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Se vi piacciono le atmosfere da osteria, ma con un tocco di modernità dovete andare dall’oste Luigi Manzilli, presso la sua Taverna Neapolis a Marano di Napoli. Luigi Manzilli è un appassionato oste, come ama definirsi, e un esperto sommelier, che ha intrapreso la sua avventura nella ristorazione nel lontano 1999. «Prima di dedicarmi alla ristorazione, lavoravo come barista, ma ad un certo punto si è iniziata a concretizzare la voglia di cambiare attività e di seguire una idea che condividevo con mia sorella Carmela, ovvero quella di far nascere un locale, che portasse in tavola “la cucina di mammà”. Tuttavia, agli inizi la Taverna Neapolis si è affermata soprattutto come pizzeria, riscuotendo un notevole successo, che ancora oggi non sembra scemare. Ma man mano che progredivamo, diventava sempre più forte il desiderio di occuparci anche della cucina secondo le ricette della tradizione casalinga».

TavernaNeapolis

Luigi Manzilli mette entusiasmo e convinzione nelle sue parole e racconta con trasporto di sé, della sua esperienza e delle persone che lo circondano. «I primi anni della Taverna Neapolis sono all’insegna della pizza, ma poi il desiderio di portare in tavola il piatto che mangiavamo da bambini è diventato realtà. Per diciotto anni ha cucinato mia sorella Carmela, che io definisco una chef casalinga, proprio perché ha saputo riproporre quei sapori, che oggi possono risultare perduti. Oggi Carmela non cucina più e si occupa di altro all’interno dello staff, ma io posso ritenermi fortunato, poiché ho due chef, Gaetano e Gianni, e un pizzaiolo, Nicola, che mi danno grandi soddisfazioni. Per me sono degli eroi!». Luigi Manzilli non nasconde di essere orgoglioso del suo staff, ma soprattutto ci tiene a sottolineare la grande complicità che si è instaurata tra gli chefs e i pizzaioli. Sono tutti ragazzi giovanissimi, come giovane è l’intero personale, e tra loro c’è sintonia, aiuto e sostegno, caratteristiche che oggigiorno non sono del tutto scontate.

Tavernaneapolis2

Taverna Neapolis è la casa della tradizione culinaria, Ragù e Genovese la fanno da padroni, e un posto d’eccezione è riservato al Crocché Maxi, ovvero un “panzerottone” di circa 30 cm, che da vent’anni padroneggia nel menù. Luigi Manzilli nel 2017 ha acquisito il diploma di Sommeleir, ma la sua conoscenza dei vini inizia almeno dieci anni prima e questa sua passione verso il mondo del vino lo accompagna sempre, anche quando deve consigliare un vino al cliente. «Presso Taverna Neapolis abbiamo vini di tracciabilità regionale. Ogni piatto è accompagnato da un vino specifico che ne esalta il sapore, ma oltre a questo sono convinto che l’abbinamento del vino con il piatto non deva soddisfare solo il palato. Il piatto e il vino che lo accompagna devono comunicare altre caratteristiche e raccontare una storia e un territorio». Questo rispetto e questa voglia di raccontare un luogo si ritrovano anche nelle pizze, le quali seguono la stagionalità e i suggerimenti che arrivano direttamente dal contadino.

«Per le pizze seguiamo molto i prodotti di stagione. Le melanzane non sono un prodotto che normalmente si trova tutto l’anno, come la zucca la si può trovare solo per due mesi all’anno, quindi le pizze seguono ciò che la stagione ci offre. Fortunatamente non siamo in un grande centro urbano e questo favorisce il contatto diretto e continuo con il contadino. Certamente lo stare in periferia, ci penalizza per altri aspetti, ma mi posso ritenere fortunato e soddisfatto di quanto realizzato fino ad ora». Nonostante i successi e i pareri positivi dei clienti, il patron di Taverna Neapolis non si ritiene “arrivato”. Luigi Manzilli continua a studiare per conoscere nuovi sapori e questo suo desiderio di conoscere lo ha spinto a dedicare un angolo del suo locale ai diversi sapori regionali, formaggi tipici e genuini di tutta Italia. La pizza sicuramente resta per Taverna Neapolis un piatto identitario, perché attraverso di essa si possono comunicare valori, sentimenti, cultura e tradizioni e all’insegna della tradizione non può mancare nel menù di Taverna Neapolis la Pizza DOC, ovvero una semplicissima margherita con fette di mozzarella di Bufala, che viene condita direttamente al tavolo e in virtù di tutto questo Luigi Manzilli ci dice perché bisogna andare nel suo locale: «Taverna Neapolis è il luogo dove la cucina tipica napoletana, la ricerca continua di materie prime e la stagionalità dei prodotti danno vita ad un menù dinamico e sempre propositivo. Una pizza eccellente ed una carta dei vini regionale ben assortita completano la nostra offerta».

Amalia Vingione

A Marano in provincia di Napoli, dal 2016, c’è un locale che si ispira alla tradizione non solo culinaria, ma anche dialettale. Infatti, il locale si chiama Mazz e Panell, come un diffuso detto popolare, e nasce da un’idea del suo patron Patrizio De Biase. Patrizio De Biase è giovane, ma ha tanta esperienza maturata alle spalle. Nato come pizzaiolo e formatosi nelle migliori pizzerie partenopee, da oltre un decennio è anche imprenditore di sé stesso.

 

Prima di Marano, De Biase aveva un locale di successo nel prestigioso quartiere Vomero di Napoli, ma ad un certo punto ha scelto di intraprendere una nuova strada. «Il locale a Marano è nato poco più di tre anni fa. Prima avevo un’altra pizzeria al Vomero, ma lì non riuscivo ad esprimermi completamente come pizzaiolo. Scelsi, così, di cambiare e di creare un mio brand personale». Patrizio De Biase ha in sé l’impetuosità giovanile e un vortice di idee che, solo grazie ad un locale “fatto su misura”, è riuscito a mettere in pratica. «Volevo creare qualcosa che rispecchiasse al cento per cento la mia personalità e il mio modo di vedere la ristorazione e il mondo della pizza e che fosse la sintesi perfetta tra tradizione e originalità. Con il locale di Marano ciò si è reso possibile e rispetto al passato mi sento più libero di esprimere la mia creatività, di sperimentare e innovare. Nell’ambito della ristorazione questi sono aspetti importanti, perché se da un lato la clientela si affeziona al locale, dall’altro vuole anche la novità ed essere stupita».

Mazz e panell propone pizze e fritti, ma anche la tradizionale cucina partenopea: «Da noi è possibile mangiare una pizza leggera e morbida, con un cornicione lievemente pronunciato, realizzata con ingredienti di grande qualità, perché ritengo che usare sempre i prodotti migliori sia doveroso e segno di rispetto nei confronti del cliente. Per la cucina siamo pienamente nella tradizione napoletana. Il nostro cavallo di battaglia è la Genovese, ma è possibile provare anche gli altri piatti partenopei proprio come li realizzavano le nostre nonne. Tra questi spiccano la Pasta e patate e il Ragù napoletano».

 

Per Patrizio Be Biase le cose belle sono quelle della tradizione, ma non manca l’innovazione. Questo equilibrio tra vecchio e nuovo è espresso al meglio nelle pizze e nei fritti. Al cliente che per la prima volta va nel suo locale, Patrizio propone la pizza Mortadellina con pistacchio e mortadella, oppure una pizza per metà ripiena con ricotta e salame e per metà farcita con rucola, prosciutto cotto, pomodorini e provola. Non mancano pizze più sofisticate, come quelle con il Baccalà alla siciliana, ovvero con olive, capperi e pinoli e ora che l’inverno si sta per avvicinare ritorna una variante della pizza fritta che ha avuto un grande successo, ovvero la Pizza fritta con il soffritto. «La nostra è la rassicurante cucina della mamma e della nonna. Quella cucina fatta di profumi e sapori di una volta che per mancanza di tempo e ritmi di vita sempre più incessanti non riusciamo più a replicare nelle nostre case. Nulla è cambiato rispetto al sapore di una volta».

 

Da Mazz e Panell il cliente trova una location che garantisce piacevolezza e relax. Dai colori chiari e rilassanti il locale offre un’ampia sala interna e un dehors esterno riparato dalla vista esterna. «Da noi è possibile trascorrere una piacevole serata o poter festeggiare un avvenimento in compagnia dei propri cari e degli amici. Il personale è cordiale e disponibile ad accogliere tutte le esigenze dei clienti ed è sempre a disposizione per risolvere ogni problematica e ogni desiderio».

Il cliente non deve fare altro che andare da Mazz e Panell per provare le specialità dell’ampio menù, perché come dice Patrizio De Biase: «è necessario che i clienti vengano da noi per vedere se diciamo la verità, poiché l’ultima parola è a loro che spetta».

 

Amalia Vingione

MANGIAFOGLIA: APERITIVO PER BRINDARE AL NUOVO RESTYLING DEL RISTORANTE 

TANTE NOVITÀ DA FESTEGGIARE INSIEME AGLI AMICI DI MANGIAFOGLIA
IL 18 SETTEMBRE ALLE 19.30 IN VIA CARDUCCI N° 32

Mangiafoglia

Mercoledì 18 settembre alle ore 19,30 brindisi di riapertura al Ristorante Mangiafoglia aperto a tutti gli amici di Mangiafoglia. Un nuovo restyling per il locale di via Carducci 32 a Napoli, nel cuore del quartiere Chiaia, pronto a rilanciare la filosofia che ha fatto di Mangiafoglia un punto di riferimento irrinunciabile per chi coltiva la passione per la cucina di qualità, attraverso l’utilizzo dei migliori prodotti presenti nel panorama gastronomico nazionale ed estero, rispettando i tempi e la stagionalità degli ingredienti.

Esaltare la cucina napoletana con influenze mediterranee e abbracciare la filosofia di una cucina salutare, leggera e di classe sono i punti di forza dello  chef Costanza Fara. Oggi tutto questo incontra la creatività della chef Costanza Fara, dalla origini sarde, che interpreta i piatti della tradizione napoletana in una chiave tutta da scoprire.

Tra le novità del menù, il tagliere di formaggi che comprende varie tipologie di formaggio, a partire da un gusto fresco e delicato tipico della ricotta di capra, per finire con un gusto più deciso e piccante tipico dei formaggio erborinati. Il tagliere prevede quattro diverse tipologie di latte: caprino, ovino, pecorino e vaccino. La selezione di tali formaggi consentirà al degustatore una notevole esperienza sia olfattiva che gustativa.

Tra le novità è da segnalare l’antipasto di mare secondo il pescato del giorno, il millefoglie carasau con carpaccio di tonno affumicato, la lattica di pezzata rossa e misticanza di verdure, l’uovo livornese croccante con lamelle di tartufo e salsa, la tempura di verdure con salsa agrodolce.

I primi piatti lasciano spazio alla creatività della chef sardo-napoletana. C’è la fregula allo scoglio, gli spaghetti con colatura di alici di Cetara, pomodorini datterini e noci, i ravioli di ricotta e spinaci con salsa di pomodorini confit e robiola di capra, gli spaghetti al nero di seppia con zucchine, bottarga e muggine affumicato di Cabras, la pasta e patate con provolone del Monaco e patata viola Bayard.

Passiamo ai secondi piatti. Si va dall’insalata tiepida di polpo su cremina di patate allo zafferano alle pepite di baccalà accompagnate da salsa, dalla sinfonia dell’orto alle entrecote, fino al filetto di spigola con asparagi e patate.

Il porceddu sardo, assecondando le origini della chef, sarà disponibile su prenotazione (almeno 24 ore prima).

I dolci, tutti di produzione propria, offrono ai Mangiafoglia la possibilità di spaziare dal classico all’innovativo: seadas con miele di castagnoscomposta di frutta con crema chantilly al limonecannolo cilentano con crema chantilly al limone, cioccolato e pistacchiosorbetto alla fruttasoffice al limone e mandorle e tagliata di frutta.

Una cucina che si basa su verdure, cereali, pesce e olio di oliva è una cucina completa che può far fronte al fabbisogno energetico di un individuo, proprio come accadeva nel 1500 quando i Mangiafoglia sono riusciti con la sola presenza delle brassicacee a sostentare intere generazioni. Non a caso una cucina ricca e variegata a base di verdura, cereali e olio di oliva è alla base del principio alimentare della Dieta Mediterranea. Quello del Ristorante Mangiafoglia è un racconto giornaliero che vive di retaggi e tradizioni declinati in una chiave moderna e che ammette commistioni con altre culture. Un luogo in cui Napoli rivive in ogni gesto, dalla mise en place al servizio, ma soprattutto in una cucina capace di riproporre la tradizionale gastronomia partenopea con l’ausilio delle più attuali tecniche di preparazione in cucina e con l’idea che la cucina di qualità non debba per forza ritenersi elitaria.
Diventare un “Mangiafoglia” significa prendersi cura di sé ed esaltare il piacere della lentezza.

 

Per info_Indirizzo: Via Giosuè Carducci n°32, 80121 Napoli (NA)
Sito: www.mangiafoglia.it Tel.081 414631 E-Mail: info@mangiafoglia.it
Social: Mangiafoglia

UFFICIO STAMPA

Roberta Raja

Appuntamento per PanoraminFest venerdì 30 agosto
Ore 21:00 al Ristorante La Panoramica, via Pesaturo 6 Sant’Antonio Abate NA

PanoraminFest

Giunto alla sua II edizione, torna, a fine agosto, l’evento PanoraminFest, organizzato da Luigi Arpaia e Rita Donnarummara, rispettivamente Chef e Patron del Ristorante situato tra Sant’Antonio Abate e Lettere.
Il locale deve il suo nome allo splendido panorama di cui si gode dalla terrazza panoramica situata al piano superiore: con lo sguardo è possibile abbracciare tutto il golfo, da Castellammare fino a Napoli, con il Vesuvio che fa da cornice: la location ideale per gustare i piatti realizzati ad arte a base di tipicità locali, come la caponatina con verdure di stagione adagiata sul friabile tarallo letterese, la birra artigianale e l’autoctono rigatello al ferretto.

Ecco il Menù PanoraminFest ’19:

Aperitivo a base di Tipicità Locali
Birra Blanche Nefeli

The King of Fresella
Birra White Ipa Elefante Bianco

Rigatelli al ferretto alla Barzanella
Birra Golden Ale Lazzarella

Coppa di maiale alla birra
Birra Scotch Ale Tramalti

Tiramisù
Birra Imperial Stout Bombonera

Tarantella Party con Birra Nesea

Costo evento: 30 € a persona

Abbinamento cibo/birra a cura di Alfonso Del Forno
Ufficio Stampa: Palma Abagnale
Media Partner: CamCampania

Info e Prenotazioni:
RISTORANTE PIZZERIA LA PANORAMICA
Via Pesaturo 6 – Sant’Antonio Abate NA
T: 081 5392493 / 334 3876096

Ufficio Stampa PALMA ABAGNALE

BonettiA Frattamaggiore, un comune della provincia di Napoli situato nella zona dell’antica Campania Felix e, per l’esattezza, a est della piana dei Regi Lagni, al di là del portone di un palazzo del centro storico, immerso in un affascinante giardino di corte, spunta il ristorante Casa Nostrum specializzato anche nella preparazione di pizze gourmet, oltre che di quelle classiche.  Una location essenziale ma ricercata fa da cornice ad un servizio di sala, e soprattutto a tavola,  gestito da uno staff esperto e attento alle esigenze dei commensali “che amano farsi coccolare”.

Salvatore Bonetti, il pizzaiolo di Casa Nostrum che nonostante la sua giovane età vanta un importante background nel settore dell’alta ristorazione, afferma con orgogliosa consapevolezza: “i nostri clienti vogliono mangiare i piatti della tradizione, quelli che preparerebbero nelle loro cucina stando comodamente a casa  ma, con un’unica differenza, li vorrebbero più buoni.” Nella cucina di Casa Nostrum la tradizione dei grandi chef, come Gualtiero Marchesi e Antonino Cannavacciuolo, incontra l’innovazione e la ricerca in una contaminazione di stili culinari di grande respiro.

Casa Nostrum

Da una parte le materie prime, selezionate in Italia e con una predilezione per il Made in Campania; in particolare Salvatore sostiene che gli ingredienti di cui non si può proprio fare  a meno sono il pomodoro San Marzano del marchio Gustarosso, la mozzarella di bufala campana, il fiordilatte d’Agerola e la provola dei Monti Lattari.  Dall’altra parte i metodi all’avanguardia, con cui sperimentare tipologie di cotture futuriste ma che esaltano la qualità di prodotti genuini, come l’affumicatura al legno di faggio per cuocere il calamaro ripieno di pane pizza ai cereali con friarielli e fondente di caciottina vaccina.

Non manca un omaggio alla pizza, protagonista indiscussa della tradizione napoletana, anche in questo caso rivisitata e proposta in chiave moderna con ben tre varianti di impasto. Per una pizza particolarmente soffice e altamente digeribile, Casa Nostrum propone un impasto lievitato a lungo, da un minimo di 30-36 ore ad un massimo di 48 ore ; “lavoriamo anche con la biga” – aggiunge Bonetti – “si tratta di un pre-fermento che viene lasciato maturare per ore prima di essere impastato con lievito naturale e sale, e solo dopo circa 12 ore il panetto sarà pronto all’uso”; infine, la pizza “nel rutiello” cotta esclusivamente nel forno a legna e preparata con una pasta “di riporto”, cioè panetti avanzati da una lavorazione precedente e riutilizzati come aggiunta in un nuovo impasto a cui apportano un’acidità che il pizzaiolo di Casa Nostrum definisce “dolce”, perché in grado di accelerarne la maturazione e di conferire, allo stesso tempo, un plus di odori e aromi.

Man VS FoodL’ingrediente segreto della pizza targata Casa Nostrum è il giusto equilibrio tra le quantità degli ingredienti utilizzati come condimento ma anche tra gli ingredienti stessi e l’impasto. Il risultato? Un ottimo bilanciamento di sapori e profumi oltre che di colori, un “topping proporzionato”  per una pizza “leggera” tutta da gustare, come la ManVsFood fatta con patate al forno, provola, bacon croccante e fonduta al Parmigiano Reggiano.

“La nostra cucina è emozionale” – dice Salvatore Bonetti – “vogliamo trasmettere ai nostri ospiti le emozioni che proviamo quando cuciniamo per loro; con i nostri piatti cerchiamo di far provare ad ogni nostro ospite le nostre stesse emozioni.” “Il nostro obiettivo” – continua Bonetti – “è educare il cliente ma anche destare in lui curiosità e stupore, ad esempio, proponendogli un fritto napoletano scomposto dove l’arancino diventa una pralina di riso su burger di vitello e il crocchè un mini gateaux di patate affumicate.” In questo modo il commensale potrà verificare la qualità di ciò che mangia e osservare più da vicino gli ingredienti utilizzati.  A Casa Nostrum la cura del dettaglio è fondamentale. Non solo sapori e profumi ma soprattutto colori, in cucina e a tavola. Quindi, se è vero che l’occhio vuole  la sua parte allora anche il colore ne merita una.  Ecco perché un piatto, dal fritto scomposto al dessert homemade alla classica pizza, diventa una vera opera d’arte in grado di suscitare emozioni, sin dal primo assaggio!

 

Felicia Mercogliano 

La Lanternina di Acerra è un ristorante semplice e moderno, che guarda con ottimismo al recupero della tradizione. Ha una storia ultra ventennale ed un cambio di sede che ha portato il locale da cinquanta a circa cento coperti in un’ ampia sala open space, accogliente e ben strutturata nei servizi e nei locali cucina. La Lanternina ha a vista uno splendido forno per pizze.

Vincenzo Feldi è il patron del La Lanternina, oltre ad essere chef e pizzaiolo. Conduce l’attività avvalendosi del prezioso supporto dei suoi più stretti familiari e due collaboratori di sala. Come nella storia di Acerra, una delle città più antiche della Campania, la Lanternina sente molto il valore del territorio acerrano, famoso per i fagioli cannellini e per i carciofi mammarelle.

Non tutti sanno, inoltre, che oltre al pane di Acerra anche la pizza ha una sua peculiarità e tradizione. A confermarlo è proprio Vincenzo Feldi: “ ad Acerra le pizzerie non mancano e se ne contano circa sessanta di varie dimensioni e stile sul territorio”. Per distinguersi nel panorama acerrano, Vincenzo Feldi opera nel rispetto della tradizione scandita su materie prime di qualità. Offre ai suoi clienti un impasto che è frutto di un sapiente lavoro cominciato due giorni prima con metodo tradizionale  ed una doppia lievitazione a massa e a panetto. Feldi utilizza ingredienti a chilometro zero frutto del territorio, uno dei più fertili e ricchi d’acqua della Campania.

Vincenzo, che ha oltre trenta anni di esperienza nella ristorazione e nella gestione alberghiera, si identifica nei valori di accoglienza e sincerità. Aspetti che hanno premiato il suo locale: viene scelto per importanti ricorrenze come Lauree, compleanni e feste per le migliori occasioni. Nel ristorante La Lanternina si apprezza tutto lo spirito di apertura al nuovo, con la pizza gourmet  a base di crema di piselli, baccala’ e pomodorini del Piennolo. Specialità esemplare di una gastronomia, come quella proposta dal patron del La Lanternina, in cui prendono forma i colori della bandiera italiana.

Vincenzo Feldi,  uomo maturo ma estremamente energico e giovanile,  ha le mani del pizzaiolo, la delicatezza dello chef e la cultura del mugnaio. Per le sue pizze sceglie il grano risciola, un tipo di grano tenero fra le più pregiate qualità italiane. “Per me è importante utilizzare un grano lavorato a pietra – conferma Feldi – una materia prima grezza ed a chilometro zero  da lavorare personalmente nella fase di stesura della pasta affinche’  il risultato faccia apprezzare le mie pizze e far ritornare il cliente soddisfatto”. Vincenzo Feldi si è formato nella scuola per pizzaioli guidata dal maestro pizzaiolo Giuseppe Vesi, una garanzia di esperienza per un curriculum di tutto rispetto. 

Vincenzo Feldi colpisce per il suo suo saper fare competente, colto e supportato da una personalità rassicurante. Aspetti che mette nel suo lavoro e convincono ad andarlo a trovare nel suo locale il prossimo Venerdi’ Santo, quando ad Acerra ci sara’ una bellissima funzione religiosa. Approfittando dell’atmosfera di fede molto sentita in città, al La Lanternina ci sarà occasione di gustare autentiche prelibatezze, come la carne locale di primissima qualità.

 

Il Ristorante Al 53 è un’autentica istituzione del gusto a Napoli, storicamente nota per attirare i cultori della verace cucina napoletana. Situato nella storica Piazza Dante, contesto vibrante di vita cittadina e a pochi passi dai punti nevralgici per il turismo, il ristorante ha recentemente spento 94 candeline dense di storia, di appassionato lavoro e di cultura gastronomica diffusa attraverso piatti prelibati.

Di strada ne ha percorsa dal 1925 ad oggi, questo autentico regno del gusto. Lo conferma orgogliosamente il patron Angelo Martino: «Il locale nasce come una sorta di cantina. I miei antenati, che erano commercianti di scarpe, ne hanno fatto un punto di ristoro per accogliere amici e parenti. Con il tempo il locale, da realtà intima e familiare che era, ha preso le sembianze di una vera e propria attività di ristorazione” afferma il ristoratore. “L’attività agli esordi non aveva la pretesa di essere un ristorante a tutti gli effetti, ma solo un luogo di appoggio per quanti cercavano, dopo la giornata di lavoro, un posto dove poter riposare e rifocillarsi. Dopo un controllo da parte dell’ufficio annona del comune di Napoli, poichè l’attività era priva di una vera vocazione commerciale, fu multata. Sul verbale di multa, non avendo un nome di riferimento, venne identificata come “al 53””.

 

Per diverso tempo il numero civico ha identificato il ristorante nell’immaginario collettivo, finchè poi è diventato il nome ufficiale dell’attività, ovvero ristorante Al 53. In questo tipico ristorante il cliente viene accolto in un ambiente familiare dove ospitalità, amicizia, cortesia e buona cucina si rivelano i tratti caratteristici del posto. Una peculiarità della proposta gastronomica è l’“antipasto organizzato”: “in passato il concetto di antipasto, almeno a Napoli, era differente da quello odierno” ha spiegato Angelo Martino. “Si trattava di entità autonome, più vicine a contorni che al concetto moderno di antipasto. Per la prima volta Al 53 l’antipasto assume una fisionomia differente, una pietanza vera e propria che anticipa il primo, la quale racchiude un insieme di cibi come verdure, frittate o fritture in un equilibrio di gusto e di sapori ben calibrati” conferma il patron di Ristorante Al 53.

L’antipasto organizzato è senza dubbio il piatto che distingue il ristorante Al 53, un concetto gastronomico che riguarda solo poche realtà di ristorazione. Angelo Martino non preconfeziona l’esperienza di gusto. Alla base del suo lavoro, infatti, c’è la volontà di assecondare al momento il gusto e il piacere dell’ospite, il quale può orientarsi tra piatti di terra e di mare, tra le diverse varianti di baccalà, sauté di polipo, ma anche di carne. Verace, in tutto questo, il legame con Napoli. Essendo ubicato presso una delle piazze più rappresentative della città, il ristorante Al 53 non può non prescindere dalla napoletanità e dalla tradizione di una cucina dai sapori corposi. Di questo Angelo Martino va fiero e non cela alcune perplessità verso i ristoranti stellati:”La caratteristica del mio ristorante è quella di servire un piatto, che forse, non è bello esteticamente. Cucinato ancora con la “cucchiarella” e non con il bisturi. Il mio è un piatto che arriva al cliente caldo, ancora fumante, in cui c’è l’equilibrio giusto tra prezzo e qualità, in cui è possibile trovare i prodotti veri del territorio, che valutiamo personalmente e che non tradiscono il volto di una città e di una tradizione millenaria”. Nel ristorante Al 53 si mantiene intatta una cucina sincera composta da ingredienti genuini e profumi che appartengono ai ricordi dei pranzi in famiglia. Solo da Angelo Martino è possibile riviverli, in un ambiente altrettanto caloroso e familiare.

A Cava de’Tirreni il ristorante pizzeria “N’ da Pullecenella” è un tuffo nella Napoli dei primi del Novecento. La sala si caratterizza per uno stile classico legato alla tradizione partenopea. Ricca di richiami al passato come il mobilio di antiquariato, opulenta per i quadri che evocano la napoletanità cara al patron Vittorio Rossi. Non passano inosservati i colori della vista sul Golfo di Napoli, dipinto che ricrea la scenografia di un balcone affacciato su uno dei panorami più belli del mondo.

La cultura tradizionale napoletana è viva nell’estetica quanto nella proposta gastronomica del locale cavese. Dieci anni fa Vittorio Rossi ha intrapreso la sua esperienza di imprenditore della pizza con il suo primo locale d’asporto. Negli anni, Rossi ha ingrandito il concept iniziale del progetto rimanendo fedele al nome Pulcinella: la maschera napoletana continua a rappresentare l’essenza partenopea di questa meta gastronomica. “Faccio parte di diverse associazioni che riuniscono i più bravi pizzaioli nel nome della tradizione della pizza” spiega il fondatore del Pullecenella. “Pulcinella deriva da un costume che ho scelto quando ho partecipato a un campionato della pizza – ha proseguito il pizzaiolo imprenditore – da quell’occasione mi sono affezionato al personaggio e nelle gare fuori regione Pulcinella rappresentava la mia identità partenopea”.

 

 

Nel locale di Cava de’Tirreni tutto riconduce alla personale visione di pizzeria di Vittorio Rossi, “Nda Pullecenella” è un luogo dalla familiare atmosfera. Prevale il legno, i colori caldi nei toni del rosso, la terracotta che riveste il forno tradizionale, la mise en place che omaggia le ceramiche vietresi. In cucina si può apprezzare il giusto compromesso fra tradizione e innovazione, percorso che viene seguito sia in pizzeria che in ristorazione, attraverso le proposte dello chef Carmine Orza. “Manteniamo uno sguardo al passato che ci proietta al futuro – spiega lo chef Orza – siamo molto attenti alla tradizione, alla stagionalità dei prodotti e alle materie prime campane, che ci permettono di esprimere il nostro amore per la buona tavola”.

L’offerta gastronomica si compone dei prodotti forniti dalle migliori aziende dell’Agro Nocerino Sarnese, come Jamonita. “I prodotti che comperiamo da Gerardo Sabatino – patron di Jamonita – sono fra i pochi che permettono di esprimere al meglio la creatività di uno chef” conferma lo chef del Pullecenella.

La pizza è declinata in oltre cento varianti, sorprendente è la proposta delle sei tipologie di margherita che giocano sulle più saporite cultivar di pomodoro campano. “Per la nostra pizza lavoriamo l’impasto il giorno prima per dagli una maturazione lenta, l’ideale per ottenere un prodotto digeribile” spiega il pizzaiolo Vincenzo Della Corte. “Abbiamo dedicato alla madre di tutte le pizze, la margherita, sei prelibate versioni. Il gusto del Pomodoro San Marzano o del pomodorino giallo, permettono di valorizzare la semplicità della più classica delle pizze” ha proseguito il pizzaiolo Della Corte. Antonio Salvati è pizzaiolo e collaboratore di lunga data con il progetto di Vittorio Rossi: insieme studiano per concepire nuovi gusti per la pizza e sono stati compagni di avventura durante i campionati. A dispetto della sua giovane età, Antonio Salvati ha una lunga esperienza nel settore dell’arte bianca. Ci descrive una gustosa specialità di margherita. “Si chiama Margherita Extra – afferma Salvati – ha una deliziosa base bianca con Mozzarella di Bufala, pomodorini Piccadilly e filo di olio evo”. 

La famiglia di “N’da Pullecenella” lavora ogni giorno per soddisfare le aspettative dei suoi clienti, con un’offerta che spazia dal più tradizionale piatto napoletano, come la Minestra Maritata, ai piatti più ricercati e all’avanguardia. Cambia il concetto di gusto ma mai l’attenzione alle materie prime del territorio campano. Ognuno può trovare il proprio piatto preferito in questo locale, che si attesta come ideale punto di riferimento per gli estimatori della buona cucina.

 

Francesco Apreda è il nuovo chef di Idylio, il ristorante del The Pantheon/Iconic Rome Hotel, punta di diamante di Tridente Collection.

Francesco Apreda è il nuovo Chef di Idylio, il ristorante – che aprirà le sue porte nella seconda metà di aprile – del The Pantheon / Iconic Rome Hotel, il prestigioso 5 stelle sito a pochi passi dal Pantheon, nel pieno centro storico di Roma (in via di S. Chiara 4/A). A darne l’annuncio ufficiale è la proprietà, il Gruppo Tridente Collection, di cui sono soci i fratelli Emidio e Fabrizio Pacini e Andrea Girolami. Apreda ricoprirà inoltre nei prossimi anni il ruolo di Chef Ambassador dell’intero Gruppo.

“Nelle ultime settimane si sono rincorse le voci – spiega Emidio Pacini – e quindi ci sembra giunto il momento di intervenire in modo ufficiale. È con grande soddisfazione che accogliamo Francesco Apreda nella nostra famiglia, affidandogli la guida di Idylio ma anche il ruolo di Chef Ambassador delle diverse strutture proprietà di Tridente Collection e realizzate da Pacini Group. Quella con Francesco è un’intesa perfetta che, ne siamo fermamente convinti, porterà a ottenere dei grandissimi risultati”.

Di origine napoletane, globetrotter della cucina (diverse le esperienze, tutte di spessore, tra Londra, Tokyo, Mumbai e New Delhi), ma ormai romano d’adozione, dati i diversi anni di lavoro nella Capitale, ad Apreda spetterà dunque l’ambizioso compito di dare una linea comune, di altissima qualità, alle varie strutture del Gruppo Tridente Collection. Una regia che porterà su queste ultime, a partire da Idylio, punta di diamante della proprietà, quel mix tra sapori mediterranei e influenze orientali tanto apprezzate sia dalla critica di settore che dal pubblico.

“Da tempo sognavo di poter vivere un’esperienza come questa – dichiara Chef Apreda – e di poter intraprendere un percorso variegato e stimolante. Idylio sarà la mia nuova casa per moltissimi anni ma, al tempo stesso, costituisce il primo passo del percorso che intendo intraprendere con il Gruppo Tridente Collection. E sarà bello farlo accanto a persone con le quali condivido passioni e principi. E avendo nella mia squadra professionisti che mi seguono da tempo ma anche nuovi amici come lo Chef Luca Ludovici, già in forza nell’organico e anche per questo prezioso punto di riferimento”.

 

Ufficio Stampa:

MG Logos Communication Agency

 

 

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Il Piacere del Gusto, meta gastronomica  impreziosita da cordiale ospitalità a Salerno, è un progetto che nasce da un team di persone che di buona cucina se ne intende. Milena Marzullo e Giacomo Trotta, rispettivamente la titolare e il responsabile dell’organizzazione, portano nel format salernitano la loro passione per la cucina mediterranea. Il Piacere del Gusto si distingue per una cultura legata alla stagionalità dei prodotti e per la valorizzazione del territorio locale, in grado di offrire materie prime eccellenti. Il salernitano, noto per essere epicentro della dieta mediterranea, è il bacino di provenienza delle pietanze proposte dallo chef Vincenzo Gargano.

Questa destinazione per gourmet della buona tavola è una realtà completa di ristorante, pizzeria e braceria. Assaggiare le carni delle più pregiate qualità, scelte da Giacomo e Milena, è un approccio al vero gusto delle specialità di macelleria locale e nazionale. “La nostra braceria è basata su materie prime di prima scelta, esaltiamo le loro caratteristiche organolettiche con adeguata frollatura” ha spiegato Trotta. “Assicuriamo ai nostri clienti il gusto e il sapore di una carne che non si trova al banco macelleria dei supermercati, per questo ci distinguiamo per offrire un’esperienza di qualità superiore”. ” Ogni giorno siamo motivati dai riscontri positivi che riceviamo dai nostri clienti – ha proseguito il ristoratore – vedere i nostri ospiti alzarsi da tavolo sorridenti e soddisfatti è l’emozione più grande quando si gestisce un ristorante “.

I piatti sono un inno alla cucina salernitana, realizzati dallo chef Vincenzo Gargano. I suoi piatti parlano di tradizione, interpretata con occhio sempre attento ai nuovi orizzonti del gusto.  “I clienti si sentono a casa quando assaggiano i piatti del nostro chef – afferma Giacomo Trotta – è sempre capace di soddisfare le aspettative dei nostri clienti salernitani e di stupire il palato dei forestieri”. “Ci prepariamo ad accogliere l’estate con un menù ad hoc – ha proseguito Trotta – tra i piatti forte della cucina ci sono il risotto al limone e lo gnocco di patata con vellutata di broccoli, grazie ad entrambi riscontriamo un notevole successo”. 

La pizza è un altro filone gastronomico che Il piacere del Gusto accoglie per completare il ventaglio della sua proposta. Il pizzaiolo Bruno Di Dato, per realizzare il suo disco di pasta, lavora nel rispetto del disciplinare stabilito da STGSpecialità Tradizionale Garantita. “Il marchio Specialità Tradizionale Garantita stabilisce un procedimento metodico per la pizza affinchè risulti un prodotto salubre e digeribile – spiega Bruno Di Dato – è molto importante saper gestire la maturazione dell’impasto, i tempi di cottura e la freschezza degli ingredienti”. “Prediligo la semplicità con prodotti di eccellenza – prosegue il pizzaiolo salernitano – il tradizionale tricolore della pizza basta ad esaltare il concetto di bontà mediterranea. Attingo i miei ingredienti dal territorio che mi circonda, come l’olio del salernitano, il pomodoro del Piennolo del Vesuvio e la buonissima Mozzarella di bufala Campana”. 

Il Cilento è terra di Dieta Mediterranea, lo stile di vita legato al cibo buono e sano, ma è anche territorio di formidabili realtà di ristorazione, come il ristorante pizzeria Olì360 a Battipaglia. Gli interni sono pieni di richiami alla vita contadina, aspetto molto presente nella tradizione battipagliese. Antico e moderno si incontrano in questa destinazione del gusto a Battipaglia.

Il rame come materiale che riveste alcuni dettagli del locale, come il forno a legna, rivela accenni allo stile industrial di grande tendenza nel panorama della ristorazione. La cucina di Olì360 è un viaggio attraverso i sapori della nonna, un repertorio gastronomico che attinge gli ingredienti dal territorio cilentano. Lo chef Sabatino Sicignano accoglie nella sua cucina il frutto del lavoro di agricoltori che lavorano la terra e riportano in auge tesori agroalimentari che solo in Cilento si possono trovare. “Con il progetto Olì 360°, meta gastronomica completa in quanto unisce l’offerta della pizzeriaa quella del ristorante, del bar e persino del sushi – spiega lo Sicignano – vogliamo riportare a tavola un concetto autentico di piatto legato alla tradizione di Battipaglia”. A spiegare questi principi di buona tavola è l’utilizzo di prodotti di eccellenza locali come il formaggio blu di Jersey, “un prodotto tipico prodotto con latte di vacche allevate sui Monti Lattari” afferma lo chef di Olì360. Il paniere di prelibatezze utilizzate nella cucina del ristorante battipagliese sono i Fagioli tabacchielli: “una varietà che veniva utilizzata dalle nostre nonne nella cucina quotidiana” ha spiegato Sabatino Sicignano.

La realtà di Olì360 lavora ogni giorno con la massima qualità dei prodotti, per questo sposa la filosofia di Jamonita. Azienda di Nocera Inferiore specializzata negli alti cibi, punto di riferimento per i professionisti della ristorazione che abbracciano la qualità e il gusto inconfondibile dei prodotti di cucina italiani. Fra questi la crema di zucca, che lo chef Sabatino Sicignano ha utilizzato per i paccheri dell’Antica Maccheroneria trafilati al bronzo, insieme al capocollo croccante tagliato a listarelle e completato da fonduta di Provolone del Monaco Dop.

Anche la pizzeria è pensata per essere in autentico stile Olì 360°: la passione per le materie prime del territorio incontrano la creatività del pizzaiolo Vincenzo Ceruso che, lo scorso 27 marzo, giorno del primo anniversario di attività per Olì360, ha presentato una pizza con Fior di latte di Agerola, capocollo di maialino nero casertano, Blu di bufala e basilico essiccato. Per la presenza del formaggio erborinato, il pizzaiolo ha consigliato di abbinare gli spicchi a del miele artigianale di Benevento.

“Olì360 è un progetto che premia la qualità dei prodotti, come quelli che finiscono sul disco di pasta di Vincenzo Ceruso e nei piatti dello chef Sabatino Sicignano – ha spiegato il patron di Olì Luigi RussoOlì è un progetto che punta alla formazione dei nostri ragazzi, trasferisce loro le conoscenze delle materie prime in modo che possano acquisire una sana filosofia di ristorazione”.

“Quando un cliente si complimenta per la bontà di un piatto, gli rivelo un semplice segreto – spiega lo chef Felice Di Bonito – bastano poche e buone materie prime per fare la differenza in cucina”. Territorialità e stagionalità sono i valori cardine per la Cantina dell’Abbazia, ristorante situato in località San Martino. Frazione di Pozzuoli incastonata nel paesaggio dei Campi Flegrei.

Il piccolo borgo vanta una tradizione millenaria per la viticoltura e la produzione di ortofrutta, aspetti che spiegano l’impegno dello chef Di Bonito nel premiare le bontà agroalimentari del territorio. “Valorizzare i prodotti a chilometro zero significa non solo realizzare piatti di qualità, ma anche sostenere il lavoro di tanti agricoltori che producono in funzione delle stagioni” ha spiegato lo chef alla guida della Cantina dell’Abbazia.

Gastronomia legata alla vita di campagna.

La cucina del ristorante propone un ritorno alle origini per il palato degli ospiti, merito dello chef Felice Di Bonito che della tradizione fa il suo punto di forza.  Rispetto all’attuale orientamento di molti chef, che puntano alle novità, lo chef di Pozzuoli si distingue per un certo anticonformismo. “In un periodo in cui tutti puntano all’innovazione, io cerco di riscoprire sempre di più i sapori del passato” spiega lo chef. Di Bonito proviene da una cultura gastronomica ben consolidata in famiglia: fra i suoi partenti, macellai e ristoratori di fama del panorama della ristorazione a Pozzuoli.

“Il filo conduttore dei miei piatti è una memoria genetica legata alle usanze gastronomiche del passato” spiega lo chef. “Nella mia famiglia era abitudine tramandare i piatti poveri della tradizione: spesso erano composti dai tagli meno nobili della macelleria ma acquisivano nobiltà grazie al saper fare di chi li trasformava” ha proseguito Di Bonito. La trippa al sugo, ottenuta dal quinto quarto dell’animale, o la zuppa forte detta anche soffritto, testimoniano la volontà dello chef di riportare in auge una cultura agricola che si è andata a perdere.

“La nostra cultura nasce a contatto con la campagna, è questo il messaggio che mi piace trasmettere ai miei ospiti” ha confermato lo chef alla guida di Cantina dell’Abbazia. Un legame culturale e affettivo al territorio che, nella cucina dello chef  Di Bonito, si esprime in piatti che ricordano una gastronomia ingegnosa, creata a partire da ingredienti poveri. A questa filosofia si aggiunge l’estro creativo dello chef, che interpreta la tradizione in chiave attuale: “Il mio repertorio si rivolge a chi conserva la memoria del passato e a chi vuole apprenderla” afferma Di Bonito. Nelle sue parole, l’obiettivo di promuovere alcune ricette del passato presso le nuove generazioni.

“Per una buona alimentazione non c’è miglior abbinamento dell’acqua oligominerale con il cibo” spiega Mario Capozzi, titolare del ristorante Donna Sofia a Sorrento. “Possiede ottime proprietà di gusto e caratteristiche oleose che puliscono il palato, di solito consiglio di accompagnarla alle pietanze di mare” prosegue il ristoratore. Nonostante questo concetto purista di vivere la tavola, il patron del Donna Sofia afferma di disporre di una nutrita cantina dei vini, che conta oltre cento etichette nazionali.

Sullo “sfondo” la bellezza di una grande attrice.

Donna Sofia è un omaggio alla celebre attrice Sofia Loren, simbolo della cinematografia italiana e di uno stile italiano che premia sempre il valore della bellezza, anche in cucina. Un ambiente di tranquillità e fascino: significativi per questo concetto di benessere sono il microclima gradevole e l’ambientazione tipica di Sorrento. Queste le caratteristiche della posizione del Donna Sofia Restaurant.

“La sala è piena di richiami all’icona italiana della cinematografia degli anni Sessanta, Sofia Loren. Diverse sono le foto che la ritraggono e che decorano le pareti del ristorante” spiega Capozzi. L’atmosfera richiama l’arte e bellezza senza tempo del cinema, di cui la Loren è degna rappresentante. Per questi motivi il ristorante si pone come punto di riferimento per chi desidera ritirarsi in un luogo intimo ed elegante, per vivere un’esperienza all’insegna del relax e della buona cucina.

La vicinanza con il territorio di elezione per la buona pasta artigianale – Castellammare di Stabia è la patria della produzione pastaia – non manca di influenzare l’offerta gastronomica del ristorante. La sua offerta è eclettica, in grado di spaziare dalle pietanze di mare a quelle di terra. La pasta rimane comunque l’elemento principe dei primi piatti nella cucina del ristorante Donna Sofia. “Dai rigatoni ai tagliolini fino alle paste ripiene come i ravioli, lasagne e cannelloni sono specialità di nostra produzione” spiega Capozzi.

La tipologia di cucina è prettamente campana con punte di ispirazione internazionale. La scelta di spaziare dipende molto dalla clientela variegata: proveniente da Campania, altre zone di Italia e turisti stranieri. “Il menù si snoda su varie tipologie di cucina, grado di accogliere le preferenze del gran numero di clienti che scelgono il nostro ristorante”.

Un’attenzione esclusiva per il cliente.

L’attenzione verso il cliente segue alti standard di professionalità in questo ristorante della riviera sorrentina. Nel laboratorio di cucina tutto è organizzato per accogliere i clienti celiaci e permettere loro di sentirsi a loro agio, grazie a una cucina concepita ad hoc per loro. “C’è un angolo cottura nella nostra cucina attrezzato per preparare solo piatti gluten free” spiega Mario Capozzi. “Per le intolleranze più gravi – ha proseguito – è necessario separare gli utensili per la cucina normale da quella per celiaci, per evitare le contaminazioni. Per questo utilizziamo taglieri e forni esclusivamente per le preparazioni prive di glutine”.

Donna Sofia grazie al suo staff si pone sempre in modo empatico con i suoi ospiti. Ristorante attrezzato e preparato in modo da accogliere una clientela internazionale. Un punto di riferimento per chi desidera trascorrere una ricorrenza speciale nella prestigiosa località costiera di Sorrento.

 

 

“La tradizione si perpetua attualizzandosi, nel rispetto della felicità del cliente” – Giovanni Sorrentino

In giro per l’Europa per formarsi e crescere professionalmente da quando aveva solo 19 anni, lo chef Giovanni Sorrentino ha arricchito così il suo bagaglio professionale confrontandosi con disparate realtà di ristorazione: “Dal ristorante stellato al locale di tavola calda, ho sempre avuto da imparare sotto il profilo sia lavorativo che di crescita personale e culturale” racconta il titolare e chef del Gerani Ristorante a Santa Maria della Carità, in provincia di Napoli.

Il ristorante è imperniato dell’economia locale del territorio prossimo al borgo campano, lo testimonia una ricca biodiversità di prodotti che vengono impiegati nelle preparazioni tradizionali: molte apprese in ambito familiare ma sempre interpretate in chiave attuale. Costituiscono un interessante esempio i mezzanelli allardiati: “si pensa subito a un piatto untuoso, data la presenza del lardo – afferma lo chef Sorrentino – è un piatto della memoria che viene attualizzato con prodotti freschi del territorio come il pomodoro San Marzano che è originario dell’Agro Nocerino Sarnese”.

mezzanelli

Mezzanelli allardiati

La cucina è valorizzazione del territorio.

Il territorio campano è una colonna portante per il principio di buona alimentazione adottato dal ristorante: “la cucina campana può contare su un bacino di materie prime di eccellenza – spiega il ristoratore  – a queste si unisce una cultura gastronomica millenaria che, come quella partenopea, riceve gli influssi dalle denominazioni straniere che si sono succedute nei secoli della storia”. Anche il fattore climatico favorevole contribuisce a rendere il territorio campano in grado di sviluppare il potenziale organolettico dei prodotti agroalimentari, per questo la ricchezza si trova dietro l’angolo e in ogni stagione dell’anno: “Promuoviamo una stagionalità rigida per l’approvvigionamento dei nostri prodotti – sostiene Sorrentino – comparirà nel menù solo ciò che cresce nel territorio e nel mare”.

La cucina intesa in questi termini diventa strumento di valorizzazione delle piccole produzioni locali e riscoperta delle nicchie di prodotti che rischiano di scomparire: “la bravura del cuoco, oltre a saper scegliere la cottura che valorizzi le materie prime, consiste nel rivalutare alcune categorie di prodotti e favorirne il reinserimento nel mercato – spiega il titolare del Gerani Ristorante – il Carciofo violetto di Castellammare e il Fagiolo Mustacciello sono due esempi di ortaggi riportati in auge”.

Il valore della comunicazione in sala.

Per ristorazione di qualità oggi si intende una combinazione di buone materie prime ed esperienza ottimale creata per il cliente: “La ristorazione non dovrebbe essere esibizionismo culinario degli chef, ma attenta predisposizione al servizio dei clienti” conferma Sorrentino. Un ruolo importante è giocato dall’accoglienza del personale di sala, che nel ristorante di Santa Maria della Carità è svolto con competenza da Regina, moglie del titolare. “Insieme io e mia moglie creiamo una sinergia efficace sui due fronti, cucina e sala. Il lavoro  di Regina è fondamentale per rendere speciale il soggiorno dei clienti – spiega lo chef – la capacità di accogliere con empatia e interfacciarsi in modo spontaneo al pubblico la rendono la padrona di casa del ristorante”.

Il Gerani è un ristorante che lascia il ricordo di un’esperienza di convivialità, in un ambiente dove predomina l’entusiasmo di ricevere gli ospiti e una cucina a base materie prime di qualità: i piatti della tradizione sono aggiornati secondo gli standard di qualità del presente.

 

 

 

“Per ogni posto del mondo la cucina è il più affascinante indicatore delle tradizioni, usi e costumi della popolazione locale” spiega Carlo Capuano, ristoratore e proprietario del Sartù: luogo di ricerca nella combinazione di ingredienti legati alle stagioni e al territorio campano. Il ristorante del quartiere Vomero di Napoli propone un’esperienza esclusiva attraverso piatti legati alla tradizione o nati ex novo grazie all’estro dello chef.

Il nome Sartù deriva da un piatto storico della tradizione culinaria partenopea, testimonianza di come Napoli sia stata terra di dominazioni anche dal punto di vista gastronomico. “Il piatto da cui deriva il nome del locale è stato preparato per la prima volta dai monsù – ha spiegato il ristoratore – erano abili cuochi francesi che cucinavano per la nobiltà napoletana. Con il Sartù riuscirono a fare apprezzare il riso, solitamente conosciuto come alimento poco appetitoso”. La cultura culinaria francese è stata determinante nel capovolgere l’idea sul riso,  alimento degno di poca considerazione a Napoli: “il cereale era spesso associato a un cibo della guarigione contro malesseri vari, il capoluogo campano inoltre è storicamente legato alla pasta”.

Sartù

Sartù di riso bianco

Sartù è un marchio che racchiude la passione di Capuano nel rispolverare piatti dal valore storico culturale nati a Napoli: “la tradizione è un punto di partenza importante per la cucina di Sartù – spiega il ristoratore – sui piatti del passato rimaniamo fedeli ai testi di Vincenzo Corrado, Ippolito Cavalcanti e Jeanne Carola Francesconi”. Si tratta di importanti autori del Novecento che hanno raccolto esperienze di vita gastronomica dai banchetti e le cucine più prestigiose presso la corte napoletana.

Capuano prosegue “insieme al modello classico di cucina concepiamo una tipologia di nuova concezione”. Una curiosità legata al locale del Vomero è un’atmosfera rilassante, aspetto che rende il Sartù un posto di destinazione per i clienti che vogliono vivere un’esperienza culinaria di qualità in un contesto di musica selezionata: “musica classica e jazz animano le serate nel mio ristorante” conferma Carlo Capuano.

La cucina nuova a cui faceva accenno Carlo Capuano è l’elaborazione di un linguaggio attuale, attraverso piatti che sono frutto di sperimentazione e passione per le buone materie prime fresche di raccolta: si tratta dei bottoni ripieni di coniglio in salsa alla puttanesca e le linguine con fegato di polpo e caffè.

Il quartiere Vomero con il ristorante Sartù vive la possibilità di ripercorrere le proprie radici gastronomiche grazie a “piatti creati in una maniera storicamente corretta” e, al contempo, apprezzare che la cucina sia in movimento, un repertorio in grado di guardare verso nuove possibilità di abbinamenti.

 

 

 

Il ristorante ” Taverna Vesuviana“, dopo i successi conseguiti nella sede originaria di San Gennaro Vesuviano (Napoli), a partire da Gennaio 2019 accoglierà i propri clienti in nuova location situata nel caratteristico centro storico di Nola (Napoli), cittadina in posizione strategica rispetto a tutti i capoluoghi della regione Campania, pertanto facilmente raggiungibile.

 

Il sodalizio guidato dallo Chef Patron Alfonso Crisci, coadiuvato da uno staff di livello composto tra gli altri dal Sous Chef Paolo Cece, dal maître Gianluigi Ercole, si presenterà al pubblico in una rinnovata veste, una struttura su due livelli, caratterizzata da una cucina a vista di circa 80 mq, oltre che da un caratteristico spazio esterno che renderà la proposta gastronomica gourmet di casa piacevolmente fruibile anche durante la stagione estiva, il tutto impreziosito da una carta dei vini di livello internazionale, curata personalmente nei minimi dettagli dalla consorte Carmela Simonetti, sommelier AIS – Associazione Italiana Sommelier.

 

 

Raggiunto telefonicamente, Alfonso Crisci ha affermato come la sua cucina sia da ritenere “ricercata, gourmet, rispettosa del territorio vesuviano, per me una vera e propria mappa, ma ovviamente aperta alle innovazioni tecniche in grado di sprigionare il massimo potenziale delle ricette classiche della tradizione”.

Un continuo e costante percorso di studio e ricerca quindi, che ha visto lo Chef Crisci a Girona, Copenaghen, Zurigo oltre che da Norbert Niederkofler, tappe che sicuramente si rifletteranno nel rinnovato itinerario gastronomico della “Taverna Vesuviana”. “Il mio punto di riferimento”, spiega Crisci è indubbiamente ” Chef Andreas Caminada, dal momento che rispecchia il mio modo di fare maniacale ma allo stesso tempo attento al rapporto umano con il proprio staff, soprattutto con i più giovani, ma anche con i clienti. A tal proposito, interessante risulta essere la possibilità, su richiesta, di poter vivere l’esperienza dello “chef table, un percorso culinario di 12 portate a stretto contatto con la cucina, ideato al fine di trasmettere pienamente la parte emozionale dei piatti.

 

 

“Il mio cavallo da battaglia è da considerare sicuramente il baccalà, dal momento che ne seguiamo totalmente la preparazione tale da sceglierne poi a seconda della preparazione il punto di sale adatto”, ove tuttavia, interrogato sulla proposta dolce tiene a citare il caratteristico babà “preparato con lievito madre, servito in sala dal nostro maître con una bagna calda al rum ed ai chiodi di garofano, farcito con una crema all’azoto a -180°C”.

 

 

 

 

 

La pizza è un alimento globale e che a tavola mette d’accordo tutti” si apprende da Gennaro Tommasino, ristoratore e pizzaiolo che porta avanti la gestione del ristorante Bellini, locale situato in pieno centro storico a Napoli. Si trova a pochi metri da piazza Bellini, luogo da cui il ristorante prende il nome: “siamo nell’epicentro di una zona molto turistica di Napoli e ricca di luoghi di interesse culturale – spiega Tommasino – come il Museo Nazionale Archeologico”.

Bellini

Ritratto del centro storico all’entrata del Bellini

La posizione nel cuore del centro storico di Napoli è un aspetto di valore per il ristorante: la zona è ricca di edifici storici, nella piazza su cui da affaccio il ristorante pizzeria si apprezza il valore antico del capoluogo campano.  Fondato nel 1946, nello stesso posto dove sorge oggi, il Bellini ha contribuito a consolidare la fama della pizza napoletana nel centro storico della città.

Gennaro Tommasino rappresenta la terza generazione della famiglia di ristoratori: porta avanti con passione la buona cucina partenopea nel suo ristorante, una particolare attenzione è dedicata alle caratteristiche mantenute inalterate della pizza. Dal racconto di Gennaro Tommasino si apprende che è una pietanza che rimane ferma nei suoi metodi e qualità dell’ impasto. Il piatto di origine partenopea mantiene vivo il valore della tradizione nel ristorante.

“L’impasto che adoperiamo per la nostra pizza è ottenuto con il metodo indiretto – spiega il ristoratore – procedura classica che da sempre eseguiamo con farina doppio zero”. “Il risultato è un panetto di pasta chiaro, non rincorriamo le mode di ricerca sugli ingredienti per impasti speciali” ha proseguito Tommasino.

Chi realizza la pizza dovrebbe tenere a mente i requisiti di bontà del prodotto: “è giusto che ci sia un seguito alla tradizione con le nuove proposte – spiega il ristoratore – a patto che non si dimentichi la concezione del gusto eccedendo nella sperimentazione”.

Margherita Bellini

La Margherita del Bellini

Non tutti gli impasti, infatti, si prestano a essere conditi con ingredienti e abbinamenti troppo innovativi: “la base della pizza deve entrare in armonia con gli ingredienti che compongono il topping – spiega il proprietario del Bellini, e conferma – il cliente deve sapere quello che sta mangiando”.

La tradizione è sinonimo di continuità per l’identità della gastronomia napoletana: le certezze sulla preparazione della classica pizza sono la lievitazione a 24 ore, un impasto chiaro ottenuto con farina bianca, il cornicione ben alveolato e la digeribilità. Sono dunque ammessi ingredienti nuovi in pizzeria, a patto che siano compatibili con un impasto semplice e non troppo rivisitato: si ottiene così un prodotto in grado di mantenere inalterate le sue caratteristiche di gusto.

 

Una ristorazione che si evolve sui passi dei mutamenti storici della società, segno di una filosofia aziendale in continua ricerca dei gusti e delle attese della clientela: si tratta del ristorante Le Due Palme di Agnano, negli anni Ottanta era punto di riferimento per le importanti ricorrenze e per gli amanti dei cibi di tendenza. “Un’epoca in cui era status symbol recarsi in un posto per mangiare il miglior pesce fresco. La gastronomia di mare era indispensabile per creare un passaparola positivo sul nostro ristorante”, racconta Irene, ristoratrice alla seconda generazione dello storico locale.

La capacità di adattarsi alle tendenze gastronomiche è tuttora viva nel clima produttivo del ristorante: “proponiamo una cucina mediterranea radicata al territorio, molto attenta agli attuali standard di materie prime” spiega Fabio Infimo, il secondo titolare del Le due Palme. “Nel settore ristorativo non si sta mai fermi creativamente, si fa in modo che la tradizione possa allargare i suoi orizzonti e si faccia ricerca di prodotti nuovi”, continua il figlio della titolare.

Il ristorante di Agnano si focalizza su un’offerta di specialità di mare, approvvigionata con prodotti di prima scelta: il baccalà insieme ai friarielli condisce gli straccetti di pasta fresca, “un piatto simbolo della nostra volontà di essere moderni ma al contempo fedeli alla tradizione – spiega il giovane ristoratore – facciamo in modo che il cliente possa vivere un’esperienza gastronomica di qualità ma familiare”.

 

Sul fronte dell’arte bianca, una specialità da provare è la Pizza Nonna Anna: un calzone al forno ripieno con scarole stufate e insaporite con provola, uva passa e pinoli. La pietanza prende il nome dalla capostipite della famiglia di ristoratori da cui è partita l’iniziativa di dare vita al ristorante, negli anni Settanta: “in quegli anni abbiamo iniziato la nostra esperienza con la voglia di metterci in gioco e con la grande passione per la cucina di mia madre – spiega la titolare Irene – polli al forno squisiti, cannelloni e gnocchi sono un ricordo indelebile che richiamano un’atmosfera di famiglia”, sono queste pietanze che hanno segnato gli inizi di attività del ristorante.

Oggi il ristorante Le Due Palme propone un menu di carne e pesce, tutte le preparazioni avvengono nel rispetto di ottime materie prime e specialità regionali di qualità: “nel nostro ristorante arriva la carne chianina dalla Toscana, le olive all’ascolana artigianali, il formaggio di Fossa di Sogliano D.O.P – spiega la signora Irene – il pesce continua a richiamare la nostra clientela fidelizzata con prodotti ittici freschissimi”. Molto apprezzati i pesci una volta ritenuti più “poveri” ma ricchi in sapore e nutrienti come il pesce azzurro, “le alici le proponiamo ripiene per rimanere fedeli ai nostri standard di cucina di livello, anche il pesce bandiera viene rivisitato dai nostri chef nella millefoglie – spiega Irene – vengono alternati strati di pesce con fette di zucchina e provola“.

La qualità e genuinità dei prodotti, la creazioni di piatti in grado di raccontare la tradizione gastronomica locale sono punti cardine per il Due Palme Ristorante. Mantiene intatta la sua identità di luogo di aggregazione, eredità acquisita dagli anni Cinquanta quando era luogo di svago prediletto dall’alta società napoletana, porta avanti una passione per la cucina nata in famiglia e poi sperimentata per un vasto pubblico.

 

 

Una Cena “Autentica” , questo il nome dell’evento organizzato da Angela Merolla che si terrà venerdì 30 novembre ore 20.30, presso il Ristorante “Autentica” di Marigliano in provincia di Napoli.

Un locale dinamico ed elegante, toni pastello, salottini, angoli riservati e oggetti del cuore.

“Autentica” nasce dall’idea dell’imprenditore Vincenzo Damiano e del ristoratore Shehta Abdel Salam, di creare un rifugio d’élite dove, attraverso un percorso di gusto, poter trasmettere i ricordi, gli affetti, le tradizioni.
La Chef Giusy Di Castiglia, realizzerà per la serata alcuni dei piatti di mare del nuovo menù invernale “Autentica”, utilizzando diverse tipologie tra i pomodori Solania.

"Autentica"E proprio per tener fede al nome della location, in abbinamento ai piatti ci sarà una bevanda oltre frontiera, ovvero il Gin Puerto De Indias che sarà degustato nelle sue tre tipologie in versione Cocktail, per un abbinamento ”autentico” studiato dall’antipasto al secondo.

Poi bollicine all’aperitivo, in alternativa ai cocktail ci sarà il vino  “Erbaceo” Bianco Igp Puglia di Colli della Murgia e infine, accompagnerà il dolce Amarè, liquore alle erbe dell’Antica Distilleria Petrone.

Menu 

Aperitivo:

-Polpettina di friarielli su pomo d’oro

-Baccalà croccante in puttanesca

-Montanara

-Cubotto di maialino con demi-glace arancia e   zenzero

 

Antipasto: 

Baccalà su cremoso di pomodoro

In abbinamento:

Cocktail Gin Puerto de Indias “Classsic”

Pane Filippo Cascone: Francesina alle olive

 

Primo: 

Mezzo pacchero al doppio datterino, colatura di alici e provolone del Monaco Dop

In abbinamento:

Cocktail Gin Puerto de Indias “Pure Black Edition”

 

Secondo:

Millefoglie di pesce bandiera e consistenze di scarole

In abbinamento:

Cocktail Gin Puerto de Indias “Strawberry”

Pane Filippo Cascone: Ciabattina ai cereali

Pre-dessert:

Pralinerie

 

Dessert: 

Mousse di ricotta con cappero candito e strausel di nocciola

 

Panettone Artigianale:

“Oro Nero” Mastro Fornaio Filippo Cascone

 

Costo della cena Euro 35 (Bevande incluse)

 

Partner:

Luigi Castaldi Group S.r.l.-Casoria NA

Gin Puerto De Indias- Spagna

Colli della Murgia-Gravina in Puglia BA

Solania S.r.l.-Nocera Inferiore SA

Frantoio Muraglia (Olio EVO monocultivar Peranzana)-Andria

Arte & Pasta-Boscoreale NA

Antica Distilleria Petrone- Montagrone CE

Panificio Filippo Cascone-Lettere NA

Fattoria Casale Alpega-Sarno SA

 

"Autentica"Per Info e Prenotazioni:

Ristorante Autentica

Corso Umberto I n.416

Marigliano NA

MOBILE: 081 014 76 07
CELL:      331 443 21 19

 

 

Angela Merolla

Mercoledì 5 dicembre, Nanà – Pizzeria e Trattoria ospita Alfonso De Filippo, chef di
Biancobaccalà per una serata sul baccalà, protagonista di ricette della tradizione e inedite proposte

«’O baccalà pure pesce è!». In passato considerato un piatto povero, destinato alle tavole di chi non poteva permettersi pesci di prima scelta, il baccalà rivela un’inaudita ricchezza di gusto, diventando protagonista di esclusive ricette. Per gli estimatori di questo meraviglioso cibo e per chi è curioso di conoscerlo, mercoledì 5 dicembre Nanà – Pizzeria e Trattoria ospiterà lo chef Alfonso De Filippo del ristorante Biancobaccalà per un’imperdibile serata a tema. Le carni del Gadus Morhua, il merluzzo più pregiato al mondo selezionato con cura dall’azienda De Filippo 1791, ideatrice del format ristorativo Biancobaccalà, diventano protagoniste di un menu che propone un interessante gioco tra tradizione e innovazione.

Biancobaccalà

La serata si inserisce a pieno titolo nella filosofia di Nanà – Pizzeria e Trattoria. Nata nel 2008 da un’idea di Silvio Zigarelli, Nanà fa del recupero della pizza e della cucina classica napoletana, quella verace, di casa, popolare, la sua mission. L’intesa del suo patron, Silvio Zigarelli, con lo chef Alfonso De Filippo, non poteva che essere immediata. Di qui l’idea della serata, incentrata sulla riscoperta delle tantissime sfumature di sapore di questa specialità attraverso alcune delle proposte chiave di Biancobaccalà.

Ogni portata proposta durante la serata sarà accompagnata da un vino pregiato.

MENU

ANTIPASTO

Cuoppo di crocchè, tocchetti e zeppoline di baccalà

spumante falanghina brut metodo martinotti – quid janare

Carpaccio di baccalà con riduzione di basilico e pepe rosa, bruschettina con baccalà e

pomodorini, coronello all’insalata, baccalà marinato all’aceto

spumante falanghina brut metodo martinotti – quid janare

PRIMI

Calamarata con baccalà, pomodorini del piennolo, capperi di pantelleria e olive itrane

falanghina del sannio – janare

Spaghettoni corrugati di pasta fresca con baccalà e tarallo sbriciolato

rosso riserva – janare

SECONDO

Baccalà alla siciliana con pomodorini del piennolo, capperi di Pantelleria e olive itrane

rosso riserva – janare

DOLCE

Pastiera napoletana

passito di falanghina del sannio – laureto janare

Prezzo: € 30,00 a persona (vini e bevande inclusi)

 

 

BiancobaccalàPer Info e prenotazioni:

Nanà – Pizzeria e Trattoria

Via Serafino Biscardi 7-9-11, Poggioreale, Napoli

081 787 7348

Comunicazione e ufficio stampa:

Malvarosa – publisher and food agency

Anna Baldini: 3286220313 – anna@malvarosa.info

Roberta Gatta: 3895553482 – roberta@malvarosa.info

Sul Lungomare di Pozzuoli il locale di chef Mariano che punta forte sul pescato

del giorno, prodotti di qualità e una buona cantina

Pescato del giorno, prodotti di qualità e una buona cantina. Questi i punti di forza del Ristorante Armonia a Pozzuoli (Corso Umberto I, 177), guidato da chef Mariano Armonia che, forte delle sue esperienze maturate al Capri Palace, al Riccio e a L’altro Cocoloco, ha deciso di aprire un locale tutto suo.

Una chiave di violino sull’insegna e statuine di Pulcinella disseminate sulle pareti lasciano trasparire l’animo artistico del giovane cuoco, figlio dell’attore Enzo Armonia. L’ambiente interno è in stile shabby con 20 coperti, all’esterno una veranda a due passi dal mare con altrettanti posti a sedere.

Il menù offre per antipasto crudi (tassativamente abbattuti), insalate, zuppe della tradizione napoletana rivisitati in chiave moderna. Il baccalà ad esempio è servito in crosta di nocciola su ketchup di datterino giallo. Tra i primi spiccano il cacio, pepe e vongole e la gricia di mare, oltre gli immancabili piatti tipici come vermicelli con aragosta e gnocchi di patate ai frutti di mare. Come secondi, per l’appunto, si punta forte sul pescato del giorno grazie anche ad una intesa con alcuni pescatori che vanno a mare proprio per il ristorante. Il più richiesto è l’hamburger di pesce. Il cavallo di battaglia tra i dolci è la millefoglie scomposta all’amarena che viene preparata artigianalmente nella cucina del ristorante.

Nella carta dei vini è possibile trovare alcune etichette di champagne come Rd Bollinger, Dom Pérignon, Krug, Moët et Chandon Ice Impérial, Clicquot. Tra bianchi e rossi rappresentate molte aziende campane tra cui il Biancolella d’Ischia, la Falanghina Quintodecimo, il Gragnano Ottouve.

Da gennaio, i martedì alle 19, nel Ristorante Armonia partiranno corsi di cucina per principianti, per appassionati, un’idea nata dalla richiesta dei clienti abituali, sarà una sorta di dopo lavoro, un hobby.

Chef Armonia vanta anche consulenze internazionali, l’ultima in ordine di tempo in primavera per l’inaugurazione del ristorante “Pasta Fresca” dell’Hotel 5 stelle Palace del Mar ad Odessa in Ucraina.

Chiuso il martedì. Per info: 081 8664759 – www.ristorantearmonia.it

 

Alessandro Savoia 

In cucina lo chef Marco De Cesare e al forno il Maestro Umberto Salvo
Tra i piatti forti del locale il soffritto di polpo e la pasta e patate
mantecata con provola in una forma di formaggio.

Andare a pranzo o a cena in un posto che è sia pizzeria che ristorante e addirittura effettua servizio da asporto a qualcuno potrà sembrare un’”azione ardita” in quanto, nonostante i buoni propositi e la buona volontà, non tutti i locali che offrono così tanti servizi sono in grado di concretizzarli a dovere. Non è il caso del ristorante pizzeria Amabile, hub del gusto ubicato a Cercola (in provincia di Napoli).

AmabilePatron del locale lo chef Marco de Cesare, che dopo numerose esperienze fatte nelle cucine di importanti ristoranti collocati lungo lo stivale e all’estero, ha deciso di mettere su un ristorante tutto suo e per la ‘direzione’ del forno (e la condivisione del progetto societario) si è avvalso della figura del maestro pizzaiolo Umberto Salvo, che in tema di impasti la sa lunga…

Minimo comune denominatore sia dei piatti che delle pizze che vengono servite ai tavoli di ‘Amabile’ : la creatività. I piatti della tradizione vengono rivisitati in chiave moderna e presentati in modo elegante senza sacrificare la qualità e la schiettezza degli ingredienti, la semplicità delle preparazioni e la quantità delle porzioni (dunque gli appetiti più voraci non rischiano di rimanere insoddisfatti).

AmabileNe sono un esempio il soffritto di polpo, una creazione dello chef proprietario del locale che sta riscuotendo molti consensi. Il polpo viene cucinato così come vengono cucinate le frattaglie di maiale che si utilizzano per preparare il soffritto classico. Altro ”piatto forte” del menù di Amabile: la pasta e patate mantecata con provola davanti agli ospiti del ristorante in una forma di formaggio infuocata!

In sala viene inscenato un vero e proprio spettacolo culinario: prima di servirla nei piatti, la pasta viene fatta mantecare nella forma di parmigiano per farla insaporire alla perfezione.

Il mio obiettivo è stupire gli ospiti del mio locale con piatti semplici: non utilizzo procedimenti “devastanti” o ricette azzardatissime – spiega lo chef Marco De Cesare -, semplicemente tengo ad avere in credenza prodotti strettamente legati al territorio, e mi avvalgo delle stesse tecniche e degli strumenti di cottura cari ai nostri avi. La cucina flambé è una di queste tecniche: essa, definita anche cucina di sala, consiste nell’elaborare piatti davanti ai clienti fiammeggiandoli con un liquido alcolico e una fiamma viva. Una tecnica molto utilizzata in passato (risale alla fine dell’800) che purtroppo oggi sta scomparendo”.

AmabileTra le pizze gourmet non si può non degustare la ‘Cetara’ con fiori di zucca, stracciata di bufala, alici di Cetara, olive di Gaeta. La stessa creatività impiegata nella cernita e nell’assemblaggio degli ingredienti per la farcitura delle pizze viene utilizzata per la preparazione delle montanare, degli sfizi e degli antipasti (ad esempio le verdure e i totani grigliati con riduzione di aceto sono un’esplosione di gusto). Dulcis in fundo, è il caso di dirlo, i dessert che vengono serviti accompagnati da una zolletta di zucchero (ovviamente flambé).

 

RISTORANTE AMABILE
Via Europa, 30/32
Cercola (NA)
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/amabile.cercola/

Food, IMPERIVM  il format a tema che coniuga cibo e storia romana

Sabato 04 Agosto ore 18:30

Il primo ristorante a tema sull’Impero Romano arriva nel Cilento, al Cilento Outlet, con la sua prima sede nel territorio popolando di storia, costumi e tradizione romana la “Corte dei Sapori” dell’Outlet.

L’antica Roma non è mai stata così vicina. Entrare in uno dei ristoranti IMPERIVM significa fare un salto indietro nel tempo di 2000 anni e respirare, sentire, assaporare tutti i profumi ed i sapori del grande Impero Romano. Saranno la nostra cucina e la nostra sala a ricondurti agli antichi fasti del passato attraverso un gusto e uno stile immortale. Tutto questo è IMPERIVM, il brand made in Italy, che coniuga la cucina romana attuale con quella storico-tradizionale. Il menù altamente specializzato, contiene piatti dal gusto forte e ricercato; eccellenza della qualità; accuratezza nella selezione delle materie prime; rispetto del cliente. Un luogo unico dove scudi, gladio, armature, bighe e imperatori vi faranno rivivere un’esperienza sensoriale e unica nel suo genere.

Il percorso è iniziato alle ore 12:00 con il giro del centro commerciale con i Legionari e la bellissima Cleopatra sulla sua Lettiga.

Alle ore 13:00 si è potuto assistere al pranzo dei Legionari, in attesa delle 14:00, dove si sono svolte varie attività.

Dopo un interessante giro del centro c’è stata l’inaugurazione con il taglio del nastro da parte dei F.lli Colace che daranno il via ai festeggiamenti e ai vari spettacoli di intrattenimento.

Un nuovo ed emozionante appuntamento targato Cilento Outlet Village che coniuga in modo dinamico food, storia e divertimento.

 

Bruno Sodano

Ricetta da archivio storico: il “baccalà alla cannaruta”

“I clienti vengono a mangiare da noi per entrare in un contesto di storia borbonica, riscoprendo le origini della cucina tradizionale partenopea” ha affermato Rosario Capasso, titolare del ristorante 800 Borbonico a Somma Vesuviana. “Il locale è nato come un progetto quattro anni fa: era un pub pizzeria di mia proprietà – ha spiegato Capasso – che avevo dato in gestione e poi ho ripreso, conferendogli un’identità storico culturale sulle origini di Napoli e della sua tradizione culinaria”. 

Le specialità del ristorante sono la lavorazione del baccalà e dello stoccafisso, prodotti che provengono dai mari del Nord Europa ma che, per tradizione, vengono importati a Somma Vesuviana, caratterizzando molto la gastronomia dei paesi vesuviani. “In passato – ha spiegato Capasso – i commercianti locali di Somma ottenevano il miglior merluzzo per stoccafisso da importatori che provenivano da fuori, da località del Nord Italia”. Buona parte dell’enogastronomia napoletana deve al Vesuvio il successo dei suoi prodotti, dal vitigno autoctono Lacryma Christi, ai pomodori del Piennolo del Vesuvio, storicamente conosciuti per il metodo di essiccazione a grappolo nelle case ai piedi del vulcano spento, fino al baccalà. Il pesce scandinavo è così presente nella cucina napoletana perchè, come spiega l’esperienza di 800 Borbonico, deriva da un’usanza dei cuochi presso la corte dei Borboni di prepararlo in occasione delle cene più importanti.

Dietro i buonissimi piatti della tradizione c’è il talento del giovane chef Antonio Autiero: “è un ragazzo di grande talento – spiega Capasso – svolge con passione il suo lavoro in cucina e non manca mai di sincerarsi affichè i suoi piatti siano stati apprezzati dai clienti, ogni giudizio per lui è motivo di miglioramento. Insieme stiamo facendo crescere il progetto di 800 Borbonico”. Autiero è uno chef di 24 anni “nonostante la sua giovane età, ha grande sensibilità per la riscoperta della tradizione in cucina, proponendola con impiattamenti originali: non manca mai un suo tocco personali nei piatti” precisa il titolare. Lo chef di 800 Borbonico ha maturato esperienza nella lavorazione del baccalà e stoccafisso, “è specializzato in questo tipo di preparazioni che, sin da quando abbiamo aperto, trattiamo nel nostro ristorante” spiega con orgoglio Capasso.

Dolce risveglio

Pastiera in barattolo “Dolce risveglio”

Tra le specialità proposte, il “baccalà alla cannaruta“: “un piatto tipico borbonico – spiega il titolare Capasso – si tratta di una genovese di baccalà condita con cipolla di Tropea, capperi, olive, noci e pinoli”. Una ricca interpretazione del merluzzo essiccato che deriva dagli archivi storici della cucina borbonica. Una curiosità su questo piatto è che la polpa di baccalà viene sfumata con la Falanghina del Vesuvio dell’azienda Tenuta Augustea,vino che trattiene le caratteristiche di mineralità e moderata sapidità, ideale per essere accompagnato a un pesce dal gusto ricco come il baccalà.

Rosario Capasso spiega l’usanza della salsa “genovese” alla napoletana: “pezzi di carne di manzo che avanzavano in cucina, venivano uniti in cottura insieme alla cipolla. Noi riproponiamo questa antica usanza della gastronomia di terra con la polpa di baccalà, per condire le candele di Gragnano, pasta cilindrica spezzata a mano”. Un’ altra specialità dello chef Autiero è lo stoccafisso condito con olive, capperi e pomodori del Piennolo del Vesuvio.

Capasso tiene a sottolineare che anche il dessert, da 800 Borbonico, è momento per gustare specialità dolci di grande creatività dello chef: la pastiera in barattolo, chiamata “Dolce risveglio”, è una versione scomposta del tradizionale dolce napoletano. Creazione esclusiva dello chef Autiero, l’impasto di grano viene servito in un boccaccio per essere gustato con il cucchiaino. Sulla superficie del dolce, un velo caramellato ottenuto con fiamma per flambè. Un’altra specialità dolce sono i cupolotti di pannacotta ripieni con confettura di albicocche del Vesuvio, una raffinata interpretazione di un dolce tipico vesuviano, preparato con ingredienti del fertile territorio locale.

 

 

“Amiamo la materia prima nella sua semplicità, senza spersonalizzarla”

A Pompei, un ristorante che rinnova l’offerta gastronomica della zona, conosciuta per essere di qualità spesso troppo turistica: si tratta de La Bettola del Gusto, locale che omaggia l’importanza della materia prima del territorio locale e propone una filosofia di ristorazione basata sulla cucina tradizionale, valorizzata senza essere stravolta. Questi i punti cardine che guidano il lavoro di Alberto Fortunato, chef del ristorante che, insieme a suo fratello Vincenzo (addetto al servizio in sala) porta avanti con successo il progetto di proporre la tradizione culinaria partenopea con una visione slow food della filiera.

“Il concetto di chilometro zero da noi è estremo – ha spiegato  Vincenzo Fortunatoil nostro ristorante attinge dalla tradizione contadina della nostra famiglia, disponiamo di un orto dove coltiviamo gli ortaggi che impieghiamo in cucina. Melanzane, pomodoro San Marzano, rucola coltivata in modo selvatico e zucchine”. Tutte le proposte di piatti presenti nel menù, a La Bettola del Gusto, vengono create in funzione della stagionalità e della disponibilità di materia prima nell’orto: un lavoro che parte dal campo e arriva in cucina senza intermediari, frutto di una passione per gli ingredienti della natura in grado di assicurare un gusto sempre autentico.

Il ristorante, nel pieno centro città di Pompei, è nato per proporre cucina di mare. In seguito a un ampliamento del locale si è pensato di allargare anche l’offerta gastronomica, puntando a una selezione di tagli pregiati di carne: dalla fassona piemontese “ottima sia per la tartare che per la tradizionale carne alla griglia” – ha spiegato  Vincenzo – alla marchigiana. Si lavora anche con la pezzata rossa friulana e la scottona beneventana, ciascuna carne viene attentamente scelta per qualità e marezzatura – assicura Fortunato – la giusta proporzione fra parte magra e grasso intramuscolare. Il pesce, materia prima con cui il ristorante ha esordito, è quello pescato nel Golfo di Napoli, in particolare a Torre Annunziata e a Sorrento.

Le pietanze di mare vengono preparate in maniera classica per un ritorno ai sapori delle antiche osterie: il guazzetto, ad esempio, non manca fra i metodi di preparazione del pesce. Un richiamo al passato gastronomico è dato anche dalla colatura di alici di Cetara, una prelibatezza che torna in auge grazie all’abilità dello chef Alberto di rendere speciale uno spaghettone con questo condimento. Il primo piatto riveste un ruolo importante a La Bettola del Gusto, e la pasta di Gragnano ne è indiscussa protagonista: preparata con i frutti di mare o nel formato delle linguine condita con gamberi, cacio e pepe. Anche le paste ripiene meritano approvazione: il patron Vincenzo Fortunato parla dei ravioli ripieni con Provolone del Monaco e crostacei.

Grande attenzione viene posta alla carta dei vini, gli abbinamenti sono accuratamente consigliati ai clienti in base alle pietanze con etichette che spaziano dalle produzione nazionali a quelle internazionali. L’interazione fra sala e cucina è essenziale, conferma Fortunato: “il nostro obiettivo è carpire i desideri del cliente, al cuoco in cucina arriva non un semplice ordine ma una serie di indicazioni che parlano delle aspettative del cliente”. 

 

 

 

Torna dal 15 al 22 luglio ad Ischia, la XVI edizione dell’Ischia Global Film & Music Fest, kermesse porterà ad Ischia celebrità nazionali ed internazionali del mondo del cinema e della musica. L’isola ha recitato come sfondo per decine di film, per cui ben consolidati sono i legami di Ischia con l’industria cinematografica.

L’Ischia Global Film & Music Festival, un festival interessante, unico nel suo genere, una vetrina internazionale in uno scenario meraviglioso e suggestivo dove apprezzare film italiani, documentari, cortometraggi, video clip  e scoprire la magia dell’isola verde, tra mare, parchi termali, bellezze naturali e enogastronomia.

Per l’appunto domenica 22 luglio il TERME MANZI HOTEL & SPA a Casamicciola Terme ospiterà a cena l’Ischia Global Film & Music Fest e sarà lo chef residente Giovanni De Vivo Stella Michelin a realizzare un menù elegante e raffinato che offrirà agli ospiti i sapori del territorio. Lo chef residente Gianluca D’ambra del ristorante La Tuga del Resort Costa Del Capitano di Serrara Fontana ad Ischia, altra raffinata struttura della famiglia Polito, collaborerà nella realizzazione di gustose degustazioni per gli ospiti del Global Fest.

Ischia Global Film & Music Fest                                    Ischia Global Film & Music Fest 

 

Cantine Partner:

Cantine Buonanno – Venticano AV

Fiano di Avellino Docg annata 2016

Campania Falanghina Igp annata 2017

Cantina Casula Vinaria – Campagna SA

Melodia-Fiano Colli di Salerno annata 2016

Falanga-Falanghina Colli di Salerno annata 2017

 

Angela Merolla

 Una filosofia divenuta progetto, oggi una delle migliori offerte gastronomiche casertane
 
Tre, il numero perfetto, gli anni che raccontano, talento, impegno, ricerca e soprattutto sacrifici, ore di lavoro, unione familiare e voglia di migliorarsi sempre di più, questa la ricetta del successo del ristorante, pizzeria e caffetteria Tre Farine, il locale dei fratelli Nicola e Ivan Ferraro ubicato in un elegante palazzo ottocentesco di Caserta, che ieri sera ha festeggiato il terzo anniversario dall’apertura con un grande Gala, insieme a tutto il personale, gli amici, i fornitori, collaboratori, nonché imprenditori e autorità istituzionali.
“Le sfide in questi anni, anche se pochi, in una città come Caserta che sta vivendo una rinascita dal punto di vista culturale e gastronomico, sono state tante e sempre stimolanti – ha spiegato Nicola Ferraro, general manager di Tre Farine – ma con la passione e la forza di una famiglia come la nostra, siamo ancora qua con diversi progetti in cantiere e nuovi piatti da far scoprire”.
Oggi, il locale divenuto uno dei punti di riferimento per la cucina che si contraddistingue per la lavorazione delle migliori materie prime che il territorio offre stagione per stagione, piatti semplici senza fronzoli in cui emerge la qualità degli ingredienti, ma anche per la pizza curata da Ivan Ferraro, un settore a cui si è avvicinato nel 2005 con l’apertura di Pomopizza, un’azienda di famiglia per poi proseguire poi al Tinozzo ristorante pizzeria nel centro storico sempre a Marcianise.
Dopo una serie di corsi e master di Pizzaiolo è approdato a Caserta con il progetto Tre Farine, stravolgendo un po’ il concetto di pizza. “Posso dire che qui mi sono affermato con la nuova tendenza di pizza a ‘canotto’ – dichiara Ivan – altissima idratazione e tempi lunghi di lievitazione, cornicione molto pronunciato”.
Nel corso di questi tre anni, anche se molto in sordina, Tre Farine è stato il teatro di vari eventi: per esempio è stato scelto come set cinematografico per il film “Gramigna”, in programmazione dal 3 luglio 2018, in prima serata, sui canali Sky Cinema Hd. Inoltre, il locale è affiliato FiSar, associazione con la quale, tra le altre cose, vengono organizzati corsi di sommelier.
E, ancora, qualche mese fa è arrivato il premio imprese 2018 Confesercenti come esempio di sviluppo del territorio e sono presenti in varie classifiche delle migliori pizzerie, tra cui anche quella di Luciano Pignataro e nella guida “50TopPizza” con la menzione “da non perdere”.
“ In questi tre anni c’è chi è arrivato e chi è andato via ma anche questo ha contribuito a far crescere l’attività e ad arricchirsi di esperienza – ha aggiunto Nicola Ferraro– tutto fa esperienza ed occorre prendere la parte buona di quegli avvenimenti lavorativi che ti offrono momenti di riflessioni, il tutto per ripartire ancora con più entusiasmo. Possiamo dire che abbiamo dato anche noi una determinata impronta di formazione a chi è passato nella nostra cucina, in quello che è ovviamente un gioco di ruoli con reciprochi interscambio professionale. E siamo contenti di ciò, il tutto con l’intenzione di migliorare sempre di più per non deludere mai la nostra clientela”.
 “La voglia di mettersi in gioco, a fronte delle nuove sfide che il mercato ci propone, resta alta. Raggiunto questo traguardo non possiamo che prenderlo come nuovo punto di partenza per tante altre storie da raccontare. L’evento è nato per ringraziare chi con noi ha contribuito a questa storia: le nostre mogli, il vero motore di Tre Farine che ci accompagnano in questo progetto, gli chef, i collaboratori cucina, pizzeria, caffetteria e alla sala” concludono i due fratelli, Nicola e Ivan Ferraro.
Antonella D’avanzo

RISTOSVAGO: SAPORI ROTONDI

Il “Ra Ristosvago” di Raffaella Migliaccio, assistita dallo Chef Raffaele Caputo, si presenta quale un bistrot-ristorantino ispirato al mare di Pozzuoli (NA), ove tutte le pietanze, dagli antipasti ai dolci, risultano essere rivisitate in forma e colore, in bilico tra tradizione e modernità.

Evocativa risulta essere la scelta dell’appellativo, prima di Ristosvago, “Ra”, divinità egizia identificata principalmente con il “Sole”, simbolo di luce, calore e prosperità, caratteristiche che rispecchiano pienamente il concept del locale.

Protagonista della proposta puteolana risulta essere ovviamente il pescato fresco del litorale locale, declinato in sfiziosi “ring di calamari al limone e ricotta”, “tartàre con gelée di Aperol e lime, cipolla caramellata e guacamole”, gamberi disponibili in tre panature diverse: con pasta fillo-kataifi, mais, pastella al pomodoro.

Tra i primi piatti, interessanti i “fusilli con pesce spada, crema di melanzane e noci”, così come la “Crosta di Gragnano ripiena di baccalà e Mozzarella di Bufala”.

Presente l’alternativa vegetariana, ove la tipica lasagna è interpretata con verdure di stagione e crema di basilico. In conclusione, ottima la selezione di birre artigianali così come  ampia la carta dei vini.

Ra Ristosvago

Uno spazio innovativo, di tendenza, ove sperimentare un’ottima proposta gastronomica, esaltata anche a livello visivo da sapienti impiattamenti, a mò di dipinto, il tutto completato da una calda accoglienza ed un’atmosfera intima.

 

 

 

 

 

 

 

Ristorante “Ra Ristosvago
Via G. Pergolesi 13, 80078, Pozzuoli (NA)
+39 345 115 33 60
Aperto solo a cena.
Lunedì chiuso. Domenica solo a pranzo.
https://www.facebook.com/raristosvago/
[EDITOR] 

Alessandro Piro

Menù for Change

Al ristorante Morsi e Rimorsi di Caserta, Castrese De Fenza di Abraxas con Fabio La Montagna per Menu for Change

La serata a quattro mani, che avrà luogo giovedì 22 febbraio, è volta al sostegno della campagna lanciata da Slow Food su cambiamento climatico e alimentazione consapevole

Giovedì 22 febbraio, alle ore 20.00, il ristorante Morsi e Rimorsi di Caserta ospiterà una serata a quattro mani con Fabio La Montagna, chef della struttura, e Castrese De Fenza di Abraxas Osteria di Pozzuoli. La cena-degustazione si inserisce nel calendario eventi di Menu for Change, la campagna lanciata da Slow Food e sostenuta da numerosi chef del panorama nazionale, che mira a sensibilizzare l’attenzione sul contributo che tutti possiamo dare per arginare il problema del cambiamento climatico modificando le nostre abitudini alimentari.

Il menu proposto per la serata avrà come protagonisti prodotti di eccellenza del territorio campano tra i quali diversi presidi slow food, sapientemente valorizzati dai due chef.

Le proposte saranno accompagnate da una selezione di vini delle Cantine Astroni.

Costo della serata: 35 euro (vini inclusi)

Per info e prenotazioni:

Morsi e Rimorsi ristorante

Via G. M. Bosco 132/136, 81100 Caserta

0823 320118 – 335 1649020

 

MENU

Aperitivo di benvenuto

– Crackers integrale al pepe rosa, burro e alici di Menaica@ (Morsi&Rimorsi)

– Casatiello Flegreo (Abraxas)

Antipasto

– Carciofo cotto a bassa temperatura su fonduta di conciato romano@ e maggiorana

(Morsi&Rimorsi)

– Zuppa moderna di baccalà (Abraxas)

Primi

– Risotto con crema di broccolo aprilatico di Paternopoli@, provola liquida e aglio nero

(Morsi&Rimorsi)

– Linguine con provolone e pepe (Abraxas)

Secondi

– Pancia di maiale nero Casertano, papaccelle napoletane@ e mela annurca marinata

(Morsi&Rimorsi)

– Spezzatino brasato al piedirosso con purè di patate (Abraxas)

Dolci

– Millefoglie, crema al cioccolato fondente, frutti di bosco e ceci di Cicerale@ zuccherati

(Morsi&Rimorsi)

– Tortino di mele annurche (Abraxas)

#presidi slow food

Baia e Latina, il 9 febbraio Gasthaus Alter Keller compie gli anni ed inaugura la Vineria e la salumeria gourmet

Caserta, 2 febbraio 2018.

Il prossimo venerdì 9 febbraio Gasthaus Alter Keller, il ristorante, pizzeria, pub e birreria in stile bavarese con sede in via Roma a Baia e Latina, in provincia di Caserta, spegnerà 13 candeline con un evento che vuole percorrere la storia e gli anni trascorsi ed inaugurare un nuovo spazio: la Vineria e Salumeria Gourmet caratterizzato da ambiente rustico molto curato e un’offerta di etichette del panorama enologico italiano, con uno sguardo particolare rivolto alla Campania, salumi e formaggi ricercati che si sposano bene con la produzione propria di pane. Una nuova proposta che andrà ad ampliare l’offerta di questa affermata attività divenuta punto di riferimento per l’alto casertano che mette al centro del suo menù la qualità della materia prima.

Alla serata-evento organizzata dalla proprietà, la famiglia Sollo, prenderanno parte alcuni dei produttori delle eccellenze che troviamo al nuovo corner del Gasthaus e nel menù pensato per l’occasione. Produttori che condivideranno il felice momento e racconteranno la loro personale esperienza. Il menù degustazione prevede un tagliere di salumi e formaggi composto da: prosciutto crudo ubriaco al Barolo “Renzini”, salsiccia e guanciale di maiale nero casertano “Mastro Enrico”, salame di cinta senese “Renzini”, mortadella Igp selezione Oro “Levoni”, conciato romano “Le Campestre”, formaggio al Barolo e alle foglie di castagno di “Beppino Occelli”, bocconcini di mozzarella di bufala campana Dop del caseificio “Il Casolare”, parmigiano reggiano Dop 30 mesi e il miele di cacia dell’azienda apistica “Landolfi”; a questo, seguirà il gulasch bavarese fedele allo stile del locale. Il tutto sarà accompagnato dai vini Chianti, Brunello di Montalcino e Dogajolo della “Casa Vinicola Carpineto”.  Inoltre, ai commensali sarà offerto un “dolce” omaggio e bollicine per brindare al traguardo raggiunto.

La storia del Gastahaus Alter Keller parte nel 2005, quando i coniugi Peppe e Carmela Sollo, dopo una lunga e provata esperienza con la gestione di un pub pizzeria a San Nicola la Strada (CE), decisero che la città gli stava stretta e si trasferirono in questa cittadina di 2000 abitanti, dove ritrovarono la serenità, qui misero in piedi un nuovo locale con un nuovo stile, quello bavarese tipico dell’Oktoberfest. Un’attività supportata dalle figlie che sono sempre state presenti nella conduzione del locale creando un ambiente cordiale e familiare.

In completo stile bavarese, una struttura bellissima ricca di dettagli, Gasthaus Alter Keller fin dai suoi primi passi ha raccolto grande interesse nell’intera provincia che, da quel momento, ha potuto godere di un allegro e ospitale modello di ristorazione. Oltre l’arredo, di bavarese autentica troviamo la birra HB München, declinata negli stili Original, Weisse, Urbock e Strongbock; la capacità di saperla spinare e un impianto adeguato fanno dell’offerta birraria del locale un vero punto di riferimento di eccellenza del prodotto. Ma la passione partenopea in questo locale non manca e, infatti, in tutta la sua offerta compreso il rapporto umano, è rappresentata in un modello “fusion” fra ambiente bavarese e “calore” territoriale. Per quanto riguarda il food, a specchiarsi nelle radici della tradizioni di una cucina intramontabile per i clienti, ci pensa Carmela che innanzitutto propone le sue specialità attingendo ai sapori e prodotti di qualità del territorio, molti poi sono i piatti di ispirazione bavarese ma tutto viene “ripassato” all’interno di una proposta mediterranea, molto gradita e alternativa. La pizza di scuola napoletana, completa l’offerta e diventa base di altre proposte: dall’impasto a lunga lievitazione in ambiente naturale nascono le bruschette e persino i panini con il würstel tradizionalmente grigliato.

Buon Compleanno Gasthaus e l’inaugurazione dello spazio Vineria e Salumeria Gourmet si terrà venerdì 9 febbraio alle ore 20:00, il costo della cena degustazione è di euro 22 a persona vini inclusi.

Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 349. 3247940 – Gasthaus Alter Keller è a Biaia e Latina (CE), in via Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cenando sotto un cielo diverso: il cibo genuino fa bene… in tutti i sensi!


Street food di solidarietà il 3 dicembre a Pompei con oltre 70 chef

 

Il cibo, nella sua declinazione più genuina, ovvero lo street food,  a sostegno del sociale. E’ questo il concetto che anima l’edizione invernale di “Cenando sotto un cielo diverso (on the road)”, un evento “senza fissa dimora” (in quanto viene organizzato in location sempre diverse) che è ripetuto più volte durante l’arco dell’anno.

Domenica 3 dicembre, alle ore 19:30, il ristorante Tiberius (ubicato in via Villa dei Misteri, 7 – Pompei) ospiterà la settima edizione della kermesse gastronomica organizzata dall’associazione “Tra cielo e mare”, che dal 2013 promuove iniziative sociali per raccogliere fondi a favore dei soggetti più deboli, con disagi psichici, e di persone “normali” che hanno bisogno di un sostegno per superare la paura di affrontare le situazioni di disagio in cui versano familiari ed amici.

 

Questo evento socio-enogastronomico è nato da un’idea di Alfonsina Longobardi – psicologa, sommelier, ed esperta di food and beverage – la quale ha messo su un progetto che unisce il mondo del food a quello del sociale (mondi che corrispondono, rispettivamente, a una sua grande passione e al suo lavoro). Nella prima edizione sono state registrate oltre 500 presenze; il numero di persone partecipanti è poi lievitato nelle edizioni successive, fino a raggiungere l’importante risultato di 1500 ingressi incassato al termine della scorsa edizione.

Tra gli obiettivi della kermesse: la valorizzazione del patrimonio enogastronomico campano (viene ripetuta più volte durante l’anno proprio per sottoporre all’attenzione dei partecipanti tutti i frutti che la nostra prolifera terra produce nel corso delle quattro stagioni) e delle figure professionali abili a manipolarlo (chef, pizzaioli, panificatori, pasticcieri, produttori); la divulgazione degli attrattori turistici della Regione (motivo per cui l’evento si svolge in luoghi sempre diversi: l’edizione estiva di “Cenando sotto un Cielo diverso” viene solitamente organizzata presso il panoramicissimo Castello Medioevale di Lettere, l’attuale edizione invernale si svolgerà nella splendida Pompei); l’inclusione sociale di soggetti svantaggiati o per problemi di natura medica o per problemi legati alla loro collocazione sociale (le associazioni di volontariato “I Disabili di Gragnano”, “L’Aliante”, “Abili alla Vita” e “Amaranta” sono solo alcune delle entità supportate da quest’iniziativa).

Oltre settanta gli chef – provenienti da tutta la Campania – che comporranno la brigata della prossima edizione di “Cenando sotto un cielo diverso”: giovani e talentuose promesse della cucina, chef stellati, pizzaioli, pasticceri, maestri panificatori. Tre i testimonial della serata, ovvero gli stellati Giovanni De VivoMichele De Leo e Danilo Di Vuolo. Gli introiti dell’evento saranno utilizzati per l’acquisto di giochi per i bambini del reparto nefrologico dell’ospedale Santobono Pausillipon di Napoli; i cadeaux saranno consegnati ai piccoli pazienti nel corso della settimana successiva all’evento dall’attore, regista, autore e sceneggiatore Francesco Albanese, che sarà anche ospite della serata, e dagli chef stellati.

L’evento è patrocinato da: Comune di Lettere, Slow Food (condotta del Vesuvio e condotta dell’Agro Nocerino – Sarnese).

 

Hashtag ufficiale: #cenandosottouncielodiverso, #cenandosottouncielodiversontheroad

 

Per info e accrediti stampa:

Maria Consiglia Izzo – Grazia Guarino
Gnam Gnam Style
(media partner dell’evento)

 

INFO, PRENOTAZIONI & CONTATTI
D.ssa ALFONSINA LONGOBARDI
Direttore, Coordinamento e sviluppo iniziative “Cenando sotto un cielo diverso”
VIA STABIA, 697 – 80057 S.ANTONIO ABATE (NA)
TEL: 3333455623
email:alfonsinalongobardi@yahoo.it

A tavola con Totò al ristorante Il Silenzio Cantatore

Il 12 Novembre a pranzo il Ristorante “Il Silenzio Cantatore” a Meta di Sorrento (Na) celebra uno degli artisti più importanti della tradizione partenopea. Il silenzio cantatore è un ristorante d’eccezione situato in uno dei luoghi più suggestivi della regione Campana, la costiera sorrentina.

Un pranzo a base di piatti della tradizione con le ricette originali scritte e tramandate da Totò, accompagnate da interpretazioni dal vivo di poesie e canzoni del principe della risata!

In occasione dell’anno dedicato al Principe De Curtis, in arte Totò, lo chef proporrà le pietanze raccolte nel libro “Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà” edito da Rizzoli e scritto a quattro mani dalla figlia Liliana de Curtis e Matilde Amorosi considerata la biografa ufficiale di Totò.

Menù Adulti

  • Benvenuto con bollicine
  • Antipasto
  • Sformato di parmigiana di melanzane su crostone di pane saporito e fritta napoletana
  • Primo
  • Pasta ricca alla nonna Nannina
  • Secondo
  • Arista di maiale cotta al forno con patate
  • Dolce strudel napoletano

Menù Bambini

  • Prosciutto e treccia di pasta
  • Pennette al pomodoro
  • Cotoletta alla milanese di pollo e patatine fritte
  • Dolce

Ticket: euro 40,00 adulti, bambini: euro 20,00

Vino e bevande inclusi.

 

Prenotazione obbligatoria:

0815333374

Silenzio Cantatore

Via Meta – Amalfi, 101 – Colli di San Pietro

80063 Piano di Sorrento

 

 

Don Alfonso

primeggia nella classifica ” travelers choice resturant” di tripadvisor

Non servono conferme sull’Eccellenza del Don Alfonso 1890, nota in tutto il Mondo ma, bissare il primo posto per l’Italia nella Travelers’ Choice Restaurants di TripAdvisor è cosa rara e sicuramente prestigiosa, oltre che degna di nota. Ed è una immensa soddisfazione per chi nel proprio lavoro ci mette l’anima, come la famiglia Iaccarino e tutti coloro che sono in forze nella mitica location di Sant’Agata sui due Golfi.

È l’ennesima testimonianza della indiscutibile priorità nazionale di una grande squadra oltre che del suo status mondiale che brilla di luce propria ancora di più delle sue stelle.

Un meritato tributo alla famiglia Iaccarino che guida la mitica location da due secoli con immutato impegno e passione, esperienza e sensibilità, impiego di materie prime di assoluta eccellenza e genuinità e autentico culto dell’ospitalità, e per tutti i componenti di quella che viene definita “l’eccellentissima” Brigata, degli impeccabili Staff di Sala, di Accoglienza, di Amministrazione e per gli addetti all’altrettanto preziosa ospitalità. Gente che ci mette l’anima in questa attività perché ci crede veramente, professionisti del settore, tutti, con grandi competenze specifiche e tanta passione ed un obiettivo ben preciso: la perfezione.

La “lieta novella” è stata accolta dai diretti interessati con immensa gioia ed altrettanta immutata modestia, senza auto incensazioni né magnificazioni pubbliche o squilli di tromba: al Don Alfonso si continua a lavorare con l’umiltà dei grandi che sanno di valere e non hanno bisogno di mettersi sul piedistallo, tantomeno di cercare chi ve li collochi.

Se è noto che “il cliente ha sempre ragione”, è altrettanto vero che è il giudice più severo ed inflessibile, quindi massimamente imparziale. Sentenzia e premia soltanto chi è in grado di soddisfare le sue aspettative, meglio ancora, di superarle. Proprio come accade al Don Alfonso. È così che diventa fidelizzato ed affezionato sostenitore.

In posizione predominante, il Don Alfonso guida ancora una volta la prestigiosa classifica nazionale – purtroppo unico però in Campania – superlativo in assoluto in Italia, tra i massimi come apprezzamento nel contesto enogastronomico mondiale. Nonostante le tante stelle attribuite nella nostra regione, i titoli minori conseguiti da una serie di ristoranti noti ed apprezzati, le partecipazioni a moltissimi eventi esteri e le molteplici consulenze a testimonianza della massiccia produzione ed evidente presenza di alta qualità della Campania, va costatato che anche quest’anno nessuna altra location campana è riuscita ad entrare nella ambitissima Top 10.

Ma non bisogna demordere: un maggiore impegno durante quest’anno, potrebbe spalancare le porte dell’ambitissima classifica anche ad altre realtà ristorative della nostra regione.

Con questo brillante successo, la storica famiglia della Ristorazione ribadisce il suo ruolo leader basato sulla concretezza e l’impegno assoluto e continuativo di una Squadra eccellente ed affiatata. A condurla, lo chef Ernesto Iaccarino, a capo della sua preziosa Brigata, il suo “tesoro”, ed il fratello Mario Iaccarino, infaticabile manager, figli del patron Alfonso, massimo chef di fama mondiale, promotore intenso ed appassionato della Cucina Mediterranea, ed ancora prima coraggioso ed un tempo solitario seguace della Dieta Mediterranea – quando in Italia l’influenza francese predominava, svilendo le nostre tradizioni, e andare controcorrente, puntando sulla tradizione territoriale rappresentava un notevole rischio economico e di immagine – e di Livia Adario, gastronoma ed esperta enologa già da giovane età e padrona di casa dalla squisita è proverbiale ospitalità.

Con il Don Alfonso 1890, Sant’Agata sui Due Golfi riconferma al Mondo la sua priorità nell’altissima qualità, mentre la location campione si riconferma elettivamente votata al top della clientela che da sempre la sceglie e preferisce, incominciando dai massimi esponenti del jet set mondiale, potenti di ogni nazionalità, uomini di cultura, arte e scienza, buongustai di alto livello, che ricercano ed esigono l’eccellenza eno- gastronomica.

La vittoria del Don Alfonso è stata infatti decretata ecfortemente voluta dalla clientela di tutto il Mondo che ha inteso dare il giusto tributo per la seconda volta di seguito alla location preferita, considerata in base alla propria personale esperienza, custode della perfezione nell’offerta degustativa, nella presentazione, nella mise en plat, nella massima qualità degli ingredienti impiegati, nel culto dell’accoglienza ed ospitalità. Un riconoscimento da parte dei clienti al ristorante preferito ed a tutti coloro che lo guidano e che contribuiscono, lavorandovi, a renderlo “il migliore”.

La temuta classifica di TripAdvisor azzera chi non vale a giudizio del cliente. È stata stilata sulla base di un ineccepibile algoritmo che, per un periodo di 12 mesi, valuta in maniera assolutamente imparziale la quantità e la qualità delle recensioni per i ristoranti.

Tra le new entry nella classifica TripAdvisor 2017 troviamo il ristorante Ensama Pesce a Sala Bolognese che conquista la quarta posizione; La Bottega del Buon Caffè a Firenze in quinta; ottava per Casa Perbellini a Verona. Da Vittorio a Brusaporto, anche stavolta al secondo posto come l’anno scorso e l’Esplanade a Desenzano del Garda, al settimo: con essi la Lombardia si aggiudica due piazzamenti nella Top 10. Così pure il Piemonte con il Ristorante Hotel Villa Crespi a Orta San Giulio, al sesto, e il Piazza Duomo ad Alba al decimo. Riconferma per l’Uliassi a Senigallia, che si piazza in terza battuta del podio, e La Pergola a Roma, nona.

Chiara ed ineccepibile la dichiarazione della portavoce di TripAdvisor per l’Italia, Valentina Quattro: “Mangiare nei ristoranti vincitori dei Travelers’ Choice Restaurants significa non solo consumare un pasto ma, soprattutto, provare esperienze uniche e vivere momenti indimenticabili”.

“Se, come diceva Jean Brunhes, ‘mangiare è incorporare un territorio’ questi ristoranti rappresentano anche una vetrina d’eccellenza per le destinazioni che li ospitano” – sottolinea la portavoce, evidenziando il grande merito delle top dieci ed in particolare della eccellente location vincitrice.

La classifica completa dei dieci italiani Top: 1. Ristorante Don Alfonso 1890, Sant’Agata sui Due Golfi, (NA) 2. Da Vittorio, Brusaporto (BG) 3. Uliassi, Senigallia (AN) 4. Ristorante Ensama Pesce, Sala Bolognese (BO) 5. La Bottega del Buon Caffè, Firenze (FI) 6. Ristorante Hotel Villa Crespi, Orta San Giulio (NO) 7. Ristorante Esplanade, Desenzano Del Garda (BS) 8. Casa Perbellini, Verona (VR) 9. La Pergola, Roma (ROMA) 10. Piazza Duomo, Alba (CN).

 

 

 

Casa del Nonno 13 da sempre si è distinto nel panorama gastronomico Campano, riportando in auge gli antichi sapori del territorio dell’Agro-nocerino sarnese, in chiave innovativa e mai scontata.

In occasione dell’inaugurazione della Corte esterna dell’antico palazzo che ospita il ristorante, è stato presentato un nuovo progetto che ha come fine ultimo quello di aprire nuovi spazi, per dare vita ad un’esperienza gastronomica a 360°.

Casa del Nonno 13 conferma la sua forte volontà di crescere e sperimentare e stavolta la nuova sfida è quella di creare spazi differenti: il Ristorante stellato con lo chef Alberto Annarumma, Osteria e nuovi spazi per l’accoglienza a Mercato San Severino, 13 Salumeria & Cucina a Salerno.

Tre location che compongono le tre facce della stessa medaglia con in comune un’unica filosofia che caratterizza da sempre il concept 13, che fa del buon cibo, dell’accoglienza e dei prodotti tipici del territorio i suoi maggiori punti di forza.

La sera dell’inaugurazione della corte esterna è stato offerto un menù ricco e intenso, noi di Buonatavola vi presentiamo le entrées, pietanze particolari e dai toni internazionali combinati alla familiarità dei sapori nostrani:

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Polpo in crosta di pane panko con salsa agropiccante

 

Tartar di tonno con zenzero e coriandolo fresco

 

Linguine alla curcuma e limone con burrata di Agerola

 

Anatra affumicata con salsa soya e aceto di mele

 

Alici fritte ripiene di ricotta e limone

 

Tonno croccante con morì e maionese di riso

 

Baccalà fritto con salsa lemoncard

 

Gambero in tempura e salsa agrodolce

 

Tataki di manzo con salsa zenzero e limone

 

Raviolo di pasta di riso con coniglio alla cacciatora

Info e  contatti:

Casa del Nonno 13 & Osteria

Corso Caracciolo, 13 84085 S. Eustachio di S. Severino (SA)

13 Salumeria & Cucina

Corso Garibaldi, 214 84100 Salerno

casadelnonno13.it > Tel. 089 894399

“Se ami passeggiare all’aria aperta, se ami contemplare il paesaggio e leggerne le testimonianze, se ami la buona tavola, se cerchi luoghi incontaminati, se cerchi l’evasione, se desideri ritmi di vita legati alla natura, se desideri una vacanza sportiva, se desideri curiosare tra i campi e scoprire il ciclo vitale delle piante e degli animali, se desideri rapporti umani semplici, se desideri una vacanza culturale, se desideri una vacanza alternativa, l’agriturismo La Falode fa al caso tuo.”

L’azienda agricola e agrituristica La Falode è ubicata nell’altopiano del massiccio montuoso del Matese a un’altitudine di 1030 metri; dista 13 chilometri da San Gregorio Matese e si estende su una superficie di circa 347 ettari. La struttura è immersa in boschi di faggio ed è attraversata da vari corsi d’acqua, che alimentano il vicino lago carsico del Matese.

L’attività aziendale, a indirizzo zootecnico, rappresentato prevalentemente dall’allevamento di bovini da latte, è condotta con metodo convenzionale; sono, inoltre, presenti anche pecore e cavalli.

L’azienda è dotata di impianti per la lavorazione della materie prime: dal caseificio per la produzione dei tipici formaggi locali, al macello per la lavorazione di carni da animali autoctoni.

La struttura è composta da un’ area campeggio, un’area pic-nic e un locale ristorante. Quest’ultimo può ospitare 120 persone arrivando a circa 200 coperti totali allestendo i gazebo esterni ed offre una varietà di piatti confezionati con prodotti che possono essere acquistati presso il punto vendita interno.

La vera anima dell’azienda risiede nell’agriturismo che offre ai suoi ospiti la possibilità di praticare attività all’aria aperta che sono suddivise in ricreative, dedicate alle famiglie, didattiche, per studenti; sportive e per gli appassionati. Ce n’è per tutti i gusti!

Tour in caravan, passeggiate in calesse, a cavallo, in mountain bike e in quad sono solo alcune delle attività che è possibile praticare per godere al meglio dell’aria pura e dello straordinario territorio matesino. Per i più curiosi è presente, inoltre, un museo della civiltà contadina che consente di rivivere suggestioni del mondo rurale del passato.

La proposta culinaria non può che avvantaggiarsi rispetto alle materie prime prodotte dalla zona, e perciò la pasta fresca viene incaciata con i formaggi di pecora e capra. La carne è quella tenera e succulenta della pezzata rossa o della bruna alpina per un costo massimo di 25 euro a persona.