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Esperienza, tradizione, innovazione e passione

Esperienza, tradizione innovazione e passione. Sono queste le parole chiave che descrivono al meglio l’esperienza gastronomica offerta da Mario Severino, giovane maestro pizzaiolo dalle grandi ambizioni. L’entusiasmo e la dedizione per l’antica arte della pizza napoletana (dal 2017 inserita nella Lista dei patrimoni immateriali dell’umanità dell’UNESCO) traspaiono dalle stesse parole dell’intervistato.

Ho trent’anni e da almeno diciassette vivo in questo settore”- riferisce orgogliosamente Mario Severino, che non si è limitato alla sola pratica. “Ho studiato molto, specializzandomi in impasti indiretti ad alta idratazione”. La dimostrazione che la conoscenza delle più moderne tecniche di impasto, cottura e lavorazione delle materie prime sono ormai parte del bagaglio professionale di un buon pizzaiolo.

Officina-della-Pizza-di-Mario-Severino

Il Locale

Anche per questo, il locale inaugurato nel 2016 a Sarno dispone di ben tre forni di cui uno dedicato agli impasti senza glutine e con laboratorio dedicato. “L’Officina della Pizza”, sita al numero 84 di via Falciani, offre uno spazio di ben 140 metri quadri con annesso ampio esterno. Questo a tutto beneficio della clientela e dell’immagine che il locale e il suo titolare, da anni e con sacrificio, si stanno ritagliando con successo sul territorio.

All’Officina è possibile gustare sia una delicata pizza convenzionale che una croccante pizza in pala romana con sapori e combinazioni sempre nuovi e ricercati. Tradizione e innovazione possono coesistere senza scontrarsi proprio grazie allo studio e alla ricerca cui Severino si dedica tempo pieno insieme al suo staff.

La-Marinara-di-Mario-Severino
Marinara con pomodoro San Marzano DOP, basilico, aglio orsino e origano del territorio.

La nuova apertura

Ma le ambizioni di questo intraprendente maestro pizzaiolo non si fermano qui. Lo scorso 9 maggio è stata inaugurata una seconda Officina nel centro di Nocera Inferiore (in via Giovanni Papa XXIII). Viene quindi ampliata l’offerta che Mario Severino propone nell’agro nocerino-sarnese. Il progetto in questo caso offre delle novità rispetto a quello di Sarno: “Ho ideato un abbinamento tra cocktail e cibo per venire incontro alle esigenze dei clienti, proponendo simpatiche combinazioni tra diversi tipi di spritz e pizze”.

Una soluzione apparentemente semplice, ma in realtà molto efficace. Quando si parla di movida e flusso di pubblico si deve tener conto dei trend in modo da saperli intercettare. Spesso si è portati a “scegliere” tra la convivialità di un aperitivo e il sedersi a tavola per una buona pizza, escludendo una delle due cose. Ecco perché questi due mood a prima vista tanto distanti vengono proposti dal giovane imprenditore.

Mario-Severino-Sarno
L’ingresso della nuova sede di Nocera Inferiore pronto per l’inaugurazione.

Così i clienti possono passare insieme delle belle serate facendo aperitivo senza rinunciare ad un’ottima cena”. Tuttavia Severino precisa, giustamente, che protagonista resta sua maestà la pizza. “E’ sempre lei al centro del progetto, ma l’abbinamento proposto permette di offrire una nuova esperienza in più”.                 

La-Gateau-viola-di-Mario-Severino
Gateau viola con panna fresca, fior di latte di vacca Jersey, purea di patate viola, salame spagnolo, pane panko, formaggio grattugiato, basilico e olio evo.

I social

Nonostante la collocazione geografica dei due locali, la clientela giunge da tutta la regione. Parte di questo successo è dovuto anche alla gestione dinamica dei social network, strumento indispensabile per farsi conoscere e interagire direttamente con il grande pubblico.

Gli account social delle due pizzerie sono un tripudio di colori, sapori e ingredienti che emergono quasi fisicamente delle tante foto e video postati. Basti solo dire che tra Facebook e Instagram si superano i ben 70mila followers.

Di recente l’Officina ha ricevuto anche una visita eccellente: l’allenatore di calcio Giuseppe Sannino. Il “mister” è conosciuto soprattutto per le esperienze con Siena, Palermo, Chievo Verona, Catania e Salernitana.

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L’allenatore Giuseppe Sannino insieme a Mario Severino.

Officina della Pizza

Via Paolo Falciani 84, 84087 Sarno (SA). Tel. 081 965235

Officina della Pizza (apertura nuova sede)

Via Papa Giovanni XIII, 84014 Nocera Inferiore (SA)

Gianfranco Iervolino porta avanti la tradizione della pizza napoletana nel suo ristorante 450°

Gianfranco Iervolino nasce a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, nel 1974. Dopo aver frequentato l’Istituto alberghiero, dove gode dell’insegnamento di alcuni grandi chef, come Andrea Cannavacciuolo, papà del notissimo Antonino, Gianfranco decide di partire. Vola alla volta dell’Inghilterra dove resta tre anni, coltivando nuove esperienze culinarie e imparando la lingua. Ma l’Italia chiama e Gianfranco torna per iniziare nuove sfide lavorative.

Prima le gestione di una pizzeria a Pompei, poi, passo dopo passo, la carriera decolla. Gianfranco, studia, si appassiona all’arte della pizza, elabora nuovi impasti, ha il desiderio di sperimentare e progredire. Quando viene scoperto dal giornalista Luciano Pignataro, caporedattore del “Mattino“, per Gianfranco inizia un precorso di grandi soddisfazioni lavorative. Vince numerosi premi: Premio Pizza Up 2012, Premio “Pizza dell’anno”, “Gambero Rosso 2014/2015“, Premio Tre Spicchi “Gambero Rosso 2015/2016“.

Vincenzo Iervolino partecipa a tantissime kermesse a livello internazionale come il “Salone del Gusto 2012″ di Sloow Food International e il “Taste of Roma 2015“. Tutte le migliori riviste di food parlano di lui ed è presente nelle più importanti guide del settore, dalla Guida del Gambero Rosso a quella del Touring Club. Dopo tanto studio e tanta esperienza, Gianfranco apre a Pomigliano d’Arco la sua pizzeria “450°”, nella quale celebra l’antica arte della pizza napoletana, la cui temperatura ottimale di cottura è nel nome stesso del locale.

Lo Chef Iervolino è un vulcano di idee, di entusiasmo e creatività. Nel suo locale si possono gustare dei fritti memorabili ed una vasta scelta di pizze, che restano nel solco della tradizione partenopea ma non disdegnano di guardare al futuro. Gli impasti sono leggeri, digeribili ma effettuati secondo l’originale ricetta di una volta. La sua pizzeria racconta perfettamente lo spirito col quale questo maestro della pizza si muove nel mondo dell’arte bianca. Glamour ed essenziali le sedute ed i tavoli, così come la “mise en place”, per regalare maggiore risalto alla cosa più importante: la pizza.

L’arte e la creatività

I fritti, la famosa “caprese destrutturata” che viene servita la bicchiere e le meravigliose pizze di mare, un’assoluta novità. Iervolino stravolge i condimenti, adoperando, ad esempio, il nero di seppia o i gamberi rossi di Mazara, abbinandoli a verdure di stagione. Come non citare, dunque, “La rana nera” pizza con un impasto al nero di seppia, provola di Agerola, gambero rosso di Mazara e olio extra vergine.

Spettacolare la montanara al nero di seppia, guarnita con stracciatella di bufala e un gambero crudo in cima, posato su di un letto di pappardelle di verdure di stagione. La pizzeria 450 Gradi è una vera e propria esperienza sensoriale imperdibile, perchè cattura il palato e la vista, con la sua originalità e la voglia di osare.

La grande maestria porta lo Chef Iervolino a diventare docente di pizza e ricerca del gusto presso “Il Gambero rosso” e di pizza gourmet nella scuola per professionisti “Dolce e salato” a Maddaloni. Gianfranco diventa anche un volto noto della televisione, accanto a Caterina Balivo, Serena Rossi e Bianca Guaccero che negli anni si succedono nella conduzione del fortunato programma Rai “Detto fatto”.

Parallelamente alla passione per la pizza, Gianfranco Iervolino coltiva il grande amore per la musica.

Frequenta la scuola per musicisti al centro culturale della canzone napoletana ed interpreta con passione i bani del grade maestro Serio Bruni, suonando la

chitarra ed il mandolino.

Questa enorme attitudine per la musica lo porta a partecipare a diverse programmi Mediaset, in qualità di cabarettista ed imitatore.

Un artista ecclettico, dunque, che lavora con versatilità, mettendo amore ed impegno in ogni attività.

450°” non è solo un ristorante… è un viaggio di scoperta di sapori ed emozioni.

450°

Via Giotto 2, 80038

Pomigliano d’Arco, Campania

Tel: 081 884 7592

Sito internet: http://www.gianfrancoiervolino.it/

Facebook: https://www.facebook.com/450gradipomigliano

 

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Zenit Cafè è il bar Pasticceria di Napoli ancorato alla tradizione ma in continua evoluzione

I quarant’anni di esperienza si sentono tutti nei sapori dello Zenit Cafè della famiglia Cantelmo. Il bar pasticceria si trova a Napoli, in Via Stadera 175 ed è un locale in continua evoluzione, giovane, sobrio. Il suo interno eclettico e la varietà di prodotti di pasticceria e drink lo rendono instagrammabile e ideale per ogni occasione.

Dedizione, abilità e famiglia

L’attività è stata inaugurata nei primi giorni di febbraio del 2020, ma nonostante il duro colpo della pandemia, la dedizione e la coesione della famiglia ha tenuto testa ai vari “apri e chiudi” dettati dalle normative anti-covid.

Partiamo dalle origini. La passione, i 4 decenni trascorsi nelle pasticcerie, le abilità del pasticciere Ortenzio Cantelmo, affiancato dai figli Gennaro e Noemi, pastrychef e bartender, hanno fatto sì che l’idea dello Zenit Cafè prendesse vita, sostanza e forma. Una forma curata nei minimi dettagli dallo studio di interior design e grafica Lhab Creativo di Napoli. Quest’ultimo si è occupato del progetto partendo dalla storia della famiglia, dal loro passato culinario e dalle prospettive future.

locale-zenit-cafè

Concetti che si riflettono nel nome stesso, Zenit, e nel logo. L’idea è quella di ambizione, di realizzazione del sogno di sviluppare la propria attività, vedendola crescere giorno dopo giorno: come il passaggio del sole nella posizione zenitale ed il suo arrivo all’altezza massima raggiungibile. Il riassunto è un design accogliente e accattivante, punto di forza per l’immagine identitaria e social del locale che diventa sfondo per la colazione, aperitivi ed eventi.

La qualità che punta in alto

Allo Zenit Cafè tutta la produzione pasticcera è propria ed è in sede. “La qualità dei prodotti e delle materie prime viene prima di tutto” – come affermano gli stessi Gennaro e Ortenzio Cantelmo, ciò porta ad avere prodotti sempre freschi e appena sfornati ogni volta.

Ma il clou arriva quando appena entrati, nell’area separata da grandi e comodi divani, attraverso il vetro del banco, salta subito all’occhio il ventaglio cromatico delle monoporzioni. Dalle più classiche al caffè, al tiramisù, alla frutta, alla più venduta come il croccante all’amarena, alle più innovative al Disaronno ed al basilico.

La chiave di volta è proprio racchiusa nella qualità della pasticceria e l’estro irrequieto e creativo dei Cantelmo, pronto alla sperimentazione. È proprio il caso delle monoporzioni: prodotti in costante ricerca, nella forma e nel sapore. Le idee sono tante e gli abbinamenti, i più svariati. I fratelli Gennaro e Noemi si confrontano, fanno prove su prove, assaggiano per creare e proporre gusti elaborati, palette di colori incredibili e accostamenti sempre nuovi, come mai assaporati prima.

Ortenizio Cantelmo
Zenit Cafè
Via Della Stadera 175, 80143, Napoli, Campania
Tel. 3475668308
Mail: zenitcafe2019@gmail.com


“Qvinto restaurant”: con Ivano Veccia a Roma si mangia una pizza ischitana “doc” che non si dimentica!

Io sono di Ischia, faccio il pizzaiolo da quando avevo 9 anni… nella mia famiglia ci tanto pizzaioli. Ho lavorato tanto tempo in diverse pizzerie e, in più, facevo anche il dj” afferma Ivano Veccia, il maestro della pizza napoletana. Non vi è presentazione migliore, per descrivere la passione che affonda le radici in un passato lontano.

Ivano Veccia coltiva la sua esperienza culinaria con incessante impegno e tanta creatività. Lavora alacremente, per vent’anni, in svariate pizzerie e solo nel 2018 comincia la sua avventura romana.

La storia di Roma è cominciata nell’estate del 2018. La signora Sabrina Corbo e il marito Pietro Saulli vennero apposta da Salina a Ischia per provare la mia pizza, che apprezzarono moltissimo. Dopo due mesi mi proposero l’avventura di “Qvinto Restaurant”. Quest’anno abbiamo ricevuto i tre spicchi da “Gambero Rosso” e ci siamo piazzati sedicesimi al “50 top Pizza”, vincendo il premio più ambito, “la pizza dell’ anno”, con la mia Capricciosa.”

Qvinto Restaurant“, di proprietà della signora Sabrina e di suo marito Pietro; Ivano Veccia ne gestisce la pizzeria. Il locale ed ha uno stile unico al mondo, con i suoi igloo e l’installazione, al piano di sopra, dell’Apollo della NASA, dentro al quale si può anche mangiare. Al piano di sopra vi è anche un’ulteriore sala, chiamata “The roof

Una location, dunque, in grande stile, dove ognuno può trovare il proprio spazio più congeniale. Qui, si possono gustare le specialità della cucina tradizionale romana, alle quali si aggiunge la famosa pizza di Ivano.

Lo chef sceglie personalmente i prodotti, privilegiando le piccole realtà artigianali e seguendo la stagionalità dei prodotti. Gli ingredienti devono essere eccellenti, come sottolinea Veccia: “Le verdure provengono da un’azienda agricola laziale, a parte i friarielli, che arrivano direttamente da Napoli, dato che nel Lazio non si trovano“. La proposta è variegata e il riscontro è davvero altissimo; infatti, il locale è sempre pieno e per il fine settimana occorre prenotare con largo anticipo.

Ivano accontenta ogni palato, anche quello più esigente, che non vuole badare a spese: “Abbiamo a menu anche pizze da 60 euro, con tartufo bianco d’Acqualagna o con il caviale di Beluga

L’obiettivo di “Qvinto Restaurant” è quello di fare sempre meglio, puntando altresì sulla sostenibilità “in toto”, non solo nelle scelta degli ingredienti, ma tenendo anche un occhio puntato sul discorso energetico, evitando sprechi; il locale è, infatti, dotato di pannelli fotovoltaici. Come ogni artista della cucina, anche Ivano Veccia ha le sue specialità preferite, che sono fiore all’occhiello del ristorante romano.

La mia pizza preferita rimane la la “Lasagna povera” che è una rivisitazione della Cosacca napoletana; ultimante, la pizza che mi ha dato più soddisfazione di tutte è la Capricciosa, vincitrice del premio “50 top”. Una Capricciosa insolita, fatta con il “piennolo” del Vesuvio, la crema di Parmigiano come base, il fiordilatte, i funghi pioppini e le olive “caiazzane”; all’uscita dal forno, vengono aggiunti il prosciutto arrosto di Cillo e i carciofi cotti sotto la cenere. Questa pizza è molto diversa da quella romana, preparata con il crudo e le uova, ed è più vicina a quella campana

“Qvinto Restaurant”, ha un’anima polifunzionale dato che è, al contempo, ristorante, pizzeria, braceria e lounge bar.

Un luogo, insomma, nel quale godere del piacere della cucina a 360°, tra pizze di prim’ordine e cucina romana “doc”, in un contesto che è tra i più belli d’Italia.

Qvinto Restaurant

Via delle Fornaci di Tor di Quinto, 10 00191 Roma.

Tel:  063332961

Per informazioni scrivi a info@qvintoroma.it.

Per prenotare il tuo evento scrivi a eventi@qvintoroma.it

‘Alchimia’, un concept culinario che è esperienza sensoriale

Alfonso Saviello è il proprietario, insieme ai suoi soci Tommaso Lastra ed Antonio Cibelli, di “Alchimia“, che a Salerno è una realtà culinaria di prim ordine. Un percorso lavorativo, quello di Alfonso, che lui stesso definisce “molto tortuoso ed in ascesa, nel senso che ho cercato, nel mio piccolo, di fare tutto in un breve tempo“.

Le esperienze che Alfonso ha collezionato sono tante. Lo chef è consulente per impasti in tanti paesi del mondo. Ha lavorato in Israele, a New York, in Germania, in Spagna, in Polonia. Inoltre, è anche tecnico del Molino Magri, un mulino italiano che opera dal lontano 1929 realizzando farine di alta qualità per panificazione, pizza e pasticceria.

Saviello non si ferma mai. Infatti, è anche istruttore in tre scuole, ubicate rispettivamente, in Italia, a Zurigo e a New York.

Alfonso-Saviello-pizza

Con il suo socio, Tommaso Lastra, crea il marchio “i pizzaioli dentro“, perchè la pizza è una passione che nasce nel profondo ed è per questo che ha dato vita ad Alchimia:”La storia del locale, “Alchimia”, nasce il 4 dicembre, data della nostra apertura. Sogno che si è realizzato dopo tanti anni di sacrificio, insieme al mio amico, fratello di vita, Tommaso, e a mio cognato Antonio, che si occupa del reparto friggitoria“.

“Alchimia” è un luogo in cui sentirsi a casa, perché l’ambiente è familiare: “Vogliamo che i nostri clienti quando vengono a degustare la nostra pizza si sentano davvero a casa“, afferma Alfonso.

L’obiettivo è ora quello di far conoscere il più possibile il marchio “Alchimia”, e magari di aprire altri locali in Italia e all’estero. Bisogna definire il marchio di fabbrica.

Le farine adoperate per gli impasti sono, ovviamente, quelle del Molino Magri. La pizza di “Alchimia” è altamente digeribile, morbida al morso e bellissima da vedere. Mangiare in questo locale vuol dire andare incontro ad una vera esperienza sensoriale. Non solo pizze, dunque, ma anche fritti di altissima qualità, dal piglio innovativo.

I prodotti e le materie prime sono quelle locali, di Salerno, per restare sempre nel solco della tradizione, pur con un occhio alla contemporaneità.

In “Alchimia” si cucina un ragù spettacolare, col quale si condiscono anche le pizze, vera e propria prerogativa del locale: “Non saprei citare un piatto preferito, perché mettiamo la stessa passione in ogni singola proposta, sia che si tratti di friggitoria, sia che si tratti di pizza” sottolinea Saviello.

Anche i dolci non sono da meno, prodotti da Liliana Cibelli. Uno su tutti, il “dolce della nonna“: la pizza di gallette di vecchia memoria, riprodotta in chiave moderna.

Sapori antichi, dunque, indimenticabili, che vengono recuperati con entusiasmo e dedizione. Alfonso Saviello ha in serbo anche qualche bella novità. Una di queste è l’inserimento nel menù della pizza in pala: “Sicuramente ci sarà qualche altra novità, che il pubblico dovrà venire a scoprire” assicura lo chef, senza svelare troppo.

Alchimia effettua anche il servizio a domicilio, spesso appoggiandosi a Just eat. “Io dico sempre una frase: solo chi sogna impara a volare, quindi sognare non costa nulla” sostiene Alfonso Saviello.

E il sogno è appena cominciato.

Alchimia.

Via Antonio Bandiera. Salerno.

Tel. +393803732425

Facebook: https://www.facebook.com/alchimiapizzeria

Danilo e Mirco Fusco, pizzaioli di nuova generazione

Tutti noi siamo ormai abituati ad associare la frase “Benvenuti al Sud” al famoso film con Alessandro Siani, che ha raccontato le bellezze del meridione e la nostalgia di doverlo abbandonare per lavoro. Ma c’è chi ha vissuto una storia molto simile sulla propria pelle riuscendo tuttavia a coronarla con un lieto fine: si tratta dei gemelli pizzaioli Danilo e Mirco Fusco.

I due fratelli Fusco amano definirsi “pizzaioli di nuova generazione”. Infatti, non hanno portato avanti l’attività di famiglia, ma ne hanno creata una ex novo. Danilo Fusco racconta: “non siamo figli d’arte, infatti abbiamo iniziato da soli, con l’aiuto dei nostri genitori, e poi i risultati sono arrivati pian piano grazie a tanti sacrifici e duro lavoro”.

Nel 2010 io e mio fratello eravamo impiegati delle Poste Italiane a Milano”- continua Danilo – “a scadenza di contratto ci siamo fatti una domanda: cosa faremo una volta tornati a Napoli? Abbiamo quindi deciso di aprire una pizzeria. Siccome era uscito nelle sale un film che rispecchiava la nostra storia abbiamo deciso che il nome sarebbe stato il titolo di quel film, Benvenuti al Sud ”.

Mirco e Danilo Fusco, armati di molto coraggio e determinazione, riconvertono quindi la precedente attività commerciale paterna ed aprono una prima pizzeria a Secondigliano.  

Il loro impasto per la pizza presenta una doppia lavorazione: la prima di sera e la seconda dopo 12 ore di riposo. La mattina successiva, infatti, si procede alla formazione dei panetti (il cosiddetto staglio) e alla seconda lievitazione  (l’appretto) che dura per altre 7-8 ore. A quel punto l’impasto è pronto.

L’attività dei gemelli Fusco ha riscosso un notevole successo, al punto da spingerli ad inaugurare nel 2018 una ulteriore sede a Lusciano, nell’agro aversano (provincia di Caserta).  Questa pizzeria dispone di ben 300 coperti e 4 forni, compreso quello dedicato alle pizze senza glutine.

Ma la scelta non è limitata alle pizze: è infatti possibile scegliere tra primi piatti tipici della zona, antipasti e dolci, in grado di soddisfare anche il palato più esigente.

Ma quando si sono resi conto di essere davvero riusciti a realizzare il proprio sogno?

È ancora Danilo a rispondere: “Dopo  qualche anno, vedendo l’incremento costante dei clienti che apprezzavano il nostro lavoro. Oggi sono orgoglioso di avere con me una squadra di ragazzi giovani che mi aiutano a portare avanti la mia tipologia di pizza napoletana

I fratelli Fusco quindi grazie ad una una generosa dose di passione, una spolverata di determinazione ed una manciata di dedizione, accoglienza ed entusiasmo, sono riusciti a diventare veri e propri ambasciatori delle eccellenze gastronomiche del territorio. 

Il prossimo obiettivo è aprire una pizzeria napoletana all’estero. “Consiglio ai ragazzi di lavorare sodo per raggiungere i propri obiettivi , di qualunque settore lavorativo si tratti”, conclude Danilo.

Pizzeria Benvenuti al Sud

Viale della Libertà, 47 – Aversa Sud (Lusciano) (CE)

Tel. 081/0148764

Corso Secondigliano, 144 – Napoli

Tel. 0810148764

DUE CULTURE, DUE MONDI, UN’ANIMA SOLA 

Da un progetto di Mario Siano e Stefania Bifulco, nel 2019 nasce Nia Restaurant a Palma Campania, in provincia di Napoli. L’embrionale concetto del ristorante era quello di unire la passione tramandata di generazione in generazione per la cucina tradizionale napoletana, alla sapiente, metodica e accurata cucina giapponese di cui Mario è da sempre appassionato; ne danno prova i numerosi master e corsi di formazione con grandi maestri ai quali lo chef ed owner del ristorante ha partecipato, tra i quali figura il nome del famoso chef Hirohiko Shoda.
Dal 2019 sono cambiate tante cose. Nia, che porta il nome della nonna di Stefania, nonostante le sue radici profondamente legate alla tradizione, è in continua evoluzione.


Nell’ottobre 2021 il ristorante, infatti, riapre con un nuovo volto: un servizio da fine dining, elegante, ma allo stesso tempo amichevole e accogliente.
Due nuovi volti si inseriscono nell’universo Nia per rivoluzionarne l’assetto insieme a Mario e Stefania: Francesco Paolo Paradiso e Sarah Boccia. I due hanno un background che proviene dal mondo del bartending, partendo da cocktail bar, passando per un locale in proprio, fino ad arrivare in hotellerie 5* Luxury e ristoranti stellati, in Italia e all’estero, raggiungendo traguardi in campo manageriale.


I quattro, insieme, propongono al Nia Restaurant, un innovativo e sorprendente menù degustazione ad otto portare che viaggia contemporaneamente ad una linea di signature cocktails, nella quale proprio come nel menù, è possibile trovare non solo ingredienti e tecniche sia giapponesi che napoletane, ma soprattutto emozioni e ricordi in grado di instillare una forte connessione tra Nia e i suoi ospiti. Ed è proprio l’ospitalità a fare da sovrana nel modus operandi del team. Quando gli si domanda che tipologia di ristorante è Nia, loro rispondono: “OMAKASE!“, che letteralmente significa “mi fido di te”. 

Il loro obiettivo è di fare sentire gli ospiti a proprio agio come se fossero a casa, o perché no, a casa di un caro amico.

NIA RESTAURANT

Via Roma n.109

Palma Campania–NAPOLI

Tel: 081 1882 1400

Mobile : 351 691 5425

www.niarestaurant.it

Angela Merolla

Wine-Food Communication and Images

Sono cresciuto nella “Pizzeria del Corso”, il locale di mio padre e mia madre, da quando avevo 7 anni e oggi ho una pizzeria mia, aperta insieme alla mia ragazza, anche lei discendente da generazioni di pizzaioli” – afferma Luca Basilico, pizzaiolo caivanese, classe 1994, considerato ormai un’eccellenza gastronomica del territorio con la sua pizza.

Luca Basilico, si è fatto strada con professionalità e passione nel mondo della pizza contemporanea. Oggi, Luca è anche un campione europeo di pizza gourmet. La sua pizzeria si chiama “Basilico, l’arte nella pizza”, nella quale Luca adopera quattro tipi di farine. Il suo impasto, a lunga lievitazione, genera una pizza leggera e profumata.

Pizzeria-del-Corso-Caivano

Le eccellenti materie prime come il buon pomodoro, il fior di latte e l’olio, sono il fiore all’occhiello di questo giovane piazzaiolo talentuoso. “Il mio cavallo di battaglia oggi è la pizza donna Sofia, realizzata con pesto di rucola, pomodorini gialli, salsiccia di polmone, provola e olio evo, con il tocco finale delle scaglie di provolone e mandorle, adagiate sopra, all’uscita dal forno”.

Un ragazzo che ha fatto della sua passione per la pizza il lavoro della vita. Luca ha raccolto riconoscimenti importanti e ha sempre messo in primo piano la voglia di valorizzare appieno la sua terra, spesso oggetto di stupidi pregiudizi. Luca è il simbolo del riscatto sociale, quello di Caivano, la sua città, e della Campania tutta. Un territorio di storia, bellezze artistiche, abitato da un popolo fiero che lavora con amore, senza risparmiarsi.

Gli antichi romani lo chiamavano “convivium“. Era proprio questo il momento in cui, ai tempi della Roma imperiale, ci si riuniva in un ricco banchetto, pretesto per feste, chiacchierare, distrarsi dalle fatiche del lavoro e, a quei tempi, dalle battaglie in atto e dagli impegni politici. È questo lo spirito con cui nasce il concept di Tucci’s, nuova e interessante realtà gastronomica nel cuore del quartiere Chiaia, ricco di bon ton e di vivacità serale sul modello di Barcellona.

Frutto di un’antica e mai sopita passione del famoso attore napoletano Patrizio Rispo, volto noto della storica fiction “Un posto al Sole“, Tucci’s nasce da una sua idea in collaborazione con due amici: Mimmo Esposito ed il pizzaiolo Ciro Tutino. Entrando, si percepisce un’aria diversa dalle pizzerie standard: un bellissimo e curato bancone centrale, che invita ad una piacevole conversazione davanti un buon cocktail accompagnato dalle delizie proposte dal menù. Il nome Tucci’s rende omaggio a Stanley Tucci, attore da tutti conosciuto ne “Il Diavolo veste Prada” e tanti altri film. Quest’ultimo, proprio in questo periodo, ha seguito la stessa passione di Rispo, aprendo dei ristoranti negli Stati Uniti. Il valore aggiunto qui è la parola conversazione, che si amalgama perfettamente con la voglia di relax e di piacere che si associa ad una buona cena o una pausa pranzo.

Il deus ex machina di tutto questo trionfo di sapori, Ciro Tutino, racconta che la sua musa ispiratrice è stata la nonna Nunzia, la quale, diversi decenni fa, sfornava una pizza “a oggi a otto“, ovvero, una pizza fritta da consumare subito e da pagare la settimana successiva. In seguito, negli anni ’50 il nonno, insieme ai suoi fratelli, aprì la sua prima pizzeria a marchio Tutino a Pallonetto. Solo in seguito si trasferì nel quartiere di Portanolana, dove, ad oggi, si trova l’attività del papà Michele.

Ed è qui che Ciro trascorre le sue giornate lavorando prima al forno, e poi al banco. Forte delle basi tramandategli dal nonno e dal padre, ha cercato di capire dove e come poter intervenire per proporre quella che non ama definire una pizza gourmet, ma una pizza tradizionale rivisitata, che punta sui prodotti del territorio. La Campania, a tal proposito, ha una storia culinaria molto vasta, dalla tradizione ai prodotti dop passando per i figli dello slow food. “Ho sempre avuto un occhio di riguardo anche per i ristoranti stellati” – ci confessa Tutino – “in cui è possibile creare una magica contaminazione di cibi gourmet associati alla regina della tradizione gastronomica partenopea,unita ai classici fritti: crocchè, frittatine, alici…” – continua.

Ma le ambizioni non si fermano qui, il menù si arricchirà sempre di più per accompagnare, come degno co-protagonista, le chiacchierate e le confessioni tra amici e nuove conoscenze.

  • Tucci’s
  • Indirizzo: Via Nisco 5
  • Contatto telefonico: 08119546925

Dopo la pausa forzata ritorna l’atteso appuntamento di fine anno con il Consorzio di Tutela del Provolone del Monaco Dop. Sabato 27 novembre a Vico Equense alle ore 18 nell’incantevole scenario dell’Hotel Moon Valley Seiano è fissato l’appuntamento per fare il punto sul momento attraversato dagli associati al Consorzio di Tutela del formaggio stagionato più rappresentativo della regione Campania.

A fare gli onori di casa il presidente del Consorzio di Tutela Giosuè De Simone che intratterrà i presenti relazionando sugli ultimi traguardi centrati da un prodotto sempre più ricercato dai consumatori che lo inseriscono nel carrello della spesa e attenzionato da chef e pizzaioli di tutto il mondo che lo trasformano per utilizzarlo nelle loro ricette.
Alla presenza del sindaco di Vico Equense Giuseppe Aiello si analizzeranno le ripercussioni della pandemia sull’attività dei caseifici e degli allevatori. Prenderanno la parola il direttore del Consorzio Vincenzo Peretti (professore Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II) e il direttore Generale Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luigi Polizzi moderati dal giornalista Roberto Esse.


Altrettanto attesa la seconda parte della serata. Ritorna infatti anche il Trofeo “Fernando De Gennaro” che premia il miglior prodotto con la stagionatura oltre i dodici mesi. Previsti anche riconoscimenti per categorie di stagionatura inferiori: fino a sei mesi e dagli otto ai dodici mesi. Il concorso e le relative valutazioni sono interamente affidate ai maestri assaggiatori dell’Onaf coordinati da Maria Sarnataro.

Premiati anche gli allevatori con il premio intitolato alla memoria di “Andrea Buonocore”. Non mancherà la degustazione di ricette realizzate con il Provolone del Monaco Dop a cura degli studenti della scuola alberghiera Francesco de Gennaro di Vico Equense.

Roberto Esse

La mela annurca: la regina delle mele Campana IGP, dai tanti benefici salutari

La mela annurca: tra etimologia e origini

Una mela al giorno toglie il medico di torno”. Così recita un antico proverbio molto attuale. Ebbene sì. Oramai è risaputo, che una mela al giorno fa bene alla nostra salute, tanto che, soprattutto la mela annurca – la regina delle mele – si è meritata la denominazione di IGP. E’ un frutto che si raccoglie in autunno e si può conservare per tutto l’anno. E’ originaria dell’Italia della Campania, tra Napoli, Caserta e Benevento. Il suo nome deriva in primis da “mela orcula” di epoca Romana, diventata poi orcola, anorcola e annorcola, derivante da una zona campana detta zona dell’Orco.

La mela annurca: varietà e peculiarità

La mela annurca Campana è un frutto dalla forma rotonda leggermente appiattita, di dimensioni piccole, con buccia liscia e cerosa, dal colore rosso vivo e brillante con sfumature di color arancione verso il picciolo. La polpa è di colore bianco candido, compatta, croccante, succosa e molto profumata. Due sono le varietà: la Sorgente, dall’aroma acidula e colore rosso striato di giallo-verde e la Caporale, più dolce e dal colore punteggiato di bianco. La peculiarità della mela annurca è che non matura sull’ albero ma sul suolo dopo essere stata raccolta acerba.

La mela annurca: la raccolta

Sapienti mani di agricoltori raccolgono le mele a mano prima della maturazione per evitare ammaccature. Le ripongono nei melai, su appositi teli di canapa o letti di paglia distesi sul terreno ed esposti al sole così da poter continuare la maturazione naturale fino a dicembre per poi essere presente sui mercati, esportata e degustata tutto l’anno. Il melaio ha la funzione di impedire alla mela annurca di marcire. Vengono continuamente girate a mano per meglio renderle rosse e mature da tutti i lati. Ed è proprio questa tecnica importante a rendere la mela annurca pregiata donandole un gusto e un profumo unico e raro.

É un nutraceutico dai tanti benefici

Noi nutrizionisti consigliamo a tutti di mangiare la mela annurca perchè, secondo recenti studi scientifici fatti al Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, contiene molti polifenoli, le procianidine, contro il colesterolo cattivo e la calvizie. Ha un alto contenuto di acqua, è ricca di vitamine (A,B,C,acido malico, acido ossalico), di minerali (potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo), di fibre, la pectina, soprattutto nella buccia utile al transito intestinale e alla digestione. E’ utile per chi soffre di eccessiva acidità gastrica o di reflusso gastro esofageo. Ha un basso apporto calorico in quanto contiene pochi zuccheri semplici anche per i diabetici.

E’ considerata un’importante nutraceutico perchè contiene sostanze efficaci con effetti benefici sulla nostra salute. Protegge l’apparato cardiovascolare e l’invecchiamento cellulare per il suo alto potere antiossidante. Il contenuto di acido ossalico pulisce la bocca e i denti rendendoli bianchi. Elimina l’acido urico e favorisce la diuresi; è un alleato contro i reumatismi. Fa bene anche a chi deve scendere di peso, a chi è a dieta, ma sempre in un equilibrato regime alimentare.

La mela annurca: in cucina

Quando andiamo ad acquistarle, le mele annurche devono presentarsi profumate e dal bel colore rosso uniforme, indice che è ben maturo.

La mela annurca è deliziosa mangiarla intera come frutto fresco durante lo spuntino o a merenda, dopo pranzo o dopo cena anche per favorire la digestione. Ottimo come decotto, per favorire un ottimale riposo notturno o come mela cotta anche con propietà lassative per chi è stitico. E’ indicata anche per preparare torte, ciambelle. Dalla mela annurca si ricava anche un eccellente liquore, marmellata o il succo di mela.

Ricetta: la torta di mela annurca ( semplice e nutriente)

500 g di farina di grano tenero

3-4 mele annurche IGP

200 g di zucchero

2 uova

una bustina di lievito per dolci

un bicchiere di latte

un bicchiere di olio extravergine d’oliva

Procedimento

In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero per almeno 15 minuti. Aggiungere l’ olio, il latte e la farina poca alla volta. Amalgamare bene gli ingredienti. Alla fine aggiungere il lievito per dolci. Dopo aver lavato accuratamente le mele annurche tagliarle a dadini e riporle nel composto. Mettere il tutto in una teglia con carta da forno. Ricoprire il tutto con strati di mela annurca tagliati a mezza luna. Infornare per 30 minuti a 180°C.

Le Cantine De Angelis dal 1936 uniscono alla sapienza del passato la moderna evoluzione della mentalità enologica per produrre vini di altissima qualità.

Sorrento è una delle città più belle, affascinanti e suggestive del golf di Napoli. Essa è la sintesi perfetta di mare, terra, fertilità, enogastronomia, in cui preponderante è coltivazioni di vigneti e di agrumeti. Ed è proprio in questa terra calda e accogliente che sorge la cantina della famiglia De Angelis che in questi luoghi risiede ormai da generazioni. L’azienda De Angelis è stata fondata nel 1936 da Raffaele De Angelis, il cui lavoro è stato accolto poi dai suoi figli Gioacchino ed Aniello. Oggi, l’azienda è gestita da Raffaella De Angelis, che rappresenta la terza generazione, la quale con passione e riconoscenza continua a portare avanti un lavoro, basata sulla valorizzazione dei vini propri della costiera e sull’esportazione all’estero, soprattutto Stati Uniti e Germania.

La produzione

L’azienda De Angelis, grazie anche alla preziosa collaborazione dell’enologo Angelo Valentino, si dedica ogni anno alla produzione di vini con la denominazione DOC e IGT, che si caratterizzano per l’utilizzo esclusivo di vitigni autoctoni come aglianico, piedirosso, coda di volpe e falanghina. L’azienda, che affianca alla sapienza del passato le moderne tecnologie, produce circa 250.000 bottiglie vinificando uve provenienti sia da vigneti di proprietà sia fornite da altri coltivatori della zona. L’affinamento dei vini avviene in parte nei serbatoi di acciaio, in parte in barriques per i vini rossi o in bottiglia per i bianchi. In particolare, il Nero del Tasso si affina nelle botti francesi per 12 mesi, a cui seguono altri 12 di affinamento in bottiglia, mentre il Bianco del Tasso si caratterizza per l’assemblaggio delle varie tipologie dopo 12 mesi dalla vendemmia.

I vini

L’azienda De Angelis produce vini IGT, ovvero vini la cui produzione avviene nella rispettiva indicazione geografica e le uve da cui è ottenuto provengono per almeno l’85% esclusivamente da tale zona, con indicate le caratteristiche organolettiche. Tra i vini IGT si annoverano la Falanghina, l’Aglianico, il Bianco del Tasso e Il Nero del Tasso. Invece, sono i cinque i vini che si fregiano della denominazione di vini DOC e sono: Lacrima Christi del Vesuvio Rosso; Lacrima Christi del Vesuvio Bianco; Lacrima Christi del Vesuvio Rosato; Sorrento Bianco; Sorrento Rosso.

Nero del Tasso IGT

Il Nero del Tasso nasce da uve 100% aglianico. La fermentazione si svolge con macerazione per circa 18 giorni, a temperatura controllata, mentre l’affinamento per 12 mesi in barriques nuove e di secondo passaggio, 12 mesi in bottiglia. Questo vino si presenta di colore rosso rubino intenso con sfumature violacee. Il profumo è molto intenso e decisamente fruttato, con sentori di mora, mirtillo e ribes, speziato con netti riferimenti alla liquirizia, al cacao ed alla vaniglia. Al palato presenta un gusto secco, caldo, dotato di buona tannicità, in un contesto di spiccata morbidezza, corpo particolarmente pieno ed ottima persistenza aromatica intensa.

Sorrento bianco IGT

Il Sorrento bianco è realizzato da uve 80% greco e 20% falanghina. La vinificazione di queste uve avviene attraverso pressatura soffice, defecazione statica a freddo e la fermentazione del mosto avviene per circa 20 giorni in serbatoi di acciaio a temperatura controllata. L’affinamento si ottiene in serbatoi di acciaio inossidabile per alcuni mesi fino all’imbottigliamento. Questo vino è di colore giallo paglierino e il suo profumo è delicatamente fruttato e floreale. Al palato si presenta secco, abbastanza caldo, appena morbido, ben strutturato, abbastanza intenso e con una discreta persistenza aromatica.

Lacrima Christi del Vesuvio Rosato

Il Lacrima Christi del Vesuvio Rosato si ottiene da uve 60% piedirosso, 30% aglianico e 10% sciascinoso. La vinificazione avviene tramite macerazione per circa 48 ore con successiva fermentazione a temperatura controllata. L’affinamento, invece, è per 3 mesi in serbatoio e circa 3 mesi in bottiglia. Il colore di questo vino è rosa cerausolo, mentre il profumo è molto fruttato e floreale con intensi sentori di lampone. Il gusto è secco, caldo, decisamente morbido, di corpo, con una notevole persistenza aromatica.

Galardi è l’azienda che esprime tutte le caratteristiche dell’antica Terra di Lavoro attraverso vini e prodotti d’eccellenza.

L’Azienda Galardi nasce nel 1991 dalla comune passione per la campagna e le attività agricole di Dora e Maria Luisa con Arturo, Roberto e Francesco che hanno deciso di dar vita alla produzione di un vino di grande qualità. Alla base di questo progetto c’è il sogno di rinnovare l’antica tradizione dei nobili vitigni campani. L’azienda è posta nel comune di Sessa Aurunca, nella caratteristica frazione di San Carlo, alle pendici del Vulcano spento di Roccamonfina. Dal 2018 entra in azienda Allegra Selvaggi, la figlia di Maria Luisa e Roberto, ed è proprio lei a raccontare come l’azienda abbia affrontato questo difficile periodo. “L’Azienda, nonostante questo periodo storico, ha continuato a lavorare, a produrre e a mettere in campo nuovi progetti. Una flessione si è registrata con le esportazioni all’estero, ma siamo certi che tutto ritornerà presto alla normalità”.

Il territorio

Proprio le peculiari caratteristiche del territorio vulcanico danno ai vini dell’Azienda Galardi delle peculiarità uniche. I vigneti sono inseriti in un’incantevole cornice di boschi di castagno che si alternano sulle pendici del vulcano di Roccamonfina offrendo una straordinaria occasione di incontro con la natura. Inoltre, l’Azienda Galardi ha scelto di intraprendere la strada dell’agricoltura biologica, come forma d’amore e attenzione per il territorio e la clientela, dando vita ad un prodotto di alta qualità. Il forte legame con il territorio è messo in evidenza dalle stesse bottiglie, le cui etichette riportano un’antica mappa di Terra di Lavoro, risalente al ‘700, la quale riproduce la zona dell’Italia meridionale durante il Regno delle Due Sicilie chiamata appunto Terra di Lavoro.

I vini dell’Azienda Galardi

Terra di Lavoro

L’Azienda Galardi produce dal 1994 il Terra di Lavoro, un vino che esprime il suo miglior risultato nelle annate generose di sole e di scarse precipitazioni. Il 2010 e il 2008 rappresentano tra i migliori esempi di Terra di Lavoro sino ad oggi prodotti. Il Terra di Lavoro è caratterizzato da una lunga evoluzione: “Terra di Lavoro è un vino di grande struttura e prestigio realizzato dalla sapiente miscela di Aglianico e Piedirosso, affinato in barriques nuove di rovere per dodici mesi. Nel 1994 la prima vendemmia avvenne su meno di un ettaro. Siamo oggi arrivati ad una superficie vitata di 10 ettari”.

Le annate che vanno dal 1994 ad oggi hanno visto un crescendo costante nell’attenzione degli esperti e del pubblico, dando all’azienda grandi soddisfazioni. Il colore è cupo ma con intensi e brillanti riflessi violetti. Al naso risulta compatto, ma ha bisogno di un tempo per esprimersi. “Quando è il tempo giusto abbiamo un cupo mirtillo, una foglia di eucalipto, una radice di liquirizia. In bocca le sensazioni del vino in evoluzione: un granitico sorso di frutto polposo che non lascia spazio ad altro per un lungo tempo. Poi una appena acerba ciliegia nera, il carico acido dei frutti di bosco, e una sapida gratificante sensazione vinosa”.

Allegra Selvaggi – Azienda Galardi

Terra di Rosso 2017

Nel 2017, invece, grazie anche al lavoro di Riccardo Cotarella, enologo di grande valore particolarmente sensibile al recupero e alla valorizzazione dei vini del Meridione, prende vita Terra di Rosso, un vino che ha dato all’Azienda delle grandi soddisfazioni. Si tratta di un vino prodotto da uve 100% Piedirosso, perfetto da bere giovane per la carica giusta di tannini morbidi e sottili. È un vino pieno di gusto e fruttuosità, la ciliegia in prima linea. Il colore è un rubino intenso e vivace violaceo sull’unghia. Una vena vegetale di freschezza.

“Si beve e si lascia bere – ci dice Allegra Selvaggi – perché questa è la sua caratteristica principe e quindi sarà facile portarlo a tavola e da autentico campano che è, imprescindibile sarà il suo abbinamento con la pizza (margherita e marinara), ottimo anche sulle zuppe di pesce e le carni bianche, i piatti tipici della tradizione partenopea tra cui anche il ragù. È, però, anche vino pieno, dalle sensazioni aromatiche persistenti e lunghe che mostrano quanto le cure in vinificazione non deludono in termini di spessore e profondità delle sensazioni che un vino di qualità deve avere”.

Gli altri prodotti

L’Azienda Galardi non produce solo vino, ma anche olio e grappa. Coniugando antico e moderno, l’olio extravergine di oliva “Fontana Galardi” viene ottenuto dalla molitura di “cultivar” sessana, leccino e frantoio, raccolte a mano alla giusta maturazione e attentamente trasformate con metodi che, nel rispetto del frutto, ne esaltano il livello qualitativo ed organolettico. Per quanto riguarda la grappa, invece proporre in distilleria le vinacce del Terra di Lavoro è stato un passo semplice e naturale.

Nasce così una grappa morbida e avvolgente dall’impronta radicalmente mediterranea. “Le nostre vinacce – racconta Allegra Selvaggi – affidate al Maestro Distillatore Giovanni La Fauci, vengono distillate lentamente. Il distillato è lasciato in affinamento per 6/8 mesi in contenitori di acciaio inox e successivamente diluito con acqua, raccolta ad una fonte di montagna, per portarlo così alla gradazione voluta”.

Terre D’Aione è l’azienda della famiglia Carpenito, che produce vini dal 1867. La sostenibilità tra le priorità aziendali.

La storia di Terre D’Aione coincide con la storia della famiglia Carpenito, che dal 1867 ha dato vita ad una lunga e intensa attività di viticultori. Da sei generazioni, la famiglia Carpenito coltiva la propria terra sulle colline del Tufo, in Irpinia. Dal 2006 Angelo Carpenito, insieme alla moglie Lia e al cognato Raffaele Izzo, decide di tenere per sé le pregiate uve delle loro tenute, fino a quel momento conferite ai grandi produttori della zona. Nasce così l’Azienda vinicola Terre d’Aione, seguendo il sogno di Pellegrino, padre di Angelo.

Terre d’Aione

Il nome dell’azienda deriva da Turris Aionis, ovvero la torre di Aione, un principe longobardo, le cui gesta Pellegrino Carpenito amava raccontare ai suoi bambini. “Il nome dell’azienda vinicola è dunque un omaggio al ricordo d’infanzia che lega il frutto del lavoro in vigna e in cantina alla storia di famiglia e a quella dei luoghi”. L’azienda si trova a Tufo, un comune nella provincia di Avellino, il cui territorio è da sempre vocato alla produzione di vini di alta qualità. L’azienda possiede 12 ettari vitati in frazione San Paolo in Tufo, che grazie alla particolare posizione collinare e alle caratteristiche del suolo, ricco di minerali, danno vita ad un vino dalle caratteristiche uniche.

La cantina e la barricaia

Nella cantina dell’Azienda Terre d’Aione, l’esperienza si fonde con l’impiego delle tecnologie più moderne e le tecniche più avanzate in campo enologico, mentre la barricaia “è il luogo in cui si dà spazio alla lentezza”, il cui si fa scorrere il tempo e dove il vino riposa in legni attentamente selezionati.

Sostenibilità aziendale

La sostenibilità è una delle priorità dell’azienda Terre D’Aione. Per la famiglia Carpenito è fondamentale che la propria produzione abbia il minimo impatto ambientale: “La cura delle terre è ispirata dagli antichi insegnamenti familiari: banditi i diserbanti, la coltivazione viene effettuata con la vangatura subito dopo la vendemmia e comunque entro la primavera”. A questo si aggiunge la potatura e la raccolta delle uve eseguite esclusivamente a mano, mentre la concimazione è organica.

Greco di Tufo D.O.C.G.

Questo vino, da uve 100% Greco di Tufo, è prodotto su un terreno argilloso-farinacea con consistenti venature solfuree. Le uve vengono raccolte e selezionate esclusivamente a mano. I grappoli interi subiscono una pressatura soffice e una rimozione naturale delle fecce. La fermentazione avviene in serbatoi di acciaio a una temperatura controllata di 16-18°C. Successivamente il vino sosta in acciaio, per circa 3 mesi, per poi essere imbottigliato. Questo vino si abbina bene con i crudi di mare, zuppe e grigliate di pesce, formaggi erborinati e semi stagionati. Ideale anche in abbinamento a primi piatti a base di carni bianche, mozzarella di bufala e verdure.

Aglianico Campania I.G.T.

Aglianico Campania I.G.T. Nasce da uve 100% Aglianico. Dopo la diraspatura e pigiatura a uve intere e macerazione con le bucce, per alcuni giorni con rimontaggi giornalieri fino alla svinatura e la fermentazione del mosto in recipienti di acciaio inox per circa 5-6 giorni e dopo la fermentazione alcolica si passa ai serbatoi di acciaio per 12 mesi. L’Aglianico dell’azienda Terre d’Aione è uno dei migliori vini da accompagnamento per gli arrosti. Ideale anche per i primi piatti della cucina mediterranea, per la cacciagione e i formaggi stagionati.

Taurasi D.O.C.G.

Taurasi D.O.C.G. è un vino da uve 100% Aglianico. Questo vino viene prodotto su un terreno argilloso soprattutto nelle zone di Montemarano. Le uve vengono raccolte e selezionate a mano e avviate alla diraspatura e alla pigiatura. Il mosto viene poi fatto fermentare in contenitori di acciaio a temperatura controllata e fatto macerare sulle bucce per 15 giorni con 5 rimontaggi al giorno. Segue poi la maturazione in barriques di rovere francese per circa 18 mesi con ulteriore affinamento in bottiglia di 24 mesi. Il Taurasi DOCG si abbina perfettamente con le carni rosse, brasati, selvaggina, formaggi molto stagionati e piatti a base di spezie e tartufi.

Gli altri vini

Oltre a questi tre vini, Terre D’Aione produce un Campania Aglianico Rosato da uve 100% Aglianico, Campania Falanghina IGT 100% Falanghina e un Fiano d’Avellino 100%.

L’Azienda Carputo, nel cuore dei Campi Flegrei, produce i vini della tradizione partenopea, che custodiscono tutti i sapori e gli odori del territorio.

A Quarto, in provincia di Napoli, sorge l’Azienda Carputo, che dal 1995 porta avanti l’antica arte della vinificazione. L’Azienda si trova nel cuore dell’area flegrea, presso la famosa collina di Viticella, dove si coltivano uve famose e pregiate come Falanghina e Piedirosso. La mission dell’Azienda Carputo, attraverso un severo e continuo controllo della qualità e della produzione, mira alla realizzazione di vini di qualità, che le fanno occupare un posto di rilievo nella sfera enologica europea.

Vini Carputo

I vini

Anche se l’Azienda Carputo ha un ricco carnet di vini e di etichette estremamente interessanti. Tra queste spiccato Collina Viticella, una Falanghina dei Campi Flegrei V.Q.P.R.D. Dop, il cui nome deriva dalla zona di coltivazione delle sue uve. Il clima, il terreno e la cura che l’azienda mette nella coltivazione e nella realizzazione dei vini, contribuiscono a realizzare un prodotto di qualità e unico nel suo genere. In ogni bottiglia e in ogni tipologia di vino si assaporano i profumi e i sentori di una terra da sempre votata alla produzione vinicola.

Etalon

Tra i tanti vini che l’Azienda Carputo produce si annoverano l’Etalon, un Aglianico Campania I.G.P. Si tratta di un vino rosso derivante da uve Irpine 100% aglianico. Questo vino si caratterizza per la sua naturale fermentazione con invecchiamento di otto mesi in botti di ciliegio e castagno e ulteriori sei mesi in bottiglia. La presenza del tufo, nel quale sono ricavate le cantine Carputo, garantisce a questo grande vino umidità e temperatura costanti durante tutto il periodo di riposo.

Azienda Carputo

Ardore – Penisola Sorrentina D.O.P.

L’Ardore è un vino rosso prodotto da uve pregiate provenienti dalle colline del Gragnano. Questo vino si presenta frizzante al palato e caratterizzato dai dolci e avvolgenti profumi della frutta rossa. Il suo gusto fresco si abbina bene ai piatti della tradizione partenopea. Per gustarne in pieno le sue note morbide ed eleganti, va servito ad una temperatura di 12/13°.

Amaltea – Campania Piedirosso rosato

L’Amaltea nasce dalle antiche uve Piedirosso. Questo vino, le cui uve non sono lasciate a macerare sulle proprie bucce, si caratterizza per i dolci sentori di frutti rossi. Grazie al suo gusto fresco e a note morbide ed eleganti, questo vino si abbina perfettamente a piatti di pesce.

Gli altri vini

Tanti altri sono i vini prodotto dall’Azienda Carputo. Tra questi si citano il Piedirosso Campi Flegrei D.o.p., un vino rosso ottenuto dalla premitura di uve omonime, la Falanghina Campania frizzante I.G.P., un vino a fermentazione naturale, adatto ad accompagnare la pizza e i formaggi. Aglianico Campania I.G.P., un vino di colore rosso carico adatto alle carni rosse e alle minestre.

Lapilli – Falanghina Spumante metodo Charmat

Gli altri prodotti

L’Azienda Carputo, oltre ai vini, produce anche spumanti e grappe. Tra gli spumanti ci sono il Millenium, ovvero una Falanghina Spumante Brut con due anni di lavorazione. Poi c’è il Lapilli, una Falanghina Spumante metodo Charmat: “Il metodo e la fermentazione naturale a temperatura controllata, permettono una presa di spuma particolare, adatta alle caratteristiche che la falangina presenta. Tale lavorazione dà origine a uno spumante di grande qualità, dal fine perlage e dal bouquet ricco e fragrante. Una perfetta armonia tra sensazioni fruttate e sapore asciutto, tra intensità e freschezza”.

Le grappe

Tra le grappe dell’Azienda Carputo si annoverano la Grappa di Piedirosso Barricata, un “distillato di vinacce di Pèr ‘e palummo ottenuto a bagnomaria con sistema discontinuo, riposa per alcuni mesi, prima dell’imbottigliamento in piccole barriques di rovere francese” e la Grappa di Falanghina, unica nel suo genere. Questa grappa è ottenuta dalla distillazione a bagnomaria di vinacce di uva Falanghina con sistema discontinuo.

L’azienda Di Meo, nel cuore dell’Irpinia, produce raffinati vini da collezione, a cui si affiancano grappe, liquori e distillati altrettanto pregiati.

L’azienda Di Meo nasce all’inizio degli anni ’80, grazie alla passione dei fratelli Erminia, Generoso e Roberto Di Meo, che rilevano la storica azienda agricola dei genitori Vittorio e Alessandrina.

Fratelli Di Meo

L’azienda Di Meo

L’azienda è situata a pochi chilometri da Avellino, nel comune di Salza Irpina e ciò che subito colpisce il visitatore è il panorama naturalistico, fatto di lievi e ventilati declivi collinari, sui quali spicca un elegante Casino di caccia del ‘700, di proprietà, un tempo, dei principi Caracciolo. Oggi, l’azienda è gestita da Roberto, enologo e responsabile commerciale, e da Generoso, promotore di “Di Meo Vini ad Arte”, un progetto di valorizzazione e diffusione nel mondo del patrimonio culturale irpino e campano.

La mission

L’azienda Di Meo è la sintesi perfetta tra territorio, storia e innovazione. Infatti, la mission dell’azienda Di Meo è stata, fin dagli inizi, quella di dar vita a vini partendo dalle varietà autoctone più diffuse in Irpinia. Tra queste ci sono il Fiano, il Greco, l’Aglianico e la Coda di volpe. Accanto a questo non può mancare la valorizzazione del ricco patrimonio di tradizioni culturali di cui la zona è ricca. Nel 1986 si ottengono dai vigneti precedentemente impiantati, i primi vini e da allora inizia la grande avventura dell’Azienda Di Meo.  

La cantina

La cantina Di Meo è una struttura moderna e funzionale, con impianti ed attrezzature di ultima generazione, in cui avviene la lavorazione e la movimentazione dei vini. Qui avvengono le pressature soffici, per estrarre il più possibile la parte aromatica e tutte le fasi di lavorazione che rendono i vini Di Meo unici. Per dare una maggiore connotazione territoriale al prodotto l’azienda Di Meo ha scelto di limitare l’uso dei solfiti, mentre sono stati isolati dei lieviti specifici del Fiano e dell’Aglianico. I serbatoi in puro acciaio inox sono utilizzati per i lunghi affinamenti dei vini bianchi della Linea Tempo. Molto affascinante è la bottaia, in cui sono presenti botti, tonneau e barriques di rovere francese di Allier per l’affinamento del Fiano e dell’Aglianico.

I prodotti

La produzione vitivinicola dell’azienda Di Meo è divisa da due linee “Tradizione” e “Tempo” con 15 etichette. Tradizione è la linea Classica, in cui rientrano i vini monovitigno simbolo dell’Irpinia ed “espressioni immediate del terroir e dell’annata”. Le Riserve fanno parte della Linea Tempo: “una sfida aperta e continua alle potenzialità di affinamento del Fiano principalmente, e delle altre varietà autoctone che hanno reso famoso questo territorio in tutto il mondo”. A queste due linee se ne affianca una terza che, come ha spiegato Roberto Di Meo è dedicata all’arte e dunque prevede due vini da collezione: “Hamilton” e “Vino Blu”.

Fiano di Avellino D.O.C.G.

Il Fiano di Avellino D.O.C.G. è prodotto da uve Fiano 100% su un terreno prevalentemente argilloso e con impianto a spalliera con potatura a Guyot. La raccolta manuale che avviene nella prima decade di ottobre, mentre la fermentazione in vasche di acciaio inox a temperatura controllata avviene per circa 3 mesi in acciaio, a cui segue l’affinamento di circa 3 mesi in bottiglia. Questo vino si presenta dal colore giallo paglierino e al naso è molto intenso: prevalgono le note fruttate di pesca, litchi e agrumi, unitamente ad una lieve traccia minerale. Equilibrato ed elegante al palato, di facile beva e notevole persistenza. È perfetto con il gateau di patate, i ravioli ricotta e spinaci e con l’orata al cartoccio.

Don Generoso Campania Rosso I.G.T.

Don Generoso, dal nome del nonno dei fratelli Di Meo, è un pregiato blend prodotto con uve 80% Aglianico e 20% Piedirosso, provenienti da uno storico vigneto irpino di fine ‘800. È un vino da invecchiamento, prodotto solo in alcune annate ed in quantità limitate. L’allevamento delle viti avviene attraverso la tecnica starzeta con potatura a candelabro, mentre la raccolta si effettua manualmente nella prima decade di novembre. La vinificazione prevede la macerazione sulle bucce ad una temperatura di circa 28°C per 25-30 giorni. Alla svinatura segue la fermentazione malolattica, quindi il passaggio in legno per 18 mesi, con un conclusivo affinamento in bottiglia di 18 mesi. Questo vino si presenta con una veste rubino, sfumato ai bordi, con profumi scuri: ciliegia nera, susina, dattero, poi sensazioni di salamoia e profondi toni di torrefazione. Ha una gradevole tannicità, con una decisa spinta fresco-sapida e lunga persistenza. Si abbina con le pappardelle al ragù di cinghiale, con le cime di rapa con salsiccia e le costolette d’agnello.

Hamilton Taurasi Riserva D.O.C.G.

Il Taurasi Riserva Hamilton del 2007 è un vino da collezione, prodotto da uve 100% Aglianico su un terreno in prevalenza argilloso e ricco di scheletro. La forma di allevamento è a spalliera con potatura a cordone speronato. La raccolta manuale avviene nella prima decade di novembre. Successivamente avviene la macerazione sulle bucce ad una temperatura di circa 28°C per 25-30 giorni, durante i quali vengono eseguiti periodicamente rimontaggi e délestages. Alla svinatura segue la fermentazione malolattica e il passaggio in legno per 24 mesi, con un conclusivo affinamento in bottiglia di 12-24 mesi. Questo vino si presenta di color rosso rubino tendente al granato, profuma di more, di gelso nero, di eucalipto e di humus; in fondo, percezioni di spezie e tabacco. Sapido e fresco al palato, tannino vellutato ed un intenso finale su toni di cenere. Si abbina bene con l’anatra all’arancia, il filetto in crosta e il gulasch ungherese.

Gli altri prodotti

“L’azienda Di Meo – spiega Roberto Di Meo – lavora a 360° avendo al centro sempre il vino, ma ci dedichiamo anche ai liquori, che sono una tradizione familiare. Le grappe e i distillati sono, invece, una mia passione, anche se non siamo in un’area che ha una forte tradizione in tal senso”. Ai vini, così, si affianca una limitata, ma ricercata produzione di Grappe di Singolo Vitigno (Fiano, Greco e Aglianico), a cui si aggiunge un Brandy con 25 anni di invecchiamento e due Liquori della tradizione familiare: il “Ratafià di Nonna Erminia”, un raffinato mix di erbe e Aglianico, e lo “Schiaccianoci”, un’originale rivisitazione del famoso liquore Nocino.

A Boscotrecase sorge l’Azienda Sorrentino, la cui produzione di vini biologici del Vesuvio affonda le radici nel lontano ‘800.

La storia dell’Azienda Sorrentino sorge a Boscotrecase, in provincia di Napoli, e affonda le sue radici nel lontano ’800, quando agli avi della famiglia hanno dato vita ad una realtà che prosegue ancora oggi con la terza generazione composta dai fratelli GiuseppeBenny e Maria Paola, i quali lavorano seguendo a loro volta le orme dei genitori Paolo e Angela.

L’Azienda Sorrentino

Per i membri della famiglia Sorrentino, nonna Benigna è un esempio di passione, laboriosità e amore per la terra e per il vino.  Tutto è iniziato con la gestione del ‘moggio’ di proprietà in cui sono stati conservati tutti i vitigni autoctoni a piede franco e tante altre varietà di frutta e ortaggi, che oggi rappresentano i tesori dell’azienda. I figli e i nipoti di Nonna Benigna continuano sulla strada già solcata, ma dando all’azienda un nuovo assetto, espandendo il comparto viticolo negli anni ’90 e intraprendono l’enoturismo.

La filosofia dell’azienda

La filosofia dell’azienda Sorrentino si basa sulla conservazione e consolidamento delle radici antiche, a cui si è aggiunta la capacità di sperimentare nuovi progetti e l’introduzione di apparati innovativi. Un esempio è rappresentato dall’Aglianico Pompeiano, denominato “Don Paolo”, che si caratterizza per il suo raro equilibrio enologico, un equilibrio costituita da una “meticolosa cura nella coltura della vite ed un lavoro impeccabile in cantina”. L’innovazione e lo stare al passo con i tempi è l’altro pilastro aziendale. Tecniche di vinificazione tradizionale convivono con quelle moderne, così come la raccolta manuale dell’uva e la scientificità dei trattamenti. A fare da collante a tutto questo c’è la passione per la propria terra e per il vino biologico.

Il Biologico

Alla base della produzione Sorrentino c’è il rispetto per l’ambiente e la terra, perché solo così si possono ottenere prodotti sani. Per questo motivo l’azienda Sorrentino si è indirizzata sulla coltivazione bio dei vigneti. “La conduzione biologica si propone di non sconvolgere o di ricostruire gli equilibri naturali ma di conservarli e rispettarli. Usare quantitativi sempre più limitati di risorse limitando sempre più l’impatto su di esse

Le Uve

Il lavoro di recupero della varietà unito al suolo vulcanico vesuviano hanno permesso all’azienda Sorrentino di coltivare, sui 35 ettari di proprietà, varietà autoctone: CaprettoneFalanghinaCatalanescaPiedirosso e Aglianico . “L’accurata selezione e specializzazione dei siti di coltivazione delle uve, i terrazzamenti e l’orientamento dei filari, i sistemi di potatura ed allevamento specifici per ogni varietà e per il tipo di vino da produrre, le rese equilibrate e giuste per ciascuna tipologia di vino conducono ad importanti livelli qualitativi della materia prima. A questi, si associano il lavoro impeccabile in cantina e i periodi di affinamento che complessano e rendono armonico un vino vesuviano pur non essendo d’annata”.

Le linee e il Lacryma Christi

L’azienda Sorrentino produce tre linee di vini: Classica (biologica), selezione Crù Prodivi e quella Bollicine. Al centro della produzione aziendale c’è il pregiato Lacryma Christi, il vino vesuviano le cui origini si perdono nella notte dei tempi. La linea Bollicine nasce dall’innovazione e dalla sperimentazione aziendale che hanno dato origine al DòRè, unico e primo spumante Lacryma Christi del Vesuvio totalmente elaborato sul Vesuvio a cui ha fatto seguito anche uno spumante rosato ottenuto da uve Piedirosso. La linea Crù Prodivi rappresenta in pieno la filosofia aziendale, poiché “esalta le potenzialità viticole ed enologiche delle varietà vesuviane attraverso meticolose scelte dei tempi e delle tecniche di coltivazione, di vinificazione e di affinamento”. I vini di questa linea sono il frutto di un’accurata selezione delle uve di specifici vigneti, da cui derivano il Don PaoloVigna LapilloCatalò e Frupa. La linea Classica dei Vini Biologici si contraddistingue sostanzialmente per utilizzo di uve da agricoltura biologica a cui si associano tecniche che conducono a vini che esprimono il terroir nel migliore dei modi. L’introduzione del favino, assicura l’alimentazione del vigneto e ne garantisce tutte le proprietà. Di questa linea fanno parte cinque vini realizzati con uve autoctone in purezza.

DòRè

Il DòRè Lacryma Christi del Vesuvio è un vino bianco spumante DOC, derivante a uve 90% Coda di Volpe (Caprettone) e 10% Falanghina coltivate con sistema a pergola e Guyot e raccolte a mano. La vinificazione avviene in acciaio con rifermentazione in autoclave (metodo charmat lungo 8 mesi – Brut).

‘Benita 31’ Caprettone Vesuvio

Il Benita 31 è un Caprettone Vesuvio Doc – Bio Organic, il cui nome è in onore della nonna. Questo vino è un Caprettone 100% allevato su terreno vulcanico-sabbioso con sistema Guyot. La vendemmia avviene manualmente a metà settembre, mentre la vinificazione in acciaio.

‘Vigna Lapillo’ Lacryma Christi del Vesuvio DOC

Il Vigna Lapillo è un vino bianco derivante da Coda di Volpe 80% (Caprettone) e Falanghina20%. Le uve sono alevate su un terreno vulcanico-sabbioso e il sistema di allevamento è a doppio Guyot, collocato a circa 500 m. s.l.m. La vendemmia si effettua manualmente a fine settembre, mentre ala vinificazione è in acciaio e l’affinamento prosegue per 8 mesi.

La Tenuta Sorrentino

La famiglia Sorrentino, come ci ha raccontato Giuseppe, è piena di idee e risorse innovative. Infatti, da poco tempo è nato, all’interno della tenuta, un agriturismo dove è possibile soggiornare tra uliveti e vigneti millenari nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, dove oltre a godere di un piacevole relax, si possono anche visitare le cantine e assaporarne i deliziosi vini prodotti, approfittando di un semplice wine tour con degustazione o di esperienze più articolate e coinvolgenti.

La Tenuta Scuotto produce i suoi vini nel cuore dell’Irpinia, nei territori del Lapio. In ogni bottiglia il desiderio di cooperazione tra uomo e natura.

La Tenuta Scuotto sorge nel cuore dell’Irpinia e proprio il territorio ha ispirato il capostipite della famiglia Scuotto, il sig. Edoardo a porre le basi di quella che oggi è una delle realtà vitivinicole più interessanti della Campania.

La storia

A parlarcene è il figlio del sig. Eduardo, Adolfo: «La passione per il vino ed il desiderio di cooperazione uomo-natura hanno spinto mio padre Eduardo ad insediarsi nella terra irpina. L’innato spirito imprenditoriale, l’indispensabile e l’atavica ricerca dell’eccellenza hanno plasmato la fisionomia dell’azienda, trasformandola, nel tempo, in un importante e riconosciuto progetto vitivinicolo. Così nel 2008 nasce l’azienda Tenuta Scuotto, dove un teamdi professionisti, insieme a scelte imprenditoriali coraggiose, ha dato vita ad un progetto importante nel territorio del Lapio».

La fisionomia dell’azienda

Adolfo Scuotto ci racconta l’azienda che oggi dirige: «Lo spirito è stato fin da subito quello di presentarsi al pubblico degli appassionati con prodotti “differenti”, ovvero prodotti che fossero l’espressione più fedele del terroir, ma che allo stesso tempo ne restituissero, in degustazione, un’identità unica». Ogni aspetto della produzione Scuotto, infatti, è stato improntato al rispetto per il territorio, elemento fondamentale per chi vuole mantenere il legame con il territorio, ma evitando ogni forma di omologazione. Questo non significa rifiutare la propria identità, ma dare a quest’ultima caratteristiche proprie. La tenuta Scuotto pone al centro della propria filosofia, innanzitutto, quantità limitate per garantire la massima cura su ogni prodotto, poi una vendemmia selettiva eseguita rigorosamente a mano. Queste sono solo alcune delle scelte poste alla base della conduzione aziendale.

La mission

La mission della Tenuta Scuotto ha un obiettivo ben preciso: provare a trasferire un messaggio attraverso il proprio stile. Adolfo Scuotto è convinto che il vino è in grado di trasmettere un messaggio e di rappresentare uno stile di vita, le cui caratteristiche sono: audacia, integrità e l’idea che i “sogni” si possono realizzare. Adolfo Scuotto ne è certo: «Quando ci si crede fino in fondo e non si è disposti a vendere o a svendere i sogni e per realizzarli sono necessari: rispetto e appartenenza, natura e sperimentazione, preparazione e amore, umiltà ed entusiasmo».

Premi e riconoscimenti

In brevissimo tempo, dal 2008 in poi, la produzione Scuotto è stata un successo dietro l’altro, ricevendo numerosi riconoscimenti e premi. Nel 2010 per la sua prima annata di Fiano di Avellino ottiene il riconoscimento di Doppia Corona Vini Buoni d’Italia. Non mancano i riconoscimenti internazionali: Decanter ed il Concorso Mondiale di Bruxelles assegnavano medaglie d’oro e d’argetno al Fiano “Oi nì” ed al “Taurasi”. Inoltre, guide prestigiose come quella dell’AIS hanno inserito il vino dell’azienda tra i migliori 30 della Campania, mentre per il Fiano di Avellino 2019 l’Azienda ottiene i 3 bicchieri del Gambero Rosso.

La Produzione

L’Azienda Scuotto produce annualmente tra le 60.000 e le 70.000 bottiglie. Tra i vini si ricordano: Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Aglianico, Falanghina, “Oi nì”, Taurasi D.o.c.g., REDO, Stilla Maris, Malgrè. Vediamone tre nel dettaglio.

Vini Tenuta Scuotto

Redo i. g. p.

Il Redo nasce da uve 100% Aglianico di Taurasi. La produzione avviene attraverso raccolta e selezione dei grappoli più maturi, diraspatura senza pigiatura, fermentazione con lieviti indigeni a temperatura di 22/25 gradi per circa 18 giorni, alla svinatura il vino viene trasferito direttamente in barrique nuove, dove finisce la fermentazione e svolge la malolattica. Dopo circa 8 mesi in legno, viene imbottigliato senza filtrazione e né refrigerazione. L’affinamento avviene per tre mesi in bottiglia. Alla vista questo vino si presenta di color rosso rubino intenso con riflessi violacei. Il profumo è quello di frutta fresca e confettura: more, ribes, amarene, ciliegie. Al palato si presenta secco, caldo e morbido con una buona concentrazione di tannini finemente fusi. Avvolgente con una lunga persistenza aromatica. Si abbina bene con formaggi stagionati, carni succulente e soprattutto con amici e affetti più cari.

Fiano di Avellino d.o.c.g

Questo vino nasce da uve 100% Fiano. La tecnologia di produzione impone che le uve siano state raccolte nella terza decade di ottobre. La pressatura soffice e la decantazione statica precedono l’inizio della fermentazione alcolica a temperatura controllata di circa 12°C, al termine della quale il vino è rimasto a contatto con le fecce fini per circa 2 mesi. L’affinamento avviene in bottiglia per 6 mesi. Il Fiano di Avellino si presenta di colore giallo paglierino con riflessi dorati. Il suo profumo è particolarmente fruttato e floreale, molto intenso con sentori di albicocca secca, magnolia, ananas, nocciola tostata, evidenzia sentori di frutta esotica e ginestra. Con l’invecchiamento prevalgono i sentori minerali di idrocarburi e nocciola tostata. Il gusto è secco, caldo, morbido, di buon corpo, con una adeguata freschezza e forte persistenza aromatica che amplifica le note percepite all’olfatto.

Oi nì i.g.p.

L’Oi nì è un 100% Fiano. Questo vino viene prodotto quando le uve di Fiano sono state raccolte nella terza decade di ottobre e la pressatura soffice ha preceduto l’inizio della fermentazione alcolica con lieviti indigeni in botti ovali di 25 hl a temperatura controllata di circa 7°C, al termine della quale il vino è rimasto a contatto con le fecce fini per circa 12 mesi. L’evoluzione del vino è infine completata con un ulteriore affinamento di 6 mesi in bottiglia. Il colore di questo vino è giallo paglierino con riflessi dorati, mentre il profumo risulta particolarmente fruttato e floreale, molto intenso con sentori di pesca, rosa, miele, albicocca secca, magnolia, ananas, finocchio selvatico, nocciola tostata, canditi e ginestra. Al palato è secco, caldo, morbido, di gran corpo, con una adeguata freschezza e forte persistenza aromatica che amplifica le note percepite all’olfatto.

La Cantina del Vulcano è l’azienda vitivinicola della famiglia Rianna, che da quattro generazioni produce i vini delle migliori uve vesuviane.

La famiglia Rianna, proprietaria della Cantina del Vulcano, da quattro generazioni produce vini vesuviani. L’esperienza e la competenza, insieme ad una produzione di uve DOP del Vesuvio, rendono i vini de La Cantina del Vulcano l’espressione più sincera della produzione vinicola campana. A tutto ciò si aggiunge l’innovazione che accompagna e rende più forte e stabile una tradizione, che è possibile ritrovare nei sentori dei vini prodotti dalla famiglia Rianna.

Il territorio

La Cantina del Vulcano si trova a Somma Vesuviana e sorge su terreni resi fertili nei millenni dalle numerose eruzioni vulcaniche. Le speciali caratteristiche del terreno vesuviano contribuiscono a dare alle coltivazioni, e al vino in particolare, delle note uniche e irripetibili. Questo territorio, inoltre, si caratterizza per la coltivazione di uve di grandissima qualità, perfette sia per produrre diverse varietà di vini, tutti marchi DOC, DOCG, IGP ed IGT. Le terre vesuviane sono ricche in potassio, fosforo, ferro e silice che danno ai vini specifiche caratteristiche organolettiche. In questa scia di tradizione e innovazione, volta ad esaltare i sapori e gli odori di un territorio millenario, si è fatta strada l’azienda vitivinicola della famiglia Rianna, che in ogni bottiglie mette storia, passione, identità e rispetto per il territorio.

I vini e le uve

La Cantina del Vulcano, come è stato detto, produce vini esclusivamente legati al territorio vesuviano. Tra questi troviamo il Lacryma Christi Bianco, ottenuto da Coda di Volpe in purezza con gradazione alcolica del 13°.Questo vino viene utilizzato anche per produrre uno spumante e un vino liquoroso. Il Lacryma Christi Rosso è prodotto con Piedirosso in purezza con gradazione alcolica del 13°, mentre l’Aglianico Pompeiano rosso proviene da uve Aglianico dal gusto persistente con gradazione alcolica del 12°. La famiglia Rianna produce anche un vino Falanghina Pompeiano, ottenuto da uve di Falanghina dal gusto fresco con una gradazione minima del 12°.
Infine, abbiamo il Catalanesca del Monte Somma Bianco, prodotto da uva catalanesca in purezza, un vitigno a buccia bianca importato nel 1450 da Alfonso I d’Aragona, utilizzato anticamente come uva da tavola e per la produzione di vino locale. Dalla stessa uva si ricava anche un particolare passito. A tutto questo, si aggiungono le varianti frizzanti. Questa vasta gamma di vini esprime tutta la cultura e il gusto del buon bere campano e vesuviano in particolare.

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Doc

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Doc de La Cantina del Vulcano è prodotto da uve Piedirosso e/o Per e’ Palummo 100%. La vinificazione di questo vino avviene per macerazione della vinaccia con 3 follature giornaliere e a temperatura max di 22 °C e la svinatura dopo 6-7 giorni. L’affinamento avviene in acciaio con successivo passaggio in legno. L’imbottigliamento in preevacuazione. Questo vino si presenta di colore rosso rubino carico. Al gusto è lungo, vellutato, caldo e armonico. Il profumo è deciso con caratteristiche della frutta rossa vesuviana, sentori evidenti, ma piacevoli, di speziato.

Vini La Cantina del Vulcano

Carlina Catalanesca del Monte Somma Bianco Igp

Altra etichetta de La Cantina del Vulcano è Carlina Catalanesca del Monte Somma Bianco Igp è prodotto da uve 100% Catalanesca. La vinificazione avviene attraverso pressatura soffice con pneumopressa. Seguono raffreddamento, chiarifica e filtrazione dei mosti, fermentazione a temperatura controllata 16/18 °C. L’affinamento in acciaio termocondizionato (max 18°C). Questo vino è di colore giallo paglierino tenue. Al palato risulta asciutto deciso, pieno e vellutato con una buona persistenza. Al naso, invece, si sentono sfumature di frutta fresca a pasta bianca con particolari profumi fruttati e floreali.

Don Giovanni Rosso Frizzante Pompeiano Igt

Don Giovanni Rosso Frizzante Pompeiano Igt è il terzo vino che vi presentiamo de La Cantina del Vulcano. Si tratta di un vino prodotto da uve 100% Piedirosso. Per quanto riguarda la tecnica di vinificazione questo vino chiarifica e filtrazione con rifermentazione avvengono in autoclave per la presa di spuma, mentre l’affinamento avviene per un mese in bottiglia. Questo vino è di colore rosso rubino; il gusto risulta rotondo e persistente, mentre il profumo è quello tipico della frutta rossa. Si abbina bene ai piatti della cucina napoletana.

Un territorio incontaminato, una grande passione e l’amore per la propria terra sono gli elementi che hanno dato vita all’Azienda vitivinicola di Luigi Maffini.

Nel cuore del Cilento, un territorio in provincia di Salerno, nasce l’azienda vitivinicola di Luigi Maffini. Si tratta di una realtà giovane e intraprendente, ma con alle spalle già cinquanta anni di produzione. L’azienda è diretta da Luigi Maffini, laureato in Scienze agrarie e specializzato in Scienze viticole ed enologiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e da sua moglie Raffaella Gallo, laureata in Scienze agrarie presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

L’azienda Luigi Maffini

Questa realtà imprenditoriale muove i primi passi agli inizi degli anni ’70 quando si dà vita al primo vigneto, da cui venne, in breve tempo, la prima vendemmia. La storia di questa azienda nasce quasi per gioco e per gustare il vino in famiglia e tra gli amici. Ma nel 1996, con il Kratos, la produzione inizia ad acquistare un aspetto differente e a diventare una sfida imprenditoriale, in cui si rappresentava la genuinità di un territorio pressoché incontaminato. Attualmente i vini di Luigi Maffini provengono dalle uve di due vigneti e sono il frutto di una produzione che si basa sul rispetto dei principi dell’agricoltura biologica.

I vigneti

I vigneti dell’azienda Maffini, con le loro oltre 50000 viti, sono due: quello storico di Castellabate vicino al mare e quello di Giungano in collina. Nel vigneto di Castellabate, ubicato in località Cenito, si produce Fiano e Aglianico. Dall’impianto del Fiano del 1972 nasce il Passito e il Kratos, dagli altri più recenti nasce anche il Cenito. A Giungano, un piccolo comune del Cilento, in località Denazzano, si produce il Fiano per la produzione del Pietraincatenata e l’Aglianico per la produzione del Kleos ed in parte per il Denazzano.

I vini Maffini

Nella produzione Maffini si annoverano sei etichette di vini. Tra questi troviamo il Cenito, il Pietraincatenata e il Kleos, ma anche il Kratos – Igt Paestum Fiano, un vino dal colore giallo paglierino intenso, che ricorda al naso la frutta esotica e si presenta al palato per il suo sapore morbido ed equilibrato. Il Denazzano Igt Paestum è invece un rosato che ricorda delicati frutti rossi accompagnati da sentori floreali di rose. Si presenta al palato con una buona acidità ed una notevole persistenza. Il Passito Igt Paestum è un Fiano dal colore oro brillante, che ricorda il profumo di fichi secchi e uva appassita. Il suo sapore dolce e persistente si presenta con lungo finale di nocciola tostata, datteri ed albicocche secche.

Luigi Maffini

CENITO Doc Cilento Aglianico

Il Cenito Doc Cilento è un vino 100% Aglianico, la cui vinificazione dura per 10-15 giorni in fermentini di acciaio inox ad una temperatura di fermentazione 25°c. L’affinamento si realizza in barriques di rovere nuove e di primo passaggio per 18 mesi. Questo vino si presenta di colore rosso rubino intenso e al naso evoca note di ribes, more e cacao. Al palato è denso con una struttura tannica morbida e ha un finale lungo con sentori di spezie, nocciola tostata e liquirizia.

PIETRAINCATENATA Doc Cilento Fiano

Il Pietraincatenata Doc Cilento è un vino 100% Fiano. La vinificazione avviene con pressatura soffice delle uve seguita da fermentazione a temperatura controllata in barriques nuove. La temperatura di fermentazione è tra i 16° e 18°c, mentre l’affinamento avviene in barriques per circa 4 mesi. Questo vino si presenta di colore giallo oro e al palato morbido e denso. Al naso emana un odore complesso di frutta esotica, canditi e albicocche secche. Il suo finale lungo ricorda eleganti note di mandorla tostata, menta e fiori di campo.

KLEOS Igt Paestum Aglianico

Il Kleos Igt Paestum è prodotto da uve 100% Aglianico, la cui vinificazione dura 6 giorni in fermentini di acciaio inox ad una temperatura di fermentazione di 25°c. L’affinamento avviene in barriques di rovere di II e III passaggio. Alla vista questo vino appare di colore rosso rubino con riflessi violacei. L’odore ricorda le ciliegie e la confettura di ribes. Il gusto, invece, è morbido con note speziate ed un finale fresco e persistente.

L’azienda Terredora-Di Paolo nasce da una importante tradizione familiare, in cui si coniugano amore per il territorio e passione per la vinificazione.

Fra le incantevoli colline d’Irpinia, tra le Valli del Sabato e del Calore, sorge l’azienda vitivinicola Terredora-Di Paolo-Di Paolo, che con i suoi 200 ettari di coltivazione è tra le principali aziende del Sud Italia. Daniela Mastroberardino ci ha raccontato l’azienda e i vini con grande passione trasporto, facendo emergere la vocazione di una attività che, anche attraverso le stesse denominazioni, racconta le innumerevoli sfumature di cui si caratterizza il territorio.

La storia

L’azienda e cantina Terredora ha alle spalle una storia nata nel 1978, quando il capostipite della famiglia, Walter Mastroberardino, iniziò a portare in giro per l’Italia i vini che produceva nell’azienda di famiglia. Nel 1994 Walter scelse di creare una propria azienda e iniziare un nuovo percorso insieme ai figli Daniela, Lucio e Paolo. Nasce così Terredora-Di Paolo, il cui nome è scelto da Walter ispirato dal nome della moglie Dora Di Paolo, che lo ha sempre sostenuto. Con la cantina prende vita uno spazio dedicato alla vinificazione dell’uva e a tutti i processi produttivi. Dal 1994 l’azienda Terredora-Di Paolo cresce sempre di più, ottenendo grandi e prestigiosi risultati.

Il territorio e i vigneti

I vigneti Terredora-Di Paolo crescono in un territorio collinare circondato da boschi, castagneti e faggi secolari, e caratterizzato da un clima caldo, asciutto e ventilato da cui i vini Terredora prendono la loro spiccata personalità. “I vigneti aziendali sono, infatti, nelle aree d’Irpinia più vocate per la produzione di vini di grande pregio e rappresentano la sintesi dell’appassionata ricerca tra rispetto e valorizzazione del territorio e del legame indissolubile tra ambiente, vitigno, clima e intervento dell’uomo”. I vigneti coltivati sono il Fiano di Avellino, il Taurasi, la Falanghina, Coda di Volpe e Aglianico.

La cantina

La cantina Terredora si trova a Serra di Montefusco, in provincia di Avellino. La scelta di costruire in questo luogo la cantina è stata condizionata dalla presenza delle varie tenute di famiglia in diversi comuni, Santa Paolina, Montefusco, Montemiletto, Montefalcione, Lapio, tutti contigui l’uno all’altro. Le tenute creano una sorta di “strada del vino fra gli areali delle tre DOCG irpine: Greco di Tufo, Taurasi e Fiano di Avellino”.

I vini Terredora

I vini

L’azienda Terredora produce una vasta gamma di vini, che vanno dalle Grandi Riserve alle Selezioni, dai Classici alle Ricercatezze, esprimendo al massimo le caratteristiche del territorio tra tradizione e innovazione. Tra i vini più interessanti si annoverano nella grande Riserva il Campore, un Fiano di Avellino D.O.C.G., tra le riserve il Corte di Giso, un aglianico Irpinia D.O.C., il Pago dei Fusi, un Taurasi D.O.C.G. e il Loggia della serra, Greco di Tufo D.O.C.G.. Tra i Classici, non mancano il Bianco e il Rosso Terredora e il Vesuvio bianco e rosso, ovvero Lacryma Christi del vesuvio D.O.C.. Tra le ricercatezze si citano il Passito e la Grappa. In questa categoria, anche se non è un vino, rientra anche l’olio extravergine d’oliva, che l’azienda produce grazie agli uliveti che incorniciano i vigneti. Sono tantissimi i vini prodotti da questa azienda e sarebbe difficile descriverli tutti, ma nel dettaglio ve ne mostriamo tre.

Riserva CampoRe – Taurasi D.O.C.G

Il Taurasi CampoRe – Taurasi D.O.C.G appartiene alla categoria Gran Riserva ed è prodotto con uve 100% Aglianico. Le uve, meticolosamente selezionate nelle sole annate più favorevoli, vengono sottoposte a macerazione a temperatura controllata a 28°C per 12-14 giorni. Maturato in piccoli fusti di rovere francese per 30 mesi, si affina in bottiglia per almeno 3-4 anni. Il vino si presenta di colore rubino intenso con riflessi granati. Al naso offre un bouquet ampio e complesso con note di ciliegia, frutti di bosco, sentori speziati di viola, tabacco e note minerali. Pieno e austero, vellutato e giustamente tannico, al palato si caratterizza con note di prugna, amarena e pepe nero. La notevole struttura lo rende particolarmente longevo. Si abbina bene alle carni rosse, alla cacciagione ai piatti a base di tartufo e formaggi stagionati.

Ex cinere resurgo – Fiano di Avellino D.O.C.G.

L’Ex cinere resurgo – Fiano di Avellino D.O.C.G. è un vino 100% Fiano. Questo vino nasce dalla vinificazione con macerazione a freddo delle uve raccolte nella prima decade di ottobre, a cui segue la fermentazione a temperatura controllata del mosto decantato a freddo e accorto affinamento su fecce fini per diversi mesi. Si presenta di colore giallo paglierino intenso con eleganti e complessi profumi di frutti maturi e fiori, tra cui sentori di pera, albicocca, agrumi, nocciola tostata, acacia, biancospino e miele. Il sapore è di grande persistenza aromatica, corpo pieno, morbido ed equilibrato, ed evolve positivamente negli anni. Si abbina bene con gli aperitivi, i frutti di mare e piatti a base di pesce.

Terre degli Angeli – Greco di tufo D.O.C.G.

Terre degli Angeli è un vino proveniente da uve 100 % Greco. La tecnica di produzione di questo vino si caratterizza per la vinificazione con macerazione a freddo delle uve raccolte nella prima metà di ottobre, a cui segue la fermentazione a temperatura controllata del mosto decantato a freddo e accorto affinamento su fecce fini per qualche mese. Il vino si presenta di colore giallo paglierino intenso e con eleganti profumi fruttati di mela, pesca, albicocca e lievi note vegetali. Morbido al palato, ha ottima acidità ed elegante struttura, con sensazioni che ricordano frutti maturi e sentori di mandorla amara; evolve positivamente negli anni. Ideale con primi piatti importanti, crostacei, piatti di pesce anche alla griglia, mozzarella di bufala, pollame e piatti freddi.

Per questo viaggio itinerante virtuale partiamo dalla Campania, terra di mare, patria di poeti, musicisti, artisti, culla di eccellenze storiche, culturali ed enogastronomiche. Tanti sono gli alimenti che parlano della Campania, uno, più di tutti, è ben radicato nella cultura gastronomica del territorio: il baccalà.

Un po’ di storia

Il pregiato pesce lavorato in Islanda è protagonista sulle tavole italiane, in particolare in quella di alcune regioni in cui ormai fa parte della tradizione. La storia del rapporto del baccalà con Napoli è lunga e aneddotica. Parte dal 1500, quando i produttori del Nord Europa e gli importatori di Napoli e provincia sancirono i primi accordi economici. Ma una vera e propria diffusione del baccalà venne favorita soprattutto dalla Controriforma cattolica che vietava il consumo di carne nelle feste comandate. La possibilità di reperire pesce anche d’inverno, in aggiunta alla grande disponibilità d’acqua del territorio vesuviano facilitò la lavorazione del baccalà alle pendici del Vesuvio.

Il primato di consumo di baccalà va alla città partenopea e all’intera regione Campania: qui infatti si registra il maggior consumo di baccalà e stoccafisso e il maggior numero di ricette tradizionali e creative ciò grazie anche al fatto che in questa regione c’è la maggiore concentrazione di aziende di lavorazione e distribuzione del prodotto.

E allora cos’altro scegliere se non una ricetta al baccalà per parlare della Campania. Carta e penna alla mano, oggi vi lasciamo la vera e tradizionale ricetta del Baccalà fritto alla Napoletana.

Baccalà fritto alla napoletana

Locanda del Baccalà – Salerno

Ingredienti per 4 persone

  • 4 pezzi di baccalà già dissalato e spinato 
  • 60 g di olive nere
  • 10 g di capperi
  • 2 barattoli di pomodorini
  • Farina q.b.
  • ¼ cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.
  • Prezzemolo q.b.
  • Olio EVO
  • Olio di semi

Procedimento

In una casseruola soffriggere la cipolla tagliata finemente e l’aglio in olio Evo (per questa ricetta abbiamo utilizzato l’olio extravergine schiaccianoci, reperibile sulla piattaforma online “Terra di Sapori“). Rimuovere l’aglio e aggiungere i capperi dissalati, le olive denocciolate, i pomodorini in barattolo e un mestolo d’acqua aggiustando di sale e pepe.

Impanare i pezzi di baccalà e friggere in olio bollente per circa 8 minuti avendo premura che l’olio ricopra interamente i pezzi. Per questa ricetta suggeriamo di utilizzare quello di Unifrigo Gadus, azienda leader del settore, che fornisce ai clienti, attraverso un canale youtube, la possibilità di sperimentare direttamente a casa il processo di ammollaggio ma anche tante squisite ricette a base di baccalà, alici, tonno e sarde.

Scolare i pezzi dall’olio in eccesso e terminare la cottura nella pentola del sugo. Far cuocere a fiamma moderata per 5-6 minuti circa e servire con una spolverata di prezzemolo.

Non vi resta che assaggiare!

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Il Presidente della Regione Campania vietando solo nella nostra regione la consegna di cibo pronto e pizze sta distruggendo uno dei pochi comparti che funzionava.
Non si capisce perché solo in Campania vige questo divieto mentre in tutta Italia, anche a Milano e in Lombardia, ciò sia permesso. Addirittura in Puglia, Calabria e Sicilia e certamente queste regioni non stanno meglio di noi.

Consentire il delivery, cioè la consegna a casa del cibo, non l’asporto che determinerebbe file ed assembramenti (perché poi si possano fare per il supermercato e per la posta me lo dovete spiegare), permetterebbe ad un intero settore – quello dell’enogastronomia – di poter avere una boccata di ossigeno per i tanti piccoli ristoranti e pizzerie, quelli che lavorano prevalentemente con le consegne o hanno pochi tavoli o sono a conduzione familiare.

Anche per le pizzerie più grandi e blasonate questo periodo servirebbe a potersi aprire ad un mondo, quello del delivery e poi in futuro quello dell’asporto, che sarà sempre più importante nella voce del fatturato.
Logicamente si riattiverebbe il mondo delle forniture, i distributori ed i produttori di farina, pomodoro, latticini, olio, etc. Da non sottovalutare poi i riders che una volta erano ragazzi ma adesso sono padri di famiglia senza altri redditi.

Il vantaggio di poter usufruire di questo servizio è anche per i tanti anziani e le tante famiglie che potendoselo ancora permettere si concedono un qualcosa di diverso dal solito (per quanto ci vuoi mettere d’impegno non riuscirai mai a fare una pizza napoletana con il forno di casa!)

Impedirlo si dà anche un messaggio culturale sbagliato: i milanesi sono puliti e lo possono fare, mentre i campani sono zozzoni e non gli è consentito!

Il mondo della ristorazione cambierà, ricorrendo sempre di più alla consegna e mandare un messaggio di non affidabilità nei confronti della ristorazione campana ci darà un handicap ben superiore rispetto agli oltre due mesi di stop. I piccoli usciranno con le ossa rotte, mentre i grandi gruppi McDonalds e BurgerKings saranno sempre più forti, anche perché potranno ricevere dalla casa madre americana un’iniezione di marketing e comunicazione, grazie ai soldi stanziati dal Governo americano, che i nostri pizzaioli se la immaginano solamente.

Ma come si fa a essere così ciechi? Ah scusate dimenticavo…siamo sempre quelli che nel 1860 aprirono le porte ad un esercito invasore che ci depredò di soldi e mezzi, deportando migliaia di uomini e chiudendo le scuole.
La storia si ripete diceva Vico. Ma maledetto sia colui che non ne trae insegnamento.

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Renato Rocco

In Via Partenope, una delle più calpestate strade della città di Napoli, nell’antico quartiere San Ferdinando, di fronte l’imponente Castel dell’Ovo che sovrasta con riconosciuta solennità il panorama marino e sotto lo sguardo placido della vivace isola di Capri, la tradizione della “buona cucina partenopea” si amalgama, e non senza una grande maestria, con una tradizione di famiglia di tutto rispetto.

Nel 1995, dalla sapiente fusione di due storiche esperienze culinarie che hanno segnato, e continuano a farlo tutt’oggi, la storia del patrimonio gastronomico italiano, “Zi Teresa” e “Giuseppone a Mare”, nasce uno dei più noti marchi della ristorazione campana, Antonio&Antonio. “Questo lavoro bisogna sentirlo e amarlo più di ogni altra cosa” – dice con istintiva fierezza Antonio Della Notte, uno dei due componenti della “coppia omonima” che anima il lungomare napoletano. L’amore incondizionato e la dedizione assoluta per il proprio mestiere giustificano una soddisfacente riconoscibilità coltivata nel tempo, e mai abbandonata.

“Trasformiamo con semplicità i nostri prodotti d’eccezione, soprattutto quelli che provengono dalla Campania e dai buoni mari italiani”- continua Antonio Della Notte. Il pomodoro, quello del Piennolo del Vesuvio, dolce e con un retrogusto acidulo al punto giusto, è il leitmotiv culinario presente in tutti i piatti della cucina di Antonio&Antonio, perché considerato la nota indispensabile “che esalta tutti gli altri sapori”. Non a caso, l’oro rosso della civiltà mediterranea rappresenta il prodotto tipico dell’agricoltura campana, ma anche il re del classico e intramontabile “spaghetto alle vongole, rigorosamente locali, quelle di alta qualità”, utilizzate sia nella versione bianca sia in quella rosè, il primo piatto di mare di eccellenza della tradizione partenopea che viene condito con un buon olio extra vergine di oliva e una spolverata di prezzemolo fresco.

Non meno richiesta dagli ospiti di Antonio&Antonio è la zuppa a base di pesce fresco e frutti di mare, un piatto unico e ovviamente semplice ma ricco di sapore. “Serviamo ad ogni persona non meno di 2 kg delle migliori prelibatezze dei nostri mari” – ribadisce con un pizzico di orgoglio Antonio Della Notte, che aggiunge – “La nostra zuppa di pesce è speciale perché la prepariamo proprio come si faceva una volta, ed è soprattutto completa perché utilizziamo tutti gli ingredienti che servono dal calamaro, il polipetto verace, le mazzancolle, il coccio, la lucerna, il grongo e l’anguilla, alle cozze, le vongole nostrane, i taratufi”.

Per la gioia dei più golosi e in alternativa a quella salata di mare, Antonio&Antonio propone la zuppa inglese alla napoletana, un dolce al cucchiaio, delicato ma molto gustoso, a base di “Pan di Spagna bagnato, crema gialla, l’amarena di qualità e uno strato di meringa che viene spalmata sulla superficie di questa delizia prima di essere infornata; il risultato è un dessert dal cuore morbido ma croccante all’esterno”.

“La Marinara, è la pizza che più mi rappresenta, perché è  anche quella che amo più mangiare” – continua Antonio – “Le farine, quelle utilizzate da sempre, il pomodoro San Marzano passato, l’olio extra vergine di oliva che non deve mai mancare, l’origano selvatico e l’aglio sono senza ombra di dubbio la testimonianza della semplicità, quella dei sapori più genuini, quella che ci contraddistingue da sempre”.

“L’ingrediente speciale della nostra cucina è sicuramente la brezza marina che con il suo profumo inconfondibile da’ più gusto ai nostri piatti, quelli che serviamo sempre con professionalità, un’altra delle nostre importanti caratteristiche” – ribadisce Antonio Della Notte, che sottolinea con naturale consapevolezza – “Da noi, ogni commensale si sente a proprio agio perché trova la familiarità e il calore umano della propria casa e la semplicità della propria cucina; quella stessa semplicità che oggi ci ha permesso di raggiungere dei buoni risultati, di cui tra l’altro siamo molto fieri e per i quali dobbiamo ringraziare i nostri padri che ci hanno tramandato la loro arte, proprio quella che oggi stiamo trasmettendo ai nostri figli”.

Felicia Mercogliano

Venerdì 21 febbraio, alle ore 12, presso il Palazzo Municipale di Sorrento, in piazza Sant’Antonino 1, si terrà la conferenza stampa di presentazione della 18ma edizione del Premio Sirena d’Oro, dedicato all’ olio extravergine di oliva Dop, Igt e Bio, promosso dal Comune di Sorrento, in collaborazione con Coldiretti Campania, con il patrocinio di Unioncamere Campania, in collaborazione con Associazione Oleum, Gal Terra Protetta, Associazione Aprol Campania, Unaprol e Associazione Nazionale Donne dell’ Olio. 
All’incontro con i giornalisti prenderanno parte il sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo, l’assessore all’Agricoltura, Lorenzo Fiorentino, il direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda e del presidente del comitato tecnico del Sirena d’Oro, Tullio Esposito.
Al termine della conferenza stampa è prevista una degustazione, con oli extravergini di oliva e prodotti tipici del territorio.

Ufficio Stampa
a cura dell’Ago PressLuigi D’Alise

Ieri è scomparso Alfonso Pepe, patron della famosissima Pasticceria Pepe, sita a Sant’Egidio del Monte Albino (Sa). Il noto pasticciere era da tempo malato, ma aveva affrontato con coraggio e ottimismo la sua condizione di salute, proseguendo nel lavoro con la sua instancabile passione. A 55 anni ci lascia colui che ha dimostrato, insieme anche ad altri maestri pasticcieri campani, che ottimi panettoni si fanno non solo al nord. 

Una realtà conosciuta in tutto il mondo grazie soprattutto ai suoi lievitati, presenti non solo nel punto vendita ma distribuiti nelle migliori pasticcerie campane e d’Italia. 

Pepe Mastro Dolciere è una passione che ha inizio negli anni ’80, quando Alfonso Pepe si affaccia nel mondo della pasticceria con esperienze professionali in località turistiche d’Italia. Un mondo a cui sente subito di appartenere perfezionandosi sempre più frequentando scuole prestigiose quali l’Etoile e Cast Alimenti. Unico obiettivo, quello di poter avviare un’attività personale i cui prodotti portino il proprio nome. 

Traguardo raggiunto grazie alla collaborazione con i due fratelli, Prisco e Giuseppe, e la sorella Anna, con i quali Alfonso intraprende l’azienda che porta il nome di famiglia. Un traguardo fatto di amore e dedizione per il proprio lavoro tanto da portare Alfonso Pepe ad entrare, nel 1995, nell’Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani e a specializzarsi nella lavorazione dei lievitati fino a diventare uno dei primi in Italia, primo in Campania, nella preparazione del panettone. 

I lievitati di Alfonso Pepe hanno ottenuto numerosi riconoscimenti e premi in Italia perché preparati nel rispetto dei tempi e della lavorazione artigianale. Tra le premiazioni più importanti ricordiamo il 1° posto Miglior Panettone d’Itala Gazza Golosa 2016 e il 1° posto al Re Panettone di Napoli nel 2015. 

Marika Manna

Martedì 14 gennaio 2020 alle ore 13.00 presso la pizzeria “Regina Margherita” di Orazio Chiapparino, in Corso Regina Margherita 7 a San Giovanni Rotondo (FG), ci sarà una degustazione che vedrà protagonista il Pomodoro San Marzano in tutte le sue declinazioni coltivato, raccolto, prodotto e confezionato dall’azienda Solania, leader nel settore della trasformazione del pomodoro. 

 

Orazio Chiapparino – Il Mio San Marzano

In particolare, il menù proposto da Orazio Chiapparino, che quest’anno ha ricevuto due spicchi dal Gambero Rosso, prevede un’entrée di “paposcia” Presidio Slow Food del Gargano con parmigiana di melanzana: una specialità gastronomica da forno (simile per aspetto al “panuozzo” napoletano) del Gargano dall’impasto scioglievole e croccante e dal retrogusto di grano.  

La degustazione a spicchi comprenderà quattro pizze a base di pomodoro San Marzano:  

  1. La Regina Margherita con mozzarella di bufala, formaggio Grana grattugiato, basilico e olio biologico del Gargano 
  1. La Marinara con aglio, origano, alici a beccafico e fonduta di caciocavallo podolico 
  1. Pizza con ragù di carne e provola 
  1. Pizza con crema di ceci, burrata e polpo alla Luciana all’uscita 

Per il dessert, a marcare le sue origini sicule, Orazio Chiapparino sceglie un cannolo siciliano rivisitato con crema di ricotta e composta dolce di Pomodoro San Marzano.  

Orazio Chiapparino, siciliano d’origine, pugliese d’adozione ma pizzaiolo globe-trotter, nel suo tour europeo alla ricerca di materie prime d’eccellenza trova nella varietà del San Marzano il perfetto pomodoro da utilizzare nella sua pizzeria, per le qualità organolettiche dovute a caratteristiche territoriali uniche e molto diverse da quelle del suo cugino pugliese d’origine valliva che non gode delle proprietà vulcaniche del terreno vesuviano.  

A materie prime d’eccellenza, il pizzaiolo pugliese abbina un impasto studiato, ricercato e perfezionato nel tempo ottenuto da farine macinate a pietra di tipo 1, lievito madre e lievito-maturazione di circa 48 ore da cui deriva un disco di pasta altamente digeribile e salutare che, al palato, esplode nei sapori tipici delle farine con germe di grano. 

Solania

Orazio Chiapparino ha sposato il progetto Il Mio San Marzano”, promosso dall’azienda Solania e nato sotto l’egida della Coldiretti Campania, grazie al quale pizzaioli e ristoratori possono scegliere la particella di terreno e personalizzare l’etichetta della confezione di latta su cui verrà altresì apposto un QR code. Il progetto risponde alle esigenze della comunità di pizzaioli e dei ristoratori che vogliono identificarsi in un prodotto e ne gradiscono il controllo di tutta la filiera dalla semina alla coltivazione, dalla trasformazione fino alla distribuzione. 

CON ‘TITALY’, IL PORTALE DELLE ECCELLENZE ENOGASTRONOMICHE ITALIANE, LA BAG PER LA ‘ PIZZA FAI DA TE ’ A CASA CON UN CLICK.

UN KIT PER  LA PIZZA CHE VA AD ARRICCHIRE L’AMPIA PROPOSTA DELLE MIGLIORI TIPICITA’ ARTIGIANALI DEL MADE IN ITALY. 

Titaly ( www.titaly.it ), il portale E-commerce che dà la possibilità di ordinare direttamente da casa attraverso un click, i migliori prodotti tipici artigianali del “Made in Italy”, con particolare riferimento alla Campania, da oggi sorprende ancor di più perché inserisce nel proprio paniere, qualcosa di originale per gli utenti che vogliono preparare il piatto che mette tutti d’accordo, il più amato nel mondo, la pizza. Quante volte vi è capitato di avere voglia di qualcosa di buono e di non voler uscire? La soluzione perfetta è ordinare comodamente senza spostarsi dal divano con la consegna a casa da parte di un corriere, un formaggio, un vino o ancora una pasta artigianale o un dolce tipico che non riuscite a trovare nella vostra città.

La nuova proposta, la “Bag per la pizza fai da te” al costo promozionale di 29,99 euro, contiene tutti gli ingredienti di altissima qualità (come da filosofia Titaly) necessari per realizzare un’ottima pizza: due pacchi di farina integrale da agricoltura biologica di Molini Pizzuti, farine che non contengono additivi e neppure sostanze chimiche di varia natura che troviamo su questo portale anche di altre tipologie (grano tenero e grano duro), una lattina di pomodorini Corbarino, una bottiglia di olio extravergine di oliva e un vasetto di filetti di alici. Si tratta degli ingredienti che usano le pizzerie del Comune di Tramonti, sulla Costa d’Amalfi. Se poi siete alla ricerca di alici come quelle di Cetara e di Menaica, qui potete davvero sbizzarrirvi perché ce n’è per tutti gusti e per diverse esigenze.

Sul sito di Titaly, è possibile leggere anche la ricetta per la preparazione per la famosa pizza di Tramonti la cui storia inizia nel lontano Medioevo, da quando i numerosi forni rurali sfornavano il pane biscottato di farina integrale per rifornire le navi della Repubblica Marinara di Amalfi. Ideale per i lunghi viaggi in mare, poteva durare per mesi. Agli inizi del Novecento la maggior parte delle famiglie aveva in casa il forno a legna e – ad ogni cotta – era un rito fare anche la pizza allo stesso modo e nel 2010 è arrivato a conclusione l’iter per la De.Co. (Denominazione Comunale) per  questa pizza, che ne ha riconosciuto la specificità.

Il kit-bag potrebbe essere un’idea per il prossimo Natale così come tutti gli altri prodotti per preparare il menu dei giorni di festa e, perché no, per donare qualcosa di tipico agli amici e alle persone care, mentre, nei prossimi mesi tante saranno le new entry, tra cui una vasta scelta di birre artigianali e il fagiolo tondino del Purgatorio, un prodotto tipico della zona dell’alta Tuscia Viterbese.

Titaly, che ha una clientela anche in alcuni paesi d’Europa, è una start-up campana, diretta a far conoscere le tipicità e le eccellenze di tutta Italia oltre ai tanti altri prodotti ed alimenti sani e gustosi della Dieta Mediterranea. La piattaforma si pone come partner ideale per tutte le aziende che vogliono aprire il proprio canale di vendita online affidando in parte, in «outsourcing» le attività ad esso connesse, con il vantaggio di avere un unico interlocutore. Le aziende che hanno scelto tale piattaforma, operano soprattutto nel settore agroalimentare ed enogastronomico, dove ad ognuno di questi clienti si garantisce l’identità del proprio brand.

AGRICOLTURA: CONTRATTO DI FILIERA DEL GRANO, BARILLA RICONFERMA ACCORDO CON GRUPPO AGRISEMI MINICOZZI. IL GRUPPO CEREALICOLO LEADER DELLA VARIETA’ AUREO

Minicozzi

Con gli ultimi due appuntamenti campani in provincia di Benevento e di Caserta – dopo quelli tenutisi in Calabria e Molise –  il Gruppo cerealicolo ‘ Agrisemi Minicozzi ’ con sede a Benevento ha illustrato a migliaia di agricoltori le innovazioni del contratto di filiera con il Gruppo Barilla proprio nella giornata mondiale della pasta (PastaDay). La ‘ Agrisemi Minicozzi ’ costituisce il pilastro del Contratto di filiera Grano Aureo in Campania, assolvendo alla doppia funzione di fornire seme certificato agli agricoltori e stoccare la granella di frumento da macina della varietà Aureo, in attesa che venga avviata al molino di Altamura della Barilla per poi diventare pasta secca di alta qualità nello stabilimento Voiello (Barilla) di Caserta. L’azienda, pesantemente colpita dagli eventi alluvionali di quattro anni fa con un danno di dieci milioni di euro, è ripartita con la sua attività e con lo stoccaggio del grano duro in Campania. Nata quasi 20 anni fa, nel 2015 ha dovuto affrontare un momento difficile a causa di un’alluvione. Nel corso dei convegni campani dove sono state illustrate le innovazioni dei contratti di filiera, sono intervenuti Antonio, Pio e Vincenzo Minicozzi  (Agrisemi Minicozzi Srl), Michela Selicato e Alfonso Di Massa (Syngenta Italia Spa), Francesco Giovine (Eurochem Agro), Giampaolo Parente (Regione Campania), Paolo La Cava (Barilla S.p.a.), Erasmo Mortaruolo (consigliere regionale della Campania); i rappresentanti delle associazioni di categoria Francesco D’Amore (vicepresidente Coldiretti) Davide Minicozzi (Presidente giovani imprenditori Coldiretti), Antonio Casazza (Confagricoltura) e Giovanni Venditti (USB). La ‘Agrisemi Minicozzi’ azienda, leader in Campania nel settore della cerealicoltura. Il contratto di filiera – Grano Aureo, nato nel 2009 con l’intento di difendere i cerealicoltori dalle fluttuazioni di prezzo del grano duro, offrendo a Barilla (top player dell’agroalimentare italiano) una materia prima di altissima qualità, si riconferma quindi in piena attività sul versante della Campania. Negli anni scorsi le punte massime raggiunte – che si cerca di replicare e superare – si sono registrate con il conferimento al molino di oltre 300mila quintali di granella di altissima qualità, con tenore proteico medio del 14,5% e con punte anche del 16%.

Ufficio stampa

Antonella D’Avanzo

Mercato San Severino, in provincia di Salerno, custodisce uno dei locali campani che più di tutti porta in tavola le specialità e i prodotti della regione. Campania in bocca di Gaetano Pecoraro è, infatti, il luogo ideale per soddisfare le richieste del cliente esigente, il quale vuole sentirsi completamente immerso nei sapori regionali. La storia di Campania in bocca, come ha raccontato il suo patron, è relativamente recente e pone le sue origini nella produzione della pasta. «Siamo nati più di venticinque anni fa, quando la mia famiglia aprì unazienda di pasta fresca. Nel 2015, poi, trovammo questo locale a Mercato San Severino, che da tempo provava a decollarema il continuo cambio di gestione non glielo permetteva. Per noi, decidere di rilevare l’attività ha rappresentato una vera e propria sfida. Nonostante potessimo, in qualche modo, considerarci avvantaggiati, perché possedevamo qualche conoscenza in più rispetto ad altri, lavorando già da tempo con la farina, la nuova attività ha rappresentato una nuova avventura. Ovviamente non ci siamo improvvisati ristoratori, il progetto è stato studiato con attenzione, grazie anche al supporto dei chimici che già lavoravano per il pastificio. Tutto questo lavoro non è stato vano e ci ha dato la soddisfazione, oggi, di aver raggiunto un prodotto che piace alle persone». 

Campania

Campania in bocca, già dal nome stesso e da come ha raccontato Gaetano Pecoraro rappresenta la Campania, regione dai mille prodotti di qualità: «ho scelto questo nome perché volevo rappresentare la tradizione non solo napoletana, ma quella di tutta la nostra regione; infatti non uso prodotti che non siano regionali e tutto quello che ho è di origine campana; dai vini alle birre, dai salumi ai formaggi non c’è prodotto che venga da fuori Campania. È stato anche un modo questo per rivalutare e dare prestigio alla nostra terra»La proposta culinaria che troviamo da Campania in bocca spazia dai primi alle pizze e ci fa venire l’acquolina in bocca. «Al cliente proponiamo un menù variegato, che va dai primi ai secondi di carne, dai taglieri di salumi e formaggi, dai fritti, che sono uno dei nostri cavalli di battaglia, alle pizze, il piatto forse più apprezzato». Gaetano Pecoraro è entrato poi nel dettaglio del suo menù con l’entusiasmo tipico del giovane che con passione fa il proprio lavoro: «Tra i fritti va di moda la nostra frittatina di pasta napoletana, proprio quella della tradizione. Molto apprezzate anche le nostre polpette, realizzate seguendo l’anticricetta di mia nonna: di melanzane, di mallone, di vitello, al ragù, cacio e pepe, di baccalà, di totano » 

Campania in bocca

E le pizze? « Tra le più apprezzate, sicuramente la nostra Campania in bocca condita con con pomodoro San Marzano Dop, ciliegine di Bufala, olio evo Dop. Non mancano le pizze stagionali, che proponiamo in base ai prodotti che le diverse stagioni ci regalano: ad esempio la Sciurilla, con i fiori di zucca ripieni di ricotta e salumi, crema di zucchine e pomodorini freschi; ma anche la Siciliana a modo miodalla polpa della melanzana ricaviamo una crema che costituisce la base della pizza, guarniamo con delle chips di buccia di melanzana,  “pacchetelle”  del Piennolo del Vesuvio, provola affumicata e scaglie di Provolone del Monaco» 

Camp

Campania in bocca è il locale adatto a tutti perché ha saputo trovare il giusto equilibrio tra innovazione e tradizione ed è il luogo perfetto per farsi avvolgere dai sapori della nostra terra e dall’entusiasmo di una squadra giovane e frizzante:« Le persone che vengono da noi trovano un locale accogliente, questo perché ho creato un team composto interamente da giovani, io stesso ho appena ventiquattro anni; siamo tutti ragazzi, ma questo non ha rappresentato un ostacolo nell’unire la tradizione con l’innovazione, anzi  questa unione rappresenta la vera forza di Campania in bocca». 

 

Amalia Vingione

pizzeria ferrilloSituata nel cuore del quartiere Vomero di Napoli, la “Pizzeria Ferrillo Ai Piani Alti” vanta una tradizione secolare fatta di profumi e sapori intramontabili. Cuore pulsante di questa attività è Maurizio Ferrillo, patron e mastro pizzaiolo che con la sua esperienza ventennale propone ai clienti un’offerta gastronomica varia: dalle pizze gourmet cotte in forno a legna alle bontà della friggitoria partenopea preparate con passione e professionalità.  

pizzeria ferrillo fr

<<Tutte le grandi maratone cominciano con dei piccoli passi. Infatti, io ho iniziato come fattorino di Pizzazzà per poi rilevare la pizzeria del mio maestro nel 1999>> ci dice soddisfatto Maurizio Ferrillo che ci tiene a precisare <<Pizzazzà è stata la prima pizzeria d’asporto a Napoli>>. Diverse riconoscenze vanta il patron di Pizzeria Ferrillo a cui è stato conferito l’attestato di maestro artigiano della regione Campania in aggiunta a quello di maestro accademico dell’INP (Istituto Nazionale Pizzaioli). Inoltre, impartisce lezioni come maestro accademico della “Multicenter school” nei corsi di formazione riconosciuti dalla regione per le giovani nuove promesse dell’arte bianca.  

La tradizione in Pizzeria Ferrillo si sposa perfettamente con l’inventiva, la creatività e la sperimentazione. Ai piatti classici infatti viene aggiungo un quid, il giusto per esaltare il gusto senza mai scostarsi troppo dalla ricetta originale utilizzando ingredienti sempre freschi e di provenienza italiana. Infatti, la dispensa della pizzeria offrepomodoro Gustarosso qualità superiordatterino giallo San Marzano, provolone del monaco DOP, pancetta al pepe nero valdostana, pistacchio di Bronte, Mortadella Bolognese IGP e tanto altro.  

bronte

La lunga esperienza di Maurizio gli permette di <<cavalcare l’onda della modernità rispettando la tradizione partenopea, perché non si può dimenticare la scuola dalla quale si proviene>> sottolinea il patron. Infatti, le ricette sempre in continua evoluzione, accostamenti nuovi, senza mai tralasciare la tradizione sono i leit motiv principali dell’attività. 

Bianca, rossa, tonda, a metro, tradizionale o gourmet. È sempre lei la regina delle tavole partenopee: la pizza. E la pizzeria Ferrillo la prepara esclusivamente con un impasto diretto e uno a doppia levitazione che permette di mantenere fragranza e morbidezza anche per quella d’asporto. <<Dal momento che una pizza trasportata perde quasi sempre il 30% di qualità, ci siamo dotati di box appositamente studiati, con carta stagnola all’interno e dei fori, per ovviare il problema della condensa>> racconta Maurizio che riesce in ogni caso a proporre un prodotto qualitativamente eccellente per la sua clientela affezionata e fidelizzata, suo chiodo fisso.  

La parola d’ordine quindi è solo una: qualità. Maurizio infatti seleziona personalmente i prodotti utilizzati nel suo laboratorio del gusto per fare della pizza una vera e propria esperienza sensoriale che trova nella freschezza del pomodoro, della mozzarella, dei salumi un unicum 

arcobaleno

Grazie alla varietà delle pizze presenti sul menu, ogni palato è soddisfatto. Infatti, tra le specialità di Pizzeria Ferrillo: La “Mamma Stefania”, registrata su MySocialRecipe, condita con olio e pomodoro con cornicione di ricotta, all’uscita mozzarella da 250 gr in quattro spicchi, olio a crudo e basilico; la “Bronte”, che ha riscosso notevole successo al Pizza Festival di Verona: mortadella, crema di pistacchio di Bronte e granella di pistacchio; la “Arcobaleno”: pomodorino giallo e rosso, mozzarella di bufala campana DOP, all’uscita pancetta e granella e per ultima, ma non meno importante, la “Fiorita”: fiori di zucca, ricotta, provola e all’uscita pancetta.  

La Pizzeria Ferrillo <<nel nome della buona tradizione napoletana e di ricette in continua evoluzione assicura la soddisfazione di ogni buongustaio>>. A voi l’ardua scelta di decidere quale pizza preferite!  

Nel weekend Eugenio Bennato e le Ebbanesis per Festa del Pane Canestrato a San Nicola la Strada, con laboratori, degustazioni, danze popolari. Stamane la presentazione del programma con Comune e Pro Loco presso l’enoteca Provinciale della Camera di Commercio di Caserta Presentata il 17 giugno, presso i locali dell’Enoteca Provinciale della Camera di Commercio di Caserta, la Festa del Pane Canestrato di San Nicola la Strada, una tradizione rinnovata negli anni grazie all’impegno della Pro Loco San Nicola la Strada retta dal presidente Carlo D’Andrea, con l’adesione dell’amministrazione comunale: quest’anno la Festa si avvale del contributo della Regione Campania attraverso il Programma Operativo Complementare (POC) Campania 2014-2020 eventi per la promozione turistica e la valorizzazione culturale dei territori, a testimoniare l’accresciuta importanza della tradizione nel panorama culturale della Campania. Per l’edizione di quest’anno che si svolgerà sabato e domenica  22 e 23 giugno presso la storica Villa Comunale Santa Maria delle Grazie, è previsto un ricco programma di laboratori, degustazioni e concerti. Nelle parole del Presidente D’Andrea il senso della festa popolare: “ Aver riportato da oltre un decennio la festa

Canestrato

all’attenzione dei sannicolesi serve soprattutto per ricordare e celebrare la tradizione del pane fatto in casa, che si metteva a crescere nelle piccole canestre di vimini, le cosiddette canestrelle. L’obiettivo principale è tramandare ai giovani e ai nuovi cittadini le nostre origini contadine, con al centro la semplicità dei cibi ed il lavoro nella canapicoltura che ha caratterizzato S.Nicola fino al dopoguerra, una tradizione che sarà presente alla festa, grazie al contributo dell’associazione Canapa Sativa Caserta di Umberto Riccio.  Il Pane canestrato,  prodotto tipico della cultura contadina  veniva cotto a legna nei forni nei vecchi cortili del borgo, di proprietà ed uso delle famiglie. Il giorno dedicato alla cottura del pane era di festa per la popolazione e coincideva spesso con il sabato. Il pane fresco e i “pezzi” che venivano conservati ed utilizzati nei giorni successivi portavano allegria e preparavano al giorno domenicale, sinonimo di pranzo domenicale, più abbondante del solito”.

Il Sindaco di San Nicola la Strada, Vito Marotta ha sottolineato come l’ottenimento di un finanziamento regionale per la festa, frutto in questi anni dell’abnegazione dei volontari della Pro Loco, riempie di orgoglio la comunità tutta e ci sprona a continuare le azioni sul recupero dell’identità cittadina, il sindaco ha voluto anche ringraziare l’ex assessore Vincenzo Mazzarella, protagonista della progettualità messa in campo e la consigliera delegata ai fondi europei Alessia Tiscione, nonchè  la Protezione Civile cittadina  per il suo immancabile contributo alla sicurezza delle manifestazioni. Presenti anche gli assessori Lucio Bernardo e Maria Natale, il consigliere comunale Giovanni Motta.

Nell’incontro, moderato dal direttore artistico Generoso Paolella, è intervenuto anche il Presidente della Camera di Commercio di Caserta Tommaso de Simone, che ha ricordato come il rinnovo delle tradizioni aiuta anche le produzioni tipiche di Terra di Lavoro ad affermarsi sul mercati. Il pane canestrato sarà servito, oltre che con lo zucchero, anche l’olio extravergine di Oliva proveniente dai Colli Tifatini, dall’ Oliva del Tifata, di recente riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale ( PAT) della Regione Campania, grazie anche alla scommessa di piccole aziende come “Olio et Amo”.

Questo il programma complessivo della festa che, come ha sostenuto Luca de Simone, dell’associazione di Danza tradizionale Radici, punta anche ad una valorizzazione delle musiche e dei canti della cultura della piana casertana, unita ai suoni di interpreti di grande rilievo come Eugenio Bennato, nell’ambito del progetto Forasona e delle Ebbanesis.

Sabato 22 Giugno 

ore 15:30 Apertura esposizione tematica degli antichi mestieri

ore 17:00 Apertura Stand Visite Guidate

ore 17:30 Laboratorio Dimostrativo di realizzazione del Pane Canestrato a cura della Pro  Loco San Nicola la Strada

ore 18.00 Laboratorio Dimostrativo di lavorazione della Canapa

ore 18:30 Laboratorio Danza Tradizionale Casertana

Ore 19.30 Degustazione Guidata del Pane Canestrato

Ore 20.30 Degustazione Prodotti Tipici

Ore 21.30 Presso l’Arena Comunale Ferdinando II Progetto Forasona con la partecipazione di  EUGENIO BENNATO

Domenica 23 Giugno

ore 15:30 Apertura esposizione tematica degli antichi mestieri

ore 17:00 Apertura Stand Visite Guidate

ore 17:30 Laboratorio Dimostrativo di realizzazione del Pane Canestrato a cura della Pro Loco San Nicola la Strada

ore 18.00 Laboratorio Dimostrativo di lavorazione della Canapa

ore 19.30 Degustazione Guidata del Pane Canestrato

ore 20.30 Degustazione Prodotti Tipici

ore 21.30 Presso l’Arena Comunale Ferdinando II  EBBANESIS ( Viviana e Serena) in Concerto

In entrambe le giornate dalle ore 18.00 alle 20.00 Animazione Teatrale itinerante a cura della Associazione Culturale 30 Allora.

Info point, stand enogastronomici e di artigianato in seta di San Leucio.

Il Luogo 

La Villa Comunale Santa Maria delle Grazie è un luogo di interesse storico e artistico del comune di San Nicola la Strada, situata nel vecchio giardino del Real Convitto – Orfanotrofio istituito dai Borbone nel 1837. La fontana situata nella Villa era committenza reale per una delle vasche di raccolta della cascata della Reggia di Caserta, lungo il percorso della grande vasca di Cerere e Atteone, ma non piacque al sovrano e quindi collocata in questo giardino. All’interno è presente un’Arena Comunale Borbonica dedicata a Ferdinando II capace di ospitare 400 spettatori.

https://www.panecanestrato.it

 

Ufficio stampa

CARLO SCATOZZA

Pasticceria Sparaco a Castel Morrone, 04 giugno 2019

Pasticceria SparacoInnovazione, tradizione, sperimentazione, attenzione all’identità dei prodotti campani e valorizzazione del territorio con contaminazioni e sinergie nuove per una gastronomia, nello specifico nella pasticceria, unici. Queste sono le caratteristiche di Guido Sparaco, pasticcere che porta avanti con determinazione, studio e ricerca un percorso che affonda radici agli inizi degli anni ’80 quando il papà Nicola, con cui lavora gomito a gomito, fondò la pasticceria di famiglia che ha sede a Castel Morrone al civico n. 1 di via Taverna (unica sede).

Una tradizione mantenuta nel tempo, oggi rinnovata nelle tipologie di dolci e nell’approccio con i clienti, punto di riferimento per gli amanti delle delizie classiche napoletane e per quelle di elaborazione moderna.

Il giovane Guido ha scommesso sulla propria terra valorizzandone fortemente i prodotti che offre tra cui in primis il fico d’India e  poi il mirto, le noci, il miele ed altre tipicità di questo territorio e, dove negli ultimi anni nei progetti di casa Sparaco, ha inserito il servizio catering con preparazioni artigianali che spesso vedono la collaborazione di chef e artigiani del gusto locali. Si tratta della creazione di isole dolci e salate per rendere speciale il momento  da festeggiare arricchendolo di un forte contenuto emozionale ed esperienziale.
Può trattarsi di una piccola festa in casa, di un coffee break di lavoro, di un compleanno oppure di un evento più ampio come promesse di matrimonio, comunioni, battesimi, inaugurazioni o ancora apericena e feste a tema. Un servizio che prevede, a scelta, l’allestimento completo sia a casa o dove si sceglie di organizzare la festa o la cerimonia. Una proposta che va dal salato con i classici prodotti di rosticceria a qualche preparazione più sofisticata e dalla tradizionale pasticceria napoletana a quella moderna. L’offerta può prevedere anche la preparazione sul posto di piatti grazie alla collaborazione di chef con showcooking per rendere spettacolare ed unico un evento e a seconda del grado di interazione che si vuole creare con le persone, si può andare dalla creazione di un dolce in diretta alla personalizzazione al momento.

Proposte che il giovane e vulcanico Guido Sparaco cerca di migliorare sempre di più supportato dalla famiglia che lavora a tutto tondo nei progetti di sviluppo e di ampliamento della pasticceria.

Per maggiori informazioni la Pasticceria Nicola e Guido Sparaco (Unica Sede) è a Castel Morrone (CE) in via Taverna, N. 1 Tel. 0823. 399017

 

Antonella D’Avanzo 

Vinitaly, Il Ministro Di Maio ed i governatori Zaia e De Luca brindano a Sannio Falanghina, Città Europea del Vino 2019.

Il sottosegretario del Mipaaft, Alessandra Pesce: “Puntiamo sul Sannio e sul sud con un’azione di valorizzazione su scala nazionale ed internazionale”
Veneto e Campania uniti dalla Falanghina, lo storico vino dei sanniti prodotto nel distretto dei 24 Comuni beneventani che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento da Recevin (European Network of Wine Cities), la rete delle 800 Città del Vino presenti in 11 Paesi europei.
In occasione della 53esima edizione di Vinitaly, la più importante fiera italiana dedicata alla vitivinicoltura, il ministro Luigi Di Maio, il governatore del Veneto, Luca Zaia, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ed il sottosegretario del Mipaaft, Alessandra Pesce, hanno brindato a Sannio Falanghina, la nuova capitale europea del vino, insieme alla delegazione del distretto beneventano.

“Il riconoscimento a Sannio Falanghina – afferma il sottosegretario Pesce – è la testimonianza dell’impegno e dei risultati ottenuti dal distretto sannita, che è riuscito a mettere a sistema e a sostenere una filiera integrata, in grado di esprimere le eccellenze del territorio in termini di prodotto, di paesaggio e di turismo. Valori che rappresentano un nuovo volano per lo sviluppo sostenibile. Puntiamo sul Sannio e sulle potenzialità del sud con un’azione completa di valorizzazione del made in Italy su scala nazionale ed internazionale”.

A Verona, dunque, riflettori accesi sul progetto “BioWine” (Biological wine innovative environment) per il trasferimento di buone pratiche per la tutela dell’ambiente in viticoltura, asset portante e fondante del dossier inviato a Bruxelles a supporto della candidatura, e sull’immenso patrimonio enologico del distretto Sannio Falanghina che si propone di definire ed applicare uno statuto del Paesaggio rurale.

 

“E’ un momento molto importante per l’intera provincia beneventana e per il sud – precisa l’onorevole Pasquale Maglione, membro della commissione Agricoltura alla Camera – ed è un riconoscimento alla capacità del territorio di unirsi in un distretto e promuovere un vino di qualità. Un progetto ambizioso, sostenuto dal Mipaaft e da tutte le forze politiche, che non può concludersi nel 2019 con la capitale europea del vino ma che deve continuare, puntando sulla programmazione pluriennale e sulla visione strategica del territorio”.

Una opportunità straordinaria per valorizzare il comparto regionale – considerato che il Sannio, da solo, rappresenta il 50% della produzione di vino campano – e per promuovere i numerosi progetti di Sannio Falanghina, dedicati a sostenibilità, urbanistica, paesaggi del vino ed innovazione in agricoltura.

“La Regione Campania – spiega il presidente Vincenzo De Luca – curerà la Città europea del Vino 2019 come un prete all’altare. Questa edizione del Vinitaly la possiamo dedicare, e siamo tutti quanti orgogliosi e felici, a Sannio Falanghina. È un motivo di onore per tutti noi ed è un lancio ulteriore per le produzioni della Campania sul piano nazionale ed internazionale”.

Nel corso di Vinitaly, il progetto Sannio Falanghina “Città europea del Vino 2019” è stato presentato nello spazio espositivo della Regione Campania (oltre 5.000 metri quadri, nel padiglione B, impreziosito dal logo dedicato a Sannio Falanghina da Mimmo Paladino, a testimonianza del legame che lega l’artista al suo territorio), nel padiglione del Ministero delle Politiche agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo (padiglione MIPAAFT) e nell’area dell’associazione dei Comuni “Città del Vino” (padiglione 8, stand G7).

“Grazie al Mipaaft e al consorzio di tutela Sannio DOP – commenta Erasmo Mortaruolo, vice presidente commissione Agricoltura e delegato del presidente della Regione Campania per Sannio Falanghina – oggi celebriamo un momento importante per il Sannio e per le nostre cantine. Questo progetto rappresenta solo la base per valorizzare l’intero territorio e definire una strategia comune, puntando su innovazione, sostenibilità, rinnovamento generazionale e formazione in agricoltura. Il settore vitivinicolo sannita, per quantità e qualità, è il punto di riferimento in Campania ma ora dobbiamo fare tutti insieme uno sforzo in più: il vino deve essere la punta di diamante del Sannio e su questo valore dobbiamo agganciare l’economia beneventana”.

Ufficio Stampa:

Antonello De Nicola

Vinitaly 2019

PROGRAMMA MASTERCLASS
CAMPANIA-UMBRIA-BASILICATA
DOMENICA 7 APRILE

Dalle ore 14 alle ore 15
Padiglione B Campania – Spazio Eventi Regione Campania
Masterclass “Il lato rosso del Sannio – L’Aglianico del Taburno” a cura di Valisannio
guidata da Cathy Huyghe (Forbes, Enolytics, Inc.com, Harvard Alumni in Wine and Food)

Dalle ore 16 alle ore 17
Padiglione B Campania – Spazio Eventi Regione Campania
Seminario “La bellezza dei paesaggi del vino in Campania” a cura di Regione Campania
guidata da Luciano Pignataro (Luciano Pignataro Wine Blog)

LUNEDI 8 APRILE
Dalle ore 11 alle ore 12
Padiglione B Campania – Spazio Eventi Regione Campania
Masterclass “I vini vulcanici della Campania” a cura di Regione Campania
Guidata da Christian Eder (Vinum)
Dalle ore 15 alle ore 16
Padiglione 2 – Area Umbria
Masterclass “Montefalco, terra per il vino” a cura di Consorzio Tutela Vini Montefalco
Guidata da Cathy Huyghe (Forbes, Enolytics, Inc.com, Harvard Alumni in Wine and Food)
Dalle ore 16 alle ore 17
Padiglione B Campania – Spazio Eventi Regione Campania
Masterclass “The wines of the Campanian Apennines” a cura di Regione Campania
Guidata da Jeff Gong (WineITA)

MARTEDI 9 APRILE
Dalle ore 11 alle ore 12
Padiglione B Campania – Spazio Eventi Regione Campania
Masterclass “I vini della dieta mediterranea” a cura di Regione Campania
Guidata da Jens Charles Viens (Vinitaly International Academy – “Grande Sapore”)

Dalle ore 14 alle ore 15
Padiglione B Campania – Spazio Eventi Regione Campania
Masterclass “Le molteplici facce della falanghina. Viaggio nelle diverse declinazioni di un vitigno unico” a
cura di Valisannio
Guidata da Steffen Maus (WineWelten)

Dalle ore 15 alle ore 16.30
Sala Iris – Piano -1 Palaexpo
Masterclass “E’ ora di Bere Basilicata” a cura di Regione Basilicata e Enoteca regionale Lucana
Guidata da Giancarlo Gariglio (curatore Guida Slow Wine)

Dalle ore 16 alle ore 17
Padiglione B Campania – Spazio Eventi Regione Campania
Masterclass “Alle radici della storia, dai Romani ai Borbone” a cura di Regione Campania
Guidata da Susan Hulme (Decanter)

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI:
Miriade & Partners
Tel. 329.9606793 – 392.0059528
ufficiostampa@miriadeweb.it

Tradizione e innovazione viaggiano insieme, nell’offerta gastronomica di pizzeria Il Monfortino. Punto di riferimento per i buongustai della tradizionale pizza napoletana in Campania. Il Monfortino si trova in località Centurano, frazione a un chilometro da Caserta.

Prodotti come le polpettine di maialino nero casertano e i pomodorini del Piennolo del Vesuvio vengono accostati al gusto intramontabile della pizza in questo luogo di ospitalità e buona cucina. “Il nostro concetto di innovazione parte dalla tradizione, alla quale rimaniamo fedeli e la riproponiamo in chiave inedita. Innovare per noi significa proporre ai clienti qualcosa di nuovo e accattivante” ha spiegato Francesco di Ceglie, pizzaiolo e titolare del locale.

Velocità nel servizio e qualità suprema.

La pizzeria è nata nel 2016 con la volontà di Francesco e del suo socio Fabio Russo. Insieme hanno dato vita a uno spazio tutto loro dedicato alla realizzazione delle più gustose e celebri specialità campane: la pizza e le bontà del fritto napoletano. “Abbiamo aperto in località Centurano tre anni fa, dopo quattordici anni di lavoro maturato nel settore della pizza” ha spiegato Di Ceglie. Un’avventura iniziata con forte impegno verso il servizio d’asporto e a domicilio delle pizze. “Siamo passati da 3 motorini a 7, imponendoci come leader nel territorio per efficienza e velocità del servizio d’asporto”.

La velocità è unita a grande attenzione verso l’utilizzo di prodotti scelti del territorio, per assicurare un’ esperienza di gusto che si fa apprezzare. Il Monfortino oggi accoglie clienti da tutta la Campania ponendosi come luogo di destinazione, grazie a un ampliamento della sala che da poche settimane accoglie 120 posti a sedere.

“La qualità della nostra pizza ci ha permesso di lavorare molto e di scommettere sull’aumento dei posti a sedere. I quindici posti che avevamo agli esordi della nostra avventura con Il Monfortino non bastavano per la mole di lavoro che conducevamo”.

Nella pizzeria di Centurano si adotta uno stile che non insegue le mode del momento ma perpetua la bontà del tradizionale piatto partenopeo. “Una pizza come Gesù comanda” afferma Francesco Di Ceglie. Accanto all’aspetto di cura per la tradizione, il lavoro si concentra sulle caratteristiche di digeribilità del prodotto. “Facciamo un impasto a temperatura ambiente, utilizziamo un lievito secco disidratato a base di farina – spiega il pizzaiolo Di Ceglie – la lievitazione segue un processo che dura dalle 18 alle 20 ore del tutto naturale”.

Restyling a prova di cliente soddisfatto.

“Crescere ogni giorno ponendomi nuovi e stimolanti obiettivi, credendo nelle persone che mi hanno accompagnato lungo il percorso di lavoro svolto” è il pensiero imprenditoriale di Francesco di Ceglie. Spiega così il suo coraggio verso le nuove sfide di crescita e miglioramento. La stessa determinazione si rispecchia nel progetto di restyling che Di Ceglie ha voluto per il suo locale. “Abbiamo cambiato l’ambiente in funzione di un servizio soddisfacente e in grado di realizzare le aspettative dei clienti” ha spiegato il pizzaiolo di Caserta.

Il Monfortino è stato rinnovato nel look dei suoi menu, per i quali è stato ideato un nuovo logo della pizzeria, ed è stato rinforzato nel suo staff. L’impegno si è focalizzato anche sulla produzione artigianale dei fritti, come crocchè, frittatine di maccheroni, frittelle alle alghe e arancini. Un contributo speciale alla buona riuscita del progetto di ampliamento e rinnovo del locale è dovuto a Miriam Iuliano, moglie di Francesco e cassiera diligente che supporta tutte le fasi di pagamento: “È una figura di fiducia che ha sposato con entusiasmo il progetto di Il Monfortino – afferma Di Ceglie – cura in ogni dettaglio tutti gli aspetti organizzativi del locale”.

Napoletana Rivisitata, contrasto di puro gusto.

Francesco Di Ceglie ama circondarsi di sapori genuini che raccontano la biodiversità agroalimentare del suo territorio. Fiori di zucca, pomodoro di San Marzano dell’Agro Nocerino Sarnese, fior di Latte di Agerola sono alcuni dei tesori della gastronomia campana che Di Ceglie adotta ogni giorno per la sua attività.

Conosciuto da tempo per la sua Luna Rossa e Luna Bianca – due pizze speciali che hanno in comune le pregiate polpettine di maialino nero casertano – il pizzaiolo spinge la conoscenza della Napoletana Rivisitata. Un concentrato di tradizione poiché riprende un concetto di pizza molto antico, condita solo con salsa di pomodoro San Marzano, olio extravergine di oliva, origano e aglio. La particolarità della Napoletana Rivisitata è l’aggiunta della mozzarella di bufala a crudo, quando la pizza esce dal forno. “La sua caratteristica è il contrasto tra caldo e freddo. Questa pizza è una specialità dal gusto accattivante” conclude il pizzaiolo Di Ceglie.

 

 

 

 

 

La delegata uscente, Lorella Di Porzio, passa il testimone a Valentina Carputo

C’è aria di festa a Villa Falanghina, a Pozzuoli, sede in cui è stata eletta la nuova delegata de Le Donne del Vino della Campania Valentina Carputo, giovane donna del vino impegnata da sempre nel settore in qualità di produttrice dell’Azienda Carputo Vini, che sarà in carica per il prossimo triennio. Numerose le donne del vino presenti che hanno espresso il proprio giudizio, eleggendo come delegata regionale Valentina Carputo, in lizza con la socia Federica Gatto giornalista/sommelier; come vice delegata è stata eletta la giornalista/sommelier Fosca Tortorelli.
Il seggio è stato presieduto dalla delegata uscente e consigliera nazionale de ‘Le Donne del Vino’ Lorella Di Porzio e dalla Vice-Presidente Nazionale Daniela Mastroberardino.

 

Il commento a caldo della neo-eletta delegata è stato il seguente: “Ho ritenuto di poter accettare e provare questa esperienza perché ho deciso di mettermi in gioco, di cercare di dare il mio contributo per qualcosa in cui credo, e cioè il valore di questa associazione, delle persone che la compongono, delle sue finalità ambiziose ma perseguibili e nella forza di questo gruppo da cui mi piacerebbe partire. Consapevole di poter contare sulla forza di altre 65 socie, amiche e colleghe, incontrandoci per stare insieme, confrontandoci per realizzare gli obiettivi comuni per crescere e contare di più. Posso dire che mi dedicherò anima e corpo nel guidare questa bell’associazione con lo stesso impegno e la stessa passione, che ogni giorno, rivolgo alla mia attività.”

 

Emozionante il passaggio di testimone dalla delegata uscente Lorella di Porzio, ristoratrice e titolare del Ristorante Umberto alla nuova leva, alla quale augura un percorso ricco e pieno di soddisfazioni. Queste le sue parole: “Volevo in primo luogo ringraziare tutte le socie che in questi tre anni mi hanno sostenuta ed aiutata nella realizzazione di tanti eventi ed iniziative, contribuendo a formare una squadra affiatata ed efficiente. L’Associazione delle Donne del Vino si prepara nei prossimi anni a realizzare nuovi importanti progetti, non ultimi: la creazione di un network mondiale con le consorelle di altre nazioni, la difesa ambientale, la diffusione del consumo responsabile di alcol tra i giovani. Sono sicura che Valentina Carputo, la donna del vino che mi succederà alla guida della delegazione campana, darà un grosso contributo alla realizzazione di tali progetti, mantenendo armonia e unità, senza tralasciare i valori di solidarietà e umanità.

Conclude la vice presidente Daniela Mastroberardino, dicendo: “Quale luogo migliore, nella terra del mito, per brindare ad una nuova storia de Le Donne del Vino, che, oggi, comincerà…”

Sono numerose le aziende vitivinicole e le attività legate al mondo del vino portate avanti con passione, professionalità ed energia dalle donne. Sono produttrici, enologhe, agronome, manager e a volte più di questi ruoli insieme. Lo scopo è promuovere il territorio e il vino campano, all’interno della delegazione regionale dell’Associazione Nazionale Donne del Vino nata nel 1988, con l’obiettivo di diffondere la cultura e la conoscenza del vino attraverso la formazione e la valorizzazione del ruolo della donna nel settore vitivinicolo.

 

Roberta Raja

“La tradizione si perpetua attualizzandosi, nel rispetto della felicità del cliente” – Giovanni Sorrentino

In giro per l’Europa per formarsi e crescere professionalmente da quando aveva solo 19 anni, lo chef Giovanni Sorrentino ha arricchito così il suo bagaglio professionale confrontandosi con disparate realtà di ristorazione: “Dal ristorante stellato al locale di tavola calda, ho sempre avuto da imparare sotto il profilo sia lavorativo che di crescita personale e culturale” racconta il titolare e chef del Gerani Ristorante a Santa Maria della Carità, in provincia di Napoli.

Il ristorante è imperniato dell’economia locale del territorio prossimo al borgo campano, lo testimonia una ricca biodiversità di prodotti che vengono impiegati nelle preparazioni tradizionali: molte apprese in ambito familiare ma sempre interpretate in chiave attuale. Costituiscono un interessante esempio i mezzanelli allardiati: “si pensa subito a un piatto untuoso, data la presenza del lardo – afferma lo chef Sorrentino – è un piatto della memoria che viene attualizzato con prodotti freschi del territorio come il pomodoro San Marzano che è originario dell’Agro Nocerino Sarnese”.

mezzanelli

Mezzanelli allardiati

La cucina è valorizzazione del territorio.

Il territorio campano è una colonna portante per il principio di buona alimentazione adottato dal ristorante: “la cucina campana può contare su un bacino di materie prime di eccellenza – spiega il ristoratore  – a queste si unisce una cultura gastronomica millenaria che, come quella partenopea, riceve gli influssi dalle denominazioni straniere che si sono succedute nei secoli della storia”. Anche il fattore climatico favorevole contribuisce a rendere il territorio campano in grado di sviluppare il potenziale organolettico dei prodotti agroalimentari, per questo la ricchezza si trova dietro l’angolo e in ogni stagione dell’anno: “Promuoviamo una stagionalità rigida per l’approvvigionamento dei nostri prodotti – sostiene Sorrentino – comparirà nel menù solo ciò che cresce nel territorio e nel mare”.

La cucina intesa in questi termini diventa strumento di valorizzazione delle piccole produzioni locali e riscoperta delle nicchie di prodotti che rischiano di scomparire: “la bravura del cuoco, oltre a saper scegliere la cottura che valorizzi le materie prime, consiste nel rivalutare alcune categorie di prodotti e favorirne il reinserimento nel mercato – spiega il titolare del Gerani Ristorante – il Carciofo violetto di Castellammare e il Fagiolo Mustacciello sono due esempi di ortaggi riportati in auge”.

Il valore della comunicazione in sala.

Per ristorazione di qualità oggi si intende una combinazione di buone materie prime ed esperienza ottimale creata per il cliente: “La ristorazione non dovrebbe essere esibizionismo culinario degli chef, ma attenta predisposizione al servizio dei clienti” conferma Sorrentino. Un ruolo importante è giocato dall’accoglienza del personale di sala, che nel ristorante di Santa Maria della Carità è svolto con competenza da Regina, moglie del titolare. “Insieme io e mia moglie creiamo una sinergia efficace sui due fronti, cucina e sala. Il lavoro  di Regina è fondamentale per rendere speciale il soggiorno dei clienti – spiega lo chef – la capacità di accogliere con empatia e interfacciarsi in modo spontaneo al pubblico la rendono la padrona di casa del ristorante”.

Il Gerani è un ristorante che lascia il ricordo di un’esperienza di convivialità, in un ambiente dove predomina l’entusiasmo di ricevere gli ospiti e una cucina a base materie prime di qualità: i piatti della tradizione sono aggiornati secondo gli standard di qualità del presente.

 

 

 

Divin Castagne: la rassegna dedicata alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari della Campania

100 chef, 300 produttori per 6 giorni di gusto alla presenza di buyer esteri

Apre il 29 settembre l’ottava edizione del Divin Castagne, l’evento organizzato dall’Associazione “Napoli è” a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, divenuto ormai appuntamento fisso nel calendario autunnale e punto di riferimento per la promozione e valorizzazione dell’intero paniere campano.

Quest’anno la manifestazione raddoppia e diventa internazionale: il festival, che vedrà la presenza di buyer esteri, sarà articolato in sei giornate occupando l’ultimo week end di settembre e il primo week end di ottobre. Le date da segnare in agenda sono quelle di sabato 29, domenica 30 settembre e lunedì primo ottobre nonché quelle di sabato 6 ottobre, domenica 7 e lunedì 8.

Il format è stato modificato e ampliato. Resta confermato il cuore dell’evento dedicato al food&wine con 100 chef  che, in tutte le serate, proporranno ricette elaborate con prodotti del territorio e il giusto abbinamento col vino. Trecento i produttori del comparto agroalimentare che saranno presenti alla rassegna.

Tra le novità in programma spiccano i corner dedicati alla valorizzazione dei prodotti tipici di ciascuna area territoriale della Campania, i contest tematici dedicati al cioccolato, al pomodoro, ai cocktail e gli incontri con i buyer esteri: sono stati calendarizzati momenti B2B con compratori provenienti da dieci nazioni.

“In questo modo – hanno dichiarato Carmine D’Aniello, organizzatore della manifestazione e Salvatore Caputo, direttore della stessa – i produttori avranno la possibilità di mettersi in mostra in una vetrina internazionale e di finalizzare gli incontri all’export. Puntiamo – hanno aggiunto – alla promozione dei prodotti della straordinaria filiera agroalimentare della Campania all’estero. Abbiamo predisposto incontri dedicati BtoB per ciascuna tipologia merceologica. Inoltre – hanno proseguito – nel corso del Divin Castagne si terranno una serie di convegni, seminari, masterclass, workshop e dibattiti finalizzati proprio alla conoscenza scientifica di alcune produzioni tipiche locali. Dal pomodoro San Marzano DOP al meno conosciuto fagiolo mustacciello”.

Gli stand enogastronomici saranno aperti in tutti i sei giorni dalle 19 alle 24.

Gli eventi, invece, si terranno nel corso dell’intera giornata.

In programma, per il 30 settembre, a pranzo, nell’ambito delle iniziative a carattere sociale, un pranzo di beneficenza per sostenere la raccolta fondi per aiutare le popolazioni africane a raggiungere l’autosufficienza attraverso la onlus Trame Africane.

 

Fonte [ BC Communication Services ]

La Campania protagonista al Congresso di Matera

Inaugurate sedi CIM Campania

 

Sarà la Campania ad avere un ruolo di primo piano al prossimo congresso degli Italiani nel mondo che si terrà a Matera dal 5 al 7 ottobre prossimi.

Il dato è emerso dall’incontro che si è svolto alla Camera di Commercio di Napoli per la presentazione delle sedi della C.I.M., Confederazione Italiani nel Mondo presieduta da Angelo Sollazzo.

Non è un caso, infatti, che proprio in questa regione siano state aperte contemporaneamente due sedi: a Napoli in via G. Porzio, Isola G1 del Centro Direzionale, scala, interno 65, e a Salerno in Via Santa Marina, 48.

Una circostanza salutata proprio come un rafforzamento delle possibilità offerte al tessuto imprenditoriale campano di guardare ai mercati esteri.

 

Il punto di raccordo su Napoli saranno i coordinatori della sede del Centro Direzionale, Renato Rocco, direttore de “La Buona Tavola” e Brunella Cimadomo, direttrice della “BC Communication Services” che hanno anche introdotto e moderato l’incontro.

“Con l’apertura delle sedi di Napoli e Salerno, la Campania – ha detto il presidente mondiale della CIM, Angelo Sollazzo –  si candida ad essere protagonista del prossimo XII Congresso Mondiale della C.I.M che si terrà a Matera dal 5 al 7 ottobre. In particolare, la Campania, potrà dare il suo contributo su numerosi filoni: dal turismo, all’agroalimentare, alla moda. Gli alberghi della Campania potranno sottoscrivere delle convenzioni con le delegazioni degli italiani all’estero e permettere ai tanti italiani anche di seconda e terza generazione di poter visitare i luoghi di origine delle proprie famiglie o le mete simboliche del nostro Bel Paese. I prodotti dell’agroalimentare che rappresentano la punta di diamante dell’export della Campania, sono sempre più apprezzati dai nostri connazionali all’estero i quali si fanno ambasciatori e divulgatori della bontà e genuinità delle produzioni campane”.

 

Soddisfatti i due coordinatori della sede di Napoli. Renato Rocco, direttore de “La Buona Tavola” ha dichiarato:

 “È una grande occasione per gli imprenditori della Campania poter incontrare a Matera durante il Congresso Mondiale, le numerose delegazioni, spesso composte da imprenditori affermati nel loro paese, che la C.I.M. ha sparse nel mondo, al fine di proporre i prodotti dell’agroalimentare campano”.

“La grande rete della C.I.M. – ha sottolineato Brunella Cimadomo, direttrice della “Bc Communication Services” – è uno strumento importante per consentire alle imprese della Campania che operano in diversi settori, di fare export e raggiungere in maniera organica i 70 milioni di italiani presenti nel mondo considerato che la C.I.M. è attiva nel settore costruzioni, arte, moda, turismo e agroalimentare”.

 

Girolamo Pettrone, Commissario della Camera di Commercio di Napoli ha aggiunto: “Come Camera di Commercio di Napoli, siamo stati onorati di aver ospitato la conferenza stampa della CIM e saremo altrettanto onorati di essere presenti al Congresso di Matera per poter accompagnare le aziende aderenti al sistema camerale per creare quel matching tra aziende che possa far crescere il nostro export”.

 

“La nostra regione – ha specificato Antonino di Trapani, Presidente della C.I.M. regione Campania–  con le sue imprese di eccellenza nei vari comparti, può fornire un valido supporto alla rete delle delegazioni degli italiani nel mondo”

 

Non hanno fatto mancare i propri saluti Antonio Marchiello, Assessore alle attività produttive della Regione Campania e Stefano Caldoro, Presidente onorario della C.I.M. Campania.
Inoltre è intervenuto Gianni Casella, Responsabile della C.I.M. Salerno.

Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab (la “fabbrica delle sfogliatelle” ubicata a Napoli da cui partono ogni giorno migliaia di dolci destinati in tante località del mondo) ha ideato un nuovo dolce, che si candida ad essere il goloso tormentone dell’estate 2018: si tratta della “Sfogliata fredda”, una sfogliatella scomposta (gli ingredienti sono gli stessi del dolce napoletano più apprezzato al mondo) che è dotata di una forma ed una consistenza diverse, ovvero si presenta come una torta tonda (sia in formato monoporzione che in formato classico) e va consumata fredda (quindi va conservata in frigo come se fosse un gelato).

La base di questa nuova delizia è composta da Pan di Spagna ricoperto da uno strato di ricotta aromatizzato agli agrumi; seguono uno strato si sfogliata sbriciolata, un altro strato di ricotta, i canditi e un secondo strato croccante… Dulcis in fundo, una sfogliatella classica in versione mignon culmina questo nuovo capolavoro di bontà!

La sfogliatella è nata intorno al 1600 nel monastero di Santa Rosa (tra Furore e Conca dei Marini). La leggenda narra che una suora addetta alla cucina si accorse che era avanzata un po’ di semola cotta nel latte, così vi aggiunse della frutta secca, del liquore al limone e lo zucchero e realizzò un gustoso ripieno.

Preparò quindi due sfoglie di pasta per contenerlo. Infine, per conferire al dolce un aspetto caratteristico, plasmò la sfoglia dandole la forma di un cappuccio di monaca e infornò il tutto. Nacque così la Santarosa, la cui ricetta fu tenuta segreta fino all’’800 quando una suora la rivelò al suo amante pasticciere.

Ricalcare la tradizione culinaria della sfogliatella e, attraverso la sua rivisitazione, catalizzare l’attenzione dei più giovani sui prodotti tipici della gastronomia campana e dissuaderli, dunque, dal consumo di junk food”, queste le due intenzioni che animano il piglio creativo di Vincenzo Ferrieri.

Video tutorial della Sfogliata fredda (linkabile): https://www.youtube.com/watch?v=9r1_gkaW6Uk

 

Grazia Guarino

HospitalitySud: l’appuntamento rivolto all’hotellerie e l’extralberghiero.

A Salerno  la I° edizione di HospitalitySud:

l’unico appuntamento del Centro Sud dedicato alle forniture, ai servizi

e alla formazione per l’hotellerie e l’extralberghiero

Stazione Marittima, 21-22 marzo

La prima edizione di HospitalitySud, il Salone dedicato alle forniture, ai servizi e alla formazione per l’hotellerie e l’extralberghiero avrà luogo mercoledì 21 e giovedì 22 marzo a Salerno presso la prestigiosa location della Stazione Marittima di Zaha Hadid.

HospitalitySud, ideato e organizzato dalla Leader e promosso da Confcommercio Provincia di Salerno Federalberghi Salerno e Confindustria Salerno Gruppo Alberghi, Turismo e Tempo Libero, è l’unico appuntamento del Centro Sud Italia per gli operatori del mondo HoReCa, in particolare: hotel, resort, ville, dimore storiche, relais, country house, agriturismi, villaggi, camping, affittacamere, bed and breakfast, case vacanza, ostelli, centri benessere, terme, stabilimenti balneari.

I Visitatori avranno accesso GRATUITO (con la possibilità di registrarsi prima direttamente dal sito web www.hospitalitysud.it attraverso la piattaforma Eventbrite) al Salone Espositivo per incontrare le Aziende e ai Seminari di aggiornamento e di formazione e agli Incontri professionali su tematiche di interesse.

HospitalitySud

70 Espositori provenienti da 8 Regioni italiane (Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Toscana, Umbria, Veneto) in rappresentanza dei seguenti settori merceologici: abbigliamento professionale; articoli cortesia, lavanderia, biancheria e accessori da tavola, da letto, per bagno; branding, brand reputation, customer relationship, marketing, comunicazione; certificazioni, consulenza strategica, formazione, offerte di lavoro; design e complementi d’arredo per interno e esterno; elettrodomestici, elettronica di consumo e climatizzazione; food & beverage; gestori telefonici, telefonia fissa e mobile, impianti audiovisivi; materiali per l’edilizia (ceramica, sanitari, vetro); OLTA On Line Travel Agencies e metamotori; piattaforme integrate con booking engine e CRO Central Reservation Office, revenue management; progettazione e realizzazione interni, riqualificazioni; servizi energetici; servizi finanziari e assicurativi; social media marketing; tecnologie hardware e software di gestione; web advertising, web marketing, web design.

Oltre 40 tra seminari di aggiornamento e incontri professionali a cura di Organizzazioni di Categoria (Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Federalberghi, Federterme), Espositori, Ordini Professionali della Provincia di Salerno (Architetti, Commercialisti e Ingegneri, con il rilascio di crediti formativi professionali) e la presentazione del libro “Il Cigno nero e il Cavaliere bianco. Diario italiano della grande crisi” a cura di Delia Agenzia Letteraria con l’intervento dell’autore Roberto Napoletano.

Saranno presenti le principali realtà del web quali Tripadvisor e le OLTA On Line Travel Agencies Airbnb, Expedia, HomeAway e prestigiosi relatori tra cui Renzo Iorio Chief Operating  Officer Accor Hotels Italy, Greece, Israel & Malta, Costanzo Jannotti Pecci Presidente Federterme, Marina Lalli Vice Presidente Vicario Federturismo Confindustria, Barbara Maria Casillo Direttore Associazione Italiana Confindustria Alberghi, Alfonso Pecoraro Scanio Presidente Fondazione UniVerde.

Main partner dell’evento sono le aziende protagoniste delle consulenze alberghiere, del vetro, della croissanterie e del pomodoro San Marzano: Blastness, Palumbo Glass, Sammontana, Solania.

Il 2017 è stato un anno più che positivo per il turismo italiano con una crescita sostenuta sia degli arrivi (+5 milioni rispetto al 2016) che delle presenze turistiche (oltre 17 milioni in più) e con aumenti che hanno coinvolto tutte le tipologie di prodotto e di strutture ricettive: il comparto alberghiero ha segnato un +4,3% e l’extralberghiero +3,9%.

Per quanto riguarda il Sud Italia, nel 2017 è cresciuta la domanda turistica (+2,8%) e si sono registrati valori molto positivi per le imprese (+5,3%).

La prima edizione di HospitalitySud è stata presentata questa mattina presso la Sala del Gonfalone del Comune di Salerno.

Hospitalitysud

Il Fondatore e Direttore Ugo Picarelli: “L’industria turistica negli ultimi anni sta recuperando posizioni per flussi turistici e fatturato, anche in considerazione della propensione a investire nel settore e a riqualificare le strutture. Mentre nel comparto alberghiero si sta andando incontro a un posizionamento immobiliare e a un miglioramento organico delle location con investimenti nel restyling di camere e ambienti, anche grazie agli incentivi pubblici per le ristrutturazioni, l’extralberghiero con la sua diversificazione di offerta sta crescendo sempre più in termini di numeri e di attenzione da parte dei viaggiatori. Da questa premessa nasce HospitalitySud, che si pone l’obiettivo di soddisfare una conseguente maggiore richiesta di forniture e servizi da parte del mondo dell’ospitalità, in considerazione che dai dati Istat 2016 al Centro Sud (Abruzzo, Basilicata, Campania, Lazio, Molise, Puglia) risultano 6.825 hotel e 29.395 esercizi extralberghieri. In particolare, sempre al Sud, negli ultimi anni si è assistito dal 2012 a un aumento del 10% delle strutture extralberghiere e nella sola città di Napoli nel 2017 si sono investiti decine di milioni con 6 alberghi ristrutturati, 5 nuovi e 1 da rifare”.

Il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli: “Il Salone Hospitality Sud rappresenta un evento di grande rilevanza non solo per la nostra Città ma anche per il Centro Sud. Eventi come questo mirano alla sempre maggiore destagionalizzazione dell’offerta turistica. Hospitality Sud pone l’accento su una questione importante: la possibilità di un sistema che sia di supporto all’imprenditoria turistica, tentando di limitare gli aspetti organizzativi amatoriali, ma innalzandoli alla piena professionalità. I nostri imprenditori stanno svolgendo un ruolo trainante e hanno bisogno di supporto e di aiuto dal punto di vista logistico e organizzativo. Una piattaforma pensata proprio per questo potrà contribuire ad uno sviluppo sempre più crescente delle professionalità e dello sviluppo turistico”.

Il Direttore Confcommercio Provinicia Salerno Mariano Lazzarini: “Abbiamo accolto con grande favore questa iniziativa perché nel turismo crediamo fortemente, consapevoli che su esso bisogna tenere sempre alta l’attenzione. Quest’anno i dati sono tutti di segno positivo e HospitalitySud sarà certamente d’aiuto per conservarli o anche migliorarli”.

Il Presidente Federalberghi Salerno Giuseppe Gagliano: “Sono queste le iniziative che portano reale valore alla nostra provincia, perché la prima cosa da creare per ottenere un reale movimento turistico è la cultura dell’accoglienza.  Eventi di questo tipo creano un circolo virtuoso che eviterà agli operatori del settore costi di viaggio e di formazione in quanto eventi del genere ad oggi sono solo nel nord Italia. L’albergatore perfetto è l’albergatore perfettibile, quello che non smette mai di imparare”.

Il Presidente Gruppo Turismo e Alberghi di Confindustria Salerno Luigi Schiavo: “Con HospitalitySud Ugo Picarelli precorre i tempi. Mancava del tutto al Centro Sud un appuntamento di incontri tra le aziende e gli operatori del turismo e di formazione per i giovani che, anche se ancora a scuola, devono cominciare presto con serietà il lungo cammino di formazione necessario per lavorare negli hotel e nelle strutture ricettive in generale. HospitalitySud permetterà tutto questo, aiutando aziende e operatori a essere competitive e al passo con i tempi. Inoltre, offrirà un momento di confronto tra le regioni del Sud per cercare delle finalità comuni che rendano il turismo un settore vincente dell’economia”.

 

Per ulteriori informazioni: www.hospitalitysud.it

 

Ragù Simposyum.

L’incontro sul ragù che parte da un mito e viaggia attraverso la Campania 

Venerdì 2 marzo 2018, alle ore 12,00, presso l’Aula Magna di Eccellenze Campane, si terrà l’incontro laboratorio “Ragù Simposyum”.

L’evento si svolge all’interno della Manifestazione “Ragù 7 su 7” organizzata dal giornalista enogastronomico e scrittore Luciano Pignataro in collaborazione con la d.ssa nutrizionista Francesca Marino, ideatrice e fondatrice del sito My Social Recipe.

“Ragù 7 su 7” è il primo evento che celebra uno dei piatti simbolo della cucina napoletana. Per 7 giorni sarà infatti possibile mangiare questa pietanza secondo l’interpretazione familiare, culturale e tecnica di 40 locali ubicati nella città di Napoli, dalle osterie e trattorie sino ai ristoranti e cucine stellate.

Ciascuno con la propria matrice di partenza e la propria interpretazione di ragù.

Celebrato da Edoardo e narrato da molti scrittori, anche non napoletani, il Ragù napoletano “è una cosa seria” per i partenopei e oggetto di accese discussioni tra massaie e talvolta intere famiglie.

Proprio partendo da questa variegata diversità che la ricetta incontra nella stessa città cui le sono attribuiti i natali, il Laboratorio Ragù Simposyum si prefigge di narrare il ragù partenopeo e i tagli di carne utili a confezionarne uno a regola d’arte e i ragù “degli altri”, ossia di tutti quelli che per tradizione hanno traslato nelle proprie aree geografiche adattandolo alle materie prime disponibili o sacrificabili.

A guidare il laboratorio ci saranno Giustino Catalano e Marco Contursi, entrambi appassionati della cucina e da molti anni impegnati nel campo gastronomico, ciascuno per propria attività. A coadiuvarli nel “duro lavoro” ci sarà il Macellaio Sabatino Cillo che dalla sua sede originaria di Airola ha ad oggi anche due punti vendita presso Eccellenze Campane a Napoli e a Milano, che ha fornito ampia disponibilità e supporto per la realizzazione dell’evento.

Si partirà da quale carne è idonea per un buon ragù napoletano e successivamente in una narrazione anche e soprattutto sensoriale si degusteranno il ragù di braciola di locena, quello di braciola di capra, il ragù castelpotano, quello con le allodole e il “cuta cuta” calitrano. In chiusura ci sarà l’assaggio del Ragù di Sabatino Cillo risultato in un panel test alla cieca del Gambero Rosso il migliore d’Italia.

Lo scopo è sempre quello di dimostrare come un grande piatto possa subire anche radicali trasformazioni a seconda dei luoghi nei quali viene preparato senza fuoriuscire dalla nostra regione.

I posti sono riservati su accredito alla stampa e a food blogger. Si raccomanda la massima puntualità

[Per info e prenotazioni]

dalle 10 alle 19

Anna Orlando

Catalano Consulting Srls

339-2276836

Cena di Beneficenza “e quindi uscimmo a riveder le stelle”

organizzata dal Rotary Club.

È in programma il prossimo 23 febbraio la seconda edizione di “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, la cena di beneficenza organizzata dal Rotary Club Campania – Napoli presso l’elegante Villa Domi del capoluogo campano.

A firmare il menu di questa serata benefica saranno cinque chef stellati e una brillante pastry chef:

  • Paolo Barrale, ristorante Marennà, Sorbo Serpico (AV)
  • Gianluca D’Agostino, ristorante Veritas, Napoli (NA)
  • Vincenzo Guarino, ristorante Il Pievano – Gaiole in Chianti (SI)
  • Antonio Mellino, Ristorante Quattro passi, Nerano (NA)
  • Luigi Salomone, ristorante Piazzetta Milù – Castellammare di Stabia (NA)
  • Pastry chef Carmen Vecchione– Dolciarte, Avellino (AV)

Obiettivo della cena di beneficenza “e quindi uscimmo a riveder le stelle” è finanziare un progetto internazionale e uno locale: il ricavato della serata, infatti, sarà interamente devoluto in favore della Rotary Foundation e dei suoi programmi finalizzati all’accesso all’acqua potabile nei paesi in via di sviluppo e al rafforzamento delle economie locali, e in favore della Fondazione San Gennaro Onlus e dei suoi progetti per i giovani del quartiere Sanità di Napoli.

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Per informazioni e prenotazioni: 392 8385104

Ulteriori informazioni sono disponibili al link:
www.facebook.com/Cena-di-beneficenza-Rotary-Club-Campania-Napoli-943186372395415/

 

 

Tenuta romano: cena conviviale a base di carni pregiate e rossi d’ eccezione

12 Febbraio 2018- Nella Serata di mercoledì 7  Febbraio a Saviano presso la struttura/cascina “Tenuta Romano” si è svolta la serata di presentazione alla stampa del nuovo menù a cura dello chef. Alfonso Miranda a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare.

Tenuta Romano, è frutto del lavoro del proprietario Oreste Iovino, noto selezionatore di carni dal 1992, che ad anni di distanza decide di aprire un locale proprio, chr con il prezioso aiuto della figlia Milena intraprende un progetto per rinnovare la proposta gastronomica, cambiando il nome del precedente locale ” Fuego Noble” e tendendo a sapori più raffinati, che adottano ingredienti del territorio e materie prime di qualità, tra cui emerge come protagonista la carne.

Di seguito un assaggio virtuale del menù presentato alla stampa:

panePanificazione

Grissini, lingue croccanti, pane antico,

pane integrale, focaccia, panino dolce, panino maialino.

 

entree

Entreè Confusion:

  Insalatina di frutta esotica, prosciutto di anatra affumicato, sale maldon, olio evo, cristallo di vino.

(In Abbinamento: Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Tormena)

tartare

Antipasto I Tesori della Terra:

Tartare di Scottona, fois gras, tartufo (Scorzone nero),

coulis di peperone rosso e giallo, friarielli, olio evo e sale maldon.

(In Abbinamento: San Lorenzo Chianti DOCG 2014, Fattorie Melini)

 

pancia di maiale

Fusione tra tradizione e innovazione:

Bocconcino di pancia di maiale , coulis di mela annurca , caponatina di verdure saltate.

(In abbinamento: Salento Negroamaro IGT 2015, Torleanzi)

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Gnocco di zucca: Coulis di spinaci e semi di zucca essiccati.

(In Abbinamento: San Lorenzo Chianti DOCG 2014, Fattorie Melini)

agnello

Secondi:

Carrè a modo mio: Carrè d’agnello disossato in crosta di nocciole,sedano rapa,coulis di bietola rossa,ravanelli sbianchiti.

( In Abbinamento: Taurasi Riserva DOCG 2009, I Feudali)

 

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Nel giardino Zen: Filetto di vitello,fondo di manzo,patata a limone e fiori biologici.

(In Abbinamento: Taurasi Riserva DOCG 2009, I Feudali)

 

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Sorbetto al mandarino: crumble al cioccolato e gelèe di mojito.

 

dessertDessert:

Nel bosco: Russian Tale , crema bavarese limone e cioccolato bianco con interno di fragola,cialda di pasta frolla con frutti di bosco  e fiori biologici.

(In Abbinamento: Grappa Bianca)

 

 

Un menù con proposte interessanti e giochi di contrasto tra salato e dolce e  di diverse consistenze che hanno caratterizzato più portate, dove è emersa la scelta dello chef di lavorare con ingredienti semplici ma cercando di esaltarne i sapori in maniera del tutto originale.   L’assaggio secondi ci ha permesso di apprezzare particolarmente la qualità delle carni selezionate da Oreste Iovino, meno convincente il primo che nell’insieme abbiamo trovato poco equilibrato.

A sugellare la qualità della proposta offerta dalla “Tenuta Romano” i vini in abbinamento scelti dal sommelier dell’AIS.

A concludere la cena  un dessert d’eccezione e decisamente scenico il Russian tale.
#tenutaromano #socialtable

La Buona Tavola.

Un angelo tra le Stelle 4 

La cena di solidarietà per finanziare la Casa dei Mestieri e creare un percorso di avviamento professionale per ragazzi affetti da disabilità cognitiva.

NAPOLI – Giovedì 8 febbraio, alle ore 20.30, il Circolo Nautico Posillipo di Napoli ospita la IV edizione della cena di solidarietà “Un angelo tra le Stelle” organizzata dall’Associazione Progetto Abbracci Onlus, guidata da Claudio Zanfagna, in collaborazione con l’Associazione Si può dare di più Onlus impegnata a favorire l’integrazione sociale e nel mondo del lavoro di un gruppo di ragazzi con disabilità cognitive.

Come da tradizione la cena è realizzata grazie all’appassionata collaborazione di alcuni dei più rinomati chef stellati della Campania che da anni sostengono le attività di Progetto Abbracci. Il menu di questa quarta edizione prevede in apertura le pizze fritte di Enzo Piccirillo de La Masardona e a seguire i piatti delle stelle Michelin Peppe Aversa de Il Buco di Sorrento, Michele Deleo del ristorante Rossellini’s di Palazzo Avino a Ravello e Danilo Vuolo della Caletta dello Scarjo. Per la prima volta partecipa al progetto lo chef Alberto Annarumma Stella Michelin di Casa del Nonno 13 a Mercato San Severino. Il gran finale è affidato al pastry chef Mario Di Costanzo della Pasticceria Di Costanzo di Napoli che per l’occasione presenterà le sue eleganti monoporzioni di pasticceria moderna, sintesi di avanguardia e spirito partenopeo.

 

La cena è pensata per 150 persone e l’intero ricavato verrà devoluto al progetto la “Casa dei Mestieri”, attiva presso la struttura dei Padri Dehoniani a Marechiaro, con la donazione di un forno a legna e un bancone professionale da bar dove gli studenti potranno imparare ad impastare e cuocere pizze, preparare e servire bevande calde e apprendere il mestiere di sala. Come afferma Zanfagna “Si tratta di ragazzi invisibili, di età compresa tra i 14 e i 24 anni, affetti da disabilità cognitive che, se seguiti da personale altamente qualificato, possono apprendere un mestiere come quello del pizzaiolo o del barista e, in futuro, approcciarsi al mondo del lavoro”. Ogni giorno infatti la campanella della Casa dei Mestieri suona per i giovani apprendisti che in questa struttura hanno la possibilità di lavorate in team, mettere alla prova le loro abilità e potenzialità, seguire lezioni tenute da uno staff di professori specializzati in materie alberghiere ed essere costantemente seguiti da un team di medici esperti. Un progetto nobile, che guarda lontano, e che si pone come obiettivo la piena integrazione sociale di futuri uomini e donne attraverso una adeguata preparazione tecnica e professionale che consenta loro di entrare nel mondo del lavoro.

PROGETTO ABBRACCI ONLUS è l’associazione fondata da Claudio e Giovanna Zanfagna in seguito alla prematura scomparsa del figlio Andrea nel 2014. Da quattro anni opera a favore dei più deboli, di chi vive ai margini della società sia in Italia che in Africa sostenendo progetti concreti.

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“Io Claudio, Giovanna ed Adriano Zanfagna, e tutti i migliori amici di Andrea abbiamo fondato l’Associazione Progetto Abbracci, ispirandoci al nostro caro Andrea volato via ad Atene il 26 maggio del 2014 a seguito di un incidente stradale. La caratteristica fondamentale di tutte le nostre iniziative sarà l’immediatezza, la certezza dei beneficiari e la riscontrabilità oggettiva dei risultati”.

In quattro anni Progetto Abbracci Onlus ha realizzato opere significative a Napoli e in Africa: nel novembre 2016 è stata completata la Scuola elementare/media Andrea Zanfagna nel villaggio Lulamba in Tanzania, regione di Shenanigan Tanzania. Nel 2017 è stato ultimato l’allestimento di Liber – Aria di Lettura, il punto di lettura all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida, accessibile a tutti i minori ospiti della struttura e alle loro famiglie in visita: non una semplice biblioteca ma un luogo di ritrovo dove trascorrere del tempo con le ragazze e i ragazzi dell’isola, dove poter ascoltare una storia letta dalla voce accogliente di una mamma o di uno zio e perdersi tra le pagine di un libro coltivando immaginazione fantasia.

 

Ad Aprile 2017 l’Associazione ha donato due nuovi portatili ai reparti di pediatria e cardiologia dell’ospedale Santobono di Napoli. Nel luglio 2017 Progetto Abbracci ha inoltre sostenuto “Dimora in poi” di Don Massimo Ghezzi donando una cucina e un refettorio con cui garantire pasti caldi e accoglienza ai senza fissa dimora inaugurato dal Cardinale Sepe. Recentemente è stata infine completata una nuova aula nella scuola Andrea Zanfagna nel villaggio di Lulamba in Tanzania e della realizzazione di un nuovo pozzo nel villaggio di Lushimba nella medesima regione.

 

Con la preziosa collaborazione di

 

Per questa IV edizione di Un angelo tra le stelle si ringraziano per il supporto: Davide Fregonese, Plose Acqua Minerale Naturale, Circolo Nautico Posillipo, StileLibero, Galleria L’Ariete, Pastificio Di Martino, Riso Aquerello e caffè Kamo.

È possibile acquistare i biglietti presso:

  • Il Circolo Nautico Posillipo – Via Posillipo 5 – Tel 0815751282
  • Galleria l’Ariete – Via Manzoni 147 – Tel 7692706
  • Gioielleria Ciardulli – Piazzetta Rodinò 24 – Tel 081401999

Costo biglietto 100 euro p.p

Per info: tel. 3358418096 / 3358416543

Tipicità di Sicilia, Campania e Toscana per 12 mesi di primi piatti con Sapienza Napoletana.

Il Calendario Leonessa 2018 festeggia la 23′ edizione con 60 mila copie e un party mondano al PastaBar Leonessa con giornalisti, chef ed esperti del settore gastronomico

Un party mondano, primi piatti in tutte le salse e in tutte le vesti, da accessori per i capelli a gioielli, chef rinomati e stelle Michelin, esperti del mondo del gusto ed appassionati di sapori genuini. La 23′ edizione del Calendario del Pastificio Artigianale Leonessa e’ stata festeggiata per il 2018 in modo trendy, al Pastabar Leonessa, con 60 mila copie stampate e 3 chef stellati come protagonisti a rappresentare il Sud, centro e nord Italia: Pietro D’Agostino, una stella Michelin di La Capineria di Taormina, Giuseppe Mancino, due stelle Michelin di Il Piccolo Principe di Viareggio, e Luigi Salomone, una stella Michelin del ristorante Piazzetta Milù di Castellammare di Stabia.

la leonessa

“Per l’occasione abbiamo girato dei PastaClip – spiega Oscar Leonessa, amministratore del Pastificio Artigianale Napoletano Leonessa – sarebbe a dire dei brevi video dedicati ad uno dei piatti del Calendario, in cui si osserva la preparazione del piatto con gli occhi e i gesti dello chef grazie all’utilizzo di una GoPro posizionata sul petto dello chef. E a seguire un pasta party con chef, amici ed esperti del mondo del gusto per salutare il 2017 con allegria, tra persone che stimiamo e, come noi, vivono all’insegna di Sapienza Napoletana”.

E tre sono stati dunque i piatti realizzati dai tre chef per l’occasione, e che sono presenti nel calendario Leonessa edizione 2018. Il siciliano Pietro D’Agostino ha preparato “Manicotti con ricotta, melanzane e caviale di lumaca Madonita”, la ricetta e’ ispirata al mese di luglio, i prodotti sono infatti relativi a quella stagionalità.

“Naturalmente il filo conduttore delle ricette e’ sempre lo stesso da 23 anni – continua Oscar Leonessa – sarebbe a dire il rispetto della stagionalità dei prodotti e le ricette si ispirano alla Signora Maria, cioè una casalinga che a casa dovrà trovare semplice replicare le ricette per la propria famiglia. Due elementi scelti anni fa con mio padre Antonio e i fratelli Luigi e Diego con i quali ogni ci confrontiamo ogni edizione per la scelta dei cuochi da coinvolgere. E un grande ringraziamento va all’amico e grande professionista Michele Calocero, il fotografo che ci segue da sempre, e al grafico Giuseppe Durante”.

Lo stellato Giuseppe Mancino, Napoletano di origine e viareggino di adozione, per l’occasione ha preparato “Candele servite con variazione di triglie, basilico e pomodoro”, ricetta presente nel calendario nel mese di gennaio. Luigi Salomone di Piazzetta Milu’ ha presentato invece una ricetta estiva inserita per il mese di agosto “ImpePasta di Cozze”.

Da rilevare per la presentazione del Calendario Leonessa la particolarità della terza di copertina. Nel 2016 nfatti la terza di copertina ha visto protagonisti i minori dell’Istituto penale di Nisida “nciarmare”, come preferiscono dire, la loro ricetta nella realizzazione del progetto “Il tredicesimo mese”. Protagonisti per il calendario 2017 sono stati gli studenti di alcuni Istituti alberghieri che, nell’ambito di un progetto alternanza scuola-lavoro, si sono confrontati impegnandosi in una sana e proficua competizione che ha visto la pubblicazione della ricetta vincitrice. Quest’anno per il 2018 l’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania (M.I.U.R.- U.S.R), sempre nell’ambito del progetto alternanza scuola-lavoro, ha indetto un concorso di cucina rivolto a tutti gli Istituti alberghieri della regione Campania dal nome “I primi delle festività natalizie”. La partecipazione efficace degli studenti ha attestato ancora una volta quanto sia necessario e opportuno che la scuola cammini al fianco della realtà esterna perché i giovani siano veramente protagonisti ed artefici del loro vivere quotidiano e della loro progettualità.

L’evento finale si è tenuto il 4 maggio 2017 presso l’Istituto alberghiero “I. CAVALCANTI” di Napoli grazie all’ampia disponibilità del Dirigente Scolastico Prof.ssa Carmela Libertino. Il Direttore Generale dell’U.S.R. Campania Dott.ssa Luisa Franzese insieme a Sabatino Sirica (Presidente dell’Associazione Pasticcieri Napoletani), Luigi Salomone (il più giovane chef stellato d’Italia con il ristorante “Piazzetta Milù” di Castellamare di Stabia), Gabriele Pollio(docente A.I.S.) e Oscar Leonessa (a.d. del Pastificio Artigianale Leonessa sono stati i componenti della giuria che ha valutato i piatti preparati dagli studenti degli istituti alberghieri finalisti.

Il calendario e’ come sempre in distribuzione gratuita presso i punti vendita del Pastificio Artigianale Leonessa a Cercola e a San Giorgio a Cremano e al Pastabar Leonessa, presente all’interporto di Nola (Lotto C). All’interno del Calendario sono presenti anche i contatti degli chef, per poter chiedere consigli e suggerimenti per la realizzazione delle ricette.

www.pastaleonessa.it

www.pastabarleonessa.it

Una sfogliatella con il cuore di babà avvolta in una soffice crema al gusto “panettone”

Ecco la Sfogliacampanella al panettone

Il dolce sarà presentato a Milano nell’ambito della kermesse “L’Artigiano in Fiera”

 

Un dolce tipico milanese in un dolce classico napoletano: il panettone, vanto della pasticceria lombarda, contamina la sfogliatella, più precisamente la Sfogliacampanella (il dolce due in uno – una sfogliatella con il cuore di babà – creato da Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab, storico marchio della pasticceria partenopea). Una ghiotta occasione per appagare l’irrefrenabile “voglia di dolce” che contagia un po’ tutti durante le feste di Natale.
Il primo prototipo di Sfogliacampanella al gusto panettone risale a più di un anno fa – spiega  Vincenzo Ferrieri – ; abbiamo poi perfezionato il prodotto, puntando sull’utilizzo di ingredienti di primissima qualità e di tecniche che ci hanno consentito di creare un dolce ove la croccantezza della sfogliata, la morbidezza del babà e i profumi del panettone si coniugano perfettamente”.
La Sfogliacampanella al panettone sarà ufficialmente presentata proprio nel capoluogo lombardo in occasione dell’evento “L’Artigiano in fiera”, la manifestazione che raccoglie artigiani da tutto il mondo che si svolgerà dal 2 al 10 dicembre 2017 presso Fieramilano Rho.
Oltre alla Sfogliacampanella al panettone, presso lo spazio espositivo di “Sfogliatelab” (ubicato nel padiglione 1, stand D17 – D19) saranno degustabili anche le altre varianti di questo famoso dolce (disponibile in ulteriori 11 gusti: frutti di bosco, mandorla, bacio, ricotta e pere,  limoncello, pistacchio, albicocca, arancia, nocciola, oreo e, ovviamente, quella classica), le sfogliatelle dolci classiche, quelle più originali (più di 20 i gusti disponibili, tra cui – ovviamente – panettone, frutti di bosco, nocciola, giusto per citarne alcuni…), e le sfogliatelle salate (disponibili in 8 varianti: provola e melanzane, provola e peperoni, provola e zucchine, ricotta e salame, salsicce e friarielli, scarola e provola, soffritto, funghi porcini).

 

La Sfogliacampanella

Non è una sfogliatella, non è un babà, né tanto meno un dolce alla ricotta.Una ricetta rimasta per quasi un secolo nella memoria di una storica famiglia di pasticceri partenopei, i Ferrieri, torna a vivere. La sintesi della tradizione pasticcera del capoluogo campano si chiama “Sfogliacampanella”, un dolce che non finisce mai di stupire con i suoi tre strati di gusto: presenta all’esterno la sfogliata a pasta riccia e dentro, avvolto in un cuore di cioccolato e in una raffinata mousse a base di ricotta, il babà in versione mignon. Sembra facile ma non lo è. Il segreto è nella crema di ricotta miscelata. Un dolce che invita chi lo assaggia a prendersi del tempo, obbliga i golosi a concedersi diversi momenti di piacere assaporando la tradizione che lo accompagna e – magari – cercando di indovinare la sua antica e preziosa ricetta.
Se oggi questo dolce speciale, con oltre 100 anni di storia alle spalle, è tornato finalmente in commercio lo si deve solo a Vincenzo Ferrieri, titolare del marchio SfogliateLab, esponente di una famiglia di maestri pasticcieri.

More info: www.sfogliacampanella.it

Fonte:

[www.gnamgnamstyle.itwww.vanityher.com;www.voguehandmade.com;www.hobbistimillemani.it ]

Riferimenti:

FB: Grazia Guarino

TWITTER: @gnamgnamstyle – @GraziaGuarino_

INSTAGRAM: graziaguarino_gnamgnamstyle

Canapa Campana alla Fiera “ Canapa in Mostra”

Da venerdì 27 fino a domenica 29 Ottobre la Cooperativa Canapa Campana sarà presente con un suo stand alla Fiera “ Canapa in Mostra “, una delle più importanti manifestazioni espositive che coinvolge il mondo della Canapa. La manifestazione si terrà a Napoli alla Mostra D’Oltremare.

“ La nostra adesione alla fiera è per noi motivo di orgoglio. Napoli e la Campania sono da sempre state il territorio di elezione della coltivazione della canapa -afferma Francesco Mugione ispiratore della cooperativa e animatore a livello nazionale della ripresa della coltivazione della canapa- “La coltivazione della canapa è anche una riscoperta di un pezzo della storia e delle tradizioni napoletane”.

casatiello preparato con i semi di canapa

casatiello preparato con i semi di canapa

“ A Napoli non portiamo solo i nostri prodotti che sono riconosciuti come straordinari, ma anche lo storytelling di quei prodotti. Il territorio, la passione di riscoprire una coltura per vari decenni dimenticata sapendo coniugare la tradizione della cultura della canapa con la metodi moderni di raccolta e di estrazione dei semi della farina e dell’olio”.

Nello stand di Canapa Campana inoltre si potrà assaggiare il casatiello napoletano prodotto utilizzando farina e olio di semi di Canapa. “ Unire due eccellenze come la canapa e il casatiello – afferma Giuseppe D’Ambrosio – direttore commerciale di Canapa Campana- è per noi una sfida avvincente e vinta. Il risultato è un prodotto straordinario che coniuga innovazione e tradizione”.

Canapa Campana è una cooperativa nata nel maggio 2015 con l’ambizione di reintrodurre la coltivazione della canapa nei territori della Campania e non solo soprattutto per utilizzo alimentare ed ha sede operativa a Caivano (NA).

38 chef campani nominati “Disceples d’Auguste Escoffier”
La Campania si attesta come la Regione con il maggior numero di Discepoli di Escoffier in Italia

 

Non solo stelle, cappelli , forchette, e chi più ne ha più ne metta: i riconoscimenti per gli chef non sono esclusivamente legati alle guide… Ne esiste uno in particolare, ovvero quello rappresentato dalla Fascia dell’Ordine di Auguste Escoffier, che è una delle massime onorificenze cui ambiscono i professionisti del settore enogastronomico.
Il 24 ottobre sono stati ammessi nella prestigiosa istituzione ben 38 nuovi discepoli di Escoffier fra chef di cucina, ristoratori, pasticceri, e docenti di Istituti Alberghieri provenienti da tutta la Campania.

La cerimonia di intronizzazione si è svolta nelle sontuose sale del Castello di Limatola (Benevento) seguita da una raffinata cena, i cui piatti sono stati egregiamente eseguiti dallo chef resident della struttura, Giuseppe Spina, e dallo chef pasticcere Federico Sorrentino.

Per l’ammissione dei nuovi iscritti all’ “Ordre International des Disceples d’Auguste Escoffier” sono state vagliate esclusivamente candidature di alto profilo, di cuochi che vantano nel proprio curriculum professionale importanti successi o affermazioni in note competizioni di cucina.

I nuovi discepoli hanno giurato “di trasmettere, servire e onorare la cucina, la sua cultura e la sua continua evoluzione”. Tale riconoscimento valorizza la competenza dei qualificati professionisti cui viene riconosciuto, e rappresenta un’efficace opportunità di promozione della loro immagine. Ecco i nomi dei nuovi Discepoli nominati alla presenza del Segretario Generale Internazionale Bernard Louis Januet: Salvatore Abbruzzese; Luigi Barone; Donatella Bova; Alfonso Caccavale; Ciro Campanile; Eduardo   Cavallo; Alfonso Celio; Giovanni Cirelli; Andrea Contaldo; Davide Corsini; Antonio De Angelis; Salvatore De Rinaldi; Vincenzo De Rosa; Simone De Stefano; Antonio Della Valle; Giuliano Di Lauro; Clemente Gaeta; Linda Gallifuoco; Raffaella Gallifuoco; Raffaele Guarracino; Gena Iodice; Ciro Maiorano ; Armando Manzo; Giovanni Marino; Gennaro Mastantuoni; Pasquale Masullo; Giovanni Morra; Carmela Polito; Antimo Puca; Andrea Ruocco; Maria Antonietta Santoro; Mattia Sarnataro; Giancarlo Siena ; Domenico Tesone; Alessandro Turtoro; Antonio Venturoli; Giuseppe Zaccaria; Bruno Stippe.

auguste escoffier

Sono tre, infine, i nuovi  “Amici di Escoffier”: la proprietaria dell’incantevole struttura che ha ospitato l’evento, Pina Martone; Emilio Giugliano,  gestore dell’antico ristorante “Mimì alla ferrovia”;  e la project manager di Napoliprogress nonché esperta di enogastronomia (è suo il progetto della scuola di cucina “Mise en place”) Romina Sodano, che ha fatto anche gli onori di casa e presentato la consegna degli importanti riconoscimenti.

Hanno contribuito all’organizzazione dell’evento: il Panificio “Dolce Pane” di Sant’Anastasia (NA); l’industria carni “Gargiulo”; la “Porchetta D’Alterio” di Ariccia; i prodotti di “Carmeniello U Mozzarellaro” di Brezza (CE); “Pastantica” di Antonio Prevete di Cimitile (NA);  l’inconfondibile Nucillo artigianale “’E Curti” di Sant’Anastasia; i Confetti e il Cioccolato “Papa”; la Pasticceria e Cioccolateria “Capriccio” (che ha offerto la bellissima torta recante il volto di Auguste Escoffier); l’agenzia di comunicazione Napoliprogress; e l’azienda “Goeldlin” che da sempre veste gli chef più blasonati. I vini serviti dai sommelier di rappresentanza della FISAR (delegazione Napoli e Comuni Vesuviani condotta da Anita Mercogliano) durante la cena sono: la Falanghina spumantizzata “Bomba d’Amore” dell’azienda vinicola Annarumma di Boscoreale; i vini del marchio di controllo Du Pont de Nemours Italiana S.r.l. “Falerno del Massico”, “IGT Campania Rosso – Serena”,  “IGT Roccamonfina Rosso – Fiona”; i vini  “Greco di Tufo” e “Taurasi” dell’azienda Calafè (rappresentata nell’ambito dell’evento dall’enologa Anna Russo).

Il vertice campano dell’Ordine Internazionale dei Discepoli di Auguste Escoffier, nelle persone del presidente Nicola Di Filippo e del segretario del sodalizio Felice Franzese, si dichiara soddisfatto per l’importante risultato raggiunto: nonostante la “corsa” alle guide e ai programmi televisivi stia prendendo il sopravvento negli ultimi anni, il fatto che così tanti chef siano stati nominati Discepoli di Escoffier lascia presagire che l’attenzione alla buona cucina rimane comunque alta, soprattutto in Campania, regione che si attesta come la più feconda di Discepoli.

Notizie trasmesse dall”Ufficio Stampa di ” Napoliprogress

 

 

Filari di Storia- 2770 ab Urbe condita,

tra i ciglioni e i terrazzamenti romani di 2000 anni fa il brindisi con le cantine del Falerno del Massico Dop. Il Report dell’evento

Una due giorni di grande suggestione con il tour Filari di Storia, organizzato da Terre del Falerno, l’associazione presieduta da Maria Zampi che riunisce i Comuni di Carinola, Cellole, Sessa Aurunca, Falciano del Massico, Mondragone e Sessa Aurunca insieme a molti produttori vitivinicoli ed agroalimentari. L’evento turistico fu  annunciato a luglio con la presentazione alla stampa e che ha avuto uno dei momenti clou nel brindisi della mattina di domenica 8 ottobre, con i calici riempiti di Falerno del Massico Dop (delle cantine Gennaro Papa, Regina Viarum e Santoro) tra i terrazzamenti e i ciglioni di età romana del Monte Massico, dove le uve del “Nettare degli Dei” (così veniva appellato il Falerno della Roma degli imperatori, celebrato dai maggiori poeti, scrittori e storici dell’epoca) venivano coltivate per poi essere trasformate in uno dei prodotti più rinomati dell’antichità.

I muretti di contenimento a secco disposti a gradoni, che hanno fatto da cornice per la prima volta a una degustazione, costituiscono indubbiamente uno dei patrimoni archeologici più suggestivi della Campania, e hanno stupefatto e incantato con la loro bellezza d’insieme i numerosi partecipanti accolti dall’Amministrazione Comunale di Falciano del Massico rappresentata dall’Assessore alla Cultura Palmina Manica.

Poco prima si era tenuta la visita al Museo Civico archeologico “Biagio Greco” di Mondragone (diretto dal dott. Luigi Crimaco), dove la responsabile del Dipartimento Restauro Marianna Musella ha guidato gli ospiti tra le stanze dei reperti della romanità antica in cui sono conservate le anfore e gli strumenti di lavorazione delle attività della viticultura e della vinificazione rinvenuti sulle pendici del Monte Petrino e del versante del Monte Sant’Anna, ossia la porzione della Catena del Massico che guarda al Mar Tirreno e all’antica città portuale di Sinuessa. I visitatori hanno potuto ammirare, recandovisi accompagnati dalla dott.ssa Musella, i resti di alcune delle ville rustiche (in tutta l’area massicana ve ne sono censite alcune centinaia) che si trovano nell’antichissimo comprensorio agrario dell’Ager Falernus, ossia quella porzione a nord della Campania dove la produzione agroalimentare ha avuto il suo prestigio maggiore nell’epoca repubblicana prima e imperiale poi della Roma antica.

Anche a Mondragone, l’Amministrazione Comunale ha inteso accogliere i turisti, con la presenza e il saluto degli assessori Maria Tramonti e Francesca Gravano.

La giornata dell’8 ottobre è proseguita con la visita alla città di Sessa Aurunca, dove la Pro Loco locale ha presentato, mettendo a disposizione due giovani e bravissime guide turistiche, le attrazioni archeologiche e architettoniche (Teatro Romano, Duomo, Palazzo Ducale) di una delle città d’arte più belle della Campania.

La visita agli splendidi vigneti delle tenute Viticoltori Migliozzi, situati sulla panoramica collinetta di Rampaniuci (Casale di Carinola) che fornisce il nome all’etichetta top di quella che è una delle realtà produttive di Falerno del Massico DOP più note, ha dato avvio alla parte enoturistica del tour, con la degustazione dello stesso Rampaniuci, con il piacevolissimo pranzo tra i filari (denominato dagli organizzatori “merenda del vignaiolo” e composto da pasta e fagioli con “noglia di maiale”, zucca, mozzarella e ricotta di bufala campana, “frigoli” di salsiccia ecc. e terminato dalla gustosa sorpresa di un dessert servito con i panettoni “sperimentali” dell’azienda artigianale Dario Saltarelli, che usa per candire i suoi prodotti le tipicità agricole locali come la mela annurca, la castagna di Roccamonfina e lo stesso Vino Falerno) e in seguito con la visita alla cantina Volpara, scavata nel tufo nell’incantevole borgo di Tuoro (Sessa Aurunca) e  dove la degustazione dei vini è stata accompagnata con le illustrazioni delle tecniche di vinificazione e invecchiamento fornite dal titolare Antonio Passaretti.

Infine, i turisti hanno potuto visitare il frantoio De Ruosi (in Casanova di Carinola), attualmente in funzione per mulinare le olive che in questo periodo sono nella fase del raccolto, e degustare gli oli prodotti (tra cui il Monte Greci e il Terra Felix), espressione dell’altra importante DOP di cui l’Ager Falernus e le aree limitrofe sono zona di origine: l’extra-vergine Terre Aurunche.

Il connubio tra Storia, Antichità, Agricoltura e Produzione vitivinicola e olivicola hanno reso e renderanno Filari di Storia (che assumerà tra breve una periodicità quindicinale) uno dei tour turistici maggiormente attrattivi della Campania, considerando anche gli accordi che Terre del Falerno sta stipulando con realtà importanti che gestiscono i grandi attrattori culturali della Campania (Direzione della Reggia di Caserta, Distretto Turistico di Pompei ecc.) che permetteranno di associare le visite all’Ager Falernus a quelle già consolidate del grande turismo campano in una logica di audience development di grandissima prospettiva.

 

 

 

 

Don Alfonso

primeggia nella classifica ” travelers choice resturant” di tripadvisor

Non servono conferme sull’Eccellenza del Don Alfonso 1890, nota in tutto il Mondo ma, bissare il primo posto per l’Italia nella Travelers’ Choice Restaurants di TripAdvisor è cosa rara e sicuramente prestigiosa, oltre che degna di nota. Ed è una immensa soddisfazione per chi nel proprio lavoro ci mette l’anima, come la famiglia Iaccarino e tutti coloro che sono in forze nella mitica location di Sant’Agata sui due Golfi.

È l’ennesima testimonianza della indiscutibile priorità nazionale di una grande squadra oltre che del suo status mondiale che brilla di luce propria ancora di più delle sue stelle.

Un meritato tributo alla famiglia Iaccarino che guida la mitica location da due secoli con immutato impegno e passione, esperienza e sensibilità, impiego di materie prime di assoluta eccellenza e genuinità e autentico culto dell’ospitalità, e per tutti i componenti di quella che viene definita “l’eccellentissima” Brigata, degli impeccabili Staff di Sala, di Accoglienza, di Amministrazione e per gli addetti all’altrettanto preziosa ospitalità. Gente che ci mette l’anima in questa attività perché ci crede veramente, professionisti del settore, tutti, con grandi competenze specifiche e tanta passione ed un obiettivo ben preciso: la perfezione.

La “lieta novella” è stata accolta dai diretti interessati con immensa gioia ed altrettanta immutata modestia, senza auto incensazioni né magnificazioni pubbliche o squilli di tromba: al Don Alfonso si continua a lavorare con l’umiltà dei grandi che sanno di valere e non hanno bisogno di mettersi sul piedistallo, tantomeno di cercare chi ve li collochi.

Se è noto che “il cliente ha sempre ragione”, è altrettanto vero che è il giudice più severo ed inflessibile, quindi massimamente imparziale. Sentenzia e premia soltanto chi è in grado di soddisfare le sue aspettative, meglio ancora, di superarle. Proprio come accade al Don Alfonso. È così che diventa fidelizzato ed affezionato sostenitore.

In posizione predominante, il Don Alfonso guida ancora una volta la prestigiosa classifica nazionale – purtroppo unico però in Campania – superlativo in assoluto in Italia, tra i massimi come apprezzamento nel contesto enogastronomico mondiale. Nonostante le tante stelle attribuite nella nostra regione, i titoli minori conseguiti da una serie di ristoranti noti ed apprezzati, le partecipazioni a moltissimi eventi esteri e le molteplici consulenze a testimonianza della massiccia produzione ed evidente presenza di alta qualità della Campania, va costatato che anche quest’anno nessuna altra location campana è riuscita ad entrare nella ambitissima Top 10.

Ma non bisogna demordere: un maggiore impegno durante quest’anno, potrebbe spalancare le porte dell’ambitissima classifica anche ad altre realtà ristorative della nostra regione.

Con questo brillante successo, la storica famiglia della Ristorazione ribadisce il suo ruolo leader basato sulla concretezza e l’impegno assoluto e continuativo di una Squadra eccellente ed affiatata. A condurla, lo chef Ernesto Iaccarino, a capo della sua preziosa Brigata, il suo “tesoro”, ed il fratello Mario Iaccarino, infaticabile manager, figli del patron Alfonso, massimo chef di fama mondiale, promotore intenso ed appassionato della Cucina Mediterranea, ed ancora prima coraggioso ed un tempo solitario seguace della Dieta Mediterranea – quando in Italia l’influenza francese predominava, svilendo le nostre tradizioni, e andare controcorrente, puntando sulla tradizione territoriale rappresentava un notevole rischio economico e di immagine – e di Livia Adario, gastronoma ed esperta enologa già da giovane età e padrona di casa dalla squisita è proverbiale ospitalità.

Con il Don Alfonso 1890, Sant’Agata sui Due Golfi riconferma al Mondo la sua priorità nell’altissima qualità, mentre la location campione si riconferma elettivamente votata al top della clientela che da sempre la sceglie e preferisce, incominciando dai massimi esponenti del jet set mondiale, potenti di ogni nazionalità, uomini di cultura, arte e scienza, buongustai di alto livello, che ricercano ed esigono l’eccellenza eno- gastronomica.

La vittoria del Don Alfonso è stata infatti decretata ecfortemente voluta dalla clientela di tutto il Mondo che ha inteso dare il giusto tributo per la seconda volta di seguito alla location preferita, considerata in base alla propria personale esperienza, custode della perfezione nell’offerta degustativa, nella presentazione, nella mise en plat, nella massima qualità degli ingredienti impiegati, nel culto dell’accoglienza ed ospitalità. Un riconoscimento da parte dei clienti al ristorante preferito ed a tutti coloro che lo guidano e che contribuiscono, lavorandovi, a renderlo “il migliore”.

La temuta classifica di TripAdvisor azzera chi non vale a giudizio del cliente. È stata stilata sulla base di un ineccepibile algoritmo che, per un periodo di 12 mesi, valuta in maniera assolutamente imparziale la quantità e la qualità delle recensioni per i ristoranti.

Tra le new entry nella classifica TripAdvisor 2017 troviamo il ristorante Ensama Pesce a Sala Bolognese che conquista la quarta posizione; La Bottega del Buon Caffè a Firenze in quinta; ottava per Casa Perbellini a Verona. Da Vittorio a Brusaporto, anche stavolta al secondo posto come l’anno scorso e l’Esplanade a Desenzano del Garda, al settimo: con essi la Lombardia si aggiudica due piazzamenti nella Top 10. Così pure il Piemonte con il Ristorante Hotel Villa Crespi a Orta San Giulio, al sesto, e il Piazza Duomo ad Alba al decimo. Riconferma per l’Uliassi a Senigallia, che si piazza in terza battuta del podio, e La Pergola a Roma, nona.

Chiara ed ineccepibile la dichiarazione della portavoce di TripAdvisor per l’Italia, Valentina Quattro: “Mangiare nei ristoranti vincitori dei Travelers’ Choice Restaurants significa non solo consumare un pasto ma, soprattutto, provare esperienze uniche e vivere momenti indimenticabili”.

“Se, come diceva Jean Brunhes, ‘mangiare è incorporare un territorio’ questi ristoranti rappresentano anche una vetrina d’eccellenza per le destinazioni che li ospitano” – sottolinea la portavoce, evidenziando il grande merito delle top dieci ed in particolare della eccellente location vincitrice.

La classifica completa dei dieci italiani Top: 1. Ristorante Don Alfonso 1890, Sant’Agata sui Due Golfi, (NA) 2. Da Vittorio, Brusaporto (BG) 3. Uliassi, Senigallia (AN) 4. Ristorante Ensama Pesce, Sala Bolognese (BO) 5. La Bottega del Buon Caffè, Firenze (FI) 6. Ristorante Hotel Villa Crespi, Orta San Giulio (NO) 7. Ristorante Esplanade, Desenzano Del Garda (BS) 8. Casa Perbellini, Verona (VR) 9. La Pergola, Roma (ROMA) 10. Piazza Duomo, Alba (CN).

 

 

N’anticchia Etna Rosso in verticale a Storie di Vini e Vigne a Cap’alice il 26 ottobre

N’anticchia, un pochino, nu pucurillo diremmo a Napoli. Sono effettivamente poche le bottiglie prodotte di questo grande nerello mascalese che nasce sull’Etna, uno dei territori del vino più affascinanti. E’ singolare e curiosa la storia di questa etichetta prodotta da un toscano, Paolo Caciorgna, innamoratosi di un vecchio vigneto a Passopisciaro, la zona dei palmenti storici, testimoni di una realtà agricola che ha scandito a lungo i tempi ed i ritmi della vita, plasmando usi e credenze popolari. Chi è stato su questo vulcano incantato sa ben capire l’entusiasmo di Paolo ed il fatto che si sia innamorato del terroir. Unico nella luce e nei colori, nelle forme e nella storia, come nella personalità della sua gente che ha saputo preservare con amore e rispetto l’identità dei luoghi che offrono scorci incantati curva dopo curva nella sua risalita. Un lungo compromesso tra l’uomo, la pietra nera e i continui sbalzi d’umore di Iddu, padrone assoluto dello spazio e del tempo.

vino e vigne: etna rossoPaolo conduce l’azienda di famiglia a Casole d’Elsa, piccolo centro in Val d’Elsa di antica tradizione agricola e vitivinicola. E’ conosciuto anche per essere l’enolo di Sting e di Andrea Bocelli, come di numerose aziende note per l’alta qualità dei loro vini.

In Campania ha condotto un lungo percorso con Gabriella Ferrara portando il suo greco di Tufo ad essere una delle etichette italiane più rinomate sul territorio nazionale ed all’estero

In degustazione verticale a Cap’alice saranno le annate 2007 – 08 – 09 -10 -11 -13 guidata da Marina Alaimo. Sarà Paolo Caciorgna a raccontare nei particolari N’anticchia e la sua esperienza sull’Etna.

La cucina di Cap’alice come sempre chiuderà al meglio la serata.

Cap’alice è l’enosteria tipica napoletana diventata da tempo un punto di riferimento per chi cerca una cucina partenopea che guarda avanti con quel senso di apertura che ha sempre caratterizzato il carattere e la creatività dei napoletani. Non manca mai il pescato dal vicino molo di Mergellina. Mario Lombardi è l’oste patròn alla continua ricerca di vini da proporre ai suoi ospiti che amano lasciarsi guidare con fiducia. Cap’alice è anche wine bar dove poter consumare anche al bicchiere o divertirsi all’ora dell’aperitivo.

Inizio degustazione ore 20  costo euro 35,00

Prenotazioni ai numeri 081 19168992 – 335 5339305

Cap’alice è in via Bausan 28/m Napoli: clicca qui per la Pg Fb

 

DivinCastagne Art: un concorso che promuove il dialogo tra Arte e Vino

Manca un mese alla settima edizione del Divin Castagne, l’evento che dal 20 al 23 ottobre 2017 delizierà il palato di migliaia di buongustai che giungeranno a Sant’Antonio Abate da tutta la Campania (e, perché no, da altre regioni d’Italia) con piatti tipici le cui ricette sono rielaborate in esclusiva da rinomati chef (stellati e non). Minimo comune denominatore delle pietanze servite e degli intrattenimenti in programma il connubio tra le castagne (e dunque il cibo sano e buono), il vino e l’arte.
Il legame tra il mondo del food e l’arte ha origini antiche: il cibo e il vino figurano in tantissime forme di rappresentazione artistica, d’altra parte l’uomo ha sempre dovuto provvedere a sfamarsi. E l’arte è una delle grandi protagoniste dell’edizione 2017 della kermesse che quest’anno diventa “Wine, Food and Art Festival”. E’ stato infatti lanciato un Concorso Internazionale d’Arte Contemporanea, il “DivinCastagne Art”, che ha come tema “Il Cibo nell’arte e come arte”, aperto a tutti i giovani artisti (che potranno partecipare singolarmente oppure organizzati in gruppi) impegnati nelle discipline di pittura, scultura, fotografia e arti digitali. La scadenza del concorso è prevista per il 13 ottobre. In palio un premio in denaro. La cerimonia di premiazione si svolgerà il giorno 22 ottobre nell’ambito del Divin Castagne. Il concorso è nato grazie alla collaborazione dell’organizzazione dell’evento con la famosa pittrice Arianna Greco. La sua “Art’Enoica”  (una particolare tecnica che prevede l’utilizzo del vino per dipingere su tela) farà anche da cornice ad un altro punto cardine della manifestazione: un percorso di degustazione del vino, che trasformerà la location in un’enoteca a cielo aperto dove le numerose aziende vinicole proporranno le proprie eccellenze con l’ausilio di sommelier qualificati.

Per info e adesioni al concorso:

FB. https://www.facebook.com/divincastagneart/
divincastagneart@libero.it

 

Tutto pronto per l’inizio di “Filari di Storia-2770 ab Urbe Condita ,

il grande tour nei paesaggi archeologici e nell’enogastronomia millenaria dell’Ager Falernus.

 

Sabato e domenica 7  e 8 ottobre  il tour Filari di Storia, aperte le prenotazioni per conoscere cultura, vigneti  ed uliveti nelle Terre del Falerno 

Sabato e domenica 7 e 8 Ottobre si svolgerà l’ormai tradizionale appuntamento con il tour eno-culturale Filari di Storia, organizzato dall’Associazione Terre del Falerno.

I turisti che vorranno visitare uno dei comprensori archeologici ed enogastronomici più esclusivi d’Italia potranno prenotarsi o richiedere informazioni inviando una mail all’organizzazione  (info@terredelfalerno.it) o telefonando ai numeri 333 1036887 – 389 6568097 – 340 4577907), specificando il giorno o ai giorni nel quale si vuole partecipare.Tutto il tour vedrà il servizio navetta, quindi si potrà lasciare l’auto nei centri di incontro e godere della giornata in tranquillità.

Presto le giornate di visita saranno stabilmente fissate in tutti i week end per poter ammirare i luoghi in visita guidata in ogni stagione.

Questo il ricco programma delle due giornate che avrà come protagonista la vendemmia:

Ore 8.50 Ritrovo e accoglienza presso il Museo Archeologico del Vino in Falciano del Massico con introduzione e visita alle ricostruzioni storiche presenti nelle sale (Sabato);

Ritrovo e accoglienza presso il museo archeologico Biagio Greco di Mondragone, con introduzione e visita guidata alle sale della romanità antica (Domenica).

Ore 10.50: tour tra i resti archeologici delle ville rustiche romane e dei terrazzamenti del Monte Massico, dove venivano coltivate e trasformate le uve del leggendario Vino Falerno

Ore 12.50: visita ai vigneti e a una delle cantine dove attualmente è prodotto il Falerno del Massico DOP, con osservazione e partecipazione al momento del taglio e della vendemmia dell’uva

Ore 13.30: Pranzo (in vigna o in cantina) con degustazione dei prodotti locali, dalla tradizione millenaria e dei pasti contadini (la merenda del vignaiolo)

Ore 14.30: Visita ai monumenti della Romanità, del Medioevo e del Rinascimento delle città di Carinola, Sessa Aurunca e Mondragone

Ore 17.00: visita agli uliveti e ai momenti di produzione dell’Olio  extravergine di oliva Terre Aurunche DOP

Ore 18.15: Visita alla seconda cantina del Falerno del Massico DOP, con osservazione di alcuni dei momenti della vinificazione

Ore 19.00 Aperitivo in Cantina

Ore  20.00 Ritorno nei luoghi di raduno

Spostamenti con navetta.

Prezzo: euro 30,00* (bambini gratis). Il prezzo è  comprensivo di trasporto mediante navetta tra un luogo di interesse all’altro nonché delle degustazioni e dei pasti con pietanze tipiche, con sconti per comitive e gruppi familiari.

Tutto il tour è guidato dagli animatori di Terre del Falerno.

Si visiteranno alcune delle cantine aderenti all’associazione, i luoghi produttivi e i beni culturali (Monumentale Convento di San Francesco di Carinola, Basilica di Santa Maria in Foro Claudio di Ventaroli di Carinola, Palazzo Marzano e Palazzo Novelli di Carinola, Teatro Romano e Criptoportico Romano di Sessa Aurunca, Palazzo Ducale e Cattedrale Romanica di Sessa Aurunca ecc.). Chi volesse pernottare può richiedere informazioni circa le strutture convenzionate a Terre del Falerno.

L’Ager Falernus, attualmente ricompreso dai territori amministrativi dei comuni di Carinola, Cellole, Falciano del Massico, Mondragone e Sessa Aurunca, oltre ad essere terra di grandi attrazioni archeologiche ed architettoniche, è zona di origine di ben tre produzioni DOP: il vino Falerno del Massico, l’Olio extra-vergine di oliva Terre Aurunche ricavato dall’oliva autoctona Sessana e la Mozzarella di Bufala Campana, che anch’essa trova nell’area appena a sud del Fiume Garigliano la sua genesi storica.

Filari di Storia 2017 (o meglio “2770 ab Urbe condita” utilizzando il sistema di datazione usato durante l’età romana tardo repubblicana) è stato presentato alla stampa, agli operatori turistici e al pubblico in un evento di lancio  in estate, presso l’Episcopio di Ventaroli in Carinola (per l’occasione ancora più impreziosito dalle composizioni floreali de Il Mondo di Lu’),  che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori (che ha rilanciato per l’occasione il suo hashtag #neidintornidellareggia e ha proposto la stipula di un protocollo di intesa tra la Direzione stessa del gioiello vanvitelliano con l’organizzazione Terre del Falerno), del Direttore del Distretto Turistico di Pompei e Valle del Sarno Vincenzo Marrazzo (che ugualmente ha auspicato sinergie per aumentare l’audience development dei flussi turistici verso la Campania), del Presidente della CCIAA di Caserta Tommaso De Simone (che ha annunciato la prossima indizione di una conferenza ad alto valore scientifico sul vitigno del Falerno), del Direttore del Museo Civico Archeologico “Biagio Greco” di Mondragone Luigi Crimaco (che ha illustrato l’andamento degli scavi che  si stanno conducendo nella Fattoria Romana della Columbrella sul Monte Petrino) e del Consigliere Regionale Gennaro Oliviero (che ha marcato in modo chiaro l’attenzione che la Regione Campania sta dedicando, anche con investimenti importanti, alla valorizzazione di quegli attrattori turistici fino ad oggi considerati “minori” ma che invece costituiscono un patrimonio di altissimo valore, generatore di nuovi turismi capaci anche di numeri considervoli). Alla presentazione, donò  solide parole di amore e di concretezza, S.E. Francesco Orazio Piazza, Vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca e Presidente Onorario di Terre del Falerno.

La serata di presentazione si concluderà sulla sfondo della splendida collina di Rampaniuci a Casale di Carinola, dove i produttori di Falerno del Massico Viticoltori Migliozzi accolsero i presenti con una magica cena (curata dal catering del Ristorante il Vecchio Mulino di Teano) allestita con tavoli e cucina sotto le stelle, tra i meravigliosi filari di uno dei vigneti più belli dell’agro.

 

 

Il 2 ottobre apre ad Afragola Bere&bè, il rifugio per chi vuole bere bene

L’offerta enogastronomica: oltre 230 etichette, salumi e formaggi nostrani e la “zingara” ischitana in versione classica e gourmet.

Ecco un appuntamento da tenere a mente: lunedì 2 ottobre, alle ore 19, inaugura ad Afragola (in provincia di Napoli) “Bere&bè”, un grazioso locale che punta a un’offerta gastronomica semplice, ma gustosa e di qualità, accompagnata da una vasta scelta di vini provenienti da tutto il mondo. Si tratta di una bottiglieria & pizzicheria: un posto dove non si va solo per mangiare, quanto per bere bene e abbinare il vino a un buon piatto di formaggi e salumi oppure ad una “zingara” (classica oppure gourmet), unico locale napoletano a proporre questa tipologia di panino in più versioni.

L’ambiente è caldo e accogliente. I proprietari, Augusto Santoro e Ferdinando Salzano, sono giovani esperti e appassionati di vini. Un vino tira l’altro: è venuta così fuori una carta dei vini con più di 230 etichette, per un totale di bottiglie che supera il migliaio. Qui si possono degustare ad esempio vini provenienti da tutta Italia (dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, passando per le colline della tanto agognata Franciacorta, della nobile Toscana e della sempre più apprezzata Campania), per poi sbarcare in Francia, da Reims a Épernay, con le superlative Maison du Champagne.

 

Vale la pena di farsi guidare dal personale di sala per un assaggio  di formaggi e salumi, ricercati e di qualità, oppure di zingare, una sorta di sandwich – di origine ischitana –  ottenuto con due fette di pane casereccio tostate e farcite con ingredienti freschi.

Per un aperitivo più informale sono a disposizione anche birre artigianali e Spritz ottenuti con bollicine superlative.

Nell’angolo “distilleria”, infine,  sono a disposizione ottimi Whisky, Rum, Grappe, Gin e Vodka.

Bere&bè è aggregazione, confronto, allegria. La concretizzazione della gioia di vivere alla “maniera italiana” nel momento della degustazione di un buon vino. Un luogo dove stare con gli amici dopo una giornata di studio o lavoro, o vivere un momento spensierato con il proprio partner… Un rifugio per chi vuole bere bene.

In occasione dell’inaugurazione saranno offerte gratuitamente degustazioni di salumi, formaggi. Zingare e, ovviamente, vini.

Hashtag ufficiale: #berebè
Pagina Facebook:  https://www.facebook.com/vinerianapoli/

 

“LA PSICOLOGIA DEL CONSUMO PER LE AZIENDE ENOGASTRONOMICHE”

Workshop di approfondimento- Come capire i clienti acquisiti e potenziali?

25 settembre, Eccellenze Campane, via Brin 69, Napoli

                                                 

Tra i quesiti ai quali si risponderà durante il workshop: 

Come acquista, ma soprattutto, come sceglie il consumatore? Tra i quesiti ai quali si risponderà durante  “La psicologia del consumo per le aziende enogastronomiche”, ideato da Lorella di Porzio, Delegata de Le Donne del Vino della Campania, in programma il 25 settembre (dalle 16.00 alle 20:00) ad Eccellenze Campane, in via Brin 69, Napoli.

Un argomento attualissimo che coinvolge, non solo, enoteche, ristoranti e luoghi gourmet, ma in modo specifico anche addetti ai lavori come i sommelier. Un momento di confronto, utile anche a testare nuove idee imprenditoriali, nel settore enogastronomico.                                                                                           

L’obiettivo del workshop, che parte dal presupposto che l’enogastronomia italiana sta raggiungendo livelli di specializzazione e di eccellenza sempre più alti, è fornire a chi opera nel settore, tutti gli strumenti utili per essere sempre più competitivi.

In questo scenario, solo chi riesce a capire cosa vuole davvero il consumatore e ad intercettare i suoi reali bisogni, può sperare di raggiungere il successo ed emergere nel’ arena competitiva.
Nel corso del seminario si risponderà a questi quesiti, focalizzando l’attenzione su come soddisfare i desideri e i bisogni del cliente, ancora prima che questi si manifestino, in modo da avere clientela sempre soddisfatta, e quindi, fedele.

A tal proposito Lorella Di Porzio dichiara- “L’enogastronomia è un caposaldo della nostra cultura, un elemento trainante della nostra economia nazionale ed un settore in forte espansione. Proprio per l’importanza che essa sta sempre più acquisendo, nasce l’esigenza di saper promuovere e valorizzare l’attività delle aziende che operano in questo settore.

Oggi, più che mai, è importante per le aziende del comparto eno-gastronomico definire una propria strategia di marketing, utilizzando tutti i canali della comunicazione, per avere la visibilità necessaria e raggiungere i potenziali clienti.”

La direzione del seminario è affidata alla Dott.ssa Carla Cavallo, ricercatrice di Economia Agraria all’Università Federico II di Napoli, esperta in marketing agroalimentare e comportamento del consumatorelaureata all’Università di Wageningen, in Olanda (la prima università al mondo come importanza nel settore agroalimentare, come attesta la nota classifica National Taiwan Ranking).

“Il vero giudice che determina il successo del mercato – precisa la Cavallo –  è il consumatore, quindi risulta prioritario conoscere il suo punto di vista e non rincorrere spasmodicamente le mode o agognare ad una perfezione tecnica dell’offerta, trascurando il punto di vista di chi è fruitore di un prodotto”.

Programma Workshop

Introduzione marketing e domanda del consumatore

  • Posizionamento e marketing
  • La domanda per i prodotti agro-alimentari

Comportamento del consumatore

  • Il processo di percezione
  • Il processo di scelta
  • Aspettative vs. soddisfazione

Segmentazione dei consumatori: Posizionamento e Differenziazione

  • Il mercato di riferimento
  • Come individuare i segmenti di consumatori
  • Come indirizzare promozioni dettagliate

 

Ore 18,00 Coffee Break

 

Ruolo del contesto di vendita nelle decisioni (marketing sensoriale)

Etichette e elementi visivi

Altri elementi (uditivi, olfattivi, ecc.)

Disposizione del punto vendita e assortimento

Posizionamento dei prodotti e strategie di prezzo

Definire il prodotto (Attributi dei prodotti: di ricerca, di esperienza e di credenza)
Definire la distribuzione

Definire il prezzo

Definire la promozione

Il marketing in pratica

Il marketing dei prodotti agro-alimentari

 

Per partecipare è necessario prenotare il biglietto su www.eventbrite.it

alla voce ‘Psicologia del Consumo’
Per info: campania@ledonnedelvino.com,

FB: Le Donne del Vino della Campania,

Instagram: Donne del Vino Campania @DDVCampania,

Segreteria Organizzativa Donne del Vino Campania: Roberta Raja, tel. 3898570397

Avella (Avellino), 23-24 Settembre 2017
“PANE, AMMORE E TARANTELLA”:
ARTE, SPETTACOLI, CULTURA ED ENOGASTRONOMIA

NELLA SPLENDIDA CITTÀ D’ARTE DELLA CAMPANIA
SUL PALCO DI AVELLA (AVELLINO) ANCHE ALFIO ANTICO, TRA I PRINCIPALI INTERPRETI EUROPEI DELLA TAMMORRA

AVELLA (AVELLINO) – Torna con una nuova edizione l’evento “Pane, Ammore e Tarantella”, che nel 2016 ha animato le serate del Mandamento e che chiude gli appuntamenti estivi per cominciare quelli autunnali. Sabato 23 e domenica 24 settembre il centro storico di Avella (Avellino), una delle città d’arte più affascinanti della Campania, si anima con momenti dedicati all’arte, agli spettacoli, alla cultura e all’enogastronomia, con gruppi itinerantivisite guidate ai siti storici ed archeologici e momenti di riflessione, sotto la direzione artistica di Roberto D’Agnese per Omast Eventi.

Sabato 23 settembre si comincia alle ore 20 con il “rito del pane”: il sindaco di Avella Domenico Biancardi, insieme al presidente dell’Associazione “Pane Ammore e Tarantella”Mariangela Sorice, divideranno una pagnotta di pane da distribuire ai presenti, usanza di un tempo prima dell’inizio alla cena. A seguire sul palco saliranno gli Officina Zoè, gruppo di musica popolare originario del Salento, impegnato nell’interpretazione e nel riadattamento dei brani musicali della tradizione salentina e nella composizione di nuovi brani secondo i medesimi canoni, con la presenza speciale di Luca Rossi, artista dalle collaborazioni prestigiose come Teresa De Sio, Enzo Avitabile, Nuova Compagnia di Canto Popolare e tanti altri. I Vico animeranno il secondo palco, mentre la musica itinerante sarà affidata a Gli Stornellatori Romani e la musica argentina de La Murga.

Domenica 24 settembre si comincia già a pranzo con la possibilità di assaggiare piatti e prodotti tipici e, alle ore 16, lezione di tarantella. Alle ore 18 convegno e, a seguire, cominceranno gli spettacoli musicali con i Rareca AnticaAlfio Antico e Ivan Romano e, nei vicoli del centro storico, I cantori campani e la musica argentina de La Murga.

Rareca Antica nascono nel febbraio del 2008 dalla comune passione per la cultura e l’identità della tradizione divulgata ed espressa nel canto, nella musica e nella danzaDopo anni di partecipazione alle feste tradizionali, di frequentazione di riti e cerimonie tradizionali, di raccolta e apprendimento sul campo della tradizione musicale e dei “suoni” nostri, di impegno in molte formazioni e gruppi importanti dell‘area campana, il gruppo si è ritrovato insieme nel progetto di riproposizione e divulgazione del repertorio, in primis, vesuviano, campano e del Sud Italia, con gli strumenti della tradizione: la voce, l’organetto, la chitarra battente, il mandolino la ciaramella, la zampogna, i flauti, la tammorra, il tamburello, le castagnette.

Ospite d’onore è senza dubbio Alfio Antico, cantautore e percussionista italiano, tra i maggiori interpreti europei della tammorra. Erede autentico e diretto della tradizione musicale popolare, Alfio Antico è considerato uno dei tamburellisti che più ha rivoluzionato la tecnica della tammorra. Musica, poesia e azione scenica sono protagonisti dei suoi brani, con una sonorità mediterranea di diretta ispirazione dalla tradizione popolare. Infine Ivan Romano, con le sue ballate folk che rapiscono per la loro peculiarità: personaggi stravaganti, momenti di convivialità ed interazioni autentiche seguono un filo conduttore ben preciso, quello dell’amore per la propria terra, dove la musica diviene il pretesto per disegnarne il profilo identitario e sociale. Una miscellanea di musiche popolari, ritmi latini ed ispirazioni tanghere percorrono la nuova opera dell’artista irpino, a rimarcare il mood “latin folk cantautorale” che è andato via via a definirsi durante la sua carriera. Durante i due giorni sarà possibile effettuare visite guidate per il pubblico presso i siti archeologici (Anfiteatro Romano, tombe romane, Palazzo Ducale e Chiese del centro storico – per info e prenotazioni – tel. 380.4309703).

“Pane Ammore e Tarantella – spiega il direttore artistico Roberto D’Agnese – è un evento nel quale si è sperimentato un modello riuscito di coinvolgimento della comunità che ritrova coesione e voglia di partecipare per esprimere e far conoscere al meglio le peculiarità del territorio. Avella racchiude in sé elementi che la rendono fortemente connotata, dalla produzione gastronomica, in primis la nocciola, fino allo straordinario patrimonio archeologico. Tutti elementi che ne fanno una città d’Arte in piena regola, amata dai suoi cittadini e soprattutto dai giovani. Qui, come in altri comuni dell’Irpinia, sono le giovani generazioni a portare avanti la custodia delle tradizioni e gli eventi di un territorio, ed è su di loro che ogni amministrazione deve investire per coinvolgere la popolazione nella sua interezza. Chi verrà ad Avella troverà dunque un grande clima di festa ed un’offerta artistica di assoluta qualità, da Officina Zoè fino ad Alfio Antico sul fronte musicale, fino alle visite ai siti archeologici e la musica che proviene dai cortili delle abitazioni, una delle caratteristiche di quest’area dell’Irpinia. Tutti elementi per scoprire, in occasione di pane, Ammore e Tarantella, un territorio di grande valore”.

“La macchina organizzativa è partita ormai da tempo – dice Mariangela Sorice, Presidente dell’Associazione Pane, Ammore e Tarantella – per far rivivere nei quartieri di Avella una festa che riporti alla luce tradizioni e storia, che si sposi perfettamente con gastronomia, musica e soprattutto con le nuove generazioni. Un villaggio che mette insieme passioni e divertimento, gusto e cultura. Una festa realizzata dai giovani e dedicata a tutta la famiglia, grazie alle attività rivolte ai bambini, come laboratori, stage e lezioni di tarantella. Inizieremo con il rito del pane in segno di condivisione e amore, per poi valorizzare la nocciola, l’eccellenza di Avella che ci permette di essere conosciuti in tutto il mondo e che è il cavallo di battaglia del territorio. Vi sarà un tuffo nelle tradizioni anche culinarie: all’interno degli stand saranno preparati al momento piatti tipici con la nocciola e si realizzerà il torrone come veniva fatto una volta”.

 

Per informazioni:

www.paneammoretarantella.it

In 80mila a Gragnano per la Festa della Pasta I.g.p.

Serviti 10mila primi piatti. Soddisfatti gli organizzatori.

Si è chiusa, a Gragnano, con un grande successo di pubblico la Festa della Pasta IGP “Pasta, amore e…pomodoro”: tra venerdì e sabato via Roma e piazza Amendola, luoghi dell’evento, sono state invase da un fiume di persone, appassionati del buon cibo e della bella musica.

In 80mila, secondo la Questura, hanno partecipato alla manifestazione che per due giorni ha reso la cittadina ai piedi dei Monti Lattari meta di visitatori provenienti da tutta la Campania.

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Gremita di pubblico la piazza dello show di Simone Schettino, dell’esibizione esclusiva del ballerino tedesco noto per lo spot della Tim, Sven Otten, per la prima volta in regione e quella che ha accolto tra balli e cori i ritmi afro-americani del maestro assoluto del groove Enzo Avitabile e dei suoi Bottari.

L’artista simbolo della contaminazione tra generi ha incantato il vasto pubblico con i suoi brani.

Sold out per gli stand che hanno ospitato i 12 chef del territorio coordinati da Alfonso Iaccarino, “Testimonial” della Pasta di Gragnano nel mondo. Sono stati circa 10mila i primi piatti serviti, 6500 nella sola serata di sabato.

Gettonatissime le ricette realizzate in esclusiva per la Festa. Nella prima giornata:  gli Spaghetti “Aglio e olio, pomodoro San Marzano e basilico” dello chef Alfonso Caputo, del ristorante stellato Taverna del Capitano della baia di Marina del Cantone e la “Pasta con fagioli arrecanati e nduja” di Mario Cinque, lo chef dello Yacht Club di Castellammare di Stabia, il Mischiato leggero con pomodori lampadina, raviulillo e friselle proposto da Andrea Napolitano del Bikini di Vico Equense o ancora la “Candela laccata di zuppa forte, yogurt di bufala e finocchietto” di Luigi Salomone di Piazzetta Milù della vicina Castellammare di Stabia,il “Sole nel Piatto” de Le Axidie di Vico Equense con lo chef Giacomo De Simone o la “Pasta al Pomo d’oro” dello chef Giulio Coppola della Galleria di Gragnano, discepolo di Cannavacciuolo e inserito nei Jeunes Restaurateurs  d’Italia.

Presi d’assalto anche ieri sera gli stand con i pentoloni  di Rigatoni alla Norma affumicati preparati con la maestria e la passione indiscussa di Peppe Guida, chef patron della stellata Osteria di Nonna Rosa di Vico Equense. Successo anche per la frittata di maccheroni con la pasta mischiata di Giovanni Sorrentino, dei Gerani di Santa Maria La Carità; la Pasta e patate “molto meglio il giorno dopo” di Vincenzo Vaccaro di Cucina 82 di Gragnano;  lo “Scamarro a sinistra” di Pasquale Torrente del Convento di Cetara; o i mezzi rigatoni con il Pomodoro lungo  giallo di Capaccio, spadino fresco, capperi disidratati e sfusato amalfitano di Michele De Leo  di Palazzo Avino di Ravello o ancora “O’ raù scarfato” di Vincenzo Maresca del Cellaio di Vico Equense.

Il grande classico della dieta Mediterranea, la pasta al pomodoro, si è dunque confermata il piatto preferito dagli italiani, sia nella versione tradizionale che nelle nuove proposte dei sei grandi chef che l’hanno reinterpretata  con le loro ricette che hanno utilizzato i diversi formati  di pasta dell’offerta Gragnanese IGP e pomodori dello straordinario paniere campano. Veri protagonisti dell’evento sono stati, dunque, gli undici pastifici del Consorzio che animano l’economia stessa di Gragnano, comune di circa 30mila abitanti conosciuto nel mondo proprio come la Città della Pasta : La Fabbrica della Pasta, Il Mulino di Gragnano, Pastificio D’Aragona, Pastificio D’Aniello, Antiche Tradizioni di Gragnano, Il Re della Pasta, Pastificio Massa, Oro di Gragnano, Cooperativa Pastai Gragnanesi, Pastificio Di Martino, Pastificio Dei Campi. La produzione della pasta è pari a 10mila quintali al giorno per un fatturato annuo di quasi 250 milioni di euro. Un mercato prevalentemente estero se si considera che il 70% della produzione è destinato all’estero, nei Paesi del Nord Europa, negli Stati Uniti, in Canada, Australia, in Corea, in Giappone. E Gragnano rappresenta il 5% della forza lavoro del settore in Italia.

Soddisfatti gli organizzatori. “Una festa – hanno commentato Giuseppe Di Martino e Maurizio Cortese, rispettivamente  Presidente e Direttore del Consorzio Pasta di Gragnano I.g.p. – di grande divertimento che è stata ispirata agli anni ’50 e al grande ottimismo della ripresa economica. Una manifestazione all’insegna della spensieratezza, della leggerezza, del gusto e della salute a tavola. Abbiamo aperto in questo modo una finestra su una realtà seria dell’economia della Campania. Ci fa piacere che i numeri ci abbiano dato ragione”.

Leggi gli altri articoli sull’evento: Apertura  della Festa di Gragnano

Pagina Fb: La Buona Tavola 

 

Festa della Pasta IGP di Gragnano, apre domani

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Balli, show e buon cibo.

11 i pastifici del Consorzio.

Apre domani alle 19.00 “Pasta, amore e…pomodoro”, la festa organizzata dal Consorzio Pasta di Gragnano IGP con il patrocinio del Comune di Gragnano.

Si parte, dal punto di vista gastronomico, con un grande classico della dieta Mediterranea, la pasta al pomodoro che sei grandi chef interpreteranno con le loro ricette che utilizzeranno i diversi formati  di pasta a  pomodori selezionati tra le migliori produzioni campane.

Dalle ore 22:00 gli spettacoli. Si comincia con l’esibizione del comico fondamentalista napoletano Simone Schettino e a seguire alle 23:00, l’attesissimo Sven Otten, il ballerino noto per lo spot della Tim che per la prima volta sarà in Campania.

Veri protagonisti dell’evento saranno gli undici pastifici del Consorzio che animano l’economia stessa di Gragnano: La Fabbrica della Pasta, Il Mulino di Gragnano, Pastificio D’Aragona, Pastificio D’Aniello, Antiche Tradizioni di Gragnano, Il Re della Pasta, Pastificio Massa, Oro di Gragnano, Cooperativa Pastai Gragnanesi, Pastificio Di Martino, Pastificio Dei Campi.

La produzione della pasta è pari a 10mila quintali al giorno per un fatturato totale di 250 milioni di euro. Un mercato prevalentemente estero se si considera che il 70% della produzione è destinata all’estero. E Gragnano rappresenta il 5% della forza lavoro del settore in Italia.

“Sofia e Vittorio De Sica in “Pane Amore e …” sono sempre stati per me archetipo di allegria, bellezza e divertimento sano: gli anni ’50 sono un momento in cui l’Italia vive uno slancio meraviglioso, il cinema italiano ruba la scena alle produzioni colossali hollywoodiane e da quei film esce anche la bellezza senza fine dei comuni italiani, del buon cibo, della semplicità e della capacità di rendere pochissimi elementi unici ingredienti della felicità! La Pasta di Gragnano IGP è proprio questo!”

dice il presidente Giuseppe di Martino,

“Quanto di più italiano si possa immaginare, un paese piccolo, un comune con meno di trentamila abitanti che compie un miracolo: produrre non solo pasta, ma la più buona pasta del mondo ed in questo modo produrre gioia per tutti gli appassionati della cucina italiana nel mondo raggiungendo i quattro angoli dello stesso: cioè, fa l’Italia! 

Una nazione che pur rappresentando solo il 3% della popolazione del globo, fornisce uno stile di vita che è amato in tutto il mondo influenzandolo non con un esercito, ma con un semplice sorriso! 

Insieme al direttore Maurizio Cortese e agli altri soci pastai di Gragnano nel Consorzio, abbiamo immaginato i due elementi della nostra terra che più la caratterizzano, la pasta e il pomodoro, scelto sei produttori eccezionali che alimentano con il loro meraviglioso oro rosso i sogni dei migliori chef del mondo, abbiamo coinvolto dodici tra i migliori chef della nostra area con in testa il papà di tutto il movimento gastronomico mediterraneo, Alfonso Iaccarino nostro “Testimonial” e ambasciatore nel mondo.

Dodici ricette straordinarie con al centro la Pasta di Gragnano IGP ed il Pomodoro, per venerdì e sabato sera, maxi Ragú con le candele e maxi Genovese con gli ziti per il pranzo di domenica come si conviene da noi a Napoli e dintorni. 

Abbiamo scelto tre sere di fine estate per sorridere, ballare, e gustare il frutto del nostro lavoro, la Pasta di Gragnano IGP. 

Ad allietare la festa ci saranno spettacoli di strada bellissimi, un’orchestra che suonerà in una cassarmonica costruita per l’occorrenza, musica ballabile anni ’50 con due cantanti di grande personalità, ballerini che vi insegneranno e inviteranno a ballare per tutta la festa in una atmosfera di luci e allegria; ancora tre spettacoli:

venerdì sera Simone Schettino irresistibile con la sua simpatia e capacità di farci ridere dei nostri vizi e piccole manie. Sempre venerdì il ballerino tedesco  che ha fatto impazzire l’Italia negli spot della Tim con la sua incredibile abilità e virale energia e che ha milioni di fan in tutto il mondo: Sven Otten; 

sabato sera,grande musica oltre l’orchestra,  con un professionista fantastico e dall’anima meravigliosamente mediterranea, Enzo Avitabile: sono certo che sarà una grande emozione! 

Così mi sono immaginato la festa della pasta 2017, una edizione importante, che riparte dopo cinque anni. Ecco, ripartire, crederci e provarci alla nostra maniera: dopo anni di depressione, si vede qualche segnale di ripresa economica, sebbene con nuove e difficili sfide; 

addirittura Moody’s che ci ha dato dieci anni di brutte notizie, ha rivisto al rialzo stamattina le stime sulla crescita italiana! 

Condè Nast, la più prestigiosa rivista al mondo di viaggi, si innamora dell’idea che avevo raccontato ad un suo giornalista incontrato ad un evento a New York e segnala al terzo posto la Festa della Pasta di Gragnano 2017 come uno dei sei posti al mondo in cui stare a settembre !!!

Sono piccoli segnali, che però vanno nella giusta direzione, allora facciamo gli italiani! Siamo noi stessi! 

Pasta, Amore e Pomodoro ! Viva Sofia! Viva Vittorio!” E conclude  con un invito : Meravigliose donne italiane vestitevi di rosso, balliamo! “

 

 

 

 

 

 

DEGUSTAZIONI, GASTRONOMIA, MUSICA E WINE TOUR.

PROTAGONISTA UNA DELLE DENOMINAZIONI PIÙ’ RAPPRESENTATIVE D’ITALIA,

IL GRECO DI TUFO DOP 

TUFO (AVELLINO) – Nel cuore dell’areale del Greco di Tufo, il grande vino bianco irpino diviene protagonista assoluto di uno degli eventi più attesi in Campania: da giovedì 7 a domenica 10 settembre il centro storico di Tufo, in provincia di Avellino, celebrerà la sua denominazione Greco di Tufo D.O.P. , tra le più rappresentative a livello nazionale e tra le più apprezzate sui mercati internazionali, in occasione della 33esima edizione del Tufo Greco Festival.

L’evento, promosso dal Comune di Tufo e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POC 2014-2020 (linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”), si svilupperà in quattro giorni di degustazioni, laboratori, musica, spettacoli, visite in cantina, tour teatralizzati, storytelling e wine trekking: un evento culturale a tutto tondo dove territorio, storia, tradizione ed eccellenze enogastronomiche creeranno la sinergia perfetta per raccontare il fascino dell’entroterra campano.

Il motore della rassegna sarà un vero e proprio “sistema dell’areale del Greco di Tufo”, costituito dall’eccellenza vitivinicola in sé ma anche dal patrimonio ambientale ed aziendale: le cantine che hanno costruito l’economia del territorio ed i siti di interesse storico-culturale divenuti simbolo del suggestivo paese irpino. Gli attori principali saranno le aziende appartenenti al Consorzio Terre di Tufo, custodi di alcune delle più affascinanti vigne della verde Irpinia: Cantine dell’Angelo, Cantine Di Marzo, Distilleria Carpenito, Cennerazzo, Colline del Sole, D’Aione, Le Otto Terre, Monte Gloria, Tenuta Russo Bruno, Torricino, a cui si aggiunge per l’occasione l’azienda Sanpaolo. Ricco ed articolato il programma dei 4 giorni: si inizia giovedì 7 settembre presso il Castello Longobardo, con il convegno inaugurale sulle “Prospettive di sviluppo dell’enoturismo nel territorio del Greco di Tufo”, al quale seguirà una degustazione delle etichette più rappresentative delle cantine partecipanti. Si entrerà nel vivo della rassegna con appuntamenti diurni che scandiranno tutte le giornate della manifestazione. Enoappassionati provenienti da tutta la Campania saranno coinvolti in suggestivi tour di wine trekking curati dalla sezione di Avellino del CAI (Club Alpino Italiano), visite presso le aziende vitivinicole del Consorzio Terre di Tufo e, ancora, storytelling tra le eccellenze del luogo, con visite guidate e teatro itinerante lungo le vie del centro storico ed iniziative per i più piccoli. Non mancheranno approfondimenti per gli operatori e gli opinion leader del settore vitivinicolo: tasting professionali e degustazioni guidate destinate ai cultori della denominazione Greco di Tufo DOP, curati da autorevoli giornalisti enogastronomici con il supporto tecnico dei sommelier dell’AIS Campania (Associazione Italiana Sommelier): sabato 9 settembre alle ore 18 in programma il laboratorio guidato da Paolo De Cristofaro, mentre domenica 10 settembre, sempre alle ore 18 presso il Castello Longobardo, sarà la volta di Luciano Pignataro. Spazio inoltre allo spettacolo e alla musica della tradizione d’autore, sotto la direzione artistica di Roberto D’Agnese, esperto di arti popolari irpine e campane. Durante gli appuntamenti serali, infatti, Piazza Umberto I e l’Anfiteatro della Villa Comunale diverranno palcoscenici ideali sui quali si avvicenderanno alcuni dei gruppi più rappresentativi del panorama folk campano: Baccanali’s, Sancto Ianne, Gli Stornellatori, Luca Rossi, Voci del Sud, I Vico. Un cast artistico di pregio, che vuole suggellare il legame che la manifestazione ha da sempre avuto con le melodie della tradizione, specchio di un territorio e del suo incanto, a cui si aggiunge il teatro itinerante della compagnia teatrale Clan H e gli One Man Band.

Il programma completo con le modalità per prenotazioni e informazioni su www.tufogrecofestival.it e sulle pagine e i profili Facebook, Instagram e Twitter dell’evento.

Per Ulteriori informazioni.

www.tufogrecofestival.it

info@tufogrecofestival.it

Facebook: @tufogrecofestival

Instagram: Tufo Greco Festival

Twitter: Tufo_Festival

Tel. 347.9904955

 

San Vitaliano, apre il “Salotto Fame”
C’è più gusto a stare insieme

 

Mercoledì 30 agosto a San Vitaliano (in via Nazionale delle Puglie, 1) – in provincia di Napoli –  si svolgerà l’inaugurazione di “Salotto Fame”: una hamburgeria – braceria che propone prodotti di qualità ottenuti con ingredienti naturali e abbinati a birre e vini italiani.

Come nel salotto di casa, considerato la stanza più importante dell’appartamento, dove si ricevono gli ospiti e ci si sofferma a parlare, Felice e Lucia (i proprietari) hanno inteso strutturare il loro locale in maniera tale da accogliere gli ospiti in un ambiente fresco, accogliente e moderno, riempendoli di attenzioni, come se fossero a casa di parenti o amici… Un concetto di ristorazione già noto agli habituè della vecchia sede del Fame, ubicata a Marigliano, che in soli tre anni si è accreditata come punto di riferimento degli “hamburger addicted” e, più in generale, dei buongustai.

Ormai l’american style ha sedotto gli italiani. Ma il cibo simbolo del fast food è stato contaminato dalla genuinità italiana ed è diventato un piatto buonissimo da mangiare. E’ divenuto dunque una pietanza prelibata da gustare in tanti modi, in maniera sana e fantasiosa.

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Innanzitutto tutte le componenti dei panini proposti nel “menews” del Fame (il menù è impostato come un giornale) sono all’insegna della massima qualità possibile e prodotti in totale autonomia con materie prime da ristorante stellato. Pane preparato giornalmente (bun americano con semi di sesamo e papavero), così come le salse fatte in casa e tutti i topping. La carne, in assoluto la protagonista, viene valorizzata da ingredienti di contorno di qualità inseriti nel panino con un senso logico e non “tanto per far scena”. Infine salse concentrate ed eseguite con rispetto, vere e proprie componenti nell’insieme, non i soliti “veicoli grassi” e poco più. Non mancano ovviamente gli special burger: come il “LovEster” (dedicato alla figlia dei proprietari)  – fatto con hamburger di Fassona piemontese da 200 gr, mezzo astice americano fresco, julienne di insalata icebearg, bacon croccante affumicato, smokey baconaise sause -, oppure il “Vesuvio” ottenuto con hamburger, composta di melenzane a funghetto con pacchetelle di pomodoro del piennolo dop, fior di latte di Agerola e guanciale di maialino nero. Altro “must eat” lo “Cherry” con hamburger, confettura di ciliegie, caciotta stracchinata, guanciale di maialino nero dei Nebrodi e rucola di campo… Il panino gourmet per eccellenza! Impossibile non trovare il panino del proprio cuore.
Altro “pezzo forte” del menews è la cheese cake, tipico dolce americano  rivisitato in chiave campana: viene fatto con la “lattica”, un formaggio innovativo prodotto da Francesco Savoia presso l’omonimo caseificio di Roccabascerana, ottenuto dal latte di vacca pezzata rossa; inoltre nel biscotto c’è un ingrediente  segreto, sempre legato ai sapori nostrani; tanti i topping con cui guarnirla ( frutti di bosco, caramello al burro salato, crema alla nocciola, crema  al pistacchio, crema al torroncino, etc.).

Insomma , sarà pure un locale dove trascorrere una serata, ma per qualche ora il Salotto Fame vi farà sentire davvero a casa!

 

Hashtag ufficiale: #SalottoFame

SALOTTO FAME
Via Nazionale delle Puglie, 1
San Vitaliano (Napoli)
Tel. 3331765836
Pagina Facebook: Salotto Fame Hamburgeria Braceria

Gastronomia, torna la festa della Pasta: tre giorni dedicati alla grande IGP di Gragnano

Sul palco anche il ballerino della Tim Sven Otten

 

Torna a settembre, dopo quattro anni di assenza, la festa della Pasta di Gragnano. Ad annunciarlo Giuseppe Di Martino e Maurizio Cortese, rispettivamente Presidente e Direttore del Consorzio della Pasta di Gragnano IGP che hanno già messo a punto l’intera organizzazione dell’evento.

Una straordinaria rassegna articolata su tre giornate che vedrà come protagonista assoluta la pasta. Si parte venerdì 8 settembre quando nella centralissima via Roma saranno montate le cucine che permetteranno a grandi chef, interpreti della tradizione campana di preparare primi piatti per gli ospiti della festa utilizzando i prodotti di eccellenza degli 11 pastifici del Consorzio Pasta di Gragnano IGP.

A partire dalle 20, la cittadina sarà pervasa dal profumo del pomodoro e lo chef Alfonso Caputo dello stellato “Taverna del Capitano” coordinarà i colleghi del territorio per la serata dedicata proprio alla pasta al pomodoro, con la presenza dei migliori produttori campani: saranno utilizzate, infatti, materie prime di altissima qualità territoriale.

“Si fa presto – spiegano gli organizzatori – a dire pasta al pomodoro: sono tante le varietà, gli abbinamenti e le ricette possibili per questo abbiamo voluto il gotha dei produttori campani di pomodoro”.

La sera di sabato 9 settembre, invece, sarà il trionfo di un must della cucina campana: la pasta del giorno dopo. Lo chef Peppe Guida del ristorante stellato Antica Osteria Nonna Rosa, darà libero spazio alla sua fantasia e al suo estro nelle rielaborazioni della pasta: un modo per combattere gli sprechi alimentari continuando ad esaltare il gusto dei primi piatti. Si chiude domenica a pranzo con due intramontabili della tavola partenopea delle feste: la Genovese e il Ragù.

Il gran finale sarà affidato a tre chef: insieme ad Alfonso Caputo e Peppe Guida sarà presente Alfonso Iaccarino, testimonial della Pasta di Gragnano IGP nel mondo.

 

Ricco anche il calendario degli spettacoli che contribuiranno ad animare la festa di Gragnano. Si parte col botto. Venerdì sera, alle 22, al termine delle degustazioni, esibizione del comico fondamentalista napoletano Simone Schettino e, a seguire, l’evento dell’anno: salirà sul palco il giovane ballerino tedesco Sven Otten che spopola nelle piazze e fa impazzire il web per il suo ballo inserito in uno spot della Tim. C’è grande attesa tra i teenager non solo per la sua esibizione ma anche per la lezione esclusiva di ballo che terrà in piazza. Sabato sera, invece, i riflettori saranno per il grande cantautore e sassofonista, Enzo Avitabile che guiderà il pubblico in un percorso di emozioni con i suoi ritmi afro-americani. Tutte le performance si terranno nello stadio di Gragnano al termine delle degustazioni. Durante le tre giornate saranno presenti artisti di strada.
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Grande successo di Solania per la presentazione del progetto

Il mio S. Marzano D.O.P.

Lo chef Vissani e i pizzaioli, i ristoratori e i pasticceri della Campania uniti per la valorizzazione dell’Oro rosso dell’agro nocerino-sarnese.

 

È stata una grande festa di “matrimonio” quella tenutasi lunedì 24 luglio presso l’azienda Solania, storico marchio leader nel settore della trasformazione del pomodoro S. Marzano D.O.P.

Si il matrimonio tra il pomodoro più famoso e coltivato in Campania e il mondo delle pizzerie e dei ristoratori in generale. Ad officiare questo rito culinario è stato chiamato uno dei “Cardinali” della cucina italiana, Gianfranco Vissani.

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L’istrionico chef di Baschi si è prodotto in una serie di proposte d’interpretazione del S. Marzano D.O.P. con una panzanella, uno spaghetto di Gragnano, un gelato ed altre sorprese che non hanno mancato di affascinare il mondo dei gourmand.

NapolitanoL’evento è stata l’occasione per presentare il progetto: “il Mio S. Marzano D.O.P.”, che nasce sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino D.O.P., e prevede che pizzaioli e ristoratori possano scegliere l’appezzamento di terra ed il lotto di produzione e finanche personalizzare l’etichetta della confezione di latta, con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

Ciò è reso possibile dal fatto che Solania è una delle poche aziende del settore che controlla tutta la filiera dal seme alla coltivazione, alla trasformazione e finanche la distribuzione.

La cooperativa di agricoltori aderente alla sua rete d’impresa, Solanacea 2.0, ha tra l’altro fatto richiesta di assegnazione del QR Code all’istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno per i prodotti coltivati, in modo da poterne garantire la tracciabilità.

Oltre a Gianfranco Vissani hanno fatto gli onori di casa il Pizzaiolo-chansonnier Gianfranco Iervolino, reduce dai successi televisivi di Rai2, Giuseppe Vesi di Pizza Gourmet, vincitore del contest televisivo 4 ristoranti di Alessandro Borghese e lo chef Maurizio De Riggi, del Markus di San Paolo Belsito, esponente della F.I.C. Campania.

Per l’occasione a questi si sono affiancati i Pizzaioli dell’Associazione Pizza Verace, di cui Solania è partner ufficiale, e del Dream-Team Perrella distributore del S. Marzano D.O.P. prodotto da Solania con il brand Napoletano, capitanati da Diego Vitagliano.

In rappresentanza della prestigiosa associazione di chef stellati EuroToque ha partecipato Alfonso Crisci, patron di Taverna Vesuviana a San Gennaro Vesuviano e adesso impegnato a Nola con la pizzeria gourmet Metamorsi e nel Cilento con il ristorante di mare Annalì.

il dessert proposto dallo chef Gianfranco Vissani

il dessert proposto dallo chef Gianfranco Vissani

l’Associazione Professionale Cuochi Italiani, è stata rappresentata da Antonio Arfè, della storica gastronomia di Chiaia, oggi impegnato al Don Pedro della Maison Toledo di Pozzuoli.

Protagonisti con le loro proposte a base sempre di S.Marzano D.O.P. lo chef Marco di Martino dello Sky Garden Club di Castellammare di Stabia, il pizzaiolo-chef Giuseppe Maglione di Daniele Gourmet ad Avellino, e gli chef dei Grani Helga Liberti e Vito De Vita.

La pizza fritta è stata interpretata da Aniello Falanga dell’Accademia di Terzigno, il rustico dal mastro fornaio Domenico Fioretti e il panino gourmet da Gianluca Ungaro di Ciacco&Baccoristo-burger di Gragnano.

Anche la scuola Dolce&Salato di Maddaloni di Giuseppe Daddio e Aniello Di Caprio con i loro allievi sono stati protagonisti per la valorizzazione dell’oro rosso dell’agro nocerino-sarnese con una proposta dolce e una salata.

Non si poteva non finire con i dolci proposti da Carlo Cuofano, della Pasticceria Svizzera a Salerno, Anna Chiavazzo del Giardino di Ginevra a Casapulla e da Salvatore Gabbiano dalla Pasticceria Gabbiano di Pompei, il sorbetto dalla Gelateria Lavezzi di Sarno.

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il dessert proposto dalla pasticceria Svizzera

È stata la festa dell’agroalimentare campano, perché al San Marzano D.O.P. è stata affiancata la pasta con Il Mulino di Gragnano e L’Antica Maccheroneria, il fior di latte e il fior di fuscella della Latteria Sorrentina, la mozzarella di bufala campana D.O.P. della La Perla del Mediterraneo, i prodotti del mare con IASA, vini della Campania con le aziende Porto di Mola di Galluccio e Selezione Catering, l’olio Evo del Consorzio Colline Salernitane D.O.P. e i Liquori di Gusta Campania.

Ma il San Marzano è stato protagonista anche con le creme per il viso e per il corpo che sono state messe a punto dai ricercatori del CNR Barbara Nicolais e Rocco Di Prisco autori del prestigioso lavoro scientifico sulle proprietà antitumorali del prodotto nocerino-sarnese.

E la festa è stata tale anche grazie alle melodie della musica classica napoletana interpretata dai maestri Mario Maglione e Espedito de Marino.

 

NOTE DI GUSTO AL POMIGLIANO JAZZ IN CAMPANIA 2017

 

Con Note di Gusto ritorna puntuale l’appuntamento di Pomigliano Jazz con il buon cibo, che anche in questa XXII edizione metterà insieme le tante, diverse, molteplici energie della Comunità del Territorio del Vesuvio.

In collaborazione con le condotte Slow Food Vesuvio e Agro Nolano, ad ogni concerto gli agricoltori campani proporranno i loro prodotti, che saranno “interpretati” da cuochi e pizzaioli del circuito Slow Food. Tra riscoperta della tradizione, innovazione e fantasia, i percorsi enogastronomici presenteranno ad un pubblico sempre più vasto la biodiversità agroalimentare dei nostri territori, per sottolineare (e preservare) l’importanza di un’identità agricola strettamente legata alla storia ed allo sviluppo dei comuni che cingono il vulcano.

I giorni del Pomigliano Jazz saranno così l’occasione per assaggiare i gustosi prodotti campani (e conoscere spesso direttamente i produttori) e riscoprire insoliti formaggi, i tradizionali pomodorini vesuviani “del piennolo”, il pomodoro san marzano (il re dei pomodori), gli ortaggi  – tra i quali primeggia la saporita “papaccella” – cereali e grani antichi; e poi l’immancabile pizza, sia al forno che fritta, e la birra artigianale prodotta sul Vesuvio…

Ad ogni concerto sarà presente uno spazio Mercato, in cui i contadini racconteranno e venderanno le proprie produzioni, e uno spazio Osteria, con degustazioni proposte da chef campani, e lo Street Food di territorio, secolare tradizione napoletana, ormai diffusa in tutta la Campania.

Nello programma sono previsti laboratori del gusto, visite in aziende agricole e la presenza di agricoltori ad ogni concerto, che metteranno in mostra i prodotti della loro terra e racconteranno la storia delle loro famiglie, da decenni dedite ad una agricoltura tradizionale e sostenibile nel rispetto dell’ambiente. Sono loro i veri custodi del territorio, ne garantiscono la cura e preservano il futuro.

 

Programma:

Il 27 Luglio ai Conetti Vulcanici di Pollena Trocchia ore 21 concerto Rava –Herbert – Guidi Trio. Per Note di Gusto lo street food del ristorante Cieddì di Portici dell’Alleanza Slow Food, la cucina tra orto e mare intorno al Vesuvio.  l’Azienda Agricola Giolì racconta la grande tradizione del pomodorino del piennolo del Vesuvio, sia rosso che giallo

 

Venerdì 28 Luglio Parco delle Acque Pomigliano d’Arco ore 21 CHANO DOMINGUEZ Flamenco Quartet. Per Note di Gusto  Marco e Giuseppe De Luca di Sciuè il Panino Vesuviano di Pomigliano d’Arco interpretano la cucina napoletana in un panino. La loro è una impresa di giovani che sta raccogliendo grandi consensi grazie all’alta qualità dei prodotti utilizzati. Porta avanti la memoria contadina di Pomigliano d’Arco l’azienda agricola Bruno Sodano, il re della papaccella napoletana – dagli orti del Vesuvio l’azienda agricola Porricelli .  In abbinamento le birre artigianali Vesuvius.

 

Sabato 29 Luglio Parco delle Acque Pomigliano d’Arco ANTONELLI-MESSINA-RICCI Feat. GIANNI VALENTINO | Rapsodie electrofisiche. Torna protagonista la pizza napoletana con il bellissimo forno Scugnizzo di Izzo Forni e la maestria di Aniello Falanga pizzeria Haccademia . Aniello è pizzaiolo dell’Alleanza Slow Food a Terzigno ed ha conquistato i Due Spicchi Gambero Rosso. Ancora lo street food del ristorante Cieddì di Portici dell’Alleanza Slow Food, la cucina tra orto e mare intorno al Vesuvio. Nell’area agricola incontriamo la coop Siani: i ragazzi di radio Siani la Radio della Legalità sono diventati produttori del Pizzino Vesuviano, il pomodorino del Vesuvio coltivato su un bene confiscato alla camorra ad Ercolano. Torna protagonista l’agricoltura buona, pulita e giusta con l’Azienda Agricola Mini Bio di Nicola Migliaccio che nell’areale aversano produce cereali e grani antichi italiani, In abbinamento le birre artigianali Vesuvius.

 

Domenica 30 Luglio Parco delle Acque Pomigliani d’Arco ore 21 FRANCESCO NASTRO solo piano A Note di Gusto Aniello Falanza pizzeria Haccademia pizza fritta e i fritti della tradizione napoletana preparati in diretta. Fritto e mangiato sul posto per la gioia dei palati più golosi. Al Forno Scugnizzo c’è la pizzaiola Paola Cappuccio della pizzeria Pizza Verace Portici con la tradizione della pizza napoletana.  Dagli orti vesuviani i piennoli rossi e gialli di Pierfrancesco Ammendola l’Orto di Nonno Luigi a San Giuseppe.  In abbinamento le birre artigianali Vesuvius.

 

Mercoledì 2 Agosto Basiliche Paleocristiane di Cimitile ROBERT GLASPER EXPERIMENT | ArtSciencecon Note di Gusto pizza fritta e i fritti dorati napoletani di Aniello Falanga pizzeria Haccademia Si frigge live e si gusta con passione. Lo chef Maurizio De Riggi ristorante Markus di San Paolo Bel Sito è atteso ogni anno a Note di Gusto per la sua abilità nel raccontare i prodotti campani secondo idee e tecniche di alta cucina. Ancora il Pizzino vesuviano della Coop. Siani il pomodorino del Vesuvio coltivato su un terreno confiscato alla camorra ad Ercolano. Dai fertili campi di Brusciano l’Azienda Agricola Vincenzo Egizio specializzata nella papaccella napoletana, tipica di questo territorio, e di moltissime varietà orticole e frutticole storiche locali della Comunità del Territorio del Vesuvio.

 

Giovedì 3 Agosto Anfiteatro Romano di Avella FRANCESCO D’ERRICO Quintet | Gesualdo. Per Note di Gusto la cucina terragna dello chef Giovanni Arvonio del ristorante Taberna del Principe di Sirignano, un ritorno graditissimo ed atteso al Pomigliano Jazz. Grani antichi, canapa, cereali e tanto altro con l’azienda agricola Mini Bio di Nicola Migliaccio dall’agro aversano, un territorio che è tornato ad investire felicemente nell’agricoltura.

 

Venerdì 4 Agosto Terzigno Museo Emblema ore 21 ENRICO PIERANUNZI con MARCO ZURZOLO e ROSARIO GIULIANI

 Con Note di Gusto Sfogliacampanella, la sfogilata riccia dolce e salata che sta facendo impazzire Napoli. Oltre alle classiche sfogliate ricce, la rinomata pasticceria si è inventata delle interpretazioni golosissime da gustare sia in versione dolce che salata.

Il profumo ed il sapore del pane da grani tradizionali italiani di Aniello Falanga pizzaiolo dell’Alleanza Slow Food, pizzeria Haccademia a Terzigno. Un buon caffè ci sta sempre bene, Torrefazione artigianale Campana di Torre Annunziata. L’Associazione Donne di Terra con Libera Feola contadina vesuviana.

 

Sabato 5 Agosto centro storico di Sirignano ore 21 GIANLUCA PETRELLA – EIVIND AARSET – MICHELE RABBIA Trio. A Note di Gusto la cucina golosa e tradizionale di Giuseppe Caramiello Hosteria Le Gourmet di Sperone. I pomodorini del piennolo del Vesuvio rossi e gialli di Gaetano Romano e le sue imperdibili confetture della Comunità del Territorio del Vesuvio.

Domenica 6 agosto Agosto | VesuvioCratere del Vesuvio | concerto al tramonto

PAOLO FRESU & DANIELE DI BONAVENTURA “Vesuvio in Maggiore” 

 

I piatti e le pizze e gli street food sono preparati con OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA TORRETTA dai colli di Salerno e POMODORO SAN MARZANO SOLANIA s.r.l.

Note di Gusto torna al Pomigliano Jazz per la quarta volta grazie ai partners

Solania pomodoro san marzano –  Olio Torretta –  Izzo Forni –  Pasticceria SfogliteLab – Sciuè il Panino Vesuviano – Pizzeria Haccademia – Birrificio Artigianale Vesuvius  – Radio Siani la Radio della Legalità.

#pjazz2017 #notedigusto2017 @NotediGustoaPomiglianoJazzinCampania

A Caturano due giorni dedicati ai Sapori della Canapa

La festa dedicata alla Canapa sativa in programma a Macerata Campania il 22 e 23 luglio

 

L’attesa per la festa dedicata a tutto ciò che ruota attorno alla canapa sativa sta per finire. In programma a Caturano, frazione di Macerata Campania (in provincia di Caserta), l’evento si svolgerà nei giorni 22 e 23 luglio, con l’orario di apertura fissato alle ore 20 durante tutte e due le giornate. L’evento è organizzato dall’Associazione A.P.S. Pro-Loco “Vivere a Caturano” in collaborazione con il comitato festeggiamenti “San Marcello Martire” e con il patrocinio del Comune di Macerata Campania. Un appuntamento da non perdere per i cultori e i curiosi della pianta più chiacchierata di sempre.

La kermesse punta a far apprezzare anche gli aspetti meno diffusi della canapa, con un programma ricco di iniziative che spazieranno dai laboratori  alle degustazioni. Tra le specialità che si potranno mangiare: le pettole alla canapa ai sapori caturanesi e la frisella di canapa in bella vista. Una due giorni in cui non mancherà l’intrattenimento, grazie ai set musicali organizzati a Piazza del Crocifisso. Si alterneranno sul palcoscenico, introdotti dalla giornalista Maria Consiglia Izzo, dj Renny, il maestro Antonio Siano e “Acustico in Blues” che dedicherà un tributo a Pino Daniele.

La farina ottenuta dalla Canapa (la cannabis sativa) è ricca di preziosi nutrienti:  riserva di aminoacidi essenziali, contiene acidi grassi polinsaturi, tra cui anche il pregiato acido Gamma Linolenico, minerali, fibre e vitamine. Questa farina protegge il ricambio naturale delle cellule e rafforza il sistema immunitario. Contiene inoltre Omega 6 ed Omega 3 in rapporto 3 a 1, che in natura è quello più vicino alla frazione raccomandata dall’OMS. Infine la farina di semi di canapa può essere considerata come un “vaccino nutrizionale”: un alimento che introdotto nella dieta giornaliera, magari attraverso la pasta o il pane fatti con questa farina, rafforza e regola la risposta del sistema immunitario, del sistema ormonale e del sistema nervoso nei confronti delle aggressioni esterne all’organismo.

 

I Sapori della Canapa
Piazza del Crocifisso
Caturano (Macerata Campania)
Pagina Facebook:  APS Pro Loco “Vivere a Caturano”
Contact: 3701065900

WINE FREDANE 2017, VI EDIZIONE,  VIA ALL’EVENTO DELL’ESTATE IRPINA CON BRINDISI SOTTO LE STELLE DI VINI AUTOCTONI, ECCELLENZE TIPICHE E DEGUSTAZIONI GUIDATE ONAV.

 

Da venerdì 21 luglio a Domenica 23 luglio, dalle 18,00, all’Agriturismo La Serenella, a Capriglia Irpina, in provincia di Avellino, si svolgerà la VI edizione di Wine Fredane, il salone dedicato ai vini da vitigno autoctono, organizzato da Marco Trasente, per la promozione del territorio, dei suoi produttori ed alla diffusione delle eccellenze enogastronomiche italiane.

Tre serate in cui i produttori italiani presenteranno i loro vini agli importatori, alla stampa e al consumatore finale in una serie di appuntamenti, incontri, wine tour, concorsi e degustazioni.

30 le etichette dei vini in degustazione presso i banchi di assaggio tra cui le tre DOCG d’Irpinia,  Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, nonché DOC, Aglianico, Coda di Volpe e Falanghina, Lacryma Christy del Vesuvio e il Pompeiano Igt, il Primitivo di Manduria, il Nero di Troia e il Negramaro dalla Puglia ed i vini del Piemonte.

Quest’anno l’evento sarà patrocinato dall’ ONAV, Organizzazione Assaggiatori Nazionali di Vino, delegazione di Avellino, rappresentata da Giuseppe Iannone, dal suo staff tecnico- composto da Veronica Freda e Felice de Vito- nonchè dal Sigaro Toscano, Club degli Amici della Dolce Vita, in un’area appositamente dedicata.

Novità della sesta edizione la degustazione dell’Olio Extravergine, che quest’anno, farà il suo esordio con degustazione guidata e descrizione del produttore, titolare dell’azienda agrituristica ospitante, La Serenella.

Altra novità di quest’anno, la partecipazione di cantine provenienti anche dalla Puglia e dal Piemonte, pronte, con i loro rossi intensi, ad emozionare e coinvolgere il pubblico di appassionati. Ampio spazio, inoltre, verrà dedicato alla degustazione del Brandy prodotto dall’Istituto Tecnico Agrario di Avellino e delle grappe irpine della Distilleria Antonellis, in abbinamento con il Sigaro Toscano.

L’ultima serata, Domenica 23 luglio, sarà dedicata al Fiano di Avellino Docg, in cui si svolgerà la seconda edizione del Premio “Antoine Gaita”, in ricordo del famoso vigneron irpino, con premiazione del miglior Fiano di Avellino Docg.

Grazie alla collaborazione con l’Osteria De Curtis di Avellino, storico locale nel cuore del centro storico di Avellino, l’area degustazione sarà curata dallo chef Pasquale Mastrogiacomo, che preparerà, per l’occasione, piatti tipici del territorio.

La “session” degustativa terminerà con la presentazione di piatti tipici della cultura tradizionale dell’Alta Irpinia, sempre a cura dallo chef Pasquale Mastrogiacomo,  a giornalisti, blogger e influencer del settore per condividere e raccontare l’evento  attraverso le loro sensazioni ed emozioni.

 

Wine Fredane 2017– Salone dei vini del Sud in breve:

Dove: Agriresort La Serenella, via San Sebastiano 32, 83010 Capriglia Irpina(AV)

Quando: da venerdì 21 luglio a domenica 23 luglio 2017

Orario di apertura al pubblico: 18:00

Orario inizio degustazioni guidate: 21:30

Parcheggio: disponibile

INGRESSO GRATUITO PER TUTTI

PROGRAMMA:

VENERDI’ 21 LUGLIO:

Ore 18,00: Apertura dei banchi d’assaggio dei vini e dei punti gastronomici.

Ore 21,00: Brindisi di apertura della manifestazione.

Ore 21,30: Musica Live LUMANERA – folk irpino.

O re 21,30: Degustazione guidata: Irpinia Aglianico Doc

SABATO 22 LUGLIO:

Ore 18,00: Apertura dei banchi d’assaggio dei vini e dei punti gastronomici.

Ore 21,00: Musica Live DJ SET con L. Frisetti, G. Capobianco, A.J. Conte.

Ore 21,30: Degustazione guidata: Sfumature di bianco.

DOMENICA 23 LUGLIO:

Ore 18,00: Apertura dei banchi d’assaggio dei vini e dei punti gastronomici.

Ore 19,00: Degustazione guidata solo per la Stampa,

Ore 21,00: Musica Live COMOVERÃO con Simona Boo e Diego Imparato – bossa nova e samba.

Ore 21,30: Degustazione guidata: Declinazioni di Rosso.

Ore 22,00: Cerimonia di Premiazione delle cantine vincitrici .

Le aziende:

  • Antichi Coloni, Paternopoli (Av)
  • Azienda Agricola Rosa Manfredini, Lapio (Av)
  • Bellaria, Roccabascerana (Av)
  • Bosco de Medici, Pompei (Na)
  • Ca’ di Tulin, Cisterna d’Asti (At)
  • Caiaffa Vini, Cerignola (Fg)
  • Cantina Sanpaolo, Torrioni (Av)
  • Cantine Catena, Montefalcione (Av)
  • Cantine Matrone, Boscotrecase (Na)
  • Cantine Sebastianelli, Guardia Sanframondi (BN)
  • Colli di San Domenico, Chiusano San Domenico (Av)
  • Commenda Magistrale, Maruggio (Ta)
  • Distilleria Antonellis, Venticano (Av)
  • Fonzone, Paternopoli (Av)
  • I Gaudi, Candida (Av)
  • Istituto Tecnico Agrario, Avellino (Av)
  • Macchie Santa Maria, Montemiletto (Av)
  • Nardone Nardone Domenico, Pietradefusi (Av)
  • Panacea, Grottolella (Av)
  • RadicIrpine di Canonico e Santoli, Paternopoli (Av)
  • Salvatore Magnoni, Rutino (Sa)
  • Tenute Erméra, Lizzano (Ta)
  • Torricino, Tufo (Av)
  • Vadiaperti, Montefredane (Av)
  • Vigne Irpine, Santa Paolina (Av)
  • Villa Diamante, Montefredane (Av)
  • Vini Fratelli Follo, Castelvetere sul Calore (Av)

 

WINE FREDANE è un’associazione ideata da Marco Trasente, appassionato imprenditore ed enologo di Montefredane, in provincia di Avellino. Cultore della materia, è titolare dell’Enoteca Wine Fredane, sita nel cuore del centro storico di Avellino, che annovera una ricca selezione di etichette nazionali ed internazionali.

Obiettivo dell’associazione è la promozione del territorio e la valorizzazione della cultura enogastronomica irpina organizzando degustazioni, concorsi, convegni e rassegne. Con l’evento Wine Fredane, in particolare, vuole celebrare e dare visibilità in Italia e all’estero all’enogastronomia e alla viticoltura delle regioni italiane, evidenziando il profondo legame con il territorio, le tradizioni, la salvaguardia dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità.

Agriturismo La Serenella

A soli 6 km da Avellino, la struttura di trova nel paesino medioevale di Capriglia Irpina, arroccato come un presepio, su una collina a 575 m. s.l.m., dominato dal castello dei Principi Caracciolo Carafa.

Il paese è noto per aver dato i natali a “Gian Pietro Carafa” [Papa Paolo IV – Pontefice dal 1555 al 1559] ed è ubicato all’interno del Parco Regionale del Partenio.

Le verdi terre dell’ Irpinia – così è chiamata la Provincia di Avellino dal toponimo Hirpus, ovvero lupo nella lingua degli Osci, abitanti che tra i primi insediarono queste terre – sono davvero un patrimonio unico di natura e cultura, ospitalità e gastronomia.In questi luoghi vale la pena soggiornare sia d’ estate che d’ inverno.

Il panorama che si gode da queste colline e tra i più belli che l’Irpinia possa offrire e dall’alto dei monti, nei giorni di cielo terso, si arriva a vedere addirittura il golfo della vicina Napoli.

In questo contesto si inserisce l’azienda agrituristica La Serenella, inaugurata dal titolare Carmine Spiniello nel 1998, che produce vino, olio evo e marmellate, tutte di propria produzione.

Location: AgriResort La Serenella – via San Sebastiano, 32 – 83010 Capriglia Irpina (AV).

 

OSTERIA DE CURTIS:

Nel centro storico di Avellino, a ridosso del Comune. Ottima cucina locale e gustosi piatti della tradizione irpina, come fusilli avellinesi, pomodoro e caciocavallo. E, poi, il tipico baccalà alla “pertecaregna”, con peperoni cruschi, piatto dell’alta Irpinia e vanto del nostro splendido territorio.

Corso Umberto I, 24, 83100 Avellino AV

Telefono: 0825 461583

“Positano gourmet” all’hotel Le Agavi di Positano

Cena a 4 mani con gli chef Luigi Tramontano e Fabrizio Albini 

Venerdì 21 luglio ore 20.30

Primo appuntamento con la rassegna “Positano Gourmet” venerdì 21 luglio al ristorante “La Serra” dell’Hotel Le Agavi di Positano (via G. Marconi, 169 – www.leagavi.it – 089 81 19 80). Una cena a 4 mani firmata dallo chef resident Luigi Tramontano e Fabrizio Albini, ospite per una sera dell’albergo 5 stelle, per celebrare la cucina mediterranea. Un tripudio di colori e sapori accompagnati da calici di vino.

 

Il ristorante

 

Aperto dal 1982 con un terrazzo da cui è possibile ammirare tutta la splendida baia, il ristorante “La Serra” è stato completamente rivisitato quest’anno dallo scenografo Gennaro Amendola. La sala è dominata da cupole decorate con foglie dorate e pavimento in maiolica azzurra. I tavoli per l’esterno, particolarissimi, sono stati realizzati a mano su disegno, che si è ispirato a differenti tipologie di marmo, le tappezzerie ed il tovagliato sono realizzati ad hoc, sempre su disegno. Propone piatti tipici e specialità nazionali ed internazionali a pranzo, gourmet solo la sera. La cantina, curata da Nicoletta Gargiulo, con annessa champagneria guarda il mare e gode di una vista eccezionale.

 

Gli chef

 

Luigi Tramontano Executive Chef Hotel Le Agavi di Positano

Luigi Tramontano, chef originario della Campania formatosi all’Etoile Academy, ha collaborato con alcuni dei più apprezzati alberghi e ristoranti italiani, tra cui il De Russie di Roma ed il Grand Hotel Quisisana di Capri, ma anche il “Don Alfonso 1890”, 2 stelle Michelin di Sant’Agata sui due Golfi, che lo ha consacrato come uno dei massimi interpreti della cucina mediterranea. Grazie al suo tocco di Re Mida “Il Flauto di Pan” a Villa Cimbrone (Ravello) ha ottenuto la stella Michelin, e la “Terrazza Bosquet” del Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento – dove ha lavorato come Executive Chef – è stata inserita nella Guida Michelin. Da quest’tanno è alla guida delle cucine dell’albergo Le Agavi, che domina l’intera baia di Positano.

 

 

 

Chef AlbiniClasse 1976, figlio di un ferroviere, Fabrizio Albini ha ereditato dal padre la vocazione per i viaggi e il desiderio di conoscere il mondo, anche attraverso la cucina e i sapori. Giovanissimo, è stato notato da Vittorio Fusari, Chef di fama, suo primo mentore e maestro, che ha saputo indirizzarlo verso gli obiettivi più alti. È stata una lunga gavetta quella di Albini, già finalista del concorso Bocuse d’Or, che ha moltiplicato le esperienze all’estero, in un ristorante a Tel Aviv e in Francia – sua seconda casa d’elezione. Un percorso costellato di incontri determinanti, come quello con Marco Dallafina, grande amico e compagno di avventure, Gualtiero Marchesi, che lo ha voluto come Sous Chef da Henri Chenot, e Giorgio Armani, che lo ha “arruolato” per cucinare per gli ospiti del suo yacht. Negli ultimi anni è stato Executive Chef al ristorante La Colombara del Relais Franciacorta, poi al Cappuccini Resort di Cologne, nel bresciano, ed alla guida del ristorante “La Stube” del Hotel Cristallo di Cortina d’Ampezzo. Di recente è cominciata la sua nuova grande avventura come executive chef del ristorante The Stage – Replay a Milano. Un’esperienza che lo porta a confrontarsi con una città in grande fermento e sviluppo, anche e soprattutto dal punto di vista gastronomico

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La cena

 

Aperitivo

  • Ricciola affumicata con spugna di pan brioche salato al profumo di cannella, salsa di yogurt e aneto
  • Bloodymari (Chef Fabrizio Albini)
  • Krapfen al parmigiano e noci (Chef Fabrizio Albini)
  • Panzerotto di pasta cresciuta ricotta basilico e datterino giallo

 

Menù

  • Il mare 2.0 (Finta cozza al nero di seppia, frutti di mare, percebes, astice, caviale di colatura di alici, spugna al placton, salicornia ed emulsione di ostriche)
  • Ravioli di mandorle e limone, triglia e capperi (Chef Fabrizio Albini)
  • Costina di maialino all’olio evo, alloro, fiore di zucca e Franciacorta (Chef Fabrizio Albini)

 

Dolce

  • In riva al mare (Ciottoli con mousse al cocco e mango, alghe con spugna al pistacchio, sabbia con crumble alla nocciola e il mare blu con infuso di curaçao)

 

Il costo della cena, che avrà inizio alle ore 20.30 ha un costo di euro 100,00 per persona.

Posti limitati.  Prenotazione obbligatoria.

Informazioni e prenotazioni: telefono: 089811890 | email: laserra@agavi.it |WhatsApp: 3317232960 (segnando nome, cognome ed e-mail)

 

Lunedì 24 Luglio Solania presenta “il Mio S. Marzano D.O.P.”

Show- cooking dello Chef Gianfranco Vissani.

 

Solania, azienda leader nel settore della trasformazione del pomodoro S. Marzano D.O.P. presenta il progetto: “il mio S. Marzano D.O.P.” sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino D.O.P.

Tale progetto prevede che pizzaioli e ristoratori possano scegliere l’appezzamento, il lotto di produzione e personalizzare l’etichetta della confezione di latta, con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

Solania si approvvigionerà del S. Marzano dalla cooperativa di agricoltori aderente alla sua rete di impresa, i cui soci avranno fatto richiesta di QR Code all’istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno.

Il programma prevede:

Alle ore 19:00 la visita ai campi di coltivazione con la presenza dei ricercatori del CNR: Barbara Nicolais e Rocco Di Prisco, che esporranno i risultati sulle più recenti pubblicazioni riguardo le proprietà del S. Marzano.

Alle ore 19:30 sarà possibile assistere ai processi di lavorazione e trasformazione del S. Marzano D.O.P.

Alle ore 20:00 avrà inizio la Grande Festa, con lo show-cooking di Gianfranco Vissani presentato da Luciano Pignataro, giornalista eno-gastronomico del Mattino e del Luciano Pignataro wine-food blog.

Foto Vissani con giacca da cuoco 2016

A fare gli onori di casa il Pizzaiolo-chansonnier Gianfranco Iervolino, reduce dai successi televisivi di Rai2, Giuseppe Vesi di Pizza Gourmet, vincitore del contest televisivo 4 ristoranti di Alessandro Borghese, lo chef Maurizio De Riggi, del Markus di San Paolo Belsito, esponente della F.I.C. Campania.

Per l’occasione si affiancheranno i Pizzaioli dell’Associazione Pizza Verace e del Dream-Team Perrella distributore del S. Marzano D.O.P. prodotto da Solania con il brand Napoletano, capitanati da Diego Vitagliano. In rappresentanza dell’A.P.C.I. Campania Alfonso Crisci di Taverna Vesuviana a San Gennaro Vesuviano e Antonio Arfè del Don Pedro della Maison Toledo di Pozzuoli. Lo chef Marco di Martino dello Sky Garden Club di Castellammare di Stabia e il pizzaiolo-chef Giuseppe Maglione di Daniele Gourmet ad Avellino, e gli chef dei Grani Helga Liberti e Vito De Vita.

La pizza fritta sarà interpretata da Aniello Falanga dell’Accademia di Terzigno, le pizze in teglia dal mastro fornaio Domenico Fioretti e il panino gourmet da Gianluca Ungaro di Ciacco&Bacco risto-burger di Gragnano.

Saranno altresì presenti Giuseppe Daddio e Aniello Di Caprio della scuola Dolce&Salato. I dolci saranno proposti da Carlo Cuofano, della Pasticceria Svizzera a Salerno, Anna Chiavazzo del Giardino di Ginevra a Casapulla e da Salvatore Gabbiano dalla Pasticceria Gabbiano di Pompei. Il sorbetto verrà offerto dalla Gelateria Lavezzi di Sarno.

I Partners tecnici dell’evento Perrella Distribuzione, pasta Il Mulino di Gragnano e Antica Maccheroneria, fior di latte e fior di fuscella della Latteria Sorrentina, mozzarella di bufala campana D.O.P. La Perla del Mediterraneo, vini Porto di Mola di Galluccio, olio Evo del Consorzio Colline Salernitane D.O.P. e Liquori di Gusta Campania.

Ad allietare la serata i maestri della musica classica napoletana Mario Maglione e Espedito de Marino.

Per i colleghi che vorranno aderire all’evento sarà attivato un servizio di navetta con partenza alle ore 17:30 da P.zza Municipio, ad angolo su Via Cristoforo Colombo, alle 17:45 Parcheggio Brin. Il ritorno è previsto per le ore 23:30.

Renato Rocco

Direttore Responsabile

Tel. 081 18701149

cell.3356555595

 

direzione@labuonatavola.org

 

www.labuonatavola.org

 

 

Angela Merolla

Direttore L’Arcimboldo

www.larcimboldo.it

 

cell.39+ 320861 9820

E-mail: meroangela@libero.it

50 TOP PIZZA VIAGGIA VERSO LA FINALISSIMA DEL 20 LUGLIO 

LA GUIDA ON LINE RIDISEGNA LA MAPPA DELLA PIZZA ITALIANA 

LA CAMPANIA CONFERMA LA SUA LEADERSHIP MA ALLE SUE SPALLE TANTE SORPRESE. LOMBARDIA E TRENTINO ALTO ADIGE AI VERTICI DELLE CLASSIFICHE REGIONALI

 

Prosegue il conto alla rovescia verso il 20 luglio, giorno in cui, negli splendidi scenari di Castel dell’Ovo, verranno svelate le migliori pizzerie dello Stivale secondo 50 Top Pizza, la prima guida on line interamente dedicata al prodotto più iconico del Bel Paese. Una classifica stilata in forma anonima da ben 100 ispettori che hanno visitato migliaia di locali, valutandoli sulla base della qualità e della ricerca ma anche del servizio, dell’arredamento, della carta dei vini e delle birre.

Il progetto, edito da Formamentis e curato da Luciano Pignataro, giornalista enogastronomico, e da Barbara Guerra e Albert Sapere, ideatori de Le Strade della Mozzarella (LSDM), è ormai entrato nella fase calda: proprio in questi giorni infatti, con cadenza quotidiana, il sito www.50toppizza.com continua con il suo countdown, ormai entrato nella lista delle migliori cento. E, pur non anticipando ovviamente i nomi dei locali ancora in lizza, l’organizzazione è già da ora in grado di fornire alcuni dati interessanti.

A livello regionale, come da molti ipotizzato, spicca la Campania, terra d’elezione della pizza, che guida il gruppo con ben 23 locali nei primi 100. A comporre il podio due regioni che, nell’immaginario collettivo, non fanno certo della pizza un cavallo di battaglia. Stiamo parlando della Lombardia (13) e del Trentino Alto Adige (10). Subito a ruota, staccati di un’incollatura, un agguerrito gruppetto di inseguitori: Veneto e Toscana ex aequo (9), così come Lazio e Puglia (8).

“Una classifica che testimonia di una qualità diffusa – sottolinea Giuseppe Melara, Direttore di Formamentis – che va da nord a sud. Considerate che, secondo le nostre proiezioni, sono ben 15 le regioni rappresentate nelle posizioni di eccellenza. Un risultato interessante da analizzare, in attesa, evidentemente, di scoprire il 20 luglio le migliori pizzerie del nostro Paese”.

Intanto il 30 giugno, a New York sono state svelate le migliori pizzerie fuori da confini italiani; in gara, nella sezione internazionale di 50 Top Pizza, 7 stili di pizza differenti, divisi in 5 continenti.

Nasce Fresca24 L’inaugurazione dell’ortoNegozio di Aversa mercoledì 12 luglio alle 19,00.

L’iniziativa è stata promossa da una rete d’imprenditori di Terra di Lavoro operante nel settore agroalimentare e della ristorazione da oltre 20.  La zona scelta per avviare il progetto è quella dell’aversano, dove è situato un campo sperimentale con un estensione di 16.000 mq a ridosso del centro città di Aversa. All’interno del campo sarà possibile l’acquisto diretto delle produzioni, oltre che per prendere visione dei parametri relativi alla coltivazione e seguire tutte le fasi di produzione e raccolta dei prodotti studiati grazie a un accordo con l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR

All’inaugurazione sarà possibile assistere alle ultime fasi di crescita di alcuni ecotipi vegetali particolarmente significativi e in grado di raccontare la Terra Felix:

  • Pomodoro ciliegino,
  • Peperoni e peperoncini,
  • Melanzane bianche,
  • Lunghe tonde e striate,
  • Zucchine,
  • Cipolle e lattughe.

18221686_1183778671731280_7276022213483745553_nSaranno inoltre raccolti i prodotti già pronti e posti in vendita unitamente a quelli provenienti dagli altri campi di Fresca24.

L’appuntamento del 12 luglio prevede una tradizionale festa in campagna in cui, oltre al buon cibo, ciascuno sarà invitato a cimentarsi in danze popolari sulle musiche dei Bottari di Macerata Campania.

In luogo dei fiori e dei regali però il team di Fresca24 chiede a chiunque voglia augurare prosperità al progetto di iniziare subito a prenderne parte, acquistando uno degli alberi da frutto presenti sul terreno di Aversa. L’acquirente potrà rendere identificabile e controllare il suo albero ogni volta che vorrà ma dovrà attendere per la raccolta il giusto tempo di maturazione.

 

 

Per ulteriori informazioni:
Fresca24

Recentibus Società Agricola srl via A. Gramsci, 12 | Napoli P.I. 08403951216

Via Nobel, 176 | 81031 Aversa CE +39 081 189 20667

info@fresca24.it | www.fresca24

#faccedabirra

Le storie, i volti e i luoghi della birra artigianale in Campania.

Questo il titolo del nuovo libro di R. Pellecchia, A.Petitti e S. Prisco, un viaggio lungo le variegate strade della birra artigianale in Campania.

L’idea, spiega Roberto Pellecchia nel libro, era quella di parlare della realtà dei birrifici campani e del territorio circostante.

Nel testo, infatti, il legame con il territorio è molto vivido e ogni birrificio scelto è accompagnato da una contestualizzazione geografica. Questo perché ormai il cibo è cultura, e il legame col territorio è una componente fondamentale di ogni prodotto enogastronomico, tale da non poter più considerare l’uno senza l’altro.

I prodotti, infatti, sono figli del nostro territorio e in questo libro si racconta proprio questo.

#faccedabirra vuole essere un vademecum di suggerimenti su quali birre bere, dove berle e cosa andare a vedere nel territorio di riferimento, per unire il piacere del palato a quello dell’esperienza turistica vera e propria.

Sono 19 i birrifici presentati nel volume e per ognuno di essi quattro sezioni dedicate: la storia dell’azienda e dei suoi protagonisti, le birre e le loro caratteristiche, il territorio circostante, i suoi punti di interesse e le manifestazioni più importanti legate alle tradizioni locali e ai prodotti tipici.

Appare evidente che l’intenzione di questa “guida” è molto più ampia di una semplice indicazione geografica di qualità delle birre protagoniste, ma tra le pagine  risulta prorompente la volontà di voler raccontare delle storie su delle persone e sul coraggio delle loro azioni. Si vuole approfondire un mondo giovane e in totale evoluzione, come quello dei birrifici artigianali in Campania, pieno di energia e di potenzialità interessanti.

Le schede vengono chiamate “schede sentimentali”, come spiega Sabrina Prisco, perché non contengono punteggi né giudizi, ma vogliono essere semplicemente una condivisione di suggestioni ed emozioni, senza tralasciare il punto di vista tecnico.

Una buona lettura, alla quale seguirà, ne siamo certi, una buona birra.

Per la prima volta nel 2016 gli scavi archeologici di Pompei supereranno abbondantemente i 3 milioni di visitatori conquistati anche grazie all’arrivo del cibo degli antichi romani per far conoscere il legame che unisce la storia dell’Italia al proprio patrimonio enogastronomico. Lo rende noto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione dell’inaugurazione con il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini di “EATSTORYda noi il cibo ha una storia” il progetto che, a partire da adesso per tutte le festività di Natale e fine anno, punta a fare rivivere ai visitatori degli scavi atmosfere e sensazioni del passato con la degustazione di pietanze o l’acquisto di prodotti preparati secondo le tecniche in uso all’epoca dell’eruzione.

Un risultato record con un aumento di ben oltre il 30% nel numero di visitatori in cinque anni che consolida l’area archeologica di Pompei al secondo posto tra i musei italiani piu’ visitati dopo il Colosseo ed il Foro Romano.

 “Una opportunità unica al mondo per l’Italia dove cultura e cibo sono le principali leve di attrazione turistica, strategiche per il rilancio dell’economia e dell’occupazione nel mezzogiorno ed in tutta Italia”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel ricordare che si uniscono due eccellenze del Made in Italy che può contare sul primato mondiale nell’enogastronomia e sul maggior numero di siti inclusi nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (51 siti), davanti alla Cina (50) e alla Spagna (48), su un totale di 1052 siti (814 culturali, 203 naturali e 35 misti) presenti in 165 Paesi del mondo.

La degustazione di un tipico menu Pompeiano preparato secondo le ricette e consumato secondo le modalità del passato nel contesto storico originale ha inaugurato la rivoluzionaria iniziativa della Coldiretti resa possibile grazie al protocollo con la soprintendenza per i beni archeologici di Pompei e alla collaborazione con il grande progetto Pompei.

Come antipasto (gustum) sono stati serviti “scriblita”(focaccia con spezie) “caseus” (ricotta) “caseus caprinus” (formaggio di capra), “brassica pompeiana“ (cavolo pompeiano in salsa di garum) e “cucurbitas frictas” (zucca fritta). La portata principale (mensae primae) è stata a base di “porcellum assus“ (maialino arrostito), “esicia omentata” (polpette avvolte nell’omento, ovvero la rete di maiale) e “patina de apua fricta” (torta di acciughe fritte) mentre come dolce e frutta (mensa secondae) sono stati serviti “mala” (mele annurche), “mala granata”(melograni), “pira” (pere), “uvae” (uva), “caricae” (fichi secchi) del Cilento e “basynias” (struffoli) come dolce, ma anche noci, nocciole e mandorle campane. Il tutto innaffiato da vino (“vinum”) “falernum rubrum” (falerno del massico rosso) e “vinum passim” (vino passito) e “panis Pompeii”.

Si tratta di specialità che – sottolinea la Coldiretti – sono state trasmesse praticamente inalterate nel corso dei secoli grazie all’impegno di generazioni di agricoltori che ne hanno custodito gelosamente tecniche e segreti. La mela annurca ad esempio è senza dubbio il frutto maggiormente caratterizzante la ‘Campania Felix’, come dimostrano i dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano (in particolare nella Casa dei Cervi), città romana sommersa insieme a Pompei dalla distruttiva eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Una esperienza che sarà riproposta per almeno i prossimi tre mesi ogni martedì e sabato negli orari di apertura degli scavi alla Casina dell’Aquila dove gli agricoltori di Campagna Amica offriranno cibi e prodotti della zona preparati secondo le ricette dell’antica Pompei, ma anche l’opportunità di apprendere e partecipare direttamente ad attività di coltivazione, trasformazione e conservazione dei prodotti locali.

Il turista potrà, in somma sintesi, visitare gli scavi e degustare i prodotti agroalimentari locali acquisendo altresì, attraverso le brochure approntate da Coldiretti, informazioni sulla loro origine, così scoprendo come 2000 anni fa si mangiasse in modo assai simile ad oggi, seppure i prodotti subissero una lavorazione evidentemente meno progredita.

 

 

Arriva #faccedabirra…

La Campania brassicola in un viaggio attraverso luoghi,

sapori e storie imprenditoriali e di vita

… … … … …

Anteprima 20 novembre 2016, ore 19

Casa Barbato – Montoro (AV)

 

19 i birrifici protagonisti, 19 percorsi turistici, 5 pub storici, centinaia di prodotti tipici da scoprire e di indirizzi in cui “mangiare&dormire”. E’ la Campania della birra artigianale, con le sue facce e le sue storie dapprima imprenditoriali, poi di vita vissuta.

Una Campania tendenzialmente giovane sia d’età che d’esperienza, ma che sta contribuendo in maniera rilevante alla nascita di una identità brassicola tutta italiana, una tendenza che guarda al territorio ed alla materia prima autoctona che ci rende noti in tutto il mondo.

E’ questo – in sintesi – il file rouge di “#faccedabirra – Le storie, i volti e i luoghi della birra artigianale in Campania” edito da Officine Zephiro, opera uscita in questi giorni nella ricorrenza dei vent’anni della birra artigianale italiana.

Un libro “nuovo” per la formula che mescola sapientemente il food al turismo in nome di un segmento che tende a crescere a dispetto della crisi, ovvero il turismo gastronomico.

Dunque non una guida ma un compagno di viaggio per chi, mosso dall’amore per la birra artigianale, apprezzi l’idea (etica) di scoprirla nei luoghi di produzione, unendo un piacere di gola alla nobile missione di conoscere meglio una regione che ha ancora tanto da raccontare.

D’altronde i birrifici ed i microbirrifici protagonisti di #faccedabirra spesso nascono in luoghi abbastanza isolati e lontani dalle classiche mete.

Le molteplici realtà produttive nate in Campania a partire dal 1999 (oggi se ne contano circa 50, ma il numero tende a cambiare quotidianamente) rappresentano anche uno spaccato interessante dell’imprenditoria giovanile. In un divertente identikit il birraio campano è nato nel 1974, non è laureato e – dopo aver cercato lavoro – ha “ripiegato” (e con soddisfazione) su una passione, trasformandola in mestiere.

Un libro da leggere più volte e a più livelli, da consultare e con cui viaggiare, firmato da Roberto Pellecchia, autore di numerosi libri ed ottimo fotografo, da Antonella Petitti, giornalista specializzata in food ed in viaggi, e da Sabrina Prisco, ristoratrice e degustatrice.

Ad aprire il calendario di presentazioni in giro per la Campania un evento-anteprima in programma a Montoro, presso Casa Barbato il 20 novembre alle ore 19.

Un luogo multifunzionale che si candida ad essere cornice appassionata di eventi culturali attorno al mondo del food, nonché ristorante nato in nome della Cipolla Ramata di Montoro grazie allo spirito imprenditoriale ed alla lungimiranza di Nicola Barbato.

Sarà occasione per incontrare dal vivo tutti i protagonisti del libro e degustare alcune delle più rappresentative birre da loro prodotte.

La presentazione si svolgerà dalle 19 alle 20:30, mentre a seguire avrà luogo una cena a cui è possibile prendere parte solo previa prenotazione allo 0825.1728592 e dove in carta saranno presenti 19 etichette di birra artigianale, una per ogni birrificio.

Il costo della cena, firmata dallo chef Rinaldo Ippolito, è di 25,00 euro (acqua e birra inclusa).

La prossima data per incontrare gli autori e vivere la presentazione di #faccedabirra è prevista il: 30 novembre 2016, ore 18 alla Feltrinelli di Salerno in Corso Vittorio Emanuele.

 

Il menù a Casa Barbato (20 novembre ore 21)

Panino di semola con maialino cotto a bassa temperatura con melanzane sott’olio, alici di Cetara su crema di peperoni;

Fusillone di Grano Armando con porcini e fonduta di schiena d’asino;

Sella di coniglio con San Marzano polvere di olive e cipollina ramata brasata;

Mousse di castagna con spugna di cioccolato, salsa di loti e croccante di pinoli;

 

Casa Barbato (seguire le indicazioni per GB Agricola)

Via Padula – Montoro (AV)

0825.1728592

 

Gli autori.

 

Antonella Petitti

Giornalista enogastronomica, degustatrice e conduttrice. Ama declinare il suo amore per il food ed il turismo non dimenticando mai la sostenibilità. Dopo anni di tv e radio, fonda nel 2009 il blogzine Rosmarinonews.it, oggi è anche corrispondente del quotidiano  Il Mattino e della rivista VdG I Viaggi del Gusto.

Nel 2010 per DeGusta ha firmato il libro di ricette A tavola con gli chef, nel 2016 ha ricevuto il prestigioso Premio Furore al giornalismo.

 

Roberto Pellecchia

Medico, geriatra e cardiologo, da sempre appassionato di tutto ciò che riguarda il territorio. Ama definirsi fotografo e viaggiatore. Dopo le fortunate pubblicazioni Le 100 spiagge della Costiera Amalfitana (2008, nuova edizione 2016); Spiagge, Cale e Borghi della Costa del Cilento (2010), Le 100 Meraviglie del Cilento e del Vallo di Diano (2012) e Segreti e Meraviglie della Costa di Sorrento (2014), tutti editi da Officine Zephiro, si è dedicato con l’entusiasmo di sempre all’esplorazione dei territori trattati in questo volume.

 

Sabrina Prisco

Lavora nel campo della ricerca clinica oncologica, ma da undici anni veste anche i panni della ristoratrice  con la sua nota Osteria Canali, nel centro storico di Salerno. Da sempre appassionata di enogastronomia, viaggi e libri, ha acquisito una grande esperienza nel settore delle birre artigianali. Con la sua collaborazione alla stesura di #faccedabirra ha messo insieme tutte le sue passioni.

 

La casa editrice.

Officine Zephiro è stata fondata nell’anno 2000 da Gabriele Cavaliere. Per quasi dieci anni ha pubblicato il free press Giracostiera: l’Informavacanze della Costa d’Amalfi (che riprenderà la pubblicazione a Pasqua 2017). Ha realizzato il portale turistico di Amalfi www.amalfitouristoffice.it ed il progetto di marketing territoriale Maiori sole&arte. Ha pubblicato le mappe turistiche dei paesi (in scala 1:5.000) e le Carte dei sentieri  della Penisola Sorrentino-amalfitana, compresa l’isola di Capri (in scala 1:10.000). Ha in catalogo circa quaranta libri, realizzati in lingua italiana ed inglese, suddivisi in quattro collane editoriali:

Cart&guide: mappe e libri per il trekking e l’hiking

Informavacanze: guide “alternative” dei paesi

Volamarina: racconti del territorio

Gastronomica: sapori e colori della nostra terra

 

Il catalogo su www.officinedellibro.com

 

#faccedabirra

Le storie, i volti e i luoghi della birra artigianale in Campania

Officine Zephiro Editore

16,00 euro

formato: cm 14,00 x 24,00

pagine: 240 a colori

rilegato in Brossura

 

E’ possibile acquistare il libro presso:

Libreria Feltrinelli di Napoli

Libreria Feltrinelli di Salerno

Libreria Acanfora di Cava de’Tirreni

Libreria Tasso di Sorrento

Librerie Mondadori di Castellammare di Stabia, Salerno, Pompei, Maiori e Amalfi

 

 

Ufficio Stampa

a cura della redazione di Rosmarinonews.it

 

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