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Il ristorante stellato Le Colonne di Rosanna Marziale si configura come l’emblema del gusto al cospetto dell’arte.

A Caserta, lungo il viale Douhet, quello che conduce alla Reggia, proprio là dove all’ombra dei platani negli anni ’50 sorgeva il ristorante La Bomboniera di Gaetano Marziale, c’è un luogo che da oltre trent’anni è l’emblema “del gusto al cospetto dell’arte”. L’itinerario della cultura gastronomica campana e italiana fa tappa a “ Le Colonne ”, il ristorante stellato di Rosanna Marziale. Nel 2010, la chef patron riceve dal “consorzio per la tutela del formaggio mozzarella di bufala campana” il titolo di ambasciatrice nel mondo; due anni dopo la Guida Michelin assegna la stella “ad una cucina di grande qualità” che, tra l’altro, rappresenta e promuove con dedizione ammirevole l’eccellenza assoluta di un prodotto DOP tipico.

Il piatto unico di Rosanna Marziale prevede l’utilizzo di un ingrediente principe, la mozzarella, e il ricorso a due tecniche di cottura tradizionali, la panatura e la frittura, che si combinano perfettamente con quella del rimozzare, messa a punto “per stupire al primo assaggio”. Tre diversi strati si susseguono; ognuno con la propria consistenza. Una doratura esterna, omogenea e compatta, racchiude una palla di mozzarella farcita con un boccone di pasta condita con una profumatissima salsa di basilico. I tagliolini diventano così un primo piatto servito a mo’ di entrée. Al primo taglio il ripieno desta immediatamente l’interesse del commensale; la vista prepara le papille gustative al debutto. La palla di mozzarella di Rosanna Marziale non viene proposta “nuda e cruda” ma rimane una tentazione “da mangiare a morsi, uno dopo l’altro”. Nel ristorante à la carte Le Colonne, “la sperimentazione culinaria è moderata” – dice la chef Marziale che aggiunge – “Creo un piatto nuovo senza stravolgere i singoli ingredienti, di cui rispetto sempre la masticazione”. Nell’ovomozzo, l’uovo cotto a bassa temperatura viene letteralmente rimozzato. Il tuorlo assume una particolare densità, diventa cremoso a tal punto da poterlo apprezzare anche al cucchiaio. L’acqua di riso Carnaroli e la salsa di pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP grigliati sono il condimento scenografico di questo piatto ricco.

Nella pizza al contrario, ogni elemento che la compone sprigiona il suo sapore riconoscibile. Una sfoglia di mozzarella di bufala con tanto di cornicione, largo e bruciacchiato al punto giusto, è il disco di “pasta bianca” su cui viene cosparsa una salsa a base di pomodoro San Marzano DOP, aglio, basilico in foglie e olio extra vergine di oliva aggiunto a crudo. Pezzi di pane cafone tostato rivelano l’identità verace di una pizza napoletana “scomposta al piatto.” “Senza innovazione non c’è futura tradizione, ecco perché ogni giorno bisogna scrivere una pagina di quel che sarà assaporato domani” – afferma Rosanna Marziale. La millefoglie salata ha un’origine nipponica. Ritagli sottili di mozzarella di bufala campana si alternano a saporite fette di pancetta di maialino nero casertano: l’unione è perfetta; le consistenze sono complementari. Lo spessore, impanato e fritto, è quello della cotoletta giapponese, alta e succulenta, nota come il tonkatsu. In accompagnamento, salse di stagione a base di scamorza affumicata e speziata allo zafferano, latte fresco di mozzarella, piselli dal gusto dolce e delicato, friarielli napoletani e pomodori grigliati con un sapore decisamente rustico. I piatti di Rosanna Marziale solleticano inevitabilmente l’appetito, preparando il palato a degustazioni sensoriali. L’esperienza culinaria va vissuta pezzo dopo pezzo: “la bellezza del cibo è preliminare; la sostanza dell’ingrediente è necessaria. La felicità alimentare esiste.

Credit photo: Alessandro Luciano e Roberto Sarzi

Enzo De Paolis, classe 1988, è il pizzaiolo di Lievito Madre a Giugliano, pizzeria di nuova generazione che punta alla qualità e all’innovazione senza dimenticare le origini della pizza napoletana.

Nonostante la sua giovane età, Enzo ha alle sue spalle una serie di esperienze formative e professionali, oltre ad aver ottenuto diversi premi grazie alla partecipazione ad eventi e campionati.

Come nasce la tua passione per la pizza?

«Fin da piccolo ho avuto la passione non solo per la pizza, ma per il mondo della ristorazione nella sua totalità: già a 13 anni, e fino ai 19, ho sacrificato i miei weekend lavorando in una pizzeria del Vomero come cameriere, stando prima al pass e pian piano spostandomi dietro al banco come fornaio e pizzaiolo. Anche in estate restavo in città per lavorare l’intera stagione come extra. Da qui anche la scelta di compiere gli studi superiori alla scuola alberghiera. Il mio sogno è sempre stato quello di aprire un locale tutto mio, ragion per cui ho sempre pensato che bisognasse saper fare tutto, sia in cucina, sia in sala, proprio per avere una conoscenza della ristorazione a 360 gradi. Stesso discorso vale per lo studio degli abbinamenti sulla pizza».

Quando iniziano le tue prime esperienze da pizzaiolo?

«Nel 2009, a 19 anni, mi si presenta l’opportunità di gestire un locale a Milano; subito parto e vivo intensamente questa esperienza per due anni. Due anni in cui riesco ad aprire la mente su altre conoscenze e soprattutto sulla combinazione dei topping, perché all’epoca a Napoli si era ancora incentrati sulla classica pizza napoletana. Dopo questi due anni resto ancora a Milano fino al 2016, occupandomi dell’apertura di diverse pizzerie».

Quindi dopo l’esperienza milanese, qual è l’occasione che ti riporta a Napoli?

«Galeotto fu l’incontro con il collega Valentino Libro ad un evento, il Pizza Village. Valentino già era campione mondiale, mente stavo partecipando come concorrente; mi parlò dell’apertura di Aversa e della volontà di coinvolgermi nel suo progetto: così a dicembre 2016 nacque Libro’s ad Aversa. Con Valentino resto fino ad agosto 2019 dopo varie aperture fatte insieme, Marano e Formentera. Soddisfazioni intanto arrivano anche dalla partecipazione a diversi campionati: arrivo 2° classificato al Master Pizza Chef 2016, 1° classificato al Trofeo Tutto Pizza 2017, 3° classificato Trofeo Pulcinella 2017».

Enzo De Paolis con Valentino Libro
Enzo De Paolis con Valentino Libro

Come inizia invece la tua avventura con Lievito Madre?

«Avevo già lasciato il gruppo Libro’s da circa un mese, perché in ogni percorso si arriva a un punto in cui è fondamentale cercare nuovi stimoli. Entro in contatto con i titolari della pizzeria Lievito Madre, una recente apertura a Giugliano in Campania (febbraio 2019). Resto piacevolmente colpito da questo progetto. Due tipologie di pizze, una per l’asporto (legata alla pizza classica napoletana), una per la sala, legata al concetto di “gourmet”, con cornicione alto e alveolato: proprio come piace a me. C’erano quindi ottime basi; con la mia collaborazione lavoriamo al perfezionamento del concept su cui si fonda la pizzeria.

Oltre a pizze classiche in rispetto della tradizione napoletana abbiamo studiato una carta di pizze gourmet, come la scarola e baccalà e la parmigiana scomposta.

Enzo De Paolis parmigiana scomposta
parmigiana scomposta

Vengono fatte anche delle ottime fritture gourmet che vanno in base alle stagioni, come il crocchè salsiccia e friarielli, la frittatina di pasta e patate, arancino con porcini e provola.

Facciamo un po’ di cucina: uno dei piatti forti del locale è la zuppa di cozze. Il locale conta circa 150 posti a sedere, causa covid circa 100; c’è anche una piccola saletta esterna».

Qual è il tuo concept di pizza? E la pizza a cui tieni di più?

«Lavoro costantemente per ottenere una pizza molto leggera e fragrante, sulle 48 ore di lievitazione. La cottura è fondamentale perché la pizza deve asciugarsi bene, altrimenti il lavoro fatto fino a quel momento viene totalmente sprecato. Anche i nostri forni sono a temperatura diversa: infatti l’asporto è sui 450°, mentre per la sala lavoriamo sui 350°/360° proprio per ottenere un’asciugatura ottimale.

Enzo De Paolis polpettine e melanzane
pizza polpettine e melanzane

La pizza polpettine e melanzane è la pizza che porto nel cuore, e che già avevo in menù quando lavoravo a Milano: mi riporta alla mente la cucina di mia nonna, con la quale trascorrevo lunghe giornate da bambino. Ogni domenica mattina mi preparava ragù e polpette ed è un ricordo indelebile della mia infanzia a cui sono rimasto particolarmente legato; oggi provo lo stesso piacere nel preparare ai miei clienti questa pizza che ha gli stessi ingredienti che mia nonna preparava con tanto amore per me».

Vuje ve ‘avita fa capace, ‘ncopp ‘munno nun ce sta n’ ata cos ca è chiu bella do’ magnà“. 

A mettere le cose in chiaro, a Napoli, la voce del grandissimo Mario Merola, solo uno tra i tanti artisti promotori della cucina tradizionale partenopea, quella saporita di nonna che “mammà” ha ereditato.  

Quella che, a tutti i costi, non dobbiamo perdere ma bensì difendere e custodire gelosamente, come se fosse il segreto più antico del mondo, come se sentissimo il dovere di trasmetterla alle nuove generazioni nella speranza che nonne, mamme e nipoti del futuro possano continuare a condividere e offrire le nostre prelibatezze al resto del mondo che si troverà a passare per di qua. Ad ogni briciola di mondo che deciderà di bearsi, anche per un solo giorno, di Napoli e delle sue meraviglie.  

Inutile quindi cercare di resistere alle tentazioni: se sei un turista, un impiegato o un napoletano in giro per il centro storico sarà la pausa pranzo il momento esatto in cui tradirai il tuo nutrizionista.  Napoli in un giorno: come fare a destreggiarsi tra le innumerevoli bontà della cucina partenopea?

E allora “nun ce pensà, come diciamo da queste parti, “fatte ‘na pizza“. 

Nonostante ci sia sempre il napoletano di turno a dirti “io mangerei la pizza anche nel latte a colazione” (e c’ è chi lo fa), non è il massimo iniziare la giornata con pizza e caffè, molto meglio una dolce e fragrante sfogliatella!  

Mentre per il caffè la scelta è abbastanza semplice (la pregiata miscela ‘Passalacqua‘ dei bar targati ‘Mexico‘ o quella offerta dagli storici ‘Caffè del Professore‘ e ‘Gambrinus‘ mettono d’accordo più o meno tutti), quella in merito alla sfogliatella diventa ben più impegnativa. 

Il dolce più famoso della pasticceria campana (nelle varianti “frolla” se preparata con pasta frolla e la più croccante “riccia“, preparata con pasta sfoglia) infatti, è magnificamente realizzato da diversi interpreti storici come i fratelli ‘Attanasio‘ (unica sede in Vico Ferrovia 1/2/3/4, 80142, Napoli), i discendenti di ‘Pintauro‘ che portano avanti con orgoglio la ricetta di Pasquale nella nota pasticceria in Via Toledo (civico 275) che si dividono la scena con la famosissima ‘Sfogliatella di Mary‘ del piccolo ed affollatissimo laboratorio al civico 66.  

Che tu l’abbia presa al volo in uscita dalla stazione, lungo una delle vie dello shopping napoletano o di fronte al mare e al Vesuvio nei pressi di Mergellina, di sicuro l’hai gustata passeggiando.  

Si potrebbe quindi definire la sfogliatella una vera e propria “colazione take away” perché è ben aldilà del prototipo di dolce al cucchiaio o da impiattamento. La sfogliatella si mangia con le mani e se non ti sporchi di zucchero a velo vuol dire che la tua razionalità ha prevalso sulla passione.  

Ma non preoccuparti, una seconda chance per concedersi alla seduzione gastronomica napoletana ti verrà offerta dopo qualche ora, alle 13 circa per essere precisi.  

Ma intanto, se sei rimasto sul lungomare e l’orologio segna le 12, non puoi rinunciare all’aperitivo napoletano per eccellenza: piattino di “o’per e o’muss”, tarallonzogna e pepe” e birra gelata. A prescindere dalla stagione: tanto il sole non manca mai. Goditi la vista sul Vesuvio ma conservati lo stomaco, da un momento all’ altro sarà già ora di pranzo, e lì si che c’è veramente l’imbarazzo della scelta.  

Spazio, quindi, alla fantasia, al desiderio ed affidati al tuo olfatto. 

Stavolta però dedica più tempo al pasto, goditelo e se qualcuno ti dirà “assiettete e mangia” non disdegnare. 

Che sia Ragù, Pasta e Patate, Spaghetti con le vongole, Genovese, Parmigiana di melanzane, Salsicce e Friarielli, Cuoppo di fritto misto e/o di mare, Zuppa Forte, Baccalà, Polpette e Braciole, le cucine pronte a servirti come un re sono tante e allora non ti resta che scegliere. 

Posti in cui goduria e folklore si incontrano, le trattorie sono un must dell’offerta enogastronomica campana.  

Se da via Toledo ti sposti in uno dei quartieri popolari più belli e famosi di Napoli, i Quartieri Spagnoli sarai travolto dalla simpatia e dal calore dello staff della storica trattoria “Da Nennella” (patria della pasta e patate con la provola). Prezzi accessibili a tutti, porzioni e risate abbondanti la rendono luogo di gradimento per chiunque. Stessa storia per le trattorie “Da Vittorio”, “Elvira” e tutte le altre cucine popolari sparse tra il centro storico e la collina del Vomero.  

Dopo un ottimo primo però, si sa, resta sempre un po’di spazio per il dolce: il babà è un evergreen, ma il ‘Fiocco di neve‘ della pasticceria ‘Poppella‘ (con la sede storica in Via Arena della Sanità 29) rappresenta un’alternativa più moderna.  

NAPOLI IN UN GIORNO
Credits: Piccolericette.net

In clima estivo, però, si può optare decisamente per il gelato! Altro prodotto che a Napoli si trova facilmente e di qualità eccellente: ‘Mennella’Soave‘ e ‘Casa Infante‘ sono i più noti. 

Pensi che il meglio sia arrivato? Allora ti sbagli! O semplicemente hai dimenticato la protagonista indiscussa della storia di una città e del suo popolo intero: che sia gourmet, tradizionale, alta, a ruota di carretto o fritta la scelta è una sola e si chiama pizza! 

Poche indicazioni in merito, a Napoli è veramente difficile trovare una cattiva pizza. Meglio scegliere in base alla zona in cui ti trovi. 

Ovviamente, se sei nei pressi della stazione centrale, il primo nome che viene in mente è ‘Da Michele, il tempio della pizza tradizionale napoletana, quella enorme che sborda dal piatto e presentata nelle uniche versioni margherita e marinara. 

Al centro storico è la zona di ‘Via Tribunali’ il cuore fumante! Una strada che profuma intensamente di pomodoro e basilico. Potremmo definirla l’equatore partenopeo.  

Sorbillo’, ‘Di Matteo’, ‘Vesi’ e ‘I Decumani’ sono alcuni nomi storici consigliati.  

Come storiche e gustose sono le pizze di ‘Gorizia’, ‘La Notizia’, ‘Acunzo’ e ‘La Caraffa’: tutte in zona Vomero.  

 
Sarebbe sicuramente possibile continuare ad elencare specialità e cucine imperdibili quando si parla di Napoli. È un posto in cui il cibo è cultura, passione e storia. È un luogo che vive nei pentoloni consumati delle signore di ogni quartiere.  

Le signore napoletane sono le vere custodi della tradizione e del sapere gastronomico; maghe bizzarre e vivaci che donano anima alle loro pentole, padelle e quindi alle pietanze stesse.  

Credits: Shutterstock

Cibo è senso di appartenenza; perciò non vi meravigliate se un napoletano, prima di qualunque altra cosa, vi chiederà: “hai mangiato?” 

Argomento principale, motivo di litigio, dubbio amletico.. “Dove ceniamo stasera?” è uno di quei messaggi che intasa le chat di gruppo su Whatsapp dal venerdì alla domenica.

Sarà che a Napoli ci insegnano a vedere il pasto come un momento di condivisione e riunione; ogni scusa è buona per incontrarsi e parlare del più e del meno con le persone a cui teniamo. Allora ok, andiamo a cena: ma cosa mangiamo nella “Napoli by night“? E dove?

Le alternative sono veramente numerose e per tutti i gusti! Innanzitutto provate a dividere le vostre preferenze in macrocategorie. Sicuramente dopo un po’ otterrete le fazioni “Pizza”, “Panino”, “Sushi”, “Carne”. Se siete curiosi e aperti a tutto (ma soprattutto delle buone forchette) sarà facile giungere ad un compromesso ed eccovi dunque alla scelta del locale.

Napoli by night

Per gli ultimi romantici, quelli fedeli alla pizza per intenderci, c’è l’imbarazzo della scelta: siamo a Napoli e sarebbe assurdo il contrario. Tradizionale o gourmet, la pizza è la scelta che più spesso riesce a far felici tutti ed oltre ai nomi più noti (‘Da Michele’, ‘Sorbillo’, ‘Starita’, ‘Di Matteo’, ‘Gorizia’) ci sono tanti maestri pizzaioli che hanno scritto il proprio nome nella “Hall of Fame” della categoria. Alcuni esempi sono ’50 Kalò’, ‘La Notizia’, ‘Acunzo’, ‘Gaetano Genovesi’, ‘Spicchi d’Autore’, ‘Vesi’, ’10 Diego Vitagliano’, ‘Carmnella’, ‘Regina Margherita’, ‘Vincenzo Capuano’. Per il ripieno fritto da non perdere ‘Isabella De Cham’, ‘La Masardona’, ‘La figlia del presidente’, ‘De Figliole’ e ‘Zia Esterina Sorbillo’.

Non molto diverso il discorso per gli appassionati del panino, una scelta che è ormai un “must” tra le offerte enogastronomiche di qualsiasi posto e Napoli, chiaramente, non si fa trovare impreparata. Hamburger succulenti, salsicce a punta di coltello, pollo fritto, burger vegetali e salse gustose regnano all’interno dei soffici “Bun” che sono sempre più spesso realizzati con innovativi impasti home-made. Potrete gustarne di diversi, dai più sofisticati a quelli di dimensioni importanti: quindi non appesantitevi a pranzo o durante l’aperitivo! Innovative le proposte di Egidio Cerrone (aka ‘Puokemed’) nel suo ‘Puok Burger Store’, ormai un vero e proprio santuario del panino a Napoli che ottiene da sempre i consensi di tutti, e di Mario Tortora con la sua ‘Paninomacelleria’. Entrambi sono take-away. Se invece volete gustare il vostro panino stando più comodi in un locale, magari sorseggiando una buona birra artigianale, allora scegliete i gustosi panini di ‘12 Morsi’, ‘Bun House’, ‘L’Oca Nera’, ‘Penny Black’ e ‘Herr Daniel’. Qualità in cucina e cura delle location.

Per chi invece volesse rinunciare ai carboidrati ma non al gusto, le opzioni non mancano. Partendo dalle numerose offerte delle bracerie (o per meglio dire “Steak House”) fino ad arrivare a quella più fresca ed orientale dei sushi e noodles Bar. I templi della carne sono locali dallo stile variabile, talvolta rustico talvolta ricercato e moderno. L’elemento comune tuttavia è uno solo: la griglia rovente, cuore di qualsiasi braceria che si rispetti.  Anche in questo caso si distinguono alcuni nomi eccellenti come ‘Braceria Pastore’, ‘Agribraceria Fattoria Carpineto’, ‘Griglieria Zio Jack’, ‘Meatin’ e ‘Cantina La Barbera’. Per chi preferisce la cucina asiatica allora spazio a nigiri, sashimi, uramaki, ramen, bao e chi più ne ha più ne metta. Da provare ’Osushi’, ‘Omu’, ‘Hachi’, ‘Iki’, ‘Otoro’ per il sushi;  ‘Ramen Shifu’ e ‘Staj Noodle Bar’ per il ramen e i soffici bao.

Napoli by night

Queste sono solo alcune tra le alternative migliori che potrete trovare nella “Napoli by night” se decideste di andare a cena fuori, ma sono tutte da provare e quindi siate curiosi e buon appetito!

Umberto Esposito

Avreste mai pensato di preparare la pizza napoletana a casa vostra?

Durante questi ultimi giorni ci troviamo di fronte ad uno stop forzato, che ci permette di trascorrere più tempo in casa con i nostri cari. Ci sembra un’ottima idea quella di approfittarne per metterci ai fornelli e trascorrere con golosità questi momenti! Uno dei piatti ai quali noi italiani non sappiamo rinunciare è la pizza: un must have del weekend, che per alcuni rappresenta il pasto ideale anche a colazione! Ebbene, è arrivato il momento di sperimentare: vi lasciamo qui di seguito una ricetta molto semplice e veloce per preparare la pizza napoletana direttamente a casa vostra.

INGREDIENTI per 4 persone (circa 2 teglie)

  • 500 gr di farina di grano tenero tipo 00
  • 300 ml di acqua
  • 20 gr di lievito
  • 15 gr di sale
  • 4 cucchiai di olio evo
mani di un bambino che impastano la pizza

PROCEDIMENTO

Prendete una scodella abbastanza profonda, versate la farina, sbriciolate il lievito e aggiungete l’acqua un po’ per volta. Dopo una prima impastata, di almeno 10 minuti, aggiungete il sale e l’olio, e continuate energicamente per altri 15 minuti. Il risultato dovrà essere una pasta liscia e compatta.

Dividete il composto in 2 panetti e riponeteli in 2 scodelle, entrambe ben sigillate da pellicola trasparente (o coperte da un panno umido); riponete in un luogo asciutto e possibilmente tiepido (ad esempio all’interno del forno leggermente riscaldato) e lasciate riposare per almeno 3 ore.

Estraete i panetti dalle ciotole e lavorateli uno alla volta. Potete decidere di stenderli o su un piano infarinato o direttamente nella teglia precedentemente oleata. Una volta steso l’impasto, potete procedere alla farcitura che desiderate, ad esempio una Margherita. In questo caso vi serviranno: pomodoro, mozzarella, sale, olio e basilico. La mozzarella potrete tagliarla a cubetti qualche ora prima di condire la pizza, e riporla in frigo in un colino. Questo vi permetterà di eliminare i residui liquidi in eccesso. Il pomodoro invece andrà leggermente salato prima di stenderlo sull’impasto. Vi consigliamo una passata o, ancor meglio, un pomodoro pelato, ad esempio il San Marzano, ideale per la pizza napoletana. Aggiungete qualche fogliolina di basilico e fate un piccolo giro d’olio prima di infornare.

Infornate la pizza in forno preriscaldato a 250° per circa 15 minuti. Se avete optato per una margherita, vi sveliamo un altro piccolo trucco: aggiungete la mozzarella a metà cottura per preservarne la consistenza! All’uscita, aggiungete le foglie di basilico rimaste e un filo d’olio a crudo, che esalta i sapori.

La vostra pizza napoletana è pronta! Fateci sapere se la ricetta vi è piaciuta! Potrete taggarci nei vostri post o nelle vostre stories Instagram e Facebook utilizzando il tag @la.buona.tavola e l’hashtag #labuonatavola

www.labuonatavola.org

Ersilia Cacace

C’era una volta la pizza a ruota di carro, poi al bancone si sono avvicinate mani giovani e i cornicioni si sono alzati. A volte moltissimo. È nata così la pizza canotto, la tonda che si sviluppa più in altezza che in diametro e dal cornicione molto pronunciato. Una pizza contemporanea per sapore e immagine. Tanti la amano, molti la criticano, i giovani adorano mangiarla e fotografarla.
Da un estremo all’altro della provincia di Napoli tanti sono tanti gli esempi di questa nuova tipologia di pizza tutta da gustare.
Pompei non è solo terra di mito e di storia, ma è anche meta di intense esperienze culinarie. È proprio qui che a due passi dagli scavi e dal celebre Santuario, che sorge la Pizzeria La Cosacca in via Lepanto 271/273.
La pizza è leggera: la sensazione è quasi quella di mangiare una nuvola impalpabile. L’impasto è altamente digeribile (l’idratazione è pari al 70%) e la consistenza friabile e fragrante. La farina è un blend di tipo 0 al 90% e tipo 1 al 10%.
Le mani del pizzaiolo più che ammaccare il panetto, lo accarezzano. Il risultato è un cornicione ben alveolato, cavernoso ma leggero, a contorno di una pizza semplicemente deliziosa.
Ci troviamo dinanzi a una tipica pizza canotto, quel canotto divenuto simbolo di una nuova generazione di pizzaioli pronti a mettere in discussione la tradizione napoletana per veleggiare verso i lidi di una pizza contemporanea che rispetta il passato ma ha lo sguardo rivolto al futuro.
Al banco della Pizzeria La Cosacca troviamo Stefano De Martino, giovane ma già esperto pizzaiolo dotato di grande talento e creatività. “Ho perfezionato l’impasto nel tempo, con prove e riprove”, ci racconta Stefano. “L’impasto attuale è una biga solida al 90% e un poolish al 10%”, prosegue, “la vera particolarità sta nel non utilizzo di farine separate, ma di un blend di 0 e 1 già nei prefermenti.”. Il risultato? Una farina non raffinata e una pizza altamente digeribile.
Pizzeria La Cosacca

In occasione della presentazione alla stampa del rinnovato menù, Stefano ha proposto quattro new entry “pizzose che hanno conquistato gli occhi e il palato dei presenti.
Da un’emozionante pizza con crema di friarielli, fior di latte di Agerola, Lardo di maialino nero, tarallo sbriciolato e fili di peperoncino ad una splendida vellutata di cipolle ramate di Montoro sfumate con grappa barricata, fior di latte di Agerola, pancetta croccante di maialino nero e fonduta di formaggi stagionati.
Segue poi un’eccellente pizza cosacca rivisitata, da lui battezzata Cosacca 2.0., perfettamente equilibrata, caratterizzata da un sapore verace ma al contempo delicato: un prodotto moderno realizzato con tecnica sopraffina che omaggia brillantemente la tradizione partenopea e il nome del locale.
Senza dubbio la pizza che ha lasciato di stucco è stata quella dedicata al magazine La Buona Tavola e al suo direttore Renato Rocco. Una pizza con crema di papaccelle, fior di latte di Agerola, tuorlo d’uovo fritto e scaglie di Cacioricotta cilentana.
Prima di consumare con voracità la pizza, giusto il tempo di tempestare di foto e video quest’opera d’arte contemporanea degna di entrare nell’olimpo social del pornfood napoletano.
Pizzeria La Cosacca

Per quanto riguarda il locale, le sale sono semplici ma accoglienti e risultano dominate dai caldi toni del dorato.

Pasquale Garofalo, patron della Pizzeria, ci ha confessato il sogno di espandere il brand “La Cosacca”. “Da circa cinque mesi ho intrapreso quest’avventura imprenditoriale nel campo del food e dell’enogastronomia. Il progetto è quello di espandere il format da Pompei ad altre piazze campane”. 

Non ci resta che augurare in bocca al lupo a Pasquale e di consigliarvi, se siete alla ricerca di un’ottima pizza a Pompei,  la Pizzeria La Cosacca in Via Lepanto 271/273.

Marianna Somma

 

È da poco più di due mesi che ad Avellino ha aperto Lievitum ed è stato da subito un successo. Questa nuova pizzeria nasce da unidea di Arturo Mangiapia, che da Napoli ha deciso di portare la pizza napoletana nel capoluogo avellinese. 

Lievitum

«Lievitum nasce da una esperienza precedente. Avevo una pizzeria a piazza Vittoria a Napoli con Vincenzo Capuano, ma ad un certo punto ho deciso di iniziare una nuova avventura. Ho scelto Avellino per portare i sapori della mia città, anche perché qui ho dei familiari che mi hanno aiutato nella ricerca del locale e nel dare corpo a questa esperienza, nella quale non sono solo. Come me ci sono mio fratello Raffaele, e i pizzaioli Giorgio Riccio e Raffaele Marigliano». Lievitum è un brand dalle caratteristiche giovanili e “free”, pensato nei minimi dettagli. «Quando bisognava scegliere l’aspetto del locale, ci siamo affidati all’architetto Mario Sorrentino, che ha realizzato, per noi, questo ambiente moderno, accogliente e colorato. Si discosta dalle pizzerie classiche nella scelta delle tovagliette singole al posto del tovagliato di stoffa e per il design originale».

Lievitum

Ma il punto di forza di Lievitum è sicuramente la pizza. L’impasto è composto da un blend di farine Vigevano tipo 0 e tipo 1, lievitato dalle 24 alle 36 ore. La cura di particolari, come la giusta temperatura dell’acqua o del sale, rende unico il gusto di questa pizza che si arricchisce di farciture di qualità. «Per le nostre pizze usiamo solo prodotti di altissima qualità per non deludere mai il cliente. Così nascono pizze uniche come la Lievitum, composta da Fior di Latte di Agerola, Carciofini Ortocori, Lardo Stagionato, Basilico fresco, Olio Evo Bio; oppure la Polpettine & Fiocchi Di Ricotta con Pomodoro San Marzano DOP, Provola di Agerola affumicata in paglia, Fiocchi di Ricotta di Bufala Campana, Polpettine di Carne, Basilico Cristallizzato, Olio Evo Bio». 

Lievitum

Lievitum non è solo pizzeria, poiché propone i piatti tipici della cucina napoletana e la classica e appetitosa frittura, sia a pranzo che a cena. Tutto accompagnato da etichette pregiate di birre artigianali e vini d’eccellenza. E siccome “la pizza è di tutti”, da Lievitum è possibile degustate anche la pizza senza Glutine. Con i suoi due piani e oltre cento coperti, Lievitum si sta configurando come una importante realtà nel centro storico di Avellino, dove professionisti, giovani e famiglie possono degustare, in un ambiente accogliente e professionale, la vera pizza napoletana e i piatti più gustosi della tradizione partenopea.  

Amalia Vingione

 

maglioneNapoletano di nascita e avellinese d’adozione, il pizza chef Giuseppe Maglione è proprietario della pizzeria “Daniele Gourmet” in pieno centro di Avellino, lungo il viale Italia.

“Daniele Gourmet” dispone di ben 150 coperti, con disponibilità di ulteriori posti nel de hors in strada, è dotato inoltre di un reparto gastronomico per la vendita di prodotti appositamente selezionati da Giuseppe e di un angolo enoteca, a completamento di quello che vuole essere un ensemble di tradizione, innovazione ed esaltazione del territorio.

Nata per omaggiare il nome di sua nonna Anna Daniele, che aprì la sua prima pizzeria nel 1965, la Daniele Gourmet è il coronamento di un sogno famigliare cioè quello di vedere più pizzerie sotto il nome “Daniele”. Ad oggi, infatti sono tre le pizzerie sulle cui insegne campeggia il cognome di nonna Anna.

<<Il mio obiettivo è quello di tornare alla pizza originale, utilizzando un impasto diretto – fatto con farine di tipo 2 – ricavato da grani selezionati. L’impasto così è altamente digeribile ed è perfetto per la temperatura elevata dei forni>> ci dice Giuseppe che insegue l’innovazione della pizzeria napoletana senza però dimenticare la tradizione: <<si parte sempre dalla tradizione, poi solo studiando si possono cambiare i canoni>>. Infatti, oltre all’impasto tradizionale e gluten free (cotto in un forno diverso), è possibile trovare impasti speciali come quello al limone, alle noci e al cacao che Giuseppe sapientemente abbina ad ingredienti di grande qualità.

Con grande serietà, Giuseppe Maglione garantisce, infatti, ai suoi clienti una qualità gastronomica indiscussa: <<scelgo farine ed ingredienti quasi esclusivamente campani DOP, Igp e appartenenti ai Presidi Slow Food>> precisa.

Alla domanda quale pizza pensi sia possibile considerare il tuo cavallo di battaglia, Giuseppe con grande sensibilità verso quello che sono “figlie sue” risponde: <<nel menu di Daniele Gourmet ci sono circa 30 pizze, non ne ho una preferita. Sono tutte alla pari>> ma, alla fine, riusciamo a strappargli un consiglio <<Consiglierei certamente la mia Violetta condita con patata viola, provola di Agerola, speck, caciocavallo e pomodorino confit che molti miei colleghi hanno tentato di copiare.>>

Pizzeria-Daniele-Pizza-Violetta-È certamente una delle pizze più richieste dai clienti, dove l’insieme di ingredienti, sapientemente studiati per amalgamarsi all’impasto, il suo cornicione leggermente croccante formano un equilibrio perfetto. Non vi resta che provare!

 

 

Marika Manna

Guglielmo Vuolo, pizzaiolo e imprenditore napoletano, garantisce un’autentica esperienza di gusto nelle sue pizzerie, con le specialità di buona e verace pizza napoletana. A Napoli e a Verona, le città dove Vuolo gestisce i suoi locali, ed a Firenze dove è consulente dello storico ‘Caffè Italiano’, l’imprenditore del mondo pizza afferma il suo amore per la tradizione gastronomica napoletana, fatta di passione per i sapori autentici e prodotti di eccellenza campani.

L’obiettivo che guida Guglielmo Vuolo nello svolgere con passione la sua attività è creare un prodotto artigianale unico ed irripetibile, a sua detta si realizza così una pizza dall’autentica napoletanità. <<L’essere napoletano è imperfetto nella sua perfezione, ricco di contaminazioni e sfaccettature non smette mai di sorprendere. Così dovrebbe essere la vera pizza napoletana>> spiega Guglielmo Vuolo attingendo dalla storia della sua città.

La sede napoletana  di Guglielmo Vuolo, in via Mergellina 4A, vuole essere un omaggio alla sua generazione di pizzaioli, che con lui giunge alla quarta. <<È una passione di famiglia dedicarsi al prossimo producendo una pietanza sostanzialmente umile e nata in un contesto di necessità come la pizza >> spiega  Vuolo. <<I capostipiti di questa arte in famiglia furono i miei bisnonni – ha proseguito – la madre di mia nonna era solita preparare in casa le pizze insaporendole con pomodoro, origano e qualche pesce rimasto invenduto dal mio bisnonno, che di mestiere faceva il pescatore. L’alternativa bianca, molto gettonata dai clienti dell’epoca, era la pizza con sugna, sale e pepe. Benché fosse più economica dell’olio d’oliva, la sugna dava un prodotto molto gustoso>>, Vuolo racconta così un breve capitolo di storia della pizza.

Il punto vendita di Mergellina, proprio in virtù del valore generazionale, si chiama ‘4A Pizzeria di Guglielmo Vuolo’: <<Io ed il mio socio Stefano Ferrara abbiamo scelto il quattro per rappresentare il numero delle generazioni che, nelle nostre famiglie, hanno prodotto la pizza con passione, ma non solo. Quattro è anche il numero civico del locale e il numero dei fratelli che insieme a me svolgono questo fantastico mestiere. Facendo parte dell’Associazione Veraci Pizzaiuoli Napoletani, il Vuolo riconosce allo storico ente il ruolo di difesa della tradizione, il rispetto del disciplinare della pizza e l’esclusivo utilizzo dei prodotti campani, fra i quali l’immancabile pomodoro del Piennolo del Vesuvio, ingrediente principe di una signora pizza.

Nel quartiere Barra di Napoli la pizzeria trattoria Gianmarco Castello è un apprezzato punto di riferimento per gli estimatori della tradizionale pizza napoletana. Il locale di via Volpicelli prende il nome dal suo fondatore, pizzaiolo di lunga data. Negli anni Novanta, quando era giovanissimo, Gianmarco Castello ha iniziato a viaggiare per lavoro, mosso dalla passione per l’arte bianca.

Una vocazione che egli scopre di avere all’età di 12 anni. “Sono rimasto affascinato dalle gesta del pizzaiolo quando ero un ragazzino, durante l’inaugurazione di una pizzeria del Vomero. Da quell’occasione è scattata in me la curiosità di provare a creare una pizza con le mie mani” ha spiegato il pizzaiolo imprenditore.

Per diverso tempo Giammarco Castello è stato identificato come “il pizzaiolo di Luna Rossa“, pseudonimo che gli deriva dalla pizzeria take away che ha fondato nel 2005 a San Giovanni Teduccio. Il 2014 è l’anno di una nuova era per l’imprenditore della pizza, che lascia esperienza della pizzeria d’asporto per sposare un concetto di accoglienza per l’ospite.

La tradizione di Via dei Tribunali approda nel quartiere Barra

“La Pizzeria Trattoria Gianmarco Castello offre un’esperienza attorno al prodotto pizza – spiega il pizzaiolo imprenditore – l’attuale punto vendita si distingue per la bontà delle materie prime, per il gusto di una pizza di concezione tradizionale e per la cordialità dei collaboratori di sala che svolgono un servizio sempre impeccabile”.

Il locale di via Volpicelli predilige un concetto tradizionale per la pizza. La celebre pietanza partenopea viene proposta nel classico stile a “ruota di carro”, detto anche di Via dei Tribunali, la strada delle storiche pizzerie di Napoli. Anche l’offerta della ristorazione rispetta i codici storici della gastronomia partenopea, con piatti che si possono definire dei senza tempo del gusto. La pasta patate e provola come anche la pasta e fagioli alla napoletana, sono l’essenza di una cucina tipica portata avanti dalla famiglia Castello.

La margherita con la Mozzarella di Bufala è pura goduria per il palato. “L’ usanza di schiacciare a mano i pomodori in scatola ci permette di non disperdere l’amaro dai semini, in questo modo otteniamo una salsa di pomodoro dal gusto equilibrato” spiega Gianmarco Castello. Non mancano le nuove proposte come la pizza con la crema di carciofi, mozzarella di Bufala, scaglie di parmigiano e pepe. La quintessenza del gusto viene raggiunta con la Pizza a Stella: cinque punte che racchiudono ognuna un ripieno diverso dall’altra. La stagione calda viene accolta con una pizza speciale: il disco di pasta viene farcito con tutti gli ingredienti freschi per insalata. È in cantiere il progetto di aprire, sotto il nome di Gianmarco Castello, una nuova pizzeria dall’anima gourmet, una realtà che promette di svilupparsi sulla massima ricerca delle materie prime, come la farina, vero sinonimo di qualità della pizza.

La cultura napoletana incontra quella spagnola a Pomigliano D’Arco: il risultato è Nadrid – Pizza y Tapas. Un format di cucina fusion che porta a tavola il bagaglio gastronomico di due realtà lontane ma con diversi punti di contatto. “Nadrid nasce dalla voltà di riscoprire le radici storiche di Napoli. È stata capitale del Regno delle Due Sicilie, dove per secoli hanno governato i re di Spagna della dinastia dei Borbone” ha spiegato Carmine Montella, il titolare della pizzeria ispano-napoletana.

Un legame celebrato attraverso il “food”.

Si tratta di una realtà gastronomica molto giovane, Nadrid ha infatti aperto nell’ottobre del 2018. Solo cinque mesi di attività ma carichi di energia, grazie a un ristoratore giovane e pieno di entusiasmo per il suo progetto. Carmine Montella ha lavorato nella ristorazione a Madrid e a Barcellona, dove ha potuto di innamorarsi della cucina e del modo di vivere alla spagnola. “Prima di aprire questo format a Pomigliano D’Arco, ho gestito un ristorante di cucina spagnola – spiega Montella – paella e tapas erano all’ordine del giorno”.

“Il concetto della pizzeria ispano-napoletana è celebrare il gusto del più tipico dei piatti partenopei, la pizza, e dei celebri antipasti della cucina spagnola, le tapas” ha spiegato il pizzaiolo di Nadrid, Armando Califano. Pizza e tapas, nella realtà di Nadrid, è un binomio che richiama subito il matrimonio tra la cucina spagnola e quella napoletana: insieme per dare vita a una tavola gustosa e ricca di prodotti di alta qualità.

“Nella nostra filosofia di pizzeria non concepiamo il gourmet, inteso come stravolgimento dell tradizione – spiega Carmine Montella – ma solo l’incontro delle tipicità artigianali e agroalimentari dei due Paesi portavoce del nostro progetto, la Spagna e l’Italia con la città di Napoli”. Pizzeria Nadrid propone due modi di trasmettere il concetto di tradizione: uno in chiave partenopea e l’altro è prettamente fusion.“Nel menu proponiamo una selezione di pizze storiche, fra queste vanno citate la Marinara, la Cosacca e lo Scarpariello” spiega Carmine Montella. “C’è poi un menu in cui la pizza diventa supporto per sfiziose ricette. Ricordiamo la Pizza Nadrid, dove abbiamo una Pacchetella del Piennolo Dop, un Pomodorino giallo del Vesuvio, una Mozzarella di Bufala Dop e un pregiato Jamon Iberico” ha proseguito il titolare di Nadrid.

 

 

Anche l’arredamento rispecchia il progetto di unire la cultura spagnola e napoletana in un “fusion” di successo: “Lo stile di Nadrid è decisamente industrial – spiega Montella – pareti con mattonelle bianche, richiami alla fabbrica e tavoli di marmo sono richiami alla tradizionale pizzeria napoletana. I quadri di Carlo III e Filippo V rappresentano il legame che Napoli ha con la Spagna”.

 

 

 

Dopo l’ultima apertura Italiana a Firenze, “Michele in the world”, concessionaria dei diritti d’immagine de L’Antica Pizzeria Da Michele , è lieta di annunciare una nuova sede negli USA, nella città di Los Angeles.

Dal 22 Febbraio 2019, a ridosso della notte degli Oscar, anche ad Hollywood si potrà mangiare la pizza che ha fatto innamorare Julia Roberts, protagonista del film ”   Mangia, Prega e Ama”.

Nasce nel 2014 l’idea di aprire un’Antica Pizzeria Da Michele in America, dopo le prime due aperture Giapponesi che  hanno dato lo stimolo e l’idea a Francesco Zimone,  imprenditore Napoletano, già manager in Barilla di essere protagonista di questa nuova sfida  del progetto Mitw, con l’augurio di aprire una serie di pizzerie, con lo stesso marchio  dell’Antica pizzeria da Michele ,in altre città degli Usa.

Zimone ha al suo fianco un solido ed entusiasta gruppo di investitori e, ad oggi,detiene l’esclusiva negli USA del Brand Da Michele .

Anche questa volta Michele in the world si distingue per lungimiranza e innovazione: primo brand importante di pizza ad aprire in Giappone e primo brand ad aprire a Roma.

Mitw si conferma franchising camaleontico, che adatta la tradizione di Michele al luogo in cui apre la sua pizzeria. Nasce, ora, L’antica Pizzeria da Michele a Hollywood, che alla tradizione della pizza Napoletana unisce il glamour, le luci della Mecca del cinema e la shining life delle spiagge Californiane.

 

L’Antica Pizzeria Da Michele Los Angeles

1534 North McCadden Place,

Hollywood  90028

Antonio Starita, Francesco Martucci e Luigi Cremona presidenti di giuria

L’organizzatore Attilio Albachiara: “Quest’anno per i pizzaioli concorrenti anche test di teoria generale”

Prove pratiche sulla preparazione di una pizza Margherita o Marinara ma anche test di teoria generale. E’ questa la novità della quarta edizione del Trofeo Pulcinella che si svolgerà alla Mostra d’Oltremare di Napoli il 24 e 25 settembre prossimi.

Attilio Albachiara, presidente dell’Associazione Mani D’Oro e organizzatore della gara, ha voluto dare spazio, per la prima volta, anche alla conoscenza teorica sulle tecniche di impasto, di lievitazione, maturazione, cottura.

La competizione vedrà impegnati cento pizzaioli, ciascuno con la propria farina e il proprio impasto.

Le iscrizioni sono aperte. Ci si può iscrivere direttamente dal sito internet www.manidoro.pizza

Saranno accolte le prime cento domande pervenute.

Come lo scorso anno, saranno due le categorie: pizza napoletana (la cui giuria è capitanata dal presidente dell’Unione pizzerie storiche – Le Centenarie, Antonio Starita) o pizza contemporanea (la cui giuria è guidata da Francesco Martucci).

Per entrambe sarà possibile realizzare soltanto pizza Margherita o pizza Marinara, escludendo ogni altro tipo di farcitura. Ciascun concorrente porterà con sé il proprio panetto precedentemente preparato e gli ingredienti che intende utilizzare: la pizza sarà cotta negli esclusivi forni Marana (l’azienda che ha brevettato il forno Napulé). Ciascun concorrente avrà 10 minuti di tempo per effettuare la sua performance. 

I pizzaioli delle due categorie, al termine della prova tecnica, dovranno sostenere anche un esame orale con domande teoriche affidate ad una terza giuria competente presieduta dal gastronomo Luigi Cremona.

Oltre al voto tecnico della giuria, i concorrenti ne riceveranno un altro, che  sarà loro assegnato attraverso una votazione online che si effettuerà, a partire dal 24 settembre, quindi al termine delle gare, accedendo al sito www.manidoro.pizza.

Per ciascun concorrente sarà predisposta una scheda con foto e votazioni, al fine di garantire la massima trasparenza possibile.

La premiazione avverrà il giorno 25, nel corso di una cena di gala, alla quale sono invitate a partecipare autorità cittadine, regionali, esperti del settore, giornalisti e social influencer nonché i presidenti dell’Associazione Pizzaiuoli napoletani, Sergio Miccù e della Verace Pizza, Antonio Pace.

La competizione vedrà poi alcuni momenti dedicati alle “menzioni speciali” da parte dei partner dell’iniziativa che consegneranno premi legati ad alcune specialità.

Main sponsor dell’iniziativa è una presenza oramai consolidata:  Agugiaro & Figna con le sue farineLe 5 Stagioni”.

Tra i sostenitori non mancano, anche quest’anno, le aziende dei prodotti top della dieta Mediterranea, a partire dal pomodoro. Sarà presente l’imprenditore Francesco Franzese de “La Fiammante”, azienda che produce conserve alimentari da oltre 50 anni, puntando al costante miglioramento produttivo, senza mai trascurare la propria storia e il rapporto di fiducia con il consumatore.

Accanto a loro, il caseificio Beneduce  che produce un fiordilatte studiato appositamente per le pizze e l’azienda GMetal nota, tra l’altro, per la produzione di pale per la pizza. Tra le new entry di quest’anno anche un birrificio artigianale campano: si tratta di “Che birra”, azienda di Cardito che ha lanciato anche il senza glutine e il biologico.

“Siamo contenti – ha detto l’organizzatore, Attilio Albachiara – che il Trofeo stia crescendo. Quest’anno abbiamo già avuto richieste di partecipazione da parte di pizzaioli provenienti da vari continenti. Tra le novità – ha aggiunto – abbiamo introdotto il test di teoria generale perché riteniamo che ciò sia doveroso per quella che è sempre più una professione. Tra i criteri per la valutazione delle pizze ci saranno dunque la pulizia, la manipolazione degli impasti, la cottura, la tecnica utilizzata, ma anche la competenza scientifica. Qualcuno ci aveva chiesto – ha proseguito Albachiara – di aumentare il numero di partecipanti: abbiamo invece ritenuto opportuno mantenere i cento per garantire a ciascun partecipante la massima attenzione”.

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Ufficio stampa Trofeo Pulcinella: BC COMMUNICATION SERVICES

Firmata l’intesa con il prestigioso ateneo giapponese Ritsumeikan University.
AVPN inaugura una nuova “succursale” per i pizzaioli del Giappone

E’ la seconda scuola aperta nel Paese del Sole Levante dopo Osaka.
Entrano 9 nuovi affiliati nella delegazione nipponica dell’Associazione,  la terza più grande al mondo dietro Italia e Usa.

E’ sempre più internazionale il carattere dell’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN), che consolida di anno in anno la sua presenza in giro per il mondo con un numero crescente di affiliati e di nuove scuole dedicate all’antica arte del pizzaiolo napoletano, dichiarata patrimonio Unesco.

Ultima, in ordine di tempo, quella appena inaugurata a Kyoto al fianco della Ritsumeikan University, tra i più importanti e prestigiosi atenei giapponesi, che ora ospita il corso per pizzaioli veraci all’interno della neonata facoltà di Food Management.

L’apertura e la firma del protocollo d’intesa – suggellate dalla prima accensione simbolica di un forno a legna tradizionale napoletano – si sono svolti alla presenza di Antonio Pace, presidente di AVPN, Mikio Yoshida, rettore della Ritsumeikan University, Toshio Asakura, preside della facoltà di Food Management, e Stefano Auricchio, direttore generale di AVPN, ma anche dei rappresentanti della delegazione locale dell’Associazione, che, oltre ad essere la terza più grande al mondo dietro Italia e Usa, è sempre più corposa. In occasione del taglio del nastro, la delegazione AVPN Japan ha infatti accolto ufficialmente altri 9 nuovi membri (Campanile, Zizi, Pizzeria, Il Blueno, Pizzeria Hiro, Pizzeria 21, Maria, Pizzeria Bel Gioco, Pizzeria Napoli) arrivando così complessivamente a 77 affiliati.

Diventano quindi due le scuole AVPN attualmente avviate in Giappone: a maggio 2017 è stata la volta di Osaka, dove l’Associazione ha mosso i suoi primi passi ‘accademici’ in collaborazione con la scuola Jogakuin, mentre ora è il turno dell’antica capitale imperiale che ospita uno degli atenei più antichi del Paese, risalente addirittura al 1869.

AVPN“Con il Giappone condividiamo l’assoluto rispetto per le tradizioni – ha detto Antonio Pace, presidente di AVPN – ma anche l’amore per la semplicità e la qualità delle materie prime in cucina. Cosa di cui siamo consapevoli da sempre. Ma riuscire a trasformare nel tempo la Vera pizza napoletana da prodotto quasi sconosciuto ai giapponesi ad una disciplina di studio riconosciuta da un’università di altissimo profilo è un risultato che certamente non era così scontato e che ci inorgoglisce molto. Il merito va senza dubbio al grande lavoro portato avanti in questi anni sul fronte della promozione e della presenza strutturata in loco. Dal 2007 abbiamo infatti creato una nostra delegazione, tra le più importanti al mondo, oggi rappresentata da 12 fiduciari a livello regionale e da uno chef leader a livello nazionale, Nakanishi Yasuyuki”. 

La giornata inaugurale della nuova scuola AVPN a Kyoto si è conclusa con un seminario tecnico sulla Vera Pizza Napoletana, a cura del maestro pizzaiolo Attilio Bachetti, e con una serata di gala – alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni locali – che ha celebrato il prodotto iconico del made in Italy, ora protagonista di un percorso accademico aperto agli allievi dell’Università ma anche ai tanti giovani giapponesi desiderosi di diventare pizzaioli professionisti. Per la nuova scuola nipponica sarà applicato il tradizione format didattico “Verace” utilizzato con successo a livello mondiale, anche nelle scuole di Napoli, Los Angeles, Città del Messico e Osaka. Sotto la guida esperta degli istruttori AVPN vengono affrontati tutti i principali aspetti teorico-pratici connessi alla realizzazione della Vera pizza napoletana e alla conoscenza dei prodotti della filiera. La didattica prevede inoltre un esame finale e ulteriori corsi di aggiornamento a Napoli per i più meritevoli.

 

L’ASSOCIAZIONE VERACE PIZZA NAPOLETANA
Promuovere e tutelare, in Italia e nel mondo, la vera pizza napoletana, prodotta e lavorata secondo le antiche tradizioni e usanze partenopee. E’ questa la mission dell’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN), che da oltre trent’anni è in prima linea nella difesa delle pizzerie, dei pizzaioli e dei prodotti della filiera legati a questa grande eccellenza del made in Italy gastronomico, realizzata secondo le caratteristiche descritte nel Disciplinare internazionale per l’ottenimento del marchio collettivo “Vera Pizza Napoletana”, in vigore dal 1984 e redatto e registrato dall’AVPN. Fondata nel giugno 1984 a Napoli (dove ha sede legale e operativa), l’Associazione conta ad oggi più di 730 pizzerie affiliate in 43 Nazioni, dall’Australia al Giappone, dalla Russia alla Macedonia, dal Sud America all’Europa, passando naturalmente per l’Italia. Più di 460, inoltre, i pizzaioli nazionali e esteri, iscritti all’albo AVPN, nato proprio con l’obiettivo di difendere il mestiere artigianale del pizzaiolo e professionalizzare coloro che si impegnano a produrre la vera pizza napoletana, garantendo la qualità del processo produttivo e della materia prima utilizzata. Un impegno portato avanti con passione per preservare e valorizzare un lavoro, anzi un’arte, quella del ‘pizzaiuolo napoletano’, universalmente riconosciuta, tanto da entrare nell’Olimpo Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità.

Al via dal 17 aprile, il corso prevede tre moduli per un totale di 14 incontri

Dedicati alle materie prime e agli abbinamenti con il vino e la birra

 

L’Associazione Verace Pizza Napoletana lancia

“PerCorsi Veraci”,

le nuove masterclass sulla vera pizza Napoletana

Presentata a Napoli la nuova proposta formativa per pizzaioli professionisti,

Ideata dall’Associazione Verace Pizza Napoletana e da La Buona Tavola magazine

Con il coinvolgimento di docenti universitari e rinomati chef campani,

Tra cui gli stellati Michelin Paolo Gramaglia, Lino Scarallo e Gianluca D’Agostino.

 

Masterclass ad alto tasso formativo per un’autentica full immersion sulla vera pizza napoletana, prodotta e lavorata secondo le antiche tradizioni e usanze partenopee. Si chiamano PerCorsi Veraci ed è la nuova proposta per pizzaioli professionisti targata AVPNAssociazione Verace Pizza Napoletana, nata con l’obiettivo di approfondire la conoscenza dei prodotti legati a questa grande eccellenza del made in Italy gastronomico e alla sua antica arte, quella del pizzaiolo napoletano, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco.

L’iniziativa è stata presentata oggi a Napoli, presso la sede di AVPN, alla presenza di Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, Amedeo Lepore, assessore regionale alle Attività Produttive, Enrico Panini, assessore al Lavoro del Comune di Napoli, Flavia Sorrentino, consigliera delegata per L’Autonomia del sindaco di Napoli, e Renato Rocco, direttore del magazine La Buona Tavola e co-organizzatore del progetto. Per l’occasione, inoltre, sono state annunciate le prime pizzerie AVPN che hanno aderito a “Scegli Napoli”, il progetto promosso dal Comune di Napoli nell’ambito della delega Napoli Città Autonoma, dedicato alla valorizzazione dei produttori e dei prodotti legati alla città partenopea e al suo territorio metropolitano.

Al via dal 17 aprile, la nuova proposta ‘PerCorsi Veraci’ – aperta a pizzaioli affiliati e non, gratuita ma a numero chiuso e in programma fino al 23 novembre 2018 – si articola in tre moduli, per un totale di 14 incontri, che spaziano dagli ingredienti ai metodi di coltivazione dei prodotti e di conservazione delle materie prime, fino alle tecniche di degustazione e agli abbinamenti con il vino e la birra. Il tutto, guidato da esperti del settore, docenti universitari e produttori che si alterneranno insieme a rinomati chef campani, chiamati a realizzare show cooking alla fine di ogni masterclass. Tra questi, gli stellati Michelin Paolo Gramaglia, Lino Scarallo e Gianluca D’Agostino, lo chef docente del Gambero Rosso Alfonso Crisci, il vicepresidente regionale della FIC Ludovico D’Urso e Antonio Arfè del direttivo nazionale APCI.

Questa nuova offerta formativaspiega Antonio Pace, presidente di AVPNrappresenta un ulteriore e importante tassello per la nostra Associazione, il cui obiettivo sin dalla sua nascita nel 1984 è preservare, difendere ed esportare la vera pizza napoletana, diffondendo il modo corretto per realizzarla e le regole che ne stanno alla base. A differenza del passato, quando il mestiere si tramandava solo di padre in figlio per custodirne gelosamente i segreti, abbiamo capito che aprirsi a quanti vogliono imparare è il modo più utile per difenderne l’originalità. Proprio per questo continuiamo a puntare sulla formazione, ideando iniziative come i nuovi PerCorsi Veraci, che ci permettono di mettere a disposizione dei partecipanti la nostra conoscenza sul prodotto per approfondire gli aspetti tecnici e, allo stesso tempo, trasmettere i valori e la profonda passione che stanno dietro al lavoro dei pizzaioli veraci. Non meno importante il nostro lavoro verso l’utilizzo di materie prime di qualità, legate soprattutto al nostro territorio. In quest’ottica, siamo felici di aderire al progetto Scegli Napoli, che nasce proprio per sostenere l’economia locale, promuovendo una scelta d’acquisto consapevole e a favore del made in Naples”.

L’offerta formativa PerCorsi Veraci si apre con il modulo “formaggi e salumi”, che prevede 4 appuntamenti: da quello dedicato ai prodotti caseari di latte vaccino (17 aprile) a quello sui formaggi di capra e pecora (15 maggio); dal focus sui formaggi di bufala (29 maggio) a quello sui salumi (12 giugno).

Cinque invece gli incontri del secondo modulo sui “prodotti della terra”, che comincia il 19 giugno con l’approfondimento sui metodi di coltivazione e tipicità, dal Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP al Pomodorino Corbarino. Si prosegue il 10 luglio con i metodi di coltivazione e trasformazione dei pomodori pelati (San Marzano Dop), il 4 settembre con le tecniche di conservazione e utilizzo delle materie prima surgelate, il 25 settembre con gli oli da frittura e il 16 ottobre con le varie tipologie di oli da tavola.

A chiudere il percorso, il terzo modulo incentrato sugli “abbinamenti”: si parte con le tecniche di degustazione del vino (15 novembre) e si prosegue con le tecniche di abbinamento dei vini bianchi (16 novembre) e rossi (17 novembre) alla pizza. A tema birra, infine, gli ultimi due incontri previsti il 22 e 23 novembre e dedicati rispettivamente agli stili birrari e ai suoi possibili abbinamenti con la tonda.

Tutti gli incontri di PerCorsi Veraci – realizzati in collaborazione con le aziende partner AVPN – si svolgeranno il martedì dalle ore 16.00 alle ore 19.00 a Napoli, presso la sede dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, in via Capodimonte 19a. I corsi sono gratuiti ma su prenotazione e a numero chiuso (massimo 25 persone). Al termine di ogni modulo saranno rilasciati gli attestati di partecipazione ai singoli pizzaioli.

Per informazioni e prenotazioni www.pizzanapoletana.org oppure scrivere a info@pizzanapoletana.org.

IL PROGRAMMA DI PERCORSI VERACI

I Modulo “Formaggi e Salumi”

Tema Data
1 – Prodotti caseari di latte vaccino 17 aprile 2018
2 – Formaggi di capra e pecora 15 maggio 2018
3 – Formaggi di bufala 29 maggio 2018
4 – Salumi 12 giugno 2018

 

II Modulo “I prodotti della terra”

Tema Data
5 – Metodiche di coltivazione e tipicità (Piennolo, Corbarino, ecc.) 19 giugno 2018
6 – Metodiche di coltivazione, trasformazione pomodori pelati (San Marzano Dop) 10 luglio 2018
7 – Tecniche di conservazione e utilizzo delle materie prime surgelate 4 settembre 2018
8 – Gli oli da frittura 25 settembre 2018
9 – Le varie tipologie di oli da tavola 16 ottobre 2018

 

III Modulo “Gli abbinamenti”

Tema Data
10 – Tecniche di Degustazione del vino 15 novembre 2018
11 – Tecniche di abbinamento dei vini bianchi alla pizza 16 novembre 2018
12 – Tecniche di abbinamento dei vini rossi alla pizza 17 novembre 2018
13 – Gli stili birrari 22 novembre 2018
14 – I possibili abbinamenti della birra con la pizza 23 novembre 2018

 

Novità per ‘A Pizza: la Tartufina è la nuova ricetta disponibile da oggi

 

Da oggi bastano al massimo quarantotto ore e pochi click per portare in tavola a casa propria, in qualsiasi città italiana, una pizza dal gusto deciso e intenso come la Tartufina. Si tratta dell’ultima ricetta messa a punto dai maestri pizzaioli di ‘A Pizza, l’impresa napoletana che produce pizze artigianali e le consegna in un frozen pack direttamente a casa, senza mai interrompere la catena del freddo. La Tartufina è una pizza per palati gourmand, che porta in tavola il gusto deciso dei funghi porcini con il più classico e goloso degli abbinamenti, il tartufo, su una base di fiordilatte e olio extravergine d’oliva. Una ricetta che dosa con equilibrio gli ingredienti: l’intenso profumo del tartufo nero – elemento caratterizzante della pizza ma non predominante – incontra la delicatezza del fiordilatte e ben si sposa alla dolcezza del porcino.

La lista degli ingredienti è come al solito per ‘A Pizza semplice e di alta qualità: Acqua, Farina 00, Lievito Madre, Tartufo in polvere, Funghi Porcini (fette e briciole), Fiordilatte, Olio EVO, Sale.

‘A pizza è una pizza artigianale, fatta a mano, a Napoli, da un pizzaiolo napoletano, cotta nel tradizionale forno a legna e immediatamente abbattuta per poter essere consegnata surgelata in tutto il mondo. Si conserva in freezer e si “risveglia” nel forno di casa in soli 8/10 minuti ad una temperatura di 220°. Il risultato a tavola è sorprendente: aroma, gusto e fragranza sono quelli della pizza tradizionale napoletana. Senza conservanti, né aromi aggiunti, ‘A pizza è realizzata con ingredienti di alta qualità, selezionati con cura tra i migliori fornitori.

‘A pizza è un progetto di due imprenditori napoletani, Maurizio Ramirez e Guido Freda, messo a punto dopo due anni di studi e ricerche sul prodotto e la tecnologia. La tecnologia è un tunnel di refrigerazione di ultima generazione che consente l’abbattimento del prodotto da 90 gradi centigradi a -20 gradi centigradi in soli 10 minuti salvaguardandone gusto, profumi e proprietà nutritive. ‘A pizza nasce per il mercato domestico come alternativa al “porta pizza” di quartiere e alle pizze surgelate industriali. Si ordina al Numero Verde 800 931193 e anche on line sul sito www.apizza.it.

Il costo della pizza Tartufina è di euro 7,90

 

www.apizza.it

Numero Verde 800 931193
Hashtag ufficiale: #apizzanapoli

 

Ufficio stampa
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081681505

 La premiazione di Teresa Iorio:

Il 18 dicembre nella caratteristica bottega Ferrigno in via S. Gregorio Armeno

Per la prima volta ci sarà una donna, Teresa Iorio, figlia d’arte, conosciuta a Napoli per la sua pizzeria di famiglia “Le figlie di Iorio”, a rappresentare l’antica arte dei pizzaioli napoletani nel tradizionale presepe napoletano. Lunedì 18 dicembre la vincitrice del sondaggio “Un pizzaiolo nel presepe di Ferrigno”, lanciato da MySocialRecipe in collaborazione con Feudi di San Gregorio, riceverà l’ambita scultura originale realizzata dal noto artista partenopeo Marco Ferrigno, vinta grazie ai circa 900 voti degli utenti di Mysocialrecipe. E così, dopo essere stata la prima donna a vincere il Trofeo Caputo nel 2016, lunedì mattina la pizzaiola si recherà nella caratteristica bottega in via San Gregorio Armeno per ricevere il premio da Francesca Marino, ideatrice di MSR e del contest #pizza Unesco a sostegno del riconoscimento dell’Arte dei pizzaiuoli napoletani che è stato appena concesso dall’Unesco.

E per festeggiare I Feudi propongono in abbinamento alla pizza, il DUBL, uno dei migliori metodo classico italiano ottenuto da uve autoctone irpine.

Italia a Tavola è media partner dell’iniziativa insieme a Luciano Pignataro Wine Blog. La vincitrice, oltre ad essere raffigurata nel presepe di Ferrigno, sarà inserita di diritto nel panel dei candidati del “Premio Italia a Tavola-Personaggio dell’anno” il consueto sondaggio annuale sui protagonisti dell’enogastronomia e della ristorazione, nella categoria Cuochi/Pasticceri/Pizzaioli.

[Fonte]

mysocialrecipe.com

L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie”

Appuntamento lunedì 18 dicembre 2017 ore 11.00 al Gran Caffè Gambrinus con L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie” per presentare il nuovo Calendario 2018 “Napoli ieri e oggi”.
L’iniziativa è mirata ad una raccolta fondi da destinare alla Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori. Sezione di Napoli interverranno Prof. Adolfo D’Errico Gallipoli, presidente della Lilt Sezione Napoli, i rappresentanti de “Le Centenarie” maestri pizzaioli Antonio Starita (presidente dell’Unione “Le Centenarie” ), Gennaro Luciano, Giorgio Moffa, Salvatore Antonio Grasso, Antonio Pace, Lello e Paolo Surace, Massimo Di Porzio, Alessandro Condurro, Enrico e Carlo Alberto Lombardi, Antonio e Vincenzo Paolo Capasso.

L’Unione Pizzerie Storiche Napoletane – “Le Centenarie”, sempre nel segno di una pizza sinonimo di storia, tradizione ed espressione popolare e nella fierezza della recente consacrazione Unesco, presenta, lunedì 18 dicembre alle ore 11.00, al Gran Caffe Gambrinus, il suo nuovo “Calendario 2018”. Con il titolo “Napoli ieri e oggi”, la pubblicazione ha come finalità benefica la raccolta fondi per la Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori. Sezione di Napoli. Voluto dallo storico sodalizio “Le Centenarie” che ha sostenuto con entusiasmo l’idea originaria portata avanti dai maestri pizzaioli Gennaro Luciano e Giorgio Moffa, il calendario che gode anche del supporto dei partner “Polselli”, “Gustarosso” ed “Antica Pizzeria Port’Alba 1738”, intende rappresentare il simbolo di una passione e di un’arte non a caso dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Alla presentazione felicemente ospitata nello storico locale della Famiglia Sergio, oltre al professore Adolfo D’Errico Gallipoli, presidente della Lilt Sezione Napoli, interverranno i maestri pizzaoli rappresentanti de “Le Centenarie” Antonio Starita (presidente dell’Unione) Gennaro Luciano, Giorgio Moffa, Salvatore Antonio Grasso, Antonio Pace, Lello e Paolo Surace, Massimo Di Porzio, Alessandro Condurro, Enrico e Carlo Alberto Lombardi e Antonio e Vincenzo Paolo Capasso. Ad essere racchiuse nel calendario con le fotografie di Gennaro Giorgio, secoli di storia per dieci pizzaioli “Centenari” che con le loro pizze diventano l’emblema di antiche sapienze e nobili virtù. “In sequenza mensile, dieci maestri del cerchio di farina più famoso del mondo che anche con il colorito almanacco si pongono festosamente al cospetto di una Napoli senza età. Diffondendo nel tempo ciò che lo stesso popolo partenopeo ha creato con i sentimenti dell’anima, la sapienza della mente e la forza delle mani, i dieci paladini di una tradizione secolare, portano avanti il vessillo di una storia che continua, si evolve e si rigenera. Immagini per dodici mesi divise tra i grandi fasti del passato e la realtà del presente di una Partenope immortale, per segnare la strada di chiunque nel nome di una leggenda chiamata “pizza” considera la città di Napoli uno scrigno di magia, di segreti e di generose bontà. Con le fotografie che parlano di storia, di bellezze architettoniche e naturali ed ancora, di pizze intese come l’espressione di una tradizione che si aggiorna e si rinnova, i dieci “Centenari” dell’Unione Pizzerie Storiche Napoletane, si proiettano in uno spazio fatto di sapere e passione con l’antica e saggia consapevolezza che senza passato non ci potrà mai essere futuro”. Per la realizzazione del calendario: concept e testi Giuseppe Giorgio, foto e digital image processing Gennaro Giorgio, progetto grafico Gennaro Apicella.

[fonte]
 Giuseppe Giorgio giornalista professionista

 

ANTICA PIZZERIA “CIRO” A GAETA

Lungomare Giovanni Caboto

04024 Gaeta (LT)

tel. 0771465050

Giovedì 7 dicembre 2017 ore 19.00

presenta

“Tradizione ed Evoluzione”

La pizza napoletana tra storia e ricerca simbolo di innovazione e specchio per il futuro

Quando le antiche regole di un prodotto sinonimo di passato e identità culturale, viaggiano attraverso il tempo nel segno di un rispettoso rinnovamento 

Ne parlano il giornalista Giuseppe Giorgio

e i maestri pizzaioli Giorgio Moffa e Gennaro Luciano

con gli interventi dell’attrice Ingrid Sansone

Seguirà una cena con le pizze firmate Giorgio Moffa e Gennaro Luciano

Sarà l’Antica Pizzeria “Ciro” a Gaeta, il prossimo 7 dicembre alle ore 19.00, a fare da cornice all’incontro intitolato “Tradizione ed Evoluzione”. “La pizza napoletana tra storia e ricerca, simbolo di innovazione e specchio per il futuro”. A parlarne, insieme al giornalista Giuseppe Giorgio, saranno il patron dello storicizzato locale ospitante, Giorgio Moffa e Gennaro Luciano dell’ “Antica Pizzeria Port’Alba” di Napoli. Una serata, quella che prenderà vita nel noto ristorante di Gaeta, che vedrà i  due maestri pizzaioli Moffa e Luciano, stimolati e guidati dal critico enogastronomico Giorgio, discutere sull’evoluzione della pizza napoletana e sulla necessità di mantenere intatte, al di là del rinnovamento della tecnica d’impasto e degli ingredienti, le regole di un prodotto che lega le sue origini alla storia del popolo napoletano. Colorato dagli interventi dell’attrice Ingrid Sansone, che presenterà i più svariati aspetti della  della pizza visti attraverso la poesia ed il teatro napoletano, il dibattito avrà come obiettivo finale quello di salvaguardare i centenari principi per la lavorazione di un prodotto sinonimo di passato e identità culturale nel segno di un sia pure necessario ma rispettoso rinnovamento. “Colorato stemma di antiche sapienze e nobili virtù, la pizza – afferma  Giuseppe Giorgio –  è molto di più: è la tradizione, è la storia di Napoli, è ciò che lo stesso popolo partenopeo ha creato con i sentimenti dell’anima e la forza delle mani, è saggezza, è la città racchiusa in un simbolo. La pizza rappresenta ogni avvenimento, ogni stato d’animo, ogni ostacolo superato, ogni conquista, soddisfa bisogni e necessità trasformandosi, a tavola in un largo piatto o tra i vicoli, piegata a portafogli tra le mani, nella vera protagonista della celebrazione di un rito. Nasconde in sé i segreti di ogni napoletano e di ogni pizzaiolo che custodendone con fermezza e attaccamento i prodigiosi misteri, la sospinge giorno dopo giorno al di là del concetto del tempo. La pizza napoletana è una storia che continua, che si rinnova, è l’immagine del bene che trionfa sul male, è ciò che segna la strada di chiunque la incontri, è ciò che rende speciale la città di Napoli, da sempre solido scrigno della sua magia, dei segreti e dell’antica e generosa bontà”.

Contatti stampa per l’evento

press.peppegiorgio@gmail.com

 

TROFEO PULCINELLA, IL 25 E 26 SETTEMBRE

100 PIZZAIOLI SI SFIDANO ALLA MOSTRA D’OLTREMARE

 Un esercito di 100 pizzaioli si sfiderà il 25 e 26 settembre prossimi alla Mostra d’Oltremare di Napoli per la conquista dei due titoli del Terzo Trofeo Pulcinella.

Organizzato da Attilio Albachiara, presidente dell’associazione Mani d’oro e conosciuto come “pizzaiolo senza maschera”, la competizione si articolerà in due categorie: pizza verace napoletana e pizza contemporanea, conosciuta anche come “canotto”.

“Questo evento – spiega Albachiara – vuole essere la vetrina di tanti professionisti degli impasti. I pizzaioli, infatti, si sfideranno a parità di condizioni: per entrambe le sessioni sarà possibile realizzare soltanto Margherita o Marinara, escludendo ogni altro tipo di farcitura. Ciascun concorrente porterà con sé il proprio panetto precedentemente preparato e gli ingredienti che intende utilizzare. In questo modo, limitando cioè la scelta degli ingredienti, la differenza la faranno proprio gli impasti”.

I concorrenti realizzeranno le loro pizze utilizzando prodotti scelti e portati da loro stessi, e potranno ripetere la cottura una sola volta. Anche per la base, cioè per i panetti, utilizzeranno le farine abituali.

Due giurie tecniche, una per ciascuna categoria, valuteranno le creazioni dei candidati.

A guidarle saranno il maestro Antonio Starita (per la Pizza Napoletana) e Francesco Martucci de I Masanielli (per la Pizza Contemporanea).

Al Trofeo partecipano diverse Associazioni di pizzaioli come l’A.p.n. (Associazione Pizzaioli napoletani), la V.p.n (Verace pizza napoletana) e I Centenari.

Il Trofeo che nelle due precedenti edizioni si era svolto ad Acerra quest’anno si svolgerà a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, perché il Museo di Pulcinella che ha sede proprio nella cittadina a nord di Napoli, è in ristrutturazione. 

GLI ORARI E IL PROGRAMMA

La gara si svolgerà per entrambe le categorie il 25 settembre dalle 11 del mattino fino alle 21 (l’ultima “infornata” è prevista per le 19.30).

Le premiazioni avverranno invece il 26 settembre, davanti alla giuria che ha preso parte alle votazioni tecniche, al termine di un pranzo di gala riservato agli addetti al settore.

Oltre al voto tecnico della giuria, i concorrenti ne riceveranno un altro, che sarà loro assegnato attraverso una votazione online che si effettuerà accedendo al sito www.manidoro.pizza

Si potrà esprimere la propria preferenza dal web non appena termineranno tutte le gare e fino alle ore 14 del giorno 26.

La premiazione avverrà infatti poco dopo gli scrutini.

 CHI E’ ATTILIO ALBACHIARA

trofeo pulcinella-Attilio Albachiara

Pizzaiolo senza maschera. Attilio Albachiara, 41 anni, patron del Trofeo Pulcinella oramai giunto alla sua Terza edizione, è senza dubbio espressione della cultura del fare di quella laboriosità che dalle fatiche appassionanti del veder crescere un impasto nelle proprie mani, è arrivato a garantire promozione e valorizzazione di un territorio, quello acerrano e di un “popolo”, quello dei pizzaioli.

“Senza maschera – dichiara Attilio Albachiara – perché ci metto la faccia. Ma anche perché nei miei impasti c’è la mia verità. Dico no ai sotterfugi e, nella vita professionale, preferisco il dialogo diretto, sempre però nel segno costruttivo di una crescita comune. Senza maschera anche perché, finalmente, ho smesso i panni del pizzaiolo duro per indossare quelli dell’organizzatore di un evento che vuole essere la vetrina di tanti professionisti degli impasti”.

Ma è indubbio che il soprannome di “pizzaiolo senza maschera” ben si adatti a descrivere Albachiara anche per tradizione familiari.

Acerra, contea Normanna nel XII secolo e forse una delle città più antiche della Campania, è la città che gli ha dato i natali. E’ il territorio in cui sin dal 1959 nonno Attilio e nonna Antonietta aprono una pizzeria, secondo la tradizione, ed è anche la patria di Pulcinella: la celeberrima maschera della Commedia dell’Arte, poi divenuta simbolo di napoletanità e dei napoletani.

Il Comune di certo ha più di un punto di forza: la sua storia gastronomica lo fa assurgere a centro di produzione di eccellenza del pane tanto che da più parti era stato invocato il titolo di “Acerra, Città del Pane”.

Attilio Albachiara, noto come presidente dell’Associazione Mani D’Oro, ma soprattutto, organizzatore del Trofeo Pulcinella, nasce proprio qui, tra le corti del centro storico in cui si festeggia ancora il Martedì Grasso e il profumo degli impasti.

Divenuto presto esperto in pizza S.T.G, Specialità Tradizionale Garantita, Albachiara oggi non disdegna l’innovazione.

 

Il 14 dicembre Gianfranco Iervolino, docente di pizza a Città del Gusto e di Impasti alla Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo, nonché volto noto della tv e tra i maestri pizzaioli più amati d’Italia, ha aperto il suo nuovo locale.

E’ stato inaugurato ad Aversa, in via Alfredo Nobel, “Gianfranco Iervolino – Morsi & Rimorsi“, che è la prosecuzione dell’esperienza maturata a Caserta con il primo “Morsi e Rimorsi” marchio ormai conosciuto sul territorio.

La compagine imprenditoriale vede impegnati i fratelli Luca, Giuseppe e Paolo Capece nonché Gianni Malinconico e lo stesso Iervolino.

Un format che si caratterizza per il forte legame con il territorio e la vocazione sociale.

Infatti, In accordo con la Diocesi di Aversa e il suo Ufficio Beni Culturali, Gianfranco Iervolino “adotta un monumento“: il Mosaico del Cardinale Innico Caracciolo – Secolo XVII, opera di Pietro Bracci, sito nella Cappella del Sacramento della Cattedrale di Aversa.

Abbiamo deciso di adottare un monumento – hanno detto i soci di Morsi & Rimorsi proprio per dimostrare che la cultura è motore e traino dell’economia, ma che anche l’economia aiuta la cultura”. “Ad Aversa – ha detto Gianfranco Iervolino – si avverte un forte fermento culturale e sociale. Abbiamo pensato che la strada giusta da imboccare fosse proprio quella della valorizzazione del territorio anche attraverso l’uso di prodotti a chilometro zero”.

La pizza Aversana, difatti, è realizzata con ingredienti di eccellenza del territorio e per tre mesi, il ricavato della sua vendita al pubblico (pari a 9 euro secondo menù)  servirà a sostenere il restauro dell’opera adottata dai patron del locale.