Egitto: suggerimenti per una vacanza tra antichità e gastronomia

Negli ultimi anni l’Egitto ha vissuto un vero e proprio boom turistico, anche da parte degli italiani. I nostri connazionali al momento rappresentano la quinta nazionalità come arrivi nella terra dei faraoni. Se fino a qualche decennio fa il turismo era quasi esclusivamente legato all’antichità, oggi “dominano” mete più rilassanti come Sharm-el-Sheikh, Marsa Alam e Hurghada. Nonostante ciò, in questa piccola guida proponiamo spunti per un itinerario all’insegna dell’Egitto più autentico e tradizionale, partendo da tre tappe principali lungo tutto il paese.  

L’Egitto tra tradizione e modernità 

La gastronomia in Egitto, così come per la sua cultura attuale, rappresenta un misto di stratificazioni dovute alle diverse epoche e influenze che il paese ha subito nel corso dei millenni. Ancora oggi, come ai tempi degli antichi egizi, prodotti quali i datteri, frutta e verdura in quantità, carne d’agnello e manzo e miele sono parte integrante della dieta locale. Con l’avvento della globalizzazione anche l’Egitto si è adattato in parte al modello “occidentale” e pertanto, sulla falsariga di altre grandi città dell’Africa o Asia, è possibile imbattersi in locali tipici e fast food gli uni di fianco agli altri, soprattutto nelle zone turistiche.

La questione alcolici, poi, è un tasto “dolente” di molti turisti occidentali nei paesi arabi a maggioranza musulmana. Anche in Egitto normalmente viene servita solo birra analcolica ma, rispetto ad altre realtà simili, è meno difficile procurarsi la tanto desiderata birra standard (inventata pare proprio dagli antichi egizi). La vendita di alcolici è permessa solo ai locali muniti di licenza (principalmente hotel e ristoranti ad alta frequenza turistica).   

Gastronomia e piatti tipici

Anche se non molto nota, la cucina egiziana riesce ad offrire più di una sorpresa trovandosi nel mezzo delle tradizioni gastronomiche mediterranea, nordafricana e mediorientale. Oltre a quanto scritto sopra, in Egitto si fa ampio uso di spezie e salse, avvicinando questo tipo di cultura a quelle di Grecia o Turchia. Indispensabile per la maggior parte dei pasti egiziani è la presenza del pane soprattutto in forma di pita. Quest’ultima viene usata sia per farcirla con altri ingredienti (es. carne macinata) che per accompagnare salse (es. hummus) o altre pietanze particolari. Nei vicoli delle città ci si può imbattere in forni che producono grandi quantità di pita.

Anche riso, pollo e pomodoro accompagnano gran parte dei cibi egiziani. Tra le spezie le più utilizzate sono cumino, curcuma, coriandolo, zafferano e zenzero. Nei mercati è anche possibile comprarli in sacchetti a peso per portarli a casa (ricordate che in Egitto va contrattata praticamente qualsiasi cosa!). Lasciando altrove lo spazio per le tipicità del posto, si fa presente che nella maggior parte dei locali egiziani vengono serviti piatti quali kofta, kebab e falafel, ampiamente noti ai viaggiatori che abbiano conosciuto le citate cucine greca e turca, ma anche di altri paesi arabi.              

Prima tappa: Il Cairo

La prima tappa consigliata per questo viaggio nell’Egitto più classico è certamente la capitale: Il Cairo. L’affollatissima città (oltre 14 milioni di abitanti) possiede quartieri sia moderni che “vecchi”, dove si respirano atmosfere degne dei grandi libri d’avventura del XIX secolo. Per esempio, il quartiere copto (l’accesso è controllato dalle autorità) dove coesistono di fatto cristiani, musulmani e ebrei. Altra realtà simile e Al-Mu’izz Street, intricato dedalo di stradine piene di bancarelle e mercanti, nonché di chioschi dove fare un po’ di street food. Il centro storico della capitale che, inoltre, ospita la nota moschea Muhammad Ali, è patrimonio dell’UNESCO.

Oltre al citato kofta d’agnello da assaggiare per le strade del Cairo è certamente lo shawarma, un panino popolare di carne o pollo spesso avvolto proprio in una pita e condito con salsa tahina. Dal Cairo, tra l’altro, è possibile muoversi nei centri d’interesse vicini. Il primo è senza dubbio la celeberrima piana di Giza con le sue tre Piramidi e la grande Sfinge. Non molto lontano da questo sito vi è quello di Saqqara che ospita la piramide a gradoni del faraone Djoser, tra le più antiche di tutto l’Egitto.

È impossibile lasciare la capitale senza prima aver assaggiato i dolci locali. Si menzionano i kunafa (un dolce tipico del mondo arabo fatto di fili cotti e croccanti mescolati con frutta secca e burro), halawa (somigliante al nostro torrone; si tratta di una pasta di zucchero, frutta secca e vaniglia) e basbousa (una torta tipica con semola, sciroppo e mandorle).

Seconda tappa: Luxor

La posizione strategica della città permette di visitare alcuni dei templi più belli di tutto l’Egitto a partire dall’omonimo complesso di Luxor e quello altrettanto noto di Karnak, distante pochi chilometri dal primo. Oltre a questi merita una tappa extra il tempio di Dendera, tra i meglio conservati in Egitto. Non molto distante da Luxor (l’antica Tebe in pratica) vi è la leggendaria Valle dei re, grande complesso archeologico nel deserto in cui furono sepolti molti faraoni, da Ramses II a Tutankhamon.

Per i più audaci nelle principali città egiziane, anche a Luxor, è possibile mangiare carne di cammello in forma principalmente di stufato o burger. Altro piatto da provare in zona è la baba ganoush, crema a base di polpa di melanzane con olio, aceto, sale e pepe, aglio tritato. Infine, ci suggerisce anche l’hawawshi, una specie di mezza focaccia di pita ripiena di carne macinata e svariate spezie.

Terza tappa: Assuan

Dopo svariate ore di viaggio da Luxor si giunge ad Assuan (Aswān in arabo) che colpisce per un lungofiume ricco di bar, ristoranti e locali alla moda. Il modo ideale per vivere questa esperienza è rilassandosi a pochi metri dal Nilo sorseggiando un buon karkadè, tisana tipica a base di ibisco che si può bere sia calda che fredda. Dalle sponde del Nilo è possibile anche prendere una delle tante feluche (imbarcazioni tipiche egiziane a vela) per fare uno splendido giro in barca. Navigare su questo fiume dalla storia millenaria al tramonto è impagabile. Di questa zona meridionale dell’Egitto è tipica la carruba.

Tramite feluca si possono raggiungere le Tombe degli artigiani e il coloratissimo villaggio nubiano. Le prime sono delle tombe scavate nella roccia dedicate a personaggi illustri del tempo e discretamente decorate, ma che non reggono assolutamente il confronto con le altre già citate. La visita però vale la pena per la vista incredibile che si ha dalla collina: l’isola elefantina nel mezzo del Nilo con città, acqua e deserto che si incontrano tutti insieme. Il villaggio nubiano è ormai inserito “d’ufficio” nei tour organizzati per la presenza di un ampio mercato dove trovare di tutto, dai monili alle spezie. Al di là dei colori di questo luogo, talvolta “instagrammati”, in realtà si tratta di un centro abitato molto povero e che di fatto subisce il massiccio afflusso giornaliero di turisti.       

Partendo da Assuan, se avrete la perseveranza di sopportare altre ore di trasporto, verrete ripagati dalla bellezza di uno dei luoghi più meravigliosi al mondo: Abu Simbel. Il noto complesso fu letteralmente fatto a pezzi e spostato di un centinaio di metri negli anni Sessanta. Questa difficile e unica operazione di ingegneria salvò Abu Simbel dall’inondazione che avrebbe provocato la costruzione della diga di Assuan.

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Mario Rafaniello

Mi chiamo Mario Rafaniello e sono un dottorando di ricerca presso il dipartimento di Scienze Politiche di Caserta. Vivo a Sessa Aurunca e quindi mi muovo per gli articoli dei locali su questa zona e limitrofe, fino al basso Lazio. Per lavoro viaggio molto e mi occupo di usi e costumi nel mondo, quindi la maggior parte dei miei articoli riguardano viaggi, tradizioni e curiosità inerenti al cibo. Sia con la laurea magistrale che nel dottorato mi sono occupato di agroalimentare, in particolare made in Italy. Quando posso trasferisco parte delle mie ricerche negli articoli per la buona tavola magazine.

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