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Vini pregiati, cocktail all’ultimo grido e hamburger da #foodporn. Al Wine Bar vinoteca La Zagara l’aperitivo di qualità è garantito. Il tutto sul corso principale di Anacapri. Cosa volere di più?

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Il Wine Bar La Zagara si trova in via Giuseppe Orlandi, nel cuore di Anacapri.

Il progetto La Zagara

Il Wine Bar La Zagara fa parte del complesso ricettivo di Casa Mariantonia Small Boutique Hotel, in via Giuseppe Orlandi. L’offerta è completata dal ristorante La Zagara, situato in un meraviglioso agrumeto dove si pranza e si cena tra gli alberi di limone. Rispetto alla Casa, ristorante e vinoteca sono piuttosto recenti essendo stati inaugurati circa sette anni fa. Il Wine Bar col tempo ha raccolto il crescente apprezzamento del pubblico, garantendo uno spazio dallo stile ricercato dove trascorrere momenti di svago e condivisione.

Proprietari della struttura sono i fratelli Marcello, Pierpaolo e Mariangela Pollio, eredi e nipoti della fondatrice Mariantonia che avviò il progetto nella prima metà del XIX secolo. Nel corso degli anni l’ampliamento sia dell’albergo che del ristorante ha portato Casa Mariantonia ad essere un punto di riferimento per l’intera isola. Come si può leggere dal sito web, l’hotel ha ospitato personaggi del calibro di Alberto Moravia, Jean Paul Sarte, Elsa Morante e Totò. Ancora oggi la Casa è frequentata da attori, sportivi ed altre persone di spicco.        

La prestigiosa vinoteca isolana è guidata dal giovane manager Francesco Antinucci che, con impegno e passione, si occupa in prima persona della gestione del locale e dello staff dedicato. Via Orlandi è il corso principale di Anacapri, in pieno centro storico. Un valore aggiunto per il Wine Bar che sin dalla sua apertura coniuga tradizione e modernità. “La felice risposta del pubblico mi fa sperare che la vinoteca possa espandersi in futuro, senza porsi limiti”, afferma con entusiasmo Francesco.

Il giovane manager Francesco Antinucci. A destra, con il bartender Francesco Vallone.

Parola d’ordine: selezione

La Zagara pensa e progetta in grande, come si addice ad una location del peso di Anacapri. Le etichette proposte arrivano quasi a cinquecento e la carta dei vini al calice cambia settimanalmente. L’intenzione è quella di variare, mai abituarsi, offrire novità, suscitare l’interesse dei clienti. Per questo la vinoteca ha elaborato anche un menù ad hoc per i cocktail, abbinabili a piatti sfiziosi e con materie prime pregiate.

L’aperitivo può essere accompagnato da un gustoso fritto misto napoletano, da gamberi in tempura o anche da taglieri di salumi e formaggi selezionati. Proprio il concetto di selezione è al centro dell’idea di Francesco. “Selezioniamo i migliori champagne e vini provenienti dall’Italia e dall’estero. Lo stesso facciamo per il gin, toniche e altri cocktail, così da offrire al cliente un’esperienza piacevole e da ricordare”. Il successo della vinoteca si deve anche a Francesco Vallone, talentuoso bartender del locale che, insieme al manager, cura la parte dei cocktail e dei drink.   

La scelta si estende a tapas, tacos di tonno, tartare di manzo e, soprattutto, al sempre gradito hamburger. L’accoppiata aperitivo e maxi panino da condividere sui social è ormai un must tra i più giovani. Al Wine Bar La Zagara si possono assaggiare anche burger di ricciola e bagel con squisito pastrami. Il merito di tanta qualità è dello chef Davide Ciavattella che si occupa pure del citato ristorante La Zagara. 

Un giovane Wine Bar Manager

Nonostante le ridotte dimensioni l’isola di Capri è tra le più note e visitate, sia da italiani che da turisti stranieri. Il massiccio afflusso di persone in luoghi dell’ecosistema delicato rappresenta una delle tante sfide del settore turistico, cui quello della ristorazione è profondamente intrecciato.

Francesco, esperienza alla mano, affronta il tema della gestione degli imponenti flussi turistici, dovuti al venir meno delle restrizioni da Covid. “Siamo tornati ai ritmi precedenti all’emergenza e questo ci rende felici. Per fortuna lavoriamo a pieno regime. Posso contare su uno staff giovane e dinamico”. 

Francesco non è solo colui che da anni gestisce il Wine Bar di Casa Mariantonia. È molto di più. “Ho studiato da sommelier a Firenze ma poi è arrivata la pandemia. Le difficoltà non mi hanno fermato: ho continuato il percorso a Sessa Aurunca, nel mio territorio d’origine, con l’AIS di Caserta”. Il giovane manager ha raggiunto anche il terzo grado di sommelier. 

Essendo il responsabile del Wine Bar La Zagara da sei anni, si può dire che Francesco l’ha visto nascere. “Praticamente seguo le vicende della vinoteca dall’inizio. Sono cresciuto insieme a questo progetto e con esso voglio andare ancora più avanti”.

La Zagara Wine Bar

Via Giuseppe Orlandi 180, Anacapri (NA), 80071

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Casa Mariantonia Small Boutique Hotel

Via Giuseppe Orlandi 180, Anacapri (NA), 80071

Tel.: +39 081 8372923 – Whatsapp +39 335 5641902 – Fax: +39 081 8372758

info@casamariantonia.com

Ripercorriamo le vecchie tradizioni, con uno dei piatti più amati

La parmigiana di melanzane è uno dei piatti tradizionali più antichi e amati del nostro paese, ma rivendica le sue antiche origini da regioni come: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Gli ingredienti sono molto semplici ed è proprio la semplicità a farne un piatto popolare e a dargli quel tocco di dolcezza che ogni domenica riunisce le nostre famiglie italiane.

La parmigiana di melanzane: profumo di tradizione

Sarà capitato a tutti o alla maggior parte dei lettori di camminare per le strade dei borghi della nostra città o in qualche vicoletto del nostro paese e d’improvviso essere colpiti dal delizioso profumo dei piatti cucinati. A volte è possibile sentire l’odore del ragù o quello leggero della frittura. A volte è possibile sentirli entrambi, soprattutto, quando qualcuno sta cucinando la parmigiana di melanzane, che spesso, fa da contorno alle nostre tavole. Un vero e proprio profumo di tradizione

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Gli ingredienti della parmigiana di melanzane e la sua preparazione

Gli ingredienti della parmigiana di melanzane, sono ingredienti poveri, come d’altronde tutta la cucina partenopea: melanzane, passata di pomodoro, fior di latte e Parmigiano Reggiano. La preparazione è molto semplice:

  • Cominciamo dal sugo unendo sedano, carote e cipolle alla passata di pomodoro. Facciamola cuocere a fuoco dolce per circa un’ora.
  • Dopodiché pulire e tagliare le melanzane e friggerle in olio già caldo (170°).
  • Tagliare a dadolini il fior di latte. Come ultimo step abbiamo la composizione.
  • Formiamo il primo strato disponendo le fette di melanzane al meglio, versiamo il sugo come primo strato e poi i cubetti di fior di latte con una spolverata di parmigiano.
  • Ricominciano da capo fino al termine degli ingredienti. Una volta composta la nostra creatura, mettiamo in forno a 200° per 30 minuti.

Ora non basta che aspettare. Buon appetito!

Il giovane Nicola Orabona ha raccolto l’eredità di famiglia e gestisce con successo La Rinascente, locale storico di Sessa Aurunca, nell’alto casertano. Le origini dell’attività risalgono addirittura al secondo dopoguerra: “Mio nonno aprì nel lontano 1948. Da allora tutto è andato avanti grazie ad una solida gestione familiare”. In effetti, il clima che si respira nell’angusto vicoletto che ospita la pizzeria-ristorante è proprio quello dell’intimità, con Nicola pronto ad accogliere i clienti con un sorriso.  

Una locanda storica

La Rinascente si trova nella stradina di Via Seggetiello, nascosta rispetto alle vie principali e al riparo dal traffico cittadino. Oltre alle sale interne, il locale permette di sedersi letteralmente in mezzo alla strada, tra le finestre e gli antichi portoni di Sessa. Una location che permette di vivere un’atmosfera degna dei più celebri vicoli napoletani, soprattutto nei giorni di festa. La Rinascente dispone anche di un piccolo B&B gestito da Francesca, sorella di Nicola. L’appartamento, recentemente ristrutturato, offre tutti i comfort in pieno centro.     

La Rinascente nel cuore della città

Da Nicola è possibile gustare sia pizze tradizionali che gourmet con ingredienti selezionati. Vi sono pizze con baccalà fritto, ricotta aromatizzata al pistacchio, olive nere di Gaeta, crema di ceci, vellutata di fagioli e persino ‘nduja calabrese. Il territorio aurunco è noto per le sue eccellenze ortofrutticole e casearie ospitando numerose aziende agricole e caseifici. L’impasto delle pizze è frutto di un mix di farine lavorate con macine a pietra e lasciato riposare per 24 ore in modo naturale.

Il lato ristorante delizia i clienti con decine di piatti ispirati da altrettante prelibatezze. Si passa dalle specialità ai frutti di mare, alle fritture, ai secondi di carne, fino ai crocchè fatti in casa. “Questi ultimi sono stati molto apprezzati“- racconta con orgoglio il titolare. Tra i primi vengono serviti a tavola piatti “poveri” rivisitati in chiave moderna come la pasta e fagioli o con patate e provola.   

Baccalà: l’eccellenza della tradizione

Avere sulle spalle 74 anni di attività vuol dire essere stati testimoni di grandi cambiamenti sociali. Spesso a fare le spese di questi mutamenti, soprattutto in epoca più recente, sono proprio le tradizioni storiche. “Mantenere in vita la tradizione è fondamentale. La nostra famiglia da sempre offre i piatti tipici della gastronomia locale sia alla clientela limitrofa che agli stessi sessani”.

I nostri gnocchi sono fatti solo con acqua e farina, rigorosamente di produzione propria”. Gli gnocchi caserecci vengono preparati alla sorrentina, con funghi e provola o con mortadella e crema di pistacchio.

Altro simbolo delle usanze culinarie locali è il baccalà. “È la nostra specialità. In città si tratta di una tradizione molto sentita. Noi lo serviamo tutto l’anno, ma è durante la Settimana santa che il baccalà per molte famiglie significa tanto”. Nel periodo di Quaresima l’intera comunità si anima in vista della Settimana santa e in particolare del Venerdì santo. I “Misteri”, consistenti in spettacolari processioni e canti di antichissima origine (il “Miserere“), sono un’attrazione per tutta la regione e non solo.

Nel corso dei decenni a Sessa sono passati molti artisti famosi in occasione degli eventi più importanti. “Alcuni tra questi sono stati nostri clienti come Gino Paoli, Alex Britti, Peppino di Capri, Edoardo Bennato e da ultimo l’attore Lello Arena”, conclude Nicola Orabona.  

L’eredità millenaria di Sessa Aurunca

Nonostante sia una cittadina poco nota all’infuori della regione, Sessa Aurunca vanta un patrimonio storico e culturale di tutto rispetto, documentato anche dalle emittenti tv nazionali. Le prime testimonianze del popolo degli Aurunci risalgono all’VIII secolo a.C. Tra i personaggi di spicco del passato vi sono il giurista Taddeo da Sessa e il filosofo Agostino Nifo.  

La Rinascente si trova a due passi sia dalla fontana dell’Ercole che dallo splendido Duomo dedicato ai santi Pietro e Paolo. La costruzione di quest’ultimo risale al XII secolo su iniziativa del Vescovo Giacomo, desideroso di riprodurre fasti architettonici dell’abbazia di Montecassino. La fontana rappresentante Ercole che doma il leone di Nemea risale invece al 1825. Altro punto d’interesse a pochi metri da La Rinascente è il Castello ducale, costruito nel X secolo, oggi ospitante il Museo civico dove è conservata la statua di Matidia minore, sorella dell’imperatore Traiano.

L’attrazione più importante di Sessa è però, senza dubbio, il Teatro romano del I secolo d.C. I lavori di scavo iniziarono negli anni Venti del secolo scorso e furono completati all’inizio del successivo. Dopo quello di Napoli, è il secondo teatro romano più grande della Campania.

Tuttavia quelle citate sono solo alcune delle eccellenze di questa città dal passato millenario. Il consiglio è di andare a Sessa per una buona pizza, assaggiare il baccalà locale e perdersi in un dedalo di viuzze dove praticamente ad ogni passo ci si ritrova un pezzo di storia.   

LA RINASCENTE “da Nicola”

Via Seggetiello 3, Sessa Aurunca (CE) 81037; tel: 0823 937089/ 333 3967008.

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A Trentola un Ristorante Pizzeria ed una Pizzeria Ristorante

Questa volta ci troviamo presso la “La Rosa Pizza e Cucina” di Trentola Ducenta. Il nome già dice tanto, ma a parlarcene meglio è il pizzaiolo Enzo Bastelli. Il nome è legato alle origini dell’intorno del locale. Il ristorante pizzeria, nato un po’ per gioco dall’idea della famiglia Fabozzi, si racconta fosse dirimpettaio di un roseto e da lì La Rosa. Pizza e Cucina è il sottotitolo del grande tema principale: quello di portare innovazione ed una nuova visione unitaria tra cucina e pizzeria, i due nuclei su cui si declinano i piatti.

Essere fuori dagli schemi come filosofia

Enzo Bastelli, proveniente da una famiglia di panificatori legatissimi alla tradizione, figlio e nipote d’arte ha preferito distinguersi. Ha iniziato questo mestiere giovanissimo, circa 22 anni fa, a Napoli nella pizzeria di suo zio.

La proposta del settore pizza è duplice: la classica ruota di carro e la pizza al padellino. La prima nasce dal preimpasto biga, preparato 24 ore prima, grossolano, viene aggiunto poi all’impasto per conferire leggerezza, aroma, consistenza e morbidezza alle pizze. Quella al padellino, col medesimo impasto, ma più idratato, con aggiunta di olio e semola, si presenta tonda, ma un po’ più alta, come una pizza da teglia, ed è cotta, appunto, nei padellini a 220-230°C.

Accanto alla proposta della pizzeria c’è la cucina di Maddalena Capasso, che ci porta a tavola i piatti della tradizione, rielaborati, in pieno stile La Rosa. Spaghettoni, bucatini e calamarata, con una marcia in più, data dalla preparazione e riformulazione degli ingredienti.

Ma non è ancora finita, a completare il ventaglio alimentare presente a La Rosa, ci sono i Pizzamburger, impasto dei bun preparati dalle mani esperte del pizzaiolo Bastelli con i topping più svariati: hambuger di scottona, di pollo, polpo o salmone. Per non parlare dei dolci, gli antipasti e i gelati firmati Pina Molitierno. Un menù da leggere con molta attenzione.

Non si butta via niente, nemmeno i ricordi

Ritornando alle pizze, alla domanda come nascessero le sue creazioni, le sue combinazioni di ingredienti, ci risponde dicendo che ama giocare con i ricordi. I gusti, che rimangono nella memoria a lungo termine, sono le note con cui scrive la sua musica. Una melodia dallo spartito eco-friendly: il pensiero base è che in cucina non si butta via nulla, anche le bucce, con grande cura, vengono utilizzate per creare piatti irresistibili.

Ci racconta, dunque, della pizza Purple: crema di patata viola agli agrumi, polpo cotto a bassa temperatura e poi ripassato in padella e pesca in osmosi di Asprinio d’Aversa, tutte le componenti che ricordano il polpo con le patate e la pesca percoca affogata nel vino bianco. Nome, Purple, che tra l’altro mantiene la radice partenopea del polpo, quindi Purpo e quella britannica e cromatica del viola della patata. Il segreto dei nomi delle pizze, è sistentizzato con “me li sogno la notte”.

Un altro esempio è la sua Parmigggiana, e la terza G non è un errore. Crema di melanzane cotte al vapore con buccia croccante, provola, pepe di Sichuan, chutney di pomodoro San Marzano, basilico cristallizzato e parmiggiano in cialda.

Ed ancora la Scarpariello, la sua pizza preferita, fritta e ripassata al forno, con ragù di pomodoro dattalo insaporito con pepe di Cayenna, brunoise di pomodoro nero, formaggio nero del Montale a scaglie, caviale di basilico, ricavato dalla clorofilla dello stelo della pianta ed olio evo..

Insomma colori essenziali, rielaborati, cotti e mangiati, che riportano alla luce tracce dei sapori passati.

La Rosa Pizza e Cucina

Via Nunziale S. Antonio, 94, 81038 Trentola-Ducenta (CE)

Instagram: larosa_pizzaecucina

tel. 3928662899

Al ristorante L’Amo di Caserta è possibile mangiare il pescato del giorno come mai provato prima

Di ristoranti dove mangiare buon pesce a Caserta e provincia ce ne sono. Non tutti garantiscono grande varietà, alta qualità e possibilità di ordinare tutto il menù con il pescato del giorno. L’Amo è il locale ideale per tutti coloro che amano mangiar bene, in un ambiente curato e familiare.

La materia prima proposta nelle pietanze dallo Chef De Lucia è freschissima ogni giorno, proponendo alla clientela un’offerta food davvero ricercata e con accostamenti e contrasti particolari.

Scopriamo l’idea della ristorazione “L’Amo”

Abbiamo intervistato il proprietario Rosario Rondinone per saperne di più..

In che hanno avete aperto la vostra attività? Da quanto tempo siete nella ristorazione/cucina)?

L’attività è stata aperta l’8 Marzo 2019, un iniziativa importante che ci ha portati ad immense soddisfazioni. Un anno dopo siamo stati chiusi causa Covid, un periodo tragico dove ogni speranza e sacrifico sembrava persa. Dopo 1 anno e mezzo di zona gialla, arancione e rossa a partire dal 26 Aprile 2021 abbiamo intrapreso la rotta verso la luce anche grazie al nostro chef Carmine De Lucia.

Da un anno a questa parte non ci siamo mai fermati, abbiamo fatto tantissime cose soprattutto delle serate importanti che hanno visto coinvolti anche i nostri clienti di sempre, serate come ad esempio: “Stasera Cucino Io”, “Amici ed Artisti” e “L’Amozzarella”.

Sono ben 30 anni che convivo nel mondo della ristorazione, dopo importanti esperienze all’estero (anche da imprenditore). Decisi di tornare a Caserta prima per aprire il famosissimo “Bar Boys” in Piazza Cattaneo e poi il bellissimo ristorante “L’Amo Racconti di Mare”, dove ogni cliente viene coccolato per qualsiasi richiesta.

Nel vostro ristorante qual è l’idea di ristorazione?

Un idea innovativa ma allo stesso tempo tradizionale, con la ricerca di materie prime e soprattutto fresche. Proponiamo sempre il pescato del giorno, una volta a settimana vado al mercato ittico di Napoli, perché quando il cliente viene da noi, deve assaporare il vero sapore del mare ovviamente con le giuste tecniche di cottura il prodotto viene esaltato.

Oltre alle materie prime, abbino anche degli ottimi vini nazionali, perché ad accompagnare un buon piatto c’è bisogno anche di un buon bicchiere di vino.

Quante persone e chi ti accompagna in questa avventura di ristorazione? Quanti coperti riuscite ad avere?

Il nostro staff è composto da 7 persone, compreso io e la mia compagna, perché dobbiamo essere i primi a lavorare e portare il buon esempio ai nostri dipendenti.

In cucina gestisce il nostro giovane chef Carmine De Lucia, che insieme alla sua brigata riesce sempre a soddisfare i palati dei nostri clienti sperimentando e ricercando i prodotti stagionali, sono contento e fortunato ad avere uno staff così preparato che ogni giorno da sempre il massimo per il nostro ristorante.

Il ristorante ha una capienza interna di 40 coperti, aprendo anche la terrazza fuori al ristorante ci estendiamo fino a 60 coperti.

Scopriamo il menù e gli ingredienti proposti dal ritorante “L’Amo”

Quali sono i piatti che propone il vostro menù? Quali sono gli ingredienti che mette in risalto la vostra ristorazione?

Il menù è basato sull’innovazione ma anche sulla tradizione, perché quella non va mai dimenticata.

Lavoriamo molto sui prodotti innovativi sia ittici che naturali ad esempio: ostriche oro, gambero rosso di Mazara del Vallo D.O.P, gambero blu Caledonia, ombrina e tonno locale. Come prodotti naturali usiamo anche l’aglio nero, katsuobushi, lemon grass, pomodori del piennolo D.O.P e tanti altri prodotti.

Abbiamo dei piatti molto innovativi sul nostro menù alla carta. Abbiamo una ricerca del prodotto e un’innovazione delle tecniche di cotture come ad esempio: cottura a bassa temperatura, essicazione e olio cottura. Ovviamente prepariamo anche piatti della tradizione come vi dicevo prima con il pescato del giorno, come ad esempio: zuppa di cozze, insalata di mare, frittura di pesce, grigliata di pesce e proponiamo anche un antipasto trittico con ricette tradizionali.

Nel menù risaltiamo e valorizziamo anche i prodotti agroalimentari d’eccellenza come i prodotti D.O.P e I.G.P che trovate nel nostro ristorante e per i vini i marchi D.O.C e D.O.C.G.

Oltre alla vasta e ampia scelta dei prodotti non può mancare il pescato del giorno, che è il simbolo del nostro ristorante perché è giusto che il cliente che viene nel nostro ristorante ha la possibilità di mangiare il pesce fresco come ad esempio: la bistecca di tonno, spigola, orata, ombrina, pesce spada e tante varie tipologie di pesci azzurri.

Qual è il vostro punto forte/piatto forte?

Il piatto forte che non è mai stato cambiato da quando abbiamo aperto è la Genovese di Tonno. I clienti ritornano a posta per mangiarla, perché ci raccontano che una volta assaggiata è difficile dimenticata. Viene preparata con tonno e cipolle di solito cuoce anche per 6 ore a fuoco lento. Usiamo la candela del pastificio di Gragnano, e viene impiattata con spuma di provola, katsuobushi (tonno essiccato), tonno crudo.

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Inoltre un altro punto forte è la cucina a vista (senza veli), chi lavora in questo settore ed ha un livello di professionalità alto lavora sempre come se fosse in onda sotto i riflettori. Nel nostro ristorante abbiamo voluto evidenziare il lavoro della nostra cucina e dei nostri ragazzi per valorizzare l’impegno che ogni giorno mettono in cucina e nei piatti che realizzano.

Cosa ritrova in voi la clientela che viene a pranzare/cenare nel vostro locale?

Tantissima ospitalità e professionalità, oltre ovviamente alla simpatia del nostro staff che da il massimo su ogni cosa che fa. I clienti ritornano spesso per assaggiare i nostri piatti, e le nostre materie prime all’Amo si mangia e si beve solo la qualità.

Alcuni dei nostri piatti con il pescato del giorno


L’AMO – Racconti di Mare e Marinai

Indirizzo: Via Pietro Mascagni, 10A – 81100 Caserta

Tel: 0823 183 3626

E-mail: amoraccontidimare@gmail.com

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Nonostante i soli 28 anni Simone De Gregorio ha esperienza da vendere. Da oltre un decennio lavora nel mondo della ristorazione e con orgoglio si definisce della “vecchia guardia”. Il suo non è un successo costruito da un giorno all’altro, ma è frutto di tanti sacrifici e forte determinazione.

La storia di Simone

Sono nato a Napoli e cresciuto a Giugliano. Porto con me la formazione della cucina napoletana. Ho ricoperto tanti ruoli in questo settore compreso il lavapiatti. Mi sono dedicato con impegno sia alla cucina che in pizzeria, imparando direttamente sul campo”. Il contesto geografico in cui Simone è cresciuto purtroppo non è noto per offrire molte possibilità ai giovani, ma questo non lo ha fermato.

Crescere in queste zone a volte vuol dire essere attratti dal mondo della malavita e dai soldi facili. Sono situazioni particolari per chi ha alle spalle dei valori sani e genuini. Mi sono sempre rifiutato di intraprendere quella strada e anzi, ho fatto mille sacrifici per vivere solo del mio mestiere”. Simone racconta anche con affetto degli sforzi del padre operaio per mandare avanti la famiglia in maniera onesta e dignitosa.          

Quella di Simone De Gregorio non è solo una storia di dedizione e amore per il territorio. Il suo è un esempio per tutti quei giovani che hanno timore di investire in un ambito che oggi vive un suo momento d’oro. La fatica che il giovane pizzaiolo ha alle spalle è tanta, ma da solo è riuscito ad affermarsi in un settore altamente competitivo e oggi raccoglie le meritate soddisfazioni.

“La Bolla”, a pochi passi dalla Reggia di Caserta

Il locale sta avendo un riscontro che cresce ogni giorno. L’obiettivo è proporre un nuovo modo di vivere la pizza casertana in una zona densa di eccellenze. È una sfida che il nostro staff può affrontare con entusiasmo e serietà”. Simone, infatti, è responsabile sia del lato ristorante che della pizzeria presso “La Bolla”, non distante dalla Reggia di Caserta. Questa pizzeria, aperta appena un anno fa, è parte dell’hotel Villa Maria Cristina, struttura dotata di 18 camere. Il proprietario è Nicola De Matteo che possiede anche il ristorante Zest di Caiazzo.  

Simone ha mosso i primi passi in una paninoteca del napoletano lavorando alla piastra. Il suo talento fu notato dalla pizzeria di fronte che volle assumerlo e iniziarlo a questo percorso. Altra esperienza rilevante è quella nella celebre via San Gregorio Armeno a Napoli dove ha imparato a gestire importanti volumi di clientela. 

Pizze con colori vivaci e ingredienti di qualità

Passando al cuore dell’offerta gastronomica, le pizze prodotte da Simone De Gregorio sono un trionfo di profumi e colori. Coniugare la cultura casertana e napoletana è stato un azzardo vincente: “Il cornicione è simil-casertano e il resto si ispira alla vera pizza di Napoli. La clientela nota questa particolarità e l’apprezza”. Oltre alle pizze tradizionali vi sono moltissime gourmet (comprese pizze dolci). 

L’impasto usato prevede una tecnica ideata dallo stesso pizzaiolo consistente nel protrarsi di fermentazione e lievitazione per 36 ore a prodotto finito. Sono sette le farine utilizzate partendo da una forza elevata e finendo con una forza minore. Tra le pizze spicca la Tre Agrumi composta da una base di ricotta di pecora e di cioccolato stemperata da mandarino, arancia e limone. Molto interessanti anche la “Bona sì Forte no, la Paprika Amore & Fantasia, la Assoluto di zucca, la Profondo Sud e la Oltre la Marinara”. Gli ingredienti spaziano dal San Marzano alla mozzarella di bufala, dalle olive di Caiazzo alla crema di friarielli fino al macinato di bovino del Sannio.     

L’avventura di Simone continua…

Per il futuro l’ambizioso pizzaiolo ha in mente di portare La Bolla ancora più in alto. “Posso solo dire che non abbiamo intenzione di fermarci. La risposta del pubblico ci riempie di orgoglio e dobbiamo continuare”. Un progetto simile prevede un incremento dello staff, il che permette di investire sulle maestranze del territorio. “Non è semplice imporsi coi grandi nomi del settore presenti a Caserta e provincia, ma anche noi possiamo ritagliarci il nostro successo”. A breve il locale offrirà un cocktail bar con nuove proposte e interazioni tra aperitivo e pizzeria.        

La Bolla anche grazie a Simone ha ottenuto ben due spicchi Gambero Rosso e il 95° posto al mondo secondo la classifica 50 Top Pizza. Di recente il giovane è stato insignito della targa “pizzaiolo emergente 2022” di WITALY e ha partecipato al salone internazionale TuttoPizza.

Simone mostra le sue capacità durante un evento a tema

La Bolla

Via Acquaviva 24 (traversa via Archivio), 81100, Caserta; tel. 393 8519393.

Una città tutta da scoprire

Ginevra è probabilmente la città svizzera più nota al mondo. Conosciuta come “la città della pace” per il ruolo centrale nelle relazioni internazionali, essa ospita una vivace comunità fortemente multiculturale. La vita cittadina si riversa principalmente nella zona adiacente il lago Lemano, il più grande del paese.

La città è la capitale dell’omonimo cantone, nell’estrema parte occidentale della Svizzera. Praticamente, Ginevra si trova a pochi passi dal confine francese. Le attrazioni principali del centro sono il Jet d’eau (getto d’acqua da 140 metri) e l’Horloge fleurie, un orologio floreale situato ai piedi della ruota panoramica (la Grande roue).      

Non solo musei e cultura

Le suddette attrazioni si trovano tutte nel cuore turistico di Ginevra, il bellissimo Jardin Anglais. Poco distante vi è la città vecchia dove spicca il crocevia di Place du Borg-de-Four, a due passi dalla Cattedrale di San Pietro. In queste zone si sviluppa gran parte dell’offerta gastronomica cittadina. Ginevra, così come la Svizzera in generale, ha una cucina certamente poco nota all’estero, ma non per questo meno interessante. La massiccia presenza di turisti e culture diverse ha permesso alla ristorazione ginevrina di crearsi una propria interessante identità.

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La Cattedrale di San Pietro

Passeggiando tra il Jardin Anglais e il lungolago, Promenade du Lac, sono presenti molti locali che offrono di tutto e di più. Si passa da piatti tipicamente franco-svizzeri, come quelli a base di formaggio, ad altri più “globalizzati”. Ristoranti chic si alternano a chioschetti colorati dove è possibile passare da un hamburger a un gelato, da un bagel a un club sandwich. Davanti ad una bella birra chiara, ovviamente.

Alcune dritte per lo street food

Proprio all’interno del Jardin la fa da padrone il ristorante La Potinière. I numerosi tavoli esterni permettono ai clienti di provare le pietanze locali immersi direttamente nel verde del parco ginevrino. I piatti a base di salmone e carne sono tra i più richiesti. Non manca una raffinata selezione di vini di provenienza sia svizzera che francese. Il menù offerto prevede variazioni in base al giorno e all’ora della settimana per venire incontro ai vari tipi di clientela.

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Un classico hamburger e patatine servito da La Potinière, all’interno del Jardin Anglais

Lungo la Promenade du Lac si segnala Pavillon des Kids, specializzato esclusivamente in bagel di vari tipi (con salmone, pastrami, mostarda al miele, prosciutto e persino nutella). In questo locale così come negli altri lungo la strada ci si ritroverà letteralmente sulle sponde del lago. Volendo è possibile mangiare letteralemente con i piedi immersi nell’acqua (popolata da cigni e anatre in gran quantità).

Passeggiando nella vecchia Ginevra

Proseguendo invece verso l’interno della città, nella zona più antica, un dedalo di stradine vi condurrà nella citata zona di Place du Borg-de-Four. Nei dintorni di questa piazzetta vi sono numerosi ristorantini che offrono sia cucina tipica svizzera che estera (non mancano quelli italiani). Oltre alla Cattedrale a poca distanza vi sono il Musée d’art et d’histoire e il Muro dei Riformatori. Nel primo è possibile trovare opere di Modigliani e Mucha, il secondo (situato in Parc des Bastions) rende omaggio ad alcuni esponenti della Riforma protestante, come Giovanni Calvino.

Ginevra ha preso molto seriamente lo street food, ormai un must imprescindibile in tema di offerta turistica. Da qualche anno nel Jardin Anglais si svolge il Genève street food festival con decine di chioschi, food truck e banchetti improvvisati per gustare tutto rigorosamente on the road. L’edizione di quest’anno si svolgerà nei giorni 16-19 giugno e di nuovo tra l’1 e il 4 settembre.

Informazioni utili

La Potinière

Promenade du Lac 2, 1204, Ginevra

Tel: +41 22 310 28 28; restaurant@lapotinieregeneve.com

Pavillon des Kids

Quai Gustave-Ador 7, 1207, Ginevra

tcho@pavillondeskids.ch

Ginevra Street food Festival

presso il Jardin Anglais; 16-19 giugno e 1-4 settembre 2022

http://www.gvastreetfoodfest.ch/

Raccontare Number One di Lorenzo Fortuna è una vera esperienza. Definirlo semplicemente pizzeria o ristorante sarebbe riduttivo. Studio, ricerca e formazione continua sono alla base del progetto imprenditoriale. Il maestro pizzaiolo vive appieno questo settore fin dall’adolescenza, quando iniziò a muovere i primi passi in cucina insieme ai genitori.  

Passione di famiglia da trent’anni

L’attività di famiglia fu inaugurata nel 1992 a Pianette di Rovito per poi essere spostata proprio da Fortuna a Rende nel 2017, restando quindi in terra cosentina. “Mio padre si occupava della cucina e avviò me al lato pizzeria. Ho imparato molto in entrambi i settori, così da poterli unire, e da almeno dieci anni offro pizze gourmet. Sono stato tra i primi in Calabria” – racconta il maestro.     

Forte di decenni d’esperienza, Fortuna ha trasformato Number One in un laboratorio innovativo nel campo dell’esperienza gastronomica. Merito anche dei tanti corsi d’aggiornamento seguiti negli anni che hanno visto l’imprenditore apprendere le migliori tecniche da noti chef come Gabriele Bonci e Antonino Cannavacciuolo.

Vorrei trasformare il locale in un vero laboratorio, un punto di riferimento sul territorio. Penso che sia il futuro“. Questo patrimonio di conoscenze però non resta nascosto, anzi. Fortuna tiene anche in prima persona corsi e lezioni presso una sua school di pizza e pinsa. Inoltre è referente per Cosenza dell’Accademia Pizza Doc ed è stato recentemente premiato dalla Guida Chef di Pizza Stellato. Nel 2014 ha ricevuto un Pizza Award a Roma ed è stato tra i pizzaioli ufficiali dello scorso festival di Sanremo.

Lorenzo Fortuna con alcuni giovani allievi

Un laboratorio di pizze (e pinse) d’autore

Nel menù spiccano ben nove tipi diversi di margherita tra cui con nomi di grandi artisti come Michelangelo, Leonardo, Botticelli, Giotto, Caravaggio, ecc. Gli ingredienti provengono da tutta Italia, in particolare diverse varietà di pomodori: marzanino pelato, datterino, pelato dell’agro sarnese nocerino e non solo. Idem anche per i formaggi come mozzarella di bufala, grana, stracciatella e burrata, per esempio.       

Tra gli impasti più richiesti vi è la multicereali, frutto di un ricercato mix di sette farine particolari. Per intenderci, vi sono quella di riso artemide, di soia, d’avena e di segale integrali. “Amo la ricerca, mi piace combinare tra loro le eccellenze italiane” afferma orgogliosamente Fortuna. “Voglio dare un senso nei miei piatti al made in Italy di qualità”.         

Sulle pietanze di Number One, quindi, è possibile trovare ingredienti di prima scelta sempre con attenzione alla stagionalità. “Cambiamo menù ben quattro volte l’anno. Tenere conto del periodo è fondamentale per offrire il meglio possibile”. Il progetto non conosce limiti: il lato ristorante non è da meno con l’ampia offerta di antipasti, primi e secondi, ma il maestro Fortuna è noto anche per la pinsa romana. Infatti il locale è certificato come pinseria qualificata dall’Associazione Originale Pinsa Romana.  

Number One in continua evoluzione

Una delle ultime novità è il singolare impasto “Ham”, creazione di Fortuna con tanto di marchio registrato. “Durante la pandemia non mi sono fermato e dalle varie prove è nata questa una cosa fantastica”. Ideale per il c.d. food porn, a breve verrà offerto anche con un’apertura ad hoc nella zona universitaria di Rende. “L’idea è quella di lanciare un vero franchising di street food moderno”.

L’impasto Ham prevede una sorta di “pizza” ripiegata farcita a doppia cottura con quattro varietà di hamburger a scelta: carne, salsiccia calabra di suino nero, baccalà o melanzane. “Il prodotto è già stato testato in centro a Cosenza e la risposta è stata molto positiva. Il costo non elevato ha favorito soprattutto l’interesse dei più giovani”. Fortuna aggiunge che il prodotto è accompagnato da chips artigianali di patate silane.

Infine, sul sito web di Number One è possibile acquistare le basi per pinsa selezionate da Lorenzo Fortuna. Un’opportunità che viene incontro ai clienti che possono scegliere tra quattro varianti diverse. Non ultimo l’aspetto mediatico: “La visibilità al giorno d’oggi è imprescindibile. In molti ci raggiungono proprio dopo aver visto i nostri contenuti sui social media”.

Number One di Lorenzo Fortuna

Via Bari 30, Rende (CS), 87036

Tel.: +39 366 419 5208; mail: info@pizzacheflorenzofortuna.it

Il ristorante dei cibi e del bere delle terre borboniche

Gli inglesi la chiamano “Serendipity”, il fatto di scoprire qualcosa che, in realtà, non si stava cercando e di rimanerne positivamente impressionato. E così é andata anche nel nostro caso.
Era un tranquillo venerdì sera, uggioso, ma c’era quella voglia di provare qualche nuovo posto, di vivere qualche nuova esperienza culinaria memorabile. Si sa che a noi foodlovers questo è quel tipo di cose che ci dà linfa vitale. Lasciandoci guidare solo dall’istinto, ci siamo imbattuti in Cibarè, un ristorantino intimo, raccolto, quasi un gioiello nascosto, che parla a gran voce di Napoli e Napoletanità. Ma non solo. Ripercorre in un viaggio storico culinario l’antico legame tra Napoli e la Sicilia. Racconta, attraverso la voce dei piatti, la storia dell’antico Regno delle due Sicilie. Pertanto, sulla carta troverete tanti rimandi anche alla cucina Sicula. Benvenuti nel Regno delle due cucine, a portata di palato!

Cibaré si trova a via Medina 62, a Napoli, e pur non essendo con molti coperti ed essendo aperto non da tantissimo tempo, riesce a colpirti con tutti i sensi: appena entri, ascolti musica classica di repertorio napoletano. Con la vista vaghi sulle vedute antiche di Napoli riportate nei quadri che addobbano la sala; i profumi di cucina, buona e sana, ti colpiscono e infine è il turno del gusto.

Bè, non rimarrete delusi. Si può scegliere tra primi, secondi di carne e pesce, mescolando Napoletanità e Sicilianità. Io vi consiglio la “Nerano“, una spaghettata condita da crema di zucchine e provolone del monaco, che vi lascerà senza parole. Amalgamata perfettamente, “sciugliariella”, come diremmo a Napoli, ovvero cremosissima.


Come secondo, ci siamo spostati più verso la Sicilia e siamo andati di involtini di pesce spada ripieni di mollica e formaggio su crema di melanzane con olive e capperi al profumo di mentuccia e già l’ aspetto, riportato in foto, è indicativo della bontà e della freschezza dei prodotti usati.
Il servizio, gentilissimo e attento, e prezzi sicuramente abbordabili hanno reso la nostra scoperta “casuale” davvero unica!

Contatti:

Via Medina, 62, 80133 Napoli

081 551 0901

info@cibarenapoli.it

Serena Criscuolo

Gianfranco Iervolino porta avanti la tradizione della pizza napoletana nel suo ristorante 450°

Gianfranco Iervolino nasce a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, nel 1974. Dopo aver frequentato l’Istituto alberghiero, dove gode dell’insegnamento di alcuni grandi chef, come Andrea Cannavacciuolo, papà del notissimo Antonino, Gianfranco decide di partire. Vola alla volta dell’Inghilterra dove resta tre anni, coltivando nuove esperienze culinarie e imparando la lingua. Ma l’Italia chiama e Gianfranco torna per iniziare nuove sfide lavorative.

Prima le gestione di una pizzeria a Pompei, poi, passo dopo passo, la carriera decolla. Gianfranco, studia, si appassiona all’arte della pizza, elabora nuovi impasti, ha il desiderio di sperimentare e progredire. Quando viene scoperto dal giornalista Luciano Pignataro, caporedattore del “Mattino“, per Gianfranco inizia un precorso di grandi soddisfazioni lavorative. Vince numerosi premi: Premio Pizza Up 2012, Premio “Pizza dell’anno”, “Gambero Rosso 2014/2015“, Premio Tre Spicchi “Gambero Rosso 2015/2016“.

Vincenzo Iervolino partecipa a tantissime kermesse a livello internazionale come il “Salone del Gusto 2012″ di Sloow Food International e il “Taste of Roma 2015“. Tutte le migliori riviste di food parlano di lui ed è presente nelle più importanti guide del settore, dalla Guida del Gambero Rosso a quella del Touring Club. Dopo tanto studio e tanta esperienza, Gianfranco apre a Pomigliano d’Arco la sua pizzeria “450°”, nella quale celebra l’antica arte della pizza napoletana, la cui temperatura ottimale di cottura è nel nome stesso del locale.

Lo Chef Iervolino è un vulcano di idee, di entusiasmo e creatività. Nel suo locale si possono gustare dei fritti memorabili ed una vasta scelta di pizze, che restano nel solco della tradizione partenopea ma non disdegnano di guardare al futuro. Gli impasti sono leggeri, digeribili ma effettuati secondo l’originale ricetta di una volta. La sua pizzeria racconta perfettamente lo spirito col quale questo maestro della pizza si muove nel mondo dell’arte bianca. Glamour ed essenziali le sedute ed i tavoli, così come la “mise en place”, per regalare maggiore risalto alla cosa più importante: la pizza.

L’arte e la creatività

I fritti, la famosa “caprese destrutturata” che viene servita la bicchiere e le meravigliose pizze di mare, un’assoluta novità. Iervolino stravolge i condimenti, adoperando, ad esempio, il nero di seppia o i gamberi rossi di Mazara, abbinandoli a verdure di stagione. Come non citare, dunque, “La rana nera” pizza con un impasto al nero di seppia, provola di Agerola, gambero rosso di Mazara e olio extra vergine.

Spettacolare la montanara al nero di seppia, guarnita con stracciatella di bufala e un gambero crudo in cima, posato su di un letto di pappardelle di verdure di stagione. La pizzeria 450 Gradi è una vera e propria esperienza sensoriale imperdibile, perchè cattura il palato e la vista, con la sua originalità e la voglia di osare.

La grande maestria porta lo Chef Iervolino a diventare docente di pizza e ricerca del gusto presso “Il Gambero rosso” e di pizza gourmet nella scuola per professionisti “Dolce e salato” a Maddaloni. Gianfranco diventa anche un volto noto della televisione, accanto a Caterina Balivo, Serena Rossi e Bianca Guaccero che negli anni si succedono nella conduzione del fortunato programma Rai “Detto fatto”.

Parallelamente alla passione per la pizza, Gianfranco Iervolino coltiva il grande amore per la musica.

Frequenta la scuola per musicisti al centro culturale della canzone napoletana ed interpreta con passione i bani del grade maestro Serio Bruni, suonando la

chitarra ed il mandolino.

Questa enorme attitudine per la musica lo porta a partecipare a diverse programmi Mediaset, in qualità di cabarettista ed imitatore.

Un artista ecclettico, dunque, che lavora con versatilità, mettendo amore ed impegno in ogni attività.

450°” non è solo un ristorante… è un viaggio di scoperta di sapori ed emozioni.

450°

Via Giotto 2, 80038

Pomigliano d’Arco, Campania

Tel: 081 884 7592

Sito internet: http://www.gianfrancoiervolino.it/

Facebook: https://www.facebook.com/450gradipomigliano

 

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Neapolis, il racconto di chi porta la cucina greca a Napoli

La prima Trattoria greca a Napoli, questo è Neapolis. Ce la racconta Lucia Russo, una dei due attuali titolari. La location si trova nel centro storico, in Via Giovanni Paladino 22, in posizione non molto esposta, ma appena dentro c’è un menù tutto da assaggiare.

La sua storia inizia nel 1998 dopo un viaggio in Grecia, durante il quale, coloro che sarebbero poi diventati i quattro fondatori, si innamorarono del Gyros. Il Gyros è uno dei piatti tipici della tradizione ellenica a base di carne di maiale. La sua cottura avviene su di uno spiedo verticale sul quale sono infilzate delle fettine di carne precedentemente marinate con spezie e aromi. A prima vista, sembra kebab, ma non è così. Il Gyros, ancora diffusissimo in Grecia, è diventato punto di partenza per questa avventura culinaria che dura da più di vent’anni.

Genuinità, prodotti tipici e creatività

La passione che contraddistingue questo locale si manifesta nelle parole e nella carriera di Lucia, prima cliente, poi dipendente ed ora titolare della Trattoria: “una definizione che nasce dalla genuinità degli ingredienti, dall’atmosfera informale propria del locale e dal modus operandi dello staff“.

Le materie prime vengono tutte importate dalla Grecia, dai formaggi agli alcolici, tranne la carne che è italiana, questo per garantirne sempre la freschezza. Inoltre, la marinatura della carne, la preparazione del gyros stesso, della moussaka, delle salse e dei dolci sono tutte operazioni fatte in loco. E proprio per quanto riguarda la moussaka e le salse tzatziki, tirokafteri, Lucia, ci rivela che è lei a prepararle personalmente e che le ricette, proprie della tradizione, restano un segreto di famiglia.

La portata di punta del Neapolis resta però il Pita Gyros: carne di maiale, salse, a scelta tra tzatziki, tirokafteri e yogurt, cipolla, pomodori e patatine fritte, tutto avvolto in una pita greca. Consiglio per un abbinamento, sicuramente una birra greca.

Insomma cucina greca tipica, ma lasciando comunque spazio alla creatività per accontentare tutti i palati. All’interno del menù si possono leggere, infatti, pite e piatti per clienti che amano la carne e per chi è vegetariano, insalate e polpettine di carne, formaggi o di verdure. Dulcis in fundo e non è un modo di dire, due dolci allo yogurt greco: una cheesecake fatta in casa ed uno yogurt col miele.

Neapolis, in pieno centro storico di Napoli, la locanda dove la cucina greca tradizionale incontra la creatività partenopea.

Neapolis Specialità Greche

Via Giovanni Paladino 22, Napoli

0815515584

Ristorante “Baia Blu”: un’esperienza gastronomica di prim’ordine valore aggiunto della Costa Smeralda

A Baja Sardinia, nel cuore della Costa Smeralda, in Sardegna, Micol Cantoni gestisce, insieme a sua madre Stefania, il ristorante “Baia Blu“. Micol è nata a Parma ma, di recente, ha ereditato l’attività gastronomica che suo padre Roberto e sua madre Stefania hanno creato nel 1985: “Mia madre Stefania e mio padre Roberto, nella metà degli anni 70, trascorrono una vacanza in Costa Smeralda e scatta un colpo di fulmine che stravolgerà le loro vite e la mia successivamente”.

“Baia Blu” sorge in una posizione suggestiva, perché si affaccia sulla piazzetta “Due Vele”, che è quella principale di Baja Sardinia. Da qui, ogni sera, è possibile ammirare tramonti romantici e indimenticabili. Il locale consta di tavoli dislocati sia all’interno che all’esterno nel dehors che guarda la spiaggia.

L’arredamento da noi scelto è classic, in legno di rovere, e ricorda lo stile marinaro che amiamo particolarmente. Spesso con mia madre ricerchiamo pezzi particolari d’arredamento per il locale, come il meraviglioso tappeto sardo tessuto a mano secondo la tradizione locale e le due teste di legno” afferma Micol con entusiasmo.

Filosofia culinaria

Al ristorante “Baia Blu”, l’obiettivo principale è quello di regalare agli ospiti un’esperienza convivale e culinaria di prim’ordine. “Baia Blu” propone una cucina mediterranea, puntando sulle specialità di pesce.

Le materie prime a cui ci si affida, vengono scelte selezionando, con estrema cura, tutti i fornitori. Una delle specialità della cucina sono, sicuramente, i tagliolini fatti in casa, all’astice.

Poiché lo chef, Giuseppe Botta, è di origine siciliana, i piatti presentano piacevoli contaminazioni con tipiche ricette sicule. Al “Baia Blu”, la pasta e i dolci sono realizzati seguendo i dettami della tradizione, anche se lo sguardo è sempre rivolto alla contemporaneità e al futuro: “Vogliamo crescere, metterci in discussione e percorrere sempre nuove strade” – continua Micol.

“Baia Blu” si apre al mondo, è un ristorante che cerca la commistione tra cucina e molte altre forme d’arte sul territorio: “Desideriamo creare collaborazioni con professionisti provenienti da diversi campi ed aprire le porte del nostro ristorante agli artisti locali, per unire la nostra passione della cucina, dell’artigianato e dell’arte declinate in tutte le sue forme” – afferma con passione la proprietaria.

Per pubblicizzare la propria attività, il ristorante “Baia Blu” si è sempre affidato al “passaparola”, nel quale Roberto e Stefania credevano molto. Oggi, però, Micol ha scelto di raccontare la storia di Baia Blu e della sua personale passione per l’enogastronomia, affidandosi al mondo digitale: “Ora, ne apprezzo le potenzialità non solo per narrarsi e narrare il proprio lavoro, ma voglio cogliere l’incredibile opportunità per fare rete e per creare sinergie creative con altri professionisti in diversi settori“.

Il ristorante “Baia Blu” è una vero gioiello gastronomico, vanto della Costa Smeralda. Se passate di lì, entrate!

Ristorante “Baia Blu

Piazza Due Vele
07021 Baja Sardinia SS
Telefono: 0789 9908

  

“Qvinto restaurant”: con Ivano Veccia a Roma si mangia una pizza ischitana “doc” che non si dimentica!

Io sono di Ischia, faccio il pizzaiolo da quando avevo 9 anni… nella mia famiglia ci tanto pizzaioli. Ho lavorato tanto tempo in diverse pizzerie e, in più, facevo anche il dj” afferma Ivano Veccia, il maestro della pizza napoletana. Non vi è presentazione migliore, per descrivere la passione che affonda le radici in un passato lontano.

Ivano Veccia coltiva la sua esperienza culinaria con incessante impegno e tanta creatività. Lavora alacremente, per vent’anni, in svariate pizzerie e solo nel 2018 comincia la sua avventura romana.

La storia di Roma è cominciata nell’estate del 2018. La signora Sabrina Corbo e il marito Pietro Saulli vennero apposta da Salina a Ischia per provare la mia pizza, che apprezzarono moltissimo. Dopo due mesi mi proposero l’avventura di “Qvinto Restaurant”. Quest’anno abbiamo ricevuto i tre spicchi da “Gambero Rosso” e ci siamo piazzati sedicesimi al “50 top Pizza”, vincendo il premio più ambito, “la pizza dell’ anno”, con la mia Capricciosa.”

Qvinto Restaurant“, di proprietà della signora Sabrina e di suo marito Pietro; Ivano Veccia ne gestisce la pizzeria. Il locale ed ha uno stile unico al mondo, con i suoi igloo e l’installazione, al piano di sopra, dell’Apollo della NASA, dentro al quale si può anche mangiare. Al piano di sopra vi è anche un’ulteriore sala, chiamata “The roof

Una location, dunque, in grande stile, dove ognuno può trovare il proprio spazio più congeniale. Qui, si possono gustare le specialità della cucina tradizionale romana, alle quali si aggiunge la famosa pizza di Ivano.

Lo chef sceglie personalmente i prodotti, privilegiando le piccole realtà artigianali e seguendo la stagionalità dei prodotti. Gli ingredienti devono essere eccellenti, come sottolinea Veccia: “Le verdure provengono da un’azienda agricola laziale, a parte i friarielli, che arrivano direttamente da Napoli, dato che nel Lazio non si trovano“. La proposta è variegata e il riscontro è davvero altissimo; infatti, il locale è sempre pieno e per il fine settimana occorre prenotare con largo anticipo.

Ivano accontenta ogni palato, anche quello più esigente, che non vuole badare a spese: “Abbiamo a menu anche pizze da 60 euro, con tartufo bianco d’Acqualagna o con il caviale di Beluga

L’obiettivo di “Qvinto Restaurant” è quello di fare sempre meglio, puntando altresì sulla sostenibilità “in toto”, non solo nelle scelta degli ingredienti, ma tenendo anche un occhio puntato sul discorso energetico, evitando sprechi; il locale è, infatti, dotato di pannelli fotovoltaici. Come ogni artista della cucina, anche Ivano Veccia ha le sue specialità preferite, che sono fiore all’occhiello del ristorante romano.

La mia pizza preferita rimane la la “Lasagna povera” che è una rivisitazione della Cosacca napoletana; ultimante, la pizza che mi ha dato più soddisfazione di tutte è la Capricciosa, vincitrice del premio “50 top”. Una Capricciosa insolita, fatta con il “piennolo” del Vesuvio, la crema di Parmigiano come base, il fiordilatte, i funghi pioppini e le olive “caiazzane”; all’uscita dal forno, vengono aggiunti il prosciutto arrosto di Cillo e i carciofi cotti sotto la cenere. Questa pizza è molto diversa da quella romana, preparata con il crudo e le uova, ed è più vicina a quella campana

“Qvinto Restaurant”, ha un’anima polifunzionale dato che è, al contempo, ristorante, pizzeria, braceria e lounge bar.

Un luogo, insomma, nel quale godere del piacere della cucina a 360°, tra pizze di prim’ordine e cucina romana “doc”, in un contesto che è tra i più belli d’Italia.

Qvinto Restaurant

Via delle Fornaci di Tor di Quinto, 10 00191 Roma.

Tel:  063332961

Per informazioni scrivi a info@qvintoroma.it.

Per prenotare il tuo evento scrivi a eventi@qvintoroma.it

‘Alchimia’, un concept culinario che è esperienza sensoriale

Alfonso Saviello è il proprietario, insieme ai suoi soci Tommaso Lastra ed Antonio Cibelli, di “Alchimia“, che a Salerno è una realtà culinaria di prim ordine. Un percorso lavorativo, quello di Alfonso, che lui stesso definisce “molto tortuoso ed in ascesa, nel senso che ho cercato, nel mio piccolo, di fare tutto in un breve tempo“.

Le esperienze che Alfonso ha collezionato sono tante. Lo chef è consulente per impasti in tanti paesi del mondo. Ha lavorato in Israele, a New York, in Germania, in Spagna, in Polonia. Inoltre, è anche tecnico del Molino Magri, un mulino italiano che opera dal lontano 1929 realizzando farine di alta qualità per panificazione, pizza e pasticceria.

Saviello non si ferma mai. Infatti, è anche istruttore in tre scuole, ubicate rispettivamente, in Italia, a Zurigo e a New York.

Alfonso-Saviello-pizza

Con il suo socio, Tommaso Lastra, crea il marchio “i pizzaioli dentro“, perchè la pizza è una passione che nasce nel profondo ed è per questo che ha dato vita ad Alchimia:”La storia del locale, “Alchimia”, nasce il 4 dicembre, data della nostra apertura. Sogno che si è realizzato dopo tanti anni di sacrificio, insieme al mio amico, fratello di vita, Tommaso, e a mio cognato Antonio, che si occupa del reparto friggitoria“.

“Alchimia” è un luogo in cui sentirsi a casa, perché l’ambiente è familiare: “Vogliamo che i nostri clienti quando vengono a degustare la nostra pizza si sentano davvero a casa“, afferma Alfonso.

L’obiettivo è ora quello di far conoscere il più possibile il marchio “Alchimia”, e magari di aprire altri locali in Italia e all’estero. Bisogna definire il marchio di fabbrica.

Le farine adoperate per gli impasti sono, ovviamente, quelle del Molino Magri. La pizza di “Alchimia” è altamente digeribile, morbida al morso e bellissima da vedere. Mangiare in questo locale vuol dire andare incontro ad una vera esperienza sensoriale. Non solo pizze, dunque, ma anche fritti di altissima qualità, dal piglio innovativo.

I prodotti e le materie prime sono quelle locali, di Salerno, per restare sempre nel solco della tradizione, pur con un occhio alla contemporaneità.

In “Alchimia” si cucina un ragù spettacolare, col quale si condiscono anche le pizze, vera e propria prerogativa del locale: “Non saprei citare un piatto preferito, perché mettiamo la stessa passione in ogni singola proposta, sia che si tratti di friggitoria, sia che si tratti di pizza” sottolinea Saviello.

Anche i dolci non sono da meno, prodotti da Liliana Cibelli. Uno su tutti, il “dolce della nonna“: la pizza di gallette di vecchia memoria, riprodotta in chiave moderna.

Sapori antichi, dunque, indimenticabili, che vengono recuperati con entusiasmo e dedizione. Alfonso Saviello ha in serbo anche qualche bella novità. Una di queste è l’inserimento nel menù della pizza in pala: “Sicuramente ci sarà qualche altra novità, che il pubblico dovrà venire a scoprire” assicura lo chef, senza svelare troppo.

Alchimia effettua anche il servizio a domicilio, spesso appoggiandosi a Just eat. “Io dico sempre una frase: solo chi sogna impara a volare, quindi sognare non costa nulla” sostiene Alfonso Saviello.

E il sogno è appena cominciato.

Alchimia.

Via Antonio Bandiera. Salerno.

Tel. +393803732425

Facebook: https://www.facebook.com/alchimiapizzeria

Il ristorante – pizzeria – braceria “Essenza del Gusto, situato nel comune di Margliano, in provincia di Napoli è il gioiello della famiglia Giannattasio. Il locale nasce nel 2019, frutto di continue riflessioni e importanti sacrifici, avvenuti nel tempo, da parte dei due proprietari, Antonio Giannattasio e la moglie Alessandra Castaldo. Il loro obiettivo era mettersi definitivamente in gioco e creare qualcosa che potessero sentire proprio.

L’elemento fondamentale che ha permesso tutto ciò è stata l’autentica passione di Antonio per la cucina, nata un po’ per gioco con suo padre. Ha, infatti, frequentato l’Istituto Alberghiero L. De Medici fino al conseguimento del diploma. In quegli anni, il padre era molto attento alla sua istruzione e, come tutti i genitori, lo supportava e aiutava ad attraversare le fasi più ostiche della sua adolescenza: “Non smetterò mai di ringraziare mio padre per avermi indirizzato su questa strada. Ora che ho raggiunto il mio obiettivo capisco quanto lui sia stato importante per me e quanto sia fondamentale che io creda in me stesso e nella mia passione” – afferma Antonio.

I suoi sacrifici oggi sono ripagati. Mi accompagnava tutti i giorni a scuola e, nel pomeriggio, ai ristoranti, dove mettevo in pratica ciò che studiavo. Poi ho conseguito la patente di guida e ho cominciato ad assumermi le prime responsabilità“- ha continuato Giannattasio. Nel tempo, ha fatto sua una cucina creativa e post moderna, riuscendo a creare un connubio perfetto tra i piatti della tradizione campana e le nuove tendenze culinarie. “Sia nei modi che nella cucina mi sono sempre ispirato ad uno Chef, amico di vecchia data, e al tipo di cucina in cui lui era specializzato, ovvero, una cucina tradizionale rivisitata, sia per piatti a base di pesce che di carne” – ricorda con malinconia.

I prodotti di Antonio

Il suo chef, che sapientemente ha saputo declinare i dettami di una tradizione con innovazione ed estro, propone piatti di terra e di mare cucinati con le migliori materie prime. Parliamo dello stoccafisso – lavorato a somma vesuviana – e i pomodorini del piennolo. Con questi due prodotti, amati molto da Antonio, nascono due piatti semplici, ma gustosi, della sua terra. Paccheri con pomodorini e stoccafisso e stoccafisso in cassuola. Da Essenza del Gusto si può provare anche la calamarata allo scoglio, il turbante di spigola su ristretto allo zafferano o uno squisito baccalà fritto su gelè agrodolce di peperone. E se invece si vuole gustare il sapore puro del mare, è possibile optare per una grigliata di pesce arrostita su braci di legna. Ogni piatto è accompagnato da contorni studiati per esaltarne il sapore.


Per quanto riguarda la carne presente in menu proviene da ogni parte del mondo. É selezionata tra i migliori tagli in modo da creare pietanze uniche per sapore e consistenza con ingredienti naturali, locali e a km0. La scelta della materia prima è importante per i proprietari del ristorante, in quanto esprime l’amore e la passione che mettono nel loro lavoro. Con desiderio di accontentare e stupire sempre la loro clientela

Unita a queste degustazioni dal profumo di mare e di terra, non può mancare un’ampia vetrina dedicata alle pizze. Si ispirano sia ai sapori classici partenopei, come la salsiccia e friarielli, sia alle sperimentazioni con aggiunte di gamberi e cozze. La pizza del Ristorante Pizzeria Braceria Essenza del Gusto viene impastata con le migliori farine presenti sul mercato: specialità del ristorante è la pizza di farina petra, adatta alla produzione di pane, dolci e di pizza in pala alla romana. Nel menu si propone, inoltre, la variante integrale e quella per celiaci. É possibile ordinarle anche comodamente da casa, grazie al servizio di asporto.

 

MICHELE CROCCIA, IL PIZZAIOLO 

Michele Croccia si definisce con orgoglio “un pizzaiolo contadino” e paragona la sua professione ad “un percorso sempre in salita”. Già dall’età di 17 anni, trascorre le sue vacanze estive nella località di Palinuro dove inizia a scoprire i segreti dell’arte bianca affiancando il pizzaiolo di turno. In soli 3 mesi, Michele “passa dal condimento, alla stesura della pizza”. Per Michele preparare la pizza “era quasi un gioco” perché si divertiva e lo faceva con spensieratezza.

Oggi Michele Croccia è Istruttore Scuola Italiana Pizzaioli ed è il referente per i corsi che si svolgono in Campania. Negli anni, Michele dà un valore aggiunto alla sua formazione, per rimanere aggiornato e sempre al passo coi tempi. Proprio per questo motivo frequenta numerosi corsi di specializzazione e master che gli consentono di acquisire una conoscenza versatile e competitiva sull’argomento pizza. Il 1997 è l’anno in cui Michele Croccia inaugura la sua pizzeria nel cuore del Cilento diventando così il pizzachef resident de La Pietra Azzurra

Michele Croccia

LA PIZZA DI MICHELE CROCCIA 

Michele Croccia fa la sua pizza con la pasta di riporto o “criscito”. L’impasto, di base, è quello tipico della pizza napoletana. Il metodo è indiretto; il pre impasto è una biga classica, lasciata fermentare per 18 h ad una temperatura di 16°-18°. L’idratazione è pari all’80% ca.; la farina è di tipo 1, grano 100% italiano.

Ogni panetto pesa 270 gr. La pizza di Michele Croccia non è “a canotto”; il cornicione è ben alveolato ma poco più alto di 2 cm. Per il condimento, solo presidi slow food “coltivati e trasformati secondo le ricette della tradizione”. La cottura è a legna, bastano 90/120 secondi a 380°/400° per ottenere una pizza facilmente masticabile e più digeribile. “La Tonnara” è la pizza con scarola fresca, alici “arreganate” e burrata di Sanza; all’uscita filetti di tonno del golfo di Policastro, in chiusura un filo di olio del Cilento.

“LA PIETRA AZZURRA”, PIZZERIA CILENTANA 

La Pietra Azzurra è il nome della pizzeria che Michele Croccia ha aperto nell’agosto del 1997 a Caselle in Pittari, in provincia di Salerno. Il simbolo di questo locale è proprio una lastra di pietra scovata per caso in un torrente. Oggi, quella lastra è ancora un tavolo, che Michele mostra con orgoglio, dove prendono posto circa 12 commensali. La pizzeria di Michele Croccia, si sviluppa su due livelli: una sala interna, al primo piano, e una terrazza da 30 coperti.

Il pubblico de La Pietra Azzurra è tendenzialmente giovane; ogni sera, a cena, 70-80 ospiti, di età compresa tra i 15 e i 50 anni, si accomodano per gustare la pizza di Michele. L’ultima ristrutturazione della pizzeria risale al 2016: il “legno vivo” dei tavoli e il colore bianco di una parte dell’arredamento abbinato alle tonalità neutre dei dettagli, caratterizzano un ambiente semplice, dall’aspetto pulito e funzionale, “non estremizzato”. 

Pizzeria di Michele Croccia nel Cilento

MICHELE CROCCIA 

339 231 6342 

Info@lapietraazzurra.it 

TITOLARE E PIZZAIOLO PIZZERIA – RISTORANTE LA PIETRA AZZURRA 

VIA CAPORRA, 64 – 84030 CASELLE IN PITTARI (SA) – CAMPANIA 

Facebook: Michele Croccia 

Instagram: crocciamichele 

I Re di Napoli propongono sapori partenopei per i piaceri della tavola a tutto tondo

La cucina di mare alla napoletana rappresenta l’elemento principe nel ristorante I Re di Napoli. Complice la vicinanza alla brezza marina, appena si arriva all’ingresso, si respirano i profumi intensi del pesce pescato di buon mattino. I sapori mediterranei e la freschezza delle materie prime la fanno da padrone.

Il filone gastronomico della tradizione, in questo caso, si associa ai delicatissimi crudi di pesce. I piatti riprendono anche le tradizioni asiatiche, tenendo però sempre ben stretto il legame con le tradizioni culinarie del sud Italia.

L’importanza per noi è la materia prima, la tecnica, il carattere” – racconta Mirco Martucci. La sua storia ha inizio nel 2013, quando trasforma il ristorante da semplice trattoria a ristorante gourmet. Sui tavoli dei clienti, si servono soltanto prodotti di altissima qualità, perchè sia lui che il socio Roberto Biscardi sono abituati a mangiare il meglio ed anche a casa mangiano sempre con passione e con gusto.

Pur nascendo come ristoratori e praticando la professione da 15 anni, precedentemente avevano altre attività come i pub. La loro esperienza ha, quindi, fatto si che entrambi avessero un’estrema conoscenza della qualità dei cibi e, di conseguenza, riescono a creare piatti degni dei palati più esigenti con grande creatività.

Spaghetti aglio e olio con tarallo e gambero rosso a crudo

Le proposte culinarie:

Oltre all’importante proposta culinaria come: spaghetti con vongole veraci, pasta alla Nerano, selezione di pesce cotto con diverse tecniche, conchiglie e frutti di mare, polpette di baccalà; da I Re di Napoli, è possibile accompagnare il pasto con un’ottima scelta di vini semplici, ma mai banali. Essendo però a Napoli, dinanzi al mare, con il vento tra i capelli e il sole che illumina il viso non può non esserci un menù riservato alla pizza.

Da I Re di Napoli, è possibile prenotare il tavolo, ma anche scegliere al momento dopo una passeggiata sul lungomare e alla scoperta della città. I Re di Napoli rappresenta la pausa più gradita avendo come punto di forza i sapori del pescato del giorno con una vista panoramica su uno degli scorci di mare che tutto il mondo invidia.

RISTORANTE PIZZERIA I RE DI NAPOLI

Indirizzo: Via partenope 9

Nihon Restaurant, il locale di cucina fusion e contemporanea giapponese di Frattamaggiore, compie un anno. Il format è una vera e propria novità per i paesi della provincia di Napoli, dal restyling alla scelta degli ingredienti. Nihon propone un’esperienza ibrida ed esclusiva basata sul connubio tra prodotti nipponici e della cultura occidentale, frutto di intense esperienze da parte dello chef, che gli hanno permesso di acquisire una certa maturità nel campo.

Mi piace molto la parola Fusion. Vuol dire riunire in un tutto uno, vuol dire fondere insieme. Scomporre per ricomporre. Questa è la mia cucina” – afferma lo Chef Alessandro Bitani.

Lo scopo è quindi partire dalle basi della tradizione culinaria giapponese, ricavarne la sua filosofia e rinnovarla. In questo modo si da vita a qualcosa di nuovo, di bello, conferendo ai piatti gusto ed equilibrio. Particolare attenzione viene data all’ordine e alla disciplina per rendere omaggio ad una delle cucine più raffinate, semplici e saporite a livello mondiale, che coinvolge sia la vista che il gusto.

Omokase

Entrando nel particolare, assolutamente da assaggiare sono gli Omakase, termine giapponese che significa “lascio a voi la scelta” o “mi fido di te”. In sostanza, quando si richiede un Omakase, lo chef preparerà di sua iniziativa e, secondo la sua creatività, varie proposte o un menù degustazione ad hoc per il cliente, in modo tale da presentare l’intero menù.

Una bella novità questa, che non esclude la possibilità di provare, in aggiunta, altre tipiche proposte della cucina giapponese come il filetto di salmone marinato in acqua di pomodoro, cipolla e zenzero accompagnato da salsa lemongrass e maionese giapponese. Oppure, i dolci, risultato perfetto della combinazione Oriente – Campania. Eleganza e raffinatezza. Sapori curati ed equilibrati, ingredienti accostati gli uni agli altri che mantengono il proprio sapore e la propria consistenza: si esaltano a vicenda, rimanendo inalterati.

Oltre alla proposta culinaria, il locale, dispone anche di una selezione di vini bianchi, bollicine, cocktail e distillati da abbinare alla scelta dei piatti. Vere e proprie sfumature di cucina nipponica e occidentale, dunque, che si riscontrano anche nell’ambiente del locale.

Si presenta moderno, fresco e minimal, gestito da uno staff di cucina e di sala molto giovane, under 30, come lo chef Alessandro Bitani e il direttore di sala Peppe Cortese.

AVVICINARE LE PERSONE ALLA CULTURA GIAPPONESE ATTRAVERSO UN’ESPERIENZA GASTRONOMICA UNICA: 

AD AVELLINO NASCE BARA’ JAPANESE FUSION RESTAURANT

UN VIAGGIO TRA I SAPORI ORIENTALI CON PRODOTTI 

DI ALTISSIMA QUALITA’ E UN CONCEPT DA SCOPRIRE 

Dal bancone del sushichef con cucina a vista fino all’orto per la rotazione stagionale delle semine orientali diversificate. Trenta coperti per una dimensione intima 

e una interazione esclusiva tra cliente e menu

AVELLINO – Un’esperienza gastronomica unica al centro della città di Avellino: apre le sue porte Barà – Japanese Fusion Restaurant, realtà con un concept che mette al centro una interazione esclusiva tra cliente e menu, in un dinamico e continuo gioco di gusto e contrasti, con l’obiettivo di avvicinare le persone alla cultura giapponese. La serata inaugurale di Barà è in programma mercoledì 22 dicembre a partire dalle ore 20, quando i primi clienti si troveranno proiettati in un’esperienza inedita la cui parola chiave è ‘sorpresa’.

Imperdibile il menu degustazione Shiroi, un viaggio tra i sapori orientali in cui si dimenticano gli stereotipi legati alla cucina giapponese nel nostro Paese, con l’inserimento di prodotti italiani lavorati secondo la sapiente metodologia orientale, un fusion ragionato che segue la strada della sostenibilità. Tra le proposte inserite nel menu degustazione, “Com’è piccolo il mondo”, salmone norvegese con salsa kimizu orientale ai ricci di mare, rape in foglie e croccante salato alla quinoa, “Bis-Otto”, risotto in doppia cottura con gamberi rossi di Mazara, burro al miso bianco, estratto di tamarindo e pop corn, “La grande onda – Cibo su tela”, baccalà cotto in latte di cocco e zafferano, salsa pil pil all’alga spirulina, salicornia condita con aceto tosazu, uova di tobikko allo guzu.

Barà offre solo prodotti di altissima qualità partendo da materie prime di assoluta eccellenza fino alle verdure che nascono nell’orto nel ristorante: 15mila metri quadri di terreno a selezione naturale con quindici alberi da frutto, decine di tipologie di ortaggio di semina orientale accuratamente diversificata. L’orto permette una rotazione stagionale nel rispetto dei fondamentali della cultura gastronomica del Sol Levante e rappresenta una particolarità nella realtà della cucina orientale italiana, come il menu delle bevande, con la carta dei vini con un’accurata selezione di etichette provenienti da tutto il mondo, ampliata con la carta dei tè, delle birre e del nihonshu (sakè), in cui il fusion diventa protagonista anche nell’abbinamento bevanda – piatto. 

Tra gli spazi di assoluta novità che offre il ristorante Barà c’è il bancone con cucina a vista del sushichef che interagirà con il cliente durante la preparazione del sushi, nel pieno rispetto delle giuste temperature di riso e pesce, utilizzando il coltello takobiki forgiato artigianalmente con manico in legno di cedro. Una dimensione intima, quella di Barà, con 30 coperti che offrono la totale centralità al cliente, con piatti disegnati appositamente dall’artigiano Fabrizio Russo; a pranzo viene offerto il menu kaiseki in formato business lunch, un piatto completo su vassoio tradizionale giapponese, nel rispetto dei colori stagionale e delle varie metodologie di cottura, da degustare con i colleghi o durante un meeting di lavoro. 

Avellino è la città dove sono nato – racconta il sushichef e proprietario di Barà, Andrea Rullo – che ha radici profonde nella gastronomia e che ha bisogno dei suoi giovani e delle loro idee. Personalmente ho scelto di formarmi fuori, in Italia e all’estero, per poi ritornare in Irpinia con il mio bagaglio di esperienze. L’Irpinia è un posto perfetto per coltivare e innestare piante che sopportano il freddo e le temperature miti e da questo nasce l’esperimento dell’orto di Barà, ristorante fusion giapponese che vuole offrire una esperienza rilassante e giocosa nei profumi e sapori del territorio orientale, per scoprire gusti nuovi in un ambiente nel quale la creatività è sempre all’ordine del giorno”.

Barà – Japanese Fusion Restaurant si trova ad Avellino in via Circumvallazione, 271 (info e prenotazioni tel. 324.8376189 o 082.5463782, email barajapaneserestaurant@gmail.com). 

UFFICIO STAMPA

Barà Japanese Fusion Restaurant

Miriade & Partners

Tel. 329.9606793 – 392.0059528

ufficiostampa@miriadeweb.it 

DUE CULTURE, DUE MONDI, UN’ANIMA SOLA 

Da un progetto di Mario Siano e Stefania Bifulco, nel 2019 nasce Nia Restaurant a Palma Campania, in provincia di Napoli. L’embrionale concetto del ristorante era quello di unire la passione tramandata di generazione in generazione per la cucina tradizionale napoletana, alla sapiente, metodica e accurata cucina giapponese di cui Mario è da sempre appassionato; ne danno prova i numerosi master e corsi di formazione con grandi maestri ai quali lo chef ed owner del ristorante ha partecipato, tra i quali figura il nome del famoso chef Hirohiko Shoda.
Dal 2019 sono cambiate tante cose. Nia, che porta il nome della nonna di Stefania, nonostante le sue radici profondamente legate alla tradizione, è in continua evoluzione.


Nell’ottobre 2021 il ristorante, infatti, riapre con un nuovo volto: un servizio da fine dining, elegante, ma allo stesso tempo amichevole e accogliente.
Due nuovi volti si inseriscono nell’universo Nia per rivoluzionarne l’assetto insieme a Mario e Stefania: Francesco Paolo Paradiso e Sarah Boccia. I due hanno un background che proviene dal mondo del bartending, partendo da cocktail bar, passando per un locale in proprio, fino ad arrivare in hotellerie 5* Luxury e ristoranti stellati, in Italia e all’estero, raggiungendo traguardi in campo manageriale.


I quattro, insieme, propongono al Nia Restaurant, un innovativo e sorprendente menù degustazione ad otto portare che viaggia contemporaneamente ad una linea di signature cocktails, nella quale proprio come nel menù, è possibile trovare non solo ingredienti e tecniche sia giapponesi che napoletane, ma soprattutto emozioni e ricordi in grado di instillare una forte connessione tra Nia e i suoi ospiti. Ed è proprio l’ospitalità a fare da sovrana nel modus operandi del team. Quando gli si domanda che tipologia di ristorante è Nia, loro rispondono: “OMAKASE!“, che letteralmente significa “mi fido di te”. 

Il loro obiettivo è di fare sentire gli ospiti a proprio agio come se fossero a casa, o perché no, a casa di un caro amico.

NIA RESTAURANT

Via Roma n.109

Palma Campania–NAPOLI

Tel: 081 1882 1400

Mobile : 351 691 5425

www.niarestaurant.it

Angela Merolla

Wine-Food Communication and Images

Enogastronomia: ovvero, coniugare la gastronomia, l’arte della cucina, con l’esperienza enologica. Con Don Lisandro Osteria Moderna, il locale di sobria eleganza al centro di Caserta, si coniuga alla perfezione le due parti di un perfetto percorso degustativo. Ciò, è stato possibile, grazie all’esperienza in campo enologico della famiglia Bosco, che con Almerigo prima e con Gabriella adesso hanno sviluppato la Cantina di Lisandro. Una bellissima realtà che oggi può vantare una produzione di quasi centomila bottiglie.

Gabriella, forte della sua formazione in materie economiche, dopo aver lanciato la dimora di Charme Antica Dimora Ai Lecci, si è tuffata in un’impresa ancora più ardua: dare vita ad un ristorante di fine-dining. L’ha fatto in una città che ha visto perdere l’ultima stella Michelin del territorio, quella di Rosanna Marziale de Le Colonne. Eppure, la provincia di Caserta, è ai primi posti al mondo nelle classifiche per la pizza. Probabilmente è un approccio imprenditoriale sbagliato a determinare questa debacle della ristorazione di qualità in provincia di Caserta, in una regione che è seconda solo alla ricca e popolosa Lombardia per numero di ristoranti stellati.

La sfida non sarà semplice per far quadrare i conti su 25 posti, ma le spalle sono forti così come l’entusiasmo di Gabriella Bosco che ci sta mettendo. E per riuscire nell’impresa, da ottobre, è ai fornelli Angelo Fabozzo, 36 anni con esperienze in brigate stellate fuori regione e poi ritornato nella sua terra natia. Territorialità per l’utilizzo dei prodotti della terra, spesso presidio Slow Food, ma anche alla carne della provincia di Benevento, e anche modernità nell’utilizzo con tecniche di cottura che ne esaltano i sapori.

Stagionalità rigorosamente rispettata con la zucca gialla napoletana, tartufo bianco del Molise Mozzarella di Bufala Campana Dop e con il mischiato delicato castagne di Roccamonfina, fagiolo cerato di Alice e tartufo uncinato del Matese. Di grande sapore il risotto alle erbe spontanee del Giardino Inglese, posto all’interno della Reggia di Caserta che è a pochi passi, combinato con il petto d’anatra, animale caro alla corte di Re Ferdinando, con un connubio borbonico perfetto sia etimologicamente che organoletticamente.

Di pregio la proposta di mare con l’utilizzo di gamberi del Tirreno e di caviale, ma trova spazio anche il pesce azzurro. La componente enologica del ristorante non è coperta solo dalle etichette di casa incentrate, esaltati dall’utilizzo dei vitigni autoctoni Pallagrello bianco con il Lancella e quello nero insieme con il Casavecchia nel Terzarulo, ma anche dalla gran parte delle case vitivinicole della provincia,che trovano posto nella cantina scavata nella pietra proprio sotto al ristorante. Un ristorante in cui finalmente si potrà fare un percorso degustativo cibo-vino completo ed esaustivo nella territorialità.

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Tartelletta di frolla, crema e lamponi

Ancora una nuova avventura per Luca Pezzetta, l’enfant prodige della pizza che questa volta ha deciso di avviare una nuova attività imprenditoriale fuori dalla Capitale. Da pochissimi giorni porte aperte da Clementina in via della Torre Clementina 159 a Fiumicino. In questo nuovo progetto Luca è affiancato da un altro giovane imprenditore del luogo. E’ Jacopo Rocchi, quarta generazione della omonima famiglia di Fiumicino che da 50 anni è sinonimo di dolcezza grazie ad una fortunata attività imprenditoriale iniziata nel 1961 con l’apertura del primo e ormai celeberrimo Rustichelli bar pasticceria.

Il progetto

Entrambi classe 1989, poco più che trentenni, Luca Pezzetta e Jacopo Rocchi sono due giovani imprenditori che possono contare su una grandissima voglia di fare ma anche su un bagaglio famigliare che li ha formati fin da subito. Se Luca Pezzetta deve tutto ai primi insegnamenti dei suoi nonni, instancabili gestori della trattoria di famiglia di Grottaferrata, anche per Jacopo Rocchi la storia affonda nelle radici di famiglia. E’ cresciuto tra il profumo dei dolci, la dolcezza della vaniglia, la morbidezza del burro perché suo nonno Sergio a Fiumicino è da sempre un’istituzione in fatto di pasticceria, con menzione speciale per i cornetti. “Mio nonno negli anni 60 ha portato a Fiumicino quello che noi amiamo chiamare il cornetto romano e da quel momento non ha mai smesso di farlo.” Afferma Jacopo con fierezza, che ancora oggi può contare sugli insegnamenti del nonno e dello zio Andrea, tutti e due super operativi nelle varie pasticcerie di famiglia dove ogni giorno sfornano lievitati di ogni genere, ma anche dolci e torte della pasticceria tradizionale italiana. Qui da Clementina la pizza è certamente protagonista, ma l’offerta gastronomica ha una particolarità abbastanza singolare. Il menù infatti offre molto spazio ai dolci che rappresentano il 20 % della proposta complessiva, esattamente quattro volte più dei menù di qualunque altra pizzeria o ristorante.
Dunque pizza & dolci, tutti realizzati con prodotti di qualità in un locale che rispecchia, anche nella forma e nel modo in cui è stato ideato, lo spirito che ha mosso Luca & Jacopo. I due imprenditori hanno voluto dar vita a un luogo ampio ma accogliente, pareti di cemento con effetto grezzo/naturale, legno per banconi e tavoli, marmo di carrara per il corner della pizza e legno grezzo sul soffitto. Ampi i locali interni, ben 300 metri quadrati dove trovano spazio 70 coperti, gli stessi che nella bella stagione verranno sistemati all’esterno. Infatti Clementina può contare su un grande dehors che affaccia proprio sulla piazza dove d’estate ci sarà spazio anche per un carretto in stile “gelateria”. Solo che al posto dei gelati verranno cotte al momento bombe e ciambelle! “Il nostro progetto è di dar vita a una sorta di colazione notturna” spiegano i ragazzi, pensando a questa estate quando le giornate si allungheranno e anche la voglia di divertirsi fino a notte fonda.



La proposta gastronomica

Il menù di Clementina racconta chiaramente quanto due arti bianche per antonomasia, la pizza e la pasticceria, possano completarsi perfettamente tra loro.
Luca Pezzetta, grazie alla sua importante esperienza maturata negli anni unita alla sua instancabile ricerca nel campo degli impasti, ha messo a punto una linea “pizza” che si divide in tre tipologie: quadruccio romano, padellino e pizza romana. Tre tipologie e tre lievitazioni differenti, del resto il modo capillare quasi chirurgico di lavorare i diversi impasti è il tratto distintivo di Pezzetta. Dunque si utilizzano tre lieviti madre differenti che in base alle loro proprietà e ai diversi metodi di gestione vanno a caratterizzare le tipologie di pizza in carta.
Tra gli antipasti c’è il quadruccio romano, il trancio di pizza in teglia che qua diventa una base – soffice e morbida – che accoglie tartare di pesce ma anche stracotti di carme. Sempre tra gli antipasti c’è lo spicchio di pizza al padellino, servita con farciture di mare e di terra ma che ha una particolarità interessante. Tutte le basi di pizza al padellino vengono precotte al vapore e poi finite nel forno statico, questo non per una questione di “comodità” di servizio ma perché la cottura al vapore permette agli amidi della farina di bloccarsi al raggiungimento della lievitazione perfetta. Il risultato, dopo il passaggio al forno statico, è una pizza mediamente alta e scioglievole al momento della degustazione. Immancabili tra gli antipasti i fritti, che qua sono tanti e variano di giorno in giorno. Luca Pezzetta ha voluto affondare le mani nella grande tradizione della cucina italiana, sia di mare che di terra, creando dei supplì che racchiudono in un boccone alcuni tra i primi iconici della nostra cucina. Qualche esempio? Il supplì alla crema di scampi servito con la tartare di scampi, quello di pappardelle al sugo di cinghiale, il supplì cozze e pecorino oppure con gli spaghetti alle vongole. 

Insomma, un tripudio di bontà avvolte in una panatura croccante e dorata.
E poi arriva lei, la Pizza Romana, cotta rigorosamente nel forno a legna, che da Clementina è l’altra grande protagonista insieme alla pasticceria. Pezzetta ha dosato la creatività lasciando ampio spazio alle pizze classiche come margherita, marinara, quattro formaggi, capricciosa o quattro stagioni. Ma per ognuna è intervenuto modificando qualcosa senza mai stravolgerle, per esempio nella quattro stagioni il fungo è cotto alla griglia e nella capricciosa l’uovo è prima disidratato e poi grattugiato a mo’ di bottarga. Per chi ha una fame, come dire … più decisa, Pezzetta ha creato le Farcite Romane che sono delle basi bianche tonde cotte una sopra l’altra, poi divise e farcite con trippa alla romana, punta di petto, stracotti, etc…
E il dolce? Anzi i dolci! Se il consiglio è sempre di lasciarsi uno spazietto per chiudere la cena con un dolcetto, qua più che un suggerimento è un obbligo! La carta propone sempre 8/10 dolci fissi a cui vanno ad aggiungersi le proposte del giorno. Ma state pur certi che non mancheranno mai i dolci lievitati: bombe con ogni farcitura, ciambelle fritte, maritozzi con la panna e ovviamente i cornetti di cui parlavamo qualche riga più su. Certo l’abitudine è quella di mangiarli al mattino, qui da Clementina però arrivano dopo la pizza accompagnati da creme e farciture fresche ed espresse. E per gli amanti dei grandi classici firmati Rustichelli, ci saranno le torte come la mimosa, il profiterole, la saint honoré, il tiramisù, la crostata ricotta e visciole… L’elenco è lunghissimo!
A completare l’esperienza gastronomica non manca il beverage che offre ampio spazio alla birra con una linea di sei spine e ovviamente il vino.

Il luogo e le materie prime


Clementina, nome originale per una pizzeria? Forse, ma non esattamente. Il nome è un omaggio al simbolo di Fiumicino, la Torre Clementina che fu costruita cinquecento anni fa nel luogo esatto in cui oggi si trova il locale. La Torre fu eretta nel 1700 da Clemente XIV, i bombardamenti della seconda guerra mondiale la distrussero completamente ma da allora rimase il simbolo della città. Nel corso degli anni Via della Torre Clementina è diventato uno dei percorsi più golosi di Fiumicino. Non poteva essere altrimenti visto che proprio all’inizio di questa strada c’è il molo dove tutti i giorni i pescatori scaricano il frutto del loro lavoro in mare, una fortuna inestimabile per i tanti ristoranti dislocati lungo tutta la via che possono garantire ogni giorno prodotto fresco e di eccellente qualità. “Noi non facciamo spesa dai grandi fornitori, qui non arriveranno mai i tir a scaricare ordini fatti da remoto. Non vogliamo e non possiamo farlo”. Dice Luca Pezzetta riferendosi alla fortuna di poter attingere al pescato fresco con arrivi quotidiani, ma anche alla attenta ricerca che è stata fatta nella selezione delle materie prime scegliendo piccole aziende o anche grandi ma che offrono un prodotto “sartoriale”. Come nel caso di Callipo, la storica azienda calabrese specializzata nella lavorazione del tonno, che fornisce a Clementina una parte pregiata del tonno spesso però scartata. E’ la buzzonaglia, una carne ricca di sangue quindi particolarmente scura e saporita che si trova vicino la lisca centrale, che Luca utilizza per fare un fantastico ragù di tonno che poi andrà a farcire pizze e fritti. Il pomodoro è dell’azienda Migliarese, che lo fornisce sia fresco che in barattolo, questo rigorosamente spellato a mano come espressamente richiesto dal pizzaiolo. L’olio extravergine di oliva è pugliese dell’azienda Guglielmi e poi, la regina della ricetta della pizza: la farina! Quella usata da Luca è del Molino Angelica, un’azienda con la quale collabora da anni e che gli ha dato la possibilità di creare un blend suo personale. La farina che usa a Fiumicino è prodotta da 3 grani italiani provenienti da altrettante regioni: Sicilia, Piemonte e Emilia. La farina è di tipo 1 quindi ricca di nutrienti e sali minerali. Ovviamente macinata a pietra, è ottenuta da grano lavato a mano assolutamente non trattato. 


Clementina Pizzeria
Via della Torre Clementina, 158
00054 Fiumicino (Rm)

Per prenotazioni 328.8181651
Aperti a cena dal martedì alla domenica
Venerdì, sabato e domenica pranzo e cena

CS Ufficio Stampa&Comunicazione Eleonora Siddi

Arriva a Roma la ‘pizzeria di quartiere’ che propone un’esperienza gastronomica di qualità puntando su semplicità e gusto

Gli amanti della buona pizza hanno un nuovo indirizzo da segnare in agenda: Baccio e i gradini è la novità del quartiere Aventino a Roma, un moderno locale che richiama le atmosfere delle classiche pizzerie di quartiere, un luogo nel quale poter vivere un’esperienza gastronomica che unisce semplicità e gusto, divertimento e convenienza. Situata in via della Piramide Cestia 25, la pizzeria il cui nome omaggia la scalinata e i gradini della adiacente Via Baccio Pontelli, riferimento geografico per i residenti di zona, vuole essere la casa della buona pizza, di un prodotto realizzato con cura e competenza. Il progetto ideato da Fabio Spada, vedrà protagonista al forno il pizzaiolo Giovanni Lombardi con il suo impasto di ispirazione napoletana che punta sulla leggerezza per conquistare il palato degli appassionati della pizza.

Il locale, che può contare su 75 coperti negli spazi interni e 30 all’esterno, ha uno stile personale caratterizzato dalla presenza del legno quale elemento principale, e dalle cromie del grigio e del rosso (che richiama il logo dell’insegna) che si integrano con le sfumature di colore degli altri materiali. Un progetto stilistico curato da Valentina Fraschetti e da Materica Group che mette in luce la voglia di rendere accogliente lo spazio utilizzando elementi d’arredo ricercati con cura: dalle sedie colorate ai comodi divani, dalle belle scaffalature in legno alle lampade la cui luce rende suggestiva l’atmosfera. Al centro della grande sala interna è posizionato a vista il forno Valoriani, con pietra refrattaria, per poter assistere nel corso della cena allo spettacolo della preparazione delle pizze.

Conquistare il palato dei romani offrendo un’esperienza semplice e gustosa al tempo stesso, grazie ad una pizza leggera, ai golosi fritti ed al piacere di trascorrere una bella serata in una nuova pizzeria di quartiere: questo l’obiettivo del team di Baccio e i gradini. La proposta gastronomica della pizzeria poggia naturalmente sulle pizze, divise tra Classiche come la Marinara di Baccio (Salsa di pomodoro Datterino arrostito, pomodori ciliegino infornati, alici di Cetara, olive di Gaeta, crema di aglio e olio all’origano) e la Pizza Fritta (Ricotta di bufala campana, cicoli di maiale, provola dei Monti Lattari e pepe nero) e le Pizze Baccio tra cui la Pizza Ar Tonno (Ragù di tonno, pomodoro pelato italiano, pomodorini infornati, olio al prezzemolo) e la Quattro formaggi dell’Alchimista (Fiordilatte dei Monti Lattari, pecorino canestrato del Veio, toma veientana, robiola di mucca con composta di cipolla rossa servita a parte). Da provare inoltre la ricca Carta delle Margherite con ben 5 versioni della pizza più amata dai clienti.

Tra gli antipasti da non perdere i fritti classici come il Supplì al telefono, la Crocchetta, il Baccalà in pastella, e la Frittatina di pasta nella versione classica e alla Gricia, ma soprattutto la grande novità proposta da Baccio, i ‘Gradini’, una personale rivisitazione di Giovanni Lombardi della bruschetta: l’impasto della pizza viene cotto in forno, a vapore, e poi passato nel forno Valoriani. A cottura ultimata entrano in gioco i vari condimenti per creare la Prosciutto e Bufala (Bufala campana, prosciutto di Parma dop, olio EVO Frantoio del Veio), la Fagioli e Lardo (Fagioli in umido, lardo di nero lucano e olio al rosmarino) e la Cicoria (Cicoria ripassata, stracciata di bufala campana, alici di Cetara e olio al prezzemolo). La chiusura è naturalmente affidata alle proposte dolci, con le Torte da credenza (Caprese, Tenerina al cioccolato e Crostata) e le altre creazioni servite in raffinati barattoli.

Grande attenzione è dedicata all’offerta relativa al beverage, con la selezione di birre artigianali curata da Natural Born Drinkers che prevede ben 9 differenti birre in bottiglia e 3 alla spina. Il menu di Baccio e i gradini è disponibile anche in Delivery e Take Away, ed il locale è aperto dal martedì alla domenica dalle 19.30 ma la domenica si effettua anche il servizio del pranzo.

Contatti 

Baccio e i Gradini

Viale della Piramide Cestia, 25

Tel. + 39 351 8823737

Orari:

aperto tutti i giorni a cena, la domenica pranzo e cena. 

lunedì riposo.

CS Ufficio Stampa&Comunicazione Eleonora Siddi

Borgo Petroro: alta ristorazione e benessere della mente

Presi dai ritmi forsennati della vita quotidiana, quante volte volte abbiamo pensato, lascio tutto e scappo via?

Oggi parliamo di un luogo in cui la parola d’ordine è relax. Relax inteso come benessere della mente e del corpo, unito al senso del gusto.

Borgo Petroro Country e Relais Restaurant, nasce nel cuore delle meravigliose colline Umbre a pochi chilometri da uno dei borghi più belli d’Italia, Todi. Quello che lascia senza fiato una volta arrivati a destinazione, è la vista mozzafiato che fa da sfondo come un quadro naturale all’ingresso. Chiudendo gli occhi, sembra di fare un tuffo nel Medioevo. Non si è in un hotel, ma in un villaggio con tanto di corte centrale, cantina, viuzze costellate di ciottoli ed aratri. Un vero e proprio luogo magico lontano dai fastidiosi rumori cittadini.

Lo stile interno del ristorante è particolare: arazzi e dipinti avvolgono il cliente in ogni singolo spazio. Il calore dei caminetti e gli ampi spazi con i divani, destinati alla conversazione, ci accolgono e ci coccolano. Le camere sono volutamente poche e ben studiate, dall’esposizione solare all’arredamento in legno di recupero, omaggiato all’artigianalità “made in Italy“: il relax ed il benessere mentale sono la priorità.

Dopo una giornata di passeggiate nel verde, alla scoperta dei borghi vicini, si è accolti da uno spazio riservato al benessere del corpo e della mente. L’idromassaggio e la sauna sono contornati da quadri e tappezzeria capaci di suscitare emozioni uniche.

IL BENESSERE PSICOFISICO NASCE DAL CIBO

Importanza fondamentale per una completa rigenerazione è ovviamente quella dedicata al senso del gusto. In questo caso, si parla di alta ristorazione dello Chef due stelle Oliver Glowig, approdato in Umbria per guidare il ristorante del Relais. Il talentuoso Chef, di origine tedesca, ma ormai da anni naturalizzato italiano, ha come principio ed ispirazione cardine l’eccellenza del territorio rivisitata con note di gusto degne della più alta cucina. Il ristorante, all’interno del castello, viene metaforicamente chiamato Locanda – chiamata Petreja in omaggio alla Gens Petreja, che nell’antica Roma risiedeva nel Castrum. Il senso della locanda è quello di accostare i sapori semplici di un tempo remoto a quelli della moderna ristorazione, fatta di variegate contaminazioni.

ALTA RISTORAZIONE E SAPORI DEL TERRITORIO NEI PIATTI

Il menù è concepito attraverso tre differenti percorsi di degustazione con dei piatti rappresentativi e specialità della locanda nati dalla costante connessione dello Chef col territorio, ed in cui si portano in auge prodotti ormai dimenticati. Lo Chef si innamora prima del luogo, poi dei suoi sapori e dei prodotti. Utilizza, infatti, soltanto materie prime. Ha lasciato qualche piatto già presente nel menù inserendone però altri che sono suoi figli diretti, come i bottoni con ortica, ricotta, lumache e salsa al Grechetto di Todi. Piatto importante è il piccione, diventato un punto di incontro e contrasto per tanti rappresentanti dell’alta ristorazione. Per quanto riguarda il dessert, vi è una proposta variegato, un vero e proprio angolo di dolci. Famosa è la “mela a sonagli”, dolce che riprende il semplice frutto rivisitato in tre diverse consistenze con biscotto friabile:

La visione di Gowlig si racchiude in queste parole, che sono per lui un dettame fondamentale: “abbinare i prodotti e non coprirli“.

  • VOCABOLO CASTELLO/LOCALITA’ PETRORO
  • TELEFONO:06059 TODI(PG)

Lo Chef Nikita Sergeev, riceve il premio più ambito nel mondo della cucina ed entra nell’Olimpo dei cuochi stellati

Nikita Sergeev, giovane Chef di Porto San Giorgio, ha conquistato la prestigiosa Stella Michelin con il ristorante L’Arcade. Un riconoscimento nato da un percorso lungo e tortuoso, ma ricco di passione, che lo consacra nell’Olimpo dei cuochi stellati.

I premi

Lo Chef, giovane ragazzo russo di 32 anni, comincia il suo percorso nell’aprile 2013 con l’inaugurazione de L’Arcade, locale ubicato a Porto San Giorgio, nelle Marche. É da lì che definisce subito il suo obiettivo, ottenere la Stella Michelin. Negli ultimi anni, Sergeev ha conquistato premi e riconoscimenti come: 2 Cappelli Guida de l’Espresso “Ristoranti d’Italia”, 2 Forchette Gambero Rosso, 1 Forchetta Cucina Creativa dalla Michelin. E ancora, la Corona radiosa il Golosario, Cucina d’autore Touring Club e l’importante debutto nell’associazione internazionale dei giovani ristoratori, AJRE.

Il ristorante già da qualche mese, precisamente da giugno, era un via vai di esponenti della maggiore critica enogastronomica italiana pronti a degustarne il menù. La carta è composta da piatti di diversa ispirazione in cui vi è una contaminazione tra ingredienti italiani e russi. Lo Chef spazia dalle portate di pesce a quelle di carne accompagnati da verdure ed ortaggi del suo orto. Predilige l’affumicatura, una cottura che dà sensazione di casa, o cotture espresse. 

I piatti iconici dello Chef

Un piatto immancabile nel menù del ristorante L’Arcade è il pollo arrosto rivisitato. Una proposta che evoca ricordi d’infanzia e di domeniche trascorse in famiglia. Per questo motivo, ha sperimentato abbinamenti che risultassero buoni nel sapore e nel colore, e che avessero un giusto contrasto. In questo modo è nato il Coquillage e pollo arrosto. Piatto composto da un brodo molto ristretto ottenuto dal pollo arrosto, su cui si adagiano cannolicchi, tartufi di mare, vongole veraci. Gli ingredienti, pregiati, variano in base alla disponibilità del pescato del giorno. 

Nikita Sergeev non si dedica solo alle portate principale, ma ha una particolare attenzione per il dolce. Il dessert è considerato il piatto che per eccellenza deve definire il percorso del gusto. Ecco perchè, l’unica proposta presente in ogni suo menù, è il Trelatti. Un dolce iconico della cucina de L’Arcade avente alla base un marshmallow di latte caprino, ricoperto da una meringa e quenelle di latte di bufala affumicata, accompagnato da spuma di latte vaccino al cardamomo. Una vera e propria rappresentazione di diverse consistenze accomunate dallo stesso colore. 

É possibile, quindi, degustare la cucina di Sergeev a 360. Particolare attenzione è data anche alle etichette della carta dei vini, circa 2000, che spaziano dal territorio, allo stivale e al livello internazionale con particolare interesse per lo champagne delle piccole maison di eccellenza. Il tutto è curato dal Maitre Sommelier di lungo corso Leonardo Niccià

Porto San Giorgio diviene, quindi, centro importante della cucina italiana grazie a Nikita e agli chef compaesani Pierpaolo Ferracuti e Richard Abouzaki, anche loro premiati con una Stella Michelin con il ristorante Retroscena.

Gli antichi romani lo chiamavano “convivium“. Era proprio questo il momento in cui, ai tempi della Roma imperiale, ci si riuniva in un ricco banchetto, pretesto per feste, chiacchierare, distrarsi dalle fatiche del lavoro e, a quei tempi, dalle battaglie in atto e dagli impegni politici. È questo lo spirito con cui nasce il concept di Tucci’s, nuova e interessante realtà gastronomica nel cuore del quartiere Chiaia, ricco di bon ton e di vivacità serale sul modello di Barcellona.

Frutto di un’antica e mai sopita passione del famoso attore napoletano Patrizio Rispo, volto noto della storica fiction “Un posto al Sole“, Tucci’s nasce da una sua idea in collaborazione con due amici: Mimmo Esposito ed il pizzaiolo Ciro Tutino. Entrando, si percepisce un’aria diversa dalle pizzerie standard: un bellissimo e curato bancone centrale, che invita ad una piacevole conversazione davanti un buon cocktail accompagnato dalle delizie proposte dal menù. Il nome Tucci’s rende omaggio a Stanley Tucci, attore da tutti conosciuto ne “Il Diavolo veste Prada” e tanti altri film. Quest’ultimo, proprio in questo periodo, ha seguito la stessa passione di Rispo, aprendo dei ristoranti negli Stati Uniti. Il valore aggiunto qui è la parola conversazione, che si amalgama perfettamente con la voglia di relax e di piacere che si associa ad una buona cena o una pausa pranzo.

Il deus ex machina di tutto questo trionfo di sapori, Ciro Tutino, racconta che la sua musa ispiratrice è stata la nonna Nunzia, la quale, diversi decenni fa, sfornava una pizza “a oggi a otto“, ovvero, una pizza fritta da consumare subito e da pagare la settimana successiva. In seguito, negli anni ’50 il nonno, insieme ai suoi fratelli, aprì la sua prima pizzeria a marchio Tutino a Pallonetto. Solo in seguito si trasferì nel quartiere di Portanolana, dove, ad oggi, si trova l’attività del papà Michele.

Ed è qui che Ciro trascorre le sue giornate lavorando prima al forno, e poi al banco. Forte delle basi tramandategli dal nonno e dal padre, ha cercato di capire dove e come poter intervenire per proporre quella che non ama definire una pizza gourmet, ma una pizza tradizionale rivisitata, che punta sui prodotti del territorio. La Campania, a tal proposito, ha una storia culinaria molto vasta, dalla tradizione ai prodotti dop passando per i figli dello slow food. “Ho sempre avuto un occhio di riguardo anche per i ristoranti stellati” – ci confessa Tutino – “in cui è possibile creare una magica contaminazione di cibi gourmet associati alla regina della tradizione gastronomica partenopea,unita ai classici fritti: crocchè, frittatine, alici…” – continua.

Ma le ambizioni non si fermano qui, il menù si arricchirà sempre di più per accompagnare, come degno co-protagonista, le chiacchierate e le confessioni tra amici e nuove conoscenze.

  • Tucci’s
  • Indirizzo: Via Nisco 5
  • Contatto telefonico: 08119546925

Il Marchese: la giusta fusione tra osteria mercato e salotto mondano

La prima cosa che viene in mente entrando nel ristorante Il Marchese, in via di Ripetta, centro nevralgico tra l’affollata e colorita via del Corso e Castel Sant’Angelo, è la frase simbolo di uno dei film storici del principe De Curtis, il grande Totò: “Miseria e Nobiltà“. La nobiltà la si vede dalla tappezzeria e gli arredi, i quali, soprattutto nelle sedie richiamano all’epoca del Marchese del Grillo. Azzurro il colore, come il sangue che si dice fluisca in coloro che avevano un ruolo privilegiato dal 1700 alla fine del 1800.

Spirito dell’osteria Il Marchese è fondere i lunghi ed oziosi pranzi dei ricchi con l’anima popolare dei carbonari. Questi ultimi mangiavano i piatti della tradizione romanesca, e proprio per questo motivo, in questo mese, in occasione dei festeggiamenti per i 40 anni del film, si può degustare un menù che raccoglie entrambe le contaminazioni. Il locale riprende perfettamente le caratteristiche dei due personaggi del film del maestro Monicelli, interpretato dall’iconico Alberto Sordi: le atmosfere del salottino francese tanto caro agli ozi del marchese Onofrio Del Grillo, e la parte dell’osteria con i tavoli e le sedie in legno. Una location prediletta da Gasperino il carbonaro rappresenta in antitesi il popolano dell’ epoca, il quale di default cerca piatti semplici della tradizione.

Proprio questa fusione del cibo semplice con ricercatezza gourmet, ha fatto recentemente inserire Il Marchese tra i migliori ristoranti del panorama culinario romano nella Guida Michelin. Deus ex machina di questa sapiente commistione di sapori è lo Chef Daniele Roppo. Ma attenzione a chiamarlo Chef. Daniele si considera semplicemente un cuoco che si avvicina alla cucina come autodidatta. Ha studiato sui libri di Robuchon e di altri grandi cuochi francesi e italiani. Forte è stato il legame con in nonni, lei romana e lui pugliese, che vivevano il cibo in modo genuino.

Fin da piccolo Daniele assaporava le pietanze più particolari, dal rognone al pesce abbattuto. Quando andava al mercato, dimostrava una grandissima capacità da intenditore, sapendo distinguere il pesce appena pescato da quello di giorni prima. Messa da parte la sua atavica passione per il rugby, decide poi di dedicarsi al suo desiderio nascosto, dedicarsi al cibo e alle sperimentazioni.

Il suo percorso

Comincia a lavorare in osterie di famiglia, e poi frequenta la scuola A tavola con lo Chef. Seguono poi le esperienze importanti con Arcangelo Dandini e con Marco Martini. Con il Marchese emerge infine la sua personalità: la ricerca continua di tradizione ed innovazione, con un occhio vigile ai prodotti di primissima qualità. Dal guanciale di Re Norcino di origini marchigiane, al pecorino ed il parmigiano di cibaria, dalla lonza aromatizzata ai frutti di bosco, ai funghi quasi raccolti nel bosco, fino ad arrivare ai gamberi e calamaretti, che sono di Santo Spirito.

Il menù ha una proposta sempre varia, capace di accontentare i palati più esigenti. Linguine alla ricciola, baccalà in agrodolce, il tonno rosso alla cacciatora, per passare poi alla pasta fresca stesa a mano, le polpette al sugo ed agli agrumi, e il Filetto come saltimbocca, un filetto di vitello con salvia e prosciutto, saltato però con il fondo bruno, la cui preparazione richiede ben tre giorni, unita al vino.

Le portate principali sono accompagnate dai Cocktail

Nota d’onore e valore aggiunto è poi l’ampio bancone dedicato ai cocktails dell’esperto bartender Fabrizio Valeriani, che invita il cliente ad osare, e costruire il drink insieme passo per passo. Un’osteria solo di nome quindi, una mescolanza di contrasti, di cura dei dettagli unita alla continua ricercatezza dei cibi, di cui si sentirà parlare sempre più nel ghota dei salotti culinari italiani e, perchè no, internazionali. Davide Solari e Lorenzo Renzi pensano già ad una prossima apertura oltreoceano…

Indirizzo: Il Marchese via di Ripetta 162

Numero di telefono: 0690218872

Harbour Bistrò è un ambiente raffinato e un prodotto di alta qualità a Ponte Milvio in via Flaminia

Nicholas Sarno, Eleonora Zirilli e Fabrizio Sannino sono i tre giovanissimi titolari di Harbour Bistrò di mare in via Flaminia a Ponte Milvio. Una nuova apertura, ci racconta Nicholas, che ha ereditato la passione per la ristorazione dalla famiglia e già con un gran bagaglio di esperienza anche in America assieme ai soci Fabrizio ed Eleonora, vuole coniugare l’alta qualità della cucina tipicamente di pesce con un cocktail bar che può contare su una notevole cantina, sia per prestigio che per quantità, tra distillati, vini e bollicine e dove tutti gli ospiti del ristorante potranno amabilmente terminare la loro serata. 

Il diktat dei tre soci

Il dictat dei tre soci è la qualità delle materie prime e la passione per questo lavoro che li ha portati a volersi occupare in prima persona di tutto, anche degli arredi, della divisione degli spazi oltre che nella scelta di distributori e partenrs. 

Il Bistrot ha un gradevolissimo spazio esterno coperto e riscaldato, ornato e circondato da grandi piante e luci, con 20 posti a sedere. 

Entrando è il bancone del coctktail bar a dare il benvenuto agli ospiti che poi accederanno ad una sala principale composta da una sala più grande di circa 30 coperti e ad una saletta più piccola e intima che conta qualche altro posto. La cucina è un ambiente separato ma aperto da una finestra che affaccia sulla saletta privata. 

Il pesce grande protagonista del locale

È il pesce il grande protagonista dell’Harbour Bistrò e al suo chef Alessio Pittacci è affidato il nobile compito di realizzare le pietanze tradizionale ma rivisitate del ristorante. La scelta, ci spiega lo chef è varia, ma l’ingrediente più importante è l’amore che ci metto. “Mi sono formato nel ristorante della mia famiglia e pur avendo solo 38 anni ne ho trascorsi ben 25 nelle cucine. Per acquisire esperienza ho viaggiato molto e per alcuni anni la mia carriera si è svolta all’estero, in America Latina, terra d’ispirazione per la creazione dei miei piatti. Amo cucinare bene, con attenzione ai particolari per questo mi piace cucinare per poca gente. Non amo i grandi ristoranti ma quelli che più che sulla quantità investono sulla qualità.”

Il concept dell’Harbour viene da sé. Lavorare un prodotto di alta qualità e lavorarlo poco per non uccidere il sapore, utilizzando quindi metodi di cottura al vapore o a bassa temperatura. 

Tra le scelte del menù segnaliamo a partire dall’aperitivo la scelta tra Tapas di guacamole con cipolle appassite e accompagnata con carpaccio al salmone; Tapas con polpo rosticciato su vellutata di cannellini al rosmarino; tapas con tonno al vapore e salsa argentina; ceviche di gambero rosa con passion fruit e chips di platano.

Tra i primi una grande varietà di rivisitazioni fatte dallo chef come il Tagliolino di grano saraceno con tonno, pomodoro secco e menta al profumo di lime.

La scelta dei secondi di pesce cade su una frittura di calamari servita con guacamole e una catalana d’astice con riduzione al vino barolo, il pescato del giorno e poi i crudi le tartare del giorno i carpacci, ostriche Gillardeau, gamberi rossi di Mazzara e scampi di Sicilia, tartufi, fasolari tutti di provenienza mediterranea.

La ciliegina sulla torta oltre ai classici un nuovo e originale dessert pensato per l’Harbour dallo chef, la pera cotta a bassa temperatura con sorbetto alla pesca e noce di polvere caramellata.

Contatti

Harbour Bistrò 

Via flaminia 498, 00191Roma

Tel. 338.3414576

06.3333438

Orari

Martedì al Sabato
18:00 – 02:00

Domenica
12:30 – 15:00

Il Bikini: beach club storico, locanda di mare a pranzo e fine dining gourmet a cena

Dal 1952, il Bikini è il “locus amoenus” per eccellenza della penisola sorrentina. Da una piccola spiaggia, nacque uno degli stabilimenti balneari più in voga e tappa obbligatoria per i turisti stabiesi. Franco Scarselli è “l’artista visionario che ha inventato il Bikini”, riconosciuto già allora per le due palme esotiche su uno scoglio in mezzo al mare. Con Riccardo, suo figlio, negli anni ’80, “grazie alla sua curiosità per il buon cibo e alla sua passione per il pescato”, nasce il ristorante de il Bikini, un autentico omaggio “al mare e ai suoi frutti”. “Oggi, il Bikini è un microcosmo da raccontare anche attraverso il palato” – afferma con orgoglio Giorgio, l’erede della famiglia Scarselli, alla guida dello stabilimento balneare e del ristorante, che continua – “Valorizziamo al massimo tutto quello che c’è e reinterpretiamo il posto”. Il Bikini non è solo il beach club che quest’anno celebra ben 70 anni della propria storia; ma anche “una locanda di mare a pranzo e un fine dining gourmet a cena”, proprio come afferma lo chef Giulio Coppola.

Nella cucina de il Bikini, il protagonista è un menù della tradizione, composto da piatti di mare presentati “in chiave simpatica e sempre raffinata”. Una proposta culinaria semplice, legata alla stagionalità degli ingredienti e realizzata con prodotti tipici, mostra tutta la qualità di piatti classici rivisitati con maestria. Tra gli antipasti serviti a cena, compare quello a base di cozze, riso e patate. L’influenza della tradizione pugliese è evidente, così come il richiamo ad un piatto unico nel suo genere. Una zuppa di cozze alla napoletana conferisce la giusta sapidità, con tutto il meglio del mare; le foglie di basilico fresco e la maggiorana condiscono con gli aromi tipici della macchia mediterranea. Il riso è soffiato per un incredibile effetto crunch; la spuma di patate rappresenta invece la parte cremosa di questa prima proposta. I ravioli, fatti a mano con farina di semola e acqua, custodiscono un ripieno davvero sorprendente: la mollica di pane viene mantecata con un battuto di olive, quelle nere di Gaeta e le verdi di Nocellara. La pasta fresca, “lucidata con un filo di olio evo” subito dopo la cottura, viene condita con un guazzetto di polpo alla luciana, leggero e saporito, e i pomodori pelati San Marzano DOP. “La densità di questo primo piatto e l’intensità del suo sapore sono inimitabili”. A il Bikini, “il giudizio finale arriva dopo l’assaggio”. “Il piatto deve essere bello e presentato bene” – dice lo chef Coppola, che aggiunge – “Il segreto sta nella tecnica, che crea l’effetto visivo”. L’ospitalità e l’accoglienza della famiglia Scarselli incontrano e si fondono con un concetto di ristorazione che ruota attorno all’ospite, con le sue emozioni e i suoi ricordi. “Il punto di vista dei nostri clienti è fondamentale” – afferma Giulio Coppola e continua – “La cucina de il Bikini è soggettiva e può essere liberamente interpretata, senza pressioni nè altri disorientamenti”.

Il Bikini

Strada Statale Sorrentina, 145 – 80069 Vico Equense (NA)

081 801 5555

A Casa Caldarelli, lo chef Vincenzo Pagano firma un menù autentico

A Casa Caldarelli ogni piatto è sempre quello giusto. Lo chef Vincenzo Pagano firma un menù che racconta, senza filtri, una terra piena di tradizioni culinarie autentiche. La cucina campana è una valida fonte di ispirazione e non solo, semplicemente, la principale; la cultura gastronomica napoletana, quella reale, rappresenta un indiscutibile punto di riferimento. Piatti classici, locali ma reinterpretati dalla libera creatività dello chef Vincenzo Pagano compongono una proposta genuina e allo stesso tempo rinomata per la sua evidente semplicità. Dalla selezione delle materie prime, la qualità degli ingredienti, ai sapori esclusivi dei piatti, Vincenzo Pagano porta in tavola la stagionalità rispettando l’origine e l’identità del cibo.

I rigatoni sono al ragù di carne di vitello; la salsa è a base di pomodorino giallo del Vesuvio. Il tartufo nero estivo in trucioli decora a crudo ma non eccessivamente; un dettaglio spumoso di caciocavallo podolico accompagna con un gusto stagionato assolutamente riconoscibile. Per questo primo piatto, lo chef Vincenzo Pagano sceglie di abbinare la pasta con il suo condimento in modo ordinato; pertanto i sapori sono serviti tutti nelle giuste proporzioni. L’alternativa è un ossimoro culinario che combina perfettamente l’essenzialità d’altri tempi con una versatilità contemporanea. La forma è quella del chicco di riso, ma in sostanza si tratta di semola di grano duro. Il risotto di pasta di Vincenzo Pagano viene mantecato con un liquido di funghi porcini che aggiunge una nota rustica, piena e soda molto apprezzata; il peperoncino verde di fiume in tripla consistenza, al naturale, in bottoni e in polvere, conferisce spessore a quest’altro primo piatto. La cucina di Casa Caldarelli ha una spiccata “personalità familiare”, d’altronde come poteva essere altrimenti. Non a caso, il tortello di pasta fresca è ripieno di ricotta, fresca, con un inconfondibile sapore maturo e una texture a tratti granulosa. Un ciuffo di zucchine San Pasquale in chips insaporisce con delicatezza e una leggera consistenza; gelèe di cipolla rossa di Tropea guarniscono in altezza.

La guancia di maialino risulta particolarmente tenera al taglio e molto gustosa al palato; il fondo di cottura denso e deciso rende succulento al punto giusto ogni singolo boccone. Cerchi concentrici di una patata viola acceso chiudono il piatto in modo scenografico; mentre una millefoglie squadrata di patate del Fùcino e provola di Agerola equilibra con una bontà tipica. La cucina locale e tradizionale di Vincenzo Pagano si evolve con i secondi piatti di carne soprattutto IGP: dalla chianina, la romagnola, alla bistecca di scottona marchigina del Sannio. Non mancano le specialità gastronomiche provenienti da tutta Europa e dal resto del mondo, quali l’entrecôte di manzo irlandese, la costata di rubia gallega, il wagyu o il kobe giapponese con un alto grado di marezzatura che le rende così pregiate. La cottura al josper evidenzia la “struttura sensoriale” della carne, certificandone la valutazione finale. La degustazione avviene al naturale; sale di Maldon in fiocchi e un filo di olio evo amplificano l’aroma intenso e persistente di una carne perfettamente arrostita. “Dalla cottura all’impiattamento, tutto ruota intorno alla tecnica” – dice Vincenzo Pagano, lo chef di Casa Caldarelli, e aggiunge – “Lo strumento essenziale per trasformare la materia prima in piatto finito è esattamente la tecnica, soprattutto quella all’avanguardia”.

Casa Caldarelli

Via Croce del Papa, 12/14 – 80035 Nola (Na)

081 1865 8578

Cristian Torsiello firma un menù diretto, che dialoga con l’ospite senza creare alcuna rottura

Nella cucina stellata di Cristian Torsiello non c’è posto per le congetture; ogni piatto viene “concepito per essere mangiato, compreso e, perché no, anche contemplato in modo rapido”. Lo chef patron di Osteria Arbustico presenta così un menù diretto, “che dialoga con l’ospite senza creare alcuna rottura”. La tecnica è “al servizio del risultato finale” – afferma Cristian Torsiello che aggiunge – “Una cucina moderna richiede una profonda conoscenza delle tecniche, da quelle di base alle più avanzate, e soprattutto la capacità di padroneggiarle”. Se la tecnica è protagonista di una proposta culinaria dotata di una sua personale identità, la materia prima è la coprotagonista di una degustazione che punta “alla concentrazione dei sapori del territorio e all’esaltazione del gusto”. L’ingrediente è supportato dalla tecnica; questa, a sua volta, completa l’estetica del piatto. “Il bello è appagante” ma il buono è fondamentale. “Il territorio è una risorsa non un limite” – sottolinea lo chef patron di Osteria Arbustico che continua – “Instaurare un rapporto con il territorio non è semplice, bisogna essere maturi e consapevoli; ecco perché non deve essere un obbligo farlo, altrimenti si rischia di cadere nel banale”. La territorialità diventa un autentico contenitore, da cui attingere, di volta in volta, e non necessariamente per alimentare una cucina fatta di sole tradizioni. “Guardo all’innovazione con un occhio attento e lo faccio senza distrazioni” – dice a tal proposito Cristian Torsiello – “Riprendo volentieri i piatti tradizionali, quelli familiari, e li rivisito a modo mio ma senza stravolgerli”.

Lo spaghettino allo zafferano è l’omaggio ad una cucina cult dove le alternative, sostituiscono ma senza impoverire. In questo primo piatto la tradizione dettata dai maestri pastai di Gragnano si confronta con la riconoscibilità indiscutibile di una spezia tipica della cultura gastronomica meneghina. Il condimento avvolge con pienezza e rotondità ogni singolo spaghetto; la consistenza è corposa, ricca. Dalla cottura alla mantecatura, ogni fase della preparazione del “piatto originale” viene esattamente rispettata. Il brodo insaporisce con trasparenza; la noce di burro e una spolverata abbondante di parmigiano conferiscono maggiore morbidezza. Il pepe bianco macinato profuma con un sentore delicato ma indispensabile; mentre il succo di limone equilibra e spinge con decisione l’ospite all’assaggio. Gli stimmi rossi del Crocus decorano con un tocco prezioso. À la carte, l’agnello viene servito su un bottone denso di melassa di fichi; in accompagnamento gocce impalpabili di nocciole di Giffoni in pasta e un ciuffo fresco di misticanza selvatica. Al taglio la carne si presenta tenera e chiara; al primo boccone si percepisce un gusto netto ma goloso, a metà strada tra la frutta matura  e la frutta a guscio in purezza. Il piatto che identifica in modo particolare la cucina stellata di Cristian Torsiello è a base di piccione, condito con una salsa di vongole e fiori di finocchietto selvatico all’aceto balsamico. La selvaggina custodisce un aroma speciale, robusto e intenso, che si amalgama perfettamente con il gusto deciso dei molluschi. L’armonia culinaria tra gli odori della terra e il sapore del mare è evidente. Una nota agrodolce e un’altra spiccatamente mediterranea chiudono con originalità questo secondo piatto di carne. A Capaccio Paestum, proprio alle porte del Cilento, Cristian Torsiello proietta i suoi ospiti nel cielo stellato di Osteria Arbustico.

Osteria Arbustico
Via Francesco Gregorio 40, 84047 Capaccio Paestum (SA)
0828 851525

Giuseppe Aversa, lo chef del ristorante stellato Il Buco firma il nuovo umanesimo culinario della costiera sorrentina

Al centro della riflessione gastronomica di Giuseppe Aversa c’è prima di tutto il fattore umano, l’ingrediente costante della sua cucina. Lo chef del ristorante stellato Il Buco firma così il nuovo umanesimo culinario della costiera sorrentina. Non si tratta di egocentrismo, anzi; una visione antropocentrica si fa strada tra la curiosità e l’esperienza di chi “sta in cucina”. Cucinare è soprattutto un atto d’amore verso l’ospite che è il destinatario assoluto “dell’opera culinaria”. Lo chef Giuseppe Aversa porta semplicemente in tavola l’espressione della sua arte, raccontandola con riguardo ai suoi invitati. Il cibo “è la chiave della memoria, un compagno di viaggio fedele” che arricchisce la creatività dello chef e “il bagaglio gustativo” di chi lo assapora. Al ristorante Il Buco la cucina di mare è all’avanguardia e di solide radici, allo stesso tempo. Il giusto accostamento di cibi, così come l’utilizzo combinato di diverse tecniche culinarie, rappresenta la matura evoluzione di una tradizione gastronomica “che sa guardare oltre”, lasciandosi contaminare ben volentieri.

La linguina viene mantecata con uno scorfano in cubetti marinato al limone; il condimento è a base di bottarga di tonno grattugiata, pomodoro secco tritato e olive nere denocciolate. I fiori di zucca a julienne decorano con peculiarità. In questo primo piatto i sapori originali degli ingredienti sono in equilibrio. La sapidità si ricava da una triade perfetta di esaltatori, i protagonisti di una salsa corposa ed evidentemente saporita che si amalgama bene ad ogni singola forchettata. Il gambero rosso del Mar Mediterraneo trionfa nella versione nostrana, quella che valorizza appieno una cucina territoriale ricca di gusto; ma anche nella “variante itinerante”, la stessa che si proietta in una dimensione culinaria alternativa.  La carne soda e succosa del crostaceo si veste di una panatura esclusiva, a base di mozzarella di bufala campana: è un tripudio di dolcezza e di consistenze inconfondibili. Una spadellata vivace di pomodorini, capperi e olive accompagna questo connubio di qualità e con chiari sentori rustici. Una crema di basilico, dal profumo fresco e piacevolmente aromatico, prepara le papille gustative ad un boccone con un sapore intenso. La scelta è tra un antipasto o un secondo piatto non ordinario. Un’insalatina di stagione condita con un dressing di soia dolce viene interrotta dalla fragranza oleosa delle mandorle; mentre una maionese al wasabi esalta con vigore il gusto variopinto di un cous cous di verdurine. Anche in questa proposta, la presenza del gambero è inevitabile. La filosofia culinaria dello chef Giuseppe Aversa contempla esplicitamente “varie tematiche del gusto”, lasciandone sempre in primo piano le diverse sensorialità. Da questo punto in poi, inizia quel movimento virtuoso che parte dall’impiattamento e finisce con il primo assaggio. L’estetica di un piatto stimola un segnale fisiologico che mette in relazione tutte le sfere sensoriali, in modo diretto e proporzionato. “La forma è una sorta di piacere che trova conferma nel gusto ed è sostenuto dal palato” – sottolinea Giuseppe Aversa, lo chef del ristorante Il Buco.

Il buco

2ª rampa Marina Piccola, 5 (Piazza S. Antonino) – 80067 Sorrento (NA)

081 878 2354

All’AgriResort “Il San Cristoforo”, il ristorante “Line” testimonia la più autentica “eruzione del gusto”

Ad Ercolano, proprio sul punto più alto della città nota per i suoi scavi, in un giardino panoramico poco distante dal Parco Nazionale del Vesuvio, c’è un posto, il ristorante “Line” dell’AgriResort “Il San Cristoforo”, che testimonia la più autentica “eruzione del gusto”. La cultura gastronomica territoriale esprime una “cucina circolare”, sapientemente elaborata dal resident chef Antonio Tecchia, che afferma – “La mia filosofia culinaria non prevede sprechi, degli ingredienti utilizzati impegno tutto”. La tradizione culinaria campana viene presentata agli ospiti del “Line” nella sua semplicità, onesta e ordinata; i cibi si assaporano nella loro originale essenza. Dai prodotti tipici alle specialità della Terra del Vesuvio, Antonio Tecchia, pioniere del banqueting con oltre 40 anni di esperienza nel settore dell’alta ristorazione, propone piatti che valorizzano e promuovono un “circuito gastronomico” senza pari. La qualità garantita e certificata delle materie prime, identifica la “linea culinaria” che lo chef de “Il San Cristoforo” segue con una maestrìa rara ed elegante. La tecnica si rivela fondamentale per esprimere tutti i sapori e anche i profumi di un piatto; l’estetica ne avvalora la presentazione che, a sua volta, deve ben predisporre l’ospite alla degustazione. La cucina di Antonio Tecchia mostra un “contenuto affascinante e fatto della stessa sostanza del buono”.

Nel ristorante à la carte “Line”, la fresella napoletana ha il sapore del mare. Un tarallo di pane biscottato viene condito a crudo con una caponata rivisitata a base di melanzana all’origano, ciliegino rosso essiccato e aromatizzato agli agrumi, foglie di scarola fresca. Il protagonista di questa prima proposta è un totano al naturale, semplicemente saltato in padella, che mostra il tocco prelibato di una polvere di capperi pungente e caratteristica. Il succo brillante di pomodori datterini irrora di un gusto intenso e genuino ogni singolo boccone. Da una fragranza sottile emerge così una sapidità rustica, quasi speziata. I tortelli di Antonio Tecchia disegnano, invece, un girotondo di pasta fresca mantecata con una salsa DOP, ricavata dall’acqua di governo della mozzarella di bufala campana. Il calamaro a cubetti è profumato al limone; una diversificazione di broccolo, in sugo e in cime, arricchita dalla nota burrosa della nocciola insaporisce con delicatezza questo primo piatto. Il dessert è la perfetta combinazione di texture contrastanti e sentori complementari. Le papille gustative assaporano consistenze diverse, a metà strada tra il vellutato e il compatto; l’odore acidulo si abbina con precisione ad un sapore dolce e zuccherino. Il tortino morbido al cioccolato viene degustato al cucchiaio: una mousse soffice e golosa al mascarpone guarnisce; mentre tre lamponi di bosco decorano con stile. Al “Line” la novità è tutta nel piatto, quello che lo chef Antonio Tecchia prepara con l’unico intento di stupire l’ospite. Non solo accostamenti che sorprendono, ma anche combinazioni esemplari di ingredienti e degustazioni sensoriali: nel ristorante de “Il San Cristoforo” le interazioni di sapori nuovi evidenziano altre dinamiche del gusto. “Mangiare bene e con piacere è ciò che propongo ai miei ospiti” – afferma Antonio Tecchia, lo chef del ristorante “Line” all’AgriResort di Ercolano “Il San Cristoforo”.

Ristorante “Line”
081 771 2292
Via Benedetto Cozzolino 28 b 80056 Ercolano, Campania

Da Markus, la scelta dei piatti è molto più di una food experience

La cucina di Maurizio De Riggi ha un’anima, il suo nome è Markus. Ogni piatto esprime una nuova coscienza; la singola ricetta si divide tra l’etica del dovere e il giudizio del gusto. La filosofia culinaria dello chef Maurizio De Riggi è completamente libera. Il menù è semplicemente un libro aperto, che ha il compito di ispirare le papille gustative degli ospiti. La scelta dei piatti è molto più di una food experience, essa è istintiva e istantanea allo stesso modo; l’estrazione da “un autentico contenitore gastronomico” è svincolata da qualunque indirizzo o etichetta preesistente. “La diversità per me è fonte di ispirazione” – afferma Maurizio De Riggi e aggiunge – “non riesco proprio a mettermi in riga”. Lo chef patron del ristorante Markus racconta così l’arte, quella che immagina e poi impiatta; i suoi sono “quadri commestibili” audaci e sorprendenti e anche “immagini oniriche”, rivelatrici. “Saper cucinare e farlo bene significa innanzitutto conoscere le regole fondamentali” – dice lo chef Maurizio De Riggi che continua – “solo a questo punto le puoi stravolgere”. Da Markus inizialmente niente è come sembra; poi tutto diventa più chiaro.

MARKERITA è il nome di una pizza “brandizzata” ma in realtà è una lasagna rivisitata nella forma e letteralmente scioglievole nel contenuto. La polpa è del pomodoro San Marzano DOP dell’Agro Sarnese-Nocerino, la mozzarella è esclusivamente di bufala campana DOP: questi sono gli ingredienti con cui Maurizio De Riggi condisce la sua “pizza di pasta fresca”, senza rinunciare ovviamente ad un cornicione gonfio e ben alveolato. Il basilico Sarnese biologico viene aggiunto a crudo in germogli. MARKERITA esprime la visione erotica di una proposta culinaria che è esattamente il contrario di ciò che appare. “Se è erotico, lo puoi immaginare” – sottolinea lo chef De Riggi – “e se lo immagino allora lo posso anche realizzare” – ribadisce.  PANE E MORTADELLA è il risotto 100% carnaroli superfino cotto in acqua di mortadella bolognese presidio slow food. Il profumo è quello del pepe bianco di Muntok pestato a mano; la guarnizione è a base di briciole di pane cafone di Cicciano. Questo primo piatto al cucchiaio dimostra che in cucina tutto è possibile. Dalla complicità con suo nonno, Maurizio De Riggi ricava un pomodoro San Marzano DOP pelato e ripieno. Nella farcia il mix di sapori sprigionati dall’ostrica si amalgama con il gusto piacevolmente aromatico della mela annurca. Bottoni spumosi di basilico in salsa decorano questo piatto degustato anche come dessert; mentre un terriccio ai cereali completa, con un effetto evidentemente croccante, la scenografia culinaria. Da Markus, nessun abbinamento gastronomico pecca di banalità; la contaminazione a cui ricorre lo chef è il segreto per arricchire l’ingrediente appositamente selezionato per la sua semplicità, sana e onesta.
Maurizio De Riggi è “il prescelto della sua cucina”, con essa comunica una proposta culinaria assolutamente originale, soprattutto nella sostanza. L’estetica immortala il piatto, la tecnica lo rende memorabile. Il menù firmato dallo chef Maurizio De Riggi contempla appieno la dimensione del sublime.

MARKUS

Via Ferdinando Scala 94 80030 San Paolo Bel Sito, Campania

081 1854 0847

Il Faro di Capo d’Orso è la destinazione stellata dello chef Francesco Sodano

Sulla punta di Capo d’Orso, proprio lì dove si scopre una cornice di monti che si dispiegano quasi a formare un anfiteatro naturale, a picco sul mare e con vista sul Golfo di Salerno, lungo la spiaggia di Maiori, c’è un ristorante che da circa settant’anni illumina come un Faro il cielo della costa d’Amalfi. Esperienza, ambizione ed umiltà sono gli ingredienti di una ricetta “stellata”; questa segna inevitabilmente “l’inizio di un’eterna crescita”. Francesco Sodano è lo chef del ristorante Il Faro di Capo d’Orso, quel luogo che nel 2010 ha segnato la sua prima tappa e che oggi rappresenta la sua destinazione. “La mia presenza a Il Faro è un ritorno alle origini” – afferma orgoglioso Francesco Sodano, che aggiunge – “a il Faro colgo anche l’opportunità di valorizzare le mie radici e indirettamente i prodotti della mia Terra, attraverso una proposta culinaria letteralmente stagionale”. Da un personale concetto di territorio nasce un’autentica cucina di mare, che valorizza materie prime fresche e di qualità, ma soprattutto di provenienza locale. In una “visione culinaria concentrata”, la tecnica è cosmopolita e sorprendentemente ancestrale; l’estetica è decisamente sui generis: questa è la cucina contaminata dello chef Francesco Sodano. Il punto di equilibrio tra la costiera e l’Oman è il risotto mantecato con un burro acido agrumato e poi cosparso con una polvere sottile di Sfusato Amalfitano nero. In questo primo piatto il black lime di origine persiana presta il suo gusto particolarissimo, a metà strada tra l’essiccato e il fermentato, al limone Costa d’Amalfi che conserva un leggero sentore di affumicatura. Il sapore speziato si fonde con la sapidità di un cappero fermentato, pastellato e fritto prima di essere ridotto in frammenti grattugiati. Praline di bottarga in cera d’api decorano con gusto questa portata. Il profumo è mieloso e smorza una saporosità eccessiva. I piatti di Francesco Sodano rivelano un gusto deciso e decisivo allo stesso tempo, bilanciato con diligenza.

Il porro al Faro di Capo d’Orso viene servito tra fumo e cenere. Il protagonista di un secondo piatto totalmente vegetale, conquista senza indugio la mente dell’ospite che difficilmente dimenticherà un mix di consistenze memorabile. Un crumble soffice color argento brillante nasconde sotto una texture volatile un ortaggio arrostito sui carboni ardenti. Una spennellata di salsa alla senape e aglio nero richiama il gusto immediato e pungente della cottura a secco; una composta di limoni mescolata a un battuto di fagioli neri fermentati insaporisce con sentori contrastanti. In questo piatto unico il kokumi amplifica ogni singola percezione sensoriale. Antonio Cannoniero, sommelier e custode della rigogliosa Cantina de Il Faro abbina ad una “cucina spinta verso l’alto e con evidenti picchi” vini  equilibranti. Uno Chardonnay di Borgogna di un’annata ben datata “tampona il sapore strong” di un piatto come il risotto. Strutturato ma morbido al sorso, questo bianco eccezionale “respira meglio” in un calice con corpo largo e apertura ampia; se servito ad una temperatura compresa tra i 14 e i 16 gradi diffonde in modo complessivo tutti gli aromi presenti. Un Riesling della Mosella accompagna il gusto ricco di una proposta “naturale” come quella a base di porro. Giovane e pregiata, questa etichetta riempie il palato, lo pulisce e poi lo conquista, soprattutto se sorseggiato ad una temperatura di 12 o 14 gradi e da un calice con un’imboccatura stretta, che sprigiona tutti i sentori del bouquet ma senza disperderli.

All’alta cucina del “ristorante gastronomico” patrocinato da Francesco Sodano si unisce la firma culinaria dello chef Catello Attanasio, che personalizza gli eventi targati il Faro di Capo d’Orso. Sotto la cloche, i classici dei menù tipici indossano una nuova veste interpretativa. Il raviolo è alle viole e altri fiori eduli. La farcia è a base di ricotta di bufala campana DOP e limone. Il connubio è perfetto: da una parte una cremosità dolce e fragrante, a tratti granulosa; dall’altra un’acidità indispensabile, perché sferzante. La versione di terra ha un sapore particolarmente rustico e corposo allo stesso tempo; il pomodorino fresco e le foglie di basilico richiamano i sapori semplici ma buoni di una cultura gastronomica spontanea. La variante di mare ha un gusto delicato ma ben coordinato; un guazzetto di vongole veraci e una salsa verde di broccoletti baresi caratterizzano decisamente questo primo piatto. Il dessert è un omaggio “figurato” alle eccellenze della tradizione campana. La bavarese è squadrata; il dressing al limone è mediterraneo, così come le zeste di decoro. Un ragù di fragole profumato alla menta condisce con originalità questo dolce al cucchiaio; mentre una caponata di frutta di stagione ne evidenzia tutta la freschezza. Una quenelle di neve agrumata, soffice e leggere, bilancia il contrasto cromatico creato da una terra al cacao, friabile. Il Faro di Capo d’Orso brilla così sulla costa d’Amalfi, tra la vocazione culinaria e un particolare esclusivo.

Il Faro di Capo d’Orso

Strada Statale Amalfitana 44, 84010 Maiori (Sa)

+39 089 877022

Il ristorante ” Taverna Vesuviana“, dopo i successi conseguiti nella sede originaria di San Gennaro Vesuviano (Napoli), a partire da Gennaio 2019 accoglie i propri clienti in una location situata nel caratteristico centro storico di Nola (Napoli), cittadina in posizione strategica rispetto a tutti i capoluoghi della regione Campania, pertanto facilmente raggiungibile.

Il sodalizio guidato dallo Chef Patron Alfonso Crisci, coadiuvato da uno staff di livello composto tra gli altri dal Sous Chef Paolo Cece, dal maître Gianluigi Ercole, si presenterà al pubblico in una rinnovata veste, una struttura su due livelli, caratterizzata da una cucina a vista di circa 80 mq, oltre che da un caratteristico spazio esterno che renderà la proposta gastronomica gourmet di casa piacevolmente fruibile anche durante la stagione estiva, il tutto impreziosito da una carta dei vini di livello internazionale, curata personalmente nei minimi dettagli dalla consorte Carmela Simonetti, sommelier AIS – Associazione Italiana Sommelier.

Raggiunto telefonicamente, Alfonso Crisci ha affermato come la sua cucina sia da ritenere “ricercata, gourmet, rispettosa del territorio vesuviano, per me una vera e propria mappa, ma ovviamente aperta alle innovazioni tecniche in grado di sprigionare il massimo potenziale delle ricette classiche della tradizione”.

Un continuo e costante percorso di studio e ricerca quindi, che ha visto lo Chef Crisci a Girona, Copenaghen, Zurigo oltre che da Norbert Niederkofler, tappe che sicuramente si rifletteranno nel rinnovato itinerario gastronomico della “Taverna Vesuviana”. “Il mio punto di riferimento”, spiega Crisci è indubbiamente ” Chef Andreas Caminada, dal momento che rispecchia il mio modo di fare maniacale ma allo stesso tempo attento al rapporto umano con il proprio staff, soprattutto con i più giovani, ma anche con i clienti.

“Il mio cavallo da battaglia è da considerare sicuramente il baccalà, dal momento che ne seguiamo totalmente la preparazione tale da sceglierne poi a seconda della preparazione il punto di sale adatto”, ove tuttavia, interrogato sulla proposta dolce tiene a citare il caratteristico babà “preparato con lievito madre, servito in sala dal nostro maître con una bagna calda al rum ed ai chiodi di garofano, farcito con una crema all’azoto a -180°C”.

“Se ami passeggiare all’aria aperta, se ami contemplare il paesaggio e leggerne le testimonianze, se ami la buona tavola, se cerchi luoghi incontaminati, se cerchi l’evasione, se desideri ritmi di vita legati alla natura, se desideri una vacanza sportiva, se desideri curiosare tra i campi e scoprire il ciclo vitale delle piante e degli animali, se desideri rapporti umani semplici, se desideri una vacanza culturale, se desideri una vacanza alternativa, l’agriturismo La Falode fa al caso tuo.”

L’azienda agricola e agrituristica La Falode è ubicata nell’altopiano del massiccio montuoso del Matese a un’altitudine di 1030 metri; dista 13 chilometri da San Gregorio Matese e si estende su una superficie di circa 347 ettari. La struttura è immersa in boschi di faggio ed è attraversata da vari corsi d’acqua, che alimentano il vicino lago carsico del Matese.

L’attività aziendale, a indirizzo zootecnico, rappresentato prevalentemente dall’allevamento di bovini da latte, è condotta con metodo convenzionale; sono, inoltre, presenti anche pecore e cavalli.

L’azienda è dotata di impianti per la lavorazione della materie prime: dal caseificio per la produzione dei tipici formaggi locali, al macello per la lavorazione di carni da animali autoctoni.

La struttura è composta da un’ area campeggio, un’area pic-nic e un locale ristorante. Quest’ultimo può ospitare 120 persone arrivando a circa 200 coperti totali allestendo i gazebo esterni ed offre una varietà di piatti confezionati con prodotti che possono essere acquistati presso il punto vendita interno.

La vera anima dell’azienda risiede nell’agriturismo che offre ai suoi ospiti la possibilità di praticare attività all’aria aperta che sono suddivise in ricreative, dedicate alle famiglie, didattiche, per studenti; sportive e per gli appassionati. Ce n’è per tutti i gusti!

Tour in caravan, passeggiate in calesse, a cavallo, in mountain bike e in quad sono solo alcune delle attività che è possibile praticare per godere al meglio dell’aria pura e dello straordinario territorio matesino. Per i più curiosi è presente, inoltre, un museo della civiltà contadina che consente di rivivere suggestioni del mondo rurale del passato.

La proposta culinaria non può che avvantaggiarsi rispetto alle materie prime prodotte dalla zona, e perciò la pasta fresca viene incaciata con i formaggi di pecora e capra. La carne è quella tenera e succulenta della pezzata rossa o della bruna alpina per un costo massimo di 25 euro a persona.

 

Martedì 30 giugno alle ore 20.00 si è tenuta la presentazione agli operatori dell’informazione del ristorante Bianco specialità baccalà pesce e… in Via Circumvallazione Esterna n°5, Arzano (NA).


La cena è stata presentata dal giornalista enogastronomico Renato Rocco direttore de La Buona Tavola Magazine, ed è stata curata dallo chef Alfonso De Filippo, che per l’occasione ha proposto alcuni dei piatti presenti nel menù del suo ristorante.
Alfonso De Filippo, giovane e talentuoso chef resident di “Ristorante Bianco, specialità baccalà, pesce e…”, è l’erede della famiglia De Filippo, baccalajuoli dal 1971.

Lo chef Alfonso De Filippo


“Tutti i nostri piatti mirano a valorizzare un prodotto, il baccalà, che fino a qualche decennio fa era considerato un piatto povero” ci spiega Alfonso De Filippo, soprannominato “De Filippo Baccalacciuolo”. Piatti della cucina tradizionale napoletana rivisitati in maniera “chic”, come si può notare dalle foto che seguono.

La cena è iniziata con un antipasto misto composto da: polpetta di baccalà, rocher di baccalà e pizza fritta “Sanità”: un incontro tra cucina classica e moderna.

Antipasto con pizza fritta, polpetta e rocher di baccalà con zeppoline


Non solo baccalà ma anche specialità di pesce: infatti come primi, gli ospiti hanno potuto provare la Genovese di baccalà e un risotto al nero di seppia e gamberi di Mazara.

Genovese di Baccalà
Risotto al nero di seppia e gamberi di Mazara


Stesso discorso per i secondi piatti: la prima portata, “Il Salutista”, è il piatto ideale per chi desidera mangiare con leggerezza senza rinunciare al gusto. Come seconda portata di pesce, lo chef ha pensato ad una millefoglie di orata.

“Il salutista”
Millefoglie di orata


Per concludere in dolcezza ma sempre in tema, De Filippo ha stupito i presenti con la millefoglie scomposta di baccalà, un dolce di primo impatto azzardato ma che infine rivela un sapore piacevole e delicato.

Millefoglie di baccalà

Infine è intervenuto il Presidente dell’Accademia Partenopea del Baccalà Toti Lange per insignire lo chef De Filippo con un riconoscimento da parte dell’Accademia stessa.

Lo chef Alfonso De Filippo col papà Nino e Toti Lange

L’evento è stato curato dall’agenzia di comunicazione e marketing La Buona Tavola Magazine.

Il Presidente della Regione Campania vietando solo nella nostra regione la consegna di cibo pronto e pizze sta distruggendo uno dei pochi comparti che funzionava.
Non si capisce perché solo in Campania vige questo divieto mentre in tutta Italia, anche a Milano e in Lombardia, ciò sia permesso. Addirittura in Puglia, Calabria e Sicilia e certamente queste regioni non stanno meglio di noi.

Consentire il delivery, cioè la consegna a casa del cibo, non l’asporto che determinerebbe file ed assembramenti (perché poi si possano fare per il supermercato e per la posta me lo dovete spiegare), permetterebbe ad un intero settore – quello dell’enogastronomia – di poter avere una boccata di ossigeno per i tanti piccoli ristoranti e pizzerie, quelli che lavorano prevalentemente con le consegne o hanno pochi tavoli o sono a conduzione familiare.

Anche per le pizzerie più grandi e blasonate questo periodo servirebbe a potersi aprire ad un mondo, quello del delivery e poi in futuro quello dell’asporto, che sarà sempre più importante nella voce del fatturato.
Logicamente si riattiverebbe il mondo delle forniture, i distributori ed i produttori di farina, pomodoro, latticini, olio, etc. Da non sottovalutare poi i riders che una volta erano ragazzi ma adesso sono padri di famiglia senza altri redditi.

Il vantaggio di poter usufruire di questo servizio è anche per i tanti anziani e le tante famiglie che potendoselo ancora permettere si concedono un qualcosa di diverso dal solito (per quanto ci vuoi mettere d’impegno non riuscirai mai a fare una pizza napoletana con il forno di casa!)

Impedirlo si dà anche un messaggio culturale sbagliato: i milanesi sono puliti e lo possono fare, mentre i campani sono zozzoni e non gli è consentito!

Il mondo della ristorazione cambierà, ricorrendo sempre di più alla consegna e mandare un messaggio di non affidabilità nei confronti della ristorazione campana ci darà un handicap ben superiore rispetto agli oltre due mesi di stop. I piccoli usciranno con le ossa rotte, mentre i grandi gruppi McDonalds e BurgerKings saranno sempre più forti, anche perché potranno ricevere dalla casa madre americana un’iniezione di marketing e comunicazione, grazie ai soldi stanziati dal Governo americano, che i nostri pizzaioli se la immaginano solamente.

Ma come si fa a essere così ciechi? Ah scusate dimenticavo…siamo sempre quelli che nel 1860 aprirono le porte ad un esercito invasore che ci depredò di soldi e mezzi, deportando migliaia di uomini e chiudendo le scuole.
La storia si ripete diceva Vico. Ma maledetto sia colui che non ne trae insegnamento.

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Renato Rocco

Se vi piacciono le atmosfere da osteria, ma con un tocco di modernità dovete andare dall’oste Luigi Manzilli, presso la sua Taverna Neapolis a Marano di Napoli. Luigi Manzilli è un appassionato oste, come ama definirsi, e un esperto sommelier, che ha intrapreso la sua avventura nella ristorazione nel lontano 1999. «Prima di dedicarmi alla ristorazione, lavoravo come barista, ma ad un certo punto si è iniziata a concretizzare la voglia di cambiare attività e di seguire una idea che condividevo con mia sorella Carmela, ovvero quella di far nascere un locale, che portasse in tavola “la cucina di mammà”. Tuttavia, agli inizi la Taverna Neapolis si è affermata soprattutto come pizzeria, riscuotendo un notevole successo, che ancora oggi non sembra scemare. Ma man mano che progredivamo, diventava sempre più forte il desiderio di occuparci anche della cucina secondo le ricette della tradizione casalinga».

TavernaNeapolis

Luigi Manzilli mette entusiasmo e convinzione nelle sue parole e racconta con trasporto di sé, della sua esperienza e delle persone che lo circondano. «I primi anni della Taverna Neapolis sono all’insegna della pizza, ma poi il desiderio di portare in tavola il piatto che mangiavamo da bambini è diventato realtà. Per diciotto anni ha cucinato mia sorella Carmela, che io definisco una chef casalinga, proprio perché ha saputo riproporre quei sapori, che oggi possono risultare perduti. Oggi Carmela non cucina più e si occupa di altro all’interno dello staff, ma io posso ritenermi fortunato, poiché ho due chef, Gaetano e Gianni, e un pizzaiolo, Nicola, che mi danno grandi soddisfazioni. Per me sono degli eroi!». Luigi Manzilli non nasconde di essere orgoglioso del suo staff, ma soprattutto ci tiene a sottolineare la grande complicità che si è instaurata tra gli chefs e i pizzaioli. Sono tutti ragazzi giovanissimi, come giovane è l’intero personale, e tra loro c’è sintonia, aiuto e sostegno, caratteristiche che oggigiorno non sono del tutto scontate.

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Taverna Neapolis è la casa della tradizione culinaria, Ragù e Genovese la fanno da padroni, e un posto d’eccezione è riservato al Crocché Maxi, ovvero un “panzerottone” di circa 30 cm, che da vent’anni padroneggia nel menù. Luigi Manzilli nel 2017 ha acquisito il diploma di Sommeleir, ma la sua conoscenza dei vini inizia almeno dieci anni prima e questa sua passione verso il mondo del vino lo accompagna sempre, anche quando deve consigliare un vino al cliente. «Presso Taverna Neapolis abbiamo vini di tracciabilità regionale. Ogni piatto è accompagnato da un vino specifico che ne esalta il sapore, ma oltre a questo sono convinto che l’abbinamento del vino con il piatto non deva soddisfare solo il palato. Il piatto e il vino che lo accompagna devono comunicare altre caratteristiche e raccontare una storia e un territorio». Questo rispetto e questa voglia di raccontare un luogo si ritrovano anche nelle pizze, le quali seguono la stagionalità e i suggerimenti che arrivano direttamente dal contadino.

«Per le pizze seguiamo molto i prodotti di stagione. Le melanzane non sono un prodotto che normalmente si trova tutto l’anno, come la zucca la si può trovare solo per due mesi all’anno, quindi le pizze seguono ciò che la stagione ci offre. Fortunatamente non siamo in un grande centro urbano e questo favorisce il contatto diretto e continuo con il contadino. Certamente lo stare in periferia, ci penalizza per altri aspetti, ma mi posso ritenere fortunato e soddisfatto di quanto realizzato fino ad ora». Nonostante i successi e i pareri positivi dei clienti, il patron di Taverna Neapolis non si ritiene “arrivato”. Luigi Manzilli continua a studiare per conoscere nuovi sapori e questo suo desiderio di conoscere lo ha spinto a dedicare un angolo del suo locale ai diversi sapori regionali, formaggi tipici e genuini di tutta Italia. La pizza sicuramente resta per Taverna Neapolis un piatto identitario, perché attraverso di essa si possono comunicare valori, sentimenti, cultura e tradizioni e all’insegna della tradizione non può mancare nel menù di Taverna Neapolis la Pizza DOC, ovvero una semplicissima margherita con fette di mozzarella di Bufala, che viene condita direttamente al tavolo e in virtù di tutto questo Luigi Manzilli ci dice perché bisogna andare nel suo locale: «Taverna Neapolis è il luogo dove la cucina tipica napoletana, la ricerca continua di materie prime e la stagionalità dei prodotti danno vita ad un menù dinamico e sempre propositivo. Una pizza eccellente ed una carta dei vini regionale ben assortita completano la nostra offerta».

Amalia Vingione

A Marano in provincia di Napoli, dal 2016, c’è un locale che si ispira alla tradizione non solo culinaria, ma anche dialettale. Infatti, il locale si chiama Mazz e Panell, come un diffuso detto popolare, e nasce da un’idea del suo patron Patrizio De Biase. Patrizio De Biase è giovane, ma ha tanta esperienza maturata alle spalle. Nato come pizzaiolo e formatosi nelle migliori pizzerie partenopee, da oltre un decennio è anche imprenditore di sé stesso.

 

Prima di Marano, De Biase aveva un locale di successo nel prestigioso quartiere Vomero di Napoli, ma ad un certo punto ha scelto di intraprendere una nuova strada. «Il locale a Marano è nato poco più di tre anni fa. Prima avevo un’altra pizzeria al Vomero, ma lì non riuscivo ad esprimermi completamente come pizzaiolo. Scelsi, così, di cambiare e di creare un mio brand personale». Patrizio De Biase ha in sé l’impetuosità giovanile e un vortice di idee che, solo grazie ad un locale “fatto su misura”, è riuscito a mettere in pratica. «Volevo creare qualcosa che rispecchiasse al cento per cento la mia personalità e il mio modo di vedere la ristorazione e il mondo della pizza e che fosse la sintesi perfetta tra tradizione e originalità. Con il locale di Marano ciò si è reso possibile e rispetto al passato mi sento più libero di esprimere la mia creatività, di sperimentare e innovare. Nell’ambito della ristorazione questi sono aspetti importanti, perché se da un lato la clientela si affeziona al locale, dall’altro vuole anche la novità ed essere stupita».

Mazz e panell propone pizze e fritti, ma anche la tradizionale cucina partenopea: «Da noi è possibile mangiare una pizza leggera e morbida, con un cornicione lievemente pronunciato, realizzata con ingredienti di grande qualità, perché ritengo che usare sempre i prodotti migliori sia doveroso e segno di rispetto nei confronti del cliente. Per la cucina siamo pienamente nella tradizione napoletana. Il nostro cavallo di battaglia è la Genovese, ma è possibile provare anche gli altri piatti partenopei proprio come li realizzavano le nostre nonne. Tra questi spiccano la Pasta e patate e il Ragù napoletano».

 

Per Patrizio Be Biase le cose belle sono quelle della tradizione, ma non manca l’innovazione. Questo equilibrio tra vecchio e nuovo è espresso al meglio nelle pizze e nei fritti. Al cliente che per la prima volta va nel suo locale, Patrizio propone la pizza Mortadellina con pistacchio e mortadella, oppure una pizza per metà ripiena con ricotta e salame e per metà farcita con rucola, prosciutto cotto, pomodorini e provola. Non mancano pizze più sofisticate, come quelle con il Baccalà alla siciliana, ovvero con olive, capperi e pinoli e ora che l’inverno si sta per avvicinare ritorna una variante della pizza fritta che ha avuto un grande successo, ovvero la Pizza fritta con il soffritto. «La nostra è la rassicurante cucina della mamma e della nonna. Quella cucina fatta di profumi e sapori di una volta che per mancanza di tempo e ritmi di vita sempre più incessanti non riusciamo più a replicare nelle nostre case. Nulla è cambiato rispetto al sapore di una volta».

 

Da Mazz e Panell il cliente trova una location che garantisce piacevolezza e relax. Dai colori chiari e rilassanti il locale offre un’ampia sala interna e un dehors esterno riparato dalla vista esterna. «Da noi è possibile trascorrere una piacevole serata o poter festeggiare un avvenimento in compagnia dei propri cari e degli amici. Il personale è cordiale e disponibile ad accogliere tutte le esigenze dei clienti ed è sempre a disposizione per risolvere ogni problematica e ogni desiderio».

Il cliente non deve fare altro che andare da Mazz e Panell per provare le specialità dell’ampio menù, perché come dice Patrizio De Biase: «è necessario che i clienti vengano da noi per vedere se diciamo la verità, poiché l’ultima parola è a loro che spetta».

 

Amalia Vingione

MANGIAFOGLIA: APERITIVO PER BRINDARE AL NUOVO RESTYLING DEL RISTORANTE 

TANTE NOVITÀ DA FESTEGGIARE INSIEME AGLI AMICI DI MANGIAFOGLIA
IL 18 SETTEMBRE ALLE 19.30 IN VIA CARDUCCI N° 32

Mangiafoglia

Mercoledì 18 settembre alle ore 19,30 brindisi di riapertura al Ristorante Mangiafoglia aperto a tutti gli amici di Mangiafoglia. Un nuovo restyling per il locale di via Carducci 32 a Napoli, nel cuore del quartiere Chiaia, pronto a rilanciare la filosofia che ha fatto di Mangiafoglia un punto di riferimento irrinunciabile per chi coltiva la passione per la cucina di qualità, attraverso l’utilizzo dei migliori prodotti presenti nel panorama gastronomico nazionale ed estero, rispettando i tempi e la stagionalità degli ingredienti.

Esaltare la cucina napoletana con influenze mediterranee e abbracciare la filosofia di una cucina salutare, leggera e di classe sono i punti di forza dello  chef Costanza Fara. Oggi tutto questo incontra la creatività della chef Costanza Fara, dalla origini sarde, che interpreta i piatti della tradizione napoletana in una chiave tutta da scoprire.

Tra le novità del menù, il tagliere di formaggi che comprende varie tipologie di formaggio, a partire da un gusto fresco e delicato tipico della ricotta di capra, per finire con un gusto più deciso e piccante tipico dei formaggio erborinati. Il tagliere prevede quattro diverse tipologie di latte: caprino, ovino, pecorino e vaccino. La selezione di tali formaggi consentirà al degustatore una notevole esperienza sia olfattiva che gustativa.

Tra le novità è da segnalare l’antipasto di mare secondo il pescato del giorno, il millefoglie carasau con carpaccio di tonno affumicato, la lattica di pezzata rossa e misticanza di verdure, l’uovo livornese croccante con lamelle di tartufo e salsa, la tempura di verdure con salsa agrodolce.

I primi piatti lasciano spazio alla creatività della chef sardo-napoletana. C’è la fregula allo scoglio, gli spaghetti con colatura di alici di Cetara, pomodorini datterini e noci, i ravioli di ricotta e spinaci con salsa di pomodorini confit e robiola di capra, gli spaghetti al nero di seppia con zucchine, bottarga e muggine affumicato di Cabras, la pasta e patate con provolone del Monaco e patata viola Bayard.

Passiamo ai secondi piatti. Si va dall’insalata tiepida di polpo su cremina di patate allo zafferano alle pepite di baccalà accompagnate da salsa, dalla sinfonia dell’orto alle entrecote, fino al filetto di spigola con asparagi e patate.

Il porceddu sardo, assecondando le origini della chef, sarà disponibile su prenotazione (almeno 24 ore prima).

I dolci, tutti di produzione propria, offrono ai Mangiafoglia la possibilità di spaziare dal classico all’innovativo: seadas con miele di castagnoscomposta di frutta con crema chantilly al limonecannolo cilentano con crema chantilly al limone, cioccolato e pistacchiosorbetto alla fruttasoffice al limone e mandorle e tagliata di frutta.

Una cucina che si basa su verdure, cereali, pesce e olio di oliva è una cucina completa che può far fronte al fabbisogno energetico di un individuo, proprio come accadeva nel 1500 quando i Mangiafoglia sono riusciti con la sola presenza delle brassicacee a sostentare intere generazioni. Non a caso una cucina ricca e variegata a base di verdura, cereali e olio di oliva è alla base del principio alimentare della Dieta Mediterranea. Quello del Ristorante Mangiafoglia è un racconto giornaliero che vive di retaggi e tradizioni declinati in una chiave moderna e che ammette commistioni con altre culture. Un luogo in cui Napoli rivive in ogni gesto, dalla mise en place al servizio, ma soprattutto in una cucina capace di riproporre la tradizionale gastronomia partenopea con l’ausilio delle più attuali tecniche di preparazione in cucina e con l’idea che la cucina di qualità non debba per forza ritenersi elitaria.
Diventare un “Mangiafoglia” significa prendersi cura di sé ed esaltare il piacere della lentezza.

 

Per info_Indirizzo: Via Giosuè Carducci n°32, 80121 Napoli (NA)
Sito: www.mangiafoglia.it Tel.081 414631 E-Mail: info@mangiafoglia.it
Social: Mangiafoglia

UFFICIO STAMPA

Roberta Raja

Appuntamento per PanoraminFest venerdì 30 agosto
Ore 21:00 al Ristorante La Panoramica, via Pesaturo 6 Sant’Antonio Abate NA

PanoraminFest

Giunto alla sua II edizione, torna, a fine agosto, l’evento PanoraminFest, organizzato da Luigi Arpaia e Rita Donnarummara, rispettivamente Chef e Patron del Ristorante situato tra Sant’Antonio Abate e Lettere.
Il locale deve il suo nome allo splendido panorama di cui si gode dalla terrazza panoramica situata al piano superiore: con lo sguardo è possibile abbracciare tutto il golfo, da Castellammare fino a Napoli, con il Vesuvio che fa da cornice: la location ideale per gustare i piatti realizzati ad arte a base di tipicità locali, come la caponatina con verdure di stagione adagiata sul friabile tarallo letterese, la birra artigianale e l’autoctono rigatello al ferretto.

Ecco il Menù PanoraminFest ’19:

Aperitivo a base di Tipicità Locali
Birra Blanche Nefeli

The King of Fresella
Birra White Ipa Elefante Bianco

Rigatelli al ferretto alla Barzanella
Birra Golden Ale Lazzarella

Coppa di maiale alla birra
Birra Scotch Ale Tramalti

Tiramisù
Birra Imperial Stout Bombonera

Tarantella Party con Birra Nesea

Costo evento: 30 € a persona

Abbinamento cibo/birra a cura di Alfonso Del Forno
Ufficio Stampa: Palma Abagnale
Media Partner: CamCampania

Info e Prenotazioni:
RISTORANTE PIZZERIA LA PANORAMICA
Via Pesaturo 6 – Sant’Antonio Abate NA
T: 081 5392493 / 334 3876096

Ufficio Stampa PALMA ABAGNALE

BonettiA Frattamaggiore, un comune della provincia di Napoli situato nella zona dell’antica Campania Felix e, per l’esattezza, a est della piana dei Regi Lagni, al di là del portone di un palazzo del centro storico, immerso in un affascinante giardino di corte, spunta il ristorante Casa Nostrum specializzato anche nella preparazione di pizze gourmet, oltre che di quelle classiche.  Una location essenziale ma ricercata fa da cornice ad un servizio di sala, e soprattutto a tavola,  gestito da uno staff esperto e attento alle esigenze dei commensali “che amano farsi coccolare”.

Salvatore Bonetti, il pizzaiolo di Casa Nostrum che nonostante la sua giovane età vanta un importante background nel settore dell’alta ristorazione, afferma con orgogliosa consapevolezza: “i nostri clienti vogliono mangiare i piatti della tradizione, quelli che preparerebbero nelle loro cucina stando comodamente a casa  ma, con un’unica differenza, li vorrebbero più buoni.” Nella cucina di Casa Nostrum la tradizione dei grandi chef, come Gualtiero Marchesi e Antonino Cannavacciuolo, incontra l’innovazione e la ricerca in una contaminazione di stili culinari di grande respiro.

Casa Nostrum

Da una parte le materie prime, selezionate in Italia e con una predilezione per il Made in Campania; in particolare Salvatore sostiene che gli ingredienti di cui non si può proprio fare  a meno sono il pomodoro San Marzano del marchio Gustarosso, la mozzarella di bufala campana, il fiordilatte d’Agerola e la provola dei Monti Lattari.  Dall’altra parte i metodi all’avanguardia, con cui sperimentare tipologie di cotture futuriste ma che esaltano la qualità di prodotti genuini, come l’affumicatura al legno di faggio per cuocere il calamaro ripieno di pane pizza ai cereali con friarielli e fondente di caciottina vaccina.

Non manca un omaggio alla pizza, protagonista indiscussa della tradizione napoletana, anche in questo caso rivisitata e proposta in chiave moderna con ben tre varianti di impasto. Per una pizza particolarmente soffice e altamente digeribile, Casa Nostrum propone un impasto lievitato a lungo, da un minimo di 30-36 ore ad un massimo di 48 ore ; “lavoriamo anche con la biga” – aggiunge Bonetti – “si tratta di un pre-fermento che viene lasciato maturare per ore prima di essere impastato con lievito naturale e sale, e solo dopo circa 12 ore il panetto sarà pronto all’uso”; infine, la pizza “nel rutiello” cotta esclusivamente nel forno a legna e preparata con una pasta “di riporto”, cioè panetti avanzati da una lavorazione precedente e riutilizzati come aggiunta in un nuovo impasto a cui apportano un’acidità che il pizzaiolo di Casa Nostrum definisce “dolce”, perché in grado di accelerarne la maturazione e di conferire, allo stesso tempo, un plus di odori e aromi.

Man VS FoodL’ingrediente segreto della pizza targata Casa Nostrum è il giusto equilibrio tra le quantità degli ingredienti utilizzati come condimento ma anche tra gli ingredienti stessi e l’impasto. Il risultato? Un ottimo bilanciamento di sapori e profumi oltre che di colori, un “topping proporzionato”  per una pizza “leggera” tutta da gustare, come la ManVsFood fatta con patate al forno, provola, bacon croccante e fonduta al Parmigiano Reggiano.

“La nostra cucina è emozionale” – dice Salvatore Bonetti – “vogliamo trasmettere ai nostri ospiti le emozioni che proviamo quando cuciniamo per loro; con i nostri piatti cerchiamo di far provare ad ogni nostro ospite le nostre stesse emozioni.” “Il nostro obiettivo” – continua Bonetti – “è educare il cliente ma anche destare in lui curiosità e stupore, ad esempio, proponendogli un fritto napoletano scomposto dove l’arancino diventa una pralina di riso su burger di vitello e il crocchè un mini gateaux di patate affumicate.” In questo modo il commensale potrà verificare la qualità di ciò che mangia e osservare più da vicino gli ingredienti utilizzati.  A Casa Nostrum la cura del dettaglio è fondamentale. Non solo sapori e profumi ma soprattutto colori, in cucina e a tavola. Quindi, se è vero che l’occhio vuole  la sua parte allora anche il colore ne merita una.  Ecco perché un piatto, dal fritto scomposto al dessert homemade alla classica pizza, diventa una vera opera d’arte in grado di suscitare emozioni, sin dal primo assaggio!

La Lanternina di Acerra è un ristorante semplice e moderno, che guarda con ottimismo al recupero della tradizione. Ha una storia ultra ventennale ed un cambio di sede che ha portato il locale da cinquanta a circa cento coperti in un’ ampia sala open space, accogliente e ben strutturata nei servizi e nei locali cucina. La Lanternina ha a vista uno splendido forno per pizze.

Vincenzo Feldi è il patron del La Lanternina, oltre ad essere chef e pizzaiolo. Conduce l’attività avvalendosi del prezioso supporto dei suoi più stretti familiari e due collaboratori di sala. Come nella storia di Acerra, una delle città più antiche della Campania, la Lanternina sente molto il valore del territorio acerrano, famoso per i fagioli cannellini e per i carciofi mammarelle.

Non tutti sanno, inoltre, che oltre al pane di Acerra anche la pizza ha una sua peculiarità e tradizione. A confermarlo è proprio Vincenzo Feldi: “ ad Acerra le pizzerie non mancano e se ne contano circa sessanta di varie dimensioni e stile sul territorio”. Per distinguersi nel panorama acerrano, Vincenzo Feldi opera nel rispetto della tradizione scandita su materie prime di qualità. Offre ai suoi clienti un impasto che è frutto di un sapiente lavoro cominciato due giorni prima con metodo tradizionale  ed una doppia lievitazione a massa e a panetto. Feldi utilizza ingredienti a chilometro zero frutto del territorio, uno dei più fertili e ricchi d’acqua della Campania.

Vincenzo, che ha oltre trenta anni di esperienza nella ristorazione e nella gestione alberghiera, si identifica nei valori di accoglienza e sincerità. Aspetti che hanno premiato il suo locale: viene scelto per importanti ricorrenze come Lauree, compleanni e feste per le migliori occasioni. Nel ristorante La Lanternina si apprezza tutto lo spirito di apertura al nuovo, con la pizza gourmet  a base di crema di piselli, baccala’ e pomodorini del Piennolo. Specialità esemplare di una gastronomia, come quella proposta dal patron del La Lanternina, in cui prendono forma i colori della bandiera italiana.

Vincenzo Feldi,  uomo maturo ma estremamente energico e giovanile,  ha le mani del pizzaiolo, la delicatezza dello chef e la cultura del mugnaio. Per le sue pizze sceglie il grano risciola, un tipo di grano tenero fra le più pregiate qualità italiane. “Per me è importante utilizzare un grano lavorato a pietra – conferma Feldi – una materia prima grezza ed a chilometro zero  da lavorare personalmente nella fase di stesura della pasta affinche’  il risultato faccia apprezzare le mie pizze e far ritornare il cliente soddisfatto”. Vincenzo Feldi si è formato nella scuola per pizzaioli guidata dal maestro pizzaiolo Giuseppe Vesi, una garanzia di esperienza per un curriculum di tutto rispetto. 

Vincenzo Feldi colpisce per il suo suo saper fare competente, colto e supportato da una personalità rassicurante. Aspetti che mette nel suo lavoro e convincono ad andarlo a trovare nel suo locale il prossimo Venerdi’ Santo, quando ad Acerra ci sara’ una bellissima funzione religiosa. Approfittando dell’atmosfera di fede molto sentita in città, al La Lanternina ci sarà occasione di gustare autentiche prelibatezze, come la carne locale di primissima qualità.

 

Il Ristorante Al 53 è un’autentica istituzione del gusto a Napoli, storicamente nota per attirare i cultori della verace cucina napoletana. Situato nella storica Piazza Dante, contesto vibrante di vita cittadina e a pochi passi dai punti nevralgici per il turismo, il ristorante ha recentemente spento 94 candeline dense di storia, di appassionato lavoro e di cultura gastronomica diffusa attraverso piatti prelibati.

Di strada ne ha percorsa dal 1925 ad oggi, questo autentico regno del gusto. Lo conferma orgogliosamente il patron Angelo Martino: «Il locale nasce come una sorta di cantina. I miei antenati, che erano commercianti di scarpe, ne hanno fatto un punto di ristoro per accogliere amici e parenti. Con il tempo il locale, da realtà intima e familiare che era, ha preso le sembianze di una vera e propria attività di ristorazione” afferma il ristoratore. “L’attività agli esordi non aveva la pretesa di essere un ristorante a tutti gli effetti, ma solo un luogo di appoggio per quanti cercavano, dopo la giornata di lavoro, un posto dove poter riposare e rifocillarsi. Dopo un controllo da parte dell’ufficio annona del comune di Napoli, poichè l’attività era priva di una vera vocazione commerciale, fu multata. Sul verbale di multa, non avendo un nome di riferimento, venne identificata come “al 53””.

 

Per diverso tempo il numero civico ha identificato il ristorante nell’immaginario collettivo, finchè poi è diventato il nome ufficiale dell’attività, ovvero ristorante Al 53. In questo tipico ristorante il cliente viene accolto in un ambiente familiare dove ospitalità, amicizia, cortesia e buona cucina si rivelano i tratti caratteristici del posto. Una peculiarità della proposta gastronomica è l’“antipasto organizzato”: “in passato il concetto di antipasto, almeno a Napoli, era differente da quello odierno” ha spiegato Angelo Martino. “Si trattava di entità autonome, più vicine a contorni che al concetto moderno di antipasto. Per la prima volta Al 53 l’antipasto assume una fisionomia differente, una pietanza vera e propria che anticipa il primo, la quale racchiude un insieme di cibi come verdure, frittate o fritture in un equilibrio di gusto e di sapori ben calibrati” conferma il patron di Ristorante Al 53.

L’antipasto organizzato è senza dubbio il piatto che distingue il ristorante Al 53, un concetto gastronomico che riguarda solo poche realtà di ristorazione. Angelo Martino non preconfeziona l’esperienza di gusto. Alla base del suo lavoro, infatti, c’è la volontà di assecondare al momento il gusto e il piacere dell’ospite, il quale può orientarsi tra piatti di terra e di mare, tra le diverse varianti di baccalà, sauté di polipo, ma anche di carne. Verace, in tutto questo, il legame con Napoli. Essendo ubicato presso una delle piazze più rappresentative della città, il ristorante Al 53 non può non prescindere dalla napoletanità e dalla tradizione di una cucina dai sapori corposi. Di questo Angelo Martino va fiero e non cela alcune perplessità verso i ristoranti stellati:”La caratteristica del mio ristorante è quella di servire un piatto, che forse, non è bello esteticamente. Cucinato ancora con la “cucchiarella” e non con il bisturi. Il mio è un piatto che arriva al cliente caldo, ancora fumante, in cui c’è l’equilibrio giusto tra prezzo e qualità, in cui è possibile trovare i prodotti veri del territorio, che valutiamo personalmente e che non tradiscono il volto di una città e di una tradizione millenaria”. Nel ristorante Al 53 si mantiene intatta una cucina sincera composta da ingredienti genuini e profumi che appartengono ai ricordi dei pranzi in famiglia. Solo da Angelo Martino è possibile riviverli, in un ambiente altrettanto caloroso e familiare.

A Cava de’Tirreni il ristorante pizzeria “N’ da Pullecenella” è un tuffo nella Napoli dei primi del Novecento. La sala si caratterizza per uno stile classico legato alla tradizione partenopea. Ricca di richiami al passato come il mobilio di antiquariato, opulenta per i quadri che evocano la napoletanità cara al patron Vittorio Rossi. Non passano inosservati i colori della vista sul Golfo di Napoli, dipinto che ricrea la scenografia di un balcone affacciato su uno dei panorami più belli del mondo.

La cultura tradizionale napoletana è viva nell’estetica quanto nella proposta gastronomica del locale cavese. Dieci anni fa Vittorio Rossi ha intrapreso la sua esperienza di imprenditore della pizza con il suo primo locale d’asporto. Negli anni, Rossi ha ingrandito il concept iniziale del progetto rimanendo fedele al nome Pulcinella: la maschera napoletana continua a rappresentare l’essenza partenopea di questa meta gastronomica. “Faccio parte di diverse associazioni che riuniscono i più bravi pizzaioli nel nome della tradizione della pizza” spiega il fondatore del Pullecenella. “Pulcinella deriva da un costume che ho scelto quando ho partecipato a un campionato della pizza – ha proseguito il pizzaiolo imprenditore – da quell’occasione mi sono affezionato al personaggio e nelle gare fuori regione Pulcinella rappresentava la mia identità partenopea”.

 

 

Nel locale di Cava de’Tirreni tutto riconduce alla personale visione di pizzeria di Vittorio Rossi, “Nda Pullecenella” è un luogo dalla familiare atmosfera. Prevale il legno, i colori caldi nei toni del rosso, la terracotta che riveste il forno tradizionale, la mise en place che omaggia le ceramiche vietresi. In cucina si può apprezzare il giusto compromesso fra tradizione e innovazione, percorso che viene seguito sia in pizzeria che in ristorazione, attraverso le proposte dello chef Carmine Orza. “Manteniamo uno sguardo al passato che ci proietta al futuro – spiega lo chef Orza – siamo molto attenti alla tradizione, alla stagionalità dei prodotti e alle materie prime campane, che ci permettono di esprimere il nostro amore per la buona tavola”.

L’offerta gastronomica si compone dei prodotti forniti dalle migliori aziende dell’Agro Nocerino Sarnese, come Jamonita. “I prodotti che comperiamo da Gerardo Sabatino – patron di Jamonita – sono fra i pochi che permettono di esprimere al meglio la creatività di uno chef” conferma lo chef del Pullecenella.

La pizza è declinata in oltre cento varianti, sorprendente è la proposta delle sei tipologie di margherita che giocano sulle più saporite cultivar di pomodoro campano. “Per la nostra pizza lavoriamo l’impasto il giorno prima per dagli una maturazione lenta, l’ideale per ottenere un prodotto digeribile” spiega il pizzaiolo Vincenzo Della Corte. “Abbiamo dedicato alla madre di tutte le pizze, la margherita, sei prelibate versioni. Il gusto del Pomodoro San Marzano o del pomodorino giallo, permettono di valorizzare la semplicità della più classica delle pizze” ha proseguito il pizzaiolo Della Corte. Antonio Salvati è pizzaiolo e collaboratore di lunga data con il progetto di Vittorio Rossi: insieme studiano per concepire nuovi gusti per la pizza e sono stati compagni di avventura durante i campionati. A dispetto della sua giovane età, Antonio Salvati ha una lunga esperienza nel settore dell’arte bianca. Ci descrive una gustosa specialità di margherita. “Si chiama Margherita Extra – afferma Salvati – ha una deliziosa base bianca con Mozzarella di Bufala, pomodorini Piccadilly e filo di olio evo”. 

La famiglia di “N’da Pullecenella” lavora ogni giorno per soddisfare le aspettative dei suoi clienti, con un’offerta che spazia dal più tradizionale piatto napoletano, come la Minestra Maritata, ai piatti più ricercati e all’avanguardia. Cambia il concetto di gusto ma mai l’attenzione alle materie prime del territorio campano. Ognuno può trovare il proprio piatto preferito in questo locale, che si attesta come ideale punto di riferimento per gli estimatori della buona cucina.

 

Francesco Apreda è il nuovo chef di Idylio, il ristorante del The Pantheon/Iconic Rome Hotel, punta di diamante di Tridente Collection.

Francesco Apreda è il nuovo Chef di Idylio, il ristorante – che aprirà le sue porte nella seconda metà di aprile – del The Pantheon / Iconic Rome Hotel, il prestigioso 5 stelle sito a pochi passi dal Pantheon, nel pieno centro storico di Roma (in via di S. Chiara 4/A). A darne l’annuncio ufficiale è la proprietà, il Gruppo Tridente Collection, di cui sono soci i fratelli Emidio e Fabrizio Pacini e Andrea Girolami. Apreda ricoprirà inoltre nei prossimi anni il ruolo di Chef Ambassador dell’intero Gruppo.

“Nelle ultime settimane si sono rincorse le voci – spiega Emidio Pacini – e quindi ci sembra giunto il momento di intervenire in modo ufficiale. È con grande soddisfazione che accogliamo Francesco Apreda nella nostra famiglia, affidandogli la guida di Idylio ma anche il ruolo di Chef Ambassador delle diverse strutture proprietà di Tridente Collection e realizzate da Pacini Group. Quella con Francesco è un’intesa perfetta che, ne siamo fermamente convinti, porterà a ottenere dei grandissimi risultati”.

Di origine napoletane, globetrotter della cucina (diverse le esperienze, tutte di spessore, tra Londra, Tokyo, Mumbai e New Delhi), ma ormai romano d’adozione, dati i diversi anni di lavoro nella Capitale, ad Apreda spetterà dunque l’ambizioso compito di dare una linea comune, di altissima qualità, alle varie strutture del Gruppo Tridente Collection. Una regia che porterà su queste ultime, a partire da Idylio, punta di diamante della proprietà, quel mix tra sapori mediterranei e influenze orientali tanto apprezzate sia dalla critica di settore che dal pubblico.

“Da tempo sognavo di poter vivere un’esperienza come questa – dichiara Chef Apreda – e di poter intraprendere un percorso variegato e stimolante. Idylio sarà la mia nuova casa per moltissimi anni ma, al tempo stesso, costituisce il primo passo del percorso che intendo intraprendere con il Gruppo Tridente Collection. E sarà bello farlo accanto a persone con le quali condivido passioni e principi. E avendo nella mia squadra professionisti che mi seguono da tempo ma anche nuovi amici come lo Chef Luca Ludovici, già in forza nell’organico e anche per questo prezioso punto di riferimento”.

 

Ufficio Stampa:

MG Logos Communication Agency

 

 

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Il Piacere del Gusto, meta gastronomica  impreziosita da cordiale ospitalità a Salerno, è un progetto che nasce da un team di persone che di buona cucina se ne intende. Milena Marzullo e Giacomo Trotta, rispettivamente la titolare e il responsabile dell’organizzazione, portano nel format salernitano la loro passione per la cucina mediterranea. Il Piacere del Gusto si distingue per una cultura legata alla stagionalità dei prodotti e per la valorizzazione del territorio locale, in grado di offrire materie prime eccellenti. Il salernitano, noto per essere epicentro della dieta mediterranea, è il bacino di provenienza delle pietanze proposte dallo chef Vincenzo Gargano.

Questa destinazione per gourmet della buona tavola è una realtà completa di ristorante, pizzeria e braceria. Assaggiare le carni delle più pregiate qualità, scelte da Giacomo e Milena, è un approccio al vero gusto delle specialità di macelleria locale e nazionale. “La nostra braceria è basata su materie prime di prima scelta, esaltiamo le loro caratteristiche organolettiche con adeguata frollatura” ha spiegato Trotta. “Assicuriamo ai nostri clienti il gusto e il sapore di una carne che non si trova al banco macelleria dei supermercati, per questo ci distinguiamo per offrire un’esperienza di qualità superiore”. ” Ogni giorno siamo motivati dai riscontri positivi che riceviamo dai nostri clienti – ha proseguito il ristoratore – vedere i nostri ospiti alzarsi da tavolo sorridenti e soddisfatti è l’emozione più grande quando si gestisce un ristorante “.

I piatti sono un inno alla cucina salernitana, realizzati dallo chef Vincenzo Gargano. I suoi piatti parlano di tradizione, interpretata con occhio sempre attento ai nuovi orizzonti del gusto.  “I clienti si sentono a casa quando assaggiano i piatti del nostro chef – afferma Giacomo Trotta – è sempre capace di soddisfare le aspettative dei nostri clienti salernitani e di stupire il palato dei forestieri”. “Ci prepariamo ad accogliere l’estate con un menù ad hoc – ha proseguito Trotta – tra i piatti forte della cucina ci sono il risotto al limone e lo gnocco di patata con vellutata di broccoli, grazie ad entrambi riscontriamo un notevole successo”. 

La pizza è un altro filone gastronomico che Il piacere del Gusto accoglie per completare il ventaglio della sua proposta. Il pizzaiolo Bruno Di Dato, per realizzare il suo disco di pasta, lavora nel rispetto del disciplinare stabilito da STGSpecialità Tradizionale Garantita. “Il marchio Specialità Tradizionale Garantita stabilisce un procedimento metodico per la pizza affinchè risulti un prodotto salubre e digeribile – spiega Bruno Di Dato – è molto importante saper gestire la maturazione dell’impasto, i tempi di cottura e la freschezza degli ingredienti”. “Prediligo la semplicità con prodotti di eccellenza – prosegue il pizzaiolo salernitano – il tradizionale tricolore della pizza basta ad esaltare il concetto di bontà mediterranea. Attingo i miei ingredienti dal territorio che mi circonda, come l’olio del salernitano, il pomodoro del Piennolo del Vesuvio e la buonissima Mozzarella di bufala Campana”. 

Il Cilento è terra di Dieta Mediterranea, lo stile di vita legato al cibo buono e sano, ma è anche territorio di formidabili realtà di ristorazione, come il ristorante pizzeria Olì360 a Battipaglia. Gli interni sono pieni di richiami alla vita contadina, aspetto molto presente nella tradizione battipagliese. Antico e moderno si incontrano in questa destinazione del gusto a Battipaglia.

Il rame come materiale che riveste alcuni dettagli del locale, come il forno a legna, rivela accenni allo stile industrial di grande tendenza nel panorama della ristorazione. La cucina di Olì360 è un viaggio attraverso i sapori della nonna, un repertorio gastronomico che attinge gli ingredienti dal territorio cilentano. Lo chef Sabatino Sicignano accoglie nella sua cucina il frutto del lavoro di agricoltori che lavorano la terra e riportano in auge tesori agroalimentari che solo in Cilento si possono trovare. “Con il progetto Olì 360°, meta gastronomica completa in quanto unisce l’offerta della pizzeriaa quella del ristorante, del bar e persino del sushi – spiega lo Sicignano – vogliamo riportare a tavola un concetto autentico di piatto legato alla tradizione di Battipaglia”. A spiegare questi principi di buona tavola è l’utilizzo di prodotti di eccellenza locali come il formaggio blu di Jersey, “un prodotto tipico prodotto con latte di vacche allevate sui Monti Lattari” afferma lo chef di Olì360. Il paniere di prelibatezze utilizzate nella cucina del ristorante battipagliese sono i Fagioli tabacchielli: “una varietà che veniva utilizzata dalle nostre nonne nella cucina quotidiana” ha spiegato Sabatino Sicignano.

La realtà di Olì360 lavora ogni giorno con la massima qualità dei prodotti, per questo sposa la filosofia di Jamonita. Azienda di Nocera Inferiore specializzata negli alti cibi, punto di riferimento per i professionisti della ristorazione che abbracciano la qualità e il gusto inconfondibile dei prodotti di cucina italiani. Fra questi la crema di zucca, che lo chef Sabatino Sicignano ha utilizzato per i paccheri dell’Antica Maccheroneria trafilati al bronzo, insieme al capocollo croccante tagliato a listarelle e completato da fonduta di Provolone del Monaco Dop.

Anche la pizzeria è pensata per essere in autentico stile Olì 360°: la passione per le materie prime del territorio incontrano la creatività del pizzaiolo Vincenzo Ceruso che, lo scorso 27 marzo, giorno del primo anniversario di attività per Olì360, ha presentato una pizza con Fior di latte di Agerola, capocollo di maialino nero casertano, Blu di bufala e basilico essiccato. Per la presenza del formaggio erborinato, il pizzaiolo ha consigliato di abbinare gli spicchi a del miele artigianale di Benevento.

“Olì360 è un progetto che premia la qualità dei prodotti, come quelli che finiscono sul disco di pasta di Vincenzo Ceruso e nei piatti dello chef Sabatino Sicignano – ha spiegato il patron di Olì Luigi RussoOlì è un progetto che punta alla formazione dei nostri ragazzi, trasferisce loro le conoscenze delle materie prime in modo che possano acquisire una sana filosofia di ristorazione”.

“Quando un cliente si complimenta per la bontà di un piatto, gli rivelo un semplice segreto – spiega lo chef Felice Di Bonito – bastano poche e buone materie prime per fare la differenza in cucina”. Territorialità e stagionalità sono i valori cardine per la Cantina dell’Abbazia, ristorante situato in località San Martino. Frazione di Pozzuoli incastonata nel paesaggio dei Campi Flegrei.

Il piccolo borgo vanta una tradizione millenaria per la viticoltura e la produzione di ortofrutta, aspetti che spiegano l’impegno dello chef Di Bonito nel premiare le bontà agroalimentari del territorio. “Valorizzare i prodotti a chilometro zero significa non solo realizzare piatti di qualità, ma anche sostenere il lavoro di tanti agricoltori che producono in funzione delle stagioni” ha spiegato lo chef alla guida della Cantina dell’Abbazia.

Gastronomia legata alla vita di campagna.

La cucina del ristorante propone un ritorno alle origini per il palato degli ospiti, merito dello chef Felice Di Bonito che della tradizione fa il suo punto di forza.  Rispetto all’attuale orientamento di molti chef, che puntano alle novità, lo chef di Pozzuoli si distingue per un certo anticonformismo. “In un periodo in cui tutti puntano all’innovazione, io cerco di riscoprire sempre di più i sapori del passato” spiega lo chef. Di Bonito proviene da una cultura gastronomica ben consolidata in famiglia: fra i suoi partenti, macellai e ristoratori di fama del panorama della ristorazione a Pozzuoli.

“Il filo conduttore dei miei piatti è una memoria genetica legata alle usanze gastronomiche del passato” spiega lo chef. “Nella mia famiglia era abitudine tramandare i piatti poveri della tradizione: spesso erano composti dai tagli meno nobili della macelleria ma acquisivano nobiltà grazie al saper fare di chi li trasformava” ha proseguito Di Bonito. La trippa al sugo, ottenuta dal quinto quarto dell’animale, o la zuppa forte detta anche soffritto, testimoniano la volontà dello chef di riportare in auge una cultura agricola che si è andata a perdere.

“La nostra cultura nasce a contatto con la campagna, è questo il messaggio che mi piace trasmettere ai miei ospiti” ha confermato lo chef alla guida di Cantina dell’Abbazia. Un legame culturale e affettivo al territorio che, nella cucina dello chef  Di Bonito, si esprime in piatti che ricordano una gastronomia ingegnosa, creata a partire da ingredienti poveri. A questa filosofia si aggiunge l’estro creativo dello chef, che interpreta la tradizione in chiave attuale: “Il mio repertorio si rivolge a chi conserva la memoria del passato e a chi vuole apprenderla” afferma Di Bonito. Nelle sue parole, l’obiettivo di promuovere alcune ricette del passato presso le nuove generazioni.

“Per una buona alimentazione non c’è miglior abbinamento dell’acqua oligominerale con il cibo” spiega Mario Capozzi, titolare del ristorante Donna Sofia a Sorrento. “Possiede ottime proprietà di gusto e caratteristiche oleose che puliscono il palato, di solito consiglio di accompagnarla alle pietanze di mare” prosegue il ristoratore. Nonostante questo concetto purista di vivere la tavola, il patron del Donna Sofia afferma di disporre di una nutrita cantina dei vini, che conta oltre cento etichette nazionali.

Sullo “sfondo” la bellezza di una grande attrice.

Donna Sofia è un omaggio alla celebre attrice Sofia Loren, simbolo della cinematografia italiana e di uno stile italiano che premia sempre il valore della bellezza, anche in cucina. Un ambiente di tranquillità e fascino: significativi per questo concetto di benessere sono il microclima gradevole e l’ambientazione tipica di Sorrento. Queste le caratteristiche della posizione del Donna Sofia Restaurant.

“La sala è piena di richiami all’icona italiana della cinematografia degli anni Sessanta, Sofia Loren. Diverse sono le foto che la ritraggono e che decorano le pareti del ristorante” spiega Capozzi. L’atmosfera richiama l’arte e bellezza senza tempo del cinema, di cui la Loren è degna rappresentante. Per questi motivi il ristorante si pone come punto di riferimento per chi desidera ritirarsi in un luogo intimo ed elegante, per vivere un’esperienza all’insegna del relax e della buona cucina.

La vicinanza con il territorio di elezione per la buona pasta artigianale – Castellammare di Stabia è la patria della produzione pastaia – non manca di influenzare l’offerta gastronomica del ristorante. La sua offerta è eclettica, in grado di spaziare dalle pietanze di mare a quelle di terra. La pasta rimane comunque l’elemento principe dei primi piatti nella cucina del ristorante Donna Sofia. “Dai rigatoni ai tagliolini fino alle paste ripiene come i ravioli, lasagne e cannelloni sono specialità di nostra produzione” spiega Capozzi.

La tipologia di cucina è prettamente campana con punte di ispirazione internazionale. La scelta di spaziare dipende molto dalla clientela variegata: proveniente da Campania, altre zone di Italia e turisti stranieri. “Il menù si snoda su varie tipologie di cucina, grado di accogliere le preferenze del gran numero di clienti che scelgono il nostro ristorante”.

Un’attenzione esclusiva per il cliente.

L’attenzione verso il cliente segue alti standard di professionalità in questo ristorante della riviera sorrentina. Nel laboratorio di cucina tutto è organizzato per accogliere i clienti celiaci e permettere loro di sentirsi a loro agio, grazie a una cucina concepita ad hoc per loro. “C’è un angolo cottura nella nostra cucina attrezzato per preparare solo piatti gluten free” spiega Mario Capozzi. “Per le intolleranze più gravi – ha proseguito – è necessario separare gli utensili per la cucina normale da quella per celiaci, per evitare le contaminazioni. Per questo utilizziamo taglieri e forni esclusivamente per le preparazioni prive di glutine”.

Donna Sofia grazie al suo staff si pone sempre in modo empatico con i suoi ospiti. Ristorante attrezzato e preparato in modo da accogliere una clientela internazionale. Un punto di riferimento per chi desidera trascorrere una ricorrenza speciale nella prestigiosa località costiera di Sorrento.

 

 

“La tradizione si perpetua attualizzandosi, nel rispetto della felicità del cliente” – Giovanni Sorrentino

In giro per l’Europa per formarsi e crescere professionalmente da quando aveva solo 19 anni, lo chef Giovanni Sorrentino ha arricchito così il suo bagaglio professionale confrontandosi con disparate realtà di ristorazione: “Dal ristorante stellato al locale di tavola calda, ho sempre avuto da imparare sotto il profilo sia lavorativo che di crescita personale e culturale” racconta il titolare e chef del Gerani Ristorante a Santa Maria della Carità, in provincia di Napoli.

Il ristorante è imperniato dell’economia locale del territorio prossimo al borgo campano, lo testimonia una ricca biodiversità di prodotti che vengono impiegati nelle preparazioni tradizionali: molte apprese in ambito familiare ma sempre interpretate in chiave attuale. Costituiscono un interessante esempio i mezzanelli allardiati: “si pensa subito a un piatto untuoso, data la presenza del lardo – afferma lo chef Sorrentino – è un piatto della memoria che viene attualizzato con prodotti freschi del territorio come il pomodoro San Marzano che è originario dell’Agro Nocerino Sarnese”.

mezzanelli

Mezzanelli allardiati

La cucina è valorizzazione del territorio.

Il territorio campano è una colonna portante per il principio di buona alimentazione adottato dal ristorante: “la cucina campana può contare su un bacino di materie prime di eccellenza – spiega il ristoratore  – a queste si unisce una cultura gastronomica millenaria che, come quella partenopea, riceve gli influssi dalle denominazioni straniere che si sono succedute nei secoli della storia”. Anche il fattore climatico favorevole contribuisce a rendere il territorio campano in grado di sviluppare il potenziale organolettico dei prodotti agroalimentari, per questo la ricchezza si trova dietro l’angolo e in ogni stagione dell’anno: “Promuoviamo una stagionalità rigida per l’approvvigionamento dei nostri prodotti – sostiene Sorrentino – comparirà nel menù solo ciò che cresce nel territorio e nel mare”.

La cucina intesa in questi termini diventa strumento di valorizzazione delle piccole produzioni locali e riscoperta delle nicchie di prodotti che rischiano di scomparire: “la bravura del cuoco, oltre a saper scegliere la cottura che valorizzi le materie prime, consiste nel rivalutare alcune categorie di prodotti e favorirne il reinserimento nel mercato – spiega il titolare del Gerani Ristorante – il Carciofo violetto di Castellammare e il Fagiolo Mustacciello sono due esempi di ortaggi riportati in auge”.

Il valore della comunicazione in sala.

Per ristorazione di qualità oggi si intende una combinazione di buone materie prime ed esperienza ottimale creata per il cliente: “La ristorazione non dovrebbe essere esibizionismo culinario degli chef, ma attenta predisposizione al servizio dei clienti” conferma Sorrentino. Un ruolo importante è giocato dall’accoglienza del personale di sala, che nel ristorante di Santa Maria della Carità è svolto con competenza da Regina, moglie del titolare. “Insieme io e mia moglie creiamo una sinergia efficace sui due fronti, cucina e sala. Il lavoro  di Regina è fondamentale per rendere speciale il soggiorno dei clienti – spiega lo chef – la capacità di accogliere con empatia e interfacciarsi in modo spontaneo al pubblico la rendono la padrona di casa del ristorante”.

Il Gerani è un ristorante che lascia il ricordo di un’esperienza di convivialità, in un ambiente dove predomina l’entusiasmo di ricevere gli ospiti e una cucina a base materie prime di qualità: i piatti della tradizione sono aggiornati secondo gli standard di qualità del presente.

 

 

 

“Per ogni posto del mondo la cucina è il più affascinante indicatore delle tradizioni, usi e costumi della popolazione locale” spiega Carlo Capuano, ristoratore e proprietario del Sartù: luogo di ricerca nella combinazione di ingredienti legati alle stagioni e al territorio campano. Il ristorante del quartiere Vomero di Napoli propone un’esperienza esclusiva attraverso piatti legati alla tradizione o nati ex novo grazie all’estro dello chef.

Il nome Sartù deriva da un piatto storico della tradizione culinaria partenopea, testimonianza di come Napoli sia stata terra di dominazioni anche dal punto di vista gastronomico. “Il piatto da cui deriva il nome del locale è stato preparato per la prima volta dai monsù – ha spiegato il ristoratore – erano abili cuochi francesi che cucinavano per la nobiltà napoletana. Con il Sartù riuscirono a fare apprezzare il riso, solitamente conosciuto come alimento poco appetitoso”. La cultura culinaria francese è stata determinante nel capovolgere l’idea sul riso,  alimento degno di poca considerazione a Napoli: “il cereale era spesso associato a un cibo della guarigione contro malesseri vari, il capoluogo campano inoltre è storicamente legato alla pasta”.

Sartù

Sartù di riso bianco

Sartù è un marchio che racchiude la passione di Capuano nel rispolverare piatti dal valore storico culturale nati a Napoli: “la tradizione è un punto di partenza importante per la cucina di Sartù – spiega il ristoratore – sui piatti del passato rimaniamo fedeli ai testi di Vincenzo Corrado, Ippolito Cavalcanti e Jeanne Carola Francesconi”. Si tratta di importanti autori del Novecento che hanno raccolto esperienze di vita gastronomica dai banchetti e le cucine più prestigiose presso la corte napoletana.

Capuano prosegue “insieme al modello classico di cucina concepiamo una tipologia di nuova concezione”. Una curiosità legata al locale del Vomero è un’atmosfera rilassante, aspetto che rende il Sartù un posto di destinazione per i clienti che vogliono vivere un’esperienza culinaria di qualità in un contesto di musica selezionata: “musica classica e jazz animano le serate nel mio ristorante” conferma Carlo Capuano.

La cucina nuova a cui faceva accenno Carlo Capuano è l’elaborazione di un linguaggio attuale, attraverso piatti che sono frutto di sperimentazione e passione per le buone materie prime fresche di raccolta: si tratta dei bottoni ripieni di coniglio in salsa alla puttanesca e le linguine con fegato di polpo e caffè.

Il quartiere Vomero con il ristorante Sartù vive la possibilità di ripercorrere le proprie radici gastronomiche grazie a “piatti creati in una maniera storicamente corretta” e, al contempo, apprezzare che la cucina sia in movimento, un repertorio in grado di guardare verso nuove possibilità di abbinamenti.

 

 

 

La pizza è un alimento globale e che a tavola mette d’accordo tutti” si apprende da Gennaro Tommasino, ristoratore e pizzaiolo che porta avanti la gestione del ristorante Bellini, locale situato in pieno centro storico a Napoli. Si trova a pochi metri da piazza Bellini, luogo da cui il ristorante prende il nome: “siamo nell’epicentro di una zona molto turistica di Napoli e ricca di luoghi di interesse culturale – spiega Tommasino – come il Museo Nazionale Archeologico”.

Bellini

Ritratto del centro storico all’entrata del Bellini

La posizione nel cuore del centro storico di Napoli è un aspetto di valore per il ristorante: la zona è ricca di edifici storici, nella piazza su cui da affaccio il ristorante pizzeria si apprezza il valore antico del capoluogo campano.  Fondato nel 1946, nello stesso posto dove sorge oggi, il Bellini ha contribuito a consolidare la fama della pizza napoletana nel centro storico della città.

Gennaro Tommasino rappresenta la terza generazione della famiglia di ristoratori: porta avanti con passione la buona cucina partenopea nel suo ristorante, una particolare attenzione è dedicata alle caratteristiche mantenute inalterate della pizza. Dal racconto di Gennaro Tommasino si apprende che è una pietanza che rimane ferma nei suoi metodi e qualità dell’ impasto. Il piatto di origine partenopea mantiene vivo il valore della tradizione nel ristorante.

“L’impasto che adoperiamo per la nostra pizza è ottenuto con il metodo indiretto – spiega il ristoratore – procedura classica che da sempre eseguiamo con farina doppio zero”. “Il risultato è un panetto di pasta chiaro, non rincorriamo le mode di ricerca sugli ingredienti per impasti speciali” ha proseguito Tommasino.

Chi realizza la pizza dovrebbe tenere a mente i requisiti di bontà del prodotto: “è giusto che ci sia un seguito alla tradizione con le nuove proposte – spiega il ristoratore – a patto che non si dimentichi la concezione del gusto eccedendo nella sperimentazione”.

Margherita Bellini

La Margherita del Bellini

Non tutti gli impasti, infatti, si prestano a essere conditi con ingredienti e abbinamenti troppo innovativi: “la base della pizza deve entrare in armonia con gli ingredienti che compongono il topping – spiega il proprietario del Bellini, e conferma – il cliente deve sapere quello che sta mangiando”.

La tradizione è sinonimo di continuità per l’identità della gastronomia napoletana: le certezze sulla preparazione della classica pizza sono la lievitazione a 24 ore, un impasto chiaro ottenuto con farina bianca, il cornicione ben alveolato e la digeribilità. Sono dunque ammessi ingredienti nuovi in pizzeria, a patto che siano compatibili con un impasto semplice e non troppo rivisitato: si ottiene così un prodotto in grado di mantenere inalterate le sue caratteristiche di gusto.

 

Una ristorazione che si evolve sui passi dei mutamenti storici della società, segno di una filosofia aziendale in continua ricerca dei gusti e delle attese della clientela: si tratta del ristorante Le Due Palme di Agnano, negli anni Ottanta era punto di riferimento per le importanti ricorrenze e per gli amanti dei cibi di tendenza. “Un’epoca in cui era status symbol recarsi in un posto per mangiare il miglior pesce fresco. La gastronomia di mare era indispensabile per creare un passaparola positivo sul nostro ristorante”, racconta Irene, ristoratrice alla seconda generazione dello storico locale.

La capacità di adattarsi alle tendenze gastronomiche è tuttora viva nel clima produttivo del ristorante: “proponiamo una cucina mediterranea radicata al territorio, molto attenta agli attuali standard di materie prime” spiega Fabio Infimo, il secondo titolare del Le due Palme. “Nel settore ristorativo non si sta mai fermi creativamente, si fa in modo che la tradizione possa allargare i suoi orizzonti e si faccia ricerca di prodotti nuovi”, continua il figlio della titolare.

Il ristorante di Agnano si focalizza su un’offerta di specialità di mare, approvvigionata con prodotti di prima scelta: il baccalà insieme ai friarielli condisce gli straccetti di pasta fresca, “un piatto simbolo della nostra volontà di essere moderni ma al contempo fedeli alla tradizione – spiega il giovane ristoratore – facciamo in modo che il cliente possa vivere un’esperienza gastronomica di qualità ma familiare”.

 

Sul fronte dell’arte bianca, una specialità da provare è la Pizza Nonna Anna: un calzone al forno ripieno con scarole stufate e insaporite con provola, uva passa e pinoli. La pietanza prende il nome dalla capostipite della famiglia di ristoratori da cui è partita l’iniziativa di dare vita al ristorante, negli anni Settanta: “in quegli anni abbiamo iniziato la nostra esperienza con la voglia di metterci in gioco e con la grande passione per la cucina di mia madre – spiega la titolare Irene – polli al forno squisiti, cannelloni e gnocchi sono un ricordo indelebile che richiamano un’atmosfera di famiglia”, sono queste pietanze che hanno segnato gli inizi di attività del ristorante.

Oggi il ristorante Le Due Palme propone un menu di carne e pesce, tutte le preparazioni avvengono nel rispetto di ottime materie prime e specialità regionali di qualità: “nel nostro ristorante arriva la carne chianina dalla Toscana, le olive all’ascolana artigianali, il formaggio di Fossa di Sogliano D.O.P – spiega la signora Irene – il pesce continua a richiamare la nostra clientela fidelizzata con prodotti ittici freschissimi”. Molto apprezzati i pesci una volta ritenuti più “poveri” ma ricchi in sapore e nutrienti come il pesce azzurro, “le alici le proponiamo ripiene per rimanere fedeli ai nostri standard di cucina di livello, anche il pesce bandiera viene rivisitato dai nostri chef nella millefoglie – spiega Irene – vengono alternati strati di pesce con fette di zucchina e provola“.

La qualità e genuinità dei prodotti, la creazioni di piatti in grado di raccontare la tradizione gastronomica locale sono punti cardine per il Due Palme Ristorante. Mantiene intatta la sua identità di luogo di aggregazione, eredità acquisita dagli anni Cinquanta quando era luogo di svago prediletto dall’alta società napoletana, porta avanti una passione per la cucina nata in famiglia e poi sperimentata per un vasto pubblico.

 

 

Una Cena “Autentica” , questo il nome dell’evento organizzato da Angela Merolla che si terrà venerdì 30 novembre ore 20.30, presso il Ristorante “Autentica” di Marigliano in provincia di Napoli.

Un locale dinamico ed elegante, toni pastello, salottini, angoli riservati e oggetti del cuore.

“Autentica” nasce dall’idea dell’imprenditore Vincenzo Damiano e del ristoratore Shehta Abdel Salam, di creare un rifugio d’élite dove, attraverso un percorso di gusto, poter trasmettere i ricordi, gli affetti, le tradizioni.
La Chef Giusy Di Castiglia, realizzerà per la serata alcuni dei piatti di mare del nuovo menù invernale “Autentica”, utilizzando diverse tipologie tra i pomodori Solania.

"Autentica"E proprio per tener fede al nome della location, in abbinamento ai piatti ci sarà una bevanda oltre frontiera, ovvero il Gin Puerto De Indias che sarà degustato nelle sue tre tipologie in versione Cocktail, per un abbinamento ”autentico” studiato dall’antipasto al secondo.

Poi bollicine all’aperitivo, in alternativa ai cocktail ci sarà il vino  “Erbaceo” Bianco Igp Puglia di Colli della Murgia e infine, accompagnerà il dolce Amarè, liquore alle erbe dell’Antica Distilleria Petrone.

Menu 

Aperitivo:

-Polpettina di friarielli su pomo d’oro

-Baccalà croccante in puttanesca

-Montanara

-Cubotto di maialino con demi-glace arancia e   zenzero

 

Antipasto: 

Baccalà su cremoso di pomodoro

In abbinamento:

Cocktail Gin Puerto de Indias “Classsic”

Pane Filippo Cascone: Francesina alle olive

 

Primo: 

Mezzo pacchero al doppio datterino, colatura di alici e provolone del Monaco Dop

In abbinamento:

Cocktail Gin Puerto de Indias “Pure Black Edition”

 

Secondo:

Millefoglie di pesce bandiera e consistenze di scarole

In abbinamento:

Cocktail Gin Puerto de Indias “Strawberry”

Pane Filippo Cascone: Ciabattina ai cereali

Pre-dessert:

Pralinerie

 

Dessert: 

Mousse di ricotta con cappero candito e strausel di nocciola

 

Panettone Artigianale:

“Oro Nero” Mastro Fornaio Filippo Cascone

 

Costo della cena Euro 35 (Bevande incluse)

 

Partner:

Luigi Castaldi Group S.r.l.-Casoria NA

Gin Puerto De Indias- Spagna

Colli della Murgia-Gravina in Puglia BA

Solania S.r.l.-Nocera Inferiore SA

Frantoio Muraglia (Olio EVO monocultivar Peranzana)-Andria

Arte & Pasta-Boscoreale NA

Antica Distilleria Petrone- Montagrone CE

Panificio Filippo Cascone-Lettere NA

Fattoria Casale Alpega-Sarno SA

 

"Autentica"Per Info e Prenotazioni:

Ristorante Autentica

Corso Umberto I n.416

Marigliano NA

MOBILE: 081 014 76 07
CELL:      331 443 21 19

 

 

Angela Merolla

Mercoledì 5 dicembre, Nanà – Pizzeria e Trattoria ospita Alfonso De Filippo, chef di
Biancobaccalà per una serata sul baccalà, protagonista di ricette della tradizione e inedite proposte

«’O baccalà pure pesce è!». In passato considerato un piatto povero, destinato alle tavole di chi non poteva permettersi pesci di prima scelta, il baccalà rivela un’inaudita ricchezza di gusto, diventando protagonista di esclusive ricette. Per gli estimatori di questo meraviglioso cibo e per chi è curioso di conoscerlo, mercoledì 5 dicembre Nanà – Pizzeria e Trattoria ospiterà lo chef Alfonso De Filippo del ristorante Biancobaccalà per un’imperdibile serata a tema. Le carni del Gadus Morhua, il merluzzo più pregiato al mondo selezionato con cura dall’azienda De Filippo 1791, ideatrice del format ristorativo Biancobaccalà, diventano protagoniste di un menu che propone un interessante gioco tra tradizione e innovazione.

Biancobaccalà

La serata si inserisce a pieno titolo nella filosofia di Nanà – Pizzeria e Trattoria. Nata nel 2008 da un’idea di Silvio Zigarelli, Nanà fa del recupero della pizza e della cucina classica napoletana, quella verace, di casa, popolare, la sua mission. L’intesa del suo patron, Silvio Zigarelli, con lo chef Alfonso De Filippo, non poteva che essere immediata. Di qui l’idea della serata, incentrata sulla riscoperta delle tantissime sfumature di sapore di questa specialità attraverso alcune delle proposte chiave di Biancobaccalà.

Ogni portata proposta durante la serata sarà accompagnata da un vino pregiato.

MENU

ANTIPASTO

Cuoppo di crocchè, tocchetti e zeppoline di baccalà

spumante falanghina brut metodo martinotti – quid janare

Carpaccio di baccalà con riduzione di basilico e pepe rosa, bruschettina con baccalà e

pomodorini, coronello all’insalata, baccalà marinato all’aceto

spumante falanghina brut metodo martinotti – quid janare

PRIMI

Calamarata con baccalà, pomodorini del piennolo, capperi di pantelleria e olive itrane

falanghina del sannio – janare

Spaghettoni corrugati di pasta fresca con baccalà e tarallo sbriciolato

rosso riserva – janare

SECONDO

Baccalà alla siciliana con pomodorini del piennolo, capperi di Pantelleria e olive itrane

rosso riserva – janare

DOLCE

Pastiera napoletana

passito di falanghina del sannio – laureto janare

Prezzo: € 30,00 a persona (vini e bevande inclusi)

 

 

BiancobaccalàPer Info e prenotazioni:

Nanà – Pizzeria e Trattoria

Via Serafino Biscardi 7-9-11, Poggioreale, Napoli

081 787 7348

Comunicazione e ufficio stampa:

Malvarosa – publisher and food agency

Anna Baldini: 3286220313 – anna@malvarosa.info

Roberta Gatta: 3895553482 – roberta@malvarosa.info

Sul Lungomare di Pozzuoli il locale di chef Mariano che punta forte sul pescato

del giorno, prodotti di qualità e una buona cantina

Pescato del giorno, prodotti di qualità e una buona cantina. Questi i punti di forza del Ristorante Armonia a Pozzuoli (Corso Umberto I, 177), guidato da chef Mariano Armonia che, forte delle sue esperienze maturate al Capri Palace, al Riccio e a L’altro Cocoloco, ha deciso di aprire un locale tutto suo.

Una chiave di violino sull’insegna e statuine di Pulcinella disseminate sulle pareti lasciano trasparire l’animo artistico del giovane cuoco, figlio dell’attore Enzo Armonia. L’ambiente interno è in stile shabby con 20 coperti, all’esterno una veranda a due passi dal mare con altrettanti posti a sedere.

Il menù offre per antipasto crudi (tassativamente abbattuti), insalate, zuppe della tradizione napoletana rivisitati in chiave moderna. Il baccalà ad esempio è servito in crosta di nocciola su ketchup di datterino giallo. Tra i primi spiccano il cacio, pepe e vongole e la gricia di mare, oltre gli immancabili piatti tipici come vermicelli con aragosta e gnocchi di patate ai frutti di mare. Come secondi, per l’appunto, si punta forte sul pescato del giorno grazie anche ad una intesa con alcuni pescatori che vanno a mare proprio per il ristorante. Il più richiesto è l’hamburger di pesce. Il cavallo di battaglia tra i dolci è la millefoglie scomposta all’amarena che viene preparata artigianalmente nella cucina del ristorante.

Nella carta dei vini è possibile trovare alcune etichette di champagne come Rd Bollinger, Dom Pérignon, Krug, Moët et Chandon Ice Impérial, Clicquot. Tra bianchi e rossi rappresentate molte aziende campane tra cui il Biancolella d’Ischia, la Falanghina Quintodecimo, il Gragnano Ottouve.

Da gennaio, i martedì alle 19, nel Ristorante Armonia partiranno corsi di cucina per principianti, per appassionati, un’idea nata dalla richiesta dei clienti abituali, sarà una sorta di dopo lavoro, un hobby.

Chef Armonia vanta anche consulenze internazionali, l’ultima in ordine di tempo in primavera per l’inaugurazione del ristorante “Pasta Fresca” dell’Hotel 5 stelle Palace del Mar ad Odessa in Ucraina.

Chiuso il martedì. Per info: 081 8664759 – www.ristorantearmonia.it

 

Alessandro Savoia 

In cucina lo chef Marco De Cesare e al forno il Maestro Umberto Salvo
Tra i piatti forti del locale il soffritto di polpo e la pasta e patate
mantecata con provola in una forma di formaggio.

Andare a pranzo o a cena in un posto che è sia pizzeria che ristorante e addirittura effettua servizio da asporto a qualcuno potrà sembrare un’”azione ardita” in quanto, nonostante i buoni propositi e la buona volontà, non tutti i locali che offrono così tanti servizi sono in grado di concretizzarli a dovere. Non è il caso del ristorante pizzeria Amabile, hub del gusto ubicato a Cercola (in provincia di Napoli).

AmabilePatron del locale lo chef Marco de Cesare, che dopo numerose esperienze fatte nelle cucine di importanti ristoranti collocati lungo lo stivale e all’estero, ha deciso di mettere su un ristorante tutto suo e per la ‘direzione’ del forno (e la condivisione del progetto societario) si è avvalso della figura del maestro pizzaiolo Umberto Salvo, che in tema di impasti la sa lunga…

Minimo comune denominatore sia dei piatti che delle pizze che vengono servite ai tavoli di ‘Amabile’ : la creatività. I piatti della tradizione vengono rivisitati in chiave moderna e presentati in modo elegante senza sacrificare la qualità e la schiettezza degli ingredienti, la semplicità delle preparazioni e la quantità delle porzioni (dunque gli appetiti più voraci non rischiano di rimanere insoddisfatti).

AmabileNe sono un esempio il soffritto di polpo, una creazione dello chef proprietario del locale che sta riscuotendo molti consensi. Il polpo viene cucinato così come vengono cucinate le frattaglie di maiale che si utilizzano per preparare il soffritto classico. Altro ”piatto forte” del menù di Amabile: la pasta e patate mantecata con provola davanti agli ospiti del ristorante in una forma di formaggio infuocata!

In sala viene inscenato un vero e proprio spettacolo culinario: prima di servirla nei piatti, la pasta viene fatta mantecare nella forma di parmigiano per farla insaporire alla perfezione.

Il mio obiettivo è stupire gli ospiti del mio locale con piatti semplici: non utilizzo procedimenti “devastanti” o ricette azzardatissime – spiega lo chef Marco De Cesare -, semplicemente tengo ad avere in credenza prodotti strettamente legati al territorio, e mi avvalgo delle stesse tecniche e degli strumenti di cottura cari ai nostri avi. La cucina flambé è una di queste tecniche: essa, definita anche cucina di sala, consiste nell’elaborare piatti davanti ai clienti fiammeggiandoli con un liquido alcolico e una fiamma viva. Una tecnica molto utilizzata in passato (risale alla fine dell’800) che purtroppo oggi sta scomparendo”.

AmabileTra le pizze gourmet non si può non degustare la ‘Cetara’ con fiori di zucca, stracciata di bufala, alici di Cetara, olive di Gaeta. La stessa creatività impiegata nella cernita e nell’assemblaggio degli ingredienti per la farcitura delle pizze viene utilizzata per la preparazione delle montanare, degli sfizi e degli antipasti (ad esempio le verdure e i totani grigliati con riduzione di aceto sono un’esplosione di gusto). Dulcis in fundo, è il caso di dirlo, i dessert che vengono serviti accompagnati da una zolletta di zucchero (ovviamente flambé).

 

RISTORANTE AMABILE
Via Europa, 30/32
Cercola (NA)
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/amabile.cercola/

Food, IMPERIVM  il format a tema che coniuga cibo e storia romana

Sabato 04 Agosto ore 18:30

Il primo ristorante a tema sull’Impero Romano arriva nel Cilento, al Cilento Outlet, con la sua prima sede nel territorio popolando di storia, costumi e tradizione romana la “Corte dei Sapori” dell’Outlet.

L’antica Roma non è mai stata così vicina. Entrare in uno dei ristoranti IMPERIVM significa fare un salto indietro nel tempo di 2000 anni e respirare, sentire, assaporare tutti i profumi ed i sapori del grande Impero Romano. Saranno la nostra cucina e la nostra sala a ricondurti agli antichi fasti del passato attraverso un gusto e uno stile immortale. Tutto questo è IMPERIVM, il brand made in Italy, che coniuga la cucina romana attuale con quella storico-tradizionale. Il menù altamente specializzato, contiene piatti dal gusto forte e ricercato; eccellenza della qualità; accuratezza nella selezione delle materie prime; rispetto del cliente. Un luogo unico dove scudi, gladio, armature, bighe e imperatori vi faranno rivivere un’esperienza sensoriale e unica nel suo genere.

Il percorso è iniziato alle ore 12:00 con il giro del centro commerciale con i Legionari e la bellissima Cleopatra sulla sua Lettiga.

Alle ore 13:00 si è potuto assistere al pranzo dei Legionari, in attesa delle 14:00, dove si sono svolte varie attività.

Dopo un interessante giro del centro c’è stata l’inaugurazione con il taglio del nastro da parte dei F.lli Colace che daranno il via ai festeggiamenti e ai vari spettacoli di intrattenimento.

Un nuovo ed emozionante appuntamento targato Cilento Outlet Village che coniuga in modo dinamico food, storia e divertimento.

 

Bruno Sodano

Ricetta da archivio storico: il “baccalà alla cannaruta”

“I clienti vengono a mangiare da noi per entrare in un contesto di storia borbonica, riscoprendo le origini della cucina tradizionale partenopea” ha affermato Rosario Capasso, titolare del ristorante 800 Borbonico a Somma Vesuviana. “Il locale è nato come un progetto quattro anni fa: era un pub pizzeria di mia proprietà – ha spiegato Capasso – che avevo dato in gestione e poi ho ripreso, conferendogli un’identità storico culturale sulle origini di Napoli e della sua tradizione culinaria”. 

Le specialità del ristorante sono la lavorazione del baccalà e dello stoccafisso, prodotti che provengono dai mari del Nord Europa ma che, per tradizione, vengono importati a Somma Vesuviana, caratterizzando molto la gastronomia dei paesi vesuviani. “In passato – ha spiegato Capasso – i commercianti locali di Somma ottenevano il miglior merluzzo per stoccafisso da importatori che provenivano da fuori, da località del Nord Italia”. Buona parte dell’enogastronomia napoletana deve al Vesuvio il successo dei suoi prodotti, dal vitigno autoctono Lacryma Christi, ai pomodori del Piennolo del Vesuvio, storicamente conosciuti per il metodo di essiccazione a grappolo nelle case ai piedi del vulcano spento, fino al baccalà. Il pesce scandinavo è così presente nella cucina napoletana perchè, come spiega l’esperienza di 800 Borbonico, deriva da un’usanza dei cuochi presso la corte dei Borboni di prepararlo in occasione delle cene più importanti.

Dietro i buonissimi piatti della tradizione c’è il talento del giovane chef Antonio Autiero: “è un ragazzo di grande talento – spiega Capasso – svolge con passione il suo lavoro in cucina e non manca mai di sincerarsi affichè i suoi piatti siano stati apprezzati dai clienti, ogni giudizio per lui è motivo di miglioramento. Insieme stiamo facendo crescere il progetto di 800 Borbonico”. Autiero è uno chef di 24 anni “nonostante la sua giovane età, ha grande sensibilità per la riscoperta della tradizione in cucina, proponendola con impiattamenti originali: non manca mai un suo tocco personali nei piatti” precisa il titolare. Lo chef di 800 Borbonico ha maturato esperienza nella lavorazione del baccalà e stoccafisso, “è specializzato in questo tipo di preparazioni che, sin da quando abbiamo aperto, trattiamo nel nostro ristorante” spiega con orgoglio Capasso.

Dolce risveglio

Pastiera in barattolo “Dolce risveglio”

Tra le specialità proposte, il “baccalà alla cannaruta“: “un piatto tipico borbonico – spiega il titolare Capasso – si tratta di una genovese di baccalà condita con cipolla di Tropea, capperi, olive, noci e pinoli”. Una ricca interpretazione del merluzzo essiccato che deriva dagli archivi storici della cucina borbonica. Una curiosità su questo piatto è che la polpa di baccalà viene sfumata con la Falanghina del Vesuvio dell’azienda Tenuta Augustea,vino che trattiene le caratteristiche di mineralità e moderata sapidità, ideale per essere accompagnato a un pesce dal gusto ricco come il baccalà.

Rosario Capasso spiega l’usanza della salsa “genovese” alla napoletana: “pezzi di carne di manzo che avanzavano in cucina, venivano uniti in cottura insieme alla cipolla. Noi riproponiamo questa antica usanza della gastronomia di terra con la polpa di baccalà, per condire le candele di Gragnano, pasta cilindrica spezzata a mano”. Un’ altra specialità dello chef Autiero è lo stoccafisso condito con olive, capperi e pomodori del Piennolo del Vesuvio.

Capasso tiene a sottolineare che anche il dessert, da 800 Borbonico, è momento per gustare specialità dolci di grande creatività dello chef: la pastiera in barattolo, chiamata “Dolce risveglio”, è una versione scomposta del tradizionale dolce napoletano. Creazione esclusiva dello chef Autiero, l’impasto di grano viene servito in un boccaccio per essere gustato con il cucchiaino. Sulla superficie del dolce, un velo caramellato ottenuto con fiamma per flambè. Un’altra specialità dolce sono i cupolotti di pannacotta ripieni con confettura di albicocche del Vesuvio, una raffinata interpretazione di un dolce tipico vesuviano, preparato con ingredienti del fertile territorio locale.

 

 

“Amiamo la materia prima nella sua semplicità, senza spersonalizzarla”

A Pompei, un ristorante che rinnova l’offerta gastronomica della zona, conosciuta per essere di qualità spesso troppo turistica: si tratta de La Bettola del Gusto, locale che omaggia l’importanza della materia prima del territorio locale e propone una filosofia di ristorazione basata sulla cucina tradizionale, valorizzata senza essere stravolta. Questi i punti cardine che guidano il lavoro di Alberto Fortunato, chef del ristorante che, insieme a suo fratello Vincenzo (addetto al servizio in sala) porta avanti con successo il progetto di proporre la tradizione culinaria partenopea con una visione slow food della filiera.

“Il concetto di chilometro zero da noi è estremo – ha spiegato  Vincenzo Fortunatoil nostro ristorante attinge dalla tradizione contadina della nostra famiglia, disponiamo di un orto dove coltiviamo gli ortaggi che impieghiamo in cucina. Melanzane, pomodoro San Marzano, rucola coltivata in modo selvatico e zucchine”. Tutte le proposte di piatti presenti nel menù, a La Bettola del Gusto, vengono create in funzione della stagionalità e della disponibilità di materia prima nell’orto: un lavoro che parte dal campo e arriva in cucina senza intermediari, frutto di una passione per gli ingredienti della natura in grado di assicurare un gusto sempre autentico.

Il ristorante, nel pieno centro città di Pompei, è nato per proporre cucina di mare. In seguito a un ampliamento del locale si è pensato di allargare anche l’offerta gastronomica, puntando a una selezione di tagli pregiati di carne: dalla fassona piemontese “ottima sia per la tartare che per la tradizionale carne alla griglia” – ha spiegato  Vincenzo – alla marchigiana. Si lavora anche con la pezzata rossa friulana e la scottona beneventana, ciascuna carne viene attentamente scelta per qualità e marezzatura – assicura Fortunato – la giusta proporzione fra parte magra e grasso intramuscolare. Il pesce, materia prima con cui il ristorante ha esordito, è quello pescato nel Golfo di Napoli, in particolare a Torre Annunziata e a Sorrento.

Le pietanze di mare vengono preparate in maniera classica per un ritorno ai sapori delle antiche osterie: il guazzetto, ad esempio, non manca fra i metodi di preparazione del pesce. Un richiamo al passato gastronomico è dato anche dalla colatura di alici di Cetara, una prelibatezza che torna in auge grazie all’abilità dello chef Alberto di rendere speciale uno spaghettone con questo condimento. Il primo piatto riveste un ruolo importante a La Bettola del Gusto, e la pasta di Gragnano ne è indiscussa protagonista: preparata con i frutti di mare o nel formato delle linguine condita con gamberi, cacio e pepe. Anche le paste ripiene meritano approvazione: il patron Vincenzo Fortunato parla dei ravioli ripieni con Provolone del Monaco e crostacei.

Grande attenzione viene posta alla carta dei vini, gli abbinamenti sono accuratamente consigliati ai clienti in base alle pietanze con etichette che spaziano dalle produzione nazionali a quelle internazionali. L’interazione fra sala e cucina è essenziale, conferma Fortunato: “il nostro obiettivo è carpire i desideri del cliente, al cuoco in cucina arriva non un semplice ordine ma una serie di indicazioni che parlano delle aspettative del cliente”. 

 

 

 

Torna dal 15 al 22 luglio ad Ischia, la XVI edizione dell’Ischia Global Film & Music Fest, kermesse porterà ad Ischia celebrità nazionali ed internazionali del mondo del cinema e della musica. L’isola ha recitato come sfondo per decine di film, per cui ben consolidati sono i legami di Ischia con l’industria cinematografica.

L’Ischia Global Film & Music Festival, un festival interessante, unico nel suo genere, una vetrina internazionale in uno scenario meraviglioso e suggestivo dove apprezzare film italiani, documentari, cortometraggi, video clip  e scoprire la magia dell’isola verde, tra mare, parchi termali, bellezze naturali e enogastronomia.

Per l’appunto domenica 22 luglio il TERME MANZI HOTEL & SPA a Casamicciola Terme ospiterà a cena l’Ischia Global Film & Music Fest e sarà lo chef residente Giovanni De Vivo Stella Michelin a realizzare un menù elegante e raffinato che offrirà agli ospiti i sapori del territorio. Lo chef residente Gianluca D’ambra del ristorante La Tuga del Resort Costa Del Capitano di Serrara Fontana ad Ischia, altra raffinata struttura della famiglia Polito, collaborerà nella realizzazione di gustose degustazioni per gli ospiti del Global Fest.

Ischia Global Film & Music Fest                                    Ischia Global Film & Music Fest 

 

Cantine Partner:

Cantine Buonanno – Venticano AV

Fiano di Avellino Docg annata 2016

Campania Falanghina Igp annata 2017

Cantina Casula Vinaria – Campagna SA

Melodia-Fiano Colli di Salerno annata 2016

Falanga-Falanghina Colli di Salerno annata 2017

 

Angela Merolla

 Una filosofia divenuta progetto, oggi una delle migliori offerte gastronomiche casertane
 
Tre, il numero perfetto, gli anni che raccontano, talento, impegno, ricerca e soprattutto sacrifici, ore di lavoro, unione familiare e voglia di migliorarsi sempre di più, questa la ricetta del successo del ristorante, pizzeria e caffetteria Tre Farine, il locale dei fratelli Nicola e Ivan Ferraro ubicato in un elegante palazzo ottocentesco di Caserta, che ieri sera ha festeggiato il terzo anniversario dall’apertura con un grande Gala, insieme a tutto il personale, gli amici, i fornitori, collaboratori, nonché imprenditori e autorità istituzionali.
“Le sfide in questi anni, anche se pochi, in una città come Caserta che sta vivendo una rinascita dal punto di vista culturale e gastronomico, sono state tante e sempre stimolanti – ha spiegato Nicola Ferraro, general manager di Tre Farine – ma con la passione e la forza di una famiglia come la nostra, siamo ancora qua con diversi progetti in cantiere e nuovi piatti da far scoprire”.
Oggi, il locale divenuto uno dei punti di riferimento per la cucina che si contraddistingue per la lavorazione delle migliori materie prime che il territorio offre stagione per stagione, piatti semplici senza fronzoli in cui emerge la qualità degli ingredienti, ma anche per la pizza curata da Ivan Ferraro, un settore a cui si è avvicinato nel 2005 con l’apertura di Pomopizza, un’azienda di famiglia per poi proseguire poi al Tinozzo ristorante pizzeria nel centro storico sempre a Marcianise.
Dopo una serie di corsi e master di Pizzaiolo è approdato a Caserta con il progetto Tre Farine, stravolgendo un po’ il concetto di pizza. “Posso dire che qui mi sono affermato con la nuova tendenza di pizza a ‘canotto’ – dichiara Ivan – altissima idratazione e tempi lunghi di lievitazione, cornicione molto pronunciato”.
Nel corso di questi tre anni, anche se molto in sordina, Tre Farine è stato il teatro di vari eventi: per esempio è stato scelto come set cinematografico per il film “Gramigna”, in programmazione dal 3 luglio 2018, in prima serata, sui canali Sky Cinema Hd. Inoltre, il locale è affiliato FiSar, associazione con la quale, tra le altre cose, vengono organizzati corsi di sommelier.
E, ancora, qualche mese fa è arrivato il premio imprese 2018 Confesercenti come esempio di sviluppo del territorio e sono presenti in varie classifiche delle migliori pizzerie, tra cui anche quella di Luciano Pignataro e nella guida “50TopPizza” con la menzione “da non perdere”.
“ In questi tre anni c’è chi è arrivato e chi è andato via ma anche questo ha contribuito a far crescere l’attività e ad arricchirsi di esperienza – ha aggiunto Nicola Ferraro– tutto fa esperienza ed occorre prendere la parte buona di quegli avvenimenti lavorativi che ti offrono momenti di riflessioni, il tutto per ripartire ancora con più entusiasmo. Possiamo dire che abbiamo dato anche noi una determinata impronta di formazione a chi è passato nella nostra cucina, in quello che è ovviamente un gioco di ruoli con reciprochi interscambio professionale. E siamo contenti di ciò, il tutto con l’intenzione di migliorare sempre di più per non deludere mai la nostra clientela”.
 “La voglia di mettersi in gioco, a fronte delle nuove sfide che il mercato ci propone, resta alta. Raggiunto questo traguardo non possiamo che prenderlo come nuovo punto di partenza per tante altre storie da raccontare. L’evento è nato per ringraziare chi con noi ha contribuito a questa storia: le nostre mogli, il vero motore di Tre Farine che ci accompagnano in questo progetto, gli chef, i collaboratori cucina, pizzeria, caffetteria e alla sala” concludono i due fratelli, Nicola e Ivan Ferraro.
Antonella D’avanzo

RISTOSVAGO: SAPORI ROTONDI

Il “Ra Ristosvago” di Raffaella Migliaccio, assistita dallo Chef Raffaele Caputo, si presenta quale un bistrot-ristorantino ispirato al mare di Pozzuoli (NA), ove tutte le pietanze, dagli antipasti ai dolci, risultano essere rivisitate in forma e colore, in bilico tra tradizione e modernità.

Evocativa risulta essere la scelta dell’appellativo, prima di Ristosvago, “Ra”, divinità egizia identificata principalmente con il “Sole”, simbolo di luce, calore e prosperità, caratteristiche che rispecchiano pienamente il concept del locale.

Protagonista della proposta puteolana risulta essere ovviamente il pescato fresco del litorale locale, declinato in sfiziosi “ring di calamari al limone e ricotta”, “tartàre con gelée di Aperol e lime, cipolla caramellata e guacamole”, gamberi disponibili in tre panature diverse: con pasta fillo-kataifi, mais, pastella al pomodoro.

Tra i primi piatti, interessanti i “fusilli con pesce spada, crema di melanzane e noci”, così come la “Crosta di Gragnano ripiena di baccalà e Mozzarella di Bufala”.

Presente l’alternativa vegetariana, ove la tipica lasagna è interpretata con verdure di stagione e crema di basilico. In conclusione, ottima la selezione di birre artigianali così come  ampia la carta dei vini.

Ra Ristosvago

Uno spazio innovativo, di tendenza, ove sperimentare un’ottima proposta gastronomica, esaltata anche a livello visivo da sapienti impiattamenti, a mò di dipinto, il tutto completato da una calda accoglienza ed un’atmosfera intima.

 

 

 

 

 

 

 

Ristorante “Ra Ristosvago
Via G. Pergolesi 13, 80078, Pozzuoli (NA)
+39 345 115 33 60
Aperto solo a cena.
Lunedì chiuso. Domenica solo a pranzo.
https://www.facebook.com/raristosvago/
[EDITOR] 

Alessandro Piro

Menù for Change

Al ristorante Morsi e Rimorsi di Caserta, Castrese De Fenza di Abraxas con Fabio La Montagna per Menu for Change

La serata a quattro mani, che avrà luogo giovedì 22 febbraio, è volta al sostegno della campagna lanciata da Slow Food su cambiamento climatico e alimentazione consapevole

Giovedì 22 febbraio, alle ore 20.00, il ristorante Morsi e Rimorsi di Caserta ospiterà una serata a quattro mani con Fabio La Montagna, chef della struttura, e Castrese De Fenza di Abraxas Osteria di Pozzuoli. La cena-degustazione si inserisce nel calendario eventi di Menu for Change, la campagna lanciata da Slow Food e sostenuta da numerosi chef del panorama nazionale, che mira a sensibilizzare l’attenzione sul contributo che tutti possiamo dare per arginare il problema del cambiamento climatico modificando le nostre abitudini alimentari.

Il menu proposto per la serata avrà come protagonisti prodotti di eccellenza del territorio campano tra i quali diversi presidi slow food, sapientemente valorizzati dai due chef.

Le proposte saranno accompagnate da una selezione di vini delle Cantine Astroni.

Costo della serata: 35 euro (vini inclusi)

Per info e prenotazioni:

Morsi e Rimorsi ristorante

Via G. M. Bosco 132/136, 81100 Caserta

0823 320118 – 335 1649020

 

MENU

Aperitivo di benvenuto

– Crackers integrale al pepe rosa, burro e alici di Menaica@ (Morsi&Rimorsi)

– Casatiello Flegreo (Abraxas)

Antipasto

– Carciofo cotto a bassa temperatura su fonduta di conciato romano@ e maggiorana

(Morsi&Rimorsi)

– Zuppa moderna di baccalà (Abraxas)

Primi

– Risotto con crema di broccolo aprilatico di Paternopoli@, provola liquida e aglio nero

(Morsi&Rimorsi)

– Linguine con provolone e pepe (Abraxas)

Secondi

– Pancia di maiale nero Casertano, papaccelle napoletane@ e mela annurca marinata

(Morsi&Rimorsi)

– Spezzatino brasato al piedirosso con purè di patate (Abraxas)

Dolci

– Millefoglie, crema al cioccolato fondente, frutti di bosco e ceci di Cicerale@ zuccherati

(Morsi&Rimorsi)

– Tortino di mele annurche (Abraxas)

#presidi slow food

Baia e Latina, il 9 febbraio Gasthaus Alter Keller compie gli anni ed inaugura la Vineria e la salumeria gourmet

Caserta, 2 febbraio 2018.

Il prossimo venerdì 9 febbraio Gasthaus Alter Keller, il ristorante, pizzeria, pub e birreria in stile bavarese con sede in via Roma a Baia e Latina, in provincia di Caserta, spegnerà 13 candeline con un evento che vuole percorrere la storia e gli anni trascorsi ed inaugurare un nuovo spazio: la Vineria e Salumeria Gourmet caratterizzato da ambiente rustico molto curato e un’offerta di etichette del panorama enologico italiano, con uno sguardo particolare rivolto alla Campania, salumi e formaggi ricercati che si sposano bene con la produzione propria di pane. Una nuova proposta che andrà ad ampliare l’offerta di questa affermata attività divenuta punto di riferimento per l’alto casertano che mette al centro del suo menù la qualità della materia prima.

Alla serata-evento organizzata dalla proprietà, la famiglia Sollo, prenderanno parte alcuni dei produttori delle eccellenze che troviamo al nuovo corner del Gasthaus e nel menù pensato per l’occasione. Produttori che condivideranno il felice momento e racconteranno la loro personale esperienza. Il menù degustazione prevede un tagliere di salumi e formaggi composto da: prosciutto crudo ubriaco al Barolo “Renzini”, salsiccia e guanciale di maiale nero casertano “Mastro Enrico”, salame di cinta senese “Renzini”, mortadella Igp selezione Oro “Levoni”, conciato romano “Le Campestre”, formaggio al Barolo e alle foglie di castagno di “Beppino Occelli”, bocconcini di mozzarella di bufala campana Dop del caseificio “Il Casolare”, parmigiano reggiano Dop 30 mesi e il miele di cacia dell’azienda apistica “Landolfi”; a questo, seguirà il gulasch bavarese fedele allo stile del locale. Il tutto sarà accompagnato dai vini Chianti, Brunello di Montalcino e Dogajolo della “Casa Vinicola Carpineto”.  Inoltre, ai commensali sarà offerto un “dolce” omaggio e bollicine per brindare al traguardo raggiunto.

La storia del Gastahaus Alter Keller parte nel 2005, quando i coniugi Peppe e Carmela Sollo, dopo una lunga e provata esperienza con la gestione di un pub pizzeria a San Nicola la Strada (CE), decisero che la città gli stava stretta e si trasferirono in questa cittadina di 2000 abitanti, dove ritrovarono la serenità, qui misero in piedi un nuovo locale con un nuovo stile, quello bavarese tipico dell’Oktoberfest. Un’attività supportata dalle figlie che sono sempre state presenti nella conduzione del locale creando un ambiente cordiale e familiare.

In completo stile bavarese, una struttura bellissima ricca di dettagli, Gasthaus Alter Keller fin dai suoi primi passi ha raccolto grande interesse nell’intera provincia che, da quel momento, ha potuto godere di un allegro e ospitale modello di ristorazione. Oltre l’arredo, di bavarese autentica troviamo la birra HB München, declinata negli stili Original, Weisse, Urbock e Strongbock; la capacità di saperla spinare e un impianto adeguato fanno dell’offerta birraria del locale un vero punto di riferimento di eccellenza del prodotto. Ma la passione partenopea in questo locale non manca e, infatti, in tutta la sua offerta compreso il rapporto umano, è rappresentata in un modello “fusion” fra ambiente bavarese e “calore” territoriale. Per quanto riguarda il food, a specchiarsi nelle radici della tradizioni di una cucina intramontabile per i clienti, ci pensa Carmela che innanzitutto propone le sue specialità attingendo ai sapori e prodotti di qualità del territorio, molti poi sono i piatti di ispirazione bavarese ma tutto viene “ripassato” all’interno di una proposta mediterranea, molto gradita e alternativa. La pizza di scuola napoletana, completa l’offerta e diventa base di altre proposte: dall’impasto a lunga lievitazione in ambiente naturale nascono le bruschette e persino i panini con il würstel tradizionalmente grigliato.

Buon Compleanno Gasthaus e l’inaugurazione dello spazio Vineria e Salumeria Gourmet si terrà venerdì 9 febbraio alle ore 20:00, il costo della cena degustazione è di euro 22 a persona vini inclusi.

Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 349. 3247940 – Gasthaus Alter Keller è a Biaia e Latina (CE), in via Roma.