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A pochi passi dal fiume Tevere, al culmine di via degli Stradivari, affacciato sul ponte Testaccio sorge il ristorante – pizzeria Big Mamma Pizza & Cucina. Il locale è caratterizzato da un’ampia e luminosa vetrata, che lo costeggia per tutta la sua lunghezza, e dalla proposta gastronomica fondata sul connubio tra tradizione e innovazione, proponendo piatti della tradizione italiana, soprattutto romana, affiancati da ricette nate dalla fantasia dello chef Roberto Micali. “Il nome del ristorante – racconta il proprietario Augusto Rocco – è ispirato ad un brand francese che ha conquistato Parigi mettendo l’Italia nei suoi piatti, grazie alle sue pizze e agli ingredienti tipici italiani, ma più romanticamente associo il nome del locale ai pranzi e alle cene in famiglia, dove a regnare sono la convivialità e la tradizione”. 

Il menù del Big Mamma

Cacio e pepeamatriciana e carbonara i primi tipici della tradizione romana che non possono mancare e che non lasciano mai il menu del Big Mamma, ai quali si aggiunge un’ampia proposta di secondi, principalmente di carne, tra i quali il fiore all’occhiello, nonostante si distacchi dalla tradizione, è la bistecca di tomahawk (una costata di manzo che si ricava dalla lombata a cui, però, non viene eliminata la parte di osso eccedente, assumendo quasi la forma di un’ascia, infatti il suo nome deriva dalla celeberrima scure utilizzata dagli indiani d’america). 

La nostra volontà – continua Augusto Rocco – è stata quella di creare un menu dinamico, variando i piatti di giorno in giorno affinché il cliente, specialmente quello abituale, possa trovare accanto alla proposta fissa piatti di volta in volta nuovi, con ricette che provengono non solo dalla tradizione romana come la trippa, ma anche da quella delle varie regioni italiane passando così dalla lasagna alla bolognese alla tipica ribollita toscana attraverso i pici al ragù bianco. La tradizione, però, lascia ampio margine anche all’innovazione, infatti molto spesso nel menu trovano spazio le creazioni partorite dall’estro del nostro chef che affianca alle proposte classiche, o a delle loro rivisitazioni come la cacio e pepe con i fiori di zucca, piatti nuovi come un pane ai pinoli e basilico oppure un filetto di maiale in salsa cacao e caffè con fichi caramellati”. 

La pizza al Big Mamma

Quando si parla di tradizione italiana non ci si può dimenticare della pizza, e nell’eterno confronto tra la pizza bassa romana e quella napoletana con il cornicione alto, Augusto Rocco decide di non schierarsi con nessuno dei due fronti e di indirizzarsi verso “una pizza – spiega – contemporanea, o meglio intermedia né alta né bassa, con un impasto con 48 ore di lievitazione, per il quale viene utilizzata la farina Vigevano, l’unica con germe di grano macinato a pietra. In questo caso la proposta non si distacca dalle pizze classiche che vanno dalla semplice margherita con la mozzarella di bufala alla pizza con mozzarella, salciccia e friarelli passando per a’ zozzetta, la specialità della casa, con pomodoro, mozzarella, pancetta, salame piccante e salsiccia”. 

Ad Ercolano, uno dei tredici comuni situati nell’area naturale del Parco Nazionale del Vesuvio, proprio in una delle strade che conduce direttamente al cratere del vulcano, sulla salita di Via San Vito, in un ambiente piacevolmente familiare, O’ Sbarazzino è immerso in un accogliente giardino dove lo stile rustico incontra quello elegante con estrema semplicità dove Ilaria Cozzolino da circa tre anni racconta ai suoi ospiti la sua filosofia del “mangiare bene”. 

O' Sbarazzino

“O’ Sbarazzino nasce quasi per scherzo” – dice Ilaria, la titolare della pizzeria – “Ho voluto semplicemente realizzare un progetto personale, anche se non appartengo ad una famiglia di ristoratori con esperienza nel settore”. 

“Il mio obiettivo è quello di trasmettere ai miei clienti la passione per il buon cibo, che io e la mia famiglia portiamo avanti con orgoglio da anni” – continua la giovane imprenditrice. 

O’ Sbarazzino, era il soprannome del nonno di Ilaria, “un tipo allegro, che cantava sempre e che dava, per questo, armonia”. “Quando ho deciso di aprire la pizzeria, mi sono lasciata ispirare da mio nonno e dal suo carattere festoso e vivace”- aggiunge Ilaria. Non a caso la parola d’ordine in casa Cozzolino è proprio “armonia”, quella che si respira “durante il momento della cena” ma anche quella che a tavola mette d’accordo i profumi e i sapori della pizza targata O’ Sbarazzino. 

“La pizza che proponiamo ai nostri commensali ha proprio il gusto che piace a me e alla mia famiglia” – afferma Ilaria, e continua – “Questo è un modo per distinguerci dalla massa perché, non solo trasmettiamo la nostra passione per il buon cibo, ma offriamo proprio quello che mangiamo noi e che ci piace di più”. 

Da O’ Sbarazzino, la pizza ha un sapore diverso, non convenzionale e lontano da quello della classica tradizione napoletana: si utilizza solo farina integrale macinata a pietra o addirittura integrale al 100% proprio perché “ha un altro gusto rispetto a quello della tipologia 0 o doppio 0 che utilizzano gli altri”; l’impasto viene lasciato lievitare a lungo con l’aggiunta di poco sale. “Non voglio creare qualcosa di nicchia”- aggiunge la titolare della pizzeria – “Il mio intento è semplicemente valorizzare i prodotti della mia terra, esaltandone soprattutto la qualità che da’ un valore aggiunto al mio paese”. 

Alle parole di Ilaria, si aggiungono quelle di Agostino Coppola, il Maître di Sala della pizzeria O’ Sbarazzino – “Noi puntiamo alla tutela della territorialità, mettendo in evidenza i prodotti locali; solo così riusciremo a fare la differenza”. 

O' Sbarazzino

La pizza Agrodolce non è “la solita pizza”. Il gusto dolce e corposo dei fichi caramellati si abbina perfettamente a quello acre e acerbo al punto giusto dei pomodori verdi, il tutto viene arricchito con il sapore deciso della provola di Agerola e, in aggiunta, fette di lardo pancettato aromatizzato al basilico.  

Poi c’è la pizza O’ Sbarazzino, “genuina, buona e saporita” perché dal gusto ricco ma equilibrato, quella che ha “un po’ di tutto” dal pesto alle noci, con il suo sapore intenso e vellutato, alla provola di Agerola, i funghi porcini dal profumo inconfondibile, il lardo pancettato e, all’uscita, rucola fresca di raccolta, scaglie di parmigiano reggiano e gherigli di noce. 

“Che bella pizza!” – con questa espressione i numerosi ospiti che ogni giorno si siedono nel giardino di O’ Sbarazzino, svelano storie di gusti e di sapori di qualità, descrivendo un’armonia culinaria tra la tradizione di famiglia e l’innovazione non convenzionale che fa sempre la differenza. 

 

Felicia Mercogliano

 

morsiA Caserta, lungo il Viale dei Bersaglieri, in una zona residenziale ben servita, a pochi minuti dal centro della città e dalla famosissima Reggia, la pizzeria Morsi & Rimorsi apre le porte a chiunque voglia lasciarsi conquistare “al primo morso e senza provare alcun rimorso per non aver ceduto a qualche peccato di gola!”

“La pizza è un piatto povero, e non solo perché prima con pochi soldi si riusciva a comprarne una, nelle botteghe locali o dai venditori ambulanti che giravano per le strade, ma anche perché veniva preparata soltanto con acqua e farina, e poi condita con pochi ingredienti, semplici, come il pomodoro rosso e il fior di latte” – con queste parole, Giuseppe Casale, maestro pizzaiolo di Morsi & Rimorsi, definisce quella che oggi è diventata l’eccellenza gastronomica Made in Italy più amata al mondo.

“Noi di Morsi & Rimorsi” – aggiunge Giuseppe – “facciamo una pizza gourmand, ma rivisitata perché la prepariamo rinunciando ai prodotti già trasformati e preferendo solo quelli delle tradizioni culinarie, italiane, quindi, non solo campane”.

È proprio in questo modo che la novità, intesa come innovazione, incontra e rivitalizza la tradizione nazionale dei sapori e dei profumi delle antiche culture contadine.

Esempio lampante di questo insolito ma significativo accostamento è la Pizza Margherita “A Modo Nostro”, la prima di una “accurata” selezione della casa, realizzata con filetti di pomodoro fresco di raccolta  e “pacchetelle” di San Marzano DOP su una fonduta di fior di latte di Agerola, una spolverata di parmigiano reggiano DOP stagionato 24 mesi, clorofilla di basilico, da un colore brillante e un sapore delicatissimo, utilizzata per amalgamare tutti gli ingredienti e un filo di olio extra vergine di oliva di produzione locale come tocco finale.

A proposito di “odori “, un must have nella cucina di Morsi &Rimorsi, il maestro pizzaiolo afferma con orgoglio e anche un po’ emozionato: “Come il basilico, anche la menta e l’origano selvatico, il prezzemolo tritato, l’erba cipollina e il rosmarino non possono mai mancare sulle mie pizze perché come mi ha insegnato il Signor Chef, Antonino Cannavacciuolo, queste erbe aromatiche, profumatissime, valorizzano quegli ingredienti poveri ma ricchi di sapori e di storia, sfruttandoli appieno e conferendo loro un gusto fresco e un sapore giusto per cui il piatto diventa tutt’altro che banale”.

Ovviamente, in una cucina “profumatissima” come quella di Morsi & Rimorsi, non potevano di certo mancare le spezie, prima fra tutte la curcuma che viene utilizzata principalmente per realizzare l’impasto, cosiddetto “alternativo”, di una pizza speciale, dal sapore dolce-salato.

Un disco di pasta stesa viene inizialmente sottoposto ad una doppia cottura, prima fritto e poi “passato” in forno fino ad ottenere una doratura bella colorita anche per effetto della curcuma. morsi e rimorsiL’ingrediente principale di questa pizza è sicuramente la burrata di Andria, formaggio fresco a pasta filata che viene aggiunto a crudo così come la scarola riccia, croccante, condita solo con sale e olio, i pomodori secchi di produzione della casa, le alici di Cetara sfilettate e un crumble di olive nere caiatine, rinomato prodotto slow food del territorio campano. In questo caso, la curcuma non solo conferisce all’impasto un colore giallo sole ma, con il suo gusto piacevolmente pungente, contrasta la particolare sapidità di ingredienti quali i pomodori secchi e le alici, bilanciandola al sapore dolce e fresco della burrata.

“Anche la nostra pizza di battaglia, Omaggio a Sant’ Angelo, sposa la filosofia di tutelare e valorizzare i prodotti dei Presidi Slow Food e delle piccole produzioni locali di qualità, salvaguardando, così, la biodiversità agroalimentare a rischio di estinzione” – afferma Giuseppe Casale.

Il pistacchio di Bronte, prima ridotto in un sughetto fresco e aromatico poi utilizzato in granella, prodotto slow food, con il suo sapore puro, viene abbinato alla qualità inconfondibile della mortadella IGP Bologna e alla rusticità della stracciata di bufala, e quale nota vincente su questo pentagramma di sapori e colori, non potevano mancare il basilico fresco da un gusto forte e deciso e un filo di olio extra vergine di oliva, profumatissimo, aggiunto a crudo.

Passiamo ora all’impasto “classico” della pizza targata Morsi & Rimorsi, che è la vera testimonianza di quanto artigianale sia il prodotto sfornato ogni giorno per quella ricca platea di commensali incuriositi da piatti nuovi ma pur sempre preparati all’ombra della tradizione e delle tecniche di lavorazione intrise di storia vissuta e di esperienza.

Ciò che contraddistingue la “pizza brioche” di casa Morsi & Rimorsi – così la definisce il maestro pizzaiolo Giuseppe Casale –  è innanzitutto un mix di farine italiane di prima scelta, una doppio zero, raffinatissima, e una tipo 1 macinata a pietra, con germe di grano, che “da’ all’impasto una spinta in più, conferendogli più sapore e apportando un maggiore apporto proteico al piatto”. Non meno importanti sono, da una parte, un’alta idratazione, almeno al 70%, per cui l’impasto risulta composto da una quantità di acqua maggiore  rispetto a quella di farina, e da poco sale per conferire alla pizza leggerezza e una giusta sapidità. Dall’altra, una maturazione a basse temperature, compresa tra i 4-5°C , che dura  circa 12 ore “durante le quali” – aggiunge il maestro pizzaiolo – “i lieviti sono dormienti e l’impasto viene lasciato riposare, per acquisire dopo maggiore friabilità”, seguita poi da una lunga lievitazione di 20 ore, a temperatura ambiente, ma sempre monitorata, che garantisce la freschezza costante della pasta. “La cottura finale in un forno a legna”- ci tiene a precisare Giuseppe – “evita sicuramente di ottenere una pizza bassa come quella napoletana certificata STG, e l’effetto a canotto cioè con un cornicione molto pronunciato, come invece rivendicano i pizzaioli di ultima generazione”.

Non è un caso, dunque, che nel 2018 la pizzeria Morsi & Rimorsi si è annoverata tra quelle a Tre Spicchi premiate dal Gambero Rosso. Il maestro pizzaiolo, Giuseppe Casale, con poche e semplici parole ci spiega il perché, a suo avviso, di questo successo: “L’impasto che proponiamo ai nostri ospiti è diverso da quello degli altri, di solito la pasta della pizza si presenta come un prodotto quasi sempre uguale ad un altro; ma il nostro non lo è. E poi la nostra pizza è sempre saporita, perché viene condita con ingredienti freschi, di stagione e soprattutto genuini perché a km0, che danno quel tocco in più”, sprigionando, senza dubbio, tutte quelle qualità olfattive e sensoriali che conquistano al primo morso!

Mercoledì 3 aprile presso la Reggia di Caserta ha trionfato la pastiera 4.0.

8 chef pasticceri hanno presentato la loro libera interpretazione del dolce tradizionale preparato con grano e ricotta in chiave innovativa

Pastiera 4.0 è la nuova frontiera del dolce tra i più amati in Italia. Ed è anche il leit motiv di un evento costruito ad hoc con protagonista l’azienda Chirico, eccellenza del grano cotto da sempre abbinato alla pastiera e non solo, con il coordinamento de La Scuola di Alta Formazione Dolce & Salato degli Chef Giuseppe Daddio e Aniello di Caprio, che si è tenuto ieri presso la Reggia di Caserta nella sede delle Regie Cavallerizze del Consorzio  Ricotta di Bufala Campana DOP. Qui si sono dati appuntamento ieri chef, imprenditori ed altri professionisti che si sono resi testimoni di un avveniristico esperimento, ammirare da vicino e assaggiare la pastiera nella sua versione più aggiornata ma nella cui ricetta sono rimasti i due capisaldi, gli ingredienti principali che ne rappresentano l’anima: grano e ricotta di bufala.

A condividere le loro esperienze in tema d’innovazione della tradizione si sono pronunciati alcuni ospiti della manifestazione tra addetti ai lavori e personaggi dello spettacolo annunciati dal moderatore Angelo Cerulo, Responsabile Ansa Campania: la conduttrice tv Veronica Maya, Luigi Cremona critico gastronomico, il neo campione italiano di pasticceria Alessandro Bertuzzi, lo chef Giuseppe Daddio della scuola Dolce & Salato, il Presidente del Consorzio Ricotta di Bufala Campana DOP Benito La Vecchia, l’esperto di costume Mino Cucciniello, Mario Palma amministratore dell’azienda Chirico. Padroni della scena, nonché attori principali di questa grande rivoluzione gastronomica sono stati i 7 Chef: Antonio Angora della pasticceria Baiano, con il dolce Gr…ancio. Salvatore Tortora, Pasticcere Capo di “Espresso Italiano”  con il suo dolce Partenope 4.0. Marco Aliberti della Pasticceria Aliberti, con il suo dolce Pas-tiè-ra. Michele Cappiello della  Pasticceria Cappiello con il suo dolce Profumo. Vincenzo Faiella della Pasticceria Tenerità, con il suo Dolce Susy. Gennaro Peluso della Pasticceria La Goccia con il suo dolce Piccolo Vesuvio. Raimondo Esposito della pasticceria Sal De Riso Costa D’Amalfi con il suo Sole di Grano.

L’innovazione è al servizio della Tradizione. Vale anche per Chirico che ha introdotto sul mercato il preparato per Pastiera Napoletana. Chiunque potrà essere in grado di preparare una Pastiera garantendo il romanticismo dell’aroma di arancia che esce dal forno.

Ciascuno degli chef presenti ha portato avanti la propria piccola rivoluzione in cucina con creatività, professionalità, sperimentazione nel rispetto della tradizione. Sul palco sono stati premiati gli chef ma anche i relatori dell’evento con un segnaricette in argento su cui era impressa l’immagine della pastiera a cura di Paviè. Coordinatrici dell’evento Mila Gambardella e Cristiana Giordano e le hostess erano in outfit Les Filles e accessori Paviè.

L’evento è seguito con la degustazione da parte degli ospiti tra stampa, addetti ai lavori e food blogger, delle pastiere nonché del menu a cura della scuola Dolce e Salato così formulato: bocconcini di mozzarella di bufala Campana Dop, bocconcini di bufala Campana Dop affumicata,  ricottina di fuscella di bufala Campana Dop; dal forno, pizza classica con passata di datterini e mozzarella di bufala Campana Dop, pizza integrale con grano, mozzarella di bufala Campana dop e olio al basilico, piccole montanare con fiocchi di ricotta di bufala Campana Dop; pani gastronomici,  focaccia con ricotta di bufala Campana Dop, piccole brioche con grano cotto e pancetta. Dalla cucina, rigatoni con pomodori datterini e ricotta di bufala Campana Dop, insalata di cereali con spuma di ricotta e germogli di insalatine. Dulcis in fundo, le degustazioni di pastiere classiche ed 4.0 elaborate dai maestri  pasticceri. Il beverage: spumante Brut Asprinio di Aversa Vestini Campagnano, acqua Ferrarelle.

 

Ufficio Stampa:

Cristiana Giordano

 

 

 

Il vantaggio di produrre una pizza innovativa è trasmettere un’immagine aggiornata e al passo con i tempi della propria azienda. Questo è il concetto di pizzeria caro a Christian Nasti, pizzaiolo e titolare di NastiEat. Locale di Nocera Inferiore che accoglie una numerosa clientela del posto e proveniente da ogni angolo della Campania, grazie alla sua offerta eclettica di prodotti.

NastiEat è in grado di soddisfare ogni desiderio di appetito in una capiente sala che si sviluppa su due piani e conta ben 170 posti a sedere. Un luogo pensato per essere un punto di ritrovo per gli amanti del relax e della buona cucina. Christian e suo padre Michele predispongono il meglio delle loro conoscenze gastronomiche per offrire una tipologia di ristorazione di qualità, adatta a tutta famiglia e operativa a pranzo e a cena. Ricche insalatone, selezione di carni e salsicce e un’ottima pizza, compongono l’offerta del NastiEat.

Progetto che coniuga benessere e gusto.

Il locale concentra tutta la passione per la ristorazione della famiglia Nasti a partire dal nome, che unisce il cognome del titolare al termine inglese “eat”. Oltre al significato letterale di mangiare, eat richiama un concetto di benessere legato al cibo; valore molto importante per NastiEat. “Tutto viene prodotto nel rispetto della freschezza dei prodotti – spiega Michele Nasti – la carne la riceviamo dal nostro macellaio di fiducia che ci permette di lavorare nel rispetto della massima qualità”. Molto importante anche il valore dell’artigianalità, su cui si sviluppa la scelta e selezione delle salsicce, specialità gastronomica su cui il progetto NastiEat punta molto. Anche i Cordon Bleu e gli hamburger sono fatti a mano. Dei veri sfizi per chi raggiunge il locale a Nocera Inferiore per gustare prodotti di buona gastronomia.

Non mancano i panini, anche loro rientrano nei prodotti che nascono da un saper far competente e motivato dalla passione per la buona cucina. A confermare questo concetto di qualità sono le parole di Michele Nasti. “In ristorazione la buona manodopera deve andare di pari passo alla qualità della materia prima, solo così è possibile procedere verso una direzione di qualità”.

La pizza, un classico che si presta all’innovazione

La pizza rappresenta il prodotto di punta per il NastiEat. Nell’arte bianca il pizzaiolo Christian convoglia tutta la sua passione e attenzione all’ utilizzo delle buone materie prime del territorio. Si richiama così alla filosofia di produzione cara al locale di Nocera Inferiore. La pizza è frutto di un ricordo legato all’infanzia, secondo quanto si apprende dalle parole del titolare ed esperto pizzaiolo Christian. “Sin da bambino seguivo le gesta dei pizzaioli, osservavo mi appassionavo alla loro attività. Ho sviluppato così la mia passione verso l’arte dell’impastamento e, in generale, della cucina” ha affermato. Nasti Eat esprime piena innovazione nel modo di concepire il più antico dei piatti partenopei. La pizza è un prodotto che si evolve in base ai tempi e ai gusti dei nuovi estimatori del prodotto di farina.

Banco di prova di perfezionamento nelle qualità di impasto, la pizza mette alla prova ogni giorno le capacità del pizzaiolo. “È un settore che non conosce immobilità, si è sempre inseriti in un progetto di innovazione. Proponiamo un prodotto contemporaneo che può considerarsi nuovo nel territorio di Nocera Inferiore” ha spiegato Christian Nasti.

 

 

La pasticceria Seccia presenta l’evento “Chiacchierando ai Quartieri”

in anteprima l’aperisciù

“Chiacchierando ai Quartieri” è il primo evento dell’anno per la storica Pasticceria dei Quartieri e inaugurerà una lunga serie di appuntamenti impostati sul binomio arte e cibo, città e dolci tradizionali, visite e passeggiate tra i vicoli e le strade degli antichi alloggi delle truppe spagnole, fotografia d’autore e pasticceria napoletana.

pasticceria seccia

In questa cornice si inserisce infatti, nel pomeriggio dell’8 febbraio, la piccola esposizione fotografica dal titolo “Mitoraj a Pompei, volti e maschere senza tempo” delle fotografe Lidia De Campora e Francesca Cilento: due scatti che ritraggono, da angolature diverse, una delle tante sculture ospitate nel sito archeologico patrimonio dell’Umanità tra 2016 e 2017.

Sarà inoltre presentato alla stampa invitata e ai partecipanti il gioiello di Casa Seccia, un dolce unico a Napoli, che evoca le isole dei Caraibi al primo assaggio: gli Aperisciù, bignè rivestiti di craquelin e ripieni di crema al gusto di mojitopina colada e daiquiri.

l'aperisciu

Un tripudio di dolcezze, un’esplosione di sapori in cui la pasta choux rappresenta la città di Napoli, il craquelin è l’innovazione artigianale fatta di mandorle e nocciole, mentre le creme cocktail ci portano direttamente a Cuba e ai colori della sua bandiera. Un vessillo caro a Diego Armando Maradona, icona assoluta nei quartieri spagnoli e a cui fu dedicato il dolce dal pasticciere Francesco Seccia, in occasione della visita del calciatore al San Carlo per la cittadinanza onoraria.

Ai presenti sarà consegnato l’hashtag ufficiale dell’Aperisciù su post-it e ognuno sarà invitato a scattare foto o farsi un selfie con l’hashtag del bignè “latinoamericano” nel corso della serata, postandolo sulla nostra pagina Facebook, twittandola a  @secciadolcezze, linkandola su Instagram a @seccia_dolcezze_napoletane, o inviandola al nostro indirizzo Google Mail: pasticceriaseccia66@gmail.com.

Saranno pubblicate poi successivamente in album su Flickr, Facebook, e le più professionali singolarmente su 500px.

Una gara fotografica amatoriale che continua infatti anche dopo, sulle orme del famoso film francese “Il favoloso mondo di Amelie”, in cui il nano giramondo si faceva ritrarre davanti a monumenti o paesaggi di ogni continente per poi “spedire” la polaroid al papà di Amelie. Noi ci accontentiamo di Napoli e delle sue bellezze, e contiamo sull’estro di fotoamatori e appassionati che dovranno scattare con smartphone, tablet o reflex la foto di un panorama, di una chiesa, di una fontana o di un palazzo antico partenopeo con l’hashtag in primo piano su un qualsiasi supporto. La foto più bella, a nostro insindacabile giudizio, diventerà la copertina delle nostre pagine social dopo il 31 maggio, termine ultimo per aderire all’iniziativa “Aperisciù in città”.

Scattate, postate e scrivete #aperisciù!

Canapa Campana alla Fiera “ Canapa in Mostra”

Da venerdì 27 fino a domenica 29 Ottobre la Cooperativa Canapa Campana sarà presente con un suo stand alla Fiera “ Canapa in Mostra “, una delle più importanti manifestazioni espositive che coinvolge il mondo della Canapa. La manifestazione si terrà a Napoli alla Mostra D’Oltremare.

“ La nostra adesione alla fiera è per noi motivo di orgoglio. Napoli e la Campania sono da sempre state il territorio di elezione della coltivazione della canapa -afferma Francesco Mugione ispiratore della cooperativa e animatore a livello nazionale della ripresa della coltivazione della canapa- “La coltivazione della canapa è anche una riscoperta di un pezzo della storia e delle tradizioni napoletane”.

casatiello preparato con i semi di canapa

casatiello preparato con i semi di canapa

“ A Napoli non portiamo solo i nostri prodotti che sono riconosciuti come straordinari, ma anche lo storytelling di quei prodotti. Il territorio, la passione di riscoprire una coltura per vari decenni dimenticata sapendo coniugare la tradizione della cultura della canapa con la metodi moderni di raccolta e di estrazione dei semi della farina e dell’olio”.

Nello stand di Canapa Campana inoltre si potrà assaggiare il casatiello napoletano prodotto utilizzando farina e olio di semi di Canapa. “ Unire due eccellenze come la canapa e il casatiello – afferma Giuseppe D’Ambrosio – direttore commerciale di Canapa Campana- è per noi una sfida avvincente e vinta. Il risultato è un prodotto straordinario che coniuga innovazione e tradizione”.

Canapa Campana è una cooperativa nata nel maggio 2015 con l’ambizione di reintrodurre la coltivazione della canapa nei territori della Campania e non solo soprattutto per utilizzo alimentare ed ha sede operativa a Caivano (NA).

Autunno: tempo di funghi, castagne e sfogliatelle

Da SfogliateLab 4 le new entry: la sfogliata e la Sfogliacampanella al marron glacè, la sfogliata rustica ripiena con risotto ai funghi e quella farcita con salsiccia, provola e porcini

L’autunno è iniziato con le sue mille sfumature di colori, profumi e sapori. SfogliateLab, la pasticceria napoletana (ubicata in piazza Garibaldi) specializzata nella produzione di sfogliatelle, ha accolto la nuova stagione esaltando le specialità della terra offerte da questo seducente periodo, ovvero i funghi e le castagne.

Il fungo porcino, re dell’autunno – utilizzato in una delle ricette più apprezzate in Italia, ovvero il risotto, ed impiegato per uno degli accostamenti più in voga, ovvero con la salsiccia –, è diventato l’ingrediente principale delle farciture di due sfogliate rustiche: una farcita con il su citato risotto e l’altra farcita con provola, salsiccia tritata e porcini. La castagna, regina della stagione del foliage,  declinata nella sua versione più golosa, ovvero il marron glacé, è invece la sostituta dei canditi nella farcitura della sfogliata classica dolce. Ed, infine, il suo delicato sapore arricchisce di un gusto la linea di Sfogliacampanelle (ovvero la sfogliatella con il cuore di babà immerso in un goloso ripieno di ricotta) che, quindi, sono ora disponibili in 14 declinazioni diverse: oltre al già citato marron glacé, sono disponibili i gusti classico, caffè, croccantino, panettone, pistacchio, arancia, cioccolato bianco, bacio, limone, pesca, frutti di bosco, cocco e fragola.

L’intenzione di Vincenzo Ferrieri, patron di SfogliateLab, oltre ovviamente a promuovere lo storico marchio di famiglia e la neofita “Sfogliacampanella”, è finalizzata a valorizzare ed omaggiare la pasticceria artigianale e tradizionale partenopea, strizzando un occhio all’innovazione per renderla più appetibile ai giovanissimi.

Tutelando i dolci napoletani – spiega Vincenzo -, tuteliamo i diritti e la storia delle potenzialità gastronomiche e, più in generale, artigianali del popolo napoletano. Attraverso l’introduzione di nuovi gusti spero di catalizzare l’attenzione dei più giovani sui prodotti tipici della gastronomia campana e dissuaderli, dunque,  dal consumo di junk food ”.

Hashtag ufficiali: #sfogliacampanella, #sfogliatelab, #vincenzoferrieri

 

 

TROFEO PULCINELLA, IL 25 E 26 SETTEMBRE

100 PIZZAIOLI SI SFIDANO ALLA MOSTRA D’OLTREMARE

 Un esercito di 100 pizzaioli si sfiderà il 25 e 26 settembre prossimi alla Mostra d’Oltremare di Napoli per la conquista dei due titoli del Terzo Trofeo Pulcinella.

Organizzato da Attilio Albachiara, presidente dell’associazione Mani d’oro e conosciuto come “pizzaiolo senza maschera”, la competizione si articolerà in due categorie: pizza verace napoletana e pizza contemporanea, conosciuta anche come “canotto”.

“Questo evento – spiega Albachiara – vuole essere la vetrina di tanti professionisti degli impasti. I pizzaioli, infatti, si sfideranno a parità di condizioni: per entrambe le sessioni sarà possibile realizzare soltanto Margherita o Marinara, escludendo ogni altro tipo di farcitura. Ciascun concorrente porterà con sé il proprio panetto precedentemente preparato e gli ingredienti che intende utilizzare. In questo modo, limitando cioè la scelta degli ingredienti, la differenza la faranno proprio gli impasti”.

I concorrenti realizzeranno le loro pizze utilizzando prodotti scelti e portati da loro stessi, e potranno ripetere la cottura una sola volta. Anche per la base, cioè per i panetti, utilizzeranno le farine abituali.

Due giurie tecniche, una per ciascuna categoria, valuteranno le creazioni dei candidati.

A guidarle saranno il maestro Antonio Starita (per la Pizza Napoletana) e Francesco Martucci de I Masanielli (per la Pizza Contemporanea).

Al Trofeo partecipano diverse Associazioni di pizzaioli come l’A.p.n. (Associazione Pizzaioli napoletani), la V.p.n (Verace pizza napoletana) e I Centenari.

Il Trofeo che nelle due precedenti edizioni si era svolto ad Acerra quest’anno si svolgerà a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, perché il Museo di Pulcinella che ha sede proprio nella cittadina a nord di Napoli, è in ristrutturazione. 

GLI ORARI E IL PROGRAMMA

La gara si svolgerà per entrambe le categorie il 25 settembre dalle 11 del mattino fino alle 21 (l’ultima “infornata” è prevista per le 19.30).

Le premiazioni avverranno invece il 26 settembre, davanti alla giuria che ha preso parte alle votazioni tecniche, al termine di un pranzo di gala riservato agli addetti al settore.

Oltre al voto tecnico della giuria, i concorrenti ne riceveranno un altro, che sarà loro assegnato attraverso una votazione online che si effettuerà accedendo al sito www.manidoro.pizza

Si potrà esprimere la propria preferenza dal web non appena termineranno tutte le gare e fino alle ore 14 del giorno 26.

La premiazione avverrà infatti poco dopo gli scrutini.

 CHI E’ ATTILIO ALBACHIARA

trofeo pulcinella-Attilio Albachiara

Pizzaiolo senza maschera. Attilio Albachiara, 41 anni, patron del Trofeo Pulcinella oramai giunto alla sua Terza edizione, è senza dubbio espressione della cultura del fare di quella laboriosità che dalle fatiche appassionanti del veder crescere un impasto nelle proprie mani, è arrivato a garantire promozione e valorizzazione di un territorio, quello acerrano e di un “popolo”, quello dei pizzaioli.

“Senza maschera – dichiara Attilio Albachiara – perché ci metto la faccia. Ma anche perché nei miei impasti c’è la mia verità. Dico no ai sotterfugi e, nella vita professionale, preferisco il dialogo diretto, sempre però nel segno costruttivo di una crescita comune. Senza maschera anche perché, finalmente, ho smesso i panni del pizzaiolo duro per indossare quelli dell’organizzatore di un evento che vuole essere la vetrina di tanti professionisti degli impasti”.

Ma è indubbio che il soprannome di “pizzaiolo senza maschera” ben si adatti a descrivere Albachiara anche per tradizione familiari.

Acerra, contea Normanna nel XII secolo e forse una delle città più antiche della Campania, è la città che gli ha dato i natali. E’ il territorio in cui sin dal 1959 nonno Attilio e nonna Antonietta aprono una pizzeria, secondo la tradizione, ed è anche la patria di Pulcinella: la celeberrima maschera della Commedia dell’Arte, poi divenuta simbolo di napoletanità e dei napoletani.

Il Comune di certo ha più di un punto di forza: la sua storia gastronomica lo fa assurgere a centro di produzione di eccellenza del pane tanto che da più parti era stato invocato il titolo di “Acerra, Città del Pane”.

Attilio Albachiara, noto come presidente dell’Associazione Mani D’Oro, ma soprattutto, organizzatore del Trofeo Pulcinella, nasce proprio qui, tra le corti del centro storico in cui si festeggia ancora il Martedì Grasso e il profumo degli impasti.

Divenuto presto esperto in pizza S.T.G, Specialità Tradizionale Garantita, Albachiara oggi non disdegna l’innovazione.