagina ufficiale Facebook di Osteria da Carmela. Sarà inoltre inserita in un menu speciale con menzione del vincitore al quale verrà riconosciuta una cena presso Osteria da Carmela.

Le ricette dovranno essere trasmesse dal 20 dicembre 2017 al 20 febbraio 2018 in formato word a mezzo posta elettronica all’indirizzo:

contest@osteriadacarmela.it con in allegato 3 foto esplicative della ricetta oppure compilando il format su www.osteriadacarmela.it/carmela-ricett-iscrizione/.

Per info:

www.osteriadacarmela.it;

E-Mail.contest@osteriadacarmela.it;

Tel.3202363156;

Fb Osteria da Carmela;

Instagram Osteria Da Carmela.

Fonte: [Relazioni Stampa: roberta.raja@gmail.com, Raja Roberta 3898570397]

 

L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie”

Appuntamento lunedì 18 dicembre 2017 ore 11.00 al Gran Caffè Gambrinus con L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie” per presentare il nuovo Calendario 2018 “Napoli ieri e oggi”.
L’iniziativa è mirata ad una raccolta fondi da destinare alla Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori. Sezione di Napoli interverranno Prof. Adolfo D’Errico Gallipoli, presidente della Lilt Sezione Napoli, i rappresentanti de “Le Centenarie” maestri pizzaioli Antonio Starita (presidente dell’Unione “Le Centenarie” ), Gennaro Luciano, Giorgio Moffa, Salvatore Antonio Grasso, Antonio Pace, Lello e Paolo Surace, Massimo Di Porzio, Alessandro Condurro, Enrico e Carlo Alberto Lombardi, Antonio e Vincenzo Paolo Capasso.

L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie”, sempre nel segno di una pizza sinonimo di storia, tradizione ed espressione popolare e nella fierezza della recente consacrazione Unesco, presenta, lunedì 18 dicembre alle ore 11.00, al Gran Caffe Gambrinus, il suo nuovo “Calendario 2018”. Con il titolo “Napoli ieri e oggi”, la pubblicazione ha come finalità benefica la raccolta fondi per la Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori. Sezione di Napoli. Voluto dallo storico sodalizio “Le Centenarie” che ha sostenuto con entusiasmo l’idea originaria portata avanti dai maestri pizzaioli Gennaro Luciano e Giorgio Moffa, il calendario che gode anche del supporto dei partner “Polselli”, “Gustarosso” ed “Antica Pizzeria Port’Alba 1738”, intende rappresentare il simbolo di una passione e di un’arte non a caso dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Alla presentazione felicemente ospitata nello storico locale della Famiglia Sergio, oltre al professore Adolfo D’Errico Gallipoli, presidente della Lilt Sezione Napoli, interverranno i maestri pizzaoli rappresentanti de “Le Centenarie” Antonio Starita (presidente dell’Unione) Gennaro Luciano, Giorgio Moffa, Salvatore Antonio Grasso, Antonio Pace, Lello e Paolo Surace, Massimo Di Porzio, Alessandro Condurro, Enrico e Carlo Alberto Lombardi e Antonio e Vincenzo Paolo Capasso. Ad essere racchiuse nel calendario con le fotografie di Gennaro Giorgio, secoli di storia per dieci pizzaioli “Centenari” che con le loro pizze diventano l’emblema di antiche sapienze e nobili virtù. “In sequenza mensile, dieci maestri del cerchio di farina più famoso del mondo che anche con il colorito almanacco si pongono festosamente al cospetto di una Napoli senza età. Diffondendo nel tempo ciò che lo stesso popolo partenopeo ha creato con i sentimenti dell’anima, la sapienza della mente e la forza delle mani, i dieci paladini di una tradizione secolare, portano avanti il vessillo di una storia che continua, si evolve e si rigenera. Immagini per dodici mesi divise tra i grandi fasti del passato e la realtà del presente di una Partenope immortale, per segnare la strada di chiunque nel nome di una leggenda chiamata “pizza” considera la città di Napoli uno scrigno di magia, di segreti e di generose bontà. Con le fotografie che parlano di storia, di bellezze architettoniche e naturali ed ancora, di pizze intese come l’espressione di una tradizione che si aggiorna e si rinnova, i dieci “Centenari” dell’Unione Pizzerie Storiche Napoletane, si proiettano in uno spazio fatto di sapere e passione con l’antica e saggia consapevolezza che senza passato non ci potrà mai essere futuro”. Per la realizzazione del calendario: concept e testi Giuseppe Giorgio, foto e digital image processing Gennaro Giorgio, progetto grafico Gennaro Apicella.

[fonte]
 Giuseppe Giorgio giornalista professionista

 

Muu Muuzzarella presenta il nuovo menù

Il 13 Dicembre a partire dalle ore 20:30 sarà presentato il menù rivisto nell’aspetto, nell’organizzazione e soprattutto ricco di novità.

Una sezione dedicata all’innovazione ed una interamente dedicata al Senza Glutine e Vegetariani, per offrire un’esperienza di gusto sempre più interessante ed incontrare la diversità della scelta di qualità.

Un evento esclusivo su Invito

 

Ore 20.30

Presentazione alla stampa

Ore 21.00

Assaggio del menù

Saranno presenti in sala Salvatore e Dario per accogliere feedback e suggerimenti dagli esperti di settore.

 

Soffritto homemade mozzarella ripiena di zuppa forte

La storia di un inizio, quello di Muu Muuzzarella.

Le aziende nascono da una scintilla, da un’idea, così come le nuove storie.

Quella di MUU MUuzzarella nasce un pomeriggio, durante un pranzo tra due vecchi amici; Salvatore, promotore finanziario e Dario, procuratore sportivo.

I due amici, seduti a chiacchierare davanti a un calice di buon vino, si erano fatti prendere dai racconti e dalle idee più strampalate, buttate giù tra un sorso e una risata, quando il cameriere, giunto a prendere le ordinazioni, esordì con: “I signori desiderano?”.Cevice di salmone

A quella domanda Sasy e Dario, così d’istinto, risposero all’unisono: “Una Mozzarella per cominciare”.

Giunta in tavola, i due cominciarono ad assaporare la mozzarella e, subito dopo il primo boccone, Sasy chiese: “Com’è sta muzzarell’?”; “Mmmmh…”, fu tutto ciò che riuscì a rispondere Dario, con la bocca piena e gli occhi al cielo, estasiato da tale bontà.

In quel momento gli occhi dei due cominciarono a brillare, la mente viaggiava vorticosamente e l’idea vincente fu subito servita: senza neanche accorgersene, i due amici continuarono per quasi tre ore a parlare di una cosa soltanto: come reinterpretare la mozzarella di bufala campana!

Tutti la mangiano, tutti la amano e nessuno la propone anche in altri mille modi diversi… Andrebbe rivisitata con piatti nuovi e creativi, senza però snaturare le nostre tradizioni.” chiese allora il primo.

Gli inizi poi devo essere accompagnati da determinazione, capacità visione.

E questa alchimia ha portato l’azienda di Salvatore e Dario a crescere sul mercato del Food, un mercato difficile ma in crescita esponenziale.

 

Muu nell’interpretazione di Dario e Salvatore è l’esperienza del cliente che vuole fare esperienza raffinata della mozzarella, senza perdere però l’innovazione dei prodotti e della loro presentazione.

Così da allora dal latte di bufala nascono piatti eccellenti, che fanno incontrare la mozzarella con pesce, verdure, pasta, dessert e cocktail.

 

Capodanno 2018 al Sensi Restaurant

Sapori, eleganza, atmosfera, musica e spettacolo di fuochi d’artificio da ammirare dalla terrazza sul mare, gli elementi vincenti del Capodanno al Sensi Restaurant di Amalfi.
La cena, raffinata ed originale, proposta dall’Executive Chef Alessandro Tormolino vedrà alternarsi piatti della tradizione e pietanze gourmet.

Sensi Restaurant ad Amalfi, per dare il benvenuto al nuovo anno.

Menu
Pizza di scarola,
crostino di burro alici e limone,
focaccia al vapore con salmone e alghe

Gambero in tagliatella di calamaro,
mandorla salata, friariello e colatura di alici,
gelé di pompelmo

Baccalà croccante,
salsa di topinambur alla vaniglia and chips,
cremoso di papacella

Risotto con carciofo arrostito,
scampo affumicato al profumo di lime

Bottoni di broccoli e burrata
su guazzetto di frutti di mare allo zenzero

San Pietro con salsa di scarola,
crema di fagioli cannellini e aglio nero

Rollatina di pan panettone, mandarino, cioccolato fondente,
sorbetto di melograno e Pernod

ABBINAMENTO VINI:
Prosecco Brut Gorio · Magnum · Malibran
Verdicchio di Matelica · Magnum · 2015 Collestefano
Ribolla Gialla · Magnum · 2016 I Clivi
Greco di Tufo DOCG · Magnum · 2015 Bambinuto
Champagne Brut Reserve · Magnum · Hugues Godme

La serata avrà inizio alle ore 20,00
Costo: € 150 a persona incluso vini abbinati

Adatto ai bambini
Info line e prenotazioni :
Tel. 089.871183 – 3382760040

 

[Fonte] 

Angela Merolla

meroangela@libero.it

Cell. 320 861 98 20

 

I Grani antichi siciliani sposano i dolci della tradizione Napoletana.

Sabato 16 Dicembre alle ore 10:30 presso la chiesa di S. Giovanni a Carbonara, nell’omonima strada del centro storico di Napoli, verranno presentati i dolci della tradizione partenopea realizzati dalla pasticceria Il Capriccio di Raffaele Capparelli.

I dolci tipici natalizi: Susamiello, Roccocò, Struffoli e Raffiolo, saranno realizzati con i grani antichi siciliani dell’Azienda Molini Riggi di Caltanissetta.

San Giovanni a Carbonara

 

L’evento vedrà come ospite d’onore Amedeo Colella, storico della Napoletanità, che presenterà la mappa del centro storico di Napoli, dove erano situati i laboratori conventuali in cui venivano anticamente realizzati i dolci che poi sono entrati a far parte della tradizione dolciaria della città.

A Seguire Raffaele Capparelli illustrerà la metodologia di preparazione dei dolci natalizi con le tecniche adottate da oltre 100 anni dalla nota pasticceria il Capriccio.

L’incontro terminerà con una visita al complesso monumentale della Chiesa S. Giovanni a Carbonara, uno degli esempi più rappresentativi del gotico napoletano, con un excursus sulle sue origini e sul suo valore artistico e culturale

Per info e accrediti:

Renato Rocco

Cell: 3356555595

E-Mail: direzione@labuonatavola.org

Rosaria Castaldo

Cell: 335 41 19 36

E-Mail: erre.castaldo@gmail.com

 

ANTICA PIZZERIA “CIRO” A GAETA

Lungomare Giovanni Caboto

04024 Gaeta (LT)

tel. 0771465050

Giovedì 7 dicembre 2017 ore 19.00

presenta

“Tradizione ed Evoluzione”

La pizza napoletana tra storia e ricerca simbolo di innovazione e specchio per il futuro

Quando le antiche regole di un prodotto sinonimo di passato e identità culturale, viaggiano attraverso il tempo nel segno di un rispettoso rinnovamento 

Ne parlano il giornalista Giuseppe Giorgio

e i maestri pizzaioli Giorgio Moffa e Gennaro Luciano

con gli interventi dell’attrice Ingrid Sansone

Seguirà una cena con le pizze firmate Giorgio Moffa e Gennaro Luciano

Sarà l’Antica Pizzeria “Ciro” a Gaeta, il prossimo 7 dicembre alle ore 19.00, a fare da cornice all’incontro intitolato “Tradizione ed Evoluzione”. “La pizza napoletana tra storia e ricerca, simbolo di innovazione e specchio per il futuro”. A parlarne, insieme al giornalista Giuseppe Giorgio, saranno il patron dello storicizzato locale ospitante, Giorgio Moffa e Gennaro Luciano dell’ “Antica Pizzeria Port’Alba” di Napoli. Una serata, quella che prenderà vita nel noto ristorante di Gaeta, che vedrà i  due maestri pizzaioli Moffa e Luciano, stimolati e guidati dal critico enogastronomico Giorgio, discutere sull’evoluzione della pizza napoletana e sulla necessità di mantenere intatte, al di là del rinnovamento della tecnica d’impasto e degli ingredienti, le regole di un prodotto che lega le sue origini alla storia del popolo napoletano. Colorato dagli interventi dell’attrice Ingrid Sansone, che presenterà i più svariati aspetti della  della pizza visti attraverso la poesia ed il teatro napoletano, il dibattito avrà come obiettivo finale quello di salvaguardare i centenari principi per la lavorazione di un prodotto sinonimo di passato e identità culturale nel segno di un sia pure necessario ma rispettoso rinnovamento. “Colorato stemma di antiche sapienze e nobili virtù, la pizza – afferma  Giuseppe Giorgio –  è molto di più: è la tradizione, è la storia di Napoli, è ciò che lo stesso popolo partenopeo ha creato con i sentimenti dell’anima e la forza delle mani, è saggezza, è la città racchiusa in un simbolo. La pizza rappresenta ogni avvenimento, ogni stato d’animo, ogni ostacolo superato, ogni conquista, soddisfa bisogni e necessità trasformandosi, a tavola in un largo piatto o tra i vicoli, piegata a portafogli tra le mani, nella vera protagonista della celebrazione di un rito. Nasconde in sé i segreti di ogni napoletano e di ogni pizzaiolo che custodendone con fermezza e attaccamento i prodigiosi misteri, la sospinge giorno dopo giorno al di là del concetto del tempo. La pizza napoletana è una storia che continua, che si rinnova, è l’immagine del bene che trionfa sul male, è ciò che segna la strada di chiunque la incontri, è ciò che rende speciale la città di Napoli, da sempre solido scrigno della sua magia, dei segreti e dell’antica e generosa bontà”.

Contatti stampa per l’evento

press.peppegiorgio@gmail.com

Montella (Avellino) – 3, 4 e 5 Novembre 2017

Il Grande evento dell’autunno Irpino:

Dal 3 al 5 Novembre la 35 esima Edizione della Sagra della Castagna di Montella I.G.P

Tra stand musica  e gastronomia di qualità 

MONTELLA (AVELLINO)Trentacinque anni di eventi dedicati ad uno dei prodotti d’eccellenza d’Irpinia e non solo: torna il prossimo fine settimana uno degli appuntamenti più attesi in Campania: la Sagra della Castagna di Montella Igp, tra i prodotti irpini più noti, unico caso di prodotto ortofrutticolo riconosciuto come Doc (Denominazione d’Origine Controllata) dal Ministero dell’Agricoltura, nel 1987.

La castagna di Montella è considerata tra le migliori d’Italia e sarà celebrata durante tre giorni di divertimento, musica, eventi, enogastronomia, piatti tipici e prodotti d’eccellenza. La Sagra della Castagna I.G.P., promossa dal Comune di Montella e cofinanziata dalla Regione Campania nell’ambito del POR Campania FES 2014/2020, si terrà a Montella (Avellino) nei giorni 3, 4 e 5 novembre prossimi, sotto la direzione artistica di Roberto D’Agnese per Omast Eventi.

sagra della castagna-locandina

“Una tradizione lunga 35 anni quella della Sagra della Castagna di Montella Igpafferma il sindaco di Montella, Ferruccio Caponerassegna che, per questa rinnovata edizione, si prefigge di accompagnare alla rappresentativa proposta enogastronomica un preciso progetto culturale: eventi e dibattiti incentrati sulle figure storiche irpine di maggior rilievo, dal grande letterato De Sanctis al nobile compositore Gesualdo, fino al commissario Giovanni Palatucci, personaggio montellese celebrato di recente attraverso una fiction RAI a lui dedicata, «Senza Confini – Storia del Commissario Palatucci», interpretata dall’attore Sebastiano Somma. Il racconto di un territorio passa anche attraverso gli uomini che hanno contribuito a farlo grande.”

L’inaugurazione avverrà venerdì 3 alle ore 19 con l’apertura degli stand; alle 20.30 via alla musica con i concerti di Popolo Vascio e I Vico (palco 1 centrale in piazza Bartoli), Progetto Sanacore (palco 2 largo Carbonara) e Made in China (palco 3 Via Bonavitacola). Musica itinerante con il gruppo folk I Pulcinella, Lassa e piglia della Pro loco di Torella dei Lombardi e One Man Band.

Sabato 4 la festa continua a partire dalle ore 10:00 con l’apertura degli stand gastronomici e il convegno presso il centro sociale sul tema “L’Irpinia e il suo territorio”.

Alle 11:00 in piazza Bartoli canti e balli della tradizione montellese a cura del gruppo popolare Aria Nova e, presso l’Istituto comprensivo “Palatucci”, premiazione della terza edizione del concorso artistico “Castagna Viva”.

Alle 19:00 in piazza Bartoli la cerimonia di accensione del braciere e alle 19.30 sul palco centrale di piazza Bartoli seconda edizione della rassegna “Castagna d’Oro di Montella”. Alle 21 via ai concerti con Aria Nova e associazione Delli Gatti (ospite speciale Carmine Ioanna) sul palco 1 centrale di piazza Bartoli, Etno Folk e Rareca Antica sul palco 2 (largo Carbonara) e Munchain special e Amba Aradam sul Palco 3 (via Bonavitacola). Itineranti Trombe egiziane, gruppi folk O’ Triccabballacc e Zompacardillo e One Man Band. Domenica 5 si comincia alle ore 10 con l’apertura degli stand gastronomici e la lezione di tarantella a cura della Scuola di Tarantella Montemaranese e Aria Nova in piazza Bartoli.

Alle 14:00 spettacolo per bambini con l’Uomo Uccello sul palco centrale di piazza Bartoli e a seguire Tonuccio Corona in concerto.

Alle 17:00 spettacolo teatrale per bambini “Le cantastorie” a cura del Clan H.

Alle 18.30 Suoni antichi I Bottari di Macerata Campania sul palco centrale e, a seguire, concerto dei Baccanali’s. Sul palco 2 di largo Carbonara I Tammurriarè e Ivan Romano e sul palco 3 di via Bonavitacola i Monaghan duo. Musica itinerante con la Scuola di Tarantella Montemaranese, Stelle popolari, Gruppo folk “O’ Scarrafone” e One Man Band.

“La Sagra di Montella Igp rappresenta da sempre un appuntamento di grande rilievo in Campaniaafferma il direttore artistico Roberto D’Agnese -.

Sette anni fa è nata per me questa sfida, una delicata direzione artistica con cui mi impegnavo a trasferire un contenuto diverso, che riuscisse ad arricchire e sostenere un evento così vasto. Siamo arrivati, ormai da tre anni, persino alla creazione di un palco sperimentale, dove proponiamo al pubblico musiche diverse, che normalmente non vengono associate alle sagre, dal blues al pop, che completano l’offerta di musica folkloristica, popolare, itinerante. Ogni anno migliaia di persone mostrano di apprezzare la sagra nella sua totalità, creando di conseguenza un indotto economico molto importante per Montella e per varie comunità irpine. Un ringraziamento va senza dubbio a quanti hanno permesso fin dal primo anno la costruzione di questo percorso, che sta portando sempre più a rafforzare la mia convinzione che l’Irpinia possa e debba vivere di grandi eventi, quelli che spostano migliaia di persone, quei turisti che apprezzano l’Irpinia, con i suoi paesaggi, la sua cultura, le tradizioni, l’enogastronomia d’eccellenza. Un patrimonio enorme e prezioso, che va veicolato attraverso iniziative valide come la Sagra della Castagna Igp, un evento ricco di passione che racchiude in sé tutto l’orgoglio di essere irpini”.

Ad arricchire la 35esima edizione della Sagra della Castagna Igp ci sarà “Il treno delle castagne”, viaggio su vagone storico lungo la tratta Lioni-Montella (info www.fondazionefs.it) e il percorso sensoriale e mostre fotografiche a cura della Pro loco Montella presso l’Eco Museo della Castagna in Rione Garzano, sabato 4 e domenica 5 novembre dalle ore 10 alle ore 12 e dalle 15 alle 17.  Per informazioni sul programma della 35esima edizione è possibile visitare il sito

www.castagnamontella.it.

 

Tel. 329.9606793 – 392.9866587

E-mail: ufficiostampa@miriadeweb.it

www.miriadeweb.it

Canapa Campana alla Fiera “ Canapa in Mostra”

Da venerdì 27 fino a domenica 29 Ottobre la Cooperativa Canapa Campana sarà presente con un suo stand alla Fiera “ Canapa in Mostra “, una delle più importanti manifestazioni espositive che coinvolge il mondo della Canapa. La manifestazione si terrà a Napoli alla Mostra D’Oltremare.

“ La nostra adesione alla fiera è per noi motivo di orgoglio. Napoli e la Campania sono da sempre state il territorio di elezione della coltivazione della canapa -afferma Francesco Mugione ispiratore della cooperativa e animatore a livello nazionale della ripresa della coltivazione della canapa- “La coltivazione della canapa è anche una riscoperta di un pezzo della storia e delle tradizioni napoletane”.

casatiello preparato con i semi di canapa

casatiello preparato con i semi di canapa

“ A Napoli non portiamo solo i nostri prodotti che sono riconosciuti come straordinari, ma anche lo storytelling di quei prodotti. Il territorio, la passione di riscoprire una coltura per vari decenni dimenticata sapendo coniugare la tradizione della cultura della canapa con la metodi moderni di raccolta e di estrazione dei semi della farina e dell’olio”.

Nello stand di Canapa Campana inoltre si potrà assaggiare il casatiello napoletano prodotto utilizzando farina e olio di semi di Canapa. “ Unire due eccellenze come la canapa e il casatiello – afferma Giuseppe D’Ambrosio – direttore commerciale di Canapa Campana- è per noi una sfida avvincente e vinta. Il risultato è un prodotto straordinario che coniuga innovazione e tradizione”.

Canapa Campana è una cooperativa nata nel maggio 2015 con l’ambizione di reintrodurre la coltivazione della canapa nei territori della Campania e non solo soprattutto per utilizzo alimentare ed ha sede operativa a Caivano (NA).

 

Don Alfonso

primeggia nella classifica ” travelers choice resturant” di tripadvisor

Non servono conferme sull’Eccellenza del Don Alfonso 1890, nota in tutto il Mondo ma, bissare il primo posto per l’Italia nella Travelers’ Choice Restaurants di TripAdvisor è cosa rara e sicuramente prestigiosa, oltre che degna di nota. Ed è una immensa soddisfazione per chi nel proprio lavoro ci mette l’anima, come la famiglia Iaccarino e tutti coloro che sono in forze nella mitica location di Sant’Agata sui due Golfi.

È l’ennesima testimonianza della indiscutibile priorità nazionale di una grande squadra oltre che del suo status mondiale che brilla di luce propria ancora di più delle sue stelle.

Un meritato tributo alla famiglia Iaccarino che guida la mitica location da due secoli con immutato impegno e passione, esperienza e sensibilità, impiego di materie prime di assoluta eccellenza e genuinità e autentico culto dell’ospitalità, e per tutti i componenti di quella che viene definita “l’eccellentissima” Brigata, degli impeccabili Staff di Sala, di Accoglienza, di Amministrazione e per gli addetti all’altrettanto preziosa ospitalità. Gente che ci mette l’anima in questa attività perché ci crede veramente, professionisti del settore, tutti, con grandi competenze specifiche e tanta passione ed un obiettivo ben preciso: la perfezione.

La “lieta novella” è stata accolta dai diretti interessati con immensa gioia ed altrettanta immutata modestia, senza auto incensazioni né magnificazioni pubbliche o squilli di tromba: al Don Alfonso si continua a lavorare con l’umiltà dei grandi che sanno di valere e non hanno bisogno di mettersi sul piedistallo, tantomeno di cercare chi ve li collochi.

Se è noto che “il cliente ha sempre ragione”, è altrettanto vero che è il giudice più severo ed inflessibile, quindi massimamente imparziale. Sentenzia e premia soltanto chi è in grado di soddisfare le sue aspettative, meglio ancora, di superarle. Proprio come accade al Don Alfonso. È così che diventa fidelizzato ed affezionato sostenitore.

In posizione predominante, il Don Alfonso guida ancora una volta la prestigiosa classifica nazionale – purtroppo unico però in Campania – superlativo in assoluto in Italia, tra i massimi come apprezzamento nel contesto enogastronomico mondiale. Nonostante le tante stelle attribuite nella nostra regione, i titoli minori conseguiti da una serie di ristoranti noti ed apprezzati, le partecipazioni a moltissimi eventi esteri e le molteplici consulenze a testimonianza della massiccia produzione ed evidente presenza di alta qualità della Campania, va costatato che anche quest’anno nessuna altra location campana è riuscita ad entrare nella ambitissima Top 10.

Ma non bisogna demordere: un maggiore impegno durante quest’anno, potrebbe spalancare le porte dell’ambitissima classifica anche ad altre realtà ristorative della nostra regione.

Con questo brillante successo, la storica famiglia della Ristorazione ribadisce il suo ruolo leader basato sulla concretezza e l’impegno assoluto e continuativo di una Squadra eccellente ed affiatata. A condurla, lo chef Ernesto Iaccarino, a capo della sua preziosa Brigata, il suo “tesoro”, ed il fratello Mario Iaccarino, infaticabile manager, figli del patron Alfonso, massimo chef di fama mondiale, promotore intenso ed appassionato della Cucina Mediterranea, ed ancora prima coraggioso ed un tempo solitario seguace della Dieta Mediterranea – quando in Italia l’influenza francese predominava, svilendo le nostre tradizioni, e andare controcorrente, puntando sulla tradizione territoriale rappresentava un notevole rischio economico e di immagine – e di Livia Adario, gastronoma ed esperta enologa già da giovane età e padrona di casa dalla squisita è proverbiale ospitalità.

Con il Don Alfonso 1890, Sant’Agata sui Due Golfi riconferma al Mondo la sua priorità nell’altissima qualità, mentre la location campione si riconferma elettivamente votata al top della clientela che da sempre la sceglie e preferisce, incominciando dai massimi esponenti del jet set mondiale, potenti di ogni nazionalità, uomini di cultura, arte e scienza, buongustai di alto livello, che ricercano ed esigono l’eccellenza eno- gastronomica.

La vittoria del Don Alfonso è stata infatti decretata ecfortemente voluta dalla clientela di tutto il Mondo che ha inteso dare il giusto tributo per la seconda volta di seguito alla location preferita, considerata in base alla propria personale esperienza, custode della perfezione nell’offerta degustativa, nella presentazione, nella mise en plat, nella massima qualità degli ingredienti impiegati, nel culto dell’accoglienza ed ospitalità. Un riconoscimento da parte dei clienti al ristorante preferito ed a tutti coloro che lo guidano e che contribuiscono, lavorandovi, a renderlo “il migliore”.

La temuta classifica di TripAdvisor azzera chi non vale a giudizio del cliente. È stata stilata sulla base di un ineccepibile algoritmo che, per un periodo di 12 mesi, valuta in maniera assolutamente imparziale la quantità e la qualità delle recensioni per i ristoranti.

Tra le new entry nella classifica TripAdvisor 2017 troviamo il ristorante Ensama Pesce a Sala Bolognese che conquista la quarta posizione; La Bottega del Buon Caffè a Firenze in quinta; ottava per Casa Perbellini a Verona. Da Vittorio a Brusaporto, anche stavolta al secondo posto come l’anno scorso e l’Esplanade a Desenzano del Garda, al settimo: con essi la Lombardia si aggiudica due piazzamenti nella Top 10. Così pure il Piemonte con il Ristorante Hotel Villa Crespi a Orta San Giulio, al sesto, e il Piazza Duomo ad Alba al decimo. Riconferma per l’Uliassi a Senigallia, che si piazza in terza battuta del podio, e La Pergola a Roma, nona.

Chiara ed ineccepibile la dichiarazione della portavoce di TripAdvisor per l’Italia, Valentina Quattro: “Mangiare nei ristoranti vincitori dei Travelers’ Choice Restaurants significa non solo consumare un pasto ma, soprattutto, provare esperienze uniche e vivere momenti indimenticabili”.

“Se, come diceva Jean Brunhes, ‘mangiare è incorporare un territorio’ questi ristoranti rappresentano anche una vetrina d’eccellenza per le destinazioni che li ospitano” – sottolinea la portavoce, evidenziando il grande merito delle top dieci ed in particolare della eccellente location vincitrice.

La classifica completa dei dieci italiani Top: 1. Ristorante Don Alfonso 1890, Sant’Agata sui Due Golfi, (NA) 2. Da Vittorio, Brusaporto (BG) 3. Uliassi, Senigallia (AN) 4. Ristorante Ensama Pesce, Sala Bolognese (BO) 5. La Bottega del Buon Caffè, Firenze (FI) 6. Ristorante Hotel Villa Crespi, Orta San Giulio (NO) 7. Ristorante Esplanade, Desenzano Del Garda (BS) 8. Casa Perbellini, Verona (VR) 9. La Pergola, Roma (ROMA) 10. Piazza Duomo, Alba (CN).

 

 

PIZZA E DOLCE: OLIO & BASILICO E GIARDINO DI GINEVRA

 ANTICIPANO IL GUSTO DELL’AUTUNNO

 

Calvi Risorta (CE) – L’autunno è ormai alle porte, dopo il cambio di stagione è tempo di aggiornare anche le ricette in cucina e Giacomo Garau conquista gli appassionati del gusto con due pizze dagli ingredienti unici e inconfondibili della stagione in arrivo: funghi porcini, zucca, castagne. Patron di Olio & Basilico a Calvi Risorta (CE), il maestro degli impasti ha organizzato un evento previsto per Martedì prossimo 3 ottobre alle ore 20.30, per assaggiare in anteprima due fuori menu che resteranno in pizzeria sino all’inverno. La strada intrapresa da Garau, quella di voler interpretare sia la tradizione che l’affascinante mondo gourmet, esprime essenzialità, territorialità ed espressività. “Selvatica” è una pizza fritta con funghi porcini, formaggio molle di bufala e sbriciolata di castagne; “Zuccosa” è con crema di zucca e pancetta di maiale, due pizze assolutamente da provare, dall’impasto altamente digeribile e dai profumi inconfondibili della stagione.

gusto d'autunno-pizzaiolo garau pizza e dolce- maesta pasticceraAnnaChiavazzo

«Sapori d’autunno e prodotti a kilometro zero – commenta Giacomo Garau, proprietario della pizzeria Olio & Basilico –, sono gli ingredienti che

ho scelto per le mie nuove creazioni, in perfetta sintonia con i colori e gli odori del periodo. A rendere il finale speciale, i dolci sublimi del Giardino di Ginevra (clicca per saperne di più)».

A deliziare il palato dopo cena, infatti, ci saranno due meravigliosi dessert studiati e realizzati in esclusiva per Olio & Basilico da Anna Chiavazzo, maestra pasticciera nel suo locale in stile retrò a Casapulla, che per esaltare i prodotti genuini utilizzati nelle pizze, resta in tema con l’autunno richiamando in modo creativo le tradizioni territoriali: “Melannera”, un impasto morbido al cacao sposa la mela annurca semi-candita e profumata alla cannella; “Nucella”, una cheesecake alla ricotta di bufala, pasta nocciole I.G.P., limone, croccante alle  nocciole e caramello mou.

Ad accompagnare la cena, i vini dell’enoteca Il Torchio. Mauro Giannini per la serata ha selezionato tre bottiglie per un’accoglienza di qualità: Falanghina Brut Tefrite che, attraversata da minute bollicine, esalta perfettamente lo spirito della serata; Scantianum Vermentino Toscana I.G.T., vitigno semi-aromatico carico e luminoso; Caudium, Aglianico beneventano, denso, polposo e persistente, il rosso per eccellenza che celebra l’essenza del territorio campano e le sfumature dell’autunno con il suo profumo di more selvatiche, mirtilli, confettura di prugne rosse.

L’evento è stato curato da GCpress Comunicazione.

Degustazioni della serata:

 Pizza Selvatica Funghi porcini, formaggio molle di bufala in crosta fiorita, sbriciolata di castagne.

Pizza Zuccosa Fiocchi di crema di zucca, fior di latte di Agerola, pancetta di maiale rustica, profumo di erba cipollina.
Melannera Il cioccolato sposa la mela annurca: impasto morbido al cacao, farcito con cremoso cioccolato e pezzetti di mela semi-candita profumati alla cannella.

Nucella L’ultima nata tra le cheesecake del Giardino di Ginevra: un inno alla ricotta di bufala, pasta nocciole I.G.P., limone, croccante alle  nocciole, caramello mou.

Olio & Basilico, Via A. Bizzarri, 81042 Calvi Risorta (CE) + 39 0823.651288

Host 2017 e MET Bocconi svelano l’ospitalità di domani:

al Sud la tradizione si conferma fattore trainante

  • Un settore che vale 51 miliardi e conta 325 mila imprese, un settimo di tutto il fatturato UE
  • Esperienzialità, condivisione e innovazione sono le chiavi della ristorazione del futuro
  • 9 italiani su 10 cercano informazioni su Internet prima di scegliere un ristorante, circa il 60% considera le recensioni e oltre il 61% ama condividere in Rete l’esperienza
  • Il 74% dei consumatori preferisce insegne che sono presenti anche su Internet
  • I prodotti a denominazione di origine e la fama di meta enogastronomica trainano la ristorazione di qualità in Campania, con 258 ristoranti censiti nelle prime 3 guide (Michelin, Espresso, Gambero Rosso)

 

Napoli, 25 settembre 2017 – Un’autentica ambasciatrice dello stile di vita italiano basato sul bello, ben fatto e buono, grazie ai valori di autenticità e rispetto delle tradizioni che esprime. È il ruolo chiave dell’ospitalità italiana che emerge dalla ricerca Ristorazione, lusso e territorio: Drivers dell’italian way of living, promossa da HostMilano e condotta da Magda Antonioli Corigliano, Direttrice del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi, e Sara Bricchi, Ricercatrice MET Bocconi.

Sono in particolare il territorio – inteso non solo come paesaggio, ma anche come terroir per materie prime di qualità uniche –, la vocazione manifatturiera che combina cultura e saper fare e la creatività basata su elementi identitari i punti di forza, che, nel Mezzogiorno, vedono un particolare accento sulla tradizione.

Un’industria da 325mila imprese e 51 miliardi di euro di fatturato

Gli italiani mangiano sempre più fuori casa, oltre un terzo della spesa alimentare delle famiglie, circa il 35% pari a 75 miliardi di euro. Un dato che, a differenza dei consumi domestici, è rimasto stabile durante la crisi e ha ricominciato a crescere negli ultimi tre anni. E che si riflette nella densità unica al mondo delle imprese di ristorazione in Italia: sono oltre 325 mila, per oltre la metà (53,1%) ristoranti ma anche attività di ristorazione mobile, a conferma della crescita del fenomeno street food. A sua volta, il 64,3% di questi ultimi sono attività con somministrazione, pari a circa 111 mila imprese. La regione che concentra più ristoranti è la Lombardia (13.9%) seguita da Lazio (11.3%) e Campania (9,3%), podio che si ripete anche nello street food. Anche nel fuori casa, come nell’imprenditoria italiana in generale, dominano le PMI: il numero medio di dipendenti è 5,6 per un totale di 376 mila dipendenti (Fonte: FIPE, 2016).

Nel contesto europeo l’ospitalità italiana riveste un ruolo di primo piano. Con circa 51 miliardi di euro nel 2014, di cui il 40% riconducibile ai soli ristoranti, le imprese italiane rappresentano da sole quasi un settimo di tutto il fatturato del settore nella UE-28 (375 miliardi) e più di un decimo di tutto il valore aggiunto (18 miliardi di euro su 152), il 37,4% dovuto ai ristoranti. In Italia il settore è complessivamente cresciuto nel quinquennio 2008-2014 e le stime per il 2015 sono di un ulteriore aumento del 2,8% (Fonte: elaborazioni su dati Eurostat, 2016).

Le password per la ristorazione di domani: esperienze uniche, convivialità e condivisione

Una tendenza importante rilevata dalla ricerca è che anche i settori dell’ospitalità professionale e del food & beverage tendono a posizionarsi verso i segmenti premium, in risposta a consumi sempre più aspirazionali. Se anche il food e il vino e alcolici di lusso presentano un trend di crescita negli ultimi anni, con un +4% tra il 2015 ed il 2016, è però l’ospitalità a beneficiare maggiormente di questa evoluzione, con sempre più ristoranti d’eccellenza specializzati in un’offerta di nicchia rivolta a specifici segmenti di mercato: negli ultimi anni, a differenza della vendita diretta di prodotti enogastronomici di lusso, questi hanno visto un forte incremento e oggi, dei 45 miliardi di euro di fatturato del comparto F&B, il 46% si riferisce alla ristorazione (Fonte: Bain & Company e Fondazione Altagamma, 2016).

Mangiamo più sano e più veggie anche al ristorante, dunque, ma non rinunciamo ai piatti più legati al piacere della convivialità come primi e dessert. Il valore sociale nella scelta di “cosa” mangiamo e “come” lo mangiamo è infatti una delle costanti che emerge dalla ricerca (Fonte: FIPE, 2017).

Cambia anche il modo di scegliere dove mangiare: circa nove italiani su dieci cercano informazioni su Internet prima di recarsi in un nuovo locale (il 24% sempre, il 37,5% spesso e il 25,9% qualche volta), mentre solo il 7,9% lo fa raramente e il 4,6% non lo fa mai. Importanti nella scelta anche i giudizi online degli altri avventori: molto per il 23,5%, abbastanza per il 63,7% e poco o per nulla solo per il 12,8%. Le informazioni più ricercate online riguardano i prezzi (69%), le recensioni (60,3%) e il tipo di cucina (59,9%). Ricercati anche gli orari e giorni di apertura (53,8%) e la posizione del locale (43,8%). Ma la Rete è molto di più di una fonte di informazioni, è anche il luogo della condivisione dell’esperienza. L’aspetto social è sempre più rilevante per godere appieno della convivialità: il 61,1% condivide infatti per allegria, divertimento o per il puro gusto di farlo, mentre lo status è importante per il 28,2% e il 27,8% ama testimoniare la novità e le esperienze insolite (Fonte: TradeLab per Mixer, 2016). In questo quadro continua ad essere centrale il fattore umano, il rapporto diretto e spesso confidenziale con il ristoratore che è un altro “ingrediente segreto” nella ricetta di successo dell’ospitalità Italian style e contribuisce a creare quella “esperienza unica” nel quale il cliente si sente protagonista, consumaTTore anziché consumatore, e che gli fa preferire la convivialità ad altre in competizione nel comune segmento leisure, inteso come valorizzazione esperienziale del tempo libero. L’accoglienza e la gentilezza del personale sono infatti importanti per l’81,6% ma, a testimonianza della propensione italiana ad apprezzare la bellezza in ogni circostanza, il secondo fattore segnalato è la mise en place e presentazione dei piatti (51,2%) seguita dallo stile dell’arredo con il 44,4% (Fonte: TradeLab per Mixer, 2016).

Anche tecnologia e innovazione sono sempre più importanti per conquistare i consumatori più avvertiti e, in particolare, i millennial: dai menu-tablet che consentono di intrattenere i clienti in attesa del servizio ai metodi di pagamento tramite smartphone, sul front-end; ma anche, dietro le quinte in cucina, le nuove tecnologie del food equipment che permettono di creare ricette un tempo impensabili grazie a nuove modalità hi-tech di trattamento degli ingredienti, conservazione e cottura. In particolare, oggi non è più possibile separare il mondo reale dal digitale nei settori esperienziali come la ristorazione: Il 74% dei consumatori mostra fino al 40% di probabilità in più di acquistare da brand che definiscono chiaramente i loro valori anche attraverso i social media. Il 46% delle imprese che interagiscono sul web con i propri clienti riceve feedback mediamente più positivi e il 55% di queste sostiene che i social media abbiano contribuito ad aumentare il proprio business. Le tracce digitali lasciate dai consumatori consentono inoltre di mappare preferenze e comportamenti di consumo, anche in ottica di maggiore personalizzazione e arricchimento del servizio (Fonte: ILTM ed Euromonitor, 2015).

Napoli e la Campania: la tradizione guarda al futuro

Se la tecnologia è il driver delle nuove generazioni, qualità e tradizione rimangono centrali in modo trasversale ai target. In questo senso, in Italia un interessante caso studio è quello di Napoli e della Campania. Con le sue oltre 30mila imprese attive, la Campania è terza nel settore dei servizi di ristorazione, così come per la popolazione (terza regione più popolata dopo Lombardia e Lazio). Il settore è cresciuto nell’ultimo triennio di poco meno del 2,5% annuo e le imprese campane della ristorazione rappresentano circa il 10% del totale nazionale (Fonte: FIPE 2016). Senza contare prodotti iconici come pasta o pizza (per cui recentemente è stata avanzata anche una candidatura a patrimonio dell’umanità), la tradizione gastronomica campana è particolarmente ricca e ben riconoscibile. Numerose sono le produzioni che possono vantare una denominazione di origine (DOP, IGP, STG) ed altrettanti i piatti conosciuti ed imitati in ogni parte del mondo; questo contribuisce a caratterizzare ulteriormente il territorio e a rafforzare la reputazione della Campania, anche a livello internazionale, tanto in campo agroalimentare, quanto come meta di turismo enogastronomico.

Lo conferma anche la presenza di locali campani nelle tre guide più autorevoli, Guida Michelin, I Ristoranti d’Italia di Espresso e Ristoranti d’Italia di Gambero Rosso. Sugli 8.804 ristoranti censiti in Campania da FIPE sono 258 i locali citati: 59 in tutti e 3 i volumi, 59 solo su Michelin, 47 solo su Gambero Rosso e 44 su Espresso. Michelin è la guida che ne annovera il maggior numero (146, pari al 56,6%), di poco inferiori le altre due (Gambero Rosso 55,1%) ed Espresso 51,2%). Rispetto alla precedente indagine EBNT-FIPE del 2010 il numero complessivo di locali menzionati è rimasto pressoché stabile (256 quelli rilevati in precedenza). Sono 76 (pari al 29,5% di quelli considerati) i ristoranti che hanno ricevuto un riconoscimento da almeno una delle guide. Invece 33 (il 12,8%) hanno ricevuto un riconoscimento da tutte e tre le testate.

I ristoranti di qualità sono presenti in tutte le province campane — confermando la maggiore rilevanza di concept e prodotto offerto rispetto alla location –, ma si notano quattro aree dove questi si concentrano: le isole (Ischia, seguita da Capri e quindi Procida, oltre il 15,5%), seguite a pari merito dalla città di Napoli e dalla Costiera Amalfitana con il 14,3% e quindi dalla Costiera Sorrentina (12,4%) Nonostante la maggioranza sia costituita da ristoranti è interessante notare altre tipologie di locali, in particolare trattorie e pizzerie. Il forte legame con tradizione e territorio si nota anche nei menu: il 21,7% dei locali presentati offre infatti una cucina di tipo classico ed un altro 20,5% piatti della cucina campana. A cui vanno poi aggiunti un altro 20,5% di locali che presentano un menu in prevalenza a base di pesce ed un altro 14,7% che presenta una carta con piatti di cucina italiana.

In conclusione, la ricerca conferma che l’ospitalità è una componente chiave nel successo anche internazionale delle eccellenze italiane in chiave lifestyle e che agisce come fattore di sistema in sinergia con l’agroalimentare. Il sistema ospitalità-agroalimentare si distingue per una propensione molto forte a operare in un’ottica di filiera, coniugando la cura e l’unicità delle materie prime con un’industria del food equipment leader mondiale, fino al primato del design e della progettazione italiana nella capacità non solo di ideare nuovi concept, ma di sviluppare l’intero progetto in qualità di contractor, dalla forchetta all’arredo alla proposta culinaria.

 

Tutti gli aggiornamenti sono disponibili su:

sito web: www.host.fieramilano.it

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hashtag: #Host2017.

 

                                        

4 anni per Rodolfo Sorbillo e la sua pizza napoletana 

A Salerno una storia di famiglia e di passione in chiave bio

Classe 1989 ed un DNA che non mente. Rodolfo Sorbillo, com’è successo a tutti nella sua famiglia, ha cominciato a mettere le mani in pasta in tenerissima età, aveva 5 anni.

Ricorda bene quel momento, un rito che si è consumato con gioia ed entusiasmo nella pizzeria “La Maga Circe” di suo zio Gigi Sorbillo a Mergellina.

Da allora non ha mai avuto dubbi, avrebbe fatto il pizzaiolo. E la sua mamma, Carolina, ha sempre avvallato con piacere quello che dapprima era il talento di un ragazzo ed oggi è una professione a cui si dedica con molta devozione.

E’ così che è nata a Salerno il 21 settembre 2013, in Corso Garibaldi 29la sua pizzeria napoletana, rappresentando il primo Sorbillo della quarta generazione.

Alle porte, dunque, il quarto compleanno che coinciderà con i grandi festeggiamenti del Santo Patrono della città: San Matteo.

Proprio in suo onore, ed eccezionalmente, soltanto dal 18 al 24 settembre sarà possibile ordinare un fuori menù che rappresenta da sempre questa festa: il panino con la milza, che – in questo caso – sarà servita in un fragrante panuozzo.

festeggiamenti per la pizzeria di Sorbillo

Per il 21 settembre, invece, i festeggiamenti si svolgeranno a pranzo e a cena. Per l’occasione tutti i commensali riceveranno a fine consumazione un goloso cup cake con una candelina, da spegnere con Rodolfo o da soli, magari con un bel selfie che renderà social una festa nella festa.

Una cinquantina di posti per un menù di impronta tradizionale. Una storia con lunghe radici, nata nel 1935 – in Via dei Tribunali a Napoli – con i bisnonni Luigi e Carolina.

Perchè se è vero che il mondo della pizza vive la sua grande rivoluzione, lui non ha dubbi

Resto ancorato alla tradizione di famiglia, seppure scelgo farine biologiche e prodotti a denominazione e Presidio Slow Food. Quello che mi è stato tramandato per me è prezioso e lo rinnovo tutti i giorni lavorando con passione alle mie pizze

Spiega Rodolfo.

D’altronde avendo cominciato giovanissimo, le strade che lo hanno portato ad apprendere i segreti di questo mestiere sono state molte. Dall’età di 14 anni e fino alla maggiore età negli orari extrascolastici ha lavorato nella sede storica dei suoi nonni in Via dei Tribunali 35 seguendo gli insegnamenti dei prozii Patrizio e Umberto, a 18 anni si trasferisce a Treviso andando a dar man forte a suo zio Giuseppe. Il ritorno a Napoli è accanto a Gino Sorbillo dove ha trascorso gli ultimi intensi mesi prima di decidere di dar vita ad una pizzeria tutta sua.

Anche qui l’impasto viene stagliato a mano ed è ottenuto con l’esclusivo utilizzo di farine biologiche di tipo 1 con l’aggiunta di lievito madre. La lievitazione minima di 24 ore garantisce un impasto leggero, soffice ed altamente digeribile.

Altro grande asso nella manica del giovane Sorbillo sono i fritti: dai crocchè agli arancini, passando per la golosa bontà delle frittatine realizzate con bucatini di Gragnano. Anche questa una produzione completamente artigianale, firmata da Rodolfo e dalla sua giovane squadra.

Fritti Sorbillo

 

Certamente in carta anche la pizza con il cornicione ripieno di ricotta di bufala poi guarnita con provola affumicata, rucola e scaglie di Parmigiano Reggiano, un must di famiglia anche questo. Straordinarie le foto che ritraggono un giovanissimo Umberto Agnelli a degustarla proprio da Rodolfo Sorbillo senior nel 1959.

E se i grandi pilastri vi appassionano, un altro capitolo lo riserva la pizza fritta in tre versioni, di cui la classica con i ciccioli di maiale, la ricotta fresca, la provola di bufala ed il pepe nero.

Non manca la birra con qualche etichetta artigianale e tra le bibite presenti anche le versioni bio per i più attenti. Qualche etichetta di vino, tra cui bio e senza solfiti, chiudendo sui dolci della casa con un particolare impasto al cacao ed i classici angioletti fritti serviti con creme di nocciola e pistacchio.

 

 

Pizzeria Sorbillo Carolina&Rodolfo

Corso Giuseppe Garibaldi, 29 – Salerno

089.2961874

info@sorbillosalerno.it

www.sorbillosalerno.it

Pagina FB @pizzeriasorbillosalerno

Pagina Instagram Pizzeria Sorbillo Salerno

 

 

 

 

Il 24, 25 e 26 agosto torna (come ogni anno) – a Roccagloriosa in Cilento – la rassegna cultural-gastronomica “La Rocca delle Arti”.

Il paese, che vanta la presenza sul territorio dei Lucani già dal VI-V sec. a. C., diventa nei tre giorni della manifestazione un itinerario alla scoperta dell’arte e del gusto.

La Rocca delle Arti è una delle più importanti manifestazioni del cartellone estivo cilentano. Il successo dell’evento è dovuto soprattutto agli intrattenimenti di ogni genere che allietano le serate del 24-25-26 agosto>> così afferma Mirko Grizzuti, Presidente della Proloco di Roccagloriosa.

Musica popolare, rappresentazioni teatrali, mostre di pittura, di scultura, di fotografia saranno i protagonisti della tre giorni cilentana. I vicoli del centro storico saranno decorati con allestimenti preparati impiegando per la maggior parte materiali riciclati nel il rispetto dell’ambiente.

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Le novità di quest’anno saranno il laboratorio di ceramica al tornio (come si faceva un tempo) a cura di Domenico Pepe e gli interventi di piccolo restauro della cappella di San Giuseppe a cura di Francesco Bortone e Daniela Gazzineo.

Dal punto di vista dell’arte gastronomica ci saranno le seguenti attività laboratoriali:

  • Alla scoperta dei mieli del Cilento (con Francescoantonio Cavalieri e l’associazione Apicoltori Provincia di Salerno)
  • Alla scoperta degli oli di Nicolangelo Marsicani con la partecipazione di Maria Manuela Russo, Rosalba Trama e Piero Matarazzo.

Il pubblico oltre a poter partecipare ad uno spazio laboratoriale dedicato all’arte (Installazione artistica tela d’autore) ed uno incentrato sul gioco (Giocastorie. Principi e Principesse), vivrà un viaggio nel tempo grazie al laboratorio narrazioni e personaggi storici. Il primo giorno si terrà una narrazione intitolata: “Sulla macchina del tempo: la cucina nel Medioevo”. Il secondo giorno, invece, le narrazioni riguarderanno le scoperte del medioevo.Il terzo giorno gli artisti si concentreranno principalmente sulla magia nel Medioevo.

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Soddisfatta dell’evento anche l’Amministrazione comunale, infatti, così afferma Speranza Gerundo, Presidente del Consiglio Comunale: <<Siamo giunti ormai all’ottava edizione dell’evento che è un appuntamento fisso per i cittadini di Roccagloriosa e per quelli del comprensorio. La manifestazione come di consueto si svolgerà nel centro storico e per consentire visitatori di poter accedere comodamente all’area della manifestazione ci sarà un servizio bus navetta gratuito dai parcheggi situati in zona Laura /San Cataldo verso il centro storico di Rocca>>

Cosa Vedere:

Il Museo custodisce reperti archeologici lucani risalenti al IV e al III sec. a.C., rinvenuti durante diverse campagne di scavo all’interno dell’abitato e delle necropoli, resti che testimoniano la vita del sito fino ad età tardo imperiale e medievale, sono, anche, conservati interessantissimi corredi funerari, manufatti in oro, argento e bronzo e gioielli in oro di straordinario valore e manifattura, come la collana con pendenti ed il bracciale intrecciato con serpenti.

Cosa Mangiare:

Il torroncino di Roccagloriosa, detto anche Torroncino degli Sposi. Si tratta di una specialità ideata dalle donne del borgo: un tempo, lo stesso, veniva preparato e offerto in occasione dei banchetti matrimoniali, quando era ancora consuetudine che si svolgessero in casa.

Sono iniziate nella seconda decade di giugno le riprese di Cucinì, il documentario diretto dal regista Ciro Fabbricino e prodotto da Slow Food Napoli.

Napoletano, fotografo da sempre e poi videomaker, docente di tecniche di comunicazione audiovisiva in varie regioni italiane, Fabbricino ha all’attivo collaborazioni con numerose produzioni italiane sia in ambito televisivo sia in quello cinematografico. Pur prediligendo la narrazione documentaristica, diversi sono i cortometraggi da lui prodotti. L’ultima sua produzione, “Giostre”, ispirata alla chiusura del parco giochi Edenlandia in Napoli, è in fase di revisione e post-produzione.

 

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Il film Cucinì avrà una durata compresa tra i 60 e i 75 minuti e promette di restituire la misura di quanto nobile e profonda sia la storia del cibo a Napoli, compiendo un viaggio dentro i sapori, gli odori e i colori della tradizione gastronomica partenopea, attraverso lo sguardo di chi ha scelto di essere “un napoletano che cucina”.

Al centro del racconto ci sono cinque cuochi napoletani che raccontano il proprio percorso umano e professionale, aprendo le porte della loro passione e memoria, prima ancora che delle loro cucine. Le emozioni e le ricette di Mario Avallone, Raffaele Cardillo, Gena Iodice, Giuseppe Maiorano e Antonio Tubelli sono accompagnate dalle ricerche storiche di Giovanni Serritelli, a cui spetta il compito di tracciare un itinerario, attraverso i secoli, dell’arte culinaria napoletana. A coronare questo viaggio alla ricerca dell’identità gastronomica napoletana saranno le musiche di Giorgio Rizzo, i testi di Benedetta Palmieri, le letture recitate degli attori Antonio Casagrande ed Ilenia Incoglia e le riflessioni dell’antropologo Marino Niola.

riprese-mario-avallone

«L’idea alla base del film – spiega il regista Ciro Fabbricino – è quella di fornire allo spettatore gestualità e sapienze che hanno già visto nelle proprie case. Mi domando infatti come sia possibile che a parlare della ricchezza del cibo di Napoli sia solo la nota folkloristica di un accento campano di noti personaggi televisivi. Sono cresciuto a suon di pizze a portafoglio tra Port’Alba e i Tribunali e facendo colazione al mattino con le castagne lesse. Ed è questa Napoli, il cui cibo è popolare – come quello di strada e delle taverne – e nobilissimo – come quello dei monzù e dei ristoranti raffinati – che voglio riuscire a raccontare grazie a tutte le preziose collaborazioni intraprese». «Abbiamo sposato da subito il progetto propostoci da Ciro Fabbricino – racconta il Fiduciario Slow Food Napoli, Rino Silvestro. Riteniamo infatti che, in un momento come quello presente in cui tutti parlano di cibo, sia l’occasione buona affinché anche un’Associazione come la nostra, che da tre decenni è impegnata nella valorizzazione delle culture alimentari, faccia sentire la propria voce. Il rapporto tra noi e la regia è stato subito empatico, fondandosi sull’intelligenza affettiva che il Presidente internazionale di Slow Food, Carlo Petrini, sempre richiama come metodologia  per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi».

Cucinì, che sarà presentato nell’autunno 2017 negli eventi e nei circuiti dell’Associazione Slow Food oltre a essere iscritto ai principali Festival cinematografici nazionali, è sostenuto dal Pastificio G. Di Martino.