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All’AgriResort “Il San Cristoforo”, il ristorante “Line” testimonia la più autentica “eruzione del gusto”

Ad Ercolano, proprio sul punto più alto della città nota per i suoi scavi, in un giardino panoramico poco distante dal Parco Nazionale del Vesuvio, c’è un posto, il ristorante “Line” dell’AgriResort “Il San Cristoforo”, che testimonia la più autentica “eruzione del gusto”. La cultura gastronomica territoriale esprime una “cucina circolare”, sapientemente elaborata dal resident chef Antonio Tecchia, che afferma – “La mia filosofia culinaria non prevede sprechi, degli ingredienti utilizzati impegno tutto”. La tradizione culinaria campana viene presentata agli ospiti del “Line” nella sua semplicità, onesta e ordinata; i cibi si assaporano nella loro originale essenza. Dai prodotti tipici alle specialità della Terra del Vesuvio, Antonio Tecchia, pioniere del banqueting con oltre 40 anni di esperienza nel settore dell’alta ristorazione, propone piatti che valorizzano e promuovono un “circuito gastronomico” senza pari. La qualità garantita e certificata delle materie prime, identifica la “linea culinaria” che lo chef de “Il San Cristoforo” segue con una maestrìa rara ed elegante. La tecnica si rivela fondamentale per esprimere tutti i sapori e anche i profumi di un piatto; l’estetica ne avvalora la presentazione che, a sua volta, deve ben predisporre l’ospite alla degustazione. La cucina di Antonio Tecchia mostra un “contenuto affascinante e fatto della stessa sostanza del buono”.

Nel ristorante à la carte “Line”, la fresella napoletana ha il sapore del mare. Un tarallo di pane biscottato viene condito a crudo con una caponata rivisitata a base di melanzana all’origano, ciliegino rosso essiccato e aromatizzato agli agrumi, foglie di scarola fresca. Il protagonista di questa prima proposta è un totano al naturale, semplicemente saltato in padella, che mostra il tocco prelibato di una polvere di capperi pungente e caratteristica. Il succo brillante di pomodori datterini irrora di un gusto intenso e genuino ogni singolo boccone. Da una fragranza sottile emerge così una sapidità rustica, quasi speziata. I tortelli di Antonio Tecchia disegnano, invece, un girotondo di pasta fresca mantecata con una salsa DOP, ricavata dall’acqua di governo della mozzarella di bufala campana. Il calamaro a cubetti è profumato al limone; una diversificazione di broccolo, in sugo e in cime, arricchita dalla nota burrosa della nocciola insaporisce con delicatezza questo primo piatto. Il dessert è la perfetta combinazione di texture contrastanti e sentori complementari. Le papille gustative assaporano consistenze diverse, a metà strada tra il vellutato e il compatto; l’odore acidulo si abbina con precisione ad un sapore dolce e zuccherino. Il tortino morbido al cioccolato viene degustato al cucchiaio: una mousse soffice e golosa al mascarpone guarnisce; mentre tre lamponi di bosco decorano con stile. Al “Line” la novità è tutta nel piatto, quello che lo chef Antonio Tecchia prepara con l’unico intento di stupire l’ospite. Non solo accostamenti che sorprendono, ma anche combinazioni esemplari di ingredienti e degustazioni sensoriali: nel ristorante de “Il San Cristoforo” le interazioni di sapori nuovi evidenziano altre dinamiche del gusto. “Mangiare bene e con piacere è ciò che propongo ai miei ospiti” – afferma Antonio Tecchia, lo chef del ristorante “Line” all’AgriResort di Ercolano “Il San Cristoforo”.

Ristorante “Line”
081 771 2292
Via Benedetto Cozzolino 28 b 80056 Ercolano, Campania

A Boscotrecase sorge l’Azienda Sorrentino, la cui produzione di vini biologici del Vesuvio affonda le radici nel lontano ‘800.

La storia dell’Azienda Sorrentino sorge a Boscotrecase, in provincia di Napoli, e affonda le sue radici nel lontano ’800, quando agli avi della famiglia hanno dato vita ad una realtà che prosegue ancora oggi con la terza generazione composta dai fratelli GiuseppeBenny e Maria Paola, i quali lavorano seguendo a loro volta le orme dei genitori Paolo e Angela.

L’Azienda Sorrentino

Per i membri della famiglia Sorrentino, nonna Benigna è un esempio di passione, laboriosità e amore per la terra e per il vino.  Tutto è iniziato con la gestione del ‘moggio’ di proprietà in cui sono stati conservati tutti i vitigni autoctoni a piede franco e tante altre varietà di frutta e ortaggi, che oggi rappresentano i tesori dell’azienda. I figli e i nipoti di Nonna Benigna continuano sulla strada già solcata, ma dando all’azienda un nuovo assetto, espandendo il comparto viticolo negli anni ’90 e intraprendono l’enoturismo.

La filosofia dell’azienda

La filosofia dell’azienda Sorrentino si basa sulla conservazione e consolidamento delle radici antiche, a cui si è aggiunta la capacità di sperimentare nuovi progetti e l’introduzione di apparati innovativi. Un esempio è rappresentato dall’Aglianico Pompeiano, denominato “Don Paolo”, che si caratterizza per il suo raro equilibrio enologico, un equilibrio costituita da una “meticolosa cura nella coltura della vite ed un lavoro impeccabile in cantina”. L’innovazione e lo stare al passo con i tempi è l’altro pilastro aziendale. Tecniche di vinificazione tradizionale convivono con quelle moderne, così come la raccolta manuale dell’uva e la scientificità dei trattamenti. A fare da collante a tutto questo c’è la passione per la propria terra e per il vino biologico.

Il Biologico

Alla base della produzione Sorrentino c’è il rispetto per l’ambiente e la terra, perché solo così si possono ottenere prodotti sani. Per questo motivo l’azienda Sorrentino si è indirizzata sulla coltivazione bio dei vigneti. “La conduzione biologica si propone di non sconvolgere o di ricostruire gli equilibri naturali ma di conservarli e rispettarli. Usare quantitativi sempre più limitati di risorse limitando sempre più l’impatto su di esse

Le Uve

Il lavoro di recupero della varietà unito al suolo vulcanico vesuviano hanno permesso all’azienda Sorrentino di coltivare, sui 35 ettari di proprietà, varietà autoctone: CaprettoneFalanghinaCatalanescaPiedirosso e Aglianico . “L’accurata selezione e specializzazione dei siti di coltivazione delle uve, i terrazzamenti e l’orientamento dei filari, i sistemi di potatura ed allevamento specifici per ogni varietà e per il tipo di vino da produrre, le rese equilibrate e giuste per ciascuna tipologia di vino conducono ad importanti livelli qualitativi della materia prima. A questi, si associano il lavoro impeccabile in cantina e i periodi di affinamento che complessano e rendono armonico un vino vesuviano pur non essendo d’annata”.

Le linee e il Lacryma Christi

L’azienda Sorrentino produce tre linee di vini: Classica (biologica), selezione Crù Prodivi e quella Bollicine. Al centro della produzione aziendale c’è il pregiato Lacryma Christi, il vino vesuviano le cui origini si perdono nella notte dei tempi. La linea Bollicine nasce dall’innovazione e dalla sperimentazione aziendale che hanno dato origine al DòRè, unico e primo spumante Lacryma Christi del Vesuvio totalmente elaborato sul Vesuvio a cui ha fatto seguito anche uno spumante rosato ottenuto da uve Piedirosso. La linea Crù Prodivi rappresenta in pieno la filosofia aziendale, poiché “esalta le potenzialità viticole ed enologiche delle varietà vesuviane attraverso meticolose scelte dei tempi e delle tecniche di coltivazione, di vinificazione e di affinamento”. I vini di questa linea sono il frutto di un’accurata selezione delle uve di specifici vigneti, da cui derivano il Don PaoloVigna LapilloCatalò e Frupa. La linea Classica dei Vini Biologici si contraddistingue sostanzialmente per utilizzo di uve da agricoltura biologica a cui si associano tecniche che conducono a vini che esprimono il terroir nel migliore dei modi. L’introduzione del favino, assicura l’alimentazione del vigneto e ne garantisce tutte le proprietà. Di questa linea fanno parte cinque vini realizzati con uve autoctone in purezza.

DòRè

Il DòRè Lacryma Christi del Vesuvio è un vino bianco spumante DOC, derivante a uve 90% Coda di Volpe (Caprettone) e 10% Falanghina coltivate con sistema a pergola e Guyot e raccolte a mano. La vinificazione avviene in acciaio con rifermentazione in autoclave (metodo charmat lungo 8 mesi – Brut).

‘Benita 31’ Caprettone Vesuvio

Il Benita 31 è un Caprettone Vesuvio Doc – Bio Organic, il cui nome è in onore della nonna. Questo vino è un Caprettone 100% allevato su terreno vulcanico-sabbioso con sistema Guyot. La vendemmia avviene manualmente a metà settembre, mentre la vinificazione in acciaio.

‘Vigna Lapillo’ Lacryma Christi del Vesuvio DOC

Il Vigna Lapillo è un vino bianco derivante da Coda di Volpe 80% (Caprettone) e Falanghina20%. Le uve sono alevate su un terreno vulcanico-sabbioso e il sistema di allevamento è a doppio Guyot, collocato a circa 500 m. s.l.m. La vendemmia si effettua manualmente a fine settembre, mentre ala vinificazione è in acciaio e l’affinamento prosegue per 8 mesi.

La Tenuta Sorrentino

La famiglia Sorrentino, come ci ha raccontato Giuseppe, è piena di idee e risorse innovative. Infatti, da poco tempo è nato, all’interno della tenuta, un agriturismo dove è possibile soggiornare tra uliveti e vigneti millenari nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, dove oltre a godere di un piacevole relax, si possono anche visitare le cantine e assaporarne i deliziosi vini prodotti, approfittando di un semplice wine tour con degustazione o di esperienze più articolate e coinvolgenti.

La Cantina del Vulcano è l’azienda vitivinicola della famiglia Rianna, che da quattro generazioni produce i vini delle migliori uve vesuviane.

La famiglia Rianna, proprietaria della Cantina del Vulcano, da quattro generazioni produce vini vesuviani. L’esperienza e la competenza, insieme ad una produzione di uve DOP del Vesuvio, rendono i vini de La Cantina del Vulcano l’espressione più sincera della produzione vinicola campana. A tutto ciò si aggiunge l’innovazione che accompagna e rende più forte e stabile una tradizione, che è possibile ritrovare nei sentori dei vini prodotti dalla famiglia Rianna.

Il territorio

La Cantina del Vulcano si trova a Somma Vesuviana e sorge su terreni resi fertili nei millenni dalle numerose eruzioni vulcaniche. Le speciali caratteristiche del terreno vesuviano contribuiscono a dare alle coltivazioni, e al vino in particolare, delle note uniche e irripetibili. Questo territorio, inoltre, si caratterizza per la coltivazione di uve di grandissima qualità, perfette sia per produrre diverse varietà di vini, tutti marchi DOC, DOCG, IGP ed IGT. Le terre vesuviane sono ricche in potassio, fosforo, ferro e silice che danno ai vini specifiche caratteristiche organolettiche. In questa scia di tradizione e innovazione, volta ad esaltare i sapori e gli odori di un territorio millenario, si è fatta strada l’azienda vitivinicola della famiglia Rianna, che in ogni bottiglie mette storia, passione, identità e rispetto per il territorio.

I vini e le uve

La Cantina del Vulcano, come è stato detto, produce vini esclusivamente legati al territorio vesuviano. Tra questi troviamo il Lacryma Christi Bianco, ottenuto da Coda di Volpe in purezza con gradazione alcolica del 13°.Questo vino viene utilizzato anche per produrre uno spumante e un vino liquoroso. Il Lacryma Christi Rosso è prodotto con Piedirosso in purezza con gradazione alcolica del 13°, mentre l’Aglianico Pompeiano rosso proviene da uve Aglianico dal gusto persistente con gradazione alcolica del 12°. La famiglia Rianna produce anche un vino Falanghina Pompeiano, ottenuto da uve di Falanghina dal gusto fresco con una gradazione minima del 12°.
Infine, abbiamo il Catalanesca del Monte Somma Bianco, prodotto da uva catalanesca in purezza, un vitigno a buccia bianca importato nel 1450 da Alfonso I d’Aragona, utilizzato anticamente come uva da tavola e per la produzione di vino locale. Dalla stessa uva si ricava anche un particolare passito. A tutto questo, si aggiungono le varianti frizzanti. Questa vasta gamma di vini esprime tutta la cultura e il gusto del buon bere campano e vesuviano in particolare.

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Doc

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Doc de La Cantina del Vulcano è prodotto da uve Piedirosso e/o Per e’ Palummo 100%. La vinificazione di questo vino avviene per macerazione della vinaccia con 3 follature giornaliere e a temperatura max di 22 °C e la svinatura dopo 6-7 giorni. L’affinamento avviene in acciaio con successivo passaggio in legno. L’imbottigliamento in preevacuazione. Questo vino si presenta di colore rosso rubino carico. Al gusto è lungo, vellutato, caldo e armonico. Il profumo è deciso con caratteristiche della frutta rossa vesuviana, sentori evidenti, ma piacevoli, di speziato.

Vini La Cantina del Vulcano

Carlina Catalanesca del Monte Somma Bianco Igp

Altra etichetta de La Cantina del Vulcano è Carlina Catalanesca del Monte Somma Bianco Igp è prodotto da uve 100% Catalanesca. La vinificazione avviene attraverso pressatura soffice con pneumopressa. Seguono raffreddamento, chiarifica e filtrazione dei mosti, fermentazione a temperatura controllata 16/18 °C. L’affinamento in acciaio termocondizionato (max 18°C). Questo vino è di colore giallo paglierino tenue. Al palato risulta asciutto deciso, pieno e vellutato con una buona persistenza. Al naso, invece, si sentono sfumature di frutta fresca a pasta bianca con particolari profumi fruttati e floreali.

Don Giovanni Rosso Frizzante Pompeiano Igt

Don Giovanni Rosso Frizzante Pompeiano Igt è il terzo vino che vi presentiamo de La Cantina del Vulcano. Si tratta di un vino prodotto da uve 100% Piedirosso. Per quanto riguarda la tecnica di vinificazione questo vino chiarifica e filtrazione con rifermentazione avvengono in autoclave per la presa di spuma, mentre l’affinamento avviene per un mese in bottiglia. Questo vino è di colore rosso rubino; il gusto risulta rotondo e persistente, mentre il profumo è quello tipico della frutta rossa. Si abbina bene ai piatti della cucina napoletana.

Alla Tenuta Augustea, l’azienda vitivinicola della famiglia Nocerino, da un secolo si producono vini nella migliore tradizione vesuviana.

Alle pendici del Monte Somma, nel meraviglioso scenario del comune di Somma Vesuviana, si trova l’azienda vitinvinicola Tenuta Augustea della famiglia Nocerino, che da tre generazioni porta avanti la produzione di un vino di eccellenza. Oggi a capo dell’azienda c’è Marco Vincenzo Nocerino e accanto a lui ci sono validi collaboratori che portano avanti la produzione aziendale, assicurando una crescita costante ed una presenza sempre più prestigiosa e capillare sul territorio.

La varietà di uva

La particolarità del terreno vulcanico rende la coltivazione dei vigneti unica e le uve ricevono da esso una serie di caratteristiche che si trasferiscono poi al vino, rendendolo veramente eccezionale. Tra le qualità di vigneti coltivati nei sette ettari della Tenuta Augustea spiccano la Catalanesca, tipica del Monte Somma, il Piedirosso, l’Aglianico Pompeano e il famoso Lacryma Christi.

La vendemmia di quest’anno, ci ha raccontato Marco Vincenzo Nocerino, sta dando grandi soddisfazioni e ci si aspetta nuovamente un ottimo vino, sperando che le condizioni legate alla crisi sanitaria migliorino, facendo ritornare tutto alla normalità nel più breve tempo possibile.

La Tenuta Augustea

La Tenuta Augustea della famiglia Nocerino è una realtà in cui passione, tecnica ed esperienze tramandate in cento anni di storia si fondono insieme, dando vita ad una gamma di vini dalla spiccata personalità. I vini della famiglia Nocerino sono la sintesi perfetta non solo di tradizione e modernità, ma anche di qualità e sicurezza. La coltivazione dei vigneti e la produzione dei vini si inseriscono in un percorso millenario, in cui vige il rispetto per la tradizione con uno sguardo attento al futuro.

Quietum Vesuvio Aglianico DOP

Il Quietum è un vino rosso di uve 100% Aglianico con fermentazione in acciaio. Questo vino si presenta di colore rosso intenso, mentre al naso si caratterizza per profumi che richiamano il legno di castagno. Al gusto ha una nota tannica raffinata e si abbina perfettamente a tutti i tipi di carne.

Crucem Lacryma Christi

Il Crucem è un Lacryma Christi del Vesuvio Dop, che la Tenuta Augustea produce nelle varianti rosso, bianco e rosato. Il rosso si presenta dal colore rosso intenso. Al naso ricorda le fragranze della mora e della ciliegia. Al palato, invece, risulta equilibrato, avvolgente, morbido con una buona acidità. Il bianco, oltre all’armonia, offre al palato un gusto morbido e asciutto, perfetto sui piatti di mare e sugli antipasti. Infine, il rosato, che portato al naso esplode nel profumo tipico di un frutto rosso. Al palato si caratterizza per la sua dolcezza e freschezza molto equilibrate.

Tenuta Augustea : Catalunae Catalanesca del Monte Somma IGP

Il Catalunae è un vino bianco di uva 100% Catalanesca con fermentazione in acciaio. Di colore giallo paglierino e si caratterizza per i profumi nitidi e puliti, che ricordano alcuni frutti come l’albicocca. Il sapore è armonioso e morbido con un buon equilibrio. Servito alla temperatura di 8-10° C, si esalta con i piatti di pesce come il baccalà, i crostacei e i frutti di mare.

Lignum Falanghina pompeano IGP

Il Lignum è un vino bianco 90% Falanghina e 10% Coda di Volpe con fermentazione in vasca. Si presenta con un colore giallo paglierino tenue. Al naso ha un sentore che richiama la frutta delle colline vesuviane. Al gusto risulta un vino fresco con un’ampia acidità. Si sposa magnificamente con i piatti a base di pesce.

Gli altri vini

I vini della Tenuta Augustea non finiscono qui. Nella vasta produzione troviamo anche il Callidus Coda di Volpe Pompeana IGP, l’Hicarnus Vesuvio Caprettone DOP e il Gaius Pompeano rosso frizzante.

Vesuvius Cloud: a Taste of Christmas

Panettone is a traditional Italian Christmas cake. Helga Liberto, the cake maker of Chef dei Grani from Battipaglia, has just presented one her masterful takes on this timeless classic. One of many interpretations, because the Panettone has been declined in countless variations, and the challenge is of course to try to innovate the recipe while being mindful of tradition. A daunting task if you ask me, because a successful recipe should be simple and captivating, adding a personal touch to a cake that has already been perfected over years of cooking history. And don’t forget that Italians are extremely touchy and distrustful of anyone who tries to mess with tradition.

Helga Liberto

However there is some space for innovation. One of the key ingredients of Panettone is candid fruit, something that people here have mixed feelings about. The other thing that has to be perfectly right is texture. The cake should be soft and light, resembling a very tall muffin, but more spongy. Forever a devoted Chef, Helga Liberto has patiently studied and created her own Lievito Madre, sourdough, to ensure her cakes may rise naturally and slowly, over many hours. Once baked the texture is so light that she has called it Nuvola, Cloud.

Nuvola

To make it unique Helga has resorted to one of the things that make Italy such a beautiful country: Territory. We are blessed with extreme bio-diversity, each local area has its own peculiar produce that can be found nowhere else. Thus the key ingredient of her Nuvola del Vesuvio is the famous Pellecchiella Apricot from – you guessed it – Mount Vesuvius. This very tasty apricot, sought after by jam makers like a precious jewel, is part of the Slow Food Presidia. It gives Helga’s creation that personal, delicate forget-me-not flavour. Orange zest, candid lemon and orange peel, honey, raisins and vanilla complete the picture giving each slice of the cake a balanced bouquet of delicate aromas.

Eating a slice for breakfast really does remind me of the delicate flight of a butterfly, framed by soft clouds with Vesuvius in the background. The apricot, honey and raisins blended smoothly leaving me with an overall sense of well-rounded sweetness, quite a pleasant surprise. Will you have time to savour it after Christmas dinner, with the kids dying to open their presents and aunts and uncles wanting another slice?

Side story

Getting the cake home before tasting it was a challenge in itself. The packaging is so elegant, that at first it reminded me of a posh handbag. I had to defend it from many beady eyes along the way. Especially those of my local baker, who has a keen eye for quality and a real passion for handcrafted Panettone. She was quick to read the ingredients and grasp the meaning of this dreamlike Vesuvius Cloud.

Sean Grant Altamura 

 Cieddì: ristorante tra mare e Vesuvio

Cieddì, ristorante tra il mare ed il Vesuvio, sorge a Portici (Napoli) presso l’esclusiva dependance di Villa Pagliano, antico edificio borbonico dotato di uno storico giardino- agrumeto, all’interno del quale si erge il Vesuvi’Orto, orto biologico caratteristicamente realizzato in loco, fonte di squisite verdure ed erbe aromatiche utilizzate poi in cucina.

L’interno si presenta fine, accogliente, elegante, ma allo stesso tempo informale, ben arredato e con una mise en place estremamente curata.

 

 

Decisamente suggestivi sia la cantina, ben fornita ed opportunamente attrezzata per la degustazione in loco, così come l’annesso wine bar, indirizzato ad una proposta più informale, da accompagnare magari con un ottimo vino o con una birra artigianale.

 

Inoltre è possibile fruire di una sistemazione fresca ed amena nello spazioso giardino, ideale per trascorrere piacevoli serate primaverili ed estive.

Il sodalizio porticese, aderente all’ Alleanza dei Cuochi e dei Presidi Slow Food, propone una cucina semplice, genuina ma estremamente raffinata, realizzata con materie prime del territorio Vesuviano.

 

La proposta gastronomica dello chef Nunzio Spagnuolo, allievo del compianto Maestro Gualtiero Marchesi, risulta essere di alta qualità per tecnica e materia prima impiegata , legata sì alla tradizione vesuviana ma tendente all’innovazione senza incorrere in contaminazioni eccessive.

 

 

 

A partire da gradevoli antipasti, da accompagnare magari con pani e grissini autoprodotti, non mancano ovviamente i primi piatti, tra i quali spiccano stuzzicanti “Spaghettoni con calamari e peperoni“.

 

 

Nel pieno rispetto della stagionalità della materia prima, puntando decisamente su genuinità e qualità, il menù propone inoltre numerose  variazioni, sia di carne che di pesce, quest’ultimo disponibile in tutta una serie di varianti, compresi squisiti crudi.

 

 

Non mancano ovviamente i dessert comprendenti proposte classiche della tradizione napoletana, tra i quali si erge tuttavia una special edition, un omaggio a Gualtiero Marchesi, ovvero un “Lingotto di cioccolato gianduia 24 carati“.

 

 

Un contesto insomma caldo ed elegante, ove il cliente, coccolato da un servizio galante, cortese e professionale, può sentirsi davvero a casa propria, vivendo un’esperienza gastronomica memorabile, potendo godere anche di interessanti momenti musicali ivi organizzati.

 

 

Ristorante Cieddì

Via Salvatore Pagliano 5, 80055, Portici (Napoli)

+39 081 775 25 02

Web: www.ristorantecieddi.it

Facebook: Cieddì Ristorante

Aperto dal  Lunedì al Sabato sia a pranzo che a cena.
Domenica solo a pranzo.

Bistrot del Mare-San Pietro: sapori a picco sul mare

Il Ristorante – “Bistrot del Mare – San Pietro” dei fratelli Mariano ed Antonio Panariello sorge presso San Pietro a Calastro, uno dei più suggestivi scorci della città vesuviana, nelle vicinanze della zona portuale, direttamente sull’arenile.

Si configura come un bistrot informale, ove sperimentare una cucina di pesce estremamente versatile, valorizzata da una materia prima sempre fresca e di altissima qualità. Numerosi commensali ne hanno già potuto saggiare l’offerta culinaria, facilitati anche dai numerosi eventi culturali ospitati, tutti volti alla valorizzazione e promozione dei prodotti locali.

L’intero locale risulta contraddistinto da un panorama incantevole, con grandi vetrate che permettono l’accesso ad una caratteristica terrazza panoramica, il tutto completato da un allestimento, curato nei minimi dettagli, ispirato interamente al contesto marino.

Il “Bistrot del Mare – San Pietro” presenta, inoltre, un lungo corridoio d’ingresso allestito a mò di cantina. L’obiettivo del sodalizio corallino risulta essere pertanto una continua ricerca delle migliori materie prime così come dei migliori abbinamenti, finalizzata alla creazione di piatti gustosi, mai banali.

Indubbiamente rappresentativa, protagonista della proposta corallina, risulta essere la “frittura di pesce con l’antica ricetta dei Pescatori Torresi”; stuzzicanti i crudi così come la sempre in auge grigliata di mare.

Tra i primi piatti, interessante la rivisitazione dell’amatriciana a base di gamberi, così come la “Pasta alla Nerano”, un classico della cucina campana, a base di zucchine.

Presente la pizza secondo tradizione, con qualche variante legata al concept marinaro del locale. Iconico il baccalà, servito appena scottato con Pomodorino Giallo del Vesuvio su un crumble di basilico e limone.

In conclusione, ottima la selezione di birre artigianali così ampia si presenta la carta di vini nazionali ed internazionali.

Dunque uno spazio giovane, versatile, informale, ove sperimentare una cucina basata sull’evoluzione delle ricette classiche, esaltata anche a livello visivo da impiattamenti di livello, il tutto da gustare da una terrazza sul mare mozzafiato.

 

 

 

Ristorante “San Pietro – Bistrot del Mare

Via Calastro 14, 80059, Torre del Greco (NA)

+39 081 890 92 92

Sempre aperto a pranzo ed a cena.

Vesevus de Gustibus : incontro tra eccellenze gastronomiche, musica e arte

Vesuvus de Gustibus : Note di gusto nei comuni del Parco Nazionale del Vesuvio

VESUVUS DE GUSTIBUS

I sapori sposano la musica nei comuni alle pendici del Vesuvio: al via la seconda edizione di “ Vesevus de gustibus – le arti, i sapori, le tradizioni”, l’iniziativa promossa dalla Città Metropolitana di Napoli con il Parco Nazionale del Vesuvio, il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, i comuni del Parco Nazionale del Vesuvio, la Fondazione Cives che gestisce il Museo archeologico virtuale e gli istituti alberghieri dell’area vesuviana.

La manifestazione prenderà il via da Boscoreale con un doppio appuntamento in programma venerdì 11 e sabato 12 ottobre 2019. Anche per quest’anno un ricco cartellone di iniziative volte a valorizzare le eccellenze gastronomiche, paesaggistiche e culturali dei territori del vulcano tra i più famosi al mondo.

Ogni Comune organizzerà all’interno di luoghi d’arte o piazze una manifestazione per rilanciare il Parco, con il coinvolgimento degli allievi degli istituti alberghieri, impegnati a preparare degustazioni di prodotti tipici, e di quelli dei licei musicali, che allieteranno i partecipanti con note di Mozart, Vivaldi, Rossini e tanti altri.

I Comuni aderenti all’iniziativa sono: Boscoreale, Pollena Trocchia, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio, Ercolano, Massa di Somma, Somma Vesuviana, Boscotrecase, Sant’Anastasia, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Torre del Greco e Terzigno.

Il programma che coinvolge anche aziende di produzioni agricole e consorzi di tutela dei prodotti tipici del Vesuvio, partirà l’11 ottobre 2019 per concludersi il 21 marzo 2020.

Prima tappa a Boscoreale. La seconda edizione, prenderà il via da Boscoreale, appuntamento venerdì 11 e sabato 12 ottobre 2019 a partire dalle ore 19.00 presso il Cine-Teatro Minerva (via T.A. Cirillo) nell’ambito della ventesima edizione della “Festa del Vino, dei sapori e dei saperi vesuviani”. Gli eventi, a ingresso gratuito, si terranno presso il Cine-Teatro Minerva (via T.A. Cirillo) e prenderanno il via venerdì 11 ottobre, alle ore 19.00; dopo i saluti istituzionali e la proiezione di un video, spazio alla musica con l’esibizione dell’Orchestra Musicale del Liceo Artistico Musicale “Grandi” di Sorrento, a seguire è prevista la degustazione di un dolce tipico che sarà preparato, per l’occasione, dagli alunni dell’Istituto Alberghiero “De’ Medici” di Striano. Sabato 12 ottobre, invece, a partire dalle ore 20.00, dopo la proiezione di un video dedicato a VesuvioJazz, protagonisti saranno gli alunni del corpo di ballo del Liceo Coreutico “Pascal” di Pompei.

Il consigliere delegato al Parco del Vesuvio e promotore del progetto, Michele Maddaloni dice: “In questa seconda edizione di Vesevus De Gustibus continueremo quell’azione di promozione e rilancio non solo del territorio e delle sue eccellenza gastronomiche, ma coinvolgeremo ancora una volta gli alunni degli istituti alberghieri e musicali che saranno gli autentici protagonisti. Arte e cibo si sposeranno in un connubio inscindibile e rappresentano un punto di forza per il rilancio delle nostre terre vesuviane, ricche di storia e da secoli meta di viaggiatori e turisti provenienti da ogni parte del mondo”.

Ufficio stampa dell’evento:

Claudia Clemente
333-7593458
claudiaclemente202@gmail.com

Gennaro Carotenuto
392-9673926
gennarocarotenuto80@gmail.com

Tenuta

A Terzigno, nel meraviglioso Parco Nazionale del Vesuvio, sorge la Tenuta Le Lune del Vesuvio, quattro ettari di verde a circa 300 metri sul livello del mare, quartier generale a difesa dei prodotti tipici tradizionali Vesuviani”. La Tenuta nasce da una passione familiare, che da tre generazioni produce vino sulle pendici del vulcano, e da un sogno che ora è diventato realtà. A raccontarci la sua storia è il Patron Andrea Forno «Il mio percorso di studi in Economia si è concluso con una tesi di laurea in Marketing nel settore dei vini. Il lavoro di tesi fu pubblicato da Luigi Veronelli, che mi offrì la possibilità di frequentare un Master presso la Fondazione Veronelli. In quell’occasione ho potuto visitare importanti realtà vitivinicole della Toscana e della Franciacorta ed allora è nata l’idea di costruire, a partire dalla nostra produzione di vino, qualcosa di bello. A condividere questa mia passione c’era mio fratello Salvatore, con il quale iniziai la ricerca di un luogo nel quale avremmo potuto valorizzare i nostri vini, ma anche i prodotti del territorio. Dopo diverse valutazioni individuammo quella che oggi è la Tenuta Le lune del Vesuvio» 

Tenuta

La Struttura offre una gamma di servizi che soddisfa il turismo più esigente, ma anche e soprattutto quello enogastronomico. La presenza di un ristorante a km 0 garantisce un menù di qualità, che segue la stagionalità e offre squisiti prodotti coltivati nel fertilissimo terreno vulcanico. «Abbiamo scelto di dare particolare attenzione al turista italiano e straniero, attraverso percorsi guidati alla scoperta dei nostri prodotti. Chi viene alla Tenuta può visitare l’orto, i vigneti e la cantina, può usufruire del maneggio e ovviamente può fermarsi presso il nostro ristorante per degustare le eccellenze del territorio e del Vesuvio, come i famigerati pomodori piennolo, con i quali facciamo un tradizionale spaghetto al pomodoro, l’olio extra vergine di oliva e ovviamente il vino». Il vino è sicuramente il prodotto di punta della Tenuta e Andrea Forno ne parla con tutto l’orgoglio partenopeo: «Produciamo in primis Lacryma Christi del Vesuvio bianco, rosso e rosato in acciaio, ma abbiamo anche una riserva che ha fatto legno; il Piedirosso in purezza e il Coda di Volpe in purezza; oltre a questi produciamo una Falanghina, un Aglianico e uno Spumante di Falanghina. Abbiamo recuperato vitigni antichi e acquistato nuovi vigneti per la produzione di uva autoctona. Alle persone che vengono a trovarci offriamo molto di più. Infatti, oltre alla presenza di una casa vacanze, dove le famiglie possono soggiornare, organizziamo visite enogastronomiche e diverse iniziative che hanno lo scopo di valorizzare i prodotti e questa terra tanto martoriata».  

Lacryma Christi

Nella Tenuta è presente una Fattoria didattica che ha aderito al progetto Fattorie didattiche campane” approvato dalla Regione Campania per stabilire un connubio tra il mondo agricolo e quello scolastico. L’obiettivo è riavvicinare i giovani d’oggi a quelle esperienze passate e sconosciute alla maggior parte di loro, partendo dalla scoperta dei vigneti, alle attività in vigna, alla raccolta dell’uva alla sua vinificazione, fino alle varie fasi della filiera, che termina con l’etichettatura delle bottiglie. 

 Andrea Forno è un vulcano di idee, ama il suo lavoro e ama trasmettere la sua passione attraverso eventi che richiamano tantissimi partecipanti, come la Vendemmia dei bambini e un Corso di avvicinamento al vino, che lo scorso anno è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier. La “Tenuta Le lune del Vesuvio” è un vero paradiso dove è possibile vivere la bellezza del Vesuvio sia dal punto di vista del territorio che da quello enogastronomico. Tutti i sensi sono appagati, grazie ad uno scenario mozzafiato, che garantisce una esperienza indimenticabile. 

 

franciacortaPalazzo Petrucci è stata la location di gran classe che ha ospitato il Festival itinerante del Franciacorta a Napoli. Un evento che ha chiamato a raccolta 31 aziende e oltre 60 etichette per accogliere wine lovers e appassionati, sempre più curiosi e desiderosi di conoscere e approfondire il gusto del Franciacorta, declinato nelle sue diverse tipologie.  

L’idea di organizzare Festival itineranti per presentare il meglio del Franciacorta su diverse piazze italiane viene dal duro lavoro di squadra magistralmente coordinato da un Consorzio tra i più efficaci in Italia, nato il 5 marzo del 1990 a Corte Franca che oggi conta 116 associati, con lo scopo di garantire e controllare il rispetto della disciplina di produzione del vino 

<<Per la Franciacorta un ritorno a Napoli dove avevamo organizzato un evento analogo nel 2014, e ne siamo molto soddisfatti. Un territorio, quello del Sud, dove le nostre bollicine riscuotono un grande successo soprattutto nell’alta ristorazione – ha commentato Silvano Brescianini presidente del Consorzio di Franciacorta – i produttori trovano riscontro sui mercati e questo è un obiettivo importante>>. 

Inoltre, il presidente ha tenuto a precisare che <<Con 2/3 dei vigneti del territorio a conduzione biologica, la Franciacorta è una delle prime Denominazione a livello internazionale per quota di viticoltura bio e questa tendenza è in continuo aumento, di pari passo alla sensibilità dei produttori verso questo tema>>: un concetto che sottolinea come la produzione del vino lombardo sia spinta da un forte senso etico.  

La kermesse partenopea si è svolta con pranzo e degustazione per la stampa nella prima fase e, a seguire, la “Franciacorta Experience” durante la quale il grande pubblico ha potuto gustare l’eccellenza di Franciacorta in abbinamento alla cucina di Palazzo Petrucci e alle pizze di Giuseppe Pignalosa. La cucina di Palazzo Petrucci ha accompagnato il percorso di degustazione con dei piatti in perfetta armonia con lo stile ricercato dell’evento proponendo ad esempio una sofisticata quenelle di patata all’extravergine con perlage di tartufo.  E per un abbinamento più “popolare” con le pizze della tradizione napoletana: una margherita e una pizza Nerano.  

Il format proposto ha infatti avuto l’obiettivo di coinvolgere e trasmettere al pubblico di consumatori la versatilità di Franciacorta, creando il binomio perfetto con la gastronomia campana in un contesto glamour. Così le varianti del vino più famoso d’Italia, dal bianco al rosé al satèn,  hanno ulteriormente confermato di essere i compagni ideali per brindisi importanti ma anche per quelli più ordinari.  

La vista mare, il Vesuvio sullo sfondo, Palazzo Petrucci con la sua cucina sembrano quindi aver creato il giusto connubio con il “nettare di bacco” più celebre d’Italia.

Marika Manna

L’idea del giovane macellaio napoletano Antonio Di Sieno presentata all’Italian Cuisine World Summit di Dubai

Allevare un maiale allo stato brado sulle pendici del Parco Nazionale del Vesuvio secondo l’antica tradizione vesuviana. Questa l’idea del macellaio Antonio Di Sieno che ha presentato i primi risultati di due anni di esperimento all’Italian Cuisine World Summit di Dubai, unico italiano nella sua professione, al cospetto di numerosi chef stellati, uno su tutti Heinz Beck. «La cosa più innovativa del momento è il ritorno al passato – così Antonio Di Sieno – quella di crescere gli animali all’aperto e macellarli secondo le antiche usanze. Oggi il 95% della carne di maiale viene da allevamenti intensivi, il mio desiderio è portare sulla tavola un prodotto che viene da un animale che ha vissuto nel benessere».

L’ANIMALE. Le specie di suini sono tante e le tecniche di allevamento sono sempre più specifiche. «Abbiamo dunque voluto unire una buona selezione genetica e un allevamento a carattere tradizionale, da qui l’idea di allevare il “Duroc” apprezzato per l’originalità e unicità che erano appunto le basi per il nostro progetto. E poi è rosso come la lava del Vesuvio». La varietà Duroc si caratterizza per la sua rusticità e resistenza. È una scelta dettata dall’allevamento in condizioni difficili, data la sua resistenza alle malattie e agli agenti atmosferici.

L’ALLEVAMENTO. Il Rosso Vesuviano nasce in stalla e vi rimane fino a 60 giorni, successivamente viene allevato e fatto crescere all’aperto, dove la qualità di vita è migliore e sono capaci di esprimere comportamenti naturali fondamentali per loro, come grufolare, rotolarsi nel fango o nella terra e andare alla ricerca di cibo, fatto quasi esclusivamente dei prodotti che crescono sul nostro Vesuvio. «Abbiamo riscoperto l’antica tradizione delle famiglie contadine dove il maiale veniva allevato nel rispetto di regole precise, tramandate di padre in figlio. Il nostro Rosso Vesuviano viene allevato per 14/16 mesi fino a farlo arrivare a pesare circa 150/170 chilogrammi».

LA MACELLAZIONE. Il momento migliore per la macellazione è dalla fine di novembre, dal giorno di Sant’Andrea, fino a circa a metà gennaio, al giorno di Sant’Antonio Abate. Si attendeva la luna calante per poter procedere al complesso cerimoniale della macellazione, officiato dallo “scannatore”, persona esperta nel dare la morte all’animale senza contaminarne le carni col sangue. «La scelta di questo periodo dell’anno era dovuta a una semplice ragione: le rigide temperature raffreddavano e asciugavano più velocemente la carne e di conseguenza favorivano una più veloce lavorazione. All’uccisione seguiva la lavorazione della carne, si cominciava sezionando le carni, poi si lavoravano quelle per il consumo fresco, si metteva il fegato nella rete, si tagliava la cotica, si stringevano i ciccioli con le tradizionali ganasce di legno, si preparava la salsiccia da stagionare, i salami, il lardo, la coppa di testa, i prosciutti, la coppa e lo strutto». Tutti piatti poveri che Di Sieno, definito macellaio 3.0, sta riportando alla ribalta.

BIOGRAFIA BREVE. Antonio Di Sieno, quarta generazione di macellai, è un giovane professionista specializzato in commercio e lavorazione delle carni pregiate dal Mondo. È titolare di “Trippicella”, azienda nata nel 1940, che distribuisce tagli di prima qualità nelle più importanti città italiane. Definito macellaio 3.0 per la sua capacità di coniugare tradizione e innovazione. Tra i suoi ultimi progetti “Meat innovation” per il recupero della carne di scarto e “Tondo Napoletano” il primo panino fritto con hamburger.

Alessandro Savoia 

Giri di Pasta: l’innovativo locale dal centro storico approda anche al Vomero. 

 

La tradizione della pasta napoletana e della dieta mediterranea rivisitata in golose monoporzioni gourmet e solo con ingredienti tipici del territorio campano.

“Giri di Pasta” il 2 marzo inaugura a Napoli il suo secondo locale. Dopo l’apertura avvenuta con successo poco più di un anno fa nel centro storico, in via dei Tribunali 73, l’innovativo format delle frittate di pasta approda in via Bernini 12, nel cuore del quartiere Vomero.

“Giri di Pasta” è l’unico in Italia a riproporre la tradizione culinaria tipicamente napoletana in una chiave del tutto moderna. Non si tratta della frittata impanata e fritta, ma di quella “spadellata” che le mamme e le nonne napoletane sono solite preparare. Le ricette tradizionali sono rielaborate e gli abbinamenti studiati per ogni tipo di pubblico. Potrete scegliere infatti tra le frittatine classiche, quelle gourmet o le special.

Giri di pasta apre al Vomero

Che siate vegetariani, celiaci o vegani, da “Giri di Pasta” il vostro palato avrà solo l’imbarazzo della scelta. E anche i nomi vi divertiranno nell’ eleggere la vostra frittatina preferita. La “Scugnizza”, con salsiccia campana e pomodorini del piennolo del Vesuvio; la “Scostumata”, con salsiccia di maiale nero casertano, funghi porcini di Roccamonfina e vino rosso Aglianico; la “Ruffiana”, con polpettine di carne al sugo, caciocavallo di Sorrento a pasta filata e basilico; la “Pescatrice”, con gamberetti saltati, crema di zucchine e prezzemolo; la “Libera” con pasta di ceci, noci, tofu, pomodorini del piennolo del Vesuvio e basilico.

Per l’inaugurazione del nuovo locale al Vomero, i titolari hanno pensato ad una frittata ad hoc, la “Sciantosa”, assolutamente particolare: sarete deliziati dal ragù napoletano, olive nere di Gaeta e capperi. Che vogliate fare un break o sedervi per un gustoso aperitivo, da “Giri di Pasta” troverete la location giusta.

Aperitivo con la frittatina di pasta

Aperitivo con la frittatina di pasta

Gustare una frittata è un po’ come sedersi a tavola con tutta la famiglia riunita. Ecco perché è un locale pensato sia per un aperitivo con gli amici sia per un pranzo o una cena. “Giri di Pasta” al Vomero sarà aperto fino a tarda notte per offrire frittate “notturne” agli amanti della movida.

E se non avete voglia di uscire, le vostre frittate arriveranno a domicilio in massimo 15 minuti in qualunque zona di Napoli. L’obiettivo è promuovere l’identità di una città che cresce, di una Napoli che allarga i suoi confini e promuove le sue eccellenze, non dimenticando però le proprie tradizioni. L’attaccamento al territorio, ai suoi prodotti tipici, sono tra i punti principali della filosofia del format, che predilige infatti ingredienti di altissima qualità e a km 0, come la pasta di Gragnano, i pomodorini del Piennolo, la ricotta di Montoro, i funghi porcini di Roccamonfina, i limoni di Sorrento, e per finire il nostro vino rosso Aglianico. “Giri di Pasta” ha vinto “Mangia e bevi 2017”, il premio riservato alle eccellenze campane, come miglior format innovativo. “Siamo orgogliosi e soddisfatti della riuscita di questo format e abbiamo intenzione di esportare le nostre tradizioni napoletane anche in altre zone d’Italia e, perché no, in Europa”, dichiarano Dario Savarese e Eduardo Manco, i due giovani titolari.

Ci sono ben 15 diversi gusti da scegliere, che aspettate a provarli?

SAVE THE DATE 2 marzo alle 18:30 Aperipasta

Giri di Pasta, via Bernini 12

www.giridipasta.it

www.facebook.com/giridipasta-vomero

A  San Cristoforo “Vista, Olfatto e Gusto moltiplicato per Sei”

Lunedì 26 febbraio ore 20.00, presso lo splendido complesso turistico Il San Cristoforo di Ercolano, sorto a valle del Vesuvio e immerso nel verde lussureggiante e rivoli d’acqua, si terrà “Vista, Olfatto e Gusto moltiplicato per Sei”, degustazione alla cieca di sei vini provenienti da sei regioni italiane.

Organizzata da Angela Merolla, vedrà vini serviti con etichette e bottiglie bendate; solo a degustazione ultimata sarà rivelata la regione d’appartenenza, la cantina produttrice, il vitigno, l’annata e la gradazione alcolica di ogni vino, questo per rendere l’esame organolettico più oggettivo possibile, evitando di condizionare i giudizi dei degustatori.

Una lettura intrigante quanto affascinante, per una serata finalizzata all’approfondimento di alcune espressioni dei terroir italiani. “Vista, Olfatto e Gusto moltiplicato per Sei” sarà riservata a ristoratori, chef, sommelier e giornalisti del settore.

In abbinamento ad ogni vino saranno serviti prodotti gastronomici di alta qualità, piatti originali e la portata finale verrà realizzata da Antonio Tecchia executive chef de Il San Cristoforo. Si approfondiranno così i suggestivi sapori di territori diversi:

Chef Francesco Lama “Cucù”- Aversa CE

– Little Bun ai cinque cereali con tonno fresco pinna gialla, stracciata di bufala aromatizzata allo zenzero e spinacino fresco

Jamonita – Nocera Inferiore SA

-Tris di formaggi irpini Cooperativa Agricola Pecorino Bagnolese – Bagnoli Irpino AV :

Pecorino stagionato 12 mesi in grotta a latte crudo locale

Pecorino affinato su vinacce 14 mesi in grotta a latte crudo locale

Caprino stagionato 4 mesi in grotta a latte crudo locale

Mastro Fornaio Domenico Fioretti – Carinaro CE

Il Bufalino: mini casatiello bufalino, bocconcino di mozzarella bufala, caciotta di bufala, caciocavallo di bufala, salsiccia e salame di bufalo

Jamonita – Nocera Inferiore SA

-Jamon Iberico Senorio de Olivenza denominazione di origine Dehesa de Extremadura -100% razza pura iberica stagionato 48/54 mesi

Chef Gianluca Ungaro – Ciacco & Bacco – Gragnano NA

Pacchero dorato e fritto, ripieno di ragù di Picanha su salsa ai tre pomodori

Chef Antonio Tecchia – Il San Cristoforo

– Sensazioni al quadrato

Concludendo con il “Cassatino” del mastro fornaio Domenico Fioretti e il dessert “Goccia d’Oro” de La Ginestra in abbinamento al Limoncello Distilleria Petrone.

La serata è riservata e solo su invito.

 

Partner:

I.P.S.S.E.O.A. De Gennaro – Vico Equense NA

RF Jewelry – Sarno SA

Olearia Duraccio – Ottaviano NA – Uliveti e Frantoio a Buccino SA Olio extra Vergine di Oliva Biologico monocultivar Frantoiane

Cucù – Aversa CE

Ciacco & Bacco Ristoburger 2016 Gragnano NA

Panificio Domenico Fioretti – Carinaro CE

Pastifico Gentile – Gragnano NA

Jamonita – Nocera Inferiore SA

Coop.Agricola Pecorino Bagnolese – Bagnoli Irpino AV Caseificio Marrandino – Castel Volturno CE

Caseificio Ponte a Mare – Castel Volturno CE

Senorio de Olivenza – Badajoz – Spagna

Lem Carni Spa – Dozza BO

La Ginestra – Cooperativa agrituristica e apistica -Vico Equense NA

Distilleria Petrone – Mondragone CE

 

Il San Cristoforo

Via Benedetto Cozzolino – Ercolano NA

Fisso: 081 7712292

Mobile: 335 761 4181

www.ilsancristoforo.it

 

 

5 Novembre ore 20:00 – Apre le porte del gusto 1000 Gourmet.

1000 Gourmet- Logo

Domenica 5 Novembre 2017 ore 20 a Via S. Pasquale 51, Napoli, apre la Pizzeria 1000 Gourmet.
La pizzeria, che prende il posto di uno dei più celebri locali della movida partenopea “La Scalinaletella”, si caratterizza per una proposta di grande qualità sia per la tipologia di pizze proposte che per l’eleganza e la raffinatezza del servizio.
Boiserie, specchi ed elementi cromati fanno da cornice ai 70 posti interni,30 invece i posti previsti in esterno sotto confortevoli gazebi che potranno accogliere l’area fumatori.
Le pizze sono tutte realizzate con farine non raffinate di tipo 2 e con l’utilizzo di ingredienti per la farcitura che rappresentano il meglio della produzione artigianale campana, per lo più D.O.P. e dei Presidi Slow Food.
Una chicca è rappresentata dagli impasti alle noci, al limone, al cacao.
Particolare attenzione è stata dedicata ai celiaci e pertanto si possono scegliere pizze ,dolci e finanche birre rigorosamente gluten free.
Ad accompagnare la proposta della pizzeria le fritture classiche napoletane, i taglieri con varie tipologie di formaggio ovino, caprino e vaccino.
Ampia la proposta di birre, sia alla spina che in bottiglia, tutte rigorosamente artigianali campane o di Presidio Slow Food.
Così come ampia e sempre centrata sulla Campania la cantina con tutte le tipologie di vitigno rappresentate da quelle dei Campi Flegrei e del Vesuvio,  a quelle del Beneventano e dell’ Avellinese per finire alla Costa d’Amalfi e al Cilento.
“Abbiamo voluto realizzare un posto elegante nel salotto della città con una proposta enogastronomia che rappresentasse il meglio della nostra regione” affermano i due giovani imprenditori dell’iniziativa Vittorio Ferraro e Michele Imparato.

in ordine da sinistra: Michele imparato, Giuseppe Maglione, Vittorio Ferraro

in ordine da sinistra: Michele imparato, Giuseppe Maglione, Vittorio Ferraro

A capo del progetto Giuseppe Maglione chef-pizzaiolo patron del ristorante Daniele Gourmet ad Avellino, le cui origini familiari affondano le radici nel centro storico di Napoli con la bisnonna e la nonna che proponevano le pizze fritte da asporto.
Per Giuseppe Maglione è :”un orgoglio ritornare a Napoli dove la storia della mia famiglia ha avuto inizio, proponendo uno stile di pizza che sia rispettoso del territorio ,ma che vada incontro anche ai nuovi gusti e alle nuove esigenze del consumatore che chiede maggiore digeribilità ed attenzione all’uso di ingredienti salubri senza conservanti.”

Sito: www.1000gourmet.it
Fb: @1000gourmet

Grande successo di Solania per la presentazione del progetto

Il mio S. Marzano D.O.P.

Lo chef Vissani e i pizzaioli, i ristoratori e i pasticceri della Campania uniti per la valorizzazione dell’Oro rosso dell’agro nocerino-sarnese.

 

È stata una grande festa di “matrimonio” quella tenutasi lunedì 24 luglio presso l’azienda Solania, storico marchio leader nel settore della trasformazione del pomodoro S. Marzano D.O.P.

Si il matrimonio tra il pomodoro più famoso e coltivato in Campania e il mondo delle pizzerie e dei ristoratori in generale. Ad officiare questo rito culinario è stato chiamato uno dei “Cardinali” della cucina italiana, Gianfranco Vissani.

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L’istrionico chef di Baschi si è prodotto in una serie di proposte d’interpretazione del S. Marzano D.O.P. con una panzanella, uno spaghetto di Gragnano, un gelato ed altre sorprese che non hanno mancato di affascinare il mondo dei gourmand.

NapolitanoL’evento è stata l’occasione per presentare il progetto: “il Mio S. Marzano D.O.P.”, che nasce sotto l’egida della Coldiretti Campania e del Consorzio S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino D.O.P., e prevede che pizzaioli e ristoratori possano scegliere l’appezzamento di terra ed il lotto di produzione e finanche personalizzare l’etichetta della confezione di latta, con il logo del locale, la loro immagine o altro segno identificativo.

Ciò è reso possibile dal fatto che Solania è una delle poche aziende del settore che controlla tutta la filiera dal seme alla coltivazione, alla trasformazione e finanche la distribuzione.

La cooperativa di agricoltori aderente alla sua rete d’impresa, Solanacea 2.0, ha tra l’altro fatto richiesta di assegnazione del QR Code all’istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno per i prodotti coltivati, in modo da poterne garantire la tracciabilità.

Oltre a Gianfranco Vissani hanno fatto gli onori di casa il Pizzaiolo-chansonnier Gianfranco Iervolino, reduce dai successi televisivi di Rai2, Giuseppe Vesi di Pizza Gourmet, vincitore del contest televisivo 4 ristoranti di Alessandro Borghese e lo chef Maurizio De Riggi, del Markus di San Paolo Belsito, esponente della F.I.C. Campania.

Per l’occasione a questi si sono affiancati i Pizzaioli dell’Associazione Pizza Verace, di cui Solania è partner ufficiale, e del Dream-Team Perrella distributore del S. Marzano D.O.P. prodotto da Solania con il brand Napoletano, capitanati da Diego Vitagliano.

In rappresentanza della prestigiosa associazione di chef stellati EuroToque ha partecipato Alfonso Crisci, patron di Taverna Vesuviana a San Gennaro Vesuviano e adesso impegnato a Nola con la pizzeria gourmet Metamorsi e nel Cilento con il ristorante di mare Annalì.

il dessert proposto dallo chef Gianfranco Vissani

il dessert proposto dallo chef Gianfranco Vissani

l’Associazione Professionale Cuochi Italiani, è stata rappresentata da Antonio Arfè, della storica gastronomia di Chiaia, oggi impegnato al Don Pedro della Maison Toledo di Pozzuoli.

Protagonisti con le loro proposte a base sempre di S.Marzano D.O.P. lo chef Marco di Martino dello Sky Garden Club di Castellammare di Stabia, il pizzaiolo-chef Giuseppe Maglione di Daniele Gourmet ad Avellino, e gli chef dei Grani Helga Liberti e Vito De Vita.

La pizza fritta è stata interpretata da Aniello Falanga dell’Accademia di Terzigno, il rustico dal mastro fornaio Domenico Fioretti e il panino gourmet da Gianluca Ungaro di Ciacco&Baccoristo-burger di Gragnano.

Anche la scuola Dolce&Salato di Maddaloni di Giuseppe Daddio e Aniello Di Caprio con i loro allievi sono stati protagonisti per la valorizzazione dell’oro rosso dell’agro nocerino-sarnese con una proposta dolce e una salata.

Non si poteva non finire con i dolci proposti da Carlo Cuofano, della Pasticceria Svizzera a Salerno, Anna Chiavazzo del Giardino di Ginevra a Casapulla e da Salvatore Gabbiano dalla Pasticceria Gabbiano di Pompei, il sorbetto dalla Gelateria Lavezzi di Sarno.

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il dessert proposto dalla pasticceria Svizzera

È stata la festa dell’agroalimentare campano, perché al San Marzano D.O.P. è stata affiancata la pasta con Il Mulino di Gragnano e L’Antica Maccheroneria, il fior di latte e il fior di fuscella della Latteria Sorrentina, la mozzarella di bufala campana D.O.P. della La Perla del Mediterraneo, i prodotti del mare con IASA, vini della Campania con le aziende Porto di Mola di Galluccio e Selezione Catering, l’olio Evo del Consorzio Colline Salernitane D.O.P. e i Liquori di Gusta Campania.

Ma il San Marzano è stato protagonista anche con le creme per il viso e per il corpo che sono state messe a punto dai ricercatori del CNR Barbara Nicolais e Rocco Di Prisco autori del prestigioso lavoro scientifico sulle proprietà antitumorali del prodotto nocerino-sarnese.

E la festa è stata tale anche grazie alle melodie della musica classica napoletana interpretata dai maestri Mario Maglione e Espedito de Marino.

 

Nasce “Piennolio”: il pomodorino del piennolo del Vesuvio incontra l’olio extravergine d’oliva del Cilento in un barattolo

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Due prodotti d’eccellenza, simboli di culture vicine ma diverse, due ingredienti che negli ultimi anni sono diventati i “must have” di chef e pizzaioli di grido: il pomodorino del piennolo del Vesuvio e l’olio extravergine di oliva del Cilento sono racchiusi in un barattolo sotto forma di “Piennolio”, un sugo pronto realizzato solo ed esclusivamente con l’85% di pomodoro e il 15% di olio.

TRECCELENZE-PRODOTTI-PIENNOLIOQuesta leccornia è solo una delle tante idee sviluppate dal team di Treccellenze, azienda fondata da giovani imprenditori campani che, provenienti da significative esperienze nel campo del food, hanno deciso di investire il loro know-how nella produzione di prodotti di eccellenza realizzati con ingredienti derivanti dalle loro terre di origine, ovvero il Parco Nazionale del Vesuvio e quello del Cilento.

Il pomodorino del piennolo del Vesuvio utilizzato per la produzione del “Piennolio” viene prodotto presso l’azienda “Rosso Vesuvio” di Salvatore Acampora, e confezionato poi – insieme all’olio extravergine d’oliva – in un piccolo laboratorio artigianale ubicato in un bellissimo borgo cilentano  (Piano Vetrale); ogni singolo barattolo viene minuziosamente controllato prima di essere messo in commercio.
Attualmente questo prodotto, oltre a campeggiare nelle dispende delle cucine dei migliori ristoranti, è acquistabile sull’e-commerce di Treccellenze:

 www.treccellenze.it.

Treccellenze:

Il catalogo dell’azienda comprende un’accurata selezione di prodotti, testati dai palati più esigenti, che sono alla portata di tutti per formati e prezzi. In particolare: il Piennolio (pomodorini del piennolo del Vesuvio e olio extravergine d’oliva del Cilento), il Ficoperto (fico bianco del Cilento avvolto con il cioccolato), Geppetto il finocchietto (liquore al finocchietto selvatico fresco), olio extravergine di oliva DOP (ottenuto dalla premitura di olive del Cilento, rigorosamente raccolte a mano e molite entro 48 ore), farine di grani antichi (farina semi integrale di grano tenero Gentil Rosso, farina integrale di grano tenero Carosella, farina di grano duro Senatore Cappelli), i Pastorelli (fragranti biscotti artigianali, preparati con la farina 00 di grano tenero Carosella e farciti con i gustosi fichi bianchi del Cilento

 

 

Nasce il Presidio Slow Food
dell’Albicocca del Vesuvio

La presentazione martedì 11 luglio a San Sebastiano al Vesuvio

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Martedì 11 luglio alle ore 18,00 presso la sede della Protezione Civile in via Michele Capasso a San Sebastiano al Vesuvio (NA) si presenta il nuovo Presidio Slow Food dell’Albicocca del Vesuvio, la crisommola. Intervengono all’appuntamento, oltre ai produttori Mario Angrisani, Gaetano Romano e Vincenzo Egizio; il Presidente del Parco nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo; il Presidente Slow Food Campania e Basilicata, Giuseppe Orefice; il Presidente di Proodos, Mario Sicignano; la Fiduciaria Slow Food Vesuvio, Patrizia Spigno e il responsabile del progetto Presìdi Slow Food Campania e Basilicata e membro della Commissione Nazionale Biodiversità di Slow Food Italia, Vito Trotta.

Il percorso per l’istituzione del Presidio dell’albicocca del Vesuvio è stato attivato grazie alla sinergia di numerose forze. Esso rientra infatti nel progetto IPark presidio e cittadinanza, sostenuto da Prodos Consorzio di Cooperative Sociali e finanziato da Fondazione con il Sud. Il progetto ha come scopo la valorizzazione e la promozione del territorio all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio che è parte attiva di un insieme di iniziative. Partecipano al progetto, oltre a Proodos e Slow Food, la Coop. Alisei, l’Associazione Comunemente, la Protezione Civile “Save me”, l’Associazione “L’altra Napoli”, la Coop. Chiari di Bosco, il CNR – Istituto di Scienze dell’Alimentazione, i Comuni di Pollena Trocchia, San Sebastiano al Vesuvio, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, l’Istituto Comprensivo “Tenente Mario De Rosa” e “Vesuvio Natura da esplorare”.

«L’Italia è il principale produttore di albicocche – dichiara Vito Trotta – e nel Vesuviano insiste la maggiore estensione produttiva di questo frutto. L’albicocca del Vesuvio però non è una sola. Esistono infatti numerosi ecotipi storici che il progetto del Presidio Slow Food vuole sostenere, ponendosi al fianco dei piccoli produttori. L’azione messa in campo dal Presidio favorisce dunque il recupero della biodiversità ambientale a forte rischio d’estinzione creando le condizioni per favorire la nascita di un sistema di infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno che conduca allo sviluppo di un’economia sostenibile del territorio».

«L’albicocca è un frutto che appartiene storicamente all’area vesuviana – aggiunge Patrizia Spigno – in cui gli agricoltori sono fortemente specializzati in questo tipo di coltura. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, Slow Food Italia e la Condotta Slow Food Vesuvio miravano da tempo a questo progetto e siamo ora particolarmente contenti di celebrare la nascita del Presidio nell’ambito del progetto iPark che coinvolge una grande rete di associazioni: il fare squadra con Enti e associazioni è stato infatti fondamentale per passare dalla bellezza dei sogni alla concretezza dei fatti».

 

A margine dell’appuntamento di presentazione, sarà possibile degustare il prodotto fresco ma anche gustare alcuni piatti a base di albicocca preparati dal Ristorante La Lanterna di Somma Vesuviana e dalla Pizzeria Haccademia di Terzigno.