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Dietro il successo di un grande uomo, c’è sempre una grande donna. Nel caso del ristorante Donna Luisella la parte maschile e femminile sono racchiuse nel carattere e nella caparbietà di un’unica travolgente personalità, quella di Luisa La Matta, in arte “donna Luisella”. Una delle tante donne che si è fatta da se, imprenditrice di se stessa. Insignita del prestigioso Leone d’oro per l’imprenditoria, della fascia dei Disciples d’escoffier – sezione Campania – e del riconoscimento Consulta Nazionale dell’Agricoltura, prestigioso riconoscimento come ambasciatrice dell’autentica tradizione culinaria partenopea.

Donna-Luisella-Napoli

La storia del ristorante inizia nel secolo scorso con nonna Luisella, che usava i prodotti della terra da lei coltivati, trasformandoli in impareggiabili e variegati fritti. L’arte della frittura non è cosa da poco: “dal tipo di olio utilizzato ai tempi di cottura, dalla qualità delle materie prime alla scelta degli accostamenti con saporite alici o succulenti formaggi. Tutto deve seguire un procedimento impeccabile“. Ed è questa opera certosina a dare un valore aggiunto ai piatti di Donna Luisella.

Il negozio per casalinghi di Corso Secondigliano è il punto di partenza di questa incredibile storia di cibo e passione. Nel 2011 da un semplice locale commerciale, si trasforma in ristorante – pizzeria “Benvenuti al Sud”, seguendo le orme della nonna. Oggi è arrivato al traguardo dei dieci anni di attività. Dopo il successo iniziale, “Benvenuti al Sud” raddoppia nel 2019, con una seconda sede a Lusciano, in provincia di Caserta.

Un locale nel quale la cucina napoletana fa da regina, oltre ad essere un’ accogliente location per grandi eventi. Nel 2017 nasce una chicca che spianerà le porte ad un futuro glorioso: di fronte al ristorante di Secondigliano nasce proprio “Donna Luisella. – pizza e fritti, un take away, gestito dalla figlia Federica, pronto a soddisfare tutte le esigenze del palato.

Supportata dal marito Claudio, e dai figli Mirko e Danilo Fusco, Luisa non ha intenzione di fermarsi e, dunque, porta avanti un percorso fatto di obiettivi importanti e definiti traguardi. I figli, inoltre, hanno intrapreso il lungo percorso dell’antica arte pizzaiola napoletana, con risultati di gran pregio, come la partecipazione al Pizza Expo di Las Vegas.

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La soddisfazione arriva nel 2021 quando Donna Luisella apre al borgo marinari a Napoli con l’intento di rappresentare la quintessenza di tutto ciò che ci aspetta dalla cucina partenopea. L’arredamento del ristorante è sinonimo della visione colorata del mondo tipica napoletana: l’azzurro del mare e il bianco della schiuma delle onde si mescolano creando alla vista una sensazione armonica dell’ambiente. Ed ovviamente i sapori che si portano in tavola sono quelli di casa.

In primo piano i grandi primi piatti della tradizione: pasta e fagioli, pasta e patate con la provola, genovese e ragù. Si passa poi all’elemento principe: il mare. Ed è qui che il ventaglio di scelte rende difficile la decisione per l’uno o l’altro piatti: dagli antipasti di pesce crudi e cotti, si passa poi ai primi classici ed ever green come spaghetti e vongole, linguine gamberi e zucchine, fino ad arrivare alle eccellenze più raffinate: linguine all’astice, bistecca di tonno, calamari in più versioni, ma anche il baccalà fritto, l’impepata di cozze e vongole.

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I dolci rappresentano la degna conclusione di un pranzo o una cena coccolati dalla brezza marina: dal classico tiramisù alla caprese, fino ad arrivare a una golosissima cheesecake che ci fanno entrare nella dimensione del sogno e ci danno dei veri e propri attimi di pura felicità.

Questo piatto è nato nei Quartieri Spagnoli. Era preparato dalle mogli dei calzolai il lunedì, giorno di riposo dal lavoro. L’origine del nome deriva da “scarparo” (calzolaio) che nei tempi lontani era pagato dai clienti di allora con pezzetti di formaggio che lui metteva nella pasta col sugo avanzato del giorno prima e da qui il nome “scarpariello”, anche in considerazione del fatto che, con un sugo così gustoso, non può mancare la famosa “scarpetta”.

Praticamente era un baratto per chi non poteva permettersi di pagare con denaro. Ai tempi si preparava con il ragù avanzato della domenica ma, come ogni ricetta tradizionale, ci sono poi tantissime versioni. Negli anni a venire hanno iniziato a preparare questo piatto appositamente con pomodorini, così come ve lo propongo adesso. C’è chi usa pasta corta ma io preferisco i bucatini forse perché mi rievocano bei ricordi essendo il formato di pasta che mio nonno adorava!

Provatelo e non ve ne pentirete!

Ecco gli ingredienti per due persone per un bucatino allo scarpariello semplice e gustoso:

  • 200 gr di bucatini;
  • Un barattolo di pomodorini;
  • Uno spicchio di aglio;
  • Una cipolla grande;
  • Olio evo q.b.;
  • Un pizzico di sale;
  • Abbondante basilico fresco;
  • 50 gr di grana grattugiato;
  • 50 gr di pecorino grattugiato

Preparazione:

In una padella con olio evo far imbiondire la cipolla a listarelle e l’aglio (che deve essere tolto), unire i pomodorini e schiacciarli con una forchetta, aggiungere poco sale, abbondante basilico e la metà di entrambi i formaggi e lasciar cuocere. Far addensare un po’ il sugo per almeno 15 minuti a fiamma bassa.

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata in ebollizione, scolarla al dente e versarla in padella con il sugo e mantecare con il restante formaggio, quasi da farlo filare e servire caldo. Buon appetito!!

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scarpariello
scarpariello

Quando si parla di Maranello il primo pensiero è quello dei rombi dei motori in Formula Uno. Ma, questa famosa cittadina del modenese, non richiama soltanto i sapori delle crescentine e dello gnocco fritto. La sorpresa che non ti aspetti viene dal sud, e si chiama pizza.

le pizze gourmet

A far conoscere l’originale tradizione napoletana in una zona nella quale le tavole vengono imbandite con bollito e tortellini è il maestro pizzaiolo e chef Gianni di Lella, che ci racconta con passione ed emozione la sua storia. Classe 1985, famiglia di origini napoletane non vicine al mondo della ristorazione, si trasferisce con i genitori in Emilia Romagna a soli quattro anni.

Il sogno del papà era infatti quello di aprire una pizzeria in un luogo che sa di lasagna e salde tradizioni culinarie. Nel 2011 nasce cosi’ La Bufala, la sfida che affronta la famiglia Di Lella per far parlare napoletano la cucina di Modena. Il primo anno è fatto di sacrifici: si vive e mangia nella piccola pizzeria da asporto. Il piccolo Gianni ben presto viene coinvolto in questa avventura, e crescendo si mette in gioco. Raggiunge brillanti risultati e premiazioni. Nel 2013 vince il primo campionato di pizza quasi per gioco, nel 2015 e 2016 vince due mondiali, compresa la collaborazione con Bottura.

le creazioni dello chef

Cinque anni fa conosce il fratello Richard, affermato chef a Londra, che gli dà una spinta morale ed affettiva. A seguire collabora con i più importanti chef stellati. Gianni pone la massima attenzione a spiegare ai clienti cos’è la bufala, i friarielli (rigorosamente preparati e surgelati a fresco da lui stesso) o il pomodoro San Marzano. Motivo di grande orgoglio è la parte dedicata alle pizze dolci. A conduzione familiare, formula che il maestro vuole mantenere, questo locale propone ricette tradizionali unite a novità assolute.

la tradizione

Nasce così “Era una lasagna“,ricordo d’infanzia, con bufala dop, ragù tradizionale emiliano e parmigiano regiano 60 mesi, ma anche accostamenti insoliti come la “Pizza sottobosco” a base di ragù di cervo, salmi’ di cinghiale e frutti di bosco.

Ed ecco poi il paradiso dei golosi come dolcissima conclusione: “Sicily” una pizza fritta con spolverata di zucchero e cannella, ricotta di pecora con scheggia di cannolo, granella di pistacchio del Bronte e zest di arancia e “Cocco Bello”,in onore delle spiagge romagnola, con gelato di cocco, passion fruit, mousse al cocco, meringa al cocco, acqua di ostrica e zest di lime. Le amarene in confettura e le creme sono rigorosamente homade:una tentazione solo a parlarne..

Tradizione,creatività, passione, gusto a tutto tondo senza limitazioni: questa è “La Bufala”.

Maranello

Piazza Giovanni Amendola 1/2 angolo via Tito Speri

0536-943661

Il Cenone della Vigilia di Natale: tra tradizione e squisitezze

Puntuali come ogni anno, come da tradizione, nelle case di ogni famiglia si assiste e si vive il fatidico cenone di Natale con presepi e/o alberi addobbati. Veniamo cullati dal calore familiare, delle stufe e dei camini. Un rito immancabile che si ripete sulle tavole imbandite di squisitezze e di incantevoli ornamenti impeccabili.

Il consiglio da nutrizionista a tavola per restare in forma:

Si aspetta un anno per poter festeggiare in famiglia, insieme agli amici, scambiandosi auguri, nuovi propositi tra brindisi, dolciumi, leccornie, lunghe e succulenti tavolate in questi meravigliosi e desiderati giorni di Festa. Per non sbilanciare bilance e bilanci calorici, come di consueto, consiglio sempre ai miei pazienti, che occorre lavorare bene prima, senza fretta e senza ansia, nel togliere i chili di grasso superflui.

In seguito, si potrà godere, restando in linea con l’equilibrio, di tutte le bontà a tavola, dagli antipasti ai dolci. Possiamo gestire il nostro equilibrio nelle cinque immancabili ricorrenze: la sera del cenone della vigilia di Natale, il giorno del Santo Natale, la sera del cenone di Capodanno, il giorno di Capodanno e l’Epifania.

Il segreto? Cercare di muovervi di più durante il giorno, prediligere più verdure, zuppe, minestroni, brodi vegetali, frutta e verdura fresca di stagione nei giorni successivi, assaggiare un dolcetto al giorno ma con giudizio.

Il cenone della Vigilia di Natale: già noto nella letteratura dell’Ottocento

Il celebre cuoco e letterato Ippolito Cavalcanti ne parlava nel suo “Trattato sulla cucina Teorica e Pratica” del 1837. Diceva: “Per la Vigilia de lo Santo Natale ce ne vonne vruoccoli (broccoli) suffritti co l’alice salata, vermicielli co la mollica de pane e vongolelle o pure zuffritti co l’alice salate,anguille fritte, ragoste vollute (bollite) co la sauza (salsa)de zuco (succo) de limone, e uoglio,(olio), cassuola de calamarielli e seccettelle,( seppioline),pasticcio di pesce, arrusto de capitone e struffoli”.

Il cenone della Vigilia di Natale: quali le squisite pietanze della tradizione?

Le pietanze non sono poi tanto cambiate dal 1800. La tradizione è sacra e va rispettata. Secondo quella campana, napoletana, il pesce e il baccalà la fanno da padrona. Il baccalà viene cucinato in tutte le salse: fritto, scaldato con l’olio extravergine d’oliva, al forno con patate, con i peperoni cruschi, ci sono poi gli antipasti con le alici marinate, le zeppoline, l’insalata di polpo, la pizza di scarole col ripieno di olive, capperi, acciughe, pinoli e uvetta.

Seguono i vermicelli con le vongole veraci, la frittura mista di gamberi e calamari rigorosamente fresca e fatta al momento per non perdere la croccantezza; calamari e seppioline in rosso, il capitone fritto o arrostito che profumano le cucine sino a notte fonda. Il tutto accompagnato da una ricca insalata di rinforzo con cavolfiore bollito, condito con olive nere e verdi, acciughe, pepaccelle, olio extravergine d’oliva locale e aceto.

Non possono mancare i contorni: friarielli ripassati in padella con aglio, olio e peperoncino o broccoli lessati e conditi con olio extravergine d’oliva e limone. Il tutto accompagnati da buon vino bianco, secco campano come la Falanghina, il Fiano, il Greco di Tufo, il Solopaca o di buona cantina locale. Sul finire una varietà di frutta secca ( noci, mandorle, nocciole della penisola sorrentina DOP, o locali, fichi secchi DOP del Cilento), la frutta fresca a base di agrumi, uva, mela annurca.

E dulcis in fundo i dolci tipici per eccellenza come gli struffoli (palline di pasta frolla ricoperti di miele),i mitici roccocò,(biscotti duri a base di mandorla a forma di ciambella), i mostacciuoli,( da mosto ricoperti di cioccolato), i torroni di Venticano e Grottaminarda, i susamielli,(dolci a base di mandorle a forma di S, detti così perchè una volta venivano cosparsi di sesamo), i buonissimi castagnacci ( con i marroni DOP di Montella) e il tradizionale panettone innaffiato da buon liquore digestivo, lo spumante e l’ immancabile caffè.

Ricetta: gli struffoli (il dolce della tradizione napoletana, semplici e gustosi)

Ingredienti:

500 g di farina O

3 uova intere

90 g burro

3 cucchiai di zucchero bianco

30 ml di rum o limoncello

la buccia di 1 limone di Sorrento o Amalfitano

un po di sale

300 g di miele di acacia o millefiori (locale, di buona qualità)

una manciata di frutta candita

zucchero colorato

1 litro di olio di semi di arachidi

Preparazione

Per l’impasto: su un piano di legno mescolare insieme alla farina setacciata un pizzico di sale, le uova, lo zucchero, il burro ammorbidito, tagliato a dadini, un po di rum o limoncello e la buccia di un limone grattugiato. Lavorare a lungo l’impasto fino ad ottenerlo morbido ed elastico. Avvolgere il tutto in una pellicola trasparente e metterla a riposare in frigo per un’ora o più. Trascorso il tempo, tagliarne una piccola parte, lavorarla con le mani creando un cilindro spesso e tagliarlo con un coltello creando piccoli rettangolini, palline di circa un cm di spessore.

Mettere a scaldare abbondante olio di semi in una padella a bordo alto. Una volta raggiunto la temperatura di 180°C friggere gli struffoli. Girarli e dopo circa un minuto cacciarli e porli in un piatto con carta assorbente. A parte in una padella mettere a scaldare il miele a bagnomari. Guarnire tutti gli struffoli con miele e zucchero colorato.

Uno dei dolci tipici del Natale, soprattutto a Napoli, sono gli struffoli

Gli struffoli sono dei dolci tipici del periodo natalizio e della gastronomia meridionale, principalmente della cucina napoletana. Nonostante la loro tipicità, gli struffoli non sono stati inventati a Napoli, ma sono stati portati dai greci già ai tempi della Magna Grecia. Un’ipotesi più probabile sull’origine degli struffoli è di derivazione spagnola.

Esiste infatti, nella cucina andalusa, un dolce estremamente simile agli struffoli, il piñonate, che differisce dal dolce napoletano solo per la forma delle palline di pasta, che sono più allungate. La parentela tra struffoli e piñonate potrebbe risalire al lunghissimo periodo di vicereame spagnolo a Napoli.

Anche l’uso come dolce tipico natalizio, sembra essere relativamente recente, in quanto il ricettario del Crisci (1634) ne fa cenno ma non specificamente in relazione al pranzo di Natale. Da essi venne poi preso spunto per la creazione di altre ricette tipiche delle regioni italiane, come quella dei Sannacchiudere, variante degli struffoli napoletani tipica pugliese, per la precisione tarantina.

Di seguito tutti gli ingredienti utili per degli struffoli perfetti:

Ingredienti:

  • 300 gr di farina 00;
  • 3 uova;
  • 80 gr di olio di semi (più quello che occorre per friggere, circa una bottiglia);
  • 50 gr di zucchero;
  • Arancia o Limone;
  • Un cucchiaio di Lievito per dolci;
  • Sale q.b.;
  • Caffè di Vermut o creola per dolci;
  • Miele q.b.;

Preparazione:

  • In una ciotola mettere la farina, le uova, l’olio di semi, lo zucchero, la buccia grattugiata dell’arancia, il lievito, un pizzico di sale e la vermut o creola per dolci)
  • Mescolare insieme gli ingredienti e impastare il tutto per formare un panetto
  • Dal panetto staccare piccolo pezzi per formare delle piccole palline che andranno in una pentola con olio caldo alla temperatura adeguato
  • Una volta pronte le palline inserirle in numero di dieci per volta all’interno dell’olio
  • Toglierli dall’olio nel momento in cui vengono a galla per evitare che si brucino
  • Pogiarli su un panno di carta per far scorrere l’olio in eccesso e ricoprire di miele e di confettini colorati se si preferisce

Ricordate: se l’olio dovesse tendere a venire su buttare all’interno un tappo di sughero.

Ci sono anche versioni di struffoli dove, dopo la frittura, vengono solo cosparsi di zucchero a velo oppure, ancora, con del cioccolato sciolto.

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Annamaria Leo

Una piacevole pausa dai sapori mediterannei

Il nome è già un programma: il ristorante pizzeria – braceria Essenza del Gusto a Marigliano propone un’offerta che soddisfa le esigenze di ogni tipo di palato. In questo accogliente locale in provincia di Napoli, si parte alla scoperta dei sapori di terra e di mare. Deus ex machina è lo Chef Antonio Giannattasio, che insieme alla moglie Alessandra Castaldo, nel 2018, decide di mettersi in gioco aprendo un ristorante di sua proprietà.

La passione per la cucina dello Chef nasce un po’ per gioco, un po’ per scommessa: il papà fin dall’adolescenza lo sprona a frequentare l’istituto alberghiero De Medici e, commosso, dice: “ora, dovunque tu sia sarai orgoglioso di me“. Il giovane Chef, non ancora patentato, andava a scuola accompagnato dal papà per seguire le lezioni.

Gli antipasti di mare la fanno da padrone, e fanno da cornice a quello che si assaporerà dopo. Piatto principe è lo stoccafisso, che Giannattasio ripropone in un primo piatto unico: i paccheri con stoccafisso e pomodorini.

Unita a queste degustazioni dal profumo di mare, non può mancare un’ampia vetrina dedicata alle pizze, che si ispirano sia ai sapori classici partenopei, come la salsiccia e friarielli, sia alle aggiunte di gamberi e cozze. In occasione del Natale, il ristorante è già pronto per un capodanno coi fiocchi, con un menù da mille e una notte, e si presta perfettamente per pranzi e cene aziendali.

Ma, il più grande sogno dello Chef e proprietario Giannattasio, sarebbe passare alle figlie adolescenti la gestione del locale, infondendogli la sua passione e, perchè no, pensare di aprirne uno nuovo per il futuro.

ESSENZA DEL GUSTO

Indirizzo: Via 11 settembre 28 Marigliano (Na) nei pressi del Cis di Nola

Contatto telefonico: 0818856318

Sarà come una sera a Napoli da Chiaja Pizzeria e friggitoria, nel cuore di Cosenza. Marco Tango PizzaChef e Luciano Sorbillo Special Guest propongono un’evento degustazione pizze, mercoledì 15 dicembre dalle ore 20.00 a Cosenza in via Montesanto 29.

Lasciati avvolgere dai profumi e sapori della cucina partenopea!