Street food e mercatini di Natale a Berlino, capitale dalle due anime

Perché Berlino ha due anime? Basta visitarla per avere la risposta. A differenza di altre città tedesche note per i borghi medievali e le testimonianze di un remoto passato, la capitale emana un costante di struggente maliconia. La città fu ampiamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale e la spaccatura in Est e Ovest ha inciso sulla pelle di Berlino ferite profonde. Segni della ricostruzione post 1945 e della Guerra fredda sono visibili ovunque, soprattutto nell’ex parte comunista.

Alcuni criticano Berlino per il suo aspetto poco “instagrammabile” ma è proprio questa la bellezza della sua essenza. Una città non sospesa, ma spaccata in due tra modernità underground e cicatrici storiche non indifferenti. Fast food (tantissimi), locali multietnici e cucina fusion si alternano a birrerie e pub, così come musei a discoteche, cattedrali a fredde strutture di metallo. Visitare Berlino vuol dire conoscere due città e due anime differenti. Anche a tavola.

Berlino “divisa”

In seguito alla sconfitta della Germania nazista, le potenze vincitrici (Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Urss) stabilirono, durante la Conferenza di Potsdam, di dividere il paese in quattro zone d’occupazione. Tre parti occidentali sarebbero andate alle forze alleate e l’altra all’Urss, spaccando di fatto la Germania in due: Ovest e Est (poi diventate Repubblica Federale tedesca e Repubblica democratica tedesca). Berlino però si trova a nord-est del paese, quindi nella zona assegnata al controllo di Stalin.      

Tuttavia Berlino era troppo importante per essere lasciata completamente in mano ai comunisti di Mosca. Si stabilì allora che anch’essa, come già la Germania, sarebbe stata divisa in zone: tre alleate e una sovietica. Questo sistema di suddivisioni anticipava l’opposizione frontale tra il blocco filoccidentale e quello filosovietico. Qualche anno dopo tale “cortina di ferro” si sarebbe concretizzata con la nascita prima della Nato e poi del Patto di Varsavia. 

Pertanto Berlino si ritrovò ad essere una città enclave all’interno della Germania Est, che di fatto la circondava interamente. Il collegamento tra Berlino Ovest e la Germania Ovest fu assicurato da una serie di collegamenti facenti parte degli accordi di fine guerra tra le potenze alleate e Stalin. Quando il leader sovietico bloccò alcune di queste vie come rappresaglia per la riforma monetaria in atto in Germania Ovest, si ebbe la cosiddetta prima crisi di Berlino. La seconda è quella che porterà alla costruzione del celebre Muro.

A lungo andare la parte occupata dagli alleati potè beneficiare della democrazia, dei massici investimenti (come il Piano Marshall), della libertà di movimento e del supporto militare ed economico del blocco occidentale. Berlino Est invece si ritrovò stretta nella morsa del regime e della povertà. Il clima d’oppressione generato da queste politiche condusse centinaia di migliaia di berlinesi (e milioni di persone che arrivate a Berlino migravano poi nel blocco occidentale) a fuggire ad Ovest. Finché la situazione non precipitò. 

A proposito del Muro

Il noto Muro invece spuntò all’improvviso (letteralmente) in un notte di metà agosto del 1961 per arginare la fuga di capitale umano dall’Est all’Ovest. Infatti era possibile spostarsi dalla parte comunista a quella alleata. Le autorità di Berlino Est, su pressione di Mosca, fecero costruire questo sistema di fortificazioni in tempi brevissimi e che sarebbe stato ampliato e migliorato negli anni successivi. Il Muro cadde il 9 novembre del 1989, preso d’assalto dai manifestanti e sulla scia del canto del cigno del comunismo tedesco e sovietico. 

Molti credono che il Muro sia stato esattamente tale, cioè solo una barriera alta e sorvegliata. In realtà esso era una struttura “a corridoio”, cioè composta da due muri (esterno e interno, entrambi su suolo Est) nel cui mezzo vi era una striscia di terreno piena zeppa di mine, trappole e altre misure tese ad impedirne l’attraversamento. Vi erano anche postazioni di guardia e alcuni “checkpoint”, cioè punti dove il passaggio era ammesso (diplomatici, autorità, ecc.). Era lungo 155 km per circa 3,6 metri d’altezza.

Infine nel 1990 i territori della Repubblica popolare (e Berlino Est) accedevano alla Repubblica federale che restò, quindi, l’unica Germania esistente. Praticamente la Germania Est fu annessa all’Ovest, ricreando un solo stato. Berlino tornò ad essere una città unita, simbolo di una nazione che aveva ritrovato essa stessa l’unità perduta.

I mercatini di Natale a Berlino

La capitale tedesca moderna è nota anche per i suoi affollati mercatini natalizi, diventati ormai un must turistico in gran parte d’Europa. La Germania vanta decine e decine di città con i mercatini più belli in assoluto, ma Berlino, pur se non proprio “caratteristica” in senso tradizionale, offre un’ottima esperienza. I mercatini, oltre settanta, sono sparsi per tutta la città e nella maggior parte dei casi hanno carattere gastronomico. Non solo luci, suoni e giostre ma soprattutto grigliate, birre, panini e altre leccornie.

L’offerta degli stand è principalmente caratterizzata da panini a base di carne con enorme varietà di salsicce e würstel. Maiale nero, piccante, speziato, aromatizzato alle erbe, manzo e pollo. Non mancano bistecche, crauti, verdure e patate come da tradizione. Per i più piccoli ci sono chioschetti con dolci e zucchero filato, il tutto in un’atmosfera da fiaba che quasi fa dimenticare la “tristezza” grigia della Berlino diurna.

Pressappoco i mercatini di Berlino, sulla falsariga degli altri paesi europei, spaziano da fine novembre a fine dicembre. Nell’arco di un mese circa è possibile organizzare la propria visita grazie a uno dei tanti voli dall’Italia, tenendo conto che la città si trova come detto nell’estremità nordorientale della Germania. Volendo è possibile grazie a un collegamento via terra (treni o bus) oltrepassare il confine e recarsi in Polonia.

    

  

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