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All’AgriResort “Il San Cristoforo”, il ristorante “Line” testimonia la più autentica “eruzione del gusto”

Ad Ercolano, proprio sul punto più alto della città nota per i suoi scavi, in un giardino panoramico poco distante dal Parco Nazionale del Vesuvio, c’è un posto, il ristorante “Line” dell’AgriResort “Il San Cristoforo”, che testimonia la più autentica “eruzione del gusto”. La cultura gastronomica territoriale esprime una “cucina circolare”, sapientemente elaborata dal resident chef Antonio Tecchia, che afferma – “La mia filosofia culinaria non prevede sprechi, degli ingredienti utilizzati impegno tutto”. La tradizione culinaria campana viene presentata agli ospiti del “Line” nella sua semplicità, onesta e ordinata; i cibi si assaporano nella loro originale essenza. Dai prodotti tipici alle specialità della Terra del Vesuvio, Antonio Tecchia, pioniere del banqueting con oltre 40 anni di esperienza nel settore dell’alta ristorazione, propone piatti che valorizzano e promuovono un “circuito gastronomico” senza pari. La qualità garantita e certificata delle materie prime, identifica la “linea culinaria” che lo chef de “Il San Cristoforo” segue con una maestrìa rara ed elegante. La tecnica si rivela fondamentale per esprimere tutti i sapori e anche i profumi di un piatto; l’estetica ne avvalora la presentazione che, a sua volta, deve ben predisporre l’ospite alla degustazione. La cucina di Antonio Tecchia mostra un “contenuto affascinante e fatto della stessa sostanza del buono”.

Nel ristorante à la carte “Line”, la fresella napoletana ha il sapore del mare. Un tarallo di pane biscottato viene condito a crudo con una caponata rivisitata a base di melanzana all’origano, ciliegino rosso essiccato e aromatizzato agli agrumi, foglie di scarola fresca. Il protagonista di questa prima proposta è un totano al naturale, semplicemente saltato in padella, che mostra il tocco prelibato di una polvere di capperi pungente e caratteristica. Il succo brillante di pomodori datterini irrora di un gusto intenso e genuino ogni singolo boccone. Da una fragranza sottile emerge così una sapidità rustica, quasi speziata. I tortelli di Antonio Tecchia disegnano, invece, un girotondo di pasta fresca mantecata con una salsa DOP, ricavata dall’acqua di governo della mozzarella di bufala campana. Il calamaro a cubetti è profumato al limone; una diversificazione di broccolo, in sugo e in cime, arricchita dalla nota burrosa della nocciola insaporisce con delicatezza questo primo piatto. Il dessert è la perfetta combinazione di texture contrastanti e sentori complementari. Le papille gustative assaporano consistenze diverse, a metà strada tra il vellutato e il compatto; l’odore acidulo si abbina con precisione ad un sapore dolce e zuccherino. Il tortino morbido al cioccolato viene degustato al cucchiaio: una mousse soffice e golosa al mascarpone guarnisce; mentre tre lamponi di bosco decorano con stile. Al “Line” la novità è tutta nel piatto, quello che lo chef Antonio Tecchia prepara con l’unico intento di stupire l’ospite. Non solo accostamenti che sorprendono, ma anche combinazioni esemplari di ingredienti e degustazioni sensoriali: nel ristorante de “Il San Cristoforo” le interazioni di sapori nuovi evidenziano altre dinamiche del gusto. “Mangiare bene e con piacere è ciò che propongo ai miei ospiti” – afferma Antonio Tecchia, lo chef del ristorante “Line” all’AgriResort di Ercolano “Il San Cristoforo”.

Ristorante “Line”
081 771 2292
Via Benedetto Cozzolino 28 b 80056 Ercolano, Campania

Il food truck targato Sud Eat promuove i piatti napoletani firmati dallo chef Maurizio De Riggi

Da un’idea dello chef Maurizio De Riggi nasce Sud Eat, l’omaggio in chiave contemporanea alla tradizione culinaria partenopea. Il food truck targato Sud Eat fa la sua prima tappa a Cimitile, il paesino in provincia di Napoli che diventa immediatamente la nuova espressione del folklore gastronomico campano. Prodotti tipici, materie prime locali, piatti della cultura contadina sono i protagonisti del menù itinerante firmato dallo chef Maurizio De Riggi. Sud Eat è il simbolo concreto e reale di un esperimento socio-culturale che rappresenta solo l’inizio di una sfida solidale ben precisa, lanciata nel gennaio del 2021. Il cibo è semplicemente un veicolo, lo strumento sano di una comunicazione costruttiva. I sapori di una volta hanno il compito di trasmettere alle “nuove generazioni di buongustai” tutta la genuinità della cultura gastronomica territoriale.

Lo “street food mobile” promosso dallo chef Maurizio De Riggi rivendica l’identità del Napulitan Food, ponendo l’accento sulla qualità made in Italy delle eccellenze campane, ma senza rinunciare alle contaminazioni forestiere. Sud Eat è un autentico contenitore green; il giusto mix tra creatività nostrana e sostenibilità rivoluzionaria mira ad una sensibilizzazione chiara e mirata. I numeri della smorfia napoletana identificano la proposta culinaria dello chef Maurizio De Riggi. Sud Eat diventa dunque il vocabolario gastronomico dove ogni ingrediente del Napulitan Food trova una spiegazione valida ma soprattutto invitante. Ad ogni portata corrisponde un appellativo dialettale che esprime tutta la veracità di un piatto, letteralmente assemblato e servito in un pack totalmente plastic free.

‘O CHIANTO (65) è la mezza manica rigata alla genovese. La cipolla ramata di Montoro concentrata a mo’ di crema massaggia la pasta; chips essiccate e affumicate accentuano il sapore dolce e aromatico di questo bulbo. Pezzi di bovino podolico rendono ogni boccone praticamente amabile. La stratificazione degli ingredienti è perfetta; tutte le consistenze vengono rispettate e valorizzate al meglio. ‘A MERAVIGLIA (72) è la palla di pasta e patate. La cucina del recupero rivela la sua identità in un fritto impanato con fiocchi di mais tostato. All’interno una farcia tanto gustosa quanto sostanziosa, tipica della tradizione culinaria napoletana. All’esterno una fonduta di formaggio a pasta dura viene cosparsa su questa cupola dorata dove si intravedono, qua e là, trucioli croccanti di sedano. ‘LL ANEME ‘RO PRIATORIO (85) è il petto di pollo con patate fresche servite praticamente al naturale, a spicchi e con la buccia; tutto fritto. La carne ha una panatura aderente e sottile; il morso è tenero ed umido, dal primo all’ultimo. Il tubero coltivato nelle campagne limitrofe ha un gusto rustico e ovviamente pieno. Il purè è alla base, e rappresenta il condimento versatile e sempre buono di questo secondo piatto rimodernato, perciò più appetibile. Sud Eat è il “mezzo a quattro ruote” che promuove campagne di sensibilizzazione “all’uso efficiente del cibo”, affinché quest’ultimo diventi il “sano pretesto” per informare e comunicare le sane ricette di un tempo. Maurizio De Riggi porta avanti così l’idea libera di un “food on the road” destinato a conquistare in modo indelebile il palato e la coscienza dei suoi “ospiti vaganti”.

Passione e famiglia sono parole semplici ma potenti che, se uniti, possono creare cose sempre nuove. Proprio questi concetti hanno portato i fratelli Esposito a percorrere la strada della gastronomia dando vita al ristorante Casa Sarchiapone e al pub Vico Sarchiapone a Giugliano in Campania.

Proprio uno dei due fratelli, Antonio Esposito, parla di com’è cominciata la loro avventura: “Mio fratello e nostro padre sono sempre stati appassionati di cucina e hanno trasferito questo sentimento anche in me. Il nome stesso del ristorante è stato scelto da quest’ultimo pensando a una figura leggendaria che ha vari significati. Ci siamo basati su una poesia scritta da Totò chiamata Sarchiapone e Ludovico”.

Il ristorante Casa Sarchiapone nasce nel 2011 e tra i due locali è quello che rispecchia di più il concetto di tradizione. Si presenta come un luogo accogliente, familiare che ha il compito di far sentire il cliente in un ambiente casalingo. Il tutto diviso in due parti: una esterna, circondata dal verde, e una interna, che presenta un ambiente sobrio e luminoso.

I piatti della tradizione campana regnano indiscussi. Tra questi abbiamo la classica tagliata napoletana, spaghettone alla Nerano con pinoli e gamberi rossi, salsiccia di maiale con provola, fatta con crema di piselli e pancetta croccante, spaghetti di Castellammare con vongole veraci e molto altro. Naturalmente il menù cambia in base alle quattro stagioni, rendendolo più dinamico. Il tutto condito da materie prime di qualità.

Se la filosofia che i fratelli Esposito seguono in cucina si incentra molto sul rappresentare e valorizzare la tradizione campana si sente anche il bisogno di strizzare un po’ l’occhio alla modernità. Questa è la base del loro secondo locale, Vico Sarchiapone, dove la cultura campana abbraccia la cultura giovanile dello street food regalando ai clienti le pizze della tradizione in un ambiente più contemporaneo.

“Il progetto di Vico Sarchiapone nasce nel 2016” racconta Antonio Esposito “L’idea era quella di attirare i giovani proponendo non solo panini e birra ma anche le pizze tradizionali campane. Per queste utilizziamo una biga fatta in casa da noi, cuocendole poi in forno a legna”. Il menù, a differenza di quello del ristorante, cambia due volte l’anno. Il locale si presenta in maniera diversa dal ristorante, dando così un ambiente di ritrovo per tutti quei clienti che adorano un ambiente moderno senza rinunciare alla cultura gastronomica campana.

CampisiSe vi capitasse di fare un viaggio in Francia, magari nel circondario di Bordeaux, per l’esattezza a Cestas nel dipartimento della Gironda e voleste ritrovare il sapore di Napoli, una tappa del gusto obbligatoria è il piccolo ristorante italiano “A Tavola” del giovane Nicolò Campisi, napoletano DOC naturalizzato francese. Pasticceria francese e cucina italiana si sono felicemente incontrate in un piccolo locale con cucina a vista che ricalca la convivialità dei ristoranti tipicamente napoletani.

Con la volontà ardente di chi ha solo vent’anni ma crede nei propri sogni, Nicolò è partito per la Francia e qui <<ho lavorato duro prima di poter aprire un ristorante tutto mio>>, dice. La cucina poi è stata galeotto tra lui e Kenza, sua socia e compagna di vita, che è l’anima dolce e francese del ristorante.

Nicolò CampisiUn piccolo gioiello nel cuore della Francia con lo spirito napoletano. Nicolò infatti sottolinea <<la tradizione della mia terra è alla base delle ricette che propongo ogni settimana nel mio ristorante, seguo la filosofia della cucina napoletana, voglio che le persone conoscano me attraverso i piatti. Penso che la cucina sia lo strumento più vero per far sentire tutto quello che ho vissuto>>. Nel senso di apprendere attraverso i sensi, ricevere un’impressione sensoriale e prenderne coscienza. E cos’è la cucina, se non questo?

L’anima italiana di questo ristorante non riguarda solo la provenienza del giovane Nicolò ma anche quella degli ingredienti che utilizza: <<quasi tutte le materie prime che utilizzo sono italiane grazie a dei grossisti che, lavorando direttamente con l’Italia, riescono a far arrivare un camion ogni settimana>> per garantire prodotti qualitativamente eccellenti ai clienti.

La qualità degli ingredienti si evince dal menù, infatti trattando esclusivamente prodotti stagionali esso non è mai fisso, cambia in funzione del mercato, tanto che <<le persone che ci scelgono conoscono cosa proponiamo nel momento in cui si siedono, non troveranno oggi quello che hanno mangiato ieri>>, ci dice Nicolò che ci tiene a sottolineare come questa sia una scelta ottimale per non utilizzare prodotti surgelati.

A tavolaMa ciò che occupa uno spazio speciale nel cuore di Nicolò, da buon napoletano, è sicuramente la pizza. <<In pieno stile napoletano, l’impasto delle mie pizze lievita naturalmente da un minimo di 18 ore a un massimo di 48 ore. Utilizzo farina 100% italiana dei Molini Agugiaro&Figna, in particolare la cinque stagioni blu con una forza W290-300 e la cinque stagioni rossa più forte da W390. La mescidanza di queste mi permette di avere un impasto come quello dettato dalla tradizione napoletana che rende le pizze alte, soffici e ariose>>.

Nonostante la mancanza di un forno a legna, Nicolò riesce comunue, grazie ad un forno elettrico, a garantire le stesse temperature e prestazioni di uno tradizionale. Se non nel forno, ritroviamo la “napoletanità” negli ingredienti della pizza, soprattutto in quella a cui Nicolò è più affezionato perché porta il nome del ristorante: la “A tavola” farcita alla base con pomodoro San Marzano e mozzarella fior di latte e all’uscita con rucola, prosciutto di Parma DOP, mozzarelline e pomodorini freschi. Il modo più genuino per sentire Napoli…in un morso!

“A Tavola”, un piccolo ristorante in cui trovare i sapori locali e quelli italiani. Una cucina 100 % homemade che si serve di prodotti sempre freschi, un menù che si evolve ogni giorno per un pranzo pieno di gusto, un caldo aperitivo o una cena gourmet preparata sott’occhi e…con accento napoletano!

Marika Manna

Il Ristorante Al 53 è un’autentica istituzione del gusto a Napoli, storicamente nota per attirare i cultori della verace cucina napoletana. Situato nella storica Piazza Dante, contesto vibrante di vita cittadina e a pochi passi dai punti nevralgici per il turismo, il ristorante ha recentemente spento 94 candeline dense di storia, di appassionato lavoro e di cultura gastronomica diffusa attraverso piatti prelibati.

Di strada ne ha percorsa dal 1925 ad oggi, questo autentico regno del gusto. Lo conferma orgogliosamente il patron Angelo Martino: «Il locale nasce come una sorta di cantina. I miei antenati, che erano commercianti di scarpe, ne hanno fatto un punto di ristoro per accogliere amici e parenti. Con il tempo il locale, da realtà intima e familiare che era, ha preso le sembianze di una vera e propria attività di ristorazione” afferma il ristoratore. “L’attività agli esordi non aveva la pretesa di essere un ristorante a tutti gli effetti, ma solo un luogo di appoggio per quanti cercavano, dopo la giornata di lavoro, un posto dove poter riposare e rifocillarsi. Dopo un controllo da parte dell’ufficio annona del comune di Napoli, poichè l’attività era priva di una vera vocazione commerciale, fu multata. Sul verbale di multa, non avendo un nome di riferimento, venne identificata come “al 53””.

 

Per diverso tempo il numero civico ha identificato il ristorante nell’immaginario collettivo, finchè poi è diventato il nome ufficiale dell’attività, ovvero ristorante Al 53. In questo tipico ristorante il cliente viene accolto in un ambiente familiare dove ospitalità, amicizia, cortesia e buona cucina si rivelano i tratti caratteristici del posto. Una peculiarità della proposta gastronomica è l’“antipasto organizzato”: “in passato il concetto di antipasto, almeno a Napoli, era differente da quello odierno” ha spiegato Angelo Martino. “Si trattava di entità autonome, più vicine a contorni che al concetto moderno di antipasto. Per la prima volta Al 53 l’antipasto assume una fisionomia differente, una pietanza vera e propria che anticipa il primo, la quale racchiude un insieme di cibi come verdure, frittate o fritture in un equilibrio di gusto e di sapori ben calibrati” conferma il patron di Ristorante Al 53.

L’antipasto organizzato è senza dubbio il piatto che distingue il ristorante Al 53, un concetto gastronomico che riguarda solo poche realtà di ristorazione. Angelo Martino non preconfeziona l’esperienza di gusto. Alla base del suo lavoro, infatti, c’è la volontà di assecondare al momento il gusto e il piacere dell’ospite, il quale può orientarsi tra piatti di terra e di mare, tra le diverse varianti di baccalà, sauté di polipo, ma anche di carne. Verace, in tutto questo, il legame con Napoli. Essendo ubicato presso una delle piazze più rappresentative della città, il ristorante Al 53 non può non prescindere dalla napoletanità e dalla tradizione di una cucina dai sapori corposi. Di questo Angelo Martino va fiero e non cela alcune perplessità verso i ristoranti stellati:”La caratteristica del mio ristorante è quella di servire un piatto, che forse, non è bello esteticamente. Cucinato ancora con la “cucchiarella” e non con il bisturi. Il mio è un piatto che arriva al cliente caldo, ancora fumante, in cui c’è l’equilibrio giusto tra prezzo e qualità, in cui è possibile trovare i prodotti veri del territorio, che valutiamo personalmente e che non tradiscono il volto di una città e di una tradizione millenaria”. Nel ristorante Al 53 si mantiene intatta una cucina sincera composta da ingredienti genuini e profumi che appartengono ai ricordi dei pranzi in famiglia. Solo da Angelo Martino è possibile riviverli, in un ambiente altrettanto caloroso e familiare.

 

Non solo Hamburger, ma anche i migliori tagli di carne e una serie di polpette a cui è difficile resistere: Che Macello è un locale con la vocazione per la buona carne e la cucina napoletana.

Un progetto giovane nato a Frattamaggiore dall’idea di tre amici nel 2015 e che, a soli tre anni dall’apertura, registra un ottimo riscontro di pubblico. Il format appartiene alla nuova generazione di hamburgeria: Il saper fare del giovane staff dimostra come l’hamburger sia diventato un piatto alla stregua dell’alta cucina.

Una nuova era per l’hamburger.

Con il 2018 Che Macello inaugura un menu completamente rinnovato con panini speciali e comfort food napoletani, birre artigianali e vini di alta qualità per pasti informali ma ad alto tasso di gusto.

Un team giovane e affiatato che è stato coadiuvato dallo chef Paolo Barrale, executive chef Stella Michelin di Marennà, il ristorante della cantina Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico. Lo chef ha dedicato a Che Macello una ricetta speciale: una rivisitazione dei piatti più rappresentativi della cucina napoletana (genovese, salsicce e friarielli, ragù) presentati come polpette dalla forma alternativa. Un’autentica sorpresa per i golosi.

 

 

Che MacelloTutte le carni di Che Macello provengono da filiera corta, sono certificate e garantite. Ogni giorno i migliori ingredienti sono selezionati per aiutare i clienti a comporre il panino perfetto: dalla mozzarella di bufala campana Dop al Taleggio Dop, dai contorni di stagione alle salse artigianali, dietro ogni ingrediente c’è una storia da raccontare.

Ma la grande novità del nuovo menu sono  molti panini composti dall’estro degli chef per ogni palato: con doppio hamburger per i golosi, con avocado e guacamole handmade per i più trendy, e carni cotte a bassa temperatura e l’immancabile proposta vegetariana. Attenta e particolarmente curata la mise en place con  piatti, tegami, salsiere e taglieri che accompagnano e valorizzano ogni pietanza.

Che Macello è un vero tempio del gusto a Frattamaggiore, ospitato in un locale dove predominano i colori neutri con accenni al magenta e uno stile minimal nell’arredamento. Non mancano i richiami alla Campania Felix, date le inconfondibili piastrelle in ceramica con i disegni della tradizione. La cucina è a vista per garantire un’esperienza consapevole del cliente. Dietro a un buon piatto c’è tanto lavoro e passione, valori che arrivano a chi è seduto in sala.

Che Macello è aperto tutte le sere dalle 19.30

Via Padre Mario Vergara 118/124, Frattamaggiore

Tel. 339 147 4716

 

chemacello.com

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Instagram @chemacellohamburgheria

Angelo Ranieri presenta le sue proposte di Pizza e Cucina.

 

Angelo Ranieri, chef-pizzaiolo e titolare della catena Totò Sapore, in occasione dei suoi festeggiamenti quale campione del mondo 2017 del Trofeo Caputo nella categoria Pizza di stagione, ha presentato le nuove proposte di pizza e di cucina tipica napoletana.

  • La pizza Mammà
  • La pizza vincitrice al trofeo Caputo nella categoria pizza di stagione
  • La pizza Totò Sapore
  • La pizza “Autunno in Costiera”

angelo ranieri genovese

angelo ranieri, birrificio alkimiaNon poteva mancare una degustazione di un piatto tipico della cucina Napoletana: La Genovese.

Autentica novità è stato il dolce: Pastiera d’Autunno, con ricotta e crema di castagne e cioccolato.

In abbinamento vini di Casa Ranieri e di Spuma66 e le birre artigianali del birrificio Alkimia di Montesarchio.

Ospiti d’onore: Carmine e Antimo Caputo, Sergio Miccu dell’Associazione APN, Angelo Pisani Presidente dell’Associazione Noi Consumatori, Michele Leo Campione del Trofeo Caputo e Umberto Fornito Cavaliere della Repubblica.

Nello spirito dell’evento, data la presenza dei due campioni Angelo Ranieri e Michele Leo, il Magazine “La Buona Tavola” affiancata dalle Associazioni che rappresentano la categoria dei pizzaioli ha lanciato una petizione per l’impiego di risorse destinate alla valorizzazione in Italia e all’estero dell’arte della pizza Napoletana.

Un impegno che sia almeno pari alle risorse impiegate attualmente per l’insediamento produttivo di una grande multinazionale, che produrrà pizze congelate da esportare sul mercato globale, portando ad un inevitabile distorsione del classico prodotto che ci ha resi celebri in tutto il mondo.

Angelo Ranieri in qualità di Campione del mondo si fa portavoce dei pizzaioli Napoletani che vogliono difendere la tradizione dell’arte bianca: “Siamo costernati, dover assistere ad uno svilimento della nostra professione da parte delle Istituzioni che dovrebbero essere al nostro fianco. L’insediamento e soprattutto il finanziamento di una fabbrica per la realizzazione di una pizza surgelata in Campania e che verrà esportata in tutto il mondo dà un’immagine distorta di un prodotto tipico napoletano e penalizza un’intera categoria.”

 

 

 

Totò sapore di Angelo Ranieri campione del mondo 2017 del trofeo Caputo

Angelo Ranieri presenta le sue proposte di Pizza e Cucina.

Giovedì 19 Ottobre, alle ore 20:00 presso il Ristorante Pizzeria Totò Sapore, in Viale Antonio Gramsci, 18, Napoli in occasione dei festeggiamenti di Angelo Ranieri quale campione del mondo 2017 del Trofeo Caputo nella categoria Pizza di stagione, verranno presentate le sue nuove proposte di pizza e di cucina tipica napoletana.

toto sapore pizza totò sapore

Le pizze protagoniste dell’evento saranno:

  • La pizza Mammà
  • La pizza Totò Sapore
  • La pizza “Autunno in Costiera”

Inoltre sarà proposto un menù di degustazione della cucina tipica napoletana con un assaggio de

“Lo Scarpariello secondo Angelo Ranieri”

Mentre come dessert verrà servita una mousse a base di Ricotta e castagne.

In abbinamento vino di Casa Ranieri e le birre artigianali del Birrificio del Borgo.

Ospiti d’onore: Carmine e Antimo Caputo, Sergio Miccu dell’Associazione APN, Angelo Pisani Presidente dell’Associazione Noi Consumatori, Michele Leo Campione del Trofeo Caputo e Umberto Fornito Cavaliere della Repubblica.