Nelle notti d’Oriente

Il Cous Cous è un alimento che consiste in semola di grano duro. Si tratta di un alimento “base”, cioè impiegato in varie preparazioni. Le sue origini risalgono tra il XI e XIII secolo, mentre per quanto riguarda il luogo “esatto” della sua comparsa ci sono molte ipotesi: alcuni ne attestano la paternità nella parte nord-occidentale dell’Africa, altri nella zona subsahariana e altri ancora nel territorio berbero della Numidia.

Ovunque sia “nato”, era il cibo ideale per i nomadi. Infatti era di facile conservazione e dunque adatto ad essere portato nei lunghi viaggi. Ed è proprio grazie a questi viaggi che si diffuse ben presto nel Mediterraneo, in Francia e in Spagna. Da quest’ultima provengo, infatti, le testimonianze scritte su questo piatto.

La parola “Cous Cous” potrebbe derivare dall’arabo “keskes”, termine che si riferisce alla tipica pentola in cui veniva cotto ( in italiano “couscussiera”). Inoltre su questo piatto a base di semola di grano duro vi è una leggenda. Si narra che Re Salomone s’innamorò perdutamente della Regina di Saba al punto di perdere l’appetito; il cuoco del Re allora preparò un piatto “sfizioso” e nutriente che gli fece tornare la fame: il Cous Cous.

Legato a questo piatto vi è anche la tradizione, nel mondo arabo, di mangiarlo con le mani. Quest’usanza è legata ad un detto arabo secondo cui “Con un dito mangia il diavolo, con due il profeta e con cinque l’ingordo”; anche per questo viene visto da molti come “l’antenato del finger food”.

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Cous Cous

Cous Cous, varianti nel mondo

Il 16 dicembre 2020, viene inserito nella lista dell’organizzazione internazionale. Ciò non fa che aumentare il prestigio di un piatto che già era stato conosciuto da molte popolazioni diverse tra loro. Il Cous Cous “classico” prevede che venga cotto a vapore e condito con carne, verdure, legumi e spezie. Ne esistono però numerose varianti in base a dove ci si trova.

Marocco: in questa zona il formato è molto più spesso e solitamente condito con carne di agnello e verdure. In Tunisia, invece, oltre che con le carne lo si fa anche con il pesce e/o frutti di mare e accompagnata “dall’harissa”: una salsa molto speziata e piccante di colore rosso.

Gli scambi commerciali hanno, poi, fatto sì che giungesse anche in Italia, in particolare in Sicilia, a Trapani. La variante alla Trapanese prevede la “ghiotta” (una zuppa di pesce) e la semola viene lavorata a mano in uno speciale piatto di terracotta verniciata chiamato “mafaradda”. Oltre che in Sicilia, se ne trova una versione anche in Sardegna, dove venne introdotto da un gruppo di pescatori di corallo che avevano lavorato sull’isola tunisina di Tabarka. Da qui prende il nome di “Tabarchino” che era un piatto molto povero e prevedeva solo le verdure al suo interno.

Curiosità

A questo piatto di semola sono legate alcune curiosità. Per esempio: a San Vito Lo Capo si tiene la “Cous Cous Fest” un festival culturale; questo piatto è uno dei protagonisti del romanzo satirico di Francois Rebelais “La vie de Gargantua et de Pantagruel”.

In più si tratta di un alimento poco calorico, infatti 100 grammi contengono tra le 340 e 370 calorie (s’intende per la sola semola priva di condimento). Può essere, dunque, utilizzato se si sta seguendo una dieta, ed è perfetto anche per i piatti estivi. Si può utilizzare al posto del riso in un insalata, o come piatto unico la sera e dal momento che che può essere consumato freddo può essere preparato anche il giorno prima. Basta unire gli ingredienti che più si vogliono e le spezie come curry, zafferano o cannella ( a seconda del proprio gusto) e in un attimo verrete trasportati nelle magiche notti d’Oriente!

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Cous Cous con piselli, zucchine e carote
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Simona Celentano

Sono un'appassionata di scrittura e libri. Mi interessa anche il cibo, specialmente ciò che riguarda le origini storiche e le tradizioni che accompagnano un piatto.

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