Un’alimento vecchio quanto il mondo

[…] Il pane a ogni bocca, a ogni uomo, ogni giorno arriverà perché lo seminammo, perché lo abbiamo fatto non per uomo, ma per tutti, il pane, il pane, per tutti i popoli[…]. Così scriveva Pablo Neruda nella sua “Ode al pane”.

Il pane infatti è strettamente collegato alla nascita e all’evoluzione dell’uomo. Fin da quando durante il Neolitico l’uomo inizia a coltivare cereali, questi iniziano ad essere lavorati e impastati per ottenere quello che diventerà il pane.

Sono gli Egizi ad iniziare quella che sarà l’archetipo della “lievitazione naturale”, aggiungendo all’impasto di chicchi macinati e acqua un pezzo di pasta che era avanzato dal giorno prima e dal sapore più acidulo.

I Greci in seguito perfezionarono la costruzione dei forni. Iniziarono a produrre molti tipi diversi: secondo gli storici, all’epoca ne esistevano già 72 tipi diversi. La sua produzione proseguì a Roma, dove venne diviso nel pane per i “ricchi” e quello per “poveri”. Il primo era fatto con farina bianca priva di germe, il secondo con gli scarti della farina e quindi di colore scuro.

Fino a questo moment lievitava a causa delle muffe e dei batteri naturali che si sviluppavano al suo interno. Invece, durante il Rinascimento venne introdotto il lievito di birra.

Il pane e la società

Grazie all’avvento del lievito e alla sempre più numerosa richiesta, i fornai iniziarono a sperimentare nuove forme e nuovi impasti. Nel ‘600 però c’erano anche molte tasse sulla farina e sui forni.

Ciò, insieme alle varie carestie che si susseguirono nel corso dei secoli, fece scoppiare numerose rivolte. Un esempio lo si trova nei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni dove si parla “dell’assalto ai forni” del 1628. Altro esempio famoso è poi la rivolta del 1789 in Francia.

Grazie alla Rivoluzione Industriale nell’Ottocento i prezzi iniziarono, poi, ad abbassarsi. In questo modo tutte le classi sociali poterono iniziare a permetterselo.

pane, ciabatte, focacce.
pane

Curiosità

Durante la Rivoluzione Francese è nata la “credenza” secondo cui il pane capovolto porti male. Ciò era dovuto al fatto che i boia inizialmente compivano il loro lavoro a volto “scoperto”. Il povero incaricato si beccava in tal modo l’odio dei vicini e quando la sua famiglia andava a comprare il pane, i fornai glielo servivano non solo vecchio e stantio, ma anche capovolto (segno di disprezzo e malaugurio).

Durante l’Ottocento, invece, solitamente le donne preparavano l’impasto e la “pagnotta” a casa, per poi andare in un forno a cuocerlo. Per sapere ogni pane a chi apparteneva, venivano “timbrati” o con l’iniziale della proprietaria o con un simbolo appartenente alla famiglia.

Il pane oggi

Oggi il pane è tra gli alimenti più consumati al mondo. Ne esistono diverse varianti e sono nate anche numerose tecniche per prepararlo. Per esempio, oltre che con il lievito di birra, molto utilizzato è il “lievito madre”.

Si tratta di un vero e proprio “organismo vivente”, poiché va continuamente “nutrito”. Per la preparazione si parte da acqua e farina e poi viene lasciato “maturare”, dovrà poi essere “rinfrescato” a intervalli regolari reimpastando una parte di pasta con acqua e farina.

Esistono poi vari tipi: dai panini a olio, al latte; da quelli integrali a quelli di semola di grano duro ecc. Può avere anche diverse “forme”: dai filoncini, alle ciabatte, alle trecce e chi più ne ha più ne metta. Inoltre il suo utilizzo in cucina varia dal dolce al salato. Insomma chi rinuncerebbe mai ad un bel panino con il salame!

pane, farina,
treccia di pane
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Simona Celentano

Sono un'appassionata di scrittura e libri. Mi interessa anche il cibo, specialmente ciò che riguarda le origini storiche e le tradizioni che accompagnano un piatto.

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