La mozzarella di bufala campana Dop in Giappone

Un latticino made in Italy e un mercato asiatico che sembrano apparentemente antitetici. In realtà, è proprio dalla curiosità reciproca che può nascere una migliore comunicabilità. Il riferimento è alla celebre mozzarella di bufala campana Dop e all’affascinante Giappone.  

Nella sua semplicità la mozzarella di bufala può dare vita ad una infinità di ricette

Una mozzarella dal grande potenziale

Come recita il sito web dedicato, quella di bufala campana è l’unica mozzarella in commercio a potersi fregiare del riconoscimento europeo Dop. In quanto tale, è un prodotto tutelato dall’Unione europea. Si tratta di un grande traguardo per un territorio come quello campano, ricco tradizioni enogastronomiche ma spesso oggetto di tristi dinamiche politiche, sociali e, nei casi peggiori, criminali.

La sana filiera agroalimentare può essere un trampolino di lancio per molti giovani. Gli esempi in tal senso non mancano e sorgono dalla sinergia tra sostegno pubblico alle politiche agricole e voglia di innovazione. Anche un settore come quello caseario, talvolta visto come “analogico”, può sfruttare le nuove frontiere del business e del marketing digitale.

Non ultimo è lo sforzo che gli imprenditori dell’agroalimentare campano stanno mettendo in campo nella green economy, adottando soluzioni aventi ricadute positive anche a livello sociale e ambientale. Secondo l’ultimo rapporto GreenItaly della fondazione Symbola e di Unioncamere la Campania è la seconda regione per eco-investimenti, distanziata solo dalla Lombardia.

L’APE tra UE-Giappone e l’export italiano

Il Giappone rappresenta la terza economia mondiale per PIL. La mozzarella di bufala campana Dop è l’unico latticino del Meridione presente nell’elenco dei prodotti tutelati dall’APE (l’Accordo di partenariato economico tra Ue e Giappone). Questo accordo è entrato in vigore il 1° febbraio 2019 e prevede alcune facilitazioni degli scambi commerciali tra l’UE e il mercato nipponico.

Vengono eliminate molte barriere tariffarie, per semplificare l’import-export, e si garantiscono dei principi reciproci in materia di apertura su determinati mercati e sulla concorrenza. In particolare, tra le garanzie riconosciute dall’APE emerge il rinforzo della tutela della proprietà intellettuale in Giappone e la protezione delle indicazioni geografiche, così come stabilite dalle Istituzioni europee.

Il mercato giapponese

La produzione agroalimentare giapponese non soddisfa da sola la domanda nazionale, coprendo poco più del 40%. Il Giappone è quindi costretto ad importare massicciamente e in tal senso il made in Italy è riuscito a ritagliarsi una propria nicchia. Di seguito al boom economico e all’apertura degli anni Cinquanta, il mercato giapponese iniziò ad abituarsi alla presenza di prodotti stranieri, esplosi negli anni Ottanta con la globalizzazione. Il cambio delle abitudini di consumo gastronomico ha portato benefici anche al made in Italy; basti pensare che negli ultimi anni tra i formaggi più apprezzati in Giappone vi sono il Grana, il Pecorino e l’Asiago.  

La grande versatilità della mozzarella come ingrediente le ha permesso di penetrare nella quotidianità estera, Giappone compreso, tramite altre “vie”. Pizza in primis, ma anche negli hamburger e con i mozzarella sticks.  

Come si esporta la mozzarella in Giappone

Innanzitutto, è necessario un certificato veterinario per l’esportazione di latte e prodotti a base di latte, che in Italia è in vigore dal Giugno 2020. Inoltre, bisogna avere un’approfondita conoscenza logistica perché spesso una delle maggiori difficoltà risulta proprio questa. Anche in Giappone, ovviamente, la GDO si snocciola su più livelli, dagli importatori ai grossisti e fino alla clientela finale, che va dai professionisti (ristoratori, supermercati e commercianti vari) ai normali consumatori.

L’impresa esportatrice dovrà predisporre la documentazione necessaria in aggiunta al certificato (pro-forma invoice, packing list, etc.). Per beneficiare del regime tariffario previsto dall’APE sarà indispensabile dimostrare l’origine europea (nel caso, italiana) del prodotto esportato. Questa fase è possibile grazie alla registrazione al sistema REX (Sistema degli esportatori registrati), da richiedere tramite PEC allegando il modulo di domanda 22-06 BIS all’ufficio doganale di competenza. Quest’ultimo, dopo aver effettuato le dovute verifiche, fornirà un apposito numero REX che andrà poi inserito in ogni documentazione commerciale.

La trafila necessaria dalla produzione in Italia alla consegna in Giappone fa sì che il prezzo finale sia più alto rispetto ad altri prodotti simili. I giapponesi, però, sono abituati a standard di un certo livello quando si parla di made in Italy, senza contare che anche l’e-commerce agroalimentare sta crescendo; una grande opportunità per gli esportatori italiani.

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