Articoli

La Stella Michelin Angelo Carannante in una serata evento con Luca Doro

Lunedì 24 Febbraio alle 20.00 la Pizzeria Doro Gourmet in Via Trieste 54 a Macerata Campania ( Ce) ospita lo Chef Stellato Angelo Carannante del ristorante Caracol di Bacoli, per una serata a quattro mani con il Pizzaiolo Luca Doro. Saranno create 3 pizze inprima assoluta, con divagazioni flegree e della piana campana,  grazie  all’ideazione della stella Michelin; un evento per approfondire gusti, impasti, topping, della filosofia del movimento della Pizza Gourmet che incontra la professionalità e l’estro dei grandi Chef premiati dalla Guida più famosa al mondo. In abbinamento alle pizze i grandi vini di Cantina Bianchini Rossetti di Carinola, a rendere speciale una serata da ricordare, anche per l’incontro con prodotti dalla grande storia che saranno oggetto, insieme ad altri, delle preparazioni, come il Pomodoro Cannellino Flegreo Cuma Doro, coltivato nei pressi dell’Acropoli di Cuma.

A condurre l’evento i giornalisti enogastronomici Carlo Scatozza e Floriana Schiano Moriello.

Menù

Aperitivo di Benvenuto Finger  di Cannellino Flegreo al cucchiaio

Asprinio Spumante Brut I Borboni

4 pizze, di cui 3  inedite in degustazione  ispirate alle creazioni stellate e che saranno

1 Alleanza

2 Terra e Mare

3 Baccalà, Friarielli, Perle di Tartufo

4 Pizzaiola

Dolce : Pannacotta al mandarino flegreo

In abbinamento :

             Falerno del Massico Bianco Dop  1880 2017 Bianchini Rossetti

             Falerno del Massico Rosso Dop Selezione Personale della  

              Proprietà Bianchini Rossetti Magnum 2016

Evento a numero chiuso, costo € 35.  Info e prenotazione 0823693157

Chef Angelo Carannante, 1 stella Michelin, è nato a Napoli nell’agosto del 1979. Successivamente agli studi presso l’Istituto Alberghiero di Pozzuoli, si è trasferito nella capitale dove ha lavorato presso Antonello Colonna (1* Michelin) ed il Ristorante del RADISSON BLU ES ROME – Design & SPA Hotel 5*.

Ha perfezionato la sua tecnica frequentando corsi di cucina creativa con i F.lli Cerea (2* Michelin) e Vincenzo Camerucci (1* Michelin), ritornato in Campania, collaborando con Giuseppe D’Addio della scuola “Dolce e Salato”.

Nel 2011 è approdato al Ristorante Marennà (1* Michelin) lavorando come Sous-Chef sotto la direzione di Paolo Barrale, ma è in Costiera Sorrentina che ha avuto modo di trarre maggiore ispirazione per la definizione dell’identità mediterranea della sua attuale cucina; ha infatti ricoperto il ruolo di Executive Sous-Chef del Ristorante Terrazza Bosquet dell’intramontabile Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, acquisendo nel 2013 con Luigi Tramontano 1* Michelin. E’ Chef resident del Ristorante Caracol di Bacoli del gruppo Laringe.

Luca Doro nasce a Macerata Campana nel 1981. Sin da bambino si appassiona all’arte della pizza e della panificazione grazie a sua nonna e a sua madre. Guidato da grandissimo entusiasmo, nel 2001 decide di aprire la sua prima pizzeria d’asporto a Marcerata Campania.Luca impara e scopre che non serve soltanto un disco di pasta ben lievitato, la giusta qualità del pomodoro o una mozzarella dop per realizzare una vera pizza Napoletana, ma anche tanto cuore e passione, tanta formazione anche grazie all’Alleanza Cuochi e Pizzaioli Slow Food, di cui è parte e al Mulino Quaglia Farine Petra, di cui è selected partner.

Il confronto con altri operatori pizzaioli e i suoi viaggi a Londra, Amsterdam, Svizzera, New York e Colombia gli fa comprendere che è ugualmente importante innovarsi e stare sempre al passo per poter offrire un prodotto di eccellenza. Dall’agosto 2018 apre la Pizzeria Doro Gourmet, destinazione ormai affermata nel ricco panorama campano,  che in poco tempo entra nella Guida Osterie d’Italia Slow Food e nella Guida Il Golosario di Gatti e Massobrio.

Ufficio Stampa Carlo Scatozza

Dall’Italia all’Asia e ritorno. Lo chef Vincenzo Guarino e la sua cucina creativa mediterranea.

Campano di nascita, globe trotter per scelta. A brillare tra le stelle del firmamento gastronomico mondiale c’è Vincenzo Guarino, chef che vanta la formazione di Gualtiero Marchesi e che da Vico Equense (NA), passando per Capri e per la Toscana, approda a Como. Qui, in uno scenario naturale decisamente suggestivo, affacciato direttamente sul Lago di Como si erge il “Mandarian Oriental” della catena Mandarian Oriental Hotel Group che possiede una serie di hotel 5 stelle di gran lusso sparsi per tutto il mondo. A un luxury place, come quello che è il Mandarian, doveva necessariamente corrispondere una cucina che eguagliasse gli alti standard. Ed è per questo che Vincenzo Guarino, una delle figure più interessanti che il panorama della gastronomia italiana possa vantare, da quest’anno opera come executive chef.

Vincenzo Guarino

Chef di lunga esperienza e di comprovata bravura, il Guarino ha conquistato ben tre stelle Michelin in tre ristoranti diversi prima di arrivare al Mandarian: I “Salotti dell’hotel Patriarca” in Toscana, all’ “Accanto del Grand Hotel Angiolieri” di Vico Equense e a “Il Pievano” all’interno del Castello di Spaltenna. La sua è una cucina che mixa tanti ingredienti dall’Italia e dall’Asia senza mai perdere l’impronta mediterranea. Uno stile perfetto per la clientela del Resort che cerca svago, relax e buon cibo in una location mozzafiato. Immerso in un’atmosfera tranquilla, incastonato tra il lussureggiante parco botanico e il lago, il Mandarian rappresenta una seducente miscela di stile italiano, fascino orientale e bellezze naturali.

Caratteristiche queste che Vincenzo Guarino ripropone all’interno dei suoi menù. Asia e Italia, spezie e formaggi si compenetrano dando vita a piatti che parlano di quella “cucina creativa mediterranea” di cui lo chef si fa portavoce. “Una cucina tradizionale e allo stesso tempo frutto di intense ricerche che però non si allontana dalla mia terra”, ha raccontato Vincenzo che, da campano doc, porta in alto la tradizione di un territorio variegato nei sapori. “Dell’Asia c’è molto nei miei piatti: le spezie, le marinature, le salse. Ma soprattutto lo shabu shabu”, prosegue, “una tecnica di cottura della cucina giapponese”. Ed è questo il segreto del suo cavallo di battaglia: il risotto con pomodorino giallo, latte cotto affumicato e gambero rosso cotto in shabu shabu con povere e germogli di basilico.

Vincenzo Guarino

Punto di riferimento per i palati più raffinati, italiani e internazionali, il Mandarian punta a esperienze gastronomiche di alto livello come la cucina di Vincenzo Guarino: semplice e autentica, tradizionale e creativa, personale e territoriale.

Utilizzando prodotti di alta qualità, tecniche ricercate e un approccio multisensoriale, lo chef racconta un percorso attraverso il gusto, in cui ogni piatto evoca un ricordo privato e dà vita alla sua particolare visione di “cucina creativa mediterranea”.

Marika Manna

Nel cuore dell’Irpina, nell’antica città di Avellino, Il Gusto di Giovanni Calderisi propone una cucina basata sulla tradizione e sull’eccellenza gastronomica. Nato circa tre anni fa, Il Gusto si è affermato sul territorio, divenendo punto di riferimento culinario. «Il Gusto nasce – racconta il patron – nel novembre 2016, assecondando la forte passione che la mia famiglia ha verso la cucina. Inoltre, uno dei miei figli allora frequentava l’alberghiero e l’idea di aprire un locale rappresentava anche un’opportunità lavorativa per i miei figli. Eravamo nuovi nel settore, ma questa passione era così forte che ha reso possibile la realizzazione di un progetto diverso. Volevamo proporre al cliente una pizzeria e un ristorante diversi dal solito. Volevamo, e ci siamo riusciti, un locale basato sulle eccellenze del territorio e su prodotti di assoluta qualità, cucinati con gusto».

gusto

Il gusto è la mission del locale, sul gusto si basa tutto, tant’è che Giovanni Calderisi ha scelto di ispirarsi ad esso per individuare il nome del suo locale. Il piatto forte che Il Gusto propone è sicuramente la pizza, di cui Calderisi ha individuato le proprietà e le caratteristiche principali. «La nostra pizza ha una serie di caratteristiche uniche, che combinate insieme danno un prodotto di qualità. La nostra pizza ha una lunga maturazione, con una media di almeno 48 ore. Ovviamente è fondamentale la farina. Usiamo farine tipo 1 e tipo 0 macinate a pietra, che danno alla pizza il giusto sapore e leggerezza». Ne risulta una dalla spiccata digeribilità, ma sono molte altre le caratteristiche che il patron de Il Gusto ha elencato:« la nostra pizza non appesantisce, non gonfia; ha un giusto cornicione, soffice e vuoto e poi il topping dà alla pizza, che si presenta abbastanza grande con un diametro di 33 cm, il tocco finale».

Il menù offre una vasta scelta di pizze, accontenta tutti i gusti e segue la stagionalità dei prodotti. «Abbiamo nel menù una quarantina di pizze, ma ogni tre, quattro mesi le cambiamo; qualcuna la eliminiamo, qualcun’altra la integriamo per seguire i prodotti di stagione. Da una settimana circa, per questo inizio di autunno, abbiamo inserito una quindicina di pizze nuove. Tra le tante realizziamo pizze con il tartufo, con i porcini, con le patate e con le verdure o pizze che richiamano i piatti della cucina tradizionale, come L’Amatriciana».

La tradizione non manca, è alla base di molti piatti presenti nel menù e su tutto spicca la Pizza con la Scarola, «con la scarola saltata in padella, come da tradizione irpina, le noci, l’uvetta, i capperi, le olive di Gaeta e le acciughe. Con la scarola facciamo anche i vari ripieni. Un’altra pizza che ci rappresenta molto è L’imbarazzante, una pizza creata da noi, formata da patate avezzane, tartufo di Bagnoli Irpino, provola di Agerola, salsiccia fresca nostrana, basilico e olio evo». La pizza deve accontentare tutti i palati e per questo da Il gusto, il venerdì e il sabato, è anche possibile trovare un’alternativa al classico impasto:« Creiamo un impasto, seppur in quantità limitata, composto da multicereali, ovvero da una farina integrale con tredici cereali all’interno. Invece dei classici cinque, ne inseriamo tredici, di cui sei a semi interi». Ciò che fa la differenza, e Giovanni Calderisi ci tiene a sottolinearlo, sono i prodotti di qualità e l’olio rigorosamente a crudo su tutte le pizze in uscita.

gusto fritturina

Qualità che si conferma anche sui fritti e sulla cucina:« Le Montanare, ovvero pizze fritte, sono un altro prodotto che ci contraddistingue. Abbiamo però realizzato una variante. Esse vengono ripassate in forno per una maggiore croccantezza. Così è nata una linea di Montanare ripassate al forno farcite con ragù napoletano rigorosamente fatto da noi, con la genovese o i “friarielli” saltati. Il nostro fritto è unico, perché facciamo tutto noi giornalmente, dai crocchè di patate agli arancini, dalle frittatine di pasta alle varie pizze fritte, dalle marmellate ai dolci. Preferiamo realizzare i prodotti internamente il più possibile, così da assicurare qualità e gusto».

La qualità contraddistingue anche il menù cucina, che è prettamente mediterraneo. «Tutti i giorni, oltre alla possibilità di scegliere à la carte, proponiamo a pranzo, soprattutto per chi lavora in zona, la scelta tra due primi e due secondi, alternando piatti di carne e di pesce. Sono sempre piatti diversi e non mancano le prelibatezze, come un ottimo baccalà cucinato in tutte le maniere, ma anche taglieri vari e un’eccellente scelta di carne per tagliata o alla brace. Ovviamente anche la cucina segue la stagionalità».

E per i più golosi il Gusto propone un’ampia scelta di dolci: «Realizziamo internamente anche i dolci, per i quali abbiamo una notevole selezione che va dal classico tiramisù alla cheesecake, dalla mouse ai cannoli con la ricotta di pecora di Bagnoli. E poi abbiamo, in esclusiva ad Avellino, il famoso Roccobabbà di Emilio, la pasticceria famosa in tutta Italia per la produzione di questo dolce prelibato». Insomma, da Il Gusto ce n’è per “tutti i gusti” e grazie alla cortesia e alla gentilezza di tutto lo staff, il cliente troverà un bel locale, tranquillo, familiare dove potersi rilassare, decidere con serenità cosa mangiare tra pizzeria e cucina, esclusivamente all’insegna della qualità.

 

Amalia Vingione

Corbella : Il regno di Giovanna Voria apre le porte ad un ricco calendario: tra passeggiate, laboratori e corsi di cucina

A 18 anni dalla sua nascita, Corbella è diventato un luogo magico. Da lì, la cuoca cilentana Giovanna Voria, dispensa una cucina che rispetta a pieno la filosofia delle tradizioni locali, partendo da un’agricoltura biologica che la vede impegnata direttamente nel lavoro dei campi.

Corbella

Il racconto quotidiano della sua esperienza di donna, cuoca, contadina, ambasciatrice del Cilento e della Dieta Mediterranea, paladina dei ceci di Cicerale, ma anche amica inseparabile di una volpe, affascina le migliaia di persone che la seguono.

Il suo è un messaggio semplice, le è stato tramandato da sua madre e dalle sue nonne tra i campi e i fornelli, e le è stato confermato dallo scienziato Jeremiah Stamler (successore di Ancel Keys) che definisce la sua “una cucina della salute”.

Un po’ stanca di allontanarsi dal suo Cilento e desiderosa di far conoscere questo territorio ancora autentico e ricco di risorse, Giovanna ha scelto di dar vita ad un ricco calendario per poter vivere il mondo di “Corbella”, che non è solo un agriturismo ma un microcosmo di esperienze.

Nella natura ancora selvaggia della campagna di Cicerale, suo paese natìo, la sua incessante attività tra campi, passeggiate a raccogliere i frutti della natura e preparazioni in cucina, sarà aperta a tutti in determinate domeniche e con specifici programmi.

Ho voglia di raccontare il mio mondo potendolo mostrare. Per anni ho girato continuamente a parlare di sana alimentazione, di biodiversità e a testimoniare l’importanza di cambiare rotta, ora spero che in molti abbiano voglia di venire a vedere con i propri occhi e a vivere con me domeniche semplici, ma ricche di condivisione, umanità e voglia di fare”.

“ Corbella Experience ” partirà domenica 13 ottobre e si concluderà in agosto, assicurando all’incirca un appuntamento al mese.

Di seguito le prime date:

Domenica 13 ottobre, ore 10

Passeggiata tra i boschi, con raccolta di frutti, erbe selvatiche e castagne

Preparazione live di una ricetta o una conserva

Pranzo a base di prodotti tipici locali stagionali e “fattarielli” attorno al camino

Domenica 17 novembre, ore 10

Passeggiata in campagna e raccolta di corbezzoli e melagrane

Preparazione live di una ricetta salata con melagrane

Pranzo a base di prodotti tipici locali stagionali e “fattarielli” attorno al camino

Domenica 8 dicembre, ore 10

Laboratorio di pasticceria tipica tradizionale e i “fattarielli” di Natale

Presentazione di Rosmarinonews.it e Video Story 10 anni con la giornalista gastronomica Antonella Petitti: “Buon compleanno Rosmarino: una storia di passione dalla terra al web

Pranzo conviviale a base di prodotti tipici locali di stagione e di ceci di Cicerale

Il costo delle domeniche in programma presso l’Agriturismo Corbella di Cicerale (SA), nel Cilento, è di 30 euro a persona (laboratorio, escursione, pranzo e bevande incluse). Tranne per il week-end di agosto (che include pernotto di sabato sera, cena, colazione, pranzo e corso di cucina) che ha un costo totale di 130 euro a persona, ma a scelta è possibile anche partecipare solo alle attività domenicali.

Il calendario si svolgerà come programmato solo al raggiungimento minimo di partecipanti per appuntamento: 20 persone. Chi acquista l’intero pacchetto di 10 appuntamenti riceverà in regalo un cesto con i prodotti tipici prodotti nell’Azienda Agricola Corbella.

 Per prenotazioni:

Agriturismo Corbella – Località Viscigline Val Corbella – Cicerale (SA)

0974.834511      335.1410567

info@agriturismocorbella.it

 

Ufficio Stampa

Rosmarino news

baccalà

Ingredienti per una serata perfetta: musica jazz quanto basta, un pizzico di baccalà in ogni portata, due chef e le rispettive mani a creare il connubio perfetto tra nutrimento dell’anima e del corpo. 

Questa la ricetta seguita meticolosamente per creare “Jazz&Baccalà” al ristorante “L’amo” di Caserta, una cena a quattro mani realizzata sapientemente dal resident chef padrone di casa Antonio Tedesco e da Antonio Peluso chef e patron de “La Locanda del Baccalà”.  

Se “L’amo” racconta le storie di mare, non poteva che raccontare quella di uno dei protagonisti d’eccellenza del nostro mare: il baccalà, che è invece il protagonista delle storie che narra “La Locanda del baccalà” nei suoi piatti.  

antipasto

Attraverso tre portate, in aggiunta a un’entrée di benvenuto composto da mini buns di mozzarella di bufala con baccalà marinato, scarola riccia e confettura di papacelle piccante, gli chef hanno creato il giusto mix di sapori che hanno trovato nella freschezza del baccalà un pendant perfetto. A dimostrazione della grande flessibilità del baccalà ad adattarsi positivamente a molti ingredienti, l’antipasto: una rosa di degustazione in cui gli ospiti hanno potuto saggiare baccalà affumicato; strudel di baccalà con uvetta, peperoncini di fiume e ketchup di pomodoro grigliato e baccala in olio cottura al rosmarino su crema di cicerchia. 

primo

Contrariamente a quanto suggerisce il nome, il primo è stato tutt’altro che un “mesca francesca” (in dialetto partenopeo “miscuglio mal riuscito”): una mista corta esaltata nel sapore grazie al condimento a base di baccalà, capperi di salina e pomodorini infornati.  

Una ulteriore esplosione di sapori è poi giunta ai palati dei presenti grazie al secondo concepito in baccalà al limone su cremoso di patate del Fucino al nero di seppia e pecorino, a sottolineare come un ingrediente considerato dai più “di serie b” possa essere un buon alleato per una cucina, invece, più gourmet.  

dolce

Per il dessert la sorpresa è firmata Antonio Peluso che ha addolcito le papille gustative degli ospiti (soprattutto quelle dei più critici) con una cheesecake scomposta con base di pasta frolla al cacao, guarnita con amarene e una meringa rigorosamente al sapore di baccalà.  

Marika Manna

Nuova tappa del nostro percorso del gusto: “La Terrazza del Seggio” di Gianfranco Marfella. Siamo nella provincia di Caserta, esattamente ad Aversa. Situato nel suo borgo antico, ubicato al primo piano di un palazzo interamente ristrutturato in chiave moderna, il locale si presenta molto ben curato ed arredato offrendo, nella bella stagione, anche il servizio sull’ampia e bella terrazza con vista sul Vescovado e che dà il nome al ristorante, circondata da piante e fiori curati.

Il patron Gianfranco, guru di sala che vanta un’esperienza trentennale nel settore della ristorazione, propone ai suoi clienti un’offerta gastronomica basata soprattutto sui piaterrazzatti della tradizione ben rivisitati, ‹‹la mia idea è quella di ridefinire i valori del territorio, cercando di mettere in pratica l’esperienza maturata in questi anni›› ci dice.

Serietà, professionalità ed umiltà sono le parole chiave di questa attività che rincorre una politica di marketing basata ‹‹sull’impegno verso i clienti, nel servizio e verso il cibo, rigorosamente preparato dallo chef con ingredienti sempre freschi e made in Campania››.

Dalla tradizionale napoletana pasta e patate con provola, alla genovese, allo spaghettone alla Nerano, ai secondi di pesce preparati con pescato locale, all’ottima scelta di carni pregiate, la “Terrazza” interpreta ed esalta sapientemente gli eccellenti prodotti del nostro territorio tanto da ‹‹poter sentire, fin dal primo assaggio, tutto il sapore autentico della terra campana››.

Se questo non bastasse, a fare l’en plein il “reparto” pizzeria. Ebbene sì, per chi proprio non riesce mai a rinunciarvi, la “Terrazza” propone anche un’ottima pizza tradizionale, cotta rigorosamente in forno a legna. ‹‹La tradizione classica›› – ci spiega Gianfranco – ‹‹è il nostro spirito guida anche in pizzeria, il cornicione deve essere alto e lo è grazie all’impasto a lunga lievitazione naturale››.

Accanto alle pizze tradizionali, la “Terrazza” sta sperimentando alcune proposte più “gourmet”. Tra queste, “la pizza della Terrazza” sintetizza perfettamente la filosofia di questa attività: passione, genuinità ed ingredienti locali esaltati nella loro semplicità. Il pesto di melanzane fatto in casa abbinato a pomodorini e provola trova il giusto equilibrio nella croccantezza dei pinoli in un’esplosione di gusto che lascia letteralmente a bocca aperta (ma a stomaco pieno)!

Marika Manna

spahettone

Il 12 luglio a Benevento a Villa Serino, la scuola di cucina Dolce & Salato di Maddaloni proclamerà la chiusura dell’anno accademico 2018/2019.

 L’alta Formazione e il valore dell’accoglienza, i temi dell’evento

nella Capitale Europea del Vino.

Dolce & Salato

Il prossimo 12 luglio la scuola di cucina e pasticceria Dolce & Salato di Maddaloni (CE), proclamerà, come di consueto, la chiusura dell’anno accademico 2018/2019, percorso in cui si sono annoverate diverse sessioni formative di qualifiche professionali riconosciute in tutta Europa. Dopo  tante e diverse tournée, questa volta i due fondatori, gli chef Giuseppe Daddio e Aniello di Caprio, hanno scelto il Sannio, terra ricca di valori, radici e tradizioni che si tramandano da generazioni divenuta Capitale Europea del Vino 2019, come sede per l’evento che si terrà in una cornice meravigliosa, quella di Villa Serino a Benevento. La serata si aprirà con una convention in cui si parlerà di alta formazione e del valore dell’accoglienza, temi che la scuola ha impartito durante il periodo di studi attraverso programmi ricchi di contenuti che spaziano dalle materie pratiche a quelle teoriche del mondo della cucina, della pasticceria, della panificazione, pizzeria e del settore dell’accoglienza, ovvero, la sala ed il servizio ospitality.

La Dolce & Salato è un istituto accreditato dalla Regione Campania che da oltre vent’anni è in campo nel comparto della formazione, dove il principio assoluto è la valorizzazione dei giovani nel mondo della ristorazione e della ricettività alberghiera. Un ente che, dopo tutti questi anni di attività, oggiconta più di mille discenti inseriti per esperienze professionali di brigata in ristoranti stellati, hotel di lusso di grandi città cosmopolite nazionali ed internazionali. “Esperienze che si tramutano in lavoro per quelli consapevoli e convinti del percorso iniziato e che credono nei valori di queste professioni – dichiarano Giuseppe Daddio e Aniello di Caprio – passione vera, curiosità, spirito di sacrificio e tanta voglia di emergere”.

La scuola offre e da’ la materia vera per far intraprendere il lavoro, prima con lo studio in laboratorio e poi attraverso pratiche stage predisponendo per ogni singolo l’attività di placement, periodo che varia dai tre/sei mesi, un percorso completo in cui si interagisce  in modo diretto con maestri che guidano le giovani promesse verso il mestiere dando così merito alle  loro scelte.

E per una maggior possibilità di frequentazione e quindi di inserimento nel mondo del lavoro, da quest’anno –  aggiungono ancora i due maestri chef –abbiamo avviato un sistema rasserenante per le famiglie e per gli stessi partecipanti  che vede la possibilità di pagamento rateale fino a 36 mesi  per i  nostri corsi”.

Un importante contributo alla autentica kermesse sarà dato dalle istituzioni locali, con la partecipazione del primo cittadino, l’Onorevole Clemente Mastella e della moglie, la Senatrice Sandra Lonardo. Ed ancora da personalità di rilievo del mondo della cultura dell’accoglienza e del turismo enogastronomico  grazie alla collaborazione con le Pro­-loco dei comuni di Benevento ed Avellino. Mentre, per il tema del turismo e dei servizi collaterali,  ci saranno i presidenti delle UNPLI Benevento e AvellinoAntonio Lombardi Giuseppe Silvestri, dove quest’ultimo sarà accompagnato da Alessandro Albino di Italian Pasta, ex alunno della scuola, che preparerà la tipica elaborazione del baccalà alla pertecarenga.

I vini del Sannio saranno presentati dal presidente del Consorzio, Libero Rillo, che guiderà nella degustazione mantenendo il protocollo del sommelier e a coordinare i lavori della manifestazione sarà Franco Buononato, giornalista de Il Mattino.  Coinvolgimenti fortemente voluti dalla Dolce & Salato. La serata sarà resa armoniosa ed esclusiva con le esibizioni gastronomiche realizzate dagli allievi uscenti.

Ufficio Stampa ANTONELLA D’AVANZO

Atmosfera familiare e piatti tipici sono le due caratteristiche principali de Il ritrovo degli amici di Pasquale Poerio a Marano di Napoli, un ristorante-pizzeria che con il tempo ha saputo trovare la propria specificità, tutta indirizzata ai sapori tipici del territorio. 

ritrovo

«Il ristorante, come attività di famiglia, esiste da 1981. Dal 2003, però, io e mio padre abbiamo deciso di dar vita ad una nuova realtà imprenditoriale, al fine di esprimere al meglio l’idea che ognuno aveva di ristorazione. Così ci siamo messi in proprio ed è nato Il ritrovo degli amici, un locale che è una via di mezzo tra il classico e il moderno, dove tutti possono trovarsi e ritrovarsi davanti ad un buon piatto» 

ritrovo

 

Sono proprio la cucina dei piatti tipici a riempire il menù, di cui si occupa lo chef Luigi Poerio. «In cucina c’è mio padre, Luigi, che è uno chef di vecchio stampo. Lui ama proporre al cliente il piatto tradizionale, semplice e gustoso. Spesso si pensa che sia facile cucinare i piatti tradizionali, ma non è così. Devi conoscere il prodotto che vai a cucinare, altrimenti lo rovini. Prendiamo, ad esempio, lo spaghetto con le vongole, che insieme al pacchero ai frutti di mare, è il piatto che mio padre preferisce di più realizzare. Se non sai dosare bene gli ingredienti, se non conosci i tempi di cottura dei singoli elementi e, aggiungo, se non hai la passione vera per la cucina non potrai mai realizzare un piatto di qualità. Il rischio, nel momento in cui vai a fare nuove combinazioni di gusto, è di perdere il sapore autentico e verace, tradendo quella che poi è la nostra idea di piatto».

ritrovo

Il ritrovo degli amici, oltre che ristorante, è anche pizzeria e ad occuparsi delle pizze è proprio Pasquale Poerio, il quale ha scelto, negli ultimi tempi, di intraprendere una nuova strada. «Da diversi mesi stiamo facendo un nuovo impasto, molto più leggero, che realizziamo attraverso un prefermento di ventiquattr’ore, il quale viene poi rimpastato. Questo permette al prodotto finale di acquistare una caratteristica fondamentale per la pizza: l’alta digeribilità. Un esempio è la Gennarì, una pizza leggera e semplice in cui gli ingredienti, prosciutto cotto, salame, carciofini, provola e pepe, ovviamente bianca senza pomodoro, si combinano perfettamente senza annullarsi l’uno con l’altro». Pasquale Poerio parla in maniera entusiasta del percorso compiuto fino ad oggi ed iniziato in tenera età, quando da bambino girava tra i tavoli del locale. Oggi ha raggiunto importanti traguardi, tra cui secondo classificato al TuttoPizza 2019 nella categoria Trofeo a squadre 5 spicchi. Il ritrovo degli amici è un locale dall’imprinting giovane, in cui il cliente ritorna perché qui trova uno staff affiatato e disponibile, un ambiente accogliente, dove le famiglie possono trascorrere gradevoli serate in compagnia degli amici. In particolare Pasquale Poerio ci tiene a precisare che il suo ristorante è un luogo perfetto per le famiglie perché «abbiamo realizzato una sala baby con animazione il sabato e la domenica, al fine di far godere la serata ai genitori e, allo stesso tempo, far divertire i bambini». 

Il ritrovo degli amici è dunque, come dice il motto del ristorante, un posto da provare e da non lasciare andare mai!”. 

 

Amalia Vingione

La Cucina dei Sorrisi

Mercoledì 8 maggio Villa Scipione ospita la prima di una serie di cene di beneficenza organizzate dall’Associazione Provinciale Cuochi Napoli

A Posillipo, una delle zone più affascinanti di Napoli, con il suo panorama mozzafiato, la straordinaria scenografia naturale e i costoni a strapiombo sul mare, si erge la splendida Villa Scipione che mercoledì 8 maggio alle ore 20.30 ospiterà l’eccezionale evento “La Cucina dei Sorrisi” fortemente voluto dal neo presidente Chef Giuseppe Sorrentino dell’A.P.C.N. (Associazione Provinciale Cuochi Napoli) e dal nuovo consiglio direttivo.

Un affiatato numero di chef dell’A.P.C.N. metteranno in pratica la propria arte culinaria, per donare un sorriso a bambini e giovani ragazzi che vivono realtà diverse e meno fortunate.

L’A.P.C.N. ha scelto di devolvere  l’incasso della cena all’ONLUS “Teresa Baiano” della Sezione Quarto NA, inoltre alcuni tra questi ragazzi, affascinati dal mondo della cucina, parteciperanno attivamente alla realizzazione dei piatti con gli chef A.P.C.N..

Villa Scipione, in un’atmosfera unica e di classe, con il suo rigoglioso parco e le  terrazze panoramiche affacciate sullo splendido golfo di Napoli,accoglierà la cena nell’elegante sala interna con i raffinati piatti degli chef e gli ottimi vini della cantina veneta Giannitessari Wine di Roncà provincia di Verona.

Menù

Aperitivi finger

Chef Giovanni Ripa-Chef Bruno Pernice

(Sun’sRoyal Park-CE)

Il Mare e la Terra incontrano l’innovazione:

-Caprese scomposta in chiave moderna

-La trasparenza variopinta

-Il caprino e l’amarena con gelè di aperol e pistacchio di Bronte

-Craquelin allo zafferano e arancio con mousse di tonno e mascarpone

Vino in abbinamento:

Giannitessari Wine

Spumante Alpone Brut Durello-Metodo Charmat annata 2018

 

Antipasti

Chef Vincenzo Ferro(Country House L’Antica Fraconia-Taurano AV)

Chef Pasquale Sazio(Ristorante Del Pino Gruppo Leonessa-Cercola NA)

-Diamante di seppia e finocchio su crumble all’arancia

Vino in abbinamento:

Giannitessari Wine

Lessini Durello-Metodo Classico 36 mesi annata

2014

 

Primo

Chef Ludovico D’Urso-Chef Stefano Iermano

(Ristorante Rosolino Corner NA)

Eliche di Gragnano con colatura di Alici di Cetara, pesto di pomodori secchi San Marzano, sbriciolata di tarallo al finocchietto selvatico

Vino in abbinamento:

Giannitessari Wine

Due Veneto Bianco Igt annata 2018

 

Secondo

Chef Luigi Barone(Villa Diamante-Posillipo NA)

Chef Mariano Armonia(Ristorante Armonia-Pozzuoli NA)

Tataki di tonno rosso, asparagi, mozzarella sponge di basilico, olive disidratate e salsa bruna

In abbinamento:

Giannitessari Wine

Pigno Soave Classico Doc annata 2018

Dessert

Pasticcere Raffaele D’Urso(Ristorante L’AbateSorrentoNA)

Chef Ciro De Marino(Villa Claudia-Teano CE)

Ganache montata esotica

In abbinamento:

Giannitessari Wine

Spumante Alpone Dolce Durello-Metodo Charmat annata 2018

 

Costo della cena a persona vini inclusi: Euro 35

Per info e prenotazioni:

Villa Scipione

Via Scipione Capece n.2/4 (trav.di Via Orazio)NA

Tel. O81 24 01 310

Mobile:333 361 0773 – 335 661 6968  339 787 4257 320 861 98 20

 

Comunicazione Stampa e Social

Angela Merolla

Cell. 320 861 98 20

meroangela@libero.it

“La cucina è vocazione, l’unico motivo per amare il lavoro” – Lorenzo Principe

“Siamo passati da una ristorazione basata sulla quantità, fatta di tavolate interminabili, a un concetto dove predomina la qualità delle materie prime” spiega il ristoratore Lorenzo Principe, riflettendo su un confronto fra passato e presente in cucina. Principe porta avanti con passione e spirito di vocazione la storica attività di famiglia, l’Osteria Famiglia Principe 1968, nata a Nocera Superiore alla fine degli anni Sessanta.

Il vantaggio di essere un’attività di ristorazione a conduzione familiare è la suddivisione del lavoro fra più persone, che permette di considerare anche le preparazioni artigianali: “siamo in famiglia e riusciamo a dividere il lavoro, con questo organigramma possiamo permetterci di realizzare prodotti più esclusivi, come i ravioli ripieni di genovese e le tagliatelle tirate a mano con impasto al peperoncino” spiega Lorenzo Principe.

Nella storica osteria di Nocera Superiore, da buona attività tramandata dalle generazioni passate, è molto sentito il valore dell’eredità. Lorenzo rappresenta la terza generazione della famiglia di ristoratori: il capostipite è suo Nonno Ernesto, da cui deriva il nome di una qualità di pomodoro che lui stesso aveva cura di coltivare ed è ancora oggi onnipresente nelle preparazioni in cucina.

“Abbiamo il merito di aver creato una cucina di territorio – racconta il ristoratore – siamo produttori delle nostre materie prime come il pomodoro Scarpariello, utilizzato per l’omonimo piatto partenopeo, e l’antico pomodoro Nonno Ernesto, che viene coltivato ancora oggi dalla nostra famiglia”.

Il locale è strutturato su terrazze, permette di affacciarsi su una piacevole panoramica e dispone di un roof garden per ospitare piccoli ricevimenti. Il lavoro in cucina è organizzato con i prodotti che stringono un forte legame con il territorio di Nocera Superiore: “il Peperoncino verde Friariello, la zucca gialla, il Pomodoro Scarpariello e il Cipollotto Nocerino costituiscono la grammatica della nostra cucina quotidiana – spiega Lorenzo Principe – sono i prodotti che rappresentano il nostro Ave Maria”.

L’auspicio di Principe è che la ristorazione possa recuperare spazio e importanza che le spettano nel panorama dell’ospitalità e del cibo, dato il recente fenomeno di sopravvento del prodotto pizza: “è un prodotto buono che si rivolge a tutte le tasche, ma la ristorazione è tutta un’altra cosa”, conferma il titolare dell’osteria, lasciando intendere che il ristorante produce una cultura diversa da quella della pizzeria e che ogni tipologia di ristorazione dovrebbe difendere la propria identità.

La pizza non ha bisogno di grande ricerca nelle tipologie di grani utilizzati, ma solo di lunga e paziente maturazione dell’impasto, poco lievito e prodotti freschi e genuini della regione: questo il concetto di lavoro nel settore dell’arte bianca secondo Enzo Fiore, titolare del ristorante pizzeria ‘O Curniciello di Napoli. Un prodotto di farina che non segue le mode, ma solo il valore di un impasto appreso lungo il percorso professionale, in grado di garantire un disco di pasta dal cornicione alto e vuoto all’interno.

cornicione

Dettaglio del cornicione alto e vuoto

Il nome del ristorante pizzeria stringe un rapporto interessante con la tradizione e il folklore del capoluogo campano: ‘O Curniciello in napoletano identifica il cornetto portafortuna di colore rosso in grado di allontanare il malocchio – secondo le proprietà che gli sono attribuite – ma soprattutto riprende la forma del peperoncino rosso piccante. Un ortaggio simbolo della cucina mediterranea che, nella tradizione culinaria napoletana, trova posto in diverse pietanze : “il peperoncino aggiunge un tocco di sapore inconfondibile a diversi piatti, come anche alla nostra pizza Il Solespiega il ristoratore – si tratta di una specialità di farina con otto punte che ricrea la forma di un sole”.

Dalla spiegazione del pizzaiolo imprenditore si ottiene l’idea di una pietanza ricca: il cornicione accoglie ripieno di ricotta di bufala, ingrediente che spiega la decisa identità partenopea del piatto. “Al centro un sottile strato di salsa alla zucca – spiega lasciando immaginare il giallo acceso tipico dell’ortaggio – tra gli altri prodotti ci sono funghi porcini, provola e scaglie di parmigiano”. Il piccante conferito dal peperoncino giustifica il nome della specialità di pizza: “la spezia mediterranea conferisce calore al gusto, richiamando la potenza del sole” afferma Enzo Fiore.

Il locale è molto rinomato anche sul fronte della cucina, il luogo in cui Enzo Fiore ha conosciuto l’amore per il mestiere alle prese con fornelli, farina e bighe di impasto per la pizza: “all’età di undici anni mio padre mi mise di fronte a una sfida più grande di me, dovevo aiutarlo ad arrostire 130 gamberi durante la preparazione del banchetto di un matrimonio”. La difficile situazione per il giovane Enzo alle prime armi in cucina, si era rivelata una vocazione per il lavoro nel settore della ristorazione.

Un piatto che rappresenta un’eredità di famiglia è lo Squaquecchia: il nome deriva da un soprannome del suo inventore, il rinomato chef napoletano Armando Fiore – nonchè padre di Enzo – considerato il piatto preferito del celebre calciatore Diego Armando Maradona, mantiene un fascino misterioso perchè non sono ancora stati svelati tutti i suoi ingredienti. “Le dico solo che si tratta di un bucatino con pesto di basilico, prezzemolo, sedano e pomodori del piennolo, ma c’è ancora qualche segreto legato al piatto che rimane un brevetto di famiglia”, spiega il titolare del ristorante ‘O Curniciello.

Sacrificio, passione e spirito di squadra sono vitali per chi conduce un’attività basata sulla qualità quotidiana dei prodotti: “se il locale ha raggiunto un certo successo è dovuto al supporto morale e psicologico che ho ricevuto da mia moglie”, spiega il ristoratore. “Grazie a lei il mio entusiasmo verso questa avventura rimane sempre acceso, riesco a credere con vigore in tutto quello che faccio per la mia attività” ha proseguito Enzo Fiore, segno che un clima disteso ma sempre unito e pronto al sostegno reciproco è un elemento fondamentale per il buon andamento di un ristorante.

 

 

 

 

Nata per celebrare i 150 anni di Casolaro Hotellerie è già diventata un richiamo per professionisti italiani e stranieri.

200 i partecipanti alla tre giorni

con interventi di chef stellati, maestri della pizza e della pasticceria

L’impasto della pizza diventa sempre più gourmet al pari del condimento

Tradizione e innovazione o piuttosto evoluzione, trovare il giusto mix non è semplice ma è importante sperimentare. In sintesi è questo il risultato di un confronto durato tre giorni e che ha visto crescere un format inusuale, quello della prima Rassegna delle Giacche Bianche che si è svolta presso il Cis di Nola nello showroom di Casolaro Hotellerie, per celebrare 150 di attività dell’azienda familiare, leader di del settore, conosciuta in tutto il mondo.

La Rassegna, nata a febbraio e destinata a diventare un appuntamento fisso, in tre giorni ha visto sfilare ed esporre il proprio piatto circa 200 cuochi, pasticcieri, pizzaioli studenti di 9 istituti alberghieri campani e appassionati di cucina, provenienti da tutta Italia e una delegazione greca. E’ un evento non competitivo realizzato da una squadra coordinata da Paolo e Maria Vittoria Casolaro, in collaborazione con il maestro di cucina Ugo D’Orso, e il comitato tecnico composto degli chef Gennaro Coppola, Alfonso Lanza e Antimo Puca. La Rassegna, che ha visto impegnata con passione ed emozione tutta la famiglia a cominciare da Paolo senior e Nuna Casolaro, rispettivamente ex e attuale presidente del Cda, è rivolta a tutti i professionisti e non, che vogliono confrontarsi sul terreno della creatività, tra innovazione, tradizione, profumi colori e design.

Rassegna delle Giacche BiancheLa prima giornata si è aperta con il saluto dello chef stellato, Luigi Salomone vincitore della categoria “miglior chef under 30 della Campania” Mangia e bevi 2017. Salomone ha parlato a una platea di 82 cuochi e pasticcieri provenienti da tutta Italia, tra cui molti giovani, che hanno presentato piatti particolarmente elaborati per le cotture e il design senza mai trascurare il gusto dei prodotti tipici del proprio territorio.

Particolarmente ispirati dall’autunno i pasticcieri che hanno proposto nuove forme, accostamenti di sapori e consistenze intriganti tra innovazione e richiami alla tradizione. Impasti alla semola per un babà in pasta choux, crema di marroni e biscotto alla nocciola al centro di una charlotte di Rosanna Melillo; crumble di caffè per un “Tiramisù in giardino” di Domenico Cassese o di cioccolato alla base di una torta ispirata dal “vento del Kenya”.

Fantasia e varietà di gusti nella creazione della chef pasticcera pugliese Maria Pastore, intitolata “altro che tette rifatte” che ha proposto una rivisitazione delle tette delle monache di Altamura e i gusci di sfogliatella riccia impastati con semola rimacinata e farciti con creme di fichi e pepe della Tasmania, di zucca e cardamomo e di mela annurca aromatizzata ai chiodi di garofano.

Andrea Vitale pastry chef nolano, ha presentato un nuovo dolce: una sfera stratificata con babà, cuore di sfogliata, mousse al ruhm e al cioccolato e ganache al cioccolato, posizionata su una base di sfogliatella riccia fritta e ricoperta da una purea di cocco e noccioline tostate. Vitale ha anche realizzato la torta e due maxi crostate alle fragoline di bosco per il compleanno di Casolaro.

Franco Pepe primo dei 50 top pizza al mondo e il maestro Starita, a sorpresa, sono intervenuti per un saluto ai protagonisti della seconda giornata: i pizzaioli e con loro la pizza che diventa sempre più gourmet, non solo nei condimenti ma anche nell’impasto. Mix di farine, con e senza glutine, diverse lievitazioni, e aggiunta di ingredienti nell’impasto, ormai la ricetta della pizza conosce mondi nuovi e nuovi ingredienti. Così, l’alga spirulina, ad esempio, innova il sapore di un impasto condito con crema di mandorle e olive, accompagnato da un carpaccio di tonno rosso marinato con more e menta; da pomodorini gialli, more, lamponi, ribes e granella di mandorle.

Una creazione del pizzaiolo di Scisciano (Napoli) Ciro Sasso, che a novembre sarà a Londra per la finale dell’European Pizza & Pasta Show. Per l’occasione il pizzaiolo gourmet napoletano, Vincenzo Varlese, invece, ha presentato una pizza realizzata per la prima volta e che resterà unica, con un impasto multicereale, con aceto di semi di lino e nero di seppia fresco ricoperto da un astice in crosta di lardo di Colonnata adagiata su una crema di ortiche spontanee, e di contorno crema di pistilli di zafferano, burrata, polvere di noce marina e germogli.

Vincenzo Fotia, calabrese, vice campione del mondo per la categoria della pizza senza glutine, ha proposto un impasto tradizionale condito da una crema di pomodorini gialli, burrata e ‘nduja. Pensa a Dubai il pizzaiolo partenopeo Antonio Fusco che decora spicchi di pizza con gamberi di Mazzara crudi su pomodoro San Marzano D.O.P, pomodorini del Piennolo del Vesuvio rossi e gialli, stracciatella di burrata di bufala, limone zeste di Sorrento, prezzemolo e olio evo; mentre risveglia profumi delle domeniche di un tempo Gaetano Carponi con la pizza “Ragù che pensa”: impasto tradizionale condito con ragù e polpettine di carne.

Rassegna delle Giacche BiancheLa terza giornata – dedicata agli chef di domani, circa 60 ragazzi tra i 13 e i 17 anni, e agli appassionati di cucina – ha visto alternarsi sul palco altri ospiti prestigiosi, come lo chef stellato Paolo Gramaglia, che ha ispirato la sua cucina alle tradizioni culinarie dell’antica Pompei; Sara Papa maestra dell’arte del pane che ha tenuto una lezione  sull’impasto del pane e la chef designer Fabrizia Ventura, incaricata di organizzare gli show-cooking della fiera mondiale del peperoncino che si è svolta a Rieti, progetto in cui ha deciso di coinvolgere gli studenti dell’istituto alberghiero di Amatrice e che ha visto impegnata anche l’azienda Casolaro, che ha donato attrezzature per proseguire il percorso dei ragazzi. Nell’ambito della fiera una studentessa, Gaia, di Amatrice ha vinto il premio Casolaro presentando un tortino freddo di fresella con cuore caldo di cozze piccanti, che ha esposto anche alla Rassegna delle Giacche Bianche.

Il programma della tre giorni ha coinvolto anche un’associazione onlus, Fate di Arianna, impegnata a divulgare le modalità di intervento di disostruzione e uso di defibrillatori in caso di eventi accidentali causati dal cibo, che rappresentano un forte rischio soprattutto per i bambini. Il problema evidenziato con forza è che soprattutto nelle scuole manca personale formato adeguatamente e anche in altri luoghi pubblici non c’è ancora la giusta preparazione per effettuare un primo intervento in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Per contribuire a creare il know how necessario “Casolaro ha intenzione di programmare corsi rivolti a ristoratori e a dirigenti scolastici” ha annunciato Maria Vittoria Casolaro, responsabile dell’organizzazione degli eventi di Casa Casoaro.

In chiusura è stato presentato un concorso enogastronomico, rivolto agli istituti alberghieri di tutta Italia “Capitan Cooking” promosso dall’Asmef (associazione Mezzogiorno futuro). Il concorso, prevede la formazione di squadre composte da 5 alunni (compreso un allievo diversamente abile), che si confrontano proponendo piatti tratti dalla tradizione enogastronomica dell’Italia, che hanno permesso la conoscenza del nostro Paese anche all’estero.

 

Laura Viggiano

“Essere impegnati in un processo di trasformazione” è una delle motivazioni per cui molte persone si appassionano al settore della ristorazione: si apprende questo dalle parole di Vincenzo Oliva, proprietario e istruttore master pizzaiolo della S.I.F. Scuola Italiana di Formazione a Mugnano di Napoli.

Oliva ogni anno è impegnato, insieme alla Regione Campania, nella promozione di corsi di formazione rivolti ai ragazzi e persone adulte che vogliono rimettersi in gioco puntando al settore food: le iniziative sono strutturate su un ampio ventaglio di sbocchi professionali. La scuola comprende corsi di cucina rivolti ad aspiranti chef, corsi di sala e bar per i futuri professionisti del servizio e dell’accoglienza, corso per pizzaiolo, di cui Vincenzo Oliva è istruttore, corso per pasticcere e panificatore. Non mancano in sede corsi di inglese e di grafica pubblicitaria. “Ci sono corsi che non sono strettamente connessi con la ristorazione, ma hanno come scopo il miglioramento delle competenze linguistiche per permettere ai ragazzi di lavorare anche all’estero”.

Le aule di lezione sono ampie ed attrezzate per essere funzionali a un apprendimento sempre costante da parte degli allievi, che con facilità riescono a seguire nozioni e segreti pratici del mestiere: “l’aula di formazione per chef dispone di dieci postazioni per gli allievi e una postazione per il docente”, ha spiegato Vincenzo Oliva. L’organizzazione delle classi in postazioni riguarda anche gli ambienti adibiti alla formazione del personale di sala bar e pizzeria, attrezzati in modo da ricreare un setting di apprendimento con le caratteristiche di un ambiente di lavoro.

“Una figura professionale che esce dalla nostra scuola deve essere in grado di sapersi muovere autonomamente in ogni situazione lavorativa in cui verrà collocato alla fine del corso” ha precisato Oliva. “Prendiamo come esempio la figura del pizzaiolo, se un ragazzo viene abituato a lavorare con il forno a legna durante il periodo di formazione nella scuola, quando andrà a lavorare in un posto in cui si usa il forno elettrico si troverà in difficoltà”. Per questo i ragazzi della S.I.F. acquisiscono un bagaglio di competenze e una preparazione che permettono di essere flessibili in ogni situazione: è il concetto che si apprende dal patron Vincenzo Oliva.

“Trasferire le conoscenze di un mestiere come il pizzaiolo, dove manualità e tecnica sono importanti, non è sempre facile, soprattutto con chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di lavoro” spiega il proprietario della scuola. “Stare a stretto contatto con un docente di pizzeria piuttosto che di cucina, vederlo mentre lavora, è fondamentale per un ragazzo che vuole approcciare al mestiere, perchè possa acquisire il vero senso pratico del lavoro”.

Vincenzo Oliva conferma che la figura professionale più gettonata fra gli iscritti è quella del pizzaiolo: “pizza è un termine conosciuto in tutto il mondo, a fare la differenza in questo settore è il pizzaiolo napoletano formato a Napoli dai grandi maestri” spiega Oliva. “Avere un pizzaiolo napoletano per un ristorante a New York è motivo di prestigio per il locale. La pizza per fortuna è stata venduta bene a livello di simbolico piatto italiano nel mondo, i pizzaioli napoletani continuano a dare grande contributo alla riuscita di questo prodotto grazie alla conoscenza di alcuni segreti, come le tipologie di cottura”.

La scuola italiana di formazione è “un punto di luce per il territorio a nord di Napoli”, ha spiegato il proprietario dell’ente di formazione, “si propone di dare ai giovani di Napoli e dintorni un mestiere che possa inserirli nel mondo del lavoro, ma si rivolge anche a chi in età adulta vuole mettersi in proprio aprendo una pizzeria o altro tipo di locale per ricominciare un percorso”. Non è mai troppo tardi per capire che il settore lavorativo nel food & beverage è affascinante, permette di sentirsi creatori di un prodotto conoscendone tutte le fasi di trasformazione.

 

La cucina al tempo dei Borbone.

Alla Casina Pompeiana presso la Villa Comunale di Napoli Lunedì 5 Febbraio 2018 alle ore 17.00 sarà presentanto il libro della Cuzzolin Editore

La cucina al tempo dei Borboni di Bruno Di Ciaccio: Intervengono con l’autore l’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Nino Daniele, l’editore Maurizio Cuzzolin, Modera il giornalista Giuseppe Giorgio.

Sarà presentato lunedì 5 Febbraio 2018, alle ore 17.00, alla Casina Pompeiana nella Villa Comunale di Napoli, il nuovo libro di Bruno Di Ciaccio, pubblicato dalla Cuzzolin Editore , “La cucina al tempo dei Borboni”. Interverranno con l’autore, l’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Nino Daniele e l’editore Maurizio Cuzzolin. A moderare l’incontro sarà il giornalista Giuseppe Giorgio. E’ prevista anche la partecipazione dell’Associazione Culturale Rievocatori Storici che arricchirà l’evento con i due figuranti Luisa Tranchino e Giovanni Esposito che in costumi d’epoca simuleranno la presenza di Sua Maestà Carlo di Borbone e della consorte Maria Amalia di Sassonia. ”Quanto i Borbone abbiano contribuito ad inserire nella tradizione della cucina dell’epoca elementi innovativi, che ponessero le basi della cucina moderna e di quella mediterranea, con pietanze che in seguito avrebbero invaso le tavole di tutto il mondo e che sono tuttora di grandissima attualità, si percepisce chiaramente leggendo “La cucina al tempo dei Borboni”. Il tutto nella convinzione che la storia delle abitudini gastronomiche, rappresentino un misuratore efficace dell’evoluzione delle nostre tradizioni come appare chiaramente dalle opere scritte del tempo, in particolare quelle del Corrado e del Cavalcanti, dalle notizie riportate sui giornali e sui diari dei visitatori, dalle testimonianze di cuochi e Monzù e da quelle di una consolidata tradizione orale”. L’autore Bruno Di Ciaccio è nato a Gaeta nel 1950, docente di matematica in pensione, è appassionato di cucina e di storia locale e partecipa assiduamente alle attività di associazioni culturali e di gruppi social network. Nel 2015 ha pubblicato il volume: “La cucina di Gaeta”.

 

 

La pasticceria borbonica diventa esperienziale
L’Archivio Storico propone una linea di dolci da assemblare a mangiare a casa 

Il dolce non è più solo un fine pasto, ma è un modo per iniziare con positività il nuovo giorno, un energetico intermezzo di una mattinata o di un pomeriggio di lavoro, o un piacevole  epilogo di giornata. Perciò Luca Iannuzzi, patron dell’Archivio Storico, famoso premium bar napoletano che da poco è divenuto anche ristorante con menù incentrato esclusivamente sulla cucina borbonica, ha pensato di rendere alcuni dolci della tradizione napoletana  – ovvero pastiera e babà – accessibili a tutti e in qualsiasi momento della giornata.
L’arte pasticcera è una scienza esatta, fatta di ingredienti insostituibili e accuratamente ponderati, di equilibrio tra sapori, ma soprattutto di un’accurata manualità e tecnica. Così i singoli ingredienti si trasformano in un artistico dolce attraverso procedimenti che, leggermente modificati, oggi consentono di far arrivare la pastiera e il babà in qualsiasi parte del mondo, e – addirittura –  interessare chi riceve una di queste leccornie al processo creativo delle stesse in quanto coinvolto nella loro guarnizione finale… Perché è importante valorizzare chi consuma il dolce prima ancora di chi lo fa! Il dolce rappresenta da sempre un momento di festa, solo un buon dessert può regalare attimi di estasi al cervello di chi lo mangia, e se quest’ultimo è coinvolto anche nella fase di assemblaggio del dolce, il piacere dura più a lungo e coinvolge tutti i sensi: l’olfatto che viene maggiormente sollecitato grazie all’utilizzo le salse che serviranno a guarnire il dolce (già presenti nella confezione che viene consegnata al consumatore); l’udito, il tatto e la vista che vengono chiamati in causa nel momento in cui il consumatore apre la confezione in cui è contenuto il dessert; ed – ovviamente – il gusto, che sarà soggetto a sensazioni ampliate dall’intervento degli altri quattro sensi.

Pastiera con salsa al mandarino

Pastiera al mandarino

Pastiera al mandarino

Sebbene la ricchezza degli ingredienti e la complessità dei sapori sembrano richiamare lo stile la cucina di corte, sembra che la ricetta della pastiera affondi le sue radici nel mito pagano di epoca romana o forse addirittura greca della sirena Partenope, che aveva scelto di dimorare nel Golfo di Napoli da cui si spandeva la sua voce melodiosa e dolcissima. Per ringraziarla si celebrava un misterioso culto durante il quale la popolazione portava alla sirena sette doni: la farina, simbolo di ricchezza; la ricotta, simbolo di abbondanza; le uova, che richiamano la fertilità; il grano cotto nel latte, a simboleggiare la fusione di regno animale e vegetale; i fiori d’arancio (o di altri agrumi, visto che la diffusione delle arance in quell’epoca era molto limitato in Europa,) profumo della terra campana; le spezie, omaggio di tutti i popoli; e lo zucchero, per celebrare la dolcezza del canto della sirena. Partenope gradì tali doni e li mescolò creando questo dolce molto apprezzato.
Un’altra teoria fa discendere l’origine della ricetta al tempo delle celebrazioni per il ritorno della primavera, quando le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l’uovo, simbolo della vita nascente, poi diventato “rinascita” e Resurrezione con il cristianesimo. Il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe derivare invece dal pane di farro delle nozze romane, dette per questo “confarreatio”. Un’altra ipotesi fa invece risalire la pastiera alle focacce rituali dell’epoca di Costantino, derivati dall’offerta di latte e miele che i catecumeni ricevevano durante il battesimo nella notte di Pasqua.

Il Lazzarone: babà classico con crema alla vaniglia, bourbon e amarena

Le origini di questo dolce simbolo di Napoli sono legate a  un dessert originario della Polonia (“babka ponczowa”). La leggenda narra infatti che questo delizioso dolce sia stato inventato per caso dallo zar polacco Stanislao Lesczynski agli inizi del XVIII secolo. Si racconta che il sovrano non gradisse particolarmente il kugelhupf, un dolce tipico polacco che egli trovava troppo asciutto. Stanco che gli venisse servito come dessert, lo prese e lo scagliò dall’altra parte della tavola, proprio dove si trovava una bottiglia di rhum. Così facendo, il liquore finì per inzuppare il dolce, inebriando la stanza con un profumo così intenso che lo zar volle assaggiarlo, innamorandosene. Lo zar lo chiamò “Alì Babà” in onore di uno dei personaggi di “Le mille e una notte”, opera che lui adorava leggere. Quando lo zar fu detronizzato, fu esiliato in Francia grazie alla sua parentela con Luigi XV. Qui il dolce da lui tanto amato fu rivisitato grazie alla maestria dei pasticceri parigini, nasce così il “babà”. Il famoso dessert a forma di fungo arrivò a Napoli per merito dei “monsù”, i cuochi francesi al servizio delle nobili famiglie partenopee. I pasticceri napoletani trasformarono il suo nome in “babbà”.

Tutti i dolci sopra menzionati possono essere acquistati presso l’Archivio Storico oppure si possono ordinare attraverso Moovenda (www.moocenda.com).
La cucina borbonica

Hashtag ufficiali: #archivistorico #lazzarone

Archivio Storico
via Alessandro Scarlatti, 30 – Napoli
www.archiviostorico.com

Per catering e preventivi:
Tel. 3756089682
info@nabilah.it

Social
FB: @archiviostoriconapoli
IG: Archivio Storico Napoli

[Fonte: Grazia Guarino: grazia.guarino07@gmail.com per www.gnamgnamstyle.it]

Cucinì

un film di Ciro Fabbricino

Italia, 2017 – Documentario, 65’

 

PRIMA PROIEZIONE PUBBLICA

Mercoledì 15 novembre | ore 18,00

NAPOLI, Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore

Sala Sisto V | Piazza S. Gaetano, 316

Intervengono il regista, la crew e i protagonisti del film e inoltre, per la produzione, Giosuè Silvestro, Fiduciario Slow Food Napoli.

In chiusura dell’evento, i cuochi protagonisti del film proporranno in degustazione alcune loro ricette.

Per le esigenze del Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore, è necessario accredito entro lunedì 13 novembre all’indirizzo info@slowfoodcampania.it

Protagonisti

Mario Avallone, cuoco

Raffaele Cardillo, cuoco

Gena Iodice, cuoca

Giuseppe Maiorano, cuoco

Antonio Tubelli, cuoco

Maria Pia Fornaro, cuoca di casa

Renato Carpentieri, voce narrante

Antonio Casagrande, attore

Lello Ferraro, musicista

Giovanni Serritelli, storico

Sceneggiatura

Ciro Fabbricino, Giosuè Silvestro con letture tratte da Matilde Serao, Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani, Pablo Neruda, Benedetta Palmieri

 

Musiche

Tema sonoro originale scritto ed eseguito da Giorgio Rizzo

 

Crew

Flo Valoroso (operatore di ripresa), Giacomo Vitiello (fonico di presa diretta), Enzo Russo (elettricista), Antonio Petito (assistente set), Luca Fanelli (riprese aeree), Gigetto Dattolico (backstage), Ciro Fabbricino (direttore della fotografia)

 

Montaggio

Ciro Fabbricino, Flo Valoroso

Studi di registrazione

Nemesi Music Studio, Orangework studio

 

Credits

Il film è prodotto da Slow Food Napoli in collaborazione con Area Immagini & Racconti ed è realizzato con il contributo del Pastificio “G. di Martino”.

La pellicola gode del Patrocinio del Comune di Napoli.

La produzione ringrazia: Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore, La Neapolis Sotterrata, Di Virgilio arte presepiale, Antica forneria Molettieri, Mercato Ittico di Pozzuoli, Corbarì, Olio Pregio

 

Produttore esecutivo

Giosuè Silvestro (Slow Food Napoli)

 

Coordinamento

Emilia Lombardi

 

Comunicazione

Antonella Mignacca (Into The Food)

Massimo Fedele (Slow Food Campania)

Ufficio Stampa

Antonio Puzzi (Slow Food Campania)

info@slowfoodcampania.it | 347.5650976

Note di regia

Cucinì restituisce la misura di quanto nobile e profonda sia la storia del cibo a Napoli, compiendo un viaggio dentro i sapori, gli odori e i colori della tradizione gastronomica partenopea, attraverso lo sguardo di chi ha scelto di essere “un napoletano che cucina”. Al centro del racconto ci sono cinque cuochi napoletani che raccontano il proprio percorso umano e professionale, aprendo le porte della loro passione e memoria, prima ancora che delle loro cucine. Le loro emozioni e ricette sono accompagnate dalle ricerche storiche con cui si traccia un itinerario, attraverso i secoli, dell’arte culinaria napoletana.

Il regista

Ciro Fabbricino è napoletano, fotografo da sempre e poi videomaker, docente di tecniche di comunicazione audiovisiva in varie regioni italiane, ha all’attivo collaborazioni con numerose produzioni italiane sia in ambito televisivo sia in quello cinematografico.

Oliver Glowig ieri a Torre del Greco dopo dieci anni con la brigata che nel 2007 conquistò Capri ed oggi

 

Special Event “il Maestro, gli allievi e l’amico”  dopo 10 anni si e’ riunita al Jose’ Restaurant, ieri sera, la brigata dello chef stellato Oliver Glowig ai tempi del Capri Palace. In cucina ieri a Torre del Greco, per una 24 ore di ricette e Brindisi gli chef stellati Domenico Iavarone, chef di Jose’ Restaurant (Torre del Greco), Ludovico De Vivo, chef di Capofaro Malvasia&Resort (Malfa), Valentino Palmisano, chef di Vespasia (Norcia), Daniele Corona, chef di Barrique (Monte Porzio Catone), e Lorenzo Cuomo, chef di Re Mauri’ (Salerno). A selezionare i vini che hanno accompagnato la serata e’ intervenuto Luca Boccoli, sommelier di Mercato Centrale, a Roma, oggi regno di Oliver Glowig. Affiancati in sala dal coordinamento di Enrico Moschella del Jose’ Restaurant.

oliver glowig

 

E’ stata una serata esclusiva all’insegna dell’amicizia, in cui farsi stregare da bontà e sapori eccezionali.
“E’ stata una grande emozione – commenta lo chef Oliver Glowig – nel 2007 con questa brigata ero al Capri Palace, giovani chef con i quali si e’ condivisa la vita quotidiana sull’isola di Capri, oltre che il lavoro in cucina, e con i quali si e’ creata un’amicizia unica. E dopo dieci anni siamo ancora qui, uniti, condividendo amicizia e stima reciproca. E’ bello vederli crescere. E’ una grande soddisfazione”.
Del resto il tema della serata era appunto “il Maestro, gli allievi e l’amico” con i quali ieri si e’ brindato all’insegna dell’amicizia e della Buona Cucina.
oliver glowigoliver glowig

38 chef campani nominati “Disceples d’Auguste Escoffier”
La Campania si attesta come la Regione con il maggior numero di Discepoli di Escoffier in Italia

 

Non solo stelle, cappelli , forchette, e chi più ne ha più ne metta: i riconoscimenti per gli chef non sono esclusivamente legati alle guide… Ne esiste uno in particolare, ovvero quello rappresentato dalla Fascia dell’Ordine di Auguste Escoffier, che è una delle massime onorificenze cui ambiscono i professionisti del settore enogastronomico.
Il 24 ottobre sono stati ammessi nella prestigiosa istituzione ben 38 nuovi discepoli di Escoffier fra chef di cucina, ristoratori, pasticceri, e docenti di Istituti Alberghieri provenienti da tutta la Campania.

La cerimonia di intronizzazione si è svolta nelle sontuose sale del Castello di Limatola (Benevento) seguita da una raffinata cena, i cui piatti sono stati egregiamente eseguiti dallo chef resident della struttura, Giuseppe Spina, e dallo chef pasticcere Federico Sorrentino.

Per l’ammissione dei nuovi iscritti all’ “Ordre International des Disceples d’Auguste Escoffier” sono state vagliate esclusivamente candidature di alto profilo, di cuochi che vantano nel proprio curriculum professionale importanti successi o affermazioni in note competizioni di cucina.

I nuovi discepoli hanno giurato “di trasmettere, servire e onorare la cucina, la sua cultura e la sua continua evoluzione”. Tale riconoscimento valorizza la competenza dei qualificati professionisti cui viene riconosciuto, e rappresenta un’efficace opportunità di promozione della loro immagine. Ecco i nomi dei nuovi Discepoli nominati alla presenza del Segretario Generale Internazionale Bernard Louis Januet: Salvatore Abbruzzese; Luigi Barone; Donatella Bova; Alfonso Caccavale; Ciro Campanile; Eduardo   Cavallo; Alfonso Celio; Giovanni Cirelli; Andrea Contaldo; Davide Corsini; Antonio De Angelis; Salvatore De Rinaldi; Vincenzo De Rosa; Simone De Stefano; Antonio Della Valle; Giuliano Di Lauro; Clemente Gaeta; Linda Gallifuoco; Raffaella Gallifuoco; Raffaele Guarracino; Gena Iodice; Ciro Maiorano ; Armando Manzo; Giovanni Marino; Gennaro Mastantuoni; Pasquale Masullo; Giovanni Morra; Carmela Polito; Antimo Puca; Andrea Ruocco; Maria Antonietta Santoro; Mattia Sarnataro; Giancarlo Siena ; Domenico Tesone; Alessandro Turtoro; Antonio Venturoli; Giuseppe Zaccaria; Bruno Stippe.

auguste escoffier

Sono tre, infine, i nuovi  “Amici di Escoffier”: la proprietaria dell’incantevole struttura che ha ospitato l’evento, Pina Martone; Emilio Giugliano,  gestore dell’antico ristorante “Mimì alla ferrovia”;  e la project manager di Napoliprogress nonché esperta di enogastronomia (è suo il progetto della scuola di cucina “Mise en place”) Romina Sodano, che ha fatto anche gli onori di casa e presentato la consegna degli importanti riconoscimenti.

Hanno contribuito all’organizzazione dell’evento: il Panificio “Dolce Pane” di Sant’Anastasia (NA); l’industria carni “Gargiulo”; la “Porchetta D’Alterio” di Ariccia; i prodotti di “Carmeniello U Mozzarellaro” di Brezza (CE); “Pastantica” di Antonio Prevete di Cimitile (NA);  l’inconfondibile Nucillo artigianale “’E Curti” di Sant’Anastasia; i Confetti e il Cioccolato “Papa”; la Pasticceria e Cioccolateria “Capriccio” (che ha offerto la bellissima torta recante il volto di Auguste Escoffier); l’agenzia di comunicazione Napoliprogress; e l’azienda “Goeldlin” che da sempre veste gli chef più blasonati. I vini serviti dai sommelier di rappresentanza della FISAR (delegazione Napoli e Comuni Vesuviani condotta da Anita Mercogliano) durante la cena sono: la Falanghina spumantizzata “Bomba d’Amore” dell’azienda vinicola Annarumma di Boscoreale; i vini del marchio di controllo Du Pont de Nemours Italiana S.r.l. “Falerno del Massico”, “IGT Campania Rosso – Serena”,  “IGT Roccamonfina Rosso – Fiona”; i vini  “Greco di Tufo” e “Taurasi” dell’azienda Calafè (rappresentata nell’ambito dell’evento dall’enologa Anna Russo).

Il vertice campano dell’Ordine Internazionale dei Discepoli di Auguste Escoffier, nelle persone del presidente Nicola Di Filippo e del segretario del sodalizio Felice Franzese, si dichiara soddisfatto per l’importante risultato raggiunto: nonostante la “corsa” alle guide e ai programmi televisivi stia prendendo il sopravvento negli ultimi anni, il fatto che così tanti chef siano stati nominati Discepoli di Escoffier lascia presagire che l’attenzione alla buona cucina rimane comunque alta, soprattutto in Campania, regione che si attesta come la più feconda di Discepoli.

Notizie trasmesse dall”Ufficio Stampa di ” Napoliprogress

 

 

Al Castello di Limatola una serata di gala per festeggiare i 41 nuovi Discepoli di Escoffier

 

Nell’incantevole scenario del castello medievale di Limatola, in provincia di Benevento, martedì 24 ottobre, dalle ore 19, si svolgerà la cerimonia d’ intronizzazione dei nuovi iscritti all’Ordine Internazionale dei Discepoli d’Auguste Escoffier. Saranno prima investiti del prestigioso titolo coloro che l’Associazione Internazionale ha accettato in base ad un’attenta valutazione dei loro curricula; seguirà una serata conviviale con una luculliana cena.

La presentazione dell’intero evento è stata affidata a Romina Sodano, ormai affermata conduttrice, nonché grande esperta di enogastronomia (sono suoi i progetti della scuola di cucina “Mise en place” e de “I luoghi del Vino”), sommelier, project manager dell’agenzia Napoli Progress e madrina del sodalizio.
Per una sera il magico castello accoglierà il top dei maestri della cucina: da quelli già Discepoli di Escoffier ai nuovi, che il vertice internazionale, nazionale e locale dell’Ordre International des Disciples d’Auguste Escoffier – ovvero il Segretario Generale, Bernard-Louis Jaunet, unitamente al Presidente Nazionale italiano Francesco Ammirati, al Segretario Generale per l’Italia Antonio Torcasso, ed al Presidente e al Segretario campani, rispettivamente Nicola Di Filippo e Felice Franzese – intronizzerà.

I nuovi discepoli, pronunciando la storica frase “Giuro di trasmettere, servire e onorare la cucina, la sua cultura e la sua continua evoluzione” assumeranno così l’incarico e l’impegno a rispettare lo spirito dell’Ordine di Escoffier. I 38 neo eletti chef (altre 3 fasce sono riservate a personalità che si sono prodigate per dare maggior lustro al sodalizio), diventeranno i continuatori della storia del più grande cuoco del mondo, Auguste Escoffier, definito “cuoco dei re, re dei cuochi”.
Nicola Di Filippo e gli altri discepoli sono gli artefici di una cucina che valorizza i prodotti naturali e di eccellenza nella loro naturalezza e bontà offrendo cibi gustosi e salutari, che raccontano il territorio ove vengono consumati. Proprio come riteneva Auguste Escoffier:

l’arte culinaria deve essere praticata con semplicità, valorizzando sapore e nutrimento dei cibi”.

Infatti il celebre cuoco nelle sue ricette conciliava l’antico con il moderno, studiando prima i ricettari di Antoine-Marie Carême (1784-1833, cuoco e pasticcere parigino) per poi armonizzarne le ricette alleggerendo le salse e semplificando i piatti che spesso avevano forme monumentali.

Oltre all’ospitalità per l’evento offerta da Pina Martone, conduttrice della bellissima struttura, ed alla disponibilità dell’Executive Chef del ristorante del Castello Giuseppe Spina, Discepolo di Escoffier che farà degustare agli ospiti della serata le sue leccornie, contribuiranno all’iniziativa:l’azienda vinicola Annarumma di Boscoreale (la Falanghina spumantizzata “Bomba d’Amore” sarà servita durante l’aperitivo); i vini del marchio di controllo Du Pont de Nemours Italiana S.r.l. “Falerno del Massico”, IGT Campania Rosso – Serena”,  “IGT Roccamonfina Rosso – Fiona”; i vini “Greco di Tufo” e “Taurasi” dell’azienda Calafè (Lapio); il Panificio “Dolce Pane” di Sant’Anastasia (NA); l’Industria carni “Gargiulo”; la“Porchetta D’Alterio” di Ariccia; i prodotti di “Carmeniello U Mozzarellaro” di Brezza (CE); “Pastantica” di Antonio Prevete di Cimitile (NA);  l’inconfondibile Nucillo artigianale “’E Curti” di Sant’Anastasia; i Confetti e il Cioccolato “Papa”; la Pasticceria e Cioccolateria “Capriccio”; e l’Abbigliamento professionale Chef “Goeldlin”.

Ufficio stampa e comunicazione Napoli Progress

https://it-it.facebook.com/delegazionecampaniaescoffier/

N’anticchia Etna Rosso in verticale a Storie di Vini e Vigne a Cap’alice il 26 ottobre

N’anticchia, un pochino, nu pucurillo diremmo a Napoli. Sono effettivamente poche le bottiglie prodotte di questo grande nerello mascalese che nasce sull’Etna, uno dei territori del vino più affascinanti. E’ singolare e curiosa la storia di questa etichetta prodotta da un toscano, Paolo Caciorgna, innamoratosi di un vecchio vigneto a Passopisciaro, la zona dei palmenti storici, testimoni di una realtà agricola che ha scandito a lungo i tempi ed i ritmi della vita, plasmando usi e credenze popolari. Chi è stato su questo vulcano incantato sa ben capire l’entusiasmo di Paolo ed il fatto che si sia innamorato del terroir. Unico nella luce e nei colori, nelle forme e nella storia, come nella personalità della sua gente che ha saputo preservare con amore e rispetto l’identità dei luoghi che offrono scorci incantati curva dopo curva nella sua risalita. Un lungo compromesso tra l’uomo, la pietra nera e i continui sbalzi d’umore di Iddu, padrone assoluto dello spazio e del tempo.

vino e vigne: etna rossoPaolo conduce l’azienda di famiglia a Casole d’Elsa, piccolo centro in Val d’Elsa di antica tradizione agricola e vitivinicola. E’ conosciuto anche per essere l’enolo di Sting e di Andrea Bocelli, come di numerose aziende note per l’alta qualità dei loro vini.

In Campania ha condotto un lungo percorso con Gabriella Ferrara portando il suo greco di Tufo ad essere una delle etichette italiane più rinomate sul territorio nazionale ed all’estero

In degustazione verticale a Cap’alice saranno le annate 2007 – 08 – 09 -10 -11 -13 guidata da Marina Alaimo. Sarà Paolo Caciorgna a raccontare nei particolari N’anticchia e la sua esperienza sull’Etna.

La cucina di Cap’alice come sempre chiuderà al meglio la serata.

Cap’alice è l’enosteria tipica napoletana diventata da tempo un punto di riferimento per chi cerca una cucina partenopea che guarda avanti con quel senso di apertura che ha sempre caratterizzato il carattere e la creatività dei napoletani. Non manca mai il pescato dal vicino molo di Mergellina. Mario Lombardi è l’oste patròn alla continua ricerca di vini da proporre ai suoi ospiti che amano lasciarsi guidare con fiducia. Cap’alice è anche wine bar dove poter consumare anche al bicchiere o divertirsi all’ora dell’aperitivo.

Inizio degustazione ore 20  costo euro 35,00

Prenotazioni ai numeri 081 19168992 – 335 5339305

Cap’alice è in via Bausan 28/m Napoli: clicca qui per la Pg Fb

 

Giornate del Gusto e dell’Arte nel ‘700 napoletano.

A Caserta per conoscere la cucina dei Monzù.

Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre si svolgeranno le Giornate del Gusto e dell’Arte nel ‘700 napoletano. Una iniziativa “sensoriale” organizzata dall’Associazione Favole Seriche con il patrocinio della CNA di Caserta, presso l’Enoteca provinciale della Camera di Commercio in Via C.Battisti a Caserta.

Saranno due giorni dedicati all’arte culinaria e all’artigianato al tempo dei Borboni, con l’esperienza della storia a tavola rivissuta attraverso ShowCooking narrati  che avranno come protagonista lo Chef Nino Cannavale dell’Accademia Italiana della Gastronomia Storica, fondatore dell’Associazione Cuochi Normanni ed impegnato da anni nella rivalutazione del patrimonio enogastronomico di Terra di Lavoro.

I percorsi degustativi saranno narrati da esperti di settore lungo esposizioni in cui ci sarà spazio per l’artigianato di eccellenza e per i manufatti della tradizione della seta di San Leucio, con momenti musicali e di interazione con i visitatori. Sarà possibile ripercorrere i momenti della colazione, della merenda reale, fino alla cena del Monzù, assistere,  quindi,  alla preparazione di alcuni dei piatti simbolo della tradizione borbonica e conoscerne la storia; dal Sartù di riso e il  bianco mangiare alle varietà delle carni e dei dolci che tra ‘700 e ‘800 si creavano e che ancora oggi troviamo, magari rielaborati, nella nostra dieta mediterranea. Tanti i partner tra le aziende di eccellenza della enogastronomia campana ad essere presenti; il Pallagrello, il vino dei Borbone, della azienda casertana Cantina di Lisandro, l’approfondimento del vitigno vesuviano  “Caprettone” dell’azienda Fuoco Morto, le preparazioni a base di Latte Nobile dell’Appennino Campano, le carni sannite de Il Tasso del Taburno, i pomodori liternesi di Barricella, il salame Ferdinando di Bellanca Salumi, le conserve e l’ortofrutta della Coop aurunca  “Al di là’ dei sogni”.

Informazioni e prenotazioni :

Mail: info@favoleseriche.it

Facebook: @Associazione Favole Seriche – San Leucio

-349 37 89 247

-392 13 09 874

Martedì 22 Novembre alle ore 11.30 presso la Sala Giunta del Comune di Napoli a Palazzo San Giacomo, Piazza Municipio, si terrà la conferenza stampa di presentazione dell’evento:

“Alla tavola dei Borbone”

Il progetto mira a coniugare la scoperta di luoghi borbonici con le pietanze del ‘700 e dell’ 800 napoletano, attraverso le ricette di Vincenzo Corrado detto il Cuoco Galante per l’opera omnia di cui è stato autore, e Ippolito Cavalcanti Duca di Buonvicino con il trattato su Cucina teorico-pratica e l’appendice alla seconda edizione dal titolo Cucina Casarinola co la lengua napoletana.

Interverranno:

Enrico Panini l’ Assessore alle Attività Produttive del Comune di Napoli

Renato Rocco Presidente dell’Associazione ISCOMP

Gianluca Minin Presidente della Galleria Borbonica

Gennaro Luciano titolare della Pizzeria Port’Alba

Antonio Grilletto Ten.Col. Ufficiale qualificato P.I. in rappresentanza del Generale di Capo d’Armata Luigi Francesco De Leverano

Paolo Giulierini Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Tommaso Luongo dell’ Associazione Italiana Sommelier Napoli

Fabrizio Canonico Direttore dell’ Oasi WWF Riserva Naturale Cratere degli Astroni

Teresa Zannelli di Sviluppo Campania

 

L’evento è organizatto con il Patrocinio di Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, Sacro Ordine Militare Costantiniano di San Giorgio, Comune di Napoli, Regione Campania, Sviluppo Campania e Unione Europea.

E’ organizzato dall’Iscomp in collaborazione con LA BUONA TAVOLA.

 

 

Prodotti tipici, tradizioni, musica popolare ed eccellenze del territorio, questa la formula di DiVin Castagne 2016, giunto alla sua VI edizione. L’evento, arricchitosi negli anni grazie al continuo studio ed alle meticolose ricerche di tutto quanto concerne le tradizioni e la cultura enogastronomica del territorio dei Monti Lattari, avrà inizio venerdì 28 ottobre ed animerà il cuore di Sant’Antonio Abate fino alla tarda serata del 31.

Organizzato dall’ associazione “Napoli è” con la preziosa collaborazione delle condotte Slow Food anche quest’anno DiVin Castagne assicurerà, oltre alla programmazione serale, quella mattutina dei laboratori didattici per le scuole elementari, pensati per abituare le nuove generazioni alla ricerca dei prodotti tipici della propria terra.

Il programma della quattro giorni gastronomica è intenso e si svolgerà nel centro cittadino tra P.za Don Mosè Mascolo e Via Scafati, ribattezzata per l’occasione “Via del Gusto”. Nella piazza principale verrà allestita la “Corte dei Vini”, una vera e propria enoteca a cielo aperto che vedrà la presenza di ben 30 aziende vinicole campane gestita dagli organizzatori del “Meeting del vino campano”, grazie ai quali sarà possibile essere guidati nella degustazione e nella conoscenza delle proprietà organolettiche delle etichette sapientemente proposte.

Per il secondo anno consecutivo si terrà la Mostra Micologica, curata dall’associazione di cercatori di funghi e tartufi “Boletus”. La presenza di esperti consentirà ai visitatori di approfondire le conoscenze di un mondo affascinante, variegato ma anche pericoloso se avvicinato con negligenza. Un settore che con la propria passione e competenza consente di vedere protagonisti delle nostre tavole, pregiate tipologie di funghi. Presso la mostra ci sarà il “Borsino dei funghi” dove si potranno acquistare funghi tipici del periodo messi all’asta.

L’offerta gastronomica è notevole e permette di scegliere tra due tipologie di menù: il “Menù del gusto” ed il “Menù gourmet”. La scelta “gourmet” è una delle novità di quest’anno pensata per tutti gli amanti dello street food. Comprenderà panini succulenti preparati da alcune delle più importanti realtà gastronomiche locali, il “Divin Lucullo” con pancetta di maiale croccante, caciocavallo podolico, insalata e composta di Aglianico, il “Divino Marte” con stracotto di maiale al vino rosso, lattuga, salsa mayo e caciocavallo agerolino ed infine il “Divin Friariello” con hamburger di suino e noci, provola, broccoli e crema di burrata.

Il “Menù del gusto” proporrà primi e secondi piatti: La “Pasta alla tavernara” con pomodoro San Marzano, patata ricciona e provolone del Monaco; il “Mezzaniello Allardiato” con lardo di Colonnata, pomodori San Marzano e pecorino; le “Caserecce d’autunno” con pomodoro San Marzano, salsiccia, funghi chiodini e porcini; il “Risotto dei Monti Lattari” con pesto di basilico, riduzione di vino di Lettere e fonduta di provolone del Monaco. I secondi piatti saranno altrettanto succulenti: la “Zuppa Divina” con zucca, patata ricciona, castagne, fagioli mustaccielli e funghi chiodini; lo “Sfriuonzolo”, spezzatino di maiale con patate e piselli; la “Tracchiulella”, puntine di maiale nero brasate alla birra doppio malto, con purée di patate e chiodini saltati.

A prescindere dal menù che si sceglierà il dolce sarà d’obbligo ed anche qui la scelta sarà ardua: il “Buccacciello D’Autunno”, mousse al latte con cuore di marron glacé e gelatina al mosto di vino; la  “Divin Zeppola” fatta con faina di castagne; il “Divin Cornetto” croissant fritto con crema al vino; il “Nido Divino”, sfogliatella napoletana con mousse di vino e cantuccio; il “Divin Bombolone” ripieno alla crema di castagne; la “Divin Sfoglia”, classica millefoglie arricchita con crema chantilly alla castagna e il  “Vinciok Shot”, bicchierino di cioccolata fondente con grappa di Aglianico al cioccolato.

Ad un programma tanto fitto non poteva certo mancare la cornice musicale: musica popolare e di strada sapientemente scelta per esaltare l’atmosfera delle tipicità locali. Ad aprire la serata di venerdì 28 saranno i Foja, gruppo musicale emergente nell’ambito del folk-rock napoletano. Il 29 sarà la volta del live concert dei “Medina Group”, mentre la serata del 30 sarà animata dalla “Paranza di DiVin Castagne” gruppo di musica popolare formato da Gerardo Amarante, Salvatore De Vivo, Simone Carotenuto, Domenico Falciano, e Biagino De Prisco. La kermesse chiuderà la sera del 31 con Radio Kiss Kiss Napoli e lo spettacolo dei “Tappi”.

Tra le novità di questa edizione non va trascurata la mission che gli organizzatori hanno deciso di dare all’evento: la sponsorizzazione dell’ambizioso progetto de “L’Università delle Tradizioni”, un portale web accessibile a tutti dove poter caricare tutte quelle tradizioni culturali tramandate oralmente dalle vecchie generazioni. Una vera e propria enciclopedia digitale degli usi e dei costumi del mondo, all’interno della quale far confluire una moltitudine di informazioni. Foto, audio, testi, video e tutto ciò che possa dare o avere rilevanza storica. Le stesse antiche ricette delle nonne, tramandate a voce, altrimenti perse.

Insomma, quattro giorni intensi da non perdere. Dal 28 al 31 ottobre, è necessario far tappa a Sant’Antonio Abate!

1_divincastagne 2_divincastagne 3_divincastagne 4_divincastagne 5_divincastagne 6_divincastagne 7_divincastagne  9_divincastagne

 

Piccolo e accogliente, arredamento sobrio in stile marinaresco quasi a volersi assicurare che l’unica cosa a dover essere ricordata all’uscita, dovrà essere il buon cibo gustato. Questo è il primo impatto che si ha quando si varca la soglia di “Acqua Pazza”, ristorante di pesce che non ci si aspetterebbe di trovare alla periferia di Mariglianella.

Quella di Euro Sartori ed Enza Colella, chef del ristorante, è una piccola realtà a gestione familiare nata dalla passione per la buona cucina. Un ristorantino con appena 40 posti a sedere dove si cucina tutto rigorosamente al momento.

Il menù alterna piatti della tradizione rivisitati con maestria e sperimentazioni fantasiose.  Entrè di trigliette fritte e antipasti freschi e ben impiattati: la fresella “Primavera”, strati di fresella integrale sbriciolata aromatizzata all’aglio, pomodorini, cipolla rossa di tropea, mozzarella di bufala e tartare di tonno; una rivisitazione di “Tataki di tonno al sesamo” su salsa di patate e porro con contorno di spinacini e valeriana all’aceto balsamico ed infine  “Profumi di Sicilia”, una vellutata di ceci di Monreale con gamberi rossi di Mazara del Vallo, passion fruit e pane croccante.

Superba la capacità della Chef di esaltare i sapori con semplici accostamenti, i profumi delle pietanze sono freschi ed irresistibili. E’ chiara la minuziosa la ricerca delle materie prime, dall’olio d’oliva a spremitura a freddo acquistato nel beneventano al pane ai cinque cereali lievitato naturalmente fino al pesce esclusivamente italiano.

Enza ha aggiunto, alla propria passione d’autodidatta, la formazione in uno stage presso il celeberrimo Ristorante Don Alfonso 1890, a Sant’Agata dei due Golfi. Le giornate trascorse nella cucina di uno dei ristoranti più importanti d’Italia al fianco di Ernesto, figlio di Don Alfonso, sono state preziose per lei e ne hanno lasciato l’impronta. Lo si constata anche dall’assaggio di uno dei suoi primi, gli ottimi amorini alla “Carbonara di mare” e dal secondo di “Calamaro croccante” servito con scorzette di limone su salsa di patate e vongole.

I dolci sono della casa, rigorosamente preparati da un altro pezzo della famiglia: la loro figlia maggiore. La carta dei vini consente di avere una buona scelta di vini campani ed alcune delle migliori etichette venete, altoatesine e piemontesi.

“Per fare piatti buoni bisogna essere belli dentro ma per fare piatti anche belli da vedere, è necessario curare la propria immagine con lo stesso amore con cui si cura l’impiattamento”, questo il motto utilizzato da Enza sui social network.

Una scelta imprenditoriale familiare dal cuore femminile, così potremmo descrivere “Acqua pazza” consigliandolo a chi, uscendo per pranzo o cena, desidera essere stupito dall’estro della qualità.

Con il titolo dedicato ad una delle ricchezze della Campania, nonchè della cucina mediterranea, la chef Rosanna Marziale si inserisce nella collana di Italian Gourmet con la monografia “Bufala”.

Giovane e determinata, guida con piglio deciso e grande personalità il suo ristorante “Le Colonne di Caserta”, ispirandosi alla tradizione locale, senza rinunciare alla creatività che l’ha fatta emergere nel panorama dell’alta ristorazione italiana, nel gotha degli chef più apprezzati d’Italia.

270 pagine dedicate alla storia di Rosanna e della sua Carta Marziale declinata attraverso 100 piatti, suddivisi nelle sezioni mozzarella, ricotta-provola-scamorza, street food, carni e grandi classici: dalla ‘Pizza al contrario’ alla ‘Palla di mozzarella’, passando per il ‘Tramezzino di mortadella’ o ‘Alici, bufala e gazpacho’, ogni tipologia è ampiamente trattata, carni comprese.

Ambasciatrice  in rosa della mozzarella di bufala campana per il Consorzio di Tutela della Dop, promotrice e amante convinta dei prodotti della sua terra, la chef è gia autrice di “Evviva mozzarella!”, un libro che propone 100 idee e ricette dolci e salate per gustare “la regina bianca” in tutte le sue forme.

Il nuovo volume, Bufala, edito da Italian Gourmet, specializzata nell’editoria tecnica, è una raccolta di ricette , spiegate passo dopo passo, in cui sono protagonisti i prodotti che si ricavano dal bufalo mediterraneo italiano: mozzarella e altri formaggi, latte, ricotta e carni.

Presenti, inoltre, racconti, foto, e schede tecniche sugli ingredienti utili tanto per i cuochi amatoriali, quanto per chi si cimenta ai fornelli professionalmente.

Una monografia di qualità, che racconta di un prodotto di una ricchezza del Sud che sa essere di alta cucina.