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A Castellammare di Stabia c’è un luogo che costituisce il centro della vita gastronomica della città, Piazzetta MILÙ

Lui è MIchele, “il Capo”; lei è LUcia, “la Signora”: loro due insieme sono MILÙ e questo è un racconto sospeso tra biografia e ristorazione stellata. A Castellammare di Stabia, proprio sul lungomare, al cospetto di quel vulcano che domina indisturbato il golfo di Napoli, c’è “un luogo che costituisce il centro della vita gastronomica della città”, si tratta di “Piazzetta MILÙ”. Michele e Lucia sono “gli autori della famiglia Izzo e gli artefici di Piazzetta Milù”; Maicol è il più giovane dei fratelli Izzo ed è anche lo chef del ristorante di famiglia. I vari riconoscimenti ottenuti soprattutto nell’anno 2020 sono “diversamente proporzionali” alla sua età. A soli 26 anni, Maicol Izzo è il più giovane chef campano, e uno dei più giovani d’Italia, a conquistare la Stella Michelin. “Sono orgoglioso di aver raggiunto questo ambito traguardo” – dice Maicol, che aggiunge – “Cerco di trasformare la costante pressione in determinazione che, combinata alla mia forza di volontà e alla responsabilità nei confronti della mia famiglia, del mio team di cucina e della squadra di sala, mi consente di trovare il giusto stimolo per pormi nuovi obiettivi”. Il talento di Maicol viene assecondato, nutrito e supportato dai suoi fratelli, Valerio ed Emanuele, rispettivamente il manager e il sommelier di Piazzetta Milù; il loro ruolo è “determinante per rendere reali le idee dello chef”. La cucina di Piazzetta Milù è, nell’ordine, “creativa, tecnica e divertente”. La curiosità intrinseca di Maicol, lo studio relativo agli aspetti tecnici degli alimenti e un’osservazione attenta della natura, sua principale fonte di ispirazione, rendono i piatti del ristorante Piazzetta Milù fantasiosi e diversi, perché originali. L’aspetto ludico dei suoi piatti è quello che Maicol preferisce, perché “vedere i suoi ospiti sorridere e ridere a tavola” lo rende felice più di ogni altra cosa.

La sua cucina è piena di umorismo, lo esprime appieno e ne è il frutto; il gusto e l’estetica dei suoi piatti predispongono inevitabilmente al buonumore. Il ristorante Piazzetta Milù propone solo menù degustazione, una decisione che “corrisponde ad un punto di svolta per innalzare il livello della proposta, compreso quello dell’aspettativa dell’ospite”. “Nella nostra proposta culinaria non viene indicato il numero di portate, né il nome del piatto o quali materie prime sono state utilizzate” – afferma lo chef di Piazzetta Milù e continua – “Scrivere un menù degustazione è anche più complicato rispetto all’organizzazione di uno classico, à la carte, perché significa dover personalizzare la proposta, in base al tavolo, e il piatto, soddisfacendo le esigenze di ogni singolo cliente; tuttavia questa decisione rappresenta per me la conquista della libertà in cucina, senza regole da seguire né uno schema fisso da rispettare”. Nel ristorante Piazzetta Milù, il polpo è il protagonista di un piatto che indossa una veste evidentemente contemporanea. Il mollusco viene prima cotto a bassa temperatura, poi passato alla brace e infine marinato con i fermentati. La carne è soda, la texture è compatta; la superficie del tentacolo è ben definita. La parete esterna di questo boccone di mare viene intinta in una maionese fresca e leggera al prezzemolo; mentre un secondo strato a base di gambi tagliati trasversalmente conferisce una croccantezza davvero piacevole. In questo caso le consistenze si equilibrano perfettamente: da una parte un gusto morbido, dall’altra un sapore granuloso. L’abbinamento è ideale. Una patata scavata al centro con una precisione netta, è farcita con un centrifugato della stessa polpa del tubero.

La polpa è anche la materia prima da cui trae origine il “croccante” di Piazzetta Milù. La pasta interna viene tagliata in fette ultrasottili, sovrapposte fino a realizzare degli strati orizzontali perfetti. Le due estremità di questa struttura, dorata e friabile, vengono letteralmente chiuse; si crea così uno spazio contenitivo che si sviluppa in lunghezza. Il ripieno è al cucchiaio ed è a base di ricotta di bufala campana dop in mousse, un burro aromatizzato alle alici che rilascia con delicatezza i sentori sapidi del mare, un pesto di basilico ridotto in polvere, solo la buccia del pomodoro ma disidratata e sfere brillanti di caviale di olio extra vergine di oliva. Il piatto da portata di questo “croccante” è la scultura di una mano che esibisce trionfante sulla punta delle dita un’idea culinaria impiattata con coerenza. Il dentice viene servito “in stile ceviche”. Una ricetta tipica della gastronomia peruviana si fonde con un “dressing” di origine giapponese ma ovviamente rivisitato. Il mais nero azteco, una maionese piccante in bottoni, il coriandolo in particolare condiscono con un tocco latinoamericano; la salsa ponzu con semi di pomodoro marina, aromatizzando. Piazzetta Milù è il luogo dove “la tradizione e l’innovazione si rincorrono e si intrecciano continuamente; la tecnica è fondamentale per capire il potenziale di ogni singolo prodotto e svilupparne il gusto; la creatività di una famiglia di esperti raggiunge il massimo livello possibile; l’emozione che si vive a tavola non è replicabile altrove; l’entusiasmo dello chef è l’ingrediente vincente”. Piazzetta Milù è semplicemente tutto questo.

Ristorante Piazzetta Milù
Corso A. De Gasperi, 23 80053 Castellammare di Stabia (NA)
081 871 5779

Al ristorante Terrazza Bosquet l’esperienza culinaria si traduce in un momento di condivisione, tra lo chef e i suoi ospiti.

“La mia cucina nasce da uno stimolo esterno, ma proviene da qualcosa di più ancestrale” – esordisce così Antonino Montefusco, l’executive chef di Terrazza Bosquet, il ristorante stellato sul mare di Sorrento. Piatti raffinati ed estremamente eleganti “si prendono cura dell’ospite e del suo palato”; attenzione e responsabilità giustificano, così, non solo l’eccellenza di una proposta culinaria “di classe” ma anche “il successo di un ristorante gourmet” e soprattutto “il plauso di un pubblico di buongustai”. I sapori di una volta rappresentano la principale fonte di ispirazione per Antonino Montefusco, che decide di “ri-portarli in tavola, ambientandoli in un tempo presente e senza ancora alcuna visione del domani”. Il rapporto con le materie prime “è viscerale”; con gli ingredienti stagionali, Antonino Montefusco, esprime “la parte biodinamica” del suo menù stellato. “Rispetto il principio e la consistenza di un piatto, l’idea e il concetto” – afferma l’executive chef di Terrazza Bosquet, che aggiunge – “Ecco perché posso modificare ogni singola portata, in piena libertà e con consapevolezza”. Una tradizione culinaria regionale e la cultura gastronomica mediterranea sono i due ambiti “geografici” in cui spazia un menù à la carte, composto da “piatti intelligibili, in grado di stimolare un ricordo e lasciare un’emozione totalmente soggettiva”. La food philosophy del ristorante Terrazza Bosquet contempla un’esperienza culinaria che si traduce in un autentico “momento di condivisione, tra lo chef e i suoi ospiti”.

La versione dei ravioli alla “Caprese” di Antonino Montefusco è “sacra”. Una zuppetta di pomodorini rossi e pomodoro San Marzano diventa il piatto da portata di piccoli bocconi di pasta fresca fritta, versati direttamente da una ready box. Una salsa di caciotta sorrentina e bottoni di maggiorana dal tipico aroma mediterraneo, dipingono questo primo piatto con pennellate da una consistenza alternativa. L’impiattamento è decisamente scenografico. L’assaggio è compatto, l’armonia dei sapori rimane intatta fino alla fine della degustazione. La tradizione diventa l’ingrediente principale; il tocco innovativo dello chef rappresenta senza dubbio il condimento “sacro”. Le linguine “profane” di Antonino Montefusco sono “tiepide” ed estremizzano il classico abbinamento aglio, olio e peperoncino. Un torchon di pasta, lunga e piatta, viene servito con uno sciabu sciabu di scampi, solo scottati, e decorato con un pesto di basilico granuloso. In questa seconda proposta la tecnica asseconda con garbo l’estro dello chef, che raggiunge i massimi livelli di espressione con una pralina di foie gras marinato, completamente rivestita di oro edibile, e in  accompagnamento una spuma di vino e percoche glassate. Antonino Montefusco ha pensato proprio a tutto, nel suo menù anche Mozart trova così posto, “in una luxury box”. La parmigiana di melanzane è “vegetariana, né sacra né profana”. Lo chef del ristorante Terrazza Bosquet presenta “un piatto molto personale”, il suo nome è “Da mia madre a me”. Un sandwich fritto di melanzana, tonda e viola, viene farcito con ingredienti freschi come il pomodoro di Sorrento, la mozzarella di bufala campana DOP e le foglie di basilico. La panura a base di carbone vegetale è geniale, perché si confonde letteralmente con il combustibile “reale” della brace ardente. L’effetto wow è più che garantito. Nel ristorante Terrazza Bosquet, il ricordo ha un gusto, il migliore, quello perfetto, perché assolutamente unico e personale. Qui, il gusto è anche bello ma solo se è soprattutto buono.

Terrazza Bosquet Restaurant
Piazza Tasso, 34 – 80067 Sorrento (NA)
081 877 7836Al

Cristian Torsiello firma un menù diretto, che dialoga con l’ospite senza creare alcuna rottura

Nella cucina stellata di Cristian Torsiello non c’è posto per le congetture; ogni piatto viene “concepito per essere mangiato, compreso e, perché no, anche contemplato in modo rapido”. Lo chef patron di Osteria Arbustico presenta così un menù diretto, “che dialoga con l’ospite senza creare alcuna rottura”. La tecnica è “al servizio del risultato finale” – afferma Cristian Torsiello che aggiunge – “Una cucina moderna richiede una profonda conoscenza delle tecniche, da quelle di base alle più avanzate, e soprattutto la capacità di padroneggiarle”. Se la tecnica è protagonista di una proposta culinaria dotata di una sua personale identità, la materia prima è la coprotagonista di una degustazione che punta “alla concentrazione dei sapori del territorio e all’esaltazione del gusto”. L’ingrediente è supportato dalla tecnica; questa, a sua volta, completa l’estetica del piatto. “Il bello è appagante” ma il buono è fondamentale. “Il territorio è una risorsa non un limite” – sottolinea lo chef patron di Osteria Arbustico che continua – “Instaurare un rapporto con il territorio non è semplice, bisogna essere maturi e consapevoli; ecco perché non deve essere un obbligo farlo, altrimenti si rischia di cadere nel banale”. La territorialità diventa un autentico contenitore, da cui attingere, di volta in volta, e non necessariamente per alimentare una cucina fatta di sole tradizioni. “Guardo all’innovazione con un occhio attento e lo faccio senza distrazioni” – dice a tal proposito Cristian Torsiello – “Riprendo volentieri i piatti tradizionali, quelli familiari, e li rivisito a modo mio ma senza stravolgerli”.

Lo spaghettino allo zafferano è l’omaggio ad una cucina cult dove le alternative, sostituiscono ma senza impoverire. In questo primo piatto la tradizione dettata dai maestri pastai di Gragnano si confronta con la riconoscibilità indiscutibile di una spezia tipica della cultura gastronomica meneghina. Il condimento avvolge con pienezza e rotondità ogni singolo spaghetto; la consistenza è corposa, ricca. Dalla cottura alla mantecatura, ogni fase della preparazione del “piatto originale” viene esattamente rispettata. Il brodo insaporisce con trasparenza; la noce di burro e una spolverata abbondante di parmigiano conferiscono maggiore morbidezza. Il pepe bianco macinato profuma con un sentore delicato ma indispensabile; mentre il succo di limone equilibra e spinge con decisione l’ospite all’assaggio. Gli stimmi rossi del Crocus decorano con un tocco prezioso. À la carte, l’agnello viene servito su un bottone denso di melassa di fichi; in accompagnamento gocce impalpabili di nocciole di Giffoni in pasta e un ciuffo fresco di misticanza selvatica. Al taglio la carne si presenta tenera e chiara; al primo boccone si percepisce un gusto netto ma goloso, a metà strada tra la frutta matura  e la frutta a guscio in purezza. Il piatto che identifica in modo particolare la cucina stellata di Cristian Torsiello è a base di piccione, condito con una salsa di vongole e fiori di finocchietto selvatico all’aceto balsamico. La selvaggina custodisce un aroma speciale, robusto e intenso, che si amalgama perfettamente con il gusto deciso dei molluschi. L’armonia culinaria tra gli odori della terra e il sapore del mare è evidente. Una nota agrodolce e un’altra spiccatamente mediterranea chiudono con originalità questo secondo piatto di carne. A Capaccio Paestum, proprio alle porte del Cilento, Cristian Torsiello proietta i suoi ospiti nel cielo stellato di Osteria Arbustico.

Osteria Arbustico
Via Francesco Gregorio 40, 84047 Capaccio Paestum (SA)
0828 851525

La cucina di Michele Deleo rivela il gusto autentico di una creatività stellata

I piatti stellati di Michele Deleo svelano una creatività culinaria “fatta di gusto”. La cucina dello chef di Tenuta San Domenico si distingue per l’indiscutibile qualità di materie prime selezionate e uno stile assolutamente ricercato. Gli accostamenti gastronomici sono sorprendenti, proprio come i diversi abbinamenti degli ingredienti scelti; la combinazione dei sapori è un autentico omaggio ad una tradizione culinaria forte e radicata. Michele Deleo propone agli ospiti della meravigliosa Tenuta di Capua “una cucina creativa ma con un chiaro riferimento al territorio”. I piatti tipici della cultura gastronomica campana vengono rivisitati con estro e maestria; i sapori di una regione ricca di radici rinnovano un’esperienza di gusto elaborata.

La pasta e patate alla napoletana conserva tutta la distinzione della ricetta originale ma rivela allo stesso tempo una tendenza gastronomica creata all’insegna della raffinatezza e soprattutto della novità. Lo chef Deleo valorizza la dolcezza di terra del tubero con la delicatezza del gambero gobbo o anche con l’eccellenza del rosso di Mazara. Questo primo piatto viene condito con l’aroma inaspettato delle alghe che si fonde chiaramente con l’asprezza dei limoni in zeste e la nota piccante del peperoncino. Le consistenze degli ingredienti si amalgamano perfettamente; la polpa soda delle patate si mescola letteralmente con la carne compatta dei crostacei. Il gusto finale evidenzia un equilibrio superlativo tra sapidità, salinità e un profumo particolarmente iodato che bilanciano un sapore già pieno e morbido. La ricciola in tranci è la protagonista di un secondo piatto pregiato, un vero inno alla tradizione mediterranea. La fragranza di questo pesce azzurro dal noto valore gastronomico viene sottolineata da uno spessore leggero e mite al palato. La crosta di olive nere denocciolate e al naturale custodisce tutta la leggerezza di una proposta, semplice ma armoniosa, servita con un guazzetto di frutti di mare che insaporisce e umetta con estrema finezza un boccone dopo l’altro.

La cucina di Michele Deleo dimostra così che da un’attenta lettura di ogni singolo piatto emerge il racconto moderno di un territorio, dai prodotti locali, le prelibatezze del mare nostrano, alle ricette classiche italiane oltre a quelle propriamente regionali. Il dessert è una delizia, per le papille gustative, e una vera gioia, per gli occhi. La mela stregata addobba una mousse al cioccolato, piacevolmente ariosa e da gustare cucchiaio dopo cucchiaio. Un cuore goloso ai lamponi, avvolge tutti e cinque i sensi: la dolcezza iniziale termina con un retrogusto leggermente acidulo, che chiude in bellezza l’assaggio; il sentore fruttato dona una nota fresca e vellutata a questo dolce, dalla mise quasi intoccabile. Un terriccio croccante e una salsa di mango speziata con cardamomo, zenzero e lemongrass, sono i dettagli riconoscibili di un’alta pasticceria. Nella proposta culinaria firmata dallo chef Michele Deleo, la tecnica si evolve e traduce chiaramente il suo pensiero creativo; l’impiattamento e l’estetica del piatto lo rendono memorabile. Affinità e contrasti prima si intrecciano, poi si trasformano per descrivere appieno un gusto decisamente stellato.

Tenuta San Domenico

Traversa di via Provincia Galatina Sant’Angelo in Formis – Capua (Caserta)

+39 0823995470

Antonio e Fabrizio Mellino, chef patron e chef del ristorante bistellato Quattro passi

Antonio e Fabrizio Mellino sono rispettivamente lo chef patron e lo chef del ristorante Quattro Passi, due Stelle per la Guida Michelin Italia 2021. Il padre, Antonio Mellino, è un cultore attento ed esperto delle materie prime, le protagoniste assolute di una scelta che giorno dopo giorno viene fatta con la stessa dedizione ma soprattutto con onestà. La selezione dell’ingrediente migliore anima una valida sfida con sé stessi; il risultato finale garantisce l’alta qualità della proposta culinaria firmata Quattro Passi. Il figlio, Fabrizio Mellino, è l’erede di quelle “avventure gastronomiche” vissute tra un posto di ristoro e l’altro alla ricerca del sapore più autentico. Il confronto generazionale è onnipresente. La fiducia che Antonio ripone nei piatti nuovi di Fabrizio è decisiva; ciò che conta veramente è la reazione dell’ospite, già al primo assaggio. La degustazione è preliminare e necessita di un giudizio, diretto e preciso.

Il piatto perfetto è dettagliato. Con il manzo, l’ostrica e il caviale, la triade del gusto risalta l’antipasto. Una tartare di filetto, dal taglio pregiato e con un sapore tenero, viene composta minuziosamente nell’insenatura di un piatto da portata ovale. Piu in là, quenelle alate di salsa caesar realizzata con capperi, acciughe e abbondante prezzemolo in foglie imitano originali dancing birds, sfruttando la leggerezza di foglie di lattuga romana. Il dressing eccelle, perché è confortevole. Le note marine sono evidenti: dall’ostrica Gillardeau e la sua maionese che garantiscono sorprendentemente una sensazione culinaria continua; la foglia d’ostrica, delicata ma succulenta; alle gocce di aceto di barolo che sottolineano abbinamenti gastronomici gustosi pur se insoliti. Il fregio è prezioso. Generosi grani di caviale Oscietra conferiscono una lucentezza naturale a questo ingresso. L’equilibrio nel piatto è dettato dai contrasti.

Il fusillone ricrea un primo piatto voluttuoso. La presenza del riccio di mare con cui viene mantecata una pasta di grande spessore si combina perfettamente con il supplemento di una crema pasticcera sapida, a base di una purea di patate con sentori di agrumi. La texture fondente è particolarmente iodata perché manifesta la forte spinta che riceve dall’acqua salata dei frutti di mare. Il gambero rosso di Mazara del Vallo condisce, a crudo, con una dolcezza ben definita. Dalle sensazioni gustative, quelle immediatamente percepite, alle diverse consistenze del cibo e le temperature di cottura, la cucina del ristorante Quattro Passi si ispira ai sapori, i profumi e le cromìe del Mediterraneo. In questo caso l’aromaticità è spontanea. L’olio evo monocultivar con sentori di carciofo e pomodoro o anche di erbe di campo, è il condimento grintoso di piatti dal gusto esclusivo.  Gli abbinamenti gastronomici rustici sono soprattutto territoriali. Un tris di carne di agnello Laticauda viene prima cotto a bassa temperatura, per mantenerne inalterato il gusto rotondo, e poi alla griglia, per sigillare un boccone pieno di sapore. Il carrè, la costoletta e la spalla sono aromatizzati alle erbe e circondano, letteralmente, un panetto vegetariano guarnito con una caponata di verdure di stagione.

Il dessert suggerisce che la tradizione non è fine a sé stessa, anzi. Maggiore è il grado di conoscenza raggiunto, migliore sarà il tentativo di sperimentarla. Nella cheesecake pastiera uno strato sottile di biscotto al burro rivela un ripiano di ricotta fermentata naturalmente, la cui acidità intrinseca si fonde con il profumo intenso dei fiori di arancio di Sanremo e il tocco delicato del grano scomposto, perché miscelato. Cubetti di zucca candita annidati su una superficie cremosa e perfettamente levigata, decorano egregiamente questo dolce. Lo stile culinario del ristorante Quattro Passi è ricco, perché crea aspettative; le stesse che poi soddisfa, semplicemente anticipandole.

I fratelli Sposito raccontano Taverna Estia, il ristorante 2 Stelle Michelin

Taverna Estia è la perifrasi gastronomica con cui i fratelli Sposito raccontano il concetto di “luogo di ristorazione” secondo le premesse dettate dalla famiglia da cui discendono. Il campo semantico è quello dell’ospitalità conviviale. “Il piacere di stare bene a tavola soddisfa l’ospite che ci dà la possibilità di esprimerci in quella che è l’arte della cucina” – afferma Mario Sposito, direttore di sala e sommelier. Tra suggestioni mitologiche ed ispirazioni avveniristiche, il focolare domestico è la fonte di ogni piatto creativo. “Noi siamo la conseguenza del futuro” – aggiunge Mario. La continuità con il passato è totale. Sei tavoli unici, duecento metri quadrati “en dedans” e due Stelle Michelin: il fil rouge è la ricerca dell’eccellenza, quasi come fosse una predisposizione naturale. La dedizione qualificata e incondizionata ha giustificato le scelte e alleviato le attese, le stesse di cui si è nutrita nel tempo. “Il successo passa dal ruolo e parte da un’unione di intenti”: i fratelli Sposito scrivono così una pagina della ristorazione bistellata campana.

“I sapori dei miei piatti evocano la creatività di una cucina che rivela il forte senso di appartenenza alla mia cultura e alla mia terra” – sottolinea lo chef Francesco Sposito. Il richiamo ad una tradizione culinaria riconoscibile per la sua semplicità, è onnipresente. Un grande classico della cucina italiana, lo spaghetto alle vongole, si rinnova in un raviolo ripieno e condito con un sauté a base di olio emulsionato con colatura di alici, e clorofilla di prezzemolo. La sapidità di questo primo piatto di mare è complessa; il gusto è esplosivo. Il rapporto con le materie prime è diretto e quotidiano; il rispetto per gli ingredienti selezionati è assoluto. “Dall’acidità, la consistenza, l’architettura, all’anatomia”, gli elementi di ogni piatto creativo svelano un’identità inalterata. La composizione gastronomica di Francesco Sposito è sensoriale; nell’equilibrio del gusto si trova un’emozione infinita.

Il dessert che proprio non ti aspetti di assaggiare e che, non a caso, rilascia lunghe vibrazioni positive è una golosa drupa di colore rosso vivo. Il suo ripieno è liquoroso e aromatizzato con il vermouth “Antica Formula”; un gel di limoni in bottoni diventa il piedistallo di un bon bon dall’aspetto evidentemente interessante. Una roccia di cioccolato miscelato con la polvere fine e profumata del tè verde matcha, fa da sfondo ad una deliziosa ciliegia farcita e decorata con spezie rinfrescanti e piante aromatiche. I piatti di Francesco Sposito sono moderni perché propongono “contenuti omogenei”: l’impiattamento prevede una giustapposizione degli ingredienti simmetrica; l’estetica è ineccepibile.

Il risotto  servito agli ospiti di Taverna Estia è regale. Cerchi concentrici di olio ai pistacchi di Bronte presentano un panetto di chicchi, della varietà Vialone Nano, mantecati con confettura di limoni al profumo dolce della vaniglia. In superficie, un carpaccio di gamberi rossi in strati, vongole veraci sgusciate e un rametto di timo fresco. “Nella mia cucina la tecnica è subordinata al sapore dei miei piatti” – sottolinea lo chef Francesco Sposito. Se da una parte esaltare tutte le assimilazioni gastronomiche è un atto assolutamente imprescindibile; dall’altra l’essenza del lusso culinario diventa indiscutibilmente concreto.

Protagonista Paolo Barrale e altri artisti del gusto provenienti da tutta la Campania
Taste Nic: a Pasquetta il picnic diventa stellato
Il 22 aprile al Nabilah

Visto il successo registrato dalla prima edizione 8con circa 6000 presenze), il Nabilah  – in collaborazione con il gruppo “Fatelardo” e il portale “Gnam Gnam Style” – propone la seconda edizione del “Taste Nic”, un picnic di Pasquetta “stellato” in riva al mare. Un’area del gusto con diversi “Gourmet Points” che proporranno dalle ricette tradizionali a quelle innovative, dalla gastronomia locale alle pietanze vegetariane, dai panini in versione pasquale ai dolci da passeggio, dai pregiati vini del territorio alle fresche centrifughe di frutta. Un’isola di gusti e di sapori per soddisfare tutti i palati!

L’evento prevede la partecipazione di accreditati chef campani e non e di uno chef stellato, ovvero Paolo Barrale, che non solo cucinerà un buonissimo piatto la cui ricetta è stata ideata appositamente per l’evento (pasta mista con fagioli, cozze, ricci di mare e caffè), ma farà anche uno show cooking illustrando a tutti la sua preparazione. Altre proposte gastronomiche saranno presentate da: Funghetto Store, Isabella De Charm Pizza Fritta, La Casa del Pane, MA Life Lounge&Restaurant, Puok Burger Store, Tufò, Retrobanco Pizza & Bistrot, Ruah Lounge Bar & Bistrot e Vivi l’Estate.
Il tema che animerà l’appuntamento sarà il “buono” interpretato in due modi: attraverso l’intervento di chef di livello che prepareranno i piatti che saranno serviti a coloro che parteciperanno all’evento (ovviamente in una versione più easy, come vuole la tradizione pasquale), e attraverso la finalità dell’iniziativa in quanto alcune delle pietanze proposte saranno donate in beneficenza a persone in difficoltà economica. Perché il “buono” non è appannaggio per pochi, ma – anzi – tutto quanto è buono sia per il palato che per il prossimo è alla portata di tutti!

L’edizione di quest’anno del Taste Nic sarà contestualizzata in un evento molto particolare, ovvero nell’ambito del Festival “Burning Man” che si terrà per la prima volta in Italia: artisti provenienti da tutto il mondo – appartenenti alla compagnia internazionale “Carros De Foc” – e allestimenti degni di un set hollywoodiano trasformeranno il litorale flegreo nella capitale italiano del sano divertimento.

 

Ufficio Stampa:

Maria Consiglia Izzo

 

Casa del Nonno 13 da sempre si è distinto nel panorama gastronomico Campano, riportando in auge gli antichi sapori del territorio dell’Agro-nocerino sarnese, in chiave innovativa e mai scontata.

In occasione dell’inaugurazione della Corte esterna dell’antico palazzo che ospita il ristorante, è stato presentato un nuovo progetto che ha come fine ultimo quello di aprire nuovi spazi, per dare vita ad un’esperienza gastronomica a 360°.

Casa del Nonno 13 conferma la sua forte volontà di crescere e sperimentare e stavolta la nuova sfida è quella di creare spazi differenti: il Ristorante stellato con lo chef Alberto Annarumma, Osteria e nuovi spazi per l’accoglienza a Mercato San Severino, 13 Salumeria & Cucina a Salerno.

Tre location che compongono le tre facce della stessa medaglia con in comune un’unica filosofia che caratterizza da sempre il concept 13, che fa del buon cibo, dell’accoglienza e dei prodotti tipici del territorio i suoi maggiori punti di forza.

La sera dell’inaugurazione della corte esterna è stato offerto un menù ricco e intenso, noi di Buonatavola vi presentiamo le entrées, pietanze particolari e dai toni internazionali combinati alla familiarità dei sapori nostrani:

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Polpo in crosta di pane panko con salsa agropiccante

 

Tartar di tonno con zenzero e coriandolo fresco

 

Linguine alla curcuma e limone con burrata di Agerola

 

Anatra affumicata con salsa soya e aceto di mele

 

Alici fritte ripiene di ricotta e limone

 

Tonno croccante con morì e maionese di riso

 

Baccalà fritto con salsa lemoncard

 

Gambero in tempura e salsa agrodolce

 

Tataki di manzo con salsa zenzero e limone

 

Raviolo di pasta di riso con coniglio alla cacciatora

Info e  contatti:

Casa del Nonno 13 & Osteria

Corso Caracciolo, 13 84085 S. Eustachio di S. Severino (SA)

13 Salumeria & Cucina

Corso Garibaldi, 214 84100 Salerno

casadelnonno13.it > Tel. 089 894399