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Domenica 20 ottobre tappa speciale: Di Food in Tour Pontecagnano “Frontiera dei Picentini”.

Pontecagnano : Punto di partenza e non di arrivo del progetto nato due anni fa per la promozione turistica e territoriale del salernitano

Pontecagnano

Il 20 ottobre, come ormai di consueto per i numerosi curiosi alla scoperta dei borghi salernitani, alle ore 9:00 ci si darà appuntamento a Pontecagnano assieme al Gruppo CTG Picentia di Salerno, per trascorrere una giornata tra archeologia, natura e buon cibo. In collaborazione con lo Studio PAMart, l’Associazione di promozione sociale (APS) CTG Picentia, sostenitrice da sempre di soluzioni alternative per un turismo lento e sostenibile, ha puntato il dito questa volta su Pontecagnano, crocevia nell’antichità di popoli e di scambi commerciali, prima sotto il nome di Amina e poi di Picentia. Greci, Etruschi e Piceni popolarono i luoghi su cui sorge Pontecagnano e i monti alle sue spalle. Un meta dunque significativa sia dal punto di vista storico che turistico, un punto di partenza e non di arrivo anche del progetto Di Food in Tour che cercherà in sinergia con i comuni dei Picentini, di ampliare l’offerta turistica, creando a breve dei pacchetti week-end per tutti i Gruppi CTG provenienti dalle altre regioni d’Italia. A porgere il benvenuto e i saluti istituzionali vi sarà l’Assessore comunale con deleghe alla cultura, creatività e pari opportunità Adele Triggiano, che con interesse ha partecipato assieme alle Dott.sseMina Felici, Annamaria Parlato e Maria De Vita alla progettazione e sviluppo dell’itinerario culturale e gastronomico. Si partirà quindi dalla conoscenza del patrimonio archeologico della cittadina di Pontecagnano di inestimabile valore, attraversando il Parco Archeologico urbano gestito da Legambiente Occhi Verdi, comprendente l’antica insula, il CEA (Centro Educazione ambientale) una biblioteca per bambini e un’area verde attrezzata con parco-giochi ecocompatibile. La visita sarà a cura del Prof. Giuseppe Mancini. Non mancherà una sosta al Museo archeologico nazionale con l’assist dell’archeologa Valentina Miceli. Dopo l’archeologia si proseguirà alla scoperta dei beni enogastronomici presso il Ristorante-Pizzeria “Al Trivio Granata” dove il Presidente de L’Acino d’Uva – International Sommelier Foundation Alberto Giannattasio indirizzerà i commensali in un percorso di abbinamento cibo-vino territoriale. Infine Taverna Penta del Dott. Filippo Morese, un marchio da anni garanzia di bontà e qualità, delizierà i partecipanti al tour con i suoi prodotti caseari d’eccellenza e vi anche la possibilità di vistare gli allevamenti di bufale. Il Food Blog 2Ingredienti Arte&Cibo sarà media partner dell’evento.

Prenotazioni:

info@difoodintour.it

www.difoodintour.it

 

Ufficio Stampa

AnnaMaria Parlato

Vesevus de Gustibus : incontro tra eccellenze gastronomiche, musica e arte

Vesuvus de Gustibus : Note di gusto nei comuni del Parco Nazionale del Vesuvio

VESUVUS DE GUSTIBUS

I sapori sposano la musica nei comuni alle pendici del Vesuvio: al via la seconda edizione di “ Vesevus de gustibus – le arti, i sapori, le tradizioni”, l’iniziativa promossa dalla Città Metropolitana di Napoli con il Parco Nazionale del Vesuvio, il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, i comuni del Parco Nazionale del Vesuvio, la Fondazione Cives che gestisce il Museo archeologico virtuale e gli istituti alberghieri dell’area vesuviana.

La manifestazione prenderà il via da Boscoreale con un doppio appuntamento in programma venerdì 11 e sabato 12 ottobre 2019. Anche per quest’anno un ricco cartellone di iniziative volte a valorizzare le eccellenze gastronomiche, paesaggistiche e culturali dei territori del vulcano tra i più famosi al mondo.

Ogni Comune organizzerà all’interno di luoghi d’arte o piazze una manifestazione per rilanciare il Parco, con il coinvolgimento degli allievi degli istituti alberghieri, impegnati a preparare degustazioni di prodotti tipici, e di quelli dei licei musicali, che allieteranno i partecipanti con note di Mozart, Vivaldi, Rossini e tanti altri.

I Comuni aderenti all’iniziativa sono: Boscoreale, Pollena Trocchia, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio, Ercolano, Massa di Somma, Somma Vesuviana, Boscotrecase, Sant’Anastasia, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Torre del Greco e Terzigno.

Il programma che coinvolge anche aziende di produzioni agricole e consorzi di tutela dei prodotti tipici del Vesuvio, partirà l’11 ottobre 2019 per concludersi il 21 marzo 2020.

Prima tappa a Boscoreale. La seconda edizione, prenderà il via da Boscoreale, appuntamento venerdì 11 e sabato 12 ottobre 2019 a partire dalle ore 19.00 presso il Cine-Teatro Minerva (via T.A. Cirillo) nell’ambito della ventesima edizione della “Festa del Vino, dei sapori e dei saperi vesuviani”. Gli eventi, a ingresso gratuito, si terranno presso il Cine-Teatro Minerva (via T.A. Cirillo) e prenderanno il via venerdì 11 ottobre, alle ore 19.00; dopo i saluti istituzionali e la proiezione di un video, spazio alla musica con l’esibizione dell’Orchestra Musicale del Liceo Artistico Musicale “Grandi” di Sorrento, a seguire è prevista la degustazione di un dolce tipico che sarà preparato, per l’occasione, dagli alunni dell’Istituto Alberghiero “De’ Medici” di Striano. Sabato 12 ottobre, invece, a partire dalle ore 20.00, dopo la proiezione di un video dedicato a VesuvioJazz, protagonisti saranno gli alunni del corpo di ballo del Liceo Coreutico “Pascal” di Pompei.

Il consigliere delegato al Parco del Vesuvio e promotore del progetto, Michele Maddaloni dice: “In questa seconda edizione di Vesevus De Gustibus continueremo quell’azione di promozione e rilancio non solo del territorio e delle sue eccellenza gastronomiche, ma coinvolgeremo ancora una volta gli alunni degli istituti alberghieri e musicali che saranno gli autentici protagonisti. Arte e cibo si sposeranno in un connubio inscindibile e rappresentano un punto di forza per il rilancio delle nostre terre vesuviane, ricche di storia e da secoli meta di viaggiatori e turisti provenienti da ogni parte del mondo”.

Ufficio stampa dell’evento:

Claudia Clemente
333-7593458
claudiaclemente202@gmail.com

Gennaro Carotenuto
392-9673926
gennarocarotenuto80@gmail.com

Saranno 34, tra chef, maestri pizzaioli, pasticcieri, maître che si alterneranno sul palco di LSDM nelle due giornate del congresso (martedì 1 e mercoledì 2 ottobre) in programma a Paestum, nei bellissimi spazi del Savoy Beach Hotel. Temi etici e futuro della cucina, questa la traccia lanciata da Barbara Guerra e Albert Sapere, ideatori e curatori di quello che ormai da dodici anni è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario degli eventi enogastronomici internazionali.

LSDM

“Possiamo dire – sottolineano Guerra  e Sapere – che questa è la prima versione di LSDM con un taglio gastro-umanista. Nel senso che, pur non mancando come è ovvio che sia una costante attenzione agli aspetti tecnici, abbiamo però voluto approfondire alcune tematiche a nostro giudizio fondamentali nella ristorazione attuale e, ancor di più, in quella dei prossimi anni”.

Un’ideale prosecuzione rispetto al decalogo del cuoco, al centro dell’edizione 2018 di LSDM, che già aveva puntato i riflettori su alcuni problemi etici che contraddistinguono l’attività dello chef dei giorni nostri. Un argomento delicato che, nel corso di LSDM 2019, si arricchirà di ulteriori suggestioni, ponendo quesiti che, è facile immaginare, avvieranno serrate dialettiche.

“Il tema principale verte sulla libertà del cuoco di fronte alle nuove e sempre più sentite sensibilità – continuano i due ideatori – Libertà di scegliere qualsiasi materia prima, senza limiti di spazio e di compatibilità ambientale oppure libertà di interpretare, anche grazie all’utilizzo delle moderne tecniche, il comune sentire in ambito etico e ambientale proponendolo nei propri piatti”.

In effetti, anche da parte dei consumatori, è sempre più avvertibile l’esigenza di guardare alla materia prima non più soltanto in riferimento alla qualità e al gusto della stessa ma anche, se non soprattutto, in relazione all’aspetto salutistico e al rispetto ambientale. Un cambiamento di prospettiva che già di per sé offre diversi spunti.

L’inaugurazione sarà affidata ad Ernesto Iaccarino, che sarà accompagnato dal giornalista e saggista Pino Aprile. Ci saranno altre sorprese nelle moderazioni che saranno annunciate in seguito.

Spunti che verranno approfonditi nel corso delle due giornate di Paestum che comunque promettono di affrontare anche altri temi, a partire dai grandi cambiamenti in atto nell’ambito della cucina d’autore tra passato, presente e futuro, focus della prima giornata. E l’elemento transgenerazionale caratterizza anche la scelta degli ospiti di questa edizione dove alla presenza di alcuni dei padri nobili della cucina italiana si alternerà quella di una nouvelle vague sempre più presente e in grado di caratterizzare stili e tendenze. Saranno proprio i giovani a contraddistinguere la seconda giornata del convegno con un tema, “Il futuro della ristorazione italiana”, di notevole appeal.

LSDM 2

Tornando alla giornata di martedì 1 ottobre, da non perdere l’approfondimento “Italia fuori dall’Italia” che vedrà protagonista un vero e proprio dream team di chef italiani che rappresentano ai massimi livelli la nostra cucina nel mondo. Giornata inaugurale che si concluderà con un attesissimo focus sulla pizza e su 5 dei premi speciali assegnati da 50 top pizza.

Mercoledì 2 ottobre, come detto, grande spazio alle giovani leve della cucina d’autore italiana. E finale tutto da vivere con una selezione di straordinari maestri italiani e internazionali che chiuderanno nel migliore dei modi il congresso.

“Riteniamo di aver messo a punto un programma di altissimo profilo, visto il valore delle tematiche e l’importanza degli protagonisti sul palco – concludono Barbara Guerra e Albert Sapere – al quale abbiamo voluto aggiungere un significativo plus. Quest’anno l’accredito non sarà libero ma vincolato a una donazione di 50 euro per le due giornate. Donazione che verrà effettuata direttamente sul conto corrente del Parco Archeologico di Paestum, nell’ottica di una collaborazione sempre più stringente tra mondo della cultura e quello del cibo.

 www.lsdm.it

Il programma

 

LSDM 2019, tema: il futuro della cucina, etica, sostenibilità, estetica

 

Martedì 1 ottobre 2019

10.45    Inaugurazione

I grandi cambiamenti nella cucina d’autore, passato presente e futuro

11.00     Ernesto Iaccarino a Pino Aprile

11.30     Moreno Cedroni

 

L’Italia fuori dall’Italia

12.30     Umberto Bombana (Hong Kong)

13.30     Massimiliano Sena (Svizzera)

13.30     15.30     Pausa

15.30     Giovanni Passerini (Francia)

16.00     Nello Cassese (Brasile)

16.30     Danilo Cortellini (Inghilterra)

17.00     Mario Gamba (Germania)

17.30     Grarrison Price e Riccardo Orfino (Stati Uniti) e Peppe Guida

Pizza e futuro

18.00     Lorenzo Sirabella, Salvatore Lioniello, Pier Daniele Seu, Denis Lovatel, Ciro Salvo

 

Mercoledì 2 ottobre 2019

10.30    Presentazione 50 top Italy

Il futuro della ristorazione italiana

11.00    Marco Ambrosino

11.20    Davide Caranchini 

11.40    Gianluca Gorini

12.00    Matteo Metullio

12.20    Karime Lopez Kondo

12.40    Oliver Piras e Alessandra del Favero

13.00    Chiara Pavan e Francesco Brutto

13.30     15.30   Pausa

Sala e dintorni

15.30    Mariella Caputo, Stefania Giordano, Matteo Zappile

Cucina e futuro, dove andremo?

16.00    Salvatore Tassa

16.30    Antonia Klugmann

17.00    Bruno Verjus

17.30    Jaques Genin

18.00    Mauro Uliassi

18.30    Alain Passard

 

UFFICIO STAMPA 

MGLOGOS 

In via Giuseppe Ungaretti numero 27, una stradina secondaria della zona residenziale di Pioppi, la piccola frazione marina del comune di Pollica in provincia di Salerno, nella parte più alta del caratteristico borgo cilentano, in un’area semicollinare pensile sopra la chiesa principale del paese, la terrazza del ristorante Suscettibile offre una vista mozzafiato sullo splendido mare blu del Cilento. “Dalla punta di Pioppi al faro di Palinuro” – specifica lo chef, Antonio Morinelli, che aggiunge, un po’ divertito e con una ironica ma sana consapevolezza – “Anche raggiungere questo posto, quello dove si trova il mio ristorante, è un’esperienza, da fare ovviamente!” 

Morinelli

I piatti di Antonio Morinelli, nascono tra le mura di quella che un tempo era la casa paterna, animata dalle scene di vita di quella famiglia legata fortemente alle proprie radici, alla terra in cui era, da sempre, stanziata e ai suoi frutti, che col tempo ha imparato ad apprezzare. Ecco, è da qui, da “un’esperienza di famiglia”, che trae origine “la passione per il cibo e il gusto per il cibo” – afferma, orgoglioso, lo chef di casa Morinelli. 

I sapori sinceri, quelli di una volta, fanno da cornice ad una cucina espressa che porta in tavola pietanze “modernizzate e nobilitate, allo stesso tempo, a base di materie prime eccezionali che raccontano il territorio, stagione dopo stagione”. 

Il menù che lo chef Antonio Morinelli propone ai suoi ospiti è “suscettibile”, nel senso di “variabile, perché soggetto alla stagionalità degli ingredienti. Le proposte culinarie cambiano in base alla disponibilità dei prodotti che si trovano al mercato, da quello ortofrutticolo, piccolo del posto, a quello ittico, del vicino porticciolo. Non mancano le primizie raccolte e trasformate nella “fattoria di famiglia”, come i fichi bianchi, dal gusto dolce e con una consistenza pastosa al punto giusto o l’olio extra vergine di oliva ricavato dagli oliveti di proprietà. 

Comunque sia, ogni piatto ha una storia a sé che vale la pena raccontare, e poi assaporare. 

polpette

Le polpette con le alici di Pioppi, un’antica ricetta di famiglia che lo chef del ristorante Suscettibile ha deciso di rivisitare, con un tocco di originalità straniera. L’ingrediente principale sono ovviamente le alici, il pesce azzurro per eccellenza, l’alimento principe della dieta mediterranea di cui Pioppi è stata dichiarata la capitale a livello mondiale. Un succulento antipasto preparato, oltre che con le alici fresche del mare del Cilento, pane raffermo impastato semplicemente con le uova e arricchito con il sapore complesso e leggermente “forte” della cacioricotta cilentana, noto presidio slow food; ingredienti, questi, dei cosiddetti piatti “del recupero del giorno prima”, che sposano appieno la filosofia “del riciclo” in cucina. Fa sicuramente la differenza l’impiattamento di queste polpette tanto apprezzate al primo assaggio quanto appositamente richieste. Elegantemente servite su una coulis, quasi artistica, di pomodorini gialli del Vesuvio, ormai un trend food nella “cucina d’autore”, “stemperata” da una sottilissima nota piccante, ereditata dai sapori intensi della cultura gastronomica americana misti a quelli, particolarmente aromatizzati, tipici della tradizione culinaria egiziana.  

“Il cibo è una forma di arte; è l’arte di tanti mestieri messi insieme, dal contadino al pescatore” – dice Antonio Morinelli – “si tratta di artigianalità, nel senso stretto della parola, perché si usano le mani, per raccoglierlo, lavorarlo, trasformarlo” aggiunge lo chef, che continua – “il cibo è come un’opera d’arte perché il suo piacere, dipende molto dal gusto personale”.  

Uno dei primi piatti più famosi del ristorante Suscettibile, riconosciuto come “il suo biglietto da visita”, è, senza dubbio, la purea di fave secche con alici del mare di Pioppi e pecorino. Una pietanza “da una grande personalità” – così la definisce lo chef Morinelli – “realizzata proponendo un legame azzardato” tra le alici, fresche dal sapore pieno, e il formaggio di pecora, sapido dal un gusto acuto, consistente; il tutto, però, perfettamente bilanciato dall’acidità delle fave. Questo piatto, in modo particolare, testimonia “il tentativo” che, ogni giorno, Antonio Morinelli fa nel portare innovazione nella sua cucina. Lo chef del ristorante Suscettibile rivisita volutamente le antiche ricette di famiglia, tenta di “rinverdirle” e non solo perché così facendo “diventano più utili alla nostra cucina espressa” – afferma – “ma soprattutto perché in questo modo” – aggiunge – “il cibo diventa più interessante, particolarmente piacevole al palato dei nostri ospiti; ecco perché ho sostituito le fave grezze con una purea dalla texture delicata”.   

alici

Suscettibile si presentadunque, come un “laboratorio di idee”, invenzioni, ricerche che lo chef Antonio Morinelli sperimenta, testa, diffonde con passione e per piacere, quale esperto di gusto e amante del buon cibo. Qui la tradizione gastronomica di famiglia incoraggia l’innovazione dei tempi moderni e fa spazio all’integrazione di culture gastronomiche diverse; una combinazione di sapori e profumi autentici che consente ai commensali di vivere un’esperienza culinaria dalla “qualità” indiscutibile! 

Felicia Mercogliano 

In provincia di Salerno e precisamente a Cava de’ Tirreni, antica città ricca di rievocazioni storiche, è possibile trovare una pizzeria dal sapore squisitamente contadino. Stiamo parlando di Nonna Nannina, pizzeria contadina. A raccontarci la sua storia è Nausica Ronca, che con il resto della famiglia sta rendendo la pizzeria un fiore all’occhiello del territorio.

« Nonna Nannina non è un nome di finzione. La nostra pizzeria nasce grazie alla nostra nonna, che oggi ha novant’anni. È lei che ci ha indicato la strada e ci ha insegnato l’arte della panificazione e a riconoscere i vari prodotti. Ancora oggi, nonostante l’età, nonna Nannina va in campagna, coltiva la terra e produce prodotti sani e di qualità».

Anna Milito, conosciuta da tutti come Nonna Nannina , è una donna semplice, di altri tempi, instancabile, che incarna la saggezza della cultura contadina. «Quando andavamo al mercato a prendere le verdure, lei ci sgridava se ciò che prendevamo non erano prodotti di stagione e ci diceva di osservare il suo orto, se quei prodotti erano assenti significava che non erano di stagione, invitandoci quindi a non acquistarli. Così facendo ci ha insegnato anche la stagionalità. Per questo motivo le abbiamo dedicato il nome dell’attività, a cui abbiamo aggiunto la specifica di “contadina”, perché nonna Nannina è sempre stata una contadina e questa è la nostra impronta sia per come cuciniamo i nostri prodotti, secondo le ricette della nonna, sia per il prodotto stesso».

Nausica Ronca è entusiasta del prodotto che offrono al cliente e sempre in maniera entusiasta parla della scelta fatta, una scelta che va nella direzione della cucina contadina, della semplicità e del gusto vero e tradizionale.

Nonna Nannina 2

«La cucina contadina dà alla pizza, come valore aggiunto, sicuramente il sapore. Oggi viviamo in un mondo senza sapore, perché spesso tutto viene modificato geneticamente. Pensiamo, ad esempio, al fatto che mangiamo hamburger che sanno di carne, ma non sono fatti di carne mentre il nostro cervello è stato bombardato dalle grandi catene multinazionali che non fanno altro che mettere prodotti nei barattoli. Basta aprire un barattolo e farcire la pizza, ma quello non è gusto. Nel corso di una importante fiera a Milano feci assaggiare del tonno artigianale e tutti rimasero stupiti del fatto che sapesse di pesce. Ecco, questo ci suggerisce come si sia perso nel tempo il vero sapore dei cibi».

Nonna Nannina , pizzeria contadina è un locale a conduzione familiare, dove come colonna portante c’è questa donna forte e saggia, la cui eredità è stata raccolta dai nipoti e da Nausica.

«La pizzeria è a gestione familiare. Ognuno ha un ruolo specifico, lavorando così in perfetta sinergia. Mio marito, Pasquale Bisogno, si occupa della pizza e della ricerca dei prodotti, essendo un gastroscout; io mi occupo della “cucinella” di Nonna Nannina, dove trasformo i prodotti di stagione in piatti che siano allo stesso tempo semplici e di gusto. Daniele, il fratello di mio marito, si occupa della gestione dell’impasto e del forno, quindi è in continuo movimento per imparare nuove tecniche di impasto. Infine, la sorella di Pasquale si occupa di tutto il lato contabile e della cassa. Quindi tutte queste competenze, messe insieme, riescono a creare qualcosa di bello, dove nessuno prevale e l’unione familiare risulta importante».Nonna Nannina

Il menù di Nonna Nannina non può, dunque, non essere lo specchio di una cucina semplice, in cui è possibile ritrovare i sapori di una volta. Così come è proposto in quella che è la pizza che più la rappresenta:« La pizza che ci ha caratterizzato e che abbiamo chiamato proprio “Nonna Nannina” è una pizza molto semplice, fatta con una base di pesto artigianale, pomodorini e grana padano. Tre elementi soltanto, perché siamo convinti che il gusto viene dato dalla semplicità. Noi sottraiamo invece di aggiungere. Questa ovviamente è la nostra scelta, ovvero far assaggiare ai clienti un prodotto molto semplice perché da noi si trova la semplicità e non piatti articolati».

Da Nonna Nannina ci si prende cura non solo del palato, ma anche del corpo. È necessario, dice Nausica Ronca, invitare le persone a porsi qualche domanda quando si siedono a tavola. «Cerchiamo di capire se ciò che mangiamo è solo gusto o anche salute e quindi se quello che stiamo mangiando ci fa anche bene e ci fa vivere di più. Impariamo a mangiare non solo attraverso un portafoglio, ma attraverso soprattutto le vere esigenze del nostro organismo. Chiediamoci cosa stiamo mangiando e non se è buono o cattivo. A tavola iniziamo a parlare un po’ della nostra salute».

L’invito, dunque, è quello di soffermarsi su gusto e salute, un binomio imprescindibile che da Nonna Nannina , pizzeria contadina è possibile ritrovare in ogni piatto.

Amalia Vingione 

RadaIn una località ad alto tasso di bellezza, ovvero Positano, esiste un posto ove l’armonia, la grazia e l‘intimità sono di casa: si tratta del Rada , incantevole locale ubicato sulla Spiaggia Grande.  Una location suggestiva ove si può trascorrere una piacevole serata “al riparo” da tutto ciò che interferisce con la naturale bellezza di questo paradiso terrestre, avvolti da una magica atmosfera d’acqua e di luce che caratterizza questo locale. Non a caso il termine “rada” indica una insenatura, riparata dall’azione dei venti e dalla violenza delle mareggiate, dove le imbarcazioni possono sostare in sicurezza al riparo dalle correnti.
Basterebbe anche solo il panorama a far sentire appagato chi si siede ai tavoli del Rada. Tuttavia le creazioni dello chef executive della struttura, Nunzio Spagnuolo, contribuiscono a stimolare i cinque sensi riuscendo addirittura a distrarre gli ospiti dalle bellezze del posto attraverso un trionfo di gusto, semplicità ed eleganza.
Lo chef (reduce da numerose collaborazioni “stellate”, tra tutte quella con Gualtiero Marchesi) ha applicato i concetti alla base dell’apprezzatissima “moda mare Positano” – ovvero semplicità, artigianalità, eleganza – alla cucina del Rada e ha avviato una tendenza gastronomica che andrà sicuramente per la maggiore nei prossimi mesi: “Cibo, Mare… Positano!”, tre elementi per una dinner experience esclusiva. Le eccellenze dell’enogastronomia Made in Campania, e la ricchezza del patrimonio culturale e naturalistico di questa regione sono le motivazioni di viaggio per i turisti italiani e stranieri in vacanza a Positano. Perciò lo chef predilige le piccole produzioni locali, seleziona solo ingredienti di primissima qualità, meglio se a filiera corta, a cui abbina ingredienti anche insoliti. Così il primo antipasto del menù del Rada è un gran crudo di mare con granita Franciacorta e lime, mentre in un altro antipasto la triglia si arricchisce di una salsa ai ricci e schiuma di latte. Sorprendenti i primi: il risotto Carnaroli con i piselli incontra la pescatrice e lo zabaione al limone; giocano in casa gli ingredienti di un altro primo piatto, ovvero i paccheri di Gragnano con gambero rosso, melanzane e stracciata di bufala; le tagliatelle romagnole sposano i totani e le patate alla Praianese (ricetta tipica della Costiera Amalfitana).  Il momento del secondo è riservato a un crostaceo nobile, ovvero l’astice, che sceglie i sapori decisi della salsa bernese allo zafferano. Una valida e altrettanto particolare alternativa è il filetto di rombo in crosta mediterranea con purea di patate alla vaniglia e sorbetto al sedano. Un menù così importante deve tenere alte le aspettative di chi al dessert proprio non riesce a rinunciare: così, ad esempio, il pistacchio incontra i lamponi e il Campari… Una liaison tra mare e buon cibo, da vivere rigorosamente a lume di candela. Infatti il ristorante è aperto solo la sera.
La terrazza panoramica del Rada ospita il mondano lounge bar Fly, mentre al piano terra si trova la storica discoteca più bella della Campania, ovvero il “Music on the Rocks” (punto di riferimento della movida costiera). Suggestiva la cantina scavata nella roccia come tutti gli altri ambienti fin qui descritti. Il tutto è nato grazie a un’idea di Peppe Russo, imprenditore ed esperto dell’accoglienza positanese in quanto “figlio d’arte”: suo padre è Black, noto ristoratore che gestisce il primo ristorante nato a Positano (lo “Chez Black”, tanto amato da De Sica e ai cui tavoli si sono seduti Sean Connery, Anthony Quinn, Federico Fellini, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Jessica Alba e tanti altri).

Nunzio SpagnuoloNunzio Spagnuolo
Il “gusto” fa parte del corredo genomico di Nunzio Spagnuolo: è nato nel ’79 a Torre del Greco, città che ha dato i natali a centinaia di creativi tra i quali tantissimi chef importanti. Diplomatosi presso l’Istituto Alberghiero di Castellammare di Stabia, ha iniziato la sua attività di cuoco affiancando Enrico Cosentino, l’ideatore degli scialatielli. Dopo un’importante esperienza londinese, è tornato in Italia alla “corte” del maestro Gualtiero Marchesi che gli ha permesso di lavorare al Relais & Chateaux  “L’Albereta”, in Franciacorta, poi a Parigi, a Porto Cervo ed, infine, a Roma. Dopo una lunga parentesi lavorativa in Campania, Nunzio è tornato ad affiancare Marchesi in qualità di responsabile di cucina presso l’“Hostaria dell’Orso”. Hanno fatto seguito altre importanti esperienze presso rinomate strutture ubicate lungo la Costiera Sorrentina, poi a St. Moritz. E’ poi diventato Personal Chef Cruise di un magnate Russo, il 26esimo uomo più ricco del mondo. Il richiamo della sua terra è forte, così è tornato in Campania e – dopo importanti e durature collaborazioni presso ristoranti ubicati nell’area vesuviana – è ora chef executive del Rada di Positano. Una carriera lunga più di vent’anni che, nonostante lo abbia portato in posti sempre diversi, lo ha fatto guadagnare un pubblico di affezionati disposti a seguirlo ovunque pur di mangiare uno dei suoi piatti cult, come lo “Spaghettone cacio e pepe con stracotto di manzo e pesto di carote”.

 

UFFICIO STAMPA Grazia Guarino

 

malafemmenaAl civico 5, nei pressi della fontana monumentale di Piazza Umberto I, nel cuore del comune di Monteforte Irpino, nell’Avellinese, l’osteria ‘A Malafemmena propone ai suoi ospiti le specialità della cucina napoletana, che ogni giorno la chef Lia Maglione porta in tavola con soddisfazione.

Napoletana Doc, con un’esperienza decennale nella ristorazione alimentata da una passione per la cucina “lunga generazioni”, Lia prepara i piatti “antichi” della tradizione culinaria partenopea, quelli ricchi di sapori ma anche di storia come la pasta e fagioli e le alici fritte che cucina tutti i venerdì sera, volendo riprendere un’usanza tipica della sua terra d’origine.

Per non parlare degli spaghetti con alici e noci, un primo piatto antichissimo che solitamente veniva consumato durante la cena della vigilia di Natale da chi non era abbastanza ricco da potersi permettere di comprare pesce fresco, in particolare le vongole che venivano, così, egregiamente sostituite con ingredienti poveri ma piacevolissimi al gusto.

E la melanzana “a’ pullastiell”, indorata e fritta, poi farcita con provola e prosciutto cotto prima di essere di nuovo infarinata, passata nell’uovo con sale e parmigiano reggiano grattugiato e fritta ancora; insomma il più ricco e goloso tra gli antipasti di terra che la chef dell’osteria consiglia di gustare in abbinamento ad un buon Aglianico della casa o con il Taurasi Rubino Stellato Riserva dell’azienda vinicola “I Due Principati”.

La parola d’ordine a casa Maglione è una sola: ospitalità con la “o” maiuscola. “Chi viene a mangiare alla mia osteria, entra come cliente ed esce come a malafemmenaamico” – con queste parole descrive i suoi ospiti la padrona di casa.Lia Maglione non è semplicemente la chef dell’osteria ‘A Malafemmena ;  lei è soprattutto l’oste che accoglie i suoi commensali con cordialità, che quando le viene richiesto concede volentieri e con entusiasmo le sue ricette perché la sua più grande soddisfazione è far rivivere i sapori e i profumi della tradizione napoletana, appagando i palati di chi ne è alla costante ricerca.

“La migliore Genovese mai mangiata in assoluto, da un sapore dolce e con un profumo inconfondibile ”, così viene definito il piatto della casa, quello più richiesto, che la chef prepara utilizzando solo la cipolla ramata di Montoro, un altro ingrediente tradizionale dal gusto antico, che non può mai mancare nella cucina dell’osteria ‘A Malafemmena , insieme a tutti i prodotti acquistati nelle botteghe locali, dalla carne al pesce fresco, alla frutta e verdura.

La zuppa di verza, che dice Lia “deve essere bella tirata”, con cotechino, peperoncino e finocchietto “per rinfrescare e addolcire la piccantezza della spezia rossa”, rappresenta il giusto connubio tra tradizione e sperimentazione che la chef definisce “non troppo sofisticata”, preferendo dare ai suoi piatti un sapore forte, deciso.

Non a caso, alla domanda: “Se dovesse paragonare i suoi piatti ad un personaggio che ha fatto la storia della tradizione napoletana, quale sceglierebbe?” – Lia Maglione risponde senza alcuna esitazione  –  “Sophia Loren, perché è una donna forte e decisa proprio come la mia cucina.”

Felicia Mercogliano 

Quarto appuntamento di “  Esperienze Borboniche ”

L’Estate dei Borbone

 

Esperienze Borboniche cap.4L’ultimo appuntamento della kermesse “  Esperienze Borboniche  ” , che si svolgerà il giorno 30 maggio (alle ore 20:30) presso l’Archivio Storico (ristorante e premium bar ubicato a Napoli, in via Scarlatti, 30) sarà dedicato all’ “Estate dei Borbone”.
Lo scopo della kermesse ” Esperienze Borboniche ” –  incentrata sulla cultura borbonica, e sul cibo e le bevande di cui i reali andavano ghiotti – è raccontare attraverso quattro eventi serali agli ospiti dell’Archivio le curiosità inerenti una delle dinastie più importanti che hanno regnato in Italia, ovvero i Borbone: l’argomento del primo appuntamento è stato l’amore al tempo del Regno delle Due Sicilie, con il conseguente racconto delle coppie più belle che hanno caratterizzato il regno; il tema che ha animato il secondo appuntamento è consistito nel racconto delle regine appartenenti alla dinastia che hanno fatto la storia di Napoli; il terzo appuntamento è stato infine incentrato sui primati del Regno. Il quarto appuntamento sarà dedicato alle residenze estive dei Borbone, le location ove re e regine amavano trascorrere il periodo estivo e dedicarsi al loro passatempo preferiti.  A tali racconti saranno abbinati dei piatti che lo chef stellato Pasquale Palamaro ha studiato perché le ricette oppure gli ingredienti alla loro base sono connessi a tali residenze, ovvero: “Il Falconiere” (spigola fritta, ravanello marinato, fiori e zucchine); “Un calamaro per una Genovese” (spaghetto mantecato con genovese di calamaro); Crepinette di vitello, zafferano, provola e pinoli; “Alì Babbà” (babà al rum e crema al cardamomo). Le quattro residenze ad essi accostate sono: la Reggia di Quisisana, il Palazzo Reale di Ischia, la Reggia di Caserta e la Reggia di Portici.

A tali piatti saranno abbinati tre vini prodotti nei Campi Flegrei (territorio molto apprezzato dai Borbone per le delizie che offriva ed offre ancor’oggi), prodotti dall’azienda Carputo che saranno introdotti da Tommaso Luongo dell’AIS Napoli: “Lapilli”, una Falanghina extra dry metodo charmant; una Falanghina Campi Flegrei D.O.P.; e un Piedirosso Campi Flegrei D.O.P. Infine, Salvatore D’Anna – bar manager dell’Archivio – presenterà un nuovo cocktail: un “Negroni all’aria di mare”, una rivisitazione di un evergreen della miscelazione all’italiana. Lo stile della ricetta resta intatto: uno spirito botanico, un vermouth, un liquore d’aperitivo e un bitter. La particolarità è che è bianco, diversamente dal canonico rosso. Nel corso della cena sarà servito colmato da “aria di mare”…

 

Guarino Grazia

Nutri-RARE: il cibo come medicina, ovvero uno sguardo nel passato remoto per immaginare il futuro prossimo.

Città della Scienza – Museo interattivo Corporea

Giovedì 28 febbraio si celebrerà nel mondo la 12° giornata internazionale dedicata alle malattie rare, organizzata da Eurordis Rare Diseases Europe, un’alleanza no profit che raggruppa più di 800 associazioni di pazienti affetti da malattie rare di 70 paesi.

A partire dalle ore 10.00, nel Museo Interattivo Corporea di Città della Scienza si svolgerà l’incontro scientifico e divulgativo “Nutri-RARE: il cibo come medicina, ovvero uno sguardo nel passato remoto per immaginare il futuro prossimo”.

Le voci del mondo accademico, della scienza e della ricerca saranno quelle di Marina Melone e Simone Sampaolo del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate & Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, e di Giuseppe Sorrentino del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAFOM CNR).

L’Associazione Italiana Adrenoleucodistrofia (AIALD), presieduta da Valentina Fasano,si associa ai ricercatori per affrontare un tema complesso, al centro della riflessione promossa quest’anno da Eurordis: la interazione tra assistenza sanitariaassistenza sociale, per migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da malattie rare e dei loro familiari e caregivers. Si affiancano all’AIALD, l’Associazione Leucodistrofie Unite e Malattie Rare (AILU), presieduta da Erasmo Di Nucci e l’Associazione Neurofibromatosi (ANFA), nella figura del vicepresidente Michele Palomba.

Tra le azioni possibili e le opportunità terapeutiche nella gestione delle Malattie Rare, fondamentali si sono rivelate le dietoterapie.

“C’è stata un’esplosione di interesse dei consumatori – spiega Marina Melone – per il ruolo di specifici alimenti o componenti alimentari fisiologicamente attivi, nel migliorare lo stato di salute, i cosiddetti alimenti funzionali. Chiaramente, tutti gli alimenti sono funzionali, in quanto sono dotati di gusto, aroma o forniscono valore nutritivo. Nell’ultimo decennio, tuttavia, il termine funzionale così come si applica agli alimenti, ha adottato una connotazione diversa: quella di fornire un beneficio fisiologico aggiuntivo oltre a quello di soddisfare i bisogni nutrizionali di base, e/o di entrare in una dieta con alimenti su misura per i pazienti con malattie rare”.

Ad ospitare l’evento è il Museo Corporea di Città della Scienza, science centre partenopeo di rilievo internazionale, un luogo che ha come mission fondante la divulgazione della scienza, con uno sguardo particolarmente rivolto ai giovani e giovanissimi. Qui, attraverso laboratori didattici, sarà possibile comprendere perché il principio “Che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo“, sposato da Ippocrate quasi 2.500 anni fa, sta ora ricevendo così tanta attenzione da parte dei ricercatori e delle industrie farmaceutiche.

Infatti,“queste dietoterapie – continuano Marina Melone,Simone Sampaolo e Giuseppe Sorrentino –non sono qualcosa di pronto all’uso come i biscotti senza glutine o lo yogurt a basso contenuto di grassi, ma sono un complesso ‘cibo medico’, risultato di una ricerca avanzata multidisciplinare”.

Ad animare la mattinata di festa a Città della Scienza, si svilupperanno inoltre i laboratori “SHOW YOU RARE Mostra che ci sei a fianco di chi è raro”, con la partecipazione creativa del pittore Sergio Spataro. Così un pubblico “di passaggio”, sarà libero di incantarsi o sarà guidato a partecipare dagli studenti dell’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera- G. Rossini di Napoli.

“L’intento – dicono Valentina Fasano,Erasmo di Nucci e Michele Palomba–è quello di coinvolgere  giovani e meno giovani visitatori. Il fine è che sappiano riconoscere e ribaltare le resistenze psicologiche e culturali nei confronti di chi è in difficoltà e sviluppare una reale cultura dell’integrazione così da dare un senso all’ impegno collettivo.

Per maggiori informazioni:

https://it-it.facebook.com/adrenoleucodistrofia.it/; http://www.cittadellascienza.it/

https://www.rarediseaseday.org/

 

Ufficio stampa:

Dott.ssa Tania Sabatino

 

Cracovia è bellissima in ogni stagione dell’anno

   

“Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi”, così recita l’antico proverbio! Pasqua è ancora lontana e Natale è passato. Certamente è la festa più sentita dell’anno ma anche la più stressante. Occorre scegliere e acquistare i regali per tempo, fare  visita ai parenti, le telefonate (o le mail) di auguri agli amici e che dire degli interminabili cenoni. Dopo le feste arriveranno in libreria le nuove edizioni di Ludovico Ariosto:” L’Orlando Lardoso” e quella di Quasimodo: “E’ subito cena”. Occorre quindi porre rimedio a: ”La panza nel pineto”, dopo “M’ingurgito l’immenso” e fare quindi attività fisica passeggiando a passo veloce. Il giro del nostro isolato non è poi tanto stimolante, meglio salire su di un aereo e, in meno di due ore arrivare a Cracovia, con un volo diretto low cost. La città è bellissima in ogni stagione, non per niente il suo centro storico è stato inserito dall’UNESCO, fin dal 1978, nel Patrimonio dell’Umanità.

La seconda città della Polonia, l’antica capitale, è unica, attraversata dal fiume Vistola è la città dei re polacchi, dei santi e degli eroi nazionali.

 

Mercatini di Natale nella piazza più grande d’Europa fino a dopo capodanno

 

Fino al 6 gennaio rimarranno aperti i Mercatini di Natale, fra i più belli della Polonia,  con tanti spazi e sorprese per i bambini, ma anche specialità gastronomiche regionali e possibilità di fare acquisti per doni con tanti oggetti realizzati da artisti e giovani artigiani. Cracovia e la sua Piazza del Mercato, Rynek Glówny, sono un luogo tradizionale di scambi commerciali sin dal Medioevo: le prime notizie dei mercatini organizzati in questa piazza risalgono alle cronache del 1310. I mercatini di Natale sono fra le ricorrenze annuali più amate sia dagli abitanti che dai turisti, perché grazie alla presenza di graziose casette di legno, nelle quali vengono organizzati gli stand, alle luci che conferiscono un’atmosfera unica e al profumo di dolciumi e di pietanze tradizionali, la piazza medievale più grande d’Europa diventa un luogo accogliente e magico. Vengono poi organizzate tante iniziative e spettacoli di teatro e animazioni per bambini.

 

Per riscaldarsi zuppe calde e vino brûlé

 

Nel 2019 Cracovia diventerà Capitale Europea della Cultura Gastronomica, girando per i mercatini si può avere un’idea dei piatti tipici. Per pochi Zloty, la moneta locale, si può gustare una tradizionale zuppa Zurek, preparata facendo cuocere una salsiccia bianca nel brodo vegetale e tanti aromi, oppure  una baguette di pane con formaggio fuso, funghi e quant’altro la fantasia suggerisce. Da non dimenticare il formaggio pecorino affumicato oscypek da gustare caldo. Bona Sforza d’Aragona, la seconda moglie del re Sigismondo I, arrivando in Polonia portò con sé non solamente i suoi cuochi di corte,  ma anche tutta una serie di verdure quali: il prezzemolo, il sedano e i porri. Le frittelle di patate servite con lo zucchero e panna si trovano ovunque. La kremowka, nota come il dolce preferito di Papa San Giovanni Paolo II è da provare, essendo una specialità della regione. I piatti tipici sono molti e spesso più buoni di quanto possano sembrare. Ad accompagnare questi piatti un bicchiere di vino caldo brûlé non può mancare: il negozietto che lo prepara è nella piazza Mercato, situato in una grande botte di legno dove a volte si forma una lunga fila.

 

Monumenti e opere d’arte da visitare

 

Cracovia è ricca di chiese e palazzi storici. Tra i monumenti più famosi: il Castello Reale di Wawel; il Mercato dei Tessuti; l’Università Jagellonica, l’ateneo più antico della Polonia e la Basilica di Santa Maria.

Dalla torre più alta della Basilica di Santa Maria ogni ora un vigile del fuoco suona con la tromba la melodia più riconoscibile della Polonia: il hejnal, in ricordo del trombettista che fu trafitto da una freccia cercando di salvare gli abitanti della città di Cracovia dall’attacco dei Tatari.

A Cracovia ci sono tanti musei e gallerie d’arte, come il Museo Nazionale di Cracovia nel quale si può ammirare il quadro “La dama con l’ermellino” di Leonardo da Vinci.

Le mostre d’arte contemporanea, sono ospitate nel Museo MOCAK, ubicato negli edifici della ex fabbrica di Schindler, dove sono state girare alcune scene del film  “Schindler’s List” di Spielberg, nel quartiere Zablocie, vicino l’ex ghetto di Podgorze. Non distante si può visitare la mostra interattiva che guida in questo capitolo doloroso della storia quando settantacinquemila ebrei furono uccisi dai Nazisti.

La cappella della regina Santa Kinga scavata nel sale

 

Le miniere di sale di Wieliczka, a pochi chilometri da Cracovia, sono inserite nella lista del Patrimonio dell’UNESCO. Gli itinerari turistici percorrono corridoi sotterranei, grandi caverne e addirittura cappelle scavate direttamente nel sale nel corso dei secoli scorsi, come quella maestosa dedicata a Santa  Kinga, dove ogni scultura, altare e lampadario sono fatti di sale. Le cave di salgemma con tortuose gallerie e stranissime formazioni di sale, sono dotate di spazi adatti allo svolgimento di conferenze ed eventi, fantastici laghi sotterranei, maestose costruzioni di carpenteria e affascinanti sculture in sale. Tre chilometri di corridoi nei tre livelli aperti ai turisti, 800 scalini da percorrere in discesa per giungere a 135 metri di profondità. Fino ad oggi la Miniera di Sale è stata visitata da oltre 43 milioni di turisti provenienti da tutti il mondo. I bambini restano incantati da questo regno sotterraneo dove tutto sembra fatto per attirare la loro curiosità.

Harry di Prisco

La pasticceria Seccia presenta l’evento “Chiacchierando ai Quartieri”

in anteprima l’aperisciù

“Chiacchierando ai Quartieri” è il primo evento dell’anno per la storica Pasticceria dei Quartieri e inaugurerà una lunga serie di appuntamenti impostati sul binomio arte e cibo, città e dolci tradizionali, visite e passeggiate tra i vicoli e le strade degli antichi alloggi delle truppe spagnole, fotografia d’autore e pasticceria napoletana.

pasticceria seccia

In questa cornice si inserisce infatti, nel pomeriggio dell’8 febbraio, la piccola esposizione fotografica dal titolo “Mitoraj a Pompei, volti e maschere senza tempo” delle fotografe Lidia De Campora e Francesca Cilento: due scatti che ritraggono, da angolature diverse, una delle tante sculture ospitate nel sito archeologico patrimonio dell’Umanità tra 2016 e 2017.

Sarà inoltre presentato alla stampa invitata e ai partecipanti il gioiello di Casa Seccia, un dolce unico a Napoli, che evoca le isole dei Caraibi al primo assaggio: gli Aperisciù, bignè rivestiti di craquelin e ripieni di crema al gusto di mojitopina colada e daiquiri.

l'aperisciu

Un tripudio di dolcezze, un’esplosione di sapori in cui la pasta choux rappresenta la città di Napoli, il craquelin è l’innovazione artigianale fatta di mandorle e nocciole, mentre le creme cocktail ci portano direttamente a Cuba e ai colori della sua bandiera. Un vessillo caro a Diego Armando Maradona, icona assoluta nei quartieri spagnoli e a cui fu dedicato il dolce dal pasticciere Francesco Seccia, in occasione della visita del calciatore al San Carlo per la cittadinanza onoraria.

Ai presenti sarà consegnato l’hashtag ufficiale dell’Aperisciù su post-it e ognuno sarà invitato a scattare foto o farsi un selfie con l’hashtag del bignè “latinoamericano” nel corso della serata, postandolo sulla nostra pagina Facebook, twittandola a  @secciadolcezze, linkandola su Instagram a @seccia_dolcezze_napoletane, o inviandola al nostro indirizzo Google Mail: pasticceriaseccia66@gmail.com.

Saranno pubblicate poi successivamente in album su Flickr, Facebook, e le più professionali singolarmente su 500px.

Una gara fotografica amatoriale che continua infatti anche dopo, sulle orme del famoso film francese “Il favoloso mondo di Amelie”, in cui il nano giramondo si faceva ritrarre davanti a monumenti o paesaggi di ogni continente per poi “spedire” la polaroid al papà di Amelie. Noi ci accontentiamo di Napoli e delle sue bellezze, e contiamo sull’estro di fotoamatori e appassionati che dovranno scattare con smartphone, tablet o reflex la foto di un panorama, di una chiesa, di una fontana o di un palazzo antico partenopeo con l’hashtag in primo piano su un qualsiasi supporto. La foto più bella, a nostro insindacabile giudizio, diventerà la copertina delle nostre pagine social dopo il 31 maggio, termine ultimo per aderire all’iniziativa “Aperisciù in città”.

Scattate, postate e scrivete #aperisciù!

Il boom continua: +10% nell’ultimo anno.

Toscana, Sicilia e Puglia le mete scelte dagli italiani sempre più in cerca di qualità e sostenibilità. Dopo il cibo locale, i mercati e i food truck al top delle preferenze.

 

Il rapporto

Il turismo enogastronomico piace. Anzi, piace sempre di più. Un italiano su tre ha svolto almeno un viaggio motivato dall’enogastronomia negli ultimi tre anni. Già si era toccato il 21%, come rilevato dal Food Travel Monitor 2016. Ma ora i turisti enogastronomici salgono al 30%. Un dato che dichiara il nuovo ruolo dell’enogastronomia, che da elemento ‘accessorio’ si è trasformata in una componente in grado di influenzare le scelte di viaggio. È una delle principali evidenze che emerge dal PRIMO RAPPORTO SUL TURISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO, studio che traccia un quadro sul settore e delinea le tendenze di un segmento in forte crescita in tutto il mondo. Sotto l’egida dell’Università degli studi di Bergamo e della World Food Travel Association, ha il patrocinio di Touring Club, Ismea Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork- TripAdvisor.

Roberta Garibaldi, esperta a livello nazionale ed internazionale di turismo enogastronomico, ha coordinato l’Osservatorio e ha promosso la ricerca, affermando: “Questo lavoro mette a fuoco un trend in forte ascesa. Risulta sempre più evidente come la gastronomia stia condizionando la scelta dei viaggi. Troviamo un rafforzamento su ogni fronte: ora gli italiani si muovono anche per cercare esperienze legate al cibo e al vino. Un atteggiamento sempre più simile a quello di molti stranieri”. Chiude il rapporto una sezione con il profilo del turista enogastronomico internazionale, la situazione nei principali Paesi del mondo e best practice estere.

L’enogastronomia, componente rilevante nelle scelte di viaggio degli italiani

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina commenta cosi: “C’è una domanda crescente di servizi per i turisti del cibo che va soddisfatta di più e meglio. È molto positiva la crescita dei viaggiatori che visitano i nostri territori alla scoperta delle ricchezze enogastronomiche. Serve ora aprirsi ancora di più, aggiungendo alla qualità e alla sostenibilità la parola multifunzionalità. La ricezione turistica, anche attraverso l’apertura delle strutture produttive ai visitatori, può diventare uno strumento essenziale per avvicinare produttori e consumatori, oltre che essere una voce di reddito aggiuntiva. Su questa strada dobbiamo fare di più a partire dalla formazione professionale. Abbiamo bisogno di professionisti del cibo, che sappiano interagire anche con i turisti e i buyer stranieri. Il nostro impegno andrà avanti, come dimostrato di recente anche dalle nuove regole dell’enoturismo, che oggi rappresenta una delle chiavi più avanzate dell’agroalimentare italiano”.

Il 63% dei turisti italiani valuta importante la presenza di un’offerta enogastronomica o di esperienze tematiche quando sceglie la meta del viaggio. Elementi imprescindibili sono qualità e sostenibilità, il tema green non è driver di scelta solo per le produzioni agroalimentari, ma anche per il 42% delle strutture ricettive e degli eventi.

In vacanza, essi manifestano il desiderio di conoscere e sperimentare l’enogastronomia in tutte le sue sfaccettature: durante la vacanza partecipano un’ampia varietà di esperienze, anche molto differenti tra loro. Le esperienze Food più popolari, dopo il mangiare piatti tipici del luogo in un ristorante locale (indicata dal 73% dei turisti), sono visitare un mercato con prodotti del territorio (70%) e comprare cibo da un food truck (59%). Forte è pure l’interesse verso il Beverage, non solo vino, ma anche birra localeNonostante l’interesse sia molto alto, il mercato mostra ancora ulteriori margini di crescita. Esiste un gap fra le esperienze desiderate ed effettivamente fruite, molto ampio nel caso di proposte quali andare alla scoperta di cibo con un esperto enogastronomico (40%) e partecipare ad un viaggio enogastronomico di più giorni organizzato da un’Agenzia di Viaggio o da un Tour Operator (36%).

Infine, gli italiani all’estero. Anche se desiderano conoscere le tradizioni culinarie del Paese in cui si recano, ci sono prodotti a cui non vorrebbero rinunciare: sono i grandi classici, pasta, pizza, vino italiano e caffè.

Toscana, destinazione “top” per gli italiani

infografica1La regione più desiderata dai turisti italiani è la Toscana, ma si riscontra un forte interesse per il Sud, in primis Sicilia e Puglia. Molte regioni hanno un potenziale inespresso e non vengono percepite come mete enogastronomiche rilevanti, nonostante siano ricche di eccellenze. Lombardia, Piemonte e Veneto, ad esempio, vantano un’offerta che in termini numerici si colloca immediatamente dietro alla Toscana. Emergono quindi opportunità di miglioramento nella visibilità di questi luoghi.

Il profilo del turista enogastronomico italiano

infografica2Roberta Garibaldi così sintetizza: “È un turista acculturato, con maggiore capacità e propensione alla spesa, che cerca nell’enogastronomia un’opportunità di conoscenza e contatto con la cultura di un territorio. Organizza il suo viaggio affidandosi al web, sia per raccogliere informazioni sia per prenotare le singole componenti del viaggio. Ma ha una propensione maggiore rispetto al turista generico alla prenotazione attraverso intermediari. Si sente più coinvolto, vuole sperimentare l’enogastronomia a 360°, affiancando spesso altre proposte attive. Preferisce percorsi misti, non monotematici: il turista del vino cerca anche ottime esperienze gastronomiche”.

L’offerta

I numeri del Bel Paese sono di tutto rispetto: 821 Indicazioni Geografiche Food & Wine, 586 ristoranti di eccellenza, 11.329 agriristori, 18.632 agriturismo con alloggio, 169 Strade del Vino e dei Sapori, 12.446 agriturismo che offrono proposte turistiche quali maneggio, escursioni guidate a piedi o in mountain bike, fattorie didattiche. A ciò si aggiungono una molteplicità di altre esperienze Food & Beverage, quali Musei del gusto, esperienze in cantina, eventi tematici e scuole di cucina. Il nostro Paese possiede un’offerta ricca e variegata, in grado di soddisfare la pluralità di esigenze del turista alla ricerca dei sapori locali. Ma come evidenzia Roberta Garibaldi “l’offerta italiana appare oggi a macchia di leopardo”, nel senso che, mentre la ristorazione risulta un settore evoluto ed organizzato, con un’ampia gamma di esperienze per ogni tipo di target, altre realtà come i caseifici, le cioccolaterie e i pastifici hanno limiti, anche legislativi, che frenano l’apertura al turismo. La Garibaldi sottolinea come sia importante incentivare una comunicazione sulla rete creando un’intermediazione turistica nazionale che faciliti la fruizione delle esperienze. L’Italia è il paese più desiderato come meta di viaggi proprio per il suo patrimonio enogastonomico ed è proprio nell’anno del cibo che, secondo Roberta Garibaldi, se ne dovrebbero valorizzare la qualità e la sostenibilità, considerando la maggiore consapevolezza del consumatore rispetto al passato.

Infine, aggiunge che “le nuove tecnologie stanno modificando profondamente la nostra esistenza: intelligenza artificiale, realtà virtuale ed aumentata, blockchain, e così via. Le possibili applicazioni per il comparto dell’industria del turismo enogastronomico sono innumerevoli. Tutto ciò contribuirà a rendere l’esperienza di vacanza più coinvolgente e immersiva, oltre che semplificare la vita del turista sia in fase di scelta della meta che nel corso del viaggio. La risorsa umana rimarrà comunque l’elemento centrale e richiederà nuove competenze trasversali e adeguata formazione, ad esempio gli hospitality manager per le aziende food and wine. Poi re-inventare l’enogastronomia locale: stimolare l’innovazione in ambito enogastronomico, ma al contempo salvaguardare l’autenticità di questo patrimonio sarà una delle sfide del futuro per le destinazioni turistiche che vogliono puntare su questo elemento per differenziarsi e trovare un vantaggio competitivo sul mercato. Turisti senior e Millennials, Paesi emergenti saranno i principali target di mercato a cui rivolgersi nei prossimi anni. Ciascuno di essi appare interessato alle proposte enogastronomiche nel corso del viaggio. Fondamentale sarò creare offerte targettizzate”.

Citazioni dagli esperti

Internazionali:

Erik Wolf: Direttore Esecutivo e fondatore della World Food Travel Association (USA)

“L’interesse verso tutto ciò che è legato al cibo rimane altissimo e non vi sono segnali di una diminuzione nel breve periodo. Il futuro appare quindi luminoso. Nuove opportunità si apriranno per gli operatori del settore, che dovranno valorizzare la componente enogastronomica, ad esempio attraverso lo storytelling o proposte specifiche”.

Patrick Torrent Queralt: Direttore del Catalan Tourist Board (Spagna)

“Nei prossimi anni sarà importante segmentare ulteriormente l’offerta per venire incontro alle nicchie di mercato emergenti: ad esempio, turisti della birra, enoturisti, turisti Slow Food … La promozione avverrà sempre più attraverso i social media, sui quali i turisti enogastronomici già sono soliti condividere le loro esperienze di viaggio”.

Nazionali:

Mauro Rosati: Direttore generale Fondazione Qualivita

“Le Denominazioni di Origine protetta (DOP) e le Indicazioni Geografiche Protette (IGP) sono veri ambasciatori del Made in Italy in tutto il mondo. Le iniziative realizzate nell’ambito delle denominazione di origine mancano ancora di un modello di sviluppo capace di sommare i diversi punti di forza dei distretti. Per sviluppare un’offerta che faccia davvero la differenza occorre costruire nuove relazioni tra i soggetti imprenditoriali e anche istituzionali di un’area”.

Marcantonio Ruisi: Professore e Chief del Contamination Lab dell’Università degli Studi di Palermo, Vice-presidente Società Italiana di Scienze del Turismo (SISTUR)

I festival gastronomici, consolidati nel tempo in territori ben determinati, esaltando in via esclusiva o prevalente produzioni e saperi locali, rappresentano oggi, i nuovi «monumenti» che una comunità riesce ad esprimere e realizzare. I festival intercettano un bisogno sempre più diffuso di turismo esperienziale capace di alimentare un engagement complesso.

Best practice

Il museo aziendale dedicato alla famosa Guinness, la cantina con il look rifatto da un grande archistar, il museo a Bordeaux con ingressi da capogiro, il mercato coperto rivoluzionario. Sono alcune proposte enogastronomiche nate recentemente in Europa, scelte dal gruppo formato da Roberta Garibaldi per la loro capacità di valorizzare e promuovere un territorio. Ad esse si aggiungono le buone pratiche indicate dagli esperti internazionali coinvolti nel rapporto. Tutti casi di eccellenza connotati dal forte legame tra enogastronomia, cultura e luoghi, dall’alto grado di innovazione e dall’abilità di attrarre turisti.

Catalunya

La regione spagnola vanta una grande tradizione enogastronomica, con tante produzioni agroalimentari di qualità. Per promuovere il ricco patrimonio, l’Agenzia Catalana del Turismo – braccio operativo nel settore turistico del governo regionale – ha sviluppato brand specifici, Enoturisme Catalunya e Experiències Gastronòmiques, e ha indetto per il 2016 l’Anno della gastronomia e dell’enoturismo, con oltre 150 iniziative di varia natura e un budget di oltre due milioni di euro. La Catalunya si è così aggiudicata il titolo di Regione europea della gastronomia 2016, catalunya.com.

Marqués de Riscal

Le linee impressionanti che sempre distinguono i progetti di Frank O. Gehry, uno degli architetti più famosi al mondo, si sono unite alla produzione vitivinicola. Fra le aziende più antiche della regione spagnola de La Rioja, il Marqués de Riscal è un’azienda rinomata a livello internazionale per l’alta qualità dei suoi vini. Con l’intervento di Gehry è nata la Ciudad del Vino, con uno spazio dedicato alla cultura del vino, ma anche un albergo di lusso e due ristoranti gourmet. Diventata in breve una delle maggiori attrazioni turistiche della regione, oggi contribuisce ad aumentare il numero di visitatori nelle cantine storiche dell’azienda e a far crescere la visibilità delle aree circostanti, marquesderiscal.com.

Guinness Storehouse

La maggiore attrazione turistica d’Irlanda. È il museo aziendale dell’omonima azienda produttrice di birra, visitata nel 2016 da oltre 1,6 milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Nel centro di Dublino, spicca con i suoi 7 piani e la forma di una pinta di birra. L’interno è altrettanto coinvolgente: pannelli informativi, locandine, fotografie, strumenti di produzione fanno scoprire la storia e il processo di produzione della Guinness, mentre esperienze olfattive, degustazioni e laboratori ne fanno apprezzare il gusto. Il segreto del suo successo sta anche nell’efficace comunicazione, con un sito completo di visita virtuale e la presenza sui social media, guinness-storehouse.com.

La Cité du Vin

Un edificio dalle linee morbide e sinuose per un museo interamente dedicato alla cultura del vino, nato a maggio 2016 a Bordeaux. Vanta numeri da capogiro ad un anno dalla sua apertura: 425 mila visitatori provenienti da oltre 150 Paesi, oltre 14 mila iscritti ai seminari di degustazione e scoperta, 70 eventi culturali con oltre 10 mila partecipanti, 80 mila coperti nel ristorante Le 7 e 50 mila nel wine bar Latitude 20. Fiori all’occhiello sono la forma originale che ricorda il vino in movimento in un bicchiere, disegnata dallo studio di architettura X-TU, e l’idea che la ispira: non solo un percorso permanente, ludico e originale, ma uno spazio pubblico con negozio, cantina, ristorante, passeggiata in riva al fiume, laciteduvin.com.

The Wild Atlantic Way

Con i suoi 1.600 chilometri la Wild Atlantic Way è una delle vie costiere più lunghe del mondo, dalla penisola di Inishowen, a nord, alla pittoresca cittadina di Kinsale, nella contea di Cork, a sud. Tra i tanti itinerari spicca Taste the Atlantic: A SeafoodJourney, percorso tematico dedicato alla scoperta dei sapori dell’oceano, tra ristoranti locali, aziende agricole, piccoli porti e camere di affumicatura del pesce. Un modo nuovo di scoprire questa parte del territorio irlandese, della sua cultura e delle sue tradizioni, coronato dal successo: il gradimento medio su TripAdvisor è il massimo, 5, thewildatlanticway.com.

The BelgianBeerRoutes

Da alcuni anni il Belgio si è mosso nella direzione del turismo della birra, sviluppando una serie di proposte per far conoscere la cultura brassicola della regione, dal 2016 inserita nell’elenco del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. The BelgianBeerRoutes offre percorsi che consentono di visitare i 225 birrifici delle principali birre belghe, oltre a bar, ristoranti, negozi specializzati, festival e musei tematici. È amata dal pubblico: il gradimento medio su TripAdvisor è il massimo, 5, belgianbeerroutes.com.

Les Sources de Caudalie

L’azienda Château Smith Haut Lafitte, tra i più antichi produttori della regione vinicola di Bordeaux, è un ottimo esempio di proposte accattivanti che mantengono il legame con il prodotto e il territorio. Tra i vigneti della tenuta sorge l’albergo 5 stelle Les Sources De Caudalie, dove il design degli esterni e degli interni, i servizi e le attività, riflettono la connessione con la cultura del vino. Oltre ai due ristoranti gourmet, Les Sources de Caudalie, è stata la prima struttura ad ospitare la Vinothérapie Spa: aperta nel 1999, propone trattamenti benessere basati sul vino e sull’uva, sources-caudalie.com.

Markthal

Un mercato coperto unico nel suo genere. Il Markthal, inaugurato nell’ottobre 2014 nello storico quartiere di Laurenskwartier, a Rotterdam, è sovrastato da un arco di 40 metri che ospita nelle sue “costole” 228 appartamenti. Disegnato dallo studio MVRDV, ha numeri di rilievo: 4.600 mq per i negozi, 1.600 mq per i ristoranti, 4 parcheggi sotterranei, 96 “bancarelle”, 20 negozi e ristoranti, prodotti provenienti da 176 Paesi. L’interno della volta è affrescato dall’immenso murale Cornucopia che rappresenta a grandi dimensioni i prodotti del mercato, mentre i fiori e gli insetti ricordano i pittori olandesi del XVII secolo. Grazie all’avveniristica architettura e alla straordinaria offerta di cibo, il Markthal è divenuto presto una delle attrazioni della città, visitato, ad un anno dalla sua apertura, da 8 milioni di persone, il doppio delle previsioni iniziali, markthalrotterdam.nl

Lousiana, USA

Secondo Erik Wolf, Direttore Esecutivo della World Food Travel Association, USA, una buona pratica si distingue non solo per la visibilità o i risultati conseguiti. Lo Stato della Louisiana ha saputo comprendere le specificità del turismo e dei turisti enogastronomici, pubblicando una buona guida sull’enogastronomia locale e sostenendo le realtà più piccole. Certo, le recenti difficoltà economiche hanno colpito anche la Louisiana e la città di New Orleans è stata devastata dall’uragano Katrina. Ma la promozione della cultura e delle tradizioni, anche enogastronomiche, è proseguita.

Il nuovo manifesto Nordic Food

Per Anne-Mette Hjalager, Professore all’University of Southern Denmark e Editor-in-Chief della rivista Journal of Gastronomyand Tourism, la rivoluzione della cucina nordica ha avuto avvio con il nuovo manifesto Nordic Food. Dieci principi che hanno influenzato l’agricoltura e il processo di produzione del cibo, creando nuovi concetti e una nuova immagine dei prodotti nordici negli altri Paesi.

Culinary Tourism Alliance’s Feast On

Trevor Benson, Direttore del Dipartimento Food Tourism Development & Innovation al Culinary Tourism Alliance, Canada, sostiene il programma che mira a identificare e premiare i ristoratori impegnati ad utilizzare prodotti coltivati, allevati o raccolti in Ontario. Ma non solo. Il Culinary Tourism Alliance’s Feast On intende educare turisti e locali, stimolandoli a scegliere tra i 100 ristoranti che offrono un’esperienza culinaria memorabile, basata su prodotti e ricette locali.

Il caso del Portogallo

Secondo Carlos Fernandes, Direttore del Corso di Laurea triennale in Turismo all’Istituto Politecnico de Viana do Castelo, il Portogallo ha condotto più iniziative a livello territoriale che nazionale. Per far rivivere l’enogastronomia locale e attrarre nuovi segmenti turistici si è adottata una prospettiva retro-innovativa, che valorizza le tradizioni culinarie innovandole. Nel Portogallo settentrionale vengono organizzate fiere enogastronomiche nei mesi invernali. Sono iniziative che coinvolgono altri settori, dall’ospitalità alla ristorazione alle attività collaterali, apportando benefici economici a tutto il territorio. Con altri risvolti positivi: si crea un ricordo duraturo, favorendo il ritorno, e si aumenta la visibilità delle produzioni locali, stimolandone l’acquisto una volta tornati a casa.

California DreamEater

Secondo Mattew J. Stone, Professore all’University of California, Chico, USA, la serie California DreamEater in onda sul canale YouTube di Visit Calfornia è un eccellente esempio di marketing applicato al turismo enogastronomico. Ogni video, di soli tre minuti, guida alla scoperta delle delizie enogastronomiche dello Stato, con una qualità comparabile a quella delle serie televisive. Un progetto coronato dal successo, con centinaia di migliaia di visualizzazioni.

 

 

[FONTE]

Ornella Gamacchio

333 9493621

Erika Del Largo

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Gastronomia, torna la festa della Pasta: tre giorni dedicati alla grande IGP di Gragnano

Sul palco anche il ballerino della Tim Sven Otten

 

Torna a settembre, dopo quattro anni di assenza, la festa della Pasta di Gragnano. Ad annunciarlo Giuseppe Di Martino e Maurizio Cortese, rispettivamente Presidente e Direttore del Consorzio della Pasta di Gragnano IGP che hanno già messo a punto l’intera organizzazione dell’evento.

Una straordinaria rassegna articolata su tre giornate che vedrà come protagonista assoluta la pasta. Si parte venerdì 8 settembre quando nella centralissima via Roma saranno montate le cucine che permetteranno a grandi chef, interpreti della tradizione campana di preparare primi piatti per gli ospiti della festa utilizzando i prodotti di eccellenza degli 11 pastifici del Consorzio Pasta di Gragnano IGP.

A partire dalle 20, la cittadina sarà pervasa dal profumo del pomodoro e lo chef Alfonso Caputo dello stellato “Taverna del Capitano” coordinarà i colleghi del territorio per la serata dedicata proprio alla pasta al pomodoro, con la presenza dei migliori produttori campani: saranno utilizzate, infatti, materie prime di altissima qualità territoriale.

“Si fa presto – spiegano gli organizzatori – a dire pasta al pomodoro: sono tante le varietà, gli abbinamenti e le ricette possibili per questo abbiamo voluto il gotha dei produttori campani di pomodoro”.

La sera di sabato 9 settembre, invece, sarà il trionfo di un must della cucina campana: la pasta del giorno dopo. Lo chef Peppe Guida del ristorante stellato Antica Osteria Nonna Rosa, darà libero spazio alla sua fantasia e al suo estro nelle rielaborazioni della pasta: un modo per combattere gli sprechi alimentari continuando ad esaltare il gusto dei primi piatti. Si chiude domenica a pranzo con due intramontabili della tavola partenopea delle feste: la Genovese e il Ragù.

Il gran finale sarà affidato a tre chef: insieme ad Alfonso Caputo e Peppe Guida sarà presente Alfonso Iaccarino, testimonial della Pasta di Gragnano IGP nel mondo.

 

Ricco anche il calendario degli spettacoli che contribuiranno ad animare la festa di Gragnano. Si parte col botto. Venerdì sera, alle 22, al termine delle degustazioni, esibizione del comico fondamentalista napoletano Simone Schettino e, a seguire, l’evento dell’anno: salirà sul palco il giovane ballerino tedesco Sven Otten che spopola nelle piazze e fa impazzire il web per il suo ballo inserito in uno spot della Tim. C’è grande attesa tra i teenager non solo per la sua esibizione ma anche per la lezione esclusiva di ballo che terrà in piazza. Sabato sera, invece, i riflettori saranno per il grande cantautore e sassofonista, Enzo Avitabile che guiderà il pubblico in un percorso di emozioni con i suoi ritmi afro-americani. Tutte le performance si terranno nello stadio di Gragnano al termine delle degustazioni. Durante le tre giornate saranno presenti artisti di strada.
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